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BREK.ZOOM 04. Zoom I,II,III PROSPETTIVE METROPOLITANE.SOCIETÁ 08. Nascere, vivere, morire PROSPETTIVE METROPOLITANE.POLITICA 12. Il singolare caso del Signor B. PROSPETTIVE METROPOLITANE.COSTUME 14. È nato prima l'uovo o la gallina?

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ATMOSFERE.CINEMA 18. Il caso del Grande Lebowski ATMOSFERE.MODA&LIFESTYLE 20. La Cralatta ATMOSFERE.ARTE 22. Opera da Tresoldi ATMOSFERE.LIBRI 24. Non è un caso, è tutto un caso ATMOSFERE.VIAGGI 26. L'ombra dei fantasmi ATMOSFERE.VINO 27. Eros e Champagne

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INCONTRI.MARIOLINA VENEZIA 32. Come Piante tra i Sassi INCONTRI.GIUSEPPE CIOFFREDI 34. Nessuna Rambla. Tanta Movida INCONTRI.ALFRED VON SCHLIEFFEN 36. Lo strano caso del feldmaresciallo

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FUORICAMPO.PENSIERI 38. Se il caso esiste, allora... non esiste FUORICAMPO.VISIONI 40. Caos, caso, cosa 41. Sbagliando si inventa FUORICAMPO.INTUIZIONI 42. Una semplice coincidenza FUORICAMPO.OSSERVAZIONI 44. Il fatto inatteso FUORICAMPO.RIFLESSIONI 45. Il caso come disegno divino FUORICAMPO.INFORMAZIONI 46. Virus, antivirus e siti a caso

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BREK.POSTA 47. La Posta di BREK Magazine

EDITORE Soc. Cop. Sociale a r.l. via Nicola Sole, 73 85100 Potenza tel. 0971 36703 fax 0971 25938 PROGETTO GRAFICO IMPAGINAZIONE PUBBLICITÁ Soc. Cop. Sociale a r.l. via Nicola Sole, 73 85100 Potenza tel. 0971 36703 fax 0971 25938

STAMPA Grafiche Gercap / Foggia DIRETTORE RESPONSABILE Pierluca Pace HANNO COLLABORATO Giovanna Caivano Mimmo Claps Vito Colangelo Anna D’Andrea Davide Galasso Michele Guido Marika Iannuzziello Antonio Lorusso Gerardina Nella Michele Nella

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Nicola Pace Andreina Serena Romano Donato Sabia Leonarda Sabino Fabio Salvatore Andrea Samela Simona Simone Francesco Tripaldi Riccardo Telesca WineR. BREK garantisce la libertà di pensiero e di espressione. Per questo motivo ogni collaboratore è singolarmente responsabile delle proprie idee e di ciò che scrive. Autorizzazione Tribunale di Potenza nº 376 del 7/5/08


IN COPERTINA: Saluha "Crossed Fingers"

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POVERI SPERMATOZOI.

La donna allergica allo sperma del marito!!!

Sognavano di sposarsi e di avere molti figli, ma dopo il matrimonio, per una coppia americana il sesso si è trasformato in un incubo. Lei ha scoperto di essere allergica allo sperma del marito e dunque di non poter rimanere incinta. I due, Mike e Julie Boyde, hanno scoperto l'incompatibilità soltanto dopo le nozze, quando hanno interrotto i rapporti protetti e hanno iniziato a fare sesso senza preservativo. Oltre a provocare gravi disturbi, secondo quanto verificato dagli esperti, la singolare allergia di Julie uccide inoltre gli spermatozoi del marito, rendendo di fatto impossibile qualsiasi inseminazione degli ovuli. Ogni tentativo di fecondazione assistita non ha dato alcun esito e la coppia, dunque, alla fine ha deciso di ricorrere all'adozione.

IL GRASSO TORNA UTILE.

Ecco come trasformare i chili in eccesso!

Seno piccolo? Problema risolto: ecco una nuova procedura di chirurgia grazie alla quale si rimuove il grasso dal ventre, dai glutei e dalle gambe per impiantarlo sul seno. La tecnica è stata sperimentata nel Regno Unito e negli Usa e 2.500 donne britanniche hanno già registrato il loro interesse a sottoporsi all’operazione, al costo di 8.000 sterline. I medici prevedono che la procedura avrà un impatto rivoluzionario, eliminando la necessità di ricorrere a impianti artificiali per il seno. Basta affrontare il problema... di petto!

IL PELUCHE NON STA BENE?

Portiamolo al pronto soccorso!

Nasce a Napoli il primo “pronto soccorso” per pupazzi di peluche. Con “medici” e “cure” all'interno del Parco Zoo. Funziona così: il bimbo mostra il suo animale di peluche, il “medico” lo “visita” e fa la “diagnosi”. Se l'intervento per aggiustarlo è cosa di poco conto viene fatto subito, altrimenti si torna a ritirare il “paziente” il giorno dopo, quando ai bimbi viene anche consegnato l'attestato di “Amico degli animali”, in questo caso quelli veri. Almeno i peluches non hanno problemi di malasanità, a quanto pare...

MUSSOLINI ALL'ASTA.

In vendita su ebay il sangue del Duce

É stato rimosso da eBay l'annuncio di vendita di alcune parti del cervello e sangue di Mussolini, che aveva scatenato la reazione della nipote Alessandra, nota opinionista televisiva, oltre che esponente politica. L'inserzione è stata immediatamente tolta dai responsabili del sito, evitando così che venisse fatta alcuna offerta, perchè in violazione del rigido regolamento di eBay, che vieta di vendere qualsiasi materiale organico umano. A precisarlo è il sito di compravendite online, che specifica, oltretutto, che il prezzo di partenza inserito dal venditore era di 15 mila euro. Dove andremo a finire?

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OREGON, META AMBITA.

Il primo Cannabis Cafè legale

Ha aperto i battenti in Oregon il primo “Cannabis Cafè” autorizzato alla vendita di marijuana a scopo terapeutico negli Stati Uniti. Il Cannabis Cafè di Portland è il primo luogo dove chi è autorizzato a fumare marijuana per ragioni di carattere medico avrà a disposizione tale sostanza. Tecnicamente è un club privato, ma è aperto a tutti i residenti in Oregon che siano membri di Norml, un gruppo che si batte per la legalizzazione della marijuana, o muniti dell'apposita prescrizione medica. Chissà quanti giovani d'ora in avanti cercheranno la cittadinanza di Oregon... per scopi terapeutici!

10 MORSI O 10 AMICI?

La nuova provocazione di Burger King su Facebook

Elimina dieci amici su Facebook per un hamburger gratis. Burger King, la famosa catena di fast food ha lanciato questa gustosa offerta che suona come una provocazione. Eliminando dieci persone dalla contact list, Burger King regala un hamburger. Lo slogan usato è molto forte, "Preferisci dieci amici o dieci morsi ad un panino?". Un bel quesito... L'operazione avviene tramite un'applicazione scaricabile da Whopper Sacrifice, che avviserà anche gli amici della cancellazione, con un irriverente messaggio del tipo "Sei stato sacrificato per un hamburger". Purtroppo la promozione è valida solamente negli Stati Uniti, ma quanti di voi sarebbero disposti a decimare la lista degli amici per un buon hamburger?

3 GIORNI DI PAURA.

Da sex toy a detenuto

Un week-end indimenticabile è quello che ha trascorso una giovane parrucchiera russa. Sesso sfrenato e piuttosto violento al punto che il suo partner ha avuto il frenulo del pene reciso. Un suo fidanzato? Macchè... l'uomo era entrato nel suo salone di  bellezza per rubare l'incasso della giornata ma la parrucchiera, esperta in arti marziali, l'ha messo ko e l'ha legato invece di chiamare la polizia. L'ha costretto ad assumere alcune pillole di Viagra e l'ha trasformato in sex toy!!! Entrambi sono stati denunciati, ma pare che non divideranno la cella.

MISTERO IN NORVEGIA.

Quella strana spirale blu nel cielo

É mistero in Norvegia per alcuni fasci di luce blu che sono apparsi nel cielo tempo fa. Queste spirali di luce color blu sono state avvistate in moltissime zone del paese scandinavo: non si sa da dove provengono, chi le abbia generate e l’ipotesi in merito alle loro origini vanno dalle più credibili a quelle più fantasiose. Il fenomeno delle luci apparse all’improvviso nel cielo norvegese sta appassionando moltissime persone: dopo aver lasciato nell’incredulità la popolazione locale che le ha viste nel cielo, ora tutti, nel mondo, cercano una risposta plausibile. Se possibile.

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TROPPO EMANCIPATE?

Allarme in Canada: troppi calci nelle parti intime

In Canada fare una normale passeggiata per strada può essere molto pericoloso. Non stiamo parlando di scippi, rapine, o "normali" aggressioni di ordinaria amministrazione. Stiamo parlando, invece, di ciò che capita infatti sempre più spesso, ultimamente, nelle cittadine canadesi: degli ignari cittadini di sesso maschile vengono aggrediti da perfette sconosciute, che si dilettano a percuoterli sferrando dei potenti calci contro i loro testicoli. Una tendenza in costante crescita. Soltanto nell’ultimo mese le autorità locali hanno registrato ben tre casi simili, e si sono viste per questo costrette a lanciare l’allarme, invitando gli uomini ad indossare una conchiglia protettiva. Alla faccia dell'emancipazione femminile!!!

ALLARME! BANANE IN ESTINZIONE!

Un fungo è la causa del problema

Se c'è un frutto che tutti mangiano volentieri è la banana... non costa molto, la trovi sempre ed è ricca di potassio, toccasana nei mesi più caldi. Ma la banana presto si estinguerà a causa di un fungo. La notizia ci lascia stupefatti. Questo fungo comincia a colpire le piantagioni dell'emisfero australe, provocando l'essiccamento delle piante. Fino ad ora non ha toccato le piantagioni latino-americane e africane, località da cui provengono le banane che mangiamo. Si mormora, però, che per il contagio è solo questione di tempo, visto che gli stessi container che vengono usati per il trasporto potrebbero essere il mezzo per diffonderlo nei porti e negli scali di tutto il mondo.

BABY AL VOLANTE.

Prende l'auto della mamma per andare a scuola

Quando si è accorto che aveva perso l’autobus per la scuola, un bambino di 6 anni della Virginia, ha deciso di prendere la macchina della mamma. Senza troppi problemi é riuscito a guidare nel traffico a velocità sostenuta per circa 10 miglia ma, quando ha tentato un sorpasso, si è trovato di fronte un autoarticolato: “l’autista improvvisato” si è prontamente riportato sulla sua corsia ma ha perso il controllo dell’auto. Per fortuna nessuna conseguenza fisica per il bambino che, lasciata la macchina, ha completato a piedi la distanza rimanente, tra lo stupore dei i soccorritori, che alla fine lo hanno accompagnato a destinazione. Il bambino avrebbe imparato a guidare dai videogiochi, secondo quanto ha dichiarato lo sceriffo che lo ha poi interrogato.

POVERI GALLI!

Galli dopati e lotte clandestine

Dopavano i galli per aumentare la loro aggressività durante i combattimenti. Ottanta le persone multate perché sorprese dalla polizia a scommettere illegalmente sui combattimenti che si svolgevano nella regione di Castellon, a nord di Valencia. Per rendere gli animali ancora più aggressivi, gli organizzatori tagliavano loro la cresta e li munivano di speroni di ferro o di osso. Gli agenti hanno salvato 24 galli e recuperato 52mila euro in contanti.

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Si viene alla vita per caso e sempre per caso la si lascia. Forse è proprio questa casualità ad illuderci, durante tutta la nostra esistenza, che ogni cosa che ci accingiamo a fare è frutto della nostra volontà e non accade accidentalmente. Ma un attimo di accorata riflessione ci porta ad una fredda risata, ci fa scoprire che in realtà poche sono le situazioni in cui la nostra decisione è determinante. Senza accorgercene gran parte di ciò che realizziamo risponde ad una logica coincidente, spesso sottomessa a volontà e decisioni altrui. Il lavoro, per esempio. Quanti di noi pensano di aver scelto ciò che poi svolgeranno per gran parte della loro vita? Immagino siano in pochi ad alzare la mano. Altro esempio è la famiglia. Riflettete. Qualcuno vi ha chiesto di sce-

gliere? E non illudetevi di aver scelto vostra moglie o vostro marito. Ricordate bene. Veramente l’avete voluto o è semplicemente accaduto? Potremmo continuare così per molti aspetti, se non tutti, del nostro vivere quotidiano. Pensiamo di scegliere, determinando con la nostra volontà ogni singolo percorso della nostra vita, e invece… ... Invece compriamo l’automobile e sicuramente non l’abbiamo scelta noi. Per essere alla moda ci conformiamo a ciò che dice Vogue America. Guardiamo la TV e siamo d’accordo con tutti. Cosa sta accadendo? É semplicemente il caso o da un po’ di tempo è scomparso il pensiero? E con esso l’azione? Se pensiamo che lo scorrere del tempo è solo un noioso rincorrersi di secondi in cui una volontà occulta (che per ovvie ragio-

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ni chiamerei CAOS) determini senza nessuna logica apparente la vita di ognuno di noi, allora nessuna riflessione, nessun pensiero, nessuna azione avrebbe senso. Tutto sarebbe frutto di misteriose alchimie. O di straordinarie combinazioni chimiche-organiche. Le piramidi: un cumulo di mattoni. La Bibbia: una sequenza di segni. I lager: semplici capanne di legno. L’uomo: un ammasso di carne e nervi. Si dà il caso che anche il caso è frutto del pensiero umano. Se davvero esiste, esiste perché lo ha pensato e poi inventato l’uomo. Con la sua riflessione, con il suo pensiero, con la sua azione. Ritorniamo a riflettere, dunque, ritorniamo a pensare, ritorniamo a muoverci. Basta con questa staticità. Basta con questa strana assuefazione


alla vita. Il caso è un potente alibi per ognuno di noi. Così potente che oggi ha imbrigliato il corpo e la mente della generazione del terzo millennio. Milioni di persone ferme ad aspettare. Perché tanto ciò che deve accadere accade. E ciò che accade è perché deve accadere. Caso, fatalità, attesa. Innegabilmente abbiamo delle certezze come per esempio non poter arrestare il ciclo del sole. O quello della luna. Non poter prevedere un terremoto o come sarà il mondo tra mille anni. Ma la vita? Davvero la vita segue un percorso predefinito altrove? Davvero il nostro vivere, le nostre azioni, il nostro pensiero è ostaggio di una volontà che non ha fattezze fisiche e nemmeno un indirizzo web? Si può credere a tutto e quindi possiamo credere anche al caso.

Possiamo credere che siamo semplici recettori di impulsi. E come tali reagiamo automaticamente ad essi. L’amore, i figli, gli amici. Il primo bacio, il primo stipendio, la prima volta. Tutto predestinato. Tutto già assecondato. Tutto provocato. Noi fermi ad osservare ciò che accade agli altri e a sentire ciò che accade a noi. Esternamente. Intendo dire, che forse tutto questo sarebbe giustificabile per ciò che accade all’esterno del nostro corpo. Internamente, invece… rabbia, gioia, dolore. Emozioni, sensazioni, vibrazioni. Come giustifichiamo tutto ciò? Anche la nostra anima vive per caso? Anch’essa reagisce come se fosse un esperimento pavloviano alle continue sollecitazioni del caso? Nonostante l’epoca in cui vivia-

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mo io continuo a vedere qualcosa di straordinario. É la creatura umana con la sua bellissima complessità. Complessità che a volte genera gioie e più spesso dolori. Complessità che è frutto di una lunga storia e che ha consegnato, all’alba del terzo millennio, un uomo ancora ricco di contraddizioni. Ricchezza smodata e povertà assoluta. Tecnologia raffinatissima e standard primitivi. Violenza cieca e quotidiano spirito solidaristico. Forse è proprio per questo che è nato il caso. Per mascherare questa incredibile contraddizione di fondo. Per giustificare tutte quelle cose che di umano non hanno nulla. E laddove non è demerito dell’uomo... è merito del caso. Nicola Pace


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• Legge n. 367/2001 (rogatorie internazionali). Limita l'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria in paesi esteri. Tra gli altri, beneficiano della norma, Cesare Previti e Renato Squillante, al centro del processo Sme-Ariosto 1. • Legge n. 383/2001 (cosiddetta Tremonti bis). Abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni. • Legge n. 61/2001 (riforma del diritto societario). Depenalizzazione del falso in bilancio. Ne beneficia, tra gli altri, Silvio Berlusconi nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2". • Legge 248/2002 (cosiddetta "legge Cirami sul legittimo sospetto"). Introduce il "legittimo sospetto" sull'imparzialità del giudice, quale causa di ricusazione e trasferimento del processo. La norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati. • Decreto legge n. 282/2002 (cosiddetto "decreto salva-calcio"). Introduce una norma che consente alle società sportive di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali. Una delle società che ne beneficia è il Milan. • Legge n. 289/2002 (legge finanziaria 2003). Condono fiscale. A beneficiare del condono anche le imprese del gruppo Mediaset. • Legge n. 140/2003 (cosiddetto "Lodo Schifani"). Introduce il divieto di sottomissione a processi delle cinque più alte cariche dello Stato (presidenti della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Sena-

to, della Camera, del Consiglio). La legge è dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 13 del 2004. • Decreto-legge n. 352/2003 (cosiddetto "Decreto-salva Rete 4"). Introduce una norma ad hoc per consentire a rete 4 di continuare a trasmettere in analogico. La stessa rete da tempo dovrebbe invece trasmettere sul satellite. • Legge n. 350/2003 (finanziaria 2004). Legge 311/2004 (finanziaria 2005). Nelle norme sul digitale terrestre, è introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder. A beneficiare in forma prevalente dell'incentivo è la società Solari. Com. La società è controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi. Sappiamo bene che ancora oggi solo 5 regioni sono coperte dal digitale terrestre. • Legge n. 308/2004. Estensione del condono edilizio alle aree protette. Sulla scia del condono edilizio introdotto dal decreto legge n. 269/2003, la nuova disciplina ammette le zone protette tra le aree condonabili, tra queste, ovviamente, anche le aree di Villa Certosa. • Legge n. 251/2005 (cosiddetta "ex Cirielli"). Introduce una riduzione dei termini di prescrizione per alcuni reati. Tra questi quello di corruzione e falso in bilancio. • Decreto legislativo n. 252 del 2005 (Testo unico della previdenza complementare). Sulla scia della riforma della previdenza complementare, si inseriscono norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale. Ne beneficiano, tra le altre, società assicurative di proprietà della famiglia

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Berlusconi. • Legge 46/2006 (cosiddetta "legge Pecorella"). Introduce l'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento. • Legge n.124/2008 (cosiddetto "lodo Alfano"). Ripropone i contenuti del “lodo Schifani". Sospende il processo penale per le alte cariche dello Stato. La Consulta, sentenza n. 262 del 2009, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. • Disegno di legge sul "processo breve". Per l'imputato incensurato, il processo non può durare più di sei anni (due anni per grado e due anni per il giudizio di legittimità). Una norma transitoria applica le nuove norme anche ai processi di primo grado in corso. Tra gli altri, ne beneficerebbe, anche Silvio Berlusconi. Tutto ciò ai vostri occhi potrebbe sembrare frutto della casualità. Invece è la fredda pianificazione di una chiara volontà. Che non è la vostra! N. P.


Alzarsi col piede giusto al mattino è un buon inizio. Essere a metà dell'opera è un buon inizio. Grazie - direte voi lo sappiamo, ma in tutto ciò la

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fortuna o il caso quanto c'entrano? Almeno trecento volte nella nostra vita abbiamo ritenuto opportuno alzare gli occhi al cielo e ringraziare Qualcuno.


Ammettetelo, finti atei che non siete altro, l'avete fatto anche voi. Magari poi chiedendo scusa al vostro Non-Qualcuno. Inizio il mio discorso con un piccolo aneddoto realmente accaduto. Generalizzando al massimo, l'Umanità può essere divisa in persone razionali e persone passionali. La differenza risiede nel modo in cui queste danno spiegazione agli eventi della vita. Da una persona razionale non ti aspetti certo che biascichi un “Questa è sfiga!”. Eppure... Ipotizzate un uomo razionalissimo (addirittura iscritto alla facoltà di matematica), che giocando a calcetto si distrugge un piede... La colpa è sicuramente dell'altro giocatore che non è stato tanto democratico nel gioco... o no? No... Il matematico in questione ha così spiegato l'evento. Alla domanda da me rivolta: «Credi al caso?» ha risposto di no. «Allora - proseguo io - la causa del tuo ematoma è da imputare a Gelsomino?». «No, quella è sfiga!», grida lui! Allora qualcosa non torna! Urliamo noi… Nell'era della tecnologia ancora c'è spazio per filosofeggiare. C'è chi si ritiene un fatalista, chi invece preferisce dire che è tutto già scritto (Ma dove? Da chi? In base a cosa? Boh... Bisogna avere fede, dicono loro). Ma che cosa è il caso? Cosa la fortuna? E la sfortuna? Sulla sfortuna sono preparatissima e non vedevo l'ora di poterne scrivere. Sapete tutti che cosa è la jettatura, presumo. Quanti di voi sanno quando è nata? Silenzio per piacere, io che ci sto a fare... La jettatura è nata nella Napoli bene di fine '700. Ragionando intorno alla storia del regno di Napoli dell'epoca,

Benedetto Croce parlava di povertà fisica e morale delle genti, tanto che il Croce parlò di “Una storia che non era storia”, poiché ad ogni passo veniva interrotta. Da chi? Dal male, ovviamente. Per l'uomo è impossibile non dare spiegazione alle cose, agli eventi. È insito in noi, da sempre. Il caso è questo. Una spiegazione ad un avvenimento che di spiegabile non ha niente. Ma siete sicuri? Matematico mio, ne sei sicuro? Tutti abbiamo dei portafortuna. Ma servono davvero? Gli americani giungono in soccorso. Dal più classico corno, al penny di zio Paperone, ciascuno di noi ha sicuramente un oggetto da portare con sé come aiuto nella vita di tutti i giorni. Grazie ai simpatici ricercatori americani, è stato provato che portano davvero fortuna! Ecco quanto emerso dallo studio condotto da Richard Wiseman dell’università di Hertfordshire, che da decenni studia il profilo psicologico di coloro che si dicono “fortunati” e di quelli che pensano, invece, di essere “sfortunati”. Secondo Wiseman, ogni oggetto, se ritenuto fortunato, può rendere realmente più fortunata la persona che lo ha con sé, a patto che questa creda nella sua azione benefica. E grazie, rispondiamo sempre noi. Ciò avviene perché la sua semplice presenza agisce sul nostro caro cervello stimolandolo positivamente e rendendo, quindi, la persona più sicura di sé. L'esperimento ha visto coinvolte 100 persone alle quali è stato chiesto di portare in tasca per un mese come portafortuna un penny. Una semplice monetina ha aumentato del 50 per cento circa la probabilità di riuscita nella loro vita. Al termine dell'esperimento, il 70 per cento delle persone coin-

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volte, prima molto scettiche, dichiarava di voler continuare a portare con sé il penny e il 30 per cento di loro sentiva di avere avuto un reale miglioramento nella propria vita. Fortuna, caso, fascinazione, fattura e contro-fattura, sono da ricondurre all'insicurezza della vita quotidiana, all'incertezza del futuro, al riflesso psicologico dell'essere-agito-da (concetto questo formulato da Ernesto de Martino quando studiò la magia nella nostra Basilicata, inteso come qualcun altro che decide al posto nostro). In queste condizioni, il momento magico, ma in questo caso è il porta fortuna, acquista rilievo poiché soddisfa il bisogno di reintegrazione psicologica mediante tecniche che fermano la crisi, per occultare la storicità del divenire. Siamo nel 2010 e spiegare senza il caso che siamo governati da gente “con il parrucchino al cuore” sarebbe davvero impossibile! Aiutiamoci, che Dio ci aiuta! Eh… Matematico? Che ne dici di un penny? Leonarda Sabino


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1998: un uomo con capelli lunghi e arruffati e occhiali da sole, vestito con pantofole, pantaloncini e accappatoio, entra in casa e trova due balordi che lo prendono e lo scaraventano con la testa nel water, pretendendo dei soldi. Capito che si tratta della persona sbagliata, i due brutti ceffi se ne vanno, ma lasciano una bella pipì sul tappeto dello sfortunato in pantaloncini. L’uomo in accappatoio è Jeffrey "Drugo" Lebowski, colpevole solo di avere lo stesso nome, Jeffrey Lebowski, di un ricco uomo di Los Angeles. Per una pura casualità, per una semplice omonimia, Drugo viene travolto in una vicenda ai limiti del verosimile. Jeffrey, convinto dall’amico Walter che quel tappeto tutto sommato dava un tono all’ambiente, si reca a casa del riccone, un uomo anziano costretto su una sedia a rotelle, pretendendo, da lui, un risarcimento per il suo

tappeto rovinato. Da qui prende inizio la strampalata vicenda de Il grande Lebowski. Nonostante il rifiuto di risarcirgli il danno, il Lebowski ricco affida al suo omonimo l’incarico di consegnare il riscatto per il rapimento della sua giovane moglie. Questi soldi fanno gola a molti, così si rivolgono a Drugo altri strani personaggi, una pittrice dal culto dell’organo femminile, un produttore di film porno e un gruppo di nichilisti tedeschi. Tutti chiedono a Jeffrey di recuperare i soldi del riccone. Drugo, supportato dai due suoi amici Walter e Donny, si lancia, quasi inconsapevolmente, in questa avventura, trasportato dagli eventi. La regia è di Joel Coen che firma anche la sceneggiatura insieme al suo inseparabile fratello Ethan. I fratelli Coen, già autori di altre indimenticabili commedie come Fargo (1996), Fratello, dove sei? (2000) e Prima ti sposo,

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poi ti rovino (2003) ed anche di film più drammatici, altrettanto capolavori, come L’uomo che non c’era (2001) e Non è un paese per vecchi (2007), hanno la loro cifra stilistica nell’equivoco e nel caso, il destino. I loro personaggi vivono storie di intrecci e coincidenze, dove sembrano quasi paralizzati e costretti ad imbattersi in situazioni non determinate dalla loro stessa volontà, ma da una geometria sovrastante che sancisce e determina. Il giocare sul caso e la coincidenza permette di creare situazioni equivoche al limite del grottesco e del ridicolo permettendo però di riflettere sulla commedia "casuale" della vita umana con il sorriso, ma un sorriso amaro di chi sa che non tutto è determinabile dalla volontà del singolo individuo. La sceneggiatura de Il grande Lebowski è l’emblema di questa poetica. Nel raccontare questa compli-


cata e intrecciata sequenza di eventi, non vengono previsti flashback, come invece si potrebbe immaginare, al contrario si lasciano scorrere le vicende in maniera lineare, nella piena e naturale consequenzialità causale e cronologica. In questo modo la sceneggiatura ci mostra come il caso e la coincidenza possano irrompere nella spensierata vita di tre amici appassionati di bowling e, nella sua apparente piattezza, sottolinea e mette in evidenza, in maniera ancora più forte, come il destino possa irrompere in maniera dirompente e rivoluzionaria nella tranquilla vita di tutti i giorni. Al servizio di tutto ciò c’è una magistrale regia, abile nel diventare sofisticata e dettagliata quando la sceneggiatura lo richiede, come nelle scene delle partite di bowling (precisi e bellissimi dettagli sui birilli, le mani

dei giocatori, le palle che rotolano in pista) e soprattutto nelle due scene oniriche di Drugo, dove si mischiano in maniera divertente ed entusiasmante una regia mobile e fluida con immagini e colori a dir poco fantastici (personaggi, costumi e oggetti dai toni accesi su sfondo prevalentemente nero). Allo stesso tempo la regia sa rendersi semplice quando la narrazione mette in scena il gioco del destino. L’abilità di questa regia si mostra proprio nel sapere mettersi da parte per dar spazio agli avvenimenti, a ciò che avviene in scena, riuscendo a rinunciare ad artifici o a sterili sofisticazioni. Gli aventi sono descritti nella loro semplicità, sono messi in primo piano per mostrare la loro naturalezza nel loro essere pur determinati dal caso e dalle coincidenze. Va inoltre sottolineata la prova

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attoriale del protagonista Jeff Bridges, nei panni di Jeffrey "Drugo" Lebowski, recitazione che sta al disopra di ogni commento, vedere per credere! Ma deve essere menzionata, a giusto titolo, anche la prestazione del co-protagonista John Goodman, nell’eccellente ruolo del paranoico reduce vietnamita, capace di vedere la motivazione e la causa di ogni cosa che accade e di ogni sua azione nella sacrificio dei soldati americani in Vietnam. Come andrà a finire la strana vicenda di Drugo? Chi riuscirà a recuperare i soldi del ricco Lebowski? Un bizzarro destino attende i tre amici Jeffrey, Walter e Donny. Come andrà avanti la vita di Drugo? Il caso e il destino continueranno a prendersi beffa di lui? Drugo sa aspettare! Davide Galasso


Metti un giorno una lattina, una semplice lattina, di quelle della coca cola. Prendi un giovane designer valdostano che ama divertirsi con la latta.

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Unisci le due cose. Quello che ne viene fuori è una creazione geniale e unica nel suo genere. Un tocco di originalità nel mondo del design e della moda. Davide Ferraris è un giovane artista cresciuto in Val D’Aosta, dove ha imparato a lavorare il legno e l’arte del bassorilievo. Diventa designer a Milano, dove studia all’Istituto Europeo di Design, diplomandosi in Industrial Design. Qui inizia il suo viaggio. Un viaggio particolare all’insegna delle scoperte. Una curiosità verso i materiali e un’originalità innata sono stati i suoi punti di partenza. Un insieme di eventi e di circostanze che lo portano per caso a creare una cravatta molto particolare. La cravatta di Latta. Un classico accessorio da uomo rivisitato e modernizzato. Niente più nodi impossibili. Semplicemente un nastro di raso che sorregge una latta stampata. Messo in questo modo diventa difficile focalizzare l’oggetto. Eppure il processo è semplice e


la resa finale è unica. Davide ha avuto l’astuzia di comprendere e brevettare un metodo unico per appiattire la latta, unirla ad una fascia metallica, rivestirla in tessuto e renderla un’opera d’arte, un pezzo di design e un semplice accessorio da indossare anche tutti i giorni. A Milano, ormai da anni, la Cralatta (così Davide ha chiamato la sua particolare creazione) è presente tra artisti, designer, cantanti ed è spesso protagonista di eventi e iniziative. Ovviamente io non potevo esimermi dal farmene fare una ad hoc per me. Così ho incontrato Davide e da qui inizia il suo racconto. Com’è nata l’idea della Cravatta di Latta? Per caso, per gioco o per passione? L'idea nasce dalla mia passione per la moda, per i colori e dalla mia vasta collezione di barattoli e scatole di latta (liquori, sigari e biscotti). Il metallo è di solito considerato un materiale rigido e freddo, in questa maniera invece lo trasformo e lo modello in modo da farlo divenire un nuovo oggetto a cavallo tra moda, arte e design ricco di colore e calore. La cralatta. Un accessorio di moda creato da un designer industriale. Come ci si sente ad entrare di prepotenza in questo mondo magico della moda? Mi piace molto unire più mondi da cui sono attratto ed incuriosito, "invadendo" spazi a me sconosciuti, rendendo il tutto più ludico e spensierato; quindi perchè non ironizzare sull'accessorio più amato/odiato non solo dagli uomini, togliendo la difficoltà di fare il nodo ma mantenendo la bellezza e la vistosità dell'oggetto!? Raccontaci come nasce una cralatta. Sarò conciso. Creatività: 100% Ingredienti: metallo, tessuto, colla, raso, automatici, forbici e pazienza q.b.

Tempo e composizione: alcune ore per stamparla, piegarla e confezionarla. Soddisfazione garantita e visibilità assicurata per chi lo desidera. Qual è l’idea base che ha portato alla nascita del progetto Tin Plate e quindi, in seguito, allo sviluppo della cralatta? Tin Plate è il logo registrato e depositato che significa "latta piatta" e che comprende vari oggetti e realizzazioni in metallo fra cui la Cralatta. Sto realizzando anche altre opere come il papillon e il gilet. Durante questi anni di attività hai avuto a che fare con molti personaggi noti. Com’è stato vedere le proprie creazioni indossate da artisti, attori, cantanti e personaggi internazionali? Non posso nascondere il piacere di aver avuto l'occasione di entrare in contatto con il loro mondo, e l'orgoglio nel constatare che le mie creazioni siano piaciute e che continuino a riscuotere successo anche tra i nuovi personaggi e non solo. Tra i tanti so che anche Morgan ha una delle tue cralatte. Cosa pensi dello scandalo che lo sta vedendo protagonista in questi giorni? Non mi occupo della vita privata dei Vip e della loro salute, ma non sono un sostenitore dei “paradisi artificiali”. Quanto è stato importante il caso nella tua vita? Ti capita mai di pensare che magari se non ci fossero state delle circostanze tu non saresti mai arrivato dove sei? Sin da bambino sono stato molto creativo e curioso, sono una persona positiva ed ottimista e man mano che maturo come artista si manifesta sempre di più la mia fantasia, attirando l'attenzione su di me (legge dell'attrazione). Dove si possono trovare le tue cralatte? Se qualcuno volesse farsene realizzare una, cosa dovrebbe fare?

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Dal mio sito cralatte.it potrete trovare tutte le info, le mail per contattarmi e fare richieste personalizzate. Prima di essere designer sei stato artista. L’arte è sempre stata la tua prima passione. Nell’ultimo periodo ha ritrovato la passione per i bassorilievi... Il piacere di scolpire il legno è una passione che non ho mai perso, partecipando periodicamente a mostre ed eventi con le mie sculture. Cosa vede Davide nel suo futuro? La mia intenzione è di poter portare le mie cralatte anche nei musei come oggetti da collezione (limited edition) e poter così far indossare le più grandi tele ad un pubblico amante dell'arte. Inoltre continuerò a partecipare ad eventi utilizzando le mie creazioni a fini benefici. Andreina Serena Romano


Avete mai letto una poesia in bagno? A me è capitato, è stato folgorante; ho letto in quel momento la poesia più bella della mia vita! Identicamente, chissà quanti nell’Ottobre del 2007 a Praga, durante il festival di arte contemporanea B-Tina, pescando una delle mille barchette di carta con su scritte le poesie di Ivan, liberate lungo il fiume Moldova, avranno casualmente vissuto il loro momento alla Stendhal! Ivan Tresoldi è un artista che vive e “assalta” Milano, non ha

inventato la poesia di strada, ma nel dicembre 2003 la sistematizza in un manifesto poetico contemporaneo, contribuendo alla sua affermazione, e conferendole una dignità e una rispettabilità esponenziali. Idea madre: la poesia non ha un contesto, una cornice, non ha bisogno di un’atmosfera particolare e di una particolare erudizione per poter essere apprezzata, una poesia non si legge solo al tramonto, o non si recita solo davanti a degli occhi in lacrime o sotto le stelle, la poesia ti col-

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pisce a caso quando meno te lo aspetti,che tu lo voglia o no. Determinarne e ridurne la fruibilità relegandola in muffiti caffè letterari, con gli stucchi veneziani e tende polverose di pesante organza bordeaux, lasciandola subodorare solo a signorotti dal sedicente lignaggio e dal papillon facile, è quantomeno limitativo. Ivan con una operazione quanto mai Dada ribalta il punto di vista: non sono i poeti a scrivere poesia, sono i lettori a leggere poesia!!! Sono i lettori i veri poeti!!!


Loro decidono ciò che li commuove, che li segna, ciò che li delude o che considerano banale, la poesia può colpirci su un cavalcavia, su una saracinesca, “la poesia deve arrivare nella play station”: Ivan dixit. È bene che sia ovunque. Io sottoscrivo. Chi pensa poi che “precipitare parole tra le strade” intacchi e violi quell’aurea sfera di sacralità che da sempre circonda la poesia: sottovaluta e confonde. Divulgare non è banalizzare, pubblicare non è vilipendere, diffondere non è deprezzare, usufruire non è prostituire, perché, parafrasando un pensiero di Bukowski: il difficile della poesia non è farla, è viverla! Hanno letto e scritto a caso sui muri per anni fino a quando quest’uomo, appena trentenne, non stabilisce di sfruttare (rispettosamente [“La poesia ha bisogno di spazi e non di superfici”]) lo sfruttabile per diffondere la poesia. Lei (“Scusatemi la licenza confidenziale ma io la considero come la più liquorosa delle amanti”) deve vivere degli sguardi della gente in modo che un giorno prima o poi imbattendosi in essa, che sia scritta a ca-

ratteri cubitali attorcigliandosi su per una colonna, o lungo le scale mobili di un centro commerciale, tu possa sbatterci contro con tutta la violenza con cui poi percuoterà il tuo essere!!! En pendant con la sua “scaglia” più conosciuta: “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo” (ultimo punto del manifesto d’assalto poetico) qualcosa, da qualche parte, per qualcuno, sarà poesia! E, con inattesa estasi, vivrà il suo momento di perfetto riconoscimento, il caso lo investirà poeta inaspettatamente, la poesia vivrà tra la gente, sarà nelle strade, la poesia avrà un nuovo senso di sé meno aristocratico-deterministico e più social-edonistico. D’altronde, il concetto della causalità dell’influsso poetico non è nuovo, lo si riscontra caramente anche nei versi di Sandro Penna: La semplice poesia forse/ discende/ distratta come cala al viaggiatore/ entro l’arida folla d’un convoglio/ la mano sulla spalla di un ragazzo. Ivan, ad ogni buon conto, gioca con il caso a guisa di un novello Tzara, nei suoi esperimenti di inganno – parola e de – lettering (IL PO3T4 S3I 7U CH3 L3GGI) i

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numeri si svuotano del loro significato originario prendendo parte di una logica più ampia, quella dell’immediata comprensibilità dell’interazione intellettivo/intuitiva con il lettore (“Vorrei creare tele rosse, dipinte di giallo e quando lo spettatore le vede, senza che io dica nulla, ci veda il rosso. Stravolgere l’estetica senza variarne il significato, come in un detournement situazionista giocato su tela”). Dunque la città è il nuovo supporto della poesia, di conseguenza la gente non può che esserne il diapason. Difatti per Ivan “Chi pesta i piedi fa tamburo del mondo” in questa nuova installazione dove il lettorepoeta attraversando una stanza scura attiva con il peso dei suoi passi poesie e parole proiettate su muro e recitate crea così una poesia partendo dai propri movimenti. In fondo l’assalto poetico è come una rincuorante pacca sulla spalla, un cioccolatino affianco al caffè, cosa magari inconsueta ma sempre apprezzata, forse quindi non è tanto avveniristico sperare un giorno poesia sulle Burani del proprio bagno. “Make words not war” perchè “Da sempre una pagina bianca è una poesia nascosta” (Ivan Tresoldi). Francesco Tripaldi


C’è stato un tempo in cui la vita del genere umano era regolata da precetti, regole e disposizioni/imposizioni che prendevano la loro ragion d’essere dalle pagine di un libro ritenuto attendibile perché sacro, ispirato. Poi arrivò il 1859. Quello che lo rende un anno fondamentale per la storia dell’umanità è il fatto che durante i giorni di quell’anno apparve un altro libro, L’origine delle specie di C. Darwin: Welcome to the Jungle, come diceva una nota banda di sfaccendati! La giungla che questo libro provocò era una giungla del senso della vita, in quanto smantellava completamente le convinzioni che avevano dato una precisa e rigida amministrazione alle faccende umane fino a quel momento. Darwin, infatti, trovò una spiegazione non metafisica ai fenomeni della vita: dire che gli individui sono il frutto di “variazioni” o “mutazioni” spontanee (si sco-

prirà poi che Darwin aveva intuito nient’altro che la genetica), significa ammettere che il nostro stesso esistere e modo di essere è il frutto del puro caso. Significa ridurre la vita, dal punto di vista biologico, ad un puro cercare le risorse per sopravvivere e riprodursi, significa in pratica togliere la teleologicità da ogni azione umana, significa sfrattare l’uomo da quel paradiso di senso altro che non aveva potuto fare a meno di crearsi, significa dire che la nostra individualità non è più il progetto realizzato da una mente superiore, ma il frutto di un appaiamento estremamente casuale che perviene all’essere dall’incrocio di cromosomi venuti fuori dal piacere di due esseri umani di sesso opposto. Qui entra in campo la famosa selezione naturale, che non è né un’altra divinità, né un ente o soggetto dotato di coscienza come molti la (fra)intendono. La selezione naturale altro non

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è che “l’entrare in gioco” di questi esseri viventi usciti fuori dal caso, e in questo entrare in gioco inevitabilmente qualcuno perde e qualcuno ha la meglio, ma neanche questo è un criterio oggettivo. In un’altra situazione quell’essere che “perde” vincerebbe, e così via all’infinito, l’unica cosa che è certa è che è ancora il caso a dominare la scena. Il nostro stesso avere un cervello talmente potente da elaborare un pensiero in grado di partorire concetti è il frutto della selezione naturale, del caso, in particolare di una posizione eretta assunta non perché predestinati all’intelligenza, ma perché necessitati dalla ricerca di fonti di sostentamento. Se si pone mente a quante str... ate ne sono uscite fuori, si comprende ancora meglio come tutto questo sia vero. Andrea Samela


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Ad una cinquantina di chilometri da Matera si trova Craco Vecchio, uno dei più suggestivi paesi fantasma d’Italia. Situato a 300 metri d’altitudine, gode di una vista mozzafiato sul panorama circostante. È difficile descrivere il territorio, infatti il fascino di Craco sta proprio nelle sue rovine e sono que-

ste ultime che rendono l’area senza tempo dove, la storia ha ceduto definitivamente il posto alla leggenda e alla fantasia. Altrettanto suggestivi sono i dintorni. Il terreno argilloso e brullo coesiste con quello marnoso. Su uno sperone di marna calcificata dal tempo sorge il Torrione, chiamato “Castello” dagli abitanti del luogo. A completare lo scenario vi sono olivi secolari misti a cipressi antichissimi. Visitare un borgo abbandonato è un po’ come ritrovarsi a viaggiare per caso nel tempo, tra un alone di inquietudine, fascino, mistero.

Tra ruderi di case e vegetazione incolta è facile ritrovarsi ad immaginare la vita “tra le pietre”, come doveva essere un tempo. Così ci si ritrova, quasi per caso, in un film già scritto, in uno scenario che molti hanno scelto e che ancora tanti sceglieranno come set di un film, tra passato e presente, realtà nella suggestione dei ricordi. Solo visitando questi luoghi si può ben comprendere quanto sia vera la magia che spinge l’immaginazione. Ritrovarsi a viaggiare in un luogo dove il tempo non passa e tutto rimane fermo lì, all’ombra dei fantasmi. Donato Sabia

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Decisi che tutto sarebbe stato diverso. Avrei iniziato guardando il giorno sorgere, conservando nei miei occhi tutta l’eccitazione di quella notte. Il nuovo giorno del nuovo anno avrebbe significato vita, effervescenza, amore; avrei ballato consumando tutta la felicità e avrei bevuto, bevuto, bevuto! Lei era bellissima in quel suo vestito di seta blu ed io non potei che sentire dentro di me tutta l’emozione che m’avrebbe accompagnato per tutto il tempo che saremmo stati assieme. Festa, eros, speranza e naturalmente serenità, sarebbero state le uniche condizioni, e con questi sentimenti la abbracciai e la baciai. Sentii una freschezza ed un’allegria incredibile. Al nostro tavolo Champagne, tutti noi avremmo bevuto sempre e solo Champagne tutta la notte. Il suo abito di seta blu scivolò, setoso com’era, lungo il suo meraviglioso corpo mentre il mattino cercava di spingersi a spiragli oltre le persiane. La sua pelle eccitata si incapricciava e lasciava evaporare la sua complessa fragranza, non c’era che quiete attorno a noi eppure quei profumi mi rapirono ed io volli assaporarli tutti, andando oltre quella trasparenza meravigliosa. Quello Champagne era perfetto, perciò quando desiderate un piacere supremo, anche egoistico, stappatene uno. Quando vorrete che la luce dell’alba entri fresca nella vostra vita o quando vorrete ornare di perle il collo della vostra amata, scegliete di farle indossare un lussuoso perlage di Champagne. Leggere e sensuali, morbide e setose, quelle bollicine vi faranno sognare, innamorare e sperare. Buon anno, ricco, intenso, spiritoso e soprattutto: Serenità. Wine_R

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NoN dire NieNte....

Firenze, teatro Rifreddi - 8 marzo 2010 ore 21.00 Recital vocale e musicale di denuncia contro la violenza sulle donne, con il patrocinio di Amnesty International. “Non dire niente” nasce da storie vere, da episodi e fatti denunciati e da testimonianze raccolte in tutto il mondo. Queste donne si incontreranno, si racconteranno e prenderanno vita attraverso la parola scritta, la musica, il canto e l’azione teatrale. Info su toscanateatro.it

CraNberries iN tour

Assago (MI) - Mediolanum Forum 16 marzo 2010

Dolores O’Riordan e gli altri membri originali dei Cranberries hanno deciso di riunirsi, per la prima volta dopo circa sette anni, per un tour dal vivo partito da Baltimora il 12 novembre. In calendario anche una data nel nostro paese: Dolores e compagni saranno infatti al Mediolanum Forum di Assago (Milano). I biglietti, per l’unica data italiana, sono in vendita tramite il circuito TicketOne.

bookfair: fiera Libro ragazzi

Bologna - dal 23 al 26 marzo 2010

La fiera del Libro per Ragazzi di Bologna è un evento ideato per gli operatori del settore che da quasi mezzo secolo si danno appuntamento a Bologna. Visitare la fiera significa entrare in contatto con tutte le figure del settore a livello internazionale. Saranno presentate le novità che stanno emergendo attualmente, ma anche i protagonisti che si affacciano sullo scenario mondiale dei libri per ragazzi. All’interno sarà allestita la sezione della mostra Illustratori, con le migliori realizzazioni del settore ragazzi. Info bolognachildrensbookfair.com

zap JuiCe soCiaL musiC festivaL

Festival musicale, tra regione Marche e Firenze Fino a marzo 2010

L’obiettivo è di sensibilizzare la gioventù contro l’abuso di alcolici. L’Associazione culturale Zap Juice ha infatti ideato il “Zap Juice Festival”. Dieci locali in cinque città - Jesi, Ancona, Macerata, Fermo e Firenze - ospitano una kermesse di musica live. I concerti, tenuti dai circa 120 artisti coinvolti tra jazz, funk, blues, musica da camera, canzoni d’autore sono di scena quasi tutti i giorni qua e là. Info su festival.zapjuice.it

CoLori & sapori di primavera

Quinto di Treviso (TV) - 27 e 28 marzo 2010

Il Comune di Quinto di Treviso e la Pro Loco organizzano la 5ª edizione della mostra mercato che chiude la rassegna dedicata al “fiore d’inverno”. Il protagonista è il Radicchio Rosso di Treviso IGP, unitamente ad altri prodotti orticoli celebri per la provincia di Treviso. Durante tutto il weekend sarà in funzione uno stand gastronomico curato dalla Pro Loco e dai ristoratori locali, dove si potranno gustare menù con piatti a base di radicchio. Non mancheranno gli intrattenimenti con serate danzanti e il mercatino della creatività con esposizione di prodotti dell’artigianato locale e di fiori. Info su fioridinverno.tv

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mezza maratona di Potenza

Gara podistica amatoriale su strada Potenza - 07 marzo 2010

La Città si prepara al via della 1^ Edizione della Mezza Maratona della città di POTENZA. Una gara importante che darà l’occasione a centinaia di appassionati e professionisti di cimentarsi in quella che è considerata una delle più classiche corse su strada. Nello stesso giorno è prevista anche la partenza della 2°edizione della Stra…Potenza di Cuore, una camminata non competitiva organizzata in collaborazione con l’ A.V.I.S. La camminata è aperta a tutti, da 1 a 99 anni…. ed oltre. Info su borgoanticoportasalza.com

ComiC Festival - tomáš KubíneK

Potenza, teatro F. Stabile - 16 marzo 2010

È impossibile mettere in una categoria precisa uno show che spazia dalla commedia al clown, dal mimo alla magia, all’acrobatica, alla musica. Artista di fama internazionale, Tomáš Kubínek con la sua dolce follia seduce piccoli e grandi. Le gag si accavallano con una deliziosa frenesia che viene esaltata da una incredibile precisione gestuale. Per la prima volta in tour in Italia, dopo aver frequentato teatri di tutto il mondo questo comico dai molteplici talenti si rivela come il portatore di un umorismo completo e profondo, fatto di poesia ed umiltà, di abili trucchi e poetici inganni.

KataKlÒ “Play”

Matera, teatro Duni - 24 marzo 2010 Kataklò approda a Matera con uno spettacolo magicamente visionario e ricco di humor: “Play”. In scena performer d’eccezione, abilità funamboliche, accenti da street dance, fantasie acrobatiche, piani coreografici classici e contemporanei in un gioco di sovrapposizioni leggiadre e divertenti. Dedicato alle discipline sportive dei Giochi Olimpici, conferma il talento creativo di Giulia Staccioli, che ne firma la regia e le coreografie. Il successo internazionale di questo spettacolo è partito dalla Cina dove è stato presentato in prima assoluta. Info su cineteatroduni.com

il brutto anatroCColo

Potenza, teatro F. Stabile - 20 marzo 2010

La notissima storia di Andersen in una rivisitazione che vuole sottolineare, sopra ogni altra cosa, la questione della diversità. La diversità come pregio anziché come difetto. Con i ritmi tipici del racconto di fiabe lo spettacolo racconta la scoperta del mondo e la progressiva emancipazione del brutto anatroccolo attraverso le pagine di un grande libro per l’infanzia, che diventa un pop up tridimensionale. Ada Mirabassi realizza marionette e pupazzi con uno stile inconfondibile, usando sapientemente la gommapiuma e il cromatismo. Info su cosediteatroemusica.com

stagione CinematograFiCa 09/10 melFi Melfi - fino ad aprile 2010 Anche quest’anno prende il via, presso il Teatro Ruggiero II, a partire da dicembre e fino ad aprile 2010, ogni domenica e lunedì, la stagione cinematografica a Melfi. I film in visione saranno pubblicizzati direttamente presso il Teatro Ruggiero II e sul sito istituzionale del Comune di Melfi. Le proiezioni si terranno alle ore 17:30 e alle 19:30 al prezzo unico di € 5, 00. Info su comune.melfi.pz.it

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la donna cannone

Concorso internazionale d’illustazione Scadenza 20 marzo 2010 Organizzato dall’associazione culturale Teatrio, il concorso intende promuovere i nuovi talenti dell’illustrazione. Il tema di quest’anno è: “La donna cannone”. Titolo allusivo per un tema particolare: la diversità. Una diversità dalle molteplici interpretazioni: rispetto, seduzione, gioco e empatia. Una galleria di personaggi che diventi un elogio delle differenze, dell’incongruo, del disadatto, del difforme. Mentre c’è una sola bellezza perfetta, ci sono infinite bellezze imperfette da scoprire! Info teatrio.it // e-mail: info@teatrio.com

popoli e tradizioni

4° Concorso nazionale di fotografia “Città di Salerno” Scadenza 22 marzo 2010 L’associazione culturale Colori Mediterranei organizza un concorso di fotografia dal tema “Popoli & Tradizioni”. Un viaggio fotografico culturale tra curiosità e stravaganze di feste popolari e riti pagani. L’autore avrà a disposizione il mondo intero da fotografare, dalle scuole di samba brasiliane alla pizzica del salento. Il metodo utilizzato per la valutazione delle immagini, privilegerà la capacità tecnica dell’autore, la novità e l’originalità della foto. Info su colorimediterranei.it

la bacchetta d’oro

Concorso nazionale per bande musicali - XIII edizione Scadenza 28 marzo 2010 L’Unione Musicale Ciociara indice nei giorni 8 - 9 Maggio 2010, il Concorso Nazionale per Banda “La Bacchetta d’Oro“. Al concorso possono iscriversi bande musicali e/o orchestre a fiati non professionali, legalmente costituite senza limite nel numero e nell’età dei partecipanti. Le prove di concorso si terranno a Fiuggi/Terme presso il teatro comunale. Info bacchettadoro.it

nonno raccontami una storia

Concorso letterario - IV Edizione Scadenza 31 marzo 2010

Organizzato da Omnia Eventi Comunicazione quest’anno prevede due sezioni. Nella prima “Nonno raccontami una storia” si richiede la composizione di un elaborato che racconti un’esperienza vissuta o una storia fantastica, raccontata da uno dei nonni oppure a loro dedicata; nella seconda “La vita nei piccoli comuni, tra tradizioni e innovazione” si richiede la composizione di un elaborato che racconti esperienze, usi, costumi, cambiamenti e emozioni della vita nei piccoli borghi. Web omniaeventicomunicazione.com // e-mail: info@omniaeventicomunicazione.com

premio arte x 2010

Concorso di pittura Scadenza 31 marzo 2010

Il “Premio Arte X 2010” nasce per contribuire all’instancabile ricerca di nuovi talenti dell’Arte italiana. Il concorso prevede la realizzazione di più eventi espositivi collettivi per l’intero anno successivo (2011), la realizzazione di un catalogo con opere illustrate a colori e testi critici, e l’assegnazione finale di un premio in denaro. Info premioartex.blogspot.com // e-mail: arte_x@libero.it

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DOPO IL SUCCESSO DI MILLE ANNI CHE STO QUI (VINCITORE DEL PREMIO CAMPIELLO 2007, PUBBLICATO IN PIÙ DI VENTI PAESI), MARIOLINA VENEZIA RITORNA A PARLARE NUOVAMENTE DELLA SUA TERRA CON UN ROMANZO DI INDAGINE POLIZIESCA, COME PIANTE TRA I SASSI, UN GIALLO-NOIR PIENO DI HUMOUR. PROTAGONISTA È UN SOSTITUTO PROCURATORE DI MATERA, IMMACOLATA TATARANNI DI 43 ANNI, ODIOSA, ALTA UN METRO E UNO SPUTO, CAPELLI CRESPI E GUSTI IMPROBABILI, SCARSA IN FANTASIA E IN COLPI DI GENIO MA CON UNA GRANDE MEMORIA. É LEI CHE, COME CERTE PIANTE ABITUATE A CRESCERE IN TERRENI IMPERVI, CON FORZA E TENACIA RIUSCIRÀ

A PORTARE A GALLA LE VERITÀ SULL'OMICIDIO DI NUNZIO FESTA, UN RAGAZZO DI VENTIDUE ANNI TROVATO ACCOLTELLATO VICINO ALLA STATALE 106 DI NOVA SIRI. Il romanzo parte dal 2003, quasi a riprendere la storia laddove finiva Mille anni che sto qui. Sì, è vero, la storia di questo libro inizia proprio dove era finita quella di Mille anni. In Come piante tra i sassi lo scontro generazionale è più forte: se prima i padri insegnavano ai figli, ora sono i figli che insegnano ai padri. Prendete il computer, per esempio: ogni cosa che impari non è

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mai definitiva; dopo un anno tutto cambia. Ma il 2003 è anche l’anno della protesta di Scanzano. Sono stati proprio i fatti di Scanzano che mi hanno fatto venire la voglia di scrivere questo libro. Il carattere di quella protesta è proprio simile a quello della mia protagonista: proprio come loro anche Imma ottiene vittorie, anche se fragili, a partire da condizioni sfavorevoli. É il motivo per cui parlo della Basilicata, non tanto perché è la mia terra, quanto perché essa è emblematica dell’Italia. Se in circostanze estreme risulta più leggibile ciò che avviene nella normalità, la Basilicata è proprio quel luogo dove avvengono le cose estreme che rendono più


leggibili i fatti nazionali. Mille anni che sto qui è stato accostato a Cent’anni di solitudine di Marquez, ma può essere accostato anche, alla luce della sua attività nel campo delle fiction televisive, ai polizieschi alla Don Matteo, a La Squadra. I critici spesso dicono sempre le stesse cose, basta che uno inizi e poi è come se si copino a vicenda... ecco perché tutti hanno paragonato il mio romanzo a Cent’anni di solitudine. Per questo libro molti si sono soffermati sugli aspetti folkloristici di Imma Tataranni: che si veste con tailleurini, che non ha buon gusto, che porta le scarpe con il tacco 12, che ha i capelli con la ricrescita ecc… Imma sta al genere poliziesco come il Don Chisciotte stava al romanzo cavalleresco: ho cercato di fare una parodia del genere poliziesco. Diana, l’assistente di Imma, che si diletta a guardare queste fiction televisive, a un certo punto dice “Guarda, sono tutte sbagliate”. Questo perché in questi sceneggiati c’è sempre un’idea molto forzata della realtà: troviamo quasi sempre un poliziotto che risolve casi complicati attraverso idee brillanti e grandi intuizioni, mentre sappiamo che la realtà è tutt’altro. Per esempio, nel frequentare le procure per la costruzione di questo romanzo, ho scoperto che i procuratori hanno a che fare solo con una marea di scartoffie. Imma Tataranni è anche buffa come Don Chisciotte? Imma è anche un personaggio buffo, proprio come può esserlo Don Chisciotte: il suo punto di vista si scontra spesso con una realtà abbastanza amara, poco consolatoria, ma lei è un personaggio molto forte, disincantato, ma non cinico. È un personaggio positivo con una visione realistica della vita; anche nel rapporto con il marito è estremamente

realistica. Perché un personaggio così realistico? Noi viviamo in una società nella quale attraverso la tv, la pubblicità ecc..., ci vengono proposti dei modelli così perfetti e irreali a cui tentiamo di aderire con la conseguenza di azzerare completamente il nostro spirito critico. Invece io ho voluto dare un valore pieno alle persone così come sono, difetti compresi. Il mio autore di riferimento è Brecht e proprio in lui si trova questa grande spinta verso il lettore, affinché egli faccia emergere il proprio spirito critico. Certo lo scrittore fa delle scelte, cerca di orientare chi legge, ma Brecht ci insegna a lasciare libero lo spirito interpretativo e Imma incita il lettore a fare proprio questo. Che lettura possiamo dare a questo romanzo? Quando scrivevo Mille anni mi sforzavo di far tornare i conti perché avevo sempre l’impressione che il materiale in qualche modo mi sfuggisse di mano, come una coperta che si allargava a dismisura. Allora mi sono venuti in mente i centrini che le mie zie e le mie nonne intrecciavano con tanta pazienza, senza che il disegno finale avesse un significato molto preciso. Ho capito che è proprio così la vita, tanto varia e ricca che difficilmente se ne riesce a dare un’interpretazione unica. Il bello della vita è proprio questo: dare tante e infinite letture, è questo il piacere di scrivere: cercare di mettere insieme tutti questi significati. Questa è un po’ la mia protagonista: un personaggio nel quale non ci si immedesima sempre, anzi il lettore più che aderire ad esso cerca di creare una sorta di dialogo con lui. Il personaggio di Imma Tataranni muore con questo romanzo o continuerà in nuove storie? All’inizio non pensavo di continuare questa storia, ma poi

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Imma si è rivelata molto vitale. Pian piano il personaggio è cresciuto insieme a me ed è rimasto con me anche dopo il romanzo. Spesso di fronte a situazioni particolari, pensavo “Chissà cosa ne pensa Imma di questa cosa”. Quindi, via via, senza che lo volessi, si è creata un’altra storia di Imma, che unita a tutte quelle rimaste in sospeso nel romanzo, mi hanno convinto a farne una trilogia. Allora potrebbe diventare anche una serie televisiva? Sì, ci stiamo pensando, anche se queste cose sono molto lunghe a decidersi. Possiamo definire Come piante tra i sassi un giallo? É un giallo sovversivo. Di solito in un giallo si cattura l’assassino e si ristabilisce l’ordine sociale, nel mio invece il detective e il colpevole diventano due vittime della società. Imma si sente più vicina al colpevole che non al sistema che rappresenta. Il prossimo romanzo sarà nuovamente ambientato in Basilicata? No, il romanzo che sto scrivendo adesso racconta una storia tra Padova e il Marocco. Vito Colangelo


Giovane, potentino, intraprendente. Noi ci sentiamo di aggiungere anche intelligente. Si chiama Giuseppe Cioffredi ed è l'agente di zona di una storica e rinomata azienda: la Zonin. L’identikit potrebbe continuare, ma preferiamo raccontare come, attraverso un’idea semplice e accattivante, ha animato molte serate in alcuni locali della città di Potenza. Tra il ventaglio di prodotti che l’azienda gli ha messo a disposizione, l’intuizione di puntare su uno splendido spumante extra dry. Basterebbe questo per creare atmosfera e complicità. Se poi il prodotto si chiama “Movida”, capirete che il gioco è fatto. Il format di ogni serata è stato all’insegna della semplicità e della cordialità. Ad accogliere l’evento ristoranti, enoteche e wine bar della città di Potenza.

Ospite fisso e gradito lo spumante di casa Zonin: il movida. A goderne della sua elegante fragranza decine di giovani (e meno giovani) con una spiccata voglia di socializzare e condividere spazi e pensieri sempre più sottratti dalla frenesia metropolitana e dall’invadenza tecnologica. Atmosfera soft e rilassante. Stuzzichini invitanti. Musica ricercata. Qualcuno sussurra che è nato anche qualche idillio affettivo. Sicuramente non era questa l’intenzione che ha spinto Giuseppe a ideare, organizzare e promuovere l‘evento “movida”. Ma se così è stato, oltre a mostrarsi un abile e generoso imprenditore, è anche lo scopritore dell’ultima frontiera del marketing, quello dell’amore.

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Quali i motivi che ti hanno spinto a pensare l’evento movida? “I motivi sono tanti. Uno su tutti quello di animare alcune serate in città attraverso l’ausilio di un prodotto, come lo spumante, duttile, giovane e capace di aggregare.” Il bilancio di questa esperienza che ti ha visto imprenditore/ organizzatore? “Molto positiva. Le persone hanno risposto con entusiasmo sia alla formula proposta che al prodotto promosso. Nessuna aggressività commerciale e tanta voglia di stare insieme. Ovviamente molto apprezzato anche il prodotto per la sua

delicatezza e per la sua capacità di sposarsi bene con molte pietanze. A chi rivolgersi per un sorso di movida? “Sicuramente nei locali che durante l’anno scorso hanno ospitato con entusiasmo l’evento (pub Wild Cat; caffetteria 0971; pasticceria La Delizia; ristorante La Tigre; ristorante Fuori le mura; food & wine Tenuta le Querce; taverna Mastrodonato; enogastronomia Cibò), oltre che nei migliori bar ed enoteche della città”. Progetti per il 2010? “Sto già lavorando, sempre con la collaborazione di alcuni locali

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della città, ad una nuova serie di appuntamenti. Le sorprese saranno tante, ma la collaudata formula non cambia. I prossimi appuntamenti nel Capoluogo si terranno al Canterville, al Cube e nuovamente da Cibò. Tranquillità, sincerità e un po’ di brio. Proprio come un bicchiere di movida.” Non resta che aspettare. Nel frattempo brindiamo alla salute di chi ha avuto questa felice intuizione e invitiamo tutti i lettori di Brek a cercare gli appuntamenti “movida”. E se siete single avete anche un motivo in più.


Si chiamava Alfred Von Schlieffen, feldmaresciallo e stratega dell'esercito imperiale dal 1891 al 1905. Era un uomo del suo tempo, discretamente disorientato da cose come il telefono o gli aereoplani, i baffi arricciati senza vergognarsene, le fotografie senza mai sorridere. Uno di quelli che indossavano l'uniforme anche a letto, ritenendo una concessione eccezionale il gesto di sfilarsi la spada dalla cintola per il compleanno delle figlie. Partecipò alla guerra austro-prussiana del 1866 e a quella franco-prussiana del 1888, venendone fuori senza il minimo graffio. Strenuo difensore della disciplina e del calcolo strategico come irrinunciabili pilastri di ogni esercito che si rispetti, fu l'artefice del gigantesco piano militare di espansione a ovest che la storia ricorda come "Ruota di Schlieffen", piano alla cui stesura dedicò gli ultimi dieci anni della sua vita, dal 1903 al 1913, e che il suo successore, Helmuth Johann Ludwig Von Moltke, si sarebbe incaricato di applicare in occasione della prima guerra mondiale. Ma la "Ruota di Schlieffen" non era un semplice piano militare: era l'atto finale di un privato duello con la sorte che il feldmaresciallo conduceva da decenni.

C'era, in quell'uomo, l'idea che anche la guerra, come la fisica o la matematica, fosse descrivibile attraverso incontestabili concatenazioni causali, complessi schemi algoritmici in cui trovassero posto tanto la balistica delle palle di cannone quanto i cuori degli uomini, luoghi sbarrati alle scorrerie del caso dall'infallibilità delle previsioni e, in definitiva, un terreno dove la nobiltà di una mente tenace poteva averla vinta contro beffardi e incolpevoli destini. Seduto dietro la sua scrivania di legno pregiato, dedicava gran parte del suo lavoro a perfezionare ordini di battaglia, qualcosa di molto simile a quello che potrebbe realizzare un genio della musica nella scrittura di uno spartito. Maneggiava battaglioni come contrabbassi, pianoforti e violini, armonizzati da una guida magistrale, professionistica, perfetta. E, tuttavia, quello di cui un geniale compositore mai non avrebbe paura -perchè sta nel piglio del genio l'ipertrofica brama di cercare nell'insondabile ciò che lo distingue da una mente mediocre-, la sorte dell'improvvisare, costituiva l'esatta ragione di ogni sua ansia.

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Da militare, conosceva bene l'immenso arsenale di eventualità che un esercito potesse incontrare in battaglia: una pioggia improvvisa poteva cambiare il corso degli eventi tanto quanto una manovra di dubbio valore. Fosse stato un nemico come gli altri, l'avrebbe affrontato, ma il caso non ti sfida in campo aperto, agisce di soppiatto, presentandosi quando meno te l'aspetti nelle vesti della fortuna o della sventura. Per tale spiacevole prassi, costituisce una variabile arbitraria di cui va tenuto conto, in un modo o nell'altro. Alfred Von Schlieffen lo fece per tutta la vita, con una meticolosità talvolta patologica. É per questo che allegò alla "Ruota di Schlieffen" una singolare clausola operativa denominata "Teoria delle Combinazioni". Un sapere che abbinava la strategia a quella che considerava una vera e propria scienza, incurante dell'opinione di molti suoi detrattori per cui altro non era se non un' inammissibile superstizione. Consisteva nell'ammettere che la sorte di una determinata azione dipendesse causalmente da elementi del tutto eterogenei disseminati senza criterio nella vita quotidiana. La clausola conteneva, inoltre, un'esemplificazione: "Se dovesse incorrere di non poter prevedere con sufficiente certezza il buon esito dell'attacco, non affidarsi all'azzardo ma giocare d'anticipo. Esiste un modo per beffare la sorte e io ve lo spiegherò: lasciate incustoditi dieci fiorini in un luogo frequentato, nascondetevi e rimanete a guardare; quindi fate un pronostico nel modo che più vi piacerà. Se avete pronosticato il furto dei fiorini entro dieci minuti e il fatto si è verificato, non abbiate paura, attaccate senza indugio, viceversa il caso non vi perdonerà". In sostanza, si trattava di quella che il feldmaresciallo chiamava

"Anticipazione del caso": l'idea che il destino, per quanto mutevole, sia fondamentalmente pigro. Esso colpisce senza che si possa far nulla, insinuandosi nelle pieghe di un piano impeccabile, ma è per una sola volta, un solo maledetto istante che scrimina la buona dalla cattiva sorte. Non come la giustizia, che restituisce, in ogni tempo, a ciascuno il suo, ma come un colpo di scure, violento e irreversibile, può dunque essere direzionato verso circostanze di valore minimo, lasciando che sia il calcolo a dominare incontrastato scenari di ben altra portata. Aspetto interessante costituisce il fatto che la clausola non si limitava ad un'esemplificazione, ma conteneva dettagliatamente i termini del pronostico rispetto alla controversa invasione del Belgio. A parere del Feldmaresciallo, l'opportunità di schierare l'ala destra dell'esercito a ridosso del confine nord-occidentale dipendeva, imperscrutabilmente, dall'esito del seguente pronostico: "La mia governante ha cinque vestiti, tre sono di colore bianco, due di colore nero. Generalmente, ogni mercoledì serve a cena vestita di nero, solo eccezionalmente di bianco. Oggi è domenica. Se il prossimo mercoledì vestirà di bianco, l'ala destra marcerà sul Belgio, viceversa convergerà al centro sul Wruttemberg". Sfortunatamente, il caso volle

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che Alfred Von Schlieffen, gravemente malato, morisse intorno alla mezzanotte del martedì precedente. Era il 1913. Due anni dopo, l'intero incartamento venne consegnato al Kaiser Guglielmo il quale diede ordine immediato di attaccare il Belgio seguendo il piano, senza curarsi di quello che appariva come un'aggiunta posticcia, probabile parto di un Von Schlieffen ormai preda della follia. Nel 1915 le truppe tedesche invasero il Belgio attraverso le Ardenne ma l'inaspettata resistenza del nemico e l'intervento improvviso della Russia condussero l'esercito imperiale a combattere su due fronti, pregiudicando definitivamente l'intera campagna. Anni dopo, sepolta tra i registri militari, venne ritrovata una lettera indirizzata all'Alto Comando di Berlino da parte di tale Greta Roeder. Conteneva un manoscritto molto breve, ma calligraficamente cristallino, che diceva: "Sua Signoria il Conte Alfred Von Schlieffen mi ha incaricato di render conto all'Alto Comando di Berlino dell'acquisto che ho effettuato stamane, per puro caso, in una bottega di Dortmund: una veste di colore marrone. Egli, che il Cielo lo abbia in gloria, vivendo gli ultimi istanti della sua nobile vita, ha avuto parole solo per voi: Fermate questa guerra, perdio!". Fabio Salvatore


L’uomo si è da sempre interrogato sull’esistenza o meno di regole che guidino le azioni di ognuno e a secondo della cultura, della religione, delle credenze, si è dato una risposta. Oscillante tra determinismo e casualità, scetticismo e meccanicismo, l’uomo in ogni caso ha tentato di spiegarsi l’essenza della sua stessa esistenza, la ragione del vivere e conseguentemente il motivo di eventi di cui egli è al centro. Per la determinazione dei medesimi eventi, molti ammettono l’esistenza di una rigida concatenazione tra cause ed effetti di tipo necessaristico, dando a tale concezione una definizione di volontà divina. Altri, pur non volendo dare una spiegazione di stampo religioso, ritengono che tutto ciò che esiste o accade, è determinato in modo causale da una serie ininterrotta di eventi avvenuti in precedenza. In posizione del tutto opposta vi è l’opinione di chi rifiuta questa visione preimpostata, in cui non

c’è spazio per il libero arbitrio. Al contrario essi credono nel caso, ossia nell'incapacità di prevedere il verificarsi o l'evolversi di un fenomeno o di un evento. Di fronte a tale contrapposizione, e intendendo il caso come una serie di eventi del tutto inspiegabili che ti portano a credere a un'esistenza di un niente che decida di renderti protagonista di quegli stessi eventi, la domanda che mi sono posta è: "Ha senso parlare di esistenza del caso?". La conclusione del mio pensiero è una verità insospettabile: ammettere che esista il caso equivale a dire che non esiste. Cercherò di spiegarmi meglio e di arrivare ai più. Affermare che esista una “forza” nella cui stessa negazione ha la sua ragion d’essere, corrisponde a riconoscerne la non-esistenza della suddetta “forza”. Pesco in un vecchio quadernone gli schemi di filosofia che tanto mi facevano dannare al liceo e che adesso scopro comodissi-

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mi: è Parmenide che mi aiuta a spiegare un pensiero contorto e allo stesso tempo estremamente logico: l’essere è, il non essere non è. Da qui deriva che l’essere non può non essere, ovvero che il non essere non può essere perché non è. Tornando all’intuizione sul tema, se affermiamo che il caso è un non essere, diremmo che non esiste perché non può essere. Alla domanda sopra posta ha per me una semplice risposta: non ha alcun senso parlare di ciò che non è, ragion per cui non ha senso parlare del caso quando è definito come negazione di sé. Per questo, piuttosto che del caso, mi piacerebbe parlare del libero arbitrio, e delle potenzialità che ogni uomo ha di cambiare la sua vita. Se credere nella forza di volontà di ogni mente, e nella potenza del pensiero significa credere al caso, allora sì, ci credo anche io! Giovanna Caivano


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Il 7 febbraio verrà inaugurata presso la Pinacoteca provinciale di Potenza la mostra interattiva dedicata ai principi della “scienza delle soluzioni immaginarie” ovvero alla Patafisica. Molti si staranno chiedendo cosa è questa Patafisica e se è una trovata pubblicitaria: non lo è. Il termine Patafisica fu coniato dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry a cavallo tra il XIX e il XX secolo e significa letteralmente ciò che è vicino a ciò che è dopo la fisica, ovvero la metafisica; lo scrittore francese tentò di dimostrare come fosse sciocco decifrare in modo univoco un fenomeno quando ne esistono infinite interpretazioni. Seguendo questo stesso principio, l’associazione La luna al guinzaglio ha dato vita ad un

progetto che si pone l’obiettivo di risolvere alcuni dei problemi che attanagliano l’uomo postmoderno. Catalogare i sogni, purificare i pensieri, riappacificarsi, ritrovare il senso poetico nei momenti quotidiani, queste ed altre funzioni sono state affidate alle Patamacchine, oggetti nati dall’osservazione della realtà contemporanea. Gli associati più precisamente le associate - hanno cominciato la progettazione di queste macchine a partire dalla consapevolezza che la società vive oggi un momento di caos e spaesamento, caratterizzato dalla presenza sempre più ingombrante di una realtà altra: la realtà virtuale. Le Patamacchine vogliono essere un mezzo per ritornare a comunicare dal

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vivo con l’altro e con se stessi. Attraverso l’assemblaggio di materiali di scarto di origine elettrica ed elettronica (i Raee) sono state create delle vere e proprie sculture interattive, oggetti che funzionano grazie all’intervento umano ma che all’azione umana aggiungono grazia e poesia. Nate un po’ per caso, le Patamacchine ispirano pensieri positivi e, al termine della mostra, i visitatori capiranno in che misura il caso possa portare risultati costruttivi. Dal caos al caso il passo è breve, domare la forza che questi elementi esplicano sull’uomo e crearne una cosa richiede sensibilità, audacia e un pizzico di fortuna. Simona Simone


L’anestesia, il Post-it, il chinino, la fotografia, la legge di gravità: non è un elenco casuale ma una lista di invenzioni che hanno qualcosa in comune. Sono tutte scoperte casuali, nate a volte da “incidenti”, talvolta persino da errori. Spesso il progresso scientifico viene associato a ricerche e analisi rigorose, ma un numero sorprendente di scoperte deve molto al caso, anche se questo, da solo, non è sufficiente; è evidente infatti che la fortuna può giocare un ruolo fondamentale lì dove siano presenti spiriti attenti, addestrati e privi di preconcetti, “Eureka!” (letteralmente "ho trovato") esclamò Archimede quando, secondo la tradizione, mentre stava facendo il bagno, scoprì che si poteva calcolare il volume di un corpo di forma irregolare, misurando il volume dell'acqua che veniva spostata quando il corpo veniva immerso. Ad Isaac Newton, per formulare la legge di gravità, bastò andare a bere il tè in giardino, in un caldo pomeriggio del 1665. Vide una mela che cadeva da un albero, non era la prima volta, ma quella mela in quel preciso istante gli fece scattare il così detto “clic” di un’intuizione sepolta da anni di studi, ricerche e analisi. A volte le scoperte giungono inaspettate mentre si sta cercando altro: è la serendipity. Emblematico l’approdo di Colombo nel continente americano, mentre era diretto verso le Indie. Sarà forse una coinciden-

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za, ma il termine “serendipity” deriva da un’antica fiaba risalente al secolo in cui visse Colombo e ambientata in un’isola vicina all’India (Sri Lanka). Nei secoli, numerose sono state le scoperte scientifiche per le quali la serendipità ci ha messo lo zampino: la dinamite, la penicillina, il cellophane, la cottura a microonde, il velcro, i raggi x e tanti altri ancora. Dalla scienza all’arte il passaggio può sembrar azzardato, ma leggete un po’ cosa suggeriva ai provetti scrittori uno dei maggiori esponenti del dadaismo, Tristan Tzara: Per fare un poema dadaista. Prendete un giornale. Prendete delle forbici. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema. Ritagliate l’articolo. Ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacco. Agitate piano. Tirate fuori quindi ogni ritaglio, uno dopo l’altro, disponendoli nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco. Copiate coscienziosamente. Il poema vi assomiglierà. Ed eccovi "uno scrittore infinitamente originale e d’una sensibilità affascinante, sebbene incompresa dall’uomo della strada. Se non avete a disposizione un laboratorio in cui condurre le vostre ricerche, potreste almeno provare con la letteratura: l’importante è che le forbici non le usiate su Brek Magazine. Marika Iannuzziello


Seduto al sedile 31 della carrozza 6 di seconda classe dell’intercity 7441 diretto a Roma, Luca si rendeva conto che intorno a lui, in quel vagone, c’erano storie, esperienze e vite, ognuna diversa. Solo scambiando quattro chiacchiere con ognuno avrebbe potuto conoscerle. Ma questo era impossibile, lui adorava viaggiare con il lettore mp3 acceso ad inondare di musica le sue orecchie. “Prego!” era stata l’unica cosa che aveva detto da quando era salito sul treno, rivolto al controllore mentre gli passava il biglietto del viaggio. Un breve tratto di storia, così comune, può bastare a lasciar immaginare quante possibili casualità ci siano dietro ogni attimo di vita vissuta. Luca potrebbe incontrare chiunque su quel treno, sia persone insignificanti, sia persone che potrebbero cambiargli la vita per sempre. Tutto per una semplice coincidenza. Due sedili accanto a lui, dall’altro lato del corridoio c’era una ragazza bellissima, aveva due occhi neri grandi come perle, portava degli stivali scamosciati alti fino al ginocchio, con dei collant che lasciavano intravedere

10 cm di cosce, coperte soltanto da un paio di pantaloncini di jeans cortissimi che attiravano lo sguardo fugace di Luca due volte ogni dieci secondi. Questo comportamento irresistibile era un vero problema per Luca, non riusciva a tenere gli occhi chiusi e a concentrarsi sull’ascolto del suono della batteria che portava il ritmo di “Good Times. Bad times” dei Led Zeppelin. La ragazza che tanto attirava la sua attenzione, non lo degnava di uno sguardo. Luca non era mai stato famoso per il suo grande fascino, nè aveva mai avuto la nomea di “sciupa femmine” anche se, a dir la verità, ne sarebbe andato fiero, ma non era per niente la sua materia; di solito le donne le evitava e comportandosi da grande amicone faceva in modo che le ragazze se le accaparrassero sempre gli altri. Intanto il treno si era fermato alla stazione di Napoli, “Piazza Garibaldi” e come la maggior parte dei viaggiatori sanno, lì c’è sempre uno dei tanti “scugnizzi” che girano nelle stazioni e salgono nei treni cercando di vendere qualche paia di calze o pacchi di fazzolettini. Quel giorno però, Luca non po-

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teva immaginare cosa sarebbe potuto succedere grazie alla pura coincidenza di beccare proprio quel posto, lì vicino a quella bellissima donna, che aveva attirato anche l’attenzione dello “scugnizzo piazza-calze”. Mi fermo qui ad immaginare. Tante sono le cose che ancora potrebbero accadere, tante sono le casualità che hanno fatto nascere questa vicenda, così come infinite sono le possibilità che da questa potrebbero nascere, senza un vero motivo, solo per caso. Sono le casualità che contrassegnano la vita di ognuno di noi in ogni momento, quasi ci fosse qualcuno che immagina e scrive per noi una serie di eventi e possibili coincidenze, così come forse tanti di voi leggeranno questa storia solo per caso o per una semplice coincidenza. Antonio Lorusso


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A volte mi capita di pensare: “E se fosse accaduto...?”, ed anche: “Se fosse stato lì in quel momento avrebbe potuto...” e tante altre frasi condizionate dal senno di poi. Ognuno cerca di seguire ciò che è meglio per se stesso in quel momento. Si procede per obiettivi con lo scopo di raggiungerli al più presto e di tracciare la propria vita con dei risultati. Poiché ritengo che prevedere il futuro non sia una scienza terrena, è possibile immaginare che i nostri progetti vengano turbati in qualche modo dal caso, dalla probabilità, ecc...?

Ogni giorno ci capitano delle cose, belle e brutte, che per la maggior parte delle volte riteniamo ordinarie, standard e le gestiamo come tali. Ma basta immedesimarsi nella vita di qualcuno, che magari sta peggio di noi, per comprendere il vero valore delle cose che viviamo in famiglia, a lavoro, nel tempo libero per darne il giusto valore (positivo o negativo). Il fato vuole che ogni giorno, per vari motivi, le persone comincino a pensare e ad agire in modo negativo, ed a volte è proprio in questa condizione che ci si accorge che ciò che prima era standard o ordinario diventi un fatto speciale per la propria vita

(gli antichi greci consideravano la nascita di una femmina una fortuna). Conclusione: quanti di noi sono disposti a dire che il caso ha voluto che fossimo in buona salute e per questo poter parlare di tutto ciò che ci accade? La traccia del nostro vivere quotidiano è sicuramente verniciata da un sottile strato di fortunasfortuna, ma è il buon senso a farci considerare gli aspetti negativi come elemento su cui riprendere la rotta. Ovvio che se gli eventi casuali fossero positivi, considerazione fortemente soggettiva, avremmo poco da raccontare viste le probabilità che essi si verifichino. Comunque sia l’augurio è di tanti casi-eventi positivi per tutti. Buona fortuna. Michele Guido

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Nella vita, in via generale, scegliamo la strada da percorrere, le persone da frequentare, ma soprattutto chi vogliamo essere. Alcuni comportamenti e scelte

sono condizionati da vari elementi quali l’educazione ricevuta, il contesto in cui viviamo, gli affetti e i sentimenti che ci legano ai nostri simili etc, etc, ma ci sono cose che succedono “per caso”! Nella parola caso risuona l’antica derivazione dal verbo latino “cadere”, per cui il caso è ciò che per antonomasia ci "accade", l’accidentale... Ma questo accidentale accade davvero per caso? Carl Gustav Jung, nel 1950, introduce il termine "sincronicità" per descrivere una connessione tra eventi psichici e oggettivi che avvengono nello stesso tempo; la sincronicità perciò riguarda coincidenze significative. Per l’essere umano esiste il libero arbitrio, perciò ognuno di noi è “libero” di effettuare ogni scelta possibile, sembrerebbe quindi soggetto alla legge della meccanica quantistica, dove il libero arbitrio e la casualità degli eventi possono essere considerati una sorta di “principio di indeterminazione” che Heisenberg formulò nel 1927 riguardo alle particelle... Ma l’essere umano è un essere “pensante” e non una particella, perciò è possibile ipotizzare

che le scelte siano libere ma che in una dimensione, al di là del tempo e dello spazio, esista un Superspazio o Campo Unificato ove esse siano già “scritte” e quindi destinate ad accadere. A questo punto interviene la Fede e non più la scienza… se infatti identifichiamo questo Campo Unificato con Dio, la Grande Intelligenza Creatrice, allora possiamo dare una spiegazione alla casualità. Dio conoscendo in anticipo le libere scelte di tutto e di tutti non interviene se non con chiari messaggi che hanno carattere di casualità ma che in effetti fanno parte di un disegno a noi mortali purtroppo sconosciuto. Dio ha creato l’uomo libero di scegliere se esserGli sottomesso o meno, aspettando che il corso naturale degli eventi un giorno maturi le condizioni tali affinchè l’uomo comprenda che soltanto “amando” in tutto e per tutto, può essere veramente libero. Ma l’uomo sarà sempre tentato dal peccato e dal male! Egli potrà raggiungere la perfezione solo se vorrà e sarà capace di condurre una vita completamente dedicata all’amore... e non bisogna affidarsi a leggi fisiche o matematiche, a chiaroveggenti o al caso, per capire che ciò non avverrà mai!!! Anna D'Andrea

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Il caso vuole che talvolta i nostri “fidati” computer “casualmente” inizino a dare i numeri! Molti problemi spesso sono dovuti a qualche parte logistica, che con il tempo (e con il nostro contributo) si deteriorano, oltre ai noti virus, trojan e via dicendo. A tutti coloro che mi hanno sempre chiesto di consigliare un buon antivirus, rispondo che non esiste l’Antivirus che vi protegga al 100% da qualsiasi minaccia. Posso solo dire che avere un buon antivirus installato e aggiornato sui propri pc previene possibili attacchi e infezioni al computer. Allo stesso tempo ci tengo a precisare che i tanti antivirus gratuiti che possiamo trovare in giro per la rete (attenti anche qui, molti sono virus che si spacciano per antivirus gratuiti!) non ci potranno mai garantire la protezione totale come quelli commerciali. Non credendo giusto fare pub-

blicità ad un brand anziché ad un altro, nonostante le mie preferenze, vi invito a visitare il seguente link http://antivirus-software-review.toptenreviews.com/ dove vengono classificati i migliori antivirus del 2009… a voi la scelta! In questo numero ho deciso di consigliarvi dei siti presi a caso senza seguire una tematica precisa infatti, non a caso, in questo numero di Brek parliamo appunto del caso! Il primo sito che vi consiglio di visitare è Petpassion (www.petpassion.tv), un sito per tutti gli amanti dei nostri amici a 4 zampe con tanti consigli utili per l’addestramento, la nutrizione, le razze etc... Penso sia molto utile per chi ha preso per la prima volta un cane o un gatto! Il secondo sito è Seenow (www. seenow.com), un sito che vi farà diventare quello che volete mettendo semplicemente la vo-

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stra “faccia”! Se volete sapere meglio di cosa parlo, lasciatevi guidare dalla curiosità e visitate questo divertente sito web! Infine, per tutti gli amanti del P2P e, in particolare, dei famigerati “torrent”, consiglio Nerrot (www.nerrot.com) un sito nel classico stile web 2.0 dall’interfaccia semplice se non addirittura spartana. Cosa fa questo sito? Vi facilita la vita… infatti vi basterà inserire nella barra di ricerca il titolo del film, album, programma che cercate e lui vi darà subito il link con il miglior seed cercato tra tutti i motori di ricerca torrent, facendovi risparmiare tantissimo tempo in ricerche! Se tutto questo non dovesse bastarvi, continuate a seguire Brek, perché dal prossimo numero ci saranno tante novità nella rubrica “tecnologia”. Mimmo Claps


Salve ragazzi! Devo ammettere che con il numero di Natale vi siete proprio superati… Immagini più originali, colori più vivaci e articoli davvero esilaranti! E non è tutto. Non ho letto le solite frasi per augurarsi un mondo migliore fatte alla “Fate l’amore, non fate la guerra”, ma articoli in cui ogni autore ci ha messo del proprio, come ha detto qualcuno: ha donato se stesso!!! E noi lettori è questo ciò che vogliamo. Davvero complimenti. Rocco Finora sono stato “in disparte” a leggere con molta curiosità il vostro giornale, ma finalmente ho deciso di dire la mia. Infatti credo che per voi sia fondamentale il nostro parere! Per quanto mi riguarda, il vostro continuo migliorare è qualcosa che, chi come me vi ha letto sin dal primo numero, nota immediatamente! Ad ogni numero gli articoli diventano sempre più interessanti e non assolutamente scontati. Le copertine hanno sempre un qualcosa fuori dal comune… Bravi ragazzi. Valerio

Carissima redazione di Brek, noto con piacere che vengono pubblicati anche i messaggi “postati” sulla bacheca che Brek Magazine ha su Facebook. Molto bene… In questo modo possiamo avere un contatto diretto e continuo con voi ed il vostro giornale. Apprezzo il vostro “essere vicino al lettore”!!! Valentina Quando l’ho visto quasi non credevo ai miei occhi… Il primo magazine che al posto della tradizionale copertina di Natale ha pubblicato qualcosa di totalmente diverso. Inizialmente non è stata da me molto apprezzata, per certi versi (evidentemente) sono ancorato alla tradizione. Poi però, pensandoci meglio, una copertina con Babbo Natale e alberelli addobbati non sarebbe stata nel vostro stile! La vostra originalità prima di tutto. Romeo Ciao! Vi scrivo da Acerenza, e vi seguo ormai da diversi numeri. Niente da dire sulla qualità degli articoli che pubblicate, sempre originali e di facile lettura.

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Ma non vi sembra di aver perso un po' di vista le vostre origini lucane? Eccezion fatta per la rubrica "incontri" (tra l'altro interessantissima), non ci sono altri elementi che riconducano alla nostra Regione. Avete pensato a una rubrica di sport locale? In ogni caso, in bocca al lupo per tutto. Donato Ho appena dato un'occhiata alla nuova veste del sito brekmagazine.it, ed ho notato le novità non solo estetiche che avete inserito (infatti ho anche lasciato il mio voto per il vostro sondaggio che riguarda la copertina più bella tra quelle proposte finora... Scelta difficilissima!). Ora il sito è sicuramente più funzionale, tant'è che ogni mattina leggo le news e cerco sempre novità interessanti. Grazie. Simona Sto ancora ridendo dopo aver letto il vostro oroscopo... Ahahah!!! Chi è quel genio che l'ha scritto!? Troppo forte! Salvatore


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Brek Magazine n.10  

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