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IVIE POCHI CHIARIMENTI QUANDO LA SCADENZA E’ ORMAI IMMINENTE L’agenzia delle Entrate ha emanato in data 5 giugno 2012 un provvedimento che avrebbe dovuto fugare tutti i dubbi sull’ IVIE. Di fatto nessuno o quasi dei punti che la stampa specializzata nonché gli operatori del settore avevano auspicato fossero affrontati ha ricevuto adeguata risposta. In merito al requisito oggettivo la nota specifica che sono soggetti all’imposta anche gli immobili che sono stati oggetto di rimpatrio giuridico. Si tratta della procedura che fu instaurata in seguito alla emanazione della circolare del gennaio 2010 che stabilì che la sottoscrizione di un mandato di gestione a società fiduciaria di un immobile sito all’estero configurava il rimpatrio “virtuale o giuridico” dello stesso. Questa posizione aprì la porta alla possibilità di scudare tutti gli immobili siti in paradisi fiscali e fu praticata soprattutto per paesi come Monaco e la Svizzera. Ora questa posizione confligge con quella assunta al punto 5 dello stesso provvedimento dell’ Agenzia in merito invece al rimpatrio giuridico dei capitali che, viceversa, si sostiene non devono essere assoggettati all’imposta di bollo ( al di là delle etichette è una vera e propria patrimoniale) sulle attività finanziarie estere dell’ uno per mille. Questo differente trattamento di situazioni giuridiche uguali non è spiegabile! Ma gli argomenti più delicati, che il provvedimento dell’Agenzia solamente sfiora ripetendo sinteticamente il testo della legge, continuano ad essere aperti e sono: la corretta definizione della base imponibile e le modalità di calcolo e riconoscimento del credito d’imposta. In merito al primo argomento il decreto del 16 marzo 2012 ha operato una netta e forte discriminazione fra immobili giacenti in paesi dello Spazio Economico Europeo e immobili siti in paesi terzi. Per questi ultimi la base imponibile è costituita in via principale dal costo di acquisto e, solo in mancanza di questo ( caso assai raro) dal valore di mercato degli immobili. Il criterio del costo non è derogabile se non in casi limitatissimi in cui si sia perso l’atto di acquisto o comunque il dato del valore. Non ritengo quindi legittimo il comportamento attuato da molti di operare una scelta, a seconda della convenienza, fra i due valori. Per quanto riguarda invece gli immobili SEE rimangono i dubbi più grandi, a mio avviso più sul piano applicativo che su quello interpretativo. Dal punto di vista della norma infatti ancora una volta il legislatore non consente di operare una scelta: in primis si deve utilizzare il valore “catastale” utilizzato nel paese estero per l’applicazione di imposte sul patrimonio o reddituali. Quindi non c’è spazio per arbitraggi, in quasi tutti i paesi, anche se non esiste una tassa patrimoniale, esiste comunque un valore che viene utilizzato per la determinazione delle imposte dirette sia sul possesso che sulla plusvalenza in caso di cessione. Solo in mancanza di tale valore si può ricorrere allo stesso metodo utilizzabile per gli immobili NON SEE. Sul termine “catastale” a mio avviso si deve operare una interpretazione di tipo sistematico/sostanziale e non letterale. In pochi paesi è in uso questo termine. Ad esempio in Francia esiste un “revenue cadastral”, cioè un reddito catastale, che esprime


un valore locativo presunto, ma non un moltiplicatore che porti dal “revenue” ( concetto reddituale ) al “valeur” concetto patrimoniale. Quindi la ratio della norma è sicuramente quella di non riferirsi al significato letterale del termine ( tipicamente italico) ma di voler significare un valore preso a riferimento ed accettato dalle amministrazioni fiscali straniere per conteggiare imposte patrimoniali e reddituali. A mio parere questa interpretazione è coerente con la intenzione del legislatore, con le modifiche attuate dal DL 2 marzo 2012, di eliminare quegli elementi discriminanti che hanno conseguito l’apertura di un dossier “ IVIE” a Bruxelles. Quindi per “catastale” si deve intendere in senso ampio il valore dell’ immobile che, in ciascun paese di riferimento, viene preso a base per la determinazione “in primis” di una imposta patrimoniale ove esista e quindi delle imposte reddituali che necessitano della determinazione di un valore del bene immobile per il loro calcolo. Il secondo problema è quella della determinazione e del conteggio del credito d’imposta. La norma è sintetica e non chiarisce il meccanismo preciso di imputazione del credito d’imposta. Ancora meno si è fatta chiarezza sulla qualità delle imposte che sono accreditabili all’ IVIE. Non è fatto un esplicito richiamo ai criteri di cui all’ Art. 165 TUIR. Dal punto di vista del tipo di imposta sicuramente costituiscono credito d’imposta le imposte estere di natura patrimoniale. Ma in ciascuno stato sugli immobili gravano spesso imposte che hanno natura “ibrida” come la taxe foncière in Francia, la countee tax in Uk ecc. In questi casi il problema rimane aperto. Sarebbe stato sufficiente che l’amministrazione finanziaria, almeno per i paesi europei, emanasse una lista contenente le imposte accreditabili per ciascun paese. Non è proprio spiegabile nè giustificabile questa reticenza che complica, senza nessun beneficio per il fisco, la vita a contribuenti e loro consulenti.Dal punto di vista pratico può essere interessante affrontare il caso di tre paesi, confinanti con l’ Italia, nei quali diversi connazionali possiedono proprietà immobiliari: la Francia, Monaco e la Svizzera. Ritengo che la base imponibile a cui fare riferimento per la Francia debba essere, inequivocabilmente, quella che il fisco francese determina per il conteggio della sola imposta patrimoniale propria transalpina, l’ ISF : essa è il “valeur venale “ dell’immobile. Tale valore è definito come quel prezzo che il normale gioco della domanda e dell’offerta consente al proprietario di ritrarre, ad una determinata data, dalla cessione dell’immobile. E’ un concetto del tutto simile al nostro “valore di mercato”. E’ interesse del contribuente italiano acquisire una adeguata documentazione che, per ogni anno, dimostri questo valore in caso di futuri accertamenti del fisco. Questo può essere fatto in diversi modi: tramite una stima di una agenzia immobiliare, facendo riferimento a transazioni analoghe avvenute in zona oppure ricorrendo ad un sito www.immoprix.com che è curato dai Notai transalpini e che fornisce, per ogni comune, il valore medio a metro quadro degli immobili basandosi sulle ultime transazioni effettuate. Ritengo che il fatto che l’ ISF sia dovuta, ad oggi, solo per “fortune” che superano 1.300.000 € non rilevi ai fini della validità del criterio del valore venale. Alcuni sostengono che si debba utilizzare il “ revenue cadastral”. Ribadisco che tale valore ha natura reddituale e quindi non fornisce un valore dell’immobile. Ad esempio per un appartamento di tre camere nel comune di Mandelieu ( regione PACA) la Direction Generale de Finances Publiques di Grasse ha fornito un valore di 2.260 € che non ha nessuna significatività.-


Particolarmente spinoso è il problema di quali imposte francesi siano detraibili dall’ IVIE dovuta. E’ certo che sia accreditabile l’ ISF in quanto è imposta patrimoniale. Il caso però riguarda pochi contribuenti, solo quelli che hanno immobili in Francia il cui valore supera 1,3 milioni di €. Un dubbio rimane sulla taxe Foncière che ha natura più locale e che contribuisce anche a spese delle municipalità. Ora la Convenzione in vigore fra Italia e Francia stabilisce all’ Art. 2 che si applica alle imposte “ sul reddito e sul patrimonio”. Nel 1989, data di stipula della convenzione, i due paesi hanno stabilito che, per quanto concerne la Francia, si applica in riferimento alla IS, alla ISF, alla impot sur le revenue ecc. Nonostante all’epoca già esistesse, non è citata la Taxe Fonciere. Quindi ne l’ Italia ne la Francia hanno ritenuto che la Taxe Foncière potesse definirsi ne imposta sul Patrimonio ne imposta sul reddito. Come conseguenza ritengo che, ad oggi, salvo una esplicita diversa novativa presa di posizione della Amministrazione italiana

non ci sia nessun

presupposto giuridico per potere sostenere che la Taxe Foncière abbia natura di imposta patrimoniale o reddituale e quindi sia detraibile dall’ IVIE dovuta. Monaco non appartiene allo SEE e non assoggetta il possessore di immobili ad alcun tipo di imposta ne di natura reddituale ne patrimoniale. Pertanto la base imponibile IVIE non può che essere il costo di acquisto dell’immobile il quale non è plausibile che non sia conosciuto. A Monaco operano quattro notai e sicuramente nei loro archivi c’è traccia degli atti di acquisto di ciascun immobile. Ovviamente nessun credito d’imposta potrà essere vantato. In Svizzera esiste una imposta patrimoniale ( sulla fortuna ) che colpisce anche gli immobili detenuti da soggetti stranieri che è prelevata sia a livello comunale che cantonale. Trattandosi di paese non SEE come base imponibile IVIE si dovrà in primis utilizzare il valore di acquisto. Dalla imposta dovuta ritengo che si possano detrarre sia le imposte cantonali che comunali sulla “fortuna” già pagate in Svizzera. Sia la norma che il provvedimento del 5 giugno parlano genericamente di imposte versate nello stato estero e quindi anche quelle di natura locale dovrebbero generare credito d’imposta. Una ultima nota merita il coordinamento fra RW e quadro RM. Ricordo che è pacifico che il valore degli immobili da indicare nel quadro RW sia quello storico di acquisto ( sia a titolo oneroso che per successione o donazione). Nel caso di immobili siti in paesi non SEE quasi sempre ( salvo il caso di mancanza del dato di acquisto) ci sarà quindi una coincidenza fra valore del quadro RW e valore del quadro RM. Nel caso però di immobile UE tale coincidenza non necessariamente dovrà esserci ( prevalenza del criterio della base imponibile del paese estero per l’ IVIE ) e una eventuale azione accertativa dell’ Amministrazione Finanziaria basata su una eventuale discrepanza sarebbe irragionevole.

Roberto TAMBURELLI

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