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Semestrale d’informazione e cultura valtortiana c/o CEV – Viale Piscicelli 89-91 03036 Isola del Liri (FR) Italia

Luglio-Dicembre 2016

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(n.2/2016)

Si pubblica dal 1970. Redattore e direttore responsabile: Emilio Pisani. Autorizzazione del Tribunale di Cassino n. 374 del 18/11/1970. Spedizione in abbonamento postale 70%, filiale di Frosinone. Fotocomposto e stampato in proprio.

“Lèggilo!”fu la semplice risposta di Madre Teresa di Calcutta a fratel Leo, suo cappellano personale, che le chiedeva informazioni su quel volume dell’opera di Maria Valtorta che lei portava con sé, nella borsa, insieme con la Bibbia e il Breviario. “Chi legge quest’opera capirà” aveva affermato, circa mezzo secolo prima, il Papa Pio XII nel disapprovare la bozza di una presentazione che i Padri Migliorini e Berti, ricevuti in udienza con il loro Priore, gli avevano sottoposto. Avendo il Papa presa visione dell’opera, ancora inedita, sui fascicoli già ricevuti di una copia dattiloscritta, consigliò di pubblicarla senza una prefazione che la illustrasse. Che cos’è l’opera di Maria Valtorta? Alla domanda si potrebbe anche rispondere con un lungo discorso, ma è meglio rinunciarvi e lasciare che l’opera si presenti da sé offrendola in lettura, sull’esempio di Madre Teresa. Il solo volume primo è un buon inizio se la mole dei dieci volumi, proposti tutti insieme, può scoraggiare il lettore poco allenato. La scelta editoriale di suddividere la materia dell’opera in volumi di uguale numero di pagine, anziché formare volumi disuguali per delimitare i sottotitoli delle sette parti dell’opera, offre il vantaggio, nel volume primo, di far gustare l’intero vangelo dell’infanzia insieme con buona parte dei capitoli della successiva evangelizzazione pubblica, invogliando a proseguire nella lettura. Un primo approccio all’opera si può averlo anche con le nostre pubblicazioni di passi scelti. Non si tratta di riassunti, che la Valtorta non voleva e che noi assolutamente evitiamo. Si tratta di una scelta di capitoli, e di brani di capitoli, su un tema specifico o sulla figura di un personaggio, estrapolati dall’opera e collegati in modo da farne una trattazione organica. Ne diamo l’elenco sulla pagina interna, soffermandoci in particolare sulla “novità” della seconda edizione “accresciuta” del libro Quello che i Vangeli non dicono, la cui prima edizione, uscita l’anno scorso, ha avuto una buona accoglienza ed è esaurita.

Madre Teresa, beatificata nel 2003 da Giovanni Paolo II, è proclamata Santa da Papa Francesco il 4 settembre 2016.


Gesù tentato. Tratta delle tentazioni subìte da Gesù e da Lui respinte in forza della sua volontà di uomo. Proprio come uomo, Egli fu simile a noi fuorché nel peccato, come scrive San Paolo. 204 pagine, euro 16,50. La Cena del Signore. La descrizione dell’Ultima Cena con note su ogni dettaglio di P. Corrado M. Berti osm. 90 pagine, euro 11,50. La Madonna negli scritti di Maria Valtorta. Un trattato di mariologia, composto con testi dell’opera valtortiana dal celebre mariologo P. Gabriele M. Roschini osm. 282 pagine, euro 17,50. Giuseppe di Nazareth. Le pagine valtortiane sulla figura e sull’operato di San Giuseppe sono introdotte dalle scarne notizie che di lui ci dà il Vangelo e sono avvalorate da brani di due documenti del magistero pontificio. 240 pagine, euro 17,50. La Maddalena. Una completa, verosimile biografia di Maria di Magdala, tratta dall’opera valtortiana per iniziativa di Marisa Tiraboschi, nota studiosa della problematica femminile nell’area religiosa. Una introduzione puntualizza gli aspetti delle ricerche sul più discusso dei personaggi evangelici. 272 pagine, euro 17,50. - Del volume è disponibile la versione audiolibro, euro 20,00. Santi e non santi. La Chiesa come deve essere e come appare specialmente nelle persone consacrate: sacerdoti, religiosi e religiose. 288 pagine, euro 17,00. Fior di parabole. Come fiori la cui fragranza riconduce al giardino della loro provenienza, la raccolta di cento parabole in forma

QUELLO CHE I VANGELI NON DICONO seconda edizione accresciuta 312 pagine euro 22,00

È una scelta di temi evangelici (fatti e detti dei quattro Vangeli canonici) che l’opera di Maria Valtorta fa comprendere nella loro pienezza attraverso il racconto della vita terrena di Gesù. La seconda edizione del libro aggiunge nove temi ai ventuno della prima edizione. In appendice: un saggio sul genere letterario dell’opera valtortiana. I libri possono essere ordinati direttamente al CEV e vengono spediti, in Italia, tramite corriere. Un contributo fisso di 4 euro per le spese di spedizione viene richiesto solo se l’importo dei libri è inferiore a 30 euro. CENTRO EDITORIALE VALTORTIANO 03036 ISOLA DEL LIRI (FR) tel. 0776.807032 – fax 0776.809789 cev@mariavaltorta.com – www.mariavaltorta.com

di similitudini (non quelle di racconti compiuti) riconduce all’opera da cui sono state tratte. 112 pagine, euro 10,50. - Ebook, euro 4,90. I 20 misteri del Rosario. I passi tratti dall’opera valtortiana aiutano a meditare i “misteri” che nella recita del Rosario vengono solo enunciati. 232 pagine, euro 15,00 – Ebook, euro 4,90 – Disponibile in audiocassette (cassetta singola, euro 6,50 – 12 cassette, euro 70,00). Saper dire “Padre nostro” e “Ave Maria”. Trenta “dettati” valtortiani aiutano a chiedere beni spirituali piuttosto che temporali nelle due più comuni preghiere cristiane. 108 pagine, euro 9,50. Via Crucis. Le 14 “stazioni” della Via Crucis, con l’aggiunta della Resurrezione, nelle raffigurazioni di un pittore moderno e nelle descrizioni dell’opera valtortiana, con il commento finale di un “dettato” di Gesù. A cura del carmelitano P. Ennio Laudazi. 64 pagine, euro 8,00. Preghiere. Tratte dall’Autobiografia e dai tre volumi dei Quaderni di Maria Valtorta, le preghiere sono classificate sotto tre categorie: l’implorazione, l’offerta, la meditazione. 128 pagine, euro 11,00. Amare come Dio comanda. Sono 35 brevi capitoli sull’Amore (da notare l’iniziale maiuscola) tratti da I quaderni del 1943. Ideato per il Santuario di San Valentino in Terni, il volumetto ha la prefazione del carmelitano P. Ennio Laudazi, è introdotto con cenni storici sul santo patrono degli innamorati ed è illustrato con immagini del suo luogo di culto. 112 pagine, euro 11,00.

I trenta temi sono: • Maria doveva o voleva “non conoscere uomo”? • Di quale gioia il Battista sussultò nel grembo della madre? • I primi quattro discepoli: chiamati o eletti? • Quale segreta intesa tra Gesù e la Madre alle nozze di Cana? • Come poté Giuda di Keriot diventare discepolo di Gesù? • Come si spiega la chiamata del pubblicano Matteo? • Misericordia e cultura in un colloquio con Lazzaro. • Porgere l’altra guancia: un esempio di amore per il prossimo. • Come si costruisce in terra il regno dei Cieli? • Gli indemoniati geraseni. Ma non era uno solo? • Perché Gesù non voleva farsi pubblicità? • Poteva Giovanni Battista dubitare che Gesù fosse il Messia? • Argento e oro fanno la differenza nel valore dei talenti. • È giusto dare agli ultimi la stessa paga dei primi? • Perché Gesù mette alla prova la fede di una infedele? • Perché il Primato a Pietro e non a Giovanni che era il Prediletto? • È forse lecito approvare la disonestà e lodare i disonesti? • Poteva Gesù essere maleducato? • Siamo forse destinati a restare servi inutili? • Poteva un pagano essere profeta del Cristo? • La tentazione di poter essere un re di questo mondo. • Cosa scriveva Gesù con il dito sulla terra? • Perché Gesù piange davanti ai morti che Egli risuscita? • I figli di Zebedeo e la loro madre. • Peccatrici e donne che fanno le unzioni: chi sono? • La parabola del fico sterile e le reticenze degli Evangelisti. • Quale generazione vedrà la fine del mondo? • Ponzio Pilato e la condanna a morte di Gesù. • L’intricato avvicendarsi delle donne al Sepolcro. • Tre brani di alto lirismo.


Ricordiamo Félix Sauvage All’inizio del prossimo anno 2017 metteremo in commercio i dieci volumi della nuova edizione in lingua francese dell’opera di Maria Valtorta: L’Evangile tel qu’il m’a été révélé. L’autore della nuova traduzione è Yves d’Horrer. Per conto della nostra casa editrice ha tradotto in francese anche due volumi dei Quaderni di Maria Valtorta (del 1944 e del 1945-50) ed ha revisionato, corretto e annotato la traduzione in lingua francese del Libro di Azaria, che ci era stata fornita da Stéphane Chéramy. Ora sta traducendo il volume Quadernetti.

In questa fase del passaggio dalla vecchia alla nuova edizione francese dell’opera principale di Maria Valtorta non vogliamo dimenticare Félix Sauvage, che quarant’anni fa ci offrì la sua traduzione. L’aveva scritta a mano. Si era dedicato ad essa con amore. Ce la consegnò dattiloscritta in parte. Dovemmo sottoporla a trascrizioni e a ripetute revisioni prima di poterla dare alle stampe. Fu accertato che era una traduzione molto letterale e poco letteraria. La pedissequa fedeltà alla parola ne deformava, a volte, il significato. Eppure quella traduzione, con le sue imperfezioni, ha conquistato a Maria Valtorta i lettori francofoni soprattutto in Francia, dove ha provocato i più approfonditi studi che siano stati mai intrapresi sul fenomeno valtortiano. L’amore che l’aveva prodotta è stata la leva del suo successo. Per la pubblicazione della sua traduzione Félix Sauvage chiedeva come compenso che l’opera di Maria Valtorta, che nell’edizione originale italiana portava il titolo improprio de Il poema dell’Uomo-Dio, si chiamasse nell’edizione francese come la stessa Valtorta avrebbe voluto. Ci sembrò che un titolo conforme a quelli indicati dalla scrittrice mistica fosse L’Evangile tel qu’il m’a été révélé. Il titolo francese sarebbe stato tradotto, dopo anni, per la nuova edizione italiana (L’Evangelo come mi è stato rivelato), e diventava il titolo definitivo dell’opera di Maria Valtorta. Félix Sauvage morì nel 1978 all’età di 87 anni. La sua figura restava impressa in noi dall’unico incontro avuto con lui, rievocato nel libro Lettera a Claudia (160 pagine, euro 15,00), che rivela fatti rimasti sconosciuti della pluridecennale impresa valtortiana.

Félix Sauvage era un anziano signore francese, che agli inizi degli anni settanta del secolo scorso venne in Italia per alcuni giorni. Qualunque fosse il motivo del suo breve soggiorno italiano, fu in quella occasione che egli ebbe modo di conoscere l’Opera di Maria Valtorta. Sentì subito l’impulso di doverla tradurre in francese, la sua lingua. Tornato in Francia, si mise al lavoro e nello stesso tempo scrisse a noi per informarci del suo intento e per avere la nostra approvazione. Forse ci inviò anche un saggio della traduzione. Certo è che volle rassicurarci sulla sua preparazione culturale confidandoci di avere studiato filosofia e teologia “più di un abate”, di aver trascorso la vita insegnando e di essere stato per molti anni professore in un seminario di vocazioni adulte. Di lui ci facemmo l’idea di un uomo maturo e libero, celibe per scelta, quasi un consacrato. Siamo rimasti convinti di aver colto nel segno, anche se della sua vita non abbiamo mai saputo più di quanto ho appena detto. Il suo lavoro di traduzione dell’Opera valtortiana procedeva con speditezza. Certamente vi si dedicava a tempo pieno. Cominciò a spedirne una parte. Era scritta a mano, il che giustificava la sua preoccupazione che il manoscritto, esemplare unico, non andasse smarrito nella spedizione. Non volle affidare altro al servizio postale, ma continuava a tenerci al corrente sui progressi del lavoro e ci interpellava per qualche difficoltà da superare. Quando, dopo alcuni anni, la traduzione fu ultimata, egli chiese che noi andassimo di persona a ritirarla in Francia. Ora non ricordo come e con chi trascorremmo il giorno di Natale dell’anno 1976. La sera di quello stesso giorno, questo è sicuro, io e te eravamo alla Stazione Termini di Roma, dove salimmo sul “Palatino”, così si chiamava il treno Roma-Parigi. La mattina del giorno dopo, a Parigi, nella stessa stazione ferroviaria di arrivo prendemmo un treno per Rouen, in Normandia. Su quel treno, comportandoci da provincialetti italiani, tirammo fuori un paio di sfilatini imbottiti da sgranocchiare, ma lo sguardo sorpreso dei compagni di viaggio, pochi per fortuna, rischiò di farceli andare di traverso. Ci ricomponemmo da persone civili nell’Hôtel-de-Dieppe, a Rouen, la città del martirio di Giovanna d’Arco. Dopo esserci sistemati uscimmo dall’albergo per una visita alla città, comprendendo nel nostro giro la piazza in cui fu consumato il supplizio della Pulzella d’Orléans e dove si stavano gettando le fondamenta per la costruzione di un tempio in sua memoria. L’indomani, 27 dicembre, festa di san Giovanni evangelista, dovevamo prendere l’autobus di linea per Pont-Audemer. Al tassista che di primo mattino venne a prelevarci in albergo avrei dovuto dire: “A la gare routière”, ma mi imbrogliai e dissi: “A la route gatière”. Entrambi scoppiammo a ridere. Naturalmente egli aveva capito che doveva portarci alla stazione degli autobus. La raggiungemmo percorrendo in taxi le strade della città nordica ancora immersa nel buio della notte, ma già formicolante di gente poiché erano, forse, le otto del mattino. Poco più tardi viaggiavamo sulla corriera in una campagna innevata. Arrivati a Pont-Audemer, ci dirigemmo all’ospizio chiamato “Albatros”, dove Félix Sauvage si era ritirato da qualche tempo. Egli ci attendeva nella camera n. 58, un ambiente spazioso che gli assicurava una buona ospitalità per i suoi ultimi anni di vita. La sua figura, capelli bianchi e occhi chiari, era come l’avevamo sempre immaginata, dolce e dignitosa. Nulla da patteggiare con lui, non un accordo da formalizzare, tutto già stabilito in perfetta sintonia di sentimenti. Sistemammo in valigia il manoscritto francese. Con la mia inseparabile “kodak” scattai un paio di foto per ricordo. La breve visita si concluse con le ultime raccomandazioni e con un abbraccio. Mentre, con il nostro bagaglio, ci allontanavamo camminando sotto radi fiocchi di neve nel prato antistante l’ospizio “Albatros”, egli dall’alto, dietro i vetri della finestra della camera n. 58, ci salutava con la mano. Una scena emblematica. L’abbiamo sempre ricordata con tenerezza ed ora, mentre la rivivo e tu non sei qui con me, mi fa ancor più intenerire di commozione. (Tratto da Lettera a Claudia di Emilio Pisani)


DUE FONDAZIONI E UN CONVEGNO

La “Fondazione Maria Valtorta Cev – onlus” ha come

presidente Emilio Pisani, editore storico di Maria Valtorta, curatore delle sue opere e primo studioso della sua persona e dei suoi scritti. La Fondazione viene confusa con l’omonima “Fondazione Maria Valtorta”, che ha come presidente Don Ernesto Zucchini, un sacerdote divenuto esperto e divulgatore degli scritti valtortiani. La nostra si distingue dall’altra per il logo (che riproduciamo in fondo a questa pagina), per l’aggiunta della sigla “Cev” (Centro Editoriale Valtortiano) e per la qualifica di “onlus” (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), oltre che per gli scopi.

L’antefatto

L’editore di Maria Valtorta doveva costituire una Fondazione per affidare ad essa la custodia e la cura dell’eredità, ricevuta per disposizioni testamentarie, della scrittrice mistica. Nello stesso tempo, un facoltoso propagandista delle opere valtortiane voleva costituire una Fondazione con la finalità di incrementare la conoscenza delle opere della scrittrice mistica, verso la quale riteneva di avere un obbligo morale. I due iniziarono a prendere accordi per realizzare la “Fondazione Maria Valtorta”, alla quale l’editore-erede avrebbe conferito il patrimonio valtortiano e il propagandista avrebbe conferito un cospicuo patrimonio liquido. L’accordo conclusivo tardava ad essere raggiunto per divergenze di concetti nel redigere lo Statuto della progettata Fondazione. L’intervento successivo di Don Ernesto Zucchini, conosciuto per aver costituito un’associazione culturale denominata “Accademia Valtortiana”, favorì il superamento dei contrasti riguardo al testo dello Statuto, ma non fece superare una nuova divergenza, sorta nell’atto di comporre il Consiglio di amministrazione, che nella costituenda Fondazione ci poneva in minoranza. Era segnato che dovessero sorgere due distinte Fondazioni con scopi diversi nel servire la causa valtortiana.

Il fatto

L’editore, nel dissociarsi dal propagandista, gli chiese formalmente di voler riservare il nome di Maria Valtorta alla Fondazione che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità della scrittrice mistica. La richiesta venne ignorata. All’insaputa dell’editore fu costituita per atto pubblico la “Fondazione Maria Valtorta” con Don Ernesto Zucchini come presidente. Dopo sette mesi l’editore-erede fu in grado di costituire la Fondazione-erede. Per distinguerla dall’altra dovette aggiungere, nella denominazione, la sigla “Cev” al nome di Maria Valtorta.

Un tentativo

Dopo qualche tempo il propagandista, avvalendosi di un potere che si era riservato per tre anni inserendo una clausola di garanzia nello Statuto della sua Fondazione, propose all’editore, che aderì con entusiasmo, di fondere le due Fondazioni in una sola. Anche questa volta non si raggiunse l’accordo pieno, perché il propagandista voleva la “fusione propria”, che era ritenuta rischiosa dall’editore, il quale controproponeva la più sicura “fusione per incorporazione”, che non fu accettata.

La situazione

Le due Fondazioni perseguono scopi diversi. La nostra deve custodire e proteggere il bene valtortiano per diffonderlo legittimamente nella continuità di un servizio. L’altra vuole studiare il bene valtortiano per approfondirne la conoscenza. La diversità dei loro scopi dovrebbe riflettersi in una differente denominazione delle due Fondazioni, che in tal caso non avrebbero alcuna difficoltà nel coesistere e potrebbero anche essere in buoni rapporti. L’omonimia, invece, genera confusione soprattutto tra i lettori valtortiani e costringe le due Fondazioni ad ignorarsi a vicenda.

La novità

Nei suoi sette anni di vita la “Fondazione Maria Valtorta” di Don Ernesto Zucchini ha organizzato altrettanti convegni annuali. Al convegno di quest’anno, che è l’ottavo, per la prima volta è stata chiesta la “partecipazione diretta” di Emilio Pisani, non come presidente della “Fondazione Maria Valtorta Cev – onlus”, ma come testimone che ha avuto rappporti personali con Maria Valtorta. Emilio Pisani ha gradito l’invito e aveva accettato di partecipare perfino proponendo una propria relazione il cui tema era in perfetta sintonia con il carattere del convegno, incentrato sulla persona e sull’opera di Maria Valtorta. Egli, però, poneva come condizione che la sua partecipazione al convegno fosse giustificata ai lettori valtortiani da una dichiarazione che esprimesse la volontà di giungere, successivamente, a sanare il contrasto esistente tra le due Fondazioni a causa della loro omonimia. Don Ernesto Zucchini non ha accettato la condizione posta da Emilio Pisani, perché concernente un problema per lui inesistente, ed ha insistito perché egli andasse al convegno non per esporre la relazione proposta, ma “per relazionare su qualche momento della storia di Maria Valtorta e della sua opera” di cui soltanto egli è a conoscenza. Emilio Pisani ha ritenuto doveroso ritirare la propria adesione al convegno, ma vuole continuare a nutrire la speranza in un confronto che sia serio e risolutivo, autenticamente valtortiano.

La soluzione

Maria Valtorta volle legare a noi il destino della sua opera. A noi è venuta infine la sua eredità. Noi abbiamo affidato ad una Fondazione la volontà di Maria Valtorta e trasferiamo ad essa la sua eredità. Se la Fondazione di Don Zucchini apportasse una modifica alla propria denominazione, conservandone giustamente l’impronta valtortiana, restituirebbe a Maria Valtorta la prerogativa (per non dire: il diritto) di farsi rappresentare da una Fondazione che abbia unicamente il suo Nome.

Bollettino Valtortiano 92  

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