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di Pasquale Napolitano e Stefano Perna

KINDER SORPRESA:

il doppio strato comunicante Comincia nel 1974 la storia di Kinder Sorpresa. Un piccolo uovo bianco e arancione che si prefissava l’intento di prolungare per tutto l’anno l’atmosfera della Pasqua: una sorta di uovo di Pasqua monodose che congelasse nei bambini il “plaisir” legato al meccanismo dell’attesa, suscitato dalla sorpresa, e rassicurasse le loro mamme (nello stereotipo di casalinghe spasmodicamente apprensive per il valore nutrizionale degli snack) grazie al celeberrimo claim “più latte meno cacao”. Da quando Kinder Sorpresa è nato, sono stati venduti quasi 30 miliardi di ovetti che, si legge nella comunicazione aziendale del prodotto, se messi in fila, coprirebbero cinque volte la distanza andata e ritorno dalla terra alla luna. Ogni anno vengono immessi sul mercato 140 nuove sorprese frutto del lavoro di creativi, designer, tecnici, medici, uomini marketing. In trent’anni generazioni di bambini hanno conosciuto, desiderato e provato (p r o b a b i l m e n t e ) delusione ver-

so l’ovetto Kinder; hanno giocato e collezionato Tartallegre, Ranoplà, Coccodritti, Happypotami, trasformandoli in oggetti di culto. Le sorprese infatti hanno conquistato negli anni anche gli adulti, generazioni di genitori una volta figli affascinati da questo aggregato di forme e colori dalla sublime inutilità, come schiere di Proust al cospetto della “madaleine”, rimando memoriale alla “recherche” dell’età mitica dell’infanzia; o ancora come clienti vogliosi e spaesati della “Bella di Giorno” Catherine Deneuve, meretrice borghese che conserva il suo segreto in una scatolina dal fascino feticista, e lo offre con la consueta discrezione: proprio come la sorpresa del celebre ovetto, oggetto affascinante perché occultato. Questo fascino “discreto” è stato decantato in libri, riviste e siti

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internet dedicati allo scambio e alla vendita degli oggetti, o ancor meglio alle sorprese contenutevi, pertanto al contenuto degli oggetti, o alla loro anima, o all’oggetto in senso stretto, di cui il cacao al latte è solo zavorra. Alcuni pezzi hanno raggiunto cifre da capogiro tra i collezionisti (per un Puffo alle Olimpiadi o un Puffo sui trampoli ci sono appassionati pronti a sborsare fino a 900 euro). Per festeggiarne il trentennale, nel 2004 sono state realizzate tre mostre: una prima a Francoforte, al Museo di Arte Applicata, una seconda ha occupato le sale del Complesso del Vittoriano a Roma, e una terza allestita alla Fondazione Ferrero di Alba, luogo di nascita del prodotto. Anche lo scrittore Osvaldo Soriano si è lasciato ammaliare da questa tendenza e nel 1995, nel romanzo L’ora

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