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Missione crescita

Difendere e valorizzare il risparmio dei clienti Motta: perché la corsa di Banca Generali non si fermerà

AZIMUT Borgonovo: i piani di AZ Investimenti

BANCA IPIBI De Rocco: così cammineremo da soli

FIDELITY Martignoni: il fascino del flusso cedolare

PROMOTORI Il check up del pf dalla A alla Z

aprile 2014 5,00 euro Anno IV | Numero 4 Mensile - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1, LO/MI

Piermario Motta, a.d. Banca Generali


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L’EDITORIALE

di Denis Masetti*

Effetto Renzi, maneggiare con cura

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l risparmio gestito festeggia un anno di brillanti risultati, ma incombe una nube all’orizzonte: l’uragano Renzi arriva e con l’entusiasmo e il consenso che lo accompagna sta introducendo regole fiscali che ci porteremo dietro per anni e che avranno un importante effetto sulle scelte future dei risparmaitori italiani. Infatti l’aumento annunciato della tassazione sui prodotti finanziari che dovrebbe passare dal 20 a 26% colpirà soprattutto azioni, bond e fondi. Negli ultimi tre anni tra Tobin Tax, bolli sulle attività finanziarie, imposte sui redditi di capitale e imposte sugli interessi il carico fiscale che è gravato sul risparmio è triplicato: si è passati da 6.751 milioni di euro nel 2011 alla bella cifra di 17.516 milioni di euro dell’anno scorso. Se continua così con le nuove tasse previste il peso fiscale supererebbe mediamente il 33%: un terzo degli interessi in tasse. Ma il consenso verso il premier Renzi è grande, le borse vanno a gonfie vele, gli effetti ora non si percepiscono. Bisogna convenire che se il sacrificio lo si fa per aiutare il Paese è più che giustificato, ma almeno si sfrutti l’occasione per fare un pò di educazione finanziaria. Va bene se si vuol colpire speculazione e facili guadagni, ma bisogna favorire gli investimenti di tipo previdenziale a lungo termine che investono prevalentemente in azioni. Infatti gli strumenti che vengono agevolati nell’annunciata riforma sono tutti forme di risparmio a breve termine: BOT e depositi bancari, mentre le forme di risparmio più finalizzate a reali esigenze pianificate e sul lungo termine non sono contemplate e agevolate. Assogestioni ha già fatto rilievi in questa direzione, ma la battaglia deve essere ferma e ben motivata perché questa è una grande opportunità. Anche per i promotori questi cambiamenti porteranno il loro ruolo e la loro competenza al centro del rapporto con il cliente e rafforzeranno il detto che chi trova un bravo consulente trova un tesoro. *editore BFC masetti@bluerating.com

I promotori puntano alla consulenza a 360° di Andrea Giacobino*

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el mese di febbraio BLUERATING e Innovation Team, società di consulenza e ricerca specializzata nel mercato finance hanno promosso l’indagine “Promotore, fai il tuo check up”, i cui risultati sono stati presentati lo scorso 27 marzo al Salone del Risparmio in occasione del workshop “Promotori e fondi: il circolo virtuoso” al quale hanno partecipato top manager dell’asset management e della distribuzione (vedi pagg. 33-36). L’indagine, accessibile direttamente dal sito di BLUERATING, ha avuto un notevole successo. Circa 1.000 promotori finanziari delle primarie banche e reti hanno partecipato alla ricerca esprimendo la loro opinione sui temi caldi del momento: l’evoluzione della figura del promotore finanziario, le nuove sfide indotte dalla crisi economica e dal cambiamento dei comportamenti dei clienti, la progressiva diffusione della consulenza finanziaria a pagamento. Quali sono state le conclusioni di questo sondaggio? Nonostante i brillanti risultati degli ultimi anni i promotori finanziari sentono l’esigenza di evolvere verso la figura di consulente a 360° del patrimonio del cliente. L’81% di loro vuole infatti ampliare la consulenza offerta a pianificazione successoria, pianificazione fiscale e protezione del tenore di vita. E il 48,6% pensa di sviluppare l’offerta assicurativa di protezione della persona e del patrimonio. Un altro punto interessante emerso dal sondaggio è che la crescente diffusione delle nuove tecnologie e l’evoluzione dei comportamenti del cliente non sono una minaccia per i promotori finanziari, ma al contrario rappresentano un’opportunità per banche reti e promotori per innovare il proprio modello di servizio e relazione con il cliente. Per il 66,1% dei promotori finanziari la sfida per le mandanti è costruire sistemi di relazione multicanale con il cliente pur mantenendo al centro il promotore. Questo anche perché l’atteggiamento autonomo verso le nuove forme di comunicazione è ancora passivo. Meno del 10% dei promotori, infatti, utilizza i social media per promuovere reputazione e autorevolezza personale o entrare in contatto con nuovi clienti.

Un ruolo fondamentale lo giocano i social media: meno del 10% dei pf li usano per promuovere autorevolezza e reputazione E il risparmio gestito? L’architettura aperta, pur non essendo più un fattore distintivo di servizio e offerta, ha notevolmente facilitato l’attività del promotore verso il cliente, anche se il promotore sente il peso della maggiore responsabilità verso il cliente e fatica a scegliere e tenersi aggiornato fra la moltitudine di case prodotto e fondi. L’offerta è sempre più ampia e competitiva: il 47,4% dei promotori colloca fondi di più di 10 case prodotto e la dispersione del patrimonio è significativa, se è vero che solo il 18% dei promotori ha più del 50% del patrimonio concentrato su fondi di una sola casa. Infine la diffusione della consulenza finanziaria a pagamento è ormai rilevante, visto che riguarda il 54% dei promotori finanziari). Ma le criticità sono notevoli. Il 68,6% dei promotori ritiene infatti che per avere successo debba essere estesa a tutte le aree che incidono su patrimonio e tenore di vita. Il 35,3% si sente a disagio a chiedere al cliente di essere remunerato per servizi che di norma già offriva gratuitamente. E infine solo il 25,2% pensa che i benefici della consulenza finanziaria a pagamento superino gli oneri indotti dalle maggiori incombenze gestionali. *direttore responsabile

giacobino@bluerating.com @andreagiacobin1 andreagiacobino.wordpress.com


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De Benedetti e il buco Sorgenia

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L’Azimut di Giuliani coi promotori finanziari più produttivi

Gli etf sono un business Lo dice Bellingeri

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In dieci anni l’Italia ha perso 18.600 Paperoni

Cinguettii interessanti con temi finanziari

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Il check up del promotore firmato Bluerating e Innovation T.

Dai canali tradizionali alle nuove piattaforme

I piani di sviluppo di Banca Esperia

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Spagna “inebriante”: è il paese nel mondo che produce più vino

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Colafrancesco nominato nuovo presidente di Assoreti


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ADVISORY & ASSET MANAGEMENT

Il domani è nelle pagine di Ennio Doris

Banca Ipibi studia un management-buy-out

Direttore editoriale Alessandro Rossi rossi@bluerating.com Direttore responsabile Andrea Giacobino giacobino@bluerating.com Redazione redazione@bluerating.com Tel. (+39) 02.30.32.11.71 Gianluca Baldini (coordinamento) baldini@bluerating.com Diana Bin bin@bluerating.com Marco Muffato muffato@bluerating.com Maria Paulucci paulucci@bluerating.com Daniel Settembre settembre@bluerating.com Luca Spoldi spoldi@bluerating.com

iPac: così Fidelity lancia un tool per l’investimento

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Le cinque regole per usare Pinterest e fare affari

Banca Intermobiliare Una maximulta da Via Nazionale

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14 One Pound Coin va in pensione

Mossa: Banca Generali e il risparmio previdenziale Antidoto all’incertezza

Casa editrice Blue Financial Communication Srl Via Melchiorre Gioia, 55 - 20124 Milano Tel. (+39) 02.30.32.11.1 Fax (+39) 02.30.32.11.80 www.bluerating.com - www.soldiweb.com @bluerating_com infomarketing@bluerating.com Editore Denis Masetti masetti@bluerating.com

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anno IV - numero 4 mensile registrato presso il Tribunale di Milano n. 3 del 4 gennaio 2011

Opinioni Ugo Bertone, Gianfranco Cassol, Giuseppe De Lucia Lumeno, Claudio Kaufmann, Gianni Gambarotta, Marco Liera, Pompeo Locatelli, Raimondo Marcialis, Paolo Martini, Marco Mazzoni, Gaetano Megale, Ernesto Paolillo, Claudia Petracca, Maurizio Primanni, Giuseppe G. Santorsola, Fabrizio Tedeschi, Bruno Zanaboni Hanno collaborato Rosaria Barrile, Fabrizio Crespi, Luca Lodi, Sara Lupi, Ettore Mieli, Silvia Minola, Marco Muffato, Sergio Sorgi, Francesca Vercesi, Amelia Zonta Graphic design Marco Brenna brenna@bluerating.com Pubblicità Michele Gamba gamba@bluerating.com Mob. (+39) 393.95.010.95 Marketing Alessandro Bernazzani bernazzani@bluerating.com Federico Sclip sclip@bluerating.com Ufficio abbonamenti abbonamenti@bluerating.com Tel. (+39) 02.30.32.11.65 Stampa TEP Arti Grafiche Srl Strada di Cortemaggiore, 50 - 29100 Piacenza (PC) Tel. 0523.504918 Fax. 0523.516045 Distributore esclusivo per l’Italia Messaggerie Periodici MEPE SpA Via Ettore Bugatti, 15 - 20142 Milano Il costo di ciascun arretrato è di €10


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Sanzione per complessivi 1,14 milioni

Supermulta Intermobiliare Banca d’Italia presenta il conto per la gestione della quotata Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni (Bim), un tempo salotto buono della finanza torinese che ruotava attorno a Carlo De Benedetti e ai Segre. A firma del governatore Ignazio Visco, infatti, è stata comminata all’istituto di credito torinese specializzato in gestioni e private banking, con-

Colpiti i vertici anche di Veneto Banca. Ma tutto risale alla vecchia gestione trollato dalla Veneto Banca guidata da Vincenzo Consoli (nella foto sopra), una maximulta di 1,14 milioni di euro. Il provvedimento sanzionatorio elenca tutta una serie di irregolarità gestionali, di particolare ampiezza: “carenze nel processo del credito da parte di componenti ed ex componenti il consiglio d’amministrazione” e “dell’amministratore delegato”,

“carenze nella gestione e nel controllo dei rischi aziendali” sempre da parte di componenti ed ex componenti il board e del ceo, “carenze nei controlli” da parte del collegio sindacale, “posizioni ad andamento anomalo e previsioni di perdite non segnalate all’Organo di vigilanza da parte dei componenti il consiglio d’amministrazione in carica alla data di approvazione della semestrale 2012”. Gli ispettori di via Nazionale avevano puntato il dito in particolar modo sull’adeguatezza degli accantonamenti effettuati alla data del 30 giugno 2012 su posizioni di credito ad andamento anomalo garantiti da beni immobili e sulla valutazione di alcuni immobili di proprietà della banca, anche in relazione all’attuale crisi economico-finanziaria che investe tra l’altro il settore immobiliare. Banca d’Italia aveva poi avanzato rilievi sugli accantonamenti dei crediti e sulla valutazione di alcuni immobili dell’istituto. Le sanzioni, nel dettaglio, colpiscono con 75.000 euro ciascuno Roberto Ruozi (ex presidente ed ex rettore della Bocconi), Flavio Trinca (attualmente presidente e presidente di Veneto Banca), Mauro Cortese e Cesare Ponti (consiglieri in

carica), Luigi Fumagalli e Anna Belfiore (ex consiglieri); per 57.500 euro Angelo Ceccato (consigliere in carica); per 81.500 euro l’ex consigliere Giuseppe Santonocito; per 49.000 euro ciascuno gli ex consiglieri Consoli, Luigi Terzoli, Franco Artiga e Matteo Cordero di Montezemolo (nella foto sotto), figlio del presidente della Ferrari, e per 33.000 euro

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Massimo Malvestio. Particolarmente salata la multa di 190.610 euro comminata all’ex amministratore delegato Pietro D’Aguì, che di Bim oggi è vicepresidente e anche azionista di minoranza, mentre 49.000 ciascuno di sanzione hanno colpito gli ex sindaci Paolo De Poi e Roberto d’Imperio e il sindaco in carica Paolo Andolfato. Nel 2012 Bim ha perso

INSIDER&MERCATI

Le mosse della Fed? Quasi un rebus In Europa il rischio si chiama deflazione Interpretare la Federal Reserve è diventato un po’ complicato. Non aiuta la stabilità del dollaro, non aiuta il livello dei tassi, anch’essi stabili, almeno quelli a lungo. Non aiuta la comprensione dello stato dell’economia, con indicatori almeno incerti nel confermare lo stato di salute dell’economia americana. Certo, l’andamento meteorologico dei primi mesi dell’anno negli stati Uniti può aver influito su qualche dato in flessione, ma né l’andamento del dollaro, né l’andamento dei tassi ci fanno capire quale sia la volontà della Federal Reserve. Molto importanti saranno i dati sull’occupazione, che ci indicheranno eventuali spinte inflazionistiche sulle quali la Fed potrebbe intervenire anticipando un rialzo dei tassi. Situazione opposta in Europa, dove il pericolo maggiore è invece la disinflazione, più nota come deflazione. Denominatore comune, l’incertezza che va però vista come opportunità. La politica internazionale ha contribuito non poco a questo clima di

incertezza, anche se tutto fa pensare che incrementare queste tensioni non giovino a nessuno. Non certo alla Russia che deve fronteggiare un’economia indebolita dal calo dei consumi, conseguenza diretta del calo dei redditi. L’andamento dell’inflazione nel paese in deciso aumento e l’andamento della moneta in deciso calo, non consentono azioni che rafforzerebbero tensioni interne. Non sembra convenire alla Russia sospendere le forniture di gas e petrolio all’Europa, né converrebbe all’Europa correre questo rischio con il pericolo di un aumento di prezzi dell’energia. Se così fosse, trarre profitto delle variazioni del mercato causate dalle tensioni potrebbe essere una buona opportunità per gli investitori. Un’altra incertezza viene dall’oriente, in particolare dalla Cina, e nella riuscita del piano di trasformazione del mercato da essere centralizzato a divenire liberalizzato. I tagli al credito da parte delle banche, almeno verso

DOLCI&AMARI

C’è un futuro per le pmi italiane Passa dal mercato “alternativo” di Pompeo Locatelli* All’ultimo evento dedicato dalla Borsa Italiana alle medie imprese quotate nell’indice Star ed alle aziende, in genere assai più piccole, che partecipano al programma Elite (riservato alle aziende che si allenano in vista del mercato) si sono presentati 175 investitori, per oltre la metà stranieri (anche un broker della Nuova Zelanda) che hanno avuto più di 1.500 incontri con le società. Al momento del lancio, nel luglio scorso, dell’indice Aim, dedicato

all’Alternative italian market, dedicato alle piccole e medie imprese, le matricole erano 24. Da allora sono state ammesse altre 15 società. Una significativa accelerazione che conferma come stiano tornando d’attualità le forme di finanziamento delle imprese alternative al modello bancocentrico. Per carità, è solo una goccia nel mare: ci vorrà molto tempo per abbassare dall’attuale 85% a percentuali più vicine al mondo anglosassone la dipendenza delle imprese dalle banche. In passato, poi, i timidi tentativi per

dare una dignità maggiore alla Borsa sono naufragati nei momenti di crisi. Stavolta, però, c’è qualche ragione per essere più ottimisti: se si guarda all’elenco delle ultime quotate, nessuna è stata avviata al listino da banche creditrici per rientrare di crediti in pratica non recuperabili. La maggior parte, al contrario, si presenta agli investitori con un modello di business credibile. Non solo. Da Francoforte Mario Draghi fa sapere che non lesinerà gli sforzi per rafforzare il mercato degli Abs, ovvero i “pacchetti” di obbligazioni delle imprese da quo-

Lo sviluppo dell’Aim: buona opportunità per trovare capitali al posto delle banche tare sui mercati o da destinare agli investitori istituzionali. È la strada maestra per garantire la liquidità agli strumenti non bancari (vedi i minibond) di finanziamento delle piccole e medie imprese che oggi non possono aspirare a fare il


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oltre 64 milioni, a causa di rettifiche su crediti per circa 100 milioni. Veneto Banca ha poi avviato una trattativa per cedere l’istituto a Ubs, non andata in porto. La popolare di Montebelluna intende comunque vendere Bim che nel 2013, dopo la pulizia di bilancio, ha ritrovato un miniutile a 3,7 milioni. A. G.

di Ernesto Paolillo*

Importante individuare spinte inflazionistiche che potranno causare un rialzo dei tassi certi settori, hanno provocato il calo di alcune materie prime ed alla crisi di alcune aziende. È un prezzo che la Cina ha deciso di pagare per avere un mercato più sano nel lungo periodo. Conseguenza positiva è il continuo afflusso di investimenti esteri. Incertezze diffuse, dunque, ma anche opportunità diffuse per gli investitori. Occorre leggere bene i dati economici e scommettere sul medio periodo. L’ottica a breve in questo clima di incertezza e quindi di volatilità può accentuare i rischi. *banchiere

pieno di prestiti a basso costo, di cui può approfittare la Fiat che in questi mesi ha raccolto sui mercati internazionali più di 9 miliardi di euro a poco più del 4%. Alla faccia del credit crunch. Insomma c’è un futuro per le pmi di casa nostra, almeno per i più svegli tra i Brambilla, ovvero quelli che saranno più lesti a far pulizia in casa, a consolidare il patrimonio e, soprattutto, i più consapevoli che al mercato ci si presenta solo con un credibile piano di crescita e di guadagni per tutti gli azionisti. Altrimenti, passata la festa, si rischia di tornare sotto le ali delle banche o di finanziare avvoltoio specializzate nella caccia alle imprese-agnello, con finanziamenti ultragarantiti e con tassi al limite dell’usura. *www.pompeolocatelli.com

Il patron di Mediolanum si racconta

Il giorno dopo di Mr. Doris Un uomo che ha saputo prevedere il futuro. Ma che ha ben chiara l’importanza del passato, dove affondano le sue radici. Un uomo che ha rivoluzionato il concetto di “banca”. C’è tutto Ennio Doris, fondatore e patron di Banca Mediolanum nel libro “C’è anche domani”, edito da Sperling & Kupfer. Il libro (pagg. 202, 16,90 euro) è una cavalcata nella straordinaria storia umana e imprenditoriale di Doris: un libro che parte con l’annuncio nel 2008 del crack della Lehman Brothers e che poi compie un “flash back” nel 1952 in quel di Tombolo (Padova) quando il ragazzino Doris assiste in televisione a un tappa del Giro d’Italia nella quale il suo adorato campione ciclistico Fausto Coppi non riuscì a ottenere la maglia rosa. In quel giorno di grande delusione Alberto Doris dà al figlio Ennio la prima lezione di vita e di ottimismo quando gli dice: “Ennio, ricordati che c’è anche domani”. E proprio il giorno dopo Coppi vinse la tappa, guadagnò la maglia rosa e si aggiudicò il Giro.

Nella storia di vita e di impresa di Doris c’è sempre, costante, questo ottimismo che lo accompagna sempre, dal suo primo impiego (1960) alla Banca Antoniana di San Martino di Lupari, a un passo da Tombolo, al posto di direttore generale delle Officine Meccaniche Talin, accompagnato dall’amicizia costante di Gianfranco Cassol, oggi numero uno di Sol&Fin. Ed è Cassol che porta Doris nel mondo del risparmio gestito prima in Fideuram e poi in Dival. Fino al 1981, all’incontro a Portofino con Silvio Berlusconi e l’anno dopo assieme a lui, quando Doris fonda Programma Italia. E poi il 1996 con la quotazione di Mediolanum. Fino al 2008 con la storica decisione di rimborsare i clienti Mediolanum che avevano prodotti con sottostante obbligazioni Lehman. All’insegna di quel’ottimismo insegnato da papà che ha portato Doris a convincere i suoi promotori e i suoi banker - e tramite loro i suoi clienti che bisogna investire proprio quando tutto sembra perduto. Perché c’è anche domani. A. G.

Da Apf a Assoreti: BLUERATING fa tris Apf, Assogestioni, Assoreti: BLUERATING ha fatto tris. Il nostro sito, infatti, ha anticipati tutti gli altri giornali e siti concorrenti dando con notevole anticipo le indiscrezioni, poi rivelatesi corrette, circa il futuro presidente delle tre maggiori istituzioni che sovrintendono al mondo dei promotori finanziari, del risparmio gestito e delle reti di pf. Il primo “scoop” BLUERATING lo ha fatto anticipando l’1 agosto del 2013 la nomina di Carla Rabitti Bedogni a futuro presidente dell’Organismo per la tenuta dell’Albo dei promotori finanziari (Apf). Nomina che è stata poi ufficializzata il 19 settembre. Il secondo colpo giornalistico di BLUERATING risale al 17 marzo scorso quando abbiamo anticipato la nomina di Giordano Lombardo, top manager di Pioneer Investments, braccio di asset management del gruppo UniCredit, a futuro presidente di Assogestioni. La designazione è stata poi ufficializzata dall’assemblea Assogestioni del 26 marzo scorso. Infine il terzo scoop riguarda Assoreti. Anche in questo caso BLUERATING ha anticipato tutti i competitors, pubblicando l’indiscrezione circa la futura nomina di Matteo Colafrancesco, amministratore delegato di Banca Fideuram, a presidente dell’associazione delle reti di promotori. E la designazione ufficiale di Colafrancesco è avvenuta lo scorso 2 aprile. BLUERATING, insomma, è sempre “sulla notizia”.

SOLDIWEB.COM di Alessandro Rossi*

Perché a BlackRock piace tanto l’Italia

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l 12 maggio a Firenze si svolgerà un evento insolito. Per la prima volta un selezionato gruppo di aziende italiane, al massimo una quarantina, tutte solide finanziariamente, tutte con un modello di business ben delineato, tutte con una governance stabile, tutte con progetti di sviluppo, incontreranno cinquanta investitori istituzionali provenienti in gran parte da Londra ma anche dagli Stati Uniti e dal mondo arabo. Le aziende racconteranno brevemente la loro storia e i loro programmi alla platea degli investitori. Poi gli uni incontreranno gli altri, one to one, per discutere di operazioni concrete. L’idea e l’organizzazione della giornata fiorentina è di Kon, una società specilizzata nell’advisory finanziario, guidata da Francesco Ferragina, che prima di muoversi ha compiuto uno screening lungo sei mesi tra gli investitori istituzionali di mezzo mondo. Ne è uscita una sensazione, anzi un’indicazione, univoca: l’Italia è il paese giusto dove investire. Certo, non per investimenti a pioggia ma il Belpaese contiene tante eccellenze e tante potenzialiatà su cui vale la pena di mettere alcuni miliardi, sì miliardi, di dollari. Parole? Macché. Basta guardare gli eventi degli ultimi giorni. BlackRock, uno dei fondi che sarà sicuramente presente all’appuntamento finanzario sull’Arno, dall’inizio dell’anno ha già investito sull’Italia 5 miliardi di euro acquistando o incrementando, in sequenza, partecipazioni in Autogrill, Enel, Eni, Fiat, Mediaset, Diasorin, Azimut Holding, Atlantia, Telecom, Monte dei paschi, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco popolare. Ma perché tutto questo attivismo sull’Italia? Secondo indiscrezioni il colosso finanziario Usa ha deciso la nuova allocazione dei capitali per il 2014: con una rotazione da alcuni Paesi emergenti, considerati un po’ rischiosi, all’area del Sud Europa. Fra i Paesi presi in considerazione per sovrappesare gli investimenti ci sarebbe anche l’Italia, considerata più sicura rispetto a due anni fa e ricca di aziende leader nel Paese a prezzi sottovalutati rispetto ad altri gruppi in giro per il mondo. *rossi@bluerating.com


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BORSE

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Borse

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Italia

FTSE Mib 21.655

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Gran Bretagna

FTSE 100

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CAC 40

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BORSE APERTE

DAX

9.556

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Area EuroEURO STOXX 50

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NIKKEI 225 14.828

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FTSE MIB EURO STOXX 50 MSCI WORLD

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di Ugo Bertone*

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Piccole multinazionali crescono nel mondo

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Mondo

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HANG SENG 22.151

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Hong Kong

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Giappone

VALUTE COMMODITIES Valore

Fine 2013

Euro/Dollaro

1,3788

1,3791

1,3194

1,2939

Euro/Franco Svizzero

1,2194

1,2276

1,2072

1,2156

Euro/Sterlina

0,8282

0,8337

0,8161

0,8353

Euro/Yen

142,42

144,72

113,61

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Fine 2012 Fine 2011 Valore

Oro per oncia

Fine 2013

Fine 2012 Fine 2011

108,02

111,59

110,62

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Petrolio Brent al barile

Argento per oncia CRB Commodities index

19,97

19,5

29,95

28,18

493,68

456,36

484,07

482,01

120 500

CRB Commodities index

110 450

Oro 400

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Argento 350

Petrolio

90 300

Euro/Dollaro 250

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Euro/Franco svizzero 200

Euro/Sterlina

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0

11

60

TITOLI DI STATO SPREAD BTP-BUND 3 mesi

1 anno

5 anni

10 anni

30 anni

Italia

0,46%

0,60%

1,94%

3,29%

4,29%

Germania

0,12%

0,15%

0,63%

1,57%

2,45%

Svizzera

0,00%

-0,06%

0,19%

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Usa

0,04%

0,12%

1,72%

2,72%

3,56%

600 500 400 300 200 100

PIL

Euribor 1 mese

0,24%

Euribor 3 mesi

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Euribor 6 mesi

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Euribor 12 mesi

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Tasso di rif. Area Euro

0,25%

Tasso di rif. Usa

0,25%

MERCATI Per restare aggiornati sui dati basta andare su www.soldiweb.com

FIDA Finanza Dati Analisi

Fonte: dati su elaborazione FIDA aggiornati all’ultimo giorno del mese utile alle rilevazioni

14

14

20 -0

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1,85%

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Usa

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Area Euro

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Italia

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TASSI D’INTERESSE

bluerating

200

Indice Valore

Francia

n

INFLAZIONE 2014 (stima)

2013

2012

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Italia

1,28%

1,62%

3,30%

2,90%

Area Euro

1,47%

1,51%

2,50%

2,72%

Usa

1,51%

1,39%

2,08%

3,14%

2014 (stima)

2013

2012

2011

Italia

-2,09%

-3,24%

-2,92%

-3,68%

Area Euro

-2,52%

-3,11%

-3,72%

-4,15%

Usa

-4,65%

-5,78%

-8,34%

-9,75%

DEFICIT/PIL

U

n passo dopo l’altro, Servizi Italia sta smettendo i panni di società domestica di servizi per diventare una promettente multinazionale tascabile. Dopo lo sbarco in Turchia e sul mercato brasiliano, a metà del mese di marzo è stato annunciato l’accordo con il partner locale, la famiglia Bhushan Balain, per la costituzione di una società a Delhi al fine di avviare il business del lavaggio e del noleggio della biancheria per ospedali, nonché nel settore della sterilizzazione della biancheria e dello strumentario chirurgico. L’obiettivo è sviluppare l’attività in tutto il subcontinente indiano. La joint venture sarà al 51% in mano al socio italiano, gruppo leader sul mercato domestico nel settore che ha individuato nel mercato ospedaliero indiano grandi prospettive di sviluppo per l’outsourcing delle attività di lavaggio e di noleggio biancheria nonché della sterilizzazione degli impianti chirurgici. Si tratta, va detto, di un’ulteriore opportunità di sviluppo internazionale sulla scia della strategia perseguita con l’avvio delle attività in Brasile e in Turchia. A regime, verosimilmente già nel 2016, oltre il 20% del fatturato sarà generato all’estero, tra l’altro su mercati dotati di forti e interessanti prospettive di crescita. Non mancano le ragioni dunque per mettere nel mirino la società attiva nel business del lavanolo, che già vanta una buona redditività solamente in parte riconosciuta dalle quotazioni a Piazza Affari, nonostante l’incremento dei prezzi (più 30% circa) dall’inizio dell’anno. Il gruppo è scambiato a un rapporto tra il prezzo e gli utili di poco superiore alle 11 volte. Il rapporto tra il valore d’impresa (o enterprise value, in sintesi ev) e il margine operativo lordo (ovvero l’ebitda) 2013 è stato di 2,5 volte, mentre quello tra il valore d’impresa da una parte e il risultato ante oneri finanziari (detto anche ebit, earnings before interests and taxes) dall’altra è stato di otto volte. *bertone.ugo@gmail.com


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Borsa

AGEAS

Assicurativi

Amsterdam

ALLIANZ

Assicurativi

Francoforte

AMERICAN EXPRESS

Bancari/Finanziari

New York

AXA

Assicurativi

Parigi

AZIMUT

Bancari/Finanziari

Milano

BANCA GENERALI

Bancari/Finanziari

Milano

MPS

Bancari/Finanziari

Milano

BPM

Bancari/Finanziari

Milano

BNY

Bancari/Finanziari

New York

BARCLAYS

Bancari/Finanziari

Londra

BLACKROCK

Asset management

New York

BNP

Bancari/Finanziari

Parigi

CITIGROUP

Bancari/Finanziari

New York

CRÉDIT AGRICOLE

Bancari/Finanziari

Parigi

CREDIT SUISSE

Bancari/Finanziari

Zurigo

DEUTSCHE BANK

Bancari/Finanziari

Francoforte

FRANKLIN TEMPLETON

Asset management

New York

GAM

Asset management

Zurigo

GOLDMAN SACHS

Bancari/Finanziari

New York

HENDERSON

Asset management

Londra

HSBC

Bancari/Finanziari

Londra

ING

Bancari/Assicurativi

Amsterdam

INTESA SANPAOLO

Bancari/Finanziari

Milano

INVESCO

Asset management

New York

JP MORGAN CHASE & CO

Bancari/Finanziari

New York

JANUS CAPITAL

Asset management

New York

JULIUS BAER GROUP

Asset management

Zurigo

LEGG MASON

Asset management

New York

MAN GROUP

Asset management

Londra

MEDIOBANCA

Bancari/Finanziari

Milano

MEDIOLANUM

Bancari/Finanziari

Milano

MORGAN STANLEY

Bancari/Finanziari

New York

NATIXIS

Asset management

Parigi

NORDEA

Asset management

Stoccolma

OLD MUTUAL

Assicurativi

Londra

RAIFFEISEN

Bancari/Finanziari

Vienna

SCHRODERS

Asset management

Londra

STATE STREET

Asset management

New York

UBS

Bancari/Finanziari

Zurigo

UNICREDIT

Bancari/Finanziari

Milano

Variazione a un anno p p p p p p p p p q p p p p p p p q p p q p p p p p p p p p p p p p q q p p p p

22% 16% 34% 42% 103% 61% 37% 47% 25% -21% 21% 40% 7% 77% 13% 6% 7% -1% 10% 62% -13% 81% 110% 26% 27% 12% 6% 50% 11% 101% 59% 41% 80% 21% -1% -12% 22% 17% 24% 96%

Variazione a un mese q q q p p p p p p q p q q q p q p p q p q q p p p q q p q p p p p q p q q p q p

-3% -5% -1% 1% 6% 1% 37% 22%

Avviato il 10 aprile 2007, l’indice BlueIndex - che si può consultare ogni giorno sul sito www.bluerating.com - è composto da un paniere di 40 tra le maggiori istituzioni finanziarie mondiali attive nel comparto bancario, assicurativo e finanziario, il cui peso sull’indice è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato al netto della conversione delle diverse valute in euro e di eventuali fattori di rettifica dovuti a operazioni sul capitale.

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IN CIFRE

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BlueIndex MSCI World 90%

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Settore

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COS’È

I TITOLI DEL BLUEINDEX A MARZO 2014 Nome

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È la variazione a un anno registrata dal titolo Intesa, che si conferma tra i migliori

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È la variazione a un mese messa a segna dal titolo Monte dei Paschi di Siena

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Rendimenti in euro con dati aggiornati all’ultimo giorno del mese

CLASSIFICHE Trovate tutte le quotazioni aggiornate dei titoli del BlueIndex su www.bluerating.com


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Motta: “così Banca Generali continuerà a crescere anche quest’anno”

La corsa non si ferma La società potrebbe rivedere al rialzo la previsione di raccolta netta per il 2014 di Andrea Giacobino

le, che vengono stimati in circa 10 miliardi di euro da qui alle prossime settimane. Restano poi sul tavolo problemi fondamentali per l’industria, che riguardano migliaia di esuberi (15-20mila le stime Abi) oltre a nodi strategici sia nel credito sia nei servizi ai risparmiatori non appena si va oltre alle semplici operazioni di sportello.

Lasciatisi alla spalle il nuovo massimo storico di 280 miliardi di patrimonio alla fine dello scorso anno, i professionisti delle reti affrontano con rinnovato ottimismo le sfide del 2014 alla luce di una partenza in ulteriore crescita nella raccolta e dei numeri record dei campioni del settore. È il caso di Banca Generali, che nei risultati del “La discesa dei rendimenti ormai bilancio 2013 ha mostrato uno prossimi allo zero nei governativi sprint da “cavallo di razza” riuscen- di breve durata e nei conti deposido a migliorare ulteriormente tutti to, l’inefficacia alla diversificazione i principali indicatori finanziari, a del rischio dalle obbligazioni banconferma della velocità doppia con carie, per non parlare delle crescencui corrono le reti più blasonate, ti complessità normative e fiscali, spinte dalla qualità nei servizi di sono tutti elementi che consulenza e dalle risposte esaustirendono sempre più ve ai clienti che, numeri alla mano, evidente alle famisembrano affidare sempre più a glie la necessità di loro lo scettro di “guardiani del risposte alternatirisparmio”, delusi dalle incertezze ve, che in quedegli istituti tradizionali. L’utile sto momento le netto è salito del 9% rispetto al migliori reti di 2012, a 141 milioni, con una reddi- professionisti tività praticamente raddoppiata nel sono in grado di giro di due anni, da quando il fornire”, dice numero uno Piermario Motta ha Motta. Proprio preso le redini della società, pordai vertici della tandola ai massimi storici. società due anni Aumento a doppia cifra anche per i fa, per primi, ricavi, che hanno trovato motore erano di sviluppo nelle attività ricorrenti e non nella volatilità delle componenti finanziarie, a suggello della solidità di un modello di business in grado anche di rafforzare le soddisfazioni agli azionisti, come un dividendo in crescita del 6% a 0,95 euro ad azione. Il paragone con le banche commerciali appare per certi versi inclemente: a fronte infatti della migliore raccolta da 13 anni dalle reti, gli istituti si trovano ad affrontare le ennesime svalutazioni in bilancio e un nuovo Piermario Motta round di aumenti di capita-

30 Sono le masse, in miliardi di euro, che Banca Generali conta attualmente

19,7 Il portafoglio medio, in milioni di euro, dei professionisti della rete di Banca Generali

giunte le avvisaglie di uno scostamento di attenzione del mercato verso un modello di efficienza che, come avviene negli Stati Uniti e in molti altri Paesi, vede essere più dinamiche e reattive le realtà basate sulle incentivazioni e le commissioni ai risultati e non quelle ancorate a rigidità strutturali. Se sullo sfondo infatti le grandi banche commerciali continuano a detenere

prossimo triennio, seguendo così il trend di Paesi già avvezzi da anni alle necessità di risposte previdenziali esaustive dal privato e di diversificazione del risparmio con strumenti accurati su scala internazionale. Gli investitori di questa ascesa e delle potenzialità del mondo delle reti sembrano essersi accorti da tempo, prendendo molto seriamente gli spunti lancia-

I vertici oggi sembrano pronti a valutare un’operazione straordinaria con una piccola banca o con una divisione di professionisti o private di realtà anche importanti, non più prioritaria per gli azionisti la quasi totalità della ricchezza degli italiani (circa il 92% degli asset mobiliari), le proiezioni di Gfk Eurisko vedono salire i consulenti fino al 16% del totale già nel giro del

81 Sono stati gli ingressi in rete nel 2013, con un portafoglio medio di 17,5 milioni di euro

ti allora dai vertici della banca del Leone. I titoli delle società del risparmio gestito risultano tra i protagonisti assoluti nel rally di Borsa degli ultimi anni, e l’interesse per un ritorno al mercato dei capitali di realtà come Fineco o nel gestito di dossier come Anima e Pioneer Investments non fanno che confermare la centralità e l’appeal del settore. I numeri parlano da soli. Dai minimi del marzo di cinque anni fa, per esempio, Banca Generali è addirittura il terzo miglior titolo di tutta Piazza Affari, con un guadagno del 1.400%. Dall’ipo del 2006 l’azione ha triplicato il suo valore, gli utili sono decuplicati e le masse sono passate da meno di 17 a 30 miliardi. “I 30 miliardi di masse era un obiettivo che avevamo fissato con l’ipo e a quel tempo ai più pareva un azzardo, così come le prospettive di una riqualificazione della rete che potesse raggiungere i vertici di catego-

25 Gli arrivi nelle reti di financial planner e private banking tra gennaio e inizio marzo


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ria in pochi anni”, ricorda Motta. I professionisti della banca del Leone guidano la classifica Assoreti con un portafoglio procapite di 19,7 milioni di euro, distanziando di circa 3 milioni la seconda rivale diretta. La politica di reclutamenti tende da anni a orientarsi su numeri piuttosto esigui in termini quantitativi, nell’ordine dei 50-60 all’anno, ma il forte impulso che proviene dai bancari (e proprio circa una loro riqualificazione che contemplasse le opportunità offerte dalla professione di consulenti il ceo di Banca Generali ha avviato il dibattito) ha fornito un’accelerazione agli inserimenti. Nel 2013 questi sono stati 81, con un portafoglio medio di 17 milioni e mezzo di euro, e per il 2014 le aspettative sono di una settantina di innesti di elevato stan-

ding. La partenza sembra promettente: tra gennaio e inizio marzo sono già circa 25 i consulenti entrati a far parte delle reti riconducibili al direttore commerciale della divisione financial planner, Marco Bernardi, e al responsabile della divisione private banking, Domenico Del Borrello. Il contributo dei nuovi professionisti ha certamente dato impulso poi a una partenza record della raccolta che, con il solo contributo della clientela retail e senza quindi apporti straordinari da investitori istituzionali, aveva già superato i 640 milioni di euro da gennaio ai primi giorni di marzo. Se il trend continuasse con questo slancio, i vertici della banca triestina hanno dichiarato che potrebbero presto alzare la previsione prudenziale di

1,6 miliardi di raccolta netta, tenendo conto che la focalizzazione per il 2014 restava orientata sulla riqualificazione dei portafogli verso le opportunità del gestito, in coincidenza anche del lancio di nuovi comparti specialistici nei fondi Bg Sicav e fondi di fondi Bg Selection, oltre a una nuova e innovativa polizza multiramo (Bg Stile Libero), i cui primi numeri dal lancio di inizio marzo sono estremamente positivi, secondo fonti ben informate. Oltre alle sfide nelle analisi dei portafogli e al progetto di consulenza evoluta “Bg Personal Advisory”, su cui montano le attese per le nuove dinamiche in grado di offrire, la società ha fatto sapere di essere pronta a sedere al tavolo con nuovi interlocutori per valuta-

re un’operazione straordinaria. “La solidità della banca, la forza della rete e del management recentemente rinnovato nelle prime linee con innesti di grande competenza ed entusiasmo, ci mettono nelle migliori condizioni per esaminare eventuali opportunità nel settore”, spiega Motta. Sui nomi ancora massimo riserbo, ma basta guardarsi intorno per trovare sia piccole banche sia divisioni di professionisti o private di realtà anche importanti che le contingenze difficili del settore bancario non rendono più prioritarie alle controllanti. In questa direzione, la società s’è dichiarata pronta alla zampata dal momento che, per guadagnarsi la fiducia e i primati nel risparmio in Italia, la parola d’ordine tra le fila del Leone resta sempre la stessa: “innovare e non fermarsi mai”.

MOSSA: “GLI ADVISOR DI BG, LA CONSULENZA E IL RISPARMIO PREVIDENZIALE”

“Il nostro antidoto alle incertezze” Nonostante le sfide di una fiscalità sempre più penalizzante e le criticità di un sistema dove ancora non si riesce “a fare squadra” muovendosi con omogeneità verso i reali interessi dei risparmiatori, la consulenza finanziaria si muove in avanti. Forte dei suoi servizi, ponendosi come l’interlocutore di riferimento per tutti coloro che desiderano risposte concrete alla pianificazione del loro futuro. È questo in sintesi il messaggio da uno degli eventi clou del Salone del Risparmio 2014, “Previdenza o Provvidenza? Una nuova bussola per il futuro”, organizzato da Banca Generali nella sessione conclusiva di venerdì 28 marzo con al tavolo Assogestioni, Prometeia, Anima e Jp Morgan, dove si sono premiate le proposte più innovative nella previdenza complementare nel progetto “Call4Ideas”. “Vogliamo fornire un quadro più preciso delle complessità che ci attendono nel domani”, spiega Mossa a BLUERATING. “L’esperienza statunitense di Jp Morgan e quella di Anima nei fondi pensione sono l’anello di collegamento a uno scenario di previdenza complementare che stenta a decollare nonostante le criticità siano visibili a tutti”. Mossa, esiste davvero uno spazio per un ruolo di primo piano dei consulenti finanziari anche nell’analisi delle dinamiche previdenziali degli italiani? Certamente. Le reti si identificano sempre di più come professionisti specializzati non solo nella diversificazione degli investimenti nel risparmio gestito ma anche come attori in grado di guidare una consulenza su tutte le diverse sfere dell’ambito patrimoniale e familiare. Dopo aver dimostrato, durante gli ultimi cinque anni di crisi sui mercati, di saper accompagnare i risparmiatori attraverso complessità e criticità nella tutela del loro patrimonio, i consulenti e le realtà di maggiore esperienza stanno cogliendo le sfide che riguardano un ambito molto più esteso di necessità finanziarie del cliente, che contempla anche la previdenza. All’estero questo avviene già da tempo, per esempio negli Stati Uniti. Da noi le inefficienze statali sul fronte pensionistico sono cognizione abbastanza recente e non ancora del tutto metabolizzate. Nonostante i proclami, però, la previdenza complementare non ha mai attecchito veramente.

Ci sono ragioni economiche e - come dicevo - una storia troppo recente in tal senso a supporto della prudenza. Finora solo i Pip hanno riscosso una discreta attenzione e crescita, mentre il Tfr verso fondi privati è rimasto al palo. Serve però uno sforzo comune a livello di sistema per aumentare le adesioni alle forme di previdenza complementare che non ammettono più ritardi ed errori. Dal canto nostro crediamo che nel lungo termine la diversificazione del risparmio tramite il giusto equilibro tra strumenti di risparmio gestito e prodotti assicurativi innovativi con garanzie aggiuntive possano costruire risposte concrete a queste necessità. Auspichiamo che con uno sforzo collettivo, ognuno per i propri ambiti di competenza, a partire da potenziali aperture ad agevolazioni agli investimenti di lungo periodo indispensabili per avviare questo percorso come chiede Assogestioni, si possa convergere nell’obiettivo comune di fornire maggiori certezze al futuro degli italiani. Ci può dire in che modo voi state lavorando per aiutare le famiglie a trovare maggiori certezze? La diversificazione di investimenti nel lungo termine con fondi gestiti mostra nei Paesi dove questa necessità è maturata da lungo tempo risultati tangibili. In questo senso il contributo dei nostri professionisti, cui stiamo al fianco con una formazione assidua e specialistica in queste dinamiche, rappresenta un vantaggio nell’analisi delle proprie esigenze personali. Sul fronte dei prodotti siamo tra i leader negli investimenti assicurativi e abbiamo appena sviluppato una polizza multiramo Bg Stile Libero particolarmente innovativa nelle soluzioni di investimenti, nelle garanzie che offre così come nelle coperture assicurative, tanto che mostra già riscontri di grande successo. Ma a supporto del futuro dei nostri clienti e dell’ottimizzazione del loro patrimonio, stiamo soprattutto gettando le basi per un’evoluzione del concetto di consulenza superando il perimetro della pianificazione finanziaria. Cerchiamo di apportare il contributo di nuovi servizi costruendo una piattaforma che, grazie all’utilizzo della tecnologia e all’apporto di partnership con specialisti di riferimento, sappia aiutare i risparmiatori a valorizzare le proprie risorse, siano esse mobiliari o immobiliari, o relative all’ambito dell’impresa. Lavoriamo, in poche parole, per costruire soluzioni che sappiano togliere, se mi passa l’espressione, “un po’ di mal di pancia” dalle problematiche fiscali, finanziarie e quindi previdenziali che riguardano gli italiani e li aiutino a guardare con maggiore ottimismo al loro futuro. Gian Maria Mossa A. G.


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La partecipazione del cliente nelle scelte è essenziale

Affrontare il 2014 tra attese e paure di Nello Mascioni* In questi primi mesi del 2014, i mercati azionari principali hanno toccato nuovi massimi storici a fronte di un livello dei tassi di interesse sempre più basso. In particolare, si è assistito a una supremazia dei mercati dei Paesi sviluppati rispetto a quelli emergenti. Guardando i grafici del Dow Jones, del Dax e del Bric, appare evidente come il timore di una riduzione della politica espansiva americana abbia creato tensioni nelle aree emergenti e minore preoccupazione per quelli sviluppati, sempre più guidati dalla ripresa economica. La debolezza dei primi va ricercata nella mancanza di riforme strutturali e in alcune situazioni politiche interne diventate più complesse. Il mercato giapponese continua la sua ripresa, anche se con evidenti dubbi circa l’efficacia della politica espansiva della banca centrale nipponica, il mercato italiano continua il suo graduale recupero guidato dal ribasso dei tassi di interesse lungo tutta la curva e dalle aspettative circa il nuovo governo.

I multipli di mercato iniziano a essere elevati rispetto alla media storica e anche in termini di rapporto fra Pil e capitalizzazione In generale, i multipli di mercato iniziano a essere tirati rispetto alla media storica e anche in termini di rapporto capitalizzazione su Pil. Per risparmiatore, il dilemma su come affrontare i prossimi mesi è diventato ancora più difficile alla luce della recente crisi in Ucraina, che ha riportato le lancette della storia indietro di 20 o 30 anni. Siamo entrati improvvisamente in una nuova guerra fredda con la differenza, rispetto al passato, che oggi il sistema economico è interamente

globalizzato e le relazioni trasversali tra le aree politiche sono molto più complesse e intersecate. Al dilemma del risparmiatore si affianca quello dei private banker e di tutti i consulenti in generale. Come gestire, dopo la crisi del 2007, l’emotività e le paure degli investitori? Pur nella presenza di una forte ripresa delle quotazioni azionarie e obbligazionarie, è evidente che il crollo del recente passato è ancora vivo nella psicologia di tutti gli attori del mercato finanziario. In altri termini, è molto forte il timore che la crisi in Crimea possa rappresentare un motivo reale o anche il pretesto per capitalizzare le performance e ridurre l’esposizione sui mercati. In queste situazioni, la storia ci può aiutare a capire come affrontare i prossimi mesi. In particolare, occorre ricordare che possono verificarsi situazioni improvvise di forte aumento della volatilità e che essa va affrontata con gli strumenti adatti sulla base del sempre attuale principio della diversificazione. Tuttavia, nel contesto attuale muta proprio il principio stesso di diversificazione.

A CIASCUNO IL SUO PORTAFOGLIO STILE ALFA

STILE BETA

PORTAFOGLIO TRADIZIONALE

Cultura finanziaria: elevata Obiettivo: rendimento assoluto Orizzonte temporale: medio Mix prodotti n 60% fondi a gestione attiva n 30% titoli diretti n 10% liquidità

Cultura finanziaria: media Obiettivo: overperformance Orizzonte temporale: lungo Mix prodotti n 70% fondi/etf basso tracking error n 20% titoli diretti n 10% liquidità

PORTAFOGLIO CORE SATELLITE

Cultura finanziaria: molto elevata Obiettivo: rendimento assoluto per la parte core più rendimento tattico per la parte satellite Orizzonte temporale: medio lungo Mix prodotti n 70% fondi a gestione attiva per la parte core n 10% prodotti protetti per la parte core n 15% fondi/etf basso tracking error satellite n 5 % liquidità

Cultura finanziaria: molto elevata Obiettivo: overperformance Orizzonte temporale: lungo Mix prodotti n 70% fondi/etf basso tracking error per la parte core n 20% titoli diretti n 10% liquidità

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CERCANDO LA COMBINAZIONE IDEALE BASSA COERENZA MIX PRODOTTI ALTA COERENZA DELL’ASSET ALLOCATION AL PROFILO DI RISCHIO

Rischio relazionale

BASSA COERENZA DELL’ASSET ALLOCATION AL PROFILO DI RISCHIO

Rischio massimo di reputazione, performance e perdita clienti

Se nel passato esso era basato sulle asset class e sulle valute, oggi viceversa occorre diversificare per stile di investimento e quindi sviluppare portafogli con strumenti che rispondano a logiche gestionali differenziati in un approccio core satellite e in funzione del profilo di rischio del cliente. Partiamo proprio dal profilo di rischio. Le novità introdotte dall’Esma sono di ampia portata poiché consentono di approfondire temi come la bancarizzazione e l’at-

Massima soddisfazione del cliente

di Gianni Gambarotta

to non scenda nella parte delle perdite: la “prospect theory” introduce quindi il concetto della “loss aversion” (avversione alle perdite), ossia il dispiacere che si prova nel perdere una somma di denaro maggiore del piacere per il guadagno della stessa somma. I profitti e le perdite allora assumono un significato differente non in valore assoluto quanto piuttosto rispetto a un punto di partenza, appunto il “reference point”. Dai punti precedenti deriva che secondo la “prospect theory” gli individui non sono

Questo sarà un anno molto volatile. Soddisfazione o insoddisfazione dei clienti potranno derivare dalla performance e dall’intensità della “relazione”. E quindi dipenderà dal product mix usato titudine verso gli investimenti, oltre ai tradizionali concetti di avversione al rischio e competenze finanziarie. Il livello reale di rischio al quale un cliente può esporsi è frutto di molteplici variabili, dove rivestono particolare importanza proprio le componenti psicologiche ed emotive del cliente, che rimandano alla finanza comportamentale. La “prospect theory” introdusse nel comportamento del soggetto economico reazioni differenti rispetto alle variazioni del suo benessere affermando che una diminuzione marginale di una risorsa viene considerata marginalmente più rilevante rispetto a un suo incremento marginale. In base alla funzione di utilità così disegnata, si avrà che un soggetto economico evidenzierà una sensibilità marginale ai guadagni e alle perdite, che va diminuendo man mano che ci si allontana dal punto di riferimento del benessere iniziale (“reference point”). La curva, infatti, cresce meno rapidamente nella parte dei guadagni rispetto a quan-

ALTA COERENZA MIX PRODOTTI

BIGLIABIANCA & BIGLIANERA

necessariamente avversi al rischio ma adottano comportamenti differenti a seconda della loro posizione e dei risultati attesi rispetto al “reference point”. Il contesto decisionale (“framing”) assume un ruolo rilevante sulle scelte dell’individuo e incidono sulla sua percezione delle diverse alternative: l’individuo quindi tende a scegliere anche in base a come le alternative vengono presentate. Ci sono quindi tre tipi di comportamenti individuabili. Il primo è l’effetto certezza: l’individuo, quando deve scegliere all’interno di alternative con risultati tutti positivi, tende ad assegnare un peso maggiore ai risultati certi rispetto a quelli incerti, anche se questi ultimi presentano un valore atteso superiore (avversione al rischio). Poi c’è l’effetto riflesso: l’individuo, quando deve scegliere all’interno di risultati tutti negativi, tende a preferire l’alternativa incerta anche se associata a un risultato maggiore negativo certo rispetto a

Rischio di performance

una scelta con un valore di perdita certo (il cosiddetto “risk seeking”). Infine, per chiudere il cerchio, c’è l’effetto isolamento: l’individuo tende a considerare gli elementi non condivisi tra due alternative. Per quanto concerne la diversificazione di portafoglio per stili di investimento, data una asset allocation è evidente che gli estremi sono riconducibili ad aspettative di overperformance rispetto a un benchmark o ad aspettative di rendimento assoluto e minima correlazione con parametri di riferimento. La tabella in pagina sintetizza la combinazione degli stili di investimento con la composizione del portafoglio dato un determinato profilo di rischio del cliente. Il private banker allora può muoversi all’interno della tabella per mappare sinteticamente i suoi clienti con uno specifico livello di profilo di rischio. Si immagini un cliente con un profilo di rischio medio con una percentuale del 30-40% di equity. L’analisi contestuale di attitudine verso gli investimenti, il livello di cultura finanziaria, il profilo di rischio e lo stile di investimento consentono al banker di allocare il portafoglio del cliente in modo ottimale, ossia rispettando la profilazione di rischio e costruendo un appropriato mix di prodotti caratterizzati per il livello di delega al gestore, per la partecipazione del cliente alle scelte di investimento e per la protezione del capitale. Il punto di arrivo in questa fase di mercato è quindi quello di posizionarsi nella parte alta della matrice asset allocation/coerenza mix prodotti. Il 2014 sarà un anno volatile e la soddisfazione o l’insoddisfazione dei clienti potrà derivare sia dalla performance sia dall’intensità di relazione tra il banker e i clienti e quindi dipenderà dal product mix utilizzato (gestioni patrimoniali, fondi e sicav, polizze, etf, titoli diretti, certificati), ovvero dal livello desiderato di partecipazione del cliente. *pseudonimo di un importante private banker

Corritore è OK, De Benedetti è KO

B

iglia Bianca. Davide Corritore, ex banchiere, ex direttore generale del Comune di Milano, non avrà brindato quando i giudici della Corte di Appello hanno assolto le quattro banche internazionali (Deutsche, Ubs, Depfa e Jp Morgan) implicate nella famosa vicenda dei derivati per la quale erano state prima condannate. Certo una conferma della sentenza di primo grado sarebbe stata più gradita, ma Corritore comunque può dire di aver portato a casa dei risultati con la sua iniziativa avviata anni fa, quando era un semplice consigliere comunale. Intanto Palazzo Marino, con un accordo extragiudiziale con i quattro istituti di credito, ha incassato 455 milioni di euro. E questa non è robetta: sono soldi veri. E poi Corritore ha fatto da apripista per azioni analoghe alla sua: altri Comuni, altri enti, sulla sua scia, hanno attaccato i big del credito, cosa che prima non avrebbero neppure osato pensare. Per la finanza internazionale non sarà più così facile scorazzare in Italia approfittando della dabbenaggine (e a volte non solo di quella si è trattato) di amministratori pubblici. Biglia nera. Che brutto tramonto aspetta Carlo De Benedetti. L’Ingegnere, per anni simbolo del capitalismo rampante (se non proprio vincente) del nostro Paese, ora è in un mare di guai. La sua Sorgenia è schiacciata da un debito di quasi 2 miliardi di euro che rischia di tirare a fondo tutto quanto resta del suo gruppo. Così lui e il figlio Rodolfo stanno cercando disperatamente l’aiuto delle banche, come tanti altri loro colleghi di triste memoria (Zaleski, Ligresti, eccetera). E naturalmente rifiutano, da buoni capitalisti italiani, di metterci di persona soldi a sufficienza per tenere a galla la baracca. E il bello è che i giornali dell’Ingegnere (Repubblica, Espresso, quotidiani locali) imperterriti ogni giorno impartiscono all’intero Paese lezioni di etica, politica, buon governo. Ma perché un uomo intelligente, come certamente è e resta De Benedetti, non pensa a una serena pensione?


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Noi l’avevamo detto: Colafrancesco presidente

Assoreti, al via una nuova era di Francesca Sulpizi È Matteo Colafrancesco (nella foto) il nuovo presidente di Assoreti per il triennio 2014-2017. Lo ha stabilito il nuovo cda dell’associazione, nominato dall’assemblea che si è riunita il 2 aprile sotto la guida del presidente uscente, Antonio Spallanzani. Il cda risulta composto da Giacomo Campora per Allianz Bank FA, Colafrancesco per Banca Fideuram, Cesare Colombi per Ubi Banca PI, Massimo Doris per Banca Mediolanum, Armando Escalona per Finanza & Futuro Banca, Alessandro Foti per FinecoBank, Pietro Giuliani per Azimut Consulenza per Investimenti sim e Piermario Motta per Banca Generali. Tre i vice presidenti: sono Massimo Doris, Foti e Giuliani. L’assemblea ha poi approvato alcune “sostanziali modifiche allo Statuto”, a partire dalla nuova denominazione di Assoreti, che diventa l’”Associazione delle società per la consulenza agli investimenti”.

“È un importante riconoscimento dell’attività di consulenza svolta dal promotore finanziario”, è stato il commento a caldo del segretario generale Marco Tofanelli. Il quale ha sottolineato come alla base delle recenti novità in casa Assoreti ci sia proprio la “relazione consulenziale con il cliente”, che in effetti la nuova denominazione mette a fuoco. Da qui anche la modifica dello scopo associativo, identificato dall’associazione nella

tutela e nella promozione degli interessi delle banche e delle imprese di investimento che prestano il servizio di consulenza in materia di investimenti avvalendosi di propri promotori finanziari. Quanto alle modifiche della struttura associativa di governo, al posto del consiglio direttivo ora il sistema è caratterizzato dalla compresenza di un organo più snello con poteri di determinazione degli indirizzi strategici e di supervisione della gestione associativa, un consiglio di amministrazione con otto membri, e di un organo esecutivo, il comitato di gestione, chiamato a dare attuazione, di concerto con il segretario generale, agli indirizzi deliberati dal cda. La funzione di revisione è affidata a un organo monocratico anziché collegiale. Ridefiniti i criteri contributivi, ora distinti in contributi di servizio e di governance. L’assemblea ha nominato un revisore unico, Leonardo Leuci per Banca Patrimoni Sella & C., e un revisore supplente, che è Lucio De Rocco per Veneto Banca.

ASSOGESTIONI

Lombardo è subito in pista tra tasse e assemblee “calde” Non c’è solo la nuova tassazione delle rendite finanziarie in cima all’agenda del neopresidente di Assogestioni Giordano Lombardo (nella foto). Proprio come aveva anticipato BLUERATING, Lombardo è stato eletto mercoledì 26 marzo, mentre a Milano era in corso la prima giornata del Salone del Risparmio 2014. L’assemblea annuale dell’associazione lo ha scelto all’unanimità, e ha nominato suoi vice Sergio Albarelli, senior director Southern Europe & Benelux di Franklin Templeton Investments, Santo Borsellino, ceo di Generali Investments Europe, e Tommaso Corcos, amministratore delegato di Eurizon Capital sgr. Il presidente e i tre vice sono membri del consiglio direttivo di Assogestioni. In assemblea erano presenti società che rappresentavano il 75% del totale dei voti e l’89% del patrimonio gestito dall’industria (1.362 miliardi di euro). Prima dell’elezione, Lombardo ricopriva la carica di presidente ad interim dopo le dimissioni del suo predecessore, Domenico Siniscalco. Vice presidente di Pioneer IM, di cui è anche chief investment officer, da neopresidente di Assogestioni Lombardo ha archiviato un Salone dai numeri molto soddisfacenti - la quinta edizione si è chiusa con oltre 13mila visite - e ora si candida ad affrontare alcuni snodi non di poco conto. Il primo è la tassazione delle rendite finanziarie: il primo maggio il prelievo sui redditi da capitale passerà dal 20% al 26%. Esclusi i titoli di Stato, che saranno tassati sempre al 12,5%, e i conti deposito, che manterranno il 20%. L’auspicio di Assogestioni è che “il provvedimento non si traduca in un mero aumento dell’aliquota d’imposta dal 20% al 26%”, ma che “costituisca l’occasione per introdurre anche in Italia i Piani individuali di risparmio, forme di incentivo al risparmio di lungo termine che vigono negli altri Paesi europei e le cui linee guida sono state definite già nel 2011, rimanendo finora solo sulla carta”. A questo si affianca il faticoso cantiere sulla previdenza complementare. Per finire, il versante societario: Assogestioni è chiamata ad affrontare una calda “campagna” assembleare delle quotate. Vedasi alla voce Telecom Italia.

IL COMMENTO

Bufi: svolta per tutto il settore Il presidente di Anasf: ho accolto con interesse le decisioni adottate dall’assemblea di Assoreti di Marco Muffato La decisione di Assoreti di cambiare denominazione, governance e vertici non poteva lasciare indifferente l’interlocutore di sempre, l’Anasf.

Il presidente dell’associazione di categoria dei promotori finanziari Maurizio Bufi (nella foto) ha, infatti, commentato per BLUERATING la svolta dell’associazione delle reti. “Ho accolto con interesse le decisioni che Assoreti ha preso in occasione della sua assembla dei soci, individuando non solo una nuova governance, ma anche - riguardo alle nomine - una rappresentanza delle

società affidata a esponenti di altissimo profilo del settore”, ha esordito Bufi. “Mi auguro che questo cambiamento sia foriero di un nuovo corso nelle relazioni tra associazioni di rappresentanza politica degli interlocutori del mercato della distribuzione dei servizi finanziari e della consulenza in Italia. Tra questi annovero l’Anasf, l’associazione nazionale dei promotori finanziari che ho l’onore

di presiedere, auspicando un dialogo costruttivo insieme ad Assoreti, seppur nella convinzione delle diverse peculiarità, ma con la prospettiva di fare sistema sulle questioni più rilevanti per lo sviluppo del nostro settore”. Infine, Bufi ha concluso condividendo un apprezzamento riguardo al cambio di denominazione di Assoreti in Associazione delle società per la consulenza agli investimenti. “Tutto ciò non disgiunto dalla soddisfazione di vedere la convergenza, da noi fortemente auspicata, di un convinto approccio al mondo della consulenza, di cui i promotori finanziari oggi sono la punta più avanzata”.


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La società cresce in tutta Italia e a Roma fa il “tutto esaurito”

Il mondo di Sofia piace sempre di Silvia Minola Sono passati più di quattro anni da quando Sofia sgr ha proposto un nuovo modo di fare private banking. Da quei primi passi, l’azienda è molto cresciuta e a Roma ha trovato terreno particolarmente fertile per la sua crescita. Racconta Luca Ancona, responsabile della struttura romana di Sofia: “La clientela romana ha da subito apprezzato il nostro modello di private banking. Una versione italiana del modello svizzero e anglosassone che permette al cliente di lasciare i suoi attivi in una banca affidandosi poi ad un gestore indipendente, in grado di seguire le esigenze del cliente da vicino, personalizzandole e senza conflitti di interesse. Il Private Banking è un’attività in cui è fondamentale mantenere le promesse fatte ai clienti e noi siamo nella condizione ideale per farlo: non abbiamo conflitti d’interesse, focalizziamo i nostri sforzi nel creare veicoli d’investimento in cui il cliente si possa riconoscere, distinguendo il patrimonio seguendo le sue indicazioni e aiutandolo ad identificare

Antonio Ercolani

Luca Antona

Danilo Bernardini

Il modello di consulenza della società è una versione tutta italiana di quello svizzero e anglosassone obiettivi diversi per i suoi investimenti. È molto importante aiutare il cliente in questo percorso, continua Ancona, per decidere se e quanto condividere il rischio sui mercati, che parte del patrimonio vogliamo conservare e per capire se davvero abbiamo bisogno di un flusso cedolare oppure è preferibile investire senza subire il rischio credito. Queste cose sono diventate importanti per tutti, perché i rendimenti in calo nel mondo delle obbligazioni hanno reso difficile la gestione fai da te e tutti i clienti apprezzano il parere professionale ed esperto di qualcuno che non ha interessi diversi dai loro”. Le cose vanno bene e la squadra cresce….nell’ultimo semestre del 2013 sono entrati in Sofia Antonio Ercolani e Danilo Bernardini.

Quest’ultimo è un professionista ben conosciuto nel mondo del private banking romano e apprezzato per la qualità della sua clientela. Entrambi venivano dalla precedente esperienza in Monte dei Paschi e sono accomunati dal fatto di aver sentito l’esigenza di passare dal mondo bancario della consulenza di rete ad un servizio diverso e più completo: quello del wealth management. Commenta Antonio Ercolani: “Quando i tuoi clienti cominciano a condividere con il loro private banker la struttura di tutti i loro asset , allora è chiaro che proprio loro ti stanno chiedendo di fare un salto in alto nella professione”. Dice Bernardini: “Il mondo delle reti e delle banche mi ha dato grandi soddisfazioni professionali in questi anni. Ora era tempo che un mondo

buono lasciasse il posto ad un qualcosa di migliore e di più articolato. Sofia mi ha dato una piattaforma in grado di crescere proponendo ai miei clienti un’offerta completa e reale. Non solo parole e programmi mai realizzati dietro ai quali si nasconde poi una politica commerciale volta solo a soddisfare l’esigenza di conto economico della banca, ma un vero e proprio supporto professionale esperto e personalizzato. In pochi mesi i miei clienti mi hanno affidato non solo i patrimoni che seguivo nelle precedenti esperienze, ma hanno concentrato su di me tutti i loro attivi e mi stanno presentando amici e conoscenti: sono molto contento”. Conclude Antonio Ercolani, da sempre fiduciario di alcune tra le più note famiglie capitoline: “Un ruolo importante nella mia decisione di scegliere Sofia lo ha giocato il rapporto che la mia sgr ha con UBS in Italia. Una grande banca private che segue la clientela dei suoi partner istituzionali con grande attenzione e rende possibile ad un’azienda come Sofia di fare vero private banking”.

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LUXEMBURG LEX Gestioni separate assicurative, sguardo europeo La gestione separata è una speciale forma di gestione degli investimenti, “separata” da quella delle altre attività della compagnia che ha per obiettivo la garanzia e la rivalutazione del capitale investito. La principale caratteristica è la stabilità dei rendimenti: i titoli sono valorizzati al costo storico e il consolidamento annuale del rendimento maturato. Nel 2013, il tasso di rendimento medio lordo di tali gestioni è stato pari al 3,96% (4,04% nel 2012), ma con differenze tra la migliore e la peggiore superiore al 3,5%! Per quanto riguarda i costi di gestione, circa l’80% dei contratti italiani prevede ancora l’applicazione di costi di ingresso che variano tra 2% e 2,5% mentre la commissione di gestione annua si aggira tra l’1% e l’1,5%. Passando allo scenario europeo il panorama, in tema di gestioni separate, vede un principale attore, la Francia ed altri paesi, tra cui l’Irlanda e il Lussemburgo che offrono prodotti spesso di emanazione francese. Le due principali differenze rispetto a quelle italiane sono l’ammontare che può facilmente superare i 150 miliardi e la diversificazione del sottostante. Per quanto riguarda le performance lorde sono tutte all’incirca comprese tra 3,50% e 3,70% (anno 2013), con costi di gestione annua nell’intorno dell’1%. È frequente l’offerta di rendimenti minimi netti garantiti (2% e oltre). Notiamo che spesso le gestioni separate estere investono in titoli di stato del Paese in cui ha sede la compagnia di assicurazione e di altri paesi con elevato rating, con una contenuta esposizione ai titoli di stato emessi da Paesi potenzialmente a rischio (inferiore al 10%). Le differenze di performance, in base al Paese in cui viene svolta la gestione, è strettamente legata alla sensibilità dei mercati e al rischio Paese (investito). Ulteriore vantaggio le gestioni separate non pagano l’imposta di bollo ordinaria pari allo 0,20% annuo. Infine, in caso di riscatto in vita l’aliquota applicata sarà del 12.5%, per i titoli di stato e del 20% (del 26% a partire dalla seconda metà del 2014) sugli altri redditi. Lorenzo Stipulante Country Manager Italia FARAD International SA


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Fidelity oggi propone agli interessati diverse soluzioni per l’income

Il fascino discreto del flusso cedolare di Francesca Vercesi L’Istat conferma un dato: il calo del reddito delle famiglie è un fenomeno molto marcato e diffuso nel nostro Paese, che non riguarda solo alcune regioni o segmenti della popolazione. Anche chi detiene ampi patrimoni ha spesso necessità di liquidità aggiuntiva per far fronte alle spese ricorrenti senza erodere il capitale accumulato. Non dovrebbe quindi stupire che anche nell’ambito del risparmio gestito i fondi che distribuiscono reddito siano fra i più apprezzati dagli investitori e dai consulenti. A spiegare il ruolo che questi possono avere per soddisfare la necessità di reddito delle famiglie è Francesca Martignoni, country head Italia di Fidelity Worldwide Investment.

fa in Asia, dove il bisogno di flussi cedolari mensili si è manifestato con qualche anno di anticipo, per poi essere portata in Italia. Un esempio per tutti: in oltre dieci anni di distribuzione di cedole, Fidelity non ha mai saltato uno stacco mensile, neppure nelle condizioni di mercato più difficili. La gestione è poi caratterizzata dal massimo impegno a distribuire esclusivamente il reddito generato dagli investimenti sottostanti, cioè preservando o se possibile accrescendo il capitale investito. Inoltre i flussi di reddito erogati sono prevedibili, poiché l’ammontare delle

ma generazione, orientato alla generazione di reddito. La diversificazione e la rotazione dinamica offrono un valore aggiunto, dato che grazie all’ampia flessibilità di gestione il fondo può erogare cedole su base mensile per un valore target del 5% all’anno. Il fondo ha inoltre dimostrato di saper contenere la volatilità. Per chi apprezza la diversificazione ma desidera un’esposizione limitata all’obbligazionario, Fidelity ha creato il FF Global Income Fund. Questo fondo investe in differenti tipologie di obbligazioni mantenendo un rating medio investment grade e

Molti desiderano poi reinvestire tramite Piani di accumulo. Abbiamo quindi sviluppato iPac, un tool dedicato agli investimenti programmati e ai Pac Francesca Martignoni, country head Italia di Fidelity

L’investimento in immobili pare aver lasciato il posto a quello in fondi. Sono sempre di più i risparmiatori che per generare un flusso regolare di reddito preferiscono i fondi comuni alle proprietà immobiliari. I fondi infatti sono liquidabili giornalmente, non richiedono manutenzione e non presentano le problematiche tipiche legate alla locazione immobiliare. L’altra fonte di reddito cui spesso gli italiani si sono rivolti per integrare le proprie entrate sono i titoli di Stato, che tuttavia stanno vivendo fasi di volatilità e che non sempre hanno offerto un profilo di rischio-rendimento ottimale rispetto ad altri prodotti. Ma i fondi sono diversi. Infatti. Noi abbiamo sviluppato nel tempo una gamma unica nell’ambito dei fondi a distribuzione mensile. L’esperienza di questi prodotti nasce oltre dieci anni

cedole, se non stabilizzato e dunque costante, è comunicato il primo giorno lavorativo di ogni mese. E l’accredito del flusso cedolare avviene con data certa il 15 di ogni mese (o il primo giorno lavorativo successivo) direttamente sui conti correnti degli investitori, senza che Fidelity applichi alcuna spesa aggiuntiva. I fondi a cedola sempre di più sembrano incontrare i gusti degli investitori. Noi abbiamo sviluppato una gamma di soluzioni diversificata per profilo di rischio, tipologia di asset class e allocazione geografica con 19 comparti azionari, obbligazionari o ad asset allocation dinamica, in 38 classi differenti, tutte con distribuzione mensile dei proventi. Tra i fondi a cedola più innovativi c’è il FF Global Multi Asset Income Fund. È un fondo multi asset di ulti-

offre un reddito target del 4% all’anno. Per chi infine desidera perseguire sia il reddito che la crescita del capitale nel medio-lungo periodo, il FF Global Dividend Fund è un fondo azionario globale che investe nelle aziende che staccano dividendi in crescita.

consulenti che desiderano creare soluzioni che siano personalizzate. Qualche nuova iniziativa? Molti investitori desiderano usare le cedole ricevute per investire tramite Piani di accumulo. Abbiamo quindi sviluppato iPac, un tool dedicato proprio agli investimenti programmati e ai Piani di accumulo (Pac) e ai vantaggi che il loro uso offre rispetto agli investimenti in unica soluzione. Numerosi professionisti della consulenza ci hanno espresso il desiderio di approfondire la loro conoscenza dei tool che mettiamo a loro disposizione. Abbiamo dunque lanciato un ciclo di workshop per aprile in numerose città italiane. Questi incontri saranno l’occasione per usare in maniera pratica e interattiva le numerose funzionalità di iPower e del nuovissimo iPac, affrontando casi reali allo scopo di aiutare i consulenti a sviluppare in maniera rapida ed efficace soluzioni a reddito personalizzate e su misura per i loro clienti.

Oltre un anno fa avete lanciato iPower, l’Educational Income Tool di Fidelity. Che cosa ci può dire a riguardo, attualmente? Questa piattaforma online permette di analizzare con un semplice click l’andamento storico dei portafogli a distribuzione mensile, con dati aggiornati regolarmente su base mensile, e di preparare le visite di aggiornamento con i propri clienti. La piattaforma può Francesca Martignoni essere un valido aiuto per tutti i

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10 anni Tanta è l’esperienza nella distribuzione di cedole mensili

38 classi di fondi Il numero dei prodotti targati Fidelity che sono a cedola mensile

5 percento È il reddito target del FF Global Multi Asset Income Fund


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La Française cerca accordi ed è in trattativa con alcuni network

La parola d’ordine adesso è “retail” di Sara Lupi Dal nome non si direbbe, ma “La Française non è poi così francese”. Parola di Philippe Lecomte, ceo di La Française AM International, che con questa frase ha voluto dare l’idea della dimensione sempre più internazionale perseguita dalla società che fa parte del gruppo Credit Mutuel. A partire dall’Italia, dove l’obiettivo per i prossimi mesi è l’ingresso nel mercato della distribuzione retail, per arrivare fino agli Stati Uniti, dove la società intende intensificare la sua presenza, e al Giappone, un mercato in cui La Française AM debutterà a breve. Una crescita che passerà attraverso il continuo sviluppo di partnership con operatori locali, dopo quelle già avviate negli ultimi anni anche attraverso la divisione Next AM, che ha come scopo quello di prendere delle partecipazioni di minoranza in boutique di gestione in giro per il mondo. Il chief executive officer - insieme ad Alex Ricchebuono, capo dello sviluppo del business internazionale per l’area Sud Est Europa, e a Marco Peri, responsabile per l’Italia - ha parlato a BLUERATING dei piani del gruppo. Qual è la strategia di La Française, oggi? Recentemente il gruppo ha adottato un approccio diverso all’asset management: invece di cercare di offrire tutte le asset class e tutti i prodotti da soli, pretendendo di essere i migliori al mondo, abbiamo costruito una serie di partnership esterne con altri gestori, cercando di trovare i migliori prodotti a prescindere dai manager che vi

stavano dietro. Negli ultimi mesi abbiamo siglato numerosi accordi, alcuni con piccole boutique finanziarie, altri con asset manager più grandi, con l’obiettivo di migliorare l’offerta per i nostri clienti. È questo che ci differenzia dagli altri: siamo un asset manager “open architecture”. Ad oggi il gruppo La Française ha asset in gestione per 42 miliardi di euro, e La Française AM ne ha per 28,3 miliardi, con canali distributivi in Asia, Germania, America Latina, Italia, Spagna, Benelux e Scandinavia. Non solo. Le

cinque importanti network, con cui dovremmo concludere entro la metà dell’anno in corso. A quali mercati state guardando per crescere? Vogliamo estendere la nostra presenza negli Stati Uniti, sia sul lato distribuzione sia sul lato asset management. Inoltre, vogliamo entrare nel mercato giapponese, prevedibilmente nella seconda metà del 2014: riteniamo che sia un mercato interessante dal punto di vista culturale e pensiamo di avere i prodotti adatti per

Puntiamo a entrare nella distribuzione al dettaglio lavorando con un gruppo selezionato di reti, medie o piccole, che vogliano differenziarsi dalle grosse Philippe Lecomte, ceo di La Française AM International

partnership siglate con Forum Partners e Ipcm permettono al gruppo di essere presente anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Voi cosa pensate dell’Italia, in questo momento? L’Italia, dove oggi gestiamo circa 200 milioni di euro e dove da poco abbiamo siglato una partnership con la società di gestione Tages, sta vivendo un momento positivo. Noi riteniamo il Belpaese un mercato strategico, tanto che vogliamo intensificare la nostra presenza. L’obiettivo è quello di entrare nella distribuzione retail lavorando con un gruppo selezionato di reti, piccole o medio-piccole, che vogliano differenziarsi dalle grosse reti e siano attive nella ricerca della qualità. Stiamo finalizzando il primo accordo per la distribuzione retail e siamo in trattativa con almeno altri

approcciarlo. La nostra strategia è molto focalizzata: vogliamo portare i prodotti giusti nei mercati giusti. Per esempio, in Asia abbiamo tre fondi, non di più, e anche in America Latina. Quello che cerchiamo di fare è analizzare la domanda tramite persone presenti sul luogo. Per fare un altro esempio, gli italiani amano molto gli investimenti in bond, per cui gran parte della nostra offerta sul mercato italiano è concentrata su questa asset class. Quali sono i fondi su cui state puntando di più per quanto riguarda il mercato italiano? Uno dei nostri prodotti di punta sul mercato italiano è il LFP Libroblig, un fondo obbligazionario che si pone l’obiettivo di ottenere un rendimento annuale superiore al 7% nel periodo di investimento consi-

gliato di oltre 10 anni. Si tratta di un prodotto focalizzato su titoli obbligazionari subordinati bancari, assicurativi e societari, particolarmente interessante per il private banking: solitamente, infatti, se si vuole comprare un’asset class particolare come un’obbligazione subordinata o ibrida, i tagli sono abbastanza importanti, ci vogliono dai 50 ai 100mila euro per poterla sottoscrivere, quindi ci si assume un rischio elevato a caro prezzo. Questo fondo invece permette una diversificazione di 30-50 obbligazioni con tagli minimi più bassi e con una gestione attiva. Quindi si tratta di un prodotto di nicchia che permette di diversificare in modo intelligente un portafoglio obbligazionario, che è comunque ancora l’asset class predominante in Italia.

450 persone Sono i professionisti in forza al gruppo La Française

200 milioni di euro A tanto ammontano gli asset gestiti da La Française in Italia

41,9 miliardi di euro È il patrimonio oggi in mano a La Française a livello globale

Philippe Lecomte


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Il manager Verzuu spiega la filosofia di investimento della casa

Le scelte di Ing IM passo dopo passo di Ettore Mieli Il fondo ING (L) Invest Global Opportunities di Ing IM, la cui strategia di investimento si focalizza su temi che nel medio-lungo periodo avranno un impatto potenziale significativo sui processi produttivi e i consumi. Ne parla il gestore del fondo, Dirk-Jan Verzuu. Qual è l’approccio? La nostra è una gestione attiva che non si parametra a un benchmark di riferimento. Alla base della nostra filosofia di investimento c’è un processo che mira a individuare i temi che avranno impatti strutturali positivi nel medio e lungo periodo. Poi si definiscono aree di investimento più specifiche, i cosiddetti “sotto-temi”, e quindi si passa alla selezione dei singoli titoli. Se alcuni macrotemi possono sembrare evidenti, più complicato è identificare filoni di successo. Specie considerando che l’obiettivo è individuare aree che abbiano un vantaggio competitivo e che siano ancora poco note. E qua entra in gioco anche una minima componente creativa, sempre controbilanciata da valutazioni oggettive, report di analisti ed economisti, studi di ricercatori. Come selezionate i titoli? La composizione del portafoglio è il risultato di un

processo che, oltre al team di gestione del fondo e ai gestori di altri fondi tematici, coinvolge 24 analisti interni di Ing IM con un focus trasversale su numerosi settori merceologici. Una volta ottenuta una valutazione oggettiva per le singole società, si privilegiano i titoli che crediamo potranno beneficare maggiormente delle nostre idee in termini di temi e sottotemi, seguendo cinque parametri: il contesto macro, la disponibilità, il

Individuiamo i temi che avranno impatti strutturali positivi nel medio-lungo, poi definiamo aree di investimento più specifiche e selezioniamo i singoli titoli Dirk-Jan Verzuu, gestore di ING (L) Invest Global Opportunities

processo produttivo, la tipologia di prodotto o servizio, la domanda. Nel processo di selezione entra anche una valutazione basata su tre fattori: ambientale, sociale e di governance. Con investimenti di lungo periodo, infatti, bisogna combinare i ritorni potenziali di mercato con la loro sostenibilità. Guardando al brevemedio periodo, e quindi a investimenti più opportunistici, dove sono le opportunità quest’anno? Un tema è quello relativo alle dinamiche inflattive in Giappone. Al momento, la competitività è più sul fronte dell’export, grazie

174 1.100 miliardi di euro Sono gli asset gestiti da Ing IM International al 31 dicembre 2013

allo yen debole, ma i settori che potrebbero beneficiare della domanda domestica sono l’immobiliare e le banche esposte al real estate. Se invece estendiamo lo sguardo, le aree su cui siamo molto positivi sono quelle della tecnologia Led e dei cosiddetti Big Data e Cloud Computing. I Led rappresentano il futuro dell’illuminazione in diversi ambiti, considerando che sono circa l’85% più efficienti delle tradizionali lampadine e che possono

dipendenti Le persone impiegate da Ing IM International in 18 Paesi nel mondo

garantire risparmi notevoli. Il prezzo, ancora elevato, non deve spaventare perché nell’ambito tecnologico non è una discriminante: aumentano i consumi, migliora il processo produttivo e i costi diminuiscono molto rapidamente. Parlando di Big Data, Cloud e rete, partiamo da un dato di fatto, cioè la crescita incontrollata dei dati. Per un’azienda, in qualsiasi settore merceologico, i dati rappresentano un patrimonio e sono fonte di opportunità, ma la loro gestione richiede nuove soluzioni informatiche. Una quota significativa della spesa IT legata ai Big Data riguarderà i servizi

informatici che ne supportano l’utilizzo, il cui costo è 20 volte quello del software. Le competenze in materia sono rare e altamente richieste. Il ruolo degli emergenti nel vostro portafoglio? Negli anni recenti, questi mercati hanno segnato il passo, anche a causa di fattori esogeni, ma noi crediamo che abbiano ancora un buon potenziale. L’economia cinese è più debole, ma cresce comunque a ritmi doppi e tripli rispetto a quelle sviluppate. Questi trend sicuramente giocheranno un ruolo nel nostro portafoglio. Ciò detto, manteniamo la nostra posizione e riteniamo sia presto per aumentarla. Ci sono ancora parecchi problemi e squilibri, specie a livello strutturale, che devono essere risolti.

5 aree La società è in Europa, Medio Oriente, Usa, Singapore e Giappone

Dirk-Jan Verzuu


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Bellingeri (iShares): i distributori si aprano a questo prodotto

Con gli etf possono guadagnarci tutti di Francesca Vercesi Gli etf, o fondi passivi, sono strumenti relativamente nuovi, anche se ormai sono più di dieci anni che registrano una crescita straordinaria. A raccontare il mercato di prodotti che sempre più stanno incontrando l’interesse degli investitori - e anche di private banker e promotori finanziari - è Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares. Secondo il manager, nel giro di un paio d’anni tutte le reti avranno almeno una proposta al riguardo. Quali sono le prospettive per il corso dell’anno? Il 2013 ha rappresentato il terzo miglior anno di sempre a livello di raccolta, pari circa a 248 miliardi di dollari, e il migliore in assoluto per quanto riguarda prodotti che replicano indici che investono sui mercati azionari. Si tratta quindi di un fenomeno globale, non solo in termini geografici ma anche di tipologia di investitori che utilizzano appunto gli etf per prendere esposizione sulle diverse asset class. Penso che la ragione principale di questo trend sia riconducibile alla semplicità dello strumento. Riguardo al 2014, il mercato sta registrando un trend positivo, che ci aspettiamo continui. E le peculiarità del mercato italiano? Nel 2013 il mercato italiano degli etf nel suo complesso ha registrato, in termini di raccolta netta, il migliore anno di sempre. Per iShares, in Italia, è stato un anno da record, con una quota di mercato relativa agli etf depositati su

MonteTitoli che ha raggiunto 53% rispetto al 46% a fine 2012. Nel nostro Paese, secondo l’osservatorio di iShares, la raccolta si è concentrata soprattutto sugli indici azionari dei Paesi sviluppati, confermando il trend che si è verificato a livello mondiale. La raccolta in ambito obbligazionario governativo è invece risultata superiore alla media europea e globale confermando quanto si è verificato anche sui fondi comuni. Questa è la conferma di quanto importante sia la componente fixed income nei portafogli degli investitori del nostro

gior parte delle stesse è riconducibile a società di gestione del risparmio (sgr) e a strutture di private banking che utilizzano gli etf principalmente all’interno di fondi di fondi e gestioni patrimoniali e, recentemente, anche come componenti all’interno di certificati e prodotti assicurativi. Un altro trend che si sta registrando a livello globale riguarda l’interesse e la crescente adozione degli etf anche da parte di altre tipologie d’investitori istituzionali, quali assicurazioni e fondi pensione. Anche se in percentuale inferiore, pure l’investitore può e

Penso che aggiungere alla propria gamma di prodotti anche i nostri fondi possa rappresentare un plus per molti distributori Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares

Paese, indipendentemente dai trend di mercato. Un altro aspetto interessante a livello di prodotti è l’inserimento degli etp all’interno di soluzioni assicurative e di risparmio gestito, a conferma della versatilità dello strumento. Perché questa crescita? Penso che la ragione principale di questo trend sia riconducibile alla semplicità dello strumento, a cui si aggiungono altre caratteristiche peculiari quali trasparenza, duttilità ed efficienza sul versante dei costi. In Italia, come in gran parte d’Europa, lo sviluppo si è concentrato principalmente attraverso due direttrici: i gestori professionali di portafoglio - i cosiddetti investitori istituzionali - e gli investitori privati. Ad oggi, se consideriamo la totalità delle masse in gestione, la mag-

deve beneficiare delle caratteristiche degli etf, senza trascurare una componente fondamentale nell’attività di costruzione del suo portafoglio, ovvero l’asset allocation. La creazione di portafogli che usano esclusivamente o principalmente etf come sottostanti e gestiti da investitori professionali soddisfa queste esigenze. Cosa cambierà in Italia? Anche se il modello distributivo, basato sulle commissioni di retrocessione, non rende gli etf molto appetibili per le reti di distribuzione, un numero sempre maggiore di private banker e pf sta utilizzando questi strumenti. La mia previsione è che nel giro di un paio d’anni tutte le reti avranno almeno una proposta al riguardo. Anche a livello di canali bancari tradizionali, il percorso sembra in discesa. Infatti,

essendo gli etf quotati in Borsa, ogni investitore può recarsi presso la sua filiale e chiedere consulenza su questi prodotti e acquistarli direttamente come avviene per le azioni, ed è quello che sta avvenendo. Quali sono le vostre strategie per promuovere gli etf presso reti di distribuzione, consulenti e retail? Fintanto che il modello distributivo rimane immutato, è necessario studiare iniziative ad hoc con gli intermediari per favorire la conoscenza degli etf presso gli investitori privati al fine di consentire loro di beneficiare delle caratteristiche di questi strumenti. iShares collabora già con diversi distributori in varie forme. Per siglare partnership, come con Unicredit Private Banking o BancoPosta, è necessario che ci sia unità di intenti, soprattutto a livello di education, e che il distributore non sia restio a menzionare la collaborazione con iShares. Comunque sono in cantiere altre iniziative e sempre più investitori potranno beneficiare delle caratteristiche degli etf. Penso che aggiungere alla propria gamma prodotti anche i fondi iShares possa rappresentare un plus per molti distributori.

Emanuele Bellingeri

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bluerating

53,4 percento È la quota di mercato relativa agli etf depositati su MonteTitoli

7 professionisti Tante sono le persone che compongono il team italiano

131 prodotti È la gamma di etf di iShares disponibili su Borsa Italiana


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In rampa di lancio la nuova offerta di fondi Parvest e Easy Future

Bnp Paribas Ip ha un futuro molto easy di Francesca Vercesi “Da circa un anno la nostra priorità è crescere sul fronte delle reti”. A parlare è Matthieu David (nella foto), responsabile distribuzione in Italia di Bnp paribas Ip. Il gruppo, di recente, ha presentato agli operatori finanziari professionali la nuova offerta di fondi e servizi Parvest oltre a Easy Future, una gamma di comparti con date di scadenza differenti per esigenze di risparmio di lungo periodo.

(106 fondi che rappresentano attivi in gestione per 35 miliardi di euro) sia per l’ampiezza della diffusione presso i distributori (la Sicav è registrata in più di 30 paesi). Inoltre, in gennaio l’offerta Parvest si è arricchita da quattro nuove strategie d’investimento: azioni a media e bassa capitalizzazione dei paesi nordici, obbligazioni russe, valori immobiliari quotati europei ed azioni a bassa volatilità dei mercati emergenti. Le competenze Parvest sono state premiate dalle agenzie di valutazione: 28 fondi hanno ottenuto 4 o 5 stelle di Morningstar (al 31 dicembre 2013) o rating analoghi di Lipper (4/5) e 20 fondi sono dei campioni di vendite.

razione diretta con i clienti. E ancora, l’ecosistema Parvest che fa riferimento a strumenti di formazione, un private banker club dove i soggetti che partecipano possono acquisire materiale e scambiare opinioni. Infine l’Investment academy che si focalizza su asset management puro per le reti. Abbiamo sintetizzato sei macroaree sulla base dei bisogni del cliente: contenere rischi, integrare il reddito, dinamizzare il portafoglio, diversificare gli investimenti, investire responsabilmente, prepararsi per il futuro.

Com’è composta? Grazie alla nuova offerta, diventiamo il primo operatore europeo nel campo della gestione patrimoniale, sia per le dimensioni dell’offerta

Ci sono anche servizi associati, oltre ai fondi? Sì. I nuovi servizi Parvest sono stati concepiti per fornire consulenza e sostegno ai distributori durante tutto il ciclo di vita del risparmio dei clienti. Questi servizi sono disponibili su una vasta gamma di supporti: 7 nuovi siti Internet (tra cui parvest.it) in 5 lingue diverse, una nuova applicazione per iPad, strumenti di simulazione per provare vari programmi d’investimento, un blog per accedere in tempo reale alle analisi degli esperti, una presenza attiva sui social network per rafforzare il rapporto e l’inte-

Ed è qui che si inserisce il lancio di Easy future… Esatto. Si tratta di otto comparti con date di scadenza diverse comprese tra il 2018 e il 2043. Ogni cliente ha la possibilità di scegliere il comparto che più si avvicina al suo orizzonte temporale. Tutti i giorni su un minisito dedicato ogni cliente potrà trovare il prodotto garantito formalmente a scadenza. ‘investimento in ciascun motore dipende dalla data di scadenza di ogni comparto. Il mix viene corretto per permettere al capitale di crescere potenzialmente finché non se ne avrà bisogno: più lontana è la data di scadenza, più è possibile un accrescimento potenziale del capitale. I nostri

35

28

106

miliardi

fondi

fondi

Andiamo con ordine. Ci spiega la nuova Parvest? È una nuova versione della Sicav, la gamma di punta dei fondi internazionali di Bnp Paribas Investment Partners, che è stata semplificata e arricchita con strategie d’investimento e funzioni interattive. Parvest, adesso, offre una serie completa di servizi digitali, di strumenti di consulenza e di vendita che vengono messi per la prima volta a disposizione dei distributori in Europa e nel mondo. Negli ultimi due anni abbiamo razionalizzato la gamma e ora presentiamo un’unica sicav più leggera e trasparente.

Il totale degli asset in gestione dei comparti di Parvest e Bnp Ip

I comparti che hanno ottenuto 4 o 5 stelle Morningstar

Il totale dei fondi. Venti di questi hanno ottenuto un alto rating da Lipper

comparti sono caratterizzati da due motori di performance. Il primo offre un’esposizione ai mercati finanziari globali, con una diversificazione in termini di classi di attivo e di aree geografiche. Il secondo riunisce diverse strategie attive il cui obiettivo è realizzare performance potenziali a prescindere dal contesto di mercato (da prospetto, non c’è alcuna

garanzia che l’obiettivo di rendimento sia raggiunto, ndr). Moltiplicando il valore garantito alla scadenza per il numero delle azioni possedute si ottiene l’ammontare sul quale si può contare alla scadenza. Ad esempio, se hai acquistato 100 azioni del comparto BnpPlan Easy Future 2038 con un valore protetto alla scadenza di 104,60 euro, l’ammontare protetto alla scadenza è 100 x 110,40 euro = 11.040 euro.

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Sono double short sui titoli di Stato

Nuovi arrivi Lyxor AM quota tre nuovi prodotti I tassi d’interesse hanno raggiunto livelli vicini ai minimi degli ultimi 30 anni, pertanto i titoli di Stato sono relativamente più esposti ai movimenti al ribasso dei propri prezzi, piuttosto che al rialzo. In uno scenario caratterizzato da alti livelli d’indebitamento, da crescita lenta e da differenti percorsi di riforma fiscale, aumenta la necessità di avere a disposizione un insieme di strumenti di copertura per proteggersi contro un aumento dei tassi dei titoli di Stato a lungo termine su tutte le principali valute. È da questi presupposti che nasce il lancio da parte di Lyxor Asset Management di tre nuovi Etf Double Short su titoli di Stato. Lyxor, che ha in Marcello Chelli (nella foto) il responsabile per l’Italia, diventa in questo modo il primo provider di etf a offrire una gamma completa di strumenti a copertura delle emissioni dei maggiori titoli di Stato. Questi etf su bond governativi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e del Giappone sono complementari ai già affermati Lyxor Etf Daily Double Short Bund (che vanta un patrimonio di 600 milioni di euro, al 20 febbraio 2014) e Lyxor Etf Daily Double Short Btp (che ha asset in gestione per 160 milioni di euro, al 20 febbraio 2014). I suddetti exchange traded fund ampliano la gamma di soluzioni per la gestione delle attività a reddito fisso proposte da Lyxor, consentondo la copertura di un porta-

foglio obbligazionario con un investimento dimensionato e con costi contenuti. “In un momento in cui ci si può aspettare solamente una maggiore volatilità dei prezzi delle obbligazioni”, ha commentato François Millet, product line manager Etf & Indexing di Lyxor, “riteniamo che sia opportuno proporre nuovi strumenti che consentano agli investitori di proteggere i loro portafogli contro il rischio di rialzo dei tassi. Tali strumenti si adattano ai vari tipi di portafogli e aiuteranno gli investitori a evitare i vincoli operativi che discendono da investimenti in derivati”.

Banche centrali, quanto influenzate i mercati?

te al ribasso in fasi di mercato volatili”, ha spiegato Francesco Lomartire, Spdr Etf sales specialist di SSgA per l’Italia e il Ticino. “L’investimento azionario low volatility è interessante per coloro che sonomeno preoccupati del tracking error a breve termine e più focalizzati sulla riduzione dei rischi e dei drawdown”. L’indice EuroStoxx Low Risk Weighted 100 seleziona i 100 titoli dell’EuroStoxx Index che abbiano registrato la volatilità più

di Claudio Kaufmann*

è una domandona alla quale, ad oggi, nessuno sa rispondere: quanto le politiche espansive delle maggiori banche centrali negli ultimi anni hanno alterato il normale, si fa per dire, funzionamento dei mercati? Che li abbiano alterati è pacifico e non deve stupire; a ben vedere, è il loro mestiere correggere continuamente la rotta di una nave - la finanza - che finisce ciclicamente sugli scogli perché dal comandante all’equipaggio, e pure tra i passeggeri, c’è una insana e incontrollabile tendenza ad alzare il gomito. Ebbene, tralasciando l’universo dei bond, dove tassi quasi a zero e manovre di quantitative easing, hanno tenuto a galla un disastrato sistema, guardiamo ai mercati azionari. A Wall Street, il Toro ha superato il giro di boa del quinto compleanno, dal 4 marzo 2009 l’indice S&P500 è cresciuto dai 666 punti ai 1880 o poco più di adesso. Agli amanti dei numeri tondi si può far notare che il picco dei 2000 punti (manca un modesto 6,38%), coinciderebbe millimetricamente con un rialzo da vertigine del 200%. Ciò che non torna è che mentre assistiamo a un bull market senza precedenti, a parte similitudini con periodi post-bellici, si passa il tempo a discutere di accelerazione della ripresa negli Usa, in Europa (incrociando le dita) e nel resto del mondo, Cina permettendo. Si sa che le Borse scontano in anticipo, ma non si è mai visto un mondo dove il business gira bene, l’economia migliora e velocizza, però i mercati azionari cascano, causa stampaggio di denaro facile. Ed è qui che torna la domandona iniziale: trasformare le banche centrali in hedge fund planetari, quanto ha alterato i mercati? Hanno ragione strategist e gestori a suggerire più equity in portafoglio, perché finalmente arriva la ripresa e dai bond si può spremere poco o i George Soros del pianeta che vanno accumulando posizioni short? Fra gli uni e gli altri, chi rischia di più una multa per guida in stato di ebbrezza? Meditate. *direttore editoriale ITF News

State Street non ama l’ottovolante State Street Global Advisors ha ampliato la propria gamma di etf a bassa volatilità, lanciando lo Spdr EuroStoxx Low Volatility Ucits Etf, quotato da poco sul segmento Xetra della Deutsche Börse. Il nuovo etf replicherà l’indice EuroStoxx Low Risk Weighted 100 e si aggiungerà alla gamma di etf low volatility di SSgA che include anche lo Spdr S&P 500 Low Volatility Ucits Etf. “Gli investitori sono alla ricerca di modi per limitare le perdi-

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HAPPY HOURS

C’

A cura di Ettore Mieli

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bassa nel corso dell’ultimo anno, offrendo agli investitori un’esposizione all’eurozona con una volatilità di portafoglio ridotta tramite uno strumento trasparente e facilmente comprensibile”, ha segnalato dal canto suo Hartmut Graf, chief executive officer Stoxx Limited. Ci sono ad oggi 56 Spdr Etf disponibili in Europa. Questo lancio segue la recente quotazione dello Spdr Barclays 0-5 Year Sterling Corporate Bond Ucits Etf.

Per mestiere, correggono la rotta di una nave, la finanza, che finisce spesso contro gli scogli


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Il tema al Salone del Risparmio. Sotto gli occhi di tutti anche la crescita del settore, specialmente sui prodotti legati ai Paesi sviluppati

Gli istituzionali sono ancora tiepidi sugli etf A cura di Daniel Settembre Seppur in grande ascesa negli ultimi anni, l’uso degli exchange traded fund nei portafogli istituzionali stenta a decollare. Chiusa anche l’edizione di quest’anno del Salone del Risparmio non rimane che tirare le somme anche per quanto riguarda questo settore. Tra le conferenze che hanno arricchito la tre giorni all’Università Bocconi, anche un workshop “L’uso degli etf nell’asset allocation”, organizzato da MondoEtf. “Sebbene gli afflussi verso gli Etf azionari siano stati pari solamente a 1 miliardo di dollari”, ha spiegato Francesco Lomartire, Etf sales specialist di SSgA Italia, “va tenuto presente che i pesanti riscatti che hanno colpito i paesi emergenti anche in questi primi due mesi del 2014 sono stati bilanciati dalla raccolta positiva sui prodotti focalizzati sui mercati sviluppati, dove si sono verificati tre importanti trend: elevato interesse su singoli settori (come healthcare, financial ed energy), su capitalizzazioni diversificate (sia large sia small e midcap) e su indici tematici, dove hanno primeggiato gli etf che pongono l’accento sui dividendi”. A elogiare questi prodotti ci ha pensato anche Antonio Volpe, head of etf business unit di Amundi sgr, secondo cui gli etf sono uno stru-

mento molto utile anche per capire i possibili trend che si verificheranno sui mercati, grazie ai dati sui flussi che possono fornire questi prodotti, e che mensilmente sono ripresi, elaborati e pubblicati dai principali provider di etf e da terze parti. “In questi anni, più che parlare di un mutamento degli investitori in etf”, ha aggiunto Simone Rosti, responsabile Ubs Etf Italia, “è corretto dire che si è allargata la platea di chi utilizza questi strumenti, includendo sempre di più anche gli investitori istituzionali, quali fondi pensione e compagnie assicurative. Gli etf saranno uno tsunami per il mondo della consulenza, e magari tra 3-5 anni riusciremo ad avvicinarci al modello americano, dove il 60% delle masse amministrate deriva da clienti sotto consulenza fee only”. Insomma, ribadisce Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares: dopo anni di grande raccolta per l’industria, pare essere arrivato il momento in cui bisognerà dialogare maggiormente con le banche, per fare in modo che anche loro promuovano gli etf a tutto vantaggio della clientela. Intanto come ogni mese, BLUERATING propone nella tabella a fianco la classifica dei cinque migliori etf per ogni emittente presente in Italia. @DanielSettembre

26,4

+27,3

125

5,6

miliardi di euro

percento

prodotti

miliardi

È stato il record storico di masse gestite alla fine del 2013 da EtfPlus

È il numero che rappresenta la crescita annua delle masse gestite da EtfPlus a fine 2013

Tanti sono stati gli etf e gli etc/etn quotati su EtfPlus nel corso dell’anno passato

È l’ammontare dei flussi netti registrati dagli etf nell’intero 2013 secondo Borsa Italiana


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Leveraged Eurostoxx 50 Daily Ucits Euro

40,3%

Stoxx Europe 600 Auto&parts Euro

53,9%

Market Access S&P 500 Hedged Index Euro 18,7%

Ftse Mib Ucits Euro

34,0%

Msci Emu Small Cap Ucits Euro

35,7%

Market Access Msci Frontier Markets Euro

14,1%

Msci Italy Ucits Etf Euro

31,9%

Ftse Mib Ucits Euro

33,7%

Market Access Ftse/Jse Africa Top 40 Euro

5,1%

Leveraged Msci Europe Daily Ucits Euro

29,4%

Eu Total Market Value Large Ucits Euro

31,6%

Market Access Topix Eur Hedged Index Euro

4,0%

Leveraged Msci Usa Daily Ucits Euro

28,8%

Stoxx Europe 600 Constr&matucits Euro

31,6%

Market Access Em. & Frontier Africa Euro

0,9%

www.amundi.com

it.ishares.com

markets.rbsbank.it

X-trackers Levdax Daily Ucits Euro

43,2%

Ucits Etf Ftse Mib Daily Leveraged Euro

95,7%

Europe Small Capsm Ucits Euro

30,7%

X-trackers Stoxx 50 Leveraged Ucits Euro

40,3%

Ftse Athex 20 Euro

59,0%

Europe Consumer Discret Ucits Euro

24,4%

X-trackers Itraxx Crossover 2xdy Ucits Euro

37,5%

Stoxx Eu 600 Auto & Parts Euro

55,5%

Europe Telecom. Servicessm Ucits Euro

21,4%

X-trackers S&P500 2x Leveraged Ucits Euro 33,4%

Euro Stoxx 50 Daily Leveraged Euro

45,1%

Europe Industrialssm Ucits Euro

20,3%

X-trackers Msci Europe Sc Ucits Gbp

Ucits Ftse Mib Euro

43,0%

Europe Financialssm Ucits Euro

20,0%

29,8%

www.lyxoretf.it

www.etf.db.com

Daily Leveraged Lean Hogs $

73,2%

Stoxx Europe 600 Equal Weight Ucits Euro

3x Short Jpy Long Euro

51,8%

Daily Leveraged Cocoa $

www.spdrseurope.com

21,6%

Msci Emu Small Cap Ucits Euro

36,0%

Istoxx Europe Minimum Variance Ucits Euro 11,1%

Msci Emu Value Ucits Euro

29,0%

49,1%

Us Minimum Variance Nr Ucits Euro

6,7%

Msci Emu Trn Index Sf Euro

21,1%

Daily Leveraged Soybeans Euro

45,8%

World Minimum Variance Nr Ucits Euro

1,5%

Euro Stoxx 50 Ucits Euro

20,9%

3x Short Cad Long Euro

45,8%

Em. Mkts Minimum Variance Nr Ucits Euro

Msci Europe Infr. 20/35 Ucits Euro

20,7%

-4,4%

www.ossiam.com

www.etfsecurities.com

www.ubs.com/global/en/asset_management/etf/italy.html

topetf Ftse Rafi Italy 30 Ucits Euro

61,8%

Global Clean Energy Fund Gbp

49,7%

Middle East North Africa Ucits $

32,6%

Ftse Rafi Europe Mid-small Ucits Gbp

30,6%

Eqqq Nasdaq-100 Ucits Euro

22,4%

www.invesco.it

I migliori exchange traded fund delle piĂš importanti

Gli esperti di BLUERATING analizzano costantemente

societĂ di gestione distribuiti in Italia in base alle

tutti i prodotti disponibili sul mercato italiano

perfomance annuali aggiornate al primo giorno di ogni

decretando i migliori etf per ognuno dei dieci player

mese.

del settore.

Fonte: www.bluerating.com


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I promotori si raccontano Indagine su una figura che si rinnova RETI E FONDI

Il quid che serve alla distribuzione

L

’altra faccia dell’architettura aperta. Anche così si potrebbe riassumere il dibattito che si è svolto nel corso della conferenza “Promotori e fondi, il circolo virtuoso”, organizzata da Blue Financial Communication (la casa editrice che edita questo mensile, n.d.r.) nell’ambito del Salone del Risparmio 2014 organizzato da Assogestioni per presentare l’esito di una ricerca-sondaggio condotta su circa 1.000 promotori finanziari attraverso il mensile BLUERATING e il sito bluerating.com. Il tutto commentato da alcuni dei più autorevoli protagonisti del settore. Al confronto, moderato da Andrea Giacobino, direttore responsabile di Bluerating, hanno preso parte Enea Dallaglio, fondatore di Innovation Team, Sergio Albarelli, senior director Southern Europe & Benelux di Franklin Templeton

Esito del check up di Fabio Orsi*

Investments, Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di Jp Morgan Asset Management, Matteo Bosco, head of business development per la Svizzera e l’Italia presso Aberdeen Asset Management, Gianfranco Cassol, presidente di Solidarietà e Finanza sim, Lucio De Rocco, amministratore delegato di Banca Ipibi, Paolo Federici, responsabile Southern Europe e Latin America di Fidelity Worldwide Investments, Davide Gatti, capo della divisione vendite di Anima sgr, Gianluca La Calce, chief executive officer e general manager di Fideuram Investimenti sgr, e Gian Maria Mossa, condirettore generale di Banca Generali con responsabilità continua a pag. 36

C

“Promotore, fai il tuo check up”: questo il titolo del sondaggio promosso da Bluerating e Innovation Team, società di consulenza e ricerca specializzata nel mercato finance, a febbraio. Le conclusioni? Nonostante l’ottimismo con cui i pf guardano al futuro, dall’indagine emerge l’esigenza di un profondo cambiamento dell’approccio verso la promozione finanziaria da parte di mandanti e case prodotto. È opinione comune che l’evoluzione tecnologica e il cambiamento dei comportamenti dei clienti richiedano un approccio multicanale. La sfida dei prossimi anni è quale modello di multicanalità costruire: come ampliare le possibilità di relazione dei pf, quali servizi e canali digitali integrare con la relazione degli stessi pf, come costruire l’esperienza d’uso del cliente, come usare i social media per canalizzare i clienti verso i pf. L’architettura aperta consente poi

Multicanalità, social, consulenza finanziaria a pagamento e architettura aperta: i professionisti di fronte alle sfide di una professione che sta evolvendo

di selezionare la soluzione migliore per il cliente attingendo a un’offerta sempre più vasta di case prodotto e fondi. Aumentano le opportunità di scelta, migliora la personalizzazione dell’offerta per il cliente, ma il pf sente il peso della responsabilità, fatica a tenersi aggiornato, tende a scegliere seguendo il gregge e le mode del momento, non ha relazioni stabili e consolidate con le case terze. Ecco la grande sfida per le case: come farsi scegliere e fidelizzare il promotore? Infine, la consulenza finanziaria a pagamento, così com’è, fatica. I pf la vedono come un servizio che, a fronte delle maggiori incombenze gestionali, non genera valore aggiunto dinanzi al cliente ed è interpretato come un doppione, a pagamento, della consulenza da sempre offerta. Occorre ripensare l’attuale modello estendendone le aree, valorizzando il ruolo del pf e minimizzando l’impatto sull’operatività. A pagina 34 e 35, risultati e analisi del sondaggio. *Innovation Team


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I promotori finanziari non temono il futuro, ma sentono l’esigenza di cambiare. Questo è uno dei primi dati che sono emersi dal sondaggio. I risultati positivi degli ultimi anni spingono i pf a guardare al futuro con poche preoccupazioni: la ridot-

aprile 2014

ta capacità di risparmio delle famiglie causata dalla grande crisi economica, l’evoluzione dei comportamenti del cliente caratterizzata da forte proattività e utilizzo in autonomia delle nuove tecnologie, l’aggressività dei concorrenti e lo svilup-

po di nuove modalità di gestione degli investimenti attraverso servizi evoluti di home banking per il momento non fanno paura. Ma non è proprio il caso di adagiarsi: questa categoria di professionisti, secondo quanto è emerso dal son-

L’EVOLUZIONE DEL RUOLO DEL PROMOTORE FINANZIARIO

Dovrò ampliare la consulenza a pianificazione successoria e ottimizzazione fiscale

81,1

Dovrò sviluppare maggiormente l’offerta assicurativa di protezione della persona e del patrimonio

48,6

15,7 1,4

43,0

Pienamente d’accordo

L’altro lato del cambiamento riguarda senza dubbio le nuove tecnologie: dunque, la multicanalità e i social media. Alla domanda sulla sfida per le mandanti di “costruire sistemi di relazione multicanale mantenendo al centro il promotore finanziario”, il 66,1% di quanti hanno accettato di rispondere al sondaggio proposto da Innovation Team in collaborazione con Bluerating si è dichiarato “pienamente d’accordo”, contro un 28,9% che invece si è detto soltanto “parzialmente d’accordo” e un 3,5% che ha ammesso di non condividere affatto l’affermazione. Tutt’altra musica per quanto riguarda i social media, su cui si può dire che i promotori finanziari si sono spaccati: solamente il 9,4% ha infatti riferito di utilizzarli molto “per entrare in contatto con nuovi clienti potenziali giovani” e il 9,9% appena ha ammesso di farvi ricorso “per promuovere reputazione e autorevolezza personale”. A questi dati va aggiunta la quota - in entrambi i versanti del 37% circa - di chi si è affacciato sul panorama social e sta effettivamente sperimentando un qualche tipo di approccio, dichiarandosi “parzialmente d’accordo” con le due affermazioni. E poi c’è l’altra metà - pari al 52,1% sul primo punto e al 51,7% sul secondo - che si è definita di fatto estranea

alla galassia social. Riassumendo: i promotori finanziari - già avvezzi alle nuove forme di vendita in mobilità attuate da diverse reti - sono consapevoli dell’evoluzione dei comportamenti del cliente indotta dalla sempre più rapida diffusione delle tecnologie mobile e ritengono

Abbastanza

6,4 Per niente

necessario creare molteplici canali di relazione fra banche, promotori finanziari stessi e clienti, a patto però di rimanerne loro stessi al centro. Insomma, la tecnologia offre gli strumenti, ma gli interessati mettono in chiaro che i protagonisti della relazione sono per l’appunto loro.

n

bluerating

daggio, è consapevole dell’esigenza di evolvere per mantenere il ruolo centrale conquistato nel corso degli anni anni. Ecco quindi che l’81,1% pensa che sia imprescindibile includere nel suo servizio di consulenza la pianificazione successoria e l’ottimizzazione fiscale, mentre c’è un più contenuto 48,6% che crede sia essenziale lo sviluppo dell’offerta assicurativa per la protezione della persona e del patrimonio. Significativo il fatto che solo un 1,4% dichiara di essere “per niente d’accordo” con l’affermazione “dovrò ampliare la consulenza a pianificazione successoria e ottimizzazione fiscale”, a fronte di un modesto 6,4% che invece sostiene di non condividere l’affermazione riguardante la proposta assicurativa. L’obiettivo condiviso, in base alle risposte raccolte, è trasformarsi da consulente finanziario focalizzato sul risparmio gestito a consulente a 360 gradi, in grado di fornire una soluzione a tutte le esigenze di sicurezza e di protezione degli asset che esprime la clientela.

La palla, a giudicare dalle risposte, è rimessa nelle mani delle società, che già da tempo, attraverso le varie piattaforme online e digitali, hanno aperto canali social per rendere più fluido il contatto con quella parte di clientela maggiormente attiva in questo ambiente.

LA MULTICANALITÀ E I SOCIAL MEDIA Sfida per le mandanti: costruire sistemi di relazione multicanale mantenendo al centro il promotore finanziario

66,1 66,1

28,9 28,9

3,5

Utilizzo molto i social media per entrare in contatto con nuovi clienti e potenziali giovani

9,4

37,0

52,1

Utilizzo molto i social media per promuovere reputazione e autorevolezza personale

9,9

37,1

51,7

Pienamente d’accordo

Parzialmente

Per nulla

Dati tratti dal sondaggio di Innovation Team e Bluerating


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L’architettura aperta non è più una novità o un fattore di differenziazione per i pf, ma gli effetti del suo sviluppo sono - almeno a prima vista molto positivi: secondo due pf su tre, essa ha facilitato la loro attività e migliorato la qualità del servizio al cliente. In generale, si osserva la tendenza a incrementare continuamente il numero di case prodotto di cui

collocano fondi e a distribuire il patrimonio investito su un numero sempre maggiore di case e fondi. Il 74,5% dei pf afferma di collocare fondi di almeno sei case, il 62% ha incrementato il numero di case di cui colloca fondi nell’ultimo anno e il 52% concentra meno del 30% del patrimonio investito su fondi della casa che considera principale. Ma

l’enorme diffusione dell’offerta di fondi e case terze ha anche l’effetto di aumentare le responsabilità del pf nell’individuare la soluzione ottimale per il cliente, di costringerlo a un aggiornamento continuo difficilmente sostenibile per la vastità delle informazioni da gestire e di forzarlo a scegliere secondo l’effetto gregge o affidandosi a fattori - in primis la

qualità delle performance - difficilmente sostenibili nel tempo. La frantumazione del patrimonio investito su più marchi e l’aumento delle case di cui si collocano fondi è anche effetto della mancanza di relazioni consolidate con le case prodotto e della ricerca continua e affannosa di soluzioni più affidabili.

L’ARCHITETTURA APERTA

47,4

Oltre dieci

27,1

Da sei a dieci

11,7

Quattro - cinque

La diffusione dell’architettura aperta ha facilitato l’attività e il servizio al cliente

66,4 66,4

21,9 21,9 7,2 7,2

Fatico a tenermi aggiornato e a conoscere l’offerta delle case prodotto

28,0

56,6

6,6

Due - tre

Per semplificare l’attività ho deciso di ridurre al minimo le case con cui collaboro Una

Nessuna

27,2

4,2 20,5

64,3

4,6

2,6 Pienamente d’accordo

Parzialmente

Per nulla

Il grafico di sinistra riassume le risposte alla domanda “attualmente di quante case prodotto colloca fondi?” Tutti i dati sono tratti dal sondaggio di Innovation Team e Bluerating

Lo sviluppo della consulenza finanziaria a pagamento è lungi dall’essere concluso. Oggi il 54,3% dei pf dispone di servizi di consulenza finanziaria a pagamento messi a disposizione della mandante, il 42,3% li ha già offerti ai suoi clienti e poco più del 13% li ha offerti a

oltre il 10% dei suoi clienti. Dai promotori emerge una visione piuttosto critica di quella che oggi è la consulenza finanziaria a pagamento. I motivi sono diversi e possono essere ricondotti a tre ambiti in particolare. Ci sono ragioni di contenuto: secondo i due terzi dei pf, la

consulenza dovrebbe essere estesa a tutte le aree che incidono sul patrimonio e sul tenore di vita del cliente. Poi ci sono i motivi di natura psicologica, per così dire: un terzo dei promotori si definisce “in difficoltà” nell’offrire ai suoi clienti un servizio a pagamento che fino a poco

tempo fa offriva, sotto altre forme, gratuitamente. Infine, i motivi operativi e gestionali: solo un quarto dei promotori finanziari ritiene che i benefici della consulenza superino gli oneri indotti dalle maggiori incombenze gestionali a carico degli stessi professionisti.

LA CONSULENZA FINANZIARIA A PAGAMENTO Oltre il 50%

3,1

La consulenza per avere successo deve essere estesa alle aree che incidono su patrimonio e tenore di vita

68,6

24,1

3,5 6,1

Fra 30% e 50%

3,6

Grazie alla consulenza il promotore finanziario rafforza il suo ruolo di consulente dinanzi al cliente

44,5

39,0

3,5 15,0

Con la consulenza a pagamento aumentano le responsabilità del promotore finanziario

36,9

40,8

3,5 21,1

Sono in difficoltà a chiedere di essere remunerato per un servizio che offrivo gratuitamente

35,3

42,4

3,5 20,1

I benefici della consulenza superano gli oneri indotti dalle maggiori incombenze gestionali

25,2

52,8

3,5 20,2

Fra 10% e 30%

5,7

29,9

Meno del 10%

A nessun cliente

11,9 Utilizzo servizi di consulenza a pagamento per agganciare nuovi clienti

Non ho a disposizione servizi di consulenza finanziaria a pagamento

9,0

3,5 57,8

30,1

45,7 Pienamente d’accordo

Parzialmente

Per nulla

Il grafico di sinistra riassume le risposte alla domanda “a quale percentuale dei suoi clienti ha offerto servizi di consulenza finanziaria a pagamento?” Tutti i dati sono tratti dal sondaggio di Innovation Team e Bluerating


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C

segue da pag. 33 s u l l ’ a r e a commerciale. Il modello di servizio delle reti e i pf mostrano ottime capacità di tenuta in un mercato complesso, ma ci sono nuove sfide all’orizzonte: questo è quanto è emerso dal sondaggio che la società Innovation Team ha condotto a febbraio in collaborazione con Bluerating. Il sondaggio ha toccato i temi della multicanalità e delle nuove tecnologie, della consulenza e dell’architettura aperta. Primo tema caldo: online, digitale, mondo social. Va da sé che l’interazione tra promotore finanziario e cliente - effettivo o potenziale - ne uscirà cambiata. Sul punto, Albarelli - nominato vice presidente dalla recente assemblea di Assogestioni che ha scelto Giordano Lombardo di Pioneer come presidente - ha commentato dicendo che in effetti l’uso dei social è basso. Ha quindi ricordato le iniziative di Franklin Templeton Investments per spingere promotori finanziari e private banker a usare i social, che sono “un modo per diffondere in maniera efficace l’informazione”. Ma è importante anche la presenza sul territorio, sulla quale l’asset manager sta puntando. A circa un anno di distanza dalle aperture a Roma, Firenze e Padova, il gruppo già in altre occasioni si è detto soddisfatto della scelta di prevedere un presidio diretto su territori ritenuti strategici, perché ciò “permette di avere un contatto con gli investitori e di comprendere in tempo reale le loro esigenze e le loro richieste”. Sulla multicanalità si è espresso anche Mossa di Banca Generali, presente al Salone del Risparmio anche con un convegno dedicato alla previdenza, in collaborazione con Italiacamp e la stessa Assogestioni. “Si tratta di qualcosa con cui dovremo fare i conti. L’interlocutore si può raggiungere in vari modi, ma è sempre lo stesso consulente che parla. Bisogna dunque mettere l’advisor in condizione di contattare con il cliente con mezzi diversi, sì, ma sempre con la stessa proposta e con gli stessi prodotti”. Insomma, occorre dotare i promotori di piattaforme e di servizi in maniera strutturata, non lasciandoli al fai-da-te e all’improvvisazione. Capitolo due: la consulenza. I

promotori avvertono l’esigenza di diventare consulenti a tutto tondo del patrimonio dei loro clienti. Il che fa il paio con la stima contenuta nella 18esima edizione dell’Osservatorio sui risparmi delle famiglie italiane di Gfk EuriskoPrometeia, illustrata sempre al Salone del Risparmio. Il 2013 è stato l’anno del successo degli strumenti di risparmio gestito e assicurativi, ma l’indagine ha anche evidenzato che l’aumento dei volumi si è registrato presso chi già investe in questi prodotti, senza un allargamento alla platea di quelle famiglie che sono alla ricerca di una risposta alle loro necessità di accumulo e investimento. “Questo mercato potenziale che dispone di risorse finanziarie (si parla di portafogli superiori ai 10.000 euro) fa fatica a includere, spontaneamente e senza efficaci stimoli da parte dell’offerta, l’investimento fra le soluzioni possibili per la gestione del suo

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risparmio”, si sottolinea nello studio. Dall’Osservatorio è dunque arrivato un appello all’industria del risparmio gestito affinché attui un “significativo cambio di passo: nei linguaggi, nella proposizione, più vicina ai progetti di vita delle persone che ai mercati, nella consulenza, per inserire proposte e soluzioni in quel quadro di comprensibilità e utilità che oggi appare la principale richiesta dei clienti”. La consulenza, insomma, è prima di tutto un bisogno che si sta delineando sempre più chiaramente presso tutte le fasce di clientela. Rispetto a questo, il ruolo del promotore quale può essere? Per dirla con La Calce: “il promotore finanziario non vende. Eroga un servizio che ha anche un altissimo valore sociale, fa qualcosa per il futuro di tutti noi. Dietro al pf c’è una grossa responsabilità, che va gestita. Oggi c’è un’ampia scelta, il mondo è diventato più ricco ma non più semplice, il promotore

Il 2013 è stato l’anno del successo degli strumenti di risparmio gestito e assicurativi, ma la recente indagine di Gfk Eurisko-Prometeia ha evidenziato che l’aumento dei volumi si è registrato presso chi già investe in questi prodotti

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bluerating

non può da solo erogare questo servizio”. In sostanza, deve poter contare su una struttura - anche sul fronte della produzione - che gli consenta di gestire il tutto. E questo apre quasi automaticamente una riflessione sul modello dell’architettura aperta. Alfieri di Jp Morgan Asset Management nel suo intervento si è concentrato appunto su questo tema mettendo a fuoco il cuore della questione: da una parte grandi potenzialità, dall’altra grandissime responsabilità. Ecco dunque che pure questo modello deve evolvere. “Ormai i nostri interlocutori hanno a disposizione molti fondi”, ha premesso Alfieri. “Bisogna concentrare la loro attenzione su pochi prodotti. Noi facciamo campagne molto focalizzate, con meno fondi che fanno parte di una lista selezionata e ricevono grande attenzione. I distributori possono contare su un servizio di supporto che va da gestori dedicati alla produzione di research e report dedicati alla realizzazione di conference call e video mensili. Con le mandanti ci si è più focalizzati, si lavora su temi specifici”. Sostanzialmente d’accordo

Bosco di Aberdeen: “la concentrazione sul prodotto nei prossimi anni sarà ancora più accentuata. Il trend è quello. In Europa si va verso una forte selezione di player, si lavorerà per asset class”. Anche le banche e le reti, però, devono fare qualcosa: Gatti di Anima ha proposto di uniformare il modello di distribuzione. Oggi, ha detto citando come esempio le due realtà presenti al tavolo della conferenza (Banca Ipibi e Banca Generali, n.d.r.), c’è troppa eterogeneità. Quel che sembra certo è che la geografia del mercato è destinata a cambiare ancora. Nell’interesse degli operatori, ma soprattutto dei risparmiatori. Maria Paulucci


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A febbraio l’industria compensa i dati di dicembre e gennaio

Torna il segno più

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RISPARMIO GESTITO Leggi numeri e aggiornamenti su www.bluerating.com

Gli afflussi nel mese hanno sfiorato i 12 miliardi di euro A cura di Diana Bin Dopo una partenza d’anno in sordina (-1,5 miliardi a gennaio), il mese di febbraio ha segnato un nuovo record per la raccolta netta dell’industria del risparmio gestito. La quale, secondo le ultime rilevazioni di Assogestioni, ha sfiorato i 12 miliardi di euro (11,8 miliardi, per la precisione) mettendosi nel solco dei risultati del 2013. Per capire quanto sia andata bene, basta rileggere il commento con cui Alessandro Rota, direttore dell’ufficio studi di Assogestioni, ha accompagnato l’uscita dei dati: “per trovare un risultato simile nelle serie storiche mensili”, ha dichiarato, “bisogna andare indietro di 15 anni, fino al 1998”. La spinta in alto, ha segnalato l’associazione, è arrivata sia dalle gestioni collettive, con i fondi comuni che da soli hanno registrato sottoscrizioni nette per 6,4 miliardi (4 milioni i fondi chiusi) sia dalle gestioni di portafoglio, dove tra gestioni istituzionali (4,8 miliardi) e gestioni retail (553 miliardi) sono confluiti in totale 5,4 miliardi di euro. Il patrimonio del settore, sostenuto dalle nuove sottoscrizioni e dall’ef-

L’EVOLUZIONE DELLA RACCOLTA NETTA 12.000

11.812

10.000

8.703 8.000

7.252

6.901

6.327

6.000

5.429 4.788

4.000

3.143

2.537

3.621

2.000

0

-582 -1.516

-2.000

-4.000 M

A

M

G

L

A

S

O

N

D

G

F

Dati in milioni di euro da marzo 2013 a febbraio 2014. Fonte: Assogestioni

fetto performance superiore all’1%, ha segnato anch’esso un nuovo primato, a quota 1.362 miliardi di euro. Il 55% delle masse, pari a oltre 746 miliardi, risulta investito nelle gestioni di portafoglio, mentre il restante 45% (più di 616 miliardi) è consegnato alle gestioni collettive, tra le quali dominano i fondi comuni aperti con 574 miliardi di

euro. All’interno della categoria dei fondi comuni, a guidare la classifica delle preferenze dei risparmiatori sono stati ancora una volta i prodotti flessibili, con 4,3 miliardi, seguiti dagli obbligazionari, con 1,6 miliardi, dagli azionari con 1,1 miliardi, e dai bilanciati, con 205 milioni di euro. A chiudere il quadro sono i fondi

hedge (-143 milioni), con i monetari (-731 milioni) e i non classificati (52 milioni). A livello di domiciliazione geografica, i fondi di diritto estero hanno archiviato il mese con una raccolta pari a 4,5 miliardi, mentre ai prodotti domestici sono andati 1,9 miliardi di euro. @DianaBin2

11,8 mld €

1.362 mld €

574 mld €

3 mld €

È la raccolta netta realizzata a febbraio dall’industria del risparmio in Italia

Gli asset dell’industria, sostenuti da nuove sottoscrizioni ed effetto performance

Sono le sottoscrizioni nette registrate dai fondi comuni aperti nel mese

La migliore raccolta del mese è stata quella del gruppo Intesa Sanpaolo

con un rosso di 696,4 milioni di euro, e Veneto Banca, con -76,7 milioni di euro. Quanto alla raccolta realizzata dai soli fondi comuni, il dato mensile più alto è stato quello di Pioneer Investments, con 1,2 miliardi, seguito da Intesa Sanpaolo con 1,1 miliardi e da Invesco con 645 milioni. Ultimo posto anche in questo caso per Franklin Templeton

Investments (-696,4 milioni), mentre il penultimo è il gruppo Bnp Paribas, con -70,4 milioni di euro. Sul fronte del risparmio gestito, la graduatoria è guidata infine da Generali (365 miliardi di euro), Intesa Sanpaolo (258 miliardi) e Pioneer Investments (109 miliardi di euro), che insieme controllano oltre il 55% degli asset complessivamente in mano al settore.

Eurizon e Fideuram fanno vincere Intesa Sono tutti italiani i gruppi che compongono il podio nel mese di febbraio in termini di raccolta netta. A conquistare la medaglia d’oro, secondo le ultime rilevazioni di Assogestioni, è stata ancora una volta Intesa Sanpaolo con sottoscrizioni complessive pari a circa tre miliardi di euro, di cui 2,6 miliardi affluiti nelle casse di Eurizon Capital e 410 milioni in quelle di Banca Fideuram. Secondo posto per Pioneer Investments, braccio di risparmio gestito del gruppo UniCredit, che ha messo in cascina

1,8 miliardi di euro, seguito da Generali, con 1,6 miliardi di euro, riconducibili in larga misura al contributo delle gestioni di portafoglio istituzionali (1,2 miliardi). In quarta posizione troviamo Poste Italiane con poco più di un miliardo di euro, mentre il primo tra i gruppi esteri è Invesco, quinto in termini assoluti con 645 milioni di euro affluiti esclusivamente nelle casse dei fondi comuni. A segnare i maggiori deflussi nel mese di febbraio sono stati invece Franklin Templeton Investments,


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LA CLASSIFICA PER PATRIMONIO GESTITO Gruppo

Raccolta netta febbraio

Generali

1.584,2

404,3

365.865

Intesa Sanpaolo

3.024,0

1.128,1

257.738

Pioneer Investments

1.836,4

1.204,2

109.218

Anima Holding

Patrimonio gestito

320,9

368,3

48.347

1.054,8

46,3

47.446

Allianz (^)

156,1

-40,0

39.373

Mediolanum

160,2

206,4

33.127

Ubi Banca (1)

24,2

47,5

31.720

-696,4

-696,4

27.476

Poste Italiane

Franklin Templeton Investments Banco Popolare

555,2

423,0

26.621

Axa

159,3

159,9

25.919

Arca

228,2

191,2

25.420

Amundi

10,3

83,4

25.364

Azimut

540,4

374,9

24.176

Bnp Paribas

146,7

-70,4

21.595

Jpmorgan Asset Management

421,2

421,2

16.240

Credito Emiliano

112,6

-22,5

12.680

Deutsche Asset And Wealth Management

427

411,5

11.630

Credit Suisse

13,8

35,6

11.537

242,5

242,5

11.528

Schroders Pictet Asset Management (*)

n.d.

n.d.

11.522

Morgan Stanley

427,2

427,2

10.793

Invesco (2)

644,6

644,6

10.521

Fidelity Worldwide Investment (*)

n.d.

n.d.

9.848

State Street Global Advisors (§)

31,6

-4,5

9.102

M&G Investments

n.d.

n.d.

8.726

Banca Esperia

22,7

36,2

7.451

114,6

114,6

7.254

Société Générale Kairos Partners

87,9

78,0

7.195

-35,5

0

6.416

Ersel

-5,6

-47,8

6.070

Banca Sella

18,5

36,9

5.325

0

0

5.261

47,1

62,1

4.905

-76,7

-41,6

4.479

27,4

16,7

4.344

Montepaschi

Groupama Asset Management (^) Fondaco Veneto Banca Ubs

Attenzione: la sigla “n.d.” riportata nella tabella sta per “non disponibile” (1) Il dato comprende anche le deleghe di gestione conferite a Pramerica Financial (**), partner di Ubi Banca nel risparmio gestito per il tramite di Ubi Pramerica sgr. (**) Pramerica Financial è il marchio utilizzato da Prudential Financial, Inc. (Usa) in determinati Paesi al di fuori degli Stati Uniti e non ha alcun legame con Prudential Plc, società con sede nel Regno Unito. (2) Dati non rappresentativi dell’intero gruppo. (*) Dati di patrimonio non aggiornati. (^) Raccolta netta parziale. Patrimonio parziale o parzialmente aggiornato. (°) Patrimonio parziale. (§) Raccolta netta parziale.

Raccolta netta fondi aperti febbraio

Bny Mellon Investment Management Emea (*)

n.d.

n.d.

3.703

Iccrea

63,7

57,9

3.361

Banca Pop. Emilia Romagna

-8,1

0

2.914

Candriam (*)

n.d.

n.d.

2.288

Aberdeen Asset Management (*)

n.d.

n.d.

2.206

Ing Investment Management (*)

n.d.

n.d.

1.503

Pensplan Invest

1,5

-3,2

1.358

Nextam Partners

1,5

-1,0

1.057

Janus Capital (*)

n.d.

n.d.

1.035

Consultinvest

9,3

15,5

1.029

Banca Profilo

0,2

0

914

AcomeA

41,5

39,8

809

Tages

15

15,0

750

Hedge Invest

9,7

9,7

708

Dati relativi al mese di febbraio 2014, espressi in milioni di euro e ordinati per patrimonio gestito


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Japanese Equity A2 Cap Euro

15,6%

Azioni Italia Euro

34,0%

Small Cap Euroland Euro

36,0%

Azioni Pmi Italia Euro

54,2%

Japanese Equity S2 Cap Euro

15,1%

Previdenza Linea Alta Crescita Euro

16,7%

Compass Euro Small Cap Equity Euro

29,9%

Equity Financial Euro

39,6%

Select Euro High Yield Bond Gbp

12,3%

Azioni Europa Euro

13,6%

Us Dynamic Value Euro

17,3%

Equity Italy Euro

38,9%

Convertibles Bond A2 Euro

9,0%

Formula Eurostoxx 2015 Euro

13,5%

Us Equity Euro

15,0%

Azioni Italia Euro

35,3%

Technology Eq. A2 $

9,0%

Azioni America Euro

11,6%

Pan European Euro

13,8%

Small Cap Europe Euro

23,8%

www.aberdeen-asset.it

www.arcaonline.it

www.bnymellon.com

www.eurizoncapital.it

Italia Euro

56,5%

Europe Microcap Euro

43,1%

Equities Biotechnology $

31,0%

Azioni Italiane Euro

29,5%

Europa Euro

39,6%

Italy Cap Euro

37,8%

Equities Sustainable Green Planet Euro

30,1%

Euro Equity Euro

28,6%

Globale Euro

19,0%

European Small Cap Alpha Euro

33,9%

Equities Europe Finance Securities Euro

22,4%

American Equity Euro

18,1%

America Euro

13,5%

Eurobloc Alpha Euro

29,5%

Quant Equities Emu Euro

20,2%

Europe Equity Euro

15,7%

11,9%

Europe Ex-Uk Eq. Alpha Euro

23,5%

Equities L Euro 50 Euro

18,9%

Cedola 2017 D Euro

Patrimonio Aggressivo Euro

www.acomea.it

www.axa-im.it

www.dexia-am.com/

7,8%

www.eurosgr.it

Obiettivo Italia Euro

15,1%

Trend Italia Euro

44,4%

Euro-Entrepreneurs Euro

Italy Euro

50,5%

Obiettivo Europa Euro

10,6%

Italian Trend A Euro

41,6%

Grande Europe Chf

9,0%

Iberia Euro

43,6%

Cedola Euro

10,1%

19,1%

European Cap Euro

16,4%

Investissement Chf

5,2%

American Growth Euro

31,1%

Doppia OpportunitĂ 2015 Fondo A Euro

9,1%

Opportunities B Euro

14,7%

Commodities Chf

3,3%

Nordic Sek

26,4%

Hedge High Volatility Euro

7,6%

Formula Absolute Euro

14,2%

Capital Plus Chf

2,5%

Germany Euro

www.gestielle.it

www.azimut.it

www.carmignac.it

Azioni Italia Euro

36,9%

Azionario Euro

Best Styles Euroland Equity Euro

27,3%

Azionario Internazionale Euro

Europe Small Cap Equity Euro

22,2%

Obbligazionario Italia Dicembre 2018 Euro 6,8%

Europe Equity Cap Euro

21,4%

Mix 2 Euro

5,5%

European Equity Dividend Euro

19,3%

Obbligazionario Giugno 2017 Euro

3,9%

www.allianzgi.it

20,6% 8,0%

www.bancopostafondi.it

23,7%

www.fidelity-italia.it

Italy Euro

40,0%

European Equity Euro

35,6%

Small and Mid Cap Europe Euro

37,0%

High Conviction Europe Euro

23,8%

Equity Biotechnology Euro

35,1%

German Equities Euro

22,5%

Small and Mid Cap Germany Euro

28,8%

Alto Azionario Classe Euro

16,9%

Usa Euro

26,6%

North American Equity Euro

13,6%

www.credit-suisse.com

www.bancagenerali.it

Europe Microcaps P Cap Euro

41,4%

European Opportunities Extension Euro

43,7%

Italian Equities Euro

47,6%

Pan European Smaller Companies Euro

37,9%

Equity Mena Euro

36,7%

Swiss Small & Mid Cap Opportunities Chf

28,1%

Top Euroland Euro

26,7%

Euroland Euro

36,0%

Equity Euroland Small Cap Euro

30,5%

European Value A2 Euro

26,4%

European Small Euro

26,3%

Pan European Property Euro

25,0%

Eureka Crescita Finanza 2015 Euro

26,7%

Us Basic Value Hedged Euro

25,9%

German Equities Euro

24,0%

Pan European Equity Euro

19,3%

Select Euro Euro

22,9%

Continental European Flexible Euro

25,7%

European Value Euro

21,5%

Global Opportunities $

17,2%

www.amundi.com/ita

www.blackrockinvestments.it

www.dws.it

www.henderson.com

Geo Italia Euro

36,5%

Azioni Italia Euro

30,0%

Tricolore Rendement Euro

23,7%

Euroland Equity Smaller Companies $

30,9%

Italian Stocks Euro

34,0%

Azioni Europa Crescita Euro

21,2%

Euro Leaders Euro

22,8%

Gif Euroland Eq. A Cap Euro

27,2%

Italia Euro

33,9%

L1 Eq. Netherlands Euro

18,7%

Global Value Euro

20,8%

Euro Stoxx 50 Ucits Euro

23,4%

Geo Europa Euro

32,4%

L1 Eq. Euro C Euro

17,8%

Europe Midcaps Euro

17,4%

Us Eq. Aheur Cap Euro

17,7%

Iniziativa Europa Euro

30,7%

Indice France Euro

17,4%

Us Value & Yield J $

16,9%

Euroland Growth M1 Cap Euro

16,9%

www.animasgr.it

www.bnpparibas-ip.it

www.edmond-de-rothschild.com

www.assetmanagement.hsbc.com


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aprile 2014

n

4-04-2014

19:51

Pagina 31

topfundsaprile2014 | 41

bluerating

(L) Invest Euro Income X Dis

11,4%

LOF - Alpha Japan

22,8%

Italian Opportunities Euro

36,4%

Mena A Euro

45,9%

(L) Renta Fund Europe High Yield X Cap

10,7%

LOF - Golden Age

16,7%

Italian Value No Load Euro

36,0%

Biotech Discovery $

40,2%

(L) Patrimonial Aggressive X Cap

7,8%

LOF - Technology

31,8%

Italian Value Euro Euro

32,0%

Mutual Euroland Euro

32,8%

(L) Patrimonial Balanced X Cap

7,4%

LOF - Europe High Conviction

12,2%

European Mid & Small Euro

26,4%

Small-mid Cap Growth Euro

31,9%

(L) Patrimonial Defensive X Cap

4,8%

LOF - Convertible Bond

Us Value Eur 2 Euro

20,6%

Euroland Euro

28,9%

www.ingim.com/it

9,2%

www.loim.com

www.oysterfunds.com

www.franklintempleton.it

Continental European Equity Euro

39,3%

European Smaller Companies Euro

23,4%

Biotech Euro

40,8%

American Select Cap Hna Euro

24,7%

Pan European Small Cap Euro

35,4%

European Strategic Value Euro

22,2%

Generics Euro

27,6%

Pan European Accelerando Rna Gbp

24,6%

Global Smaller Companies Equity Euro

35,1%

North American Value Euro

20,6%

Small Cap Europe Euro

27,2%

American H1a Euro

24,6%

Pan European Focus Equity Euro

32,9%

European Index Tracker Euro

19,0%

Us Equity Growth Selection Euro

25,9%

American Aeh Euro

24,0%

Pan European Eq. Income Euro

29,7%

American Euro

18,3%

Euroland Index-r Eur Classe Euro

24,3%

Greater China Equities Aeh Euro

23,4%

www.invesco.it

www.mandg-investments.it

www.pictetfunds.it

www.threadneedle.it

Life Sciences Euro

43,0%

Challenge Italian Equity Euro

48,9%

Italian Equity Euro

37,6%

Azioni Italia Euro

27,9%

Us Venture Fund Euro

29,5%

Challenge Spain Equity Euro

32,8%

European Potential Euro

31,1%

Azionario Etico Euro

18,8%

Us Twenty Euro

27,6%

Flessibile Italia Euro

32,2%

Azionario Crescita Euro

30,6%

Azioni Euro Euro

18,1%

Global Technology Euro

25,9%

Global Tech Collection Euro

17,0%

Global Ecology E Eur Classe E Euro

27,6%

Azioni Usa Euro

17,7%

Us Research Equity Euro

23,4%

Challenge Germany Equity Euro

16,8%

Eurozone Equity Alpha A $

25,8%

Azioni Europa Euro

13,1%

www.janusinternational.com

www.bancamediolanum.it

www.pioneerinvestments.com

www.ubipramerica.it

Euroland Dynamic Euro

38,6%

Global Opportunity Euro

38,7%

Azionario Top Dividend Euro

20,9%

Lux Eq. Sicav Small Caps Europe I65 Euro 35,4%

Europe Small Cap Euro

36,5%

Us Growth Euro

38,0%

Azionario Europa Small Cap Euro

20,5%

Lux Equity Fd Biotech $

32,1%

Europe Dynamic Small Cap Euro

35,7%

Frontier Emerging Markets Equity Euro

29,9%

Azionario Europeo Euro

19,6%

Lux Equity Sicav Usa Growth Cap Euro

28,0%

Europe Technology Euro

34,7%

Eurozone Equity $

25,8%

Azionario Healthcare Euro

18,5%

Lux Equity Sicav German High Div. Euro

27,6%

Global Healthcare A Dis $

33,4%

Us Advantage Ah Euro

24,3%

Azionario Tecnologia Euro

17,0%

Lux Equity Sicav Us Total Yield Euro

26,4%

www.jpmam.it

www.morganstanley.com/im

www.rcm-international.com/it

www.ubs.com/it

Multistock Euroland Value Stock Euro

43,4%

Europe Smaller Companies Euro

27,0%

European Equities Euro

22,3%

Swiss Mid&small Cap Chf

27,7%

Multistock Health Innovation B $

37,2%

Harris Associates Us Equity Fund Euro

17,5%

North American Equities Euro

13,7%

European Mid & Small Cap Euro

27,0%

Multistock Energy Transition Fund B Euro

33,8%

Harris Associates Global Equity Euro

13,6%

European Equities C Chf

10,6%

Multistock Europe Small & Mid Cap Euro

29,1%

Natixis Souverains Euro EUR

Multistock Swiss Small & Mid Cap Chf

28,1%

Loomis Sayles Multisector Income $

www.juliusbaer.com

3,3% -3,7%

www.ngam.natixis.com

New Power B Euro

19,6%

Tactical Diversified Income Euro

5,0%

Sustainable Global Leaders Euro

18,8%

Systematic L/s European Equities D $

2,6%

Clean Technology B Euro

18,3%

www.vontobel.com

http://www.reyl.com/it

topfunds Capital Manag. Opportunity A Dis $

37,6%

Us Multi Cap Opportunities Euro

24,8%

Italian Equity Euro

48,9%

Clearbridge Us Aggressive Euro

27,6%

Us Large Cap Growth Gbp

21,4%

European Smaller Companies Euro

38,9%

Royce Us Small Cap Opp P Cap Euro

25,8%

Us Small Cap Inst. $

16,2%

Frontier Mkts Equity I Acc $

38,0%

Capital Mgmt Value Premier Cap $

20,9%

High Yield Bond Inst Cap Clp

12,6%

Frontier Mkts Equity C Acc $

32,3%

Clearbridge U.s. Aggressive Cap Euro

20,5%

Short Dur. High Yield Bond A Cap Euro

Global Climate Chge Equity Euro

25,4%

www.leggmason.it

www.nb.com

4,7%

www.schroders.it

I migliori fondi delle più importanti società di gestione distribuiti in Italia in base alle perfomance annuali aggiornate al primo giorno di ogni mese. Fonte: www.bluerating.com


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42 | privatebanking

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Via al programma “Vieni con me” di Advantage F. NON CI CASCO

AAA cercasi private advisor L

Grandi ambizioni: una grande rete

A cura di Gianluca Baldini

Advantage Financial, investment company indipendente attiva nel corporate e private banking con sedi a New York, Lussemburgo e Milano, ha avviato un programma di reclutamento di private e corporate advisor, denominato “Vieni con noi” e la piattaforma formativa

Advantage Skills con corsi accreditati Efpa. Lo annuncia la stessa società, che ha anche organizzato un workshop il 27 marzo alle 18 in occasione del Salone del Risparmio di Milano per parlare di financial planning e

formazione economicofinanziaria. “Nel contesto economico attuale Ë determinante un attività di financial planning, di indirizzo e programmazione che tenga conto delle esigenze personali e aziendali, ponendo particolare attenzione allbãnalisi dei bisogni della clientela di riferimento” ha detto Francesco Confuorti (nella foto), presidente di Advantage Financial. @gianlucabaldini

Banca Intermobiliare torna a rivedere l’utile Banca Intermobiliare è tornata in utile nel 2013, chiudendo l’anno con un risultato netto consolidato di 3,7 milioni di euro contro una perdita d’esercizio consolidata per 64,6 milioni nel 2012. La raccolta complessiva consolidata della società controllata dal gruppo Veneto Banca si è attestata invece a 14,8 miliardi di euro, con un incremento del 4,3% rispetto 31 dicembre 2012, mentre la raccolta di risparmio gestito è salita del 13,8% a 7 miliardi. Il margine di intermediazione è stato pari a 143,8 milioni di euro

(+10,7% su anno), il risultato della gestione operativa a 38,5 milioni (+59,4%) e le rettifiche di valore nette sui crediti a 19,4 milioni di euro. Le masse consolidate complessive amministrate e gestite da Banca Intermobiliare e dalle sue controllate al 31 dicembre 2013 ammontavano a 14,8 miliardi, in crescita del 4,3% rispetto ai 14,2 miliardi del 31 dicembre 2012. Sul fronte patrimoniale infine, il patrimonio netto contabile si è attestato a 367,1 milioni di euro, il patrimonio di vigilanza a 297,3 milioni di

euro, il capitale libero a 120,6 milioni di euro, il “Tier 1” al 10,46% e il “Total capital ratio” al 13,46%. “Il ritorno all'utile, il significativo miglioramento della gestione operativa e la crescita delle masse consolidate complessive confermano, anche in un anno non certamente facile per il sistema bancario, il buon posizionamento di Bim nel settore del private banking”, ha commentato il presidente Flavio Trinca. “Va sottolineata poi la conferma della solidità patrimoniale del nostro istituto”.

Banca Esperia mette il turbo nel reclutamento Novità all’interno del gruppo per Alessandro Baratti e Enrico Vitali Banca Esperia ha affidato ad Alessandro Baratti il ruolo di responsabile della filiale di Firenze. Lo ha comunicato la stessa private bank di Mediobanca e

Mediolanum, precisando che Baratti fa parte del gruppo guidato dall’amministratore delegato Andrea Cingoli (vedi l’intervista a pag. 44) già dall’aprile 2010. Prima di approdare in Banca Esperia, il banker ha ricoperto il ruolo di direttore per l’area territoriale del Centro-Nord presso la filiale di Firenze nella divisione private wealth management

di Deutsche Bank. Il gruppo ha anche dato il benvenuto di recente a Enrico Vitali, un banker proveniente dalla Private & Corporate Unit di Banca Popolare di Bergamo che può vantare un’importante esperienza sul territorio. Nel nuovo ruolo, Vitali supporterà le attività di sviluppo della banca guidata dall'amministratore delegato Cingoli.

di Paolo Martini*

a raccolta di una rete è influenzata da diversi fattori. Uno dei più importanti è naturalmente il contesto di mercato espresso in termini di andamento degli indici di borsa e crescita dell'economia nel suo complesso. Oltre ai mercati però conta molto la strategia di crescita della rete, i prodotti e i servizi (sempre più ampi e in grado di coprire esigenze diversificate legate agli investimenti personali, aziendali e famigliari), le strategie commerciali, gli investimenti in tecnologia e sulle persone (in termini di remunerazione e incentivi economici), l'ampiezza e la qualità della comunicazione al mercato e ai clienti, la reputazione, il livello di formazione con orientamento allo crescita di competenze tecniche e relazionali, ecc.... Più queste variabili funzionano, più sarà facile ottenere risultati complessivi in termini di raccolta e sviluppo di nuovi clienti. Naturalmente tutti questi aspetti sono fondamentali ma non bastano, perché alla fine la differenza la fanno sempre e solo le persone: l’ambizione, la voglia di crescere, l'atteggiamento e la quantità di lavoro. Tutto può funzionare benissimo, me se mancano questi driver il risultato che si ottiene è decisamente al di sotto del potenziale. Oppure, al contrario, può funzionare tutto in modo poco efficiente e si ottengono risultati straordinari perché guidati da un'energia positiva, una voglia di arrivare al risultato che supera ogni difficoltà. Come sappiamo, e questo vale non solo nell'attività lavorativa, gran parte dei risultati che otteniamo dipendono da noi e da quanta energia mettiamo nel raggiungere i nostri obiettivi. Il pensiero collettivo che si genera tra colleghi motivati è fondamentale per aiutare le persone e fare bene. Saper cogliere le opportunità che il mercato e il nostro lavoro sanno offrire dipende solo da noi, dalle nostre ambizioni e dalla voglia che abbiamo di metterci in gioco lavorando con il massimo l'impegno e la massima intensità. Farlo tutti insieme, aiuta. *direttore commerciale Azimut

IN PRIVATE l Barclays cresce al Nord Italia con cinque nuovi private banker Barclays cresce nel Nord Italia con cinque nuovi private banker. La società ha dato di recente il benvenuto a Milano a Luca Domenico Dassisti e Andrea Sgambati provenienti dalla Banca Pop. di Vicenza, mentre a Verona sono entrati Donatella Brunelli, Davide Vincenzo Politano e Marco Zelotti tutti provenienti da Mps Private Banking.

l Lombarda da Ubs a Credit Suisse Italy per occuparsi di wealth planning Credit Suisse Italy ingaggia una professionista proveniente da Ubs. Si tratta di Samanta Lombardi, entrata nel gruppo come responsabile del wealth planning nell'ambito dell'area advisory e sales. È quanto riporta Mf, precisando che nel nuovo ruolo Lombardi riporterà a Paolo Di Felice, responsabile di Credit Suisse Servizi Fiduciari, e avrà il compito di affiancare gli advisor negli incontri con i clienti e dell'aggiornamento normativo , anche tramite attività di formazione mirate.


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Cingoli di Banca Esperia fa il punto della situazione sul 2014

Il nostro cammino va soltanto in avanti di Gianluca Baldini Il 2013 di Banca Esperia è stato molto positivo. Parola di Andrea Cingoli, amministratore delegato del gruppo che si augura il 2014 continui a regalare le stesse soddisfazioni. Sentiamolo direttamente dalle sue parole. Come è andato il 2013 per Banca Esperia? Il 2013 ha visto il consolidamento del nostro modello di business di Private Investment Banking, con focus su tre aree di offerta: soluzioni di investimento per asset finanziari, per favorire l’implementazione di una strategia di investimento diversificata a livello globale in una logica di architettura aperta; soluzioni di Wealth Planning, per ottimizzare la governance e la protezione del patrimonio; soluzioni di consulenza per asset Corporate e Real Estate, per la gestione e la conservazione delle componenti aziendali e immobiliari della ricchezz. È stato un anno positivo, che si è chiuso con una crescita pari a circa il 15% degli Asset under Management, che a oggi si attestano su 15,3 miliardi anche grazie all’apporto di nuova raccolta per circa 1 miliardo. La profittabilità è cresciuta di circa il 15%, in virtù del miglioramento dei ricavi commissionali e grazie alle iniziative di contenimento dei costi. In particolare, il servizio di consulenza per asset finanziari, lanciato nel 2011, ha raggiunto circa 2 miliardi di asset con una profittabilità in crescita di più del 10%. Da ultimo, nel 2013 abbiamo selezionato diversi professionisti, che hanno portato il numero dei nostri Banker a 77. Che novità ci dobbiamo aspettare nel 2014? Quali sono le vostre strategie per il 2014? Nel 2014 la nostra sfida principale sarà costituita dal rafforzamento della struttura commerciale, al fine di consolidare il ruolo di leadership tra le boutique specializzate.

Proseguiremo le iniziative di reclutamento sia all’interno del settore del private banking sia dall’industria del corporate finance. Stiamo selezionando professionalità diverse con comprovate esperienze e competenze, che abbiano anche la volontà di affrontare nuove sfide, oltre a talenti più junior che possano intraprendere un percorso virtuoso in questo contesto.Ci attendiamo di consolidare il trend di crescita dei ricavi da attività con la clientela anche a fronte di una crescita degli asset in miglioramento, in linea con il 2013. Per quanto riguarda l’offerta proseguiremo gli investimenti per strutturare i portafogli con un approccio di diversificazione globale e costante controllo dei rischi, continueremo nella promozione del Trust come strumento ottimale per soddisfare le esigenze di pianificazione e governance, continueremo nel consolidamento dell’attività di Corporate Finance per piccole e medie imprese, iniziata nel 2012, che comprende anche lo sviluppo delle attività di investimento in aziende non quotate e progetti di sviluppo tramite Club di Investimento, strumento innovativo di grande interesse Chi sono i vostri clienti? Banca Esperia è una boutique specializzata che si propone come il partner di riferimento per i clienti private a livello nazionale, a tal fine siamo presenti con dodici filiali sul territorio che ci consentono di essere partecipi alle diverse realtà geografiche, culturali ed economiche. Ci rivolgiamo a una clientela di fascia medio-alta, ma soprattutto a soggetti e famiglie con patrimoni complessi e una percentuale significativa di investimenti in asset reali. La nostra clientela è costituita tipicamente da imprenditori e professionisti, che ricercano servizi personalizzati di carattere consulenziale riguardo a tutte le dimensioni del loro patrimonio: governance e pianificazione familiare, ottimizzazione

e conservazione degli asset finanziari, gestione degli asset aziendali e consulenza per operazioni di finanza straordinaria per piccole e medie imprese. Quali sono i punti deboli del settore private in Italia? Cosa bisogna cambiare? Banca Esperia è una banca indipendente e specializzata, che analizza il mercato dal punto di vista di operatori con queste caratteristiche. Gli intermediari specializzati scontano la compressione dei margini e la necessità di effettuare nuovi investimenti, che rendono fondamentale la crescita e il raggiungimento della massa critica. Il mercato attuale presenta importanti opportunità di sviluppo, anche grazie alla crescente attenzione che i clienti presentano nei confronti dei servizi di consulenza. Questo dipende dalla loro minore propensione al richio, dopo l’aumento di volatilità sperimentato in passato. Tuttavia, la crescita spesso risulta ancora limitata e legata prevalentemente all’acquisizione di nuovi banker, data la difficoltà di rendere facilmente percepibili gli elementi distintivi di offerta. Per questi intermediari è necessario perseguire l’affermazione di un servizio basato sulla consulenza, con lo sviluppo delle tre attività citate che risultano speculari ai bisogni espressi dalla clientela in Italia. @gianlucabaldini

15,3 mld €

1 mld €

77 professionisti

Gli asset under management del gruppo nato dall’intesa tra Mediobanca e Medilanum

A tanto ammonta la nuova raccolta messa a segno dal gruppo che opera nel private

A tanto ammonta la nuova raccolta messa a segno dal gruppo che opera nel private

Andrea Cingoli


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Via a un centro dedicato alla gestione dei grandi patrimoni

Intesa rivoluziona le reti distributive A cura di Rosaria Barrile Il private banking di Intesa Sanpaolo cambia volto e strategia. Le linee guida della trasformazione sono contenute nel nuovo piano di impresa 2014-2017 che prevede per la nuova struttura ricavi in aumento a 1,7 miliardi di euro nel 2017 da 1,3 miliardi nel 2013. Frutto dell’accorpamento di Banca Fideuram, Fideuram Investimenti e Intesa Sanpaolo Private Banking, il nuovo polo sarà una delle strutture più grandi in Europa dedicata alla gestione dei grandi patrimoni con circa 5.700 banker e 164 miliardi di euro di masse gestite a fine 2013. Il progetto, che assegna a Banca Fideuram in ruolo protagonista, è caratterizzato da un’estensione ai clienti di Intesa Sanpaolo Private Banking degli elementi distintivi della rete guidata da Matteo Colafrancesco che comprendono architettura aperta e schemi

Focus del nuovo polo sui “paperoni”: avrà 5.700 banker e 164 miliardi di euro di masse gestite

remunerativi innovativi. Per realizzare gli obiettivi previsti, il gruppo intende proseguire nel reclutamento di nuovi promotori e private banker; ma anche crescere esternamente tramite l’esportazione del modello di business in mercati internazionali in forte crescita (come la Turchia). A fornire supporto alla crescita del private banking sarà la nuova struttura di asset management che prevede l’integrazione di Fideuram Asset

Creacasa, il mutuo trova spazio all’Ikea 500 milioni di euro di plafond e una nuova promozione per soddisfare la voglia di casa di oltre 3500 nuovi clienti. Per il 2014 Creacasa, la società del gruppo Credem specializzata nei finanziamenti, ha infatti presentato la nuova iniziativa dedicata alla famiglie e single che comprano un immobile dando

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CONTI E POLIZZE Le novità sui prodotti le trovi su www.soldiweb.com

Management Ireland nel gruppo Eurizon Capital. La nuova realtà dovrebbe avere masse gestite per 295 miliardi di euro nel 2017 dai 221 miliardi nel 2013 e un grado di penetrazione dei fondi comuni sulla clientela in crescita al 25% dal 19%. Il polo dell’asset management fungerà tra l’altro. Il piano industriale 20142017, che conferma gli obiettivi di riorganizzazione delle società del Gruppo già annunciato con la nascita del nuovo Mediocredito a febbraio, vede a fine periodo un utile netto di 4,5 miliardi con una crescita media annua del 38,3%, un ritorno sul capitale tangibile (rote) all’11,8% dal 3,4% di fine 2013 e un Common equity Tier 1 al 12,2%, ben al di sopra dell’8% fissato dalla Bce come parametro di riferimento per la verifica dell’adeguatezza minima del capitale bancario di fronte a situazioni di stress. @rosariabarrile

mente alla stipula del mutuo, potrà essere utilizzata entro 12 mesi dall’attivazione per l’acquisto dei prodotti Ikea all’interno di tutti i punti vendita e sul sito di acquisto online www.ikea.it/compraonline. Tale iniziativa, va ad inserirsi nella già ampia gamma di prodotti offerti da Creacasa, composta da otto linee di mutuo per l’acquisto della casa, due linee per la ristrutturazione e sei linee per la sostituzione, alle quali si affiancano 18 differenti prodotti assicurativi.

fondo a tutti i risparmi: Mutuo Arreda Creacasa. Valida fino al 21 luglio, la promozione offre la possibilità a coloro che stipuleranno un mutuo ipotecario con Creacasa per un importo minimo pari a 120 mila euro di ricevere una Carta Regalo Ikea per un valore di 500 euro. La Carta, consegnata successiva-

Poste, raccolta record Sereni con Axa Mps I servizi assicurativi di Poste Italiane mettono a segno un altro anno record. La compagnia Poste Vita ha conseguito 13,2 miliardi di premi emessi rispetto ai 10,5 miliardi del 2012, con un balzo del 25%. Poste Assicura, invece, la compagnia danni pienamente operativa dall’aprile 2010, è passata dai 47,5 milioni di raccolta del 2012 ai 67,5 milioni del 2013, grazie a 323 mila nuovi contratti stipulati nel-

l’anno appena trascorso. I ricavi totali 2013 dei servizi finanziari salgono a 5,390 milioni contro i 5.312 del 2012 (+1,5%) con un incremento delle masse raccolte sui conti correnti passate dai 41,5 miliardi a 43,9 miliardi di fine 2013. A livello di gruppo, Poste Italiane ha chiuso il 2013 con un utile netto stabile a un miliardo di euro e ricavi a 26 miliardi, in salita rispetto ai 24 del 2012.

È arrivata sul mercato la nuova polizza rivalutabile Axa Mps Valore Risparmio che protegge i propri capitali e garantisce la copertura obbligatoria in caso di decesso da infortuni per i primi dieci anni. Questo prodotto, che prevede un premio unico a partire da un minimo di 2.500 euro e multipli di 500, ha una durata di dieci anni e si rinnova annualmente con proroga tacita in assenza di richiesta

di prestazione, anche se è sempre possibile richiedere il riscatto parziale o totale del capitale investito. Alla scadenza dei dieci anni, è prevista la liquidazione degli interessi maturati nell’ultimo anno e la restituzione del capitale investito o, in caso di esercizio dell’opzione di capitalizzazione dei rendimenti annuali, la liquidazione del capitale rivalutato annualmente in funzione del rendimento.


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Solo se le famiglie risparmiano la ripresa diventerà possibile Per questo le Banche Popolari si sentono ancora più impegnate nel loro ruolo di supporto al territorio, raccogliendo ricchezza e reimpiegandola nelle aree servite

G

li ultimi dati aggiornati dell’Istat sul reddito lordo disponibile e sul risparmio delle famiglie consumatrici indicano un leggero miglioramento, in linea con quelli che sembrano gli andamenti più recenti dell’economia italiana. In particolare, il reddito lordo disponibile nel terzo trimestre 2013 è arrivato a quota 259,5 miliardi di euro, il valore più alto dall’inizio del 2012, mentre la propensione al risparmio, misurata come risparmio lordo su reddito lordo disponibile, dopo avere raggiunto un valore minimo del 7,6% nel secondo trimestre del 2012, è progressivamente risalita nei trimestri successivi, arrivando nel terzo trimestre del 2013 al 9,8%, il valore più alto dalla prima metà del 2010. Pur essendo tali segnali incoraggianti, questi miglioramenti sono ancora insufficienti a colmare la perdita di reddito e il calo del risparmio che le famiglie hanno subito a causa della crisi fin dalle sue origini, a partire dalla fine del 2008. In un simile contesto, le banche italiane hanno chiaramente dovu-

di Giuseppe De Lucia Lumeno*

to affrontare una situazione difficile per riuscire a reperire le risorse necessarie allo svolgimento della loro opera di intermediazione finanziaria, un compito reso ancora più complicato dalle tensioni dello spread tra i nostri titoli pubblici e quelli tedeschi e dai maggiori rendimenti che, inevitabilmente, si sono dovuti registrare anche sul lato della raccolta bancaria e che hanno portato a una prolungata compressione dei margini. Tale scenario è risultato ancora più arduo per quegli istituti a vocazione localistica, dediti a reimpiegare le risorse disponibili nelle stesse aree di origine della raccolta e a supportare le realtà economiche del luogo, soprattutto le piccole e medie imprese, favorendo, inoltre, la coesione sociale attraverso il sostegno alle famiglie. Le Banche Popolari rientrano pienamente in questa tipologia di istituti. Famiglie e piccole e medie imprese rappresentano la loro clientela di riferimento, rappresentando insieme il 68% degli impieghi totali della categoria e il 75% in termini di depositi. A conferma dell’importan-

za che queste realtà da sempre rivestono per gli istituti del credito popolare. Il legame storico tra le Popolari, le piccole e medie imprese e le famiglie si è dimostrato indispensabile e durevole nel tempo, con la categoria che ha continuato in più di un’occasione nel passato a erogare finanziamenti durante le fasi negative del ciclo, trascurando le difficoltà congiunturali del momento e svolgendo quel ruolo anticiclico di stabilizzazione dell’economia prezioso e fondamentale per la crescita e lo sviluppo del tessuto produttivo nazionale. Un’attitudine, questa, perseguita anche nella crisi attuale perché radicata nel dna delle Popolari, come dimostra la loro storia e la loro tradizione, e resa complicata dal prolungarsi del momento recessivo che sta attraversando il Paese. Ma proprio per questo le Banche Popolari risultano oggi più in grado di altri di comprendere al meglio le esigenze provenienti dai territori e dalle comunità e le difficoltà che la clientela si trova a dover affrontare. Una comprensione che si è tradotta


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all’atto pratico in un incremento della fiducia da parte dei risparmiatori che hanno risposto avvicinandosi ancora di più agli istituti della categoria. Anche se durante gli ultimi anni, come dimostrano i dati dell’Istat, è risultato sempre più difficile per le famiglie risparmiare ed è aumentato, anzi, il numero di coloro che per fare fronte ai bisogni quotidiani hanno avuto necessità di impiegare le risorse accumulate nel passato, sempre più clienti hanno deciso di affidare i propri averi a una Banca Popolare.

Complessivamente, negli ultimi cinque anni, i depositi delle Banche Popolari hanno avuto un incremento di 35 miliardi di euro, pari a un quarto del dato medio nazionale, e un aumento della quota di mercato, arrivata oltre il 22,2%. Una quota di mercato cresciuta anche nel caso della raccolta indiretta, passata dal 28,7% del 2008 al 29,1% di fine 2013, a ulteriore dimostrazione della capacità delle Banche Popolari di attrarre risparmio offrendo prodotti, soluzioni e servizi sempre rispondenti alle esigenze della clientela. Oggi oltre 500

Se nei prossimi mesi, l’attuale riduzione dei tassi e il miglioramento graduale del clima economico si consolideranno, saranno elementi positivi che potranno portare a prevedere per il sistema bancario una ripresa dei margini, anche per le banche fortemente radicate nel territorio e dedite a una operatività di tipo tradizionale. Proprio gli istituti che più in questi anni di crisi si sono adoperati verso le famiglie e le piccole e medie imprese, cercando di coniugare la redditività dei risparmi gestiti con l’utilità del loro impiego in favore

Proprio gli istituti che più in questi anni di crisi si sono adoperati verso le famiglie e le pmi sono quelli che, avendo più da vicino vissuto i problemi dell’economia reale, hanno avuto la piena consapevolezza delle difficoltà da affrontare Tra il 2008 e il 2013 il numero dei clienti delle Banche Popolari è infatti costantemente cresciuto, passando da poco meno di 11 milioni a più di 12,5 milioni di unità. Questa dinamica positiva si spiega con la fiducia che i risparmiatori hanno riposto nelle banche della categoria, fiducia derivante proprio dalla vicinanza che tali istituti hanno dimostrato di avere nei confronti delle rispettive comunità, consapevoli del profondo legame che li unisce all’ambiente socioeconomico circostante e della necessità che non può esserci crescita per la banca senza che vi sia uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio. L’andamento positivo della clientela si è tradotto in una espansione dei depositi, saliti nello stesso periodo da 235 miliardi di euro a 270 miliardi, con un incremento del 14,9%, circa tre punti percentuali in più di quanto registrato dal sistema bancario nel suo complesso, a cui si aggiungono quasi 150 miliardi di euro di obbligazioni, rappresentanti il 28,5% delle emissioni bancarie nazionali.

miliardi di euro è l’ammontare della raccolta indiretta che le Popolari gestiscono, un dato cresciuto negli ultimi sei mesi grazie anche al miglioramento delle prospettive economiche e al ridimensionamento del differenziale tra i nostri titoli pubblici e quelli tedeschi, un cambiamento favorevole dello scenario che gli istituti della categoria sono riusciti a cogliere attirando ulteriori risorse. Tuttavia, la fase di ripartenza che la nostra economia sembra stia iniziando a percorrere continua a essere ancora troppo debole e costellata di fragilità. Proprio per questo le Banche Popolari si sentono ancora di più impegnate nel continuare a svolgere il loro ruolo di banca del territorio, raccogliendo risparmio e reimpiegandolo nelle aree servite. E ciò malgrado le difficoltà che derivano dagli aumenti patrimoniali connessi alla nuova normativa prudenziale e al superamento degli stress test predisposti per quest’anno dalla Banca centrale europea, in funzione dell’adesione all’unione bancaria.

delle realtà economiche locali, sono quelli che, avendo più da vicino vissuto le problematicità della nostra economia reale, hanno avuto la piena consapevolezza delle difficoltà da affrontare. Tutto questo ha riguardato anche il mondo delle Banche Popolari, con i loro clienti e la loro compagine sociale, ma proprio l’unione d’intenti tra tutti gli stakeholder è quella che ha permesso fino ad ora alle banche della categoria di continuare a essere un punto di riferimento credibile e di costruire, grazie al relationship banking, quel rapporto di lungo periodo con ricadute positive su tutto il tessuto produttivo locale, garantendo peraltro la coesione tra gli individui. Un patrimonio inestimabile questo legame che, nonostante le varie avversità, non verrà mai meno, in quanto unico e insostituibile nel ruolo della promozione della crescita economica, della partecipazione, della democrazia e anche dell’equità sociale. *segretario generale Associazione nazionale fra le Banche Popolari

LE BANCHE POPOLARI E IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE Clienti Depositi Quota di mercato Raccolta obbligazionaria Quota di mercato Raccolta indiretta Quota di mercato

12,5 milioni di unità 270 miliardi di euro 22,2% (+0,6% rispetto al 2008) 146 miliardi di euro 28,5% (+0,2% rispetto al 2008) 516 miliardi di euro 29,1% (+0,3% rispetto al 2008) Principali evidenze (anno 2013). Fonte: rielaborazione BLUERATING su dati di Assopopolari

CONTROPELO

di Giuseppe G. Santorsola*

Una tassazione che può deludere

N

on c’è spazio per analizzare l’intera manovra proposta. Esaminiamo solo la tassazione delle rendite finanziarie. Premetto che si tratta di una scelta politica con forzature tecniche. Accettata la scelta bisogna valutarne effetti e reazioni. Tutti parlano di Bot ma i Bot non sono il risparmio degli italiani: lo sono Btp, Btp€i e Italia e CCTeu. Inoltre, in realtà, è opportuno ricordare che il debito è di 2.089 miliardi di euro, che il rapporto tra debito e Pil è del 132,8% e che salgono tutti e due, essendo il Pil in diminuzione a 1.573 miliardi. Restano l’ampiezza della differenza delle aliquote e lo spiazzamento delle altre obbligazioni fra cui quelle bancarie (essendo le corporate già in difficoltà). È invece poco trasparente la condizione dei depositi in c/c e a tempo; nulla è scritto nelle slide (sono al 20% o al 26%?); i certificati di deposito non sono citati, ma sono strumenti finanziari; obbligazioni e azioni delle aziende maggiori sono speculazioni o grandi capitali? Le obbligazioni bancarie già in diminuzione restano accantonate o troppo costose. I titoli postali (non esplicitamente ma forse al 12,5%) risultano competitivi, mentre in campo assicurativo le polizze pure passerebbero al 26% e i prodotti previdenziali all’11% sui frutti ma al 26 sui capital gain. Nulla viene esplicitato sulla separazione fra lordisti e nettisti. Resta non accolta la separazione tra interesse e gain, mentre è palese una confusione dovuta alla scelta politica in assenza di una strategia tecnica. Le nuove misure operano dall’1 luglio: quali somme saranno incassabili e su quali stock se vi saranno variazioni dei portafogli dettati dalla variabile fiscale? Infine, i titoli di Stato di Paesi in white list restano al 12,5%, con gli ovvi effetti sulle scelte. Cipro, Albania e Russia offrono al riguardo rendimenti interessanti. Altra scelta attesa è quella dei gestori dei fondi chiamati a ricomporre i portafogli in ottica fiscale, mentre gli imprenditori potrebbero trasferire i titoli ai conti societari per farli tassare in base al bilancio. La scelta tattica si scontra con le logiche di mercato e i risultati potrebbero essere diversi da quelli attesi. *santorsola@uniparthenope.it


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De Rocco: “dopo il buon 2013, via a nuove sedi in tutta Italia”

A cura di Diana Bin Banca Ipibi vuole diventare un’entità autonoma, svincolandosi da Banca Intermobiliare prima della sua cessione da parte della capogruppo Veneto Banca. La banca di consulenza finanziaria, che ha da poco aderito ad Ascosim, starebbe lavorando a un management buyout della quota del 67% attualmente in mano a Bim e avrebbe invitato tutti i promotori a partecipare all’operazione. “Si sta lavorando a un progetto di management buyout che vedrà un’accelerazione dopo l’approvazione del nuovo piano industriale”, hanno spiegato a BLUERATING fonti vicine all’operazione. L’ammontare del funding complessivo, una volta chiuso, dovrebbe essere nell’ordine dei 60 milioni di euro, per una valutazione del 100% di Ipibi di circa 80 milioni. Una volta completato il buyout, ancora soggetto all’autorizzazione di Bankitalia, la quota di Ipibi acquisita andrebbe a confluire in una società-veicolo per poi procedere all’Ipo, come aveva già anticipato a BLUERATING Antonio Marangi, direttore mercato di Banca Ipibi, parlando della “Fase 3” di sviluppo della società. Di questi e altri temi abbiamo parlato con l’amministratore delegato della banca, Lucio De Rocco. Quali sono i piani di Banca Ipibi per il 2014? Anche il 2014 sarà un anno molto interessante per Ipibi Fase 2. Nel secondo semestre di quest’anno la banca punterà alla totale autonomia, svincolandosi da modelli di appartenenza al gruppo e proponendosi come modello aggregante. Sul fronte della raccolta, il 2013 si è chiuso a quota 105 milioni di euro: è stato un anno di consolidamento della crescita registrata negli ultimi cinque anni, periodo in cui abbiamo triplicato i nostri asset (2,28 miliardi di euro a fine dicembre 2013, secondo i dato Assoreti, n.d.r.). E il 2014 sta già dando risultati ottimi, basti pensare che nei primi due mesi dell’anno siamo già a circa 45 milioni di euro, il 42% della raccolta netta totale del 2013.

Cosa ci può dire in tema di reclutamento di nuovi promotori finanziari? L’anno scorso la banca ha investito molto sull’affermazione della consulenza evoluta come “core”, crescendo ulteriormente sulla base del nostro modello e dello sviluppo della relazione con i clienti. Nel 2013 abbiamo registrato 14 nuovi ingressi, tutti di elevato standing, molti dei quali provenienti dal private banking bancario. Come stanno andando le aperture di nuovi family office sul territorio nazionale? Il progetto dei family office di Banca Ipibi si basa su un’attenta selezione delle risorse e ha l’obiettivo di sviluppare progetti imprenditoriali importanti, al servizio di una clientela particolarmente esigente. I family office di Roma e Milano stanno crescendo grazie all’interesse dimostratoci dalla clientela e all’inserimento di nuovi consulenti private. Milano, in particolare, ha ora anche una succursale a Legnano, di recente inaugurazione. Nelle prossime settimane, per intensificare la nostra presenza, apriremo un ufficio promotori finanziari associati al Sud, dove verranno inserite risorse provenienti da una sim di consulenza indipendente. Per l’anno in corso abbiamo in programma altre aperture sulle quali vi terremo aggiornati.

i dati

Banca Ipibi vuole camminare da sola

2,28 miliardi di € Gli asset in gestione a Banca Ipibi Financial Advisory a fine 2013

14

promotori Sono i professionisti entrati nel gruppo nel corso del 2013

45 milioni di € La raccolta netta registrata dalla società nei primi due mesi del 2014

Negli ultimi mesi avete stretto accordi con alcune sim di consulenza: come sta andando? Sono in arrivo altre partership? Abbiamo stretto una preziosa alleanza con Jci Capital a novembre, da cui stiamo ottenendo ottimi risultati, e stiamo stringendo nuove partnership con altre sim, che saranno finalizzate nei prossimi mesi. Di recente Banca Ipibi ha aderito ad Ascosim. In che quadro si inserisce questa mossa? Ascosim dal 2010 è una realtà indipendente che studia e valorizza il ruolo economico, sociale ed etico dell’attività di consulenza finanziaria. La consulenza, d’altro canto, è il nostro core business pertanto siamo certi di poter creare valore reciproco attraverso la collaborazione su problematiche specifiche, finalizzata alla realizzazione di soluzioni condivise in un settore complesso e importante per l’economia del Paese. @DianaBin2

Lucio De Rocco

FORMAZIONE

di Gaetano Megale*

Salienza del prezzo della consulenza

L

a tendenza è chiara: prima o poi il prezzo della consulenza diventerà “saliente” nel senso che il cliente sarà del tutto consapevole di quanto pagherà per il servizio dell’operatore, oltre ai costi relativi ai prodotti che sottoscriverà. In questa direzione va la MiFID II. Cosa rappresenta tutto ciò per il business della consulenza? Le scuole di pensiero sono diverse. Per alcuni questo è un problema: i clienti avranno maggiori resistenze a fruire il servizio della consulenza e il business subirà una contrazione. Per altri invece è una opportunità: i clienti apprezzeranno di più la consulenza in quanto acquisirà valore in sé, dal momento che “ciò che non si paga, in genere, non vale nulla”. Probabilmente c’è del vero in entrambe le posizioni. Infatti, per alcuni versi, i mercati insegnano che generalmente la salienza del prezzo. Per un approccio psicologico al tema è necessario distinguere i tre elementi che entrano in gioco: a) il “Prezzo”, ossia il controvalore in moneta del servizio di consulenza; b) il “Valore”, che si riferisce ai benefici che il cliente percepisce dal servizio di consulenza secondo a sua personale valutazione; c) il “Costo”, che è relativo al “sacrificio” monetario, ma anche non monetario (quale, ad esempio, la fatica psicologica nella fruizione) richiesto al cliente per ottenere i benefici del servizio di consulenza. L’equazione che lega queste variabili è semplice: “Prezzo - Valore percepito = Costo percepito”. Da cosa dipende allora la decisione della sottoscrizione? Evidentemente dal “Costo percepito”. Tutto ciò porta a considerare che nel momento nel quale il prezzo della consulenza diventa più saliente, è necessario ripensare e innovare il modello comunicativo del servizio in maniera che il risultato sia quello diminuire il Costo percepito. A questo proposito, le strategie sono due: 1) ridurre il Prezzo; 2) aumentare il Valore percepito. Questa è la conclusione che si può trarre dagli insegnamenti dei mercati anglosassoni, dove il tema è stato già da tempo affrontato e dibattuto. *presidente di Progetica


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Reti distributive da record: raccolgono oltre 2 miliardi

Continua il momento d’oro delle reti di promozione finanziaria. Se il nuovo anno era partito bene, febbraio si è rivelato un mese addirittura migliore per il business con una raccolta netta di 2,167 miliardi di euro e di conseguenza con una crescita mese su mese del +70,2%! Ancora, il 69,7% della raccolta è in prodotti di risparmio gestito, sui quali confluiscono risorse nette per 1,5 miliardi euro, in pratica quasi il triplo del mese precedente (597 milioni di euro)! Nel dettaglio, la raccolta netta in fondi, sicav e fondi di fondi ha raggiunto i 783 milioni di euro, con sia i fondi e sicav di diritto estero (+531,8 milioni di euro) che quelli di diritto italiano (+106,9 milioni) in territorio positivo. Dai dati emerge come i pf abbiano deciso di portare i propri clienti su una maggiore esposizione azionaria anche perché tutte le borse (tranne quella italiana,

che però sta salendo) sono ai massimi storici: la raccolta in fondi azionari di diritto estero è stata positiva per 146,6 milioni di euro, così come quella in fondi bilanciati (+126,4 milioni) dove la componente equity è per definizione importante. Anche nei fondi di fondi di diritto estero azionari (+38,8 milioni di euro) e bilanciati (+80,5 milioni) la dinamica di crescita è evidente. Avvalora il trend anche la raccolta in unit linked giunta a 308,8 milioni di euro. Ma c’è un risultato che colpisce nell’osservatorio Assoreti: la raccolta netta sulle polizze vita tradizionali, quelle di Ramo I, collocate per + 250,5 milioni di euro. La ragione dell’apprezzamento delle reti per le polizze vita è innanzitutto nell’esenzione dal bollo, mentre per gli altri strumenti finanziari il bollo è aumentato da inizio anno allo 0,2%. Polizze vita tradizionali che sono interessanti anche per la tassazione che resta ancorata al 12,5% sulla

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BANCHE E RETI Gli aggiornamenti sul sito www.bluerating.com

Brilla il ramo vita con i fondi azionari A cura di Marco Muffato

n

L’ANDAMENTO DELLA RACCOLTA NETTA 2.200

2.167

2.082 2.000 1.800

1.667 1.577

1.572

1.600

1.513

1.462 1.400

1.323

1.323

1.200

1273 1.167

1.000 800 600 400

307

200 0

M

A

M

G

L

A

S

O

N

D

G

F

Fonte: Assoreti - dati da marzo 2013 a febbraio 2014

quota investita in titoli di stato ed enti sovranazionali (che è il grosso dei portafogli delle gestioni separate) contro il 20% - e dal 1 maggio il 26% - degli altri strumenti finanziari. Il terzo motivo risiede nei rendimenti passati delle gestioni separate (che

sono contabilizzate a costo storico e quindi in modo diverso dai fondi comuni) con impressionanti performance da +4% e oltre. Continuano, invece, a perdere colpi le index linked che fanno segnare anche a febbraio un dato di raccolta

netta negativa a quota -53 milioni di euro. Vendere le index non rende come prima e, inoltre, sono prodotti forieri di grattacapi da quando il 1 settembre 2009 alle compagnie assicurative fu imposto di essere garanti dei prodotti sottostanti.

I NUMERI DEI PRINCIPALI GRUPPI DI DISTRIBUZIONE Gruppo

Rete/i

*Raccolta netta (febbraio)

N. promotori (febbraio)

Banca Fideuram

N. promotori Variazione (gennaio) n. pf

**Raccolta procapite

Banca Fideuram, Sanpaolo Invest sim

446,9

4.969

4.973

-4

89.956

Azimut

Az Investimenti sim, Apogeo Consulting sim, Azimut Consulenza per Investimenti sim

424,9

1.494

1.483

11

284.423

UniCredit

Finecobank

351,7

2.472

2.456

16

142.300

Mediolanum

Banca Mediolanum

315,2

4.338

4.324

14

72.665

Banca Generali

Banca Generali

300,8

1.481

1.477

4

203.157

Allianz Bank

Allianz Bank Financial Advisors

148,2

1.886

1.883

3

78.627

Deutsche Bank

Finanza & Futuro Banca

125,2

1.537

1.540

-3

81.472

Unione di Banche Italiane

Ubi Banca Private Investment

96,4

697

692

5

138.373

Credito Emiliano

Credem

35,8

490

485

5

73.248

Veneto Banca

Veneto Banca, Banca Ipibi Financial Advisory

26,8

293

292

1

91.590

Banca Popolare di Vicenza

Banca Popolare di Vicenza, Banca Nuova

9

109

108

1

83.055

Consultinvest

Consultinvest Investimenti Sim

0,5

393

343

50

1.447

Monte dei Paschi di Siena

Banca Monte dei Paschi di Siena

-115,1

651

662

-11

-176.878

*Dati in milioni di euro. **Dati in migliaia di euro. Elaborazioni Bluerating su fonte Assoreti


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Banca Fideuram torna primatista

RACCOLTA NETTA FEBBRAIO 2014 500.000

466,9 424,9

Monte dei Paschi di Siena

200.000

148,2 125,2 96,4

9

0,5 Consultinvest

26,8

Banca Pop di Vicenza

Credito Emiliano

Ubi Banca

Allianz Bank

Banca Generali

Banca Medioalum

Finecobank

-100.000

Azimut

Banca Fideuram

0

Finanza & Futuro Banca

35,8

Veneto Banca

100.000

-115,1

-200.000

RACCOLTA NETTA PROCAPITE FEBBRAIO 2014 400.000

284.423

Monte dei Paschi di Siena

300.000

203.157 200.000

142.300 138.373 91.590 89.956

100.000

83.055 81.472

78.627 73.248

72.665

Consultinvest

Banca Medioalum

Credito Emiliano

Allianz Bank

Banca Pop di Vicenza

Banca Fideuram

Veneto Banca

Ubi Banca

- 100.000

Finanza & Futuro Banca

1.447 0

-176.878

- 200.000

CLASSIFICA RECLUTAMENTO FEBBRAIO 2014 80

60

Monte dei Paschi di Siena

Banca Mps, quante uscite

315,2 300,8 300.000

Finecobank

I pf delle tre reti del gruppo Azimut (nella foto il presidente Pietro Giuliani) si confermano a febbraio leader per raccolta netta procapite con 284mila euro, risultato favorito anche alle tante nuove relazioni generate dal progetto Libera Impresa. Seguono i pf di Banca Generali, secondi in classifica con 203mila euro di nuova raccolta ciascuno (50mila euro a testa in più del mese scorso), e di Finecobank con 142mila euro. Il team di Ubi Banca Private Investment strappa ai pf di Veneto Banca il quarto posto con un procapite di 138mila euro. Ancora una volta i pf di Banca Mps occupano l’ultima posizione con una raccolta netta procapite negativa per oltre meno 176mila euro.

351,7

Banca Generali

I più produttivi? I pf di Azimut

400.000

Azimut

Le due reti del gruppo Banca Fideuram tornano ad occupare il gradino più alto del podio nella produttività mensile con una raccolta netta complessiva di oltre 446 milioni di euro. Il gruppo guidato da Matteo Colafrancesco (nella foto) è tallonato dalle tre reti di Azimut che raccolgono complessivamente quasi 425 milioni di euro e poi da Finecobank della galassia Unicredit, terza in classifica con 351 milioni di euro. Anche Mediolanum e Banca Generali fanno bene sfondando il muro dei 300 milioni di raccolta netta su base mensile. Menre Allianz Bank si posiziona a distanza pur se in territorio positivo con 148 milioni di euro, seguita da Finanza & Futuro Banca a quota 125 milioni di euro. Fanalino di coda anche questo mese è la rete di Banca Mps che continua in modo preoccupante a far segnare una raccolta netta in rosso, a febbraio con il segno meno per ben 115 milioni di euro.

Banca Fideuram

Banca Pop di Vicenza

Veneto Banca

Finanza & Futuro Banca

Banca Generali

Credito Emiliano

Ubi Banca

Azimut

Banca Medioalum

Finecobank

Consultinvest

Deutsche Bank

Consultinvest Investimenti sim, 50 la rete presieduta da Maurizio 40 Vitolo, cresce di altri 50 pf in un solo mese. È l’onda lunga della operazione di attacco ai pf di 20 16 14 11 Simgenia, la rete del gruppo 5 5 4 3 1 1 Generali che ha cessato l’attività lo 0 -3 scorso 31 dicembre, già segnalata nel -4 -11 numero di marzo di Bluerating (a pagina -20 53). Da segnalare anche lo sprint nel reclutamento di, Finecobank, Banca Mediolanum e Azimut che incrementano gli organici rispettivamente di 21, 16 e 11 professioni-40 sti. Chi registra la diminuzione più sensibile nella compagine pf? Stavolta è il turno di Banca Mps (nella foto l’ad -60 Fabrizio Viola) con 11 promotori finanziari in meno rispetI dati sulla raccolta netta sono in milioni di euro, mentre quelli sulla raccolta netta procapite sono in migliaia di euro. to a gennaio.

Nel grafico in basso sul reclutamento si considera il numero di pf. Elaborazioni Bluerating su dati Assoreti


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L’a.d. Donato Borgonovo svela i piani di crescita di AZ Investimenti sim

Il futuro dei nostri pf? Leader per portafoglio di Marco Muffato AZ Investimenti sim vuole ritagliarsi un ruolo di primo piano nel gruppo Azimut e nel mercato. Come spiega l’amministratore delegato Donato Borgonovo, che in questa società è entrato nel maggio 2007 come responsabile Lombardia, dopo 20 anni trascorsi in Banca Fideuram. Borgonovo, partiamo dal business. Quali sono i vostri obiettivi di raccolta netta nel 2014? AZ Investimenti, coerentemente con tutto il settore e con il gruppo Azimut, ha battuto nel 2013 il suo record di raccolta con 450 milioni di raccolta netta in risparmio gestito. E per quest’anno le prospettive sono ancora più promettenti. Il nostro obiettivo è di 500 milioni di raccolta netta in gestito ovvero una raccolta pro capite di poco meno 2,5 milioni di euro per i nostri 220 pf. Sono ottimista, nei primi due mesi abbiamo raccolto 100 milioni di euro di gestito e proseguendo a questi ritmi già a ottobre potremmo aver raggiunto il nostro obiettivo annuale.

Donato Borgonovo

La strada dello sviluppo sta passando anche attraverso politiche inedite di selezione e inserimento nella rete di ex broker, gestori e venture capitalist, in cerca di nuove avventure professionali

Nei risultati di inizio anno c’è lo zampino di Libera Impresa, il progetto del gruppo Azimut a sostegno delle imprese? Libera Impresa è certamente un traino eccezionale per stabilire una relazione con gli imprenditori e far loro comprendere la nostra capacità di partnership nei loro confronti. Stiamo intavolando trattative importanti che andranno in porto nei prossimi mesi e prima dell’estate potremo misurarne gli effetti. Come vuole caratterizzarsi AZ Investimenti nell’universo Azimut? Puntiamo ad avere entro il 2015 pf dal portafoglio pro capite pari 20 milioni di euro, con il portafoglio medio più alto del mercato. Oggi il pro capite è di 12,5 milioni di euro, ma al nord è già di 15 milioni di euro. Conseguentemente, l’attuale patrimonio complessivo di 2,7 miliardi di euro, di cui in gestito 2,5 miliardi, auspichiamo possa passare a 3 miliardi nel 2014 e a 4 miliardi nel 2015.

Stoppani, Vincenzo Falsitta e Carlo Barontini. Con loro continuiamo una strada intrapresa nel 2011, quando è venuto a lavorare in AZ Investimenti Andrea Zavolta, per 15 anni in Arca come gestore senior del fondo Equity Usa. Dopo un iniziale ambientamento e grazie alla sua preparazione, Zavolta in appena due anni ha realizzato un portafoglio superiore ai 50 milioni di euro. Così come crediamo molto anche in Stefano Miari, ex venture capitalist per EarlyBird Venture Capital, chiamato a sviluppare relazioni e accordi con la clientela istituzionale.

A proposito di portafogli, state attuando una politica di inserimento di ex broker e gestori nella rete dei pf. Con quali risultati? Abbiamo deciso di intercettare professionisti come i broker, in difficoltà per effetto dei cambiamenti normativi, perché lavorano nel settore finanziario, hanno un portafoglio di relazioni importanti ed entrando in AZ Investimenti trovano un gruppo capace di assecondarne idee e esigenze peculiari. Così sono arrivati da noi quattro broker di Equita sim come Maurizio Pedrazzini, Marco

Novità nella struttura manageriale di vertice? Fabio Arioldi, dal 2007 in AZ Investimenti dopo una permanenza in Banca Fideuram di dieci anni, è il nuovo area manager del Triveneto, cioè di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Arioldi si aggiunge agli altri area manager, che sono Augusto Bizzo per Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Campania, Augusto Cazzaniga per Lombardia e Liguria e Riccardo Maffiuletti ancora per Lombardia e Piemonte. Aggiungo la business unit specializzata sul recruiting in tutto il territorio nazionale affidata a Giancarlo Grammatico, ex area manager di Banca Euromobiliare, e Stefano Tosi. Grammatico e Tosi sono a capo di un progetto che prevede di raggiungere i 500 milioni di euro masse nel giro di un triennio. Un timing che stanno rispettando: nel giro di un anno e mezzo sono entrati già 250 milioni di masse. @marcomuffato

4

20

miliardi

milioni

L’obiettivo di patrimonio affidato dalla clientela entro il 2015. Oggi AZ ha 2,7 miliardi

Il portafoglio medio target per promotore entro il 2015. Il più alto del mercato


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Patrimonio e investimenti

Dare ai risparmi un’ottica di lungo periodo «O

gnuno ha dei sogni e dei desideri importanti da realizzare nella propria vita - osserva Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum - Passata l’ansia, l’incertezza, i timori che hanno segnato gli ultimi anni, in tema di risparmi, investimenti e finanza personale, sta ora cambiando l’orizzonte, cambiano le motivazioni, e gli obiettivi, nella gestione del patrimonio: tanti risparmiatori, piccoli e grandi investitori, e le loro famiglie, tornano a guardare più in là nel tempo, in un’ottica di lungo periodo, non si accontentano più di lasciare in “liquidità” il proprio denaro, e si chiedono: «che progetto, che pro-

Stefano Volpato

spettiva, devo dare ai miei risparmi?». Cosa vogliono oggi realmente le persone? «Confidare, nel futuro. Semplicità degli strumenti finanziari da utilizzare, e chiarezza di linguaggio. Personalizzazione, perché ognuno ha esigenze, situazioni e obiettivi diversi. Assistenza e consulenza di qualità, perché si tratta di scelte e decisioni importanti, che impattano sulla qualità di vita presente e soprattutto futura». In sostanza: «desidero valorizzare nel tempo, i risparmi e i sacrifici di una vita, con l’obiettivo di dare valore al mio denaro attraverso un’adeguata pianificazione finanziaria». E anche: «voglio poter guardare al futuro con tranquillità, per me e i miei cari. Per questo ho bisogno di una soluzione adeguata, perché domani la serenità dei miei familiari dipenderà dalle scelte che faccio oggi. Ecco perché ci occorre uno strumento finanziario per il passaggio generazionale e la pianificazione successoria». Mediolanum My Life, la nuova polizza interamente personalizzabile di Mediolanum Vita S.p.A., la compagnia assicurativa del Gruppo Mediolanum, è la risposta concreta a tutte queste esigenze. Raccoglie e mette a disposizione, in un’unica soluzione, il valore della pianificazione finanziaria, i vantaggi delle tutele assicurative, e importanti benefici fiscali. Per valorizzare il patrimonio nel corso del tempo, il cliente può costruire il proprio portafoglio assicurativo scegliendo tra oltre 100 Fondi, attentamente selezionati e appartenenti all’offerta del Gruppo Mediolanum e a quella di 10 tra le più

Tanti risparmiatori, piccoli e grandi investitori, e le loro famiglie, tornano a guardare più in là nel tempo, in un’ottica di più lungo periodo, e si chiedono: «che progetto, che prospettiva, devo dare ai miei risparmi?»

prestigiose Case d’investimento mondiali. Personalizzazione e flessibilità dell’investimento sono poi ulteriormente incrementate dal fatto che l’Investitore-Contraente ha sempre la possibilità di modificarlo e adattarlo alle proprie esigenze e obiettivi di vita che, nel tempo, possono evolvere e cambiare. «Per tutti questi motivi, Mediolanum My Life è uno straordinario “contenitore”, all’interno del quale è possibile individuare la soluzione personalizzata coerente con i bisogni del singolo cliente» rileva Volpato: «ecco perché è una soluzione che si connette, in maniera molto concreta, ai nostri bisogni e alla nostra vita. Ecco perché è come una “Scatola”, che contiene tutti gli strumenti adeguati per permetterci di realizzare gli obiettivi più importanti».

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Prima dell’adesione leggere il Prospetto d’Offerta e le Condizioni Contrattuali disponibili su www.bancamediolanum.it e presso i Family Banker®. Versamento minimo euro 50.000. Verificare i rischi connessi all’investimento. La corresponsione degli importi periodici relativi al Decumulo Finanziario, commisurato al capitale netto versato e attivabile in presenza di un ammontare minimo sul Contratto di euro 20.000, comporta una corrispondente riduzione del numero delle quote dei Fondi scelti e conseguentemente del valore dell’investimento. Mediolanum My Life non offre garanzia di restituzione del capitale. Per le condizioni economiche e contrattuali del conto corrente Double Chance di Banca Mediolanum, dedicato al versamento dei premi mediante Pic Programmato, è necessario fare riferimento al Foglio Informativo e alle Norme disponibili nella sezione Trasparenza del sito www.bancamediolanum.it e presso i Family Banker®?

La Banca solidale e sostenibile Il “Premio ABI per l’innovazione dei servizi bancari” per la categoria “La banca solidale e sostenibile” è appena stato assegnato al progetto “Possiamo crescere tutti insieme” di Banca Mediolanum. Il prestigioso riconoscimento è stato attribuito al supporto concreto, tangibile e immediato che la Banca ha fornito ai propri clienti e collaboratori che si sono trovati in momenti di temporanea difficoltà. Il riferimento è ai numerosi interventi messi in atto dalla Banca in diverse occasioni a favore dei propri clienti dal crac Lehman alle varie calamità naturali che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi anni. In totale l’istituto milanese ha erogato circa 160 milioni di euro sotto forma di liberalità e 5 milioni di euro di mancati ricavi per facilitazioni finanziarie e creditizie concesse.

Questa è una pagina di informazione aziendale con finalità promozionali. Il suo contenuto non rappresenta una forma di consulenza né un suggerimento per investimenti.


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Tre nuovi ingressi di peso per la rete guidata da Rebecchi

Promotori, tris di Bnl Bnp Paribas di Andrea Giacobino Prime mosse importanti della rete dei pf di Bnl Bnp Paribas. La struttura Sviluppo e promozione finanziaria della banca si arricchisce di tre nuovi ingressi, due dei quali assumono ruoli di responsabilità territoriale per garantire il presidio e l’attività della rete a livello locale, mentre il terzo rientra nell’organizzazione centrale. Sono Paolo Cecconello, Massimiliano Domizio e Cristiano Gargiulo, professionisti con lunga esperienza nel settore della promozione finanziaria. Cecconello diventa responsa-

bile per l’area Campania, Puglia e Basilicata. Ha lavorato in Fineco e in Credem. L’area della dorsale adriatica, invece, viene affidata a Domizio, proveniente da Tercas e da Banca Euromobiliare. Il responsabile contrattualistica e pagamento provvigioni è invece Gargiulo, con un passato in Credem. Sviluppo promozione finanziaria, guidata da Ferdinando Rebecchi (ex Banca Euromobiliare e Credem, nella foto), a fine febbraio aveva comunicato la nomina di

Carmelo Salamone (ex Bpvi) come nuovo responsabile commerciale della rete. La struttura che opera nell’ambito della divisione retail e private, guidata dal vice direttore generale della banca, Marco Tarantola, procede così nel suo sviluppo per essere sempre più innovativa e completa, con un’offerta ampia e distintiva, che deriva dal know how di Bnp Paribas e dall’appartenenza a una banca nazionale come Bnl. @andreagiacobin1

IL PROMOTORE IN ROSA

Donne fatevi avanti Servono più pf in rosa Le donne sanno essere promotrici migliori di molti maschi. Questa in sintesi l’opinione di Claudia Guida (nella foto), professionista del gruppo Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Quali sono le principali differenze tra il modo di fare promozione al maschile e quello al femminile? Sostanzialmente il promotore finanziario donna viene preferito dal cliente per le sue caratteristiche che meglio predispongono all’ascolto e all’attenzione, non trascurando che gli argomenti finanziari in fondo attengono sempre alla sua sfera familiare e strettamente privata. Infatti la donna ha generalmente una più spiccata attitudine introspettiva verso gli altri, qualità questa che normalmente e senza troppa fatica le attribuisce una dote relazionale “avvolgente e gratificante” verso il cliente e la sua famiglia, i quali nella maggior parte dei casi cercano un consulente che gli trasmetta capacità gestionali, conservative e protettive del loro benessere, nel tempo.

Come ha scelto di intraprendere questa professione sapendo che avrebbe lavorato in un mondo frequentato perlopiù da maschi? L’approccio a questa professione è avvenuto per scelta e non per caso, sono laureata in giurisprudenza e durante il praticantato forense mi accorsi già di muovere i primi passi in un ambiente lavorativo a misura d’uomo. Ho iniziato la professione da promotrice in Fininvest, una grande scuola di vita e di conoscenze, adesso penso di svolgere il ruolo assegnatomi in Bppb con assoluto senso di responsabilità, dignità e dovere verso l’istituto, nonostante il periodo. I promotori uomini, sono solo colleghi con i loro pregi e difetti, esattamente come lo sono le colleghe donne. Mi auguro in un futuro di vederne sempre di più al mio fianco, nella rete di promozione della Bppb e nelle reti italiane. Ritiene che aumenteranno le promotrici donna? Io spero di sì. Certamente dipende-

rà da ciò che si avrà il coraggio di investire sul capitale umano donna all’interno delle reti. Vedo ancora poche donne nei posti di vertice e di responsabilità all’interno degli istituti finanziari, e ciò rappresenta un limite per le aziende in generale. Un’azienda che ha all’interno un buon numero di professioniste donne, secondo me ragiona meglio e di conseguenza produce meglio e con minor fatica. Ritiene che una donna sia avvantaggiata o svantaggiata nel lavoro di promotore? Ritengo che la donna in ogni tipo di professione e attività, parta sempre svantaggiata nei confronti di un uomo. È ancora un retaggio culturale. In particolare in un mondo come il nostro nel quale contano i budget, con soddisfazione per quel che mi riguarda, ho sempre dimostrato negli anni di avere i numeri ma mi sono sempre soffermata a riflettere e far riflettere soprattutto i colleghi uomini, che dietro le ambizioni, i budget, i numeri e il fatturato, ci sono le persone con i loro problemi e le loro storie. Alcuni hanno capito e nel tempo si sono migliorati come promotori e come uomini, altri hanno fatto finta di non capire. @gianlucabaldini

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VISTI DA VICINO

Professionisti allo specchio


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La volontà è quella di ottimizzare i rapporti con la clientela

25 nuovi promotori nel 2014 di Sol&Fin di Gianluca Baldini Solidarietà & Finanza sta crescendo molto e ha in programma diverse novità. Ne abbiamo parlato con Daniele Albini (nella foto), direttore delcommerciale l’azienda fondata da Gianfranco Cassol. Quali sono i progetti di Solidarietà & Finanza per il resto del 2014? Il 2013 è stato un anno molto favorevole per la nostra società, nel 2014 vogliamo crescere ancora e incrementare il numero dei nostri clienti a cui offrire un’assistenza finanziaria diretta, di elevata quali-

tà, e come nostro stile assolutamente libera da conflitti di interesse. Per fare questo abbiamo pianificato incontri specifici con la nostra rete di professionisti super partes. Incontri di taglio pratico per portare idee su come individuare nuovi clienti e discutere di suggerimenti tecnici e soluzioni per una corretta relazione con quelli già acquisiti; stiamo attivando iniziative di ricerca prospect che siamo certi daranno buoni risultati. Che novità potete annunciare a livello di reclutamento? Cosa ci può dire a riguardo?

La società guidata da Motta ha messo a segno una raccolta al top

Banca Generali, in tre mesi 800 milioni La raccolta netta totale di Banca Generali nei primi tre mesi dell’anno, da clientela esclusivamente retail (risparmiatori privati), ha superato gli 800 milioni di euro, segnando il migliore andamento tri-

Intendiamo ampliare la nostra rete di professionisti che già presidia tutto il territorio nazionale dalle grandi città ai piccoli centri di provincia. Noi ci siamo dati un certo dimensionamento, e stiamo lavorando per inserire 25 nuovi colleghi entro la fine dell’anno. Per concludere, ci può dare qualche dato su come è andato il 2013 per Solfin? Come detto, è stato un anno molto favorevole. I nostri professionisti super partes sono stati molto soddisfatti per la raccolta, con un incremento del 27% rispetto al già buono 2012, e di conseguenza con un incremento delle commissioni. @gianlucabaldini

mestrale nella storia della banca. Lo segnala la stessa società in una nota. Marzo ha contribuito per 280 milioni di euro, di cui 211 realizzati dalla rete Banca Generali e 69 milioni da Banca Generali Private Banking. La raccolta del mese evidenzia una crescita di oltre il 40% rispetto alla media degli ultimi 12 mesi (198 milioni di euro) e si contraddistingue per la forte propensione alle soluzioni gestite (678 milioni da inizio anno e 260 milioni a marzo).

LUCI&OMBRE

Per la Cassazione la prudenza non è virtù

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a veramente dell’incredibile la sentenza della Cassazione 24/2/2014 numero 4393. Se fosse applicata al sistema in generale, farebbe saltare tutto il mercato italiano. Un cliente ha contestato la sua banca perché nella gestione era stata troppo prudente e anziché investire al 30% in azioni, come consentiva il contratto, si è limitata a percentuali molto più basse, dal 3 al 13%, in ogni caso ottenendo sempre esiti positivi per il cliente. La Corte d’Appello aveva approvato il comportamento prudente della banca, ma la Cassazione ha individuato nella prudenza dell’istituto una violazione del mandato che le consentiva di investire i quattrini del cliente in una percentuale più ampia. Il comportamento

della banca era “gravemente colposo perché ispirato a un criterio ‘prudenziale’, in violazione degli obblighi assunti, riducendo la quota azionaria dell’investimento (oscillante dal 3,21% al 13,47% a fronte del limite massimo stabilito del 30%) e determinando una redditività di gran lunga inferiore a quella realizzabile”. Questo nonostante i risultati del triennio siano stati tanto positivi da superare quelli del mercato e quelli medi dei fondi di analogo contenuto. Al cliente bisogna quindi dare il migliore rendimento possibile nel periodo, per quanto breve, e non bisogna tutelarlo dall’imprudenza più di tanto. “Il cliente ha diritto di pretendere in ogni momento che il gestore gli assicuri il miglior rendimento possibile”. Concetto

di Fabrizio Tedeschi*

che sappiamo tutti è impossibile da realizzare. Aspettiamo le sentenze contrarie che dicano che il cliente va gestito in modo prudente e quindi investito in azioni al di sotto del limite contrattuale previsto per le azioni stesse o comunque per strumenti finanziari ritenuti pericolosi. È sufficiente che si giri il mercato per vederle arrivare. La sentenza della Cassazione deve essere criticata e non accettata dagli intermediari per le sue conseguenze. Ci auguriamo che quanto prima i principi enunciati siano rivisti al contrario dalle Sezioni Unite. *tedeschi@alezio.net

L’INTERVENTO

di Gianfranco Cassol*

Quanto conta il comportamento Al Salone del Risparmio uno degli argomenti più ricorrenti ha riguardato la tendenza a “ribilanciare i portafogli di investimento della clientela privata sulla base delle singole esigenze e non più su modelli tecnici”. Questa è una tendenza che giunge parecchio in ritardo rispetto a ciò che da anni importanti economisti, anche Premi Nobel, hanno ben spiegato scientificamente e divulgato. È quindi un problema di non conoscenza di ciò che l’economia comportamentale e l’economia sperimentale ormai da anni hanno evidenziato, unito alla mancanza di applicativi tecnologi specialistici ad hoc, che ancora oggi per la maggior pare del mercato hanno impedito di costruire “portafogli comportamentali dinamici”, ma unicamente “portafogli tecnici”, cioè portafogli che interpretano un solo aspetto del modo d’essere e di comportarsi del risparmiatore nelle sue decisioni d’investimento e che pertanto non riescono a rappresentarlo correttamente. A questo proposito, è utile citare Colin Camerer del California Institute of Technology, il quale sostiene che “la ricerca della massimizzazione dell’utilità degli investimenti corrisponde a un’interpretazione ridotta dei processi che guidano il cliente nelle decisioni degli investimenti”. Lo stesso Daniel Kanheman, Premio Nobel 2002 per l’Economia, afferma che “i principi secondo i quali gli investitori sono agenti razionali mossi solo da considerazioni di massima utilità sono semplicemente falsi e smentiti dai fatti”. Ecco quindi l’esigenza di un rinnovamento anche sul piano pratico, come sostiene un altro Premio Nobel per l’Economia (2008), Paul Krugman. “L’economia deve rinascere su nuove basi: meno modelli teorici estranei al mondo reale”. Per un investitore le rappresentazioni mentali (prima) e i calcoli mentali (poi) strutturano le preferenze, che determinano le scelte di investimento (Prospect Theory A. Tversky e D. Kahnemann). Queste considerazioni ci dicono che le decisioni finanziarie non hanno una relazione semplicemente con il guadagno, ma sono guidate anche da motivi intangibili, come evitare le perdite e non provare delusione-rimpianto in caso di uscita dall’investimento. *presidente e a.d. di Sol&Fin sim


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VALZER DELLE POLTRONE di Gianluca Baldini Andrea Balbo fa il suo ingresso in Banca Generali

Banca Generali ingaggia un ex Intesa Private a Venezia. Secondo quanto riporta Milano Finanza, la squadra guidata dall’area manager del Nord Est Leandro Bovo ha dato il benvenuto di recente ad Andrea Balbo, proveniente appunto dal gruppo Intesa, che farà riferimento al manager del territorio Adalberto Simionato. Sono già più di 20 gli ingressi registrati da Banca Generali da inizio anno.

BlackRock pesca tra i gestori di Lombard Odier

BlackRock ingaggia un gestore ex Lombard Odier: si tratta di Michal Wozniak, entrato nella divisione debito mercati emergenti. Wozniak, che aveva lasciato il gruppo di Ginevra la scorsa estate, sarebbe entrato in BlackRock già alla fine del 2013 unendosi al team guidato dall’ex Bnp Paribas IP, Sergio Trigo Paz. Nel nuovo ruolo, Wozniak ha la responsabilità di gestire diverse strategie, tra cui debito sovrano, debito locale e investimenti in valute dei mercati emergenti. In termini di gestione dei fondi, Wozniak è stato nominato co-gestore del fondo BSF Emerging Market Flexi Dynamic Bond insieme a Trigo Paz e Laurent Develay. Wozniak farà anche parte della copertura regionale per l’area Emea, dove lavorerà con Raphael Marechal e Michel Aubenas. Wozniak ha 13 anni di esperienza nel settore degli investimenti maturate anche in Credit Suisse e JP Morgan.

Quindici nuovi professionisti entrano in Ubi PI

Ubi Banca Private Investment amplia la squadra di promotori finanziari e punta sul wealth mana-

gement. La rete guidata da Cesare Colombi ha inserito 15 nuovi professionisti in tutta Italia negli ultimi tre mesi e intende raggiungere quota 1.000 entro il 2017 dai 652 di fine gennaio 2014 (fonte Assoreti). In particolare tra gli ultimi ingressi si segnala quello di Gianni Abbondanza, ex Banca Cesare Ponti, che avrà la responsabilità dello sviluppo del canale wealth management nell’area di Genova.

Gianfranco Forner sale ai vertici di Veneto Banca

Continuano i movimenti tra i manager di Veneto Banca. Questa volta il cambiamento avviene al vertice della struttura che riunisce le filiali del Veneto Orientale e del Friuli, con la nomina di Gianfranco Marco Forner a responsabile della Direzione Territoriale Nord Est.

Banca Akros conferma Tarantini presidente per la quarta volta

Banca Akros ha confermato Graziano Tarantini alla presidenza per un altro mandato, il quarto consecutivo. Lo ha deciso l’assemblea dei soci della controllata della Popolare di Milano alla quale Tarantini si dedica da anni. Akros, insieme alla Popolare di Mantova, è una delle due controllate non toccate dal riassetto voluto dal nuovo a.d. Giuseppe Castagna nell’ambito del nuovo piano industriale. Il progetto prevede di assorbire nella capogruppo di Piazza Meda sia la banca online Webank (oggetto di una lunga ispezione da parte di Bankitalia) sia il credito al consumo di Profamily così da creare sinergia di scala e prepararsi al modello di banca del futuro.

Franklin Templeton nomina Dunn head of discretionary Uk

Franklin Templeton Investments ha nominato Mark Dunn nuovo head of discretionary per il Regno Unito. È quanto riporta il sito web Investment Europe, precisando che Dunn sarà operativo a partire dal prossimo 1° aprile 2014 e che sarà basato a Londra, dove riporterà ad Alex Brotherston, capo delle vendite retail per il Regno Unito. Nel nuovo ruolo, Dunn sarà responsabile della distribuzione di fondi nell’ambito del canale discretionary e della gestione del team di vendite discretionary. Lavorerà insieme a Mark Elliott, capo della consulenza per il Regno Unito, entrato nel gruppo lo scorso anno dopo aver lasciato BlackRock. Prima di entrare in Franklin Templeton

no di prevedere la direzione del mercato azionario e suggerire di conseguenza agli investitori che titoli comprare e vendere.

Un italiano si aggiunge al team di Selectra Management Company

Un italiano va a rafforzare il team commerciale di Selectra Management Company, la società di gestione indipendente lussemburghese diretta da Marco Cipolla che offre servizi relativi alla creazione, gestione e distribuzione di

POLTRONE SCOTTANTI

Fabio Arioldi guiderà il Triveneto di AZ Investimenti AZ Investimenti sim, la rete dei promotori finanziari del gruppo Azimut guidata dall’amministratore delegato Donato Borgonovo (nella foto), ha nominato il nuovo area manager del Triveneto (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) e definito i manager che completano la struttura di comando della rete. Alla guida del territorio, che vale oggi 500 milioni di euro di patrimonio e che è sviluppato da 35 pf, è stato designato il bergamasco trentanovenne Fabio Arioldi, che lavora in AZ Investimenti sim dal 2007 dopo una permanenza di dieci anni in Banca Fideuram. Confermato Luigi Ferrari nel ruolo di divisional manager, sono stati nominati regional manager i quarantenni Federico Marzaroli, che lavora nel gruppo Azimut dal 2000 e Simone Manferdini, da due anni in AZ Investimenti sim e proveniente dall’ex Banca Network.

Investments, Dunn ha lavorato per Carmignac Gestion e, prima ancora, in LV Asset Management, FundQuest, Insight Investment, Lombard Odier e Fleming Asset Management.

Lee lascia Jp Morgan per prendersi un periodo sabbatico

Giri di poltrone in JP Morgan Chase. Thomas Lee, responsabile della strategia sull’azionario della società dal 2007, ha deciso di lasciare la banca per “prendersi del tempo lontano dal lavoro”, come ha fatto sapere lo stesso istituto di credito. In forza a JP Morgan da 15 anni, Lee è tra gli esperti che cerca-

fondi comuni di investimento, armonizzati e non. Il neo-entrato è Sebastian Siliberto-Neri, nato a Taranto, che appena ventinovenne ha già maturato una robusta esperienza nel settore del risparmio in realtà del livello di Aig Europe, Natixis e Compagnie de Gestion et Investissements. Con l’ingresso di Siliberto-Neri, Selectra Management Company si propone di rafforzare la sua attività commerciale sul mercato italiano, svizzero e inglese.

Raiffeisen rafforza la squadra di gestori con Wolfgang Pinner


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HEAD HUNTING Raiffeisen Capital Management rafforza il team di gestione con la nomina di Wolfgang Pinner , esperto di Investimenti Socialmente Responsabili, nel ruolo di chief investment officer sustainable and responsible investment. Pinner, 48 anni, ha maturato sin dal 1988 una forte esperienza nell’ambito delle operazioni su titoli e degli investimenti. Si è formato professionalmente ricoprendo diversi ruoli in Erste Bank e Unicredit Bank Austria. Nel 2001 è poi diventato chief investment officer dell’odierna VBV Pensionskasse, dove ha iniziato a specializzarsi nell’ambito del Sri. Nel 2006 è diventato Head of SriInvestments presso Erste-Sparinvest e nel 2012 Chief Sustainability Investment Officer presso Erste Asset Management. Con lui fa il suo ingresso in Raiffeisen KAG il gestore Thomas Motsch (33 anni), che, come Pinner proveniene dal team SRI di Erste-Sparinvest.

Vontobel AM rivoluziona la boutique Quality Growth Equity

Riorganizzazione all’interno di Vontobel Asset Management. Il gruppo ha promosso Rajiv Jain e nominato Philipp Hensler alla carica di co-chief executive officers (ceo) della boutique Quality Growth Equity con sede a New York, mentre Henry Schlegel, che negli ultimi 26 anni ha ricoperto la carica di ceo di Vontobel Asset Management, Inc. (Vamus), diverrà presidente del consiglio di sorveglianza della società. Le nomine saranno effettive dal 1° luglio 2014. Con la struttura dei co-ceo, precisa Vontobel, si procederà a una separazione delle funzioni di gestione aziendale e gestione degli investimenti. Questo consentirà di rafforzare e tutelare l’integrità del team d’investimento, potenziando anche il modello operativo. Nel quadro della nuova struttura di leadership, Rajiv Jain manterrà le mansioni e responsabilità principali svolte nel ruolo di chief investment officer, mentre Philipp Hensler sarà responsabile di tutti gli aspetti aziendali non direttamente correlati alla gestione degli investimenti, tra cui l’assistenza alla clientela, operatività e finanza

HOT SPOT

Fideuram fa incetta di reclutamenti

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ono venti i promotori finanziari inseriti tra gennaio e febbraio nelle due reti del gruppo Banca Fideuram, guidato dall’amministratore delegato Matteo Colafrancesco. Tra gli ultimi arrivati a fine febbraio in Banca Fideuram c’è Francesca Floridia, proveniente da Banca Mps, che svilupperà l’attività in Emilia Romagna. Mentre in San Paolo Invest ha fatto il suo ingresso Giancarlo Marchioni, già Veneto Banca, che incrementerà il business in Veneto. Infine, sempre in San Paolo Invest sono entrati altri due ex Banca Mps. Si tratta di Giovanni Brunetti e Fortunato Fazio, entrambi operanti in Campania. Novità anche per il private del gruppo. Tra i professionisti arrivati in Sanpaolo Invest nel corso del 2013, che si sono distinti per gli ottimi risultati di raccolta, con importi compresi tra 10 e 30 milioni di euro circa, il gruppo segnala i tre private banker Riccardo Rossi, Stefano Polese e Massimo Bernabucci. Parlando della sua esperienza, Riccardo Rossi dice di aver scelto una realtà come Sanpaolo Invest per la solidità del gruppo di cui fa parte. Massimo Bernabucci, invece, ha scelto Sanpaolo Invest per l’appartenenza ad un grande gruppo. Stefano Polese, sulle motivazioni che lo hanno portato in Sanpaolo Invest ha detto: “tutto si basa sulla vera consulenza ed è questo il valore aggiunto che io voglio dare ai miei clienti, perché la differenza vera con le altre realtà è questa”.

e legal and compliance. Philipp Hensler vanta 25 anni di esperienza nell’ambito dei servizi finanziari in Europa e negli Stati Uniti. Di recente è stato ceo e presidente di Oppenheimer Funds Distributors, dove è stato responsabile della distribuzione per un patrimonio gestito di circa 230 miliardi di dollari. Henry Schlegel ha diretto l’azienda durante 26 anni che hanno visto il patrimonio gestito crescere da 150 milioni di dollari a più di 40 miliardi di dollari.

Federico Marzi seguirà il marketing di Muzinich & Co

Federico Marzi è il nuovo responsabile per lo sviluppo commerciale e il marketing di Muzinich & Co in Italia. Marzi, 40 anni, ha un’esperienza nel risparmio gestito maturata in società internazionali e italiane. Proviene da Euromobiliare Asset Management sgr, dove ha ricoperto il ruolo di direttore commerciale. Nel nuovo ruolo all’interno della società attiva nel corporate credit, avrà il compito di consolidare il network dei clienti e sviluppare opportunità di business anche attraverso l’individuazione di nuovi canali distributivi.

Marco Orsi nuovo numero uno di Investec in Italia

Nuovo arrivo nel mondo del risparmio gestito in Italia. La sudafricana Investec Am ha fatto il suo ingresso nel Belpaese con l’apertura di un nuovo ufficio a Milano e ha nominato Marco Orsi in qualità di sales director per l’Italia. Orsi, che lavorerà con Sarah Pastore, sales manager dedicata al mercato italiano, proviene da Allianz Global Investors, dove era head of retail distribution per l’Italia e, precedentemente, ha lavorato in Bnp Paribas Asset Management. “Riteniamo che il mercato italiano possa essere una buona opportunità per un investitore globale come Investec Am, attivo su mercati emergenti, azioni e obbligazioni, materie prime, azionario in generale, multi asset, mercati di frontiera”, ha commentato Stef Bogaars, managing director, european client group. “Crediamo che nell’attuale contesto di mercato gli investimenti dovrebbero essere più globali e meno locali e Investec Am è un partner ideale per questo obiettivo. Abbiamo anche una prospettiva diversa grazie a una struttura verticale che va da Cape Town a Londra e che ci differenzia da tutte le altre società di asset management: questo setup ci dà una chiara identità e uno stile di gestione diverso”.

di Marco Mazzoni*

Come si diventa private banker?

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l private banker, chiamato anche relationship manager, fornisce consulenza personalizzata di gestione patrimoniale ai clienti facoltosi (per intenderci quelli con disponibilità finanziare superiori ai 500 mila euro). È una delle poche figure professionali che non è stata scalfita dai ridimensionamenti di organico che hanno interessato tutto il comparto bancario negli ultimi anni perché è un elemento importante per portare nuovi clienti agli istituti di credito e accrescere le masse. Non esiste un percorso professionale specifico: alcuni banker arrivano dal retail, altri dall’asset management altri ancora dal corporate finance o dall’investment banking. Non manca poi chi ha seguito un percorso professionale nella consulenza aziendale e nella revisione conti (McKinsey, Accenture, Pricewaterhouse Coopers, Kpmg, …). Il private banker deve conoscere bene i mercati finanziari e i prodotti senza tralasciare i servizi non strettamente finanziari come l’ottimizzazione fiscale, la consulenza in opere d’arte, le successioni, le consulenze immobiliari. Questi servizi sono forniti grazie a divisioni interne delle banche oppure in outsourcing, quindi il private banker deve conoscere bene le strutture cui appoggiarsi per risolvere qualsiasi problema, dall’eredità alla dismissione di un’azienda di famiglia, dalla valutazione di una collezione alla compravendita d’immobili di prestigio all’estero. Il private banker deve possedere anche requisiti personali che gli consentano di sapersi relazionare bene in ambienti elitari. Pertanto deve aggiornarsi e acquisire notevoli competenze tecniche e di mercato, ma è anche fondamentale che potenzi le proprie attività di relazione e ampli il proprio network. È il network di conoscenze che spesso arrivano dalla famiglia a fare la differenza. Se manca quest’ultima, bisogna avere un certo tipo di contatti che si costruiscono soltanto frequentando determinati ambienti ed è per questo che una buona scuola è un punto di partenza fondamentale sia perché fornisce una preparazione adeguata sia perché mette in stretto contatto con i futuri clienti e colleghi. *presidente Magstat Consulting


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Breve sintesi delle delibere comunicate da Consob fra il 21 febbraio e il 27 marzo

In un mese 10 radiazioni Tra i provvedimenti resi noti figurano anche cinque sospensioni dall’attività A cura di Silvia Minola “Il promotore finanziario persegue l’interesse del cliente e si astiene da comportamenti in contrasto con tale obiettivo”. Così recita il codice deontologico dei pubblicato sul sito dell’Anasf. Un codice che purtroppo non sempre viene rispettato: dalle delibere pubblicate da Consob tra il 21 febbraio e il 27 marzo 2014, emerge che l’attività sanzionatoria della Commissione nei confronti dei professionisti si è concretizzata in poco più di un mese in 10 radiazioni, quattro sospensioni in via cautelare e una sospensione sanzionatoria. Casi isolati, dunque, segnalati nella quasi totalità dei casi dagli stessi intermediari che riscontrano delle irregolarità nel comportamento dei

loro promotori. Ma quando scattano le misure sanzionatorie nei confronti dei professionisti iscritti all’Albo? In base al regolamento in vigore, la Commissione dispone le sanzioni a seconda della gravità della violazione e tenuto conto dell’eventuale recidiva. In particolare, la radiazione avviene in caso di: offerta fuori sede o promozione e collocamento a distanza per conto di soggetti non abilitati; contraffazione della firma del cliente o del potenziale cliente su modulistica contrattuale o altra documentazione; acquisizione, anche temporanea, della disponibilità di somme o valori di pertinenza del cliente; comunicazione o trasmissione al cliente (attuale o potenziale) o alla Consob di informazioni o documenti non rispon-

denti al vero; sollecitazione all’investimento in violazione delle disposizioni contenute nel Testo unico; perfezionamento di operazioni non autorizzate dal cliente o dal potenziale cliente, a valere sui rapporti che lo interessano. La sospensione scatta invece in caso di inadempimento degli obblighi informativi previsti nei confronti del cliente, esercizio di attività o assunzione di qualità incompatibili ai sensi del regolamento, violazione della riservatezza sulle informazioni acquisite dai clienti o utilizzo di queste informazioni per interessi diversi da quelli strettamente professionali, accettazione dal cliente o dal potenziale cliente di mezzi di pagamento, strumenti finanziari e valori con caratteristiche difformi da quelle prescritte dal regolamento, percezione di compensi o finanziamenti, inadempimento degli obblighi sulla tenuta della documentazione. Infine, la Consob irroga una sanzione pecuniaria in caso di inosservanza degli obblighi di comunicazione nei confronti dell’Organismo e di alcune regole di comportamen-

to nei confronti dei clienti o dei potenziali clienti (nello specifico, il pf è tenuto consegnare copia di una dichiarazione da cui risultino gli elementi identificativi, gli estremi della sua iscrizione all’Albo e i suoi dati anagrafici, nonché il domicilio al quale indirizzare l’eventuale dichiarazione di recesso). Per ciascuna violazione citata, la Consob, tenuto conto delle circostanze e di ogni elemento disponibile, può disporre, al posto della sanzione prevista, quella immediatamente inferiore o superiore. In caso di necessità e urgenza, può inoltre disporre in via cautelare la sospensione del pf dall’esercizio dell’attività per un massimo di 60 giorni. In questo caso, la Commissione valuta la gravità degli elementi di cui dispone dando rilievo, in particolare, alle violazioni di disposizioni per le quali è prevista la radiazione, alle modalità di attuazione della condotta illecita e all’eventuale reiterazione della violazione. Sotto riportiamo i nomi dei destinatari dei provvedimenti comunicati dalla Consob (sul sito i testi integrali) tra il 21 febbraio e il 27 marzo.

Nome: Amato Carmelo Sichinolfi Provvedimento: radiazione Delibera: 18738 Data di pubblicazione: 21/02/2014

Nome: Alessandro Vitti Provvedimento: radiazione Delibera: 18743 Data di pubblicazione: 25/02/2014

Nome: Livio Corghi Provvedimento: radiazione Delibera: 18677 Data di pubblicazione: 20/03/2014

Nome: Bruno Esposito Provvedimento: radiazione Delibera: 18685 Data di pubblicazione: 14/03/2014

Nome: Stefano Nicolini Provvedimento: sospensione sanzionatoria per quattro mesi Delibera: 18684 Data di pubblicazione: 27/02/2014

Nome: Gianfranco Zanetti Provvedimento: radiazione Delibera: 18781 Data di pubblicazione: 27/02/2014

Nome: Claudio Tescari Provvedimento: radiazione Delibera: 18798 Data di pubblicazione: 13/03/2014

Nome: Ivano Corsini Provvedimento: sospensione cautelare per 60 giorni Delibera: 18778 Data di pubblicazione: 18/03/2014

Nome: Giuseppe Torrini Provvedimento: radiazione Delibera: 18769 Data di pubblicazione: 19/03/2014

Nome: Roberta Paparo Provvedimento: radiazione Delibera: 18819 Data di pubblicazione: 27/03/2014

Nome: Irene Pasini Provvedimento: sospensione cautelare per 60 giorni Delibera: 18779 Data di pubblicazione: 19/03/2014

Nome: Gianluca Calcagni Provvedimento: radiazione Delibera: 18768 Data di pubblicazione: 19/03/2014

Nome: Fabrizio Achille Quaini Provvedimento: sospensione cautelare per 60 giorni Delibera: 18785 Data di pubblicazione: 17/03/2014

Nome: Daniele Curati Provvedimento: radiazione Delibera: 18782 Data di pubblicazione: 19/03/2014

Nome: Claudio Cerioni Provvedimento: sospensione cautelare per 60 giorni Delibera: 18777 Data di pubblicazione: 03/03/2014


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Prosegue il roadshow cominciato il primo aprile

Invesco in tour Un nuovo ciclo di incontri con i professionisti A cura di Daniel Settembre Partito il primo aprile da Genova il roadshow “Invesco incontra: IDEE, la nuova asset class”, che toccherà 11 città italiane per poi chiudersi l’8 maggio a Palermo. Il ciclo di incontri, fa sapere Invesco, attraverserà l’Italia per presentare le nuove strategie d’investimento studiate per far fronte alla crescente domanda da parte degli investitori di un’autentica diversificazione e di una maggiore ripartizione del rischio complessivo dell’investimento. “Investitori e promotori si confrontano con una sfida cruciale: la ricerca di rendimento, quando molti portafogli sono investiti solo in obbligazioni o sono sovraesposti sui mercati emergenti”, ha spiegato Sergio Trezzi, head of european retail e country head di Invesco in Italia. “Per questo il nostro road show assume un valore strategico, in quanto ci consente di andare sul territorio, dove i promotori nostri clienti lavorano quotidianamente, e quotidianamente incontrano i risparmiatori loro clienti. Il tema a noi caro, al di là degli scenari e della ricerca di income, è rappresentato dalle soluzio-

Sergio Trezzi

ni multi asset, che permettono di cogliere le opportunità sui mercati globali e, che, secondo noi di Invesco, saranno il tema portante dei prossimi 12-18 mesi”. Sul tema multi asset, la casa d’investimento presenta il fondo Invesco Global Targeted Returns Fund, lanciato dalla sicav lussemburghese a dicembre e gestito da David Millar e dal suo team. Questo prodotto si pone l’obiettivo di ottenere un rendimento complessivo positivo in qualsiasi condizione di mercato, con un livello di volatilità inferiore

alla metà rispetto a quello dei titoli azionari globali. Nel roadshow non mancheranno outlook macroeconomici di John Greenwood, capoeconomista di Invesco, che sarà in videoconferenza, e analisi di mercato illustrate da relatori come Marco Lossani, professore di Economia politica alla Cattolica di Milano, e Andrea Monticini, docente di Economia monetaria e di Econometria sempre alla Cattolica. “Questo roadshow vuole essere un momento di confronto diretto e di condivisione dei valori e delle strategie di Invesco con i nostri interlocutori, promotori e private banker delle principali reti Italiane”, ha detto Giuliano D’Acunti, direttore commerciale Invesco per l’Italia. “Nostro fermo obiettivo è supportarli nell’attività quotidiana di consulenza e approfondire insieme a loro i principali temi, le opportunità e le sfide del momento attuale. Abbiamo voluto concentrarci su punti strategici del territorio italiano, andando a trovare i nostri clienti nelle loro città e regioni, dove quotidianamente incontrano i loro clienti”, ha concluso D’Acunti. @DanielSettembre

Torna l’evento del trading L’appuntamento con l’ITForum è per il 22 e 23 maggio a Rimini Ritorna anche quest’anno la più importante fiera dedicata al trading online: l’appuntamento con la 15esima edizione dell’ITForum è per giovedì 22 e venerdì 23 maggio al Palacongressi di

Rimini. Il maggiore e principale evento italiano del trading online si arricchisce quest’anno con l’aggiunta del tema della previdenza

integrativa volta a sviluppare un confronto fra i maggiori player del mondo bancario e assicurativo sull’offerta di prodotti innovativi.

BREVI l IG Tre incontri sui contract for difference a Sud e nel Centro Italia Il Cfd Tour (i cfd sono i contract for difference, uno strumento finanziario il cui prezzo deriva dal valore di altre tipologie di strumenti d’investimento, n.d.r.) organizzato da Ig si sposta verso il Sud Italia. Il primo appuntamento gratuito sarà a Bari lunedì 14 aprile. L’evento avrà una durata di quattro ore circa e si terrà presso l’Hotel Majesty in via Gentile 97/B. I relatori saranno un analista del team di Ig e il trader Bruno Moltrasio. I docenti proporranno particolari tattiche di negoziazione, un outlook sui mercati internazionali e una serie di pattern di prezzo. Il seminario si sposterà il giorno seguente a Pescara. Un ciclo che si chiuderà mercoledì 16 aprile ad Ancona.

l ABI Un Forum dedicato a raccolta bancaria e al mercato dei capitali

L’Associazione bancaria italiana organizza per il 7 maggio il suo primo grande Forum su tutti i temi della finanza corporate, della raccolta bancaria e del mercato dei capitali. L’evento, che farà il punto sulle aspettative e le prospettive di crescita del mercato - partendo dai temi caldi dell’asset quality review, degli stress test della Bce e dell’impatto delle nuove regole di Basilea 3 - si strutturerà sui tre grandi filoni del capitale di rischio, del capitale di credito e del funding corporate. All’interno di queste macroaree saranno approfonditi con particolare attenzione i covered bond e le obbligazioni bancarie collateralizzate, le cartolarizzazioni, i bond senior unsecured, gli strumenti ibridi (AT1 e T2) e di common equity. Il Forum si focalizzerà inoltre sulle recenti opportunità di accesso al mercato dei capitali da parte delle imprese, come per esempio i corporate bond, le cambiali finanziarie, i minibond (con un bilancio a due anni dall’apertura di questo nuovo segmento di mercato), sul ruolo dei fondi specializzati nel credito corporate e sul tema dell’equity.

Una delle principali novità dell’evento - organizzato da Traderlink, Trading Library e Morningstar - sarà l’Advisory Village, luogo d’eccellenza per le società di asset management, per gli investor manager e per i promotori finanziari e i consulenti, che sarà posizionato all’interno del padiglione centrale, a conferma dell’importanza che riveste l’industria del risparmio gestito per milioni di risparmiatori italiani. Non mancheranno novità sul mondo del trading onli-

ne e sul particolare segmento del Forex. Non mancheranno poi i diversi trader che opereranno in tempo reale spiegando a mercati aperti le loro strategie. In questo senso, hanno già offerto la loro disponibilità il campione del forex Marco Tosoni, lo scalper sui titoli italiani Paolo Serafini, il trader intraday su Piazza Affari Biagio Milano, il cfd trader Pietro Paciello, il cambista Saverio Berlinzani e infine lo strategist Giovanni Zibordi.


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La consulenza esce dall’ufficio ed entra sempre più nel web Guardare alla leva tecnologica per far evolvere il proprio modello di servizio è una strategia che stanno adottando numerosi di Raimondo Marcialis* e Maurizio Primanni** attori finanziari in tutta Italia. La scelta oggi ha molto senso

P

romotori, clienti, banca e servizi digitali: esiste una combinazione virtuosa? Di seguito, proponiamo un’analisi sul tema. La distribuzione dei servizi finanziari in Italia: efficacia ed efficienza del modello banca-rete. La distribuzione dei servizi finanziari nel mercato domestico si sviluppa prevalentemente tramite tre modelli di business: n Il modello bancario tradizionale: distribuzione tramite filiali. n Il modello banca online: distribuzione tramite canali diretti. n Il modello banca-rete: distribuzione tramite promotori finanziari. Escludendo le banche online che ad oggi, dopo una prima fase di rapido sviluppo, stanno affrontando una fase di revisione dei loro modelli distributivi (per esempio, apertura di filiali tradizionali), la

distribuzione di servizi finanziari avviene prevalentemente tramite filiali tradizionali e promotori finanziari. Da un recente studio realizzato dall’università Bocconi, il modello di servizio più efficace risulta essere quello dei promotori finanziari. In particolare, l’analisi ha evidenziato tre specifici elementi di superiorità dei promotori. n Capacità di erogare servizi alle famiglie, in particolare servizi di investimento, ad alto valore aggiunto. I promotori attraggono maggiormente clienti orientati all’acquisto di servizi a maggiore valore aggiunto (in media l’incidenza delle commissioni da servizi rispetto al margine di intermediazione al 2012 è stata per le banche con promotori del 68% contro il 33% delle banche tradizionali) e hanno una maggiore capacità di assistere la clientela nella gestione

dei risparmi (in media l’incidenza delle commissioni da risparmio gestito, consulenza finanziaria e prodotti assicurativi è stata nel 2012 del 63% per le banche di promotori e del 13% per le banche tradizionali). n Efficienza operativa e flessibilità. I promotori sono maggiormente flessibili e più efficienti (in media il cost-to-income ratio al 2012 per le banche di promotori è stato del 56% contro il 69% delle banche tradizionali). n Capacità di reggere l’impatto della crisi finanziaria. In termini di redditività i promotori finanziari premiano maggiormente gli azionisti rispetto alle banche tradizionali, aggravate dalle rettifiche sui crediti e dalle svalutazioni dei titoli in portafoglio (al 2012 la media roe registrata presso le reti è del 30% contro il -5% registrato dalle banche tradizionali).


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Nonostante questi elementi di rilievo, anche il modello di servizio dei promotori necessiterà per il futuro di un rinnovamento per fare fronte alle continue evoluzioni delle esigenze della clientela. L’innovazione tecnologica per l’evoluzione del modello di servizio dei promotori finanziari. Guardare alla leva tecnologica per far evolvere il proprio modello di servizio è una strategia che stanno adottando numerosi attori finanziari. La scelta ha senso anche per rendere più efficace ed efficiente il modo di lavorare dei promotori. I razionali di tale scelta sono da ricercare in alcuni trend sociali che stanno caratterizzando l’attuale contesto di mercato. n Ampia diffusione di Internet: la diffusione di Internet in Italia sta raggiungendo il 50% della popola-

fasi del processo d’acquisto eseguire online o in filiale. n Maggior profittabilità sui clienti “Internet oriented”: alla clientela maggiormente attiva sull’Internet banking si associano spesso migliori tassi di cross-selling, maggior patrimonio gestito e maggiori ricavi dalla banca. Pensando all’attuale modello distributivo dei promotori finanziari, l’innovazione tecnologica può intervenire direttamente e positivamente sulle relazione esistenti tra banca, promotore e cliente. In particolare gli assi di relazione che potrebbero beneficiare dell’innovazione tecnologica sono: n Relazione banca-cliente: intesa come innovazione tecnologica applicata a nuovi servizi offerti al cliente.

ordini da smartphone per l’acquisto o la vendita di titoli e/o fondi, e via dicendo) direttamente a casa del cliente. n Strumenti di acquisizione nuova clientela: inteso come l’utilizzo di community online e social network da parte del promotore finanziario per sfruttare “l’oceano blu” di Internet al fine di sviluppare il proprio bacino di clientela (per esempio, con il profilo di LinkedIn che riporta il curriculum del promotore finanziario, con un gruppo di discussione su Facebook dedicato a particolari tematiche, eccetera). n Strumenti di education online: intesa come l’utilizzo da parte del promotore finanziario di strumenti di education disponibili online per accrescere il livello di educazione finanziaria della clientela (per esempio, strumenti tratti

Il tema dell’innovazione applicata all’attività dei promotori rappresenta una delle frontiere più rilevanti di sviluppo della professione per il futuro. Senza dubbio bisogna aspettarsi molti cambiamenti su questo versante zione italiana. Aumentano gli utenti connessi a Internet, gli utenti attivi nel mese, gli utenti attivi nel giorno medio, e circa due terzi delle famiglie hanno accesso a Internet da casa. n Forte penetrazione dell’Internet banking: circa 10 milioni degli italiani bancarizzati usano con continuità tutte le funzionalità del proprio Internet banking. n Ampia diffusione di dispositivi mobili: crescita a doppia cifra degli smartphone, che hanno segnato un +40% nel 2012 rispetto al 2011, e dei tablet, che hanno registrato nello stesso anno un +100% sempre sul 2011. n Mutamento nel comportamento d’acquisto: la ricerca di informazioni e la comparazione tra diverse possibili opzioni anche per prodotti e servizi finanziari avviene sempre più spesso tramite siti Internet (per esempio community, aggregatori, eccetera). n Sviluppo della multicanalità: il cliente è libero di scegliere quali

50% La quota della popolazione italiana presso cui è diffuso Internet attualmente

n Relazione banca-promotore: intesa come innovazione tecnologica applicata a nuovi servizi di cui può usufruire il promotore. n Relazione promotore-cliente: intesa come innovazione tecnologica per migliorare e rafforzare la relazione tra il cliente e il promotore finanziario. Innovazione tecnologica come mezzo per migliorare la relazione tra il promotore e il cliente. Relativamente alla relazione promotore-cliente, di seguito si riportano alcuni primi esempi di possibili innovazioni tecnologiche che il promotore potrebbe adottare per rafforzare il suo modello di servizio: n Strumenti di operatività in mobilità: inteso come l’utilizzo di dispositivi elettronici (personal computer, tablet, smartphone) da parte del promotore finanziario per erogare i servizi dispositivi per la propria clientela (per esempio, sottoscrizione cdi ontratti con firma elettronica su tablet, invio di

10 mln Sono gli italiani bancarizzati che usano tutte le funzionalità dell’Internet banking

da siti web specializzati per calcolare la previsione di spesa dei propri figli, per calcolare le spese di acquisto e gestione di asset immobiliari, e via dicendo). Riteniamo che il tema dell’innovazione tecnologica applicata al modello di servizio dei promotori finanziari sia una delle frontiere più rilevanti di sviluppo della professione per il futuro. Numerosi saranno presumibilmente i cambiamenti che verranno introdotti rispetto al modo di lavorare dei promotori finanziari, dovute a un sempre crescente sfruttamento della leva tecnologica, che andranno viste dagli operatori come opportunità di rafforzamento della relazione con i clienti attuali e di accesso ai segmenti di clientela più attenti all’uso della tecnologia applicata ai servizi finanziari. *consigliere delegato Zenit sgr **presidente Excellence Consulting

+40% È la crescita a doppia cifra degli smartphone segnata nel 2012 rispetto al 2011


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Al consulente (altrui) non far sapere quanto rende l’amministrato

Retrocessione tabù La curiosità di BLUERATING per ora è rimasta insoddisfatta A cura di Luca Spoldi Quanto e come le reti italiane remunerano i loro promotori finanziari per collocare prodotti e servizi di risparmio amministrato piuttosto che di gestito? E quanto potrà pesare il riordino delle aliquote fiscali? Domande a cui non è semplice dare una risposta, ma certo non ci aspettavamo che i primi dieci gruppi italiani del settore preferissero declinare. Certo, c’era di mezzo il Salone del Risparmio 2014; c’erano alcune trimestrali; c’era da capire bene l’impatto di un riordino della tassazione e ancora di più quello della Mifid II su temi delicati come la governance dei prodotti, gli “inducement”, l’informativa alla clientela e la remunerazione del personale. La sensazione, tuttavia, è che parlare di “mission” e di visione strategica, di filosofia dell’attività del promotore o del senso della consulenza operativa piuttosto che di quella indipendente piaccia alle mandanti molto di più che approfondire, anche solo attraverso indicazioni di massima e non

con informazioni puntuali, il tema del modello remunerativo che ciascun gruppo applica alla sua rete di promotori finanziari o private banker. Forse è per non dare troppe informazioni ai concorrenti attuali o potenziali in un momento in cui, sotto il peso delle ristrutturazioni in atto nel sistema bancario italiano, molti “grandi portafoglisti” possono essere tentati di cambiare casacca. O possono doverlo fare, nel caso di funzionari e manager bancari che si vedano proposto un cambio di atti-

vità nell’ambito del menzionato processo di ristrutturazione delle attività retail dei maggiori gruppi bancari nazionali. Del resto, secondo alcuni esperti contattati da BLUERATING, cercare a tutti i costi di arrivare a un costo medio per i prodotti e i servizi di risparmio amministrato distribuiti in Italia e da lì risalire a una percentuale media di retrocessione che sia in grado di far comprendere quanto a un promotore finanziario possa convenire “spingere” prodotti e servizi di questo tipo

Ribadire a volte fa bene Sia l’Albo che il Rui richiedono ai pf essenziali “requisiti di onorabilità e professionalità” Rimandi incrociati tra Assoreti e Ivass. La prima, con il cambio di denominazione varato dall’assemblea del 2 aprile, è diventata l’Associazione delle società per la consulenza agli investimenti. Il secondo è

l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e il primo gennaio del 2013 ha raccolto i poteri, le funzioni e le competenze del vecchio Isvap. I promotori hanno, più o meno direttamente, a che fare con tutti e due, dal momento che Assoreti è l’associazione che riunisce le società dalle quali i pf ricevono il mandato, mentre l’Ivass tiene il Registro unico degli intermediari assicurativi e riassicurativi (il cosiddetto Rui), al quale i pf sono

piuttosto che di risparmio gestito o assicurativo ha poco senso: chi, tra coloro che sono stati contattati nel corso di queste settimane, ha fornito qualche indicazione - ovviamente rigorosamente “off the record” ha sottolineato che ogni struttura applica un algoritmo differente dalle altre e che, specialmente quando una società prova a fare una proposta a un professionista che intende ingaggiare per schierarlo nella sua squadra, il “quanto” non è l’unica voce che in quel contesto specifico viene presa in considerazione, valutata e discussa. E, in ogni caso, va detto che in base alla composizione del portafoglioclienti che il professionista ha dalla sua le proposte vengono di volta in volta ricalibrate per arrivare a formulare un’offerta ad hoc, valida in quel caso ma magari non replicabile per altri. Insomma: volevamo provare a restituirvi delle medie di mercato, abbiamo scoperto che quando si tratta di soldi il mercato ragiona solo su casi specifici, o almeno così ci è stato detto. Adesso, se volete, parola ai lettori. @6inrete

chiamati a iscriversi - nell’apposita sezione E - in quanto “collaboratori degli intermediari”. Ora, nella circolare 17/2014 di Assoreti - relativa alle osservazioni fatte pervenire dall’associazione all’Ivass in merito al documento di consultazione numero 2 del 2014 emesso dallo stesso Istituto - all’Albo dei promotori si accede “e vi si permane solo previa attestazione di requisiti di onorabilità e di professionalità almeno equivalenti a quelli richiesti per l’accesso al Registro degli intermediari assicurativi”. Un altro punto in comune.

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L’ANALISI l Le reti che attraggono clienti “evoluti” Le reti specializzate sono più efficaci rispetto alle banche tradizionali nell’attrarre clienti orientati all’acquisto di servizi ad alto valore aggiunto. Questo il risultato di una ricerca condotta dai centri Paolo Baffi e Carefin dell’Università Bocconi e promossa da Anasf, che ha comparato i modelli di business nella distribuzione dei servizi finanziari italiani esaminando i bilanci di un campione di operatori rappresentativi di oltre il 75% di tutto il patrimonio gestito nel Bel Paese. Secondo l’indagine, nel 2012 in media l’incidenza di questo tipo di clienti era per le reti specializzate pari al 63%, contro un’incidenza media del 13% per le banche e del 21% per i gruppi bancari. La ricerca conferma che le reti sono più efficaci delle banche anche nell’assicurare negli anni un aumento della raccolta indiretta. La figura del promotore, poi, risulta ancora un “unicum” nel panorama europeo poiché, pur avendo ispirato lo statuto normativo del tied agent Mifid, ha conservato i suoi tratti distintivi. Un’osservazione che la Banca d’Italia dovrebbe tenere in conto in occasione dell’entrata in vigore delle norme che recepiscono le disposizioni in materia di politiche di remunerazione della direttiva 2013/36 dell’Unione europea, sui requisiti di capitale delle banche (Crd4). L’AGENDA Tasse, esami, scadenze: tutti gli aggiornamenti su www.bluerating.com


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Il gestito rende di più, ma molti clienti richiedono altre soluzioni

Promotori in bilico E le incombenze burocratiche non sono sempre remunerate Alla fine di febbraio, le banche operanti in Italia erogavano secondo l’Abi 1.855 miliardi di euro, dato ancora nettamente superiore alla raccolta totale da clientela (1.717 miliardi), a sua volta superiore al patrimonio dell’intera industria italiana del risparmio gestito, che per Assogestioni arrivava a poco più di 1.362 miliardi (contando anche quasi 647 miliardi di gestioni patrimoniali istituzionali). I primi tre gruppi italiani per patrimonio in gestione erano il gruppo Generali (365,86 miliardi), il gruppo Intesa Sanpaolo (257,74 miliardi) e il polo UniCredit-Pioneer Investments (109,22 miliardi). Come dire che gli spazi per crescere per il risparmio gestito ci sono certamente, tanto più che oltre che in depositi banca-

ri, polizze assicurative, titoli di Stato, corporate bond e prodotti di risparmio gestito - il patrimonio degli italiani resta in gran parte nel mattone (a fine 2012 il catasto italiano censiva oltre 72 milioni di immobili), mentre il risparmio amministrato resta un pilastro insostituibile, specie per quelle reti che fanno parte di gruppi bancari. Ma quanto rende l’amministrato a un promotore o a un private banker? Un professionista che opera per uno dei primi cinque gruppi italiani, con un patrimonio di riferimento superiore ai 30 milioni di euro, ci ha fornito qualche indicazione. “Nel gruppo per cui lavoro”, ha spiegato, “il guadagno per il promotore o per il banker è legato alle commissioni di gestione” applicate alla clientela. In pratica, “si prende come

base del calcolo la metà della commissione pagata dal cliente e si divide per tre assieme alla mandante e alla società che materialmente gestisce il prodotto/servizio erogato”. Le commissioni sono retrocesse solo sul flusso di operazioni che transitano per il professionista, mentre restano escluse quelle che il cliente compie autonomamente utilizzando la piattaforma online per servizi bancari o di intermediazione finanziaria. La percentuale di commissione che spetta a un promotore finanziario varia peraltro in funzione di una serie di parametri concordati con la mandante, sostanzialmente ricollegabili alle dimensioni del patrimonio di riferimento (o agli obiettivi di raccolta su un singolo prodotto/servizio). Ma dedicare tempo all’amministrato

Il finanziamento è meglio Ai mediatori creditizi conviene puntare sui prestiti per le famiglie Se per quanto riguarda la remunerazione di promotori e private banker è difficile avere dati di mercato puntuali relativi ai servizi di risparmio amministrato, intermediazione e credito, esiste una categoria per la quale è la stessa Banca d’Italia a fornire trimestralmente questo dato: quella dei mediatori creditizi iscritti all’omonimo elenco. Secondo l’ultima rilevazione, nel caso di finanziamenti alle imprese (come aperture di credito, anticipi e sconti, operazioni di factoring e leasing) i mediatori creditizi italiani si sono visti mediamente riconoscere, nel quarto trimestre dello scorso anno, l’1,26% (riferito al capitale finanziato). Per quanto riguarda invece i finanziamenti alle famiglie

(come la concessione di crediti personali, finalizzati, revolving e cessioni del quinto dello stipendio e della pensione), la remunerazione media è stata pari al 5,52%. Infine, sui mutui ipotecari distribuiti i mediatori creditizi italiani hanno mediamente guadagnato il 2,46%. Dati peraltro da prendere con le pinze, perché è la stessa Banca d’Italia

nella sua pubblicazione a premettere che “la rilevazione statistica evidenzia una notevole variabilità dei compensi percepiti, a volte determinata dalle differenti attività svolte dai mediatori per ciascuna tipologia di finanziamento”. Sempre Via Nazionale ricorda che la legge sull’usura del 1996, “non stabilisce un parametro massimo per gli oneri di mediazione, a differenza di quanto avviene per i tassi effettivi globali medi”, ma si limita a prevedere “il reato di mediazione usuraria nel caso in cui gli oneri sostenuti, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto all’opera di mediazione”.

conviene, conclude il professionista, “perché spesso l’azienda o il piccolo imprenditore che richiede un mutuo, una gestione di liquidità o un fondo pensione può successivamente integrare la posizione con prodotti gestiti più remunerativi”. Per contro, “molte volte sulle nostre spalle ricade una serie di incombenze burocratiche per le quali non è prevista alcuna remunerazione”.

IN PILLOLE l ANASF Il presidente Bufi: sulla retribuzione dei pf per favore evitiamo discriminazioni “Non vogliamo la bancarizzazione della nostra professione. Non avviamo un processo di discriminazione tra promotori finanziari dipendenti e promotori finanziari agenti. Dobbiamo evitare il pregiudizio normativo che vuole negare ai promotori finanziari il diritto a recepire un compenso commisurato al lavoro svolto”. È con queste parole che Maurizio Bufi, presidente di Anasf, si è espresso sul tema della retribuzione dei professionisti, argomento che è stato al centro del convegno organizzato dall’associazione presieduta dallo stesso Bufi e tenutosi nella seconda giornata del Salone del Risparmio 2014.

l BANKITALIA L’appello del governatore Ignazio Visco: occorre investire in capitale umano

Una “ripresa robusta e duratura della crescita dell’economia italiana” richiede “di affrontare risolutamente i nodi strutturali che l’hanno frenata già prima della crisi e che ne hanno aggravato le conseguenze”. Il monito è giunto dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervenuto al convegno biennale del centro studi di Confindustria, dedicato a “Il capitale sociale: la forza del Paese”. Visco ha spiegato che “non si tratta solo di rimuovere gli ostacoli all’investimento in capitale umano e di recuperare i ritardi accumulati nell’adozione di nuove tecnologie”, bensì “sono necessari comportamenti e politiche volti a stimolare gli investimenti fissi” e a “innalzare le frontiere della conoscenza e della tecnologia”, da cui dipende, “in ultima analisi, la crescita del Paese”. I benefici di un investimento in capitale umano, ha concluso il governatore, “vanno ben oltre i rendimenti monetari e i contributi alla crescita, si estendono alla società nel suo complesso” grazie a effetti positivi indiretti su una serie di fattori di contesto quali “lo stato di salute, la coesione sociale, il senso civico, il rispetto delle regole, la propensione al crimine. Ne vengono accresciute fiducia e cooperazione tra i componenti della collettività, rafforzato il capitale sociale”. Insomma: investire in capitale umano consente di crescere meglio e di più, in termini sia economici sia sociali.


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La Corte di Strasburgo e il presunto “doppio giudizio” italiano

Sanzioni, severe sì ma non troppo di Claudia Petracca* Il 4 marzo 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha depositato un’importante sentenza in materia di regole che devono presiedere il giusto processo e di divieto del principio del “ne bis in idem”. La complessa vicenda prende le mosse da una contestazione sollevata dalla Consob in sede amministrativa, nell’ambito della quale alcuni soggetti sono stati sanzionati per aver compiuto atti manipolativi del mercato ai sensi dell’articolo 187-ter, primo comma del Tuf. Il procedimento sanzionatorio promosso dall’autorità di vigilanza italiana nei confronti di tali soggetti si era, in particolare, concluso con l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di elevato ammontare, nonché della sanzione accessoria rappresentata dall’interdizione. L’articolo 187-quater del Tuf prevede che l’applicazione di sanzioni pecuniarie importi la perdita dei requisiti di onorabilità, tra gli altri, per gli esponenti aziendali e i partecipanti al capitale dei soggetti abilitati nonché per i promotori finanziari e, per gli esponenti aziendali di società quotate, l’incapacità temporanea di assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo nell’ambito di società quotate. La fattispecie sanzionata dalla Consob (poi giunta in Corte d’Appello e in Cassazione) aveva altresì dato luogo all’apertura di un procedimento penale a seguito della denuncia promossa dall’autorità stessa dinanzi alla Procura della Repubblica di Torino per violazione dell’articolo 185, primo

Claudia Petracca

Il procedimento promosso dalla vigilanza italiana si è concluso con un’alta sanzione amministrativa pecuniaria e, in aggiunta, con l’interdizione. Anche la Procura si è mossa comma del Tuf (si ricorda che tale articolo punisce la condotta di chiunque diffonda notizie false o ponga in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari). Esaminato il ricorso, la Corte di Strasburgo ha stabilito che qualora la sanzione amministrativa comminata dall’autorità sia di particolare gravità, e dunque tale da essere considerata una sanzione penale (nel caso di specie, sanzione pecuniaria elevata associata all’interdizione), non è allora possibile avviare anche un procedimento penale per gli stessi fatti e nei confronti delle stesse persone. Dopo aver affermato questo principio, la sen-

tenza in commento ha pertanto disposto la condanna dell’Italia al pagamento di un indennizzo per violazione dei diritti dell’uomo, ossia per violazione del diritto a non essere giudicati due volte per i medesimi fatti (ne bis in idem), nonché la conseguente immediata chiusura del procedimento penale in corso. La Corte dei diritti dell’uomo ha dunque respinto la tesi del governo italiano volta a sostenere l’insussistenza del doppio procedimento alla luce del fatto che la potestà sanzionatoria della Consob ha a oggetto sanzioni “amministrative” e non penali. Sul punto, la Corte ha invece statuito l’irrilevanza della qualificazione giuridica interna della misura, dimostrando di tenere in considerazione piuttosto il grado di “severità” della sanzione, che era tale da attribuirle la natura di vera e propria sanzione penale. E tale severità è stata riscontrata, nel caso di specie, alla luce da un lato dell’elevato importo delle sanzioni pecuniarie (unitamente alla sanzione accessoria) comminate ai ricorrenti, e dall’altro delle ripercussioni di tali sanzioni sui diritti fondamentali degli interessati. *responsabile area legale Assosim NORME E DIRETTIVE Scatta una foto con il cellulare e resta aggiornato visitando il sito www.bluerating.com

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ProfessioneFinanza e Anasf alla Giornata della previdenza

Pensione, vietato improvvisare di Amelia Zonta Dal 14 al 16 maggio tornerà l’appuntamento con la Giornata nazionale della previdenza e del lavoro (Gnp), che si terrà a Piazza Affari. Un evento diventato ormai un punto di riferimento anche per quei professionisti della finanza alla ricerca di informazioni che siano utili a far luce sulla loro posizione lavorativa e previdenziale e che li mettano nella posizione di riuscire a fornire ai clienti una valida consulenza in questo campo. Proprio con questo obiettivo, ProfessioneFinanza - azienda specializzata nella formazione finanziaria - e Anasf hanno dato forma a un seminario dal titolo “Previdenza complementare: un salvadanaio che ti accompagna tutta la vita”. Appuntamento per il 15 maggio

dalle 9.30 alle 13.30 presso la Sala Blu di Borsa Italiana. L’incontro è dedicato ai professionisti del settore e vedrà la partecipazione, di Anasf, Apf, Efpa Italia e Anima sgr, che si confronteranno in una tavola rotonda moderata da Jonathan Figoli, a.d. di ProfessioneFinanza. L’appuntamento costituirà l’occasione per intavolare un dibattito sui più attuali temi previdenziali, poi approfonditi in un corso di formazione che fornirà a pf, consulenti finanziari indipendenti e private banker gli elementi per rivolgersi alla clientela con adeguate e qualificate competenze anche su questo fronte. Il seminario è accreditato per il mantenimento annuale della certificazione Efa modalità A e per la certificazione Efp per quattro ore. Si tratta di una vera e propria lezione di previdenza affiancata, per tutta la

Se l’allievo è “grande” Ogni corso deve tenere conto dell’età di quanti lo seguono di Sergio Sorgi* Progettare un percorso formativo è una delle attività più sfidanti del formatore. Il primo tema che dovremmo prendere in considerazione è l’età di chi ci ascolta. L’adulto vuole usare domani ciò che impara oggi: la sua prospettiva temporale è quella dell’immediata applicazione. Da qui, una regola troppo spesso disattesa: si progetta “per problemi”, non “per materie”. La progettazione per problemi ha implicazioni concrete: per esempio, se l’oggetto è la vendita, i corsi devono essere progettati in sincronia con la trattativa, ossia seguendo esattamente, fase per fase, ciò che i partecipanti dovranno poi mettere in atto. La progettazione per problemi affronta i comportamenti e mette conoscenze e capacità al loro servizio: quando servono, dove servono. Dal punto di vista dei modelli di apprendimento, chi più di altri ha sviluppato il tema dell’apprendimento per problemi è stato David

L’adulto vuole usare domani ciò che impara oggi: gli preme poterlo applicare subito A. Kolb, docente di Psicologia sociale ad Harvard. Kolb considera l’apprendimento come un processo circolare che coinvolge diverse attività: “imparare è un processo nel quale la conoscenza si crea mediante la trasformazione dell’esperienza”. In sintesi, il modello proposto prevede un percorso esperienziale e

tre giorni, dalla possibilità per i professionisti della finanza di accompagnare i loro clienti a incontrare i responsabili della propria previdenza di base presenti all’evento, al fine di ricevere una consulenza aggiornata e puntuale. La Gnp sarà anche un’occasione per tutti i professionisti del settore. Gli esperti, infatti, saranno disponibili per un completo check-up che fornirà notizie su quanto si è versato di contributi, quanto approssimativamente si prenderà di pensione e come anche da pensionati ci si può garantire un buon tenore di vita aderendo a forme di previdenza complementare. Gli esperti dei principali enti di previdenza di base e integrativa saranno a disposizione presso i loro stand interattivi, per tutta la tre giorni, per un confronto diretto che possa affrontare qualsiasi necessità del professionista o del suo cliente. Info su www.giornatanazionaledellaprevidenza.it.

ricorsivo basato su quattro fasi. La prima è quella dell’”esperienza concreta” ed è il luogo del fare. Nell’esperienza concreta il discente fa quel che sarà oggetto di apprendimento. I risultati pratici della prima fase divengono oggetto di una seconda fase dell’apprendimento, definita “osservazione riflessiva”. Qui il gruppo riflette sull’esperienza precedente. Ciò che è stato fatto viene messo al centro e osservato da diverse prospettive. È compito del docente raccogliere le osservazioni in lavagna a fogli mobili o videoscrittura condivisa. La terza fase è definita “concettualizzazione astratta” ed è quella in cui si concettualizza, si propongono teorie e schemi di funzionamento, ossia si modellizza. Ciò apre la strada alla quarta fase, quella della “sperimentazione attiva”, che mette in pratica i concetti della fase tre per verificare se consentono un’esperienza qualitativamente superiore alla prima. Rimane tuttavia aperto un tema: quello dei differenti stili di apprendimento dei discenti. Siamo, infatti, tutti diversi per atteggiamenti, valori e sistemi di interpretazione del reale. *Progetica

YOUINVEST

di Marco Liera*

Nell’accesso agli studi la “casta” pesa ancora

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l sistema universitario italiano è in crisi, ma neppure quello americano, sovente mitizzato, gode di buona salute. Il motivo è semplice. L’”higher education” statunitense ha fallito la sua missione primaria di contribuire alla riduzione delle diseguaglianze. L’istruzione universitaria non solo è sempre più cara, ma le accademie migliori (Stanford, Harvard, Mit, e così via), quelle che veramente possono rappresentare il trampolino di lancio per l’aumento del benessere individuale, sono diventate inaccessibili ai più. Le fasce meno abbienti della popolazione sono costrette a iscriversi alle università a scopo di lucro (anche quotate in Borsa), che fruiscono di grandi stanziamenti pubblici ma rilasciano lauree con poco valore. I loro studenti, per lo più indebitati per coprire i costi che non sono finanziati dallo Stato, spesso finiscono in bancarotta, come riportava un recente articolo del New York Times. Altro che “ascensore sociale”. Così com’è, il sistema universitario Usa incrementa le già abissali diseguaglianze della società statunitense anziché ridurle. La politica, o meglio, l’incapacità di Democratici e Repubblicani di condividere programmi più equilibrati per l’educazione finanziaria sembra essere la principale responsabile di questa decadenza. Il problema non è solo americano, come abbiamo visto, e riguarda da vicino il benessere di molte società occidentali. Come saranno le università da qui a dieci o vent’anni? Quante saranno sopravvissute? Dove sarà realizzata la ricerca indispensabile per il progresso dell’umanità? Come ho scritto in un altro intervento, le tecnologie della rete hanno reso possibile la diffusione delle conoscenze, anche di quelle un tempo riservate alle accademie, come insegna l’esperienza dei Moocs (Massive open online courses). Forse l’istruzione superiore passerà sempre più su canali non universitari e finalizzati a una formazione professionale, con molte opportunità ma ovviamente anche qualche rischio. *fondatore YouInvest La Scuola per Investire @LieraMarco


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È forse il social network meno noto in Italia, ma ignorarlo non sarebbe da furbi

Le 5 regole per Pinterest Professionisti e società possono usarlo per promuovere se stessi. Ecco come A cura di Daniel Settembre Nato come un semplice social network in cui condividere immagini, prodotti e fotografie, da qualche mese, grazie alla nuova funzionalità degli “article pin”, Pinterest ha strizzato l’occhio a editori e creatori di contenuti. E in questo anche gli advisor possono trovare potenzialità interessanti per implementare il loro business. Per chi avesse poca familiarità con questo social network, il concetto di base è la condivisione di immagini, chiamate “pin”, prese da Internet o caricate dal vostro pc, organizzandole in bacheche per tema o categoria. Per esempio, è possibile creare una bacheca chiamata “Vacanza dei sogni” e includere le immagini di destinazioni che si desidera visitare in futuro. Se prima si potevano trovare solo l’immagine con il collegamento all’articolo, ora le informazioni sono visualizzate in maniera più evidente: dal titolo all’autore fino alla descrizione e all’indirizzo url di provenienza. Sarà ancora più facile quindi “archiviare” gli articoli più interessanti cliccando “pin it” (una sorta di “mi piace” di Facebook) e poi leggerli con calma più tardi. Una risorsa che ha fatto gola alle grandi testate italiane e straniere, che non si sono lasciate sfuggire l’occasione. Ovviamente, anche i professionisti e le società del

mondo della finanza possono sfruttarlo per promuovere se stessi o il prodotto. Pinterest è tra i social network meno conosciuti, soprattutto in Italia, ma ignorarlo potrebbe non essere la scelta più saggia.

3 - Sezione video. Si possono creare video educational o spot pubblicitari. Per esempio, “I dieci consigli su come investire sul mercato obbligazionario”, inserendo sempre il link a YouTube.

1- Creare un elenco di libri. Si può creare una sezione sui libri più interessanti da leggere, come “I dieci migliori libri di personal business”, e unire le immagini di copertina dei libri consigliati.

4 - Grafici e statistiche. È possibile condivedere grafici interessanti, diagrammi e statistiche finanziarie.

2 - Coinvolgere la comunità. Si possono creare schede prodotto o presentazioni dell’azienda. Così come inviti a eventi finanziari, seminari, convention e altro.

5 - Filosofia d’investimento. Potete creare una scheda con citazioni finanziarie rappresentando, attraverso le immagini, la vostra pianificazione finanziaria personale o la filosofia d’investimento. @DanielSettembre

Promotori, il segreto per pescare clienti milionari dall’oceano web Promotori, non fate l’errore di sottovalutare le potenzialità dei social media. Si tratta di strumenti che sempre meno saranno la risposta “esclusiva” della generazione più giovane alle sfide di una più tradizionale consulenza finanziaria e sempre più diventeranno un’arma di marketing vera e propria nelle mani dei professionisti di tutte le età. Capace anche di condizionare le scelte del cliente. Le testimonianze più concrete, come spesso succede in questi casi, arrivano da oltreoceano. Winnie Sun, a guida della società Sole Wealth Partners, ha

dichiarato che almeno 40 nuovi clienti l’hanno contattata lo scorso attraverso i social media. Un cliente da 31 milioni di dollari l’ha trovata grazie a LinkedIn. E il 2014 sarà ancora di più l’anno delle connessioni sui social media. Secondo un

sondaggio della società americana Putnam Investments, condotto su circa 400 professionisti, il 49% degli intervistati ha detto di aver raggiunto un nuovo cliente attraverso le reti social. E non si trattava solo di “pesci piccoli”: circa il 29% ha trovato un cliente con più di un milione di dollari in asset. Sempre secondo lo studio di Putnam, LinkedIn sembra essere il più usato per l’approccio iniziale ai nuovi clienti (vi fa ricorso circa il 66% del totale). Una volta “agganciati”, il 69% sposta il rapporto su Facebook. Insomma, bisogna pensare al social

Mps a tutto mobile con il tablet Microsoft

Svolta hi tech per i promotori finanziari di Banca Mps. Tutti i professionisti della rete sono stati dotati del tablet evoluto Surface Pro 2 targato Microsoft, in modo da poter utilizzare tutti gli applicativi mobile della banca e valorizzare le possibilità dell’offerta “fuori sede”. Grazie a questo nuovo strumento, fa sapere Mps, i promotori del gruppo potranno supportare ancora più agevolmente le esigenze dei clienti e, al tempo stesso, trasmettere un’immagine professionale moderna, dinamica e in sintonia con l’evoluzione delle abitudini sempre più orientate all’utilizzo quotidiano degli strumenti di ultima generazione. “L’adozione di Surface Pro 2 abilita l’implementazione di processi paperless che ridurranno l’impegno del promotore nell’amministrazione delle pratiche, consentendogli di dedicarsi esclusivamente alle attività dice Massimo commerciali”, Giacomelli, responsabile del servizio promozione finanziaria di Mps.

media come a una parte del rapporto con il cliente, come punto di partenza, per poi arrivare al contatto reale. Sta tutta qui la differenza tra chi utilizza consapevolmente il tool a disposizione e chi si limita a “spammare” su Twitter con messaggi preimpostati. Per esempio Amanda Piper, consulente finanziario presso la Wagener-Lee Wealth Advisors, crede che pubblicare compleanni dei dipendenti o congratularsi con chi ha passato un esame per l’accesso alla professione sia un modo per far conoscere l’azienda. Il punto, alla fine, è che il cliente vuole conoscere a fondo il consulente a cui affiderà i suoi risparmi. E coloro che hanno account attivi sui social media hanno una maggiore probabilità di incontrare nuovi clienti.


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Continua la migrazione dai canali “tradizionali” alle nuove piattaforme di contatto

Quello che il cliente vuole Siti web, email, app e social media sono ormai tra gli strumenti più usati A cura di Ettore Mieli La ricerca Social Minds, giunta alla sua seconda edizione, ha preso in esame lo stesso panel di banche italiane dell’indagine precedente, aggiungendo alcune nuove realtà, per un totale complessivo di 47 istituti. L’obiettivo è analizzare l’utilizzo dei social media nel business da parte delle banche italiane. Lo studio sarà presentato a giugno, ma intanto sono state diffuse alcune anticipazioni sulla ricerca di Social Minds rivolta ai clienti delle banche - il cui titolo è “La tua banca è social?” - che ha avuto lo scopo di sondare il percepito e le aspettative (comunicative e di servizio) rispetto a una banca che si mette “in relazione” con il suo cliente e con gli utenti in generale anche attraverso i social media. Ebbene, gli strumenti più utilizzati per informarsi su prodotti, servizi e novità offerte dalla propria banca sembrano essere soprattutto il sito web (78%), l’email (30%), le applicazioni mobile (29%) e anche i social media (25%). Permane l’importanza anche dei canali “tradizionali” (spot tv, call center, contatto allo sportello), fonti di informazione per il 24% dei partecipanti. Il 58% dei rispondenti ha contattato almeno una volta nell’ultimo anno la sua banca attraverso ambienti social: il

42% utilizzando Facebook (che si conferma essere quello maggiormente inserito nelle pratiche quotidiane degli italiani), il 20% Twitter e l’11% attraverso community online ad accesso riservato ai clienti. Le attività che un utente o un

Dire addio alla carta e digitalizzare tutto Una piccola rivoluzione digitale per Copernico sim. La società friulana, infatti, è la prima sim in Italia a introdurre la digitalizzazione della documentazione cartacea tramite l’utilizzo della firma digitale biometrica nell’ambito di un complessivo e sistematico processo di aggiornamento e di sviluppo dei sistemi informatici interni. Grazie anche alla partnership stretta con una società specializzata nell’archiviazione documentale digitalizzata, da marzo i promotori finanziari di Copernico sim, muniti di appositi supporti hardware, possono sottoscrivere contratti dematerializzati tramite un’apposita piattaforma di firma grafometrica. Evitando così

la forma cartacea per le offerte effettuate fuori sede. Questa importante evoluzione inizialmente interesserà solo i contratti di consulenza con collocamento tra Copernico sim e i suoi clienti, ma in breve tempo è previsto un graduale passaggio alla dematerializzazione anche per i mandati tra i clienti e le società prodotto. La sicurezza è garantita dalla certezza nell’identificazione del cliente e della sua firma, alla quale è riconosciuta validità legale grazie a una serie di informazioni biometriche registrate dal supporto

cliente effettua attraverso i social network della propria banca sono la lettura di commenti e opinioni pubblicati da altri (69%, confermando quindi l’assoluta importanza del “buzz” e passaparola tra pari), la consultazione di articoli e notizie pubblicate della banca (68%), il diventare fan o follower del social media della banca (56%) e l’invio di una domanda o di una richiesta via social (51%). Decisamente meno prediletti il download di documenti o di coupon di sconto (5%), il dare un voto (“rating”) a contenuti o servizi offerti dalla banca (25%) e l’iscriversi a newsletter (29%). Una banca presente e attiva sui canali social è stata giudicata dai rispondenti soprattutto come trasparente (41%), veloce (38%), utile (35%) e collaborativa (32%). Infine, tra i desiderata espressi, i partecipanti hanno dichiarato in particolar modo di voler trovare sui presidi social delle banche informazioni aggiuntive su prodotti e servizi (53%), un servizio clienti via Facebook o Twitter (47%) e iniziative di formazione sui servizi bancari e finanziari (38%).

hardware, come il ritmo, la velocità e la pressione nella sottoscrizione. “Questo strumento assicurerà vantaggi immediati per Copernico sim, per il promotore e per il cliente”, ha affermato Saverio Scelzo, presidente e amministratore delegato di Copernico sim, “in quanto l’eliminazione della documentazione cartacea da produrre, stampare e archiviare genererà sia delle semplificazioni che una maggiore efficienza derivante da un risparmio in termini di tempo e costi. In prospettiva, inoltre, garantirà una diminuzione, se non un azzeramento, del potenziale contenzioso dal momento che la firma grafometrica garantisce non solo l’identificabilità dell’autore, ma anche l’integrità e l’immodificabilità del documento”.

LE APP DEL MESE u TIPRANKS L’app che ti dice quanto è affidabile l’analista

TipRanks, app lanciata in esclusiva per Windows Phone 8 e rivolta a tutti gli investitori, consente di tenere traccia dei giudizi degli analisti. Nato come un software web, TipRanks è una piattaforma che misura l’accuratezza di ogni singolo analista finanziario mostrandone il personale track record. L’applicazione è disponibile gratuitamente oppure nella versione premium, con qualche funzionalità in più - e si può scaricare dallo store di Windows Phone.

u HOME INVENTORY Catalogare è semplice se sai come farlo

Tenere l’inventario dei prodotti tecnologici, mobili e di altri beni fisici sparsi nel vostro ufficio potrebbe sembrare non importante. Fino a quando un furto, un incendio o qualche altra calamità naturale li distrugge. La soluzione a questo spiacevole inconveniente potrebbe essere una semplice app che cataloga tutti gli oggetti del vostro lavoro, monitora scadenze di garanzia, coperture assicurative di immobili. Si chiama Home Inventory e consente di tenere ogni elemento in un apposito database, facilmente accessibile da Mac e da qualsiasi dispositivo iOS su cui è installata l’app. L’app per iOS supporta anche la lettura dei codici a barre, in modo da riuscire ad avere tutte le informazioni riguardo a determinati oggetti.


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I grandi patrimoni cercano mete più “confortevoli”

Capitali in fuga In 10 anni l’Italia ha perso 18.600 “Paperoni” A cura di Sara Lupi Anche i ricchi emigrano. È quanto sostiene un recente report stilato da New World Wealth, secondo cui nell’ultimo decennio i milionari di tutto il mondo si sono spostati come mai prima d’ora,

creando degli enormi “hub” di ricchezza e modificando la distribuzione del benessere a livello globale. È interessante anche la provenienza dei “Paperoni in fuga”: se la fetta più cospicua arriva prevedibilmente da Cina e India, più curiose

sono la terza e quarta posizione, dove troviamo la Francia, che in dieci anni ha perso 31.700 cittadini milionari, e l’Italia, che ne ha perduti 18.600 (circa il 17% del totale). Di seguito, la classifica delle destinazioni preferite dai milionari.

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BREVISSIME l USA Il banchiere più pagato? È il capo di Goldman Sachs (di nuovo) Lloyd Blankfein (nella foto), amministratore delegato di Goldman Sachs, ha riconquistato il titolo di banchiere più pagato di Wall Street. A incoronarlo è il Wall Street Journal, secondo cui nel 2013 il banchiere ha incassato complessivamente 23 milioni di dollari. In seconda posizione il numero uno di Jp Morgan Jamie Dimon, con 20 milioni di dollari, seguito dal chief executive di Wells Fargo, John Stumpf, che per il 2013 vedrà una riduzione del 16% della paga, ad “appena” 19,3 milioni.

l REGNO UNITO Verso la pensione l’ “one pound coin”, moneta da una sterlina

Il sogno di un fisco migliore 1. Regno Unito

3. Stati Uniti

La destinazione “top” per i milionari che hanno lasciato il proprio Paese d’origine risulta il Regno Unito dove, tra il 2003 e il 2013, sono arrivate 114.100 persone con un patrimonio complessivo superiore al milione di euro. Si tratta di una cifra più che doppia rispetto a quanto registrato dal secondo Paese in classifica.

A chiudere il podio sono gli Stati Uniti, con l’arrivo di 45.000 milionari nel corso del decennio. Il Paese si classifica tra l’altro al primo posto in assoluto per numero di milionari: alla fine del 2013 erano oltre 4 milioni di persone.

2 . Singapore

In quarta posizione, con un afflusso di 22.200 milionari tra il 2003 e il 2013, si piazza l’Australia, che alla fine dello scorso anno contava una popolazione di 158.300 super ricchi, di cui 59.800 residenti a Sidney e 38.000 a Melbourne.

Singapore, con le sue politiche “tax-friendly” e gli elevati livelli di sicurezza, si è piazzato al secondo posto in termini di capacità di attrarre milionari “vaganti”, accogliendone complessivamente 45.000 nel giro di dieci anni.

4. Australia

HANNIBAL LECTOR Banche Popolari, un progetto attuale Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’Associazione nazionale delle Banche Popolari, ha appena pubblicato “Per una breve storia della sussidiarietà” (Edicred). Nell’introduzione, Rinus Van Schendelen, dell’Università di Rotterdam, ricorda come il principio della sussidiarietà, quando applicato correttamente, “diventa uno strumento di coesione sociale perché cerca la composizione dei conflitti, nel rispetto assoluto dei diritti e delle libertà individuali”. Non solo: è una “tecnica costituzionale che agisce ai fini di una ricomposizione degli equilibri fra pubblico e privato, secondo una torsione che accentua la concezione liberaldemocratica dell’ordinamento statale”. La storia della sussidiarietà condensata da De Lucia fa capire anche come alla base della nascita delle Banche Popolari ci sia un progetto culturale che con varie declinazioni riguarda anche il nostro mondo attuale e la sua sfida più importante: coniugare sviluppo economico ed equità sociale. A. G.

La moneta da una sterlina sta per andare in pensione: fra tre anni la “one pound coin”, il denaro spicciolo più maneggiato in Gran Bretagna, simbolo di un Paese e di un’orgogliosa diversità rispetto al dollaro e all’euro, sarà sostituita da una nuova moneta. Se ne andrà quella che tanti turisti stranieri riportano a casa come economico souvenir: dorata, rotonda, spessa e pesante. Ne arriverà una nuova di zecca a forma di dodecagono, cioè con 12 lati sul perimetro, in due colori (oro e argento) e più sottile. La nuova moneta, promettono oggi gli esperti, sarà più difficile da contraffare.

l SPAGNA Record “inebriante” per Madrid: produce più vino di tutti

C’è l’ufficialità del Ministero delle Politiche Agricole di Madrid: la Spagna, con una crescita record del 41% sul 2012, è il maggior produttore mondiale di vino, a quota 51 milioni di ettolitri, contro i 47 dell’Italia ed i 42 della Francia. Merito, principalmente, di due fattori: il clima, che nella Penisola Iberica è stato a dir poco clemente, e l’exploit di una Regione come la Castilla – La Mancha, da dove è arrivata quasi metà della produzione globale.

l ITALIA Il Castello di Vicarello riapre al pubblico come un resort

Il Castello di Vicarello, costruito nel 1112, è stato adeguatamente ristrutturato da Aurora e Carlo Baccheschi Berti in un resort di charme. Lo stile degli interni è un connubio tra mobili antichi e pezzi di design moderno. La struttura è circondata da uno scenario naturale e incontaminato. Nella proprietà ci sono poi due piscine, una a sfioro sull’affascinante panorama e l’altra immersa tra gli olivi. Non manca un piccolo e delizioso centro benessere. Il Castello di Vicarello è anche un’azienda che produce olio e vino con metodo biologico.


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di Luca Spoldi

TWEET

In 600 ex professionisti Simgenia si sono già riaccasati Un lettore dà la sua versione sui numeri La vicenda relativa alla chiusura di Simgenia continua a far discutere i nostri lettori. In Banca Generali, come conferma un lettore che si firma “manager”, dovrebbero essere passate poco meno di 60 unità “entro la metà di dicembre 2013” a fronte delle “almeno 140 professionalità” che la società “intendeva reclutare”. I mandati cessati sono stati pari a poco più di 1.100, ma di questi “circa 320 erano agenti

Bankarmageddon

Generali che sono rimasti in questo ruolo nelle rispettive compagnie”, il che riduce il numero di pf disponibili a 720. Di questi “circa 30 hanno richiesto la cancellazione dall’Albo; in questo modo il numero dei pf sul mercato scende a 690”, da cui vanno tolti “una novantina di soggetti con portafogli pari a zero o estremamente irrisori”. Dunque circa 600 promotori si sono dovuti accasare presso altre strutture in

questi mesi. “A parte i big”, conclude il lettore, “a me risulta che tutte le reti hanno cercato di reclutare gli ex pf di Simgenia”

Concorsi o ricorsi?

Partecipare o no agli aumenti delle banche? Chi lo fa scommette sulla qualità degli utili futuri

Mario Draghi

“Quanti soldi chiederanno le banche italiane al mercato? È il caso di sottoscrivere qualche operazione?”, si domanda in una mail un lettore di BLUERATING chiedendo come sia possibile che in pochi mesi il clima sui mercati sia così cambiato rispetto alle tensioni che

accompagnavano gli annunci di aumenti di capitale solo pochi anni fa. A differenza di quanto accadeva in passato, le operazioni di ricapitalizzazione (annunciate per un valore di 8,55 miliardi entro il mese di giugno) sono state interpretate come un punto di svolta

Manager che vendono azioni

Spesso esercitano piani di stock grant e stock option È un bene o un male che un manager venda titoli della sua azienda? Quasi sempre fa bene, quanto meno per non concentrare troppo il rischio, specie se si tratta come nel caso di Alfredo Messina, vice presidente vicario del gruppo

Mediolanum, di titoli connessi all’esercizio dei piani di stock grant e stock option riservati al personale del gruppo, ossia una componente della retribuzione. La decisione se vendere o meno titoli ricevuti in opzione dipende dal prezzo di eser-

@carloalberto #Bankarmageddon: una trentina di miliardi di perdite, decine di migliaia di esuberi e migliaia di filiali da chiudere. È la più grande distruzione di valore dai tempi di Lehman, ma la Borsa festeggia.

dal mercato. C’è da tenere presente però che partecipare a una o a più di queste significa scommettere che, superata la crisi del credito europeo, possa arrivare una ripresa economica tale da far crescere la quantità - oltre che la qualità - dei futuri utili bancari.

cizio delle stesse e dall’asset allocation complessiva degli investimenti del singolo manager. Fatta questa premessa, da notare che chi ha investito nei titoli del risparmio gestito in questi mesi ha fatto un affare: al 28 marzo Mediolanun valeva 6,835 euro, +64,3% a 12 mesi e il 4-5% sopra i 6,51-6,61 euro a cui Messina ha venduto.

@Porfirogenita Vi pare normale che Vegas (numero uno di Consob) riorganizzi e metta ai vertici uomini di fiducia (esterni)? Un concorso? Quale concorso. Troppo facile prevedere ricorsi al Tar e nuovi sprechi di denaro pubblico.

Non diversificate troppo @WarrenBuffettEffect Un’elevata diversificazione è necessaria solo quando gli investitori non capiscono cosa stanno facendo. Ma attenti: i rischi arrivano proprio quando non sapete cosa state facendo. Parola di #Guru.

Titoli o fondi? @swissglobalIT È più sicuro un titolo azionario o un fondo di investimento? La domanda non è così scontata, visto che oltre il 50% degli intervistati di un sondaggio ha dato la risposta sbagliata.

Vade retro tassa @massimoscolari (A proposito dei 10 miliardi che il presidente del Consiglio Matteo Renzi promette alle famiglie italiane) Sono pessimista: penso che un po’ di #ripresa ci sia, ma se ci vengono a chiedere tasse in autunno si ferma subito.

VISTO SU BLUERATING.COM Start-up “magiche”

Bny Mellon cambia regole

Mps, ok dalla finanza Usa

Ai vertici di Generali RE

L’incubatore guidato da Enrico Gasperini approva il bilancio 2013 con 31 investimenti in portafoglio e vara il piano industriale 2014-2018. Previsti investimenti in altre 100 start-up innovative e 7 milioni di dividendi.

Per tutelare gli interessi degli investitori esistenti, Bny Mellon ha deciso di limitare l’accesso ai fondi Absolute Insight Equity Market Neutral e Bny Mellon Absolute Return Equity a partire dalla fine del mese di marzo.

Mps piace ai grandi fondi “made in Usa”: oltre a BlackRock, uscito allo scoperto con il 5,78%, anche Vanguard, Fidelity e fondi hedge come Marshall Wace, Tosca, Och Ziff e Guggenheim avrebbero rilevato quote sotto il 2%.

Nuovo ceo per Generali Real Estate (società del gruppo Generali): si tratta di Christian Delaire, ex general manager in Aew Europe, che ha assunto la carica di numero uno del mattone del gruppo triestino lo scorso primo aprile. Christian Delaire

Alcune notizie tra quelle riportate in questo spazio potrebbero essere state riprese in modo più approfondito in altre pagine del mensile.


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Missione crescita  

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