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Numero 8 - gennaio 2014

Rivista on-line gratuita

foto: Fabrizio Grioni

magazine

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PAOLO GASPARDONE Matteo Poli e il trial

Enrico Tognocchi In salita o in pista?


Pubblicato nel rispetto dell’articolo 3 bis della legge 103 del 16 luglio 2012. Tutti i diritti sono dei rispettivi proprietari.

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IN QUESTO NUMERO: Intro Paolo Gaspardone Enrico Tognocchi Matteo Poli Rassegna stampa

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Arriva il 2014 e arriva anche il primo numero del secondo anno di Burned Fuel magazine! Il 2013 è stato un anno complesso, con la creazione del sito, della grafica base della rivista e le pagine Facebook; a volte è stato complicato e difficile ma, in realtà, la soddisfazione supera la fatica. Queste pagine sono nate, e continuano a essere, create per passione, nel tempo libero dopo il lavoro e mi stanno dando una grande soddisfazione, le visite del sito crescono costantemente e sto raggiungendo traguardi che non avrei immaginato. Per i prossimi dodici mesi cercherò di crescere ancora, per migliorare il più possibile il prodotto. Grazie a tutti! .: Omix :.

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Paolo Gaspardone 7


- Per alcuni sei un pilota dal carattere difficile, quanto ti rispecchi in queste “dicerie”? Sì, può sembrare così; molte persone che conosco mi dicono che, come prima impressione, do l’idea di essere una persona antipatica! Di fatto, quando non conosco qualcuno, sto sulle mie, ma non appena prendo confidenza, è tutt’altra cosa; motociclisticamente parlando, invece, posso dire di avere un carattere difficile nel senso che sono molto pretenzioso. Se mi prendo un impegno io do sempre il massimo di me stesso, investendo, impegnandomi tutti i giorni e prendendomi tutti i rischi che il nostro mestiere comporta. Quando do la mia parola, è quella, è una sola e quindi pretendo da chi lavora con me la stessa cosa. È troppo facile promettere e poi non mantenere, gli impegni che si prendono vanno rispettati, per me nel lavoro e nella vita quotidiana funziona così. Purtroppo, però, nel supermotard ci sono troppe persone che non hanno queste credenziali. - Con questi presupposti è più facile capire l’evoluzione agonistica che hai vissuto nella tua carriera, partendo nel 2001 in una disciplina relativamente nuova (soprattutto in Italia). In tutti questi anni hai potuto vedere la “nascita” e l’evoluzione del supermotard italiano, come ce la descriveresti? Come siamo partiti e a quale livello sono arrivati gli italiani? Avendo iniziato direttamente nel supermotard, ho potuto assistere all’evoluzione della disciplina, dalle moto allo stile di guida dei piloti, al format del campionato. Chiaramente, tutto si è professionalizzato, anche se siamo arrivati a un punto di crisi, dal quale non è semplice venire fuori, non essendoci un unico vero e proprio problema da affrontare. Ma già il fatto che il 2014 prevede una totale rivoluzione, è positivo per l’umore di tutti, le novità sono sempre fonte di speranza!

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Riguardo all’attività nazionale, c’è da onorare comunque gli organizzatori che hanno portato il campionato italiano a un livello quasi pari al mondiale, sicuramente il più competitivo d’Europa. I piloti azzurri sono cresciuti molto, una volta eravamo surclassati dagli stranieri ma poi li abbiamo raggiunti. Ricordo che il primo a batterli fu Max Manzo, un grande pilota, un idolo per me! Ora non siamo inferiori agli stranieri, la loro fortuna è avere i due fratelli Chareyre e Hermunen (tre fenomeni!) altrimenti saremmo lì davanti. Il nostro problema è che non abbiamo ricambi, non riusciamo a tirare fuori giovani talenti. Al momento solo i fratelli Monticelli fanno ben sperare per il futuro. - In tutto questo sviluppo, qual è stato il tuo ruolo? Quali risultati hai accumulato e quali sono i momenti più importanti che hai vissuto? Dopo la prima stagione di apprendistato, a diciassette anni, mio padre mi ha suggerito di correre subito tra i big, senza passare per le categorie minori. Posso dire di aver imparato in fretta e di essere andato abbastanza forte fin dagli esordi, spinto da una passione enorme. Purtroppo, la “fretta” di arrivare subito là davanti, mi portava a superare il mio limite e i primi anni sono stati costellati da infortuni, non riuscivo mai a finire una stagione. Poi son maturato e nel 2008 ho chiuso in ottava posizione la mia prima stagione mondiale completa. L’anno dopo ho corso la mia stagione migliore, con un quarto posto finale nel campionato mondiale S2, terzo negli internaziona-


Nel 2001 il debutto, con il supporto di “ babbo Giuseppe�

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li d’Italia e vincitore di una manche al trofeo delle nazioni. Da lì mi sono un po’ perso, nel 2010 ho sofferto terribilmente il passaggio al monogomma Goldentyre, mentre dal 2011 sono stato costretto ad abbandonare il mondiale a causa di un problema di salute non ancora ben identificato, che mi sta rovinando la vita privata oltre, che chiaramente, la carriera sportiva. Anche se ora il treno è passato, sono felice che si sia avverato il sogno che avevo fin da bimbo: salire su un podio mondiale almeno una volta! - Speriamo allora che tu possa conoscere il motivo di questo problema e risolverlo, per tornare sul podio nel mondiale! Rimanendo nel discorso “storico”, com’è stata l’evoluzione dei mezzi in questi anni? Le moto si sono evolute moltissimo e molte aziende hanno investito molto per le realizzazioni di parti speciali dedicate. Una volta bastava solamente abbassare le sospensioni e indurirle… poi sono arrivate le frizioni antisaltellamento, le piastre regolabili, i leveraggi dedicati, telai più corti e chiusi per perfezionare la guida su asfalto, cambi elettronici, impianti frenanti a doppio disco per bilanciare al meglio la motocicletta, motori sempre più spinti e… l’elettronica. Tutto questo ha spinto il limite delle moto sempre più in là e anche il pilota ha

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dovuto adattare la guida alle “nuove” moto, sacrificando lo spettacolo caratterizzato da quelle infinite derapate che sinceramente un po’ mi mancano! Però non c’è niente da fare, bisogna ammettere che la guida pulita e scorrevole è più redditizia e favorevole per il cronometro. - Abbiamo visto dei tuoi problemi fisici, malgrado tutto, sei ancora caparbiamente impegnato nelle gare, cosa c’è in serbo per il prossimo anno? In questi due anni non ho smesso di correre solo perché la moto è parte di me. Con questo problema diventato sempre più invalidante, sono stato costretto a fare tante importanti rinunce e non me la son sentita di sacrificare anche la moto. Anche se sono consapevole che in queste condizioni non avrei mai potuto essere realmente competitivo. Quest’anno è stata ancora più dura ma non ho gettato la spugna e ho chiuso nei primi cinque il campionato italiano e sono arrivato ottavo in quello internazionale. Però devo ammettere che gareggiare al 60-70% delle mie possibilità non mi gratifica e non mi regala soddisfazioni. Non è nella mia indole correre senza pormi dei grossi obiettivi. Per cui il mio 2014 è un grosso punto interrogativo. Posso solo dire che, se tornerò in salute, mi rivedrete sicuramente in sella! - In conclusione, come ti ha cambiato,

foto: Davide Messora


a livello personale, questa esperienza agonistica? Mi ha cambiato tanto sotto diversi aspetti. Girare il mondo e dedicarti a qualcosa d’importante ti aiuta a crescere prima, ad aprirti con la gente se sei un po’ timido e a conoscere tante persone. Poi impari concetti molto importanti anche nella vita quotidiana, a non mollare anche quando ti sembra di non farcela più, a rialzarti da tante cadute e a impegnare al massimo il tuo fisico e la tua mente per rincorrere qualcosa che desideri davvero. Ti ringrazio per l’intervista e desidero ringraziare chi ha tifato per il Gaspa in questi anni, da mio padre agli amici veri, i miei partner tecnici, i miei sponsor personali Protech, 3D Laser, OMF, Meccanica Aliberti e il mio preparatore atletico Luca Biamino di Motorsports Training. Grazie anche a Tommy e un saluto alla mia cara Holly! .: Omix :.

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Per seguire ed entrare in contatto con Paolo, potete usare il sito www.motorsportstraining.it e l’email info@paologaspardone.it.

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In salita e in pista...

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- Siamo abituati a vedere Enrico Tognocchi a proprio agio nelle gare in salita e in pista, a quale ti sei avvicinato per primo e quale dei due mondi preferisci? Ho iniziato a correre in salita nel 2006, nella tappa di Sillano Ospedaletto, in sella a uno scooter, grazie al quale ho disputato quella gara anche nel 2007. Successivamente sono passato alla moto, un’Aprilia RS 125 con la quale, nel 2008, ho corso un paio di gare, sempre in salita. Nel corso dello stesso anno, sono passato a un’Aprilia RS 250, ma non ho trovavo il giusto feeling e sono tornato al 125. Dal 2009 al 2011 ho corso in salita, con l’Aprilia RS 125, raggiungendo buoni risultati; nel 2012 sono passato alla Kawasaki 250 4 tempi, con la quale ho

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fatto un’ottima stagione, conclusa con il secondo posto per soli sessantatré centesimi di secondo di stacco all’ultima manche. Sempre nel 2012, ho corso il campionato europeo in salita, che si è svolto su due gare, con doppia manche, come nell’italiano; una si è disputata in Austria e una in Italia, a Gorno Passo Zambla, ho gareggiato sempre in sella alla Kawasaki... vincendolo. Io preferisco la salita, perché lì il tempo si è fermato e i piloti arrivano guidando il proprio furgone, si fanno da meccanici, aiutati dagli amici e dalla loro famiglia, corrono con passione e la sera sono tutti a festeggiare; il contatto con il pubblico è veramente eccezionale e i costi sono nettamente inferiori alla pista. La Kawasaki 250 in salita va veramente bene; nel campionato, infatti, tutte le prime posizioni erano dominio Kawasaki. Il mio 2013 è stato abbastanza positivo, ho dovuto affrontare lo scoglio del cambio di disciplina, provenendo dalla salita, la pista è stata davvero dura, non conoscevo nessun tracciato e, quindi, l’obiettivo era di imparare il più possibile, senza prendere rischi inutili e riportare la moto sempre intera. Con il quarto posto finale e il podio nella gara di Imola, mi ritengo soddisfatto e nel 2014 è previsto ancora l’impegno in Coppa Italia, con l’obiettivo di migliorare ancora, grazie al supporto di Stefano Vincenzini, il meccanico che mi segue da sempre, Motoracingshop e tutta la mia famiglia. .: Omix :.

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Matteo Poli

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- Prendiamo il discorso da lontano, prima di parlare del pilota, vediamo cosa c’è intorno. Il 2013 ti ha visto impegnato nel campionato trial, analizzando il lato organizzativo e di regolamento, come lo trovi e come pensi che si possa migliorare? Il Campionato Italiano è organizzato molto bene, alcune volte ci sono problemi con i paddock, ma a me, come pilota, non interessa molto quest’aspetto; dal punto di vista delle zone, invece, abbiamo sempre trovato dei bei tracciati e questo è soprattutto per merito dei motoclub che li organizzano. Per quanto riguarda il regolamento, secondo me bisognerebbe introdurre la possibilità di arretrare in zona, così facendo, si toglierebbero molti dubbi ai giudici di zona, per il resto è un regolamento ben pensato, anche se, per una persona che non ha mai visto il trial, può sembrare complicato. - Dal punto di vista “umano”, com’è stato il rapporto con avversari e tecnici? Con gli “avversari” c’è un bel rapporto perché, prima di tutto, siamo amici, poi è ovvio che in gara non si guarda in faccia a nessuno, ma ci si porta sempre rispetto l’uno con l’altro. Con i tecnici invece c’è più un rapporto di confidenza, perché se ho dei problemi in gara, o in allenamento, cerco di chiedere consigli a loro per riuscire a risolverli al meglio.

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- Dal 2011 sei un pilota del team Ossa, cosa puoi dirci di questi mezzi? Sono pilota del team Ossa X4 dal 2011, anno in cui ha debuttato sul mercato il marchio storico della Ossa. Be’, che dire, all’inizio abbiamo avuto qualche problemino tecnico che però non mi ha mai impedito di non concludere una gara; penso sia normale che nel primo anno di sviluppo ci possa essere qualche lieve intoppo. In questi tre anni abbiamo lavorato

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molto bene e siamo arrivati ad avere un’ottima moto a livello competitivo, per questo devo ringraziare il team e anche Nico Racing Moto, che è il mio meccanico e colui con il quale è stato curato lo sviluppo della moto. Per un appassionato, la Ossa di serie può essere un buon mezzo, data la sua stabilità, la bilanciatura dei pesi e l’ottima erogazione del motore a iniezione. - Quali tappe hai seguito nella tua car-


riera agonistica e con quali successi? La mia carriera è iniziata nel 2000 con una Beta 50 monomarcia, poi, con il passare degli anni, sono passato a moto di cilindrata superiore; ma ho sempre fatto un passo alla volta, salendo gradualmente di categoria senza fare passi più lunghi della gamba. Nelle categorie juniores ho vinto diversi titoli italiani, poi, quando sono passato nelle categorie superiori, ho faticato un po’, per l’esperienza maggiore degli avversari, però sono riuscito a classificarmi terzo nel 2010 nella TR2, secondo nel 2011, sempre nella TR2 e l’anno dopo ho vinto il titolo di campione italiano. - Questa stagione, invece, com’è andata? Questa stagione è andata abbastanza bene, è stata l’esordio nella massima categoria e le prime gare ero abbastanza agitato. A metà campionato sono riu-

scito a fare anche tre podi, un secondo e due terzi; nella terzultima gara di campionato sono stato un po’ sfortunato, non sono riuscito a superare un ostacolo e, nel cadere, mi sono rotto il malleolo mediale del piede destro; nonostante questo, ho finito la gara e ho conquistato la settima posizione. A fine campionato mi sono piazzato in quinta posizione; per essere il primo anno in TR1, mi ritengo abbastanza soddisfatto. - Per la prossima stagione ci sono già novità interessanti? Nella prossima stagione correrò ancora per il team Ossa X4 sempre nella categoria TR1 e farò anche il campionato mondiale junior. Ringrazio il team Ossa X4, il mio meccanico Nico Racing, tutti gli sponsor che mi aiutano e LA mia famiglia. .: Omix :.

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Rassegna stampa Tutto, ma pruprio tutto, quello che è apparto sul sito!

Se proprio tutto questo freddo non vi basta, potete andare vicino a Jostedal, per il Fjord rally; ancora meno popolato e più arduo degli altri! Tutte le righe scritte qui sopra sono solo una scusa per farvi vedere i prossimi video! Buon freddo!

Autore: Burned Fuel magazine Titolo: Alternative invernali ai raduni

Freddo non ti temo! Per chi affronta l’inverno con questo spirito, questo è il periodo giusto per prepararsi a partecipare a tre raduni invernali. Il primo è il più famoso, l’Elefantentreffen, che nasce dagli appassionati di moto Zundapp, dotazione militare dell’esercito tedesco. Il primo raduno è stato fatto nel 1956 e, nel corso del tempo, ha avuto diverse sedi, fino a stabilizzarsi nelle foreste limitrofe a Solla. Il secondo è il Kristal rally è invece nato negli anni ‘70 in Norvegia, nel tempo si è stabilito nei pressi di Gol; le condizioni meteo sono più ardue rispetto al primo e di conseguenza anche la preparazione subisce dei cambiamenti.

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Autore: Burned Fuel magazine Titolo: Effetto seppia Per uno sponsor la visibilità è importante, ma ogni tanto gli accordi vengono abbondantemente disattesi! Questo video, filmato e montato da Alex Rankin, ci mostra gli sforzi dei piloti alle prese con un tracciato reso impraticabile dalla pioggia.

Buona visione!


Autore: Burned Fuel magazine Titolo: Burned Fuel magazine – Supernumero 2013!!! Finisce il 2013 ed è tempo di resoconti, resoconti di un’avventura nata per passione e che mi sta dando molte soddisfazioni. Per festeggiare il primo anno di vita di Burned Fuel magazine, ho deciso di creare una raccolta di tutto quello che è stato pubblicato nel 2013; debutta, in questo numero anche la nuova grafica, che ci accompagnerà nei prossimi numeri. Voglio ringraziare tutti i lettori, i nostri intervistati per il supporto e i complimenti che ho ricevuto; un ringraziamento speciale va all’editor che si ricontrolla tutti i testi! E, come sempre, buona lettura!

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Burned fuel magazine n 8