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AVERSA

Conversazione di Don Ferdinando Angelino al Rotary Club di Aversa

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rganizzato dal Rotary International, si è tenuto il consueto incontro mensile dei soci del Club Aversa Terra Normanna, presieduto dal Dr. Guido Verde. Poichè il motto rotariano di questo anno è “conosci te stesso per abbracciare l’umanità”, è stata veramente indovinata la scelta di far ascoltare una conversazione di Don Ferdinando Angelino sul “Discorso della Montagna”. Il brano del Vangelo, meglio conosciuto come monologo sulle Beatitudini, si inquadra anche nell’ indicazione del Papa del 2012 come “anno della fede e della ri-evangelizzazione dell’Europa”. La serata, preceduta da un minuto di raccoglimento in memoria del compianto Dr. Giuseppe Maurino e conclusa con l’ammissione dei nuovi soci Avv. Alfredo Sagliocco, Arch. Giancarlo Cioffi, Dr. Carlo Cantelli e l’Imprenditore caseario Gaetano Fierro, è stata introdotta da una riflessione del Dr. Verde che, citando il segretario della CEI Mons. Crociata, ha ricordato che solo la fede, consapevolmente accolta come dono e abbracciata come scelta personale, ci consente di essere veramente cristiani. Quando si è acquistata coscienza di tale essenza, si potrà conoscere se stessi e quindi passare al livello morale, quello dello spirito e delle beatitudini. Chiedendosi cosa sia le Beatitudine, il Presidente ha concluso che si possono definire “l’apice di un’ evoluzione culturale che segue un percorso personale e porta l’uomo ad uscire dal buio dell’ ignoranza per entrare nella luce della conoscenza”. Ma tutto questo ancora non è sufficiente perché manca dell’apertura agli altri, intesa come rinunzia a se stesso per l’amore incondizionato: cioè, quella dimensione spirituale che ci permette di poter realizzare le beatitudini non solo in senso escatologico ma qui, in questo mondo e adesso. Ha preso quindi la parola Mons. Angelino, già Rettore del Seminario Vescovile, Direttore dell’Istituto Diocesano di Scienze Religiose,

docente di Italiano e Latino nel Liceo Cirillo ed oggi assistente regionale del MEIC, il quale con la solita intelligenza e benevole cultura, ha individuato nelle beatitudini la “summa della religione cristiana”, perchè sono la strada che porta alla resurrezione, rovesciando le categorie del mondo nella prospettiva di Cristo, che diventa così “norma di vita”. Il Vangelo promuove i valori come bene di tutti e di ciascuno e c’è da meravigliarsi che, nonostante le sconfessioni della storia, si continua nella via del male. Angelino poi, citando Natoli, ha rimarcato il fatto che, anche chi non è credente trova nel cristianesimo la possibilità di potere vivere in modo felice, specialmente se si convince che può avere di più desiderando di meno: non a caso già Epicuro aveva affermato che, rinunziando a tutto quanto non è necessario e superfluo, si può essere più liberi e quindi felici. Il relatore ha poi affermato che, essendo la Buona Novella una proposta di vita, si devono vedere le Beatitudini come un invito a farsi carico dei mali del mondo per superarli, acquistando consapevolezza che l’elogio del non affannarsi per le cose è formulato solo per far capire che l’uomo vale più delle cose terrene, perchè la felicità non consiste nell’avere ma nell’essere: l’ingordigia non fa felici, è la virtù che rende l’uomo capace di discernere il percorso di vita, orientandolo al bene. E quale deve essere l’itinerario? Certo non quello del superuomo perchè, così facendo, non si contende lo spazio al male, ma bisogna affidarsi al modello evangelico che ci porta ad amare il prossimo nostro come noi stessi. Questa è la risoluzione che le uomo deve prendere, non tanto perchè fare il bene è utile anche a se stesso in quanto consente di incontrare l’uomo, ma quanto perchè, essendo le Beatitudini l’incarnazione della vita di Cristo, chi riesce ad esserne interprete e realizzatore si avvicina a Dio e affermerà già qui su questa terra il Regno Celeste, attraverso la resurrezione che ci porterà all’armonia attraverso la grazia.

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di Giuseppe Diana Corrispondente Bloq Magazine redazione@bloq.it

la felicità non consiste nell’avere ma nell’essere: l’ingordigia non fa felici, è la virtù che rende l’uomo capace di discernere il percorso di vita, orientandolo al bene.

ANNO 5 - Numero 02 - 05 Febbraio 2012

BLOQ MAGAZINE 05 FEBBRAIO 2012  

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