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periodico - numero 6 novembre / dicembre 2012 www.apuliamagazine.it

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Anno 2 – Numero 6 Novembre / Dicembre 2012 Registrazione n.53/2010 del Tribunale di Bari

DIRETTORE RESPONSABILE Rosalia Chiarappa r.chiarappa@apuliamagazine.it IDEAZIONE E COORDINAMENTO EDITORIALE Alessandra Dall’Olmo a.dallolmo@apuliamagazine.it PROGETTO GRAFICO Maurizio Fontana m.fontana@apuliamagazine.it REDAZIONE Antonella Cuccovillo a.cuccovillo@apuliamagazine.it Mara Giorgio m.giorgio@apuliamagazine.it Francesca de Leonardis f.deleonardis@apuliamagazine.it SOCIETÀ EDITRICE Associazione Culturale AEMME GROUP

S.P. 231 Andriese Coratina Km. 0,30 Modugno (Ba) aemmegroup@apuliamagazine.it

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La prima copertina d’autore è un’opera di Leon Marino riprodotta fotograficamente da Enzo Selicato

Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo

Hanno collaborato a questo numero Per i testi: Linda Cavallo, Giancarlo Ciccarone, Roberto Lacarbonara, Ariel Mafai Giorgi, Rosalba Matarrese. Per le foto: Antonella Battista, Joseph Cardo, Speranza Casillo, Franco Cautillo, Daniela Ciriello, Mimmo Demattia, Michele Giacovelli, Rocco Lamparelli, Antonio Lillo, Francesca Moscheni, Stefano Napoletano, Enzo Selicato, Domenico Zagaria. Si ringraziano l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo e viaggiareinpuglia.it Traduzioni di Umberto Cassano Un grande grazie a Gigi Leonetti, Lella Mariani e Rossella Ressa. Tutti i nostri collaboratori inclusi i membri della redazione e lo staff editoriale forniscono la loro opera a titolo gratuito

Copyright 2012 am apulia magazine - Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali senza il consenso scritto dell’Editore. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge.


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EDITORIALE MASSERIE MONUMENTI DI PIETRA LA TUNISIA È VICINA DALL’OFANTO ALLE MURGE LA CITTÀ DEI DOLMEN DAGLI IPOGEI AL MARE LA VIA DEI TEMPLARI LUNGO I TRATTURI DELLA TRANSUMANZA LA BELLEZZA DELLA SEMPLICITÀ INTERVISTA A MANO LIBERA APULIANSTYLE GLOBETROTTERS FROM BRINDISI TO...

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39 L’UOMO CHE AMA LE DONNE 42 AMORE E RIVOLUZIONE 46 TANTE COSE VERAMENTE 50 UNA STORIA LUNGA 36 ANNI 54 LA PUGLIA NEL CANESTRO 56 BRANI DI PREZIOSA MEMORIA 64 69 VINI IN FESTA 73 EVENTI 80 84


© Daniela Ciriello

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MASSERIE MONUMENTI DI PIETRA 6

e masserie sono delle vere e proprie “ville fortificate” sparse su tutto il territorio pugliese. Da luoghi di lavoro, testimonianza della dura fatica nei campi a difesa dalle invasioni nemiche, le masserie sono diventate uno dei tesori della Puglia, ambite come dimore residenziali e stagionali, ma soprattutto come alberghi, resort e aziende agrituristiche. La masseria rappresenta uno degli aspetti più singolari e suggestivi della Puglia: dalla Capitanata al Salento ne sono state catalogate oltre 2.000. Non si tratta certo di una peculiarità pugliese, tuttavia le masserie hanno assunto qui una connotazione particolare, sia per la conformazione territoriale della regione che per motivi di carattere etnico ed economico. Esistono molti documenti che testimoniano le attività delle antiche fattorie rurali: già ai tempi dei romani vi erano costruzioni abitative destinate alla cura delle coltivazioni, usanza che continuò anche sotto la dominazione saracena e che proseguì con le masserie-reggie del periodo SvevoAngioino. Solo nel 1750, Carlo III di Borbone, istituendo il Catasto Onciario, permise la nascita delle masserie come oggi le conosciamo. E come oggi ce le possiamo godere, magari per un soggiorno all’insegna del relax tra Natale e Capodanno alloggiando in suggestivi in ambienti rurali, tra passeggiate a cavallo, escursioni in campagna, acquisto e degustazione di prodotti tipici in azienda, a partire dalle mozzarelle preparate sotto gli occhi degli ospi-


© Domenico Zagaria

turismo

ti fino alla ricotta, alle scamorze, ai caciocavalli, al miele, alla marmellata, ai fichi secchi, all’olio e al vino. Il tutto in questi meravigliosi insediamenti, nati per difendere le genti dai continui attacchi delle bande predatrici che compivano stragi e rovine nei riguardi delle popolazioni rurali della campagna pugliese. Di masserie ne esistono di diversi tipi. Ci sono quelle “di posta”, dove i pastori potevano sostare nei loro spostamenti di transumanza, e quelle “regie”, strutture statali per organizzare la pastorizia e sfruttarne i proventi. La masseria implica di per sé l’idea di una struttura di residenza e di lavoro insieme, funzionale alla gestione di un territorio agricolo abbastanza esteso. All’interno di una masseria si organizzano

la coltivazione, la raccolta, la trasformazione dei prodotti del suolo e l’allevamento del bestiame. Ma le sue caratteristiche sono sempre le stesse: un’area recintata o no che viene di volta in volta definita corte, aia o “campana”, che si estende intorno a un edificio principale. Quest’ultimo serve come abitazione di chi ci vive in permanenza, il massaro e i suoi familiari, ma anche per la residenza, di solito occasionale o stagionale, del signore. Attorno, gli alloggi temporanei, gli spazi di deposito e di lavoro, le stalle e i ricoveri per gli animali. Poi la chiesa o la cappella. Infine, le strutture per l’avvistamento e la difesa da nemici d’ogni genere. Molte masserie mostrano ancora oggi i segni di un severo assetto di

difesa, con inaccessibili torrioni, ripide scale di accesso, profondi camminamenti e uscite segrete. Ci sono, poi, le “masserie borghesi”, quelle masserie, cioè, che uscendo dalle secolari vicende delle proprietà ecclesiastiche e feudali, hanno rinnovato tra Ottocento e principio del Novecento la loro vitalità di insediamento agrario, dandosi a un’economia fondata sulla piccola proprietà terriera, diversificata fra ulivi, mandorli, viti, aree di seminativo, macchie di bosco e allevamento di bestiame. Le varianti sono relative ai luoghi e alla storia, ma questo è il prototipo della masseria pugliese, la “massa” come la chiamavano i Romani della piccola corte di campagna. © riproduzione riservata

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l ponte tra Puglia e Tunisia si è bruscamente interrotto con la scomparsa di Pinuccio Tatarella, il grande statista barese che credeva nella interculturalità e negli scambi fra i popoli. Ce lo racconta, davanti a un caffè, Abdelmalek Behiri rappresentante dell’Ufficio Turistico Tunisino per il Centro e Sud Italia: nel 1998 Tatarella volle fortemente che Bari divenisse la porta del Mediterraneo il punto di incontro annuale con i maggiori rappresentanti del mondo della cultura e del cinema legati alla storia e alle tradizioni dei Paesi che si affacciano su questo mare. Bari come Venezia, dunque. Così, nel settembre del 1998, il capoluo-

go pugliese divenne un crocevia internazionale di ambasciatori, ministri, registi e attori provenienti dalla Tunisia, il primo Paese scelto a rappresentare la cultura e il cinema dell’area mediterranea. Alla rassegna di film tunisini ne sarebbero seguite altre, e già si pensava al Marocco e al Libano come ospiti per le manifestazioni successive. Ma, come già detto, la morte di Tatarella segnò la fine di questo concorso, nato ancor prima del Festival del Cinema di Roma. E, da allora, nessuno è stato capace di raccoglierne il testimone. “Venendo all’oggi – continua Behiri – io che mi sento pugliese non solo di

INTERVISTA AD ABDELMALEK BEHIRI RAPPRESENTANTE DELL’UFFICIO TURISTICO TUNISINO PER IL CENTRO E SUD ITALIA

LA TUNISIA È VICINA 8

adozione, ma anche di tradizione, a volte più dei pugliesi stessi, sono convinto che Bari e la Puglia possano vivere fondandosi su due pilastri che sono turismo e agricoltura. Ma bisogna pensare al turismo in modo professionale, affidando strutture e servizi a gente competente e preparata. Per far ciò è necessario caldeggiare una istituzione del turismo che organizzi, insieme a Camere di Commercio, Confindustria, Aeroporti, convegni e fiere specializzate in cui si incontrino i professionisti del settore, per uno sviluppo turistico più mirato alla reciprocità e a una visione più ampia delle rispettive capacità”. A questo punto chiediamo ad Ab-


Per le foto si ringrazia l’Ente Nazionale Tunisino per il Turismo

delmalek Behiri: per quali motivi un pugliese dovrebbe scegliere la Tunisia come meta per le sue vacanze? “Sicuramente non direi per il mare che è bellissimo qui. Non è dunque il turismo balneare quello che deve spingere un pugliese a visitare la Tunisia, bensì quello culturale, per scoprire le radici storiche comuni, la complementarietà tra popoli che si affacciano su un mare che sin dall’antichità li ha più spesso collegati che non divisi. In Tunisia ci sono presenze archeologiche di Romani e Fenici, e molto interessanti sono i musei che conservano le meraviglie di queste antiche civiltà. Non bisogna dimenticare, poi, che la Tunisia è Africa e del continente al quale appartiene conserva il fascino esotico che si esprime alla sua massima potenza nelle favolose atmosfere del deserto e delle oasi. Altro motivo molto interessante per trascorrere una vacanza in Tunisia è l’enorme offerta per il benessere: è seconda soltanto alla Francia per la talassoterapia”. Ed è anche una meta ideale per i golfisti, offrendo green a cinque

turismo

stelle. Se ne incontrano diversi lungo il percorso da Tunisi a Sousse, tra cui il Cotes de Carthage, costruito nel 1927 e dallo charme molto particolare, il Golf Citrus & Yasmine Golf Course a Hammamet e El Kantaoui Golf Course, a pochi passi dalla marina tanto che c’è la possibilità di raggiungere direttamente il green con le auto elettriche messe a disposizione dalla direzione del porto. E proprio i porti o le marine, come li chiamano qui, sono un altro fiore all’occhiello: dotati di tutto e decisamente più economici di quelli europei. Chiudo l’intervista ad Abdel, come ormai amichevolmente lo chiamo, con un mio ricordo del viaggio nella sua terra, la mia personale “madeleine” proustiana: l’odore intenso e delicato del gelsomino che in Tunisia è dappertutto e la fa da padrone soprattutto negli enormi giardini che circondano i suoi alberghi da mille e una notte, eleganti e fascinosi come solo in certe parti del mondo sanno essere, con servizi esclusivi offerti con grande semplicità, che contrasta con l’estrema ricercatezza degli ambienti. E quasi stordita dal ricordo di questo profumo mi ritrovo a pensare “Au revoir, spero presto!”. Rosalia Chiarappa © riproduzione riservata

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itinerari

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re i fili conduttori per poter conoscere a fondo quel territorio compreso tra l’Ofanto, le saline di Margherita di Savoia e i paesaggi

di una terra antica come le Murge: i prodotti tipici del territorio come olio, vino e mandorle; gli itinerari archeologico-culturali e le bellezze

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© Domenico Zagaria

ambientali e paesaggistiche. Intrecciando questi fili conduttori, si va alla scoperta di questa parte ancora genuina di Puglia, cominciando dalle saline di Margherita di Savoia, le più grandi d’Europa, che assomigliano a un largo fiume di specchi che si estende per venti chilometri su una superficie di 4.000 ettari. Le saline producono fino a cinque milioni di quintali di sale ogni anno,

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mentre le “acque madri” residue e il limo salinico possono curare malattie bronchiali, respiratorie e ginecologiche. Lasciata Margherita di Savoia, così chiamata nel 1879 in onore alla regina d’Italia, scendendo verso l’Ofanto, si raggiunge San Ferdinando di Puglia, dove si possono visitare i caratteristici ipogei che risalgono all’Età del bronzo. Il viaggio prosegue per Trinitapoli, un’altra cittadi-

na famosa per i suoi ipogei. Il più importante è certamente l’ipogeo dei Bronzi, insieme all’altrettanto pregevole ipogeo degli Avori. Addentrandosi, ci si imbatte prima in Canosa di Puglia, che sorge sul tracciato dell’antica via di passaggio di pellegrini e crociati e dove, poco lontano dai famosi ipogei, si trova il mausoleo di Boemondo d’Altavilla, principe di Antiochia, terra conquistata insieme a Gerusalemme du-


itinerari

rante la prima spedizione in Terra Santa. E poi in Corato, terra dell’olio, del vino e della pasta, dove si visita la Necropoli di San Magno, il Dolmen Chianca dei Paladini, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e il centro storico. Dopo, il paesaggio si fa sempre più arido e avaro fino a Minervino Murge, il “balcone della Puglia”, sotto il quale si apre lo sconfinato panorama delle Murge, comune anche a Spinazzola, cittadina che si presenta appollaiata su una terrazza circondata da scarpate e affacciata sulla valle del torrente Locone. Tornando verso il mare si raggiunge Bisceglie, affacciata col suo porto sull’Adriatico. La parte antica della città conserva numerose testimonianze artistiche e architettoniche come la splendida Cattedrale e i numerosi palazzi nobiliari. Ma Bisceglie viene ricordata soprattutto per le costruzioni funerarie di età preclassica, chiamate Dolmen, dei quali il più importante e meglio conservato è quello detto La Chianca, e che sono sparse nelle sue campagne. E tra queste preziose e per certi versi “oscure” testimonianze del passato termina il nostro viaggio dalla terra al mare e viceversa. Rosalia Chiarappa © riproduzione riservata

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Bisceglie LA CITTÀ DEI DOLMEN

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isceglie si affaccia sull’Adriatico col suo piccolo porto che sorge su una tipica e profonda erosione del territorio, detta “Lama”. La cittadina deriva il suo nome da Vescegghie che era la zona dove un tempo cresceva un tipo di quercia, il Viscile. Lo stemma della città, infatti,

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è rappresentato da un albero di quercia sradicato di colore oro in campo rosso con forma di scudo. Ricordiamo che il colore oro dell’albero è dovuto a Carlo II d’Angiò che volle premiare la città per la sua fedeltà. La città vecchia, situata in posizione sopra-

elevata, conserva numerose testimonianze storiche e architettoniche come case del XV e del XVI secolo, la splendida Cattedrale, la chiesa di Santa Margherita del 1197, l’antica chiesa di Sant’Adoeno e il Castello Medioevale costruito dagli Svevi e in seguito ampliato e abbellito dagli Angioini. Ma


itinerari

fiora tra i verdi ulivi delle sue campagne ci svela che l’uomo è presente nel territorio di Bisceglie da almeno 3.500 anni. Sorgono a breve distanza l’uno dall’altro, al massimo uno o due chilometri in linea d’aria, lungo il percorso di Lama Santa Croce. Se ne contano quattro, benché in passato

fossero più numerosi. Testimonianza di antichissimi insediamenti preistorici è anche la Grotta di Santa Croce nelle vicinanze di Bisceglie. Si è resa famosa dopo il ritrovamento del femore destro di un uomo della razza di Neanderthal, oltre a numerosi reperti come ceramiche,

© Rocco Lamparelli

Bisceglie viene ricordata in tutti gli itinerari archeologici soprattutto per la presenza nel suo agro di diverse costruzioni funerarie di età preclassica, i Dolmen, dei quali il più importante e meglio conservato è quello detto La Chianca. Questo dolmen di età megalitica che af-

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selci, raschiatoi, oggi conservati nel Museo Civico Archeologico “F. Saverio Majellaro”. Tornando nel centro cittadino, imponenti sono i palazzi Tupputi dei marchesi Curtopassi, isolato sui quattro lati, e Ammazzalorsa, massiccia costruzione in cui si possono ammirare una raccolta privata di dipinti del Grosso, di sculture del Dossena e alcune collezioni. Via Frisari regala all’osservatore l’elegante paramento a bugne diamantate di palazzo Frisari, bellissimo esempio di passaggio da abitazione a struttura verticale, casa-torre,

ad abitazione a struttura orizzontale, casapalizzata, mentre una maschera apotropaica sfacciata e beffarda sogghigna nella seicentesca rostra che adorna il portale di palazzo Berarducci. Su via Trento, dopo il convento dei domenicani, oggi residenza municipale, si incontra il palazzo che Prospero Manes, ricco commerciante di grano, fece erigere nel 1776, riuscito compromesso tra il gusto rococò e quello neoclassico. La chiesa di Santa Margherita è la gemma di Bisceglie. Fine modello di architettura romanico-pugliese, venne costruita dalla

i suggerimenti di Francesca BISCEGLIE è famosa per i dolmen e alcuni pregevoli casali di campagna come Casale S. Nicola (Via Carrara Reddito La Notte - tel. 0803968689) e Masseria S. Felice (Via Strada San Felice tel.3356288532), finemente e fedelmente ristrutturati. Per fare sosta e riposare, immergendosi nella quiete della natura agreste, ma a pochi passi dal mare, suggeriamo l’Agriturismo Le Vedute (S.P. 23 Km 9.00 - tel. 0803952416) o il suggestivo B&B Le Terrazze (Via Trento, 34 - tel.3456443918).In sera16

famiglia dei Falconi fuori le mura urbane nel 1197. La facciata a cuspide a paramento liscio termina in un frontone triangolare con coronamento di archetti rampanti e ha una rosa scolpita con la sigla della santa. All’interno, addossati al fianco sinistro, ci sono tre sepolcri dei Falconi, gli unici del genere nell’Italia meridionale. Rosalia Chiarappa © riproduzione riservata

a cura di Francesca de Leonardis

ta, una passeggiata nel centro storico è d’obbligo e richiede una visita ad alcuni dei palazzi d’epoca più belli come il palazzo Ammazzalorsa, che in alcuni giorni della settimana è aperto anche come Enoteca della Cantina Vetrère della Famiglia Bruni (Via Trieste,12 - tel.995661054.Numerose le trattorie presenti, fra le quali l’ Antica Locanda (Via Tupputi, 36 - tel.0803929000), ove gustare gli antipasti tipici dell’antica “Vescegghie”. Tra i tanti prodotti della terra, spiccano le ciliegie della varietà “Ferrovia”

e un eccellente olio extravergine di oliva. Da non perdere il famoso “sospiro”, antico dolce tipico di Bisceglie; oggi quello degno della miglior tradizione è quello del Bar Cattedrale (Via C. Dell’Olio, 23 -tel.0803957890). Mentre il più recente esperimento dell’arte pasticcera biscegliese è il PanettOlio del Cav. Pantaleo dell’Olio (Via Stoccolma, 37 - tel.0803600174 info@dolcesanpietrosrl.it). Si tratta di un panettone creato rinunciando al burro e utilizzando al suo posto l’olio extravergine d’oliva.


© Domenico Zagaria

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alla bellezza dell’oasi naturalistica dell’Ofanto, l’antico Aufidus (nei pressi fu combattuta la celebre Battaglia di Canne) sino alle testimonianze storiche del passato, si può dire che tutta la Daunia meridionale porta impresse le tracce di una storia antica e affascinante. Per chi si avventura nel territorio della sesta Provincia pugliese, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Sono davvero tanti gli itinerari per gli appassionati di storia, natura e archeologia: alla scoperta di siti, parchi naturalistici, ipogei. L’itinerario suggerito unisce la natura dell’Ofanto, ricca di bellezze paesaggistiche, fauna e flora tipici alla storia e all’arte di un popolo antichissimo. La prima tappa del nostro viaggio è San Ferdinando di Puglia, dove si possono visitare i caratteristici ipogei che risalgono all’Età del bronzo. Gli ipogei sono strutture complesse, scavate nella rocca calcarea e concentrate in aree d’interesse archeologico. Non solo archeologia. San Ferdinando è nota per le coltivazioni del carciofo violetto. Si narra che Federico II avesse in queste terre una serie di interessi fondiari, e che abbia lasciato traccia della sua presenza nella gran quantità di belle masserie. Il carciofo è una vera prelibatezza ed è utilizzato in una molteplicità di ricette, crudo cotto, fresco e in conserva sott’olio. Da segnalare la Fiera nazionale del carciofo, che si tiene ogni anno nel mese di novembre. Da San Ferdinando si può proseguire per Margherita di Savoia famosa per le spiagge di sabbia finissima e il centro storico con i suggestivi scorci sul mare.

itinerari

DAGLI IPOGEI AL MARE

da San Ferdinando di Puglia

a Margherita diSavoia i suggerimenti

Rinomato centro balneare, conosciuto per le sue Terme e perché vi si trovano le saline più grandi d’Europa, in estate pullula di turisti ed è ricca di eventi e spettacoli. Vale la pena di visitare la riserva naturale della Zona Umida delle Saline (Trinitapoli- Margherita di Savoia), di valore internazionale. Consigliata una sosta al Centro di Educazione Ambientale “Casa di Ramsar” di Trinitapoli nei luoghi in cui, tra aironi, rapaci, cigni reali e fenicotteri rosa, Federico II di Svevia scrisse il “De arte venandi cum avibus”. Rosalba Matarrese © riproduzione riservata

di Francesca

a cura di Francesca de Leonardis

MARGHERITA DI SAVOIA, località gemellata con Miami, aprirà al viaggiatore lo scenario delle più grandi saline d’Europa. Celebri anche le Terme, con acque salso bromo iodiche. Sarà possibile pernottare presso il Grand Hotel delle Terme (via Garibaldi - tel. 0883.656888), un quattro stelle ubicato in pieno centro, con centro benessere e SPA club annessi, con vista mare, oppure presso il B&B La Perla delle Saline (via Garibaldi - tel. 0883.651091 o 333.8426011), anch’esso centralissimo. Per poter gustare le specialità locali, suggeriamo il ristorante Il Galeone (tel. 0883656888), ubicato all’interno del Grand Hotel Terme, ove è sempre disponibile pesce pescato tutti i giorni. A SAN FERDINANDO DI PUGLIA vale la pena di visitare la Tenuta donna Grazia di Grazia Russo (Via 24 Maggio, 16 - tel.0883620797), un’azienda agricola dove è possibile degustare e acquistare i prodotti tipici all’interno della Casa del contadino Giuseppe, un vecchio basso ristrutturato. 17


LA VIA DEI TEMPLARI

da Spinazzola a Minervino Murge

La Puglia, per la sua posizione geografica strategica, ha sempre fatto da crocevia fra Occidente e Oriente e come tale ha rappresentato una delle arterie principali lungo i quali i pellegrini dalla Francia e da Roma giungevano in Terra Santa attraverso i porti di Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi. All’interno, la Murgia offriva all’ordine del Tempio ricchi pascoli e grandi masserie con notevoli estensioni terriere che venivano chiamate “grancie”. Nella nostra regione i Templari cominciarono a insediarsi nelle fertili pianure della Capitanata e della Murgia in terra di Bari. Ma la più antica testimonianza della loro presenza in Puglia risale molto probabilmente al 1137, quando venne edificato un ospedale voluto da Accardo signore di Lecce, nelle sue proprietà a Spinazzola. Tale ospedale è ancora oggi visibile nella cittadina, tra via La Torre e via Vignola. A Spinazzola i Templari ebbero anche la chiesa di San Benedetto “de nuce”, ubicata in località san Cesario, la chiesa di San Giovanni al castel-

i suggerimenti di Francesca a cura di Francesca de Leonardis MINERVINO MURGE - SPINAZZOLA: percorrendo la ex SS 98, si arriva facilmente nella patria del fungo Cardoncello, prelibatezza tipica del roccioso territorio murgiano. Si tratta del territorio compreso 18

lo e altri beni vicini alle terre appartenenti alle monache di Gravina. La cittadina si presenta ancora oggi appollaiata su una terrazza circondata da scarpate e affacciata sulla valle del torrente Locone. Sicuramente questa posizione facile da difendere da attacchi esterni e la presenza di acqua, in contrasto con la generale scarsità tipica della regione, ne fecero sito ideale per un insediamento templare. A ovest del paese, vi sono dei boschi latifoglie prevalentemente di roverelle, immersi nelle valli confinanti con la Basilicata. Poco distante dal paese sorge un altro simbolo della presenza dei Templari: i ruderi del castello di Garagnone, ubicato nell’omonima contrada, sulle rocce della Murgia, fra Poggiorsini e Spinazzola, poi appartenuto al feudo degli Orsini. Tesori del centro cittadino sono le fontane, importanti sia da un punto di vista storico che utilitario: Dirolla, Raica, Pilone, San Francesco, San Vincenzo, Gadone, Accannata, Casalvecchio, Pisciarello. Ma non si

fra i comuni di Minervino Murge, Spinazzola e Poggiorsini. Poco prima di entrare in Minervino, autentico balcone affacciato sulle colline della Murgia, troviamo la splendida Masseria Bàrbera (Strada Statale 97, Km 5.850 - tel.0883692095): il padrone di casa, Riccardo Barbera, ha recuperato e valorizzato un bene di famiglia, offrendo in condivisione agli ospiti quanto di più prezioso il territorio abbia da regalare: dalla ricotta freschissima ottenuta dal latte appena munto, alle erbe, spezie e verdure raccolte nella sua tenuta, all’olio extravergine pro-

può lasciare Spinazzola senza una passeggiata nei boschi che la circondano. Consigliata la puntata al bosco eredi Lograno, dove si trova la roverella più grande della Puglia, confinante con il territorio di Montemilone. La presenza templare viene registrata anche a Minervino Murge, dove gli appartenenti all’ordine ebbero una propria domus, e non solo possedimenti. Conosciuta come il balcone delle Puglie, per la sua posizione a dominio della valle dell’Ofanto, e più volte distrutta durante i secoli, la cittadina si presenta inaspettatamente preziosa e nobiliare: i palazzi e le chiese vantano elementi architettonici di pregio e molto ricche sono le facciate datate seicento e settecento, i secoli d’oro del suo sviluppo. Da non perdere la visita al castello, che domina il territorio ed è ora sede del Municipio, alla cattedrale e al borgo medievale Scesciola. Rosalia Chiarappa

dotto dalla sua famiglia. Eccellente la cucina: non si può andare da Riccardo e non assaggiare il fungo cardoncello ai ferri esaltato da un filo d’olio d’oliva. Unico. Altra tappa è senz’altro la Osteria Cantine Brandi dei F.lli Carlone (Via Calata Brandi,7 - tel. 0883693621). Bella terrazza, grande ospitalità e cucina tipica. Piatto forte: filetto d’asino con funghi cardoncelli alla griglia. Al Cavaliere Bayard, figura storica della cittadina,la tradizione dolciaria ha dedicato il noto panetto di Minervino, dolce tipico a base di fichi secchi, uva passa, mandorle, profumi


itinerari

S

ulle tracce dell’antica rete viaria della transumanza - articolata in tratturi, tratturelli e bracci - sono davvero tanti gli itinerari per il visitatore che si avventura in questo territorio: alla scoperta di siti, ipogei, mausolei, dolmen e insediamenti. Questi sentieri erbosi o in terra battuta, venivano utilizzati dai pastori per “migrare” con i propri animali alla ricerca di pascoli freschi e temperature più miti. Sul declivio di un colle delle Murge, l’antica città di Canosa, che domina la valle dell’Ofanto e il Tavoliere, è

il punto di partenza per un itinerario che si snoda, attraverso questi sentieri tra le campagne, fino a Trinitapoli. Canosa si trova alla convergenza di diversi tratturi: due di loro passano attraverso il ponte romano del fiume Ofanto e un terzo comincia poco distante dal centro. Il Tratturo Regio si snoda nel tratto compreso fra il Ponte Romano sull’Ofanto e il Mausoleo Bagnoli, ripercorrendo un tratto della via Traiana. Lungo l’itinera-

rio si può ammirare anche il sito dell’Anfiteatro romano (I sec. d.C.) A Canosa, l’antica Canusium, nota per gli antichi ipogei (del Cerbero, dell’Oplita, Lagrasta), le terme romane, i templi (Giove Toro) e la ceramica (da non perdere quella del Museo civico tra cui i caratteristici vasi a decorazione

Trinitapoli, Canosa e Corato LUNGO I TRATTURI DELLA TRANSUMANZA di arancio e vin cotto, che si può gustare da presso Schiraldi Arte Pasticcera (Corso Alcide De Gasperi 13, tel. 0883692419). A CANOSA, prendendo la navetta per l’antica Canusium, si va alla scoperta dei famosi siti archeologici, tra i più antichi e meglio conservati d’Italia. All’ora di pranzo, è d’obbligo la sosta alla Locanda (Via Balilla, 2 - tel.0883615095) dello chef Antonio di Nunno, altro brillante custode delle più genuine tradizioni della gastronomia pugliese. Per dormire la storica Country House della azienda Cefalicchio

(Contrada Cefalicchio S.P.143 - Tel.0883662736) è un luogo in cui non manca nulla: relax, verde, storia, olio, vino e cucina; il tutto caratterizzato dall’elemento biodinamico. Grande è l’emozione che si prova salendo sulla terrazza panoramica della casa padronale: da un lato il vulcano spento del Vulture, dall’altro il mare e, dall’altro ancora, Castel del Monte. Scenario incomparabile! A CORATO si fa sosta per assaggiare l’incredibile gelato all’olio d’oliva da AlexArt (Piazza Mentana, 20 - tel.3408313575) vincitore del Premio Creativi-

tà “Gelateria dell’anno 2012” (crema di latte all’olio extravergine di oliva). Sempre in città, poi, è possibile condividere le emozioni della cucina pugliese presso Anice Verde (Via Salaria, 3 - tel.0808725679 - 3402565409 www.aniceverde.com), prestigiosa scuola di cucina condotta da Pasquale Procacci Leone. Per una sosta a TRINITAPOLI, suggeriamo la Tenuta San Francesco (Via S.S. 16 Km 736 tel.0883639059): agriturismo con B&B, maneggio e cucina tipica. 19


itinerari

ve la gustosa varietà canosina. Il nostro viaggio prosegue per Trinitapoli, famosa per i suoi ipogei. Il più importante è certamente l’ipogeo dei Bronzi, insieme all’altrettanto pregevole ipogeo degli Avori. Per chi non si sottrae al fascino dell’arte antica, è consigliata la visita al Museo degli ipogei di Trinitapoli dove sono conservati reperti preistorici, tra cui lo scheletro dell’imponente Gigante di Trinitapoli. Ultima tappa Corato: siamo nella terra dell’olio, del vino e della pasta. Vale la pena di visitare la Necropoli

di San Magno, il Dolmen Chianca dei Paladini, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e il centro storico. Immersa nel suggestivo scenario delle Murge, Corato è una città vitale e nota per le sue produzioni agro-alimentari. Consigliata una tappa in uno dei tanti agriturismi della zona dove si possono gustare piatti tipici della tradizione locale. Rosalba Matarrese © riproduzione riservata

© Domenico Zagaria

plastica applicata del IV-III secolo a. C.). Consigliata la visita alla Cattedrale di San Sabino, con il battistero di San Giovanni di età paleocristiana, la basilica di San Leucio, il Mausoleo Boemondo e Palazzo Iliceto, sede del museo civico. Il patrimonio storico-archeologico è oggi valorizzato da una serie di iniziative: le notti dell’Archeologia tra giugno e settembre e numerosi eventi dedicati. Da non perdere la Sagra della Percoca, ad agosto, nella vicina frazione di Loconia che promuo-

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ra da tempo che Francesca mi parlava di Torrevento, l’azienda vinicola della famiglia Liantonio, situata nel cuore della Murgia nord occidentale nel Parco Nazionale ai piedi del castello federiciano. Così abbiamo deciso di andarci in una giornata di sole; scese dall’auto ci ha colpito l’aspro odore del mosto e delle vinacce …era tempo di vendemmia.

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Siamo state accolte da Alessandra Tedone collaboratrice di Francesco, il creatore della Torrevento srl dal 1989, anno in cui, laureato in economia e già affermato nel marketing e comunicazione, decise con entusiasmo e passione di scommettere su questa impresa. Venne perciò a vivere in questa splendida masseria ex monastero del’600 acquistata nel’48 dai fratelli Liantonio

che conservava intatte la vecchia cantina, le stalle e le mura spesse 1,50 metri ed era circondata da 57 ettari di vigneto, diventati in seguito 400 di cui 200 in gestione. Francesco rinuncia presto alla professione e veste i panni del contadinooperaio per reimpiantare, in anni in cui in Puglia imperavano Cabernet, Merlot e Chardonnay, i vitigni autoctoni: Nero di Troia, Bombino nero,


Bombino bianco e Pampanuto. Così, nel 1993 nasce il Vigna Pedale, primo vino a essere vinificato in purezza da uve “Nero di Troia”, che egli considera il vino del cuore e che da sei anni consecutivi è premiato con i tre bicchieri del Gambero Rosso. E pensare che tutto ha avuto inizio alla fine dell’800, quando il nonno, appena dodicenne, emigrato a New York, comincia a vendere ghiaccio e dopo quindici anni acquista l’azienda produttrice che venderà più tardi allorché per nostalgia ritornerà in Puglia e investirà i suoi soldi in vigneti e uliveti. Per Francesco è importante conservare la tradizione e contemporaneamente stimolare l’innovazione, senza dimenticare il rispetto dell’ambiente: è stato installato qui il primo impianto fotovoltaico in Puglia e Torrevento possiede tutte le certificazioni ambientali come azienda a impatto zero, rispettosa della tradizione e del territorio. Lo ascoltiamo sottolinearci l’importanza del lavoro di squadra, delle sinergie tra aziende grandi e piccole: in una

parola, della necessità del brand Puglia di riscattare il retaggio culturale e commerciale di un vino considerato, per secoli e a torto, esclusivamente da taglio a servizio dei più blasonati prodotti delle altre regioni. L’azienda produce una vasta gamma di vini: i Quotidiani della linea “èARTE”, i Classici tra cui il Ghenos, un Primitivo di Manduria in purezza, il Bacca Rara (50% Bombino bianco, 50% Chardonnay) e il Kebir (50%Nero di Troia, 50% Cabernet Sauvignon) considerati il re e la regina della produzione; i Varietali della linea “Matervitae”: Bombino bianco, Fiano, Falanghina, Bombino nero, Aglianico e Negroamaro e, tra gli “Innovativi”, il Moscato di Trani Dulcis in fundo e il Mare mosso bianco e rosé. Seppure sia notorio che il vessillo dell’azienda è rappresentato dal DOCG Vigna Pedale Riserva, Francesco non manca di ricordare che il risultato più rimarchevole degli ultimi tempi è rappresentato dal Veritas, primo vino rosato, ottenuto da uve di Bombino Nero in purezza, ad avere il

riconoscimento di DOCG in Italia. E il riconoscimento, prescindendo dalla pur legittima soddisfazione per l’Azienda, va considerato un traguardo importante per tutta la Puglia vitivinicola. Il simbolo dell’azienda è costituito da tre ottagoni indicativi delle tre produzioni, olive, uva e grano, concatenati in un unico progetto: la pasta Altigrani, che ha cotture brevi e uniformi per la ristorazione, e l’olio extravergine da olive coratine Appios. Ci fermiamo ancora ad ammirare le cantine, che ora sono ubicate nell’antica masseria: appare incredibile vederle collocate a otto metri di profondità, in condizioni climatiche assolutamente ideali. Passiamo, infine, per l’antica stalla, che oggi è una sala per la degustazione a disposizione dei clienti, ma ormai è tardi e andiamo via salutando i nostri ospiti. Francesca de Leonardis e Mara Giorgio © riproduzione riservata

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LEON MARINO

LA BELLEZZA DELLA SEMPLICITÀ I

ntanto desidero fare una piccola premessa a proposito della “semplicità”, prima ancora di rispondere alle domande. Personalmente ho sempre considerato la semplicità un valore aggiunto della vita: è un regalo che la vita fa a tutti, indistintamente. E solo successivamente, nel corso degli anni, che questo dono diventa una rarità. Perché molti uomini, non sapendo riconoscere il valore della semplicità, deludono la propria vita e cadono in una vita difettata dalla furbizia, dall’invidia e

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dalla disonestà. Tutto ciò potrebbe sembrare a qualcuno una esagerazione, oppure un gioco di parole, ma io ritengo che sia così… basta guardarsi intorno e tutto si rivela come per magia. Ugualmente succede nel mondo dell’arte, nel quale predominano furbizia, invidia e disonestà. Dove la semplicità di un artista diventa difficile da incontrare, proprio come valore aggiunto, facendosi così dono della vita tramutato in rarità. Contestatemi il contrario, io ve ne

sarò grato e prendendo atto di aver sbagliato, mi fustigherò la lingua e la coscienza e andrò avanti. Questo è Leon. Si è presentato da solo. Ma chi sono stati i suoi maestri? Di solito è sempre un maestro, inteso proprio uno come numero, a essere “guida” o “riferimento” per uno o più allievi. Però la domanda non è sbagliata, è pertinente, perché io ne ho avuti sempre due di maestri, per il mio lavoro di artista. E poiché io sono un “semplice” non


potevo che scegliere due Grandi Maestri semplici: Giotto di Bondone e San Francesco di Assisi. Due grandi “semplici” gravati dal “valore aggiunto” della propria vita: uno dal dono della semplicità pittorica, l’altro dal dono della semplicità spirituale e religiosa. Due semplici che si sono incontrati nello stesso luogo per edificare la casa della grande spiritualità religiosa e della pace umana nel mondo. Io so bene che è una scelta, da parte mia, ardua e complessa, difficile da seguire, però non ho ancora avuto, da parte loro, nessun rimprovero che compromettesse la mia stessa semplicità. Come potresti definire il tuo stile? Anche se lo volessi, non potrei essere diverso da quello che sono stato, ciò che sono e quello che sarò… con tutti i pregi e i difetti di un uomo del sud e, dunque, mediterraneo sia nel mio stile di vita che nel mio stile pittorico, semplice. Dice Tommaso Trini, storico e critico d’arte: “ … è un artista semplice, autentico, perché sviluppa un Genius Loci linguistico personalissimo, ci vuole poco allora a collocare Leon Marino nel crescente rifiorire di un arte Pre-Modernista che coltiva la grazia delle figure e i colori della luce mediterranea, sotto diverse latitudini internazionali. Pensando a Salvo, Ontani, Jan Knap e Lisa Ponti (per dirne alcuni visti alla galleria Toselli di Milano). Trovo in Leon Marino un filone emergente”. E allora direi che il mio stile pittorico è semplicemente mediterraneo, nell’area di una corrente artistica Pre-Modernista. Comunque scimmiottare, come molti altri usano

arte

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€ 2,50

© Rocco Lamparelli

6 - numero periodico mbre 2012 / dice zine.it ottobre amaga www.apuli

fare, non è nel mio stile pittorico tanto meno spirituale. Oltretutto offenderei i miei due maestri. E questo non è giusto! Mi pare! Come nasce un quadro? Come può nascere un quadro? Come prima cosa occorre comperare una tela. Scherzo! Ebbene, un quadro nasce prima ancora di sistemare la tela da dipingere sopra il cavalletto, dentro il proprio studio. Nasce in ogni luogo e in qualsiasi momento, visualizzandosi come semplice ispirazione e, dopo attenta riflessione, prende corpo lo spirito (invisibile) dell’opera da realizzare. A volte basta un niente a ispirarti e suggerirti un dipinto dignitosamente artistico, perché sono i semplici moti del cuore e dell’anima ad azionarsi. Quale è l’idea alla base del disegno che hai realizzato come copertina di am in esclusiva per noi? A proposito, datosi che la domanda

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me lo consente, vorrei fare un appello. Si dice: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio!”. E allora, il primo dipinto/ disegno che ho realizzato in esclusiva per la copertina, dal titolo: “Un mondo in via di guarigione spirituale.” Non è né di Cesare e né tantomeno di Dio, ma è della redazione del giornale am apuliamagazine. E per favore, mi rivolgo a chi sbadatamente l’abbia preso, di riconsegnarlo alla redazione, in silenzio, grazie! E ora passo a dare una risposta alla domanda, sull’idea di base del secondo disegno/dipinto. Ebbene, ancora una volta, ho voluto che l’angelo fosse il protagonista dell’opera da pubblicare in copertina: trattasi di un angelo disoccupato destinato a contare le stelle del cielo. Infatti già il titolo focalizza l’idea di base del dipinto in questione e logicamente, come sempre, è l’iro-

nia a prendere confidenza del mio lavoro artistico. Il titolo è: “A sud di ogni cielo c’è sempre un angelo, disoccupato… contatore di stelle”, giusto per ripercorrere il tempo del mio tempo, perché penso che, ora come ora, anche in paradiso c’è disoccupazione. E sono gli angeli per primi a restare disoccupati: fuori dall’organico di un paradiso non più tanto voglioso di anime appagate di Spirito Santo. Sono gli angeli a slacciarsi il “senale”, quale simbolo più diretto di una categoria servizievole, all’amore divino, sia pure a sud di ogni cielo denso di stelle e carico di beffardi scongiuri. Quanta Puglia c’è nel tuo lavoro? Direi tutta! Senza, però, tralasciare il nostro sud per intero e, il sud di ogni altro sud mediterraneo del mondo. L’arte non ha mai frazionato nessuna cultura o tradizione di un popolo, anzi, piuttosto tende sempre a


arte unificarle. Sarebbe un grave errore e molto riduttivo per un artista, pensare solo ed esclusivamente al proprio territorio. Parafrasando: essere artista (non cittadino del mondo) significa farsi riconoscere per poi integrarsi con altre culture. La capacità del “pensiero” artistico consiste esattamente nella semplicità del linguaggio, il più puro possibile. E la mia Puglia esiste dentro di me e nei pensieri che mi attraversano. Quale è l’opera che hai amato di più fra le tue? Un genitore non può amare un solo figlio, in esclusiva, discriminando gli altri, perché sarebbe un comportamento innaturale. Per cui io amo tutta la mia opera pittorica, senza alcuna iniquità, fosse pure il segno di uno scarabocchio: Wassily Kandinsky e Jean Michel Basquiat ne sono un esempio. L’ora migliore per dipingere? Sicuramente è il mattino, l’ora migliore per dipingere. Oltre ad avere la mente fresca e riposata, la luce fa irruzione nel mio studio/pensatoio, indicandomi la vera essenza del colore, senza falsa ipocrisia. Se non vivessi o lavorassi a Troia, dove ti piacerebbe vivere? Ho sempre viaggiato e continuo a viaggiare molto. Sono stato in molti Paesi e città estere e, dunque, avrei potuto scegliere a piacere dove vivere e lavorare, anche in Italia. Basti pensare che a Milano ho insegnato per diciotto anni presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e volendo

avrei potuto mettere o piantare le radici in questa città straordinaria per l’arte e non solo. Senza offendere le altre! Invece ho preferito viaggiare, affrontando settimanalmente, dal paese alla città e, viceversa, un pendolarismo di sicuro pazzesco, proprio come qualcuno dei miei paesani mi disse: “Tu sei fottutamente pazzo!”. Il motivo è stato uno solo, e cioè che la mia “semplicità” non voleva distrazioni o elementi di disturbo, contrari al proprio spirito riflessivo. Insomma, dipingo in quarantacinque metri quadrati e volendo esagerare arrivo a cinquanta: praticamente in uno spazio ridotto, pari a una grotta eremitica. Una imposizione per non disperdere il mio spirito artistico e non contrariare i miei due Grandi Maestri. Ed è qui dentro, in questo spazio angusto per qualcuno, che ritrovo l’equilibrio della mia semplicità di vita per l’arte, spirituale e creativa. Sia pure, a volte, ascoltando il pis-pissare di un rosario cantilenato delle donne, nella vicina chiesa della mia parrocchia. Mi piace lavorare qui a Troia, dove sono nato e da sempre vivo la dimensione della mia età, in questo paese limitrofo di una Daunia dimenticata. Rosalia Chiarappa © riproduzione riservata

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© Antonio Lillo

© Antonio Lillo

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ginio Iurilli, artista, classe 1943. Indubbiamente uno tra i più bravi scultori italiani. Lo studio di Iurilli è un grande interrato dove, tra sculture, disegni e progetti, fotografie e grandi casse per imballo, le opere sembrano godere di una vitalità inconsueta. Da un lato le nuove terrecotte in attesa di cottura (o di pittura) e, a pochi passi, oggetti provvisoriamente depositati, quasi con impazienza. Come quel grande ammasso di gomma e fil di ferro proveniente da un copertone slabbrato recuperato in autostrada: memoria ravvivata della pittura anni ’70, quando Iurilli dipingeva ed incideva i “Cimiteri d’auto”, inquietanti paesaggi di periferia urbana pregni di malodore e

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consunzione. A volte ritornano! – gli chiedo indicando quelle gomme nere – ci stai lavorando adesso? “Il lavoro dell’artista credo sia quello di prendere appunti e aspettare. Anche settimane o mesi. E poi riprendere discorsi interrotti, perché nel tempo ci rifletti su e ti accorgi che un lavoro cambia e tu ne hai una consapevolezza diversa. Io per anni ho osservato questi depositi di copertoni ogni volta che tornavo a casa da Bari. Ho dipinto più volte questo soggetto in passato e adesso, dopo più di trent’anni, me ne sono portato uno in studio! Però non mi interessa più la motivazione originaria, i temi urbani, il consumo, la vita delle macchine. Subisco in-

vece il fascino puramente formale di queste contorsioni e dei grovigli. Oggi, quell’immagine che allora mi stupiva diventa una scultura nuova, una forma intrecciata e sempre ripiegata su se stessa, di cui io posso ancora stupirmi e stupire”. Ma non si tratta solo di reinventare forme o situazioni viste in passato o lasciate in disparte. Spesso nel lavoro ci sei tu, le tue abitudini, la tua ironia, il tuo modo di vivere la quotidianità. “Esattamente. Io a volte ci scherzo e dico che dell’artista, quando diventa famoso, non si butta via niente! E quando i musei e le gallerie hanno finito di dividersi tutte le opere cominciano a comprare gli oggetti personali, una macchina foto-


© Michele Giacovelli

arte

grafica, un manifesto, un giubbotto o i bottoni della camicia! Tutto ciò che viene assolutamente trascurato in vita acquista valore ben oltre le intenzioni dell’artista. Allora ho pensato: tutta questa roba io ve la do prima, magari porta pure bene! Una decina d’anni fa in una mostra al Museo Nuova Era ho esposto 57 disegni, bozzetti, schizzi privi di valore su cui però volevo puntare l’attenzione. Oggi invece voglio fare di più e introdurre il mio vissuto nell’opera”. Ad esempio, in che modo? “Ad esempio con la nuova serie dei piatti. Io mi diverto a creare intere serie, servizi da 6 o da 12, come fossero piatti realmente utilizzabili in casa. Però, sul fondo, lascio le tracce di quanto ho già mangiato. Il primo servizio di piatti risale al 2009, nell’antologica romana del Complesso Monumentale di San Michele a Ripa. Nell’ex carcere minorile avevo allestito un’ “Ultima cena”,

con 20 piatti neri recanti le tracce del cibo consumato e del pane annerito. A distanza di qualche anno questi piatti recano il mio passaggio e vi sono impressi i pesci - o meglio le lische - consumati durante un pranzo o una cena. Ecco vedi questo piatto rosso? Qui si riconosce lo scheletro di un dentice: sembra una traccia archeologica ma in realtà è il pasto di qualche giorno fa!”. E poi c’è sempre il mare. Assoluto protagonista della tua scultura. “Come dicevamo prima, l’opera è il frutto di quello che osservo e che mi incanta. È così per la serie dei “Mari mossi”, le grandi carte increspate che oggi diventano nuove increspature che fuoriescono da una scatola preziosa”. O dei ricci. “O dei ricci! Che da essere una passione sono diventati un’ossessione, mi perseguitano! Non c’è mostra in cui non mi venga commissionato un riccio da quando iniziai a lavorarci

nel 1991. Però solo lo scorso anno, in occasione della Biennale di Santa Scolastica, ho lavorato al vecchio sogno di un megariccio che potesse superarmi di gran lunga in altezza”. Iginio, un’ultima domanda. Supponiamo che un collezionista voglia proporti una commissione per un lavoro monumentale, maestoso. Ad oggi, istintivamente, cosa proporresti? “Non ho dubbi. Il monumento al riccio, in bronzo. Una grande piazza può ospitare tranquillamente i monumenti ai poeti, ai politici, agli uomini che hanno fatto la storia. Ma lo immagini un monumento dedicato a questa forma così intrigante e a questo frutto del mare così amato in questa terra?”. Roberto Lacarbonara © riproduzione riservata

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AMELIANNA LOIACONO

APULIANSTYLE L

a prima cosa che colpisce in Amelianna è l’energia. Arriva al nostro appuntamento come un ciclone, accompagnata da una giovane studentessa che le ha chiesto udienza per carpire i segreti del mestiere. Ce ne vuole parecchia di energia per sfondare in un ambiente duro come quello della moda a Milano; ancora di più se vieni da lontano, come Amelianna Loiacono - una delle migliori stylist che abbiamo in Italia – che dietro a un aspetto apparentemente tranquillo nasconde una volontà di ferro. Inizia a raccontare la sua storia e dopo due ore siamo ancora li a par-

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lare e a ridere… “Sono andata via da Bari che avevo 18 anni”, inizia a raccontare Amelianna (il nome è una creazione del padre). “Volevo studiare Storia dell’Arte ma mio padre era contrario e per convincermi che fosse una strada senza prospettive, mi fece incontrare un collezionista d’arte. Quell’incontro, invece, mi cambiò la vita e mi portò a studiare prima a Venezia e poi a Bologna. A Milano arrivo solo nel 1996 quando una cara amica di Bari, Alessandra Ricci, mi parla di un lavoro bellissimo dove si vola ai Caraibi per fare dei servizi fotografici e mi segnala il bando per una borsa di studio in una scuola di moda. Lo vinco ed è così che inizio, per un puro caso…”. Quindi servono le scuole specializzate? – la interrompo io. “Ci sono tanti modi per arrivare a questo mestiere; le scuole servano per darti i contatti, possono aiutarti ad aprire delle porte, ma non ti insegnano a fare la stylist. Non è un mestiere che si impara “sui banchi”. Devi avere una tua base, essere curiosa. Le fashion victims, quelle che si vestono seguendo i dettami della moda, mi fanno un pò pena… Quando ho iniziato io, il mestiere della stylist ancora non esisteva e io neanche guardavo le riviste di moda. Però, da grande appassio-


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nata di cinema e di vintage, copiavo le icone del passato nel mio modo di vestire. La scuola si trovava vicino al Superstudio, il tempio dei servizi fotografici di moda, e io per mantenermi facevo da assistente agli shootings: vestivo le modelle per le foto dei loro book comperando gli abiti nei mercatini.” Il tuo archivio di abiti è leggendario… “Si, è vero colleziono pezzi dal 1988. Ma a un certo punto casa mia scoppiava e ho dovuto affittare uno spazio di 50 metri quadrati per fare entrare le oltre 1.000 paia di scarpe! Dopo la scuola, volo a Barcellona per uno stage di sette mesi nella redazione di Woman, una rivista femminile. Lavoravo nel guardaroba, rimettevo a posto gli abiti che tornavano da servizi di moda. Barcellona era in pieno fermento, era

il periodo post Olimpiadi, ma alla fine del periodo la rivista non aveva soldi per pagarmi e quindi torno in Italia. A Milano faccio un colloquio in Mondadori per lavorare a Cento Cose, un giornale che oggi non c’è più ma che in quegli anni era molto seguito dalle ragazze. Mentre sono in redazione, arriva la notizia ANSA che Versace è morto. Esplode il caos, il colloquio va a farsi friggere, non mi dà più retta nessuno … ma io capisco di essere al centro del mondo! Infatti, alcuni giorni dopo mi richiamano e inizio a collaborare con loro. Nel 1999 passo a Elle per cui realizzo il primo servizio dopo appena due mesi. Devo molto a Marina Malavasi che ha creduto in me e non ha esitato a “darmi spazio” in una redazione in cui di norma ci vogliono anni prima di poter realizzare un proprio servi-

zio!”. Oltre a modelle bellissime hai anche vestito attrici famose. Chi sono e come è iniziata? Ad agosto del 1997 il mio amico Luca Guadagnino, all’epoca regista agli esordi, mi chiama per un film con Tilda Swinton, attrice già affermata che ama la sperimentazione e che si innamora della sceneggiatura di The Protagonist accettando di fare il film di uno sconosciuto. Tilda era alla seconda gravidanza e le sue forme ben lontane dal corpo filiforme di oggi! Ho vestito Liv Tyler, Jessica Simpson, Demi Moore. Sul set con la Moore indossavo un paio di scarpe vintage di Saint Laurent. Rotte, ma talmente belle che, guarda, le porto anche oggi” – mi dice mostrandomi la scarpa con la zeppa. “Accavallando le gambe, Demi si accorge del danno, io faccio finta

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di cadere dalle nuvole e lei mi dà il telefono del suo calzolaio di Beverly Hills: è bravissimo, vai a mio nome mio, si raccomanda”. Insomma, sei sempre in movimento. So che hai da poco iniziato una collaborazione in Libano. “Collaboro con Aishti, una rivista inizialmente “molto araba” ma che un imprenditore di grande gusto e cultura ha rilanciato completamente. Ho grande autonomia e margine di manovra, il Libano è un paese molto aperto ed evoluto” – mi dice mostrandomi alcuni scatti davvero provocanti firmati da David Bellemère, un fotografo con cui ama molto lavorare. Quali sono i Paesi a cui guardare oggi? “Quelli che hanno i soldi, gli unici che comprano anche in un momento di crisi come questo. Lo si vede nelle collezioni degli stilisti: Fendi ha fatto sfilare le pellicce nella collezione primaveraestate; Prada ha fatto kimono; Armani sfila con modelle cinesi”. Dimmi delle anteprima delle sfilate P/E 2013. Cosa ne pensi? “Ho visto molte forme “a sacco” che certamente non valorizzano il

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corpo della donna. Mi è piaciuto Gucci, che ha fatto una sfilata retrò molto più vicina al gusto di una come me che guarda indietro. Di certo non le attrici, come era una volta! Mah, forse le rampolle delle grandi famiglie importanti come Charlotte Casiraghi, le Missoni… anche Kate Middleton che non sba-

glia mai un colpo, anche se, se sei una principessa non ti metti con le tette da fuori!” - commenta in slang barese. Cosa ne pensi dei blog. Sono utili? “Beh, i blog sono forse l’unica rivoluzione in un settore altrimenti statico. Hanno cambiato il mondo della

moda, rendendo accessibile immediatamente a tutti realtà e situazioni altrimenti sconosciute. In questo modo la moda non è più elitaria. Ma bisogna saperli usare, perché non basta essere riprese una volta per diventare delle icone di stile oppure delle trend setter”. Da addetta ai lavori, quali sono i “must” dell’armadio di una donna? “Un blazer nero, un trench, scarpe con la zeppa anni ’70… nel mio armadio non troverete mai un tubino nero, ma c’è chi dice non possa mancare nel guardaroba femminile” – mi dice facendo l’occhiolino. Un’ultima domanda: il segreto della valigia perfetta? “Chiedi alla persona errata, io le sbaglio sempre tutte! Questa estate la mia era piena solo di hawaianas, espadrillas e libri”. Mi risponde lasciandomi di stucco e facendomi sentire una vera “stylist” visto che in 45 anni anche io non ho mai azzeccato una valigia!! Ariel Mafai Giorgi © riproduzione riservata


moda

intervista alle sorelle Dell’Atte

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nna Rita e Antonia Dell’Atte. Due sorelle dal carattere solare e generoso, profondamente unite da un legame ancestrale. La famiglia rappresenta il loro punto di forza, la loro radice salda, come quella dei monumenti viventi di questa terra, gli ulivi. Partite da Brindisi “quando la Puglia era una terra dimenticata”, sono andate vie e tornate. “Ora la Puglia è di moda” - mi racconta Antonia. Percorsi paralleli che le hanno portate in giro

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Anna Rita

ncontro Anna Rita in un delizioso locale, sotto casa, mia meta preferita perché mi nutre quando non riesco a trovare il tempo di cucinare per me e la mia famiglia. Ricorda le grandi attrici di una volta, le maggiorate stile Silvana Mangano. E’ una donna sicura di sé e del proprio corpo, una bellezza prorompente. Il passato In Italia lavoravo in televisione poi mi sono sposata e mi sono trasferita a Los Angeles. Lì è cominciata la mia carriera di producer. Ho lavorato con la casa di produzione “RSA” di Ridley e Toni Scott per famose campagne pubblicitarie. Tra i progetti cinematografici di maggior spicco ho fatto il film “Seven” di David Finchere e “All the Invisible Children”, girato e distribuito a favore dell’UNICEF e del

per il mondo. Anna Rita, produttrice cinematografica, vive tra Los Angeles e la Puglia e Antonia, icona della moda e musa prediletta di “re Giorgio”, tra Madrid e il loro buen retiro di Ostuni, dove si riuniscono con tutta la famiglia, di chiara impronta matriarcale, composta da altre due sorelle, un fratello e natural-

mente dalla mamma. Hanno avuto un percorso parallelo anche nel destino di trovarsi madri separate. La loro educazione le ha aiutate a non “perdersi” mai e sono rimaste sempre legate da un filo indissolubile che oggi le porta a lavorare insieme. Anna Rita come designer della sua collezione di sciarpe che porta il suo nome (www.adellatte.com) e Antonia la sua musa ispiratrice e modella.

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Antonia

ntonia ricorda le donne di Modigliani, dal collo lungo, sensuale. Socialite dei salotti più esclusivi, quando torna nella sua terra natìa fa riemergere il suo lato più genuino. E’ una combattente dal cuore tenero, un “torero” in gonnella, che si batte per la violenza contro le donne. Il passato Ho lasciato Brindisi a 19 anni, sono scappata via perché volevo fare la modella ed era impensabile in quel periodo avviare una carriera qui. Per una del Sud era difficile imporsi in un mondo dove esistevano le top americane. Mi ha aiutato essere tenace e sana di principi e la mia voglia di arrivare ha fatto il resto in quel mondo chiuso della moda milanese. Il mio mentore è stato Giorgio Armani quando sono arrivata nessuno mi voleva, avevo i capelli lunghi, un 33


Programma Alimentare Mondiale e presentato a Venezia nel 2005. Un progetto nato con una mia amica che ha visto coinvolti 7 famosi registi internazionali, da Emir Kusturica, Ridley Scott, Spike Lee per citarne alcuni, che attraverso sette prospettive diverse hanno fotografato la sofferenza infantile nel mondo. Il presente Una notte ho sognato questa sciarpa. La mattina dopo mi sono messa a tavolino e l’ho disegnata, dopo qualche giorno era già bell’e fatta, lunga 4 metri. Il successo è stato immediato le mie amiche me la vedevano indosso e la volevano. Quindi ho avviato una piccola produzione. Da lì una mia amica, che

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collo lungo, non ero il prototipo che andava all’epoca di moda. Un taglio di capelli, fatto per “sopravvivenza”, ha cambiato il mio destino. Severgnini, il parrucchiere, mi chiese di tagliarmi i capelli per fare l’immagine del loro negozio e mi pagò una sciocchezza. Armani mi vide una sera al ristorante, “Da Bice”, mi sentii gli occhi addosso di tutto il suo entourage. Il giorno dopo la mia agenzia, la Fashion, mi chiamò dicendomi che Armani mi stava cercando. Firmai il contratto e da lì la mia carriera decollò a livello internazionale. Giorgio è stato ed è tuttora il mio punto di riferimento nel mondo della moda. Ogni sua sfilata sono lì presente,


moda

lavora nel mondo della moda, ha insistito per fare una produzione più ampia. E’ stato un successo: molte celebrities le indossano, da Gabriella Pession a Violante Placido e ho conquistato anche Meryl Streep. Le ho portate in Italia a una Fiera a Milano e ora in Puglia in via esclusiva alla Fiera del Levante di Bari. Poi sarò a novembre all’hotel Sheraton per il Fashion Luxury Show. Insomma le mie radici mi hanno richiamata a casa. Mentre la sto intervistando arriva un delizioso piatto di fave e cicoria, sapore di casa, odore della sua terra. Le sciarpe sono realizzate in modal, che è una fibra prodotta dalla polpa del legno di faggio, molto più calda del cashmere, una sorta di coperta di Linus. Il ricamo, viene eseguito con il bisturi che, a differenza del taglio a laser, permette che nessun pezzo di stoffa vada sprecato. E’ un lavoro artigianale che richiede 5 ore, sono dei pezzi unici. Ora mi hanno chiesto di sviluppare un’intera linea d’abbigliamento. La produzione sarà fatta in America e parte anche in Italia con un’azienda locale pugliese che è una realtà artigianale. La famiglia In America io ho ricreato quello

la mia ultima sfilata in passerella con lui risale al 1996. Con lui c’è un rapporto stupendo, affettivo e di grande stima. Rimane negli annali della storia del costume di questo paese, ha introdotto, per primo, un rigore e un’eleganza estetica, una moda “semplice” che rispecchia anche il suo carattere estremamente generoso. Il presente Giorgio, dopo la mia separazione (dal conte italo-spagnolo Alessandro Lecquio n.d.r.) mi è stato molto vicino. In Spagna, dove mi sono sposata, il clamore di questa dolorosa separazione mi aveva puntato i riflettori addosso. Il mio ex marito era il nipote del re Juan Carlos e a mia insaputa ero diventata un personaggio lì, inoltre la mia separazione si è prolungata per 15 anni. Per me è stato difficile accettare tutto questo, anche perché ho sempre costruito la mia carriera non sul gossip ma sulla professionalità. Ora la mia vita si divide tra la Spagna, dove ho condotto e tuttora conduco importanti trasmissioni televisive, e la Puglia, dove la casa di Ostuni è il mio rifugio. In Puglia passo tanto tempo ma rimane forte il mio legame con la Spagna che mi ha dato tanto, anche mio figlio, che ha terminato la Cattolica a Milano, si sta trasferendo a Madrid. La famiglia E’ il mio punto di riferimento, da dove vieni, dove vuoi arrivare, se

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che avevo in Puglia: le mie amicizie, un nucleo familiare. Adoro essere avvolta dalla “coperta” protettiva degli amici, faccio squadra. Insegnamento che ho imparato in America così come a sviluppare una mente imprenditoriale. Noi italiani sappiamo fare tutto e…niente, gli americani non sanno fare niente ma la cosa che sanno fare la fanno a perfezione. Mia sorella Antonia, testimonial delle mie sciarpe, è la mia migliore amica, insieme facciamo squadra, ci supportiamo a vicenda. È un insegnamento che ci deriva dalla nostra educazione, così come ci aiutiamo reciprocamente, aiutiamo anche la nostra famiglia “allargata” di amici. Nessuno però deve tradire, non mi piacciono i bugiardi , mi piacciono le persone schiette.

John Turturro, Violante Placido (in alto) e Anna Rita con Sofia Milos (attrice di CSI) indossano le sciarpe Dell’Atte

hai dei valori ben saldi nemmeno le peggiori tempeste ti buttano giù. Con mia sorella Anna Rita c’è un rapporto speciale. E’ stata la persona che più mi è stata a fianco nei momenti dolorosi. Ora siamo tornate qui nella nostra terra e collaboriamo insieme a questo progetto creativo di moda a cui ho dato il mio contributo, la mia faccia e la comunicazione. Anna Rita crea meditando, è una sua forma di spiritualità, io invece sono molto cattolica. Sarebbe bello che la Puglia, che ha tanti talenti, li valorizzasse, anche noi vogliamo ripartire da qui . Abbiamo avuto una madre fortissima, che con 5 figli, separata da mio padre, una persona molto autoritaria, non autorevole, non si è arresa e non si è lasciata sottomettere. Noi da lei abbiamo ereditato il coraggio e soprattutto la forza di combattere per cause giuste. Olè

Cittadine del mondo esportano la loro pugliesità, espressione di una terra che ha fatto del carattere ostinato e allo stesso tempo affabile, dei suoi abitanti, un ossimoro vincente. interviste di Alessandra Dall’Olmo © riproduzione riservata

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moda

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na donna deve scegliere i suoi vestiti da sola o in compagnia di un uomo” diceva Elsa Schiaparelli, famosa stilista, rivale di Coco Chanel. E se quest’uomo si chiama Alberto Corallo? Stilista tranese, classe 1965, una vita dedicata alla moda che in tutti questi anni, accompagnato in ogni momento dalla grande passione che tuttora lo contraddistingue, ha sempre saputo offrire insieme ad alta qualità e professionalità nel lavoro e nei rapporti con le sue donne, affezionate clienti. Nello stile, che crea per le sue collezioni e per i capi che sceglie per le

sue boutiques, rispetta gli equilibri, le armonie di linee, di volumi e di colori, quel tocco che rende evergreen un capo, regalando alle sue donne, sempre e comunque, eleganza e

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armonia nelle forme. Per una sensualità sussurata, ma ultrachic. La prima donna della sua vita è stata la sua mamma, artista decoratrice di porcellane e ceramiche che gli ha trasmesso il senso estetico, l’arte del miscelare i colori. Alberto si abbandona ai ricordi, una madeleine proustiana- “Odore di trementina ed essenza di lavanda” - questi i profumi legati alla sua mamma, donna dall’eleganza sobria, ma a volte vivace, che si vestiva dalle suore Ventura, così chiamate da nome della fondatrice, abilissime sarte che realizzarono per Christian Dior un’intera sfilata di abiti da sposa a Parigi. Sin da piccolo attento osservatore, cresciuto in una famiglia, per lui nel tempo elaborata come matriarcale; sua madre, la sua mitica amica, per Alberto semplicemente zia Rosa

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e tante zie, tutte sempre vestite à la page, lo hanno ispirato e ne hanno delineato i suoi tratti distintivi: la continua ricerca del bello estetico, dell’eleganza e la cura dei dettagli. Una famiglia di donne con cui ha avuto un rapporto simbiotico, viscerale, una sintonia che continua soprattutto oggi con sua nipote Alessia che gli ricorda nella gestualità e nelle movenze sua mamma. Non solo passione ma studi solidi alle spalle, Istituto Marangoni e master alla Domus Academy a Milano, che lo formano sull’arte di vestire le donne e al tempo stesso lo “legittimano” a intraprendere questa strada. A Milano, capitale dello stile e della moda, la Milano da bere, comincia a frequentare le sfilate, i back stages, dove mi racconta una volta essere stato cacciato da Franco

Moschino, per la sua inarrestabile curiosità. Era la fine degli anni ‘80 e l’inizio del ‘90, gli anni in cui la stampa si lanciava all’inseguimento delle nuove icone della moda italiana: le top models, tra cui Marpessa Hennink, la modella olandese resa immortale dalle primissime campagne di Dolce&Gabbana con gli scatti di Federico Scianna. Quali sono state, parafrasando un film, tutte le donne importanti della tua vita? La prima che mi ha condotto per mano in una ricerca estetica attraverso un mio percorso e mi ha incoraggiato a prendere questa strada è stata Bianca Maria Piccinino, prima giornalista conduttrice di un telegiornale e responsabile dei servizi moda della RAI, con cui c’è stato un grande scambio di affetto. La


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persona che mi ha restituito la mia identità creativa, parlandone con leggerezza e immediatezza sulle pagine del Corriere della Sera è stata la giornalista Silvia Viterbo, che ha saputo cogliere la sottile compostezza della mia collezione e la quasi maniacale attenzione ai dettagli che curo ancora oggi. I colori e i profumi ne sono un esempio: un profumo specifico per l’aura di ogni amica/cliente/donna e per i suoi spazi più intimi. Per alcune prepariamo persino l’atmosfera nei camerini di prova ( la linea LE CULT - sponsor dell’ultima fashion week milanese- riesce con una gamma di oltre 50 essenze a creare per ognuna la sua). Ritengo infatti il profumo un elemento importantissimo dell’essenza di una persona. Quali sono state le modelle e attrici

che hai conosciuto nella tua carriera e con cui hai lavorato ? Adoravo le modelle icone degli anni 80, Marpessa, Linda Evangelista, Nadège che ho frequentato nel periodo milanese. Ho conosciuto Maria Carla Boscono agli inizi delle nostre rispettive carriere e già allora mi accorsi che sarebbe diventata anche lei una top grazie alla sua professionalità e alla sua personalità. A lei mi lega ancora oggi un rapporto speciale. Come quello che si è creato dopo con Youma, la modella sosia di Naomi Campbell, che ha sfilato per me, nel 2004, in occasione della presentazione della mia linea di maglieria e per gli eventi moda benefici che ho organizzato, interpretando con grande grinta e ironia. Inoltre si è creato un feeling particolare con Milena Salvemini, bionda modella napoletana, testimonial delle mie passerelle nel 2000 per l’apertura delle mie boutiques e con Arianna Marchetti, che ha sfilato nel 2005. Poi ho un bellissimo ricordo della mia sfilata al Castello Svevo di Trani, nel 2007, dove sono intervenute Mariella Milani, giornali-

sta di moda e costume per il TG2 e Randi Ingerman, attrice e modella di grande fascino e sensibilità e poi, last but not least, Bianca Nappi, attrice tranese, protagonista dei film di Ferzan Ozpetek, madrina d’eccezione del defilé “Suq” nel 2010. Alberto, designer, costumista e grande appassionato di arte, ha fatto crescere la sua ultra decennale attività con amore e dedizione proteggendola e preservandola ma senza mai farle mancare la disciplina e il rigore e non risparmiandole critiche anche severe, per permetterle di conquistare, in piena autonomia la libertà di essere quello che vuole essere. E anche noi amiche di am apulia magazine , visto che siamo una redazione al femminile, andiamo a trovarlo spesso nel suo intimo salotto, nel quadrilatero Liberty di Trani, dove tutto è calma e voluttà, concedendoci anche solo il lusso di un caffè insieme. Alessandra Dall’Olmo © riproduzione riservata

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iò che colpisce subito, quando si incontra Nicola Conte, uno dei più apprezzati e poliedrici musicisti e compositori della scena contemporanea, ma anche chitarrista e leader di una propria band, è quel suo modo di parlare calmo e sicuro, di chi sa quello che dice. Nicola Conte è un artista eclettico, dallo stile elegante e inconfondibile, un barese fiero di esserlo, ma al

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contempo cosmopolita per scelta, che vanta diverse collaborazioni con jazzisti come Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Rosario Giuliani e tanti altri. L’ultimo suo CD è dello scorso anno, si intitola “Love & Revolution” ed è stato pubblicato con la storica etichetta Impulse. Ed è proprio da qui che parte la nostra intervista, seduti al tavolino di un bar, col rumore di tazze e piattini che si urtano sul

bancone e un continuo vocio che a tratti copre il suono basso e tranquillo della voce di Nicola. Come mai proprio Love & Revolution? E’ un titolo che allora, ma anche adesso, respira l’aria del tempo. Ho pensato di voler trasmettere, attraverso i valori base di un determinato periodo storico che è quello tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70, amore e rivoluzione appunto,


no: si sviluppano col tempo. Sei appena tornato da Londra dove insieme ad altri musicisti e cantanti pugliesi sei stato coinvolto nel progetto “Puglia Sounds in London” a rappresentare il nostro patrimonio musicale regionale. Cosa pensi della scena contemporanea della musica pugliese? La musica pugliese ha intrapreso senz’altro un percorso di crescita. E una cassa di risonanza molto forte di questo fenomeno è Puglia Sounds che ha fatto emergere l’underground in campo musicale dando spazio e luce a molti. Ma, a mio avviso, non è tutto oro quello che luccica, come si suol dire. Ritengo che sia stata molto interessante la rassegna jazz tenutasi a fine settembre al Petruzzelli che ha portato Bari alla ribalta internazionale e in cui sono emerse significative voci del jazz pugliese, come il trio del pianista Kekko Fornarelli, con Luca Alemanno al basso e Dario Congedo alla batteria, la vera e propria rivelazione di quest’anno che sta riscuotendo consensi in tutta Europa. Da tenere d’occhio anche Andrea Fiorito, dj barese di residenza a Berlino, con all’attivo una serie di uscite discografiche che hanno ricevuto larghissimi consensi di vendita e di critica, portandolo di fatto a essere uno degli artisti nel campo della musica elettronica dance più raffinati e apprezzati del panorama italiano e internazionale. © riproduzione riservata

musica

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una proiezione di quei sentimenti in una dimensione contemporanea. Del resto anche oggi rimane un desiderio di molti quello del cambiamento e della ricerca di un modo diverso di stare insieme, magari con la speranza di poter ancora fare qualcosa per sentire meno disagio nei confronti della situazione politica e culturale. Quali sono i protagonisti, in senso musicale, di questo CD? L’idea è partita con una proposta musicale che riprendesse un sound internazionale proveniente da diverse parti d’Europa e d’America. Così come da diverse parti d’Europa e d’America provengono i componenti del gruppo. Ma la vera protagonista è la musica afro-americana. Tutto il CD è venato di scuro e si ispira alla vecchia musica nera degli afroamericani e degli hippies degli anni Sessanta. Per questo, ai musicisti europei con cui lavoro da anni ho affiancato artisti americani di colore: volevo fare un disco molto “nero” e perciò era indispensabile coinvolgerli nel progetto. Quali sono i progetti, ma anche le nuove ispirazioni per il futuro? In genere comincio a lavorare intorno a delle visioni e a delle idee che non si esauriscono intorno a un solo album. Il nuovo nasce sempre dal CD precedente al quale viene aggiunto altro. Da questo punto di vista mi sto muovendo in senso molto più soul e funky, con sonorità più elettroniche, ma sempre nello stesso solco. Sono convinto che a un primo approccio debba seguire una sorta di maturazione. E’ come quando pianti dei semi in un terre-

Rosalia Chiarappa

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pesso andiamo alla ricerca di spunti, di idee o semplicemente di qualcosa di bello che stimoli la nostra fantasia, curiosando tra gli oggetti per la casa e per la cura della persona. D’altronde, “il senso della casa – come afferma lo psicoterapeuta Oliver James – si sviluppa partendo dalle nostre prime esperienze e ci accompagna per tutto il resto

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della vita, influenzando l’autostima e offrendoci la base sulla quale impostiamo le relazioni con il resto del mondo”. E’ per questo che sentiamo il bisogno di rendere accogliente e confortevole lo spazio che ci siamo costruiti, con un gesto d’amore, una carezza, un’emozione… La stagione autunnale ci trova particolarmente sensibili a vivere nella

casa i suoi colori, raccontandoli attraverso gli accessori: i tappeti dalle cromie calde, i plaid avvolgenti, i morbidi cuscini, le candele profumate… Se entriamo nell’Officina in via Andrea da Bari 82, gli arredi, i dettagli vintage mescolati sapientemente o gli accenni allo stile shabby, ci riportano a un’atmosfera magica legata al filo dei nostri ricordi.


E’difficile uscire da qui senza portarsi via qualcosa, anche soltanto un piccolo coltellino da burro per la colazione o un uccellino da appendere nella cameretta dei bambini; non innamorarsi della sedia in paglia rivestita con fettuccia colorata intrecciata o del comò tappezzato con tessuto a disegni cachemire o delle lampadine legate a fili colorati da appendere ovunque. E’facile lasciarsi attrarre dalle tavole apparecchiate con divertenti tovagliette, runner o eleganti tovaglie in lino stropicciato nei toni corda, fango o carta da zucchero, dalle deliziose chicchere, dai piatti country o minimalisti, dalle ciotole complementari. Per non parlare dei curiosi abat-jour, come quello che per stelo ha i rocchetti di filo multicolore. Anche per la cura della persona l’Officina propone romantiche ampolle con delicate profumazioni, cuori di saponette, asciugamani impreziositi da ricami e pizzi, accappatoi e teli da personalizzare su richiesta. Alle pareti, tende in stile retrò intramontabile rendono accogliente l’ambiente. Insomma, la varietà e la bellezza degli oggetti in questo luogo, oltre il bisogno razionale, ci riportano alla casa-sogno della nostra memoria.

vetrina

Via Andrea da Bari, 82 Tel. e fax 080 5249499 www.officinamaison.it 45


© speranzacasillo.com

PINUCCIO TANTE COSE VERAMENTE 46

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inuccio chiama: Vendola, Emiliano, Berlusconi, Monti, Napolitano, perfino il Papa. In pochi mesi su YouTube, Facebook e Twitter è esploso il fenomeno Pinuccio, alias Alessio Giannone, regista barese autore di vari cortometraggi e documentari storici. Invece Pinuccio chi è? E’ il personaggio inventato da Giannone: un cittadino meridionale di media cultura, che telefona ai potenti di turno e ha da dire la sua su tutto, dalla politica alla cronaca. Su IlFattoQuotidiano.it la sua biografia dice: “Pinuccio sono, faccio il faccendiere e da quando mi sono sposato sono entrato nelle grazie di mia suocera, la quale mi ha messo in contatto con i potenti del mondo. Sono di Bari ma mi sposto molto usando i voli di Stato. Adoro le burrate e le cozze pelose”. Dal web, poi, il personaggio è sbarcato sul altri tipi di media, da Telenorba a Radiocapital, da Rai5 a Controradio e Repubblicatv, fino alla Gazzetta del Mezzogiorno che ogni giorno ospita un suo divertente post. Tornando a parlare di Alessio Giannone, che ho incontrato di persona alla libreria Feltrinelli di Bari per l’intervista, è un “personaggio” anche lui. Placido, ma appassionato quando parla degli argomenti che gli stanno a cuore, soprattutto il cinema e la cultura locale. Laureato in Giurisprudenza, come la maggior parte dei baresi – sottolinea lui – oltre a fare il regista si occupa di comunicazione politica e di video virali sul web. Ha già realizzato diversi lavori


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interessanti, come il cortometraggio “La sala”, prodotto dal Comune di Bari e nato da un’esperienza di comunicazione/insegnamento con i detenuti del carcere barese. Ha girato di recente in Giordania il corto “Made in Jordan”, prodotto dalla Royal film commissiono of Jordan e anche il documentario “Binari”, che racconta la storia di Vito Laterza, prodotto dall’Apulia Film Commission. Ha curato anche regia e sceneggiatura di pillole comiche per Commedy Central Sky, del documentario “Favorite”, una raccolta di storie di ebrei nel Salento e il lungometraggio autoprodotto “La loggia di Pilato”. Quando e come Alessio Giannone è diventato Pinuccio?

A ottobre dello scorso anno sul web ho lanciato una prima versione a livello solo regionale che si chiamava “Citofonare Vendola”. Uno dei tormentoni divenne subito quello delle intercettazioni telefoniche di Lavitola, che cominciarono, sia pur sempre con sfumature locali, a essere considerate anche fuori dalla Puglia. Nacque così l’idea di fare gli auguri di compleanno a Berlusconi, attraverso una telefonata, da parte di un personaggio che si identificasse con una tipologia di barese doc critico a suo modo e immediatamente riconoscibile. Da qui il nome Pinuccio, che mi rimane “addosso” anche quando cammino per strada e mi sento salutare come Giuseppe, il nome completo che è più

elegante e meno confidenziale di Pinuccio. Accanto a quello di Pinuccio, poi, sono intervenuti gli altri personaggi, che non si vedono ma sono anche loro perfettamente riconoscibili da un pubblico sempre più variegato , ma molto informato che quando mi incontra mi suggerisce battute che spesso sono più esilaranti delle mie. Michele delle Bombole è quello che veniva a mettere le bombole del gas a casa mia e che faceva i balli di gruppo, ma poi io l’ho “tradotto” in tanghero; Sabino non-solo-coca in realtà non lo conosco, è un personaggio completamente inventato; Filomena delle pulizie è la donna che faceva le pulizie a casa, mentre la suocera non esiste, perché

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educare e bnl per telethon InSIeMe per la rIcerca.

bnl Gruppo bnp paribas e la Fondazione telethon promuovono nel corso dell’anno iniziative di vario genere su tutto il territorio nazionale, con lo scopo di sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche. La partnership di BNL con Telethon è uno dei maggiori progetti di fund raising in Europa: la Banca affianca da 20 anni la Fondazione Telethon nella raccolta fondi condividendone valori e missione. Una proficua collaborazione che, dal 1992, ha permesso di raccogliere complessivamente 223 milioni di euro grazie ai dipendenti della Banca e delle società del Gruppo BNP Paribas in Italia, impegnati volontariamente nell’organizzazione di oltre 1.000 eventi l’anno. Con i fondi raccolti, negli anni Telethon ha potuto finanziare circa 1469 ricercatori per 2375 progetti di ricerca su 459 malattie genetiche studiate. educare e bnl per telethon insieme per la ricerca è un’iniziativa nata nel 2012, per costruire un ponte ideale tra solidarietà e cultura. Oltre alla raccolta fondi per Telethon, gli eventi organizzati hanno l’obiettivo di contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone, accrescendo la loro capacità di effettuare scelte consapevoli. Per sapere come donare consulta telethon.bnl.it

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bnl.it


cinema

non ho ancora una suocera. Però si identifica nel matriarcato meridionale, dove le famiglie vengono gestite da una donna che, di solito, è o la mamma o la suocera. Come scegli le tue “vittime”? Le scelgo secondo due criteri. Il primo criterio è quello di star dietro alla notizia: seguire tutto ciò che accade è il vero lavoro sul quale si basano le conversazioni telefoniche di Pinuccio ma anche i suoi post. Il secondo criterio è l’opposto: la notizia viene creata riprendendo temi scomodi o caduti nel dimenticatoio, e in quest’ultimo caso penso al terremoto de L’Aquila per il quale sono stato chiamato a realizzare un video. Quindi, con la scusa di far ridere si affrontano temi più profondi attraverso un linguaggio semplice e diretto che secondo me è la più autentica forma di democrazia. Qual è il rapporto di Alessio con la sua terra che spesso viene fuori vituperata dai suoi post firmati Pinuccio? Amo la mia città, Bari, e i baresi anche con tutti i loro lati negativi, che

faccio emergere nel personaggio di Pinuccio. Ciò non toglie che sia molto preoccupato per quello che sta accadendo. Moltissimi ragazzi se ne vanno e la nostra terra, la nostra bellissima terra si svuota. Tutto questo non ci consente di emergere. C’era stata data una speranza con Vendola. Io per primo ho profondamente creduto in un cambiamento vero, ma è stata un’illusione. Ora, il mio rapporto con la terra che ho deciso di non abbandonare e per la quale a mio modo continuo a combattere è determinato anche dal fatto che mi chiamano continuamente lì dove ci sono problemi da denunciare. La gente è convinta che sia meglio unire commedia e denuncia: paradossalmente si viene più ascoltati. E’ per questo che moltissimi mi suggeriscono telefonate e battute sui temi più scottanti. Giù la maschera: Pinuccio telefona ad Alessio. Che gli dice? Alessio chiederebbe una raccomandazione per girare un film a Pinuccio, mentre Pinuccio direbbe ad Alessio di essere un po’ meno

triste e più superficiale nella lettura delle cose per vivere meglio. Allora com’è cambiata, se è cambiata, la vita di Alessio dopo Venezia? E quella di Pinuccio? Venezia è stata una bellissima esperienza. Sentire ridere la gente che guardava la mia piccola commedia è stato emozionante, per me voleva dire che ero riuscito a comunicare un mio pensiero. Venezia o un festival in generale non credo ti cambi la vita, o almeno non lo è stato per me. Certo è un bel momento per confrontarsi con altri registi con realtà lontane dalle tue. Dopo un corto a Venezia il pensiero di fare un lungo viene quasi spontaneo, ma le strade per fare un lungo sono infinite e spesso tortuose. Il futuro? Tante cose veramente… Rosalia Chiarappa

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TELENORBA IL TG E IL SUO DIRETTORE

UNA STORIA LUNGA 36 ANNI L

a storia dell’emittente televisiva Telenorba comincia a Conversano, paese del suo fondatore l’ingegner Montrone, ben trentasei anni fa: esattamente nel novembre del 1976. E, il direttore dell’attuale rete allnews TG Norba 24 e di Radionorba, sin dall’anno di fondazione della tv locale, è sempre lui, Vincenzo Magi-

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stà, dal quale ci facciamo raccontare la storia di questa avventura partita quasi per scommessa alla metà degli anni ’70. “Erano gli anni in cui fu sancita con sentenza della Corte Costituzionale la cosiddetta liberalizzazione dell’etere che rivoluzionò il mondo delle comunicazioni, dando a svariati soggetti la possibilità di impiantare

emittenti radiofoniche su scala locale con costi relativamente bassi e ponendosi - seppur in modo solo abbozzato - in concorrenza con l’emittenza pubblica, fino ad allora unica fonte di trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia” – così comincia il suo racconto il direttore. “Ma la vera intuizione dell’ingegner Luca Montrone – continua –


aziende fu quella di ritenere superata la tv via cavo, quella più diffusa allora e, sfruttando la liberalizzazione via etere, di investire in ripetitori sul territorio pugliese, lucano e molisano. In più, l’altra scelta fondamentale per l’immediato successo dell’emittente conversanese sulle altre, fu quella di dotarsi di strutture agili in grado di spostarsi rapidamente sul territorio, piuttosto che in macchinari pesanti e ingombranti adatti solo per gli studi televisivi. Infatti, la forza di Telenorba è stata sempre quella di documentare il territorio. E questa forza emerse anche a livello nazionale in occasione di un gravissimo fatto: il terremoto del 23 novembre 1980 in Irpinia. Grazie ai suoi mezzi leggeri, i giornalisti e i tecnici di Telenorba arrivarono prima degli altri e prima della RAI. Questo segnò il punto di svolta…”. Magistà ferma il suo racconto e

tornando indietro ai suoi ricordi, ci racconta un particolare che ci dà davvero l’idea di quelli che erano i tempi. “L’ingegnere requisì l’utilitaria della moglie, una Fiat 127, e la mise a disposizione della troupe che riuscì molto più agevolmente dei mezzi furgonati delle altre emittenti, a raggiungere i luoghi più impervi del terribile terremoto che colpì le zone tra Basilicata e Campania”. Il suo excursus continua: “cinque anni dopo questo avvenimento che, nella sua drammaticità, fece la fortuna dell’emittente, ci furono le prime assunzioni. Nello stesso anno, si assistette all’avvento di Berlusconi nel mondo della televisione in Italia e anche al suo primo tentativo di acquisto relativo a Telenorba, che da potenziale concorrente sarebbe così rientrata nell’orbita del potere mediatico del Cavalie-

re. Che divenne strapotere grazie alla legge sulla regolamentazione del settore del 4 agosto 1990 che si deve a Oscar Mammì. Posso affermare senza timore di essere smentito, che con questa legge si vollero uccidere le tv locali in favore di Berlusconi, creando di fatto il duopolio RAI/Mediaset”. Qual è oggi la situazione? – chiediamo. “Oggi il digitale ha rappresentato una scelta obbligata, ma il fatto di avere molti più canali tra i quali scegliere, non rappresenta un vantaggio per il telespettatore in senso qualitativo perché non c’è stato un miglioramento dei contenuti. I nostri prodotti di punta, il TG Norba 24, che rappresenta la novità dal punto di vista della cronaca, e Radionorba Television, la radio che diventa televisione, posizionata a livello locale con ottimi risultati anche se

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realizzata in modo direi artigianale, confezionato in casa, stanno dando i loro frutti, ma è presto per trarre conclusioni. In più, a un discorso di qualità del segnale ancora lontana da livelli ottimali, nonostante gli ingenti investimenti che tutti hanno dovuto fare, si aggiunge che lo switch-off si è innestato in un contesto degenerativo di decrescita dei consumi che ha fatto drasticamente diminuire le somme destinate dalle aziende alla pubblicità. E’ sicuramente la crisi più nera che io abbia mai vissuto in trentasei anni, ma il problema più serio è che non

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si vede luce in fondo al tunnel e non si sa quando e come finirà”. E per l’azienda Telenorba come si pensa di intervenire? “L’unica soluzione per tutte le aziende in questo momento sono le cure dimagranti”. Alleggeriamo l’atmosfera un po’ cupa che si è venuta a creare dopo questi discorsi chiedendo se nelle redazioni di Telenorba è rispettata la norma delle pari opportunità tra uomo e donna di cui tanto si parla in questi ultimi tempi. “Qui, a dire il vero, da sempre le donne sono in numero superiore

agli uomini – risponde Magistà. E sono convinto che il mestiere di giornalista e di conduttore del telegiornale sia più adatto a una donna che a un uomo. Le donne lo svolgono al meglio, con più attenzione e impegno, mostrando curiosità ed empatia verso gli altri. Non guasta, poi, un bell’aspetto che, soprattutto nella conduzione del telegiornale, cattura e spesso fidelizza i telespettatori”. Rosalia Chiarappa © riproduzione riservata


© Joseph Cardo

ta, nella veste di co-conduttrice, sicuramente u n ’o c ca s i o n e importante e costruttiva dal punto di vista professionale, essendo molto giovane, e dovendo ogni settimana misurarmi con un pubblico vero. Ma dopo tante telepromozioni e spot pubblicitari, il mio vero e proprio salto professionale è stata la conduzione del programma a cui devo l’affetto che oggi mi lega al pubblico e che permette di esprimermi e di coltivare la mia passione per la moda: Co.Mo’. E quella prossima, partita domenica 28 ottobre e in onda ogni domenica alle 23,30 su Telenorba7, sarà la tredicesima edizione”. Dopo questa breve presentazione dimmi tre cose di te per descriverti al meglio. “E’ molto difficile parlare di se stessi. Sicuramente sono riflessiva, ci metto del tempo per decidere sulle cose, ma quando prendo una decisione è per sempre. Sono un tipo tranquillo e anche timido, anche se sembra strano che nonostante questa caratteristica lavori in televisione continuamente sotto i riflettori. Poi sono precisa, meticolosa e pignola nel lavoro, un po’ meno nella vita quotidiana dove non ho molto tempo per me. Infatti mi ricarico d’e-

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ary De Gennaro, personaggio di casa a Telenorba da circa dieci anni, ha incominciato il suo percorso in tv in modo del tutto casuale. Mi racconta: “In realtà ho sempre avuto la passione per il mondo dello spettacolo, ma spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…. Mi trovavo a Lecce a un provino per una fiction di Rai Due e in quell’occasione ho incontrato Giancarlo Montingelli, l’autore di Co.Mo’, che mi ha chiesto di partecipare a una puntata della trasmissione, anche se non avevo alcuna esperienza. Successivamente Uccio de Santis mi ha voluta come presenza femminile nel suo show itinerante “Stasera con Uccio” in tutti i teatri di Puglia e Basilica-

state, prendendomi cura di me e dedicandomi del tempo. Aggiungo un quarto aggettivo: sono anche molto generosa e so riconoscere il talento negli altri”. Sei una “figlia d’arte”? “No provengo da una famiglia normalissima, mio padre è commercialista e mia madre impiegata amministrativa in una scuola, ma sicuramente sono stata fortunata perché faccio qualcosa che mi piace molto anche se questo lavoro richiede costanza, sacrificio e disciplina. A volte chi lo osserva dall’esterno può pensare che sia solo divertente o addirittura non lo considera un lavoro vero e proprio, ma dietro una sola puntata di mezz’ora c’è un lavoro di settimane e settimane”. Come cambierà Co.Mo’? “Cambierà la sigla, come per ogni edizione verrà scelto un brano musicale in linea con i trend della moda. Ci sarà più interazione con i social network e più contatto diretto con il pubblico. Io e Giancarlo Montingelli andremo in casa della gente a curiosare negli armadi e a commentare stile e stili. Non cambierà il claim: l’essenza dello stile. E rimarranno costanti anche i temi, cioè moda e costume da cui l’acronimo Co. Mo’, raccontati e commentati in modo colloquiale. Ci sarà un nuovo modo di informare il pubblico su tutte le novità nel mondo non solo della moda ma anche dell’arte, del design e del lusso, con la volontà, in questi tempi bui, di proporre un modello per far sognare. E, in più, verranno di volta in volta presentati nuovi talenti della moda. Giancarlo condurrà, come sempre in modo un po’ irriverente, i suoi spazi sul costume con sondaggi e interviste”. Alla fine dell’intervista Mary mi regala un piccolo scoop: le novità non riguardano soltanto la nuova edizione di Co.Mo’, bensì un nuovo sito chiamato MaryQueen, dai contenuti editoriali tutti dedicati al mondo degli accessori con la possibilità di acquistare online: una grande vetrina che darà non solo visibilità, ma anche mercato a giovani stilisti emergenti, che potranno presentare le loro collezioni. Per il prossimo Natale già pronte delle capsule collection in edizione limitata”. R.C. © riproduzione riservata


LA PUGLIA NEL

O R T S CANE

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coprire la Puglia è provare continue emozioni, così come garantisce uno sport come il basket, che definiva Lucio Dalla: “ogni venti secondi ti regala un’emozione”. Il rumore sordo e brusco della retina quando la palla scivola dentro il canestro...lo squittio delle scarpe sul parquet... il basket è tecnica ma allo stesso tempo sinfonia. Numerosi sono i club pugliesi impegnati nei vari campionati della stagione sportiva 2012/2013, appena iniziata.

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L’ Enel Brindisi è la principale società cestistica della città di Brindisi e dell’intera Regione Puglia. Per la stagione 2012/2013, milita nel campionato di Serie A, dopo esser stata promossa nei play-off del campionato di Legadue 2011 - 2012. Nella stessa città è presente, l’Aurora Basket Brindisi, società di pallacanestro giovanile partecipante a tutti i campionati d’eccellenza con le se-

guenti squadre: Under 19 Eccellenza, Under 17 Eccellenza, Under 15 Eccellenza, Under 14 Open, Under 14 Regionali, Under 13, Esordienti e Promozione. A seguire vi è il CUS Bari Basket, sponsorizzato dal gruppo Liomatic e impegnato nel campionato di Divisione Nazionale A, massimo livello dilettantistico del campionato italiano di pallacanestro e terzo livello della Serie A e Legadue, gestito dalla Lega Nazionale Pallacanestro. Il reparto Under della Liomatic


sport

Bari si arricchisce di un volto nuovo, per la stagione 2012/2013, parliamo di Tommy Laquintana, playmaker, classe ‘95, ora alla corte della nazionale Under 19. Ulteriore club è l’ A.S. Cestistica San Severo, una delle più gloriose società della Puglia. Decine i titoli vinti nei campionati giovanili, provinciali e regionali, oltre che la partecipazione a numerose competizioni nazionali e l’organizzazione di prestigiosi eventi come alcuni tornei nazionali, assoluti e giovanili. Dal suo vivaio è emersa negli anni una grande stella della pallacanestro italiana, Walter Magnifico, ex cestista e allenatore. Classe 1961, ha collezionato 214 presenze con 2.026 punti realizzati in maglia azzurra. Ed è stato uno dei primi giocatori italiani a entrare nel mirino di una squadra professionistica NBA. Infine, vi è la squadra del Lecce (NBL), impegnata nel campionato di Serie C Maschile allenata dal coach Roberta Scialpi e Serie C Femminile, seguita dal coach Gianluca Quarta. Linda Cavallo © riproduzione riservata

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BRANI DI PREZIOSA MEMORIA I

l profumo del Natale… perché il Natale ha tanti profumi, già s’avverte nell’aria alla vigilia dell’Immacolata, il 7 dicembre, quando per tradizione si preparano albero e presepe e la sera, dopo il digiuno, si consumano piatti a base di pesce o fritture di panzerotti accompagnate da verdure. E’ la premessa. I giorni seguenti saranno vissuti nell’attesa magica delle feste; se fuori splenderanno luci e vetrine, nelle case si spanderanno fin dal primo mattino “odori di cose buone”: non possono mancare di certo sulla tavola vesti-

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© Francesca Moscheni

luoghi e sapori

ta a festa le carteddate, i calzuncelli, le castagnelle , i mostacciuoli, i sassanelli, il torrone, gli occhi di Santa Lucia, che le donne di casa, riunitesi per l’occasione, prepareranno tra chiacchiere, risate e pettegolezzi, ripescando dalla memoria vecchie ricette tramandate dalle nonne, sotto gli occhi attenti e incuriositi dei bambini che “pizzicano”, rallegrando l’ambiente. E’ questa la “storia” che mi hanno raccontato, spesso con piccole variazioni, gli chef intervistati sui piatti natalizi dei loro ricordi e sulla rivisitazione degli stessi. Maria Cicorella, del ristorante

Pashà di Conversano, mi parla dello “sformatino di sponsali” servito su fonduta di pecorino di masseria semistagionato , uvetta passa al profumo di agrumi, gocce di vincotto e briciole di tarallo, una sua elaborazione del calzone di cipolla di sua nonna Marietta: “L’odore degli sponsali non lo sopportavo, uscivo di casa, e una volta mia nonna pur di farmelo gradire ci mise sopra delle gocce di vincotto d’uva…”. Per Felice Sgarra del ristorante Umami di Andria il Natale da bambino è quello delle “Pettole” riempite con la ricotta forte che la mamma, le zie e la nonna materna impastavano e friggevano in serata, o il profumo del sugo di coniglio da usare per

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Dall’alto a sinistra in senso orario: Felice Sgarra, Francesco Nacci, Riccardo Barbera, Mario Musci, Gegè Mangano, Maria Cicorella, Gaetano Servidio, Angelo Sabatelli, Peppe Zullo

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© Franco Cautillo

condire le orecchiette, ma il “ricordo che affiora più vivo è il pancotto con cime di rape e olive dolci cotte nella cenere, ricetta emblema della nonna”, che oggi ha rivisitato preparando pani di diverse farine, lasciando le rape più croccanti e cuocendo sotto sale le olive dolci denocciolate”, il tutto più gradevole all’occhio, ma sempre semplice e fatto con l’entusiasmo del cuore”. Gaetano Servidio, chef del ristorante Santa Chiara a Menelao di Turi, ricorda l’odore del vincotto caldo di fichi in cui la nonna Giovanna immergeva le cartellate, i quadrucci nel cui impasto metteva poche uova, che prima erano un lusso, da servire nel brodo di cappone… e ancora il capitone tagliato da suo padre Nicola, condito con limone, foglie d’alloro, sale e pepe e infornato, il cui profumo inebriava la cucina. “A mia madre mi ispiro per alcuni miei piatti; la ricordo quando alla vigilia del Natale friggeva il baccalà e io ne rubavo qualche pezzo facendola adirare”. Oggi nel menù del ristorante serve il baccalà cotto a 85° su una crema di finocchi al profumo di acciughe e un battuto di olive leccine. Angelo Sabatelli dell’omonimo ristorante di Monopoli, sente ancora i profumi dei dolci del suo Natale da bambino: il torrone di porcellini prettamente pugliese che confezio-


luoghi e sapori

nava la sua mamma o le cartellate al miele o al vincotto. Ricorda le sere trascorse davanti al camino a guardare le caldarroste, a sbucciare i mandarini, a gustare i cachi e a raccontare storie fantastiche. Con questa memoria olfattiva ha creato un dolce composto da un biscotto alla lavanda, caldarroste, cachi e uno zabaione di agrumi, una delizia per il palato! “A Monte Sant’Angelo l’arrivo degli zampognari segna l’Avvento per

la gioia di grandi e piccini, mentre intorno l’odorino delizioso delle spezie, delle bucce di arance e di limoni grattugiati, del vincotto, del caramello penetra nelle narici”, racconta Gegè Mangano del ristorante Li Jalantuumene e aggiunge che la sua gioia era andare a pranzo da nonna Donata che impastava le laine che sarebbero state condite con ceci e baccalà e deliziarsi con i calzuncidd, panzerottini ripieni di castagne cotte, cioccolato e

spezie aromatiche. Le layne cicr e baccalà sono state trasformate: su una purea di ceci, lui serve le tagliatelle con un sughetto di pomodoro fresco, scottata di baccalà e anellini di cipolla fritta. U’ Raganat è uno dei piatti che caratterizzano le feste a Orsara di Puglia. Peppe Zullo dell’omonimo ristorante rammenta: “quante battaglie mettevo in campo con mia madre che voleva convincermi a mangiarlo!”. Oggi nella sua cucina

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lo ha riscoperto e lo ha innovato, presentandolo sotto forma di albero di Natale che ha come base un finocchio sbollentato, scavato e farcito con baccalà, pane raffermo, prezzemolo, aglio, pecorino, un filo d’olio e gratinato in forno. Ad Andria sono famosi i milleinfranti, impasto di semola,uova, prezzemolo tritato, parmigiano e romano con pochissima acqua, la nonna Natalia di Riccardo della Masseria Barbera di Minervino Murge li preparava per il pranzo di Natale e oggi lui li ripropone. Formava la classica palla poi stendeva dei rotolini da cui staccava con i polpastrelli pizzichi di pasta che lasciava asciugare, per poi cuocerli nel brodo di carne. Riccardo conserva gelosamente i quaderni di ricette della nonna preziosi per lui e ricorda la cura con cui ella apparecchiava la tavola per le feste. Mario Musci chef del ristorante Gallo di Trani pensa a “Re frìttue”; me le descrive come panzerotti farciti con sponsali stufati, acciughe, capperi e ricotta forte che mangiava insieme agli spaghetti con le cime di rape, per la Vigilia. Da bambino guardare e provare a impastare era il suo divertimento e oggi questo piatto lo ha reso elegante servendo una frittellina con gli sponsali stufati su una cremina di cime di rape, acciughe e olive nuliche saltate in padella con olio e sale. Francesco Nacci di Botrus divino-

Le ricette sono: a pag. 52 di Felice Sgarra, a pag. 53 di Maria Cicorella, a pag. 56 di Mario Musci, a pag. 57 di Angelo Sabatelli 60


luoghi e sapori

ristorante di Ceglie Messapica, mi racconta di un Natale particolare trascorso in Toscana con degli amici inglesi che lo avevano invitato per il pranzo in un casale addobbato deliziosamente. LĂŹ “ero stato travolto da un nuovo mondo di sapori tutti da scoprire e reinventare nel catalogo mentale dei gusti e

degli abbinamenti possibili: carni al fuoco, accompagnate da frutti di bosco, salumi mai assaggiati prima, verdure dal gusto diverso�.Anche il dopocena era stato allietato da giochi e divertenti siparietti. La cugina lo aveva raggiunto portando cartellate e biscotti cegliesi accompagnati da vincotto di negroamaro

e primitivo dolce da gustare attorno al fuoco, che ripropone anche oggi insieme a un panettone con una marmellata di peperoni sicuramente frutto di questa contaminazione. Mara Giorgio Š riproduzione riservata

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© Stefano Napoletano

A

lessandro ascoltava incantato, da ragazzino, i racconti di suo nonno che era stato proprietario a Dubrovnik di un hotel ristorante requisitogli dal regime comunista. Si può dire che fin d’allora avesse deciso di intraprendere quell’attività tanto che già a dodici anni cominciò a lavare i piatti per passare poi alla cucina e alla sala. Intelligente e versatile, divenne sommelier e iniziò il suo apprendistato facendo varie esperienze in Italia e all’estero; successivamente, si fermò in Umbria dove ebbe come 62

maestro Ignazio Mongelli nel ristorante Villa Montegranelli di Gubbio. Dal 2001 è stato socio della trattoria Pomponio a Ruvo di Puglia dove stava in sala e talvolta preparava le carni selezionate da lui sulla brace e nel forno a legna. Qui ha capito in modo più concreto la sua attitudine: gestire questo tipo di attività. In seguito ha aperto un’elegante gastronomia a Bisceglie, “Il Gusto”, con ristorante e pizzeria annessi. Dopo il 2007 è a Trani dove, passeggiando con un rappresentante di vini, nota un “vendesi” su un lo-

cale che apparteneva allo zio di quest’ultimo. Gli sembra finalmente di aver trovato la possibilità di realizzare il suo sogno: avere un ristorante tutto suo e che portasse il suo nome. Da allora sono passati cinque anni di un’attività intensa, in cui il servizio e l’ospitalità sono il punto di forza, coniugati con la qualità e la creatività della cucina. Al suo fianco c’è un giovane chef, Mario Musci, già vincitore per tre anni del premio nazionale, europeo e mondiale “Il Chicco d’oro” per il risotto, un ragazzo che appare anche in tv nella


© Stefano Napoletano

© Stefano Napoletano

trasmissione “Cose dell’altro Geo”. Il menù del ristorante Gallo è ricchissimo di preparazioni stuzzicanti e particolari e cambia secondo le stagioni. Molto richieste la parmigiana di polpo e stracciatella di Andria su crostone di pane cristallino e cicoriella o le fettuccelle di grano saraceno con mazzancolle e pesto di zucchine mandorlate, per non parlare della sfoglia croccante con crema chantilly, mandorle perlate e caramello: il tutto preparato in una cucina a vista. La carta dei vini ampia è frutto di una scelta meditata di Alessandro, viene esibita ai clienti su IPAD e comprende, oltre ai vini del territorio e dell’ Italia in generale, anche champagne e vini francesi, mentre sui carrelli sono in bella mostra gli oli della nostra zona e distillati e liquori pregiati. Il locale è intimo e accogliente, le pareti di pietra sono state valorizzate dalla ricca collezione di bottiglie, mentre sui tavoli lampade particolari di calici rovesciati emanano una luce scintillante. Fuori, viene appagata anche la vista, che spazia sul lungomare e sul porticciolo di Trani.

Via Statuti Marittimi, 48/50 Trani (BT) Tel. / Fax 0883 487255 Cell. 349 8419429 info@gallorestaurant.it

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numero 1 agosto / settembre 2011 www.apuliamagazine.it periodico a diffusione

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numero 0 2011 maggio / giugno azine.it www.apuliamag

all’interno speciale sulla Valle d’Itria

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a diffusi periodico numero 3 io 2012 2011 / febbra agazine.it dicembre www.apuliam

periodico - numero 4 aprile 2012 / giugno 2012 www.apuliamagazine.it

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eventi

S

enza un lavoro di gruppo il nostro progetto non avrebbe potuto nascere né continuare a esistere e a… resistere! Quindi, tutta la squadra di am apuliamagazine approfitta per una volta delle pagine della propria rivista per parlare anche di sé, cominciando col ringraziare tutti coloro che hanno creduto e credono in questo progetto. E lo fa dando spazio alle immagini che raccontano spesso meglio delle parole. Con le foto che ritraggono i protagonisti del nostro primo compleanno, festeggiato il 16 settembre scorso a Plenilunio alla Fortezza nelle campagne di Mola di Bari, grazie al patrocinio dell’Assessorato Turismo Sport Beni e Attività Culturali della Provincia di Bari e all’ospitalità dell’architetto Ferdinando Pedone. Insieme a noi, a testimoniare che am non è solo una rivista ma piuttosto un oggetto da conservare,

le foto sono di Mimmo Demattia, Rocco Lamparelli, Roberto Mazzarella

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eventi

da collezionare, che proprio nello scorrere del tempo acquista fascino, tanta, tantissima gente: ospiti della serata sono stati gli inserzionisti e i protagonisti delle nostre pagine dal mondo dell’arte a quello della moda, dal cinema alla letteratura, dalla fotografia all’enogastrono-

mia, fino alla tecnologia e a tutto ciò che di nuovo e bello la nostra regione sa esprimere… Con noi hanno voluto esserci Riccardo Barbera della Masseria Barbera di Minervino Murge, Maria Cicorella e Antonello Magisà del Ristorante Pashà di Conversano, Gegè Mangano del

Ristorante Li Jalantuùmene di Monte Sant’Angelo, Mario Musci di Gallo Restaurant di Trani, Francesco Nacci del Botrus Divino Ristorante di Ceglie Messapica, Angelo Sabatelli del Ristorante Angelo Sabatelli presso Masseria Spina a Monopoli, Gaetano Servidio del Menelao a Santa

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Chiara di Turi, Felice Sgarra del Ristorante Umami di Andria, Peppe Zullo del Ristorante Peppe Zullo di Orsara di Puglia. Ma tra i protagonisti della serata anche la Giovanna Sbiroli Spa, azienda leader nel settore bridal di Putignano, per gli abiti indossati dalle modelle (Collezione 2013), le creazioni charmant di Nalj JewelsPolignano a Mare e, sorpresa finale, Amalia Grè, la special guest star della festa che ha anche esposto le sue tele nello splendido scenario

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della struttura. La partecipazione affettuosa di tutti ha risposto alla domanda che fin dall’inizio ci hanno posto e ci siamo posti: perché la carta stampata, perché lanciarsi in un progetto del genere? A noi piace la carta, da toccare, da annusare e da sfogliare per scoprire cose nuove e belle. Ma am punta sull’approfondimento e sulla realizzazione di materiali nuovi e inediti anche sul web con il suo portale sempre aggiornato, rivolgendosi a chi concepisce la

creatività in senso ampio, passando dal mondo dell’enogastronomia a quello dell’arte, dalla musica alla letteratura, senza mettere troppe etichette. Dunque, apprezzando tutto ciò che facciamo, la risposta migliore ce l’avete data voi! la redazione di am apuliamagazine

© riproduzione riservata


eventi

L

a Puglia è una regione che avvolge e riscalda in tutte le stagioni e i suoi vini rispecchiano questa voglia di vivere una vita lenta, guidata dai sensi e dal cuore, seguendo la natura. Forse dipende dal terroir, come direbbero gli

esperti, forse dipende dal sole, che è caldo anche d’inverno e illumina campagne e città. Certo è che una pianta mediterranea quale è la vite, non poteva che attecchire in Puglia,

una zona dal clima ideale per esaltare al massimo le caratteristiche della coltura che necessita di sole abbondante e di pochissime piogge. E i vini pugliesi, già apprezzati da Plinio e Orazio, hanno oggi raggiunto standard di qualità eccezionalmente elevata. Una bella vetrina di alcune di queste produzioni di alto livello ha trovato il suo giusto spazio tra i suggestivi angoli del giardino interno della splendida struttura di Plenilunio alla Fortezza, nelle

FOTO DI ROCCO LAMPARELLI

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campagne di Mola di Bari, dove la nostra redazione ha festeggiato il primo compleanno della rivista am apuliamagazine. Gli ospiti, aggirandosi tra i tavoli di degustazione, hanno potuto deliziarsi con gli assaggi proposti da aziende vitivinicole rappresentative delle più interessanti aree dedicate pugliesi, compiendo una sorta di immaginario giro della nostra regione. Partendo dal cuore antico del Salento, precisamente da Tuglie,

per i vini della Cantina Michele Calò e figli e da Manduria, l’area tarantina del Primitivo, per i vini della Cantina Morella. Approdando, poi, nel barese per l’altra area del Primitivo, quella tra Gioia del Colle e Acquaviva delle Fonti, rappresentata dalle Tenute Chiaromonte, per risalire fino a Canosa di Puglia, per assaggiare i vini biodinamici della Tenuta Cefalicchio. Attraverso la degustazione dei vini della Cantina Tormaresca, si è condotti, quasi per mano, da Tra-

ni, patria del Moscato Reale, al Salento della zona intorno a San Pietro Vernotico; per finire, dulcis in fundo, con un calice di spumante rosa della Cantina A-Mano e con l’azienda tutta al femminile rappresentata da Anna Maria e Francesca Bruni di Vetrere, con la quale si raggiunge Montemesola, in provincia di Taranto. © riproduzione riservata

Cantine Cefalicchio

Cantina Michele Calò

e figli

lvasia groamaro (80%) e Ma Rosato doc. Uve: Ne ificazione a Vin llo. Mjere Rosato Alezio ere alb ad ne tema di coltivazio solo nera di Lecce(20%). Sis mento della svinatura di macerazione, al mo ore 18 a migliori circ Le . ato ros lacrima,dopo ere Mj del tinato alla produzione diil 25 – 30 % viene des mesi dalla messa in ven zano nell’arco di 24 – 36 rez app si o: bouo att Olf o; ens int qualità del vin allo cor lettiche: Colore rosa te, ta. Caratteristiche Organo di rosa; Gusto: elegan rovia fresca e sentori fer a egi ale fin cili nel ta, tta fru a quet intenso di enz sist à e acidità, ottima la per con una buona sapidit . ria cip ole nera di Lecce (10%). una nota di piacev amaro (90%) e Malvasia gro Ne e: acUv . igp sso Mjere Ro o in parte in serbatoi di ad alberello. Affinament in o ent nam L’affi si. Sistema di coltivazione me atelli per circa 12 car in te par so ima ros e min in lor ciaio inox e anolettiche: Co mesi. Caratteristiche Org bottiglia dura circa sei o di marmellata di ciens int uet uq bo o: nati; Olfatt : elegante, con una rubino con riflessi gra sto Gu i; urr e sentori di pout po a sciigli van ia, rov fer ia lieg con note di frutta rossa à, giustamente tannico o. dit buona sapidità e acidit can e nota di piacevole agrum alroppata, nel finale una tema di coltivazione ad Verdeca in purezza. Sis e: Uv . salvaper a llat tro con Mjere Bianco igp e ata portunamente anticip po. Criomaberello. Vendemmia op buona tenuta nel tem a un rà tte me per che mi. Quindi aro e i fum guardare l’acidità, pro migliore estrazione di la re tte me stiche per att per e cerazion re controllate. Car eri ntazione a temperatu fine, o: att Olf ; rati do i si procede alla ferme paglierino con rifless llo gia e, lor sto. Co Gu : i, che Organoletti come l’ananas e kiw note di frutta esotica za oli cev den on pia risp con cor to la ica e del sistenza e sapido, ottima la per Piacevolmente fresco . nte lge elegante e finale coinvo gusto olfattiva, trama

biodinamiBianco in purezza da agricoltura Bombino Bianco. Uve: Bombino aio inox e acci di i mes 6 nto: ame affin geni, ca. Fermentazione con lieviti indi Olfatto: o; ierin pagl o ttiche: Colore: giall successivi. Caratteristiche Organole o della frutt e nas l’ana e com ca esoti di frutta fine, delicato con piacevoli note za e la isten pers la fresco e sapido, ottima passione, Gusto: piacevolmente o. mat agru le fina e a elegante corrispondenza gusto olfattiva, tram emmia maTroia (100%). Vinificazione: vend di Nero : Uve a. Lam a dell te Pon con breve e i cton auto ti lievi cazione con nuale anticipata e controllata, vinifi Colore: rosso ta. pigia l’uva con to mos del (solo alcune ore) criomacerazione Troia contutto infoiati, presenti nell’uva di cerasuolo. Olfatto: acini non del floreali e umi prof i tare esal a e o gust za al tribuiscono a conferire freschez bido, mor to: Gus no; , mora e di melogra fruttati. Note di fragolina selvatica finanel to; pala al a spum di ne azio e sens caldo, equilibrato con una piacevol co di melograno. le una piacevolissima nota di chic

Cantina Morella Mezzanotte Rosso 201 0 uve. Il Primitivo (70%), viene lasciato leggerme appassire sulla pianta nte e dopo la vendemmia , viene fermentato ins Cabernet Sauvignon, Ne ieme al groamaro e Petit Verdo t. Caratteristiche Organo tiche: Colore: rosso rub letino intenso; Olfatto: int enso, di frutti rossi com ciliegia e lampone in bel e la la evidenza, quindi note speziate di pepe nero rubo; Gusto: ottima la e carsapidità espressa con un a interessante trama tan interessante la corrisp nica, ondenza e la chiusura di frutta matura. Primitivo Negroamaro 2009. Uve: Primitivo (50 %) e Negroamaro (50%). turato in barrique di Marovere di Allier per 12 mesi. Affinato in bottig almeno 8 mesi. Caratt lia per eristiche Organolettiche : Colore Rosso rubino con unghia aranciata; Olf intenso atto: legno speziato con un tocco agrumato can su frutti rossi maturi; Gu dito sto: ribes, more e ciliegi e sotto spirito a seguir di tabacco e un finale e note con tannini in bella evi denza.


eventi

Vetrère . Caratteristiche Crè, Vendemmia Tardiva igt Salento. Uve Fiano in purezza , di mandariOrganolettiche: Olfatto: immediati richiami di fiori di arancio finale delle nel e papaia la fruit, passion come no e di tiglio, frutta esotica sante vena acida interes una e distingu si gusto Al ata. sciropp ananas di note che attenua le rotondità dei frutti a polpa bianca surmaturi. e Malvasia. Nota Laureato, igt Salento. Uve: Chardonnay, Fiano di Puglia francese. Carovere di es barriqu in interessante, la fermentazione avviene zione, macera in bianca polpa a frutta : Olfatto : lettiche Organo ratteristiche a; perfett e lunga piperita menta un sentore di melone bianco, a seguire una è dove a ondenz corrisp la iata immed non gente, coinvol al gusto è ampio e otto bergam di nota una più riconoscibile pera e mela golden, chiude con candito abbastanza fresco e sapido. et Sauvignon e Lago della Pergola igt Salento. Uve: Negroamaro, Cabern ra un colore dimost calice nel : lettiche Aglianico. Caratteristiche Organo note di frutziano eviden si tto all’Olfa a; violace unghia con do profon e cupo , pepe tostato legno seguire a , prugne le ti a bacca rossa come le more e , ottima finezza buona una ra dimost gusto: Al te. fonden ato nero e cioccol zarne meglio trama, la corrispondenza gusto olfattiva, permette di apprez o e permorbid anza abbast nte, avvolge e fine tannino iche, le note balsam sistente. ristiche OrPassaturo igt Salento. Uve: Malvasia Nera in purezza. Caratte tto esprime ganolettiche: dal bel colore rubino con riflessi violacei, all’Olfa a e menta. Al note di ciliegia ferrovia matura, confettura di fragola selvatic sentori fruttati si i finale nel te; fragran quasi o polpos e o morbid è Gusto esprimono nella loro nota dolce. ristiche OrgaBarone Pazzo; igt Salento. Uve: Primitivo in purezza. Caratte do. All’olfatto profon e intenso rubino nolettiche: il calice si colora di un bel balsamiche note e prugna llata, marme in ciliegia di sentori si sprigionano note origile a sovrast non che e alpine, evidente l’uso saggio della barriqu , come estratti li notevo mostra o primitiv questo Gusto nali del vitigno. Al con una nota di la frutta rossa già evidenziata e a seguire le spezie, chiude carrubo e pelle conciata. Abbastanza tannico e sapido. ia Nera (40%). AfKemelios, Salento igp. Uve: Negroamaro (60%) – Malvas Organolettiche: ristiche Caratte e. frances fina 12 mesi in barriques di rovere si sprigionacalice dal tto: all’Olfa do, profon e intenso rubino rosso colore , quindi maturi rossi frutti di sta compo di no sentori sensuali e ammalianti e, con ondent corrisp è Gusto: Al nero. legno e menta cacao, di spezie e fave con Finale acido. anza abbast e un tannino avvolgente, giustamente sapido razza. di cavallo grande un’ottima PAI da 71


Le schede sono a cura di Giancarlo Ciccarone

Chiaromonte

Tormaresca

e: Negroamaro in purez groamaro rosato igt. Uv Ne o o. son ent o Sal att olf igt All’ ria Calafu rosa confetto; anolettiche: dal colore frutza. Caratteristiche Org anda, seguono le note lav e ro and ole a ros di i fum ; al pro via ti sal ica la e del evidenti menta piperita nte officinali, come la zza, ole cev pia e a ezz tate di giuggiola e pia sch fre beva con un’immediata usura sagusto: vino dalla pronta do. Una interessante chi rbi mo e to cia lan sbi nte me iva ess ecc n no gustative piacevoli. anopida, dona sensazioni ah. Caratteristiche Org Uve: Negroamaro e Syr ti o. den ent evi Sal o: igt att ori Olf him Fic a violacea; ino intenso con unghi al gusto la; vio e a ros lettiche: dal colore rub di li rea i di melograno, note flo e sentori di marasca, sem nel finale è felicement idità e una vena acida; sap a on bu è morbido, con : dal beverino. eristiche Organolettiche aro igt Salento. Caratt frutte no ti den evi Morgicchio, Negroam ed trabile, Olfatto: prime ene imp ia, e o iriz ens liqu int la e bel rubino diterranee com la marasca, spezie me per a igli van e ht eig tate come la prugna e er di aft garofano, eleganti note a trama la menta e i chiodi di do, persistente e con un rbi mo è to gus al ; ues riq bar in o e. ent fin nam ida l’affi usura sap a tannico e con una chi za. Caavvolgente, abbastanz to reale di Trani in purez sca Mo e Uv C. DO ni Tra di enso; to int o sca rat Mo do , llo oro Kal un bel gia che: alla vista esprime nca come bia lpa po a ratteristiche Organoletti a tur ma di confettura di frutta i, al Olfatto: avvolgenti note pourri di petali bianch le di castagno e pout mie ca, di un pes ta iun agg con l’albicocca e la va, atti rispondenza gusto olf ole Gusto: immediata la cor chiude con una piacev ca. Morbido e setoso sec tta bell’insieme di fru o. nota di agrume candit 72

Kimia 2011. Uve: Fiano . Vino bianco giovane dai toni verdolini. Caratt che Organolettiche: Pro eristifumo: lievi sentori di zag are e margherite di cam finale leggermente agr po, umato e frutto della pas sione; Gusto: all’assagg torna immediata l’acidit io rià esuberante con un imm ediato ritorno degli asp agrumati con una chiusu etti ra minerale. Muro Sant’Angelo Contr ada Barbatto 2009. Uv e: Primitivo di Gioia del le in purezza. Caratteri Colstiche Organolettiche: Profumi di frutti rossi prugna, more, e spezie come la e un interessante spe ziatura come pepe ner gno. Gusto: invade il pal o e leato con la sua corrispon denza olfattiva di frutti, moreo, buona la fresch marezza che frena la dolce zza tipica del vitigno. con note di cioccolato Finale fondente, carrubo e rad ice liquirizia. Muro Sant’Angelo Contr ada Barbatto 2008. Uv e: Primitivo in purezza. teristiche Organolettiche Carat: alla vista è rosso rubino carico, di buona intens ma di facile beva. Olfatt ità, o: è avvolgente con pro fumi di muschio, more gie sciroppate, nel finale e ciliefloreale con note lontan e di spezie. Gusto: vin corpo, strutturato e cor o di rispondente, abbastanz a tannico e moderatame fresco nte

A-Mano

rmat). È un ante (metodo Martinotti o Cha A-Mano Rosa 2011 vino spum vinificate itivo Prim e aro roam Neg uve da blend fra vino da uve Greco e vino i, il che mes 4 circa rimane in autoclave per in bianco. Per la presa di spuma, ono erisc conf che ri nda seco ori rdare i sent permette di stimolare e salvagua a. di confetture e frutta secc al vino profumi floreali, fruttati, lfatto re tendente al pompelmo rosa; all’o colo e: ttich nole orga Caratteristiche inuna e rose di bosco appena colti, petali esprime intensi sentori di frutti di gia cilie di ori sent i ti edia imm ata; al gusto: teressante nota di nocciolina tost mata. Un ezionato da una nota finale agru conf ben tutto i, pon lam e ca fres nella sua iali renz reve ri largo senza timo interessante spumante che si farà categoria.


PRESEPI IN MOSTRA

9 / 12 Dicembre Noci (BA)

22 Dicembre 2012 - 06 Gennaio 2013 Sala Propilei del Palazzetto dell’Arte - Foggia

Per info www.pettolenellegnostre.it - Tel. 0804949124 ingresso gratuito

MERCATINO DI NATALE

Un’Immacolata dal sapore di cioccolato. Le vie del centro storico di Noci si colorano di dolcezza con le specialità della tradizione natalizia: pettole morbide e saporite, fragranti cartellate e specialità di cioccolato. Ce n’è per tutti i gusti! Assaggini deliziosi a base di cacao fondente oppure al latte o nocciolato, praline, tavolette e “colate” di cioccolato caldo. E per chi non sa rinunciare al salato, le varietà sono tutte da scoprire: pettole ai capperi e al tonno, pettole alle acciughe e anche alle olive. La sagra, organizzata dal Parco Letterario Formiche di Puglia Tommaso Fiore, si svilupperà da Piazza Garibaldi a via Calvario, coinvolgendo piazzette, slarghi e gnostre del centro storico; sarà una festa, con musici, teatranti, danzatori, giocolieri, saltimbanco, trampolieri, mangiafuoco, sbandieratori. Il tutto arricchito dalle fragranze aromatiche del vino dolce.

Anche quest’anno per il Natale 2012-2013 l’Associazione Culturale Piccole Arti di Foggia, organizza la seconda edizione di “Presepi in Mostra” che si terrà presso la Sala propilei del palazzetto dell’Arte dal 22 dicembre al 6 gennaio 2013. Un evento del programma natalizio patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia, che porterà il visitatore anche più piccolo nello scenario suggestivo del Pronao della villa comunale dove saranno esposti i presepi.

24 e 25 Novembre 2012 - 1 e 2 Dicembre 2012 Piazza Sedile – Corato (BA) Anche quest’anno il mercatino di Natale animerà tutto il periodo delle festività Natalizie. E’ l’occasione per tuffarsi nel colorato mondo delle creazioni artigianali, alla scoperta di una idea-regalo o solamente per curiosare tra le varie bancarelle immerse nella caratteristica atmosfera delle festività che la Puglia può creare.Unitamente ai lavori fatti a mano esposti dagli artigiani , ci saranno i caratteristici banchi che venderanno squisitezze culinarie del posto. Per info Pro Loco “Quadratum” Tel. 33448424417 – 3338497742 prolococorato@libero.it

SAGRE, MERCATINI & CO.

PETTOLE NELLE GNOSTRE

A CURA DI ANTONELLA CUCCOVILLO


CALICI NEL BORGO ANTICO

Nel contorno suggestivo del centro storico di Bisceglie, tra i vicoli e le piazzette medievali del luogo, oltre cinquanta cantine arriveranno da ogni parte della regione per presentare le proprie etichette. Nato da un’idea dell’Associazione Borgo Antico Bisceglie e giunto quest’anno alla quarta edizione, l’originale progetto ha il pregio di coniugare cultura e gusto, offrendo al popolo dell’enoturismo l’occasione di visitare luoghi ricchi di storia e, al contempo, di sorseggiare le migliori produzioni pugliesi, ormai conosciute in tutto il mondo. Dalla Daunia al Salento, passando per la provincia barese e la Valle d’Itria: Bianchi, rossi, rosati, vini dolci o liquorosi, vini novelli e spumanti saranno i protagonisti di questo meraviglioso evento enogastronomico, arricchito da esibizioni musicali, rappresentazioni in costume e spettacoli di arte venatoria.

MEDIMEX - MEDITERRANEAN MUSIC EXPO dal 29 novembre al 2 dicembre 2012 - Fiera del Levante - Bari L’unica fiera mercato musicale in Italia dedicata al mercato discografico, promossa da Puglia Sounds si inaugura con lo spettacolo evento Meraviglioso Modugno dedicato a Domenico Modugno in programma presso il Teatro Petruzzelli di Bari. Gli 8000 mq di spazio espositivo della Fiera del Levante ospiteranno operatori e imprese musicali provenienti da tutta Europa. 23 artisti si alterneranno su 4 palchi per un viaggio nel Mediterraneo, dalla Puglia a Israele, dal Nord Africa ai Balcani, dal Portogallo alla Polonia per un caleidoscopio di sonorità e tradizioni. Ore 21 - Ingresso a pagamento Per info: Tel.080 5243000 - www.bookingshow.it

AIDA

Per info Associazione Borgo Antico Bisceglie www.calicinelborgoantico.it, info@calicinelborgoantico.it Tel. 080 3960970

POOH

SAGRE, MERCATINI & CO.

MUSICA

23/24 Novembre 2012 – Bisceglie

29 dicembre 2012 - Palaflorio - Bari L’opera lirica di Giuseppe Verdi arriva a Bari per la prima volta con 250 artisti di livello internazionale come il soprano Chiara Angella. Lo spettacolo, diretto da Vittorio Sgarbi, si presenterà con un allestimento scenografico monumentale, finalizzato a riecheggiare la bellezza e il fascino dell’antica Roma Per info Tel. 3662422669 www.bookingshow.it

04 Dicembre 2012 - Teatro Petruzzelli – Bari I Pooh presenteranno in questa nuova tournèe in giro per l’Italia, “Opera Seconda”, un progetto connesso al loro primo album, con il supporto della Ensemble Symphony Orchestra diretta dal maestro Giacomo Loprieno . L’album è il risultato eccellente di un duro lavoro, svolto a Montegrotto Terme ai piedi dei Colli Euganei, da Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian, rinchiusi nel loro rifugio per tre settimane. “Opera Seconda” è un titolo non scelto per caso. Nel 1971 il gruppo pubblicò un disco che si intitolava “Opera Prima” , primo album con la CGD. Ai brani del nuovo album si sommeranno in scaletta non poche canzoni dei primi anni del gruppo, ripresi e arrangiati con l’orchestra. ore 21:00 - Per info: www.bookingshow.it. Ingresso a pagamento


30 novembre 2012 Teatro Kennedy – Fasano

Per info www.fasanomusica.it - www.bookingshow.it

22 Dicembre 2012 Teatro Forma - Bari Concerto di Natale che vede salire sul palco due voci straordinarie: lei, voce unica dalle variegate sfumature ed esperienze (vincitrice, fra l’altro, di un Sanremo in coppia con Cocciante); lui, uno dei migliori cantanti jazz sulla piazza (vincitore del 2007 del Bbc Jazz Award). Sarah Jane Morris e Ian Shaw porteranno in scena un repertorio che spazia dal jazz, al soul, al rhythm & blues. Per l’occasione proporranno un repertorio dedicato alle canzoni natalizie più famose arrangiate in chiave jazz. Per info: tel. 080.5018161 www.teatroforma.org www.bookingshow.com ingresso a pagamento

MUSICA

Il duo pop-jazz in tour per l’Italia con il loro album dal titolo “Irene Grandi & Stefano Bollani” composto da 10 cover ricercate e non banali, che spaziano dai grandi classici del passato a quelli più moderni di autori contemporanei, si esibirà al Teatro Kennedy in esclusiva regionale in un evento imperdibile.

SARAH JANE MORRIS E IAN SHAW

IRENE GRANDI & STEFANO BOLLANI IN CONCERTO

MELODIE… SENZA FINE, GINO PAOLI E NINA ZILLI CON L’ORCHESTRA DELLA MAGNA GRECIA 05 Dicembre 2012 - Teatro Orfeo - Taranto Nel concerto inaugurale della XXI Stagione Concertistica “Eventi Musicali” un altro evento inedito targato Orchestra della Magna Grecia: il grande Gino Paoli con Nina Zilli insieme all’Orchestra della Magna Grecia, diretta da Stefano Fonzi, per far sognare il pubblico con le note dei loro capolavori. ore 21:00 Info. 099.4533590 Ingresso con prenotazione

SPORT

11 novembre 2012 – 10 marzo 2013 Il Campionato sportivo organizzato dai circoli nautici baresi, coordinato dal Circolo Canottieri, avrà inizio l’11 novembre e sarà disputato in otto giornate che si svolgeranno nelle acque antistanti la città di Bari. Sarà valido per l’assegnazione del titolo di Campione d’Inverno, dei Trofei “Cristoforo Bottiglieri”, “Domingo Milella” e delle coppe C.U.S Bari, Barion, Maestrale, Costa del Sole, delle Coppe Challenge “Banca Popolare di Bari” e “Florenzo Brattelli”. Per info: vela@circolobarion.it www.circolobarion.it

© Antonella Battista

XIV CAMPIONATO INVERNALE VELA D’ALTURA


TERESA MANNINO IN TERRYBILMENTE DIVAGANTE

TEATRO

20 Novembre 2012 Teatro Team - Bari La comica siciliana Teresa Mannino torna a teatro con le sue battute e la sua grande capacità di improvvisazione. Le tradizioni culinarie siciliane, l’ impatto con una città come Milano sempre di corsa, la difficoltà nel dare un nome alla figlia che non suoni troppo “esotico” e la difficile convivenza con l’ orgoglioso mondo maschile: questi sono i temi trattati nello spettacolo da Teresa Mannino, raccontati agli spettatori come in un salotto di un pomeriggio qualsiasi. ore 21:00 ingresso a pagamento info. 080.5210877 - 080.5241504

W ZORRO - IL MUSICAL 24 e 25 novembre 2012 Teatroteam – Bari Il personaggio che ha influenzato la fantasia di tutti i bambini è il protagonista di questo musical interpretato dall’attore pugliese Michel Altieri, diretto da Stefano D’Orazio, con le musiche di Roby Facchinetti. Lo spettacolo racconta la leggenda del più famoso eroe mascherato della storia, dal cuore grande e la spada veloce. I tratti tipici della commedia italiana si mescolano sapientemente all’ironia e alla creatività “favolistica” della penna di D’Orazio. Per info Tel. 080.5210877 - 5241504 www.teatroteam.it ingresso a pagamento

VINCENZO SALEMME: “IL DIAVOLO CUSTODE” 30 Novembre/ 1-2 Dicembre 2012 - Teatro Team – Bari Vincenzo Salemme torna al Teatro Team di Bari con una nuova commedia scritta, diretta ed interpretata dall’artista partenopeo. Il fulcro dell’azione (e indubbiamente della risata, in tal senso) è orientato verso domande più o meno generali e riflessioni su come ognuno di noi avrebbe potuto vivere, se avesse avuto la possibilità di rinascere, ad esempio. Uno spettacolo volto a stimolare un dialogo interiore, la comunicazione con la parte più profonda di sé. Il resto di questo cast di poveri diavoli è composto da Nicola Acunzo, Domenico Aria, Floriana de Martino, Andrea De Maria, Antonio Guerriero, Raffaella Nocerino e Giovanni Robò. Per info: Tel. 080.5210877 – 080.5241504 - teatroteam@teatroteam.it

IL BALLETTO DI MOSCA NE “IL LAGO DEI CIGNI” 14 Dicembre 2012 - Teatro Petruzzelli - Bari Per il ventiduesimo anno consecutivo la prestigiosa compagnia di danza classica Balletto di Mosca “La Classique”, diretta da Elik Melikov, consolida la sua presenza in Italia con una tournée invernale programmata nei mesi di dicembre 2012 e gennaio 2013. Etoile del balletto la splendida Nadejda Ivanova, ballerina affascinate per capacità interpretativa e padronanza scenica. La compagnia offrirà al pubblico barese la migliore interpretazione del capolavoro di Tchaikovskji: il “Lago dei Cigni” con musica dal vivo eseguita dalla Filarmonica di Chernivtsi. Un appuntamento speciale per tutti gli amanti della danza. Ore 20.00 - Per info: uffici della Camerata, Via Sparano 141 - tel 080.5211908 - www.cameratamusicalebarese.it. - Ingresso con prenotazione


MOMIX DANCE THEATRE IN “ALCHEMY”

Antonio Tarantino porta sul palco del Kismet due famosi personaggi dell’antico teatro greco interpretandoli in chiave moderna. Piccola Antigone è la storia di una prostituta che incontra un cliente che si svelerà essere poi Edipo, suo padre. In Cara Medea, la protagonista è un’ex deportata,rinchiusa in un lager dopo aver ucciso i figli, che percorre un’Europa post bellica per raggiungere il suo Giasone a Pola. Spettacolo drammaturgico straordinario, realizzato sotto l’egida della regista Teresa Ludovico.

attira in una dimensione assolutamente surreale. Per informazioni e/o prenotazioni, rivolgersi presso gli uffici della Camerata in Via Sparano 141 infotel 080/5211908, biglietteria on-line sul sito www.cameratamusicalebarese.it

Per info www.teatropubblicopugliese.it Tel. 080.5580195

“FUTURO ANTERIORE” 29 e 30 Dicembre 2012 - ODA TEATRO - Foggia Alexis Arts illusionista e fantasista italiano, vincitore di due Guinness World Records, si rivolge al pubblico con uno dei suoi spettacoli in cui l’illusionismo è il collante di diverse discipline artistiche come come la danza, il trasformismo, la mimica, il teatro, le ombre cinesi, le arti marziali. Il pubblico verrà trasportato in situazioni fantastiche nelle quali il mistero, la suspence e raffinati giochi di prestigio saranno protagonisti. Per info Tel e Fax : 0881.663147 Email: cerchio@cerchiodigesso.it

ALEXIS ARTS : GALÀ DELL’ILLUSIONISMO

dal 30 novembre 2012 Cantieri Teatrali Koreja - Via Guido Dorso, 70, Lecce La Compagnia Koreja propone spettacoli di alta qualità, con nomi di prestigio, da Vacis a Scimone e Sframeli di Messina, a Peppe Servillo. Numerosi gli artisti che si susseguiranno sul palcoscenico del Teatro stabile con appuntamenti di danza, musica, narrativa e folklore. Koreja non solo per un pubblico giovane, ma anche per un pubblico popolare e non televisivo. www.teatrokoreja.it

TEATRO

Dal 15 al 18 novembre 2012 Teatro Kismet – Bari

PICCOLA ANTIGONE E CARA MEDEA

Dal 20 al 23 febbraio 2013 Teatro Petruzzelli – Bari Evento di teatro e danza imperdibile quello del “Momix Dance Theatre” con i suoi insuperabili acrobati danzatori. Per la 71ª Stagione della Camerata Musicale Barese, l’inesauribile genialità del fondatore Moses Pendleton presenta questo nuovo spettacolo ispirato all’arte magica degli antichi alchimisti, alle loro fantastiche ricerche sull’elisir di lunga vita e sulla formula dell’oro. Il risultato è spettacolare e degno di un artista-alchimista come Pedleton autentico “Mago dei Maghi”; “Alchemy” è un inno all’immaginazione, alla fantasia, al mistero, alla meraviglia, alla bellezza. Moses Pendleton ci svelerà i segreti dei quattro elementi primordiali – terra, aria , fuoco, acqua – per creare uno spettacolo che sprigiona arcane suggestioni che


TINA MODOTTI. FOTOGRAFA E RIVOLUZIONARIA

ARTE

CINQUE BACHI DA SETA E UN BOZZOLO Dal 21 settembre al 14 dicembre 2012 Cineporto di Lecce Attrice di teatro e cinema, fotografa, rivoluzionaria, musa di grandi artisti come Pablo Neruda, modella dei pittori naturalisti messicani David Alvaro Siqueiros e Pablo Rivera, paradigma della fusione tra la cultura rivoluzionaria messicana e l’estetica fotografica d´avanguardia, Tina Modotti sarà protagonista di questa mostra fotografica, con 80 delle sue opere più famose, realizzate tra il 1923 al 1930. Per info Tel. 3477853538 dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20 e la mattina dalle 10 alle 13 solo per gruppi organizzati e su prenotazione ingresso libero

Dal 31 ottobre al 3 dicembre 2012 Corte San Blasio 1 - Lecce

Per info www.elitestudiogallery.com info@elitestudiogallery.com Cell. 3381674879

MARY OBERING : ARCHITETTURE DI LUCE

E’ di scena l’arte contemporanea americana con “Architetture di luce” personale dell’artista newyorkese Mary Obering, emblema della pittura astratta. La mostra realizzata da E-lite studiogallery in collaborazione con il Comune di Lecce, presenta opere pittoriche dell’artista che, in perfetta armonia con lo spazio espositivo della galleria, caratterizzato dai giochi di luce e dalla pietra leccese, raccontano il percorso coinvolgente fatto dalla Obering nell’arte. “Architetture di luce” racconta il legame che unisce la Obering al Salento, il suo amore per l’architettura normanno-sveva, per le masserie, per le costruzioni povere salentine. Le sue opere, in perfetta armonia con lo spazio espositivo della galleria, architettonicamente connotato dalla luce e dalla pietra leccese, sono la sintesi tra il rigore astratto della tradizione minimalista americana e il senso della forma, ispirate al Medioevo e al Rinascimento italiano.

Fino al 25 Novembre 2012 Fondazione Museo Pino Pascali – Polignano a Mare (BA) Fabio Sargentini, gallerista e mèntore di Pino Pascali, ripropone presso la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare, la mostra dei ‘Cinque bachi da setola e un bozzolo’ esattamente come fu allestita nel marzo del 1968 dall’artista insieme al suo gallerista. “I Bachi da setola”, sculture a forma di grandi bruchi realizzati con materiale industriale e dai colori sgargianti, spazzoloni in acrilico sostenuti da una struttura in ferro, sono circondati da ragnatele posizionate sui muri e realizzati con fili, schiume, prodotti sintetici mescolati abilmente come faceva lo stesso artista. L’idea di Fabio Sargentini è fare rivivere la mostra così com’era stata concepita nel 1968, per testare una carica e una forza non ancora esaurite. Visite guidate su prenotazione. dal martedì alla domenica ore 11 – 13 / 17-21 Per info Tel: 080.4249534 Cell: 3332091920 www.museopinopascali.it


SPELEONIGHT

Dal 4 Novembre al 30 Dicembre 2012 Castellana Grotte (BA) Ogni pomeriggio domenicale di novembre e dicembre a partire dalle 16.30, turisti e amanti della natura, muniti di caschetti con lampade, potranno visitare le meravigliose caverne al buio, accompagnati dagli esperti speleologi del Gruppo Puglia Grotte. Le visite si effettueranno con l’ausilio di una guida, secondo due itinerari: quello breve di circa 1 km, fino alla Caverna del Precipizio, della durata di 50 min, e quello completo, fino alla Grotta Bianca, di circa 3km e della durata di 2 ore.

TURISMO

© Harold Longone

© Francesca Moscheni

24 - 25 Novembre 2012 - Castello di Conversano (BA) La Butterfly Agency, in collaborazione con la dott.ssa Eleonora Scisci, presenta il 24 e 25 novembre nel Castello di Conversano Città d’Arte: “Segreti al Castello...viaggiando attraverso saperi e sapori...tra antico e moderno”. Un appuntamento creato per coniugare sapientemente Arte & Design, Moda e Enogastronomia, Cultura e Spettacolo, con creazioni orafe di alta gioielleria, opere d’arte, arredo e complementi, performance di danza classica e moderna, rappresentazioni teatrali in abiti d’epoca, “flash mob” moda - collezioni 2012/13 e angoli di degustazione di prodotti tipici. Il polo Museale del Castello farà da suggestiva cornice a questo nuovo evento. L’ingresso sarà libero.

EVENTI

SEGRETI AL CASTELLO

Per Info: tel 080/4998211 ingresso a pagamento solo su prenotazione www.grottedicastellana.it

Questa è solo una piccola selezione degli eventi presenti sul territorio. Usate il qrcode a destra con il vostro smartphone o tablet per scoprire gli eventi sempre aggiornati sul sito www.apuliamagazine.it

MUSICA

La redazione non è responsabile di eventuali variazioni che subiranno gli eventi segnalati. Se volete segnalare degli eventi scrivete a: redazione@apuliamagazine.it. Ogni materiale inviato, qualora non espressamente richiesto, è utilizzabile per ogni possibile impiego a discrezione di apuliamagazine.


Orecchini

di giada,su cui spiccano ornamenti antichi, impreziositi da rubini, zaffiri e perle naturali brillanti

luxury

Collana di perle impazzite, impreziosite da brillanti incastonati in oro rosa

Orecchini di corallo rosso sardo, separati dalle perle grigie di Tahiti, da una sfera di brillanti

Issa

Gioielleria

Trizio Caiati

Via Sparano da Bari, 93 - Bari Tel. 080 5216746 www.triziocaiati.com


Knitwear

Marianna Dellaquila Cashmere

Via Ognissanti, 109 - Trani (BT) Tel. 0883 489889 www.mariannadellaquilacashmere.it

luxury

Abbigliamento

Alberto Corallo Boutique

Corso Cavour, 88/90 Trani (BT) Tel. 0883 589733 www.albertocorallo.it

Issa

Robert Clergerie


Bed&breakfast

Casa dei Venti

lifestyle

Via Dante, 182 - Bari www.casadeiventi.com


lifestyle

Selezione prodotti di eccellenza in agenzia e/o distribuzione

Unconventional

info@unconventionaldistribuzione.com

Centro Pilates

Equilibrya

Via Rocco di Cillo, 8/A - Bari Tel. 380 473 6367


When you can say that summer ends in Puglia? This year, almost summery days made it possible to extend the swimming season: water, crystal clear, it has retained the heat of summer until the end of October. And you can certainly assume that the air will remain warm for the Saints and to the so-called Indian summer, which generally gives us clear and sunny days. But you realize it it is autumn by scents. 84

That of the must from wine cellars , of the new oil from the mills and mushrooms among the paths in the woods. And by the colors: the leaves under the marquees turn rusting and falling create soft carpets on the ground. A soil that is hard to whiten even in winter. Snows a little in Puglia, but when there is snow there are shows not to be missed. As of trulli in Alberobello, that seem houses of marzipan sprinkled with powdered sugar. Or Castel del Monte, isolated on the hill, towering whitened by a stunning backdrop to the circling hawks so dear to Frederick II. Seasons to which we encounter teach us therefore that Apulia is not only Taranta and sea, but may continue to remain among the favorite destinations of those who choose to spend their holidays in Italy throughout the year. And, during all seasons of the year, offers to those who live there reasons for know and enjoy it: from a tour in the winery or Romanesque cathedrals, from a visit to the baroque churches or by Federiciani Castles, from trekking in the Monti Dauni or protected areas to museum exhibitions

that showcase their masterpieces without pausing, until the live nativity, real pride of of many countries in all the provinces of Puglia recreate the magical atmosphere of the Nativity in charming corners of caves, ravines and medieval towns.

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Masserie: stone monuments L

© Daniela Ciriello

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MASSERIE MONUMENTI DI PIETRA 6

e masserie sono delle vere e proprie “ville fortificate” sparse su tutto il territorio pugliese. Da luoghi di lavoro, testimonianza della dura fatica nei campi a difesa dalle invasioni nemiche, le masserie sono diventate uno dei tesori della Puglia, ambite come dimore residenziali e stagionali, ma soprattutto come alberghi, resort e aziende agrituristiche. La masseria rappresenta uno degli aspetti più singolari e suggestivi della Puglia: dalla Capitanata al Salento ne sono state catalogate oltre 2.000. Non si tratta certo di una peculiarità pugliese, tuttavia le masserie hanno assunto qui una connotazione particolare, sia per la conformazione territoriale della regione che per motivi di carattere etnico ed economico. Esistono molti documenti che testimoniano le attività delle antiche fattorie rurali: già ai tempi dei romani vi erano costruzioni abitative destinate alla cura delle coltivazioni, usanza che continuò anche sotto la dominazione saracena e che proseguì con le masserie-reggie del periodo SvevoAngioino. Solo nel 1750, Carlo III di Borbone, istituendo il Catasto Onciario, permise la nascita delle masserie come oggi le conosciamo. E come oggi ce le possiamo godere, magari per un soggiorno all’insegna del relax tra Natale e Capodanno alloggiando in suggestivi in ambienti rurali, tra passeggiate a cavallo, escursioni in campagna, acquisto e degustazione di prodotti tipici in azienda, a partire dalle mozzarelle preparate sotto gli occhi degli ospi-


The masserie are the real “fortified villas” spread all over the Apulian territory. As workplaces, evidence of hard work in the fields to defend against enemy invasion, have become one of the treasures of Apulia, coveted as residential and seasonal homes, but mostly as hotels, resorts and farms. The masseria is one of the aspects most unique and beautiful of Puglia: From the Capitanata aerea to Salento will have been cataloged over 2,000. This is certainly not an apulian peculiarity, however, the farms have assumed here a particular connotation, both for the spatial conformation of the region that for reasons of ethnic and economic character. There are many documents that testify the activities of the ancient rural farms: already in Roman times there were domestic buildings for the care of the crops, a custom that continued under the Saracen domination and continued with the farms of reggie-SwabianAngevin period. Only in 1750, Charles III of Bourbon, setting the the Catasto Onciario, allowed the birth of the masserie as we know them today. And how today we can enjoy them, perhaps for a relaxing holiday between Christmas and New Year lodging in a charming rural ambiance, including horseback riding, hiking in the countryside, buying and tasting of typical products in the farm, starting with mozzarella prepared under the eyes of the guests until the ricotta, the scamorza, to caciocavalli,

honey, jam, dried figs, olive oil and wine. All these wonderful settlements, created to defend the people from the continuous attacks of the predatory bands who performed massacres and ruins in respect of the rural population of the Apulian countryside. Of masserie there are different types. There are those “di posta”, where the shepherds could stop in their moves of transhumance and the “royal”, state structures to organize the farming and reap the profits. The masseria itself implies the idea of a structure of residence and work together, functional to the management of an agricultural land wide enough. Within a masseria are organized cultivation, harvesting, processing of the products of the soil and the rearing of livestock. But its features are always the same: a fenced area or not that is in turn defined court yard or the “bell”, which extends around the main building. This serves as the habitation of those who live there permanently, the farmer and his family, but also for the residence, usually occasional or seasonal, the Lord. Around, temporary accommodation, space for storage and work, stables and animal shelters. Then the church or chapel. Finally, the structures for the sighting and defense against enemies of all kinds. Many masserie still show the signs of a severe attitude of defense, with inaccessible towers, steep stairs to access, deep trenches and secret exits. There are, then, the “bourgeois

masserie”, those farms, that is, who coming out of the secular affairs of the church property and feudal, renewed in the nineteenth and beginning of the twentieth century the vitality of agricultural settlement, giving himself to an economy based on small land ownership, diversified among olive trees, almond trees, vineyards, arable areas, patches of forest and livestock. The options are related to the places and the history, but this is the prototype of a Pugliese farmhouse, the “mass” as the Romans called the small court in the country.

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From Ofanto to Murge itinerari

T

re i fili conduttori per poter conoscere a fondo quel territorio compreso tra l’Ofanto, le saline di Margherita di Savoia e i paesaggi

di una terra antica come le Murge: i prodotti tipici del territorio come olio, vino e mandorle; gli itinerari archeologico-culturali e le bellezze

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Three wires to get to know the territory between the Ofanto, the salt pans 85


of Margherita di Savoia and the landscapes of an ancient land like the Murge: the typical local products such as olive oil, wine and almonds; routes archaeological and cultural and the natural beauty and scenery. Twisting these wires, you will discover this part of Puglia still genuine, starting with the salt pans of Margherita of Savoy, the largest in Europe, which look like a broad river of mirrors that extends for twenty kilometers over an area of 4,000 hectares. The salt pans produce up to five million tons of salt each year, while the “mother liquor” residual and the salinic silt can cure bronchial diseases, respiratory and gynecological problems. Left Margherita di Savoia, named in 1879 in honor of the Queen of Italy, down to the Ofanto, is San Ferdinando di Puglia, where you can visit the typical underground dating back to the Bronze Age. The trip continues to Trinitapoli, another town famous for its underground. The most important is certainly the underground of the Bronze, along with the equally valuable underground of Ivories. Entering, you come first in Canosa di Puglia, located on the route of passage way for pilgrims and crusaders and where, not far from the famous tombs, the mausoleum of Bohemond of Hauteville, Prince of Antioch conquered land together in Jerusalem during the first expedition to the Holy Land. And then in Corato, land of oil, wine and pasta, where you will visit the Necropolis of San Magno, 86

Dolmen Chianca of the Paladins, the Church of Santa Maria Maggiore and the city center. After that, the landscape becomes increasingly arid and mean to Minervino Murge, the “balcony of Apulia”, under which lies the vast panorama of the Murgia, also common in Spinazzola, a town that has perched on a terrace surrounded by cliffs overlooking the valley of the river Locone. Returning to the sea you reach Bisceglie, facing with its harbor on the Adriatic. The old part of the city retains many artistic and architectural treasures such as the magnificent cathedral and many palaces. However Bisceglie is best remembered for the funeral constructions of pre-classical age, called Dolmen, of which the most important and best preserved is called La Chianca, and are scattered in his campaigns. And among these precious and somewhat “dark” vestiges of the past ends our journey from land to sea and vice versa. Rosalia Chiarappa

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Bisceglie: the city of Dolmen Bisceglie LA CITTÀ DEI DOLMEN

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isceglie si affaccia sull’Adriatico col suo piccolo porto che sorge su una tipica e profonda erosione del territorio, detta “Lama”. La cittadina deriva il suo nome da Vescegghie che era la zona dove un tempo cresceva un tipo di quercia, il Viscile. Lo stemma della città, infatti,

è rappresentato da un albero di quercia sradicato di colore oro in campo rosso con forma di scudo. Ricordiamo che il colore oro dell’albero è dovuto a Carlo II d’Angiò che volle premiare la città per la sua fedeltà. La città vecchia, situata in posizione sopra-

elevata, conserva numerose testimonianze storiche e architettoniche come case del XV e del XVI secolo, la splendida Cattedrale, la chiesa di Santa Margherita del 1197, l’antica chiesa di Sant’Adoeno e il Castello Medioevale costruito dagli Svevi e in seguito ampliato e abbellito dagli Angioini. Ma

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Bisceglie overlooking the Adriatic with its small port located on a typical deep erosion of the territory known as “Lama”. The town derives its name from Vescegghie that was the area where once grew a type of oak, Viscile. The emblem of of the city, in fact, is represented by an oak tree eradicated in gold on a red field with a shield shaped. Remember that the gold color of the tree is due to Charles II of Anjou, who wanted to reward the city for his loyalty. The old town, situated in an elevated position, retains many historical and architectural as houses of the fifteenth and sixteenth centuries, the magnificent Cathedral, the church of Santa Margherita from 1197, the old church of Sant’Adoeno and the


structure horizontal, house-fence, while an apotropaic mask cheeky grins and moc king in seventeenth-century rostra adorning the portal of the palace Berarducci. On Via Trento, after the Dominican convent, now the municipal residence, you will find the building that Prospero Manes, rich grain dealer, erected in 1776, successful compromise between rococo and neoclassical. The church of Santa Margherita is the gem of Bisceglie. Order model of Apulian Romanesque architecture, was built by the family of Falconi outside the city walls in 1197. The facade facing cusp smooth ends in a triangular pediment crowned with climbing arches and a rose engraved with the initials of the saint. Inside, leaning to the left side, there are three tombs of the Falcons, the only of this kind in southern Italy. Rosalia Chiarappa

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The hypogea and the sea: San Ferdinando di Puglia and Margherita di Savoia D

alla bellezza dell’oasi naturalistica dell’Ofanto, l’antico Aufidus (nei pressi fu combattuta la celebre Battaglia di Canne) sino alle testimonianze storiche del passato, si può dire che tutta la Daunia meridionale porta impresse le tracce di una storia antica e affascinante. Per chi si avventura nel territorio della sesta Provincia pugliese, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Sono davvero tanti gli itinerari per gli appassionati di storia, natura e archeologia: alla scoperta di siti, parchi naturalistici, ipogei. L’itinerario suggerito unisce la natura dell’Ofanto, ricca di bellezze paesaggistiche, fauna e flora tipici alla storia e all’arte di un popolo antichissimo. La prima tappa del nostro viaggio è San Ferdinando di Puglia, dove si possono visitare i caratteristici ipogei che risalgono all’Età del bronzo. Gli ipogei sono strutture complesse, scavate nella rocca calcarea e concentrate in aree d’interesse archeologico. Non solo archeologia. San Ferdinando è nota per le coltivazioni del carciofo violetto. Si narra che Federico II avesse in queste terre una serie di interessi fondiari, e che abbia lasciato traccia della sua presenza nella gran quantità di belle masserie. Il carciofo è una vera prelibatezza ed è utilizzato in una molteplicità di ricette, crudo cotto, fresco e in conserva sott’olio. Da segnalare la Fiera nazionale del carciofo, che si tiene ogni anno nel mese di novembre. Da San Ferdinando si può proseguire per Margherita di Savoia famosa per le spiagge di sabbia finissima e il centro storico con i suggestivi scorci sul mare.

© Domenico Zagaria

medieval castle built by the Swabian and later enlarged and embellished by the Angevins. But Bisceglie is remembered in all archaeological tours especially for the presence in its different agro funeral constructions of pre-classical age, the Dolmen, of which the most important and best preserved is called La Chianca. This dolmen of megalithic age that emerges among the green olive trees of his campaigns reveals that the man is present in the territory of Bisceglie at least 3,500 years. They are in close proximity to each other, at most one or two kilometers as the crow flies along the path Lama Santa Croce. They number four, although in the past they were more numerous. Testimony of ancient prehistoric settlements is also the Grotta di Santa Croce near Bisceglie. It was made famous after the discovery of the right femur of a man of the Neanderthal race, as well as numerous artifacts such as pottery, flints, scrapers, now preserved in the Archaeological Museum “F. Saverio Majellaro “. Back in the city center, are the imposing palaces Tupputi of the Marquis Curtopassi, isolated on all four sides, and Ammazzalorsa, massive building where you can see a private collection of paintings Grosso, sculptures and some collections of Dossena. Via Frisari gives the viewer the elegant ashlar facing diamond palace Frisari perfect example of the transition from home to the vertical structure, tower house to house

itinerari

DAGLI IPOGEI AL MARE

da San Ferdinando di Puglia

a Margherita diSavoia i suggerimenti

Rinomato centro balneare, conosciuto per le sue Terme e perché vi si trovano le saline più grandi d’Europa, in estate pullula di turisti ed è ricca di eventi e spettacoli. Vale la pena di visitare la riserva naturale della Zona Umida delle Saline (Trinitapoli- Margherita di Savoia), di valore internazionale. Consigliata una sosta al Centro di Educazione Ambientale “Casa di Ramsar” di Trinitapoli nei luoghi in cui, tra aironi, rapaci, cigni reali e fenicotteri rosa, Federico II di Svevia scrisse il “De arte venandi cum avibus”. Rosalba Matarrese © riproduzione riservata

di Francesca

a cura di Francesca de Leonardis

MARGHERITA DI SAVOIA, località gemellata con Miami, aprirà al viaggiatore lo scenario delle più grandi saline d’Europa. Celebri anche le Terme, con acque salso bromo iodiche. Sarà possibile pernottare presso il Grand Hotel delle Terme (via Garibaldi - tel. 0883.656888), un quattro stelle ubicato in pieno centro, con centro benessere e SPA club annessi, con vista mare, oppure presso il B&B La Perla delle Saline (via Garibaldi - tel. 0883.651091 o 333.8426011), anch’esso centralissimo. Per poter gustare le specialità locali, suggeriamo il ristorante Il Galeone (tel. 0883656888), ubicato all’interno del Grand Hotel Terme, ove è sempre disponibile pesce pescato tutti i giorni. A SAN FERDINANDO DI PUGLIA vale la pena di visitare la Tenuta donna Grazia di Grazia Russo (Via 24 Maggio, 16 - tel.0883620797), un’azienda agricola dove è possibile degustare e acquistare i prodotti tipici all’interno della Casa del contadino Giuseppe, un vecchio basso ristrutturato. 17

When considering the beauty of the protected area of the Ofanto river, the ancient Aufidus (here the Battle of Cannae was fought) and its rich historical heritage, one can easily claim that the Southern Daunia bears all the allure of ancient history. Those who venture inland towards the rural areas of Puglia’s sixth province has many a themed route to choose from. History, nature and archaeology enthusiasts are provided with a whole range of trails and itineraries (sites of interest, protected areas, hypogea). The route we are suggesting unites the natural landmarks around the Ofanto river and the cultural heritage of an 87


ancient civilization. The first stop is San Ferdinando di Puglia, in the vicinities one can visit a number of hypogea which date back to Bronze Age. The hypogea are complex rock-hewn structures, excavated in limestone rock and in area of general archaeological interest. There is not only archaeology. San Ferdinando is known for its “purple” artichoke, a typical produce of its rural areas. Legend has it that Frederick II had landed interests here and this is evident in the great number of beautiful “masserie” (local farmhouses). The artichoke is a true delicacy and is employed in a variety of recipes and preparations, served uncooked, cooked, fresh or conserved in jars in olive oil. A national-level artichoke fair, which is held in November on a yearly basis deserves also a mention. From San Ferdinando visitors can head to Margherita di Savoia, well-known for its fine sandy beaches and the historic centre affording picturesque views of the sea. A renowned bathing resort, famed for its Thermal Baths and the largest saltworks in Europe, this town teems with tourists during the summer vacations and boasts a lively programme of entertainment and activities. The protected area of the Damp Zone within the Salt Works (TrinitapoliMargherita di Savoia) deserves a tour. We also recommend to stop by the Centro di Educazione Ambientale “Casa di Ramsar” in Trinitapoli, this is the actual place where Frederick II of 88

Swabia wrote its “De arte venandi cum avibus” (On The Art of Hunting with Birds) amid herons, birds of prey, royal swans and pink flamingos. Rosalba Matarrese

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The route of the Knights Templar: from Spinazzola to Minervino Murge LA VIA DEI TEMPLARI

da Spinazzola a Minervino Murge

La Puglia, per la sua posizione geografica strategica, ha sempre fatto da crocevia fra Occidente e Oriente e come tale ha rappresentato una delle arterie principali lungo i quali i pellegrini dalla Francia e da Roma giungevano in Terra Santa attraverso i porti di Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi. All’interno, la Murgia offriva all’ordine del Tempio ricchi pascoli e grandi masserie con notevoli estensioni terriere che venivano chiamate “grancie”. Nella nostra regione i Templari cominciarono a insediarsi nelle fertili pianure della Capitanata e della Murgia in terra di Bari. Ma la più antica testimonianza della loro presenza in Puglia risale molto probabilmente al 1137, quando venne edificato un ospedale voluto da Accardo signore di Lecce, nelle sue proprietà a Spinazzola. Tale ospedale è ancora oggi visibile nella cittadina, tra via La Torre e via Vignola. A Spinazzola i Templari ebbero anche la chiesa di San Benedetto “de nuce”, ubicata in località san Cesario, la chiesa di San Giovanni al castel-

i suggerimenti di Francesca a cura di Francesca de Leonardis MINERVINO MURGE - SPINAZZOLA: percorrendo la ex SS 98, si arriva facilmente nella patria del fungo Cardoncello, prelibatezza tipica del roccioso territorio murgiano. Si tratta del territorio compreso

lo e altri beni vicini alle terre appartenenti alle monache di Gravina. La cittadina si presenta ancora oggi appollaiata su una terrazza circondata da scarpate e affacciata sulla valle del torrente Locone. Sicuramente questa posizione facile da difendere da attacchi esterni e la presenza di acqua, in contrasto con la generale scarsità tipica della regione, ne fecero sito ideale per un insediamento templare. A ovest del paese, vi sono dei boschi latifoglie prevalentemente di roverelle, immersi nelle valli confinanti con la Basilicata. Poco distante dal paese sorge un altro simbolo della presenza dei Templari: i ruderi del castello di Garagnone, ubicato nell’omonima contrada, sulle rocce della Murgia, fra Poggiorsini e Spinazzola, poi appartenuto al feudo degli Orsini. Tesori del centro cittadino sono le fontane, importanti sia da un punto di vista storico che utilitario: Dirolla, Raica, Pilone, San Francesco, San Vincenzo, Gadone, Accannata, Casalvecchio, Pisciarello. Ma non si

fra i comuni di Minervino Murge, Spinazzola e Poggiorsini. Poco prima di entrare in Minervino, autentico balcone affacciato sulle colline della Murgia, troviamo la splendida Masseria Bàrbera (Strada Statale 97, Km 5.850 - tel.0883692095): il padrone di casa, Riccardo Barbera, ha recuperato e valorizzato un bene di famiglia, offrendo in condivisione agli ospiti quanto di più prezioso il territorio abbia da regalare: dalla ricotta freschissima ottenuta dal latte appena munto, alle erbe, spezie e verdure raccolte nella sua tenuta, all’olio extravergine pro-

può lasciare Spinazzola senza una passeggiata nei boschi che la circondano. Consigliata la puntata al bosco eredi Lograno, dove si trova la roverella più grande della Puglia, confinante con il territorio di Montemilone. La presenza templare viene registrata anche a Minervino Murge, dove gli appartenenti all’ordine ebbero una propria domus, e non solo possedimenti. Conosciuta come il balcone delle Puglie, per la sua posizione a dominio della valle dell’Ofanto, e più volte distrutta durante i secoli, la cittadina si presenta inaspettatamente preziosa e nobiliare: i palazzi e le chiese vantano elementi architettonici di pregio e molto ricche sono le facciate datate seicento e settecento, i secoli d’oro del suo sviluppo. Da non perdere la visita al castello, che domina il territorio ed è ora sede del Municipio, alla cattedrale e al borgo medievale Scesciola. Rosalia Chiarappa

dotto dalla sua famiglia. Eccellente la cucina: non si può andare da Riccardo e non assaggiare il fungo cardoncello ai ferri esaltato da un filo d’olio d’oliva. Unico. Altra tappa è senz’altro la Osteria Cantine Brandi dei F.lli Carlone (Via Calata Brandi,7 - tel. 0883693621). Bella terrazza, grande ospitalità e cucina tipica. Piatto forte: filetto d’asino con funghi cardoncelli alla griglia. Al Cavaliere Bayard, figura storica della cittadina,la tradizione dolciaria ha dedicato il noto panetto di Minervino, dolce tipico a base di fichi secchi, uva passa, mandorle, profumi

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Owing to its strategical position, Puglia has always been at the crossroads between the Western and the Oriental civilization. As such it provided pilgrims from Rome and France with the major routes to the

Holy Land; they departed from the ports of Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, and Brindisi. The inland rural areas, the Murgia, could offer the Knights Templar rich pastures and large farmhouses with large estates, the socalled “grancie”. When travelling across Puglia the Templars settled in the fertile plains of the Capitanata, within the province of Foggia, and the Murgia in the socalled Terra di Bari. However, the oldest evidence of their presence dates back to 1137 when Accardo, a nobleman from Lecce, decided to build a hospital within his estate in Spinazzola. The building is located along Via La Torre and Via Vignola. A Templar church is that of San Benedetto “de nuce”, located in the outlying village of San Cesario, but their presence is also evident in the Church of San Giovanni, the Castle and a number of other monuments erected near the estates owned by the nuns of Gravina di Puglia. Spinazzola is perched on a terraced slope interspersed with ravines overlooking the Locone torrent. The presence of water, a rare feature in an otherwise dry land, and its strategic position made Spinazzola the ideal site for Templars’ to build their settlements and fend off external attacks. Going westward one comes across with woods of broad-leaved trees, mostly downy oaks, nestling in the valleys bordering with Basilicata.


In its environs another symbol of the Templars presence in the area is the Castle of Garagnone, located in a locality which bears the same name; this is a complex of ruins lying on the hills of the Murgia, on the road to Poggiorsini. The Castle was later held in fief by the Orsini family. This town is characterised by a number of fountains, Dirolla, Raica, Pilone, San Francesco, San Vincenzo, Gadone, Accannata, Casalvecchio and Pisciarello. One cannot leave Spinazzola without an excursion in the surrounding woods; the “Bosco eredi Lograno”, bordering with Montemilone, is of particular interest since it is the home of the largest downy oak in Puglia. Traces of the Templars are also to be found in Minervino Murge. Here they had their own “domus” besides their landed interests. Commonly known as the balcony of Apulia for its peculiar position commanding the Valley of the Ofanto river, repeatedly destroyed and dilapidated over the centuries, Minervino Murge has an unexpectedly aristocratic feel: noble mansions and churches feature richly decorated façades and are of great architectural interest (17th and 18th century). The castle is worth visiting, – it now houses the Town Hall offices – as well as the Cathedral and the Sceciola medieval hamlet. Rosalia Chiarappa

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Trailing along the sheep-tracks of nomad shepherds: Canosa and Corato itinerari

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ulle tracce dell’antica rete viaria della transumanza - articolata in tratturi, tratturelli e bracci - sono davvero tanti gli itinerari per il visitatore che si avventura in questo territorio: alla scoperta di siti, ipogei, mausolei, dolmen e insediamenti. Questi sentieri erbosi o in terra battuta, venivano utilizzati dai pastori per “migrare” con i propri animali alla ricerca di pascoli freschi e temperature più miti. Sul declivio di un colle delle Murge, l’antica città di Canosa, che domina la valle dell’Ofanto e il Tavoliere, è

il punto di partenza per un itinerario che si snoda, attraverso questi sentieri tra le campagne, fino a Trinitapoli. Canosa si trova alla convergenza di diversi tratturi: due di loro passano attraverso il ponte romano del fiume Ofanto e un terzo comincia poco distante dal centro. Il Tratturo Regio si snoda nel tratto compreso fra il Ponte Romano sull’Ofanto e il Mausoleo Bagnoli, ripercorrendo un tratto della via Traiana. Lungo l’itinera-

rio si può ammirare anche il sito dell’Anfiteatro romano (I sec. d.C.) A Canosa, l’antica Canusium, nota per gli antichi ipogei (del Cerbero, dell’Oplita, Lagrasta), le terme romane, i templi (Giove Toro) e la ceramica (da non perdere quella del Museo civico tra cui i caratteristici vasi a decorazione

Trinitapoli, Canosa e Corato LUNGO I TRATTURI DELLA TRANSUMANZA di arancio e vin cotto, che si può gustare da presso Schiraldi Arte Pasticcera (Corso Alcide De Gasperi 13, tel. 0883692419). A CANOSA, prendendo la navetta per l’antica Canusium, si va alla scoperta dei famosi siti archeologici, tra i più antichi e meglio conservati d’Italia. All’ora di pranzo, è d’obbligo la sosta alla Locanda (Via Balilla, 2 - tel.0883615095) dello chef Antonio di Nunno, altro brillante custode delle più genuine tradizioni della gastronomia pugliese. Per dormire la storica Country House della azienda Cefalicchio

(Contrada Cefalicchio S.P.143 - Tel.0883662736) è un luogo in cui non manca nulla: relax, verde, storia, olio, vino e cucina; il tutto caratterizzato dall’elemento biodinamico. Grande è l’emozione che si prova salendo sulla terrazza panoramica della casa padronale: da un lato il vulcano spento del Vulture, dall’altro il mare e, dall’altro ancora, Castel del Monte. Scenario incomparabile! A CORATO si fa sosta per assaggiare l’incredibile gelato all’olio d’oliva da AlexArt (Piazza Mentana, 20 - tel.3408313575) vincitore del Premio Creativi-

tà “Gelateria dell’anno 2012” (crema di latte all’olio extravergine di oliva). Sempre in città, poi, è possibile condividere le emozioni della cucina pugliese presso Anice Verde (Via Salaria, 3 - tel.0808725679 - 3402565409 www.aniceverde.com), prestigiosa scuola di cucina condotta da Pasquale Procacci Leone. Per una sosta a TRINITAPOLI, suggeriamo la Tenuta San Francesco (Via S.S. 16 Km 736 tel.0883639059): agriturismo con B&B, maneggio e cucina tipica. 19

Following the ancient network of sheep-tracks – i.e. grassy drove-roads known as “tratturi”, whose side-tracks are commonly referred to as “tratturelli” and “bracci” – is just a way of discovering a whole range of sites and itineraries in this territory, hypogea, mausoleums, dolmens and ancient settlements. These grassy drove-roads or rimmed earth sheep were used by shepherds to drive their herd down to green pastures and a milder climate. Lying on a sloping hill in the Murge, the ancient city of Canosa, overlooking the Valley of the Ofanto river and the “Tavoliere” (i.e. Tableland), is the ideal stop-off point for a tour which takes visitors

along these rural tracks to Trinitapoli. Canosa lies at the crossroads of several drove-roads; two of these run along under the Roman Bridge crossing upon the Ofanto river and a third departs just off the outskirts of the city. The “Tratturo Regio” (Royal sheeptrack) lies between the Roman Bridge over the Ofanto river and the Bagnoli Mausoleum, along a section of the Trajan Way. Along the archaeological trail one can admire the site of the Roman Amphitheatre (I sec. d.C.). Canosa, the ancient Canusium, is renowned for its centuries-old hypogea (del Cerbero, dell’Oplita, Lagrasta), the Roman Baths, the Temple of Giove Toro (Jupiter Taurus), the ceramic ware (don’t miss the collection of pottery decorated with relief figures dating from the 4th and 3th century B.C. in the Town Museum). A visit to the Cathedral of San Sabino is also recommended, alongside the Baptistery of San Giovanni, which dates back to the early Christian era, the Basilica of San Leucio, the Tomb of Bohemond and the Palazzo Iliceto, housing the civic museum. The cultural value of this archaeological heritage is today enhanced by a number of interesting events, notablythe “Notti dell’Archeologia” from June to September. Foodies should not miss the “Sagra della Percoca”, a food festival devoted to the percoca peach which is held in the outlying village of Loconia in August. Our tour then continues up to Trinitapoli, well-known for its 89


hypogea. The most remarkable of these ancient structures is certainly the Bronzi Hypogeum along with the Avori Hypogeum. Those who cannot resist the allure of ancient art, we recommend a tour of Hypogei Museum Trinitapoli housing a number of pre-historic finds, including the skeleton of the huge Gigante di Trinitapoli (“Giant of Trinitapoli”). The last stop is Corato. We are in the area of olive oil, wine and pasta. The Necropolis of San Magno is worth a visit as well the Dolmen Chianca dei Paladini, the Church of Santa Maria Maggiore and the old town. Ideally located in the fascinating scenic landscape of the Murge, Corato is a thriving city renowned for agrofood products. We suggest that visitors should stop for a short break in one of the many agriturismi to be found in its rural environs. (farm holidays). These accomodation facilities are the best venues for those who intend to taste local homely fare and traditional dishes. Rosalba Matarrese

Suggested itineraries, accommodation, wine & food brought to you by Francesca de Leonardis

BISCEGLIE is well-famed for its dolmens, clouded in mystery, and its many cave 90

settlements or hypogea located in the inland areas. Among the numerous country houses we suggest Casale S. Nicola (Via Carrara Reddito La Notte - tel. 0803968689) and Masseria S. Felice (Via Strada San Felice tel.3356288532) which have been beautifully restored. For a bit of rest the perfect rural retreat not far from the coast is the Agriturismo Le Vedute (S.P. 23 Km 9.00 - tel. 0803952416) Host Laura Chieffi will help her guests in trying an accurate tasting of olive oil of her own produce, and, being a riding instructor, organizes riding trails among the olive groves. Another place to stop and enjoy Bisceglie is the B&B Le Terrazze (Via Trento, 34 - tel.3456443918), ideally located in the old town and regaling its guests with a scenic view of the sea. In the evening a stroll in the old town is recommended; places of interest include the Palazzo Ammazzalorsa, open on weekdays as Enoteca della Cantina Vetrere (Wine store of the Cantina Vetrere) (Via Trieste,12 tel.995661054 t- info@vetrere.it. Among the various trattorias and eateries we suggest the Antica Locanda (Via Tupputi, 36 - tel.0803929000), featuring typical appetizers of the old “Vescegghie”. Local produce of excellent quality are, among others, the “Ferrovia” cherries and an excellent extravirgin olive oil. When visiting Bisceglie one really has to check out and assay the local delicacy, the famous “sospiro”, a delicious pastry. The traditional

recipe was handed down by the Poor Clares of the Monastery of San Luigi to present-day confectioners like the Bar Cattedrale (Via C. Dell’Olio, 23 tel.0803957890). The most recent and brave attempt to innovation in the art of local confectionery is the PanettOlio, a concoction of Pantaleo dell’Olio (Via Stoccolma, 37 - tel.0803600174 info@dolcesanpietrosrl.it). It is butterless panettone, butter is replaced by extravirgin olive oil. MARGHERITA DI SAVOIA, whose municipality is twinned with Miami, will welcome visitors with a scenic view of its salt-works, the largest maritime salt deposits in Europe, and the enchanting habitat of pink flamingos besides other migrant species. Thermal Baths are renowned for water therapy with bromide and iodide salts. After touring the salt-works oasis, accommodation is available at the Grand Hotel delle Terme (via Garibaldi - tel. 0883.656888), a four-star hotel in the city centre with a view on the sea, functional, sleeky, complete with wellness and SPA club or the B&B La Perla delle Saline (via Garibaldi - tel. 0883.651091 o 333.8426011), located in a central position, within walking distance from the sea, the perfect match between a homely stay and all mods and cons. Foodies will enjoy local seafood specialties and can stop by Il Galeone restaurant (tel. 0883656888) housed within the Grand Hotel delle Terme, and well-known in town for its menu


based on freshly-caught fish which is available every day. When in SAN FERDINANDO DI PUGLIA a place worth visiting is Grazia Russo’s Tenuta Donna Grazia (Via 24 Maggio, 16 - tel.0883620797), a farmhouse and agricultural holding with a naturefriendly approach to farming methods. Here you can taste and shop for olive oil, flavoured olive oil, pickles, olive, wines, etc.. in a graceful and cosy rural basement, restored for the purpose, property of farmer Giuseppe. MINERVINO MURGE - SPINAZZOLA: take former SS 98 and you get to the land of the “fungo Carboncello” (king oyster mushroom), scrumptious delicacy, and a staple ingredient in the local fare of the Murgia. This is the area enclosed within the municipalities of Minervino Murge, Spinazzola and Poggiorsini. Shortly before reaching Minervino, the balcony of Apulia, we get to the magnificent Masseria Barbera (Strada Statale 97, Km 5.850 - tel.0883692095): no words to describe the utmost care by which host Riccardo Barbera has restored to its former glory a family asset, giving up his job as a lawyer, and providing his guests with Puglia’s finest allure, floors made with chianca stone slabs, the freshly-milked cows ricotta cheese, herbs, spices and freshly-picked farmhouse vegetables, estate bottled extravirgin olive oil. Firstrate cuisine: don’t miss the grilled king oyster mushrooms with a drizzle of olive

oil. A unique experience. Food lovers will also appreciate the Osteria Cantine Brandi (Via Calata Brandi,7 - tel. 0883693621). Splendid terrace, warm hospitality and traditional cuisine. Brace yourself for a the house special dish: fillet of donkey meat with grilled king trumpet mushroom, a must-try. At Cavaliere Bayard, a prominent figure in the local history, you will have the chance of tasting the famed Minervino, a traditional cake with dry figs, raisins, almonds, orange flavours and vin cotto, a produce of a renowned confectionery, the Schiraldi Arte Pasticcera (Corso Alcide De Gasperi 13, tel. 0883692419). When you stop off in CANOSA, you can take a shuttle-bus to Canosa (the ancient Canusium) and explore one of Italy’s most ancient and best preserved archaeological sites. At lunchtime stop by Antonio di Nunno’s La Locanda (Via Balilla, 2 - tel.0883615095), this is another place to relish Puglia’s traditional gastronomy. La Locanda deserves a mention for its excellent Wine list. Farm stay accommodation is available at the Cefalicchio Country House (Contrada Cefalicchio S.P.143 - Tel.0883662736), a place where you will find everything you ask for, relaxation, green surroundings, history and tradition, olive oil, wine and great food; farm produce is grown according to biodynamic principles. Try enjoying a spectacular view from the wide panoramic terrace of the

country mansion, panning from the Monte Vulture to the coast up to Castel del Monte. Matchless and scenic landscapes ! When heading to CORATO you will stop by and taste the unbelievable icecream flavoured with olive oil at AlexArt (Piazza Mentana, 20 - tel.3408313575). This unusual recipe won the Premio Creatività “Gelateria dell’anno 2012” (milk cream flavoured with extravirgin olive oil). Apulian cooking is also best experienced at Anice Verde (Via Salaria, 3 - tel.0808725679 - 3402565409 aniceverde@gmail.com - www.aniceverde.com), a renowned cooking school run by Pasquale Procacci Leone, who organizes fullimmersion courses in Apulian cuisine for well-versed travellers. A feast for your taste buds ! We also recommend the Tenuta San Francesco (Via S.S. 16 Km 736 tel.0883639059) at TRINITAPOLI: farm stay facility and B&B, horse riding course and traditional cooking.

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Iginio Iurilli Freehand interview

Iginio Iurilli, artist, was born in 1943. Undoubtedly, one of the best Italian sculptors. Iurilli’s studio house is a large basement where, sculptures, drawings and projects, photos and huge packing cases mingle with artworks which acquire an unusual vitality. Terracotta works still waiting for the kiln or the varnish close to other items whose condition of temporary storage seem to hint at hasty impatience, like that huge mass of synthetic rubber and iron wires coming from broken tyre found on the motorway: a revisited memory of the paintings made during the 1970’s when Iurilli used to display his “Graveyards of cars”, disturbingly sinister suburbian landscapes evoking bad smells and waste. Sometimes they come back! – I ask pointing my finger at a number of black tyres – are working on them at the moment ? “The artist’s job is taking notes and wait for weeks or even months, then resuming what was left incomplete since, on second thoughts, one becomes aware that a works changes over time and one acquires a new awareness. I’ve been watching these tyre mountains every time I was coming home to Bari. I painted this subject several times in the past and today, 30 years later, I have one of these works in my studio! However, the original motivation is no longer the same, I’m no longer interested in urban issues, 92

consumerism, the life-span of machinery. I’m just fascinated by the twisted shapes and these tangled knots. That image which used to be amazing is today a new sculpture a twisted shape which still retains an astonishing potential”. It’s not just recreating forms and shapes or revisit situations of the past or left on the shelf. You are often visible in your artworks, your habits, your irony, your personal daily routine “Exactly. I sometimes joke about it and once an artist has becomes famous you don’t discard anything. When museums and galleries have already shared all of your works they start purchasing your personal gadgetry, a camera, a billboard, a jacket or the shirt’s buttons ! All that is neglected in life acquires additional value beyond the artist’s intentions. So I thought I’ll give you this stuff, maybe it brings me luck ! Ten years ago I exhibited 57 drawings, sketches of no value on which I wanted to draw attention at the Museo Nuova Era . Today I want to do something more and introduce my own personal background in artworks”. Can you give us an example? “Well the set of plates is a case in point. I enjoy creating a serialized production, say a set of 6 or 12, as if they were plates or household tools. But there are always some leftovers, so to speak. The first set of plates I did was showcased at the collective exhibition which took place in Rome at the Complesso Monumentale of San Michele in 2009. I displayed “The Last Supper” in what was a former youth

custody centre, it consisted of 20 black plates with blots and traces of meals leftovers and stale bread. Some years later these plates still bear those food traces, hints of my personal use, traces of fishbones, hints of food I consumed during lunch or dinner. Do you see this red plate ? You can spot the fishbone of a sea bream, it looks like an archaeological find but it’s actually yesterday’s meal leftover!”. There’s always the sea in your works. The undisputed protagonist of your sculptures. “As we were saying before, the works reflect what I see and what draws my attention. This is the case of “Mari mossi” series, the massive rippled piece of papers which today become newlyformed ripples spilling from a preciouslooking box”. Or sea urchins. “Or sea-urchins! What was a scrumptious delicacy is now a form of obsession, they’re tormenting me! Not a single exhibition has come out without a sea urchin being commissioned, it has been so since 1991, the year I first set to work on them. However, only last year, I worked on a long-cherished project, a mega sea urchin made for the Biennale di Santa Scolastica, a work which had to outsripped me in height. ”. Iginio, one last question. Suppose an art connoisseur commissions a monument, something huge. What would you come up with today ? “The sea-urchin monument, made in bronze for sure ! A large square may house monuments to poets, politicians


and prominent historical figures. Can you imagine a monument which celebrates such an intriguing shape, a seafood specimen that people adore in Puglia ?”. Roberto Lacarbonara

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Meeting Amelianna Loiacono

The first thing that strikes you is the energy of Amelianna. She got to our rendezvous in a whirlwind followed by a young student who was keen to know the ropes. You need a great deal of energy to work your way up in Milan’s tough fashion world and still more if, like Amelianna Loiacono, you come from a far provincial reality. She’s one of the most-gifted fashion stylists in Italy – a iron-willed nature brewing under an apparent calm surface. She sets about telling her story and yet, after two hours, we are still there chatting and laughing… “I left Bari when I was 18” Amelianna says, her name is her father’s invention. “I wanted to study History of Art but my father objected to it and arranged a meeting with an art collector to talk me out of it. That meeting actually changed my life and made me travel to Venice and Bologna universities. I was in Milan in 1996 when a dear friend of mine, Alessandra Ricci, told me about a gorgeous job where one flies to the Caribbean to make photo and

shootings and a call for scholarship in a fashion school. I got through and that’s how my career kicked off, out of sheer chance…”. Are special schools essential, then? – I interrupted her. “There are many way to gain access to this profession; schools are tools to provide you with the right contacts, they can help you to open up some doors but you don’t learn how to do the job of a stylist. It’s not a job you learn at school. You should have your own grounding and be eager for knowledge. The fashion victims, those that keep up with fashion, are pathetic to me…When I started my career, stylists did not even exist and I didn’t browse fashion magazines. Since I was a film buffer and a vintage lover I copied showbiz icons of the past in my dressing style. My school was close to Superstudio, the temple of fashion photography, I worked as assistant to the shootings to support myself: when models needed their photobooks I made clothes bought at little markets” Your personal archive is legendary… “Right! I’ve been collecting clothing items since 1988 but once my home had been practically overflowing I had to rent a 50 sq.m.storage facility to make room for 1.000 pair of shoes! After my two-year course in Milan I flew to Barcelona for a seven-month internship at Woman, a women’s magazine. I worked as wardrobe assistant, I sorted out all the clothes which had been used in fashion

shootings. Barcelona was in full swing at that time, the Olympic Games had just closed, but when the was over they told me they had no more money to pay interns so I came back to Italy. I did an interview at Mondadori in Milan to find a job at Cento Cose, a magazine which doesn’t exist anymore, but used to be quite trendy among Italian teen girls. While I was among the editorial staff, ANSA broke the news of the death of Versace. All hell breaks loose, the interview gets lost, no one is paying attention to me…but I’m aware I’m in the centre of things! So, they later called me back and I started collaborating with them. I moved to Elle magazine in 1999 where I did my first feature only after two months’ work. I owe a lot to Marina Malavasi who put her trust on me, she gave me a lot of room for manoeuvre within the editorial staff, it normally takes years to get your work featured among them!”. Besides gorgeous models you made clothes for movie stars. Tell us about it, how did it all begin? In August 1997 my friend Luca Guadagnino, the a debuting director, requested my collaboration in a movie starring Tilda Swinton, already a star at that time; she loves experimental movies and fell for the script of “The Protagonists” agreeing to be in a movie with an unheard-of director. Tilda was at her second pregnancy and far from being wafer-thin as she is today! I clothed Liv Tyler, Jessica Simpson and Demi Moore. I was wearing a pair of 93


vintage shows by Saint Laurent while I was on set with Demi Moore. They’re broken but so beautiful that I’m still wearing them ” – says showing me her platform shoes. “While crossing her legs Demi spotted the damage, I feigned astonishment, and handed me the phone number of her shoemaker in Beverly Hills; he’s great – she said - go there and use my name”. Well, you’re always on the move. I know you have just started collaborating in Lebanon. “I’m currently collaborating with Aishti, a lifestyle magazine which was initially truly Arabic in spirit but has been lately relaunched with a new identity by a highly-gifted entrepreneur. I have great room for manoeuvre, Lebanon has greatly evolved and is now openminded”. She shows me a number of rather racy snapshots of David Bellemere, a photographer she loves working with. What are the countries on the watch today ? “The countries with the most money, the only ones with purchasing power in crisis period like this”. You can see that in the fashion designers’ collections. The spring/summer Fendi show featured furs, Prada has designed kimonos, Armani’s show features chinese models”. Tell me about the Spring-Summer 2013’s collection preview. Your ideas ? I saw a great many “sack dresses” which surely don’t enhance the female body. I like Gucci and its retro-styled 94

parades which get closer to my ideas, with an eye to the past. Certainly not the actresses, as it used to be ! Well, maybe some high-flying names like Charlotte Casiraghi or the Missonis… or even Kate Middleton, who is always smack-on the target, let alone that if you’re a princess of course you won’t flaunt your tits !”- she underscores this last comment with a perceptible dialectal accent. What do you think about blogs ? Are they any useful ? “Well, blogs are perhaps the real revolution in an otherwise shiftless world. They have changed the world of fashion making available to all a whole range of things which would be unknown. This makes fashion no longer an elitarian thing. We should learn how to use them though, one photo shooting is surely not enough if we aim to become style icons or trend-setting stylists”. What is the ‘must-have’ clothing item in a woman’s wardrobe? “A black blazer, a trench coat, 70’s platform shoes…you won’t find a black shift dress in my cupboard, but some say it is an item women cannot do without” – she says winking at me. One last question: any tips for the perfect suitcase? “I’m not the right person to ask this question, I always get it wrong! This summer my suitcase was packed with hawaianas, espadrillas and books” – This got me dumbfounded and I now feel like I’m a real “stylist” because in all my life I’ve never packed the perfect suitcase! Ariel Mafai Giorgi

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Globetrotters from Brindisi to… Interview with Anna Rita and Antonia Dell’Atte moda

intervista alle sorelle Dell’Atte

A

nna Rita e Antonia Dell’Atte. Due sorelle dal carattere solare e generoso, profondamente unite da un legame ancestrale. La famiglia rappresenta il loro punto di forza, la loro radice salda, come quella dei monumenti viventi di questa terra, gli ulivi. Partite da Brindisi “quando la Puglia era una terra dimenticata”, sono andate vie e tornate. “Ora la Puglia è di moda” - mi racconta Antonia. Percorsi paralleli che le hanno portate in giro

I

Anna Rita

ncontro Anna Rita in un delizioso locale, sotto casa, mia meta preferita perché mi nutre quando non riesco a trovare il tempo di cucinare per me e la mia famiglia. Ricorda le grandi attrici di una volta, le maggiorate stile Silvana Mangano. E’ una donna sicura di sé e del proprio corpo, una bellezza prorompente. Il passato In Italia lavoravo in televisione poi mi sono sposata e mi sono trasferita a Los Angeles. Lì è cominciata la mia carriera di producer. Ho lavorato con la casa di produzione “RSA” di Ridley e Toni Scott per famose campagne pubblicitarie. Tra i progetti cinematografici di maggior spicco ho fatto il film “Seven” di David Finchere e “All the Invisible Children”, girato e distribuito a favore dell’UNICEF e del

per il mondo. Anna Rita, produttrice cinematografica, vive tra Los Angeles e la Puglia e Antonia, icona della moda e musa prediletta di “re Giorgio”, tra Madrid e il loro buen retiro di Ostuni, dove si riuniscono con tutta la famiglia, di chiara impronta matriarcale, composta da altre due sorelle, un fratello e natural-

mente dalla mamma. Hanno avuto un percorso parallelo anche nel destino di trovarsi madri separate. La loro educazione le ha aiutate a non “perdersi” mai e sono rimaste sempre legate da un filo indissolubile che oggi le porta a lavorare insieme. Anna Rita come designer della sua collezione di sciarpe che porta il suo nome (www.adellatte.com) e Antonia la sua musa ispiratrice e modella.

A

Antonia

ntonia ricorda le donne di Modigliani, dal collo lungo, sensuale. Socialite dei salotti più esclusivi, quando torna nella sua terra natìa fa riemergere il suo lato più genuino. E’ una combattente dal cuore tenero, un “torero” in gonnella, che si batte per la violenza contro le donne. Il passato Ho lasciato Brindisi a 19 anni, sono scappata via perché volevo fare la modella ed era impensabile in quel periodo avviare una carriera qui. Per una del Sud era difficile imporsi in un mondo dove esistevano le top americane. Mi ha aiutato essere tenace e sana di principi e la mia voglia di arrivare ha fatto il resto in quel mondo chiuso della moda milanese. Il mio mentore è stato Giorgio Armani quando sono arrivata nessuno mi voleva, avevo i capelli lunghi, un 33

Anna Rita e Antonia Dell’Atte. Two sisters endowed with a generous and cheerful nature who are closely tied by an ancestral kinship. Family is their strength, it represents their roots, almost like the living symbols of this land, the olive trees. After leaving Brindisi “when Puglia was a forsaken place” they now have got back to their native land. “Now Puglia is fashionable” – Antonia says. They have travelled extensively abroad on parallel worlds. Anna Rita, associate producer in the movie industry, lives between Los Angeles and Puglia, Antonia, a fashion icon and a longtime favourite of “re Giorgio”, commutes from Madrid and their pleasant retreat


in Ostuni, where they gather with their own family which is downright matriarchal, including her mother, two sisters and one brother. Their lives ran parallel in that they are both separated mothers. Their upbringing has certainly helped them to avoid estrangement and get lost so that they have always kept their family ties. This greatly helped to get them to work together. Anna Rita works as a fashion designer, focusing on a collection of personally-branded scarves (www.adellatte.com) and Antonia, who is acting as her inspiring muse and model. Anna Rita I met Anna Rita in a cosy cafè just under the windows of her house. This is my favourite hangout when I do not have time to cook a meal for me or my own family. She echoes those classic Italian movie stars, the so-called postwar “maggiorate” (shapely stars) in the style of Silvana Mangano. She is a selfconfident woman, aware of her own glaring beauty. The early years I worked for the Italian television, I got married and then I moved to L.A. . There I started working as a producer. I worked for Ridley and Tony Scott’s RSA playing an active role in significant advertising campaigns. As an associate producer, I co-produced “Seven” by David Finchere and “All the Invisible Children”, shot and distributed on behalf of UNICEF and the World

Food Program, it was premiered at the Venice Film Festival in 2005. This is a project I did with a friend and involved working for seven highly-famed directors, including Emir Kusturica, Ridley Scott, Spike Lee, to name just a few, who shot seven different short movies, seven individual perspectives on the suffering of children all over the world. The present One night I dreamed about this scarf. When I woke up in the morning I did some preparatory sketches and completed everything in a matter of days, it was 4 metres long. It was immediately a success, my friends saw me wearing it and craved it. So I embarked on a small-scale production. A friend of mine who’s operating in the fashion biz has encouraged me to enlarge this production. This was a surefire success, a host of celebrities now wear my scarves, notably Gabriella Pession and Violante Placido and even Meryl Streep. They were showcased at the Fiera a Milano and lately in Puglia at the Fiera del Levante. Forthcoming shows include the Fashion Luxury Show at the Sheraton Nicolaus Hotel in Bari. Well, I should say I was called back to my homeland then. Scarves are made from modal, a fabric obtained from reconstituted cellulose form the beech trees, it feels warmer than cachemire, more of a security blanket. The fabric embroidery is usually done with traditional cutting methods which, unlike laser cutting

technique, gets no single piece of fabric being wasted. It’s a handmade product and it takes five hours to make it, so it’s something unique in the end. Now I’ve been asked to design a whole line of clothing. Production will kick off in America and partly in Italy, here in Puglia, a local artisanal firm. Family In America I regained what I lost in Puglia, that is friends and a family. I adore feeling kind of protected by the security blanket of friends, I normally like the team ethic. This is what I’ve been learning in America and I’ve also known how to develop a business-like approach to my work. We Italians can do anything…and nothing in the end, Americans can’t do anything but what they can do they do it perfectly. My sister Antonia, acting as testimonial of my scarves, is my best friend; we are a team, we’re supporting each other. It’s something we took from our family upbringing. Our mutual help is also projected on our ‘enlarged’ family, our entourage of friends. No one is going to betray, I don’t like liars, I like straightforward people. Antonia Antonia has something of the Modigliani model about her, longnecked, sensual. She’s a socialite and well-known in exclusive coteries, but once she’s in her native land she allows her to be genuine. She enjoys fighting but is soft-hearted in the end, a female bull-fighter who’s also engaged to 95


combat women abuse. The early years I left Brindisi when I was 19, I ran away because I wanted to become a fashion model being aware that starting a career here was at that time it was simply unthinkable. It was hard for one who came from Southern Italy to forward her career in a world dominated by American top models. Being stubborn and principled has greatly helped me, then my own desire for achievement did the rest in the closed world of Milanese fashion biz. My personal mentor was Giorgio Armani. When I got there no one wanted me, I wore my hair very long, had a long neck, in short I was not the prototype of feminine beauty at that time. A new haircut, something I did for survival, has definitely shaped and changed my fate. Severgnini, the hairstylist, asked me to have my hair cut and pose as a testimonial for their and paid me peanuts. Then Armani spotted me when dining at “Da Bice” one evening. I had the eyes of his entourage all over me. Sure enough the following day Fashion, that was my agent, phoned me to tell me that Armani was after me. I signed a contract and from that day my career sky-rocketed internationally. Giorgio was and still is my personal milestone in the world of fashion. I never miss his fashion shows, my last catwalk dates back to 1996. Ours is a fond relationship, full of affection and mutual consideration. He is in the annals of Italy’s culture 96

and lifestyle having been the first to set the standard for austere elegance, a ‘simple’ style in fashion which reflects his utterly generous personality. The present After separating from my husband (Count Alessandro Lequio di Assaba), Giorgio has been so close to me. I got married in Spain and the hubbub brought about by this heartbreaking decision turned all of a sudden the media’s attention on me. My former husband was nephew of King Juan Carlos of Spain and I had become a celebrity there without knowing it; furthermore, my separation has been a legal process which lasted 15 years. It was hard to endure all this since I have always built my career not on showbiz gossips but on my professional skills. Now my life is divided between Spain, where I hosted and still host a number of significant TV shows, and Puglia where my home in Ostuni is like a shelter. I spend most of my time here but I still retain my link with Spain which has given me a lot of opportunities, even a son who has just finished university at the Catholic University in Milan and he is going to move to Madrid. Family It’s my beacon, where you come from, where you want to go, if you have strong values even the worst storms will have you down. There’s a special kinship with my sister Anna Rita. She has been supporting me when my life was at its lowest ebb. We now have got back to our native land and we

started collaborating on this fashion project; I’m offering my modeling and communication skills. Anna Rita designs while meditating, it’s almost a form of spiritualità, I’m down right catholic myself. It would be great if Puglia’s many talents could be better encouraged, we too aim at re-starting our career here. We had a strong-willed mother, she had 5 sons, got separated from her husband, a domineering but not an upright man whom she did not submit to in the end. We took a lot after her, notably courage and the will to fight for the right cause. Bravo! Citizens of the world, Anna Rita and Antonia Dell’Atte are ambassadors of Puglia’s finest talents abroad, they express the nature of a land where people are passionate yet amiable… Alessandra Dall’OImo pag. 42

Love and revolution according to Nicola Conte

The most striking thing about guitarist and bandleader Nicola Conte, one of the most acclaimed composers on the music scene today, is his poise in talking, the attitude of someone who knows what he is getting at. Nicola Conte is an eclectic artist, endowed with a polished and unique style, proud of its Bari roots yet deliberately cosmopolitan, boasting a number of collaborations, namely with Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso,


Daniele Scannapieco, Rosario Giuliani and many others. Love & Revolution, his latest album, was released by legendary Impulse! Records last year. Our interview kicks off on Conte’s newest release in a cafè surrounded by the clatter and rattle of saucers and coffee cups on the counter and the buzz of conversation which fills the room and at times covers the dim and smooth voice of Nicola. Why Love & Revolution? It is a title that breathed the spirit of a period, and it still does. I believed I could convey the basic values of a specific period in history which is the late ‘60s and the early 70’s, namely love and revolution, those feelings are now displaced and given a contemporary feel. Today most people still harbour a desire for change and a different way of sharing things, hoping to act positively and feel less unease about the political and cultural situation. What are the mainstays of this album ? The idea of it came out because I aimed at an international sound, a music style from both Europe and America. The members of the group are also both European and American. But the moving spirit of this album is Afro-American music. Every single track is tinged with dark and takes inspiration from the old black music of the Afro-American tradition and hippy culture of the 1960’s. For this reason, I’ve been adding Afro-American artists to my usual team of European artists. I wanted to make my album steeped in “black” music, that’s why I had to include them in the project.

Any new projects, any new ideas for the future ? I usually start working from a range of ideas which are not condensed in just one album. What is new is always present in the previous album and then I start adding further material. I am currently veering towards soul and funky music with a touch of electronics but my approach is essentially the same. I am persuaded that once you have started you develop towards maturity in your style. It’s like planting seeds in the soil, they germinate and develop in time. You’ve just returned from London where you’ve been involved in the “Puglia Sounds in London” project along with a number of Apulian musicians. You acted as an ambassador of Puglia’s music heritage. Your ideas about the music scene in Puglia ? Puglia’s music is definitely burgeoning and Puglia Sounds has acted as a real catalyst for local avant-garde talents who have been given more visibility. But all that glitters is not gold as the saying goes. The Jazz Festival which was held at the end of September at the Petruzzelli theatre was rather interesting, it has put Bari on the map and Puglia’s jazz musicians have gained the limelight, notably the trio of pianist Kekko Fornarelli, Luca Alemanno on bass guitar and Dario Congedo on drums. They are truly the music rookies of the year and have garnered critical acclaim throughout Europe. Another case in point is Andrea Fiorito, really someone to be held under the spotlight, a Bari-born dj living in Berlin with a number

of highly successful releases; a favourite among its audience and the press, he is one of the finest electro-dance musicians in Italy and worldwide. pag. 46

Pinuccio: “wish you all the best, really!”

Pinuccio’s calling on the phone Vendola, Emiliano, Berlusconi, Monti, Napolitano, even the Pope. The Pinuccio craze exploded on YouTube, Facebook e Twitter in a few months time. The selfstyled, that is Alessio Giannone, Bari-born moviemaker and author of various short films and historical documentaries. But who is Pinuccio? It is the fictional character made up by Giannone, a man from the South, a middle-brow, who has a knack for phoning the politician of the day and has his say on all matters, from politics to news items. Try reading his profile on www. IlFattoQuotidiano.it, his bio reads: “Pinuccio, that’s me! I’m a wheeler dealer and since I’ve been married I’m in my mother-in-law’s books, she has put me through to the world’s big wheels. I’m from Bari but I’m always on the move using Government airplanes. I adore burrata cheese and Adoro le burrate and bearded horsemussels”. After his initial success on the Web, Pinuccio has made his progress in other media including TV and radio broadcasting channels, notably Telenorba, Radiocapital, Rai5, Controradio and Repubblicatv. Even the local newspaper Gazzetta del Mezzogiorno houses his periodical and rather funny post. I met Alessio Giannone for 97


my interview at the Feltrinelli Bookstore in Bari. He’s quite a character himself. Calm but growing suddenly hot and passionate when I touch upon a number of issues which evidently strike a personal chord, namely cinema and the culture industry. He has a Degree in Law, like many people in Bari – he says – he supplements his activity as a moviemaker to some political communication freelance jobs, besides being involved in viral videos on the Web. He has already done some interesting works, such as the short movie “La sala”, produced by the Municipality of Bari and the result of communication/ teaching experience among the prisoners in the local penitentiary. Recenet releases include “Made in Jordan”, produced by Royal Film Commission of Jordan and the documentary “Binari”, a biographical profile of Vito Laterza, produced by the Apulia Film Commission. He has directed and wrote the script of comic snippets for Commedy Central Sky, the documentary “Favorite”, a collection of stories about the Jewish community of Salento and a fulllength film “La loggia di Pilato”. When and how did Alessio Giannone morph into Pinuccio? I launched a first version of this character named “Citofonare Vendola” in October of last year, limited to a regional audience. One of the smash hits was the wiretapping involving Lavitola, this drew the attention of audience outside Puglia. Since then I had the idea of a thoroughbred native of Bari, a fault-finder, who picked up the phone to say Happy Birthday to Berlusconi. I dubbed this character Pinuccio which got attached to my face so that when I’m walking on the streets people keep calling me by that name, which is short from Giuseppe, more elegant and less informal than Pinuccio of course. Then other characters cropped up, they’re not public fugures but are easily recognizable by an audience which gets quite varied over time. My public is terribly 98

au fait with current affairs and I do get some lines or quips from them. “Michele delle Bombole” is the man who fixed and installed gas cylinders at my home, he’s the one who loved social dances but I changed his name in “Sabino nonsolo-coca”. Actually I never got to know him, it’s a completely fictional character. Filomena, the house cleaner, was really the cleaning lady in my house whereas the mother-in-law doesn’t exist in real life… I still do not have a a mother-in-law, you see. However, she belongs to those Southern matrons who are easy to be found in our families; they are commonly run by a woman figure, be it a mother or a mother-in-law. How do you spot and choose your “victims”? I follow two basic rules. First, I try to stay on top of the story, be up to date on everything that happens here is the basic task and the raw material on which I write the script of Pinuccio’s phone calls as well as his posts. The second one is just the opposite, a single piece of news is ricreate by drawing from disturbing issues or facts which were thrown into the memory hole; a case in point is the earthquake in L’Aquila and I was asked to do some footage there. So, claiming to amuse and entertain you end up dealing with graver issues with a simple and more direct language which I believe is the most genuine form of democracy. What is the relationship of Alessio with his native land which Pinuccio defiles in his posts? I love Bari, my native town and all the people in it, warts and all. The negative sides are all evident in Pinuccio. This doesn’t mean that I feel no worries for what’s happening. Lots of lads are quitting and our own beautiful land gets emptied. We had a great chance with Vendola, I myself was utterly convinced that we were ready for a real change, but it turned out an illusion. Now that I am

determined not to leave this region and fight for her, my ties with Puglia are evident in the way people keep contacting me to denounce some problems. People are aware that comedy and denunciation work hand in hand, funnily enough you get more audience. That’s why most people provide suggestions for my phone calls and quips on hot issues. Now drop your mask: Pinuccio is phoning Alessio. What does he say? Alessio would ask Pinuccio for a raccomandazione to start shooting a movie, whereas Pinuccio would suggest that Alessio should be slightly less sad and act more superficially to live better. How’s Alessio’s life changed, if ever, since Venice? And what about Pinuccio? Venice has been a terrific experience. Hearing people laughing when watching my comedy was exciting, I was aware then that I did well in conveying my thoughts. The Venice Film Fest or any other festival is not an event that can change everything in your life, or at least that was Venice for me. It surely is a great chance to come to terms with other movie-makers with completely different backgrounds. After a short movie premiered in Venice the idea of a feature film might be almost natural but the outlook seems rather hard and mazy. What about the future? Tante cose veramente…(wish you all the best, really!) Rosalia Chiarappa

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Il n.6 di am apuliamagazine di novembre / dicembre 2012

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