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85

Gennaio-Giugno 2013

Semestrale d’informazione e cultura valtortiana c/o CEV – Viale Piscicelli 89-91 03036 Isola del Liri (fr) Italia



Si pubblica dal 1970. Redattore e direttore responsabile: Emilio Pisani. Autorizzazione del Tribunale di Cassino n. 374 del 18/11/1970. Spedizione in abbonamento postale 70%, filiale di Frosinone. Fotocomposto e stampato in proprio. togliere 5,5 mm in basso e rifilare di 3 mm

MARIA VALTORTA

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Volume Primo Anni 1945-1946

9 788879 871754

si confidava con una monaca di clausura, che era Priora in un monastero di Carmelitane Scalze. Lei stessa si riteneva una claustrale a causa della sua infermità cronica, ma la vera affinità tra le due donne era sul piano spirituale, che consentiva ad entrambe un’apertura d’anima senza riserve. Il loro rapporto confidenziale poteva esprimersi solo attraverso lo scambio di lettere, che ebbe la durata di oltre dieci anni ed era tanto frequente da diventare, in alcuni periodi, addirittura giornaliero. Ma la Madre Teresa Maria (questo il nome della monaca) distrusse molte lettere d’intesa con la Valtorta. Ecco perché il volume primo, che uscì l’anno scorso, copre il periodo di un solo anno (dal dicembre 1945 al dicembre 1946), mentre il volume secondo, di cui annunciamo ora l’avvenuta pubblicazione, è stato sufficiente per raccogliere tutte le altre lettere fino al 1957. Si tratta di una corrispondenza epistolare che, pur essendo stata decurtata in misura notevole, fa conoscere al vivo la personalità di Maria Valtorta ed espone quasi il diario della sua vita. Se consideriamo che l’Autobiografia si ferma al 1943, l’anno in cui fu scritta, scopriamo che queste lettere, iniziate a scrivere due anni dopo, ne sono come la continuazione. Poteva capitare che la Valtorta scrivesse la lettera nello stesso giorno in cui era impegnata a scrivere una “visione” o un “dettato”, di cui dava notizia, magari notificando

LETTERE A MADRE TERESA MARIA

Maria Valtorta

Lettere a

Madre Teresa Maria

CENTRO EDITORIALE VALTORTIANO

in quale stato di prostrazione fisica fosse costretta a scrivere. Sorprende tanta eroicità, certamente sostenuta da una incredibile forza spirituale, e sorprende la naturalezza del suo ricevere e registrare una rivelazione. Tutto avveniva spontaneamente, senza artificio. Altrettanto naturale in lei era la ripugnanza a testimoniare con atteggiamenti esteriori le intime esperienze mistiche, pur sapendo di scadere nel concetto di quelle persone che dovevano avvicinarla per le pratiche della pubblicazione dell’Opera e che erano deluse dal suo aspetto di persona normale. Non dimentichiamo che volle rimanere sconosciuta in vita, soffrendo di qualche imprudenza altrui che avrebbe potuto svelare la sua esistenza legata ad una missione tanto straordinaria. La sua fermezza, infine, nel volere che l’Opera non fosse pubblicata senza l’approvazione ecclesiastica si scontrava con incomprensioni e passi falsi, che ella denunciava apertamente, mostrando di avere senso pratico anche per le cose dello spirito. Per il suo carattere indomito, che non si arrendeva alle ingiustizie e alle falsità, non le mancò la sofferenza di subire defezioni e perfino calunnie. Certe situazioni e amarezze di quei primordi di storia valtortiana non si sono sopite del tutto. In qualche misura le viviamo e le soffriamo ancora oggi.

Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria Volume Primo – Anni 1945-1946 – 342 pagine – euro 20,00 Volume Secondo – Anni 1947-1957 – 366 pagine – euro 20,00


LETTERA APERTA A DON ERNESTO ZUCCHINI Caro Don Zucchini, la tua replica, che hai reso pubblica, al mio articolo sulle due Fondazioni, apparso sul n. 84 del Bollettino Valtortiano, non rispecchia la verità dei fatti tranne che in due punti. È vero, punto uno, che io, pur desiderando e sperando di fare la Fondazione insieme con il dott. GV, non ero convinto di riuscirvi. Tanto è vero che l’ho scritto a chiare lettere nel mio articolo: “Sono perfino arrivato ad accettare la possibilità che GV facesse per conto proprio la sua Fondazione, avente lo scopo di incrementare lo studio e la conoscenza degli Scritti valtortiani”. Questa “possibilità”, da me ventilata fin dall’inizio, è diventata realtà dopo alcuni anni di difficili trattative. Egli ha “voluto” fare una Fondazione per sviluppare la conoscenza di Maria Valtorta. Io ho “dovuto” fare la Fondazione che raccoglie e custodisce l’Eredità, venuta a noi, di Maria Valtorta. Ma il vero problema è un altro, come dirò. È vero, punto due, che il dott. GV ed io abbiamo gradito la tua mediazione. Di più, io espressi per iscritto al dott. GV il mio compiacimento per avere tu accettato di essere il Presidente dell’unica Fondazione, da costituire con il conferimento di un patrimonio liquido da parte di GV e del patrimonio valtortiano da parte mia. Riconosco di essere stato riduttivo nello scrivere che tu ti eri posto come intermediario tra GV e me. L’accordo a tre, che tu vuoi disconoscere, invece c’era, perché erano state superate le ultime divergenze tra GV e me ed entrambi avevamo approvato la tua candidatura a Presidente della Fondazione. Senonché avemmo la sensazione che fosse in atto una tattica per estromettere noi. Il nostro sospetto si consolidò quando ci fu presentata la composizione del Consiglio di amministrazione, dove non figuravano, senza alcuna giustificazione, i due nomi proposti da noi. Si trattava di un uomo e di una donna dei quali avevamo fornito i dati anagrafici e le qualifiche professionali, oltre ad avere menzionato i loro meriti valtortiani. Ci vedemmo posti in minoranza e ne valutammo le pericolose conseguenze. Stanchi e sfiduciati, concludemmo che era meglio ritirarci. Tutto ciò premesso e precisato, la tua relazione, caro Don Zucchini, fa confusione in merito al susseguirsi dei fatti, che vanno risistemati nel loro ordine cronologico, ben documentato da una fitta corrispondenza sia di posta ordinaria che elettronica. Si tenga presente che l’atto costitutivo della Fondazione voluta dal dott. GV ha la data del 10 dicembre 2009. Trentasette giorni prima, il 3 novembre 2009, dopo avere accusato il colpo della manovra subdola che era mirata ad escluderci, io scrivo al dott. GV (e a te per conoscenza): “Le faccio molti auguri per la Fondazione, dalla cui costituzione ci dissociamo mia moglie ed io per un motivo ovvio. […]. Per un senso di giustizia e di carità chiedo […] che sia modificata la denominazione della Fondazione, perché l’uso del nome di Maria Valtorta sia riservato ad una Fondazione che possa raccoglierne l’Eredità”. Non ricevo risposta alcuna. Il 23 dicembre 2009 tu, caro Don Zucchini, telefoni a me e a mia moglie per gli auguri del S. Natale. Noi due ne siamo lieti e rispondiamo con pari

cordialità. Tu non dici che la Fondazione è stata fatta e noi continuiamo ad ignorare. Il giorno 8 gennaio 2010, alle ore 19,52, il dott. GV mi scrive: “Carissimo dott. Pisani, stamattina ho finalmente ricevuto la copia dell’atto costitutivo della Fondazione e mi affretto a trasmettergliela”. L’atto è di un Notaio di Viareggio e, come ripeto, porta la data del 10 dicembre 2009. Ecco il fatto compiuto. Avendo notato che la Fondazione si chiama “Fondazione Maria Valtorta”, chiedo ragione del mancato accoglimento di ciò che avevo chiesto “per un senso di giustizia e di carità”. Questa volta ricevo una risposta scritta, che conservo con tutto il resto, ma non la rendo nota per non esporre GV e te ad altre brutte figure. La telefonata “turbolenta” cui tu accenni è successiva a tutto ciò, e non ha per oggetto quello che tu credi di ricordare. Tu mi telefoni per chiedermi di poter fare delle riprese nella casa di Maria Valtorta, che è di nostra proprietà. Io dapprima rispondo freddamente invitandoti a farne domanda scritta, poi perdo le staffe e vuoto il sacco. Ricordo perfettamente le ultime battute della telefonata. Tu mi dici: “Lei mi sta insultando”. Io rispondo: “Lei merita tutti gli insulti”. Credo di averne chiesto perdono. Segue la mia decisione di fare la FondazioneErede. Questo tu lo sai, ma quello che sto per aggiungere lo sai solo in piccola parte. Dunque, lavoro per mesi al nuovo Statuto. Grazie ad una presentazione autorevole posso recarmi al Ministero degli Interni (Palazzo del Viminale) dove faccio esaminare il testo del mio Statuto da una signora (che è Prefetto) dell’Ufficio che si occupa delle Fondazioni e ne ricevo utili suggerimenti. Nel frattempo il mio commercialista prende contatti con l’Agenzia delle Entrate per avere assicurazioni in merito alla qualifica di “onlus”. La Fondazione nasce il 19 luglio 2010 e si chiama “FONDAZIONE MARIA VALTORTA CEV onlus”. La sigla CEV (Centro Editoriale Valtortiano) è servita per distinguerla dalla Fondazione omonima. Si riesce ad ottenere dalla Prefettura il suo riconoscimento giuridico, a seguito di chiarimenti e accertamenti, quasi un anno dopo, il 29 giugno 2011. Ti ho fatto questo breve “excursus”, di cui tu ignoravi la parte che mi premeva di farti conoscere, per riportare nel solco della verità anche la generosa proposta, venuta spontaneamente dal dott. GV, di fondere le due Fondazioni per farne una sola. Ora capirai perché la verità non può essere diversa da quella che io dico nell’articolo: “La sua proposta era accolta da me con interesse e riconoscenza. Ma non ci siamo accordati perché la particolare forma di fusione voluta da GV, che rifiutava un’altra forma più sicura che io gli controproponevo, richiede di nuovo l’intero iter burocratico per ottenere i riconoscimenti della personalità giuridica e della qualifica di ‘onlus’, senza la certezza assoluta del buon risultato”. Alcuni esperti in materia mi avevano espresso i loro dubbi sul buon esito, nel nostro caso, di una “fusione propria”, contro le certezze di cui il dott. GV voleva convincermi. Invece saremmo stati sicuri con la “fusione per incorporazione”,


che avrebbe usufruito delle approvazioni già date alla nostra Fondazione, compresa la qualifica di “onlus”. Secondo te, avrebbero dovuto le due Fondazioni rischiare con la “fusione propria”? Avrei tantissimo altro da dire, ma ho dovuto limitare la mia controreplica ai punti (e forse non tutti) che tu tratti nella replica, anche per non tediare il povero lettore. Però non posso tralasciare un particolare importante sul quale tu hai voluto tacere. Il 24 ottobre 2011, accogliendo un mio invito, tu sei venuto a trascorrere un’intera giornata con noi a Isola del Liri. Hai conosciuto il nostro ambiente di lavoro e sei stato nostro gradito ospite. (C’era ancora l’amabile Claudia, mia moglie.) Abbiamo conversato per ore con serenità, ma senza concludere nulla. Non hai preso alcuna posizione sulla progettata fusione delle due Fondazioni e su ogni cambiamento che potesse riavvicinarci, professando di voler continuare ad eseguire ogni volontà del dott. GV. Ci siamo accomiatati da te con gesti affettuosi, ma dopo la tua partenza il gelo è tornato tra te e noi. Ora ascoltami una volta per tutte. Io mi sono trovato nella situazione assurda di un Erede che si vede ostacolato ad usare legittimamente e liberamente il nome della Persona da cui ha ereditato e alla quale vuole intestare la Fondazione che deve custodirne l’Eredità. Non ho rivendicato un diritto, ma ho chiesto un favore “per un senso di giustizia e di carità” e in forza di un’amicizia ancora incorrotta. In questi ultimi tormentati quattro anni non ho mai contestato la legittimità della Fondazione voluta dal dott. GV (e da te). Ho sempre chiesto una sola e unica cosa. Ho chiesto che la Fondazione

che si propone di far studiare gli Scritti di Maria Valtorta e di aiutare a diffonderli si differenzi, nel nome, dalla Fondazione che detiene e custodisce l’eredità di Maria Valtorta: i manoscritti originali, la casa-museo in Viareggio, l’epistolario, i libri, i documenti e quanto altro, compresi diritti e obblighi. Per quale motivo l’ho chiesto? Per un solo motivo: per poter collaborare al riparo da ogni confusione, così come abbiamo relazioni amichevoli con associazioni, circoli, gruppi di lettura, cenacoli, che in varie parti del mondo sono intestati al nome di Maria Valtorta ma non sono “Fondazioni”. Dal momento che si è voluta costituire una “Fondazione” che si occupa di Maria Valtorta, si poteva chiamarla con un nome di chiaro riferimento valtortiano, lasciando all’Erede l’uso proprio del nome di Maria Valtorta. Insomma, io ho avuto sempre il pallino della collaborazione. Tu no. La tua replica conferma la tua chiusura, a differenza del mio articolo che riproponeva una soluzione per poter coesistere e collaborare. Chi di noi due, allora, si ritiene “padrone” di Maria Valtorta? Dico questo perché per due volte tu scrivi che io mi considero il “padrone” di Maria Valtorta. Orbene, se fin qui non sono riuscito a dar prova della tua distorta visione della verità, sei tu stesso a darla con quella ripetuta asserzione, decisamente antistorica. Oltre mezzo secolo di storia valtortiana e lettori senza numero sparsi nel mondo sono pronti a smentirti. Io ho servito Maria Valtorta, a volte sbagliando, ma sempre da servo fedele. Scusami per il confidenziale “tu”, mai usato finora. Mi è venuto spontaneo, non so perché.

Emilio Pisani

Il

BOLLETTINO VALTORTIANO è arrivato al suo 43° anno senza aver mai mancato all’appuntamento semestrale. Informa sulle novità delle nostre edizioni e su fatti di cultura e di vita valtortiana. È gratuito. Viene spedito per tre anni a chi ci ordina anche un solo libro del nostro catalogo oppure se ci chiede soltanto di poter ricevere il Bollettino. La spedizione viene sospesa all’indirizzo di chi ha lasciato passare tre anni senza aver rinnovato alcun tipo di richiesta. La regola può presentare qualche eccezione per casi particolari. La spedizione del Bollettino viene effettuata in blocco a tutti gli indirizzi inseriti nell’archivio elettronico. Il sistema di spedizione è quello dell’abbonamento postale. Esso comporta da parte nostra un lavoro di prelavorazione, che consiste nel suddividere e imbustare le stampe secondo i “bacini di competenza” e i “centri di distribuzione”. Quindi provvediamo a consegnare il tutto all’Ufficio postale centrale della nostra Provincia insieme con la ricevuta del versamento già effettuato per l’importo totale. Spetterà ai vari Uffici postali di destinazione, sia provinciali che comunali, provvedere ad un primo e ad un secondo smistamento per consentire infine ai portalettere di recapitare le stampe ai singoli indirizzi. Purtroppo non tutto va liscio fino alla fine nei vari uffici di competenza, a causa di un servizio postale che a volte considera le stampe un sottoprodotto trascurabile, mentre per noi sono importanti. Paghiamo all’amministrazione delle Poste ciò che è dovuto perché la stampa sia recapitata. Questo numero 85 del Bollettino annuncia l’avvenuta pubblicazione del volume 2° di “Lettere a Madre Teresa Maria” (euro 20,00). Chi ce lo richiede, magari insieme con il volume 1° se non lo ha già acquistato (anch’esso euro 20,00), ci dà la prova di aver ricevuto il Bollettino. Ricordiamo che dell’epistolario di Maria Valtorta abbiamo pubblicato anche: “Lettere a Padre Migliorini” (euro 16,00) e “Lettere a Mons. Carinci” (euro 13,00). Inoltre questo numero 85 dedica molto spazio a vicende legate alla “Fondazione Maria Valtorta Cev – onlus”, della quale possiamo inviare gratuitamente, a chi ce lo chiede, l’opuscolo dello Statuto, che dà suggerimenti a chi volesse e potesse offrire alla nostra Fondazione una qualsiasi forma di collaborazione. Sono modi concreti per segnalare che il Bollettino è stato ricevuto. Chi non ha ricevuto il precedente numero 84 (luglio-dicembre 2012), ce lo richieda. CENTRO EDITORIALE VALTORTIANO 03036 ISOLA DEL LIRI (FR)

tel. 0776.807032 – fax 0776.809789 cev@mariavaltorta.com – www.mariavaltorta.com


NUOVA NOMINA In sostituzione di Claudia Vecchiarelli, deceduta il 7 ottobre 2012, il Consiglio di amministrazione della “Fondazione Maria Valtorta Cev onlus” ha nominato vice-Presidente della Fondazione la signora Luigina Bari, reintegrando per cooptazione il numero dei componenti il Consiglio stesso. Lugina Bari è nata a Grosseto nel 1947. Dopo aver conseguito, nel 1966, il diploma di Segretaria d’azienda e corrispondente in lingue estere, approfondì a Londra lo studio della lingua inglese ricevendo un attestato dall’Università di Cambridge. Fino al 2001 ha lavorato per la Compagnia aerea Alitalia come assistente di volo e, poi, di scalo. Il suo lavoro le ha consentito di viaggiare molto e di conoscere anche altre lingue nei lunghi periodi trascorsi in Paesi esteri. A Caracas, in Venezuela, conobbe l’economista prof. Giuseppe Palladino, che era stato amico ed esecutore testamentario di Don Luigi Sturzo, e lo accompagnò come interprete per una serie di conferenze di carattere economico, che egli teneva per incarico del governo italiano. Rimase affascinata dalla sua carica umana ed era attirata dalla sua grande fede religiosa, che egli attingeva anche dalla lettura quotidiana dell’opera di una mistica italiana (di nome Maria Valtorta) a tal punto da aver sospeso per sei mesi sabatici la sua attività allo scopo di poterla leggere tutta in santa pace. Il prof. Palladino, rientrato in Italia, le spedì in Venezuela i dieci volumi dell’opera della Valtorta, che lei, cattolica solo di facciata, trascurò di leggere. Quando anche lei venne a stabilirisi in Italia, sentì il bisogno di leggere quei libri, che però erano rimasti in Venezuela. Volle procurarseli e non se ne è più staccata, fino a rileggerli più volte, avendo scoperto in essi una miniera di preziosità. Essendo entrata in amicizia con i coniugi Emilio e Claudia Pisani, trascorse con loro una giornata nella casa di Maria Valtorta a Viareggio, conservandone un ricordo indelebile. Ha letto anche le opere minori della scrittrice mistica e legge ogni nuova pubblicazione del Centro Editoriale Valtortiano. Sta frequentando da un anno un corso triennale di teologia per laici della Pontificia Università Lateranense e ritiene che l’Opera di Maria Valtorta dovrebbe essere adottata come insostituibile testo di studio. Luigina Bari vive a Roma. Sposata con l’architetto Massimo Ramondelli, ha una figlia di nome Vittoria, che vive a Parigi per motivi di studio e di lavoro.

PER CLAUDIA.

In segno di riconoscenza a quanti, dall’Italia e dall’Estero, hanno inviato messaggi per la morte prematura di Claudia Vecchiarelli, consorte di Emilio Pisani, pubblichiamo una delle lettere più significative, pervenuta in occasione del S. Natale 2012 dal Convento della Ss. Annunziata in Firenze, nel cui Chiostro attiguo alla Basilica-Santuario è la Cappella con la tomba di Maria Valtorta.

Carissimo Dottore, inutile dirLe quanto Le siamo stati, e lo siamo, vicini, soprattutto in queste festività durante le quali ovviamente sentirà più forte la scomparsa dell’amata signora Claudia, che la nostra fede ci dice però ancora più concentrata su Lei, grazie alla comunione dei Santi. Il 12 c.m. abbiamo celebrato la s. Messa in suffragio. Numerosi i partecipanti. Non potremo mai dimenticare la sua partecipazione commossa e commovente del suo ultimo incontro con noi presso la tomba di Maria Valtorta. Già colpita dal male, sembrava parlasse al Cielo e alla Valtorta stessa quando a nome di tutti, e a beneficio di tutti, si prestò alla lettura di una pagina degli scritti della nostra Mistica. Ieri sera nella nostra Basilica abbiamo avuto un ben partecipato “Concerto di Natale”, durante il quale abbiamo dato lettura delle pagine de “L’Evangelo come mi è stato rivelato” riguardanti la nascita di Gesù. Rimaniamo uniti in preghiera. La ringraziamo anche della bella pagina dell’ultimo numero del Bollettino dedicata alla cara Claudia. Speriamo di averne altre: La sentiremo ancora più viva. Affettuosamente, fr. Gabriele Maria, priore

VOGHERA PER MARIA VALTORTA Il Comune di Voghera ha deliberato di intitolare a Maria Valtorta un Parco pubblico della Città. Il giorno dell’inaugurazione è sabato 11 maggio 2013 nella festa patronale della città di Voghera. L’appuntamento è per le ore 10,30 in Via Montebello 16. Nell’occasione sarà distribuita ai presenti un’edizione speciale dell’opuscolo “Fotobiografia di Maria Valtorta”, omaggio della “Fondazione Maria Valtorta Cev onlus”. Maria Valtorta visse a Voghera alcuni anni della sua fanciullezza e vi frequentò le scuole elementari. Nella vicina Casteggio, presso un istituto di suore francesi, fece la Prima Comunione.

IL TERZO BEATO VALTORTIANO Nel volume secondo delle “Lettere a Madre Teresa Maria”, che presentiamo in prima pagina, incontriamo anche il nome di Mons. Luigi Novarese, che aveva fondato il Centro Volontari della Sofferenza, al quale Maria Valtorta aveva aderito. Tra i due ci fu una breve corrispondenza. Non si vuole escludere (ma non vi sono prove documentate) che il Novarese leggesse e apprezzasse gli Scritti della Valtorta e perfino si ritiene che avesse fatto visita alla scrittrice

inferma, a Viareggio, poiché era intimo amico di Mons. Alfonso Carinci, arcivescovo della Curia romana, uno dei più grandi estimatori dell’Opera valtortiana e in relazione costante con la Valtorta. Abbiamo notizia che Luigi Novarese sarà proclamato Beato sabato 11 maggio 2013 a Roma, nella Basilica di San Paolo fuori le mura: felice coincidenza (nello stesso giorno) con l’evento valtortiano di Voghera. Se non possiamo definire con esattezza storica il suo rapporto con la persona e gli scritti di Maria Valtorta, è invece ben documentato che i due Beati proclamati lo scorso anno 2012, e ai quali abbiamo dedicato la prima pagina del Bollettino n. 84, erano autentici “valtortiani”.

IL 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE La “Fondazione Maria Valtorta Cev” è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale (onlus). In quanto tale, si può destinare ad essa il 5 per mille dell’Irpef. Sulla dichiarazione annuale dei redditi è sufficiente mettere, nello spazio riservato al 5 per mille, la propria firma e il seguente numero di codice fiscale:

91021740609

Gli scopi non lucrativi della Fondazione sono dichiarati nel suo Statuto, che può essere richiesto al Centro Editoriale Valtortiano, il cui indirizzo è nella pagina interna di questo Bollettino.


Bollettino 85