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DA SINISTRA:

GIANCARLO DALLERA (BS) ALBERTO MEOMARTINI (MI) RENATO CERIOLI (MB)

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 45% - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB BERGAMO - COBALTO SRL In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO di BERGAMO per la restituzione al mittente che si impegna al pagamento dei resi. www.businessgentlemen.it

anno II - numero 8 | settembre - ottobre 2009 | € 7,00

CARLO MAZZOLENI (BG)

Confindustria in Lombardia

I Fantastici Quattro

I neo presidenti a Bergamo, Brescia, Milano, Monza e Brianza Le interviste esclusive: dalla crisi agli obiettivi per il futuro Logistica

L’evoluzione della gestione del magazzino

Web e imprese Quando l’azienda scopre Wikipedia

Storie di successo

Focus su: The North Face, Consorzio Franciacorta, I Pinco Pallino e Boldrocchi

Smau

Protagonisti

Torna l’evento più importante dell’anno dedicato al mondo ICT in chiave sempre più business

Claudio Bettella Marco Brandolini Isabella Fumagalli Björn Jingberger Sara Quotti Tubi Marco Rotondo


www.cobalto.it

Porto turistico di Lavagna (GE) Box 72 - Tel. +39 0185 235034 ww.marboats.com - info@marboats.com


Editoriale di Mauro Milesi La banca non è un’ impresa come tutte le altre.

privato e a guardare al proprio bilancio, trascu-

Non è un’azienda che produce t-shirt, pneuma-

rando di pensare a un bilancio “ d’ insieme”. A un

tici o mobili da giardino. Pur avendo una strut-

bilancio del Paese. Quei soldi che hanno conces-

Business & Gentlemen ha studiato

tura privata e organizzata come un’azienda, gli

so ossigeno alle banche riteniamo non siano stati

dei richiami grafici per aiutare la

istituti di credito hanno una funzione pubblica,

tanto utilizzati per aprire la porta del credito

“navigazione” dei servizi e offrire

cioè offrono un servizio che è nell’ interesse della

alle imprese, quanto per sistemare i conti interni

collettività. La crisi che ci colpisce ha fotogra-

delle banche.

fato alcuni aspetti critici dell’operato delle ban-

Il problema è anche lo scarso contatto col terri-

senta un’icona che ne identifica la

che, inutile tornare su questo punto. Però la crisi

torio, proprio perché le banche si aggregano in

tipologia di contenuto:

avrebbe dovuto offrire l’occasione di cambiare le

grandi gruppi che sono sempre più lontani dalla

cose, anche sul fronte dell’atteggiamento, delle

gente, dai bisogni concreti. Perché un’azienda di

strategie e delle politiche delle banche.

Catania ha problematiche diverse da un’azien-

Il condizionale è d’obbligo perché ci pare di ve-

da di Milano. Eppure si scontrano con procedure

rificare che il panorama non sia poi così tanto

standard (vogliamo parlare di Basilea II?) che

cambiato, anzi.

non tengono conto del fattore territoriale. Que-

Tecnico-scientifico: studi e ricer-

Assistiamo ancora a forti concentrazioni di isti-

sto è un male perché le banche non vedono le per-

che che hanno una connotazione

tuti di credito che sembrano colossi spesso più

sone e i progetti ma vedono solo le cifre scritte

grandi di certi stati nazionali e questo incide

su un foglio.

anche sul fatto che le banche non di rado si tro-

Per non parlare dei costi delle operazioni e di

vano a comandare sulla politica. Il loro operato

come sia stata risolta la questione del massimo

Divulgativo: notizie, curiosità,

nella prospettiva di funzione pubblica ci appare

scoperto. Fatta la regola, si è subito trovato il si-

anteprime, focus di carattere

ancora troppo distante e sembra davvero, come

stema di cambiare le carte.

divulgativo sui temi d’interesse

ha segnalato anche il Ministro dell’Economia

Ma la colpa non è soprattutto delle banche. La

Tremonti, che non siano le banche al servizio di

colpa principale resta della politica che ha so-

imprese e famiglie, ma l’opposto.

stenuto gli istituti di credito senza fare un patto

Inoltre la lettura può riservare

Siamo costretti a domandarci, pressati dalle se-

vero di sostegno al Paese. La politica deve ri-

informazioni aggiuntive con le

gnalazioni dei lettori, quanto grande sia il feno-

vendicare il diritto di fare le regole e di vigilare

seguenti icone

meno del credit crunch e soprattutto a prendere

sull’operato delle banche affinché continuino nel

atto di un paradosso. Le banche e il loro organi-

loro ruolo di servizio pubblico.

smo associativo negano la contrazione del credi-

Noi imprenditori vorremmo vedere le banche

to, le aziende invece polemizzano su quanto sia

come un partner. Un alleato importante per av-

Url: la segnalazione di siti e por-

così vasto questo fenomeno. Un fenomeno forse

viare nuovi progetti, per crescere, per operare

tali sul tema trattato

un po’ mascherato dall’ inasprimento delle pro-

al meglio. Ovviamente, in alcuni casi, questo

cedure che portano alla concessione di un mu-

succede. Basti pensare al buon lavoro svolto da

tuo. Anziché negare, vengono richiesti requisiti

alcune associazioni d’ impresa che hanno stret-

estremamente restrittivi. Questo in parte è un

to accordi strategici con gli istituti di credito del

bene, perché permette alle banche di fare le ban-

territorio per allentare il cappio del credito alle

Citazione: un ipse dixit che impre-

che e non i casinò (come ci disse in passato in

imprese. Insomma, in un panorama che resta

ziosisce il discorso trattato

un’ intervista il professor Ruozi). Però si guarda

oscuro, qualche raggio di sole c’ è. Ma all’oriz-

sempre meno alla bontà dei progetti, alle persone

zonte le nubi sono ancora troppo compatte.

Legenda delle icone di lettura

informazioni aggiuntive. Innanzitutto ogni articolo pre-

Giornalistico: servizi, approfondimenti, interviste realizzate dai nostri giornalisti e dai collaboratori B&G.

tecnico-scientifica e che sono realizzati da esperti, docenti o studiosi.

generale: dalla moda ai motori, dall’arte al design

Immagini: didascalie e spiegazione del materiale iconografico

Argomenti correlati: segnalazione di servizi B&G che trattano argomenti simili

Bibliografia: la segnalazione bibliografica collegata all’argomento

e alle aziende per quello che davvero rappresentano. Contano solo le procedure e i parametri di rating. Allora perché le banche non esplicitano chiaramente quali sono questi criteri di rating

Non una semplice vetrina della rivista,

in modo che le aziende possano fattivamente la-

ma un magazine vero e proprio dedi-

vorare per una maggiore qualificazione sotto il

cato al mondo delle imprese, del busi-

profilo finanziario?

ness e del lifestyle. Servizi quotidiani

Purtroppo occorre prendere atto che le banche

e approfondimenti suddivisi in canali

restano al servizio dei loro azionisti. Un ragio-

tematici: dall’economia ai personag-

namento che, tirato per i capelli, potrebbe anche

gi, dall’internazionalizzazione ai giri

starci, perfino all’ interno della loro funzione

di poltrona, dalle fiere all’Ict. E poi, i

pubblica. Però le banche quando sono state in

canali dedicati all’intrattenimento e al

difficoltà hanno chiesto l’aiuto dei governi, cioè

lusso: yacht, motori, gioielli, orologi,

hanno chiesto l’aiuto dei cittadini che pagano le tasse. Allora qualcosa non torna. Ci si appella al ruolo di servizio pubblico per chiedere sostegno pubblico, ma poi si continua a fare l’ interesse 4

B&G è anche online!

viaggi e molto altro.

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Metro. Barra di platino-iridio, si trova nel dipartimento dei pesi e delle misure del Pavillon de Breteuil a Sèvres, in Francia.

Unità di misura della lunghezza

Chilogrammo. Cilindro di platino-iridio, si trova nel dipartimento dei pesi e delle misure del Pavillon de Breteuil a Sèvres, in Francia.

Unità di misura della massa

Secondo. Stimato dalla durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione di transizione dell’atomo di cesio 133. In Italia un campione è conservato all’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino, Italia.

Unità di misura del tempo

Elemento architettonico che identifica la struttura del Parco scientifico tecnologico situato nei pressi di Bergamo, Italia.

Unità di misura dell’innovazione

Viale Europa, 2 • I-24040 Stezzano (BG) • Tel.: +39 035 591100 • Fax: +39 035 4540319 • info@kilometrorosso.com • www.kilometrorosso.com


Sommario numero 8 | settembre -ottobre 2009

4.

Editoriale

34.

Il ruolo di servizio pubblico degli istituti di credito

8.

Abstract

Alla scoperta del Consorzio dei produttori di Bollicine

38.

Pillole di B&G dedicate al pubblico estero

10.

WBF

42.

Smau

16.

Wikipedia

46. 54.

La moda punta sull’Hi-tech

22.

Il magazzino

58. 62.

Daikin

30.

North Face

I Fantastici Quattro

66. 70.

Viaggi Il Kenia e la magia selvaggia dell’Africa

Il Regina Isabella di Ischia

108. Motori

Recruiting

La rivoluzione della Serie 5 GT

112.

Ecosostenibile

Fiere La selezione degli eventi di settembre e ottobre

Marketing La rivoluzione comunicativa di Herbalife

Un marchio che punta all’estremo

98.

104. Lusso Autentico

Miss Grinta

SolarExpo promuove al green economy

L’azienda punta sulla qualità della logistica

Le Forme del Tempo Continua il dossier di Serafi no Consoli sul tempo e le sue eccellenze

Il portale Jobrapido e la sua strategia online

Migliorare l’organizzazione di una parte importante dell’azienda

26.

82.

Boldrocchi

Isabella Fumagalli una grande manager

Slancio tecnologico per conservare la competitività

Yacht Story Seconda puntata: la nascita delle competizioni

I neo presidenti di Confi ndustria di Milano, Brescia, Bergamo e Monza

Un nuovo strumento di comunicazione per le aziende

18.

76.

I Pinco Pallino

Cent’anni di storia per l’azienda brianzola

Via al grande appuntamento dell’ICT in chiave business

Juego Quando il gioco si fa business

Il brand leader nell’abbigliamento 0-16

Il World Business Forum in programma a Milano

12.

72.

Franciacorta

Como Luxury Sul lago si ritrova il mondo del lusso

Rettifica In riferimento al servizio dal titolo “La lana di roccia dalla Danimarca all’Europa, una storia ecocompatibile”, pubblicato sul numero 7 a pagina 22, si precisa che il sommario del titolo è stato inserito erroneamente. Il sommario corretto è: “Il successo del Gruppo Rockwool, il più grande produttore mondiale della lana di roccia, materiale eco-compatibile e altamente isolante con ampio impiego in campo edilizio. Con i prodotti dell’azienda risparmiati nel 2008 oltre 200 milioni di tonnellate di CO2”.

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6

ricevere puntualmente ogni numero di B&G.


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Business&Gentlemen

settembre - ottobre 2009

Nuggets of B&G

We dedicate the English abstracts of some of the most interesting articles published on this issue to the foreign business public happening to leaf through B&G

Confindustria, the “Fantastic Four” Top management changes for the four territorial industrial associations in Bergamo, Brescia, Milan and Monza-Brianza. Less than 100 days before the installation in office of the new presidents of Confindustria Bergamo, Assolombardia, Associazione Industriali Brescia and Confindustria Monza-Brianza, the new presidents Carlo Mazzoleni, Giancarlo Dallera, Alberto Meomartini and Renato Cerioli (in order left to right) speak out about the situation for the first time in the light of the financial and economic crisis and make forecasts for the coming fall season.

English version

Excellent firms. The case histories of North Face, Pinco Pallino, Boldrocchi and Consorzio Franciacorta Fashion, innovation, technology and tradition. Four routes that lead the economic growth of Lombardy and depart from as many companies, the symbols of excellence and prestige. This issue of B&G narrates four entrepreneurs’ stories. Our tour starts with the hundred-year-old company Boldrocchi based in Monza and Brianza, among the world leaders in the manufacture of air treatment plants for the major industrial groups and ends with the international “The North Face” group, which has become, over the years, the reference brand on a global level for cuttingedge and technical products on the market for rock-climbers, mountaineers, lovers of extreme skiing and, more generally, trekkers. In-between stand two realities that are closely linked with territorial traditions but also cast into the outside world, namely: Consorzio Franciacorta and the Bergamo company Pinco Pallino. Consorzio Franciacorta, born to protect and enhance the Franciacorta wine, has 366 members ranging among wine growers, wine makers and bottlers. As regards the Bergamo front, we narrate the success of “I Pinco Pallino”, a leading children’s clothing company now famous worldwide. 8


Abstracts

Corporate efficiency comes through the store

More than ten million users reached in 16 countries near and far, from the United States to Russia; business dealings with more than 300 firms, recruitment companies and sites. It is the wide network of Jobrapido, a company which, although established early in 2006, already has the most visited Internet site in Italy. Its total staff includes 30 members of six different nationalities, are concentrated in Milan where they manage R&D, product, marketing and business dealings. Björn Jingberger, Jobrapido’s Vice President Sales, explains: “Job search engines, such as Jobrapido, are starting to become an important source of traffic for the individual companies which, so far, with their own “career site”, could not expect great feedback”.

The Series 5 GT Revolution BMW has launched a new automotive segment once again. BMW Series 5 Gran Turismo combines elegance, space and versatility in an unprecedented style. As a charming and innovating extension of the Series 5 BMW, BMW 5 Series Gran Turismo stands in the medium/high offer rate without competitors. With BMW Series 5 Gran Turismo the features of a representation saloon car a modern and versatile Sports Activity Vehicle and a typical Gran Turismo have been expressed with a new and modern slant.

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English version

Recruitment, Jobrapido’s key factor for success

Think of the store as the heart of the company, and its management a value added that can turn into efficiency and effectiveness. Indeed, the store, wrongly considered to be the “Cindarella” of the production and trade chain, is actually one of the Business areas that can become the right springboard to greater cost reduction and increased profitability. The passwords, according to Gino Marchet, Full Professor of Logistics with the Milan Institute of Technology, Business Engineering department, and director of the “Material handling” Observatory of the Milan Institute of technology, are more and more “cost optimization” and hence “automation”, the key points that need to become development levers for companies. Among the most innovation solutions designed for companies, we have analyzed the technologies adopted by Crossgate and Vocollect as well as the experience accrued by Eurobica.


Business&Gentlemen

settembre - ottobre 2009

Il grande evento

della

business community Per manager e businessmen è l’evento dell’anno da segnare a doppio tratto sull’agenda: il 28 e 29 ottobre scatta il World Business Forum a Milano. Con tanti nomi d’eccezione a cominciare dall’ex presidente Usa, Bill Clinton e dal Nobel per la Pace, Rajendra Pachauri. Un’importante occasione di incontro e formazione per la classe dirigente organizzata da HSM Una rosa di relatori d’eccellenza, da Bill Clinton al Nobel per la pace Rajendra Pachauri fino ad arrivare al guru della business strategy Gary Hamel. Complessivamente dieci interventi di prestigio e altissimo livello per un evento, il World Business Forum, diventato uno tra gli appuntamenti più importanti per la business community. Il 28 e il 29 ottobre torna in Italia per la sesta edizione consecutiva l’appuntamento annuale che porta a Milano i grandi leader e pensatori di management del nostro tempo, per discutere i temi più attuali e strategici e analizzare gli scenari futuri che influenzeranno il business a livello globale. Ancora una volta la comunità manageriale e imprenditoriale italiana beneficerà di un’occasione di formazione unica per contenuti, livello e format grazie all’evento organizzato da HSM, azienda multimediale specializzata in executive education. Durante le due giornate del World Business Forum a Fieramilanocity, oltre 2000 manager si incontreranno per confrontarsi sulle tematiche di business più attuali e strategiche. I relatori, come sempre, sono personalità di spicco: per la prima volta dal vivo sul palco del World Business Forum di Milano, Bill Clinton, 42° Presidente degli Stati Uniti, fornirà la sua visione sul percorso verso la prosperità mondiale; il Nobel per la Pace Rajendra Pachauri, presidente dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, illustrerà l’importanza di “pensare in verde” per contrastare il cambiamento cli-

10


Ict news

matico e portare avanti politiche di sviluppo sostenibile; l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale Rodrigo de Rato, offrirà il suo punto di vista sulle sfide globali dell’economia e della finanza; il guru della business strategy Gary Hamel parlerà dell’innovazione nel management; Jim Collins, l’esperto di management autore dei bestseller Build to Last e Good to Great, spiegherà perché alcune aziende eccellono e altre no; l’ex Chief Scientist di Amazon.com Andreas Weigend delineerà la rivoluzione del marketing nell’era del 2.0; la presenza femminile di quest’edizione sarà data dall’ex direttore e CEO di HP Carly Fiorina, che off rirà la sua esperienza in materia di innovazione e competitività; Jean-Claude Biver interverrà per illustrare il business case di Hublot Genève, rinomata casa di orologi svizzera che guida con successo da qualche anno; Rudolf Colm porterà la testimonianza di Bosch; Ennio Doris, invece, quella di Banca Mediolanum.

Il 28 e il 29 ottobre torna in Italia per la sesta edizione consecutiva

Per trarre il massimo dal World Business Forum è stata introdotta una nuova formula ampliamente collaudata negli altri Paesi, la VIP Experience, che consente a un limitato numero di manager di rendere la propria partecipazione ancora più entusiasmante e proficua. Iscrivendosi all’evento con l’opzione VIP Experience infatti si ha diritto a: un posto in sala riservato e numerato; pranzo seduto al VIP networking cocktail presso Hotel Principe di Savoia; l’esclusivo accesso alla Sala VIP; il contatto privilegiato con gli speaker. L’evento gode del supporto di aziende leader nei propri mercati di riferimento come Mercedes, Adecco, Sas, Bosch, DNV, e vede la partecipazione di Cegos, Lufthansa e Swiss in qualità di Supporting Partner. MIP Politecnico di Milano è Associated Business School dell’incontro. |

l’appuntamento annuale che porta a Milano i grandi leader e pensatori di management del nostro tempo. Durante le due giornate del World Business Forum più di 2000 manager si incontrano per confrontarsi sulle tematiche di business più attuali e strategiche

www.hsmglobal.com/it/wbf

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Business&Gentlemen

settembre - ottobre 2009

SMAU 2009 La piattaforma ICT al servizio delle aziende Appuntamento dal 21 al 23 ottobre a Fieramilanocity con il nuovo format dell’evento che conferma la sua leadership nel mondo dell’Information & Communication Technology. Cinque aree verticali dedicate a specifiche tematiche: E-commerce e Web Marketing, Fatturazione elettronica, Telco per l’impresa, Information Security, Mobile & Wireless. E tornano i “Percorsi per l’innovazione” a cura della Redazione

Dopo un primo semestre del 2009 dedicato agli eventi itineranti, Smau Business Roadshow, Smau si prepara a tornare a Milano dal 21 al 23 ottobre presso Fieramilanocity (padiglioni 3 e 4) per la sua 46° edizione, con una tre giorni ricca di novità per il mondo dell’impresa, della Pubblica Amministrazione e per i professionisti ICT. Nel suo nuovo format Smau si conferma la più importante e completa piattaforma di incontro tra domanda e offerta nel mondo delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione a supporto del business. Anche grazie alla collaborazione con oltre 600 relatori indipendenti dei più importanti centri di ricerca, istituti universitari e società di consulenza - Cefriel, Gartner, IWA, School of Management del Politecnico di Milano e molti altri - Smau è oggi un osservatore privilegiato del mercato Italiano, che fotografa costantemente e in modo puntuale i mutamenti e le evoluzioni del comparto, in un contesto economico e competitivo in cui le ICT divengono una leva strategica fondamentale per le imprese italiane. Ad attendere gli oltre 50.000 visitatori del Salone, molte novità sia sul fronte espositivo che dei contenuti e un calendario di appuntamenti di rilievo nazionale e internazionale. Le aree espositive Smau 2009 ha messo a punto alcune aree speciali dedicate ai singoli target della Manifestazione. Smau Business, al padiglione 4 sarà l’area che racchiude l‘offerta per le Piccole e Medie Imprese. In quest’area i visitatori troveranno i più avanzati sistemi gestionali, applicazioni di business intelligence e di Crm all’avanguardia e tutte le più innovative soluzioni per le aziende di piccole e medie dimensione proposte dai principali protagonisti del settore come IBM, Oracle, Saleforce.com e molti altri, Smau Trade, al padiglione 3, sarà l’area dedicata ai rivenditori informatici e ai professionisti ICT e che ospiterà player come Esprinet, Ingram Micro, Teamsystem e Zucchetti. Cinque aree verti12


ICT events

venite a trovarci

Per l’edizione 2009 si attendono oltre 50mila visitatori. Con il suo nuovo format Smau si conferma la più importante e completa piattaforma di incontro tra domanda e offerta nel mondo delle tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione a supporto del business cali invece riuniranno le community di visitatori interessate a specifiche tematiche. L’area E-Commerce e Web Marketing (pad 3) sarà dedicata al marketing 2.0 e al mondo della vendita on line che vedrà la presenza, tra gli espositori, anche di Google, l’area Fatturazione Elettronica (pad 3) toccherà tutti i temi legati alla dematerializzazione dei documenti, l’area Telco per l’Impresa (pad 3) si rivolge al settore delle telecomunicazioni, l’area Information Security (pad 4) toccherà l’attualissimo tema della sicurezza informatica, mentre l’area Mobile & Wireless (pad 3) presenterà le ultime novità in ambito Mobile Marketing & Service, RFId, Near Field Communication e Wireless Sensor Networks, Wireless Supply Chain, Unified Communication, Mobile Force & Mobile Workspace.

UNPACKING SMAU: Smau parla al mondo della Blogosfera In occasione di Smau 2009, Smau lancia il suo primo Corporate Blog, b-smau, una finestra sull’evento e sui suoi retroscena, che permetterà ai visitatori di visitare la Manifestazione da una diversa prospettiva. A tenere a battesimo il b-smau, saranno gli stessi blogger durante l’ Unpacking Smau, evento in programma a Fieramilanocity martedì 20 ottobre - dunque un giorno prima dell’apertura ufficiale del Salone – per mostrare in anteprima alla blogosfera i prodotti, le soluzioni e le curiosità che il resto del pubblico professionale di Smau vedrà solo a partire dal giorno dopo.

Dopo il successo del 2008 tornano poi “Percorsi dell’Innovazione. Dall’idea al business”, la vetrina delle più innovative start up e degli spin off più d’avanguardia provenienti da tutt’Italia, e “Innovazione per il Retail e la GDO”, l’area a cura di Comufficio dedicata alle soluzioni tecnologiche per il mondo del commercio che ospiterà al suo interno alcuni direttivi delle più importanti federazioni di categoria. I contenuti Smau 2009 proporrà accanto all’area espositiva, oltre 200 workshop e convegni dedicati ai singoli target e curati dai migliori docenti ed esperti sulle tematiche più attuali, quali architettura IT, stampa digitale, information security, sistemi gestionali inte13


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settembre - ottobre 2009

MY SMAU: costruisci la tua visita personalizzata al Salone Per rendere ancora più efficace la visita alla Manifestazione, il sistema MySmau su www.smau.it consente al visitatore di registrarsi all’evento costruendo il proprio percorso di visita personalizzato: sulla base delle informazioni inserite, il sistema proporrà a manager e professionisti i workshop più adatti alle loro esigenze di business e gli stand di fornitori di soluzioni ICT da visitare.

grati, applicazioni di business intelligence, applicazioni di CRM, applicazioni CAD e PLM, Mobile Wireless e RFId, fatturazione elettronica e dematerializzazione dei documenti, applicazioni Intranet e Web 2.0, eProcurement e eSourcing, applicazioni Voip e Unified Communication, applicazioni Web B2c e servizi di marketing online, utilizzo delle ICT nella Pubblica Amministrazione, soluzioni per il Retail e la GDO. In programmi percorsi formativi rivolti ai manager delle diverse Line of Business – ICT, Marketing e Vendite, Amministrazione e Finanza, Logistica, Risorse Umane, Acquisti, mentre i professionisti dell’ICT 14

potranno contare su un calendario di appuntamenti a loro dedicati. Appuntamenti Tra gli appuntamenti da non perdere, la Conferenza Stampa di Smau che vedrà la consegna del premio Innovazione ICT alle aziende italiane che hanno sviluppato i progetti più innovativi nell’ambito di applicazioni di CRM e business intelligence, sistemi gestionali integrati, architetture IT, information security, fatturazione elettronica, stampa digitale, e-commerce. Il Convegno Inaugurale, invece sarà l’occasione per fare punto sul ruolo delle tecnologie informatiche per la crescita della competitività del nostro Paese. Durante la

mattinata del 21 ottobre interverranno autorevoli rappresentanti del Governo e delle Istituzioni come il Ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il Sindaco di Milano Letizia Moratti e l’Amministratore Delegato di Expo 2015 Lucio Stanca. Le iscrizioni a Smau 2009 sono già attive su www.smau.it |

www.smau.it


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settembre - ottobre 2009

Le imprese scoprono

Wikipedia La ricerca di Lundquist sulla presenza delle aziende nell’enciclopedia online più conosciuta al mondo. Un nuovo strumento di comunicazione che pochi sfruttano ancora, ma molte imprese importanti ci hanno già messo lo zampino: dalla Fiat a Unicredit, da Finmeccanica a ST Microelectronics a cura della Redazione

a sinistra il pittogramma che simboleggia wikipedia

Con una media di sessanta milioni di visitatori al mese l’enciclopedia online Wikipedia è ormai riconosciuta come una delle più importanti fonti di informazione, in grado di canalizzare sulle sue pagine l’otto per cento del traffico Internet mondiale. Anche nel caso delle aziende Wikipedia si rivela essere un importante strumento per guadagnare visibilità: se si cercano sul motore di ricerca Google informazioni relative a noti marchi commerciali, la loro descrizione sull’enciclopedia on line risulterà in cima alla lista dei risultati. Ma le aziende italiane hanno compreso l’importanza di una presenza su Wikipedia articolata e ben strutturata? Secondo la ricerca condotta dalla società di consulenza sulla comunicazione Lundquist, tranne qualche rara eccezione, le aziende del Belpaese avrebbero ancora molto da imparare in merito al presidio della propria pagina sulla versione inglese della nota enciclopedia online. Anche se tutte le quaranta maggiori compagnie italiane quotate in borsa hanno articoli dedicati su Wikipedia (tranne Snam Rete Gas, che rimanda a un articolo Eni) la quantità di informazioni è generalmente limitata. Sebbene il sito web rimanga il punto di riferimento per trovare informazioni sulla società e sui prodotti, sta infatti crescendo la consapevolezza che l’immagine della società si costruisce non solo sul sito ma su tutta la rete. Wikipedia, in particolare, è diventata una delle fonti più riconosciute di informazioni anche su società e brand, anche per il fatto di avere un ottimo posizionamento sui motori di ricerca. Nata nel 2001 e redatta in modo collaborativo da volontari alla maniera wiki (in hawaiano significa veloce), Wikipedia è sostenuta dall’organizzazione non-profit Wikimedia Foundation ed è attualmente pubblicata in circa 250 lingue differenti, con voci sia sugli argomenti propri di una tradizionale enciclopedia, sia su quelli di almanacchi, dizionari geografici e di attualità. L’edizione in lingua italiana a fi ne maggio di quest’anno contava 571.419 voci, con 389.936 utenti attualmente registrati. Visti i numeri è facile 16


L’analisi capire quanto una buona presenza su Wikipedia permetta all’azienda di avere una maggiore visibilità online. Tuttavia, George Turner, che si è occupato in prima persona della ricerca condotta da Lundquist, spiega che è ancora raro trovare aziende che presidiano la propria pagina, soprattutto quella nella versione inglese o in altre lingue. Alcune non considerano Wikipedia un canale importante, mentre altre temono che un intervento possa creare dei rischi, amplificati dall’alta visibilità che l’enciclopedia online si è conquistata negli anni e dal fatto che spesso la stampa faccia riferimento agli articoli in essa contenuti. Rischi che possono essere generati dalla natura aperta del sito e dal fatto che ognuno può modificare gli articoli in essa contenuti. Da un lato, infatti, le società che cercano di modificare direttamente gli articoli possono essere accusate di manipolazione e dall’altro testi falsi o diffamatori possono essere inseriti dai concorrenti. Ma pericoli di questo tipo - come spiega George Turner – possono essere evitati con un approccio corretto e trasparente da parte delle aziende, che potrebbero instaurare un rapporto proficuo con Wikipedia, dimostrando di voler aiutare la comunità e non di volerla manipolare. A questo proposito Lundquist ha sviluppato diverse linee guida per aiutare le società a migliorare la propria presenza non solo sul proprio sito istituzionale ma anche su Wikipedia. La prima raccomandazione riguarda la trasparenza nella relazione con l’enciclopedia on line e, in generale, con tutti i social media, rispettandone le regole. È meglio evitare modifiche dirette dei testi, che potrebbero essere viste come manipolazioni, tranne per correggere informazioni errate (come date di fondazione, fatturato, eccetera), ma coinvolgere gli utenti che scrivono su Wikipedia, fornendo loro informazioni, immagini e materiali per poter ampliare l’articolo. Ed è partendo proprio da questi consigli che secondo gli esperti le grandi aziende italiane dovrebbero lavorare per migliorare il presidio della propria pagina sulla nota enciclopedia, riuscendo così a dare maggiore impulso al loro profilo internazionale. Ad aver colto con lungimiranza le potenzialità di Wikipedia in Italia è stata Fiat, la prima nella classifica stilata da Lundquist, seguita da Pirelli, Eni, ST Microelectronics, UniCredit Group, Finmeccanica e Mondadori. Mediaset si piazza al quattordicesimo posto con 11 punti e Telecom Italia al ventesimo con 10 punti. Ma se a Fiat va il merito di essere stata in grado di attivare un dialogo con gli editor di Wikipedia specificando che chi agiva sull’articolo parlava a nome della società, la marca di caramelle Skittles ha addirittura pensato di rimandare l’internauta che naviga nelle pagine del sito dell’azienda direttamente alle informazioni su Wikipedia. |

Nell’immagine spazio Fiat sull’enciclopedia online Wikipedia

L’abilità non serve a molto senza l’opportunità. Napoleone

www,wikipedia.it

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settembre - ottobre 2009

La moda diventa

TECH

Lo studio delle fondazioni Accenture e Politecnico di Milano sugli aspetti innovativi del settore che dovrà puntare sempre di più sul connubio tra creatività e tecnologia per trovare i giusti spazi nel business globalizzato a cura della Redazione

Tecnologia a servizio della moda per superare la crisi. In particolare, le soluzioni “tech” sono chiamate a ridurre la distanza tra azienda e cliente, fornendo a tutti gli attori della fi liera le informazioni e gli input necessari alla costruzione di un’offerta altamente personalizzata. È quanto sostiene lo studio Fondazione Italiana Accenture-Fondazione Politecnico di Milano che sottolinea aspetti innovativi del connubio tra creatività e tecnologia, con preciso riferimento ai fenomeni della globalizzazione e della delocalizzazione. Tra le questioni aperte vi è però una realistica analisi di quale sia la capacità di adozione di tali opportunità da parte delle imprese del settore in Italia e quali i possibili sviluppi futuri. Per dare una risposta significativa a queste domande, sedici tra le principali aziende italiane della moda che da sole rappresentano il 74% del fatturato delle grandi aziende italiane della moda, sono state coinvolte nella ricerca “Quali Sfide per il settore Moda: artigianato globale e innovazione IT”. I Chief Technology Officer (CIO) intervistati hanno descritto dettagliatamente lo stato dei sistemi informativi da loro gestiti e fornito valutazioni riguardanti le possibili aree di intervento. La fotografia che emerge dall’analisi è sorprendente. Da un lato, infatti, non sono state riscontrate correlazioni evidenti tra presenza globale, dimensioni aziendali e integrazione tecnologica: le aziende hanno fatto precedere la globalizzazione all’informatizzazione del processo di vendita, privilegiando la vendita in senso stretto rispetto all’utilizzo dei canali di vendita come mezzo per conoscere i clienti e migliorare il livello di servizio. Un vero e proprio artigianato globale. Dall’altro lato, però, risulta evidente come si stia procedendo verso l’integrazione dei dati tra punti vendita e sedi centrali. Nel 75% dei casi sono condivisi i dati del cliente, nell’85% dei casi i dati di sell out, infine nel 56% dei casi è possibile effettuare una tracciabilità del prodotto lungo il suo ciclo di vita. Se la tecnologia può off rire ampie opportunità di sviluppo nel supportare la relazione con i clienti, ad oggi solo nel 13% dei casi i sistemi di Business Intelligence elaborano i dati raccolti sui clienti e nessuna azienda traccia lo stock 18


Moda e Business

Puntare su tecnologie innovative Tecnologie innovative per intercettare e attirare il cliente unite a una buona dose di creatività. Un mix necessario per far crescere il settore moda. Per avvicinare le aziende a questo connubio è nato l’Accenture Customer Innovation Network che consente alle aziende nei settori Retail e Consumer Goods, di sperimentare soluzioni per il consumatore del futuro. Marco Rotondo, Responsabile Global per Fashion & Luxury di Accenture, ci spiega le nuove soluzioni tecnologiche e il lavoro svolto nei laboratori Accenture. Moda e tecnologia: due settori chiave per competere con successo. In particolare, in un contesto come quello odierno. Dove si inseriscono le tecnologie nell’ambito della creatività? La creatività rappresenta uno dei principali punti di forza delle imprese del sistema moda. La creatività, però, da sola non basta. Materiali sempre migliori, l’industrializzazione, il processo di produzione, logiche/meccanismi di distribuzione sempre più sofisticati e la capacità di servire in modo rapido ed esaustivo un mercato globale richiedono un supporto che solo la tecnologia, nelle sue varie forme, può fornire. Il connubio creatività-tecnologia ha permesso di gestire filiere sempre più complesse e articolate, caratterizzate dalla presenza di una moltitudine di attori cooperanti e sparsi per tutto il mondo. Rendere disponibili gli stessi prodotti e servizi a tutti i propri clienti, riconoscere i propri clienti indipendentemente dalla loro localizzazione geografica e dal canale scelto per accedere all’offerta, garantire consistenza di marchio e processi operativi a livello globale. Che valore aggiunto offre la tecnologia alla moda? Rendere disponibili prodotti e clienti su scala globale, tenendo conto delle necessità di consistenza del brand ma rispondendo alle

Quante aziende siete riusciti a intercettare?

esigenze dei singoli. Collegamenti in tempo reale con fornitori,

Il Customer Innovation Network di Milano è il centro di riferimento

clienti e partner, coordinamento e orchestrazione delle fasi del

mondiale di Accenture per quanto riguarda le tecnologie a supporto del

processo produttivo delocalizzato, co-design di prodotti tra uffici

mondo della moda e del lusso. Il centro e le soluzioni ospitate sono in con-

stile dislocati in aree geografiche diverse, ecc. Le soluzioni tecno-

tinua evoluzione e continuo è il flusso di clienti che lo visitano. Dalla

logiche implementate devono quindi essere in grado di ridurre le

sua apertura (nel 2006) il centro è stato visitato da più di 100 clienti, la

distanze tra azienda e cliente, nonché di fornire a tutte le fasi e

maggior parte dei quali operanti a livello globale. Il 45% con HQ in Italia,

gli attori della filiera le informazioni e gli input necessari alla

il 30% in Europa e il resto tra Far East e US.

costruzione di un’offerta altamente personalizzata.

Alla luce di questo binomio tra moda e tecnologia, come cambia il

Come Accenture Customer Innovation Network avete a disposi-

rapporto con il cliente?

zione prototipi di queste tecnologie. Di cosa si tratta?

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da fortissimi fenomeni di muta-

All’interno dei nostri laboratori abbiamo messo a punto un insieme

mento dei modelli di consumo che hanno richiesto dinamismo da parte dei

di soluzioni innovative sulla base di tecnologie mature e già spe-

brand nel recepire le nuove esigenze e soddisfare i clienti. In parallelo,

rimentate che permettono di trasformare il punto vendita in un

la tecnologia si è evoluta assumendo il ruolo di generatore di vantaggio

“teatro del desiderio”. All’interno di questo contesto si crea una

competitivo per le aziende del settore della moda, laddove l’innovazione

realtà in cui si stabilisce un contatto diverso e più diretto tra

digitale venga utilizzata adeguatamente per sorprendere il nuovo consu-

brand e consumatore dove l’informazione viaggia attraverso con-

matore e comprenderne il comportamento. Il cliente deve essere seguito

tenuti multimediali e - in parallelo – si analizzano i comportamenti

e guidato lungo tutti i punti di contatto, dai negozi di proprietà al cana-

durante il processo di acquisto. In altri termini, il punto vendita

le web. Ogni momento di contatto può essere “arricchito” efficacemente

diventa il luogo in cui offrire una “Customer Experience Digitale”

da componenti digitali, all’interno di un modello complessivo, definibile

unica e distintiva.

come “Digital Multichannel Experience”. Una componente chiave di que-

L’Accenture Customer Innovation Network propone soluzioni per

sto modello è la “Digital Store Shopping Experience”, intesa come digita-

accrescere la conoscenza delle aspettative e dei bisogni della clien-

lizzazione dell’esperienza d’acquisto, nuovo terreno competitivo su cui le

tela. Al suo interno sono stati definiti dei “modelli di interazione”

aziende si troveranno a confrontarsi nel prossimo periodo.

che, da un lato, veicolano in modo efficace messaggi altamente

A che tipo di target di aziende si rivolgono le vostre tecnologie?

personalizzati, dall’altro permettono di raccogliere informazioni

Le nostre soluzioni sono adatte a tutte quelle aziende che possono van-

sui gusti e sulle preferenze dei clienti. All’interno del centro sono

tare una rete distributiva, retail e/o un punto di contatto diretto con

proposte soluzioni studiate per retailer della moda e del lusso nate

il cliente finale. Gli investimenti richiesti sono scalabili e dimensionati

dalla volontà di offrire alle aziende che operano nel settore idee

alle esigenze. Tra i nostri clienti annoveriamo grandi brand globali del

innovative e tangibili per il punto di vendita di oggi e di domani. Si

lusso e della moda ma anche piccole realtà (in termini di fatturato) pro-

tratta di soluzioni che mostrano il potenziale offerto dalla tec-

prietarie di conosciutissimi brand locali o sinonimo di eccellenza nella

nologia senza però distogliere l’attenzione dal brand e dalla mar-

produzione e distribuzione conto terzi.

ca, soluzioni che vanno a supporto del commesso. Tag/sensori RFID,

Quali sono le sfide per il futuro del settore moda?

bluetooth, tecnologie mobile, telecamere, sensori termici e ottici,

Il vantaggio competitivo di un’azienda di moda risiede nella sua capacità

tecnologie “touch” (pellicole proiettabili e sensibili al tatto) of-

di evolvere attraverso un modello di offerta dinamico e reattivo che ri-

frono la possibilità di “sorprendere” il cliente lungo il percorso di

esca, nel tempo, a mantenere la propria efficacia in termini di soddisfare

shopping: ingresso, assistenza da parte dei venditori, interazione

le esigenze dei clienti attuali e attrarre nuovi clienti. Il punto di vendita

con gli articoli esposti, prova dei prodotti che suscitano interesse,

(sia fisico che virtuale) rappresenta il posto in cui questa “arte” deve rea-

eventuale sottoscrizione dei propri dati, check-out e pagamento.

lizzarsi nel miglior modo possibile e con il massimo risultato.

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settembre - ottobre 2009

Secondo lo studio di Accenture La vetrina interattiva Tra gli esempi delle soluzioni studiate per retailer della moda e del lusso dall’ Accenture Customer Innovation Network i più importanti si riferiscono a: Vetrine interattive: la semplice apposizione di una speciale pellicola proiettabile e sensibile al tocco rende la vetrina dello store “dinamica” consentendo ai passanti di interagire attraverso gesti semplici e naturali. Rendere la vetrina interattiva consente di creare un canale di comunicazione aperto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. I passanti possono curiosare nel catalogo, conoscere la storia del brand, scoprire i prossimi eventi, scaricare contenuti multimediali per conservare un ricordo dell’esperienza o procedere direttamente all’acquisto dei prodotti che verranno recapitati a casa. Indossare/provare accessori in modo virtuale: in aggiunta alla possibilità di interagire dinamicamente con catalogo e prodotti oggi è possibile anche “indossare” in modo virtuale alcuni accessori (es. occhiali, scarpe, …). Una vetrina interattiva coglie lo sguardo

e Politecnico, solo il 13% delle aziende campione ha un sito con “maturità” elevata, mentre il 53% non ha affatto un sito internet con funzionalità di e-commerce, o comunque ha un sito molto poco sviluppato e utilizzato

del consumatore, proponendogli la propria immagine con indosso diversi accessori. Si tratta del Magic Mirror, servizio che cattura l’attenzione e invoglia il cliente a entrare in negozio. Essere riconosciuti e trattati in modo esclusivo: il cliente può scegliere di essere accolto nel negozio comunicando la propria identità. Lo Special Welcome, uno schermo interattivo, offre di conseguenza messaggi personalizzati attivando una serie di servizi dedicati per coinvolgere il cliente nell’esperienza d’acquisto. Il PDA, personal digital assistant, in dotazione al personale di vendita avvisa dell’ingresso del cliente e permette di recuperare le informazioni sul cliente, i gusti e le sue preferenze, i prodotti delle ultime collezioni che hanno suscitato maggior interesse e la sua storia. Il PDA può inoltre dare visibilità sulle scorte, posizione del prodotto all’interno del negozio, disponibilità presso altri punti vendita, eventuali riordini e date previste di consegna. Interagire con i prodotti: nel momento in cui il cliente si avvicina ad uno scaffale ed è interessato ad un prodotto (es. una borsa o una scarpa) un display si attiva ed inizia a proiettare filmati e suoni correlati al prodotto scelto. Si tratta dell’esperienza del Brand Exciting, che associa un video diverso ad ogni articolo, attivabile semplicemente sollevando o toccando l’oggetto. L’etichetta del prodotto presenta inoltre un codice bidimensionale che può essere fotografo e interpretato dal telefono cellulare, dando la possibilità di accedere a contenuti multimediali che permettono di approfondire la conoscenza del prodotto stesso (Services on top of products). Nuove superfici interattive (denominate Simple Touch se verticali, Surface se orizzontali) offrono contenuti dal forte impatto visivo e permettono di interagire attraverso semplici gesti naturali (navigazione con le “dita”). La navigazione attraverso questi maxi cataloghi, è “fluida”: i gesti delle mani sono percepiti da uno speciale sistema che interpreta i movimenti e abilita la navigazione. Oltre che fornire strumenti fruibili in modalità self service da parte del cliente, queste superfici possono diventare il nuovo “banco di esposizione” del venditore (suggerendo proposizioni commerciali, cross selling, …). Dopo aver curiosato tra gli scaffali, i cataloghi e le novità del brand, il cliente può provare uno degli abiti esposti e guardare la propria immagine in uno specchio intelligente, chiamato Fill Your Look, che riconosce il capo scelto e suggerisce possibili abbinamenti e alternative (varianti di colore, taglia e tessuto). Alla prova dell’articolo segue la curiosità di conoscere il giudizio di amici che non sono in quel momento presenti in negozio: lo specchio consente di scattare alcune fotografie mentre viene indossato il vestito e di inviarle nei siti di social networking per mezzo del servizio Do You Like It. Check-out e pagamento: prima di procedere al pagamento, il consumatore può lasciare i propri dati al venditore (Join the community) utilizzando una penna digitale, dotata di micro telecamera incorporata, che interpreta la scrittura e ne digitalizza i contenuti, risparmiando al personale di punto vendita le onerose attività di inserimento dati a sistema. La visita si conclude con il pagamento, che può essere effettuato in modalità cashless, utilizzando il proprio telefono cellulare (con tecnologia NFC) o soluzioni biometriche (impronta digitale). Analisi di comportamenti e dei flussi all’interno del negozio: Questa soluzione permette ai brand di percepire, nel rispetto della privacy, il comportamento dei propri clienti all’interno del negozio o davanti alle vetrine. L’interazione

out. Il punto vendita rimane il principale canale di contatto tra aziende e cliente, ma nel contesto globale riveste sempre maggiore importanza la capacità di presidiare efficacemente anche il canale web, il cui grado di maturità è ancora piuttosto basso. L’analisi delle aziende del campione ha rivelato come solo il 13% abbia un sito con “maturità” elevata, mentre il 53% non ha affatto un sito internet con funzionalità di e-commerce, o comunque ha un sito molto poco sviluppato e utilizzato. Il 73% delle aziende intervistate mantiene traccia dei difetti di produzione, ma l’integrazione tra i sistemi utilizzati da aziende e façonisti avviene solo nel 13% dei casi. La ricerca fa emergere come i margini di miglioramento sono ancora piuttosto ampi, soprattutto per quanto riguarda il ruolo giocato dall’ICT nella gestione della qualità della relazione con i clienti. Iniziando dal punto vendita, spiccano numerose soluzioni in grado di garantire contemporaneamente una customer experience distintiva, la raccolta di informazioni fondamentali per il monitoraggio e la comprensione delle abitudini d’acquisto. Tra le soluzioni che incidono direttamente su tutte le fasi del ciclo relazionale tra store e cliente possiamo citare le vetrine interattive e i “magic mirror” per la fase di attrazione del cliente (attract), le tecnologie di riconoscimento e di CRM (Customer Relationship Management) per il momento di accoglienza (welcome), gli “interactive shelf” e i sistemi di analisi dell’audience di contenuti proiettati su uno schermo per la proposta di contenuti esperienziali (experience), la “digital pen” per la fase di check-out. Dal 2003 al 2007 il settore ha vissuto una forte crescita con un tasso di incremento medio annuo (CAGR) del 5%. L’effetto della crisi globale, che si è espresso principalmente in una contrazione dei consumi, ha visto le vendite contrarsi del -6% nel 2008 rispetto all’anno precedente. |

dei visitatori con i prodotti e i contenuti proposti vengono attentamente analizzate e registrate, i flussi di traffico nel punto di vendita vengono analizzati grazie a soluzioni innovative (path monitoring) che riconoscono il passaggio delle persone ed permettono di delineare modelli comportamentali in seguito alle evidenze riscontrate durante lo shopping.

Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. Arthur C. Clarke

www.accenture.com

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settembre - ottobre 2009

Il magazzino

vero cuore d’azienda

La gestione logistica dei prodotti diviene sempre più aspetto fondamentale e strategico per la competitività. Parola d’ordine: efficienza, soprattutto in tempo di crisi Testo di Laura Di Teodoro Considerare il magazzino il cuore dell’azienda, la sua gestione un valore aggiunto che può diventare sinonimo di efficienza ed efficacia. Il magazzino infatti, considerato a torto la “Cenerentola” della catena di produzione e commercio, rappresenta uno dei settori aziendali che può diventare il giusto trampolino verso una maggiore riduzione dei costi e di redditività. Le parole d’ordine, visti i tempi di crisi, diventano sempre di più “ottimizzazione dei costi” e quindi “automazione”, punti chiave che devono diventare leve di sviluppo per le imprese. Lo conferma lo stesso Gino Marchet, professore ordinario di Logistica del Politecnico di Milano, Dipartimento Ingegneria Gestionale e direttore dell’osservatorio “Material handling” del Politecnico di Milano che analizza le soluzioni di movimentazione, stoccaggio e picking dei magazzini. Analizzando l’attuale situazione della gestione magazzini e della 22

logistica in generale, le principali criticità rilevate sono due: “L’aumento delle scorte e le conseguenze portate dalla crisi – spiega il professor Marchet. - L’aumento delle scorte, a sua volta, è dovuto principalmente a due fattori: la globalizzazione e la presenza di un maggior numero di tipologie di articoli e prodotti. La seconda criticità è una conseguenza della crisi. Prima di questa bufera fi nanziaria ed economica, molte imprese avevano avviato programmi di investimento per l’automazione dei magazzini, progetti che adesso sono stati accantonati. La crisi infatti ha portato molti imprenditori a ragionare nel breve periodo, l’automazione al contrario produce benefici economici nel medio-lungo periodo”. Sul fronte dell’automazione sono diversi i sistemi utilizzati, come spiega Gino Marchet: “Per i pallet interi si utilizzano transloelevatori, mentre per oggetti di piccole dimensioni si utilizzano diverse


Approfondimenti

tipologie di sistemi di picking automatizzati: miniload, sistemi pick to box e sistemi di sorting”. I miniload sono trasloelevatori che muovono colli, o contenitori di piccole dimensioni, verso una baia di picking in cui gli operatori effettuano il picking : in questo modo l’operatore ha elevate produttività in quanto non deve spostarsi tra gli scaffali, come nei sistemi manuali. Nei sistemi pick to box ad ogni operatore viene assegnata una zona di prelievo all’interno dell’area di picking: le zone di prelievo sono collegate da un convogliatore su cui scorrono contenitori corrispondenti a un ordine cliente ed è sufficiente smistare i contenitori in base alla destinazione, essendo l’ordine già allestito. “Infine – prosegue il docente del Politecnico - i sistemi di “sorting”, ovvero lo smistamento degli articoli in base alla loro destinazione. Questi ultimi due sistemi sono specifici per realtà di picking con grossi flussi ed elevato numero di referenze”. L’automazione parziale o totale, integrata con un giusto sistema informativo, si è consolidata negli ultimi due anni grazie a due leve: “Da una parte si sono ridotti i costi degli impianti automatici e dall’altra

sono aumentati i costi della manodopera – prosegue Gino Marchet -. Questi due fattori, insieme, hanno reso molto più vantaggioso il ricorso ad impianti automatici rispetto a qualche anno fa”. Secondo quanto riportato da una ricerca dell’osservatorio “Material handling” del Politecnico di Milano, in cui vengono analizzati più di ottanta realizzazioni recenti di impianti di stoccaggio e picking, emerge che il periodo di ritorno dell’investimento in impianti di automazione è generalmente attorno ai 2-3 anni, quando il numero delle referenze è elevato e l’impianto è di media-grossa taglia. A detta del professor Marchet, tutti i produttori e molti magazzini a valle del sistema di produzione avrebbero maggiormente bisogno di questo tipo di tecnologie. “C’è meno automazione nei magazzini degli operatori logistici. Il motivo? Chi distribuisce per conto terzi ha contratti che durano poco tempo, quindi non possono rischiare di fare investimenti a lungo periodo. In questo modo sono costretti ad adottare soluzioni manuali che comportano costi di esercizio maggiori a fronte di una maggior facilità di dismissione delle

attività”. Il volto e il modo di gestire il magazzino è cambiato negli anni e oggi più che mai, causa l’internazionalizzazione e la globalizzazione dei mercati, il settore richiede conoscenze diversificate. Ed è proprio la poca conoscenza che spesso rappresenta un ostacolo e un freno per alcune imprese. “Nei magazzini di alcuni anni fa infatti erano generalmente gestite poche referenze ed i sistemi manuali consentivano di restare competitivi – spiega Marchet -. Nel corso di questi anni si è consolidata l’idea che il magazzino è un’attività semplice. Lo può essere ma solo se le dimensioni sono piccole e con una gamma di articoli poco numerosa. Per quelli più grandi, con l’internazionalizzazione e le altre dinamiche subentrate, è necessario pensare e agire diversamente. Faccio un esempio di come la globalizzazione abbia rivoluzionato le esigenze logistiche e i magazzini: le dimensioni del magazzino centrale Ikea di Piacenza, con ben tre impianti automatizzati con trasloelevatore, sono dovute alla necessità di aumentare le scorte di prodotti provenienti dal Far East, per sopperire all’incertezza nel tempi di rifornimento ed 23


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settembre - ottobre 2009

VOCOLLECT Un aumento della produttività fino al 35 per cento, un incremento della precisione nelle operazioni di magazzino fino al 99,99 per cento e un ritorno dell’investimento in meno di 8 mesi. Il tutto utilizzando la tecnologia vocale nelle operazioni di magazzino. Sono i risultati stimati di Vocollect, leader mondiale nella produzione e distribuzione di sistemi vocali per applicazioni di magazzino e industriali. Come spiega Antonino Lanza, Business Development Manager Mediterranean and Middle East, “La tecnologia di Vocollect Voice traduce i dati provenienti dall’SGM, come ad esempio una lista di prelievo o una richiesta di approvvigionamento, in istruzioni fonetiche per l’operatore del magazzino; la risposta vocale di quest’ultimo viene quindi tradotta digitalmente in modo che possa essere elaborata dal terminale vocale. La trasmissione dei dati avviene tramite una rete a radiofrequenza che collega il server al terminale che l’operatore ha legato alla cintura. Con una cuffia e un microfono l’operatore può pertanto ascoltare le istruzioni e letteralmente rispondere all’SGM negli ambienti industriali piú difficili e rumorosi. Questo processo di comunicazione viene ripetuto ogni volta che un operatore e l’SGM si scambiano informazioni: il risultato è

all’aumento della gamma di prodotti gestiti in Italia. La globalizzazione porta inevitabilmente a una crescita delle scorte per mantenere il medesimo livello di servizio”. I costi di movimentazione generalmente incidono tra il 10 e il 15 per cento del costo dei prodotti ma l’incidenza è più elevata per i prodotti a basso valore unitario. “Se consideriamo un prodotto a basso valore unitario come l’acqua minerale – dice il docente -, il costo di movimentazione e di trasporto è percentualmente elevatissimo, nonostante la logistica sia molto efficiente ed analizzata in modo molto approfondito”. Un altro tema delicato legato alla gestione dei magazzini e in generale dei supply chain riguarda la formazione e il personale addetto. Sarebbe necessario, a detta del professor Marchet, avere prima di tutto un direttore di logistica che possa coordinare

l’intera catena della logistica dagli acquisti al sevizio di postvendita. “L’inefficienza del sistema, e quindi gli sprechi, arrivano quando manca questo coordinamento e l’attività è frammentata. Purtroppo non è facile sapere se le soluzioni impiantistiche e gestionali adottate per le diverse famiglie di articoli sono le più efficienti sia per la dinamicità dei flussi sia per l’impossibilità di confrontare correttamente i costi, anche tra aziende del medesimo settore”. Cosa manca quindi all’imprenditore oggi per migliorare la gestione dei magazzini? Secondo Gino Marchet, è necessaria in primo luogo un’esatta analisi complessiva dei flussi fisici, dai mercati da cui l’azienda importa ai clienti finali. “Questi mercati sono soggetti a cambiamenti che compor-

CROSSGATE Risparmi di gestione che vanno dal 20 al 40%, fino all’1% del fatturato, nessun investimento in software e nuove applicazioni e un aumento della competitività dell’azienda. Sono gli obiettivi dell’offerta di Crossgate, azienda che propone servizi “chiavi in mano” per la gestione dell’EDI B2B. Come spiega il presidente Antonio Brissa, Crossgate “Offre un servizio chiavi in mano” perchè una volta che il cliente viene integrato nella B.I.P., è Crossgate a occuparsi di tutto il lavoro di integrazione elettronica (dialogo con i Business Partner, definizione dei parametri di comunicazione, realizzazione della mappatura, del testing, ecc.). Al cliente non rimane altro che beneficiare della riduzione dei costi, in quanto: non deve acquistare l’applicativo software; non deve pagare né la consulenza sul progetto nè la manutenzione; non deve allocare alcuna risorsa della divisione IT per la formazione sulla gestione dell’ap-

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Antonino Lanza Business Development Manager Mediterranean and Middle Est di Vocollet

tano una continua rivisitazione della rete logistica e nei nodi di questa rete ossia i magazzini. Inoltre l’aumento della gamma degli articoli comporta modifiche sostanziali soprattutto delle attività di picking. Tutto questo rende obbligatoria un’analisi costante ed una riprogettazione continua delle soluzioni adottate sia in termini di impianti che di logiche gestionali. Le aziende che non svolgono questa rivisitazione continua perdono opportunità di riduzione dei costi in modo inconsapevole, ossia spendono più del necessario” in secondo luogo occorrerebbe una una capacità di fare analisi diverse a seconda delle famiglie di prodotti. “Per fare un esempio vicino all’esperienza di tutti, alcuni articoli presenti negli ipermercati sono correttamente riforniti direttamente dai produttori mentre altri prodotti con flus-

plicativo”. Un’integrazione elettronica B2B che non passa attraverso investimenti in nuovi software quindi e permette “risparmi quantificabili fino all’1% del fatturato e un ROI (Return on Investment) in soli 6 mesi”. Crossgate propone al mercato la propria visione dello scambio elettronico di documenti racchiusa nel concetto di BusinessReady Network che, con gli oltre 40mila business partner integrati nella rete Crossgate, consente alle aziende di collegarsi e comunicare in maniera rapida ed efficiente con i propri network globali di partner. Il portafoglio di servizi viene proposto in modalità “on demand”, per scenari complessi che prevedano il full outsourcing dell’integrazione EDI/B2B, della fatturazione elettronica e la conservazione sostitutiva cross-border. Diverse le aziende che si sono affidate a questa nuova soluzione, tra cui Brembo e Alessi. La collaborazione con Crossgate ha consentito a Brembo, azienda che sviluppa, produce e vende sistemi frenanti in tutto il mondo, di ottenere molteplici vantaggi: miglioramento del total cost of ownership


Approfondimenti

un dialogo operativo e in tempo reale”. Il sistema vocale di Vocollect è utilizzato in diversi anelli della catena logistica: “Dal picking, allo stoccaggio, dal ripristino, al trasferimento scorte e alla messa a dimora. È stimato che, grazie alla tecnologia vocale di Vocollect, le aziende possono ottenere un incremento della precisione nelle operazioni di magazzino fino al 99,99 per cento, un aumento della produttività fino al 35 per cento e un ritorno dell’investimento in circa 8 mesi”. Utilizzando il sistema vocale si eliminano quindi “le liste cartacee – prosegue Lanza - etichette e terminali RF su cui controllare dati e informazioni, gli operatori sono più concentrati sulle loro attività e le loro mani sono libere di eseguire le operazioni”. Ad oggi Vocollect è utilizzato

da 250mila operatori in tutto il mondo e più di 150 clienti in Italia tra cui Penny Market e Scapa Italia. “Grazie all’implementazione di Vocollect Voice abbiamo riscontrato un netto miglioramento dell’accuratezza – spiega Marco Ruffinoni, Direttore Sistemi Informativi di Penny Market Italia -, dopo un mese e mezzo le differenze inventariali del magazzino pilota sono state dimezzate e i reclami per consegne errate di merce sono drasticamente diminuiti”. Positivi i riscontri anche per Scapa Italia che ha raggiunto il proprio obiettivo di miglioramento della qualità offerta riducendo significativamente di oltre il 50% il numero degli errori di preparazione e incrementando la produttività degli operatori del 15%, il cui training è passato da 4 a 1 settimana; “Visti

eurobica: l’importanza della qualità L’anello debole della catena logistica? La formazione e la qualità del servizio. Lo sostiene Daniele Zenari di Eurobica, società bergamasca che offre soluzioni nel campo della logistica e dei servizi integrati. Di fronte a tecnologie sempre più innovative e soluzioni all’avanguardia le carenze arriverebbero quindi dalla forza lavoro: “Per quanto ci riguarda noi offriamo un servizio diretto con personale altamente formato, spesso più preparato rispetto al personale delle aziende. Di contro ci troviamo come clienti le piattaforme logistiche che chiedono disponibilità a tariffe basse che non sono sufficienti per coprire il costo del lavoro. Questo nel 70% dei casi. Si fanno quindi avanti società con profili bassi”. In questo modo viene meno la qualità del servizio e l’intera catena logistica tende a indebolirsi. “La crisi inoltre ha portato a un aumento del bisogno di terziarizzazione come fosse una scorciatoia per l’abbattimento dei costi – prosegue Zenari. Affidarsi a terzi infatti significa risparmiare il 15% e avere una maggiore flessibillità, ma non sempre corrisponde la giusta formazione”. Qualche cifra: il mondo della logistica oggi conta 240mila addetti: “Di questi – prosegue Zenari – la metà lavorano per società che non aderiscono ad alcuna associazione di categoria e molte di queste società inoltre chiudono e riaprono nell’arco di un anno. Insomma non c’è una regola scritta e universale per questo settore”. La soluzione ideale per uscire dall’empasse sarebbe quindi “una maggiore disponibilità da parte di tutti a investire il giusto per garantire così la qualità della filiera, anziché guardare solo al prezzo”.

nella gestione della relazione EDI, maggiore flessibilità della soluzione e un livello di qualità più elevato. Prima dell’avvio della collaborazione con Crossgate, Brembo possedeva già un’infrastruttura EDI gestita internamente tramite risorse aziendali dedicate, alla quale si aggiungeva un VAN per il dialogo con clienti e fornitori. Attualmente sono circa 70 le relazioni gestite da questa nuova infrastruttura tecnologica, alle quali se ne andranno ad aggiungere altre anche grazie alla notevole crescita del gruppo Brembo. Un’altra azienda che opera con Crossgate è Alessi, in seguito allo sviluppo di collaborazioni strategiche con realtà di spicco del-

gli ottimi risultati – spiega Andrea Franchina, Responsabile Sistemi Informativi, Scapa Italia - una volta operativo il nuovo magazzino di 25.000 mq di Marzano (Pavia), Scapa utilizzerà fin da subito Vocollect Voice anche per l’inventario, così come per la ventilazione. Inoltre, in futuro anche per la preparazione dell’automezzo intendiamo utilizzare la voce per far si che gli operatori possano controllare più velocemente che i rol siano caricati correttamente”.

www.vocollect.com/it

si inferiori sono viceversa movimentati attraverso un centro distributivo. Allo stesso modo le soluzioni impiantistiche e gestionali dovrebbero essere differenziate per le diverse famiglie di articoli. L’analisi andrebbe fatta almeno ogni 3-4 anni analizzando i cambiamenti del mercato, i flussi dai fornitori e verso i clienti senza trascurare le esigenze in termini di servizio offerto”. |

Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince. Gandhi

www.polimi.it www.eurobica.it

la GDO, quali Galeries La Fayette in Francia, Bloomingdale’s negli Stati Uniti, John Lewis in Gran Bretagna. Crossgate offre ad Alessi un servizio in outsourcing per la gestione degli ordini, dei cataloghi, dei prodotti, dei report di vendita, degli avvisi di spedizione e delle fatture in entrata e in uscita per tutti i formati normalmente utilizzati nell’ambito EDI. In questo modo Alessi afferma di “aver trovato la risposta ideale alla propria esigenza di uniformare le richieste provenienti dai propri clienti, con conseguente riduzione degli errori dovuti alla gestione di formati estremamente diversificati e di contenimento dei costi e dei tempi operativi”.

Il presidente di Crossgate Antonio Brissa

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settembre - ottobre 2009

La

rivoluzione

LOGISTICA di Daikin

Claudio Bettella, direttore del dipartimento Logistica in Italia e Supply Chain manager del Sud Europa spiega i punti cardine della nuova fi losofia aziendale che valorizza il dialogo tra logistica e vendite, puntando sull’efficienza

dotte del 50% le importazioni europee su gomma privilegiando il trasporto su rotaia. Sulla strada della logistica però, sottolinea Bettella, le imprese italiane devono ancora mettere in atto un cambiamento culturale per trasformare questo settore in un vero e proprio valore aggiunto e in una porta sul mercato.

Ascoltare la voce del cliente, far dialogare la logistica con le vendite e viaggiare nell’ottica di una maggior efficienza ed efficacia per l’intera catena del Supply Chain. Seguendo questo triplice percorso Claudio Bettella, direttore del dipartimento Logistica di Daikin Italy e Supply Chain Manager South Europe, sta portando avanti una vera e propria rivoluzione del settore che ha interessato proprio Daikin Italia. Da inizio 2009 infatti sono state trasferite all’Italia le responsabilità del Centro distributivo strategico Sud Europa di Daikin Europe per garantire una maggior disponibilità di prodotti sul mercato, ridurre i costi di gestione e incentivare lo sviluppo di nuovi mercati nel bacino del Mediterraneo e Medio Oriente. Grazie a questa nuova riorganizzazione e alla conseguente ridistribuzione dei magazzini, sono state ri26

Quando la logistica di un’azienda può dirsi realmente efficiente ed efficace? L’efficienza della logistica non si limita a un solo ambito ma abbraccia una serie di processi che vanno dalla produzione all’amministrazione e vendita. L’intera catena deve funzionare nel migliore dei modi. Per raggiungere dei buoni livelli di performance è necessario avvalersi di una struttura dei costi in grado di riflettere le variazioni dei volumi nella maniera più fedele possibile. Questa flessibilità si ottiene attraverso una analisi approfondita delle modalità contrattuali. Quando si fa un contratto in cui vengono evidenziati determinati obiettivi, si devono mettere in risalto anche i costi per i player. Un altro aspetto importante è il procurement, finalizzato a un’efficienza verso l’interno. Per quanto riguarda l’efficacia verso l’esterno, in termini di soddisfazione delle esigenze del mercato, è indispensabile saper reagire in tempo reale: la misurazione delle performance non può riferirsi esclusivamente a un arco temporale ampio come l’anno solare ma prendere in considerazione anche periodi molto più brevi. Solo in questo modo è possibile monitorare efficacemente l’operatività e predisporre eventuali azioni correttive. Questo è possibile grazie a una creatività spontanea, cioè alla capacità di utilizzare gli strumenti di cui disponiamo per recepire e soddisfare le necessità del mercato. Come la logistica può rispondere e adeguarsi ai cambiamenti del mercato quali l’attuale crisi? La logistica cambia in due aspetti. Il primo è legato a un fatto culturale: in Italia infatti si ha ancora un concetto vecchio della logistica, viene considerata un costo che impatta sulla merce venduta, soprattutto per quanto riguarda il trasporto. In realtà dovrebbe essere considerato un valore aggiunto. Il secondo aspetto è l’outsourcing, ovvero l’affidamento a terzi di specifiche funzioni o servizi, quale valvola di sfogo per ripensare ad alcuni processi. Una valvola che però dipende dalle singole aziende


Soluzioni logistiche

e viene pensata in base alle esigenze del cliente. L’outsourcing può diventare un costo fisso e quindi è importante che nella contrattualistica si pensi alla variabilità dei volumi, parallelamente ai costi. A partire dall’inizio dell’anno in Daikin c’è stato un cambiamento importante sul fronte della logistica. Sono state trasferite a Daikin Italy le responsabilità del Centro distributivo strategico Sud Europa di Daikin Europe. Come mai e quali i vantaggi? Il cambiamento è nato partendo dal nostro motto: “Qual è la voce del cliente”. Abbiamo diviso l’Europa in macroaree e creato un Centro distributivo strategico per il Sud Europa per essere ancora più vicini al cliente; ciascun Paese ha le sue esigenze ed è giusto da parte nostra adeguarci ai differenti standard. Il vantaggio è creare quello di cui c’è bisogno. Per il Sud Europa questo decentramento, che consiste in una semplificazione dei processi e in una riduzione dei siti, si tradurrà in una maggior disponibilità di prodotto e in una decongestione dei flussi distributivi fra stabilimenti e magazzini con conseguente riduzione dei costi di gestione e minori emissioni. L’obiettivo è infatti quello di ridurre del 30% entro fine 2010 le emissioni nocive derivanti dal trasporto primario. I confini che ci troveremo a gestire non saranno più nazionali ma logistici e transnazionali. Nello specifico come avete riorganizzato il sistema della logistica (ridefinizione dei flussi logistici, mappatura dei siti, sistemi digitali ecc)? In base alle singole esigenze abbiamo ri-

disegnato la presenza dei nostri magazzini sui mercati, ne abbiamo aperti di nuovi e chiusi altri, passando da 18 a 12. Questo permetterà, a conclusione del progetto (primi metà 2011), di snellire l’intero processo. Attualmente esistono due poli, uno nel Nord Europa, in Belgio e uno nel Sud Europa, presso il sito logistico di Daikin Italy a Somaglia in provincia di Lodi. In questi magazzini sono presenti tutti i prodotti commercializzati da Daikin. La decisione di trasferire dal Belgio all’Italia le attività di distribuzione e logistica relative all’Europa meridionale è legata al fatto che volevamo aumentare la disponibilità di prodotti sul mercato e ridurre i costi di gestione attraverso un’ottimizzazione del controllo dei processi di inbound, stoccaggio e outbound del magazzino. Sulla base di una ridefinizione dei flussi logistici e della mappatura dei siti a livello europeo, il Centro distributivo strategico Sud Europa contribuisce allo sviluppo di mercati emergenti da una posizione pri-

vilegiata e gestisce l’approvvigionamento di: Italia, Francia, Spagna, Grecia, Europa Centrale e Turchia. Grazie a questa nuova organizzazione in Italia Daikin gestirà un volume di merci tre volte superiore rispetto a quello degli anni precedenti. Il tema delle infrastrutture e quindi del trasporto è legato a doppio filo con la logistica. Quanto e come avete ottimizzato questo fronte? Abbiamo ridotto del 50% le importazioni europee su gomma privilegiando il trasporto su rotaia con sicuri vantaggi per l’ambiente e la sicurezza stradale. Nonostante il nostro impegno serio e concreto purtroppo è doveroso fermarci a riflettere sugli aspetti che in Italia hanno portato alla grande diff usione del trasporto su gomma: la carenza delle infrastrutture e la morfologia territoriale. Quanti prodotti e ricambi movimentate mediamente in un anno? 27


del gruppo Damiani

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settembre - ottobre 2009

La carriera

Claudio Bettella, direttore del dipartimento logistica di Daikin Italy

Claudio Bettella, già direttore del dipartimento logistica di Daikin Italy, ricopre ora il ruolo di Supply Chain Manager South Europe; ha responsabilità dirette legate al Procurement, amministrazione vendite, magazzini e distribuzione di Daikin Italia. Bettella ha iniziato la sua carriera, sempre nell’ambito della logistica, nel 1995 come Key Account Manager prima e Resp. Sicurezza e Ass. al Direttore Generale poi per la Frigoscandia S.p.A. Dopo un’esperienza a Barcellona, ha lavorato in staff al direttore generale di Adespan (società del Gruppo Panini acquisita da Avery Dennison) con l’incarico di ridefinire il processo di supply chain aziendale in considerazione delle sinergie di gruppo. Prima di approdare a Daikin, ha lavorato nel Distribution Center Manager Italia di Avery Dennison come responsabile sicurezza e nella gestione di stock, riordini e coordinamento con stabilimenti europei per la definizione gamma prodotti sulla base delle esigenze del mercato locale; successivamente è stato direttore logistica e customer service del Gruppo BASF. Ora, in qualità di direttore del dipartimento logistica di Daikin Italia, ha responsabilità dirette legate al ruolo ricoperto: procurement (definizione e gestione acquisti prodotti; budgeting; material management); amministrazione vendite (gestione portafoglio ordini; rapporti con le agenzie; programmazione del piano vendite in concerto con il Dipartimento Sales Planning); magazzini (gestione amministrativa e fisica dei magazzini Italia e South Europa; flussi in/out prodotti; definizione e gestione della contrattualistica relativa a Logistic provider e trasportatori); distribuzione (controllo e gestione distribuzione nazionale e da/per compagnie estere del Gruppo, livelli di servizio).

Per quanto riguarda l’area del Sud Europa il Centro distributivo strategico movimenta 3,5 milioni di colli (2 milioni di macchine e 1,5 di ricambi).

giornata di uscita della merce. Si tratta di attività fortemente orientate alle esigenze del cliente, preziose per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Quali sono le principali innovazioni in tema di logistica? Sono tante, vanno da un percorso di studi specialistico destinato alla formazione di professionisti della logistica (come per esempio l’ingegneria logistica) alla semplificazione dei flussi di produzione e vendita, all’eliminazione di passaggi superflui (e il conseguente taglio dei costi), tutte innovazioni sviluppate nell’ottica di una ridefinizione continua dei processi. Stiamo studiando con grande attenzione l’applicazione delle tecnologie RFID per l’identificazione automatica delle merci alla nostra gestione. Con i nostri partner logistici abbiamo già realizzato sempre a livello informatico una profonda sinergia per tutte le fasi di preparazione, trasporto e consegna. Grazie a questa ampliata visibilità dei flussi abbiamo ottimizzato la gestione della fase finale della supply chain, la più critica. Negli ultimi due anni inoltre abbiamo progettato nuovi servizi specifici come la consegna nell’arco della stessa

Secondo lei, quali possono essere le soluzioni per il rilancio della competitività della logistica nel nostro Paese? In Italia, dove per tradizione la distribuzione è fortemente frammentata, è auspicabile un profondo cambiamento culturale. Quanto infatti è stato in parte raggiunto da alcuni poli logistici d’eccellenza non ha attualmente una forte corrispondenza nella rete distributiva. Il cliente, che presenta esigenze sempre più complesse, richiede un servizio integrato anche a livello di trasporto.

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Nella lunga catena della logistica quali sono i passaggi, le fasi più delicate, che necessitano di una maggior attenzione? Nella mia personale visione la logistica comprende tutto il flusso di attività: procurement, gestione magazzini, distribuzione e amministrazione vendite. È la porta sul mercato, quindi ciascuna fase viene seguita con attenzione, rispettando prima di tutto le esigenze del cliente. Questa è la nostra

fi losofia e il processo in cui investiamo. Cosa pensa di aver portato come valore aggiunto nella realtà di Daikin? La mia fortuna è stata determinata dai miei validi collaboratori aperti al cambiamento. Mentre attraverso la mia esperienza ho imparato ad ascoltare la voce del cliente. Ed è proprio questo che penso di aver portato, una maggior considerazione e attenzione al cliente, facendo dialogare la logistica con le vendite. Da 5 anni infatti ci confrontiamo direttamente con agenti e clienti con l’intento di coniugare esigenze e necessità diverse e di trovare soluzioni condivise. |

Sii avido di ascoltare e non di parlare. Cleobulo

www.daikin.it


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settembre - ottobre 2009

Never STOP exploring La filosofia di North Face

punta sempre a nuovi orizzonti Testo di Laura Di Teodoro

Non smettere mai di esplorare nuove frontiere, puntando al limite, all’estremo. Una filosofia che ha permesso al gruppo di arrivare a decuplicare il proprio fatturato in poco più di dieci anni, in Europa, passando dai circa 20 milioni del 1997 agli oltre 200 milioni del 2008. Facendosi accompagnare da un motto diventato parte integrante del proprio DNA, “Never stop exploring”, The North Face è diventato negli anni il marchio di riferimento a livello globale per i prodotti tecnici e avanzati sul mercato per scalatori, alpinisti, amanti dello sci estremo ed esploratori in genere. In Italia è presente con una cinquantina di negozi (sette legati al marchio e 40 gestiti dai propri clienti). Sfogliando la storia del gruppo è facile imbattersi in immagine di testimonial The North Face in imprese sportive estreme, tra cui la prima salita del Salathe Wall, su El Capitan, nel Yosemite Park, nel 1988 da parte di Todd Skinner o la conquista dello Shisha Pangma di Simone Moro, la prima salita invernale della quattordicesima montagna per altezza della terra e ottavo Ottomila salito nella stagione più fredda. The North Face nasce nel 1966 a San Francisco, nei quartieri di North Beach. Nel 1983 l’azienda apre la sua sede europea e nel 2000 entra a far parte di VF Corporation, il più grande gruppo di abbigliamento al mondo con un fatturato di più di 7 miliardi di dollari. Dal 2005 vengono aperti numerosi negozi monomarca in tutta Europa e in Italia. Nell’ordine: Stoccolma, Manchester, Copenhagen, Madrid, Val D’Isere, Varsavia, Roma, Rovereto, Arco, Monaco di Baviera, Praga, Anversa, Zermatt, St. Anton, Lipsia, Dublino, Chamonix, Hasselt, Benasque, Milano, Cortina e Barcellona. “Oggi gli articoli The North Face sono in vendita in tutto il mondo – spiega Karl Heinz Salzburger, Vice Presidente Corporate e Presidente VF International. In Europa i nostri principali mercati restano Francia, Germania, Italia e Inghilterra. Seguono Andorra, Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Groenlandia, Irlanda, Islanda, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria”. Come spiega lo stesso Salzburger dai suoi uffici di Lugano, una delle caratteristiche vincenti del marchio è “il costante impegno nella ricerca tecnologica e nello sviluppo di prodotti innovativi, ricerca che 30


Storie di successo

The North Face è diventato negli anni il marchio di riferimento a livello globale per i prodotti tecnici e avanzati sul mercato per scalatori, alpinisti, amanti dello sci estremo ed esploratori in genere. In Italia è presente con una cinquantina di negozi (sette legati al marchio e 40 gestiti dai propri clienti). In dieci anni l’azienda, in Europa, è arrivata a decuplicare il proprio fatturato, passando dai circa 20 milioni del 1997 agli oltre 200 milioni del 2008 Cho Oyu Trilogy Expedition 2009: Climb, Ride, Run Dalla metà di settembre alla fine di ottobre 2009, The North Face sosterrà il sogno di quattro dei suoi atleti globali, impegnati ad affrontare un’ambiziosa spedizione multisportiva sulle montagne dell’Himalaya tibetana che comprenderà alpinismo d’alta quota, discesa in snowboard, corsa endurance e mountain biking. Gli atleti - Simone Moro, Emilio Previtali, Hervé Barmasse e Lizzy Hawker - collaboreranno con autentico spirito di squadra, aiutandosi l’uno con l’altro per raggiungere insieme un grande sogno. Dopo un periodo di acclimatamento nella valle del Khumbu in Nepal, la prima fase della spedizione consisterà nella scalata del Cho Oyu al confine tra Tibet e Nepal. Con i suoi 8201 metri, il Cho Oyu è la sesta montagna più alta al mondo. Simone Moro ed Hervé Barmasse tenteranno la salita in stile alpino di una nuova via lungo la difficile parete sud-ovest, mentre Emilio Previtali e Lizzy Hawker tenteranno di raggiungere la vetta lungo la tradizionale via sulla parete nord. Scalata per la prima volta nel 1954, la via “normale” del Cho Oyu è tecnicamente una delle più facili tra gli ottomila, ma l’ostilità dell’altitudine la trasforma

in una sfida da non sottovalutare. Al contrario, il nuovo territorio ancora inesplorato della parete sud-ovest su cui Simone e Hervé sperano di aprire una nuova via, rappresenta una delle più importanti sfide dell’alpinismo di alta quota. Durante la seconda fase della spedizione Emilio tenterà la discesa del Cho Oyu in snowboard, se possibile lungo una linea pura e diretta mai tentata prima. L’ultima decisione circa la linea da seguire dipenderà ovviamente dalle condizioni del meteo e della neve, così come dalla condizione fisica di Emilio e dei suoi compagni di squadra. La terza fase della spedizione vedrà gli atleti di ritorno a Kathmandu, ciascuno in base alle proprie “attitudini”: Simone Moro e Lizzy Hawker di corsa, mentre Emilio Previtali ed Hervé Barmasse in mountain bike. Il tragitto che porta dal campo base del Cho Oyu a Kathmandu, a piedi o in bicicletta, è piuttosto impegnativo: circa 450 km attraverso alti passi tibetani prima di raggiungere il Friendship Bridge attraverso il confine tra Tibet e Nepal e di scendere infine verso la valle di Kathmandu. Tuttavia, dopo la scalata della vetta del Cho Oyu a oltre 8000 metri, il viaggio di ritorno verso la pianura sarà una vera e propria prova di resistenza, fisica e mentale. 31


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settembre - ottobre 2009

Ritratto azienda The North Face® nasce nel 1966 a San Francisco, nel quartiere di North Beach, come rivenditore di attrezzature specifiche per arrampicata e backpacking. Il nome della società deriva dalla famigerata “parete nord”, che nelle montagne dell’emisfero boreale rappresenta il punto più gelido e più difficile da arrampicare. Nel 1968 inizia a produrre una propria linea di abbigliamento e di attrezzature. Dall’inizio degli Anni ’80 aggiunge alla sua gamma di prodotti anche articoli di abbigliamento per lo sci estremo. Alla fine degli Anni ’80 The North Face è in grado di offrire una collezione vasta e completa di prodotti di grande qualità e tecnologia, dall’abbigliamento outdoor a quello per lo sci, dalle tende, agli zaini, ai sacchiletto. Nel 1983, in risposta alla crescente richiesta, da parte dei consumatori del vecchio continente, di prodotti The North Face, l’azienda apre la sua sede europea e nel 2000 entra a far parte di VF Corporation, gruppo di abbigliamento più grande al mondo con un fatturato nel 1999 di 5,6 miliardi di dollari. VF Corporation detiene una vasta gamma di marchi di prestigio in diversi segmenti del mercato dei consumi. I marchi VF con caratteristiche simili vengono raggruppati sotto un unico ombrello denominato coalizione. Dal 2005 vengono aperti numerosi negozi monomarca in tutta Europa e in Italia. Nell’ordine: Stoccolma, Manchester, Copenhagen, Madrid, Val D’Isere, Varsavia, Roma, Rovereto, Arco, Monaco di Baviera, Praga, Anversa, Zermatt, St. Anton, Lipsia, Dublino, Chamonix, Hasselt, Benasque, Cortina e Barcellona.

ha permesso a The North Face di diventare leader riconosciuto nel settore dell’outdoor, grazie alle caratteristiche di autenticità, affidabilità e contenuti tecnici che da sempre lo contraddistinguono”. Per avvicinare i consumatori, e quindi le esigenze di ogni singolo Paese, alle caratteristiche dei prodotti The North Face, il gruppo è presente localmente con delle piattaforme operative in Europa, Usa e Asia. La sede europea si trova a Pederobba in provincia di Treviso. “Qui – prosegue Salzburger – adattiamo i prodotti con le esigenze locali, partendo dai colori alle tipologie dei nostri prodotti. Mediamente produciamo 350 nuovi stili l’anno per abbigliamento outdoor e montagna. Complessivamente, tranne qualche piccola sfumatura, il nostro è un mercato coerente a livello mondiale, sia come prodotti che come strategie di marketing. Solo in Cina abbiamo fatto qualche piccolo adattamento”. Uno dei pilastri portanti del mondo The North Face è rappresentato dai testimonial, atleti come Simone Moro, Hervè Barmasse, Emilio Previtali, Elisabeth Hawker, Giulia Monego. Scalatori, alpinisti, runners e snowbordisti che ogni anno si cimentano in avventure che lasciano spet32

Karl Heinz Salzburger, Vice Presidente Corporate e Presidente VF International

tatori e lettori davvero senza fiato. “Tutti i nostri sportivi sono per noi una parte integrante nel processo di sviluppo perchè, come noi, sono alla costante ricerca dei limiti, ci aiutano, e a volte ci guidano, verso nuovi prodotti, aggiungendo quindi valore al nostro lavoro”. L’area che raccoglie i maggiori investimenti resta, naturalmente, quella della Ricerca e Sviluppo di San Francisco. “Per fare innovazione – spiega Karl Salzburger – la ricerca è un elemento indispensabile ma non sufficiente. È infatti necessaria la massima collaborazione tra chi lavora a quel progetto e il territorio in cui si è presenti. Stiamo crescendo in maniera esponenziale, sopratutto da dieci anni a questa parte e questo è segno che produciamo qualità e i consumatori, nonostante la crisi, ci stanno premiando. Siamo una realtà importante con una struttura forte, un’ottima squadra, una macchina aziendale capace di sintetizzare arte e scienza, qualità, tecnologia e attenzione al contesto economico”. Il motto “Never stop exploring” tocca tutti i campi d’azione del Gruppo, dalle strategie aziendali ai prodotti, dalla conoscenza dei mercati alla conoscenza del mondo sportivo. E proprio per questo motivo la

sponsorizzazione e l’organizzazione di eventi legati soprattutto a sport estremi, rappresenta un capitolo importante per The North Face. La società infatti sostiene eventi di grande richiamo come il The North Face Ultra Trail du Mont Blanc, un’ultra maratona (166 km, 9.400 metri di dislivello, un massimo di 46 ore per terminare la gara. Bilancio 2008: 2.384 runners alla partenza - 1.270 al traguardo) nata nel 2003 e che oggi conta più di 5300 iscritti. “Il nostro obiettivo è quello di avvicinare i nostri consumatori agli sport non ordinari e insegnare ai giovani l’amore e la passione per la montagna e tutti gli sport outdoor che ci vedono in prima fi la”. |

Non bisogna essere soltanto all’altezza delle difficoltà che si affrontano, ma bisogna essere nettamente superiori ad esse. Paul Preuss

www.thenorthface.com


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settembre - ottobre 2009

Viaggio nella terra delle BOLLICINE 366 soci tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, 97 aziende consorziate e quasi 10 milioni di bottiglie vendute nell’arco di un anno. Sono i numeri del Consorzio per la tutela del Franciacorta. Fondato nel 1990 a Corte Franca, nel Bresciano, e trasferito pochi anni dopo nella sede attuale di Erbusco, il Consorzio è il custode della disciplina di produzione del Franciacorta, erede e ambasciatore dell’antica tradizione storica vitivinicola di uno splendido territorio. Dal controllo sulla produzione alla tutela e alla valorizzazione della denominazione del vino, dalla comunicazione del prodotto e del suo territorio alla verifica della certificazione dell’intera fi liera: le attività del Consorzio, presieduto da Maurizio Zanella, sono molteplici. Anche se l’obiettivo rimane principalmente uno: dar vita ad un prodotto che sia sinonimo di qualità superiore e contemporaneamente emblema di una storia costruita grazie alla dedizione dei vignaioli di ieri e di oggi. Per raggiungere questo obiettivo i produttori di Franciacorta hanno puntato sul nuovo disciplinare di produzione, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale a metà 2008 e in assoluto il più rigido al mondo a parità di metodo produttivo. Uno sforzo non indifferente per le aziende che rientrano nel Consorzio e che rappresentano la quasi totalità delle aziende produttrici (il 98 per cento) del pregiato vino.

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Storie di successo

Quasi 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, un centinaio di aziende e 366 soci coinvolti: i numeri del Consorzio per la Tutela del Franciacorta. Alla scoperta di uno dei vini che rappresentano lâ&#x20AC;&#x2122;eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo testo di Desirèe Cividini

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settembre - ottobre 2009

qui sotto: il castello di Passirano, in Franciacorta a destra: la vicepresidente del Consorzio Maddalena Bersi Serlini

A confermare la leadership qualitativa del Franciacorta tra le bollicine prodotte con metodo classico sono le guide dei vini 2009: sono stati 33 su un totale di 53 bottiglie i Franciacorta premiati con i massimi riconoscimenti dalle diverse guide del settore, ben il 62 per cento del totale. Incrociando poi i punteggi di tutte le guide, fra le migliori 9 bottiglie in assoluto, ben 6 sono Franciacorta. E anche i dati relativi alla commercializzazione confermano il trend in ascesa: sono state 9.662.691 le bottiglie commercializzate nel 2008, il 16 per cento in più rispetto al 2007, che a sua volta aveva registrato un forte incremento dall’anno precedente. Numeri che, secondo la vicepresidente del Consorzio, Maddalena Bersi Serlini, dimostrano che quello che si sta ottenendo in Franciacorta è un successo straordinario, considerando la congiuntura economica che stiamo attraversando. “Il periodo non è di certo dei migliori – spiega la vicepresidente – ma il fatto di essere una realtà molto compatta ci sta premiando. L’essere un consorzio che raccoglie al suo interno tante cantine unite da un unico obiettivo, e cioè quello di tutelare e promuovere il nostro territorio e i suoi prodotti, ci aiuta ad ottenere dei buoni risultati nonostante la crisi che ha investito il sistema economico. La chiave del nostro successo rimane comunque la qualità: producendo poche bottiglie per noi diventa fondamentale far36


Storie di successo

Ritratto azienda Il Franciacorta è stato il primo brut italiano, prodotto esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia, ad avere ottenuto nel 1995 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Oggi le sue etichette recano solo la denominazione Franciacorta, unico termine che definisce il territorio, il metodo di produzione e il vino. Solo 10 sono le denominazioni che in tutta Europa godono di tale privilegio e di queste sono solo tre i prodotti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia: Cava, Champagne e Franciacorta. Le aziende che rientrano nel consorzio sono Cantine storiche, diventate oggi moderne cattedrali di tecnologia enologica, producono non solo il Franciacorta nelle sue diverse tipologie (Satèn, Rosé, Millesimato, Riserva) ma anche Curtefranca doc Bianco e Rosso e Sebino Igt, i vini fermi della Franciacorta. Il crescente apprezzamento del prodotto in tutto il mondo si riscontra non solo dall’incremento delle vendite, ma anche dalla crescita degli ettari di terreno rivendicati alla Docg, passati dai 2115 del 2007 ai 2283 ettari nel 2008 (+150% rispetto al 2000).

le al meglio”. E per far conoscere uno dei luoghi d’eccellenza dell’enologia italiana, da sempre meta irrinunciabile per appassionati e professionisti del mondo del vino, anche quest’anno il Consorzio ha organizzato il Festival Franciacorta. In programma dal 19 al 21 settembre il Festival off rirà la possibilità di trascorrere tre giorni nel territorio bresciano a sud del lago d’Iseo, cogliendo l’occasione per visitare gli angoli più belli della zona, scoprendo cantine, borghi medievali ed incantevoli colline. “E vista la forte crescita delle aziende partecipanti all’evento – spiega la vicepresidente - il Consorzio quest’anno ha deciso di far crescere ancora la manifestazione, trasformandola nel più grande evento del 2009. Il Festival vuole infatti essere un omaggio delle cantine al territorio e a tutte

le persone che hanno creduto in questo progetto”. E così a Villa Lechi, sede storica del Festival, quest’anno si aggiunge anche Casa Marchetti, splendida dimora in stile palladiano costruita fra il XVI e il XVII secolo. Lo spazio totale a disposizione dei partecipanti sfiora i 10.000 metri quadrati. L’appuntamento è con 62 cantine che per i tre giorni del Festival off rono in degustazione oltre 120 etichette di Franciacorta. Momento clou del Festival sono i banchi d’assaggio, dove si possono degustare, in un’elegante atmosfera, i Franciacorta Brut e Satèn, gli irripetibili Millesimati, i Non Dosati e i Rosé, sotto la guida attenta e disponibile di enologi e produttori. |

Non basta avere grandi qualità, bisogna saperle amministrare. François De La Rochefoucauld

www.franciacorta.net

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settembre - ottobre 2009

qui sotto: I Pinco Pallino nel Gum Store di Mosca

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Storie di successo

I PINCO PALLINO: un marchio per l’abbigliamento

big

baby

Storia di un brand leader nel settore dell’abbigliamento 0-16. Dalla provincia di Bergamo, dove ancora oggi si trova la sede, “I Pinco Pallino” sono approdati in tutto il mondo: dalla Francia alla Germania, dalla Russia al Giappone, fi no ad arrivare in Taiwan e negli Emirati Arabi. Puntando tutto sulla qualità testo di Desirèe Cividini

Tra organze e ricami, balze e plissé, hanno saputo dare vita a un’azienda leader nel settore dell’abbigliamento infantile. Da Entratico, dove ancora oggi si trova la sede, “I Pinco Pallino” sono approdati in tutto il mondo: dalla Francia alla Germania, dalla Russia al Giappone, fino ad arrivare in Taiwan e negli Emirati Arabi. I loro capi, che prendono forma grazie alla creatività e alla passione dei fondatori dell’azienda, Imelde e Stefano Cavalleri, oggi sono presenti negli oltre 400 negozi multimarca sparsi per il mondo e nei department store più prestigiosi. Risale al 2007 l’apertura del monomarca di Mosca, sulla Piazza Rossa, unica realtà del mondo bambino, con una vetrina accanto a quelle di Louis Vuitton, Christian Dior e Jill Sanders e nel 2008 l’ultima apertura a Cannes. Una storia di successo, dunque, quella de “I Pin-

co Pallino”, che da una fabbrica tra le colline bergamasche, si sono affermati come ambasciatori dello stile italiano nel mondo. Partiti con un piccolissimo capitale, ma con il sogno di creare una realtà innovativa, in breve tempo Imelde e Stefano Cavalleri portano l’azienda a diventare il primo vero marchio di moda da bambino. Tanto da destare l’attenzione del Wall Street Journal che nel 2000 dedica loro la “Column One” sia nell’edizione statunitense che in quella europea. Ma dietro al successo de “I Pinco Pallino” c’è prima di tutto l’intuizione, avuta all’inizio degli anni Ottanta da parte dei due fondatori, di comprendere che il vecchio modello della fi liera era superato perché guardava solo al territorio italiano ed era caratterizzato da tempi lunghi. E’ stato questo il punto di partenza che ha portato Imelde e Stefano Cavalleri a dar vita ad una realtà che includesse al suo interno la parte creativa, 39


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“La nostra forza è prima di tutto l’unione . Insieme io e Imelde siamo riusciti a realizzare il sogno nato trent’anni fa di creare una realtà innovativa, senza scendere a compromessi e senza adeguarci alle esigenze del mercato. Volevamo costruire qualcosa di speciale, distinguendoci e lavorando fianco a fianco e ce l’abbiamo qui sotto: Imelde e Stefano Cavalleri a fianco: il negozio di Milano in via Della Spiga

fatta. Passione, idee chiare e la profonda convinzione che il bello e la qualità giustificano il prezzo sono stati elementi indispensabili per riuscire ad affermarci”

commerciale e di comunicazione e demandasse invece all’esterno la produzione, appoggiandosi ai laboratori specializzati per tipologia di prodotto. Da qui in poi la strada è stata tutta in salita: nel corso degli anni Ottanta le collezioni de “I Pinco Pallino” sono richieste nei più prestigiosi negozi della Penisola e sbarcano negli Stati Uniti e in Medio Oriente. La gamma dei prodotti, che include abbigliamento, calzature, borse e accessori, viene distribuita con ben tre marchi: “I Pinco Pallino”, “I Pinco Pallino Baby” e “1950 – I Pinco Pallino”, linea nata nel 1994 e dedicata alla scuola e al tempo libero. Ma qual è la chiave che ha reso vincente l’azienda, che dal gennaio del 2008 è partecipata con una quota di maggioranza da una società di investimento quotata in Borsa? Stefano Cavalleri a questo proposito non ha dubbi: “La nostra forza è prima di tutto l’unione – spiega -. Insieme io e Imelde siamo riusciti a realizzare il sogno nato trent’anni fa di creare una realtà innovativa, senza scendere a compromessi e senza adeguarci alle esigenze del mercato. Volevamo costruire qualcosa di speciale, distinguendoci e lavorando fianco a fianco e ce l’abbiamo fatta. Passione, idee chiare e la profonda convinzione che il bello e la qualità giustificano il prezzo sono stati elementi indispensabili per riuscire ad affermarci”. E ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, l’azienda continua a puntare su questi valori, che hanno permesso di scrivere una storia di successo ripercorsa grazie alla mostra allestita da metà settembre a metà ottobre all’interno della splendida galleria dei magazzini 40

Gum sulla Piazza Rossa di Mosca: “In esposizione – spiega Imelde Cavalleri – si possono trovare le fotografie del nostro fotografo e amico Mauro Balletti che ripercorrono la storia del marchio e alcuni degli abiti realizzati in questi trent’anni. Contemporaneamente annunceremo l’apertura nel 2011 a Sochi, sul Mar Nero, sede dei prossimi giochi olimpici invernali, di un nuovo monomarca”. Ma questo è solo uno dei tanti progetti dell’azienda, che continua a guardare verso Est, senza tuttavia dimenticare, tra un’apertura e l’altra, l’impegno nel sociale. I due fondatori dell’azienda sono infatti impegnati da anni in attività quali la promozione della nascita dell’Osservatorio “I Pinco Pallino su Minori e Media ”, il cui scopo è suscitare la discussione sul rapporto tra bambini e pubblicità, e la collaborazione con il Cambodian Children’s Fund di Scott Neeson per la costruzione della seconda scuola-rifugio per i bambini della discarica di Phnom Penh in Cambogia. I bambini, dunque, continuano ad essere il centro della loro favola fatta di pizzi e merletti, colori e fantasia. Fonte e ispirazione per scrivere ad ogni stagione un nuovo ed entusiasmante racconto. | Chi possiede il dono della creatività, possiede qualcosa di cui non sempre è il padrone, qualcosa che qualche volta, stranamente, decide e lavora per se stesso. Charlotte Bronte www.ipincopallino.it


La casa degli imprenditori dĂ  piĂš spazio alle imprese e ai servizi...

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Centâ&#x20AC;&#x2122;anni di storia per

Boldrocchi

Marchio storico per la Monza e Brianza, ha spento le sue prime 100 candeline. Oggi lâ&#x20AC;&#x2122;azienda conferma la sua leadership mondiale nella produzione di impianti per il trattamento dellâ&#x20AC;&#x2122;aria destinati ai maggiori gruppi industriali del pianeta a cura della redazione 42


Storie di successo

in questa pagina: Un particolare dell’impianto per il trattamento dell’aria prodotto da Boldrocchi

Un marchio storico per la Monza e Brianza, un marchio forte di cento anni tra primati e successi. La Boldrocchi, azienda tra i leader mondiali nella produzione di impianti per il trattamento dell’aria destinati ai maggiori gruppi industriali, ha spento le sue prime 100 candeline da quel lontano 1909, anno in cui Luigi Boldrocchi fondò le omonime officine termomeccaniche a Milano. Solo successivamente vennero trasferite a Biassono. Forte di un fatturato di poco più di 110 milioni, (+ 400% negli ultimi dieci anni), di un organico di 300 persone, di cui 90 ingegneri, e stabilimenti anche in Francia, Germania, Stati Uniti e India, la Boldrocchi vuole allargare i propri orizzonti verso i mercati emergenti. Come spiega il general manager dell’azienda, l’ingegnere Marco Balio, “l’azienda da sempre si rivolge a un mercato di nicchia che paga la tecnologia e una qualità maggiore; le forniture sono esclusivamente su commessa per le specifiche esigenze di una clientela internazionale, molto varia e presente in tutti i principali settori industriali”. L’azienda è stata fondata nel 1909 da Luigi Boldrocchi, nonno di Massimo, attualmente alla guida del Gruppo; produce sistemi di raff reddamento dell’aria, scambiatori di calore, attrezzature contro l’inquinamento acustico e per il controllo della qualità dell’aria utilizzati nei diversi settori, dall’energy al siderurgico, dal cementiero al petrolchimico fino a quello dei fertilizzanti o della cantieristica e del marine. Nei cento anni di vita il gruppo 43


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in questa pagina sopra: La sede dell’azienda Boldrocchi a Biassono. Lo stabilimento si sviluppa su una superficie di 30mila metri quadrati sotto: Interno dello stabilimento di Biassono

Il Gruppo Boldrocchi, presente sul territorio di Monza e Brianza da cent’anni, è forte di un fatturato di poco più di 110 milioni, (+ 400% negli ultimi dieci anni), di un organico di 300 persone, di cui 90 ingegneri. Conta stabilimenti anche in Francia, Germania, Stati Uniti e India Boldrocchi ha lavorato con clienti come Fiat, Barilla, Perugina, la Marina Militare, il teatro La Scala e più recentemente Abb, Ansaldo, Agip, Alstom, Buzzi, Cementir, Dow Chemical, Endesa, Eni, Enel, Esso, Fincantieri, Ilva, Italcementi, Kuwait Petroleum, Riva, Saras, Technit, Toshiba “Nonostante la crisi -prosegue Marco Balio - l’azienda continua a puntare sull’innovazione, internazionalizzazione soprattutto verso i mercati emergenti tra cui la Cina, l’India, dove nel 2005 abbiamo aperto un ufficio a Delhi e nel 2007 lo stabilimento di Chennai, l’ex Madras, il Brasile dove vorremmo creare delle join venture e la Russia dove però i tempi non sono ancora maturi. Altri territori dove c’è ricchezza di energie e dove il livello di attenzione resta alto, sono il Nord Africa, l’Iran, l’Iraq e l’Arabia Saudita”. L’azienda deve all’export il 75% del fatturato. L’internazionalizzazione è stata infatti il trampolino che ha permesso alla Boldrocchi di superare la crisi degli anni Ottanta innescata dal referendum del 1987 sul nucleare. I ventilatori industriali della Boldrocchi erano infatti molto richiesti nel settore dell’energia nucleare. Di fronte a un mercato italiano che iniziava a stare stretto quindi, l’azienda iniziò ad ampliare il proprio perimetro di azione “grazie all’intelligenza e all’azione di Carlo Gandini – spiega l’ingegner Balio, - ai tempi direttore tecnico dell’azienda. Vennero così aperti gli stabilimenti in Germania, Francia e Inghilterra”. In Italia il Gruppo Boldrocchi è strutturato in 4 stabilimenti: due a Biassono, uno ad Arcore, uno a Solaro, nel Milanese. Lo stabilimento di Biassono occupa una superficie di 30mila metri quadrati. A questa realtà nel 1997 si è aggiunta l’unità produttiva De Cardenas Ventilazione di Arcore con area coperta di 9mila metri quadrati, in cui è stata realizzata una tra 44

le più grandi sale prove per ventilatori per una potenza installata di 1000 kW. Settanta tecnici sono attivi nelle quattro principali linee produttive: ventilazione, scambio termico, insonorizzazione industriale, disinquinamento dell’aria. “Ciascuna delle quattro aree – spiega Marco Balio – ha un proprio responsabile e un proprio organigramma. Sono quattro settori distinti con la proprio area di Ricerca e Sviuppo dettata dalle richieste specifiche dei clienti”. Nel futuro dell’azienda gli obiettivi non cambiano, come spiega il general manager: “Siamo sempre proiettati nel futuro. Continueremo a seguire i nostri clienti con attenzione e rispondendo alle singole esigenze; ci concentreremo molto sui servizi post vendita; l’intera attività continuerà a muoversi in tutte le parti del mondo, dall’India al Brasile”. La lunga strada su cui continuerà a correre l’azienda è segnata da strategie fatte d’innovazione, d’internazionalizzazione e di attenzione a nuovi tipi di business, come il riutilizzo dei rifiuti. |

Le opportunità sono rare, e quelli che le sanno sfruttare sono ancora più rari. Henry Wheeler Shaw

www.boldrocchi.eu


Since 1902 La prima organizzazione fra imprenditori sorta in Italia

CONFINDUSTRIA MONZA E BRIANZA RIANZA


“I Fantastici Un’esclusiva di B&G che è andata a intervistare i neo presidenti delle Confi ndustrie territoriali di Milano, Brescia, Bergamo e Monza-Brianza. L’analisi sui primi passi del loro mandato e sugli obiettivi fondamentali che riguarderanno il loro lavoro, compresa la previsione su come sarà l’autunno caldo dell’economia lombarda testo di Laura Di Teodoro foto di Matteo Mottari e Assolombarda Cambi al vertice per le quattro associazioni industriali territoriali di Bergamo, Brescia, Milano e Monza e Brianza. A meno di 100 giorni dall’insediamento dei nuovi presidenti di Confindustria Bergamo, Assolombarda, Associazione Industriali Brescia e Confindustria Monza e Brianza, i nuovi presidenti Carlo Mazzoleni, Giancarlo Dallera, Alberto Meomartini e Renato Cerioli, tracciano un primo bilancio alla luce della crisi finanziaria ed economica e presentano le previsioni per l’autunno. 46


Alberto Meomartini: “Importante il ruolo della formazione” Come stanno andando questi primi cento giorni di Presidenza? Penso bene nonostante questi primi cento giorni siano capitati, come tutti sanno, in un periodo di particolare ed evidente difficoltà del sistema economico. Ho trovato grande collaborazione e posso dirmi soddisfatto di questa prima fase della mia Presidenza. Ovviamente sono stati 100 giorni di lavoro intensissimo dove ci siamo impegnati molto, in particolare, per mettere a punto importanti convenzioni con alcuni istituti di credito per favorire l’accesso al credito alle aziende, in un momento in cui c’è la necessità di dare ossigeno alle imprese e qualcosa di positivo da questo punto di vista è stato raggiunto. Come sarà l’Assolombarda guidata da Alberto Meomartini? Quali i punti di diversità e quali gli elementi di continuità rispetto al mandato di Diana Bracco? Non credo ci sarà discontinuità nei confronti di quanto fatto da Diana Bracco con cui ho collaborato e continuo a collaborare. Ovviamente ciascuno ha il suo stile manageriale, ma spesso le diversità maggiori nascono dai problemi contingenti che ci si trova ad aff rontare. Io, come del resto anche Diana Bracco, ho un approccio molto aperto e poi molti della mia squadra sono gli stessi del precedente mandato anche se ci sono stati nuovi innesti che porteranno nuovi stili manageriali e nuove prospettive di veduta. Se posso sperare in un elemento di discontinuità allora mi auguro che Assolombarda possa occuparsi di più del lavoro di progettazione, proposizione e dialogo anziché trovarsi a fronteggiare i gravi problemi della crisi. Le priorità aff rontate in questo suo inizio di mandato, come ha già accennato, riguardano banche e accesso al credito per le imprese. Ci può fotografare la situazione per le imprese milanesi? Abbiamo messo a punto due tipi di lavoro. Da un lato abbiamo dato vita a un’

importante attività di ascolto del sistema delle imprese e abbiamo riscontrato che ci si è trovati di fronte non tanto e soltanto a problemi di credito, ma anche a una certa difficoltà nel processo di concessione del credito dovuto a procedure più severe. Quindi sull’altro fronte, abbiamo cercato di rendere più fluente questo passaggio e dopo le ovvie difficoltà del primo periodo, credo che il sistema finanziario del nostro territorio abbia reagito abbastanza bene, anche se non tutti i problemi possono dirsi risolti, ma l’approccio è stato corretto: guardare ai problemi reali e aff rontarli con la concretezza tipica lombarda. Quali saranno gli altri punti prioritari del suo mandato? Io e i miei collaboratori stiamo mettendo a punto l’agenda delle priorità. Innanzitutto faremo un monitoraggio della situazione infrastrutturale, punto fondamentale per lo sviluppo e la competitività delle imprese. Ad esempio sul via alla Brebemi c’è il marchio di fabbrica di Assolombarda che ha lavorato in prima linea per rendere possibile questo progetto. Un altro tema prioritario riguarderà il rapporto con il sistema formativo. Se in passato l’economia milanese è stata meno vivace di quella dei territori concorrenti, in questi ultimi tempi si è ripresa con una rinnovata leadership europea e in questo conta molto l’innovazione e il rapporto tra il sistema formativo, università e imprese che considero un asse prioritario. Altro fattore importante sarà il consolidamento del rapporto con le organizzazioni sindacali. Noi siamo fieri del buon dialogo che già esiste e proprio in un periodo di crisi è importante mantenere e rinvigorire questo rapporto. Ci occuperemo, ovviamente, del tema Expo, del rapporto tra piccola e grande impresa per trovare occasioni di collaborazione. Poi aff ronteremo le tematiche interne perché vogliamo rendere ancora più efficace e trasparente il nostro operato mettendo in calendario alcune riforme anche sul fronte dello statuto. Incentiveremo il dialogo con i principali interlocutori istituzionali e politici e poi, 47

Alberto Meomartini, Assolombarda Milano

Quattro”


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naturalmente, ascolteremo molto il sistema delle imprese perché ci possa fornire importanti input: cercheremo di lavorare molto per progetti. Non è da dimenticare la valorizzazione del rapporto già forte con Confindustria nazionale per esempio sul fronte delle questioni fiscali. Infine, qualcuno si stupirà, aff ronteremo ancor più la lotta all’evasione fiscale che è una delle premesse per un sistema più competitivo. Nel suo primo intervento ha parlato principalmente dell’importanza di “fare sistema” pur mantenendo ciascuno la propria individualità. Come si costruiscono questi legami in tempi di crisi? Riproviamo a pensare ai temi appena elencati, come il rapporto tra scuola e università: fare sistema è mettere a fuoco un progetto e lavorare insieme, dedicare tempo e risorse condividendo gli obiettivi. Questo è fondamentale in particolare per un area come quella di Milano che non ha una singola specificità di eccellenza ma tanti campi di eccellenza sui quali si possono condividere importanti progetti. L’Expo capita a proposito: se c’è un progetto che richiede collaborazione su tutti i fronti è proprio questo. Quali sono le priorità per le imprese milanesi e per Milano in generale? Nonostante la globalizzazione ci si trova sempre più di fronte a un’economia territoriale. Per questo dobbiamo lavorare affi nché le imprese possano godere di un buon sistema associativo,

creditizio e su questo penso che si siano già raggiunti importanti obiettivi ma non dovremo allentare l’attenzione. E poi sarà importante il mantenimento e il finanziamento degli ammortizzatori sociali. Soprattutto adesso che siamo più vicini alla ripresa, non si può mollare. Il rischio è quello di perdere non soltanto posti di lavoro, che pesano sulla comunità dal punto di vista sociale e familiare, ma anche di perdere professionalità importanti. Per questo serve un doppio impegno etico e aziendale per mantenere il più possibile la struttura di persone che sono all’interno delle imprese. Altrimenti ci troveremo di fronte a un impoverimento che non ci possiamo permettere sia dal punto di vista sociale che imprenditoriale. Sul lungo termine si dovrà soprattutto ricostruire le regole senza le quali una crisi come questa ha potuto dilagare e crescere in profondità. Si dovranno aff rontare i cosiddetti global legal standard affinché società, sistema finanziario ed economia reale possano vivere su una piattaforma più solida. E su questo l’Italia sta avendo un ruolo importante basti pensare al lavoro svolto al G8 che ha messo sul tavolo di lavoro proprio la questione delle regole. Si sente di lanciare un appello al Governo sul tema della crisi? Lei ha parlato della necessità di regole certe e di un intervento che adesso deve arrivare dallo Stato, come sta succedendo… 48

di adeguate infrastrutture, di una riduzione della burocrazia, di legami forti con il sistema educativo e formativo. Certo queste cose si costruiscono con il tempo e costano fatica, ma sono fondamentali.

“Bisogna lavorare molto sulla formazione, ridando

Qual è la forza delle imprese milanesi? La forza di Milano sta nel suo dinamismo imprenditoriale, nella propensione all’innovazione delle sue imprese e nella loro straordinaria apertura alle relazioni, soprattutto internazionali. Un’area forte per le sue interdipendenze, più che per la sua specializzazione produttiva. Milano off re le possibilità di sviluppare al meglio il dialogo, le imprese possono darsi una mano tra loro per aff rontare problemi comuni. Noi qui possiamo contare su un territorio collaborativo e questo ci dà forza. Quali saranno le principali criticità che ci aspettano sotto il cielo dell’autunno? Prima dell’estate abbiamo assistito alla fi ne del crollo del commercio internazionale e adesso le principali organizzazioni economiche internazionali verificano un allentamento dei segnali di crisi. Possiamo dire che i problemi che ci sono sul tappeto sono di breve e lungo periodo. Certo, quando si misurano le distanze a breve è tutto più facile, ma è possibile intravedere un orizzonte più tranquillo sullo sfondo, anche se la distanza da questo orizzonte è difficile da calcolare. E’ ovvio, non sarà un autunno facile. Dovremo lavorare per conservare il sostegno del sistema

Come tutti sanno noi non siamo nè contro nè a favore dei governi, noi giudichiamo il loro operato e collaboriamo per aff rontare problemi concreti. Tuttavia sui temi di sostegno al credito, ammortizzatori sociali e sul ruolo internazionale che l’Italia sta avendo su questo fronte, mi sembra di riscontrare un impegno fattivo del Governo. Naturalmente ogni giorno nascono problemi, ma Confindustria e Assolombarda insieme al Governo si danno da fare per aff rontarli con serietà e, appunto, concretezza. Aumenta la disoccupazione ma ci sono imprenditori che lamentano il fatto di non trovare personale preparato e specializzato. Il ponte tra mondo formativo e aziende è ancora debole? Il rapporto col mondo formativo è uno dei temi più importanti del mio mandato e un aspetto distintivo sul quale mi piacerebbe essere giudicato al termine del mio lavoro. Ogni anno le analisi ci segnalano il gap che esiste tra le esigenze delle imprese e ciò che off re il sistema formativo: questo è un problema del Paese. Tuttavia mi pare che oggi ci sia un metodo giusto per aff rontare la questione. Conta molto il ruolo delle associazioni d’impresa che possono dare un importante contributo per segnalare i bisogni concreti delle aziende e farsi promotrici del dialogo con il sistema formativo. Certo, talvolta occorrono anche 6, 8 mesi per trovare la giusta professionalità utile all’im-

più dignità anche agli istituti tecnici. Ogni anno mancano mediamente 100150mila figure che arrivano dagli istituti professionali e oggi assistiamo finalmente a un’inversione di tendenza positiva, frutto del lavoro fatto”

presa e questo è inaccettabile. Bisogna lavorare molto su questo fronte, ridare sempre più dignità, come noi abbiamo fatto, anche agli istituti tecnici perché la formazione non si esaurisce solo in campo universitario. Ogni anno mancano mediamente 100-150mila figure che arrivano dagli istituti professionali e oggi assistiamo finalmente a un’inversione di tendenza positiva, frutto del lavoro fatto. In vista dell’Expo lei ha più volte sottolineato l’importanza di puntare sui giovani… Cosa propone? Ad esempio stiamo lavorando al progetto di un “Erasmus straordinario”, ovviamente è un progetto difficile, ma ci stiamo impegnando per verificarne la concreta fattività all’interno di una serie di altre iniziative che riguardano i giovani e l’Expo. Ritengo che intorno ai temi della nutrizione e dell’economia sostenibile non si possano non coinvolgere i giovani di ogni parte del mondo. Un Expo senza giovani è impossibile. Se dovesse sintetizzare quella che sarà la sua presidenza in una parola come la definirebbe? Propositiva. Spero che la mia Presidenza possa vantare una vocazione progettuale e propositiva. |


Giancarlo Dallera: “Se la crisi diventa opportunità”

sitare da un posto di lavoro all’altro, senza far loro mancare un adeguato sostegno al reddito, e dotato di supporti formativi e di orientamento.

Come stanno andando questi suoi primi cento giorni di Presidenza? Il mandato di questa Presidenza ha avuto inizio in un momento congiunturale particolarmente difficile. Malgrado alcuni timidi segnali di miglioramento, la situazione resta ancora complessa, specialmente per le piccole imprese, che ad Aib chiedono sostegno e interventi concreti sul territorio per far fronte alla crisi. Un sostegno che io e la mia squadra, formata da imprenditori di grande esperienza, non faremo mai mancare. Quali sono le priorità del suo programma? Anzitutto, vista anche la difficile congiuntura, intendo mostrare la massima disponibilità al confronto con tutti gli interlocutori del nostro territorio, istituzioni pubbliche ed economiche, società civile, organizzazioni sindacali. Un altro aspetto sempre in primo piano sarà la formazione, soprattutto quella di carattere tecnico e professionale, tema al quale, con lungimiranza, da molti anni l’Associazione riserva un’attenzione particolare. Molto impegno infine sui fronti del credito, dell’innovazione e dei processi di internazionalizzazione.

Federmeccanica le hanno permesso di conoscere da vicino i problemi dei lavoratori. Ad oggi quali sono le emergenze da aff rontare? A mio avviso, le priorità consistono nel proseguire sul percorso di modernizzazione del sistema legislativo che regola il mercato del lavoro e che ancora oggi presenta alcune rigidità; nel definire nuove politiche attive per i lavoratori; una efficace riforma degli ammortizzatori sociali che consenta una reale copertura per tutti i lavoratori, una riduzione decisa del costo del lavoro. In particolare ritengo non più rinviabile una drastica diminuzione o addirittura

“Gli imprenditori devono Qual è l’attuale situazione delle aziende bresciane? La fase più critica della crisi sembra superata, ma resta il fatto che il nostro sistema industriale è stato colpito molto duramente dalla recessione internazionale. E non possiamo certo aspettarci un recupero in tempi brevi. Al contrario, infatti, la ripresa sarà lunga e molto probabilmente dovremo attendere diversi anni per tornare ai livelli di produzione e fatturato del 2007. Quali saranno le principali criticità che si troveranno ad affrontare le imprese in autunno? Molte aziende saranno costrette ad aff rontare processi di riorganizzazione industriale e una diminuzione dei livelli produttivi. Potrebbe poi peggiorare la già grave situazione finanziaria delle imprese a causa della riduzione del fatturato, dell’allungamento dei tempi di incasso dei crediti e della stretta creditizia da parte degli istituti bancari. Un problema che oltretutto ha un impatto negativo sull’occupazione, in quanto le difficoltà in cui versano diverse imprese e la conseguente necessità di interventi di ristrutturazione comporteranno riduzioni della forza lavoro. Lei ha più volte parlato della necessità di trasformare “questa emergenza in un’opportunità”. Come? Penso che una fase di crisi rappresenti prima di tutto un’opportunità per le imprese per diventare più efficienti e competitive sui nuovi mercati che si apriranno al momento della ripresa. Ma la recessione rappresenta anche un’occasione anche per il governo che ora ha la possibilità per attuare quelle riforme strutturali ormai non più rinviabili, che consentiranno al nostro Paese di agganciare la ripresa in maniera più solida. La sua pluriennale esperienza e attività imprenditoriale unita alla vicepresidenza in AIB e in

continuare a fare bene il loro mestiere, salvaguardardando le loro aziende e i posti di lavoro e tentando di tradurre la forzata pausa produttiva in investimento sul futuro, grazie alla sinergia tra ammortizzatori sociali e formazione professionale finanziata” l’eliminazione dell’IRAP, nonché una detassazione del lavoro dipendente. Non dimentichiamoci inoltre della riforma del sistema pensionistico. Sul fronte salariale, infine, è necessario spostare progressivamente il baricentro retributivo a livello aziendale, basandosi sul grado di efficienza, produttività e redditività di ciascuna realtà industriale. Cosa devono fare le imprese e soprattutto gli imprenditori per mantenere la fiducia e l’ottimismo? Devono continuare a fare bene il loro mestiere, cercando in ogni modo di salvaguardare le loro aziende e i posti di lavoro e tentando di tradurre la forzata pausa produttiva in investimento sul futuro, grazie alla sinergia tra ammortizzatori sociali e formazione professionale finanziata. Sul punto, devo dire che purtroppo gli strumenti a disposizione spesso rimandano solo il problema e non aiutano le aziende a tornare competitive, né ad accrescere l’ “occupabilità” dei lavoratori. Ecco perché, come dicevo, abbiamo bisogno di politiche attive, di un sistema più dinamico, che aiuti i lavoratori a tran-

Internazionalizzazione e innovazione rappresentano due leve indispensabili per il rilancio dell’economia...come vi muoverete su questi due fronti? Per la prima, auspichiamo che il governo riveda al rialzo i fondi previsti con la legge 295/73, che regola da qui al 2011 le risorse cui attingono i diversi provvedimenti a sostegno dell’internazionalizzazione. La manovra d’estate ha infatti ridotto drasticamente i fondi di questa legge. AIB è poi molto impegnata con iniziative e accordi per agevolare la partecipazione delle imprese, soprattutto piccole e medie, alle missioni imprenditoriali che Confindustria organizza in Paesi con grandi opportunità di sviluppo. Venendo all’innovazione, ricordo alcune iniziative molto concrete come il contributo economico alle nostre imprese per la preparazione delle proposte nell’ambito dei bandi europei, nonché il sostegno al Centro Servizi Multisettoriale e Tecnologico (CSMT) di Brescia, nel quale siamo fortemente impegnati anche dal punto di vista finanziario, che sul territorio svolge una funzione di intermediario tra le imprese e l’Università al fine di avvicinare domanda e offerta di ricerca e innovazione. Al livello nazionale, inoltre, auspichiamo che prosegua il sostegno a “Industria 2015”, attraverso il rifinanziamento dei progetti già avviati. Quali sono ad oggi le priorità per Brescia, partendo dalle infrastrutture? Lo scorso luglio è stata finalmente posata la prima pietra dell’autostrada Brebemi, un’opera che riteniamo essenziale per il territorio e per la quale AIB si batteva ormai da molti anni. Brebemi a parte, a Brescia resta ancora molto da fare per lo sviluppo infrastrutturale. Da troppo tempo si parla dell’autostrada della Valtrompia, un’altra opera fondamentale da realizzare al più presto. Negli ultimi anni, AIB è impegnata direttamente per la gestione bresciana dell’aeroporto di Montichiari, uno scalo con notevoli potenzialità di crescita, che fi no ad ora non sono state colte. Chiudo ricordando un’altra sfida che vede AIB in prima linea: lo sviluppo dello scalo ferroviario della “Piccola Velocità”, una grande occasione per dare a Brescia, uno scalo intermodale moderno ed efficiente. Expo 2015. Un obiettivo diventato ormai una sfida e un’occasione da cogliere per uscire in piedi da questa crisi. Come si muoverà Brescia? Non c’è dubbio che Expo 2015 rappresenti un’occasione unica di sviluppo per il Paese, per l’intera regione e, quindi, anche per il nostro territorio, a cominciare dalle infrastrutture. A livello locale, c’è piena sintonia con le istituzioni e i numerosi attori coinvolti nella pianificazione di una manifestazione di questa portata. Aggiungo anche che la nostra Associazione partecipa attivamente, già da ora, a tutti i tavoli di lavoro e alle iniziative promosse in sede confindustriale sotto la guida di Diana Bracco. Un appello agli imprenditori... In questa fase così delicata, non posso che ripetere l’appello rivolto a tutti i colleghi imprenditori nel corso dell’ultima assemblea generale dell’Associazione. Dobbiamo continuare a lottare per il bene dello sviluppo con coraggio e senza cedimenti nei confronti di chi nel nostro Paese parla di declino dell’industria. | 49

Giancarlo Dallera, Associazione Industriali Brescia

Esclusiva


Carlo Mazzoleni, Confi ndustria Bergamo

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Carlo Mazzoleni: “Il valore del confronto e del dialogo” Come stanno andando questi primi cento giorni di Presidenza? Avendo svolto il ruolo di vicepresidente con il mio predecessore Alberto Barcella, la mia è una presidenza all’insegna della continuità. Ho raccolto un’eredità importante, un progetto che abbiamo iniziato a costruire a inizio anno partendo dall’iniziativa “Ascoltare la crisi” quale occasione per incontrare, ascoltare un numero importante di imprese e imprenditori e sentire dalla loro viva voce i veri problemi legati alla crisi. Da qui è scaturito un incontro in cui abbiamo tracciato i risultati di questa nostra inchiesta e ricerca, il tutto è stato propedeutico per la creazione del Progetto Val Seriana che ha occupato gran parte delle nostre energie, del nostro impegno e delle risorse. Come nuovo presidente c’è prima di tutto la volontà di portare avanti questo progetto, svilupparlo e fare in modo che possa dare presto dei risultati tangibili. La crisi ha sicuramente richiesto, da parte nostra, la massima attenzione: ci siamo concentrati, e continuiamo a farlo, nell’assistenza alle imprese sul fronte del mercato del lavoro e dell’accesso al credito, le due aree più critiche. Mercato del lavoro e rapporto con le banche, i due temi centrali nell’incontro con il presidente di Confindustria Marcegaglia, in programma il 21 settembre a Bergamo. Come siete arrivati a questo momento assembleare? In seguito ad altri due incontri interni a Confindustria direttamente con le aziende. Un primo incontro, nel mese di luglio, sul tema del lavoro e un secondo momento incentrato sul credito, a inizio settembre. In queste due occasioni abbiamo ascoltato, senza speculare o imporre soluzioni o promesse. Abbiamo infatti ritenuto fondamentale avere un rapporto molto “friendly” con gli imprenditori per capire i problemi reali come ad esempio come sarà la situazione al termine della cassa integrazione straordinaria e ordinaria o se esiste effettivamente il fenomeno del credit crunch. Ascoltare e affrontare la crisi come priorità del programma quindi. Quali saranno gli altri punti che saranno centrali in questi quattro anni di mandato? Prima di tutto stiamo privilegiando sistemi di rapporti con le imprese molto veloci perchè non possiamo permetterci di perdere tempo. Il nostro compito è quello di trovare sul territorio possibili soluzioni. Dall’altra parte cerchiamo di avere uno sguardo orientato al futuro, a quanto potrà avvenire dopo la crisi. Tra gli obiettivi futuri c’è sicuramente la definizione del piano operativo strategico per il 2010 per cui stiamo costruendo una serie di progetti che andranno verificati nelle varie sedi istituzionali; stiamo inoltre operando su progetti a lungo termine che coincidono con il mio mandato di 4 anni. Ci siamo dati un metodo di grande partecipazione ma soprattutto di ringiovanimento, con l’obiettivo di rafforzare le risorse umane e il numero di imprenditori che partecipano alla vita attiva dell’Associazione. In questo senso è simbolico il fatto che la presidenza sia stata allargata al presidente del Gruppo Giovani. E’ una prima linea di azione. Un’altra è l’ascolto con l’obiettivo di raccogliere, elaborare per poi fornire delle risposte. Il “Modello Bergamo” è diventato un esempio a livello nazionale. Come si struttura? Il “Modello Bergamo” si basa prima di tutto sulla concertazione, sul confronto con l’obiettivo di creare momenti di ascolto molto frequenti con tutti i livelli istituzionali, dalla Provincia, ai Comuni fino ad arrivare ai vari stakeholders sul territorio e ai nostri interlocutori sindacali con cui continuiamo a mantenere rapporti molto buoni e costruttivi, come dimostrano i molti tavoli aperti. Il “Modello Bergamo” funziona perchè c’è la disponibilità di tutti a partecipare, costruire, mettendo da parte certe ideologie. L’obiettivo è di continuare a crescere con questo modello, con l’idea del confronto continuo. In questo senso ci piace vedere la nostra Associazione come un laboratorio aperto all’ascolto in cui si raccolgono, elaborano idee e proposte per costruire progetti importanti. La complessità dei problemi è tale da richiedere, da parte di tutti, un bagno di umiltà. In cosa consiste il progetto Valle Seriana? È un progetto che vede coinvolti tutti questi soggetti istituzionali e altre associazioni di categoria perchè la crisi tocca tutte le attività dell’economia reale. Insieme ai sindacati, Imprese & Territorio e all’Amministrazione Provinciale abbiamo costruito un progetto nato dalle difficoltà che si è trovato ad aff rontare il settore tessile della Valle Seriana. Si è riflettuto sulle evoluzioni future del dopo crisi. Il problema infatti è capire cosa faremo dopo, se ci sarà o meno un settore tessile, come sarà e soprattutto capire come poter impiegare i 4-5mila occupati che in questo periodo di tempo rischiano di perdere il posto di lavoro. Si è così attivato un progetto su 4 linee: al sindacato è stato assegnato il compito di portare avanti 50

le sperimentazioni nel campo della flexsecurity, ovvero sia utilizzare gli ammortizzatori sociali non solo come integrazione al reddito in attesa che la prospettiva sia quella della messa in mobilità ma anche per la formazione, la riqualificazione del personale con l’obiettivo dei reinserimento lavorativo anche in altri settori. Dagli studi che abbiamo fatto infatti è risultato che il manifatturiero non sarà in grado di riassorbire i numeri che la crisi sta generando. Ci sono al contrario altre attività nel terziario, nel commercio e nel turismo, che possono off rire delle giuste alternative di occupazione sul territorio. Alla Provincia abbiamo affidato il marketing territoriale perchè una programmazione a livello comunale è assolutamente insufficiente per risolvere problemi legati a insediamenti produttivi, ristrutturazioni di insediamenti produttivi e contenitori industriali. Imprese & Territorio svolge invece un’attività di sportello. Utilizzando i terminali già esistenti che fanno capo agli artigiani, commercianti e Confi ndustria, abbiamo creato una rete con una serie di punti di riferimento decentrati per essere più vicini al territorio. L’ultimo fi lone, non in termine di importanza, è quello che seguiamo come leader del progetto che riguarda il Fondo d’Investimento. Un’attività di trasformazione e mutamento del tessuto industriale richiede capitali. Questo mutamento può voler dire acquisizioni, investimenti rivolti alla riqualificazione e alla ristrutturazione per entrare in nuovi segmenti di mercato. Per raccogliere questi capitali, insieme alla Camera di Commercio stiamo creando un fondo di investimento che possa intervenire in operazioni importanti, su richiesta dell’imprenditore naturalmente. La logica del fondo, dove il capitale è detenuto dalle Camere di Commercio di Milano, Bergamo, Brescia e Como, nasce con fi nalità diverse rispetto ad altri fondi: i tempi di rientro sono di 7 anni con possibilità di raddoppiare; si tratta di un fondo per imprese che hanno prospettive interessanti di ristrutturazione, non un fondo speculativo e neppure di beneficienza, si ragiona quindi su ritorni di investimento inferiori al 10%, parliamo di un 7-8%. Il fondo non operarà solo in Val Seriana e non solo nella Bergamasca ma in tutta la Lombardia e sarà aperto a progetti al di sopra dei 500mila euro. L’obiettivo è di esportare il progetto Val Seriana anche in altre zone. Se riusciremo a gestire il problema occupazionale, azzerrare il tempo tra la perdita del posto di lavoro e la nuova occupazione, anche in altri settori, e dall’altra riusciremo a sostenere patrimonialmente le aziende perchè completino o intraprendano percorsi di ristrutturazione, potremo essere ragionevolmente fiduciosi e ottimisti.


Testatina

Quali sono le sue previsioni per il futuro? Dal punto di vista dell’andamento economico non sono previsti ulteriori peggioramenti. I livelli di fat-

turato e produzione non dovrebbero subire ancora flessioni. Gli effetti sull’occupazione sono di piena attualità perchè gli ammortizzatori sociali, che stanno terminando, o troveranno coperture da parte dello Stato oppure è chiaro che le aziende dovranno pensa-

mistici dall’altra, causa la crisi, si dice che bisognerà ripensare ad alcuni progetti. Siamo in una situazione molto confusa, in cui manca completamente l’informazione, per questo motivo abbiamo intenzione di sollecitare una serie di incontri con gli interlocutori.

“Il Modello Bergamo si basa prima di tutto sulla concertazione, sul confronto con l’obiettivo di creare momenti di ascolto molto frequenti con tutti i livelli istituzionali, dalla Provincia, ai Comuni fino ad arrivare ai vari stakeholders sul territorio e ai nostri interlocutori sindacali con cui continuiamo a mantenere rapporti molto buoni e costruttivi” re a una ristrutturazione e diminuzione degli organici. Ci vorranno anni per risollevarsi completamente; basti pensare che le previsioni sul 2010 parlano di un incremento dello 0,5% contro una flessione per quest’anno di circa il -5%. Expo 2015. Un obiettivo diventato ormai una sfida e un’occasione da cogliere per uscire in piedi da questa crisi. Come si muoverà Bergamo? In questo ultimo anno si è perso molto tempo in questioni riguardandi gli assetti della società. Non solo, perchè è calata anche una cappa di silenzio abbastanza preoccupante: da una parte arrivano segnali otti-

È evidente che per noi l’opportunità di Expo 2015 è importante, ci sono imprese che sono molto coinvolte per ragioni di business e c’è l’intero territorio che può trarne benefici. Abbiamo la fortuna di avere un aeroporto come quello di Orio al Serio che potrà arrivare a 7 milioni di passeggeri in un anno. Considerata la sua rilevanza, stiamo puntando molto sul progetto del collegamento ferroviario tra Orio al Serio alla stazione di Bergamo e quindi al centro cittadino. Questa è un’opera fondamentale, costosa ma che si giutificherebbe non solo in funzione Expo 2015 ma anche in funzione dello sviluppo dei collegamenti tra Orio e Bergamo anche in situazioni del tutto normali. |

Renato Cerioli: “Percorrere la strada dell’eccellenza” Da vice presidente dei giovani di Confindustria a presidente degli industriali di Monza e Brianza: un presidente giovane... un salto importante. Quali le responsabilità che sente di avere per questi due anni? Naturalmente, la responsabilità di guidare la più antica Associazione Industriale d’Italia e le sue 800 imprese, di interpretarne correttamente le istanze e fornire sevizi adeguati. In secondo luogo, quella di mantenere inalterati l’autorevolezza e il ruolo di organismo più rappresentativo del tessuto economico e industriale del territorio, che ci hanno sempre contraddistinto. Un presidente giovane per Confindustria Monza e Brianza. Quale segnale si vuole mandare? Ottimismo....fiducia.... Ottimismo e fiducia sono condizioni indispensabili del fare impresa. Ma, se parliamo di segnali, io direi piuttosto serietà e impegno. Confindustria Monza e Brianza, si sa, è la prima Associazione fra imprenditori fondata in Italia e rappresenta un territorio che da oltre un secolo ha un ruolo di primo piano nell’economia nazionale ed europea. Il nostro compito primario è evidentemente quello di fornire al tessuto delle imprese servizi adeguati per aff rontare la competizione internazionale e – in questo momento di crisi – resistere e rafforzarsi in attesa del cambiamento di ciclo. Come imposterà questo suo mandato? Con un grande gioco di squadra. E spero di riuscirci. Vede, una Associazione è un punto d’incontro fra molte, preziose professionalità, che si esprimono negli organismi interni: i gruppi merceologici, la Giunta esecutiva, oltre naturalmente alle vicepresidenze e al Consiglio direttivo. È mia intenzione – e l’ho posto fra i punti fondamentali del mio programma – coinvolgerli direttamente: assegnare deleghe, chiedere approfondimenti sui temi specifici, portare in Associazione gli straordinari contributi che possono venire dal management e dai tecnici delle imprese iscritte. Tutto ciò, con l’obiettivo generale di dare servizi di qualità e d’avanguardia e farci portatori delle istanze profonde del tessuto economico nei confronti delle istituzioni e degli interlocutori sociali, a partire dalle organizzazioni sindacali.

Quali sono le priorità per le imprese di Monza e Brianza? Internazionalizzazione, alleggerimento della burocrazia, velocità e certezza della giustizia, accesso al credito, riqualificazione della forza lavoro. Sono, del resto, le priorità tipiche delle aree industriali avanzate nel mondo occidentale, con l’unica differenza che – per noi – risultano acuite dai problemi strutturali irrisolti e da una cultura di fondo ancora troppo diffidente nei confronti dell’impresa privata e della valorizzazione del merito. Gap infrastrutturale, un problema che interessa la Lombardia da anni....quale sono le prime emergenze che aff ronterà? Purtroppo non le “aff ronterò”, nel senso che non avrò nessuna possibilità di intervento concreto. Ma, al di là della battuta, in Brianza stanno finalmente per prendere avvio due opere viabilistiche di straordinaria importanza: il tunnel di viale Lombardia in direzione Milano e – speriamo vivamente – la Pedemontana. Vigileremo sull’effettivo avvio dei lavori e faremo da stimolo – ma speriamo che non sia necessario – per il rispetto dei tempi di realizzazione. Ci faremo inoltre portatori – anche nei confronti della nuova Provincia, che consideriamo un interlocutore fondamentale – dell’urgenza di una razionalizzazione complessiva del trasporto aereo in Lombardia, che garantisca alle imprese della Brianza la necessaria accessibilità ai collegamenti nazionali e internazionali. Il Pil nazionale è crollato del 5% secondo le stime di Mario Draghi. Cosa devono fare le imprese per mantenere la fiducia e l’ottimismo? La fiducia e l’ottimismo sono stati d’animo; più che le imprese, penso che siano il Governo, l’Unione Europea, le banche a potere – anzi dovere – fare qualcosa per alimentarli, con provvedimenti che facciano da stimolo al mercato e pongano le condizioni perchè ci siano comunque consumi e lavoro. Le imprese devono resistere, attrezzarsi e continuare ad investire sui prodotti e sui processi produttivi per essere pronte al momento della ripresa: è difficile, certo, ma non credo ci siano altre strade. La Provincia di Monza ha un tessuto di 83mila imprese senza eguali in Ita51

Renato Cerioli, Confi ndustria Monza e Brianza

Qual è la nuova sfida quindi? La vera sfida saranno le idee. I soldi ci sono grazie al sostegno delle banche e ora servono le idee per trovare i progetti nuovi, innovativi, capaci di aff rontare il futuro. In questo senso le aziende devono farsi parte proattiva nel portarci i dossier con le loro idee. Qualche dossier è in fase di costruzione e per valutarli verranno costruite delle squadre ad hoc. Ricordiamoci che il fondo non ha capitale illimitato. Prendiamo come esempio il settore tessile, un settore che sicuramente avrà ancora un futuro sul nostro territorio ma con una veste diversa. Qualcosa, come già succede da tempo, arriverà dagli altri Paesi; noi dovremo essere bravi a puntare su tessili tecnici e sulla qualità. Ci sono aziende sul territorio che sono passate dall’utilizzo tradizionale a quello più tecnico e questo ha permesso loro di trovare nuove quote di mercato. Non tutti supereranno la crisi ma chi, in questi anni, ha investito nella qualità e innovazione, nella ricerca di nuove possibilità di sbocco tecnologico del prodotto, ce la potrà fare. Dalla crisi non usciremo come ci siamo entrati e proprio per questo bisogna avere la freddezza, la lucidità di guardare al dopo: chi uscirà dalla crisi rafforzato, con organici più leggeri, strutture più efficienti ma avendo investito sul mercato, sul marketing, avrà opportunità di crescita importanti. Questo è il futuro.


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Per affrontare i nuovi mercati emergenti, le nostre imprese hanno realizzato un processo di crescita e di consolidamento interno, accrescendo la propria capitalizzazione, definendo meglio responsabilità e funzioni in un’ottica decisamente più manageriale rispetto al passato, attuando strategie mirate di marketing, di promozione dei marchi aziendali e di servizio al cliente personalizzato promozione dei marchi aziendali e di servizio al cliente personalizzato. La rete e le tecniche italiane di assistenza post-vendita restano tra le più affidabili e invidiate al mondo. Per chi realizza lavorazioni destinate al consumatore fi nale, la valorizzazione del design è stata sicuramente un’arma vincente perché ha contributo a rendere immediatamente riconoscibile il prodotto e farlo classificare come un esempio di eccellenza del Made in Italy. Sono state altrettanto importanti tutte le iniziative per la promozione e la diff usione dei marchi aziendali, soprattutto nei nuovi mercati dell’Est Europa ma anche nella stessa Cina, sempre molto attratti – ad esempio per quanto riguarda il settore del legno/mobile e dei relativi accessori – dalla classe e dall’eleganza italiana. Ciò le ha rese più robuste e più attrezzate per aff rontare non solo le fasi di crescita ma anche quelle di rallentamento e di stasi. lia. Un numero che fa della Brianza uno dei poli industriali più forti d’Europa. Quali sono le particolarità che caratterizzano il terreno imprenditoriale brianzolo? Le peculiarità sono presto dette: innovazione, alta tecnologia, estrema cura del design come affermazione e riconoscimento del Made in Italy nel mondo, qualità del prodotto e cura del cliente. Ogni azienda – a seconda del settore in cui opera e delle proprie specifiche dimensioni – realizza un mix originale di queste quattro componenti di fondo, che meglio di qualsiasi altre definiscono il modello brianzolo. Il nostro sistema industriale resta, in effetti, un sistema basato soprattutto sulle piccole e medie imprese e sul coinvolgimento diretto della famiglia proprietaria nella gestione aziendale. Come mantenere alta questa eccellenza? Le nostre imprese operano in settori caratterizzati da una crescente pressione competitiva, in particolare da parte dei paesi di nuova industrializzazione. Nei loro confronti, dovranno affrontare la sfida della competitività. Potranno farlo sfruttando il vantaggio della diversità e della differenziazione e cioè intervenendo per mantenere e migliorare gli standard qualitativi, la flessibilità e la rapidità di risposta alle esigenze dei clienti, l’orientamento all’innovazione e alla ricerca e sviluppo. La nostra eccellenza deriva da tutto ciò e in questa direzione dovremo continuare a rivolgere gli sforzi. Aggiungo che fi no ad ora ci siamo riusciuti. Basta guardare i dati dell’export: la presenza all’estero delle imprese brianzole riguarda ovviamente soprattutto i Paesi dell’UE, che richiedono prodotti complessi e di qualità, nei quali, appunto, siamo eccellenti. I mercati tradizionali di riferimento restano: Francia (73.6%), Germania (57.9%), Spagna (52.1%), Regno Unito (32.9%) e, in crescita in questo ultimo periodo, la Grecia ( con il 14.3% delle esportazioni totali). Si conferma la presenza sul mercato statunitense (35%) e cresce di anno in anno su quello russo (26.4%). La Cina (16.4%) risulta essere il quarto paese di riferimento per l’export brianzolo; solo nel 2006 la Cina non rientrava nei nostri primi cinque mercati, ora entra di prepotenza scavalcando anche il Giappone (15%). Cosa bisogna fare per qualificare e rafforzare le nostre industrie? Per aff rontare i nuovi mercati emergenti, le nostre imprese hanno realizzato un processo di crescita e di consolidamento interno, accrescendo la propria capitalizzazione, definendo meglio responsabilità e funzioni in un’ottica decisamente più manageriale rispetto al passato, attuando strategie mirate di marketing, di 52

Gli ingegneri indiani o cinesi sembrano essere migliori dei nostri. Come bisogna agire sul fronte delle università italiane? Credo che occorra valorizzare sempre più il merito di docenti e studenti e aprire effettivamente le nostre università al mercato e alla concorrenza, superando vecchie logiche di potere e privilegio. La riforma del ministro Gelmini è un primo, positivo passo in questa direzione. Credo inoltre che sia necessario raccordare maggiormente gli insegnamenti ai fabbisogni delle imprese e favorire la collaborazione fre aziende e università per la ricerca scientifica e le sue applicazioni industriali. Cosa le ha lasciato l’esperienza tra i numerosi giovani di Confi ndustria? È stata un’esperienza straordinaria. All’interno del Gruppo Giovani ci sono imprenditori di prima generazione, figli di imprenditori con incarichi operativi e studenti che si devono ancora affacciare al mondo del lavoro. Un gruppo eterogeneo che rappresenta una palestra dove poter condividere esperienze, confrontarsi sui problemi del fare impresa, formarsi attraverso corsi specialistici oppure grazie agli interventi di personalità di primo piano e dove infi ne è possibile strutturare delle proposte normative da sviluppare poi a livello regionale o nazionale. Expo 2015. Un obiettivo diventato ormai una sfida e un’occasione da cogliere per uscire in piedi da questa crisi. Come si muoverà Monza e Brianza? Le nostre imprese nutrono delle legittime aspettative riguardo all’Expo: porremo con convinzione la richiesta che il nostro territorio rientri a pieno titolo nel programma delle iniziative e – se sarà necessario – siamo pronti a condurre azioni coordinate con la Provincia di Monza e Brianza, la Regione Lombardia ed eventuali altri attori istituzionali. Se dovesse sintetizzare la sua presidenza in una parola come la definirebbe? È appena iniziata, forse la sintesi è prematura. Comunque, direi: impegnativa.|

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Miss grinta

Sfide e conquiste di una vera lady economy Intervista a Isabella Fumagalli Amministratore Delegato di Cardif Assicurazioni e Responsabile Centro-Sud Europa di BNP Paribas Assurance. Considerata tra le top manager più influenti, spiega quali sono le sue armi vincenti: determinazione, voglia di combattere e umiltà testo di Laura Di Teodoro

Umiltà, voglia di combattere e tanta determinazione. Ingredienti che hanno permesso a Isabella Fumagalli, Amministratore Delegato di Cardif Assicurazioni S.p.A. e Responsabile Centro Sud Europa di BNP Paribas Assurance, di costruirsi una carriera segnata da traguardi raggiunti e obiettivi sempre nuovi. Considerata tra le top manager italiane più influenti, la Fumagalli lavora quotidianamente affrontando le sfide della globalità. E anticipando le evoluzioni dei mercati tra crisi e rischi da superare. All’interno di questa crisi, dall’osservatorio privilegiato in cui si trova lei, come sta andando il settore finanziario/assicurativo? Nel corso della crisi il settore assicurativo ha dimostrato una capacità di resistenza nettamente superiore al settore finanziario. Grazie a una gestione prudente e a un approccio rigoroso al risk management, le compagnie di assicurazione hanno assorbito in minor misura gli asset tossici che hanno generato la crisi dei subprime. Nonostante ciò, è innegabile che anche il settore assicurativo abbia aff rontato problemi di minusvalenze e di sottocapitalizzazione, che hanno limitato le operazioni di fi nanza straordinaria quali fusioni e acquisizioni. In tale contesto il rating AA che all’inizio dell’anno Standard & Poor’s ha assegnato a BNP Paribas Assurance, tra i migliori a livello europeo, è stato una grande conferma della solidità del nostro business in termini di attenta gestione del rischio, di qualità della gestione patrimoniale e di governance. Come è cambiata, se è cambiata, l’offerta del mondo assicurativo alla luce di questa crisi? In generale e per quanto riguarda la realtà di Cardif... La crisi ha generato un nuovo bisogno di sicurezza. Nell’ambito dei prodotti di Risparmio cresce sempre di più l’esigenza di polizze vita a tasso minimo garantito in quanto più sicure e a bassa volatilità. Si registra inoltre un’emergente esigenza di prodotti a protezione della persona a fronte di eventi collegati alla vita umana quali la perdita d’im54


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Isabella Fumagalli, Amministratore Delegato di Cardif Assicurazioni S.p.A. e Responsabile Centro Sud Europa di BNP Paribas Assurance

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In Italia la scarsità della rappresentanza femminile è purtroppo una costante in molti settori e quello assicurativo non fa eccezione. Lo scarto tra le potenzialità del nostro Paese e il concreto contesto sociale che lo caratterizza, con un basso supporto ai manager donna, limita probabilmente la possibilità di accesso alle posizioni chiave in azienda piego, che Cardif ha offerto tra i primi in Italia. In generale si osserva una maggior consapevolezza nei confronti dei prodotti assicurativi. Che percezione hanno oggi privati e imprenditori rispetto al mondo assicurativo, soprattutto se legato a doppio fi lo con il mondo bancario? Il rischio che vedo è il diffondersi della percezione dei risparmiatori che le banche off rano uno scarso valore aggiunto, e spingano i loro clienti ad acquistare i prodotti in base a una mera logica commerciale, non di servizio. Allo stesso tempo la maggiore vulnerabilità finanziaria e l’elevata volatilità dei mercati spingono le famiglie italiane a essere più caute, a ridurre le incertezze attraverso il ricorso a polizze assicurative. Parrebbe quindi sufficiente che domanda e offerta dialogassero meglio. È quindi importante che in questo periodo banche e assicurazioni lavorino insieme, per completare l’offerta bancaria tradizionale e veicolare correttamente il contenuto di protezione di cui le famiglie hanno bisogno nelle diverse fasi della vita. Cardif, fra le prime realtà in Italia ad offrire servizi di Bancassurance, lavora da sempre a fianco delle banche secondo un modello integrato di collaborazione che consente di ottimizzare la soddisfazione dei clienti nel tempo. La realtà di Cardif Assicurazioni è cresciuta negli ultimi anni. Come mai se56

condo lei? Cosa vi ha premiato come modello di business? Cardif ha consolidato quest’anno ulteriormente la sua leadership nel settore delle coperture assicurative a protezione dei finanziamenti, raggiungendo un quota di mercato superiore al 30%, e ha registrato a fine 2008 una crescita a doppia cifra: i ricavi hanno raggiunto i 57,8 milioni di euro, in crescita del 35% rispetto al 2007. In Italia Cardif non si avvale di una propria rete distributiva, ma opera da sempre tramite un’ampia rete di partnership che, ad oggi, comprende oltre 40 banche, istituzioni finanziarie, agenti e broker. Il nostro modello è quindi basato sulla continua innovazione di prodotto e sulla flessibilità nel fornire soluzioni personalizzate a Partner che operano in differenti settori. Elemento chiave del nostro successo è stato inoltre quello di aver creduto per primi in Italia nell’assicurazione a Protezione dei Finanziamenti, nel 1996 siamo stati infatti i first mover sul mercato italiano in questo segmento assicurativo.

Qual è la principale responsabilità che sente come Amministratore delegato di Cardif Assicurazioni e Responsabile Centro Sud Europa di BNP Paribas Assurance? Come responsabile dello sviluppo di 11 Paesi dell’area Centro Sud Europa mi trovo ad operare in un contesto spesso disomogeneo per cultura, maturità, situazione economica, in un’area sulla quale BNP Paribas Assurance punta molto, fissando obiettivi fortemente sfidanti. La mia missione è quella di individuare i principali fi loni di crescita per categorie omogenee di Paesi cercando, per quanto possibile, di anticipare le future evoluzioni dei mercati di riferimento. Accompagnare i nostri Partner globali nei mercati in cui sono o vogliono essere presenti è una delle sfide più difficili, e al tempo stesso di maggior soddisfazione, in un’azienda come Cardif che può vantare una lunghissima esperienza con oltre 150 delle prime istituzioni finanziarie mondiali. Infine, in periodi di crisi come quello che stiamo attraversan-


Lady economy

do, in cui le risorse sono scarse per definizione, la gestione dei talenti è più difficile, così come l’ottimizzazione delle piattaforme diventa indispensabile per mantenere una struttura di costi leggera a fronte di un servizio di qualità. Lei è la prova concreta che le donne nella finanza non sono proprio mosche bianche. Anche se le percentuali restano comunque basse? Come mai secondo lei? In Italia la scarsità della rappresentanza femminile è purtroppo una costante in molti settori e quello assicurativo non fa eccezione. Lo è molto meno in altri paesi dell’Unione Europea e nelle realtà multinazionali, dove la meritocrazia è più diff usa. Lo scarto tra le potenzialità del nostro Paese e il concreto contesto sociale che lo caratterizza, con un basso supporto ai manager donna, limita probabilmente la possibilità di accesso alle posizioni chiave in azienda. Cardif rappresenta un’eccezione: in Italia il 60% dei dipendenti è donna e la presenza di manager con responsabilità chiave è significativa, il 47% di donne ricoprono posizioni dal middle management in su e nel comitato esecutivo 2 membri su 6 sono donne. L’impegno di BNP Paribas Assurance per la promozione del valore della diversity e per combattere ogni forma di discriminazione è stato riconosciuto con il label “Equality at Work”, conferito dopo 4 anni in cui il numero di donne manager è cresciuto, solo in Francia, del 60%. Cosa sente di aver imparato nel corso della sua esperienza di consulente finanziario? Ho imparato a combattere. È stato un momento di alta densità professionale, in cui ho iniziato a relazionarmi e a gestire trattative con professionisti di alta caratura. JP Morgan è stata una scuola di vita preziosa nei primi anni della mia formazione professionale, che mi ha insegnato a lavorare molto sul costante accrescimento delle mie competenze, senza trascurare l’umiltà. Progetti per il futuro? Il mio prossimo obiettivo è raggiungere i risultati di budget di BNP Paribas Assurance per il 2010 in tutti gli undici Paesi dell’area Centro Sud Europa di cui sono Responsabile. Certo, il momento di crisi non aiuta, ma sono fiduciosa che la ripresa economica possa iniziare dal giugno 2010. In Italia uno dei nostri principali obiettivi è la diversificazione della gamma prodotti: vogliamo portare la nostra expertise e il nostro livello di servizio in altre aree, i prodotti salute per esempio, e guardiamo con interesse al ramo danni. |

La carriera Isabella Fumagalli è amministratore delegato di Cardif Assicurazioni S.p.A., la filiale italiana di BNP Paribas Assurance, polo assicurativo del gruppo bancario internazionale BNP Paribas, e Responsabile del Centro Sud Europa di BNP Paribas Assurance. Dopo la laurea in economia aziendale all’Università Bocconi e una prima breve esperienza nel 1992 in uno studio professionale di consulenza fiscale e amministrativa, Fumagalli entra nel 1993 nella banca d’investimento internazionale JP Morgan in qualità di Analista Finanziario nel gruppo Investment Banking svolgendo a Milano attività di consulenza finanziaria per operazioni di finanza straordinaria. Completato con successo nel 1995 il Financial Training Program, il programma interno di formazione finanziaria che JP Morgan svolge a New York, Fumagalli è chiamata a Londra dove, in qualità di Analista Finanziario all’interno del gruppo di Investment Banking, svolge attività di consulenza finanziaria per operazioni di finanza straordinaria inerenti a banche e compagnie di assicurazioni in Italia, Francia e Belgio. Nel 1997 rientra in Italia per ricoprire in JP Morgan la posizione di Relationship Manager nel gruppo Investment Management con la responsabilità di promuovere presso la clientela istituzionale italiana i prodotti delle gestioni patrimoniali del gruppo. Nel 1999 fa il suo ingresso in Cardif Italia in qualità di Direttore della Divisione Risparmio di Cardif Assicurazioni S.p.A con la responsabilità su tutte le attività collegate alla gestione e sviluppo delle polizze vita. Nel maggio 2002 diventa Vice Direttore Generale di Cardif Assicurazioni S.p.A.. Nell’ottobre 2002 è nominata Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cardif Assicurazioni S.p.A. E Amministratore delegato di Centrovita Assicurazioni S.p.A., la società d’assicurazione in joint venture con il Gruppo Cassa di Risparmio di Firenze. Nel 2007 le viene affidata la carica di Responsabile Sud Europa di BNP Paribas Assurance con la responsabilità della crescita strategica dei business Cardif in Italia, Spagna, Portogallo e Croazia. Sempre nel 2007 diventa Membro del Consiglio d’Amministrazione di BNL Vita. Nel 2008 Fumagalli è chiamata in qualità di Responsabile Centro Sud Europa di BNP Paribas Assurance a promuovere lo sviluppo di Cardif anche in Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Romania. E’ inoltre membro del Comitato Esecutivo Allargato di BNP Paribas Assurance.

Le cose migliori si ottengono solo con il massimo della passione.” Johann Wolfgang Goethe

www.cardif.it

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grande network

Il

di Jobrapido

Oltre dieci milioni di utenti raggiunti in 16 Paesi, rapporti commerciali con più di 300 aziende, società di selezione e siti di recruitment. Ecco la rete di contatti che rappresenta il primo valore aggiunto per il portale dedicato al mondo del lavoro testi di Laura Di Teodoro

Più di dieci milioni di utenti raggiunti in 16 Paesi vicini e lontani, dagli Stati Uniti alla Russia; rapporti commerciali con oltre 300 aziende, società di selezione e siti di recruitment. È la grande rete di Jobrapido, azienda nata a inizio 2006 e già diventata il primo sito internet in Italia nel mondo del lavoro. L’organico, composto da 30 persone da sei nazionalità diverse, è concentrato a Milano da dove gestisce l’R&D, il prodotto, il marketing e i rapporti commerciali. Come ci spiega Björn Jingberger, Vice President Sales di Jobrapido “i job search engine, quali Jobrapido, cominciano a diventare una sorgente di traffico importante per le singole aziende che, fino ad ora, con il proprio “career site” non potevano aspettarsi grandi ritorni”.

Björn Jingberger, Vice President Sales di Jobrapido

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Come è nata l’azienda Jobrapido? La storia di Jobrapido inizia all’inizio del 2006 quando il fondatore, Vito Lomele, di ritorno in Italia dopo diverse esperienze di studio e lavoro all’estero, si mette a cercare lavoro. Cercando si rende conto della mancanza di un unico sito con tutte le offerte. Così pensò bene di creare un aggregatore di siti che in poco tempo è diventato popolare. Circa sei mesi dopo nasce l’azienda.


Soluzioni Progetti per le innovativi imprese

Come funziona la macchina Jobrapido? Su quanto personale fa affidamento? L’azienda è divisa in tre reparti. Il primo è composto da ingegneri informatici che si occupano dello sviluppo del sito; sono il dietro le quinte di tutta la struttura, impegnati a cercare e creare nuove funzionalità. Il secondo comprende persone neolaureate che seguono i vari domini in 16 diversi Paesi; il loro compito è quello di indicizzare le offerte presenti sui vari siti. Il terzo reparto è quello commerciale per i contatti con oltre 300 aziende. Complessivamente l’azienda conta un organico di 32 persone che lavorano nella sede di Milano. Attraverso un sistema software automatico, i job search engines sono in grado di raccogliere gli annunci di lavoro pubblicati su migliaia di siti e aggregarli in modo omogeneo, in particolare riconoscendo gli annunci duplicati. I job search engine permettono una ricerca intuitiva basata su parole chiave (es. la professione, o il nome dell’azienda) e località (es. comune, provincia, regione). Partendo da questa ricerca è poi possibile raffinare i risultati per ulteriori criteri. Oltre alla ricerca sul sito, i job search engine offrono agli utenti un sistema di aggiornamento via email. Senza i job search engines, il candidato deve visitare giornalmente decine di siti. Con i job search engines, il candidato riceve una mail con il distillato di tutte le opportunità di lavoro rilevanti al suo profilo, raccolte giornalmente da migliaia di siti. Quanto è cresciuto il fatturato in questi anni? Da dove arrivano le maggiori entrate? Sono 4 le principali fonti di reddito: le aziende di selezione che usano il nostro sito; i jobs sites, ergo gli operatori che lavorano sul mercato e sui portali del lavoro; Jobrapido viene inoltre usato per promuovere servizi e iniziative delle aziende che pubblicano sul nostro sito sotto forma di pubblicità: altre entrate arrivano da Google. Cosa ha favorito e spinto la vostra crescita? Si tratta di un modello che piace a chi cerca lavoro. Lo confermano i 10 milioni di utenti e il fatto che siamo diventati il primo sito in Italia. È un modello semplice, essenziale con pochi spazi di interpretazione. Quanti e quali settori di aziende si appoggiano principalmente a voi per la ricerca di personale? Il nostro modello prevede un’indicizzazione di 1.600 sitiaziende i cui annunci sono su Jobrapido e 400 clienti nel mondo. Il settore più presente è quello dei servizi e commercio, soprattutto in Lombardia (70% circa). Seguono i commerciali, la grande distribuzione e le consulenze. La metà dei nostri utenti ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. Tra i settori più attrattivi ci sono sicuramente l’area marketing e comunicazione. In una fase di contrazione del mercato, in cui cresce la disoccupazione, quali sono i riflessi sulla vostra attività? I nostri numeri non vedono grandi salti legati alla disoccupazione, nonostante ci sia stato un calo del 5% stiamo crescendo con lo stesso ritmo. Sicuramente c’è meno movimento sul mercato perchè le opportunità sono poche, c’è meno flusso di persone e soprattutto c’è un po’ di paura.

Jobrapido Jobrapido ha moltiplicato il numero di utenti unici nel mondo passando da 3.800.000 del dicembre 2008 a circa 10 milioni e ha consolidato la propria presenza in: Argentina, Brasile, Austria, Cile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Messico, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia e Svizzera. A giugno 2009, l’azienda amplierà i confini del proprio business raggiungendo il mercato americano ed entro la fine dell’anno quello russo. Jobrapido nasce a metà del 2006 da un’idea di Vito Lomele, Fondatore e Ceo dell’azienda. Ingegnere informatico, 37 anni, ha origini pugliesi e si è laureato all’Università di Berlino. Dopo un periodo all’estero, nel 2004 si è trovato a cercare lavoro in Italia. Il periodo non era favorevole agli investimenti nel web visto che si era appena conclusa la crisi della Net Economy. “In quel periodo ho sperimentato personalmente la difficoltà di utilizzare internet come strumento per la ricerca di lavoro. Vista la molteplicità delle fonti è particolarmente complesso tenerle costantemente monitorate per individuare la proposta più adatta al proprio profilo. Da questa constatazione ho avuto l’idea di creare un motore di ricerca per le offerte di lavoro presenti sul web” spiega Vito Lomele. Si tratta del primo motore di ricerca verticale per le offerte di lavoro in Europa. Jobrapido fornisce sia un servizio ai candidati, che attraverso un’unica fonte possono raccogliere tutte le offerte di lavoro presenti sul web, senza dover esaminare fastidiosi duplicati o incorrere in annunci scaduti, sia alle aziende che possono raggiungere un numero maggiore di candidati ed entrare in contatto con i profili più adatti alle posizioni aperte. Inserendo la figura professionale e la località geografica d’interesse, il sistema individua tutte le offerte disponibili ordinate sulla base della data di pubblicazione e dell’urgenza della ricerca. Jobrapido raccoglie le offerte pubblicate da tutti gli operatori del settore: dalle aziende, dalle Agenzie per il lavoro e dalle società di e-recruitment.

Cosa significa per voi sbarcare anche in America e in Russia? In America siamo già presenti e stiamo crescendo e questo è sicuramente già un risultato perchè in USA nascono e vivono i nostri principali competitors che ora come ora si stanno muovendo in Europa. La Federazione Russa rappresenta un traguardo importante. Questi due Paesi fanno parte di un piano di crescita che prevede anche l’approdo in altri territori, entro la fine dell’anno, tra cui India, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda. L’obiettivo quindi è quello di coprire tutti i Paesi emergenti. Come è cambiato il mercato del lavoro in questi anni? Internet è diventato lo strumento privilegiato. Prima gli annunci erano pubblicati su una pagina stampata di qualche giornale. Ora il vento è cambiato e il web ha preso il sopravvento. Il mercato del lavoro ha visto la nascita di nuove forme contrattuali, dall’interinale al Co.Co.Co. ecc che hanno reso tutto ancora più precario. I processi di assunzione si sono allungati a danno naturalmente del lavoratore e del candidato. Quali sono le principali difficoltà che si incontrano oggi nella ricerca di lavoro? Trovare una strada che permetta di avere un adeguato bagaglio di esperienze per collocarsi nel mercato e costruirsi una carrie-

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Il modello Jobrapido prevede un’indicizzazione di 1.600 siti-aziende e 400 clienti nel mondo. Il settore più presente è quello dei servizi e commercio, soprattutto in Lombardia (70% circa). Seguono i commerciali, la grande distribuzione e le consulenze. La metà degli utenti ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. Tra i settori più attrattivi ci sono l’area marketing e comunicazione ra. Nel mondo del lavoro ci vuole tenacia, voglia di fare sacrifici e consapevolezza delle difficoltà che si possono incontrare. Per i giovani di oggi le possibilità ci sono, le aziende ricercano e puntano molto sui talenti e su ragazzi che hanno le giuste attitudini verso il lavoro. Ci vuole tanta buona volontà e ambizione. Lei ha viaggiato molto e sa bene cosa sono i sacrifici.... Ho lasciato il mio Paese quando ero giovane. Ho girato parecchio e questo mi ha permesso di crescere sia a livello umano che professionale. Oggi sento molte aziende lamentarsi per mancanza di volontà, ci sono troppe pretese senza avere nulla da offrire in cambio. Mancano le persone che fanno sacrifici e che sanno rinunciare a qualcosa. Quali sono gli obiettivi di Jobrapido per il futuro? Il nostro principale obiettivo è quello di continuare ad essere presenti nel mercato, mantenendoci quale sito più visitato in Italia e raggiungendo lo stesso traguardo anche in Germania e in Inghilterra. Siamo orgogliosi di quanto fatto perchè la nostra è stata una crescita voluta e ottenuta con le nostre forze senza colossi alle spalle. | 60

I Job Search Engines I motori di ricerca del lavoro, o “Job Search Engines”, cominciano ad apparire nel 2004 quando nascono, in US, Indeed.com, Simplyhired.com e Jobster.com. In parallelo ai motori di ricerca del lavoro americani, si affermano in Europa Jobrapido, Careerjet, e Trovit. Ispirati dall’enorme successo di Google, che qualche anno prima aveva ridato vita al business del “search”, trasformandolo in un grande successo, i job search engines operano un modello simile, specializzato però su un segmento ben preciso: la ricerca del lavoro. I job search engines nascono quando l’online recruitment compie 10 anni (Monster in US nasce nel 1994). In dieci anni di online recruitment sono nati centinaia di “jobsites”: i grandi e generalisti come Monster, Careerbuilder, Stepstone ecc. ed una lunga serie di siti specializzati per nicchia (di area professionale, livello di carriera, zona geografica ecc.). Nello stesso periodo troviamo anche molte società di selezione e staffing e singole aziende che cominciano a munirsi di un proprio “career site” aziendale, sfruttando il web come canale diretto per attrarre e comunicare con potenziali futuri collaboratori. I job search engines occupano uno spazio nuovo nel settore dell’online recruiting, rispondendo in modo efficace ad una esigenza crescente dei job seekers: semplicità e rapidità della ricerca del lavoro.

Il lavoro non mi piace - non piace a nessuno - ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare sé stessi. La propria realtà - per se stesso, non per gli altri - ciò che nessun altro potrà mai conoscere. Joseph Conrad

www.jobrapido.it


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Tempo di

green economy Impatto ambientale, energie alternative, politiche d’impresa mirate: il settore dell’ecosostenibilità in campo business vive un forte dinamismo con un potenziale occupazionale di 250mila nuovi posti entro il 2020. L’analisi di Sara Quotti Tubi, direttore di Solarexpo su questo mondo in continua evoluzione testi di Laura Di Teodoro Sara Quotti Tubi, direttore Solarexpo & Greenbuilding

Nuove fonti di energia, innovazione tecnologica ed efficienza energetica, in poche parole la green economy. Le previsioni di raddoppio della domanda mondiale di energia entro il 2030 hanno dato il “la” ad un certo dinamismo del settore, dall’eolico al fotovoltaico fino ad arrivare alla realizzazione di edifici a basso impatto ambientale, realizzati secondo i canoni dell’efficienza energetica e del comfort abitativo. E dal punto di vista dell’occupazione, la corsa alla green economy rappresenta un volano sicuro per nuovi posti di lavoro: si ipotizza infatti un potenziale occupazionale pari a 250.000 posti di lavoro nel 2020. La conferma di un trend in continua ascesa arriva direttamente da Sara Quotti Tubi, direttore Solarexpo & Greenbuilding, la fiera leader del settore a livello italiano ed europeo. Ci può fornire una fotografia sull’attuale situazione del settore rinnovabile? L’andamento del settore delle fonti rinnovabili è decisamente in contro tendenza con l’attuale trend economico. A livello globale stiamo aff rontando la più seria crisi economica degli ultimi decenni, ma c’è un comparto che per fortuna non sembra essere particolarmente interessato ed è proprio quello legato alla cosiddetta green economy. Parliamo di nuove fonti di energia, innovazione tecnologica ed efficienza energetica, tutti settori che a Solarexpo e Greenbuilding trovano la loro collocazione ideale. L’ottimo risultato registrato dall’ultima edizione delle due manifestazioni fieristiche è di fatto la cartina tornasole dell’andamento di questi mercati. Tale successo si spiega con il fatto che oggi dobbiamo fare i conti con le previsioni di raddoppio della 62

domanda mondiale di energia entro il 2030, l’incremento delle emissioni di CO2 collegate e il problema del cambiamento climatico. È evidente che in questo contesto il ruolo delle tecnologie legate alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica diventa predominante. Dal 1990 a oggi il consumo di energia registrato in Italia, soprattutto nei settori servizi e commercio, è cresciuto costantemente fino a portare il nostro Paese al 12° posto nella graduatoria mondiale, con una percentuale dell’1,7% rispetto alla domanda globale. I vincoli di contenimento delle emissioni di gas serra ci impongono quindi di mettere in campo le migliori tecnologie per far fronte alla sfida energetico-ambientale dei prossimi anni. È quindi evidente che il settore delle rinnovabili sia oggi interessato da una particolare vivacità, soprattutto se parliamo di tecnologia eolica e solare. In termini di numeri, secondo i dati pubblicati dal Gestore dei servizi elettrici (Gse), a fine 2008, in Italia, sono stati installati 23.859 MW di potenza da fonte rinnovabile per una produzione complessiva di 58.164 GWh. L’incremento di produzione rinnovabile dal 2007 al 2008 è stato di oltre il 21% e il fotovoltaico ha registrato un incremento in termini di capacità di circa il 400%, passando da 87 MW nel 2007 a 431 MW nel 2008. Allo stesso modo anche l’eolico e le biomasse sono cresciute dal 2007 al 2008 rispettivamente del 30% e del 16%. Giusto per dare un’idea degli sviluppi futuri, secondo uno studio condotto dall’Associazione Europea dell’Industria Fotovoltaica (Epia) l’energia solare fotovoltaica potrebbe soddisfare entro il 2020 il 12% della domanda di elettricità dell’Unione Europea, contro una situazione attuale di poco inferiore all’1%.


Ecosostenibile

In un periodo di difficoltà per il settore immobiliare come procede il comparto green? Si sta sviluppando una certa cultura ecologica tra la gente comune nonostante i costi siano alti? Il settore immobiliare, come molti altri, sta vivendo un periodo non particolarmente felice, ma questo serve a ridurre le speculazioni edilizie. Dal canto suo il comparto green, ovvero l’edilizia a basso impatto ambientale, realizzata secondo i canoni dell’efficienza energetica e del comfort abitativo, si sta affermando. Oggi la popolazione si è resa conto che è importante vivere in edifici di buona qualità e non in strutture edilizie energivore, con una domanda energetica molto alta. Quando si compra un’automobile tra le prime caratteristiche che si valutano sono i consumi, allo stesso modo oggi quando si deve acquistare un’abitazione ci si chiede “quanto consuma”, quale peso avranno le bollette energetiche sul bilancio annuale. Il discordo vale che si tratti di una famiglia o di un’azienda, ridurre i consumi di elettricità e di gas significa contenere i costi di gestione, ridurre le emissioni di gas serra e limitare il proprio impatto sull’ambiente. Realizzare edifici di classe A o mettere in campo ristrutturazioni edilizie che rispettino i canoni dei contenimento della domanda energetica è fondamentale per la riduzione dei consumi energetici e dell’impatto sull’ambiente. Senza dimenticare che può essere una via per dare respiro all’economia, con nuovi investimenti, nuove professioni e nuova oc-

cupazione. È un processo ormai avviato e al quale non possiamo sottrarci. Sotto l’aspetto legislativo, per fortuna, stiamo assistendo a un nuovo approccio. In Italia dal primo luglio è in vigore la certificazione energetica degli edifici, anche per singole abitazioni. È bene ricordare che in caso di compravendita il venditore dovrà disporre di un attestato che certifichi il rendimento energetico del proprio appartamento o della propria casa. In altre parole tutti gli edifici dovranno essere dotati di una sorta di etichetta energetica, come avviene per gli elettrodomestici, così che si possano valutare i consumi energetici. Si deve inoltre sfatare l’idea che i costi di un’edilizia di qualità siano alti. L’investimento iniziale è maggiore, ma si deve considerare la gestione dell’edificio negli anni che è certamente più economica grazie a bollette energetiche più leggere.

A fine 2008, in Italia, sono stati installati 23.859 MW di potenza da fonte rinnovabile per una produzione complessiva di 58.164 GWh. L’incremento di produzione rinnovabile dal 2007 al 2008 è stato di oltre il 21% e il fotovoltaico ha registrato un incremento in termini

Dove si investe di più e dove l’investimento ha un ritorno a più breve termine? L’ultimo report pubblicato dall’Unep, Global Trends in Sustainable Energy Investment 2009, indica che gli investimenti in rinnovabili, dal 2004 al 2008, sono quadruplicati e hanno superato per la prima volta quelli nelle fonti tradizionali. Le fonti pulite hanno attirato nel 2008 capitali per 140 miliardi di dollari, contro i 110 delle fonti tradizionali. A livello globale, su un totale di 250 miliardi di dollari investiti in energia nel 2008, per una capacità installata di 157 GW, 105 miliardi per un totale di 40 GW, è andato alle tecnologie solari, eolico,

di capacità di circa il 400%, passando da 87 MW nel 2007 a 431 MW nel 2008

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mini-idroelettrico, biomassa e geotermia. L’eolico, di fatto, si è confermato il settore in cui si investe di più a livello assoluto: 51 miliardi di dollari, mentre il solare è la fonte che è cresciuta maggiormente in quanto a investimenti: +49%, per un totale di 33,5 miliardi di dollari. Questi dati dimostrano che la green economy sta attirando l’attenzione degli investitori che, nonostante le incertezze dei mercati, vedono nel comparto rinnovabile un mercato interessante e con buone potenzialità di crescita. Anche a livello italiano l’interesse è alto. Recenti studi stimano che nei prossimi 12 anni sa-

non è facile districarsi nel ginepraio della burocrazia, dove spesso vi sono diverse interpretazioni di una stessa legge o dove si trovano norme differenti da regione a regione. Un ulteriore ostacolo è dato dalla legislazione, in ritardo rispetto alle esigenze del mercato, incapace, al momento, di sollecitare l’adozione delle misure necessarie per raggiungere gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili o di contenimento delle emissioni di gas serra. Credo che una maggiore uniformità e semplificazione della legislatura potrebbe aiutare l’Italia nel raggiungimento degli impegni presi a livello internazionale.

ranno investiti nelle energie rinnovabili 100 miliardi di euro, con una media di oltre 8 miliardi di euro l’anno. Il settore del solare è certamente uno dei più attivi, tanto che il Gse stima che la potenza totale installata raggiungerà i 900 MW nel 2009 pari a circa 70.000 nuovi impianti. La crescita continuerà nel 2010 quando si potranno raggiungere circa 1.500 MW di potenza. Anche il comparto dell’efficienza energetica rappresenta un’area di particolare interesse per gli investitori. Ridurre i consumi energetici con interventi di efficientamento, soprattutto per il settore industriale, significa abbassare notevolmente l’incidenza della voce energetica nel bilancio generale. Gli investimenti hanno effetti immediati e il ritorno degli investimenti è particolarmente veloce, si parla addirittura di due/tre anni per gli interventi più efficaci.

Poi c’è anche il fenomeno nimby (not in my back yard), dove le opposizioni locali ostacolano la realizzazione di nuovi progetti, anche semplici come un impianto fotovoltaico. Un quadro, questo, che fa desistere gli investitori e scoraggia i singoli cittadini che vogliono investire in progetti sostenibili.

Ridurre i consumi

Al recente G8 si è parlato della riduzione del 50% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Entro il 2020 si dovrà raggiungere il 20% di fonti rinnovabili sul consumo finale di energia (per l’Italia si tratta del 17%). Obiettivo decisamente ambizioso. A che punto siamo? L’Italia non spicca per celerità nel recepimento delle normative europee, soprattutto in materia ambientale e di sviluppo delle rinnovabili. Alcuni segnali ci sono, anche se il ritardo accumulato è notevole e dovremo mettere in campo sforzi ingenti per rispettare gli impegni presi in termini di contenimento delle emissioni di gas serra, di sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Potrà sembrare un controsenso,

significa abbassare

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano le aziende che vogliono investire nel verde? Sicuramente gli iter autorizzativi. In Italia 64

energetici con interventi di efficientamento, soprattutto per il settore industriale, notevolmente l’incidenza della voce energetica nel bilancio generale. Gli investimenti hanno effetti immediati e il ritorno degli investimenti è particolarmente veloce, si parla addirittura di due/tre anni per gli interventi più efficaci


Ecosostenibilità

La capacità della nostra industria di rispondere alla sfida tecnologica, di ricerca e sviluppo, di innovazione, oltre che alla cooperazione tra pubblico e privato, potrà configurare tre diverse prospettive in base allo sfruttamento delle opportunità fornite dalle rinnovabili per i prossimi 12 anni. Le stime indicano che si può andare da un fatturato di 30 miliardi di euro e un’occupazione di 100.000 posti, per arrivare a un fatturato di 70 miliardi e raggiungere 175.000 posti di lavoro e 75.000 occupati all’estero ma la difficile congiuntura economica potrebbe darci una mano. Oggi investire nel settore green è sicuramente più sicuro rispetto ad altri comparti poiché garantisce il ritorno degli investimenti e allo stesso tempo ci avvicina ai target di riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Per raggiungere gli obiettivi del pacchetto 2020-20 di Bruxelles dobbiamo avere una visione globale e mettere in campo progetti che abbiano efficacia sia sul breve sia sul lungo periodo. Non dobbiamo puntare su un’unica tecnologia, ma piuttosto investire sullo sviluppo di un mix di tecnologie che nel loro insieme ci consentano da un lato di avere un mix energetico equilibrato e dall’altro una gestione della domanda energetica il più possibile efficiente e razionale. Quali sono i profili che hanno buone possibilità di trovare un’occupazione nel settore? Secondo i dati pubblicati dal WWF Internazionale almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile e dei beni e servizi per l’efficienza energetica. Stiamo parlando di professioni quali la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, i lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici esistenti e la progettazione. Poi ci sono le figure esperte correlate, quali gli avvocati, i commercialisti, i consulenti che devono avere una specializzazione nel settore energetico. A livello economico, ad esempio, si sta sviluppando un filone di esperti del settore tra gli analisti finanziari, senza contare le banche che al loro interno hanno risorse umane dedicate al finanziamento di progetti energetici. Uno studio

dell’Università Iefe-Bocconi ipotizza che si possa sviluppare un potenziale occupazionale pari a 250.000 posti di lavoro nel 2020. La capacità della nostra industria di rispondere alla sfida tecnologica, di ricerca e sviluppo, di innovazione, oltre che alla cooperazione tra pubblico e privato, potrà configurare tre diverse prospettive in base allo sfruttamento delle opportunità fornite dalle rinnovabili per i prossimi 12 anni. Le stime indicano che si può andare da un fatturato di 30 miliardi di euro e un’occupazione di 100.000 posti, per arrivare - nel migliore dei casi - a un fatturato di 70 miliardi e raggiungere 175.000 posti lavoro e 75.000 occupati all’estero. Quanto può fare la tecnologia, internet per diffondere e facilitare la conoscenza del settore rinnovabili? Internet è sicuramente uno strumento con enormi potenzialità per la diff usione della conoscenza delle rinnovabili. Anche se non si può certo fare a meno della carta stampata, credo che la maggior parte delle informazioni ormai viaggi sulla rete che ha il vantaggio di essere molto veloce, accessibile a tutti e arrivare quasi ovunque. Lo svantaggio di Internet è che non sempre le informazioni sono attendibili e verificate, ma i molti blog, forum e siti dedicati alle fonti rinnovabili sono certamente uno strumento importante per diffondere la cultura della sostenibilità ambientale. Noi, ad esempio, stiamo puntando molto sui new media e quindi anche Internet per la nostra campagna di promozione e informazione relativa alla prossima edizione di Solarexpo e Greenbuilding. Quali sono gli obiettivi per la prossima Fiera? Puntiamo a rafforzare la leadership inter-

nazionale dei nostri eventi. Al momento Solarexpo è leader in Italia e tra i primi tre eventi di settore in Europa. Anche Greenbuilding, sebbene più giovane di Solarexpo, sta crescendo anno dopo anno affermandosi come evento di riferimento a livello nazionale. A livello di tematiche, per il 2010, oltre a trattare i consueti argomenti, punteremo i riflettori su tecnologie di frontiera come il CSP (concentrating solar power), sull’importanza delle rinnovabili nella cooperazione allo sviluppo e realizzeremo una serie di technology focus volti ad approfondire determinate tematiche: la fi liera produttiva del fotovoltaico, la mobilità a basso impatto ambientale, l’illuminazione ad alta efficienza e molto altro. Inoltre, all’interno di Greenbuilding, tornerà “Illuminazioni”, lo showroom su tecnologie, applicazioni e materiali innovativi per l’efficienza energetica e l’architettura sostenibile. In questi undici anni, ci siamo distinti per essere una manifestazione che guarda al futuro, senza comunque perdere di vista l’attualità. Abbiamo sempre affrontato gli argomenti caldi del settore ma anche i temi di frontiera, affiancando la capacità di approfondimento tecnicoscientifico alla capacità di stimolare il dibattito del settore con temi innovativi. |

Che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto con l’infinito, un tutto in confronto al nulla, qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto. Blaise Pascal

www.solarexpo.com

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Il nuovo progetto

marketing di Herbalife Un colosso che conta due milioni di distributori sparsi in tutto il mondo e si prepara a una nuova strategia di comunicazione per andare oltre il traino del passaparola che da sempre caratterizza la cultura dell’azienda. Grande spazio avrà il tema della responsabilità sociale con la propria “Foundation” testo di Desirée Cividini

Marco Brandolini, country senior director Italy & Balkans Herbalife

Nata dal sogno di Mark Hughes, che nel 1980 fondò l’azienda con l’ambizioso obiettivo di aiutare le persone a stare meglio grazie a sane soluzioni nutrizionali, oggi Herbalife è un colosso che conta due milioni di distributori sparsi in tutto il mondo. La parola d’ordine è benessere e la strategia scelta per comunicarlo è da sempre la vendita diretta. Anche se l’azienda oggi, in controtendenza rispetto ad altre realtà, cerca di andare oltre il passaparola, investendo, come spiegato da Marco Brandolini, country senior director Italy & Balkans Herbalife, nel settore del marketing e della comunicazione. Quanto è importante oggi per una realtà come la vostra investire in marketing e comunicazione? E’ fondamentale per tre motivi specifici. In primo luogo perché in un periodo di recessione come quello che stiamo attraversando riteniamo che comunicare una seria attività di business sia di grande importanza per il nostro gruppo. Inoltre crediamo che la 66

crescente e sempre più diff usa sensibilità verso temi quali il benessere rappresenti un’enorme opportunità per noi. Ma non solo: investire in marketing e comunicazione per Herbalife significa sensibilizzare e orientare l’attenzione anche verso un altro tema caldo e cioè quello della responsabilità sociale. A questo proposito Herbalife si sta dando da fare nel sociale con Herbalife Family Foundation, creata per aiutare l’infanzia “a rischio” attraverso una serie di organizzazioni dedicate ai bambini e attive a livello locale, nazionale e internazionale. Herbalife negli ultimi anni si è avvicinata al mondo dello sport, diventando in Italia partner istituzionale dell’Inter. Quanto è cambiato il modo di comunicare dell’azienda? Herbalife ha da sempre comunicato tramite la sua rete di vendita. Da qualche anno a questa parte, però, la comunicazione affidata ai distributori si affianca ad una comunicazione più istituzionale. Un esempio di quanto si sia evoluto il modo di comunicare


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Ritratto azienda Herbalife è nata a Los Angeles nel 1980, fondata da Mark Hughes con l’obiettivo di vendere sul mercato sane soluzioni nutrizionali. Avendo intuito l’importanza dei componenti botanici nell’alimentazione, Mark Hughes va in Cina con lo scopo di approfondire i rimedi naturali della tradizione orientale e al suo rientro negli Stati Uniti cerca finanziatori per realizzare il suo progetto. I primi integratori alimentari Herbalife vennero realizzati nei laboratori che producevano gli integratori per gli astronauti della NASA. Mark Hughes aveva così raggiunto il suo primo obiettivo: unire la filosofia nutrizionale orientale con la tecnologia scientifica nutrizionale occidentale. Nel 1980, appena fondata la società, Mark Hughes si mise a vendere personalmente i primi integratori alimentari che teneva nel bagagliaio della sua auto. Il successo dei suoi prodotti fu enorme, grazie anche alla scelta di non distribuirli tramite negozi ma solo attraverso dei consulenti nutrizionali che li utilizzassero in prima persona e che fossero fortemente motivati ad interessarsi al risultato dei loro clienti. Oggi, a distanza di 28 anni dalla fondazione, la multinazionale è presente in 67 paesi ed ha 40 milioni di clienti. E’ quotata a Wall Street ed ha raggiunto un fatturato di 3 miliardi e mezzo di dollari. Oltre ad offrire prodotti innovativi per raggiungere il benessere attraverso la scienza alimentare, la scienza dei supplementi e dei micronutrienti e la forza delle erbe come elementi nutritivi, si occupa della commercializzazione di prodotti energetici, per il fitness e anche per la cura della persona.

dell’azienda è proprio la partnership con ll’Inter, avviata lo scorso anno per far conoscere qualità e professionalità di Herbalife: valori che abbiamo ritrovato anche in questa squadra e in linea con la nostra fi losofia di promuovere una vita attiva e sana. Ma quella con l’Inter non è la sola collaborazione importante: la scelta di lavorare con Aida Partners Ogilvy Pr, che si occupa di relazioni pubbliche e marketing, è un chiaro segnale di quanto l’azienda miri a sviluppare una comunicazione efficace. In un momento economico di particolare difficoltà come quello che stiamo attraversando Herbalife va in controtendenza e sceglie di investire in marketing e comunicazione. La crisi economica può quindi trasformarsi in un’opportunità per una realtà come la vostra? In un momento caratterizzato da una congiuntura economica negativa Herbalife, con alcune decine di migliaia di distributori in Italia e un milione e novecentomila distributori in tutto il mondo, rappresenta prima di tutto un’opportunità di lavoro. E quello che noi facciamo è comunicare l’esistenza di una realtà in cui serietà e impegno sono ripagati. Farsi conoscere oggi diventa 68

ancora più importante in quanto significa far sapere che esiste una realtà che oltre ad offrire prodotti di qualità, off re un’opportunità di lavoro seria e concreta. L’azienda ha sempre puntato sulla vendita diretta. Quali sono le ragioni che ancora oggi vi spingono a puntare su questa strategia di networking marketing? La vendita diretta off re un servizio dedicato al consumatore. Non dobbiamo infatti dimenticare che gli incaricati alle vendite sono prima di tutto dei consumatori e poi dei venditori. La strategia del passaparola non trova eguali in altri canali del marketing e oggi, in questo delicato contesto economico, il networking marketing si rivela ancor più vincente di ieri. In che modo è cambiato il posizionamento del marchio nel corso degli anni? Herbalife nasce come azienda per la commercializzazione di prodotti per la perdita di peso. Con il passare degli anni però il marchio è andato oltre e l’azienda oggi si è affermata come leader nel settore del benessere e della nutrizione sia interna, con la vendita di prodotti per la perdita e il controllo del peso, sia esterna, tramite la

commercializzazione di articoli per la cura della persona. In pratica oggi Herbalife si occupa del benessere a 360 gradi e lo fa in ben settanta Paesi. Dal 2004 l’azienda è quotata a Wall Street e il suo business è ancora in crescita. Per quanto riguarda il marketing e la comunicazione quali sono gli obiettivi per il 2010? Abbiamo riconfermato l’intesa con l’Inter anche per la nuova stagione in quanto la partnership con la squadra ha centrato gli obiettivi di brand e notorietà che ci eravamo proposti. Anche per il 2010, quindi, lavoreremo per far conoscere il marchio seguendo la strada già intrapresa. Nei prossimi mesi, in particolare, ci impegneremo per far conoscere l’azienda e i suoi prodotti, in modo tale da rendere ancora più chiara la nostra mission sia a coloro che vogliono prendersi cura di sé in modo serio, sia a coloro che cercano un’opportunità di lavoro. | Il segreto del successo risiede nella costanza con cui si persegue uno scopo. Benjamin Disraeli

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venite a trovarci

Como Luxury e il

bien vivre Como Luxury, in programma a Villa Olmo dal 23 al 25 ottobre, è un evento interamente dedicato al lusso, in tutti i suoi aspetti. Obiettivo della manifestazione diventare lâ&#x20AC;&#x2122;appuntamento leader del settore

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Occasini speciali

Programma Martedì 22 settembre Conferenza stampa di presentazione dell’evento Ore 11.00 Villa Saporiti sede dell’Amministrazione Provinciale di Como, via Borgovico 148 - Como Giovedì 15 Ottobre Invitational Golf Club Villa D’Este Ore 08.00 – 18.00 Golf Club Villa D’Este Venerdì 23 Ottobre Ore 09.00 apertura al pubblico di Villa Olmo, via S. Cantoni – Como Ore 09.00 convegno “Il turismo di lusso e la realtà territoriale del Lago di Como” c/o Villa Gallia via Borgovico 148 – Como Ore 12.30 cocktail Ore 21.00 Evento inaugurazione: special guest Frame made in Italy Sabato 24 Ottobre Ore 09.00 apertura al pubblico di Villa Olmo, via S. Cantoni - Como Voli liberi con idrovolanti in collaborazione con Aereo Club Como Ore 09.00 Ore 09.00 convegno sviluppo e nuove metodologie nella costruzione – architettura Ore 12.30 buffet Ore 16.00 moda e musica in movimento by Frame made in Italy Ore 19.00 cocktail Ore 21.00 serata Joker in collaborazione con il Nuovo Casinò di Campione Domenica 25 Ottobre Villa Olmo a Como in cui si terrà la manifestazione interamente dedicata al bien vivre

Ore 09.00 apertura al pubblico di Villa Olmo, via S. Cantoni – Como Voli liberi con idrovolanti in collaborazione con Aereo Club Como Ore 10.00 raduno Ferrari Club Milano Ore 19.00 Gran finale – party “Top Design”

L’ambizione è quella di diventare l’evento leader nel settore lusso, con un progetto che prevede di creare un appuntamento fisso ed unico nel corso degli anni. Si presenta così Como Luxury, in programma a Villa Olmo a Como nei giorni 23, 24, 25 ottobre 2009, manifestazione interamente dedicata al bien vivre. Grazie anche all’appoggio e alla collaborazione delle istituzioni, Regione Lombardia, Camera di Commercio, CNA e Confartigianato, Provincia e Comune di Como, Regio Insubria, Upcts, lo scopo dell’evento si conferma quello di alimentare il processo del business to business. L’esigenza di trovare un punto d’incontro tra la ricca storia imprenditoriale del territorio, sita in uno dei luoghi più incantevoli e riconosciuti tali a livello internazionale, ha portato allo studio e all’organizzazione di “Como Luxury”. La manifestazione inizierà ufficialmente il 15 ottobre con un invitational di Golf al Golf Club di Villa d’Este per poi trasferirsi nell’esclusiva location di Villa Olmo. L’evento prevede l’esposizione, nelle prestigiose sale di Villa Olmo, di primarie e selezionate aziende rappresentative del mondo del lusso e di tutte le sue sfaccettature. Agli espositori saranno riservati particolari benefit e servizi che sicuramente non potranno che essere apprezzati e riconosciuti.

Venerdì 23 ottobre, Como Luxury aprirà la tre giorni con un convegno dal tema “Il turismo di lusso e la realtà territoriale del Lago di Como” a cui parteciperanno gli albergatori dei migliori hotel del territorio definiti dalla critica di settore, vere eccellenze in tutto il mondo. Ogni giorno sono previsti numerosi eventi che animeranno “Como Luxury” a partire dalla mattina sino ad arrivare alle serate a tema, che prevedono l’organizzazione di eventi a cui potranno partecipare solo gli invitati selezionati dagli espositori. Il pubblico potrà accreditarsi a Villa Olmo a partire dalle ore 9.00 fino alle 19.00 nei giorni di venerdì 23 sabato 24 e domenica 25 mentre le feste delle serate saranno dedicate solo ai selezionati invitati. |

La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorre sapere. John Keats

www.comoluxury.it

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New Business

Quando il gioco si fa

business Il successo del marchio Juego specializzato nella realizzazione di carte, giochi da tavolo e dei prodotti per il Texas Hold’em. I punti di forza per conquistare il mercato? Design, qualità e una rete di distribuzione che vanta 56mila punti vendita in Italia

Quando il gioco diventa business. Lo sa bene il team di Juego, brand nato poco più di 2 anni fa legato al mondo delle carte, dei giochi da tavolo e al Texas Hold’em. In una manciata di mesi il marchio è diventato ormai un punto di riferimento in questo segmento di mercato con un fatturato passato da 0 a oltre 2 milioni di euro, già 180 referenze e oltre 1000 clienti serviti nel 2008. Il segreto di questo successo? Aver puntato su una serie di pilastri fondamentali alla base del progetto. Innanzitutto qualità e design, perché ogni prodotto - dalle carte da gioco al Bingo, dagli scacchi al Poker, dalle fiches ai travel games - è curato nei minimi dettagli e progettato con la consulenza specializzata di designer e esperti di comunicazione, per creare linee altamente innovative e di gran pregio anche sul fronte della scelta dei materiali. Esempio d’eccellenza è la linea Royale di Juego che offre set di carte da gioco le cui illustrazioni dei personaggi classici sono state tutte reinterpretate e originariamente dipinte a mano. I set possono essere custoditi in preziose custodie di legno che possono anche contenere apposite fiche madreperlate di altissima qualità. Inoltre le linee di prodotto Juego possono contare su una distribuzione da primato: ben 56mila tabaccherie in Italia di cui 18mila servite direttamente. Grazie a questa rete distributiva il marchio Jeugo - rappresentato in tutte le sue categorie dalle linee più classiche a quelle esclusive e ai prodotti Texas Hold’em - ha potuto godere subito di una grande visibilità che è stata premiata dal pubblico. “Cerchiamo sempre di mettere il 73


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Sul grande traino del Texas Hold’em si è agganciato con capacità di vision anche Juego, diventato partner tecnico ufficiale della Fith, la Federazione Italiana Texas Hold’em presieduta da Luca Pagano, a dimostrazione dell’assoluta qualità dei suoi prodotti

massimo impegno in quello che facciamo - ha spiegato Luca Cadorin, brand manager di Juego - sulla base di alcuni parametri che sono la nostra “carta vincente”: un concept innovativo di prodotto, un design esclusivo, la massima qualità anche dei materiali, un packaging emozionale e una distribuzione efficace e ramificata. Un anno fa abbiamo anche inaugurato un Egostore a Bari e prevediamo di aprire altri store dedicati al nostro marchio anche nel resto d’Italia”. Sotto: Luca Cadorin, brand manager di Juego insieme a Luca Pagano, presidente Fith

A tutto questo si aggiunge il grande lavoro fatto sul fronte Texas Hold’em. Una vera e propria mania, quella del Poker sportivo, che ha trovato sempre più estimatori anche in Italia dopo l’enorme successo Oltreoceano e in Europa anche grazie ai programmi tv dedicati e all’evoluzione delle competizioni su internet.

Luca Pagano e la Fith E’ uno dei giocatori di poker più rappresentativi in Italia e in Europa. E’ uno dei fon-

E su questo grande traino si è agganciato con capacità di vision anche Juego, diventato partner tecnico ufficiale della Fith, la Federazione Italiana Texas Hold’em presieduta da Luca Pagano, a dimostrazione dell’assoluta qualità dei suoi prodotti. Per il futuro Juego punta sempre più in alto lavorando continuamente a nuovi progetti e traendo forza anche dalla squadra vincente alla base dell’azienda titolare di questo marchio, il gruppo ITA, realtà leader in Italia nella produzione e nella commercializzazione di prodotti per il mondo delle tabaccherie e non solo. |

datori e presidente della Fith, Federazione Italiana Texas Hold’em. L’11 settembre 2008 è stato premiato agli Awards degli European Poker Tour alla categoria “The Player of the Year” come miglior giocatore dell’anno. Professionista dal 2004, ha ottenuto importanti piazzamenti anche nelle World Series of Poker del 2006 ed è attualmente membro del tema PokerStars Pro ed è il giocatore che ha ottenuto il maggior numero di piazzamenti negli Ept, uno degli eventi più importanti del Poker sportivo. In Ita-

Se siete competitivi e vi dedicate a qualcosa, non avete altra scelta che tener duro. Vince Burgio

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www.juegogames.it www.itagency.it www.fith.it

lia è conosciuto anche per la sua presenza come conduttore insieme a Giacomo Valenti di Poker Mania, programma di successo in onda su Italia 1.


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Lo sport è competizione e il diporto nautico non fa eccezione Continua con questa seconda puntata il viaggio dedicato alla storia dello yacht. Dopo le origini, si passa al XVII secolo che ha dato il via alle prime competizioni. Nascono i primi club in Europa che saranno punto di riferimento per tante storie straordinarie legate al mondo della nautica a cura di Roberto Magri

Anche nel XVII secolo, epoca alla quale si suole far risalire l’origine dello yachting, gli “ingaggi”, come l’attento linguaggio navale definisce ogni sfida ravvicinata fra imbarcazioni, si verificavano, eccome! Ma erano determinati, da un lato, dalla necessità di arrivare per primi al porto per vendere le proprie mercanzie bruciando il concorrente, e dall’altro dagli inseguimenti tra fi nanzieri e contrabbandieri, tra le marine sovrane e pirati, tra flotte antagoniste. In sostanza l’abilità marinara, finalizzata a prevalere sul contendente, si era sempre cimentata vuoi per ragioni lecite quanto illecite ma mai era stata il presupposto di una competizione sportiva. In origine, infatti, gli yacht reali, come forse il lettore attento avrà intuito, venivano utilizzati come “pic-nic boats”, battelli con i quali trascorrere qualche ora in amenità e in buona compagnia. E poiché tutto il mondo è paese e poiché tutti i salmi finiscono in gloria, anche i reali inglesi e i loro cortigiani non disdegnavano di pranzare a bordo godendo del soave panorama che si profi lava loro navigando nelle protette anse del Tamigi. L’unico tocco di abilità marinaresca consisteva nel “navigare in linea di fi la”, cioè un’imbarcazione dietro l’altra a distanza costante: in parata potremmo dire. Si deve aspettare il XVIII secolo per poter parlare di regate, cioè di competizioni fra yacht, anche se le cronache riferiscono che già il re Carlo II di Inghilterra, che abbiamo lasciato all’ormeggio di Whitehall in contemplazione dei suoi quattro yacht (vedi B&G Business&Gentlemen n°7), al comando del “Catherine” abbia sfidato il duca di York a bordo della ”Anne”. Le cronache sono precise nel riferire che la posta in palio erano cento sterline- da non confondersi con la coppa delle cento ghinee che è tutt’altra sto76


Nautica Story

Nella pagina precedente il timone dello yacht reale “Victoria & Albert” nel salone principale del RYS In questa pagina stampa che rappresenta il castello di Cove, sede del RYS, Royal Yacht Squadrom

ria - ma molto imprecise sul risultato, vuoi per la particolare posizione dello sfidante e vuoi per la struttura stessa della competizione che consisteva nella navigazione di un tratto del Tamigi in senso discendente per poi ripercorrerlo in senso inverso. Era l’anno di grazia 1661. Perché vi sia competizione è neces-

sario che vi sia squadra, che vi sia cioè una bandiera sotto cui riconoscersi,. Perché vi sia squadra è necessario che vi sia aggregazione: nascono così gli yacht club. Il più antico yacht club del mondo è senza dubbio il “Water club of Cork”, in Irlanda, la cui fondazione viene fatta risa77


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Era l’anno 1660 quando il principe Carlo Stuart , già in esilio in Olanda ove si dilettava di qualche navigazione, portato sul trono di Inghilterra dopo la morte del Cromwell con il nome di Carlo II, in un pubblico discorso rivolto ai dignitari di corte lodò le qualità dello “jaght” sul quale aveva lungamente navigato durante il forzato distacco dalla patria, dichiarando che se ne avrebbe fatto costruire uno per navigare sul Tamigi lire al 1720 e ciò sulla scorta di docu menti e dipinti dell ’epoca. Ma ebbe vita breve perché le tracce si perdono nel 1765 anche se all’inizio del XIX secolo, e più precisamente nel 1806, la Marchesa di Thomond, insieme ad altri notabili, tentò di rivitalizzare il club che languiva e che si sarebbe poi fuso con un altro club per cambiare nome ed assumere quello di “Cork Yacht Club”, per poi divenire, nel 1830 “Royal Cork Yacht Club”. Cionondimeno in “A tour through Ireland”, edito a Londra nel 1748, a proposito della città di Cork si racconta che “un gruppo di illustri gentiluomini, una volta all’anno esce qualche lega al largo con un certo numero di piccoli velieri, i quali per decorazioni e dorature superano lo stesso yacht reale. Il loro ammiraglio, che viene eletto annualmente, issa la sua bandiera a riva della propria imbarcazione e riceve gli onori della bandiera. Il resto della flotta prende il proprio posto”. E da altre fonti sappiamo che i veloci cutter della zona, non 78

a caso utilizzati dai funzionari doganali per quanto sopra si diceva, gareggiavano inseguendo un’imbarcazione che potremmo definire “lepre” e le manovre erano guidate da terra dal commodoro del club, il quale impartiva gli ordini con colpi di cannone e con segnalamenti a mezzo di guidoni. Era stato gettato il seme perché nascessero le prime regate. Il Principe del Galles, futuro re Giorgio III, nel 1749 mise in palio una coppa da disputarsi tra dodici yacht lungo il percorso compreso tra la cittadina di Greenwich, sul Tamigi, e il battello fanale di Nore, posto all’estuario del fiume e ritorno. Ormai era cosa fatta: le regate erano una realtà. Le cronache riferiscono che il duca di Cumberland, fratello del Principe del Galles ormai divenuto sovrano, nel 1775 mise in palio una coppa d’argento per una regata da disputarsi il giorno 11 luglio, sempre lungo il Tamigi, tra Westminster Bridge e Putney Bridge. Vinse lo yacht “Aurora” seguito da “Fly”. La regata si ripetè ogni anno ed i partecipanti, nel 1782, diedero vita alla “Cumberland Sailing Society” che fu il primo yacht club di Inghilterra e che poi muterà il nome in “Royal Thames Yacht Club”. Per rimarcare la caratterizzazione del sodalizio i soci decisero di creare un’uniforme marinara. Fu il primo club a disegnare una divisa che contraddistinguesse i soci, imitato poi da quasi tutti gli yacht club tra i quali anche lo “Yacht Club Italiano”. Il “Royal Thames Yacht Club” è il

più antico yacht club con ininterrotta attività dalla sua fondazione. Ma il primato più importante da attribuire a questo nobile e benemerito sodalizio va ricercato nella iniziativa, del 1781, di aprire la partecipazione alle regate anche ai non soci del club: nascevano gli “open” della vela. Ma forse, la data più importante nella storia dello yachting è il 13 giugno 1813, quando un gruppo di gentlemen si riunì alla Thatched House Tavern, in St. Jame’s street, a Londra, dando vita al “ The Yacht Club” che si definiva, per la prima volta nella storia, come un’associazione di uomini interessati a navigare per mare con yacht. Fu la prima volta che a comporre il nome dell’associazione veniva utilizzata l’espressione “yacht”. Il principe reggente volle presto farne parte e, quando divenne re con il nome di Giorgio IV, il club ottenne la patente reale mutando il nome in “Royal Yacht Club”: era il 1820. Dopo pochi anni, nel 1830, per volere reale, il nome muterà in “ Royal Yacht Squadron” che rimarrà immutato nel tempo e il guidone si fregerà della corona reale. La pace che seguì alle guerre napoleoniche (che si protrasse, sostanzialmente sino alla prima guerra mondiale) e la supremazia sui mari della Royal Navy, che garantiva la sicurezza della navigazione, favorirono l’espandersi del diporto nautico anche al di fuori delle isole britanniche. Fu così che, nel 1830 a Stoccolma, vedeva la luce il “Kungl Svenska Segel Sallskapet”, terzo yacht club


Nautica Testatina Story

Nella pagina precedente la â&#x20AC;&#x153; Coppa Italiaâ&#x20AC;? uno dei pi antichi trofei italiani In questa pagina la sede dello Yacht Club italiano a Genova

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star-board e port-board Anche i termini inglesi “star-board”, equivalente del nostro tribordo, vale a dire lato destro dell’imbarcazione secondo la direzione di marcia, e “port-board”, equivalente del nostro babordo, cioè del lato sinistro, hanno genesi assai curiose. Alle origini della navigazione, la parte posteriore dell’imbarcazione terminava a punta, similmente ad una gondola ed il timone, per consentirne il governo, era costituito da un lungo remo che solitamente veniva fissato sull’estremità di destra data la scarsa presenza di mancini! In inglese antico “stoerbord” significava, letteralmente,“the side on which the ship is steered”, vale a dire il lato da cui l’imbarcazione viene governata. La trasformazione fonetica di “stoer” in “star” fu gioco facile. In verità, più romanticamente, vi è chi sostiene che l’espressione “star-board” sia molto più recente e derivi dal fatto che l’ufficiale di rotta, per fare il punto nave con il sestante, si collocasse sul lato destro del cassero di poppa della nave, che, nella navigazione tra la madrepatria, l’Inghilterra, e l’oceano che portava alle Americhe, consentiva di osservare agevolmente la stella polare collocata nell’emisfero boreale. Per la ciurma il lato destro era facilmente individuabile come il fianco dal quale l’ufficiale soleva fare il punto nave. Più intuitivo appare l’origine etimologica di “port-board” , oggi In questa pagina divise sociali dello Yacht Club italiano tra le due Guerre

più semplicemente “port”,cioè del lato sinistro dell’imbarcazione. Se, come abbiamo visto, il timone era collocato a destra era giocoforza utilizzare il lato opposto del battello per l’attracco in

al mondo in ordine di tempo. Di lì a pochi anni a Rotterdam, nel 1851, nasceva il “Koninklijke Roei-en Zeilvereeniging “De Mass” il più prestigioso yacht club dei Paesi Bassi preceduto però, per pochi anni, dal “Reale Yacht Club” fondato nel 1846. La Francia non poteva assistere indifferente all’onda diportistica e così il 15 giugno del 1867 nasceva la “Société d’Encouragement pour la Navigation de Plaisance” che, dopo pochi mesi aggiunse il motto “Yacht Club de France”. Al pari di quanto avvenne in Olanda, il più titolato yacht club non fu il primo. La “Société d’Eccouragement” fu infatti preceduta dalla “Société des Régates du Havre” fondata, sull’oceano atlantico, nel 1838. E’ del 1855 la nascita del primo Yacht club tedesco, il “Rhe Yacht Club” anche se il più importante Yacht club di Germania è il “Norddeutscher Regatta Verein” costituitosi nel 1868, seguito, nel 1887 dal “ Kieler Yacht Club”, reso famoso dalla “settimana di Kiel”, prestigiosa competizione, e per aver organizzato le Olimpiadi del 1936 nel corso delle quali la squadra italiana vinse la medaglia d’oro nella classe 8 metri S.I. con lo yacht “Italia”, frutto dell’intensa attività agonistica promossa dal “ Regio Yacht Club Italiano” sorto il 19 ottobre del 1879. Il secondo yacht club fondato in Italia (era il 1889) fu il “ Circolo del Remo e della Vela Italia” di Napoli anche se, per la verità, a Napoli l’attività velica aveva visto i natali prima che a Genova ad opera della “Società di Regate” del 1873 che, tuttavia, ebbe vita breve poiché l’attività durò solo sei anni, anche se molto intensi a giudicare dalla flotta composta da ben trentacinque velieri che, per l’epoca, rappresentava una consistenza non indifferente. Genova fu più fortunata anche per la presenza del console generale britannico, sir Yeats Brown che, appassionato di yachting, si fece costruire dal cantiere Oneto di Genova un cutter, il “Black Tulip”, con il quale iniziò a bordeggiare suscitando l’interesse dei notabili locali quali il Cavalier D’Albertis, il Cavalier Peirano, il signor Vittorio Augusto Vecchi, detto “Jack la Bolina”, che furono, appunto, i 80

banchina e ciò sia per evitare di danneggiare il timone, sia perché la manovra risultava più agevole. Quindi, per l’equipaggio era semplice associare il bordo utilizzato per l’attracco, appunto “port”, con il lato sinistro della nave.

promotori del costituendo R.Y.C.I. Il club fu subito vivace e mise in calendario regate di rilievo, tant’è che la tradizione vorrebbe che il nome “genoa”, dato ad una delle vele armate a pruavia dell’albero, trovi la sua genesi fonetica proprio per essere stata usata per la prima volta nelle regate della “settimana di Genova” promosse dal “Regio Yacht Club Italiano”. Più o meno nello stesso periodo la Spagna dà i natali al “Real Club Nautico de Barcelona” e al “Real Club Maritimo” entrambi in Catalogna. Il “Kongelig Norsk Seilforening” di Oslo, fondato nel 1883, legittima la Norvegia ad entrare nell’empireo della nautica da diporto. Se l’Europa, stregata dalla passione inglese per la nautica da diporto ne seguì rapidamente le orme, oltre l’Atlantico gli appassionati di yachting non stavano certo a poltrire. Ma questa è un’altra storia... |

B&G - n.7 pag. 80 “Yacht alle origini di una grande storia”

www.marboats.it


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Il TEMPO del raccolto Terza tappa del cammino intrapreso con questo dossier dedicato al tempo e alle sue forme d’eccellenza. Dopo la fatica della semina e la paziente attesa arriva il momento di raccogliere i primi frutti. Come la nascita di un figlio, la possibilità di veder realizzati i propri progetti è motivo di soddisfazione e di orgoglio. Continua la storia della Gioielleria Serafi no Consoli e di grandi marchi come Jaquet Droz e Minerva Montblanc che hanno saputo costruire al meglio il loro tempo del raccolto a cura di Ivan Consoli

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B&G Dossier - LE FORME DEL TEMPO


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Paul Gauguin Mietitori

Chi ha avuto la fortuna nella vita di avere dei figli sa perfettamente cos’è il tempo del raccolto. Ci sono attimi fuori dal tempo quando la vita genera un’altra vita e l’atto della nascita è la manifestazione di una forza straordinaria, che si avvera dopo mesi di gestazione, dopo il dolore del travaglio, dopo tutto il tempo necessario per consolidare e maturare una storia d’amore. Un figlio è il frutto più grande che ogni uomo o donna possano raccogliere nel corso della loro esistenza e la semplicità di questa affermazione è talmente schiacciante da superare ogni forma di banalità apparente. Perché è così. E’ un traguardo, è il momento in cui la vita ti offre la possibilità di raccogliere l’emozione più profonda e ciascuno di noi sa quanto c’è dietro a quel momento. Nel numero precedente di questo dossier ci siamo soffermati ampiamente proprio sul tempo della semina, cioè il tempo necessario per costruire piccoli e grandi progetti, per gettare le basi di una strada che può portare a importanti risultati. Immaginiamoci, 84

poi, quando tutto questo possa rappresentarsi all’ennesima potenza per generare una nuova vita. Lo stesso principio vale per la storia dell’azienda che oggi rappresento e che si trova dopo trent’anni a scoprire il vero tempo del raccolto. Come quando nasce un figlio, noi oggi proviamo l’emozione di veder vivere i nostri progetti più ambiziosi sui quali abbiamo lavorato a lungo, a cominciare da mio padre Serafino. E’ stato lui a “vedere” tanti anni fa il disegno di ciò che è oggi la Gioielleria Serafino Consoli ed è stato capace di trasmettere questa vision a me e a tutta la nostra famiglia. Non sono mancati i sacrifici, il coraggio, le scelte difficili ma obbligate di chi vuole guardare lontano e arrivare un giorno a raccogliere i frutti di un progetto fuori dal comune. Anche io ho vissuto il mio tempo della semina, il tempo nel quale ho maturato la capacità di conciliare le ambizioni e la fretta di un


B&G Dossier - LE FORME DEL TEMPO

Il tempo del raccolto nello sport

Ogni frutto importante, come un figlio appena nato, è straordinario quanto delicato e questo

Un numero: 42.195. Unità di misura: il me-

frutto va protetto, accudito, amato.

tro. Vi dice qualcosa? E’ la distanza che

Lo stesso principio vale per i successi conseguiti.

maratona. Un atleta contemporaneo di

Perché non si può riposare sugli allori, non si

arrivare a un risultato così straordina-

può guardare il primo traguardo raggiunto

miglioramento tutta la sua vita sporti-

e poi sedersi troppo a lungo in attesa. I frutti

il tempo del raccolto di uno sportivo che

ottenuti vanno custoditi e va offerta loro tutta

ne e una vita di sacrificio.

bisogna percorrere per fare una gara di alto livello ci mette circa 2 ore. Ma per rio deve dedicare all’allenamento e al va. L’istante dell’arrivo al traguardo è dedica a quel momento mesi di preparazio-

l’energia necessaria per crescere. E poi bisogna pensare a costruire un nuovo raccolto, a preparare nuovamente il terreno. kasimir malevich mietitura

giovane, con la pazienza, lo studio, l’umiltà, l’attesa della maturità e dell’esperienza necessaria per fare grandi passi. Ora è arrivato il tempo di iniziare il raccolto dei primi frutti di questo lungo periodo di preparazione. Possiamo definirlo il tempo della “festa” - come accade anche in tutte le tradizioni popolari legate al raccolto in agricoltura - ma è soprattutto il tempo della consapevolezza. La consapevolezza che ogni frutto importante, come un figlio appena nato, è straordinario quanto delicato e questo frutto va protetto, accudito, amato. Lo stesso principio vale per i successi conseguiti. Perché non si può riposare sugli allori, non si può guardare il primo traguardo raggiunto e poi sedersi troppo a lungo in attesa. I frutti ottenuti vanno custoditi e va offerta loro tutta l���energia necessaria per crescere. E poi bisogna pensare a costruire un nuovo raccolto, a preparare nuovamente il terreno. Le importanti partnership raggiunte dalla Gioielleria Serafino Consoli con alcune delle più grandi eccellenze al mondo nel campo dell’alta orologeria e della gioielleria, insieme alla rinnovata fiducia dei clienti sempre più affezionati e del mondo business che ci riconosce come interlocutore sempre più autorevole, sono per noi il raccolto di trent’anni di lavoro e dedizione. Oggi raccolgo questi frutti, ma anche l’esperienza e le responsabilità tramandatemi da mio padre. Adesso dovrò dimostrare di aver meritato tutto questo. Perché abbiamo già cominciato una nuova semina. Sì, nuove sfide ci attendono e presto ve ne renderemo conto. |

Mietitura Non si sentiva oltre al bosco altro suono che uno, la mia lunga falce che frusciava al suolo. Che cosa sussurrava? Non lo sapevo io stesso; era forse qualcosa sul calore del sole, qualcosa, forse, sull’assenza di suono Per questo sussurrava e non parlava. Non era sogno del dono d’ore vuote, o facile oro profuso da fata o da elfo: qualunque cosa in più della verità sarebbe apparsa debole al fermo amore che ordinò il prato in solchi, non senza delicate lanceole di fiori (orchidee pallide), e un fulgido verde serpente fugò. Il fatto è il sogno più dolce che la fatica conosca. La mia lunga falce frusciava, lasciava il fieno ammucchiarsi. Robert Frost (San Francisco, 1874 –Boston, 1963)

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà così difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Charlie Chaplin

www.serafinoconsoli.it

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Tributo al grande

Genio del TEMPO L’estro e l’innovazione di Pierre Jaquet Droz, fondatore dell’omonima Manifattura orologiera svizzera. Dal Secolo dei Lumi ad oggi, la storia di un marchio capace di meravigliare e costruire oggetti unici, come la Machine à Ecrire le Temps. Oggi la casa manifatturiera si propone con la stessa fi losofia innovativa che ha contraddistinto il suo fondatore Se la genialità può essere intesa come la capacità di trasformare i sogni in realtà, di rendere possibile ciò che per tutti non lo è, di guardare al di là dell’orizzonte dove nessun altro riesce ad arrivare, allora nell’Olimpo dei geni possiamo certamente annoverare un grande innovatore come Pierre Jaquet Droz. Un genio del tempo, nato e vissuto nel Settecento, in grado di dar vita a creazioni meravigliose, automi e orologi musicali preziosamente decorati che hanno incantato le corti reali d’Europa, portando la sua fama addirittura in Cina. Con una visione unica per i suoi tempi, fu il primo a insediare la sua manifattura a Ginevra puntando tutto sull’innovazione e sul perfezionismo sia tecnico che estetico, qualità proprie anche della sua personalità, come quella del viaggiatore elegante che si cuce a perfezione con il Secolo dei

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B&G Dossier - LE FORME DEL TEMPO Tourbillon RĂŠserve de marche. Quadrante in nero opalina. Numerus clausus a 28 esemplari.

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Questa filosofia d’insieme, questa volontà di costruire oggetti capaci di mescolare l’eleganza con la promessa d’eternità tipica delle invenzioni più conosciute, ha continuato a vivere e a viaggiare nel corso del tempo conservandosi intatta ancora oggi nei segnatempo Jaquet Droz, che portano con onore il nome del loro primo inventore

In alto: L’Heure Astrale. Quadrante laccato nero, tempestato di 178 diamanti. Numerus clausus a 88 esemplari. Al centro: Grande Seconde réhaut, ardoise. Quadrante in ardesia opalina, contatore argentato. Anello in oro rosso 18 carati. In basso: Grande Seconde réhaut, meteorite. Quadrante in meteorite, contatore argentato. Anello in oro rosso 18 carati.

Lumi in cui egli visse. Questa fi losofia d’insieme, questa volontà di costruire oggetti capaci di mescolare l’eleganza con la promessa d’eternità tipica delle invenzioni più conosciute, ha continuato a vivere e viaggiare nel corso del tempo conservandosi intatta ancora oggi nei segnatempo Jaquet Droz, che portano con onore il nome del loro primo inventore. Pezzi d’arte che sposano lo stile, i contenuti e i preziosi decori alla ricchezza della cultura orologiera. La purezza dello smalto, la luce delle perle e delle pietre preziose, i quadranti realizzati su misura in pietra o in legno diventano elementi importanti che vanno ad aggiungersi alle complicazioni che Jaquet Droz realizza. Collezioni limitate che incarnano lo spirito esclusivo della 88

manifattura e che rimane immutato ancor oggi anche dopo tre secoli dalla sua nascita. Tutto questo per rispondere all’iniziale ambizione di Pierre: abbattere le frontiere dell’arte orologiera. A cominciare dal movimento, perché da oltre tre secoli Jaquet Droz riserva ai suoi segnatempo il meglio che l’innovazione tecnologica possa offrire in materia di orologeria. I movimenti meccanici sono a carica automatica o manuale e su ogni platina viene inciso il trifoglio, firma segreta del fondatore della Manifattura. Ponti e platine decorati con il motivo “Côtes de Genève”, la massa oscillante in oro bianco 22 carati con il suo decoro solare, sono visibili attraverso il fondello trasparente della cassa. Ogni pezzo è di per sé unico come unica è l’applicazione dello smalto “grand


B&G Dossier - LE FORME DEL TEMPO la Machine à Ecrire le Temps avanzate, sia dalle scelte estetiche. È questa eterna ricerca che ha

fin dalle origini della sua nascita, la Manifattura Jaquet Droz non

portato Manuel Emch, presidente e direttore artistico di Montres

ha mai cessato di sorprendere, di stupire. A partire dalla fine del 18°

Jaquet Droz, a immaginare con gli ingegneri e i maestri artigiani di

secolo, i suoi spettacolari automi – lo Scrivano, la Musicista e il Di-

La Chaux-de-Fonds la Machine à Ecrire le Temps. Questo progetto,

segnatore – davano vita alla chimera dell’uomo artificiale. Il fasci-

intimamente legato al DNA del marchio, aveva un solo limite: rag-

no fu immediato a Versailles, dove furono presentati a Luigi XVI e a

giungere l’impossibile. Una performance di alta acrobazia tecnologi-

Maria Antonietta, prima di fare il giro delle corti reali dell’Europa.

ca, sostenuta dallo spirito avanguardista, così come dal savoir-faire,

Da allora, la filosofia della Manifattura resta immutata: offrire il

della Manifattura. Preparatevi ad essere stupiti. Perché da Versail-

meglio per suscitare meraviglia in ogni istante. Un’esigenza incarna-

les a Basilea, Jaquet Droz ha mantenuto la sua promessa: infondere

ta sia dalla tecnica e dalle complicazioni orologiere più

un pizzico di sogno e di imprevisto in tutte le sue creazioni.

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feu” realizzato interamente a mano giocando con la finezza delle polveri e la potenza delle fiamme. I maestri artigiani Jaquet Droz sono i soli a conoscere la formula che dona a queste opere il colore e la loro composizione unica. Tutto questo è estremizzato dal colore più difficile da realizzare: il nero. Affascinante e misterioso, il nero assoluto è il frutto di un’alchimia il cui segreto è gelosamente custodito. Così come la lavorazione dello smalto “paillonné”: la minuziosità dei motivi in oro depositati uno a uno su un fondo in smalto “flinqué” la cui magnificenza cromatica è sottolineata dal blu, caratteristica della Manifattura e della sua arte.

Tecnologia e bellezza si traducono anche nella sapiente armonia con cui gli orologi della manifattura svizzera vengono impreziositi da perle e pietre preziose per creare veri e proprio tesori al confine tra gioielleria e orologeria. L’arte del sertissage propria dei maestri di Jaquet Droz si esprime pienamente sui quadranti dei modelli Fleur du Temps dove la luce dell’oro sublima lo sfavillio dei diamanti, la cremisi dei rubini e il colore degli spessartines come zaffiri e smeraldi impeccabilmente tagliati rivelano splendore e unicità

E poi ci sono i giochi di colori, forme e materiali. Jaquet Droz magnifica i propri quadranti e li adorna con uno o più anelli in oro rifiniti interamente a mano. Il risultato di questo decoro è messo ancor più in evidenza dal colore blu delle lancette e delle viti, ottenuto attraverso il delicato processo di colorazione dell’acciaio. Per ottenere questo risultato l’artigiano che lavora l’acciaio utilizza una fiamma viva adattando con essa le forme e il colore della lancetta. Soltanto per mezzo della sua maestria riesce a riprodurre esattamente il blu tipico di Jaquet Droz. Tecnologia e bellezza che si traducono anche nella sapiente armonia con cui gli orologi della manifattura svizzera vengono impreziositi da perle e pietre preziose per creare veri e proprio tesori al confine tra gioielleria e orologeria. L’arte del sertissage propria dei maestri di Jaquet Droz si esprime pienamente sui quadranti dei modelli Fleur du Temps dove la luce dell’oro sublima lo sfavillio dei diamanti, la cremisi dei rubini e il colore degli spessartines come zaffiri e smeraldi impeccabilmente tagliati rivelano splendore ed unicità. Questa capacità di meravigliare è l’anima viva di Jaquet Droz, la prima cifra di lettura delle sue opere che sono un omaggio al tempo nella sua autenticità e nel suo affascinante mistero. | 90

Date Astrale. Quadrante in nero opalina.


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I numeri di Piere Jaquet Droz 1721 Pierre Jaquet Droz nasce a La Chaux-de-Fonds. 1735 Pierre Jaquet Droz segue i corsi di matematica e fisica tenuti dal professore Daniel Bernoulli, matematico e fisico svizzero dell’università di Basilea. 1738 Pierre Jaquet Droz apre la sua prima manifattura alle porte di Sur le Pont, nei pressi de La Chaux-de-Fonds. 1758 Pierre Jaquet Droz abbandona La Chaux-de-Fonds per andare a presentare le sue creazioni in Spagna. 1759 A Madrid, il maestro orologiaio viene ricevuto alla Corte di Spagna dal Re Ferdinand VI. Qui ottiene un successo trionfante vendendo tutte le sue creazioni. I profitti verranno utilizzati per la creazione di un orologio animato con grande complicazione. 1769 Pierre Jaquet Droz viene affiancato da suo figlio HenryLouis, di 17 anni, che ha appena terminato i suoi studi in matematica, fisica, scienze e arte all’Accademia di Nancy. 1774 Gli ordini continuano ad affluire dal mondo intero. Pierre Jaquet Droz apre la sua seconda manifattura a Londra insieme a suo figlio Henry-Louis, artista, musicista e ingegnoso costruttore. 1775 Presentazione, a Parigi, dei tre Automi – Lo Scrivano, Il Disegnatore e La Musicista – a Re Louis XVI e alla Regina MarieAntoinette. 1784 Pierre Jaquet Droz apre a Ginevra la prima manifattura organizzata della città, la sua terza dopo quelle di La Chauxde-Fonds e di Londra. 1790 Pierre Jaquet Droz muore a Bienne. 1791 Henry-Louis Jaquet Droz muore a Napoli durante un viaggio.

L’eternità è un concetto simile all’attimo, non si coglie, non si misura e l’amore se ne serve nel periodo in cui dimentica il tempo; può essere un secondo, come può essere per un giorno, come per più anni, poi l’eternità dilegua. Antonio Beltramelli

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“L’Accademia”

dell’alta orologeria: tradizione e innovazione per crescere nuovi maestri dell’arte del tempo

Nell’immagine: Una fase di progettazione all’Institut Minerva

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Lâ&#x20AC;&#x2122;Institut Minerva de Recherche en Haute Horlogerie di Villeret in Svizzera: un vero e proprio laboratorio di pensiero, dove i giovani incontrano i grandi maestri per continuare a tramandare questa tradizione votata allâ&#x20AC;&#x2122;eccellenza totale 93


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Per quanto si cerchi di racchiuderlo all’interno di meccanismi perfetti e di definirlo con la massima precisione, il tempo conserva il suo lato misterioso, lo spirito di un’essenza superiore che non può essere imprigionato mai del tutto. Forse questo profondo rispetto per il tempo e il suo mistero sta alla base di un capolavoro dell’arte orologiera quale è il Grand Tourbillon Heures Mystérieuses della collezione Villeret 1858 di Montblanc. Già il nome racchiude tutto il fascino di un oggetto dedicato agli appassionati più puri, capaci di cogliere nel profondo l’innovazione e il “mistero” di questo orologio fatto per pochi. Anzi pochissimi: una sola versione in platino, otto modelli in oro bianco e otto in oro rosa. Il Tourbillon appare a ore 12 nell’ampia cassa a forma di goccia, ed è valorizzato da un ponte a forma di otto orizzontale, simbolo dell’infinito. Nella parte inferiore della cassa si trova l’altrettanto ampio quadrante orario, dove le lancette delle ore e dei minuti fluttuano indicando misteriosamente il tempo. Questo orologio è un monumento all’abilità e alla creatività dei mastri orologiai di Villeret. Un tempio dove ancora oggi si continua a far vivere l’arte orologiera svizzera nelle sue manifestazioni più alte, capaci di riscuotere ammirazione in tutto il mondo. Infatti il Grand Tourbillon Heures Mystérieuses è nato lo scorso anno in occasione del 150° anniversario della fondazione della casa manifattura svizzera e per celebrare la riapertura dell’edificio che ospita l’Institut Minerva de Recherche en Haute Horlogerie dopo l’importante intervento di restauro e ampliamento che ha dato nuova vita alla costruzione. 94


B&G Dossier - LE FORME DEL TEMPO Le ore misteriose Vero elemento d’attrazione di questo orologio è il grande Tourbillon posizionato nella parte superiore del quadrante. Composto di 95 elementi, pesa meno di un grammo. Il meccanismo è visibile in tutta la sua perfezione attraverso una gabbia, staccata dal movimento, dall’apertura di 18,4 mm, che lo rende uno dei più grandi Tourbillon disponibili sul mercato. Anche il volano del bilanciere ha una dimensione importante, con un diametro di14.6 mm, un movimento di inerzia di 59 mgcm2 e la frequenza di 18.000 semi-oscillazioni (2,5 Hertz). Particolarmente degni di nota sono i tre pesi di compensazione, decorati con la freccia Minerva, che possono essere spinti avanti e indietro lungo l’arco incurvato della gabbia del tourbillon per ottenere un equilibrio perfetto. Il ponte brevettato è un capolavoro in miniatura: interamente fatto a mano, ha la forma di due otto intrecciati, a ricordare il simbolo dell’infinito. Tutti i pezzi del ponte e della gabbia sono in acciaio massiccio, modellati meticolosamente e lucidati a mano. Un lavoro che richiede tre settimane per ogni tourbillon e una tecnica artigianale che solo pochissimi mastri orologiai possiedono. Le ore misteriose sono visibili nella parte inferiore dell’orologio, attraverso un quadrante dal diametro uguale a quello del tourbillon. Le lancette fluttuano grazie al tradizionale sistema dei dischi in vetro zaffiro. Il fondo del quadrante non è trasparente, ma presenta una superficie specchiata che enfatizza il suggestivo effetto “galleggiante” delle lancette. Tutt’intorno, una fine lavorazione guilloché, una tecnica tradizionale realizzata manualmente che richiede anni di esperienza. Anche la cassa testimonia la grande maestria degli artigiani Minerva, presenta infatti una forma a goccia, che si allunga nella parte inferiore del quadrante. E’ disponibile in platino 950, in oro bianco e rosso 18 carati. Per la prima volta nella collezione Montblanc Villeret 1858, il fondello non si apre, per non svelare il segreto delle ore misteriose.

Qui sopra Grand Tourbillon Heures Mystérieuses della collezione Villeret 1858 di Montblanc

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All’interno dell’Istituto operano e si formano mastri orologiai in grado di possedere capacità ed esperienze tali da costruire

Le Origini Corre l’anno 1858 quando Charles-Yvan e Hyppolite Robert fondarono la manifattura “H. & C. Robert” a Villeret, un paese nella valle del St. Imier nello Jura svizzero. Erano gli albori della rivoluzione industriale e di lì a poco la Svizzera sarebbe diventata il più importante produttore di orologi del mondo. Proprio come in molte manifatture dell’epoca, anche qui si facevano produrre esternamente i movimenti, le casse, i quadranti e le altri parti, per poi assemblare l’orologio da tasca. Ma a Villeret si faceva già qualcosa di rivoluzionario: utilizzando principalmente scappamenti cilindrici e meccanismi innovativi per caricare e posizionare le lancette attraverso la corona di carica, gli orologi divennero presto famosi anche all’estero. La C. Robert venne certificata per la sua altissima qualità alle Fiere Internazionali di Anversa (1885) e di Parigi (1889). Il 30 luglio 1887, il marchio Minerva e il suo logo, con le caratteristiche frecce, vennero depositati all’Ufficio Brevetti Federale Svizzero. Il grande salto arriva soltanto con l’ingresso della seconda generazione dei Robert, alla fine del XIX secolo. Il piccolo laboratorio diventa finalmente una vera e propria manifattura di orologi, in grado di produrre internamente un orologio in tutte le sue componenti.

All’interno dell’Istituto operano e si formano mastri orologiai in grado di possedere capacità ed esperienze tali da costruire interamente a mano tutti i componenti fondamentali dell’orologio e sempre a mano vengono effettuate tutte le operazioni che rendono perfetti questi gioielli: dalla verifica della lunghezza del bilanciere all’accuratezza del cronografo. Per alimentare e conservare questa preziosa tradizione, la casa svizzera Minerva ha accolto con entusiasmo il supporto fondamentale di Montblanc, che è da sempre impegnata a tramandare la migliore tradizione artigianale in tutte le sue attività produttive e che ha permesso di dar vita all’Institut. Un vero e proprio laboratorio di pensiero, dove i giovani possono incontrarsi e scambiare idee, apprendere le tecniche tradizionali e l’esperienza tramandata di generazione in generazione e seguire l’approccio mentale tipico dei mastri artigiani. A sostegno di questo progetto è stata anche creata la Fondazione Minerva, interamente finanziata da Montblanc. La Fondazione ha lo scopo di organizzare mostre, laboratori ed eventi per professionisti del settore, per rendere accessibile al maggior numero possibile di 96

interamente a mano tutti i componenti fondamentali dell’orologio. Sempre a mano vengono effettuate tutte le operazioni che rendono perfetti questi gioielli: dalla verifica della lunghezza del bilanciere all’accuratezza del cronografo. A sostegno di questo progetto è stata anche creata la Fondazione Minerva, interamente finanziata da Montblanc. La Fondazione ha lo scopo di organizzare mostre, laboratori ed eventi per professionisti del settore, per rendere accessibile al maggior numero possibile di interessati quanto l’Istituto ha da offrire

interessati quanto l’Istituto ha da off rire. Tutto questo non avrebbe avuto senso fuori dalla storica sede della manifattura Minerva. Ecco perché Montblanc ha voluto e sostenuto un importante progetto di ristrutturazione e rinnovamento della sede originale di Minerva, da sempre ubicata a Villeret. Ora che la ristrutturazione è terminata, l’edificio rappresenta un’immagine perfetta del modo in cui l’Institut lavora: un luogo in cui tradizione e innovazione convivono in perfetta armonia. Dalla fine dello scorso anno, per celebrare i 150 anni della nascita, i laboratori sono aperti a visitatori e collezionisti.

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Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose. Marcel Proust

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La poesia

selvaggia

del Kenia

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Turismo a cinque stelle

L’emozione di arrivare nel cuore profondo di una terra che regala spazi lirici indescrivibili, uniti allo spirito selvaggio della natura più vera. Dalla Masai Mara National Reserve alla Shaba National Reserve, fi no a Nairobi: per scoprire l’anima viva dell’Africa in collaborazione con Bradipo Travel Designer

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Attenzione: c’è un momento lirico, all’imbrunire, da vivere seduti sulla poltroncina della vostra veranda, davanti agli occhi le terre desertiche della Shaba National Reserve, nelle orecchie i suoni indistinti del ritiro degli uccelli e nel cuore un’armonia con la terra. Siete nella splendida savana kenyiota e sappiate che questo è il minimo che vi possa succedere. La prima notte a Nairobi è solo un assaggio d’Africa, delizioso però. Accolti in un boutique hotel, l’House of Waine, dall’elegante spirito africano e dal servizio eccellente, per rilassarsi aspettando l’inoltro nel bush che avverrà domani, un po’ di anticamera prepara meglio all’emozione che per noi navigati cittadini è sempre molto forte. Finalmente in safari. Per tre giorni ci si immerge nella vita della Shaba National Reserve, il cui nome deriva dal suo monte vulcanico ormai estinto, soggiornando in un posto tutt’altro che qualunque: nel leggendario Joy’s Camp, vicino alle riserve Samburu & Buffalo. Non appena si fa conoscenza con gli ospiti ci si rende subito conto di essere in un posto speciale tra persone speciali. I

fondatori, che ormai non ci sono più, furono infatti George e Joy Adamson, due appassionati studiosi che hanno dedicato la vita ai felini della savana, in particolare leoni e leopardi. George Adamson veniva comunemente chiamato Baba y Simba, il Padre dei Leoni e ha vissuto praticamente da eremita con loro, come scienziato e sensibile essere umano. Joy ha raccontato la loro vita con gli animali nel bestseller Born Free, da cui fu realizzato negli anni ’60 un film da Oscar tutt’ora unico nel suo genere. Il Joy’s è essenziale, un’elegante oasi nelle terre desertiche di Samburu, solo dieci le tende, ampie e confortevoli, con decorazioni in vetro e tela meticolosamente lavorate dalle tribù nomadi locali, ognuna con la propria veranda da cui godere dello straordinario spettacolo naturale che si svolge attorno. Durante i safari, su veicoli ultra-confortevoli, o a piedi insieme a guide esperte, intervallati da soste gustose per i pasti nel bush e lungo il fiume, è un continuo avvistamento dei numerosi animali che popolano la riserva: elefanti, bufali, zebre di Grant, gazzelle, impala, orici, ghepardi, leopardi, leoni, coccodrilli, ippopotami, la

Nella doppia di apertura Stanza del Cottars 1920’s Camp in questa pagina in alto zebre di Grant nella riserva In basso Masai, popolazione locale

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Turismo a cinque stelle

INFO UTILI SUL KENYA

in questa pagina in alto elefanti del Shaba National Reserve In basso Masai, popolazione locale

Capitale Nairobi Stagionalità e clima Le condizioni atmosferiche del Kenya variano enormemente da una zona all’altra. Il clima della Rift Valley è quello più piacevole, mentre nelle aride brughiere e nelle regioni semidesertiche la temperatura può raggiungere e superare i 40°C di giorno e scendere a 20°C la sera. Le regioni occidentali e la costa sono generalmente calde e umide tutto l’anno. La stagione delle piogge va da marzo a tutto maggio (grandi piogge) e a novembre (piccole piogge). Documenti Per poter entrare in Kenya, bisogna essere provvisti di passaporto con una validità residua di almeno sei mesi dal momento della richiesta del visto. Inoltre è richiesto che sul passaporto ci sia almeno una pagina bianca da utilizzare. Su questo verrà apposto il timbro per la durata del soggiorno. Nel caso di viaggio da parte di un minore, la normativa varia in base alle normative vigenti nella Nazione. È necessario inoltre richiedere un visto d’ingresso presso l’ambasciata a Roma o direttamente in Aeroporto. Lingua Inglese e swahili (ufficiali). Si parlano più di 50 lingue, tra cui anche kikuyu e kamba. Religione Cristiani 60%, seguaci di religioni tradizionali 28%, musulmani 10%, altri 2%. Fuso orario Il Kenya è 2 ore avanti rispetto all’Italia. Quando da noi c’è l’ora legale soltanto una Moneta La valuta locale è lo scellino keniota (Ksh). Uno scellino vale circa un centesimo di euro.

zebra di Grevy, la giraffa reticolata e alcune specie di uccelli tipici della zona come lo gherenuc; alcuni di questi nomi non vi dicono ancora nulla ma li assocerete ben presto a un’emozione. Una nuotata in piscina e un massaggio riposante raccolgono l’adre-

nalina della giornata, riportandovi in una dimensione di completo relax, pronti per fronteggiare i colori del cielo sorseggiando un aperitivo al tramonto, magari dall’alto di un promontorio. Se invece la voglia di brividi non è finita si può scegliere di sorvolare i parchi in mongolfiera, mentre sotto di voi branchi di zebre e gnu corrono liberi. O ci si può inoltrare ancora nella savana per il safari notturno e provare gli appostamenti in luoghi segreti per osservare da lontano il ghepardo nel suo ambiente naturale. L’avventura prosegue nella prossima scenografia, offerta questa volta dalla Masai Mara National Reserve, il parco principale e più celebre del Kenya, ai confini con quello del Serengeti, con cui crea un unico ecosistema. Il nome della riserva deriva dal popolo Masai, che qui abita diverse 101


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pianure e di cui si ha occasione di conoscere cultura e tradizioni visitando villaggi. Un’altra infilata di leggende vi aspetta nello storico Cottar’s Camp 1920: il fondatore, Charles, fu uno dei più grandi cacciatori di tutti i tempi. Assalito tre volte da leopardi, solo un rinoceronte pose fine alla sua vita, con una carica. Calvin, l’attuale discendente ed ospite del lodge, non è più un cacciatore. Ma pochi come lui sanno rievocare le gesta dei nonni, e come loro portarvi veramente vicino agli animali. Si abita in un’area che garantisce la massima intimità, in un ambiente che riconduce all’atmosfera degli albori dell’attività safari dei primi del ‘900. Le tende spaziose e confortevoli sono arricchite da pezzi di antiquariato. Ristorante, piscina e persino una biblioteca vi aspettano ogni sera dopo gli incontri con zebre, ippopotami, antilopi, iene, babbuini, giraffe e i cosiddetti Big Five, i cinque animali selvaggi che ognuno vorrebbe vedere almeno una volta nella vita: l’elefante, il leone, il leopardo, il rinoceronte e il bufalo. Troppe emozioni, è il momento di uscire dal bush per trascorrere gli ultimi giorni nel lento tepore di Malindi, tra le spiagge di sabbia fine e un mare dalle molteplici sfumature regalate della barriera corallina. La pace si trova in un resort unico nel suo genere: il Lion in the Sun Resort & Thalaspa. Uno dei più esclusivi della costa settentrionale, situato fra l’Oceano e il bush, dove la decisa impronta africana si fonde piacevolmente con influenze arabe e indiane. Sette suites garantiscono la grandiosità degli spazi, la massima riservatezza e la totale libertà, mentre un giardino tropicale fa da contorno agli eleganti spazi comuni. Ci si accoccola in una delle quattro piscine di mare, nel silenzio, per accorgersi che non basterà un anno per ripensare a tutto quello che si è appena vissuto. | Non erano soltanto il profilo delle colline e i brevi tramonti viola, i colori vividi dell’ibisco e del cielo e dell’erba verde, o l’emozione di un fruscio improvviso delle fronde o del volo di un francolino impaurito mentre camminavo sola nella boscaglia, né la sorpresa del leopardo immobile come una statua nel plenilunio. Kuki Gallmann , tratto da “Sognavo l’Africa” www.bradipotravel.com

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www.pragmaadv.it www.pragmaadvgolfcup.it

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Un paradiso dâ&#x20AC;&#x2122;emozioni alla scoperta del lusso

â&#x20AC;&#x153;Autenticoâ&#x20AC;?

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L’eccellenza alberghiera

Una delle mete più ambite nel mondo esclusivo dell’ospitalità luxury: il Regina Isabella di Ischia, che coniuga l’eccellenza di un hotel a cinque stelle con il rinomato complesso termale che ha accolto ospiti d’eccezione, da Liz Taylor e Richard Burton alla “divina” Callas 105


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Immerso tra gli scogli e il verde della pineta mediterranea il Regina Isabella custodisce ancora intatta la cultura di un savoir vivre mediterraneo votato all’eleganza e al bello. La stessa cultura che fu alla base del progetto a cui volle dar vita Angelo Rizzoli, il celebre editore e produttore cinematografico incantato dai luoghi e dalla tradizione delle terme, ancora oggi cuore del Regina Isabella

nella doppia di apertura Immagine dei moli del Regina Isabella in questa pagina sopra: Piscina “Risveglio dei Sensi” con cromoterapia, aromaterapia, musicoterapia sotto: Salotto con camino

Personaggi del calibro di Richard Burton, Liz Tailor e Maria Callas avevano trovato nell’Albergo della Regina Isabella ***** L – Resort & Health SPA il proprio angolo di paradiso. Oggi, il complesso termale e l’omonimo albergo realizzato negli anni Cinquanta sulle antiche rovine greco-romane di Lacco Ameno d’Ischia, continua ad essere una delle più ambite ed esclusive mete glamour. Immerso tra gli scogli e il verde della pineta mediterranea il Regina Isabella, non a caso, custodisce ancora intatta la cultura di un savoir vivre mediterraneo votato all’eleganza e al bello. La stessa cultura che fu alla base del progetto a cui volle dar vita Angelo Rizzoli, il celebre editore e produttore cinematografico incantato dai luoghi e dalla tradizione delle terme, ancora oggi cuore del Regina Isabella. Arredamenti preziosi e un servizio curato in ogni minimo dettaglio assicurano agli ospiti della storica struttura ischiana un soggiorno indimenticabile. Le 128 camere a disposizione, tra cui 27 Luxury Accomodations, sono caratterizzate dagli originali pavimenti con le maioliche dipinte a mano e offrono agli ospiti comfort di lusso: dal sistema video Bang & Olufsen ai programmi satellitari e Pay per view, dalla connessione a Internet con linea Adsl al collegamento WI-FI dai balconi. Inoltre tutte le suite dell’ala Royal dispongono di terrazzo o di una piscina-idromassaggio privata, con acqua termale e acqua di mare calda e fredda o di una doccia relax a cascata d’acqua di mare. Angoli di lussuosa tranquillità dai quali ammirare una spettacolare vista sul mare, che rispecchiano il personale punto di vista su lusso ed eleganza del general manager e proprietario de l’Albergo della Regina Isabella ***** L – Resort & Health SPA, Giancarlo Carriero: “La mia personale concezione del lusso e quella che proponiamo al Regina Isabella – spiega l’imprenditore - è strettamente legata all’idea del bene e del servizio creato appositamente per il fruitore, al concetto del su-misura e della personalizzazione estrema. I nostri clienti sono individui che possono permettersi quanto di meglio può offrire il mercato del lusso, e proprio per questo il loro obiettivo è quello di soddisfare non tanto l’occhio altrui, quanto piuttosto se stessi; sono alla costante ricerca di oggetti ed esperienze con cui sentirsi in perfetta sintonia. Per fare l’esempio di un capo di abbigliamento, a loro non interessa semplicemente indossare un generico “abito costoso”, quanto scovare quel capo che si adatti perfettamente a lui o lei, quasi si trattasse di un “prolungamento” del proprio corpo”.

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L’eccellenza alberghiera

Eventi – Ischia Vintage Dal 31 ottobre all’8 novembre il tradizionale weekend che l’Albergo della Regina Isabella dedica all’enogastronomia di alto livello si trasforma in una settimana dedicata ai grandi nomi dell’enologia internazionale. Due gli eventi in programma: il 31 e l’1 novembre andrà in scena la settima edizione di Ischia Vintage, manifestazione che porterà nell’isola alcune delle migliori aziende vinicole del mondo. L’evento è curato, come tradizione, da Ian D’Agata, noto esperto e wine writer italiano, autore di The Ecco guide to the Best Wines of Italy, della guida D’Agata & Comparini ai Migliori Vini d’Italia, e responsabile per l’Italia dell’International Wine Cellar di Steven Tanzer. Dal 2 all’8 novembre sarà invece la volta di Ischia Wine Week, un’ intera settimana costellata di degustazioni enologiche, lezioni di cucina con lo Chef Executive del Regina Isabella, cene con menu studiati in abbinamento ai preziosi vini. In particolare venerdì 6 novembre ci sarà spazio per il talento Ing. Giancarlo Carriero, General Manager dell’Albergo, e proprietario della struttura insieme alle sorelle Silvana e Antonella

di un giovane chef canadese, certamente destinato alla ribalta mondiale: Kevin Maniaci del ristorante dell’Inn On The Twenty, uno dei migliori resort della regione vinicola del Niagara, in Ontario. Le offerte dell’Albergo dedicate ai wine lovers sono presenti sul sito www.reginaisabella.it.

Questa è secondo Giancarlo Carriero la vera eleganza :”La concezione del lusso – rivela - che si confonde con l’eleganza più pura, può ben definirsi lusso autentico”. Ed è proprio questa esperienza di lusso a cinque stelle quella che viene offerta agli ospiti di questo paradiso, che in alternativa al mare offre l’opportunità di usufruire di quattro diverse piscine: una esterna, sopraelevata in prossimità della spiaggia, alimentata con acqua di mare depurata e circondata da un comodo solarium attrezzato con pavimentazione e lettini in legno; una interna con acqua termale, per bagni rigeneranti; una terza esterna con acqua termale, o di mare riscaldata, ideale per il rilassamento; e la piscina interna “Risveglio dei Sensi” con acqua termale per la musicoterapia, la cromoterapia e l’aromaterapia. Eleganza sì, ma anche benessere: un capitolo a parte, infatti, meritano le Terme della Regina Isabella, che quest’anno festeggiano il centesimo anniversario dalla fondazione: nate nei primi del Novecento le terme offrono cure e trattamenti che sfruttano sia le virtù delle acque multiattive (ad alta mineralizzazione), e dei fanghi termali (che dopo essere stati raccolti in cave naturali dell’isola, vengono lasciati macerare per circa sei mesi nell’acqua termale) sia gli effetti benefici dei diversi tipi di massaggi, percorsi specifici, diete

e ginnastica attiva o passiva. Da sempre molto attente alle novità in ambito estetico e medico, le terme creano dei percorsi personalizzati per ogni singolo individuo, secondo le specifiche necessità di ognuno, facendo comunque di salute e benessere le mete verso le quali ogni ospite viene orientato. Oggi come ieri. Nulla, come un secolo fa, viene infatti lasciato al caso: a pochi passi dall’albergo la banchina Heaven’s Quay offre l’pportunità di attraccare lo yacht e abbandonarsi alle coccole della SPA. I “naviganti” troveranno ad accoglierli una deliziosa colazione calda, accompagnata da un quotidiano del mattino. E a questo gustoso benvenuto si aggiungerà la possibilità di usufruire della formula “Day Pass”: una card esclusiva che renderà il soggiorno al Regina Isabella un’esperienza ancora più unica. |

Senza piacere, non vi è vita; la lotta per il piacere è la lotta per la vita. Nietzsche, Friedrich www.reginaisabella.it.

Immagini della terrazza con piscina affacciata sul mare

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L’emozione della prima

volta

Presentando un concetto automobilistico innovativo, BMW definisce dei nuovi parametri nella categoria medio/alta. Come primo rappresentante di un nuovo segmento, la BMW Serie 5 Gran Turismo combina le caratteristiche principali di una berlina rappresentativa, di un moderno Sports Activity Vehicle e di una classica Gran Turismo. La quattro porte dallo stile elegante si distingue per una linea del tetto allungata che ricorda una Coupé e un portellone posteriore bipartito. I suoi spaziosi interni offrono un comfort lussuoso, una posizione di seduta leggermente rialzata che facilita l’accesso e promuove una vista ottimale della situazione del traffico, così come una versatilità affascinante. Come accenna già il nome, la BMW Serie 5 Gran Turismo è predestinata per i grandi viaggi. Il suo ambiente di lusso genera immediatamente una sensazione di benessere, lo spazio per le gambe nella zona posteriore è al livello della BMW Serie 7, l’altezza della testa è identica agli interni della BMW X5. L’inclinazione 108

degli schienali posteriori è regolabile separatamente, così da tenere conto delle esigenze individuali dei passeggeri. Grazie ai sedili posteriori regolabili in direzione longitudinale fino a 100 mm e agli schienali ribaltabili, il volume del bagagliaio è ampliabile fino a 1.700 litri. Un’esperienza di guida unica viene assicurata così dai motori potenti ed efficienti, dal Driving Dynamic Control di serie, dalla modernissima tecnica dell’assetto e dagli innovativi sistemi di assistenza del guidatore. Il design della BMW Serie 5 Gran Turismo combina in una forma armonica le tipiche proporzioni di una BMW, un profilo elegante e slanciato, una linea del tetto d’ispirazione Coupé e quattro porte con cristalli senza cornice. La vista frontale trasmette una dinamica potente, accentuata dal doppio rene BMW incastonato verticalmente, dalle grosse prese d’aria e dai doppi proiettori montati obliqui. La luce diurna è stata realizzata per la prima volta con anelli luminosi in tecnica LED. Le linee orizzontali conferiscono


Emozioni al volante

Bmw presenta un concetto automobilistico innovativo, che ridefi nisce i parametri del segmento medio/alto dell’auto. Nasce la Serie 5 Gran Turismo che mescola con armonia i plus di una berlina, di un moderno Sports Activity Vehicle e di una classica Gran Turismo

alla coda la caratteristica immagine di larghezza che viene ulteriormente sottolineata dalle luci posteriori a L con barre luminose a LED che emettono una luce omogenea. Al momento di lancio della BMW Serie 5 Gran Turismo la gamma di motorizzazioni comprende due modernissimi propulsori che introducono le misure di BMW-EfficientDynamics in un’ulteriore categoria automobilistica. La BMW Serie 5 Gran Turismo 530d mette a disposizione un rapporto senza concorrenza tra esperienza di guida emozionante e consumo di carburante: il consumo medio di carburante nel ciclo di prova UE è di 6,5 litri per 100 chilometri (valore di CO2: 173 g/km). Anche i due pro-

pulsori a benzina definiscono dei parametri di riferimento nuovi di efficienza nelle loro rispettive categorie di motorizzazione. Nella BMW 535i Gran Turismo viene introdotto come novità mondiale e rappresentante di una nuova generazione di motori il primo propulsore a benzina sei cilindri in linea con TwinPower Turbo High-Precision-Injection e VALVETRONIC dalla potenza di 225 kW/306 CV. La motorizzazione top di gamma è il V8 TwinPower Turbo con 300 kW/407 CV della BMW 550i Gran Turismo. La BMW 530d Gran Turismo viene alimentata da un diesel sei cilindri in linea da 180 kW/245 CV dell’ultima generazione con basamento in alluminio e iniezione di-

retta di carburante Common-Rail. Tutte le motorizzazioni soddisfano la norma antinquinamento Euro 5. Tutte le varianti di motori sono dotate di serie del cambio automatico a otto rapporti, riservato finora all’ammiraglia di lusso BMW 760i. Grazie alla configurazione innovativa degli ingranaggi, a un rendimento interno impareggiabile e allo stesso peso e ingombro di un cambio automatico a sei rapporti, l’unità combina comfort di cambiata, dinamica ed efficienza al massimo livello. La più moderna tecnica motoristica, l’innovativo cambio automatico a otto rapporti e le ampie misure di BMW-EfficientDynamics fanno della BMW Serie 5 Gran 109


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settembre - ottobre 2009

Turismo il nuovo parametro di riferimento anche a livello di economia di esercizio e di emissioni. La moderna e sofisticata tecnica di assetto della nuova BMW Serie 5 Gran Turismo è configurata per offrire sia una dinamica affascinante che un eccellente comfort di viaggio. L’asse anteriore a bracci trasversali sovrapposti e l’esclusivo asse posteriore BMW Integral V sono realizzati quasi interamente in alluminio. L’equipaggiamento di serie comprende un’ammortizzazione pneumatica dell’asse posteriore e uno sterzo idraulico a pignone e cremagliera con pompa di servosterzo comandata in base alle necessità. Come optional è disponibile l’Integral Active Steering che combina lo sterzo attivo delle ruote anteriori con uno sterzo dell’asse posteriore funzionante in dipendenza della situazione di guida. Il Driving Dynamic Control, di serie, influenza la dinamica di cambiata e, inoltre, la linea caratteristica del pedale dell’acceleratore e del servosterzo. In combinazione con Adaptive Drive, disponibile come optional, l’intervento di regolazione si estende anche alla variazione continua delle fasi di compressione e di estensione degli ammortizzatori a regolazione separata. Oltre alle modalità «NOR-

MAL», «SPORT» e «SPORT+», il tasto del Driving Dynamic Control inserito nella consolle centrale offre anche la modalità «COMFORT». In più, quando viene selezionata l’impostazione «SPORT+» e la modalità di trazione, viene attivato un intervento ridotto della regolazione della stabilità di guida DSC. La massima protezione degli occupanti la assicurano la struttura ottimizzata della scocca e i sistemi di sicurezza passiva a controllo elettronico, funzionanti in base alla situazione. Questi sono composti da cinture automatiche a tre punti in tutti i posti, airbag frontali, laterali e laterali per la testa, poggiatesta attivi anticrash davanti, pneumatici runflat e indicatore avaria pneumatici. L’equipaggiamento di serie comprende luci fendinebbia e la luce adattiva dei freni; come optional sono disponibili doppi proiettori allo xeno con luce diurna ed Adaptive Light Control con ripartizione variabile del fascio luminoso e luce di svolta. |

www.rivoltella.bmw.it

Scheda tecnica BMW SERIE 5 GRAN TURISMO Carrozzeria Numero porte/posti Lungh./largh./alt. (a vuoto)

mm

535i

550i

530d

4/5

4/5

4/5

4.998/1.901/1.559

4.998/1.901/1.559

4.998/1.901/1.559

Passo

mm

3.070

3.070

3.070

Carreggiata ant./post.

mm

1.611/1.654

1.621/1.636

1.611/1.654

Diametro sterzata

m

12,2

12,2

12,2

Capacità serbatoio

ca. l

70

70

70

Radiatore con riscaldamento

l

9,3

11,4

8,9

Olio motore

l

6,5

8,5

7,2

Massa a vuoto DIN (UE)

kg

1.940 (2.015)

2.060 (2.135)

1.960 (2.035)

Carico utile DIN

kg

630

630

630

Peso complessivo legale

kg

2.570

2.690

2.590

535i

550i

Motore Tipo/cilindri/valvole

530d

in linea/6/4

V/8/4

Cilindrata

cm³

2. 979

4.395

2.993

Corsa/alesaggio

mm

89,6/84,0

88,3/89,0

90,0/84,0

Compressione

:1

10,2

10,0

16,5

a partire da 91 ottani

a partire da 91 ottani

diesel 180 (245)

Carburante

in linea/6/4

Potenza

kW(CV)

225 (306)

300 (407)

a giri

giri/min.

5.800

5.500–6.400

4.000

Coppia

Nm

400

600

540

a giri

giri/min.

1.200–5.000

1.750–4.500

1.750–3.000

a disco, pistone unico

a disco, pistone unico

a disco, pistone unico

e pinza flottante (autoventilati)

e pinza flottante (autoventilati)

e pinza flottante (autoventilati)

348 x 36, ventilati

374 x 36, ventilati

348 x 36, ventilati

a disco, pistone unico

a disco, pistone unico

a disco, pistone unico

e pinza flottante (autoventilati)

e pinza flottante (autoventilati)

e pinza flottante (autoventilati)

345 x 24, ventilati

370 x 24, ventilati

345 x 24, ventilati

8J x 18 lega

davanti: 8,5J x 19

8J x 18 lega

Freni anteriori Diametro

mm

Freni posteriori Diametro

mm

Cerchi

dietro: 9,5J x 19 lega

Prestazioni

110

535i

550i

530d

Rapporto massa/potenza DIN

kg/kW

8,6

6,9

10,9

Potenza specifica

kW/l

75,5

68,3

60,1

Accelerazione –100 km/h

s

6,3

5,5

6,9

Velocità massima

km/h

250

250

240


Emozioni al volante

Rivoltella e B&G presentano la nuova Serie 5 GT Un evento di classe con tanti amici nella splendida villa Moroni di Stezzano alle porte di Bergamo per festeggiare la nuova nata di casa BMW. Scatti e ritratti di una serata interamente dedicata alla â&#x20AC;&#x153;Emozione della prima voltaâ&#x20AC;?

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Business&Gentlemen

settembre - ottobre 2009

Mercato internazionale della pelletteria - Thebagshow Dal 16 al 19 settembre 2009 Sede: Polo Fieristico di Milano

Nato nel 1962 MIPEL è il salone internazionale della pelletteria (borse, valigie, sacche, portafogli e tutti gli accessori in pelle) leader mondiale del settore. MIPEL è un’occasione unica per scoprire le tendenze di borse e accessori in pelle sempre più determinanti per l’evoluzione del fashion, ma anche l’appuntamento più atteso per celebrare la fantasia di artigiani e industriali provenienti da ogni parte d’Italia e da numerosi Paesi esteri, per un settore economico di vitale importanza: 20.000 visitatori professionali, oltre 400 espositori distribuiti in tre padiglioni su una superficie di 20.000 metri quadri.

NoFrills Il 25 e 26 settembre 2009 Sede: Fiera di Bergamo

NoFrills è l’ormai abituale appuntamento italiano b2b dedicato al mondo turistico. Malgrado la difficile situazione economica mondiale, che si sta riflettendo su diverse realtà del nostro Paese – tra cui anche il comparto turistico -, NoFrills sembra non risentirne, dal momento che la maggior parte degli spazi espositivi sono già stati venduti e diversi tra i rimanenti sono opzionati. Il workshop, giunto alla nona edizione, è diventato, con il trascorrere del tempo, un evento di riferimento del settore: a questo punto del suo cammino, è giusto analizzare i numeri per trarre importanti informazioni relative al trend della manifestazione.

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MIA: Mostra dell’arredamento Dal 19 al 27 settembre 2009 Sede: Polo fieristico di Monza

La più importante vetrina briantea dell’artigianato e delle piccole aziende continua naturalmente la linea di interesse, già da alcuni anni presente, alle nuove qualità del vivere domestico che impongono una rinnovata attenzione ai materiali e più in generale alla loro naturalità. Flessibilità e ambientabilità sono le nuove parole d’ordine in fatto di materiali, tanto per i più “antichi” come il legno quanto per i più moderni come la vetroceramica. Su questa stessa linea di interesse si colloca la presenza di mobili e complementi d’arredo ecosostenibili e biocompatibili:, verso la cui produzione si sono indirizzate ormai molte aziende con prodotti che hanno defi nitivamente incorporato il design come plus di competività .

Milano vende moda Dal 25 al 28 settembre Sede: Polo Fieristico di Milano

Si dice che la vita cominci a quarant’anni. Anche per le fiere di moda. E a settembre, l’appuntamento centrale del fashion al femminile ne darà una dimostrazione concreta, presentando una serie di innovazioni che, a partire dal nome, investono tutti gli aspetti della manifestazione. Dopo 40 anni MilanoVendeModa cambia e diventa MI Milano prêt-à-porter. Un nuovo nome, una nuova immagine, un nuovo logo per la stessa identica missione: generare un incontro tra stili, tendenze e materiali. Un viaggio al centro del Made in Italy e della sua città simbolo.

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I prossimi appuntamenti

L’agenda delle Fiere

Milano Moda Donna Dal 23 al 30 settembre Sede: FieraMilanoCity

E’ l’appuntamento con il pret-à-porter più atteso del mondo. Due le edizioni annuali: settembre-ottobre (collezioni primavera/ estate) e febbraio-marzo (collezioni autunno/ inverno). Ogni edizione di Milano Moda Donna off re lo spettacolo raffi natissimo delle collezioni, distribuite in un fittissimo calendario di oltre 230 tra sfi late e presentazioni di aziende specializzate, con la presenza di circa 2.500 giornalisti italiani e stranieri e oltre 15.000 buyer.

settembre L

M

M

ottobre G

V

S

D

L

M

M

G

V

S

D

Sposidea Dall’8 all’11 ottobre 2009 Sede: Villa Castelbarco, Vaprio d’Adda

A Sposidea si trovano oltre centoventi selezionate aziende di prodotti e servizi per il matrimonio, calate nel magico scenario di Villa Castelbarco. Tante le proposte per abiti, fiori, foto, lista nozze, bomboniere, location gioielli, viaggi, auto e altro ancora… La passione, tema dominante della manifestazione, quest’anno sarà declinato in molteplici sfaccettature a partire dallo storico concorso “Un giorno da modella”, realizzato in collaborazione con la rivista bridal White Sposa. Ogni futura sposa può partecipare e provare l’emozione di sfi lare in passerella, indossando un abito da sposa scelto ad hoc per lei, in uno scenario creato ad arte nella spettacolare corte d’onore della Villa.

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Alta Quota Dal 2 al 4 ottobre 2009 Sede: Fiera di Bergamo

A un anno di distanza torna la Fiera della Montagna, evento atteso da tutti gli appassionati di alta quota. Anche per l’edizione 2009 i migliori distributori di marchi tecnici confermano e rafforzano la loro presenza all’evento puntando sul lancio delle ultimissime novità, forti di una stagione invernale che ha rafforzato l’intero comparto commerciale e ha dato nuova linfa alle idee. L’esposizione coinvolgerà, inoltre, aziende turistiche (tour operator, agenzie di viaggio, enti turistici, consorzi di promozione turistica) italiane e d’oltralpe, nonché distributori e produttori di materiale tecnico sportivo (sci alpino, sci nordico, snowboard, alpinismo, trekking, nordic walking...) in aree e stand funzionali per promuovere prodotti tecnici e offerte vacanza per la stagione 2009/2010.

SMAU Dal 21 al 23 ottobre Sede: FieraMilanoCity

Dopo un primo semestre del 2009 dedicato agli eventi itineranti, Smau Business Roadshow (a Bari, Brescia, Padova e Bologna sono stati oltre 15.000 iscritti e 10.000 partecipanti, di cui circa il 60% decisori aziendali e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni locali e il restante 40% operatori del canale ICT) Smau si prepara a tornare a Milano per la 46^ Esposizione Internazionale dell’Information & Communications Technology in programma dal 21 al 23 ottobre presso Fieramilanocity (padiglioni 3 e 4), con una tre giorni ricca di novità per il mondo dell’impresa, del canale ICT e della Pubblica Amministrazione e un calendario denso di appuntamenti.

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NALE GALGAN OD AZIO AN

NOI CI SIAMO

TÀ QUALI LA EL

21a CAM PAG N

Il Gruppo Galgano presenta la

9-15 novembre 2009

21ª CAMPAGNA NAZIONALE DELLA QUALITÀ nell’ambito della Quindicesima Settimana Europea della Qualità 9 - 15 novembre 2009

Invita Aziende e Istituzioni ad aderire alla Campagna Nazionale per testimoniare il ruolo strategico della Qualità a beneficio del Sistema Paese

7 MOTIVI PER ESSERCI Inserire la vostra azienda nella Campagna pubblicitaria Media e Affissioni Condividere l’impegno sul fronte della Qualità Aprire una vetrina sulla vostra azienda con link diretto dal sito della Campagna Essere ospiti Galgano agli Incontri - Confronti organizzati per l’occasione Testimoniare il ruolo sempre più strategico della Qualità per migliorare il nostro Paese Inserire la società ciet nel circuito di informazione nazionale verso i Media Personalizzare e diffondere difffondd la vostra adesione attraverso il simbolo della Campagna

Per informazioni compilare il coupon e inviarlo alla Galgano: fax 02.39.60.52.40/212 Nome/Cognome ................................................................................................................... ............... Azienda/Ente................................................................................................................... ..................... Tel. ................................................. Settore .................................................................. ...................... Tel. 02.39.60.52.95 e-mail: relazioni.esterne@galganogroup.it - www.galganogroup.it

?

P erché celebrare la QUALITA’

perché la Qualità consente di eliminare gli sprechi e migliorare la produttività; perché Qualità significa attenzione al cliente, innovazione, competitività; perché è solo sulla Qualità che si può mobilitare il Cuore e la Mente delle persone; perché la Qualità può essere ovunque, condiziona la nostra vita quotidiana e dipende da tutti noi; perché siamo convinti che rappresenti un valore centrale della Storia del nostro Paese, per la nostra civiltà e il nostro sviluppo economico. L’augurio è che la Qualità diventi veramente la priorità di ogni Direzione Aziendale. Le Aziende che aderiscono alla Campagna pubblicitaria media, affissioni e web, possono partecipare gratuitamente al Convegno

“LE APPLICAZIONI SNELLE NEI SERVIZI” Milano, giovedì 8 ottobre 2009 Per informazioni: tel. 02.39605295 fax 02.39605240 - relazioni.esterne@galganogroup.it - www.galganogroup.it

GRUPPO GALGANO consulenti di direzione

B&G- Business&Gentlemen Pubblicazione bimestrale www.businessgentlemen.it Anno II – numero 8 - settembre/ottobre 2009 Direttore responsabile Mauro Milesi mauro.milesi@cobalto.it Redazione Coordinamento: Laura Di Teodoro laura.diteodoro@cobalto.it In redazione e contenuti web: Desirée Cividini desiree.cividini@cobalto.it Segreteria: redazione@businessgentlemen.it Impaginazione Stefania Bugada, Enrico Benedetti Equipe tecnico-scientifica Daniela Andreini, Gianpaolo Baronchelli, Ivan Consoli, Andrea Bonalumi, Marco Maria Fumagalli, Roberto Magri, Andrea Manzoni, Leonardo Marabini, Ivan Mazzoleni, Cristina Moro, Maria Teresa Zorza Hanno collaborato Mario Alberto Catarozzo, Alice Sofia Neri, Alessandro Rossi, Simone Scelsa Elena Sottocornola, Ilaria Maria Dondi Fotografie Matteo Mottari Archivi fotografici North Face, Consorzio Franciacorta, I Pinco Pallino, Boldrocchi Group, Job Rapido, Daikin, Solarexpo, Herbalife, Accenture S.p.A., Hotel Regina Isabella, Marboats Immagini uffici stampa Smau, World Business Forum, Como Luxury, Sound PR, Barabino & Partners S.p.A., Dag Communication, Diesis, Bradipo Travel Design, Aida Partners, BMW, Confindustria Milano Editore e Redazione Cobalto Srl via Angelo Maj, 24 - 24121 Bergamo tel. 035.226599 - fax. 035.3830350 Pubblicità Nazionale Cobalto Adv via Angelo Maj, 24 - 24121 Bergamo tel. 035.226599 - fax. 035.3830350 Account Executive Sara Franceschini sara.franceschini@cobalto.it Pubblicità per Brescia e Provincia Numerica Srl Via Gambara, 55 – 25121 Brescia Tel. 030.37401 – Fax 030 3772300 Coordinamento Massimo Marchetti massimo.marchetti@numerica.com Pubblicità per Monza e Brianza Marketing Planet Srl Via V. Emanuele, 15 – 20052 Monza Tel. 039 2308568 – Fax 039 2308576 Coordinamento Aldo Nobile a.nobile@mktplanet.it Stampa CPZ Spa via Landri, 37 - 24060 Costa di Mezzate (BG) Testi e fotografie, forniti su qualsiasi supporto, anche non pubblicati non verranno restituiti. Registrazione presso il Tribunale di Bergamo n.5 del 7 febbraio 2008 N. iscrizione ROC 12491


Con noi puoi giungere fino in vetta

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Scalare le classifiche dei motori di ricerca?


anno II - numero 8 | settembre - ottobre 2009

DA SINISTRA:

GIANCARLO DALLERA (BS) ALBERTO MEOMARTINI (MI) RENATO CERIOLI (MB)

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 45% - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB BERGAMO - COBALTO SRL In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO di BERGAMO per la restituzione al mittente che si impegna al pagamento dei resi. www.businessgentlemen.it

anno II - numero 8 | settembre - ottobre 2009 | € 7,00

CARLO MAZZOLENI (BG)

Confindustria in Lombardia

I Fantastici Quattro

I neo presidenti a Bergamo, Brescia, Milano, Monza e Brianza Le interviste esclusive: dalla crisi agli obiettivi per il futuro Logistica

L’evoluzione della gestione del magazzino

Web e imprese Quando l’azienda scopre Wikipedia

Storie di successo

Focus su: The North Face, Consorzio Franciacorta, I Pinco Pallino e Boldrocchi

Smau

Protagonisti

Torna l’evento più importante dell’anno dedicato al mondo ICT in chiave sempre più business

Claudio Bettella Marco Brandolini Isabella Fumagalli Björn Jingberger Sara Quotti Tubi Marco Rotondo


B&G N°8