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13 MARZO 2012 NUMERO 14

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Con Rosse

IN PRIMO PIANO

I grandi concerti abbandonano Cagliari: per quest’estate ancora nessun programma

L’intervista

Parla il regista Salvatore Mereu: “Sogno un’isola che faccia del cinema una grande industria”

REPORTAGE

Viaggio nel cimitero monumentale di Bonaria dove le statue si sgretolano


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EDITORIALE

INDICE

La forza delle idee di Guido Garau Non faremo dichiarazioni d’intenti (il giornale che avete in mano è la migliore dimostrazione di ciò che abbiamo in animo di fare), né particolari promesse – siamo sardi, e dunque riservati e schivi. Oggi, però, lasciateci far festa: CagliariPad è diventato adulto. Senza troppi proclami, alimentato da un lavoro quotidiano e costante, artigianale, silenzioso, mosso dalla cocciuta volontà dei nostri giornalisti (tutti molto giovani, audaci, preparati e bravissimi) il giornale nasce oggi per la seconda volta. Siamo partiti con un quindicinale di sedici pagine, distribuito in città e provincia in 10mila copie; nascevamo come costola di Vendesi, il giornale di annunci immobiliari. Formula ibrida inusuale che si è rivelata vincente, ‘ché ci ha permesso di avere una solida base di pubblico ed economica da cui partire. Dopo una fase sperimentale di sei mesi oggi siamo autonomi: ci stacchiamo da Vendesi con un prodotto che raddoppia le pagine, gli articoli, gli approfondimenti, le responsabilità e l’impegno. Vorremmo raccontare il territorio con uno sguardo diverso: andando al cuore di alcune tematiche, individuando temi chiave da sviscerare e analizzare a fondo, cercando di avere un unico interesse: quello del lettore. Nato per volontà di due giovani imprenditori che hanno come mission aziendale la qualità e l’innovazione, CagliariPad è un progetto editoriale importante che si affaccia sul panorama dell’informazione sarda. Ha la speranza di diventare il vostro giornale. In questo numero parliamo di cultura. In città e dintorni le cose non vanno affatto bene. La stagione concertistica è in alto mare. L’anfiteatro romano ha chiuso e nessun altro spazio è stato individuato per sostituirlo: la movida intellettuale si riversa un po’ spaesata per le strade della Marina. Il Poetto è out, il molo Ichnusa aspetta i turisti, il teatro langue, il Cimitero monumentale di Bonaria, ricco di opere d’arte, cade a pezzi, i musei nascono ma spesso restano vuoti. Per amare la cultura – diceva Pasolini - occorre una forte vitalità. Per realizzare prodotti culturali a volte servono molti soldi, altre volte basta un progetto serio.

Pag. 4: Le notti calde della Marina la città alla ricerca di un po’ di cultura di Carlo Poddighe

Il teatro di prosa langue manca una programmazione seria di Laura Puddu pag. 6 Corona Arrubia un museo che non riesce a fare rete di Claudia Sarritzu pag. 8 Il racconto la nuova rubrica che cerca anche voi di Alessio Cocco pag. 24 Il personaggio storia di Bob Marongiu di Alessandra Ghiani pag. 26 Ayò a Barumini con un omaggio al professor Lilliu di Alessandra Ghiani pag. 28


PRIMO PIANO I grandi concerti si spostano nell’hinterland massidda: no al molo. e zedda pensa al sant’elia L’estate è alle porte, ma a Cagliari non è previsto alcuno spettacolo per la prossima stagione. L’unico in programma è quello di JAx, che si terrà il prossimo 9 giugno alla fiera. Poi il buio

di Maria Grazia Pusceddu m.pusceddu@cagliaripad.it

S

embra difficile da credere eppure siamo già a marzo inoltrato e a Cagliari, città turistica per eccellenza, non è previsto ancora nessun concerto per la prossima estate. L’unico in programma è quello di JAx, che si terrà il prossimo 9 giugno alla fiera campionaria, per il resto il palinsesto estivo è ancora vuoto. Il problema sembrerebbe legato alla mancanza di uno spazio idoneo per ospitare i grandi spettacoli. Motivo per cui sia il comune di Quartu che quello di Quartucciu si sono proposti per ospitare i concerti nei loro spazi. Sia l’Arena beach del Margine rosso che lo stadio di Quartucciu potrebbero infatti essere utilizzati per accogliere i grandi eventi. Questo porterebbe ovviamente a spostare tutti i grandi concerti nell’hinterland cagliaritano. Ma di fronte a questa possibilità l’assessore alla Cultura del Comune di Cagliari, Enrica

Puggioni, frena: “I concerti rimarranno a Cagliari – ha dichiarato – almeno questo è quello che speriamo. Mi rendo conto che è marzo e non ci sono risposte definitive, stiamo però lavorando per dare soluzioni immediate”. L’assessorato ha

infatti invitato tutti gli operatori culturali e di spettacolo ad un incontro che si terrà nei prossimi giorni e solo allora si saprà qualcosa in più del luogo che potrà ospitare i concerti a Cagliari per la prossima estate. “C’è una concreta possibilità che stiamo studiando a fondo di cui purtroppo non posso ancora parlare – ha aggiunto l’assessore Puggioni - preferisco non anticipare nulla. Stiamo valutando diverse ipotesi e

studiando le decisioni migliori per la prossima stagione concertistica”. Le proposte avanzate da Quartu e Quartucciu. La prima candidatura per ospitare i concerti della prossima estate è arrivata poco

più di un mese fa dal comune di Quartucciu. Carlo Murru, ormai ex sindaco, si è detto infatti pronto ad accogliere i grandi spettacoli estivi nello stadio di via delle Serre, di fronte all’ipermercato Carrefour. Un impianto sportivo che dovrebbe arrivare a contenere 18 mila spettatori. I lavori dovrebbero iniziare subito e terminare a maggio. “Molti organizzatori si sono già fatti sentire – ha

dichiarato solo qualche giorno fa Carlo Murru – anche a causa del fatto che Cagliari non ha al momento spazi adatti ad ospitare i grandi concerti. Ci sono quindi i presupposti per cui gli spettacoli si spostino nell’hinterland cagliaritano. Noi come comune dell’area vasta sosteniamo questa idea. Concentrare tutto nel centro di Cagliari crea spesso molte difficoltà, per questo molte strutture stanno già sorgendo nei comuni limitrofi”. Così parlava il sindaco Murru solo qualche giorno fa, naturalmente oggi con lo scioglimento del Comune dovuto alle dimissioni di 11 consiglieri non sappiamo quale futuro avrà questo progetto. Rimane, invece, ancora in piedi la possibilità di ospitare i grandi spettacoli estivi nell’Arena beach del Margine Rosso. Dopo il successo dell’anno scorso di Mondo Ichnusa è ormai quasi ufficiale che anche quest’anno l’Arena di Quartu ospiterà la festa della birra sarda che tra l’altro festeggia il suo centenario. “Quest’anno si prevede un cast ancora più esplosivo – ha dichiarato Antonello Picci, capo dell’ufficio di Gabinetto del comune di Quartu – e noi daremo alla Heineken, proprietaria della Ichnusa, un grosso supporto tecnico-logistico. Sembrano quindi superati tutti i problemi che l’anno


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scorso avevano portato la polizia municipale a mettere i sigilli sullo spazio ricavato nella spiaggia di Quartu a causa della mancanza di alcune autorizzazioni.” Rispetto ai problemi che si erano verificati l’anno scorso – ha aggiunto Antonello Picci - sono state fatte le perizie da esperti, è vero che c’è una compressione della sabbia e dei cespugli ma i danni non sono permanenti. L’anno scorso la soprintendenza ai Beni culturali ha avuto da ridire ma per quest’anno si sono mostrati molto disponibili. Il palco sarà posizionato in modo da non creare nessun danno”. Il Comune di Quartu si dichiara perciò disponibile non solo ad ospitare il Mondo Ichnusa ma ad accogliere anche altri spettacoli estivi, sempre che il comune di Cagliari non abbia in serbo un luogo segreto che potrebbe finalmente diventare una struttura stabile per grandi concerti che ancora manca in una grande città come Cagliari. Potrebbe essere il parcheggio “cuore” di Sant’Elia ad ospitare i grandi concerti? Forse. Il Comune di Cagliari ha chiesto la disponibilità al presidente dell’Authority portuale Piergiorgio Massidda di poter utilizzare, probabilmente per allestire i grandi concerti della prossima estate, il parcheggio “cuore” che si trova vicino

allo stadio Sant’Elia, gestito in parte dall’Authority e in parte dal comune. “Ho sentito dal sindaco Zedda – ha dichiarato Piergiorgio Massidda – che il parcheggio “cuore” potrebbe essere il nuovo spazio da destinare ai grandi concerti. È assurdo infatti che Cagliari quest’anno non abbia ancora un programma di spettacoli”. Per quanto riguarda, invece, il molo Ichnusa è da escludere che possa diventare uno spazio per ospitare grandi eventi come è accaduto fino a qualche anno fa. “Il molo – ha aggiunto il presidente dell’Authority – non è adatto per accogliere grandi concerti anche perché non può sostenere grosse quantità di persone”. Piergiorgio Massidda è disposto a dare piena disponibilità al comune di Cagliari per l’utilizzo dello spazio “cuore” ma non per il molo Ichnusa visto che vuole farlo diventare un punto di approdo per gli yachts con tanto di piazza verde, bar e ristoranti sul modello di Porto Cervo. Per il presidente dell’Authority infatti i concerti possono essere fatti in grandi spazi come il campo di Quartucciu ma non in zone che potrebbero essere utilizzate tutto l’anno per dare ricchezza alla città e lavoro ai giovani. “Nella zona del porto – ha aggiunto infatti il presidente Massidda – si possono fare piccoli spettacoli ma non ospitare oc-

casionalmente un grande concerto”. Pertanto secondo quanto progettato dal presidente dell’Authority, il molo Rinascita ospiterà le grandi navi da crociera e nascerà a Cagliari l’Home-port che permetterà di imbarcarsi da Cagliari per partire in uno dei tour del Mediterraneo, quale occasione migliore per far trovare ai turisti uno spazio accogliente con bar, ristoranti e locali. Il molo Ichnusa diventerà invece una grande piazza sul mare che acco-

glierà gli yachts e le piccole navi da crociera. “È assurdo – ha concluso Piergiorgio Massidda – che a Cagliari non ci sia una struttura stabile per i grandi concerti. Secondo me è stato un errore anche chiudere l’Anfiteatro romano, bastava metterlo in sicurezza. L’Autorità portuale è disponibile a dare un aiuto alla città però bloccare certi spazi per fare eventi sporadici non è funzionale”.


L’INCHIESTA

Le notti calde della marina Nella città rimasta senza spazi per la musica i ragazzi della movida si impossessano del quartiere più chic della città. Ma scoppia la battaglia tra gestori di locali e residenti di Carlo Poddighe c.poddighe@cagliaripad.it

Quest’estate a mancare in città non saranno solo le strutture adatte ad ospitare i grandi eventi di musica del vivo. Per la prima volta da decenni, mancheranno anche gli spazi per i piccoli concerti delle band cittadine. Tutti quegli spettacoli che sino all’anno scorso venivano organizzati ogni sera dai diversi chioschetti del Poetto difficilmente saranno riproposti quest’anno. I chioschi non ci sono più. Le nuove strutture rimovibili, previste dal Piano di utilizzo del litorale (Pul) del Comune, sono ancora lontane dal vedere la luce. Quando anche saranno costruite e pienamente operative, difficilmente potranno occupare ulteriori spazi, più di quelli previsti sempre dal rigido Pul, da destinare alle strumentazioni per la musica dal vivo o agli spettatori del concerto.

Per fortuna rimane la Marina, o purtroppo. Questione di punti divista. La Marina è in assoluto il quartiere principe della movida notturna cittadina soprattutto nella bella stagione. Grazie anche alla pedonalizzazione di gran parte delle vie, richiama ogni sera tanti cagliaritani e turisti per le strette stradine che scendono verso via Roma. Nelle sue picco-

le piazze, negli anni, i locali che apparecchiano all’aperto i loro tavoli hanno proposto piccoli concerti ai propri clienti e ai frequentatori del quartiere. Anche la nuova amministrazione comunale vede il rione storico come un grande palcoscenico all’aperto. Basti pensare che la Marina è stato eletto come centro del capodanno diffuso organizzato dalla

Giunta Zedda che ha organizzato tanti piccoli momenti musicali nelle sue diverse piazze. Ma non tutti sono favorevoli a questa visione delle notti estive in centro città. Proprio l’estate scorsa è esplosa la guerra fra chi anima le sere del quartiere, gestori di locali e visitatori, da una parte, e residenti, dall’altra, osses-


pag. 5 sionati dal chiasso che si protrae sino a tarda notte, facendo perdere a molti sonno e ragione. Una guerriglia fatta di minacce reciproche, secchiate d’acqua dalle finestre, scampanellate notturne, sino ad episodi clamorosi come quando un abitante del rione, esasperato dal rumoroso concerto sotto casa, era uscito nudo in balcone, iniziando a lanciare bottiglie di plastica contro gli spettatori.

all’iniziativa dei singoli impresari, senza esporsi così in prima persona. Meno concerti e, quei po-

non ha alcuna intenzione di rinunciare ad uno spazio vasto come la Marina per proporre musica dal

ne come referente unico della Giunta nei rapporti tra gestori dei locali e residenti ed è stata subito

chi, organizzati da chi fa musica per mestiere e con il patrocinio del Comune, insomma.

vivo e rassegne culturali spesso molto seguite come il “Marina cafè noir”. L’ho ha ribadito a più riprese in diversi, anche accessi, incontri con i comitati dei residenti. L’assessore alle Attività produttive, Barbara Argiolas, aveva preso in carico la questio-

chiara. «Vi prometto in futuro maggiori regole per quanto riguarda gli orari di chiusura dei locali, meno rumore e più controlli», ha detto ai comitati dei residenti, «ma non chiedetemi di annullare le manifestazioni nel quartiere, perché vi dico subito di no».

Progetto grafico e impaginazione Cesare Giombetti

Editore GCS Green Comm Services S.r.l.

Hanno collaborato: Alessandra Ghiani Lexa Carlo Poddighe Laura Puddu Maria Grazia Pusceddu Claudia Sarritzu Michela Seu

Direttore responsabile Guido Garau

Fotografie Alessandra Ghiani

Sede legale Via Giotto, 5 • 09121 • Cagliari

Redazione Largo Carlo Felice, 18 09124 Cagliari www.cagliaripad.it redazione@cagliaripad.it Tel. 070.3321559 • 366.4376649 Autorizzazione Tribunale di Cagliari 15/11 del 6 settembre 2011

Alla Marina si sono costituiti addirittura due comitati di quartiere contro gli eccessi della movida: “Nessun dorma” e “Rumore, no grazie”. Già dai nomi si capisce che promettono guerra a Comune e gestori di locali se, anche nella prossima stagione, le notti del quartiere saranno delle serate di musica e divertimento che non terranno in debito conto le esigenze dei residenti. «Quello che chiediamo e che venga finalmente attuato il Piano acustico comunale», spiegano dal comitato “Nessun dorma”. «Vogliamo che la Marina, che adesso dal Piano risulta essere catalogata Classe III, venga dichiarata Classe II: area destinata ad uso prevalentemente residenziale, con maggiori limiti alla produzione del rumore». Gli stessi gestori dei locali sono rimasti provati dai forti contrasti con i residenti avvenuti lo scorso anno e pensano di ridimensionare rispetto al passato le proposte di musica dal vivo nel quartiere. L’intenzione è di organizzare pochi appuntamenti e non più quotidiani, lasciando spazio, invece,

CAGLIARIpad.it ANNO II • Numero 14 13 marzo 2012

Il Comune, appunto, che intenzioni ha? È stato colto alla sprovvista a suo tempo dalla forte protesta di parte dei residenti, ma

Vignette Bob Marongiu Stampa Grafiche Ghiani • Monastir


Fare teatro, non è un affare Il teatro di prosa a Cagliari e nell’hinterland langue. Il Comune taglia i fondi, la Regione prova a rilanciare ma a prescindere dalle somme erogate bisogna capire se esistono progetti concreti per un vero rilancio

di Laura Puddu l.puddu@cagliaripad.it Fare teatro non è solo un lavoro, ma una scelta di vita. Cagliari, sotto questo aspetto, non ha niente da invidiare a nessuno ed è una città vivissima. Sul suo territorio, infatti, sono presenti moltissime compagnie che hanno arricchito durante quasi quaranta anni il suo panorama culturale. Purtroppo però i tagli dovuti alla grande crisi del nostro Paese hanno colpito proprio, e soprattutto, il settore teatrale. La situazione economica del teatro di prosa a Cagliari. Sono tantissime le compagnie del teatro di prosa che si trovano ad affrontare un periodo di magra e devono reinventarsi. “Per la stagione 2011 – ha dichiarato Valeria Ciabattoni, direttrice del Ce.D.A.C., Centro Diffusione Attività Culturali - sono stati stanziati per noi trentacinquemila euro da parte del Comune di Cagliari, mentre il valore della nostra attività è di circa cinquecentomila euro”. La diminuzione, rispetto alla sovvenzione abituale, è stata di circa il cinquantacinque per cento. Un dramma, per rimanere in tema teatrale. “Per fortuna – ha continuato la Ciabattoni – abbiamo anche i finanziamenti della Regione e del Ministero, ma negli ultimi dieci anni quest’ultimo ha ridotto nettamente i sussidi”. La soluzione? Attualmente solo una: quando si viene a conoscenza delle somme a disposizione, si stila un preventivo per distribuirle in maniera proporzionale a tutte le compagnie, in modo da gestire al meglio le poche

risorse disponibili. Con ovvie ricadute sulla qualità delle rappresentazioni. I tagli maggiori al circuito teatrale cagliaritano derivano dunque dalla finanziaria nazionale (mentre negli ultimi

anni la Regione non ha effettuato riduzioni) e, nonostante il bilancio comunale non sia ancora stato approvato e quindi non si hanno dati certi, è molto probabile che vi saranno ulteriori decurtazioni.

“Per la prossima stagione – ha detto Antioco Usala, dello staff organizzativo di Cada Die Teatro – non sappiamo ancora nulla. Siamo però consapevoli del fatto che non sarà un anno semplice, perché nelle ultime stagioni la diminuzione dei fondi da parte del comune è sempre stata consistente ed è andata ad aumentare di anno in anno”. Un progetto per il circuito teatrale. A prescindere da quali siano le somme erogate in base alle disponibilità economiche della pubblica amministrazione, ci chiediamo se esista una programmazione in merito al settore culturale, con degli obiettivi solidi e ben precisi. La Regione finanzia il campo dello spettacolo, compreso quello del teatro, attraverso una legge che distribuisce i contributi in base a dei criteri oggettivi. Lo scorso anno sono stati erogati circa undici milioni di euro al settore dello spettacolo dal vivo in generale (cioè sono ricomprese anche la musica e la danza). Occorre invece capire se la nuova amministrazione comunale abbia dei progetti concreti in merito, o intenda proseguire con la vecchia linea, cioè concedere sovvenzioni senza una programmazione precisa. “La Commissione cultura – ha dichiarato Enrica Puggioni, assessore alla cultura del Comune di Cagliari – è in procinto di approvare una bozza che detterà le linee guida per ottenere i contributi”. Per aggiudicarseli, saranno indetti dei bandi e sarà data preferenza alle proposte in grado di creare sinergie:


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da tre soldi

un esempio è la mostra “Le stive e gli abissi” al Ghetto che, per l’occasione, ha visto per la prima volta partecipe il Comune di Cagliari assieme alla Soprintendenza per i Beni archeologici. I criteri per accedere ai finanziamenti saranno ispirati a quelli europei, cioè si punterà sull’originalità e sull’innovazione. Molto importante sarà la gestione degli spazi pubblici, che non dovranno più essere assegnati a un’u-

nica associazione, ma l’idea è individuare e delineare dei progetti che, solo in seguito, verranno inseriti negli spazi più idonei. Non gestiti da un solo soggetto, ma coinvolgendo più compagnie. Le rappresentazioni teatrali, ad esempio, potrebbero essere accolte anche all’ ExMà che oggi, invece, è sede solamente di mostre. Un altro importante parametro per la scelta dell’assegnazione, sarà il rispetto del

Il Karalis Ballet Tango

concetto di residenza artistica: gli spettacoli dovranno essere realizzati sul nostro territorio, che diventerà così un laboratorio di scambio e di sperimentazione. Alla ricerca della soluzione migliore, il nove marzo si è svolto un incontro tra l’assessore e gli addetti ai lavori, che ha terminato le audizioni della Commissione cultura. “Se non altro – ha concluso

Il Cedac alza la voce. Parla Valeria Ciabattoni: “Per noi solo 35mila euro ma ne valiamo 500mila” Valeria Ciabattoni, direttrice del Ce.D.A.C., Centro Diffusione Attività Culturali , parla della decurtazione, rispetto alla sovvenzione abituale, di circa il cinquantacinque per cento. Un dramma, per rimanere in tema teatrale. I tagli maggiori al circuito teatrale cagliaritano derivano dunque dalla finanziaria nazionale (mentre negli ultimi anni la Regione non ha effettuato riduzioni) e, nonostante il bilancio comunale non sia ancora stato approvato e quindi non si hanno dati certi, è molto probabile che vi saranno ulteriori decurtazioni.

Antioco Usala - la nuova amministrazione cerca un confronto per discutere dei problemi delle compagnie e delle imprese che gravitano attorno al mondo teatrale”. Attendiamo ancora per scoprire se finalmente si otterrà una programmazione chiara e precisa, volta a evitare sprechi e cattive gestioni.


L’INCHIESTA

Corona arrubia, divisi non si può crescere “il museo si rilancia se dialoga il territorio” Parlano Daniela Figus, neo presidente del cda del ConsorzioTuristico, e Marta Zedda, manager del settore “È urgente l’esigenza di fare rete e di riorganizzare l’intero sistema di offerta culturale della regione” di Claudia Sarritzu c.sarritzu@cagliaripad.it

Chi non ha mai trascorso un’intera giornata nei pressi del museo di Sa Corona Arrubia a Villanovaforru o non ha firmato un’autorizzazione per una gita scolastica del proprio figlio che si sarebbe svolta proprio in questa località? Da anni il museo della Marmilla attrae, soprattutto in primavera, tantissimi turisti, scolaresche e famiglie sarde con le sue mostre stagionali e grazie anche alla presenza di un impianto di funivia che permette di godere del panorama circostante. La storia del museo, nonostante il suo successo attrattivo, è quella di tanti centri culturali che faticano a mantenersi in autonomia con i soli introiti della biglietteria. È solo di un anno fa l’ennesimo salvagente di un milione di euro da parte della Regione Sardegna

per poter saldare tutti debiti contratti per fronteggiare le spese di mantenimento. “Sa Corona Arrubia ha notoriamente avuto enormi difficoltà finanziarie per mala gestione. Ora sta tentando di risollevarsi e sono fiduciosa nel fatto che dagli errori si possa imparare e possa diventare realmente un motore di sviluppo locale, che in fondo è la missione per cui è nato il Consorzio. Nel territorio della Marmilla, il mio di origine, si segnala anche la Fondazione Barumini Sistema Cultura, raro esempio di gestione economicamente sostenibile e al centro di una realtà molto dinamica, ricordo che è la sede dell’unico sito Unesco sardo, che se pienamente sfruttata può fungere da traino per lo sviluppo di un vasto territorio, in collaborazione stabile con diversi enti, associazioni ed operatori locali.” A dirlo è Marta Zedda laureanda in Management dei Beni Culturali presso l’Università di Macerata ed ex tirocinante, ai tempi della triennale, presso il Museo Naturalistico del Territorio “Sa Corona Arrubia”. Proprio quella esperienza,


pag. 9 racconta la studentessa, l’ha introdotta al tema dei “sistema museali” “Sa Corona Arrubia a quei tempi era il cardine del “Muster”, sistema museale del territorio comprendente i musei del consorzio” e più in generale della gestione del patrimonio culturale. Secondo la dottoressa Zedda per “far funzionare” i musei e gli altri istituti e luoghi di cultura, occorre votarsi ad una gestione improntata all’efficacia, all’efficienza, all’economicità e alla qualità. Un istituto culturale infatti, benché tanti storici dell’arte possano storcere il naso, è perfettamente assimilabile a una impresa: ha una mission (tutela e valorizzazione), degli input (risorse materiali ed immateriali) un processo produttivo che realizza l’output (il servizio) e, cosa molto importante, un mercato cui si rivolge (la collettività). Ma trattandosi di organizzazioni no profit destinate al servizio pub-

blico, si tratta di gestire un deficit strutturale, infatti gli introiti provenienti da biglietti e servizi derivati non copriranno mai i costi. “E per questo è assolutamente necessario attenersi a quei principi economici in particolar modo sfruttando le organizzazioni a rete, che ben si adattano al contesto italiano.” “Le reti museali sono l’unica possibilità di sopravvivenza per la cultura locale; perché hanno in se una giustificazione d’esistere. Le migliaia di musei locali, infatti, conservano una cultura che ha prodotto quegli oggetti e monumenti artificiali e naturali che sono incardinati capillarmente e in maniera contigua in tutto il territorio circostante. E soprattutto le reti permettono attraverso la condivisione di risorse materiali e immateriali una sinergia che ha come effetto una distribuzione di profitti e costi più sostenibili. Abbiamo chiesto a Daniela Figus,

neo presidente del C.d.A. F.F. del ConsorzioTuristico Sa Corona Arrubia in che modo gestirà nei prossimi mesi il museo e se i soldi pervenuti nel 2011 dalla Regione sono serviti a pagare tutti i debiti “Il consorzio è in attivo, il deficit apparteneva alla SPA che gestiva il museo fino al 2010. Il milione di euro verrà usato per creare un ente unico locale che trasformi il consorzio in un’agenzia di sviluppo che sarà braccio operativo dei comuni della Marmilla che attraverso una politica comune con stessi obiettivi di rilancio della economia di zona salverà anche tutte quelle strutture culturali come Sa Corona Arrubia che da sole non possono fronteggiare le spese.” Anche il Presidente del consorzio afferma come la dottoressa Zedda l’urgente esigenza di fare rete e di riorganizzare l’intero sistema di offerta culturale della regione non solo in scale locale facendo

riferimento alla Marmilla ma a tutta la Sardegna. L’idea immediata è quella di stampare biglietti unici nei territori che permettano a un visitatore di sapere che nelle vicinanze ci sono altri siti interessanti con sconti per il turista e la possibilità effettiva per località meno conosciute di essere battute da più persone possibili. In parole povere la Sardegna e le sue piccole comunità devono obbligatoriamente imparare a collaborare assieme per rilanciare un’economia locale che soffre non solo dell’isolamento dalle coste italiane ma anche di un isolamento interno, fra paesi distanti pochi chilometri. Nella cultura come nell’agricoltura e nel mondo del lavoro l’antica propensione fra comuni a farsi concorrenza sleale deve essere cancellata, è il momento della sinergia e non della gelosia .

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L’INCHIESTA

là dove c’era l’erba ora c’è un museo opera faraonica ma sconosciuta al pubblico Si chiama Arca del tempo ed è una moderna struttura parzialmente incastonata ai piedi di Cuccuru Nuraxi, all’ingresso di Settimo San Pietro. Fino a oggi è rimasta nell’ombra ma punta sulla metropolitana per rinascere di Michela Seu m.seu@cagliaripad.it Laddove c’era l’erba ora c’è un museo multimediale: è l’Arca del tempo, una moderna struttura parzialmente incastonata ai piedi di Cuccuru Nuraxi, verdeggiante collina all’ingresso di Settimo San Pietro. Non è sorta oggi - fu inaugurata il 23 giugno 2007 – ma è da questo momento che, dopo un infelice susseguirsi di fallimenti o pseudo-tali, l’Arca tenta la rinascita. A partire dall’Università. Per capirne il percorso occorre tornare indietro fino alla progettazione, nel 2006, di quello che sarebbe dovuto diventare un “centro di sperimentazione didattica e divulgativa”. Da un lato l’attenzione per l’archeologia - espressa con la costruzione di un cantiere in parte “a cielo aperto” e in parte nel sottopiano - dall’altro l’aspetto divulgativo delle testimonianze storiche presenti a Cuccu-

ru Nuraxi, raccontate anche attraverso uno schermo lungo 14 metri (unico in Sardegna) in grado di mostrare Settimo e Caglia-

ri nelle varie epoche: tutto ciò avrebbe dovuto contribuire a fare dell’Arca del tempo il fiore all’occhiello

del sistema museale cagliaritano. Fin dal primo periodo poté contare sulla gestione mista: Comune di Settimo e Consorzio

Camù di Cagliari insieme per valorizzare il polo e attrarre turisti e visitatori di ogni età. Come? Intan-

to con l’attrattiva “naturale” che l’Arca del tempo possiede: un parco archeologico delimitato a valle dal museo e in cima da un tempio a pozzo. Poi con l’esposizione dei reperti, il pannello multimediale e una mostra fotografica sul paese nell’antichità. E con eventi estemporanei che si sono susseguiti negli oltre quattro anni di attività: rassegne cinematografiche, mostre d’arte e concerti musicali, per citarne alcuni. Eppure, salvo il boom di visitatori del primo periodo, incuriositi dalla struttura e dall’enorme pannello con cui poter “viaggiare nel tempo”, l’Arca non è riuscita sganciare gli ormeggi. Come mai? “Le ragioni sono almeno tre”, riconosce il sindaco. La prima è abbastanza intuibile e diffusa: la crisi economica che, specie nel settore della cultura, ha visto nel giro di pochi anni i finanziamenti ridursi al minimo. “Va da sé che senza soldi non possiamo


pag. 11 investire, programmare, creare”. Corresponsabile di un deludente bilancio anche Camù: a loro la colpa di non essere stati in grado di intercettare il turismo scolastico. “Sebbene le scolaresche continuino a prenotare visite guidate, grazie anche ad alcuni laboratori didattici organizzati appositamente per loro – prosegue Palmas – bisogna riconoscere una certa leggerezza nell’affrontare il discorso ‘scuola’”. Infine, inevita-

euro nell’acquisto di un globo terracqueo” ricorda il primo cittadino.

bilmente, è venuto meno l’aspetto “novità”: il viaggio nel tempo ha cessato d’essere un’attrattiva sensazionale e sbalorditiva, lasciando spazio a quel “già visto” che ha scoraggiato i visitatori a tornare. Altra tirata d’orecchie a Camù, sebbene bonaria: “Tempo fa proposi al Consorzio di investire 18 mila

riprende Palmas. “L’Università aveva deciso, insieme a Comune e Camù, di utilizzare l’Arca come sede dei corsi formativi per guide turistiche, ma la prematura scomparsa del docente Roberto Coroneo ha inevitabilmente bloccato il progetto”. Che ne sarà dell’Arca, visto che il Comune per il

“Lo avevo visto in un museo dove adulti e bambini facevano la fila pur di giocare ad andare, per esempio, in Francia nell’età del ferro. Credo sia necessario, ai fini turistici, farci contaminare anche da ciò che non è scientificamente ‘puro’. La mia richiesta ebbe esito negativo”. “A dire il vero, di motivi ce ne sarebbe anche un altro”,

2012 non è stato in grado, col Patto di stabilità, di destinarle i consueti 90 mila euro (a tanto ammonterebbero le spese per tenere aperto il museo cinque giorni su sette)? “La convenzione con l’Università, sempre mantenuta grazie agli scavi di archeologia presenti all’Arca – è sempre Palmas a spiegare – ci ha salvati”. Accade così che, per scongiurare la fine del museo, l’apertura venga garantita per due giorni col funzionamento

con un finanziamento di 100 mila euro il progetto prevede la realizzazione di percorsi tridimensionali nel centro storico del paese, ma anche di Cagliari e di Sinnai.

del cantiere e per tre degli spazi espositivi: per riuscire a fornire il servizio ai visitatori e non licenziare i tre archeologi della struttura.

se, c’è anche un finanziamento di 40 mila euro proveniente dall’Unione dei Comuni per promuovere l’enogastronomia locale. “Casa Dessì, il Mulino e le cantine di Ferruccio Deiana potrebbero promuovere il museo e viceversa. Ancora una volta contaminazione, perché no?”.

Ancora una volta il parco archeologico punta, per la sua rinascita, sull’alta tecnologia. Lo fa affidandosi al 3D della società Sintec:

Non è tutto. Il museo potrà vantare, fra pochi mesi, la presenza della metropolitana leggera a due passi da Cuccuru Nuraxi, indispensabile per avvicinare i refrattari all’asse mediano o alla 554. Se tutto questo non bastas-


xorovo, c’è un nuovo modo di scoprire l’arte: cagliari cult, i monumenti a portata di touch Nasce con un finanziamento di Sardegna Ricerche l’applicazione per I-Phone e I-Pad gratuita che consente a chi la scarica di ottenere informazioni su siti storici o di interesse culturale di Michela Seu m.seu@cagliaripad.it

Mobilizzare la cultura con pochi soldi e tante idee giovani e concrete: a Cagliari si può. Ci hanno pensato lo scorso anno i ragazzi di Xorovo, spin-off dell’Università di Cagliari con un progetto finanziato da Sardegna Ricerche: Cagliari Cult, un’applicazione per I-Phone e I-Pad gratuita e utilizzabile anche off-line. Una volta scaricata sul proprio smartphone, consente di conoscere qualsiasi monumento o sito di interesse culturale attorno a sé, comprensivo di scheda descrittiva ed eventuali programmazioni, che, qualora interessassero, andrebbero direttamente nell’agenda del telefono. Con un solo touch. Presentata a fine ottobre scorso, l’applicazione di Xorovo – in collaborazione, per quest’anno, col Consorzio Camù per la parte redazionale - ha riscosso subito grande successo di pubblico e di critica in quanto efficiente dal punto di vista dei contenuti e innovativa per quanto riguarda la sperimentazione tecnologica. “Abbiamo ideato Cagliari Cult come un contenitore di schede con descrizioni, immagini e informazioni, più la georeferenziazione - spiega Salvatore Carta, il boss di Xorovo – ossia tutta una serie di coordinate che, captate da bussola o gps (ecco perché la connessione non è indispensabile), ti indicano dove ti trovi, cos’hai intorno a te e a quale distanza”. Un lavoro durato non più

di sei mesi – ma è evidente il proseguimento del work in progress considerata la natura tecnologica del prodotto – e costato alle casse di Sardegna Ricerche appena 18 mila euro: questo, in sostanza, è Cagliari Cult. Ma cos’è, precisamente, Xorovo? È innanzitutto un’azienda, nel Parco Tecnologico della Sardegna a Pula, fondata nel 2008 da Carta, ingegnere elettronico del ’71,

originario di Bultei, docente di sistemi operativi e ricercatore universitario al dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università di Cagliari. “Ma è soprattutto una fucina di talenti – gli preme precisare – fra i migliori che la Facoltà abbia posseduto negli ultimi anni”. Carta li ha studiati uno ad uno durante il percorso accademico, in quanto suoi allievi, fino a quando, a suon di gavetta fatta di stage e contrattini, non li ha assunti. Oggi Xorovo conta in tutto

quindici “cervelli”, con un’età media che non supera i 26 anni. Nerd con la fissa per l’informatica? Niente affatto, stando alle parole dell’imprenditore. “Io sono prima di tutto un ingegnere, e in quanto tale provengo dal mondo del pragmatismo: perché una cosa esista, deve funzionare, e nella maniera più semplice possibile”. Da qui la scelta di costruire un’app

esteticamente accattivante ma di semplice utilizzo: “Design e praticità sono state le nostre parole chiave per tutti i mesi di lavoro”. Almeno due, tuttavia, i punti di debolezza dell’avveniristico progetto: l’inesistenza della app per gli smartphone Android, e la presenza della sola lingua italiana nelle schede dei testi: “Sull’ipotesi Android ci stiamo lavorando, ritengo che offrire un prodotto che vada bene per tutti sia il ‘minimo sindacale’ – si difende il ricercato-

re – mentre sui contenuti dei testi non abbiamo voce in capitolo: la app è predisposta per contenere le lingue straniere”. Oltre a Cagliari Cult c’è – o meglio sarebbe dire “sta per esserci” (non è ancora scaricabile) – un’altro, ben più ampio progetto rivolto al sistema museale: si tratta di Mobile Museum, una piattaforma per lo sviluppo di applicazioni dedicate ai musei. “Dà la possibilità di sostituire le audioguide – illustra Carta – in quanto i contenuti delle schede riguarderanno le opere presenti nell’esposizione, con tanto di mappe interne ed esterne ai musei, aggiornamenti su eventi e iniziative collaterali ecc.”. Informatici appassionati d’arte? No, di informatica. “Abbiamo semplicemente individuato uno dei settori ancora scoperti da questo tipo di applicazioni ma che, prevediamo, esploderà nel giro di due anni”. Così sono andati in giro per musei di tutto il mondo a studiare la concorrenza, importare il meglio e metterci del proprio: un valore aggiunto che neanche alla Galleria nazionale d’Arte di Cagliari è passato inosservato. Concettualmente poco distante dai musei c’è il Mobile Hotel, altra proposta innovativa molto apprezzata recentemente anche alla Bit di Milano. Dalla quale Carta è dovuto andare via per raggiungere il Giappone, dove probabilmente sorgerà una sede Xorovo. Vanno lontano gli informatici dell’Università di Cagliari: agli antipodi nello spazio e pure nel tempo. Perché ciò che a noi sembra domani, per loro non è altro che ieri.


L’INCHIESTA

quartucciu, tra i due musei uno forse è di troppo ma l’amministrazione difende la scelta di pill’e matta Uno è stato inaugurato nel 2010, l’altro è in costruzione. Ma cosa se ne fa la cittadina di due strutture simili? Risponde l’ex sindaco Pierpaolo Fois: “La nuova realtà sarà un parco della memoria, dunque nessun doppione” di Claudia Sarritzu c.sarritzu@cagliaripad.it Uno è stato inaugurato nel 2010, l’altro è in costruzione. Ma cosa se ne fa Quartucciu di due musei? I reperti in questione, quelli che dovrebbero essere custoditi dal primo come dal secondo museo, sono stati ritrovati nel sito della necropoli punico- romana di Pill’e Matta. L’inaugurazione di un vasto spazio che attraverso pedane e vetrate guida il visitatore fra gli scavi, risale al 20 marzo del 2010. Un’importante opera fortemente voluta dall’amministrazione locale, che sedeva in Comune la legislatura scorsa, e dalla Provincia di Cagliari, sia per custodire i preziosissimi beni ritrovati: ben quattromila reperti fra monili, effetti personali dei defunti, lucerne, anfore, bicchieri, piatti, tutti intatti - e per fortuna, non depredati dai tombaroli- ma anche per dare identità e dignità alla storia di una comunità troppo vicina a Cagliari che soffre come tutta l’area vasta di poca autonomia dal punto di vista economico sociale ma anche storico culturale. Fin qui non si può essere critici nella scelta di aprire un museo, peccato che dopo l’inaugurazione lo spazio così ben pensato “per essere un percorso con il significato metaforico di viaggio nella memoria” non è mai stato possibile visitarlo. Per chiarirci le idee e capire se davvero si tratta di

due musei, di cui uno terminato e inattivo, e l’altro in costruzione, abbiamo incontrato l’ex sindaco di Quartucciu Pierpaolo Fois che si è in tutti questi anni battuto per la difesa dei reperti della necropoli. “In primis devo dire che quello che viene erroneamente da molti chiamato museo di Pill’e Matta è in verità un parco archeologico chiamato Luogo della memoria, dove le scuole o i turisti avrebbero potuto visitare gli scavi quindi le tombe.

nuova amministrazione non abbia reso fruibile il parco archeologico e non abbia svolto opera di manutenzione del tetto giardino che sta a copertura della struttura, racconta sempre Pierpaolo Fois “Una costruzione ecologica con mitigazione ambientale costituita da erbe rampicanti e pianta grasse che avrebbero isolato tutto l’ambiente dall’umido. Abbandonato a se stesso questo giardino si è seccato anche se sarebbe

Il museo che assieme alla biblioteca, alla mediateca e ludoteca costituiscono il parco Sergio Atzeni, in costruzione, sita fra via Pertini, via delle Serre e via Rosselli, è il vero e unico museo e ha una funzione di custodia dei reperti importantissimi trovati nel parco archeologico in questione.

bastato un impianto di irrigazione a goccia per farlo funzionare.

Non sono quindi due musei, sono due opere che l’amministrazione aveva pensato per ridare dignità e valore a una scoperta archeologica che ci invidiano e che grazie alla ben riuscita conservazione dei reperti può competere con una necropoli ben più famosa come quella di Tuvixeddu.” Ciò che stupisce gli abitanti della cittadina come l’ex sindaco, che oggi non è più in Consiglio comunale, è il fatto che la

Ogni negligenza ha un costo, in questo caso parliamo di 45 mila euro”. Il museo in costruzione, i due tronchi di cono incastrati l’uno dentro l’altro che ricordano la forma del nuraghe, situato all’interno di quello che sarà il parco letterario Sergio Atzeni, si chiamerà Luci sul tempo ed è stato progettato nel 2007 e firmato da un illustre architetto Pietro Reali. Quest’opera dovrebbe autonomamente mantenersi grazie a un punto ristoro gestito dal personale del museo, la biblioteca usufruirebbe del personale già esistente e l’impianto fotovoltaico molto vasto, non solo abbatterà i costi dell’energia, ma grazie alla sua alta produttività porte-

rà introiti per tutto il parco che riuscirà a sovvenzionarsi autonomamente. Il sindaco Carlo Murru ha invece affermato che quando si è insediata la sua giunta il parco archeologico di Pill’e Matta era incompleto, per questo si sono dovuti spendere ulteriori 50 mila euro e richiedere un secondo collaudo. “In più – afferma il primo cittadino- abbiamo dovuto trattare con le cave di ghiaia della dita Fratelli Loi, che sono situate proprio a ridosso della necropoli, per lasciare lo spazio contiguo a disponibilità del parco. Servono ancora soldi per concludere e dare un reale futuro al parco Sergio Atzeni che è una struttura grandiosa ma difficile da gestire, abbiamo infatti chiesto alla Regione, in particolar modo all’Assessorato alla Programmazione, due milioni di euro per poter terminare l’opera e darle così un respiro internazionale.” Il 5 di marzo però, colpo di scena, undici consiglieri su venti si sono dimessi dal Consiglio comunale. La maggioranza aveva delle divergenze che sono sfociate in una crisi molto profonda che porterà Quartucciu a nuove elezioni in primavera. La prossima Giunta dovrà occuparsi, per forza di cose, del parco archeologico e del parco Sergio Atzeni e del suo museo. Solo questa estate sapremo finalmente se il sito di Pill’e Matta sarà fruibile al pubblico.


L’intervista Salvatore Mereu Regista

Sogno un’isola

che faccia del cinema una grande industria “Per le pellicole pochi fondi, la legge del 2006 non va abrogata, ma modificata” di Laura Puddu l.puddu@cagliaripad.it

Il settore cinematografico sardo manifesta insofferenza, a causa della pochezza dei finanziamenti stanziati dalla politica. Questo nonostante il fatto che in Sardegna operi un gruppo consistente di registi che si sono autorevolmente affermati in ambito nazionale e internazionale. La materia è attualmente regolamentata da una legge regionale, approvata nel Settembre del 2006, che mira a creare una rete di operatori nel settore e costituire un valido supporto per i professionisti che intendano utilizzare la Sardegna come scenario per le proprie pellicole. Purtroppo tutto questo non basta. Le risorse scarseggiano e, nella situazione attuale, la realizzazione di un film bello e curato nei minimi particolari è un’impresa. Salvatore Mereu è un regista sardo. È nato a Dorgali ed è

autore di molti cortometraggi ma anche di lungometraggi famosi, come Sonetàula e Ballo a tre passi, che gli è valso il David di Donatello per il miglior regista esordiente nel 2004. Mereu è un grande sostenitore della tesi secondo cui il cinema isolano può diventare un’industria seria.

C’è chi sostiene che tra le cause di tale situazione drammatica vada ricompresa anche l’eccessiva burocrazia per l’attuazione della legge del 2006, che impedisce di usufruire dei finanziamenti. Condivide? Non credo che questo sia il problema. Anzi, l’emanazione di questa legge è stata un traguardo perché prima non era prevista alcuna regolamentazione della materia. Ed è stato faticosissimo ottenere questo risultato. Quando ho cominciato io, è stata una lotta e il cinema non era considerato un’espressione artistica. Finalmente cinque anni fa è stato regolato il settore. Grazie alla legge del 2006 si può accedere ai contributi ministeriali. Pensare anche solamente che occorra emanare un’altra normativa è eccessivo. Magari occorre perfezionarla, quello sì. Perché presenta alcune lacune.

Mereu, il cinema sardo non naviga in buone acque. Sì, è vero. Però la situazione non è rosea anche nel resto d’Italia. C’è stata una diminuzione consistente delle sovvenzioni un po’ dappertutto. In un periodo di crisi come questo, la cultura è il primo settore in cui si effettuano i tagli. Fare film oggi è complicato in generale perché, se non è dichiaratamente commerciale, nessuno rischia. Essendo in Sardegna, tutto è amplificato. Pensiamo anche semplicemente agli spostamenti che dobbiamo fare. I prezzi per noi sono raddoppiati e, purtroppo, ancora nella nostra Credo che terra non sono presenti tutti la Regione debba gli strumenti investire di più per la realizzaper promuovere zione compleil settore e creare ta di un film. sviluppo

Quali sono le principali lacune che presenta la legge? Forse è stato sottostimato il ruolo delle commissioni che

giudicano i progetti. È già sicuramente un successo il fatto che ci siano, perché in questo modo viene eliminata la discrezionalità dei politici ed è garantito che i fondi siano distribuiti in base al merito, però la lettura di tutti gli elaborati deve essere considerato un lavoro a tutti gli effetti e come tale retribuito. Secondo lei esiste un modo per risollevare la china? Innanzitutto, non bisogna mai demoralizzarsi credendo che non esista una soluzione ma pensare sempre positivo. Poi occorrerebbe istituire delle organizzazioni che aiutino a tutelare e gestire il settore cinematografico (come lo è il Teatro stabile nel campo teatrale, ad esempio). Infine, è fondamentale porre la questione a chi amministra facendo in modo che il cinema sia considerato come un’arte, al pari della musica e del teatro, ma anche un’industria capace di creare un indotto notevole per la nostra Isola. Per questo il problema andrebbe sottratto all’assessorato alla Cultura e dato in competenza a quello dell’Industria. Chissà cosa ne pensa Alessandra Zedda.


La battaglia delle parole

OPINIONI Il guastafeste

Una piazza davvero stonata Simone Spiga Parliamo un po’ del “Parco Cualbu” o di come è stato chiamato dall’ex Giunta del Sindaco Floris “ Parco della Musica”. Ci troviamo nell’area compresa tra il Mercato di San Benedetto e Piazza Giovanni XXIII, una zona che fino a pochi anni fa era poco più di uno sterrato impolverato e abbandonato.

Oggi, invece, sul lato di Via Sant’Alenixedda è una distesa di cemento, mentre sul lato del THotel è un giardino con laghetto e luci colorate. Per queste ragioni i cittadini residenti l’hanno definito fin da subito come il parco “Cualbu”, nato per l’esigenza di migliorare lo sguardo degli ospiti dell’albergo. Tante sono state le polemiche che hanno vista coinvolta l’Amministrazione comunale e i cittadini. Forti malumori ha suscitato il fatto che l’ingresso

principale del parco non dia sul Teatro lirico di Cagliari, come sarebbe stato naturale, bensì sull’albergo di Gualtiero Cualbu. I ritardi nella costruzione e la mancata apertura degli oltre mille parcheggi sono ulteriori ragioni di forte polemica e di critiche. Un parco nato per diventare un luogo d’aggregazione, con la finalità di contribuire alla crescita e allo sviluppo del Teatro lirico, sembra si sia ridotto ad essere un’ulteriore vetrina per interessi privati.

Il blogger

Cinque idee per rilanciare la cultura

La zirogna

Gianluca Proposta 3 – Utilizzare gli spazi lestimento, in misura significatidotazione della Amministrazio- va, personale artistico e tecnico Floris in ne Comunale per offrire GRATU- del nostro territorio. Questo per Proposta 1 – Considerare la spesa per la cultura come voce fondamentale nel bilancio comunale e impegnarsi a mantenere la quota dei fondi per la voce cultura costante e sicura per tutta la durata della legislatura. Questo per permettere una corretta pianificazione delle attività di intervento della Amministrazione nel settore. Proposta 2 – Promuovere attivamente e capillarmente in tutte le scuole cittadine e nelle università la fruizione del nostro patrimonio agevolando le visite ai musei, alle collezioni d’arte, ai laboratori d’arte, ai teatri e alle gallerie durante tutto l’anno anche e soprattutto durante i periodi di prova e di allestimento degli spettacoli e delle installazioni.

ITAMENTE spazi prova per compagnie di danza, teatrali, gruppi musicali che non hanno a disposizione locali propri. Tali spazi, non destinati al pubblico spettacolo, devono essere allestiti di luce, servizi igienici e di guardianìa senza nessun aggravio da parte degli usufruttuari. L’Amministrazione Comunale avrà cura di redigere la lista dei richiedenti e di assegnare i periodi a disposizione degli stessi in base a un calendario senza vincoli di curriculum pregresso.

Proposta 4 – Ospitare a proprie spese UNA VOLTA L’ANNO, per il solo periodo di prove, una grande compagnia teatrale, di danza o musicale nazionale o internazionale che intenda allestire una tournée nazionale o internazionale con il vincolo di fare la prima data sul territorio di Cagliari e di utilizzare A SUE SPESE per l’al-

promuovere attivamente la formazione e la crescita delle professionalità artistiche e tecniche già presenti in città.

Proposta 5 – Attivare una convenzione con la SIAE che preveda, per un mese all’anno, la realizzazione di un festival delle arti diffuso sul territorio comunale. Ogni locale pubblico che intenda ospitare degli artisti nei suoi spazi per offrire arte e cultura ai suoi clienti, avrà pagati gli oneri SIAE direttamente dalla Amministrazione Comunale attraverso detta convenzione. Sarà onere di ogni locale stipulare gli eventuali accordi economici con gli artisti, con i fornitori di service o con eventuali noleggiatori di strumenti. La scelta degli artisti da ospitare rimarrà a carico dei gestori dei vari spazi che intenderanno aderire alla proposta.

Mancano gli spazi per i grandi eventi. L’assessore Puggioni è passata dalla cultura alternativa all’alternativa alla cultura


pag. 17 scrivici: redazione@cagliaripad.it o manda un sms al 342.5995701

L’angolino del filosofo

L’aforisma

L’aura non c’è, è andata via

Walter Benjamin* nche nel caso di A una riproduzione altamente perfezionata, manca un elemento: l’hic et nunc dell’opera d’arte – la sua esistenza unica è

irripetibile nel luogo in cui si trova. Ma proprio su questa esistenza, e in null’altro, si è attuata la storia a cui essa è stata sottoposta nel corso del suo durare. In quest’ambito rientrano sia le modificazioni che essa ha subito nella sua struttura fisica nel corso del tempo, sia i mutevoli rapporti di proprietà in cui può essersi venuta a trovare. La traccia delle prime può essere reperita soltanto attra-

di Gaetano Salvemini

verso analisi chimiche o fisiche che non possono venir eseguite sulla riproduzione; quella dei secondi è oggetto di una tradizione la cui ricostruzione deve procedere dalla sede dell’originale. L’hic et nunc dell’originale costituisce il concetto della sua autenticità.

“La cultura è ciò che resta in noi dopo che abbiamo dimenticato tutto quello che avevamo imparato”

* tratto da “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”

L’intervento

Perplessità e misteri della crisi Gianni Anedda A giudicare dalle apparenze, il tenore di vita medio dei sardi sembra discreto. Aumenta la circolazione dei costosi Suv, le palestre (a pagamento) accolgono molti clienti, così gli istituti di belllezza, le scuole di ballo con la dotazione di ricchi costumini. Nei porti sono numerose le imbarcazioni dei diportisti e si va a ristoranti e teatri frequentemente. Aumenta la presenza di imprese che offrono prestiti personali con evidente incremento della clientela che ad alcune di queste ricorre, non solo per il finanziamento di spese imprevedibili ed eccezionali come un matrimonio o una costosa cura odontoiatrica, ma anche più voluttuarie, come per vacanze esotiche, settimane bianche ecc. Pur coll’aumento dei prezzi del car-

Insomma, si ha l’impressione che, o questa famosa crisi, di cui peraltro non si riesce a intravvedere bene il capo e la coda, sia fasulla, o che, nel privato come nel pubblico, si è vissuto e forse si continua a vivere al di sopra delle proprie possibilità, nel tentativo di emulare realtà più dotate di risorse della nostra. Anche da noi una futura bolla di debiti?

burante, anche nei piccoli centri si vedono solo sparuti pedoni a fronte di un continuo viavai di auto per brevi tragitti.

Si è vissuto forse oltre le possibilità.

Sembreberebbe dunque non più attuale per i nostri compatrioti la nomea di popolo di formiche propoenso al risparmio con invece un maggiore indebitamento delle famiglie, con la probabile formazione di una di quelle famese bolle di debiti che le nuove generazioni di dovrebbero accollare e che tanti problemi ha creato per il mondo finanziario internazionali.


IN VETRINA

REPORTAGE

(Dis)archeologica Sardegna Autorità (in)competenti e disinformazione sono il mix letale per la storia della nostra Isola di Alessandra Ghiani a.ghiani@cagliaripad.it

L’Unione Europea ha messo a disposizione della Regione Sardegna 170 milioni per l’informazione, 161 per i servizi sociali, istruzione e legalità, 187 per l’energia, ma soprattutto 383 milioni per l’ambiente, la cultura ed il turismo e 306 milioni per lo sviluppo urbano. La Corte dei conti, avendo rilevato un “consistente ritardo” nell’utilizzo di questi fondi da parte della Regione Sardegna che ne ha utilizzato soltanto il 20%, ha messo in discussione la destinazione di questi fondi per la gestione dei quali le autorità regionali competenti non sono state ritenute affidabili. Il regolamento e’ chiaro: le risorse relative ai vari programmi europei devono essere utilizzate nei tempi prestabiliti, altrimenti vengono dirottate a chi dimostra di averne maggior bisogno. Come se non ce ne fosse bisogno. Valorizzare le nostre ricchezze, proteggerle, curarle e farle vivere negli anni: parole d’ordine

ovunque ci sia un patrimonio da salvaguardare. Informarsi, cercare, studiare, sentirsi responsabili, fare rumore in una collaborazione continua e di massa dovrebbe essere l’obiettivo comune per chiunque abbia a cuore la protezione delle ricchezze della propria terra. Ma questo in Sardegna pare non succeda. Abbiamo immortalato due casi emblematici della situazione. Il primo è il più eclatante e riguarda il Cimitero monumentale di Bonaria (Cagliari), un luogo sacro di rara ricchezza per la presenza di numerosi monumenti funerari. Il cimitero, che sorge su un’area utilizzata come necropoli già dai punici, dai romani e dalle prime comunità cristiane di Cagliari, versa in uno stato di degrado e abbandono scoraggianti. Perché non si è ancora intervenuti? Il secondo caso, sicuramente sconosciuto ai più ma non di minore importanza, è quello del nuraghe di Chistingionis della campagna isilese che sovrasta tutta la zona di Corrigas, famosa per le falesie frequentate dai free climbers. Lo scenario al quale si assiste addentrandosi in alcuni terreni di questa zona è demoralizzante: un intero

insediamento, con nuraghe, tombe e resti di civiltà dell’età nuragico romana, completamente ignorato, violato dai tombaroli e in parte esposto a una bonifica agricola che l’ha ridotto in cumuli di

Cimitero di Bonaria: statua

pietre qualsiasi diventate così, a loro volta, tombe di una civiltà. Il silenzio è totale.


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Effetti della corrosione del marmo causata dall’inquinamento atmosferico (cimitero Bonaria)

Bonifica agricola nei pressi del nuraghe Chistingionis

Necropoli punica nelle immediate vicinanze del nuraghe Chistingionis

Il nuraghe di Chistingionis (Isili) è quasi completamente coperto da una fitta coltre di lentischi


Cimitero di Bonaria parla professor Fruttu docente universitario esperto di archeologia

In questi ultimi tre anni sono aumentate le aree recintate per motivi di sicurezza , le lapidi rimosse perché rischiavano di cadere dai muri - poi mai tornate a posto -, i cedimenti del terreno con conseguente crollo dei monumenti nelle fosse sottostanti. Sono aumentate le statue a pezzi o mutilate per atti di vandalismo, e le cappelle maggiormente rovinate sono state totalmente coperte da teli neri a nascondere lo spettacolo. Tutti interventi di emergenza, forse uno alla settimana, in attesa del grande restauro mai partito. Decine poi le statue colpite dal cosiddetto cancro del marmo: la superficie esterna dei mar-

mi, originariamente costituita da purissimo carbonato di calcio, si trasforma con lo smog in solfato di calcio, una sostanza che mangia la pietra e la riduce in polvere con un processo non reversibile a causa della mancanza di sistemi di autorigenerazione. Una delle più famose statue del cimitero è quella di Efisino Devoto (con la celebre scritta: Cattivo, perché non ti svegli?) su cui la polvere è diventata crosta, e la crosta ha iniziato a cadere a scaglie mettendo a nudo punti che appaiono bianchi come zucchero. Se il processo non viene interrotto prosegue fino a far sgretolare le statue.

Statua di Efisino nel cimitero di Bonaria, in evidenza la patina nera causata dal “cancro del marmo”


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STORIE

adil fathi, un caso di immigrazione felice “la sardegna accoglie e rispetta, è casa mia” Quando abbiamo chiesto ad Adil Fathi di raccontarci la sua storia la prima cosa che ha risposto è stata “Devo essere onesto, sono molto imbarazzato, mi tormento alla ricerca di un senso alla vostra richiesta di parlare di me, perché non la trovo. Per due ragioni: la prima è che la mia storia non ha niente di straordinario, è uguale a tante altre storie di chi vive all’ ombra della società italiana. La seconda ragione è più tosta e sta tutta in una domanda: da quando interessano i casi felici di immigrazione? Non fanno notizia, niente audience.” Ciò che ha incoraggiato Adil a superare questo imbarazzo è il desiderio attraverso il suo racconto di far capire che il fenomeno dell’immigrazione in Sardegna è speciale e diverso da quello italiano. La sua storia si intreccia con quella del padre, piccolo artigiano che decide per avventura di immigrare nel 1984 in Libia, lasciando dietro di se quattro bambini e una consorte che

CHI È

Marocchino di Casablanca, 24 anni. È laureato in Economia del turismo e vive a Sassari con la famiglia

non condivideva la scelta ma la rispettava per amore del marito. Un avventura che si rivelò fallimentare per diversi aspetti, specialmente dopo i bombardamenti degli Usa a Tripoli e l’impossibilità di inviare il denaro guadagnato onestamente. Ecco perché dopo 3 anni circa decise di rientrare a Casablanca. La madre, dopo mesi di disoccupazione e incertezze,

decide questa volta lei, di partire con i figli e il marito, lasciare il Marocco per sbarcare dall’altra parte del mediterraneo alla ricerca di una nuova prospettiva, l’Italia, “la nuova America” che però era percepita come inaffidabile “Per noi gli italiani non erano un porto sicuro nel senso che potevano cacciarci da un momento all’altro, almeno così si diceva in giro.” Non costò solo il viaggio, dovettero pagare anche 50mila lire e una stecca di sigarette a persona al doganiere che altrimenti ti negava l’ingresso nel bel Paese. La prima avventura è stata sopravvivere lavorando nel commercio di biancheria con i fornitori che applicavano alla merce prezzi maggiorati e irragionevoli. Adil arriva in Sardegna nel 1989 all’età di 10 anni e per due anni frequenta la scuola senza avere il permesso dallo Stato che ci mette ben due anni a fornirgli la documentazione, questo grazie a un’insegnante che si era pre-

sa a cuore la situazione della famiglia. Oggi Adil Fathi ha 34 anni, una laurea in Economia del Turismo conseguita a Bologna, una moglie due figli e l’identica situazione di precariato lavorativo che colpisce tanti giovani italiani e sardi. Dopo aver vissuto quattro anni a Londra ha deciso di stabilirsi definitivamente in Sardegna a Sassari con la sua famiglia perché l’integrazione che ha vissuto Adil è un’integrazione felice che ha reso sia lui che i suoi fratelli e sorelle non solo cittadini italiani ma sardi a tutti gli effetti. Dice Adil “La Sardegna accoglie noi immigrati senza voler cancellare la nostra identità, ecco perché ci sono tantissime storie come la nostra di interazione e confronto positivo, dovete andare orgogliosi della vostra capacità di parlare e confrontarvi con gli immigrati instaurando rapporti di convivenza felici”. di Claudia Sarritzu

Questo spazio è dedicato alle persone che quotidianamente conducono una battaglia silenziosa. Racconta anche Tu la tua storia. Le migliori verranno pubblicate. Scrivi a: redazione@cagliaripad.it o manda un sms al 342.5995701


CURIOSITÀ Cos’è la cripta di santa Restituta?

La cripta di Santa Restituta è stata, in periodo Mediaevale, il sancta sanctorum della cristianità. Nella grotta scavata naturalmente e in parte in modo artificiale, risalente al III secolo a.C., età tardo-punica, i templari erano soliti custodire moltissime reliquie sottratte in Terra santa. Nel XIII secolo la cripta venne dedicata al culto di Santa Restituta, da alcuni ritenuta la ma-

dre di Sant’Eusebio. Altri studiosi, invece, considerano la Santa una martire africana, le cui reliquie, insieme a quelle di altri martiri, vennero portate, nel VI secolo d.C., dall’Africa in Sardegna. I resti della Santa vennero trovati, all’interno di un’urna di terracotta, nella grotta in occasione degli scavi attuati nel Seicento per recuperare le reliquie dei martiri.

Monte Sirai, una metropoli sulle nuvole Monte Sirai è un sito archeologico nei pressi di Carbonia. Monte Sirái è una celebre altura edificata dai Fenici di Tiro, che occuparono anche Sulki, l’odierna Sant’Antioco. Nel 1962 fu ritrova-

ta una figura femminile scolpita su una stele del tofet. In seguito ad ulteriori sopralluoghi. L’anno successivo iniziarono gli scavi che portarono alla luce una metropoli di 3000 anni fa.

Goni, la Stonehenge sarda: sepolture megalitiche a Pranu Mutteddu

A pochi chilometri dall’abitato di Goni, lungo la provinciale per Cagliari e ad appena mezz’ora di macchina dal capoluogo è possibile ammirare il parco di Pranu Muttedu, che rappresenta uno dei più suggestivi siti archeologici della Sardegna interna. L’area archeologica di Pranu Mutteddu è un’estesa piattaforma del Gerrei, nella Sardegna sudorientale e una delle più suggestive e importanti aree funerarie della Sar-

degna preistorica. In località Su Crancu sono situate le capanne di riferimento della necropoli. A sud si trovano i sepolcreti di Pranu Mutteddu e di Nuraxeddu, attorniati da folti gruppi di menhir (in coppie, in allineamento o presenti all’interno delle stesse tombe) e da costruzioni rotonde di carattere sacro. Più a sud, sul roccione di Genna Accas, è situata l’omonima necropoli ipogeica a domus de janas con tre circoli tombali.


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Armungia, il paese di emilio lussu

cresciuto intorno al suo nuraghe Armungia, il paese di Emilio Lussu, si sviluppa attorno ad un nuraghe, tutt’ora in buono stato di conservazione, risalente al XV-XIV secolo a.C. L’architettura paesana richiama l’origine agro-pastorale del borgo: le case sono molto semplici e realizzate in scisto; di solito ospitano un forno a palla e nei cortili si trovano piccoli locali adibiti a magazzini o stalle. Il paese ospita al suo interno un vero e proprio museo diffuso, cioè un sistema di musei e monumenti che sono testimonianza della cultura e della quotidianità di Armun-

gia. Attraversando le caratteristiche strade di questo delizioso borgo, il turista si ritrova all’interno di un percorso di grande interesse storico e antropologico, che lo porteranno a visitare il Museo Etnografico

“Sa domu de is Ainas”, che conserva circa seicentoi reperti della cultura materiale dei contadini del Gerrei; la Bottega del Fabbro, che custodisce gli strumenti del “ferreri”; il nuraghe al centro del paese,

molto suggestivo soprattutto se visto con l’illuminazione soffusa della sera; infine la casa natale dello scrittore e statista Emilio Lussu, che tanto amò il suo paese.

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L I

CHI È

solo quando eri già morto. L’Albino era un professionista. opez si traAdesso però era scinava per arrivato al capoil corridoio linea, pensava. della sua Il suo boia lo stacasa. va osservando. Il sangue gli Era la fine. usciva dal corpo copioNon se l’aspettasamente. La sua gamba va a dire il vero. destra e il ginocchio eraOvviamente un no completamente spapVivo a Cagliari, non ho la tv, p r o fe s s i o n i s t a polati. odio i social network, quando come lui non Ora non sentiva più donon lavoro scrivo, e se non scrivo era estraneo a leggo. La mia vita è noiosissima. lore, quello era sparito questo genere di subito, oppure era ausituazioni. Una mentato a tal punto da volta a Istanbul non poter essere più percepito. Non poteva saperlo adesso. Pensava solo un sicario da strapazzo intendeva a trascinarsi e ad arrivare alla fine staccargli la testa con un coltello. Invece di liquidare e sparire come del corridoio. Sentiva il calore andarsene. Più si sempre, aveva deciso di prendersela con lui. L’aveva trascinato nel basforzava e più il calore andava via. Alfonso Lopez. Nessuno lo chiamava gno della stazione, l’aveva riempito con il suo vero nome. Nessuno lo co- di buchi e poi l’aveva mutilato. nosceva il suo vero nome. In realtà, Aveva perso la calma. L’unica volta nessuno conosceva nemmeno la sua in tutta la sua carriera. faccia. Era un fantasma, una leggen- Da allora era sempre stato attento da. Una storia raccontata ai bambini ad ogni più piccolo particolare. per spaventarli: “Se non fai da bravo Tranne questa volta probabilmente. chiamo l’Albino!”. Lo chiamavano Sapeva che il suo tempo era quasi così: l’Albino. Il motivo per cui poi lo finito. chiamassero in questo modo, anche Lopez. L’Albino. Il killer. Continuava questo, nessuno lo sapeva. Era noto a trascinarsi. invece che se l’Albino ti cercava eri Adesso sembrava una lumaca a cui un uomo morto. Sapendolo, forse, ti avevano strappato il guscio. Una lusaresti potuto salvare. Ma lo sapevi maca dalla bava rossa.

Il boia superò quella lumaca di Lopez e gli si piazzò davanti. La lumaca fu costretta a fermarsi. “Dimmi un po’ Al, ” disse il boia, “ti fa male la gamba?”. Lopez non rispose. “Al, mi hai sentito?Forse non sei abituato a sentirti chiamare così. Com’è che ti chiamano Al? Come hai detto? Albino?” –Silenzio– “Bastardo.” L’Albino stava sempre zitto. Il calore intanto se n’andava dal suo corpo. Non voleva parlare. Erano gli ultimi istanti della sua vita. Non voleva rovinare quel momento con frasi inutili. Pensava solamente alla morte. Si era sempre immaginato l’attimo esatto della morte come qualcuno che scavalca un muro. Era un’immagine semplice, e per lui era sufficiente. Era il suo turno scavalcare il muro, si disse. In quel momento, quando sai che non puoi più tornare indietro, sei sereno, pensava l’Albino. Pensava questo quando liquidava un incarico. Forse gli faccio un favore, si diceva l’Albino. Quando lo era. Adesso era solo Lopez. La lumaca. Lopez sentì la voce del suo boia. La serenità si dileguò. Aveva compiuto un tremendo errore. Si era comportato da dilettante. Un patetico dilettante. “Brutto bastardo!”, disse il boia “Sei un bastardo…” continuò, stringendo i denti, quasi sottovoce.


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Lopez dentro di sé diede ragione al suo boia. Sapeva anche questo. Era un bastardo. Chiariamo subito: Alfonso Lopez era un bastardo, non l’Albino. L’Albino era leale. Non c’entrava niente se faceva fuori la gente. Quello era il suo mestiere. Non prometteva niente che non potesse mantenere, l’Albino. “Apri la bocca!” ordinò il boia. Lopez l’aprì e sentì il sapore freddo del ferro. La sua lingua si opponeva al piccolo cerchio metallico che tra poco avrebbe bruciato. Era giusto così, pensava Lopez. Il boia tolse la pistola dalla sua bocca. Il piccolo cerchio metallico che aveva sentito con la lingua, adesso era premuto contro la sua fronte. Sentiva dolore. La pressione aumentava. Sapeva che fra poco tutto sarebbe finito. Il boia allontanò la pistola dalla fronte di Lopez. Un anello rosso era stampato tra i suoi occhi e l’attaccatura dei capelli. Era incertezza. L’Albino la sentiva. La poteva percepire chiaramente. L’aveva vista e sentita centinaia di volte nella sua carriera. L’incertezza che ti può uccidere. Lui

era stato un professionista. L’aveva riconosciuta. Avrebbe potuto approfittarne. Quello era il momento. Solo l’Albino avrebbe potuto risolvere tutto. Ormai era troppo tardi, pensava Lopez. No. L’Albino avrebbe ancora potuto fare qualcosa. Se solo… Era troppo debole, lo interruppe Lopez. Aveva perso troppo sangue per poter fare qualcosa. L’Albino gli diede ragione. Ormai lui non poteva fare più niente. Però Lopez sì che poteva fare ancora qualcosa. E avrebbe dovuto, perché se si trovavano in quella situazione, era a causa di Lopez e non sua. Chi non aveva rispettato le regole era Lopez e non L’Albino. L’Albino era sempre stato preciso. Per questo motivo Lopez non aveva rispettato le regole. Sempre e solo un‘ombra. La sua vita era questo. Solitudine e morte. Si era stancato di quella vita. L’Albino non commentò. Lopez aveva detto basta. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Lopez aveva sempre nascosto l’Albino. Fino a quel giorno. Era giusto così. Chiuse l’argomento

Lopez. Era il finale più adatto a questa storia. Forse l’unico possibile. L’unico possibile, arrivati a questo punto. Decise di aiutare il suo boia. Avrebbe voluto dire “Ti chiedo scusa”, ma non lo fece. Disse solamente “Ti amo.”.

II Un istante dopo il cervello di Lopez era sparso da ogni parte. Compresa la faccia del boia, che aveva superato l’incertezza e ora, rimaneva immobile, congelato. Il braccio disteso. La pistola ancora puntata. Il dito sul grilletto. Lentamente poi, con la mano libera, si pulì la faccia dal sangue e dalle lacrime che scendevano storte sul viso. Alfonso, pensava il boia. “Brutto bastardo…”, sussurrò. Alfonso. Per lei era sempre stato Al. Solo Al. di Alessio Cocco

Questo spazio è dedicato agli scrittori. Inviaci la tua storia. Le migliori verranno pubblicate. Scrivi a: redazione@cagliaripad.it o manda un sms al 342.5995701


Laif Stail AYÒ AL NURAGHE A BARUMINI CON GLI USAI E PROFESSOR LILLIU L’archeologo che scoprì Su Nuraxi il 12 marzo avrebbe compiuto 98 anni noi lo ricordiamo così, con grande affetto e un pizzicco di ironia di Alessandra Ghiani Peppi Jr non sapendo come aiutare suo figlio Cesarino in una ricerca sui nuragici decide di chiamare un suo vecchio amico esperto di cose antiche. Rientrato da scuola, Cesarino si rinchiude in camera triste e sconsolato, per parecchio non vuole parlare con nessuno. Ha gli occhi gonfi dal pianto e la candela di moccio che spunta dal naso che ogni tanto pulisce con la manica della felpa. Peppi Junior, che ha attaccato l’orecchio alla porta per cercare di capire cosa stia facendo suo figlio, ad un certo punto decide di entrare a parlargli. “Cesarino mì che a babbo gli puoi dire tutto, non è che ti hanno dato qualche shfoddata?”. Cesarino fa cenno di no con la testa ma non sembra voler parlare. Peppi insiste: “Ti hanno chiamato di nuovo caghineri? Te l’ha già detto babbo cosa devi rispondere se ti dicono così quei figli di bustiere!”. Improvvisamente il bambino scoppia in lacrime e dopo cinque minuti di pianto Peppi riesce a farlo smettere promettendogli un nuovo videogioco per la play station. Teresina, nascosta nel corridoio per origliare la conversazione tra padre e figlio chiama Peppi : “Peppi mì che non è che tutte le volte che piange possiamo comprargli un videoghém nuovo!” “O Teresina, m’è parta cosa seria e non sapevo più come consolarlo. Lo sai che la plei-

sté è il suo tallone da killer!! Ayò dai, per questa volta!” Nel frattempo Cesarino è uscito dalla sua stanza e raggiunti i genitori confessa: “La maestra ci ha detto che dobbiamo scrivere una ricerca sui nuragici e che dobbiamo farci aiutare da mamma e papà…” “O Cesarino di babbo, tottu innoi? Zerriausu a nonnu che lui sa tutto sugli animali!”. “O Peppi là che i nuragici sono un popolo antico mica animali!” lo corregge Teresina. Cesarino più che mai sconsolato ricomincia a piangere ma Peppi, dopo aver riflettuto un po’ prende il telefono e chiama Peppi padre che con le sue tante conoscenze potrà aiutarlo. “Tutto a posto nenno, domenica un amico di nonno Peppi ci accompagna a vedere un bel nuraghe e ti spiega tutte le cose che vuoi!”. Il pianto di Cesarino, alle parole del padre, si trasforma in un sorriso di soddisfazione e anche Teresina guarda Peppi con gli occhi dell’amore e dell’orgoglio. Domenica mattina, destinazione Barumini, appuntamento a Su Nuraxi alle 10. Ad attenderli un vecchio e caro amico di nonno Peppi, zio Nino, un omino di bassa statura con gli occhi rotondi e accesi che, dopo averli salutati, si rivolge a Cesarino: “I giovani devono sapere la storia di tutti i tempi perché senza non si può essere educati. La storia è un occhio del-

la conoscenza, chi sa la storia antica o moderna, quello che è stato fatto in passato è cosciente, è un uomo di cultura.

Senza cultura non si va avanti, la Sardegna non va avanti, io invito sempre i giovani a studiare la storia *”


pag. 27 “Zio Nino ma tu quanto hai studiato?” chiede timidamente Cesarino “Di studiare non ho mai smesso. La Sardegna è una terra antica, la più antica, geologicamente, d’Italia. Una terra di pietra e vento, con paesaggi attraenti per la diversità, belli taluni pur nella loro desolazione. E migliaia di monumenti del passato glorioso*. Per questo ho sempre amato studiarla. Mio padre diceva sempre che mi ero laureato in perdas e teulacciu perché avrebbe voluto fossi diventato medico o avvocato più che un esperto di pietre e cocci di terracotta. Per esempio, tu lo

insieme. Fortza paris**”

sai cos’è l’età nuragica?” Zio Nino inizia a parlare, a raccontare, a spiegare, a disegnare con le parole la storia dei popoli antichi che abitavano la nostra terra mentre Cesarino, stregato da tutti quei racconti incorniciati dalle pietre de Su Nuraxi, rimane a bocca aperta senza saper dire niente. Peppi e Teresina stanno passeggiando mano nella mano in mezzo alla cortina muraria: “O Teresì mi sa che ci tocca iniziare a risparmiare, mi sembra che Cesarino è inclinato agli studi..”

“Ho cercato di combattere contro il vento e il tempo della dipendenza della nostra isola, della nostra patria, e piantare gli alberi della nuova autonomia. È tempo di uscire dalla crisi attuale (che significa stacco dal tempo andato anche recente e annuncio di svolta culturale). Di mettere al servizio della rifondazione sarda le palesi e riposte energie, di tendere tutto l’arco del desiderio e della volontà per realizzare la stagione ancora in spirito e pratica di vera libertà. Tutti

Il 12 marzo professor Lilliu avrebbe compiuto 98 anni, noi lo ricordiamo così. * Giovanni Lilliu in occasione di un’edizione della manifestazione Monumenti Aperti ** Giovanni Lilliu in occasione della consegna del “Sardus Pater””.

Vignetta di Bob Marongiu


IL PERSONAGGIO

Storia di un extraterrestre con il pennello

che ha trasformato la fantasia in realtà Mucche, zebre, giraffe con un sorriso a trentadue denti sono il suo marchio di fabbrica. Non è un caso: anche lui è così. Non che abbia sempre la risata in tasca, anzi: apparentemente questo ragazzone di Bonarcado (Oristano) è silenzioso, un po’ timido, assente e con il pensiero sempre altrove. Il fatto è che questo strano pittore di successo, che ha vissuto all’estero – Svizzera, Stati Uniti, Emirati arabi - ma ha scelto l’Isola come luogo per mettere su affetti, azienda e famiglia, ha un innato ottimismo che è strettamente connaturato ai sogni che si porta dietro. Ottimismo che muove il suo pennello, condiziona il suo abbigliamento -veste come un ragazzo di 15 anni, con gli occhialoni di Lapo sulla testa, felpe con cappuccio, jeans Diesel e gira per Ca-

CHI È gliari su un Segway di ultima generazione- e il suo carattere: avrà pure i riflessi lenti, ma è di un’ironia pungente e ha la battuta sempre in canna. Ma partiamo dal principio: per telefono fissiamo un apBoB Marongiu e’ nato in Svizzera il 13 Novembre del 1966 da genitori sardi. Pittore autodidatta, il suo genere puo’ definirsi “Neo Happy Pop”, termine inventato dall’artista stesso. Vive e lavora ad Oristano (in Sardegna), ma espone le sue opere in giro per il mondo. È un pittore normale come Picasso, Matisse, Mirò... Si ispira a Walt Disney, Mordillo, i Fauves, Vicky il Vichingo, i Barbapapà, la linea di Cavandoli, Iacovitti.

puntamento e lui accetta all’istante. Arriva in redazione con largo ritardo e una volta accomodato comincia a guardare il soffitto. Chiede continuamente che ore sono, sembra spaesato. La realtà è che il suo cervello si è messo in azione. Vorticosamente. Dà un sorso a una lattina di Coca e inizia a parlare. Se si trova a suo agio, infatti, Bob Marongiu ti racconta la sua vita. E la racconta disegnando le parole con i gesti e guardandoti dritto negli occhi. Alla fine di ogni frase, sempre con lo stesso tono, sempre con lo stesso sguardo, chiede se hai capito. E’ il suo modo di riprendere contatto con la realtà dopo aver a lungo vagato con la fantasia. Ti guarda come un morto di sonno e mentre stai pensando se c’è o ci fa prende

una penna e inizia a disegnare. E là capisci che quel mondo che ha sposato per puro caso è il suo mondo. Una vita in viaggio, racconta di persone e storie incredibili, da Tom Barack fino all’amico pastore che sta viaggiando per vendere il suo formaggio. Ama gli animali Bob, e le donne, in maniera viscerale, ma parla spesso di sua moglie e dei suoi figli -sono due e il terzo é in arrivo- e quando lo fa ha la voce di un padre e lo sguardo di un marito. Ha mille cose da fare ma tutto il suo mondo gira intorno a loro. “Sai cosa sogno?” Il suo tono diventa tremendamente serio ed é quasi emozionato. “Che questo pezzetto di terra impari a vivere di cinema, e per il cinema. Che le nostre


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ricchezze siano conosciute da tutti, che la nostra terra si diventi una specie di Hollywood. Una cartolina vivente: hai capito?” Bob Marongiu ha molti sogni, alcuni dei quali irrealizzabili per qualsiasi persona di sano e robusto realismo, ma non per lui. Vo r r e b b e andare sulla luna, certo, e aprire un laboratorio in centro per gli artisti dotati di talento, una casa di produzione cinematografica, un luogo in cui i giovani possano esprimere la propria creatività dando valore al territorio nel quale vivono.

Per l’ennesima volta, in mezzo all’ultimo racconto della serata, chiede che ora é come se fosse una voce fuori campo, adesso deve proprio scappare. La fantasia lo porta altrove, e lo porta sul suo Segway che utilizza per girare in città ma anche in ascensore e dentro gli uffici della redazione. Sembra sognante anche mentre chiude la porta e ti lascia con un unico dubbio: chi è il matto tra me e lui?”.

di Alessandra Ghiani e Guido Garau


L’APPROFONDIMENTO Andrea Corda

Ginecologo e officer del distretto 108 Lions

“la banca del sangue del binaghi? è inutile: non è certificata” “Conservano le cellule ma non potranno utilizzarle: così l’unica speranza per i sardi resta quella di andare all’estero” di Carlo Poddighe c.poddighe@cagliaripad.it Il sangue del cordone ombelicale è la terza fonte di cellule staminali, dopo il midollo osseo e il sangue. Le staminali sono “cellule il cui destino non è ancora deciso”, cellule neutre che possono originare altri tipi di cellule. Sono perciò utili nella cura di numerose patologie come leucemie, linfomi, alcuni tumori solidi, deficit immunitari, patologie genetiche come la talassemia. Ma smisurate sembrano essere le potenzialità di queste cellule con il progredire delle conoscenze medico-scientifiche. È perciò comprensibile l’interesse a riguardo non solo da parte dei malati di gravi patologie, che sperano di trovare una cura ai loro mali, ma anche di chi ha intravisto un’opportunità di business senza limiti. Andrea Corda, ginecologo cagliaritano, opera nel reparto di Ginecologia e Ostetricia del San Giovanni di Dio dagli anni 90, è officer del distretto 108 dei Lions per il service sulle cellule staminali dal sangue del cordone ombelicale e mette in guardia dai facili entusiasmi e dai possibili rischi.

Come si ottengono le staminali dal cordone ombelicale?

za l’attestato Gmp le banche non possono utilizzare le cellule che conservano.

Al momento del parto si recide il cordone e da questo si prelevano dai 50 ai 100cc di sangue ricco di cellule. Il sangue viene poi subito conservato in apposite sacche. Dal sangue vengono infine estratte le staminali che, attraverso un processo di crioconservazione, vengono conservate nell’azoto liquido a temperature di -180° C.

La “Banca” del Binaghi può vantare questa certificazione?

In Italia vengono conservate presso le Banche del sangue cordonale. Da ottobre anche Cagliari ha la sua, al Binaghi.

No, per niente. Su circa venti Banche del sangue cordonale presenti in Italia solo due hanno la Gmp. Le altre conservano le cellule, ma non possono utilizzarle, perché non hanno cellule certificate. Esistono per garantire uno stipendio al solito codazzo di Presidenti, Consigli di amministrazione e dipendenti vari. Nessuna speranza per un malato sardo, allora?

Sì. Il problema è che esiste Solo intraprendere l’ennesiuna procedura da seguire mo viaggio in strutture pubnel prelievo e nella conserva- bliche certificate in Continenzione delle cellule del cordo- te o andare all’estero, dove, ne ombelicale. L’intera filiera però, molte strutture private deve essere attuata secondo hanno trasformato in un vero precisi parametri internazio- e proprio business l’utilizzo nali, solo sedelle staminaguendo i quali li. Qui in Italia, la Banca del dai danni fatti sangue ottiedalle scelte delSu circa venti ne la certifica- Banche in Italia solo la Bindi in poi, zione Gmp: scontiamo un due sono a norma. Good medical Le altre? Servono a ritardo normatipractice (Cordi dodici anni garantire incarichi e vo retta prassi che in medicina stipendi. medica). Sensono un era ge-

ologica. Praticamente per le donne oltre all’emigrazione per avere figli, si aggiunge quella per conservare le cellule staminali che potrebbero curare le patologie dei propri familiari. Perché una madre può scegliere che le staminali del proprio cordone siano esclusivamente a disposizione sua o dei familiari? All’estero sì. È la cosiddetta donazione autologa, vietata in Italia, che di fatto permette la cura solo a chi ha la possibilità di conservare le proprie cellule in costose banche private oltre confine. Qui in Italia esiste la donazione dedicata, consentita dalla legge in singoli casi ben specificati. I risvolti etici dell’uso delle staminali sono, d’altronde, quasi orwelliani. Una volta terminata la mappatura del genoma si può arrivare alla clonazione o alla selezione della specie. Il rischio già attuale è che nasca uno scontro a discapito della ricerca.


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APPUNTAMENTI

c.poddighe@cagliaripad.it

TEATRO

MUSICAL

MUSICA E PAROLE

ARTE

Da martedì 21 a domenica 25 marzo, al Teatro Massimo andrà in scena I fratelli Karamazov, l’opera di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Frutto della collaborazione tra il Teatro Stabile della Sardegna e il Teatro Metastasio di Prato, sotto la direzione di Guido De Monticelli. Info: 070270577

Da venerdì 23 fino a sabato 24 marzo, alle 21, all’Auditorium del Conservatorio - Piazza Porrino, 1 di Cagliari, in scena: Peter Pan- Il Musical. Protagonista Manuel Frattini. Le musiche sono tratte dall’album “Sono solo canzonette” di Edoardo Bennato e appositamente riarrangiate. Box office: 070.657428 e www.greenticket.it

Domenica 25 marzo, alle 18:30, al Teatro Club di via Roma 257 a Cagliari, all’interno della rassegna “Significante”: Spettacolo a cavallo tra parola e musica, sarà protagonista il testo Picta di Marcello Fois. Daniele Monachella voce recitante, Andrea Congia chitarra classica e Gianluigi Dettori basso elettrico. Indo: 3453199602

Sarà visitabile, sino a domenica 25 marzo, nei locali della Casa Pilloni di Sardara, la mostra percorso: La Fiera Donna Sarda, di Lucio Fanti. Con le sue opere di ceramica artistica decorata, l’artista intende valorizzare l’identità culturale della Sardegna. Info: 345/2949294

OROSCOPO ARIETE È un periodo fortunato: il lavoro va

dal 13 marzo al 26 marzo

TORO Non tutto gira per il verso giusto, e non

a gonfie vele, serenità in famiglia e

da oggi. Per voi la primavera non è

negli affetti. Fortuna al gioco, ma non

ancora arrivata. Frenate, pertanto, i de-

rischiate troppo.

sideri folli e la vostra mania di strafare.

LEONE Belle sorprese in arrivo. L’amore va

VERGINE La carriera si prospetta positiva. Date

a gonfie vele. Non rovinate i delicati

una spinta all’acceleratore, ma non

equilibri a causa della gelosia. Fidate-

vogliate prevaricare sui vostri colleghi.

vi del vostro partner.

Potrebbe essere un boomerang.

SAGITTARIO Imprevisti all’ordine del giorno. Affrontateli con determinazione e tenacia per avere la meglio. Un’attenzione in più alla salute. Meno stress aiuta.

CAPRICORNO Dopo un gennaio vissuto all’insegna della gioia, e un febbraio irradiato dagli

GEMELLI

CANCRO

È un bel momento: siete accondiscendenti, allegri, gioviali. Forse la bella stagione ha portato anche una lima che ha smussato le vostre proverbiali punte acuminate. Approfittatene per curare le relazioni personali.

Ci sono cose che vi mandano in bestia (e gli astri vi rendono particolarmente suscettibili): provate a chiudere la porta di casa. La solitudine è la migliore medicina.

BILANCIA La stanchezza si fa sentire. Siete tirati da una parte all’altra, e la vostra

SCORPIONE

Le stelle lo dicono a chiare lettere: è il momento di spiccare il volo. State

disponibilità inizia a esaurire le batterie.

percorrendo una strada che porterà

Prendetevi una bella pausa: ne avete

grandi soddisfazioni. Dovrete solo

bisogno

avere un po’ di pazienza…

AQUARIO Le parole a volte servono. In questo

PESCI È una fase di crescita importante.

caso, però, cercate di essere più pratici.

Siate più introspettivi. La quotidiniatà

cata: siete deboli e fragili. Soprattutto

Ci sono situazioni dove è preferibile

potrebbe travolgervi. Ascoltate anche

in amore.

stare in silenzio, ad aspettare.

la voce del cuore.

influssi di Venere, ecco una fase deli-


C’era una volta la discrezione… danni che possono essere provoItilizzo cati al nostro organismo dall’ucontinuo dei cellulari non

sono una novità. Come non lo sono quelli inferti alla nostra vita privata, dato che, con l’arrivo di questi aggeggi invadenti, ci siamo giocati il diritto alla libera reperibilità. Non solo siamo incatenati alla puntuale rintracciabilità ma la riservatezza e la discrezione nel gesto del telefonare sono totalmente scomparse.

F

acciamo il punto. Fino al 1995 non c’era tanta scelta: per chiamare qualcuno c’erano le cabine telefoniche a gettoni o il telefono di casa. In entrambi i casi la telefonata era un gesto privato che non aveva spettatori e quando li aveva, e se ci infastidivano, allungavamo il filo e ci rinchiudevamo in cameretta. Le nostre conversazioni erano soltanto affari nostri e se qualcuno origliava era considerato inopportuno e maleducato.

I

n una manciata di anni però le cose sono molto cambiate e da allora non si capisce più niente. Chi prima si chiudeva in camera, quelli che si sigillavano nella cabine telefoniche, quelle stesse identiche persone piene di pudore e riservatezza che non sopportavano i maleducati, sono sparite. Tutti

parlano davanti a tutti e lo fanno a voce alta sputando in faccia al mondo gli affari loro senza darsi alcun pensiero.

sivamente, gli uomini si avventano sui cappotti o nelle borse da lavoro, e non c’è cinema, biblioteca, ospedale, chiesa, museo, o funerale che tengano.

ieci anni fa i curiosoni dovevaD no rizzare le orecchie, attaccarnche qui, come per la reperibile alle porte o ai muri, per rubare Alità a tutti i costi, ci si è convinscampoli di telefonate. Oggi anche ti che sia normale. i pettegoli più incalliti ne hanno le scatole piene dei fatti altrui e non ne vorrebbero più sentire.

ochi giorni fa sono stata testiP mone involontaria di una conversazione telefonica avvenuta tra

una donna in fila alla cassa del supermercato e qualcuno che l’aveva chiamata. Ad essere sincera, sentirla parlare dell’agonia di un suo parente da poco scomparso - dei suoi respiri affannosi, dei suoi rantoli e della sua sofferenza - così, davanti a tutti, a voce alta, con invadenza e indiscrezione, come se stesse commentando il bunga bunga, mi ha fatto venire la nausea.

e persone riferiscono i propri L intimi affari ovunque, parlano a gran voce davanti a gente stanca

in treno, in fila alle poste e al mercato del pesce. Appena il cellulare suona si precipitano a rispondere come drogati, le donne cercano nelle loro immense borse convul-

a non lo è. Io odio che il mio M cellulare squilli in pubblico. Non sopporto telefonare davanti

agli altri aldilà degli argomenti che tratto. Il mio telefono non squilla, vibra soltanto perché trovo che il silenzio valga ancora qualcosa. Cosa ho fatto nella giornata, se ho pagato la bolletta, come sono andate la analisi del sangue, come stanno i miei parenti, sono fatti che non ho voglia di condividere con alcun estraneo.

are che la gente abbia smesso di P farsi tutti questi problemi. Semplicemente, come per un mucchio

di altre cose, la gente fa quello che le pare mentre pensa di non dover rendere conto di nulla a nessuno.

a mia guerra forse è persa in L partenza, ma non ho alcun rispetto per qualunque tipo di maleducazione, per l’indiscrezione e l’invadenza, e non smetterò mai di respingerle.

“L’intimità, al giorno d’oggi, è il Santo Graal.” Amélie Nothomb


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