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Flavio Burgarella

LA MADONNA DEGLI ULIVI

LA MEDITAZIONE DELL’ AVE MARIA 1


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LA MEDITAZIONE DELL’ AVE MARIA

La cappella dell’ Eremo della Madonna degli Ulivi presso la tenuta Burgarella, Bianzano-Spinone al Lago (BG)

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LA MEDICINA DI PAPA FRANCESCO Come cardiologo vorrei riprendere quanto detto da Papa Francesco in occasione dell’Angelus di domenica 17 novembre 2013 quando distribuendo 20.000 confezioni di “Misericordina”, confezione simil farmaceutica contenente una corona del rosario, ha detto: “Guardate che è una medicina questa che fa tanto bene, la Misericordina, dovete proprio prenderla, ve la raccomando!” e nelle prescrizioni del medicinale spirituale ne raccomandava l’assunzione quando “ci manca la forza per combattere le tentazioni e non sappiamo perdonare qualcuno”. Ricordava inoltre che l’ efficacia del farmaco si avvertiva tramite la tranquillità al cuore. Frase che avrà fatto sorridere i più e per la quale ho notato un certo pudore nella divulgazione del messaggio da parte della stampa amica. Il Papa ha fatto considerazioni che hanno validità scientifica. La recita del rosario fa bene al cuore. Nel mio reparto di riabilitazione cardiologica spesso si riuniscono la sera malate anziane per la recita del rosario. Le infermiere mi hanno chiesto che senso ha ripetere per 50 volte un’ Ave Maria, che beneficio avrebbe comportato. La ripetizione lenta delle stesse parole ha un senso profondo se lo si inquadra nella dimensione temporale dell’uomo, il quale ha bisogno di ripetere i gesti che fa per trovare certezze che lo guidino nella vita. Anche l’apprendimento avviene ripetendo la lezione. È la ripetizione che conferma e rassicura, che caratterizza i rituali e dà certezza di appartenenza. Quando le pazienti ripetono l’Ave Maria chiedono ad alta voce protezione contro il male, annuncio interiore di pace. Ma non solo, perché la recita del rosario fa bene anche al cuore, come organo fisico. Uno 4


studio condotto dal Prof. Luciano Bernardi dell’Università di Pavia in collaborazione con l’Ospedale di Oxford ha dimostrato i benefici cardiovascolari della recita rispettivamente del rosario e di un mantra durante la meditazione per gruppi selezionati di pazienti con scompenso cardiaco, dove il cuore non è in grado di pompare il sangue nella circolazione in modo efficace, con i seguenti sintomi di stanchezza e di mancanza di respiro per sforzi limitati. In questa situazione si induce inoltre una tachicardia riflessa per eccitazione del sistema neurovegetativo ortosimpatico e un aumento degli atti del respiro, creandosi così un circolo vizioso che peggiora la prognosi. Frequenza del respiro e frequenza cardiaca sono interconnessi. Nello studio di Bernardi la recita del rosario riduceva l’attività ortosimpatica e aumentava l’attività parasimpatica con conseguente rallentamento della frequenza respiratoria e del battito cardiaco. Come può avvenire ciò? La ripetizione dell’Ave Maria avveniva con una fase iniziale inspiratoria della durata di sei secondi, a cui seguiva un breve arresto della respirazione e da una fase espiratoria di ancora sei secondi seguita da un’altra breve sospensione del respiro. La recita del rosario che prevede un arresto sincrono della parola al termine della frase, obbliga il ritmo respiratorio a fare una pausa: a seguito di ciò avviene una sincronizzazione tra il ritmo del respiro e il ritmo cardiaco, entrambi rallentavano la loro frequenza, migliorava l’ossigenazione del sangue, il compenso cardiaco e la qualità della vita. Se poi la recita del rosario è anche l’occasione di provare sentimenti di gratitudine, di apprezzamento e di positive emozioni si può ottenere una sincronizzazione tra ritmi del cuore e del cervello venendosi a creare uno stato scientificamente 5


misurabile chiamato “Coerenza”, dove i sistemi corporei funzionano in modo più efficiente. I livelli di “Coerenza” possono essere misurati usando un semplice parametro cardiaco che si ottiene durante l’elettrocardiogramma delle 24 ore secondo Holter, chiamato “Heart Rate Variability”, che rappresenta il naturale cambio della frequenza cardiaca che avviene tra battito e battito; più alta l’HRV, migliore lo stato cardiovascolare. Ricerche dell’ istituto americano HeartMath hanno sottolineato come la gratitudine non sia solo un sentimento, ma abbia reali benefici fisici sulla salute dell’uomo. Tutto ciò è oggetto di studio per Telesalute, l’associazione che ho fondato per la promozione della dimensione spirituale in medicina. Grazie Papa Francesco per aver portato questa “medicina” dalla nostra anima ai nostri cuori.

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LA MEDITAZIONE DELL’ AVE MARIA L’Ave Maria può essere recitata come preghiera e può essere ripetuta più volte come nella recita del rosario. È anche ispirazione di meditazione. Voglio proporvi questa nuova modalità di recitazione dell’ Ave Maria volta a portare pace ed equilibrio, benessere fisico e mentale a chi la ripete: correliamo la recita dell’ Ave Maria alla respirazione. La prima parte... Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù... viene recitata mentalmente in un periodo di tempo corrispondente a quello di contare da uno a sei; nel contempo si deve eseguire un atto inspiratorio che inizia con la respirazione addominale, per poi continuare con la respirazione toracica inferiore ed in seguito superiore. Successivamente bisogna trattenere il respiro contando sino a tre e visualizzando una figura religiosa rappresentante l’immagine di Maria a noi più familiare. Dopo questa pausa di sospensione del respiro, espiriamo dal naso lentamente contando sino a sei, svuotando l’aria dai polmoni e concludendo l’espirazione contraendo il diaframma: il tutto durante la recita mentale... Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte, amen. A seguire altra pausa di sospensione del respiro contando sino a tre e visualizzando una persona a noi cara, verso la quale proviamo sentimenti di gratitudine. La recita associata agli atti del respiro può essere ripetuta tutte le volte che si vuole, in modo da diventare un processo automatico che porta salute al corpo e allo spirito. È bene concludere la meditazione recitando mentalmente la seconda parte della preghiera con un’espirazione prolungata a bocca aperta. Per facilitarne l’apprendimento è utile eseguire inizialmente il ciclo respiratorio in posizione sdraiata. 7


AMARE E SERVIRE L’ AMMALATO Non credo ci sia altro modo. Solo amando e servendo chi soffre, solo cercando di alleviargli le pene con l’ amore e la sincera compassione puoi ottenere la possibilità di sviluppare il Bene che c’ è in te, di farlo prima germogliare e poi fiorire in una cascata di colori, aspettando fiducioso la grazia che ti apre le porte alla conoscenza di Dio. A noi spetta il compito di saper arrivare davanti a quella porta, trovare il percorso giusto, scegliendolo con sapienza e gioia. È un messaggio soprattutto per i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari, per i volontari ospedalieri e per tutti coloro che avendo un ammalato in casa se ne fanno carico con spirito di sacrifico e amore. È un messaggio per tutti, anche per quegli amici medici, brillanti ed intelligenti professionisti, che si definiscono agnostici, nei quali puoi però leggere nella loro fierezza un velo di tristezza negli occhi. Amare e servire l’ammalato significa amare e servire Dio. Ma cosa significa “amare Dio”? Se Dio è tutto, tutte le manifestazioni della natura e della vita umana sono tutto; amare Dio significa amare tutto ciò che c’è e tutto ciò che accade. Ma come è possibile amare la malattia, la disgrazia, la fame e la morte. Ciò è possibile se si considera l’amore come la capacità di accettare ciò che è così come è, senza fare resistenza. Amore e affetto sono diversi. Amore è un modo d’essere, uno stato spirituale nel quale abbiamo imparato ad accettare dentro di noi, senza resistenza o giudizio, anche malattie invalidanti, ad accettare l’esperienza che abbiamo avuto quando di quelle malattie ne siamo stati testimoni. Questo vuol dire che dobbiamo fare di tutto per curare la malattia, ma se siamo 8


stati capaci di accettare lo stato che provavamo, allora siamo anche capaci di accettare chiunque o qualunque cosa lo abbia causato. Questa è la fonte originale dell’ amore e della compassione. Se siamo di fronte ad un ammalato emaciato, portatore di malattia infettiva o neoplastica invalidante in stato avanzato, ci allontaniamo velocemente dalla sua presenza perché il suo stato ci disturba oppure siamo capaci di accettare quelle sensazioni che nascono in noi e “farci attraversare” senza provare alcuna resistenza? Se siamo capaci di ciò, abbiamo imparato ad essere presenti all’esperienza in noi stessi e saremo capaci di praticare la compassione per le sue sofferenze. A questa accettazione è rivolta la Meditazione Terapeutica®, pratica sviluppata per portare pace ed equilibro al paziente, per propiziarne la guarigione. È inoltre uno dei motivi per cui Telesalute ha pubblicato l’opuscolo “La Madonna degli Ulivi, parole di conforto alla sofferenza” un breviario poetico scritto con l’intenzione di alleviare le pene a chi soffre, con carità cristiana, con speranza umana. Quest’ accettazione è il modo con cui sviluppiamo la nostra capacità di essere presenti. È il modo per imparare ad amare Dio. Cosa significa “servire Dio”? Servire Dio è porre la nostra esistenza per diminuire la sofferenza del mondo. Se Dio è tutto, quello che noi possiamo vedere o sentire è parte del tutto, è indivisibile. Quando una persona soffre, non è solo la sua sofferenza, ma è la sofferenza di tutti. Quando un bambino muore per malattie legate alla denutrizione in qualsiasi parte del mondo è un morto per fame che tutti noi condividiamo. La nostra crescita spirituale non è solo per noi, è per tutti gli esseri viventi, perché è in funzione alla nostra capacità di diminuire le sofferenze del mondo. Se segui l’ ego vuoi 9


diminuire la tua sofferenza per ottenere il tuo benessere. Ovviamente ciò è giusto e legittimo, ma se vogliamo servire Dio dobbiamo diminuire la sofferenza ovunque la incontriamo. Come possiamo ora “conoscere Dio”? Bisogna innanzitutto convincersi che il nostro corpo è parte di noi stessi, ma io non sono del tutto rappresentato nel corpo in cui abito. Certo ho sviluppato negli anni un estremo bisogno di protezione di questo corpo in cui conduco la mia vita e ho messo in atto tutti gli accorgimenti necessari per farlo. Ma in questo corpo che mi è così familiare e che con la mente, le emozioni e le sensazioni che provo costituisce il mio ego, esiste il Sé, l’essenza, rappresentata da un singolo punto di coscienza senza dimensione, la mia parte spirituale, il Dio che c’è in noi. Pratica spirituale è il sentiero su cui ritornare alla consapevolezza di Sé, di quel punto originario di coscienza che mi permettere di comprendere una semplice verità, come Dio si manifesta in me. La Meditazione Terapeutica® è un modo per percorrere il sentiero spirituale. Con la meditazione, attraverso l’accettazione senza giudizio del momento presente, mettiamo a tacere la mente, così che le credenze che avevamo su di noi gradualmente si dissolvono in modo da poter portare l’attenzione sempre più vicino al nostro Sé originario. Con la meditazione impariamo a fare esperienza delle cose così come sono, senza giudicarle, senza che siano offuscate da paure o desideri. Questo cammino ci porta sempre più vicino al nostro punto di coscienza. Siamo così arrivati davanti alla porta dietro la quale c’è la possibilità di conoscere Dio. Abbiamo bussato a questa porta, siamo ora in attesa che la porta si apra. Ma non esiste nessun mezzo per aprire quella porta, non è possibile farlo con la forza. È solo possibile, al 10


contrario, attraverso il definitivo arrendersi ad ogni sforzo, attraverso quella che viene chiamata “grazia”, quella luce infinita che permette alla nostra piccola luce di unirsi a lei. È a questo punto che conosceremo Dio.

LA RISCOPERTA DI TECNICHE

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ANTICHE PER L’UOMO D’OGGI: LA MEDITAZIONE PUÒ AVERE UN RUOLO TERAPEUTICO? Negli affanni del vivere quotidiano capita di incontrare persone che pur lavorando come noi, essere sottoposti al nostro stesso stress, vivendo le alterne vicende della vita, sembrano comunque felici e soddisfatte, appagate. Sono capaci di sopportare meglio le ansie e le inquietudini, hanno un qualcosa di gioioso, di gentile, nel loro comportamento; non si lamentano mai. C’è un qualche cosa di diverso in loro che li contraddistingue dagli altri. Domandate loro: “scusi lei pratica la meditazione?” e nove volte su dieci otterrete una risposta affermativa alla vostra domanda. La meditazione su cui io mi sono formato è basata sulla consapevolezza del momento presente, focalizzando l’attenzione durante la pratica sul presente, accettandolo senza giudicarlo, in modo che la mente sia libera dai pensieri del passato che generano sensi di colpa o rimorsi e dai pensieri che riguardano il futuro, colmi di incertezza e generatori pertanto di ansia e inquietudine. Vorrei sottolineare alcune particolarità della meditazione che ritengo interessanti. La meditazione è una attività di “essere” e non di “dare”. La meditazione, come la preghiera, è una pratica spirituale; mentre nella preghiera sei tu che parli con Dio, nella meditazione è Dio che parla con te. La meditazione è anche una forma di psicoterapia: con l’accettazione del 12


momento presente si sviluppa un senso di unità e di auto accettazione. Secondo Enry Reed la meditazione organizza il proprio sviluppo spirituale in una sequela armoniosa, facilitando così la transizione dall’ identificarsi con un corpo finito sino ad accettare una consapevolezza infinita. Vorrei però porre l’attenzione sulla meditazione sotto il profilo strettamente medico, valutando quello che è la fisiologia della meditazione, cioè i cambiamenti fisiologici del corpo umano in chi la pratica. Vi porto a proposito un esempio riferito al mio lavoro di cardiologo con il paziente sdraiato nell’ ambulatorio, al quale ho applicato apparecchi per il monitoraggio della pressione arteriosa (MAP), per il monitoraggio della frequenza cardiaca e dell’ elettrocardiogramma (Holter), per il monitoraggio della respirazione e della concentrazione dell’ ossigeno nel sangue, per il monitoraggio dell’ attività elettrica cerebrale (elettroencefalogramma) e della conduttanza cutanea. Ho inoltre incanalato una vena dalla quale prelievo campioni di sangue da analizzare. Ora conduco il mio paziente in uno stato meditativo attraverso la respirazione, il rilassamento, la consapevolezza del momento presente. Quali parametri posso rilevare e misurare? La frequenza cardiaca, il battito che avverto al polso, rallenta e la pressione arteriosa si riduce. Rilevo inoltre la diminuzione della frequenza del respiro e l’ossigenazione del sangue che migliora. Sempre dalle analisi del sangue possiamo dedurre un calo del metabolismo e un aumento delle endorfine, sostanze che inducono rilassamento. Le ghiandole della pelle riducono la sudorazione. L’attività elettrica cerebrale 13


si modifica: aumenta la presenza di onde chiamate Alfa, onde lente con una frequenza media di 10 Hz che tendono a sostituire le onde beta, più frequenti e di aspetto maggiormente caotico sulla carta dell’elettroencefalogramma, che caratterizzano lo stato di veglia. Ciò avviene prima in un emisfero del cervello, poi su entrambi e in seguito il grafico dei due emisferi mostra segni di sincronizzazione. Dal risultato di questi parametri si può capire l’importanza della meditazione sul piano fisico. Farmaci che abbassano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, i betabloccanti, sono di importanza fondamentale nella cura dell’ipertensione arteriosa e delle malattie coronariche. Anche l’allenamento fisico, pratica raccomandata nella prevenzione e nella riabilitazione della malattie di cuore, porta bradicardia e riduzione della pressione arteriosa, liberazione di endorfine, per cui la meditazione potrebbe essere utilizzata nei programmi di prevenzione e del recupero del malato di cuore. È quanto ho proposto in qualità di relatore a convegni internazionali di cardiologia. Sono infatti convinto che la meditazione potrebbe benissimo sostituire l’attività fisica laddove questa, per avverse condizioni climatiche o per eccessiva distanza da centri sportivi, sia di difficoltosa attuazione. Sto parlando soprattutto di nazioni in via di sviluppo in continenti come l’Asia e l’Africa dove la riabilitazione cardiologica stenta ad affermarsi. E c’è di più. Un recente studio pubblicato su Stroke, la rivista scientifica dei cardiologi e neurologi americani, ha rilevato come la meditazione da sola, senza essere accompagnata da particolari cambiamenti nella dieta e nello stile di vita, né essere associata all’utilizzo di farmaci, sia in grado di contrastare lo sviluppo dell’aterosclerosi, cioè dell’apposi14


zione di materiale grasso e fibroso all’interno delle pareti arteriose. Un gruppo di ricerca della facoltà di medicina dell’Università di Los Angeles ha tenuto in osservazione per sette mesi sessanta volontari, donne e uomini. All’inizio dello studio, mediante l’ecodoppler carotideo è stato misurato lo spessore dell’intima, cioè della parete interna della carotide, dove solitamente inizia l’apposizione del grasso, del colesterolo. Questo spessore viene considerato in medicina un indicatore della presenza di aterosclerosi nelle arterie del corpo e della conseguente probabilità delle sue manifestazioni cliniche, come l’infarto e l’ictus. Le sessanta persone sono state divise in due gruppi, uno che seguiva regole alimentari salutistiche e l’altro che praticava i principi della meditazione trascendentale. Al termine dei sette mesi è stato ripetuto l’ecodoppler carotideo e quello che si è ottenuto è stata una riduzione dello spessore di parete, comunque non un aumento, in coloro i quali si erano sottoposti ad un programma di meditazione, aumento che invece si era verificato in coloro i quali avevano seguito il regime alimentare appropriato. La meditazione può inoltre cambiare la percezione delle emozioni. Ciò lo possiamo dedurre dalla anamnesi, dal racconto di chi pratica la meditazione. Interrogato risponde di aver avuto durante il tempo della meditazione la sensazione di un profondo rilassamento, di una mente attenta e di non aver avuto l’impressione di essere stato per un lungo periodo in quella posizione. L’accettazione del momento presente, acritica, senza porre nessun giudizio, né buono, né cattivo (semplicemente qualsiasi sensazione, dolenzia, tensione muscolare, formicolio, qualsiasi cosa 15


avvertita è, è in questo momento ed è così da accettare, senza giudicarla) comporta però, con la pratica, qualche cosa di più. La tendenza naturale della nostra mente ad avere di che occuparsi viene frustrata nel corso della meditazione. La ripetitività del processo meditativo fa sì che la mente abbandoni la sua dipendenza dalle sensazioni attraverso un progressivo “ritiro” che, gradualmente e impercettibilmente, diventa distacco: più specificamente la consapevolezza si separa da ciò di cui è consapevole. La consapevolezza così si purifica, assume una propria presenza che è onnipresenza; inizia l’esperienza meditativa nell’ Unità e la pratica è ora puramente spirituale, mediante la quale si ottiene l’ aumento della compassione, di uno stato empatico con il paziente e il “non attaccamento”, cioè lo sviluppo della convinzione della non permanenza in questo mondo, che si concluderà con l’abbandono del corpo fisico nel divenire esseri puramente spirituali. Diceva Edgar Cayce: “Se pensate che la meditazione sia solo un modo per svuotare la mente, questo è quello che otterrete, una mente vuota, ovvero niente!”. La meditazione è un viaggio. Se non si ha una destinazione particolare in mente, allora quello è probabilmente il posto dove ci dirigeremo. La volontà della persona, intesa come intenzioni ed aspettative, è dunque necessaria per determinare ciò che accade durante la meditazione. Possono inoltre essere utili, anche se non necessarie, l’immaginazione e la visualizzazione. La meta del nostro viaggio è quella di portare pace ed equilibrio a noi stessi e all’ammalato.

POSTURA DI MEDITAZIONE 16


La postura della meditazione si basa su fatto di essere eretta e rilassata al stesso tempo. Lascia che le tuberosità ischiopubiche (le ossa su cui ci sediamo) sopportino la maggior parte del peso. Con le gambe incrociate, rotola lentamente avanti e indietro sui glutei fino a scoprire la posizione che comporta la maggior pressione su queste ossa. Metti un cuscino o una coperta piegata sotto le tuberosità ossee (ma non sotto le cosce) così da sollevare i glutei fino all’altezza che consente di spingere il vostro peso da seduti sulle queste ossa: rimani rilassato così che allo stesso tempo puoi elevare il petto e rilassare le spalle. Sposta leggermente indietro il mento senza inclinare la testa e senza porre resistenza. Se vuoi, in alternativa, puoi sederti su una sedia con le piante dei piedi ben appoggiate per terra, la schiena eretta, il mento leggermente indietro senza inclinare la testa, il torace elevato, con il fondoschiena che non sia troppo mobile, né cascante. Lascia che le tuberosità ischiopubiche sopportino la maggior parte del peso. Siediti sulla sedia anteriormente, non utilizzando lo schienale come appoggio; aggiungi un cuscino in grado di sostenere il fondoschiena. Rilassa le spalle e tieni le mani in posizione di riposo aperte, appoggiate sulle gambe appena sopra il ginocchio, con i palmi rivolti verso l’alto. Un postura comoda è fondamentale nella pratica della meditazione. Fai esperienza sino a quando non trovi la giusta posizione così da poter rimanere seduto comodamente per mezz’ora o più.

LA MEDITAZIONE TERAPEUTICA® 17


www.meditazioneterapeutica.it Sempre più la medicina occidentale volge la sua attenzione alla visione olistica, un tempo esclusiva della medicina orientale. Ciò anche in seguito alla richiesta della popolazione e degli stessi pazienti che chiedono di essere visti non solo come portatori di organi malati, ma come persone con una malattia da curare nella sua totalità di corpo, mente e spirito o se preferite di Coscienza, correnti elettriche che generano campi elettromagnetici e materia. Il mio contributo è la Meditazione Terapeutica®, una metodica meditativa volta a portare pace ed equilibrio al paziente, che si pone sdraiato sul lettino del terapeuta, seduto accanto a lui in meditazione. L’obiettivo iniziale è di portare il paziente in uno stato di rilassamento passivo profondo e ciò si ottiene quando le onde cerebrali dello stesso entrano in risonanza con quelle del terapeuta in meditazione. Si giunge cioè ad una situazione di “comunanza elettromagnetica” tra chi medita e il paziente: se si misurassero in questo momento le onde elettriche cerebrali con l’ elettroencefalogramma si documenterebbe la presenza in entrambi del ritmo alfa, caratterizzato da una frequenza media di 10 Hz, tipica di uno stato di rilassamento profondo della mente. Se venisse eseguito un elettrocardiogramma delle 24 ore secondo Holter ai due (terapeuta e paziente) si noterebbero periodi comuni di aumentata variabilità dell’ intervallo RR durante la meditazione, un fenomeno elettrico cardiaco collegato ad un miglior stato di salute, a testimonianza dei fenomeni di risonanza tra i campi elettromagnetici del cuore e del cervello. 18


La Meditazione Terapeutica® agisce attraverso la consapevolezza percettiva. La percezione consapevole dei campi elettromagnetici che si generano nel corpo umano è guidata dalla intenzione, dalla volontà di favorire i processi di guarigione. Esiste un linguaggio vibrazionale (pensiamo alle api) con il quale noi comunichiamo quando i nostri campi elettromagnetici entrano in risonanza. Quando io “vibro” su emozioni positive (sono anch’esse onde elettromagnetiche) “parlo” il linguaggio vibrazionale e se qualcuno entra in risonanza con me, gli trasmetto emozioni positive. Se “vibro” su emozioni negative “parlo” sempre il linguaggio vibrazionale e se qualcuno entra in risonanza con me, gli trasmetto emozioni negative. Il campo elettromagnetico del cuore, che può essere oggi misurato con un cardio magnetometro, se vibra con coerenza, cioè forma onde elettromagnetiche ampie e regolari, crea un sistema ordinato e può far vibrare in modo coerente il campo elettromagnetico del cervello, trasmettendo così emozioni positive, ma può anche far vibrare in modo armonico e coerente i campi elettromagnetici dei vari organi del corpo, sino ai campi elettromagnetici di ogni singola cellula, formando così un sistema ordinato che trasmette salute e favorisce i processi di guarigione. Più le frequenza delle onde elettromagnetiche sono basse, come le onde alfa e theta caratteristiche dei vari stati di coscienza, più sono ordinate, meglio puoi comunicare e trasmettere sistemi coerenti, potenziali di guarigione. Il modo per me migliore di comunicare questo linguaggio è la consapevolezza percettiva della Meditazione Terapeutica®, dove puoi sperimentare la Coscienza (utilizzo la C 19


maiuscola a significare l’aspetto universale della coscienza) percependo l’altro attraverso te stesso, dove una tensione nella “sua coscienza”, ad esempio una emozione negativa, può essere da chi medita percepita come un fastidio muscolare nel suo braccio. Si sperimenta così una “coscienza condivisa” tra te e lui, che non è propriamente né tua, né sua, ma rappresenta la Coscienza, con la c maiuscola. Accettando senza giudicare il “tuo” disturbo muscolare mentre mediti, puoi risolvere la tensione muscolare che percepivi, cosa questa che si rifletterà nel paziente, contribuendo a risolvere la “sua” emozione negativa. La Meditazione Terapeutica® utilizza un linguaggio vibrazionale percettivo tra Coscienza, correnti elettriche che generano campi elettromagnetici e materia: è un modo di comunicare che può favorire la guarigione. Ho organizzato un Corso di formazione in Meditazione Terapeutica® che prevede un livello base, uno intermedio e uno avanzato: tre moduli di cinque ore ciascuno. Ogni livello ha una durata di cinque incontri.

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MEDITAZIONE PER L’AMMALATO Lo scopo della Meditazione per l’Ammalato è la richiesta che noi facciamo affinché lui abbia pace e tranquillità per affrontare e possibilmente risolvere la sua malattia. Lo svolgimento della meditazione per l’ammalato potrebbe essere così rappresentato. 1. Raccogliti nella posizione di meditazione, su una sedia vicino al letto in cui è sdraiato l’ammalato. La meditazione può essere fatta anche in un altro luogo; è infatti sufficiente raccogliersi in posizione seduta, in un luogo tranquillo, anche lontano dal letto del paziente se fosse ricoverato in ospedale. È opportuno, ma non necessario, che il paziente sappia che si è raccolti in meditazione per la sua salute. 2. Dopo esserti raccolto nella posizione seduta ricordata, con le mani appoggiate sulle gambe rilassate, appena sopra al ginocchio, i palmi aperti verso l’alto, gli occhi chiusi, la testa eretta con il mento leggermente indietro verso il basso e le spalle aperte, pratica, ripetendola per tre volte, un’ inspirazione prolungata, trattenendo per due o tre secondi il respiro al termine della stessa, poi esegui un’ espirazione prolungata seguita da due atti respiratori (inspirazione, espirazione) tranquilli. 3. Rilassa gradualmente e progressivamente i muscoli della testa, della nuca, del collo, della fronte, rilassa le palpebre, i muscoli della mascella e della mandibola; ora 21


rilassa i muscoli delle spalle, delle braccia e delle mani, sino alla punta delle dita. Rivolgiti mentalmente e rilassa i muscoli del dorso, quelli lungo la colonna vertebrale e poi rilassa anteriormente i muscoli pettorali a livello del torace e gli addominali. Per ultimo è bene rilassare i muscoli del sacro, i glutei, i muscoli delle gambe, dei polpacci, dei piedi. 4. In questa posizione così rilassata sentiti pesante, avverti la sensazione di pesantezza, come se fosse aumentata la forza di gravità che ti trattiene in contatto con la sedia. 5. Concentrati ora sul momento presente, con tutto ciò che ti passa per la mente, per prenderne consapevolezza e accettarlo senza giudicarlo, senza porre giudizi. Qualsiasi fastidio muscolare tu possa avvertire, qualsiasi pensiero, rumore, odore, qualsiasi immagine ti si sia presentata nella mente è il tuo vissuto del momento presente. Non è né buono, né cattivo, è e basta e devi accettarlo come tale, accoglierlo nella tua consapevolezza, che gradualmente si amplia. In questo modo tu diventi sempre più consapevole di ciò che in quel momento accade e sempre più acquisti la capacità di accettarlo, senza giudicare. 6. Rimani in questo stato di coscienza tutto il tempo che vuoi, cercando di stabilizzarlo, in modo che nessuna distrazione possa disturbare la tua meditazione. Qualsiasi elemento di distrazione, qualsiasi pensiero, tensione muscolare o immagine ti passa ora per la mente accettala senza giudicare e questa... “si scioglierà come neve al sole”. In questo modo stai abbandonando l’Ego. 22


7. Rivolgi ora il tuo sguardo dentro te stesso, cercando di trovare il tuo Sé, la parte buona che c’è in te. Per far ciò, sempre ad occhi chiusi e senza muoverti, rivolgi il tuo sguardo all’indietro cercando di focalizzare un punto in mezzo alla fronte, giusto dietro l’ area posta tra gli occhi e il naso. 8. Permetti in questo momento che avvengano dei movimenti oscillatori del capo ... immagina che sia il tuo Sé che si libera da te e si porta in alto, sempre più su, nell’universo, per entrare in relazione col divino, scopo spirituale della meditazione. 9. Sempre accettando questa oscillazione permetti ora al tuo Sé di scendere, visualizzando il malato nel suo letto ed entrando così in relazione con lui. Permetti che cessino i movimenti oscillatori del capo. Accetta ora la sensazione di distanza tra te e il paziente, accetta qualsiasi sensazione apparirà ora nella tua consapevolezza; accettala anche in questa circostanza senza giudicare. 10. Rimani in questo stato di coscienza, di relazione tra il tuo Sé e il Sé dell’ammalato per il tempo che desideri. 11. In questo stato di coscienza poni ora l’intenzione che l’ammalato possa avere pace ed equilibrio, per propiziare il suo processo di guarigione. L’intenzione deve essere rapida, non insistente, un breve movimento di pensiero. 12. Accetta ora tutte le sensazioni, pensieri, fastidi, tensioni muscolari che compaiono a questo punto della tua 23


consapevolezza in relazione al paziente, dopo aver posto l’intenzione di guarigione. Accetta senza giudicare e amplia la tua consapevolezza, stabilizzandola. 13. Rimani in questo stato di coscienza il tempo che credi, poi, lentamente, apri gli occhi e sorridi all’ammalato, rassicurandolo così con la tua presenza che, come abbiamo ricordato in precedenza, può anche non essere fisica. Rassicuralo che non è più solo ad affrontare la malattia.

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CURARE DA LAICI INNAMORATI Come medico mi domando ogni giorno “cosa vuole l’ammalato da me”, come posso servirlo al meglio per alleviare le sue sofferenze, togliere il male, ripristinare la sua integrità di uomo in salute. Credo di aver trovato alcune. In primo luogo la presenza. Devo essere presente per lui, mi deve considerare come un supporter, un suo tifoso nella partita contro la malattia. Devo esserci; se alza lo sguardo verso la “curva nord” lì mi vede, tra le ragazze pon pon della squadra della sua vita. Solo così mi potrà dare la massima fiducia affinché la mia competenza, che deve comunque essere di eccellenza in medicina, possa essere impegnata al meglio nella prospettiva di guarigione. Devo poi curarlo come un laico innamorato, devo amare i miei pazienti. L’amore è un modo d’essere; il malato è più di un fratello, è colui che fa della mia opera un atto d’amore. Per amare il paziente io devo però essere capace di amare me stesso, cioè devo essere in grado di “lasciar fuori” tutte le emozioni negative e di mantenere dentro me la principale emozione positiva, la felicità. Felicità che non è contentezza, ma uno stato d’animo che si può coltivare con la preghiera e la meditazione, vivendo in una dimensione spirituale la nostra esperienza corporea. Così saremo sempre disponibili, avremo un campo elettromagnetico cardiaco armonico, tale da entrare in risonanza con il paziente e favorire in lui il processo di guarigione. Non solo gli forniremo i farmaci, le armi chimiche per la sua battaglia contro la malattia, ma gli daremo entusiasmo per la lotta. Entusiasmo, dal greco “en theos”, significa Dio è in te. Gli daremo la speranza, la certezza di vincere, anche per forme incurabili, la sua malattia. Alla dimensione spirituale appartiene infatti la speranza inestinguibile che la vita non finisce con la morte, 25


ma che si trasforma attraverso di essa. Ăˆ la forza delle fede che scatena energie positive che contribuiscono certamente a riacquistare la salute, ma anche ad accettare serenamente quel momento in cui Dio ci chiamerĂ a Se stesso.

L’ edicola, la santella della Madonna degli Ulivi e il frutto di mela cotogna.

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AVE O MARIA

AVE O MARIA

Ave o Maria bella nei tuoi colori apri il manto e accoglici in preghiera: donaci la grazia di crescere nello spirito, lasciaci prendere i meriti di stare sempre con Te, lontani dal peccato su questa terra nella tua Luce in Paradiso.

Ave o Maria bèla in di tò culùr dèrf ol mànt e te preghe de scultàm: dàga la grassia de crèss in de spìret, làsega ciapà i mèrecc de stà sèmper con Te, fò del pecàt sö chèsta tèra in de la tò Lüs in Paradìs.

PADRE DI TUTTI NOI

PÀDER DE TÖCC NÓTER

Padre di tutti noi senza distinzione di pelle e devozione, metti le mani sul nostro capo facci sentire il tuo calore che arriva al cuore, piegaci le gambe e mettici in ginocchio sotto la Croce di Tuo figlio Gesù. Che possiamo pregarLo alla sua Ultima Cena e domandarTi tutto il bene che un padre può dare.

Pàder de töcc nóter sènsa distinsiù de pèl e deossiù, mèt i mà söl nòst có fàga sentì ol tò calùr rià al cör, piegà i gambe e mètega in zenöcc sóta la Crus del tò Tus. Che a m’pöde pregàL al sò Ültèm Disnà e domandàT töt ol bé che ü pader a l’ pöl dà.

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STATE IN PACE

STI’ IN PAS

Adesso che siete partiti e avete smesso di patire, riposate nell’altra vita. Vedrete gli Angeli e tutti i parenti che vi hanno preceduto, date ancora un bacio alla vostra madre e pregate accanto alla Madre di tutti. Adesso che anche noi possiamo pregarvi, dateci attenzione e state in pace.

Adès che sì partìcc, smetìt de patì, pusì in chèl’otra éta. Ederì i Àngei e töcc i parécc che i v’à precedìt, dìga amò ü basì a la òsta màder e preghì apröf a la Mader de töcc. Adèss che anche nóter a m’ pöl pregàf, dìga ü öcc e stì in pas.

La Madonna degli Ulivi 28


Indice •

La medicina di Papa Francesco

4

La meditazione dell’ Ave Maria

7

Amare e servire l’ammalato

8

La riscoperta di tecniche antiche per l’uomo d’oggi: la meditazione può avere un ruolo terapeutico?

12

Postura di meditazione

17

La Meditazione Terapeutica®

18

Meditazione per l’ammalato

21

Curare da laici innamorati

25

29


finito di stampare nel mese di gennaio 2014 da GRAFin-Ombriano di Crema (CR) per TELESALUTE Associazione per la promozione della dimensione spirituale in Medicina sede: Eremo della Madonna degli Ulivi Strada della Boffalora, 1 Bianzano, Bergamo www.telesalute.it 30


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32 dimensione spirituale in Medicina Associazione per la promozione della

La meditazione dell'Ave Maria  

Flavio Burgarella

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