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LUNGA è LA STRADA… Se il ritratto fotografico è lo specchio non necessariamente fedele di un individuo, l’autoritratto è invece la soglia oltre la quale ci si trova di fronte alla complessità che un corpo e un viso insieme celano e rivelano. Il fatto di essere contemporaneamente al di qua e al di là dell’obiettivo obbliga a osservarsi e a sentirsi osservare, a farsi soggetto e oggetto in un cortocircuito psicologico che conduce ad esiti sempre avvincenti. è quanto fa, con lucida consapevolezza, Virginia Bettoja in questo suo lavoro attraversato da una teatralità sommessa, quella che emerge nel rapporto mai banale da lei stabilito fra il suo corpo e lo spazio. Di primo acchito la ricerca di un contatto con la terra su cui si sdraia o di un muro cui si appoggia sembrano modi per nascondersi, ma osservando queste fotografie con l’attenzione che meritano si coglie il senso di un percorso dialettico alla fine del quale è l’autrice stessa ad emergere con ironica fierezza. Come ogni crescita personale, anche questa ricerca avanza per scarti, alterna momenti studiati ad altri frutto di intuizioni improvvise, parte da lontano inserendo il corpo all’interno di un paesaggio per poi avvicinarsi in un crescendo carico di una sottile sensualità. Ed è proprio quando, nell’abbandono del corpo e nel suo svelarsi, sembra che tutto sia definito, Virginia Bettoja con un coup de théâtre di gran classe ci lascia un corpo ironicamente acefalo come a dirci che la strada per conoscerla è fascinosa ma ancora lunga.

Roberto Mutti

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Virginia Bettoja - Autoritrattandomi  

Se il ritratto fotografico è lo specchio non necessariamente fedele di un individuo, l´autoritratto è invece la soglia oltre la quale ci si...

Virginia Bettoja - Autoritrattandomi  

Se il ritratto fotografico è lo specchio non necessariamente fedele di un individuo, l´autoritratto è invece la soglia oltre la quale ci si...

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