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Rivista del Memorial Bini - distribuzione gratuita - maggio 2013 - Presidente Delia Santalucia - Direttore Responsabile Federica Ragno

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5 anni di storia della rivista e dell’Associazione Bini in un unico volume. Foto, interviste approfondimenti sull’attività e l’impegno a sostegno della sicurezza nel mondo dello spo


Sommario L’editoriale di Delia Santalucia Bini

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Il diktat di Tavecchio

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di Marco Gaviglia

di Federica Ragno

Nel nome di Ale

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di Federica Ragno

a cura della redazione

16 Intervista a Zarelli

Il Premio SPQRSPORT

La Befana di Ale di Federica Ragno

9 Tutti in campo per Ale di Daniele Galli

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10 6° Memorial Bini, ci siamo

di Claudio Bini

Vittiglio, il teatro dei sogni 12 di Marco Gaviglia

PRESIDENTE: Delia Santalucia VICE PRESIDENTE: Claudio Bini DIRETTORE RESPONSABILE: Federica Ragno ART DIRECTOR: Emiliano Magistri COPERTINA: Emiliano Magistri FOTO: Paolo Lori Hanno collaborato a questo numero: Daniele Galli, Marco Gaviglia REDAZIONE E SEDE LEGALE: Vicolo di Porta Furba 31 - 00181 Roma www.associazionealessandrobini.org info@associazionealessandrobini.org STAMPA: Consorzio AGE Arti Grafiche Europa s.r.l. Sede legale: via Giovanni Paisiello 24, 00198 Roma È vietata la riproduzione anche parziale di documenti, testi o foto, senza l’autorizzazione dell’Associazione Alessandro Bini ONLUS

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Dedicato a te...

DELIA SANTALUCIA BINI *

Siamo ormai giunti alla VI edizione del Memorial Alessandro Bini. Sono trascorsi cinque anni da quel triste 2 febbraio che ha segnato la nostra vita, ma che di sicuro non ci ha fatto cadere nel vortice dell’immobilismo. Il modo assurdo in cui mio figlio perse la vita ci diede quella spinta necessaria a costituire l’Associazione Alessandro Bini ONLUS per la sicurezza nello sport. Era il 20 marzo 2008. La generosità, la lealtà, la giustizia e il rispetto erano peculiarità prevalenti del carattere di Alessandro. Le dimostrava in ogni occasione. Sono tutti elementi di cui la nostra Associazione ha fatto tesoro. In questi 5 anni abbiamo cercato di sensibilizzare quante più persone possibili sul tema della sicurezza, ad iniziare dai rappresentanti istituzionali e del mondo sportivo dilettantistico. Abbiamo informato allenatori, presidenti, direttori sportivi, genitori e giovani atleti dei rischi che si possono correre. Ossia abbiamo professato quella, ancora oggi carente, cultura della salute e della sicurezza. Abbiamo vinto tante battaglie. E ci rende felici il constatare che impianti sportivi prima fatiscenti sono stati ristrutturati, mettendo al primo posto la sicurezza a beneficio di tutti coloro che ogni giorno frequentano la struttura. Abbiamo avuto al nostro fianco anche gli enti sportivi, che si sono adoperati per trovare delle soluzioni affinché la pra-

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tica di ogni disciplina sportiva potesse essere quello che tutti auspichiamo: vita, e non momenti di dolore, soprattutto se a farne le spese sono i giovani. Anche in ambito scolastico abbiamo portato la nostra voce. Ma non solo la voce, anche la cultura. Perché riteniamo che proprio i ragazzi, specialmente coloro che fanno sport, debbano essere i nostri principali referenti. Saranno infatti loro ad assumere negli anni a venire quegli incarichi che oggi sono nostri. Oltre a ricordare Alessandro, il Memorial ci permette di diffondere la cultura della sicurezza nello sport. Ma non solo, anche il rispetto delle regole, l’etica sportiva e il puro divertimento, vero sinonimo della parola “sport”. Per concludere, vorremmo citare tre regole d’oro che sono contemplate nel nostro decalogo: • Ogni impianto sportivo e/o luogo dove si svolge attività motoria oltre ad essere costruito e strutturato nel rispetto di tutte le normative vigenti, va mantenuto con coscienza e etica morale, senza ostacoli di qualsivoglia natura che potrebbero rivelarsi pericolosi per chi vi svolge attività sportiva o lavorativa. • E’ necessario sensibilizzare alla cultura sulla sicurezza e tutti dovremmo superare la mentalità del “ti pare che succede?”. Perché purtroppo poi succede. • Ogni genitore deve lasciare la struttura sportiva insieme a suo figlio e non tornare a casa solo con una borsa. E’ successo... Non dovrà accadere MAI PIU’. * Presidente dell’Associazione Alessandro Bini ONLUS

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A.A.B. NUM.0

GGIO

OMA A I P O C

VOLUME I

I L M E N S I L E D E L L’ A S S O C I A Z I O N E A L E S S A N D R O B I N I

AT T U A L I TA’ - E V E N T I - M E D I C I N A - S P O R T - C U R I O S I TA A S S O C I A Z I O N I S P O R T I V E E D I L E T TA N T I S T I C H E SICUREZZA E SPORT

SETTEMBRE 2008

focus

E R P M E S R E ALE P I R O U C I R T S O N I E N


CAMPO : CINECITTA’ DUE VIA QUINTO PUBLICIO,39 TEL. 06 72 23 570


A.A.B. NUM.0

VOLUME I

SETTEMBRE 2008

I L M E N S I L E D E L L’ A S S O C I A Z I O N E A L E S S A N D R O B I N I

AT T U A L I TA’ - E V E N T I - M E D I C I N A - S P O R T - C U R I O S I TA A S S O C I A Z I O N I S P O R T I V E E D I L E T TA N T I S T I C H E SICUREZZA E SPORT

focus

I giovanissimi dell’A.S. Roma vincono il I° Memorial Alessandro. Bini

Alla S.S. Lazio la Supercoppa A.Bini della XI edizione del Torneo Roma 2001

VILLA STUART SPORT CLINIC L 'ISTITUTO DI MEDICINA DELLO SPORT E' ATTIVO COME UNITA' OPERATIVA ITALIANA AFFILIATA AL C.O.N.I. PER L'EFFETTUAZIONE DELLE VISITE MEDICO SPORTIVE PER L'IDONEITA' AGONISTICA E NON AGONISTICA DEGLI ATLETI. L'ISTITUTO E' DOTATO DI UN'EQUIPE MEDICO SANITARIA SPECIALISTICA E DELLE STRUMENTAZIONI NECESSARIE AD ESEGUIRE TUTTI GLI ESAMI CLINICI PREVISTI DALLA LEGGE PER OGNI SPORT. IMS - CASA DI CURA VILLA STUART - Via Trionfale 5952 - 00136 Roma Tel. 06.35528393 - Fax. 0635528387


Questa pubblicazione è realizzata dai collaboratori dell’Associazione Alessandro Bini ad uso interno. Associazione A.Bini onlus Vicolo di Porta Furba n. 31 00100 Roma Cellulare: 3486271388 3202513123

Segretaria di redazione Sonia De Santis Responsabile pubblicità Sonia Galletti Progetto grafico CD Software Ufficio Stampa Delia Santalucia

A.A.B.

focus

Sommario Editoriale Per sempre Alessandro. Lettera di un amico

Proposta di legge della Giunta Marrazzo. Per la sicurezza nelle strutture sportive Enzo Foschi Newsletter

Fotografia Stefano Izzo Paolo Lori

I° Memorial Alessandro Bini. Vince la AS Roma - le foto più belle

Torneo Roma 2001 Supercoppa Alessandro Bini Vince la S.S. Lazio - le foto più belle L’intervista A.S. Bari - L’allenatore G. Cannone L’angolo dello scrittore Scusateci ragazzi di Vito Manduca Hanno collaborato a questo numero: Claudio Bini Delia Santalucia Giuseppe Avallone Michelangelo La Terza Sonia De Santis Casale Dosolina Vito Manduca

L’Avvocato risponde scrivi all’avvocato La foto segnalata dai lettori La squadra di Alessandro Stagione 2008/2008 Cinecittà Bettini Giovanissimi 1993 VILLA STUART SPORT CLINIC Il protocollo sanitario dello sport agonistico


Claudio Bini

Editoriale Sono trascorsi poco più di sette mesi dalla scomparsa di Alessandro, avvenuta non per una tragica, fatalità ma per superficialità ed imperizia degli adulti. L’Associazione Alessandro Bini per la sicurezza nello sport nasce perché nessun ragazzo, che ami fare sport, possa avere la tragica sorte di Ale e perché nessun genitore possa provare il dolore straziante per la perdita di un figlio, in un momento di gioco per la trascuratezza e la fatiscenza degli impianti sportivi. L’A.A.B. per la sicurezza nello sport si è prefisso l’importante compito di educare i gestori delle strutture sportive o di coloro che le frequentano all’osservanza delle norme vigenti in materia di impiantistica e di sicurezza, perchè vengano attuati più attenti e severi controlli per la tutela della salute e dell’incolumità di tutti i ragazzi. Vorrei, con questo primo numero, ringraziare tutti coloro che hanno preso parte al 1° Memorial Alessandro Bini, che ha chiuso la stagione sportiva 2007/2008, ad iniziare da tutti i collaboratori dell’Associazione che, gratuitamente, hanno messo a nostra disposizione il loro tempo libero, i volontari della Croce Rossa che con la loro dimostrazione hanno ricevuto l’attenzione del pubblico presente, gli Sponsor che ci hanno permesso di organizzare in breve tempo l’evento, gli arbitri, tutti i rappresentanti delle istituzioni politiche e sportive intervenute, gli ospiti del mondo dello spettacolo e del calcio. Un grazie di cuore alle Società partecipanti , in special modo ai veri protagonisti del Memorial, iragazzi che, con agonismo e fair play, hanno messo in luce il vero senso della manifestazione. Un particolare ringraziamento viene rivolto, inoltre, a Michelangelo Laterza, direttore sportivo della ASD NEW GREEN PARK di Bari, a Domenico Ranieri dell’Associazione Italiana Allenatori sez. Puglia, a Manuela Angioni arbitro federale della sez. di Bergamo ,che hanno voluto essere presenti al Memorial nonostante i chilometri di distanza che li separano da noi. Voglio credere e dare fiducia a tutti coloro che hanno parlato a quel vasto pubblico, facendo promesse per uno sport più sicuro e comunque aldilà delle promesse L’Associazione Alessandro Bini continuerà ad essere in prima linea per portare avanti la sicurezza e la tutela di tutti i ragazzi che amano fare sport, così come lo amava con tutto se stesso il nostro Alessandro. L’Associazione ha nel proprio futuro diversi progetti: 1. la nascita di questo mensile 2. il conferimento di una borsa di studio ad uno studente di scuola media superiore che nell’anno 2007/2008 si è distinto conseguendo ottimi risultati nel profitto, nel comportamento e che ha partecipato fattivamente alla vita della scuola; 3. diversi eventi culturali e dibattiti in materia di sicurezza; 4. un censimento volto ai gestori delle strutture sportive invitate a rispondere ad un questionario riguardante lo status della struttura gestita. E comunque anche il nostro sito sarà continuamente aggiornato,e vi terremo informati su tutte le notizie che ci riguardano e sulle iniziative che verranno di volta in volta portate avanti. Nel concludere ringrazio tutti, invio i miei auguri per la nuova stagione sportiva e scolastica a tutti voi ragazzi. CIAO ALE NEL TUO NOME PORTEREMO AVANTI LA NOSTRA BATTAGLIA.

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Delia Santalucia

Cari ragazzi... Carissimi ragazzi, è al via la nuova stagione calcistica e, con grande affetto e coinvolgimento, voglio farVi un grande in bocca al lupo! Questo pensiero nasce dal profondo del cuore di una mamma che da qualche mese in tutti Voi insegue il sorriso, lo sguardo e la voglia di vivere del proprio piccolo calciatore, che non è più qui ma che resta presente, ora più che mai. Ricordate: lo sport è vita! La Vostra passione deve essere vissuta con serenità, impegno, lealtà sportiva verso gli altri, serietà nel preparare gli impegni domenicali. Solo così, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, avrete la possibilità di imparare e fare tesoro di ciò che di positivo riuscirete a cogliere. Fate sì che la Vostra squadra diventi un gruppo di amici con i quali condividere la gioia delle vittorie e le fatiche delle sconfitte che, inevitabilmente, verranno. Abbiate rispetto di Voi stessi, di chi lavora con Voi e per Voi e anche dei Vostri avversari, ragazzi come Voi. Ma la cosa più importante che voglio dirVi è questa: pretendete il rispetto per la Vostra salute e per la Vostra sicurezza, fate in modo che questa Vostra passione non abbia alcuna possibilità di essere "distratta" da pericoli o incertezze. Divertitevi e.... chissà, qualcuno di Voi potrebbe avere un futuro importante, da campione! Ma comunque vada, ognuno di Voi sarà un tassello importante, sotto questo cielo da cui veglia il Vs. Angelo Custode, il mio piccolo grande Alessandro. Lui sarà sempre presente ad ogni Vostro gol, sarà l'arbitro imparziale del Vostro campionato, quello della vita, di cui sarete tutti protagonisti e vincitori. Un grande abbraccio a tutti Voi, Delia, la mamma di Ale A sette mesi dalla costituzione dell'Associazione Alessandro Bini, nasce il mensile online che si propone di raccogliere le voci di quanti, a vario titolo, vorranno dare il proprio contributo alla lotta contro le situazioni di pericolo nell'attività sportiva. Pur rimanendo fedele all'obiettivo fondamentale dell'Associazione, che è quello di segnalare alle istituzioni competenti le strutture sportive nelle quali siano presenti situazioni di pericolo per chi pratica lo sport e soprattutto seguirne le sorti (fino a quando vengano rimossi tutti gli ostacoli alla pratica per uno sport sicuro) il mensile online vuole approfondire la tematica della sicurezza delle strutture venendo in contatto con chi a vario titolo, è parte attiva del mondo dello sport. Ci saranno, su ciascun numero del mensile, interviste a sportivi, professionisti e non, giovani e meno giovani, a persone che hanno fatto la storia dello sport in Italia, a dirigenti di club sportivi, a politici che si occupano del settore e a tanti altri ancora, affinchè ciascuno possa dire la sua sull’ importante e delicata questione della sicurezza della pratica sportiva. Verranno illustrate e spiegate le lezioni di primo soccorso, che l’Associazione Alessandro Bini sta organizzando in collaborazione con la C.R.I., perchè in caso di incidente durante l'attività sportiva, il soccorso prestato nell'immediato accadimento è quello che nella maggior parte dei casi permette di salvare la vita. Altri problemi verranno affrontati nel corso dei mesi sull'argomento sicurezza nello sport: saranno presi in considerazioni riferimenti normativi e organizzativi, legali e sociali. Si cercherà, insomma, di affrontare la SICUREZZA NELLO SPORT.


Lettera di un amico

Caro Alessandro Da quando, quel giorno del 15 settembre 1997 all’asilo, ti ho conosciuto ho subito provato per te qualcosa di molto importante, anche se ero molto piccolo. Poi nel 1999 siamo andati alla scuola elementare e li ho capito ancora meglio che persona ci fosse accanto a me : una persona che ti lascia veramente a bocca aperta per quanto è speciale, buona disponibile ed educata. Ricordi ? Tutta la scuola ci chiamava la coppia del goal .. come Batistuta e Totti ai tempi d’oro . e tutte quelle partite vinte insieme. Eravamo uniti e spesso dopo la scuola facevamo i compiti insieme e poi via a giocare a pallone. Ho capito solo ora che quando ci prendevamo in giro eravamo solo un po’ stupidi ..ma era solo un gioco!!! Per me eri speciale perché anche quando avevo dei problemi mi stavi sempre vicino, come se fossi la mia anima e questo mi faceva stare tranquillo. Però adesso non posso credere che tu abbia perso la vita per colpa di uno stupido rubinetto sul quel maledetto campo di gioco, che un giorno sarebbe potuto essere l’Olimpico, dove tu avresti sicuramente giocato con il pubblico che ti avrebbe incoraggiato. Spero ci sia un Olimpico in Paradiso dove ora sicuramente ti trovi . sono sicuro che sarai il miglior campione di tutti i tempi. Alessandro non riesco a non piangere e a non disperarmi .. HO PERSO UN AMICO DAVVERO SPECIALE. Ricorda che io ti voglio un mondo di bene e anche se non ti potrò rivedere per il resto della mia vita, rimarrai sempre nei miei pensieri e nel profondo del mio cuore. Stammi sempre vicino, come un angelo custode e non lasciarmi mai. E . solo per te una volta posso anche gridare FORZA ROMA. CIAO ALESSANDRO Luca Giovarruscio

Una partita di pallone tra un gruppo di ragazzini. Chi non ne ha mai viste ? Non sempre si pensa, però, che quello che in apparenza è un campo sicuro e dove i ragazzi possono allenarsi spensierati, può in realtà celare dei pericoli mortali, come è successo ad Alessandro. L'Associazione Alessandro Bini ha questo obiettivo: segnalare alle istituzioni locali tutti i pericoli presenti nelle strutture in cui si pratica sport. Per fare questo c'è bisogno dell'aiuto di tutti. Chiunque sia a conoscenza di rubinetti posti a bordo campo, di muri dove è possibile scontrarsi, di pali o reti non protetti, di qualsiasi elemento che potrebbe mettere in pericolo l’incolumità o addirittura la vita di chi pratica sport è pregato di segnalarlo, anche in forma anonima, all'Associazione che provvederà a produrre la dovuta documentazione, a segnalare il pericolo alle istituzioni tramite i propri canali e a seguire le sorti delle struttura fino a quando non sarà raggiunto lo scopo di renderla sicura. Il contributo di tutti noi è importante: tante sono le vite umane che si possono salvare con la messa in sicurezza degli impianti sportivi, perchè non è giusto aspettare che ci sia la morte di un ragazzo per rendersi conto che, con un pò di attenzione e diligenza, tanti pericoli possono essere evitati. Contatta il nostro sito, la nostra email, i nostri numeri telefonici.


Giornata della Promozione della sicurezza nello Sport

Regione Lazio Enzo Foschi Sostenere l'organizzazione di iniziative concrete e costanti per sensibilizzare e informare sul tema della sicurezza nella pratica dello sport, anche con l'istituzione di una Consulta creata ad hoc. E’ l'obiettivo di una proposta di legge, presentata oggi dal vicepresidente della commissione Sport della regione Lazio, Enzo Foschi, alla presenza del presidente della Giunta regionale del Lazio, Piero Marrazzo. Hanno partecipato alla conferenza, tra gli altri, anche Delia Santalucia, presidente dell'Associazione Alessandro Bini, Vincenzo Castelli, presidente della Fondazione Giorgio Castelli, Mario Brozzi, responsabile sanitario della As Roma Calcio e presidente del Centro di Etica dello Sport di Tor Vergata, Alessandro Palazzotti e Riccardo Viola, presidenti rispettivamente del Coni regionale e provinciale. L'impulso all'iniziativa e' arrivato dall'incontro con l'associazione Alessandro Bini, il 14enne tragicamente scomparso il 2 febbraio scorso a causa del trauma subito dall'impatto con un rubinetto di irrigazione installato presso il campo di calcio della societa' sportiva Almas di Roma e con quello della Fondazione Giorgio Castelli onlus, il ragazzo morto sempre su un calcio di calcio e sempre nel febbraio, ma del 2006, per un arresto cardiaco indotto da una fibrillazione ventricolare. ''Occorre far si che la regione Lazio - ha affermato Enzo Foschi - nell'ambito delle proprie competenze, possa dare vita a una vera e propria cultura della sicurezza negli impianti sportivi, anche con riferimento al piaga del doping. Un processo che mira a coinvolgere tutti i responsabili e gli operatori del settore ma anche le famiglie dei minori che fruiscono di queste strutture. La mamma di Alessandro, mi ha suggerito come giorno, quello del 9 febbraio, il compleanno di questo giovane che amava la vita e nel cui nome oggi vogliamo intraprendere questa battaglia per salvaguardarla”. Un processo - ha chiarito - che mira a coinvolgere tutti i responsabili e gli operatori del settore ma anche le famiglie dei minori che fruiscono di queste strutture''. “Dalla mia esperienza maturata nel corso degli anni - ha affermato il consigliere regionale – ho potuto constatare che data la carenza di strutture adeguate, i cittadini, sacrificando il proprio tempo libero e denaro, si organizzano spontaneamente e volontariamente, per dotarsi di aree di gioco e di sport ma ciò comporta, in molti casi, l’involontaria dimenticanza di una serie di accorgimenti e precauzioni, necessaria garantire l’incolumità di tutti. E’ tempo di intervenire per regolamentare queste situazioni offrendo soluzioni adeguate”. Per il raggiungimento delle finalità previste dalla legge si prevede anche l’istituzione di una Consulta. Si tratta, in particolare, di un organismo permanente che operi in materia di promozione e monitoraggio delle politiche regionali in favore della sicurezza nello sport, di cui faranno parte il Coni, gli enti di promozione sportiva, dei rappresentanti delle fondazioni che si occupano di sicurezza in ambito sportivo e delle associazioni dei gestori degli impianti sportivi sia pubblici sia privati e , in ultimo, gli assessori regionali allo sport, alla salute e ai lavori pubblici. Fonte : Sala stampa Regione Lazio

L'attenzione della politica per lo sport è spesso rivolta soltanto ai grandi eventi – ha dichiarato il presidente Marrazzo - lo sport deve essere inteso come intervento fondante per ricucire lo sfilacciamento dei valori nella nostra società.


stagione sportiva 2007/2008

dal 3 al 14 giugno 2008

PREMIAZIONI 1° MEMORIAL ALESSANDRO BINI La A.S. Roma ha vinto il primo memorial Alessandro Bini, ma , voglio ripetermi, ha vinto lo Sport e la sportività, tutte le squadre che hanno partecipato alle finalissime hanno combattuto in campo ed hanno espresso un bel calcio, una bella festa e grazie a tutto il pubblico e all' ASD Pol. Cinecittà Bettini, che ha ospitato la manifestazione, il memorial e la festa sono riusciti perfettamente. Abbiamo trascorso un pomeriggio indimenticabile. Ma ancora una volta Alessandro ci ha sorriso e ci ha accompagnato nel corso di tutto il memorial. Ciao Ale . Per sempre Alessandro . Pix.


stagione sportiva 2008/2009

dal 4 al 14 settembre 2008

PREMIAZIONI SUPERCOPPA ALESSANDRO BINI XI edizione del TORNEO ROMA 2001 La S.S. Lazio vince solo dopo i calci di rigore. Nella finalissima per la Supercoppa Alessandro Bini, il N.T.T. Teste non demorde e affronta la partita senza timori. Bella partita, equilibrata fino al 90'. Nella premiazione il Direttore Generale del CinecittĂ Bettini Mario Ciasca ha ricordato, con i genitori, Delia e Claudio, e con la presenza dei suoi compagni di squadra del 1993, Alessandro Bini. Il pubblico lo ha salutato con un lungo ed emozionante applauso. I commenti da parte dei dirigenti e giornalisti presenti alla premiazione hanno evidenziato l'importanza del torneo, giunto alla XI edizione, la sua efficiente organizzazione e la bella struttura del CinecittĂ  Bettini. Ma soprattutto, si sono concentrati sul momento in cui, per non dimenticare, tutti i ragazzi hanno lasciato il campo correndo dietro ad un pallone per ribadire e sottolineare l'importanza di cercare, tutti insieme, di rendere lo sport sempre piĂš sicuro.


di Michelangelo Laterza

Un Mister in tutti i sensi...! Gianfranco Cannone, calciatore per oltre 20 anni trascorsi tra varie squadre di Club tra le quali BARI, MATERA, FASANO BITONTO ed altre. Nel 1996 apre a Bari la Scuola Calcio “Campo dei Fiori”, situata alla periferia di Bari, immersa nel verde, lontana dai rumori della città. Nel 1997 diventa Allenatore e da quella data ha allenato squadre di giovanissimi, Allievi e Under 18. Nel 2004 vince il titolo Regionale Categoria Giovanissimi con il Green Park Bari e due anni dopo si ritrova alla corte dei Matarrese che gli affidano la conduzione dei Giovanissimi dell’AS BARI. Nel 2007 ha condotto gli Allievi Nazionali e quest’anno i Regionali, come da programma concordato con la AS Bari.Una persona eccezionale come uomo di Sport e di Vita, sempre prodigo di suggerimenti con i ragazzi di tutte le età e con i loro genitori, insomma una persona alla quale affideresti un figlio di qualsiasi età sapendo di lasciarlo in buone mani con la consapevolezza di trovarlo arricchito di sani principi. Molte persone che lo conoscono mi hanno confidato di non sapere se Mister Gianfranco sia più bravo come Allenatore o come ballerino ed io che l’ho visto all’opera concordo con loro: vi assicuro che quando balla con la sua splendida moglie è un piacere vederli roteare e volteggiare come due farfalle, ma non glielo dite perché lui dice che non è vero..! Ho conosciuto Gianfranco casualmente, mio figlio aveva 8 anni e tramite un amico che lo conosceva abbiamo portato i nostri “bambini” alla sua Scuola Calcio; credetemi, oggi continuo a ringraziare quel mio amico perché mi ha dato il piacere di conoscere una persona pulita sotto tutti gli aspetti, sincera, altruista, sempre pronto a prendere impegni nel sociale e fortemente dedicata ai giovani. Lo incontro nell’ufficio del suo Centro Sportivo, in una afosa giornata di Settembre con 38°C ed un tasso di umidità estremamente elevato, all’indomani dell’inaugurazione di accordo tra il suo centro sportivo Campo dei Fiori e l’ASD Levante Bari. Questa fusione ha portato ad una delle tre scuole calcio della Puglia facente parte del progetto “JUVENTUS ACCADEMY” Mister Gianfranco non è un tipo che ama le cronache ma si concede all’intervista per rispetto all’Associazione Alessandro Bini. D: Mister Gianfranco, come valuta il movimento calcistico regionale per quanto riguarda l’aspetto gestionale e tecnico delle società calcistiche? R: La Puglia ha un buon bacino di calciatori ed è un’ottima fucina, tuttavia permangono problemi che potrebbero essere risolti anche in poco tempo. Ad esempio gli allenatori dovrebbero insegnare più tecnica nell’età adolescenziale, evitando di sottoporre il fisico ad estenuanti sedute di allenamento quindi le società dovrebbero affidarsi a tecnici selezionati per allenare ed essere più selettivi. Un buon lavoro lo sta svolgendo l’Associazione Allenatori (AIAC PUGLIA) in quanto sta inserendo persone qualificate tramite corsi anche se sono dell’avviso che proprio l’AIAC dovrebbe incrementarli promovendo aggiornamenti mirati perché l’Allenatore oggi rappresenta un punto di riferimento per i ragazzi. D: Le Scuole Calcio nel Meridione: pregi e difetti. R: Oggi non sono più fucine per calciatori, mi spiego meglio: quando ero ragazzo non esistevano le scuole calcio e quindi le squadre giovanili prendevano i migliori, formavano una rosa e partecipavano ai campionati. Oggi siamo chiamati a cercare di fare crescere tutti i bambini, di impiegarli nelle partite ed offrire loro un sano divertimento. Siamo chiamati a realizzare il loro sogno e la quantità di ragazzi che si avvicina al calcio è certamente superiore rispetto a trenta anni fa!!! C’è un problema di selezione nelle scuole calcio che spesso coinvolge i genitori che si lasciano trasportare dall’entusiasmo convinti che il proprio figlio diventerà Del Piero e questo spesso pregiudica il rapporto padre-figlio. Il pregio delle Scuole Calcio di oggi è che mediamente si è alzato il livello delle strutture, certo non siamo ai livelli del Nord Italia ma stiamo migliorando anche rimaniamo parecchio indietro rispetto al Settentrione dove prevale una maggiore professionalità per le scelte dei tecnici per fasce di età, maggiore organizzazione ed un settore giovanile più professionale formato da preparatori atletici, medici e programmi prestabiliti.


D: Come gestisce la Sua Scuola Calcio? R: In primis cerco di avvalermi di buoni collaboratori: persone valide sotto l’aspetto didattico oltre che umano. Coinvolgere i bambini sotto tutti gli aspetti, calcistici e non per dare loro una visione globale dell’attività rafforzando il concetto del gruppo che servirà per gli anni a seguire. D: Il progetto Juventus Accademy: cosa rappresenta per Lei oggi? R: Un compito gravoso per tutti noi che abbiamo accettato di farne parte! Significa dare il massimo della professionalità, della disponibilità, del tempo per ognuno di noi. Significa porre maggiore attenzione agli aspetti tecnici della struttura senza tralasciare nessun particolare in quanto una minima cosa potrebbe pregiudicare il tutto e noi siamo pronti ad offrire il massimo come facciamo ormai da anni. D: Come gestisci i rapporti con i genitori dei tuoi ragazzi? R:Semplice: basta essere sinceri, onesti e schietti dicendo loro le cose come sono e non come vorrebbero che fossero! D: Parliamo dell’Associazione Alessandro Bini della quale discutiamo tra noi da alcuni mesi: come l’hai conosciuta e cosa ti aspetti che possa fare? R: Sono stato invitato il 20 giugno ad una manifestazione al Green Park Bari in quanto mi era stato chiesto di premiare un ragazzo. Ero stupito per la richiesta non attribuendomi nessuna particolare importanza ma ho accettato di buon grado e lì ho conosciuto i Sig.Bini e Avallone presenti anche loro in quanto le 5 coppe consegnate erano intitolate alla memoria di Alessandro Bini. Conoscevo il caso di Alessandro tramite i mezzi di informazione e ne ero rimasto sconvolto come tecnico e come genitore. Devo dire che durante una manifestazione per giovani calciatori svoltasi l’8 giugno sempre al Green Park avevo notato la presenza dello striscione dell’Associazione dietro il palco delle premiazioni ma non avrei mai immaginato di conoscere personalmente i fautori dell’Associazione dalla quale mi aspetto un forte impegno tanto loro quanto di tutti gli addetti al mondo del calcio giovanile dilettantistico affinché si vigili in modo particolare sulla sicurezza dei campi. Penso che l’Associazione possa fare da tramite nel reperire informazioni utili per presentarle come discussioni. D: Mi spieghi più nel dettaglio: se ho ben capito Lei pensa che l’Associazione possa fare da tramite con le Federazioni Regionali? R: Credo di si in quanto in molti casi tecnici e dirigenti temono ritorsioni (specie nel meridione!) da parte di società sportive ed altra gente che gravita nel mondo del calcio D: Capisco bene che Lei non si voglia esporre anche se credo di avere capito (il riferimento è alle FIGC Reginali n.d.r.), quindi pensa che denunciando tramite l’Associazione possa essere utile? R: Credo che possa essere costruttivo per tutti: nessuno vuole che accadano altre simili tragedie. Io stesso ho parlato con altri tecnici di questo problema e a tale proposito aggiungo che mi sto informando per proteggere i paletti di recinzione in modo più adeguato. D: Mister Gianfranco, accetterebbe di esporre lo striscione dell’Associazione Alessandro Bini all’interno della Sua Scuola Calcio? R. Con grande piacere! Stiamo rivedendo un po’ di cose e sarei davvero onorato a tale proposito mi dica quanto costa ? D: Per Lei niente in quanto voglio avere il piacere di offrirglielo di persona! Magari un giorno organizzeremo un torneo per bambini e daremo il ricavato all’Associazione come abbiamo fatto nel 2002 con l’Orfanotrofio di Kigali in Rwanda, ricorda? R: Come no!!!! Bella giornata quella, davvero indimenticabile

E’ tardi, l’afa non diminuisce e credo sia meglio congedare Mister Cannone. Lo ringrazio della Sua attenzione e cortesia e mentre passo davanti ai campi per andare a riprendere la mia auto vedo Alessandro con al Sua maglietta rossa correre sul campetto palleggiando e gli sussurro “Ale, anche oggi si è parlato di Te e così anche oggi sono felice!”


di Vito Manduca

Scusateci ragazzi Infanzia, adolescenza, gioventù e vecchiaia sono fasi precise ed obbligate della vita per tutti coloro che diverranno adulti e che concluderanno naturalmente l’esistenza terrena. Potremmo, per comodità di lettura, paragonare l’intero ciclo dell’esistenza, dalla culla alla pensione, come un viaggio a tappe in quattro paesi confinanti solo convenzionalmente, ma geograficamente confusi. Sicché il viaggiatore si accorge di avere attraversato un confine dalle segnaletiche alle stazioni, se distratto non se ne accorge nemmeno. Infatti il percorso evolutivo si snoda in superficie con moto uniforme e non consente di affermare con esattezza “quando” finisce una fase per fare spazio alla successiva. Le “soglie” della crescita sono fissate convenzionalmente ma non univocamente sul pianeta, bensì in funzione delle culture, delle situazioni politiche, economiche ed anche climatiche. Insomma accade che un bambino sotto i dieci anni in un determinato paese è dedito ai giochi e all’apprendimento, mentre il coetaneo di un altro, magari confinante, viene reclutato, addestrato ed utilizzato come soldato in azioni belliche! Nonostante il livello di evoluzione, ad oggi, l’unico fattore comune delle varie culture è quello naturale: nessuno può sottrarsi alla prima fase, quella dell’infanzia, o saltare a piè pari una delle fasi successive. Ciascuno deve seguire il percorso attraversando in sequenza le stazioni: diversi possono essere velocità di transito e mezzi utilizzati non il senso di marcia. Giorno dopo giorno, anno dopo anno il “bambino” che è in noi deve cedere il posto all’adulto che sarà. Non può essere discusso il “se” ma può essere meglio posizionato il “quando” e diversamente organizzato il “come”. Il processo è, per definizione, irreversibile. Solo la morte anticipata può determinare il reale annullamento di una fase. Così come nel viaggio che può essere interrotto da impedimenti insormontabili. Quando diciamo che “si ritorna bambini” ci riferiamo in realtà ad un luogo comune. Se, infatti, siamo disponibili a ritenere che “da vecchi si ritorna bambini” nessun luogo comune può toglierci una certezza: che nei bambini non possa esserci la saggezza tipica dei nonni. Oltre che innaturale e paradossale, persino nel lessico, siamo certi che l’evento è da annoverare tra quelli impossibili più che tra quelli improbabili. Nondimeno, durante il percorso, possono verificarsi fenomeni, anche di segno opposto, che offuscano la consapevolezza individuale dello status, rendendo incerte le “stazioni” pur non interrompendo l’avanzare ma solo rallentando o accelerando . Una parte d’umanità, distribuita su tutto il globo e presente in ogni cultura, tende a “rimuovere” la circostanza di essere stata “bambina”. Gli appartenenti a questa categoria, ritenendosi “grandi dalla nascita”, vedono i bambini, anche i propri, come esseri alieni e non li comprendono quando non adottano comportamenti da adulti. È dominante in loro la spinta a fare bruciare le tappe ed accelerare il transito da una stazione a quella successiva. Velocemente verso la fine , per quanto paradossale possa sembrare. Tra costoro - per soffermarci un istante sul tema dello sport e dello spettacolo – ci sono quelli che vedono nel bambino maschio già un piccolo Maradona e nella bambina una Madonna in erba, più con riferimento alla famosa star italo-americana, proprio in questi giorni in tour, che alla Vergine Maria. Viceversa , un’altra parte non piccola tende a “conservare” lo spirito bambino, prolungando in modo abnorme la fase “fanciullezza” ben oltre la soglia convenzionale. Gli adepti, nel loro intimo, conservano, in coabitazione forzata, infantilismo e maturità ; coabitazione impossibile in ogni caso nell’infanzia e nell’adolescenza, non solo per ragioni convenzionali ma principalmente fisiologiche. Per costoro gli alieni sono gli altri adulti, loro coetanei o di età superiore. È dominante in loro la tentazione di “rallentare” il viaggio.


In entrambi i casi la relazione adulto/bambino è squilibrata per l’agire irrazionale dei grandi. Ecco perché vi sono buone motivazioni che ci dovrebbero intanto suggerire di chiedere scusa ai bambini. A tutti i bambini, ovunque siano socialmente collocati. La parte di umanità usa a “rimuovere”, e quindi a disconoscere, l’ineludibilità dell’essere bambini con il sacrosanto diritto di vivere come tali, dovrebbe scusarsi per aver troppo spesso, e per lungo tempo, preteso dall’infanzia comportamenti da persone compiute, da uomini e donne già grandi. Dimenticando che al primo vagito si è “tabula rasa” per forza e non per scelta. “Tabula” da riempire con la necessaria gradualità a cura degli adulti, unici detentori dei contenuti. Pretendere dai bambini, in un rapporto paritario, responsabilità, impegno, sacrificio, rispetto rigido di regole poste dai grandi e puntualmente dagli stessi trasgredite, inibizioni, ma anche ambizioni, nonché astensione “da atti presunti impuri” minacciando terribili punizioni, risulta essere al contempo inclinazione sadica e masochista. Simili pretese si configurano come il voler negare le necessarie differenze d’ età con inevitabili danni psicofisici immediati sui bambini: in fondo negare l’età equivale a negare la loro stessa esistenza. Fatalmente i danni saranno destinati nel tempo ad estendersi agli stessi adulti che li hanno generati quando le differenze d’età incideranno meno. Sappiamo che detta umanità, a parziale discolpa, può sostenere, così come spesso sostiene, che non esiste scuola per diventare adulti ed assumere i delicati ruoli di genitori ed educatori. Non esistono diplomi o certificati in grado di conferire la patente di “adulto” o di idoneità a svolgere il ruolo di “genitore”. Nel sostenerlo, quand’anche in buona fede, si tende a produrre una razionalizzazione nel vano tentativo di nascondere i limiti e gli errori dovuti alla combinazione insana di egoismi e di ignoranza, presenti ovunque. Divenirne consapevoli e scusarsi per questo sarebbe già un buon inizio. Un piccolo atto di umiltà teso ad attenuare la tenace e duratura supponenza adulta per facilitare un diverso approccio e messaggio agli adolescenti ed ai bambini. Forse nulla potrà evitare i danni eventualmente prodotti, ma almeno si potrà favorire un diverso dialogo per attenuarne gli effetti nel tempo. Tentare individualmente costa poco. Non possiamo non pensare al messaggio di un uomo classificato tra i grandi uomini della storia , comunicatore per vocazione e per missione: quel Papa Buono, Giovanni XXIII, quando rivolgendo il celebre messaggio ai fedeli disse: “Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona... ” con meno autorevolezza certo, ma con convinzione, aggiungo che le carezze non bastano in attualità , ecco perché prima suggerisco le scuse, poi le carezze che saranno più ben accolte. L’altra parte di umanità che si ostina a mantenere lo spirito bambino, in apparenza pone in essere una relazione equilibrata. Di che chiedere scusa? La domanda è aperta alla la riflessione di tutti, arrivederci al prossimo numero. http://www.sindacatoscrittori.net/vitomanduca/ - (v.manduca@libero.it)

Il libro del mese L’ultimo, fresco di stampa, Il doppio gioco , Bonanno-A&B, 2007, con prefazione di Enzo Foschi – consigliere Regionale Lazio – in libreria dai primi di gennaio 2008 si rivolge in particolare ai giovani ed agli adolescenti appassionati dello sport più amato e popolare: il calcio.


sempre

in campo Rivista del memorial Bini - distribuzione gratuita - 31 maggio 2009 Presidente Delia Santalucia - Direttore Responsabile Federica Ragno

indimentic

LA NOSTRA CHAMPIONS E’ IL SUO

Sono le sedici migliori squadre Giovanissimi della nostra Regione E da oggi scendono in campo per un torneo, per una coppa, per la gloria Ma soprattutto per Ale Bini

RICORDO


sommario AVE, ALE

Un angelo vestito di bianco Vestito di bianco insegue un pallone lo spinge di piede con scarpa chiodata schiva, saltando, da vero campione la difesa avversaria sull'erba bagnata.

Il saluto degli amici dell’Associazione: Cochi, Capua e Prestipino Il monito di Riccardo Viola: “Le società non considerano prioritaria la sicurezza” Foschi: “La legge regionale? Se l’avessimo fatta prima...”

IL CALENDARIO Mantiene la palla, la cede al compagno avanza, danzando, sulla linea del campo uno sguardo al pallone e offre sostegno riceve il passaggio e via come un lampo. Il raggio di porta è a un tratto vicino lo squardo è attento alla mossa avversaria fatale è l'agguato del ferro assassino la palla è in rete, e l'angelo in aria. In un sogno bambino, varca i confini il verde del campo diventa di panna corsia verso il cielo per Ale, il giovane Bini sul podio del cuore di babbo e di mamma.

Vito

Il programma gare della II edizione

LE 16 SORELLE Le foto delle squadre che si giocheranno il titolo

AMARCORD Il trionfo della Roma dodici mesi fa

UNO PER TUTTI... ...tutti per Ale I messaggi d’amore belli

IN PRIMA LINEA 365 giorni di vita dell’Associazione: ecco cos’è stato fatto


ave, ale SI LAVORA PER RINASCERE NON PER MORIRE ANCORA

cari ragazzi n occasione di questo secondo memorial volevamo essere ancora di più incisivi nella battaglia che stiamo affrontando (con tanti sacrifici) per la sicurezza negli impianti sportivi. Cʼè chi del mio Ale ricorda la triste storia. Ma è divenuto ora un simbolo della nostra lotta. La rivista che state leggendo serve soprattutto a questo: ad evitare che il tempo cancelli la memoria collettiva, facendo tornare a ragionare la gente così: “Quel rubinetto sporge leggermente? Ma tanto cosa vuoi che succeda”. Le immagini parlano più delle parole. Rimangono impresse nella mente. Unʼimmagine particolarissima, per esempo, è quella scritta in copertina: “IndimenticALE”. Ovvero, una composizione tra Indimenticabile e Ale. Era stato mio figlio in persona, poco prima che ci lasciasse, a tracciare su carta il proprio nome. Da perfetto writer. Allʼinterno trovate tutte le foto delle 16 sorelle di questo torneo, gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni, lʼintervista a un signore del calcio come il presidente del Coni provinciale, Riccardo Viola e delle pagine in cui tracciamo un ritratto di Ale attraverso i commenti di chi ha voluto ricordarlo. Ma pure un breve racconto di un anno di Associazione Alessandro Bini. Vi accorgetere, così, che non siamo rimasti con le mani in mano. Ma che siamo continuamente in prima linea. Cari ragazzi, vorrei augurarvi un grande in bocca al lupo. Giocate con agonismo ma nel rispetto di voi stessi, della vostra squadra, di chi lavora per voi e dei vostri avversari, ragazzi come voi. Pretendete il rispetto per la vostra sicurezza, fate in modo che questa passione non abbia alcuna possibilità di essere “distratta” da pericoli o incertezze. “Sempre 12 in campo”, Ale. Il mio Ale. Lui sarà presente ad ogni vostro gol, arbitro imparziale del vostro torneo. Il vero torneo. Quello della vita, di cui sarete tutti protagonisti e vincitori.

Delia Santalucia

(presidente Associazione Alessandro Bini ONLUS)

Presidente Associazione Alessandro Bini ONLUS: Delia Santalucia Direttore Responsabile “sempre 12 in campo”: Federica Ragno Segreteria di redazione: Angela Alviti In redazione: Giuseppe Avallone, Claudio Bini e Francesca De Santis Correzione testi: Dosolina Casale e Simonetta Lonati Redazione: via Quinto Publicio 39 - 00173 Roma (Italy) Sede legale: vicolo di Porta Furba 31 - 00181 Roma (Italy) Mail to: info@associazionealessandrobini.org Stampa: Arti Grafiche srl, via Vaccareccia 57, 00040 Pomezia (RM) Eʼ vietata la riproduzione anche parziale di documenti, testi o foto senza lʼautorizzazione dellʼAssociazione Alessandro Bini ONLUS.

DANIELE GALLI* l container dellʼAssociazione è una bomboniera di ricordi, volti, stampe e gagliardetti. Assomiglia un poʼ a quelle casupole prefabbricate che i terremotati friulani abbellirono con le fioriere pochi giorni dopo il devastante sisma del ʻ76. A ben vedere, in effetti, cʼè unʼanalogia di situazioni e risposte tra i genitori di Alessandro Bini e quella gente del Carso. Entrambi hanno perso tutto, entrambi hanno avuto la forza di ricostruire. Che fosse una casa o la propria esistenza, fa poca differenza. Chi vive una tragedia sulla propria pelle ha due modi diametralmente opposti di reagire: o si abbatte, piange, entra in depressione. Oppure lotta, e magari si rialza. Delia dice spesso di se stessa: “Dopo aver combattuto una vita intera, credevo che con la nascita di Ale mi sarei potuta riposare un poʼ. E invece mi trovo di nuovo in trincea. In prima linea”. Chi conosce bene, ma molto bene, Delia e Claudio sa che definirli genitori-coraggio (come papà Castelli, per ricordare altri eroi senza medaglie del nostro tempo) sarebbe riduttivo. Delia che sorride sempre. Che cela il dolore dietro a un macigno nel cuore, che per dedicarsi ad altre migliaia di ignoti e ignari genitori ha dovuto lasciare un lavoro da commercialista. Che è rimasta bella, elegantemente semplice. Quasi naif, nonostante il tempo e lo strazio di un figlio perso le abbiano disegnato sul viso nuove rughe. Claudio che è a disagio con la giacca, che ama la battuta, che al vino preferisce la birra. Che quando scorre le pagine dei giornali in cui si parla del figlio, soffre. Ma con orgoglio: “Sa, le raccolgo tutte. La mattina vado dal mio edicolante e gli chiedo se qualcuno ha scritto di Ale”. Ma non piange, Claudio. Non piange lui, non piange Delia. Non piangono le persone che stanno loro vicino. Qua, nel container bomboniera di Cinecittà, è fatto espresso divieto. Si lavora per rinascere, non per morire di nuovo. Si lavora perché la gente si svegli. Perché mai più ci sia chi consideri un rubinetto in un campo di calcio una consuetudine. Perché mai più si debba scrivere una rivista o giocare un torneo per ricordare un ragazzino ucciso. Ucciso dallʼimperizia, dalla negligenza, dal menefreghismo. Ucciso dagli adulti che avrebbero dovuto proteggerlo. Per favore, mai più. Mai più.

* Redattore de “Il Romanista”


ave, ale IL DELEGATO ALLO SPORT DEL CAMPIDOGLIO, ALESSANDRO COCHI

UN UFFICIO GIÀ CONTROLLA LE CONCESSIONI COMUNALI ALESSANDRO COCHI* con profonda emozione personale e con estrema soddisfazione istituzionale che saluto lʼinizio del II Memorial Alessandro Bini che si svolge nel popolare quartiere di Cinecittà nel X Municipio. In qualità di privato cittadino ed appassionato sportivo sono vicino alla famiglia ed a tutti coloro che stanno contribuendo con lʼimpegno del volontariato allo sviluppo delle attività associative, soprattutto quelle dilettantistiche e del calcio di base. Non è retorica sottolineare, infatti, come tutte le iniziative promosse a ricordo del giovane calciatore del Cinecittà Bettini siano animate dallo stesso sorriso e dalla stessa passione che contraddistingueva il suo generoso sforzo agonistico. I convegni sulla sicurezza negli impianti, lʼintitolazione della palestra scolastica a lui dedicata, la presentazione del libro alla sua memoria trovano il loro giusto completamento nellʼorganizzazione proprio di questo torneo per trasmettere sul campo il messaggio positivo, di rispetto per la vita ed amore per lo sport, che dovrebbe sempre animare la pratica sportiva nella nostra città. Nelle vesti di Delegato alle Politiche dello Sport del Comune di Roma mi sono speso con il consenso immediato del Sindaco Alemanno affinché la manifestazione potesse ottenere il Patrocinio da parte

IL BRACCIO DESTRO DEL SINDACO PER L’IMPIANTISTICA, GIUSEPPE CAPUA

ORA BASTA TRAPPOLE ASSASSINE SUI CAMPI

dellʼamministrazione comunale in quanto ritengo sia un obiettivo strategico lavorare sempre più in sinergia con lʼassociazionismo attivo in questo ambito, di cui lʼAssociazione “Alessandro Bini” ne è una componente fondamentale. Lʼobiettivo è quello di impedire che lo sport si trasformi in veicolo diretto od occasione indiretta di disagio, di danno od addirittura di morte per qualsiasi sportivo. A maggior ragione per quelli più giovani che si avvicinano allo sport in maniera spontanea ed educativa e che per suo tramite entrano a contatto in maniera sana con la società che spesso li isola. Ma in occasione del II Memorial Alessandro Bini è doveroso inoltre rilanciare lʼimpegno teso a completare il programma messo in atto dallʼamministrazione capitolina a partire dallʼapprovazione del piano per lʼimpiantistica sportiva, sia di vertice che di base, nei diciannove Municipi. Per quanto riguarda gli impianti del Comune di Roma abbiamo istituito un ufficio ispettivo, proprio per verificare la messa in sicurezza dei campi e verificare i requisiti alla base delle concessioni. Inoltre stiamo patrocinando diverse iniziative per sollecitare, insieme anche con lʼamico Pino Capua, occasioni di dibattito ed approfondimento su questo tema affinchè ciò che è successo ad Alessandro non avvenga mai più.

n occasione del II Memorial in onore di Alessandro Bini, vorrei che arrivasse ai genitori di questo sfortunato ragazzo, tutto il mio apprezzamento per lʼimpegno che stanno profondendo nel promuovere la cultura della sicurezza degli impianti sportivi. In effetti il loro Alessandro vive ancora proprio attraverso queste iniziative che possono salvare la vita a tanti altri giovani atleti. Sono al corrente che lʼAssociazione, a poco più di un anno dalla nascita, ha già raggiunto un importante obiettivo: la legge regionale sulla sicurezza nelle strutture sportive. Al fine di evitare che “trappole assassine” siano ancora in agguato, esorto lʼAssociazione, e in particolare la signora Delia, a segnalare, senza perdersi mai dʼanimo, tutte quelle situazioni di campi non a norma, perché la sicurezza è uno degli aspetti essenziali per la vita di un impianto sportivo. Certamente non sempre è facile intervenire perché gli Enti preposti alla vigilanza sono molteplici: i Comuni, le ASL, i Vigili del Fuoco, le Federazioni Sportive, i proprietari stessi degli impianti, tutti con competenze diversificate. Di fondamentale importanza, però, è che ogni struttura sia dotata delle necessarie certificazioni di agibilità e conformità in ogni suo aspetto. Da parte mia cʼè e ci sarà sempre il massimo impegno per far sì che i numerosi progetti del Comune di Roma siano effettivamente realizzati, soprattutto al fine di tracciare una mappa di tutte le attività sportive attualmente svolte nei vari impianti di Roma, una sorta di monitoraggio che renda possibile svolgere qualsiasi attività motoria in piena libertà e con beneficio per la salute di chi la pratica.

* Delegato alle Politiche dello Sport del Comune di Roma

* Collaboratore del Sindaco per lʼimpiantistica sportiva e per il doping

GIUSEPPE CAPUA*


ave, ale L’ASSESSORE ALLO SPORT DELLA PROVINCIA DI ROMA, PRESTIPINO

SIETE UN ESEMPIO DI SANO AGONISMO PATRIZIA PRESTIPINO* rovincia di Roma sostiene e promuove il II Memorial “Alessandro Bini”, un appuntamento importante nel panorama del nostro calcio giovanile. Questo torneo nasce con lʼintento di promuovere la cultura della sicurezza, gli ideali che animano lo sport in generale e il calcio giovanile, in particolare: sano agonismo, il fair play, spirito di squadra, la volontà di non fermarsi alla propria individualità ma agire per il bene dei propri compagni. Manifestazioni come questa sono importante testimonianza di come lo Sport e i suoi valori possano diventare un esempio di competitività sana e costruttiva. Come Provincia di Roma, quindi, non possiamo che essere orgogliosi di tenere a battesimo questa seconda edizione che, sicuramente, offrirà grandi emozioni e suggestioni. Voglio ringraziare per questo lʼAssociazione “Alessandro Bini”, gli organizzatori, le società partecipanti. Desidero fare lʼin bocca al lupo a tutti i ragazzi con la speranza che sappiano dimostrare il loro valore ma soprattutto i loro valori. Ad maiora!

*Assessorato alle Politiche del Turismo, dello Sport e Politiche Giovanili

Viola: “Sport pulito o Il presidente del Coni romano: “I club non consideran FEDERICA RAGNO urtroppo il nostro è un Paese strano. Siamo molto bravi di fronte alla tragedia ma poco nel prevenirla”. Non tutti sanno chi sia davvero Riccardo Viola. Per la maggior parte delle persone, è solo il figlio dellʼIngegnere Dino. Del Presidente della Roma del secondo scudetto. E invece no. Riccardo Viola è anche Presidente del Coni provinciale (di Roma), ma soprattutto un indiscusso signore dello sport italiano. Avete presente il papà? Perfetto. Di più, Riccardo Viola è anche uno dei più attivi sostenitori della causa dellʼAssociazione Bini. Tanto che a distanza di 17 mesi dalla morte di Ale, dice: “L'obiettivo del Coni, è quello di promuovere lo sport, ma uno sport che sia sano, sicuro e pulito. Tutto ciò che non rientra in questo non lo è. Se non può essere garantito uno sport sicuro, sano e pulito, allora è meglio non giocare. Non so se siano stati fatti dei passi avanti, ma sicuramente la tragedia di Alessandro ha fatto riflettere tutti. Si è capito in quel momento quanto fosse importante rivedere tutta l'impiantistica sportiva. Tutto questo però è molto grave, soprattutto per noi che proRiccardo Viola, presidente del Coni muoviamo lo sport. Un pensiero particolare provinciale e distinto gentiluomo va all'Associazione Bini che con grande forza e grazie all'importante lavoro svolto, dello sport romano è riuscita a sensibilizzare le istituzioni”.

un signore


ave, ale

molliamo” ano prioritaria la sicurezza” Nonostante ciò, molti campi non sono sicuri e solo poche settimane fa si è rischiata nuovamente una tragedia: “Purtroppo il nostro è un Paese strano, siamo molto bravi di fronte alla tragedia ma poco nel prevenirla. E serve una prevenzione a 360 gradi. Non bisogna pensare solo al campo da gioco, ma pure alla sicurezza all'interno degli spogliatoi dove spesso e volentieri troviamo spine non a norma. La sicurezza è un percorso che passa anche attraverso la visita medica e dei controlli ben fatti. Inoltre, bisogna considerare anche tutta la situazione delle palestre scolastiche. Spesso non si conoscono neanche le leggi in tema di normativa sugli impianti. E anche su questo bisognerà lavorare”. E le società? “La sicurezza non è considerata prioritaria ma viene superata da altri interessi. Sarebbe meglio anziché costruire tanti e diversi impianti poco sicuri, avere meno impianti, magari accorpando più società, ma strutture sicure. Purtroppo l'ambizione e la voglia di emergere fa sì che spesso e volentieri ci siano campi a distanza di soli trecento metri magari solo per dividersi il business delle scuole calcio".

Come rendere più sicuri gli impianti sportivi? Perché è importante formare degli operatori laici all’uso dei defibrillatori? Se ne parlerà il 3 giugno, ore 11 all’aula Fleming di Tor Vergata in un convegno organizzato dall’Associazione Alessandro Bini


ave, ale Il consigliere “padre” della riforma regionale sulla sicurezza negli impianti spiega le novità. Non senza un grande rammarico

Foschi: “La legge? Peccato non averla fatta prima...” “Oggi Ale sarebbe ancora tra noi” FEDERICA RAGNO eccato non averla approvata prima, oggi Alessandro sarebbe ancora tra noi”. È questo il grande rammarico di Enzo Foschi, consigliere e vicepresidente della Commissione Sport della Regione Lazio. Enzo Foschi è stato in questo anno uno dei politici più vicini alla famiglia di Alessandro e fin da subito ha sposato la battaglia per la sicurezza dello sport, presentando una proposta di legge “Interventi per la promozione, il sostegno e la diffusione nello sport”. Proposta divenuta legge a marzo, quando il Consiglio Regionale ha approvato all'unanimità. Un primo passo importante anche se resta il rimpianto di essere arrivati tardi.

Per quali tipi di interventi saranno destinati i fondi stanziati ? “La legge prevede uno stanziamento di 500 mila euro a cui dovrà essere aggiunto un ulteriore milione e mezzo nell'assestamento di bilancio per complessivi due milioni di euro per il 2009. Questi fondi sono destinati a lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione, quali ad esempio la copertura degli ostacoli attraverso delle protezioni di gomma, al fine di rendere sicuri e a norma gli impianti

sportivi”. Le società come potranno accedere ai fondi? “Semplicemente facendone richiesta. Le Federazioni stanno già ora responsabilizzando i proprietari degli impianti sulla messa in sicurezza degli stessi, pena il non rilascio dell'omologazione. La novità, infatti, è che quest'anno le società, attraverso un nulla osta, si assumeranno loro stesse la responsabilità di sicurezza e messa a norma dell'impianto”.


ave, ale

killer Pali e rubinetti (a lato, quello che un anno fa ci ha portato via Ale) nei campi di calcio In pessimo stato versano anche altre strutture Un esempio? Guardate quel campo da pallavolo in alto a destra...

Secondo quale criterio verranno distribuiti i fondi? “L'idea è quella di un bando aperto. I criteri verranno stabiliti poi all'interno della Consulta. L'obiettivo è quello di riuscire a mettere in sicurezza tutti gli impianti nei prossimi 2-3 anni. La questione sicurezza-impianti non riguarda solo il calcio, ma lo sport tutto. Inoltre, il problema va affrontato anche rispetto alle palestre e agli oratori. Stiamo cercando di sensibilizzare non solo i gestori degli impianti, ma pure gli stessi genitori. Per questo, distribuiremo loro un opuscolo informativo al momento dellʼiscrizione”. In che modo sarà possibile controllare che le società utilizzino correttamente i fondi? “Saranno effettuati dei controlli, sia attraverso la Consulta che avrà anche la funzione di osservatorio, sia tramite le Federazioni”. La legge regionale è stato un primo importante passo ma l'obiettivo è una legge nazionale... “Purtroppo, in Parlamento si continua a pensare al calcio dei grandi dimenticandosi spesso lo sport di tutti i giorni. Mi auguro che a livello nazionale la nostra possa diventare una legge pilota”.


il calendario II Memorial Alessandro Bini, la fase eliminatoria FRANCESCA DE SANTIS ieccoci. Si riparte il 31 maggio con il secondo memorial “Alessandro Bini”, una manifestazione sportiva che questʼanno vedrà la partecipazione di 16 tra le più importanti squadre della Capitale, suddivise in quattro gironi. Eʼ la crema del calcio, basta leggere la composizione dei gironi. Come lʼanno scorso, come sempre, si giocherà per un trofeo, sì, ma anche e soprattutto per la sicurezza di tutti gli impianti. Affinché quello che è accaduto ad Ale non avvenga mai più. Significativa la partita che sarà disputata prima della finale, il 12 giugno alle 16. Scenderanno in campo gli Allievi del ʼ93 del Bettini, contro tutti i compagni che Alessandro ha avuto nella sua breve vita. Ad arbitrarla sarà un suo grandissimo amico. Perché lʼamicizia è alla base di tutto, soprattutto a 14 anni. Ecco lʼimportanza di questo memorial, uno dei pochi che riesce a racchiudere in sé tutti i valori che lo sport vuole insegnarci e che spesso dimentichiamo.

Orario 9.00 10.15 11.30

Girone A A C

31 Maggio Cisco Roma-N. Tor Tre Teste Savio-Tor de Cenci Vigor Perconti-Delle Vittorie

Orario 18.00 19.15 20.30

Girone C B D

1 Giugno Romulea-Tor di Quinto Urbetevere-Lib. Centocelle Atletico 2000-Ottavia

Orario 9.00 10.15 11.30

Girone B D A

2 Giugno Lazio-Futbol Club Pro Roma-Cinecittà Bettini Cisco Roma-Tor de Cenci

Orario 18.00 19.15 20.30

Girone A B B

3 Giugno N. Tor Tre Teste-Savio Futbol Club-Urbetevere Lazio-Lib. Centocelle

GIRONE A

Cisco Roma, Savio Tor de Cenci, Nuova Tor Tre Teste La BI.TI. S.r.l., azienda certificata UNI EN ISO 9001:2000, con Certificazione alla Esecuzione dei Lavori Pubblici (SOA) e patentino Ministeriale di 1°grado, ha sedi a Roma e Milano. Progetta e realizzare Impianti elettrici, Tecnologici e sistemi di Telecomunicazione, su scala industriale, per tutto il territorio Nazionale Sede di Roma: 00043 Ciampino, Via Palermo, 34C Tel: +39 06.79365400 Fax: +39 06.79350323 e.mail: bitroma@biti.it web : www.biti.it

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GIRONE B

Urbetevere, Libertas Centocelle Lazio, FutbolClub

 V


il calendario Il 9 giugno i Quarti

Patrocinio Ufficio Politiche per lo Sport

Quarti di finale

Orario 18.00 19.15 20.30

Girone 4 Giugno C Delle Vittorie-Romulea C Tor di Quinto-Vigor Perconti D Cinecittà Bettini-Atletico 2000

Orario

9 Giugno

16.30

1a Girone A-2a Girone B

X

17.45

1a Girone B-2a Girone A

K

Orario 18.00 19.15 20.30

Girone D A A

5 Giugno Ottavia-Pro Roma Savio-Cisco Roma Tor de Cenci-N. Tor Tre Teste

19.00

1a Girone C-2a Girone D

Y

Orario 18.00 19.15 20.30

Girone B B C

6 Giugno Lib. Centocelle-Futbol Club Lazio-Urbetevere Vigor Perconti-Romulea

Orario 9.00 10.15 11.30

Girone C D D

7 Giugno Tor di Quinto-Delle Vittorie Ottavia-Cinecittà Bettini Pro Roma-Atletico 2000

GIRONE C

Romulea, Tor di Quinto Vigor Perconti, Delle Vittorie

GIRONE D

Atletico 2000, Ottavia Pro Roma, Cinecittà Bettini

20.15

a

Abbinamento

a

1 Girone D-2 Girone C

W

Semifinali 10 Giugno 18.00 19.15

K-W X-Y

Finale 12 giugno 17,30


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ROM NUO Rom

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ROMA over the top amarcord

Un anno fa il trionfo giallorosso nella prima edizione del Memorial Bini A firmarlo è Bezziccheri, anche se la Nuova Lodigiani prova fino all’ultimo a raddrizzare le sorti della finalissima

così un anno fa ROMA 1 NUOVA LODIGIANI 0 Roma: Fiorini, Fagioli, Guariglia Formato, Caratelli, De Angelis (dal 1ʼ st Orchi), Giannetti, Politano, Ciciretti, Caprari (dal 3ʼ st Angrisani), Bezziccheri. A disp.: Eleuteri, Ranieri, Amendola, Tabacchino, Attili, Giacomelli, Piscitella. All. Carboni. Nuova Lodigiani: Ambrosini, Piscello (dal 1ʼ st Dellʼ Anna), Piastra, Perla, Marzocca, Della Marta (dallʼ8ʼ st Mancini), Gamberonci, Crisostoni, Marcus (dallʼ8ʼ st Baccari), De Lumè, Pompili (dal 1ʼ st Fracassi). A disp.: Comerci, De Masi, Pompilio. All. Procaccini. Arbitro: Santisi di Roma 2. Marcatore: 4ʼ pt Bezziccheri.

my book Sopra, la Roma riceve la Coppa da Delia Santalucia, presidente di AAB onlus. A lato, l’ingresso in campo delle finaliste. Sotto, a sinistra Delia e il papà di Ale, Claudio, con il tecnico Stefano Colantuono. A lato, i fuochi d’artificio conclusivi


uno per tutti, tutti per Ale

“Ti ho vist FEDERICA RAGNO

IL RICORDO DI CH

a persona non muore mai finché vive nel ricordo di chi le ha voluto bene. Questo è quanto mai vero nel caso di Alessandro, che continua a vivere non solo nel ricordo delle persone care e degli amici, ma anche grazie al web. Tanti i modi per ricordare Ale e per vivere Ale, da Facebook - dove ha il suo profilo - ai video su youtube. Tante le persone che hanno conosciuto la sua storia tramite internet. Magari attraverso un video come quello realizzato da Simo 93, un compagno di classe di Ale, la I C. Sulle note di Antonello Venditti, il video dal titolo “Non ti scorderò mai” racconta la storia di un ragazzo speciale in campo e fuori, la storia di un bravo ragazzo che resterà sempre nel cuore di tutti, 12 in campo per sempre. E poi i tanti messaggi lasciati da amici e gente comune sul sito dell'Associazione Alessandro Bini (www.associazionealessandrobini.org) e sul sito della società sportiva Cinecittà Bettini. Messaggi che sono poi stati raccolti in un libro, da cui ne abbiamo tratto una parte.

ì, una caduta alla Bini, corro verso di te e dico “ora si alza e lo affronta” ma mentre corro vedo il dottore che mi supera e corre ancora più di me. Non è mai successo. Nella mente quel tonfo sordo che ti ha spinto in terra, ti osserviamo e già piangiamo. Una tragedia, una vita spezzata a quattordici anni mentre correvi dietro a un pallone. Ricordo quando ti dicevo “oggi vai sul sito in prima pagina” e tu camminavi a un metro da terra e dopo le sconfitte uscivi dal campo rammaricato e commentavi sul sito “Daje regà semo i più forti

S


uno per tutti, tutti per Ale

to volare” HI HA AMATO ALE. E DI CHI NON LO DIMENTICHERA’. MAI forza Bettini by Ale Bini”. Ti ho visto volare via correndo dietro a un pallone. Abbiamo cercato di tenerti tra noi con tutta la forza della disperazione. Forse contro la fatalità avviene il miracolo ma contro lʼinefficienza e la superficialità non si può nulla. La festa per il tuo compleanno era già pronta, la prossima settimana, la tua festa con tutti i tuoi compagni di gioco e di squadra ma ti ho visto volare via Alessandro, per sempre “per sempre Alessandro” nel mio cuore e nei cuori di tutti noi. (Pix)

Io quel giorno ero presente. Anche se non ci conoscevamo stavamo nello stesso campo di pallone in quel giorno che doveva essere una giornata importante o per una o per l'altra squadra ma alla fine è andata come tutti noi sappiamo. Ancora non me lo so spiegare. Anche se non ti conoscevo rimarrai sempre nel mio cuore e sono certo anche nei cuori dei tuoi compagni e gli darai la forza per giocare anche per te dando sempre il 100 per 100. Ciao Alessandro Bini non ti dimenticherò mai. (Andrea)

Alessandro uno di noi. Sarai sempre nei nostri cuori! Guidaci sempre da lassù. Da oggi in campo saremo in 12! Vinceremo per te, te lo promettiamo! Ti vogliamo bene. (Massimo 90) Ieri prima della partita davano la formazione e tu eri lì. Ancora penso al riscaldamento, poi una leva messa male ha reso questo non più possibile. Io ancora non ci posso pensare perché quando sei caduto pensavamo tutti a una caduta "alla Bini". Io non ci posso pensare vedendo le tue foto ai tele- segue


uno per tutti, tutti per Ale - dalla pagina precedente -giornali che non ti rivedrò più. Non posso pensare che non ci sarai più quando prima degli allenamenti io, te, Muse e Luigi giocavamo a biliardino e tu mettevi la fascia della Roma per non far cadere la palla giù. Io spero che tiferai per noi da lassù e che sarai il 12 uomo in campo. Ciao Ale. (Daniele 93) Segneremo, vinceremo e ci batteremo per te, Alessandro, portando in alto il tuo onore e realizzando il tuo sogno! Ale ti vogliamo bene. (Alessandro 93) Ale sarai sempre nei nostri cuori, veglierai da lassù sulle nostre partite e una stella la sera si accenderà. Adesso correrai sulla fascia senza paura di farti male su un campo verde e segnerai e farai segnare tutti. Un bacione "stella del firmamento" e un abbraccio fortissimo ai tuoi genitori. Stefano Cristadoro (papà di Andrea, portiere della squadra di Alessandro) Domani mattina mi dovrò svegliare molto presto, alla stessa ora di sempre ma non per andare a scuola, ma per andare ai funerali di una persona che ancora non mi rendo conto che non potrò più vedere. Sei te Ale. Io,

quando sei caduto, ero a 20 metri e

Sogni, speranze, passione infinita, quattordic'anni, dentr'a'n campetto, strappati via da un rubinetto, messo lì 'n mezzo a 'n' da' via d'uscita.

non pensavo assolutamente che potessi andartene. L'ultima immagine che ho di te è quella dell'appello. Tu eri davanti a me, da dietro leggevo solo il numero 8 e come ogni appello scherzavamo sui difetti dell'arbitro e dopo 17 minuti te ne sei andato senza neanche avvisare, forse senza nemmeno rendertene conto. Assurdo

Si era in regola, guardo l'effetto, che 'na creatura cja' perso la vita, 'na famijia è distrutta, finita, perch'era lì quer palo maledetto?

vero. Io spero che ti dedicheranno un torneo con il Bettini, Ciampino, Real Tuscolano e Romulea, le tue società e a premiare il nostro mister anche quando a fine anno non sarà più con noi perchè era il tuo preferito e che lo faranno su quel campo che da oggi si chiama campo Bini. Anche se non sei più con noi ti ricorderemo a co-

Ma so' sicuro, piccolo campione, che quer ch'è fatto qui nun se disperde, perciò m'emmaggino questa visione... Dove sei mo' ce sarà 'n campo verde, còrerai libero dietro ar pallone, pe' 'na partita che nun se po' perde.

minciare dalla maglia che indosseremo ogni volta sotto quella da gara con la tua foto sotto e, finendo, con il pensiero ci spingerai a dare di più. Ciao Ale. Saluti a Claudio e Delia. (Daniele 93 Bettini) Alessandro era sempre pronto a combattere senza paura di niente.Ci dava la carica giusta per combattere, ci mancherai tanto ma sarai sempre nel nostro cuore e giocheremo pensando a te e portandoti con noi ogni domenica. Ti vogliamo tanto bene

(stefano asr69)

ciao Ale e un forte abbraccio alla famiglia. (Nicholas 93 Bettini)


in prima linea

A.A.B. che...? Cos’è, cosa ha fatto e cosa vuole l’Associazione Bini FEDERICA RAGNO omanda: cosʼè e cosa fa lʼassociazione Alessandro Bini? Beh, cominciamo con il dire che è nata il 20 marzo 2008 con un unico comun denominatore: ricordare Alessandro, e nel suo nome promuovere uno sport sicuro. È stata istituita una borsa di studio intitolata ad Alessandro, che il 20 Ottobre è stata assegnata a Catalin Vrincinau,

cui sono andati i 1000 euro che lʼassociazione ha messo a disposizione per sostenere il ragazzo nel percorso di studi. La motivazione: Catalin è costante e meticoloso nello studio, educato e rispettoso. In occasione della 19a edizione della giornata Mondiale dellʼInfanzia istituita dallʼONU il 20 Novembre, è stata intitolata a Alessandro la palestra dellʼistituto professionale “Carlo Cattaneo” voluta dal preside di quella che era la scuola frequentata da Alessandro.


in prima linea Passaggio fondamentale è stata l'approvazione da parte del Consiglio Regionale del Lazio della legge “interventi per la promozione il sostegno e la diffusione della sicurezza dello sport”. Ma non solo. È stata prevista la costituzione di una Consulta, quale organismo permanente in materia di promozione e monitoraggio delle politiche regionali in favore della sicurezza nello sport, consulta di cui l'Associazione Alessandro Bini ne fa parte insieme al Coni, agli enti di promozione sportiva, alla fondazione “Giorgio Castelli”, ai gestori degli impianti e agli assessorati allo sport, alla salute, ai lavori pubblici. È stata inoltre istituita una giornata regionale della promozione della sicurezza nello sport per il 9 febbraio, giorno del compleanno di Alessandro. Passando alle iniziative sportive, oltre al Memorial (che lo scorso giugno vide trionfare la Roma), a settembre si giocherà la Supercoppa Alessandro Bini, vinta nella prima edizione dalla Lazio. Ma l'Associazione, nel corso di questo anno, si è distinta anche per attività di solidarietà. In particolare, l'Associazione ha portato aiuti alle popolazioni di tanti paesi terremotati dʼAbruzzo, come Onna, Paganica, Castelvecchio, Tione degli Abbruzzi e Poggio Picenze. Quali sono gli obiettivi futuri? L'Associazione non si ferma, anzi. Continuerà a battersi e a pretendere che le omologazioni degli impianti sportivi vengano eseguite da tecnici capaci e del settore, anche sulla base di leggi innovative. In materia, non ne sono state ancora varate e tutto si basa su norme divenute ormai obsolete e contrastanti con le realtà attuali.

fondazione Castelli on solo Alessandro. La Fondazione Giorgio Castelli ONLUS nasce allʼindomani della tragica morte di Giorgio, giovane calciatore dilettante del Tor Sapienza scomparso 3 anni fa per un arresto cardiaco durante un allenamento. A volere la Fondazione è la sua famiglia, nel tentativo di trarre segnali di vita e di speranza da un evento così devastante. Lo scopo è la prevenzione e la cura delle malattie cardio-vascolari. E il primo progetto-obiettivo prevede la sensibilizzazione delle Federazioni, delle società sportive, delle istituzioni, degli atleti e delle loro famiglie, affinché considerino sempre prioritaria la salute di chi fa sport. Tra i progetti portati a termini, la Fondazione ha organizzato (in collaborazione con ARES 118 Lazio) corsi di rianimazione cardio-respiratoria e uso del defibrillatore (BLS-D) dedicati agli operatori laici, che, fino ad oggi, hanno consentito la formazione gratuita di 2250 persone, il coinvolgimento di 189 società sportive di varie discipline e la donazione, a 115 di esse, di defibrillatori semiautomatici di ultima generazione, con presidi che sono a disposizione anche dei non-sportivi.

Per saperne di più www.gc6.org


Rivista del memorial Bini - distribuzione gratuita - maggio 2010 - Presidente Delia Santalucia - Direttore Responsabile Federica Ragno

sempre

in campo

ricomincio TERZA EDIZIONE DEL MEMORIAL BINI - NOVITÀ: FINALISTE DILETTANTI PROMOSSE TRA I PRO’ NOSTRA INDAGINE, ECCO QUANTO COSTA RENDERE PIU’ SICURO UN CAMPO DI CALCIO INTERVISTA A MORETTI DEL GENOA: “GENITORI, SE CI SONO PERICOLI MEGLIO NON GIOCARE”


1 anni di storia, s Bi.Ti.. è una società di Engiineering che e realizza p progetti e se ervizi per le e Con oltre 15 aziende, co on particola are attenzione alla pub bblica amministrazione,, al terziario o avanzato e al settore e bancario. BI.TI. S.r.l. è un'Azien nda capace di offrire aii propri clienti, compettenze vertica ali nei princcipali ambitii alizzando le e proprie rissorse in basse a 5 disttinti centrri di compe etenza neii dell'impiantistica foca me il proprio fattore d’’eccellenza: quali esprim 1. Im mpianti Eletttrici e com mplementa ari; a. Progettta, realizza e manutien ne impianti civili c ed industriali; b. Progettta, realizza e manutien ne cabine MT/BT c. manutiiene reti di distribuzion ne energia elettrica, e gru uppi di eme ergenza eletttrica, ecc. d. Realizzza sistemi di cogenerazzione e trige enerazione, sistemi alte ernativi di generazione g e dell’ene ergia. 2. Cab bling ed In nternetwo orking; a. Progettta e realizza a cablaggi strutturati s in n categoria 6, 6a e 7. b. Progettta e realizza a cablaggi in n fibra otticca Fibre-to-tthe-desk c. Progettta e realizza a reti locali e geograficche. d. Progettta e realizza a Sistemi pe er la sicurezzza delle retti. e. Realizzza collegame enti geografici tramite tecnologia Wireless o Laser. f. Manutiene rete LA AN/WAN. 3. Im mpianti Mec ccanici e complemen c ntari; a. rogetta a, realizza e manutenzione impianti idro-term mico sanitari; b. Progetttazione, realizzazione r e e ma anutenzione e impianti di condizionamento c. Progetttazione, re ealizzazione e e manutenzione impianti idrici comple ementari.

riscaldamento-antincendio

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d. 4. Op pere edili e ristrutturrazioni a. Ristruttturazioni i. Capannonii, Immobili, Stabilimentti commerciali. b. Rifacim mento e consolidamento o strutturali c. Opere pittoriche e di impermeabilizzazione d. Ove ne ecessario, asssistenza ne ella parte burocratica i. O.S.P. (Occupazione Suolo S Pubbllico) arazione Inizio Attività)). ii. DIA (Dichia 5. Ma anutenzion ni con form mula Globa al Service a. Contrattti di manuttenzione in “Global Serrvice Manutentivo”.

BI.TI. s.r.l. C.C.I.A.A. 824 4944 RM Iscr. Tribunale di Velletri 13313 Cap. Soc. € 115.000,00

Sede Le egale 00043 Ciampino C (Rom ma) Via Pale ermo, 34/b C.F./P.I.: 04970881001 http://ww ww.biti.it

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Filiale e di Milano 20025 5 Legnano (Milano) Via Ta aramelli, 12 Tel. 0331.547825 0 – Fax F 0331.478638


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Presidente Delia Santalucia Direttore Responsabile Federica Ragno Vicedirettore Marco Gaviglia Progetto grafico Daniele Galli In redazione Giuseppe Avallone, Diana Gelelli Redazione via Quinto Publicio 39 - 00173 Roma (Italy) Sede legale vicolo di Porta Furba 31 - 00181 Roma (Italy) Mail to info@associazionealessandrobini.org Stampa Arti Grafiche srl, via Vaccareccia 57, 00040 Pomezia (RM) E’ vietata la riproduzione anche parziale di documenti, testi o foto senza l’autorizzazione dell’Associazione Alessandro Bini ONLUS.

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Sogno una legge per lo sport sicuro DELIA SANTALUCIA

gni volta che ci troviamo davanti ad una notizia che annuncia incidenti, soprattutto mortali, siamo un po’ tutti dispiaciuti, se poi in questi incidenti, ci sono giovani vite prematuramente spezzate, esprimiamo, a quei genitori sopravvissuti in maniera innaturale alla vita dei propri figli, il nostro dolore. Nello stesso istante sono tante le domande che ci poniamo e sottoponiamo cercando un perché all’accaduto. Tragica fatalità, questa è la risposta, ma spesso non si può addossare colpa alla fatalità, laddove la negligenza e la mancata osservanza alle precarie norme di sicurezza, sono condizioni subordinate alle persone. Passato il momento culminante, tutto torna alla normalità e quelle domande, poste in precedenza, non danno spazio a risposte e restano solo domande! Noi alle domande, al dolore, che comunque è sempre vivo, in parte abbiamo voluto dare una risposta, sicuramente positiva così come lo era Alessandro: un ragazzo curioso, sempre attivo: il ragazzo del fare. Dal 2 febbraio 2008 insieme alle istituzioni cerchiamo di tutelare questi giovani che come Ale amano la vita e con lo sport esprimono passione, determinazione, divertimento come è naturale che sia alla loro età. La nostra partecipazione alla Consulta Regionale istituita attraverso la legge regionale 11/2009 ci vede attivi nel sottoporre progetti legati alla sicurezza degli impianti sportivi, a tutela di tutti i protagonisti che svolgono sport a livello dilettantistico nell’ambito della Regione Lazio. Tutto ciò mi rende orgogliosa, ma non abbastanza soddi-

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sfatta perché anche in altre parti dell’Italia si continua a morire mentre si pratica sport, magari la causa non è un rubinetto ma è un muro, un palo, una panchina non protetti. E’ necessario a questo punto sollecitare il nostro governo a sottoporre e approvare leggi che vadano a tutelare il mondo sportivo giovanile, anche istituendo organi di controllo, che le facciano osservare per non trovarci davanti a situazioni frammentate di responsabilità, secondo la competenza: il famoso scaricabarile italiano. Questo il mio sogno: una legge nazionale che tuteli i nostri figli e che non venga applicata solo su campi omologati dalle federazioni ma che sia estesa, per esempio, agli oratori e alle scuole. Voglio spendere due parole sull’etica sportiva: tutti ne parlano, tutti dicono ma sugli spalti il Dr Jekyll si trasforma in Mr. Hyde, anche i più pacati urlano, strillano, proferiscono frasi irriguardose verso i ragazzi e gli arbitri, fregandosene di quello che viene recepito in campo dai loro stessi figli. Lo sport educa, ma portato all’esasperazione estrema non trasferisce quei valori che dovrebbero formare nel carattere coloro che saranno la società del futuro. Per Ale, con Ale nel cuore, divertiamoci insieme... e corriamo incontro alla vita!


Caro Ale...

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è il terzo anno che con la tua mamma, il tuo papà e tanti ragazzini che ti hanno voluto e ti vogliono bene, ricordiamo quello che ti è successo. Sono andata nella scuola che frequentavi ho letto quello che scrivevi, ho tante tue foto. Caro Alessandro, voglio farti una promessa, a te che puoi controllare quali degli adulti che oggi ti piangono e raccontano bugie. Ti prometto, Alessandro, che farò di tutto perché quello che è successo a te non succeda a nessun altro, ti prometto che mi impegnerò in tutti i modi perché i sogni di tanti ragazzini come te non finiscano contro un rubinetto, un muro, una rete di recinzione. Sono certa che là dove ora tu sei, allegro e gioviale come sei, hai organizzato partite di calcio! Noi, con mamma e papà, stiamo cercando di far giocare anche qui, sulla terra, le partite con la stessa gioia, la stessa voglia di divertirsi in allegria, senza pericoli, come stai facendo tu. Controllaci per favore.

Barbara* * Barbara Benedetti, segretario del Settore giovanile e scolastico della Federcalcio

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il Coni: “Ridurre Il presidente regionale Alessandro Palazzotti: “Denunciateci le situazioni di pericolo sui campi Non vogliamo farli chiudere, ma renderli sicuri” FEDERICA RAGNO omo eclettico, con esperienza trentennale nel mondo dello sport, sempre in prima fila a tutela dei ragazzi e dei più deboli. Dal 2003 è Presidente del Coni Regionale Lazio. Questo e molto altro è Alessandro Palazzotti che racconta la sua passione per lo sport ma soprattutto il suo impegno per la sicurezza con un desiderio nel cuore e un impegno nella mente: perché quanto successo ad Alessandro non si ripeta più. Mai più. Presidente, a che punto è il progetto Coni sicurezza? “Si sta sviluppando attraverso una forte opera di sensibilizzazione. È fondamentale una presa di coscienza sul tema della sicurezza da parte di tutti: istituzioni, società, presidenti, dirigenti, custodi del campo e anche genitori. Serve alzare la soglia di sensibilità. È vero che nello sport c’è tanta passione, ma il fatto di lavorare per i giovani non giustifica l’esistenza

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di condizioni di pericolo. I ragazzi devono giocare e fare sport in sicurezza. Se c’è un pericolo, ognuno di noi può segnalarlo. Lo scorso anno è stata approvata dalla Regione una legge importante che mette a disposizione dei fondi per la messa in sicurezza degli impianti. Denunciando il pericolo, si può accedere ai fondi”. Come, in concreto, è possibile sensibilizzare? “Come primo passo abbiamo in programma di inserire all’interno dei corsi di formazione dei tecnici un modulo sulla sicurezza per far nascere l’esigenza di responsabilità in quelli che sono e saranno gli operatori del settore rispetto a questo tema. Non solo. Serve anche sensibilizzare i presidenti delle società, ricordando loro che rispondono civilmente e penalmente, di eventuali situazioni non a norma. E ancora sarebbe importante anche segnalare alle ditte costruttrici come migliorare la sicurezza degli strumenti di gioco. Pensi ai canestri nel basket o alle porte di allenamento nella 


al minimo il fato”

“L’Associazione Bini è molto importante per noi ci ricorda quello che è accaduto, che accade e che può accadere Ha trasformato un dolore immenso in un gesto d’amore” “Stiamo portando avanti un progetto definito “Stati Generali dello Sport”, Stati Generali perché lo sport ha tante e diverse sfaccettature e diversi ambiti in cui si sviluppa. Un progetto che abbiamo intenzione di proporre al Presidente della Regione, Renata Polverini e alle massime autorità politiche che si occupano di sport. Sarebbe importante che la politica si fermasse ad ascoltare questo mondo per poter prendere degli impegni. Impegni che noi stessi controlleremo che vengano mantenuti”. Un pensiero per Alessandro e per la sua famiglia. “Non si può perdere la vita a 14 anni. Il mio impegno è per far sì che quanto successo ad Alessandro non succeda più. Lo dobbiamo ad Ale e ai suoi splendidi genitori che hanno saputo trasformare un dolore immenso in un gesto d’amore immenso per tutti i ragazzi e per lo sport”.

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palla a mano. Dobbiamo ridurre al minimo il fato”. Nel gruppo di lavoro Coni è inserita l’Associazione Alessandro Bini quale membro effettivo, quanto è stata importante la presenza dell’Associazione? “È stata molto importante. Ci rappresenta la drammaticità del problema della mancanza di sicurezza. Ci ricorda che è accaduto, che accade e che può accadere e è uno stimolo a non abbassare mai la guardia. Si è sempre rapportata con atteggiamento positivo proponendo idee bellissime”. Come il Coni Regionale si è rapportato alle segnalazioni dell’Associazione Bini sugli impianti non sicuri? “Quando le riceviamo, le trasmettiamo immediatamente alla Federazione. La Federazione, verificata l’esistenza del pericolo, può chiedere che venga rimosso. Il nostro intento non è di far chiudere gli impianti ma di renderli sicuri e la segnalazione è uno strumento fondamentale”. Il rapporto con la politica?

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Sicurezza, non abbassare la guardia PATRIZIA PRESTIPINO a Provincia di Roma promuove la III edizione del Memorial “Alessandro Bini”, un appuntamento importante nel panorama del calcio giovanile. Anche quest’anno alcune tra le più importanti squadre della categoria giovanissimi torneranno a sfidarsi in nome della sicurezza negli impianti sportivi. Troppo spesso, infatti, le strutture dove i nostri ragazzi praticano sport non garantiscono le necessarie condizioni di sicurezza e rischiano

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di trasformarsi, così, in luoghi pericolosi. La promozione della pratica sportiva deve necessariamente passare per la garanzia della sicurezza degli impianti e, in questo senso, le Istituzioni devono svolgere il loro compito: emanando provvedimenti per la messa a norma delle strutture dove si pratica sport e vigilando che tali provvedimenti siano rispettati. Ma non solo. È necessario promuovere una “cultura della sicurezza” diffondendo i valori sani dello sport e la tutela della salute. Ma soprattutto è importante tenere alta l’attenzione, non abbassare mai

la guardia. Per tutti questi motivi sono particolarmente fiera di portare il mio saluto e quello di tutta l’Amministrazione provinciale al Memorial che porta il nome di Alessandro, per il quale voglio ringraziare l’Associazione Alessandro Bini che ha saputo trasformare un momento di inimmaginabile dolore in un esempio virtuoso di attività sociale. Ad maiora!

 Assessore al Turismo, Sport e Politiche Giovanili della Provincia di Roma

Continuiamo ad investire nello sport ALESSANDRO COCHI oglio rivolgere il mio saluto a tutti quegli atleti, grandi e piccoli, che quotidianamente calcano i campi degli impianti sportivi romani. La passione e la voglia di sport, a tutti i livelli, è un valore che va preservato e, se possibile, rafforzato perché rappresenta il segno distintivo, come in altri settori quali la cultura e l'imprenditoria, della vitalità di una realtà urbana complessa come quella romana. La socialità, anche in ambito sportivo, offre sempre opportunità positive e per questo non dovrebbe mai prestare il fianco ad occasioni di insicurezza e violenza, come purtroppo a volte assistiamo. Il sacrificio del giovane Alessandro, in questa ottica, assume un significato ancora più grande. È esso stesso costitutivo di un pensiero collettivo da difendere a tutti i costi, ognuno nei rispettivi ruoli. Passato diverso tempo dalla sua tragica morte, infatti, è il tempo dell'agire concreto. Il presente è occasione di lavoro e

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di gioia come testimonia il lavoro lodevole dell'Associazione che porta il suo nome. Da una parte le istituzioni, le associazioni ed i privati coinvolti nella gestione degli impianti, dall'altra gli sportivi, soprattutto i più giovani, uniti da un filo sottile, ma inscindibile: migliorare la qualità della nostra vita. Il mio impegno quotidiano da amministratore è incentrato proprio nella realizzazione in concreto di questo principio, a partire da un ambizioso progetto sorto all'indomani della presentazione del piano regolatore dell'impiantistica sportiva romana. Le grandi opportunità messe a fuoco dallo studio confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, la bontà degli investimenti in ambito sportivo, rafforzando, nonostante le difficoltà di bilancio della situazione contingente, la necessità di proseguire nell'opera di messa in sicurezza degli impianti e di promozione della cultura della sicurezza.

 Delegato allo Sport del Comune di Roma


Impianti regionali, I valori della Figc rispetto rigoroso in campo della nostra legge nel nome di Ale MASSIMO GIACOMINI

o sport è vita. Deve essere vita. Per tutti, ma soprattutto per i giovani, per i ragazzi. E’ un’educazione alla vita, alla salute del corpo, ma soprattutto a valori importanti nella formazione di una persona: la voglia di dare il meglio di sé, la competizione leale, il rispetto delle regole. Avvicinare i giovani allo sport è un investimento sul futuro. Quando quel futuro viene spezzato, come nella tragica vicenda di Alessandro Bini, qualcosa nell’anima di ognuno di noi si ribella profondamente. Un luogo e un momento di sport, di gioco, di divertimento non può e non deve diventare un luogo e un momento di morte. Se per parte sua la famiglia Bini ha onorato nel modo migliore possibile la memoria di Alessandro costituendo l’Associazione per la sicurezza nello sport a lui dedicata, le Istituzioni hanno il dovere di fare tutto quanto necessario per garantire il rispetto rigoroso – e se necessario l’adeguamento - delle normative esistenti in materia di sicurezza degli impianti sportivi. Per la Regione Lazio, la collaborazione con l’Associazione Bini, anche nel dare piena attuazione alla Legge Regionale sulla sicurezza nello Sport, rimarrà un aspetto fondamentale del nostro lavoro, nello spirito di una continuità istituzionale che su questi temi deve prevalere sulle ragioni di confronto politico fra gli schieramenti. ll III Memorial sarà un’occasione serena e gioiosa per ricordare un ragazzo troppo presto sottratto alla vita, ma anche un momento molto serio per richiamare l’attenzione sui temi della sicurezza, dei giovani, dello sport. Sono certa che Alessandro, dal Cielo, sarà orgoglioso di quello che i suoi genitori stanno facendo in suo nome.

onostante siano passati più di due anni dalla scomparsa di Alessandro, è ancora vivo, in tutti noi, il ricordo di quel terribile pomeriggio, del 2 febbraio, di quando quel maledetto rubinetto situato dove proprio non doveva stare si è frapposto nel percorso di vita di un bambino di soli 14 anni. Si è parlato di una tragica fatalità, due parole che di certo non possono bastare a giustificare la morte di un figlio, di un giovane che era andato su quel campo di calcio a giocare, a divertirsi, a scherzare con i suoi coetanei e che invece è volato in cielo per le disattenzioni degli adulti. L’intento del Memorial deve essere, quindi, non solo quello di ricordare Alessandro, ma deve servire anche per ricordarci che non dobbiamo abbassare la guardia e cercare sempre più di far praticare ai nostri ragazzi lo sport in un ambiente sano, pulito e, soprattutto, sicuro. Quest’anno il cartone animato inviato a tutte le classi delle scuole partecipanti al progetto del Settore Giovanile e Scolastico “I valori scendono in campo”, pone l’accento non solo sui valori etici, ma anche sulla prevenzione, la salute e la sicurezza. Abbiamo, quindi, voluto dedicare proprio ad Alessandro l’audiovisivo per far conoscere agli studenti di tutta Italia questa triste storia e per ribadire il nostro pieno appoggio all’Associazione Bini Onlus che, con tanto coraggio e impegno stanno portando avanti la mamma Delia ed il papà Claudio ai quali va un mio caloroso abbraccio.

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 Assessore ad Arte, Sport e Politiche Giovanili della Regione Lazio

 Presidente del Settore giovanile e scolastico della Federcalcio

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FABIANA SANTINI

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dilettante Da questa edizione finaliste promosse nel torneo pro’ CLAUDIO BINI

passato un anno e ci ritroviamo di nuovo qui “Sempre 12 in campo”. L’11 giugno inizierà la III edizione del torneo intitolato a mio figlio Alessandro. Per me è un evento molto importante, perché tutte le società che parteciperanno - ne sono sicuro - giocheranno nel suo ricordo. Quest’anno abbiamo voluto cambiare la formula del memorial, per renderlo ancora più importante: le società partecipanti, anziché 16 come lo scorso anno, sono state portate a 22. Inoltre, abbiamo inserito sei società professioniste, due delle quali provengono fuori dal Lazio.

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LE DILETTANTI Le 16 società dilettantistiche saranno suddivise in quattro gironi e si incontreranno in gare di sola andata. Passeranno ai quarti di finale le prime e le seconde classificate di ciascun girone. Quarti e semifinali si disputeranno in gara unica. Le due squadre finaliste, oltre a scendere in campo per aggiudicarsi il memorial dilettanti, conquisteranno automaticamente il diritto di partecipare anche al torneo riservato ai professionisti. LE PROFESSIONISTE Il 21 scenderanno in campo le professioniste. Alle 6 società iniziali si andranno ad aggiungere le finaliste del torneo dilettanti. Si formeranno, dunque, due gironi da quattro squadre. Le prime due si giocheranno il “III memorial Alessandro Bini”. Auguro ai ragazzi e alle società un grande “in bocca al lupo”. Giocate nel rispetto dell’etica sportiva, dell’avversario e dell’arbitro. Ma soprattutto nel nome di Ale.


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Pro’ - GIRONE A - Barletta, Frosinone, Roma


Pro’- GIRONE B - Cisco Roma, Genoa, Lazio

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Dilettanti - GIRONE A - CinecittĂ , Lupa Frascati, Ostiamare, Tor de Cenci


Dilettanti - GIRONE B - Atletico 2000 - Ciampino - Delle Vittorie - Tor di Quinto

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Dilettanti - GIRONE C - Ladispoli, Lodigiani, Romulea, Savio


Dilettanti - GIRONE D - De Rossi, Tor Tre Teste, Pro Roma, Urbetevere

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MARCO GAVIGLIA ato e cresciuto calcisticamente a Roma, Emiliano Moretti è tornato questa estate in Italia dopo la lunga parentesi al Valencia, durata cinque anni. La chiamata del Genoa ha permesso al difensore di abbinare al suo impegno lavorativo una collaborazione con la società che ha segnato il suo passato: la Lodigiani. Già quest’anno Emiliano, accompagnato da uno staff che vede in prima linea il fratello Andrea, ha dato il proprio contributo per far crescere la scuola calcio ed il settore giovanile biancorosso, con l’intento di riportarlo ai fasti di qualche anno fa investendo sulla qualità della pratica sportiva. Il tutto condito con semplicità e umiltà, caratteristiche di un ragazzo che non dimentica le proprie radici e l’importanza dalla gavetta. 

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“Servono controlli più seri” Il difensore del Genoa:“Se il campo non è sicuro, non fate giocare i vostri figli”

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parte della colpa, e ora lo dico da persona interessata che ha delle responsabilità in una società, riguarda chi gestisce alcuni impianti perché a volte non si presta troppa attenzione. Sono però convinto che si possa fare meglio osservando regole semplici”. Opporsi alla disputa delle gare negli impianti con evidenti carenze di sicurezza potrebbe contribuire a sensibilizzare la gente? “Penso di sì, soprattutto perché creando disagio spesso si ottengono i risultati maggiori. Bisogna anche pensare, però, che alla fine anche in questo caso qui ci rimetterebbero sempre i ragazzi che magari vanno al campo con la voglia di giocare e non si rendono conto delle altre situazioni. E’ come un circolo vizioso. Capisco anche i genitori che vogliono veder giocare i figli, ma probabilmente rifiutarsi di giocare potrebbe essere il modo giusto per affrontare questo tema e ribadire che la sicurezza è più importante delle singole partite. Mi sembra assurdo che questi problemi così delicati li debba risolvere un’Associazione piuttosto che le istituzioni e gli organi preposti. Alla fine chi subisce i danni maggiori dalla mancata prevenzione sono proprio i ragazzi”. L’Associazione è riuscita ad ottenere una legge regionale per interventi di messa in sicurezza. Cosa ti senti di augurare all’Associazione? “Dopo che ti colpisce una tragedia del genere è difficile rivolgere un augurio in particolare. Sicuramente la cosa da sottolineare è che grazie al lavoro che stanno facendo tramite l’Associazione si stia arrivando ad un grado maggiore di prevenzione. La loro attività merita attenzione, stanno facendo qualcosa di molto importante e costruttivo”.

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oretti, come hai conosciuto l’attività vdell’Associazione Bini? “In occasione della presentazione alla Borghesiana dell’ingresso della mia famiglia nella Lodigiani, avevamo espresso ai Bini il desiderio di averli presenti. Perciò sono venuto a conoscenza dell’attività dell’Associazione direttamente da loro. Dopo la conferenza stampa ho avuto con loro un contatto diretto. E’ stato emozionante. Dico la verità, è stata una conoscenza molto positiva e spero che attraverso questo incontro possa nascere una collaborazione produttiva con l’Associazione”. Quando Alessandro perse la vita sul campo dell’Almas, tu eri al Valencia. Come hai appreso la notizia? “La notizia della tragedia non arrivò in Spagna tramite i mezzi di informazione, ma io ne venni purtroppo a conoscenza immediatamente. Fui informato quasi subito dalle persone che ora lavorano all’interno della Lodigiani per conto della mia famiglia. Loro si trovano da anni nel calcio dilettantistico romano e reputarono di avvisarmi. Si tratta di cose che non mi permetto di giudicare e analizzare oltre, perché noi le viviamo da fuori, mentre vissute in prima persona sono ben altra cosa”. Si fa un gran parlare di sicurezza, ma con altre sfumature, per quanto riguarda il professionismo. Tra i dilettanti, invece, la criticità riguarda le strutture. “Credo che a livello generale ci siano moltissimi problemi da questo punto di vista, bisognerebbe fare qualcosa di più sul piano dei controlli, renderli più seri. Purtroppo le attenzioni maggiori ci sono dopo che succede qualcosa, ma nel tempo si perdono. Direi che parliamo di un settore in cui bisogna prevenire e non alzare la guardia solo una volta che si verifica una tragedia. Una

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sport killer Alle Olimpiadi invernali di Vancouver la scomparsa dello slittinista Nodar

Kumaritashvili fa il giro del mondo Per l’atleta è fatale l’impatto con un pilastro adiacente al tracciato Due anni dopo Alessandro Bini, nel mondo c’è ancora chi perde la vita

l’inchiesta

tentando di diventare campione

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DIANA GELELLI l 21enne georgiano Nodar Kumaritashvili ci mette una frazione di secondo a passare dalla vita alla morte. E’ il 12 febbraio di quest’anno e il conto alla rovescia dei Giochi di Vancouver è quasi terminato. Alla cerimonia di apertura mancano poche ore. Nodar si sta allenando con lo slittino sul circuito di Blackcomb, allo Sliding Centre di Whistler. Il singolo è la sua specialità e questa è la sua prima Olimpiade. E’ arrivato in Canada perché nella sua Georgia è campione nazionale. Ma non è un talento. Non correrà per l’oro e nemmeno per i primi dieci posti. Alla quinta prova si piazza infatti 32esimo. La sesta sembra scorrere via come le altre. Nodar si sistema il casco, aggiusta la visiera, assume la posizione. Lo slittino parte, prende velocità, si piega, attraversa i cinque cerchi disegnati sul ghiaccio, ma alla curva finale sbatte contro il bordo destro e si impenna schizzando fuori dal tracciato. Il corpo di Nodar viene sbalzato via. Pare una scheggia impazzita. 

I


l’inchiesta

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l’inchiesta

L’impatto contro un pilone adiacente avviene a 144.3 chilometri orari. I soccorsi sono tempestivi, ma inutili: Kumaritashvili muore sul colpo. La tragedia viene ripresa in diretta dalle tivvù, le immagini fanno il giro del mondo. Il Cio e la Fil - la Federazione internazionale dello slittino aprono un’inchiesta con l’unico scopo di autoassolversi: “Errore umano”, la colpa è di Nodar che – per gli organizzatori – sbaglia a impostare l’ultimo tratto di pista prima della curva. Eppure, il giorno dopo l’organizzazione accorcia il tracciato e fa montare un muro aggiuntivo in legno su travi di acciaio proprio là dove è fuggito via lo slittino di Nodar. Anche il Coroners Service of British Columbia e la Royal Canadian Mounted Police cercano di fare luce sulla scomparsa di Kumaritashvili. Il capo tecnico azzurro, Kurt Brugger, spiega: “Con l’ alta velocità, se non piloti al meglio, l’aria può infilarsi sotto la slitta. Facendola impennare”. Il compagno di squadra di Nodar, Levan Gureshidze, abbandona i Giochi: “Come avrei potuto partecipare?”, racconta tra le lacrime il giorno dei funerali. Le altri nazionali, invece, vanno avanti come se niente fosse. I capi allenatori si riuniscono e decidono di non decidere. Lasciano che a farlo sia il Cio. Già, il Cio. In Georgia non accettano la versione dei fatti che viene consegnata dal Comitato Olimpico Internazionale al mondo intero. Per il presidente del comitato olimpico georgiano, Giorgi Natsvlishvili, la responsabilità non può essere solo di Kumaritashvili: “Le norme di sicurezza non sono state rispettate”. Felix Kumaritashvili, allenatore e zio di Nodar, rincara la dose: “Posso affermare con certezza, e lo conferma l’intera comunità mondiale dello slittino, che se il bordo fosse stato più alto, oggi Nodar sarebbe ancora con noi”. Coperta dalla bandiera georgiana, la salma di Kumaritashvili torna a casa. Bakuriani, paesotto a 180 chilometri a ovest della capitale Tbilisi arroccato sulle montagne, abbracciato da una foresta di conifere e che vive di turismo invernale, piange un suo figlio. Alle esequie partecipano almeno duemila persone. Mamma Dodo non lascia sola la bara del figlio, che al passaggio viene scortata da un picchetto d’onore. Mentre papà David non sa darsi pace: “E’ morto per la Georgia, è morto per questo sport. Siamo una famiglia distrutta dal dolore”.

ATTIMO FATALE Nodar aveva 21 anni E’ morto dopo l’impatto con un pilone del tracciato olimpico di Vancouver 2010

CROAZIA - HRVOJE CUSTIC Quando il muro è sul fallo laterale il 29 marzo 2008. In Croazia si gioca Zadar-Cibalia, prima divisione. Un difensore del Cibalia lancia lungo, la sfera oltrepassa la metacampo. Ma la traiettoria sbilenca la porta a terminare la sua corsa verso il fallo laterale. L’attaccante 24enne dello Zadar, Hrvoje Custic, prova a intercettarla ma entra a contatto con un avversario. Hrvoje cade rovinosamente addosso a un muretto che costeggia la linea laterale. Sbatte la testa, perde coscienza. L’arbitro ci mette qualche secondo a intuire la gravità dell’incidente. In un primo momento alza semplicemente il braccio per attribuire la rimessa. Poi capisce e si sbraccia chiedendo aiuto. Dopo tre giorni di coma, viene dichiarata la morte cerebrale di Hrvoje. Vengono rinviate tutte le gare di quella giornata di campionato. Racconta il capitano della squadra, Jakov Surac: “E’ terribile. Siamo tutti distrutti. Ho perso un compagno di squadra e un amico”. 

E’

ITALIA - LUCA CATALANO Cemento fatale sul campo dell’oratorio, il “Cata” entra in coma. Muore il 20 marzo 2010. A Cernusco Lombardone (Lecco) si gioca una partita del campionato Open Csi di calcio a sette tra il San Luigi Cernusco e l'Ars Rovagnate. Luca Catalano, 23enne di Nibionno, calciatore del Gruppo sportivo San Luigi dell’oratorio di Cernusco

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Lombardone, durante un’azione di gioco scivola e va a sbattere con la testa contro il muretto in cemento che delimita il perimetro dell’oratorio, posto ad appena un metro di distanza dal rettangolo verde. Un impatto tanto violento da causargli un forte trauma cranico commotivo. Dopo due

settimane e mezzo di coma il 6 aprile 2010 Luca muore. I compagni di Luca decidono di ritirare la squadra dal campionato in seguito alla morte di Luca e tutto il calcio lecchese rende omaggio al ricordo di Luca per gli amici "Cata" osservando un momento di commosso silenzio. 


SPAGNA/1 - DIEGO ALCALA’ RIVERO SPAGNA/2 Gli frana una panchina sopra. Aveva 9 anni ALEX GALLARDO La storia si ripete Otto mesi dopo, altra panca assassina

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IL CROLLO La panchina che ha ucciso Diego, 9 anni (foto Marca.com)

H

Garcìa Pitarch, il responsabile del settore giovanile Josè Marìa Amorrortu e Quique Estebaranz, direttore delle scuole dell’Atletico. Il martedì successivo i colchoneros affrontano il Porto in Champions League. Il Vicente Calderon è uno sfavillio di sciarpe biancorosse. Ma nessuno dimentica Diego, che al “12 de Octubre” lotta tra la vita e la morte. Un quarto d’ora prima che inizi l’incontro, sui tabelloni dello stadio si illumina una scritta: “Coraggio Diego, tutto l’Atletico è con te”. Nonostante gli interventi chirurgici a cui viene sottoposto, Diego Alcalà Rivero smette di vivere il 26 febbraio, cinque giorni dopo l’incidente. Attraverso il suo sito, l’Atletico Madrid esprime “le più sincere condoglianze a nome della grande famiglia. L’Atletico vuole ringraziare pubblicamente per le innumerevoli dimostrazioni di appoggio e affetto ricevute da tutta la Spagna. Riposi in pace Diego”.

dopo due settimane. Su Facebook è nato un gruppo Messaggi di cordoglio arrivano anche dalle serie maggiori, come dalla A, con la Juventus e l’Atalanta e dalla B con il Mantova. L’impianto del centro sportivo parrocchiale dove è avvenuto l’incidente è un campo di nuova generazione in erba sintetica ma con un muro a bordo campo privo di protezioni.

La Procura di Lecco, intanto, ha aperto un’inchiesta sull’accaduto per valutare eventuali responsabilità circa la mancanza di sicurezza del centro sportivo giovanile di Cernusco. Su Facebook, gli amici hanno fondato il gruppo “Luca siamo tutti con te”. Che ha già raggiunto la soglia dei 3000 iscritti.

l’inchiesta

rvoje Custic muore giocando a calcio. Diego Alcalà Rivero, 9 anni, nemmeno quello. Il piccolo tesserato dell’Atletico Madrid muore e basta. Quando il destino gli si avventa addosso, Diego è in panchina. E’ il 21 febbraio 2009, allo stadio Recunto Ferial de Las Rozas, periferia di Madrid, i baby colchoneros affrontano i padroni di casa. Il Las Rozas, appunto. Verso le 11.40, il 112 riceve una richiesta di intervento urgente. Diego è incosciente, la copertura della panchina gli è franata addosso. Il bambino presenta un trauma cranico che viene definito “severo” da Polizia locale e Protezione Civile. Diego viene eliotrasportato all’ospedale “12 de Octubre” di Madrid, mentre viene disposta l’apertura di un’inchiesta. Al capezzale del bimbo accorre l’intero stato maggiore dell’Atletico: il consigliere delegato Miguel Àngel Gil Marìn, il presidente Enrique Cerezo e il suo vice Fernando Garcìa Abásolo, il direttore sportivo Jesùs

empre in Spagna, sempre un bambino di 9 anni, sempre per una panchina che crolla. La storia si ripete. Circa 8 mesi dopo la morte di Diego, la Spagna è scossa da un’altra tragedia. A Sabadell, in Catalogna, Alex Gallardo non sta mai fermo un secondo, è un ragazzino vivace. Non per niente, all’interno del club dove milita – e di cui il padre è vicepresidente – soprannominato “il peperoncino”. Sono le 20.30 del 2 ottobre 2009, Gallardo scherza con due compagni di squadra sul campo dell’Unión Rull Rómulo Tronchoni. I tre si aggrappano alla parte alta di una panchina mobile dotata di ruote. La panchina viene giù. I compagni riescono a evitarla per un pelo, Alex no: viene colpito alla base del cranio. La frattura è gravissima, la morte sopraggiunge poco dopo, nonostante i soccorsi siano tempestivi. Il sindaco di Sabadell, Manel Bustos, decreta due giorni di lutto cittadino. Mentre vengono sospese tutti gli incontri di calcio “minore” previsti nel fine settimana. Carlos Murciano Rodríguez, il presidente della società, spiega addolorato: “Non ci possiamo credere, è terribile. Alex era un ragazzo eccezionale, molto amato da tutti. Era tutto pronto per l’inaugurazione del campo, il prossimo 12 ottobre, dopo che erano stati conclusi gli ultimi lavori. Le panchine mobile non erano state ancora fissate, nonostante avessimo sollecitato l’ancoraggio al suolo ai responsabili della ristrutturazione. Dopo quello che è successo, non ci importa più di nulla”.

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il preventivo

10mila euro 24

Rendere sicuro un impianto costa quanto un’utilitaria La manutenzione è minima La durata? 10 anni

prima

il prezzo?


FEDERICA RAGNO

IL PALAZZETTO Nelle foto, come appariva il Palazzetto dello Sport di Vigevano, in provincia di Pavia, prima e dopo gli interventi di messa in sicurezza dell’impianto

S

il preventivo

dopo

pesso si sente dire che mettere in sicurezza gli impianti sportivi costi molto. Ma è veramente così? Quanto costa realmente? In linea di massima, si può preventivare una spesa che parte dagli 8 - 10 mila euro per il solo campo da gioco fino ai 15 mila euro se si vogliono mettere in sicurezza anche gli spogliatoi, troppo spesso trascurati, e le tribune. Cifre minime. Neanche il 2% della spesa da sostenere per un campo in erba sintetica il cui costo va dai 500 mila euro ai 600 mila euro. Come ? Attraverso delle protezioni cosiddette “maxi onda” che grazie alla loro particolare forma attutiscono i colpi violenti. Spesso si pensa che possa essere sufficiente usare della gommapiuma. Non è così. La gommapiuma infatti è in grado solo di attutire i soli colpi morbidi ma non quelli violenti. Servono dunque delle protezioni specifiche. Qualche esempio: ricoprire un palo alto due metri con circonferenza di 30 centimetri costa appena 47 euro. Se il palo ha una circonferenza di 150 centimetri il costo, se interamente foderato, sale a 190 euro mentre, se foderato al 60% (ossia solo lato campo), è di 120 euro. E ancora cordoli e muretti. Per ricoprire solo lo spigolo bastano 200 euro per una lunghezza di 50 metri. Con 420 euro è possibile ricoprire un muretto sempre lungo 50 metri applicando una protezione di 6 centimetri in altezza e sei in lunghezza, mentre il costo sale a 700 euro se si vuole applicare una protezione di 6 centimetri in altezza e 12 in lunghezza. E infine: per proteggere del tutto un muro lungo 50 metri e alto 2 metri (ossia 100 mq) servono 7000 euro. Ulteriore vantaggio. Questo tipo di protezioni durano senza problemi almeno per 10 anni e richiedono una manutenzione minima. Non servono operai specializzati come per la manutenzione di un campo in erba sintetica ma è sufficiente una pennellata di colla protettiva di tanto in tanto e niente più. La sicurezza è un dovere dei grandi e un diritto dei ragazzi affinché possano giocare e divertirsi senza correre il rischio di vedere spezzata la loro vita contro un muretto o un palo non protetto. Investire sulla sicurezza si deve e si può. Basta solo volerlo.

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LA PANORAMICA La foto dall’alto della New Green Park società modello di Bari per la sicurezza e per l’etica sportiva

verde è

laboratorio Puglia

bello MARCO GAVIGLIA ssere profeti in patria sul tema della sicurezza è difficile. Non deve stupire, allora, se il lavoro dell’Associazione Bini abbia trovato il primo terreno fertile a tanti chilometri di distanza. La New Green Park di Bari, infatti, può essere considerata come un “ambasciatore” di Delia e Claudio Bini. La società opera sul territorio da più di vent’anni, ma è negli ultimi sei che ha conosciuto una vera e propria svolta, come conferma il diesse Michelangelo Laterza. “La ristrutturazione che ha investito la società ha portato anche a modificare gli obiettivi, che non sono più rivolti pura-

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mente al risultato sportivo, ma all’educazione e alla crescita umana del ragazzo. Quel che ci fa particolarmente piacere è che il nuovo percorso che abbiamo intrapreso sia condiviso con i genitori. Negli ultimi due campionati, con il conferimento di una medaglia al miglior avversario in tutte le gare Giovanissimi e Allievi, si è evidenziato questo nuovo spirito. Su un lato della medaglia c’è il logo della nostra società e sull’altro il logo dell’Associazione Bini”. La New Green Park si è da subito mostrata sensibile alla tragedia che ha colpito la famiglia Bini, condividendo nel tempo le tante iniziative lanciate dall’Associazione. “Appresi la notizia tramite il giornale radio. Ho seguito la vicenda sui giornali, riuscendo poi a contattare Delia. Conobbi lei, Claudio e Pino Avallone alla premiazione del torneo “Scirea” a Matera. 


A Bari la New Green Park fa della sicurezza un obiettivo primario Il ds Laterza: “Dopo avere installato le protezioni un ragazzo dei Giovanissimi è caduto contro un muretto Dopo qualche istante si è rialzato ed è tornato a giocare”

L’Associazione nel frattempo stava crescendo e noi a giugno 2008 avevamo già realizzato due striscioni dell’Associazione. Abbiamo poi intitolato ad Alessandro il trofeo che ogni anno assegniamo al miglior sportivo, al miglior atleta, al capocannoniere e al miglior studente (che riceve la coppa più grande, ndr) delle categorie Allievi e Giovanissimi”. La struttura della New Green Park è un gioiello dal punto di vista della sicurezza. I lavori iniziarono nell’ottobre del 2008 con i primi “angolari” sui muretti a bordo campo, arrivando a proteggere anche tutti i pali di illuminazione presenti nei sette campi di calcetto. “Il caso ha voluto che nella partita successiva all’installazione delle protezioni, un ragazzo dei Giovanissimi di una squadra avversaria andò ad urtare con la spalla proprio sul muretto e fortunatamente impattò sulla protezione. Dopo qualche istante si alzò da solo e tornò a giocare”. La morte di Alessandro ha cambiato molto la società pugliese. “Dal giorno dopo, c’è stato un cambio di marcia da parte nostra sul tema della sicurezza. I nostri dirigenti sanno che sui campi che non sono sicuri non si gioca, a costo di pagare multe e perdere i tre punti. Il senso di responsabilità di tutti noi, genitori compresi, è cresciuto”. Per una società che si eleva a modello, c’è una regione, la Puglia, in grave ritardo. “Sicuramente c’è un problema sicurezza, soprattutto per gli impianti comunali. Il fatto che se ne parli, però, porta ad una maggiore attenzione da parte dei gestori. La Federazione dovrebbe far sentire loro il “fiato sul collo”. Ho notato che l’anno scorso due-tre campi comunali sono stati ammodernati, anche per quanto concerne gli spogliatoi. Ho chiesto inoltre alla Federazione di fare degli incontri, così come facciamo noi con i nostri dirigenti. Il tema sicurezza inizia ad essere sentito maggiormente, ma devo dire che se non fosse morto Alessandro non si sarebbe mosso nessuno”.

laboratorio Puglia

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l’associazione

c’è un

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cuore che batte H MARCO GAVIGLIA

Associazione Alessandro Bini è un’associazione “con le palle”. Per questo risulta scomoda alle tante persone che finora sono riuscite a mandare avanti un sistema senza mettere al primo posto la cultura dello sport sicuro. Il 2 febbraio 2008, era un sabato, il Cinecittà Bettini gioca al “Sant’Anna B” contro l’Almas in una gara del campionato Giovanissimi Provinciali. Durante la partita Alessandro Bini, nel tentativo di inseguire un pallone che stava uscendo all’altezza della metà campo, urta violentemente con il torace contro il rubinetto dell’irrigatore, posto a meno di un metro dalla linea del fallo laterale, in violazione delle norme che regolamentano gli spazi del campo per destinazione. L’Associazione nasce il 20 marzo 2008, dopo 47 giorni dalla morte di Alessandro. 

L’


nel

cuore di Roma l’associazione

L’associazione Bini è nata a marzo 2008 quasi due mesi dopo la morte di Ale Ha fatto sì che la Regione erogasse 700mila euro per rendere più sicuri gli impianti del Lazio

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l’associazione

Delia e Claudio, genitori di Ale, hanno continuato a fare quello che si fa quotidianamente con i figli: difenderli. Con grinta, ma anche con una dignità fuori dal comune. Hanno lottato, stanno lottando e lotteranno affinché una tragedia di così immani proporzioni non si verifichi più e per ottenere che i responsabili di tali incurie siano messi davanti alla giustizia. A 27 mesi dalla morte di Alessandro, le tante iniziative dell’Associazione hanno lasciato un segno a livello normativo e nelle coscienze della gente. “Sono soddisfatta – esordisce Delia Santalucia Bini, presidente dell’Associazione – ma c’è ancora molto lavoro da fare, perché spesso la sensibilità di coloro che operano nello sport non

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è rivolta direttamente ai ragazzi, che sono i veri protagonisti. Infatti si pensa sempre più al conseguimento del risultato, mettendo in secondo piano il discorso sicurezza, tanto per il settore agonistico quanto per la scuola calcio. Le mille manifestazioni di affetto che ci giungono da chi opera nel mondo sportivo, dalla base fino ai vertici, non sempre si traducono in interventi fattivi volti a tutela della salute e della sicurezza degli atleti. Molte figure di rilievo non riescono a guardare con gli occhi del “buon padre di famiglia”, che permetterebbero di considerare un impianto come la propria casa e i giocatori come i propri figli.




INSIEME Sul campo Roma gli Allievi di Romulea e Cinecittà Bettini, le ultime due squadre di Alessandro, ricordano il piccolo Bini a due anni esatti dalla scomparsa

Ecco quindi che siamo noi ad andare a casa loro, portando le leggi che regolano l’impiantistica sportiva perché bisogna educare le figure di riferimento del mondo sportivo ed istituzionale. Purtroppo ancora prevale la cultura del “tanto non succede a noi”. Il terzo Memorial Bini chiuderà il cerchio di un anno di attività molto intenso e costellato di successi, come i 711mila euro stanziati dalla legge regionale n.11/2009 per gli interventi di messa in sicurezza degli impianti sportivi, di cui hanno beneficiato circa 100 strutture. Alla ripresa dell’attività sportiva, la macchina dell’Associazione si farà trovare pronta, con gli obiettivi da raggiungere già ben delineati.

“La nostra intenzione è quella di fare dei corsi direttamente nelle sedi delle società in maniera totalmente gratuita. Questi incontri saranno rivolti a genitori e dirigenti, con l’obiettivo di informare e formare sulla sicurezza. Metteremo a disposizione delle società che vorranno aderire a questa iniziativa tutto il materiale necessario, anche dei video, basati sul decreto legislativo 81/2008 (l’ex 626/94, ndr) che verrà poi integrato con le disposizioni che regolano l’attività delle diverse Federazioni. Il passo successivo sarà quello di chiedere maggiore attenzione in materia di omologazione degli impianti.



l’associazione

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l’associazione

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Vita et Salus volontari contro il doping LA SICUREZZA nello sport passa anche per la lotta al doping. Vita et Salus è un'associazione di volontari, psicologi , avvocati, medici e altri professionisti che operano senza alcuna finalità di lucro, nel campo dell'assistenza sociale e sanitaria. “Vita et Salus” ha promosso il progetto “Si alla vita No al Doping”. Con questo progetto, l’Associazione ha voluto promuovere una campagna preventiva rivolta ai bambini che si affacciano all’esperienza sportiva. L’obiettivo principale del progetto è garantire uno sport sano, sicuro e soprattutto divertente visto che dai 6 ai 12 anni non è assolutamente necessario essere un campione. L’associazione, che ha sede a Roma a via Gaio Menio 15, è aperta tutti i giorni dalle 15,30 alle 19,00. È attivo su appuntamento lo sportello psicologico, legale e fiscale per le famiglie del territorio. Le consulenze sono gratuite.

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Deve crearsi una catena di tutela e controllo reciproco tra la Federazione che omologa e il gestore della struttura. Bisogna fare attenzione, oltre che al campo di gioco, a tutte le strutture annesse, come ad esempio gli spogliatoi. Se il proprietario di un impianto è un ente istituzionale (Comune, Provincia, Regione), allora il gestore dovrà provvedere ad un’autocertificazione annuale prodotta tramite un professionista del settore che attesti il perfetto stato dei locali della PER ALESSANDRO struttura. Il passo successivo sarà l’invio di tali documenti al pro“La terza porta”, il libro prietario della struttura e alla di Vito Manduca che racconta la breve vita di Alessandro Federazione competente. E’ un modo per evitare il continuo scarica barile a cui assistiamo da anni, con competenze sempre differenti e responsabilità mai certe”. Le battaglie che sta affrontando l’Associazione Bini vogliono onorare lo spirito combattente ed altruista che caratterizzava Alessandro, per non rendere vano il sacrificio di un adolescente innamorato della vita e del calcio. “Ad Alessandro dico grazie – conclude Delia - perché senza il suo sacrificio tutto questo non sarebbe stato possibile. Noi continueremo a batterci affinché venga varata una legge nazionale che possa prendere spunto dalla legge regionale in vigore dal 2009. Gli incidenti mortali si verificano in tutta Italia, perciò non è possibile che una legge in materia di sicurezza ci sia soltanto nel Lazio”.

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Roma, 12 giugno 2009

Cisco Roma campione 2009 I CAMPIONI SIETE VOI La Cisco festeggia il successo nella II edizione del memorial. Con loro ci sono il laziale Fabio Firmani, al centro e l’ex romanista Vincent Candela, a destra. (Foto Lori)


amici x sempre CISCO CAMPIONE, ok. Ma l’anno scorso il ricordo di Ale si è celebrato anche attraverso la partita tra tutti i compagni di Alessandro e il Cinecittà Bettini e l’omaggio del club di via Quinto Publicio al suo baby tesserato: una targa sul piazzale del centro sportivo del Cinecittà.

ALE VIVE

amarcord

gli ex comA lato, in alto . Sotto, la pagni di Ale Cinecittà l de squadra in cui ha a Bettini, l’ultim dro an ss le A militato

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Ogni volta che un bambino buono muore, scende sulla terra un angelo del Signore, prende in braccio il bambino morto, allarga le grandi ali bianche e vola in tutti i posti che il bambino ha amato; poi coglie una manciata di fiori, che porta a Dio, affinché essi fioriscano ancora più belli che sulla terra. (“L’Angelo” di Hans Christian Andersen) DANIELE GALLI* lessandro Bini tra sette giorni farà 17 anni. È buono ma pure sbarazzino. Cucina se la mamma rientra tardi, fischietta in macchina se passa una bella donna, massacra di scherzi la bastardina Trilly, studia a un istituto industriale perché ha fretta di fare i soldi e di studiare dopo la maturità l’ha rivelato un po’ di tempo fa alla mamma mica ha tanta voglia. Nonostante dicano che sia morto esattamente due anni fa su un campo di calcio, Alessandro non era: Alessandro è. Abita qui al civico 31 del vicolo di Porta Furba. Questa è casa sua. Qui ha sede l’associazione che porta il suo nome (associazionealessandrobini.org), qui ci sono la madre Delia, il papà Claudio, Trilly che prima ti abbaia forte forte e poi non ti si stacca più di dosso. Quando per la burocrazia ti muore un figlio, davanti a te hai due strade. La prima è piangere per il resto dei tuoi giorni, e poi seguirlo. Ma è pure la via più facile. La seconda è piangere per il resto dei tuoi giorni, ma cercando di fare in modo che un errore degli uomini non debba più ripetersi. Delia e Claudio questo hanno fatto. 

A il ricordo

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Io ti vedo Tu sei qui il ricordo

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SORRIDEVA SEMPRE Guardate Alessandro. Guardate come sorrideva. Sorrideva sempre

il ricordo

Hanno fondato un’associazione per la sicurezza nello sport, perché quel 2 febbraio 2008 il cuore di Ale fu annientato da un rubinetto illegale sul campo dove il suo Cinecittà era ospite dell’Almas. Una gara tra giovanissimi in tutti i sensi. Quella era la categoria per la Federcalcio. Ma come può stare un rubinetto a mezzo metro dalla linea laterale del campo e a circa un metro da terra? In sede civile, l’Almas ha riconosciuto le sue colpe ed è pronta al risarcimento. La Figc, o meglio il Comitato del Lazio della Figc, che una volta era affidato all’ex arbitro internazionale Antonio Sbardella e da qualche anno è presieduto da un certo Melchiorre Zarelli, ha presentato invece un lungo dossier di deduzioni, difese e contrattacchi. Una roba da fare invidia all’Azzeccagarbugli di Manzoni. La doppia partita processuale, civile e penale (dove tra sei giorni interverranno in udienza i testi di accusa e difesa), si gioca sulle responsabilità di Sandro Silvestri, colui che omologò il terreno dell’Almas per conto della Federcalcio e che si difende sostenendo di controllare i campi della Regione per hobby. Per hobby. Gli hobby ce li ha pure Alessandro, sapete? Questa casa è il suo laboratorio. Su un monitor, Delia ci mostra delle auto da sogno. Il figlio ne ha descritte sul suo computer le caratteristiche tecniche. Cilindrata, potenza, persino i colori migliori. Claudio va fiero delle passioni di Ale. Insieme hanno costruito un circuito automobilistico con materiali riciclati. Ma questa casa è anche la sua Curva. Sud. Alessandro è un romanista sfegatato. A Prima Porta, dove riposa quando non è

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qui a vicolo di Porta Furba, Ale tiene stretta a sé la maglia della Francia di Candela. Vincent è il suo modello. Stesso ruolo, l’eleganza nel dribbling, anche se Ale sulle spalle ha il 7 (casualità, il giorno dell’incidente vestiva l’8). Da quel 2 febbraio, Candela non ha mai lasciato soli mamma e papà. Delia apre l’armadio e tira fuori le divise di Totti e Montella. Poi ci fa segno di guardare sopra il letto di Ale. C’è la maglia di Daniele De Rossi autografata da tutta la Nazionale, dono del presidente della Figc, Giancarlo Abete, dopo Italia-Brasile del 10 febbraio di un anno fa a Wembley. «Mi chiedeva sempre di andare allo stadio», ricorda Claudio. «Almeno cinque o sei partite l’anno ce le facevamo. Se erano tranquille, andava in Curva a fare un po’ di casino. Altrimenti, lo portavo in tribuna Tevere». L’abitazione è povera di spazi, ma Delia e Claudio hanno saputo ricavare da ogni centimetro un ricordo, un quadretto, un’immagine. Il figlio è qui. Si sente, si respira, si vive. Non è amore, non è dolore, è una presenza. Dio non è morto solo sui bordi delle strade, nelle auto prese a rate, nei miti dell’estate. Il 2 febbraio 2008, Dio è morto durante una partita di calcio. Tra bambini. La mamma ha solo un video con il figlio. Lo ha fatto con il telefonino due giorni prima. Si vede Alessandro che canta e la vita, la vita, la vita l’è bela. La registrazione dura pochi secondi. Ma solo per noi. Per Delia e Claudio, Ale canta ogni secondo. Ogni minuto. Ogni giorno. Ale canta sempre. * da “Il Romanista” del 2/2/2010


Rivista del memorial Bini - distribuzione gratuita - maggio 2011 - Presidente Delia Santalucia - Direttore Responsabile Federica Ragno

sempre

in campo

Uniti sicuro

per uno sport


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l’associazione bini

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l’esperta

la regione dello sport

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roma capitale

life is golden

20 colophon

PRESIDENTE Delia Santalucia DIRETTORE RESPONSABILE Federica Ragno

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il memorial

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VICE PRESIDENTE Claudio Bini ART DIRECTOR Daniele Galli COPERTINA Fabrizio Puzzilli HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO

il presidente

l’intervista

Letizia Campanelli, Gianluca Di Bella, Marco Gaviglia, Diana Gelelli, Michelangelo Laterza, Pino Avallone, Nicola Tallarico

REDAZIONE E SEDE LEGALE vicolo di Porta Furba 31 00181 Roma (Italy) info@associazionealessandrobini.org www.associazionealessandrobini.org STAMPA Arti Grafiche srl, via Vaccareccia 57, 00040 Pomezia (RM) E’ vietata la riproduzione anche parziale di documenti, testi o foto senza l’autorizzazione dell’Ass.ne Alessandro Bini ONLUS

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l’anima candida

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la storia

my life


FEDERICA RAGNO on è solo una mamma, non è solo la mamma di Alessandro Bini, Delia Santalucia è una donna forte e coraggiosa che dopo aver perso quanto di più prezioso aveva nella vita ha deciso insieme al marito Claudio di dar vita all’Associazione intitolata al loro figlio Alessandro riuscendo a trasformare un dolore enorme in una missione per tutti gli “Alessandro” che ogni domenica giocano. L’obiettivo: diffondere il messaggio della sicurezza nello sport è sicurezza della vita. In tre anni tanti gli obiettivi raggiunti, su tutti una legge regionale, ma nel cassetto rimane un sogno: quello di una legge statale ma ancor di più la sconfitta di quell’immobilismo che ancora oggi rappresenta il nemico più difficile da contrastare nella lunga battaglia per la sicurezza nello sport. Presidente, il 20 marzo del 2008, dopo poco più di un mese dalla scomparsa di Alessandro nasce l’Associazione Alessandro Bini. Dopo tre anni quale è il bilancio? «Sicuramente positivo. Il fatto stesso che la Regione Lazio abbia emanato la legge regionale 11/2009 da noi fortemente richiesta, nonostante in materia di sport ci fosse già il Testo Unico L.15/2002 ne è un esempio. Questa legge ha dato la possibilità a Comuni e gestori sportivi di partecipare ai bandi 2010 e 2011 e di effettuare interventi di miglioramento della sicurezza degli impianti sportivi che presentavano delle carenze. I nostri maggiori impegni sono il Memorial Bini e la Borsa di Studio, che sono rivoltiproprio ai ragazzi. Senza considerare che abbiamo allacciato rapporti in varie regioni Italiane quali la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria, Puglia e la Calabria. Ma non basta perché il cammino è molto lungo e tortuoso e noi non abbassiamo mai la guardia. Ci sono ancora strutture sportive che non sono degne di essere chiamate tali e ce lo dimostra il fatto che nei nostri archivi ci sono innumerevoli segnalazioni documentate con foto. Pur essendo molto vicini ai gestori, non nascondiamo che spesso ci troviamo davanti a soggetti ostici, che se richiamati, trovano scuse infondate nel cercare di porre rimedio ad eventuali situazioni di pericolo. Purtroppo si continua a perseverare anche in funzione di leggi incomplete che delegano autorizzazioni e controlli a più organismi, a compartimento stagno, che non riescono ad interfacciare tra loro: il classico “scaricabarile” italiano». Quali sono le maggiori novità in merito alle attività svolte dall’Associazione Bini? «Sicuramente i corsi informativi riservati per ora agli istruttori di scuola calcio che vorremmo rivolgere anche agli operatori di altre discipline sportive. Farebbero bene anche ai presidenti, che talvolta sono solo rappresentanti di facciata e ignorano che le maggiori responsabilità ricadono su di loro, ai genitori, che spesso sono anche dirigenti accompagnatori e anziché urlare dalla tribuna forse potrebbero accorgersi dei reali rischi che possono correre i propri figli». Come è nata questa iniziativa?

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NO!

Dilettanti figli di un Dio minore?

Dopo la morte di Ale, Delia ha fondato l’Associazione che porta il nome del figlio «SServono più risorse per i non professionisti. Con i corsi abbiamo informato gli istruttori delle scuole calcio su cosa prevede la normativa sulla sicurezza» «La FIGC Sgs ha mostrato molta sensibilità al problema salute e sicurezza e noi siamo estremamente grati della possibilità che ci hanno dato. L’idea è partita in occasione della presentazione della terza edizione del Memorial. Durante l’evento consegnammo l’opuscolo W LO SPORT SICURO che la Regione Lazio fece stampare per la prima Giornata Regionale sulla sicurezza nello Sport, ma molti di questi libri rimasero sulle sedie (non tutti amano leggere). Quindi pensammo che era il caso di portare le informazioni direttamente a domicilio rivolgendo dei corsi informativi all’interno delle strutture sportive. Ne parlammo al II Grassroot a Coverciano nel giugno scorso, all’allora Segretario FIGC Sgs Barbara Benedetti e al Coordinatore Regionale Lazio Patrizia Minocchi ed entrambe ne rimasero entusiaste. Di tutta risposta l’11 settembre ci arrivò un fax a firma di Patrizia Minocchi che ci comunicava che eravamo stati inseriti in un modulo all’interno dei corsi per istruttori di scuola calcio». Cosa l’ha colpita parlando durante i corsi? «Abbiamo girato tutto il Lazio per un totale di 15 incontri e circa 500 istruttori che sono stati informati delle leggi e normative dello Stato legate ai regolamenti del Coni e della Federazione di pertinenza. Ci siamo trovati davanti a persone che alla fine di ogni incontro ci ringraziavano per quanto stavamo facendo e per le informazioni ricevute delle quali ignoravano l’esistenza. Molti di loro erano a conoscenza di strutture sportive che presentavano rischi elevati ma per evitare problemi con genitori e società continuavano a far giocare i propri ragazzi.

Al termine di ogni incontro, facendo compilare un questionario abbiamo potuto desumere dei dati significativi, che sottoporremo ai rappresentanti istituzionali e sportivi, per poter trovare un punto di incontro che vada a implementare eventuali norme carenti. Questi sono solo dei piccoli semi che gettiamo su dei lembi limitati di terra con la speranza che possa crescere un albero». Spesso si parla di battaglia per la sicurezza nello sport, ma quale è, secondo lei, il nemico più difficile da combattere? «L’immobilismo, l’insufficienza di come si gestiscono tali situazioni e la falsità delle persone che ti dimostrano la loro vicinanza abbracciando il problema sicurezza e poi trovano scuse e giustificazioni. Si dimentica troppo in fretta». Sono stati raggiunti tanti traguardi dall’Associazione Bini, ma c’è un sogno nel cassetto? «Sì quella che sogno è una legge statale che possa anche apportare più fondi allo sport dilettantistico, che è il figlio di un Dio minore rispetto a quello professionistico, una legge che non sia derogabile da altre leggine approvate a favore di chi le leggi non le rispetta, che possa assegnare ad un solo organo di vigilanza la supervisione nel rilasciare l’autorizzazione finale alla struttura per poter far praticare lo sport, previo il controllo de visu e non solo su carta».

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L’INIZIATIVA

Una Borsa

per Ale... xandra

RAGAZZA MODELLO Delia e Claudio Bini premiano Joana Alexandra Dragan

DIANA GELELLI oana Alexandra Dragan, romena, giovanissima, ha vinto la III borsa di studio Alessandro Bini. Un impegno, questo della borsa, che l'Associazione a lui intitolata, ha rivolto nei confronti di studenti meritevoli. Meritevoli come Alexandra. Quali emozioni hai provato nel sentir pronunciare il tuo nome e cosa pensi di questa iniziativa di voler premiare chi si impegna nello studio, nello sport e in famiglia? «E’ stato emozionante stare là e sentir parlare di questo ragazzo che non conoscevo, ma che mi ha insegnato molte cose. Mi ha insegnato anche a vivere. Mi sono letteralmente innamorata della sua gioia di vivere, del suo desiderio di vincere non solo ogni piccola partita, ma anche ogni piccola sfida della vita. Sono sicura che ha lottato

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fino al ultimo secondo. Nel momento della premiazione non sono riuscita a sentire il mio nome a causa dell’emozione, mi è bastata solo la motivazione per capire che ero io la vincitrice della borsa. Mille sentimenti, mille pensieri e tantissime persone che mi abbracciavano e si congratulavano con me. Persone che non avevo maivisto in vita mia, ma che sembravano saper tantissime cose su di me. In quel momento di felicità mi sono resa conto che, nonostante le reali difficoltà, ogni sforzo e ogni cosa che faccio prima o poi sarà premiata. L’iniziativa è molto positiva, un premio a chi si è applicato con tanta determinazione per il lavoro svolto». Il tuo pensiero per Alessandro? «Ale mi hai insegnato molte cose, ma prima di tutto a vivere l’attimo e a lottare sempre per i miei sogni. Non riuscirò mai a ringraziare abbastanza Delia e Claudio, l’Associazione Alessandro Bini e tutti quelli che hanno reso possibile l’iniziativa».

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L’ASSESSORE ALLO SPORT DELLA PROVINCIA

La Prestipino: «Così Ale diventa un modello per i compagni» Assessore allo Sport della Provincia di Roma, Patrizia Prestipino, è da sempre vicino all’Associazione Bini. La borsa di studio Alessandro Bini, è un’occasione per tornare ad affrontare i problemi legati alla sicurezza nello sport. Cosa pensa della borsa di studio, Assessore? «La borsa nasce con l’intento di sostenere gli studenti che si sono distinti per merito scolastico e che hanno evidenziato il rispetto dei fondamentali valori civili e un forte senso civico. Riconoscere in modo chiaro e forte i meriti di quanti scelgono lo studio, l’impegno e la correttezza nella vita è, probabilmente, il modo migliore per sostenere ed incoraggiare comportamenti esemplari. Troppo spesso, infatti, l’eco mediatica raggiunta dagli atti di teppismo e devianza giovanile, compiuti peraltro da un ristretto gruppo di giovani, rischia di offuscare la condotta di quanti si impegnano quotidianamente nello studio, nello sport e in generale nella vita, finendo per diffondere i modelli negativi come unici punti di riferimento possibili. In questo modo la “minoranza rumorosa” riesce ad avere la meglio sulla “maggioranza silenziosa” che, sentendosi isolata, rischia di conformarsi agli atteggiamenti più diffusi o percepiti come tali. Veder riconosciuti e premiati i propri meriti scolastici ed il rispetto di valori civili contribuisce a spezzare questa catena, attribuendo importanza e autorevolezza ai comportamenti corretti e all’impegno scolastico. La borsa di studio intitolata ad Alessandro Bini, quindi, è importante testimonianza di come i giovani e i loro valori possano diventare un esempio per i compagni». Il livello di sicurezza delle strutture sportive di Roma e provincia è molto basso. Le scuole lamentano la mancanza dei fondi. Pochi mesi fa il crollo di un soffitto in una scuola elementare non ha causato una tragedia solo perché quel giorno la scuola era chiusa. Cosa può fare la Provincia? «La promozione della pratica sportiva deve necessariamente passare per la garanzia della sicurezza degli impianti e, in questo senso, le Istituzioni devono svolgere il loro compito emanando provvedimenti per la messa a norma delle strutture dove si pratica sport e vigilando che tali provvedimenti siano rispettati. La riqualificazione e la messa a norma in materia di sicurezza dei campi sportivi è al centro dell’attività della Provincia di Roma: nelle strutture sportive scolastiche, di nostra competenza, ho effettuato numerosi sopralluoghi ed incontri con i dirigenti scolastici da cui sono emerse carenze e necessità che, anche grazie al costante lavoro dei miei uffici, abbiamo provveduto a ripristinare. Sempre in questa direzione il mio Assessorato ha messo a bando 500.000,00 euro per progetti finalizzati alla riqualificazione e la valorizzazione degli impianti sportivi comunali che prevedessero l’adeguamento degli impianti stessi alla normativa vigente in materia di sicurezza, l’abbattimento delle barriere architettoniche e la sostituzione delle attrezzature sportive. Ma ciò non basta: insieme a questi interventi più concreti è sempre e comunque necessario tenere alta l’attenzione, non abbassare mai la guardia e promuovere una “cultura della sicurezza” diffondendo i valori sani dello sport e la tutela della salute».

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IL 16 MAGGIO IL PREMIO AI GIORNALISTI Il 16 maggio, durante la presentazione della quarta edizione del memorial, allo stadio Arnaldo Fuso di Ciampino sarà conferito il premio giornalistico Alessandro Bini. Un riconoscimento a coloro che attraverso i mezzi di comunicazione danno voce all’associazione Bini e alle sue iniziative aiutandola a diffondere il messaggio della sicurezza nello sport. Lo scorso anno, Delia e Claudio Bini hanno consegnato il premio alla testata giornalistica “Il Corriere Laziale”, alla trasmissione televisiva “Sport in Oro”, alle trasmissioni radiofoniche “In diretta con Giovanni Lacagnina” e “Lazio Patria Nostra”, ai giornalisti Paolo Corbi, Nicola Tallarico, Patrick Vom Bruck e per la fotografia a Paolo Lori. Inoltre, l’associazione Bini ogni anno conferisce un riconoscimento anche ad altre associazioni e fondazioni impegnate nel sociale e che hanno, come i genitori di Alessandro, trasformato un grande dolore in un aiuto per gli altri. Due anni fa è stata premiata la Fondazione Sandri alla presenza dei genitori di Gabriele mentre lo scorso anno il premio è stato consegnato a Aureliana Iacoboni Russo, presidente dell’associazione Marta Russo e a Gabriele Paparelli, per ricordare papà Vincenzo. I nomi dei premiati di quest’anno? Rigorosamente top secret.

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L’INIZIATIVA

FEDERICA RAGNO ito Alessandro Leone, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSSP), già referente e vincitore del “Good Practice Award 2003 dell'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro”- Bilbao, insieme all’Associazione Alessandro Bini, ha curato, il modulo sulla sicurezza che la Figc Sgs, in collaborazione con il Coni, ha inserito da quest’anno all’interno dei corsi per gli aspiranti istruttori di scuola calcio, illustrandone obiettivi e risultati. Nell’ambito dei corsi informativi e formativi sulla sicurezza rivolti agli istruttori di scuola calcio cosa l’ha colpito in senso positivo e in senso negativo? «Abbiamo sostenuto 15 incontri, informato circa 500 istruttori di scuola calcio e all’inizio di ogni corso domandavo quanti di loro fossero stati formati sul tema della sicurezza. Di media solo 6 persone su 30 alzavano la mano. Questo è un dato preoccupante e ogget-

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tivo. Parliamo di persone che, al di là del calcio, svolgono un’attività lavorativa e che raramente vengono informati e formati, come invece prevede il Dlgs 81/2008. Ho notato purtroppo tanta ignoranza, nel senso di non conoscenza, ad esempio della differenza tra incidente, che avviene tra cose, e un’infortunio, che riguarda la persona, piuttosto che la differenza tra rischio e pericolo. Un muretto a bordo campo non protetto è un pericolo ma diventa un rischio quando lo si rapporta all’uomo. Ma al tempo stesso ho apprezzato la grande attenzione che è stata dimostrata nel seguire i corsi e la richiesta che in molti ci hanno fatto di replicare durante l’anno. L’obiettivo è quello fornire ai futuri allenatori gli strumenti per poter valutare i rischi portandoli a conoscenza delle normative e delle responsabilità. Sarebbe importante rivolgere questi corsi ai presidenti delle società, ossia a coloro che, in qualità di datori di lavoro, dovrebbero poi formare i propri lavoratori. Inoltre, vorrei sottolineare che oggi l’Associazione Alessandro Bini è promotore della Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ma ben presto potrebbe diventarne partner e questo sarebbe un ulteriore importante passo».

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Nei nostri corsi vi insegnamo a dare

un calcio al pericolo Al termine dei corsi sottoponevate agli allenatori un questionario, cosa è emerso? «Il 90 % degli allenatori che hanno seguito i corsi ritiene che i momenti formativi debbano essere aumentati e la quasi totalità ha espresso la necessità che siano estesi ai presidenti delle società sportive. Il 70 % di loro ha notato situazioni pericolose sia all’interno del campo che negli spogliatoi. La maggior parte (circa il 70%) ritiene che le maggiori responsabilità siano della società e dei presidenti, il 20% delle federazioni e il 10% dei proprietari. Infine il 50 % pensa che sia necessario, oltre alle norme, aumentare i controlli e soprattutto prevedere sanzioni per chi non rispetta le regole». Spesso ci si nasconde dietro l’alibi che mettere in sicurezza costa. È veramente così? «La sicurezza costa se si deve completamente risistemare un impianto in cui non si è mai intervenuti ma se si ragiona in termini di sicurezza la manutenzione ordinaria non costa. Il problema è che spesso si pensa di risparmiare affidando la manutenzione ai cosid-

detti “factotum” quando invece è fondamentale affidarsi a persone competenti». Cosa manca perché la sicurezza costituisca una priorità? «E’ un problema essenzialmente culturale, manca la mentalità. Il Dlgs 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro è ancora poco conosciuto e quasi mai applicato come dovrebbe, ma questo avviene non solo nel mondo dello sport ma in quasi tutti i settori. C’è un basso livello di percezione del pericolo, prima ancora del rischio. Il Dlgs. 81/2008 prevede tra gli obblighi del datore di lavoro il documento di valutazione di rischio, ma praticamente nessuno lo rispetta. Il problema riguarda qualunque attività sportiva dilettantistica e amatoriale». Quali gli strumenti per poter favorire una cultura della sicurezza e della prevenzione? «Bisognerebbe innanzitutto partire dalla scuola aumentando i momenti informativi e allo stesso tempo stimolare e sensibilizzare le istituzioni».

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L’ESPERTA

«Dilettanti?

L’avvocato Lina Musumarra: «La normativa sulla sicurezza si applica a chiunqu FEDERICA RAGNO rincipe del Foro, docente di Diritto dello Sport presso l’Università «Luiss Guido Carli» di Roma, l’avvocato Lina Musumarra illustra le regole sulla sicurezza nell’impiantistica sportiva. Avvocato, la normativa sulla sicurezza sul lavoro si applica anche allo sport dilettantistico? «Sì, certo. In conformità all’art. 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto primario del singolo, l’art. 2087 cod. civ. dispone che l’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Tale articolo, come affermato più volte dalla giurisprudenza, svolge una funzione di chiusura del sistema antinfortunistico in connessione con norme speciali, più specificatamente il D.lgs. n. 81/2008 - Testo Unico in materia di sicurezza sul la-

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voro - le quali richiedono l’adozione di particolari cautele. Il quadro normativo in tema di sicurezza sul lavoro deve infatti ritenersi applicabile anche al mondo dello sport dilettantistico, come confermato dallo stesso Ministero del Lavoro, producendo, in alcuni casi, considerazioni di particolare complessità dovute al concorrere di una disciplina speciale, sia di fonte statale, che derivante dall’ordinamento sportivo. Più in generale, con riguardo all’esercizio dell’attività sportiva, non sussiste solo l’obbligo di porre in essere un sistema di prevenzione adeguato alla complessità del luogo ed in rapporto al particolare grado di evoluzione tecnologica, ma anche di aggiornarlo costantemente, adeguandolo alle prescrizioni, anche di natura tecnica, emanate dal legislatore nel corso di questi anni con esplicito riferimento alla costruzione e alla gestione degli impianti sportivi». Nel caso di infortunio in un impianto, quali sono le responsabilità di società, gestori e federazioni? «In generale, con il termine organizzatore ci si riferisce alla persona fisica, giuridica, associazione o comitato che promuove, con conse-

I VOLONTARI, LA NOSTRA ANIMA a maggior parte di loro era lì, quel triste giorno di febbraio di tre anni fa, a qualche mamma gli ha lasciato il calore sulle guance del suo ultimo bacio, altri si sono aggiunti dopo: perché giusta era la causa. Sono i volontari dell’Associazione. Instancabili, anche dopo una giornata di duro lavoro, sono sempre disponibili a promuovere nuove idee, ad organizzare e a rendersi utili esprimendo tutto il loro amore, quell’amore che rivolgono ad Alessandro. Sì perché Ale è il figlio, fratello, amico di tutti loro! Sono i tasselli di un puzzle chiamato Associazione Alessandro Bini per la sicurezza nello sport. Mettono a disposizione la professionalità maturata nei variegati lavori che svolgono: intellettiva, informatica, giornalistica, grafica e quando è il tempo di organizzare il Memorial cominciano a scaldare i motori di un aereo che si posiziona lentamente in pista e decolla in maniera supersonica per raggiungere la meta prefissa. Tutti insieme coesi per un obiettivo comune, ricordare l’ospite di onore: Alessandro e sottolineare il motto dell’associazione “la sicurezza nello sport è sicurezza della vita”. Ad ognuno un compito, c’è chi recupera i palloni, chi aggiorna il sito con i risultati delle partite, chi si occupa dell’area tecnica e chi è sempre presente all’interno dello stand dell’associazione. Arriva la sera ed è bellissimo vederli al termine delle partite tutti riuniti sotto il cielo orlato dalle margherite dello stand mentre tra una risata e una parola addentano un panino con la porchetta con un bicchiere di buon vino casareccio. Sul loro viso trapela la stanchezza delle consuete ore di lavoro seguite dall’impegno del torneo, ma la felicità dei loro occhi è paragonabile, durante il rito della vendemmia, al clima allegro e solare della pigiatura dell’uva e per quindici giorni vivo una scena de “Il profumo del mosto selvatico”. Grazie amici miei per la forza e l’amore che ogni giorno mi trasmettete!

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La vostra Delia

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Non per la legge» ue organizzi l’evento, di cui è responsabile civilmente. Ma anche penalmente» guente assunzione di responsabilità civile, penale ed amministrativa, l’incontro di uno o più atleti al fine di raggiungere un risultato nella disciplina sportiva, prescindendo dalla presenza o meno di spettatori. Il Tribunale di Milano (sent. 30 gennaio 2009) ha ribadito che tra i vari obblighi dell’organizzatore sportivo, quale promotore dell’incontro, c’è essenzialmente quello di controllare l’idoneità dei luoghi e degli impianti dove si svolge la manifestazione. Lo stesso è tenuto a predisporre tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e l’incolumità degli atleti, rispettando, oltre che le prescrizioni specifiche, anche le norme generali di prudenza. Sussiste, parimenti, la responsabilità della federazione sportiva di riferimento, in quanto titolare dell’attività ispettiva e di controllo, la quale si esplica attraverso l’omologazione del campo di gioco». Quante società possiedono il documento di valutazione dei rischi? «La valutazione dei rischi costituisce lo strumento fondamentale per individuare le misure di prevenzione adeguate alla specificità del-

l’impianto sportivo, nonché per individuare le verifiche periodiche e i necessari adeguamenti. Solo attraverso una capillare attività di informazione e formazione che coinvolga a pieno titolo le società sportive si potrà garantire una corretta ed efficace programmazione della prevenzione dei rischi nelle manifestazioni sportive. Peraltro, l’art. 299 del D.lgs. n. 81/2008 prevede che l’esercizio, anche solo di fatto, dei compiti in tema di sicurezza comporta l’attribuzione delle relative responsabilità, indipendentemente dalle mansioni in astratto affidate al soggetto. Dunque se qualcuno, pur senza averne la qualifica formale, svolge in concreto le funzioni tipiche del datore di lavoro (o del dirigente o del preposto), ciò è sufficiente perché gli vengano attribuite le relative responsabilità». Come si può favorire una cultura della sicurezza? «La costituzione di un Osservatorio nazionale permanente per la sicurezza nello sport, coordinato dal Coni, potrebbe svolgere un’importante azione di sostegno ed impulso al processo di sensibilizzazione e informazione».

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Sicurezza per Non solo per

TUTTI TOTTI

L’ex medico della Roma e attuale consigliere regionale, Mario Brozzi: «La prevenzione è il primo passo. Serve un protocollo sanitario che tuteli coloro che praticano un’attività sportiva. Censiremo gli impianti» FEDERICA RAGNO esponsabile sanitario per nove anni dell’As Roma. Poi politico. Candidato nel 2010 nella Lista Polverini, Mario Brozzi è stato eletto consigliere regionale con oltre 22 mila prefe-

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renze. Professore, quali iniziative intende adottare sul piano della sicurezza degli impianti sportivi come vicepresidente della commissione spettacolo, cultura e sport? «Sicurezza, salute ed etica sono ratio fondante del mio operato e continuano tutt’oggi ad ispirare e determinare le mie azioni politiche e sociali. Ho lavorato per anni a stretto contatto con i ragazzi, a loro ho dedicato la mia professione e sto seguitando questo percorso attraverso la pianificazione e attuazione di concrete politiche di intervento per garantire loro la possibilità di poter vivere lo sport come un momento di crescita e di sviluppo e non di tragedia, come troppe volte è successo. La regolamentazione e la ristrutturazione dell’intero comparto dell’impiantistica sportiva, la dislocazione di defibrillatori e l’incremento della cultura del loro utilizzo, sono alla base degli interventi di promozione della sicurezza nello sport che ho intrapreso. Attraverso una mappatura degli impianti sportivi presenti nel Lazio saranno inoltre censiti gli impianti sportivi per verificarne e valutarne le caratteristiche qualitative ed intervenire dove

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sia necessario, al fine di garantire a tutti di poter fare sport in sicurezza. Contestualmente, dal punto di vista sanitario, il mio impegno è diretto alla sensibilizzazione in materia di prevenzione, primo passo verso la sicurezza, attraverso due importanti azioni: l’istituzionalizzazione di una visita di ingresso nel mondo dello sport che sia completa e che si avvalga di tutti gli strumenti diagnostici necessari e l’attuazione di un protocollo sanitario che possa realmente tutelare tutti coloro che praticano un’attività sportiva e non solo i professionisti». Quali sono gli strumenti su cui poter far leva per far sì che ci possa essere un vero cambiamento nella mentalità di chi è responsabile della sicurezza? «Lo sport ha un valore educativo, formativo e sociale di grande importanza, che va perseverato e sviluppato. Credo che il miglior modo per favorire la creazione di una sana mentalità e cultura sportiva sia quello di puntare sulla formazione degli atleti e dei tecnici; è necessario che tutte le figure che operano nel mondo dello sport, dagli allenatori ai tecnici, fino ai dirigenti, siano formati e costantemente aggiornati, in modo da essere favoriti nello svolgimento del loro ruolo in modo consapevole e nel rispetto delle norme di sicurezza. Mi piacerebbe poi che anche i genitori venissero coinvolti nei percorsi sportivi-educativi dei figli. Niente più barriere né divisioni durante allenamenti e partite, ma genitori a bordo campo, ché possano accompagnare, nel rispetto, l’impegno agonistico dei loro ragazzi».


La Regione unita per lo sport

sicuro

L’Assessore Fabiana Santini: «Il nostro impegno è a 360 gradi» DIANA GELELLI a promosso la campagna per la sicurezza negli impianti sportivi, a testimonianza che questa questione le sta a cuore. Adesso l’Assessore regionale allo sport, Fabiana Santini, spiega quali saranno i prossimi impegni. «Dall’inizio del mio mandato ho subito affrontato con la Presidente Polverini il tema della sicurezza degli impianti sportivi. Assieme alla Consulta per la Sicurezza nello sport abbiamo analizzato il problema, riconoscendo quanta strada si debba ancora fare affinché una cultura della sicurezza si diffonda pienamente in tutte le strutture sportive del territorio. Per questo la Regione Lazio ha stanziato 1.200.000 euro con un bando per il miglioramento della sicurezza degli impianti, per permettere a un numero sempre maggiore di impianti di realizzare quegli interventi minimi che possano garantire la sicurezza agli atleti. E abbiamo lanciato, in occasione della Giornata della Sicurezza dello Sport, una campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio regionale, affinché tragedie come quella di Alessandro Bini non debbano più accadere. Credo che il lavoro che abbiamo iniziato stia dando già i suoi primi frutti, la risposta del territorio è stata

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grande». I prossimi impegni? «Oltre al bando per il miglioramento della sicurezza degli impianti abbiamo di recente lanciato anche una campagna che mira a consegnare oltre 50 defibrillatori a 50 relativi impianti, il nostro impegno in favore della sicurezza è a 360°. Con la Coni Servizi, inoltre, abbiamo patrocinato il corso che si è svolto ad aprile sulla sicurezza negli impianti di base perché, come ho detto prima, il nostro impegno deve essere ad ampio raggio, andando a sostenere ogni iniziativa che ha come obiettivo la sicurezza». Non potrebbe essere uno strumento utile quello di indire una Conferenza dei Servizi sull’impiantistica? «Ne stiamo discutendo. Sono assolutamente d’accordo che solo agendo insieme a tutti gli operatori del mondo dello sport potremmo davvero capire appieno e risolvere le problematiche del settore. Molto in questo senso ha fatto la Consulta regionale istituita con la L.R. 11/2009, un organismo di consultazione permanente in relazione alle politiche regionali per la sicurezza nello sport. E sono certa che ancora molto potremo fare nel futuro».

IL CONSIGLIERE ENZO FOSCHI «Nel Lazio 10 mila impianti, siamo intervenuti su una minima parte. Il cammino è lungo» nzo Foschi, da consigliere regionale in quota PD lei è stato il primo firmatario dell’importante legge regionale 11 del 2009 sul tema della sicurezza nello sport. Dopo due anni qual è il bilancio? «Sicuramente è positivo. Oggi il tema della sicurezza nello sport è stato posto. Nessuno, dunque, può più permettersi di affermare 'non lo sapevo', né le istituzioni politiche né quelle sportive. Certamente il lavoro da fare è ancora tantissimo e la sfida si potrà dire davvero vinta quando non ci sarà più bisogno di una legge utile a recuperare decenni di ritardo in materia». Quando cambierà la mentalità da parte di chi gestisce gli impianti sportivi? «Quando una mamma e un papà entrando in un impianto sportivo non si fermeranno a valutarlo solo dal punto di vista estetico ma chiederanno al gestore se c'é il defibrillatore e chi lo sa utilizzare e allo stesso tempo verificheranno se la struttura è realmente sicura. Indubbiamente occorre un intervento per mettere più risorse per finanziare la legge. Nel Lazio sono circa 10 mila gli impianti sportivi pubblici e privati. Ad oggi siamo intervenuti su una minima parte di essi. Il cammino è, dunque, ancora lungo».

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Roma Capitale Il delegato del Sindaco, Alessandro Cochi: «Stiamo censendo tutti gli impianti, poi creeremo una banca dati per i cittadini. Più soldi per le strutture sportive»

FEDERICA RAGNO omano verace, 40 anni, Alessandro Cochi ha fatto della sicurezza nello sport uno dei punti cardini della sua attività politica. Prima ancora che da Delegato Politiche Sportive di Roma Capitale, da grande sportivo. Onorevole, a che punto è il progetto per la realizzazione del Piano Regolatore per gli impiani sportivi approvato lo scorso anno dalla Giunta Comunale? «Sono state realizzate le prime due fasi del PRISP. Il censimento degli impianti pubblici e privati e la loro localizzazione sul territorio (la georeferenzazione). Ora si sta ultimando la banca dati consultabile anche dai cittadini e si stanno valutando attentamente le carenze. In tal modo si potranno individuare le necessità per il futuro nonché le regole con cui concedere la possibilità di costruire nuovi impianti. Terza e quarta fase dovrebbero avere il via libera subito dopo la imminente approvazione di un bilancio che sta per arrivare in Assemblea Capitolina. E’ ferma intenzione del Sindaco Alemanno dotare la città di

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uno strumento molto utile e ragionato, così come stiamo facendo». Quali sono le prossime iniziative in programma sul tema della sicurezza? «Lavorare a stretto contatto con le altre istituzioni come la Provincia di Roma, ed in particolare la Regione Lazio che sta portando avanti con la presidente Polverini e l’assessore Santini una seria e concreta politica di intervento e salvaguardia nel settore sportivo dilettantistico. Stiamo valutando diverse iniziative proposte dal mondo dell’associazionismo perché sono convinto che solo con il contributo di tutti si possano scrivere pagine importanti riguardo questa tematica. Soprattutto chi ha conoscenza e competenza diretta del fenomeno. Nel frattempo, mi sto adoperando in prima persona per ottenere maggiori fondi da destinare al settore dell’impiantistica, magari con un incentivo qualificante per quei progetti che, occupandosi di questo tema, realizzino interventi concreti, oltre all’indispensabile promozione educativa della cultura della sicurezza. Convegni, assemblee, pubblicazioni, corsi di formazione ed iniziative, acquisto di materiali antinfortunistici, messa in sicurezza degli spazi aperti e al


dello sport

sicuro

chiuso, predisposizione di uffici ispettivi competenti precedentemente formati. Sono parte di un progetto più ampio che interessa l’ente capitolino ed i gestori degli impianti che sono tenuti anche al rispetto degli obblighi previsti dal Disciplinare di concessione. Su questo stiamo effettuando una serie di visite negli impianti per verificare lo stato dell’arte così come d’ accordo con il direttore Campanile, con i nostri uffici dipartimentali e la Polizia Municipale». Tra i progetti di Roma Capitale, ci sarebbe un’idea per ricordare Alessandro Bini. Può anticiparci qualcosa? «Come Dipartimento Sport, abbiamo sostenuto con convinzione e nei modi possibili le diverse e tutte lodevoli iniziative legate all’Associazione che porta il nome di Alessandro, tese ad organizzare annualmente un memorial sempre toccante, ma non solo, pensando alle diverse manifestazioni a cui ho frequentemente partecipato. Era bello notare che fossero allo stesso tempo, motivo di gioco e di divertimento come di confronto e di riflessione sul tema della sicurezza sotto i vari aspetti. Continueremo a confrontarci con quanti si adoperano verso il mi-

glioramento della pratica sportiva nella nostra città, senza escludere alcune ulteriori iniziative, cui stiamo lavorando, che prendano spunto per impedire che si ripetano in futuro infortuni, anzi meglio chiamarli con il proprio nome: tragedie con episodi luttuosi negli impianti sportivi. Ringraziando sempre però l’esempio di dedizione e di alta dignità, non sempre comuni, come nei casi della famiglia Bini, così come quella Castelli. Ho voluto incontrare con il collega Santori presidente della Commissione Sicurezza in Campidoglio, durante il premio Andrea Fortunato, le due famiglie dei giovani atleti della Juventus categoria Berretti, morti per essere caduti nel laghetto gelato del centro sportivo di Vinovo nel 2006. Un esempio concreto per tutte le istituzioni a non mollare in un settore così critico e delicato. Nel nome di chi ci ha lasciato in un’età dove è pressoché impossibile poter spiegare alle famiglie, così come alla collettività, che si possa ancora morire in simili circostanze. Penso sia un dovere di tutti non risparmiarsi minimamente in tal senso, senza personalismo alcuno. Glielo dobbiamo con la massima umiltà e attenzione».

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Life is... GOLDEN (boy) Il presidente del settore giovanile Gianni Rivera «Visite mediche obbligatorie a tutti i livelli Sulla sicurezza, vigilino più occhi possibili» MARCO GAVIGLIA l destino non poteva riservare incarico più azzeccato al Golden Boy: Presidente del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC. Lo scorso agosto Gianni Rivera è stato proposto per questa carica dal Presidente Abete, riscontrando pareri più che favorevoli per dare il via al ciclo post-Giacomini. Rivera rappresenta una delle tre “scosse” date al movimento calcistico italiano, assieme alle nomine di Roberto Baggio (Presidente del Settore Tecnico di Coverciano) e Arrigo Sacchi (Coordinatore delle Nazionali giovanili). La figura di Rivera è legata all’Associazione fin dall’inizio, in quanto il giorno dell’ultimo saluto rivolto ad Alessandro, l’ex bandiera milanista era presente in qualità di Consigliere per le politiche sportive del Comune di Roma.

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IL PRESIDENTE Gianni Rivera, 68 anni, è stato il primo giocatore italiano a vincere, nel 1969, il Pallone d’Oro. Fu soprannominato “Golden boy” da uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani, Gianni Brera. Dal 4 agosto 2010 è presidente del Settore Giovanile e Scolastico della Federcalcio


«Un fatto tragico come quello legato alla scomparsa di Alessandro Bini ha contribuito a rilanciare l’attenzione su una tematica così delicata come quella della sicurezza. Tutto il movimento calcistico si è preoccupato di verificare diverse situazioni critiche e ho visto maggior interesse ed attenzione da parte di tutti». Smuovere le coscienze e creare un impegno fattivo costituisce sicuramente uno degli obiettivi da perseguire. «La prevenzione è un aspetto determinante e per questo diventa importante creare sinergie con le società per la verifica degli impianti, fermo restando il ruolo chiave degli organismi preposti che ci sono sempre stati ma che a volte non sono riusciti a svolgere la loro attività di controllo per problemi economici». Il rapporto di collaborazione tra Federazione e Associazione si è arricchito di un nuovo tassello, in quanto la stessa Associazione cura un modulo sulla sicurezza all’interno dei corsi per istruttori di scuola calcio. «E’ una novità positiva che ribadisce la necessità di avere quanti più occhi possibili a vigilare sulla sicurezza. Per questo ritengo che anche i tecnici debbano allargare le proprie conoscenze. Aggiungo a questo che siamo fermamente intenzionati ad introdurre una visita medica obbligatoria a tutti i livelli per abbassare il numero delle morti sul campo, dovute soprattutto a difetti cardiaci congeniti». Inoltre la FIGC patrocinerà il Memorial Alessandro Bini, con il chiaro intento di affiancare al tema della sicurezza quello del fair play, di cui si sente sempre più bisogno soprattutto pensando a quanto accade ogni fine settimana sulle tribune. «L’attività di settore giovanile dovrebbe essere garanzia di divertimento nel rispetto delle regole. Gli episodi problematici che si verificano sulle tribune stanno aumentando esponenzialmente perché i genitori puntano sul successo dei propri figli per risolvere i problemi economici della famiglia e delle generazioni future. Secondo me c’è bisogno di creare un rapporto di correttezza tra genitori, tecnici e società per fare in modo che i ragazzi possano prima di tutto divertirsi. Al contempo andrebbero educati i genitori e migliorata la classe dirigente affinché si creino condizioni per far capire ai genitori che la componente del divertimento deve avere il sopravvento, senza vedere nell’esperienza dei loro figli una futura professione». Il concetto con cui Rivera si congeda ricorda una giocata delle sue, di quelle che lasciano il segno, quasi a dimostrare di essere uscito illeso da quel mondo politico che ha frequentato a lungo: «Sicurezza e prevenzione sono il futuro di un Paese civile». Diventare un ragazzo d’oro è impresa ardua, è vero, ma sarebbe già abbastanza che i nostri ragazzi inseguissero il loro sogno giocando in un Paese civile.

DIVERSAMENTE ABILI EPPURE SPORTIVI Il presidente del Comitato Paralimpico, Pasquale Barone «Il tema della prevenzione non conosce differenze» l Comitato Italiano Paralimpico (CIP) rappresenta per i disabili quello che il CONI è per i cosiddetti normodotati. Infatti si pone come obiettivo istituzionale la promozione dell’attività sportiva delle persone disabili sul territorio nazionale, gestisce i rapporti con le autorità politiche, scolastiche e sportive locali garantendo inoltre la collaborazione tra le entità paralimpiche per rendere lo sport un diritto accessibile a tutti senza barriere di tipo fisico o sociale. Da più di due anni le strade dell’Associazione Alessandro Bini e del CIP corrono parallele. «Ho conosciuto Delia Santalucia e il lavoro dell’Associazione perché siamo stati inseriti nella Consulta prevista dalla legge regionale in materia di sicurezza nello sport – dice il presidente del CIP Lazio, Pasquale Barone – parliamo di argomenti che interessano tanto anche l’attività paralimpica, perché il tema della prevenzione deve essere affrontato con serietà per arrivare ad uno sport senza differenze». Differenze che spesso fanno rima con barriere architettoniche e con una cultura dell’integrazione tanto sbandierata a parole ma che ha difficoltà a diventare realtà. «L’attività che svolge l’Associazione - continua Barone - è lodevole per le finalità che persegue e trova spunto dalla tragedia che ha colpito Alessandro. Da quel momento la famiglia ha riversato tutte le proprie energie affinché si innescasse un processo di cambiamento nel considerare la pratica sportiva».

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Il ripescaggio? Solo se il campo è ok

IL COMITATO

Il presidente del Cr Lazio della Lnd, Melchiorre Zarelli: «Dalla prossima stagione sarà uno dei requisiti. Nessun oggetto entro un metro e mezzo dal fallo laterale? E’ troppo poco» NICOLA TALLARICO a dieci anni è colui che muove le fila del calcio del Lazio. Il numero uno del nostro Comitato Regionale per la LND, Melchiorre Zarelli, è coinvolto in prima persona nella battaglia per la sicurezza nello sport. Presidente, come tutti, anche per lei è difficile tornare con la mente a quel giorno sfortunato di tre anni fa. Possiamo dire che da quel giorno il calcio giovanile non è stato più lo stesso. «E’ stato qualcosa di sconvolgente, la vita di un bambino come Alessandro è venuta a mancare all’improvviso, in modo così assurdo: non è stato per niente facile, e non è facile oggi, accettare questa tragedia. Purtroppo da questi eventi non si può che uscire con coraggio, con più forza e ne è l’esempio ciò che la famiglia Bini ha fatto in questi anni, cercando di andare avanti e lottare per evitare che situazioni come queste si verifichino nuovamente. E da tre anni a questa parte, possiamo dire che questo sacrificio non è stato invano: ha sollevato un’attenzione clamorosa per la sicurezza sugli impianti, da parte di ogni componente del mondo sportivo, dalle istituzioni, alle società, alle famiglie, tutti oggi hanno contribuito a realizzare quel miglioramento che prima non c’era». Era ovvio che ci fosse qualche attrito nei riguardi del Comitato Regionale per questa tragedia. Come si è usciti da questa situazione? «Il nostro funzionario è stato condannato per adesso, ma non so, francamente attribuire su di lui la colpa di quanto accaduto mi lascia molto perplesso. Questi campi in terra battuta sono soggetti

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a diverse variazioni settimana dopo settimana, c’è stata negligenza certamente in chi utilizzava quotidianamente quel rubinetto, si sarebbe dovuto capire con un po’di buon senso che lì non doveva essere presente e che poteva costituire un rischio per i ragazzi». Come reputa il lavoro dell’Associazione Bini? «L’Associazione svolge questo compito egregiamente, con passione e competenza e cerca di risolvere situazioni al limite della regolarità. Un metro e mezzo di distanza dal limite del campo è insufficiente per come si gioca oggi, con quell’agonismo e quella fisicità che caratterizza i nostri campionati. La sensibilità mostrata dalla Associazione Bini è stata eccezionale, convincendo molte società a porre delle protezioni ai limiti, quindi il primo ostacolo oggi risulta più tranquillo proprio per il materiale di protezione che è stato posto. Il nostro Comitato inoltre per la prossima stagione ha stabilito fra i requisiti del ripescaggio il possesso della certificazione di agibilità del campo. E’ importante e sono veramente grato alla Associazione per lo stimolo rivolto anche nei nostri confronti». La legge regionale è stata in questa campagna sicurezza un buon punto di partenza? «Sì, anche perché è stata rifinanziata dalla nuova Giunta, prevedendo maggiori somme, ma è sufficiente per migliorare la situazione di soli pochi impianti, diciamo un 45-50 impianti, e rispetto alla complessità delle strutture presenti nel Lazio sono pochissime, anche perché non bisogna dimenticare che il problema non riguarda solo i campi di calcio, ma anche altre discipline sportive, non ultime le palestre. Ad ogni modo è già per ora un primo importante passo che andava fatto: un plauso ai promotori».


IL MEMORIAL CLAUDIO BINI er ricordare Alessandro, volato via tra gli angeli troppo presto, un ragazzo che amava la vita e con la passione per il calcio, questo torneo a lui dedicato è un momento che vivo con intensa passione. Siamo giunti alla IV edizione del Memorial Alessandro Bini che prenderà il via il 20 maggio e si concluderà con la finalissima il 3 giugno. A partire da quest’anno abbiamo deciso di rendere itinerante il torneo, per divulgare ancora di più quello che è lo scopo dell’associazione: la sicurezza degli impianti sportivi. Infatti questo IV Memorial verrà disputato nello splendido stadio comunale Arnaldo Fuso di Ciampino, gestito dalla polisportiva Ciampino, società dove Alessandro ha vissuto calcisticamente per ben due anni (2003-2005). La formula del torneo è quella dello scorso anno e vedrà la partecipazione di sedici società dilettantistiche e quattro professionistiche. Le dilettanti, suddivise in quattro gironi, si incontreranno in gare di solo andata, passeranno ai quarti le prime due di ciascun girone. Quarti e semifinali si disputeranno in gara unica. Le due squadre finaliste oltre a scendere in campo il 31 maggio per aggiudicarsi il titolo dei dilettanti conquisteranno automaticamente il diritto di partecipare anche al torneo riservato ai professionisti. Le professioniste sono quattro (tra cui l’Accademia del Calcio Bari) a cui si andranno ad aggiungere le due finaliste del torneo dilettanti formando così due gironi da tre squadre. Le prime due classificate di ciascun girone disputeranno la finalissima per aggiudicarsi il trofeo del IV Memorial Alessandro Bini. Voglio salutare le società partecipanti e i giovani che saranno i grandi protagonisti di questo torneo e che sicuramente sapranno affrontare questa competizione con i giusti valori dello sport nel rispetto dell’etica sportiva, degli avversari e della classe arbitrale. Al pubblico che sarà presente sugli spalti, senz’altro tifoso delle proprie squadre, dico di incitare i ragazzi sempre nel rispetto di un tifo sano e corretto perchè oltre ad esser genitori e spettatori, sono anche loro protagonisti di questo immenso spettacolo chiamato calcio che per quindici gironi sarà giocato nel nome di Ale.

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ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. A A B

VENERDÌ 20 MAGGIO N.TT Teste-Cinecittà B. Totti Soccer S.-Ottavia Ciampino-Urbetevere

RISULTATO

ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. B C C

SABATO 21 MAGGIO Ladispoli-Fortitudo Roma Tor di Quinto-Almas Atletico Fidene-Vigor Perconti

RISULTATO

ORA 15.30 17.00 18.30

GIR. D D A

DOMENICA 22 MAGGIO Savio-Romulea Lodigiani-Settebagni N.T.T.Teste-Totti Soccer S.

RISULTATO

ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. A B B

LUNEDI 23 MAGGIO Cinecittà B.-Ottavia Urbetevere-Ladispoli Ciampino-Fortitudo

RISULTATO

ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. C C D

MARTEDÌ 24 MAGGIO Almas-Atletico Fidene Tor di Quinto-Vigor Perconti Savio-Lodigiani

RISULTATO

ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. D A A

MERCOLEDÌ 25 MAGGIO Romulea-Settebagni N.T.T.Teste-Ottavia Cinecittà B.-Totti Soccer S.

RISULTATO

ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. B B C

GIOVEDÌ 26 MAGGIO Urbetevere-Fortitudo Ciampino-Ladispoli Tor di Quinto-Atletico Fidene

RISULTATO

ORA 17.00 18.30 20.00

GIR. C D D

VENERDÌ 27 MAGGIO Almas-Vigor Perconti Savio-Settebagni Romulea-Lodigiani

RISULTATO

GIRONE A - dilettanti CINECITTÀ B. N.TT TESTE OTTAVIA TOTTI SOCCER S.

GIRONE B - dilettanti CIAMPINO FORTITUDO LADISPOLI URBETEVERE

GIRONE A - professionisti LAZIO POMEZIA 1A DILETTANTI

ORA 09.30 11.00 16.00 17.30

QUARTI DI FINALE DOMENICA 29 MAGGIO 1a A-2a B 1a B-2a A 1a C-2a D 1a D-2a C

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ORA 17.00 18.30

SEMIFINALI LUNEDÌ 30 MAGGIO Vincente X-Vincente Y Vincente K-Vincente W

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ORA 16.00

FINALE DILETTANTI MARTEDÌ 31 MAGGIO Vincente 1-Vincente 2

ORA 18.30 20.00

1a GIORNATA PROFESSIONISTI GIR. MARTEDÌ 31 MAGGIO B Acc. Calcio Bari-Frosinone A Lazio-Pomezia

ORA 18.30 20.00

2a GIORNATA PROFESSIONISTI GIR. MERCOLEDÌ 1 GIUGNO B 2a Dilettanti-Acc. Calcio Bari A Pomezia-1a Dilettanti

ORA 17.00 18.30

3a GIORNATA PROFESSIONISTI GIR. GIOVEDÌ 2 GIUGNO B Frosinone-2a Dilettanti A Lazio-1a Dilettanti FINALISSIMA VENERDÌ 3 GIUGNO 1a Girone A-1a Girone B

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RISULTATO

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GIRONE C - dilettanti ALMAS ATLETICO FIDENE TOR DI QUINTO VIGOR PERCONTI

GIRONE D - dilettanti LODIGIANI ROMULEA SAVIO SETTEBAGNI

GIRONE B - professionisti FROSINONE ACC. CALCIO BARI 2A DILETTANTI

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IL MEMORIAL FEDERICA RAGNO a sede della quarta edizione del Memorial Alessandro Bini sarà quella dello stadio Arnaldo Fuso di Ciampino, dove Alessandro ha giocato per due anni lasciando un ricordo indimenticabile nel cuore del Presidente Bianchi che lo ricorda come un ragazzo pieno di vita, gioioso e caparbio. Stefano Bianchi, presidente del Ciampino, ha saputo, come pochi, mettere al primo posto la sicurezza dei ragazzi che sono per lui come dei figli. Dalle sue parole emerge la sua profonda cultura sportiva, l’amore per lo sport, ma per uno sport sicuro. Quest’anno idealmente Alessandro tornerà a vestire la maglia del Ciampino, la numero 7, in quello stadio che è stata e sarà sempre casa sua. «Già da tempo - racconta Bianchi - avevo espresso a Delia il desiderio di poter ospitare il Memorial e quando c’è stata la possibilità è stato per noi come se si realizzasse un sogno».

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osa significa per lei ospitare il Memorial? «Per me e per la nostra società è un piacere e un onore. È diventato uno dei tornei più importanti ma per noi ha un significato quanto mai profondo, quello di ricordare Alessandro e di diffondere il messaggio della sicurezza nello sport. Questa è casa di Alessandro, siamo a completa disposizione di Delia e Claudio Bini perché possa tutto andare nel migliore dei modi. Per noi è come se Alessandro tornasse a vestire la maglia del Ciampino, con la sua maglia numero sette». Che ricordo ha di Ale? «Ho tanti ricordi di Alessandro, tanti i tornei e le partite vissute insieme. Alessandro giocava in squadra insieme a mio figlio. L’ho visto contento dopo una vittoria e triste dopo una sconfitta, tante volte gli ho allacciato gli scarpini. Alessandro era un ragazzo splendido, di lui ricordo la gioia di vivere, il suo sorriso. Aveva due grandi passioni il calcio e i motori. Nei due anni in cui ha vestito la maglia del Ciampino una cosa che mi colpiva, in modo particolare, era la serietà in tutto quello che faceva, il suo attaccamento e il suo sano agonismo. Ad esempio, quando giocava nella categoria Esordienti. A quell’età ci vuole veramente poco perché un bambino si possa distrarre. Alessandro invece era sempre molto concentrato. Aveva un futuro sia per la qualità tecniche che per la caparbietà e serietà. Ancora oggi mi emoziono parlando di Alessandro. Ho un figlio della sua stessa età e la scomparsa di Ale è stata un

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«Quando ad Ale mettevo gli scarpini» Stefano Bianchi è il presidente del Ciampino, che ospita per la prima volta il memorial: «L’ho visto crescere, era un ragazzo splendido E ho un rimpianto: se non fossi andato via, sarebbe ancora vivo»» grande dolore per tutti noi. Ci penso tutti i giorni e ho anche un senso di colpa». Perché presidente? «Sono stato presidente del Ciampino fino al 2006, ho ripreso l’incarico a dicembre 2009. Quando decisi di andarmene, cinque anni fa, Alessandro mi disse che senza di me non sarebbe rimasto e decise di lasciare il Ciampino. Due anni dopo è successo il dramma e ho cercato di stare vicino a Delia e Claudio come amico e come persona che ha conosciuto Alessandro. A volte penso che se non avessi lasciato il Ciampino, lui sarebbe rimasto qui e magari oggi sarebbe ancora tra noi...». Cosa pensa dell’associazione Bini? «Dopo neanche un mese dalla scomparsa di Alessandro, una sera Delia mi chiamò e mi disse che voleva dar vita ad un’associazione. Mi chiese cosa ne pensassi. In quel momento non sapevo cosa dirle. Mi colpii però subito la sua grande forza. Le risposi che era una bella iniziativa ma il problema era come farla. Le consigliai subito che era importante che l’associazione venisse recepita da parte delle società come amica e non come nemica. Ammiro tanto Delia e Claudio. Sono riusciti a trasformare un dolore enorme in una grande iniziativa. Hanno una forza spettacolare, quello che fanno loro in pochi lo avrebbero fatto. C’è stato anche chi li ha criticati, ma loro stanno portando avanti una battaglia importante. Sono la voce dei ragazzi che non ci sono più». La sua società è molto attenta alla sicurezza. «All’interno della nostra struttura abbiamo una figura chiamata Capo

dei Dirigenti. Il suo compito è quello di coordinare tutti i singoli dirigenti delle varie squadre. Ogni venti giorni circa vengono fatti degli incontri in cui il Capo, oltre a illustrare la normativa Figc e eventuali modifiche, effettua dei corsi sulla sicurezza. Come linea infatti della nostra società, ogni volta che le nostre squadre scendono in campo i dirigenti hanno il compito di verificare la sicurezza, loro sono gli occhi della società. Non solo. Il dirigente è l’ultima persona a lasciare il campo. Va via solo dopo che tutti i bambini sono usciti dagli spogliatoi e sono tornati dai genitori. Loro ce li affidano e noi abbiamo il dovere di sorvegliarli». Perché la sicurezza nel calcio non è una priorità? «Il calcio di oggi, purtroppo, antepone i soldi alla sicurezza. Si guarda troppo spesso all’aspetto estetico, al campo in erba sintetica ma non alla incolumità degli atleti. Giro tanti campi e il 70% non è sicuro e mi domando come mai alcune strutture siano ancora aperte e perché non si intervenga. Alcune società, obiettivamente, non hanno la forza economica e in quel caso servirebbe l’aiuto ad esempio dei Comuni. Io ho la fortuna di averne uno come quello di Ciampino che è molto attento alla tematica della sicurezza. Ma anche la Federazione deve prendere una decisione seria in merito. Al di là di questo poi è un fatto di mentalità, di cultura che manca. A volte basterebbe poco, sarebbe sufficiente prendere un giocatore in meno e investire i soldi risparmiati sulla sicurezza. La sicurezza deve essere messa al primo posto».

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IV memorial bini, l’albo d’oro



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2008

AS ROMA CI

URBE






ISCO ROMA

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2010

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2010

ETEVERE (dilettanti)

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NICOLA TALLARICO ato in provincia di Verona, a Negrar, Damiano Tommasi inizia a giocare a calcio 26 anni fa. Dalle giovanili del Verona, all’esordio in prima squadra in Serie B. Nel 1996 la vittoria dell’Europeo Under 21, il grande passaggio alla Roma e l’esordio in Serie A il 7 settembre. Ma quello stesso anno c’è anche il matrimonio con Chiara, dal quale nascono cinque figli. Alla Roma dedica più di dieci anni e vince lo Scudetto del 2001. Dopo il suo addio al calcio professionistico, continua a giocare a pallone fra i Dilettanti, in provincia di Verona, dove vive con la famiglia.

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Anima Candida Damiano Tommasi: «La sicurezza? Se le istituzioni non riescono a garantirla, ci pensino i club. Se un genitore ha delle competenze, si metta a disposizione» ommasi, l’Associazione Bini da anni porta avanti un impegno forte per scongiurare i pericoli sui campi di gioco. «Credo ci siano alcune zone poco coperte da un impiantistica sicura, certamente. Quella di Alessandro è stata una tragica fatalità (non proprio: il rubinetto che lo ha ucciso a 75 centimetri dal fallo laterale non è una fatalità, ndr), ma ci sono situazioni di campi o di strutture anche peggiori di quella che è costata la vita al piccolo Alessandro. Di sicuro le istituzioni hanno un occhio di riguardo, ma non sempre purtroppo riescono a garantire condizioni di sicurezza. E’ un problema molto grande, soprattutto se pensiamo al settore dilettantistico, dove il più delle volte troviamo allenatori o dirigenti che fanno calcio per hobby e non per mestiere, lo vedono più come volontariato, dedicando il proprio tempo libero alla crescita sportiva dei ragazzi. Ecco, proprio per questo è difficile che sappiano gestire certe situazioni di precarietà degli impianti in modo efficace. E’ evidente che serve un intervento più determinante da parte delle società. Bisogna che creino l’ambiente adatto per praticare sport. Non possiamo fare sport dove lo sport non è di casa. E’ da sollecitare di continuo la sensibilità in questo settore presso le istituzioni, perché tengano sempre alta l’attenzione, nonostante i diversi problemi economici che possono costituire un freno da questo punto di vista». L’associazione si muove proprio in questo senso, ma tenta di coinvolgere soprattutto le famiglie. «E’ la cosa più giusta da fare. Si fa spesso l’errore di aspettare troppo le istituzioni, ma proprio i genitori dei ragazzi che frequentano abitudinariamente i campi dovrebbero mettersi a disposizione per contribuire al miglioramento di alcune situazioni non buone. Se in ogni società vi fossero persone, volontari, genitori, che appunto si prendessero l’impegno di curare questo aspetto, di collaborare in tal senso, le cose andrebbero meglio senza dubbio. Mi spiace che si parli di ciò soltanto dopo questo tragico evento. Ripeto, se un genitore ha

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qualche competenza e un minimo di buona volontà, si metta a servizio per questa missione». Tommasi, negli anni che lei ha trascorso alla Roma si è fatto tanto apprezzare dai tifosi, e sicuramente anche da Alessandro che era un grande romanista. Quanto sente ancora l’amore dei romanisti? «Mah, basta raccontare un breve episodio che – credo – sia uno dei più bei ricordi che ho della mia permanenza alla Roma, per la verità è accaduto dopo la mia partenza. Proprio qualche anno fa sono intervenuto a un incontro di alcuni club della Roma e la sensazione che ho provato nel vedere l’affetto che ancora era rimasto nei miei confronti. Indescrivibile! La cosa che mi ha riempito di gioia maggiormente poi è stato notare la commozione di alcuni signori, non giovani. Erano entusiasti della mia presenza, ricordando gli anni che avevo trascorso alla Roma. E queste sono le cose che non si dimenticano!». Da qualche anno è rientrato a Verona dove vive con la sua famiglia, ma l’appellativo di Anima Candida le è rimasto. «Vede, ho voluto sempre interpretare il calcio per quello che è. Per quello che è nella mia vita, e per quello che dovrebbe essere nel mondo: un gioco, una passione. A volte c’è troppa serietà nella dialettica calcistica, nelle dichiarazioni che si fanno a fine gara, a volte sfiorano la presunzione. C’è troppo potere mediatico dei calciatori. Può essere non un bene per i giovani e per le famiglie questo, perché non si può mettere tutto sotto a una palla. Ci sono dei valori che vi stanno sopra, ci sono valori che vengono prima del calcio. L’iniziativa legata ad Alessandro va in questo senso, la salute, la sicurezza. sono più importanti. Di questo bisognerebbe parlare di più e mi auguro che l’associazione continui su questa strada. In bocca al lupo infine ai ragazzi che disputeranno questo IV torneo, in ricordo di Alessandro».

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L’INIZIATIVA

LA BOTTEGA DEL SORRISO A Venturina, in Toscana, da 10 anni una comunità è in prima fila con le associazioni

L’UNIONE FA LA FORZA Delia e Claudio Bini alla Bottega del Sorriso di Venturina (a lato il logo)

FEDERICA RAGNO osa hanno in comune l’Associazione Alessandro Bini e la Bottega del Sorriso di Venturina, tranquilla località della maremma toscana? Per capirlo è necessario tornare indietro di un anno. E’ il dieci aprile 2010. Un sabato come tanti, la tranquillità di Venturina viene sconvolta dalla morte di un giovane di appena 16 anni, Nicolò Di Perna. Un malore durante un allenamento in palestra ferma per sempre il suo cuore. Una morte diversa nella dinamica e nelle cause ma simile per altri versi alla storia di Alessandro Bini. Anche Nicolò, come Alessandro, era del ‘93 e amava il calcio. Quella sera aveva preparato la borsa per fare un po’ di sport prima della cena organizzata con gli ex compagni di squadra, i ragazzi classe ’93 del Venturina calcio. Qui entra in gioco la Bottega del Sorriso che non è un’associazione ma che da 10 anni opera a Venturina a sostegno di tante e diverse associazioni promuovendo iniziative benefiche. Dopo la tragedia di Nicolò, la Bottega del Sorriso decide di sostenere un’associazione che si occupasse di sicurezza nello sport. Nasce così l’amicizia tra la Bottega del Sorriso e Delia Santalucia. Lo scorso 8 agosto il primo incontro nell’ambito di una delle manifestazioni benefiche in quel di Venturina. L’affetto e il calore manifestato dal Sindaco del Comune di Campiglia, l’avv. Rossana Soffritti, dall’assessore Barbara Del Seppia ma soprattutto dalla grande famiglia della Bottega del Sorriso, capeggiata dalle signore Giovanna e Sandra, e da

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tutti i cittadini di Venturina avvolgono Delia e Claudio facendoli sentire a casa. Si replica qualche mese più tardi, a dicembre, quando la Bottega del Sorriso insieme al Club del Patchwork e al ristorante “Dalle Bimbe” con il patrocinio del Comune di Campiglia Marittima unisce nuovamente le forze per organizzare una giornata di festa, di musica, di spettacolo con i bambini e con gli amici a 4 zampe. La presidente Delia Bini, non potendo essere presente, invia una toccante lettera con l’intento, oltre a ringraziare per l’ospitalità ricevuta in estate, di far sentire ai genitori di Nicolò il suo abbraccio di chi purtroppo può capire il loro dolore e la rabbia che si prova quando si perde un figlio e al tempo stesso di ricordare che lo sport è vita, a tutti i livelli e a tutte le età dai bimbi agli anziani, dai professionisti ai dilettanti e che tutti devono essere tutelati e devono poter giocare in sicurezza. La giornata ha avuto la finalità di sostenere oltre all’associazione Alessandro Bini, l’associazione Peter Pan Onlus, Ridere per vivere (i medici con il naso rosso Reparto Oncologia Pediatrica Pisa), Gaibila Piombino (per gli aiuti umanitari e sostegno a distanza del popolo Saharawi) e Zia Caterina che con il suo allegro e benefico taxi 25 Firenze va in giro per aiutare i bambini del reparto oncologico del Mayer offrendo corse gratuite da e per l’ospedale. Un grande e importante aiuto quello offerto dalla Bottega del Sorriso perché, come diceva Madre Teresa di Calcutta, «quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma a me piace pensare che se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno».


IL PREMIO

na categoria che che quotidianamente lavora con i giovani appassionati di calcio e all’altro di conferire una sorta di testimonial affinchè gli stessi allenatori possano farsi a loro volta promotori della sicurezza nello sport. Il premio “Indimentic…Ale” si inserisce nell’ambito di una continuità operativa dei messaggi che dal giorno della scomparsa di Alessandro la società New Green Park cerca di trasmettere a tutte le squadre che incontra ogni domenica e con le quali collabora, ma soprattutto con i genitori dei 700 ragazzi che ospita e con tutti quelli che varcano la soglia d’ingresso del Centro Sportivo. La prima edizione del premio “Indimentic…Ale” 2010 è stata celebrata all’interno della manifestazione “III Trofeo Alessandro Bini” che ogni anno si tiene presso il centro sportivo “New Green Park Bari”. La commissione formata da Francesco Lombardi (Presidente della New Green Park), Giovanni Caffaro (Responsabile del Centro sportivo), Domenico Ranieri (Presidente Aiac Puglia) Michelangelo La Terza (Delegato Puglia e Calabria per l’Associazione Alessandro Bini) ha assegnato il premio “Indimentic…Ale” 2010 per la categoria Nazionale a Giampiero Ventura, allenatore dell’A.S. Bari, per la categoria Regionale a Lello Sciannimanico, allenatore dell’As. Barletta, e infine per la categoria Provinciale a mister Antonio La Selva dell’Ads Mola di Bari. Il prossimo giugno si svolgerà la II edizione del Premio “Indimentic…Ale” e sono al vaglio i nomi di coloro che saranno premiati con l’obiettivo di cercare di diffondere al meglio il messaggio “La sicurezza nello Sport è sicurezza della vita”.

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INDIMENTIC...ALE Da quest’anno, la New Green Park Bari assegna dei trofei ai migliori atleti di Allievi e Giovanissimi per mantenere vivo il ricordo di Alessandro Bini MICHELANGELO LATERZA in dal giorno dopo la scomparsa di Alessandro l’Asd New Green Park Bari si è adoperata attivamente per evidenziare il problema della “Sicurezza nei Campi di gioco”: trofei ai migliori atleti e sportivi della categoria Allievi e Giovanissimi (da quest’anno anche esordienti), borse di studio, convegni e eventi. Tutto ricorda Alessandro e l’associazione a lui dedicata con il solo scopo di mantenere alto l’impegno da parte di tutti gli addetti al settore per evitare altre morti innocenti. Per estendere il messaggio in modo più risonante dallo scorso anno è stato istituito il premio “Indimentic…Ale”, un premio che viene assegnato al miglior allenatore che si sia distinto a livello nazionale, regionale e provinciale con la finalità da un lato di evidenziare e riconoscere il lavoro di questa categoria.

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DANIELE GALLI le, Ale, Ale. Ma chi era, anzi chi è, Ale? Perché può pure essere che alla trentaseiesima pagina (coraggio, altre quattro e ci siete...) qualcuno si domandi: ok, Ale non c’è più, ma che bisogno c’era di dedicargli pure una rivista, oltre che un memorial? Beh, innanzitutto perché lo spunto per la rivista è il memorial stesso. E’ il memorial è Alessandro. E’ la sua vita. Che se n’è andata tre anni fa. Anzi, non è che se ne sia andata, mettiamo le cose in chiaro qua. Ale sarebbe rimasto volentieri accanto a papà Claudio, mamma Delia, la cagnetta Trilly, la Roma, i compagni di Cinecittà e quei pochi amici che ti puoi fare in quindici anni di esistenza. No, la vita di Ale è stata cacciata via, recisa da un rubinetto a 75 centimetri dal fallo laterale di un campo di calcio, sbattuta dagli uomini in chissà quale angolo del Paradiso senza sapere che bastava girare l’angolo del cuore di Delia e Claudio per ritrovarlo lì. Il figlio è tornato dal Padre. Ma anche dalla Madre. Rewind. Se siete arrivati qui, e avete la forza di leggere, meritate di sapere la verità. Non quella processuale, per quella bisogna aspettare ancora, hanno appena condannato in primo grado il delegato della Federcalcio che omologò un campo attestando una misura falsa. La verità è che la morte di Alessandro Bini, avvenuta il 2 febbraio 2008 durante Almas-Cinecittà, è di quelle che ti fa vacillare la fede. Ale era un figlio unico in piena esplosione ormonale, fischiettava dietro alle prime gonnelle, smanettava al computer - t’hanno ammazzato prima che Facebook iniziasse a spopolare, Alessa’, sennò sai quanto ti saresti divertito - s’appassionava di motori, di cuoio preso a pedate, ma anche di nuoto e pallavolo. Era guascone pure da bambino, quando faceva impazzire mamma & papà con l’alessandrese: il casco era il tasco, il volante il guidante, il riscaldamento il riscaldatore. Quel 2 febbraio non era più un bambino, ma non era nemmeno un adulto. Parlava da adolescente e da adolescente si comportava. Si vergognava dei baci di Delia in pubblico, si vergognava che qualcuno venisse a sapere quanto sconfinato fosse - e si fotta chi pensa che sia retorica - il suo amore per i genitori. Non ti conoscevo, Alessandro. Non ti conoscevo, ma ora ti conosco. Non perché ti veda in Paradiso. La fede - te l’ho detto - è meno incrollabile di prima. Io ti vedo laggiù dove agli altri sei nascosto. Quando mamma e papà mi aprono la porta del cuore, in quell’angolo ti vedo ancora giocare col cielo. Il cielo. L’ultima immagine prima del silenzio. Prima che questo grande buio ci inghiottisse tutti.

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Rivista del memorial Bini - distribuzione gratuita - maggio 2012 - Presidente Delia Santalucia - Direttore Responsabile Federica Ragno

sempre

in campo

SALVIAMOLO


L’EDITORIALE

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SOCIETA’ SPORTIVE VIRTUOSE

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LE STORIE PARLA ANDREA BERTOLACCI

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IL V MEMORIAL BINI

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L’ALBO D’ORO

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LE SQUADRE DI ALE

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IL RICORDO DI ALE

LA BORSA DI STUDIO DIETRO LE TELECAMERE

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L’INTERVISTA TUTTI PER ALE 2

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TOTTI SOCCER SCHOOL SPORTIVAMENTE

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L’EDITORIALE DI FEDERICA RAGNO

Senza sicurezza non si può giocare iamo usciti da casa con il nostro ragazzo per tornare con una vittoria, con la sua felicità stampata sul volto e invece ci seguiva solo una borsa da calcio». Queste sono le prime parole che ho sentito pronunciare da Delia, mamma coraggio, nell’aprile 2008, centro sportivo dell’Acqua Acetosa, al termine del convegno in occasione del Torneo degli Angeli, dedicato ai ragazzi scomparsi su un campo di calcio. Parole piene di forza, coraggio e dignità di chi aveva scelto di mettere la propria testimonianza al servizio degli altri per evitare che potesse succedere di nuovo. Sono passati più di quattro anni da quel 2 febbraio 2008. Una data che ha segnato uno spartiacque. O almeno così dovrebbe essere. Quarantasette giorni dopo, per volontà di due straordinari genitori come Delia e Claudio Bini, nasce l’Associazione intitolata ad Alessandro, la prima in Italia ad occuparsi di sicurezza nello sport a livello di impiantistica. In quattro anni di attività, con pochi ma instancabili soci, ha raggiunto risultati mai realizzati prima. Non solo ha ottenuto l’approvazione da parte del Consiglio Regionale del Lazio della legge per gli interventi di messa in sicurezza degli impianti sportivi (L. 11/2009), ma soprattutto ha cercato di trasmettere una cultura della sicurezza, che in questo Paese manca. L’Associazione Bini sta portando avanti un difficile lavoro di sensibilizzazione tramite tante iniziative. Dalla Borsa di Studio al Memorial passando per i corsi rivolti agli istruttori di scuola calcio. Tutto sempre nel nome di Alessandro. Delia è stata definita la “frusta delle istituzioni” perché con la sua forza e il suo coraggio è stata un impulso e uno sprone continuo per le istituzioni e per le società sportive. Una lotta dura, che ha portato Delia a scoperchiare un “vaso di Pandora” che nascondeva e ancora nasconde un sottobosco di omertà e ipocrisia. L’opera di sensibilizzazione ha contagiato molti ma c’è ancora chi

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non vuole comprendere l’importanza della sicurezza considerandola un costo troppo elevato. In realtà la messa in sicurezza di una struttura sportiva costa poco più di un’utilitaria. Un prezzo sostenibile anche dalla più piccola società. Altrimenti è giusto non intraprendere la gestione di un club. Perché togliere i ragazzi dalla strada non può essere una giustificazione per esonerarsi dal garantire la loro incolumità. Serve un intervento serio da parte delle istituzioni sportive e politiche, introducendo, attraverso nuove norme, l’obbligo di utilizzo di protezioni certificate per la copertura di ostacoli (e non l’inutile gommapiuma) e prevedendo la messa in sicurezza di spogliatoi e tribune oltre la presenza di un defibrillatore formando personale per l’eventuale utilizzo. In Italia siamo i primi nel post tragedia ma gli ultimi nella prevenzione e troppo spesso prevale la mentalità del “tanto non succede” per poi trincerarsi dietro “tragiche fatalità”. La sicurezza invece non è un optional ma una priorità. Un elemento necessario. Come il pallone. Come l’arbitro. Senza, non si può giocare. Tutelare i ragazzi è la vera vittoria perché lo sport sia vita e perché nessun genitore debba più tornare a casa solo con una borsa. Sicurezza, quindi, si può e si deve. A tutti i livelli. Basta solo volerlo. Perché chi salva una vita, salva il mondo intero.

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IL PUNTO DI DELIA BINI

Lo sport è vita e gioia. Salviamolo alviamo questo sport! Ogni volta che per varie cause muore un ragazzo durante il suo sport preferito, si riapre quella ferita mai chiusa. E quindi è d’obbligo farci una domanda: ma vogliamo veramente salvare lo sport, specialmente quello di base? Anche se i mezzi ci sono, manca sicuramente la volontà, forse per accordi ad alti livelli, forse per paura di non poter più essere eletti a ricoprire quelle cariche che portano alla notorietà e che incollano noti esponenti alla poltrona, o forse per non essere criticati dai media che mettono in risalto le serie maggiori di ogni sport. Ma forse dimenticano tutti che, per diventare campioni, si deve partire dalla base con passione e tanto sacrificio. Sacrificio per chi pratica sport, sacrificio per le famiglie, sacrificio per le società sportive, che spesso sono il fanalino di coda anche se tutti professano che lo “sport è vita”. Fatti recenti smentiscono questo slogan che viene utilizzato, anche impropriamente, per pubblicizzare l’uno o l’altro centro sportivo. Purtroppo in Italia, non c’è abbastanza cultura sulla sicurezza in generale e la cronaca ogni giorno mette in evidenza questa piaga che sta dilagando. Durante i corsi informativi rivolti agli istruttori di scuola calcio, che l’Associazione sostiene già dallo scorso anno, si rileva una particolare non conoscenza delle normative che regolano anche il settore sportivo. Sosteniamo sempre di più che è meglio conoscere le suddette norme in una aula formativa/informativa che in una aula di Tribunale. Il nostro obiettivo è quello di portare la “Cultura della sicurezza nello sport” nelle scuole del nostro paese, per colmare quella ignoranza generazionale che, oggi, ci

colophon

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vede solo spettatori di tragedie che sicuramente si sarebbero potute evitare se fossero state rispettate le norme sulla sicurezza ma non solo. Sì perché anche il buon senso di chi gestisce un impianto sportivo ha la sua valenza. Rivolgiamo un appello anche ai genitori di giocatori in erba: non è importante se in un centro sportivo ci siano il bar, il parcheggio o il campo in sintetico, l’importante è che il centro sportivo sia sicuro per voi e per i vostri figli, che non presenti ostacoli, oggetto di infortuni, che gli spogliatoi siano ambienti salubri con impianti elettrici a norma, che le tribune non siano a rischio. E poi, non è importante se il proprio figlio diventerà un campione. L’importante è che si diverta e che con gioia possa vivere la sua vita in tutte le sue fasi, solo così sarà il nostro campione. Tutti insieme possiamo. Quindi salviamo questo sport da intrallazzi che non portano a meritati frutti, salviamolo da irresponsabilità e lassismo, SALVIAMOLO perché lo sport è vita.

PRESIDENTE Delia Santalucia DIRETTORE RESPONSABILE Federica Ragno VICE PRESIDENTE Claudio Bini ART DIRECTOR Alessio Nisi COPERTINA Alessio Nisi HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Daniele Galli, Marco Gaviglia, Nicola Tallarico, Giusi De Angelis. Foto di Paolo Lori REDAZIONE E SEDE LEGALE vicolo di Porta Furba 31 00181 Roma (Italy) info@associazionealessandrobini.org www.associazionealessandrobini.org STAMPA Arti Grafiche srl, via Vaccareccia 57, 00040 Pomezia (RM) E’ vietata la riproduzione anche parziale di documenti, testi o foto senza l’autorizzazione dell’Ass.ne Alessandro Bini ONLUS

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SOCIETA’ SPORTIVE VIRTUOSE

L’ESEMPIO DA LORO... San Gordiano, Ostiamare e Ponte di Nona modelli di club dove si gioca in sicurezza FEDERICA RAGNO icurezza si può. Si deve. Ostia Mare, San Gordiano e Polisportiva Giardini di Corcolle Ponte di Nona sono modelli di società virtuose, esempi di quello che tutte le società dovrebbero fare per garantire la sicurezza dei ragazzi che giocano e che scelgono di fare sport. Perché lo sport è vita e non deve o non dovrebbe mai diventare fonte di dolore. Per molte di queste società l’evento scatenante che ha portato alla scelta di mettere in sicurezza l’impianto è quel terribile 2 febbraio 2008, giorno della scomparsa di Alessandro Bini. Spiega il Presidente del San Gordiano, Aldo De Marco: «Dopo la scomparsa tragica di Alessandro, ho avuto il timore che potesse succedere qualcosa. Mi colpì molto una frase che aveva detto la mamma di Alessandro, Delia Bini: “Ho accompagnato mio figlio a una gara e sono tornata a casa solo con una borsa”. Questo non deve mai più succedere e per questo abbiamo deciso di mettere in completa sicurezza il nostro impianto, proteggendolo da ogni tipo di ostacolo. Ma non solo. Abbiamo messo in sicurezza tribune e spogliatoi. Perché la sicurezza non è solo dentro il campo ma anche fuori». Costo dell’operazione, 30 mila euro. Per il Presidente De Marco è stato il miglior investimento: «Spesso si dice che il calcio e lo sport in genere abbiano il merito di togliere i ragazzi dalla strada. È vero. Ma una volta tolti dalla strada, vanno poi inseriti in un luogo sicuro. È un

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nostro dovere verso i ragazzi e i loro genitori che ce li affidano. Basta volerlo. Anche se ci sono realtà che possono veramente andare in difficoltà è stato molto importante, in questi anni, il lavoro svolto dalla Associazione Bini, affinché la Regione Lazio attraverso la L.R. 11/2009 potesse concedere alle società sportive, con un bando, i contributi per la messa in sicurezza». Il campo del San Gordiano in quel di Civitavecchia è intitolato a un ragazzo scomparso per una malattia, Luca Di Ianne e il Presidente De Marco, il giorno dell’inaugurazione, ha fortemente voluto la presenza dei genitori di Alessandro: «Ci accumuna purtroppo la morte di un bambino. Ma con una profonda differenza. La morte di Alessandro è stata causata dalla negligenza, dalla superficialità e dalla insicurezza. Quel rubinetto non doveva stare lì. Sono convinto però che la morte di Alessandro non sia stata inutile. Da quel tragico evento molto è cambiato, diverse società hanno preso coscienza di quanto sia importante l’affidabilità dei loro impianti. Purtroppo non si doveva arrivare a questo, alla morte di un bambino». Da Civitavecchia a Ostia Lido in quel di via Amenduni dove ha sede l’Ostia Mare che ospita oltre 500 ragazzi tra scuola calcio e prima squadra. Anche la società biancoviola è molto attenta, considerando la sicurezza non un costo ma un investimento sulla salute e sulla vita dei ragazzi, come spiega il dg Luigi Baioni: «Proteggere il nostro impianto, che comprende 1 campo di calcio a 11, 3 campi da calcetto e 3 da calciotto è costata circa 20

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Civitavecchia Football Club San Gordiano Campo “Luca Di Ianne” Sede: via Monsignor Giulio Biancone - Civitavecchia Contatti: www.sangordianocalcio.it

Ostia Mare Campo “Anco Marzio” Sede: Via Giovanni Amenduni 15 Ostia Lido Contatti: www.ostiamare.it

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LE REGOLE

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SOCIETA’ SPORTIVE VIRTUOSE mila euro. Per noi la sicurezza non è un costo ma un investimento. Preferiamo risparmiare sull’acquisto di un giocatore ma investire sulla sicurezza, è un dovere che abbiamo verso i ragazzi. La sera voglio andare a dormire

un diritto dei ragazzi. Purtroppo quando vai in trasferta a volte trovi campi e strutture realmente pericolose. Personalmente ho deciso, laddove ci sono pericoli, di non far giocare i ragazzi perché non posso mettere a rischio la

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Polisportiva G.D.C. Ponte di Nona Campo: “Gabii” Sede: via Aldo Capitini 22/A Roma Contatti: www.gdcpontedinona.it tranquillo, con la coscienza a posto, sapendo che tutto quello che era possibile fare è stato fatto. Perché è un nostro dovere prevenire». Anche per l’Ostia Mare la scomparsa di Alessandro ha rappresentato un punto di non ritorno: «Subito dopo quel 2 febbraio 2008 decidemmo di non rischiare sistemando la struttura. Iniziammo ricoprendo tutti gli spigoli e gli ostacoli, abbiamo sostituito le

loro incolumità. La nostra società ha potuto usufruire nel 2009 di un contributo di 8mila euro messo a disposizione dalla Regione Lazio grazie alla L.R. 11/2009. Ringrazio Delia e Claudio Bini per averci indirizzato e per tutto quello che fanno per promuovere la sicurezza nello sport». Da Ostia Lido a Roma, via Capitini, dove sorge la Polisportiva Giardini di Corcolle Ponte di Nona, guidata DOPO

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Polisportiva G.D.C. Ponte di Nona reti con materiale non tagliente, sistemato gli spogliatoi e tribune. L’unica cosa che non possiamo ricoprire per regolamento sono i pali delle porte ma tutto il resto è protetto e a norma. Spesso le squadre che vengono a giocare da noi ci domandano come abbiamo fatto e speriamo di poter essere di esempio per tanti perché giocare sicuri è

dal presidente Mimmo Gaglio che ha messo al primo posto la sicurezza dei suoi ragazzi: «Penso che quando si decide di intraprendere una scelta come quella di gestire una società lo si deve fare per bene, sicurezza in primis altrimenti non lo si fa. Purtroppo nel calcio c’è sempre stata la mentalità di diventare presidente per poter guada-

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SOCIETA’ SPORTIVE VIRTUOSE gnare». Mimmo ha tre figli e conosce bene il campo Sant’Anna dove Alessandro ha giocato la sua ultima gara: «Sono cresciuto all’Almas e purtroppo conosco bene quel campo, quel rubinetto era lì da sempre. In quel campo non si è mai investito niente in termini di sicurezza. Quando ho intrapreso questa avventura, ho deciso che lo avrei fatto nel migliore dei modi dando l’assoluta precedenza alla salvaguardia dei ragazzi. Ho conosciuto Delia e Claudio, che ringrazio per quello che fanno, al corso per allenatori. Ovviamente, rivestendo la carica di presidente, non voglio allenare ma ho comunque frequentato il corso

ziato i lavori, ho trovato una rete di recinzione con tutti paletti interni rivolti verso il campo. L’ho abbattuta e l’ho sostituita con una rete a T sport (rete metallica plastificata per recinzioni ad alto assorbimento d’urto), che è costata intorno ai 7 mila euro. Ma per poter sistemare in modo sicuro un campo a 11 la spesa può aggirarsi intorno ai 1015 mila euro. Un costo sostenibile da tutti, anche prendendo un finanziamento a rate. Altrimenti non si decide di gestire una società. Perché i ragazzi devono giocare sicuri. Io ragiono da padre e da imprenditore per bene. Finora ci ho rimesso tanti soldi ma lo faccio per i DOPO

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Polisportiva G.D.C. Ponte di Nona per una crescita professionale e per avere tutte le informazioni possibili». L’impianto del Ponte di Nona è costato molto a Mimmo Gaglio ma il presidente precisa: «Io ho deciso di ristrutturare tutto. Oltre ai campi, anche tribune e spogliatoi. E mi sono accollato i debiti. Quando ho ini-

ragazzi. Ci vuole tanta passione, voglia di investire e di indebitarsi mentre purtroppo tanti diventano presidenti solo per speculare». La migliore risposta arriva dai ragazzi: «Abbiamo già 140 bambini. Andiamo dai pulcini ai giovanissimi. Un grande risultato considerato che nella nostra zona ci sono tante realtà». Per chi invece ancora oggi è insensibile al problema, Mimmo Gaglio è molto chiaro: «Purtroppo ci sono ancora tante società che giocano in campi indecenti e che non dimostrano sensibilità verso la sicurezza. Sinceramente penso che dovrebbe intervenire la Lega Nazionale Dilettanti in maniera forte e decisa perché non si può giocare in situazioni di pericolo, non si può giocare sulla vita di ragazzi e non si può aspettare che tutti lo possano comprendere perché nel frattempo si potrebbe nuovamente rischiare una tragePolisportiva G.D.C. Ponte di Nona dia e questo non è tollerabile».

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LE STORIE

GLI ALTRI ANGELI CADUTI IN CAMPO

«Il mio bambino è scomparso mentr Il piccolo Giorgio se n’è andato travolto da una porta di calce

DANIELE GALLI ’ un po’ come la corazzata Potemkin di Fantozzi. E’ una cagata pazzesca. Avete presente la solita storiella, il ritornello che ci accompagna ogni volta che muore un bambino, un ragazzo, un uomo in un campo sportivo? Mai più. Mai più cosa? Mai più che un bambino, un ragazzo, un uomo perda la vita così, nello stesso identico modo, perché una porta di calcio gli cade addosso, perché va a sbattere contro un muro, perché non c’è un fottuto defibrillatore nell’impianto? E’ una imbecillità. Il ritornello mai più, si intende. Il 17 luglio 2011 Giorgio Gernone ha 11 anni, il 7 agosto 2011 Michele Lioncino ne ha 10. Sono morti entrambi, vite recise dalla negligenza adulta, la faciloneria di chi piazza delle lastre di cemento intorno a un campo o impianta una porta di calcetto

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senza ancorarla al suolo. Superficialità che costano la vita a bambini divenuti angeli così, per caso, per caso maledetto da papà e mamma. Quattro anni dopo l’omicidio di Alessandro Bini, si continua a morire ammazzati per gioco, divertimento, per essersi aggrappati a una traversa, per essersi affidati alla certezza che i bimbi sono immortali perché gli adulti li proteggono. Mica vero. E’ una sciocchezza pure questa. Una Potemkin bis. E’ il 17 luglio. Fa un caldo pazzesco. Una di quelle giornate di sole umido, che arroventa l’anima e l’asfalto. Bari, profondo Sud. Sara deve lavorare e Giorgio va con papà Gernone all’Acquapark per trascorrere una bellissima domenica di divertimento. Quel giorno non è un giorno come gli altri. E’ San Generoso, è l’onomastico del padre di Giorgio. Sara è d’accordo, anche se da tempo un sesto senso da madre la agita. La inquieta. «La notte chia-

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DALLA DISPERAZIONE AL CORAGGIO DELL’IMPEGNO PER LA SICUREZZA

re giocava. Non deve succedere più» etto non ancorata. La mamma lotta in Puglia come Delia Bini

GARDALAND Giorgio Gernone, morto a 11 anni, su un campo di calcetto. La porta non era fissata al suolo, il bimbo si è aggrappato ed è morto sul colpo. Qui è in una foto del 2009 a Gardaland. A sinistra è in una foto del 2010 mavo ad alta voce Giorgio. Era diventato un sogno talmente ricorrente che in casa ci scherzavamo su. Giorgio veniva da me e mi diceva: “Mamma, io sono qui”». Acqua, scivoli e l’allegria degli undici anni si specchiano negli occhi chiari di Giorgio. Quel 17 luglio è una festa. L’orrore irrompe all’ora di pranzo. Sono le 13. Adiacenti al-

l’Acquapark, agli scivoli, alla vita, ci sono dei campi da calcetto. «Posso andare a tirare quattro calci, papà?». E perché no? Vai, Giorgio, insegui i tuoi sogni bambini, indossa pure i guanti da Gillet, eroe portiere che tra i grandi dice no al calcioscommesse, alla Masiello-connection. E’ il suo idolo, l’allora numero 1 del Bari. L’idolo di Giorgio.

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LE STORIE

IN BICI Giorgio amava molto lo sport. Nella foto un’immagine del 2010

«Il cancello che separava l’Acquapark dai campi di calcetto era completamente aperto», racconta mamma Sara. Lo sanno i bambini, lo sa anche Giorgio. La vita o la morte è roba di secondi, il tempo di accendersi una sigaretta, l’intervallo che passa tra il click dell’accendino, la testa che si abbassa e poi si alza nel gesto di aspirare. E quando si alza, Giorgio non c’è più. Papà Generoso vede il figlio riverso a terra. Pensa a uno scherzo, inizialmente. Non è così. «La porta del campo di calcetto non era fissata al suolo. Mio figlio si è aggrappato alla traversa e la porta gli è crollata addosso. E’ morto subito. Sembrerà strano, ma quello che preme a una mamma è questo: che il proprio figlio non abbia sofferto». La voce di Sara non è rotta dall’emozione. La tragedia è lì, dietro l’angolo, è in agguato, pronta a riemergere ogni volta. Eppure questa è una madre coraggio, una Delia Bini bis. «Ci sono dei momenti in cui sono disperata. E vanno affrontati da soli, perché nessuno può consolare veramente un genitore che perde un figlio. Ma io

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non riesco a non vedere le cose positive. Anche quelle che hanno origine da un dramma. Per esempio - dice Sara - ho conosciuto Delia e Michelangelo Laterza della New Green Park (dirigente del club e delegato dell’Associazione Bini per il Sud, la cui sezione è intitolata proprio a Giorgio, ndr)». Sara ha fatto come Delia. Si è rimboccata le maniche. Ha ottenuto dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, l’impegno a supervisionare una volta l’anno tutti gli impianti sportivi nel Comune. Tutti, pubblici e privati. «Avrei voluto veder crescere Giorgio. Sono stati comunque undici anni bellissimi», sospira Sara. Parallelismi. Delia come Sara, Alessandro come Giorgio. «Mio figlio è morto giocando». A dirlo è Sara. Ma Delia lo va ripetendo da quattro anni. Dal 2 febbraio 2008. Casi rari. Ma no. Anzi. Episodi ricorrenti. Ale, Giorgio. E tre settimane dopo, Michele. Michele Lioncino. Un boy scout. O un bambino, semplicemente. Puramente. Era con la famiglia in un agriturismo di Bacoli, nel cuore della Campania, nel cuore dell’estate. Vede un campo di calcetto, ci si fionda, come fa

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qualunque esemplare maschio non appena inizia a camminare: dagli un pallone, rendilo felice. Pure qui la porta cede, cade, gli crolla addosso. Michele muore in un’ambulanza senza medico, solo un infermiere oltre all’autista, con mamma Giusy vicino. Una vergogna nella vergogna, uno schiaffo alla vita. Gigli bianchi e il foulard giallo e azzurro, quello dei boy scout. Sono loro gli ultimi compagni di una bara bianca, di un bambino volato via per una cagata pazzesca, un errore umano, lo sport come annientamento. Giorgio, Michele, e prima Alessandro: si procede per omicidio colposo. Ma quale condanna può restituire un figlio? Raramente accade che il destino, Dio o chi per lui, ti conceda un’altra chance. Con lo sport hai chiuso, con la vita no. Nicola Giacomi, 13 anni, è un baby giocatore del Darfo Boario, profondo Nord, stessa vitalità di Ale, Giorgio, Michele. E’ il 7 novembre 2011. Tra il campo di calcio e gli spogliatoi c’è un pertugio, lastre di cemento consumate dal peso degli anni e delle intemperie. I calciatori ci si infilano per non fare il giro lungo. Quel 7 novembre, una di queste cede. Cede proprio mentre sta passando Nicola. Si salva, ma è tutt’ora un calvario. Ci vogliono cinque operazioni per ridargli una speranza di vita. Intanto il Comune fa sparire le lastre. Leva tutto una settimana dopo l’incidente. La madre è una privilegiata, privilegiata per modo di dire: perché ha potuto riportare a casa il figlio. Alla mamma di Ale, a Delia, sono rimasti invece solo una borsa, gli ultimi indumenti, la pozzolana sugli scarpini che papà Claudio non dovrà lucidare più. Ale come Michele. Come Giorgio. «Sbaglia però chi pensa che sia morto. Mio figlio continua a vivere dentro di me». E’ la forza di Sara. «Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi», scriveva Antoine de Saint-Exupéry. Il Piccolo Principe, stavolta, aveva 11 anni.

PICCOLO CAMPIONE Nella foto sopra, Giorgio all’Oratorio Redentore, sotto in occasione della Prima Comunione

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CUORE GIALLOROSSO

«Io Bertolacci, la Roma & Alessandro» Dall’Eur Olimpia al Lecce, dove adesso gioca, parla Andrea: «Ho regalato la mia maglia a Claudio e Delia, per dare una gioia a una famiglia che soffre per la scomparsa del figlio» MARCO GAVIGLIA resciuto nell’Eur Olimpia prima e nel Divino Amore poi, a 10 anni il centrocampista riceve la chiamata da Trigoria. Qualche mese di ambientamento allenandosi con i ragazzi più grandi di un anno e poi, finalmente, il tesseramento con la Roma. Cresce velocemente, merito anche dei tanti maestri che incontra sul suo cammino, su tutti un altro Andrea come lui: Stramaccioni. Brucia le tappe Bertolacci, che nel gennaio 2010 si toglie la fascia di capitano della Primavera per trasferirsi in Salento. Colleziona sei presenze, il Lecce viene promosso e lo vuole di nuovo in prestito dalla Roma. A ottobre 2010 il primo gol da professionista in Coppa Italia contro il Siena, poi l’esordio in serie A il 21 novembre (LecceSamp). E’ il 20 febbraio quando sigla il primo gol in campionato, realizzato a Marco Storari della Juventus. Le sue prestazioni affascinano Ferrara, che lo fa esordire con l’Under 21 in agosto, appena prima di iniziare la terza avventura leccese. La forza di Andrea Bertolacci? La maturità di un adulto. Cosa ti ha spinto a interessarti alle attività dell'Associazione Bini? L’aver visto in Delia e Claudio due persone straordinarie che stanno facendo molti sacrifici per portare avanti i loro

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progetti. Ho voluto rendermi disponibile perché la storia della scomparsa di Alessandro mi ha toccato, da giocatore non posso accettare che si possa perdere la vita in quel modo. Gli hai regalato una tua maglia. Perché? Il mondo del calcio non è così bello come sembra dall’esterno, ci sono molte persone che non fanno del bene. Ho cercato di dare una gioia ad una famiglia che sta soffrendo molto per la scomparsa di un figlio. Quale mister ha influito di più sulla tua crescita? Stramaccioni. Per me è stato molto importante nel settore giovanile e sapevo che prima o poi sarebbe arrivato al top perché ha doti straordinarie. Poi c’è De Canio, che ringrazierò sempre per avermi lanciato a Lecce. Cosa pensi del progetto-Roma? Luis Enrique punta davvero sui giovani e conferma di non guardare la carta d’identità per la formazione. Poi va detto che Roma è una grande piazza e sta reagendo con maturità alle prestazioni altalenanti. Vedo che il pubblico si diverte da morire quando la squadra fa risultato giocando il suo calcio e soffre quando perde in trasferta con squadre più piccole, come successo ad esempio con noi. Però quando riesce a giocare come vuole Luis Enrique, credo che la Roma esprima il miglior gioco del campionato. Il finale di stagione verrà ricordato anche per la tragica scomparsa di Morosini. Non lo conoscevo personalmente, ma tutti quelli che ci hanno giocato insieme ne parlano come di un ragazzo d'oro che, nonostante una vita difficile piena di lutti, era sempre sorridente e non si buttava mai giù. Vedere un collega morire così fa venire i brividi e penso anche che si giochino troppe gare durante la stagione, senza poter staccare la spina. C’è troppa tensione. Pensi che il tuo periodo di “apprendistato” possa definirsi concluso? Penso di aver dimostrato di essere pronto per palcoscenici più importanti, ma dovrò continuare a far vedere il mio valore. Comunque per parlare di futuro è presto, adesso sono concentrato sul finale di stagione con il Lecce.

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IL V MEMORIAL BINI

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Eccoci giunti alla V edizione del Torneo che ricorda Alessandro, un ragazzo che aveva la passione per il calcio come tanti della sua età. Vivo questo momento con la stessa intensità e passione di come vivevo ogni partita che il mio Ale giocava e mi rende felice sapere che molti ragazzi giocheranno nel suo ricordo. Quest’anno il Torneo sarà ospitato nell’impianto sportivo “Sbardella” gestito dalla Società A.S.D. Giardinetti 1957 e vedrà il suo inizio il 26 maggio per poi concludersi il 9 giugno. Il mio ringraziamento va al Presidente del Giardinetti, Antonio Ranieri e a tutto il suo staff per la totale collaborazione e disponibilità concessa a tutta la macchina organizzativa della nostra Associazione, che già dallo scorso anno ha voluto rendere itinerante il Memorial per diffondere ancor di più quello che è il nostro scopo, cioè diffondere la cultura della sicurezza negli impianti sportivi. La formula del Torneo sarà la stessa degli anni passati: vedrà la partecipazione di 17 società dilettantistiche e di 3 professionistiche. Le 16 squadre dilettanti, che sono suddivise in quattro gironi, si incontreranno, nella prima fase, in gare di sola andata e si qualificheranno ai quarti le prime due di ogni girone. Quarti e semifinali si disputeranno in gara unica. Le due squadre finaliste, oltre a scendere in campo il 6 giugno per aggiudicarsi il trofeo delle società dilettanti, conquisteranno automaticamente il diritto di partecipare al Torneo riservato alle squadre professionistiche .Tra i club pro vedremo scendere in campo anche il Siena e una realtà dilettantistica di Bari, la New Football Academy. A queste si aggiungeranno le prime due squadre del Torneo dilettanti, al fine di formare due gironi da tre società. Le prime due classificate di ciascun girone disputeranno la finalissima del 9 giugno per aggiudicarsi il Trofeo del V Memorial Alessandro Bini. Anche quest’anno la giornata inaugurale vedrà sfilare tutte le squadre partecipanti per poi dare vita alla kemesse sportiva. Voglio augurare a tutte le società ma soprattutto ai giovani, che saranno i grandi protagonisti di questo torneo, un “in bocca al lupo”, sicuro che sapranno affrontare questa competizione con i giusti valori dello sport nel rispetto quindi dell’etica sportiva, degli avversari e della classe arbitrale. Al pubblico che sarà presente sugli spalti, senz’altro sostenitore delle proprie squadre, dico di incitare i ragazzi sempre a condizione che si tratti di un tifo sano e corretto, perché, oltre a essere genitori e spettatori, anche loro sono protagonisti di questo immenso spettacolo chiamato calcio che per quindici giorni verrà giocato nel nome di Ale. Claudio Bini


GIRONE A - DILETTANTI

GIRONE B - DILETTANTI

GIRONE C - DILETTANTI

ASD GIARDINETTI 1957

SS ROMULEA

GDS N. T. T. TESTE ASD ATLETICO 2000 ASD TOTTI SOCCER SCHOOL SSD CERTOSA

ASD SAVIO POL. VIGOR PERCONTI ASD ATLETICO FIDENE ASD TOR SAPIENZA

GIRONE D - DILETTANTI

GIRONE A - PROFESSIONISTI

GIRONE B - PROFESSIONISTI

USD TOR DI QUINTO

FROSINONE

S.S. LAZIO

NEW FOOTBOL ACADEMY - BARI

A.C. SIENA

1° DILETTANTE

2° DILETTANTE

ASD CINECITTA’ BETTINI POL. CIAMPINO 1984

ASD VIVACE GROTTAFERRATA ASD LODIGIANI CALCIO ASD OTTAVIA 1978

ANTONIO RANIERI, PRESIDENTE DEL GIARDINETTI

«E’ un onore ospitare il torneo in ricordo di Alessandro» NICOLA TALLARICO lla vigilia del Memorial dedicato ad Alessandro Bini, siamo andati a scoprire la società che quest'anno ospiterà la kermesse del torneo. Il presidente Antonio Ranieri, è il numero uno del club Giardinetti che è stato scelto come palcoscenico della kermesse. Presidente, come ha reagito alla proposta dell'associazione? Con grande soddisfazione e gioia. Ospitare un torneo così prestigioso in ricordo del giovane Alessandro mi riempie di felicità e rende molto orgogliosa la società Giardinetti. Certamente la preparazione all'evento è già iniziata. Io e tutto staff della società ci stiamo già organizzando per accogliere il torneo Bini nel modo migliore possibile, vogliamo fare bella figura e vogliamo che il torneo sia vissuto bene da tutti. Devo dire che pur essendo già abituati a grandi eventi credo che questo torneo ci coinvolga tutti in modo particolare e ci unisce profondamente nel ricordo di questo ragazzo. Siamo pronti e non vediamo l'ora. Quanto è importante la sicurezza nello sport? Quando si pratica il calcio, come ogni sport, c'è bisogno di qualcuno che parli anche di questo aspetto. Gli impianti devono essere adeguati ai tempi in cui ci troviamo. Non è pensabile che ancora certe strutture in Italia siano obsolete. Visti i tanti soggetti che operano in un impianto

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sportivo a cominciare dai ragazzi, possiamo dire che in alcune realtà ancora siamo un po'indietro. Serve lavorare e continuare in questa direzione perchè vogliamo strutture confortevoli, efficienti e sicure per i ragazzi e per lo staff che li segue. Non possiamo permetterci di restare indietro. In questo senso sono felice che la campagna dei Bini sia forte, hanno tutto il mio appoggio, perché vedere ancora strutture fatiscenti nel 2012 è improponibile. Quanto conta la correttezza in campo. Il calcio deve unire e non dividere. Come in ogni sport la correttezza tra le squadre e le società rimane sempre il principale valore di questa attività. Essa deve venire fuori al di là risultato, vista anche la giovane età dei ragazzi. Prima devono crescere con questa mentalità sportiva, poi penseranno al risultato. Anche la sua società parteciperà. Sì, siamo felici di questo. Certo, rispetto ad alcuni competitori che ci saranno siamo decisamente più giovani come realtà calcistica, però vogliamo fare bene lo stesso, ce la giocheremo. Io sono presidente alla “Giardinetti” da 3 anni, pur essendo all'interno da 12, devo dire che dal '99 c'è stato un lento progresso di crescita, e nel futuro sono in programma miglioramenti e cambiamenti. Dal secondo anno affrontiamo l'agonistica, i campionati vanno bene e siamo contenti di come vanno le cose. Stiamo valorizzando anche molto la scuola calcio, i numeri sono importanti, insomma il nostro obiettivo è fare piccoli passi, ma solidi.

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2008 AS ROMA

2011 CINECITTA’ BETTINI

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2009


CISCO ROMA

2010 AS ROMA

2011 LODIGIANI

L’ALBO D’ORO 23


LE SQUADRE DI ALE CUORE

IL PROFILO Alessandro comincia a tirare i primi calci all’età di 6 anni, nella Società sportiva Appio Latino, il cui direttore sportivo è un calciatore assai noto al pubblico romano: Sebino Nela. Il suo entusiasmo di bambino nel fare gli allenamenti, si trasforma ben presto in una grande passione nel ruolo di esterno destro, correndo ed emulando il suo idolo Vincent Candela. Gioca per tre anni in questa struttura sportiva, nel frattempo divenuta Polisportiva Quarto Miglio. Nel settembre 2003 decide di seguire il suo allenatore alla Polisportiva Ciampino: due anni spensierati di divertimento, con innumerevoli vittorie, sia in campionato che nei tornei. Nella stagione 2005/2006 lascia il Ciampino, per motivi di lontananza, e approda al Real Tuscolano, dove trova un ottimo gruppo. Il suo inserimento nella squadra è immediato, anche per le capacità di Mister Massimiliano Mastrodonato. I ragazzi in quella stagione conseguono ottimi risultati, ai vertici di ogni competizione. Alessandro cresce tecnicamente e con la voglia di migliorarsi sempre di più. Ma a fine stagione, alcuni componenti di questa squadra decidono di intraprendere nuove esperienze in altre Società. Anche Ale, dopo aver sostenuto un provino alla Romulea, viene tesserato con la stessa. Pur avendo un ottimo rapporto con il nuovo allenatore e con i suoi compagni, decide alla fine della stagione di tornare ad allenarsi con Mister Mastrodonato che nel frattempo guida il gruppo dei ’93 al Cinecittà Bettini. Le doti umane di quest’ultimo vanno ben oltre l’insegnamento tecnico e tattico del gioco del calcio e puntano in particolar modo sulla dottrina delle regole di vita e del rispetto reciproco. Alessandro, in questo breve periodo, sempre con il sorriso sulle labbra e con lo sguardo solare, inseguendo non tanto il sogno di diventare campione, quanto la voglia di divertirsi, propria dei ragazzi della sua età, ha saputo esprimere buon gioco, molta grinta, tanto altruismo e profonda umiltà.

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Nelle foto le maglie indossate da Alessandro Bini. A destra è con la maglia del Real Tuscolano


TECNICA E GENEROSITA’ SUL PRATO VERDE

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IL RICORDO DI ALE IL TRIANGOLARE CIAMPINO-ROMULEA-CINECITTA’ BETTINI

E’ un’eredità, non solo per lo sport Una frusta delle istituzioni per evitare che accada ancora DANIELE GALLI

eri nel mio grembo, quando sei nato, quando di notte venivo a vegliare il tuo sonno, quando ammalato ti ero vicina, quando ho asciugato le tue lacrime il primo giorno di scuola, quando ho organizzato le feste per il tuo compleanno, quando ti ho visto la prima volta su un campetto a tirar calci ad un pallone (…), quando il tuo sorriso riempiva di gioia le mie giornate, quando mi hai salutato e non ho potuto più viverti. E adesso nella mia mente rivivo 5471 giorni della mia vita. Per tutto questo ti ringrazio, figlio mio. Ti amo, Ale». Mamma Delia piange. Piange da 4 anni e un giorno.

lema’, ma domani se va a scola? No? E vai!». L'immagine di Ale è lì. È in quel fare scanzonato con cui un ragazzo aspirante campione si rivolge al sindaco durante la commemorazione, al termine di un triangolare dove non vince il Cinecittà, la Romulea o il Ciampino. Le squadre di Ale. Non vince nessuno, tranne il ricordo. Se ieri cercavate Ale, lui era più su quel volto bambino che parla con Alemanno come fosse un amico che altrove, in tanti discorsi spesi e parecchi palloni calciati per ricordare ogni 2 febbraio che l'Alessandro Bini calciatore del Cinecittà non (pubblicato su “Il Romanista” del 3 febbraio 2012) c'è più. Sepolto dai vivi, dagli adulti, da noi tutti, che quattro anni e un giorno fa permettemmo che un irrigatore piazzato a 75 centimetri da un fallo laterale lo arpionasse e se lo portasse via. Non c'è più Alessandro Bini. Ora c'è Ale. Per tutti. Dove ti trovi?, gli domanda Facebook, dove mamma Delia lo Rivivo ogni attimo della tua vita nella mia mente, ha iscritto d'ufficio. «In Paradiso». C'è la politica che vuole quando eri nel mio grembo, quando sei nato, quando bene alla famiglia Bini al campo del Cinecittà. Alessandro di notte venivo a vegliare il tuo sonno, quando amCochi, il delegato del Sindaco per le politiche dello sport, non malato, ti ero vicina, quando ho asciugato le tue laha mai lasciato sola l'Associazione che mamma Delia ha fondato per la sicurezza nello sport (www.associazionealessancrime il primo giorno di scuola, quando ho organizzato drobini.org, fateci un salto). «Delia è una frusta delle le feste per il tuo compleanno, quando ti ho visto la istituzioni, ci aiuta a evitare che riaccada l'irreparabile», comprima volta su un campetto a tirar calci ad un pallone, menta Cochi. Anche Alemanno si lascia coinvolgere. «Non quando cantavi a squarciagola inventando le parole, dimenticare Ale significa non dimenticare cos'è lo sport. Perquando hai voluto adottare la tua cagnetta Trilly, ché quando un genitore consegna un figlio a una società quando correvi in sella alla tua bici e ti sentivi libero sportiva, deve sapere che quell'impianto è stato messo in come il vento, quando la tua passione per le moto mi protezione. Saremo Capi tale olimpica solo quando tutti gli faceva paura, quando nuotavi felice e ti tuffavi come impianti di Roma saranno sicuri». Delia annuisce soddisfatta. un delfino, quando tornavo a casa dal lavoro e già Se anche il sindaco viene da Ale, vuol dire che Ale ha lasciato avevi preparato la tavola, quando la mattina mi portavi un'eredità. Non è vero comunque che ogni giorno in più canil caffè a letto, quando mi inquietavo per i compiti, cella il dolore. Non è vero in assoluto e meno che mai ieri. È quando mi chiamavi prima di entrare a scuola per trandura svegliarsi la mattina e fare finta che il mondo non sia quillizzarmi, quando eri un ciclone prima di ogni parimploso su se stesso, che quella borsa d'atleta non sia tortita, quando mi abbracciavi e mi riempivi di baci, nata vuota, che papà Claudio non debba più lucidare la toquando il tuo sorriso riempiva di gioia le mie giornate, maia degli scarpini. Mamma Delia legge apposta questo quando mi hai salutato….e non ho più potuto vidiscorso, che poi discorso non è, è una lettera al figlio morto, verti… e adesso nella mia mente rivivo 5471 giorni un messaggio per l'infinito, per quello spazio-tempo sospeso della tua vita… Ti amo Ale… figlio mio. dove madre e figlio sono ancora assieme, per quel posto dove loro si parlano e noi non li udiamo. Noi non possiamo. Lettera del 2-2-2012 «Rivivo ogni attimo della tua vita nella mia mente, quando

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DELIA: NELLA MENTE RIVIVO

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IN CAMPO LE SQUADRE DI ALESSANDRO

2 FEBBRAIO Nelle foto Delia e Claudio Bini col sindaco Alemanno e il delegato allo Sport Cochi prima e dopo il triangolare con le squadre in cui ha giocato Alessandro Bini

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LA BORSA DI STUDIO

LA STORIA DI AMANDA WIECEK, GIOVANE ATLETA

RISPETTO E PASSIONE IN CAMPO NICOLA TALLARICO a ragazza che riceve la IV Borsa di studio dedicata ad Alessandro non è certo frutto di una scelta casuale. Come sempre si tratta di un insieme di meriti scolastici, umani e sportivi a costituirne il fondamento, e quest’anno tutti questi requisiti toccano perfettamente Amanda Wiecek. Quindicenne di origine polacca, da dieci anni in Italia, pur con alcune difficoltà economiche, questa ragazza è una giovane promessa dell’hockey femminile su prato e come ha svelato il presidente dell’Hockey Club Roma, è un’atleta impeccabile che ha già esordito in prima squadra, collaborativa, precisa, densa di passione e di rispetto per le compagne, ma soprattutto una ragazza semplice e piena di dolcezza. Ancora una volta dunque la Borsa di Studio ha voluto premiare questi caratteri. Siamo giunti oramai alla quarta edizione, ed è senza dubbio questo l’appuntamento più emozionante ed emblematico di ciò che è l’Associa-

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zione presieduta da Delia Bini. Ad essere teatro dell’evento, oramai fra i più attesi e seguiti nel mondo sociale e sportivo della Capitale, è stavolta una delle scuole più all’avanguardia di Roma, il liceo scientifico “Primo Levi”, all’Eur, che è stato anche il primo istituto romano nell’aver pensato ad una sezione speciale a indirizzo sportivo. Una carrellata di istituzioni non poteva mancare a questa giornata perché i valori toccati, le idee, gli spunti di riflessione sono come sempre vitali. Giovani donne impegnate nella politica come Patrizia Prestipino e Olimpia Tarzia, amici e persone da sempre vicine all’Associazione da Giuseppe Battaglia a Pino Capua, da Alessandro Palazzotti a Barbara Benedetti, ciascuno di loro non ha voluto far mancare la sua presenza, per un contributo, un pensiero, un aiuto nella lotta annuale per la sicurezza portata avanti dai genitori di Alessandro. E fra questi un ospite d’eccezione, il presidente del Settore Giovanile e Scolastico, già grande campione, Gianni Rivera, che assieme anche all’amico De Sisti, ha

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A 15 ANNI E’ GIA’ UNA PROMESSA DELL’HOCKEY FEMMINILE SU PRATO dato la sua voce, oggi istituzionalmente forte, a sostegno della missione dell’Associazione Bini. E a loro si è unito il personale della scuola, interessato a promuovere l’evento con grande determinazione, con la preside Giuliana Stanzione e il prof. Paolo Maione. La giornata è anche occasione per importanti riconoscimenti. Quello più significativo e toccante riguarda mister Umberto Carmelino TENACE In foto Amanda, premiata con la IV Borsa di studio Bini. Sotto altri momenti della condella Vigor Perconti, che segna della targa ha saputo farsi interprete di un’azione eroica, soccorrendo nel corso di una gara un ragazzo della squadra avversaria che a seguito di un forte malore rischiava la vita. Ma si è voluto anche premiare chi oggi riesce a portare avanti, compatibilmente con il dovere scolastico, una pur giovane carriera sportiva ai massimi livelli, con impegno e al tempo stesso ammirazione, come Flavio Bizzarri e Giulia Notarnicola, entrambi del liceo Levi. Tutto quello che è il gioco, la competizione, la voglia di vincere trova ogni anno in questa manifestazione un momento per riflettere, un’occasione per interrogarsi se le strutture, che ospitano migliaia dei nostri giovani in sport di ogni tipo, sono all’altezza degli invitati. E allora l’appello di mamma Delia è sempre forte e incisivo. Una platea di giovanissimi, tutta attenta ed interessata, la ascolta: mai un passo indietro, mai un’esitazione, perché tutto ciò che è giusto merita di essere gridato, perché la vita di un ragazzino non ha pari. Serve concretezza insomma e mano ferma, quella che Delia e Claudio, coadiuvati da molti, e col sostegno delle istituzioni presenti, portano avanti ogni giorno. E in questa giornata lo spirito dell’associazione viene arricchito di un ulteriore messaggio che si rivolge ancora una volta ai ragazzi: l’esortazione all’impegno, alla serietà, ad una costanza ammirevole nello studio e nello sport, al rispetto delle regole, alla collaborazione e al sacrificio verso scuola e famiglia, l’essere per i compagni un punto di riferimento: proprio tutto quello che è stato ravvisato nella giovanissima Amanda, i cui occhi iniziano a luccicare quando sente pronunciare il proprio nome, inaspettatamente, fra gli applausi dei compagni di scuola.

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DIETRO LE TELECAMERE

SETTORI GIOVANILI

«Nelle scuole calcio il pallone è rimas Il viaggio di Giusi De Angelis tra passione e dedizione, tra m GIUSI DE ANGELIS ’è una parola che ci accompagna fin dall’inizio nel viaggio che abbiamo intrapreso nel mondo del calcio giovanile: gioco. Anzi, per essere precisi “giuoco”. Abbiamo scelto questa dizione antica, dal sapore un po’ fuori moda, da quella volta che Gianni Rivera – era stato appena eletto presidente del settore giovanile e scolastico della Figc - ci fece notare in un’intervista che la “g” della federazione serviva proprio a ricordare come quello del pallone, prima di ogni altra cosa, fosse appunto - come si diceva quando il calcio iniziava a darsi le sue regole - un giuoco. E’ un concetto che ci è subito piaciuto perché ci aiutava a muoverci nella direzione giusta in un percorso sicuramente difficile: in quel mondo del calcio italiano al centro di spaventosi interessi economici, che mostra segnali di crisi, società in passivo, stadi semivuoti o troppo spesso in mano agli ultras, politiche sportive che mirano solo al risultato immediato. L’idea che il calcio fosse invece soprattutto un “giuoco” è riuscita

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IN TV Giusi De Angelis durante la trasmissione “Il Giuoco del calcio” in onda su Super 3

a ispirare il nostro viaggio nelle scuole calcio, tra settori giovanili delle grandi squadre e società di quartiere, campi a dir poco spartani e moderne strutture sportive. Un viaggio che ci ha permesso di vedere un po’ di tutto, ma che – soprattutto – ci ha regalato una scoperta importante: la sorpresa più bella è stata quella di trovare ragazzi sani, che rispettano le regole, che sanno stare insieme e fare squadra. Il calcio dei grandi, quello più moderno e spietato, individualista e competitivo, non si trova sui campi delle scuole calcio. Lì succede invece quello che, da sempre, chiamiamo nel modo più semplice: lì si gioca a pallone. Il gioco, anzi il “giuoco” più

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IN TELEVISIONE

sto il “giuoco” più bello del mondo» maestri e ragazzi. Fra regole, rispetto e tante aspettative bello del mondo. Di temi ne abbiamo affrontati tanti. Abbiamo parlato con “maestri” di calcio che preferiscono questa definizione a quella un po’ più pretenziosa di “allenatori”. Abbiamo trovato tanta passione a tanta voglia. Gente di tutte le età che dedica il proprio tempo e il proprio impegno per insegnare ai ragazzi come si sta su un campo di pallone. Abbiamo parlato anche dei problemi, delle cose che non vanno, di come in Italia il “calcio dei grandi” non investa abbastanza, né in danaro né in reali aspettative, nei settori giovanili. Abbiamo parlato di sicurezza sui campi molto prima che l’attualità ce lo ricordasse in modo drammatico ed estremo. Abbiamo parlato di dove giocano i nostri ragazzi, dei campi in erba sintetica e dei grandi affari che possono nascondersi dietro scelte apparentemente solo “tecniche”. E poi del rapporto con gli arbitri, e ancora di come i genitori vivono le aspettative dei loro figli. Abbiamo ascoltato grandi campioni raccontarci dei loro esordi. E poi abbiamo giocato anche noi con il gioco del calcio, divertendoci a scoprire quanto i giocatori, i tecnici, i genitori conoscano davvero le regole di questo sport. Abbiamo, soprattutto, incontrato tanti, tantissimi ragazzi. Tra loro probabilmente ci sono i campioni di domani, tra loro qualcuno andrà giocare in serie A e magari arriverà in nazionale, altri potranno giocare nelle serie minori da professionisti,

altri giocheranno ancora per passione e altri ancora – almeno ce lo auguriamo – continueranno a giocare anche solo per divertimento. Possiamo scommettere su quale sia il sogno di ciascuno di loro. Ma preferiamo scommettere sul nostro, di sogno: che il calcio resti quello che abbiamo trovato in giro per i campi del Lazio, il calcio dei “piccoli”. Un gioco. Anzi, meglio, un “giuoco”.

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SPORT E DIVERSAMENTE ABILI

«Con la Totti Soccer School tanti gol. Contro la disabilità» Integrazione senza discriminazioni, alla Longarina un progetto che coinvolge 40 bambini alcio come sinonimo di socializzazione e integrazione Come vivono la disabilità i bambini della scuola calper uno sport aperto ai ragazzi diversamente abili cio? senza discriminazione e senza barriere e in cui la di- «I ragazzi in campo sono molto spontanei anche perché sabilità non sia un ostacolo ma un fattore di crescita e di oggi la disabilità è una realtà non nuova. La vivono anche educazione sportiva. Questo e molto altro è il progetto a scuola, la conoscono». “Diamo un calcio alla disabilità” che la Asd Totti Soccer Per il secondo anno consecutivo si è svolto al centro School, nella persona del Presisportivo della Longarina il dente Riccardo Totti e del DG corso di formazione e agCarlo Sorbara, ha sposato. Ne abgiornamento di calcio intebiamo parlato con Enrica Nisi, grato organizzato dalla psicologa e responsabile del pro"Totti Soccer School" con il getto che oggi coinvolge quasi 40 patrocinio della Figc. ragazzi. La speranza è che tante «L’obiettivo è quello di formare altre società possano seguire personale qualificato rispetto al questo esempio, perché lo sport delicato argomento della disasia unione e non esclusione. bilità in modo da poter esporQuando è nato il progetto tare così il nostro progetto “Diamo un calcio alla disabinelle società. Oltre agli allenaVINCENT CANDELA L’ex giocatore della Roma, testilità”? tori sarebbe anche importante «Nasce nel 2005. C’era l'esigenza monial dell’associazione Bini, con i bambini della Totti sensibilizzare le società e i preSoccer e i ragazzi del Ciampino di dare una risposta al desiderio sidenti affinché a loro volta di ragazzi con disabilità che desiderano praticare sport. Il possano decidere di realizzare il calcio integrato. In questo nostro obiettivo è quello di far sì che passi la cultura per cui modo si potrebbero creare diversi punti in diverse zone di un ragazzo diversamente abile può andare in un struttura Roma». sportiva e praticare calcio. Non finirò mai di ringraziare la fa- Cosa l’ha colpita di più della partita di calcio intemiglia Totti, il Presidente Riccardo Totti e il DG Carlo Sor- grato che si è svolta durante il Memorial Bini? bara per aver creduto per primi in questo progetto». «E’ stata molto bella l’accoglienza. Senza alcun tipo di barQuanti sono in tutto i ragazzi che fanno parte del pro- riera. In particolare ricordo il nostro piccolo Andrea e la semgetto? plicità con cui i ragazzi del Ciampino hanno giocato con «Attualmente 38 bambini con disabilità medio - lieve. Da Andrea e con tutti i nostri ragazzi. Questo ti dà la molla e quest’anno sono stati inseriti anche i bambini autistici. Ab- la forza per andare avanti». biamo un gruppo di media abilità e il gruppo dei più abili. C’è un sogno nel cassetto? È sempre presente un istruttore e uno psicologo. Organiz- «Vincere la sfida che stiamo affrontando con l’autismo. Ma ziamo ogni 15 giorni un allenamento integrato con i bam- il sogno sarebbe anche quello di poter realizzare un torneo bini della scuola calcio e facciamo anche dei mini tornei. I di calcio integrato con varie società di Roma, attraverso la nostri istruttori mettono in pratica il modello della scuola federazione, con l’obiettivo di sensibilizzare quante più percalcio come fanno i bambini normodotati, ovviamente nei sone possibili per un calcio e uno sport aperto a tutti senza tempi e nei modi nel rispetto della disabilità». barriere e senza esclusioni». FEDERICA RAGNO

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SPORTIVAMENTE

LA SICUREZZA? LA SPIEGHIAMO NELLE SCUOLE ALE? QUANTA GRINTA IN CAMPO MARCO GAVIGLIA ’Associazione Culturale Sportiva Dilettantistica Futuroma nasce nel Maggio 2011 per volontà di Alessandro Saturni e dei suoi giovani compagni di viaggio Paolo Ingrassia, Fabio Pintus, Valentina Rossi. Le iniziative promosse si rivolgono ad un target ben preciso che si trova nella fascia compresa tra i 14 ed i 25 anni. SPORTIVAMENTE Dopo nemmeno un anno di attività, Futuroma si è lanciata verso un ambizioso evento chiamato “Sportivamente”. A gennaio 2012 tre istituti romani (Peano, Magellano, Garibaldi) sono stati teatro di una tavola rotonda che ha coinvolto diversi esperti sui temi di sicurezza (con la nostra Presidente Delia Santalucia), doping, disabilità e razzismo. Ha partecipato all’evento del “Garibaldi” anche Andrea Bertolacci, giocatore del Lecce e prodotto del settore giovanile della Roma. Il bravo centrocampista è stato coinvolto dal padre Fabio, campione del mondo di Offshore, e ha mostrato molto interesse verso le storie di vita raccontate. Il calciatore ha inoltre donato una sua maglia all’Associazione Alessandro Bini. “Sportivamente” si è concluso con una giornata dedicata allo sport integrato, con tornei di calcio a 5 e pallavolo. Al centro “To Live” si sono affrontate le squadre dei tre istituti, in cui hanno trovato spazio anche gli studenti con disabilità intellettiva e relazionale.

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FUTUR…ALE Abbiamo voluto raccontare il lavoro di questa Associazione non solo per il valore sociale dei convegni, ma anche per un’altra ragione. Alessandro Saturni, infatti, è calcisticamente cresciuto assieme ad Alessandro Bini, con cui ha iniziato a tirare i primi calci al pallone nella società Appio Latino. «Ho avuto il piacere di giocare insieme ad Alessandro Bini – dice Saturni - anche se per non molte partite dato che Ale, classe 1993 come me, veniva spesso impiegato sottoetà con i ragazzi più grandi di un anno. Ricordo il momento in cui metteva piede in campo. Alessandro diventava serio e concentrato, proprio come un giocatore professionista. In lui si notava una grinta che allo stesso tempo riusciva ad abbinare al rispetto per l’avversario. Con noi compagni era sempre altruista, non amava mettersi in mostra nonostante fosse un abile giocoliere con la palla tra i piedi. Il risultato della La premiazione della partita non incideva sul suo manifestazione comportamento, mai sfociato SPORTIVAMENTE nelle volgarità o in quel che noi definiamo “rosicare”. Lo immagino ancora entrare negli spogliatoi, sentire i discorsi del mister e poi buttarsi sotto la doccia insieme a tutto il resto della squadra pronto a giocare di nuovo con i suoi compagni, come se la partita non l’avesse stancato per nulla. Alessandro Bini lo ricordo come un ragazzo con il sorriso stampato sulla faccia. Un sorriso che a quei tempi faceva dimenticare le sconfitte e che oggi, invece, fa riflettere».

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POLITICA E TERRITORIO

IL DELEGATO ALLO SPORT DI ROMA CAPITALE

Cochi: «Dopo la mappatura degli impi La tragedia che ha colpito Alessandro ha brutalmente riporta FEDERICA RAGNO a sempre vicino all’Associazione Bini, Alessandro Cochi, delegato alle politiche sportive per Roma Capitale, illustra iniziative e obiettivi in materia di impiantistica sportiva e di sicurezza nello sport. In primis il Piano Regolatore Impiantistica Sportiva di Roma Capitale con cui si conclude la prima fase di studio e della mappatura della reale situazione dell’impiantistica capitolina a cui seguirà una seconda fase in cui verranno attuate verifiche ed interventi mirati. Un impegno a tutto tondo che Alessandro Cochi sostiene a favore di uno sport sicuro nel ricordo di Alessandro. Nelle scorse settimane è stato presentato in Campidoglio il Piano Regolatore Impiantistica Sportiva di Roma Capitale. In cosa consiste? Vorrei sottolineare che è stato svolto un lavoro durato quasi 4 anni che ci ha ripagato degli sforzi fatti da tutto il Dipartimento Sport in collaborazione con la Sapienza e la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università del Foro Italico. Si tratta di una capillare mappatura di tutte le strutture dove è possibile praticare lo Sport nella nostra Città, non meno di 2.500, tra cui 1.700 palestre per giochi di squadra, 1.100 spazi per il wellness, oltre 230 campi scoperti, più innumerevoli spazi all’aperto, tra cui percorsi per il running, e piccoli impianti, di proprietà pubblica e privata a vari livelli. Credo che si tratti di una svolta epocale che ci consente di mettere a disposizione dei romani e non solo un qualcosa di più di un’enorme banca dati di tutti gli impianti disseminati sul vasto territorio dei 19 Municipi in maniera dinamica e in continuo aggiornamento (si può accedere ai dati dal sito internet www.sportincomune.it). Credo che rappresenti una risposta importante, che certamente non risolve le carenze strutturali laddove sonopresenti, ma che costituiscono il modo più moderno e funzionale per ottimizzare l’utilizzo dell’attuale patrimonio impiantistico di vertice e di base e per offrire al cittadino un indirizzo alle proprie esigenze di dove praticare o vedere lo Sport. A distanza di quattro anni da quel terribile 2 feb-

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UNITI PER LA SICUREZZA Il delegato allo Sport per Roma Capitale braio cosa è cambiato e cosa resta da cambiare? È cambiata la percezione del pericolo nelle Istituzioni, negli operatori sportivi, nei dirigenti, negli atleti ed i loro famigliari. Diversi sono gli interventi realizzati su numerosi campi, anche con investimenti non ingentissimi. Non è infatti raro oggi vedere strutture con le coperture di gommapiuma nei punti sensibili, inoltre si è abbassato il livello di tolleranza nell’omologazione dei campi così da indurre anche ammodernamenti radicali. L’Amministrazione capitolina ha investito in un percorso arrivato a metà del suo cammino e che adesso, dopo lo studio e la

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IL DELEGATO ALLO SPORT DI ROMA CAPITALE

ianti ora verifiche e interventi mirati» tato alla realtà problematiche mai affrontate con decisione In questa prospettiva risulta necessaria una sempre più stretta sinergia con le altre istituzioni, continueremo a supportare l’associazionismo e contribuiremo ad una nuova ed efficace fase di interventi per l’individuazione di nuovi siti dove realizzare nuovi impianti e per ammodernare quelli con maggiori criticità. Un suo pensiero per Alessandro e per la sua famiglia in vista della quinta edizione del Memorial. La scomparsa di Alessandro è una tragedia che si è abbattuta non solo sulla famiglia Bini, ma sull’intera comunità sportiva romana, perché ha brutalmente riportato alla realtà problematiche mai affrontate con decisione. Da quando ho ricevuto la Delega alle Politiche Sportive ho considerato prioritario il lavoro dell’Associazione che ringrazio per il pungolo ed il supporto che svolge su questo tema. Di sport non si può e non si deve morire, soprattutto se il tema è quello delle strutture e della prevenzione a tutela della salute degli atleti. Grazie a Delia e a Claudio per la dignità con la quale affrontano ogni giorno quella tragedia, che hanno messo costruttivamente al servizio della collettività. Non era facile, non è facile, ma stanno riuscendo in un esempio pratico e concreto di impegno civile.

CARTA D’IDENTITA’ insieme a Delia e Claudio Bini

mappatura della reale situazione dell’impiantistica capitolina, nonostante la progressiva diminuzione dei fondi a disposizione, dovrà proseguire con l’attuazione di verifiche ancora più puntuali ed interventi mirati. La presenza del sindaco il 2 febbraio, in occasione del ricordo di Alessandro, è stato un segnale di sostegno alla battaglia che l’Associazione Bini sta portando avanti. Quali le prossime iniziative in programma sul tema della sicurezza? Personalmente, con il supporto del Sindaco, sto cercando di trovare nuove risorse da destinare al tema sicurezza.

Alessandro Cochi, romano, classe 1971. Ama definirsi "consigliere di strada" per il forte rapporto con il territorio e per l’impegno, sin dalla giovane età, nel sociale. Dal 2008 su delega del Sindaco di Roma di Gianni Alemanno è stato chiamato a ricoprire la carica di Delegato allo Sport. Da sempre vicino all’Associazione Alessandro Bini, ha sostenuto le iniziative partecipando attivamente e dando il proprio appoggio concreto e fattivo nella battaglia a favore di uno sport sicuro, con particolare attenzione allo sport di base e al tema dell’impiantistica sportiva.

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TUTTI PER ALE il ricordo di chi gli vuole bene I messaggi degli amici di Ale dopo la sua scomparsa. UNA MAMMA DEL CINECITTA’ BETTINI Scenderai sempre in campo con i tuoi compagni di squaUNA MAMMA DELL’ATLETICO 2000 dra, ognuno di loro avrà la tua maglia con il tuo nome Ciao, piccolo grande uomo, dai tanta forza alla tua mamma con il numero 12. Sarai per sempre il dodicesimo in e al tuo papà, proteggi da lassù tutti i bambini che come te campo. hanno questa passione bellissima che è il calcio. Ti vogliamo bene. ANONIMO Ciao Ale, ti immagino nella Curva Sud del Paradiso inCLAUDIO B. 93 sieme a tanti tifosi angeli giallorossi. Ciao sorriso dolce. Corri Alessandro… corri forte anche lassù e non fermarti mai. Resterai sempre nel più profondo del mio cuore, ti ho VINCENZACINZIA voluto davvero bene e non ti dimenticherò mai. Ciao Alessandro, sono la mamma di Gianluca, un bambino della tua stessa età anche lui appassionato come te SANDRINO Buon compleanno Alessandro. Sei una delle stelle più belle del pallone. So che tu non potrai leggere questo mesche brilla nel cielo e per noi che siamo qui ci basterà dare saggio, ma so con certezza che il Signore troverà il modo due calci ad un pallone per ricordarci di te e del tuo sogno di farti giungere il mio pensiero e tutto il mio affetto per di diventare un campione. Per noi sei e sarai sempre nei te e per tutta la tua famiglia. A presto piccolo Alessandro. nostri cuori. ANGELA Nonostante tu sia dall’altra parte del cammino per noi sei e ci sarai sempre vicino. Saremo sempre spalla a spalla e ad ogni nostro sorriso ci unirà sempre il tuo perché tu sei e sarai sempre il sorridente e solare per riempire i nostri cuori. DANIELE Ciao Ale, ti ricordi che tornei che abbiamo fatto all’oratorio? Sono sicuro che anche quest’estate sarai con noi a giocare. ALESSANDRO 93 Segneremo, vinceremo e ci batteremo per te, Alessandro, portando in alto il tuo onore e realizzando il tuo sogno. STEFANO Ale sarai sempre nei nostri cuori. ANDREA Alessandro tu sarai l’angelo dei campi sportivi di tutta Roma. Almeno fa in modo che non accada più niente di questo genere. Grazie nostro angelo.

MIMMO Ho 3 figli ed a volte penso come potrei sopportare un dolore per una perdita di uno di loro e sudo freddo solo a pensarci. Rimasi senza parole quando successe la tragedia e mai avrei immaginato che un giorno avrei conosciuto i genitori. Ricordo solo l'amarezza nel riconoscere quel campo S.Anna da me consumato per tanti anni e quindi tradito perche' aveva ucciso un bambino. Nello stesso momento il pensiero a voi, come avreste potuto continuare a vivere. Come? Ed invece la vita non finisce mai di stupirmi,stasera vi ho ascoltato sbalordito per la forza anche se non ho perso per un attimo lo sguardo fisso del papà. Poi la botta finale,la lettera della signora che lascia il segno, che toglie il respiro, che mi fa sentire fortunato solo perché i ragazzi stanno tutti al letto e quasi ti senti in colpa. Per me il 7 è magico dal 1977 quando iniziai a giocare proprio in quel campo,lo porto sulla maglia ancora oggi a 46 anni,sono sicuro che lui lassù continuerà a giocare con quel 7 e chissà quanti dribbling farà...

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Il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Carlo Tavecchio

Sport e innovazione Il diktat diTavecchio Il Presidente della LND snocciola i risultati del lavoro svolto fino ad oggi: “La morte di Bini ha lasciato un segno importante. Stiamo migliorando, ma molto deve essere ancora fatto” Alla guida della componente più numerosa della Federcalcio dal 1999, Carlo Tavecchio è stato riconfermato lo scorso dicembre per il prossimo quadriennio quale presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Nel suo programma, la sicurezza ed il miglioramento della pratica sportiva in tutte le categorie assumono un’importanza basilare nonostante il generale momento di recessione economica. È in questa ottica che la LND ha

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inteso finanziare direttamente la costruzione o la ristrutturazione di ben 20 impianti nei capoluoghi di regione da mettere a disposizione della grande famiglia del calcio dilettantistico e giovanile. Presidente, sono trascorsi 5 anni dalla scomparsa di Alessandro. Secondo lei, quali progressi sono stati fatti sul piano della sicurezza nello sport?

“La tragedia che ha colpito la famiglia Bini e tutto il movimento dilettantistico e giovanile italiano ha tracciato un solco rispetto alla promozione della cultura della sicurezza in ambito sportivo. Molto si è fatto ma ancora molto si deve fare affinchè orrori del genere non accadano più. Come LND abbiamo intrapreso un percorso deciso che non può prescindere dal coinvolgimento delle Istituzioni in quanto la stragrande mag-

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Il Presidente della LND, Carlo Tavecchio, insieme al Presidente dell’UEFA, Michel Platini

gioranza della proprietà degli impianti sportivi italiani è degli Enti Locali (95% circa). Anche per questo stiamo lavorando per stipulare un accordo con l’Associazione dei Comuni d’Italia che vuole rappresentare innanzitutto l’apertura di un dialogo diretto con il miglior interlocutore possibile al fine di migliorare la condizione dei campi dove insiste l’attività dilettantistica e giovanile”.

Quadro sul Dilettantismo sportivo poi divenuta lettera morta. I campi che ci vengono consegnati non sono per niente sicuri ed i costi di ammodernamento non se li possono caricare in toto le società sportive che svolgono una funzione sociale molto importante. Si deve capire che lo sport dilettantistico e giovanile assolve ad una funzione sociale cruciale per la cittadinanza e per questo va sostenuto in tutte le maniere, per questo chiediamo l’esenzione dai vincoli del patto di stabilità per il calcio di base. Crediamo sia un passo fondamentale perché in questo momento storico agli Enti Locali mancano le risorse e si è arrivati al paradosso che se pure ce ne fossero non possono essere impiegate perché preventivamente non stanziate per i progetti legati allo sport”.

Lnd “L’accordo Anci è il punto

di partenza per migliorare la condizione di tutti gli impianti

Sul piano dell’impiantistica, qual è la situazione degli impianti sportivi di base nel nostro paese? Quali i maggiori problemi sul fronte della loro messa a norma? “Non ottimale, altrimenti non avremmo fatto questo passo verso l’ANCI e non avremmo chiesto già nel 2008 la discussione e l’approvazione alle Commissioni competenti di una Legge

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Se e come si sarebbe potuta evitare la tragedia di Alessandro? Secondo lei è stato fatto tutto il possibile da parte delle istituzioni e delle società? “Se è successo quello che è successo tutte le parti in causa potevano fare di più per evitare l’incidente che ha portato alla morte di Alessandro, primo fra tutti evitare di collocare il rubinetto in quella posizione”. Presidente, dopo la sua riconferma alla guida della Lega Nazionale Dilettanti per il quinto mandato consecutivo, quali sono i prossimi obiettivi in programma per migliorare la situazione della sicurezza nello sport e in particolare nel calcio dilettante? “Abbiamo focalizzato la nostra progettazione per i prossimi 4 anni su tre priorità: 1) sicurezza e messa a norma degli impianti; 2) risparmio energetico; 3) conversione dei terreni di gioco in erba prosegue alla pagina seguente

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segue dalla pagina precedente

artificiale di ultima generazione. Realizzare il secondo ed il terzo punto sono strettamente riconnessi al primo, in quanto non si è completamente sicuri se non si hanno impianti a norma e se si impegnano risorse ingenti per il consumo di energia. Lo stesso accade per quanto riguarda i terreni di gioco, non si è sicuri se si continua a giocare su campi sconnessi a rischio fratture ogni volta che gioca a calcio. Per ottenere risorse da investire sul primo punto dobbiamo completare il percorso intrapreso anche sulle altre due tematiche cui siamo molto sensibili. Nel solo campo energetico, parliamo di un consumo complessivo di oltre 200 milioni, che investendo nel campo delle energie alternative (fotovoltaico, biomasse e pompe di calore) potrebbe scendere 30%. Un risparmio da reinvestire nell’impiantistica”.

rica e per permettere alle società una più consona ridistribuzione delle risorse destinate all’impiantistica, l’erba artificiale è l’unica via perseguibile. A maggior ragione oggi che, con i ritrovati di ultima generazione, si è arrivati alla completa sostenibilità grazie al coinvolgimento di elementi naturali. La nuova frontiera cui ora la LND sta lavorando è la completa riciclabilità del sistema manto in erba artificiale così da riutilizzare il materiale da intaso anche quando un campo viene dismesso”.

senza “Stadi barriere e

Alessandro si sarebbe potuto salvare se il rubinetto fosse stato ricoperto con delle protezioni il cui costo era di appena 10 euro. Con il costo di una utilitaria (circa 10 mila euro) è possibile mettere in sicurezza un impianto (intesa come protezioni di ostacoli, messa in sicurezza degli spogliatoi e tribune, defibrillatore…). Con il costo di un campo in erba sintetica si potrebbero mettere in sicurezza molti impianti. Non sarebbe meglio prima garantire che tutti i campi siano messi in sicurezza e poi eventualmente pensare ai campi in erba sintetica? “Parallelamente agli impegni in ambito istituzionale, di fondamentale importanza risulta l’opera dell’associazionismo e del volontariato sportivo che

campi in erba artificiale. Il futuro deve essere questo

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Di recente ha dichiarato che ‘L'erba artificiale non è un'alternativa, ma il presente e il futuro dell'impiantistica italiana’. Perchè? “Al fine di garantire la giocabilità del nostro sport in ogni condizione atmosfe-

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impiega parte del proprio tempo a far crescere la cultura della sicurezza perché se è vero che i bambini non sono tenuti ad avvertire un pericolo in un impianto sportivo, tutti gli altri operatori, a qualsiasi livello, sono chiamati ad un maggior senso di responsabilità. Attraverso i Comitati Regionali ci stiamo facendo promotori di momenti di dibattito su questo punto, stiamo investendo risorse per la messa in sicurezza e stiamo chiedendo con maggiore rigidità l’intervento, nelle diverse situazioni, di chi ne ha competenza. Anche per quanto riguarda i defibrillatori stiamo investendo, di concerto con le nostre strutture periferiche, non solo per venire incontro alle società per l’acquisto ma soprattutto per formare personale che siano abilitati all’utilizzo”. Cosa consiglierebbe in questa ottica oggi alle società e ai genitori? “Tutti, nessuno escluso, possono fare qualcosa per migliorare lo stato delle cose. Il passo in avanti verso una migliore comprensione del concetto di sicurezza passa, come detto, attraverso un lavoro congiunto”.

Il manto in erba artificiale (nella foto in alto) sarà il futuro del calcio, secondo il Presidente Carlo Tavecchio. In questa foto: uno scorcio dello stadio di Agnone, in provincia di Isernia, sprovvisto di qualsiasi barriera a ridosso del terreno di gioco

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Un pensiero per la famiglia di Alessandro Bini. “Il più bel ricordo di Alessandro vive ogni giorno nella sua famiglia, nell’opera dell’Associazione che porta il suo nome e nei sorrisi delle centinaia di migliaia di bambini che ogni giorno calciano un pallone”.

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Nella foto: Melchiorre Zarelli, Presidente del CR Lazio

L’INTERVISTA AL N°1 DEL CR LAZIO

Zarelli: “Noi, in prima linea per la sicurezza” Crescita degli impianti in fondo sintetico e ampliamento dell’area per destinazione: cosa è avvenuto dalla scomparsa di Ale MARCO GAVIGLIA

Il lavoro di una Federazione sportiva si giudica principalmente dal numero di traguardi sportivi raggiunti. Un giudizio, però, per essere completo deve tener conto di una serie di valori che, sebbene da molti considerati accessori, compongono una parte determinante dell’attività sportiva. Tra questi la sicurezza degli impianti, tematica che abbiamo analizzato con Melchiorre Zarelli, testa e cuore del calcio laziale. Il presidente del CR Lazio ha vissuto tanti successi, ma anche il terribile sacrificio che un calcio killer ha chiesto alla famiglia Bini. Zarelli, dal 2002 è Presidente del Comitato Regionale Lazio. La tragedia che ha colpito Alessandro Bini cosa rappresenta nella sua storia di dirigente? “Una vicenda che mi ha segnato molto, come dirigente federale e come persona che ama il calcio in genere. Vicenda che ha segnato sicuramente il mio decennale mandato di presidente”. E a livello umano? “Come uomo, padre e nonno ho vissuto con animo partico-

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larmente straziato la morte del giovane Alessandro. Ricordo ancora oggi con quale dolore nel cuore accolsi la notizia in quel sabato pomeriggio“. Ricorda quale fu il primo provvedimento ufficiale in materia di sicurezza dopo la morte di Alessandro? “Noi, come Comitato Regionale, abbiamo continuato, con la consueta attenzione, il monitoraggio degli impianti sportivi e delle loro condizioni di fruibilità per lo standard dei nostri campionati”. L’attenzione verso la sicurezza è molto cresciuta da quel febbraio 2008. Crede che senza l’attività dell’Associazione Alessandro Bini si sarebbero raggiunti gli stessi traguardi in così poco tempo? “Devo riconoscere che l’associazione Alessandro Bini ha saputo dare una visibilità mediatica notevole al problema della sicurezza degli impianti sportivi, che prima rappresentava un problema di nicchia”. A proposito di conquiste, quale secondo lei è la più importante in questi cinque anni di battaglie? “La crescita degli impianti in fondo sintetico, che ha dato una svolta al rinnovamento degli impianti sportivi, che hanno così potuto dare maggiore forza alle condizioni di sicurezza, tra le quali c’è stato l’ampliamento della fascia dell’area di destinazione intorno ai campi di calcio”. Dal suo punto di vista, cosa manca ancora per poter giudicare il calcio dilettante completamente sicuro per i suoi praticanti? “Una mentalità meno legata esclusivamente al risultato e al suo conseguimento. Ci vorrebbe maggiore attenzione, soprattutto da parte degli enti che gestiscono gli impianti, agli investimenti in materia di sicurezza”. Società, atleti, genitori, istituzioni. Quale la componente che dovrebbe, secondo lei, crescere maggiormente nella cultura della sicurezza? “Anche qui penso alle tensioni che, a volte, vengono create e alimentate da parte dei genitori, che ripongono eccessive speranze nel gioco del calcio praticato dai propri figli. Speranze che possono arrivare anche a mettere in secondo piano altri aspetti, come quello di far praticare il calcio ai propri figli soltanto in strutture adeguate. Per le istituzioni, torno a ripetere quanto detto prima: ci vorrebbe una sensibilità maggiore verso l’impiantistica”. Per concludere questa intervista, vuole rivolgere un augurio all’Associazione Alessandro Bini? “Certamente. Che possa continuare a sollecitare istituzioni e opinione pubblica a svolgere quella funzione di supporto all’opera di miglioramento dell’impiantistica sportiva”.

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L’APPUNTAMENTO CONTO ALLA ROVESCIA PER IL FISCHIO D’INIZIO. TANT

6° Memorial Al L’8 giugno si alza il sipario sul torneo. I primi a scendere in campo saranno i Giovan deranno parte alla kermesse le società professioniste: spazio quindi solo ai diletta CLAUDIO BINI

Sono trascorsi cinque anni dalla scomparsa di Alessandro e siamo giunti alla sesta edizione del Memorial a lui dedicato. Come ogni anno, già dal mese di gennaio si lavora alla organizzazione di questo torneo, cercando di renderlo sempre più interessante coinvolgendo la società sportiva che lo ospita e tenendo sempre presente quello che è l’obiettivo della nostra associazione: ricordare il nostro Ale, che amava il calcio al di sopra di ogni cosa, e diffondere il binomio sport e sicurezza. Per questo la nostra decisione di renderlo, già dal 2011, itinerante. Il modo migliore, riteniamo, per diffondere e trasferire, cercando di sensibilizzare quante più persone possibili, la cultura sportiva e in particolare l’attenzione verso la sicurezza degli impianti sportivi. Un messaggio rivolto alle società, ai dirigenti e agli allenatori e in modo particolare ai genitori. Questo affinchè quanto successo a Alessandro non si ripeta mai più. Il Memorial dedicato a Alessandro quest’anno inizierà l’8 giugno con la sfilata di tutte le squadre partecipanti per poi concludersi il 22 giugno con la finalissima che decreterà il vincitore della sesta edizione. Parteciperanno ben ventotto società. Il torneo sarò ospitato dalla società ASD Pro Roma Calcio presso il campo “Danilo Vittiglio”di via Verrio Flacco 41. Un ringraziamento particolare va al presidente Fabrizio Pascucci e a tutto il suo staff

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Nella foto: i giocatori della Lodigiani festeggiano dopo la vittoria della passata edizione del Memorial Bini

per la totale collaborazione e disponibilità concessa a tutta la macchina organizzativa della nostra associa-

zione. Diverse le modifiche apportate rispetto le edizioni precedenti. Abbiamo deciso di

eliminare, per quanto riguarda la categoria Giovanissimi, la fase professionistica, a beneficio delle società di-

6° MEMORIAL ALESSANDRO BINI - le società partecipanti GIOVANISSIMI FASCIA B ‘99 8 giugno - 20 Giugno 22 giugno Finale Aurelio Almas Roma Centro Calcio Rossonero Lodigiani Pro Roma Savio Totti Soccer School Villalba Ocres Moca Aprilia Ciampino Cinecitta’ Bettini Ponte di Nona Romulea Ladispoli Urbetevere Tor di Quinto

PULCINI 2003 19 giugno qualificazioni – 22 giugno semifinali e finali

CALCIO FEMMINILE 19 giugno - 22 giugno finale Caira Femminile Rappr. Lazio Calcio Femminile Roma Femminile Real Tor Sapienza Calcio Femm.

Accademia Italiana Calcio Alessandrino Calcio Colli Albani C5 Empire F. C. Pro Roma Calcio Ciampino 1984 Gdc Ponte Di Nona San Paolo Ostiense

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TE LE NOVITÀ RISPETTO ALLE PASSATE EDIZIONI DELLA MANIFESTAZIONE

lessandro Bini anissimi, poi toccherà alle new entry del Calcio Femminile e dei Pulcini. Non prenanti che, il 22, si contenderanno il titolo di campioni nella giornata delle finali lettanti del Lazio.Parteciperanno sedici squadre per la categoria Giovanissimi fascia B suddivise in quattro gironi. Passano ai quarti di finale le migliori due di ogni girone. Le vincitrici delle semifinali accedono alla finale del 22 giugno, che decreterà la vincitrice del VI Memorial. Inoltre per dare la giusta rilevanza al calcio femminile, che nel nostro paese non gode della giusta attenzione che meriterebbe e che ottiene invece in tutti i paesi europei, abbiamo inserito un quadrangolare a eliminazione diretta che sarà giocato il 19 giugno. Anche in questo caso, le due squadre vincitrici si incontreranno in una finale prevista per il 22 giugno. Ma le novità non sono finite. Non potevano mancare i bambini di scuola calcio, coloro che questo meraviglioso sport lo praticano e lo vivono con divertimento assoluto. Quindi ecco che ben otto società parteciperanno a questa VI edizione. Saranno suddivise in due gironi. Accedono alle semifinali le prime due formazioni di ogni girone, per poi contendersi il 22 giugno la vittoria del primo posto categoria Pulcini 2003. Sarà meravi-

glioso l’8 giugno, giornata inaugurale, vedere sfilare tutte le ventotto squadre, ognuna con uno stendardo identificativo, proprio per significare quanto sia importante lo sport, lo sport vero, quello sano e sicuro. Per noi dell’associazione sarà il momento più importante per ribadire il concetto di etica sportiva, di rispetto delle regole, anche nei confronti, degli arbitri che scenderanno in campo, protagonisti, insieme a tutti i ragazzi e ragazze. Ai genitori, chiediamo di sostenere con rispetto la propria squadra, avendo anche rispetto della squadra avversaria… sano agonismo. Per ripetere un motto proprio dell’atletica leggera: pronti ai blocchi di partenza... Viaaa!! Auguriamo a tutti un buon torneo nel nome di Ale. Nella foto a destra: la locandina che annuncia la sesta edizione del Memorial Alessandro Bini

PALMARES 2008 2009 2010 2011 2012 2013

Roma Cisco Roma Roma Cinecittà Bettini Lodigiani -

Nella foto: i giocatori del Savio, secondi classificati, al termine della finale dello scorso anno persa contro la Lodigiani

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Ecco il Vittiglio, il teatro dei sogni Sarà l’impianto sportivo del Pro Roma ad ospitare la 6a edizione del Memorial Bini. Il presidente giallorosso, Pascucci: “Delia e Claudio stanno facendo molto, con loro c’è un legame fortissimo” MARCO GAVIGLIA Il Pro Roma di Fabrizio Pascucci, a capo della società dal 2007, ospiterà la sesta edizione del Memorial Alessandro Bini. Una sinergia che arriva quasi a premiare l’impegno del club di via Verrio Flacco in termini di sicurezza, dall’ammodernamento dell’impianto “Danilo Vittiglio” alle iniziative in materia di prevenzione. Un evento che darà anche modo ai prenestini di mettere il punto esclamativo ad una stagione già ricca di successi sportivi. Sarà l’impianto del Pro Roma ad ospitare il sesto Memorial Alessandro Bini. Come è nata questa collaborazione? “Con Delia e Claudio in questi anni siamo sempre stati in contatto. Ho cercato di stare vicino alla famiglia Bini sia personalmente che con delle attività rivolte alla prevenzione e alla sicurezza. Poi lo scorso anno ho proposto di ospitare il Memorial al Pro Roma e sono felicissimo che loro abbiano accettato”. Alessandro è uno dei tanti, troppi figli del calcio romano ad aver donato la propria vita allo sport squarciando un velo sulla negligenza che avvolge i campi dilettanti. Cosa rappresenta per te la figura di Alessandro Bini? “Alessandro è il figlio di tutti noi che non vede l'ora di andare a giocare la partita di campionato dopo essersi allenato per tutta la settimana senza sapere cosa rischia. Spero che questa tragedia abbia aperto la mente di molti Presidenti”. Cosa è cambiato realmente dopo la tragedia della morte di Alessandro? “Grazie a Delia e Claudio Bini è cambiato moltissimo. Ci sono molti più controlli da parte degli organi competenti e si vedono impianti sicuramente più sicuri, ma girando per i centri sportivi ti rendi conto che ci sono ancora realtà che non hanno recepito il messaggio”. Parliamo ancora di sicurezza. Quali sono stati gli interventi che avete fatto al vostro impianto negli ultimi anni, ovvero dal 2007 quando è subentrata la nuova società? “Nel nostro centro sportivo "Danilo Vittiglio" abbiamo sistemato tutto. La sicurezza è di casa e potrete vederlo al Memorial Bini. Da diversi anni, insieme al contributo dei genitori dei tesserati, abbiamo a bordo campo durante tutte le gare casalinghe un’ambulanza. Credo sia indispensabile. Costosa, vero, ma indispensabile”. Cosa pensi che manchi, dal punto di vista normativo, per aiutare le società a mettere in sicurezza gli impianti? “E' una storia complessa. Più che le norme parlerei di costi. Società

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Il presidente del Pro Roma, Fabrizio Pascucci, posa al fianco della bandiera della sua società. Nella foto in alto: uno scorcio dell’impianto sportivo Vittiglio, in via Verrio Flacco a Roma

come le nostre non vivono ma sopravvivono al giorno d'oggi e quindi ci sarebbe bisogno di aiuti economici”. La cultura della sicurezza quanto è radicata tra i genitori? “Adesso i genitori sono molto più attenti alla sicurezza dei loro figli”. Quanto tra i ragazzi? “Forse chi gioca non si rende nemmeno conto. I ragazzi crescono insieme alla struttura stessa e quindi i privilegi che hanno rispetto a chi giocava anni fa non riescono a notarli e quindi ad apprezzarli veramente. L'aspetto più sentito sicuramente tra loro è quello della visita medica agonistica fatta in centri medici specialistici”. Quanto tra i gestori degli impianti sportivi? “Rispondo per la mia società: moltissimo!”. Quanto nelle istituzioni? “No comment...”. Qual è il messaggio che tu e il Pro Roma volete lanciare al calcio giovanile ospitando il Memorial Alessandro Bini? “Desidero che sia una festa dello Sport. Sto vedendo come Claudio e Delia curano ogni minimo particolare della manifestazione e sinceramente ne sono colpito. Credo che tutti noi possiamo e dobbiamo imparare molto da loro. Rispetto delle regole, organizzazione, umiltà e tanta passione. Mi stanno trascinando in una nuova avventura dal profilo altissimo. Spero che i ragazzi partecipanti possano passare giornate di divertimento qui da noi ricordando e onorando il piccolo Alessandro”.

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LA CERIMONIA IN CAMPIDOGLIO PER L’IMPEGNO SUL TEMA DELLA SICUREZZA

All’Associazione Bini il premio SPQRSPORT Riconosciuto il merito sportivo in ambito sociale per il lavoro svolto in questi anni dalla tragica scomparsa di Alessandro FEDERICA RAGNO

“L’Associazione Alessandro Bini nasce nel 2008, a seguito della scomparsa del giovane a cui intitolata, a causa di un tragico incidente causato da un rubinetto posto a meno di un metro dalla linea del fallo laterale di un campo di calcio, per volontà dei genitori Claudio e Delia, che dalla morte del figlio hanno dedicato il loro tempo alla lotta contro le situazioni di pericolo nell’attività sportiva, diventando “pungolo” per tutte le Istituzioni, segnalando tutte le strutture sportive nelle quali siano presenti situazioni di pericolo per chi pratica lo sport e soprattutto seguono direttamente le operazioni affinché vengano rimossi tutti gli ostacoli all’interno delle strutture. Il loro impegno sulla tematica della sicurezza è encomiabile e di grande sostegno per enti locali e federazioni sportive. Si conferisce il premio SPQRSPORT ai meriti sportivi in ambito sociale alla ASSOCIAZIONE ALESSANDRO BINI”. Inizia così, con questa motivazione, la consegna del Premio SPQRSPORT all’Associazione Bini avvenuta lo scorso 9 maggio 2013. Nella prestigiosa Sala della Protomoteca del Campidoglio in Roma, alla presenza di alte cariche istituzionali e sportive, il delegato alle politiche sportive di Roma Capitale, On. Alessandro Cochi, ha consegnato molti riconoscimenti ad atleti, dirigenti e società sportive, selezionate da un Comitato scientifico di competenza, che, durante l’attuale stagione sportiva, si sono distinti nelle diverse discipline. Attraverso i racconti si sono ripercorsi i successi dell’anno appena trascorso e non solo. Infatti all’Associazione Alessandro Bini è stato riconosciuto il merito sportivo in ambito sociale per il lavoro svolto nell’arco di questi cinque anni. A ritirare il premio Delia e Claudio Bini rispettivamente presidente e vice dell’associazione.“Ringrazio sentitamente

Nella foto in alto: il delegato alle politiche sportive di Roma Capitale, Alessandro Cochi, consegna il Premio SPQRSPORT a Delia e Claudio Bini. Qui sopra: i genitori di Alessandro insieme ad alcuni dei volontari che collaborano con l’Associazione

Roma Capitale e ancor di più Alessandro Cochi che in questi cinque anni ci è stato vicinissimo ma voglio ringraziare e condividere questo premio con tutti i soci e volontari della Associazione Alessandro Bini perché senza di loro non c’è l’avremmo mai fatta...” ha commentato Delia Bini rivolgendosi ai numerosi volontari presenti in sala che, su sollecitazione dell’On. Alessandro Cochi, si sono alzati in piedi salutati da tutti i presenti con un applauso. Anche il Delegato ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dall’Associazione

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Bini sottolineando che, dopo la scomparsa di Alessandro, i genitori avrebbero potuto chiudersi nel loro dolore, e nel dolore, invece, è nata la consapevolezza di promuovere la sicurezza in ambito sportivo, e questo, oltre ad essere un merito, è un modo tangibile per sollecitare gli enti locali a fare di più. Il Premio SPQRSPORT che il 9 maggio 2013 ha visto la sua prima edizione è sicuramente il modo più consono quale riconoscimento per le eccellenze sportive, l’auspicio è che continui ad essere istituito anche nei prossimi anni.

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FEDERICA RAGNO

Lo scorso settembre è stato intitolato ad Alessandro Bini l’impianto sportivo esterno presso l’Istituto Leopoldo Pirelli di Roma. L'iniziativa, promossa e voluta dalla Olimpia Roma San Venanzio e dall’Istituto Leopoldo Pirelli, è stata un modo semplice ma significativo per ricordare un ragazzo che amava le attività sportive ma anche un messaggio a favore della sicurezza nello sport che è sicurezza della vita. Abbiamo intervistato il Dirigente Scolastico Prof.ssa Flavia De Vincenzi. Quando ha conosciuto Delia Bini e come è nata l’iniziativa di intitolare gli impianti sportivi del Leopoldo Pirelli a Alessandro Bini? «Il mio incontro con l’associazione Alessandro Bini e con Delia e Claudio, nasce nel novembre 2010 in occasione della consegna della terza borsa di studio intitolata a Alessandro a una studentessa del Leopoldo Pirelli. Alla Presidente dell’Associazione Bini, Delia Santalucia, va il mio grazie perché da quel momento ci è sempre stata vicina e ci ha sempre reso partecipi di tutte le iniziative. In quell’occasione la signora Delia notò la situazione degli impianti sportivi in stato di abbandono da parte della Provincia e si attivò subito per far mettere in sicurezza i campi di calcetto esterni. Anche io in precedenza mi ero attivata ma Delia Bini è stata la “leva” e a lei non si può dire di no perché ha una forza e un carisma senza eguali. Purtroppo mancavano i fondi pubblici ma grazie alla Polisportiva Olimpia San Venanzio, nella persona del Presidente Federico Flamini, che ha finanziato l’iniziativa e che in cambio usufruisce degli impianti per le attività sportive pomeridiane, si è realizzato un desiderio. Ringrazio le istituzioni, l’Associazione Alessandro Bini, l’Olimpia Roma San Venanzio e tutti gli studenti per aver reso possibile tutto questo nel nome di Alessandro». Il Leopoldo Pirelli è una scuola sicura ma purtroppo non tutte le scuole in Italia lo sono e su questo c’è ancora molto

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da lavorare. Come dirigenti scolastici vi sentite un po’ in una situazione di frontiera? «Senza dubbio le responsabilità in capo ai dirigenti scolastici sono superiori ai poteri stessi. Purtroppo i fondi pubblici mancano e anche per questo si cerca la collaborazione da parte dei privati. È giusto che le istituzioni si facciano carico di tutelare i ragazzi e garantire loro la sicurezza. Serve un discorso condiviso con chi la scuola la vive quotidianamente e di integrazione tra pubblico e privato». Quanto è importante il ruolo della scuola nella diffusione della cultura della sicurezza? «È fondamentale, è un fatto soprattutto culturale che deve entrare a far parte del patrimonio dei ragazzi. Per questo abbiamo inserito nell’offerta formativa diverse iniziative. Con la classe quinta abbiamo di recente realizzato in collaborazione con il Comune di Roma un corso teorico-pratico in materia di antincendio con relativo attestato. Inoltre i ragazzi stanno risistemando le planimetrie della scuola nelle due sedi sostituendole con quelle precedenti, un modo per far conoscere ai ragazzi l’ambiente in cui studiano e le eventuali vie di fuga in caso di necessità». Come i ragazzi hanno vissuto l’iniziativa? «I ragazzi l’hanno vissuto come un qualcosa di personale, come un legame tra terra e cielo, loro con i piedi in terra ma con i cuori verso il cielo, un legame profondo tra loro e Alessandro. Per questo i ragazzi del Leopoldo Pirelli hanno fatto volare in cielo il nome di Alessandro realizzato con tanti palloncini, un modo per fargli arrivare fino a lassù il loro affetto e il loro pensiero». Un pensiero per Alessandro e per la sua famiglia. «Nel nostro piccolo faremo sempre sentire la vicinanza alla famiglia. I ragazzi che passeranno saranno sempre legati al ricordo di Alessandro. È nata una vera empatia, un legame forte con l’associazione Bini che resterà nel tempo. Questo è il dono che i ragazzi vogliono dare a Delia e a Claudio per risarcire seppur in minima parte della mancanza di Alessandro. Da oggi e tutte le volte che giocheranno con loro ci sarà anche Alessandro. Ne siamo sicuri».

Nella foto, da sinistra: i genitori di Alessandro Bini, Claudio e Delia; l’Assessore provinciale alle Prof.ssa Flavia De Vincenzi; il Presidente dell’Associazione Sportiva Olimpia Roma San Venanzio, pr (ex IX Municipio), Domenico Puteo. Nella foto a sinistra, nel testo: la Professoressa De Vincenzi d

Nel nom Dallo scorso settembre, l’impianto sportiv è intitolato ad Alessandro Bini. La Profess scuola: “Un gesto di vicinanza alla famig

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Gli scatti più belli della giornata

Il momento in cui viene scoperta la targa che intitola l’impianto sportivo ad Alessandro Bini

Una folla di giovani assiste con partecipazione alla cerimonia

e Politiche per la Scuola, Paola Rita Stella; il Dirigente scolastico dell’Istituto Leopoldo Pirelli, promotrice dell’evento, Federico Flamini; l’Assessore alle Politiche per la Scuola del VII Municipio durante il suo intervento all’inaugurazione dell’impianto

Gli studenti dell’istituto, in mezzo al campo, insieme ai genitori di Alessandro Bini, Claudio e Delia

me di Ale

vo dell’Istituto Leopoldo Pirelli di Roma ssoressa Flavia De Vincenzi, preside della glia, un legame che durerà nel tempo” www.associazionealessandrobini.org

La targa deposta presso l’Istituto Leopoldo Pirelli di Roma

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L’EVENTO PER PROMUOVERE LA SICUREZZA NELLO SPORT

CALCIO E FESTA È arrivata la Befana di Ale Grande successo per la prima edizione del torneo organizzato dall’Associazione Alessandro Bini, in collaborazione con l’Associazione Intelligentemente. La vittoria finale è dell’Asd Colli Albani Calcio a 5 FEDERICA RAGNO

Una mattinata all’insegna del divertimento e dello sport, un modo per stare insieme nel ricordo di Ale e per festeggiare insieme ai bambini l’Epifania. Questo e molto altro è stata la prima edizione della “La Befana di Ale”, manifestazione organizzata dall’Associazione Alessandro Bini in collaborazione con l'Associazione Intelligentemente della Presidente Maria Teresa Bracci. Il torneo di calcio è stato vinto dalla Asd Colli Albani calcio a cinque, una società giovane ma molto sensibile alle tematiche della sicurezza nello sport. Abbiamo intervistato il Presidente Amedeo Natalini e il Direttore Sportivo Mirko Cignitti. Presidente, come è nato l’incontro con l’Associazione Bini? «Ho conosciuto l’Associazione Bini al Memorial “Lillo”in ricordo di Romeo Cignitti. Delia e Claudio mi hanno subito colpito per la forza e il coraggio. Abbiamo partecipato alla “Befana di Ale” e proprio in quell’occasione abbiamo poi deciso di organizzare insieme il quinto

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anniversario in ricordo della scomparsa di Ale. Quanto successo a Alessandro è un qualcosa che non si deve mai più ripeGIOCAVO, come giocano i bambini, tere. Delia e Claudio sono che spesso ai grandi sembrano cretini, genitori esemplari che pornun ricordano che pure loro, tano avanti una battaglia pensavano ar gioco e no al lavoro. per la sicurezza e noi nel nostro piccolo li sosterQuer giorno ciavevo tanta forza, remo sempre». su e giù per campo, sempre de corsa. Un ricordo della manifePoi quella palla, la pijo de testa, stazione “La Befana di così la metto ar centro pure questa. Ale”? «La grande allegria dei Invece so inciampato, bambini. Una bellissima giornata molto ben orgaer GIOCO è terminato. nizzata. Sono giornate in Adesso er sogno mio è solo uno, cui si riflette molto e si che in campo nun se faccia male più nessuno. cresce come persone e come società». 6 gennaio 2013 La sua società è molto Stefano Dragone attenta alla sicurezza. Cosa manca perché la sicurezza sia una priorità nel calcio? «È un fatto soprattutto culturale, per questo credo sia molto importante sensibi- deciso di diventare soci dell’Aslizzare i ragazzi e trasmettere sociazione Alessandro Bini per attraverso lo sport i valori della contribuire anche loro in mavita e il rispetto. In questo senso niera attiva». coinvolgere i genitori è fondamentale per farli sentire parte Abbiamo poi intervistato il Diintegrante del progetto. I geni- rettore Sportivo Mirko Cignitti tori dei nostri ragazzi, ad esem- Quanto è importante sensibipio, hanno spontaneamente lizzare i ragazzi attraverso que-

ste iniziative? «È fondamentale sensibilizzare i ragazzi. I nostri ingredienti sono la serietà e l’organizzazione. Per noi lo sport deve essere divertimento e deve essere fatto in sicurezza. I ragazzi devono divertirsi e i genitori vivere la partita con lo spirito giusto. A chi pensa di portare da noi il figlio perché spera diventi un campione, noi diciamo subito “andate da altre parti”. Il nostro compito e la nostra funzione è quella di cercare di togliere i ragazzi dalla strada, impegnarli nello sport e formarli per la vita». Un pensiero per Delia e Claudio «Invitai Delia e Claudio al Memorial in onore di mio padre Romeo. Mi sembra di conoscerli da sempre. Sono persone fantastiche. A loro vorrei dire che Alessandro è sempre presente in quello che fanno. Personalmente noi come persone e come società ci sentiamo molto coinvolti nel loro progetto perchè i loro valori sono anche i nostri e saremo sempre al loro fianco».

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Gli scatti pi첫 belli della giornata

La formazione del Colli Albani Calcio a 5, vincitrice del torneo

Ancora i primi classificati insieme ai genitori di Alessandro Bini, Claudio e Delia

Il tavolo delle premiazioni

I bambini schierati poco prima della cerimonia di premiazione e delle foto di rito

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RICORDO IL POMERIGGIO DI SPORT E PREGHIERA PROMOSSO DA

Tutti in cam DANIELE GALLI

Così tanti politici per un anniversario piccolo piccolo agli occhi del mondo grande grande, forse, non se li aspettavano nemmeno la madre Delia e il padre Claudio. Un ex assessore regionale, poi presidente di una commissione provinciale sullo sport (Pino Battaglia), un candidato alla poltrona di sindaco di Roma (Alfio Marchini). E poi due vecchi amici di un’associazione che si batte per la sicurezza nello sport (associazione alessandrobini.org). C’erano Cochi e Foschi, destra e sinistra, il polo e il polo opposto, c’erano il delegato del Sindaco per le politiche dello sport e un fresco ex consigliere regionale dell’altra parte. Delia e Claudio si sono avvicinati con discrezione. «Per favore, grazie per il sostegno ma oggi non parlate, oggi non vogliamo discorsi». Oggi, sette giorni fa, è stato il ricordo del figlio Alessandro. Oggi invece, ma proprio oggi 9 febbraio 2013, il figlio Alessandro avrebbe compiuto 20 anni. È morto alla soglia dei 15. Era il 2 febbraio 2008, è morto quando quel mondo grande grande che conosciamo era diverso, scopriva Facebook, non sapeva cosa fosse Twitter, in Italia si accingeva a sciogliere le Camere, a novembre avrebbe eletto un presidente

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In occasione della ricorrenza del 5° anniversario della tragica scomparsa di Alessandro, ragazzi di tutte le età si sono ritrovati insieme per non dimenticare

Nella foto: Delia Santalucia, mamma di Alessandro, in mezzo al campo insieme ai tanti bambini presenti

nero nell’Occidente americano e a Roma, ma solo a Roma, si domandava se Soros l’avrebbe presa o no la Roma e sognava uno scudetto che d’un tratto divenne possibile. Ad Alessandro Bini, che tifava Roma e Candela, collezionava maglie e nella sua stanza ha ora quelle donate da De Rossi, Totti e Bertolacci in versione Lecce, ed è

cresciuto all’Appio Latino sotto la direzione tecnica di PicchiaSebino Nela (che non è mancato al ricordo del Colli Albani, non poteva mancare), ad Alessandro quel mondo grande grande sarebbe piaciuto. Ma gli è sfuggito via troppo presto. Quel 2 febbraio 2008 il mondo grande grande assiste impotente al rinvio di un giovane por-

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ALLA SOCIETÀ COLLI ALBANI CALCIO A 5 LO SCORSO 2 FEBBRAIO

mpo per Ale Qui sopra: alcuni bambini indossano la maglia commemorativa con la foto di Alessandro Bini

tiere. Sul campo dell’Almas Roma si gioca una partita come altre milioni. È quella con il Cinecittà Bettini, l’ultima maglia prima dell’addio. Alessandro si concentra sulla traiettoria. È pressato. C’è il cielo sereno, nessuna nuvola a rapire l’immaginazione, l’aria è tersa e pura, pura come un cuore che va in frantumi. Alessandro osserva la palla piovergli addosso, si volta di scatto, centra un rubinetto per l’irriga-

zione. Gli atti del processo confermeranno che la maniglia era a 75 centimetri dal fallo laterale. Nemmeno un metro separa la vita dalla morte, divide un ragazzo di ormai 15 anni dal suo futuro, gli impedisce di festeggiare oggi i suoi primi 20 anni. Oggi, sette giorni fa, hanno pianto. Ha pianto. Leggendo un discorso piccolo piccolo, Amedeo Natalini si è commosso. Chi? Amedeo Natalini. È uno dei due presidenti

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del Colli Albani Calcio a 5. È una società di calcetto piccola piccola dal cuore grande grande, è il club dove sette giorni fa hanno commemorato Ale: un pomeriggio di calcio, tanti baby coi tacchetti poi il pallone che cessa di rimbalzare, avanza il sacro, s’interrompe il profano. È la preghiera per Ale. Amedeo Natalini non ha conosciuto Alessandro. Però ha pianto al microfono. Ha pianto perché sa. Perché ha visto. Mentre il sacerdote invita alla riflessione e i bambini calciatori tacciono, un proiettore trasmette un video. C’è Alessandro. Attraverso le immagini, grazie a ritagli di partite messi insieme dal suo ex insegnante di educazione fisica si narrano gli albori della sua esistenza - quindici anni sono un soffio, è poco più di una rosa appena sbocciata - lo trovate su YouTube, è sufficiente che scriviate “Corri Ale!!”. Con due punti esclamativi. Al minuto 9’54’’ si sente qualcosa, qualcosa che fa tremare i polsi, che rischia di trasformarvi la giornata. E’ una voce dal silenzio. “Corri Ale!!”. È l’invito invito di chi s’è convinto che il figlio sia sempre accanto a loro. A Delia e Claudio. A mamma e papà. Per loro il mondo è cambiato, però non si è evoluto. Il calendario è fermo al 2 febbraio 2008, l’orologio ha smesso di camminare, al mattino s’è sostituita la notte. «Per favore, grazie per il sostegno ma oggi non parlate, oggi non vogliamo discorsi». Oggi no.

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x Ale

Il dolore per la perdita di un figlio non si può afferrare col pensiero. Davvero. E’ un concetto lontano, astruso, che sfugge volutamente e fortunatamente alla ragione. E’ inimmaginabile. Eppure è solo soffermandosi sulle gesta epiche di una mamma e di un padre risorti alla morte del figlio che si può capire perché Delia e Claudio Bini abbiano deciso di pubblicare per cinque anni una rivista dedicata al loro Alessandro, simbolo di una lotta contro il male dell’uomo, la sua imperizia, la sua negligenza, la sua incapacità di proteggere i propri piccoli mentre fanno sport. Per evitare un altro 2 febbraio 2008, i titoli dei giornali, le interviste a Delia che si ripetono, monocorde, monotone, ogni volta che succede di nuovo, che non il destino, ma noi tutti, consentiamo che Alessandro muoia un’altra volta. Che un altro ragazzo perda la vita mentre gioca a calcio. Ecco, questo è il significato più vero, più autentico, di questo magazine, edito ogni anno in coincidenza del Memorial. Questo però è di più. E’ un omaggio. Quella che state per sfogliare, col contributo finanziariamente decisivo della Lega Nazionale Dilettanti, è una rassegna di tutti i numeri precedenti, un caleidoscopio di immagini, attimi di vita che ricorrono e corrono, dicono e speriamo, adesso lassù dove le porte sono quelle del cielo, le aree di rigore vengono disegnate dalle nuvole e la ragione non può arrivare. Perché Alessandro è così lontano eppure così vicino. Perché Alessandro è qui, è in ogni pagina di questa edizione speciale, oltre che nel cuore dei suoi genitori. E di tutti coloro che non l’hanno dimenticato.

DANIELE GALLI

ASSOCIAZIONE ALESSANDRO BINI O.N.L.U.S. PER LA SICUREZZA NELLO SPORT Sito: www.associazionealessandrobini.org Mail info: info@associazionealessandrobini.org Mail sito: redazione@associazionealessandrobini.org Fax: 06.83391673


L’Avvocato risponde Rivolgi le domande all’avvocato registrati sul sito dell’associazione Alessandro Bini (www.associazionealessandrobini.org) ed invia il quesito all’email redazione@associazionealessandrobini.org. Le vedrai pubblicare sul primo numero utile in uscita e sul sito. Il servizio è gratuito.

DEDICA AD ALESSANDRO

la foto del mese

a lato La squadra dei Giovanissimi Provinciali anno 2007/2008.


Ale

Rivista memorial 2013  

Il dolore per la perdita di un figlio non si può afferrare col pensiero. Davvero. E’ un concetto lontano, astruso,che sfugge volutamente e f...

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