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Anno II numero 26 11 settembre 2012

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Un autunno

caldissimo Alcoa, Carbosulcis, Vilnys, Keller, Ottana: la crisi dell’industra pesante colpisce la Sardegna e i suoi lavoratori. E anche a Cagliari la situazione si fa difficile

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sommario

Anno II numero 26 11 settembre 2012

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OPINIONI _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _6 LA _ _SARDEGNA _ _ _ _ _ _ _SCIVOLA _ _ _ _ _LENTAMENTE _ _ _ _ _ _ _ _NEL _ _ _BARATRO: _ _ _ _ _ _10 _ _PROPOSTE _ _ _ _ _ _PER _ _ _RILANCIARLA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _8 I_GIOVANI _ _ _ _ _ SARDI _ _ _ _E_UNA _ _ _REGRESSIONE _ _ _ _ _ _ _ _ANTROPOLOGICA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _SENZA _ _ _ _PREC£NDENTI _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _1 _0 CARBOSULCIS: _ _ _ _ _ _ _ _ _ 700 _ _ _MILIONI _ _ _ _ _IN_12 _ _ANNI. _ _ _ PERDITE _ _ _ _ _ _E_POLTRONE _ _ _ _ _ _ DELLA _ _ _ _ MINIERA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _1 _3 ALLUMINIO, _ _ _ _ _ _ _ _LA _ PARTITA _ _ _ _ _ DI _ _ALCOA, _ _ _ _ _CHIAVE _ _ _ _DI _ _VOLTA _ _ _ _DELL’ISOLA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _1 _4 NON _ _ _ SOLO _ _ _ _SULCIS: _ _ _ _ _“LE _ _ISTITUZIONI _ _ _ _ _ _ _ STIANO _ _ _ _ _VICINI _ _ _ _AI_ LAVORATORI _ _ _ _ _ _ _ _DELLA _ _ _ _VINYLS” _ _ _ _ _ _ _ _1 _6

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IL _ _COMUNE _ _ _ _ _ IN _ _TRIBUNALE: _ _ _ _ _ _ _ECCO _ _ _ _L’ELENCO _ _ _ _ _ _DELLE _ _ _ _CAUSE _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _1 _8 CARITAS: CERCA _ _ _ _ _ _3000 _ _ _PERSONE _ _ _ _ _ _IN_ _ _ _ _ _DI_AIUTO _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _2 _0 CAGLIARI, _ _ _ _ _ _ _UNA _ _ _NUOVA _ _ _ _CASA _ _ _A_QUARTU _ _ _ _ _ S. _ _ELENA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _2 _2 ADDIO ____A _ _SANT’ELIA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _2 _4 MISTERO _ _ _ _ _ _A_PALAU _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _2 _6

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L’AUTUNNO _ _ _ _ _ _ _ _SI_PASSA _ _ _ _IN_ BARBAGIA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _2 _9 SARÀ _ _ _ _ANGELA _ _ _ _ _MERKEL _ _ _ _ _A _SALVARE _ _ _ _ _LA _ _SARDEGNA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _3 _0 IL _ _RACCONTO _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _3 _1 LAIF _ _ _ STAIL _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _3 _2 COLPI _ _ _ _ DI _ _PENNA _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _3 _4

30 Anno II numero 26 11 settembre 2012

Editore GCS - Green Comm Services S.r.l. - Direttore responsabile Guido Garau - Hanno collaborato: Andrea Deidda, Alessandra Ghiani, Lexa, Ennio Neri, Carlo Poddighe, Laura Puddu, Claudia Sarritzu, Michela Seu, Simone Spiga, Francesca Zoccheddu - Grafica XL Luca Crippa - Stampa Grafiche Ghiani - Monastir Cagliaripad Sede legale: via Giotto 5 09121 Cagliari - Redazione: Largo Carlo Felice 18 09124 Cagliari - www.cagliaripad.it redazione@cagliaripad.it - Tel. 070 332 1704• 342 599 5701 - Autorizzazione Tribunale di Cagliari 15/11 del 6 settembre 2011

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Un anno

di più

GUIDO GARAU g.garau@cagliaripad.it

B

uon compleanno, Cagliaripad. Il giornale che stringete tra le mani compie un anno. L’occasione per fare qualche bilancio. Intanto i numeri. Stampato in 20mila copie, il quindicinale si è affermato, in questo breve lasso di tempo, come un prodotto di approfondimento e di informazione di qualità: era la nostra sfida, possiamo dire di averla vinta. Grazie ai vostri preziosi suggerimenti, e alle innumerevoli mail che ci attestano il vostro gradimento e la vostra stima, possiamo dire di essere sulla buona strada: speriamo di continuare a non deludervi. Da qualche mese Cagliaripad è diventato qualcosa di più: un giornale on line che prova, nel panorama dell’informazione sarda, a dare un nuovo punto di vista ai lettori in tempo reale. La Sardegna sta vivendo una fase delicata e difficile: prova a uscire dalla post-modernità, dove forse non era mai entrata, cercando nuove vie di sviluppo. Proveremo a raccontarvi i fatti, ma anche ad avan-

zare qualche piccolo suggerimento. Le tecniche di comunicazione hanno conosciuto, nel corso di questi ultimi anni, uno sviluppo straordinario: cablaggio, uso dei satelliti, televisione ad alta definizione, espansione delle telematica, diffusione di Internet. Grazie a queste nuove tecnologie, viviamo ormai nell’era della globalità istantanea, vale a dire della possibilità non solo di una diffusione o di una ritrasmissione, ma anche di un’interazione immediata. Questa globalizzazione massmediale si esprime in cifre di un ordine di grandezza mai visto sinora. L’esplosione tecnologica ci mette tutti quanti in gioco: noi giornalisti e la nostra fantastica squadra di redattori – e voi lettori. Sulla rotta di questa creatività interattiva naviga il nostro giornale on line. Vorremmo che diventasse un vostro punto di riferimento. I risultati ci dicono che c’è tanto da lavorare, ma che siamo sulla buona strada.

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OPINIONI

ZACCA

E PONI

Il sindaco Zedda impone ai proprietari di ristrutturare il palazzo dell’ex cartoleria Dessì nel largo Carlo Felice, da sempre intubato dai ponteggi. L’ennesimo provvedimento di “facciata”

L’angolino del filosofo di Fëdor Michajlovic Dostoevskij*

Come si può amare il prossimo? “Devo farti una confessione”, esordì Ivan, “non ho mai potuto capire come si possa amare il prossimo. Secondo me, è impossibile amare proprio quelli che ti stanno vicino, mentre si potrebbe amare chi ci sta lontano. Una volta ho letto da qualche parte la storia di “Giovanni il misericordioso”, un santo: un viandante affamato e infreddolito andò da lui e gli chiese di riscaldarlo e quello lo fece coricare nel letto insieme a lui, lo abbracciò e prese a soffiargli nella bocca, putrida e puzzolente a causa di una terribile malattia. Io sono convinto che egli lo facesse per una lacerazione piena di falsità, per il dovere di amare che gli era

stato imposto, per una penitenza che si era inflitto. Perché si possa amare una persona, è necessario che essa si celi alla vista, perché non appena essa mostrerà il suo viso, l’amore verrà meno”. “Più di una volta, lo starec Zosima ha parlato di questo”, osservò Alëša; “ha anche detto che spesso il viso di un uomo, per chi è inesperto in amore, diventa un ostacolo per l’amore. Tuttavia, c’è anche molto amore nell’umanità, amore quasi comparabile a quello di Cristo, questo l’ho visto io stesso, Ivan...” * I fratelli Karamàzov

Il guastafeste di Simone Spiga

Il ricordo di Buggerrru e il dramma che continua Sono giorni difficili per il Sulcis e per l’intera Sardegna, quella del lavoro e del sudore, quella delle miniere e dell’industria. Tante promesse da parte un po’ di tutti i principali protagonisti della politica isolana, ma ancora nessun impegno preciso e chiaro sul futuro dei lavoratori di Alcoa, Carbosulcis, Eurallumina e tante altre realtà produttive in Sardegna. Da più parti chiede il superamento di un modello economico basato sul “colonialismo”, sullo sfruttamento del territorio e sulla dipendenza della Sardegna sia da un punto di vista economico che energetico. Tutte parole splendide, ma oggi la questione è più importante ed è legata ad una parola che vale più di ogni

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altra cosa, IL LAVORO. Sarebbe stato bellissimo, se negli ultimi 15 anni la politica regionale avesse guardato a un modello economico alternativo all’industrializzazione, ma la miopia di centro destra e centro sinistra ci traghetta verso la necessità di garantire un posto di lavoro che inquina e spesso devasta il territorio. Dove spesso si riducono i diritti dei lavoratori per interessi aziendali: a centootto anni dall’eccidio di Buggerru, dove persero la vita tre minatori sardi, uccisi da reparti dell’esercito che tentavano di soffocare una protesta dei minatori per tutelare i diritti degli stessi. Era il 4 settembre 1904 e quell’eccidio portò al

primo sciopero generale in Italia. Oggi le condizioni di lavoro sono cambiate, ma non è cambiato l’atteggiamento del “padrone” nei confronti degli operai... non si è superato un modello classista, alcune O.O.S.S. credono ancora nella lotta di classe e non capiscono che al centro del lavoro c’è l’uomo con i suoi limiti e con la sua forza, ma soprattutto con la necessità di un’occupazione. Quindi, basta polemiche, rimbocchiamoci le maniche e pensiamo ad un modello economico e sociale dove si punti sulla persona e si tuteli l’ambiente, per superare davvero l’economia delle multinazionali che non hanno certo l’interesse di tutelare la nostra terra.


ZACCA

E PONI

Secondo il premier Monti la ripresa è dentro di noi. Temiamo di sapere da dove è entrata.

Il punto di Marcello Fois*

Perchè sto con i minatori “Sono lavoratori di cui nessuno si è occupato per troppo tempo. E’ una cosa che ha una storia molto antica: quando si disattendono le prerogative dei territori, quando si inseriscono questioni che niente hanno a che fare con il lavoro si fa colonialismo, non si porta lavoro. Sono vittime di un pensiero che non è stato a lungo raggio”. “È paradossale che questi poveretti si debbano occupare di un diritto inalienabile, che è stato loro tolto in tempi non sospetti. E ora si rischia ulteriormente di fare quest’errore, è come una spirale, si rischia di perpetuare errori su errori per risolvere la faccenda ‘purché sia’”.  

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L’a rorisma

di Enrico Secci

“Il problema della Sardegna ha una coda molto più lunga: Alcoa, Eurallumina, Sarroch, La Maddalena, Decimomannu, Quirra - continua Fois tutte situazioni in cui alla gente del posto non è stato detto ‘vogliamo favorire la vostra crescita’, ma ‘vi diamo un pezzo di pane, votate bene’. Tutte queste erano questioni già risolte in campagna elettorale da Berlusconi, e molti lo hanno votato per quello. Qualcuno dovrà rispondere”. * Lo scrittore, autore di “Memorie del vuoto” esprime la sua vicinanza ai lavoratori della Carbosulcis in una intervista all’agenzia Adnkronos.

Quelli che mentre giocano a Fifa si fanno prendere troppo dal gioco e scatarrano dal naso in mezzo al salotto: “Era fallo signor albitro!”

GEMELLI DIVERSI Il leone marino è diventato una foca monaca “Doddore” Meloni

Indipendentista sardo

Leone marino

o

“Colonialista” antartic

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PRIMO PIANO

La Sardegna scivola lentamente nel baratro:

dieci proposte per rilanciarla GUIDO GARAU g.garau@cagliaripad.it

Oggi, oltre alle promesse e agli inganni della politica resta poco o niente. Eppure è necessario far ripartire il motore della nostra società, trovare nuovi slanci e prospettive

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C

inquant’anni fa la Sardegna era un posto diverso: lontano dalle storture e dagli splendori della civiltà industriale, viveva quasi senza subirli gli scossoni del mondo moderno. Poi, volente o nolente, l’Isola è stata sbattuta nel mare agitato della globalizzazione. Oggi, oltre alle promesse e agli inganni della politica resta poco o niente. Eppure è necessario far ripartire il motore della nostra società, trovare nuovi slanci e prospettive. Allora, per non essere sempre critici e mai propositivi, ci siamo cimentati in un esercizio: stilare dieci idee, dieci priorità per il rilancio della Sardegna. Vediamole insieme.

1) I partiti Bisogna spezzare la cattiva degenerazione dei partiti, che fino a oggi hanno alimentato esclusivamente se stessi e il loro consenso senza fare davvero l’interesse dei sardi. Occorre fare in modo che i rappresentanti del popolo siano onesti, preparati e determinati e soprattutto che siano espressione del territorio, dunque scelti dai cittadini tramite elezioni primarie. Il risorgimento politico potrebbe passare attraverso manovre volte a far sì che i contributi pubblici destinati ai partiti e ai movimenti destinati alle sezioni territoriali vengano ridimensionati; che nel territorio si svolgano riunioni trimestrali per dialogare con i politici, studian-


do problemi e strategie di sviluppo, per evitare casi come Alcoa e Carbosulcis, dove i drammi devono essere affrontati quando gli eventi sono già precipitati; che i politici abbiano l’obbligo di legge di rendere sempre pubbliche le proprie azioni politiche; che non sia possibile ricandidarsi per più di due mandati; che gli stipendi dei politici regionali siano equiparati a quelli dei sindaci dei piccoli Comuni; che la spesa pubblica venga rivista eliminando gli enti inutili e i consigli di amministrazione e ridimensionando gli stipendi dei manager. Le somme risparmiate potrebbero essere utilizzate per dare sgravi fiscali ai cittadini (per esempio sull’imu o sull’addizionale Irpef regionale) e in particolare alle famiglie. 2 ) Il rilancio dell’economia Il libero mercato chiede regole certe e imposte meno oppressive. Posto che il mancato versamento delle entrate tributarie dovute dallo stato italiano alla Regione Autonoma Sardegna, nel corso degli anni tra il 1991 e oggi, ammonta a circa 10 miliardi di euro, si potrebbe convertire il credito per dare ossigeno alle imprese, ossia detassare le aziende che operano in Sardegna, in modo diretto (imposte più leggere) e indiretto (sgravi fiscali su accise e carburanti). Posto che a risentire maggiormente della crisi sono i piccoli comuni, che pagano con lo spopolamento il prezzo alla crisi e alla globalizzazione, si dovrebbe studiare un piano di delocalizzazione di alcuni enti regionali, oggi concentrati e ubicati solo a Cagliari, per trasferirli nel territorio. 3) Una nuova energia Il rilancio passa attraverso i costi dell’energia. Per questo è necessario sfruttare le risorse naturali a disposizione dell’Isola: il sole e il vento. Promuovere l’utilizzo del solare, prevedendo incentivi per chi sostituisce gli impianti di vecchia generazione con quelli fotovoltaici, raggiungimento entro il 2021 di una copertura del

60 per cento del consumo energetico regionale mediante strutture alimentate dalla luce del sole, assegnazione gratuita agli enti locali delle aree demaniali di pertinenza della Regione per la creazione di poli dell’energia verde. Costruire stazioni alimentate con pannelli fotovoltaici per l’alimentazione delle automobili elettriche. Trovare in loco accordi con le industrie automobilistiche per la riconversione della loro produzione alla tecnologia elettrica. Stipulare convenzioni per progetti di ricerca e innovazione nel campo dell’energia alternativa e premiare con finanziamenti a fondo perduto le migliori idee innovative. Incentivare l’acquisto di automobili a basse emissioni di particolato sottile. 4) Strade, comunicazioni, trasporti Strade e binari di nuova costruzione sono fondamentali per modernizzare l’Isola. Per questo bisognerebbe rafforzare e migliorare la dorsale 131 e creare una rete efficiente ferroviaria CagliariOristano-Sassari-Olbia-Nuoro. In mare e in cielo, risolvere a favore dei sardi la vertenza Tirrenia, bandendo una gara internazionale per l’assegnazione della compagnia navale. Creare una vera continuità aerea. 5) Il diritto al lavoro Un’idea per rilanciare il lavoro? Creare una “zona franca telematica”, una Silicon Valley sarda per lo sviluppo nell’informatica e nella telematica. Tutti i professionisti, i ricercatori, gli scienziati e le imprese - sarde, italiane e straniere - che apriranno in Sardegna la loro attività attraverso Internet potranno usufruire di una serie - notevole - di vantaggi: defiscalizzazione degli utili, possibilità di comprare casa e capannoni a tasso agevolato. 6) Il diritto alla casa Avere una casa è diventato un miraggio per i disoccupati e un’utopia perfino per molti lavoratori. Per questo occorrerebbe attivare politiche volte ad abbattere

i costi delle abitazioni, assegnare mutui regionali prima casa a tasso agevolato fino a 200mila euro, dare incentivi e detrazioni fiscali per chi ha due o più figli, elargire incentivi volti a favorire la ristrutturazione delle case rurali e la costruzione di case ecologiche. 7) Il futuro nella terra Sarebbe importante creare un Fondo regionale agricolo per lo sviluppo rurale e introdurre, nel sistema di programmazione dello sviluppo rurale, un approccio basato su un maggiore contenuto fondato su questi principi: concentrazione su un numero limitato di obiettivi prioritari; un approccio strategico basato su un sistema di programmazione che prevede la formulazione e l’articolazione della strategia di intervento; rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e valutazione per verificare i progressi e le debolezze dei programmi di sviluppo rurale. 8) Il bene è il bello La Sardegna è una perla, la meta esclusiva del Mediterraneo. La rivoluzione turistica dovrà superare l’idea di turismo d’élite ma anche quella di turismo mordi e fuggi: puntare sul turismo culturale, di coloro cioè che prediligono l’ interazione con i residenti alle ferie nel villaggi vacanze senz’anima e senza identità. 9) Tributi: creare di un’Agenzia delle entrate sarda. 10) In definitiva, bisognerebbe rifondare il nostro modo di essere sardi, rendendoci moderni e orientati al superamento delle tradizionali divisioni tra destra e sinistra per scoprire il bene comune. Ma prima di tutto, occorrerà trovare politici adeguati ad affrontare il dramma che stiamo attraversando. Riuscirà la Sardegna a vincere la sua scommessa o, come dice Gigi Riva, non c’è più speranza? Commenta l’articolo su www.cagliaripad.it

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L’ O P I N I O N E

I giovani sardi e una regressione antropologica senza precedenti Un tempo si partiva per fare il servizio militare e si diventava uomini. E oggi come cresceranno i nostri figli che non possono più spendere? Commenta l’articolo su www.cagliaripad.it

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io bisnonno si chiamava Giuseppe e nacque ad Aritzo nel 1892. Era un uomo bonario e generoso, ebbe sette figli e visse tutta la vita in Barbagia, ma non dimenticò mai Firenze, che lui chiamava “Fiorenza, la città dei fiori”. C’era stato durante

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il servizio militare. Il suo terzo figlio, Michele, fu soldato a Torino. Si innamorò della città e di una ragazza delicata e raffinata, ma c’era troppa distanza tra loro: quella che separa la cultura borghese, industriale e sa-

bauda da quella nuragica. Il matrimonio non si fece, ma lui non la dimenticò mai: non si sposò, visse nel sogno per tutta la vita. I ragazzi di ieri, grazie al servizio militare, lasciavano l’Isola e scoprivano il


Foto di giovani sardi, agli inizi del ‘900, negli anni ‘50, e le selezioni per Miss Italia.

mondo. Spesso non tornavano più a casa, e quando lo facevano erano di certo più maturi e consapevoli. Diventati maggiorenni (a ventuno anni) erano già uomini fatti. L’importanza che il servizio militare ha avuto per i giovani sardi viene raccontata magistralmente da Gavino Ledda nel suo romando più celebre, “Padre padrone”, storia universale sulla ricerca della libertà e la rottura dei legami patriarcali. Gavino trascorre la propria infanzia e l’adolescenza in campagna. L’emancipazione inizia quando si arruola nell’Esercito, iscrivendosi al Corso di addestramento reclute. Quando lascia la Sardegna sa a malapena qualche parola di italiano; quando non sa rispondere adeguatamente agli ordini di un superiore, se la cava con un “signorsì!”. Studiando e lavorando giorno e notte, sostenuto da una volontà incrollabile, aiutato da un superiore e da un commilitone, mi-

gliora notevolmente il proprio italiano, consegue la terza media da privatista e diventa sergente radiomontatore presso la scuola di trasmissioni della Cecchignola, a Roma. Poi arriveranno la laurea e il definitivo affrancamento - un biblico e metaforico parricidio. E oggi? Oggi per chi non studia e non vive in città la fase della maturazione è più difficile. I giovani sardi sono vittime di una regressione antropologica senza precedenti. Vivono ancora nell’illusione di un mondo di benessere che non c’è e nel frattempo si sono chiusi, in se stessi, nel loro microcosmo. Ne hanno esasperato cultura, modi di vivere, concetti. Qualche mese fa ho insegnato in alcune scuole superiori del Nuorese. Che triste meraviglia sentire che i ragazzi, durante la ricreazione, giocavano “a sa murra” e parlavano di caccia e di bardane. Mi sono reso conto che è un fenomeno diffuso, del quale le nuove generazioni

sono al contempo protagoniste e vittime. La cultura - non solo quella materiale, che risente della crisi - sta regredendo. Per chi non vive nella città, dunque, nella parte ricca della città, restano poche speranze. Una è il concorso di Miss Italia. Sembra un paradosso e non lo è. Oltre i facili pregiudizi legati alle gare di bellezza ho constatato - seguendo la manifestazione con il giornale - che le ragazze che partecipano sono più intelligenti e preparate di quanto si creda. Oltre al cervello avranno, in prospettiva, un vantaggio: si prepareranno al mondo di quella selezione che è la vita fin da giovani: usciranno dall’Isola e tra loro, nonostante la competizione spietata, nonostante percorsi esistenziali disomogenei, nascerà l’amicizia. Sarà poca cosa, nell’onda di desolazione che lentamente sale, ma come dice Philip Roth in Pastorale Americana, almeno i concorsi per miss sono rimasti una cosa seria. (g.g)

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L’ I N C H I E S TA

Carbosulcis: 700 milioni in 12 anni

Perdite e poltrone della miniera Storia di un territorio condannato a morte dalla crisi e scritta da una politica irresponsabile

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uasi 700 milioni di euro essere competitiva, pensiamo Claudia Sarritzu in 12 anni, perdite per 16 di al costo di una tonnellata: 86 c.sarritzu@cagliaripad.it milioni, 500 lavoratori euro contro i 35 del carbone che rischiano la cassa integracinese, ma non riesce neppuzione e una provincia alla fame. Potremre a sfruttare l’oro nero della Sardegna, mo iniziare così il racconto della storia un combustibile che potrebbe fare condrammatica di un territorio condannato correnza al petrolio e che potrebbe valea morte dalla crisi e scritta da una politica re circa un milione e mezzo di tonnellate irresponsabile. all’anno. Ci si chiede, se non ci fosse stato il caso Lorefice, se qualcuno di recente si Dal 1995, anno in cui è subentrata nelsarebbe interessato a quello che appare la proprietà la Regione Sardegna, con a tutti gli effetti un carrozzone pubblico. lo scopo di accompagnarla alla privatizzazione, cosa che non è mai capitata, la Nonostante i contributi regionali di Carbonsulcis ha incassato 70 milioni di 30 milioni, la gran parte però copre le euro l’anno di cui più di 350 milioni dequasi 500 buste paga e solo il restante va rivano dallo Stato centrale e gli altri 300 in ricerca scientifica e nell’estrazione del dalla Regione. carbone. La Carbonsulcis è in rosso per Questi innumerevoli contributi sono sta16 milioni, i finanziamenti che dovevati gestiti da un management interamente no arrivare attraverso l’approvazione del scelto da viale Trento, ricordate il caso progetto per rilanciare la miniera grazie di Alessandro Lorefice, il ventottenne alla produzione di energia pulita da carprivo di titoli specifici nominato da Capbone con la cattura di Co2 dal terreno e pellacci che aveva scatenato le reazioni che l’Unione Europea ha bocciato ha la indignate dell’opposizione e che era stamelodia di un requiem per l’intera proto costretto a delle fulminee dimissioni? vincia del Sulcis. Il progetto in questione Tipico esempio di nomine camuffate sarebbe costato 200 milioni l’anno per 8 dietro la nobile intenzione di svecchiare anni, ma Porto Tolle in Veneto sembra alcuni potentati mascherando invece la essere il favorito. volontà di piazzare semplicemente il fiDopo tutto l’aveva ribadito in questi glio di. giorni anche il ministro De Vincenti che La Regione che è l’unico azionista ha il governo Monti avrebbe accantonato concretamente l’intera responsabilità di un piano così costoso in epoca di tagli un’azienda che non solo non riesce a drastici e che l’esecutivo era già impe-

gnato con Alcoa ed Eurallumina, - non si può dare tutto al Sulcis -Iglesientedando l’impressione che a prescindere dai costi la decisione era già stata presa. Lo stesso segretario della Camera del Lavoro sulcitana Roberto Puddu già prima dell’occupazione della miniera ripeteva che la Carbonsulcis, per quanto sia un grande problema, se dovesse abbattere le perdite e ripartire sarebbe una boccata d’ossigeno per un territorio che necessità di energia a basso costo. Molti affermano che vanno salvati i minatori ma abbandonata la miniera, e riconvertito il loro lavoro come è già capitato agli ex Rockwool. Forse questo è il momento delle bonifiche, adesso o mai più. Ma quanto costerebbe in termini elettorali una posizione così netta che sa molto di salto nel vuoto?

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FOCUS ON

Alluminio, la partita di Alcoa,

chiave di volta dell’Isola Il colosso americano cerca un nuovo futuro. Gli investitori sono alla finestra: la salvezza dell’azienda passa dagli svizzeri. di Alessandra Ghiani

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l colosso dell’alluminio Alcoa annuncia la riduzione delle capacità produttive o la fermata delle attività in tre stabilimenti in Europa: uno è in Italia, a Portovesme, nel sud ovest della Sardegna, gli altri due in Spagna, a La Coruna e Aviles. L’obiettivo, spiega la multinazionale Usa, è di completare il piano entro la prima metà del 2012. La ristrutturazione punta a ridurre la capacità totale di produzione di alluminio primario

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del 12%, ovvero di 531.000 tonnellate. Intanto le forze sindacali e la regione Sardegna si mobilitano per chiedere un intervento del governo che scongiuri la chiusura dello stabilimento. Il numero di posti di lavoro coinvolti non sarà definito - precisa la multinazionale - finché le consultazioni non saranno completate. Attualmente i dipendenti dei tre stabilimenti sono circa 1.500.

Oltre alle chiusure e alle riduzioni, Alcoa intende accelerare il piano per ridurre il costo delle materie prime impiegate nel suo business dei prodotti primari e modificherà la capacità di tutto il suo sistema di raffinazione globale per rispondere alla domanda interna e alle condizioni dominanti di mercato. “Una posizione energetica non competitiva, combinata con costi delle materie prime crescenti e crollo dei prezzi dell’alluminio - spiega la


multinazionale - hanno condotto a dover pianificare le riduzioni delle capacità produttive o le fermate degli stabilimenti. Le riduzioni o le fermate corrispondono a 240.000 tonnellate, ovvero circa il 5% della capacità totale di produzione di Alcoa. La capacità di Portovesme è di 150.000 tonnellate, mentre La Corua e Aviles sono rispettivamente pari a 87.000 e 93.000 tonnellate all’anno”. Secondo l’azienda, le decisioni assunte oggi contribuiranno all’obiettivo a lungo termine di Alcoa di migliorare di 10 punti percentuali la sua posizione nella curva dei costi di produzione dell’alluminio a livello mondiale.

Questa azione aumenterà anche la competitività di Alcoa nell’attuale condizione di volatilità dei prezzi del mercato dell’alluminio, diminuiti di oltre il 27% dal picco nel 2011. “Nello scenario economico odierno in rapida evoluzione globale, è tassativo dare velocemente risposte per mantenere la competitività - argomenta Chris Ayers, vipresidente di Alcoa Executive e presidente di Alcoa Global Primary Products - Questa decisione è stata presa dopo analisi approfondite di tutte le possibili alternative. Siamo impegnati - assicura - nel trovare soluzioni che minimizzino l’impatto sulle comunità locali e sui lavoratori”. La regione Sardegna si mobilita -

Vista la situazione la Regione Sardegna si mobilita per scongiurare la chiusura dello stabilmento Alcoa di Portovesme (Carbonia Iglesias). Una dato è certo: Alcoa, come nell’opera di Bertold Brecht, sta aspettando. Il responsabile per gli affari europei dell’azienda americana, Alessandro Profili, parla dei possibili acquirenti della Glencore come di “una grande società molto affidabile, con grossa esperienza e grosse capacità finanziarie. Ma da marzo - precisa il manager - non l’abbiamo più sentita. Ha avuto accesso alla nostra data room sin da febbraio, poi però non ha aperto nessuna trattativa per firmare una lettera di intenti e non ci ha mai più contattato”.

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FOCUS ON

Non solo Sulcis,

“Le istituzioni stiano accanto ai lavoratori della Vinyls” Sulla crisi del polo chimico di Porto Torres è calato il silenzio, dopo l’occupazione dell’Isola dell’Asinara, ribattezzata L’Isola dei cassintegrati. di Francesca Zoccheddu

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n questo momento drammatico per l’occupazione e per l’economia della Sardegna, le massime istituzioni della Regione siano in prima linea accanto ai lavoratori della Vinyls di Porto

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Torres. Lo chiedono, con una mozione il cui primo firmatario è il consigliere del Partito democratico, Mario Bruno, ventinove consiglieri regionali: praticamente tutto il centrosinistra più Capelli

(Api) e Mulas (Upc). Sulla crisi del polo chimico di Porto Torres è calato il silenzio, «dopo che si sono spenti i riflettori sulla protesta


attuata dai lavoratori con l’occupazione dell’Isola dell’Asinara, ribattezzata L’Isola dei cassintegrati, ribalta di cui hanno goduto politici, sottosegretari e ministri, purtroppo senza nessun esito favorevole per la Vinyls nonostante l’abbondanza di promesse di imminente soluzione», si legge nel documento. La Regione e i suoi rappresentanti istituzionali non possono stare a guardare. All’incontro tra ministero e amministrazione controllata del 17 settembre partecipino il presidente della Regione Cappellacci e la giunta regionale al completo «insieme ai sindaci di Sassari, Alghero e Porto Torres e al presidente della Provincia di Sassari». Inoltre, chiedono ancora i consiglieri di minoranza, la Regione ottenga dal ministero l’attuazione di «ogni azione che arresti il degrado degli impianti, al fine di non compromettere definitivamente ogni residua possibilità di rilancio del polo chimico».

Per richiamare l’attenzione su questa vicenda, inoltre, prima dell’incontro fissato per il 17 settembre al ministero dello Sviluppo economico, la mozione impegna il presidente della Regione Cappellacci e la giunta regionale a promuovere, insieme ai sindacati, ai lavoratori e alle istituzioni locali una grande assemblea nello stabilimento Vinyls. È in gioco, sottolinea il vicepresidente del Consiglio regionale Mario Bruno, «il mantenimento dei livelli occupativi e la permanenza in Sardegna di una presenza industriale significativa per la forte integrazione esistente tra gli stabilimenti del Nord Sardegna e l’area chimica di Assemini».   C’è anche un problema di sicurezza degli impianti, che « versano ormai in uno stato di desolante abbandono e degrado», nonostante che «i lavoratori dello stabilimento Vinyls abbiano

garantito il presidio e la bonifica degli impianti». Tuttavia, «dal mese di maggio non ricevono lo stipendio e dal 9 giugno è scaduta la cassa integrazione e il Ministero dello sviluppo economico non si è ancora pronunciato sulla proroga». L’occasione, secondo il primo firmatario della mozione, «consentirà di affrontare complessivamente in Aula la più ampia vertenza Sardegna e di concentrarci in particolare sulla crisi del sassarese, che richiede soluzioni strutturali, più unità e autorevolezza nei confronti del Governo centrale e più determinazione nell’individuare nuovi percorsi di sviluppo».

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L’ I N D A G I N E

Il Comune in Tribunale, ecco l’elenco delle cause Isgas, Tuvixeddu e Castello sorcesco. Bilancio del Comune bloccato dai vecchi contenziosi. Una partita da trenta milioni di euro. di Andrea Deidda

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ebiti e cause giudiziarie ventennali imbrigliano il Bilancio del Comune. Ecco tutti i rischi economici di palazzo Bacaredda che blocca 30 milioni di euro: espropri per la costruzione dell’Asse Mediano, contenziosi dal 1988 per una sede staccata del Dettori, la strada mai realizzata tra via Cadello e via San Paolo, un museo archeologico a Tuvixeddu. A parte, la questione IsGas, una partita da 22 milioni di euro: deciderà il giudice. Nel linguaggio dei documenti si chiamano “potenziali situazioni debitorie”,

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tradotto sono soldi che il Comune potrebbe dover sborsare. Il condizionale è d’obbligo visto che si parla di contenziosi legali ancora in corso con privati e imprese, dal risultato incerto. Per precauzione, con una delibera di Giunta approvata anche in Consiglio l’assessore al Patrimonio, Gabor Pinna, nel Rendiconto di Bilancio 2011 ha deciso di mettere da parte 30 milioni di euro dei 56 milioni “non vincolati” dell’avanzo di amministrazione. Perchè una cifra così elevata? I dettagli sono contenuti nella “relazione di

accompagnamento al rendiconto 2011” predisposta dal dirigente del servizio Bilancio, Franca Urru, e basata sull’esame dei fascicoli delle cause correnti presso il Tribunale Civile e la Corte d’Appello. Sono suddivise in cinque gruppi: quelle che potrebbero concludersi entro il 2012 (ammontano a 4 milioni di euro), debiti finanziati in tutto o in parte ma non ancora riconosciuti (12,1 milioni), situazioni debitorie in corso di definizione(16 milioni) e altre presenti nella relazione dell’Avvocatura che non sono state segnalate dai servizi al Bilancio (447 mila


euro). Rimangono inoltre alcune pratiche degli anni passati ma non più riproposte (5,6 milioni). Una grana potrebbe essere molto pericolosa. E’ quella di Isgas, la società che avrebbe dovuto creare e gestire la rete del gas in città. Il contenzioso è legato ai rapporti derivanti dalla realizzazione e gestione della rete del gas, approvati dalla Giunta Floris il 7 novembre 2008. Ne è venuto fuori un pasticcio burocratico con l’impresa e si è arrivati alle vie legali. Il tribunale si è pronunciato disponendo l’annullamento dell’atto di transazione come richiesto dal Comune. Rimane da determinare l’entità dell’indennizzo dovuto al concessionario (Isgas) per il valore degli impianti realizzati. L’importo (calcolato dal tribunale il 22 novembre 2011) oscillerebbe tra i 22 milioni 279 mila 96 euro ed i 26 milioni 763 mila 809 euro. Secondo il Comune pagherà chi vincerà la nuova gara. L’ultima parola spetterà al giudice. Ma ecco la lista. Tra i casi più eclatantispicca la richiesta di 12 milioni e 946 mila euro della Società Safab Spache ha presentato un ricorso per risarcimento danni dopo la sospensione dei lavori della strada di collegamento tra via Cadello e via San Paolo, che rientrava nell’accordo di programma del 2000 per il comparto Tuvumannu-Tuvixeddu (accordo in stand by dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato del 2011 e quello del Tar sul vincolo minerario). Rimanendo in tema, Iniziative Coimpresa srl ha aperto una vertenza da 60 mila euro sulla procedura inerente i lavori di realizzazione del “Museo archeologico di Tuvixeddu”.   Un altro ricorso, da7 milioni e 423 mila euro, riguarda l’ingiunzione di pagamento presentata nel dicembre 2009 dal Tec-

nocasicper fatture non pagate tra il 2002 ed il 2009. Altri3 milioni e 873 milaeuro risultano alla voce “Vertenza metano sarda contro Comune”. All’Ente Autonomo del Flumendosa, per il ritardo nei pagamenti per la fornitura di acqua potabile tra il 1988 ed il1991, spetterebbe invece la somma di1 milione e 85 mila euro. Andando a ritroso nel tempo ecco il risarcimento danni da 657 mila euro richiesto dalla Sape srl per l’occupazione di alcune aree in località “Is Porrus” nei pressi di via Peretti. L’acquisizione dei terreni era stata prevista nel 1988 dal Comune di Cagliari per costruire una sede staccata delLiceo Classico Dettori. La Co.Sa.Co srl ha invece citato in giudizio il Comune(chiesti 520 mila euro) per il contratto relativo all’affidamento di esecuzione lavori de “La via dei fiori: realizzazione dellanuova Piazza Maxia”.   Salta agli occhi anche il caso del così detto “palazzo sorcesco”, tra via Maddalena e il Corso Vittorio Emanuele: l’impresa (gli eredi dell’ex titolare) mira a ottenere la risoluzione del contratto d’appalto del 1990 per “grave inadempimento del Comune” e la sua condanna al pagamento di “tutti i corrispettivi dovuti e al risarcimento dei danni” (179 mila euro). I “lavori per il completamento del teatro comunaledi Cagliari”, potrebbero comportare l’esborso di 300 mila euro verso la Cemento Armato Precompressi Spa. L’11 novembre 2012 ci sarà invece l’udienza sui lavori di recupero del complesso immobiliareGhetto degli Ebrei. L’impresa Migliavacca srl chiede 259 mila 487 euro.   Il mancato rinnovo della convenzione di un affidamento per il servizio rimozione degli autoveicoli, risalente al 1985

potrebbe costare alle casse comunali altri 353 mila euro, mentre 334 mila euro sono relativi alla procedura di pagamento dei debiti del Comune nei confronti della società Spera Costruzioni srl perlavori di ristrutturazione nella scuola Riva. Capitolo a parte l’Asse Mediano. Per costruirlo sono stati eseguiti numerosi espropri il cui costo, totale, è di4 milioni 66 mila 483 euro.Alla cifra si arriva sommando le nove cause ancora in corso con privati cittadini e imprese. Su tutte c’è l’esecuzione dei lavori da2 milioni 715 mila euroche rientrano in un contratto d’appalto del 5 maggio 1989. Altri 929 milioni 623 euro sono richiesti da Edilizia Investimenti srl e Condominio Via dei Grilli.   Inizia poi una serie di richieste di risarcimento danni promosse da privati: Maria Antonietta Lobina e Assunta Civicchioni chiedono1 milione e 180 mila euro. Altri 718 mila euro vengono richiesti al servizio Patrimonio da Antonio Carta per l’esproprio di alcune aree a Barracca Manna. Inoltre è del 15 febbraio 2010 la nota del servizio di Edilizia Pubblica II che parla di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive per circa 720 mila euro. Una cifra simile (per la precisione 700 mila euro) risulta dalla disputa con la società Iole Immobiliare Srl, per la realizzazione di un campo da calcio aTerramaini.   Tra le potenziali situazioni debitorie anche il parcheggio sotto via Roma voluto dall’ex giunta Floris e bocciato lo scorso anno dal centrosinistra. I termini economici del ricorso presentato al Tribunale civile dalla “Ciro Menotti” e Word Trade Srl per ora non sono quantificati, la prossima udienza è fissata per il 6 marzo 2013.

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IL CASO

Caritas: tremila persone al mese

in cerca di aiuto

Anche in città aumenta la povertà e cresce la fila delle persone che ogni lunedì e giovedì si presenta ai cancelli di via Po per chiedere alimenti e vestiti. di Andrea Deidda

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umenta la povertà e cresce la fila delle persone che ogni lunedì e giovedì si presenta ai cancelli della Caritas in via Po per chiedere alimenti e vestiti: “Ogni mese aiutiamo tremila famiglie”. Tra loro tantissimi cagliaritani. Arrivare a fine mese con la crisi economica è sempre più difficile, soprattutto quando si è disoccupati o non si hanno alle spalle aiuti economici. Sono in aumento i cagliaritani che negli ultimi anni affollano il Centro diocesano di Assistenza che da circa trent’anni cerca di alleviare le sofferenze di chi ha più bisogno: “Abbiamo iniziato negli anni ottanta e col tempo le richieste sono via via aumentate - ha detto Anna Luciani davanti alla commissione alle Politiche Sociali - oggi abbiamo tremila famiglie al mese”. Due volte alla settimana il Centro apre i battenti dalle 8 e 30 fino a mezzogiorno: “Abbiamo la lista delle persone registrate e vengono il lunedì e giovedì secondo un ordine alfabetico - ha detto Antonello Atzeni, uno dei venti volontari che si occupano dell’assistenza - diversi di loro si organizzano e aspettano al cancello dalla mattina presto”. Al Centro possono trovare pasta, caffè, olio, vari generi di prima necessità ma anche medicine e vestiario: “Da un paio di anni a questa parte - ha continuato - siamo alle

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prese con i nuovi poveri creati dalla crisi. Sono diversi gli impiegati che vengono a fare la fila per avere alimenti. Quando arrivano si mettono un po’ in disparte, per non farsi vedere. Tra le persone i più numerosi sono cagliaritani, circa il 60% ma ci sono anche stranieri e qualche Rom”.

Le forniture alla Carits giungono dalla Comunità Europea attraverso la Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) e si tratta per lo più di eccedenze alimentari. Ci sono poi le donazioni da parte di


aziende private che spesso consegnano prodotti prossimi alla scadenza: “In media all’anno dalla comunità europea ci arrivano alimenti per 150 mila euro - hanno spiegato i volontari - mentre circa 30 mila euro in denaro riusciamo a recuperarli con l’otto per mille della Diocesi”. E’ presente anche uno spazio adibito a farmacia, gestita da farmacisti ormai in pensione, che fornisce diversi tipi di medicinali. Si tratta di creme e antibiotici, prodotti non mutuabili che comporterebbero una spesa. Ma non tutto va per il meglio al civico 61 di via Po. Un problema è quello dei locali, ricavati da un ex mattatoio e al-

cuni anni fa affidati alla Caritas dal Comune: “Vogliamo nuovi locali, un posto peggiore non potevano trovarlo - ha spiegato Anna Luciani alla commissione - i locali non sono adatti, c’è caldo d’estate e freddo d’inverno”. Tra le richieste avanzate dai volontari anche una sala d’attesa idonea ad accogliere le persone e l’inserimento di finestre, ad oggi inesistenti nella struttura. Per questo la commissione presieduta da Fabrizio Rodin (Pd) si sta muovendo: “Lunedì prossimo convocherò l’assessore ai lavori pubblici

Marras e il dirigente del settore - afferma Rodin - è evidente che al Centro viene fatta un’attività meritoria. Dunque quei locali vanno sistemati con lavori importanti cambiando tramezzi, mettendo finestre adeguate, in modo che siano funzionali al lavoro da svolgere. La seconda ipotesi è che il Comune trovi un’altra soluzione visto che si sta avvalendo di lavoro gratuito, dunque si tratta solo di fornire locali adeguati”.

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SPORT

Addio Sant’Elia Dopo 40 anni il Cagliari cambia casa. Cellino ha chiuso un accordo triennale con il comune di Quartu per la trasformazione del campo di Is Arenas in stadio da serie A da 17 mila posti

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opo 40 anni Ennio Neri la casa del di e.neri@cagliaripad.it Cagliari non sarà più il Sant’Elia. Cellino ha chiuso un accordo triennale con il comune di Quartu per la trasformazione del campo di Is Arenas in stadio da serie A da 17 mila posti. Così il grande impianto inaugurato con Riva e lo scudetto sulle maglie resterà inutilizzato, anche se agibile. Questo, oltre all’addio di Cellino, anche perché in settimana (il 24 agosto) si è conclusa la procedura di risoluzione della convenzione che dal 2002 disciplinava l’utilizzo del Sant’Elia. L’amministrazione cagliaritana ha denunciato violazioni del contratto e ora gli uffici Sport del Comune di Cagliari notificheranno lo sfratto a viale La Playa.    Quattro, a grandi linee e convenzione alla mano, le accuse di via Roma ai rossoblù: canoni non pagati, manutenzioni non eseguite con regolarità, mancata concessione dell’impianto a soggetti autorizzati dal Comune (Nazionale Attori e Progetto calcio Sant’Elia) e, infine, l’abbandono dell’impianto per le gare contro Inter e Juventus del campionato scorso.   Vediamo nel dettaglio. A fronte di un

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canone annuo di 50 mila euro (aggiornato su base Istat) «la Società Cagliari Calcio», scrive il Comune, «nonostante abbia utilizzato lo Stadio Sant’Elia per circa 19 anni, di cui 10 regolati dalla convenzione vigente, ha versato, per tale periodo, a fronte di canoni, interessi e penali dovuti, l’esigua “somma” di 50 mila euro il 15 aprile 2010 e di 115 mila 87,18 euro l’1 marzo 2012, somme cor-

risposte per le mensilità comprese nel periodo marzo 2010 - febbraio 2012, entrambe a seguito di numerose diffide trasmessa dal servizio Sport». Cellino si è sempre difeso vantando crediti nei confronti dell’amministrazione per alcuni lavori effettuati allo stadio. Ma via Roma sottolinea la «grave morosità della Società Cagliari Calcio S.p.A. nei confronti dell’Amministrazione Comunale di Cagliari per canoni non pagati durante la vigente convenzione», oltre al mancato pagamento dei canoni relativi alle precedenti convenzioni, per i quali è in corso l’azione legale di recupero del credito, culminata nel pignoramento presso terzi (Lega Calcio per i fondi di Sky, ndr) notificato nel mese marzo 2012 alla Cagliari Calcio S.p.A. e finalizzato al recupero di  canoni, penali ed interessi per un totale complessivo di un milione 727 mila 102,33 euro, più spese procedurali. Un’altra accusa è quella di non aver provveduto con regolarità alle manutenzioni a proprio carico. Lo dimostrerebbe, proseguono gli uffici comunali, il «cattivo stato generale dello Stadio, conseguenza della protratta nel tempo carente manutenzione generale a carico della Società». “Cattivo stato” ammesso dalla società stessa e, sempre secondo via Roma, giustificato da motivazioni che l’amministrazione bolla come «infondate e pretestuose».   L’ultima accusa è quella di non aver di riservato l’utilizzo dello stadio «in modo occasionale, per altri eventi o manifestazioni organizzate e gestite da terzi soggetti autorizzati dall’amministrazione comunale». E si citano il carteggio tra Comune e rossoblù per l’utilizzo del Sant’Elia da parte dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù per l’organizzazione del-

la partita della Nazionale Italiana Attori a ottobre, e quello la partita del Progetto calcio Sant’Elia, nello stesso mese. «Ad entrambe le richieste», scrive il Comune, «è stato opposto il diniego della Società Cagliari Calcio all’utilizzo dello Stadio, diniego definitivo per la partita del progetto Calcio Sant’Elia e che, per quanto attiene alla partita della Nazionale Italiana Attori, ha riguardato anche tutte le differenti date che, per venire incontro alle esigenze manifestate dalla Società Cagliari Calcio, erano state proposte in alternativa a quella originariamente indicata». Non solo. Via Roma spiega, sempre in base alla convenzione, il Cagliari avrebbe l’obbligo di disputare la gare interne al Sant’Elia. Cosa che non sarebbe accaduta «illegittimamente e infondatamente», per Cagliari - Inter del 7 aprile 2012 e Cagliari - Juventus del 6 maggio 2012, giocate al Rocco di Trieste.

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SPORT

Cagliari, una nuova casa

a Quartu Sant’Elena Sistemazione provvisoria o definitiva? Dopo gli investimenti qualcuno pensa che la squadra rosso-blu possa davvero giocare nell’hinterland. Restano i dubbi dei residenti sulla sostenibilità e la viabilità

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el tira e molla tra il Cagliari e il Comune del capoluogo alla fine ha avuto la meglio il terzo litigante. Trieste? Neanche per idea. A spuntarla, nelle volontà del vulcanico patron

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rossoblù, è stato Quartu Sant’Elena. La città di Mauro Contini - è bene specificarlo subito - non si è candidata ad accogliere la squadra ma è stato lo stesso presidente Cellino a chiedere al Comu-

ne se fosse disponibile a un possibile accordo per la cessione, per pochi anni (si parla di tre) delle strutture di Is Arenas. In cambio di che cosa? L’impegno dei rossoblù è esiguo: il versamento di


Sugli “spalti”, alcuni curiosi guardano la prima partita in casa del Cagliari sul muretto di un’abitazione privata di via Beethoven a Quartu.

20mila euro annui, più 25 mila destinati ai vigili, e quello di compiere tutti i lavori per rendere realmente fruibile lo spazio. Inoltre, la società si impegna ad assicurare, attraverso le tribune mobili più le tribune fisse centrali 16 500 mila posti a sedere, il minimo previsto per un campionato di serie A.   Ma quella di Quartu è una sistema-

zione definitiva o d’emergenza, essendo la stessa che rende lo stadio Sant’Elia una struttura amovibile? Qual che è certo è che non è la prima volta che Cellino chiede soccorso a Quartu. Già la vecchia giunta di centro sinistra guidata dall’ex sindaco Ruggeri aveva ricevuto proposte in merito a un possibile trasloco delle partite di campionato nei confini quartesi ed è per questo che, quella che ora è l’attuale minoranza in Consiglio, resta scettica e vorrebbe vederci chiaro e capire se si tratta della solita provocazione o di una proposta davvero realistica. Le domanda più frequenti nelle file dell’opposizione sono: quali introiti arriveranno a Quartu Sant’Elena? Cosa ci guadagneranno i cittadini? Sicuramente la città ha uno stadio con tribune fisse centrali, un impianto erboso e la pista, tutto a spese del Cagliari Calcio, e questo in un momento di estrema crisi per le casse di un comune si configurerebbe con un risparmio certo. In più, in un’ottica di città metropolitana, il ragionamento è ottimo, non sarebbe la prima squadra a emigrare in una città limitrofa, ma l’opposizione è stata costretta a presentare una mozione indirizzata alla giunta per avere i documenti del contratto fino ai primi di maggio top secret. Restano due grandi problemi: la questione dei parcheggi, che potrebbe essere risolta con dei bus navette che partendo dal Sant’Elia arriverebbero a Is Arenas; e il fatto che la squadra, giocando a ridosso del Parco di Molentargius, con le regole rigide proprie del parco, i suoi studi di fattibilità e la trafila lunga per i permessi, si scontrerebbe con concreti problemi burocratici..

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S TO R I E

Mistero a Palau Nelle campagne galluresi si trova la piccola chiesetta di San Giorgio. Costruita su insediamenti prenuragici e da cui si diffonde un’energia positiva. In tanti accorrono affascinati, pronti a giurare sugli effetti benefici della grotta della luce

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siste a Palau una chiesa particolare. Un luogo in cui le persone che vi entrano vengono avvolte da una straordinaria sensazione di benessere e tranquillità.

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di Carlo Poddighe prenuragici e nuragici prima e La magia della zona non deve essere sfuggita alle c.poddighe@cagliaripad.it romani e bizantini poi. popolazioni che nel corso dei secoli hanno abitato quelle terre. La stessa chiesa che sorge nell’agro Numerosi sono, infatti, gli insediamenti di Palau, dedicata a San Giorgio, è stata


costruita su precedenti chiese cristiane e ancor prima su siti precristiani e addirittura preistorici. Le forze che operano all’interno del sito sono l’oggetto di studio di Franco Pez, ricercatore delle energie della terra. “Già nel 1998 ho avuto la fortuna di visitare la Chiesa di San Giorgio e ne ho potuto misurare le energie vibratorie e la vitalità del luogo”, spiega Pez. “In quella chiesetta di campagna, nel giorno del santo patrono, si celebra ogni anno una gran festa popolare. Appena dentro siamo stati presi da un gran senso di quiete e di serenità. Mi ricordo che stavo seduto lì molto volentieri. Tutta la zona era famosa fin dalla antichità per la grande energia presente e anche le piante del posto crescono in modo più rigoglioso e imponente della norma”.   Pez ha iniziato, quindi, a fare i suoi rilevamenti con particolari strumenti che rilevano le vibrazioni dei luoghi ricercando le ossa dei fondatori della chiesetta che la leggenda voleva fossero lì custodite. “Con l’antenna radiestesica e con il test di rilevamento ‘resti umani’ andavo avanti e indietro per la chiesetta senza trovare nulla che indicasse la presenza di reliquie umane”, continua il ricercatore. “Allora capii: il metallo del contenitore nascondeva il segnale radiestesico delle ossa. Riprovai allora con il test rilevatore di ‘metalli’ e dopo appena due prove, davanti all’altare sul lato destro, l’antenna mi segnalò la presenza di metalli sotto il sottosuolo. Misurai la vitalità della chiesa che mi diede un valore di Bovis 39.000 (molto alto considerando che un fabbricato normale in buona salute ne misura 6500)”  

Durante le fasi di rilevazione è stata scattata anche una foto, come spesso succede per documentare i lavori, ma la sorpresa è avvenuta al momento dello sviluppo della pellicola. “La fotografia - racconta Pez - aveva dello stupefacente. Si vedeva chiaramente nella penombra, una colonna di luce che saliva verso il tetto, poi stranamente si piegava a 90° ed usciva all’aperto attraverso il muro. Ma ancora più incredibile è il fatto che il fascio di luce fuoriusciva proprio dalla zona del pavimento dove è sepolta l’urna, precisamente sotto l’altare”.

Molti sono gli scettici, ma tanti sono coloro che frequentano il sito anche per curare i postumi di gravi patologie. Anche se lo stesso Pez avvisa: “La chiesa mantiene sia nelle ore diurne che notturne la sua alta energia che viene raddoppiata il giorno di San Giovanni, 24 giugno. La grotta della luce ha una elevatissima energia ma solo nelle ore diurne, mentre la notte diventa particolarmente negativa, pertanto è assolutamente pericoloso frequentarla di notte”.

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TEMPO LIBERO

L’autunno

si passa in Barbagia Nel cuore dell’isola dal 7 settembre al 16 dicembre. Si parte da Bitti, il paese dei Tenores, per concludersi ad Orune, prima di Natale, che vanta importanti vestigia nuragiche e prenuragiche Commenta l’articolo su www.cagliaripad.it

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itorna “Autunno in Barbagia”. Un viaggio lungo tre mesi nel cuore più nascosto e selvaggio dell’isola, con le sue foreste millenarie. Un itinerario alla riscoperta di tradizioni secolari, eccellenze produttive, arte, enogastronomia, spettacoli, dal 7 settembre al 16 dicembre. Si parte da Bitti, il paese dei Tenores, per concludersi ad Orune, prima di Natale, che vanta importanti vestigia nuragiche e prenuragiche.

puntiamo su un autunno di qualità ed eccellenze sul versante turistico. Autunno in Barbagia nasce nel 1999 per promuovere e valorizzare i tesori di queste località che custodiscono intatte le tradizioni, ottimo biglietto

da visita per promuovere il turismo destagionalizzato”. Gli organizzatori sperano di bissare il successo dello scorso anno forti anche delle 370 mila visite al sito, dei 200 mila depliant, 1100 locandine e pubblicità in porti e aeroporti.

L’itinerario prevede 28 tappe in altrettanti paesi barbaricini. A settembre saranno Bitti, Oliena, Austis, Dorgali, Orani e Onanì ad aprire le proprie caratteristiche cortes e cortili ai visitatori. Il viaggio prosegue, in ottobre, a Tonara, Lula, Meana Sardo, Gavoi, Ollolai, Orgosolo, Sorgono, Belvì, Aritzo, Sarule. Novembre apre le cortes a Desulo, Mamoiada, Ovodda, Lollove, Nuoro, Tiana, Olzai, Atzara, Gadoni e Teti. Dicembre si torna a Gadoni, Teti, Fonni e Orune, per la tappa conclusiva. Organizzano l’Azienda speciale della Camera di Commercio (Aspen) di Nuoro con il supporto dell’Assessorato regionale del Turismo, Artigianato e Commercio. “Dopo l’estate calda e tormentata - spiega l’assessore Luigi Crisponi -

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PROGETTI DI SVILUPPO

Sarà Angela Merkel a far rinascere la Sardegna? Il cancelliere tedesco chiede una zona franca per il porto di Amburgo, l’autorità portuale di Cagliari pronta a cogliere l’opportunità: “Se la concedono a loro la vogliamo anche noi”

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arà il cancelliere tedesco Angela Merkel a far rinascere economicamente la Sardegna? Forse sì. Ne è convinto Piergiorgio Massidda (numero uno dell’Autorità portuale), che per una volta tifa Germania (e Amburgo) per poter rivendicare anche per il porto di Cagliari il diritto di istituire una zona franca fiscale: che se partisse diventerebbe il volano per lo sviluppo dell’Isola. “Tutto è nato da alcune notizie apprese dalla stampa - spiega Massidda - che parlano dell’intenzione della Merkel di istituire una zona franca fiscale ad Amburgo”. Attenzione: non una zona franca doganale, ma proprio fiscale. La differenza è enorme, sostanziale. Una zona franca doganale “può essere un vantaggio - spiega Massidda - per le merci che arrivano ad esempio dalla Cina e vengono poi trasportate fuori Schengen. In Turchia per esempio, o in Africa. Non di certo per le merci prodotte e vendute in Europa, che sotto questo regime sarebbero sempre sotto la pressione fiscale europea”. La zona franca fiscale, invece, aprirebbe le porte a veri “sconti” sulle tasse e sui dazi, anche in Europa. Massidda dice: “La Merkel la chiede per fare di Amburgo il primo porto d’Europa? E noi dobbiamo

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essere pronti a chiedere - tramite il Governo Monti - a rivendicare la possibilità di candidarci, con lo stesso ruolo, per il sud dell’Europa. Siamo pronti a muoverci in questa direzione: c’è stato un incontro tra i vertici di Cagliari Free Zone, io, Natale Ditel

e Oscar Serci e il tributarista e fiscalista genovese Victor Uckmar: nelle prossime settimane potrebbero essere avviati formalmente i primi passi, azioni concrete per centrare un obiettivo importante non solo per Cagliari ma per tutta la Sardegna”. (g.g)


I L R A C C O N TO

L’assassino

di Vincenzo Melis

Li aspettavo, i carabinieri, e quando sono arrivati non ho fatto molte storie. Perché ho quarant’anni e venti li ho trascorsi bruciando lentamente nell’olio del rimorso; così lunedì mattina, quando mi sono ritrovato i militari del Nucleo operativo davanti alla porta di casa, ho subito offerto i polsi alle manette. Il delitto fu commesso durante un tentativo di rapina, la vigilia di Natale del 1980, nella pompa di benzina di via dei Camellieri. Tre giovani col volto coperto e armati di pistole (uno non è mai stato identificato) fecero irruzione nella piccola stanza della cassa, a tarda ora: volevano l’incasso, particolarmente ricco perché era sabato, ma il titolare, Luigi Agus, reagì e qualcuno sparò tre colpi. Mentre l’uomo moriva davanti agli occhi di suo genero, i malviventi decisero di fuggire a mani vuote. L’inchiesta della Procura prese una strada sbagliata, che portò all’arresto di un giovane, tale Spiga, mentre

di me mai nessun investigatore s’interessò. La svolta avvenne il mese scorso, quando Antonio Fadda, il secondo uomo presente la sera del delitto, già ricercato per l’omicidio del giudice Galia, venne arrestato in Corsica e vuotò il sacco su tutto e anche sull’omicidio del benzinaio, per ottenere i benefici riservati ai collaboratori di giustizia. Disse la verità ma anche una bugia. Infatti non fui io a uccidere Agus: io ero fuori, dove faceva freddo. Facevo il palo: ingenuo e spaesato, come se fosse la prima volta. Eppure mi dichiarai colpevole di omicidio: perché Spiga, arrestato con l’accusa di aver fatto parte della banda di rapinatori assassini, morì suicida - da innocente, è ora che si sappia- dopo nove mesi trascorsi in cella d’isolamento. E’ tacendo sul suo conto che sparai il mio colpo di pistola. (Della raccolta “Racconti per un anno”)

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L A I F S TA I L

La famiglia Usai di Alessandra Ghiani a.ghiani@cagliaripad.it

Lezioni

di vita

Nonno Peppi cerca di insegnare la generosità ai nipotini Lillo e Cesarino

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arietto e Peppi Jr, dovendo andare all’Edil Expò in Calabria per lavoro, decidono di portarsi dietro le mogli lasciano i bambini dai nonni, Peppi e Pinuccia. “Pappai bellixeddusu, che domani nonna e nonno vi portano al Blufà a giocare colle montagne ruspe sull’acqua e dovete essere belli palpanti”. Pinuccia ha caricato la tavola di un’infinità di pietanze e vorrebbe che i bambini le consumassero tutte. “Ess o Pinù, esagerada! E itt’as cuxinau po’ Giuliannu Ferrara?” “Cittirì Peppi, is piccioccheddus deppinti pappai po’ cresci! Du bisi ca’ parinti cannasa po’ scudi mendula? Questi ragazzini sono anolessici!” “Nonna ascolta, possiamo fare una cosa, quello che avanza potresti serbarlo per domani. Basta utilizzare alcuni contenitori ermetici da portare in una borsa frigo così domani avremmo il pranzo pronto e non si sprecherebbe niente” suggerisce alla nonna Cesarino, sempre pacato e preciso.

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“Ashcoo Cé, e chistiona in itagliano che nonna non ti capisce!” lo prende in giro Lillo.

“Nonna già ha capito sì! Cesarino vuole farne un picchinicchi! Prendi esempio da chi non spreca! Lo sai come si dice? Chi getta con le mani è poi costretto a raccogliere coi piedi!” esclama Pinuccia orgogliosa del buon senso di Cesarino. Il pranzo, a un certo punto, viene interrotto dallo squillo del cellulare di nonno Peppi che si allontana per rispondere. “Bambini, hanno chiamato le vostre mamme, vi volevano avvisare che s’amighixeddu vostro, Luigi, l’hanno incidentato, investito dall’apixedda de cussu imbriagoni de Chiccu Damingiana e si trova in ospedale, è molto aggravato”. Di colpo Lillo e Cesarino cambiano espressione. “Nonna domani ci accompagneresti all’ospedale, vorrei andare a vedere come sta Luigi” chiede con gli occhi lucidi Cesarino. “Oh Cé! Mashtai shhcherzando? Domani dobbiamo andare in gita al Blu Fan!” si lamenta Lillo. “Lillo! Tornane indietro quello che hai detto! Immediatamente! Un tuo compagnetto sta morendone e tu stai a pensare ai giochi? Mi stai lasciando di


stuppo, sono illibito!” Peppi è furioso. “Ma nonno…” prova a giustificarsi Lillo. “Venite qui” il nonno si alza da tavola e si dirige verso il salotto “è proprio il momento che vi racconti una storia visto che Lillo non ha l’idea più pallida di cos’è la generosità e il pensiero per il prossimo!!!”. I bambini lo seguono e gli si siedono intorno. “Quando ero piccolo, siccome che eravamo un sacco di fratelli, avevamo cominciato a bisticciare sempre, perché uno era sempre geloso dell’altro. Eravamo arrivati a controllare chi aveva più zuppa nel piatto e chi ne aveva meno e mamma, vostra bisnonna (riposi in pace), non sapeva più che pesci pescare. Un giorno che mi ero preso a colpi col più piccolo, Giannettu, e gli avevo rotto il naso perché si era mangiato la mia fetta di civraxiu, mamma nel momento nemmanco ci picchiò con su tirafogu, e questo ci sembrò anche un po’ strano. La sera, all’ora di cena, eravamo arrivati in cucina e avevamo trovato due tavoli apparecchiati. Uno era pieno di un sacco di roba da mangiare, c’era addirittura un civraxiu intero, e il piatto era pieno colmo di gnocchi di patate al sugo, cosa che di solito ci potevamo permettere solo per Natale e Pasqua. Nell’altro tavolo cerano soltanto delle mezze cipolle su ogni piatto, con forchetta e coltello accanto. La cosa strana del primo tavolo era che non c’erano posate normali, ma accoz-

zata in ogni sedia c’era una canna di legno lunga lunga con alla punta legata una forchetta con lo spago. Mamma allora ci aveva detto che poteva mangiare solo chi prendeva la forchetta lunga lunga prendendola all’estremità, e senza imbrogliare doveva riuscire a portare la roba da mangiare alla bocca. Gli altri, chi non ci riusciva, doveva mangiare cipolla nell’altro tavolo. Dovevamo provarci in coppia. Eravamo tutti disperati perché con quella forchetta di un metro era impossibile riuscirci. Solo Giovanna, la seconda, era tranquilla tranquilla. A turno avevamo iniziato a provare ma nudda! Chi cercava di allungare il collo, chi le braccia in posizioni da controzionisti. Nessuno ci riusciva. Giovanna poi,

per ultima con Giannettu, si era seduta a tavola. Aveva preso la forchettona, la aveva affondata nel piatto del fratellino e l’aveva imboccato da lontano”. Peppi si ferma e osserva Lillo e Cesarino per vedere se hanno afferrato il senso del suo racconto. “Bellissima nonno. Stima per bisnonna, non poteva darvi un insegnamento più giusto” commenta Cesarino. “Bravo Cesarino, vedo che hai capito. E tu, Lillo, as cumprendiu qual è il molare della storia?” il nonno si rivolge al secondo nipotino. “E certu” risponde stizzito lui “podisi finzese traballai e segai sa schina…ca funti sempr’is attrusu a pappai!”.

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COLPI DI PENNA

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Nome: Lexa Professione: Scrittista (tra giornalista e scrittrice)

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i dice che un tempo una donna bellissima, stufa di essere apprezzata solo per le sue fattezze, decise di mostrare a tutti di essere una donna che sapeva anche pensare. Così si mise a sedere su un gradino lungo la strada del paese e, poggiato il mento sulle mani e i gomiti sulle ginocchia, iniziò a pensare. Passavano le ore e passavano i passanti che, notandola, le chiedevano: “Chi sei tu bella donna? E che fai qui seduta?” “Io sono una donna che pensa” rispondeva lei soddisfatta, ma loro se ne andavano non trovando la cosa interessante. Passavano i passanti e passavano le ore. A un certo punto una grossa signora dal passo silenzioso le si avvicinó e senza dirle niente si mise accanto a lei e vi restó, muta e altéra. “Chi sei?” Chiese la donna che pensava. “Sono la solitudine” rispose lei e le rimase ferma accanto senza dare piú nessuna spiegazione. Ma la donna che pensava non si scoraggiò e volle continuare a stare lí per far vedere a tutti la sua dote. Passavano le ore e passavano i passanti, tutti ormai conoscevano la donna che pensava accompagnata dalla solitudine. Un’altra figura femminile, magrissima e molto alta, si presentò davanti a loro e senza dire niente si mise a sedere accanto alla donna che pensava, talmente vicino che la sfiorava.

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Segni particolari: Sentimental-spaccona di un metro e una penna lexa@cagliaripad.it

Il mito della donna che pensava “Chi sei?” Le chiese allora lei “Sono la fame” rispose con voce rauca. Ma la donna che pensava non si scoraggiò e volle continuare a stare lí a far vedere a tutti la sua dote. Passavano le ore e passavano i passanti che vedevano la donna che pensava con solitudine e fame. La donna che pensava faticava ormai anche a pensare e, mentre cercava di valutare se ormai tutti avessero capito che lei non era solo una donna bella, si avvicinò un’altra signora, vestita con un lungo abito nero, che le chiese: “Sei tu la donna che pensa?” “Si sono io” rispose lei soddisfatta

“E che altro fai?” Continuó la sconosciuta “Penso e basta, con solitudine e fame che non mi abbandonano. Ma tu chi sei?” replicó. “Io sono la morte”. La donna che pensava si accasció per terra e stringendo i pugni esaló il suo ultimo respiro. Da qualche parte si trovano ancora i resti della sua tomba: “Qui giace la donna che pensava e che a furia di pensare incontró solitudine, fame e morte”.


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