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BLOQ MAGAZINE - IL QUINDICINALE DI AVERSA E DELL’AGRO AVERSANO - DISTRIBUZIONE GRATUITA

ANNO V - N. 11 del 10 GIUGNO 2012

Benvenuti a “Sprecopoli”

A fine mese parte l’iniziativa “Aspettando i Saldi Saldi di Mezzanotte”

Il cinema e la televisione possono far bene al turismo aversano

Visitate il nostro portale d’informazione: www.bloq.it


COLOPHON

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

SOMMARIO 06 08

Archiviate le elezioni gli eletti scalpitanoperunpostoingiunta Occorreunanuovagenerazione perilPartitoDemocratico

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Vacanze Romanes degli ‘o Rom: consigliato alla Lega Pasqualino Andreozzi: un eroe aversano quasi dimenticato Antonio MarcoCaserta è il nuovo SindacoJr. diTeverola

Carinaro: la Pro Loco in aiuto ai terremotati NinoCannavale presenta la Dolce Bufala” a Pianeta Bufala

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Sagliocco incontra laSenesi e chiede più controlli aiVigili

Il cinema e la televisione possono far bene al turismo

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Dopo un maggio in rosa ora tocca ai “Saldi di mezzanotte”

Angela Luce illumina ancora il cuore del suo pubblico CarloColella, un campione da Teverola alla maglia azzurra

L’Aversa Normanna bersagliata ancora dal Televideo della RAI Capire per comprendere: il linguaggio dell’informazione

BLOQ NETWORK EDITORE Associazione di promozione sociale Articolo Nove Via O. Pietrantonio - 81031 AVERSA (CE) BLOQ MAGAZINE REGISTRAZIONE Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 708 del 03.07.2008 DIREZIONE - REDAZIONE AMMINISTRAZIONE Via O. Pietrantonio - 81031 AVERSA (CE) tel. e fax 081.198.142.39 cell. 339.499.88.55 - 338.887.27.09 info@bloq.it - redazione@bloq.it sito internet: www.bloq.it “BLOQ MAGAZINE” -- “BLOQ.IT” “PROSPETTIVE” - “RADIO BLOQ” PROGETTO GRAFICO: Giuseppe Cristiano TUTTI I DIRITTI RISERVATI © STAMPA TUCCILLO ARTI GRAFICHE S.R.L. CONCESSIONARIA PUBBLICITA’ DELTA OPEN SOLUTION info@deltaos.it Marketing e Pubbliche Relazioni Francesco Tamburrino tel. 328.218.68.74 DIRETTORE RESPONSABILE Giuseppe CRISTIANO redazione@bloq.it REDATTORE CAPO Michele DOCIMO SEGRETARIA DI REDAZIONE Giusy Clausino REDAZIONE Salvatore Altobelli, Claudia Arbucci, Massimiliano Arlotta, Maria Botta, Gianluca Cristiano, Nicola Carobene, Umberto Cascella, Enrico Danna, Giuseppe Della Volpe, Maria De Luca, Umberto De Santis, Giuseppe Diana, Vincenzo Di Puorto, Alfonso Garofalo, Pino Imperatore, Antonio Marino, Vincenza Marino, Martina Monaco, Katia Muscariello, Giuseppe Nappa, Mirko Rambone, Stefano Reccia, Fabio Sichel Turco, Giovanna Turco, Antonio Zacchia. La direzione di Bloq Magazine e Bloq.it non risponde del contenuto degli articoli e delle inserzioni. Si declina ogni responsabilità per le opinioni espresse nei singoli articoli e per le inserzioni trasmesse da terzi, i quali se ne assumono ogni responsabilità di fronte alla legge. I diritti di proprietà letteraria ed artistica sono riservati. Non è consentita la riproduzione, anche se parziale, di testi, documenti e fotografie senza autorizzazione scritta dell’Associazione ARTICOLO NOVE. La collaborazione è aperta a tutti, ma in nessun caso instaura un rapporto di lavoro. Qualsivoglia tipo di collaborazione è da intendersi sempre a titolo gratuito e di puro volontariato.

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EDITORIALE Premetto che, con tutto l’affetto che posso provare per la mia città, penso che quanto mi accingo di a descrivere non riguarderà mai né Aversa né gli Giuseppe aversani. Centinaia d’anni di diffidenza e d’avverCristiano sione per qualsiasi innovazione, separano i cittadini normanni dalla realtà che di seguito andrò Direttore a raccontarvi. Prima, però, occorre rispondere Responsabile ad alcune vostre legittime domande. La prima Bloq Magazine è: «Che cosa significa il termine “signoraggio” riportato nel titolo?». Il termine deriva dal francese redazione@bloq.it “seigneur” (signore). I signori feudali, infatti, nel Medio Evo, erano gli unici titolari del diritto di battere moneta e, di conseguenza, gli unici beneficiari dei guadagni derivanti da tale privilegio. Gli economisti moderni, invece, quando parlano di “signoraggio”, indicano l’insieme dei redditi che le banche centrali e gli Stati ottengono dall’emissione di moneta. Il “signoraggio” per le banche centrali è pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dagli investimenti in attività finanziarie concrete e i risibili costi per produrle. Le quote dei profitti, che le banche centrali pagano allo Stato, invece, sono versate sotto forma d’imposte. La singolarità del “signoraggio” moderno è che, apparentemente, non esiste. Quanti di voi hanno sentito parlarne? Pochissimi, immagino. L’economia planetaria sprofonda nei debiti e nessuno accenna alle vere ragioni della tragedia. Termini come “debito pubblico” o “indebitamento dei paesi poveri” sono sulla bocca di tutti, ma nessuno ne analizza le origini o ne spiega le cause. Ma, facciamo un esempio concreto e, a parer mio, sconvolgente degli effetti del “signoraggio bancario”. Dal 15 agosto 1971, è stata eliminata la convertibilità delle monete in oro. Grazie a Richard Nixon, le banche centrali, per stampare banconote, non hanno più l’obbligo di conservare nei propri caveau il controvalore in oro, argento o rame. Se, per esempio, una banca centrale stampa una banconota da 50 euro, spendendo all’incirca 3 centesimi d’euro, e la mette in circolazione al valore nominale (50 euro), il “signoraggio bancario” si calcola facendo la differenza tra i 50 euro e i 3 centesimi. Ovvero, mentre la banca centrale ottiene un guadagno di 49 euro e 97 centesimi, lo Stato s’indebita per la stessa, identica, cifra. Anzi, lo Stato ci rimette ancora di più per via del famoso “tasso di sconto”, che sarebbe il costo del denaro prestato dalla Banca Centrale alle altre banche. Questa incredibile situazione, nel corso degli anni ha prodotto una voragine di debiti misurabile in migliaia di miliardi d’euro. Debiti che tutti gli abitanti della Terra sono costretti a ripianare, anno dopo anno, con il versamento di un fiume di tasse nelle casse dei vari Stati. Qualcuno potrebbe chiedere: «Ma non sarebbe più intelligente che uno Stato produca direttamente il proprio denaro, risparmiando così sui costi del “signoraggio bancario” ?» La risposta, naturalmente, è: sì! Questa scoperta dell’acqua calda si chiama: “Sovranità monetaria”. «Allora, perché questo non succede? ». Bisognerebbe chiederlo, al banchiere londinese William Paterson, che il 27 luglio 1694, insieme con altri “fratelli massoni” fondò la prima banca centrale al mondo: la Banca d’Inghilterra. Anche se non si trattava della prima banca in assoluto (nel 1163 a Venezia già operava un Monte privato, nato per favorire i commerci della Serenissima) la Banca d’Inghilterra rappresentò la prima Banca Centrale al mondo. Per questa ragione la data del 27 luglio 1694 dovrebbe essere ricordata come una giornata di lutto planetario, per i milioni d’uomini, donne e bambini morti per le dirette conseguenze di quanto avvenne in quel triste giorno. Tanto fu il “successo” dell’iniziativa (per chi ne raccoglieva i frutti, naturellement) che il modello della Bank of  England fu, in breve tempo, copiato da tutte le nazioni del mondo. Il “fratello massone” Napoleone Bonaparte, l’introdusse in Francia il 18 gennaio 1800. In Germania, la bell’innovazione arrivò il 10 marzo 1870. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve Bank nacque nel 1913, sempre grazie all’intervento della locale massoneria. Il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti. Per colpa di “lupi famelici” e senza scrupoli il “sistema” monetario basato sui debiti tiene ancora soggiogati

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miliardi di persone. Ma, se questi miliardi d’esseri umani, un giorno, potranno riappropriarsi della loro libertà economica sarà solo ed esclusivamente grazie alla riconquista della “Sovranità monetaria”. Nell’attesa che questi eventi si compiano, vi racconto cosa succede nel mondo per riappropriarsi almeno di una piccola fetta della propria libertà. Grazie all’iniziativa d’alcuni studiosi del “signoraggio bancario” sono nati dei progetti sperimentali per favorire la diffusione e l’utilizzo dei Buoni Locali di Solidarietà, definiti anche SCEC (Sconto ChE Cammina). L’intento è quello di rinforzare le economie locali, depauperate del proprio denaro sia dalla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) sia dalle banche, che raccolgono solo capitali reinvestendone quote risibili nel territorio dove operano. Altro obiettivo è quello di incrementare il potere d’acquisto delle famiglie che (i casi estremi di questi ultimi giorni lo dimostrano) arrivano ad un’esasperazione che può sfociare persino nel suicidio. Ma cosa sono i Buoni Locali di Solidarietà? Sono un accordo tacito fra persone comuni, aziende, commercianti, artigiani, agricoltori e, a volte, anche Enti Locali, che accettano in pagamento, in percentuali variabili, i buoni per scambiarsi beni e servizi. I BLS sono emessi dalle associazioni aderenti e consegnati gratuitamente ai consumatori e alle aziende che hanno aderito al Patto di Solidarietà. Chiunque sia in grado di offrire un bene o un servizio può aderire, scegliendo la percentuale di pagamento in buoni da richiedere. Ma analizziamo le ragioni che hanno portato al successo i BLS. Prima di tutto la ricchezza rimane nel territorio che l’ha prodotta. Chi utilizza i Buoni, poi, scarica tutte le problematiche monetarie sull’euro. I problemi come l’inflazione rimangono di competenza esclusiva della banca centrale europea. La semplicità di funzionamento del meccanismo permette a chiunque di creare un circuito locale, senza incontrare problematiche di sorta. I consumatori utilizzano i buoni per convenienza (lo sconto) e invece di fare la spesa al Grande Centro Commerciale (spesso di multinazionali straniere) fanno acquisti presso i negozianti locali. Per i negozianti locali, il buono rappresenta un’occasione d’incremento del giro d’affari e del numero di clienti, senza perdere il valore dello sconto praticato. A differenza del normale sconto offerto al cliente, infatti, questo essendo “cartaceo” può essere rispeso dal commerciante presso tutti gli altri aderenti al Patto di Solidarietà. Ma non è solo l’economia a beneficiarne. I buoni creano spirito di collaborazione tra le persone, stimolano la creazione di servizi “virtuosi” (agli anziani, ai diversamente abili ecc.). L’universo economico basato sul “signoraggio bancario” e, quindi, sul debito e la truffa sta dando forti segnali di tracollo. Attraverso la diffusione dei buoni in tutto il mondo si è dato inizio ad un lungo percorso per riacquistare la libertà monetaria e, conseguentemente, le libertà personali ed il benessere dei cittadini. Gli scenari “virtuosi” che si aprono per l’umanità sono immensi. I vantaggi sono talmente tanti che occorrerebbero molte pagine per elencarli tutti. Diciamo che, oltre a fare informazione, è stata lanciata un’idea che già in 6000 località, in tutto il pianeta, sta funzionando egregiamente. Per quanto concerne Aversa, come diceva il Manzoni nel “Cinque Maggio”, lasciamo «…ai posteri l’ardua sentenza…».


PRIMO PIANO

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Archiviate le elezioni gli eletti scalpitano per un posto in giunta Ora tocca al neo sindaco placare gli animi e presentare la giunta

di Michele Docimo Redattore Capo Bloq Magazine redazione@bloq.it

Nella foto: il neo Sindaco Giuseppe Sagliocco

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’eravamo lasciati lo scorso numero con il Consiglio Comunale ancora in corso di formazione in seguito al riconteggio da parte della Commissione centrale elettorale presieduta dal magistrato Giovanni D’Onofrio. Lo stesso giudice dopo operazioni post voto protrattesi per due settimane ha dato lettura nell’aula consiliare die nominativi dei 24 nuovi “inquilini” degli scranni municipali. Sono sette i consiglieri per il Pdl: Nicla Virgilio, Gino Della Valle, Michele Galluccio, Gianpaolo Dello Vicario, Mario Tozzi, Elia Barbato e Stefano di Grazia. Cinque consiglieri per Noi Aversani: Giuseppe Stabile, Paolo Galluccio, Gianfranco Perillo, Rosario Capasso e Nico Nobis. Quattro per l’Udc: Orlando De Cristofaro, Augusto Bisceglia, Domenico Palmieri e Luigi Vargas. Due consiglieri per per gli autonomisti del FdA: Imma Lama e Paolo Santulli. Chiude il conto dei consiglieri della maggioranza Raffaele Marino per le fila del Nuovo Psi. Gli eletti che prenderanno posto nei banchi dell’opposizione sono, invece, Salvatore Cella che ha guidato lo schieramento di centro sinistra, Marco Villano del Pd, Pasquale Morra per i vendoliani del Sel, Salvatore Candida della lista civica Cella Sindaco e Gabriele Costanzo candidato a sindaco per le liste Aversa C’e’ e IdeAversa. Archiviata dunque la prima fase tocca ora al neo sindaco indire il primo consiglio comunale in cui presentare la giunta. Frenetiche le trattative per arrivare alla summa sagliocchiana che amalgami nella sua squadra un gruppo coeso e rappresentativo di tutte le forze che sono salite sul carro. Fase di trattative che già è stata definita «merca-

to delle vacche» da Pino Cannavale responsabile cittadino dei finiani del Fli. «In queste ore stiamo assistendo, nelle stanze della politica, ad un continuo proporsi di persone (anche trombati che non sono riusciti a farsi eleggere consiglieri comunali) alla carica di assessore. Una proposizione che non guarda nemmeno alle competenze. A guidarli solo il fatto di occupare un posto di potere. Chiedo - continua ironico ma non troppo Cannavale - alla sensibilità dei singoli che si possono sì proporre, ma solo dopo aver valutato se ne hanno titolo in un determinato settore. Se vogliamo recuperare il ruolo centrale di Aversa nell’agro e in Terra di Lavoro – conclude il finiano – abbiamo bisogno di professionalità riconosciute nei diversi settori e non di dilettanti allo sbaraglio che si propongono per il solo gusto di occupare una poltrona». Sagliocco va avanti e detta lui i tempi agli alleati. Il neo sindaco ha imposto alla coalizione una brusca accelerazione sulla formazione della giunta mostrando un decisionismo che un po’ impatta sull’impasse che sta prevalendo nei blocchi del centrodestra. Impasse che più che dettata da problemi politici sembra sia figlia di mire “espansionistiche” dei vari gruppi che hanno diversi “portatori d’acqua” da accontentare e tutto ciò fa a botte con la riforma normativa che ha visto tagliare i posti di assessori e consiglieri nelle amministrazioni cittadine. «Il Pdl auspica la presenza in giunta di tutte le forze politiche di maggioranza che hanno un consigliere comunale. Questo come discorso politico dal quale non si può prescindere; per i restanti spazi di rappresentanza nell’esecutivo, crediamo


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sia opportuno adottare un metodo matematico tenuto conto dei consensi conseguiti. Pertanto, spero che tutti i partiti siano rappresentati». Sono state le parole del coordinatore cittadino del partito delle Libertà al quale sono state demandate, dalla pattuglia degli eletti, la determinazione dei criteri per le diverse scelte che occorrerà fare da quelle per gli assessori, al capogruppo e a quanto altro sarà deciso. La gestione unitaria di Golia è stata decisa per mettere a tacere i rumors sempre più insistenti che parlano di una contrapposizione in seno al pdl con gli ex alleanzini riproponendo scorci di tensione già visti nell’era Ciaramella. A smentire queste voci proprio gli ex alleanzini, in particolare Guido Dello Vicario che sgombra il campo da qualsiasi equivoco «Credo che dietro a queste voci che vogliono per forza descrivere un Popolo della Libertà diviso ci sia una regia occulta di qualcuno. Non c’è assolutamente una divisione tra gli ex di Forza Italia e quelli di Alleanza Nazionale». Sagliocco ha, dunque, fissato per lunedì 11 maggio, alle ore 11, il primo consiglio comunale della sua sindacatura. Come ha chiarito lo stesso primo cittadino, la data è stata scelta per dare la possibilità di effettuare anche la surroga dei consiglieri destinati a lasciare gli scranni dell’assemblea per sedere sulle poltrone destinate agli assessori. «Parlare di discontinuità sarebbe riduttivo e in-

sufficiente – ha risposto Sagliocco in conferenza stampa a chi chiedeva prime indiscrezioni sulla formazione della giunta - in questo momento storico bisogna avere la capacità di immaginare un processo politico diverso ed in coerenza con le aspirazioni della gente. In campagna elettorale ho detto tre cose che sono il motivo per cui sono seduto qua. Deve esserci una partita in alternativa a quanto è stato, che procuri soluzioni concrete, che dia risposte ai problemi». «Non abbiamo due strade, una sola è la strada ed è quella di presentarsi all’esterno di questo palazzo per dare alla gente ciò che si aspetta. Questa – ha concluso sibillino - è un’altra storia, un’altra partita e i giocatori devono essere in linea con questo tipo di aspirazioni». Tornando al primo consesso cittadino all’ordine del giorno ci sarà l’esame della condizione dei consiglieri in seguito alla consultazione elettorale del 6 e 7 maggio con la convalida degli eletti ed eventuali surroghe. Seguirà, poi, l’elezione del presidente del Consiglio, il giuramento del sindaco e la comunicazione del primo cittadino di avvenuta nomina della giunta e del vicesindaco. Ultimo punto all’ordine del giorno l’elezione dei componenti della commissione elettorale comunale. La seduta di consiglio comunale, sarà presieduta dal Consigliere anziano, dall’inizio fino alla nomina del presidente del Consiglio.

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Occorre una nuova generazione per il Partito Democratico Il Pd per crescere deve mettersi in sintonia con i bisogni della gente

di Michele Docimo Redattore Capo Bloq Magazine redazione@bloq.it

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entrosinistra pressochè assente nelle ultime settimane dalle cronache politiche cittadine. Ad animare un po’ il dibattito in casa dell’eterogenea (ma non troppo) coalizione uscita sconfitta alle ultime elezioni comunali ci pensano i giovani democratici che a distanza di qualche settimana dal voto elaborano le loro considerazioni. “La recente tornata amministrativa - informano i GD in una nota - ci consegna un quadro in cui in tutto il paese il centro-destra subisce una sconfitta senza precedenti. Nonostante il pd ed il centro-sinistra si affermino nella stragrande maggioranza delle città, è lo scenario complessivo della politica italiana ad uscire fortemente indebolito. L’avanzare di forze antisistema come il movimento 5 stelle mettono in evidenza la sfiducia verso le istituzioni e verso i partiti come forze in grado di trasformare la realtà e migliorare la vita delle persone, viene fuori un sentimento di cambiamento, di rottura con gli schemi tradizionali della partecipazione che i progressisti devono saper cogliere facendosi potatori di una nuova idea di paese che rimetta al centro il lavoro e la lotta alla povertà. In questo contesto di avanzata del centro-sinistra Caserta è in chiara controtendenza, risulta essere componente minoritaria e fortemente marginale, qui il centro destra vince in alcuni casi stravince. Ci sono ragioni profonde in questo risultato, come la presenza di un blocco sociale economico e culturale radicato nella società e nelle classi dirigenti di questa provincia, ma c’è anche tanto altro; c’è l’abbandono da parte del partito di tante realtà, la solitudine a cui sono stati consegnate tanti territori, la mancanza di un lavoro di sintesi tra tutte le risorse presenti nelle

città ed in altri casi il prevalere dei personalismi e di incrostazioni correntizie che hanno portato in alcuni casi al prevalere di una logica perversa del tanto peggio tanto meglio”. “Emblematico da questo punto di vista il caso Aversa, - fanno autocritica i giovani democratici dove il pd, nonostante la cattiva amministrazione delle giunte di centro destra, non è riuscito a mettere in campo una proposta convincente in grado di dare una prospettiva di rinascita alla città, il 6% è un risultato disastroso e sarebbe stato molto inferiore senza lo straordinario contributo dei giovani e delle donne. Oggi l’unico orizzonte strategico del partito casertano sembra essere la definizione delle candidature alle prossime elezioni politiche, il pd è diviso in una serie di entità scollegate l’una dalle altre, il cui unico obiettivo è rappresentato dal raggiungimento di un traguardo personale. Il dibattito sembra concentrasi tra chi chiede processi sommari e chi vuole mettere la testa sotto la sabbia e far finta che niente sia accaduto; né l’una né l’altra impostazione risponde alle esigenze reali di cui tutti noi abbiamo bisogno”. “Così non va, serve un rapido e radicale cambio di rotta, serve mettere le ambizioni personali al servizio dell’ambizione collettiva, serve un compromesso alto e nobile tra il gruppo dirigente e serve il protagonismo di una nuova generazione. Una delle espressioni più utilizzate nel nostro dibattito è “bisogna partire dal territorio”, ma quest’ultimo è sempre utilizzato come terreno di scontro per logiche che, con le reali questioni delle specifiche realtà, non c’entrano nulla. Noi vogliamo sostituire la retorica del territorio con una pratica concreta


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che ne valorizzi energie e risorse a cominciare dalla promozione della classe dirigente non in base alle logiche correntizie ma sulla base del merito e dell’iniziativa politica messa in campo, dando nuova centralità agli amministratori non solo come punti di riferimento locale ma anche come risorsa necessaria alla crescita del partito nel suo complesso e, soprattutto, valorizzare il territorio significa mettere in campo idee e politiche. Terra di Lavoro ed il mezzogiorno vivono la crisi in maniera ancor più drammatica, il nostro sistema produttivo sta scomparendo, viaggiare in quello che pochi anni fa era uno dei distretti industriali più floridi del sud significa attraversare un deserto, l’impoverimento delle famiglie e la nascita di nuove sacche di povertà raggiungono livelli intollerabili, l’unico destino riservato ai giovani sembra essere quello di andare via. Noi siamo la generazione che vuole restare, che non si rassegna alla retorica del declino, che guarda alla politica come alla forza che è in grado di cambiare la società. “Incamminarsi lungo questa nuova strada a Caserta significa ripartire dal lavoro, farci interpreti della domanda di nuova politica che viene dal basso; costruire l’alternativa a questo modo di governare provincia e regione a cominciare da una pratica politica che valorizzi le idee e non i posizionamenti strumentali. Da troppo tempo diciamo che il pd casertano per crescere deve mettersi in sintonia con i bisogni concreti della nostra realtà… adesso si tratta di far seguire alle parole i fatti”.

Parole dure anche dai ferrariani del movimento Aversa Bene Comune che, lo ricordiamo, hanno all’ultimo momento deciso di non partecipare alla competizione elettorale non presentando la propria lista. I bene comunisti accusano i dirigenti del centrosinistra cittadino del fallimento alle amministrative e si spingono anche oltre dicendo che questi stessi dirigenti invece di elaborare e rendere conto ai propri iscritti, simpatizzanti ed elettori della pesante sconfitta “esultano per la conquista di qualche strapuntino nel palazzo, ritenendo questa una vittoria, la loro. Ed in effetti è ciò che denunciavamo nella fase preelettorale e che cioè l’interesse dei dirigenti di questi partiti era solo di assicurare la propria sopravvivenza di ceto, cinicamente indifferenti ai destini della città, complici di chi da dieci anni l’ha ridotta così com’è”. “Non è un caso, infatti, che il candidato sindaco del centrosinistra di 5 anni fa, da questi stessi dirigenti scelto, Stabile, sia oggi il più votato con mille preferenze in una lista del centrodestra. Scelgono per l’ennesima volta di abbracciare nella cultura e nella comunicazione le peggiori tradizioni del berlusconismo: si mistificano i fatti, si ripete all’infinito una bugia rendendola verità, e alle analisi e alle proposte messe in campo si risponde con l’invettiva e l’ingiuria verso chi le avanza. Per questo le loro parole sono sempre più indistinguibili, per contenuto e per forma, da quelle pronunciate da Ciaramella stesso.

...bisogna cominciare da una pratica politica che valorizzi le idee e non i posizionamenti strumentali...

Alcuni piccoli spunti di riflessione sulle ragioni della sconfitta del centrosinistra alle ultime elezioni amministrative.

IL DECALOGO DEL PERDENTE di Ugo Persice Pisanti

10 buoni consigli ai candidati del centrosinistra per perdere nuovamente le elezioni 1. Ricorda che l’avversario da battere non fa parte del centrodestra ma si trova o nel tuo stesso partito o in uno qualsiasi degli altri partiti della coalizione di centrosinistra. 2. Ricordati che ricevere, da un potenziale elettore, una qualsivoglia richiesta di aiuto deve essere intesa più come una offesa che come l’origine di una elementare forma di captazione del consenso. 3. Ricorda di fare tutto per bloccare sul nascere qualsiasi forma, si pur minima, di organizzazione tesa alla ricerca del consenso. 4. Ricorda che anche se sei milionario in euro, i contributi che nel complesso devi far pervenire nelle casse delle varie associazioni, circoli, club ecc. vicine alle posizioni del centro sinistra devono essere pari al costo sostenuto da un solo esponente del centrodestra per una delle varie cene e pranzetti elettorali. 5. Ricorda di evitare con cura di toglierti dagli occhi “tronchi grossi così” per accapigliarti con gli altri esponenti del centro sinistra a gareggiare a chi vede più pagliuzze nell’occhio dei vari candidati della tua coalizione.

6. Ricorda di non ostacolare quei pochi volenterosi che cercano di trovare una ragione della sconfitta, tanto si ritroveranno inevitibilmente a parlare dei massimi sistemi, dell’universo, della quadratura del cerchio e/o, lasciatemelo dire, della “superfice scrotale del cammello berbero”. Scomodare i filosofi greci, i padri della costituente, i luminari del pensiero debole, non ha mai fatto vincere le elezioni a nessuno. 7. Ricordati di non avvicinarti alla gente. Non scendere in strada a chiedere voti se non un mese prima delle elezioni. 8. Ricordati di essere sempre assente dalla vita cittadina. Sii sempre sussiegoso, antipatico e scassaminchia, cio’ non ti porterà voti ma solo disprezzo e/o compassione. 9. Frequenta solo circoli, locali, ristoranti, club e luoghi esclusivi. Avrai la sicurezza di non incontrare mai un operaio, un impiegato o una casalinga. 10. Non ti interessare dei problemi degli abitanti della strada dove abiti, prima, giustamente e doverosissimamente,interessati dei problemi di Antananarivo o Ouagadougou.

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AVERSA

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Movida, Sagliocco: “Il mio plauso alla Polizia Municipale”

Controlli a tappeto nella ZTL e nelle zone della cosiddetta “movida”

di Claudio de Pretis Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Nella foto: il Sindaco Sagliocco in compagnia del Comandante Guarino

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ono partiti i controlli della Polizia Municipale di Aversa nelle zone della cosiddetta “movida” collocate in prossimità del Duomo di Aversa. Il servizio ha previsto l’impiego di nove operatori coordinati dal Comandante Stefano Guarino e si è protratto fino all’1,30 di notte. Preliminarmente il personale della Polizia Municipale di Aversa ha operato anche diversi controlli nella zona della Stazione in piazza Mazzini e di Via Fermi dove non sono stati accertati fenomeni riconducibili alla prostituzione che pure, nel corso dei precedenti servizi, erano stati verificati. La Polizia Municipale ha operato anche diversi controlli a diversi esercizi commerciali di somministrazione in zona Via Seggio, Piazza Normanna e Piazza Crispi. I controlli hanno portato all’applicazione di sanzioni amministrative per occupazione abusiva di suolo pubblico (tre verbali per complessivi 470 euro), mancata segnalazione di orari osservati dall’attività commerciale e mancata comunicazione degli orari al Comune (cinque ver-

bali per complessivi 2.700 euro), mancanza di perizia fonometrica in materia di impatto acustico dell’attività di somministrazione (tre verbali per complessivi 3.000 euro). Il servizio ha previsto la chiusura della Piazza Normanna, antistante il Seminario Vescovile di Aversa, al traffico veicolare. Tale misura si è resa necessaria per la notevole presenza di giovani che affollavano la piazza e rendevano praticamente impossibile oltre che potenzialmente pericoloso il transito ai veicoli. Il servizio sarà ripetuto anche nei prossimi fine settimana. Sequestrati anche due ciclomotori, uno perché condotto senza fare uso del casco, un altro, in uso ad un parcheggiatore abusivo non colto però in attività, perché sprovvisto di targa e, presumibilmente, provento di furto. Per tale ultimo caso la Polizia Municipale provvederà a compiere le successive indagini per la restituzione all’avente diritto. “Un plauso alla polizia municipale di Aversa – ha detto il Sindaco di Aversa, Giuseppe Sagliocco – che sta conducendo dei nuovi servizi tra cui quello di ‘regolare’ la movida. Dobbiamo ripristinare il giusto equilibrio tra le necessità dei residenti della zona, dei giovani avventori dei locali e dei gestori degli stessi. In ogni caso, tutti hanno accolto positivamente il servizio svolto dalla polizia municipale ieri sera che ho seguito personalmente in strada”. E conclude Sagliocco: “Il ruolo della polizia municipale nella nostra Città è strategico e servizi come quello di ieri lo dimostrano. Dobbiamo continuare a lavorare in tal senso per rendere Aversa sempre più vivibile”.


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Dopo un maggio in rosa ora tocca ai “Saldi di mezzanotte” In programma a fine mese l’evento: “Aspettando i saldi - Saldi di mezzanotte”

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opo il “Maggio in Rosa” che si è rivelato un successo clamoroso, l’intero staff organizzativo della manifestazione, Maurizio Pollini e Pina Giordano in testa, ha deciso di non lasciare ma, anzi, di raddoppiare gli sforzi per riportare la città normanna sotto una luce positiva, regalandole un’immagine diversa da quella stereotipata che ci raccontano i media. E’ in programma, e si realizzerà tra breve, un’altra ottima idea: “Aspettando i saldi Saldi di mezzanotte”. La città, illuminata a giorno, accoglierà, ancora una volta, migliaia e migliaia di visitatori, fino a notte inoltrata, per accompagnarli e guidarli attraverso un percorso espositivo che, come nel caso di “Maggio in Rosa”, si dovrebbe concludere con gli acquisti fatti in uno degli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa. Anche in questo caso, quindi, l’evento si prefigge l’obiettivo ambizioso di far diventare il centro cittadino una grande vetrina espositiva. I visitatori di “Aspettando i saldi - Saldi di mezzanotte” saranno allietati da un numero incredibile di spettacoli, concerti, performance, happening, installazioni, esibizioni musicali, luci, scenografie e iniziative varie. Tutti i cittadini si dovranno sentire protagonisti e attori principali di un palcoscenico naturale qual è la città di Aversa. In tanti parteciperanno alla realizzazione dell’evento: dai commercianti alle istituzioni, dalle aziende private alle associazioni. Entusiasti del progetto Maurizio Pollini e Pina Giordano. “Ancora una volta con ‘Aspettando i saldi - Saldi di mezzanotte’ la città accoglierà migliaia di persone provenienti da tutta la provincia e da tutta la regione. Chi farà acquisti nel corso di ‘Aspettando i saldi - Saldi di mezzanotte’ avrà un’immagine viva, positiva e dinamica del commercio aversano. E questo è essenziale per l’immagine di una città che si candida a diven-

tare Città del Commercio. ‘Aspettando i saldi - Saldi di mezzanotte’ sarà il secondo episodio di un nuovo percorso di sviluppo territoriale volto a valorizzare il sistema commerciale della città normanna”.

a cura della Redazione

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Sagliocco incontra la Senesi e chiede più controlli ai Vigili

Sagliocco: “È finito il tempo della tolleranza, adesso bisogna agire”

di Sandro Donelli Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Sagliocco: “È finito il tempo della tolleranza, adesso bisogna agire”.

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l Sindaco, Giuseppe Sagliocco, ha incontrato i responsabili della Senesi, società incaricata dell’espletamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Città. Nel corso della riunione il primo cittadino ha acquisito apposite informazioni in merito alla nuova disciplina concernente le modalità di conferimento dei rifiuti urbani in seguito alla completa attivazione, su tutto il territorio cittadino, del servizio di raccolta differenziata integrata ‘porta a porta’. “Ad oggi si constata, purtroppo, - ha detto il Sindaco Sagliocco nel corso dell’intervento - il mancato rispetto della disposizione che prevede il posizionamento dei bidoni carrellati all’interno delle proprietà private nei giorni in cui non è previsto lo svuotamento e la loro esposizione su area pubblica vicino al civico di riferimento soltanto nella giornata antecedente il ritiro nel rispetto degli orari stabiliti. Continua, inoltre, l’improprio utilizzo dei contenitori stradali del vetro per il deposito di materiali di qualsiasi natura e l’abbandono incontrollato di rifiuti indifferenziati nei pressi delle vecchie postazioni di cassonetti stradali, oramai eliminati”. Ma non sono solo queste le criticità individuate dal Sindaco Giuseppe Sagliocco, che sottolinea: “Poiché gli impianti per il trattamento delle diverse frazioni di rifiuti differenziati sono chiusi di

domenica, il calendario di raccolta prevede che nella giornata di sabato i cittadini non debbano conferire alcuna tipologia di rifiuti. Tale disposizione viene puntualmente disattesa da molti utenti, sicché la domenica permangono per strada notevoli quantità di rifiuti non raccolti. Inoltre gli operatori del mercato ortofrutticolo continuano a conferire i rifiuti nell’area di pertinenza della struttura senza alcuna regola, se non quella dello sversamento e dello spandimento incontrollato degli stessi sul suolo, così come gli operatori della Fiera Settimanale, in virtù del vigente regolamento di settore, sono tenuti a rispettare le modalità di conferimento dei rifiuti in maniera differenziata, oltre che a lasciare i relativi posteggi puliti e nel massimo ordine”. E ha concluso Sagliocco: “Dopo aver individuato queste pratiche comportamentali incivili che inficiano il corretto funzionamento del servizio di raccolta differenziata e determinano degrado delle aree pubbliche, ho chiesto al Comando dei Vigili Urbani di intensificare i controlli sulle modalità di conferimento dei rifiuti da parte dei cittadini, nonché di condividere le azioni da porre in essere per contrastare l’improprio utilizzo del servizio comunale di raccolta dei rifiuti da parte della cittadinanza e la definizione dell’organizzazione delle attività di controllo sul territorio mediante l’impiego anche di un maggior numero di risorse umane o utilizzare il personale in servizio per la viabilità anche per effettuare i controlli di rito, fino ad attivare le relative procedure sanzionatorie”. E chiosa il sindaco: “È finito il tempo della tolleranza, adesso bisogna agire”.


AVERSA

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Il 3° Circolo si aggiudica la finale Bimed a Procida

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’ stata la squadra composta dagli alunni del 3° Circolo di Aversa ad aggiudicarsi la finalissima Bimed del tour W I Bambini all’isola di Procida lo scorso trenta magggio. La manifestazione a tutela dell’infanzia quest’anno ha posto tutta la sua attenzione ai temi della legalità. Una due giorni, quella di Procida, in cui studenti, docenti, dirigenti e genitori hanno celebrato il gioco, l’infanzia e la legalità. Destrezza fisica velocità e coordinazione sono state le armi utilizzate dai giovani studenti del 3° Circolo di Aversa, con i pari età di Fisciano, Procida, Baiano, Sperone, Aversa 4°, Lancusi, Palomonte, Boscoreale, Conca Dei Marini, Corbara, e Cava Dei Tirreni, che gli hanno fatto conquistare il trofeo più ambito. E’ stata una bellissima ed emozionante manifestazione la finalissima promossa da Bimed in collaborazione con l’isola di Procida che ha permesso di alzare la coppa alla delegazione del 3° Circolo di Aversa capitanata dal Dirigente Scolastico prof. Nicola Buonocore, dagli insegnanti Mario Tozzi, Salvatore di Grazia, Ivan Riviello, Brigida Dello Vicario e Walter Viglianti. La squadra era composta dagli alunni Filippo D’Aniello, Emanuele Esposito, Luigi Fabozzo, Saverio Bove, Carmine Iniziato, Angela Nugnes, Giusi Bellopede, Matteo Raimondo, Raffaele Villano, Dario Comparone, Maria Improda, Ciro Lamberti, Paolo Serino, Alessandra Chornomorets, Lucia Mingione, Mattia Agnifili, Luigi Lama e Alessandro Shurdak. Il neo rieletto consigliere Michele Galluccio felice della notizia si è complimentato per l’ottima vittoria e per le performance complessive delle scuole aversane che hanno confermato come, ormai, l’associazione BImed e le scuole di Aversa sono diventate un binomio saldo che continuerà a mietere successi anche con il sostegno e l’appoggio di questa nuova amministrazione .

Zinzi, Sagliocco, Romano e Giuliano visitano il “Moscati” di Sandro Corsale Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

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l presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, il sindaco di Aversa, Giuseppe Sagliocco, il presidente del Consiglio Regionale, Paolo Romano, e il senatore Pasquale Giuliano hanno effettuato una visita presso l’ospedale “Moscati” di Aversa. In questa prima tappa del “tour” che interesserà tutti i più importanti presidi ospedalieri della provincia, Zinzi, Sagliocco, Romano e Giuliano sono stati accolti dal direttore sanitario dell’ospedale “Moscati”, Giuseppe Tatavitto, e dal direttore sanitario dell’Asl Caserta, Gaetano Danzi. L’incontro ha rappresentato un’occasione importante per fare il punto sulle maggiori criticità presenti nel sistema sanitario della provincia di Caserta. “Il principale obiettivo di queste visite presso le strutture sanitarie di Terra di Lavoro – hanno dichiarato Zinzi, Sagliocco e Romano – è quello di raccogliere tutti gli elementi utili per poter avanzare, di concerto con il personale degli ospedali e i sindacati, una proposta di piano ospedaliero nei confronti della Regione. Siamo in un momento di particolare difficoltà e la sanità deve essere esclusivamente orientata al raggiungimento di quei risultati di efficienza che i cittadini richiedono. Per questo diventa fondamentale anche l’adozione di criteri di trasparenza sia per le nomine che per le decisioni strategiche, che influiscono sulla qualità dei servizi erogati”. “Anche se non ho competenze dirette in materia, – ha spiegato Zinzi – in qualità di presidente della Provincia di Caserta ho il dovere di tutelare le esigenze dei cittadini del territorio che amministro, soprattutto in un settore cruciale e delicato quale quello sanitario. Sappiamo che esistono delle fortissime criticità nel campo della sanità casertana, la cui gestione manifesta delle carenze molto evidenti. Tutti noi siamo chiamati a produrre il massimo sforzo per garantire una maggiore efficienza al sistema sanitario”. “L’Ospedale ‘Moscati’ di Aversa – ha aggiunto il sindaco Sagliocco – è un presidio il cui pronto soccorso, in Campania, è secondo solo al Cardarelli di Napoli, ma che vive delle difficoltà, non legate alle professionalità degli operatori. Difendo il Moscati di Aversa non per una questione di ‘campanile’, bensì per motivi oggettivi per i quali il nostro presidio ospedaliero viene riconosciuto come di fondamentale importanza. E l’incontro va in questa direzione. Dobbiamo pensare a porre in essere atti di programmazione complessa, attraverso criteri di trasparenza, per rilanciare il nostro presidio ospedaliero”. “Le Istituzioni – ha concluso Sagliocco – devono mettere in campo azioni per superare delle criticità”.

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LETTERE

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

La Commissione Europea punta sull’impresa sociale

Le imprese sociali sono l’alternativa alla crisi del modello capitalistico

di Pia Pangese Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

E’ possibile fare impresa, secondo un modello diverso da quello capitalistico, oggi in evidente difficoltà, quando non causa di “default.

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aro Direttore, il periodo di tempo che stiamo attraversando è uno dei più difficili e complessi della nostra storia recente. A parte le consuete ambasce per l’incerto futuro si sta consumando in una lenta agonia quello spirito vitale (i francesi lo chiamano èlan vitale) che era il presupposto della qualità della spinta ( i Romani la chiamavano vis a tergo) grazie alla quale popoli e nazioni europei avevano costruito la moderna civiltà del benessere e del progresso, se vuoi poi degenerata nel consumismo abbacinante e nello spreco irresponsabile. Oggi, che siamo in piena “globalizzazione”, tutto questo appare seriamente compromesso e non si vede, all’interno di una logica nazionale, una prospettiva prossima di ripresa economica, che sia in grado di raddrizzare la barca, onde evitare che vada a sbattere, ma per riportarla ad una navigazione di ristabilimento. Ogni iniziativa è condizionata in generale dal Mercato Unico Mondiale ed in particolare dal quello Europeo, del quale quest’anno ricorre il ventennale. Incentrato sulle merci, esso si basa ancora sulla logica del profitto per l’impresa, del vantaggio per lo Stato di riferimento e soprattutto dell’utile per le banche, che sembrano, in particolare quelle cosidette di affari, le vere affossatrici del sistema economico su scala mondiale, avendo come unico obiettivo la … centuplicazione degli interessi attivi. In questo quadro di riferimento, sembra che la Comunità Europea si stia dando qualche mossa per cercare vie nuove al tanto sbandierato … miraggio della “crescita”. Non a caso la Commissione sta lavorando ad un progetto destinato ad incidere radicalmente sull’economia e la società del Vecchio Continente: l’economia sociale. A Bruxelles per favorire l’economia di mercato altamente competitiva, si sta puntando sull’imprenditoria sociale e sull’innovazione societaria. Accertato che l’economia sociale nell’Unione impegna oltre 11 milioni di persone, ovvero il 6% dei lavoratori dipendenti e che essa raggiunge entità dotate di uno specifico statuto giuridico (cooperative, fondazioni e mutue) delle quali molte sono anche imprese sociali, aventi forma di società private o di società per azioni, la Commissione punta su queste per lo sviluppo di un fenomeno, che vede nella cooperazione sociale italiana il modello di maggiore successo al quale ispirarsi. Per la prima volta le Istituzioni Europee riconoscono che esistono diversi modi di fare impresa e che prospera un’economia non capitalistica che valorizza elementi diversi dal solo profitto, superando il limite, che appariva utopistico, di conuiugare impresa e solidarietà sociale. Se è vero che delle imprese create in Europa una su quattro è impre-

sa sociale (in alcune nazioni come Belgio, Finlandia e Francia, addirittura una su tre) e sopratutto che sono produttive e competitive, grazie al forte impegno personale dei dipendenti e alle migliori condizioni di lavoro, che esse offrono, allora si può immaginare anche di ambire ad un’economia che tratta della patrimonializzazione delle comunità quali produttrici di beni comuni. E’ un’occasione importante per riportare il libero mercato “latu sensu” al suo significato originario, vale a dire di essere libero perché garantisce condizioni che consentono a tutti di partecipare e affida un compito importante e di pari dignità economica ed imprenditoraile a quelli che realizzano, attraverso le “intraprese”, finalità di interesse generale per le comunità, specialmente per quelle nazionali. Insomma, si tratta di immaginare e costruire il futuro, aprendo a soluzioni nuove problemi antichi, come il tema dell’equità e della giustizia sociale, grazie all’impresa sociale, che può essere strumento forte per la realizzazione di quei processi di costruzione, mantenimento e sviluppo del capitale sociale delle comunita locali, senza il quale ogni sforzo di riforma del “walfare” rischia di naufragare in una riduzione delle poliche sociali a mere forme residuali di assistenza. Orientare il Mercato Unico non più sulle merci ma verso i servizi, la qualità della vita, l’economia delle conoscenze e delle relazioni, permetterà anche al cittadino, utilizzando l’impresa sociale, di essere attore e non spettatore sia della politica che dell’economia. Questa dimensione si trasformerà in uno strumento di innovazione, che apporterà elementi utili sulla competività che, forse, nei prossimi anni non sarà solo tra singole imprese sociali, bensì soprattutto tra sistemi ecomoci territoriali, sempre orientati, più che in termine di prestazioni erogate, in termini di partecipazione e di produzione di benessere e beni comuni. Si tratterà di valorizzare il metodo e il modello cooperativistico, incentrato su mutualità e compartecipazione, di guisa che si consolidi una leva imprenditoriale, capace di ampliare e diversificare le modalità di produzione del benessere pubblico, intercettando risorse economiche e umane private e pregiate e re-interpretando il principio di sussidarietà, sia in campo economico e sociale che imprenditoriale. Se sarà anche un’opportunità straordinaria per assicurare la dimensione pubblica e la gestione democratica di beni, quali servizi pubblici locali, gestione dell’acqua, risorse energetiche, utilizzando imprese sociali o cooperative di utenti, si farà un salto di qualità, che individua le possibilità di fare impresa, secondo un modello diverso da quello capitalistico, oggi in evidente difficoltà, quando non causa di “default”.


LETTERE

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Il “multiculturalismo” e la cultura delle differenze Il termine multiculturalismo non indica solo la presenza degli immigrati Caro Direttore, ho letto con molta attenzione l’interessante riflessione del suo corrispondente Giuseppe Diana pubblicata sull’ultimo numero della sua rivista, dal titolo «Viviamo in un mondo che perde sempre più certezze», riflessione nella quale l’autore invoca come ultimo sforzo della «persona umana», la capacità di collaborare, di cooperare, di interagire, il mutuo soccorso, la «caritas», che dovrebbero restituire alle popolazioni tutte, una vera dignità sociale. La storia dell’umanità è caratterizzata dal movimento e dalla creazione di reti e intrecci tra persone provenienti da contesti geografici diversi. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, è bello ricordare come, un processo di tale importanza, si sia consolidato anche grazie al lavoro di quei milioni di connazionali costretti a lasciare il nostro Paese per vicende varie ed il cui ruolo, soltanto negli ultimi anni, un profondo processo di revisionismo storico, sta provando a celebrare degnamente. Dalle «Little Italy» di New York a «La Boca» di Buenos Aires, dai «barrios» di San Paolo del Brasile a tutte le «piccole Italie» sparse nel mondo, si ritrovano tracce di quei 29 milioni di italiani che, a far data proprio dal 1861, lasciarono la patria per stabilirsi in altre nazioni. Ovviamente, non si è trattato di gite di piacere, bensì di viaggi pregni di dolore e sofferenza, di partenze struggenti ed approdi non semplici, un lungo cammino irto di difficoltà che però ad un secolo e mezzo di distanza ci consente di dire che è stato coronato dal successo e dalla piena integrazione. E’ stato così per i nostri emigranti, è altrettanto così, nell’Italia di oggi, per i migranti impegnati nei processi di trasfomazione sociale e multiculturale. Non bisognerebbe mai dimenticare che ogni cultura è «multiculturale», poichè in essa sono riscontrabili i sedimenti provenienti da luoghi e popoli diversi. Come definire allora il «multiculturalismo»? E’ importante sottolineare che tale termine non indica soltanto la presenza degli immigrati, quindi la coabitazione tra diversi gruppi linguistici, culturali, religiosi, che vivono nel medesimo territorio. Le trasformazioni sociali che avvengono nel nostro territorio e che riguardano i contesti multiculturali, richiedono un metodo di intervento in-

novativo che definiamo «intercultura». La prassi interculturale, vuole considerare gli im- di Anacleto migrati non tanto rappresentanti di una cultura, Molitierno quanto di un progetto sociale di emancipazione. Gli immigrati vivono un complicato processo di aggiustamento identitario finalizzato a trovare il Responsabile giusto equilibrio tra gli elementi appartenenti sia Sei al nuovo contesto sociale, sia al contesto di origi- Sindacato ne, ed è ovvio che in questo processo incidono la Emigrati cultura, il genere, la provenienza sociale il livello di istruzione, il tipo di occupazione, la politica di Immigrati accoglienza sul territorio, il tipo di progetto mi- Ugl Caserta gratorio. L’intercultura deve innescare un processo di estensione dei confini della democrazia attraverso una cultura della partecipazione basata sul riconoscimento delle differenze. Vivere una sola vita, L’obiettivo possibile, sarebbe di stabilire un nuovo patto di cittain una sola città, dinanza in grado di moderare le trasformazioni sociali in atto gain un solo paese, rantendo la coesione sociale con in un solo universo, l’inclusione di nuove soggettività e non comunità. vivere in un solo mondo Incrementare la partecipazione democratica, significa superare è prigione. il modello di «integrazione subalConoscere una sola lingua, terna» che vede negli immigrati una mera forza lavoro, cittadini di un solo lavoro, serie inferiore, senza considerare la complessità delle relazioni che un solo costume, queste persone intraprendono una sola civiltà, con il territorio dove risiedono. La questione dell’immigrazione conoscere una sola logica non riguarda solo l’immigrato, non deve essere solo un interè prigione. vento di politica sociale di contenimento del disagio e neppure una politica securitaria per argiNdjock Ngana nare eventuali pericoli. La posta in gioco è rivitalizzare la nostra democrazia attraverso una cittadinanza attiva che coinvolga tutti gli attori sociali del territorio indifferentemente. Gli enti formativi ed educativi, il mondo dell’associazionismo possono contribuire con le altre istituzioni ed avere un ruolo chiave nel diffondere questa consapevolezza delle trasformazioni sociali in atto facilitando la creazione di un nuovo protagonismo tra i vari soggetti.

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TURISMO

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Il cinema e la televisione possono far bene al turismo Per rilanciare il turismo propongo la creazione dell’Aversa Film Commission

di Giuseppe Cristiano Direttore Responsabile Bloq Magazine redazione@bloq.it

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opo aver letto attentamente i programmi elettorali delle coalizioni “scese in campo” nelle ultime elezioni amministrative, mi sono reso conto che sia nella compagine vittoriosa sia in quelle perdenti circolano le medesime idee su come rilanciare il turismo ad Aversa. Sono certamente idee rispettabili, ma nell’attuazione pratica, a mio modo di vedere, presentano dei seri problemi. Leggendo con attenzione le poche righe riservate allo spinoso argomento, mi sono reso conto, infatti, che sono proposte realizzabili solo con cospicui investimenti pubblici e privati e, allo stato attuale dell’economia, ipotizzare ingenti e ripetuti investimenti in campo turistico (e non) in questo territorio è solo una pia illusione, dettata più dall’amor patrio che dalla ragione. Tra l’altro, ammettendo che qualche finanziamento arrivi, con le idee proposte possiamo al massimo attrarre qualche centinaio di turisti della domenica interessati a visitare, con la formula del “mordi e fuggi”, le nostre chiese e i nostri monumenti. Il ritorno economico, probabilmente, sarebbe pari all’investimento. Mi assumo quindi la responsabilità di proporre qualcosa di nuovo (e di antico, per altre realtà). Premetto che l’obiettivo della proposta è l’incremento del turismo e il miglioramento complessivo dell’immagine della città sia in ambito regionale e nazionale sia, soprattutto, in ambito internazionale. Preciso, inoltre, che ben conscio delle difficoltà oggettive a reperire finanziamenti, l’idea che propongo è realizzabile a un costo davvero contenuto. In concreto si tratta di organizzare a livello comunale quella che potrebbe essere definita l’Aversa Film Commission. In questo caso si tratterebbe d’istituire

un’Unità Operativa comunale con una mission precisa: attrarre produzioni cinematografiche e/o televisive in città, grazie all’offerta di tutta una serie di benefit (dall’ospitalità alle agevolazioni fiscali, dai contributi economici di Enti pubblici e privati esterni coinvolti ad-hoc alle facilitazioni di carattere burocratico, dalla messa a disposizione gratuita di grandi aree di parcheggio per i Tir che trasportano le attrezzature ai grandi capannoni industriali destinati al deposito delle attrezzerie ecc.). In cambio i produttori dovrebbero essere vincolati a spendere (laddove possibile) parte del budget a disposizione nel nostro territorio, a impiegare (laddove esistenti) le maestranze e le professionalità locali necessarie per la realizzazione delle produzioni stesse, a utilizzare nel Cast comparse e figuranti del luogo, infine, a valorizzare la nostra città e il territorio dell’agro. Ora, pur comprendendo lo sconcerto di alcuni di voi, vi dico che Aversa, per quanto la cosa possa suonare strana, è già predisposta a ospitare troupe cinematografiche e/o televisive. Vi riassumo in breve i nostri punti a favore: abbiamo tre alberghi in città, e decine nel raggio di pochi chilometri, in grado di ospitare troupe anche numerose. Ad Aversa ci sono un numero incredibile di ristoranti e bar in grado di offrire pasti a costi contenuti ad un numero elevato di persone. Abbiamo un Ospedale Civile in grado di intervenire in caso d’incidenti che dovessero eventualmente occorrere ai membri del Cast e della troupe. Nell’area industriale ci sono decine di capannoni sfitti in grado di accogliere le ingenti quantità di attrezzature e attrezzerie necessarie per le medie e grandi produzioni. Abbiamo aree verdi facilmente


TURISMO

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

accessibili e molto grandi, come il Parco Pozzi e un numero elevato di disoccupati da utilizzare a costi contenuti come comparse. Siamo vicinissimi all’aeroporto di Capodichino. La linea ferroviaria ci collega direttamente con Roma e il resto d’Italia. L’uscita dell’autostrada è a pochi chilometri... Insomma tutto quello che serve a una produzione cine-televisiva già c’è. Ma quali dovrebbero essere i compiti dell’Aversa Film Commission? L’obiettivo delle Film Commission, in generale, è la promozione del territorio. Anche in questo caso il territorio aversano dovrebbe essere proposto come set ideale per la produzione di opere cinematografiche e televisive, produzione di videoclip e spot pubblicitari, e ogni altro prodotto audiovisivo. Uno degli obiettivi principali dell’Aversa Film Commission dovrebbe essere l’abbattimento dei costi di produzione, l’ottenimento di agevolazioni fiscali, la riduzione dei tempi di attesa per l’ottenimento di permessi e autorizzazioni. L’Aversa Film Commission dovrebbe collaborare con le produzioni nella scelta delle location, tenere i contatti con gli enti istituzionali come Provincia e Regione, fornire ogni elemento utile a far conoscere il territorio dell’agro aversano, proporre e favorire la soluzione dei problemi logistici, fornire ogni tipo di assistenza per garantire un soggiorno piacevole al Cast e alla troupe, mettere a disposizione ogni informazione utile a individuare i luoghi d’interesse storico, artistico e ambientale più adatti al tipo di produzione. Dovrebbe, poi, mettere a disposizione gratuitamente risorse comunali (linee telefoniche e Adsl, Polizia Municipale, Protezione Civile, transenne e auto di servizio). Altro compito importante è favorire la chiusura di strade e piazze. Ma perché le case di produzione cinematografiche e televisive dovrebbero scegliere Aversa per girare i loro film o sceneggiati televisivi? A mio modo di vedere, la città di Aversa può offrire tre diversi e interessanti spunti a sceneggiatori, produttori e registi per essere scelta come Set ideale per la realizzazione di opere cinematografiche e/o televisive. La prima, quella che balza subito alla mente, è che siamo la prima Contea Normanna d’Italia. Con un centro storico che offre degli scorci suggestivi e con una quantità di monumenti utilizzabili come scenografie ideali per storie ambientate all’epoca di Rainulfo Drengot, una Film Commission comunale potrebbe avere delle ottime chance per, così dire, “vendere” la location. Tra l’altro, una storia della discesa dei primi Normanni in Italia, credo che non sia stata mai girata. Il che vuol dire che si potrebbero stipulare accordi anche con case di produzione e istituzioni pubbliche straniere (in primis, ovviamente, quelle d’oltralpe). I benefici d’immagine e il ritorno economico sono facilmente immaginabili. Altra e assolutamente non secondaria peculiarità aversana è quella di aver dato i natali a Domenico Cimarosa, con tutto

quel che segue. Ambientazioni settecentesche e ottocentesche sono facilmente realizzabili in città. Palazzi nobiliari, giardini segreti, cavità sotterranee, lo stesso Teatro Cimarosa (un gioiellino da valorizzare) si presterebbero a far da cornice a storie ambientate nel mondo dell’Opera (Buffa), della musica classica e della musica tout court. A tale proposito sarebbe opportuno che a prescindere dalla creazione o meno della Film Commission comunale, l’Assessorato alla Cultura prenda contatto la Rai, la Mediaset, l’Endemol, la Tao Due o case di produzione simili per proporre la realizzazione di uno sceneggiato televisivo su Cimarosa. Il personaggio si presta benissimo a stimolare le fervide menti degli sceneggiatori amanti delle storie torbide, misteriose e piene d’intrighi. Torniamo alle location. A determinate condizioni (i “buoni” alla fine devono vincere sempre) il nostro territorio può essere proposto come il luogo più adatto a girare storie di camorra. Ovviamente, come ho già detto, e com’è già avvenuto in altre circostanze, l’Aversa Film Commission dovrebbe collaborare solo con le case di produzione che girano storie “edificanti”, che non si prestino in nessun modo a fare da cassa di risonanza alle organizzazioni criminali. La nostra zona gode, inoltre, di un clima favorevole per gran parte dell’anno. Da noi le giornate ventose o di pioggia si contano sulla punta delle dita e questo conta molto per chi investe ingenti capitali nel fitto di attrezzature, arredi, costumi ecc. In questi ultimi tempi per far diventare una qualsiasi città un luogo dove le più variegate categorie di persone possano ritenere, a ragione, di poter trovare un’occasione di svago, di accrescimento culturale, di crescita personale e di riscoperta delle emozioni più recondite non basta che ci siano solo monumenti e opere d’arte. Occorre qualcos’altro. La concorrenza è incredibile. Si assiste ad una lotta senza quartiere. Per convincere una persona a scegliere un luogo piuttosto che un altro, per passare il proprio tempo libero, ce ne vuole. Ecco perché sempre più località scelgono di puntare sul cineturismo. Recarsi in visita ai luoghi che hanno ospitato set cinematografici o serie televisive di successo è, infatti, una tendenza in continua crescita. Negli ultimi anni, addirittura, sono state create agenzie turistiche specializzate nel proporre viaggi verso località in cui siano state girate scene di famosi film. Il cineturismo negli ultimi anni ha mosso nel mondo circa 200 milioni di turisti. Il giro d’affari si calcola possa sfiorare i centocinquanta miliardi di euro. Il neologismo “cineturismo” è nato nel 2003 nell’ambito dell’Ischia Film Festival. La prima Borsa Internazionale delle Location e del Cineturismo è nata nel 2005. In ogni caso, anche se con qualche anno di ritardo, siamo sempre in tempo a metterci in corsa pure noi. di Giuseppe Cristiano Direttore Responsabile di Bloq Magazine

Il cineturismo negli ultimi anni ha mosso nel mondo circa 200 milioni di turisti. Il giro d’affari si calcola possa sfiorare i centocinquanta miliardi di euro. Il neologismo “cineturismo” è nato nel 2003 nell’ambito dell’Ischia Film Festival. La prima Borsa Internazionale delle Location e del Cineturismo è nata nel 2005.

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SOCIETA’

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Vacanze Romanes degli ‘o Rom: consigliato alla Lega

E’ il primo esperimento di fusione tra musiche del sud e di area rom e sinti

di Michele Docimo Capo Redattore Bloq Magazine redazione@bloq.it

Il titolo Vacanze Romanes parafrasa il titolo del film Vacanze romane, dove romanes (o romanì) indica la lingua parlata da rom e sinti. Un modo di affrontare in modo sarcastico il tema degli stereotipi e dei luoghi comuni legati ai rom...

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e musicisti napoletani. Tre musicisti rumeni di etnia rom. Un incontro all’insegna dello scambio musicale e umano, della reciproca conoscenza di melodie, armonie e ritmi diversi. Questa la filosofia dell’ensemble ‘o Rom, il primo e più longevo esperimento di fusione e sintesi tra musiche tradizionali dell’Italia Meridionale e musiche balcaniche di area rom e sinti. Un progetto nato a Napoli tra vicoli e piazze, tra concerti improvvisati in strada e battaglie civili, con l’obiettivo di divulgare con passione e vivacità l’incontro tra culture diverse, apparentemente inconciliabili. Nati nel 2008, subito apprezzati dal vivo per le trascinanti performance, gli ‘o Rom mostrano il loro “sincretismo” a partire dal nome: “o rom” in lingua romanes (o romanì) significa l’uomo “zingaro”, in napoletano la “o” con l’aggiunta di un apostrofo diventa un articolo, per cui ‘o rom si traduce “lo zingaro”. Dopo quattro anni di incessante attività live, gli ‘o Rom pubblicano con Terre in Moto Vacanze Romanes. Come e perché nasce il progetto ‘o Rom? Dopo la lunga attività con la musica Balcanica di Carmine Guarracino e quella di Carmine D’Aniello nel campo della musica popolare dell’Italia meridionale, insieme al percussionista Amedeo Della Rocca si sentiva l’esigenza di creare un progetto che fondesse le due esperienze. Il progetto ha preso forma nel momento in cui Amedeo, nelle vesti di talent scout, ha conosciuto i due musicisti di strada rumeni Ion Tita e Ilie Zabnghiu. Siete attivi dal 2008: che tipo di repertorio avete approfondito all’inizio della vostra storia? Sin dall’inizio nell’approfondire i brani c’è stato un continuo scambio, la parte rumena proponeva brani della propria tradizione, la parte italiana invece i ritmi

popolari dell’Italia meridionale. Per i brani Balcanici e di tradizione Rom si è sempre cercato di effettuare scelte basate sulle reciproche conoscenze. Come avete affrontato la ricerca sui brani? La ricerca sui brani parte sicuramente dalle precedenti esperienze con i Balkanija di Carmine Guarracino, poi è stata approfondita ed arricchita con il contributo di tutti i componenti del gruppo. Carmine D’Aniello ha inoltre curato la ricerca legata ai testi dei brani studiandone la pronuncia con l’aiuto di Andrea Stevic (abitante del campo Rom di Scampia), che si è occupato anche delle traduzioni in italiano. Perchè avete scelto un titolo come Vacanze Romanes? Abbiamo parafrasato il titolo del film Vacanze romane, dove romanes (o romanì) indica la lingua parlata da rom e sinti, così abbiamo voluto affrontare in modo sarcastico il tema degli stereotipi e dei luoghi comuni legati ai rom... Alcuni di essi vivono nei campi da oltre 20 anni non per scelta o perché amanti della vita da campeggio ma nella speranza di avere un’abitazione e una vita dignitose. La maggior parte dei brani contenuti nell’album sono di tradizione Rom e sono cantati in lingua Romanes. Avevamo voglia di ufficializzare il progetto e dargli maggiore visibilità oltre i confini Partenopei. Questa possibilità si è concretizzata grazie all’incontro con Carlo Licenziato che ha curato e prodotto il disco sotto il profilo tecnico. Quali sono i temi portanti del disco? I temi portanti del disco sono la musica come linguaggio di integrazione, la voglia di dare vita ad un’espressione musicale genuina, verace, contemporanea. Abbiamo cercato di realizzare, con l’aiuto e l’esperienza di Carlo, un disco che nel suono e nell’intenzione non si distacchi dalle performance live… un prodotto


SOCIETA’

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discografico negli arrangiamenti e nelle strutture ma dal sapore di musica popolare. Vacanze Romanes è dedicato alla memoria di Adnan Hozic: diteci qualcosa di più. Adnan Hozic è stato chitarrista e compositore dei Balkanjia, ma soprattutto un Artista con la A maiuscola. Promotore della musica Balcanica in Italia ancor prima di Bregovic negli anni ’90, da lui il gruppo trae ispirazione e raccoglie la sua esperienza. Quello che la parte napoletana del gruppo sa della musica balcanica e zingara, lo deve a lui. Quali sono le differenze e le similitudini tra la musica tradizionale partenopea e quella tradizionale rom (e Balcanica)? Il punto in comune tra i due mondi è sicuramente la scala orientale (scala minore armonica e scala napoletana che hanno entrambe questa suggestione orientale)… Le differenze sono nei ritmi anche se hanno come similitudine la densità di scansione. L’armonia è molto simile mentre il canto è differente nell’esecuzione degli abbellimenti e nel timbro. Umanamente ci saranno delle differenze tra la parte partenopea e la parte rumena del gruppo: quali sono? Non si può parlare di vere e proprie differenze legate alle nostre radici geografiche, non si può nemmeno dimenticare che ognuno di noi è lo specchio delle proprie esperienze. Le differenze che emergono tra di noi sono legate alla quotidiana difficoltà nel riuscire a vivere in modo dignitoso, alla rabbia che suscita la discriminazione gratuita, alla fatica che si fa a sopravvivere lontani da casa. Avete trovato difficoltà durante l’esecuzione? Solo

nella differente mentalità nel fare musica: la cultura di musicisti di strada per la parte rumena e quella di estrazione didattica per la parte italiana. Inevitabilmente abbiamo dovuto creare una comunicazione costituita da ascolto, istinto, sensazioni e non solo di linguaggio musicale. Per questo il disco ha in parte preso forma strada facendo. Gli ‘O Rom sono animali da studio… o da live? Siamo una band soprattutto da live… con la speranza di aver fatto anche un buon lavoro in studio. Quali sono le reazioni del pubblico ai vostri concerti? Curiosità e stupore! La domanda che ci fanno più di frequente è “come mai?”… La diversità culturale che caratterizza la nostra unione genera sempre curiosità. Lo stupore invece è più legato all’aspetto musicale, il risultato trascinante e genuino della nostra musica è quasi sempre inaspettato. Come è nata la partnership con l’etichetta Terre in Moto? La partnership con Terre in Moto nasce grazie all’incontro con il manager Antonio Acocella, fondatore del Centro di Cultura Pololare e dell’associazione Loro di Napoli, il quale è un convinto sostenitore della tradizione popolare nonché della cultura Rom. Qual è la situazione musicale napoletana? Napoli continua a produrre progetti musicali interessanti e di ogni genere, nell’ultimo periodo si osserva sempre più una attenzione alle radici musicali e la musica popolare ha avuto una maggiore visibilità A chi consigliate di ascoltare la vostra musica? Semplicemente a tutti ma soprattutto agli amici della Lega Nord!

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EDITORIA

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Enrica Donisi e Le scuole musicali dell’Orfanotrofio di San Lorenzo Un contributo alla storia dell’educazione musicale del mezzogiorno

di Pia Pangese Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Nel riquadro una elaborazione grafica del Chiostro di San Lorenzo

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versa, una città che si avvia a celebrare il suo primo millennio di storia urbana, se è vero che fu istituita contea già nel 1023, è una miniera ancora da esplorare in tanti settori della sua evoluzione storica, non solo in campo culturale ed artistico - monumentale ma anche in quello musicale. La riprova della veridicità di questa asserzione ci viene dalla pubblicazione di Enrica Donisi che, sponsorizzata dal Comune di Aversa e con “l’avallo e il patrocinio scientifico” della Facoltà di Architettura della SUN, ha licenziato alle stampe nel Gennaio del 2012 “Le Scuole Musicali dell’Orfanotrofio di S. Lorenzo di Aversa” per i tipi Eurostamp srl, Sant’Antimo. Il libro, in elegante veste tipografica, è una puntuale ricerca che porta alla “riscoperta di un aspetto, finora quasi sconosciuto, della storia dell’Istituto e della Città”, evidenziando il ruolo di primo piano che assunse per la musica nell’ambito napoletano, specialmente tra il 1820 e il 1860. In questo periodo quella di Aversa fu una realtà di eccellenza perché, forse anche per la vicinanza con Napoli, da cui provenivano molti maestri, si distinse al punto che la scuola di strumenti ad arco raggiunse livelli eccelsi, tanto che vi gravitarono personaggi del calibro di Donizetti, che nel 1837 fu commissario d’esame e di Ciandelli che, allievo prediletto di Paganini, ne fu docente. Da quella scuola uscirono allievi che partecipavano alle parate di Piedigrotta o diventarono direttori di orchestra o di banda, affermandosi in tante città italiane anche come musicisti di teatro. La capillare ricostruzione, che Jacazzi individua come una “contestualizzazione storica della scuola che accompagna l’analisi delle fonti”, cui con grande passione e meticolosità ha

proceduto Donisi, costituisce il tassello importante di una verifica storicamente documentata, perché indaga sulla relazione di S. Lorenzo con l’Albergo dei Poveri e il Conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli, in quanto queste “tre istituzioni passano attraverso comuni docenti e gli stessi schemi educativi, in modo particolare per l’impronta lasciatavi all’inizio del secolo XIX da Antonio Sancio”, come sottolinea Piero Craveri. Questi non manca di far notare la notevole difficoltà di accedere alle fonti, perché “con piglio barbarico si è in molti casi proceduto sopprimendo o devastando il patrimonio archivistico”. Pur avendo a base della sua ricerca testi pubblicati da esperti di scuole musicali napoletane, la professoressa, coordinata da Agostino Ziino e assistita dal tutor Luca Aversano (un cognome non casuale?) si affida per la sua tesi di “dottorato dedicato alla storia, scienza e tecniche della musica” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma, a “fonti di archivio inedite, lettere informative, richieste di autorizzazioni e di ammissioni ad accogliere fanciulli, elenchi economici ed amministrativi, documenti di contabilità, resoconti amministrativi, richieste di concerto”. Girando tra l’Archivio di Stato di Caserta e quello di Torino, l’Archivio del S. Lorenzo e la Biblioteca Civica di Aversa, e quella del Conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli, l’Archivio diocesano e quello di Santa Cecilia in Roma, consultando i frontespizi delle partiture di maestri, “maestrini” e allievi dell’ospizio aversano, informandosi dalla viva voce, non solo di studiosi e appassionati di storia locale, ma anche di ex alunni e senza mancare di attingere notizie a periodici dell’epoca, ad opuscoli e pubblicazioni varie, Donisi, nonostante un archivio musicale “disperso” e un archivio amministrativo “completamente distrutto”, centra in pieno il suo obiettivo di tracciare un quadro dell’orfanotrofio dalle origini fino agli anni settanta dell‘800, al fine di comprendere in che modo abbia contribuito all’avanzamento della cultura e della formazione musicale del Mezzogiorno di Italia nel secolo XIX”. Diviso in otto capitoli e con una “conclusione” e “quattro appendici”, il testo inzia con una panoramica generale sugli orfanotrofi nel Regno delle due Sicilie, e, partendo dal decreto del 04/06/1818 e dalle “istruzioni” di Sancio per la sua applicazione concreta, dedica quattro capitoli ai diversi aspetti del S. Lorenzo, il sesto all’Orfanotrofio di S. Francesco di Paola, che ebbe vita breve, il settimo alla metodologica e didattica extramusicale, l’ottavo alle bande,


EDITORIA

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Sant’Arpino: presentato il libro “La Lunga notte dei Mille” di Paolo Brogi

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concludendo con un sintetico bilancio dei risultati ottenuti. Corredato da un’abbondante bibliografia generale e specifica per capitoli, che cita autori di fama nazionale ed internazionale, periodici a stampa nazionali e locali dal 1819 al 1911 e con un lungo indice dei nomi, il volume, illustrato anche da frontespizi di spartiti di ex allievi quali Lozzi, Trabucco, Consalvo, D’Anna, Lombardi, e Vaninetti, che diventò Direttore della Banda Civica di Torino, risalta un collegio di musica che “con scuole di strumento ad arco eccellenti”, grazie alla direzione di Consalvo e alla presenza di professori di prestigio quali De Vito e Ciandelli, diventa per un certo periodo addirittura “il collegio di musica dell’Albergo dei poveri”. Inoltre, partecipando alle feste di Piedigrotta, all’esecuzione di concerti con professori e cantanti di Napoli e ottenendo scritture nei teatri napoletani, gli allievi di S. Lorenzo si distinguono anche come maestri di cappella, compositori di marce, inni, sinfonie e musica religiosa, diventando pure organizzatori e direttori di bande, bandisti, esecutori ed insegnanti, i quali, giacchè l’una attività non escludeva l’altra, hanno formato generazioni di musicisti sparsi in tutt’Italia, segnalandosi anche all’estero, come accadde per il “garibaldino aversano” Raffaele Trabucco, suonatore di corno che fu conosciuto in Gran Bretagna, Francia e Grecia. Alla nostra “maestra di pianoforte”, ideatore e cofondatore dell’Istituto di Storia della Musica in Campania, la quale, da specializzata in manoscritti e stampe musicali, svolge un’intensa attività di ricerca, bisogna essere davvero grati e riconoscenti, perché con questa sua opera ha contribuito a far rivivere i suoni e le musiche tra le antiche mura dell’Abbazia e a consolidare la presenza di Euterpe, grazie alla quale, come alla fine dell’800 la città risultava ripiena di vita giovanile, di arte, di industrie e di istruzione, così in questo nostro tempo è auspicabile avvenga per Aversa, che deve trovare nel suo essere terra feconda di musicisti e geni musicali una delle possibili bussole per orientare il futuro delle giovani generazioni.

ognatori, avventurieri, bastian contrari. In una parola, garibaldidi Sandro ni. Dopo la spedizione del 1860, Corsale ne fecero di tutti i colori, continuando a scorazzare per il mondo, finendo chi PaCorrispondente tagonia e chi a Sumatra, chi a fare il sinBloq Magazine daco di Roma (Luigi Pianciani) e chi adredazione@bloq.it dirittura in manicomio. È l’affascinante storia delle leggendarie “camice rosse” che unirono l’Italia quella che viene raccontata nel libro “La Lunga Notte dei Mille” di Paolo Brogi pubblicato da Aliberti Editori. Il lavoro è stato presentato a Sant’Arpino nell’ambito della terza edizione della Rassegna Letteraria “Sulle Orme del Cantor d’Enea”. Location dell’appuntamento organizzato dalla Pro Loco santarpinese è stato il Palazzo Ducale “Sanchez de Luna”, il cui ultimo proprietario è stato appunto un garibaldino come Giuseppe Macrì, a cui presto sarà ufficialmente intitolata la piazza principale del paese atellano attualmente dedicata a Re Umberto I. A discutere con l’autore delle avventurose vicende post 1860 degli artefici dell’Unità d’Italia, sono stati lo studioso locale e Presidente Onorario della Pro Loco, Giuseppe Dell’Aversana e la Vice Presidente della Pro Loco di Caiazzo (città che vide la celebre battaglia sul Volturno) Maria Grazia Fiore. I lavori, moderati da Francesco Paolo Legnante, sono stati aperti dai saluti del Presidente della Pro Loco Aldo Pezzella e da quelli del sindaco e dell’assessore alla cultura del Comune di Sant’Arpino, Eugenio Di Santo e Giuseppe Lettera. Un’opera quantomai originale quella di Brogi anche perché mentre sullo sbarco a Marsala e sui sei mesi dell’incredibile impresa nel Sud si sono scritti centinaia di libri di storia, nessuno aveva mai indagato sulla diaspora della migliore gioventù di allora. La lunga notte dei Mille ci regala un pittoresco affresco di quell’esercito di idealisti e di anime inquiete. Dopo lo scioglimento del 6 Novembre del 1860 la sorte dei garibaldini si separò. Fra i seguaci del Generalissimo alcuni si dedicarono alla politica o al giornalismo, mentre uno come Carmelo Agnetta fu coraggioso prefetto dello stato contro la mafia. Dal canto proprio Giuseppe Nuvolari, contadino, divenne uno dei più accaniti accusatori del sistema del nepotismo meridionale. La lunga notte dei Mille non fu sempre lieta. Il peso di aver fatto la storia d’Italia segnò la vita dei garibaldini. Ventiquattro di loro impazzirono e furono ricoverati in manicomio, come Giuseppe Abbagnale e Giuseppe Fanelli, che morirono nell’ospedale psichiatrico di Napoli. Nino Bixio, il luogotenente di Garibaldi, fu stroncato dal colera nelle isole della Sonda. Altri reduci dei Mille continuarono la lotta per la libertà in altre parti del globo, finendo a combattere e spesso a morire in Polonia, in Russia o addirittura in Sudan. Il libro di Brogi è, dunque, il ritratto affascinato ed affascinante di una generazione di italiani che ha fatto da battistrada all’Italia di oggi.

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PERSONAGGI

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Pasqualino Andreozzi: un eroe aversano quasi dimenticato Il 4 .7.2011 moriva Pasquale Andreozzi Medaglia d’Argento al Valor Militare

a cura del Generale Francesco DE FELICE

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uasi un anno fa chiudeva le ali il Maresciallo Pilota dell’Aeronautica Militare italiana Pasquale Andreozzi, Medaglia d’Argento al Valor Militare e socio onorario della Sezione di Aversa dell’Associazione Arma Aeronautica. A quasi un anno dalla sua scomparsa, riteniamo importante far conoscere alle giovani generazioni chi era questo eroe. Pasquale Andreozzi, Pasqualino all’anagrafe, nasce ad Aversa il 22 giugno 1919. Nell’estate 1937 la sua passione per il volo lo porta a iscriversi al corso per il conseguimento del Brevetto di pilota civile di 1° grado presso l’Aeroclub dell’Aeroporto di Napoli Capodichino. Il 16 agosto consegue il Brevetto di 1° periodo, mentre il corso terminerà il 12 dicembre 1937. Il 25 marzo 1938 è incorporato, a domanda, nella Regia Aeronautica. Il 4 aprile è nominato Sergente. Nel marzo del 1940 avviene la ricongiunzione del 53° Gruppo al 34° Stormo e quindi trasferito all’aeroporto di Catania Fontanarossa. L’8 giugno 1940 è destinato al Comando Aeronautica dell’Egeo sull’isola di Rodi, costituito il 1° Marzo 1937, i cui principali compiti erano la scorta ai convogli fra Grecia e Libia, missioni anti-nave nel Mediterraneo est e rifornimenti per il Fronte africano. Il 3 luglio 1940 parte in volo dall’aeroporto dell’Urbe Roma, alla volta di Rodi, via Tripoli. Il nostro Andreozzi una volta a Rodi è preso in forza dal 39° Stormo BT e assegnato alla 223^ Squadriglia di volo del 56°Gruppo operante a Gadurrà. Il 1° ottobre 1940 fu promosso ad anzianità al grado di Sergente Maggiore. Fino all’aprile 1941 è stato protagonista di numerose missioni di scorta ai convogli navali e di guerra nei cieli del Mediterraneo Centrale, con punte fino ad Alessandria d’Egitto. Il 2 maggio 1941 è rimpatriato. Viene aggregato all’aeroporto di Reggio Calabria per fare la scorta ai convogli

che muovevano dalla Sicilia verso l’Africa Settentrionale, partecipando, quindi, alle operazioni di guerra sui fronti del Mediterraneo, sovente scontrandosi con la RAF. Ritornato al Reparto, a Viterbo, apprende che un collega, prossimo al matrimonio, era stato designato per il trasferimento al Comando Aviazione del Corpo di Spedizione Italiano in Russia. Essendo single si propone e ottiene di sostituirlo. Il 27 novembre 1941 avviene il trasferimento. Assegnato alla 245^ Squadriglia trasporti Andreozzi è coinvolto nella realtà di quell’area che richiedeva continui trasporti a favore dei nostri reparti. Nel dicembre del 1942 iniziò l’attacco contro le linee italiane da parte dei russi, tanto che il 21 dicembre iniziò il ripiegamento. Nel periodo tra il 20 e il 29 dicembre prese parte ad alcune difficili missioni a favore delle truppe italiane. Il 9 gennaio 1943, anche se la situazione lo sconsigliava, Andreozzi, conoscendo le difficoltà in cui si dibattevano i soldati al fronte, unitamente ai tre specialisti di bordo, si offre volontario per un volo di rifornimento verso il fronte, ma dopo aver eseguito il lancio del materiale, in fase di rientro è attaccato dalla contraerea russa che colpisce il velivolo. Lo stesso Andreozzi è raggiunto alla gamba e coscia sinistra, da frammenti di schegge metalliche. Poiché c’era una fuoriuscita abbondante di carburante il Maresciallo Andreozzi decise di atterrare immediatamente con un atterraggio di fortuna spegnendo i motori in volo (distanza dal suolo 10 metri circa). Una volta a terra, l’aereo prese fuoco, i russi attratti dall’incendio dell’aereo vennero subito a cercali e trovatili li fecero prigionieri. Portati a un villaggio vicino furono rinchiusi in un angusto locale. Restarono in quel locale circa dieci giorni. Poi furono caricati su


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un camion e portati in infermeria, dove il ferito ebbe la prima medicazione. Dal 9 gennaio 1943, Andreozzi, amministrativamente, era stato trasferito presso l’Ufficio Autonomo per le Gestioni Speciali di Roma perché prigioniero di guerra a seguito di atterraggio forzato in territorio nemico. Solo nel 1945, e in parte nel 1946, 10.000 prigionieri sopravvissuti furono restituiti dall’Unione Sovietica. Per Andreozzi la liberazione avvenne l’11 settembre del 1945. Egli faceva parte del primo gruppo che fu rilasciato. Il 4 dicembre 1945, 53 giorni dopo la partenza, Andreozzi attraversava il Brennero in treno per raggiungere l’Italia. Il 20 dicembre arrivò a Roma. Alcuni prigionieri rientrati dalla Russia insieme a lui e diretti in Calabria lo avevano preceduto. Fermatisi ad Aversa per una sosta si erano recati al bar Lete, nei pressi della piazzetta della Madonna di Casaluce. Li incontrarono un conoscente della famiglia Andreozzi che saputo la provenienza dei reduci chiese loro notizie del Maresciallo. Questi gli risposero che era vivo e che si trovava a Roma. Appresa la bella notizia questi la riferì subito alla famiglia e Nicola Andreozzi, fratello di Pasqualino, si pose alla guida dell’auto alla volta di Roma. Una volta a Roma, dopo un’affannosa ricerca, lo trovò seduto su uno strapuntino in attesa della partenza. Fu un incontro emozionante. I due abbracciati e commossi non riuscirono a trattenere le lacrime. Una volta nella città normanna, rimessosi in ordine Pasqualino Andreozzi si presentò alla madre. Era il Natale del 1945. I giornali italiani si occuparono ampiamente e a lungo dei prigionieri in Russia, con accenti e coloriture diverse non solo secondo della tendenza politica, ma anche del momento, poiché la questione fu un formidabile argomento di polemica politica in coincidenza degli appuntamenti elettorali.

Il 31 Agosto 1946 fu promosso al grado di Maresciallo di 3^ Classe con anzianità di grado dal 1° gennaio 1945. Il 12 dicembre 1949 è chiamato in servizio e trasferito al Reparto Servizi del Ministero Difesa e assegnato al Commissariato Generale Onoranze ai Caduti. Il 4.4.1950 è trasferito alla Scuola Specialisti di Caserta, dove il 20 maggio 1950, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana. Il 15 ottobre 1951 è nominato Istruttore ginnico sportivo. L’11 gennaio 1956 sposa Dorotea Grassia dalla quale avrà due figli Antonio e Francesco Paolo. Il 23 giugno 1970 cessa dal servizio permanente per limiti di età e collocato nella riserva. Lo stesso giorno è richiamato in servizio per speciali esigenze e riammesso in Servizio permanente effettivo. Il 23 giugno 1976 lascia definitivamente il servizio attivo. Ha partecipato alle operazioni di guerra nel Mediterraneo dall’11.06.1940 al 26.11.1941 e in Russia dal 27.11.1941 al 9.01.1943. Ha ricevuto la medaglia d’argento al Valor Militare – Cielo della Russia il 9 gennaio 1943; la medaglia militare aeronautica di lunga navigazione aerea di 3° grado (bronzo) di 2° grado (argento); la croce al Merito di guerra 1^, 2^ e 3^ concessione; la Croce d’argento per anzianità di servizio anni 16 e anni 25; la Croce d’oro per anzianità di servizio anni 40; la Medaglia Mauriziana per dieci lustri di carriera militare. Autorizzato a fregiarsi del distintivo della guerra 1940-43 ed apporre sul distintivo stesso n° quattro stellette per essergli state riconosciute n° quattro campagne di guerra (1940-1941-1942-1943). Autorizzato a fregiarsi del distintivo d’onore di “Ferito di Guerra” Nominato Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1967. Gli sono stati attribuiti i benefici di legge per essere stato prigioniero delle Nazioni Unite dal 9.1.1943 al 27.12.1945.

Il Maresciallo Pasquale Andreozzi partecipò alle operazioni di guerra nel Mediterraneo dall’11.06.1940 al 26.11.1941 e in Russia dal 27.11.1941 al 9.01.1943

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posta dagli alunni PROCIDA - È stata la squadra com icarsi la finalissidel 3° Circolo di Aversa ad aggiud isola di Procida. ma Bimed del tour W I Bambini all’

tecipazione per la AVERSA - Buon successo di par C. “Domenico Ci21. Giornata dell’Infanzia che l’I. to con una manimarosa” – 4° Circolo, ha festeggia festazione aperta a tutti.

zi” festeggia VinFRIGNANO - La Pro Loco “Luca Toz entemente ha vinto cenzo Magliulo, l’atleta che rec Mondiale di Marcia in Finlandia il titolo di Campione Indoor Master.

falto di piazza San ROMA - 120 croci stese sull’as anizzata dall’Asorg ta Silvestro. L’iniziativaè sta ime della strada. sociazione italiana familiari vitt

alla presentazione TEVEROLA - Successo di pubblico l “Luigi Canta”, del torneo di calciotto, 2°Memoria e scomparso ament dedicato al docente prematur l’anno scorso.

ia“ CARINARO - La Pro Loco “Sant’ Eufem ietà dar soli di na promuove una campag venper le zone terremotate dell’Emilia . to” ota rrem dendo il Parmigiano “te

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EBOLI - Lo chef Nino Ca nnavale ha presentato la “dolce bufala” nel corso della serata inaugurale di Pianeta Bufala, l’importante rassegna di Eboli.

CASALUCE -Presso la palest ra è svolto lo stage di Kick-Boxi della scuola media si ng sotto la direzione del maestro Antonio IMPROTA ex campione del mondo ed attuale direttore tecnico del la nazionale italiana .

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SAN MARCELLINO – Dopo la fase provinciale, le atlete della Polisportiva Phoenix si classificano al terzo posto nella categoria Open femmi nile delle Finali Regionali del Campionato di Pallavolo organizzato dal CSI.

SUCCIVO - Un successo per la Pro Loco Succivo per l’evento “Festa, farina e… fragole” in Piazza IV Novembre.

VILLA LITERNO - Nel cortile della scuola Gianni Rodari, i bambini rac colgono gli ortaggi da loro stessi piantati nel loro piccolo “Orto del sole”.

VILLA LITERNO - L’orto è sta degli studenti della facoltà di to realizzato sotto la guida Architettura “Luigi Vanvitelli” di Aversa con cui è stato firm ato un protocollo dintesa.

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UMORISMO

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EVENTI

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Sant’Arpino: migliaia i visitatori della “XX Sagra del Casatiello” Entusiasmante il bilancio per il Presidente della Pro Loco Aldo Pezzella

di Umberto De Santis Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

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È

entusiastico il bilancio degli organizzatori della XX Sagra del Casatiello che ha visto confluire migliaia di persone nel centro storico di Sant’Arpino, nonostante i capricci del meteo, per degustare il rustico tipico della tradizione culinaria atellana. A tracciare un vero e proprio resoconto a caldo è il presidente della Pro Loco cittadina, Aldo Pezzella, il sodalizio che anche quest’anno, ha messo in piedi un evento capace di far arrivare Sant’Arpino al centro dei percorsi enogastronomici e culturali non solo della Campania, ma dell’intera Nazione. “Quella appena conclusa – dichiara con entusiasmo, misto ad orgoglio, il presidente Pezzella – si è rivelata essere un’edizione della sagra davvero degna di celebrare il ventennale di una manifestazione, diventata un punto di riferimento imprescindibile per la nostra comunità. Per tre giorni il nostro centro storico è stato affollato da migliaia e migliaia di persone, vecchi e nuovi amici. E mai come quest’anno possiamo parlare di scommessa vinta, considerate le numerose novità proposte, a cominciare dalla presenza di ben due panificatori alla loro prima sagra in assoluto. Riuscitissimo è stato il mix fra cultura popolare e cultura aulica, con un programma che è svariato dalle ricostruzioni di vita di Sant’Arpino di inizio Novecento, al ricordo

di Massimo Troisi con la presenza di sua sorella Rosaria e di Luigi Necco, passando per gli spettacoli di gruppi folkloristici, quali i Pastellesse Sound Group, gli Scetapopolo e gli Amici della Tammorra. Il tutto senza dimenticare la mostra fotografica di Salvatore Della Rossa dedicata alle prime venti edizioni della sagra, e quella riservata alla musica partenopea dall’Unità d’Italia ai giorni nostri di Ciro Daniele e Antonio Raspaola e la rinnovata sinergia col mondo della scuola che ha portato alunni delle scuole cittadine a comporre filastrocche per la sagra e un allievo del Liceo Artistico di Marcianise, Nicola D’Ambrosio, a realizzare il manifesto della nostra kermesse. In questo momento non posso non ringraziare quanti hanno reso possibile l’ottima riuscita della XX Sagra del Casatiello a cominciare dalle istituzioni, prima fra tutte l’amministrazione comunale retta dal sindaco Eugenio Di Santo, dagli sponsor e da tutti i soci della Pro Loco, fino ad arrivare ai membri del gruppo giovanile della Pro Loco, capitanate dalle instancabili Marilena Brassotti Ziello, Raffaella Falace e Loreta Mellardo, che hanno sicuramente rappresentato una delle novità più piacevoli di questa edizione e la base su cui iniziare a programmare le tante iniziative che ci aspettano dalle prossime settimane”.


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EVENTI

Al Liceo Jommelli applausi per “Benvenuti in casa Esposito”

L’autore ha ribadito la volontà di far emergere il lato positivo di Napoli

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ino Imperatore, autore di   “Benvenuti in casa Esposito” ha incontrato nell’Aula Magna dell’Istituto, gli studenti  del Liceo   “Niccolò Jommelli”  di Aversa. Erano presenti la Preside, Dott.ssa Rosa Celardo, le prof.sse Anna Maria Grimaldi e Gabriella Ricci, le quali hanno curato l’evento nell’ambito del  Progetto Biblioteca;  presenti nell’Aula   Magna   anche le classi che aderivano al progetto: 3 D; 4H; 5H e 5D del Pedagogico e una rappresentanza delle altri classi dell’istituto. A moderare l’incontro:  Fabrizio Morrone, giornalista e pubblicitario, nonché curatore, nell’ambito dello stesso Progetto Biblioteca, del Laboratorio di Scrittura creativa “Potere alla parola”. “Leggendo il libro non si può non pensare all’umorismo di Pirandello o al realismo naturalistico di Zola”  ha detto la dottoressa Celardo,  complimentandosi con l’autore per essere riuscito a trasmettere un messaggio importante attraverso l’ironia e l’umorismo. La professoressa Ricci ha spiegato la finalità del Progetto Biblioteca, che è quello di avvicinare i giovani alla lettura, quello di insegnare loro a porsi delle domande, ad essere curiosi e creativi, concludendo che l’incontro con l’autore di un libro non può che essere stimolante. Divertente e insolita la presentazione biografica dell’autore, da parte di Fabrizio Morrone, il quale ha, subito, saputo catturare l’attenzione delle studentesse e degli studenti presenti in sala, alternando riflessioni serie e battute divertenti,  nello spirito di “Benvenuti in casa Esposito”. “Imperatore ha usato la risata non come fine, ma come mezzo, per lanciare il suo messaggio di denuncia, ma anche quello di speranza. Noi dobbiamo imparare a non lasciare spazi vuoti, perché è in questi spazi che la camorra affonda le sue radici e avvelena noi e la nostra terra. Terra che deve essere protetta con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, prima tra tutti la cultura.” Dopo il suo intervento, Morrone,  ha passato la parola all’autore, il quale ha raccontato la storia di Tonino, il protagonista del libro, camorrista sfigato che vuole a tutti i costi emergere nella malavita, ma non ce la fa. Un camorrista atipico che con la sua famiglia ritrae uno spaccato di Napoli, della sua gente tra il comico e surreale, ma come dice l’autore stesso, a Napoli, più che in ogni altra città, la realtà supera la fantasia. “Il degrado fisico, culturale e psicologico dei camorristi è la parte predominante della loro vita, credono e fanno credere di vivere una vita bella, di essere potenti, ma in realtà non è così. Il camorrista vive e convive con la paura di perdere il suo potere, la paura di essere arrestato o di essere uc-

ciso. Chi vive di camorra, vive una vita vigliacca, non accetta il dialogo e il confronto civile, conosce solo la di Giusy legge della prepotenza e della violenza ”. ImperatoClausino re ha ribadito, ancora una volta, il suo amore per Napoli, la sua volontà di far emergere il lato positivo, Corrispondente non solo quella della camorra e della “munnezza”, Bloq Magazine ma che attraverso la rivalorizzazione di monumenti e di quartieri tenuti per troppo tempo nascosti al redazione@bloq.it grande pubblico, per colpa della cattiva stampa e del disinteresse delle Istituzioni, si può far conoscere la Napoli che ha una  cultura millenaria, storia e opere d’arte nascoste in ogni angolo della città. Non sono mancati momenti di emozioni intense quando si sono viste le immagini del Cimitero delle Fontanelle, una delle “location” più suggestive del libro,  e le immagini di Giancarlo Siani, giornalista ucciso, barbaramente, dalla camorra;  altre emozioni sono state vissute  nell’ascoltare la musica che fa da “colonna sonora” al libro, come la canzone “La mia città”, di Edoardo Bennato, o il brano degli The Smiths, “Please, please, please”. Infine alle domande che gli hanno rivolto le studentesse, l’autore ha risposto che la sua idea di scrivere un libro umoristico sulla camorra è nata dalla voglia di dare una speranza  e un messaggio positivo per Napoli e per la Campania. Che oltre a parlare di camorra ha intenzione anche di scrivere nuovi romanzi e nuove storie; che la cultura non ha età ma che si deve saper vivere il proprio tempo, che bisogna fare delle scelte, e scegliere di stare dalle parte della legalità, anche attraverso un sorriso, è il primo passo per creare un mondo migliore.

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ARTE

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L’espressionismo intimistico della pittrice Irma Trasacco

Un’artista alla perenne ricerca dell’armonia cromatica nelle sue opere

di Giuseppe Diana Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Nei riquadri sopra i particolari di due opere della pittrice Irma Trasacco

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fogliando un catalogo di “testimonianze d’arte” l’attenzione si è fermata su questa proposizione “…di fronte ad un’opera d’arte ciò che conta è l’emozione trasmessa, il coinvolgimento istintuale, la sintonia e la tensione emotiva” che essa rimanda. Irma Trasacco, pittrice autentica e originale, con le sue tele colma di emozioni: quelle stesse che si vivono di fronte allo spettacolo delle bellezze naturali, per cui ben può riconoscersi alla sua produzione artistica quel “target” di immediatezza e di coinvolgimento, non solo visivo ma profondamente sentimentale, cui di solito si da il nome di emozione, che si intravede fin dal 2002 con “Giardino”. Poiché le sue opere si fanno notare non solo per l’esuberanza (quando non vera esplosione) coloristica ed espressiva ma anche per la ricerca cromatica, che sono il fulcro principale delle deduzioni, ispirate direttamente dal suo cuore, Trasacco realizza una pittura illuminata da riflessi espressivi che raccontano il suo disegno intimistico. Apparentemente sommessa e pacata, la sua attività è profonda e costante, se è vero che negli ultimi venti anni è stata autrice di tanti quadri, caratterizzati da fervori cromatici inondati di luce, che in realtà traducono le fiabe incantate del suo animo di inguaribile sognatrice. Attenta maestra della sua libertà tendenziale, la nostra riesce a polarizzare l’attenzione delle sue esigenze pittoriche verso effetti che possono sembrare contrastanti ma che in realtà sono dominati esclusivamente dal suo attento e puntuale spirito di osservazione, come si manifesta in “Paesaggio Collinare”. Anche se, come scrive Maria Rosaria Belgiovine, “per lei un fiore non è solo un elemento compositivo ma assume toni di idealizzazione mentale ogni qualvolta interroga il paesaggio”, Trasacco sulla tela è capace di frantumare la realtà circostante per offrirla stilizzata all’occhio, non solo e non tanto di appassionati e amanti dell’arte pittorica, ma quanto e soprattutto a chi si accosta, anche solo per la prima volta, ad ammirare una composizione di pittura. In questa prospettiva Trasacco, in continua attesa della sua armonia cromatica, assume mentalmente il soggetto da eseguire, magari vedendolo nella sua realtà fisica, ma lo libera nel tratto di una creazione descrittiva, che dà spazio ai ricordi, conducendola verso un espressionismo intimistico, che però non è privo dei canoni stilistici del suo fare arte, per divulgare l’esperienza creativa in maniera coinvolgente, quale appare in “Composizione champagne” In realtà i dipinti di Irma sono frutto dell’amore, inteso sia come approccio gestuale che come inventiva

iconografica, in quanto che, profonda conoscitrice e acuta osservatrice della natura, presenta foglie e piante, fiori e giardini, paesaggi e ambienti, proponendoli in una forma così viva e fresca da apparire come se fossero attraversati da un lieve soffio di vento, che piacevolmente infonde calma e serenità all’osservatore, quasi incantandolo. Scomponendo la realtà visiva in tante minuziose parti e riuscendo a sezionare la natura, in modo da renderla visibile in ogni suo particolare, Trasacco, grazie ad una onirica ed informale visione di essa, esalta il sentimento che prova, comprendendola attraverso il suo lirismo di squisita ispirazione romantica. Accademico Associato dell’Accademia Internazionale Greci Marino Accademia del Verbano Vercelli e inserita nel Dizionario Enciclopedico Alba International de Artistas Galleria d’Art Mallorca, è presente in numerosi cataloghi e raccolte, conseguendo già dal 1990 numerosi premi e riconoscimenti in concorsi e trofei nazionali ed esteri, a conferma di un percorso artistico che oscilla tra la tradizione pittorica “cezanniana e protocubista” e quella che si realizza, quasi come scatti fotografici, qual’è “La mia New York” o “Esplosione”. Questa artista, affascinata ed estasiata dall’energia vitale del mondo, ne ripropone astrazioni e narrazioni in soluzioni che, affinate da una tecnica personalissima, si concretizzano in una luce ed in un dinamismo che formano tuttuno con l’ambiente circostante. Per tale via riesce ad entrare in dialogo con gli altri, alimentando il senso di un tempo e di uno spazio immenso, quasi infinito, all’interno di una semplicità di appartenenza, che riguarda tutto e ciascuno indistintamente. Pertanto appare opportuno affermare che Trasacco, esulando tecniche e tendenze tradizionali e superando schemi accademici antichi, codifica il suo linguaggio personale e, non nascondendo le certezze, che si affinano nel sogno ancestale suo, incontra gioiose distese di campi fioriti dal colore uniforme e selvaggio. Verso questo orizzonte procede con ritmo incalzante, grazie ad ideali paesaggistici, all’interno dei quali la sua nuova figurazione evolve dalla realtà, percorrendo sentieri di espressione sempre più lineari, quasi a confermare che gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio, laddove chi è creativo osserva le cose vecchie sempre con occhio nuovo. Tutto questo può accadere perché il vero motivo della sua realtà intimistica è il sogno, che ancora accompagna la sua fervida vena artistica, portandola “in un viale onirico, costellato da attimi cromatici, dettati dalla forza e purificati dal particolarismo architettonico”.


AGRO

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

All’Itc Guido Carli di Casal di Principe si studia impresa Due laboratori sono stati ammessi alla fase finale dell’IGStudent

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uest’anno, per la prima volta, l’Istituto Tecnico Commerciale “Guido Carli” ha aderito a “IGStudent”, progetto di formazione permanente rivolto agli studenti dal terzo e quarto anno dalle scuole superiori. La formazione si realizza attraverso la creazione e gestione, da parte degli studenti, di imprese “in ambiente protetto” che per il periodo di dieci mesi operano concretamente, producendo beni o erogando servizi reali. Referente per l’istituto casalese la docente Anna Maria Faraone, che insegna Economia Aziendale, supportata dalla trainer IGS Luigia Sagliocco. Il progetto ha avuto una lunga articolazione, prevedendo un ulteriore corso di approfondimento di due giorni, dedicato ai curriculum vitae e al mondo delle imprese. Gli studenti sono stati inoltre coinvolti in un ulteriore incontro, presso l’Università della legalità di Casal di Principe, sul tema “Le imprese ed il ra-

cket”. Attivati due laboratori d’impresa: “Flower tend”, con la realizzazione di tende ottenute dal riciclo di bottiglie di plastica, e “Ricart”, attraverso il quale sono stati prodotti complementi di arredo ottenuti dai giornali. I prodotti sono stati poi venduti, con notevole successo, presso la fiera di Mugnano di Napoli lo scorso 22 maggio. La competizione selettiva del progetto prevedeva il passaggio alla successiva fase regionale di soli quattro laboratori tra i circa 20 a concorso e i ragazzi dell’Itc di Casal di Principe si sono fatti notare ottenendo, per entrambi i laboratori, il pass per la fiera regionale che si è svolta lo scorso 5 giugno presso il “Vulcano Buono” di

a cura della redazione Bloq Magazine redazione@bloq.it

San Marcellino, Phoenix ancora una volta sugli scudi

E il 23 giugno organizza la prima edizione della “Festa dello Sport”

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opo la fase provinciale, la Polisportiva Phoenix si classifica al terzo posto nella categoria Open femminile delle Finali Regionali del Campionato di Pallavolo organizzato dal Centro Sportivo Italiano tenutesi ad Ariano Irpino. Le atlete sono riuscite a battere nella finale per il terzo/quarto posto la Pallavolo Castel Morrone con il risultato di 3 set a 2. L’ottimo risultato si aggiunge al terzo posto conquistato nel campionato provinciale di Pallavolo FIPAV di II divisione femminile e nel campionato regionale Under 10 e Under 12. A tal proposito, Luciano De Santis, allenatore della Polisportiva Phoenix, dichiara: “Sembra che quest’anno il nostro numero sia il 3, visti i risultati ottenuti sia nei campionati regionali CSI, sia nel provinciale FIPAV dove le rispettive squadre si sono classificate al terzo posto. Per noi allenatori la soddisfazione è grande, in quanto lo scorso anno abbiamo chiuso le regionali al 5° posto, mentre per i piccoli delle under 10 e 12 è stata la loro prima esperienza. Le emozioni si leggevano sugli occhi dei nostri atleti, ma altrettanto sulle nostre, in quanto dopo un anno di lavoro intenso, arrivavano risultati inaspettati”. L’Associazione con una vittoria dopo l’altra e grazie al contributo a una serie di iniziative locali e nazionali, sta attirando l’attenzione di sempre più giovani e sta diventando una realtà sem-

pre più importante, nonchè un vero e proprio punto di riferimento, per un territorio che offre davvero poco alle giovani generazioni, soprattutto a livello sportivo. Proprio perchè lo sport è il principale strumento per l’educazione dei giovani e per la prevenzione delle devianze la Polisportiva Phoenix anche nei prossimi mesi proverà a fornire quelle occasioni che spesso mancano e ad aiutare i giovani atleti ad affrontare la strada della condivisione, della sperimentazione del limite, della conoscenza di sé. La prossima occasione sarà la “Prima Festa dello Sport” intitolata “Stand Up” che si svolgerà sulla villetta comunale in via ex Alifana il prossimo 23 giugno, grazie alla sinergia col comitato aversano del Centro Sportivo Italiano e con l’Associazione E’ Viva di San Marcellino. Durante la manifestazione, a cui potranno partecipare sia gli atleti delle società affiliate che i giovani cittadini sammarcellinesi e dei paesi limitrofi, verrà proposto un circuito composto da una serie di giochi sportivi (minivolley, minibasket, calcio tennis, corsa ecc.) e un’area “Ambiente Sportivo”. In quest’ultima, approfittando del connubio tra sport e ambiente, verranno allestiti una serie di momenti educativi volti alla valorizzazione dell’ambiente, della raccolta differenziata e del riutilizzo creativo dei rifiuti.

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AGRO

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Antonio Marco Caserta è il nuovo Sindaco Jr. di Teverola Insediato ufficialmente il Consiglio Comunale dei Ragazzi di Antonio Zacchia Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Antonio Marco Caserta, è il neo Sindaco Junior di Teverola

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n’emozione indescrivibile quella che oggi provo di fronte al primo cittadino e la sua giunta”. Con queste parole di Antonio Marco Caserta, neo Sindaco Junior, si è insediato ufficialmente  il Consiglio Comunale dei Ragazzi. La manifestazione si è svolta  nella sala consiliare del palazzo municipale di Teverola  alla presenza del primo cittadino, Biagio Lusini,  di tutti i consiglieri comunali, dei ragazzi e alunni delle due scuole cittadine accompagnati dai dirigenti, nonché dal  corpo docente. L’insediamento ha avuto inizio con il saluto del sindaco, Biagio Lusini  che ha introdotto i lavori e presentato i giovani Consiglieri, sono poi intervenuti il consigliere Nicola Picone  e Dario Di Matteo promotore del progetto finalizzato ad accrescere tra gli alunni la conoscenza del funzionamento del Comune, la realtà del territorio comunale e di favorire in loro il senso di appartenenza alla comunità e la coscienza della solidarietà sociale. Dopo le procedure di rito, Salvatore Cangiano, Presidente del Consiglio dei Ragazzi, ha effettuato l’appello dei presenti  e ha ceduto  la parola al sindaco junior “ …le elezioni, svoltosi lo scorso 8 marzo, mi hanno acclamato con una maggioranza di voti. Il mio programma che è riuscito a farmi vincere, e che in questa sede illustro a Lei, carissimo sindaco Lusini, prevedeva: una biblioteca, una pista ciclabile, climatizzatori in palestra, una scuola imbiancata, vigilanza nelle strade e infine un campus estivo gratuito per i meno fortunati. Sono certo - ha continuato Caserta - che queste nostre proposte stiano a cuore anche a Lei, lavoreremo insieme, affinchè, siano realizzate entro il prossimo anno scolastico.” Sono intervenuti successivamente i neo consiglieri e i neo assessori avanzando delle proposte non lontane dal programma elettorale.

Diversi sono stati gli interventi dei “grandi”; tra i tanti sicuramente merita una grande riflessione  il pensiero del referente per la legalità della scuola “Giuseppe Ungaretti”, Prof.ssa Lucia Bove, “ Il progetto Consiglio Comunale dei Ragazzi rientra di diritto nel progetto “Legalità”.

Tale termine usato anche nell’intervento del consigliere Nicola Picone è spesso usato, talvolta abusato. In un territorio, considerato a rischio quale il nostro, in un momento di crisi di valori e disaffezione alla politica, dobbiamo essere più che mai testimoni credibili e coerenti poiché come spesso ripeteva Paolo VI  i nostri giovani sono stanchi di “maestri” hanno bisogno di testimoni coerenti.” Lascio ai lettori i commenti…


ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Carinaro: la Pro Loco in aiuto ai terremotati

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a Pro Loco “ Sant’ Eufemia “ Carinaro, vuole accogliere l’iniziativa proposta dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, del Comitato Unpli Regione Emilia-Romagna in accordo con la Coldiretti Regionale per una campagna di solidarietà delle zone terremotate dell’Emilia. I caseifici produttori di Parmigiano Reggiano delle aree terremotate sono stati gravemente danneggiati. A causa del sisma i magazzini di stagionatura hanno subito delle lesioni e per ripristinare i magazzini le forme di parmigiano vanno vendute. Questa iniziativa è a favore sia dei produttori sia degli agricoltori delle zone colpite: i rifornimenti di latte da parte degli agricoltori sono al momento fermi. Affinché la produzione riprenda i magazzini vanno svuotati e pertanto il caseificio offre a prezzi ridotti il PARMIGIANO REGGIANO di varie stagionature. A quanti aderiranno a questa iniziativa ed acquisteranno 1 o più delle 200.000 forme in vendita contribuiranno alla ripresa del lavoro dei dipendenti del settore caseario e permetteranno altresì la raccolta del latte da parte degli agricoltori. Il peso di ogni singola forma è all’incirca kg 40 e può essere consegnata intera oppure in pezzi sottovuoto di circa 1 kg. Il prezzo incluso Iva è: Parmigiano stagionatura 12 mesi €/kg 9,88 Parmigiano stagionatura 18 mesi €/kg 10,92 Parmigiano stagionatura 24 mesi €/kg 11,96 Il costo del trasporto è di circa 30,00 Euro a forma e la consegna avviene circa 20 giorni dopo la ricezione dell’ordine che la Pro Loco di Carinaro effettuerà direttamente all’Unpli Emilia Romagna. Pertanto per chi fosse interessato all’acquisto di una o più forme di parmigiano reggiano occorre seguire le seguenti indicazioni: Una persona o un gruppo di persone devono ordinare almeno una forma da 40 kg intera o in confezioni sottovuoto da 1 kg circa della stessa stagionatura. Il costo totale della forma considerando euro 30,00 di trasporto risulta: parmigiano 12 mesi Euro 425,20 (€/kg 10,63) parmigiano 18 mesi Euro 466,80 (€/kg 11,67) parmigiano 24 mesi Euro 508,40 (€/kg 12,71) L’importo della forma va saldato interamente al momento dell’ordine con rilascio di ricevuta di pagamento e con la mediazione della Pro Loco di Carinaro. L’ordine deve essere effettuato entro lunedi 11 giugno. Per informazioni e per effettuare l’ordine scrivere a: prolococarinaro@libero.it o telefonare a: 3471226800. Le forme saranno consegnate nella sede della Pro Loco e sarà premura della Pro Loco avvisare subito per il ritiro.La Pro Loco di Carinaro spera di poter contare sulla sensibilità di quanti vorranno collaborare a questa iniziativa a sostegno delle zone terremotate dell’Emilia.

AGRO

Teverola: continuano le razzie dei ladri al “Camposanto” Continuano ininterrotti i furti al Cimitero di Teverola, dalle tombe e dalle cappelle di Antonio private non spariscono solo i vasi di fiori, Zacchia cancelli di alluminio, candelabri ma anche i contenitori in rame e di bronzo. Corrispondente E’ noto a tutti che il rame è diventato Bloq Magazine prezioso come l’oro e proprio nella notte redazione@bloq.it tra venerdi e sabato, il Cimitero di Teverola è stato preso, per l’ennesima volta di mira, da ladri che hanno fatto razzia di rame e altri oggetti sacri di modesto valore. Il nuovo furto non è un fatto isolato infatti segue una serie di devastazioni con l’unico scopo di impossessarsi del prezioso metallo che adorna le lapidi e cappelle gentilizie. È l’ennesima volta in un mese che malviventi entrano all’interno del Camposanto ed indisturbati compiono il loro macabro lavoro provocando sconcerto e notevoli danni ai proprietari e concessionari dei loculi e cappelle. Si presume che i componenti della banda, dopo aver scavalcato un piccolo muretto di cinta dalla parte retrostante il cimitero (la zona è da diverso tempo priva di recinzione e lasciata cosi dopo l’ampliamento del cimitero) che porta ad una piccola stradina sterrata, entrano all’interno del cimitero e con l’aiuto di contenitori di rifiuti trasportano con la massima rapidità la refurtiva e caricata, sicuramente, su un automezzo lasciano il posto senza lasciare nessuna traccia. Ai parenti dei defunti la toccante scoperta stamane quando si sono recati nel luogo sacro per onorare i propri cari. “Non si può andare avanti cosi, ha dichiarato un cittadino, è la terza volta che portano via i vasi in rame dei fiori“. I derubati hanno allertato la locale Stazione dei Carabinieri che iniziando le indagini di routine invitano chiunque è a conoscenza di notizie utili a recarsi in Caserma per contribuire alle indagini. Intanto i parenti stanno cercando di riparare alla “buona” i danni causati dal furto anche per evitare che un’altra visita notturna, da parte di sconosciuti, possa favorire l’ignobile profanazione.

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RIFLESSIONI

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Il diverso il ruolo delle donne nel mondo arabo e occidentale

Il ruolo delle donne al centro di un saggio: “L’harem e l’Occidente”

di Giovanna Turco Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Le mille e una notte: la genesi della storia è il sangue e la vendetta omicida che pone gli uomini contro le donne

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a protagonista de “Le Mille e una notte”, Shahrazad, è al centro di un interessante saggio: “L’harem e l’Occidente” della sociologa marocchina Fatema Mernissi, e rappresenta un valido spunto di riflessione sull’ “autopsia” della donna e dell’uomo. Il fulcro della questione, sembra paradossale, è il punto di vista geografico da cui la donna - Shahrazad viene osservata; in Oriente la giovane sposa del potente sovrano Shahryar è intelligente, raffinata, cerebrale ed esperta di politica, con la sua cultura enciclopedica è in grado di incantare il re con storie che lo catturano a tal punto da volerne ascoltare ancora un‘altra, in modo da salvare la sua stessa vita e un intero regno; ella, per sovvertire l’intento violento ed omicida del marito, mette in campo la sua strategia: mostra vaste e approfondite conoscenze, usa la parola e ha sangue freddo, in modo da poter lucidamente gestire le sue mosse, indipendentemente dalle sue paure. Quanto sarebbe stato più facile per lei infilarsi nel letto del re? Sarebbe stata uccisa. All’uomo non “serviva il sesso, serviva una psicoterapeuta [ …] il re era furioso perché non capiva l’altro sesso”. Shahrazad, dunque, viene assunta come simbolo del trionfo della ragione e del sapiente uso di essa sulla violenza. Il nugolo di doti intellettuali rende la donna - regina oltremisura attraente e l’unico modo per il re di renderla tutta sua, ora sarà far l’amore con lei, accarezzarla e farle dimenticare il mondo intorno (n.d.r. Le Mille e una notte affidate alla trasmissione orale per secoli conosceranno la prima redazione scritta solo nel 1814). Un’egual sorte non toccherà a Shahrazad in Occidente. Attraversa la frontiera nel 1704 grazie alla traduzione in francese di J. Antoine de Galland, cui segue una vera e propria proliferazione di traduzioni, in cui la componente intellettuale della regina scompare completamente per cedere il posto all’avventura e al sesso. La regina persiana nel XX secolo è fonte di ispirazione per i balletti di Djagilev (n.d.r. fondatore dei Balletti russi) in cui i protagonisti sono i pantaloni da harem di Leon Bakst: Shahrazad ora è senza cervello, ma in compenso esiste dall’ombelico in giù. La mise androgina del ballerino Nijinsky, etoile del balletto Sheherazade “truccato di fondotinta scuro, sogghignante, addobbato con fili di perle [….] il sesso in persona” fa sì che l’attenzione degli spettatori si focalizzi sui punti in comune tra uomo e donna, in contrapposizione proprio con il messaggio dell’antica regina persiana: gli uomini e le donne sono diver-

si. In Occidente la sensualità cerebrale della donna, preludio al rapporto d’amore in Oriente, diventa un ostacolo al piacere erotico, sostrato ideologico è Immanuel Kant che in Osservazioni sul sentimento del bello e del Sublime afferma che “un faticoso apprendere e un fastidioso lambiccar di cervello, per quanto una donna possa ben riuscirvi, consumano i pregi che sono propri del suo sesso, e se anche la rendono oggetto, per la loro singolarità, di una fredda ammirazione, ne indeboliscono contemporaneamente le attrattive per le quali esercita un grande potere sull’altro sesso”, un ampolloso eloquio per affermare che le donne intelligenti devono fingere di non esserlo o accettare a testa bassa la formula donna intelligente, si, ma brutta. E questo principio sembra essere, a fronte della distanza temporale, elaborato esattamente in questo preciso momento storico; il binomio donna bellaoca percorre le labbra di donne invidiose e poco solidali e di uomini spesso sorpresi dalla sola possibilità che una donna oltre ad essere attraente sappia usare anche il cervello. La donna, d’altra parte, costretta a farsi strada in un mondo in larga maggioranza maschile spesso mortifica la sua stessa intelligenza femminile, che si estrinseca in raffinatezza, sensibilità, atteggiamento civettuolo, versatilità nel vestire, tende a nasconderla solo per non esser tacciata di debolezza o leggerezza. Sui due fronti della guerra dei sessi, da un lato la donna a cui viene chiesto di “machizzarsi” e dall’altro l’uomo, che deve femminilizzarsi, snaturando ciascuno se stesso; è proprio l’abdicazione alle peculiari caratteristiche di genere che crea scontri, conflitti: l’uomo e la donna non potranno/dovranno mai essere uguali se non sul piano sociale e giuridico. Le mille e una notte: la genesi della storia è il sangue e la vendetta omicida che pone uomini contro donne. Il re Shahryar, scoperto il tradimento della moglie con lo schiavo Mas’ud, uccide l’adultera e il servo e per molti anni a seguire procederà nel suo intento omicida contro centinaia di vergini innocenti, sposate solo la notte precedente. Al palazzo del re giunge la vergine Shahrazad, figlia del Gran Vizir esecutore delle sentenze di morte, che decide di sacrificarsi ed affrontare il re, per far sì che le stragi abbiano fine. La sua strategia d’azione consiste nell’incantare il re con una storia narrata durante la notte e interrotta al mattino “il mattino sorprese Shahrazad e lei sprofondò nel silenzio” e così per mille e una notte, al termine la bella vergine avrà salvato la sua vita e l’intero regno.


SALUTE

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

L’importanza di affidarsi sempre a dei professionisti esperti L’unione tra impianti e denti naturali deve essere un’eccezione

a cura dello Studio Odontoiatrico Arlotta & Sichel Esperti Bloq Magazine redazione@bloq.it

Gentili dottori mi chiamo Michele ho 52 anni ho perso il secondo premolare ed il primo molare in alto a destra, il primo è stato sostituito con un impianto, il molare non può essere rimpiazzato con lo stesso sistema perché l’ altezza dell’osso è insufficiente e non si può fare un rialzo di seno mascellare per la presenza di una cisti mucosa molto grande. Mi è stato proposto un ponte con il secondo molare che è devitalizzato, voi cosa ne pensate? Grazie Michele grazie per la domanda perché mette in evidenza una situazione sempre più frequente nella pratica clinica, la realizzazione di un ponte ad appoggio misto denti-impianti. Questa situazione è sconsigliata perché la reazione dei denti naturali e degli impianti ai carichi masticatori è diversa, infatti i denti possedendo un sistema di ammortizzazione dato dal legamento parodontale e sono soggetti a micromovimenti che gli impianti non possono avere essendo intimamente legati all’osso, quindi unendoli insieme protesicamente si potrebbe ridurre la sopravvivenza dell’impianto. Si deve però studiare il

Hai paura del dentista?

caso specifico, infatti il suo dente naturale è un secondo molare che già per motivi anatomici (la presenza di tre radici) ostacola i micromovimenti, inoltre è devitalizzato e questa terapia causa frequentemente una perdita dello spazio parodontale del dente con conseguente maggiore immobilità, tutto questo lo rende molto simile all’impianto da un punto di vista biomeccanico e rende quindi possibile l’unione dei due. Concludendo si può dire che l’unione protesica di impianti e denti naturali deve essere limitata ad un numero piccolo di casi, dove non è possibile realizzare una riabilitazione diversa e dove le condizioni lo permettano, in questi casi la durata nel tempo dei manufatti protesici e sovrapponibile a quelli fatti ad appoggio solo dentario o solo impiantare. L’alternativa a tutto questo sarebbe intervenire per rimuovere la cisti mucosa dal seno per poi eseguire un aumento volumetrico di osso tramite un innesto a blocco per poi posizionare l’impianto. Purtroppo però i tempi si allungherebbero di molti mesi con un rischio di recidiva della cisti mucosa e conseguente fallimento della terapia.

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GLI ESPERTI

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

dott.ssa Vincenza Marino

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale in formazione e-mail: marino.vincenza@virgilio.it http//marinovincenza.myblog.it// cell. 333.941.53.15

Qual’è l’origine dei pensieri ossessivi?

Salve dott.ssa sono una ragazza di 26 anni, il mio problema sono i pensieri ossessivi, io vivo la mia vita alla ricerca di una perfezione che non riesco mai a raggiungere, non tollero le incertezze e rimugino sulle cose. Mi può aiutare a capire che mi succede? Gent.le lettrice, chi soffre di ossessioni ha dal punto di vista psicologico dei deficit metacognitivi. I pazienti con tale patologia non hanno la funzione autoriflessiva, intesa come scarsa consapevolezza dei propri stati mentali. In particolare presentano nelle situazioni problematiche delle strategie di fronteggiamento non efficienti, difatti mettono in atto di fronte alle difficoltà, comportamenti atti a contenere e a ridurre il proprio stato d’ansia. Le emozioni dominanti che vive e che non sa gestire sono: la paura, l’ansia e l’impotenza. La fragilità del loro sistema mentale discende dal fatto che perseguono come scopo ultimo, l’ama-

a cura di Francesco Tamburrino DELTA Os Molti titolari di piccole e medie imprese sanno bene che esistono momenti fisiologici di difficoltà in cui il motore dell’impresa sembra non riesca a girare ai giusti regimi, il business è stagnante e gli obiettivi che ci si era prefissati si allontanano sempre di più. E’ una situazione tutt’altro che rara, sopratutto in tempi come questi caratterizzati da brusche oscillazioni dei mercati. In questi casi le aziende, soprattutto le piccole e medie, si trovano prive delle risorse necessarie per poter riprendere a crescere, o nella difficoltà oggettiva di aggiungerle al proprio organico. La soluzione per uscire da una situazione di stasi spesso coincide con l’assunzione di personale altamente qualificato, relativamente a certi settori in cui l’azienda non è in grado di muoversi, come quello del marketing e del web marketing, della comunicazione e della pubblicità. Tuttavia, assumere una persona con ampie

bilità’, che cercano di raggiungere tramite lo scopo strumentale: ‘essere bravi’. Hanno grande difficoltà a formulare alternative (ad esempio, ‘solo se sono non responsabile /colpevole di un danno potrò essere amabile). Il loro pensiero diventa così polarizzato, concentrandosi in un vuoto senza fine e senza tempo. In tal senso essere perfetto non significa

più essere un esempio di infinite qualità, ma privo di colpe e responsabilità. Poiché manca nell’ossessivo, la capacità di sfruttare altre strategie e di raggiungere l’amabilità in altri modi, per lui sarà possibile solo essere responsabile/colpevole o non responsabile/colpevole, e non saprà, invece fidarsi e usare le sue altre qualità come parametri di valutazione della propria amabilità. L’ ossessivo non riesce a tollerare la rappresentazione di sé colpevole, né a tollerare l’idea di essere perdonato o assolto, perché significa essere rifiutato. Alla luce di ciò ben si comprende quando sia intollerabile anche il minimo dubbio ecco che il rimuginio ha la funzione in questo caso di scongiurare la colpa per disattenzione o negligenza. L’ossessivo non sa rassicurarsi attraverso la realtà e dalle sensazioni che vengono dal proprio corpo. Non vuole la colpa, ma finisce per essere colpevole della propria sofferenza vivendo spesso autovalutazione e depressione

Le professioni del futuro, sono già qui

competenze comporta dei costi molto alti, che spesso una piccola o media impresa non può sostenere. Una soluzione, visto l’evolversi sempre più rapido degli scenari economici verso cui tendiamo, potrebbe essere il Temporary [Web] Marketing Manager. In sintesi, potrebbe rappresentare una figura consulenziale [di percorsi possibili] che sia in grado di valutare e analizzare andamenti e trovare soluzioni di marketing tradizionale o di innovativo marketing e web marketing formulando strategie a 360 gradi.Perché dunque un Temporary [Web] Marketing Manager? Perché opera a contratto di consulenza o di prestazione di opera professionale, ed è remunerato oltre che in “affitto” anche in base ai risultati che ottiene. Questo permette una drastica riduzione dei costi che sono correlati a un periodo di tempo prestabilito. Grazie a questa formula egli si inserisce a tempo pro-

grammato in azienda per più giorni alla settimana, lavorando fianco a fianco con le altre risorse e con i responsabili. In questo modo riesce a definire al meglio la situazione attuale, a stabilire gli obiettivi di business e a pianificare una strategia articolata e completa con cui raggiungerli. L’azione di un Temporary [Web] Marketing Manager si svilupperà su più livelli: promuovere l’azienda tramite tutti gli strumenti di marketing idonei, sviluppare la rete commerciale, cercare nuovi clienti e rinforzare quelli esistenti, formazione del personale aziendale in ambito marketing, contributo sul piano dell’organizzazione, supporto nel lancio di un nuovo prodotto sul mercato, e altro ancora. Si tratta quindi di una figura altamente specializzata con esperienza ed un know how specifico per fornire il supporto necessario a indirizzare un’azienda verso la crescita.

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SOCIETA’

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Narcotraffico e riciclaggio nel racconto di Tartaglia Polcini

Interessante conversazione del Sostituto Procuratore della Repubblica

di Giuseppe Diana Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Le croci di alcune delle migliaia di vittime dei narcotrafficanti in Messico

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l consueto incontro mensile organizzato dal Rotary ha visto ospite il Dr. Giovanni Tartaglia Polcini, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Benevento e docente di Diritto Penale dell’Economia presso l’Università del Sannio, per trattare il tema “Mafia, Narcotraffico e Riciclaggio”. Ha partecipato anche l’Avv. Camillo Irace, Assistente del Governatore del Distretto. La serata è stata aperta da un’introduzione del Dr. Verde, il quale ha presentato il relatore ,consulente del Ministro dell’Interno per la Giustizia e del Ministro della Giustizia francese per le riforme legislative nei Paesi dell’Est, sia nelle vesti di magistrato e docente universitario che in quelle di esperto di un tema particolarmente duro che coinvolge la nostra società e il mondo intero. Prima di iniziare, per attenuare l’impatto di un argomento così grave, i numerosi soci presenti hanno ascoltato l’esecuzione magistrale della Meditazione su Thais di Messener, un brano dolcissimo, interpretato da Anna Sofia Mutter, la più grande violinista vivente. Ha aperto i lavori l’Avv. Irace che, sottolineando come la comunicazione tra gli uomini sia fondamentale per consolidare il rapporto tra le persone e tra queste e la società, ha evidenziato che la problematica riguarda tutti e ciascuno e non solo il legislatore, i magistrati e le forze di polizia. Infatti, oltre alle questioni sulla verifica della tenuta legislativa e dell’effettività reale dei provvedimenti, si tratta di dover affrontare efficacemente il salto di qualità del metodo mafioso, che ha visto elevare il crimine a sistema di rilevanza mondiale. Pertanto,oltre alle leggi nazionali e comunitarie,è fondamentale avere in funzione strutture capaci di vincere l’invasività di un fenomeno che produce un’economia criminale che appare più forte di quella che segue leggi e regolamenti. Su questa base, inoltre,bisogna avere per fermo anche che il diritto può reggere l’urto solo se ha un potere statale ed un’economia nazionale, che siano in grado di sostenerlo adeguatamente.In questa ottica è significativa anche l’azione che svolge il Rotary che, facendo informazione documentata e diffondendo la cultura della legalità ma anche della solida-

rietà, si pone come utile momento di confronto per generare un’etica condivisa della responsabilità. E’ stata quindi la volta del Dr. Tartaglia Polcini che, proponendosi di affrontare i problemi non in chiave tecnicistica ma pensando al diritto come equilibrio tra scienza giuridica e filosofia morale, ha auspicato che si continui ad avere lo sguardo fisso alla Costituzione Italiana, che è ancora modello per tanti Paesi. Ricordando Falcone e Borsellino come figure fondamentali per la lotta alle organizzazioni mafiose, il relatore ha individuato nell’attacco al patrimonio di derivazione criminale il punto di svolta dell’azione di contrasto, perché l’aggressione ai beni delle cosche è stato il vero motivo della loro reazione stragista. Non restituire quanto acquistato con proventi illeciti ma utilizzarli per fini sociali, è e resta la più efficace azione di indebolimento dell’organizzazione. Inoltre l’impegno dello Stato ha svolto e continua a svolgere intensamente e diuturnamente per individuare e smantellare le capillari operazioni di riciclaggio del danaro sporco, bloccandone anche le costituzioni all’estero, costituiscono i colpi più duri assestati, perché il controllo del traffico degli stupefacenti è l’impresa, sia pur criminale, più potente che esiste al mondo, in quanto ha qualcosa come 230milioni di utenti sparsi sulla terra. Anche se causa migliaia e migliaia di morti, (solo in Italia sono più di mille all’anno) per cui si rivela un mercimonio di morte, la droga resta il principale fattore di arricchimento che oramai riguarda sia la mafia che la camorra, sia la ndrangheta che la sacra corona unita, diventate esperte, anche con l’ausilio dei cosiddetti colletti bianchi, nel reimpiego… pulito dei fiumi di danaro che provengono ogni giorno dallo smercio letale. Sulla base di queste asserzioni, che vedono come ineliminabili le azioni congiunte degli Stati sia nella repressione che nella confisca, atteso che, come diceva Falcone “Il miglior modo per combattere la mafia è sequestrarne i patrimoni”, il Dr.Tartaglia Polcini ha concluso la sua brillante conversazione con due riflessioni: gli uomini muoiono ma le loro idee restano, per cui bisogna augurarsi che questi convincimenti entrino nelle menti delle nostre genti, che devono essere refrattarie alla penetrazione della mentalità mafiosa, respingendone con forza le lusinghe non foss’atro perché vi sono vivi che puzzano di morte - i mafiosi - e morti che profumano di vita - gli eroi.


GASTRONOMIA

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Nino Cannavale presenta la “Dolce Bufala” a Pianeta Bufala Anche il grande Gianfranco Vissani si è complimentato con il nostro Chef

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opo aver riscosso nell’ambito della kermesse Vitigno Italia, svoltasi al Castel dell’Ovo di Napoli dal 20 al 25 maggio scorsi, lusinghieri apprezzamenti per la sua creazione “ dolce bufala aversana”, lo chef Nino Cannavale ha presentato la novità dolciaria anche nel corso della serata inaugurale di Pianeta Bufala, l’importante rassegna tenutasi dal 27 maggio al 3 giugno ad Eboli. L’evento, organizzato e promosso dall’ Associazione Puro Gusto, (col patrocinio, tra gli altri, del Ministero Politiche Agricole e Forestali e Regione Campania) allo scopo di creare momenti di confronto con riferimento ai prodotti tipici regionali, ha offerto al cuoco aversano l’ulteriore e prestigiosa occasione per illustrare ad un pubblico numeroso, interessato e competente la “dolce bufala”, un dolce particolare caratterizzato da una delicata sfoglia di mozzarella di bufala alla prima cotta che avvolge un cuore di ricotta di bufala farcito da canditi e gocce di cioccolato, il tutto poggiato su un doppio strato di pan di spagna bagnato allo Strega. Precisamente Cannavale, presidente dell’Associazione Cuochi Normanni, ha avuto modo di preparare dal vivo la “dolce bufala” nell’ambito di un vero e proprio cooking show presentato da una brillante Antonella Petitti direttrice del giornale di enogastronomia Rosmarinonews.it e sotto gli occhi espertissimi e attenti di Gianfranco Vissani , il celebre chef che, dopo aver presentato il suo piatto ”pasta di Gragnano alla cannella con filetti di pomodoro San Marzano, bufala e salsa di finocchi”, non ha mancato di mostrare il

suo compiacimento per la creazione di Cannavale. Ad accompagnare le degustazioni offerte al pubblico vini campani abbinati dal delegato Fisar Salerno Alberto Giannattasio. In definitiva una bella serata preceduta da un’altrettanto ricca parte inaugurale e a cui ne faranno seguito altre, nei prossimi giorni, all’insegna del rilancio delle risorse tipiche campane.

di Biagio Raviele Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

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CINEMA

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

“Cosmopolis”: un viaggio in limousine con Robert Pattinson “Cosmopolis” è un film tratto dall’omonimo romanzo di Don De Lillo

di Katia Muscariello Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Nelle foto: alcune scene del film

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avid Cronenberg (il regista di Videodrome, La mosca,  M. Butterfly,  Il pasto nudo, A History of Violence, La promessa dell’assassino, A dangerous method) ritorna al cinema con Cosmopolis, un film tratto dall’omonimo romanzo di Don De Lillo, uno dei più importanti scrittori del Novecento americano ed esponente della  letteratura postmoderna. Il film è stato selezionato in concorso al Festival del Cinema di Cannes e si avvale di un casting che è stato lungo e particolarmente travagliato per la scelta dei protagonisti: inizialmente doveva essere Colin Farrell a interpretare Eric, poi sostituito da Robert Pattinson (Harry Potter e il calice di fuoco,  Twilight,  New Moon, Remember Me, Eclipse, Come l’acqua per gli elefanti,  Breaking Down, Bel Ami). Anche Marion Cotillard e Keira Knightley erano state annunciate e poi, per non precisati motivi, sostituite con Juliette Binoche, Emily Hampshire e Samantha Morton. E, come era prevedibile, la maggior parte delle critiche si soffermano sulla scelta del protagonista,  Robert Pattinson, che all’apparenza sembra contraddittoria se si ripensa ai vari  Irons,  Woods Walken, Ironside  e  Mortensen  del passato. In effetti, il famoso attore di Twilight sembra calarsi perfettamente nella parte di Eric Parker, un

giovane newyorkese superficiale, disilluso, ricco ed annoiato uomo d’affari. Il “golden boy” di Cosmopolis viaggia su una limousine in una New York in pieno subbuglio: l’era del capitalismo si avvicina alla conclusione. Eric ha un’unica ossessione: farsi tagliare i capelli dal suo vecchio barbiere, che si trova dall’altra parte della città. Durante la giornata, il caos esplode e Parker osserva impotente il crollo del suo impero. La sua limousine ipertecnologica (dalla quale  Eric “interpreta” il mondo attraverso i dati finanziari e i ciclici crolli e rialzi di Borsa) lo scorterà in incontri fortuiti con amici e collaboratori, devianze sessuali, continue e ossessive visite mediche, visioni angeliche della sua giovane moglie  e infine allo scontro con la sua pericolosa nemesi, Benno Levine (Paul Giamatti). Don DeLillo ha dichiarato di apprezzare molto Cosmopolis, pur non avendo partecipato alla sceneggiatura. L’autore vi ritrova molto della sua lingua, che è spesso quella un po’ esoterica dei mercati finanziari, anche se tra le parole scritte su carta e la trasposizione sullo schermo resta un abisso. Le due forme non sono paragonabili. Cronenberg si conferma ancora una volta un regista privo di “genere”. Lavoro dopo lavoro, egli ha fatto sì che il genere diventasse soltanto un involucro del film stesso, che deve rimanere pura “celluloide”. Perciò, risulta difficile categorizzare questo film, ma restano ferme le sue tematiche e cioè la morte, il sesso e la tecnologia, che influenzano e contaminano la psiche e il corpo umano.


SPETTACOLO

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Angela Luce illumina ancora il cuore del suo pubblico

La grande attrice e cantante ci racconta della sua lunga carriera artistica

di Giuseppe Nappa Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

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a incontro presso il Salone dei Congressi dell’American Hotel di Agnano, mentre ritira il Premio alla carriera “Scugnizzo d’Oro” edizione 2012 - organizzato dall’Accademia Alta Cultura Europa 2000. Con un certo timore reverenziale mi avvicino ad una delle più grandi interpreti del cinema, della canzone e del teatro italiano: Angela Luce. Iniziamo questa straordinaria chiacchierata tra progetti ed emozionanti aneddoti della sua lunghissima carriera artistica. Lei ha lavorato con i più grandi dello spettacolo. Quattro anni con Eduardo, quattro anni con Peppino e tre film con Totò. I ricordi più belli di quegli anni? Io nasco come cantante, poi sono subito passata al teatro con la compagnia di Eduardo e ho fatto, appunto come ha detto lei, quattro anni, e non solo: anche due anni di Scarpettiana, poi quattro anni con Nino Taranto e quattro con Peppino. Successivamente ho avuto il grande onore di lavorare con i più grandi registi cinematografici, teatrali e televisivi. Se dovessi scegliere un ricordo che mi lega a tutti loro non finiremmo mai. Ne dico uno per tutti: quando ho recitato con Totò, lui mi chiedeva di cantare durante le pause di registrazione del film, la canzone che voleva sempre ascoltare era: “Je te vurria vasà”. Quanti film ha fatto nella sua vita? Quale ricorda con particolare affetto? Circa ottanta. Beh, ho tanti bei ricordi. “Lacrime napulitane”, girato nel 1981, è stato un capolavoro nel suo genere. E’ un film che ancora oggi gira il mondo, e infatti, anche sulla pagina di facebook, mi scrivono da tutte le parti del mondo; altro capolavoro assoluto è “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati per il quale ho avuto la Nomination per il Nastro d’Argento a Roma. Poi, per il film “Passione”, che sta girando tutto il mondo, ho avuto degli apprezzamenti strepitosi anche dalla stampa specializzata

americana: mi hanno definito “la leggendaria Angela Luce”, “la migliore” e “la regina della musica napoletana”. Angela Luce, molti la identificano come la “Regina di Napoli”. Lei si sente così? Io sono sempre andata avanti per la mia strada, nel mio percorso artistico, con un bellissimo passato e voglio sperare anche in un bellissimo futuro. Mi sento certamente regina di serietà e di impegno artistico. Quando canta, quando recita Lei è sempre emozionatissima. Cosa cerca di trasmettere ogni volta al pubblico? Prima di trasmettere alle altre persone io devo trasmettere a me stessa. Veda, io non potrei mai interpretare una poesia o cantare una canzone se mi venisse imposto, io devo sentire un testo come mio, se non lo sentissi non riuscirei a trasmettere nulla a chi mi ascolta. Prima emozionarsi per poter emozionare. Lei ha ricevuto tanti premi. Quale ricorda con più affetto? Sicuramente il David di Donatello come migliore attrice non protagonista del film “L’amore molesto” di Mario Martone e la Nomination alla Palma d’Oro a Cannes sempre per “L’amore molesto”. Il David è stato un premio molto emozionante per me, rappresenta il coronamento di tutta una vita. Un grande sogno, sognato tanto, inaspettato, ma ricevuto. Pensi che per la terna “migliore attrice non protagonista” quell’anno io ero affiancata da due grandissime attrici: Virna Lisi e Ottavia Piccolo. Fu un’ immensa soddisfazione per me, quando ritirai il premio ero talmente emozionata che non avevo parole; poi c’è un altro premio che ho ricevuto con grande emozione: il Premio Speciale del Presidente nell’ambito del XXII Premio Letterario Camaiore 2009, lo ebbi per la pubblicazione di alcune mie poesie, raccolte in un volumetto dal titolo “Momenti… di Luce”. Mi ha emozionato perché è lo stesso Premio che anni prima era stato assegnato a Karol Wojtyla, quando era già Papa Giovanni Paolo II. Un consiglio che dà ai giovani che vorrebbero intraprendere la strada dello spettacolo? Avere molto rispetto e amore per questo lavoro. Non bisogna abbandonarsi solo al desiderio di apparire, ma bisogna metterci l’anima. Come disse il mio primo, grande maestro, Eduardo De Filippo, “la polvere del palcoscenico è polvere, ma è polvere sacra”. Io ne ho fatto la mia Bibbia artistica.


SPORT

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Carlo Colella, un campione da Teverola alla maglia azzurra E’ uno dei talenti under 20 più importanti del panorama calcistico

di Antonio Zacchia Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

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Teverola cresce di giorno in giorno ed insieme ad essa crescono i nostri figli con le loro necessità, con l’esigenza di nuovi spazi, nuovi diversivi. Giovani che rincorrono i loro sogni, i loro progetti, le loro aspirazioni, il loro futuro. Teverola non è solo la città dalle mille novità o popolata da cittadini alla ricerca delle tante sfaccettature del quotidiano che coinvolgono tutta la comunità; Teverola è costituita da tante persone che la amano, la adorano e non la cambierebbero per nessuna cosa al mondo o che la rappresentano nel mondo con giovani talenti che restano a volta nascosti nell’oblio della comunità stessa. Ed è proprio uno di questi giovani talenti, che ci onorano nel mondo, che oggi voglio farvi conoscere. Si tratta di Carlo Colella, uno dei talenti under 20 più importanti del panorama calcistico partenopeo e perché no anche nazionale… che ci racconta di se, dei suoi ricordi. “Dove stai andando Carlo?” - domandava sempre mia madre, quando stavo per uscire. “A giocare col pallone!”. Rispondevo sempre così, dopodichè stavo via per delle ore. Andavo in un campo, lì vicino. L’unico luogo dove sentivo d’esser me stesso. Ascoltavo i muscoli del mio corpo, nella corsa, nel dribbling e rivisitavo con la mente gli eleganti movimenti dei campioni, dopo il calcio d’inizio. D’improvviso l’immaginario fragore dei tifosi delle curve del Napoli, per le azioni costruite a centrocampo, con il tappeto d’erba trasformato in nuvole, per i goal realizzati ad effetto. Ebbene si, in quel campo ci passavo quasi tutta la giornata. Ripensandoci bene, vi andavo fin da quando ero piccolo, divertendomi con i miei amici a giocare fino a quando, non sentendo più le gambe ormai tremanti, cadevo sfinito in

terra con lo sguardo rivolto all’insù. Appena avevo un pallone tra i piedi, iniziavo già a sognare e a desiderare di fare goal. Era l’unica cosa che desideravo fare durante la giornata, sembrava quasi che la magia di quei momenti, di cui non potevo farne a meno, fosse intrisa di un sogno mistico, l’unico che prendesse forma nella mia mente, la convocazione all’interno della blasonata squadra del mio cuore “O Napule”. Ultimamente leggevo di me sulla stampa sportiva: “Carlo Colella 20 anni, acquisto interessante che merita un approfondimento: nella scorsa stagione è stato il metronomo del centrocampo del Napoli Primavera… Giocatore già nel giro della nazionale italiana Under 20, dotato di ottima mobilità, grintoso in fase di copertura, recupera diversi palloni a partita, che poi smista con grande acume. La sua caratteristica più interessante, in potenziale, è la grande intelligenza che sembra palesare in campo: sempre lucido e attento, mai sopra le righe, dedito al lavoro oscuro, ma capace di acuti importanti… E’ dotato di un ottimo destro, che utilizza sia per costruire l’azione sia per mettere in difficoltà i portieri avversari: è dotato di un calcio molto potente e batte bene i calci piazzati; …il metodista Colella pronto al salto tra i professionisti… Talvolta Miggiano gli affida la maglia numero 10, ma la cosa non tragga in inganno, non è un funambolo, ne un fantasista puro: è un mediano accorto in copertura e tecnicamente dotato in fase di costruzione del gioco.” Leggere quello scritto, decisamente esalta e ti procura un certo effetto sapere di te sulla critica sportiva; ma ora basta gonfiarsi …, ho ancora molto da sudare … Guardo fisso la linea bianca a bordo campo, la spallata del compagno di squadra mi desta dai miei pensieri, lo guardo accompagnandolo con un cenno del capo e alzandomi dalla panchina mi avvio al centro campo per una sostituzione voluta dal Mister … Ora …sono nel secondo tempo di una partita… la mia vita! Che l’impegno di Carlo sia lo stimolo per la comunità teverolese e per i suoi amministratori affinché si adoperino per creare le condizioni per favorire ed incoraggiare chi vuole misurarsi con se stesso e con gli altri attraverso lo sport. Carlo è pronto per il grande giorno e anche se non troppo pubblicizzato dai media, dopo 5 anni di lavoro, con eccellenti risultati, potrebbe continuare la sua carriera professionistica seguendo il Napoli Calcio in ritiro in Trentino ma se ciò non dovesse succedere sarebbe comunque contento di continuare il suo cammino con una squadra della Lega Pro. “In bocca al lupo” Carlo, Teverola è fiera di te…


SPORT

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

L’Aversa Normanna bersagliata ancora dal Televideo della RAI Non è la prima volta che la squadra subisce un “pestaggio” mediatico

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’Aversa Normanna è stupita ed incredula davanti alla mancanza di professionalità che ancora una volta è presente in una testata giornalistica importante, fonte principale per addetti ai lavori e cittadini, come il Televideo Rai. Così come accadde il 9 maggio, anche lo scorso 31 maggio, la società granata è stata erroneamente inserita nell’elenco delle società deferite dalla Procura federale in merito alla vicende del calcio scommesse. La notizia è rimasta in pagina per tutta la mattinata del primo giugno. L’inclusione del nome Aversa fra le squadre coinvolte ha comportato un grave danno all’immagine della società campana, dimostrato dal fatto che altri siti e quotidiani on line, da sky.it a la nazione.it, per citarne alcuni, hanno pubblicato la notizia. Le conseguenze di tale condotta non all’altezza dal punto di vista giornalistico sono state, purtroppo, subito evidenti ai dirigenti della società granata. Dal giorno 9 maggio ci sono seri problemi con gli sponsor, molti non hanno intenzione di rinnovare il contributo per la prossima stagione agonistica, e con i calciatori, alcuni dei quali hanno preferito rescindere il contratto pur di non vedere coinvolto il proprio nome con quello dell’Aversa Normanna. Considerati i gravi effetti di un così superficiale atteggiamento, reiterato in data 31 maggio, nonostante il comunicato stampa n. 59 del 09/05/2012 e quello ufficiale della Figc, da cui si evince la sua totale estraneità alla vicenda, la società granata pone in essere la possibilità di un’azione legale per danni all’immagine nei confronti del Televideo Rai. Ma la squadra normanna non è la prima volta che viene danneggiata (non si sa se per cause accidentali o per un vero e proprio complotto ai suoi danni) da informazioni destituite di ogni fondamento. Già più di un mese fa la S.F. Aversa Normanna aveva smentito in maniera categorica e decisa quanto riportato da un articolo pubblicato a pagina 38 da un quotidiano locale toscano dal titolo “Verso la C unica con tre gironi: e forse scatta subito” ed a firma di Sandro Canu. In esso la società granata, nel discorso più ampio di una riforma della Lega Pro, veniva impropriamente inserita fra quelle che, secondo il giornalista, “hanno problemi seri”, intendendo d’iscrizione al campionato per ragioni economi-

che. “Non sappiamo quali siano le fonti di chi ha redatto l’articolo, ma la società normanna tiene a precisare che mai ha avuto e non ha attualmente ‘problemi seri’, è sempre stata in regola con le fidejussioni ed i pagamenti ai calciatori ed è pronta a partecipare anche la prossima stagione di Lega Pro, qualsiasi sia la decisione dei suoi massimi dirigenti in merito alla riforma dei campionati”. Questo era stato il comunicato diramato alla Società a cui aveva fatto eco lo stesso PresidenteGiovanni Spezzaferri che scuro in volto aveva dichiarato: “Sono molto indignato da quanto letto su questo quotidiano, che scrive notizie sicuramente non veritiere. Il quotidiano ed il giornalista in questione dimostrano di non conoscere quali sono i progetti e le potenzialità della S.F. Aversa Normanna, che ha un programma serio, duraturo e organizzato seguendo le indicazione della Lega Pro, cioè valorizzazione dei giovani, bilanci sani ed equilibrati e struttura organizzativa efficiente. Ciò che è riportato nell’articolo è palesemente infondato”. La S.F. Aversa Normanna, quindi, aveva chiesto al direttore del quotidiano in questione di voler inserire tale precisazione nel giornale come smentita a quanto riportato nell’articolo, per la tutela dell’immagine della stessa società granata e per ripristinare la verità su fatti assolutamente inesistenti. Ora è giunta quest’altra tegola in testa al Presidente e ai dirigenti. Non ci resta che augurarci che si sia trattato di un puro caso di malainformazione e che episodi simili non abbiano più a verificarsi, per il bene della squadra e per la serenità dei tifosi che attendono con trepidazione l’inizio del nuovo campionato.

di Serse Cugia Toppini Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

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RUBRICHE

ANNO 5 - Numero 11 - 10 Giugno 2012

Se rubi, D io vai all’infern ti vede e o. Se ti ve do anch’io, ci vai passand o prima per l’ospedale.

eea Entrate, mangiat .B: Natale Natale pagate. N sta alla cassa.

Tua moglie ti trascura all’etto? Chiamami! Te l’ho volevo dire da tempo: mi ahi deluso.

a cura della Redazione redazione@bloq.it www.bloq.it

nuove posizioni? Entrare davanti e dietro? Prendi l’autobus!

Vietato la cesso.

Ho messo la testa a posto ma non mi ricordo dove.

Cerco vero maschione. Scrivetemi solo se severamente interessati.

Capire per comprendere: il linguaggio dell’informazione Spending Review

Nell’ambito della finanza viene definita come situazione di default (in italiano insolvenza) l’incapacità tecnica di un’emittente (ad esempio una banca) di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Ad esempio è la situazione in cui incorre uno Stato quando dichiara insolvenza o fallimento.

Spread

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contro il tuo? Sperimentare

Io e te siamo un quore solo.

Default

Il termine spread può essere inteso anche come credit spread che denota il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento; in questo secondo caso, ad esempio, se un BTP con una certa scadenza ha un rendimento del 7% e il corrispettivo Bund Tedesco con la stessa scadenza ha un rendimento del 3%, allora lo spread

Ti piace sentire un corpo

sarà di 7 - 3 = 4 punti percentuali ovvero di 400 punti base.

Traducendo letteralmente dall’inglese Spending Review significa “revisione della spesa”. Nel linguaggio finanziario italiano il termine è stato introdotto dall’ex Ministro dell’Economia Padoa Schioppa, che faceva parte dell’esecutivo nel Governo Prodi. In concreto si tratta dell’analisi dei vari capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività da mettere in essere da parte dei singoli ministeri al fine di individuare tutte le voci passibili di tagli. Obiettivo della Spending Rewiew è evitare inefficienze e inutili sprechi di denaro. Il fine ultimo di questa azione di controllo delle voci del bilancio è di pervenire a un maggior controllo della spesa pubblica.



BLOQ MAGAZINE 10 GIUGNO 2012