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#03 AGO2013

Un numero sul lavoro ben fatto Ripartire dalla passione e dall’approccio

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n vista della preparazione della manifestazione “Mille Giovani per la Pace”, evento che festeggia la sua XIX edizione, il cui tema portante quest’anno è il lavoro, la nostra redazione ha deciso di dedicare il numero di questi ultimi due mesi proprio al tema in questione. Il lavoro, direi anche il lavoro ben fatto, sì proprio così perché intervistando alcuni ragazzi di Exodus mi sono accorta di quanto la qualità del lavoro sia prioritaria per poter raccogliere il massimo della gratificazione da esso. C’è lavoro e lavoro, “se prima non davo valore al tipo di lavoro ma solo al guadagno adesso vedo il settore lavorativo da un altro punto di vista (…) ho più soddisfazioni nel vedere il risultato di ciò che faccio” mi dice Giovanni responsabile oggi, dopo sei mesi e mezzo di cammino, di uno dei settori più importanti del nostro percorso: la fattoria didattica. Attraverso la sua esperienza quo-

tidiana che lo vede giorno dopo giorno impegnato a prendersi cura dei nostri animali, provvedendo alla loro pulizia e, perché no, anche al loro bisogno di amore e di considerazione, Giovanni si è trovato quasi spiazzato di fronte alla realtà: grazie al suo lavoro “ben fatto”, grazie al suo personale coinvolgimento e la sua costante attenzione, la gratificazione ma soprattutto l’immensa soddisfazione lo ripagavano più di qualunque altra forma di guadagno. In comunità si riacquisisce col tempo il senso della parola “lavoro”. Molti di noi nell’essere rimasti intrappolati nella tossicodipendenza, hanno perso la buona abitudine a mettersi in gioco, fattore fondamentale per saziare la nostra autostima. Chi si avvicina alle sostanze spesso lo fa perché non si sente valorizzato, ha smarrito la propria corrente gravitazionale e si dimentica totalmente di prendersi cura di se stesso. Battiato, nella sua

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www.ahref.eu bottegaexodusahref@gmail.com Il terzo numero del BEA magazine, il giornale della bottega exodus ahref di Cassino, è stato realizzato interamente dai ragazzi del laboratorio. Crediamo sia un risultato da sottolineare: otto pagine, un reportage fotografico, un numero dedicato ad un tema che sempre più si afferma come fondamentale. Il fare bene le cose come approccio, per indicare un sentiero a chi smarrisce la via. Vale per una persona ma può valere anche per l’intero paese.

alestrazzullo

canzone, questa corrente la supererebbe per noi, e Exodus, ridandoci la possibilità anche attraverso il lavoro ben fatto di tornare a credere in noi e nei nostri mezzi, ci dà l’opportunità di riscattarci dando un senso diverso alla nostra vita. Giorgia Nazzaro


‘A fatica

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Il lavoro nobilita l’uomo. Si, ma quando hai voglia e genio di lavorare!

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on sono mai stata una persona che porta a termine quello che inizia. Ho sempre aggirato i problemi, ho sempre evitato le responsabilità e, diciamolo pure, ho sempre scansato il lavoro: preferivo sempre la via più semplice. È per questo e per tante altre ragioni che oggi mi trovo qui in comunità. Quando diventi tossicodipendente la droga nella maggior parte dei casi non c’entra nulla. Il problema è essenzialmente la presenza di un vuoto che non riesci a colmare con nulla. Per risolvere usi un “tappo” che (almeno sul momento) blocca le tue paure. Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo, ma quando hai voglia e genio di lavorare! Da lucida quella voglia non c’era mai e cercavo sempre quell’ “aiutino” che mi faceva andare avanti senza fermarmi. Bè a 80mg di metadone avrei scalato anche l’Everest. Il problema, se così lo vogliamo chiamare, sorge quando sei pulito dalle sostanze. E per me da lucida, almeno all’inizio, ogni cosa diventava un ostacolo insor-

Ok, si soffre, ma vuoi mettere la soddisfazione quando sei alla fine di tutto e ti dici: “sono stato capace di fare questo, di portare a termine una responsabilità, un lavoro, le persone iniziano a fidarsi di me”. Tutto questo ti fa crescere, ti fa capire che solo volendo, puoi fare quello che vuoi, che non sei inutile, che non è vero che hai bisogno della droga per andare avanti. Con le sostanze, qualsiasi esse siano, forse per qualche ora sarà tutto come se fosse un sogno, bello, accogliente, tutto al posto giusto nel modo giusto, ma poi? Continuerai a scivolare inerte nella tua vita, sarai schiavo di un qualcosa che ti trasformerà in un fantoccio di paglia. montabile. Qui in comunità la mia E per quel breve momento di piaincostanza era venuta fuori tutta cere che comunque è solo un’illuinsieme durante e dopo l’astinen- sione, ne vale la pena? Oggi io so za. Erano tutte cose nuove per me. che davvero non ne vale la pena. Io, Serena, che non avevo mai porSerena Amato tato a termine nulla, mi sono trovata alle strette e forzatamente ho dovuto iniziare a fare cose normali Alcuni pensieri che fanno parte di una vita normadei ragazzi di Exodus le. Non capivo a cosa servisse lavorare con metodo e costanza, perché la mia vita era tutto un eccesso: o Lavorare in un certo modo fa tutto o niente. Più di tutto mi pesaparte del mio cambiamento. va l’attività fisica alle sette del matCi vuole attenzione, impegno tino e il fatto che in mezz’ora devi e sacrificio. In più per fare le alzarti, lavarti, vestirti e fare le pucose per bene o per farle male ci lizie della stanza. Devo ammettere vuole lo stesso tempo. che per un periodo ho rimpianto la mia vita “tossica” perché sempliIl lavoro è vita, è mettersi in cemente mi gingillavo per ore ed gioco, lavorare è un modo per ore sul letto davanti alla TV. Poi, lasciare il mio nome. all’improvviso, la svolta. Sfidavo me stessa, con tutte le difficoltà che Ci ho messo un po’ a capire che questo comportava e soprattutto anche non facendo per forza in astinenza, questa situazione era qualcosa che ho scelto, posso massacrante. Pianti, urla e voglia comunque raccogliere soddisfadi mollare tutto, ma non l’ho fatto. zione e senso di responsabilità. Ho capito che devi sudare per ottenere qualcosa di bello.

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Di impegno, soddisfazione e responsabilità Il lavoro: orgoglio e gratificazione

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n comunità s’impara a riprendere le buone abitudini che purtroppo la tossicodipendenza può far dimenticare. Quando si varca la porta di questo luogo si è spesso smarriti, privi del senso di responsabilità e incapaci a capire quale senso possa avere il lavoro. Ecco perché una delle ruote più importanti che fa avanzare il carro lungo il nostro cammino è appunto l’applicazione, la continuità, la disciplina, il lavoro ben fatto. Abbiamo deciso di intervistare Fabio, che attraverso la sua esperienza ci racconta di quanta soddisfazione e gratificazione si possa ottenere lavorando, così come di quanta determinazione e disciplina ci voglia per ricominciare ad apprezzare nuovamente il senso della vita. «Mi chiamo Fabio, vengo da Capranica in provincia di Viterbo, sono nato a Roma, dove mi sono trasferito quando avevo 18 anni». Fabio è riservato, timido. Ci parla lentamente mentre lavora. A bassa

voce, mentre stucca una parete, ci da risposte posate. Sembra sereno mentre ci parla. «Sono quì in comunità da circa cinque mesi. Sono entrato perché ho avuto problemi con l’alcool e con l’eroina. Fuori ero artigiano edile». Quando parla del suo lavoro sorride per qualche attimo. Poi riprende a guardare il muro su cui sta lavorando. «È un lavoro che mi ha dato tante soddisfazioni perché ti porta a essere a contatto con tante persone diverse e poi perché quando finisci di fare ciò che ti commissionano, ti senti soddisfatto e orgoglioso di te stesso. Per me era molto importante perché mi teneva impegnato durante la giornata e non pensavo a fare stupidaggini». In Exodus Fabio svolge lavori di manutenzione: ci sono riparazioni da fare quotidianamente e controlli costanti. La struttura è grande e per far funzionare tutto c’è bisogno che ogni ingranaggio

giri al meglio. «Qui svolgo lavori di manutenzione tipo muratura, pittura, stuccatura e mi occupo anche dell’orto: lavoro e pulisco dalle erbacce la terra, curo e seguo la crescita delle piantine e raccolgo frutta, ortaggi e verdura. È impegnativo, ma mi diverte. E soprattutto mi gratifica». Quando gli chiediamo cos’è il lavoro abbassa le mani e gli attrezzi. Ci pensa su, poi ci guarda e sorride appena, tornando serio immediatamente. «Il lavoro è responsabilità. Anche quello che sto facendo ora lo è. Stiamo sistemando un locale per farci un pub e abbiamo delle scadenze. Tutto questo implica costanza, impegno e una grande maturità. Il lavoro è anche un diritto, è sancito anche dalla Costituzione Italiana. Il problema è trovarlo, soprattutto in questo periodo». Intervista a cura di Fabrizio Ancona e Serena Amato


Dallo scritto allo scatto

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Reportage fotografico sul lavoro di organizzazione della Mille Giovani per la Pace 2013 di Federica Ghira

A sinistra La Bottega alla ricerca di foto storiche e d’archivio per la creazione di un video sulla storia della MIlle Giovani per la Pace A centro pagina L’impaginazione di questo numero in Bottega

A sinistra Giorgia Nazzaro e Vincenzo Moretti durante una riunione A centro pagina Asinistra il manifesto Mille Giovani per la Pace 2013 A destra operatori e volontari in riunione in giardino In basso La Bottega Exodus Ahref al lavoro

In basso Prima riunione per l’organizzazione della Mille Giovani per la Pace 2013

Segui il codice QR per scoprire di più sulla Mille Giovani per la Pace


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Testa, mani e cuore L’Italia del lavoro ben fatto

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esta, Mani e Cuore è il romanzo dell’Italia operosa, quella che dà valore al lavoro, che mette impegno nelle cose che fa. L’Italia che le sue rughe se le guadagna ogni giorno, grazie a ciò che sa e che sa fare. L’Italia che vuole tornare a regalare al mondo intelligenza, arte, tecnologia, bellezza. L’Italia del lavoro ben fatto, di Rinalda e del vocabolario, di Lorenzo e della piazza, del tempo e di Alvise. L’Italia che c’è, è vera, esiste, bisogna solo raccontarla. L’Italia che... se non ci salva lei non ci salva nessuno. Questa stessa Italia è narrata anche nel film diretto da Alessio Strazzullo disponibile gratuitamente su www.leviedellavoro.org.

L’evento giunto alla XIX edizione Mille Giovani per la Pace: una grande avventura

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oco dopo il mio ingresso in comunità (sono passati ormai 9 mesi) sono venuta a conoscenza della Bottega Exodus Ahref. Ricordo bene quel pomeriggio di pieno inverno. Ricordo le perplessità che avevo e soprattutto la paura di aprirmi a quest’esperienza. Dopo qualche mese tutto quello che pensavo di quel pomeriggio si é completamente trasformato. Oggi faccio ancora parte di quel laboratorio, e vi partecipo con trasporto ed entusiasmo. Sono diventata caporedattrice e i nostri progetti si concretizzano mese dopo mese con innumerevoli traguardi uno dei quali, forse il più importante, il numero crescente di consensi da parte di tutti voi. Ma parliamo del presente. In questi giorni siamo in piena attività per la realizzazione di un nuovo importantissimo progetto, l’organizzazione della diciannovesima edizione di una grande manifestazione: la Mille Giovani per la Pace.

Di cosa si tratta? Venti anni fa, in occasione del 50° anniversario della distruzione di Cassino e Montecassino, prendeva forma questa manifestazione: l’idea di base era di radunare il maggior numero possibile di giovani per far germogliare la pace attraverso l’allestimento di un grande cantiere, il Cantiere di Educazione alla Pace. Eccoci qui anche quest’anno insieme, gomito a gomito per portare alla luce questo avvenimento. Quando verso la fine del mese di luglio lo slogan “Mille Giovani per la Pace” inizia a rimbombare tra le pareti della nostra casa, una specie di elettricità, di ansia, di agitazione prende forma e un movimento deciso si disegna. Si organizzano tutti i gruppi di lavoro, tutti senza esclusione partecipano all’evento, utenti,

Illustrazione dell’artista cassinate Danilo Salvucci

volontari, educatori, responsabili di sede e chi più ne ha più ne metta. Tutti gli spazi della comunità si trasformano attimo dopo attimo e ciascuno di noi ha un ruolo ben definito. Giorno dopo giorno il disegno prende forma. Il countdown è iniziato, ci siamo quasi, la tensione è alle stelle, siamo pronti e ci auguriamo che anche quest’anno l’evento sia indimenticabile. E che la Pace ci accompagni. Giorgia Nazzaro

Vincenzo Moretti Testa, Mani e cuore Ediesse pp. 204

Leggi un estratto del libro «Cosimo, ti va di parlare un poco del tuo libro?» «Certo.» «Va controcorrente, e questo mi piace, perché a furia di parlare di precarietà, di insicurezza, di problemi, rischiamo di convincerci che esistano solo quelli, e invece no. Naturalmente non voglio dire che i problemi non ci sono, tra quello che sto passando io e quello che sta passando l’Italia – gli adulti che perdono il lavoro, i giovani che non lo trovano, la pensione che è sempre più lontana e compagnia bella – dovrei essere scemo, perché cieco non basta, per sostenere una cosa del genere. Dico però che non ci sono solo i problemi, che ci sono anche idee, energie, risorse, persone come Lorenzo, Ottavia, Arnoldo, i protagonisti dei tuoi racconti, che però per come stiamo messi adesso non riescono a venire fuori, a diventare punti di riferimento, mentre invece sono proprio loro quelli che, con il loro approccio

e il loro coraggio, ci permetteranno di farcela. Cosimo, per me l’Italia o la salva il lavoro o non la salva nessuno, il lavoro preso di faccia, come diceva nostro padre, il lavoro ben fatto, perché quando fai una cosa lo sai se l’hai fatta bene, a regola, o invece no.» Sorrido tra me e me mentre penso che sono partito proprio da lì, dalla necessità di dare voce alle persone semplici, normali, quelle che hanno a che fare con le cose concrete e i valori veri. Sono contento che questa volta Libero non abbia detto che scrivo libri solo per i miei amici dotti e sapienti, che abbia condiviso l’importanza di raccontare anche questa faccia qui del lavoro. Non c’è niente da fare, per certe cose l’università della famiglia vale più dell’università degli studi, «tale albero tale frutto», siamo fatti con lo stampino, non solo io e lui, tutti e sei.


Bea magazine 3  

Il terzo numero di BEA, magazine della Bottega Exodus Ahref di Cassino. Tema di questo numero il lavoro ben fatto!