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BORGHI ABBANDONATI eVOLUZIONE SOCIALE


BORGHI ABBANDONATI EVOLUZIONE SOCIALE ABSTRACT PARTE 1: Indagine di un borgo cap. 1 Corvara

[oggetto di studio-fenomeno]

1.1 nella storia 1.2 timeline storica 1.3 situazione attuale 1.4 organigramma

PARTE 2: Dinamiche dell’abbandono cap.2: Time line Abbandono 2.1 Attraverso le soglie storiche 2.1.1 1901-1911 _1° migrazione _crisi della pastorizia 2.1.2 1930-1933 _terremoto _alluvione 2.1.3 1956-1980 _dal decreto legge alla creazione di una nuova contrada _Vicenne 2.1.4 1960-1970 _2° migrazione _crisi del lavoro 2.2 La situazione attuale 2.2.1 Corvara Vecchia _dati _format


2.2.2 Vicenne e Colli(nuova contrada) _dati _format 2.3 timeline storia-effetti 2.4 conclusione generale 2.4.1 Corvara _progetti futuri già in esecuzione _conseguenze dell’abbandono sullo spazio urbano

PARTE 3: Confronto con altri borghi Abruzzesi 3.1 sovrapposizione dati 3.2 considerazioni PARTE 4: Una ipotesi operativa di riattivazione? glossario bibliografia


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ABSTRACT


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Rappresentare la complessità Questo studio nasce con l’intento di evidenziare le dinamiche che hanno portato allo spopolamento, in alcuni casi quasi totale, di alcuni borghi abruzzesi. Per meglio comprendere tali dinamiche si è deciso di procedere in due step successivi: - effettuare l’indagine di un campione e dunque analizzare da vicino solamente un borgo ed - effettuare una sorta di zoom out per capire se tali dinamiche siano comuni anche ad altri borghi. All’interno di una moltitudine di luoghi, la scelta è ricaduta su Corvara, in provincia di Pescara, principalmente per due motivi: - Corvara è uno dei pochi borghi abruzzesi che è anche comune e questo ci ha permesso di recuperare facilmente dati istat, preziosi e necessari per avere una base di informazioni autorevoli sulle quali sviluppare delle considerazioni, in relazione anche ai dati raccolti sul luogo; - inoltre il numero di abitanti di Corvara, circa trecento, è tale per cui è stato possibile effettuare un censimento completo di tutta la popolazione. Il nostro lavoro, dunque, cerca di indagare il fenomeno dell’abbandono attraverso ad una moltitudine di aspetti, per ricostruire in modo ordinato ed esaustivo un processo assai complesso. Si è, infatti, analizzato tale fenomeno di emigrazione in relazione al tempo, agli avvenimenti storici, alle dinamiche economiche e politiche, allo spazio, ai flussi di popolazione e ai progetti futuri. Si è deciso, quindi, di costruire una timeline dell’abbandono di Corvara, che non vuole essere una mera disposizione cronologica di eventi, ma che sia uno strumento esaustivo attraverso il quale raccontare la complessità di tale processo e in particolare che racconti le conseguenze dell’abbandono sullo sviluppo dello spazio urbano e del suo relativo utilizzo da parte della società. La necessità, dunque, è di riportare l’analisi storico-morfologica dei luoghi al centro delle metodologie progettuali, per uno sviluppo che sia sostenibile. In questo senso lo sviluppo coincide con il recupero e il riutilizzo corretto e mirato di tutte le aree, le strutture e le infrastrutture che si vanno dismettendo, nella speranza che ciò ci condurrà al recupero e al conferimento del giusto valore al nostro paesaggio.


PARTE 1


INDAGINE DI UN BORGO


1 CORVARA


1 CORVARA Corvara sorge in provincia di Pescara, ad un altezza di circa 600 m s.l.m.; la sua posizione è centrale nella regione e risulta facilmente accessibile da tutte le province. Il suo territorio, che rientra in parte nel Parco del Gran Sasso – Monti della Laga, ha un’estensione di circa 1300 ettari e presenta un ambiente molto vario in considerazione delle diverse caratteristiche geologiche esistenti, con un paesaggio diversificato che va dalla bassa collina all’alta montagna. Come è stato più volte rilevato, i centri storici abruzzesi, come Corvara appunto, costituiscono una rete a continuità variabile di piccoli insediamenti, organicamente correlati ad un territorio di forti valenze paesaggistiche e naturali, ed è proprio in questo rapporto con la natura che l’edilizia tradizionale della regione acquista particolare risalto. Inoltre, la struttura insediativa, i materiali e le tecniche costruttive della tradizione testimoniano anche a Corvara di una cultura edilizia non priva di una sua intrinseca ricchezza, che si integra validamente con il panorama nazionale. La nostra indagine, volta alla ricostruzione delle dinamiche cosidette dell’abbandono dei borghi Abruzzesi, parte dall’analisi del borgo di Corvara, scelto in primis perchè è l’unico dei Borghi assegnati facente comune ed inoltre è stato scelto per la sua storia, ricca di momenti che hanno segnato demografia, territorio e cultura di questo “paese”.


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inserire mappa presentazione


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1.1NELLA STORIA Nel territorio di Corvara non sono state condotte ricerche sul terreno che provano la sua esistenza nel periodo anteriore al Medioevo; ma è probabile che era abitata sin dalla Preistoria, perchè la zona circostante è ricca di testimonianze archeologiche, a Pescosansonesco infatti sono stati rinvenuti diversi reperti preistorici. L’Abruzzo aveva assistito ad uno spostamento di popolazione da nord verso sud, dall’antica Umbria al futuro Sannio. La natura montagnosa accoglieva i Sanniti e determinava un insediamneto umano a piccoli villaggi senza un centro urbano rilevante, con un’unità linguisitica e sociale e non politica. Essi si dividevanoin più ceppi etnici, come i Vestini, che occupavano una vasta zona in cui era compresa Corvara. Nel periodo della conquista, generalmente i Romani procedevano alla loro espansione mediante la creazione di colonie ed assimilando lo straniero al proprio sistema di vita; ma nelle zone dell’Appennino centrale avevano lasciato sopravvivere l’autonomia amministrativa di vici e dei pagi. Corvara era vicina al pagus Interpromii, sulla via Claudia-Valeria, continuazione di un’importante strada romana: la Tiburtina Valeria. Le guerre sannittiche, concluse intorno al 300 a.c. con un foedus iniquum, presupponente uno stato di vassallaggio degli Italici verso l’Urbe, vedevano in una posizione migliore i Vestini e i Marrucini. A questi popoli, infatti, i Romani avevano dato la possibilità di avere una moneta propria. Durante la guerra


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sociale Penne, capoluogo dei Vestini, nonostante l’adesione alla lega costituita dai Marsi contro Roma nella sede direttiva di Corfinio, si era ritirata e rifiutata di partecipare alla guerra; ma i socii l’avevano costretta all’alleanza. Pier Luigi Calore, sulla base dei rilevamenti toponomastici, ha localizzato l’episodio nel territorio di Corvara e di Pescosansonesco, tra La Queglia e il Monte Picca. Ma di ciò non si ha la sicurezza scientifica: la tesi dovrebbe essere approfondita dal punto di vista archeologico. Le prime testimonianze dell’esistenza di Corvara le troviamo nel Catalogus Baronum e, più numerose, nel Liber Instrument seu Chronicorum Monasterii Casauriensis, un manoscitto molto prezioso per la storia medievale dell’Italia centro-meridionale. Il codice è stato composto e ordinato nella seconda metà del XII secolo dal monaco Giovanni di Berardo per incarico dell’abate Leonate e scritto dal maestro Rustico. E’ diviso in Instrumentarium, che custodisce le trascrizioni di 2153 documenti e Chronicon, che narra la storia del monastero dalla fondazione, appuntando nel corso del tempo gli avvenimenti ritenuti più rilevanti. Nella ricostruzione storica questa fonte è valida solo se si considera che, come ogni opera, è comformata ad una determinata ideologia nella scelta e nel modo di organizzare la narrazione, con una propria linea interpretativa. Oltrettutto i monaci potevano avere ogni interesse a riferire notizie e a copiare documenti in modo inesatto, a vantaggio della propria abbazia. Ma, anche se tutte le carte relative a Corvara fossetro false, rimane che la sola menzione è la prova inconfutabile della sua esistenza almeno al momento della redazione del codice. I documenti casauriensi provano il persistere di una strttura insediativa per vici e pagi, come appare nella distinzione in territori, tra cui quello pennese, che comprende tutte le località acquisite dal monastero, tra le quali anche Corvara.


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VI

PREISTORIA

VESTINI

V

IV

III

II

GUERRE SANNITICHE

I

0


17

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

111 DOMINIO DEL MONASTERO 983-987 INCASTELLAMENTO 1273 DOMINIO D’ANGLO’


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1653 PIANO vs BRIGANTAGGIO

MIGRAZIONI GUERRE MONDIALI

BRIGANTAGGIO

XIV

XV

1861 INVASIONE BRIGANTI

XVI

XVII

1602 FAMIGLIA EPIFANIO 1400-1594 FAMIGLIA CANTELMO

XIX

XVIII

1855 COMUNE AUTONOMO

1736 FAMIGLIA VALIGNANI

1400-1594 FAMIGLIA CANTELMO 1779 PRIMO CATASTO

XX

1933 TERREMOTO 1939 ALLUVIONE

1960 QUARTIERE LE VICENNE

1980 GENIO CIVILE TRASFERIMENTO COMPLETO DEGLI ABITANTI


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1.3 SITUAZIONE ATTUALE 1.1NELLA 289 ABITANTI femmine maschi

Nel territorio di Corvara non sono state condotte ricerche sul terreno che provano la sua esistenza MASCHI nel periodo anteriore al Medioevo; ma è coniugati probabile che era abitata sin dalla Preistoria, perchè la zona circostante è ricca di testimonianze archeologiche, a vedovi Pescosansonesco infatti sono stati rinvenuti diversi reperti preistorici. L’Abruzzo aveva assistito ad uno spostamento di popolazione da nord celibi verso sud, dall’antica Umbria al futuro Sannio. La natura montagnosa accoglieva i Sanniti e determinava un insediamneto umano a piccoli villaggi senza un centro urbano rilevante, con un’unità linguisitica e sociale e non politica. Essi si dividevanoin più ceppi etnici, FEMMINE coniugate vedove nubili

italiani stranieri


PARTE 2


DINAMICHE DELL’ ABBANDONO


2 TIMELINE ABBANDONO


2 ATTRAVERSO LE SOGLIE STORICHE


2.1.1 1901 - 1911 1° EMIGRAZIONE L’unificazione dell’ Italia ha influito anche sulla vicenda migratoria, e nei primi anni del 1860 si è assistito ad una sorta d’espatrio. Solo in seguito si è potuta avere una crescita del fenomeno, seppur lenta, che ha portato al grande esodo di oltre 27 milioni di abitanti. Si è trattato di una vera e propria diaspora, a differenza degli altri Paesi Europei, che potevano indirizzare gli emigranti nelle colonie politiche. E’ possibile distinguere tre grandi periodi migratori:

1876 - 1940 1946 - 1980 1990 - 2010

Il fenomeno Corvara è molto visibile nel primo decennio del 1900: in un arco di tempo che va dal 1901 al 1911 si è passati da 1565 a 1291 abitanti, con un decremento di 274 persone. I capofamiglia e gli uomini di età centrale che abitavano a Corvara si recavano all’estero, spinti soprattutto dalla crisi della pastorizia, dalla minore redditività dei terreni e dall’eccessivo carico tributario.


1901

1150 abitanti

1

+ 189

1339 abitanti

1871

-2

1337 abitanti

1881

+ 228

1565 abitanti

1901

- 274

1291 abitanti

1911


2.1.1 1901 - 1911

CRISI DELLA PASTORIZIA

La storia della pastorizia in Abruzzo si sviluppa attraverso un periodo di alcuni millenni, a partire dalla Civiltà Appenninica dell’Età del Bronzo risalente agli inizi del II Millennio a.C. fino ai giorni nostri. In un arco di tempo così esteso tale attività produttiva si è inevitabilmente articolata attraverso fasi alterne di incremento e di involuzione, ma almeno sino agli anni precedenti lo sviluppo industriale del secondo dopoguerra, ha costituito una presenza di notevole rilievo nel quadro economico e sociale della regione. Già dai primi dell’ 800 inizia il progressivo declino della pastorizia transumante. Sia in seguito alla promulgazione di leggi che favoriscono lo sfruttamento agricolo dei terreni pugliesi a scapito dell’uso pascolativo, sia a causa dello sviluppo industriale e delle imponenti trasformazioni economico - sociali, che mettono in crisi, soprattutto nel corso del nostro secolo, il precedente e secolare sistema di integrazione fra agricoltura, pastorizia e artigianato. Oggi, tra i proprietari di bestiame ancora attivi in Abruzzo, continuano a praticare la transumanza a lungo raggio soltanto quelli che posseggono pascoli a bassa quota molisani e pugliesi. Tutte le altre aziende praticano l’allevamento stanziale o la monticazione (trasferimento delle mandrie all’alpeggio), con spostamenti stagionali tra la montagna abruzzese e le pianure adiacenti.


1911

1901 13 aziende agricole

- 7 aziende agricole

1970 6 aziende agricole


2.1.2 1933 TERREMOTO La storia dei terremoti italiani registra molto spesso il nome delle località abruzzesi IL SISMA. La mattina del 26 settembre 1933 ci fu una prima scossa alle ore 01:15, e una seconda, più forte, alle 03:11, sentita nei comuni delle province di Chieti, L’Aquila e Pescara. La terza, più potente, arrivò alle 04:33 e colpì maggiormente i paesi ubicati alle falde della Maiella. Fu classificata del IX grado della scala Mercalli cioè “distruttiva”. Furono 65 i comuni colpiti dal sisma parzialmente o totalmente danneggiati; di questi solo la metà potè beneficiare dei contributi concessi dallo Stato, avendo le Prefetture, in ottemperanza alle direttive del Ministero degli Interni, attuato una politica di rigore e senza tentennamenti nei confronti dei terremotati, ribadendo: «Che sia evitato il diffondersi dell’ingiustificato allarme nelle popolazioni, aggravando l’impressione del disastro. Devono evitarsi provvedimenti che vadano oltre lo stretto necessario». I SOCCORSI . Il Ministero dei Lavori Pubblici fu designato dal Governo a presiedere fin dal primo momento le operazioni di pronto soccorso e successivamente la ricostruzione post sisma. Questa decisione consentì di accelerare e semplificare le fasi di ricostruzione. Nelle operazioni di pronto soccorso, si pensò addirittura di ridurre il numero delle tende che il Genio Civile si apprestava a mettere a disposizione degli sfollati, evitando la realizzazione di «inutili baraccamenti che avrebbero, in qualche modo, disincentivato le popolazioni alla rapida ricostruzione dei propri alloggi». NUOVI ALLOGGI. Il Governo fascista evitò di ricorrere alle baracche o altro tipo di costruzione provvisoria, perché le riteneva di intralcio alla definitiva ricostruzione dei borghi colpiti e anche per evitare la riduzione delle condizioni igieniche e del tenore di vita delle famiglie che avrebbero dovuto occuparle. In seguito, mantenne sotto stretto controllo la ricostruzione, in linea con la politica totalitaria a cui era sottoposto il paese. L’ECONOMIA. L’economia locale, in grave difficoltà a causa della crisi del 1929, riprese con vigore, anche perché le imprese edili che realizzarono le opere erano tutte locali con sede nelle province di Chieti e Pescara. Il ricorso a ditte di fuori regione per le riparazioni delle abitazioni private fu molto ridotto. Di colpo si azzerò la disoccupazione. Il Governo fascista, nella politica di ricostruzione, privilegiò quindi la riedificazione dei fabbricati civili, destinando ad essi la gran parte delle risorse finanziarie, a scapito del settore produttivo molto compromesso dal sisma. Questa politica, al momento acquietò e rassicurò l’opinione pubblica. Solo in seguito finanziò interventi nei settori agricolo, commerciale e manifatturiero, che per la loro importanza sociale ed economica, avrebbero dovuto avere diverso interessamento, perché senz’altro avrebbero dato impulso notevole alla ripresa economica delle zone terremotate.


edifici esistenti edifici distrutti dal terremoto vuoti urbani al 1933


2.1.2 1939 ALLUVIONE


edifici esistenti edifici distrutti dall’alluvione vuoti urbani al 1939

evoluzione sociale  

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