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Mike Patton’s Mondo Cane - Live Report :: Onda Rock

21. 20 km al giorno (Arigliano/ Massara/ Mogol) 22. Yeeaaah! (Tenco/ Sawyer/ Burton/ Bardotti)

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pinne il fucile e gli occhiali" agita il burattino meccanico di Edoardo Vianello, che pronuncia "occchiali" con tre "c", mentre in "Sole Malato" scandisce malignamente le inquietudini di "Mimmo" Modugno. Sì, perché, nella sua personale sintesi della voce anni 50-’60, Patton fa emergere anche quel lato inquietante, quella consapevolezza drammatica, abilmente mescolata in canzoncine un po’ ipocrite, che si cela nell’animo del più sorridente dei frontmen. E, per completare la gamma, in "Urlo negro" sbraita con cattiveria inaudita, occhi sgranati, tono niente meno che demoniaco. Insomma, vabbè, ci siamo capiti, Patton stasera è nell’olimpo. L’altro mattatore della serata è Roy Paci. Ovviamente è un po’ più defilato rispetto al cantate ma, quando c’è, Paci è potentissimo, assolutamente trascinante. Lavora con tromba e flicorno su assoli e introduzioni d’atmosfera, intesse qualche botta e risposta con la voce e, come per Patton, il suo lavoro è mirabile, perché non cerca di sconvolgere nulla, semplicemente interpreta impeccabilmente i modelli aggiungendo quel carico di energia e di squilibrio che "una volta non si faceva". Ecco, a proposito di "una volta non si faceva", la presenza di Gegé Munari è in un certo senso esemplare. Batterista storico del jazz italiano e della musica per film anni 60, incarna una scuola d’altri tempi, ormai estinta. La sua presenza scenica suscita istantaneo affetto (occhialetti in punta di naso per leggere lo spartito, postura da ferroviere esperto), ma la sua ritmica, per gli standard attuali, è francamente legnosa, "indietro", si direbbe. Ma si tratta di una precisa scelta di stile, e a conti fatti potrebbe saltar fuori che molta dell’atmosfera del progetto la si debba in realtà proprio a lui. In realtà quasi ogni musicista sul palco costituisce un’individualità a sé di un certo rilievo (e qui non c’è spazio per commentare tutti), anche se certamente il fatto di leggere le parti orchestrate costringe tutti, anche i più estrosi, a lavorare nei ranghi. Le chitarre sono piuttosto inquadrate, Enri fa sì un ottimo lavoro, ma senza strafare, l’orchestra esegue diligentemente. Il groove delicato dell’età dell’oro è inseguito, a volte raggiunto, a volte si indebolisce e si sfalda. "Con le pinne" per caso voleva essere ballabile? Non è facile ricostruire quel tocco leggero misto tra impostazione da conservatorio e debole influenza "nera". E probabilmente per questo motivo gli arrangiamenti non sono così avventurosi come promesso, poiché l’avventura sta tutta nel riscoprire il periodo d’oro - quello più creativo per l’orchestrazione da spettacolo all’italiana, in cui convivevano moduli accademici classici e attrazione naïf per i nuovi suoni provenienti dall’America (le chitarre elettriche, le tastiere). Non per nulla sono davvero tanti gli estimatori di quella fusione - a partire da Brian Wilson (che in "Pet Sounds" otteneva, per vie traverse, questi stessi risultati). Non per nulla ancora oggi Sean O’Hagan (High Llamas) e compagni retro-lover (Stereolab, Irma Records) continuano ad attingere a piene mani da quel repertorio. In questo senso, il sound d’oro qui ammirevolmente ricostruito è davvero "contemporaneo". Certo, si dirà, tra solisti di classe e qualche italica ingenuità (ad esempio, la parte dell’elettronica "moderna", che qui rimane legata a qualche campionamento didascalico), siamo arrivati agli stessi timbri che High Llamas e soci usano già da dieci anni. Ma nell’eleganza globale e nella performance stratosferica di Patton, il risultato cela una complessità inaspettata. Il "mondo cane" che ne esce è davvero affascinante: nostalgico, sciocchino, enigmatico, a tratti brutale, sempre elegante. Inter-generazionale e tremendamente stratificato: non dimentichiamoci che "Mondo Cane" era il titolo di uno scioccante documentario ai limiti dello snuff-movie! Non c’è niente da fare, Patton mugola "Dio, quanto t’ho amato" con la faccia (e la sensibilità!) del serial-killer. Che sagoma.

webzine musicale a cura di Claudio Fabretti

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Edoardo M. Cappuccio

24/06/2008 11.07.47

pedrazzi_patton_mondocane_30_05_07  

24/05/2007 Patton è sopra le righe, certo, ma mostra anche un indubbio godimento, nonché sincera ammirazione per gli originali (prova ne sia...

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24/05/2007 Patton è sopra le righe, certo, ma mostra anche un indubbio godimento, nonché sincera ammirazione per gli originali (prova ne sia...