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ANDREA INNOCENTI Capitolo 1 estratto da:

FOTOGRAFARE LA NATURA

I Segreti per Catturare le Immagini più Belle della Vita Intorno a Te 2 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


Titolo “FOTOGRAFARE LA NATURA”

Autore Andrea Innocenti

Editore Bruno Editore

Sito internet www.brunoeditore.it

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Sommario Introduzione Capitolo 1: Come iniziare: basi tecniche Capitolo 2: Come scoprire la fotografia naturalistica Capitolo 3: Come fotografare il paesaggio Capitolo 4: Come fotografare le piante Capitolo 5: Come fotografare gli animali a terra Capitolo 6: Come fotografare gli animali in aria e acqua Capitolo 7: Come elaborare e vendere le foto Conclusione

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Introduzione

Ciao amico fotografo. Ti sembrerà strano un libro del genere senza immagini, ma sono fotografo naturalista dal 1976, dalla gloriosa camera oscura fino al professionismo, prima con le diapositive e poi con il digitale. Sono iscritto all’Albo Nazionale Giornalisti dal 1994, centinaia di articoli pubblicati su periodici e decine di libri illustrati, enciclopedie, fascicoli, scolastico ecc. Le mie foto le puoi vedere su Internet, www.andreainnocenti.it, o cercando semplicemente il mio nome. Non serve a niente, tuttavia, farti vedere quanto sono bravo, a te servono invece due sole cose: la pratica – e quella devi fartela da solo – e le informazioni, che troverai qua sopra. Per vedere delle buone foto ti basta acquistare una rivista di natura o turismo. Osservale bene, prova a farle uguali, perché è un buon modo per imparare.

La fotografia naturalistica è tuttavia diversa dalla fotografia “classica”, ridotta spesso a un fatto collaterale, come il ricordo di un viaggio. Il fotografo di natura somiglia più a un predatore che vuole portarsi a casa il bello che vede. Non c’è nessuna 5 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


controindicazione etica in questo tipo di predazione, solo che non basta più la nitidezza, o che il soggetto sia ben inquadrato. Bisogna catturare anche l’emozione che ci dà, perché si sta fotografando la vita.

Questa emozione cambia da persona a persona, perché non è data da quello che si vede ma da quello che il cervello interpreta. Non fotografiamo la realtà, bensì la nostra, personale interpretazione della realtà. Ecco perché la tecnica è sì importante, ma in misura minore che nella fotografia di architettura o di altra oggettistica immobile.

In natura si interpretano la bellezza e il movimento, più che le forme o le dimensioni. Per riuscirci, devi dimenticare la macchina fotografica e concentrarti invece sul suo uso. L’eccessivo amore per la propria attrezzatura è, infatti, il rischio maggiore per ogni fotografo naturalista, costretto spesso a tirarla fuori mentre piove, tira vento, o mentre attraversa in barca una palude.

Facci caso, chi ti mostra orgoglioso la macchina fotografica e i suoi costosi obiettivi, di solito realizza cattive immagini. Chi ti mostra invece le foto, senza dare importanza a cosa ha usato per 6 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


farle, spesso può vantare immagini di buona qualità.

Non perdere mai di vista la rappresentazione della bellezza, che è il vero scopo della fotografia, in generale, e di quella naturalistica, in particolare. Concentrarsi sulle componenti tecniche costringe a sempre maggiori spese per avere l’ultimo modello, il tutto con scarsi risultati. Per un fotografo naturalista vale più una foto un po’ mossa di una rara danza di corteggiamento, piuttosto che l’immagine ferma e nitidissima dello stesso animale impagliato.

Stai entrando nel settore più difficile in assoluto della fotografia, dove si è alle prese con soggetti che non stanno mai fermi. Per riuscire

nell’impresa,

serviranno

impegno,

costanza,

ma

soprattutto un grande, immenso amore per tutto quello che ti circonda.

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CAPITOLO 1: Come iniziare: basi tecniche

L’attrezzatura: cosa serve, come si usa Tutti i libri di fotografia cominciano così ed è inutile fare gli originali. Per fotografare serve la macchina fotografica. Non importa di che marca, perché non è la racchetta che fa il tennista, ma come la sa usare. Se qualcuno poi criticherà la tue scelte, non dargli troppo peso. Una volta stampate su carta, nemmeno un fotografo esperto saprebbe distinguere foto realizzate con Nikon o Canon, Pentax, Sony o altro. Nella fotografia naturalistica, l’attrezzatura più importante è l’approccio al soggetto.

La borsa Oggetto indispensabile. Ce ne sono di più tipi e potrà essere necessario, nel tempo, averne più di una. Devi sceglierla con cura, provandola con qualcosa di peso dentro, perché ti starà poi sulle spalle per anni. Vediamole nei dettagli.

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La borsa a tracolla Si rivela quasi sempre la scelta ideale, ma deve avere alcune caratteristiche fondamentali:  una buona imbottitura. Non solo sotto ma anche sui lati e sopra, nel caso dovesse ribaltarsi;  molte tasche diverse, sia interne sia esterne. Tenere tutto mescolato crea confusione e, quando uscirai di casa, sarà comodo usarla anche per documenti, portafoglio, cellulare. Quando il cellulare suona è difficile trovarlo fra pile e obiettivi, meglio averlo in uno scomparto esterno, dove si sente anche meglio;  tracolla larga e imbottita, che non distrugga le spalle. Deve passare completamente sotto la borsa, infatti quelle cucite sui lati si strappano subito. Ricorda che l’attrezzatura pesa;  dimensioni adeguate. Se hai molti obiettivi ti servirà una borsa grande, ma può capitare che, per fare due passi in città, te ne basti una piccola, e allora non sarebbe gradevole portarsi dietro una borsa ingombrante e mezza vuota. È preferibile averne due, una grande e una piccola, da usare a seconda del caso;  controindicazioni: una sola, tira di lato. Non va bene per fare trekking, perché a lungo andare provoca il mal di schiena.

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Il marsupio Se ne vedono molti nei negozi, ma pochi in giro. Quando li provi sembrano eccezionali, le mani sono libere, tutto comodamente a portata ecc. Poi, all’atto pratico, sbattono sul davanti e sui fianchi in modo fastidioso e, dopo un po’, provocano un notevole mal di reni. Da evitare assolutamente.

Lo zainetto Distribuisce il peso in maniera ottima ed è l’ideale per chi si porta dietro un’attrezzatura molto pesante per lunghe distanze, come nel caso del trekking in montagna. Per essere adatto, però, deve avere le tracolle molto ben imbottite e una sagomatura che renda confortevole il contatto con la schiena. Provalo sempre, prima di acquistarlo, possibilmente con del peso dentro. Controindicazioni: se per esempio avvisti un cervo, il tempo di sfilartelo e tirar fuori la macchina fotografica e il cervo non c’è più. In questo senso, la tracolla è indubbiamente più immediata. Lo zainetto però non va bene per sciare. Portarsi un oggetto rigido in metallo nello zaino dietro la schiena vuol dire rischiare serie lesioni alla spina dorsale in caso di caduta. Questo è uno dei pochi casi in cui un marsupio sul davanti si rivela la soluzione migliore.

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SEGRETO n. 1: scegli una borsa che, anche dopo averla provata con del peso dentro, ti sembra ugualmente comoda.

Kit di pulizia È importante averne uno, fosse solo per evitare gli errori che si commettono non avendolo. Un alone, un’impronta digitale o una goccia d’acqua sulla lente non si vedono quasi mai nella foto, ma viene istintivo toglierle. Vediamo quindi cosa non va fatto.  Mai pulire l’obiettivo con la maglietta. La polvere contiene granelli di quarzo che graffiano la lente, mentre il sudore danneggia la protezione superficiale;  Mai usare la saliva come detergente. Questa sostanza è prodotta dall’organismo per la predigestione dei cibi, quindi è altamente aggressiva e riesce a sciogliere perfino coloranti non solubili in acqua. Il fazzoletto bagnato con la saliva è una delle peggiori aggressioni che si possano fare a un obiettivo, inferiore solo alle martellate.

Il liquido contenuto nel kit di pulizia ha invece proprietà quasi miracolose. Deterge ed evapora senza lasciare tracce né aloni, se si usano le cartine al silicone fornite in dotazione. Un flacone di questo prodotto, solitamente basta per tutta la vita del fotografo. 11 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


La peretta con il pennellino serve solo contro la polvere esterna e ha valenza più estetica che funzionale. Se si toglie il pennello, può servire a soffiar via la polvere secca dal sensore, mentre è inefficace contro pollini, spore e ogni altra particella adesiva. Questa operazione, però, deve essere effettuata con estrema delicatezza e non sostituisce la pulizia periodica presso il laboratorio specializzato. Evita assolutamente di soffiare con la bocca su un sensore sporco, dove gli schizzi di saliva avrebbero effetti devastanti.

La macchina fotografica Le informazioni che seguono possono apparire scontate per un fotografo esperto, ma sono indispensabili per un novizio. Chi le trova troppo elementari può tranquillamente saltarle. Macchina fotografica digitale, senz’altro. Ho lavorato per quasi trent’anni su pellicola e ho sempre sognato le immense possibilità offerte oggi dal digitale, decisamente superiore alla pellicola sotto molti aspetti. Deve poi essere reflex, cioè con possibilità di sostituire gli obiettivi e avere la visione attraverso l’obiettivo stesso, non laterale o tramite display. Nessuna concessione su questo punto. Solo inquadrando attraverso l’obiettivo si impara veramente a fotografare. L’oculare deve avere una visione chiara e luminosa. 12 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


Fotografare è disegnare con la luce, e quindi ci si deve vedere bene. La marca, invece, non è importante.

Il sensore è la parte che cattura la luce. Si divide in pixel, che sono le sue minuscole componenti sensibili, quelle “mattonelline” in cui si scompone la foto quando viene ingrandita al computer. Il sensore può avere diverse dimensioni e numero di pixel, che hanno a loro volta dimensioni diverse, a seconda della macchina fotografica scelta. Il numero dei pixel si descrive in Mp, dove “M” sta per milioni e “p” per pixel. Se una macchina fotografica è 12 Mp, significa che il suo sensore contiene 12 milioni di pixel.

Un sensore più grande è solitamente migliore di uno più piccolo, perché l’immagine finale dovrà essere ingrandita di meno. Il singolo pixel, di contro, più è grande, meglio legge la luce e i colori. A parità di dimensioni del sensore, più sono i pixel, più saranno ovviamente piccoli.

Ci sono opinioni diverse in materia. C’è chi preferisce un sensore con pochi pixel, pur di averli più luminosi, chi preferisce un sensore con molti pixel, per avere un maggiore dettaglio nella foto. 13 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


Suggerisco di cominciare con 10-12 Mp, non di più. Un numero superiore produce file troppo pesanti. Avere tanti pixel non significa poi avere altrettante informazioni sulla foto, se non si sa come sfruttarli al meglio. Per salire di qualità c’è sempre tempo e i modelli, come i prezzi, cambiano in continuazione.

Alcuni dati per capirci meglio: la stampa professionale lavora a 300 Dpi. Questo significa che per stampare una foto a tutta pagina, su una rivista, serve un sensore da 10 Mp. Quello che c’è in più si butta via. Se stampi un poster è diverso, ma vedrai la differenza solo se lo guardi da vicino. Da oltre un metro di distanza non si distingue più fra 12 o 24 Mp.

SEGRETO n. 2: comincia spendendo poco, macchine digitali oggi costose saranno meno care fra poco tempo.

La sensibilità ISO Questo valore un tempo indicava la sensibilità della pellicola. Si comprava la 50 ISO per fare panorami, oppure la 400 ISO per la caccia fotografica, in modo da potersi permettere tempi di scatto più veloci. Se poi, quando eri in giro con una 50 ISO ti capitava davanti un cervo in corsa, non potevi certo cambiare rotolino a 14 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


metà e non rimaneva che rassegnarsi al mosso. La possibilità di cambiare la sensibilità di ogni singolo scatto è stata, davvero, una grande innovazione, un pregiato regalo che il digitale ha fatto al fotografo naturalista.

Tutte le digitali hanno questa opzione, ma è bene ricordare che la resa migliore di una foto, come nitidezza, resa delle sfumature e pulizia dell’immagine, si ha sempre e comunque ai valori più bassi, che di solito corrispondono a 100 ISO. Aumentando la sensibilità, la qualità scade e aumenta il “rumore”, cioè l’effetto granuloso tipico delle alte sensibilità.

E se ti capita un cervo in corsa? Imposti 400-800-1600 ISO senza pensarci troppo su. Un poco di granulosità è un male accettabile in confronto a una foto penosamente mossa.

Per questa ragione, nella scelta della macchina fotografica è preferibile dare importanza alla sensibilità e alla qualità delle immagini a ISO alti, più che al numero dei pixel. Infatti, a parità di grandezza del sensore, se ha solo 10 Mp, vuol dire che i pixel sono grandi il doppio che se avesse 20 Mp. Percepiranno quindi meglio la luce e questo, in natura, è utilissimo. 15 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


SEGRETO n. 3: nella fotografia di natura è preferibile una macchina fotografica molto sensibile che una con tanti pixel.

Obiettivo Si tratta della componente più importante dell’attrezzatura. Spesso sopravvive al corpo macchina e, se è davvero buono, può durare una vita. La foto la fa l’obiettivo, non la macchina fotografica. La sua caratteristica più importante è la “focale”, fornita in millimetri, che dovrebbe indicare la distanza fra la lente anteriore e il sensore. Dico “dovrebbe” perché la tecnica costruttiva, soprattutto negli zoom, che sono obiettivi a focale variabile, ha reso questa distanza molto soggettiva.

Per obiettivo “normale” si intende quello che ci fa vedere attraverso l’oculare come con gli occhi, quindi non avvicina né allontana. Di solito, questo obiettivo è rappresentato dal 50 mm. Un obiettivo 28 mm è chiamato grandangolare, perché allontana mostrando molto di più. Un 200 mm è invece un teleobiettivo, che avvicina. Un 300 mm avvicina ancora di più, e così via.

Un tempo era facile dare consigli, ma oggi le diverse dimensioni 16 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


dei sensori in commercio rendono tutto più complicato. Se il sensore è full frame, cioè grande come la pellicola di una volta, allora non cambia niente. Gli stessi obiettivi, montati invece su un sensore piccolo, circa la metà (rapporto 1:5), cambiano in proporzione. Il 28 mm diventa un 42 mm, quasi un “normale”, e il 200 mm diventa un 300 mm, un teleobiettivo di discreta potenza. Difficile quindi consigliare il valore dell’obiettivo, senza sapere che sensore avrai. Diciamo che, come corredo iniziale, uno zoom che vada da grandangolare a leggero teleobiettivo è perfetto, qualcosa come un 28-70 mm. Magari insieme a uno zoom più potente. Quasi tutte le marche offrono il 70-300 mm che, nella fotografia naturalistica, è molto utile.

Un consiglio: se la differenza di spesa non è eccessiva, meglio un obiettivo full-frame, cioè che vada bene per ogni formato di sensore. Almeno fai la spesa una volta per tutte. I modelli costruiti apposta per il sensore piccolo, se in seguito passerai a una macchina fotografica a sensore grande, li puoi buttare via.

SEGRETO n. 4: compra solo gli obiettivi che ti servono. Non sai ancora che tipo di fotografia realizzerai in futuro.

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Come funziona un obiettivo Inutile addentrarsi nelle tecniche di costruzione di lenti e gruppi ottici, sono cose da specialisti. Tuttavia, finché qualcuno non riuscirà a distendere il mondo su uno scanner, le immagini dovranno per forza passare attraverso un obiettivo, prima di raggiungere il sensore. Quindi qualcosa bisogna conoscere, a cominciare dalla luce. A scuola ci insegnano che viaggia a 300.000 km/s, ma spesso si dimenticano di dirci che questa velocità se la può permettere solo nello spazio. Intorno a noi viaggia a circa 270.000 km/s, perché viene frenata dalla densità dell’aria. Se raggiunge l’acqua, che è 800 volte più densa dell’aria, la velocità scende a circa 200.000 km/s.

Chi si è tuffato da un trampolino sa che conviene entrare dritti, perché l’acqua è dura, altro che. Tanto dura che, se lanci un sasso piatto contro la superficie, il sasso rimbalza. Anche la luce rimbalza, ecco perché al tramonto si forma quella striscia rossa sul mare, quando l’angolazione impedisce alla luce del sole basso di entrare in acqua e la fa rimbalzare sulla superficie.

La luce si comporta proprio come il tuffatore o il sasso: risente della maggiore densità e subisce una deviazione. La dimostrazione più 18 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


famosa è la matita nel bicchiere pieno d’acqua. Se la tieni verticale, la matita sembra tutta intera, ma se la pieghi appare come spezzata, e maggiore è l’angolo, più evidente è la spezzatura. In realtà la matita è sempre intera, è la luce che segue percorsi diversi, passando da una densità a un’altra. Questo fenomeno si chiama diffrazione.

Il vetro di un obiettivo è molto più denso dell’aria e, per questa ragione, la luce che vi entra subisce una brusca deviazione che danneggia la qualità dell’immagine. Ecco a cosa servono tutti i gruppi di lenti che seguono: a risolvere i problemi creati da queste “storture”. Gli obiettivi con gruppi ottici estremamente complessi sono i più costosi, ma anche i migliori. I grandangolari, dovendo catturare le immagini sui lati, hanno la lente anteriore molto curva, a cupola, mentre i teleobiettivi ce l’hanno quasi piatta. La curvatura della lente serve proprio a far entrare il raggio di luce laterale il meno obliquo possibile, riducendo così la diffrazione.

Nei microscopi, quando la potenza raggiunge livelli elevati, si usano gli obiettivi “a immersione”. Il soggetto da osservare, ad esempio un paramecio, è chiuso fra due vetrini di forma piatta e, pochi millimetri sopra, si trova un obiettivo con la lente quasi sferica. Le due forme non sono per niente allineate e il risultato è 19 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


infatti pessimo, non si vede quasi niente.

Allora si usa l’olio di cedro, che ha colore neutro, buona trasparenza e una densità simile al vetro. Se ne mette una goccia sul vetrino e vi si immerge l’obiettivo (si chiama a immersione per questo). D’improvviso il paramecio si vede molto meglio.

Cos’è accaduto? Semplice, è stata eliminata buona parte della diffrazione. L’immagine del paramecio passa attraverso il vetrino, poi attraverso l’olio di cedro e infine raggiunge l’obiettivo senza sensibili cambi di densità, quindi con minori perdite di dettaglio e nitidezza.

Nell’obiettivo fotografico, il fenomeno è compensato anche dalla qualità delle lenti. Non per niente le case costruttrici vantano con orgoglio i loro vetri speciali. Il problema del vetro sta tutto nelle impurità, che non alterano la trasparenza ma rendono irregolare la densità. Quando il vetro fuso si raffredda, infatti, le componenti leggere migrano verso l’alto, quelle più pesanti verso il basso, rendendo disomogeneo il materiale di cui è fatta la lente. Non per niente, quando si sente parlare del progetto di stazioni spaziali che rimarrebbero stabilmente in orbita, fra le possibilità che 20 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


offrirebbero, c’è anche la realizzazione di obiettivi fantastici, con il vetro che si raffredda in assenza di gravità, quindi perfettamente omogeneo.

Per capire quali problemi comporta la disomogeneità del vetro, fai un esperimento: fotografa una pagina di giornale e poi ingrandisci l’immagine al computer. Dove il nero dei caratteri confina con il bianco della carta, a dividere i due colori c’è una fascia grigia. In quella zona di confine accade che la luce proveniente dalla zona bianca, oscillando, sconfina nella zona del nero e si fonde con il raggio di luce scuro, anch’esso sconfinante. Ecco come nasce quella fascia grigia, tanto più larga quanto peggiore è l’obiettivo. Se la luce viaggiasse diritta, si passerebbe dal bianco al nero senza grigi intermedi, com’è appunto nella realtà.

Certo, ci sono obiettivi ottimi che riducono questa “fascia di confusione” al minimo, ma sono costosi e non la annullano mai del tutto. Per questa ragione, non ti conviene acquistare una macchina fotografica con un numero troppo alto di pixel, se poi non sei disposto ad acquistare anche obiettivi molto cari e a lavorare sempre a livello professionale. Aumentando i pixel ma non la nitidezza dei tuoi obiettivi otterresti soltanto un maggior 21 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


numero di punti grigi nella “fascia di confusione”, mentre le informazioni presenti nella foto sarebbero le stesse. File più pesanti, senza alcun vantaggio. Se bastasse solo avere tanti pixel, allora sarebbe sufficiente un programma di ritocco con cui si possono tranquillamente aumentare, senza limiti. Ma la foto rimane la stessa.

Fai una prova per testare la tua attrezzatura: prendi le foto migliori che hai e osservale sullo schermo, aumentando l’ingrandimento fino a trovarne i limiti. Se cominciano tutte a perdere definizione, prima di vedere i pixel, vuol dire che l’obiettivo è inferiore al sensore e potrebbe valere la pena di procurartene uno migliore. Se invece l’immagine è ancora nitida quando comincia a scomporsi in tante “mattonelle”, vuol dire che l’obiettivo è buono e che potrebbe meritare, in futuro, un sensore con più pixel.

Il fenomeno della diffrazione diventa gravoso quando si usano i filtri. Non è questione di qualità ma di forma e spessore. Sono oggetti piatti che non seguono la forma della lente sottostante. I raggi provenienti dal davanti non ne risentono, ma quelli laterali subiscono una deviazione, che prosegue per tutto lo spessore del 22 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


filtro per poi tornare a dirigersi verso la lente dell’obiettivo. L’immagine diventerà così scadente ai bordi, proprio a causa dello spessore del filtro, che ovviamente non può essere zero.

Alcuni fotografi acquistano obiettivi costosissimi e poi ci mettono davanti un filtro neutro di protezione. Il risultato è una qualità paragonabile a un obiettivo modesto, e allora tanto valeva spendere poco. Questo è uno dei tanti risvolti negativi di un eccessivo amore per l’attrezzatura. Lo scopo di una macchina da caffè non è quello di essere bella e lucida, ma di fare un buon caffè. Lo scopo di una macchina fotografica è di fare buone foto, tutto il resto è secondario.

L’unico filtro che può avere ancora un senso è il polarizzatore, che elimina i riflessi e produce un buon risultato se fotografi, da uno scoglio o dalla barca, il fondale marino.

Il diaframma L’obiettivo si apre e si chiude tramite una serie di lamelle che formano un cerchio spezzato. Se le lamelle sono sei, il foro è un esagono, se sono otto un ottagono, e così via. Fin qui tutto chiaro, sennonché la forma perfetta è un cerchio, da cui si evince che più 23 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


lamelle ci sono e meglio è. Le lamelle si chiamano diaframma e si misurano in frazioni del diametro di apertura, un numero che viene convenzionalmente preceduto dalla lettera “F”.

F16 indica quindi un foro più piccolo di F11, che a sua volta è più piccolo di F8. Ovviamente, più piccolo è il foro, meno luce passa. Gli obiettivi più luminosi sono quelli che hanno il numero di apertura massima più basso. Un obiettivo F2, ad esempio, è più luminoso – e quindi preferibile – di un F4. Purtroppo, proprio per questa ragione di solito è anche più costoso. La massima chiusura, che può arrivare fino a F32 e oltre, è meno importante.

Il tempo di esposizione Fra l’apertura e la chiusura del diaframma c’è il tempo di esposizione del sensore alla luce. Ovviamente, più lungo è questo tempo, più luce passa. Anche il tempo è espresso in frazioni, in questo caso di secondo: 60 vuol dire che il diaframma rimane aperto per un sessantesimo di secondo. Con 250 passa la metà della luce che passa invece con 125 e così via.

La luce che arriva al sensore della macchina fotografica è quindi data dalla combinazione fra l’apertura del diaframma con il tempo 24 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


di esposizione. Il rapporto fra i due valori è costante. Facciamo un esempio, immaginiamo che l’esposimetro indichi come luce giusta i seguenti valori: diaframma F8 a 1/250 di secondo.

Puoi ottenere la medesima illuminazione nei seguenti modi:  diaframma F5,6 a 1/500 di secondo: ottenuto aprendo di più il diaframma e riducendo il tempo;  diaframma F11 a 1/125 di secondo: ottenuto chiudendo maggiormente il diaframma e allungando di conseguenza il tempo.

In entrambi i casi hai prodotto la medesima illuminazione, cioè la luce giusta per quella foto. Ma, allora, a che servono tutte queste combinazioni? Servono eccome, perché da esse dipendono la profondità di campo e la stabilità dell’immagine, cioè il rischio di mosso.

La profondità di campo Quando metti a fuoco un soggetto, solo una parte dell’insieme risulta nitida, mentre quello che c’è davanti e dietro è solitamente fuori fuoco. Questa fascia in cui è tutto a fuoco si chiama profondità di campo e varia a seconda del diaframma usato. In 25 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


breve, più il diaframma è chiuso, più è profonda la zona in cui è tutto a fuoco. Facciamo l’esempio di un fiore. A F4 solo una parte del fiore è a fuoco. A F8 lo è tutto, ma il dietro non si distingue. A F16 si distingue bene anche lo sfondo.

Cos’è meglio? Dipende, in molti casi uno sfondo sfuocato rende più gradevole il primo piano. Se vuoi fotografare un fiore e vedere anche la montagna sullo sfondo ci vorrà un diaframma molto chiuso. Se però il soggetto è un animale che corre, servono tempi veloci e per averli bisogna aprire di più il diaframma perché diversamente la luce non basta. In questo caso la profondità di campo è poca, ma non c’è altra scelta. Ci sono inoltre alcune regole fisse da ricordare:  Maggiore è la focale, minore è la profondità di campo. Se utilizzi un grandangolare (focale corta) avrai una grande profondità di campo, che è naturale in questo obiettivo. Se invece usi un teleobiettivo (focale lunga), la profondità di campo sarà molto più ridotta e potrai avere a fuoco solo una piccola parte, mentre il resto è una nebbia indistinta, anche se chiudi molto il diaframma. Esempio: F8 su un 24 mm da più profondità di campo di F16 con un 500 mm.  Maggiore è la distanza dal soggetto, maggiore è la profondità 26 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


di campo, a parità di diaframma. Immagina di fotografare da dieci metri di distanza due camosci, uno dei quali è due metri dietro l’altro. Se metti a fuoco il primo, con un diaframma F8, avrai a fuoco anche il secondo. Se però riesci ad avvicinarti fino a un metro dal primo, non riuscirai ad avere a fuoco il secondo nemmeno con un diaframma F16. La distanza fra i due è sempre di due metri ma, mettendo a fuoco un primo piano, hai ridotto di molto la profondità di campo disponibile. In pratica, la profondità di campo cambia a seconda di dove metti a fuoco.  La profondità di campo è maggiore oltre il punto di messa a fuoco, piuttosto che prima. Rispetto al punto che hai messo a fuoco, la profondità di campo si estende per circa 3/4 oltre questo punto e per solo 1/4 prima. Facciamo un esempio: cinque anatre sono posate in fila su un tronco galleggiante e tu sei di lato. Se metti a fuoco la prima della fila, l’ultima verrà fuori fuoco. Se metti a fuoco la terza, cioè quella di mezzo, la prima verrà fuori fuoco. Se metti a fuoco la seconda, saranno a fuoco tutte e cinque.

Alcune macchine fotografiche hanno un pulsante che chiude manualmente il diaframma, per controllare visivamente la 27 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


profondità di campo, ma serve a poco, perché diventa tutto buio. L’ideale è effettuare più scatti con diaframmi diversi, quando si lavora con soggetti che non scappano, e poi tenere solo i migliori. Con la pratica, ti riuscirà sempre più facile capire al volo quale diaframma conviene. Il sistema digitale ha il vantaggio di memorizzare questi dati, per cui puoi confrontare i risultati una volta a casa, ragionandoci sopra con calma. Tenere sempre il diaframma più chiuso possibile non è una soluzione, perché ti costringe a tempi lunghi e al rischio del mosso.

Il mosso A volte confuso con il fuori fuoco, tanto l’effetto è simile, può essere provocato da un movimento del soggetto o da un tempo di scatto troppo lento. La differenza si vede osservando il resto della foto. Se tutto il resto è fermo, allora è il soggetto che si è mosso. Se tutta la foto è mossa, allora è il tempo a essere troppo lento. In ogni caso, l’unica cura è usare un tempo più veloce, la prossima volta. Ci sono comunque alcune regole da tenere d’occhio.  Il tempo di scatto deve essere superiore alla focale. Non è rigidissima, come regola, ma nemmeno sbagliata del tutto. L’oscillazione di un obiettivo aumenta, o diminuisce, relativamente al campo inquadrato. Così, ad esempio, con un 28 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


grandangolare 24 mm può bastare 1/30 di secondo, mentre con un teleobiettivo 200 mm serve almeno 1/250 di secondo. Stabilizzatore e cavalletto possono migliorare la situazione, ma solo se il soggetto è fermo. Situazione che, in natura, è quasi impossibile da ottenere.  Il mosso non è sempre un male. Noi vogliamo rendere un’emozione e, in questo caso, ci sono situazioni in cui il mosso è l’ideale. Il gatto muove la zampa per prendere una pallina? Se scatti a 1/1000 di secondo, la zampa è immobile e il gatto sembra una statua. Se scatti a 1/125 di secondo, il gatto viene fermo ma la sua zampa è mossa, dando l’idea del gesto. La foto risulta migliore, più viva. Poi c’è lo zapping, come lo chiamano gli anglosassoni, che consiste nel seguire un soggetto in movimento, come una lepre in corsa, cercando di sincronizzarsi con lui. Se ti va bene, e ci vuole sia pratica sia fortuna, la lepre verrà nitida e lo sfondo mosso, in uno splendido effetto di velocità. La medesima immagine, congelata con un tempo veloce, dà l’impressione di un animale impagliato a mezz’aria.  Il mosso diventa più evidente con l’aumento della qualità dell’immagine. Le leggere vibrazioni della mano sono sempre le stesse, con 6 Mp o con 24 Mp, ma sono più evidenti nel 29 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


secondo caso. Adottando sensori evoluti e obiettivi ad alta risoluzione, ecco che quelle microvibrazioni, prima invisibili, diventano un problema e costringono a tempi più rapidi o all’uso sistematico del cavalletto. Se un giorno passerai a una macchina fotografica di qualità superiore, scoprirai tanti piccoli problemi che, in un primo tempo, non pensavi nemmeno che esistessero. Si tratta del prezzo da pagare per la qualità e, per questo, conviene cominciare lentamente e salire solo quando si è pronti per farlo.

La fotografia naturalistica è comunque diversa dalla foto in studio, dove si lavora in situazioni controllate, abbondanza di luce artificiale e soggetti immobili. Noi invece dobbiamo accettare la luce così com’è e i soggetti non collaborano, perciò il mosso sarà sempre il nostro cruccio maggiore. Questo spiega come mai fotografi naturalisti, anche famosi, usano spesso macchine fotografiche con un numero non molto alto di pixel.

SEGRETO n. 5: scatta usando diverse combinazioni diaframma-tempo, poi verifica con attenzione le differenze: si tratta del metodo più efficace per imparare.

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I programmi di lavoro Per semplificare la vita ai principianti, i costruttori hanno inventato i programmi di lavoro, che ragionano al posto tuo. Se imposti il programma sportivo, adottano una combinazione con tempi veloci. Se imposti il programma panorama, il diaframma sarà più chiuso e così via. La cosa migliore è disattivarli subito, perché servono solo a non imparare mai a fotografare. Nessun programma potrà mai sostituire la vera padronanza della tua attrezzatura. Ci sono però anche programmi semi-automatici, a priorità di diaframma o di tempi.  Priorità di diaframma: se lo imposti, scegli tu il diaframma e la macchina fotografica sceglie di conseguenza il tempo di scatto, in base alla luce disponibile.  Priorità di tempi: tu scegli il tempo di scatto e la macchina sceglie il diaframma, di conseguenza.

In caso di priorità di diaframma, rischi il mosso. In caso di priorità di tempi, siccome il diaframma non può aprirsi più di tanto, rischi che la foto venga buia.

Personalmente suggerisco priorità di diaframma, che imposterai in base alla profondità di campo che vuoi avere, tenendo d’occhio 31 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


il tempo di scatto, comunque visibile sul display. Se ti sembra troppo lento, prima di rischiare il mosso imposta una sensibilità ISO più elevata. La scelta del diaframma ti permette, infine, di ottenere la migliore nitidezza possibile, perché anche questa è una conseguenza di quel forellino di apertura.

La nitidezza in base al diaframma La nitidezza di un obiettivo è espressa in linee-millimetro. Si usano dei cartoncini su cui è impressa una serie di linee, man mano sempre più fitte, che si fotografano da circa due metri di distanza. Osservando la foto, le linee saranno distinguibili solo fino a un certo punto, poi tutto diventa grigio uniforme. L’ultimo valore leggibile è la risolvenza in linee millimetro di quell’obiettivo. Tutto chiaro, sennonché il risultato del test varia, e di parecchio, a seconda del diaframma usato.

Il diaframma di maggiore risoluzione è, solitamente, F8. Facendo una serie di prove, scoprirai che a tutta apertura la qualità è media, raggiungerà l’eccellenza all’incirca fra F5,6 e F11, per poi scadere vistosamente verso F22. Sono leggi fisiche, non ci si può fare niente. Questo spiega alcune apparenti contraddizioni, come persone che comprano un obiettivo a basso prezzo e rimangono sorprese dalla 32 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


sua buona qualità. In seguito però la foto, senza alcuna ragione apparente, risulta scadente. Il fatto è che tutti gli obiettivi in commercio, con un diaframma F8, al centro dell’immagine ottengono buoni risultati. La differenza fra un obiettivo economico e uno costoso è, fra le altre, che quest’ultimo scade meno ai diaframmi estremi e ai bordi dell’immagine.

Sintetizzando si può dire che:  un obiettivo di qualità è caro, ma ha la sua ragion d’essere;  un obiettivo economico può dare lo stesso soddisfazione, basta mantenersi fra F5,6 e F11 e tenere il soggetto al centro dell’immagine, senza pretendere troppo dai bordi o dalla luminosità.

La polvere sul sensore Se il digitale è stato una benedizione su molti fronti, con la polvere sul sensore si è portato dietro un problema nuovo e imprevisto. Dopo aver cambiato l’obiettivo una decina di volte all’aperto, magari con il vento, sulle foto cominciano ad apparire alcuni punti neri.

Queste macchioline non si presentano quasi mai uguali, perché anche su questo influisce la profondità di campo. La polvere può 33 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


essere visibilissima a F22 e quasi invisibile a F5,6. Saperlo può essere utile. Se ti accorgi che il sensore è sporco ma non puoi pulirlo immediatamente, ti basta rassegnarti a usare i diaframmi più aperti, non oltre F8, limitando così il danno. Poi, appena pulito il sensore, ritroverai il gusto del diaframma chiuso.

Fai un piccolo test, ogni tanto, per verificare le condizioni del tuo sensore. Chiudi il diaframma al massimo, metti a fuoco alla distanza minima e scatta una foto in direzione del cielo. In questa condizione la polvere è perfettamente visibile e puoi scegliere come comportarti, se aspettare o portare d’urgenza la macchina fotografica in un laboratorio specializzato per la pulizia.

Il cavalletto La fotografia con il cavalletto è stata, per decenni, un passo avanti rispetto alla fotografia a mano libera. Non tanto di notte, quanto di giorno. Eliminando le vibrazioni della mano, il cavalletto aumenta di circa il 30% la nitidezza di qualunque obiettivo.

Con l’avvento del digitale questo ingombrante e pesante oggetto ha però perso molta della sua importanza. Basta aumentare la sensibilità del valore ISO e si può scattare a mano libera anche 34 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


nella penombra, con spesso un “rumore” contenuto.

Rimane invece indispensabile nella fotografia notturna ma, anche in quel caso, deve essere pesante almeno qualche chilo. Non volendo faticare troppo, è preferibile un cavalletto tascabile, corto, da appoggiare sopra un muretto, piuttosto che uno alto e leggero, traballante e quindi inutile. Se l’obiettivo ha lo stabilizzatore, usando il cavalletto va disinserito, altrimenti l’effetto combinato dei due sistemi di stabilizzazione sarà pessimo.

I filtri Utili accessori con la pellicola, spesso indispensabili per molti professionisti, i filtri sono caduti in disuso. Si possono ottenere effetti simili, e anche superiori, con il computer.

Il computer Se possiedi una macchina fotografica digitale, allora hai bisogno anche di un computer per vedere, ingrandire e ritoccare le tue foto. Dovrai installare il software fornito in dotazione con la macchina fotografica, per la conversione del RAW in TIF o JPG, di cui parleremo in seguito.

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Il computer può essere portatile o fisso. Se è portatile hai il vantaggio di poter controllare subito cosa hai fatto e archiviare le immagini, liberando così la scheda di memoria. Se è fisso, hai il vantaggio di poter disporre di uno schermo di qualità, che raramente i portatili hanno. Dovrà, in ogni caso, disporre di una buona scheda video, altrimenti l’apertura di ogni nuova immagine si tradurrà in una snervante attesa.

Lo schermo L’acquisto dello schermo, in un computer fisso, necessita di una certa attenzione, anche perché questo oggetto, se è buono, può durare molto più dello stesso computer. Nell’acquisto devi tener conto di due caratteristiche: la latenza e il contrasto.

La latenza è il tempo necessario a ogni singolo punto dello schermo per il cambio di colore. Per film o videogiochi servono schermi veloci, cioè con latenza bassa, ottenibile riducendo il contrasto. Il contrasto è, invece, la gamma di sfumature di colore che uno schermo può riprodurre, quindi proprio quello che ci serve per ritoccare le foto. Per averlo alto bisogna accettare una latenza maggiore, ma non è un problema, visto che la foto non si muove. Al momento dell’acquisto, pertanto, punta su uno schermo dal 36 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


contrasto alto, gli schermi cosiddetti “veloci” non servono.

SEGRETO n. 6: lo schermo adatto a ritoccare le foto deve avere un contrasto alto.

Le memorie e il salvataggio Con l’avvento del digitale è scomparsa la spesa per la pellicola e lo sviluppo, vero, ma questo non significa che non ci siano altre spese in sostituzione. Se fai un viaggio, ti occorrono memorie e gruppi di backup in cui salvare le foto. Il sistema digitale consente di scattare quasi senza limiti e quindi vale la pena approfittarne. Non ha senso comprare una macchina fotografica costosa e poi limitarsi nell’uso per risparmiare pochi euro di memoria. Devi poter scattare senza chiederti se ne hai abbastanza.

C’è poi il problema del salvataggio. Un negativo, una stampa, una diapositiva, sono soggetti fisici. Un file consiste invece soltanto in numeri, non esiste nella realtà e basta un niente, come un graffio sul CD, un guasto al computer o un banale virus, per perdere tutto. Un tempo bastava fare una stampa delle nostre foto. Oggi no, sono dati effimeri di cui servono minimo due copie, se non di più, magari riposte in punti diversi della casa, o si rischia 37 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


seriamente di perdere tutto. Le foto che facciamo sono attimi della nostra vita, ci ricordano momenti che non si ripeteranno più. Deve esserci anche uno spazio dedicato alla protezione. Questa spesa va pianificata subito, i rimpianti successivi non servono a niente.

SEGRETO n. 7: fai sempre più copie di backup delle tue immagini.

La qualità dell’immagine Spazziamo

subito

accontentarsi. dall’attrezzatura

La ma

via

un

qualità

modo di

sbagliato

un’immagine

dall’impegno

di non

pensare: è

data

e dall’applicazione del

fotografo. Non esiste l’attrezzatura professionale, esiste solo la mentalità professionale, senza la quale non si va da nessuna parte. Il bravo fotografo si riconosce perché non è quasi mai soddisfatto, vorrebbe sempre di più da se stesso. La macchina fotografica va quindi impostata al massimo della sua capacità. Non ha senso utilizzare metà pixel per risparmiare memoria, sennò tanto valeva comprarla più economica. Le immagini digitali si dividono in diversi formati, i più usati sono: TIF, JPG, GIF e RAW.

TIF è la vera immagine, ogni pixel corrisponde a un determinato 38 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


colore e tutti insieme formano la fotografia. Come sistema è il più pesante in assoluto, ma a parità di sensore avrà sempre la stessa dimensione. La qualità è la massima ottenibile e, in caso di ritocco e nuovo salvataggio, non subisce alcun decadimento.

JPG è un algoritmo che permette la riduzione dei dati, per prendere meno spazio. Per esempio: se nella foto c’è un cielo uniforme, in cui 20 pixel di fila hanno lo stesso colore, in TIF saranno comunque 20 dati memorizzati, uno per ogni pixel. Si può però anche dire: quel colore va ripetuto venti volte. I dati sono diventati solo due, il colore e il numero delle sue ripetizioni. Si capisce così come mai la riduzione non produce mai file uguali, perché dipende molto dal contenuto delle immagini. Un campo fiorito peserà sempre più di un’immagine che ha tinte piatte, perché è meno comprimibile.

JPG può essere prodotto con diversi livelli di compressione e quindi di qualità dell’immagine. Per qualità non si deve intendere solo la nitidezza ma anche la gamma cromatica, cioè l’abbondanza di sfumature di colore. Con una compressione alta si diminuisce il numero dei colori ed ecco che, automaticamente, le zone a tinta unita sono maggiori, quindi si può comprimere di 39 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


più. A prima vista la qualità non sembra molto minore, ma lo è. Prova a ingrandire una roccia illuminata dal sole in un JPG, sia in versione alta che bassa. In alta si vedono le sfumature della pietra, in bassa solo una macchia di luce accecante.

JPG ha un difetto, deve ricostruire l’immagine a ogni salvataggio, con un ulteriore calo dei dettagli. Molti professionisti usano il JPG alla massima qualità, ma per ritoccare le immagini lo convertono prima in TIF e lo riportano in JPG solo a lavoro finito.

GIF è un formato dedicato alla rete Internet. Usa pochi colori, tinte piatte quasi come i cartoni animati, così l’immagine non pesa niente e può essere scaricata velocemente. Quasi tutta la pubblicità che ci assilla sul web è in GIF. A schermo sembrano immagini buone, ma prova a scaricarle e a stamparle e ti accorgerai che sono appena leggibili.

RAW è il formato usato dai professionisti e dai fotoamatori evoluti, per cui è importante capirlo bene. Il termine, in inglese, significa “grezzo” e infatti è proprio l’immagine grezza prodotta dal sensore, prima della sua elaborazione.

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La macchina fotografica digitale funziona così: la luce colpisce il sensore che legge l’immagine e la trasforma in impulsi numerici, che sono sempre di massima qualità, perché il sensore è un elemento immutabile. Questi dati raggiungono poi il programma della macchina fotografica, che solo in questo momento li elabora usando le impostazioni che tu gli hai dato. Ad esempio, se hai “settato” il contrasto più alto, la contrasterà di più.

Non tutte queste informazioni vengono applicate dopo. La parte relativa all’obiettivo, cioè diaframma e tempo di esposizione, condizionano la luce in arrivo prima che colpisca il sensore. Per questi dati non c’è più niente da fare. Ma tutto il resto: contrasto, tonalità del colore, nitidezza, saturazione, eventuale compressione in bassa qualità vengono applicati in seguito, per trasformare questi impulsi “grezzi” in un’immagine finita.

Se hai scelto JPG e hai sbagliato qualcosa, non ti rimane che fare atto di pentimento e cercare di recuperare con il programma di ritocco. Sarebbe bello, a questo punto, poter tornare indietro, come con una macchina del tempo, cambiando quel “settaggio” che ha rovinato la foto. Se però hai scattato in RAW, la cosa è davvero possibile, come se fosse una sorta di magia. 41 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


Il RAW è proprio l’immagine prodotta dal sensore, ancora grezza, su cui sono stati provvisoriamente appoggiati (qui sta il bello) i dati di “settaggio” della macchina fotografica. L’immagine che si vede a schermo, aprendola con il suo programma, è solo un’anteprima, un’immagine di prova. Se qualcosa non va bene, il software del costruttore ti permette, anche dopo anni, di decidere come volevi impostare la macchina fotografica quel lontano giorno. Le possibilità sono notevoli e un errore non è mai definitivo. La qualità del RAW è sempre la massima possibile, perché è tutto quello che il sensore ha rilevato il giorno che hai scattato. Se ad esempio in un panorama ci sono forti contrasti e sulla foto una zona illuminata dal sole è venuta “bruciata”, questo non significa che, in origine, il sensore non l’avesse letta bene. I dati di lettura sono rimasti integri. Devi solo cercare il “settaggio” giusto, che ti permetta di recuperarli completamente. Contrariamente al JPG o al TIF, dove i dati persi lo sono per sempre, nel RAW, se c’erano in origine, si possono sempre recuperare.

Ogni casa costruttrice, purtroppo, ha il suo RAW, che può essere aperto solo con il suo software. Al contrario di JPG e TIF che, invece, sono sistemi universali e leggibili con tutti i programmi. L’ideale è impostare la macchina fotografica su RAW+JPG, se ha 42 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


questa opzione ormai molto diffusa. Si usa l’immagine JPG per una visione veloce e leggera, ma si apre il RAW quando ci servirà un’immagine della massima qualità.

Anche dopo un’eventuale conversione in TIF, non conviene mai cancellare il RAW. Può arrivare, in futuro, un programma capace di estrarre da quel file dati che oggi sono impensabili. Ricorda sempre: il RAW è tutto quello che ha visto davvero il sensore quel giorno. Ogni volta che lo apri è come se tornassi indietro nel tempo e scattassi di nuovo la fotografia.

Un ultimo vantaggio del RAW è il diritto d’autore. Oggi il copyright è più vulnerabile perché, se duplichi un file, ottieni di fatto un originale e nessuno può dimostrare quale dei due viene prima. Il RAW, invece, non è ottenibile da un TIF o da un JPG, per cui è come il negativo di una volta, è il vero originale. Se una tua immagine venisse sfruttata commercialmente, avendo ancora il RAW potrai dimostrarne la paternità, senza alcun dubbio. In caso contrario, ti sarà quasi impossibile.

SEGRETO n. 8: non cancellare mail il RAW, garantisce la paternità delle tue foto. 43 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook


RIEPILOGO DEL CAPITOLO 1:  SEGRETO n. 1: scegli una borsa che, anche dopo averla provata con del peso dentro, ti sembra ugualmente comoda.  SEGRETO n. 2: comincia spendendo poco, macchine digitali oggi costose saranno meno care fra poco tempo.  SEGRETO n. 3: nella fotografia di natura è preferibile una macchina fotografica molto sensibile che una con tanti pixel.  SEGRETO n. 4: compra solo gli obiettivi che ti servono. Non sai ancora che tipo di fotografia realizzerai in futuro.  SEGRETO n. 5: scatta usando diverse combinazioni diaframma-tempo, poi verifica con attenzione le differenze: si tratta del metodo più efficace per imparare.  SEGRETO n. 6: lo schermo adatto a ritoccare le foto deve avere un contrasto alto.  SEGRETO n. 7: fai sempre più copie di backup delle tue immagini.  SEGRETO n. 8: non cancellare mail il RAW, garantisce la paternità delle tue foto.

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ANDREA INNOCENTI Capitolo 1 estratto da:

FOTOGRAFARE LA NATURA

I Segreti per Catturare le Immagini più Belle della Vita Intorno a Te 45 Tutti i Diritti Riservati – Vietata qualsiasi duplicazione del presente ebook

Fotografare la Natura  

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