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ADVISORY & ASSET MANAGEMENT

Le banche vanno in rete Bnl Bnp Paribas rilancia la sfida sui promotori E gli altri istituti... INVESCO D’Acunti: i miei piani per l’Italia

HEDGE INVEST Gli asset salgono a 800 milioni

BANCA FIDEURAM

agosto 2013 5,00 euro Anno III | Numero 3

Fabio Gallia, a.d. e d.g. Bnl Bnp Paribas

Mensile - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1, LO/MI

Il gruppo vola a oltre 82 miliardi


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idee&protagonisti | 3

La casa della consulenza non diventi una miniConsob

L’EDITORIALE

di Denis Masetti*

di Andrea Giacobino*

A volte ritornano

P

robabilmente entro la fine dell’anno i promotori finanziari e i consulenti indipendenti avranno un albo unico, cui farà capo anche la funzione di vigilanza. Nel fermento di questa attesa si moltiplicano le pressioni provenienti da più parti per trasformare la futura “casa della consulenza italiana” in un organismo pubblico, come la Consob che nel caso Ligresti (come in altri) non ha brillato. Una pressione tanto più indebita quanto più l’attuale Organismo per la tenuta dell’albo dei promotori finanziari (APF) ha svolto con eccellenza il suo compito sotto la presidenza uscente di Giovanna Giurgola Trazza (a cui succederà Carla Rabitti Bedogni, ex commissario Consob) e con la struttura operativa coordinata da Giuseppe Capobianco. Perché salvaguardare la natura privata del prossimo Organismo unico? L’APF è divenuto un modello di riferimento per il legislatore il quale ha provveduto all’istituzione di altri organismi preposti alla tenuta di albi di altri operatori nel settore del mercato mobiliare o in settori diversi. Gli interventi di regolamentazione del settore della distribuzione dei prodotti finanziari, creditizi e assicurativi successivi alla istituzione di APF hanno, infatti, portato alla creazione in particolare di nuovi organismi preposti alla tenuta di albi, elenchi o registri degli operatori appartenenti al segmento finale della distribuzione di tali prodotti, con caratteristiche tuttavia differenziate in tema di governance (e con espressa previsione di attribuzione della funzione di vigilanza). Non sono oggi comprensibili le ragioni che hanno indotto ad una previsione comune in ordine alla attribuzione della personalità giuridica e della piena autonomia organizzativa e finanziaria ma non della forma giuridica del soggetto (associazione di natura privata) oltre che di previsioni diversificate circa l’attribuzione delle funzioni e della governante. In alcuni casi è stata prevista la nomina pubblica di alcuni componenti (OCF), in altri l’intervento pubblico solo in occasione della prima nomina (OAM; modifica peraltro intervenuta in un secondo momento, inizialmente la nomina pubblica era fissata senza distinzioni anche per i mandati successivi), in altri (APF) nessuna prescrizione. L’esperienza di APF indurrebbe a ritenere imprescindibi-

Si scatenano appetiti pubblici sul futuro organismo unico. Che deve restare sul modello APF. E le dimissioni di Conti Nibali... le una governance che consenta di avvalersi dell’esperienza di rappresentanti della categoria al fine di garantire un concreto e continuo legame con la realtà operativa, nonché la ponderazione delle decisioni sorte dal confronto di posizioni differenziate (nel caso APF fra promotori finanziari e soggetti abilitati). È comprensibile che la presenza di figure indipendenti, capaci di garantire lo standing istituzionale delle decisioni, possa apparire come un elemento indispensabile. Tuttavia c’è da riflettere se la nomina pubblica si renda necessaria per garantire l’”alterità” o se non sia preferibile prevedere in via regolamentare sia requisiti di professionalità e di preparazione professionale sia strutture organizzative e procedure in grado di garantire l’imparzialità, preservando la natura di associazione privata ed evitando inutili appesantimenti amministrativi che potrebbero derivare dall’assunzione di configurazioni di natura più spiccatamente pubblicistica. In questo contesto spiccano come almeno inopportune le dimissioni improvvise di Elio Conti Nibali dalla vicepresidenza dell’APF, prima della scadenza naturale del consiglio. Conti Nibali, già brillante presidente Anasf, avrebbe fatto meglio a chiarire le ragioni del suo dissenso anche per fugare le voci insistenti che danno la sua uscita polemica come legata solo a motivazioni di interesse personale. *direttore responsabile

giacobino@bluerating.com @andreagiacobin1

I

l recente annuncio di Bnl Bnp Paribas della creazione di una nuova rete di promotori finanziari è la novità piu importante in uno scenario dominato dalla calma piatta degli ultimi anni. Si tratta di un gradito ritorno visto che Bnl negli anni ‘80 creò Interbancaria, la prima rete lanciata da una banca che aveva l’ambizione di unire le competenze e il dinamismo tipico dei promotori, con la sicurezza e la stabilità normalmente associata al sistema bancario. Erano tempi pionieristici e, Nerio Nesi, il banchiere più dinamico del momento, affidava al guru della finanza alternativa, Gianfranco Cassol, l’incarico di sviluppare un nuovo modello distributivo. Poi il mercato si è affollato e la corsa a creare reti di promotori si è scontrata con la dura realtà di mercati difficili e competitivi che hanno portato a un doloroso consolidamento. Interbancaria è stata acquisita da AllianzBank e molte altre realtà sono scomparse dal mercato lasciando un panorama dominato da pochi operatori. È vero che le grandi banche dispongono oggi di reti di promotori molto agguerrite, vedi UniCredit con Fineco e Intesa Sanpaolo con Fideuram e Sanpaolo Invest, ma tale presenza è stata occasionale frutto di acquisizioni e di opportunità offerte dal mercato. Oggi col ritorno di Bnl assistiamo a una scelta strategica ponderata: tornare a conquistare quote di mercato tramite una forza commerciale dinamica e orientata, composta da promotori. E già si parla di una potenziale nuova rete del gruppo Intesa Sanpaolo, formata da bancari. In questo caso qualche dubbio permane vista la natura e la complessità dell’attività del promotore. Il bancario mette al primo posto valori quali la stabilità, il posto fisso e lo stipendio. Il promotore è invece un libero professionista con meno certezze e molta voglia di libertà e ambizione economica. Vedremo come queste realtà opposte potranno trovare un equilibrio. Per il momento bentornata Bnl, e... se son rose fioriranno. *editore BFC masetti@bluerating.com


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D’Acunti in Italia guiderà Invesco: “ecco i miei piani”

62

Mossa in Banca Generali coordinerà le reti e l’area commerciale

66 Gli esportatori di capitali possono essere benefattori

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Shopping Azimut: Giuliani compra Augustum Opus

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Il bilancio Real Madrid è davvero “galattico”

Il padrone di Lvmh ha un’isola che vale 135 milioni $

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agosto

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Mediolanum nel 2013 si pone l’obbiettivo di 4 mld di raccolta

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Verdone: “d’ora in poi niente sigarette nei film”

L’utile delle Generali sfonda il tetto di 1 mld

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Banca Fideuram: nel semestre raccolta +135%

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Il numero uno Page possiede Eustatia Island


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ADVISORY & ASSET MANAGEMENT

anno III - numero 3 mensile registrato presso il Tribunale di Milano n. 3 del 4 gennaio 2011

62 34

Gli asset di Hedge Invest salgono a 800 milioni

64 La Ferrari ai dipendenti: “meno web, più parole”

Editore Denis Masetti masetti@bluerating.com Direttore editoriale Alessandro Rossi rossi@bluerating.com

Downey Jr. (Iron Man) nel 2012 ha guadagnato più di tutti gli altri attori

Direttore responsabile Andrea Giacobino giacobino@bluerating.com

19

Edmond de Rothschild sbarca in Brasile

46

Casa editrice Blue Financial Communication Srl Via Melchiorre Gioia, 55 - 20124 Milano Tel. (+39) 02.30.32.11.1 Fax (+39) 02.30.32.11.80 www.bluerating.com - www.soldiweb.com @bluerating_com infomarketing@bluerating.com

Serio (Mps): “promotore, mestiere per donna”

Editore incaricato Antonio Spiezia spiezia@bluerating.com Redazione redazione@bluerating.com Tel. (+39) 02.30.32.11.71 Gianluca Baldini (coordinamento) baldini@bluerating.com Diana Bin bin@bluerating.com Maria Paulucci paulucci@bluerating.com Daniel Settembre settembre@bluerating.com Opinioni Ugo Bertone, Claudia Petracca, Giuseppe De Lucia Lumeno, Claudio Kaufmann, Pompeo Locatelli, Ernesto Paolillo, Francesco Priore, Giuseppe G. Santorsola, Fabrizio Tedeschi Hanno collaborato Massimo Arrighi, Rosaria Barrile, Maria Giovanna Gallo, Alessandro Imbimbo, Luca Lodi, Sara Lupi, Raimondo Marcialis, Paolo Martini, Simone Martino, Gaetano Megale, Ettore Mieli, Silvia Minola, Claudia Petracca, Maurizio Primanni, Luigi Rizzi, Andrea Rocco, Luca Spoldi, Francesca Sulpizi, Francesca Vercesi Graphic design Marco Brenna brenna@bluerating.com Pubblicità Michele Gamba gamba@bluerating.com Mob. (+39) 393.95.010.95

Bufi (Anasf): “le condizioni per l’Albo unico dei consulenti”

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Concessionaria Publimaster Surl Via Winckelmann, 2 - 20146 Milano Tel. (+39) 02.42.41.91 Marketing e comunicazione Vito Massafra massafra@bluerating.com Ufficio abbonamenti abbonamenti@bluerating.com Tel. (+39) 02.30.32.11.65

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Tardino (Bnp Paribas IP): “restiamo corti sull’euro”

Stampa Vela Web Surl Via Copernico, 8 - 20082 Binasco (MI) Tel. (+39) 0290092766 Fax (+39) 0290092628 Distributore esclusivo per l’Italia Messaggerie Periodici MEPE SpA Via Ettore Bugatti, 15 - 20142 Milano Il costo di ciascun arretrato è di €10


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6 | insidersegreti Incassato un dividendo da 1,4 milioni

Albertini Syz tutta svizzera col cedolone È di oltre 1,4 milioni di euro il dividendo che hanno incassato gli azionisti di Banca Albertini Syz (Bas), istituto di private banking la cui maggioranza è passata qualche settimana fa al gruppo bancario svizzero Syz & Co. che ha rilevato le quote nella holding di maggioranza Valora da Alberto Albertini (nella foto) figlio di Isidoro, storico agente di borsa e presidente della banca, Giampaolo Gamba e Ernesto Marelli che si sono sommate al 35,7% già detenuto direttamente. La cedola è stata incassata a valere sui 2 milioni di utile, migliorati rispetto al profitto di 1,5 milioni del 2011. Con masse gestite per circa 2,5 miliardi (+3% sul 2011), Bas ha visto tuttavia le commissioni nette arretrare anno su anno da 18,5 a 17,6 milioni e il margine d’interesse diminuire da 1,5 milioni a 565.247 euro. C’è da osservare che la banca ha però ridotto i costi operativi da 16,7 a 15,1 milioni. Il risultato 2012

INSIDER&MERCATI

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di Ernesto Paolillo*

I banchieri centrali influiscono sulle scelte di asset management. Iniziando dalla Fed Investire con successo è diventato più difficile

riflette il migliore andamento dei mercati che ha consentito la maturazioni di commissioni di performance sui conti gestiti e il contributo di nuovi servizi alla clientela private entrati a regime nel corso dell’anno, soprattutto per quanto riguarda il servizio di advisory. Fondato nel 1996 da Eric Syz, Alfredo Piacentini e Paolo Luban, il gruppo Syz & Co. ha un organico di 450 collaboratori e masse in gestione per circa 25 miliardi: le sue attività sono, oltre alla banca private, quella di gestione istituzionale e dei fondi d’investimento Oyster. A. G.

I mercati sono già in vacanza, tranquillizzati dalla Federal Reserve, preoccupata ad evitare movimenti eccessivi, soprattutto in vista del calo dei volumi. Bloccate quindi le eccessive vendite sui bond e sui mercati emergenti, e ritorno alla tranquillità. La Fed ha indicato chiaramente la strada, fine del periodo di iniezione indiscriminata di liquidità, ma garanzia di attenzione se i dati economici fossero meno confortanti del previsto. Su questa certezza, il mercato potrà andare per qualche settimana in vacanza, guardando con maggiore serenità ai dati economici in arrivo, e soprattutto i dati delle trimestrali. Le minori tensioni sui bond hanno di fatto frenato l’apprezzamento del dollaro. Sarà interessante valutare in futuro la riuscita del piano cinese, volto a riequilibrare il modello di crescita incentivando la domanda interna e rallentando sull’export. Se i segnali saranno confortanti, l’effetto sarà positivo non solo per la Cina, ma per il resto del mondo. Tutto ciò riapre il discorso sul cambiamento delle metodologie sul modo di fare asset management. L’influenza sempre più pressante nel sistema finanziario dei policy makers ha reso molto più difficile investire con successo. Dalla crisi del 2008 in poi governi e banche centrali con la loro attività hanno mutato di fatto le metodologie di investimento, riconducendole all’analisi di cosa ci si può aspettare da loro. Il Giappone con l’Abenomics non è stata da meno, si guardi l’andamento del Nikkey e dello yen. Ancora una volta sarà la Fed, con il nuovo mutamento di politica annunciato da Ben Bernanke a cambiare ancora una volta il modo di fare asset management. *banchiere

OPINIONE

Crack Ligresti: tutto era lecito e molti hanno chiuso un occhio di Pompeo Locatelli* Ho letto con attenzione le cronache sugli sviluppi dell’affare Fonsai, culminato nelle misure restrittive per le figlie dell’ingegnere Ligresti, che, da garantista e vista la gravità del provvedimento, mi auguro ben giustificate. Le indagini, allo stato attuale, mi hanno deluso perché non sono emersi, almeno finora, elementi particolarmente nuovi o diversi da quel che è stato denunciato, da diversi anni, dalle inchieste dei giornali: gli stipendi esagerati ai famigliari ed ai manager più vicini; l’uso e l’abuso delle opera-

zioni con le parti correlate; e consulenze sospette retribuite a suon di milioni; i quattrini distolti dalle casse delle compagnie per finanziare le iniziative più bizzarre, dalle scuderie dei cavalli alle imprese nella moda. E così via. È lo scandalo, in un certo senso, più annunciato nella storia dei crack finanziari. Eppure, negli ultimi dieci anni (per limitarci a quanto successo dopo l’assorbimento di Fondiaria da parte di Sai) fatti e misfatti di casa Ligresti sono stati raccontati da buoni se non ottimi giornalisti, che hanno messo in guardia contro le valutazioni stratosferiche degli alberghi di famiglia rifilati alle

compagnie piuttosto che alle strane triangolazioni dell’Immobiliare Lombarda. Per non parlare degli indici di solvibilità di Sai e della contabilità sinistri, più volte mesa all’indice dagli analisti finanziari. A fare un bilancio dell’affaire Ligresti, una volta tanto, si possono assolvere i giornalisti: il sistema dell’informazione, nel complesso, ha fatto il suo dovere. Ma gli altri? Per mettere in moto la magistratura c’è voluta la denuncia di Amber, un fondo Activist. Nel frattempo ha taciuto l’Isvap, che ci ha messo dieci anni ad avviare un’ispezione in casa Fonsai. E la Consob ha dato prova di straordinaria disattenzione.

Revisori che non hanno rivisto un bel nulla. O periti estensori di stime ridicole L’atteggiamento dell’Isvap ha sollevato le attenzioni della magistratura, che ha già inviato un avviso di garanzia nei confronti dell’ex presidente Giancarlo Giannini. Nei confronti della Commissione tutto tace. Anche se nessuno ha mai smentito la collaborazione probabilmente preziosa del figlio dell’ex presidente Lamberto Cardia, oggi


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Nuova private bank che fa riferimento alla famiglia Zanon

Morval è in Italia, in salsa elvetica Un’altra banca svizzera viene in Italia a fare business nel private banking? Sembrerebbe così leggendo l’autorizzazione che la Banca d’Italia ha recentemente concesso alla Banque Morval Sa di svolgere nel nostro Paese “l’attività di raccolta di depositi o altri fondi rimborsabili”, “operazioni di prestito”, “servizi di pagamento” e “emissione e gestione di mezzi di pagamento”. Banque Morval è in effetti una banca privata svizzera basata a Lugano e a Ginevra, ma che risulta già attiva in Italia attraverso la controllata Morval Sim, oltre a contare su una branch a Monaco (Morval Gestion Sam) e a Georgetown (Morval Bank & Trust Cayman), fino ad essere presente persino in Uruguay con Morval Vonwiller Advisors. In realtà gli azionisti di controllo della banca svizzera appena autorizzata a fare affari nel nostro Paese sono italianissimi: si tratta infatti della nota famiglia torinese Zanon di Valgiurata, guidata nei suoi investimenti da Luca Igino a capo della capogruppo italiana Fenera Holding, che è anche azionista del Credito Emiliano, di cui Luca Igino è vicepresidente. Morval è nata uffi-

cialmente in Svizzera nel 1974 come società di gestione patrimoniale ricevendo la licenza bancaria nel 1989. La banca è il frutto dello spostamento dall’Italia alla Confederazione del business bancario degli Zanon di Valgiurata dopo che gli stessi erano diventati azionisti della boutique milanese Banca Morgan Vonwiller, acquistata nel 1984 dal

approdato alle Ferrovie, al gruppo Ligresti. E così via. Non fa certo notizia la lunga fila di comportamenti irrituali ed illegali che potrebbe aver commesso l’ingegnere di Paternò, da sempre molto confuso quando si tratta di distinguere il portafoglio personale da quello delle società possedute agli azionisti. Dovrebbe farlo, al contrario, il lunghissimo elenco di collaboratori d’oro che hanno accompagnato la sua avventura. Nella rete della magistratura, per ora sono caduti i sindaci di Fonsai. Ma gli altri? Che dire dei sindaci di Premafin o di altre società della galassia? E che dire dei periti che hanno asseverato valori che, alla prova dei fatti, si sono rivelati assai lontani dalla realtà del mercato? E dei professori che hanno emesso inutili pareri pro veritate, di sostegno, generosamente retribuiti? E le

banche? Si è molto parlato dell’abilità di Salvatore Ligresti a puntellare le maggioranze o a prestar servizi a Mediobanca fin dai tempi di Enrico Cuccia piuttosto che in altri consigli. Ma il sistema delle regole e dei controlli, quando funziona, è abbastanza robusto per rifiutare gli accordi tra i potenti quando non sono rispettati i criteri del buon senso. È troppo comodo scaricare sulle spalle dell’a.d. di Unicredit la responsabilità di fidi avventurosi. Ci sono funzionari, assai ben pagati, che hanno dato il nulla osta anche quando non ne erano convinti. Ci sono consiglieri d’amministrazione, i cosiddetti indipendenti – da me sempre definiti “dormienti” – che si sono voltati dall’altra parte invece di fare il proprio dovere. Ci sono società di revisione che non hanno rivisto un bel nulla. O periti di chiara fama, cat-

Credito Romagnolo. Non a caso la holding di controllo della banca svizzera si chiama Morval Vonwiller Holding Sa. Banque Morval ha una propria società di fondi comuni lussemburghesi, la Willerfunds, i cui prodotti sono distribuiti anche in Italia da Morval Sim, Banca Alpi Marittime CC Carrù e Credito Cooperativo di Vische e del Canavese. A. G.

OTTIMISTI MA NON TROPPO Pensione, lo strano diktat del direttore generale Inps Il 15 luglio scorso, a Milano, in occasione del convegno sul welfare complementare, Mauro Nori direttore generale dell’Inps ha affermato che desidera che per la stima della previdenza obbligatoria si utilizzi un solo modo di rappresentazione, scientifico e con opzioni politiche, predefinito da Inps in termini di ipotesi e parametri. Lo strumento sarebbe obbligatoriamente di riferimento per le stime effettuate dal mercato finanziario, assicurativo e previdenziale privato. Ora, poiché tutti sanno bene quanto una o l’altra ipotesi relative al Pil, all’allungamento della vita ecc.. influiscano sulle stime future della previdenza pubblica, l’idea di fissare parametri per via politica e obbligare tutti ad adoperarli è potenzialmente pericolosa in quanto potrebbe venir la tentazione di adoperare ipotesi “ottimiste” per evitar di perdere consenso sociale. E più ancora, spiace e sorprende l’idea che la varietà di informazione (basata su ipotesi trasparenti e scientifiche) invece di essere favorita venga censurata.

tedratici che hanno sottoscritto stime ridicole. È questo il vero scandalo. In parte, ci penserà la magistratura. Ma al di là delle responsabilità penali c’è la sensazione di un clima di impunità generale, in cui tutto è lecito, anche a scapito dell’onorabilità. È bene che emergano a chiare lettere i nomi dei periti, dei consulenti, dei revisori, dei sindaci e degli altri compagni di strada dell’Ingegnere che davanti ai giudici potrebbe dire e probabilmente dirà: “ Io, Vostro onore, ho sempre fatto così”. Con buona pace di tutti i piccoli azionisti che hanno visto volatilizzarsi i propri risparmi, per aver creduto nella società, nell’imprenditore, nei sindaci, nei revisori, nei periti valutatori, nei professori, nell’Isvap, nella Consob e nelle banche. *www.pompeolocatelli.com

SENTIMENT di Alessandro Rossi*

Profumo di bruciato

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unque, dalla metà di luglio il Montepaschi è una banca contendibile. È caduto il vincolo del 4% (finora si potevano acquistare quante azioni si volevano ma i diritti di voto non potevano superare il tetto del 4% ad eccezione della Fondazione) e chi vuol comprarla può farsi avanti. Già, ma chi vuole comprarla? Secondo gli advisor di alcuni fondi kazaki (sì, proprio kazaki) il problema del Montepaschi non è tanto che possa essere venduto, ma chi possa comprarlo. Ai loro clienti hanno consigliato di non farlo. E mentre il Comune di Siena, ancora proprietario attraverso la Fondazione Mps della quota di maggioranza relativa, sta cercando un’azionista disponibile a non effettuare traslochi troppo dolorosi, sul mercato ci si chiede se la banca possa stare ancora in piedi e per quanto tempo, prima di essere nazionalizzata tramite 4 miliardi di Montibond. Il presidente Alessandro Profumo e l’a.d.Fabrizio Viola si dicono soddisfatti dell’andamento del piano industriale ma basta parlare con un capo area che le opinioni divergono. Insomma la preoccupazione è alta. E c’è chi comincia a chiedersi se Profumo sia l’uomo giusto. Inevitabilmente si torna a ripercorrere il suo passato a Unicredit. Il suo score alla banca di Piazza Cordusio non è proprio di quelli da incorniciare. Unicredit è uscito con le ossa rotte e un bel gruzzolo di miliardi (una decina) da trovare per non capitolare. Oggi la cura Ghizzoni, che ha sostituito Profumo, comincia a dare i suoi frutti e Unicredit si è rimesso sulle gambe. La scommessa che era stata fatta ai tempi di Profumo era molto simile a quella del Montepaschi: i tassi in salita. È successo quello che è successo. Intesa Sanpaolo, invece, aveva impostato la sua strategia all’opposto: azzeccandola. Ma c’è di più. Nei giorni scorsi gli ex vertici del Montepaschi sono incappati in una nuova rogna. Su di loro è stato aperto un fascicolo per reati fiscali relativi agli esercizi dal 2005 al 2008, per minor gettito per l’erario di quasi 180 milioni. Undici gli indagati: dall’ex presidente e l’ex ad Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, fino a Pier Luigi Fabrizi e Emilio Tonini, rispettivamente presidente e direttore generale fino al maggio 2006. Finirà tutto in una bolla di sapone, anche perché la prescrizione è alle porte. Ma sul sapone si può scivolare… *rossi@bluerating.com


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8 | trend&mercati

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BORSE

ITALIA-EUROPA-MONDO

Borse

Indice Valore

2013

2012

2011

2010

Italia

FTSE Mib 16.482

1,3%

7,8%

Gran Bretagna

FTSE 100

6.621

12,3%

5,8%

-5,6%

9,0%

CAC 40

3.993

9,7%

15,2%

-17,0%

-3,3%

DAX

8.276

8,7%

29,1%

-14,7%

16,1%

Area EuroEURO STOXX 50

2.768

5,0%

13,8%

-17,1%

-5,8%

DOW JONES 15.500

18,3%

7,3%

5,5%

11,0%

NIKKEI 225 13.668

31,5%

22,9%

-17,3%

-3,0%

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BORSE APERTE

180

-25,2% -13,2% 160

Francia Germania

di Ugo Bertone*

140

120

13

13 31

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60

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9,6%

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13,2%

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12,7%

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5,3%

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-20,0%

09

1.508

22,9%

-2 0

MSCI World

-3,4%

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Mondo

HANG SENG 21.884

31

Hong Kong

Se Telecom diventa la prossima preda

FTSE MIB EURO STOXX 50 MSCI WORLD

80

31

Giappone

100

31

Usa

VALUTE COMMODITIES Valore

Fine 2012

Euro/Dollaro

1,3275

1,3194

1,2939

Euro/Franco Svizzero

1,2317

1,2072

1,2156

1,2504

Euro/Sterlina

0,8735

0,8161

0,8353

0,86075

130

113,61

100,2

108,65

Euro/Yen

Fine 2011 Fine 2010 1,3362 Petrolio Brent al barile Oro per oncia

Valore

Fine 2012

107,25

110,62

107,62

93,49

1.314,5

1.664

1.574,5

1.410,25

Argento per oncia CRB Commodities index

Fine 2011 Fine 2010

19,94

29,95

28,18

30,63

467,95

484,07

482,01

520,33

120 500

110

450

CRB Commodities index

400

Oro

100

Argento

350

90

80

70

Petrolio

300

Euro/Dollaro

250

Euro/Franco svizzero

200

Euro/Sterlina

150

Euro/Yen

100

00 08 9 -2 00 31 9 -1 220 31 09 -0 420 30 10 -0 820 31 10 -1 220 31 10 -0 420 30 11 -0 820 31 11 -1 220 31 11 -0 420 30 12 -0 820 31 12 -1 220 31 12 -0 320 30 13 -0 620 31 13 -0 720 13 30 -

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60

TITOLI DI STATO SPREAD BTP-BUND 3 mesi

1 anno

5 anni

10 anni

30 anni 600

Italia

0,40%

1,01%

3,26%

4,41%

5,09%

Germania

0,04%

0,06%

0,65%

1,67%

2,47%

Svizzera

0,00%

-0,02%

0,34%

1,03%

1,54%

Usa

0,04%

0,11%

1,38%

2,58%

3,64%

500 400 300 200 100

2013 (stima)

2012

2011

2010

Italia

-1,80%

-2,37%

0,37%

1,72%

Area Euro

-0,60%

-0,58%

1,45%

2,01%

1,70%

2,21%

1,81%

2,39%

Usa

TASSI D’INTERESSE Euribor 1 mese

0,13%

Euribor 3 mesi

0,23%

Euribor 6 mesi

0,34%

Euribor 12 mesi

0,54%

Tasso di rif. Area Euro

0,50%

Tasso di rif. Usa

0,25%

31 -1 220 31 08 -0 420 30 09 -0 820 31 09 -1 220 31 09 -0 420 30 10 -0 820 31 10 -1 220 31 10 -0 420 30 11 -0 820 31 11 -1 220 31 11 -0 420 30 12 -0 820 31 12 -1 220 31 12 -0 320 30 13 -0 620 31 13 -0 720 13

0

PIL

MERCATI Per restare aggiornati sui dati basta andare su www.soldiweb.com

FIDA Finanza Dati Analisi

Fonte: dati su elaborazione FIDA aggiornati al lunedì precedente all’uscita in edicola del settimanale

INFLAZIONE 2013 (stima)

2012

2011

2010

Italia

1,99%

3,30%

2,90%

1,64%

Area Euro

1,73%

2,50%

2,72%

1,62%

Usa

1,83%

2,08%

3,14%

1,64%

2013 (stima)

2012

2011

2010

Italia

-2,56%

-3,03%

-3,66%

-4,33%

Area Euro

-2,87%

-3,59%

-4,15%

-6,21%

Usa

-6,55%

-8,49%

-10,04%

-11,14%

DEFICIT/PIL

F

a impressione scoprire che la bella addormentata, ovvero Telecom Italia, ha chiuso la quarta settimana di luglio con un rialzo del 12%, una performance che la colloca in testa alla classifica delle blue chip. Eppure, nonostante l’exploit, la società guidata (chissà ancora per quanto) da Franco Bernabé accusa ancora distacchi abissali dal resto dei gruppi europei del settore delle telecomunicazioni. È quanto si ricava comparando la valutazione di E-Pls, ceduta dall’olandese Kpn alla spagnola Telefonica, con la società italiana. Se infatti si mette a confronto l’Ev/Ebitda (l’indicatore più usato per valutare la redditività del settore), la forbice è enorme: nove volte per il gruppo nord europeo contro una media europea di 4,6 volte e un valore, per la “povera” Telecom Italia, di sole tre volte e mezza. Se si guarda al rapporto tra prezzo e utili, la differenza risulta altrettanto netta: la media del settore è di 10,5 volte, con una punta di 13,3 volte per Deutsche Telekom e di 9,8 volte per Telefonica, su cui pesa la diffidenza degli investitori nei confronti della Borsa di Madrid, che rappresenta in qualche modo lo specchio dei problemi della periferia dell’Europa. Ma la valutazione di Telecom Italia è ben più bassa: uno striminzito 4,6 volte, riflesso da una parte del rischio Italia e dall’altra delle incertezze strategiche di un gruppo condannato dal fardello dei debiti a far da potenziale preda, più che da cacciatore. Insomma, la forbice, da qualunque lato la si esamini, è troppo ampia per non essere considerata ciò che in casi come questo si definisce “una opportunità di acquisto”. Anche perché la protagonista del deal tra Olanda e Germania, vale a dire Telefonica, è anche la prima protagonista della partita italiana delle telecomunicazioni. *bertone.ugo@gmail.com


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Amsterdam

ALLIANZ

Assicurativi

Francoforte

AMERICAN EXPRESS

Bancari/Finanziari

New York

AXA

Assicurativi

Parigi

AZIMUT

Bancari/Finanziari

Milano

MPS

Bancari/Finanziari

Milano

BPM

Bancari/Finanziari

Milano

BANCA GENERALI

Bancari/Finanziari

Milano

BNY

Bancari/Finanziari

New York

BARCLAYS

Bancari/Finanziari

Londra

BLACKROCK

Asset management

New York

BNP

Bancari/Finanziari

Parigi

CITIGROUP

Bancari/Finanziari

New York

CRÉDIT AGRICOLE

Bancari/Finanziari

Parigi

CREDIT SUISSE

Bancari/Finanziari

Zurigo

DEUTSCHE BANK

Bancari/Finanziari

Francoforte

DEXIA

Bancari/Finanziari

Parigi

FRANKLIN TEMPLETON

Asset management

New York

GAM

Asset management

Zurigo

GOLDMAN SACHS

Bancari/Finanziari

New York

HENDERSON

Asset management

Londra

HSBC

Bancari/Finanziari

Londra

ING

Bancari/Assicurativi

Amsterdam

INTESA SANPAOLO

Bancari/Finanziari

Milano

INVESCO

Asset management

New York

JP MORGAN CHASE& CO

Bancari/Finanziari

New York

JANUS CAPITAL

Asset management

New York

LEGG MASON

Asset management

New York

MAN GROUP

Asset management

Londra

MEDIOBANCA

Bancari/Finanziari

Milano

MEDIOLANUM

Bancari/Finanziari

Milano

MORGAN STANLEY

Bancari/Finanziari

New York

NATIXIS

Asset management

Parigi

NORDEA

Asset management

Stoccolma

OLD MUTUAL

Assicurativi

Londra

RAIFFEISEN

Bancari/Finanziari

Vienna

SCHRODERS

Asset management

Londra

STATE STREET

Asset management

New York

UBS

Bancari/Finanziari

Zurigo

UNICREDIT

Bancari/Finanziari

Milano

p p p p p p q p p p p p p p p p q p p p p p p p p p p p p p p p p p p q p p p p

86% 45% 28% 67% 117% 14% -1% 105% 48% 71% 66% 61% 92% 106% 63% 36% -91% 28% 37% 63% 68% 40% 43% 38% 45% 55% 30% 40% 1% 65% 111% 99% 88% 30% 23% -15% 91% 73% 77% 48%

p p q p p p p p p p p p p p p p p p p p p p p p p p p p q p p p p p p p p p p p

12% 4% -1% 10% 21% 5% 20% 14% 12% 3%

IN CIFRE

10% 16%

160%

9%

150%

9%

140%

9% 130%

5% 120%

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80%

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BlueIndex MSCI World

ov -2 12 -d ic -2 0 31 12 -g en -2 0 28 13 -fe b20 29 13 -m ar -2 30 01 -a pr 3 -2 01 30 3 -m ag -2 01 28 3 -g iu -2 0 13 31 -lu g20 13

Assicurativi

Avviato il 10 aprile 2007, l’indice BlueIndex - che si può consultare ogni giorno sul sito www.bluerating.com - è composto da un paniere di 40 tra le maggiori istituzioni finanziarie mondiali attive nel comparto bancario, assicurativo e finanziario, il cui peso sull’indice è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato al netto della conversione delle diverse valute in euro e di eventuali fattori di rettifica dovuti a operazioni sul capitale.

Variazione a un mese

-n

AGEAS

Variazione a un anno

31

Borsa

30

Settore

bluerating

COS’È

I TITOLI DEL BLUEINDEX A LUGLIO 2013 Nome

n

10% 16% 1%

21%

6% 10% 11%

Va ad Azimut la variazione di crescita maggiore in un mese registrata dai nostri esperti

-3% 15% 20%

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Il gruppo di Giuliani si aggiudica la miglior variazione anche a un anno

7% 2% 12% 7% 13% 14%

Rendimenti in euro con dati aggiornati all’ultimo giorno del mese

CLASSIFICHE Trovate tutte le quotazioni aggiornate dei titoli del BlueIndex su www.bluerating.com


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IN CIFRE

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La banca lavora a tutto campo alla nuova struttura

La rete di Bnl 100 (ri)diventa realtà

Gli anni che quest’anno festeggia la Banca nazionale del lavoro: è nata nel 1913

di Maria Giovanna Gallo

14 Oggi i dipendenti della Banca nazionale del Lavoro sono oltre 14mila

3 La banca conta circa 3 milioni di clienti privati e 43mila tra imprese ed enti

L’ufficialità è arrivata l’ultimo lunedì di luglio. “Bnl”, si leggeva nel comunicato stampa di due cartelle diffuso in mattinata dalla banca, “amplia il suo modello distributivo con la nuova struttura Sviluppo e promozione finanziaria”. A guidarla, si apprendeva sempre dalla nota, “sarà Ferdinando Rebecchi, che arriva in Bnl dopo un’ampia e diversificata esperienza nel settore bancario”, mentre “Fernando Morelli, che in banca ha ricoperto ruoli di responsabilità a livello territoriale, guiderà la rete dei promotori finanziari”. Fernando Morelli

2006 È l’anno in cui Bnl è entrata a far parte del gruppo francese Bnp Paribas

100 Il numero di pf che, secondo fonti, la banca vorrebbe raggiungere entro fine anno

25 I giovani selezionati a metà luglio che saranno avviati alla professione di promotore

540 Il numero di promotori che, secondo le indiscrezioni, Bnl vorrebbe avere entro il 2015

Una rete che, secondo i piani della banca, includerà dipendenti Bnl già in possesso dell’abilitazione per operare come promotori finanziari, giovani neolaureati che la banca seguirà nella formazione per l’avvio alla professione e professionisti scelti sul mercato “secondo i criteri della qualità e della coerenza con il modello e i principi di business di Bnl e del gruppo Bnp Paribas”, di cui la Banca nazionale del lavoro fa parte dal 2006. “La creazione della struttura Sviluppo e promozione finanziaria e l’avvio di una rete di promotori”, ha commentato attraverso il comunicato stampa Marco Tarantola, vice direttore generale di Bnl e responsabile divisione retail e private, “rappresentano un’ulteriore evoluzione della nostra strategia, che punta a consolidare un modello di servizio e di offerta innovativo, flessibile e attento al territorio. L’arrivo di Ferdinando Rebecchi darà, con la sua esperienza, nuovo stimolo all’attività di business e alle sinergie infragruppo, mentre Fernando Morelli saprà rendere la

A guidarla sarà Ferdinando Rebecchi, ex di Banca Euromobiliare. Mentre al manager Fernando Morelli spetterà il compito di gestire i promotori finanziari

business della banca - in particolare, il settore della pubblica amministrazione - e il coordinamento delle attività di acquiring - ossia, pagamenti elettronici tramite carte di credito e debito - e dei prestiti personali nelle forme della cessione del quinto e della delega di pagamento. Tutto questo “in linea con la strategia di Bnl, che punta a una sempre maggiore evoluzione della sua piattaforma di offerta multicanale, anche grazie all’avvio in Italia, a ottobre, di Hello Bank, banca digitale recentemente presentata da Bnp Paribas e già attiva in Francia, Germania e Belgio”. Ma torniamo ai

a La prciom luse c n si ank volta R ià in asBdel lavoro ha g ne

rete dei promotori finanziari pienamente nale mozio integrata con le altre ca nazio nza nella pro stimenti. La Ban e ie Bnl Inv strutture commerciali da n’esper avuto u con il marchio edette il bran k c n i ia a u di Bnl e delle società r c nz B finanzia 04, anno in ma Allia poca ia 0 h c 2 i l del gruppo”. s a : all’e Fino oggi era uriosità k, che La struttura Sviluppo RasBan l Advisors. C o di RasBank lo t ia a c r g n a il le e e uo Fin e promozione finanatore d e oggi ricopr speministr h na c m u a i, ziaria rientrerà proArrigh ey con ttore assimo r in AT Kearn e s M l e n prio nella divisione ro ne di part zione fra l’alt tivo e in retail e private guidata cializza rio e assicura del banca a e gestione da Tarantola e avrà il raccolt parmio. compito “di implementare il ris modello distributivo e di servizio della rete dei promotori finanmanager. Rebecchi, 52 anni, piaziari - a mandato e dipendenti - e centino, è un manager con di realizzare, in collaborazione con un’esperienza ultratrentennale nel il marketing retail e private, iniziasettore bancario: ha ricoperto incative commerciali per lo sviluppo richi di responsabilità in diverse della clientela attraverso soluzioni, aree di attività legate allo sviluppo prodotti e servizi”. Infine, sarà e alla gestione dei network di agenchiamata a dare “ulteriore stimolo zie, delle reti commerciali e del ad attività specifiche, come quelle business in generale. Negli ultimi relative alla raccolta fondi a favore quattro anni è stato amministratodi Telethon”. re delegato di Banca I piani prevedono inoltre lo svilupEuromobiliare, la banca private po delle sinergie commerciali tra la divisione retail e private e gli altri del gruppo Credito Emiliano, che ha lasciato i primi di giugno. In precedenza ha curato, sempre presso il Credem, la costituzione e lo sviluppo della rete Creacasa, degli “sviluppatori” - dipendenti Credem - e dei promotori finanziari a mandato. Rebecchi si è occupato anche di realizzare sinergie fra le diverse divisioni commerciali del Ferdinando Credem e di favorire iniziative Rebecchi finalizzate alla crescita dimensiona-


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le della banca. Morelli, 52 anni, di Terni, è in Bnl da oltre vent’anni e ha ricoperto ruoli di responsabilità nell’ambito della rete territoriale della banca, contribuendo allo sviluppo del business a livello locale: è stato direttore territoriale retail e private per il Nord Est e, prima, per il Centro. Tra le altre esperienze professionali, c’è quella di responsabile commerciale di Bnl Finance. Fin qui, il comunicato stampa. Secondo le anticipazioni che BLUERATING ha raccolto attraverso le sue fonti, la rete targata Bnl vuole raggiungere in tre anni l’obiettivo di 7 miliardi di euro di asset, partendo da un portafoglio medio di almeno 12 milioni che, a tendere, dovrebbe arrivare a 17 milioni nel triennio. Il target sarà la clientela affluent. La notizia che Bnl sarebbe tornata alla promozione finanziaria dopo l’esperienza con Bnl Investimenti la riportava il settimanale Il Mondo a fine novembre, segnalando che la banca del gruppo Bnp Paribas aveva incaricato Tarantola di seguire il progetto e che per la realizzazione del piano si sarebbe affidata alla società di consulenza AT Kearney. Qualche settimana dopo - il 20 dicembre - l’adesione di Bnl ad Assoreti. Intanto, il quotidiano MF annunciava che la società stava puntando a un alleggerimento della rete commerciale, con l’automatizzazione delle attività di sportello e la riduzione degli operatori in front office. Un clima teso, insomma, all’interno del quale a febbraio è iniziata a circolare la voce di un possibile stallo del progetto legato alla promozione finanziaria. Di una momentanea messa in pausa si è parlato dopo l’accordo sull’aggiornamento del piano industriale al 2015 firmato il 6 febbraio da Bnl con le sigle sindacali del mondo bancario Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Sinfub e Uilca. Un accordo che, secondo quanto hanno riferito fonti sindacali, prevedeva tra l’altro l’assunzione di almeno 160 giovani precari nel triennio, ulteriori 450 uscite volontarie rispetto alle 1.100 già concordate tra pensionamenti ed esodi

BNL E LE ALTRE Per un costante aggiornamento sui professionisti del risparmio leggi ogni giorno le news del sito www.bluerating.com

incentivati e, appunto, l’accantonamento momentaneo del progetto di un network commerciale costituito da promotori finanziari non dipendenti. A sorpresa, i primi di giugno l’operazione ha subito un’accelerata con l’apertura della selezione alle risorse esterne e il conseguente Bnl

Financial Advisor Day, indetto per giovedì 18 luglio e riservato ai neolaureati. Si sono presentati all’appello 50 candidati, risultato di una scrematura cominciata con l’esame dei mille curricula pervenuti nelle settimane precedenti. Ma mentre a Roma gli specialisti della banca selezionavano i 25

neolaureati in materie economiche e giuridiche sotto i 30 anni d’età da avviare alla professione di promotore, nella Capitale e a Milano si tenevano due iniziative sindacali parallele - di Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Sinfub e Uilca con distribuzione di volantini per protestare contro l’inquadramento a cui sono destinati i 25 giovani: un contratto di agenzia, monomandatario, da financial advisor. La giornata comunque non ha subito interruzioni e alla fine, come da programma, 25 neolaureati su 50 hanno superato l’esame degli esperti di Bnl. Circa la metà sono giovani donne. Anche la rappresentanza geografica vede le giuste dosi di Nord, Centro e Sud, con appena un lieve sbilanciamento verso il Centro Italia. Tutti hanno competenze in tecnologia e non poteva essere altrimenti, alla luce della già citata evoluzione digitale di Bnl. La prossima tappa sarà quota 100 - tra dipendenti, junior e senior - entro fine anno. E c’è chi riferisce di un target al 2015 di 540 promotori finanziari in totale. I sindacati non hanno messo da parte l’agitazione, che prosegue. E forse, come nella migliore tradizione, per Bnl quello del 2013 sarà davvero un autunno caldo.

L’AGITAZIONE DEI DIPENDENTI

I sindacati prevedono una stagione calda Lo spiega Marco Caleri, segretario responsabile di Fisac-Cgil presso Bnl di Maria Paulucci “Il motivo principale della nostra insoddisfazione, e della conseguente agitazione, è che a giugno l’azienda è partita con questo progetto in termini e tempistiche assolutamente non concordati con il sindacato”. A parlare è Marco Caleri, segretario responsabile di Fisac-Cgil presso Bnl. Caleri chiarisce le ragioni dell’iniziativa assunta dalle sigle dei lavoratori a luglio, con un volantinaggio a Roma e Milano in concomitanza con la selezione in Bnl dei 25 giovani da avviare all’attività di pf. “Noi dicemmo, negli accordi di febbraio, che ci opponevamo - come tuttora ci opponiamo - all’operazione

sui pf per le sue implicazioni contrattuali. E la banca ci rispose: va bene, quando partiremo con i reclutamenti dall’esterno faremo un’informativa, daremo a voi per primi tutti i dettagli, ci confronteremo. Invece sono partiti senza avvertirci e senza consultare il sindacato. La contestazione sui 25 giovani”, continua Caleri, “riguarda l’inquadramento sindacale e il tentativo dell’Abi di destrutturare progressivamente il contratto nazionale, con tutte le sue garanzie e tutele”. Ora, secondo voci che circolano, l’azienda sarebbe intenzionata a chiudere il 2015 con un totale di 540 promotori. “A me sembra un numero decisamente sovradimensionato, però non è da escludere, perché ci sta che le cifre siano destinate a lievitare. Ma se l’atteggiamento della banca non cambia, in autunno le nostre iniziative avranno una visibilità maggiore”. @mariapaulucci1

Una battaglia di retroguardia Una grande banca internazionale riapre al business della promozione finanziaria, assumendo anche dei giovani. E il sindacato che fa? Succede in quella Bnl Bnp Paribas, banca italiana controllata dal colosso francese, che ha avviato la selezione di 25 giovani da avviare al mestiere del promotore finanziario: un’iniziativa tanto più meritoria quanto più lanciata in un paese dove il tasso di disoccupazione giovanile sta crescendo pericolosamente Ma tutto questo al sindacato non piace che lamenta problemi “di procedura”. C’è da chiedersi se abbia ancora senso, in un momento di crisi così drammatica e che esige risposte rapide, sventolare il vessillo della “concertazione”. Forse il sindacato ignora che ‘advisory finanziaria viene invece rivalutata da quelle strutture bancarie che sappiano cogliere tempestivamente i segnali del cambiamento e prepararsi per tempo. A. G.


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Gli istituti commerciali stanno riscoprendo il potenziale delle reti

Banche, i promotori rientrano dalla porta di Maria Paulucci Voci che circolano riferiscono che più d’una, fra le prime dieci banche italiane, hanno allo studio progetti per il rilancio della promozione finanziaria. Oltre a Bnl, che ormai s’è dichiarata, secondo indiscrezioni starebbe facendo qualche ragionamento in questo senso il gruppo Bper. Il quale però, contattato a luglio da BLUERATING, ha smentito. Si è fatto il nome di Intesa Sanpaolo, presente nella promozione finanziaria attraverso le reti di Banca Fideuram e Sanpaolo Invest, e dunque tramite il gruppo Banca Fideuram: in particolare, qualcuno ha dato la Banca dei Territori per prossima a tramutarsi in una rete di promozione finanziaria. Una terza rete interna al gruppo Intesa Sanpaolo, insomma, ma non sotto la guida di Matteo Colafrancesco, top manager oggi a capo delle due reti del gruppo Banca Fideuram. “Le quali per Intesa

ha continuato Cucchiani, “che oggi ci sia bisogno che l’operatore bancario esca dallo sportello, dal suo ufficio, per andare a prendere un contatto diretto con il cliente è una cosa, ma che poi tutto questo venga dato in outsourcing ai pf mi sembra una cosa che va al di là di quello che vedo nel futuro immediato”. Riguardo a Intesa Sanpaolo, le indiscrezioni riferiscono anche di un progetto che sarebbe finalizzato ad abilitare i gestori del segmento affluent alle visite a domicilio. Al di là della comprensibile cautela con cui in generale i grandi gruppi gestiscono la comunicazione sui loro piani di sviluppo, un fatto è certo: le banche commerciali stanno quantomeno valutando la possibilità di un ritorno alla promozione finanziaria. Strategia o tattica, considerando anche che di questo passo il fondo esuberi bancari non potrà far fronte ai numeri che si stanno profilando? Abbiamo girato la domanda a Giuliano Cicioni,

Secondo indiscrezioni, starebbe facendo qualche ragionamento in tal senso anche il gruppo Bper, che smentisce. Mentre Intesa avrebbe un progetto per abilitare i gestori del segmento affluent alle visite a domicilio Sanpaolo sono più che sufficienti”, ha commentato il ceo Enrico Cucchiani rispondendo a una domanda di BLUERATING durante l’incontro con i giornalisti per la presentazione dei nuovi accordi con la Banca europea degli investimenti, lo scorso 5 luglio a Milano. “Credo che talvolta voi giornalisti siate più informati del management delle aziende con cui parlate”, ha risposto scherzando il ceo. Aggiungendo poi serio: “Noi abbiamo una struttura che è basata sui promotori finanziari, ed è Banca Fideuram, anch’essa la numero uno nel suo campo nel nostro Paese, così come siamo al primo posto nel retail, nel corporate, nel private banking, e così via. Francamente”,

partner di Kpmg Advisory, che di recente con alcuni colleghi ha curato e pubblicato uno studio dal titolo “Sportelli bancari e nuovi modelli distributivi”. Che cosa sta succedendo? “Succede che dopo quattro o cinque anni in cui le banche avevano progressivamente ridotto l’interesse verso il mercato del risparmio gestito in generale, ora stanno tornando in maniera abbastanza determinata”, spiega Cicioni. “Fondamentalmente per due ordini di ragioni: il venir meno dell’elemento principale che le aveva allontanate in questi quattro o cinque anni, ovvero la carenza di finanziamenti sul mercato, e una situazione congiunturale ancora debole, con bassi tassi di interesse,

LE PRIME 10 BANCHE ITALIANE Posizione

Banca

Capitalizzazione*

1

UniCredit

22,7

2

Intesa Sanpaolo

21,3

3

Mediobanca

3,8

4

Ubi Banca

2,8

5

Monte dei Paschi di Siena

2,4

6

Banca Generali

2,0

7

Banco Popolare

1,8

8

Banca Popolare dell’Emilia Romagna

1,6

9

Credito Emiliano

1,4

10

Banca Popolare di Sondrio

1,3

*Dati aggiornati al 23 luglio 2013, in miliardi di euro

che ha reso elevati i costi marginali della raccolta diretta al dettaglio. D’ora in avanti sempre di più le banche avranno bisogno di incrementare i ricavi che non assorbono capitale. E la raccolta indiretta quindi le commissioni da risparmio gestito - è uno dei pochi business detenuti dalle banche che hanno questa caratteristica. Sono commissioni e ricavi che non assorbono capitale o lo assorbono in maniera molto ridotta”. Il tutto mentre “gli sportelli bancari stanno diventando luoghi fisici sempre meno frequentati dalla clientela, con una forza commerciale propria sempre più ridotta. Quindi alcune banche stanno ripensando il modello di gestione commerciale della clientela sul tema dell’asset management, tornando sui loro passi e pensando di introdurre - con soluzioni che possono essere diverse tra loro - le competenze del promotore finanziario nella filiale o nella rete commerciale”. Questo per stimolare la capacità degli sportelli di acquisire nuova clientela e sviluppare la raccolta indiretta e il risparmio gestito. Tra il 2002 e il 2008 gli sportelli sono stati un canale molto forte a livello commerciale. C’è stata la possibilità di abbandonare la figura del promotore, che è un canale molto più costoso. Oggi, però, le cose sono cambiate. E il risparmio gestito va verso un’impostazione in cui sarà sempre più importante la componente di servizio a valore aggiunto, quindi la consulenza, e sempre meno quella di


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vendita in senso stretto. Non sempre però gli sportelli bancari hanno le competenze e le figure per rispondere a questo tipo di richiesta. Allora cosa troveremo - e chi, soprattutto - nelle filiali di qui a qualche anno? “Nel nostro studio”, risponde Cicioni, “noi stimiamo che nell’arco di tre o cinque anni si possa raggiungere una riduzione del numero degli sportelli in Italia nell’ordine del 35% circa. Ma ci dovrà essere anche una trasformazione del modello di servizio. Gli sportelli bancari hanno vissuto e sono cresciuti su un concetto di prossimità territoriale che è stato molto influente. Ma questo modello ha senso in un mercato che funziona con un’elevata frequenza di utilizzo e una bassissima varianza: per intenderci, con edicole e tabacchi. Le banche non sono più così: c’è bassa frequenza di utilizzo e alta varianza di bisogni”. Tradotto: si va allo sportello una volta ogni tanto e per bisogni molto specifici. Oggi i clienti chiedono meno sportelli, meno diffusi, ma più “pesanti”, con dentro tutti i servizi, l’operatività e le risposte di cui hanno bisogno. Non più edicole, ma centri commerciali. “Ciò che ci preoccupa in particolare non è tanto la lentezza del processo di riduzione degli sportelli quanto il mantenimento in molti casi dei presupposti del passato”, dice l’esperto. “Si privilegia per esempio la creazione di sportelli leggeri per mantenere la diffusione sul territorio. Per noi, gli sportelli leggeri sono un errore. Piuttosto vanno accorpati e aperti in posti magari meno centrali, ma dove c’è un parcheggio e il cliente trova aperto anche il sabato. E c’è anche il promotore, con cui può prendere un appuntamento per parlare di risparmi e pensione”. È una svolta epocale, che interessa tutte le banche. Comprese quelle che già hanno una rete di promozione finanziaria. Mps è uscita allo scoperto a ottobre, quando al Campus Manager il presidente Alessandro Profumo e l’a.d. Fabrizio Viola per la prima volta parlarono della promozione finanziaria come di un modello per tutta la banca. Ne è seguito un roadshow, tra aprile e giugno, significativamente intitolato “La nuova direzione”, durante il quale il top management ha incontrato i professionisti della rete per spiegare la strada che ha intrapreso Siena: più consulenza e online, con il progetto sta seguendo l’ex di WeBank Andrea Cardamone. Bipop Vicenza a settembre ha fatto sapere di essere alla ricerca di pf e manager di rete con l’intenzione di tornare alla promo-

zione finanziaria dopo Banca Idea. Il gruppo ha dichiarato di voler rafforzare anche l’altra sua rete, Banca Nuova. E non si sono registrati dietrofront ufficiali in seguito all’uscita di Gianluca Talato, ex responsabile della direzione private e affluent che oggi è in Barclays. Veneto Banca esclude cessioni, in primis

quella di Banca Intermobiliare, che ha il 67,2% di Banca Ipibi. Credem e Ubi Banca al momento non comunicano novità. Li aspettiamo al varco di settembre insieme a Unipol, che prima o poi dovrà dire cosa intende fare con la sua rete dopo la fusione con FonSai. @mariapaulucci1

L’OPINIONE DEL SUPERCONSULENTE

Bisogna cogliere l’attimo di Massimo Arrighi* In Italia è ormai da anni riconosciuta la maggiore capacità da parte delle reti di promotori finanziari di sviluppare e trattenere la clientela, sia durante i rally di mercato sia nei periodi di crisi. Sono gli sportelli bancari a registrare una volatilità marcatamente superiore nella raccolta di risparmio gestito, che spesso è arrivata fino al bilancio netto negativo, con deflussi anche consistenti. L’emorragia è stata in parte determinata dalla politica commerciale messa in opera dalle banche, con il risultato di aver concentrato tutte le energie sulla raccolta di liquidità attraverso i propri prodotti obbligazionari. In altra parte, si deve all’oggettiva difficoltà per il personale di sportello, anche se qualificato, di gestire l’emotività e le paure dei clienti, soprattutto nelle fasi in cui le oscillazioni registrate sui mercati sono state ampie e improvvise. Gli andamenti recenti e le critiche nei confronti del sistema bancario italiano non hanno fatto che acuire la situazione, amplificando il divario tra sportelli e promotori nella capacità di amministrare e far crescere i risparmi gestiti, soprattutto nei segmenti di maggior pregio (affluent e upper affluent). Se poi consideriamo l’impatto della diffusione di innovazioni tecnologiche che permetteranno a sempre più persone di operare in autonomia da remoto via tablet o smartphone, per le banche il futuro di medio termine si prospetta ancora più difficile: con sempre meno motivi e occasioni per entrare in filiale, diminuiscono le opportunità di cross selling sui prodotti legati al risparmio gestito. Sarebbe invece molto importante, e lo sarà sempre di più in prospettiva, mantenere e sviluppare relazioni dirette con i clienti per tutte le attività finanziarie a maggior contenuto di valore, in primis la consulenza sugli investimenti o sulle esigenze di finanzia-

Ignorando il cambiamento si rischia di perdere clienti o di ripiegare su attività a minor valore aggiunto mento. Emerge così per le banche un nodo da sciogliere sul fronte organizzativo, che alcuni istituti italiani, particolarmente sensibili alle previsioni sui futuri comportamenti dei clienti, hanno già cominciato ad affrontare: sono state avviate specifiche iniziative volte a incrementare la capacità di contatto con la clientela nei principali momenti di bisogno, senza per questo costringere i clienti a “mettersi in coda” in agenzia. In questo quadro si inserisce l’idea di una nuova rete di promotori finanziari targata Bnl o il progetto del gruppo Intesa Sanpaolo per abilitare i gestori del segmento affluent alle visite a domicilio. Una capacità di contatto su base multi-canale è già scontata nelle attese dei clienti: sarà quindi decisivo riuscire a fornire consulenza a elevato contenuto attraverso le modalità di contatto più consone ai risparmiatori, in termini di logistica e di orari. La riscoperta dei promotori finanziari da parte delle banche rappresenta un primo passo in questa direzione, destinato a diventare la base per il sistema. Il rischio di non perseguirla è quello di perdere i clienti o, peggio ancora, di vedersi relegati a servirli per le attività a minor valore aggiunto, tramite piattaforme Internet con prezzi che si prevedono in forte discesa. *partner AT Kearney


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160 miliardi L’aumento dello stock di attività finanziarie delle famiglie italiane

4,6 percento La crescita percentuale dello stock tra fine 2011 e fine 2012

57 anni È l’età del sottoscrittore tipo di fondi comuni di diritto italiano

20 percento Per questa quota di sottoscrittori i flessibili sono la prima scelta

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Due recenti documenti fanno il punto sulle scelte di risparmio

Fondi, l’investitore visto da Assogestioni A cura di Silvia Minola Cresce il patrimonio delle famiglie italiane e aumenta la quota di risparmio investita in fondi comuni. È quanto ha evidenziato Assogestioni citando i dati contenuti nel documento italiana “L’assicurazione 2012”, realizzato dall’Ania, l’Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici, secondo cui alla fine del 2012 lo stock di attività finanziarie detenuto dalle famiglie italiane era pari a circa 3.716 miliardi di euro, ossia 160 miliardi in più rispetto al 31 dicembre 2011 (+4,6%). L’aumento è da attribuire soprattutto ai forti rialzi nei mercati azionari e obbligazionari accumulati nel primo semestre dell’anno. Ma in quali strumenti hanno investito maggiormente gli italiani? Secondo l’Ania, la composizione del portafoglio medio delle famiglie ha visto da un lato un calo della quota investita in titoli a medio e a lungo termine sull’estero (-0,6% rispetto al 2011), dal-

l’altro un aumento della quota investita in azioni e partecipazioni (+1,2%) e in fondi comuni (+0,6%). Pressoché invariata, invece, la quota di ricchezza delle famiglie italiane investita nelle riserve Vita. Entrando nel dettaglio dell’analisi, sui 3.716 miliardi di patrimonio investiti in attività finanziarie alla fine del 2012, circa 267 miliardi sono confluiti nei fondi comuni, 763 miliardi in azioni e altre partecipazioni, 693 miliardi in assicurazioni, fondi pensione e tfr, 188 miliardi in titoli pubblici,

Alla seconda sessione del 2013 ha superato l’esame quasi la metà dei candidati

Apf, gli aspiranti advisor sono sempre più bravi La seconda sessione delle prove valutative del 2013 per l’iscrizione all’Albo dei promotori finanziari, conclusasi il 19 luglio a Roma, ha registrato un’ampia partecipazione: i candidati che hanno sostenuto l’esame a Bari, Cagliari, Milano e nella Capitale sono stati complessivamente 1.227 (su 1.428 iscritti), quasi il triplo rispetto ai 446 della prima sessione dell’anno (qui la notizia). E anche la quota di promossi è decisamente salita, portandosi al 46% del

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totale dal 39% degli esami di marzo e aprile. Così, tra l’11 giugno e il 19 luglio sono stati abilitati all’iscri-

zione all’Albo in tutto 565 aspiranti promotori. A livello geografico, la maggiore percentuale di idonei si è

I RISULTATI Città Bari

Iscritti

Partecipanti

Idonei

82

69

31

Cagliari

34

31

17

Milano

608

555

281

Roma

704

572

236

Totale

1.428

1.227

565

I dati si riferiscono alla seconda sessione del 2013. Fonte: Apf

oltre 1.000 miliardi in strumenti di origine bancaria, 344 miliardi in depositi e in altra raccolta postale. La quasi contemporanea pubblicazione dell’ultimo Quaderno Assogestioni, dedicato ai sottoscrittori dei fondi comuni italiani tra il 2002 e il 2012, dimostra invece che continua a salire l’età media del sottoscrittore tipo di fondi comuni di investimento di diritto italiano: in dieci anni è passata da 52 a 57 anni. Mentre le donne si stanno lentamente facendo strada negli investimenti e nel risparmio

registrata a Cagliari, dove sui 31 partecipanti alla data del 27 giugno sono “passati” in 17, il 55%. Seguono i candidati che hanno sostenuto l’esame a Milano tra l’11 e il 14 giugno, con 281 promossi su 555 (il 51%). A Bari ha superato l’esame il 45% dei 69 candidati (le date della prova erano il 26 e il 27 giugno), mentre a Roma (16-19 luglio) sono stati promossi 236 candidati su 572 (41%). La terza e ultima sessione del 2013 si terrà dall’8 ottobre al 22 novembre a Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Venezia. Il termine per la richiesta di ammissione è il 26 agosto per le domande online e il 9 settembre per quelle cartacee.

gestito, arrivando a rappresentare alla fine dello scorso anno circa il 44% dei sottoscrittori, nel corso del decennio si è dimezzata l’incidenza del numero dei sottoscrittori sulla popolazione residente, passato dal 16% all’8,4%. In particolare, oltre la metà del patrimonio complessivo investito in fondi di diritto italiano risultava detenuto a fine 2012 solo da 500mila sottoscrittori, il 10% dei 5,1 milioni di soggetti titolari di almeno un fondo comune in portafoglio. Non solo. Secondo lo studio firmato da Alessandro Rota e Riccardo Morassut, dell’ufficio studi di Assogestioni, oggi meno del 6% degli individui di età compresa tra i 26 e i 35 anni investe in fondi, valore che sale sopra il 9% tra i 36 e i 45 anni e poi al 12% nella fascia compresa fra i 46 e i 55 anni, per attestarsi sopra il 13% fino ai 75 anni, età oltre la quale il valore tende a ridursi leggermente. Ma cosa scelgono questi investitori? Anche il Quaderno sui sottoscrittori conferma il buon momento dei prodotti obbligazionari - oggi molto presenti nelle scelte degli investitori italiani - che “hanno subito un’ulteriore impennata nell’ultimo anno, grazie soprattutto al crescente successo riscosso dai fondi obbligazionari a cedola/target date”. Da segnalare l’erosione subita dagli investimenti azionari e da quelli bilanciati, che alla fine del 2012 contavano rispettivamente meno del 15% e del 5% nei portafogli dei sottoscrittori. Discorso diverso, infine, per i fondi flessibili, che a partire dal 2006 si sono rapidamente diffusi come prodotti di asset allocation “completi” e al 31 dicembre 2012 rappresentavano la scelta principale per il 20% dei sottoscrittori.


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Sì all’Albo unico, ma dando spazio a tutte le voci

Le condizioni dei consulenti di Diana Bin I consulenti dicono sì all’Albo unico lanciato in occasione del convegno di Assoreti che si è svolto il 15 giugno a Stresa: le associazioni che rappresentano i professionisti e le società del settore, infatti, promuovono il progetto a pieni voti. Di recente, a mettere per iscritto il loro consenso sono state Nafop, l’associazione nazionale dei consulenti fee only, e Ascosim, che riunisce le sim di consulenza. Il 27 giugno, infatti, le due organizzazioni hanno fatto partire da Verona una lettera indirizzata al presidente di Apf Giovanna Giurgola Trazza, lettera di cui il giornale online BLUERATING ha divulgato il testo a metà luglio. In sostanza, le due associazioni hanno comunicato la loro approvazione e la completa disponibilità alla collaborazione. Un clima di totale apertura in

cui però il presidente di Nafop Cesare Armellini ha voluto, in un colloquio telefonico con BLUERATING, mettere le cose in chiaro: bene la coabitazione sotto lo stesso tetto, a patto che gli advisor indipendenti possano contare su presidi a garanzia della loro rappresentanza all’interno del nuovo Organismo che, se tutto procederà senza altri intoppi, dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno. “L’Organismo che nascerà avrà in mano non solo la gestione, ma anche la vigilanza sulle due categorie, quella dei promotori e quella dei consulenti finanziari fee only. Ci sarà un cambio di statuto e di nome e saranno nominati nuovi vertici. Insomma, sostanzialmente quello che vedrà la luce sarà un soggetto nuovo”, ha spiegato a BLUERATING Armellini. Ma come potranno riuscire a coabitare due categorie che, pur avendo molti punti in comune,

rimangono diverse, con i promotori che agiscono sulla base di un mandato e i consulenti che invece operano su parcella? “Le due categorie sono comunque differenziate, ci saranno due comitati separati per consulenti e promotori”, ha spiegato Armellini. “Naturalmente riteniamo sia necessario, nei momenti di decisione su materie comuni, l’adozione del criterio di parità di rappresentanza degli organi collegiali”. Quanto alla numerosità della categoria degli advisor, Armellini non esclude che ai professionisti già operativi, con l’istituzione del nuovo organismo, possano aggiungersene altri provenienti proprio dal mondo della promozione finanziaria dal momento che, per i pf con due anni di mandato negli ultimi tre anni, non sarà necessario sostenere l’esame di abilitazione per passare da una categoria all’altra. Con ogni probabilità, l’esame di abilitazione per l’iscrizione all’Albo sarà uno solo. @diana_bin86

LA LETTERA Assofinance: noi già alla fine del 2011 avevamo avanzato una proposta di Francesca Sulpizi

Anche Assofinance ribadisce il suo appoggio alla proposta di costituire l’Albo dei consulenti finanziari indipendenti nell’ambito dell’Apf. Alla luce dell’articolo pubblicato dal giornale online BLUERATING sul tema, il presidente dell’Associazione italiana dei consulenti finanziari indipendenti Giannina Puddu ha scritto alla redazione per far sapere di essere “molto soddisfatta della nuova posizione assunta pubblicamente dagli amici di Nafop e Ascosim” (vedi articolo a sinistra, n.d.r.), ringraziandoli “per aver scelto di schierarsi al nostro fianco per il perseguimento dell’ormai comune obiettivo. Già nel 2011, con lo spread sui nostri titoli pubblici che si apriva a ventaglio, con l’urgenza di ridurre la spesa pubblica e con il divieto assoluto di nuove spese, Assofinance cercò di individuare una soluzione possibile per l’avvio del nostro Albo”, ricorda Puddu. E proprio in quell’occasione “avevamo lanciato l’idea della condivisione dell’Albo dei promotori. Sapevamo che erano stati fatti investimenti ingenti per la dotazione strutturale necessaria al governo dell’Apf ed eravamo partiti dal presupposto delle affinità tra i ruoli del consulente finanziario indipendente e del promotore per ipotizzare che, grazie a minimi interventi, si potesse adeguare una sorta di clone della struttura per piegarla alla necessità di governo del nostro Albo determinando, infine, un percorso a due binari. Le nostre idee iniziarono a circolare sui media specializzati, tanto che un bel giorno la presidente dell’Apf Giovanna Giurgola Trazza affermò, pubblicamente, che il suo organismo avrebbe potuto accogliere la struttura dell’Albo dei financial advisor. Ne fui particolarmente felice e scrissi al presidente Giurgola Trazza perché avesse un’evidenza formale e un’esplicita richiesta a conferma delle nostre intenzioni. Trascorsi da allora quasi due anni, siamo molto soddisfatti della nuova posizione assunta pubblicamente dagli amici di Nafop e Ascosim e li ringraziamo per aver scelto di schierarsi al nostro fianco per il perseguimento dell’ormai comune obiettivo”.

IN BREVE l APF No all’unione promotori-consulenti: Conti Nibali lascia in disaccordo “Ho creduto doveroso, non condividendo il percorso intrapreso, rassegnare le dimissioni” da vice presidente dell’Apf. Così Elio Conti Nibali ha spiegato la sua decisione di lasciare con due mesi d’anticipo il suo incarico ai vertici dell’Organismo per la tenuta dell’Albo dei promotori finanziari, trovandosi in disaccordo con la proposta di aprire le porte ai consulenti finanziari. “L’ho fatto”, ha precisato Conti Nibali, “anche per il rispetto che ho nei confronti dell’Anasf, la mia associazione, che non desidero venga coinvolta in polemiche di alcun tipo”. Elio Conti Nibali

l ANASF Un solo Albo per i professionisti, le due richieste del presidente Bufi Maurizio Bufi

I promotori finanziari sono pronti ad accogliere i consulenti indipendenti nel loro Albo, ma a certe condizioni. A partire dall’assegnazione all’Apf della vigilanza e, possibilmente, da un peso maggiore dell’Anasf nel consiglio dell’Albo stesso. Parola di Maurizio Bufi, presidente dell’Associazione nazionale dei promotori finanziari, che in un’intervista rilasciata a MF ha ricordato: “I promotori sono gli unici a finanziare l’organismo” e di questo “la governance dovrà tenere conto anche in futuro”.

l AIAF Arriva un termometro per rilevare gli umori degli investitori L’Associazione italiana degli analisti finanziari (Aiaf) ha varato il suo “panel strategist”, uno strumento per offrire a investitori e operatori una lettura immediata del sentiment sui mercati e un modello aggregato di asset allocation sulla base delle view di alcuni strategist delle più importanti realtà finanziarie italiane e internazionali. “Si tratta di un documento immediato e di facile lettura rivolto non solo ai nostri soci ma a tutti gli operatori del mercato e agli investitori professionali”, ha dichiarato Paolo Balice, presidente di Aiaf. Paolo Balice


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Concorso Top Advisor (Pictet): le performance

Ora è crescita I partecipanti iniziano a vedere il segno più A cura di Francesca Vercesi Migliorano progressivamente le performance dei portafogli creati dai partecipanti al fondo TopAdvisor, a circa un mese dal primo giro di boa. Analizzando i dati relativi alla terza settimana di luglio emerge infatti che, a livello aggregato, la percentuale di chi registra una performance superiore al 4,09% è cresciuta progressivamente attestandosi all’1,88% (era lo 0,17% a maggio e lo 0,69 a giugno). Mentre è scesa la quota di portafogli in terreno decisamente negativo: se a maggio lo 0,69% dei parteci-

panti registrava un andamento tra il -6,81% e il -10% e il 17,5% tra il -3,62% e il 6,81%, alla fine della terza settimana di luglio le percentuali erano scese rispettivamente allo 0,34% e al 12,02%. Quanto ai fondi utilizzati, i più gettonati risultano attualmente il Pictet-Global Megatrend Selection-R Eur, presente in 357 portafogli e con una performance del -2.70% e il Pictet-High Dividend Selection-R Eur (performance del -3,55%), scelto per 225 portafogli. I meno utilizzati risultano invece ad oggi il Pictet-Emerging Markets-R Eur (presente solo in 12 por-

tafogli) e il Pictet-Sovereign Short-Term Money Market $-R (13 portafogli). Tra i nomi dei partecipanti in vantaggio, tra i promotori emergono “San 25” e “Ollurif” con un rendimento intorno al 4,5%, mentre tra gli studenti la prima è “Giuliaiemmolo” con il 3,87%, seguita da “martinam” con il 2,42%. Tra i privati invece, si distinguono Pigreco (+0,25%) e SM23 (+0,13%). Tutti coloro che si sono iscritti dopo il 15 maggio inizieranno a partecipare al concorso (e quindi apparire in classifica) dall’inizio della seconda sessione di gioco (2 settembre). Per concorrere alla classifica finale, che sarà basata sulla performance che va dal 2 settembre 2013 al 31 marzo 2014 (cioè l’insieme delle ultime 2 sessioni di gioco), è necessario risultare iscritti entro il 2 settembre 2013.

Europa, formula vincente L’asset manager spiega con Aybran perchè puntare sui titoli del Vecchio Continente “I titoli azionari europei restano un’opportunità da cogliere, anche nell’attuale fase storica.” È questo il commento di Bernard Aybran, cio deputy director di Invesco, gruppo americano con sede ad Atlanta e con un capitale gestito di 720 miliardi di dollari (dato al 30/06/2013). Mentre spiega le ragioni che rendo-

no i titoli europei ancora appetibili per gli investitori. In primo luogo, secondo Aybran, la crescita economica ha una scarsa correlazione con la performance dei mercati finanziari. Infatti, “sebbene i dati economici dell’Eurozona appaiano piuttosto scoraggianti, con una contrazione che spazia dal Pil al tasso di occupazione, dal potere di acquisto alla fiducia dei consumatori, i mercati azionari tendono a considerare prioritarie le prospettive degli utili societari piuttosto che l’andamento del prodotto interno lordo. Chi investe in azioni europee, in altre parole, non sta comprando

l’andamento del Pil in Europa ma acquista una porzione di utili prodotti da società quotate nelle piazze europee. Molte delle imprese ammesse ai listini in Europa sono tra i più g r a n d i esportatori mondiali mentre il Paese di provenienza della quotazione di un titolo non è molto indicativo. L’importante è che la società emittente concluda le sue vendite e generi utili”. Inoltre, l’aspetto positivo di questa congiuntura depressiva è che le aspettative

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IN PILLOLE l ACOMEA SGR Dividendo da 800mila euro per il fondatore Foà e i suoi soci Il fondatore di AcomeA sgr Alberto Foà (nella foto) e i suoi soci Roberto Brasca, Gaetano Martinelli, Giovanni Brambilla, FonSai e Banco Desio e Brianza, si sono distribuiti dopo tre anni di lavoro il primo dividendo di 800 mila euro. La società di fondi comuni costituita nel 2012 dal fondatore della ex Anima sgr poi ceduta alla Bpm ha aum per circa 500 milioni di euro.

l UBP AM I fondi del gruppo svizzero sbarcano sulla piattaforma di Allfunds Bank

I fondi di Ubp am arrivano su Allfunds Bank. La società del gruppo Union Bancaire Privée ha firmato una partnership con la piattaforma di fondi ad architettura aperta per offrire i suoi prodotti Ucits domiciliati in Lussemburgo a tutto il network di distributori retail anche in Italia.

l DEXIA Interrotte le trattative con Gcs Capital per la vendita dell’asset management

Dexia ha interrotto a inaspettatamente le trattative in esclusiva con Gcs Capital per la cessione delle attività di asset management. La banca franco-belga aveva annunciato a dicembre 2012 l’avvio di trattative in esclusiva con il fondo asiatico di private equity e il raggiungimento di un accordo per la cessione di Dexia Asset Management per 380 milioni di euro.

l TENDERCAPITAL FUNDS Al via la piattaforma di gestione fondata da Moreno Zani a Londra

Prende il via ufficialmente Tendercapital Funds, la piattaforma di gestione della società indipendente di asset management Tendercapital, fondata nel 2010 a Londra da Moreno Zani e da un gruppo di manager italiani. La piattaforma, con sede a Dublino, riunisce cinque fondi di investimento gestiti, con asset complessivi per 89 milioni di euro circa.

sono piuttosto modeste. “Secondo le stime, gli utili corporate globali dovrebbero crescere del 17,9% nel 2013, mentre le previsioni per quelli europei si fermano ad appena il 5,3%: pur non essendovi alcuna garanzia che i prezzi saliranno, proprio le basse valutazioni sono un ottimo punto di partenza per un investimento e quindi per trovare un potenziale di crescita”. Continua l’esperto: “un altro parametro che gli investitori dovrebbero considerare è il fattore di rendimento. Anche se generano un reddito variabile, rispet-

to a quello fisso di un’obbligazione, i titoli azionari europei offrono un dividendo che è poco al di sotto del 4%, più elevato rispetto ad altri mercati azionari: 1,8% per il Topix giapponese, 2,3% per l’indice S&P 500 americano e 3,2% per i mercati emergenti.” Infine, c’è un’altra buona ragione per investire nel comparto azionario europeo: è una cosa che non fanno in molti. “Una strategia contrarian a prescindere può essere la chiave del successo per i trader: gli investimenti di lungo corso e i mercati azionari europei hanno molto di più da offrire che semplici opportunità a breve termine e con un profilo di rischio/rendimento particolarmente allettante”.


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Tardino, strategist del gruppo francese, è ottimista: “gli indici sono in recupero”

Bnp IP, i tassi restano giù Viste le differenze con l’economia Usa si prevede una forte pressione sull’euro Dopo lo scivolone di luglio, gli indici azionari e obbligazionari stanno recuperando grazie alle dichiarazioni rilasciate dai banchieri centrali per rasserenare il clima di mercato. Il presidente della Federal Reserve, ricorda Laura Tardino (nella foto), strategist di Bnp Paribas Investment Partners, ha reagito alle aspettative di un aumento dei tassi a breve dichiarando che la politica monetaria resterà “altamente accomodante”, mentre la Bce si è impegnata a mante-

nere bassi i tassi d’interesse. In sintesi, il messaggio lanciato ai mercati è il seguente: non aspettatevi un aumento dei tassi a breve nei prossimi anni. Per quanto riguarda l’allocazione degli attivi, spiega l’esperta, “abbiamo deciso di mantenere una posizione sovrappesata in termini di duration dei titoli obbligazionari e di non modificare la posizione corta in euro e il sovrappeso nel segmento azionario dei paesi emergenti”. L’impennata dei rendi-

menti dei Treasury Usa decennali di circa 100 punti base, ha spinto inoltre alcuni analisti a prevedere “la morte dei bond”: quanto a Bnp Paribas IP, Tardino precisa che il gruppo “dissente rispettosamente da questa analisi”, tanto che a fine giugno “abbiamo assunto una posizione sovrappesata in termini di duration. Preferiamo assumerci dei rischi di duration in Europa, dove l’economia è debole e le prospettive per inflazione e tassi d’interesse sono

Edmond de Rothschild vuole ballare la samba Via a un accordo con la brasiliana Bbm Investimentos Il gruppo Edmond de Rothschild e la società brasiliana Bbm Investimentos hanno firmato un accordo di cooperazione strategica che porterà allo sviluppo di opportunità nella gestione patrimoniale. Il primo passo di questa alleanza sarà il lancio di due fondi domiciliati in Brasile, entrambi destinati a investire nel fondo Edmond de Rothschild Europe Synergy, un azionario europeo gestito da Edmond de Rothschild Asset Management. Il primo fondo sarà dedicato ai fondi pensione, mentre il secondo è stato progettato per rispondere alle esigenze dei clienti

di private banking. Non è tutto: i due gruppi considereranno la creazione di un fondo azionario specializzato sul Brasile, che sarà gestito da Investimentos Bbm e offerto da Edmond de Rothschild Asset Management a clienti istituzionali internazionali in tutto il mondo, a esclusione degli Stati Uniti. “Il nostro gruppo intende perseguire lo sviluppo delle attività all’estero, in particolare in Sud America, dove il Brasile offre un grande potenziale per i nostri due settori chiave”, ha commentato Christophe de Backer, ceo di Edmond de Rothschild Group.

molto modesti. Inoltre, tenendo conto del differenziale di crescita economica con gli Usa, prevediamo che vi sarà una pressione costante sull’euro”. “In Europa, la disoccupazione sta ancora salendo, avvicinandosi a livelli senza precedenti negli ultimi 40 anni. Pertanto è perfettamente ragionevole prevedere che i tassi d’interesse a breve resteranno vicino allo zero anche nella seconda metà di questo decennio. In questo contesto, persino dei rendimenti obbligazionari relativamente bassi paiono allettanti”. “Quest’anno le azioni emer-

genti hanno registrato performance notevolmente inferiori a quelle dei paesi avanzati (di circa il 20% a fine giugno). Questo differenziale ci pare eccessivo e pertanto abbiamo assunto una posizione sovrappesata in questo segmento in base ai seguenti fattori: multipli di mercato, profitti societari e politiche monetarie. In particolare, per quanto riguarda le politiche monetarie, ci hanno rassicurato le ultime dichiarazioni delle autorità cinesi che hanno deciso di porre un limite al rallentamento della crescita”.

Julius Baer, semestre con profitti in calo La banca svizzera Julius Baer ha archiviato il primo semestre del 2013 con profitti in calo del 30%, a 114 milioni di franchi contro i 162 del primo semestre del 2012. Il motivo della flessione sta nell’impatto dei costi derivanti dall’acquisizione e dall’integrazione degli asset internazionali di Merrill Lynch nel risparmio gestito, per 99 milioni di franchi. Considerando l’utile netto rettificato, il dato è in

aumento e si posiziona sui 261 milioni di franchi svizzeri dai 208 milioni di un anno fa. Il risultato operativo è salito del 25% a 1,07 miliardi di franchi svizzeri dagli 863 milioni di un anno fa. Alla fine del primo semestre Julius Baer aveva masse in gestione per 217,7 miliardi di franchi svizzeri, con un incremento rispetto ai 178,8 di un anno fa e un +15% dall’inizio dell’anno.


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Parla D’Acunti, appena nominato head of sales di Invesco

Il manager che ha la vendita nel sangue di Gianluca Baldini BLUERATING ha voluto intervistare Giuliano D’Acunti, il manager che da meno di un mese è diventato il nuovo head of sales per l’Italia di Invesco. Con il recente cambio di poltrone di Trezzi e con il suo, in Invesco si annuncia una stagione di novità. Ce le vuole spiegare? La mia nuova funzione prevede la piena responsabilità su tutta l’attività di definizione delle strategie commerciali, nonché di relazione e supporto della clientela di Invesco in Italia. Nel contempo, manterrò il ruolo di Responsabile Distribuzione Retail. Contestualmente alla mia nuova carica è stato istituito un Comitato commerciale europeo, fortemente voluto da Sergio Trezzi, Capo del Business di Invesco in Europa e Country Head per l’Italia, con l’obiettivo di condividere tra i diversi Paesi i trend di mercato e i migliori progetti realizzati nei singoli mercati locali, ma soprattutto lavorare a strategie di lungo periodo capaci di contribuire ad accrescere ulteriormente la posizione di Invesco sul mercato europeo.

dotti che generano reddito. In questo ambito, la nostra gamma di fondi a distribuzione delle cedole continua a rappresentare un ottimo punto di riferimento per la clientela italiana. Ora, con le cedole dei titoli governativi e corporate ridotte rispetto al passato, il focus è sui prodotti high yield ed emerging markets, che possono offrire cedole/dividendi più interessanti, mantenendo sempre la massima attenzione a non inseguire solo il rendimento ma anche la qualità del-

lungo periodo, a breve metteremo a disposizione della nostra clientela in Italia nuove soluzioni multi-asset lanciate da Invesco nei passati mesi in Usa e Regno Unito, analogamente a quanto fatto con Ibra (Invesco Balanced Risk Allocation), lanciato 4 anni fa in Italia. Chi sono i vostri clienti? Invesco è una delle poche case di investimento che dispone una gamma completa di strumenti finanziari. sia

Con la mia nuova carica è stato istituito un Comitato commerciale europeo con l’obiettivo di condividere tra paesi i migliori progetti del nostro gruppo Giuliano D’Acunti, head of sales di Invesco per l’Italia

Quali le vostre strategie? In Italia, la nostra strategia commerciale rimane decisamente focalizzata su due filoni. Il primo è quello della ricerca dell’income, sia in termini di strategie di portafoglio sia per mezzo di pro-

l’emittente. L’altra strategia per noi centrale è quella relativa al multi asset, che permette di delegare al gestore le decisioni di sovrappeso e sottopeso sulle differenti asset class, ponedo particolare attenzione alla gestione del rischio. Oggi investire nell’equity rappresenta un’interessante opportunità di profitto, ma la complessità e la volatilità dei mercati generano timore negli investitori italiani, che sono restii a riallocare i propri investimenti. La soluzione multi asset permette di superare l’ostacolo e di fornire risposte convincenti in termini di rapporto rischio / rendimento. Convinti che questo sarà il trend dominante per un

fondi sia Etf, altamente complementari nella costruzioend el portafoglio di un investitore, sia esso istituzionale che privati. Sul segmento retail, che rappresenta il nostro target primario, in questi anni abbiamo investito molto, anche in risposta alle precise richieste proveniente dalle reti di distribuzione: a)continua innovazione di prodotto b)servizio altamente qualificato e c)attività di comunicazione e informazione costante in grado di supportarli nella relazione quotidiana con il cliente.

600

750

15

esperti

miliardi di dollari

esperti

Tanti sono gli analisti e i gestori che lavorano per Invesco nel mondo

Il totale delle masse gestite a fine maggio dal gruppo nel mondo

Come sta andando l’Italia? La crescita di Invesco sul mercato italiano rimane in

Chi si occupa della clientela retail e istituzionale in Italia

trend positivo, e i dati di raccolta conseguiti dimostrano una costanza importante nel corso del tempo che ci permette di restare al top della classifica dell’industria. Abbiamo chiuso il 2012 con una raccolta di 2,106 miliardi di euro, mentre solo a maggio Invesco ha registrato una raccolta netta di 440,5 mln euro, con masse in gestione che superano gli 8 miliardi. Pertanto l’obiettivo è di continuare a crescere e consolidare la presenza di Invesco in Italia. A livello di soluzioni di portafoglio, qual è la vostra visione per i prossimi 6-12 mesi? Per un orizzonte temporale tanto stringente riteniamo che soltanto gli euro corporate bond possano candidarsi a offrire un buon rapporto rischio/rendimento alla luce della correzione del mercato sottostante. Se, invece, l’intervallo di tempo diventa di almeno tre anni, siamo convinti che interessanti opportunità possano venire da un mix tra fondi obbligazionari dei Paesi emergenti legati alle valute e dagli Emerging markets corporate bond. Per quanto riguarda l’equity, sono orami due anni che suggeriamo di sovrappesare le azioni, nello specifico sul mercato europeo, in portafoglio. Poi però occorre fare i conti con la predisposizione al rischio degli investitori: in quest’ottica una soluzione che può rappresentare un giusto compromesso, oltre ai già citati multi asset, è la formula dei piani di accumulo (pac), che consente di aggregare quote nel medio lungo termine diluendo i rischi e di dare orizzonte temporale all’investimento Giuliano finanziario. D’Acunti @gianlucabaldini

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agosto 2013

Nel primo semestre del 2013 i flussi sono stati di 38 miliardi

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bluerating

INDUSTRIA DEL RISPARMIO I numeri e gli aggiornamenti su www.soldiweb.com

Sei mesi di gioia Gli asset manager hanno raccolto 2,5 miliardi a giugno di Diana Bin

L’EVOLUZIONE DELLA RACCOLTA NETTA

Sesto mese consecutivo di raccolta positiva per gli asset manager operativi in Italia, che a giugno hanno registrato sottoscrizioni per 2,5 miliardi di euro, in calo tuttavia rispetto al dato record di maggio (8,7 miliardi): i flussi complessivi del primo semestre 2013 arrivano così a superare quota 38 miliardi di euro. “Nonostante la flessione dei mercati finanziari internazionali, i prodotti del risparmio gestito continuano a recuperare terreno, sostenuti anche dalle politiche commerciali rinnovate nel loro contenuto da parte dei gestori sia italiani sia esteri”, ha commentato Alessandro Rota, direttore ufficio studi di Assogestioni. In calo invece gli asset in gestione al settore, che sono scesi a 1.242 miliardi dai 1.264 miliardi di maggio. “Di queste masse”, ha precisato Rota, “poco meno della metà, 588 miliardi di euro, sono gestiti sotto forma di mandati istituzionali, soprattutto assicurativi, mentre altri 516 miliardi sono in mano ai fondi aperti, 93 miliardi alle gestioni di portafoglio retail e 43 miliardi ai fondi chiusi”. Analizzando nel dettaglio i numeri contenuti nell’ultimo report mensile di Assogestioni, balza inoltre all’oc-

8.703

7.252 6.901

2.537

L

A

S

O

N

D

G

F

M

A

M

G

Dati in milioni di euro. Fonte: Assogestioni

chio anche a giugno la performance dei fondi aperti, protagonisti per raccolta sia nel mese con 2,78 miliardi di euro (comunque in deciso calo rispetto agli 8,9 miliardi di maggio) sia in tutto il semestre con afflussi per quasi 31 miliardi. In particolare all’interno di questa categoria, che detiene il 41% circa del patrimonio in mano al settore, le scelte degli investitori hanno premiato soprat-

tutto i gestori di fondi flessibili (2,2 miliardi nel mese; 16,1 miliardi nel semestre), monetari (1,9 miliardi nel mese, ma solo 1,4 miliardi nel semestre) e bilanciati (1 miliardo a giugno; 2,7 miliardi da inizio anno). In territorio negativo invece la raccolta dei fondi azionari (-1,2 miliardi a giugno; -757 milioni nel semestre) e dei fondi obbligazionari (-722 milioni a giugno): questi ultimi

restano comunque tra i prodotti più gettonati a livello semestrale con sottoscrizioni per 13,4 miliardi. A livello geografico, i fondi aperti di diritto estero hanno attratto la quasi totalità dei flussi (2,5 miliardi di euro a giugno e oltre 24 miliardi dall’inizio dell’anno), mentre i fondi di diritto italiano hanno messo a bilancio una raccolta di 300 milioni di euro, che sale a 6,7 miliardi dall’inizio dell’anno. I fondi chiusi invece hanno archiviato giugno in terreno leggermente negativo (-20 milioni), con un saldo dei sei mesi poco sopra la parità (22 milioni), portando il dato complessivo delle gestioni collettive (fondi chiusi + fondi aperti) rispettivamente a quota 2,75 miliardi a giugno e 30,92 miliardi da inizio anno. Per quanto riguarda infine le gestioni di portafoglio, il dato di raccolta mensile è negativo per 222 milioni, mentre quello semestrale risulta positivo per 7,4 miliardi di euro. A pesare sulle sottoscrizioni dell’ultimo mese di rilevazioni in questa categoria sono state le gesioni istituzionali, in rosso per 298 milioni di euro (+6,5 miliardi nei sei mesi), mentre le gestioni retail hanno raccolto 76 milioni di euro (838 milioni da inizio anno). @diana_bin86

38 mld €

31 mld €

2,5 mld €

1.242 mld €

È la raccolta messa a segno dal settore del risparmio nei primi sei mesi del 2013.

Il risultato semestrale realizzato dalla sola categoria dei fondi aperti.

Le sottoscrizioni nette registrate dall’industria nel mese di giugno.

A tanto ammonta il patrimonio complessivo al 30 giugno 2013.

I NUMERI DEL RISPARMIO GESTITO RACCOLTA NETTA

PATRIMONIO GESTITO

giugno 2013

maggio 2013

da inizio anno

GESTIONI COLLETTIVE

2.759

8.881

30.951

559.348

45%

568.974

45%

Fondi aperti

2.778

8.878

30.928

516.612

42%

526.222

42%

Fondi chiusi

-20

3

22

42.736

3%

42.752

3%

-222

-178

7.412

682.277

55%

695.423

55%

76

226

838

93.484

8%

95.416

8%

-298

-404

6.574

588.794

47%

600.006

48%

2.537

8.703

38.363

1.241.625

100%

1.264.397

100%

GESTIONI DI PORTAFOGLIO retail istituzionali TOTALE

giugno 2013

maggio 2013

Dati in milioni di euro. Le percentuali indicano la quota di masse gestite sul patrimonio totale. Fonte: Assogestioni - dati a giugno 2013


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Sul podio dei fondi c’è molta Intesa Nel mese di giugno è stato il gruppo Intesa Sanpaolo a realizzare la raccolta migliore tra gli asset manager attivi in Italia, con un risultato complessivo di 826 milioni di euro. Un dato attribuibile quasi totalmente a Eurizon Capital, che ha fatto il pieno di sottoscrizioni con 736 milioni di euro: analizzando più da vicino la raccolta realizzata dalla società guidata dall’a.d. Mauro Micillo (nella foto), emerge che 814 milioni sono affluiti nelle casse dei

fondi aperti e 215 in quelle delle gestioni retail, mentre le gestioni istituzionali hanno visto defluire 295 milioni. L’altra società del gruppo Intesa, Banca Fideuram, ha chiuso invece il mese con una raccolta di 91 milioni di euro. In seconda posizione nella classifica di Assogestioni di giugno si trova poi Banco Popolare, che ha attratto risorse per 721 milioni di euro grazie alla buona performance dei fondi aperti (781 milioni), che hanno

compensato le perdite registrate da gestioni retail e istituzionali. Segue infine Pioneer Investments, che ha perso due posizioni rispetto a maggio scivolando al terzo posto con una raccolta di 604 milioni. Giù dal podio Amundi (415 milioni), State Street Global Advisors (408 milioni) e Ubi Banca (219 milioni). In fondo alla graduatoria del mese ci sono invece Bnp Paribas con -363 milioni, Franklin Templeton Investments con -359 milioni (un rosso attribuibile totalmente ai fondi aperti) e Société

Générale con -190 milioni di euro. Podio invariato se si osserva la raccolta realizzata esclusivamente tramite i fondi aperti: in questa seconda classifica si evidenzia invece un cambiamento in quarta posizione, dove compare il gruppo Mediolanum con 211 milioni. A livello di asset in gestione si conferma infine il primato del gruppo Generali, con 333 miliardi di euro, seguito dal gruppo Intesa Sanpaolo con 235 miliardi, da Pioneer Investments con 100 miliardi e da Mediolanum con 43 miliardi.

LA CLASSIFICA PER PATRIMONIO Gruppo

Raccolta netta

Raccolta fondi aperti

Patrimonio gestito

Generali

98,9

-413,2

332.975

Intesa Sanpaolo

826,4

922,2

Pioneer Investments

603,7

Mediolanum Am Holding

Raccolta netta

Raccolta fondi aperti

Patrimonio gestito

Veneto Banca

-24,1

-10,9

4.289

234.548

Banca Carige

-14,4

-15,4

4.243

628,5

100.318

Fondaco

-120,5

-47,1

3.807

210,6

523,7

42.765

Ubs

-125,4

-125,3

3.805

-4,4

82,1

41.146

Bny Mellon Asset Management

n.d.

n.d.

3.425

-136,6

-18,6

37.565

Dexia

n.d.

n.d.

3.174

Poste Italiane

124,3

57,7

37.153

Aberdeen Asset Management

n.d.

n.d.

3.082

Ubi Banca

218,9

351

30.966

Iccrea

40,8

40,4

2.850

Franklin Templeton Investments -358,9

-358,9

28.305

Banca Pop. Emilia Romagna

-17,5

-17,5

2.849

4,1

71,7

25.575

Ing Investment Management

n.d.

n.d.

1.659

Amundi

414,5

260,2

24.180

Pensplan Invest

-8,3

-10

1.302

Banco Popolare

721,1

781,2

22.583

Janus Capital

n.d.

n.d.

1.184

-362,8

-113,7

21.594

Nextam Partners

7

-1,8

929

150,5

115,3

20.690

Consultinvest

3,6

10,2

927

34,9

22,3

19.576

Banca Profilo

-29,5

0

902

Jp Morgan Asset Management

146,8

146,8

13.241

Hedge Invest

-3,2

-3,2

653

Credito Emiliano

-40,5

-43,3

11.824

Banca Finnat Euramerica

-18,1

-13,1

593

Pictet Asset Management

n.d.

n.d.

10.421

Banca del Ceresio

4,8

4,8

590

Credit Suisse

12,1

-10,1

10.354

Tages

3,7

3,7

547

Schroders

n.d.

n.d.

10.114

Pfm

3,4

1,9

512

205,1

206,3

9.165

Ing Direct

5,4

5,4

508

Fidelity Worldwide Investment

n.d.

n.d.

8.834

Aviva Investors Global Services

n.d.

n.d.

493

Morgan Stanley

60,9

60,9

8.018

AcomeA

-1,1

0,6

487

407,6

21,7

7.897

Soprarno

-3,6

-0,8

487

-37

-37

7.897

Groupama Asset Management

0

0

302

Banca Esperia

-117,9

-40,5

7.033

Finanziaria Internazionale

-39,7

0

221

Societe Generale

-189,9

-189,9

6.528

Agora

-2,4

-2,3

179

Monte dei Paschi di Siena

-45,6

0

6.345

Unipol

-2,4

-2,4

135

Kairos Partners

-16,8

-68,6

6.104

Finance Partners

0,2

0,7

94

Ersel

-12,3

-6,9

6.044

Alpi

-4,1

-4,1

86

Banca Sella

-15,4

-3,6

4.819

Allianz

Axa

Bnp Paribas Azimut Arca

Deutsche Asset & Wealth Mgmt

State Street Global Advisors Invesco

Gruppo

Dati in milioni di euro. Fonte: Assogestioni - dati a giugno 2013


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IN CIFRE

38 La raccolta in miliardi di euro registrata da Assogestioni nei primi sei mesi dell’anno

31 È la cifra in miliardi di euro raccolta nel primo semestre 2013 dai fondi aperti

2,78 È la cifra in miliardi raccolta a luglio dai fondi aperti. È in calo rispetto agli 8,9 di maggio

30.000 I prodotti nel database di BLUERATING liberamente consultabili dagli utenti

70,1 Il rendimento del Japan Small & Midcap Opportunities Euro di BlackRock

47 Le case prodotto ogni mese protagoniste dell’indagine svolta da BLUERATING

TOP FUNDS Trovate tutte le classifiche con i migliori fondi su www.bluerating.com

Belli come il Sol Levante A cura di Gianluca Baldini Giappone, Giappone, Giappone. Sembra essere questo il ritornello sempre presente tra i fondi che hanno messo a segno la migliore performance a un anno tra tutti i prodotti disponibili sul mercato italiano a luglio. Se però di solito negli ultimi mesi il miglior risultato si aggirava intorno al 56%, a luglio il miglior prodotto in classifica ha superato di un soffio la ragguardevole vetta del 70%. Si tratta del Japan Small&Midcap Opportunities Euro del gigante americano BlackRock che ha realizzato una performance del 70,1%. Mette a segno un risultato di tutto rispetto, ma pur sempre distaccato rispetto al primo in classifica di ben 8,8 punti percentuali, il fondo Japan Small snd Mid Caps di Lombard Odier. Questo prodotto che, come la medaglia d’oro, investe sulle piccole e medie aziende giapponesi quotate in Borsa, ha realizzato un incremento del 61,3%. Anche il terzo in classifica guarda da lontano le performance dei suoi colleghi sul podio. L’Equity Japan Euro dell’italiana Eurizon Capital ha realizzato una crescita del 53,5%. Fuori dal podio, ma pur sempre con un risultato di livello, troviamo il Japanese Equity Selection Euro di Pictet che può vantare una performance del 52,2%. Il primo fondo tra

Anche a luglio, come a giugno, i fondi che puntano sull’azionario giapponese si sono rivelati i prodotti con la performance migliori

i migliori che non investe solo sull’azionario giapponese è a firma di Legg Mason. Con un 51,9% l’Opportunity denominato in dollari si posiziona al quinto posto tra i migliori prodotti di luglio. Non investe sul Giappone neanche il sesto fondo della nostra classifica. Il Pan European Equity Dividend Euro di Threadneedle resta nel club dei 50% con un un +51,6%. Torna invece l’azionario giapponese per il settimo classificato. Il Japanese Value Equity Euro mette a segno un +50% tondo tondo. Pochi punti percentuali più in giù, a quota 49,8%, troviamo il Japanese Eur Hedged Euro di Schroders. In nona posizione, ma pur sempre con un ragguardevole +44,3%, troviamo il Japan Advantage Euro di Fidelity. In decima e ultima posizione tra i migliori prodotti di luglio c’è un comparto made in Aberdeen. Il Japanese Equity Euro ha messo a segno un +45%. Insomma, nella classifica dei 10 migliori prodotti del mese scelti tra i 47 più importanti player del settore, otto investono sull’azionario giapponese: una prova di come quello del Sol Levante sia l’unico mercato per il quale le previsioni sugli utili vengono regolarmente riviste al rialzo (per l’anno fiscale 2013 è atteso un aumento del 56%). @gianlucabaldini


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Japanese Equity Euro

45,0%

Azioni Italia Euro

25,1%

Small Cap Euroland Euro

28,8%

Euro Equity Euro

27,6%

Europe High Yield Bond Euro

16,1%

Formula Eurostoxx 2015 Euro

19,6%

Us Equity Euro

26,7%

Azioni Italiane Euro

20,5%

American Equity $

15,2%

Previdenza Linea Alta Crescita Euro

15,6%

Compass Euro Small Cap Equity Euro

26,3%

American Equity Euro

18,7%

Japan Smaller Companies Jpy

14,9%

Azioni Europa Euro

13,9%

Us Dynamic Value Euro

25,2%

Dynamic Multimanager Euro

11,8%

European Equity Euro

13,4%

Previdenza Cedola Bond Alto Potenziale Euro13,0%

S&p 500 Tracker Euro

15,5%

Azioni Internazionali Euro

www.aberdeen-asset.it

www.arcaonline.it

www.bnymellonam.com/italia

8,1%

www.eurosgr.it

Asia Pacifico Euro

35,5%

Pan European Small Cap Euro

28,5%

Euro-Entrepreneurs Euro

Japan Advantage Euro

44,3%

Italia Euro

30,4%

Us Small Cap $

26,4%

Investissement Euro

6,7%

Iberia Euro

30,7%

Globale Euro

27,5%

Wf Framlington Italy Euro

24,1%

Grande Europe Euro

4,1%

Germany Euro

29,9%

Europa Euro

26,9%

Global Small Cap Euro

23,8%

Capital Plus Euro

3,7%

Italy Euro

28,3%

22,3%

Wf Framlington Eurozone Euro

23,6%

SecuritĂŠ Euro

2,8%

Nordic Sek

Patrimonio Aggressimo Euro

www.acomea.it

www.axa-im.it

12,4%

www.carmignac.it

27,5%

www.fidelity-italia.it

Obiettivo Europa Euro

20,5%

Trend Italia Euro

27,1%

Equity Biotechnology Euro

41,2%

Alto Azionario Euro

19,0%

Obiettivo Italia Euro

19,5%

Trend Euro

15,2%

Usa Value Euro

39,3%

German Equities Euro

17,5%

Obiettivo Doppia OpportunitĂ

17,9%

Strategic Trend Euro

14,2%

Small And Mid Cap Germany Euro

35,0%

Euro Equities Opportunities Euro

15,6%

Obiettivo Internazionale Euro

16,7%

Previdenza Comparto Crescita

11,9%

Italy Euro

25,6%

Noth America Equities Euro

14,2%

Obiettivo Cedola Euro

14,9%

Trend America Euro

11,8%

Small And Mid Cap Europe Euro

24,0%

Alto Obbligazionario Euro

14,0%

www.gestielle.it

www.azimut.it

www.credit-suisse.com

www.bancagenerali.it

Azioni Italia All Stars Euro

22,6%

Azionario Euro Euro

24,4%

Equities Europe Finance Securities Euro

40,7%

Euroland Euro

34,1%

Citizen Care Euro

22,1%

Azionario Internazionale Euro

13,6%

Equities Biotechnology $

37,8%

Pan European Smaller Companies Euro

33,8%

Best Styles Euroland Euro

21,7%

Obbligazionario Giugno 2017 Euro

10,3%

Equities Sustainable Green Planet Euro

25,4%

Pan European Equity Euro

19,5%

Adiverba Euro

20,9%

Obbligazionario Dicembre 2017 Euro

9,3%

Equities Emu Euro

22,3%

European Growth Euro

19,3%

20,4%

Mix 2 Euro

8,1%

Quant Equities Emu Euro

22,0%

Japanise Smaller Companies $

16,6%

Euroland Equity Euro

www.allianzgi.it

www.bancopostafondi.it

www.dexia-am.com

www.henderson.com

Equity Japan Target Euro

43,8%

Japan Small & Midcap Opportunities Euro 70,1%

Deutschland Euro

28,7%

Asia Ex Japan Equities Smaller Companies Euro 30,7%

Equity Leverage Eurostoxx 50 Euro

41,9%

Japan Value Euro

61,4%

Top Euroland Euro

23,0%

Euroland Equity Euro

30,4%

Europe Insurance Euro

40,0%

Us Value Euro

31,1%

Asian Small/mid Cap Euro

22,6%

Frontier Markets $

23,7%

Eureka Crescita Finanza 2015 Euro

36,0%

European Value Euro

30,7%

Italian Equities Euro

21,6%

Euro Stoxx 50 Gbp Euro

22,3%

Europe Banks Euro

31,5%

European Opportunities Extension Euro

30,3%

Zukunftsinvestttionen Euro

20,5%

Euroland Equity Smaller Companies Euro

22,0%

www.amundi.com/ita

www.blackrockinvestments.it

www.dws.it

www.assetmanagement.hsbc.com

Geo Europa Euro

27,9%

Technologies Euro

23,3%

Equity Japan Euro

53,5%

Middle East & North Africa Euro

25,7%

Geo Italia Euro

27,7%

Midcap France Euro

21,7%

Equity Financial Euro

51,3%

Banking & Insurance Euro

24,9%

Iniziativa Europa Euro

25,3%

Euro Valeurs Durables Euro

21,6%

Azioni Pmi Italia Euro

38,9%

Us High Dividend Euro

24,8%

Italia Euro

24,3%

Azioni Italia Euro

21,4%

Equity Consumer Discretionary Euro

37,1%

Euro Equity Euro

22,6%

22,1%

Actions Euroland Euro

20,9%

Equity Pharma Euro

29,2%

Health Care Euro

21,6%

Geo Globale Euro

www.animasgr.it

www.bnpparibas-ip.it

www.eurizoncapital.it

www.ingim.com/it


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Japanese Value Equity Euro

50,0%

Challenge Spain Equity Euro

31,2%

Euroland Equity Euro

28,2%

Pan European Equity Dividend Euro

51,5%

Global Clean Equity Gbp

42,5%

Challenge Pacific Equity Euro

28,7%

Istitutional Euro

27,3%

Uk Gbp

43,7%

Continental European Equity Euro

34,5%

Challenge Italian Equity Euro

25,2%

Italian Equity Euro

24,7%

Global Equity Income Euro

34,9%

Pan European Focus Equity Euro

33,8%

Flessibile Italia Euro

24,6%

European Potential Euro

23,9%

Global Equity Income Euro

33,9%

Global Leisure $

31,5%

Bp Pacific Collection Euro

22,7%

North American Basic Value Euro

22,7%

Us Contrarian Core Equity Euro

30,2%

www.invesco.it

www.bancamediolanum.it

www.pioneerinvestments.com

www.threadneedle.it

Global Life Sciences Euro

38,1%

Eurozone Equity $

26,7%

Azionario Europa Small Cap Euro

23,3%

Azioni Italia Euro

25,7%

Us Venture Fund Euro

26,5%

Us Growth Euro

26,2%

Azionario Healthcare Euro

22,1%

Azioni Euro Euro

21,4%

Us Research Equity Euro

25,1%

Japanese Equity Euro

21,1%

Azionario Europa Euro

18,4%

Azionario Etico Euro

19,8%

Us Global Technology Euro

23,0%

Us Advantage Euro

19,7%

Azionario Top Dividend Euro

17,4%

Privilege Euro

15,6%

Us Twenty Euro

21,7%

Global Opportunity Euro

19,1%

Azionario Europeo Euro

16,3%

Azioni Usa Euro

www.janusinternational.com

www.morganstanley.com/im

www.rcm-international.com/it

14,2%

www.ubipramerica.it

Europe Dynamic Small Cap Euro

38,6%

Harris Associates Global Equity Euro

21,8%

European Equities Euro

26,6%

Biotech $

35,5%

Europe Small Cap Euro

34,7%

Natixis Europe Smaller Companies Euro

21,5%

North American Equities $

21,1%

Us Opportunity Euro

31,7%

Europe MicroCap Euro

32,2%

Vaughan Nelson Us Small Cap Value $

19,7%

Elite France-europe Euro

15,0%

Small Caps Europe Euro

26,5%

Global Healthcare $

31,3%

Harris Associates Concentrated Us Value $ 19,2%

Emerging Markets Equities Euro

6,3%

Usa Growth Euro

25,3%

Euroland Focus Euro

29,0%

Harris Associates Us Equity Fund Euro

Tact All Diversified Income Euro

6,2%

Swiss Opportunity Chf

24,6%

www.jpmam.it

19,0%

www.ngam.natixis.com

http://www.reyl.com/it

www.ubs.com/it

Opportunity $

51,9%

Us Small Cap Jpy

18,5%

Japanese Eur Hedged Euro

49,8%

Swiss Mid&small Cap Chf

22,3%

Us Small Cap Opportunities Euro

30,8%

Us Large Cap Euro

15,8%

Japanese Equity Alpha

46,4%

Us Value Equity Euro

20,8%

Mgmt $

23,0%

High Yield Bond Clp

14,6%

Frontier Mkts Equity $

37,1%

European Mid & Small Cap Equity Euro

17,3%

Clearbridge Us Aggressive $

19,7%

China Equity Euro

14,6%

European Smaller Companies Euro

34,3%

New Power Euro

16,7%

European Smaller Euro

17,1%

Short Dur. High Yield Bond Euro

Uk Smaller Companies Gbp

28,5%

Global Value Equity Euro

16,4%

www.leggmason.it

Japanese Small and Mid Caps Jpy Golden Age Euro Europe High Conviction Euro Convertible Bond Euro Tactical Alpha Euro

6,2%

www.nb.com

www.schroders.it

www.vontobel.com

61,3%

Japan Opportunities Euro

46,2%

Multistock Biotech $

Low Volatility Euro

6,4%

27,4%

Italian Value Euro

45,8%

Multistock Euro Small & Mid Capital Euro 31,0%

Active High Yield Euro

2,6%

15,3%

Us Value Euro

28,6%

Multistock Healt Opportunity Capital $

27,1%

Active Bond Euro

2,6%

10,3%

Italian Opportunities Euro

27,7%

Multistock German Value Euro

23,2%

Emerging Market + Fund Euro

1,5%

European Small&Mid Cap Euro

26,9%

Multistock Swiss Chf

22,8%

Global Strategy Euro

3,6%

www.lombardodier.com

www.oysterfunds.com

32,0%

-1,4%

www.zest-management.com

www.swissglobal-am.it

topfunds Japan Euro

27,6%

Japanese Equity Selection Euro

52,2%

European Small-Mid Cap Euro

42,0%

European Smaller Companies Euro

26,3%

Biotech Euro

31,3%

Biotech Discovery $

37,2%

Japan Smaller Companies Euro

23,5%

Small Cap Europe Euro

30,0%

Euroland Euro

31,5%

European Euro

22,7%

Equity Value Selection Euro

29,1%

Global Small-Mid Cap Growth $

30,5%

American Euro

22,7%

Timber Euro

27,9%

Us Focus Euro

29,3%

www.mandg-investments.it

www.pictetfunds.it

www.franklintempleton.it

I migliori fondi delle piĂš importanti societĂ di gestione distribuiti in Italia in base alle perfomance annuali rilevate alla fine di ogni mese. Fonte: www.bluerating.com


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28 | etfnews

agosto 2013

Etf Securities, le materie prime non bastano più

Pronti all’azione La società vuole puntare sugli indici di Borsa A cura di Ettore Mieli Etf Securites si prepara a debuttare sull’azionario in autunno. Lo ha preannunciato Massimo Siano, responsabile delle vendite, ammettendo che la sua società “oggi è un po’ troppo esposta sulle materie prime”. Infatti, ha spiegato, “se ci dovesse essere una nuova crisi, allora il nostro Paese sarebbe il più adatto per gli investitori: non a caso l’80% del nostro patrimonio si trova sui metalli preziosi, che sono il bene rifugio per eccellenza”. Al contrario, aggiunge subito, “se invece c’è luce fuori dal tunnel e ci si attende il ritorno degli anni ‘90, ovvero una nuova era di 10 anni di crescita, allora noi non siamo organizzati”. La società, ha poi sottolineato ancora Siano, “non può offrire al mercato

solo short-gold. Quindi, stiamo studiando per settembre l’entrata nel mercato azionario”. E più esattamente, ha precisato Siano, “si tratterà di prodotti legati agli indici di Borsa”. In una situazione come quella che stiamo vivendo, con bassa crescita e basso tasso d’inflazione, le materie prime che ottengono la migliore

performance sono il grano, il riso, il piombo e anche i metalli industriali. Mentre le commodity che nella fase di crescita hanno storicamente performato meglio sono il piombo, il rame, il nichel e il palladio. Ma nelle fasi di recessione non c’è obbligazione o azione che tenga, afferma Massimo Siano: l’oro è quello che mette a segno le performance migliori.

Si arena il progetto Bitcoin L’idea dei gemelli Winklevoss di varare un replicante sulla moneta elettronica non ha ancora avuto l’ok delle autorità L’idea di creare un fondo etf tarato sulla moneta elettronica Bitcoin - realizzata da un gruppo di programmatori raggruppati dietro una identità fittizia, Satoshi Nakamoto - potrebbe rivelarsi un flop. Secondo quanto scriveva il New York Times agli inizi di luglio, i gemelli Winklevoss - che nel 2011 portarono in tribunale il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, accusandolo di aver rubato l’idea del famoso social network - avevano

fatto domanda alle autorità finanziarie competenti per poter aprire appunto un etf dedicato ai Bitcoin, per permettere ai piccoli risparmiatori di scambiarli in Borsa come fossero normali pacchetti azionari. Ora, invece, secondo il Financial Times “molto probabilmente il fondo non arriverà mai sul mercato”. E questo perché per le banche e le finanziarie, che solitamente sostengono queste iniziative, risulterebbe troppo complicato trarre profitto dalle diver-

genze che si creano tra il fondo stesso e l’attività che mira a seguire. Sempre secondo il quotidiano, che cita fonti anonime vicine alla vicenda, il progetto dei fratelli Cameron e Tyler, battezzato Winklevoss Bitcoin Trust, non ha ancora ottenuto il via libera dalle autorità. “Lo stesso Bitcoin non è un mercato sviluppato, figuriamoci farne un etf”, ha commentato Reginald Browne, direttore della Kcg Holdings, già Knight Capital.

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bluerating

AFTER HOURS Mal che vada, ci pensa l’inflazione

V

iviamo nel paradosdi Claudio so, Borse in cielo ed Kaufmann* economie che arrancano, compresa quella statunitense, drogata da stimoli monetari in stile Seconda Guerra mondiale. Mancano solo le star di Hollywood a recitare “compra Tbond”, come fecero perfino Bette Davis e Rita Hayworth, per promuovere le obbligazioni a stelle e strisce ai tempi del conflitto. Certo, gli Stati Uniti rispetto all’Europa sembrano un jet superveloce, ma non tutto è come appare. Facciamo due conti. Negli Stati Uniti i mercati azionari salgono da oltre quattro anni, esattamente 52 mesi, a partire dal marzo del 2009. È un “bull market” che sta assumendo proporzioni epocali. Non è la prima volta, ma negli ultimi 100 anni se ne contano altrettanti sulle dita di una sola mano. C’è già motivo di pensare che la festa non durerà in eterno, ma per il momento tutto procede al meglio. Anzi, il Vix, l’indice della “paura”, è tornato sui minimi. Si vive nella splendida convinzione che quel che è sarà anche in futuro. Presto, chissà, qualcuno se ne uscirà con il ritornello di sempre: “Questa volta è diverso”. Magari confondendo Ben Bernanke con Clark Kent. Però, intanto, l’industria degli exchange traded fund segnala 2,5 miliardi di dollari affluiti sull’azionario statunitense dall’estero nelle due ultime settimane. C’è solamente un tassello del puzzle che non torna. I professionisti della volatilità, sempre tramite il Vix, stanno comprando a caro prezzo il premio che assicura nei prossimi mesi da cali repentini di Wall Street. Vedremo se le mani forti stanno vedendo giusto. Ma, se così fosse, che sarebbe mai un’eventuale correzione del 10-15%? Ben poca cosa, se si pensa che dal 2009 il rialzo di S&P500 è stato del 154%. Di fronte a tanto Bengodi è però il già citato presidente della Federal Reserve Ben Bernanke a rimarcare da anni la debolezza dell’economia, soprattutto sul fronte occupazione, a giustificazione di politiche di allentamento quantitativo ormai condivise dalle principali banche centrali, Bce compresa, a modo suo. Ebbene, anche su questo facciamo due calcoli. Negli ultimi anni si contano nel mondo 520 tagli dei tassi, gli acquisti di titoli di Stato e corporate bond delle cinque maggiori banche centrali danno come somma 12 trilioni di dollari. Attualmente il bilancio della Federal Reserve, della Banca centrale europea e della Bank of England è stimabile in 10 trilioni di dollari. Secondo la Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, gli stimoli monetari hanno superato il 45% del prodotto interno lordo globale, cioè i 33 trilioni di dollari. E infine, ciliegina sulla torta, oltre 30 Paesi presentano tassi reali negativi, a conferma che la “repressione finanziaria” è una ricetta che va per la maggiore. Va tutto bene, insomma, la recovery è in atto e dovrebbe coinvolgere, pure se debolmente, anche l’Europa, con il Club Med (gli ex Piigs, ossia Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) con la testa a pelo d’acqua che sperano di risollevarla un pochino. Restano solamente da sistemare alcune decine di trilioni di debito pubblico in più che galleggiano sul pianeta. Mal che vada, ci penserà l’inflazione. In passato è andata così. *direttore editoriale ITF News

Il debito pubblico aumenta e, forse, la via d’uscita sarà l’aumento dei prezzi. Come peraltro è già successo in passato


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bluerating

Secondo uno studio della Spectrem i costi ridotti associati alla flessibilità di negoziazione stanno spingendo i patrimoni verso gli exchange traded fund

E gli investitori si lasciano conquistare A cura di Daniel Settembre Gli exchange traded fund riscuotono sempre più successo. Secondo uno studio della società americana Spectrem, i costi ridotti e la flessibilità di negoziazione sono tra i fattori che più stanno spingendo gli investitori verso questo tipo di prodotto. E sono soprattutto le fasce medie e alte a preferirli. Identificando tre segmenti, a seconda della ricchezza: mass affluent, millionaire e ultra high net worth. Dal rapporto emerge che il 47% dei più ricchi ha un etf in portafoglio. Dall’altra parte troviamo invece la categoria meno “dotata”, i mass affluent, dei quali solo il 15% investe in etf. E solo il 13% di coloro che non sono molto informati sugli etf li possiede. Come se non bastasse, a certificare l’ascesa c’è il fatto che il 30% degli interpellati preferisce i fondi comuni mentre il 24% sceglie gli etf. Ma quasi due terzi degli intervistati ha dichiarato che sarebbe disposto a spostare i risparmi dai fondi comuni agli etf. A metà strada tra un’azione e un fondo, gli etf permettono di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti, per cui è possibile realizzare la diversificazione e la riduzione dei rischi tipica di un fondo di investimento, scambiando le quote del fondo come una normale azio-

ne. Sempre restando negli Stati Uniti, un sondaggio che si è tenuto alla conferenza “Etf: what advisors need to know for successful portfolio building”, organizzata dal sito di consulenza finanziaria ThinkAdvisor, il 75,7% delle svariate centinaia di promotori finanziari presenti hanno dichiarato di usare gli etf insieme ai fondi comuni e ad altri investimenti. Solo il 6,6% usa esclusivamente etf nel portafogli dei clienti, e il 17,8% ha dichiarato di non utilizzarli ma sta prendendo in considerazione l’eventualità. Gli etf sono diventati anche in Italia uno dei prodotti finanziari più diffusi nei portafogli degli investitori. Ma è bene prestare attenzione al tipo che si sceglie, perché, come sottolineato da una recente analisi di CorrierEconomia, non tutti gli etf sono uguali: quelli strutturati (consigliati a investitori più evoluti), per esempio, ampliano al rialzo o al ribasso gli andamenti degli indici di riferimento. Si può investire su etf che raddoppiano i guadagni o le perdite giornaliere del Ftse Mib, mentre altri moltiplicano addirittura per tre la performance di una singola seduta di Borsa di un preciso tasso di cambio. Nella pagina a fianco, restituiamo una panoramica sugli etf che hanno meglio performato nel mese di luglio. @DanielSettembre

47

15

13

24

percento

percento

percento

percento

La quota degli ultra high net worth che hanno exchange traded fund in portafoglio

La cifra dei mass affluent che dichiarano di avere etf nei loro portafogli

La quota di chi ha investito in etf pur non essendo molto informato sul prodotto

Sono quanti riferiscono di preferire gli etf nelle loro scelte di investimento


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bluerating

Leveraged Eurostoxx 50 Euro

41,9%

Msci Japan Hedged Euro

53,9%

Topix Eur Hedged Index Euro

56,5%

Europe Insurance Euro

40,0%

Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts Euro 41,8%

Se Europe Traded Index Euro

23,5%

Europe Banks Gbp Euro

31,5%

Stoxx Europe 600 Insurance Euro

41,3%

S&p 500 Hedged Index Euro

22,5%

Leveraged Msci Europe Euro

31,3%

Stoxx Europe 600 Banks Euro

39,8%

Msci Gss Countries Exsa Top50 Cap Euro

20,2%

Msci Europe Cons. Discretionary Gbp Euro

29,1%

Global Clean Energy Gbp

39,1%

Frontier Markets Index $

15,9%

www.amundi.com

it.ishares.com

markets.rbsbank.it

Japan Ucits Euro

57,8%

Ftse Athex 20 Euro

42,8%

Europe Financials Euro

34,6%

Levdax Daily Ucits Etf Euro

44,5%

Stoxx 50 Daily Leverage Euro

41,9%

Europe Consumer Discretionary Euro

29,3%

Euro Stoxx 50 Leveraged Euro

41,9%

Stoxx Europe 600 Insurance Euro

39,9%

Europe Small Cap Euro

27,5%

Crossover 5y 2x Daily Tr Index Etf Euro

41,4%

Privex - Ntr Euro

39,8%

Europe Information Technology Euro

24,6%

Stoxx 600 Insurance Ucits Euro

39,5%

Stoxx Europe 600 Auto & Parts Euro

39,6%

Europe Industrials Euro

22,1%

www.lyxoretf.it

www.etf.db.com

www.spdrseurope.com

Euro Stoxx 50 Equal Weight Euro

23,9%

Msci Emu Small Cap Euro

31,7%

65,9%

Stoxx Europe 600 Equal Weight Euro

20,8%

Msci Japan Infrastructure Jpy

27,8%

Short Coffee Euro

37,6%

Istoxx Europe Minimum Variance Euro

11,2%

Msci Emu Value Euro

24,1%

Short Gbp Long Euro

30,4%

Us Minimum Variance Euro

8,1%

Msci Emu Euro

22,5%

Short Wheat Euro

27,3%

Emerging Markets Minimum Variance Euro

3,3%

Msci Emu Trn Index Sf Euro

22,1%

Short Jpy Long Euro

120,2%

Short Aud Long Euro

www.ossiam.com

www.etfsecurities.com

www.ubs.com/global/en/asset_management/etf/italy.html

topetf Global Clean Energy Gbp

42,5%

Global Listed Global Equity Gbp

25,6%

Ftse Rafi Dev. Europe Mid-small Gbp

24,8%

Ftse Rafi Switzerland Fund Euro

23,4%

Ftse Rafi Us 1000 Euro

21,3%

www.invesco.it

I migliori exchange traded fund delle più importanti

Gli esperti di BLUERATING analizzano costantemente

società di gestione distribuiti in Italia in base alle

tutti i prodotti disponibili sul mercato italiano

perfomance annuali rilevate al 31 o all’ultimo venerdì

decretando i cinque migliori etf per ognuno dei dieci

utile di ogni mese.

player del settore.

Fonte: www.bluerating.com


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1-08-2013

17:37

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32 | privatebanking

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bluerating

L’indagine è giunta ormai alla decima edizione NON CI CASCO

La foto al private siglata Magstat L

L’importanza delle persone

A cura di Gianluca Baldini

Il patrimonio degli operatori specializzati in private banking è passato dai 578 miliardi di fine 2011 ai 648,7 miliardi di fine 2012, con un aumento di 70,7 miliardi in un anno. È uno dei dati che emergono dall’ultima indagine - arrivata ormai alla decima edizione - di Magstat, che BLUERATING ha potuto visionare. Magstat ha analizzato 239 operatori finanziari che offrono servizi di private banking in Italia. Escludendo le strutture di family office, calate di sei unità - da 123 a 117 - le rimanenti categorie sono cresciute passando dalle 117 di fine 2011 alle 122 di fine 2012. Al 31 dicembre, il totale degli asset under management, che si spartiscono i 239 player, ammonta a 648,66 miliardi di euro, suddivisi per 752.040 clienti. Di questi, 11.154 sono nuclei familiari assistiti dai 117 family office. I private banker attivi in Italia sono 15.941, di cui 6.505 appartengono a

30,4% del mercato private servito in Italia. Ubs Italia, Bnl-Bnp Paribas e Credit Suisse Italy hanno in mano il 51,6% del mercato private gestito dalle banche d’affari straniere e il 9,4% del mercato private servito in Italia. Banca Banca Esperia, Leonardo e Invest Banca controllano il 73% del mercato private gestito dalle banche italiane indipendenti specializzate nel private banking e il 3,6% del mercato private servito in Italia. Ersel sim, Kairos Partners sgr e Banknord sim detengono il 62,5% del mercato private gestito da boutique finanziarie, sgr e sim e il 2,2% del mercato private servito in Italia. Banca Fideuram da sola detiene il 46,8% del mercato private gestito delle reti di pf specializzate nel private banking e il 5,5% del mercato private servito in Italia. Le prime tre strutture di family office - Unione Fiduciaria, Tosetti Value sim e B&D Holding - detengono il 35% del mercato private gestito dai family office e l’2,8% del mercato private servito in Italia. @gianlucabaldini

strutture di private banking “puro” e 9.436 appartengono a strutture di promotori finanziari. Se ai private banker si aggiungono 360 family officer, il totale raggiunge le 16.301 unità. In termini assoluti, sono state le reti di pf ad aver incrementato di più i loro patrimoni, dai 41,9 miliardi di fine 2011 ai 76,9 miliardi di fine 2012. Questo dato è stato però condizionato dall’ingresso di due strutture: FinecoBank, assente nelle precedenti indagini, e Banca Generali Private Banking, fino alla scorsa indagine appartenente alla categoria delle banche specializzate. In crescita anche i patrimoni dei player esteri, passati da 109,2 a 117,7 miliardi. Nel dettaglio, UniCredit Private Banking, Intesa Sanpaolo Private Banking e Ubi Banca Private Banking detengono il 56,6% del mercato private gestito dalle banche commerciali italiane con divisioni o con banche autonome specializzate nel private banking e il

LA CLASSIFICA Banca/Sim/Sgr

Masse

% mercato

Banca/Sim/Sgr

Masse

% mercato

1. UniCredit PB

86.790

13,4%

6. Banca Aletti

23.900

3,7%

2. Intesa Sanpaolo PB

76.600

11,8%

7. Mps PB

21.488

3,3%

3. Banca Fideuram

36.000

5,5%

8. Bnl PB Bnp Paribas

21.329

3,3%

4. Ubi PB

33.599

5,2%

9. Credit Suisse Italy

14.982

2,3%

5. Ubs Italia

24.447

3,8%

10. B. Intermobiliare

14.175

2,2%

Fonte: Magstat - dati in milioni di euro

Il capo tuttofare Javier Marìn, dalla fine di aprile alla guida del Banco Santander, è stato nominato presidente di Santander Private Banking in Italia al

posto di Alfredo Sàenz. Il gruppo ha precisato che nel Belpaese il private banking è affidato a Stefano Boccadoro (ex Cassa Lombarda), e occu-

pa 130 addetti. L’assemblea della banca - che ha anche confermato nel board Matteo Montezemolo e Giuseppe Stefanel - ha approvato il bilancio 2012, chiuso con un rosso di 5,7 milioni, dimezzato rispetto al 2011.

di Paolo Martini*

a fiducia è un fattore chiave di successo in tutte le relazioni. Ci possono essere prodotti e servizi di altissima qualità ma se questi non sono proposti da persone in grado di trasmettere un’intima fiducia, si rivelano inutili. Questo vale anche e soprattutto quando si parla di soldi e quindi di qualcosa di intangibile. L’investitore deve percepire da parte del consulente un interesse reale e stretto verso i suoi bisogni e le sue esigenze ma anche verso la sua persona e questo deve avvenire in modo sincero e reale. Occorre quindi che i consulenti siano realmente interessati al bene dei loro clienti e che questi non si sentano considerati come un numero. Questo interesse reale, che non vuol dire necessariamente amicizia, è uno dei segreti del successo dei migliori Private Banker . Occorre poi rispettare sempre il cliente e non fare a lui quello che non vorresti fosse fatto a te. Non si può scendere a compromessi perché alla fine non si risponde al primo principio della fiducia e soprattutto se ne pagano le conseguenze se non nel breve sicuramente nel lungo periodo. Bisogna quindi ad esempio consigliare prodotti adatti per quello specifico risparmiatore dopo averlo aiutato a capire bene le sue esigenze e non forzarlo verso scelte che non sono adatte a lui (magari lo sono per la banca e o per il Private Banker …). Alle volte quindi bisogna saper rinunciare se funzionale a rispettare noi stessi e il nostro interlocutore. Infine un ruolo determinante per il successo è la propria reputazione: aver sempre lavorato bene, aver seminato con passione e attenzione verso la comunità in cui si vive e i propri clienti, essersi relazionati con il giusto approccio (non aggressivo) ed essersi sempre comportati seguendo l’interesse del cliente, paga sempre. La reputazione e la professionalità sul mercato sono il biglietto da visita più importante. Fiducia e vero interesse per la persona-cliente, non scendere a compromessi e avere una reputazione e una professionalità riconosciuta sono le chiavi per ottenere il massimo dalla professione. *direttore commerciale Azimut

IN PRIVATE l Tommaso Di Bello fa carriera alla Cassa di Risparmio di San Miniato Tommaso Di Bello è diventato responsabile del private banking della Cassa di Risparmio di San Miniato. Il manager toscano arriva da Ubs Wealth Management e ha avuto incarichi di responsabilità presso Banca Mps.

l Euromobiliare cambia la sede: a Roma si sposta in Piazza S. Apollinare

Trasloco romano per Banca Euromobiliare. La società del gruppo Credem ha inaugurato nelle scorse settimane una nuova sede della filiale di Roma, in Piazza di Sant’Apollinare 33, nelle vicinanze di Piazza Navona. L’apertura, spiega la banca, è in linea con la strategia di sviluppo basata anche sulla presenza fisica della filiale nelle piazze ad alto potenziale per la clientela private. In occasione dell’inaugurazione nella Capitale, Banca Euromobiliare ha organizzato tra l’altro un evento presso il Chiostro del Bramante, dove gli ospiti hanno potuto ammirare in esclusiva la mostra “Brueghel, meraviglie dell’arte fiamminga”. Ad oggi Banca Euromobiliare ha circa 400 relationship manager, 18 filiali e 14 centri finanziari. In particolare a Roma e provincia la società assiste circa 1.600 nuclei familiari di alto profilo per 750 milioni di asset under management complessivi.


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privatebanking | 33

bluerating

Marsi (Schroders): “non c’è accesso diretto al mercato dei capitali”

“Passa sempre tutto dalle banche in Italia” di Francesca Vercesi Il private banking italiano deve affrontare nuove sfide. Merito di un mercato che sta cambiando grazie a nuove normative e a margini sempre più ridotti. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Marsi, ceo di Schroders Italy Sim. Costa sta succedendo nell’industria del private? A livello globale ci sono due fattori che avranno influenza sull’industria. Uno è la detenzione dei capitali all’estero degli americani che avrà un forte impatto sui paradisi fiscali come la Svizzera (che ha annunciato di aver raggiunto un accordo con gli Usa per lo scambio di informazioni sui fondi depositati presso gli istituti di credito elvetici e non dichiarati al fisco statunitense, ndr). E dato che l’Europa la seguirà a ruota, la piazza del Caton Ticino dovrà necessariamente ricollocarsi e seguire nuovi modelli. Si assisterà, quindi, a un riposizionamento delle banche elvetiche a livello globale. Basti vedere l’alleanza strategica tra il gruppo elvetico Julius Baer e Kairos Im, a mio avviso un’acquisizione differita più che dilazionata. E ancora, Azimut che va verso acquisizioni di piccolo-medio taglio. Mifid e regulatory stanno appesantendo l’industria, i cui ricavi sono già risicati. Cosa ne pensa?

Assolutamente sì. La Mifid e l’aumento delle richieste regolamentari hanno fatto diminuire moltissimo i ricavi. Il private così è stato penalizzato molto rispetto ad altri business, perchè è diffi-

Ai gestori si darebbe la possibilità di investire in titoli non quotati e si potrebbe creare un fondo di garanzia con opportunità anche per i risparmiatori Giuseppe Marsi, ceo di Schroders Italy sim

cile fare leva, è frammentato e in Italia la parte più corposa è in mano alle banche italiane che hanno il canale di distribuzione propria. Inoltre c’è da chiedersi che cosa sia il private banking. Secondo me è un servizio che mira ad avere clienti e a facilitare l’accesso ai mercati finanziari in modo attivo e passivo. Questa attività viene marginalmente svolta dalle banche italiane che hanno una vena commerciale mentre gli esteri curano solo gli attivi e non i passivi e, di conseguenza, questo limita i ricavi a una sola voce. Il ricavo di una banca private dovrebbe essere più differenziato. Come ci vedono gli altri in questa fase? Questo è un problema. I grossi player internazionali ci stanno guardando con un macroscopico punto interrogativo, la situazione politica non dà tranquillità né sul medio né sul lungo termine. Tranne gli svizzeri, che oggi

30 Giuseppe Marsi

sono più pressati dal fatto che il segreto bancario verrà meno anche nei confronti dell’Europa e quindi si trovano davanti a una novità strutturale, gli altri guardano con più interesse al far east e

si contendono piazze come Singapore e Hong Kong dove però, accanto alle storie di crescita reali, c’è pure una competizione altissima e costi ben diversi. Ci sono ancora potenzialità sul mercato italiano? Si, c’è. Bisogna competere a 360 gradi non solo coi prodotti, bisogna fare distribuzione. Noi facciamo tutte e due, abbiamo un piede nella raccolta diretta col privateanche se non siamo arrivati ancora ad essere aggressivi. Per ora stiamo giocando di rimessa per vedere che succede sul mercato. Il private banking potrebbe diventare un canale alternativo di accesso al credito per le aziende? Sì, ed è una grande opportunità per tutti. Il vero problema che abbiamo in Europa, se la compariamo agli Stati Uniti dove accade il contrario, è che da noi il 20% va sul mercato dei capitali e

l’80% va sul circuito bancario. Da noi manca l’opportunità del capital market. Ora si parla di fondi di investimento sui mini bond, di crowfunding ma non c’è ancora una vera a propria regolamentazione europea, il circuito passa sempre attraverso le banche. In altre parole, manca l’accesso diretto al mercato dei capitali: questo alleggerirebbe molto il mercato del credito bancario. A tutti i gestori, per esempio, si darebbe la possibilità di investire in titoli non quotati e si verrebbe a creare un fondo di garanzia con conseguenti opportunità di investimento anche per i per risparmiatori. L’Italia, tra i paesi europei, è in avanzo primario strutturale. Ora dobbiamo fare le riforme. E sul fronte dei prodotti? Questo è il momento dove si stanno sperimentando strade sostitutive rispetto all’obbligazionario, vie di diversificazione, maggiore attenzione al rischo di credito. Tutto si gioca sulla capacità dei gestori di creare prodotti meno sensibili ai flussi altalenanti del mercato. Lo scorso anno tutti i clienti volevano Paesi virtuosi con basso indebitamento. Meno male che ci hanno ascoltato perché la maggior parte di questi ha perso in termini di cambio contro l’euro tra il 20 e il 25%. Nel mestiere del private banker, quello che conta di più è gestire l’emozione del cliente.

1995 279,7

professionisti

anno

miliardi

I banker del team italiano gestiscono masse di clientela privata per 1,1 mld euro

Il periodo in cui Schroders Private Banking con uffici a Roma, Milano e Padova

Il totale del patrimonio gestito in euro dal gruppo Schroders al 31 marzo 2013


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Hedge Invest sgr ha chiuso il primo semestre al top del mercato

Gli asset in gestione salgono a 800 milioni di Ettore Mieli Il mondo degli hedge è tornato a giocare un ruolo di primo piano. Con particolare attenzione alla categoria dei fondi di fondi hedge e all’Hedge Invest Global Fund, il fondo firmato Hedge Invest sgr nominato tra i cinque migliori prodotti hedge a livello mondiale. Ne abbiamo parlato con Alessandra Manuli, amministratore delegato di Hedge Invest sgr. Dopo un 2012 positivo, come si è chiuso il primo semestre del 2013? Proseguendo la tendenza positiva iniziata ad agosto 2012, nel primo semestre di quest’anno i nostri fondi di fondi hedge hanno ottenuto rendimenti compresi tra il +5,7% e il +7%, con un buon contributo da parte di tutte le strategie alternative sottostanti. Sul fronte della raccolta, abbiamo registrato una crescita del 20% circa del nostro patrimonio in gestione (la sgr ha chiuso il primo semestre con asset under management vicini agli 800 milioni di euro, n.d.r.), grazie anche ai due comparti single manager alternativi della nostra sicav Hedge Invest International Funds che, lanciata a fine 2012, gestisce oggi circa 140 milioni di euro. Una sicav che abbiamo creato per offrire agli investitori la possibilità di puntare su gestori alternativi di talento, specializ-

20 percento L’incremento degli asset in gestione della sgr nel primo semestre 2013

zati in nicchie promettenti, con la liquidità, la trasparenza e le soglie di investimento tipiche dei fondi armonizzati, e i cui comparti sono disponibili sia per gli istituzionali che per il retail anche sulle piattaforme Allfunds Bank e Online sim.

long/short equity dei nostri fondi permetterà di cogliere gli spunti postivi che ci attendiamo dal comparto azionario, avendo già dimostrato in passato una buona partecipazione alle fasi di rialzo con una significativa protezione del capitale nelle fasi di ribasso.

In questo panorama di persistente incertezza sui mercati, i vostri prodotti quali opportunità di investimento offrono? Stiamo entrando in un contesto di normalizzazione dei tassi di interesse: diffi-

Come stanno andando gli hedge a livello globale? Dalla seconda metà del 2012, l’industria dei fondi hedge a livello globale è tornata a produrre risultati in linea con le aspettative degli investitori: l’indice

Adesso contiamo di terminare l’anno con un ulteriore rafforzamento delle nostre posizioni di vertice in termini di performance e raccolta

Hedge Invest Global Fund è un fondo di fondi multistrategia che investe nelle strategie hedge più liquide, con particolare focus sui fondi di tipo long/short equity. Il portafoglio è completato poi da strategie event driven, long/short credit e macro, prevalentemente a scopo di copertura del portafoglio in contesti di mercato caratterizzati da elevata volatilità. Il portafoglio risulta ben diversificato per numero di posizioni (generalmente 25 fondi) e allocazione geografica, con esposizione prevalente ai Paesi sviluppati. Il fondo ha ottenuto un rendimento del +7% circa da inizio anno 2013 e del +12,7% negli ultimi 12 mesi, con una volatilità del 2,8%.

Alessandra Manuli, a.d. Hedge Invest sgr

cilmente l’asset class obbligazionaria potrà mantenere, nei prossimi anni, l’attraente profilo di rendimento/rischio e di volatilità contenuta offerto nell’ultimo decennio, mentre i mercati azionari possono offrire opportunità interessanti, ma con la loro tipica elevata volatilità. In questo scenario, i fondi di fondi hedge sono tornati a essere l’unica asset class che può offrire un efficiente rapporto tra perfomance e volatilità grazie all’approccio dinamico di gestione con posizioni long e short. In particolare, il maggiore peso delle strategie

Hfri Fund Weighted Composite - rappresentativo della performance dei gestori internazionali - ha riportato una performance del +8,3% negli ultimi 12 mesi, con una volatilità contenuta pari al 3,3%. Gli attivi globali dell’industria degli hedge sono saliti al livello record di 2.250 miliardi di dollari già a fine 2012, secondo il provider americano Hfr, e sono aumentati di ulteriori 160 miliardi di dollari nei primi sei mesi del 2013. Un fondo Hedge Invest è tra i cinque migliori hedge a livello mondiale.

5,7-7 160 percento Nel periodo i fondi di fondi hedge hanno reso tra il 5,7% e il 7%

miliardi di dollari L’aumento degli attivi globali dell’industria da gennaio a giugno

Come finirà il 2013? Per i nostri fondi di fondi hedge, grazie alle buone performance registrate negli ultimi 12 mesi, stiamo assistendo a un ritorno di interesse che pensiamo potrà concretizzarsi in un aumento delle masse nei prossimi trimestri. Quanto alla sicav Hedge Invest International Funds, ci attendiamo una raccolta per ulteriori 100 milioni di euro nei prossimi mesi e intendiamo anche espandere questa piattaforma entro fine anno con un nuovo comparto. Nel complesso, contiamo di chiudere l’anno con un ulteriore rafforzamento delle posizioni di vertice della nostra società in termini di performance e anche di raccolta.

Alessandra Manuli


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L’a.d. Mario Greco, è la migliore performance in cinque anni

Il Leone ruggisce nel primo semestre A cura di Rosaria Barrile Il gruppo Generali ha chiuso il primo semestre del 2013 con un utile netto di oltre un miliardo di euro (1,08 miliardi), in crescita del 28,4% rispetto ai primi sei mesi dell'anno scorso, e con un risultato operativo di 2,4 miliardi, in progresso del 5,3%. Lo ha annunciato lo stesso colosso triestino guidato dal ceo Mario Greco (nella foto), precisando che si tratta della migliore performance semestrale degli ultimi cinque anni. Le stime edegli analisti convergevano su un utile netto di 1,05 miliardi di euro. Le performance operative, spiega Generali, sono state spinte in particolare dal risultato del segmento danni, pari a 909 milioni (+24,8%). Il combined

ratio è migliorato di 2,4 punti percentuali al 94,7% "grazie all’attenta politica sottoscrittiva, alle misure adottate per una più efficiente gestione dei sini-

stri e a una minore frequenza degli stessi in alcuni mercati. Nel vita, un miglior business mix e margini tecnici in crescita hanno portato a un risultato operativo di 1,48 miliardi. Sul fronte patrimoniale infine, l’indice di Solvency I si è attestato al 30 giugno al 139% (dal 130% di un anno fa). L’indice raggiunge il 142% a metà luglio, senza includere il beneficio di 5 punti percentuali derivante da lla vendita delle quote minoritarie in Messico e degli asset negli Usa. Il patrimonio netto al 30 giugno si attesta invece a 18,4 miliardi. Quanto all'oulook per il resto del 2013, la compagnia ha confermato le attese di un risultato operativo in miglioramento: "Generali è un gruppo più focalizzato sul core business e più profittevole rispetto a un anno fa e siamo ben posizionati per raggiungere i nostro obiettivi", ha detto l'a.d.Greco. @rosariabarrile

Via libera alla fusione tra Unipol e FonSai Il percorso di rafforzamento gestionale avviato dal gruppo Unipol prosegue. L’atteso verdetto dell’Ivass sull’operazione che porterà alla nascita di UnipolSai è infatti finalmente arrivato. L’Istituto di vigilanza ha concesso l’autorizzazione all’operazione di fusione per incorporazione in Fondiaria-Sai s.p.a. di Unipol Assicurazioni s.p.a., Premafin

Finanziaria s.p.a. ed eventualmente di Milano Assicurazioni s.p.a. nel caso in cui l’assemblea di Milano lo deliberi. Con la fusione si apre di fatto la seconda fase attuativa del progetto di integrazione tra i gruppi Unipol e Premafin/FonSai, finalizzato a sanare le carenze di solvibilità del gruppo FonSai e della controllante Premafin.

L’online che ti aiuta Arriva l’home banking delle assicurazioni. Si potrà controllare tutto: dalle scadenze ai premi Scadenze sotto controllo e la possibilità di verificare in ogni momento il valore delle prestazioni assicurative a cui si ha diritto. Sono solo alcuni dei vantaggi della “home

insurance”, ovvero della gestione on line dei rapporti con le compagnie assicurative. L’Ivass, l’Autorità di Vigilanza per il settore, ha infatti pubblicato il provvedimento in materia. A partire dal primo settembre 2013, i consumatori che stipulano una polizza di assicurazione potranno chiedere l’attivazione, nel sito internet della loro impresa di assicurazione, di un’area riservata, a cui accedere con modalità protetta, per consul-

tare in tempo reale la propria posizione assicurativa, verificare le coperture premi, conoscere il valore di riscatto della propria polizza vita o il valore delle prestazioni nel caso di prodotti assicurativi a contenuto finanziario. Nel testo vengono infatti delineati i contenuti delle aree riservate ai clienti e le modalità di e trasparenza e lascia alle singole imprese la libertà di mettere a disposizione dei clienti funzioni ulteriori, come ad esempio la facoltà di procedere on line al pagamento del premio assicurativo.

CONTROPELO

di Giuseppe G. Santorsola*

I voti hanno ancora un valore?

L

e agenzie di rating hanno modificato alcune loro valutazioni suscitando più perplessità che consensi, compreso il negativo riscontro del mercato e una nota congiunta della tre Authority finanziarie. Propongo la provocazione che, in termini di prospettiva e di valutazione della lunghezza della fase critica, quasi tutti i rating meritino oggi l’inquadramento high yield/speculative in quanto contengono un forte rischio sistemico, cui si aggiunge in certi casi quello specifico, calibrato più o meno correttamente tramite lo spread. Nessun paese principale salvo la Germania ha mantenuto il massimo punteggio di tutte e tre le principali Agenzie. Fino a 10 anni fa tale profilo era caratteristico dei titoli di Stato, al punto che la stessa teoria li identificava come “risk free”, nozione oggi scorretta e sostituita con il concetto di minor rischio di mercato. In definitiva, gli “studenti” sono peggiorati (l’ambiente complessivo li pone certo in difficoltà), ma i “professori” non appaiono in grado di modificare i voti al momento giusto e calibrare una scala corretta di distinzione dei valori. Cito un esempio. Con uno stato di crisi di liquidità, spread a 570 punti, senza governo eletto e in assenza di misure economiche idonee da circa 6 mesi, l’Italia era classificata A- nel novembre 2011. Oggi, senza procedura di infrazione, con spread a 270-290 stabile, con misure di controllo, forse imperfette, ma coerenti con il modello comunitario e, sempre, con incertezza politica, la classifica è BBB, con il recente ulteriore calo di un gradino. I mercati hanno avuto reazione neutra in termini di rendimento dei titoli, in linea con la condizione mediana degli ultimi 11 mesi. Da professore resterei deluso e mediterei se gli studenti non considerassero per nulla i miei voti; che ne pensano i “colleghi” rater? Valuterei, allo stato dei fatti, se siano troppo alti i voti ancora oltre la AA oppure bassi quelli quasi speculative di Paesi che condividono con i primi valuta, normativa di vigilanza e di indebitamento, pubblico, governo della moneta ed altro ancora in prospettiva. *santorsola@uniparthenope.it


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Banche Popolari, modello di democrazia societaria Ben vengano le critiche se volte a migliorare un’organizzazione già di per sé vincente e aperta a valutare gli elementi idonei a renderla ancora più efficiente

L

a crisi ha fatto sì che le imprese cooperative abbiano trovato, specie a livello europeo e internazionale, quel riconoscimento che meritano grazie al ruolo positivo che hanno assunto a sostegno dell’economia reale, facendo emergere l’importanza del pluralismo delle forme di impresa, specie nel settore bancario. Mi limito a citare, oltre ai contributi del Ceps e dell’Fmi, solo il recentissimo rapporto dell’Ilo, l’Organizzazione del lavoro delle Nazioni Unite, dal significativo titolo “La resilienza in tempi di recessione: il potere delle cooperative finanziarie”, dove si sottolinea che la cooperazione bancaria, di cui le Banche Popolari sono parte integrante, abbia messo a segno, pur in uno scenario fortemente recessivo, una crescita degli attivi, dei deposi-

di Giuseppe De Lucia Lumeno*

ti e degli impieghi, grazie al suo peculiare modello caratterizzato, in primis, dal voto capitario. È infatti proprio nella materia dell’esercizio del voto e, dunque, della partecipazione dei soci alle decisioni sociali che si riscontra il più elevato grado di diversità con la disciplina delle società per azioni: nelle Banche Popolari, grazie al voto capitario, non esistono né una maggioranza precostituita di controllo né tantomeno “noccioli duri” e i soci, tutti i soci, possono realmente e paritariamente concorrere a prendere le decisioni più rilevanti per la vita della loro banca, ivi compresa la scelta degli amministratori. Amministratori che, proprio in virtù della democrazia societaria basata sulla parità dei soci, caratteristica di tutte le Banche Popolari, sono espressione dell’intera compa-

gine sociale e non di questa o quella maggioranza o minoranza precostituita. Ciò consente di affrancare il governo aziendale da interessi particolaristici e di perseguire anche in tempi di crisi la mission cooperativa: crescere nella qualità assicurando una redditività costante nel tempo, mantenere il radicamento nel territorio, privilegiare nello sviluppo la logica di banca solida, continuare ad assicurare il sostegno all’economia reale e in particolare alle piccole e medie imprese e alle famiglie. Il voto per testa garantisce che le scelte assembleari nascano da voti uguali, determinati dall’adesione convinta e diffusa da parte dei soci alle scelte strategiche degli amministratori e non dal numero delle loro azioni. A tal proposito, va sottolineato


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come il principio del voto capitario nelle cooperative non possa essere considerato alla stregua di un’”anomalia” o di una “deviazione” dalla regola del voto per azione nelle spa. Il voto per testa è previsto in tutta Europa nelle discipline nazionali sulle società cooperative da norme inderogabili di diritto societario. Tale regola, in ragione della particolare natura delle cooperative, è riconosciuta e tutelata anche dal diritto comunitario, nel regolamento sulla società cooperativa europea. Anche la Commissione europea, per mezzo dell’allora commissario McCreevy, affermò già nel 2005 che “per le cooperative il principio è piuttosto quello del voto per testa, che è un concetto profondamente diverso. Sono ben consapevole che lo scopo perseguito dalle società cooperative e più in generale la loro natura non possono essere paragonati a quelli propri delle società per azioni. La principale caratteristica di una cooperativa è la solidarietà che è intrinsecamente connessa alla sua attività. Tale differenza è fondamentale. Nel caso delle cooperative, assicurare che il controllo sia proporzionato al rischio non rappresenta una priorità”. Conclusione, questa, poi ribadita con l’archiviazione della procedura d’infrazione relativa alla disciplina delle Banche Popolari con il riconoscimento della piena compatibilità

del voto capitario con il trattato europeo e della natura pienamente cooperativa, de iure et de facto, delle Popolari. Nonostante ciò, non è spesso chiaro a tutti cosa sia una cooperativa e tantomeno quali siano le implicazioni di un modello cooperativo rispetto a chi vi partecipa. Occorre allora chiarire che, poiché non c’è alcun dubbio che le Banche Popolari partecipano a pieno diritto alle regole proprie delle società cooperative, allora non c’è alcuna possibilità di alterare gli attuali meccanismi di voto. Non si tratta solamente di attenersi al quadro normativo di riferimento, ma di principi che scaturiscono dalla natura di democrazia diretta propria di ogni società cooperativa. Ben vengano dunque le critiche se volte a migliorare e non a snaturare un modello già di per sé vincente e, come già in più occasioni dimostrato, aperto a valutare gli elementi idonei a renderlo ancora più efficiente. Diversamente, la mera trasposizione in ambito cooperativo di soluzioni tarate sulle società di capitali alle quali è del tutto estraneo lo scopo mutualistico non può che tradursi in un grave vulnus per la democrazia economica e per il pluralismo. *segretario generale Associazione nazionale fra le Banche Popolari

79 Gli istituti di credito che fanno parte dell’Associazione fra le Banche Popolari

1 mln Sono i soci riuniti presso l’Associazione nazionale fra le Banche Popolari

12 mln Sono, secondo Assopopolari, i clienti scelgono ogni giorno di affidarsi al credito popolare

480 mld A tanto ammonta l’attivo delle Banche Popolari, sempre secondo Assopopolari

LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Il mercato è bello se rimane vario di Francesca Sulpizi Il Parlamento europeo i primi di luglio ha approvato un’importante risoluzione - relatrice, la britannica Arlene McCarthy del Labour Party che fornisce indirizzi alla Commissione europea per la formulazione di proposte in tema di riforma delle strutture del sistema bancario dell’Unione europea. Il documento mette l’accento sul rafforzamento della diversificazione la cosiddetta “biodiversità” all’interno del settore bancario per via dei vantaggi che essa comporta in termini di migliore soddisfacimento delle esigenze delle piccole imprese e delle famiglie. Emilio Zanetti, presidente dell’Associazione nazionale fra le Banche Popolari, ha accolto

positivamente il testo. “La risoluzione invita con forza la Commissione a tenere conto e a valorizzare la diversità di modelli societari e di business esistenti nel mercato bancario allo scopo di realizzare una concorrenza più equa e sostenibile”, ha osservato, evidenziando che il Parlamento europeo ha fra l’altro “sollecitato una maggiore diversificazione del settore creditizio anche attraverso incentivi che ne favoriscano l’orientamento alla clientela retail”. Ovvero, alle piccole e medie imprese e alle famiglie. Le Banche Popolari italiane, attraverso il presidente Zanetti, si sono quindi definite “fiduciose che la Commissione darà puntualmente seguito a tali chiari orientamenti e che la European banking authority (Eba), alla quale

compete l’elaborazione della normativa applicativa, saprà garantire in tutta l’Unione europea la piena attuazione di tale volontà politica”. Assopopolari è nata nel 1876 per assistere le Banche Popolari. Fin dalla sua fondazione, come si apprende dal sito web istituzionale, ha fatto suoi “i principi cardine del credito popolare contribuendo allo sviluppo di un’identità forte e organica della categoria, basata sul concetto chiave di localismo”. Il quale, se inteso come valorizzazione del territorio, impegno sociale e supporto alle piccole e medie imprese e alle famiglie, “rappresenta ancora oggi il carattere distintivo del credito popolare che, pur partecipando ai cambiamenti e alle innovazioni del panorama bancario, rimane fortemente ancorato alla sua vocazione originaria”. Tutelare il credito popolare sotto il profilo normativo, promuovendone immagine e attività, è l’obiettivo primario dell’Associazione.


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Solo a giugno la raccolta delle società è stata di 1,6 mld

Supera quota nove miliardi di euro nel primo semestre 2013 la raccolta netta delle reti di promotori finanziari operative in Italia. È quanto emerge dall’ultima rilevazione di Assoreti, che evidenzia nel mese di giugno un dato positivo per 1,6 miliardi, sostanzialmente identico a quello di maggio. In particolare nel sesto mese dell’anno il saldo delle movimentazioni sui prodotti in regime amministrato è tornato in positivo per 234 milioni, grazie ai 407 milioni raccolti dai titoli che hanno più che compensato i 174 milioni defluiti sotto forma di liquidità. A livello semestrale tuttavia, la raccolta amministrata rimane negativa per 3,4 miliardi (3,5 miliardi i titoli; +79,3 milioni la liquidità). Ma le preferenze degli investitori hanno premiato

ancora una volta i prodotti del risparmio gestito, che da soli hanno registrato sottoscrizioni nette per 1,3 miliardi di euro a giugno, pari all’85,2% del totale (12,4 miliardi il dato semestrale): all’interno di questa categoria, fondi comuni e sicav hanno attratto risorse per 482 milioni (7,51 miliardi da gennaio), le gestioni patrimoniali per 98,1 milioni (380 milioni da inizio anno) e i prodotti assicurativi e previdenziali per 764 milioni (4,5 miliardi nel semestre). Nel dettaglio, segnala Assoreti, le sottoscrizioni realizzate tramite la distribuzione diretta di quote di Oicr (il dato comprende fondi comuni e sicav di diritto italiano e di diritto estero, fondi di fondi di diritto italiano e di diritto estero, fondi speculativi e fondi chiusi) sono state complessivamente pari a 482 milioni di euro a giugno. Il

bluerating

INDUSTRIA DEL RISPARMIO Tutti gli aggiornamenti sulle reti su www.bluerating.com

Oltre nove miliardi in un solo semestre di Diana Bin

n

L’ANDAMENTO DELLA RACCOLTA 2.000

1.781

1.782

1.800

1.667

1.600

1.462

1.400

1.577

M

G

1.230

1.200

1.054 930

1.000 800

1.572

759

695

649

600 400 200 0

L

A

S

O

N

D

G

F

M

A

Fonte: Assoreti - dati da luglio 2012 a giugno 2013

risultato è riconducibile agli investimenti in fondi di fondi (617 milioni di euro) e più in particolare in prodotti domiciliati all’estero (616 milioni); negativo, invece, il bilancio degli Oicr tradizionali, sia esteri (-67 milioni di euro) sia di diritto italiano (-40 milioni). Il contributo delle reti al sistema di Oicr attraverso la distribuzione diretta e

indiretta di quote (il dato comprende fondi comuni e sicav italiani ed esteri, fondi di fondi italiani ed esteri, fondi speculativi, gpf, unit linked e prodotti previdenziali), si è attestato invece a 1,2 miliardi di euro, pari al 45% della raccolta netta complessiva del settore (2,8 miliardi di euro). Da inizio anno, l’apporto delle reti è salito a 12,3 miliardi di euro,

pari al 39,8% dei volumi di raccolta realizzati sul sistema fondi (30,9 miliardi di euro). Il numero di promotori finanziari con mandato dalle società rientranti nell’indagine Assoreti è pari infine a 21.720 unità, con una rappresentatività del 93% sull’intera compagine associativa (23.354 – dato stimato). @diana_bin86

TUTTI I NUMERI A GIUGNO 2013 Gruppo

Rete/i

Raccolta netta mensile

Raccolta semestrale

N. promotori Giugno

N. promotori Maggio

Var. n. pf

Raccolta pro capite Giu

Banca Generali

Banca Generali

304.541

1.411.990

1.464

1.462

2

208

Allianz Bank

Allianz Bank Financial Advisors

249.826

1.376.762

1.876

1.861

15

133

Credito Emiliano

Credem

53.381

209.590

480

479

1

111

UniCredit

FinecoBank

247.625

1.543.345

2.396

2.381

15

103

Banca Fideuram

Banca Fideuram, Sanpaolo Invest

411.823

1.647.367

5.011

5.017

-6

82

Veneto Banca

Banca Ipibi FA, Veneto Banca

21.538

82.080

288

289

-1

75

Mediolanum

Banca Mediolanum

222.122

1.260.823

4.275

4.276

-1

52

59.203

1.365.593

1.444

1.439

5

41

Azimut

Apogeo Consulting sim, Az Investimenti sim, Azimut Consulenza per Investimenti

Unione di Banche Italiane

Ubi Banca Private Investments

23.393

3.888

694

693

1

34

Deutsche Bank

Finanza & Futuro Banca

42.842

381.689

1.533

1.549

-16

28

1.826

-11.289

81

83

-2

23

-2.788

-28.772

267

268

-1

-10

-49.396

-208.429

729

737

-8

-68

-8.494

-31.949

70

70

0

-121

Banca Popolare di Vicenza Banca Nuova Consultinvest

Consultinvbest Investimenti sim

Monte dei Paschi di Siena

Banca Mps

Hypo Alpe-Adria-Bank

Hypo Alpe Adria Bank

Fonte: Assoreti, dati in migliaia di euro e numero di pf ordinati per raccolta netta pro capite


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Raccolta al top per Fideuram Il gruppo Banca Fideuram, guidato da Matteo Colafrancesco (nella foto) ha realizzato la raccolta netta migliore di giugno e di tutto il semestre, con sottoscrizioni mensili pari a quasi 412 milioni di euro - di cui 300 milioni attribuibili alla rete Banca Fideuram e 112 milioni a Sanpaolo Invest - e un dato semestrale di 1,65 miliardi (1,2 miliardi raccolti da Banca Fideuram e 384 milioni da Sanpaolo Invest). Secondo posto per Banca Generali, che ha raccolto circa 305 milioni a giugno, portandosi in terza posizione nel semestre con 1,41 miliardi. Segue Allianz Bank Financial Advisors con sottoscrizioni mensili per 250 milioni di euro e smestrali per 1,37 miliardi, mentre Finecobank è quarta a giugno con 248 milioni, ma seconda nei sei mesi con 1,54 miliardi. Ultimo posto invece per Banca Mps, che ha visto defluire 49 milioni di euro nel mese e 208 milioni nel semestre.

Motta ha i pf più “ingordi” Nella classifica della raccolta netta pro capite, realizzata dividendo gli afflussi netti di ciascuna rete per il numero dei suoi promotori, dominano incontrastati, sia a giugno sia nel semestre, i 1.464 professionisti di Banca Generali, rete guidata da Piermario Motta (nella foto), con una media mensile di 208mila euro a testa e una media semestrale di 964mila euro. Seguono nel mese i 1.876 promotori finanziari di Allianz Bank Financial Advisors, con 133mila euro (terzi nel semestre con 734mila euro), i 480 professionisti in forza a Credem, con 11mila euro a testa (437mila da gennaio) e i 2.396 di Finecobank con 103mila euro ciascuno (644mila euro nel semestre). Le perdite pro-capite più significative sono state quelle registrate dai 70 promotori di Hypo Alpe Adria Bank con -121mila euro a testa a giugno e -456mila euro a testa nel semestre.

Campora e Foti reclutano di più Testa a testa nella classifica del reclutamento tra Finecobank e Allianz Bank Financial Advisors, rete guidata da Giacomo Campora (nella foto): le due società hanno entrambe accresciuto i propri team di 15 nuovi promotori a giugno, portandosi rispettivamente a quota 2.396 e 1.876 professionisti. La rete del gruppo UniCredit domina anche la classifica semestrale con +71 promotori da fine gennaio a fine giugno. Segue il gruppo Azimut con 5 promotori in più a giugno rispetto a maggio (+44 nel semestre), mentre Banca Generali ha incrementato la popria squadra di due unità (13 da gennaio). Saldo negativo invece per Finanza & Futuro Banca, che si è contratta di 16 unità a giugno (-7 da gennaio), per Mps (-8 pf a giugno, -39 nel semestre) e per il gruppo Banca Fideuram (-6 a giugno, ma +56 da gennaio).

TOP TEN RACCOLTA NETTA Gruppo

Rete/i

Giugno 2013

Gen-Giu 2013

Banca Fideuram

Banca Fideuram, Sanpaolo Invest

412

1.647

Banca Generali

Banca Generali

305

1.412

Allianz Bank

Allianz Bank Financial Advisors

250

1.377

UniCredit

FinecoBank

248

1.543

Mediolanum

Banca Mediolanum

222

1.261

59

1.366

Azimut

Apogeo Consulting sim, Az Investimenti sim, Azimut Consulenza

Credito Emiliano

Credem

53

210

Deutsche Bank

Finanza & Futuro Banca

43

382

Ubi

Ubi Banca Private Investments

23

4

Veneto Banca

Banca Ipibi FA, Veneto Banca

22

82

Dati Assoreti su elaborazione BLUERATING in milioni di euro

TOP TEN RACCOLTA PRO-CAPITE Gruppo

Rete/i

Giugno 2013

Gen-Giu 2013

Banca Generali

Banca Generali

208.020

964.474

Allianz Bank

Allianz Bank Financial Advisors

133.169

733.882

Credito Emiliano

Credem

111.210

436.646

UniCredit

FinecoBank

103.349

644.134

Banca Fideuram

Banca Fideuram, Sanpaolo Invest

82.184

328.750

Veneto Banca

Banca Ipibi FA, Veneto Banca

74.805

284.998

Mediolanum

Banca Mediolanum

51.958

294.929

Apogeo Consulting sim,

40.999

945.702

Azimut

Az Investimenti sim, Azimut Consulenza Ubi

Ubi Banca Private Investments

33.707

5.602

Deutsche Bank

Finanza & Futuro Banca

27.946

248.982

Dati Assoreti su elaborazione BLUERATING in euro

TOP TEN RECLUTAMENTO Gruppo

Rete/i

Giugno 2013

Gen-Giu 2013

Allianz Bank

Allianz Bank Financial Advisors

15

30

UniCredit

FinecoBank

15

71

Azimut

Apogeo Consulting sim,

5

44

Az Investimenti sim, Azimut Consulenza Banca Generali

Banca Generali

2

13

Credito Emiliano

Credem

1

10

Ubi

Ubi Banca Private Investments

1

-13

Hypo Alpe-Adria-Bank

Hypo Alpe Adria Bank

0

-3

Mediolanum

Banca Mediolanum

-1

25

Veneto Banca

Banca Ipibi FA, Veneto Banca

-1

8

-2

-2

Banca Popolare di Vicenza Banca Nuova

Dati Assoreti su elaborazione BLUERATING


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Il gruppo Banca Fideuram vola oltre gli 82 miliardi

Il patrimonio cresce ancora di Simone Martino Una raccolta netta complessiva di 1,6 miliardi di euro da inizio anno a fine giugno, contro i 700 milioni dello stesso periodo del 2012. È un trend iniziato nel secondo trimestre dell’anno passato che si conferma, con afflussi nel gestito che alla fine dello scorso giugno hanno superato i 3,8 miliardi. Segno che la macchina guidata dall’a.d. Matteo Colafrancesco procede spedita, con asset in gestione che, a maggio, hanno superato gli 82 miliardi. Un trend di crescita che beneficia prevalentemente della raccolta netta, dal momento che l’effetto mercato sul patrimonio è più ridotto. Sui prossimi mesi il gruppo non vede alcun segnale di inversione di tendenza o di frenata. Piuttosto, le prospettive sono

di una crescita continua ed equilibrata da qui alla fine dell’anno in corso. Oltre ai numeri, uno dei temi caldi del 2013 è il passaggio

La realtà avanza a ritmi sostenuti anche in termini di reclutamento di nuovi pf e raccolta generazionale. A questo è dedicato il tour in tutta Italia che ha preso il via a Milano martedì 28 maggio e che, dopo una pausa estiva da metà luglio fino ai primi di

settembre, si concluderà nel mese di ottobre. L’obiettivo è incontrare i clienti private, alle prese con la gestione di grandi patrimoni e delicate successioni, assieme ai loro private banker. La tappa milanese - una sorta di “numero zero” - è servita anche a mettere a punto il format che ora è riproposto nelle altre città. Una trentina di tappe in tutto, in città come Torino, Firenze, Bologna, Napoli e ovviamente Roma. L’apertura e la chiusura degli incontri è in capo a dirigenti della banca, Stéphane Vacher e Antonio Grisaffi, rispettivamente responsabile marketing clienti e responsabile service line private. L’intervento centrale è affidato a Raul Angelo Papotti, avvocato dello Studio Chiomenti. Ottime le reazioni e l’interesse mostrato dai clienti che,

GLI INCONTRI CON LA RETE Un nuovo giro tra i promotori finanziari nel 2014 Un evento condiviso. L’a.d. del gruppo Banca Fideuram Matteo Colafrancesco ha incontrato i migliori promotori e manager delle due reti nella convention annuale dei primi di giugno, che stavolta si è tenuta in Turchia. E che, per la prima volta, ha messo insieme gli uomini e le donne di Banca Fideuram e Sanpaolo Invest. Ogni anno il gruppo riunisce i private banker e i manager che si sono distinti nell’anno precedente. Nell’edizione 2013, tra pf, manager, accompagnatori e persone di sede, i partecipanti sono stati quasi 800. E la novità è che quest’anno l’evento ha riunito le due reti, mentre negli anni passati si organizzavano due

appuntamenti distinti, uno per ciascuna. Oltre a ricevere un riconoscimento per i risultati ottenuti, i professionisti hanno partecipato come sempre a workshop su temi specifici. Una giornata, poi, è stata riservata alla presentazione dell’a.d. sui risultati e le prospettive di sviluppo. L’evento rientra nel calendario del gruppo, che ogni anno include anche uno o due tour tematici con i clienti private sull’attualità e un roadshow con i professionisti. Nell’anno che verrà c’è ora l’ipotesi di far partire un nuovo giro completo della rete, a supporto delle linee guida commerciali, degli obiettivi e degli eventuali aggiornamenti sui progetti strategici.

5

16

1,6

mila

milioni

miliardi

È il portafoglio medio dei promotori finanziari delle reti del gruppo

La raccolta netta complessiva da inizio anno fino a fine giugno

I promotori di Banca Fideuram hanno ormai superato quota 5.100

Matteo Colafrancesco

nei successivi incontri dedicati con i propri private banker, potranno anche beneficiare di un tool di analisi patrimoniale recentemente lanciato nell’ambito dell’applicativo a supporto del servizio di consulenza evoluta Sei. A partire dalle informazioni sulla composizione del nucleo familiare e dei suoi dati patrimoniali, finanziari e non, il tool è in grado di elaborare una proiezione della situazione successoria del cliente: oltre all’attuale, anche quelle conseguenti alle strategie di pianificazione finanziaria da definire con il supporto dei private banker. Il tour, molto capillare sul territorio, punta a bissare il successo ottenuto da quello del 2009 sullo scudo fiscale. Finora ha registrato una media di circa 200 clienti a tappa, per un totale stimato di almeno 5mila presenze finali: circa un quinto degli oltre 30mila clienti private che il gruppo conta oggi. Clienti seguiti da 5.100 private banker. Nei primi sei mesi dell’anno, le due reti del gruppo - Banca Fideuram e Sanpaolo Invest - hanno registrato più di 140 inserimenti. Tutti, passati e prossimi, in target rispetto al portafoglio medio delle due reti, attorno ai 16 milioni di euro. Quanto ai prodotti, il gruppo continua a puntare molto sulla unit linked Fideuram Vita Insieme, che dal lancio ha raccolto 8 miliardi di euro, di cui circa 4 nel corso

del 2012 e oltre 3 solo nei primi sei mesi di quest’anno grazie anche alle nuove versioni di prodotto che si affiancano a quella standard per offrire soluzioni ancora più mirate. Tra queste, Fideuram Vita Insieme Private e Fideuram Vita Insieme Facile. La prima, dedicata alla clientela private, è particolarmente indicata per gestire in modo professionale il passaggio generazionale. Fideuram Vita Insieme Facile è invece dedicata a chi vuole accedere al prodotto con importi più contenuti senza rinunciare a un elevato livello di servizio, grazie alle opzioni automatiche di riallocazione. Come il servizio di riallocazione guidata, che consente di ricalibrare periodicamente l’asset allocation del portafoglio sulla base delle prospettive di mercato aggiornate. Ci sono poi allo studio diverse novità sul versante assicurativo, sempre in ottica di tutela del reddito e del patrimonio nel medio e nel lungo periodo, a valle del tour sul passaggio generazionale. Il gruppo continua infine a non escludere la crescita per linee esterne e, come sempre, è attento a eventuali opportunità che dovessero presentarsi sul mercato italiano. Le occasioni non mancheranno di certo, alla luce del consolidamento da tempo in corso nel settore. E quando si presenteranno, Banca Fideuram le valuterà con la dovuta attenzione.


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Ora AdviseOnly si focalizzerà sull’investor social network

Consulenza online? L’Italia non è pronta di Diana Bin Il mercato italiano non è pronto per la consulenza finanziaria indipendente, né tantomeno per un servizio fruibile totalmente via web. Ne è convinta Serena Torielli, a.d. di Advise Only sim, società di advisory online creata nel 2011 da Claudio Costamagna e messa in liquidazione qualche settimana fa a causa di risultati economici poco soddisfacenti (il 2012 si è chiuso con un rosso di 527.780 euro). “La struttura organizzativa richiesta a una sim di pura consulenza è piuttosto onerosa e i costi di gestione sono elevati rispetto ai ricavi oggi conseguibili. Inoltre il quadro normativo, che esenta dall’avere una sim chi esercitava già la consulenza finanziaria prima del 2007, la mancanza di un albo dei consulenti indipendenti e le incertezze sui contenuti della Mifid 2, rendono il panorama quantomai confuso”, ha spiegato Torielli a BLUERATING. E non è l’unica a pensarla così: è notizia di pochi giorni fa la cancellazione di Diaman, su richiesta della stessa società, dall’Albo delle sim. Essendo nata prima del 2007 però - nello specifico nel 2002 - la società fondata da Daniele Bernardi potrà continuare a esercitare la proria attività di consulenza, nella meno onerosa forma di una srl. A differenza di Advise only sim che invece ha deciso, almeno per ora, di abbandonare il settore dell’advisory a pagamento. In questa intervista Torielli spiega i motivi della decisione e i progetti di AdviseOnly e della sua controllante VirtualB. Di recente spiegava che in Italia la consulenza è vincolata dalla burocrazia. Come rendere il modello sostenibile? L’assoggettamento della consulenza finanziaria alla normativa antiriciclaggio, che prevede il riconoscimento del cliente, fa sì che un servizio di consulenza offerto al 100% online come quello di Advise Only sim, senza detenzione di risparmi, possa essere fornito solo a fronte dell’invio di documenti scansionati e del pagamento iniziale con bonifico bancario da un intermediario che abbia effettuato il riconoscimento del cliente. Questa procedura è davvero poco compatibile con le caratteristi-

che di immediatezza richieste a un servizio online. Quindi il fatto che in AdviseOnly la consulenza fosse solo online ha influito sul mancato decollo del progetto… Il mercato italiano non è pronto a un percorso di consulenza finanziaria totalmente online per fattori culturali, ma anche per il ritardo dell’Italia nell’adottare servizi come l’internet banking rispetto ad altri Paesi, e per un fattore demografico. Un esempio? Per la fascia dai 45 ai 55 anni di età, in Italia solo il 57% delle persone usa internet (dati Istat) contro l’89% del Regno Unito, mentre tra i 55 e i 64 anni la percentuale scende al 38% contro il 57%. Se si stima che la fascia più interessata all’investimento e con maggiori disponibilità finanziarie è tra i 45 e i 65 anni, esiste un chiaro problema di alfabetizzazione digitale. Quale futuro vede per la consulenza in Italia? Non sono molto ottimista. Il problema è che la stragrande maggioranza dei risparmiatori non sa cos’è la consulenza finanziaria e va da sè che è difficile vendere un prodotto

Serena Torielli

AdviseOnly.com è un social network dove professionisti e risparmiatori possono interagire in un contesto di trasparenza. Inoltre il portale permette ad aziende e professionisti di promuovere i loro prodotti e in certi casi venderli. Stiamo lavorando per realizzare Application program interface pubbliche, nell’ottica di una finanza sempre più “open source”.

Serena Torielli, a.d. AdviseOnly

non conosciuto. Banche e reti di promotori, che di fatto controllano la distribuzione di prodotti finanziari “al dettaglio”, non hanno certo sostenuto lo sviluppo di una cultura della consulenza finanziaria che riconosca il valore e l’autonomia di tale servizio rispetto a quello del puro collocamento. Quali sono ora i progetti di AdviseOnly? Vediamo grandi potenzialità nello sviluppo della finanza personale online. Esiste ampio spazio per l’educazione e l’informazione finanziaria indipendente, basti pensare che gran parte delle persone è in grado di acquistare un’auto ma non di investire i propri risparmi, menre la crescente complessità dei mercati sta rendendo necessaria la padronanza di nozioni di investimento almeno basilari. I numeri del nostro blog, con 150.000 visualizzazioni mensili, parlano chiaro. Se nascesse un Albo dei consulenti indipendenti, vi ributtereste nel settore? Francamente dubito che la creazione dell’albo o qualche misura regolamentare siano sufficienti per cambiare il contesto. Serve una volontà di tutti gli operatori e una seria campagna informativa per dare un vero futuro alla consulenza finanziaria che oggi è un servizio marginale a disposizione dei soli risparmiatori di fascia alta. Noi abbiamo la tecnologia e gli strumenti per fornire consulenza: valuteremo il rientro nel settore quando il contesto sarà più propizio o se troveremo un partner credibile per rilanciare questo servizio magari con modalità un po’ diverse. @diana_bin86

FORMAZIONE

di Gaetano Megale*

Utenti e advisor, un rapporto speciale

I

benefici che le famiglie possono ottenere da una relazione professionale con un consulente sono ben documentati da una serie qualificata di ricerche internazionali. Ad esempio è stato ampiamente dimostrato che l’utente che si avvale del supporto e dell’ accompagnamento di un professionista: 1) riesce ad assicurarsi un tasso maggiore di successo nel conseguire i propri obiettivi; 2) può incrementare nel tempo la propria ricchezza in maniera significativa; 3) è più fiducioso, più sicuro, ha migliori prospettive future, maggiore autostima e felicità ed è più soddisfatto della propria condizione finanziaria, rispetto a coloro che non utilizzano consulenti. In questa prospettiva il consulente può essere un’importante risorsa sociale visto che il benessere dell’individuo e della sua famiglia coincide con quello della collettività. Così il valore sociale del consulente può essere cruciale nei nuovi modelli di welfare pubblici. Da tutto ciò discende che la relazione professionale tra un utente ed un operatore consulente sia davvero proficua e promettente. Ma è davvero così? No, non necessariamente. Questi benefici attesi si possono ottenere solo se vi sono almeno tre precise condizioni relative all’operatore, ossia che: 1) il ruolo professionale coincida con quello di un pianificatore personale; 2) abbia la padronanza di specifiche competenze e tecnologie; 3) pratichi un etica professionale che antepone gli interessi dell utente a quelli propri. Questi elementi sono i criteri fondamentali per identificare l’operatore professionale con il quale l’utente può costruire una relazione professionale basata sulla fiducia e sul rapporto di lungo termine. Ma come riconoscerlo? Le norme tecniche di qualità internazionali e nazionali relative al pianificatore finanziario economico patrimoniale personale permettono di definire una check list di 142 comportamenti, facilmente osservabili dall’utente, che gli possono consentire di identificare l’operatore con il quale stabilire una relazione professionale di lungo termine, ricca di soddisfazione ed opportunità. *presidente di Progetica


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Intanto i numeri del semestre fanno ben sperare per il 2013

Azimut si compra Augustum Opus A cura di Gianluca Baldini Azimut conquista Augustum Opus sim (nella foto in basso il suo socio fondatore, Giuliano Cesareo). Il gruppo presieduto e guidato da Pietro Giuliani ha siglato un accordo con i partner della società di gestione indipendente, in base al quale Azimut acquisterà inizialmente il 51% di Augustum Opus sim - che ha sedi a Milano e Perugia e masse di poco superiori a 800 milioni di euro - per dieci milioni di euro, per poi salire fino al 100% successivamente al sesto anno. Intanto il gruppo Azimut ha chiuso il primo semstre del 2013 con un utile netto consolidato di 78,3 milioni di euro, in lieve calo rispetto ai 79,1 milioni di un anno fa, mentre l’utile ante imposte consolidato si è attestato a 86,3 milioni (92,2 milioni nel primo semestre). In crescita invece i ricavi, saliti a 226,5 milioni dai precedenti 214,2 milioni.

Lo ha annunciato la stessa società, che nel corso dei sei mesi ha visto entrare nelle sue tre reti un totale di 86 nuovi pf, portando il totale a 1.444 unità. La posizione finanziaria netta consolidata a fine giugno 2013 risultava invece positiva per 245,6 milioni (era di 146,9 milioni a fine giugno 2012 e di 278,2 milioni a fine dicembre 2012 ), mentre la cassa generata dalle attività operative

è stata di 35 milioni. Il totale delle masse gestite ha raggiunto infine al 30 giugno i 19 miliardi di euro, mentre la raccolta netta nei primi sei mesi dell’anno ha superato quota 1,5 miliardi. Di recente Azimut ha anche rafforzato i team di delle controllate Katarsis ed Eskatos puntando sul settore delle Insurance Linked Securities. Il team di analisti di Katarsis Capital Advisors si è rinforzato con l’inserimento di Dario Pennacchietti, Daniele Bosetti ed Isacco Loconte. Inoltre Eskatos Capital Management ha aperto i suoi uffici in Lussemburgo, presso la sede di AZ Fund Management. A Maurizio Pellegrini è stata affidata sia l’implementazione della nuova direttiva comunitaria Aifm che il supporto all’attività di Annamaria Piscione, attuario vita con una lunga esperienza professionale in compagnie vita internazionali. @gianlucabaldini

IL PROMOTORE IN ROSA

Questo mestiere è nato per le donne Questo mese BLUERATING, per dar voce a una categoria in continua crescita ha voluto sentire Giusy Serio, promotrice di Mps, per capire com’è lavorare in una realtà in cui la maggior parte dei colleghi è di sesso maschile. Quali sono le principali differenze tra il modo di fare promozione al maschile e quello al femminile? La professione del promotore finanziario è particolarmente indicata per noi donne, perché possediamo le qualità più importanti che contraddistinguono questo ruolo: siamo concrete e abituate a gestire i budget familiari; siamo empatiche e naturalmente orientate alle relazioni interpersonali, dotate di sensibilità e competenza tali da riuscire a individuare perfettamente le esigenze del cliente e del suo nucleo familiare. Questo significa che siamo molto più attente agli interessi del cliente e probabilmen-

te meno orientate al nostro personale business. Come ha scelto di intraprendere questa professione sapendo che avrebbe lavorato in un mondo frequentato perlopiù da maschi? Nel 1999, quando è iniziata per me questa avventura, la presenza femminile era se non quasi uguale a quella maschile, di poco inferiore. Oggi invece siamo in netta minoranza. La passione per il mio lavoro e la forte volontà di emergere in un mondo prevalentemente frequentato da uomini, mi ha fatto superare le iniziali reticenze dei clienti abituati a confrontarsi solo con gli “uomini” per i propri affari finanziari. Io vivo in un paese di provincia del Sud Italia, dove ancora oggi per tante professioni come la nostra, la gente si indirizza quasi naturalmente verso la categoria maschile. Dopo le naturali difficoltà

iniziali, oggi posso dire di essere una professionista molto apprezzata. Dal 2009 sono anche membro del Top Club, costituito dai 40 migliori professionisti della rete PF di Banca Mps. Crede che una donna sia avvantaggiata o svantaggiata nel lavoro di promotore? Quando non lavoro sono una mamma di 2 bambini di 6 e 7 anni. Pertanto la mia maggiore difficoltà è sempre stata quella di riuscire a conciliare professione e impegni familiari. Professione che per quanto presenti una certa flessibilità di orari, spesso per vari motivi (riunioni, incontri con gestori, serate clienti, eventi … ecc. ) mi porta a prolungare la giornata lavorativa, e con una certa periodicità, ad essere fuori casa per più giorni. Tutto ciò richiede “a monte” una grande organizzazione, una vera e propria attività di combinati equilibri e di grande complicità “con gli abitanti di casa”; ed in questo noi donne siamo davvero insuperabili! Proprio per le nostre qualità credo che oggi più che mai ci sia bisogno di una maggiore rappresentanza femminile che è, a mio parere, condizione di successo per tutte le aziende e quindi per tutte le reti di promozione finanziaria.

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VISTI DA VICINO

Professionisti allo specchio


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Nel secondo semestre tante le novità di prodotto in pista

Banca Generali fa la Mossa giusta Banca Generali prepara le sfide alla volatilità dei mercati con alcune novità importanti sia nella struttura manageriale sia nell’ambito dei prodotti. La società guidata da Piermario Motta si presenta al giro di boa del semestre con una raccolta di 1,4 miliardi, quasi doppia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e con un organigramma rinnovato. Insieme alla promozione di Giancarlo Fancel, storico direttore finanziario nella società triestina, salito da pochi mesi anche alla responsabilità dell’area banca e finanza, è arrivato da Banca Fideuram Gian Maria Mossa (nella foto) che assume il coordinamento delle reti e dell’area commerciale e di marketing. Il giovane manager (38 anni) dopo 7 anni nella rete del Gruppo Intesa (era in Fideuram) dove ricopriva diversi ruoli al vertice, dovrà confrontarsi con le rinnovate sfide ed incognite dalla

volatilità dei mercati. In questa direzione si inseriscono alcune novità rilevanti nella gamma di offerta. Nell’ambito del risparmio gestito da settembre sono in arrivo 4 nuovi comparti ed un nuovo partner nei fondi di fondi Bg Selection che si caratterizzano ancor più per l’ulteriore evoluzione specialistica nei fondi flessibili orientati ai mercati azionari di nuova frontiera e per la delega di gestione a brand d’eccellenza. Al fianco di questi entrerà in gamma poi anche un nuovo comparto small caps che, grazie alla selezione dei migliori gestori internazionali, potrà cogliere i vantaggi e la flessibilità che alcune società più piccole per valore di mercato, ma strategiche per la loro internazionalizzazione e capacità nell’export che le mette al riparo dalle crisi domestiche, stanno riscontrando tra gli investitori. Oltre agli sviluppi

Il gruppo guidato da Colafrancesco ha raccolto 1,6 miliardi di euro

Fideuram su del 135% Enrico Salza, ha approvato la relazione semestrale consolidata al 30 giugno 2013. Nel primo semestre 2013 l’attività commerciale ha registrato una raccolta netta di 1,6 miliardi di euro, in aumento di 946 milioni rispetto ai primi sei mesi dello scorso esercizio (+ 135%). Si rileva l’ottimo andamento

della componente di risparmio gestito che ha mostrato una forte crescita rispetto ai primi sei mesi del 2012 (+3,4 miliardi) soprattutto per effetto della nuova raccolta in fondi comuni e prodotti assicurativi. Al 30 giugno 2013 le masse amministrate dal gruppo Banca Fideuram erano pari a 80,4 miliardi, in aumento

Doris, 6 mesi 200 mln Il gruppo Mediolanum ha chiuso i primi sei mesi del 2013 con un utile netto consolidato di 199,5 milioni di euro, in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che beneficiava però, segnala la società, di uno straordinario recupero di valore degli investimenti a fair value, pari a oltre 53 milioni di euro al netto delle tasse. In frenata per le stesse ragioni anche l’utile netto del mercato domestico, sceso del 10% su anno a 188,2 milioni, mentre il totale delle masse

gestite e amministrate è salito del 9% anno su anno a 53.511 milioni, (+ 4% rispetto al saldo di inizio anno). Per quanto riguarda nel dettaglio i numeri di Banca Mediolanum, la raccolta netta è stata positiva per 1.233 milioni di euro, grazie al buon andamento della raccolta in fondi e gestioni che ha raggiunto quota 2.578 milioni, superando in sei mesi il record storico annuale fatto segnare nel 2012. Il numero di promotori finanziari in forza alla rete al 30 giugno 2013 è pari

nei fondi azionari ci saranno novità importanti anche nelle soluzioni obbligazionarie e assicurative. Nel primo caso Bg Sicav, l’hub per gli investimenti in bond, si arricchisce di nuove strategie con case di investimento come Hsbc, Invesco e Swiss & Global. Nel secondo in rampa di lancio novità per una unit-linked a capitale garantito e da settembre sarà distribuito anche un’innovativa soluzione assicurativa che investe nella gestione separata e stacca la cedola ogni anno. Rispetto ai concorrenti che finora avevano concepito il tema cedola sui fondi con tutte le criticità connesse alla possibilità di esprimere rendimenti interessanti in presenza di tassi in discesa e forte volatilità dei mercati, questa polizza garantisce il capitale e grazie alla gestione separata riesce a fornire un capitale al risparmiatore ogni anno (negli ultimi 5 anni la media della gestione Ri alto è stata del 3%)con il plus della fiscalità favorevole e dei benefici nelle successioni.

di 1,1 miliardi (+ 1,4%) rispetto al 31 dicembre 2012. Tale risultato è riconducibile all’andamento positivo della raccolta netta (1,6 miliardi), solo in parte ridotto dalla performance di mercato (- 0,5 miliardi). La componente di risparmio gestito, pari a 62,5 miliardi (77,6% delle masse totali) è aumentata di 3,3 miliardi (+5,6%) rispetto al saldo di fine 2012. Al 30 giugno 2013 il numero complessivo dei private banker delle reti Banca Fideuram e Sanpaolo Invest si è attestato a 5.097 (5.082 al 31 dicembre 2012 e 4.980 al 30 giugno 2012).

Massimo Doris

a 4.367 unità, mentre i clienti sono 1.029.300. Intanto, durante la convention del gruppo di Basiglio, il numero uno di Mediolanum, Ennio Doris, aveva già anticipato a BLUERATING che entro la fine del 2013, il gruppo intende toccare quota quattro miliardi di euro per la raccolta.

LUCI&OMBRE

di Fabrizio Tedeschi*

Quella piccola rivoluzione silenziosa

L

a Cassazione, a sezioni unite, con sentenza n.13905, del 3.6. 2013, ha sovvertito i precedenti giudizi delle singole sezioni e anche le interpretazioni della Consob in merito allo jus poenitendi ex art.30 TUF. Finora l’orientamento prevalente limitava lo ius poenitendi ai contratti quadro di collocamento e di gestione di portafoglio. La nuova interpretazione, a questo punto definitiva, accoglie un’interpretazione estensiva della norma e la ritiene applicabile a tutte le fattispecie di servizi d’investimento e di contratti conclusi fuori sede. Questo in ragione del fatto che il bene tutelato è lo stesso in tutte le circostanze indipendentemente dal tipo di contratto, servizio o strumento finanziario. Gli unici limiti legislativi che la sentenza ravvisa all’applicazione dello jus poenitendi sono in primis la direttiva 2011/93, art.16, lett.b), in vigore dal 13.6.2014, sostituendo la precedente n. 85/577, di contenuto più o meno analogo. Il nuovo testo “espressamente esclude il diritto di recesso del consumatore per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali aventi a oggetto la fornitura di beni o servizi il cui prezzo sia legato a fluttuazioni nel mercato finanziario, quando siffatte fluttuazioni non siano controllabili da parte del professionista e possano verificarsi durante il periodo di recesso”. Inoltre analoga disposizione si trova nel codice del consumo. Limite di carattere più generale e da valutare in concreto nella sua portata è la mancanza di esigenza di tutela individuata dalla legge. La sentenza cancella i precedenti orientamenti della stessa cassazione e disapplica le raccomandazioni in materia della Consob, che sarà costretta a uniformarsi ai principi fissati dalle sezioni unite. Per il momento l’unica cosa certa è che tutti i contratti di servizi d’investimento dovranno essere modificati per contenere la clausola di jus poenitendi, laddove siano conclusi fuori sede. Dovranno essere modificate le procedure relative. Con ogni probabilità, ma è opportuno attendere l’espressione degli orientamenti della Consob, lo jus poenitendi non si applicherà alle operazioni di borsa, anche quando l’ordine sia raccolto fuori sede, per l’ovvia ragione che si applica il codice di consumo. *tedeschi@alezio.net


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VALZER DELLE POLTRONE di Gianluca Baldini Tanti nuovi professionisti “big” per il gruppo Azimut

Poker estivo per Azimut Wealth Management, la divisione di private banking guidata dal direttore commerciale Paolo Martini, parte del gruppo Azimut Holding quotato guidato da Pietro Giuliani. Secondo quanto ricostruito da BLUERATING, Azimut Wealth Management ha ingaggiato quattro private banker “top” che provengono dalle file di Banca Esperia, la private bank di Mediobanca e Mediolanum. Si tratta di un team guidato da Cristiano Esclapon e composto da Lorenzo Lamberti Sagliano, Dario Giudici e Paolo Dameno Rota. In tutto i quattro private banker, che costituiscono un team affiatato da anni e provengono prima di Banca Esperia dalle fila di Merrill Lynch, gestiscono un centinaio di clienti per masse totali di quasi 250 milioni. A convincere Esclapon & C. è stato il modello flessibile di business proposto da Azimut Wealth Management che nelle scorse settimane, fra l’altro, grazie anche al lavoro del managing director Lombardia Paolo Cosmelli, ha ingaggiato Andrea Greco e Mauro Migliorati, due professionisti di esperienza che arrivano da Ubs Wealth Management. Migliorati, nel dettaglio, ha assunto il ruolo di co-responsabile Azimut Wealth Management della Lombardia. Sempre nel mese di luglio, sono entrati nel gruppo capitanato da Giuliani tre volti nuovi per rafforzare la divisione institutional & business partner. Secondo quanto riporta il settimanale Il Mondo, il gruppo ha dato il benvenuto a Marco Avonto, proveniente da Eurizon dove ricopriva il ruolo di responsabile delle gestioni di portafoglio individuali e istituzionali per i fondi pensione; e a Paolo Finardi, arrivato da Vegagest sgr e destinato nel nuovo incarico a occuparsi del segmento bancario insieme ad Andrea Milesio. Inoltre Luca Tebaldini si è unito al team da Bbva Asset Management, e si occuperà di sviluppo estero. Novità anche per Apogeo, la terza rete del gruppo. Come riporta il Mondo la rete del gruppo Azimut guidata dal vicepresidente e a.d. Aldo Messa ha

dato di recente il benvenuto a Donatella Gustincich, ex Ubs, a Trieste, Alessandra Brotto da Banca Generali e Roberto Destro da Deutsche Bank, entrambi a Padova. A Torino è entrato Alessandro Meloni, anche lui da Banca Generali, mentre in Lombardia si sono uniti al team Alessandro Spozio, ex Popolare di Bergamo, a Luino e Fabio Rossi, da Banca Mediolanum, a Pavia. Mentre in Emilia Romagna Daniele Bartoccioni, da CariRavenna, è entrato a Forlì e Fabio Fiore, da Bpm, a Bologna. Dentro anche Giordano Turchi e Enrico Passerini rispettivamente da Alpenbank e Hypo Bank.

Arianna sim nomina Maurizio Miceli neo responsabile finanza

Nuovo ingresso in Arianna sim. La società di intermediazione mobiliare guidata dall’a.d. Rossana Venneri ha nominato Mauro Miceli nel ruolo di responsabile dell’area finanza, in linea con la strategia della sim volta ad accrescere nei prossimi anni la sua presenza sui mercati finanziari domestici e internazionali.

Romito, ex Mps, da top manager a consulente indipendente

Da top manager del Monte dei Paschi di Siena a consulente finanziario, soprattutto nel risparmio gestito. È il percorso che ha fatto Nicolino Romito, classe 1960: Romito ha costituito con 10.000 euro di capitale sociale la Power Capital.

Fideuram, reclutamenti a manetta in tutta Italia

Tanti nuovi ingressi nel gruppo Banca Fideuram, guidato dall’amministratore delegato Matteo Colafrancesco, per un totale di

oltre 140 inserimenti nel 2013. Lo riferisce il settimanale Il Mondo. Secondo il periodico di Rcs, nella rete di Banca Fideuram arrivano Alessandro Marini da Barclays Bank in Veneto, Angelo Pellizzari da UniCredit e Fabrizio Luigi Agostoni dalla Banca Popolare di Milano in Lombardia, e Alessio Mugnai dalla Bcc di Pontassieve in Toscana. Nella rete di Sanpaolo Invest, invece, arrivano Omar

Allian Bank FA accoglie due professionisti dal Credit Suisse

Due nuove reclute per Allianz Bank Financial Advisors, entrambe provenienti dal gruppo Credit Suisse. Secondo quanto riporta

POLTRONE SCOTTANTI

Il Leone si scatena nel Nord Est italiano Nuovo reclutamento per Banca Generali nel Nord Est. Nel quartier generale della capogruppo, a Venezia, arriva l’inserimento di un consulente dal profilo a doppi cifra in termini di portafoglio. Francesco Peretti lascia infatti Banca Mediolanum per entrare nel team dell’area manager Leandro Bovo che si avvia verso una raccolta compresa tra i 350 e i 400 milioni di euro come obiettivo per il 2013. Novità anche a Padova. Da poco Bovo aveva già messo a segno un altro colpo: sulla piazza di Vicenza aveva inserito un promotore finanziario con un portafoglio vicina ai 25 milioni di euro. Si tratta di Fernando Vigna che lascia la rete di Banca Mediolanum per entrare nel team guidato dal district manager Dennis Zangaro. Dopo i recenti reclutamenti preannunciati da BLUERATING a inizio primavera di due professionisti provenienti da Ubs, entra nella squadra dell’Area Manager Leandro Bovo (nella foto) anche Giovanni Pivato (che entra nel team del district manager Guido Mischiatti a Padova), consulente in uscita da Intesa San Paolo Private Banking con un portafoglio da 64 milioni di euro. Pivato rappresentava uno dei consulenti di spicco nel Veneto per il ramo di private banking dell’istituto di Cucchiani e si inserisce ora nel team in forte sviluppo della banca del Leone nella città Veneta. Complessivamente salgono così a 9 i reclutamenti messi a segno finora da Bovo nel Nord Est.

Masiero da Banca Mediolanum in Veneto, Fabio Maria Mecozzi da Banca Euromobiliare ed Eric Vincent Van Kraaikamp dal Barclays Bank nel Lazio. Entrano anche Roberto Semeria (Relationship Manager), Renzo Restani (Premier Specialist), Antonio Benincasa (Branch Specialist). I due lasciano Barclays per entrare nel gruppo dei promotori finanziari di Sanremo guidata da Ettore Chiappori. Novità anche in Emilia Romgana, Lombardia e Liguria: dentro Riccardo Bini, dalla Banca di Bologna, in Emilia Romagna, nell’area diretta da Pietro Ficai Veltroni, Silvia Ravera, dal Sanpaolo Invest, in Liguria, nel team del manager Claudio Dellepiane, e per chiudere il cerchio Luigi Aldieri, da Ubi Banca, in Lombardia, nella squadra del manager Marco Rossi.

Magstat, la rete guidata dall’amministratore delegato Giacomo Campora ha dato il benvenuto di recente a Luca Bortolotti, proveniente da Credit Suisse Italy e operativo a Modena, e a Nakhla Naama, che ha detto addio al colosso svizzero per entrare nel team di Verona.

Cinquina di nuovi promotori per Sudtirol Bank

Cinquina di ingressi al Centro-Sud nella rete di Südtirol Bank, presieduta da Peter Mayr e guidata dal direttore generale Christian Lato. Alla loro squadra sono passati due ex promotori finanziari di Finanza


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& Futuro Banca a Roma, uno sempre a Roma da Apogeo Consulting e due in Campania da Barclays Bank e dal Credito Emiliano. Lo riferisce il settimanale Il Mondo. I primi due, quelli che arrivano da Finanza & Futuro Banca, sempre citando Il Mondo, sono Marco Acquapendente e Carlo Rodriguez, con portafogli di 5,5 milioni e di 4 milioni di euro. Il terzo a Roma, quello che proviene da Apogeo Consulting, ha un portafoglio di 2 milioni e si chiama Giovambattista Giovannini. Da Barclays Bank se ne è andato invece Sergio Rossetti (3 milioni di portafoglio), mentre a salutare il Credito Emiliano è stato Giorgio Nazzaro.

Responsabile marketing di Veneto Banca: nominato Agosto

Nuovo ingresso in Veneto Banca. Il gruppo guidato dall’a.d. Vincenzo Consoli ha nominato Marco Agosto, ex Accenture Management Consulting, come nuovo responsabile marketing strategico.Classe 1976, friulano, prima dell’esperienza in Accenture il manager (nella foto) ha ricoperto ruoli di responsabilità in marketing&strategy anche nel gruppo Benetton, per Electrolux e Nielsen Media Research.

SHOPPING

Az Investimenti scatenata

A

Z Investimenti, Rete del Gruppo Azimut nata nel 2005 e guidata dall’Amministratore Delegato Donato Borgonovo (nella foto), prosegue il percorso di crescita inserendo professionisti di rilievo. In particolare AZ Investimenti si è rinforzata negli ultimi mesi con diversi ingressi: Aldo Alice da Mps, Claudio Cabassi da Sanpaolo Invest, Tiziano Pezzoli da Fineco, Marco Arrigoni da Banca Fideuram, Andrea Colangelo da Sudtirol Bank. Inoltre si è ampliata la business unit guidata da Giancarlo Grammatico con gli inserimenti di Fernando Dalledonne, Stefania Carletti, Anna Maria Rotondo, Renato Conca provenienti da Banca Euromobiliare, Andrea Brugnera da Forteinvestimenti Sim e Walther Zaniboni da Banca Fideuram. Sono tre le business unit attualmente operative: oltre a quella di Grammatico, sono attive quelle di Nazzareno Foccoli e Mario Tancini.

Per Banca Generali giri di poltrone molto importanti

Dopo l’arrivo di Gian Maria Mossa da Banca Fideuram, il riassetto ai vertici di Banca Generali passerà a breve per un’altra nomina, questa volta interna al gruppo. Secondo quanto riporta MF, a partire dal primo settembre Stefano Grassi, dal 2010 responsabile del private banking per la società guidata da Piermario Motta, diventerà direttore centrale e finanziario della banca. Ma a luglio il gruppo di Motta “non si è dato pace” quanto a nuovi ingressi. Sono entrati: Donatella Cajano, dal mondo della consulenza, con masse per 35 milioni, che svilupperà l’attività di

riporta anche il settimanale Il Mondo, Emilio Bilotta, professionista d’esperienza proveniente da Fineco Bank accreditato di un portafoglio vicino ai 50 milioni. Nuovo innesto anche nella squadra di Banca Generali Private Banking. L’ultimo inserimento riguarda Roberto Carra, private banker con esperienze significative in Intesa Sanpaolo Private Banking sulla piazza di Torino, che entra nel team del manager Roberto Benzi, cui fanno capo il Nord Ovest e masse per oltre 1,6 miliardi di euro. A Carra sono accreditati clienti importanti e un portafoglio di ben 100 milioni di euro.

Maxime Camignac fa carriera a Londra nell’azienda di famiglia

Axa Mps, Derouvray nuovo d.g.: riporterà a De Courtois

Axa Mps ha nominato Béatrice Derouvroy nuovo direttore generale. Lo annuncia la stessa società nata nel 2007 dalla partnership dei gruppi Axa e Montepaschi, precisando che nel nuovo ruolo la manager riporta a Frédéric De Courtois, amministratore delegato delle principali entità assicurative di Axa in Italia, Axa Mps e Axa Assicurazioni.

Rainer Masera eletto presidente di Banca Marche Maxime Carmignac è stata nominata managing director della succursale inglese di Carmignac Gestion. Lo annuncia lo stesso gruppo francese, precisando che nel nuovo ruolo Maxime Carmignac sarà responsabile della strategia a lungo termine nel Regno Unito, mercato ritenuto strategico per la società di gestione. Matthew Wright, precisa ancora la società, manterrà invece il ruolo di country head per il Regno Unito, con il compito di supervisionare lo sviluppo del business e il rapporto con i distributori.

Ing IM si porta in casa tre gestori di gran livello

Roma, e per finire Enzo Iuliis e Roberto Cerasi da Banca Mediolanum a Pescara, con portafogli di oltre 10 milioni di euro. Novità anche per il team coordinato da Giuseppe Pizzo, area manager della regione, l’ex Deutsche Bank Marcelo Randazzo, attivo sulla Piazza di Salerno con un portafoglio di circa 30 milioni di euro. Sempre in Campania, più precisamente sulla piazza di Napoli, è entrato inoltre di recente, come

Atlanta e Jasmine Li e Shilpa Singhal hanno raggiunto la sede di Singapore

Ing Investment Management ha annunciato nuovi ingressi nella sua squadra Emerging market debt. Daniel Eustaquio è entrato in azienda come senior portfolio manager hard currency, con sede ad Atlanta. Eustaquio ha più di 15 anni di esperienza nel reddito fisso dei mercati emergenti e si unisce a Ing IM da Oppenheimer & Co. In precedenza ha lavorato presso Ing IM Stati Uniti. Inoltre, Ing IM ha ulteriormente ampliato il team Emd reclutando tre analisti specializzati nel corporate: Patricia Medina si è unita all’ufficio di

L’economista ed ex ministro al Bilancio Rainer Masera è il nuovo presidente di Banca Marche. È stato eletto infatti all’unanimità dal consiglio di amministrazione riunitosi martedì 9 luglio a Jesi, in provincia di Ancona. Lo riferisce l’agenzia di stampa Ansa. Masera, eletto consigliere dall’assemblea degli azionisti lo scorso 27 giugno, ha accettato la carica, che scadrà, come quella degli altri amministratori, in occasione dell’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2014.

Matteo Benetti, nuovo responsabile private del Credito Emiliano

Nuova nomina in Credem. Secondo quanto riporta il settimanale Il Mondo, la società ha affidato a Matteo Benetti il ruolo di responsabile del private banking, con il compito di sviluppare la divisione dedicata ai grandi patrimoni che, alla fine di marzo 2013, contava asset complessivi per 11,7 miliardi di euro. In precedenza Benetti era responsabile commerciale per il mercato Nord Ovest della banca.


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C’è chi tradisce la fiducia dei clienti e quella dell’intermediario per il quale opera

Attenti, gli errori si pagano E non tutti i promotori finanziari avranno una seconda possibilità per riscattarsi A cura di Silvia Minola Sospensioni, radiazioni, addirittura qualche inchiesta: non si può certo dire che luglio sia stato un mese tranquillo. Le delibere della Consob di cui riportiamo una sintesi (la versione integrale è sul sito Consob, n.d.r.) sono quasi tutte uscite sul bollettino dell’autorità tra il 25 giugno e la stessa data di luglio. Attenzione: quasi tutte. Una, infatti, è più vecchia e riguarda un’ex promotrice finita sotto inchiesta. Nel mese, i media hanno riferito di tre indagini riguardanti promotori finan-

ziari. Di due non sono stati resi noti i nomi. Ed ecco perché non abbiamo dedicato loro un box, come invece abbiamo fatto con gli altri. Riportiamo comunque che il primo è un promotore 59enne di Piovene Rocchette (provincia di Vicenza) denunciato a piede libero dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza per truffa aggravata e attività di investimento abusiva a danno di 15 investitori. Le indagini hanno preso il via da una segnalazione della Consob che, dopo aver rilevato numerose irregolarità nel comportamento del pro-

motore, lo ha sospeso in via cautelare dall’Albo. Secondo l’accusa, il promotore - che operava con regolare mandato presso la filiale di un istituto di credito di Thiene, risultato estraneo alle irregolarità commesse - si sarebbe appropriato per fini privati di oltre 2,2 milioni di euro affidatigli dai clienti. Nell’altro caso, la GdF di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino) ha annunciato di aver portato a termine un’indagine avviata nell’ottobre del 2012 nei confronti di un pf, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per aver sottratto 7 milioni a centinaia di risparmiatori. Come riportava ilmatti-

no.it, il promotore, operativo presso la filiale di un istituto di credito nazionale a Lioni, si è appropriato della somma nel corso degli anni effettuando operazioni non autorizzate attraverso raggiri e falsa documentazione attestante inesistenti consistenze patrimoniali. Oltre all’appropriazione indebita, al pf è stato contestato il trattamento illecito di dati personali. Una fattispecie che ha consentito fra l’altro l’irrogazione di una sanzione amministrativa di 5,4 milioni di euro all’istituto di credito su cui il promotore si appoggiava, responsabile della gestione dei dati personali.

INCHIESTA IN CORSO

SOSPENZIONE CAUTELARE

Giovanna Rigano è stata radiata dall’Albo nel 2011 con delibera 17816 su segnalazione di Banca Mediolanum. Ora la ex promotrice finanziaria è finita nel mirino di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza. Secondo l’accusa, come riportava l’agenzia di stampa Ansa, prometteva ai clienti ingenti guadagni sui risparmi che loro le affidavano: in realtà, non solo non investiva il denaro ma lo utilizzava per viaggi esotici e acquisto di immobili, beni di antiquariato, abiti e accessori di lusso. La donna si sarebbe appropriata indebitamente di oltre 2,5 milioni di euro.

Riccardo Mario Pozzoli è stato sospeso in via cautelare per 60 giorni con delibera 18584. A segnalarlo all’autorità è stata Banca Fideuram, che ha troncato i rapporti con lui nel giugno del 2012. Fatte le verifiche, la Consob ha ritenuto esistenti l’acquisizione, anche con distrazione, della disponibilità di somme e valori di pertinenza dei clienti per 270.680 euro, il perfezionamento di operazioni non autorizzate dai clienti, l’uso dei codici di accesso telematico ai rapporti di pertinenza di un cliente e l’accettazione di mezzi di pagamento con caratteristiche difformi da quelle prescritte.

SOSPENZIONE CAUTELARE

RADIAZIONE

Sospeso dall’Albo in via cautelare per un periodo di 60 giorni a causa delle irregolarità commesse nell’esercizio della professione, una mossa decisa dalla Consob vista l’urgenza di proteggere gli investitori. Destinatario della misura, comunicata con delibera 18567, è Massimo Adelmo Guglielminetti: il pf è stato segnalato alla Consob da Finanza & Futuro Banca, per cui ha lavorato da fine 2011 all’agosto 2012, data in cui lo stesso intermediario ha interrotto il rapporto di agenzia in essere. Alla luce delle informazioni raccolte, la Consob ha contestato fra l’altro l’acquisizione della disponibilità di somme e di valori di pertinenza dei clienti.

È arrivata la radiazione per Gian Luca Bergonzoni, già sospeso in via cautelare a settembre per aver acquisito 1,5 milioni di euro di pertinenza dei clienti disponendo bonifici non autorizzati e falsificando firme. Bergonzoni era stato segnalato da Banca Fideuram, che nel luglio del 2012 aveva portato all’attenzione della Consob le gravi irregolarità commesse dal promotore nello svolgimento dell’attività di offerta fuori sede di prodotti finanziari. Alla fine, ritenendo accertate tutte le fattispecie oggetto di contestazione, la Consob ha radiato Bergonzoni dall’Albo dei promotori finanziari con delibera numero 18594.

RADIAZIONE

SOSPENSIONE SANZIONATORIA

Marcello Settineri era iscritto all’Albo dal 1991. Ha lavorato in Banca Mediolanum per 20 anni poi, nell’ottobre del 2011, ha dato le dimissioni. Pochi mesi dopo, a febbraio del 2012, la banca si è rivolta alla Consob per segnalare presunte irregolarità emerse a carico di Settineri nel corso di alcune verifiche presso i suoi ex clienti. Esaminato il materiale, l’ufficio sanzioni amministrative della Consob ha ritenuto accertate l’acquisizione della disponibilità di 100mila euro di pertinenza dei clienti, la mancata esecuzione a operazioni concordate con il cliente e l’accettazione di mezzi di pagamento con caratteristiche difformi da quelle prescritte. Radiato con delibera 18596.

Si è difeso con le unghie e con i denti Franco Banzi, 65enne promotore finanziario dal 1995, accusato di non essersi comportato correttamente con alcuni suoi clienti e alla fine sospeso in via sanzionatoria, per un periodo di quattro mesi, dall’Albo. La delibera che riferisce del provvedimento è la numero 18551. Banzi, in realtà, era già stato sospeso per sessanta giorni con delibera 18293 del 25 luglio 2012. Una misura cautelare, in attesa di ulteriori chiarimenti. Il tutto ha avuto inizio da una nota di FinecoBank, che ha interrotto il rapporto con il pf. Il quale si è difeso con vigore. In conclusione, la Consob ha ritenuto accertata solo una parte delle violazioni contestate.


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Anasf, a settembre ricominceranno i corsi di aggiornamento

Lezioni di risparmio

FORMAZIONE Resta aggiornato con www.bluerating.com

Sono organizzati con Anima, BlackRock e Jp Morgan AM A cura di Daniel Settembre

fessionisti certificati fino a un massimo di otto ore annuali per la frequenza di seminari che hanno come argomento la “comunicazione”. Per prenotarsi ai corsi è sufficiente andare sul sito dell’Anasf e cliccare sul bottone “iscriviti” relativo al seminario prescelto. Le iscrizioni si chiudono sette giorni prima dell’incontro. @DanielSettembre

Pausa estiva per i seminari Anasf. I corsi di aggiornamento professionale dedicati ai promotori finanziari si interrompono per il mese di agosto e si preparano a ripartire a settembre. Il primo appuntamento autunnale sarà il 17 settembre a Bentivoglio (Bologna) dalle 9.00 alle 13.00 e verterà sul tema delle “Analisi valutative sull’evoluzione degli indicatori macroeconomici - Top down macro approach nelle decisioni di investimento”. Relatore dell’evento sarà Corrado Caironi, di Research and Capital Allocation, che definirà le correlazioni tra le variabili macroeconomiche e le dinamiche dei mercati finanziari attraverso l’analisi delle politiche monetarie e fiscali e l’implicazione dei trend degli indicatori puntuali o di sintesi sulle principali asset class del mercato finanziario. I seminari Anasf, ricorda l’associazione, sono accreditati per il mantenimento delle certificazioni Efa in modalità A ed Efp per quattro ore e sono organizzati in partnership con Anima, BlackRock e Jp Morgan AM. Efpa riconosce ai pro-

L’Expo dei professionisti Ritorna l’evento organizzato da ProfessioneFinanza. E stavolta è a Roma Pf Expo torna a settembre in versione “extra large”, questa volta nella capitale. Dopo l’appuntamento milanese di gennaio, l’evento formativo organizzato da ProfessioneFinanza dà

appuntamento a Roma, presso il Marriott Park Hotel, il 12 e 13 settembre per la quarta edizione dell’evento. Nella due giorni dedicata a promotori finanziari, consulenti indipendenti e private banker - sarà possibile seguire 16 percorsi formativi suddivisi in sei temi: nuove strategie di investimento, pianificazione successoria del patrimonio personale dell’imprenditore,

Tra un mese al via le votazioni per il rinnovo dei comitati regionali u I congressi dell’associazione presieduta da Bufi si concluderanno il 6 novembre in Campania

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nasf (nella foto, il presidente Maurizio Bufi) annuncia che prenderanno il via a settembre i congressi territoriali per il rinnovo dei comitati regionali dell’associazione in tutta Italia. Le votazioni partiranno dalla Toscana il 24 settembre per concludersi il 6 novembre in Campania. I soci Anasf possono votare i colleghi corregionali e possono anche candidarsi per l’elezione a componenti del comitato territoriale della regione di residenza. In particolare, segnala Anasf, hanno diritto di voto e possono candidarsi per l’elezione a consigliere regionale i promotori che risultano in regola con l’iscrizione all’associazione entro i 15 giorni precedenti lo svolgimento del congresso territoriale di riferimento. È possibile candidarsi inviando una comunicazione alla sede Anasf per posta (via Vittor Pisani 22, 20124, Milano), e-mail (congressi2013@anasf.it) o fax (02/67070839) entro i 15 giorni precedenti il congresso regionale di riferimento indicando nome e cognome, provincia di residenza e segnalazione del comitato regionale per il quale si esprime la candidatura. In alternativa, gli interessati possono anche candidarsi direttamente e personalmente al congresso territoriale il giorno del suo svolgimento. In ogni comitato regionale possono essere eletti da un minimo di tre a un massimo di 15 consiglieri.

regime patrimoniale della famiglia, tutela del patrimonio, consulenza previdenziale e relazione con il cliente. Ciascuna delle due giornate sarà inoltre aperta da una conferenza: nella mattinata di giovedì 12, insieme a tutte le autorità di vigilanza, gli enti e le associazioni di categoria, si discuterà delle prospettive di sviluppo che avrà la consulenza finanziaria nei prossimi anni in Italia, con particolare attenzione alle novità presenti all’orizzonte sulla vigilanza dell’Albo dei pro-

motori finanziari (e, conseguentemente, sulla possibile istituzione di quello dei consulenti indipendenti). La mattina di venerdì 13, invece, l’appuntamento sarà con le più importanti reti di promozione finanziaria e realtà di private banking, per discutere di come si sta evolvendo l’offerta di consulenza, soprattutto in ambito di passaggio generazionale, visto che l’età media di questa categoria è sicuramente fra le più elevate (e aumenta di un anno ogni anno).


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Remunerazione e incentivazione a cavallo tra Italia ed Europa

Servono ovunque politiche adeguate di Claudia Petracca* L’importanza di adeguate politiche di regolazione del sistema retributivo e incentivante nell’ambito delle banche, delle sim e delle sgr ha assunto negli ultimi tempi un significato via via più pregnante, tanto da aver dato luogo a una sempre maggiore integrazione tra normative locali e normative e orientamenti stransnazionali. In questo contesto vanno inserite le diverse disposizioni in materia volte, sul piano della stabilità, a garantire la sana e prudente gestione degli intermediari (Crd III e normative primarie e secondarie di recepimento) e, sul piano della correttezza dei comportamenti, a garantire chiarezza e trasparenza nelle relazioni con la clientela. Il 3 luglio l’Esma ha pubblicato la versione italiana degli “Orientamenti per sane politiche retributive a norma della direttiva Gefia”. Come noto, la direttiva sui Gefia - da implementarsi negli Sati membri entro il 22 luglio 2013 - mira a creare un mercato unico europeo dei cosiddetti fondi alternativi con la previsione di un quadro regolamentare e di vigilanza armonizzato delle attività di tutti i relativi gestori (appunto, i Gefia, gestori di fondi alternativi). Entro il prossimo 3 settembre, la Consob dovrebbe rendere nota all’Esma la conformità della normativa nazionale a tali orientamenti. Tale documento segue di pochissimi giorni un altro paper, pubblicato nella versione inglese in data 11 giugno 2013, recante le linee guida su politiche e prassi di remunerazione per le sim, le banche, i gestori di fondi Ucits nonché i Gefia che

prestano il servizio di gestione individuale e altri servizi non core. Il documento declina una serie di importanti indicazioni volte a definire politiche di remunerazione in linea con i principi Mifid sui conflitti di interesse e sulle regole di condotta. Nell’ambito di tale documento, significativamente utile risulta, da un lato, l’ampia definizione di “remunerazione” e, dall’altro, l’individuazione delle cosiddette “relevant persons”. Sul punto, e opportunamente, l’Esma precisa che con tale espressione ci si riferisce a tutto lo staff che, direttamente o indirettamente, è coinvolto nella prestazione del servizio di investimento e la cui remunerazione può creare “inappropriate incentives to act against the best interests of their clients”. Con particolare riferimento ai promotori finanziari (si veda al riguardo anche pagina 57, n.d.r.), le linee guida raccomandano l’approvazione da parte del “senior management” (ovvero, se appropriato, della “supervisory function”) di opportune

Claudia Petracca

Entro il 3 settembre la Consob dovrebbe rendere nota all’Esma la conformità della normativa nazionale agli orientamenti in materia

politiche e procedure che definiscano i criteri da utilizzare nella valutazione delle relative performance richiamando l’importanza di non limitarsi alla valutazione di elementi meramente “quantitativi” (misurazione dei volumi di vendita, raggiungimento di target di vendita o di nuovi clienti) e invitando a prendere in considerazione anche criteri “qualitativi”, per tali intendendo (già a livello definitorio) quei criteri, diversi da quelli quantitativi, concernenti, per esempio, dati numerici e finanziari, la redditività degli investimenti dei clienti o il basso numero di reclami pervenuti nel tempo. *responsabile area legale Assosim

NORME E DIRETTIVE Per restare aggiornato visita ogni giorno il sito www.bluerating.com

PROFILI DI RISCHIO

Alla ricerca di un metodo per conoscere l’investitore di Luigi Rizzi* e Alessandro Imbimbo** Uno dei pilastri della direttiva Mifid è la valutazione dell’adeguatezza, che impone all’intermediario di preoccuparsi in via esclusiva della soddisfazione del cliente. Le tradizionali asimmetrie informative caratterizzanti il rapporto

tra l’intermediario e il cliente rendono infatti stringente il requisito dell’adeguatezza. Va considerato che nel tempo la prassi ha rivelato la necessità di considerare le scelte in tema di investimenti ancorate a valutazioni di natura emotiva e psicologica e, dunque, assolutamente non razionali. La diffusio-

ne della cosiddetta finanza comportamentale giustifica sia le linee guida dell’Esma del 22 dicembre 2012 sia il discussion paper della Consob (che le ha recepite nello stesso anno), avente per oggetto il cosiddetto questionario “per la rilevazione della tolleranza al rischio degli investitori”. Gli studi della

Luigi Rizzi


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Lo scenario di mercato include molte opportunità

La svolta inizia con i pf bancari Il sistema bancario, oltre ai serissimi problemi contingenti, presenta criticità strutturali enormi. Quello italiano, se volesse raggiungere gli standard dei Paesi del Nord Europa, dovrebbe chiudere da 10mila a 20mila sportelli bancari oggi. Domani, con l’evolversi della tecnologia, forse di più. Il cambiamento di strategia che sembra profilarsi presso le banche deve indurre le reti dei promotori finanziari a una profonda riflessione per valutarne tutti i rischi e le opportunità. Il rischio è che gli istituti blasonati si mettano a competere con le reti, in particolare con quelle che usano il brand “banca”, per acquisire nuovi clienti. La competizione sarà dura e per alcuni concorrenti - i piccoli, naturalmente - sarà una sfida per la sopravvivenza. Per la loro potenza, le banche potrebbero prevalere nella competizione, tranne che nei confronti di chi avrà saputo anticipare il mercato con soluzioni più

innovative che alternative. Le reti che si sono dotate della banca - quasi tutte ma che non fanno della banca il loro core business si troveranno a competere con le reti delle banche. Ma, come già detto, ci sono anche delle opportunità. Un fattore di sviluppo della professione, infatti, sarà proprio l’immissione sul mercato dei pf bancari. Costoro trasformeranno l’immagine della professione e le daranno un’affidabilità traslata dall’abitudine di considerare tutte le attività bancarie normali e garantite. È probabile poi che in poco tempo cambi anche la denominazione: non più “promotori finanziari”, ma “consulenti finanziari”. Il cambio potrà consentire una diffusione senza più grandi ostacoli per la professione. I promotori finanziari, poi, hanno un altro vantaggio competitivo che devono assolutamente sfruttare: l’esperienza e la competenza nello stabilire relazioni professionali durature con i clienti. Invece di contendere alle banche l’apertura di

nuovi conti correnti, forse potrebbero più opportunamente dedicarsi innanzitutto al patrimonio da gestire e amministrare e usare il conto corrente come un servizio ancillare per ottimizzare l’esecuzione dell’attività di consulenza oggettiva e/o soggettiva. Per capire il valore professionale ed economico di questa impostazione, è sufficiente fare un’analisi degli asset che i singoli clienti affidano ai promotori finanziari. Gli asset medi dei promotori delle reti che hanno privilegiato l’attività bancaria sono nettamente più modesti degli asset dei clienti dei promotori finanziari delle reti che si sono concentrati su gestito e amministrato. La rilevanza professionale e di conseguenza il ritorno economico sono notevoli, a parità di portafoglio. Un promotore finanziario con un portafoglio concentrato su gestito e amministrato, rispetto a un suo collega con un portafoglio concentrato su amministrato e liquidità, ha un ritorno economico forse multiplo

rispetto al secondo. In più, si occupa della tutela del patrimonio, che per il cliente privato è più importante del conto corrente e degli altri servizi bancari. Tutti i promotori finanziari, invece, hanno la grande chance di acquisire quote di mercato nell’ambito di un settore molto più gratificante, sotto ogni punto di vista: quello della ricchezza finanziaria delle famiglie, dove stanno finalmente dando segni di crescita. E il potenziale è elevatissimo, considerato che non hanno nemmeno raggiunto il 10% di quota di mercato. In conclusione: una saggia politica di offerta basata su prodotti e servizi che servono al risparmiatore, assistita da una comunicazione chiara, da strumenti e costi trasparenti, e proposta soprattutto nel rispetto degli interessi dei clienti, e lo sviluppo della stessa consulenza intesa come competenze e capacità di approfondimento superiori, possono dare una svolta definitiva all’attività nel giro di pochi anni. *priore.studio@virgilio.it

guida comuni per l’elaborazione di un questionario Mifid celano però il rischio che gli operatori del settore adoperino questionari standardizzati, poco personalizzati e dunque palesemente contrari alle finalità cui sono rivolti. Come auspicato dal legislatore in diverse occasioni, gli intermediari finanziari devono erogare servizi d’investimento alla clientela attraverso alcune metodologie di cluster. Per tale ragione, gli intermediari finanziari possono riscontrare giustificate diffi-

coltà - a fronte della necessità di standardizzare alcuni processi o di analizzare per gruppi la clientela - a erogare servizi altamente personalizzati. I problemi maggiori si riscontrano nella progettazione di questionari Mifid che siano in grado di generare profili di rischio aderenti alle esigenze di investimento di ciascun cliente. Altro aspetto strettamente collegato riguarda la necessità di monitorare nel lungo periodo la propensione al rischio dell’investitore e

l’adeguatezza del suo profilo di rischio rispetto ai suoi investimenti. Ciascun investitore può, negli anni, modificare il suo risk profile in seguito a diversi eventi ordinari e/o straordinari, dei quali occorrerebbe informare adeguatamente l’intermediario finanziario. Ciò nella prassi spesso non avviene, e tale situazione giustifica il dato di profili di rischio obsoleti e non in grado di ricevere un adeguato trattamento rispetto alle esigenze personali di investimento. La ratio di

quest’obsolescenza va principalmente rinvenuta nella scarsa rilevanza che il cliente ripone rispetto alla comunicazione del mutamento del suo profilo di rischio all’intermediario finanziario, ma anche rispetto alla scarsa conoscenza degli eventi realmente “significativi” per il proprio status di investitore. E questo si deve alla limitata cultura finanziaria nel nostro Paese tra gli investitori al dettaglio. *Studio Baker & Mc Kenzie **Unicasim

di Francesco Priore*

Consob hanno evidenziato che le informazioni degli investitori, acquisite tramite il questionario Mifid, non riescono sempre a delineare il profilo di rischio dell’investitore. Altri studi di finanza comportamentale hanno individuato alcuni principi e linee guida che, se applicate correttamente, possono migliorare notevolmente l’efficacia del questionario Mifid, in vista delle finalità richieste dalla regolamentazione vigente. L’individuazione di alcuni principi base o di linee

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La domanda di imprese e famiglie si è fatta molto più cauta

È dura dare prestiti I finanziamenti si sono ridotti perché se ne chiedono meno A cura di Luca Spoldi Secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia sulla domanda e sull’offerta di credito, nella seconda metà del 2012 è proseguito il calo della domanda di finanziamenti da parte delle imprese, già in atto da due semestri. La flessione ha interessato tutto il Paese ma è stata più marcata nelle regioni del Mezzogiorno e meno in

quelle del Nord Ovest. Al calo delle richieste di fondi da destinare agli investimenti produttivi - in corso ormai da diversi anni in tutte le aree, come ricorda Via Nazionale - si è associata una flessione della domanda per esigenze di copertura del capitale circolante, specie nelle regioni del Nord Ovest e del Mezzogiorno. Il calo della domanda di prestiti registra-

to dalle banche di medie e grandi dimensioni è apparso leggermente superiore a quello indicato dagli intermediari minori in tutta Italia, tranne che nel Nord Ovest. Quanto alle famiglie, la domanda di mutui ha mostrato un’ulteriore flessione, risentendo anche dell’inasprimento delle politiche di offerta specie da parte degli intermediari minori.

Promotori, parlate adesso Sull’antiriciclaggio la Consob accetta le osservazioni dei professionisti fino al 15 settembre Cosa devono fare i promotori finanziari per verificare la buona fede dei clienti, in un’ottica di lotta senza quartiere al riciclaggio e al terrorismo? La Consob sottopone all’esame dei promotori stessi la bozza contenente le “disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei pf, ai sensi del-

l’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo numero 231 del 21 novembre 2007”. E lo fa tramite un documento di consultazione pubblicato sul sito web istituzionale. Sul testo i promotori potranno far

pervenire le loro osservazioni entro il 15 settembre all’indirizzo Consob, Divisione Strategie Regolamentari, via G. B. Martini 3, 00198, Roma (RM) oppure online tramite il Sipe-Sistema integrato

Arrivederci a settembre Il bilancio dell’anno scolastico 2012-2013 è positivo per Economic@mente, progetto di educazione finanziaria per gli studenti della scuola superiore realizzato da Anasf in collaborazione con la società Progetica: numero crescente di scuole coinvolte (131 dal 2009 a oggi) e corsi avviati (arrivati a quota 219). Gli ultimi formatori a entrare in aula sono stati i seguenti: in Campania, Giuseppe Bonavolontà e

Diego Gargia al Liceo Colombo di Marigiliano (Napoli); in Emilia Romagna Andrea Crespi al Liceo Muratori e Vania Franceschelli e Paolo Campedelli all’Istituto Luosi, tutti di Modena; in Friuli Venezia Giulia Alessandro Anese al Liceo Galilei di Trieste; nel Lazio Paolo Fefè al Liceo Einaudi di Roma e Fabio Galieti e Isabella Currà all’Istituto Pertini di Genzano; in Lombardia Mario Ripa al

Liceo Leopardi di Milano e Fiorenzo Noseda e Robero Macaluso all’Istituto Matilde di Canossa di Como; in Molise Antonella Roccio e Francesco Vitale al Liceo di Bojano (Campobasso); in Sardegna Daniele Pani negli Istituti Asproni e Ferraris di Iglesias; in Toscana Mario Tintorini all’Istituto Martini di Montecatini Terme; in Trentino Alto Adige Luca Costa al Liceo Rosmini di Rovereto.

per l’esterno. Ma di che cosa si tratta? In pratica, d’intesa con la Banca d’Italia e l’Ivass, la Consob sarebbe orientata a deliberare che “i promotori assolvono gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dal decreto legislativo 231/2007 e successive modifiche e dalle relative disposizioni attuative osservando le misure, le modalità e le procedure interne previste per il personale dall’intermediario per il quale prestano la loro attività”. Una disciplina “minimale”, insomma. La delibera, se tutto procede secondo i tempi della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e nel bollettino della Consob, entrerà in vigore il primo gennaio 2014.

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IN BREVE l Gli obblighi di conservazione dei documenti Il promotore ha l’obbligo di conservare copia della documentazione solo se per sottoscriverla ha svolto un effettivo ruolo di intermediazione. Mentre non è necessario che conservi copia dei contratti stipulati direttamente dal cliente con l’intermediario. Il chiarimento è arrivato dalla Consob, che ha risposto alle richieste di precisazione avanzate da alcuni promotori ricordando che la materia è disciplinata dall’articolo 109 del regolamento intermediari. Per quanto riguarda la durata dell’obbligo, il periodo è di almeno cinque anni dalla data della documentazione.

l ComUnica fa aprire online la partita Iva

Il promotore finanziario che svolge la sua attività in qualità di agente o mandatario di un ente creditizio deve aprire partita Iva e iscriversi alla Camera di Commercio competente per provincia, oltre che all’Inps. Se un tempo ciò richiedeva l’uso di moduli cartacei, sistemi telematici, trasmissioni via fax o sportelli, dal 2010 c’è il modello ComUnica, che contiene i dati del richiedente, l’oggetto della comunicazione e il riepilogo delle richieste ai diversi enti. Il modello va inviato alla Camera di Commercio completo del modulo dell’Agenzia delle Entrate (per la partita Iva), del modulo Registro Imprese (per l’iscrizione in Camera di commercio) del modello Inps (per l’iscrizione alla gestione Commercianti). In Camera di Commercio è poi necessario produrre il mandato dell’ente creditizio e le credenziali della iscrizione all’Albo.


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La Mifid spiega in che modo dovrebbe avvenire la remunerazione

Come ti gratifico il pf È sbagliato premiare la vendita di un prodotto a tutti i costi Le protagoniste della promozione finanziaria tornano a parlare di remunerazione. E lo fanno a seguito della convocazione da parte di Assoreti. Con la circolare 32/2013, l’associazione di categoria ha indetto una riunione con le associate per parlare di politiche di remunerazione e delle linee guida dell’Esma. La circolare, accessibile solo per le associate, è accompagnata da un allegato che fa il punto su “politiche e prassi di remunerazione nel rispetto delle regole di condotta e sui conflitti di interesse previste dalla Mifid”. Con una distinzione, dunque, tra pratiche buone e cattive (definite nel documento “good” e “poor practice”). La buona pratica prevede che la parte variabile della remunerazione sia calcolata e pagata su base lineare e non al raggiungimento di target, del tipo “tutto o niente”. In alcuni casi l’intermediario decide di frazionare il pagamento in tranche spalmate su un arco temporale, così da tener conto dei risultati di lungo periodo. È buona pratica anche quando un intermediario ha modificato sostanzialmente le componenti

Esistono pratiche buone e cattive, a seconda della priorità che si attribuisce alle vere esigenze dei clienti. Assoreti ne ha discusso con le associate in una riunione dedicata al tema della remunerazione variabile in modo che quest’ultima sia basata su criteri qualitativi e rifletta maggiormente il dovere dei dipendenti di agire nel migliore interesse dei clienti. Sempre buona pratica è quando i criteri usati per il calcolo della retribuzione variabile del personale sono comuni per tutti i prodotti venduti e includono criteri qualitativi. Nel caso di un investimento di tipo aperto senza termine, è buona cosa che la remunerazione sia differita per un determinato numero

di anni o fino al rimborso del prodotto. Il pagamento della remunerazione variabile può essere allineato alla durata dell’investimento o differito per assicurare che il prodotto venduto prenda effettivamente in considerazione il guadagno finale per il cliente. Infine, va bene quando i dipendenti sono remunerati in relazione sia al volume dei prodotti venduti sia all’effettivo guadagno derivante al cliente dalla vendita di tali prodotti in un appropriato periodo di tempo. Le “poor practice”? Giusto per citarne una, non va bene quando un intermediario inizia offrendo ai consulenti uno specifico ulteriore compenso per incoraggiare i clienti a richiedere nuovi prodotti in cui lo stesso intermediario ha un interesse specifico. Di conseguenza, spesso accade che il professionista suggerisca ai suoi clienti di vendere prodotti che avrebbe altrimenti consigliato di mantenere, così da poter investire nei nuovi prodotti che convengono all’intermediario. Ma non va bene neanche quando il manager e i dipendenti ricevono bonus elevati collegati a uno specifico prodotto, e

Guardare oltre le agenzie Un’iniziativa congiunta delle autorità per ridurre l’effetto dei rating Banca d’Italia, Consob, Ivass e Covip hanno emanato una comunicazione sul corretto funzionamento del sistema di gestione dei rischi, sui doveri di correttezza e trasparenza dei fondi comuni d’investimento e dei fondi pensione e sugli obblighi di adeguatezza delle procedure di valutazione degli investimenti delle imprese di assicurazione. L’iniziativa, volta a “ridurre l’eccessivo affida-

mento sui giudizi espressi dalle agenzie di rating”, nasce “dalle recenti modifiche del regolamento europeo in materia di agenzie di rating (che è il numero 1060/2009) e delle direttive di settore in materia di Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (Oicvm), di fondi d’investimento alternativi e fondi pensione”. I gestori collettivi e dei fondi pensione dovranno

valutare correttamente il merito di credito delle attività di investimento, operando con diligenza, correttezza e trasparenza nell’interesse di investitori, iscritti ai fondi pensione e mercati, mentre le imprese di assicurazione sono tenute a una gestione finanziaria indipendente, sana e prudente e ad adottare misure idonee a salvaguardare quelli che sono i diritti dei contraenti e degli assicurati.

l’intermediario è spinto a vendere il prodotto prescindendo dall’adeguatezza della proposta per il suo cliente. Gli ammonimenti dei risk manager sono ignorati, dal momento che questi prodotti generano rendimenti elevati per l’intermediario stesso e bonus alti per manager e dipendenti. E quando si verificano i rischi paventati, i bonus risultano essere già stati erogati.

IN PILLOLE l AIAF Contatti tra i soci per capire quanti sono interessati alla consulenza finanziaria L’associazione guidata da Paolo Balice, che a giugno ha dedicato un convegno all’evoluzione e ai cambiamenti in atto nella professione di analista finanziario, starebbe contattando i suoi soci per capire quanti siano interessati alla consulenza finanziaria. Un’attività a cui in passato l’associazione aveva più volte dedicato convegni e approfondimenti teorici, e che in queste settimane è tornata sotto i riflettori a seguito dell’ipotesi di arrivare a costituire l’Albo dei consulenti finanziari indipendenti nell’ambito dell’Apf.

l BANCHE La recessione pesa sul merito di credito degli istituti italiani: lo dicono S&P e Fitch

La recessione italiana è destinata a durare più del previsto: per questo motivo Standard&Poor’s ha deciso di ridurre il merito di credito di lungo termine di Agos Ducato di due gradini, da BB+ a BB-, e di un livello il rating di altre 17 banche: Ubi Banca e Credem (a BBB-), Fga Capital, Iccrea Holding, Iccrea Banca, Iccrea BancaImpresa e Mediocredito Centrale (a BB+), Banca popolare di Vicenza, Veneto Banca, Bpm, Banca Akros, Bper, Banco Popolare, Banca Aletti e Credito Bergamasco (a BB), Unipol Banca e Banca Carige (a BB-). Sul rating di tutti gli istituti (tranne che per Banca Carige e Dexia Crediop), rimosso il precedente “creditwatch” negativo. Si sono salvate UniCredit e Intesa Sanpaolo, il cui merito di credito è stato confermato al livello BBB. Fitch, da parte sua, ha declassato la Popolare di Sondrio a BBB da BBB+, Bper a BB+ da BBB e Banca Carige a BB da BB+, e ha messo il rating BBB- di Bpm sotto osservazione con possibilità di ulteriori tagli. Confermati Banco Desio, Credem, Bipop Vicenza e Credito Valtellinese. Alla base della “pagella”, le delicate condizioni dell’economia italiana.


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La profilatura della clientela? Un’opportunità commerciale Compilare l’identikit dell’investitore non è solo adempimento normativo, ma dovrebbe essere considerato di Raimondo Marcialis* come leva di miglioramento e Maurizio Primanni** della conoscenza del cliente

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rofilatura: termine tanto diffuso, quanto dibattuto; percepito spesso dagli addetti ai lavori come un obbligo, ma nella sostanza da vedere come un’opportunità da sfruttare in chiave commerciale. La profilatura dovrebbe cessare di essere interpretata come adempimento meramente normativo e fonte di costi addizionali e dovrebbe affermarsi invece una visione della stessa come leva di miglioramento della conoscenza del cliente e conseguentemente opportunità per l’incremento nel tempo della produttività commerciale del consulente finanziario. Utilizzando al meglio la profilatura è possibile acquisire fin dall’avvio della relazione una completa conoscenza dei clienti e conseguentemente aumentare la capacità di

anticiparne e indirizzarne nel tempo le esigenze espresse e inespresse; le informazioni raccolte in sede di profilatura dovrebbero poi essere sintetizzate, organizzate e arricchite nel tempo in modo che il consulente mantenga sempre una fotografia aggiornata delle caratteristiche della sua clientela e della loro struttura familiare.

tuale struttura dei questionari al fine di rendere possibile al consulente di verificare in modo più approfondito la comprensione del cliente di alcuni concetti chiave quali la relazione tra rischio, rendimento atteso e strategia di diversificazione del portafoglio o la rischiosità associata ad un determinato prodotto di investimento.

Alla luce della rilevanza della profilatura, la Consob ha voluto recentemente testarne l’affidabilità. È stata condotta un’indagine campionaria su 20 questionari, i cui risultati sono confluiti all’interno di un Discussion Paper pubblicato nel luglio 2012. Dall’analisi è emersa una generale mancanza di profondità nell’analisi di alcune tematiche fondamentali ai fini della rilevazione della tolleranza al rischio dei clienti. In particolare suggerisce l’Ente Regolatore di migliorare l’at-

Ciò che è da evitare è l’autovalutazione del cliente; la teoria della finanza comportamentale ha già da tempo infatti evidenziato i potenziali vizi (bias) comportamentali dell’investitore; assume quindi rilevanza strategica la funzione del consulente, il quale dovrebbe svolgere un ruolo attivo nell’educare ed indirizzare correttamente il cliente nel completare il questionario di profilatura. Alla finanza comportamentale viene riconosciuto di aver indivi-


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duato i tipici errori di ragionamento che influiscono sulle scelte degli investitori, rendendole più emotive che razionali. Recentemente si è voluta verificare anche empiricamente l’incidenza di questi bias sulla rilevazione della tolleranza al rischio e sull’efficacia dei questionari di profilatura. Partendo dall’assunto che le decisioni degli individui rispetto a processi rischiosi siano guidate da segnali somatici del corpo, ciascun individuo è stato posto di fronte a quattro differenti combinazioni rischio-rendimento e si è rilevata, attraverso uno strumento ad hoc, la conduttanza cutanea al momento della scelta. È emerso che, nonostante l’analisi sia stata svolta in funzione di un’ampia gamma di variabili socio-demografiche, quella che meglio demarca il campione degli intervistati tra soggetti che presentano reazioni psico-somatiche differenti è la conoscenza finanziaria. I soggetti con un livello di conoscenza finanziaria medio-alto, pur dichiarando una maggiore attrazione emotiva verso il rischio rispetto alla parte di campione con conoscenze medio-basse, risultano più orientati verso la prudenza. La porzione di campione con conoscenze finanziarie medio-basse invece, pur definendosi poco propensi al rischio, nella pratica manifesta una spiccata propensione verso decisioni rischiose. Ne deriva che il basso livello di educazione finanziaria si palesa in tutta la sua criticità e dimostra di essere un limite comportamentale rilevante, che può indirizzare verso scelte di investimento non consapevoli e irrazionali.

20 I questionari dell’indagine Consob per testare l’affidabilità della profilatura

(ovvero non condizionata dai vizi di ragionamento della finanza comportamentale), sia con riferimento alla sue specifiche preferenze. Il consulente insomma dovrebbe sfruttare la profilatura per porsi al cliente in una duplice veste: quella dello “Specialista dell’investimento” che lo aiuta a gestire l’emotività del processo di investimento e ad assumere dei rischi tollerabili in base alle sue caratteristiche e obiettivi personali e familiari, nonché quella dell’”Architetto della finanza” che si occupa di individuare delle soluzioni di accrescimento nel tempo del patrimonio del cliente che siano in linea con le sue specifiche preferenze.

sivamente a prescrivere una terapia (quale la migliore soluzione di investimento per rispettare la tolleranza al rischio), ma dovrebbe comprendere, anticipare e proporre linee d’azione che soddisfino le specifiche preferenze di ciascun cliente.

Quindi, quale soluzione per i professionisti del settore che si trovano a dover arginare tali difficoltà? La soluzione è unica: utilizzare la profilatura come uno strumento chiave per impostare una relazione di lungo periodo con la clientela. Partendo da questo presupposto l’interesse primario del consulente diventerà approfondire la conoscenza del cliente, sia in termini di sue competenze e conoscenze finanziarie, sia relativamente alla sua tolleranza al rischio “reale”

Operando come “Architetto della finanza”, il consulente dovrebbe plasmare le sue raccomandazioni in virtù delle aspirazioni e dei desideri del cliente, riuscendo a compiere un’opera di armonizzazione tra andamento dei mercati e inclinazioni dei clienti, tra prodotti finanziari ed esigenze di questi ultimi. Egli, quindi, non dovrebbe limitarsi a fare una diagnosi (quale la massima tolleranza al rischio) e succes-

Da ultimo va precisato che tale attività di qualificazione continua del cliente, della sua “reale” tolleranza al rischio, dei suoi obiettivi e delle sue preferenze di investimento vanno visti in un’ottica continuativa. Sempre gli studi di finanza comportamentale hanno dimostrato infatti sia il carattere mutevole nel tempo della tolleranza al rischio espressa dagli investitori, sia l’incidenza dei mutamenti congiunturali su questa variabile. In virtù di ciò, risulta imprescindibile procedere ad una revisione periodica della profilatura. L’obiettivo tuttavia non dovrebbe essere il semplice aggiornamento del questionario, quanto piuttosto la verifica dell’evoluzione nel tempo delle caratteristiche oggettive e soggettive dei clienti, quali l’orizzonte temporale degli investimenti, la tolleranza al rischio, eventuali nuove esigenze strategiche e l’accadimento di eventi economico/finanziari rilevanti che possano avere mutato gli obiettivi e le preferenze dei clienti. Nel far questo occorrerà sempre considerare i vizi di ragionamento che possono inficiare l’oggettività delle percezioni dei clienti. Anche nel continuo diventa quindi determinante il ruolo del consulente che, in virtù delle sue competenze, deve essere in grado di discernere quanta parte delle richieste dei clienti deriva da un’alterata percezione della realtà, e quindi da una componente psicologica, e quanto è invece dettato da mutamenti di esigenze reali ed oggettivi. In un’ottica di maggiore semplicità ed efficienza operativa e di risparmio di tempo e costi, si potrebbe anche pensare che tali aggiornamenti possano essere realizzati in autonomia dall’investitore mediante l’utilizzo di piattaforme web o mobile. *consigliere delegato Zenit Sgr ** presidente di Excellence Consulting

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I tipi di clienti individuati dalla Mifid: controparti qualificate, clientela professionale e retail

È fondamentale non confondere lo “Specialista dell’investimento”con un gestore. Il consulente-specialista, a differenza del gestore, deve essere in grado di orientare le scelte degli investitori epurandole dalla componente emotiva e indirizzandole verso la razionalità. Nello svolgere tale funzione, egli potrebbe anche fruire di supporti strumentali che, integrandosi al questionario di profilatura, lo aiutino nell’individuare gli aspetti psicologici dei clienti che ne condizionano negativamente le decisioni di investimento. Alcuni player di mercato si stanno già muovendo in tale direzione, sviluppando delle soluzioni ad hoc che consentono l’applicazione dei principi della finanza comportamentale all’operatività dei clienti; esse non erogano suggerimenti su prodotti di investimento o asset allocation, bensì consigli pratici su come evitare gli errori decisionali più diffusi in tema di investimento.

I Paesi dell’Unione Europea in cui sono valide le norme della direttiva Mifid

I servizi di investimento introdotti con la direttiva: consulenza e gestione di Mtf


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La trasmissione di saperi è un percorso complesso e articolato

Imparare vuol dire anche cambiare di Sergio Sorgi Ragioniamo un po’ sulla formazione. Innanzitutto, non è un rito ma un’attività volta a modificare comportamenti. Dovrebbe, pertanto, nei programmi, partire da “quali comportamenti si intendono modificare” e non dalla validità teorica dei contenuti “in sé”. È una disciplina con un suo corpus normativo, un suo sapere specifico, un modus operandi. I modelli di riferimento progettuali devono essere chiari ed esplicitati. È orientata al cambiamento. E sostenere di continuo che i risultati si possono verificare solo a lungo termine significa sottrarsi alla misurazione della sua efficacia. Formare non è informare né addestrare. La divisione tra conoscenze, capacità e atteggiamenti dovrebbe essere esplicitata alla committenza, nella composizione e nell’esito delle attività formative. Non si può chiedere a un fornitore un

“corso”. La formazione parte da un bisogno che va esaminato e che costituisce la base per un progetto, una divisione di media, un’attività realizzativa, la valutazione dei risultati e la successiva presentazione alla committenza. L’e-learning non è il “parente povero” dell’aula ma un mezzo proprio, che consente l’apprendimento personalizzato, la coerenza con i temi di fruizione del singolo utente, la multimedialità non casuale. Ha una sua dignità, regole di efficacia, modalità pro-

gettuali. Prendere un testo, separarlo in paragrafi e immetterlo in formato elettronico non è e-learning. Mettersi di fronte a una telecamera e parlare per un’ora non è formazione. Questo vale anche per il web conferencing. Mettere tante persone in luoghi diversi attorno a una telecamera non insegna necessariamente qualcosa. La formazione è, per necessità, partecipativa. Si fa, non si subisce. Il costo da valutare non è solo quello del docente o delle tecnologie: la formazione

Cds, istruzioni per l’uso Com’è nato e cos’è diventato uno strumento che serviva a proteggersi di Danilo Riboldi Cds: se lo conosci sai come funziona. Nato negli anni Novanta e introdotto sui mercati da Jp Morgan, il credit default swap è uno strumento concepito per proteggere il possessore di un’obbligazione dal fallimento dell’emittente. Il cds trasferisce l’esposizione creditizia: rappresenta, quindi, un derivato del credito. Le due parti, ovviamente, hanno obiettivi diversi. Il compratore si tutela dal rischio di insolvenza, mentre il venditore - generalmente una compagnia assicurativa - incassa dei premi.

In realtà, il cds, come un po’ tutti i prodotti finanziari derivati, può rappresentare un rischio se utilizzato in modo non consono. Supponiamo che il signor Rossi, possessore del cds, decida a un certo punto di vendere il bond Alfa. Risulta evidente che, cedendo il bond a una terza parte, si troverà a dover pagare una “polizza assicurativa” per qualcosa che non detiene più. Che cosa potrà fare? Vendere la protezione o continuare a detenere il cds, pagando il premio e beneficiando degli effetti di un’eventuale insolvenza. E qui si spiega la “quotazio-

ne” dei cds. Grazie a essa, il signor Rossi potrà decidere cosa fare: vendere tutto bond più cds - oppure continuare a detenere l’assicurazione. Infatti, potrebbe

anche succedere che un deteriorarsi delle condizioni economiche della società Alfa porti il mercato a temere il default e la conseguenza sarà un inevitabile aumento del valore del cds sul mercato. Se quindi il signor Rossi non avrà venduto il contratto, potrà

coinvolge il tempo degli utenti, che ha valore profondo e va rispettato. Una giornata di aula è una giornata tolta alla propria attività produttiva e deve pertanto essere finalizzata a ottenere risultati. La formazione non è addestramento ma cambiamento. Impiegare giornate per spiegare o presentare prodotti non è un utilizzo efficace di un’aula. Le cose si possono studiare in remoto e condividere in compresenza. L’aula è luogo di motivazione, esercizio, scambio. Non di lettura di diapositive. La formazione, poi, deve servire. Questo significa che la committenza ha il diritto di chiedere al fornitore “a cosa serve” ogni elemento di apprendimento, ogni diapositiva, ogni grafico o elemento di senso. E significa anche che il fornitore ha il diritto di chiedere a cosa serve il lavoro che gli viene commissionato, quali cambiamenti deve indurre e come possono essere misurati.

rivenderlo in un secondo momento a un valore molto superiore rispetto al suo prezzo storico. E se il signor Rossi avesse comprato un cds senza detenere un sottostante da proteggere? Semplicemente, sarebbe diventato il più classico degli speculatori. L’obiettivo del signor Rossi sarà, in quest’ultimo caso, comprare sul mercato un cds a un determinato prezzo con l’obiettivo di rivenderlo, “speculando e sperando” in un peggioramento della situazione finanziaria dell’emittente. Il lettore avrà già capito, quindi, che se si trattano importi considerevoli può anche succedere che certe vicende siano “pilotate”. Ma qui entriamo nel campo della pura speculazione.

Leggere la curva del rendimento u La sua inclinazione svela

le attese degli operatori

In assenza di particolari tensioni, la curva del rendimento si presenta inclinata positivamente. Ciò significa che gli operatori di mercato non si attendono sensibili mutamenti nel ciclo economico: né significative turbolenze né spirali inflazionistiche tali da minare l’andamento dei tassi di interesse. In questo scenario, accade che gli investitori prestino il loro denaro per scadenze lunghe solo a fronte di una maggiore remunerazione, in mancanza della quale preferiscono impiegare i risparmi nel breve periodo. La curva “normale” è una rappresentazione teorica, ideale, intuitiva, ma che nella realtà finanziaria si presenta raramente. Infatti non bisogna dimenticare che ci sono attori di mercato che possono disturbare momentaneamente la “normalità” della curva dei tassi. Si pensi a fondi pensione o a compagnie assicurative, spesso occupate ad acquistare titoli sulla parte lunga, piuttosto che ad altri investitori istituzionali che invece, per esempio per la gestione della tesoreria, concentrano la loro operatività solo su scadenze molto brevi. Naturalmente, con riferimento alla yield curve di ciascun emittente, un posizionamento spostato verso l’alto implica un maggiore rischio di credito a fronte del quale la controparte si vede costretta a pagare cedole più elevate. Dal punto di vista azionario, la distensione del contesto macroeconomico lascia spazio all’inserimento - o al mantenimento - di posizioni rischiose: l’assenza di particolari preoccupazioni tra gli attori di mercato tende solitamente a premiare l’equity rispetto ai bond. Andrea Rocco


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Xtb ha scovato un nuovo talento con il One to one contest

Un impiego in palio

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u CMC MARKETS Una console inedita e un trasloco a Milano

Il vincitore si è portato a casa un contratto con il broker online A cura di Daniel Settembre Con la crisi e la disoccupazione che non mollano la presa in Italia, Xtb ha cercato nuovi volti in un modo del tutto originale. Si tratta del One to one contest, un’iniziativa promossa con la collaborazione di Uptrend Advisory e terminata il 30 luglio. Il vincitore della competizione si è portato a casa un contratto con il broker online. “Con questo contest abbiamo voluto selezionare un trader che affiancherà la nostra ricerca e i senior broker per la parte di educational, in modo da approfondire le tematica di educazione finanziaria. Questo perché noi crediamo nei risultati prima di tutto”, ha spiegato a BLUERATING, Samuele La Rocca, head of sales di Xtb. “Inoltre, in questo periodo di difficoltà economica, crediamo fortemente che sia meglio insegnare a pescare piuttosto che nutrire un uomo per un giorno. Pertanto, come riconoscimento nel nostro contest abbiamo preferito essere più vicini alle persone piuttosto che offrire un

ricco montepremi, come già proposto negli anni passati, dove al primo posto c’era una Porsches Cayman”. Sempre in ambito lavorati-

abbiamo registrato feedback positivi dalla nostra clientela per tutta la parte educational”. Cioè, “tre appuntamenti giornalieri gratuiti

Come riconoscimento, nel nostro concorso, abbiamo preferito essere più vicini alle persone piuttosto che offrire un ricco montepremi Samuele La Rocca, head of sales di Xtb

vo, il broker è inoltre alla ricerca di due figure junior da inserire nella sua struttura nei metodi usuali. Insomma, Xtb continua la sua crescita in Italia. Anche perché, ha aggiunto La Rocca, “il primo semestre del 2013 ci ha regalato finora molte soddisfazioni e

mediante webinar organizzati da trader opportunamente selezionati, una community interattiva per il supporto di tutta la nostra clientela, a cui si somma la disponibilità e la cortesia dei nostri account manager, del team di supporto e dello staff di ricerca. Il nostro

Quanto pesa la Tobin tax Per due esperte di Bnp Paribas Securities Services, potrebbe far fuggire alcuni intermediari Con il provvedimento del 18 luglio l’Agenzia delle Entrate è intervenuta in materia di Tobin tax introdotta dalla legge di stabilità per contrastare la speculazione - definendo le modalità operative: versamento dell’imposta, obblighi strumentali e modalità

di rimborso. “Con il provvedimento, sono chiamati ad applicare l’imposta anche gli intermediari non residenti”. Ma “con modalità diverse tra quelli che operano nei Paesi considerati ‘collaborativi’ e quelli situati al di fuori di essi”, ha spiegato Valentina Rovida, esperta dell’argomento di Bnp Paribas Securities Services e responsabile insieme a Olivia Zonca del progetto Tobin tax. Secondo l’esperta, gli obblighi relativi agli adempimenti strumentali appaiono piuttosto onerosi, “in particolare la tenuta di un registro (il pro-

spetto analitico) in cui devono essere riportati tutti i dati relativi a ciascuna operazione posta in essere dall’intermediario o dalla

intento è formare un team con la nostra clientela, non desideriamo essere un semplice supermercato standardizzato di trading. Inoltre”, ha continuato La Rocca, “abbiamo attivato la possibilità di versare ‘senza costi’ direttamente con carta di credito: i soldi della clientela saranno caricati in piattaforma entro cinque minuti dall’ordine”. E per i prossimi mesi? “Per la sessione autunnale e invernale abbiamo dei progetti molto interessanti che saranno apprezzati fortemente da tutti gli utenti Metatrader e XStation. Oltre ai tanti appuntamenti formativi in calendario”, ha concluso La Rocca. @DanielSettembre

sua clientela nell’ambito del perimetro di applicazione della Tobin tax. Sarà particolarmente interessante capire come reagiranno gli intermediari non residenti, poco abituati alle complessità del nostro sistema tributario, e a una tale mole di adempimenti”. Infatti il rischio, secondo Olivia Zonca, responsabile fiscale e del progetto Tobin tax presso Bnp Paribas Securities Services, è che “gli intermediari stabiliti in Paesi non collaborativi, scoraggiati dall’onerosità dell’intero impianto normativo, possano decidere progressivamente di abbandonare il trading sull’azionario Italia”.

Il broker inglese Cmc Markets lancerà per la fine dell’estate la sua nuova console. Si tratterà di una piattaforma web, visualizzabile senza la necessità di scaricare un software specifico. In una prima fase, la console affiancherà quella attuale, la Market Maker. Oltre alla versione per pc, sarà disponibile anche quella per smartphone (Android e Apple) e tablet. La parte informativa e dispositiva è stata inoltre integrata con nuove azioni sui singoli listini, con la presenza per esempio di numerose small cap. Ci sarà poi la possibilità di fare trading anche sullo yuan cinese. Novità anche per la società: Cmc Market sposterà infatti il suo quartier generale a Milano, rimanendo però sempre nel centro della città.

u ACTIVTRADES In autunno l’evento formativo raddoppia

ActivTrades scalda i motori e si prepara per la nuova stagione. Il broker organizza infatti un doppio appuntamento per settembre. Mercoledì 18 ad Ancona si terrà un seminario gratuito dal titolo “Fare Trading Tour”. L’evento durerà tre ore e mezza, iniziando alle 17.00 e terminando alle 20.30. I relatori ed esperti saranno Giovanni Lapidari e Andrea Monti, che approfondiranno particolari tecniche di investimento. Il giorno dopo, giovedì 19 settembre, si replicherà a Perugia. L’evento, in questo caso, avrà sempre la durata di tre ore e mezza, dalle 10.00 fino alle 13.30.


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Le reti chiedono ai promotori finanziari di stare al passo con le più recenti novità

Generazione tecnologica Tra i clienti e i professionisti, però, c’è chi fa ancora fatica ad aggiornarsi Web 2.0. C’è chi sbandiera, anzi, servizi 3.0, in una società che grazie al progresso tecnologico somiglia sempre di più a quella del futuro. Ma, senza fare il passo più lungo della gamba, il mondo della promozione finanziaria si sta impegnando, e non poco, a sfruttare tutte le possibilità offerte dalle nuove applicazioni, anche se è ancora tanto il margine di miglioramento. Anche perché da questo dipende buona parte della crescita dell’intera industria del risparmio gestito nei prossimi anni. E lo sanno bene sia le principali reti italiane che gli stessi promotori finanziari, che cercano di non perdere il treno dell’innovazione. “Sebbene l’azienda non ci fornisca un tablet, ci dà le applicazioni da installare su un iPad di nostra proprietà, oppure su uno acquistato in convenzione dalla banca. E con le app tutto il processo lavorativo è molto facilitato, sia per quanto riguarda la qualità che le tempistiche”, ha spiegato a BLUERATING un promotore Banca finanziario di Fideuram. Dello stesso parere è un altro professionista di Sanpaolo Invest: “Utilizziamo una piattaforma che si chiama Fideuram Mobile Solution (Fms). Mi permette di gestire a distanza i clienti con efficienza e puntualità e di poter effettuare eventuali operazioni quando ci incontriamo presso la sua abitazione o il suo ufficio”. Lo stesso professionista ci riporta un esempio pratico di come avviene questa comunicazione a distanza. “Il cliente riceve la proposta, che gli ho inviato sul suo dispositivo online, e l’operazione viene effettuata solo dopo la conferma. Personalmente, il 90% delle operazioni le effettuo tramite tale piattaforma”. Anche Banca

Le società si impegnano, e non poco, a sfruttare tutte le possibilità offerte dalle app. Il margine di miglioramento è ancora ampio, ma a questa evoluzione è legato il futuro del risparmio

Mediolanum, da sempre molto attenta a queste novità tecnologiche, fornisce tutta una serie di servizi. “Intranet, tools, tv aziendale con trasmissioni periodiche e speciali con interventi delle case di investimento e del management, servizi di notifica sms, numeri dedicati per contattare direttamente la sede per risolvere eventuali problematiche e la piattaforma della Mediolanum Corporate University (Mcu) per tutto quanto concerne la formazione, che poi si completa con le ore di aula”, ha elencato un family banker della rete di Ennio Doris. E non

sono da meno Banca Generali, FinecoBank e Azimut. “Abbiamo la Intrapad con contenuti informativi e multimediali di vario genere, oltre a tutte le news aziendali, le circolari, i dati di contesto, la rassegna stampa, le quotazioni delle principali valute e delle sicav, con grafici interattivi, e un’app con tutta l’informativa sulla situazione cliente”, ha spiegato un pf della rete di Pietro Giuliani. Cosa c’è da migliorare, quindi? Sembra che la firma digitale sia il prossimo traguardo per quasi tutte le società. Ovviamente, lo scoglio più

grande resta quella parte della clientela poco avvezza al mondo digitale. “La clientela private, spesso over 50”, ha evidenziato un altro pf di Azimut, “per ora è ancora abituata a un modo di lavorare più tradizionale, ma le evoluzioni oggi sono rapidissime ed è importante poter utilizzare tutti gli strumenti”. E non solo per i clienti ma anche per i promotori. “Siamo molto aggiornati in questo ambito”, ha detto un pf di FinecoBank. “Tutti i miei colleghi usano il tablet. Sono io che faccio fatica a volte a star dietro all’evoluzione di Fineco”.

Per controllare il conto basta un colpo di voce Vuoi sapere quanto ti è rimasto sul conto corrente? Basta chiederlo al tuo smartphone. Banca Mediolanum ha lanciato il nuovo servizio di interazione vocale all’interno della sua applicazione mobile, che consente ai clienti di accedere alle informazioni desiderate semplicemente “parlando” con il proprio device. In particolare, il nuovo servizio di mobile banking vocale, realizzato con tecnologia Nuance, permette di consultare il saldo e i movimenti del conto corrente o del conto deposito, il controvalore del portafoglio titoli, l’andamento dei mercati, i

movimenti e i massimali delle carte, il controvalore di polizze e investimenti e la localizzazione degli sportelli più vicini. “La voce è un elemento fondamentale in un contesto di mobilità, soprattutto al giorno d’oggi, considerando che sempre più spesso la modalità prescelta di interazione è un’applicazione self service”, ha commentato Agostino Bertoldi, di Nuance Communications. Con questo nuovo servizio, “si è in grado di offrire un servizio semplice e innovativo basato sull’uso intelligente della voce”, ha aggiunto Bertoldi.


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Molti multimiliardari si sono comprati un’isola

Il sole in fronte È un modo per ritagliarsi uno spazio per sé A cura di Diana Bin In un mondo sempre di corsa, dove il desiderio di potere e ricchezza rischia di far perdere il contatto con la realtà, c’è chi opta per il cosiddetto “dowshifting” (letteralmente “scalare la marcia”), che consiste nel

rinunciare a ruoli prestigiosi ma molto impegnativi a favore di impieghi che lascino più spazio alla cura di se stessi e della famiglia. E c’è chi invece, potendoselo permettere, si compra un angolo di paradiso - per esempio, un isolotto tropicale orlato di palme - dove

potersi rilassare e ricaricare lontano dal resto del mondo prima di rituffarsi a capofitto nel lavoro. Il sito wealthmanagement.com ha stilato una lista dei più ricchi proprietari di isole e atolli valutati dai 10 milioni di dollari in su. La riproponiamo qui sotto.

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BREVISSIME l TURCHIA Ora il premier Erdogan dichiara guerra alle carte di credito Non usate le carte di credito, trappola delle banche insaziabili che vogliono spremere i cittadini. È questo l’appello lanciato dal premier turco Recep Tayyip Erdogan (nella foto), che ha già dichiarato battaglia contro le “lobby dei tassi di interesse” convinto che gli ambienti finanziari internazionali remino contro il suo Paese. “Quelle carte di credito, non usatele. Se tutti spendessero tanto quanto vogliono le banche, non riuscirebbero neppure a mettere assieme quelle cifre. Sono insaziabili”, ha detto il capo del governo turco nel corso di un iftar, la cena che rompe il digiuno durante il Ramadan. Erdogan ha poi ribadito la sua tesi del “complotto” dietro le proteste di massa delle ultime settimane contro il suo governo: “Ci ha guadagnato”, ha detto, “la lobby dei tassi di interesse”.

l CINA Grattacielo più alto del mondo: il cantiere è stato aperto a Changsha

A ciascuno il suo atollo 1. Lawrence Ellison

3. Larry Page

Patrimonio personale netto*: 43 miliardi di dollari Paese: Stati Uniti Posizione: co-fondatore di Oracle Isola: Lanai, Hawai Larry Ellison, ceo di Oracle e quinto uomo più ricco al mondo secondo Forbes, ha acquistato nel giugno del 2012 il 98% dell’isola hawaiana di Lanai da David Murdock, per una cifra di oltre 500 milioni di dollari. L’atollo ha una superficie di 365 chilometri quadrati e una popolazione di circa 3.140 abitanti.

Patrimonio personale netto*: 23 miliardi di dollari Paese: Stati Uniti Posizione: ceo di Google Isola: Eustatia Island, nelle Isole Vergini britanniche Anche se non ci sono documenti ufficiali che lo dimostrino, tra gli abitanti delle Isole Vergini britanniche è convinzione diffusa che Eustatia sia di sua proprietà.

2. Bernard Arnault Patrimonio personale netto*: 29 miliardi di dollari Paese: Francia Posizione: presidente e ceo di Lvmh Isola: Indigo Island, Bahamas L’imprenditore francese, a capo del colosso del lusso Lvmh, che recentemente ha conquistato un altro nome noto dell’eccellenza italiana, Loro Piana, è la decima persona più ricca al mondo secondo Forbes. La sua Indigo Island, alle Bahamas, ha una superficie di 135 acri e un valore stimato di 35 milioni di dollari.

4. Paul Allen Patrimonio personale netto*: 15 miliardi di dollari Paese: Stati Uniti Posizione: presidente di Vulcan e co-fondatore di Microsoft Isola: Allan Island, Stato di Washington Co-fondatore di Microsoft e filantropo, il 60enne Paul Allen è al 53esimo posto nella classifica 2013 di Forbes delle persone più ricche al mondo. Ha acquistato l’isola Allan, di fronte alla baia di Seattle, nel 1992 e l’anno scorso l’ha messa in vendita per oltre 13 milioni di dollari. *Fonte Forbes, dati aggiornati al marzo dl quest’anno. @diana_bin86

Ha preso ufficialmente il via a Changsha, in Cina, dopo diversi ritardi, il cantiere per la costruzione di quello che sarà il grattacielo più alto del mondo: lo Sky City One. Una volta ultimati i lavori - si parla di aprile - la costruzione raggiungerà gli 838 metri di altezza, dieci in più del Burj Khalifa di Dubai, che attualmente è l’edificio più alto del pianeta. Il costo dell’opera dovrebbe aggirarsi intorno ai 5,2 miliardi di yuan (circa 650 milioni di euro) e la superficie totale toccherà l’1,05 milioni di metri quadrati. L’edificio da 208 piani, sei dei quali sotterranei, ospiterà una “fattoria verticale” in grado di fornire cibo agli oltre 30.000 residenti, oltre a un grande albergo con 1.000 posti letto, appartamenti, uffici, scuole, centri commerciali, teatri, cinema e un ospedale.

l USA In un anno Robert Downey Jr. ha guadagnato più di tutti gli altri attori

È stato Robert Downey Jr. (nella foto) l’attore più pagato al mondo tra il giugno del 2012 e lo stesso mese di quest’anno. A fare i conti, come spesso in questi casi, è stata la rivista Forbes, secondo cui il protagonista di “Iron Man” ha incassato nel corso dell’anno appena trascorso una cifra stimata intorno ai 75 milioni di dollari. La maggior parte dei guadagni di Downey Jr., precisa la rivista americana, è arrivata dal film “The Avengers”: il suo contratto infatti non solo lo vedeva tra i protagonisti della pellicola ma prevedeva anche una percentuale sull’incasso totale al botteghino. Il film è stato il terzo maggior successo negli incassi di tutti i tempi, totalizzando 1,5 miliardi di dollari.

l EMIRATI ARABI Si chiama Azzam lo yacht più grande al mondo

Non è più l’Eclipse del magnate russo Roman Abramovich lo yacht più grande del mondo. Ora il primato è detenuto da Azzam (dall’arabo “determinazione”): l’imbarcazione da 180 metri di lunghezza, scrive il sito web di Repubblica, dispone di un sistema antimissile, eliporti, una discoteca, un cinema e un sottomarino. Costruita nei cantieri tedeschi Lursenn, ha un serbatoio che può contenere fino a un milione di litri di carburante ed è costata circa 600 milioni di dollari. L’armatore è il 58enne al-Walid bin Talal, membro della famiglia reale saudita.


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Per Cottus (Rbs), il passaggio generazionale è un tema trascurato

Patrimoni di famiglia

PORTAFOGLI Tutti gli approfondimenti su www.soldiweb.com

I genitori devono parlare apertamente di beni e di successione A cura di Sara Lupi I milionari di oggi non si impegnano a sufficienza nel preservare la loro ricchezza per le generazioni future. È quanto sostiene un recente studio condotto in Gran Bretagna da Cottus, braccio di private banking di Royal Bank of Scottland, secondo cui nei prossimi 20 anni nel Paese circa 1.000 miliardi di sterline passeranno da una generazione a un’altra, ma molti genitori non stanno facendo nulla per proteggere i loro beni né per preparare i figli alle responsabilità che la ricchezza comporta. L’indagine ha coinvolto 270 milionari britannici, con un patrimonio di almeno un milione di sterline in asset liquidi: circa un terzo di loro (il 37%) ha ammesso di trovarsi in serie difficoltà in famiglia quando si parla di come dividere la ricchezza, mentre oltre la metà (58%) ha detto di non avere un testamento aggiornato. Inoltre, quasi il 50% degli intervistati ha dichiarato di non sentirsi in grado di decidere come suddividere il proprio patrimonio tra gli eredi. Lo studio dimostra poi che un quinto dei geni-

Tabacco e cinema: Carlo Verdone bandisce le sigarette dai suoi film u

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tori nasconde ai figli la verità sulla ricchezza della famiglia, per paura di reprimere le loro aspirazioni o per proteggerli da eventuali amicizie “interessate”. Ma solo un quarto degli intervistati ha detto che insisterebbe per far firmare un accordo prematrimoniale a un figlio in procinto di sposarsi. Come uscire da questo impasse? Cottus offre un semplice consiglio: aprire una discussione in famiglia sui vari rischi che potrebbero presentarsi in futuro - il

divorzio, per esempio - e trovare un accordo sul modo in cui affrontarli. “La nostra ricerca mostra che, in assenza di un progetto chiaro e di una comunicazione schietta sul processo di successione, i membri della famiglia rischiano di sentirsi spaventati e frustrati circa il modo in cui il patrimonio andrà suddiviso alla morte dei genitori”, ha detto Juliette Johnson di Cottus. “Questo può portare a conflitti che possono frammentare una famiglia”.

Superpremio per Sergio Il numero uno di Fiat Marchionne è il top manager che ha guadagnato di più nel 2012 È Sergio Marchionne, a.d. della Fiat, il più pagato nel 2012 tra i 100 top manager delle aziende quotate a Piazza Affari. Ma si difendono bene anche Luigi Francavilla, vice presidente di Luxottica, in seconda

L’attore e regista: ho deciso di smettere perchè il fumo fa male edavo il cattivo esempio

posizione, e Federico Marchetti, presidente e a.d. di Yoox, al terzo posto. A decretarlo è una ricerca del Sole 24 Ore basata sui dati che le società quotate sono obbligate a pubblicare: in tutto, i cento superdirigenti hanno guadagnato 402 milioni di euro lordi, vale a dire 50 milioni in più rispetto al 2011. In particolare, Marchionne ha intascato 47,9 milioni di euro complessivi al lordo delle tasse, di cui

Sergio Marchionne

a lotta contro il fumo in Italia si assicura il sostegno di un volto noto del cinema nazionale. Carlo Verdone (nella foto), regista e attore in film come “Borotalco” e “Viaggi di nozze”, ha annunciato nei giorni scorsi che d’ora in avanti non accenderà più nemmeno una sigaretta davanti alla telecamera. “Riguardando i miei primi film mi sono reso conto che fumavo in modo spaventoso, una cosa che mi hanno anche fatto notare”, ha raccontato Verdone, parte del comitato d’onore della neonata Fondazione Insieme contro il cancro. “Per questo ho deciso di non fumare più nei miei film, per non dare il cattivo esempio. È vero che alcuni personaggi hanno una gestualità particolare in cui la sigaretta è centrale, ma è meglio metterla via, meglio non incitare ad adottare un comportamento errato”. Il regista ha poi confessato che sta cercando di smettere di fumare anche nella vita reale. “Sto lottando, ho già smesso quattro volte ma ho sempre ricominciato. Non penso che ci sia differenza tra sigarette normali ed elettroniche, andrebbero eliminate tutte”.

4,27 milioni come a.d. di Fiat, 2,89 milioni come presidente di Fiat Industrial e quasi 41 milioni dalle azioni gratuite che gli sono state assegnate come superpremio sulla base dei risultati all’inizio del 2012. Francavilla invece ha guadagnato 28,8 milioni e Marchetti circa 22,6 milioni. Quanto ai manager pubblici, Pietro Franco Tali (ex a.d. di Saipem) ha percepito 6,94 milioni, l’a.d. di Eni Paolo Scaroni 6,77 milioni e il numero uno di Enel Fulvio Conti 3,97 milioni. Solamente 14esimo Luca Cordero di

Montezemolo, presidente della Ferrari, con 5,7 milioni, mentre il numero uno della Pirelli Marco Provera è Tronchetti 24esimo con 3,77 milioni di euro e John Elkann è 27esimo con 3,42 milioni. L’a.d. di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani è 38esimo con 2,6 milioni. E le donne? Solo due nei primi 100: Giulia Ligresti, 67esima con 1,74 milioni, e Monica Mondardini, a.d. del Gruppo L’Espresso, 76esima con 1,64 milioni. Marina Berlusconi, presidente di Mondadori, è oltre il 200esimo posto con 634mila euro.


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A molti piacerebbe abitare nelle case superaccessoriate dei vip

Voglio vivere da star Immobiliare.it ha fatto un sondaggio tra 5.000 suoi utenti A cura di Diana Bin Gli italiani sognano le case dei vip, ma non tutte le dimore “famose” sono ugualmente ambite. Anzi. Secondo un sondaggio condotto dal sito web Immobiliare.it, ci sono abitazioni in cui gli intervistati proprio non vorrebbero vivere: come quella di Valeria Marini, ritenuta troppo kitsch, o quella di Dario Argento, re dei film dell’orrore, o ancora quella di Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta. Non solo: nella “lista nera” stilata sulla base del sondaggio realizzato su 5.000 utenti del sito troviamo anche Beppe Grillo, la coppia composta

da Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci, Paolo Limiti e Barbara d’Urso. A sorpresa, in cima alla lista dei desideri c’è invece la casa di Leonardo da Vinci: la motivazione?

Vivere nelle stanze in cui ha abitato uno dei geni della storia del nostro Paese sarebbe per molti un motivo d’orgoglio. A conquistare la seconda posizione è invece la casa di Salvo

Quando il bilancio fa goal Il Real Madrid riconquista lo scettro di squadra più ricca del mondo dello sport. A decretarlo è stata la rivista americana Forbes, che assegna al club spagnolo un valore di 3,3 miliardi di dollari. In particolare, nel corso della stagione 2011-2012, la società della squadra calcistica ha registrato introiti per 650 milioni di dollari e

ha firmato contratti con Adidas e Emirates Airlines. Seconda posizione invece per il Manchester United, con un valore di 3,17 miliardi di dollari. La squadra, segnala Forbes, ha siglato un importante accordo di sponsorship con Chevrolet, che partirà nella stagione 2014-2015 e durerà sette anni: il valore è di 599

Montalbano, protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri e della fiction tv, mentre in terza posizione gli intervistati hanno indicato la casa di Silvio Berlusconi, anche se non è chiaro se si riferiscano a Palazzo Grazioli o Villa Certosa. Seguono nella classifica delle case più ambite la Casa Bianca, la villa in cui vivono Francesco Totti e Ilary Blasi (dotata di un’area relax e fitness degna di una spa) e la casa del cuoco Carlo Cracco. Non mancano poi Buckingham Palace, la residenza di Elisabetta d’Inghilterra, la casa di Roberto Bolle e quella di Madonna. @diana_bin86

milioni di dollari. Chiude il podio, con 2,6 miliardi di dollari, il Barcellona, che però vanta un primato: è la squadra sportiva con il più alto numero di seguaci sui social network: 61 milioni persone tra Facebook e Twitter. Sotto il podio, infine, le squadre professionistiche americane: i New York Yankees del baseball, con un valore di 2,3 miliardi, e i Dallas Cowboys del football americano.

IN BREVE l AUTO I modelli che resistono meglio alla prova-tempo: Opel n.1

l FERRARI L’azienda ai dipendenti: meno e-mail, parlatevi di più

Chi sta pensando di cambiare la sua auto potrebbe trovare interessante una recente classifica di Federauto su dati Dat-Italia, con l’elenco delle vetture meno propense a “invecchiare” nel tempo. Secondo le informazioni relative alla svalutazione delle auto usate in Italia nell’ultimo anno, quella che si è mantenuta meglio è la Opel Adam 1.4 (100cv Slam): ha conservato l’87,87% del suo valore rispetto al prezzo di listino dell’anno scorso. Seguono la Land Rover Freelander II (2Wd 2.2 eD4 Se) e la Porsche 911 Carrera 4, rispettivamente con l’86,96% e l’86,91%. Valori residui molto alti anche per la nuova A3 di Audi (83,68%), la Opel Mokka 1.6 (82,93%), la Mini Paceman Cooper di Bmw (82,63%), il Maggiolino 1.4 (82,13%) e la Golf 1.6 Tdi di Volkswagen (81,42%).

Ferrari invita i suoi dipendenti a “parlarsi di più e scriversi di meno”. E impone una norma aziendale che limita il numero massimo delle e-mail consentite. Per incentivare una comunicazione più efficace e diretta, il colosso di Maranello ha introdotto una regola in base alla quale ogni dipendente Ferrari potrà inviare la stessa mail internamente soltanto a tre persone. Una mossa, questa, che ha l’obiettivo di evitare l’utilizzo improprio della posta elettronica, con decine di destinatari per ogni messaggio anche su argomenti che spesso non li riguardano. Anche perché, osserva Ferrari, il continuo invio e la ricezione di e-mail è una delle principali cause di inefficienze e di perdita di tempo nella vita lavorativa quotidiana all’interno delle aziende.

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HANNIBAL LECTOR A volte gli errori si commettono per troppa prudenza

“Quando arrivavano le noci in tavola, noi figli potevamo prenderne due con garanzia oppure quattro senza: le due noci con garanzia erano rimpiazzabili se guaste. Le quattro noci invece andavano prese come venivano, guaste o buone. Come mai mio fratello spesso ne preferiva due sicure, anche se sui tempi lunghi era più conveniente prenderne quattro? Voleva evitare a tutti i costi la delusionedi quando raramente si finiva in perdita, avendone prese quattro ed essendone capitate più di due guaste?”. È con questa riflessione che Paolo Legrenzi, coordinatore del laboratorio di economia sperimentale Swiss & Global dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, apre il suo libro intitolato “Perché gestiamo male i nostri risparmi” (editore Il Mulino). Obiettivo del volume, spiega l’autore, è esplorare i meccanismi mentali che ci guidano negli investimenti, meccanismi spesso dominati da paure, emozioni, illusioni e rimpianti che ci ingannano portandoci a decidere nei momenti sbagliati, a temere perdite improbabili e a ignorare i veri pericoli in agguato. “In questo libro analizzerò i due fondamentali paradossi del risparmio”, scrive Legrenzi nel primo capitolo. In conclusione, l’esperto osserva che la gestione dei risparmi è sostanzialmente una lezione di saggezza, di modestia e di accettazione della variabilità di un mondo ormai globale. Insomma, una lezione di vita.


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di Luca Spoldi

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Promotori in affanno o clienti troppo ingenui?

I lettori si dividono sul caso di Marcello Settineri, radiato dalla Consob Da discutere il caso di Marcello Settineri, segnalato alla Consob nel febbraio 2012 da Banca Mediolanum (dalla quale, dopo vent’anni, si era dimesso nell’ottobre del 2011) e poi dalla Commissione stessa radiato per avere acquisito la disponibilità di 100.000 euro di pertinenza dei clienti, per avere omesso di dare esecuzione a operazioni in strumenti finanziari precedentemente con-

Peter Mayr

cordate con il cliente e per aver accettato dai clienti mezzi di pagamento con caratteristiche difformi da quelle prescritte. “Devil” si domanda: “Ma come si fa a consegnare a un promotore un assegno in bianco, di 100.000 euro poi, mica fragoline di bosco! Colpa grave del promotore”, conclude il lettore, “ma se la gente fosse un po’ sveglia queste cose non accadrebbero mai”. Mentre “ExSvp” iro-

nizza: “Tra riunioni-fiume in location non congeniali, trasferte, quota ufficio e quant’altro, stava andando a rotoli. Non giustifico, ma capisco”.

I portafogli dei nuovi arrivati vanno da 2 a 5,5 milioni Forse non “acquisizioni importanti” come sembra ironizzare “Devid”, ma pur sempre ingressi che rafforzano la rete su piazze con buon potenziale (tre ingressi sono su Roma, due in Campania) e, aggiunge un “ex pf di F&F Banca”, “per quanto riguarda i pf di Finanza &

Stesso tetto per consulenti e promotori Non tutti sono favorevoli all’Albo unico Consulenti indipendenti (fee only) insieme ai promotori finanziari, almeno per quanto riguarda l’Albo professionale? Non tutti sembrano convinti. Categorico, per esempio, è “pb”, che spiega: “La consulenza cosiddetta indipendente, che così

non è, cerca di nuovo di far pagare a noi pf il costo di un’altro carrozzone che serve solo a loro. Pagatevelo, mai nel nostro Albo e mai a nostre spese”. E poi aggiunge: “solidarietà a Conti Nibali, che si è dimesso per impedire questo scempio”. Più pru-

@amingardi Gli esportatori di capitale sono benefattori della Patria, perché i capitali scappano quando governi dissennati li dilapidano. A sostenerlo fu Luigi Einaudi (che certo non si riferiva a delinquenti o evasori).

Poca diversificazione

Südtirol Bank cresce a piccoli passi Südtirol Bank ha da poco reclutato una cinquina di promotori nel Centro Sud, provenienti da Finanza & Futuro (due), Apogeo Consulting (uno), Barclays Bank (uno) e Credem (uno). I portafogli di riferimento vanno da un paio di milioni di euro a circa 5,5 milioni.

Esportatori di capitale

Futuro, i loro portafogli sono di poco sotto la media della rete”. Insomma, con una politica di acquisizioni mirate il presidente dell’istituto Peter Mayr pare intenzionato a rafforzare la sua struttura, che in questi mesi si sta dotando anche di una nuova piattaforma.

dente Giorgio, che attende di vedere “come reagiscono le associazioni dei consulenti che, finora, sono state molto morbide” (Ascosim e Nafop si sono dette favorevoli, n.d.r.). Mentre “Elfo” appare sconfortato: “Certo, Nafop e Ascosim si sono subito allineate. E conclude, amaro, “hanno vinto, come sempre, le lobby”.

@MAX JUMP L’italiano non diversifica: due terzi del risparmio complessivo sono in immobili e l’altro terzo in conti bancari e in titoli di Stato. La “home bias” è una trappola mentale, ma in Italia manca educazione finanziaria.

Il debito sale @phastidio Il debito pubblico nell’eurozona alla fine del primo trimestre del 2013 è salito in media al 92,2% del Prodotto interno lordo, dal 90,6% del quarto trimestre dello scorso anno. Un successo reiterato, non vi pare?

Stipendi da banchieri @scarlots Sulla Rai ad #Agora si parla di tetto agli stipendi. Bravi, ma chiedere a Gianluca #Verzelli di Banca Akros che pensa del tetto agli stipendi dei banchieri è come chiedere all’oste se il vino è buono.

Patrimoniale? No, grazie @borghi claudio Pensate che fortuna: prima avevi il lavoro, lo stra-tassavano, riuscivi a comprare una casa, poi perdi il lavoro e adesso tassano la casa (parlando dell’ipotesi di una patrimoniale in cambio di minori imposte sul reddito).

VISTO SU BLUERATING.COM Skandia Vita sponsorizza il Tour de Pologne

Più ricorsi all’Arbitro bancario finanziario

Bankitalia: conviene cambiare conto corrente

Azimut conquista Augustum Opus sim

Skandia Vita, società di diritto italiano del gruppo Old Mutual, affianca la divisione polacca di Skandia nella sponsorizzazione dell’edizione 2013 della gara ciclistica Tour de Pologne, che quest’anno parte dal Trentino.

Salgono i ricorsi all’Arbitro bancario finanziario. Nel 2012, secondo la relazione annuale della Banca d’Italia, sono stati 5.653 contro i 3.578 ricorsi del 2011 (+58%). L’età media dei ricorrenti è di 48 anni.

Secondo la Banca d’Italia, nel 2012 le spesa di gestione dei conti correnti in media sono calate a 101 euro: quelli aperti nell’ultimo anno sono costati 60,5 euro; quelli aperti cinque o dieci anni prima, 99,6 euro.

Augustum Opus sim, società guidata dall’ex numero uno di Meliorbanca Private Giuliano Cesareo, entra nell’orbita di Azimut, che salirà al 100% entro i prossimi sei anni.

Alcune notizie tra quelle riportate in questo spazio potrebbero essere state riprese in modo più approfondito in altre pagine del settimanale.


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