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#02 GIU2013

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Un numero sulla condivisione di Alessio Strazzullo

@alestrazzullo

Foto: Federica Ghira

Momento di riflessione presso la cascata dedicata a Papa Wojtyla a Canneto.

È

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una delle trame che più spesso vengono presentate al pubblico: un aereo si schianta su un’isola apparentemente deserta, una nave naufraga, una navicella spaziale è costretta a galleggiare nello spazio infinito senza una destinazione, e alcuni sopravvissuti sono obbligati a stare insieme, obbligati a condividere storie, il proprio passato e il proprio presente.

mento è in una prima fase complicato e pericoloso. Spesso le lotte di potere tra i personaggi più forti e distanti durano molto. E spesso si risolvono in grandi amicizie, in prove di coraggio e sacrificio. La trama della condivisione è una di quelle che più spesso viene offerta al pubblico, perché ci parla dei limiti e delle risorse degli esseri umani.

Quando abbiamo cominciato a ragionare sul tema della conE le interazioni più belle, spesso, divisione, che dato il carattere nascono proprio tra quei perso- composito del nostro laboranaggi più distanti, il cui accosta- torio BEA ci sembrava il tema

giusto per questo numero, e abbiamo in una serie di riunioni discusso dell’argomento, abbiamo riflettuto su tutti i casi in cui si è portati più facilmente alla condivisione. Uno di questi è sicuramente la necessità, il bisogno di condividere qualcosa perché si condivide lo stesso problema, la stessa tragedia, lo stesso naufragio. E ci siamo chiesti: è possibile che siamo portati alla condivisione solo quando viviamo una difficoltà?

abbandonare visioni dualistiche - o quanto meno a stemperarle -, argomento da approfondire in un paese dove ciclicamente ci ritroviamo testimoni – più o meno attivi – di discorsi in cui decidiamo di contrapporre un “noi” ad un “loro”, un “io” ad un “voi”.

Condividere è anche atto di umiltà, apertura al mondo, confronto con chi abbiamo di fronte. La vita a cui siamo abituati, come più avanti leggerete, ci inIn comunità i ragazzi devono segna che chiedere aiuto o aiucondividere tutto, il cibo, gli tare qualcuno è una debolezza spazi, i pensieri, i problemi. Con più che una virtù. la redazione in un primo momento abbiamo pensato di di- Ma come scrive Richard Senvidere questo tema in due parti nett, nel suo libro “Insieme” (Feldistinte: condivisione e condivi- trinelli) è un nostro problema: sione forzata. Ma la discussione “Nell’educazione dei figli come nel e l’analisi ci ha portato a pren- lavoro, le nostre istituzioni cercadere una decisione e a rivedere no di promuovere l’autonomia e i nostri piani. Ne scrive Giorgia l’autosufficienza; l’individuo autonella pagina successiva. nomo ci appare libero. Ma osservata dalla prospettiva di culture Crediamo sia un tema non solo diverse dalla nostra, la persona affascinante e delicato, ma an- che si fa un vanto di non chiedere che importante. Condivisione aiuto a nessuno appare un essere è collaborazione, aiuto, princi- umano profondamente menopio che dovrebbe muoverci ad mato”. ◊


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Condivisione. Forzata? di Giorgia Nazzaro

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e percepiamo come una forzatura perché non siamo più abituati. Se avessimo due televisori ognuno guarderebbe il suo. Da solo. La nostra è una scelta editoriale, perché in realtà tutto (o quasi tutto) nel mondo e nelle nostre vite ci muove verso l’egoismo e l’individualismo. La mia non è una predica, anche io ero così, anche io ero incastrata in questi meccanismi. Quando forzi la tua incapacità a condividere spazi, pensieri, idee – e questo è il nostro caso – capisci paradossalmente quanto non sia forzata. Qui dobbiamo condividere anche le paure e dare una mano agli altri. Ma la società, invece, è impegnata a vedere quale sia la scarpa più costosa, e attraverso quali meccanismi vendere quella scarpa a discapito di un’altra. Si pensa più a quale lavoro si possa fare per guadagnare di più, non ci si concentra più

sul senso di ciò che si fa. Tutto, in pratica, ci insegna che nel trattare questo argomento dovremmo dividere questo concetto: da un lato la condivisione e dall’altro la condivisione forzata. Ma non è così: forzare alla condivisione può essere necessario quando non siamo più abituati a condividere. Al di là dei rapporti collaborativi condividere un pensiero o un sentimento, un problema, può aiutarti a trovare un sostegno. Bisogna trovare un modo per spiegare che è indicibile la parola “forzata” perché dipende da quello che c’è fuori, cioè dal fatto che non siamo più abituati a condividere se non quando abbiamo una difficoltà. Condividere non vuol dire solo comunicare ma anche aiutare. Come ci si può sentire obbligati o forzati ad aiutare qualcuno? ◊

http:// Abbiamo fatto una ricerca in rete per trovare contenuti interessanti sulla condivisione e ci siamo imbattuti in due simpaticissimi video.

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Foto: Federica Ghira

bbiamo scelto di non scrivere due articoli diversi. L’abbiamo deciso, e forse in parte la nostra è stata un’esigenza. È stata anche una scelta, frutto di un ragionamento profondo sulla condivisione, sul significato di questa parola e di questo concetto. Abbiamo provato ad andare oltre banali considerazioni, e dopo qualche settimana, avendo sulla scrivania della redazione due articoli, uno sulla condivisione, ed uno sulla condivisione forzata, ci siamo semplicemente chiesti: ma la condivisione non è forzata solo quando non esiste l’educazione alla condivisione? In comunità siamo venuti per imparare a vivere diversamente, forzati alla condivisione per capire, alla fine di un percorso, che quella forzatura in realtà può non essere vissuta come tale. Che forzatura è, in fondo, decidere che programma televisivo guardare insieme, se abbiamo un solo televisore? La sentiamo

Attività fisica del mattino.


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D’Accordo. Smettere di ascoltare per cominciare a sentire di Andrea Volante

Foto: Federica Ghira

fare molto rumore per nulla, altro che musica. Al contrario esistono storie, persone, attimi che toccano facilmente le corde del cuore, che fanno vibrare l’anima, oppure semplicemente che solleticano, stuzzicano o incuriosiscono, sono i momenti e le persone con le quali vale la pena fermarsi lungo la strada, perché esattamente come per la musica, la bellezza della condivisione sta nel trovare la giusta frequenza. Frequentarsi vuol dire darsi il tempo per conoscersi, per raccontarsi, prendersi del tempo per se stessi e decidere di metterlo a disposizione dell’altro, ne abbiamo la consapevolezza ogni giorno in comunità, che si passi il tempo a sudare nei cam-

pi o a cantare al karaoke. Chi conosce la comunità, ne ha assaporato l’aria, vissuto i meccanismi sa quanto sia difficile trovare un accordo, eppure la musica, quando suona bene, suona bella come un abbraccio e forte come un accordo tra persone gentili, persone che comunque, come un’orchestra ha bisogno di prove, hanno bisogno di passare del tempo insieme per capire se oggi il pezzo è allegro, adagio o pianissimo, se suona rock oppure come una rotonda sul mare. Perché è vero: un accordo preso oggi domani va suonato con una diversa intenzione, la musica dal vivo non è mai uguale, così come le storie raccontate da un altro non fanno mai ride-

re o piangere come quelle vissute davvero. Ormai sono anni che proviamo a spalancare le porte della nostra casa: eventi, manifestazioni, feste, concerti, cerchiamo di raccontarci nella maniera più viva e vera possibile eppure a fatica riusciamo a raccoglierne i frutti, con molta fatica riusciamo a raccontare la nostra storia a persone che non hanno voglia soltanto di ascoltare ma che si incuriosiscono e decidono di sentire, intimamente, quello che abbiamo da dire. Certo la nostra storia potrebbe non piacere e ciò che non piace inevitabilmente non interessa, ma davvero una cosa deve prima piacerci per poi diventare interessante? ◊

Foto: Federica Ghira

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a fretta è cattiva consigliera, si sa, ed è pure una pessima amica perché, in effetti, chi ha fretta non trova pace, non si accontenta, e cosa assai più grave non si ferma lungo la strada a parlare con nessuno. Menu Michel la chiamava la sindrome della farfalla: “la mania di svolazzare, quella sorta di tic cerebrale, assai frequente al giorno d’oggi, che chiamiamo anche insoddisfazione continua”. Le persone insoddisfatte hanno un animale dentro che non si arrende e non sa attendere, si prende tutto, anche il caffè, e rende schiavi delle passioni. Insomma, ha davvero ragione Battiato, quando si fanno le cose di fretta si finisce solo per

Foto: Federica Ghira

Momenti di condivisione in comunità


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Vogliamo lanciare spunti di riflessione Per condividere dobbiamo smettere di sentire ma ascoltare e accettare i limiti dell'altro. La condivisione serve ad educarci per vivere meglio fuori. Per parlare di condivisione si devono rispettare due valori fondamentali: sincerità ed onestà. Condivisione è condividere qualunque cosa anche quello che non ci va di condividere. Il sacrificio è la base della condivisione.

I nostri due amici quando prendono strade diverse.

Foto: Federica Ghira

Foto: Federica Ghira

Per me la condivisione ha a che vedere con la motivazione, se si ha la stessa motivazione, se si cammina per raggiungere lo stesso obiettivo la condivisione non è più un problema.

La lettura del "Don".

Bea #2  

Il secondo numero del magazine prodotto dalla Bottega Exodus Ahref di Cassino. Il tema è "La condivisione", buona lettura!