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bisogno. La vecchia lo richiama. Questa volta gli mostra qualcosa. Non sono soldi e non sono uova, è una dose. Una dose impacchettata dentro una garza bianca e ruvida. La vita e la gentilezza s’impadroniscono del corpo di Livio, che si alza di scatto, e sorride sdentato, con le labbra sottili e spaccate, facendo segno alla vecchia di seguirlo verso il bagno. Una volta dentro il bagno Livio si toglie la maglietta. Sotto la maglietta ha soltanto costole, una voliera di costole coperta da una pelle color limone. “Che ti piace?” domanda. “Mio marito,” risponde lei “mi piace mio marito.” “Io non sono tuo marito.” “Mio marito è morto. Tu gli piacevi. Era innamorato di te.” Livio ricorda un signore anziano, che invece dei soldi lo pagava con una dose, contenuta dalla stessa garza immacolata e ruvida che la signora tiene in mano. “Mi spiace per tuo marito.” “Era un porco e un bugiardo. Ma io l’amavo tanto. E lui amava te.” “Cosa vuoi che ti faccia?” “Voglio che usi questa,” dice la vecchia porgendogli la dose “come facevi con lui.” A Livio non importa. Ha soltanto bisogno. E i motivi degli altri sono assurdi e profondi, al contempo necessari e inutili. Facciano quel che devono quando possono, così la pensa Livio, preparando la dose. “Lui scriveva per te,” dice la vecchia “Lo sapevi? No? Scriveva delle poesie, per te. Le ho trovate in garage. Io pensavo che ci andasse per pulire la macchina, per lucidare il cruscotto, e invece andava a scrivere poesie, per te. Fai più piano, voglio vedere bene.” Livio rallenta. “Posso rimettermi la maglietta? Ho freddo.” “No. Non la rimettere. E togli anche i pantaloni.”

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Cadillac 11 [ 27 maggio 2016 ]  

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