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re ai 60 mesi, il 26% una durata da 48 a 60 mesi. È in crescita anche l’importo medio dei prestiti personali pari a 11.200 euro, aumentato di ben 600 euro rispetto al 2007. Diminuisce invece l’importo medio della cessione del quinto dello stipendio pari a 16.700 euro, una diminuzione di 500 euro, spiegabile in parte dalla maggiore differenziazione del prodotto esteso anche a categorie di clienti prima non considerati cedibili, come le aziende private. La crescita della durata e dell’importo medio sono determinate della situazione dei redditi delle famiglie italiane che crescono sempre di meno rispetto alla crescita dei prezzi dei beni di consumo. Da una analisi dei dati Istat relativa alle variazioni in percentuale delle retribuzioni lorde, si evince una crescita del 3,6% nel 2008 rispetto al 2007. In questo scenario, dobbiamo considerare anche l’andamento del tasso di disoccupazione +0,4% (nel quarto trimestre 2008 rispetto allo stesso trimestre 2007) e il Pil è diminuito del -1 per cento.

Questi sono i principali fattori economici che hanno contribuito alla crescita del livello di indebitamento delle famiglie nel nostro paese, la diminuzione registrata proprio nell’ultimo trimestre del 2008 non è altro che il sintomo della particolare situazione finanziaria che l’Italia e tutto il resto mondo stanno attraversando. In questo quadro, l’evoluzione del mercato del credito al consumo per i prossimi anni appare meno influenzata dalle varie turbolenze generate sui mercati monetari in questi ultimi mesi. Le previsioni attese di crescita, infatti, continueranno a essere positive anche se in progressivo rallentamento. Una possibile spinta potrebbe arrivare dalle nuove soluzioni finanziarie create dagli operatori specializzati. Gli interventi riguarderanno i prezzi praticati, che saranno più competitivi per certe tipologie di clienti. L’offerta diventerà più ricca e semplificata nelle soluzioni e più adatta alla diverse esigenze dei consumatori. Ulteriori spinte all’indebitamento potranno arrivare dal miglioramento dei servizi e attraverso una consulenza più professionale e trasparente.

Antitrust e consumatori stigmatizzano le banche Sempre più basso l’indice di gradimento degli istituti di credito italiani. Lo confermano due recenti prese di posizione nei confronti delle loro politiche relative ai mutui, che partono punti d’osservazione alquanto diversi

sottoscrive un mutuo paga un interesse poco al di sotto del 4% in caso di tasso variabile, mentre per il fisso il mutuo costa attorno al 5%, ma ci sono istituti di credito che praticano anche il 4,60 per cento.

Da un lato, l’Antitrust, che ha deciso di multare di 1,015 milioni di euro Barclays bank per per avere ostacolato la portabilità dei mutui e per non avere fornito un adeguato servizio di informazione ai propri clienti. L’autorità di garanzia riferisce infatti che la banca ha impedito o reso indebitamente onerosa per i consumatori la portabilità attiva, in quanto, nell’offrire alla clientela il prodotto mutuo di surrogazione, ha in parte addebitato al consumatore i costi notarili, contravvenendo alle norme in materia di portabilità gratuita, previste dal dettato normativo.

Quale sia il problema lo ha spiegato il presidente di Adusbef Elio Lannutti. “Siamo di fronte a una grande anomalia”, ha detto Lanutti: “da un lato le banche non praticano quasi più il tasso fisso, dall’altro i tassi variabili sono destinati ad aumentare con un danno evidente per i clienti che sottoscrivono adesso un tasso variabile e che certamente subiranno gli aumenti che sono già prevedibili”.

Dall’altro lato, si fatta sentire l’Adusbef, una delle principali associazioni che tutelano i diritti dei consumatori, secondo la quale, attualmente, chi

In altre parole, poiché si è arrivati a toccare il livello più basso dei tassi d’interesse, è evidente che d’ora in poi non potranno che aumentare; e chi sottoscrive oggi un mutuo a tasso variabile non potrà che accusare perdite successive dovute alla crescita del costo del denaro.

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Attico Altomilanese  

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