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Luglio + Agosto 2012 Mensile

Nr. 01

Gotye uno che non sapevi di conoscere

Grimes GLI ANELLI DELLA MARZIANA J.Ax SPACCHIAMO TUTTO! Disco del mese

Fiona Apple

+ famosa di madonna

(Almeno sembra!)

SMASHING PUMPKINS  SCISSOR SISTERS  MAX PEZZALI  CLUB DOGO  PROPAGANDA


Luglio + Agosto 2012 Mensile

Nr. 01

Nicki Minaj + Famosa di Madonna Grimes GLI ANELLI DELLA MARZIANA J.Ax SPACCHIAMO TUTTO! Disco del mese

Fiona Apple

UNO CHE NON SAPEVI DI CONOSCERE SMASHING PUMPKINS  SCISSOR SISTERS  MAX PEZZALI  CLUB DOGO  PROPAGANDA


Nr. 01

Nicki Minaj + Famosa di Madonna Gotye uno che non sapevi

Luglio + Agosto 2012 Mensile

Disco del mese

Fiona Apple

di conoscere

J.Ax SPACCHIAMO TUTTO!

GLI ANELLI DELLA MARZIANA

SMASHING PUMPKINS  SCISSOR SISTERS  MAX PEZZALI  CLUB DOGO  PROPAGANDA


Nr. 01

Luglio + Agosto 2012 Mensile

Disco del mese

Spacchiamo tutto!

Fiona Apple

Nicki Minaj + Famosa di Madonna Gotye uno che non sapevi di conoscere

Grime GLi Anelli della Marziana SMASHING PUMPKINS  SCISSOR SISTERS  MAX PEZZALI  CLUB DOGO  PROPAGANDA


Editoriale

The Time is Now La musica si era spenta. Da quasi più di un anno la mia passione per antonomasia non suonava più. Ero disilluso, tradito, incazzato, scoraggiato! Parte della mia squadra mi aveva abbandonato senza una spiegazione. La mia creatura editoriale (Beat Magazine) definitivamente sommersa da una incredibile burocrazia, pile di fogli ingialliti carichi di problemi e promesse di budget inesistenti. Poi tutte una serie di porte in faccia e di "Scusa ma al momento non possiamo"... Pensavo che la musica si fosse davvero spenta, un capitolo ormai chiuso. Ma la vera passione non muore mai, talvolta, fa miracoli e supera ogni ostacolo. Il destino fa poi il resto: un pranzo con un vecchio amico, anche lui nelle mie stesse condizioni (Daniel Marcoccia), l’incontro a Barcellona di un nuovo amico (Rossano Lo Mele) e la voglia di entrambi di riprendere a divertirsi con la musica. Ecco, BNow nasce semplicemente così. Nessuna strategia di marketing, nessuna operazione commerciale studiata a tavolino, nessuna speculazione fine a se stessa. La passione prende forma ed anima e incredibilmente inizia a suonare, mese dopo mese, e si allargata fino a coinvolgere i pochi collaboratori che non mi avevano impietosamente abbandonato (Soo e Andrea). E quando la musica riprende a suonare bene si pompa il volume e si vuole fare un gran casino! Un gran casino da fare ORA o, meglio, NOW! Nasce così ROCKNOW di Daniel, il progetto gemello, riparte alla grande NEWSIC ed ecco ora il debutto di BNow. Una triplice sfida, una sfida al passo con i tempi, tre prodotti editoriali digitali che raccontano la musica in modi diversi, seguendo stili e generi diversi ma che hanno come denominatore comune quello della buona musica prima di tutto, prima di qualsiasi becera logica commerciale, prima di qualsiasi falsità. Noi ci proviamo a cambiare le cose, noi proviamo ad alzare il volume …contro tutto e tutti ! E ci proviamo... NOW ! MarcoDe Crescenzo https://twitter.com/madecre

Direttore Responsabile Marco De Crescenzo madecre@bnow.it Co-Direttore Rossano lo mele rossano@bnow.it Comitato di redazione Daniel marcoccia Art Director HyeSoo Bang Online Editor Michele “mike” zonelli Comunicazione / promozione Valentina generali Vale@bnow.it Collaboratori Emanuela borghesi, Francesco casati, Edoardo Cibrario, Andrea grandi, Marco gusmerotti , Riccardo Papini ,Carlotta tramontin, Matteo vaghi Spiritual Guidance Joe strummer www.bnow.it

redazione@bnow.it

BNow è edito da We&fi consulting srl Via san carlo, 63 20017 – Rho (Mi) Registrazione al tribunale di milano n.264 del 22/06/2012

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line up

Luglio+Agosto 2012 Headliner

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48

52

Nicki Minaj

Gotye

Grimes

13 90 Intro + Outro J Ax with

40

46

Smashing Pumpkins

Scissor Sisters

58

56

64

Max Pezzali

Hannah Cohen

Club Dogo

70

66

72

Power Frances

Planet Funk

Propaganda

and

14

16

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What's On News + App

Dance Time Serebro

In My Life Sara Watkins

20 Q&A Time Friends

22

Brand New Artist Gallery

ShowNow reviews, art, gadget, hi tech, style

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First time

J Ax

fine e inizio. ogni mese un artista diverso racconta in modo ludico le sue prime volte e i tanti finali del suo percorso.

di Edoardo Cibrario

Il primo concerto tenuto

“Me lo ricordo benissimo, al Motion di Zingonia, provincia di Bergamo. Lo ritengo il primo concerto perché è il primo dove mi hanno pagato, una cosa rara all’epoca, ed era anche pieno di gente, c’eravamo esibiti come Articolo 31. Successivamente andammo al Plastic a Milano a fare una supplenza: doveva esibirsi Il Comitato ma non potevano, quindi chiamarono noi. Che ricordi nel backstage”.

Qual è la prima cosa che guardi in una

Ragazza? 1. Tette 2. Viso 3. Culo Trovi la risposta alla pagina 90 in "Last Time" di J AX

Il primo disco comprato

“La colonna sonora di Ghostbusters, lo stesso giorno in cui presi un disco di Alberto Camerini. Anzi, no, mi correggo: il singolo Fotoromanza di Gianna Nannini: 45 giri preso al mercato al mercato”.

Il primo idolo incontrato

“Da bambino andai a citofonare a casa di Alberto Camerini, ma mi rispose la moglie. Potrei dire Lino Banfi, beccato al ristorante, forse il primo in assoluto. Anzi, no: il primo è stato Renato Pozzetto all’Isola della Maddalena, lo intervistai con una compagna per il giornalino della scuola. La moglie fu gentilissima, ci fece il latte coi biscotti. Se poi parliamo del mondo della musica la lista è infinita: David LaChapelle a New York,

Quincy Jones a Milano, Everlast degli House Of Pain a Jesolo. I complimenti di Lauryn Hill per una nostra esibizione. Curtis Blow. Le folli notti newyorkesi, sempre negli stessi locali, dove ho incontrato Ice Cube in fila ai bagni”.

La prima volta che ti sei sentito famoso

“Anche qui me lo ricordo benissimo. Ero al Country Club di Siziano, provincia di Pavia. Una discoteca dove c’erano le serate dei DJ di Radio Deejay. Ero con Albertino quella sera: cominciarono a chiedermi l’autografo, ero lì che firmavo, mi sembrava un sogno che si avverava”.

Il primo film

“Da bambino direi ET, di cui mi colpì praticamente tutto. In generale però I Goonies, che ritengo un film di profondità incredibile, a partire dal messaggio che ho cercato di raccogliere e fare mio: ossia non lasciare morire mai il bambino che è dentro di te”.

La prima canzone scritta

“Nato per rappare; ne ho scritte anche altre, ma quella la sentivo come la prima in assoluto. È stata anche la prima che ho pubblicato. Così fanno le persone serie: scrivi, pubblichi”.

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What's ON

Lo sapevate che?

Billie Joe Armstrong, leader dei Green Day, il 1° settembre 2011 è stato cacciato da un aereo dopo una discussione con una hostess, che lo aveva ripreso per i pantaloni, ritenuti troppo bassi.

Italian Chart History 10 anni fa 20 anni fa 30 anni fa

1

Le Vent Nous Portera Noir Desir

2

By The Way Red Hot Chili Peppers

3

Wihout Me Eminem

4

Asereyé Las Ketchup

5

Wherever You Will Go The Calling

1

Rhythm is a dancer Snap!

2

Mare Mare Luca Carboni

3

Too Funky George Michael

4

The One Elton John

5

Pippero Elio e le Storie Tese

1

Paradise Phoebe Cates

2

Bravi Ragazzi Miguel Bosé

3

Ebony & Ivory Paul McCartney

4

Just An Illusion Imagination

5

Messaggio Alice

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Green Day: 3x1!

A 3 anni da “21st Century Breakdown” la rock band di Berkeley torna col botto: in arrivo nei prossimi mesi ben 3 album di inediti! Il nome dei dischi che compongono la trilogia non vinceranno l’Oscar per l’originalità, ma coi Green Day è meglio badare al contenuto, più che alla forma: dal ritorno delle vacanze estive a quelle invernali ci terranno musicalmente impegnati con “¡Uno!” (in uscita il 25 settembre 2012), “¡Dos!” (13 novembre 2012) e “¡Tré!” (15 gennaio 2013). 3 dischi in 4 mesi, insomma. E, a sentire i diretti interessati, la qualità sarà pure direttamente proporzionale alla quantità: “Stiamo vivendo forse il momento più prolifico e creativo della nostra vita. Pensiamo che sia la migliore musica che abbiamo mai composto. Non possiamo farci niente… stiamo diventando fottutamente epici!”

Gwen Stefani “Push and Shove”

Out: 25 settembre 2012 “Pubblicare brani da solista era un mio obiettivo, ora sono felice”

Il sesto album dei No Doubt

A 11 anni da “Rock Steady” 2001 “È stata una parentesi. Il mio cuore appartiene ai No Doubt”


Il ritorno di Mika

18 settembre: la data di uscita di “Origin of Love”, terzo disco del cantautore di origini libanesi. Collaborazioni_Pharrell, Empire of the Sun, Benny Benassi, William Orbit; Singolo di lancio_Celebrate

Tutti a bordo del bus di John Lennon!

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Ecco la nostra top 10! cHI DICE CHE ESTATE è SOLO TORMENTONI FACILI? CON QUESTa playlist non rinuncERETE alla qualità , anche durante le vacanz e

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Gwen Stefani

69

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l'anno di nascita di Gwen, splendida quarantenne

10

le nomination ai Grammy Awards, di cui 2 vinti con le hit Hey Baby e Underneath It All

40

i milioni di copie vendute complessivamente, coi No Doubt e con i suoi 2 album da solista

Planetary Prezzo_free Library come un sistema solare

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Dance time

Welcome to Russian Party! Uno dei dischi (e videoclip) più hot dell’estate 2012 arriva dalle fredde distese russe: si tratta di Mama Lover (in russo Mama Luba) delle Serebro, tre fanciulle moscovite dall’immagine molto sexy che stanno spopolando in radio, nei dancefloors e nel web. a cura di Andrea Grandi La formula è semplice e antica quanto efficace: belle ragazze, sexy e provocanti quanto basta, un motivetto facile ma a presa rapida, accompagnato da un videoclip ammiccante. Parrebbe di parlare delle più classiche girlband britanniche o statunitensi che hanno spopolato dagli anni ’80 in poi; questa volta, le novelle Bananarama o Destiny’s Child arrivano da oltre la ex Cortina di ferro e si chiamano Elena Temnikova, Olga Seryabkina e Anastasia Karpova: le Serebro (Argento, nell’italico idioma) nascono nel 2006 da un’idea del produttore Maxim Fadeev e, l’anno successivo, si aggiudicano il terzo posto all’Eurovision Song Contest; il loro primo album, “Opiumroz”, risale al 2009 ma è con Mama Lover che per le fanciulle si aprono le porte delle charts occidentali, complice un refrain orecchiabile, un ritmo dance-pop con richiami funky molto fresco e con un gran dispiego di fiati; ma anche e (soprattutto) grazie al sex appeal delle protagoniste, messo bene in mostra nel videoclip “fatto in casa”, anzi, “fatto in auto”, con una telecamera piazzata in macchina che riprende atteggiamenti fra il provocatorio e l’ironico, dove il “vedo non vedo” lo fa da padro-

Click! www.serebro.su

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na. Risultato? Oltre 20 milioni di visualizzazioni su youtube e una sfilza di parodie sul web, a coronarne il successo. E così il brano schizza nell’airplay radiofonico, nella top 10 di iTunes e furoreggia nei club, grazie a remix come quello di Gary Caos. Sicura hit estiva. Stessa provenienza e stessa dance allegra (ma più grezza), e con una presenza scenica praticamente opposta, per le 6 Buranovskie babuški, età media 72 anni, con Party for everybody, classificate sorprendentemente seconde all’ultimo ESC, dietro solo alla svedese Loreen. Insomma, pare che la voglia di ritmo e d’estate quest’anno soffi da Est, ma ricordiamoci del precedente t.A.T.u., discusso duo lesbo-pop che nel 2002 ci invase col tormentone All the Things She Said, e della prepotente ondata di musica dance arrivata dalla Romania negli ultimi anni, come i successi mondiali di Dragostea Din Tei di Haiducii (originariamente del gruppo moldavo O Zone) del 2004 o di Stereo Love di Edward Maya (2009), senza contare le numerose hits sfornate dalla bomba sexy Inna (Hot, Sun is up e l’attuale Caliente), da Corina e da AKCent.


In my LIFE

Frammenti di me

per il Washington Post è l’erede di Allison Krauss, per tutti è una specie di enfant prodige: Sara Watkins, virtuosa del violino, ha passato l’adolescenza suonando nei Nickel Creek, leggende del bluegrass americano fino a qualche anno fa e vincitori di un Grammy. Finita quell’esperienza Sara si è messa in proprio, ha cominciato anche a cantare e pubblica in questi giorni suo secondo disco solista, Sun Midnight Sun (Nonesuch). Questo il suo decalogo. a cura di edoardo cibrario

Disco

Film

Città

Luogo

Genere

“When the Pawn... di Fiona Apple, il primo che ho ascoltato prodotto da Jon Brion”.

“Un qualsiasi spaghetti western, per via della colona sonora e delle sezioni d’archi”.

“San Diego, dove vivo da un po’, vicino ai miei genitori, ad appena un’ora e mezza di auto da Los Angeles. La amo molto”.

“Il Largo, a Los Angeles. Da ragazza mi facevo due ore di auto o di bus per andare a vedere i concerti che organizzavano lì”.

“Il bluegrass, con cui sono cresciuta, vedendo band improvvisare nei locali”.

Kris

Kr is toff

Strumento “Sicuramente il violino, che suono da quando sono piccola. Poi suono anche la chitarra, il che contribuisce alla composizione, e devo sempre ricordarmi di essere una cantante, perciò devo concentrarmi molto sotto questo aspetto. Ma lasciatemi un mese senza violino e ci metterò niente a deprimermi”.

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erson

Idolo Musicista “Jon Brion, suona tutto, organizza live incredibili e ha prodotto chiunque. Pazzesco. Qualsiasi cosa faccia la fa benissimo, è colui che più mi ha ispirato come musicista. Ricordo conversazioni fatte con lui nella cucina del Largo come momenti chiave della mia vita”.

Ospite “Nella camera a fianco: ci metterei mio fratello Sean, chitarrista. Ho imparato che la collaborazione sta al centro di tutto nella musica: l’unione delle nostre forze ha generato qualcosa che da soli non avremmo mai fatto”.

Voce “Fiona Apple, una grande. Tutti pensano abbia un carattere oscuro, fa pochi dischi, non si fa mai vedere in giro. Ma siamo stati sul palco assieme, ormai fa parte della nostra famiglia musicale. Le ho chiesto di esserci sul mio disco e mi ha detto di sì senza problemi”.

“Uno a scelta tra Jackson Browne, John Paul Jones, Benomnt Tench, Kris Kristofferson. Tutta gente conscia dei problemi del proprio mestiere, da cui ho imparato il potere dell’umiltà. Essere una popstar è allettante, ma non se ti allontana dalla sfida continua del fare musica”.


Click! www.sarawatkins.com

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Q&A time

Who?

Samantha Urbani (vocals), Lesley Hann (bass, percussion, backing vocals), Oliver Duncan (drums) Nikki Shapiro (guitar, keyboards, percussion), Matthew Molnar (keyboards, percussion, bass),

Friends

il loro nome è una vera dichiarazione d’intenti, come suggerisce il titolo del loro album: dopo essersi fatti notare nel 2011 con i singoli I’m his girl e Friend crush l’ensemble di Brooklyn è pronta a far risuonare il suo “Manifest!” a cura di Rossano Lo Mele

L’hipsteria dei nuovi social e dell’anziana blogosfera ha cominciato a chiacchierarli e condividerli sul finire dell’anno passato. Ora esce il loro debutto, si chiama Manifest! ed è la ben riposta speranza di un pop bianco ma intelligente, nero per ispirazione però pallidamente glabro per estrazione indie. I Friends sembrano effettivamente amici, parlano di libertà sessuale e fantasmi, hanno due ragazze nel gruppo. Una ha il fascino mezzo anoressico di una Kate Moss mora anni zero, l’altra - Samantha Urbani - canta un po’ come Gwen Stefani e vanta origini italiane, bolognesi per l’esattezza. Ma non parla l’italiano. Parliamo quindi con Matthew Molnar, asfaltato da una notte bucata causa arrivo a Milano alle cinque del mattino. Ben disposto, comunque.

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Tracklist

1_Friend crush 2_Sorry 3_Home 4_A thing…This 5_A light 6_Ideas on ghost 7_Ruins 8_ I’m his girl 9_Proud ashamed 10_Stay dreaming 11_Van Fan Gi Du 12_Mind control

Il nome, tipo. “Ci siamo arrivati quasi per caso, prima ci chiamavamo Petrol Crush. Mi piace il lato giocoso di questo nome, ha qualcosa di colorato; e va anche detto che tutte le nostre band preferite hanno nomi fighi. Un nome deve essere forte, deve includere tutto, il nostro stile ci ha portato lì. Friends mi sembra positivo, non esclude nessuno, dà l’idea di gente assieme nella stessa stanza, pronta a divertirsi”.

Qualcuno invece aveva pensato all’omonima serie: Jennifer Aniston, Central Perk… “Nessuno di noi conosceva o ha mai guardato il telefilm, prima delle interviste. Sapete qual è la cosa divertente ora? La gente s’immagina che ognuno di noi ricopra un ruolo, come fossimo degli attori: tipo chi di voi è Joey? E chi Rachel? Confermo: si tratta di una brutta coincidenza e basta”.

I Friends incarnano l’estetica del cool, ora: offensivo o gradevole? “La verità? Siamo super impegnati con concerti, studio, tour, promozione. Non abbiamo nessuna chance di capire o vedere niente, tranne il pubblico ai concerti. Poi di colpo, durante le interviste, viene fuori che tutti parlano dei Friends, ma nessuno di noi se ne accorge. Non siamo pratici con questo genere di cose, non stavamo inseguendo il successo. Devo dire però che all’inizio cercavo in rete la nostra prima canzone e faticavo, ma poi col passare del tempo si è perso il controllo, mi sono anche trovato a leggere le mie interviste. Ma non è roba che fa per me, preferisco essere cieco, ci vuole disciplina in mezzo a tutto questo casino, se si parla non si suona”.

E se non ci fosse stato il web come si faceva? “In un certo senso è stato determinante, perché senza internet sarebbe stato un casino, avremmo bucato tutte le deadline, la promozione, la comunicazione immediata; ci ha aiutato un sacco; sì, Facebook e tutta quella roba lì alla fine è utile. Altrimenti passeremmo il tempo solo a fare telefonate”.

E se non ci fosse stata New York come si faceva? “Onestamente non penso che potremmo vivere altrove a lungo, forse a Berlino per un po’ di mesi, una metropoli per molti versi simile: aperta, piena di energia, scenografica. E in più: europea. A New York se vai per strada è sempre un casino, a Berlino no, non vivi represso tutto

il tempo, c’è un approccio più maturo che in America; è fantastica, piena di edifici storici ma in perfette condizioni. I nostri amici americani che vivono lì stanno benissimo. New York, si sa, è carissima, nessuno di noi ha una casa, infatti: ci buttiamo a casa di amici, anche se facciamo un sacco di concerti non basta per vivere. Dall’altro lato fai quello che vuoi fare, non paghi la benzina perché non hai una macchina. Chi vive nella provincia americana si dissangua per le spese di spostamento. In bici a New York fai un sacco di cose, lo stesso vale per la metropolitana. Certo, uno potrebbe trasferirsi in New Jersey, però se fai musica è più facile stare a New York, opportunità, vita flessibile, capita sempre qualcosa. Una vita dura, ma elettrizzante, non ti annoi mai”.

Nella musica dei Friends c’è davvero di tutto: disco, funk, pop, wave… “Abbiamo un sacco di influenze, Michael Jackson, gli stessi Jackson 5. A Samantha piace molto Janet Jackson, a me Paula Abdul, tutti abbiamo la passione per l’arenbì. Aggiungo: una grande influenza per Samantha è di sicuro Ariel Pink, per la maniera in cui registra la sua musica, sono in contatto”.

L’ultimo grande disco ascoltato? “Direi di sicuro Visions di Grimes. Da una parte mi piace il suo songwriting, grandi beat, grandi melodie, tutto molto personale, anche se io m’intendo molto di programmazione. Devo dire che lei è bravissima, ha dei singoli assassini, ed è diventata orma una superstar negli Stati Uniti, è ovunque, nonostante suoni una musica pop molto estrema. Un altro molto bravo è Doldrums. Ha fatto un pezzo con lei, sta aprendo i suoi concerti”.

Il vostro esordio si chiama Manifest! Di questi tempi un titolo molto “Occupy Wall Street”. “Forse è circolato un comunicato per la stampa sbagliato, ma non intendevamo un manifesto in senso politico. Manifestare nel senso di fare apparire qualcosa, manifestare qualcosa che prima non c’era, noi stessi ci manifestiamo ora e prima non esistevamo. Un’esperienza da condividere con altre persone”.

A proposito di condivisione: che significa il testo “aperto” e un po’ morboso del singolo I’m His Girl? “È un brano sulle relazioni, sulla libertà di fare quel che vuoi con chi vuoi. Il mondo è grande, capitano un sacco di cose, perché privarsi di certe esperienze?”.

Click! www.afriendszone.com

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Brand New

Carly Con Call me maybe la cantautrice canadese Carly Rae Jepsen ha conquistato la n.1 in UK e negli USA, dopo l’esordio nel 2008 con “Tug of war” e Canadian Idol: è la nuova reginetta del pop? Dove Nata a Mission, il 20 novembre 1985 Curiosità La svolta è avvenuta dopo che Justin Bieber e Selena Gomez hanno twittato Call me maybe, attirando l’attenzione della label School Boy Records Album “Curiosity” Da ascoltare Good time, con Owl City Info www.carlyraemusic.com

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Brand New

Kreayshawn Siete pronti per le explicit lyrics dell’esordio discografico della rapper statunitense Natassia Gail Zolot? Il successo dello scorso anno di Gucci Gucci è solo un assaggio... Dove Nata a San Francisco il 24 settembre 1989 Segni particolari è anche direttrice di music video Album “Somethin' Bout Kreay” Da ascoltare Breakfast (Syrup) Info www. kreayshawn.com

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Brand New

Kimbra Dopo il clamoroso duetto Somebody that i used to know con Gotye, Kimbra Lee Johnson balla da SOLA: il disco d’esordio è GIà una hit in Australia e Nuova Zelanda. Dove Nata ad Hamilton, il 27 marzo 1990 Segni particolari Bambina prodigio, a 10 anni scrive le prime canzoni ed entra nel coro Hillcrest High Jazz Album “Wovs” Da ascoltare Settle Down Info www.kimbramusic.com

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Brand New

Nervo Le gemelle italo-australiane, autrici di hits per Ke$ha, Britney Spears e Guetta PIAZZANO in chart brani con produttori DANCE di grido come Afrojack e Avicii. Dove Miriam e Olivia Nervo sono nate a Melbourne ma hanno origini triestine Segni particolari Nate come modelle, sono state ambasciatrici de L’Oreal Fashion Festival Da ascoltare You’re gonna love again Info www.nervomusic.com

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Brand New

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La voce e il talento di Jessica Brando incontrano l’esperienza di Boosta nel brano Sei, scritto dalla giovanissima cantante su musica di Davide, per un risultato sperimentale e inatteso. Dove Jessica è nata a Grosseto il 6 dicembre 1994 Segni particolari la collaborazione tra la seconda classifica a Sanremo Giovani 2010 e il tastierista dei Subsonica è nata casualmente in un ristorante giapponese Info twitter.com/bpiub

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Brand New

Saint Saviour La prolifica penna di Becky Jones, frontwoman dei Groove Armada, ha dato frutto al suo primo album da solista, “Union”, un lavoro originale dal sapore pop-noir elettronico. Dove Teeside, England Segni particolari Ha mosso i suoi primi passi nella musica con l’electro band The RGBs Album “Union” Da ascoltare I Called this Home Info www.saintsaviour.co.uk

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Nicki Minaj

www.mypinkfriday.com

Quello che per molti è considerato lo studioso di musica pop e rock più influente sul pianeta - l’inglese Simon Reynolds ha costruito parte della sua fortuna critica su di un assioma: il grande, storicizzato fascino esercitato dai neri sui bianchi. Anche solo a basarsi sulle vicende musicali (spesso anticamera di consumi e costumi sociali) non si può che dargli ragione. E Nicki Minaj ne è davvero un emblema. testo Riccardo Papini

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Nicki Minaj

www.mypinkfriday.com

MINAJ PENSIERO

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“Non capisco perché la gente mi chieda di eliminare le parolacce dai miei testi: qualcuno per caso l’ha chiesto a Eminem? O qualcuno ha detto a Lil’ Wayne di non pronunciarne più?” 36

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G

rosso modo da Chuck Berry (derubato da Elvis Presley) a Eminem (che per sua stessa ammissione ha fatto la spesa nel supermarket dei neri d’America, come cantava in Slim Shady). La musica nera si vende e si ascolta molto, soprattutto negli Stati Uniti. E molti di questi ascoltatori sono bianchi. Un’audience di riferimento quindi piuttosto consistente. C’è chi delle lusinghe dei visi pallidi se n’è fatto una malattia (Michael Jackson prima, Beyoncé poi) e chi invece se n’è sempre fregato, rivendicando anzi l’origine afroamericana. Una cosa però è sempre mancata: la quota rosa. Anzi, la quota rosa in sé come minoranza da tutelare proprio perché minoranza che non ambisce a farsi maggioranza, il settore della cosiddetta musica urban negli ultimi 15 anni l’ha avuta. Ma dichiaratamente di genere. Per dire: quella che sino a oggi era la più famosa rapper americana - Missy Elliott - si è affermata, per citare quanto scritto di nuovo da Reynolds nel saggio Bring the Noise, grazie a uno stile prima ludico e poi aggressivo e stradaiolo. Lauryn Hill prima, Beyoncé poi e Rihanna oggi, hanno di volta in volta incarnato lo scavallamento dell’hip-hop nel mondo del pop. Una specie di presa di distanza. E poi è comparsa quest’aliena. Nel senso letterale del termine: basta guardare il video di Turn Me On, uno dei suoi singoli più recenti, vale più di tante teorie. Nel clip il corpo della donna, robotico, si costruisce un po’ alla volta. Prima le labbra, bianche, poi il fusto, con seno prominente e ripetutamente esposto. Infine questo corpo si alza e cammina. Appartiene a Onika Tanya Maraj, 29enne rapper americana originaria di Trinidad e Tobago. Tutti la conoscono come Nicki Minaj (che si pronuncia tipo Minasg, con la g finale felpata): ha da poco pubblicato il suo secondo disco. Ma: è già diventata la prima rapper di tutti i tempi a raggiungere la vetta di Billboard (stesso discorso vale per l’Inghilterra). Per la seconda volta è finita in cima alla classifica ufficiale di vendita americana: stavolta l’album "Pink Friday: Roman Reloaded" ha spintonato via Madonna. I paragoni con i Beatles, come dire, possono essere ufficializzati. Nicki ha appena attraversato l’Italia con una tappa del suo “Pink Friday Tour”. Ci sono diversi aspetti della sua iconografia che rendono il personaggio interessante. Intanto questa figurina da Barbie e Barbarella assieme. Apparentemente bisessuale, Nicki gioca in maniera aperta con la propria sfera intima, tanto da sembrare una specie di Marylin Monroe afro. Di Marylin custodisce il curvilineo perimetro fisico e la fragilità, stando almeno a quanto canta nell’ultimo disco (la canzone si chiama proprio Marylin). Sistemata per il momento Madonna, ora il gioco delle similitudini viene comodo un po’ a tuti: Nicki è la Lady Gaga nera. Frangetta, femminilità esibita almeno quanto l’ambiguità di fondo. Ironia della sorte: Lady Gaga - bionda e bianca - si è appena fatta ritrarre in stile Monroe. Casualità o fiato sul collo? Senza saperlo - e ben prima che ciò accadesse - a questo tema si riannodano le considerazioni espresse da Caryn Ganz sul magazine online Out.Com ai tempi dell’esordio di Nicki: il giornalista ricorda come l’accettazione di una

sfera sessuale misteriosa sia faccenda all’ordine del giorno presso i fan di icone pop (Lady Gaga, appunto). Mentre molto più controversa si fa la questione per chi proviene da un genere d’estrazione sessista come l’hip-hop. Un po’ alla volta – e nello spazio di neanche tre anni - Nicki Minaj sta cancellando un po’ di luoghi comuni legati al genere, sul genere (sessuale). E, a proposito di luoghi comuni, sembra quasi inestirpabile quello secondo cui la musica di successo sia sinonimo di pochezza. Ecco, in questo senso Nicki estremizza la lezione di Missy Elliott: laddove quest’ultima, grazie alla sua partnership con il produttore Timbaland aveva reso popolare l’apparentemente ostico “staccato” (ossia un ritmo non costante e tranquillizzante, come tipico fino a quel momento del rap), Nicki Minaj pubblica singoli non così commestibili. Anzi. Si pensi solo - restando all’ultimo …Roman Reloaded - a un brano atonale come Stupid Hoe: dove ritmo e melodia (un mash-up di allarmi praticamente!?) sostengono il rappin’ petulante ma in perenne oscillazione di Nicki.

Oddio… Ho sentito così tante cose sul mio conto che non so neanche più chi sono. Se sono la più grande popstar mondiale? La gente mi definisce popstar per insultarmi. Ma le popstar andrebbero invece rispettate perché fanno ottima musica.

MINAJ PENSIERO

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Sistemata Madonna - con cui il rapporto è comunque ottimo: la signora Ciccone di recente le ha fatto gli auguri per i 29 anni, schioccandole un bacio che “profuma di soldi”, secondo quanto affermato dalla stessa Minaj ai tipi di BBC Radio 1 - il prossimo obiettivo, in termini di popolarità assoluta, non può che chiamarsi Rihanna, con cui ha già collaborato. Lo snobbissimo periodico americano “The New Yorker” ha da poco pubblicato un’inchiesta sui Greatest Hits: notando come non passi mese che le varie Katy Perry e Nicki Minaj non tirino fuori un singolo nuovo, che s’installa sistematicamente al top di Billboard. Nell’era della connessione totale e ininterrotta, le popstar (e i loro potenti management) non possono permettersi di far cadere tempi morti tra un disco e l’altro. I singoli sono continui, poi ogni tanto escono album che hanno il compito di raccoglierli. Perlopiù di donne, proprio come ai tempi di Phil Spector, nei lontani ’60. La reperibilità è continua(tiva): quanta più varietà di musica c’è in giro, tato più si cercano e s’ingigantiscono le stesse hit. I cosiddetti smash. La regina incontrastata di questo mondo resta ancora la più giovane Rihanna. Duro intaccare il regno: ma con l’ambizione che si porta addosso volete che Barbie Girl Nicki non c’abbia N già fatto un pensiero?

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Nicki Minaj

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10 duetti indispensabili di Nicki

Turn Me on feat. David Guetta Martello numero uno, con tutti i cliché diggei del caso (primo ritornello a cascata), e quindi il Guetta touch che trasforma ogni singolo in (disco di) oro.

Roman’s Revenge feat. Eminem Eminem fa Slim Shady, Nicki recita la parte del suo alter ego, ossia Roman Zolanski. Più o meno l’inizio di tutta la storia.

Check it Out feat. Will.I.Am L'avrete sentita mille volte, anche perché campiona l’arcinota Video Killed the Radio Star. Il signor Black-Eyed Peas fa il resto.

Till the World Ends Remix feat. Britney Spears & Ke$ha Brano in origine di Britney, di cui ha segnato il recente grande ritorno. Nella versione remix, video incluso, si aggiunge il rappin’ di Nicki in apertura.

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Fly feat. Rihanna Ballata un po’ cuorinfranti un po’ The Day After, per una coppia da sogno per radio, siti, playlist e giornali generalisti. Ognuna fa la sua parte, senza sconfinare o “volare” sopra le righe.

Where Them Girls at feat. Pitbull & David Guetta Martello numero due (pezzi): piscine, coreografie, candidi lettini. Nicki tra bolle di sapone e Pitbull che morde, al suo solito, ovunque. Minaj a trois!?

Right By My Side feat. Chris Brown Per pareggiare i conti, un duetto con l’amore storico di Rihanna. Urban pettinato, con il pacifico Brown che quando entra sembra il Craig David della situazione.

Moments 4 Life feat. Drake Il canadese, uno dei migliori rapper in circolazione e gran collaboratore di Nicki, qui si cimenta con uno dei suoi ritornelli più glicemici.

Your Love feat. Natasha Bedingfield Duetto atipico, perché inciso con la biondissima cantante inglese Natasha Bedingfield. Un tentativo di uscire fuori dal guscio.

Roman Reloaded feat. Lil’ Wayne Stile tambureggiante e atonale tipico del recente disco omonimo. Lil’ Wayne, ancora sconosciuto qui in Italia nonostante il suo flow “elastico”, completa la “ricarica”.


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METTETEVELO

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NELLA ZUCCA

Dopo tre anni di afasia, Billy Corgan riemerge, è il caso di dirlo, con "Oceania", nono album di inediti degli SMASHING PUMPKINS con nuova formazione: Nicole Fiorentino, Mike Byrne e Jeff Schroeder . testo

Riccardo Papini

foto Paul Elledge

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Q

ualche mese fa ha cominciato a circolare in rete uno spot in bianco e nero. C’è un tizio da solo in una palestra che scatta e salta verso canestro. Schiaccia. Poi sorride verso la camera: ha una zucca in mano. E dice qualcosa del tipo: tra un po’ uscirà "Oceania", il nuovo disco degli Smashing Pumpkins. Detto che il tizio in questione è Kareem Abdul-Jabbar - ex stella dei Los Angeles Lakers: perché proprio lui come testimonial del nuovo disco dei Pumpkins, poi? - si potrebbe approcciare la questione giocando coi numeri. "Oceania" fa parte di un progetto più ampio, Teargarden by Kaleidyscope: un mastodontico ciclo di 44 canzoni senza singoli, apparentemente, per sfuggire alle regole del neo-liberismo discografico, secondo il volere del suo autore. William Patrick Morgan, si sa, 45 anni anni da poco compiuti, non è nuovo a mastodontiche iniziative. Basterà mettere in conto l’album che nel ‘95 gli è valso la fama mainstream ("Mellon Collie & the Infinite Sadness", due cd, 28 brani) oppure il quasi simultaneo doppio concept "Machina" e "Machina II" (entrambi del 2000). Nell’oceano mare di Corgan si è visto nuotare di tutto, negli ultimi anni: libri di poesia, autobiografie, nuovi gruppi (le meteore Zwan), dischi solisti, disfacimento e ristrutturazione della band di partenza. Ora Billy si ritrova a suonare con Mike Byrne,un batterista di 22 anni, che visto lì vicino a lui, durante la presentazione di "Oceania", sembra suo figlio. La bassista è cambiata, ma rimane sempre una donna, per aderenza storica al ruolo: da D’Arcy prima e Melissa Auf Der Maur dopo si è passati ora a Nicole Fiorentino. Cambiato anche il chitarrista. Ma non l’atteggiamento di fondo: nell’annunciare al mondo l’arrivo di "Oceania", Corgan ha fatto sapere di essere felice di guidare una band che ha ancora degli obiettivi e delle sfide da affrontare, a differenza dei suoi coetanei, che si sono impigriti, quando non tramutati in cinici di professione. Parlando coi tipi di Billboard ha aggiunto che “se Oceania dovesse sbattere contro lo stesso muro di disinteresse contro il quale si sono scontrati altri nostri lavori più recenti, allora credo sia il caso di fare un passo indietro e rimettere in discussione il gruppo e i progetti per il futuro. Perché continuare facendo finta di nulla sarebbe come impiegare un'incredibile quantità di energia solo per gettare un sassolino nell'oceano”. Eccolo quindi, Billy l’irrequieto, il ragazzone finto

Billy Corgan cercò di fare i conti con l’insuccesso di "adore" e con il fatto che non si fosse dimostrato all’altezza delle aspettative.

svagato del tutto o niente: qui lo ritroviamo in un’intervista d’autore firmata da Neil Strauss, leggenda del giornalismo statunitense. Conversazione di recente raccolta nel volume "Tutti ti amano quando sei morto" (Arcana edizioni) e risalente all’epoca di "Adore", fine anni ’90. Ma, come si dice in questi casi, del tutto attuale, se si tolgono i sottotitoli. A un certo punto, gli Smashing Pumpkins erano la rock band più grande del mondo. Due anni dopo, quando pubblicarono un album intitolato "Adore", più elettronico e sperimentale dei precedenti, non era più così. In un’intervista talmente sincera che in seguito il presidente della loro etichetta mi chiamò per impedirne la pubblicazione, Billy Corgan cercò di fare i conti con l’insuccesso del disco e con il fatto che non si fosse dimostrato all’altezza delle aspettative.

Ex Pumpkins Cosa pensa ora di loro il buon Corgan?

Jimmy Chamberlin

Ruolo Batteria Quando 1988-2009 (a fasi alterne) Il meno distante dei vecchi Pumpkins da Billy, che di lui dice: “Non ho niente contro di lui, spero gli vada bene nella vita”.

Billy Corgan “Sai cosa? Devo… devo dirti in tutta franchezza che sono rimasto molto sorpreso dalla velocità con cui il mondo ti volta le spalle”. Che vuoi dire? Corgan “È… è sbalorditivo. Non voglio entrare troppo nel dettaglio, ma per ora ti posso dire questo: che nel momento in cui la tua roba non va più, il vento di colpo diventa gelido”. Ti riferisci al modo in cui la stampa ti porta alle stelle e poi ti manda al tappeto?” Corgan “Non sto parlando solo dei media. Sto parlando dei meccanismi interni del mio mondo. Credo che la band sia rimasta un po’ sorpresa perché eravamo convinti di poter spingere un po’ di più sul lato artistico ormai, senza doverci ripetere. E credo che ci abbia molto sorpreso questo atteggiamento del tipo 'Oh, cosa avete fatto per me, negli ultimi tempi?'". Chi ve l’ha detto? Corgan “Sto parlando di tutti i livelli dell’industria musicale. E per noi è tutto piuttosto difficile da credere. Voglio dire, siamo tornati al punto di partenza. Quando ti rendi conto che sei troppo strano per le radio alternative e non sei abbastanza pesante per le radio rock, resti con la domanda: 'Be’, qual è il mio posto allora?'. E all’improvviso ti ritrovi senza un’ancora. È stata un’esperienza che mi ha aperto gli occhi”.

James Iha

Ruolo Chitarra Quando 1988-2000 Di lui Corgan si è limitato con garbo a dire che è “semplicemente un pezzo di m****. Il peggior essere umano mai conosciuto”.

D'arcy Wretzky

Ruolo Basso Quando 1988-1999 Problemi di possesso di sostanze abusive e un arresto. Corgan di lei dice: “Non è una cattiva persona, a suo modo è un'innocente”.

Alla fine devi decidere se stai facendo pop o arte. Corgan “Sì, ma mi piace pensare che le due cose si possano fare contemporaneamente". E tu pensi che questo accada per come il disco sta andando o perché non stai giocando secondo le regole dell’establishment? Corgan “Credo che nel momento in cui il disco è uscito e non si è imposto, tutti quelli che erano stati smentiti dal successo commerciale della band in passato abbiano detto: 'Oh bene, un’altra band che va a

Melissa Auf der Maur

Ruolo Basso Quando 1999-2000 Recita in "Collaborator" del regista Martin Donovan, il suo debutto da attrice. L'audizione e' stata fatta via Skype?!

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Foto_Lisa Johnson e Danny Clinch(sopra)

smashing pumpkins

rotoli'. Come per ricordarci: 'Sarete sempre ai margini. Non importa cosa facciate, non importa come lo facciate, non farete mai parte di quella cerchia'". La cerchia degli arrivati, accettati da tutti, in cui non devi più dimostrare chi sei? Corgan “È più… come se ci avessero sbattuto la porta in faccia. È quella triste sensazione, come quando senti che sei a un passo dall’opportunità di una vita ma poi devi accettare che non condividi quel DNA, mentre altri ce l’hanno. E poi, in fondo, lo volevi veramente?”. Allora qual è l’opportunità di una vita per te? Corgan “Abbiamo fatto delle canzoni alternative di grande, grandissimo spessore. Voglio dire, siamo rientrati a pieno diritto tra i grandi dell’era grunge. Ma se guardi alla nostra carriera in modo del tutto grossolano e obiettivo, ciò che non siamo riusciti a ottenere è stato il successo da Top Ten.* Quindi siamo arrivati a quel bivio dove o prosegui nella tua discesa o continui a cementare, come hanno fatto U2 e R.E.M. Ormai è come se fossimo saliti sull’altalena e avessimo capito che quel mondo fa talmente schifo che non ne vogliamo far parte, in fondo”. Ma ora, più che una ribellione sembra una resa. Corgan “Beh, per quanto mi riguarda, l’unica cosa 44

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a farmi paura è che si tratta di una specie di missile, un satellite o qualcosa del genere. Se rallenta troppo inizi ad andare fuori orbita. E credo di non volerci essere quando andrà fuori orbita. Preferisco esplodere oppure essere una band di culto. Io voglio essere una delle rockstar più grandi del pianeta, se non è possibile preferisco essere Alex Chilton”. Mi sorprende sentirti parlare così. Corgan “Non mi interessano per niente le vie di mezzo. Datemi la gloria o datemi un club pieno di gente in grado di apprezzare le sfumature. Ma la via N di mezzo? Non se ne parla, non mi interessa”. * Nonostante il quadro disarmante disegnato da Corgan, "Adore" entrò comunque nella Top Ten, piazzandosi al secondo posto, ricevette una nomination ai Grammy Award e vendette più di un milione di copie.

Intervista tratta da “Tutti ti amano quando sei morto” di Neil Strauss, 2012, edizioni Arcana (C) Stately Plump Buck Mulligan, LLC

Oceania

EMI ★★★★★★☆☆☆☆ Nessuno, diciamoci la verità, si aspettava più niente di musica da Billy Zuccone; e invece dimostra di saperne qualcosa in fatto di scrittura. "Oceania" ha nei primordiali "Gish" e "Siamese Dream" i suoi parenti più stretti. E, tutto sommato, benché eccessivo per lunghezza, ambizione e slancio, funziona. Ballate come The Celestials e Violet Rays riportano agli anni d’oro. One Diamond, One Heart sa di U2, mentre Pinwheels di Who. Stanti le premesse, un mezzo miracolo.

download The Celestials


22 luglio Rocknow & Bnow Preview Night


Scissor Sisters

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Indovina chi? la top ten di Magic Hour Già soliti collaborare con altri musicisti e produttori nei loro precedenti album, questa volta gli Scissor Sisters in "Magic Hour", quarto album della loro carriera, hanno fatto le cose in grande, ingaggiando per l’elaborazione del disco un team di star nascenti, affermate,passate e future. Un’”ora magica” e in buona compagnia per Ana Matronic e soci. Vediamo di chi si tratta. testo

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Riccardo Papini


Azealia Banks

21 anni appena, per qualcuno la Lana Del Rey afroamericana. In realtà Azealia, emersa a inizio anno col singolo 212, ha un coté decisamente hip-hop e martellante. Tanto che Shady Love (che ha scritto e qui interpreta con gli Scissor Sisters) sembra più un pezzo suo che delle “forbici”. Botta dance con tanto di citazione per Madonna.

Joan Wasser

Colei che normalmente svolge la professione di sofisticata tutrice dell’ordine musicale qui si dedica ad altro. Joan Wasser, nota al pubblico come Joan As Police Woman, è stata coinvolta per scrivere e arrangiare gli archi di The Secret Life of Letters.

Pharrell Williams

Si chiama Inevitable il soul-fink bollente che il tuttofare fisicato Pharrell ha scritto e prodotto assieme agli Scissor Sisters, per conto dei suoi Neptunes. Fuga o passatempo, visto che sta lavorando pure con Miley Cyrus?

Calvin Harris

Il DJ e produttore scozzese è con tutta probabilità l’uomo dietro il bancone più richiesto al mondo, in questo momento. Oltre alle decine di hit piazzate (da Kylie Minogue a Cheryl Cole), la ragione sta soprattutto in We Found Love, scritto (e prodotto) con Rihanna. Il primo singolo tra le tracce di Magic Hour si chiama Only the Horses. Ed è naturalmente sfiorato dal Calvin touch: si sente.

Hahn-Bin

Di se stesso dice: “Sono nato performer, artista”. Partorito a Seul 25 anni fa, ma trasferitosi a Los Angeles all’età di dieci anni (suonava però già da cinque), il violinista Hahn-Bin è la testimonianza vivente che in Corea lavorano secco, come afferma Gabriele Romagnoli. Un mostro di tecnica e una maschera al posto della faccia. Qui pizzica le corde su Keep Your Shoes on.

Seamus Haji

DJ e produttore per metà indiano e per metà irlandese, Seamus appartiene alla vecchia guardia, non a caso uno di suoi principali successi è la celeberrima rilettura del classico Last Night a D.J. Saved My Life. Gli Scissor Sisters l’hanno chiamato a remixare Shady Love e F*ck Yeah, una delle bonus track del disco.

Alex Ridha

Qualità tedesca, come si dice. Ridha viene dalla gelida Amburgo ed è artisticamente noto col nome Boys Noize. Ha remixato giganti come Black Eyed Peas e Depeche Mode, mentre qui produce Self Control. Non la cover di Raf, evidentemente.

John Legend

Baby Come Home è il classico soul-disco alla Scissor Sisters. Sorretto da un pianoforte rimbalzante, il brano vede la presenza ai tasti neri, ai tasti banchi e alla voce di John Legend.

Diplo

All’anagrafe Thomas Wesey Pentz, Diplo è un mammasantissima della produzione elettronica odierna. Mischia alti e bassi,indipendenza e pop. Noto col suo nickname o come metà dei Major Lazer, Diplo è anche uno dei creatori del cosiddetto baile funk. Già al lavoro con Beyoncé, Madonna, Maroon 5, qui figura fra gli autori della ballata Year of Living Dangerously.

Stuart Price

L’uomo con più soprannomi che abiti (anche conosciuto come Jacques Lu Cont e anima di Les Rythmes Digitales, Zoot Woman, Crystal Pepsi e molti altri) era già stato chiamato sul precedente "Night Work". Considerato ocome colui che cura il make-up di alcuni fra i più famosi album pop degli ultimi anni (Madonna, Killers, Seal, Kylie) qui mette le mani su Somewhere.

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Gotye

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Alla fine ce l’ha fatta, Gotye. Anche se. Anche se: per comodità di racconto giornalistico tutti lo considerano belga quando in realtà è più australiano che europeo. Anche se nessuno quasi lo conosceva prima di, quindi si pensava che l’uomo coincidente col suo omologo denudato nel celeberrimo video sarebbe risprofondato nell’oceano di ricerche a futura memoria wiki. testo ROSSANO LO MELE

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Gotye

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La storia del trentaduenne Wouter “Wally” De Becker

nche se: dal vivo qui nessuno l’ha visto e nessuno lo vedrà prossimamente (il tour autunnale non tocca l’Italia, al momento). Anche se: d’interviste ne rilascia poche e malvolentieri: “La promozione è estranea al fare musica”, ha raccontato al mensile inglese Q in una delle sue rarissime chiacchierate. “Non rispondo bene se mi chiedono di essere brillante, ne vengono fuori solo frasi stupide e non si parla mai di musica”. Ala fine ce l’ha fatta, comunque. Mentre il video di Somebody That I Used to Know rincorre mentre scriviamo i 300 milioni di visualizzazioni su YouTube, destinate a crescere ancora e in brevissimo tempo, non si può non notare che la colata lavica incarnata da questa canzone si porta tutto appresso. Germogliano le cover del brano su YouTube, ognuna dotata di decine di milioni di visualizzazioni, roba da gareggiare con l’originale. Gli attori del trendissimo e politicamente correttissimo Glee la cantano. Ed è appena uscito un intero album di remix che raccoglie una decina di riletture del brano (fra i firmatari gente come Tiësto e Bibio). Diverse le ragioni del successo: intanto non assomiglia a nulla di ciò che gira in radio, né dance, né pop, né hip-hop. Il video con la metafora dello sfondo che rimane alla fine della storia ha fatto il suo. Ma non è da sottovalutare il testo: una forza pari a quello di Your Ex-Lover Is Dead dei misconosciuti canadesi Stars, che non a caso fu scelto qualche anno fa dai produttori del film Caos Calmo per commentarne la storia. L’amore perduto funziona sempre, si dirà. Ma in realtà ciò che qui ha frullato tutti i piani è proprio la forza dell’outsider. “Non intendevo certo scrivere una canzone pop che mi permettesse di competer con tutte le Rihanna del mondo”, ha spiegato Gotye. “Tuttavia Somebody… dimostra che sono in grado di scrivere materiale che piace alla gente comune, visto che ne sono state eseguite infinite cover e remix. Alcuni peraltro veramente orrendi: sarà che un sacco di musicisti pessimi amano quello che faccio?”.

La risposta alla domanda è implicita, come in tutti i quesiti retorici. Somebody That I Used to Know sta al 2012 come Someone Like You e l’intero fenomeno Adele è stato al 2011. Emersa dal nulla, pum. Canzone più venduta dell’anno in quasi tutto il mondo, Oriente e Occidente. Nella sola Inghilterra ha valicato il muro del milione di copie vendute. Tanto che il suo autore ha cominciato a domandarsi - contro il suo interesse - se è sano arrivare a essere così ossessionati da un solo pezzo, per così tanto tempo. Eppure, vale anche qui quanto scriviamo altrove a proposito di Nicki Minaj: nel mondo si produce sempre più musica e sempre più varia, viene diffusa con maggiore facilità del passato. Ciò nonostante, a un’offerta così variegata corrisponde un appetito ancora più insaziabile per i cosiddetti smash hits. Tipo Somebody That I Used to Know, che ha richiesto sei mesi di lavoro: “Una quantità di tempo assurda”, ha ammesso il suo autore, che ha investito gran parte di questo tempo nel ricreare il suono tipico di un pianoforte keniota!? La storia del trentaduenne Wouter “Wally” De Becker comincia però molto tempo fa. Nato a Bruges ma trasferitosi prestissimo a Melbourne, attacca a suonare in realtà la batteria, prima in un gruppo punk-hardcore, poi nei Basics, che mollano dopo un decennio di attività, una decina di uscite e un migliaio di concerti. A quel punto Gotye comincia a fare da solo: l’esordio nel 2003, "Boardface". Poi le prime serie attenzioni nel 2006, con l’ottimo "Like Drawing Blood". Con quel disco vince l’equivalente di tre Oscar per la musica australiana e si convince quindi a perseverare. Per sua fortuna i genitori sono proprietari di una vecchia casa con un appezzamento di terreno nello stato di Victoria, nel sud-est australiano. Gotye vi si isola per due anni, con un MacBookPro, una vecchia tastiera restaurata e molti strumenti acustici, provenienti da tutto il mondo. Di tanto in tanto esce e si reca al locale Op Shop, dove compra vecchi vinili da campionare che nessuno vuole più. Per capirsi: Demis Roussos è uno dei suoi idoli. Ascolta, cattura,

Nasce a Bruges, in Belgio, il 21/05 1980; a 2 anni si trasferisce a Melbourne

Wally Inizia suonando la batteria con un gruppo punk-hardcore del liceo, i Downstares, poi nei Basics, che mollano dopo un decennio.

Gotye inizia a far da sé, nel 2003, con l'album d’esordio "Boardface". Qualcosa si muove davvero nel 2006, con l’ottimo "Like Drawing Blood".

Gotye si autofinanzia l’album lavorando in una biblioteca di Melbourne. Due i singoli estratti: Learnalilgivinanlovin e Heart's a Mess. Il cd viene nominato agli J Awards.

Gotye si isola in una casa a Victoria per due anni, in compagnia di un MacBookPro. Qui nasce la cover di "Making Mirrors", il suo terzo disco.

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scrive, registra da solo quasi tutti gli strumenti (basso escluso) e poi assembla tutto: organi, batterie, campionamenti, arpa, sintetizzatore, percussioni, voci: “Mi sentivo come l’ultimo umano sopravvissuto all’Apocalisse”. Scende in cantina e apre un faldone: dentro sono raccolti tutti i disegni di famiglia, i suoi, quelli di sua madre e soprattutto quelli di suo padre, pittore. Sceglie un suo vecchie bozzetto, ci lavora di photoshop ed ecco la copertina di "Making Mirrors", uscito su finire del 2011, il fenomeno pop conclamato dell’anno in corso.

“Mi sentivo come l’ultimo umano sopravvissuto all’Apocalisse”

Il paradosso è che Somebody That I Used to Know, con la sua fama flemmatica, sta divorando il suo autore. Quasi fosse un DJ o un produttore, di quelli la cui musica arriva prima del volto. Non che lui se ne dispiaccia a dirla tutta, ma c’è il rischio di pensare che l’anonimato di Gotye (Chi è? Quello del video? Esiste davvero? Ha un gruppo o fa da solo? E soprattutto: come si pronuncia?) faccia il paio con quello della sua musica. Uno che emula il cantato di Sting o alla peggio di Peter Gabriel, primi anni ’80, per i detrattori. Cattiverie gratuite da troll. Le canzoni di "Making Mirrors" sono il riassunto di un autore poliedrico. E dall’intensità disarmante. Si prenda la nebbiosa ballata esistenzialista Bronte, spalleggiata da un video in animazione e dove è ben enucleato il miracolo Gotye: c’è qualcosa, anzi, molto, nella sua musica che profuma di laboratoriale. Un muro scartavetrato e stuccato con pazienza prima di essere ricostruito. Gli strumenti del quotidiano, ma senza farsene fagocitare. Caos, ma calmo. Oppure: lasciamo che parli per lui la canzone Easy Way Out, con clip diretto dal team d’animazione Oh Yeah Wow. 150 secondi di racconto e declino “circolare” della giornata media di un individuo. Protagonista lo stesso Gotye. Un’altra metafora, stavolta quella della quotidianità nascosta dietro il successo? “Le mie canzoni lavorano sulla memoria, lo spazio e il sentimento”. Quindi, ora? “Se farò un altro disco? Sì, potrebbe N essere, forse”.

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Grimes

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Gli anelli della

marziana A questo punto dell’anno discografico si possono cominciare a fare due conti. Quelle cose del tipo: crolla l’indice Ciccone, inarrestabile il titolo Nicki Minaj. L’apolide Gotye è di sicuro il personaggio mainstream dell’anno, ormai. Ma fra gli emergenti, cosa dicono gli exit poll? Non ci si prende un gran rischio se si scommette su Claire Boucher, alias Grimes. 24 anni, canadese, una specie di Lady Gaga underground. testo Rossano Lo Mele foto Tommy Chase Lucas

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l “Guardian” l’ha appena incoronata, è il caso di dirlo, come la regina del pop marziano. Più che marziana, proprio un’aliena, come lei stessa si definisce nell’intervista qui sotto. Un certo contrasto: la incontriamo a Torino, quartiere San Salvario, prima di uno dei numerosi concerti che stanno rimpinzando il calendario del suo tour. Ci sediamo a un tavolino sul marciapiede ed è impossibile non notare il contrasto tra lei e il contesto circostante. Claire è scheletrica, alta, bionda, androgina (altro elemento chiave, come si vedrà, della sua natura proto-hispter), vestita di bianco, frangettata. La sua icona di stile è il bianco lugubre Marilyn Manson. San Salvario invece: è un quartiere meticcio, dove il grande fermento culturale cittadino abbraccia e talvolta

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sbatte contro un’immigrazione massiccia. Sfilano in continuazione al nostro fianco, immigrati scuri come blackberry, mossi da traiettorie imprendibili. Asfalto scucito, locali underground, lavanderie a gettoni, affittasi, ciabatte da mare in plastica, scommettitori, qualche grido buttato in aria. E Grimes di rimpetto. Marziana, aliena, biondissima. Del resto anche la sua figura serica è fatta di contraddizioni: è la stessa portatrice di questo candore ad aver disegnato i cosiddetti pussy rings, anelli ricoperti da calchi di vagina (e qui si sprecano le voci sull’originale…) che Grimes stessa ha messo in commercio. I fan adoranti su rete e social cinguettano e postano foto dove lei è ritratta coi tagli più, ehm, marziani: noi approfondiamo.


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Grimes

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Di Grimes dicono: la popstar della generazione post. Post-internet, post-Gaga, post-tutto? “Nel mio caso preferisco non leggere niente di quello che mi riguarda, non m’interessa, ed è fondamentale che sia così. Il termine post implica che non c’è categorizzazione, o che almeno è stata superata. Del resto quando faccio musica non penso ai generi. Non so cos’altro il termine post possa significare, non ha senso per me, vuol forse indicare che internet non c’è più? Io e tutti quelli che conosco non facciamo musica stando dentro queste consuetudini”. Invece non pare disturbarti l’etichetta di musicista pop… “Non credo di fare necessariamente pop, ma se la gente me lo chiede mi definisco così, certo: così si capisce. Non c’è un vocabolario così ampio per parlare della propria musica, la gente ha bisogno di un minimo di riferimento per capire qualcosa che non rimanga astratto. Il termine pop per me significa stare bene, sensualità, buona scrittura. La musica pop va da qualsiasi parte, ma a me importa fare qualcosa mi faccia stare bene, punto. IRamones sono pop, Nicki Minaj e Rihanna sono pop, ma i Ramones sono anche punk e Rihanna è anche arenbì. Anche la mia musica è aperta”. Praticamente pronta per il grande salto: conscia o meno? “Pare che non ne sia così conscia, è buffo quando la gente mi riconosce per strada, ripeto, per me è importante non leggere la mia stampa, per non pormi il problema. Altrimenti quando mi rileggo dico: non posso credere di aver pronunciato quelle parole! Per questo quando qualcuno mi riconosce io dico 'Ciao, il mio nome è Claire, felice di conoscerti'. Comunque penso di no, credo di essere troppo strana per il grande salto; ma se capita, bene, l’importante è non fare compromessi con la musica che faccio, e nelle grandi multinazionali girano soldi, si sa, quindi è difficile. Sarebbe figo, mi piace abbracciare l’idea di un sacco di gente che mi ascolta però, onestamente, davvero, non so”. In effetti, tipo: il video clip di Oblivion è forse un po’ morboso per il pubblico generalista… “Il video della canzone è una reazione al mondo tipicamente maschile, aggressivo, fatto di motociclette e gare. Per questo ho usato questi stereotipi, ma con una funzione voyeuristica di quell’universo. Non m’infilerei mai in quel mondo,

Grimes “Pussy" Rings”

La sua eccentrica linea di gioielleria, compresi gli anelli a forma di vulva, è realizzata in collaborazione con lo scultore Morgan Black.

è una cosa un po’ da hipster, lo so. Non che io sia hipster, cioè, forse sì, lo sono, insomma… Mi piaceva fornire un’idea documentaristica del video, andare lì e creare una prospettiva inversa: c’è gente che guarda uno spettacolo sportivo, ma poi guardano me che canto e ballo e io stessa sono osservata da loro, c’è uno sdoppiamento. In più mi piace l’estetica dello sport, ho quattro fratelli che fanno calcio e basket, quindi mi piace l’idea drammaturgica dello sport”.

“Ora sono ok, ma prima volevano che finissi la scuola e trovassi un lavoro normale. I miei sono ossessionati dall’educazione e dall’idea di un lavoro vero. All’inizio, quando di me parlavano solo i blog non capivano. Mio padre voleva che mi occupassi accounting, praticamente la cosa in cui valgo meno”. Altri artisti contemporanei che apprezzi? “Ce ne sono un sacco, direi. Gente che fa cose come le mie, tipo Pictureplane: con quest’idea di suonare musica mainstream ma in modo genuino, autentico e sperimentale allo steso tempo, focalizzandosi su quest’idea. La musica in generale sta vivendo un buon momento, c’è un sacco di roba interessante in giro”. Tu fai tutto da sola? “Sì, comincio con le percussioni, dalla batteria, uso Logic come programma. L’importante per me è trovare anzi tutto il groove giusto, la base di tutto. Per me esistono tre gradi in una canzone: voce, melodia, ritmo, tre diversi livelli. In ordine d’importanza io parto dal ritmo, poi si va alla melodia e infine arrivo alla voce”.

Vestiti sempre eccentrici e personali: quanto t’interessa la moda? “M’interessa molto, ma più dei brand m’incuriosisce ciò che fanno i miei amici o quel che faccio io. A me piace comprare vestiti e tagliarmeli. Mi piacciono un sacco di designer, ma non ho soldi da spendere per comprare quella roba. A me interessa anzi tutto il corpo umano, la sua decorazione”.

Ricapitolando, il titolo quindi è: Grimes non sta su internet. “Ma no, mi piace Twitter, viceversa non uso Facebook. Sto su Twitter perché è concentrato sull’informazione, niente foto, stronzate e cose così. Succedono delle cose e lo sai, punto. Figo, si dialoga bene secondo me. Lo trovo molto valido anche come strumento di protesta e organizzazione di eventi, fantastico”.

Corpo sembra essere una delle parole chiave per decrittare l’universo di Grimes. “Mi piace l’estetica in generale, ballare, l’aspetto fisico della musica, l’interazione con le persone a un livello fisico. In generale apprezzo l’estetica degli esseri umani, le sculture greche”. Così come l’androginia… “M’incuriosisce, la trovo molto affascinante, mi piace giocarci. Mi piacciono le persone di cui non capisci se sono donne o uomini. Quanto a me, io stessa preferisco essere così: un’aliena e non una con due tette così. Una tipa più strana che sensuale nel senso femminile tradizionale: mi piace l’idea di giocare con i generi”.

Canada: ragioni antropologiche per questa incredibile colata di musica nell’ultimo decennio. “C’è un sacco di roba, verissimo. Secondo me molto dipende dal fatto che la maggior parte dei musicisti viene da Montreal. L’industria discografica sta tutta lì, tutti vivono a tre o quattro isolati l’uno dall’altro; e tutti parlano di musica tutto il giorno. Onestamente ai concerti gran parte dell’audience è composta da altri musicisti. Però incontri in continuazione gente che rispetti e così inevitabilmente cresci, dialoghi. Superfluo dire che internet ha un ruolo chiave in tutto ciò. Io stessa se non avessi vissuto lì non penso proprio che mi sarei messa a fare musica”.

Dai generi ai genitori: che dicono di questa carriera improvvisa?

Ci abiti ancora? “Non più, non vivo da nessuna parte, io”.

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Hannah cohen

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Ritratto della modella che canta da giovane Dalla Campbell all'ex prèmiere dame, Hannah Cohen non è la prima modella che si avventura nella musica. A darle manforte,  il produttore Thomas Bartlett, collaboratore di Antony & The Johnson. testo

Rossano Lo Mele

foto Matthu Placek

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icono che per metà la vita sia quella che erediti pee della sua famiglia. “Alle scuole medie facevo e che per l’altra metà quella che ti costruisci. Il a botte, le ragazze a quell’età sono diaboliche. Poi nome di Hannah Cohen, professione modella dai 12 ai 17 anni ho giocato a calcio, il campionato e adesso anche cantautrice, fa subito pensare a raera molto competitivo, venivo sbattuta a terra in mificazioni parentali di un certo tipo. Invece no, non continuazione. Concussioni e caviglie distorte”. In è figlia di Leonard, bensì nipote di Wiliam Robert seguito, dai tacchetti ai tacchi: carriera di modella. “Bertie” Rodgers, poeta nordirlandese laureato del E la conseguente noia e voglia di prendere lezioni di secolo passato, a lungo sceneggiatore per la BBC chitarra e cominciare a scrivere canzoni. Si chiama e amico di Dylan Thomas. Proviamo allora a fare il "Child Bride" (la sposa bambina) il suo disco d’esorritratto dell’artista da giovane, visto che Hannah ha dio (edito da Bella Union da pochi mesi). appena 25 anni: “Mi sono innamorata della A qualcuno la storia potrebbe ricordare musica da ragazzina, ascoltando Aretha Aretha quella di Karen Elson: anche lei modelFranklin in vinile”. Meglio la musica la convertitasi alla musica, divenuta Fotografias. della vita vera, parrebbe: “No, non poi materia da rotocalco per aver Brasil Il suo primo libro di mi sono innamorata di nessuno, non sposato Jack White dei White Strifotografie, scattate a di recente, almeno. Ho amato delle pes, da cui ha divorziato un anno fa, Bahia e a Rio De persone, ma non penso di essere circa. Per ora niente figli né matriJaneiro, è di recente mai stata innamorata, finora. Né tanto moni nella vita della Cohen. Una tipa pubblicazione. meno mi sono mai sentita famosa”. tranquilla, apparentemente: “Non ho Potrebbe tuttavia capitare in futuro. Hanun iPhone, mi limito a twittare. Non guardo nah è nata in California e si è trasferita a New la tele, mi rifaccio il letto da sola, prendo i mezzi York: vista la grazia ereditata ed elaborata ha copubblici, piango parecchio, ho paura del buio, ogni minciato a fare la modella, lavorando con i fotografi tanto mi lamento, tipo che non ho voglia di ripartire più popolari e controversi dei giorni nostri, da sua da Londra per New York. Ogni tanto mando sms di ambiguità Terry Richardson in giù. “Ho cominciato cui mi pento. Ma solo quando bevo troppo chama scrivere poesie all’asilo, mi sa. Quando avevo sette pagne”. Se talvolta mente o fa qualcosa d’illegale anni, nella California del Sud, mia madre mi portava non ce lo dice. E in fondo se non fosse e non facesse alle corse dei cavalli per scommettere”, ci racconta musica così bella come quella raccolta in "Child N da Londra, stabilendo un ponte con le origini euroBride" una così potrebbe pure stare sulle.

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Max pezzali

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E' r isorto

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Sono passati esattamente 20 anni da quando gli 883 esordivano discograficamente col botto. Max Pezzali ripropone quello storico disco rivisitato e aggiornato. testo

Rossano Lo Mele

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n Italia, nel 1992, usciva postumo Petrolio di Pier Paolo Pasolini. Oscar Lugi Scalfaro veniva eletto presidente all’indomani di Capaci. Umberto Bossi trionfava alle elezioni, Paolo Borsellino veniva assassinato, Tangentopoli farciva le cronache, la cosiddetta Seconda Repubblica stava per nascere. E usciva "Qualcuno era comunista" di Giorgio Gaber, ma chi se lo ricorda. Perché la canzone che si portò via tutto l’anno parlava di un supereroe e stava dentro un disco di tali 883, da Pavia. Nome da prefisso telefonico dell’epoca (quello di Pavia però è 382), che veniva dritto da un modello di HarleyDavidson. Il che già dà una pennellata al quadro: rombante vita di provincia, scazzi, amicizia, tipe impossibili, escapismo da bar dietro l’angolo. Il disco si chiamava Hanno ucciso l’uomo ragno, venne smerciato in 600mila esemplari e aveva quella forza naif del primo Jovanotti. Solo che Max Pezzali cantava in italiano storie di provincia qualunque del dopo-benessere. All’epoca aveva un socio, Mauro Repetto, poi l’ha perso per strada, in qualche modo cavandosela, per parafrasarlo. Questa intervista a Pezzali è la storia di quel disco, ristampato in occasione del suo ventennale. E, inevitabilmente, delle croste di quell’Italia, alcune scomparse lasciando il segno, altre ancora sulle ginocchia.

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Foto_Paolo De Francesco

Max pezzali

Vi ricordate cosa è successo nel 1992... Ayrton Senna arriva quarto nel campionato di Formula 1, superato dall’astro nascente Michael Schumacher, che invece si classifica terzo.

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La Fiat Uno è l’auto più venduta d’Italia: lo spot del modello Uno Rap è intonato da J-AX degli Articolo 31.

A 130 anni dalla sua scoperta, ricompare a fine settembre la Cometa Swift-Tuttle.

Il grunge detta legge nel mondo del rock: la battle of the bands è tra Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden.

Bill Gates sviluppa Windows 3.1 e George Bush gli assegna la National Medal of Technology.


Com’è cambiata la vita di Max Pezzali negli ultimi 20 anni, dal trasferimento da Pavia a Roma? “Per certi versi è cambiata molto, ma continuo a mantenere un contatto forte con Pavia: lì ci sono gli amici storici, ho sempre il negozio di moto, quindi continuo a sperimentare quel rapporto di amore e odio verso la provincia. Un rapporto irrisolto, anche ora che sono cresciuto”. Svolgimento… “Nelle realtà come Pavia sei sotto la lente d’ingrandimento della borghesia; i miei partivano dalla realtà operaia, soprattutto mia madre. Mio padre, invece, passò da dipendente di un negozio di fiori alla scelta di mettersi in proprio. Gente come loro rappresenta il sogno italiano, la scalata sociale, quel passo in più che ti fa crescere. Ma dall’altro lato noi a Pavia siamo sempre stati considerati come dei parvenu, perché quello è il nuovo commerciante. La vera locale borghesia è sempre stata altra: i docenti universitari, i medici del policlinico, i commercianti che erano tali da generazioni. Questi erano i clienti dei miei, sai com’è, un po’ com’è Roma alla fine, dove ci sono i circoli esclusivi di canottieri sul Tevere. La nostra classe media ha vissuto una piccola apartheid, non è che uno stesse sempre a Soweto, ogni tanto Johannesburg te la facevano vedere, ma già lì si stabiliva il primo conflitto”. Ma gli 883 trovarono interlocutori emigrando a Milano, però… “Infatti, poi lì c’era il secondo conflitto. Perché Pavia è una città che a sua volta vive dei conflitti con Milano, vicinissima, una metropoli che ti fagocita. Il medio borghese che a Pavia vive come tale, a Milano non è nessuno. Insomma, si stava in un mondo di frustrazioni continue, dove però c’erano gerarchie stabilite. Oggi tutto è scavallato. L’unica cosa che posso dirmi è che io non ero un figlio di, in città. Quindi non l’ho fatta nel giardino di nessuno, era inconcepibile che a Pavia qualcuno potesse vivere volendo fare il musicista. E, soprattutto, non ho rovinato i sogni di nessuno”.

In questo ventennio, com’è funzionato il travaso di fan dagli 883 a Pezzali? “Gli 883, quelli del primo disco in particolare e dei primi tre album in generale, ebbero un successo talmente grande che era impensabile potersi tirare dietro tutti i fan dell’epoca. C’è stato un passaggio d’età, qualcuno mi ha seguito, con qualcuno ci si è salutato e incontrato poi per caso o magari mai più, come capita con gli amici. Un traghettamento era inevitabile, però devo dire che non c’è mai stata nessuna reazione negativa del tipo gli 883 sì e Pezzali solista no. Quel successo è stato irripetibile, il resto consiste nel fare le cose dignitosamente, sapendo che è difficile ripetersi e che bisogna essere realisti, senza raccontarsi le cose con gli inutili trionfalismi che

si passa attraverso uno sticazzi generale. Crescendo anche il mondo cosiddetto underground si è reso conto che dei vecchi pregiudizi non frega una mazza a nessuno. C’è stata un’evoluzione tale, sono caduti tanti preconcetti: basta pensare a cosa è suonato o non suonato dal vivo, come si gestisce uno spettacolo con Ableton e delle clip. Ora funziona il se mi piace mi va bene. C’è stata una ribellione di chi fa musica che è andata molto oltre chi giudica e cataloga. Tutti si rendono ormai conto che c’è tanta gente che fa musica in giro e si diverte. Si è manifestato un desiderio forte di mettere in soffitta lo stereotipo del giornalismo musicale anni 70-80-90. Come fa l’underground a essere giudicato da gente che non sa cosa sta capitando?”

non mi sono mai piaciuti. Il mio scopo era restare in serie A, fare il tour come vuoi, nei palazzetti, con la strumentazione giusta, non m’importa più andare al primo o secondo posto in classifica”.

Quindi chi ti piace di questo mondo nuovo? “Ho molto apprezzato tutti quelli che hanno fatto parte della compilation. Ho adorato i Lava Lava Love. Ho trovato meraviglioso il lavoro degli Egokid, anche perché mi ha fatto impressione ascoltare l’io narrante che cambia. In giro c‘è un sacco di roba erroneamente spacciata per indie. Se non gli metti quell’etichetta lì la gente ti dice: che figata. Sotto il mantello della definizione già pronta sta succedendo un sacco di roba e nessuno se ne sta rendendo conto nel mondo della musica ufficiale. Uno come Colapesce è pop dal mio punto di vista, a livelli straordinari. Bisogna prenderne atto: semmai c’è un problema di definizioni, ma è più vivace questa scena di quella cosiddetta generalista, sicuro”.

1992: gli 883 come campioni del disimpegno. 2012: omaggiati anche dal disco di tributo indipendente "Con due deca", prodotto da Rockit.it: sdoganati quindi? “Un po’ godo, ma mi fa soprattutto ridere. Si è innescato un meccanismo opposto rispetto al passato. Prima c’era un’idea di cultura alta della musica pop. In realtà è giusto che ci sia una visione in qualche modo talebana, ma della musica colta. La musica popolare più in là di tanto non va. Il rock degli anni 50 parlava di Cadillac, ma anche il punk non era tutto impegnato: spesso

E com’è cambiata l’Italia in generale in 20 anni? “Vedo un paese fortemente inserito in dinamiche internazionali, ma con caratteristiche prettamente italiane. Vince un atteggiamento di repulsione, ma a breve diventerà di odio nei confronti della politica tradizionale. Finita anche la Seconda Repubblica, se mai c’è stata, da un lato stanno implodendo tuti i partiti: penso alla Lega e alla gestione dei soldi, ma anche il PD con i recenti fatti dei fondi della Margherita non è messo meglio. Il pericolo è quello di andare verso il nichilismo,

Mauro Repetto

Sta per ricomparire. Ci siamo rivisti per fare delle cose a breve. Onestamente a me è spiaciuto molto quando se n'è andato. Mi è mancata un casino la parte collettiva e di confronto.

Noi vi aiutiamo a ritornare con la memoria a 20 anni fa...

Mediterraneo di Gabriele Salvatores vince l’Oscar come miglior film straniero.

Luca Barbarossa vince con Portami a ballare il Festival di Sanremo di Pippo Baudo. Seconda arriva Mia Martini.

L'Hannibal Lecter di Antohny Hopkins de Il silenzio degli innocenti è un’icona cinematografica.

Jump Around degli House of Pain certifica il trionfo mondiale della musica crossover, ossia rock + rap.

Nasce ad Albuquerque, nel New Mexico, la diva teen Demi Lovato.

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Max pezzali

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Duetti Da J-Ax (nel nuovo singolo Sempre noi) al campione nazionale del freestyle Ensi. Dalla nuova star Emis Killa ai maestri Club Dogo. Dal solare Entics al poeta urbano Dargen D’Amico. Ci sono un sacco di nomi

J Ax duetta nell'apripista Sempre noi

un grande rischio in questi tempi. L’antipolitica assoluta non è una risposta, ci sono problemi più difficili da risolvere che con un vaffa. Credo che uno come Grillo sia stato determinate in un certo momento, ma nelle dinamiche complesse e internazionali di oggi non è ammesso non avere un livello tecnico elevatissimo, oltre a una visone politica di insieme. Oggi più che mai dovrebbe tornare una politica forte, uno sguardo sul mondo un minimo oltre il quotidiano, il contingente”. Un sognatore che governa, in sintesi… “Servirebbe tantissimo uno che faccia sognare, sì. Da europei abbiamo una visione fenomenistica del mondo, noi al centro, gli altri fanno cagare. Mi sembra invece, per fare un esempio, che il tanto criticato Obama proprio un cretino non sia. Negli Stati Uniti sono ripresi i consumi e, stando nel mio mondo, segnalo che le vendite dell’Harley-Davidson stanno facendo segnare un +24% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Qualcosa si muove, insomma. Forse si potrebbe sperimentare la sua ricetta d’insieme tenendo conto delle peculiarità del mercato italiano. Di sicuro servono personaggi di grandissima levatura. Monti secondo me non è quello giusto: la sensazione è che stia aumentando il divario tra il cittadino e tutto il resto. Le cose bisogna saperle dire, invece ho paura che si prosegua ad allargare questo fossato devastante. Noi abbiamo sempre avuto il problema di riconoscere lo stato come cosa nostra, nel senso di res publica. Un problema atavico, alla base di tutte le nostre disgrazie. Avremmo bisogno di sentire tutto come nostro. Per dire: come fai a convincere le persone che non pagare le tasse è immorale?” 62

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del rap odierno che conta dentro la ristampa di "Hanno ucciso l’uomo ragno", che consiste nei brani dell’epoca, ma sotto forma di duetti con rapper, appunto: “Sono convinto che il collante fondamentale tra quell’album e il presente siano loro”, spiega Pezzali. “Quel disco spaccò tutto perché era fatto da due matti che entravano dalla porta principale con il privilegio della follia, raccontando la quotidianità coi loro amici, mettendo dentro tutto. La follia di chi fa un album senza pensare a un domani: rap, campionamenti degli AC-DC, tutto quel mondo è passato ed è stato raccolto prevalentemente dall’hip-hop, l’unico che oggi racconta la realtà con quel linguaggio lì. Ma l’idea è nata per caso: l’anno scorso eravamo sul palco degli MTV Days coi Dogo, Jake la Furia, vari rapper torinesi e via dicendo. Tutti sapevano quei pezzi degli 883. A un certo punto chiedo a Don Joe (dei Club Dogo, nonché coproduttore del disco, nda) come mai e lui mi dice che in quel giro tutti conoscono gli 883, così eccoci 20 anni dopo, con gli stessi temi”.

Come comincia la giornata tipo Pezzali? “Il prima gesto che compio è l’accensione dell’iPad, con relativo download della Gazzetta dello Sport. Comincio la giornata così sin da ragazzino, solo che una volta facevo colazione al bar e sfogliavo lì la Gazzetta che stava sul frigo dei gelati. Poi leggo lastampa.it perché è molto ben fatto e corriere.it perché è istituzionale. A quel punto mi dedico all’informazione internazionale: prima il Guardian e poi il portale del Washington Post. Ho il pallino dell’informazione a 360 gradi, che mi evita di stare col freno a mano tirato, il tipico atteggiamento italiano. Infine mi concentro su roba tipo MacWorld, o Music Radar, per vedere quali nuovi strumenti son usciti sul mercato”. Perché le popstar italiane di oggi sembrano, o peggio sono, così ignoranti? “Io credo che loro vedano in modo sbagliato la loro professione. Sono tutti concentrati sull’esecuzione perfetta e meno su cosa stanno eseguendo. Io sono sempre stato dalla parte opposta, per me le cose che contano sono i Ramones e i Sex Pistols, non Whitney Houston. Oggi c’è più attenzione sul come rispetto al cosa. Per me vivere significa fare qualcosa che valga la pena di essere raccontato. Se non sei così non percepisci il mondo intorno. Non butto la croce sui talent, che in fondo ritrasmettono un messaggio che già c’è e piace. Però c’è un equivoco di fondo: il momento della scrittura di una canzone non è spettacolare, è anti-televisivo, come si fa a farne uno show? È un processo talmente intimo, in cui tutto accade da solo, o al massimo fra due o tre persone. È terribile pensare di basare tutto su un istante che non potrai mai riprendere”.

Ma in definitiva Pezzali ha ottenuto quello che meritava, di più o di meno? “Penso non esista un valore assoluto, ognuno si crea la sua scala. Penso a Jimmy Buffett, il secondo musicista americano al mondo per fatturato, dopo Springsteen, con 135 milioni di dollari l’anno, e ha cominciato facendo l’elemosina. Qui non lo conosce nessuno, ma lì è famosissimo e ha aperto due catene di ristorazione. I suoi fan, i Parrot Heads, sono quasi una setta. Guardo lui e mi dico: finché nella vita ci sarà uno come lui mi sentirò in diritto di puntare in alto”. La verità su Mauro Repetto, a questo punto. “Sta per ricomparire. Vive a Parigi dove lavora negli uffici di Eurodisney, prima si vestiva da cowboy nella zona delle attrazioni, ora organizza eventi speciali. È sposato con una ragazza francese di origine africana e ha due figli, Dean e Carla. Ci siamo rivisti per fare delle cose a breve. Onestamente a me è spiaciuto molto all’epoca che lui se ne sia andato. Quando mi sono ritrovato solo ero in una situazione da sdoppiamento della personalità, avevo perso la socializzazione del fare musica. Poi ho capito che c’è anche altro in questo mestiere, ma mi è mancata un casino la parte collettiva e di confronto”. Cosa ascolta tuo figlio? “Ha poco meno di quattro anni e sa benissimo che m’imbarazza se si mette a cantare Hanno ucciso l’uomo ragno, quindi lo fa. Così per la vergogna mi nascondo in un’altra stanza. è nella fase in cui si appassiona anche ai cartoni animati di DeaKids e NickelOdeon, quindi canta quelle N canzoni lì. Per fortuna”.


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“Noi siamo il club”, ultimo disco dei Club Dogo, è entrato al primo posto in classifica, che consacra la continua crescita di popolarità del trio milanese, dopo un decennio di carriera. testo

Rossano Lo Mele

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iacciano o meno nel loro stile “zarrogante”, i Club Dogo sono giunti sulla puntina dell’hip-hop nazionale. In questo momento molto passa dalle loro casse, e i featuring sul disco lo testimoniano: dagli emergenti Power Francers a Carlo Lucarelli. Avvaloriamo la tesi: il produttore Don Joe ha appena messo mano al rifacimento di Hanno ucciso l’uomo ragno, dopo aver messo in piedi un anno fa il progetto Thori & Rocce; Guè ha esordito da solo, le collaborazioni non si contano più. Un anno fa è anche uscito per l’editore ADD un libro che ripercorre le vicende del trio dagli inizi di quartiere a oggi: “Una lunga intervista”, spiega Guè, “in cui l’autore (Giovanni Robertini, Ndr) ha avuto l’intelligenza di sviscerare dei passaggi interessanti”. Non solo Fibra e Marra smuovono il cash e le classifiche dell’hip-hop nazionale. Cosimo Fini, in arte Guè Pequeno: ma è vero che sei figlio di Massimo, il grande filosofo/giornalista/polemista? “No, è un’autentica leggenda metropolitana”. I Club Dogo sono ormai l’epitome della nuova scena hip-hop italiana: la ripresa di un discorso interrottosi a fine anni ’90? “In realtà non ho un’opinione così positiva di quelli che facevano rap quando noi eravamo giovani. In Italia c’è stata una sorta di mistificazione e venerazione per alcuni personaggi della vecchia scuola che non ho mai capito e che non hanno mai fatto niente di davvero rilevante. Tutto è emerso in un periodo confuso, quello delle posse e dei centro sociali. Prendi uno come me, che era fan dell’hip hop mondiale, non ho mai condiviso quest’attitudine politicizzata, era contraria a come si stava sviluppando il movimento”. Praticamente, voi come lavorate? “Mi dedico tutti i giorni a scrivere e riscrivere, o, ascolto basi, abito vicino allo studio, a Chinatown, ho preso casa lì a fianco apposta, così mi ci posso dedicare tutto il tempo”. L’idea di collaborazione, tra voi tre e con altri, sta alla base della vostra musica. Di recente, poi, anche con Max Pezzali!? “Stiamo parlando di un’icona della nostra giovinezza. Tecnicamente il progetto l’ha messo in piedi Don Joe; da parte di Max l’apertura mentale ha dimostrato una figaggine non comune. Del resto non ci siamo fatti mancare niente nel mondo del pop: abbiamo collaborato coi Subsonica, per dire. Secondo me questo dimostra una mentalità molto internazionale. Odio i puristi”.

Panorama musicale Ecco cosa ne pensano i Club Dogo

Come quelli che dicono che i vostri primi dischi sono i migliori? “È veramente fastidioso dopo un po’, ti senti uno stereotipo. I ragazzini più giovani decantano il primo album quando, per motivi anagrafici, non potevano neanche averlo sentito. Di questo disco onestamente siamo soddisfattissimi a livello musicale, di maturità. E mi pare proprio che stia avendo un grosso feedback”. Se per ipotesi quindi ora vi dicessero Sanremo? “Sarò sincero, credo sia un’occasione da ultime cartucce o comunque un mezzo usato per un radicale cambio di genere. Quando mi è capitato di vederne un pezzo mi sembrava uno scherzo”. I Club Dogo ambiscono a rappresentare un’altra Italia, forse vale scomodare la definizione neo-realismo per i vostri testi. “Non so chi l’ha usata per primo, mi farebbe piacere se fosse vero. C’abbiamo messo molto tempo ad arrivare lì, solo ultimamente qualcuno ci riconosce il lavoro svolto. Mi piace che ci sia una cura di fondo e uno spessore nella nostra musica, sia che si parli di cose frivole o di cose gravi: è musica che fotografa la realtà, sì”. Infatti citate spesso la gente, la vostra gente, per l’esattezza. Ma poi si ritrova un grande senso solitudine nei testi. “Noi non facciamo pezzi a tavolino, tute le nostre canzoni sono spontanee al 100%. Non pensiamo a un target, ecco perché siamo considerati controversi, amati e odiati. Nelle liriche a 360° viene fuori un lato intimista che non sempre è allegro”. A proposito di scrittura: avete gli strumenti per andare oltre perché non abbandonare l’autoreferenzialità del mondo hip-hop? “Il discorso è lungo: non tuti la pensano così, ogni tanto ci si sente di avere il piede in due scarpe. Da una parte ci sono le frustrazioni, dall’altra le soddisfazioni. Diciamo che qualunque cosa uno faccia, l’impegno non è mai abbastanza, un po’ come diceva Eminem. Per il pubblico, per la critica, si vive in un’insoddisfazione perenne. Detto questo, il core business è questo”. Nel disco parlate di Cattivi esempi: ma esempi positivi in Italia? “Nella politica direi che non c’è da salvare proprio niente, quindi chiudiamo il discorso subito. Non guardo la televisione, non seguo i talk-show, passiamo il tempo su siti internet stranieri. Non per fare l’esterofilo, ma tutte le volte che vado fuori e torno in Italia N vorrei spararmi”.

NEGLI STATI UNITI

Negli USA ci son potenze inarrivabili. Tipo la Yung Money, con Lil Wayne, Drake, Nicki Minaj, o i rivali dell’etichetta che fa capo a Rick Ross.

IN ITALIA

Nel pop e nei talent ci son cose buone. La qualità va cercata fuori dagli schemi. Tiziano Ferro ci sta dentro, l’ultimo di Giorgia mi fa schifo.

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are made for walking La presentazione delle nuove Reebok Classic Leather, che portano la loro firma, ci ha dato l'occasione per fare due chiacchere con la band Italiana, che ci ha raccontato del nuovo disco e di pericolosi scambi di cognome... testo

Carlotta Tramontin

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lanet Funk e Reebok: è questa la coppia inedita che ha dato vita alla nuova ed esclusiva collezione delle mitiche Classic Leather presentata nell’AW LAB Store di Corso Buones Aires a Milano. Una scarpa innovativa che rappresenta l’unione perfetta tra musica e design vintage, soprattutto grazie all’utilizzo del nylon e di materiali di qualità invecchiati insieme ad altri dettagli ricercati. “Sono felicissima di poter lavorare con un gruppo come i Planet Funk e presentare in anteprima questa collaborazione insieme al nostro cliente AW LAB” ha commentato Alegra O’Hare, brand director di Reebok Italia. “È per noi tutti l'inizio di un'avventura all'insegna del divertimento, in cui vogliamo portare qualcosa di nuovo e di emozionale per i loro fan e per i fan di Reebok”.Per l’occasione la band, attualmente impegnata nel “The Great Shake Tour”, si è esibita all’interno del negozio milanese, e noi ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda ad Alex Neri, Marco Baroni ed al nuovo cantante Alex Uhlmann. Com’è nata la collaborazione con Reebok? Alex Neri “Penso che il management di Reebok abbia contattatato il nostro, e dato che voi tutti scaricate gratuitamente i brani (ride), è ovvio che noi artisti dobbiamo campare anche di altre cose, quindi ben vengano gli sponsor! Detto questo è stato interessante partecipare attivamente alla creazione di una scarpa insieme a un corpo di creativi che ci hanno aiutato nelle rifiniture. Ovviamente le nostre musiche faranno da colonna sonora alla scarpa”.

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planet funk

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La scarpa ha un design molto anni 80, è stato il vostro ultimo disco “The Great Shake” ad ispirarla? Alex Neri “A parte che secondo me questa scarpa è molto ’90 più che 80, comunque noi siamo un gruppo che ha avuto molto a che fare con gli anni ‘70, ’80 e ‘90. Siamo sempre stati un gruppo contaminati da molti stili, abbiamo spesso unito dei suoni nuovi ma traendo ispirazione dal passato risultando oggi molto moderni”. Queste influenze così "pesanti" arrivano dal vostro retaggio musicale o dal fatto che recentemente quel genere è stato parecchio rivalutato dalla scena indie-electro? Alex Neri “E’ stata una scelta nostra: onestamente io credo che il nostro primo album “Non Zero Sumness” abbia delle forti sonorità anni ’80 ed electro e dieci anni fa era davvero una novità. Con questo nuovo album ci siamo spostati forse più verso l’indie, voluto anche dall’ingresso di un cantante con una tipologia di voce molto più vicina a quel mondo". Quindi l’ingresso di Alex Uhlmann ha portato una nuova sonorità nei brani dei Planet Funk? Alex Neri “Ovviamente il cantate influenza il suono di un gruppo, noi siamo contenti di averlo e del risultato finale”. Parliamo appunto di “The Great Shake” il vostro ultimo album: siete stati fermi per ben 5 anni dall’ultima pubblicazione,“Static”, come mai? Alex Uhlmann “Hanno cercato un cantate”. Alex Neri “Non è una battuta, ne abbiamo cercato e provati un po’. è uscito un greatest hits con Lemonade, quindi qualcosa abbiamo fatto, però noi non siamo quelli che si siedono a tavolino e scrivono un album. Quindi l’abbiamo fatto quando ci sentivamo pronti di fare un disco nuovo”. Come mai avete deciso di fare la cover del singolo di Nancy Sinatra, These Boots are made for walking, per il film “La kryptonite nella borsa”? Alex Neri “Ce l’ha chiesto il regista Ivan Cotroneo, che forse ha avuto l’occhio più lungo del nostro. Ci ha chiamato chiedendoci se ci andava di remixarlo. Lì per lì eravamo più per il no, perché è un classico intoccabile, e a noi non va di rifare cose già fatte e rifatte. Però abbiamo fatto una prova prima di accettare e n’è uscito questo risultato, che stranamente ha preso una piega quasi punk”. (Per chi non lo sapesse lo stesso regista ha diretto il videoclip ufficiale, dove compaiono gli attori del film come Luca Zingaretti, Valeria 68

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Golino, Cristiana Capotondi e Libero De Rienzo, Ndr). Attualmente è in circolazione il vostro primo singolo in italiano, Ora il mondo è perfetto, che vede il featuring di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Come mai avete optato per la prima volta per un brano in italiano? Alex Neri “Perché speravamo di vendere qualche disco in più (ride, Ndr)! No, scherzo, in realtà molti artisti italiani ci vogliono bene, vorrebbero cantare con noi, ma non riusciamo a fare tutto purtroppo. Il demo del brano era cantato da Marco, e se vuoi era una melodia molto italiana su una base piuttosto techno, quindi cantata da lui in qualche modo non rispondeva, e così ci è venuta l’idea di provare a chiedere a Giuliano che si è dimostrato propositivo, ci eravamo incontrati in passato, lui aveva esigenza di fare cose diverse dal suo solito mondo. È stato un esperimento semplice”.

Classic Leather Fra vintage e modernità, una storia nata "per sbaglio". Introdotta nel 1983 il modello Classic Leather è stato creato grazie ad un colpo di fortuna, quando per sbaglio Reebok ricevette un caricodi pelle italiana di alta qualità. Così l’azienda decise di riproporrela loro sneaker da corsa classica in nylon, in un modello per la corsa quotidiana, in pelle. Grazie a questo errore il modello ClassicLeather divvenne parte integrante della storia del brand e della sneaker culture.

I Planet live: il nuovo cantante Alex Uhlmann e Alex Neri

Non è strano per voi sentire un vostro brano cantato in italiano? Alex Neri “Non è un pezzo italiano classico; certo la voce di Giuliano lo contamina molto, però per assurdo non mi arriva come un pezzo italiano, lo vedo molto internazionale”. Siete una band italiana, ma avete sempre avuto un frontman inglese, ci raccontate un aneddoto divertente? Vi hanno mai scambiato per una band inglese? Alex Neri “Succede quasi sempre di essere scambiati per inglesi, anche dopo tanti anni. Spesso i fan ci parlano in inglese, appunto, e quando scoprono che siamo italiani rimangono sopresi: insomma, vuol dire che la nostra casa discografica non ci ha fatto niente (ride, Ndr)”. Marco Baroni “La cosa che ci succede più spesso in realtà è essere chiamati con un mix dei nostri nomi. Una volta sono arrivato ad una serata in macchina e sono andato dagli organizzatori che mi fanno 'Marco Neri, piacere!'. Purtroppo è successo anche con Alex Baroni che poverino non c'è più". Alex Neri “Mi hanno chiamato anche una volta per Sanremo, siamo stati un’ora al telefono: 'Alex Baroni?' e io 'No, se cerchi Marco Baroni è lui, se cerchi Alex Neri allora sono io'. Siamo stati 20 minuti a palleggiarci così”. Quest’estate sarete impegnati con “The Great Shake” tour in Italia e all’estero. Ma qual è secondo voi il segreto di un pezzo di successo che consigliereste ai giovani oggi? Marco Baroni “Magari ci fosse una ricetta, se non fidarsi del proprio istinto. Spesso pezzi forti nascono da momenti d’ispirazione, ma

bisogna imparare a essere critici e capire se il pezzo è forte oppure no. A volte ti sembra di comporre pezzi pazzeschi e il giorno dopo è una merda”. Alex Neri “Umiltà e rispetto alla base di tutto. Sembrano stupidate ma sono difficili da trovare. È importante osare, e avere un po’ di sano ego, ma chi dura per anni è chi ha tanta umiltà”. Alex Uhlmann “Non c’è una ricetta per un pezzo di successo se non la spontaneità e l’onestà, perché sono emozioni trasparenti nel pezzo. Io quando sento Chase the Sun sento che è una canzone vera fatta da gente vera, che non si è detta due mesi prima 'dobbiamo scrivere una hit', perché così non funziona". Alex Neri “Questo è un po’ il minimo comune denominatore del nostro gruppo: non usiamo un preformat, siamo abbastanza liberi, cerchiaN mo di dare il cuore”.


power francers

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POMPA nelle casse Il primo singolo è diventato un inno di chi fa serate e di chi passa il pomeriggio social su YT. In poco tempo, i tre giovani power Francers stanno scuotendo il pop italiano. testo

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el 1989 Edoardo Bennato lanciava il tormentone estivo Viva la mamma. Nell’estate del 2012, quelli ancora ancorati al divano di casa appendice della tv hanno potuto ammirare il reality dal titolo “Mammoni”. Italia 1. Pubblicità di lancio inclusa: scorre in sottofondo una canzone che s’intuisce ripetere ostinatamente la parola mammamammamamma. Ne sono autori i Power Francers. Se siete di quelli che ascoltano la musica prima su YouTube, allora non stiamo neanche a parlarne. Per tutti gli altri, basti dire che: si tratta del fenomeno web musicale nazionale, da un po’ di mesi in qua. I Power Francers fanno canzoni. Martellanti. Di base hip-hop. Sono in tre, che, come insegnano i maestri del genere De La Soul, rimane il numero perfetto. Eccoli: Pacchiani, noto alla sua famiglia come Davide Di Martino. Goldentrash, idem, di nome Antonio Pelusio. Ma soprattutto: Caterina Di Sciascio, alias Katerfrancers. Vengono da un paesino dell’entroterra abruzzese, Guardiagrele, tipo il posto meno sexy del mondo, meno di 10mila abitanti. Li abbiamo incontrati. Scoprendo che sono nati, anagraficamente, l’anno di Viva la mamma.

Pompo nelle casse, Lei che lo vuole: una certa morbosità, diciamo, nei vostri testi. “Cerchiamo di divertire e divertirci, se i nostri testi fossero autobiografici saremmo finiti al Sert. Descriviamo il mondo della notte, quello in cui lavoriamo e in cui ci troviamo bene”. Di giorno, invece… “In due, Antonio e Davide, condividiamo uno studio di tattoo e piercing. Spesso facciamo serata con i nostri amici reppusi, quando organizzano jam e quant’altro. Altrimenti stiamo a casa e ci sfondiamo di patatine e tv”. Tre è il numero perfetto quindi? “Facciamo tutto di comune accordo, siamo amici da quando siamo piccoli, stiamo insieme tutto il giorno. Quando c’è qualcosa che non va, comunque, Katerfrancers ci mette K.O.” 70

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Rossano Lo Mele

foto Emanuela Bava

Così piccoli e così famosi: e la famiglia? “Mio padre è medico, mia madre impiegata statale”, parte Caterina. “Poi abbiamo un padre carabiniere e una madre che fa l’assistente per l’infanzia, un’altra madre che assiste gli anziani, e infine un padre autista. I nostri genitori hanno sviluppato reazioni diverse alla nostra idea, ma ora si sono abituati alla cosa: sanno da tempo che quello che volevamo era questo”. La provincia meridionale, quindi… “Un po’ ci ha favorito venire da lì, la verità è che abbiamo iniziato per sconfiggere la noia; in provincia non c’era niente da fare. Poi si sa come funziona la realtà di paese, basta un orecchino e ti considerano subito come un pregiudicato. Mettici i tatuaggi e figurati, per molti eravamo degli appestati. Naturalmente ora col successo siamo diventati degli eroi nazionali”. E cosa ascoltavate per estirpare la noia? “Veniamo da un panorama hip-hop: siamo cresciuti ascoltando Lou X (un rapper locale che ha avuto una certa notorietà nazionale negli anni ’90, nda). Poi siamo passati a Sangue Misto, Kaos One. La cosa bella è che il nostro genere ci sta dando la possibilità di creare rapporti amichevoli con musicisti che prima consideravamo dei miti e ora sono amici veri: Club Dogo

Power Francers & Fred Buscaglione

"I nostri ultimi acquisti di musica sono stati Two Fingerz, Club Dogo e i Nero, il disco più bello del 2011. Ancora: Tiziano Ferro. E per guardare indietro anche una raccolta di Fred Buscaglione".

e Ghemon, con cui abbiamo collaborato, oppure Clementino. Quello che fa la differenza è la noia dell’autocelebrazione, ci aveva stufato quel modo di porsi dell’hip-hop, quindi abbiamo cambiato strada a un certo punto”. Dicono: i Black Eyed Peas italiani… “Ci ispirano, vorremmo assomigliargli; anche a livello di musica si avvicinano alla nostra formazione: nel loro disco ci sono un sacco di gusti e generi, funky Bahia, hip-hop, disco, come nel nostro, traccia dopo traccia influenze diverse”. Dicono: i Moderni, il gruppo, il sud… “Loro sono usciti da un talent, questa la sostanziale differenza. Noi non siamo da talent, tutto qui. Se noi cantassimo un pezzo di Cremonini ci tirerebbero i pomodori in faccia. Ciò detto, i talent li guardiamo tutti”. E chi è che guarda voi dal vivo invece? “Eterogeneo, dai quindicenni agli universitari. Anche per merito delle influenze passate e attuali, piacciamo a persone con gusti disparati”. Come funziona un live dei Power Francers? “Apriamo con un DJset di mezzora, poi iniziamo con un live che include i nostri pezzi, editi e inediti. Usiamo proiettori per mostrare i testi, così la gente canta con noi, tipo karaoke, poi chiudiamo con un altro DJset di mezzora, con musica più tosta. Prima però lavoriamo in studio con Cubase e i vari plug-in. Dopo andiamo alla Off Limits, la nostra casa discografica, portiamo tutto il materiale grezzo, importiamo su Pro Tools e gli diamo una bella pompata finale”. Dicono: simboli della generazione YouTube… “Assolutamente vero: Pompo nelle casse ha superato i sei milioni di visualizzazioni. Abbiamo sfruttato la notorietà sul web e ora cerchiamo di stare sulla cresta dell’onda. Il casino è che lì la musica non la possiedi, c’è il rischio di essere dimenticati in fretta. Dobbiamo fare attenzione, N ma certo è stata un’ottima vetrina”.


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Now Classic

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Bn

www.ztt.com


I dischi son

desideri

Storia multilineare di un disco fantasma e di un gruppo fantasmatico, i Propaganda, in cui s’intrecciano tradimenti, gelosie, etichette discografiche, singoli di successo, geografia, abbandoni, nuovi inizi e tutto il repertorio edificato dal grande romanzo della musica. testo

R

edoardo cibrario

alf Dörper è un impiegato di banca: sulla scia dei suoi concittadini musicisti (Kraftwerk e D.A.F.) ha fondato i Die Krupps, band proto-elettronica che gode di un certo seguito. Con un amico che ha l’hobby del DJing (Andrea Thein) e assieme alla gioielliera Suzanne Freytag decidono di creare un’altra band: si chiameranno Propaganda.

foto peter brown

Abba all’inferno. Partono così le operazioni che porteranno nell’85 all’uscita di "A Secret Wish", primo album del quartetto “allargato”. Include un paio di singoli che riempiono le classifiche e relativo rullo di video d’accompagnamento dell’epoca. Duel e p:Machinery sono due hit in linea col suono del tempo, solo che, invece di provenire dall’Inghilterra di Paul Morley, arrivano dalla Germania. Una potenza economica, certo, ma insulare in termini musicali. I Propaganda si rifanno all’espressionismo cinematografico nazionale e arrivano a vendere mezzo milione di copie di "A Secret Wish".

Siamo nei primi ’80, e tra guerra fredda e imminente trionfo della tv commerciale e del capitalismo, il nome ci sta tutto. Suzanne scrive il testo della canzone Dr. Mabuse, ma ben presto si scopre che è inabile a interpretarla. Convoca allora Giunti nel 2012, il tempo configura le cose in una prospettiva l’amica Claudia Brücken, all’epoca appena diciannovenne. diversa. L’attitudine al comando di Morley (e Horn) ha forse Che si porta appresso Michael Mertens, percussionista della salvato e salvaguardato la memoria della band e la sua preDüsseldorf Symphony. Thein esce dal gruppo, ma dopo i titoli ziosa eredità musicale. Proprio in questi giorni è infatti uscidi testa il film può partire. La band si ritrova in studio senza to ufficialmente "Wishful Thinking": inizialmente pensato avere la minima idea di cosa fare. In compenso le idee molto come un album destinato al mercato americano (fu il super chiare ce l’hanno due che hanno scritto (in un caso letteralproduttore Quincy Jones a interessarsene dopo aver sentito mente) la storia del pop inglese. Si chiamano Paul Morley i primi singoli dei Propaganda), è un “remixalbum, non un e Trevor Horn. Il primo - oggi noto anzitutto come stimaremix album”, come lo chiama il suo demiurtissimo critico e studioso della musica pop, go, lo stesso Morley. La personale visione che non a caso autore del fondamentale saggio dei Propaganda aveva il discografico. Se "A Metapop - fonda assieme al secondo la ZTT, Secret Wish" fotografava un gruppo intento ossia Zang Tuum Tuum: adagio di vecchia a rendere al massimo, sotto forma di canzoni memoria futurista, ideato da Filippo Tommae singoli, il suo stile, qui Morley ha preso ore so Marinetti. L’intento estetico è perciò molto e ore (39, per l’esattezza!) di session e le ha chiaro. I due si occupano di musica in molti mixate assieme. Da sempre considerato un modi: direttamente, fondando il gruppo di pop progetto fantasma, "Wishful Thinking" esce concettuale chiamato Art Of Noise; quando finalmente ora in tutto il mondo, mentre invece stanno dietro le quinte dirigono le opeMorley tiene a specificare che non si tratta razioni altrui. Con la loro etichetta decidono di SCATTI di semplici tracce remixate, ma di un concept mettere sotto contratto proprio i PropaganD’AUTORE gemello del disco originario. Decostruito, da. Ci credono talmente tanto da risultare il Il fotografo chiamato nel allungato, smontato e rimontato, dove i brani primo gruppo prodotto dalla ZTT. Una volta 1985 a immortalare la confluiscono uno dentro l’altro come fosse ascoltati i provini, con estrema sintesi e chiacopertina di "A Secret Wish" N e la band è Anton Corbijn, un’opera nuova di zecca. rezza Morley definisce i Propaganda come gli l’olandese (anche regista di "Closer") che in pratica ha creato l’immagine in bianco e nero di Depeche Mode e U2 tra fine ’80 e inizio ’90.

Bn 73


Enpa ringrazia per questo spazio

Ogni anno migliaia di cani e di altri animali di ogni specie e razza vengono abbandonati. L’Ente Nazionale Protezione Animali si impegna ogni giorno per salvarli e ospitarli nei propri rifugi. Anche tu puoi donare una nuova speranza di vita: adotta un cane abbandonato oppure prenditene cura a distanza. Per sostenere le nostre iniziative invia il tuo contributo tramite bonifico bancario intestato a E.N.P.A. Ente Nazionale Protezione Animali - Onlus Comunic. e Sviluppo Banca d’Alba - IBAN: IT 39 S 08530 46040 000430101775. www.enpa.it


Show now Music

Art

Book

Gadget

Hi Tech

Style

Recensione

Pg.78

Ren Harvieu La musica, un'arte sublime declinata in varie forme e soluzioni: hi tech, arte grafica, style, libri. Tutto questo è Show Now. Bn 75


now reviews

a cura di

Edoardo Cibrario

Fiona Apple The Idler Wheel Is Wiser Than The Driver Of The Screw, And Whipping Cords Will Serve You More Than Rapes Will Ever Do Epic ★★★★★★★★☆☆

Foto_Lionel Deluy

www.fiona-apple.com

Quattro album in 16 anni di carriera significa una media di uno ogni quattro. Si potrebbe definire Fiona Apple come un’artista bisestile, se non fosse che in realtà è più da guinness dei primati. Il suo nuovo disco ha un titolo da fondista, ma non certo quanto l’imbattibile "When the Pawn…" del ’99: per cercare il nome completo hanno inventato Google apposta, coraggio. "The Idler Wheel…" arriva a sette anni di distanza da "Extraordinary Machine". Ma, una volta ascoltato, i paragoni conviene farli con l’esordio, per chiarirsi le idee. All’epoca del debutto ("Tidal", nel ’96), la diciannovenne Fiona era una di quelle voci femminili sulla quale la corporation del caso aveva puntato come immediata erede di Alanis Morissette. Poi le cose sono andate diversamente, ma anche no: quanto a parsimonia creativa le due si assomigliano, quanto a ispirazione non molto. Fiona è sempre stata problematica, la miseria di quattro album in oltre tre lustri dovrebbe spiegarlo bene, e la sua inquietudine è arcinota. Se prima però si misurava quasi solo nei testi, ora abbraccia pure la musica. "The Idler Wheel…" sta a Fiona Apple come i dischi dei primi anni ’80 stanno a Tom Waits (tipo "Rain Dogs" e "Swordfishtrombones"). Se ogni tanto in superficie pare di ascoltare una Norah Jones con la frangetta (Left Alone, la bellissima Valentine), sotto sfilano increspature ritmiche che, appunto, tanto sanno di Waits (Every Single Night, Jonathan). Si parla di chimica (in senso medico, diciamo, Werewolf), fino all’apoteosi finale: Hot Knife. Un saluto tutto percussioni e voci sommate, che s’inseguono. Ora toccherà inseguire lei, invece, tanto per cambiare: se va bene la ritroveremo nel 2016. Ma l’album più coraggioso e forse riuscito di Fiona val bene la prossima attesa.

now download Valentine

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Bn


now reviews I Maroon 5 degli esordi erano degli sbarbi con le asics ai piedi, un po’ goffi nelle scene d’amore, forse perché lo erano pure nella gestione delle storie (This Love, appunto).

giro. Brani soul come Beautiful Goodbye e Ladykiller paiono essere stati scritti dopo ascolti ripetuti dei Phoenix e del loro snobpop. Basta intendersi: i Maroon 5 restano delle macchine da guerra da smash hits. Oltre alle note Moves Like Jagger e Payphone (quest’ultima sarà anche la campagna pubblicitaria della celeberrima compagnia telefonica, ma lo sviluppo melodico della strofa è un lavoro ben fatto) ci sono brani come Doin’ Dirt, Love Somebody e Lucky Strike con la consueta costruzione dance di pieni e vuoti. Che alla fine funziona sempre. Overexposed, quindi? Inevitabilmente.

www.maroon5.com

All’altezza del quarto disco la banda guidata da Adam Levine s’è ormai evoluta, sotto diversi punti di vista. Lui, intanto: gioca il ruolo del figaccione bad boy sboccato tatuato in canotta, comunque affidabile per le mamme, tanto da dare alla bella e (francamente introvabile) collega bancaria (nel video di Payphone) il consiglio di togliersi i tacchi per scappare assieme. Gruppo spesso bocciato per la forza radiofonica dei suoi pezzi e soprattutto per la produzione mainstream, i Maroon 5 sembrano invece aver fatto quasi un bagno d’intellettualismo pop, a questo

Dirty Projectors

Human Woman

Natalie Duncan

Domino ★★★★★★★★★☆

HFN ★★★★★★★★☆☆

Decca ★★★★★★★☆☆☆

www.dirtyprojectors.net

www.myspace.com/humanwooman

www.natalieduncan.com

Circa dieci album dopo il suo esordio, David Longstreth e la sua band sono più che mai in grado di sorprendere. "Swing Lo Magellan" è uno sghembo, straordinario disco di pop alto e altro. Nato dall’isolamento forzato e voluto del suo autore, passeggia tra Bjork e Vampire Weekend.

Due produttori islandesi dai nomi ovviamente impronunciabili che tagliano e cuciono grandi melodie tra elettronica e rock indipendente. Come dei Depeche Mode, ma senza sapere di esserlo: materiali del passato resi odierni. Nel solito, vincente gioco del postmoderno.

La cantautrice di Nottingham arriva all’esordio. Il titolo dice tutto: Natalie esegue cover dei Grizzly Bear e dei Rolling Stones. Ma è lo spirito maudit di questi ultimi (come da titolo dell’album, del resto) a risuonare nella sua voce blues e tra i tasti del pianoforte con cui s’accompagna.

now download Gun has no trigger

now download Delusional

now download Devil in me

Maroon5 Overexposed

Universal ★★★★★★☆☆☆☆

Swing Lo Magellan

Human Woman

now download Beautiful Goodbye

Devil In Me

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Foto_Mark Seliger

now reviews

Antony & The Johnsons Cut The World

Rough Trade ★★★★★★★☆☆☆ www.antonyandthejohnsons.com

Paradossi: l’artista capace di commuovere il mondo anche mentre canta un estratto conto bancario, pubblica un disco (il suo quinto) che verrà ricordato anzitutto per la sua voce, sì, ma impegnata in uno speech. Niente musica. Solo Antony Hegarty al microfono, nel lungo monologo chiamato Future Feminism: una specie di Ted Conference sulla sessualità. Ce n’è per tutti, ma soprattutto per il Papa e la sua visione di lesbishe e omosessuali (tralasciando i transgender, come ricorda tra le risate del pubblico lo stesso Antony). "Cut the World" è un album live: inciso l’anno scorso a Copenaghen con la Danish National Chamber Orchestra, contiene una dozzina

Al resto pensa la sua voce. Chi la ritiene molesta non cambierà idea. Gli altri rinnoveranno l’esperienza sublime del primo incontro, cioè, ascolto. Quante sono le cose davvero uniche a questo mondo?

now download Cut the World

Niki & The Dove

Purity Ring Shrines

Through The Night

Mercury ★★★★★★★★☆☆

4AD ★★★★★★★★☆☆

Island ★★★★★★★☆☆☆

www.nikiandthedove.com

www. purityringsongs.com

www.renharvieu.com

I più famosi produttori dance e pop al mondo sono svedesi (al limite norvegesi). L’esordio di Niki & The Dove, duo scandinavo, è un compendio di quanto affermato. La voce femminile ricorda moltissimo quella di Karin Andersson, connazionale-fondatrice di The Knife. Eterna nostalgia digitale, come nei dischi di Bat For Lashes e Röyksopp.

Caldi come un boiler prima della doccia, i canadesi Purity Ring sono il nome più hipster fra gli hipster esordienti. Due canadesi (Corin Roddick, lui; Megan James, lei) che pescano nei placidi laghetti chillwave, inneggiando all’”anello della purezza”. Pop a casta derivazione ’80, per uno dei debutti dell’anno.

Nata nel ‘91, la Harvieu era già pronta per debuttare un anno fa. Poi qualche problema e ora, alla veneranda età di 21 anni, già incarna la grande speranza bianca del soul inglese. Make-up sì, ma meno di Amy. E assai meno maledetta della Winehouse. Ma la classe e le canzoni (scritte da un team in cui compare il leader dei connazionali Zutons) ci sono.

now download The fox

now download Obedear

now download Through the night

Instinct

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di brani orchestrati presi dai precedenti dischi di Hegarty (si segnala però l’inedito in studio che dà titolo all’album). Complici gli arrangiamenti dell’enfant prodige Nico Muhly (da un po’ al fianco di Antony come produttore), le riletture di classici come You Are My Sister, I Fell in Love With a Dead Boy e The Crying Light amplificano il pathos già presente negli originali.

Bn

Ren Harvieu


now reviews

Rumer

The Pond

Atlantic ★★★★★★★☆☆☆

One Little Indian ★★★★★★★☆☆☆

www.rumer.co.uk

www.thepondmusic.com

Nonostante il titolo, niente da spartire con l’omonima canzone dei Cure. Semmai con altre. Perché "Boys Don’t Cry" è un album di cover. Rumer (nata in Pakistan, ma a tutti gli effetti inglese) spiazza tutti. Dopo un debutto di successo in odor di Burt Bacharach, qui riprende con gusto classici di grandi “minori” come Townes Van Zandt, Tim Hardin e Todd Rundgren.

L’inglese Kathryn Williams è sempre stata la voce giusta, ma al posto sbagliato. Nel senso che pubblicava buoni album folk-pop, ma prima del revival folk nazionale (dai Mumford & Sons in giù). Nel nuovo progetto chiamato The Pond, spalleggiata da un paio di produttori, mette la sua scrittura al servizio di riuscite canzoni folktroniche e trip-hop.

L’elettronica buona anche per chi l’elettronica non la sopporta perché apparentemente fredda e party-oriented. L’oxfordiano Orlando Higginbottom è l’uomo alla guida del progetto dal nome “giurassico”. Questo il suo debutto: un’ora abbondante perfetta per gli orfani del synthpop anni ’80 o dei migliori Junior Boys.

now download P.F. Sloan

now download Circle round a tree

now download Household goods

Boys Don’t Cry

The Pond

Totally Enormous Extinct Dinosaurs Trouble

Polydor ★★★★★★★★☆☆ www.totallyenormousextinctdinosaurs.com

I Moderni Troppo fuori

Sony Music ★★★★★★☆☆☆☆ www.i moderni.it

Il pop è anche questa cosa qui. Musica per un pubblico giovane, fatta da gente che sulla carta d’identità è ventiequalchecosa. È così all’estero, non in Italia. Allora diciamo che progetti tipo I Moderni e Power Francers colmano questa anomalia nazionale. I Moderni vengono fuori dall’ultima stagione di X Factor: un EP edito a inizio anno aveva fatto da antipasto all’album d’esordio. "Troppo fuori" è un disco da bella raga, da compagnia di provincia. Tu accumuli soldi, io accumulo sogni, tanto i soldi li rifai, come dice una delle rime più riuscite qui incluse. "Troppo fuori" è pensato per essere un disco light: da radio di stabilimento balneare che spara uno dietro l’altro i pezzi del disco (ce n’è pure per Siffredi qua dentro, sentire Elcubache).

Gli si perdona le dediche da pizza (“io ti amo in tutte le stagioni”), l’uso delle parole sedere e seno (in un disco pop?) e anche le barzellettine Alvaro Vitali style tra un pezzo e l’altro. Gessi firmati, Patty Pravo, tastierume anni ’80 (tutto in Voodoo). Shottini, lui che lavora sempre e lei abbandonata mentre L’estate si balla (con tanto di zarro remix in coda), prima di una versione accappella dello standard Summertime. Inevitabili i paragoni con i Black Eyed Peas: ritmo e duetti lui/lei. Non saranno modernissimi, ma ameno sono qualcosa che prima non c’era, i Moderni. Unica cosa: si può fare un disco divertente senza per forza pronunciare la parola estate o ballo ogni 3X2.

now download Amicibici

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Art now

That's Cover Art! Nella storia della discografia, grandi fotografi e illustratori sono stati chiamati per dare un valore aggiunto a un'opera pop o rock: la loro firma e il loro genio hanno contribuito a far entrare per sempre nel mito cantanti, musicisti e i loro dischi. a cura di

Matteo VAGHIi

Andy Warhol per Wallowitch This is John Wallowitch 1964_ Annie Leibovitz per Bruce Springsteen Born in the USA 1984_ Nobuyoshi Araki per Bjรถrk Enjoy 1996_ Robert Mapplethorpe per Patti Smith Horses 1975

Irving Penn per Miles Davis Tutu 1986_ Steven Meisel per Madonna Like a Virgin 1984_David LaChapelle per Lil' Kim Notorious Kim 2000 Oliviero Toscani per Lou Reed Lou Reed Live 1975

Pierre & Gilles per Amanda Lear Diamnonds For Breakfast 1980_ Richard Avedon per Simon & Garfunkel Bookends 1967_ William Klein per Serge Gainsbourg Love on the Beat 1984 Gregory Crewdson per Yo La Tengo And Then Nothing Itself Inside Out 2000

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Book now

Amore, Dio, Morte. E musica.

CASH & CAVE: due biografie parallele, due artisti unici a cura di

Johnny Cash

L’autobiografia Baldini & Castoldi, pp. 352, € 20

Ian Johnston

Nick Cave Il seme del male Odoya pp. 382, € 20

Riccardo Papini

Esattamente 12 anni fa usciva "Love, God, Murder": un cofanetto che ripercorreva in 84 canzoni le principali ispirazioni di Johnny Cash. Amore, Dio, assassinio. Fosse ancora vivo, Johnny avrebbe appena compiuto 80 anni, ma purtroppo l’anno prossimo si celebrerà il decennale dalla sua scomparsa. Benissimo ha fatto quindi l’editore Baldini & Castoldi a pubblicare la traduzione italiana de L’autobiografia. Si tratta senza troppe perifrasi di uno dei più bei libri mai scritti attorno al mondo della musica. Dentro ci sta tutta la vita del suo autore: un cerchio che si chiude, con lui bambino che comincia a suonare nel patio di casa e che si ritrova, poco prima della sua morte, seduto su uno sgabello davanti al giovanissimo e immenso pubblico di Glastonbury, quanto di apparentemente più distante da un anziano signore dotato di voce e chitarra che racconta le sue storie quotidiane di dannazione e religione. S’incappa nei topoi del romanzo di formazione (il valore dell’amicizia, bellissime le pagine in cui si parla del collega Waylon

Jennings), oltre al celebre fatalismo di Cash: la musica come un lavoro, i cambiamenti minimi tra l’inizio e la fine della carriera, i solti problemi, quanto manca all’arrivo... Il caso vuole che in simultanea con l’autobiografia di Cash esca la biografia ufficiale di quello che per molti versi si può considerare il suo erede, ossia l’australiano Nick Cave. In fondo i temi principali dall’ex leader dei Birthday Party coincidono: amore, (ricordate Let Love in?); Dio (tutto il suo rifarsi alla dannazione e alla maledizione); omicidi (basti pensare al disco "Murder Ballads"). Il seme del male, scritto da Ian Johnston con la collaborazione dello stesso Cave, conduce cronologicamente dentro la vita artistica del musicista. Dagli esordi e dal trasferimento in Inghilterra fino agli ultimi passi con gli ormai disciolti Grinderman. Cave è l’erede di Cash anche in senso anagrafico: oggi cinquantacinquenne, è nato esattamente un quarto di secolo dopo il suo ispiratore. Un prosecutore, una generazione precisa dopo.

La sindrome di Jacko

a 3 anni dalla scomparsa, due libri sul re del pop Il 18 settembre uscirà Bad 25, la ristampa zeppa di contenuti inediti di "Bad", uno degli album di maggior successo di Michael Jackson. La ricorrenza viene anche celebrata da Arcana, che spedisce in libreria "Man in the Music: la vita creativa di Michael Jackson". Firmato da Joseph Vogel (docente all’University of Rochester e nome di punta dei siti Huffington Post e PopMatters), il volume ripercorre tra parole e foto la vita di Jacko, indagando l’attillato rapporto tra la vita e l’opera omnia (video, musica, testi, coreografie etc.) di Jackson. Per restare sul personaggio, più enigmatico suona invece "La sindrome di Michael Jackson", edito da Bompiani. Scritto

Joseph Vogel

Man in the Music. La vita creativa di Michael Jackson Arcana, pp. 320, € 22

dallo studioso onnivoro Luca Scarlini, il breve volume porta con sé il sottotitolo Bambini, prodigi, traumi. E di quello parla Scarlini. Di come si possa edificare una popstar dall’infanzia e delle implicazioni successive lo svezzamento. Michael e i suoi fratelli erano, secondo Scarlini, “soldati disciplinati (…) addestrati a ottenere il massimo nelle loro performances con una preparazione all’ubbidienza di tipo militare”. Per Scarlini e il suo stile massimalista, Jackson è un pretesto per parlare di tutto il resto: pedagogia, pedofilia, rifiuto della vecchiaia, bambini buoni e sovrani, icone dell’infanzia e via dicendo. Alla fine, un dubbio: che la figura di Jacko sia più inquietante degli schietti Cash e Cave?

Luca Scarlini

La sindrome di Michael Jackson Bompiani, pp. 129, € 10,90

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Gadget now

Beatlesmania Un omaggio alla band più in voga degli anni ‘60. Per ricordare un’epoca che ha segnato nel tempo la musica, il costume, la moda e la pop art. a cura di

Emanuela Borghesi

Beatles cards Carte da gioco

Cantavano Rain... Ombrello tascabile

Sono disponibili vari set per poker, anche in edizioni speciali

Inconfondibili le 4 sagome in Abbey Road

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Dressing cover Beatles Revolver T-shirt

Borse e magliette in linea con l’animalismo di Sir McCartney

Riproduce la copertina del settimo album dei Beatles, 1966

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Ray-ban Round Metal I classici occhiali da sole tondi portati alla gloria da John Lennon

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Hi Tech now

Altro che “telefonini”! Ormai è decisamente riduttivo definire così gli ultimi smartphones, che offrono prestazioni audio, video e web eccellenti. Il futuro è adesso! a cura di

Andrea Grandi

Sony Xperia U Veloce e maneggevole Con processore dual-core a 1 Ghz di frequenza operativa e display con tecnologia Mobile BRAVIA Engine.

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iPhone 4s Higher and higher

Samsung GALAXY S III "A misura d'uomo"

Ha un chip dual-core A5 ancora più potente e una fotocamera iSight da 8MP che gira video HD a 1080p.

Basato sul sistema operativo Android 4.0, offre comandi vocali e gestuali e riconoscimento facciale.

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HTC ONE X Immagini e suoni in alta fedeltà

La seconda generazione è più sottile e leggera (misura solo 9,6 mm di spessore e pesa 148g), con un nuovo convertitore 3Ds.

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Hi Tech now

Senti che Sound! Non basta la buona musica, occorre fruirla e sentirla al meglio. Ecco quindi le ultime e migliori cuffie sul mercato. a cura di

Andrea Grandi

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Adattatore da 6 mm per collegarle a uno strumento o a un amplificatore, padiglioni coperti da morbida pelle.

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Nate in collaborazione col rapper fondatore del Wu – Tang Clan, spiccano per l’Active Noise Cancellation e la funzione di music sharing.

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Style now

Alessandra Amoroso QUANDO VINCE LO STILE, NELLA MUSICA E NELLA MODA. Alessandra Amoroso è la vincitrice big dell’undicesima edizione di “Amici”. La vittoria (la seconda, dopo quella del 2009), arrivata dopo un avvincente testa a testa con l’amica/rivale Emma Marrone nell’Arena di Verona, è tutta meritata. a cura di

Finale Ciao

Abito nero lungo da sera, in seta, con scollatura sulla schiena, fiocco dietro al collo e cintura in pelle alla vita. Spacco laterale e strascico.

Collezione show SS 2012

E la preannunciavano già i punti forti e noti della giovane cantante salentina: timbro, potenza vocale, presenza scenica e grinta. E così è arrivata la coppa, insieme ai dischi di platino (600mila copie vendute), un milione di fan su Facebook e 100milioni di video visti su Youtube.

www.alessandraamoroso.it Impeccabile anche la scelta dei look

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Emanuela Borghesi


Semifinale è vero che vuoi restare Abito monospalla di chiffon verde tagliato a vivo sul fondo.

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Settima Puntata Urlo e non mi senti

Abito nero, con grande scollo bianco e fiocco in vita.

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Style now

Sesta Puntata La mia storia con te

Minidress nero, con scollo a V e lacci legati dietro il collo.

Main collection SS 2012

Quinta Puntata Estranei a partire da ieri

Cocktail-dress, con cintura sottile con chiusura gioiello, che evidenzia il punto vita alto.

Main collection FW 12

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Quarta Puntata Stupida

Minidress in jersey nero con maniche lunghe, arricchite da lunghissime frange applicate sulle maniche e sulla scollatura tonda.

Collezione show SS12

Terza Puntata Immobile

Smoking pied-de-poule: giacca corta dai revers in satin nero, pantaloni a sigaretta e camicia bianca arricchita da papillon nero.

Pre-collezione FW12

Bn 89


Last time

“Spacchiamo tutto!” QuestA è L’ultima cosa che dice J ax prima di salire sul palco. di Edoardo Cibrario

L’ultima volta che hai pensato mollo tutto

“Più o meno ogni settimana, poi supero i dubbi, ma per carattere mi metto sempre in discussione. Penso sia necessario se fai questo mestiere: devo tenere conto di tutto. Per dire: i tamarri non ascoltano la mia musica, ma roba neomelodica. Però quando compongo tengo conto della musica tamarra, degli ACDC, tipo. Lady Gaga tiene conto della musica tamarra, non solo di quella fighetta, considera anche la musica da autoscontri, il country. Io, cresciuto negli anni ’80, devo tenere conto di Sandy Marton e Taffy, non solo di Afrika Bambataa e Public Enemy. Nel rap si dice sempre keep it real: nei miei dischi ci trovi anche Camerini, Rock’n’Roll Robot e la roba che andava negli anni ’80”.

L’ultima

App

scaricata

Angy Birds Space per giocare

“Mi arrabbio sempre, ultimamente grazie alla pioggia ho perso la pazienza parecchio”.

L’ultimo sito internet visitato

“Stumbleupon, ho una forma di dipendenza, è un aggregatore che fornisce informazioni sulla base dei tuoi interessi. Purtroppo ha chiuso il blog Accentosvedese di cui ero un accanito lettore. Rimbalzo poi tra Indiesforbunnies e il sito americano di Vice, che sta a quello nostrano come ‘Rolling Stone’ originale sta a quello italiano. Mi fa molto ridere che oggi in rete vadano di moda presso gli hipster i rage comics che io leggevo già quattro anni”.

L’ultimo disco comprato

L’ultima canzone scritta

“Sempre Noi con Max Pezzali, anche qui un sogno che si avvera, sta anche avendo grande successo. Io e Max siamo due che hanno scritto la storia della musica italiana, partendo da angolazioni assolutamente diverse. Sono un suo grande fan dal giorno uno. Sono nato 10-15 chilometri fuori da Milano, come lui. Arrivare a Milano la sera mi si spalancava la bocca, era il nostro sogno americano in piccolo. L’ho desiderata, corteggiata, e ora che ci vivo finalmente conquistata”.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Teleprompt per lavorare: si tratta di un controller tipo gobbo, per lo scorrimento delle parole, anche se poi non lo uso. Sono un fan della Apple, sempre in giro con iPhone, iPad e MacBookPro.

“Curren$y, gangsta rap americano violentissimo. Continuo a seguire l’hip-hop, ma ascolto anche altro, come Lana Del Rey. Il mio punto di riferimento continua a essere Dave Grohl, un Dio in terra per come scrive e per l’autoironia”.

L’ultimo pensiero sul tuo futuro

“Spero tra dieci anni di avere lo stesso successo di oggi, con un continuo ricambio, come è avvenuto in questi anni. Ad ogni disco devo ridimostrare tutto da capo, non ho un movimento dietro".

La risposta della pagina "First Time": la prima cosa che J Ax guarda in una ragazza è il viso, anche se può sembrare una risposta da leccaculo, tutti dicono culo e tette. Ma quelli vengono dopo. 90

Bn


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BNow Magazine #1 | luglio 2012