Issuu on Google+

CENNI SULLA PRODUZIONE DEL LEGNO.


DAL SEME ALL’ALBERO. Il legno utilizzato per l’edilizia e l’ebanisteria si ricava dal fusto di piante perenni (alberi). Questo come i rami, cresce concentricamente verso l’esterno di anno in anno ed è composto essenzialmente da cellulosa, emicellulosa e lignina. L’inizio della vita di un albero è simile alla gran parte delle altre forme di vita. Il seme, attraverso i mezzi più diversi, prende contatto con la terra, li attecchisce e nasce e da essa trae nutrimento

attraverso l’apparato radicale. La corteccia lo protegge dagli agenti esterni e al di sotto di essa avviene il mutamento fondamentale della crescita. La scissione di uno strato sottilissimo di cellule detto cambio, crea il nuovo legno contenuto in una guaina chiamata anello di accrescimento. La parte interna della corteccia, chiamata libro, conduce il prodotto della fotosintesi dalle foglie al resto dell’albero. La parte centrale del fusto chiamata durame, più dura, scura e compatta, è costituita da fibre morte ed ha la funzione di sostenere l’albero come una sorta di spina dorsale. Nell’alburno, la parte più esterna -2-


e più morbida del tronco, scorrono le linfe vitali. La crescita dell’albero è condizionata da diversi fattori come: la posizione, le caratteristiche del terreno dove cresce, le condizioni climatiche ecc. Se ad esempio la crescita dell’albero è stata lenta e disagiata il suo legno sarà più duro e compatto, se l’albero è cresciuto in un luogo battuto dal vento la sua venatura sarà contorta e intricata. Un albero cresciuto senza traumi su un terreno fertile e in posizione confortevole il suo legno sarà di pasta più docile e morbida. In genere sono questi gli alberi piantumati e curati per questo scopo, come quelli delle moderne produzioni di legname che seguono il criterio dell’eco-sostenibilità.

ECOLOGIA. Boschi e foreste esercitano funzioni insostituibili per l’eco-sistema: proteggono la stabilità geologica delle pendici montane, regolano il ciclo dell’acqua, dell’umidità atmosferica e del clima, inoltre organismi vegetali e animali trovano in essi le condizioni adatte alla propria sopravvivenza e riproduzione. La produzione di legno eco-sostenibile proviene da piantagioni in cui è stabilito un equilibrio tra taglio e piantumazione certificato dall’ente internazionale indipendente Forest Stewerdship Council. Questo criterio, oltre a cautelare il patrimonio forestale e boschivo, garantisce uno standard qualitativo dei legni prodotti elevato.

-3-


PRODUZIONE DEL LEGNO. Il taglio della pianta, è una procedura delicata, in quanto da essa dipende, non solo la lavorabilità, la conservazione e la durata nel tempo del legno, ma anche la protezione da agenti esterni come acqua, umidità, funghi,tarli.

I tronchi sono successivamente tagliati in segheria in tavole, secondo uno dei due metodi più impiegati rispetto alle necessità produttive. Se si vuole ottenere da un tronco il massimo di resa in termini quantitativi viene adoperato il taglio tangenziale. Viceversa se si intende ottenere un prodotto qualitativamente superiore viene applicato il metodo radiale. In questo complesso criterio i tronchi sono prima segati in quattro e poi ridotti in tavole con tagli radiali con lo scopo di ridurre, durante la stagionatura, i fenomeni di imbarcamento, svergolatura e di fessurazione per ritiro. Prima della fase di stagionatura, allo scopo di rendere il legno meno putrefascibile, viene eseguita una lavatura per immersione in acqua per qualche mese, così che le fibre di legno possono rilasciare per osmosi la linfa e le altre sostanze fermentanti. -4-


La stagionatura, attraverso l’allontanamento delle sostanze zuccherine e dell’acqua per essiccazione, ha lo scopo di rimuovere le principali cause che determinano l’alterazione del legno e di limitarne il ritiro. Questa operazione può essere condotta in maniera naturale o artificialmente. Nel primo caso le assi sono esposte all’aria sotto tettoie che le riparano da pioggia e sole diretto. Le tavole sono accatastate tra loro separate da listelli per garantire una buona ventilazione. Il periodo d’essiccazione necessario per una buona stagionatura naturale è valutato a seconda del tipo di legno in un periodo non inferiore ad un anno per ogni centimetro di spessore della tavola. Con la stagionatura artificiale i tempi di essiccamento si riducono a pochi giorni e con essi si riducono anche i costi di produzione, ragione per cui è questo uno dei sistemi più diffusi. In questo procedimento, un trattamento di vaporizzazione con acqua calda a 110-115°C sotto pressione in autoclave delle assi debitamente accatastate precede l’essiccamento che si effettua in forni -5-


PROPRIETÀ DEL LEGNO.

essiccatoi dove viene fatta circolare aria calda con un grado di umidità sempre minore in modo da portare l’umidità interna in modo uniforme al 12-15%. Questo metodo però impoverisce le fibre del legno che divenendo arido e poroso acquisisce grande igroscopicità e perde le difese nei confronti dei parassiti sia animali che vegetali. Per questo motivo il legno così prodotto viene immediatamente trattato con biocidi quali bromuro di etile o formaldeide. Questi sostanze tossiche per l’organismo umano, soprattutto nei legni duri ed esotici, in genere sono particolarmente persistenti e vengono rilasciati gradatamente nell’ambiente a scapito della nostra salute.

Fendibilità. Propensione del legno a lasciarsi fendere, nel senso delle fibre, se sollecitato dalla pressione di un cuneo. Quanto più l’essenza è a fibra lunga e priva di nodi, tanto più la fessura è diritta e regolare. Attitudine al taglio. Muta notevolmente non solo da essenza a essenza, ma anche tra pezzi dello stesso legno. L’utensile tagliente (sega, pialla o scalpello) avanza in modo omogeneo e regolare nella direzione delle fibre, mentre, in senso trasversale, trova maggiore resistenza e tende a strappare. In genere, i legni dolci si piallano facilmente, ma per le lavorazioni di testa è meglio che siano duri e compatti.

La stagionatura ha comunque lo scopo di impedire al legno di deteriorarsi se esso rimane in ambienti protetti a temperatura variabile tra 0 e 30°C e con umidità relativa del 15-30%. Un legno esposto agli agenti atmosferici in condizioni diverse da queste, nonostante la stagionatura, si deteriora rapidamente per cause di natura fisica: ad esempio l’alternanza di acqua e sole creano variazioni di umidità che determinano i fenomeni di “ritiro” causa della deformazione del legno; cause di natura chimica: fenomeni di ossidazione dovuti all’ossigeno atmosferico e agli inquinanti presenti nell’aria che disgregano il legno prima in superficie e poi in profondità; cause di natura biologica che sono le più dannose come l’attacco di microrganismi, muffe, insetti, funghi ecc. Assai noto è il tarlo roditore che scava profonde gallerie nutrendosi di legno.

Flessibilità. Un legno tende a conservare la forma curva ottenuta per compressione, anche dopo che lo sforzo è cessato. Il grado di elasticità delle fibre è minore nel noce, nell’acero, nel rovere e nelle piante dette a cuore rosso. Pulibilità. Essenziale per ottenere superfici pronte alla levigatura e rifinitura di protezione. Garantiscono un ottimo pulimento le essenze dure, le semidure e quelle esotiche. Plasticità. Si verifica sfruttando il potere di compressione delle fibre mediante stampi e controstampi. Porosità. È in stretto rapporto con il numero e l’ampiezza dei vasi. Quando la porosità è parti-

-6-


colarmente accentuata, le superfici non si puliscono e non si lucidano in modo perfetto. Igroscopia. Costituisce il potere del legno di assorbire ed espellere umidità. Le essenze a struttura grossolana sono le più instabili.

lungo la superficie dello stesso pezzo. Aspetto-colore-odore. Distinguono essenza da essenza e, per un buon conoscitore, sono indici di salute del legno stesso. La struttura e la venatura hanno pregio e valore estetico particolare nella costruzione dei mobili.

Omogeneità. Caratteristica dei legni la cui struttura è tanto densa da eliminare le differenze tra le crescite di primavera e autunno. La non omogeneità rende la massa legnosa di difficile lavorazione poiché le zone tenere tendono a ritirarsi più di quelle dure. Ritiro e dilatazione. Sono movimenti che il legno compie in modo rilevante dopo il processo di stagionatura ed essiccazione. Successivamente è sensibile alle differenze di temperatura e umidità ambientali, anche quando è messo in opera. Il ritiro varia da essenza a essenza (alcune perdono sino al 60% del loro peso durante la stagionatura) e non avviene in modo uniforme -7-


Cenni sulla produzione del legno