Page 188

disincantata e scettica, tipica degli italiani (e di Marco Bernardi), che si nasconde un’ancora di salvezza. La serie delle Italie, dopotutto, ci dice anche questo. Se Luciano Fabro partiva dall’idea a lui cara di tautologia – scriveva nel 1981 Paul Groot: “[le sue Italie] riproducono due volte una realtà: rappresentano la tautologia della forma e del materiale” – trasformando una carta geografica in una scultura (in una forma che allude e rimanda a se stessa), Bernardi fa il contrario: non parte da una carta geografica ma da un concetto che viene poi incarnato nell’oggetto–Italia. Quella forma serve a dire “gli italiani”, “l’Italietta”; un popolo ben rappresentato da Piccolo re, opera che ironizza sulla figura di Vittorio Emanuele III, non a caso ribattezzato “re pippetto”. Quello di un Paese bellissimo e glorioso è un concetto sul quale ci si può accomodare (non a caso il materasso!) ma che risulta essere oltre che vuoto anche ridicolo. Tanto le Italie di Fabro erano fatte di un materiale duro e respingente (vetro, metallo, ecc.), tanto quelle di Bernardi sono soffici, dagli angoli smussati, accoglienti. Ironiche proprio perché perdono la loro durezza, diventando così, in qualche modo, seducenti e, appunto, vanagloriose. Inoltre l’Italia è l’unico Stato al mondo che ha una forma significante, allude ad altro da sé (uno stivale). Non è forma astratta ma figurativa. La totalità delle nazioni del globo ha dei confini informi, capaci di generare una figura se non sgraziata, almeno confusa, poco più di una macchia. L’Italia invece è subito riconoscibile, senza tentennamenti. Si fa facilmente oggetto, oltre che soggetto. Ed eccola infatti disposta a farsi attrice, a cambiare abito per ben settanta volte. Una sfilata che rimanda al grande export italiano: abiti (per le stoffe) e calzature (per la forma). È tuttavia un’opera del 2010, Zerbini, che incarna perfettamente il metodo di lavoro e la concezione filosofica di Marco Bernardi. Incuriosito da un tappetino in gomma usato per pulirsi le scarpe, l’artista ha trasformato le piccole protuberanze dello zerbino in pixel dalla grana assai poco definita. Evidente il richiamo ai vecchi videogiochi anni ‘80: ne sono testimonianza la scritta “insert coin to continue” o gli alieni di “space invaders”. Su questa trama obsoleta, però, passa tutta la storia del nostro pianeta: dal fossile paleolitico alla celebre immagine con il saluto del genere umano presente sulla sonda Pioneer 10, dal mosaico con il “cave canem” di Pompei

188

Profile for Bugno Art Gallery

Vanagloria - Marco Bernardi  

Vanagloria - Marco Bernardi  

Advertisement