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SOCIETA’

Basta col stare a consumarsi le dita: è ora di sporcarsi le mani Deve finire l’epoca della critica fine a se stessa. Basta col cercare il nemico perfetto: è l’ora di costruire nuove proposte e trovare soluzioni ai tanti problemi

L di Umberto De Santis

Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

Nella foto: Mario Monti e la protesta dei tassisti contro la liberalizzazione

e riforme apportate dal Governo Monti ad un paese vecchio, anomalo, deriso e traballante, in cui ormai nessun italiano amava vivere, arrivano dopo anni di completo immobilismo, laissez-faire. Un periodo fatto di finte riforme che servivano a null’altro che riempire i salotti televisivi con le Santanché e le Mussolini, che ha visto i politicanti sempre più intenti a “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Considerato il background che gli italiani si portano alle spalle, Mario Monti e la sua squadra, hanno dovuto affrontare non poche resistenze. Tassisti, Farmacisti, Camionisti, Imprenditori, Pensionati ma anche gli stessi politicanti di cui sopra. La riforma più importante sta sicuramente nello stile e nei linguaggi, dopo tanti anni, inoltre, si ritorna a parlare nuovamente di Giovani (e non di ultra 40enni spacciati per tali). E forse sono proprio questi che fino ad adesso hanno maggiormente approvato le riforme proposte dal Governo Monti, spesso legittimate dall’egoismo generazionale. Ma quando anche questi vengono “toccati” dal Governo Monti, scoppia la rivolta. E, siccome preferiscono consumarsi le dita piuttosto che sporcarsi le mani, questa, non poteva che avvenire attraverso i social network, improvvisamente inondati da commenti negativi a tutela del proprio status quo. Viviamo in un’epoca in cui le nostre paure hanno pochi sfoghi pubblici, e uscite come quella del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Michel Martone, che in maniera semplicistica e non tenendo conto della varietà del soggetto laure-

ando, ha affermato “Dobbiamo iniziare a far passare messaggi culturali nuovi: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato“, somigliano parecchio a un prelibato manicaretto servito su un vassoio d’argento, dopo un lungo digiuno. Quando ci si accorge che qualcosa sta cambiando, le insicurezze già insite nella società contemporanea, si amplificano e si ha bisogno di una valvola di sfogo, di un nemico su cui riversare le proprie ansie. Martone, il classico “figlio di papà”, è il nemico perfetto. Ma i giovani italiani (e a dire il vero anche i “vecchi”) non hanno capito che trovare il nemico perfetto non basta. Talvolta bisogna confrontarsi anche con la realtà dei fatti e dei contenuti. Proporre soluzioni. Perchè, infondo, il laureato sfigato di cui parla Martone è più diffuso di quanto si voglia far credere. Il modello dei laureati sfigati probabilmente è ancora più diffuso dei due modelli finora prevalenti nell’immaginario collettivo: quello dei cosiddetti Neet (giovani che non lavorano e non studiano) e dei fruitori delle Università-parcheggio. Che si parli di liberalizzazioni, di riforma del lavoro o di riforma dell’Università, ci sarà sempre qualcuno che, di fronte al cambiamento, tenderà a consumarsi le dita piuttosto che a sporcasi le mani, applaudendo se non ne sarà direttamente coinvolto o scendendo in piazza con i forconi se vedrà minacciato il proprio status acquisito. Ma da qualunque parte stiano, da quando Monti è al governo, gli italiani si sono riappropriati di una sfera pubblica che era divenuta assai compressa dall’epoca di porcate e porcherie varie e del “cambio tutto per non cambiare nulla”. E’ importante che ne prendano atto per costruire, in questa sfera pubblica re(i)stituita, quelle nuove proposte e quelle soluzioni che tanto mancano a questo Paese.

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ANNO 5 - Numero 02 - 05 Febbraio 2012

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