Issuu on Google+

Anno II Numero 1 05/01/2009

BLOG VOX www.blogvox.info Settimanale con i migliori post dei blog più visitati della rete. Distribuzione gratuita. Esce il lunedì.

4 gennaio - www.beppegrillo.it

31 dicembre - www.antoniodipietro.it

L’oroscopo del 2009

I miei auguri per il 2009

Beppe Grillo - A gennaio l’economia rallenta, ma tiene. A febbraio Morfeo Napolitano nutre qualche preoccupazione per il PIL. A marzo Tremonti implora gli italiani, Geronzi, Profumo e Passera di comprare Bot, Btp e CCT. Ad aprile lo psiconano garantisce sul futuro dell’Italia. A maggio Boss(ol)i rassicura che il federalismo è alle porte. A giugno alle elezioni non ci va nessuno. A luglio i nuovi disoccupati sono più di due milioni. Ad agosto Morfeo Napolitano spiega in diretta televisiva che una possibile crisi lo inquieta. A settembre Tremonti taglia del 30% le pensioni e gli stipendi del pubblico impiego. Sempre a settembre il debito pubblico supera i 1900 miliardi. Sempre a settembre lo psiconano si fa riprendere in via Montenapoleone a Milano a fare acquisti per rassicurare gli italiani. Bondi, Cicchitto e Gasparri passano tutti i pomeriggi alla Upim a riempire i carrelli. A ottobre gli insegnanti non ricevono lo stipendio e le scuole sono chiuse. A novembre falliscono le amministrazioni pubbliche di Roma, Napoli, Palermo e Bari. Sempre a novembre lo psiconano si reca due settimane alle Barbados per dare l’esempio e dimostrare a tutti che la crisi è un’invenzione dei comunisti. A dicembre, dall’elicottero, mentre varca il confine austriaco, Tremonti dichiara la bancarotta dello Stato e il federalismo fiscale. Nel senso che ognuno si terrà per sé quello che gli è rimasto in tasca. A dicembre lo psiconano decide di prolungare per qualche anno le sue vacanze e di farsi assistere dal super consulente Lucianone Gaucci per trattare il suo rientro in Italia ai domiciliari con i tribunali della Repubblica. Buon 2009!

Antonio Di Pietro - Il 2008 è stato un anno di grandi cambiamenti. Obama è diventato presidente degli Stati Uniti, la crisi economica ha costretto il mondo a ripensare al suo modello di sviluppo, i cambiamenti climatici hanno subito un’accelerazione impensabile e preoccupante. Il 2009 sarà un anno difficile, il crollo d e lla fina nz a s i r ip e r c uote r à nell’economia reale. Nell’occupazione, nel quotidiano dei cittadini, dalla possibilità di continuare a pagare il mutuo dell’abitazione a mantenere i propri figli agli studi, fino alla pura sopravvivenza. Il numero di italiani sotto la soglia di povertà sta aumentando insieme agli sfratti e ai licenziamenti. Il 2009 è preoccupante anche per la capacità dello Stato di far fronte ai suoi impegni e ciò vale anche per molte amministrazioni locali. Il 2009 può però essere un anno di svolta, del recupero del senso di solidarietà nazionale e di un progetto per il futuro per l’Italia. Oppure, ci può attendere un lento declino industriale, sociale e politico in perfetta continuità con il presente. Il 2009 può essere un anno in cui le parole legge, giustizia, uguaglianza vengano rivalutate insieme alla questione morale, che Il 2008 è stato un anno altro non è che la prevalenza degli onesti nella società. di cambiamenti, il 2009 O la conferma dell’attuale presenza di centinaia di condannati e inquisiti in o tutto peggiorerà Parlamento e il continuo tentativo di Berlusconi e dei suoi seguaci e accoliti, anche nelle file dell’opposizione, di sottrarsi in ogni modo alla legge. Il 2009 o tutto migliorerà. sarà, nel bene o nel male, un anno di svolta. Si metteranno le basi per una dittatura morbida, apripista del dilagare della corruzione e dello sfascio economico, due fattori che potrebbero intaccare la stessa unità nazionale, o invece, si ripartirà per una nuova fase della Repubblica. So che molte famiglie passeranno le feste senza un lavoro e con l’angoscia per il domani. Queste persone ascoltano i proclami carnevaleschi di Berlusconi che invita a spendere per rilanciare l’economia e si sentono prese in giro. Tra di loro vi sono i 12.000 licenziati dell’Alitalia, i 9.000 della Telecom Italia e decine di migliaia di lavoratori di piccole e medie aziende. All’appello del nuovo anno mancano 1300 persone, cadute sul lavoro, una vergogna insostenibile per un Paese civile. Soprattutto ai loro familiari e ai disoccupati va il mio augurio di Buon Anno e insieme la promessa che io e l’Italia dei Valori faremo tutto il possibile per restituire agli italiani la dignità del lavoro e l’orgoglio di vivere in uno Stato in cui prevalgano onestà e competenza. Buon 2009 da Antonio Di Pietro. 2 gennaio - www.beppegrillo.it

Concessione zero

Beppe Grillo - Una volta, tanto tempo fa, si rubava ai ricchi per dare ai poveri. La situazione in seguito si è evoluta. Si è iniziato a rubare ai poveri per dare ai ricchi. E’ vero che i poveri hanno poco, ma sono tanti. Poco per tanti fa una fortuna come sanno i miliardari in euro del nostro Paese. Privatizzare i profitti e socializzare le perdite è sempre stato il motto degli imprenditori con le pezze al culo, a iniziare dalla Fiat con la cassa integrazione a carico dei contribuenti. Oggi molti poveri si sono trasformati in morti di fame. Rubare ai poveri per dare ai ricchi è diventata un’impresa senza speranza. I grandi imprenditori sono però persone che vivono la società, che capiscono i problemi dei disoccupati, delle famiglie senza reddito e senza tetto. Non sono insensibili al crescere degli indigenti, sempre più numerosi. E hanno trovato una soluzione: togliere ai LA VIGNETTA - www.gavavenezia.it quasi poveri per dare ai morti di fame. Andrea Riello, a nome degli industriali veneti, ha dichiarato: “I dipenden-

ti pubblici potrebbero rinunciare per il prossimo anno a una piccola percentuale della loro retribuzione destinandola a un prestito temporaneo per rimpinguare il fondo di solidarietà. Prestito che gli verrebbe restituito non appena ci sarà la ripresa.” In soccorso di Riello è arrivato Calearo, deputato del PDmenoelle, ma anche industriale e ex presidente di Federmeccanica: “La provocazione di Riello ha un senso… il contributo dovrebbe essere chiesto a funzionari, dirigenti, amministratori di società… e nello Stato ce ne sono molti. Ma sarebbe bene che a dare l’esempio siano i politici.” I politici hanno lo stipendio più alto d’Europa, sono in gran parte pregiudicati e inquisiti, maturano il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo e in Parlamento, a esercitare il lavoro per cui sono pagati, non ci vanno quasi mai, mantengono spesso doppie cariche e doppio stipendio. L’esempio lo danno già. Non si può chiedergli di più. Riello, invece della solidarietà tra dipendenti dello Stato e disoccupati privati, io inizierei dai concessionari pubblici. Gente che guadagna su un bene dello Stato centinaia di milioni, miliardi di euro ogni anno. Le concessioni dello Stato devono essere a profitto zero per i concessionari. Si tratta di beni dei cittadini, occupati e disoccupati. La gestione va pagata, ma il profitto deve rimanere allo Stato, o non ci deve essere alcun profitto. Le autostrade, le frequenze delle telecomunicazioni, le frequenze radiotelevisive, l’acqua, lo smaltimento dei rifiuti vanno rinegoziati a concessione zero. Quando iniziamo? Lo dice lei alla Marcegaglia degli inceneritori? Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.


BLOG VOX 5 gennaio 2009

PRIMO PIANO

31 dicembre - www.espressonline.it

Niente cimici siamo italiani

Pagina 2

28 dicembre - moleskine64.wordpress.com

Terroristi

Marco Travaglio - È bastato che Berlusconi strillasse per qualche mese che bisogna riformare le intercettazioni, perché uno stuolo di giornalisti al seguito cominciasse a ripeterlo a pappagallo. Senza peraltro Le intercettazioni sospiegare il perché. Bruno Vespa no davvero la piaga scrive su 'Bresciaoggi' (imperversa della giustizia? pure lì) che "è sempre più urgente sanare la piaga delle intercettazioni", dopo averne sciorinate a centinaia nei tele-processi di Cogne, Erba, Garlasco e Perugia. Il 'Corriere' gli fa eco in prima pagina: "Riforma condivisa delle intercettazioni" in base al "testo del Consiglio dei ministri". Si spera che quel testo, al 'Corriere', non l'abbiano letto: altrimenti non si vede come possano sollecitare una legge che manda in galera (pena da 1 a 3 anni) i cronisti, anche del 'Corriere', che citano o riassumono intercettazioni o altri atti d'indagine, anche "non più coperti da segreto", prima del processo (potranno farlo solo 4-5 anni dopo la scoperta dei fatti). Alla prossima conferenza stampa uno dei fortunati giornalisti accreditati potrebbe domandare al premier: "Scusi, perché mai vuole riformare le intercettazioni?". Se dice che sono troppe, obiettare che ogni anno si fanno 3 milioni di nuovi processi e s'intercettano appena 15-20 mila persone. Se dice che costano troppo, obiettare che nel 2007 sono costate 224 milioni, ma han fatto recuperare allo Stato svariati miliardi da mafiosi, narcotrafficanti, finanzieri furbetti, corrotti, rapinatori, truffatori; comunque per risparmiare basta acquistare le apparecchiature anziché affittarle da privati, o imporre tariffe scontate alle compagnie telefoniche. Se dice che all'estero ne fanno di meno, obiettare che ne fanno di più, ma non risultano nelle statistiche perché non le dispongono solo i giudici, ma anche le polizie e i servizi segreti senza render conto a nessuno. Se dice che all'estero si fanno solo per mafia e terrorismo, obiettare che l'Fbi ha appena intercettato e arrestato il governatore dell'Illinois, Rod Blagojevic, e centinaia di top manager di Wall Street coinvolti nei mutui subprime. Se dice che all'estero i giornali non le pubblicano, esibire un giornale Usa a piacere con le telefonate di Blagojevic & C., compresi i non indagati Jesse Jackson jr. e Rahm Emanuel, braccio destro di Obama. Se dice che vanno escluse per i reati minori, obiettare che il testo governativo le vieta per associazione a delinquere, sequestro i persona, rapina, stupro, furto, spaccio, estorsione, truffa, frode fiscale, bancarotta, omicidio colposo, sfruttamento della prostituzione. Reati minori? Che ne pensano An e la Lega? Se dice che bastano e avanzano gli altri mezzi d'indagine, obiettare che tutti i più recenti scandali sono emersi grazie alle intercettazioni: Bancopoli, Calciopoli, Vallettopoli, casi Cuffaro e Saccà, clinica-horror Santa Rita, Abu Omar e Sismi deviato, Tangentopoli a Firenze, Pescara, Napoli, Potenza. Se dice che la riforma serve appunto per coprire gli scandali, ringraziarlo per la squisita sincerità. Poi avvertire Vespa e il 'Corriere'.

Antonio - Cos’è il terrorismo? E’ forse l’assassinio indiscriminato di civili inermi ed indifesi allo scopo di terrorizzare? Sì, per me questa è la descrizione del terrorismo. Se si pensa ai kamikaze che si sono fatti esplodere a bordo di autobus israeliani, uccidendo gente che andava a scuola, al lavoro o che comunque faceva le sue cose, questa descrizione sembra adeguata a descrivere il fenomeno. Eppure è adeguata anche a descrivere ciò che sta accadendo a Gaza City in questi ultimi giorni. Vedendo le immagini dei morti e dei feriti che l’attacco israeliano sta mietendo, una domanda insiste nella mia testa: che differenza c’è tra Hamas e lo stato israeliano? L’unica risposta che mi sembra sensata è: nessuna. Non c’è nessuna differenza, entrambe si comportano come organizzazioni terroristiche, ma una delle due è membro delle Nazioni Unite. Nel corso dei suoi sessant’anni di vita, lo stato d’Israele ha avuto comportamenti terroristici fin dagli albori. L’attentato del 1946 all’Hotel King David, allora quartier generale dell’autorità mandataria britannica, in cui morirono 91 persone, fu organizzato, tra gli altri, da Menachem Begin e David Ben-Gurion, futuri primi ministri d’Israele. Ma le violazioni del diritto internazionale sono continuate e continuano anche nei nostri giorni. Il 16 settembre 1982, durante l’occupazione israeliana del Libano, le milizie cristiano-falangiste compiono una strage nei campi profughi di Sabra e Chatila. Una commissione d’inchiesta israeliana ammise le responsabilità dell’allora ministro della difesa Ariel Sharon, per non aver saputo prevenire la strage. Secondo la Corte di Cassazione belga, però, le responsabilità di Sharon furono ben maggiori, tanto che nel 2001 tentò di processarlo per crimini di guerra. Tra le altre violazioni del diritto si possono ricordare gli omicidi commessi all’estero da agenti del Mossad di persone ritenute ostili ad Israele. La più famosa di queste operazioni fu ordinata dal primo ministro Golda Meir a seguito dell’attentato, commesso dall’organizzazione Settembre nero, in cui rimasero uccisi 11 atleti israeliani durante le Olimpiadi di Monaco 1972. Il Mossad riuscì ad uccidere diverse persone che si riteneva avessero preso parte all’attentato. Tra gli uccisi ci fu anche Ahmed Bouchiki, un innocente cameriere marocchino scambiato per un terrorista di Settembre nero. Oltre agli omicidi il Mossad si è anche dedicato ai rapimenti all’estero, come ad esempio quello di Mordechai Vanunu, lo scienziato nucleare che ha rivelato l’esistenza di un arsenale atomico israeliano, che fu rapito a Roma. Israele si è macchiato anche di violazioni dei diritti umani, come la distruzione di case di palestinesi, come rappresaglia per attentati avvenuti nel proprio territorio, o il rifiuto di riaccogliere i profughi del 1948, in violazione dell’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo. Si potrebbe continuare con l’occupazione, che dura ormai da 40 anni, della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, in violazione di decine di risoluzioni O.N.U. Basta vedere le immagini di ciò che sta accadendo in queste ore per rendersi conto che niente di tutto questo può essere giustificato in nome del sacrosanto diritto di difendersi dal terrorismo. I lanci terroristici di razzi da parte di Hamas non possono giustificare l’eccidio di centinaia di persone, tra cui donne e bambini, vecchi e malati, gente che muore non per delle responsabilità, ma per una odiosa, terribile, crudele, feroce rappresaglia. Questa gente muore per un attacco terroristico da parte dello stato d’Israele. Non posso che essere solidale con i tanti intellettuali israeliani, sgomenti di fronte alla spirale di violenza alimentata anche dalle scelte folli del loro governo.

30 dicembre - www.voglioscendere.it

3 gennaio - www.beppegrillo.it

Cerchiamo le carte del Cavaliere Cinque sorelle per me posson bastare... Pino Corrias - L’altro giorno il Cavaliere, sul sofà di Palazzo Grazioli, davanti a un gruppo di cronisti: “Se escono certe mie telefonate vado via dall’Italia”. Sembrava una minaccia. Ma è assai più bello, in questo finale di Repubblica, considerarla l’allegro inizio di una gara. Da svolgersi lungo i rettilinei del prossimo (e spaventevole) anno 2009 già carico di molti cattivi auspici, ma adesso anche di una via d’uscita. Tutti i cronisti sono invitati a partecipare. E i giornali locali. E le scuole di giornalismo. Le radio, le tv, i pubblicisti e addirittura Ernesto Galli Della Loggia, il più intransigente, quando ci si mette. Tutti, indistintamente, a scovare le carte della intercettazioni telefoniche. Verificare le carte. Pubblicare le carte. E secondariamente anche il viva voce che ha spesso l’efficacia di una pochade ad alta intensità narrativa. Scovare, verificare, pubblicare. Come farebbero gli organi di informazione dell’angloamericana libertà di stampa e in Francia, in Spagna, in Germania, in Danimarca, eccetera. Persino nella guerreggiante Israele, dove il primo ministro Ehud Olmert si è dimesso (a settembre) perché coinvolto in una minuscola inchiesta per corruzione, astenendosi da spedire missili contro la magistratura che indagava e contro la stampa che pubblicava. O lacrimare scuse nei panni della vittima. E senza che dai bunker si scatenasse quel fuoco che va insanguinando il Natale di Gaza, e il nostro. Se escono certe carte se ne va, dice il Cavaliere. Cerchiamole. Anche se poi, una volta scovate, verificate e pubblicate, lui stesso giurerà che per il bene nostro e dei suoi cinque figli, e con suo immenso sacrificio, e per quella cospicua Italia che lo ama e amandolo lo vota, resterà per tutto l’anno a venire, domeniche comprese.

Beppe Grillo - Jawaher 4 anni, Dina 8, Samar 12, Ikram 14, Tahrir 17 anni. Cinque sorelle palestinesi della famiglia Balousha. Vivevano a Jabaliya, vicino a Gaza City. Un campo profughi della striscia di Gaza. Una bomba le ha uccise. Un F16 israeliano è volato sulle case di Jabaliya e sulla moschea Imad Aqel, le ha sfiorate nella notte, il suo respiro le ha distrutte. Israele vuole combattere Hamas, ma uccide i bambini. Si può dire, gridare che chi uccide i bambini, in modo deliberato, ovunque nel mondo, è un assassino? E che va giudicato per crimini contro l'umanità da un tribunale internazionale? Non ci sono giustificazioni. Lo scrittore Abraham Yehoshua, una voce tra le più importanti di Israele, ha detto: "Non avevamo scelta". Ma tra la vita di una bambina e qualunque altra cosa ci deve essere scelta. La bambina è sacra, il resto non conta. Israele vuole creare un cordone di sicurezza intorno a sè con i bombardamenti, dal Libano a Gaza. Ma non saranno le bombe a portare la sicurezza. Per ogni civile ucciso, ci saranno cento terroristi in più. Per ogni bambino libanese, palestinese, arabo ucciso, mille terroristi in più. Israele si mette sullo stesso piano dei suoi nemici quando massacra i civili e, per questa ragione, potrebbe non avere domani più amici in Occidente. A Israele si chiede di essere non solo più forte di chi la vuole distruggere, ma anche migliore. La fotografia delle cinque sorelle uccise ha fatto il giro del mondo arabo e del Medio Oriente. Una fotografia di rabbia di massa.


BLOG VOX

SPECIALE

5 gennaio 2009

Pagina 3

4 gennaio - www.byoblu.com

DISCORSO ALLA BLOGOSFERA Dalla P2 alla Rete Claudio Messora - Cos'era la P2? Una grande rete di persone professionalmente eterogenee, dislocate sul territorio, apparentemente disconnesse ma accomunate da un unico grande scopo: impadronirsi delle istituzioni e del governo per sovvertire l'ordine delle cose. Condividevano una visione sociale e una strategia di azione: conquistare i mezzi di informazione per influenzare l'opinione pubblica, al fine di acquisire il consenso necessario al raggiungimento e alla conservazione del potere. Di per sè non vi è nulla di male. Ogni cittadino ha il diritto ad avere un proprio orientamento ideologico e ad esercitare l'arte della persuasione affinchè attraverso la diffusione delle idee tale orientamento si traduca in una precisa linea politica, la quale può diventare prevalente e determinare trasformazioni reali del contesto istituzionale e normativo. La democrazia ha però una serie di vincoli. Se uno solo di essi viene disatteso, tutto il resto cade come un castello di carte. Uno di questi presupposti chiave è l'informazione. Meglio non essere informati affatto che essere informati male. Qualsiasi decisione è il frutto di un ragionamento che per essere corretto ha bisogno delle giuste premesse. Affrontare un viaggio sulla base di previsioni metereologiche sbagliate comporta il rischio di ritrovarsi in una bufera di neve, così come dare la preferenza ad un candidato senza avere avuto la possibiltà di mettere a confronto la sua storia personale e le sue proposte nel contesto di un contraddittorio leale, pluralista e paritetico, risulta in un gioco d'azzardo dagli esiti imprevedibili. Così, perché l'esercizio del voto sia una misura attendibile della volontà collettiva, è necessario che gli elettori abbiano tutte le informazioni utili al processo decisionale. Per uno scienziato questo è l'ABC. Assunti errati portano a dimostrazioni sbagliate: teorema su teorema, tutta la teoria è destinata a franare con conseguenze fatali. E' proprio questo il passaggio inaccettabile del teorema messo a punto da Licio Gelli nel suo Piano di Rinascita Democratica. I piduisti hanno acquisito il consenso giocando scorretto, violando le regole. Hanno falsificato l'informazione, piegandola ai loro scopi e corrompendo il processo decisionale che, attraverso la valutazione obiettiva dei fatti, determina il formarsi dell'opinione pubblica. Se fosse una partita a scacchi, sarebbe come dire che uno dei due avversari prende i pedoni e inizia a muoverli sulla scacchiera con i privilegi di una regina. Non c'è storia: fine della partita. Oggi in Italia non c'è storia. La partita è finita da un pezzo. La P2 ha vinto il suo girone a punti pieni, e poi via via tutte le sfide a eliminazione diretta. Tre reti televisive ufficiali, più simili a un organo di partito che a imprese commerciali; tre reti ufficiose, effetto collaterale della presa della Bastiglia – il Governo; il principale editore, la Mondadori, acquisito mediante corruzione del giudice Vittorio Metta; la stampa annichilita; i giornalisti addomesticati. Non si fanno più domande. Di conseguenza non si ascoltano più le risposte. Si va a votare come si entra al supermercato, acquistando un prodotto in offerta, propagandato in uno spot commerciale. E’ proprio questa la chiave per leggere i nostri tempi: la propaganda. P2 significa Propaganda Due, e se ci riflettete bene, nessuno sembra più interessato all’obiettività dei fatti, ma solo alla loro deformazione strumentale. I programmi televisivi sono appositamente studiati per defocalizzare, sono armi di distrazione di massa. Abbiamo cominciato da lontano. Hollywood ha creato la cultura dell’immagine. Ha costruito storie stupe-

facenti che hanno trasformato la nostra percezionedella realtà. La nostra vicina di casa ha improvvisamente perso qualsiasi sex-appeal, di fronte alla carica sexy tanto irresistibile quanto artificiale di Marilyn. Le storie d’amore estreme e improbabili del maxi schermo hanno reso inadeguate e poco interessanti le nostre. Le immagini perfette, le luci studiate nei minimi dettagli, i dialoghi brillanti, le sceneggiature incalzanti che non lasciano spazio a nessuna riflessione, i suoni irrealistici che colpiscono lo stomaco, le storie impossibili. Tutto questo realizza una grande ipnosi collettiva che ci ha progressivamente alienato dalla nostra vita reale, relegandoci ad un sogno indotto che Matrix ha brillantemente descritto metaforicamente. Poi è arrivata la televisione. Forse seguendo i dettami del grande maestro venerabile, Licio Gelli, forse grazie al suo stesso intuito, Silvio Berlusconi ha preso il superfluo e lo ha elevato alla dignità dell’essenziale. Ha costruito un grande luna-park fatto di giochi demenziali, donne giovani, ammiccanti e seminude, gossip, soap opera... In mezzo a questo nuovo Olimpo fatto di Dei e semidei creati ad arte, è stato facile contrabbandare notizie drogate, rese autorevoli dal contesto illusorio entro il quale vengono generate. L’ultima prova? Oggi abbiamo decine di migliaia di disoccupati, in costante aumento. Abbiamo 80 miliardi di debito pubblico annuo che non potremo più rimborsare. Stiamo fallendo, eppure l’altra sera il TG5 ha dedicato diversi minuti al movimento di liberazione dei nani da giardino, che pare essersi esteso ai Babbo Natale che si arrampicano sui balconi. Silvio Berlusconi e i suoi mandanti hanno dato al popolo panem et circenses, ovvero tutto e solo ciò di cui la Roma decadente aveva bisogno. Quanto alla libertà, nessuno se ne è più interessato. Come abbiamo detto all’inizio, la P2 era, anzi è una grande rete. Tuttavia io ne conosco un’altra, molto più potente, estesa e potenzialmente inarrestabile. Sto ovviamente riferendomi a Internet, la rete delle reti. Come la P2, i suoi nodi sono formati da persone eterogenee per formazione professionale e localizzazione geografica. Anche se non tutti condividono le stesse idee, tuttavia coloro che si identificano nell’unico, grande scopo di ristabilire il buon senso e la ricerca del bene comune al vertice di una nuova scala di valori, coloro che desiderano tornare ad occuparsi in maniera semplice di cose semplici, e in maniera seria di cose serie, coloro che si sono svegliati dall’incantesimo lanciato da Segrate e adesso guardano compassionevolmente i loro fratelli e le loro sorelle dormienti, tenuti in coma pubblicitario, coloro che vogliono porre fine alla decadenza dell’Era di Arcore, che vogliono spodestare la casta di faraoni, dei e semidei che a fronte di dosi massicce di circenses sta perfino fallendo nella somministrazione del panem... Colo-

ro insomma che vogliono riprendersi questo paese sono tanti, molti di più rispetto al centinaio di imprenditori e ai direttori d’orchestra che tirano le fila alle marionette di palazzo. Tra di loro, o meglio tra di noi, ci sono anch’io. Ciò che serve è solo un po’ di autoconsapevolezza, di coscienza collettiva, di sinergia, di fiducia e di spirito di sacrificio. Sembra poco? Non lo è. Le battaglie non le vincono i più forti, ma chi combatte con più ardore. E il nostro campo di battaglia è uno solo: il seggio elettorale. Il 2009 è l’anno in cui LA RETE dovrà autoorganizzarsi per fornire un’alternativa a questo paese. Come è stato per la loggia massonica deviata Propaganda 2, l’obiettivo sarà quello di prendere il potere. A differenza della P2, tuttavia, LA RETE giocherà in maniera trasparente, secondo le regole della democrazia, contando unicamente sulle infinite professionalità di cui dispone e sulla numerosità degli uomini e delle donne che la compongono. LA RETE deve lasciare che emergano le idee migliori in maniera spontanea, autoaggregante, orizzontale. LA RETE non imporrà una verità ufficiale a discapito di altre marchiate come apocrife, ma lascerà ogni suo membro libero di accedere a qualsiasi informazione, in un ecosistema di Par Condicio naturale dove non si vince perché si hanno più soldi, ma solo perché si hanno idee migliori. LA RETE si autofinanzierà. Tutti potranno rappresentarla, tutti potranno eleggerne i candidati, e tutti saranno sottoposti al giudizio costante di tutti gli altri membri. Chi verrà eletto in ruoli chiave dovrà operare in regime di trasparenza totale. Dovrà essere disposto a farsi seguire in diretta streaming, dovrà auto intercettare le proprie conversazioni telefoniche, dovrà dimostrare di lavorare per la collettività e non per il proprio tornaconto. Ne LA RETE non ci saranno mandati irrevocabili: chi non incontra più il consenso collettivo verrà sostituito. E’ giusto che venga percepito uno stipendio, perché non vi sia discriminazione tra chi è benestante e chi invece vorrebbe e potrebbe fare molto, ma non può permettersi di lasciare i propri incarichi di lavoro neppure temporaneamente. LA RETE avrà un proprio organo di informazione ufficiale. La sua redazione sarà la collettività intera dei suoi membri, che periodicamente selezionerà gli articoli dei blogger ritenuti più interessanti, e con il solo meccanismo del voto deciderà in merito alla loro pubblicazione. LA RETE avrà un motto: non contano le persone, contano le idee. Le idee non saranno né di destra né di sinistra. Saranno semplicemente le idee migliori, da qualunque parte esse provengano. LA RETE non avrà necessariamente un presidente, ma solo amministratori, tranne il caso in cui la collettività decida che un presidente sia necessario: la collettività è e sarà sempre sovrana. Verranno create funzioni cui potranno assolvere uno o più membri scelti democraticamente. Tutti i documenti prodotti verranno costantemente rilasciati in rete, accessibili a tutti, in tempo reale. Chi assolve a una funzione potrà così lasciare il testimone ad altri che avranno tutti gli strumenti per proseguire il suo lavoro. LA RETE sarà la prima vera democrazia digitale. L’Italia sta precipitando nel vuoto, senza rete. Chissà che non si riesca ad aprirgliene una sotto, all’ultimo momento.

larete@byoblu.com


BLOG VOX

POLITICA

5 gennaio 2009

29 dicembre www.antoniodipietro.it

4 gennaio www.voglioscendere.it

Lettera di Cristiano Di Pietro

Portateli via

Antonio Di Pietro - Cristiano di Pietro, mio figlio, scrive una lettera che pubblico. Uscirà dall’Italia dei Valori. Lo trovo un gesto corretto e per certi versi forse eccessivo visto che non è nemmeno indagato, ma lo rispetto e ne prendo atto. "Montenero li 29.12.08 All’on.le Giuseppe Astore, Presidente ufficio politico regionale IDV - Campobasso Al dott. Giuseppe Caterina, Segretario regionale IDV - Campobasso Ai componenti Ufficio Presidenza IDV nazionale – Loro Sedi Gentili amici, ho fatto e faccio il mio dovere di consigliere comunale e provinciale senza mai aver infranto la legge (ed infatti nessuna autorità giudiziaria mi ha mai mosso alcun rilievo). Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un “appestato”. La mia unica colpa è quella di essere “figlio di mio padre”: per colpire lui stanno colpendo me, mia moglie ed i miei tre figli, dimenticando che anche noi abbiamo la nostra dignità ed abbiamo il diritto di esistere. Lascio l’Italia dei Valori e conseguentemente ogni incarico di partito ed anche il mio ruolo di Capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso, ove mi iscriverò al Gruppo misto. Lo faccio con sofferenza e dispiacere (soprattutto per la disumana ingiustizia che sto patendo) ma non voglio creare imbarazzo alcuno al partito. Attenderò serenamente che la Procura di Napoli completi le indagini preliminari in corso (che peraltro nemmeno riguardano la mia persona) in esito alle quali ogni singola posizione personale potrà essere chiara a tutti. Poi, quando tutto sarà chiarito, ne riparleremo. Un caro saluto ed un sincero augurio per un anno migliore, Cristiano Di Pietro"

Marco Travaglio - Ma perché gli esponenti del Pd, assediati dal partito dell’inciucio capitanato dal Corriere, non si prendono una vacanza dalle esternazioni sulla mitica “riforma della giustizia” e non cominciano a pensare prima di parlare? Fino a una settimana fa era urgentissimo separare le carriere, o almeno le funzioni (già separate due anni fa dalla porcata Castelli-Mastella, ma nessuno se lo ricorda), perché i giudici sarebbero appiattiti sui pm, che otterrebbero tutti gli arresti che vogliono. Ora che gip e Riesami scarcerano qualcuno contro il parere delle Procure, diventa uno scandalo che i giudici dissentano dai pm. Ma che diavolo vuole questa gente? Ma di che parla? Il primo che dà aria alla bocca innesca il “dialogo sulle riforme”. Il Pd Mantini delira: “Non possiamo sopportare che un avviso di garanzia possa eliminare politicamente, a volte fisicamente, un cittadino”. Benissimo, che si fa: si abolisce l’avviso di garanzia? Il Pd Tenaglia butta lì: “Affidiamo gli arresti a tre gip anzichè a uno”. Entusiasmo generale. Peccato che metà dei tribunali (70 su 166) abbiano pochissimi giudici: siccome lo stesso giudice non può pronunciarsi due volte sullo stesso arresto, se la prima decisione la prendono in tre, non se ne troveranno altri tre per fare il Riesame. Allora la Bongiorno propone di “rendere meno rigide le incompatibilità dei giudici”. Fantastico: così lo stesso giudice esaminerà il ricorso su un arresto disposto da lui. Ma cos’è diventato il Parlamento? Una comunità di recupero? Un repartino psichiatrico? Nel qual caso, quando arriva l’ambulanza?

31 dicembre - www.voglioscendere.it

Mimì metallurgico Marco Travaglio - Il destino cinico e baro continua ad accanirsi sui Mastella’s. Stavano quasi riuscendo a rifarsi una verginità sulla pelle di Cristiano Di Pietro, a suon di interviste compiacenti. Ma proprio sul più bello è giunta notizia delle dimissioni di Di Pietro jr. dall’IdV per un paio di semplici raccomandazioni: un gesto di grande dignità, che infatti in Italia non fa mai nessuno, nemmeno se l’arrestano. Ieri il Giornale raccoglieva le lamentazioni di Elio Mastella, che si presenta come un umile metalmeccanico finito nel «terribile tritacarne mediatico» e tiene a distinguersi da Cristiano: «Mai avuto raccomandazioni, mai provato a far carriera nel partito di papà, che è uno dei politici meno familisti». Infatti Sandra, moglie di Clemente, presiede il consiglio regionale campano. Il cognato Pasquale Giuditta era deputato. Il consuocero Carlo Camilleri era capo del consorzio del Sele. L’altro figlio, Pellegrino, era consulente del governo e assicuratore de Il Campanile, con moglie all’Agcom. Elio, il metallurgico della porta accanto, era responsabile della «Iside Nova» che organizzava eventi culturali a Benevento patrocinati dal consiglio regionale di mammà, mentre la fidanzata Roberta era leader dei giovani Udeur e consigliera regionale in Liguria, e l’ex fidanzata Manuela era praticante al Campanile. Elio e Pellegrino acquistarono 4 alloggi più la sede romana del Campanile a prezzi stracciati e ora pagano una super-rata mensile di 6700 euro, alla portata di ogni metalmeccanico. Meno male che papà non è familista, sennò metteva a carico dello Stato anche la colf e la gatta.

Pagina 4 28 dicembre - www.micromega.net

Ultimi prodigi del governo Berlusconi Pancho Pardi - “…un po’ per celia un po’ per non morir…” Ultimi prodigi del governo Berlusconi Da Natale a oggi sbarcati a Lampedusa 1.500 immigrati. L’accordo miracoloso tra Berlusconi e Gheddafi mostra ancora una volta la sua straordinaria utilità: in sua assenza gli sbarchi sarebbero stati almeno 5.000. Ancora qualche giorno e il governo potrà documentare che da quando è insediato gli sbarchi sono diminuiti del 250% rispetto al periodo del governo Prodi. Telefonate galeotte Berlusconi: “…continuo a telefonare e se escono mie telefonate di un certo tipo cambio paese, scappo via…”. Prenderlo in parola? I tre giornalisti di cui si dice tengano sue telefonate “di un certo tipo” nel cassetto ora sanno quale contributo dare alla patria… Alcune notizie diBondi e il Bene rettamente dalla Dopo aver proposto alla valorizzazione dei beni artinostra repubblica stici il manager della Mc Donald e Vittorio Sgarbi, delle banane. Bondi prosegue nella lotta per il Bene e l’Ottimismo. I telegiornali italiani sono secondo lui “una serie ininterrotta di notizie catastrofiche, di racconti dell’orrore, di fatti di sangue” e “Se non cambia qualcosa non vi sarà fine al peggio, al brutto, al deteriore, al pessimismo, al volgare e all’orrore”. Ma anche sostituendo nei telegiornali l’orrore con la melassa (cosa che col monopolio dell’informazione non deve essere troppo difficile) resta pur sempre Berlusconi e il suo governo, con una sola pennellata di melassa: Bondi medesimo. Nuova vita per il sindaco di Pescara Piano del PD: D’Alfonso alle Europee. Se verrà eletto non avrà bisogno di farsi pagare da Toto (padrone di AirOne) i biglietti aerei per Bruxelles e Strasburgo. O ancora meglio: per contribuire alla riduzione dei costi della politica potrebbe farseli pagare. Sebastiano Vassalli sulla riforma della giustizia “In un ordinamento democratico serio, le opposizioni non dovrebbero limitarsi a combattere l’avversario ma contribuire con idee al progresso del paese”. Qualche esempio? “Credo che il garantismo debba valere per tutti, dalla sinistra fino a Berlusconi. Non dovrebbe valere per lui solo perché ha fatto il lodo Alfano?” (il corsivo è mio e sottolinea che con il lodo Alfano Berlusconi si è garantito da sé). Sempre in nome del progresso del paese, l’ex presidente della Consulta è favorevole alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri ed è contrario alle intercettazioni telefoniche per reati corruttivi e a danno dell’amministrazione pubblica. Se ne deduce che secondo il grande giurista questi reati contribuiscono al bene del paese. 4 gennaio - www.antoniodipietro.it

Malpensa truffata Antonio Di Pietro - “Cornuti e mazziati” dal Governo Berlusconi. Così sono finiti i Aeroporto di Malpensa lavoratori di Malpensa e tutte le imprese e i cittadini della Lombardia e del Nord alla conclusione della vicenda Alitalia. La scorsa primavera Berlusconi e la Lega, quand'erano ancora all'opposizione, bloccarono la vendita di Alitalia ad Air France perché, a loro dire, avrebbe penalizzato lo scalo di Malpensa e, quindi, tutta l'economia lombarda. Ora che sono al Governo hanno chiuso l'affare proprio con Air France, con l'aggravante però che i debiti della vecchia Alitalia (pari ad oltre 3 miliardi di euro) sono stati messi a carico dei contribuenti italiani, mentre prima se li accollava Air France, e con l'ulteriore aggravante del licenziamento in corso per oltre 12 mila dipendenti Alitalia e più del doppio che ci saranno nel mercato dell'indotto attorno allo scalo di Malpensa. Inoltre, c'è da considerare che attraverso il finanziamento ad Expo 2015 sono venuti a mancare i soldi per il potenziamento al sistema autostradale e ferroviario, fondi voluti fortemente dal governo Prodi. Insomma, è la solita "truffa alla Berlusconi", di cui gli italiani sono tenuti all'oscuro solo perché i mezzi di informazione o sono in mano allo stesso Berlusconi o , come nel caso del servizio pubblico, sono sottoposti ai suoi veti e alla sua influenza. L'Italia dei Valori già dal prossimo giovedì 8 gennaio parteciperà alla manifestazione pubblica di protesta e denuncia, che farà proprio a Malpensa per sollecitare l'opinione pubblica a vigilare su quest'altro misfatto a favore dei 'furbetti del CAI', a cui Berlusconi ha voluto regalare la nostra compagnia di bandiera. E ci auguriamo che anche la Lega – sulla cui onestà intellettuale nell'avere a cuore l'economia del Nord non dubitiamo – sappia trovare la forza per opporsi al disastro economico imprenditoriale che sta per abbattersi attorno allo scalo milanese di Malpensa. E l'augurio è che la Lega questa volta voti con coraggio gli emendamenti che tendono a liberalizzare il mercato su Malpensa aprendo a tutte le compagnie aeree. Coraggio non avuto nei provvedimenti cosiddetti 'Salva Alitalia', proposti dal governo Berlusconi l'estate scorsa, lasciando così l'IdV sola in questa battaglia.


BLOG VOX 5 gennaio 2009

30 dicembre - www.lukalog.net

Informazione di regime Luca Di Vincenzo - È un momento particolarmente duro per la nostra economia. Si conclude un anno molto difficile, se ne apre un altro terribile. La crisi economica, la corruzione dilagante, le mani di Berlusconi sulla giustizia, a livello internazionale, una guerra senza fine in Palestina, ed un G8 blindato alla Maddalena con alTappone presidente di turno. All’inizio del mese in Grecia è successo qualcosa di molto grave. Sabato 6 dicembre un poliziotto spara sulla folla durante una

In Grecia si prepara il colpo di stato, a manifestazione e uccide uno stucausa di una situadente di 15 anni, Alexis, nel quarzione uguale a tiere ateniese di Exarchia, frequentato da anarchici e no-global. Migliaia quella italiana. di persone scendono in piazza ad Atene lanciando bombe molotov contro la polizia, incendiando auto e cassonetti e saccheggiando i negozi. La protesta si estende a Salonicco, Patrasso, Ioannina, e nelle isole turistiche di Creta e Corfù. Il ministro dell’Interno, Prokopis Pavlopoulos, offre le dimissioni, respinte dal primo ministro Costas Karamanlis. La morte di Alexis è stata la goccia che fa fatto traboccare il vaso. La Grecia è sull’orlo della bancarotta. Anche loro, come noi, non arrivano alla fine del mese, ed anche loro hanno un governo corrotto di destra. La gente è disperata e non ne puó piú. Sulle televisioni italiane pochissimo spazio alle notizie provenienti dalla Grecia, e per lo piú censurate! Per la nostra informazione si è trattato dei soliti disobbedienti che hanno messo a ferro e fuoco le strade della Grecia. Sotto c’è ben altro, e ce lo testimonia attraverso una lettera, il mio amico greco Nikos, che vive e lavora a Salonicco. Non vi nascondo che leggendo la lettera di Nikos mi è sembrato che stesse dipingendo l’Italia, invece che il suo paese.

“Allora caro amico Luka senti tutta la veritá da un Greco non di sinistra ma nemmeno di destra. Senti la veritá da un abitante europeo che vive con mille euro ed è fortunato perche la maggioranza vive con 600 o meno. Almeno io sono fortunato. È successo tutto perche un 15enne è stato ucciso da un polizia. Quello era la fiamma nella dinamite. La vita senza motivo, senza futuro, studiando tanto per e poi fare una vita di merda… Questa è la ragione. Qua in Grecia si vive con la speranza di svegliarsi in un modo migliore ma il governo di Karamanlis di destra (fascisti del cazzo pure loro) non fanno un cazzo per la gioventú. Stipendi di merda. Diritti zero. Non puoi scrivere. Non puoi parlare. Non puoi protestare che se lo fai diventi anarchico. Non puoi dire la tua che gli sbirri ti ammazzano. Un anno fa hanno quasi ammazzato di botte un ragazzo cipriota-greco che semplicemente camminava vicino alle proteste. E ai polizioti…Zero. Continuano a lavorare. Caro amico Luka, qua fa schifo. Non lavora bene nessuno. Tutti stanno a lamentarsi ma il governo continua ad ammazzare. Ieri il ragazzo Cipriota. Oggi il 15enne Alexis che nessuno parla in tv.Ne qua, ne da voi. Ma non è solo questo. Scandali economici del governo. La Grecia, insieme con l’Italia sta negli ultimi posti della TRANSPARECY.ORG. Cioè corrotti fino in fondo come se fosse in Uganda di Africa. Ti dico la veritá che non mi va di parlare di questo paese di merda. Il governo non ci lascia respirare. Ti posso dire 3000 cose su tutto, ma semplicemente ti mando questi filmati. Se avessi le forze, lascerei per sempre l’Europa. Meglio in Africa che qua. Non ci lasciano vivere.” Quel che sta succedendo in Grecia potrebbe succedere molto presto anche da noi, per questo i politici hanno bisogno di drogarci di ottimismo. L’informazione ha il bavaglio da tempo, ed ora vogliono tappare la bocca anche alla rete! La Grecia è piú vicina di quanto possiate pensare… INFORMATI PER INFORMARE!

CRONACA

Pagina 5 30 dicembre - poveraitalia.weblog.com

Il ricatto della Libia all’Italia Sandro Ferrante - Nei regimi dove l'informazione e' nelle mani del Governo le notizie che sono scomode al potere hanno scarso rilievo, oppure non vengono proprio date. L'assunto è semplice: notizia scomoda, notizia cancellata. Ebbene il disastro umanitario che in questi giorni trova la sua massima manifestazione negli sbarchi di poveri cristi a Lampedusa, ha come unico responsabile questo Governo. Di annunci spot ormai ne abbiamo la nausea e anche quelli che hanno riguardato l'immigrazione clandestina sono andati nella direzione di mantenere vivo il consenso nei primi 100 giorni di questo Governo. Chi ha osato opporsi alla schedatura e alle impronte da prendere ai bambini è stato messo da parte (vedi prefetto di Roma), tutti gli altri invece si sono limitati a cancellare le notizie dalla cronaca quotidiana. Rispetto al 2007 questo anno che si chiude, negli ultimi sei mesi ha fatto registrare un aumento degli sbarchi del +107%. Altro che 72% di consenso per Berlusconi, questo numero non lo cita nessuna nei TG di regime! Un fallimento totale! Il perche' di questa emergenza e' da ricercare in primis nel ricatto che il colonnello Gheddafi ci fa ormai da mesi. Questo dittatore che e' riuscito, grazie a Berlusconi, a guadagnare un proficuo accordo commerciale e di cooperazione con l'Italia continua a far partire immigrati clandestini dalle coste libiche perchè vuole fare pressioni su Berlusconi, affinchè dia un accelerazione alla ratifica del testo "TRATTATO DI AMICIZIA, PARTENARIATO E COOPERAZIONE TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LA GRANDE GIAMARIRIA ARABA LIBICA POPOLARE SOCIALISTA" , che giace in Parlamento. Un accordo Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi che in periodo di recessione e di crisi economica è un vero e proprio schiaffo al Paese: 5 miliardi di euro ci è costato trattato. Un regalo ad un dittatore sanguinario, ma che ha fatto pace con gli Usa e che ha il petrolio in casa. Un accordo che in parte ingrassa anche le numerose società italiane che operano in Libia che costruiranno una mega autostrada che attraverserà la Libia per arrivare in Tunisia. Denaro in cambio della lotta all'immigrazione clandestina che dal centro africa trova il suo punto di sbocco verso l'Europa proprio sulle coste libiche. Ma Gheddafi ha anche strappato a Berlusconi l'impegno a non concedere l'uso della basi italiane per eventuali attacchi militari alla Libia, infatti nell'art. 4 si parla proprio che "l'Italia non userà, ne permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia". Molti si interrogano sull'incostituzionalità di questo trattato visto che facciamo parte della Nato e visto che fino a qualche anno fa la Libia era considerato dagli Stati Uniti uno di quegli "stati canaglia" che attentava alla sicurezza del mondo occidentale. Il ministro dell'interno Maroni che deve fare gli spot per il suo partito, la Lega, attacca il ministro della Difesa La Russa che si trova ancora in vacanza ai tropici e dice che "lui e' rimasto per affrontare una vera e propria crisi e non se ne va in giro per il mondo a prendere il sole". Una polemica minimizzata ma che la dice lunga sui rapporti di "sopportazione" all'interno di questo Governo. I centri di accoglienza scoppiano, quei poveri disgraziati non hanno alcuna intenzione di rimanere in Italia, ma di sicuro tutti sanno che scappano da condizioni disumane di vita e da guerre devastanti. I poliziotti non hanno mezzi adeguati per accoglierli e vengono ammassati come bestie nei campi di concentramento allestiti alla meglio sull'isola di Lampedusa o in qualche altro CPA (ex CPT) del sud Italia. Ma lasciamo stare, di questo non si parla, i cittadini non devono sapere e quel +107% in più non conta perchè tanto nessuno lo dice. 1 gennaio - www.beppegrillo.it

L’Italia rovesciata Beppe Grillo - Un ragazzo siciliano ha gridato: "Viva Caselli, viva il pool antimafia!" durante un'esibizione periferica del condannato in via definitiva Sgarbi. E' stato allontanato dalla forza pubblica, sequestrato e rinchiuso in una stanza. Le persone che hanno assistito alla scena, tranne rare eccezioni, sono rimaste a guardare. E' un'Italia rovesciata. L'onesto è il disonesto. Il giudice è il ladro. Il pregiudicato è il parlamentare. Per capire come comportarsi è sufficiente dire il contrario della verità. La stella polare dell'italiano è il rovescio del diritto. Non può sbagliare. Chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni e chi si i fa i suoi e i nostri diventa presidente del Consiglio. Se il ragazzo avesse esclamato: "Mangano eroe!" sarebbe stato invitato a cena dalle autorità con babà e cannoli. Dire il contrario della verità paga in un Paese di mentitori. Nessuno tocchi il ragazzo. E' un piccolo eroe, un fiore raro. Gli altri, i presenti che non sono intervenuti in sua difesa, sono invece italiani veri. Quelli che tengono sia famiglia che capobastone. Scrive Sonia Alfano: "Ancora una volta siamo costretti a prendere atto dei vergognosi comportamenti adottati dal sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, dalla polizia municipale che ha agito in piena e totale violazione della legge e dalla stampa che, come spesso accade, ha riportato notizie false e imprecise. Il ragazzo che ha contestato Sgarbi ha solo riportato notizie vere che una certa stampa ha subito bollato come "accuse". Sgarbi è un pregiudicato condannato per truffa allo Stato e in primo e secondo grado per aver diffamato il dottor Caselli e l'intero pool antimafia. Siamo pertanto grati al ragazzo artefice della contestazione per aver mostrato che in Sicilia esistono ancora persone in grado di urlare la verità e di contestare, legittimamente, chi si è macchiato di così gravi gesti. Siamo amareggiati per l'inqualificabile comportamento della polizia municipale che, senza nessun titolo nè motivazione, ha sequestrato il ragazzo rinchiudendolo in una stanza della biblioteca "Franco La Rocca"... E' paradossale che uomini dello Stato difendano un pregiudicato che ha truffato quelle stesse Istituzioni che le loro divise rappresentano. Chiameremo a rispondere nelle sedi giudiziarie competenti gli artefici dei gravi episodi avvenuti..." Sonia Alfano


BLOG VOX

SOCIETÀ

5 gennaio 2009

Pagina 6 3 gennaio - www.danielemartinelli.it

30 dicembre - ilpopolosovrano.splinder.com

Scriviamo un messaggio a Claudio Pagliara Ermes - Mai come in questi giorni è chiaro che i nostri telegiornali portano avanti un'informazione falsa, quasi manipolata. Mi riferisco alla guerra a Gaza. Ma c'è un giornalista, in particolare, che da anni sembra portare avanti una campagna anti-palestinese. Si tratta dell'inviato della Rai, Claudio Pagliara, ormai noto per i suoi collegamenti con il tg1 e il tg2. Pagliara è un tipo che si presenta in tv con un giubbotto antiproiettile e in ogni diretta fa pacatamente e serenamente disinformazione. Sia ben chiaro: non vogliamo che Pagliara comunicasse notizie pro-palestina. Vogliamo solo un'informazione libera, oggettiva. In rete sono tutti schifati da questo personaggio. I giornalisti sono incomunicabili, ma forse ho trovato qualcosa. Ho trovato il modo di contattare Pagliara: facebook. Già, questo tipo ha un contatto facebook. Ora, create un account facebook e scrivete un messaggio a Pagliara. Io ho riattivato il mio account, dato che quando mi registrai durò circa 2 minuti, e ho inviato questo messaggio: Oggetto: Informi o si faccia da parte Caro Claudio Pagliara, lei non lo sa ma molte persone come me si pongono queste domande: verrà un giorno in cui lei la smetterà di portare avanti questa specie di informazione filo-israeliana? Verrà un giorno in cui lei inizierà veramente ad informare le persone con un'informazione libera e oggettiva? Verrà un giorno in cui lei cercherà di aiutare, in quella minima parte che le è possibile, il popolo palestinese, ma anche israeliano, semplicemente attraverso un'informazione vera? Questo ci chiediamo. Quando quel giorno arriverà, ce lo dica. Altrimenti può anche farsi da parte. Si tolga quel giubbotto antiproiettile con il quale vuole trasmettere timore e coraggio allo stesso tempo, consegni il microfono ad un giornalista serio, anzi, normale, oppure lo dia direttamente a Vittorio Arrigoni, si faccia da parte in modo da renderci felici, fieri di pagare il canone della sua rete per il motivo per cui questo esiste: essere informati. Ermes Inviate anche voi un messaggio. Potete anche copiare il mio, basta che scriviamo. Aggiornamento: oggi il tg1 ha trasmesso un servizio di Pagliara su 3 vittime israeliane, con un'intervista ad una famiglia italiana che vive in Israele. Le 300 e passa vittime palestinesi dove sono?

Il Pd applaude anche in manette Daniele Martinelli - “Il tribunale del riesame ha mantenuto le ipotesi di reato. Si capirà meglio leggendo le motivazioni quando saranno depositate”. E’ il procuratore capo di Potenza, Giovanni Colangelo a difendere l’inchiesta del suo pm Henry John Woodcock, che ha chiesto l’arresto del deputato del Pd Salvatore Margiotta negato dalla casta. “L’ho visto lavorare con grande impegno, onestà intellettuale e professionalità” nell’inchiesta sulle presunte tangenti pagate per gli appalti legati all’estrazione di petrolio in Basilicata. È vero che i giudici del riesame hanno annullato la richiesta dei domiciliari per Margiotta, lasciando alle manette i 5 indagati che hanno restituito ai proprietari i beni mobili e immobili per 50 milioni di euro di valore. Ma è anche vero che sono confermati i gravi indizi sull’ipotesi di una vera e propria associazione a delinquere. Il tribunale del riesame conferma tutte le ipotesi di corruzione, concussione e turbativa d’asta per l’amministratore di Total Italia, Lionel Levha, i dirigenti Roberto Francini e Roberto Pasi, l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara e Ignazio Tornetta, sindaco di Gorgoglione (MT). Mercoledì 7 gennaio, davanti allo stesso gip che ha firmato l’ordinanza di Woodcock, si discuterà se sospendere per 2 mesi ogni attività della Total Italia. Woodcock, in un filone parallelo, contesta all’imprenditore Ferrara anche l’associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e allo spaccio di droga. I giudici hanno annullato, anche qui, l’associazione, ma hanno lasciato l’accusa stupefacenti. Ebbene, di fronte alle conferme la casta del partito democratico prosegue nel suo folle processo di riabilitazione di arrestati, indagati e presunti tangentari. Luigi Manconi sull’Unità difende Ottaviano Del Turco assieme al quotidiano di partito Europa, che chiede conto dell’inchiesta abruzzese. Del Turco, dopo la solidarietà ricevuta da Silvio Berlusconi, ha dalla sua parte pure l’ex presidente del Senato Franco Marini. Che dice di aver “maturato forti ripensamenti sull’inchiesta perché i dubbi ricadono sulla sua fondatezza.” Marini si chiede dove siano i soldi finiti a Del Turco e quali sarebbero le prove che lo inchiodano. Ma deve aver dimenticato le valigette piene di milioni di contanti che sarebbero arrivate nella villa di Collelongo dell’ex governatore abruzzese, da parte dell’imprenditore della sanità Angelini. Purtroppo Marini sbraita prima del tempo “la caccia giudiziaria contro il Pd”. La scarcerazione del segretario regionale veltroniano Luciano D’Alfonso, a Pescara, l’ha convinto che ci sia “troppa leggerezza nelle indagini” e che “queste vicende provocano perdita di fiducia dei cittadini verso le istituzioni gettando discredito sulla stessa magistratura.” Da qui l’esigenza di una “riforma della giustizia ineludibile” per un sano confronto col Pdl. Col quale la fusione è ormai sancita senza mezzi termini. Pd-Pdl sono un tutt’uno. Altro che il pd consegnato a Di Pietro! Il pd ha le mani alzate a Berlusconi e davanti alle procure, che agli occhi di Sergio Chiamparino paiono come “la conseguenza della debolezza politica del pd che implica difficoltà a reagire davanti agli assalti della magistratura. Gli fa eco il ministro ombra Lanfranco Tenaglia sostenendo che “la riforma della giustizia è

necessaria perché è terribile aver scarcerato il sindaco di Pescara soltanto dopo le sue dimissioni. In questo modo - secondo Tenaglia - passa l’idea che un magistrato possa decidere chi debba o meno far politica”. Di fronte a questo squallido quadro i pidini rimasti non fanno che applaudire, applaudire e applaudire. Prima di una qualunque sentenza condannano i magistrati! Trasformando in un’omelia funebre tutto il pd.

30 dicembre - www.danielemartinelli.it

Chi informa muore. Anche in rete Daniele Martinelli - Secondo l’ultimo rapporto di Reporters Snas Frontiers relativo alla libertà di stampa nel mondo, censura e repressione si spostano sul web. Questo 2008 si sta chiudendo col bilancio di 60 giornalisti uccisi e 673 tra fermati e arrestati, a fronte degli 86 morti e 887 arrestati registrati nel 2007. Tra i morti di quest’anno anche il primo giornalista blogger. Si tratta del cinese Wei Wenhua, ucciso a botte da un gruppo di agenti municipali lo scorso 7 gennaio a Tienanmen. Episodi di repressione e censura in Rete sono stati registrati in altri 37 paesi, con picchi di 162 casi in Siria, 93 in Cina e 38 in Iran. “La rete - spiega il comunicato dell’ente - è diventata uno spazio di libertà per i citta-

dini critici e i giornalisti incensurati, e in quanto tale, rappresenta una minaccia per i centri di potere abituati a governare in tutta impunità”. Io stesso, in seguito alla vicenda di Bitonto dell’agosto scorso, sono fra gli intimiditi che hanno ricevuto richieste di risarcimento danni, per aver denunciato omertà da parte di funzionari pubblici che si sono sottratti al dovere di spiegare i motivi che li hanno spinti a scelte discutibili, come quelle di piazzare capo dei vigili urbani un inquisito per peculato e truffa aggravata. Hanno tentato di imbavagliarmi ma non ci sono riusciti. Devo ringraziare il gruppo di “Arrestateci tutti” che tramite Antonio Di Pietro hanno preso le mie difese. Non mi sento un eroe, anzi, mi rattrista constatare come in Italia l’informazione sia totalmente deformata sia nella proposta che nei contenuti. Un’informazione talmente controllata da disinformare quotidianamente perché non libera. Perché composta da una maggioranza di giornalisti che hanno ceduto al ricatto. Ottenere libertà significa cambiare le regole del gioco, che la quasi totalità della casta attuale non è disposta ad accettare. La Rete libera sgomita tra l’arroganza, l’ignoranza, la tracotanza e la prepotenza di chi ha inteso la cosa pubblica come proprietà privata. La cronaca riporta sempre più spesso sequestri di blog, arresti di blogger e filtri nei motori di ricerca. Tuttavia sono convinto che fra qualche anno non avrà più senso stilare la classifica degli stati per libertà di stampa, perché la Rete sta mettendo a nudo tutte le contraddizioni di una puzzolente elite di oligarchi. La rete cancella le frontiere, annulla gli stereotipi, irrompe nella vita di tutti, illumina con luce abbagliante le magagne dei regimi, è immediata e repereibile in ogni momento. Le bugie avranno le gambe sempre più corte e questo porterà a cambiamenti talmente radicali da rendere difficili paragoni con la realtà attuale. Come difficile è pensare che in una democrazia, un giornalista possa morire ucciso da una carica di tritolo. Peppino Impastato fece quella fine nel 1978. Amava raccontare ciò che in un paese libero dovrebbero raccontare tutti. Il suo corpo disintegrato non ha potuto nemmeno subire degna sepoltura. Come racconta la sua anziana madre, intervistata recentemente e proposta nel video in cima al post.


BLOG VOX 5 gennaio 2009

CULTURA

29 dicembre - lettera a www.micromega.net

La disillusione di Diego, disabile, “ospite” a RaiUno per Telethon

Carla Raimondi - Vi racconto una storia, la storia di Diego e dei suoi genitori, invitati dalla Rai per partecipare a Telethon. E’ una lettera lunga, non leggetela per me ma Vi chiedo di arrivare fino in fondo per lui. Diego è un ragazzino dolce, simpatico, allegro. Diego ha tante fortune, ha due genitori meravigliosi, degli amici e dei professori che gli vogliono un mondo di bene. Però Diego è ammalato, è nato affetto da una grave malattia che si chiama “Sindrome di Lowe” e che pochi conoscono: si tratta di una rara malattia genetica che causa disabilità fisica e psichica e porta a difetti della vista, problemi renali e cerebrali. Non esiste alcuna cura. Lo scorso anno Telethon è venuto a conoscenza del problema di Diego, e ha mandato una delegazione di persone alla sua scuola. Sono rimasti tanto impressionati da lui e dai progetti sulla diversità organizzati dai professori insieme ai ragazzi che quest’anno hanno invitato Diego, i suoi genitori, i professori, la neuropsichiatra dr.sa Folegani che lo segue e tutti i compagni di classe alla Maratona Telethon, Domenica 14 Dicembre su Rai1. Inutile descrivere l’opportunità che è stata data per far conoscere finalmente agli italiani la patologia di Diego, e la conseguente felicità del ragazzo e dei suoi familiari. Inutile parlare della soddisfazione e delle aspettative dei genitori e dei compagni che potevano dimostrare quanto può essere bello avere un figlio e un compagno come lui. E’ scontato. Purtroppo lo spazio diretta che era stato loro destinato era durante la trasmissione <<100 e lode>>, presentata da Lorena Bianchetti, la quale ha dimostrato freddezza, insensibilità e scarsa professionalità. Ha presentato Diego all’inizio della trasmissione, senza dargli tempo di parlare, senza descrivere la sua malattia e il motivo della sua presenza, e soprattutto lasciando il ragazzino, ipovedente e con problemi motori, solo e spaesato in mezzo alla sala, in mezzo ai cavi e alle telecamere, senza nessuno vicino che lo aiutasse almeno a tornare dai suoi genitori. Ci ha dato l’impressione di un direttore di circo che presenta la sua attrazione, per poi lasciarla lì per passare a cose più importanti. Diego non è riuscito a dire nulla, ha solo fatto in tempo a regalare una sciarpa a Lorena Bianchetti, che lei infastidita si è subito tolta, rifiutando di fatto il dono. Ma si sa, è caldo negli studi televisivi… Poi la trasmissione è andata avanti, si è svolto il gioco, e c’è stato tempo per tutti: tempo per la giuria annoiata, tempo per i giocatori, tempo per Al Bano che ha cantato 3 canzoni sbagliandole anche, tempo per tutti insomma tranne che per Diego e la sua malattia. La sig.ra Bianchetti ha bellamente ignorato il gobbo che le indicava di presentare e intervistare Diego e i suoi accompagnatori, forse pensando più alla audience del programma che al motivo BLOG VOX della sua presenza in trasmissione. Erano previwww.blogvox.info sti 10 miseri minuti, e non ne ha avuto nemme5 gennaio 2009 no uno. Articoli: Ma come si dice, show must go on… Peccato www.beppegrillo.it che in nome dello spettacolo debbano sempre www.voglioscendere.it www.micromega.net pagare i più deboli. Ci lamentiamo tutti di volewww.byoblu.com re un mondo migliore, ma non viene mai data www.danielemartinelli.it una possibilità a quelli che provano veramente www.espressonline.it www.antoniodipietro.it a costruirlo per noi. www.lukalog.net Si invitano i telespettatori a inviare una donailpopolosovrano.splinder.com zione anche a costo di una piccola rinuncia moleskine64.wordpress.com poveraitalia.weblog.com come potrebbe essere un cappuccino, perché allora non hanno rinunciato a dieci minuti di Vignetta: www.gavavenezia.it spettacolo da donare a Diego? Foto: Credo che il nostro Diego e i Diego del futuro www.windoweb.it abbiano diritto ai loro 10 minuti e spero che www.indipendent.co.uk qualcuno potrà farglieli avere. www.asca.it www.yabasta.it Tengo a precisare che questa lettera non vuole www.ilmessaggero.it in alcun modo danneggiare Telethon che al www.verosudamerica.com contrario ha dimostrato attenzioni e correttezwww.nonsoloabili.org za. Banner: Grazie. www.istockphoto.com

Pagina 7 30 dicembre - www.beppegrillo.it

Il Calendario dei Santi Laici 2009 Beppe Grillo - Introduzione al Calendario Santi Laici 2009: "Se si scorre l’elenco dei Santi Laici, la prima reazione è un senso di vertigine. Un’impressione che si può provare solo di fronte all’abisso, al vuoto di un precipizio senza fine. Non è un semplice, e lunghissimo, elenco di omicidi di carabinieri, poliziotti, magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti e cittadini. E’ un fiume di sangue che percorre la nostra Storia. Un massacro sul quale si fonda e vive la nostra Repubblica. Chiudete gli occhi e pensate a questi uomini e donne che hanno sacrificato la vita per lo Stato. E immaginate il loro ruolo nella guida della Nazione, se fossero ancora in vita. Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. Poi aprite gli occhi e vedete la realtà desolante di prescritti, mafiosi, condannati in Parlamento e dell’informazione in mano ai loro servi. Vi chiederete perché, in così tanti, hanno dato la vita. Cosa li ha spinti. Io credo che la loro coscienza li abbia costretti a farlo. Non avevano semplicemente altra scelta. Non potevano voltarsi da un’altra parte. Molti sapevano di essere condannati. In questo simili al Cristo dei Vangeli che accettava il martirio, pur potendo sfuggirvi. Gli onesti sono tollerati solo se non denunciano il Sistema, quella galassia di criminalità organizzata, massoneria deviata e corruzione politica che governa l’Italia. Fino a ieri in modo occulto, oggi in modo sfacciato, plateale. Il Sistema agisce nei confronti degli onesti per gradi. Prima cerca di comprarli, poi li minaccia. Se fallisce, allora li isola e se questo non è sufficiente, dopo averli isolati, li uccide. L’isolamento da parte delle istituzioni e dei media è il campanello d’allarme. L’ultima chiamata. Centinaia di persone lo hanno sentito e hanno tirato dritto. A loro dovrebbero essere intitolate le vie e le piazze d’Italia. Quelle che i politici vogliono dedicare al latitante Bettino Craxi. Davanti a Montecitorio ci dovrebbe essere una lapide con i loro nomi in caratteri d’oro, in ordine alfabetico. Il mio augurio per il 2009 è di non lasciare perdere, di non lasciare più perdere nulla. Nessuno è al di sopra della legge e i delinquenti vanno chiamati solo con il loro nome. Non voltatevi più dall’altra parte, ma solo dalla vostra parte. I Santi Laici, da lassù, vi daranno una mano. “No, non

dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere…”. Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato dai fascisti nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944". Il calendario è disponibile in download gratuito nel formato pdf o a prezzo libero, nella stampata su carta patinata. 30 dicembre - www.micromega.net

Famiglia Cristiana contro Eluana Cincia Sciuto - «La morte a Natale». Non si tratta di un cinepanettone versione horror, ma del titolo di un ampio servizio che l’ultimo numero di Famiglia Cristiana – settimanale dei paolini, distribuito in tutte le parrocchie d’Italia, punto di riferimento culturale di una grande parte dell’opinione pubblica cattolica – ha dedicato alla vicenda di Eluana Englaro. Il corredo di occhiello e sommario completano il quadro: «Tutto pronto per l' "esecuzione". Mentre noi mangeremo il panettone, la ragazza potrebbe essere lasciata morire di fame e di sete. Per ordine dei giudici». Tanto per far andare di traverso il panettone. E a leggere l’articolo lo sconcerto non può che aumentare. Scrive Alberto Bobbio: «C’è una ragazza che potrebbe continuare a vivere, perché c’è qualcuno che le vuole bene [chi? il papa, forse? il cardinale Barragán, che considera Beppino Englaro un assassino? le suore che accudiscono Eluana? o forse lo stesso Bobbio?]. Ma il padre [che – ne deduciamo – non le vuole bene] e i giudici hanno deciso che, invece, non sarà così». Il riferimento è alla sentenza della Corte d’Appello di Milano – confermata dalla Cassazione – che consente l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali su Eluana Englaro, che noi ci ostiniamo a definire una «ragazza», quando ormai – in questi lunghi diciassette anni – è diventata una donna. Su questa donna «priva di morte e orfana di vita», come recita un verso della poesia che Guido Ceronetti le ha dedicato (e che qui ripubblichiamo), si sta indegnamente consumando una battaglia ideologica meschina e ipocrita, di cui Famiglia cristiana si sta facendo alfiere. L’obiettivo, come ben si capisce dall’articolo di Bobbio, è quello di spingere all’approvazione di una legge sulla «fine vita», che ponga dei limiti rigidissimi all’autodeterminazione dell’individuo. Perché, come osserva Bobbio, «mancando una legge sulla cosiddetta fine vita, che pure poteva essere approvata dal Parlamento in questi ultimi mesi, sembra non ci sia altra strada che applicare la sentenza». Che poi significa – come ha più volte ricordato Stefano Rodotà – applicare la Costituzione, che garantisce a ogni cittadino il diritto di accettare o rifiutare qualunque cura. L’articolo di Famiglia cristiana fa anche venire il sospetto (o meglio, lo conferma) che dietro le vere e proprie intimidazioni di Sacconi alla clinica di Udine che era pronta ad accompagnare Eluana alla morte, ci sia stata ben più di qualche pressione da parte vaticana. «Il Governo ha provato fino in fondo a trovare una soluzione», approva Bobbio, «ci sono state ore frenetiche la settimana scorsa, nelle stanze del ministero del Welfare», dove il sottosegretario Eugenia Roccella e il ministro Sacconi «hanno consultato esperti [ci piacerebbe sapere quali], si sono posti il problema di poter scrivere un decreto che bloccasse la sentenza della Cassazione. Ma l’idea è stata scartata, perché il presidente della Repubblica non lo avrebbe mai firmato». Forse perché sarebbe stato incostituzionale? E quindi Sacconi ha optato per l’«atto di indirizzo», corredato poi da dichiarazioni sostanzialmente intimidatorie che hanno bloccato il trasferimento di Eluana nella clinica. «C’è una domanda su tutte, alla quale bisogna rispondere», conclude Bobbio, «quanto vale la vita?». Ma la domanda che conta sul serio è un’altra: chi decide sulla propria vita?


BLOG VOX - 5 gennaio 2009