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pag. 3 EDITORIALE Dove osano i migliori di Michele Ruschioni Storie di chi ce l’ha fatta. Storie di persone normali diventate speciali. Sono le storie dei figli di Cagliari, diventati orgoglio della Sardegna e che rappresentano l’Eccellenza nei rispettivi campi. Questo troverete nel quinto numero di Cagliaripad: testimonianze senza fronzoli di chi aveva un sogno e l’ha realizzato. Scrittori, chef, stilisti, imprenditori: tutti cagliaritani e sardi.Tutte persone normali. Hanno coltivato le loro ambizioni, messo a disposizione della collettività le loro passioni, riuscendo a diventare esempio per gli altri. Non sono figli di papà, non hanno nessun papy da ringraziare. Dietro al loro talento ci sono biografie piene di fatica, di studio e sacrificio. Ognuno ha masticato le proprie delusioni, che sono il miglior condimento per i successi, e c’è chi ha trascorso anni lontano dall’Isola, sono la parte migliore, quella che più di altri tiene alta la bandiera dei quattro mori in questa Italia malconcia e bastonata. Rappresentano la risposta migliore a chi idolatra la cultura del tutto e subito, perché ne sono l’esatto opposto. Nessuna delle persone che abbiamo incontrato ha avuto scorciatoie nella vita. Forse perché questo è il paese che le scorciatoie preferisce darle ai figli del Grande Fratello. Alla base di ognuno di questi successi alcuni ingredienti comuni a tutti: passione per il proprio lavoro, amore per la propria terra, perseveranza, una dote innegabile di talento, sacrificio e pazienza, tanta pazienza. m.ruschioni@cagliaripad.it

INDICE Cagliari: fabbrica delle idee L’azienda che vende il sole agli africani Sanità a cinque stelle Piatto ricco mi ci ficco Fornelli d’autore Sgarbi: essere geni Oro e tessuti fra moda e tradizione Buoncammino: uno sguardo dentro Sardi nel mondo Il Casteddaio Colpi di penna

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CAGLIARIpad.it

ANNO I • Numero 5 • 8 novembre 2011 Editore GCS Green Comm Services. S.r.l. Direttore Responsabile Michele Ruschioni Redazione Guido Garau Michela Seu Maria Grazia Pusceddu Laura Puddu Carlo Poddighe Alessandra Ghiani Lexa Fotografie Francesco Cocco Guido Garau GCS fucinaorafa.com contecst.it/sartoriaincanti Progetto grafico e impaginazione Cesare Giombetti Stampa Grafiche Ghiani • Monastir Sede legale Via Giotto, 5 • 09121 • Cagliari Redazione Largo Carlo Felice, 18 09124 Cagliari www.cagliaripad.it redazione@cagliaripad.it Tel. 070.3321559 • 366.4376649 Autorizzazione Tribunale di Cagliari 15/11 del 6 settembre 2011

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LA FABBRICA DELLE IDEE

LA STRADA DEL FUTURO PASSA DA CAGLIARI Ritratto di Mario Mariani, il business angel che a Cagliari fa decollare le imprese di tutto il pianeta di Guido Garau ai un’idea geH niale ma non sai come farla di-

ventare un business? Che ti trovi a Sassari o a Milano, a New York come a Singapore è sufficiente fare una telefonata: Mario Mariani, via Sassari 4, Cagliari. ltimo piano con vista mare U mozzafiato, inondata da un sole candido come un lenzuolo

bianco, la sede della società di Mariani sembra immersa nella Silicon Valley dei primi anni 2000. Immancabile biliardino, stanze hi-tech spaziosissime, gli sguardi giovani e felici di chi ci lavora, l’azienda ti accoglie con una carezza che ti cattura, provocandoti un misto di ammirazione e invidia. Il mister Wolf delle imprese di tutto il mondo - se hai un problema, lui te lo risolve – ti fa accomodare nella sua stanza: è quella più essenziale, ma anche la più bella, come sospesa tra il Mediterraneo e i bastioni della terraferma. Nonostante abbia un migliaio di cose da fare e una quindicina di

aziende che lo stanno aspettando per conquistare il mercato, il super manager non guarderà mai l’ora e risponderà con la devozione di un neofita a tutte le domande. Chapeau. Mariani, parliaDunque mo un po’ di lei? “Sono cagliaritano, laureato in Economia e ho un master in Management dell’innovazione tecnologica ottenuto alla Scuola superiore di studi Sant’Anna di Pisa grazie a una borsa di studio europea. Ho partecipato alla nascita di uno dei primi Internet provider italiani, Video On Line (venduta poi a Telecom Italia e divenuta Tin.it) e nel ‘98 sono approdato a Tiscali, società che ho lasciato nel luglio 2006 da amministratore delegato”.

Scorcio dell’ufficio della NetValue

di Internet e dei Nuovi media”. Scommette, e spesso ci azzecca. Ha la vista lunga, Mariani.

nate hanno già preso il volo.

l successo principale di poi, cos’ è accaduto? I The Net Value? E he Net Value, la sua società, “Due anni fa sono diventato quel- Tè quello che tecnicamente si “Sicuramente Paperlit.com. Nata lo che in gergo viene definito un chiama un incubatore d’impresa business angel: metto a disposizione degli aspiranti imprenditori l’esperienza che ho maturato in quindici anni di lavoro. Scommetto nelle start up del mondo

o una digital media nursery, ovvero una struttura organizzata all’interno della quale aspiranti imprenditori (spesso studenti universitari) con idee brillanti vengono ospitati e aiutati a concretizzare il progetto di business.

perché Cagliari Mariani, e non Milano? «Ho scelto di lavorare a Cagliari non solo perché è la mia città, ma perché c’è una competenza tecnica che manca altrove: Cagliari, da questo punto di vista, è un’eccellenza. Qui sono nati il CRS4, il centro di ricerca che si occupava di Internet quando ancora esistevano a malapena i computer; il primo sito italiano, Video on line; il primo giornale ad andare online in Europa, l’Unione Sarda; Tiscali… C’è l’humus giusto, ma manca la cultura imprenditoriale. Per questo però ci sono io…”

da un gruppo di sardi in California che hanno sviluppato una piattaforma, portata poi nell’Isola, la società oggi trasmette circa duecento giornali sui device mobili, ovvero smartphone e tablet”.

ome a dire che le riC voluzioni digitali continuano a passare per Cagliari. Ci spiega meglio cosa cos’è Paperlit?

“Paperlit è una mobile and web publishing platform, ossia una piattaforma che permette di trasferire e sfogliare sugli ultimi ritrovati della tecnologia mobile (Ipod, Ipad, Iphone, smartphone vari) le riviste e i quotidiani cartacei. Il segreto è un’ottima grafica, un’usabilità a portata di chiunque - basta un tocco sullo schermo per ottenere le informazioni – e un prezzo concorrenziale.

uali sono i vostri cliena nursery di Mariani è un Qti nel mondo? Laziende nido accogliente che offre alle neonate spazi attrezza-

Mario Mariani, leader della NetValue

ti per lavorare, ma soprattutto esperienza. Nell’arco di due anni sono passate da qui quattordici startup: alcune hanno preso sede in America, altre in Europa, quattro sono in Sardegna. Le prime

“Tutti. Dal Corriere della Sera a La Repubblica in Italia al New York Magazine negli Stati Uniti”. Come a dire: la strada del futuro passa inevitabilmente per Cagliari. 


L’ENERGIA CHE RENDE

l’azienda che vende il sole agli africani Eccellenza nazionale made in Sardegna apprezzata più all’estero che in Italia dei settori su cui tutte le private equity sono pronte a scommettere milioni di euro: l’energia rinnovabile.

duzione di scala dell’impianto. «Possiamo produrre un Megawatt con tre ettari di terreno, pari rendi il sole, che in più o meno a sei campi da Sardegna luccica come calcio: un impatto più conl’oro, e aggiungi un pugno di ingegneri che hanno a lianto ha visto la luce – tenuto rispetto ad altri disposizione un tesoro di neanche a dirlo – quat- sistemi», spiega l’aritzese conoscenze tecnologiche tro anni fa con lo scopo Piero Pili, amministratore super-avanzate. Non ser- di progettare, costruire e della società creata con ve mica essere delle mul- vendere, chiavi in mano, l’amico e collega Giovantinazionali per aggredire i impianti solari termodina- ni Murgia. Pili è stato remercati. E infatti Elianto, mici (St) per la produzio- sponsabile, fino al maggio nata dall’intuizione di gio- ne di elettricità e calore. 2007, dell’area di ricerca vani imprenditori sardi, La novità principale è un Solar energy technologies punta a sfondare in uno brevetto di Elianto: la ri- (Set) del Crs4 diretta da Carlo Rubbia, Murgia invece ha partecipato alle attività di ricerca del Set. In questi anni Elianto ha maturato competenze di altissimo livello, forse uniche in Italia, e oggi punta a conquistare i mercati di tutto il mondo che ha nel sole una risorsa. La Sardegna di Gui. Gar.

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rappresenta il mercato pilota, non il core business. Ottusità tutta nostrana? Può darsi, ma Pili difficilmente, da gran signore, lo ammetterà mai. La sua società guarda lontano: vede un importante mercato potenziale nelle regioni tropicali e sub-tropicali ad alto irraggiamento solare. In particolare, il Nord Africa e il Medio Oriente (Algeria, Tunisia, Turchia, Egitto, Arabia Saudita) sono candidati naturali ad accogliere la tecnologia proposta da Elianto.

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loro impianti utilizzano una tecnologia di concentrazione solare basata su un sistema di specchi di Fresnel (sistema di lenti che permette un maggiore assorbimento dell’energia solare, ndr) che riflettono e concentrano la radiazione solare su un tubo ricevitore. Una manna dal cielo, per tutti i paesi che hanno il sole. Non per noi o non per ora: perché questa ricchezza, l’Isola, ancora non l’ha scoperta.


SANITÀ A CINQUE STELLE

CAGLIARI: IL CENTRO DELLA SPERANZA Da tutta Italia e dall’estero sempre più malati arrivano in città per curare gravi patologie

uando si soffre di gravi patologie è sempre pesante affrontare lunghe e costose trasferte per raggiungere i centri specializzati dove potersi curare. Diventa drammatico quando questi viaggi della speranza vengono intrapresi da quei genitori che cercano le migliori cure per i figli malati.

tono di poter assistere i piccoli pazienti sardi vicino a casa e con i parenti accanto. Non solo. L’alto livello di professionalità di chi lavora in questi Centri fa sì che dall’Italia e da tutto il mondo si venga a Cagliari per curare patologie gravi come la Talassemia e l’Autismo. Stiamo parlando dell’ospedale Microcitemico di viale Yenner e del Centro per lo studio dei Disturbi pervasivi generalizzati del bambino dell’ospedale “Brotzu”.

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di Carlo Poddighe

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er fortuna a Cagliari esistono due strutture d’eccellenza che consen-

l Microcitemico ospita la Clinica pediatrica II dell’Università di Cagliari

dove vengono seguiti i pazienti provenienti da tutta l’isola affetti da Talassemia. E’ questa una malattia

degenerativa, che porta all’anemia, molto diffusa nel Nord Africa, nella Spagna meridionale, in Sicilia

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e Sardegna. Perciò nella Clinica cagliaritana arrivano pazienti da tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto dal Maghreb. Particolarmente rinomato è il Centro Trapianti pediatrico di midollo osseo. L’eccellenza del Microcitemico ha fatto sì che diventasse un struttura di riferimento internazionale dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

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liberare dal buio dell’isolamento i bambini autistici ci pensa, invece, Iosetto Doneddu, neuropsichiatra infantile, che dirige il Centro per lo studio dei Disturbi pervasivi generalizzati del bambino, ospitato nell’ospedale “Brotzu”. Un Centro d’eccellenza in cui un’equipe di 20 specialisti segue più di 1.200 pazienti di età compresa tra i 18 mesi e i tre anni.

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’Autismo è un deficit di attenzione, di comunicazione, di interazione, un disturbo che porta alla reiterazione continua delle stesse attività. Come affrontare questa malattia Doneddu lo ha studiato in Florida, al Dan Marino Center del Miami Children Hospital. Prima i genitori erano costretti a trasferirsi, proprio, negli Usa per far assistere al meglio i figli. Oggi da tutta

Italia e anche dall’Europa in tanti vengono a Cagliari per curare i loro bambini. «Il nostro – spiega Doneddu – è l’unico Centro italiano che garantisce un trattamento intensivo di

tre ore, cinque giorni la settimana. Due ore di terapia comportamentale e una di terapia del linguaggio». La terapia cognitivo comportamentale consiste in una rieducazione del bambino attraverso la metodologia stimolorisposta. Facendogli ripetere più volte un giusto modo di fare o di articolare le parole e premiandolo se rifà correttamente

l’esercizio, gli si insegna a relazionarsi con gli altri. Niente più farmaci ai piccoli, quindi, se non nei casi più gravi.

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all’Autismo non si guarisce – chiarisce Doneddu – ma migliorare la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie e seguirne negli anni i progressi è il nostro lavoro».


FORCHETTE D’AUTORE

PIATTO RICCO MI CI FICCO Viaggio tra i migliori ristoranti della città invidiati da tutto il mondo di Michela Seu

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i eccellenze nel settore gastronomico in città ce n’è da leccarsi i baffi: dalla cucina rustica a quella avveniristica, quasi ogni via è avvolta da una sinfonia di profumi tale che persino il più refrattario dei “sempre-adieta” è costretto a cedere. Ma

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o sanno bene i fratelli Zucca, terza generazione al timone della Trattoria Lillicu sorta nel quartiere Marina nel lontanissimo ‘38. Oggi come allora la burrida, la cordula e le zuppe di pesce sono i piatti forti della loro cucina, accompagnati dai vini delle migliori cantine sarde. Anche la mobilia è la stessa di allora, con gli originali tavoli in marmo e le antiche seggiole di legno. Tutto, qui, è rimasto come al tempo del Fascismo, quando le donne impellicciate sardo-piemontese. Ebbene sì, ma dei sapori. Perché questa è la peculiarità, unica in tutta Cagliari, del ristorante Crackers: un menù tendenzialmente piemontese con incursioni nella nostra cucina regionale. L’idea nacque 25 anni fa, quando due fratelli, Roberto e Margherita Cinus, tornarono da Torino con l’idea di riproporre, in città, le migliori ricette preparate durante l’intensa carriera in Piemonte. Fin da subito fu un successo. Risotti, tartufo e bolliti sono le bontà della cucina piemontese più apprezzate dagli “ospiti” dei fratelli Cinus, specie con l’inverno alle porte.

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uando la tradizione, tuttavia, si mescola all’estro e

alla creatività del migliore chef di Carloforte, lì ci sono le prelibatezze di Luigi Pomata, altro ristorante famoso in ciottà. Pomata aveva solo 14 anni quando mise mano in cucina per la prima volta nei ristoranti di famiglia: da allora ogni sua ricetta, rivisitata in ingredienti o cottura rispetto ai dictat tradizionali, è una vera squisitezza. Il tonno rosso, le ostriche, le capesante: nel suo ristorante tutto ha più gusto, grazie anche all’utilizzo dei migliori prodotti dell’isola, come le nocciole di Aritzo o le olive di Dolianova. Eccellenze della Sardegna combinate in un’alchimia di colori e sapori su piatti sempre originali.

Filetto alla tartara del ristorante Crackers

cosa fa di un buon ristorante il migliore? “Senza dubbio la vocazione per la ristorazione e non per l’imprenditoria – affermano in coro i migliori chef della città – e il piacere innato per l’ospitalità: chi siede ai nostri tavoli è nostro ospite, prima ancora che cliente. Il ristorante, per noi, è un po’ come la nostra casa”.

della Cagliari-bene facevano la fila in via Sardegna per gustare un piatto del signor Lillicu, capostipite ideale di ciò che col tempo è diventato un’istituzione della cucina tradizionale cagliaritana.

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ncora più indietro nel tempo si spinge un altro caratteristico ristorante della città: precisamente fino al regno Burrida, piatto tipico cagliaritano


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riginali e spumeggianti come le ricette in quel di via Newton. In principio fu il mini-impianto della birra “fai da te”, quella da far assaggiare ad amici e parenti stretti; poi l’intuizione di produrre un’etichetta made in Cagliari. Infine la realizzazione, nel 2008, del Birrificio di Cagliari (BdC), il primo brewpub della Sardegna. Due soci, Gaetano Giudici e Marco Sechi, zio e nipote, accomunati da due forti passioni: la birra e la città.Tanto

da avere associato a ogni prodotto un nome dei quartieri: la lager qui si chiama Biddanoa, la weizen Stampaxi e così via: uno scorcio di città in ognuna delle bollicine. Cinque birre tutto l’anno più altre cinque stagionali, tutte spillate direttamente dagli impianti, senza aggiunta di CO2, non filtrate né pastorizzate: l’eden dei birraioli. Ma anche dei golosi: qui le pietanze più richieste sono quelle in salsa birraia: gustose e innovative, delle vere eccellenze. 

Elaborato piatto di Luigi Pomata

Pizzeria Bisteccheria RistoPub Self Service

Pizzeria - Bisteccheria Venerdì e Sabato dalle 20:00 Self Service dal Lunedì al Sabato dalle 12:30 alle 15:30 Feste Private su Prenotazione (compleanni - cerimonie) Pizza Baby Dance Feste per bambini Sala Convention Riunioni di lavoro Mega Schermo con partite di campionato SKY SESTU • S.S. ex 131 km 7,650 cc IperPan MediaWorld Tel. 070.2299005 e.mail: greenrabbitsestu@gmail.com facebook: Greenrabbit


FORNELLI D’AUTORE IL CRACKERS: LA CUCINA DI CAVOUR NEI VICOLI DI CAGLIARI Parla Roberto Cinus che dal 1986 propone una cucina che sull’Isola non si era mai assaggiata di Michele Ruschioni

C’è stato un piatto, un sapore che è stato apprezzato con più fatica?

aniele Conti impazzisce per il risotto agli aspaD ll’inizio i funghi. Alcuni ragi, Gianfranco Zola come Aclienti, mi ricordo bene, atterra da Londra corre qui non avevano mai assaggiato perché non può fare a meno dei tagliolini al tartufo, non c’è imprenditore, politico o semplice buongustaio che non abbia varcato la soglia di questo ristorante per tuffarsi tra i sapori e gli odori che solo il Crackers sa offrire. Non tutti lo sanno, ma questo ristorante è stato la culla di una rivoluzione enogastronomica senza precedenti in città. Merito dei fratelli Roberto e Margherita Cinus e di Aldo Scano, che di Margherita è il marito. I tre, dopo oltre vent’anni trascorsi a preparare piatti sardi ai torinesi, sono tornati sull’Isola stravolgendo le carte - ma sarebbe meglio dire i piatti - in tavola. Roberto, avete sdoganato i sapori del nord Italia a Cagliari, più coraggio o pazzia?

un porcino in vita loro, con i risotti e il tarfufo è stato più semplice.

cato e in base a quello che troviamo ci organizziamo , ad ogni modo in autunno e in inverno ci sono le zuppe, i risotti, dei bei tagli di carne che abbiniamo ai funghi e ai tartufi, il pesce fresco lo abbiamo sempre e tutto l’anno.

A Cagliari dici tartufo e pensi al Crakers

Ma lei è uno di quelli che già sa cosa vuole il cliente prima ancora che si sieda a tavola?

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nostri vengono da Alba e sono selezionatissimi, sono i migliori. Poi da qualche tempo stiamo proponendo il tartufo sardo, che è diverso da quello piemontese, è primaverile ed è una ricchezza della nostra terra ancora tutta da scoprire. Prima volta nel suo ristorante: mi faccia un menù completo.

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ipende dalla stagione. Io la mattina vado al mer-

iciamo di sì, ci sono persone che non vedi per dieci mesi l’anno e poi si riaffacciano perché magari vogliono quel piatto che si trova solo in quei mesi. Meglio il locale sempre pieno o un locale recensito in tutte le guide e con qualche coperto in meno?

qualche coperto in meno ma che, una volta seduto, il cliente possa rilassarsi e gustare i suoi piatti preferiti in tranquillità. Se le dico “contaminazioni” lei cosa mi risponde? le rivisitazioni. Preferisco L’ orata al cartoccio con i funghi porcini e la rana pescatrice abbinata ai porcini sono delle rivisitazioni apprezzatissime. Vent’anni trascorsi in continente le hanno insegnato cosa?

he la qualità paga sempre. recensioni fanno sempre Ma a prescindere CIn qualsiasi lavoro e latiLda epiacere. questo preferisco avere tudine. 

onsapevolezza che se C avessimo proposto qualcosa di nuovo la gente avreb-

be apprezzato, 25 anni fa i ristoranti in città proponevano pesce, bistecche di cavallo, ravioli e spaghetti con la bottarga. Altro non c’era e noi abbiamo portato qui piatti diversi e ricette piemontesi. La clientela reagì?

come

lcuni ci diedero tre mesi A di vita, detrattori che non capivano molto visto che

ancora oggi siamo qui. I primi anni non sono stati facili, abbiamo resistito e vinto con il passaparola perché eravamo convinti che alla lunga le persone ci avrebbero premiato.

Da sinistra: lo chef Aldo Scano, Margherita e Roberto Cinus


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SUA MAESTÀ L’ECCELLENZA

SGARBI: ESSERE GENI È UN FATTO INDIVIDUALE, NON GEOGRAFICO di Michela Seu

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i persone brave a fare qualcosa ne conosciamo tutti. Il compagno di scuola studioso, la suocera brava in cucina, l’amico sportivo. Individui con qualche virtù intellettuale o artistica, magari, ma soprattutto accomunati da una grande laboriosità, un forte senso del dovere che li spinge a fare sempre bene. Bravi, appunto.

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Salvatore Niffoi

utt’altra roba sono, invece, i cosiddetti “cer velli”, specie fra i “geni”, coloro i quali pri- giovani?

Antonio Marras

meggiano per talento, originalità e carisma. Individui, assai rari, dotati di qualità del tutto eccezionali. Ma cosa si cela dietro l’eccellenza? Qual è il segreto per innalzare l’ingegno umano a perfezione, in qualsiasi arte o mestiere? Quale, infine, la formula per arginare l’emigrazione di notevoli

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e abbiamo parlato con un critico d’arte, politico, saggista, conduttore televisivo, storico d’arte, “polemista”, e forse qualcosa di più ancora. Con Vittorio Sgarbi, insomma, portatore sanissimo di eccellenza intellettuale.

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garbi cosa rende magistrale un individuo?

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n antropologo o un sociologo fornirebbero risposte più esaustive, io mi limito a ciò che vedo intorno. E l’esperienza mi suggerisce che eccellenti possono essere definiti coloro i quali sono riusciti a mettere in pratica idee grandi e originali. E di questi, in Sardegna, ne avete tanti.

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ualche esempio?

nnanzitutto Nicola Grauso, col grande merito di avere convertito, ad uso avveniristico, antichi edifici storici. Recuperare quello che esiste già, immaginandolo prima di tutti come una porta verso il futuro, è una grande prova di intelligenza. Per non parlare dell’idea, geniale, di fondare una radio, Radiolina, e una tv, Videolina, tutta sarda ma visibile anche nel resto d’Italia. Mente notevole anche il suo successore, Sergio Zuncheddu, già proprietario dell’Unione Sarda. E poi avete quei geni di Filippo Martinez, regista, Antonio Marras, stilista, Lello Porru, scultore, e Renato Soru, il made in Italy di internet. C’è molto talento anche fra gli scrittori sardi: primo fra tutti, Salvatore Niffoi, esente da quel certo “messianismo poli-


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affermazione nella vita è un fatto individuale, non geografico. Non importa da dove vieni, né dove vai. Importa chi sei, cosa sai fare e cosa vuoi fare. Vero è che talvolta fuori dalla Sardegna,

lia ad avere il portale on tico” di cui, pur eccellenti, line: lui è il tipico esempio si macchiano Flavio Soriga di figura che è stata mortificata o ristretta nella e Marcello Fois. sua possibilità di espanutti vincitori. sione per problemi giudiQualcuno, inve- ziari. È stato sottovalutato ce, che a suo pare- rispetto alle sue capacità. re avrebbe meritato una gloria che non gli lcuni sardi sono è giunta? riusciti ad afntonangelo Liori: fermarsi restando giornalista, scrittore, nell’isola, molti di ex direttore dell’Unione Sarda dal ’94 quando il più emigrando altrogiornale era l’unico in Ita- ve. Cosa ne pensa? Filippo Martinez

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Opera di Lello Porru

in luoghi dove le possibilità di mettere in pratica il proprio talento sono maggiori, emergere diventa più semplice. Mi riferisco per esempio a figure come Costantino Nivola: fosse rimasto a Orani è quasi certo che non l’avrebbero osannato in tutto il mondo. Ma sono convinto che siano le persone a fare la società, non il contrario. Prendete me: non mi sono affermato perché vengo da Ferrara, ma perché sono io. Vittorio Sgarbi. 


MADE IN CAGLIARI

IL SUCCESSO È UNA QUESTIONE DI STILE Quando l’abito fa il monaco: oro e tessuti fra moda e tradizione di Laura Puddu

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a quando esiste l’uomo (e la donna) esiste la moda. La moda come espressione di sé, del proprio stile di vita, della propria cultura e dei propri valori. e stilassimo un breve elenco dei primi cinque concetti da associare alla nostra terra, difficilmente la parola “moda” risulterebbe fra que-

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sti. In realtà, la Sardegna nutre da sempre un rapporto privilegiato con essa e affonda le radici in un ricco entroterra culturale fatto di tradizione, artigianalità e folklore.

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aniele Sitzia, selargino, disegna e realizza gioielli ispirandosi alla sua terra e alla natura che la circonda.

l capoluogo ha dato i natali a arinella Staico, cagliariIprotagonisti due interessanti e talentuosi Mtana doc, ha scelto di del sistema della aprire una sartoria artigianamoda: entrambi creano, ma ma se uno trae ispirazione dalle tradizioni sarde, l’altra prende spunto dalla personalità di chi vestirà i suoi modelli.

le per dare vita a degli abiti che siano perfetti per chi li indosserà.

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aniele Sitzia deve al padre l’insegnamento di tutti i rudimenti del mestiere nel campo della forgiatura del ferro battuto. Inizia la sua carriera come orafo nel 1997 da autodidatta, poi si affianca ad alcuni laboratori per intraprendere nuove tecniche di lavorazione. Disegna e crea gioielli unici per l’influenza delle tradizioni e dei colori della sua terra. Si avvale infatti di elementi presi dal costume popolare sardo, da abbinare agli scenari modaioli di oggi. Oro giallo, bianco e argento sono i metalli che forgia (il platino su richiesta) e li arricchisce con pietre preziose, madreperla e corallo. Punto forte tra le sue creazioni il gioiello che rappresenta il profilo delle donne sarde con il classico scialle, realizzato in filigrana.

Gioiello di Daniele Sitzia

opere a Torino e a Pisa. arinella Staico si è diploM mata presso l’Istituto di Moda Burgo di Milano e poi

ha dato vita ad Assemini a una sartoria dove le clienti scelgono il tessuto e l’abito, dal modello casual a quello da sposa.

si definisce moLmaeidistapoistessarealizza sartoriale: disegna, in base alle

proporzioni del corpo e alla personalità di chi indosserà il vestito. Questa è la sua forza: la straordinaria intesa con la cliente e lo studio di tutte le sfaccettature del suo carattere, per confezionare un abito che le calzi a pennello. D’altronde, che senso ha mostrarle un capo creato per una modella di un metro e ottanta magrissima e disinvolta, se poi chi lo indosserà è una donna non altissima, formosa e non sicurissima di sé?

on lei, si fa un tuffo negli C anni ’60, quando il trend era l’abito confezionato dalla sarta e la moda non era ancora fatta di pagine di riviste patinate che pubblicizzano un’infinità di vestiario.

a al suo attivo numerose taico e Sitzia sanno che H manifestazioni e sfilate S il sistema della moda è sia nella Penisola che in Sarsempre più in movimento e

Abito di Marinella Staico

degna, come quella di Monte Gonare con Paolo Modolo. Ha ottenuto riconoscimenti che premiano il suo lavoro. Nel 2010, grazie alla partecipazione come unico orafo al concorso d’arte “1° Premio Internazionale di pittura, scultura e grafica Città di New York”, ha esposto le sue

legato alla comunicazione. Infatti parteciperanno al progetto “Isola&Moda”, ideato da Filippo Serra e con Andrea Caldart nello staff organizzativo, a favore delle attività artigianali e produttive sarde per esportarle fuori dalla Sardegna. 


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REPORTAGE

BUONCAMMINO: LA CASA DELLE CONTRO-ECCELLENZE Uno sguardo dentro per capire cosa funziona e cosa non va

Finestre delle celle di Buoncammino

di Alessandra Ghiani

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are i conti con quello che non ci riguarda, vedere i non-posti che ci circondano, le vite che non ci appartengono: è un dovere questo, per chi si considera un essere umano. Ci sono eccellenze da onorare ma anche mancanze da riconoscere. C’è un luogo che in assoluto è il simbolo dell’errore. Il carcere.

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enitenziario, galera, casa di detenzione, gattabuia. Tanti modi per chiamare un’unica realtà. Qui, a Cagliari, si chiama solo Buoncammino.

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ppena entrati, nel cortile interno, un’enorme targa: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono

consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”. Articolo 27 della Costituzione.

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ella realtà molti istituti di pena sono luoghi di corruzione, degrado, ingiustizia e violenza. Le condizioni di vita a volte sono disumane e si resta ben lontani dallo scopo rieducativo che queste strutture dichiarano di avere.

riale sul viale alto della nostra città ci sono circa 500 internati, oltre 100 in più della capienza regolare (380). Si intuisce bene l’esistenza di un problema: il sovraffollamento. L’aumento dei detenuti ha provocato un esubero inarrestabile che non rende semplice l’organizzazione della vita all’interno della struttura.

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a a Buoncammino qualcosa si fa, ed è giusto parlarne insieme alle voci che denunciano quello che non va. Campi a non è di calcio e pallavolo, una sempre biblioteca ben fornita. C’è così. Il no- un coro permanente, corstro Buon- si periodici di informatica cammino lo e quelli in attivazione di d i m o s t r a . solfeggio, yoga, teatro e Parlare di giochi di ruolo. I detenuti eccellenza è possono spendere circa certamente 500 Euro al mese ed ai fafuori luogo, miliari è permesso introma lo stac- durre mensilmente 20 kg co da quella di merce. Chi vuole può realtà fatta possedere un notebook di soprusi senza connessione ad ine incuria è ternet. Inoltre un magaztanto, mal- zino gestito direttamente grado i noti dalla Caritas fornisce inp r o b l e m i dumenti gratuiti. che non si possono rganizzare qualsiasi ignorare. tipo di iniziativa vuol dire però fare i conti con e l l a una comunità fra le più c a s a eterogenee, con persone c i r c o n d a - spesso solo di passaggio, altre psicologicamente instabili o gravemente

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Buoncammino: campetti visti da un camminatoio (foto di Francesco Cocco • www.francescococco.com)

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malate, tutti individui che non possono garantire una frequenza costante a corsi e laboratori. Molti sono i tossicodipendenti il cui recupero è ostacolato dall’assenza di strutture specifiche. Il Centro Diagnostico Terapeutico è sovraffollato di pazienti con gravi patologie che richiedono cure farmacologiche e terapie specialistiche. La struttura non è spesso in grado di affrontare le emergenze che vengono sistematicamente rinviate ai servizi della ASL.

P

er quanto riguarda il lavoro, quando il detenuto non può essere inserito nei lavori domestici dell’Istituto, vista la carenza di posti, può richiedere il trasferimento in una Casa di Reclusione all’aperto (c.d. Colonia Agricola). Per essere idoneo a tale tipo di attività il detenuto deve avere una sana e robusta costituzione, non deve essere considerato pericoloso

e deve avere un residuo pena non superiore ai 4 anni. Questi vincoli escludono la maggior parte della popolazione carceraria dalla possibilità di essere impiegata.

È

quindi poco corretto ridurre la mancanza di iniziative alla sola volontà dei diretti amministratori delle strutture. L’attività lavorativa dipende strettamente dai fondi a disposizione che a causa della loro insufficienza la rendono una concessione limitata a pochi più che un diritto riconosciuto con lo scopo di agevolare il reinserimento sociale. Per questo nascono progetti come Gagli-Off. Il programma coinvolge gli autori di reati gravi: omicidio, rapina e violenza sessuale. Con incontri, colloqui e test sono state fornite le basi per un’assunzione di responsabilità. I selezionati potranno sperimentare il reinserimento nella società, superando la possibilità che

Buoncammino, cortile interno

commettano nuovi reati.

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asti, pulizia e attività sono a livelli accettabili. I parenti degli internati chiedono una migliore gestione degli spazi destinati alle visite e soprattutto una burocrazia meno farraginosa. È indispensabile incrementare il personale e procedere all’inserimento di figure specialistiche, ora assenti, che siano in grado di portare avanti terapie psicologiche e rieducative su

detenuti particolari, con storie individuali di privazione. Persone che in certi casi alla loro libertà preferiscono un letto e un pasto sicuro in carcere. Puntare il dito, e sparare parole di disappunto è quello che di solito riesce meglio. Mentre non ci si accorge che i problemi più grossi queste persone non li hanno dentro, ma fuori.  a.ghiani@cagliaripad.it

La casa circondariale di Buoncammino


TALENTI SENZA CONFINI

I sardi protagonisti della cultura nel mondo italiano. Nata a Selargius, ha inciso 11 album e altri 20 in qualità di interprete e autrice. Ha partecipato a prestigiose produzioni italiane e straniere e ricevuto ono tanti i numerosi riconoscimenti. I sardi che con suoi progetti musicali, paril loro talento tengono alta tendo dalla Sardegna, dove nel mondo la bandiera dei ancora oggi vive, sono quattro mori. Tutti, più o sbarcati in tantissimi Paesi meno conosciuti al grande tra i quali Francia, Germapubblico, danno lustro alla nia, Spagna ma anche Stati Sardegna esportando la Uniti, Tokyo, Singapore e loro arte. Molti, tra l’altro, Australia. nonostante il grande sucpettacolo. Anche cesso, continuano a manper quanto riguarda tenere uno stretto legame con l’Isola dove scelgono lo spettacolo non manspesso di continuare a vi- cano esempi di sardi che si sono fatti conoscere e vere. apprezzare fuori dai confini isolani. Tra questi c’è usica. Partendo dal- Geppi Cucciari, partita da la musica non si può Macomer, nel nuorese, alla non citare Elena Ledda, una volta di Milano, e diventata delle voci più importanti un’affermata comica, scritdel panorama tradizionale trice, attrice e conduttrice di Maria Grazia Pusceddu

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S

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televisiva. C’è poi Marco Bazzoni, in arte “Baz”, nato a Sassari, diventato un vero e proprio fenomeno mediatico oltre che uno dei volti più amati della trasmissione “Colorado cafè”. Baz riesce ad esprimere la sua comicità attraverso molteplici forme; è infatti monologhista, imitatore, caratterista, cantante e presentatore.

A

rte. In campo artistico emerge, invece, il nome di Maria Lai, considerata ancora oggi l’artista più significativa della Sardegna. Ha vissuto molti anni lontano dall’Isola per ricercare una sua identità artistica poi però ha fatto ritorno al suo paese natale. Oggi ha 92 anni e vive vicino a Ulassai, nell’Ogliastra. Molte sue creazioni si pos-

Elena Ledda

sono ammirare a Palazzo Grassi a Venezia, Villa Borghese a Roma, Palazzo Mirto a Palermo o Palazzo Pitti a Firenze. Non mancano anche giovani artisti che si stanno affermando nel panorama artistico nazionale. Uno di questi è sicuramente Nicola Caredda, un giovane di Quartu Sant’Elena, definito da Vittorio Sgarbi “l’esponente emblematico di un’arte nuova”. Caredda è un pittore della realtà anche se la realtà crede che non esista.

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lavio Soriga, il sardo che vive a Roma

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n campo letterario, c’è sicuramente l’imbarazzo della scelta. La rosa degli scrittori sardi che hanno fatto conoscere il loro talento al di là dei confini isolani, è infatti molto ricca. Tra questi spicca il nome di Flavio Soriga nato e cresciuto a Uta, in provincia di Cagliari. I suoi libri sono tradotti in tedesco, francese, croato e galiziano. Vincitore di numerosi riconoscimenti let-

Maria Lai


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Geppi Cucciari

terari tra i quali il premio Italo Calvino nel 2000, il premio Grazia Deledda nel 2003 e il Premio Mondello nel 2008, Soriga non dimentica mai le sue radici e la Sardegna rimane uno dei luoghi principali in cui vengono ambientate le sue storie. Come nel suo ultimo lavoro “Nuraghe beach – La Sardegna che non visiterete mai” dove l’Isola è la protagonista assoluta.

Marco Bazzoni, in arte Baz

L

’autore descrive in modo molto originale i lati più o meno positivi della Sardegna, raccontati attraverso un campionario di leggende isolane. Soriga oggi vive e lavora a Roma, eppure rimane legato a doppio filo alla Sardegna. “Sono un sardo che vive a Roma – racconta lo scrittore – anche se non mi viene in mente di comprare pane carasau nei supermercati o di portare mezzi

maialetti quando parto da Cagliari, sono sardo”. Farà anche a meno dei prodotti tipici quando è lontano dalla Sardegna, ma sicuramente Flavio Soriga nella sua Isola torna sempre volentieri. È infatti qui che organizza con alcuni amici il Settembre dei poeti

di Seneghe, a Oristano, il Piccolo Festival di Mezza Estate “Sulla terra leggeri” dell’Argentiera, a Sassari, ed è inoltre il fondatore, con lo scrittore nuorese Marcello Fois e la scrittrice di Cabras Michela Murgia del Festival Letterario della Sardegna di Gavoi.

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per sapere se nel suo futuro l’Isola sarà ancora la protagonista dei suoi libri, lo scrittore dice:“Non lo so. So che vorrei passare sempre più tempo a Cagliari, un po’ anche a Uta, ma nessuno può sapere da dove verranno le storie e dove ti porteranno, altrimenti non varrebbe la pena scrivere”. 

Flavio Soriga e la copertina del suo ultimo libro


IL CASTEDDAIO

Studenti In&Out Parte integrante della vita cagliaritana, lo studente universitario si guadagna in pieno un posto sul podio dei personaggi più popolari di Alessandra Ghiani ccompagnato da A mamma e papà, con l’auto che scoppia di bor-

se, pentole, detersivi e scorte di cibo per tutto l’anno. Questo è il primo giorno in città del biddaio che diventa studente fuori sede e casteddaio d’adozione. Attrezzato di tutto punto e pieno di buoni propositi si presenta alla porta del padrone di casa, un personaggio che allo stracciatissimo prezzo di 200 e più euro mensili gli mette a disposizione una casa anni 50, il più delle volte condivisa con altri 4

o 5 studenti, caratterizzata da un originale arredamento patchwork. Piccola parentesi sulle caratteristiche di questa abitazione ricca di particolari degni di nota. camera da letto è socostituita da Lunalitamente armadio Conforama

misure 1x1x1, scrivania/ cattedra marrone procurata da un amico bidello, comodino in rattan riciclato dalla casa al mare e dulcis in fundo il vecchio letto della zia defunta, rete metallica a maglie strette con materasso pieno di ernie e patacche

dai colori sospetti.

denti universitari è l’arrivo delle bollette. C’è chi vora cucina ha di solito rebbe dividere tutto alla lo stesso stile vinta- romana, di solito i più prege: il tavolo con un pezzo senti in casa, o chi armato di cartone ripiegato più di equazioni e calcolatrice volte sotto uno dei piedi vorrebbe contare le ore per non farlo traballare, di presenza con i relatifrigorifero con guarnizio- vi kw/h consumati: chi va ne (cons)unta, cucina a gas alla mensa e non utilizza con quindici fornelli dispo- gas, chi ha i capelli corti e nibili ma solo due funzio- non usa il phon, chi si lava di meno e chi si accende nanti. di nascosto la stufa elettriel bagno la vasca ha ca in camera, tutte queste spesso delle zone variabili vengono prese in in cui la ruggine ha pre- considerazione nella stima so il posto dello smalto , della quota. Il tutto spesso lo scaldabagno degli anni e volentieri si risolve con 70 é da duecento litri, il una lite dopo la quale uno mobiletto espositore del- o più inquilini decidono di la L’Oreal fa le veci di un abbandonare la casa. armadietto. oggetto più caratterizLe varianti sono tantissime zante dello studente ma la costante è una sola: fuori sede è il contenitore oltre l’affitto si paga con- da freezer nel quale è condominio, luce, gas, Tarsu e tenuta tutta la materia per a volte anche l’acqua. la sua sopravvivenza settimanale. Infatti la mamma, n virtù del fatto che la essendo consapevole dello casa é condivisa con studio matto e disperatispersone il più delle vol- simo del figlio, gli prepara te sconosciute, ognuno si ogni sorta di pietanza che organizza con le proprie poi lui dovrà solo scongecose, rigorosamente con- lare e riscaldare. tate e separate da quelle degli altri. Così in bagno ci annelloni ai mille saposaranno sei rotoli di carta ri preparati con carne igienica come in cucina sei di manzo macellato in casa, detersivi per i piatti. Ogni fettuccine verdi agli spinaci spazio comune verrà divi- caserecce preparate con il so al millimetro: il frigo e il grano macinato dalla sofreezer, gli scaffali in cucina rella della nonna della zia e e i ripiani del mobile della le uova fresche fresche di dispensa. giornata, polpette al sugo di pomodoro coltivato dal n momento che crea padre, arrosto di maialetto particolare scompiglio preso dal vicino: sono solo in un appartamento di stu- alcuni dei semplici e mo-

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U Attenzione a non esagerare con il trasloco


pag. 21 desti piatti che lo studente si gusta tra un libro e una lezione. cosa più dura per un è convinLcereauniversitario tutti che la facoltà

alla quale si è iscritto sia la più difficile in assoluto: è argomento piuttosto comune, tra colleghi, lo screditamento di tutte le altre facoltà. Quello che ci rimette di più, in tutto questo, è l’iscritto a Scienze

dell’Educazione, chiamata ingiustamente Scienze delle merendine da coloro che sono convinti che studiare in questa facoltà sia una passeggiata.

gli elettrici abbiano dei corsi tanto ridicoli in quanto a mole di studio e via dicendo all’infinito.

sistono anche delle faiutti quelli de interne agli stessi di- Tche non Epartimenti: per esempio gli sono stati ingegneri meccanici affermano di essere più toghi e preparati rispetto ai civili o agli edili, questi ultimi si domandano come mai

Tipico arredamento di una casa per studenti

all’Università credono che prendere quel sacrosanto pezzo di carta sia una passeggiata: si va a lezione, si studia a casa, si danno gli esami. Tutto qui. Quello che non si sa è che tutta la vita studentesca comprende anche un sacco di doveri ai quali non si può rinunciare, come le feste in mensa o i free drink nei pub. Tutte impellenze che non si possono trascurare e che richiedono sforzi disumani: si può solo immaginare quanto debba essere difficile conciliare nottate in after hours con

o esami rare.

lezioni all’alba da prepa-

hecché se ne dica solo chi ci è passato sa C quanto sia faticoso, estenuante e frustrante certe volte.

Peccato che, per citare un grande filosofo contemporaneo (Checco Zalone), “qui in Italia studiare non serve a un cazzo”. a.ghiani@cagliaripad.it


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COLPI DI PENNA

Ignioranza a bùmeran E

ra un periodo in cui per motivi di studio mi trovavo spesso a viaggiare verso la Capitale. Andavo e venivo verso quel master che appesantiva il mio bagaglio culturale e alleggeriva il portafogli, orgogliosa di essere una masterizzanda e convinta che chiunque mi vedesse potesse afferrare che ero una persona “studiata”.

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ratta Termini-Fiumicino, ho davanti due teenagers, lui e lei, fratello e sorella, carini, puliti, parlano di cose di famiglia e commentano la lettura del Glamour che hanno tra le mani. Mi pare assurdo, ma trovano pesante anche quella lettura. Tra i discorsi li trovo anche poco in confidenza con i congiuntivi.

Treno che prendi gente che trovi, l’ignoranza viaggia anche sulla strada ferrata.

re quella tavola fatta di mille abbreviazioni, di azoto e ossigeno, di stronzio e carbonio.

A

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ccanto a me invece una ragazza con cappellino militare e aspetto un po’ trasandato, libro sulle gambe e matita in mano: studia. Titolo del paragrafo: classificazione degli elementi. Roba di chimica che non ricordo più. Continuo a sbirciare, strizzando gli occhi per mettere a fuoco, nel tentativo di elevare la mia conoscenza: metalli, non metalli, semimetalli.

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- O mio Dio... che è la musa? Nooooo!!!! La moglie?? -

on uno sforzo immane provo a riproiettarmi nel periodo del liceo, quando ero una studentessa discreta che, però, da buona umanista non aveva un buon rapporto con le materie scientifiche. Studiavo tutto a memoria senza capire mezza virgola di quello che ripetevo.

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“Scarlett Johansson la nuova musa di Woody Allen”

on ne cavano un ragno dal buco con questo grande sconosciuto: l’italiano.

oveva essere l’anno della terza quello in cui avevo fatto una fatica disumana per ricorda-

rovo a rammentare, ma niente. Rileggo quelle righe, osservo lei che le legge con naturalezza e senza scleri, come se avesse sotto gli occhi un Topolino. Mi ci ributto dentro: isotopi, masse atomiche e legge di Avogadro. Mi pare di sentire ogni cosa per la prima volta. E mi prende lo sconforto.

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i fermo spaesata: tutto arabo per me.

Avevo riso tra me e me, e non poco, per quei due che non sapevano cosa fosse una musa. Volevo buttar giù due righe sull’ignoranza delle persone, invece mi ritrovo a constatare la mia.

U

na specie di boomerang: questa è l’ignoranza.

E alla fine, mi accorgo, non c’è niente di più ignorante che dare dell’ignorante a qualcuno.

“Quando la superbia galoppa, la vergogna siede in groppa” (Proverbio popolare)


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