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SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE - SPECIALE

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KEEP CALM READ BLOGS 4 PAPER AND

The Apprentice. Sei fuori! Perchè?

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Il sistema giusto per candidarsi Sbagliate più che potete, ma provateci di Pikadilly

Quale deve essere il costo giusto di un contratto SEO di Web In Fermento

Le pagine aziendali di Linkedin diventano un’opportunità per le aziende e per chi cerca lavoro di Enrico Filippucci

5 Motivi per cui non otterrete risposta dopo una candidatura di Anna Martini

Guida Linkedin - Parte 1 Le sezioni del profilo: il Riepilogo di Gian Paolo Ghilardi e Bitelyte


SEI FUORI! (vediamo i motivi)

Mentre era Team Leader, per mettersi in mostra, non ha lavorato in Team. Paradossale.

Con i numeri non aveva molta dimestichezza, gli affidereste milioni di Euro?

Semifinalista, molto brava, ottimo background ma senza esperienza.


Ritirata. La famiglia prima di tutto.

Ha fatto un gioco pericoloso e ha perso. L’arroganza non piace a nessuno.

Non si può sempre avere sconti ed andare avanti facendo sorrisini.

Arroganza e presunzione. Non le era chiaro che una Laurea senza esperienza non serve.

Il gusto personale è la sua miglior strategia. Praticamente eliminata dal suo stesso Team. Il Team Leader è sempre il responsabile dei risultati e in caso di dubbi paga per tutti.

Ha Vinto! Non c’è nulla da dire. Dicono tutto gli altri.

Gli Head Hunter si stanno ancora domandando come abbia fatto ad arrivare in semifinale.

E’ un vero peccato. Bastava conoscere un po’ l’inglese per arrivare primo.

A quanto pare s’era stufato. Praticamente è stato sempre a rischio di eliminazione.

Se il Team perde, sei la prima responsabile e paghi per tutto il Team.


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Il sistema giusto per candidarsi Googla il mio nome per avere altre informazioni Paolo Bruno www.paolobruno.net

A seconda dei casi è più utile un collegamento nella propria rete, un CV spedito con raccomandata in carta antichizzata, candidarsi via web, telefonare, presentarsi direttamente in azienda, fare un video, ballare la Polka, inviare una mail o un tweet… l’importante è trovare ed utilizzare il sistema più giusto di altri. Oggi abbiamo decine di strumenti e alternative per distinguerci, perché non usarli al momento giusto nel modo giusto?

Alec Brownstein aveva la necessità di trovare lavoro nell’ambito Marketing e decise di utilizzare AdWords, strumento per le campagne pubblicitarie di Google

Riporto due esempi per poi andare ad analizzare i punti in comune.

Alec ha acquistato una campagna pubblicitaria utilizzando come Key i normi di CEO di rinomate agenzie pubblicitarie, apparendo in questo modo come primo risultato con la frase: “Googlare te stesso è divertente ma lo è anche assumermi”.

Esempio 1:

ehm... ti ricordo che la rivista è interattiva , premi sul video ...

Chi non ha ma mai Googlato se stesso? Ancor di più lo fanno i CEO di importanti aziende o il loro ufficio marketing per monitorare lo stato dell’azienda sui motori di ricerca.

I nomi erano: • David Droga • Tony Granger • Gerry Graf • Ian Reichenthal • Scott Vitrone Ha fatto un colloquio con: • David Droga • Gerry Graf • Ian Reichenthal • Scott Vitrone ... ha ricevuto due offerte di lavoro; da Ian Reichenthal e Scott Vitrone ed ora lavora alla Y&R New York. Il tutto è costato 6 dollari.

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J OB Esempio 2: Questo esempio è tutto Italiano. Damiano Tescaro, lavora in Blizzard Entertainment a Cork, ma come ha ottenuto il lavoro? Ha creato e diffuso un video nella speranza che Blizzard lo notasse, dopo qualche settimana riceve non solo una telefonata dalla Blizzard ma anche da Amazon.

Cosa hanno in comune queste due candidature? Originalità a parte, hanno entrambi dimostrato concretamente le proprie capacità e cosa potevano realmente offrire, direttamente nella fase di candidatura e presentazione del CV.

Analizziamo il primo caso:

• Alec ha utilizzato uno strumento di Marketing per candidarsi, quale strumento migliore

ehm... non te lo devo ripetere di nuovo vero? ...

se non AdWords per dimostrare ad un’agenzia pubblicitaria la propria capacità di fare marketing e pubblicità? • Ha selezionato i nomi correttamente, “ha cercato persone e non un lavoro”, quando siamo alla ricerca di un lavoro in realtà cerchiamo persone che possano fornirci in qualche modo un’opportunità. Non ha usato i nomi delle HR o della Direttrice Marketing, ma dei CEO, tutti gli altri sono al di sotto, meri esecutori.

Analizziamo il secondo caso:

• ha usato un Video (ovviamente per un’azienda che produce videogiochi è preferibile) • ha doppiato WoW, il gioco più famoso della Blizzard, con la sua voce in Italiano, dimostrando le sue capacità direttamente nel VideoCV e rispecchiando effettivamente la posizione da lui desiderata. • Si è presentato in Inglese dimostrando capacità linguistiche. • Anche lui in questo caso ha utilizzato delle persone, gli utenti che hanno fornito viralità al video.

• Entrambi hanno utilizzato lo strumento adatto, dubito avrebbero ottenuto gli stessi risultati presentando un CV Formato Europeo (magari in altri casi quest’ultimo potrebbe essere il sistema più giusto).

Come capire qual è il sistema corretto?

Studiate ed analizzate l’azienda, il settore, l’offerta di lavoro, le persone con le quali andrete ad interagire. Indagate! Cosa fa l’azienda? Che vantaggio ha l’azienda nell’assumervi? Portate sin da subito un esempio concreto. Siete un commerciale e notate che l’azienda non ha referenti nella vostra zona? Proponetevi con un piano di business ed analisi. Vi occupate di Marketing e indagando notate che l’azienda ha un problema di immagine sul web? Proponetevi dimostrando ciò che potete fare per migliorarla. Volete lavorare in pasticceria? Fate recapitare una torta fatta da voi, non un CV di carta! Dimostrate le vostre capacità direttamente nella fase di candidatura!

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Sbagliate più che potete, ma provateci Web developer naturalizzata blogger, si occupa principalmente di vendita e promozione online sfruttando le sue ancestrali passioni: la comunicazione e la scrittura. Collabora con siti, forum e magazine dedicati al web, ma la principale fonte di divertimento applicato al lavoro sono i suoi sei blog tematici, nei quali diluisce dosi industriali di ironia con argomenti serissimi.

Francesca Luciani aka Pikadilly www.pikadilly.it

Vi ricordate il post La ladra? Ci risiamo. :) Interno giorno, sto parlando con un’amica e noto in lei una sorta di fastidio quando le espongo il progetto Kiwi Make Up. Ad un certo punto mi dice: “Non te la prendere eh, davvero, ma perché tu ricevi tanti consensi e io no? Non voglio sminuirti, non voglio dire che non te li meriti, ma è un paradosso! Sono uscita dall’università con 110 e lode…” “… e io non ho nemmeno il diploma. Eh lo so, è storia vecchia!” E rido. Perché, davvero, la capisco benissimo e ho apprezzato la sua sincerità, ma tra noi, oltre la laurea, c’è un particolare piccolino ma significativo che impedisce a lei di “ricevere consensi” e a me di ottenerli naturalmente: io ci provo, lei no. Lei ha paura di provarci, io manco pe’ gnente. Fossi stata la Pika di qualche mese fa me la sarei presa, oggi invece voglio sfruttare questa occasione per dare qualche suggerimento a chi sta a casa

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con la laurea appesa al muro e nessuna speranza per il futuro. Senza pretese, parlo attingendo alla mia esperienza di web lavoratrice, ma anche di “capo d’azienda”. ;)

Sbagliate più che potete, ma provateci! Se prima avrei pensato: “Eh, tu con la laurea hai più possibilità di me di entrare nell’agenzia X”, oggi non lo penso più, perché dietro di me ho accumulato così tanti errori e così tante esperienze, visualizzabili da tutti, che il mio CV è pieno di roba. Roba creata tutta da me. Potrei decidere di entrare nell’agenzia X ed essere assunta anche solo mandando il CV. Che presuntuosa! Oh, sì, lo sono molto e va bene così. :D C’è un solo motivo per cui mi farcisco di tanta sicurezza: l’intraprendenza.


J OB Non ho aspettato nessuno, non mi sono messa sul divano ad attendere una chiamata per un lavoro che avrei sicuramente odiato, non ho permesso agli altri di decidere cosa avrei potuto fare in qualità di non diplomata, sebbene a volte – troppe volte – io abbia patito la mia mancanza di diploma. Badate che io non vivevo nella bamba da potermi permettere di rischiare, eppure l’ho fatto e continuo a farlo, senza rinnegare niente: i miei errori sono stati la mia scuola. :D Mi va male con Kiwi Make Up? Non fa nulla, capisco dove ho sbagliato e riparto! I markettari mi ridono dietro, i blogger famosi non sanno nemmeno chi sono, non parlo ai convegni e bla bla bla, ma tutta ‘sta roba non mi serve, per-

ché io non punto chi nel web ci lavora ed è farcito di preconcetti su come si gestisce un blog, bensì punto gli altri, quelli che il web lo fanno senza dichiararsi esperti: gli utenti, che spesso sono anche le agenzie/aziende. ;) Finché riesco a parlare con loro, cosa mi importa di essere simpatica ai blogger? Niente. :D Aspettare è la morte dell’intraprendenza Fin da piccoli ci insegnano che la pazienza è la virtù dei forti. No, la pazienza in certe situazioni è la fiamma che brucia il tempo, lo stesso da impiegare nel dimostrarsi intraprendenti e attivi. Ecco la parola chiave: attivi, dovete essere attivi. Da dove cominciare?

Social, blog e You Tube, per esempio “Odio Facebook!” Liberissimi di odiarlo, ma l’azienda X lo odia o lo sfrutta per vendere i suoi prodotti? Io direi la seconda. Quindi perché non usare lo stesso mezzo per vendere il vostro prodotto, ovvero voi stessi, all’azienda X? L’intelligenza NON è ripudiare il social perché tutti lo amano, intelligenza è scegliere di usarlo o meno senza farsi influenzare dall’amore degli altri, ma soprattutto saperlo usare per raggiungere i propri scopi (conoscere gente, incontrare vecchi amici, cercare lavoro, ecc.).

Curriculum su Facebook

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J OB Createvi un profilo CV su Facebook, magari seguendo l’utilissima guida di Paolo Bruno su come impaginare al meglio le vostre esperienze. Paolo ha usato poche parole e tante immagini, rendendo interessante ed estremamente ricordabile il suo CV. ;) Utilizzate questo nuovo profilo per segnalare tutti gli articoli salienti del settore in cui vi piacerebbe… anzi, in cui volete lavorare, e se mirate ad un’azienda, linkate le novità che la riguardano, le iniziative, i concorsi, i comunicati stampa, non a mo’ di lecchinaggio: i CS devono essere interessanti per chi li legge, voi in primis. Sticazzi se l’azienda X ha cambiato colore delle sedie, ma sarà interessante sapere se le sedie nuove porteranno benefici alla clientela. ;) Non parlate male della concorrenza, siate maturi e produttivi sia per l’azienda nella quale volete entrare, sia per la concorrenza, perché se la prima non capisce il vostro valore, magari la seconda sbava per avervi nella propria scuderia.

Rispondete sempre alla domanda che ogni azienda si fa prima di assumere un dipendente: “Come potrà migliorare la mia produttività?” Voi siete un prodotto diverso dagli altri, uno di quelli che le aziende non possono rifiutarsi di comprare, anche se non ne hanno bisogno. Spesso si punta a soddisfare un bisogno, ma se riuscite a farvi assumere anche senza crateri nel personale, be’, massima stima, amici! Mi raccomando: puntare all’azienda sì, ma sappiate comunicare anche con chi vi segue! Comunicare con i non addetti ai lavori è importantissimo, soprattutto se il vostro obiettivo è il reparto vendite. I tecnicismi lasciateli alla gente insicura, voi usate la semplicità, siate comprensibili, portate esempi attingendo al quotidiano di tutti affinché questi tutti possano ritrovarsi in ciò che dite. ;) Ho parlato di Facebook, ma non escludete Twitter (social che vi insegna ad essere essenziali) e Google Plus. ;)

Un blog

Create un blog dove mettete a frutto la vostra laurea in modo specifico, originale e unico. Trovate il fattore unicità che vi differenzia dagli altri e condividete tutto con il resto del web, sempre rispondendo alla domanda: “Questo servizio è solo carino o serve davvero?”. Fate una piccola indagine di mercato per vedere se quel servizio già esiste, se c’è, chiedetevi come è possibile migliorarlo per renderlo più utile per l’utenza. Siete laureati in lingue? Avete mai pensato di offrirvi per tradurre i video tutorial dei guru stranieri? L’altro giorno cercavo un video tutorial su come inviare i pdf al mio Kobo, ho trovato un video in inglese, non c’ho capito niente, m’avrebbe fatto comodo un sottotitolo! Ci sono agenzie che già fanno queste cose, ma servirvi da soli contattando e collaborando con lo youtuber in questione dimostrerà all’agenzia dove volete entrare che voi siete intraprendenti, non abulici traduttori che aspettano sul divano. :D Se non volete creare un profilo CV su Facebook o un blog, c’è sempre LinkedIn, ma io vi consiglierei di associarlo almeno ad una vCard. Online ci sono tante vCard graficamente carine, semplici ma accattivanti, che vi permettono in poche righe di presentarvi al meglio e senza panegirici.

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J OB Il videocurriculum

Piazzarsi una telecamera in faccia non è semplicissimo, anche io a breve approderò su You Tube proprio per alcuni progetti legati a Kiwi Make Up. Paura!! Tuttavia esiste modo migliore per trasmettere un messaggio se non quello di lanciarlo dal “vivo”? No. Espressioni facciali, tono di voce, movimenti delle mani e del corpo hanno il compito di dimostrare se siete sicuri di voi o meno, se le vostre parole scritte nella lettera di presentazione sono vere oppure sono le classiche frasi usate tanto per riempire un foglio. Un videocurriculum è l’ideale per chiudere il buco lasciato aperto dal semplice CV, il buco dove cade sempre il dubbio su come siete, come vi muovete,

Paura di sbagliare? Bene, dovete sbagliare! “Sbagliare” non è un verbo che viaggia da solo, va sempre in coppia con “imparare” se si ha la capacità di assimilare gli insegnamenti messi in evidenza dagli errori. ;) Non c’è un solo errore che io rinneghi nella mia esperienza. Ho rischiato, ho sbagliato e subito dopo ho vinto, ma soprattutto ho dimostrato che non aspetto nessuno, che non seguo i percorsi già segnati, i percorsi me li creo! Alla faccia di chi si contorce le budella davanti ai miei fallimenti, di chi non crede nelle mie potenzialità, di chi piange la morte di Steve Jobs e poi tenta di tarpare le ali a chi veramente si dimostra affamato e folle. Sbagliare vuol dire aver provato e quindi essere intraprendenti. E’ facile per gli altri dire: “Non

se siete sicuri di voi o insicurissimi tanto da annullare tutte le vostre competenze perché incapaci di collaborare con altri, e via discorrendo. Non lasciate le aziende ad occhi chiusi. Potete anche non pubblicare platealmente il video e permettere la visione solo a chi possiede il link. You Tube potrebbe essere un’alternativa al blog, forse la migliore perché rende i messaggi più vivi. Il Dio dei Blogger mi fulminerà per averlo detto!! L’imperativo rimane lo stesso: createvi un profilo online che risponda alle domande di utenti e aziende: “Come mi migliorerà la vita? Cosa perdo se non assumo/seguo questa persona?” Mostrate il problema, offrite la soluzione: voi!

funzionerà”, meno facile è rischiare, rischiare non è da tutti. :D Magari né io né voi cambieremo la storia del mondo, ma almeno abbiamo provato a cambiare la nostra, e questo non vuol dire perdere tempo, vuol dire essere attivi! Un’azienda assumerà un impiegato abulico che non ha né vinto né perso perché in verità non ha mai provato o una persona intraprendente che ha provato, ha rischiato, ha trovato nuovi modi di sfruttare i suoi studi e che quindi è potenzialmente in grado di migliorare la produttività dell’azienda? A voi la risposta. PS: E’ ovvio che niente di tutto questo vi assicurerà il posto di lavoro, ma se trovate un’alternativa valida allo sbracamento sul divano, potete riportarlo nei commenti.

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Quale deve essere il costo giusto di un contratto SEO? Web In Fermento é un network di specialisti nello sviluppo di Progetti di Comunicazione e Marketing nei Social Media, visibilità nei Motori di Ricerca e sviluppo di web e mobile application per grandi aziende e PMI.

web in fermento www.webinfermento.it

Come ho già raccontato in passato, non mi ritengo un esperto seo, dato che non ho una decennale esperienza nel settore. Sicuramente sono un appassionato della materia, che seguo giornalmente per non perdermi nessuna delle più importanti novità e restare aggiornato sui più importanti cambiamenti che possono poi impattare sulle strategie di promozione o sul ranking dei siti web. Chiunque si occupi di seo, si è sicuramente trovato davanti a un interrogativo, nel momento in cui doveva vendere e monetizzare il proprio lavoro e le proprie abilità, ovvero quale prezzo definire per il proprio lavoro, come definirlo, quante parole chiave vendere, ecc. In rete se ne vedono di tutti i colori, riferendomi almeno al mercato italiano, e pare non ci sia uno standard definito che accomuni le principali seo/ web agency: in pratica ognuno fa come meglio ritiene. L’unico standard è dato dal fatto che se l’agenzia ha anni di esperienza nel settore (“siamo

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da 15 anni sui motori di ricerca”, come se gli algoritmi di ranking di 15 anni fa fossero gli stessi di adesso) è prevedibile un costo più o meno alto (forse anche esorbitante).

Quali sono le tipologie più classiche che si trovano nel mercato italiano

In italia potreste trovarvi difronte a: • la vendita numerica di parole chiave (senza distinzione tra competitive e non competitive); • la vendita numerica di parole chiave con distinzione tra competitive e meno; • la vendita di keyphrase che puntino alla “long tail”, ovvero parole-frasi chiave che non sono molto competitive, hanno meno traffico di quelle ad alta competizione, ma che, nel loro insieme, portano più traffico profilato e più propenso alla conversione rispetto alle precedenti.


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Faccio un esempio: “hotel rimini” è una keyword che porterebbe molto traffico ai siti web che si trovano in prima pagina per quella parola. Chi si trova li magari, (dico magari perché intuizioni e supposizioni) ha un dominio con alta anzianità, ha ottimizzato il sito web un po’ di tempo fa e ha numerosi backlinks in ingresso. In sostanza è un sito autorevole per Google. Costruire un nuovo sito web alberghiero e cercare di posizionarlo per “hotel rimini” sarebbe un’impresa quasi titanica, sia per me, sia per chi magari è più bravo di me, in quanto il processo sarebbe molto lungo, ci potrebbero volere degli anni, bisognerebbe attivarsi su più fronti (posizionarsi sui motori verticali, come le mappe, sviluppare un brand con i social e col blog, sviluppare una community, investire in ppc e display advertising, ecc.) ed i costi sarebbe insostenibili per molti albergatori, anche per strutture di grosse dimensioni.

Se invece cercassi ad esempio “hotel rimini 3 stelle centro”, Google.it mi restituirebbe 1.250.000 risultati e non 20.100.000 come per “hotel rimini”. La parola sarebbe meno competitiva e ci sarebbero sicuramente più possibilità di raggiungimento della prima pagina. C’è inoltre da dire che (e questa è una cosa molto importante e che i clienti dovrebbero imparare a capire e chi fa seo a spiegare) che nel processo di acquisto legato ai motori di ricerca, un utente può effettuare una query generica, ad esempio “hotel rimini” solo perché è nella prima fase del suo processo di acquisto, all’inizio dell’insorgere del bisogno di trovare un hotel a rimini, e vuole solo farsi un’idea generica e iniziare a fare una scrematura dei risultati in base ad esempio a quanto vuole spendere, alla zona che più gli è comoda per vicinanza al posto in cui deve andare, ecc.

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Nella fase successiva magari, dopo avere ancora meglio in mente quello che sta cercando, lancerà su Google una query più dettagliata se ad esempio avrà capito che il suo budget ideale per una notte è di 40€ e vuole una camera in zona centro a rimini. E’ quindi ipotizzabile che cercherà qualcosa tipo “hotel rimini 3 stelle centro” e la sua scelta finale (di acquisto) ricadrà verso quei risultati che Google gli avrà restituito nelle prime 2 pagine (con preferenza verso i risultati della prima). La scelta dell’utente in web analytics si chiama conversione. Questo significa che Tizio che ha il sito web posizionato per “Hotel Rimini”, parola molto competitiva non avrà venduto, mentre Caio che era posizionato per “hotel rimini 3 stelle centro” avrà venduto. Questo per dirvi che le parole chiavi definite “long tail” hanno maggiori possibilità di conversione. Il problema è che spesso i clienti questo meccanismo non lo capiscono, vogliono la parola secca e bella competitiva, gli interessa sapere che il loro sito debba avere un aumento di 8000 visite al mese, poi se vendono o no sarà un mistero. (quando poi se il sito è fatto alla “topogigio” e chi viene si spaventa e scappa magari se la prendono pure con ha soltanto fatto il posizionamento). Altre volte invece è colpa delle web agency che speculano molto sull’ignoranza dei clienti, vendono parole chiavi, anche abbastanza generiche e “non long-tail” come se fossero pizze al taglio, senza spiegare ai clienti la distinzione delle due tipologie. Ho visto gente che si riteneva soddisfatta dei lavori fatti da agenzie senza sapere poi minimamente che per nessuna delle tante generiche parole chiave posizionate (e vendute a somme da capogiro) figurava in (almeno) prima pagina. E che me ne faccio della seconda o terza pagina? Ormai le serp di google sono sempre più dettagliate e rispondenti alle esigenze di chi fa delle “query esatte” da fare in modo che quello che cerchi sia sulla prima pagina.

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On-page VS Off-page Per chi non è addetto ai lavori, per posizionamento on page si intende l’abilità di ottimizzare internamente la struttura del sito web, agendo sul codice html, sui css grafici magari per recuperare spazio dove inserire testo (soprattutto per i siti statici in html) ed eventualmente sul php (per i siti dinamici che utilizzano cms come wordpress o joomla). L‘off page invece riguarda tutte le strategia di web marketing, esterne al sito web, che puntano a migliorare la link popularity del sito web. Bene qui siamo davanti ad un altro aspetto molto caldo del panorama seo italiano. Dalle persone che conosco in ambito seo viene fuori che spesso ci si limita ad ottimizzare il sito on page. Finito li. Questa tecnica è sicuramente utile per parole e settori poco competitivi, dove magari buone tecniche di copywriting e conoscenza delle principali strategie di ottimizzazione del sito web onpage, permettono di raggiungere ottime posizioni. Quando però si compete con serp più competitive, il lavoro da fare cambia e bisogna riuscire a “conquistarsi” i link e qui si apre tutto un altro mondo di cui non starò ora ad annoiarvi. Ma quanti lavorano sui link? Bella domanda e la risposta io non ce l’ho.

Definire il costo giusto di un lavoro seo Come abbiamo visto sopra, da tutte (forse) le considerazioni fatte, definire il “giusto costo” per un lavoro seo non è per niente facile. Bisognerebbe prima educare i clienti, abbattere la loro testardaggine e convincerli a seguire quello che tu gli proponi, senza per questo però rifilargli delle fregature. Sicuramente però, almeno a mio modo di vedere, per definire un prezzo giusto al cliente, chi fa seo


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dovrebbe tenere a mente e quantificare bene quello che andrebbe poi a fare, compresa anche tutta la parte di consulenza e formazione che si farebbe al cliente, per spiegargli come funzionano i motori, la differenza tra le ricerche dall’italia e quelle dalla francia, il cercare da loggati su google e non, la distinzione (e convinzione) nella scelta tra parole chiavi secche e competitive e parole chiavi della “long tail”, ecc. Questo è in genere un lavoro che spesso, molti clienti o potenziali tali, ci fanno fare prima di aver accettato un lavoro, ma che credo che dovrebbe essere poi monetizzato in qualche modo, almeno nel momento in cui entrasse la commessa. Se dovessi stilare una lista comprendente i fattori da tenere a mente per definire un costo del proprio lavoro seo penserei soprattutto a: • consulenza e formazione iniziale (comprendente anche lo screening del posizionamento attuale); • analisi di mercato: del settore, della concorrenza, scelta e definizione di una lista di keywords in base a traffico, possibilità di conversione delle stesse; • interventi on page: tecniche di ottimizzazione html on page, ma soprattutto il copywriting. Non tutti sanno scrivere bene. La capacità di scrittura a livello seo è necessaria anche per strutturare bene la ripetizione delle parole chiave nel testo senza risultare come forzatura agli occhi del lettore. Essendo questa un’abilità non da tutti, chi ce l’ha deve farsela pagare cara • Interventi off page: escludendo un attimo la semplice tecnica di inserimento del sito o pagine del sito nei siti di directory tematiche e comunicati stampa/article marketing, tecnica che perde sempre più peso negli anni (e che comunque richiede la perdita di tempo di ricerca e distinzione di directory, quale pagerank hanno, quali passano pr e quali no, ecc.), se io devo farmi un’analisi dei siti concorrenti per cercare di capire dove questi “prendono” link che pas-

sano alto valore al sito, e dove magari posso effettuare uno scambio link a tema, tutta questa analisi è un’ attività che, oltre a richiedere molto tempo, richiede un costo a chi fa seo, spesso per l’utilizzo di software a pagamento per lo screening dei backlinks, come open site explore, majestic seo, ecc. Questo costo poi, il cliente lo deve pagare, seppure in maniera scalabile; • consulenza e reportistica nel tempo successiva agli interventi. Le posizioni nei motori di ricerca conquistate, specie per settori competitivi, possono non essere sempre stabili, ed oggetto a fluttuazioni. Qui si parla di SEO difensivo quando, dopo aver concluso i lavori, bisogna cercare di mantenere stabili le posizioni conquistate magari intervenendo, periodicamente, sulla link popularity. Se poi il cliente vuole un monitoraggio costante del posizionamento del sito web per tutte le parole chiavi su cui si è lavorato, con dei report dettagliati, è un’altra delle attività che devono essere remunerate. I software di screening dei siti web, come Webceo hanno un costo (e non costano poco) e anche questo costo va sostenuto da noi che di seo ci occupiamo. Detto ciò, il seo va fatto bene. E’ un lavoro che, per settori competitivi, può essere continuo, che richiede alte capacità di analisi, di scrittura, di marketing, di strategia, di conoscenza tecnica di piattaforma e codici di markup (e un po’ di programmazione) nonché dei vari tool e software e loro distinzione tra i migliori e i meno migliori da utilizzare. Il seo poi richiede conoscenze che vanno aggiornate costantemente. Tutte queste cose hanno un loro costo che va poi sommato ai risultati che si riescono a portare a un cliente. Di certo un lavoro seo deve costare di più della realizzazione di un sito web, ma senza speculazioni.

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Le pagine aziendali di Linkedin diventano un’opportunità per le aziende e per chi cerca lavoro. Social Media Architect Fondatore e Group Manager del gruppo Linkedin JOB SEEKER ITALY – CERCO LAVORO IN ITALIA Enrico Filippucci Job-Seeker Italia

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J OB Le aziende cominciano a proporre la propria offerta di prodotti e servizi anche su Linkedin, un’opportunità ghiotta per le aziende e per chi cerca lavoro. Ormai Linkedin è uscito dalla fase seriosa e strettamente professionale da cui era partito, il lancio delle nuove applicazioni per dispositivi mobile anche per iPad, è un segno chiaro di dove sta andando Linkedin. Recentemente è avvenuta un’ulteriore modifica dei profili aziendali su Linkedin, sempre più orientati alla condivisone di contenuti, commenti e like, le pagine aziendali sono state ora inserite anche nelle applicazioni di Linkedin per dispositivi mobile. Ogni cambiamento nei social network va capito e sfruttato, non importa se si vuole cercare lavoro o promuovere un azienda, l’attitudine deve essere la stessa, le rendite di posizione durano poco se non si è attenti ai cambiamenti del social network. L’ideale è sapere anticipare l’evoluzione dei social network, ma qui entriamo in un campo riservato ai professionisti e solo i migliori professionisti ci riescono, in questo caso se si prendono le decisioni giuste i risultati possono essere eccezionali. Ma restiamo nell’ambito della normalità, chi ancora non ha un profilo aziendale su Linkedin lo deve fare assolutamente, la pagina aziendale su Linkedin è il profilo dell’azienda sul social network, in realtà il profilo aziendale è ora composto di tante pagine. Come iniziare a creare un profilo aziendale? Linkedin lo spiega con un video. Sul profilo aziendale ci saranno gli aggiornanti sulle offerte di lavoro dell’azienda, le persone che seguono l’azienda, la descrizione dei prodotti, le notizie dell’azienda, la lista dei dipendenti su Linkedin, etc. Chiaramente se nessuno va sul profilo aziendale e nessuno lo segue, non serve a molto. Bisogna allora cercare di promuovere e valorizzare il profilo aziendale all’interno di Linkedin. Prima di tutto è necessario verificare se i dipendenti hanno già un profilo Linkedin con un riferimento corretto al profilo aziendale, basta che scrivano il nome dell’azienda in due modi diversi e possono creare confusione, poi vanno sollecitati a seguire il profilo aziendale su Linkedin.

Una decisione importante è scegliere chi è abilitato ad aggiornare le pagine aziendali, come è importate decidere le strategie di inserimento delle news, delle posizioni lavorative aperte, dei prodotti e in generale delle modifiche. Se avete un blog aziendale o RSS FEED potete aggiungerlo, ovviamente solo se è in buone condizioni, altrimenti evitate e usate solo il profilo aziendale su Linkedin. Da quando avevo scritto la prima versione di questo articolo, un mese fa, Linkedin ha modificato di nuovo la pagina aziendale, questo testimonia la velocità di cambiamento e soprattutto il focus che Linkedin vuole avere sulle pagine aziendali. Per chi cerca lavoro le pagine del profilo aziendale più importanti sono Carriera e Informazioni, in queste due pagine si possono ottenere informazioni utili per tentare di trovare lavoro nell’azienda di nostro interesse, non fermatevi alla sola home page. Per ricevere informazioni periodicamente sull’azienda vi consiglio di seguirla con l’apposito tasto della pagina aziendale, purtroppo non si riesce a scegliere quali informazioni ricevere, non si può seguire solo la pagina lavoro, questo scoraggia chi non vuole ricevere informazioni a “pioggia” Dal punto di vista dell’azienda invece, una pagina del profilo aziendale molto importante è la pagina prodotti e servizi, li si possono, non solo inserire i prodotti e i servizi offerti dall’azienda, ma per ogni prodotto o servizio è possibile utilizzare il pulsante Segnala e quello Condividi. Sono lo stesso del Like e del pulsante Condividi che da molto tempo vengono utilizzati da Facebook, poi portati nei gruppi di Linkedin e infine nelle pagine dei profili aziendali. Siamo solo all’inizio, fino ad oggi il vero motore di Linkedin sono stati i suoi gruppi tematici, l’enorme successo dei gruppi di Linkedin sta portando le molto meno frequentate pagine aziendali a somigliare sempre più ai gruppi tematici. In realtà come dicevo i cambiamenti sono in atto, per sfruttarli in modo proficuo, bisogna cominciare a vedere il profilo aziendale su Linkedin non tanto come un profilo ma come un Gruppo, dove i contributi e i contenuti possono essere molteplici e provenienti da un numero molto elevato di persone.

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5 motivi per cui non otterrete Risposta dopo una candidatura Googla il mio nome per avere altre informazioni Paolo Bruno www.paolobruno.net

Molti spesso mi/si chiedono il motivo per cui non hanno ricevuto neanche uno sputo di risposta dopo aver invitato la mail con il curriculum in allegato o dopo essersi candidati su un sito specializzato o il sito aziendale. Se hai tanto c**o potresti ricevere una prima chiamata per poi cadere nuovamente nel limbo, ritrovandoti punto e a capo. Sicuramente è un’esperienza deprimente che mette in cattiva luce la società di selezione. Allora per-

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ché accade? Sei tu, sono loro o facendo parte del processo di selezione, è una cosa per la quale ci si deve semplicemente preparare e convivere? Indubbiamente ad oggi le cose sono più complesse. Un elevato tasso di disoccupazione corrisponde ad avere più concorrenza, più candidati che si scannano tra di loro, meno offerte di lavoro, meno recruiter (se non ci sono offerte di lavoro a che servono i recruiter?), il quadruplo dei CV per ogni recruiter.


J OB Per farti rendere meglio conto della situazione, nell’ultimo anno Starbucks ha ricevuto 7.6 Milioni di candidature singole per 65000 posizioni aperte. Una media di 110 candidati (senza calcolare coloro che hanno duplicato la candidatura su più offerte lavorative). Volendo fare calcoli ottimistici ogni candidato ha avuto lo 0,9% di possibilità di essere assunto. I recruiter spesso denunciano il fatto che il 50% dei candidati non sono qualificati per l’offerta lavorativa. Appunto per questo in molte aziende, prima che un CV arrivi nelle mani di un essere umano, vengono usati software che grazie all’algoritmo interno estirpa/trancia/trincia/brucia il 50% dei CV e dei candidati presenti. Se sei nel 50% degli “sfortunati”, tutto il tuo lavoro, il tuo CV e la tua lettera di presentazione sarà totalmente inutile.

Ecco i miei 5 (li faccio miei poiché li condivido pienamente) motivi per non finire nel Buco Nero dei CV: 1. Realmente non sei qualificato. Se nella descrizione dell’offerta lavorativa è richiesto un software developer con 3-5 anni di esperienza e sei un neo-laureato con uno stage, è improbabile che riceverai una telefonata. Per evitare di rimanerne deluso NON ti candidare per posizioni lavorative ove ti mancano le qualifiche e avrai risolto parte del problema. Molte offerte di lavoro reali (lasciamo perdere quelle inutili, sapete benissimo che mi batto per le descrizioni oscene) richiedono conoscenze e competenze ben specifiche, sia se l’azienda sta cercando il candidato più qualificato, sia se stanno cercando di eliminare personale. It’s not personal, it’s business (in inglese rende di più). 2. Non hai le Keyword necessarie nel tuo Curriculum per l’offerta di lavoro. Come avete letto qualche paragrafo fa, il 90% delle aziende usano software automatici o query di ricerca nel database per eseguire una prima cernita. Se la descrizione nell’offerta lavorativa elenca una serie di linguaggi di programmazione necessari, inseriteli nello stesso ordine nel vostro CV, altrimenti finirete dritti dritti nel Buco Nero risucchia CV. Una pratica che invece reputo oscena è quando un

recruiter esegue questa cernita a mano… si fa prima a dare uno sguardo al CV piuttosto che aprire il file e fare una ricerca con le keyword, questo è chiaro sintomo che il selezionatore di turno non ha le competenze tali da poter capire cose c’è scritto nel Curriculum (e quindi procede con la ricerca di key manualmente). In ogni caso non ti richiameranno, quindi mettete le keyword. 3. Il tuo Curriculum non è formattato correttamente. OK, i CV personalizzati sono preferibili ma ci sono cose che devono rimanere standard, come il Datore di lavoro, Posizione ed anni di esperienza. I software automatici sono stupidi, non hanno un’intelligenza tale da mettersi a cercare gli anni di esperienza all’interno del documento, si aspettano ti trovare un numero o delle date vicino a delle voci fondamentali (come il datore di lavoro e la posizione). Anche in questo caso, se sono richiesti 3-5 anni di esperienza e non lo scrivi nel modo corretto, dritto nel Buco Nero. 4. Il tuo Curriculum è sostanzialmente diverso dal profilo on-line. Linkedin, Xing, BeKnow sono strumenti utili ma è importante assicurasi che corrispondano a quanto è scritto sul tuo CV. Ques-

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J OB to potrebbe essere in contraddizione con il punto #2 dove dicevo di inserire le keyword necessarie (quindi potrebbero essere nel tuo CV e non nel profilo), ma ricordati che sulla base del punto #1 se il Curriculum non corrisponde al profilo on-line (dove le keyword e competenze dovrebbero esserci tutte) verrai eliminato poiché non sarai ritenuto qualificato. Le incongruenze sono la cosa peggiore poiché il confronto viene eseguito manualmente (quindi hai già superato la cernita automatica) e il recruiter di turno ti metterà in una lista nera, dentro una scatola nera, nel cestino nero e ti butterà nel Buco Nero con un’etichetta rossa con su scritto: “Falso”. Questo è il minimo, recruiter ed agenzie parlano tra di loro quindi … chi ha orecchie per intendere intenda. Scrivi sempre e solo ciò che puoi sostenere e dimostrare o comunque sii coerente. 5. L’azienda ha ricevuto 500 Curriculum per una singola posizione lavorativa e il tuo è il numero 499. Cercare lavoro è un lavoro! Seleziona le aziende che ti interessano, informati su di esse. Scorri tutti i giorni le offerte lavorative per le quali ti senti qualificato, candidati il prima possibile e dopo qualche giorno verifica che la descrizione lavorativa non sia cambiata. Molte aziende a metà della scadenza modificano l’inserzione. E’ difficile “fottere” il sistema. Spesso la cosa migliore è avere un conoscente, un contatto, una connessione, un network che possa fare da tramite (Linkedin serve anche a questo). Avere un contatto diretto con un qualunque persona all’interno dell’azienda potrebbe essere di grande aiuto per i più svariati motivi. Segnalazioni interne per le candidature, raccolta informazioni, verifiche … Anche l’omino che insulti solitamente al Sevice Desk potrebbe aiutarti più di quanto immagini.

Cosa dovresti fare: 1. Cerca le aziende che ti interessano sui Social Media. Usualmente sono gli strumenti più aggiornati. Trova i recruiter e seguili. Molti twittano le offerte di lavoro e guardano il proprio stream alla ricerca di candidati qualificati. Inoltre, se il recruiter twitta gli ottimi risultati trimestrali dell’azienda,

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ricondividi e commenta, sii gentile. Il lavoro serve a te, non a lui 2. Prendi in considerazione l’apertura di un blog che tratta argomenti di tuo interesse o di tua competenza. Il mondo ora è social, prenditi del tempo per crearti tante piccoli indizi sul web che riportano a te. Includi blog e link a post particolarmente rilevanti nelle mail, pubblicizzati, fai un po’ di marketing. 3. Chiedi un aiuto professionale per la revisione del tuo Curriculum. Fai scrivere o revisionare il tuo profilo on-line e il tuo CV da un esperto e da un SEO. Se non te la senti di pagare per questo, leggi i blog degli esperti, ti si aprirà un mondo. Ogni tanto prova a pensare di seguire alla lettera ciò che ti viene consigliato, anche perché se stai chiedendo aiuto significa che quello che hai fatto sino ad ora non ha funzionato. Preciso e ribadisco: seguire alla lettera. 4. Tutto può succedere! NON aspettare di ritrovarti senza un lavoro o nella m***a prima di cercarne un altro. Creati vie di fuga! Hai molte più opportunità di trovare ed eventualmente cambiare lavoro mentre ne hai già uno! 5. Networking. Questa ormai è vecchia, ma è la verità. Collegati, renditi visibile, sii ottimista, informati sulle tendenze del settore e di vostra competenza. Inoltre ricordati che probabilmente prima o poi il tuo settore scomparirà, quindi organizzati di conseguenza. Trovare lavoro è indubbiamente difficile ma non prenderla sul personale se non vieni ricontattato, sei nel 60-70% dei profili non visionati per mancanza di tempo. Il cliente paga il tempo del recruiter, meno paga e meno tempo acquista (ed ultimamente dubito paghino molto). Se in altre Nazioni le cose sembrano migliori (l’erba del vicino è sempre più verde) è solo perché pagano di più ed acquistano più tempo. Non sono un recruiter ma ci collaboro a stretto contatto ed è così che funziona ovunque, in tute le aziende ed agenzie, in tutto il mondo.


J OB

Farsi Scegliere, potendo scegliere 10 anni tra Selezione, Outplacement e Career Management, guidata dal fil rouge tra le HR e il Social Media Marketing. Inguaribile Networker, Appassionata Negoziatrice, Abile nell’Arte della Persuasione, Sogna un mondo in cui tutti possano fare il lavoro che amano, sentendosi “al posto giusto”. Per lei fare Personal Branding significa donarsi il lusso di “farsi scegliere potendo scegliere!”. Anna Martini www.annamartini.com

Cosa è il Personal Branding? E’ quello che gli altri pensano di noi ed è il risultato della strategia che adottiamo nel distinguerci e nell’influenzare il loro pensiero. Prendiamo atto che tutti lo abbiamo, sia che lo curiamo sia che non lo curiamo quindi … pensiamoci!

one è sempre esistito e da sempre nello scegliere qualcuno o qualcosa ci basiamo sul passaparola: chi ci consigliano i nostri amici? quale prodotto hanno provato ed apprezzato? Parlano di Personal Branding il meccanismo è lo stesso: lasciamo dire agli altri quanto siamo bravi, ma cerchiamo il miglior modo per fare in modo che ciò accada.

Fare Personal Branding significa puntare su se stessi per farci scegliere: come candidato, come cliente, come fornitore, come professionista. Si comincia a delineare l’importanza di pianificare queste azioni evidenziandone i molteplici effetti.

Comunicare, fare rete e avere un buon network, sia in termine numerico che qualitativo è fondamentale: si parte da qui

Influenzare gli altri, ma come?

1. Googlare il proprio “nome cognome” e analizzare il risultati: ci siamo? cosa appare? quanti risultati? le info sono quelle che vorrei comunicare? 2. LinkedIn: compilare un profilo completo, accurato, con parole chiave strategiche, aggiornarlo periodicamente, espandere con costanza il network 3. Network: ascoltare, interagire, comunicare, dare e chiedere 4. Far parlare gli altri di noi: commenti ai nostri post, segnalazioni, endorsements 5. Essere Social!

Una delle prime cose che ho capito è che ci deve essere un profondo senso etico nel farlo, mi spiego: lavorare sul proprio Personal Branding non vuol dire falsare l’immagine di noi stessi, anzi! Il Personal Brand è strettamente connesso con l’autenticità di ciò che scegliamo di comunicare di noi stessi e proprio questa autenticità genera la fiducia nell’ascolto. La fiducia, l’ascolto e l’autenticità sono tre elementi preziosi per determinare l’immagine che gli altri avranno di noi, se davvero saremo percepiti come trasparenti e autentici si fideranno di noi e il nostro Personal Branding sarà rafforzato. Quando davvero siamo bravi a fare qualcosa abbiamo bisogno di esser noi a dirlo? Non penso perchè in generale il meccanismo di raccomandazi-

Qualche consiglio pratico

Altri suggerimenti li trovate nel mio blog perchè la logica è sempre quella di farsi scegliere, potendo scegliere !

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Guida a Linkedin - parte 1 Le sezioni del profilo: Il Riepilogo Sviluppatore Linux, Windows e MacOS (desktop e web), sysadmin, appassionato del mondo Open Source, consulente IT, docente di informatica, editor su riviste specializzate del settore. Gian Paolo Ghilardi www.bytelite.it

Il riepilogo è la prima sezione che compare leggendo un profilo LinkedIn ed è tanto importante quanto difficile da scrivere: il suo scopo ultimo è attirare, incuriosire il visitatore, invogliandolo cioè a dedicare più dei canonici 30/60 secondi che un recruiter dedica in media alla lettura di un singolo CV o profilo. A sua volta questa sezione si suddivide in due: “Esperienza e obiettivi professionali” e “Specializzazioni”.

Esperienza e obiettivi professionali. La prima sottosezione serve a presentarsi, fornendo cioè l’occasione per un rapido riepilogo di sé stessi. Più è breve, meglio è: le persone tendono ad annoiarsi in fretta leggendo le agiografie autocelebrative di altri individui. Meglio poche righe in cui condensare chi si è, quali siano gli ambiti operativi abituali, di cosa ci si occupa e a cosa si aspira. Se si conosce qualcosa di particolare, qualcosa che di solito incuriosisce le persone attorno, vale la pena aggiungerlo rapidamente. Lo scopo è attirare il lettore, accalappiarlo con qualche parolina apparentemente lasciata lì per caso.

profilo solamente perchè non hanno ancora trovato un loro sbocco in ambito lavorativo o perchè negli ultimi posti di lavoro non sono sfruttate adeguatamente. Anzi, all’opposto, vanno evidenziate e questa è un’ottima sezione per poterlo fare: mai omettere quello che si sa fare. Se si hanno capacità, anche se al momento sono per forza di cose relegate in un angolo, ma pur sempre latenti, è sempre opportuno indicarle. Essendo questa sezione autonoma e comunque iniziale, le specializzazioni possono essere rapidamente indicate sotto forma di lista. Nell’elencarle è comunque opportuno raggrupparle con una certa logica, che potrebbe essere per mansione lavorativa oppure anche in ordine alfabetico. Nell’ottica di attirare il lettore questa è la sezione adatta per includere anche sigle, acronimi, parole-chiave, buzzword e slang particolari come “problem solving”, “team working”, “flessibilità”, eccetera. Inoltre, avendo varie macro-aree di interesse si può pensare di organizzarle in altrettante liste, in modo che sia chiaro immediatamente al lettore quali settori e quali competenze o capacità si abbiano in ciascuno di essi.

Questioni estetiche

Specializzazioni

Dal punto di vista estetico è bene osservare che LinkedIn al momento non mette a disposizione tag/markup speciali per creare liste o altri tipi di formattazione particolare, per cui bisogna in qualche modo arrangiarsi. Ad esempio, per le liste si può far ricorso a qualche simbolo particolare come i seguenti:

Una specializzazione non deve per forza di cosa essere associata ad una voce-esperienza – che tratteremo in un successivo post -: le qualità, capacità e specialità di una persona non vanno omesse dal

▶ [CATEGORIA] • [Punto A] • [Punto B] • [Punto C] •…

La seconda sottosezione è indicata invece per esporre in modo generico ciò che si sa fare di particolare e possibilmente bene: le specializzazioni, appunto.

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Manuel Castells RETE INFORMAZIONE POTERE

MERCOLEDì 07 NOVEMBRE 2012 *21.00 TEATRO DELL’ARTE - VIALE ALEMAGNA 6

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