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I LLUSTRAZI ONEBI ELLESE Ot t obr eNovembr e1936


RIVISTA BIELLESE settembre- ottobre 1949 i:ti , ._.t

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*d un'opera ineCita di Giaxanni Zcnelto su Ic Serrc c'-i;;ee ed ii suo T'crrc:2o.. sircit;c,-\io ?tr i letlori ài RIT/rS?-À B{ELLSSE :< pasine siile arisini e sugli suiiuppi dell'au';.tottic comunale in Torrozzo, origini e sui;.:=pi che acquistano interesse in quanto sono :-=a!!eli a Etelli di tanti ahri corr'uni biellesi. '-

(]c,=:e e quanrlo nacqrie ]a no-stra autonon:ia o libertà comtnale. ossia Ia {acoltà rli ri=:erei da nci. con uomini nosiri. -senza r,itgare il capo a un invasore o tiranno

Icre.iero ? Frrchà dorninarono i feudatari laici" e cioè in i-er"-io i} secolo XI. è naturale che il si=orotto o castellano imperscnasse in sè c,-i potere: politico, rnilitare. giudiziarir.,. am.rninistrativo e. lalr'alia, sconf;nas-r. anche in rlrielio ecclesiastico, pretendtndo di avere parroci ìigi a' slroi voìeri- cioè cii .-.uc gradinielto. \-erso ii 1{,C0. suhenirata alla sigaoria dei }:aroni queìla ten-rporaie dei vescovi, rluerii delegaro*o a uomini di ficlucia alcrlne marisic,ni civili, amrnini.:tra.tive ed ;tn.:ir= sir:diziat'ie. liacquelo,'CrSì. aìl'ombr:a delle ciriese. Ie pl'irue ammjnisirazioni loca.li. che furonc: dapprima for-mate dai fallori o massari dei vescor i. poi da1le cilde o giure. ossia cornrriignie o zrssocia-zioni cir ili e rcligicse dei rlcholi clie ricer.a1-ano neila ioi'o l.i:iocie Ia p::otezione cor:'iro ie vie;ienze e i scpmsi di irrepo. teaii. Alla testa dei ircpolino c.1:e rendevasi r:o:i Ubero e cercal.a di gorernar:i con una .eria aulcnon:.ia e indipenrlcnza. cltre ai firiuriali tlei vescovi pone.,,ansi rnalto spesso gil --stL'ssi feilclaiari r:rinoi"i o vaiva-.sori, ,.1 t7

ffiÉeE§ese

det'ri anche secondi militi. i quali cerca, \-ano con gaesi.o wTezza di riacqu:stare ii perd.uto dominio. Ciò acc-adeva specialmente nelle città sedi di re*icof i, come Vercell.i ed lvrea, e nei paesi che erano alle tiirette dipenden"e del yescovo, come 'Iortazzo, AI'biano. Chiaverano, Yische e Pavone. liegli altri centri, nei qual.i g1i anticlii feudatari coniinuavano a spat{roneggiare, la cosa era assai piir diificilc" percirè questi

non rolerano rinunciare ai ]oro tìiritti e alle loro tiranniche pi:erogative,. E aliora il popolo dovetie sovente ricorrere alla protezione di vescovi o di monasteri, oppure a quelia di poteuti comuni sià autonomi-- per soitrarsi alla tirannia di prepotenti dominatori. Così accadde per Fiveloue neL 1202 e per lIaga.ano nel 72A4, ailorcilè questi paesi ricorsero all'aiuto di lrercelii per avere Ia loro indipendenza. E lrerce1li che mirar-a ad estendere Ia s1la egemonia, fu ben lieta di assurllerne la tutela, creandoli borgLi franchi. Quivi Ia Iotta fu dura e lunga: ma alla file ! due comuni poterono eleggersi i loro consoli e eredenzieri,

e poco dopc anche lln pode-.tà. A Torrazzo. dipenclente d.alla mite signoria deI r-escovo, i} passaggio tIaI regime

feutiale a quello ccmunale awenne piir tranriuillamente. I prirci nosiri consoli {urono i.irohabiimente gli stessi fiduciari

o asrinini:iratori éei heni del

l'escovo. Fn più iacile a ]oi-o cle atL altri accordarsì r:ol parroco e col castellano Ioe.aIe, che erii .,'as:allo de11o stesso lrcstroyo. senza dar lolo troppa oralr-a c seriza a-"er lralia di xne'


i lc,ra pril'ilegi.

Questi 1'ellnero e sclo uno alla lerrtameate assai strappaSi volta ai con-"igncri di Torrazzo e Buroic, col tacito consenso del vescovc e coIl'appoggio di Casa Savoia subentrata al vei*o*. E Ia cosa noa andò sempre liscia' Nè i nostri feudatari rinunciarono mai del tutto ad alcuni pnvilegi c poteli: quelio rnilitare, per eserrpio, quello giudiziario o crimiuale concerneate i reati più grari cl'omicidio o di furto e quello srii bandi

ncmare

carapestri. -Àneora =.el i794., in piena rivoluzione francese. vedeiamo il consiglio comuaale ili Tarrazzo chiedere runilmente il consenso aI conte Castelnuol'o per ::imetiere in vigore i bandi campestri e notninare un

onde reprimere

"o*pà.o cheggi dei raccolti.

i {urti e i

sac-

I nostri feudatari si riservarono pure a lungo ii diritto di nomina del poilestà ri,r"ri.rra" il potere giudiziario e militare' e rrretesero che i pn:=,i consoli prestassero giuramento nelle 1o.o *,tti o aI loro co'

Questa è già ecsì aduìta nei i393 che ii sindaco Giacomc liiaaoto ed i suoi sìrccesscri negano ai castellani di iÌtirolo o{ini sudditanza, salso I'omaggio di ledeltà. di misto ivnperio e di pura giurisdizione, ed ottengono che essi rinuncino aA ogzri angheria e diritto sugli uoraini e cose dj ?orrazzo in perpetuo, e che <r ipsae quoque ripaticae et atquaeductus ac Pasqna liberaliter sint Conrtnunis et hominum de Torratio sine ip-.61um Dominoì'urn t1e Burolio moiestia ». Ancire nei periodi più oscuri dei Media Evr;, loantica Roma, con le ste istiturioni e le sue leggi, con l'aureola delia sna sran,L-ezza e de1 suo passato. briilò sempre agii occhi di trirti e fu raaestra e guida in ittie ]e cose buone e sagge. Sorgendo a libertà i eomuni italiani de1 secolo XI si plasmarono sul modello rìi

Roma repubblicana cor i suoi consoli- ; suoi dittatori, iI suo Senato e i suoi con:.izi. Anc]re i nostri comunelli si elessero clue consoii, cI'e ;a1vclte si rirlrrcevano ad rrno solo, ma nei grandi centri Eritrnsero ipetto sul santo Yangeloanche a qrtattro- sei od otto. Questi durirCirca I'epoca della proclamazione della l ano in cariea un a-flno e talvolta solanostra ind.ipendenza comunale. possiamo mente sei mesi: ed erano i suirremi l{agì..so sia aw-enuta prima del strati e reggitori rlella co-sa putrblica. Essi arg;uire "Le tSò0, ad imitazione di quella di-Magnano eraìro però assistiti e consigliati da un conde1 iondatori i Fia Piverone. di e siglio minore di anziani iletti i sapienti o $2A4 bo.goi.anco d.e1la Yaccarizza troviamo in- seniori. e da un con.siglio rriir vasto. forfattl un De Episcopc e {orse qualche altro rnato da tutti i caPo-farniglia. torraz;zese. C"aoto poi Torrazzo sotto iI n eonsiglio minore corrispondente aidoreinio di Ottobooo D"' Benedetti vercel' l'inpgosso aìl'antico senato romano. si cÌria' lese nel 1223, è naiurale che Yercelli ab' la credenza: ed- era folmato nei picbia incoraggiato anche da noi 1o spirito mava eomuni da quattro o da sei persone. d'indipen,lÉ"r, dal vescoYo d'Ivrea'' fn' eoli consoli consultavano guesti seniori negli fatti luattro anni dopo (B-i1-1227) tre traffari meno graYi. Ne1le eontingenze di Torraàesi (Martino e Stefano' fu '4'zzone uraggior rilievo, ccirrte }a pace- la gtterra. e I§icolò fu Gian Carlo ili nazione longo' ie alleanze,' la formazione di statuti- cire. barda) si appoggiano alla vercellese tbIe leggi o regolamenti che goreina' badia' delìa- È"Jà, donando all'abate -àr- eranc vita de1 comtlne, si convocavai:lo Ia rraldo una loro pe'z'a tii terra << in liaca- vano comizi generaìi. cire neiìe città erano retia in Campagnoia, cui coheret a-b una ideiti grand.i assemblee o plenae concior:es parte ecclesa Sanctae Mariae cle Torra' nei ,^ici o paesi erano clliamati rieinanze,io ,. Questo esempio non rìoveva essere eossia adunaia di tutti i capi di casa. inco.agliato ed è perciò naturaie che i1 Ma poichè nei piccoli come nei graadi Vescol'o d'Ivrea, Èer non vedersi sfuge-ire completamente il feudo di Torrazzo' con- comuni gli ambiziosi sono qualci semrre venivano rieielti ai suoi abitanti certe franchigie gli stessi, e taLu::i consoli "ed"ì.e che poi si ccncretarono nella au"onomia "on molta frequenza, perpetuando il c':nsolato nella lorc famiglia e minaeciaaAo coaunale. -3


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rii rligci'-ì l tirantti a'eila

t-r ! i'i('oi'i('''"t:,,l::11^:: cci-a ii: ìlli secc:tcio iL-Lììlrct iirl rt:rii s1,tr,ic tli dittatctr'- fort's!iero' llonlLì r-ttrt'gicr,- irl'obr-' ed a;se:r:r:-tr:'' iì cuale' r'ol no:rrc tii podr''"tà (r'-1ai latino ìrolestes: poii';'c')- . eniì-a nrettere pace iì:3 le lanri' glit' t'ot:itntrrenti- ilrei-e pieni poteri militar-i gir.iulizi,iri. sini'ar-a nelle uratri Cei cor' .oìi ai rrtrali lasrirra il potere aitrmitrisiraiilo- Irritinr'a rii riori,ini in griert'a e drt' :'a\-a 1,, i'.iieit 1tìl solo arìnG' reudeudo deila slla ger'igo:'osti {'oillo a1 1,r'1'oìo -del .tlonc :ilìa si'adertzr'latttlalo' Esso era acroì-nragtiaì.o da giiirlici o notaì' se]Ìirile '-. eri ì)c:' i a,r:irrinisrlai',iout cleila Sitstizie nei Però lriccoìi .'.n pagato dai cornui:e' j i1 podestà non eliÌ:e quasi mai ".,*rr*i. elano lrir=ni poteri nailitari- perchà rluesti li non che ,'i.r,r-'-,iti al signorotio lr'cale rnai r-r:ile r::ai *}ràicore :lefilnleììo volle t'irtrtnciiirc aì plir ile-io tii giìltlicare- rlej ,1"1;tt; ,.,r*g,'irr.i ' anz-i lo siesso 1;orler.ir r'rii tiott,iriaio daJ ferrriaiario' cì'n 1Iil::i sila ,'."liitril o;.ii'.-ill.t lriiizion:ii'ìo tie] cotrie' .- . (.ti! rlt-'tt:it'iiq: sabaucio i polcri lnilitari f,,.oi-r{'} ai:ccllrati 1ei ronii o dur'lri s:lharrdi ,'rl ii irodestà rliventò rtira spet;ie di {unzio,,,,r'in gor-ertratir-o- clrc. rl-ar'1 1'antorizzaziolre ai colisoli eci aì -iutlar:i di corrvo-

rl

o ia vicinanza tutte

]e vclte che f inteies§e pulibiico 1o esiirlponevano'iagiie e legiferavano per ii lr"t * àelia comunità- Per le adunanzc

gesse-

in girc per il paese il messo o llrecone con tromba o tamburo a grirnandavano

tlu.e se si irattara di convocare la credenza o Ia vicin anza. Più tardi, allorchè ai consoli e credenzieri Iurono sostituiti il sindace e i consiglieri, l'ar'!'iso di convocazio:re dei consiglio veniva dato col siiono rìelia camllaria maggiore. Ma ii sindaco clrieder-a prima 7' attorizzazi orle a1 podestà e lo inr-itar-a ad assistere alle sedute' Poi fareva avr-e::tire a voce da1 nesso co1llunale i singoii consiglieri circa I'ora eri iI lrrogo dell'adu:r anza. [6tne già accennai, i consoir erano in principio due: poi si ridussero ad-uno iolo durat-ano in carica lìn anno' Yerso "- furono di nuovo due, rna duravano il 1600 solamente sei mesi. Il loro mantlato ces.ava alla fine di giugno e di rlicembre; e ia nomina rlei successore at'\'eniva a San ()iovanni Battista {24 giugno) e a S' (lic' virrrni Er-angelis la {2i diccrnirre). Crtrioso era i] sistema cli votazionc tli rJrrest'epoca (i600). Qtalclie r-olta si {aceva 1)eì' acclarnaalle assister-a zioile. ma piìr sovente sopì'a ìll1iì terna i'iit'r';ì,'ortsi::lio t'oilirttra-ie' ttr.lnsioni propo.sta dri console scadente e combi-.dittr' <' serìr'r':r in iribunale cctr .irlli]i .. rIr.ieli.: t1i riri gitldir,r t:otleiliator.e nata coi credenzieri- I capi di casa conYocati sulla piazza; udita Ia proposta dei tre attual e. o eiigendi. "" scartavano, dopo lihera diOgrr; r-oilìlìlle a\-el'-a il:1lo iribttrralc n.rla gir:diziai:ia rtccanto o nella stessa tntla -r:ùsione. tlno: e. sopra i due rimasti vocorlr,ì1",'"- erl i1 tlod':-'ta r-i tetrt:v'a gilrdizic' lal-ano portando ciascuno un sassolino o (lrtelclt.' r'oli;i niio .ettimana or1 al rnese .rn f.u*irrenio di mattone ne1 cappello r{el . Segr:etario comunale. A- votazione termisecondo ì'inrportanza del Paese' alìo -scrtltin'io, conlendo i r'or:-rol i eri ì credenz-ieri l'en ir-ancl in' naia. r.i procedeva r,r,," eietri. riai capi {auriglja o:sia liei- i I tmnreio delle pietl'lrzze e dei {rannnetrti ,lur,ro che si ,'ncll.i,,r, u slrl'la ytiazza rla- di rnattone. Le pi"rr'.rrr" corrispontle-veno at1 nn 1'anti la chiesa a1l'u'ciia c1e1 po1;oio rielle ad un lÌome. i ltezzi di mattolle *a('re {ritrzioni rìorrlenicali' cioè tlopo la aì1r'o. Riu-"cir-a eletto colui che riPot'tar':r il rnag'ior ntlmero di sassolini o di fl'aurIllessa solent:e oà i r-esil::i ' pcr la valirlità delie delil;crazioni oc- inctrti. di rnattone. Piir iardi si usò irrvece il sisteure deile ,'ol't'e\-a i'intr:rvento rlei due t'erz'i rlei calii rli casa. f calli lamiglia rtìre non inten'e' far,e hianelte e nere' Lit nonrina clei c.l'edenziel'i vetriva. 1;ure rtivatlo selìza girr.srificato-nrotivo crano ;nlrlrkr'narì' l2 fatta tialla 1:icinatrza il giorno stesso della rnti c.,r', rrrl'àrlrenda di l0 o rlel console, suhito dopo i vespli' t:ruo't-i cctlsoli e:letti dovevzitro girtrarr-' ncrnina1ìile jista ilrecedentenretite colleo}:' .rtisttrti-t-altgcìir]ifarettnir.irtrrr-trtr:gi'in. s{ii}t'iì driia. tet'c.rsi rici loro amrrlini'-'tt'ati ' E-tsi (.'oI11'o'

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ea\-iìno 1a credenza

26 '


Quest* sisiema di elezioui durà §n versco ìa fine del secol.o XIr#. In c1ueil'epoca al,veane una m.odifiea. E1 console non vie'

ne più nominato dai capi famigiia, ma affitiato aIIa sorte sopra una lista di sei r:andidati preparata dal Consiglio comunale.

I loro rr6nri, scritti

sopra sei {oglietti

di caria arrotolati da un fanciui-Io che vi

includeva una {ava per ciascrrno, venivanc e.siratti a sorte. Il fanciullo, analfabeta. rlisironer.a di cinqrie fave bianche e di r:na rlera. Riusciva eletto console quel candi' dato nel eui ioglietto si rinveniva Ia fa*:a iiÈià-

Eopo iI 1?00 Yittorio /.medeo 1I aP' portà altre riiorme. Con R. Etlitto 11 giugno 1704 la nomina del console'venne aYo-

eata a1 Governo. Il Consieiio qomunale migliori I)resentav-a una rosa ili tre fra i possidenti del paese, persone di buona fama, capaci- caritatevoli e non pqenti nè.in lite o in debito col Comune. il Referendario goveriiaiivo sceglieva fra questi trc iI .r.ron'o consolc, che giurava sugli Starur i eomunali e rliventava lllliì specie {ii fnnzionario governativo. Poco dopo ì1 console ritornata ad es' sere eletto dalla popolazione che nominava plrre sei consiglieriCon successivo Editto 29 aprile 1733 il norne di console venlle abolito etl il consiglio comunale si ridusse aI Sinilaco e a due Consiglieri. ciasèuno dei quali aveva una diversà anzianità di cariea: iI sindaco era al terzo arìno. iI primo consigliere al secondo ed iI secondb al primo- anno di vita arnministrativa. AlIa fine dell'anno, scad.uto iI sindaco, gli prentleva Ia carica iI primo consigliere, iI secondo divenii'a primo, e a Iar da secondo consigiiei"e veiir,la eletta ttrta terza persona estt'ane's fino aliora aI Consislio. Ogni anno si etreggeva così un contigliere che si metteva in coda agli altri per divenire primo consigiiere oi secondo enno e sindaco al terzo' Cia' scuno dei tre coinponent'i ilel Consigiio rappresentara un terziere o cantone del l)aese: ltno per Ia Yilia. nno Per iI Borghetto e l'altro per il Cantone- Così ad esemirio: nel 11764 è sindaco Domenico Giorgio tìe1ia Yi11a, prirno consigliere Gio' Zrnelto del Bcrghetto, 2o cons' Giuseppe

Gariglic dei Cantoae. L-'amo riopo è sindaco lo Za*eLio, primo cons. ii Garigìio che diventerir. sindaco nel 1766. Ii sindaeo eletto prestava siularnerrto nelle mani de1 podestà. Questi era quasi semJire forestiers. di reeola notaic. autorizzava ls sedute, vi assisteva o delega.r'a, e presiedeva il tribunale locale quale giri-

Cice. Così I'amministrazione

comunale

llerdeva alquanto clelia sua autolìomia. Negli affati di molta importanza il consiglio veniva radtloppiato, aggiungendo ai consiglieri srdin*ri i maggie+i registr,*nti

del paese. 'Tcrrazzo. eià 1o dicemmo. airliartenne fin dai primordi rron soìa er:clesiastica:rrente, ma anche amministrativamente da Ivrea, nno dei piu cospicui centri tiei dominii sabaudi, che rrenne ciuindi eretto

a provincia.

Anche Saia fu per alcun tempo dipendente tla fvrea. dove i gabellotti «li Sala c 'lcrra-zzn ì'ecavansi a prelevare il sale" ii cuoio e Izr carta bollata; e i consoii dei due paesi presentavano i loro rleliherati

ali'intentlente di quella città per

1'ap-

plor-azione. \el secolo

XYrII a Biella r-i <: un intendcnte che firma sli ordinati e approva i cau.sati e bilanci del nostlo comune: :rr1

trr'rea i'i è un'intendenza generale alla qriale ricorrono spesso i due comtini 'di Sala e Torrazzo per costliugere Bruolo e Bollengo a riattare ìa stracla delia Selra eompletarnente lovinata tlalìe allurioni' Scoppiata Ia rivoluzione francese. ii Re

di Sarclegna si a1lea all'Austria e chiecle

continuamente ai comuni solilati per ra{forzare il presidio di lvrea- reqtrisi-'ce carralli. muli, foraggi" paglia e chietle sache denaro. I principii libertrui t{eslaao 'r.iva eco ne1 nostro Piemonte. rlor-e s'innalzano alberi d-i libertà per'.-.ino nei piccoli comuni. Nel 1796 scentle in Italia Napoleone. Ltltalia è soggiosata tla lui un po' alla volta. Yercelli è creata capitale del tlipartirnento della Sesia" trr'rea capoluogo del dipartimenio d.ella Dora; la dio' cesi tli Biella {che non ì:.a ancora un tl€ntennio tli vita) riene soPPressa e Torrazzo è aggregatc alla diocesi d"i ì,iercelli (1805)À-mministratirarnente iI nostra comune è 9a


i:r:. 5i:l:.. a3sreqalc a Sa_ì.a e r-i tix.arrà per 'r,.:iio ii pe::io.io napoieonicc.

liassone -{ltonic {u il pri:ac << malie ii.r.. i)ars rrluris de Torrazzo el Saja »: groi ;ir.i-n..rur Cesale Antonio. Fietro Baurirocla e Fre:icesco E"aimondo- \oi ci ac<'cnienlamnio di uri vice-sindaco con due i'ons,glieri. cire nei LB00 iuror:o: èienaldo nL..clauni fii Giu-.eppe Boicngl:in- trlenaido Felice fu Gio.. e Zanetto Giuseppe fu Gt-

tiir-ic {1riaa). Suiie ncclic earic deli'epoca francese rimasie neÌ nosiro arcliirio carnJreg::ia r:elj'intestazione iì latidico trinomio:- iibertà. i'i:-iir. es1:agjia:iza. 11 Caniiyese e la Serra ir:rci:c pre:iitiaii da iru*pe irancesi ed ì paesi o]:i:iisati a' jornire uom.ini. l-ettoragìie. foragri" quadrupedi e denaro. .Si ebhero dsr-unque dimostrazioni pro e contro i Fra,ncesi con fucilazioni e ìendette da :rnrbe ie 1ra:-ti. fn tutti i tempi gli italiani hanno seniprc abbocr:ato all'amo stranie:-o l,r.r massacrarsi tra di joro.

-{l]ora si loitar.a e si moril'a iler regal;irc la nostra Patria ai Franees;. po; agl; Au,.triaej e ai Tedescl:i: ogsi per donar-la alla F.ussia. l{on esiste Ia Patria ,ii tiitti gl'Ilaìiani- eoxse esiste la patria tìei Francesi. der:I'fnglesi. <iei Ruisi, ece. Da noi r::isieiie un patr:ioii.a irr quell'epoca: don &Ienaldo- clre subì ia prigionialclai Francesi e fri sor:co::sc dalla popoiazione tort?zzese con denaro.

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Caduto §apoleo=e e riioinato il :rostro Re, tu lico::fermatc il consiglio comurale ed il sindacc in carica aIl'epoca napoleotica. rc.a re;.rre agsianto "n vicesindaco: r:osicchè i1 consigl.io fu elevato a quattro cornponerrri. Continuò ad essere in vigore i1 -.isteraa de] raddopriamento del con-.iglio per battare gli affari di maggior ril.ieto e talvolta fu portato a 11 consiglieri. scelti Seir.pr€, fra i maggiori contribnenti. I gra,ed"i caalia'ne:sti amministra'r-ivi sia comunali cbe provinciali al-r,engono solamente aopo Ia procla::aazione de1 Regno d'rtalia (i851). Aliora iI nu-raero dei consiglieri {u portato a 15. Biella. che era ritornata pror-incia fino ai 1859, viene ora ritlotta a circondario: Mongrando diventa capoluogo

di lfandrt

tento.

Quest'ordinamento durò fino alla riforma fascista {1926). II sindaco rimase però di nomina regia fin verso il 1900. Dei 15 consiglieri eletti rlal plebiscito popolaie venivano scelti tre nonri e presentati aI Prefetto che vi sceglieva ii nuovo sindaco. L'uitimo sindaco tli nomina reaie lu Zanetlo Eugenio fu Domenico (1895-i899) ii cui deereto di nomina portar-a Ia firma di Francesco Crispi.

Gror,*Nl*i Zaxnrro


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La Stampa 04-04-1982


La Stampa 01-06-1985


L as t ampa04101990


La Stampa 25-3-2001


Rivista Biellese

Gian Paolo Chiorino

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Una storia d’amore finita male La corrispondenza tra due

giovani torrazzesi all’inizio della prima guerra mondiale

Lei si chiamava Giustina, abitava a Torrazzo, era sensibile e innamorata. Lui si chiamava Antonio, era di Torrazzo ma abitava a Torino dove svolgeva il servizio militare. Sono gli attori di una tribolata storia d’amore che si dipanò tra il 1913 e il 1916 e che le lettere originali dell’archivio di un torrazzese permettono di ricostruire. Giustina scriveva in calligrafia (era figlia del maestro di scuola del paese), Antonio con brutta grafia svolazzante e piena di errori. La prima lettera del carteggio è di Antonio: Torrino 12.2.1913 Carissima Giustina, mi scuserai molto del mio ritardo a risponderti capisci anche tu le cose come possono essere, sai che a Carnevale il tempo era per me tre breve così non ò potuto adempiere i miei affari ma spero

che non ti sii offesa per niente… Altro non so cosa dirti per il momento più tardi ti scriverò meglio, scusami il mal scritto e gli erori. Altro non mi resta che di salutarti e mille e più mille baci da chi ti vuol bene. A Carnevale Antonio non è andato a Torrazzo a trovare Giustina, poi lungo l’anno 1913 la vede più volte, per cui la corrispondenza si dirada. L’ultima sua visita al paese è a dicembre; il 19 ritorna a Torino e riprende la corrispondenza con Giustina. La lettera successiva è ancora di Antonio, datata 1° gennaio 1914: Mia adorata Giustina, a te scrivo queste poche e semplici parole, onde per darti delle mie notizie, di salute sto benissimo come te spero. Al pensarti mi scommuove tutto il sangue e mi pare di vederti in persona, ti sognai, e al svegliarmi credendo di averti nelle mie braccia ed abbracciarti ed invece tutto vano. Allora mi rattristo un po’ e poi mi rassegno così così, ma non potendoti mai scordarti i giorni mi pare che siano settimane, le settimane mesi, i mesi poi anni.


Giustina, Torrazzo 1914

gennaio 2009

Passeranno i giorni, passeranno gli anni ma mai più ti scorderò, sii tu in eterno mia. Tralascio di dormire ma la finisco col darti mie notizie e le lagrime che mi bagnano la carta. Finisco l’anno e finisco la mia lettera. Sono e sarò tuo eterno amato Antonio.

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La risposta di Giustina ad una lettera di Antonio del 22 gennaio 1914, che manca nel carteggio, è del 25 gennaio 1914. Si intuisce che è sorto un problema tra loro: Antonio non ha ricevuto la risposta alla sua del 1° gennaio e minaccia di lasciare Giustina. Lei gli scrive: E col cuore straziato rispondo alla tua carta ricevuta il 22 corrente, la quale non mi è più stata apportatrice di ottime notizie ma solo di dispiacere e di dolore. Abbi tu la bontà di scusarmi se son che ti o recato qualche dispiacere, se ti ho mancato di rispetto verso la tua persona, ma credi pure che fin qui non ti ho mai fatto nessun dispetto ma ora vedo che sei tu per farmene. Caro dopo tanti anni che ti amo e che il mio cuore soffre per te, e adesso vuoi darmi l’addio, eri tu l’unico mio amore, avevo da te una parola di conforto, ma ora vedo che tutte le mie speranze sono deluse e le mie parole sono invano. Caro pensa che per me è stato un colpo di rivoltella al cuore nel ricevendo la tua carta troppo toccante, e dirmi che per me era l’ultima. Voglio dirti la mia sincera verità o Antonio caro, dopo che sei partito ossia il 19 dicembre ti ho già scritto due lettere una per il primo giorno dell’anno e l’altra per l’epi-

fania e tu mi dici che non ti rispondo mai e poi mai, non posso capire, non posso darmi pace, dove vanno smarrite le mie lettere se non le ricevi mai, eppure le tue le ricevo tutte, non posso capire questo imbroglio da dove venga, sarà te che non mi hai dato il giusto indirizzo, ma mi dubito che sarà forse in quella casa che sei tu, che ci sia qualcuno che le prenda e che le faccia smarrire e fai pure attenzione che se c’è qualche imbarazzo li dove sei, le mie lettere saranno tutte smarrite, non le riceverai mai. Io da Torazzo le spedisco e se tu non le ricevi non è per colpa mia, guarda di fare attenzione che il male viene proprio da quella


Rivista Biellese

Giustina con amici e parenti, Torrazzo 1914

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casa che sei, che si chiama Geisser che non te le danno... Io credo di non averti mai offeso per niente e non ti ho mai fatto nessuna figura, anzi tuttaltro ti o sempre amato e rispettato. Ma però se ti prendi dei capricci per la testa che ti abbia fatto qualche cosa, ai solo da dirmelo, che io richiamo perdono mille volte perdono. Ma pensa che io sono innocente. Io se non avessi avuto fiducia su te non avrei giammai promesso ma invece è con te che o l’amore e te che ti voglio. L’equivoco pare dissipato e Antonio scrive a Giustina il 4 febbraio 1914: Mia cara Giustina, mercoledì alle 23 di sera mi metto al tavolino onde per renderti più felice. Altro ti dico che l’unico mio piacere sarebbe che tu mi mandasti la tua fotografia. Dopo

tanto tempo ormai tu sei mia e non devi più nasconderti, fai la fotografia dopo ti mando subito la mia. Lo scambio di fotografie tra due innamorati era a quei tempi un impegno importante per il loro futuro. Continua la lettera di Antonio: Voglio dirti una cosa certo non ti farà troppo piacere, ma è stata una cosa da nulla. Ho dovuto stare due giorni a letto con mal di gola e adesso va molto meglio, l’ho scritto a nessun altro che a te perché confido che mi ami come pure io amo te. L’altra notte ti sognai e mi pareva di abbracciarti ma tutto mi svegliai credi come è stato triste al svegliarmi e non trovarti ma verrà quel giorno che potremo stringersi insieme. Perdonami il mal scritto, finisco al una di notte. Mille e poi mille baci. Tuo per sempre Antonio aspetto tua risposta.


Antonio, militare a Torino, 1915

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I «due giorni a letto col mal di gola» di Antonio sono presi seriamente da Giustina, che gli risponde il 15 febbraio 1914: E con molto piacere rispondo alla tua gradita lettera da me tanto desiderata. Mi è stato assai doloroso al sentire che hai dovuto stare due giorni a letto per mal di gola, credo che non sarà niente ma però mi raccomando di tenerti un dacconto e di farti coraggio per non più venire ammalato gravemente, siccome lo sai anche che l’inverno è terribile. Non pensare più male di me che io sempre ti ricordo e ti amo come una madre ama suo figlio. Tu mi dici che tua sorella ti a scritto riguardo a me, pensaci bene io non ho mai detto niente con tua sorella, anzi non osavo nemmeno parlare con lei, salvo quando mi hai scritto quella carta così orgogliosa dicendomi che non ti rispondevo mai, e invece io

rispondevo e tu non le ricevevi, di modo che io ero sempre pensierosa non sapevo più che fare, io con i miei genitori non dico mai niente, faccio tutto da me… Certamente Giustina corre un rischio notevole nel tenere i genitori all’oscuro sul suo amore. Antonio le risponde il 28 marzo 1914, ripetendo la richiesta della fotografia. Giustina esita ancora, i suoi genitori non sanno nulla: Mia adorata Giustina eccomi a te per darti mie notizie di salute sto benissimo come spero il simile di te. Mi scuserai se tardai un po ascriverti ma credi pure che la mia mente è sempre con te e penso sempre qual giorno sarà che noi potremo unirci ed abraciarsi. Senti mia Giustina mi rincresce molto a dirtelo ancora una volta ma cosa vuoi non vivo più felice senza avere la tua bella e amata


Rivista Biellese

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Antonio, militare a Torino, 1915

fotografia come pure subito dopo ti spedirò la mia. Credilo pure che ai da fare con un ragazzo dabbene e non con un maleducato, spero che non me la rifiuterai più. Devi già conoscermi chi sono come io conosco te che sei una ragazza ottima e onesta. Scusami il mal scritto e gli erori perche non la coregio che e tarde ti lascio col cuore straziante e un grosso bacio. La lettera di Antonio, più che di una correzione, avrebbe avuto bisogno di un totale rifacimento. Il 30 aprile 1914 una nuova lettera di Antonio e un’altra il 24 maggio: Quantunque lontano ma il cuore e sempre a te vicino, mia cara Giustina dimmi qualche cosa anche tu fammi animo e coraggio non lasciarmi cosi nelle pene, nelle spine cosi triste al essere sempre cosi lontano ma che voi non è colpa nostra sarà il signore che mi vuole così ma un giorno ci penserà di unirci e non mai più abbandonarci. Il buon senso farebbe osservare che il viaggio da Torino a Torrazzo nel 1914 non fosse un’impresa, come scrive Antonio. La lettera prosegue: Oltre scrivimi un po più sovente e un po più lungo dammi qualche notizia del paese dammi sovente delle tue nuove come stai tu sei l’unica mia speranza tu sei l’unico mio tesoro tu sei una stella che scintilla nel mio cuore tu sei un angelo del paradiso e stai per rendermi felice ma credi pure che

in te ne sarò un ricompenso di tutto questo. L’altra notte ti sognai e ti baciai sul tuo bel viso Dimmi con chi stai a Occhieppo dammi notizie del paese e se non ti anoia dammi anche qualche notizia di mia casa perche e già due mesi che non scrivo più a casa mia non per cattiveria ma per negligenza. Giustina risponde il 13 giugno 1914: Caro Antonio Finalmente a te scrivo queste poche parole, onde per dirti che da Ochieppo sono arri-


Lettera di Giustina ad Antonio, gennaio 1914

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tutti i lavori fermi, e gran parte si uccidono, mi raccomando, a te che non ti arriva nessuna disgrazia, perché una disgrazia può succederci a chiunque, ma a te specialmente pregherò Iddio onde tu possa star fuori dai pericoli, pensaci bene, che se ti arrivasse qualche cosa per me sarebbe l’unico dispiacere che avrei nel mondo. Ma però io credo che a Torino sarà di nuovo tutto in pace, ma non so: scrivimi e dimmi tutto, non passa un giorno, senza pensarti, il mio pensiero, e sempre con te, sempre, sopra il tuo cuore, tu sei l’unico mio Tesoro. Tu sarai quello che mi farai felice. Ricevi i miei più cari saluti e un mare di baci. E sono sempre tua aff.ma Giustina. Antonio risponde il 22 giugno 1914:

vata, credevo di fermarmi di più, ma cosa vuoi il tempo non era abbastanza bello, siccome che, per fare il fieno, ci vuole sempre il sole magnifico e io credendo così, un giorno faceva un caldo terribile, e poi giù pioggia 3 o 4 giorni di seguito e così allora o pensato di ritornare a casa, insieme ai miei genitori che tanto mi bramavano, e almeno così tu non hai più da scrivermi, a Ochieppo, mi scriverai poi a Torazzo a casa mia. Riguardo, a me, di salute stò benissimo, e tu come stai? Credi pure che mi ha fatto molto dispiacere, al sentire che a Torino è tutto in rivoluzione,

In la prima tua lettera tu mi parli dello sciopero credi pure che io non ho mai visto un affari così serio in via arsenale, anno dovuto mettere 3 cordoni di soldati per difendere l’arsenale altrimenti lo volevano buttare giù a forza di sassate, credi pure che tutti i vetri del arsenale li hanno rotti tutti. Io guardavo dalla finestra ma non sono mai sceso giù. Perché erano affari seri come è stato due o tre morti e molti feriti fra borghesi e militari. Altro ti dico che sono 6 mesi che ti lasciai ma mi pare che sia 6 anni lo credi tu, hà sapessi che pena che sofro che è pensare al dover essere sempre così lontano dalla mia cosi amata Giustina cioè mia adorata mia eterna sposa, diletta mia felicità, ma che vuoi il destino e questo non si può mai avere tutto quello che uno desidera, speriamo che venga presto vor-

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Rivista Biellese

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rei essere un ucello e volare da giorno in giorno in braccio a tè e renderti lieta. Passa il tempo. Nel carteggio non ci sono lettere fino al 10 maggio 1915, quando Giustina ne riceve da Antonio una sconvolgente, una vera doccia fredda. La lettera è stranamente, o volutamente, scritta a macchina e aggiunge gli errori di battitura a quelli ben noti di grammatica. L’inizio è il solito: Carissima Giustina A tè scrivo queste poche righe onde perfarti sapere mie notizie. Di salute bene così ne spero il simile di te? Con molto rincrescimento debbo annunziarti ch’è tutte le promesse fatte damè in questi momenti mi rendano impossibile à mantenerle perciò sono costretto a disimpegnarmi del tutto tanto io come pure tù credo che tù capirai queste cose in questi momenti che siamo, momenti molto tristi quindi dovrai capire anche tu che io non posso più continuare le nostre promesse fatte tra noi due perciò io ti lascio in libertà (se hai altri partiti fai pure che io non posso più continuare a tenerti impegnata, quindi tu pensa quello che vuoi fare, ormai, decisi io stesso di non più sposarmi) perché siamo momenti troppo tristi ma pensa pure che quando mi tornerà questa idea se tù non sei ancora sposata invece di sposare un altra sarai sempre tù la prima mà come ti dissi à desso per il momento m’i è impossibile. Credo bene che non mi vorrai male per questo perche anche tù vedi che non è colpa mia altro cara Giustina fai tu come voi io sono à tua disposizione se voi mandarmi le mie lettere io ti mando le tue pensa tù come voi

fare permè mi fa lo stesso come pure la fotografia è se non vuoi ognuno tenniamo quello che abbiamo Sarei tanto pregarti di farmi una risposta Come tu credi? Carissima Giustina non credere che io ti scriva questo per cattiveria nò questo non è vero M’a proprio per forza maggiore basta termino la mia lettera con le lagrime agli occhi solo al pensare che debbo lasciarti tu devi pensare che qualunque donna si presenta non la sposerò mai e poi mai. Ch’evoi misono deciso tutto a desso perciò pensiai bene di avvisarti setù vuoi prenderti altri impegni da mè sei in libertà Che è il giorno 10 del 5/1915 Mi scuserai il malscritto perché non sono proffesore. Se credi di mandarmi la mia roba dimmelo. Che io ti manderò tutta la tua cioè quella roba in tendiamoci è solo le lettere le cartoline è il ritratto tanto tù come io attendo con tutta fiduccia una tua lettera che la quale dichiara chetù consenti di essere slegata da mè Io se non vado alla guerra vado in America così per un po’ non torno più perciò ho ancora tempo a pensare qualche cosa prima di sposarmi. Con mille rincrescimenti Ti mando i miei più cari saluti E mi firmo sempre tuo amico Antonio Che sempre ti ricorderà lo stesso Addio per sempre Del gran rincrescimento che provai non osai nemmeno dirtelo a bocca, pensai di scriverti.


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Giustina ha avuto il benservito da un Antonio che sin dalle prime lettere dava poco affidamento. Nel 1916 pervengono a Giustina ancora tre cartoline di Antonio dal fronte della Grande Guerra. Non più patetiche promesse d’amore, ma semplici parole distaccate. 10 aprile 1916: Giustina ti do mie notizie che sono buone, malgrado fatiche e disaggi della guerra. Buona speranza che tutto terminerà presto addio scrivimi... molto di sovente. Tuo affezionatissimo Antonio. 15 maggio 1916: Da sotto… delle granate ti mando i miei cari saluti da due giorni che mi trovo sotto il fuoco tutte queste cose passate non posso scordarti mai. Se Iddio vuol tenermi qui conserva questa mia ultima cartolina se non torno più puoi ricordarti di me. Tengo sem-

pre la tua fotografia indosso a me e la conservo molto preziosa e se io debbo morire me la porto con me in paradiso spero di vederti ancora tuo Antonio. 30 luglio 1916: Con i migliori ricordi e fervidi saluti da dove si compie il proprio dovere. Antonio. La storia d’amore finisce così: Antonio sposa un’altra ragazza di Torrazzo ed emigra in Francia. Giustina non si sposa e resta nubile. Antonio ritorna a Giustina le sue lettere e lei invece conserva quelle di Antonio: così si completa il carteggio da cui è tratto questo scritto. Le lettere del carteggio fanno parte dell’archivio del Centro di Documentazione di Donato dell’Ecomuseo Valle Elvo e Serra. I nomi Giustina e Antonio non sono quelli reali, per la tutela della privacy.

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Ec odi Bi e l l a


ATTUALITÀ

La Nuova Provincia di Biella Mercoledì 16 novembre 2011

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Ricordo di un martire DON CABRIO UCCISO 67 ANNI FA DAI FASCISTI di Rolando Magliola ’è un monumento nei pressi dell’incrocio tra la strada provinciale che da Zubiena conduce a Ivrea e quella che porta al paese di Torrazzo: si tratta di una costruzione semplice, costituita da un muro di blocchi di pietra delimitato da due colonne, anch’esse in pietra, al cui centro sta una lapide di granito che riporta questa incisione: “Qui cadde mitragliato / dal cieco furore di mano sacrilega / don Francesco Cabrio / neo prevosto di Torrazzo / immolando le primizie del suo ministero / a conforto e salvezza dei suoi figli/ vittima di barbara guerra fratricida”. Il monumento in questione sorge infatti sul punto esatto in cui, il 15 novembre 1944, morì don Francesco Cabrio, parroco trentunenne di Torrazzo, dopo essere stato colpito da una raffica di mitra sparatagli alle spalle da un ufficiale fascista della divisione Littorio. Chi era don Francesco Cabrio? Nato a Salussola il 4 gennaio 1913, dopo la morte della mamma (avvenuta quando il piccolo Francesco aveva solo tre anni) aveva vissuto in paese con il padre, la sorella, il fratello minore e la nonna paterna fino all’ottobre del 1926, data in cui aveva fatto il suo ingresso nel Seminario di Biella. Nel giugno del 1938 aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale dal vescovo Carlo Rossi, celebrando poi la sua prima Messa nella cappella della Madonna del Santuario di Oropa. Dopo essere stato vice parroco a Cossato (fino al 1941) e a Mongrando, aveva assunto la guida della parrocchia di Torrazzo all’inizio dell’ottobre del 1944.

C

LA PROPAGANDA DI RADIO BAITA

L’autunno di quell’anno rappresentò un momento di incertezza nel campo del movimento di resistenza che fin dall’anno precedente si era costituito sul territorio biellese: dopo le illusioni estive di una ormai prossima insurrezione generale, le formazioni partigiane operanti nel Biellese occidentale (organizzate nella V divisione Garibaldi “Piemonte”) si trovavano di fronte a serie difficoltà militari e logistiche, che avevano un effetto deprimente sul morale e diminuivano la capacità offensiva. Sul fronte opposto i tedeschi (che avevano occupato Biella e i punti chiave del territorio alla fine del settembre ’43) stavano diffondendo una sottile propaganda radiofonica volta ad insinuare dubbi e sospetti nel campo partigiano e a presentare i vantaggi derivanti da una possibile tregua a scapito dei fascisti (si trattava del progetto di radio Baita, emittente che si presentava come organo legato alla Resistenza ma che in realtà trasmetteva dal comando SS di Villa Schneider); per favorire questo tentativo di accordo, i tedeschi avevano quindi deciso di sospendere qualsiasi attività di rastrellamento, limitandosi a reagire solo se attaccati. Diversa era invece la posizione del capo della provincia, Michele Morsero, che insisteva perché si com-

pisse contro le formazioni garibaldine un’azione decisiva; a novembre giunsero nel Biellese alcuni reparti appartenenti alla divisione Littorio (unità dell’esercito della Repubblica sociale italiana), da poche settimane rientrata in Italia dopo l’addestramento in Germania. Il 15 novembre 1944 la Serra biellese fu interessata da un’azione di rastrellamento condotta dai militi del battaglione Monte Rosa (della divisione Littorio appunto): l’obiettivo era colpire a fondo i partigiani della 75ª brigata operanti nella zona. L’avanzata verso l’area di Zubiena, Torrazzo e Sala fu però ostacolata dalle azioni di disturbo messe in atto dai garibaldini, che indussero i repubblicani a fermarsi nei pressi di Zubiena. Nel corso del rastrellamento i militi del Monte Rosa arrestarono due giovani di Torrazzo: il timore che potessero essere trattenuti come ostaggi o, peggio, fucilati p e r ra ppresaglia, indusse d o n C abrio a scendere lungo la strada che s i c o ngiungeva con la provinciale per Ivrea per r a g g i u ngere il posto di comando del reparto fascista e trattare il rilascio dei due giovani. Quello che avvenne nel primo pomeriggio del 15 novembre è stato descritto da don Antonio Ferraris (sulla base della testimonianza di don Ermenegildo Anselmino) nel suo libro dedicato all’opera dei sacerdoti biellesi durante la Resistenza: “All’incrocio della strada di Torrazzo con la provinciale di Ivrea, [don Cabrio] incontrò la formazione di militi della Repubblica Sociale che tratteneva quali ostaggi i due giovani di Torrazzo e stava per avviarsi verso Zubiena. Il Don Cabrio premuroso, zelante, entrò in colloquio con il Comandante, un certo uffi-

ciale di cui, per riguardo cristiano, si tace qui il nome, della 1ª compagnia, 2° plotone div. Littorio, Batt. Monte Rosa. Sorretto dal suo grande cuore sperava certo di trovare eguale cuore dall’altra parte, o almeno un uomo di onore; trovò invece, purtroppo, in quell’ambiente di esaltazione degli spiriti, di profonda incomprensione, un “povero” uomo che gli sparò con il mitra a tradimento nella schiena quando egli si voltò per ritornare deluso a casa. La scena efferata fu osservata da quelli che, impotenti, erano trattenuti sull’autocarro in partenza per Zubiena. Don Francesco Cabrio fu colpito da almeno una decina di proiettili nelle cosce e nell’addome. Barcollò, proseguì di pochi passi spostandosi verso il ciglio destro della strada e si accasciò […] Fu trovato morto dissanguato”. L’ufficiale fascista proibì infatti che al giovane sacerdote fosse prestato soccorso; informate dell’accaduto dall’ufficiale medico del reparto repubblicano, alcune donne di Torrazzo si recarono sul luogo dove giaceva il corpo di don Cabrio, lo adagiarono su una scala a pioli adattata a barella e lo portarono in paese. I funerali furono celebrati a Torrazzo il 18 novembre e a Salussola il 22 dello stesso mese. Nessun accenno al tragico evento apparve sulle pagine dell’organo di stampa fascista “Il Lavoro Biellese”, mentre il bisettimanale cattolico (che peraltro all’epoca usciva solo il venerdì) “il Biellese” fu costretto a censurare l’accaduto e solo in seguito (sui numeri del 24 novembre e del 1 dicembre 1944) riportò il resoconto delle esequie di don Cabrio, sottolineando peraltro l’enorme partecipazione popolare che le caratterizzò; a

Si stava recando al comando fascista per trattare il rilascio di due giovani di Torrazzo

proposito della funzione tenutasi il 22 novembre a Salussola, il giornale diretto da Germano Caselli parlò di “espressione imponente di un profondo lutto cittadino, [… di] una nuova dimostrazione di quella stima e di quell’affetto che qui universalmente godeva. Erano presenti altri parroci del Comune, anche il Vicario di Cavaglià, l’Arciprete di S. Damiano, l’Arciprete di Roppolo e il Chierico Lacchio Oscar”. UNA BORSA DI STUDIO ALLA MEMORIA

Alla Messa di trigesima celebrata a Torrazzo ogni famiglia del paese fu rappresentata; parteciparono anche le autorità locali, nelle persone del commissario prefettizio e del segretario comunale. A perenne ricordo della figura di don Cabrio fu decisa l’istituzione di una borsa di studio presso il Seminario di Biella, iniziativa che riscosse un unanime consenso nella comunità di Salussola: in meno di un mese fu raccolta la somma di circa 6300 Lire, come riportato su “il Biellese” del 15 dicembre 1944. Mons. Carlo Rossi, vescovo di Biella, dalle pagine della Rivista Diocesana di novembre definì don Cabrio “la nostra prima vittima sacerdotale”; il presule biellese, che preferì evitare qualsiasi riferimento a l l e r esponsabilità dei colpevoli, espresse il profondo dolore che aveva colpito la comunità pastorale: “[…] tanti lutti abbiamo dovuto registrare. Ma quello che registriamo oggi è certamente più doloroso degli altri, perché deriva da una tragica, inspiegabile contingenza, da una violenza che non ci sembra possa trovare assolutamente nessuna giustificazione. Don Francesco Cabrio aveva 31 anni. Aveva fatto il suo ingresso a Torrazzo il giorno 8 ottobre […] nel pomeriggio del 15 novembre, per la strada da Torrazzo all’incrocio con la provinciale, dove s’era portato per compiere una missione squisitamente pastorale, trovò la sua tragica fine. Fu veramente vittima del dovere […] Tanti uomini muoiono, tanto san-

gue si versa ogni giorno, purtroppo ogni ora. Forse Dio non trova in ciò quanto possa valere come espiazione e soddisfazione per i mali del mondo; e raccoglie allora altre vittime, quelle che Egli vede pure e virtuose, in olocausto di propiziazione – le vittime innocenti. E tra le vittime innocenti il nostro Clero ha oggi un rappresentante. Possa la sua morte evitare tante altre morti, possa il suo sangue risparmiare tanto altro sangue fraterno! Quel sacrificio però resta per noi, sacerdoti, un richiamo alla grande parola di Gesù: Il buon Pastore deve esser pronto a dare la vita per il suo gregge. E resta per tutti un monito: sulle vie della prepotenza e dell’odio non si può costruire si può soltanto demolire, schiantare, rovinare: le cose, le vite, le idee”. L’ultimo aspetto della vicenda da prendere in esame è quello relativo al comportamento assunto dalle autorità fasciste di fronte all’assassinio di don Cabrio. Il commissario di Pubblica Sicurezza di Biella, Di Guida, nella relazione inviata alla Questura repubblicana di Vercelli in data 23 novembre, otto giorni dopo il fatto, scrisse che “in seguito al fermo di due giovani riformati di Sala da parte del Presidio Tedesco di M o ngrando, il P re t e d i Sala si recò a detto presidio per mettere una buona parola per la eventuale scarcerazione dei due giov a n i . L’Ufficiale Tedesco rifiutò di aderire all’invito del Prete facendogli capire che i preti dovevano astenersi dal fare della politica che non fosse Chiesa. Appena il prete lasciava il Comando, l’ufficiale lo prese di mira con la pistola colpendolo alle gambe e proibì che portassero aiuto al ferito tanto che quest’ultimo morì dissanguato”. Il funzionario di polizia (che parlava erroneamente di “Prete di Sala”) addossava quindi la responsabilità dell’uccisione di don Cabrio ai tedeschi, aggiungendo che “questo atto ha creato un profondo odio verso l’autore del ferimento quanto per i tedeschi in generale, specie

Venne colpito alla schiena da una raffica di mitra esplosa da un ufficiale della divisione Littorio

nei ceti cattolici”: ma in un fonogramma cifrato datato 18 novembre lo stesso commissario aveva indicato come responsabili i militi appartenenti al battaglione Monte Rosa. Per comprendere il clima di odio in cui si consumò un gesto così efferato contro una persona inerme, per di più un sacerdote, è necessario sottolineare come i rapporti tra Chiesa e Repubblica sociale non fossero certi idilliaci: il Vaticano non aveva riconosciuto lo Stato di Mussolini e l’atteggiamento di gran parte del clero (soprattutto dei parroci che si trovavano nei territori in cui operavano le formazioni partigiane) era di indifferenza se non di malcelata ostilità nei confronti del fascismo repubblicano. Il Biellese non faceva eccezione, come testimoniano i frequenti articoli polemici e anticlericali pubblicati sull’organo fascista “Il Lavoro Biellese” e le relazioni sull’atteggiamento del clero inviate dal questore di Vercelli al capo della provincia. Don Cabrio fu probabilmente vittima di questo rancore verso la Chiesa che albergava in molti fascisti: il suo sacrificio rimane uno splendido esempio di zelo sacerdotale e di amore verso il prossimo che merita tuttora di essere ricordato ed esaltato e la sua figura può a buon diritto essere accostata a tutti i caduti biellesi per la libertà. FONTI UTILIZZATE - Pagina web del Museo Laboratorio dell’Oro e della pietra di Salussola - http://www.museolaboratoriosalussola.org/s_dCabrio.html - D. Roccia, Il Giellismo vercellese, La Sesia, Vercelli 1949 - Centro Studi per la storia della Resistenza nel Biellese, Il movimento di liberazione nel Biellese, Società per azioni tipografica editoriale, Biella 1957 - Gianni Perona, Anello Poma, La Resistenza nel Biellese, Guanda, Parma 1972 - Antonio Ferraris, Sacerdoti nella bufera: 1943 – 1945: a don Oreste Fontanella e a don Francesco Cabrio, Ed. Dialoghi, Biella 2006 - Rivista Diocesana biellese, novembre 1944 - Il Lavoro Biellese, periodico della federazione fascista repubblicana di Vercelli (per la zona del Biellese) - il Biellese, bisettimanale cattolico


Notiziario CASB 2011


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ECO DI BIELLA SABATO 21 LUGLIO 2012

ITINERARI A CURA DELLA CASB

La passeggiata

Consociazione Amici dei Sentieri del Biellese, sede presso il Cai sezione di Biella, via Pietro Micca 13. casb2003@teletu.it

A SPASSO SULLA COLLINA/

ALLA SCOPERTA DELLA SERRA NEI BOSCHI DELLA MORENA FRA ZONE UMIDE PROTETTE, PICCOLI SANTUARI E CONVENTI

La passeggiata. La passeggiata parte da Torrazzo: le sue origini sono antichissime. Il nome, di origine celto-ligure, evoca la presenza di un antico torrione posto a guardia della zona e poi incorporato nel campanile della chiesa. Testimonianze certe sono i ritrovamenti, nel giugno del 1955, di embrici romani, cocci, vasi e pietre sepolcrali risalenti al I o II secolo d.C. Durante il Medioevo Torrazzo appartenne alla Castellata di Burolo, successivamente passò sotto l’influenza del libero comune di Vercelli e ai marchesi Avogadro (sec. XV e XVI) che lo cedettero ai Conti Perrone di San Martino nel sec. XVII ed infine ai Conti Castelnuovo di Vercelli. Il paese conta attualmente circa 200 abitanti; la sua chiesa parrocchiale è dedicata alla Beata Vergine Assunta e sorge probabilmente sui resti di un antico tempietto pagano. La croce di Torrazzo. La Croce sul dosso, donata e posata nell’agosto 2006, sostituisce l’originale distrutto dalle intemperie. E’ una delle quattro posate dalla popolazione di Torrazzo nel secolo scorso per propiziarsi un buon raccolto al riparo dalla siccità e da altri funesti eventi meteorologici. Alla fine di maggio era meta di una processione detta “rogatoria” con la quale gli abitanti del luogo, invocando i santi, chiedevano prosperità e protezione per i loro raccolti. Il Sentiero del Mondo . Tutto il percorso è ben segnalato con indicazioni verticali e pannelli didascalici voluti dalla comunità Valle Elvo e dai paesi della Serra, pannelli che illustrano aspetti dell’emigrazione avvenuta nei secoli scorsi verso varie parti del mondo. Ogni pannello riporta il titolo del pannello precedente e di quello successivo con i tempi di percorrenza per trovarlo, in modo tale che non si può perdere la direzione dell’itinerario. Santuario della santissima annunziata (Madonnina di Sala) m.560 . La prima chiesa che sorse a Sala fu l’attuale chiesa parrocchiale dedicata a S.Mar-

LA SCHEDA

Anche l’itinerario che presentiamo questa settimana è quello di una gita sociale della Casb effettuata a maggio, ma il percorso è praticabile sempre e altamente consigliabile anche in autunno, per la bellezza dei colori... e l’abbondanza di funghi. Ed ora due parole su quello che vedremo. L’origine della Serra è di carattere geologico ed è da ricercarsi nell’epoca glaciale. Questa antica dorsale morenica, residuo del ghiacciaio balteo che si stendeva per oltre cento chilometri dalla Valle d’Aosta fino alla pianura canavesana con un fronte di due chilometri ed un’altezza di mille metri, si stende tra Donato ed il lago di Viverone, punteggiata di boschi di querce, castagni, betulle, ontani, pioppi bianchi e pini silvestri. Dal punto di vista zoologico è notevole la presenza di cinghiali, volpi, caprioli, lepri, fagiani, starne ed anatre di varie specie; troviamo anche un discreto numero di specie di mammiferi quali tasso, faina, donnola, riccio, scoiattolo, una notevole quantità di avifauna e numerose specie di anfibi e rettili. Da sottolineare la presenza di lepidotteri e farfalle, in particolare sulle pendici della morena. In gran parte la Serra è Sic (Sito di interesse comunitario).

L’ITINERARIO

Lago Prè

SALA BIELLESEE

Immagine di un Masso Erratico

S10

Santuario della Madonnina

Camping La Madonnina

Pineta

Fontana della Madonnina

S9

S6

Abbadia di S. Giacomo della Bessa

TORRAZZO

Rifugio degli Asinelli

Camping S1 Sul Crinale della Serra

tino, edificata in epoca imprecisata, ma certo prima del 1000. Nel 1083 fu eretta quella della “Badia” e, in seguito, ma molto più tardi sorse il pilone alla Madonnina, trasformato poi in un sacello o cappellata che man mano fu ampliata. Su quell’uni-

ca stradicciuola tanto frequentata ma altrettanto infestata, che collegava Biella ad Ivrea, per opera dei Salesi o del vicino convento o di pii viandanti, il primitivo pilone forse venne ridipinto e datato da Gaspare da Ponderano nel 1494. Un secolo

Asinelli di Sala Biellese

più tardi si sentì il bisogno di circondare il pilone con un muro e di coprirlo con tetto, in modo che risultasse un sacello o

cappelletta. Abbazia di s. giacomo della Bessa (badia) . Questo mona-

L’ITINERARIO

DA TORRAZZO AL RIFUGIO DEGLI ASINELLI DI SALA TORRAZZO

Il percorso si snoda su piste pressochè pianeggianti e brevi tratti asfaltati. Dal cimitero ci si inoltra sulla provinciale fino al paese; superato il monumento ai “Caduti” e l’orologio solare si percorre un breve tratto in discesa per poi deviare a destra verso il “Camping Serra”. Oltrepassata la cappelletta di S.Rocco ed il campeggio, si prosegue sulla pista principale, in salita seguendo la segnaletica della Gtb (sentiero S1) che per breve tratto è asfaltata. Si raggiunge il Dosso della Croce di Torrazzo (m 660 - h 0.15) dove sulla sinistra si scorge un’alta Croce di legno, sulla destra vi è un pannello didascalico della Serra. Si prosegue sempre seguendo il segnavia della Gtb (S1) che dopo breve discesa raggiunge un tratto pianeggiante con ampio prato sulla destra. Al termine del prato, prima che la pista inizi a salire, si devia a destra sul sentiero S9, ben segnalato dalla tipica staccionata coi pali disposti a formare una VE (valle Elvo). Lungo tutto l’itinerario sono installati vari pannelli didascalici con tema l’emigrazione. Si prosegue in lieve salita e successivamente in piano fino al raggiungimento di un’ampia pineta di strobo (Pino strobus). A questo punto la pista curva prima a destra e poi subito a sinistra e prosegue fiancheggiando la pineta per circa 1 Km. fino al termine della pineta stessa. Al termine della pineta si raggiunge un tagliafuoco perpendicolare alla pista; si devia a destra in lieve salita, seguendo l’indicazione “Stagno Prè” e dopo pochi metri si svolta ulteriormente a destra su un’ampia pista pianeggiante. Dopo aver percorso circa 30 metri si imbocca la pista in discesa che parte diagonalmente a sinistra, (segnavia S10, ed ulteriore segnaletica “Stagno Prè 5 minuti. Allo stagno Prè (m 690) è posizionato un tavolo per eventuali pic-nic. Costeggiando lo stagno fino alla pista con il pannello didascalico “Acqua che viene, acqua che va” ed ignorando i

In alto il santuario della Madonnina di Sala. Sopra l’orologio solare di Torrazzo e, qui a fianco, gli asinelli “salvati” del rifugio di Sala

due segnavia per “Torrazzo” si svolta a destra, subito dopo il panello, in lievissima salita. Dopo 50 metri la pista devia a sinistra e dopo breve discesa va a fiancheggiare, in piano, la roggia di scarico dello stagno. L’itinerario abbandona successivamente la roggia per proseguire in costante lieve discesa per circa 2 km., fin quando si intravvede l’abitato di Torrazzo in prossimità della recinzione dell’acquedotto. Si prosegue a sinistra sempre su segnavia S10 superando il guado ed in salita. (Qualora il guado, dopo piogge recenti, non sia transitabile, all’altezza dell’acquedotto deviare a destra sino al raggiungimento della pista S1 percorsa in partenza, raggiunta la quale deviare a sinistra sul percorso effettuato appena partiti e raggiungere la provinciale 409). Superato il guado si raggiunge la via principale denominata dapprima via Monte Nero, poi via Pietro Micca e quindi via Giacinto Giorgio. Raggiunto l’incrocio con la provinciale, (via Sala), si svolta a sinistra ed all’altezza del “Tennis Bocciodromo” si imbocca in discesa la stradina asfaltata che parte in diagonale a destra (segnavia S6) ignorando Via Kennedy. Sempre seguendo la pista principale, ora sterrata (segnavia S6)

con a lato un prato ed un filare di alberi, ed ignorando un tratturo a destra, si supera il ponticello di cemento sul rio Finale che fa da confine tra Torrazzo e Sala e si segue la pista con la segnaletica “Santuario della Madonnina” prima in lieve salita e poi in discesa per breve tratto e deviare a sinistra sempre su segnavia S6. Il santuario. Superato un piccolo ponticello di cemento si è in vista del Santuario della Madonnina (m 560), frontalmente al quale vi è un’ampia area pic-nic (ore 3,30 dalla partenza). Dopo aver affiancato il Santuario, il nostro percorso raggiunge la provinciale 409 e devia a destra sulla provinciale stessa. Oltrepassato il “Campeggio della Madonnina” troviamo l’abbazia dei Santi Salvatore e Giacomo della Bessa (comunemente detta Badia). Cento metri dopo la Badia, si raggiunge l’ingresso, sulla destra, del Rifugio degli asinelli. Per il rientro a si segue il percorso inverso sino al raggiungimento di Torrazzo dove si devia a destra sulla provinciale 409 (in discesa) per ritrovare l’auto dopo 100 metri presso il parcheggio del Cimitero di Torrazzo (m 620). Tempo totale escluse le soste e la visita al Rifugio Asinelli ore 4.15. l A.F. - L.P.

Torrazzo (parcheggio cimitero) m. 620 - sentiero S1 GTB - tratto del sentiero (S9) “del mondo”laghetto Prè m. 690 - sentiero S10 - Torrazzo m. 620 - parte del sentiero S6 “taglia Serra” area pic-nic Madonnina di Sala m. 560 - strada provinciale 409 per 500 metri sino al “Rifugio degli asinelli” - visita al Rifugio - strada provinciale 409 sino alla Madonnina di Sala sentiero S6 - Torrazzo m. 620. Dislivello m.170. Tempo di percorrenza ore 4.15. Percorso turistico. Si raggiunge Torrazzo in 30 minuti - 16 Km. Partenza: parcheggio presso il cimitero a destra poco prima del paese.

stero fu eretto fra il 1083 ed il 1085 da Rainero I Avogadro, probabilmente della casata di Cerrione, che fu vescovo di Vercelli dal 1080 al 1089, era cancelliere dell’imperatore tedesco Enrico IV ed accanito avversario del papa Gregorio VII. La chiesa è di stile romanico, ha la facciata rivolta a ponente ed il coro a levante secondo il concetto liturgico delle antiche basiliche cristiane, nelle quali il sacerdote doveva guardare verso Gerusalemme nel celebrare la messa. Dopo oltre un millennio la chiesa ed il convento della Abbazia di S. Giacomo della Bessa esistono ancora, sebbene l’abside ne sia stata asportata allorché fu costruita la strada per Zubiena. A fianco della chiesa vi è il convento ed un recinto chiuso che doveva servire da cimitero o da orto. Dopo la sua erezione in commenda, il celebre monastero era andato sempre più decadendo. Con decreto imperiale 20 novembre 1806 Napoleone arbitro delle sorti d’Italia e di mezza Europa, faceva chiudere la Badia, ne confiscava i beni e li assegnava in dote all’Ospizio del Monginevro. Caduto Napoleone nel 1815 e ritornato il Governo Sardo, questi beni furono incamerati e poi posti in vendita. Attualmente chiesa e convento sono abitati da privati. Il rifugio degli asinelli. La fondazione “Il rifugio degli asinelli onlus si occupa di salvare gli asinelli da casi di maltrattamento e abbandono ovunque essi siano. Sono ricoverati circa 120 asinelli provenienti prevalentemente da Romania, Svizzera, Francia e Grecia, paesi dove non si consuma carne di asino, per cui gli animali che non servono più (troppo vecchi, zoppi od in sovrannumero) vengono abbandonati o destinati al consumo di carne in Italia, sottoponendoli a lunghi ed estenuanti viaggi verso il macello. Il rifugio assicura felici anni agli asinelli ricoverati, fornendo cure ad alto livello a quelli vecchi e malati. La visita al rifugio può essere effettuata tra le 11 e le 17 e richiede circa un’ora. l Aldo Festa l Luciano Panelli


Storia e cronaca di Torrazzo  

Fatti e avvenimenti di un piccolo paese della "Serra" dal 1884 ad oggi , raccontati attraverso gli articoli della stampa del tempo .

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