Issuu on Google+

IL BOLOGNINO

Bologna.it

Parma.it

S

Via libera della giunta a 11mila metri quadrati di nuove abitazioni Pd contro i Cinque Stelle

ul caso People Mover la presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti è sott’inchiesta per abuso d’xxxxxx (ehm, l’ufficio le è già stato tolto) (federico taddia)

Moneta di cioccolato da Guiness al Cioccoshow guarda le foto sul sito

© RIPRODUZIONE RISERVATA

BOLOGNA.REPUBBLICA.IT

PARMA.REPUBBLICA.IT

BOLOGNA

VENERDÌ 16 NOVEMBRE 2012

bologna.repubblica.it

REDAZIONE DI BOLOGNA Via Santo Stefano, 57 | 40125 | e-mail: segreteria_bologna@repubblica.it | tel. 051/6580111 | fax 051/271466 (Redazione) | CAPO DELLA REDAZIONE GIOVANNI EGIDIO SEGRETERIA DI REDAZIONE tel. 051/6580111 | fax 051/271466 dalle ore 12.00 alle ore 20.00 | PUBBLICITÀ A. MANZONI & C. S.p.A. | Viale Silvani, 2 | 40121 BOLOGNA | tel. 051/5283911 | fax 051/5283912

“Turbativa d’asta e abuso d’ufficio”, il Ccc sarebbe stato favorito. Avvisi di garanzia anche all’ex assessore Rossi e alla dirigente Bruni, più altri tecnici

La procura ferma il People mover Undici indagati tra cui Draghetti, Venturi, Delbono e Collina Rinvii, problemi finanziari e ora le indagini Marconi Express: il progetto vada avanti

Quel trenino sopraelevato che rischia di deragliare VARESI A PAGINA III

Un modello di People mover

STOP al People mover dalla procura, che ieri ha notificato dieci avvisi di garanzia al presidente della Provincia Beatrice Draghetti, al suo vice Giacomo Venturi e all’assessore Maria Bernardetta Chiusoli e, sul fronte comunale, all’ex sindaco Flavio Delbono e all’ex assessore William Rossi. Indagati i presidenti di Atc e Ccc e tecnici. L’ipotesi è di abuso di ufficio e turbativa d’asta: i vertici di Comune e Provincia avrebbero favorito il Ccc scaricando i rischi su Atc. SPEZIA A PAGINA II

Parla l’ex presidente rossoblù

N

Il commento

Brutto clima da caccia alle streghe GIOVANNI EGIDIO

B

MARCO MAROZZI

Alex Zanardi

Cinque stelle ad alta tensione Grillo sconfessa le assemblee RUTTO clima, raccontano i cronisti, l’altra sera in via Mazzini all’assemblea del Movimento 5 Stelle. Pressioni, ostilità diffusa e palpabile, telecamere usate per ostacolare chi prendeva appunti. Ognuno reagisce come vuole, come crede, come sa. SEGUE A PAGINA V

Zanardi, un gigante premiato col Nettuno

Zanetti accusa e apre al rientro “Il Bologna è calcio, non mattoni”

“Non bastano gli applausi”. Favia e Salsi resistono. “Non siamo in caserma”

BEPPE Grillo sul suo blog boccia la «fiducia con l’applausometro» delle assemblee emiliane. Non solo quella he mercoledì sera ha “promosso” Federica Salsi ma anche quella di Ferrara che ha riconfermato il sostegno a Giovanni Favia, considerato vero “capo dei ribelli”. Nel mezzo, nuove offese e fuorionda, con un’attivista a 5 Stelle pizzicata da Tgcom fuori dall’assemblea mentre dice: «La Salsi? Puttana era e puttana rimane». I SERVIZI A PAGINA V

Il personaggio

M

ASSIMO Zanetti, Mr. Segafredo, torna a parlare dopo cinque mesi. L’ex presidente del Bologna è preoccupato dalla crisi rossoblù: «Guaraldi è assuefatto all’idea di andare in B, bisogna fare qualcosa. Io ci sono, ma questa volta voglio la maggioranza». INTORCIA A PAGINA XVII

ETTUNO oggi pomeriggio premia il gigante più strano che gli sia mai capitato davanti. Finalmente un gigante vero uscito dallo sport, ferito e che ha saputo rialzarsi e lanciare il suo racconto oltre il mondo che l’aveva coccolato. L’onore più grande, racconta Alex Zanardi, è che prima di lui a ricevere l’ultimo Nettuno d’Oro sia stato un premio Nobel: Mario Capelli, per la medicina, born in Bologna, made ovviamente in America. La dedica più bella vola invece nella Bassa, ora piena di nebbie: a Budrio, a quelli come lui che hanno perso gambe o braccia e le hanno ritrovate, a quelli che li hanno aiutati, nel centro protesi di Vigorso. «Io sono molto, molto pubblicizzato. Ma ho visto persone che con tenacia affrontavano i loro problemi e senza clamori ne uscivano. Se eroi ci sono, sono loro». Alessandro Zanardi, 44 anni da meno di un mese, cavaliere della Repubblica e molto altro, da oggi sarà nell’albo d’oro dei «cittadini» che hanno «onorato» Bologna. SEGUE A PAGINA XIX

La protesta

La lettera

Un corteo improvvisato paralizza San Vitale. L’intervento dei pompieri

Carlo Soricelli ci scrive sulle offese del consigliere Pdl Dalrio

Sfilano di nuovo i collettivi e bruciano i cassonetti

“Io, terùn come Merola orgoglioso e indignato”

ILARIA VENTURI

CARLO SORICELLI

C

ONO l’autore del libro “Maruchein, abitavo in Via del Carroccio". Rimango allibito per l’incredibile uscita di un giovane consigliere del Quartiere San Vitale contro il sindaco Merola (“ma tornatene a casa, terùn”). Alessandro Dalrio del Pdl si dovrebbe vergognare ma purtroppo la Lega ha fatto scuola anche nella nostra città e fatto presa su cervelli deboli. Merola come me è campano, ed è cresciuto come me a Bologna. SEGUE A PAGINA XV

ASSONETTI ribaltati in strada e incendiati a porta San Vitale e sotto le Due Torri. Traffico bloccato. La rabbia dei collettivi studenteschi, dopo gli scontri di mercoledì a Roma, si è sfogata ieri in un mini-corteo selvaggio partito alle sette di sera da piazza Verdi. Gli universitari del Cua e del centro sociale Crash, con il Cas, collettivo degli studenti medi, hanno manifestato in solidarietà agli arrestati nel giorno dello sciopero europeo contro l’austerity. SEGUE A PAGINA XV

S

I cassonetti a fuoco

In via San Petronio Vecchio l’originale negozio di Anna Hilbe

Nasce la libreria dei testi gratis nessuno compra soltanto scambi GIUSBERTI A PAGINA XXIII


la Repubblica VENERDÌ 16 NOVEMBRE 2012

@

SPORT

BOLOGNA

PER SAPERNE DI PIÙ www.bolognafc.it www.segafredo.it

■ XVII

L’intervista

L’affondo di Zanetti: “Bologna, io ci sono” L’ex presidente: Guaraldi è assuefatto alla B, il Cda pensi a una svolta DAL NOSTRO INVIATO FRANCESCO SAVERIO INTORCIA PARMA — «Nel Bologna c’ero, ci sono, ci sarò sempre». Casa Azzurri, pochi minuti prima del fischio d’inizio di Italia-Francia. Massimo Zanetti, sponsor della Nazionale fino alla prossima Coppa del Mondo, si diverte da matti incrociando le glorie dello sport, e lasciandosi andare ad abbracci e ricordi. «Vittorio! Io ero a tifare per te a Imola, quando hai vinto il mondiale». Vittorio Adorni, un mito del ciclismo. Intorno, è un brulicare di procuratori, ex calciatori, allenatori disoccupati. Al fianco di mister Segafredo c’è Luca Baraldi, oggi al Padova. «Dove nessuno si lamenta del suo operato, invece quando l’ho portato a Bologna è successo di tutto...», ricorda l’ex presidente, che torna a parlare dopo cinque mesi. Zanetti, pensa di tornare nel Bologna? «L’ho detto mille volte: non me ne sono mai andato. Sono disturbato da quello che leggo in questi giorni, i quotidiani fanno il mio nome, sembra che le polemiche le abbia scatenate io. Invece ho interesse solo che la squadra vada bene». Non se ne sarà andato, ma non partecipa alla vita del club da quasi due anni. «Io ero vicepresidente nel Bologna di Corioni. C’ero quando fu portata la Vittoria alata al Dall’Ara, restaurata a mie spese. E ci sarò sempre, quando la squadra avrà bisogno». Il Bologna oggi è in zona retrocessione. «E questo mi addolora. Ma soprattutto mi dispiace vedere un presidente assuefatto all’idea di finire in Serie B». Non è così: Guaraldi ha chiesto unità all’ambiente, si è assunto le sue colpe, promette di tornare sul mercato.

Sugli altri soci

Tanta acredine verso di me, ma io ero nel Bologna quando loro se lo sognavano. E ci sarò sempre Sulla crisi del Bfc

Pronto a mettere soldi nella società, ma stavolta solo se avrò la maggioranza. Non ripeterò l’errore Su Montezemolo

Quand’ero presidente non gli piacevo per niente, non ho capito perché non lo compra lui il club, se è tifoso «Ma le avete ascoltate bene le sue parole dell’altro giorno? “Il Bologna si salva con Pioli o retrocede con Pioli”. Cioè possiamo finire in B per difendere un tecnico? E perché? Presidenti e allenatori passano, il Bologna resta». E cosa dovrebbe fare secondo lei? «Io farei di tutto per restare in A. Non ce l’ho con Pioli, è un buon tecnico, ma in una stagione alcune cose possono andare storte, succede. Serve una scossa. La squadra

non è neanche male, ma si è creato qualcosa nell’ambiente, una perdita di fiducia dovuta agli scarsi risultati. A Torino ci è mancata la grinta, non vedo lo spirito giusto. Vediamo come andrà col Palermo, ma se non si vince neppure domenica non si può continuare così». Qualcuno dei soci l’ha contattata? «No. Noto anzi una sottile acredine, c’è sempre stata, nei miei confronti e non viceversa. Però io ero nel Bologna quando loro

neanche se lo sognavano, o facevano altri lavori. Eppure è facile parlare contro di me. Prenda Yien, un socio verso cui peraltro non ho nessuna chiusura: quando lasciai la presidenza, dichiarò in un’intervista che un vero tifoso non si dimette mai. Io sono ancora azionista, lui ha venduto le quote ed è uscito». Se le sta a cuore il Bologna, perché non lo compra? «Perché c’è un presidente che ha la maggioranza e mi pare non

abbia alcuna intenzione di cedere. Non posso mica puntare la pistola contro Guaraldi e dirgli: te ne devi andare. Tocca a lui decidere se andare avanti o passare la mano». A giugno lei disse: «Potrei aderire all’aumento di capitale». «Sono pronto a fare tutto ciò che serve per il Bologna. Ma solo se prendo la maggioranza, stavolta. Ci sono già cascato una volta, non ripeterò l’errore commesso con Consorte». E allora?

«Devono essere i soci a prendere atto che è necessario un cambiamento». Intende rilevare le quote di minoranza? «In questo momento i soldi vanno messi nel Bologna, non nelle tasche degli azionisti, bisogna pensare al bene del club. E comunque, ripeto, c’è un presidente e c’è un consiglio d’amministrazione. Io sono solo un socio». Comprerebbe le quote di Guaraldi? «(sorriso) Magari gli offro un garage a Cadriano». Di nuovo: tratterebbe con Guaraldi? «Dovrei parlare con lui. Io non devo occuparmi a tutti i costi del Bologna, ho solo interesse che la squadra vada bene. Ripeto, però, in questo momento i soldi vanno investiti nel club». E lei quanto sarebbe disposto a investire? «Non entro nei dettagli. Ma sono pronto a fare tutto ciò che è necessario. Io volevo amministrarlo bene, il Bologna». Aspetta che siano i soci a venire da lei? «Se mi vogliono, ci sono. Non conosco bene ancora i conti ma è dal primo giorno ripeto che c’è bisogno di altri soldi. Nelle mie previsioni ero stato anche basso. La verità è che mi sono rotto di tutta questa gente che negli ultimi anni ha pensato al Bologna come un mezzo. Io non sono un costruttore, non ho bisogno della squadra per vendere il caffè». Altri imprenditori secondo lei sono disposti a rilevare il Bfc? «Bisognerebbe chiederlo a Montezemolo. Lui parla sempre del Bologna, non capisco mai se è tifoso rossoblù o della Juve. Quando ero presidente non stava certo dalla mia parte, ha incoraggiato chi era contro di me. Potrebbe comprarla lui, la squadra». © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica VENERDÌ 16 NOVEMBRE 2012

@

SPORT

BOLOGNA

PER SAPERNE DI PIÙ www.bolognafc.it bologna.repubblica.it/sport/

■ XIX

La crisi rossoblù

Bologna-Palermo solo andata Pioli si gioca tutto contro il passato LUCA BACCOLINI NELLA partita della vita, Stefano Pioli ritrova chi non gli fece provare nemmeno il gusto dell'esordio. A Palermo il tecnico rossoblù fu licenziato il 31 agosto 2011 dopo tre

Zamparini lo cacciò dopo due pareggi, poi se ne pentì. Guaraldi l’ha difeso nella tempesta

gerito meglio quella vicenda, oggi è facile stabilirlo. A Palermo, dopo Pioli, sono arrivati altri quattro allenatori in un anno. Lui, invece, grazie a quell'esonero record si costruì una nuova vita, anche se ora vive il momento più duro

della sua carriera, con un punto raccolto nelle ultime sei gare. E, pur in negativo, ora ha conquistato un altro record: qui a Bologna nessun allenatore in più di cent'anni di Serie A aveva resistito dopo un ciclo così nero. Se Pioli ha

Stefano Pioli, 47 anni, allena il Bologna dal 4 ottobre 2011 economicamente né politicamente. A Casteldebole resiste ancora lo striscione appeso giorni fa «Fino alla fine Stefano Pioli», che a conti fatti è la parafrasi del messaggio di Guaraldi: «Ci si salva o si retrocede con Pioli». Lui, difeso

ZANARDI, UN GIGANTE D’ORO PREMIATO COL NETTUNO (segue dalla prima di cronaca)

MARCO MAROZZI mesi di lavoro e appena due pareggi, sufficienti per essere eliminato dal Thun in Europa League e per mandare in collera Zamparini, che gli rinfacciò pure le amichevoli perse con Fenerbahce e Napoli. «Chiusa quella porta si aprì un portone, di sicuro è stato l'esonero meno doloroso della vita», disse Pioli mentre altrove veniva consumato il pasto del rimorso: «Mi sono mangiato un testicolo per averlo esonerato», fu la confessione del presidente rosanero mesi dopo. Chi abbia di-

superato un crinale che Scoglio, Arrigoni, Mihajlovic Bisoli e altri non scollinarono mai, lo deve a una squadra rimasta sempre compatta con i suoi metodi. Ma soprattutto a una società che ora non può permettersi il suo esonero, né

RRIVERÀ per il Nettuno d’Oro da Padova, dove vive con Daniela, la moglie, dopo aver portato a casa da scuola Niccolò («non è un gran tifoso di sport, le auto le guarda per la forma, la bellezza; magari farà il disegnatore»). Bolognese fattosi veneto per amore; nella sala del Comune lo aspetta l’aria «mai perduta» di Castelmaggiore dove è cresciuto e a cui dedicato il suo primo libro. «Ci vive mia madre, Anna. Ci sono Bonzo e Chico, Fabrizio Bonzani ed Enrico Franceschini, la Compagnia delle Panche, quando ci radunavamo con i motorini e ne dicevamo di tutte. E poi le macchine, mi venivano a vedere in Formula 3, una volta portammo via delle gomme, le montammo su una Volkswagen». Volkswagen? Ora è padrona di Lamborghini e Ducati. «Io sarei contento se

A

comprassero l’Italia, queste imprese. Scherzo, ma è come se gli altri capissero un valore che noi non distinguiamo, quello del lavoro di gruppo. È come per le tasse» Storie di ragazzi, storie di uomini. Come con Claudio Costa, il medico del motomondiale, l’amico che definisce Zanardi «un consolatore». «Quello che aiuta sé stesso e gli altri a rimettere insieme il proprio corpo e la propria vita. Reale e da favola, come Simoncelli. E come lui con una famiglia dietro, partendo da Dino Zanardi, il babbo idraulico che amava le corse anche per stare in compagnia, arrivando a Daniela che nell’ospedale di Berlino, quando capì dopo giorni e giorni che Alex ce l’avrebbe fatta anche se aveva perso le gambe, mi disse: “State tranquilli, ho già ordinato una macchina per lui”». I perché Zanardi sia premiato con il Gigante di Bologna sono qui. Persino nella voce di Guido in Cars, cartoon-cult della Pixar: solo bolognese nella versione italiana. Campione di au-

to, dai kart in su. Quarto alla Maratona di New York, in carrozzina. «Quest’anno non mi hanno voluto, dicevano che andavo troppo forte. L’uragano Sandy ha cancellato tutto, la vergogna è che la gara sia stata annullata solo all’ultimo». Portabandiera, due ori e un argento nell’handbike alle Paralimpiadi. Fino alla tv, con Sfide su Rai Tre, ai libri, alle testimonianze. Con pure una domanda terribile per l’ex ragazzo scapestrato di Castelmaggiore: ma è diventato più bravo dopo l’incidente? «Anche io me lo chiedo. Sono diventato più vecchio, forse più grande. Come uno strumento più accordato anche se si è rotto. Un tempo mi buttavo via, vivevo giorno per giorno. Adesso so dove voglio andare. Guardo gli altri, come per le Olimpiadi: ‘Paralimpiadi’ un accidente. Atleti veri, mica cappellani. Ti devi preparare. In tv, invece di rispondere alle domande, volevo farle. In tutto ci vuole passione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

da tutti tranne che dai risultati, continua ad allenare con la sua stessa apparente serenità e per questa volta ha rinunciato anche all'ormai consueto ritiro del venerdì. Ieri, a porte chiuse, ha ritrovato i giocatori reduci dal-

Il tecnico ritrova Morleo e si affiderà al modulo 3-4-1-2 che segnò la svolta un anno fa le nazionali, tra cui Diamanti, che domenica sarà alle spalle di Gabbiadini e Gilardino. Con una buona notizia in più: Morleo è recuperato e almeno sulla fascia sinistra, la più perforata a Torino, l'emergenza è finita. Anche Pazienza è tornato in gruppo, ma non toglierà il posto a Perez. Si va verso la conferma del 3-4-1-2 che lanciò il Bologna nel girone di ritorno l'anno scorso. Quello che fece di Pioli l'allenatore più rimpianto da Zamparini. © RIPRODUZIONE RISERVATA


14

LA GAZZETTA DELLO SPORT

VENERDÌ 16 NOVEMBRE 2012

Bologna - Il tecnico emiliano recupera Morleo

Pioli trema e barrica la squadra Due gare decisive NICOLA ZANARINI BOLOGNA

Sampdoria FILIPPO GRIMALDI GENOVA

Tifosi e società si stringono attorno a Pioli, ma l’allenatore del Bologna resta a forte rischio e si gioca la panchina nei prossimi 180 minuti. Il presidente Guaraldi assicura che si arriverà a fine stagione con il tecnico parmigiano, anche se è chiaro a tutti che non saranno perdonati altri due fallimenti negli scontri diretti di domenica al Dall’Ara con il Palermo e del 25 novembre a Marassi con la Samp. I rossoblù hanno raccolto la miseria di un pari nelle ultime 6 partite e sarebbero

già ultimi senza il -6 del Siena. E finora le sfide-salvezza sono state particolarmente indigeste: zero i punti e i gol all’attivo nelle trasferte con Chievo, Siena, Cagliari e Torino, la sola rete e l’unico punto sono arrivati nell’1-1 interno con il Pescara. La gara con i rosanero è talmente delicata che gli allenamenti a porte chiuse sono cominciati un giorno prima del solito e già ieri Pioli ha provato gli schemi anti-Palermo lontano da occhi indiscreti. Buone notizie da Morleo, che è

pronto per riprendersi la fascia sinistra dopo i patemi di Pulzetti e Motta contro Cerci. Il compito di fare diga davanti a una difesa bucata in 11 partite su 12 spetterà a Taider e Perez, che sta tornando in condizione nonostante la botta a una spalla rimediata 5 giorni fa. Il rinunciatario 3-5-1-1 di Torino non potrà essere riproposto in una partita da vincere a tutti i costi. Gabbiadini farà di nuovo coppia in attacco con Gilardino. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Atalanta Tra Zeman e Pjanic va in scena la tregua Inizio da record GUIDO MACONI BERGAMO

Derby in notturna: la Questura dà l’ok Per Ferrara c’è l’allarme attacco: dopo Pozzi e Lopez, ieri k.o. Eder Orario confermato: la stracittadina di domenica sera al Ferraris (preceduta dal derby Esordienti) avrà inizio regolarmente alle 20.45. L’annuncio è arrivato ieri dal questore di Genova, Mazza, nonostante i segnali dei giorni scorsi su possibili incidenti, anche alla luce di alcune scritte comparse davanti al Ferraris. Allarme attacco Domenica, in ogni caso, i con-

trolli delle forze dell’ordine saranno capillari già a partire dal pomeriggio. Più che dei possibili problemi di ordine pubblico, tuttavia, Ferrara è preoccupato per la situazione dell’infermeria. Ieri si è fermato Eder (problemi muscolari): il suo recupero è incerto, in un reparto già penalizzato dai k.o. di Pozzi e Maxi Lopez. L’appello Ieri sul sito della società è stata pubbli-

cata una lettera aperta ai tifosi blucerchiati del vicepresidente vicario Edoardo Garrone: «La posta in palio è alta, ma sono convinto che tutti i sampdoriani sapranno dimostrare la propria unicità in fatto di civiltà, educazione e correttezza, anche nei confronti dell’avversario». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eder, 26 anni lunedì, in un contrasto con Munoz ANSA

Genoa ALESSIO DA RONCH GENOVA

È allarme Kucka: Delneri in ansia Genoa-Siena: accolto il ricorso, Preziosi verso il deferimento Allarme Kucka. Il centrocampista è tornato a Genova con un problema muscolare ed è in dubbio per il derby. Non ha partecipato all’amichevole della Repubblica Ceca e ieri è stato sottoposto a un controllo. La situazione non è grave, ma preoccupa il poco tempo prima del derby. Per rendere meno aspro il clima, Preziosi ha lanciato un appello alla tifoseria affinché prenda spunto dai ragazzini che giocheranno prima della gara e «ricordi che il calcio resta prima di tutto un gioco». Vince Palazzi La Corte di Giustizia Federale ha

accolto il ricorso del procuratore Palazzi in merito ai fatti relativi a Genoa-Siena. Cade così l’improcedibilità richiesta e ottenuta in prima istanza dal Genoa. Gli atti saranno ora trasmessi alla commissione disciplinare, che dovrà esaminarli e decidere le sanzioni per Preziosi e 15 giocatori (tra i quali Palacio, ora all’Inter, e Gilardino, ora al Bologna), solo 7 dei quali ancora in forza al Genoa (Frey, Granquist, Rossi, Bovo, Kucka, Jorquera, Antonelli). © RIPRODUZIONE RISERVATA

I due a colloquio dopo le frizioni: ora serve il bosniaco. UniCredit: consulto con Montali Roma MASSIMO CECCHINI ROMA

C’è qualcosa di sottilmente beffardo che aleggia sul futuro prossimo della Roma. Pensateci. Zdenek Zeman — e non solo — è ormai salito sul banco degli imputati a causa del difficile inizio di stagione, tanto che la sfida di lunedì prossimo contro il Torino ha quasi il sapore di ultima spiaggia. Non a caso ieri si era persino vociferato di uno sbarco di Roberto Mancini a Roma per contatti col club, ma le smentite sono arrivate rapide. Ebbene, per provare a superare il momento, il boemo si trova a dover puntare proprio su alcuni di quei giocatori con cui ha avuto il rapporto più difficile: Castan in difesa, Pjanic a centrocampo e Destro in attacco. Spazio agli epurati Cominciamo dal brasiliano che,

per aver espresso perplessità sui movimenti difensivi proposti dall’allenatore, nel derby si è ritrovato in panchina a beneficio di Burdisso, che però contro i granata sarà squalificato. Ergo, spazio di nuovo a Castan. Discorso diverso invece per Destro. Se Osvaldo o Totti ( acciaccati) non ce la facessero a recuperare, toccherebbe a lui provare a «salvare» Zeman con cui il feeling è stato scarso, A centrocampo, inoltre, la questione si fa psicologicamente più complessa. Detto che De Rossi viene raccontato amareggiato per le ricostruzioni che sono uscite sui suoi colloqui con i dirigenti (la sua voglia di andarsene), Zeman ora ha il problema dell’assenza per squalifica anche di Tachtsidis, cosa che riapre le porte a Pjanic, ovvero il protagonista di uno dei casi del derby (gli insulti palesi e la spiegazione che non erano per l’allenatore). Una cosa è chiara: se la dirigenza ha accettato l’accantonamento di Destro per il buon rendimento del-

Lazio STEFANO CIERI ROMA

Il Profeta avverte: «Juve, ti battiamo» Hernanes: «Bianconeri meglio della Roma, ma possiamo farcela» A Torino si può, parola di Profeta. Rinfrancata dal successo nel derby, la Lazio non vuole più porsi limiti. E domani allo Juventus stadium va per emulare quanto fatto due settimane fa dall’Inter: sbancare il campo juventino. Hernanes ne è convinto: «Due settimane fa sarei stato meno spavaldo, ma dopo che l’Inter è riuscita ad interrompere la serie dei bianconeri credo che qualcosa si sia rotto per loro e noi possiamo approfittarne». Rispetto a un paio di settimane fa c’è, anche, una Lazio più convinta dopo il successo nella stracittadina romana. «Certo — annuisce Hernanes —, però contro la Roma abbiamo solo fatto il nostro dovere. Giocavamo in casa e non potevamo che vincere. Contro la Juve sarà molto più dura perché affrontiamo la squadra più forte d’Italia e perché giochiamo nel loro stadio. Ma, ripeto, l’impresa è possibile».

l’attacco, è stata invece assai più perplessa sull’esclusione del bosniaco. E allora ieri è andato in scena un sereno colloquio proprio tra il boemo e Pjanic. Quanto basta per ipotizzare una tregua utile a tutti. Retroscena Montali Ma che la situazione sia insod-

disfacente lo rivela anche un retroscena. Dopo il pesante k.o. con la Juve, cioè circa un mese e mezzo fa, due importanti dirigenti di UniCredit invitarono a Milano l’ex d.g. della Roma, Gian Paolo Montali, con cui i rapporti (anche per motivi extra-calcistici) sono ottimi da anni. A Montali fu chiesto cosa avrebbe fatto se si fosse trovato ancora alla dirigenza, soprattutto in tema di rapporti con lo spogliatoio, individuato come neo della gestione. Si informarono anche di una possibile convivenza con Baldini, magari con Sabatini più dirottato verso funzioni di scouting piuttosto che di mercato. Nulla di impegnativo, quasi una consulenza, ma in vista dell’imminente arrivo di Pallotta a Roma, poi, gli esponenti di UniCredit si dissero interessati a segnalare quel colloquio. Da quel momento comunque non ci sono stati sviluppi. Di certo, comunque, dalla banca filtra la solita preoccupazione, anche se il supporto non manca. Nella non brillante trimestrale appena licenziata, infatti, è scritto come da questo mese l’ammontare massimo delle linee di credito da parte dell’istituto sia salito a 45 milioni, a fronte della cessione dei diritti tv 2013-2014, anche se è sottolineato come la linea di credito dovrà essere integralmente rimborsata entro il 31 dicembre 2013. Come dire, entro un anno c’è bisogno che arrivino i risultaMiralem ti. Pjanic, 22 anni © RIPRODUZIONE RISERVATA Tabù Per realizzarla c’è prima un doppio tabù da sfatare. Quello personale di Hernanes che alla Juve non ha mai segnato (ha fatto gol a tutte le grandi, dal Milan all’Inter fino alla Roma tranne che appunto alla squadra bianconera); e poi c’è il tabù della Lazio intera che non batte i bianconeri in campionato da nove anni e che non ci è mai riuscita da quando è presidente Lotito. Questa però può essere la volta buona. Hernanes suggerisce come: «Non dobbiamo commettere l’errore di aspettare la Juve. Se facessimo così perderemmo di sicuro. Dovremo invece aggredire i nostri avversari, attaccarli prima che lo facciano loro. Solo in questo modo avremo la chance di superarli». A Petkovic mancheranno gli squalificati Lulic e Mauri. Secondo Hernanes questo non deve essere un alibi. «Sono assenze pesanti, ma nessuno è indispensabile». Ci sarà invece Klose che, dopo essere stato tre giorni a letto con la febbre, ieri è tornato ad allenarsi. Al posto dei due squalificati giocheranno Radu e Brocchi di nuovo titolari sette mesi dopo l’ultima volta. Qualche apprensione, infine, per Konko che ha rimediato una lieve contusione in allenamento: a Torino comunque ci sarà. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Più punti delle stagioni 89 e 90 Colantuono in linea con le annate chiuse con le qualificazioni in Uefa A Zingonia è una parola tabù. Vietato parlare d’Europa, anche se l’Atalanta oggi è sesta e in piena corsa. Vige la politica di fare un passo per volta. E’ normale che società, allenatore e giocatori sposino questa linea, come è inevitabile che i tifosi sognino, a maggior ragione dopo aver visto cadere Napoli e Inter a Bergamo in rapida successione. L’Atalanta ora ha 18 punti, ma sul campo ne ha raccolti 20 (c’è la penalizzazione), come i 14+6 dell’anno scorso dopo dodici giornate. Ma soprattutto è in perfetta media con i due precedenti che hanno portato l’Europa a Bergamo (il terzo è passato dalla Coppa Italia e chissà che non possa essere un obiettivo anche quest’anno…). Nella stagione 1988-89 l’Atalanta si qualificò per la Coppa Uefa grazie al sesto posto finale: assegnando tre punti a vittoria anziché due dopo dodici giornate ne avrebbe avuti 19, uno in meno di quest’anno. La stagione successiva, 1989-90, bastò il settimo posto per andare ancora in Uefa e dopo dodici turni l’Atalanta avrebbe avuto 20 punti, esattamente come quest’anno. Naturalmente la parolina magica resta tabù. Non la nomina nemmeno Schelotto, tornato a macinare chilometri dopo un avvio difficoltoso condizionato da un infortunio al ginocchio: «E’ normale che i tifosi sognino, ma noi dobbiamo restare umili e consapevoli che prima dobbiamo guadagnarci la salvezza, poi eventualmente penseremo ad altro». Certo un risultato positivo a Firenze potrebbe aiutare a cullare ancora questi sogni. «Anche se la Fiorentina gioca benissimo ed è in grande forma — sottolinea il Galgo — ma andiamo a giocare senza paura. E io spero di fare magari un assist». Un assist ai tifosi l’ha fatto la Lega Calcio: domenica i sostenitori atalantini muniti di tessera del tifoso potranno visitare il Museo del Calcio di Coverciano con lo sconto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

CALCIO VIOLENTO

Visita agli ultrà arrestati Il procuratore Palazzi deferisce Doni e l’Atalanta Quasi contemporaneamente alla chiusura dell’inchiesta della Procura di Bergamo sugli ultrà violenti, che vede 147 persone indagate, anche il procuratore federale Stefano Palazzi ha chiuso l’indagine sulla visita di Cristiano Doni, Gian Paolo Bellini, Robert Acquafresca e Simone Tiribocchi a due ultrà dell’Atalanta agli arresti domiciliari, avvenuta alla fine del 2009. Palazzi ha deferito Doni e, per responsabilità oggettiva, il club bergamasco. Si è riservato, invece, di approfondire le posizioni di Bellini, Acquafresca (ora al Bologna) e Tiribocchi (alla Pro Vercelli). Verranno richiesti altri atti al pm Carmen Pugliese, che aveva già inviato a Roma molto materiale e in particolare l’interrogatorio di Doni come persona informata sui fatti. Davanti al pm, Doni aveva confermato la visita insieme con i tre compagni. Quello di Palazzi è un atto importante, dimostra che anche per la giustizia sportiva certe frequentazioni «ambigue» non sono più tollerate. Roberto Pelucchi

SEGUI LA TUA SQUADRA tutte le notizie in tempo reale su

www.gazzetta.it/Calcio/Squadre

a


16-11-2012_repubblica_localebo