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Ma guarda e passa Divina Commedia Inferno Canto III Verso 51 Girone degli Ignavi

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BriAn "Ma guarda e passa..." dice Virgilio a Dante attraversando il Girone degli Ignavi. C oloro che non meritano alcuna attenzione. Nome provocatorio. Qui lo stimolo è tutt'altro. Le cose scritte vi vorranno sconvolgere. Non restate indifferenti. Prendete una posizione su ciò che è scritto. Prendetela sempre nella vita. Perchè presto il mondo cambierà e vi sarà chiesto parere e giudizio su ogni cosa. Ogni giorno. Una vita vissuta nell'indifferenza. Nella passività. Nell'insensibilità. Sarà vita degna di nulla. Nè di bene nè di male. Ma il nulla appartiene alla morte. Non alla vita. Guardate e passate. Attingete e crescete. Qui siete di passaggio come da ogni altra parte. Siate vivi. Non c'è un mondo da cambiare. Il mondo ha le sue leggi da ben prima che l'uomo vi comparisse. Da cambiare ci sono le persone. In meglio. E le persone in meglio possono cambiare se a loro mostriamo il nostro meglio. E questo è il mio tentativo. Non è detto che ci riuscirò. Ma ci ho provato. Tu fa lo stesso. Non preoccuparti se ci riesco io. Se ci riescono gli altri. Non ti curar di me. Non ti curar di loro. Ma guarda e passa. E fai lo stesso. Visualizza il mio profilo completo

venerdì 14 febbraio 2014

La curva di Gauss. Ossia cosa è normale e cosa no.

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Cerca nel blog Le teorie della relatività di cento anni fa, hanno sconvolto la nostra vita quotidiana. Nel bene e nel male. Nel bene perchè ci hanno concesso progressi tecnologici che oggi consentirebbero pace e prosperità per l'intera umanità (purtroppo per pure scelte politico-economiche tali progressi invece sono stati indirizzati ancora a guerre e ingiustizie sociali). Nel male queste teorie sono state mistificate in senso "esistenziale". Sul relativismo ha marciato, di nuovo, un'intera classe politico-economica fino ad oggi. Siamo caduti in un tranello esistenziale. Ci è stato fatto credere che "tutto è relativo". Tutto può essere giustificato. Non esistono punti di riferimento. Bene o male, giusto o sbagliato, bello o brutto, hanno perso qualsiasi connotato oggettivo. In una parola, non è più identificabile su alcun piano (etico, artistico, biologico...) ciò che è NORMALE. Eppure in Natura la REALTA', non è così. Vediamo allora cosa in Natura è "la normalità". Scientificamente parlando.

Osservando i fatti naturali possiamo definire cosa è normale oppure no analizzando la loro distribuzione. In Natura è normale ciò che è riscontrato più frequentemente. Mentre ciò che avviene via via più eccezionalmente, sporadicamente, non di frequente, si dimostra "deviato dalla norma" (vedi deviazione standard). In Statistica (scienza che studia la frequenza dei fatti), questo comportamento è descritto nella curva di Gauss (detta anche "campana di Gauss" per la caratteristica forma). Vediamone una:

Questa curva indica le caratteristiche con cui si osserva un determinato fenomeno. Ogni fenomeno naturale accade con delle caratteristiche. Alcune sono variabili (di cui si può appunto stimare la frequenza con cui variano). Altre costanti (c'è o non c'è). Facciamo un esempio. Il colore degli occhi di una persona. Analizziamo quali colori rientrano "nella norma" (ossia "nella media"), quali meno (ossia deviano dalla "norma" o "media") e quali no. Scegliamo alcune classi di colori per il nostro studio dimostrativo. Al caso nostro bastano cinque. E osserviamo il colore di 1.000 persone scelte a caso sul Pianeta. Ipotizziamo di aver riscontrato questa frequenza del colore degli occhi:

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Mettiamo a grafico queste rilevazioni:

Tracciamo la linea che congiunge i punti per osservare quale "curva" rappresenterĂ  la distribuzione di frequenza delle nostre osservazioni:


Noteremo che la curva ricalca metà curva gaussiana. Ossia la metà destra. Manca la parte sinistra perchè abbiamo misurato la frequenza di osservazioni qualitative (colore degli occhi). Se fossero state osservazioni quantitative (ad esempio la statura o il peso delle persone) avremmo avuto numeri al posto di colori. E comparirebbe anche la parte sinistra.

La scienza statistica spesso, per far assomigliare le curve di distribuzione delle osserzioni il più possibile a quella di Gauss, usa le misurazioni in base logaritmica. Nell'esempio in questione, estrapolando il logaritmo delle nostre misurazioni (le percentuali di frequenza del colore degli occhi) ecco cosa risulta:

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( Ctrl "-" per rimpicciolire )

Si può notare che la nostra curva così assomiglia alla mezza campana gaussiana. Ora ci è chiaro che una curva di Gauss rappresenta la distribuzione naturale di un fenomeno. Ossia con quale frequenza esso compare (in sè, o con le sue caratteristiche che scegliamo di studiare). La punta della campana rappresenta la media (o norma). Ed è il valore più frequente. Ossia la caratteristica che più frequentemente si riscontra avvenire (nel nostro esempio: occhi Nero/Marroni). A mano a mano che ci allontaniamo dalla media, troviamo via via i valori meno frequenti. Più rari. Ossia meno "normali".

Approfondiamo ora l'analisi sulla NORMALITA', evidenziando la mistificazione "relativa" che ne è stata fatta e che risulta una vera e propria trappola esistenziale. Restiamo sempre sul nostro esempio del colore degli occhi. Qualcuno si sarà chiesto dove sono stati visti degli extraterrestri con occhi "bianchi" o "rosa". Qualcuno appassionato di medicina invece non si sarà più di tanto scandalizzato. Questo scalpore non sarebbe nato se prima della nostra analisi avessimo dato le definizioni di ciò che si andava a cercare o trovare. Qualsiasi studio scientifico di qualsiasi disciplina (dalla matematica alla giurisprudenza) prevede infatti una attenta analisi delle definizioni nelle premesse dello studio stesso. Ipotizziamo che tra i nostri colori, avessimo annoverato il "verde fluorescente". Avremmo dato per scontato di trovare zero individui con tale colore. In questo caso tale caratteristica non sarebbe stata una variabile ma una costante (c'è o non c'è). Nella fattispecie una costante "che non c'è". Poichè diamo per scontato che "costantemente" non la troveremo (ovviamente fino al giorno in cui non risultasse osservata ). Per questo motivo abbiamo dato per scontato che il colore verde da noi osservato non sia mai fluorescente. Ma un verde naturale con le varie tonalità intermedie. Inoltre non abbiamo inserito le variabili Verde\Marrone e Verde\Azzurro poichè cromaticamente meno distinguibili dal Blu\Azzurro e dal Nero\Marrone. Perchè, invece, delle cinque definizioni di colori degli occhi ottemperate, desta istintivamente scalpore leggere "bianco" e "rosa"? Ebbene questo accade proprio perchè sono colori rarissimi. Assai infrequenti. Lontani dalla norma o deviati dalla media che dir si voglia. Bianco sta ad indicare quelle tonalità di grigio chiarissimo tipico di situazioni sia fisiologiche che patologiche del colore degli occhi. Possono infatti essere estremi chiarissimi di occhi "azzurri". I classici "occhi di ghiaccio". Ma sono anche quelli tipici di molti casi di albinismo. Una varietà invece assai rara di albinismo, può rendere l'iride degli occhi dai riflessi rosa. A questo punto allora, in questo banale esperimento preso come esempio (analisi di frequenza del colore degli occhi) emergono osservazioni (colore bianco e rosa) che ci devono fare chiarezza su una caratteristica fondamentale sotto ogni aspetto (da quello scientifico a quello etico) di ogni realtà che osserviamo. Ossia il significato degli estremi. Gli estremi sono quei valori rappresentati appunto dalle estremità della curva gaussiana: le punte laterali della campana. Essi, qualora sono misure "quantitative", rappresentano approssimativamente la media. Infatti la "media statistica" si ricava dalla somma di tutto ciò che è contenuto tra gli estremi, divisa per la somma del numero di ipotetiche misurazioni contenuto tra gli estremi:


Esempio. La media tra due misure A= 7 e B = 10, sarà: [(7+10)/2] = 8,5 Questa media equivale alla somma degli interi (possibili misure ipotetiche) compresi tra le due misure A e B considerate come estremi, diviso il numero delle misure (nella fattispecie quattro): [(7+8+9+10)/4] = 8,5 Quindi in questo caso 7 e 10 sono gli estremi. Misurazioni minima e massima. La media degli estremi è rappresentativa della media di tutte le possibili misurazioni "reali" comprese tra gli estremi. Dal punto di vista scientifico, per questa valenza matematica-statistica, gli estremi delle misurazioni della realtà sono fondamentali. In qualsiasi piccola o grande ricerca. In qualsiasi piccola o grande scoperta della realtà che viviamo. Questa constatazione è fondamentale per il credito scientifico che hanno le medicine non convenzionali come l'Omeopatia, cui si rimanda (Nuovo studio interdisciplinare...)

Ora qui sottolineiamo questa evidenza all'ordine dell'opinione pubblica: Mentre dal punto di vista della Fisica, le teorie della relatività non hanno minimamente scalfito ruoli e valori assoluti di norma ed estremi nell'osservazione dei fenomeni naturali nella nostra dimensione, dal punto di vista della Psicologia e dell'Etica queste teorie invece sono state mistificate oltremodo ridicolamente, per assegnare ruoli e valori relativ i a norma ed estremi dei fenomeni che si osservano. Sfumandone i rispettivi valori con misurazioni approssimative, o addirittura falsate. E interscambiando i ruoli facendo passare per norma gli estremi e gli estremi per norma. Ne risulta una degenerazione della comprensione della realtà (la natura dei fatti osservati). E diretta conseguenza è una degenerazione dei gesti che si compiono. Nella quotidianità. Dalle decisioni più banali a quelle più importanti. Tale degenerazione è evidente se si analizzano le definizioni e i contenuti (osservazioni) nelle deduzioni delle persone: definizioni e contenuti in contraddizione tra loro. Perchè assunti senza legame logico tra loro. Spesso le persone affermano deduzioni: "per me questa cosa è giusta/buona/bella": si chiede la definizione di "questa cosa", e non la sanno dare. O ne danno una errata perchè assunta in modo errato da altri contesti a loro volta privi di legame logico con quello della deduzione in questione. E la privazione di questo legame logico deriva appunto da una generalizzazione degli estremi, o da una estremizzazione della norma, o da misurazioni mistificate in partenza.

Quindi come si diceva sopra, è ASSOLUTAMENTE necessario se si vuole analizzare un fatto naturale (qualsiasi evento: dal più banale al più importante) avere chiare le definizioni dei contenuti che si vogliono analizzare. Altrimenti le deduzioni che da esse si ricaveranno saranno (di norma) falsità, e solo fortuitamente (per casi estremi) veritiere. Il problema dell'accordo sulle definizioni (con se stessi se è una analisi interiore o con gli altri se si tratta di un confronto) risale alla notte dei tempi. E' il medesimo invariato problema che ha riscontrato il nostro primo antenato ominide nell'assegnare un nome alle cose circostanti nel mentre nasceva il "linguaggio umano". E' il medesimo problema che ha accompagnato millenni di Storia della Filosofia. E' il medesimo problema contemporaneo che fa la differenza tra un esperimento classificato come "scientifico" e uno "non scientifico". Tutto risiede nella corrispondenza di definizioni con contenuti dei fatti osservati.

Messaggio di Bertrand Russell ai posteri

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Proprio perchè questo è un "problema" che accompagna da sempre l'umanità, tralasciamo qui gli aspetti socioeconomici che hanno portato a lucrare su questa difficoltà umana in età contemporanea post-industriale. Proviamo a terminare questa disamina sulla NORMALITA' scientifica, cercando di capire come stravolgere la natura di questo "problema", per non vederlo più come infelice piaga dell'evoluzione, ma per osservarlo come una opportunità felice di crescita continua ed universale (ossia costantemente alla portata di tutti). In quanto essenza stessa dell'evoluzione del pensiero umano.

La NORMALITA' deve trasformarsi da trappola esistenziale, a punto di riferimento costante per avere vera consapevolezza della realtà che viviamo. Con noi stessi e con gli altri. Il più impietoso stravolgimento della realtà da questo punto di vista, è avvenuto nel mondo della


medicina. Nulla forse nella vita assume importanza maggiore del valore che si da' alla propria salute, e alla salute di chi ci sta vicino. Ciò che è osservato essere normale-non normale è più che mai fondamentale anche in riferimento alla salute. In medicina questa osservazione si traduce in fisiologico-patologico. Torniamo ancora all'esempio sugli occhi. Ci farà da tramite per approfondire in altri post il significato di fisiologia-patologia inerente temi di attualità importantissimi. Abbiamo visto che la normalità di un fenomeno è definita dai suoi valori più frequenti, e quelli via via più rari sono quelli più anomali. Possiamo constatare che ogni misurazione inerente un organo biologico, inevitabilmente, rispecchia una caratteristica di "funzionalità" dell'organo in questione (poichè è la funzione di un organo a dare "senso e forma" all'organo stesso: per dettagli Studio integrato Cap. 3.2 Principio di di similitudine: un indizio biologico) La funzione dell'iride dell'occhio è proteggere la struttura oculare dalla gamma di radiazioni luminose non funzionali alla visione. Ossia più un iride è scuro, più protegge l'occhio, e quindi più è "funzionale" alla visione. Il colore chiaro degli occhi nei paesi equatoriali è poco diffuso perchè risulterebbe poco adatto all'am biente: esiterebbe in qualche patologia oculare a causa della radiazione che attraversa l'occhio. Il colore chiaro degli occhi nei paesi nordici per lo stesso motivo non provoca grossi problemi: la radiazione solare è debole. Ecco perchè nel Pianeta sono più frequenti i colori scuri dei colori chiari. Ed ecco perchè l'iride scuro è tipico nelle zone calde del Pianeta e quelli chiari delle zone fredde: frutto della selezione della radiazione luminosa solare. I numeri riportati sopra nel nostro esempio sulla distribuzione del colore dell'iride sono inventati, ma hanno voluto approssimarsi ipoteticamente alla realtà sulla base di queste cognizioni. Si evince che il colore dell'iride più è chiaro, più è inadatto all'ambiente. E di conseguenza è meno diffuso perchè predisposto a patologie oculari. Tanto è vero che i colori via via più chiari con enorme probabilità si identificano più con situazioni patologiche che fisiologiche (iride bianco della cecità; bianco o roseo dell'albinismo). Questo assunto vale per qualsiasi organo. Così ad esempio la produzione di insulina (ormone prodotto dal pancreas che consente alle cellule di assorbire lo zucchero glucosio) è ritenuta "normale" entro certi limiti constatati (misurati) nelle persone senza disturbi da glicemia. Più ci si discosta da quei valori in eccesso o difetto, più aumenta la probabilità di patologie al pancreas (nella fattispecie diabete). Oppure il battito cardiaco. Entro certe frequenze ad una determinata età e con determinati stili di vita, risulterà "normale". Più le frequenze risultano maggiori o minori di quelle riscontrate nella norma a quella età per quello stile di vita, più si cade in tachicardie o bradicardie anormali predisponenti patologie cardiache. Tuttavia, il confine tra fisiologico-patologico è molto più sfumato del confine normaleeccezionale. Perchè in medicina, il campo delle "definizioni" da dover specificare prima di qualsiasi deduzione in merito alle osservazioni, è molto più ampio. Soprattutto in riferimento ai contesti in cui si osserva. E ciò spiega l'importanza dell'anamnesi storica e recente: prima fase dell'esame clinico classico. Un tempo le anamnesi erano perno centrale della diagnosi medica (come lo è tuttora nelle medicine alternative), oggi sono molto trascurate se non addirittura bypassate per il subentro delle indagini strumentali. Ad ogni osservazione di cosa accade in Natura, deriva un comportamento. Questo in ogni contesto non solo umano, ma degli organismi viventi in genere. Piante e animali percepiscono l'ambiente esterno, e in base a cosa succede "di norma", loro trovano adattamento e si evolvono. L'uomo, animale con capacità razionale più evoluta, più di ogni altro organismo dovrebbe avere padronanza di questa opportunità: osservare la norma per evolvere. Invece, da quando si è reso conto che usando con metodo la sua stessa razionalità può plasmare "la norma" dei fenomeni naturali, si è ritrovato vittima della sua stessa trasformazione. Il termine artificiale è divenuto sinonimo di "non naturale" se non addirittura "anormale". Mentre essendo l'uomo stesso prodotto della natura, qualsiasi suo prodotto dovrebbe essere ritenuto altrettanto "naturale". Ebbene il delirio di onnipotenza derivato da questo controllo delle leggi della natura, lo ha condotto a nutrire la propria vanità invece che la condivisione sociale di pregi e difetti individuali. La condivisione infatti avrebbe reso collettivo ogni normale miglioramento umano derivato dal genio del singolo, e marginale ogni peggioramento derivato dai difetti del singolo. A spalancare le porte alla tentazione di subissare la condivisione sociale delle risorse del singolo (e naturali in genere) con la vanità individuale, è stata l'invenzione del denaro. Che per definizione è contro ogni piena condivisione e mira alla netta distinzione di pregi e difetti individuali e sociali al fine della competitività (presupposto del profitto). Ecco dunque che tutto è stato stravolto nell'era dell'economia finanziaria. Ciò che è normale o eccezione in natura non conta più, perchè "la norma" può essere stravolta dal controllo umano. Cosa in sè non negativa, se non fosse che in nome di un profitto finanziario (denaro) addirittura questa "norma" deve per legge essere ogni volta stravolta. Incurante di ogni etica e senso civico.

Parleremo di vegetarismo, omosessualità e pedofilia per applicare questi elementari ma fondamentali concetti statistici ad argomenti profondamente mistificati nella loro essenza naturale dalla vanità umana. Mistificati proprio al fine di creare presupposti di scontri fra individui distinti al posto di punti d'incontro in condivisioni collettive. Osserveremo la quotidianità nell'ottica della Curva di Gauss, constatando lo stravolgimento di


normale-eccezionale, e fisiologico-patologico, al solo fine di giustificare e favorire o meno un comportamento. E questo appunto in base al profitto che può derivare o meno da quel comportamento.

Pubblicazione di Io non posso non crederci ,Un Mondo senza denaro'.

a 23:59 Etiche tte : Assoluto, Be llo, Brutto, C am pana di Gauss, C urva di Gauss, Estre m i, Giusto, Me dia, Norm a, Norm ale , R e lativism o, R e lativitĂ , Sbagliato, statistica

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