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ANNO 5 N. 27 - Prezzo di cop. 1,00 € - Pt. Ita. Sped. in Abb. Post. 70% - Aut.ne DCB prov. BO tutti i diritti sono riservati - © 2010

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febbraio 2010 in questo numero

penso che Nothing about us, without us Parlano, parlano, parlano: i media credono di saperne sempre di più su di noi, ogni giorno che passa. Siamo o saremo o resteremo bamboccioni, parliamo come degli stupidi utilizzando parole semplici e di poche sillabe, ci facciamo un botto di lampade, guardiamo programmi idioti in televisione (ma soprattutto: crediamo in tutto quello che la tv ci mostra), siamo

razzisti e pure un po’ creduloni e provincialotti. Questo mese partiamo da qui: sfatando questi miti e dimostrando che ci sono cose molto interessanti (e cool, via) che noi conosciamo e di cui noi sappiam parlare adeguamente (mentre loro no). Oltre a ciò, vi proponiamo la copertina dell’illustratore tedesco Martin Krusche e le consuete rubriche in fondo alla rivista. Godetevela! La redazione

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fondatore Marco Mazzoni responsabile contenuti Marco Cantelli direttore responsabile Chiara Caliceti logistica Tommaso Tani in redazione Carlotta Marchioni, Federico de Felice, Salvatore Zeola, Giovanni de Girolamo, Roberto Pisano, Paolo Sansone, Nico Scagliarini, Giacomo Dondi, Lorenzo Bovini. hanno collaborato: Giusy Cristiano, Isa Iannuzzi, Clara Marchesi, Diego Sgrò, Margherita Campanini, Federica

Cappa Colella, Giulia Migliore, Carla Careri, Rosanna Careri, Anna Francavilla, Elena Biagi, Martina Castigliani, Valentina Schiavone, Annalisa d’Urbano, Michele Maisto, Erica Scigliuolo, Vittorio Marchetti, Claudia Mastroroberto, Claudio Cannistrà, Antonella Capalbi, Massimo Abbatino, Sabrina Lettieri, Edoardo Baldaro, Francesca Guadagnini, Filippo Zordan, Alexia Mariah Eaton, Nima Benati, Ksenia Yaroslavtseva, Sara Hattar, Marta Mangiarotti, Lorenzo Ferraioli, Giuseppe Cirasino, Vittoria Barresi.

Cagliari, Catania, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, Matera, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Pistoia, Reggio Calabria, Roma, Vicenza.

illustrazione di copertina Martin Krusche

Questo numero è stato creato grazie all’indispensabile supporto della Consulta Provinciale Studentesca.

progetto grafico Nouvelle questo numero è stato distribuito nelle province di: Ancona, Avellino, Benevento, Bologna, Brindisi,

BLOGmag è stato stampato c/o Grafica editoriale Printing – via E. Mattei 106 – Bologna – interamente su carta riciclata ecologica con certificazione europea ECOlabel. Aut.ne Tribunale di BO n. 7623 – 19/01/2006.

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Assessorato alla Cultura

ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA

Accademia di Belle Arti Bologna

David B. Bacilieri Guibert Mattotti Igort Boutavant Gipi Liniers Monti Shadmi Bruno Elbaz Pierre La Police Girardi Hellgren Ficarra Camelli Two Fast Colour Zucco Squaz Vairo Spataro Palumbo Vinci Giacon De Giovanni Ambrosini Watanabe Pasqualini Ichiguchi Masi Parisi Flashfumetto Coop for Words FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FUMETTO IV EDIZIONE BOLOGNA 4-7 MARZO 2010 a cura di Hamelin www.bilbolbul.net | info@bilbolbul.net | 051 233401 sponsor

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febbraio 2010 in questo numero pag. 6 pag. 10 pag. 12 pag. 16 pag. 18 pag. 22 pag. 26 pag. 28 pag. 32 pag. 34 pag. 36 pag. 38 pag. 44 pag. 50 pag. 54 pag. 64

bamboccioniareback dammi 20 parole holidays revolution abbronzarsi fa male rosarno, integrazione 00-09 story terremoto ad haiti europe salvate una cabina informazione sul web top10: decennio 00-09 livin’ in london printbox musicbox come farsi lasciare gamebox e oroscopo BLOGmag 5


“Il caso”

La vicenda è quella di un quarantenne, di professione ingegnere (G. F, queste le sue iniziali), che ha deciso di ricorrere in Cassazione contro una sentenza della Corte d’appello di Milano che aveva confermato il respingimento di una richiesta di mantenimento di duemila euro mensili e di 57mila di arretrati al padre, un noto e facoltoso chirurgo. Nel 2005, l’ingegnere-figlio aveva citato in giudizio il padre, professor F. F., 80 anni, miliardario e chirurgo di fama internazionale, chiedendo la corresponsione di 2mila euro mensili a titolo di mantenimento e 57mila euro di arretrati. Con sentenza del 2 maggio 2008 il Tribunale di Milano ha però respinto la domanda.

bamboccioni are back Ricordate cosa diceva Padoa Schioppa parlando di bamboccioni? Le sue parole sono state riprese anche dal ministro Renato Brunetta, che ha suscitato le rituali polemiche nel mondo politico che, come al solito quando si parla di studenti, è caduto in imbarazzanti momenti di difficoltà autore > giovanni de girolamo luogo > avellino categoria > scuola, attualità

I

tags > renato brunetta, tommaso padoa schioppa, mariastella gelmini, giorgia melonim, borse di studio, sgravi, palazzo chigi, casa, università, genitori, spesa

l 17 gennaio 2010 Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, durante il consueto appuntamento della domenica mattina con i radioascoltatori di Rtl 102.5 pronuncia la parolina magica che, a distanza di un mese, continua ad essere al centro delle polemiche: bamboccioni. La guerra ai “grous poupons” (come li definisce il quotidiano BLOGmag 6

francese Le Figaro) è partita da un semplice commento alla sentenza del tribunale di Bergamo che condanna un artigiano sessantenne a pagare gli alimenti alla figlia trentaduenne da otto anni fuori corso all’università. Dal commento è scaturita la provocazione, quella che i mass media spacciano per la fantomatica proposta di legge “anti-bamboccioni” che, senza tanti giri di parole, vuole obbligare i più giovani ad andare fuori di casa a

18 anni (n.d.r. facendo due calcoli, un diciottenne non dovrebbe frequentare il quarto/quinto anno?).

Bamboccioni ©

Ma Brunetta non è il primo ministro a parlare di giovani mammoni, infatti il copyright della definizione “bamboccioni” appartiene a Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’Economia durante il governo Prodi (lontano 2007), che coniò la parola per indicare quei ragazzi che all’infelice età di 30 anni dipendono ancora dai genitori. “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa. - sintetizzò con crudele ironia Padoa-Schioppa davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato - Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi”. Ma la sua proposta fu giudicata già all’epoca folle sia dalla destra che dalla sinistra, nonostante tutti gli incentivi e gli sgravi previsti per quei giovani volenterosi che avrebbero deciso di staccarsi dal tetto materno. Tre anni sono passati da allora. Il governo è cambiato, ma una >>


senso di Brunetta”. Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, ha risposto alla provocazione dichiarando: “I bamboccioni, quelli che non se ne vanno dalla casa dei genitori perché stanno troppo comodi, perché la mamma gli rifà il letto, stira le camicie e cucina sono una minoranza, al massimo un 10 per cento. Gli altri non se ne vanno semplicemente perché non possono. Conosco bene la realtà dei giovani e sfido chiunque a trovare un ventiduenne, ventitreenne che rifiuti di andare via dalla casa della mamma se gli si propone un lavoro e la possibilità di mantenersi da solo. Il problema su cui invito a interrogarsi piuttosto - conclude il ministro riguarda il tipo di Italia che è stata consegnata a questi ragazzi”. Anche Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, interviene sull’argomento schierandosi dalla parte dei più giovani: “È innegabile che i ragazzi abbiano difficoltà a >>

>> proposta di legge anti-bamboccioni

non passa mai di moda, così il ministro Brunetta torna sul tema dichiarando: “Ho condiviso PadoaSchioppa quando ha stigmatizzato la figura dei bamboccioni, anche se quella sua invettiva mancava di un’analisi più complessa. I bamboccioni ci sono perché le università funzionano male, perché il welfare funziona male e perché si dà più ai padri che ai figli“.

Io, bamboccione che son io

Il titolare della Pubblica Amministrazione confessa senza problemi ai microfoni di Rtl di essere stato lui stesso, fino a pochi decenni fa, un grande bamboccione: “A 30 anni non ero capace di farmi il letto. Fino a quando non sono andato a vivere da solo era mia madre che mi faceva il letto. Scherzo un po’ ovviamente”, ha detto il ministro, ma “farei una legge per obbligare i ragazzi ad uscire di casa a 18 anni. Vuol dire libertà per loro e per i genitori”.

Attacchi da tutti i fronti

Ma la provocazione non è passata inosservata. Il ministro Calderoli ha infatti rimproverato, non proprio in maniera raffinata, “all’amico Brunetta di averla fatta fuori dal vaso”; mentre Massimo Donadi dell’Idv ha bocciato senza pensarci due volte “l’ennesima proposta senza

Annalisa

16 anni LS Vico Corsico (MI) Come giudichi l’idea di Brunetta di una legge che obblighi i giovani ad uscire di casa a 18 anni? Secondo me è una proposta di legge un po’ eccessiva! I ‘bamboccioni’ che restano con la mamma e il papà anche dopo aver concluso la scuola secondaria lo fanno perché lo vogliono o perché non possono fare altro? Credo che ci siano due tipi di ragazzi: i “bamboccioni” come li chiama Brunetta, che sono quelli che anche dopo la scuola secondaria rimangono a casa con i genitori, senza condurre alcun tipo di studio nè di lavoro, per condurre una vita molto comoda; ci sono invece altri ragazzi che vivono con i genitori perché studiano in università. Altri ragazzi ancora invece che, pur lavorando, aspettano di racimolare un po’ di soldi per sposarsi e comprare casa. Dopo il diploma, indipendentemente da quello che è il tuo progetto di vita, ti distaccheresti dai genitori? Perchè? Dopo il diploma continuerò i miei studi e in futuro lavorerò rimanendo a casa con i miei genitori finché non deciderò di sposarmi!

Elisa

18 anni LS Righi Corsico (MI) Come giudichi l’idea di Brunetta di una legge che obblighi i più giovani ad uscire di casa a 18 anni? Da una parte penso che sia giusto che i ragazzi anche se giovani si responsabilizzino perchè sono diventati pigri; dall’altra penso che prima di allontanarsi da casa uno debba avere la giusta autonomia. I bamboccioni che restano con i genitori anche dopo aver concluso la scuola secondaria lo fanno perché vogliono o perché non possono fare altro? Penso entrambe le cose: stanno bene a casa ed è difficile avere la possibilità economica per andarsene. Dopo il diploma, indipendentemente da quello che è il tuo progetto di vita, ti distaccheresti dai genitori? Perchè? Se avessi la possibilità economica lo farei non perchè non sto bene a casa ma perchè mi piace essere il più indipendente possibile. BLOGmag 7


>> trovare un lavoro, figuriamoci un

alloggio per conto loro, e non li si può definire bamboccioni per questo”. Ma il ministro Brunetta, dopo aver incassato duri colpi sia dai colleghi ministri che dall’opposizione, torna all’attacco a distanza di una settimana dalla proposta (poi definita solo una “lucida provocazione”) con l’idea di fornire ai giovani 500 euro al mese di borse di studio, sgravi, detrazioni sugli affitti, prestiti sull’onore, ecc. per aiutarli a metter su casa da soli, lontani dai genitori. Come? Semplice, “agendo sulle pensioni di anzianità che partono dai 55 anni, perché si deve dare meno ai genitori e più ai figli”. Ma anche quest’ultima proposta è stata bloccata da Palazzo Chigi, che la definisce “un’idea del tutto personale del

Marco Mazzoni

24 anni Fondatore BLOGmag

Fuori a 18 anni, magari Negli USA tutti quelli che vanno al college vivono fuori casa, e a detta di tutti, gli anni del college sono gli anni più belli della propria vita. In Italia invece vivi fuori casa solo se sei uno studente fuori sede o se è meno costoso di fare il pendolare. BLOGmag 8

ministro, mai concordata all’interno del Governo”.

Facciamo due conti

Ragioniamo per assurdo. Ammettiamo che la proposta del ministro Brunetta passi, con tanto di sgravi e incentivi per un ammontare di 500 euro al mese. Basterebbero per studiare lontano da casa, senza più dipendere dai genitori? Assurdo! Certo che no se si considera che, tralasciando le tasse universitarie, tra affitto, bollette, spesa, libri, abbonamento ai mezzi pubblici, viaggi a/r dimora/domicilio universitario, eventuali sport, cinema, teatro, discoteca, abiti, regali alla fidanzata, ecc. uno studente che vive in una metropoli come Roma o Milano spende circa tra gli 800 e i 1000 euro al mese. Esagerato? >>

Il modello universitario italiano è assolutamente destrutturato, escludendo qualche piccola università privata, perché non esiste il concetto di campus, di veri villaggi dove puoi entrare solo se sei uno studente di quell’università e dove oltre a studiare, ci vivi e stai assieme a tutti i tuoi compagni. Non è che io oggi vivo in casa perché non ho soldi; semplicemente non è attraente, perché almeno in casa ti senti parte di un nucleo, quello familiare, mentre andare a vivere fuori oggi coincide col far parte del nulla... Si va a vivere DA SOLI, punto. E poi perchè io dovrei vivere fuori casa? Tanto i miei a casa non ci sono mai; è come stare

Marika

19 anni LS Imbriani Avellino Come giudichi l’idea di Brunetta di una legge che obblighi i più giovani ad uscire di casa a 18 anni? Non condivido l’idea del ministro Brunetta in quanto non è possibile imporre ai ragazzi di dover andar via di casa a 18 anni senza garanzie e mezzi per poter far fronte a spese che il vivere da soli richiederebbe e che i soli genitori non potrebbero sostenere. I bamboccioni che restano con i genitori anche dopo aver concluso la scuola secondaria lo fanno perché vogliono o perché non possono fare altro? Sicuramente esistono tipi di entrambe le categorie: i primi sono stati anche abituati dai propri genitori a non dover preoccuparsi di “crescere”. La maggioranza, però, credo sia del secondo tipo: soprattutto negli ultimi anni è molto difficile trovare lavoro e aiuto per gli studenti ce n’è ben poco. Dopo il diploma, indipendentemente da quello che è il tuo progetto di vita, ti distaccheresti dai genitori? Perchè? Mi piacerebbe, perché voglio imparare a cavarmela da sola e, soprattutto, imparare ad essere indipendente. Questa mia intenzione, però, è limitata appunto dalle possibilità che offre la situazione in cui mi trovo, vale a dire il costo del mio “progetto” e i mezzi per metterlo in pratica.

da soli, con in più il fatto che non devo lavare, stirare e farmi da mangiare! E poi mi chiedo: Se avessi la possibilità di andare a studiare in un posto dove ci sono solo studenti come me (quindi niente vecchi), che vivono insieme a me, che fanno sport insieme a me, che si divertono insieme a me, ma per farne parte dovrei per forza andare fuori casa... Ci andrei? Oggi in Italia andare all’università non è figo, non è un obiettivo... è soltanto la prossima cosa da fare... che palle. Se avete un amico americano che va al college, guardate quanti amici ha su Facebook, e provate a chiedergli il perch��.


>>

Può darsi, ma di certo con 500 euro non si vive da soli se non c’è lavoro, al massimo si sopravvive; dunque un giovane universitario che desidera la completa indipendenza economica, oltre a studiare dovrebbe in ogni caso lavorare. “Studiare e lavorare sarà faticoso ma fa bene al cuore, fa bene alla mente, alla libertà e all’orgoglio” afferma infine il ministro Brunetta a Matrix parlando agli studenti italiani. Il tema è talmente scottante che giriamo la patata bollente a voi teenager che a breve, una volta terminato l’ultimo anno di scuola secondaria, vi ritroverete a decidere circa il vostro percorso universitario e, perché no, la vostra eventuale completa indipendenza. Cosa ne pensate? ■

Francesco

(interviste a cura di giusy cristiano, isa iannuzzi e clara marchesi)

15 anni LS Imbriani Avellino

Come giudichi l’idea di Brunetta di una legge che obblighi i più giovani ad uscire di casa a 18 anni? Secondo me non è giusta una legge che ti obbliga ad uscire di casa appena compiuti i 18 anni. Infatti un genitore, se il proprio figlio non lavora e quindi non è in grado di mantenersi da solo, non può sentirsi obbligato a “cacciarlo di casa”, aumentando così problemi e preoccupazioni. I bamboccioni che restano con i genitori anche dopo aver concluso la scuola secondaria lo fanno perché vogliono o perché non possono fare altro? Non sono d’accordo con i cosiddetti “bamboccioni” che, nonostante lavorino e guadagnino bene, per una questione di comodità ed egoismo, continuano a restare a casa con la mamma e il papà. Sono invece d’accordo con i ragazzi che restano a casa dopo aver terminato la scuola secondaria, in attesa di un lavoro. Dopo il diploma, indipendentemente da quello che è il tuo progetto di vita, ti distaccheresti dai genitori? Perchè? No,non mi distaccherei perchè sono sempre i miei genitori... con loro sto bene e mi sento realizzato in tutte le mie esigenze. Ho la mia libertà ed in ogni caso non ho intenzione di approfittare della loro bontà.

Amy

18 anni LL Imbriani Avellino Come giudichi l’idea di Brunetta di una legge che obblighi i più giovani ad uscire di casa a 18 anni? Credo che ognuno sia libero di gestire il proprio futuro così come vuole e non secondo gli ordini imposti da un Governo. I bamboccioni che restano con i genitori anche dopo aver concluso la scuola secondaria lo fanno perché vogliono o perché non possono fare altro? Non credo che i “bamboccioni” restino a casa perché stanno comodi, anche se da una parte può essere vero. Penso in realtà che succeda perché non c’è lavoro e, senza un supporto, perchè oggi è impossibile mantenersi all’università, soprattutto se si frequenta un’università lontana da casa e privata... e poi dove si trova il tempo di studiare e conseguire gli esami se si lavora per mantenersi?! Dopo il diploma, indipendentemente da quello che è il tuo progetto di vita, ti distaccheresti dai genitori? Perchè? No... almeno nei primi anni. Ovviamente potrei cercare un lavoro, ma niente di impegnativo che intralci i miei studi.

Altre aspre polemiche

Nel corso della puntata di Porta a Porta del 3 febbraio scorso, il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha affermato che l’articolo 18 della Costituzione (la norma che vieta i licenziamenti senza giusta causa, ndr) tutela troppo i padri di famiglia ed elimina qualsivoglia sostegno ai più giovani, ad esempio borse di studio ed incentivi per gli affitti. Dure sono state le reazioni sia a destra che a sinistra: la candidata Pdl alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha dichiarato che in Italia il forte rapporto affettivo all’interno della famiglia frena l’emancipazione dei figli; Rosy Bindi del Pd ricorda che soprattutto in questo periodo di crisi economica i padri, anche quando sono in cassa integrazione, danno un minimo di certezze ai propri figli. Della stessa idea è Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della Sinistra, il quale afferma che questa battaglia equivale a scatenare una guerra tra poveri per continuare a difendere i privilegi dei ricchi.

Flavia

17 anni Liceo Artistico Brera (MI) Come giudichi l’idea di Brunetta di una legge che obblighi i più giovani ad uscire di casa a 18 anni? Sicuramente un’idea che non condivido: non tutti i ragazzi hanno la mentalità e le possibilità per essere indipendenti a quell’età. I bamboccioni che restano con i genitori anche dopo aver concluso la scuola secondaria lo fanno perché vogliono o perché non possono fare altro? Molti lo fanno per comodità, per farsi mantenere dai genitori senza pensare a se stessi; altri rimangono con loro perchè non trovano la loro “vita ideale” e intanto aspettano, chissà che più tardi non riescano a trovarla. Dopo il diploma, indipendentemente da quello che è il tuo progetto di vita, ti distaccheresti dai genitori? Perchè? Ho sempre desiderato andarmene di casa dopo il diploma, ma per lo più era per ripicca. Riflettendoci seriamente credo che finchè non troverò una buona sistemazione economica continuerò a fare compagnia ai miei. BLOGmag 9


20 words generation Possiamo esprimerci con solo venti parole? E con 800? Gli esperti ovviamente non sono d’accordo, ma qualcuno sostiene che questa tendenza stia prendendo piede, specie tra i teenager autore > diego sgrò luogo > bologna

categoria > società, scuola

S

tags > numeri, inghilterra, jean gross, politici, successo, crusca, italiano, stati uniti, francia, google, termini

econdo i migliori dizionari le parole italiane sono 800.000; i dizionari “normali” invece riportano un uso di 150.000 lemmi, infine recenti studi stimano in circa 5.000 le parole di uso quotidiano BLOGmag 10

nella lingua parlata. Ora però, secondo una ricerca inglese, noi studenti possiamo limitarci a parlare anche solo con 20 di queste, 20 parole. Si parte dalle comunissime abbreviazioni come tvb e xk, alle

rivisitazioni dei normali termini, come bella usato come saluto e LOL per far intendere una risata. Ma perchè questo linguaggio è considerato una limitazione? È presto detto, come dice Jean Gross, consulente del governo britannico per le politiche sulla comunicazione giovanile: l’abitudine a parlarsi attraverso il computer e i cellulari può trasformarsi in un handicap per il futuro, in quanto 800 parole (le più usate dagli inglesi) non sono sufficienti per conquistare un lavoro e avere successo nella vita.

La situazione in Italia

Quello che dice Gross sembra però valido anche da noi, infatti poche settimane fa l’Accademia della Crusca e quella dei Lincei (istituzioni preservatrici della lingua italiana) hanno stilato un documento che mette in allarme il nostro Paese: “I giovani non conosco la lingua e i registri”. Usano male i verbi, sbagliano il condizionale, scrivono nello stesso modo in cui parlano e non utilizzano un registro appropriato in base alla situazione o all’interlocutore che hanno davanti. L’uso del “Lei” formale,


per esempio, è sempre più raro, uno dei “brutti” vizi acquisiti dall’inglese. C’è da dire però che chi deve dare il buon esempio, come i politici (e i personaggi pubblici in generale), non lo fa affatto. I nostri rappresentanti, come hanno più volte dimostrato in molteplici interviste, dimostrano una forte ignoranza linguistica e l’uso di un italiano scorretto. L’odio verso i libri non aiuta di sicuro: il 57% della popolazione non legge neanche un libro in un anno e quelli che hanno letto almeno un libro al mese sono solo 3,2 milioni, un italiano ogni diciotto. A tutto questo si aggiunge l’uso intenso che noi italiani, e soprattutto noi teenager, facciamo del cellulare. I messaggi si fanno sempre più criptici e assurdi, e un adulto potrebbe impiegare ore a capire una frase zeppa di gergo e abbreviazioni come: “Oh! te gg 6 n bolla, tra 1 po ordiniam la frutta, cm mai st storia? Rx app puoi tvttbxs” o “Bella li! Caggiami un penta!”.

E negli States?

Dall’altra parte dell’oceano le cose vanno diversamente. Gli Stati Uniti sono infatti da tempo immemore i più grandi esportatori di termini al mondo. E’ colpa/merito loro se diciamo “ok”, acronimo di “0 killed”, cartello che si usava durante la seconda guerra mondiale. L’ultimo arrivano nel vocabolario americano è addirittura il verbo “to google” che si usa ovviamente per indicare una ricerca sulla rete. Inoltre, qualche folle ha calcolato che negli Stati Uniti, ogni due ore, vengono inventate 10 parole nuove, rendendo così inutile ogni tentativo di creare un vocabolario dello slang. Se si parla di slang giovanile infine c’è solo l’imbarazzo nella scelta, dato che, per fare un esempio, ciò che va bene, che piace è cool, fresco, ma può anche essere l’opposto, cioè hot, bollente, arrivando a generare frasi apparentemente insensate.

La lingua è di tutti

Ogni tanto si arriva a degli eccessi difficilmente accettabili, come l’orribile ordinateur: parola creata dall’accademia nazionale della lingua francese per sostituire l’inglese computer. È inutilmente allarmistico anche decretare che l’italiano è morto e che i più giovani non sanno parlare. Anche se scritte sul muro come “se tu non ci fossi la mia vita non esistesse!” fanno temere il contrario. È inoltre altrettanto vero che noi

Martina 18 anni LS Mattei Bologna

Trovi che il vocabolario degli studenti sia così diverso rispetto a quello degli adulti? Credo che ci sia abbastanza differenza, soprattutto per quanto riguarda la terminologia e i modi di dire che usiamo tra noi ragazzi. Sicuramente il linguaggio degli studenti è peggiore dal punto di vista della limitatezza di vocabolario. Non tutti i ragazzi conoscono parole che sono usate dalla maggior parte degli adulti. Ti trovi in difficoltà quando devi passare dalla “lingua” che usi tutti i giorni con i tuoi amici a un linguaggio più adulto? E’ ovvio che essendo sempre abituati a parlare liberamente tra amici, quando ci si trova a doversi esprimere in maniera differente, sorgono delle difficoltà. Le riscontro soprattutto nell’espressione e più che altro nell’usare termini e livelli linguistici più appropriati ad un determinato ambito o a determinate persone. Trovi difficoltà nell’utilizzare il “Lei”? Credi che sia giusto mantenerlo nel nostro linguaggio? No, sono sempre stata abituata ad usare questa forma e oramai non trovo nessuna difficoltà. Certo è che inizialmente, quando si è più piccoli, si incontrano alcune difficoltà. Penso sia giusto mantenerla, come forma di rispetto verso gli adulti. Credi che l’italiano degli adulti sia una lingua troppo formale? Rispetto ad altre lingue straniere sicuramente l’italiano è piuttosto formale, ma penso che sia anche ciò che dona fascino alla nostra lingua.

“teen” dovremmo guardare meno tv e leggere più spesso, perchè è questa la causa principale della nostra ignoranza lessicale: la mancanza di materiale elaborativo. Tutto questo tenendo sempre presente quello che diceva Mark Twain nel suo “Hucklberry Finn”: ”Una lingua appartiene a chi la parla, alle moltitudini ignoranti come alle élite ben istruite”. ■ (interviste a cura di margherita campanini)

Donato

18 anni LS Salvemini Bari Trovi che il vocabolario degli studenti sia così diverso rispetto a quello degli adulti? Sicuramente è diverso. Noi ragazzi abbiamo un nostro “slang” e utilizziamo termini che la maggior parte degli adulti non conosce. Penso che il nostro linguaggio sia peggiore, più “volgare”, semplicemente perché quando si è tra amici non ci si controlla e non si dà il giusto peso alle parole. Ti trovi in difficoltà quando devi passare dalla “lingua” che usi tutti i giorni con i tuoi amici a un linguaggio più adulto? A volte trovo qualche difficoltà: devo sicuramente moderarmi e controllare il linguaggio per alzarlo ad un livello più alto rispetto a quello che uso tutti i giorni con gli amici. Trovi difficoltà nell’utilizzare il “Lei”? Credi che sia giusto mantenerlo nel nostro linguaggio? Personalmente non trovo difficoltà, ma ci sono tanti ragazzi che fanno fatica a rivolgersi con il “Lei”, per esempio con i professori a scuola. Crea quindi qualche difficoltà, ma facilmente superabile con un po’ di allenamento. Penso che sia giusto mantenere questa forma verbale perché crea il giusto distacco e la giusta formalità negli ambiti e con le persone con cui è richiesta. Credi che l’italiano degli adulti sia una lingua troppo formale? No non credo. Certamente l’italiano è più formale rispetto a lingue come l’inglese, ma un minimo di formalità è comunque necessaria, non possiamo di certo usare lo stesso linguaggio in ogni ambito.

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Febbraio

Il mese in cui “recuperare” una settimana di vacanze estive.

Settimana bianca In Trentino-Alto Adige, a partire da Febbraio 2011, vacanze sulla neve “forzate”.

2006

Il Ministro Rutelli propone per la prima volta di adattare il calendario scolastico ai “tempi moderni”.

rivoluzione vacanze

Se ne parla da tempo ed ora qualcuno sta agendo: in Trentino e in Friuli si prospettano meno vacanze estive per l’istituzione di alcuni giorni di pausa durante l’anno scolastico autore > isa iannuzzi luogo > avellino categoria > scuola

E

tags > friuli venezia giulia, trentino alto adige, vacanze, inverno, settimana bianca, francesco rutelli, francia, germania, tempo libero, low cost

mulazione del modello tedesco e re-planning del calendario scolastico: è quello che si intende fare in Friuli Venezia Giulia, dove la Regione sta pensando di snellire il corpo consistente delle vacanze scolastiche estive, ritardando di pochi giorni la fine della scuola (ed anticipandone di qualche dì l’inizio) affinchè si possa beneficiare di un’intera settimana nel mese di Febbraio per ristorare corpo e mente. Settimana bianca, dunque, per legge: sei giorni in meno alle vacanze estive di certo non

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comprometterebbero il guadagno di un’intera stagione in località balneari. Proposte “rivoluzionarie” in materia di vacanze sono gia’ state approvate in Trentino dove, a partire dal Febbraio 2011, gli studenti “appenderanno i libri al chiodo” per una settimana dedicata a piste innevate, cime bianche e, perchè no, anche al gratuito piacere di ciondolare in casa per ben sette giorni.

Se ne parla dal 2006

Nel lungo periodo, sembra che si possano valutare cambiamenti

Marco

17 anni P. E. Imbriani Avellino Cosa pensi dell’idea di diminuire i giorni di vacanza estivi per aggiungerne altri all’interno dell’anno scolastico? Beh, togliere dei giorni di vacanza all’inizio di settembre per inserirli magari dopo la fine del primo quadrimestre non sarebbe poi così male! Ci farebbe rinfrescare le idee e ricominciare il secondo quadrimestre con più grinta! Se dovessi aggiungere dei periodi di vacanza all’interno dell’anno scolastico, dove li posizioneresti? Li aggiungerei alla fine del primo quadrimestre o magari alle vacanze natalizie!

nell’assetto del calendario scolastico nazionale. Un’idea in realtà non recente, dato che già nel 2006, quando l’allora Ministro dei Beni Culturali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Francesco Rutelli proponeva di adattare il sistema scolastico alle esigenze e al ritmo di vita contemporaneo. Gli obiettivi? Concedere più tempo alle famiglie italiane, affinchè possano organizzare attività con i loro figli, e rilanciare il turismo nazionale, distribuendo meglio le vacanze ed eventualmente diversificandole tra regione e regione. >>


>> Cosa avviene nel resto d’Europa

Il nuovo calendario potrebbe conformarsi a modelli europei già ben affermati, com quello tedesco, dove le vacanze estive prevedono una pausa di circa sei settimane a partire dai primi giorni di Luglio; ulteriori giorni di riposo si hanno ad ottobre, oer Natale, per Pasqua e in primavera inoltrata nel periodo della Pentecoste. Ogni regione della Germania, inoltre, modifica l’organizzazione del calendario scolastico in base alle proprie condizioni climatiche, esigenze e tradizioni. In Francia, oltre ai giorni di pausa più “classici”, sono invece previste due settimane di vacanza “invernali” (nel mese di febbraio) ed altre due settimane di “ferie primaverili”, ad aprile. Le vacanze estive si hanno invece nei mesi di Luglio e Agosto. Questo genere di sistema implica però un ritmo molto intenso durante i periodi di attività didattica, col rischio di peggiorare la qualità dell’apprendimento. Proprio per questo sembra necessario creare un calendario che possa inserire nel modello già esistente ragionevoli innovazioni, portando miglioramenti e curando la produttività degli studenti e il loro dovuto relax.

Jacopo

18 anni Liceo Manzoni Milano Cosa pensi dell’idea di diminuire i giorni di vacanza estivi per aggiungerne altri all’interno dell’anno scolastico? È un’ipotesi da considerare, ma è chiaro che una vera modifica del sistema vacanze dovrebbe cercare di distribuire uniformemente le vacanze durante l’anno. Sono comunque da mantenere lunghe le vacanze estive, che permettono di non dover fare lezione con temperature torride. Se dovessi aggiungere dei periodi di vacanza all’interno dell’anno scolastico, dove li posizioneresti? Li posizionerei in maniera da garantire un certo numero di giorni di vacanza al mese. Dovremmo riuscire a vedere le pause non solo come a momenti legati a festività cattoliche e non, perché le vacanze sono un periodo di riposo necessario e dovrebbero seguire i tempi della mente e del corpo.

Cambiamenti sì, cambiamenti no L’opinione degli studenti propende per il “fattore quantità”, che fa diventare le vacanze estive il momento più atteso dell’anno dell’anno. Al di là di sole, mare e tintarella, le vacanze estive sono al top della chart per la loro durata: la mente è incline a rimandare lo stress, a lasciare il giusto spazio al

Luca

18 anni ITC F.S. Nitti Potenza Cosa pensi dell’idea di diminuire i giorni di vacanza estivi per aggiungerne altri all’interno dell’anno scolastico? Non sono per niente d’accordo, perché in questo modo si finisce per limitare lo svago estivo ai ragazzi. Gli alunni, con questo provvedimento, sarebbero poi anche meno invogliati a studiare, perchè la loro mente sarebbe concentrata soltanto sui giorni di festa. A me personalmente, essendo in quinta, potrebbe anche non interessare; pensando però ai ragazzi delle altre classi mi sentirei molto irritato se questo provvedimento venisse attuato: va bene che la scuola è importante, ma l’estate è sempre l’estate! Se dovessi aggiungere dei periodi di vacanza all’interno dell’anno scolastico, dove li posizioneresti? Prolungherei le vacanze per carnevale e Pasqua, dove ritengo che siano pochi i giorni. Lascerei invece invariato il periodo natalizio: i giorni sono già abbastanza e non ne aggiungerei altri, altrimenti ci si abitua troppo bene!

divertimento e col tempo che passa sembra che l’inizio della scuola si allontani e non viceversa. Ma ci sono anche degli ottimi motivi per cui uno studente italiano dovrebbe dire sì ad un nuovo calendario scolastico: per godere di tempo libero extra in mesi con rare pause; oppure, capitando le “nuove” vacanze in periodi di bassa stagione, per approfittare di occasioni low cost e visitare mete altrimenti economicamente irraggiungibili. Senza contare il tempo a disposizione per colmare lacune e dedicarsi allo studio con maggiore attenzione e con una certa tranquillità. Prima di prendere una decisione, sarebbe comunque il caso di ascoltare l’opinione dei diretti interessati, senza dimenticare che una buona mente non si forgia solo sui libri scolastici. ■ BLOGmag 13


lo ha detto la televisione ...che i teenager vivono in contesti e situazioni allarmanti. La generalizzazione mediatica su noi studenti continua, non solo in Italia, e sembra non esserci una via d’uscita

qualsiasi altro mezzo informativo, sintetizzata nella formula diventata ormai paradigmatica: “Lo ha detto la televisione”. Non c’è aspetto della vita che non venga posto sotto esame in uno studio televisivo, dalla politica allo sport, dal cinema alla scuola, ovviamente il tutto farcito con dettagli così corpulenti da catturare l’attenzione dei telespettatori e condito con una buona dose di liti perfora-timpani che fanno sempre bene all’audience.

Scuola russa

autore > federica cappa colella luogo > napoli categoria > società,scuola

tags > russia, fiction, reality, televisione, tv, mass media, liti, guadagni, sky, digitale terrestre, successo, alcol, droga

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a quando ha fatto il suo primo trionfale ingresso sulla scena mondiale fino a quando si è insinuata stabilmente nella nostra quotidianità, la televisione è il mass media più diffuso, apprezzato e BLOGmag 14

naturalmente contestato. Uno dei pochi, se non addirittura l’unico, in grado di generare un vero e proprio odi et amo catulliano. La celerità e l’efficacia visiva con cui diffonde ogni suo contenuto, le ha conferito un ruolo di superiorità nei confronti di

È il caso di una delle innumerevoli docu-fiction, secondo molti uno tra i peggiori prodotti televisivi dell’ultimo decennio: un programma girato in Russia e intitolato Scuola diretto dalla regista venticinquenne Valeria Gai Ciaganava, in arte Ghermanika. Ambientato in un liceo della periferia moscovita, Scuola è una sorta di sceneggiato a metà tra reality, soap opera e documentario. Puntati i riflettori sul mondo dei teenager, ha fatto emergere una situazione allarmante, tanto da scatenare un acceso dibattito politico in Parlamento. Ragazzi che usano il

>>


>> turpiloquio come unica forma di

espressione linguistica, che bevono birra, che fumano canne e che, impacciati più che mai, tentano un approccio sessuale con le compagne, sono ciò che più ha scandalizzato la nazione russa.

Un media contro i teen

Queste realtà sicuramente esistono ma non sono diffuse così come ci vogliono far credere mostrando situazioni confezionate e impacchettate appositamente per questo tipo di programmi. Così non fanno altro che fomentare l’opinione pubblica a sfavore dei teenagers. Ma i ragazzi compresi nella fascia di età che va all’incirca dagli 11 ai 19 anni non sono soltanto il bersaglio di stereotipi moralistici; spesso infatti sono anche i destinatari di tali trasmissioni. Gran parte delle persone che si trova dietro i palinsesti sa di avere a che fare con un pubblico piuttosto malleabile, approfittandone così per presentare stili di vita ideali:

case meravigliose, automobili da sogno, guadagni spropositati e facili da ottenere per chi si fa segregare qualche mese in una casa con ogni comfort, circondato da donne ideali, bellissime bambole di plastica di nome e di fatto.

Un sottofondo non sempre piacevole

Non tutti però si lasciano raggirare dal binomio “calciatore-velina”, che è diventato un po’ il simbolo di tale disagio sociale. Secondo un sondaggio (fonti Censis) la maggior parte dei teenager guarda la televisione mentre fa altro. Tra questi il 47% dichiara che l’attenzione è dedicata soprattutto al pc. Una piccola percentuale afferma che nonostante la demenzialità di alcuni programmi si diverte a guardarli con distacco; pochissimi dichiarano di non guardarla affatto e circa il 51% giudica positiva la più cospicua scelta di canali dovuta all’avvento di Sky e digitale terrestre.

Basandosi su questi presupposti in alcuni istituti superiori di Roma è partita un’interessante iniziativa per rendere più consapevoli i giovani spettatori: sono state introdotte 8 ore di televisione a scuola dedicate in particolare all’analisi della strumentalizzazione della figura femminile in TV. ■ (interviste a cura di giulia migliore)

Francesco Mirko

15 anni LS G. Galilei Napoli Sei un “affezionato” della tv? Segui con costanza qualche programma in particolare? Sì, mi piace molto la tv; infatti seguo numerosi programmi ma amo, particolarmente, le partite di calcio e il Grande Fratello. Ti piacciono i reality? Sì: i reality, come già ho risposto nelle domanda precedente, mi piacciono molto e credo che rispecchino in modo adeguato la nostra società tramite storie che trattano di eventi della vita quotidiana che riescono sia a divertire sia a commuovere il pubblico. Credi che la tv racconti realisticamente la vita degli studenti di oggi? Non credo che la tv ci racconti in modo adeguato. Infatti noto che in molte fiction e telefilm viene inviato un messaggio negativo, certamente non corretto e alquanto generalizzato basato su modelli prestabiliti e fissi della generazione del futuro.

Angelica

18 anni Liceo classico A. Pansini Napoli Sei un “affezionata” della tv? Segui con costanza qualche programma in particolare? Vedo la tv specialmente la sera, in media un’ora o poco più. Assiduamente seguo “Chi l’ha visto” su Rai Tre. Ti piacciono i reality? Assolutamente no, li detesto! Credo che la maggior parte delle cosiddette “sorprese” (es. nel Grande Fratello o Isola dei famosi) i partecipanti già le conoscano ampiamente. Purtroppo rispecchiano uno spaccato della società: quello negativo, permeato dall’ipocrisia e dalla stupidità. Lo stesso spaccato che fornisce cattivo esempio alle nuove generazioni. Credi che la tv racconti realisticamente la vita degli studenti di oggi? Credo che l’immagine trasmessa dalla tv per la maggior parte dei programmi è reale, fin troppo. Ed è paradossale che ormai la tv più è “spazzatura” e più viene apprezzata!

18 anni ITC De Nicola Napoli

Vedi con piacere la tv? Segui qualche programma in particolare? Sì, ma non molto spesso. Non sono particolarmente interessato ad uno specifico programma, mi piacciono invece alcune serie americane. Ti piacciono i reality? No, poiché ritengo che non rappresentano affatto la nostra società. Secondo me i concorrenti non si comportano in modo spontaneo e naturale, come vogliono farci credere, ma il loro comportamento è costruito a seconda dei copioni inventati degli autori. Credi che la tv racconti realisticamente la vita degli studenti di oggi? Non in modo corretto. Sono convinto che quasi sempre l’informazione manipola la realtà della vita dei ragazzi, utilizzando ciò come uno strumento per attirare il pubblico, spostando così l’attenzione da problemi più rilevanti della società italiana. Non tutti i ragazzi, come dicono, sono nullafacenti mantenuti dai genitori, c’è anche chi cerca di imparare a migliorarsi con le proprie forze! BLOGmag 15


133%

Aumento dei casi di carcinoma dal 1985 al 2005.

30-60 anni

Fascia colpita dal tumore alla pelle.

Ultravioletti I raggi “responsabili” dell’abbronzatura.

Melanina Il pigmento che rende “colorata” la pelle.

vietato abbronzarsi ...se lo si fa in modo artificiale. In Inghilterra, una proposta di legge vuole impedire l’abbronzatura tramite lampade ai minori di 18 anni autore > clara marchesi luogo > milano categoria > attualità

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tags > gran bretagna, lampade, abbronzarsi, lettini, pelle, parrucchieri, centri estetici, teenager, italia, julie morgan

vere una carnagione sempre abbronzata ed un colorito che ricorda l’estate è un desiderio di molti, sopratutto dei più giovani che, spesso, scelgono di effettuare qualche seduta nei solarium avvolti da lettini abbronzanti. BLOGmag 16

Da tempo si considerano le lampade e i lettini dell’estetista dei “rischi che vale la pena correre”. Per poter sembrare più belle molte donne, ma anche diversi uomini negli ultimi tempi, ricorrono all’abbronzatura anche a dicembre. Fino a questo momento gli unici rischi che si conoscevano erano

quelli di invecchiamento precoce della pelle e della nascita di rughe e di qualche macchia qui e là che ogni tanto può spuntare; ma adesso sappiamo con precisione che i lettini solari aumentano il rischio di cancro alla pelle.

L’Inghilterra dice no

È veramente semplice, oggi, utilizzare i lettini abbronzanti. Si vede come le offerte praticate dai centri estetici invoglino soprattutto i più giovani a fare uso del solarium, mettendo in secondo piano i rischi per la salute della loro pelle. Ogni anno in Gran Bretagna più di 2.600 persone muoiono di cancro alla pelle; tra questi decessi, 100 sono provocati dalla moda dell’abbronzatura selvaggia, oltre a 370 casi non mortali di tumore all’anno. Un pericolo serio che necessita di essere tenuto sotto controllo. In Inghilterra il 6% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, ha ammesso di averne fatto uso più volte: una percentuale che nel nord del Paese è, invece ancora più alta e si attesta intorno all’11%, con un picco del 20%


nella zona Liverpool. Se dovesse andare a buon fine il progetto di legge presentato poco tempo fa dal deputato laburista Julie Morgan, che ha ottenuto l’appoggio del governo inglese ed il sostegno del Ministro della Salute, nei prossimi mesi i minorenni inglesi non

potranno più sottoporsi alle sedute con lampade abbronzanti.

L’abitudine al sole artificiale

La proposta di legge inglese mira a salvaguardare la salute dei cittadini e c’è da chiedersi se, su questa scia, non si muovano a breve anche gli altri paesi Europei, come l’Italia, dove l’abitudine di sottoporsi a sedute

abbronzanti è altamente diffusa. In Italia ci sono circa tredicimila esercizi commerciali autorizzati che utilizzano apparecchiature provviste di sorgenti di radiazioni Uv per l’abbronzatura artificiale della pelle, oltre ad un numero non trascurabile di palestre, parrucchieri e alberghi. Chi utilizza abitualmente un lettino solare di solito lo fa per la prima volta prima dei 35 anni, ma questo può aumentare il rischio di sviluppare un tumore della pelle più avanti con l’età del 75%. L’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dimostrato che nelle persone sotto i 30 anni il rischio di contrarre un melanoma è del 75% più alto nei soggetti che fanno uso dei lettini. La legge chiede, oltre che di vietare l’uso delle apparecchiature ai minorenni, anche di istituire controlli sui lettini e sulle procedure utilizzate (e di punire i centri che dovessero contravvenire). La stessa istituzione, infine, aveva classificato nel 1992 i raggi solari ultravioletti dei lettini abbronzanti come “probabilmente cancerogeni”. ■

Flavia

17 anni Liceo Artistico Brera (MI) Hai mai fatto una lampada? No. Sei d’accordo con la decisione del governo inglese di vietare le lampade ai minorenni? Si, sono d’accordo perché i ragazzi usano questo metodo solo ed esclusivamente per l’estetica, per apparire più belli, inconsapevoli dei danni che l’uso di questi macchinari potrebbe causare. È un atteggiamento che trovo poco corretto.

Sergio

15 anni LS Da Vinci Bisceglie (BA) Hai mai fatto una lampada? No. Mai fatte lampade. Sei d’accordo con la decisione del governo inglese di vietare le lampade ai minorenni? Sì, sono d’accordo, perché noi ragazzi possiamo usare questo pretesto per poi chiedere sempre di più ai genitori... Inoltre dal mio punto di vista i lettini sono un’invenzione inutile.

Franco

18 anni Liceo Righi Corsico (MI) Hai mai fatto una lampada? Sì, certo... fatte! Una al mese. Sei d’accordo con la decisione del governo inglese di vietare le lampade ai minorenni? Non sono d’accordo: l’importante è che ognuno sappia regolarsi, perché farne troppe può arrecare gravi danni alla nostra salute.

BLOGmag 17


violenza a Rosarno Uno dei più gravi casi di incomunicabilità culturale degli ultimi tempi in Italia: è successo in una piccola cittadina calabrese. Per capire cos’è successo, abbiamo contattato la scuola del paese, un posto dove si insegna l’integrazione del “diverso”

Scoperte autore > paolo sansone luogo > milano categoria > attualità

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tags > rosarno, liceo piria, cassonetti, violenza, spranghe, integrazione, tensione, alfabetizzazione, festa dei popoli, incontro

opo l’ultimo esame della sessione, abbandono in tutta fretta l’università e vado a cercare rifugio al parco. Mi siedo su una panchina e cerco di svuotare un po’ la mente, quando si avvicina un ragazzo di colore, zaino sulla spalla, mucchietto di libri in braccio e cercando di sfoggiare il sorriso più

BLOGmag 18

largo che gli riesca. Mi saluta con un classico “ciao amico”, con la tipica “c” che si confonde con una “g” e molto cortesemente mi domanda come sto, come fossimo vecchi amici. Visto il momento di relax evito il fastidioso “No, non mi serve niente” che può scappare a tutti e decido di sfogliare i suoi libri. Mentre lo faccio mi chiede cosa studio, come

Di questi giorni la notizia la notizia dell’arresto nella zona di Reggio Calabria di oltre 60 uomini, sia italiani che stranieri, che gestivano un traffico di immigrati clandestini cui fornivano, dietro pagamenti superiori ai 10,000 €, documenti falsi per potersi introdurre in Italia. Questi documenti non erano altro che finte assunzioni firmate da imprenditori agricoli, costretti, messi con le spalle al muro dagli affiliati della ‘Ndrangheta. Il Ministro degli Interni ha esaltato il lavoro delle forze dell’ordine, che per la prima volta hanno trovato un collegamento tra le organizzazioni mafiose e la tratta degli immigrati e non solo con il loro sfruttamento...


me la cavo, mi dice che faccio bene a studiare e che lui purtroppo non ha potuto finire le superiori. Viene dal Senegal. Mi dice che lui era molto bravo in matematica, che studiava le scienze della Terra, che era importante sapere queste cose per poter vivere bene. In breve riesce anche a spiegarmi com’è strutturato il sistema scolastico in Senegal e mi chiede cosa c’è di diverso con l’Italia. Praticamente nulla. Parlando, emergono tante somiglianze e solo piccole differenze.

Incontro, dove c’è scontro

Anche a Rosarno qualcuno ha provato a parlarne, ben prima che il nome di questo piccolo paese di 15,000 abitanti diventasse noto alla cronaca nazionale. Si tratta degli studenti del Liceo Scientifico Raffaele Piria che, con la guida della Dirigente Prof.ssa Maria Rosaria Russo, si occupano da tempo di integrazione e dialogo. Periodicamente infatti organizzano la “Festa dei Popoli”, un’occasione di incontro tra le diverse culture che coabitano e che potrebbero convivere in questo paese, così come altrove. Un modo per capirsi reciprocamente, perché conoscersi aiuta a rispettarsi. L’impegno di questi ragazzi non si limita a questo, ma è anche un aiuto più concreto. Durante il periodo estivo la scuola si attiva per fornire dei corsi di alfabetizzazione ai ragazzi immigrati, spesso fuggiti così presto dal loro Paese di origine da non aver potuto ricevere un’istruzione adeguata.

Vivere la violenza

Carla è una studentessa del Liceo Piria e lei, come tanti altri ragazzi e cittadini di Rosarno, ha subito come parte passiva la violenza che si è scatenata per le vie del paese. Racconta delle difficoltà ad uscire di casa, dei ragazzi immigrati che ribaltavano cassonetti, di ragazzi e uomini rosarnesi che, armati di spranghe, hanno costituito veri e propri posti di blocco, in attesa del faccia faccia col corteo di protesta. Violenza da condannare su entrambi i fronti. Ma da una parte c’è stata una reazione, forse eccessiva, forse no. Dall’altra l’esasperazione di chi chiede

solo rispetto, di essere lasciato in pace; immigrati cui la necessità fa accettare condizioni di vita ai limiti della dignità, impiegati per lavori che i cittadini italiani non vogliono più fare, pagati in nero e con cifre da fame. D’altra parte le uniche che gli imprenditori agricoli si possono permettere, viste le difficoltà del mercato, considerando che cifre più elevate renderebbero controproducente la raccolta stessa.

Tutti hanno colpe

Carla sottolinea come Rosarno si sia subito difesa dalle accuse di razzismo, ma ammette che nessuno è esente da colpe. Anche chi si è schierato contro la violenza, dalla parte degli immigrati, ha le sue piccole colpe: l’indifferenza prima di tutto. Integrazione non vuol dire elemosina. Conoscendo lo stato di sfruttamento e il modo in cui quella gente viveva, in molti si sono resi disponibili per una coperta, del vestiario, un’offerta di altro genere. Ma questo non è stato sufficiente ad evitare gli attriti. L’indifferenza delle istituzioni, solo relativamente giustificata dall’indifferenza della cittadinanza, ha fatto sì che maturasse il clima di tensione poi sfociato in protesta violenta. E allora il messaggio resta che le soluzioni si trovano tramite il dialogo, che integrare vuol dire aiutarsi e non certo aiutare. I ragazzi del Liceo Scientifico di Rosarno cercano di dimostrarlo con le loro iniziative; ma questo è solo un esempio. ■

“Gli italiani sono razzisti?”. Si, no, forse. Mi chiedo come si possa fare una domanda del genere. Una domanda che pretende di riunire più di sessanta milioni di persone all’interno di un’unica categoria. Una domanda stupida se riferita ad un’intera nazione, ma altrettanto stupida se riferità ad una sola città. “Rosarno è razzista?” A quanto pare purtroppo, se i giornali e i tg continuano da giorni a porsi questo interrogativo, la risposta non è così banale come appare ai miei occhi. E certo, dopo la pulizia etnica che è stata fatta, non può che generare confusione sentire i cittadini rispondere che “Rosarno non è un paese razzista”. Domanda sbagliata, risposta pure. Penso che a Rosarno le persone “razziste” (nel significato più stetto del termine, quindi persone che nutrono un vero e proprio odio nei confronti del “diverso”) siano veramente poche. E non mi sento neanche di affermare che sia stata una di loro a sparare agli immigrati (credo che il fatto che l’arma fosse caricata a piombini e non a proiettili sia di supporto a questa tesi, senza per questo voler sminuire la gravità del gesto). C’è sicuramente un’altra categoria di persone che ha avuto un ruolo rilevante nei fatti, sia nella sparatoria, che nelle ronde armate formatesi in seguito alla protesta degli africani. Non sto parlando dei mafiosi, ma di delinquentelli da quattro soldi, persone dalla mentalità malata cresciuti in un ambiente malato... Rosanna Careri, Rosarno (RC) (continua su www.blogmag.it)

BLOGmag 19


chi ha paura del 2012? Calendari Maya, circuiti che friggono, film catastrofici: ogni tot anni (vedi 2000 e Millennium Bug) l’uomo ha bisogno di una psicosi. Probabilmente, però, neanche questa catastrofe accadrà mai autore > lorenzo bovini luogo > bologna

categoria > cultura, scienza

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tags > ronald emmerich, roberto giacobbo, maya, calendario, catastrofe, apocalisse, venti solari, tempeste magnetiche, pianeti, sistema solare, superstizione

uemilaedodici. L’anno in cui accadrà... Che cosa? La fine del mondo! Un concetto abbastanza vago, in effetti. Quale sarebbe il programma di ‘sta fine del mondo? Peste? Zombies? Finisce Beautiful? Ognuno ha la sua teoria (quelli di Voyager ne hanno almeno 76); ma non perdiamo tempo e passiamo ai fatti.

Un ipotetico Apocalisse Maya

A essere sinceri, i fatti non esistono. Il tutto è partito dal fatto che il calendario dei Maya finisce il 20 dicembre 2012. Gli antichi abitanti del Messico non dicono però cosa succederà dopo questa data. Non c’è alcun riferimento all’Apocalisse, che probabilmente è stata aggiunta nei secoli successivi, derivata da quella cristiana. Un’altra considerazione: la civiltà Maya è stata colonizzata quasi interamente dagli spagnoli nel 1519. In quel periodo probabilmente avevano altre priorità piuttosto che aggiungere mesi a un calendario che copriva i 400 anni successivi.

Buchi neri, circuiti che friggono

La scienza che dice? Ci sarà un fondo di verità da qualche BLOGmag 20

parte? Fra due anni è previsto l’allinamento dei pianeti del sistema solare. C’è già stato nel 1998 e non è successo nulla, MA un astronomo americano ha detto che potrebbe creare un buco nero che distruggerebbe tutto. Perchè? Chiaramente perchè i Maya avevano detto che... Esistono affermazioni più fondate come quella della NASA, che ha previsto per il 2012 un aumento dei venti solari. Non dovrebbe causare danni, se non un minimo disturbo alle trasmissioni dei cellulari e dei

satelliti. Vista la psicosi generale, tutti i catastrofisti hanno subito pensato al peggio. Immediatamente sono fioccate su internet le previsioni di una tempesta magnetica che friggerebbe qualunque circuito elettronico presente sul pianeta.

Il giorno dopo il 2012

Fra le fila dei catastrofisti troviamo di certo Ronald Emmerich, il regista che ha portato nei cinema 2012. Oltre a voler ricordarci che lui è bravo a fare film dove si distrugge tutto ((The Day After Tomorrow è uscito cinque anni fa ed è praticamente identico) il regista ha provato a esorcizzare le paure e la psicosi che c’è dietro all’imminente apocalisse (sempre secondo Roberto Giacobbo sia chiaro) con scene spettacolari e qualche gag. Tutti sono in attesa di sapere quello che succederà in quel giorno di dicembre: sia chi crede alla fine della vita sulla Terra sia chi pensa che sia un’inutile superstizione. In ogni caso sarà un giorno che tutti ricorderemo. Che fare quindi? Fregarsene, se il pianeta verrà distrutto non vorrete mica passare gli ultimi anni di vita in una continua paranoia? Decisamente no: in questi due anni fate quello che avete sempre sognato e che non avete mai osato realizzare. Se il mondo non dovesse finire avrete sempre degli ottimi ricordi da portare con voi! ■

20.12.2012

La data in cui alcuni dicono finirà il mondo.

Maya

Il loro calendario finisce, apparentemente senza spiegazione, proprio in quella data.

N.A.S.A.

Ha previsto per il 2012 un aumento dei venti solari.


come inizia un millennio

Riepilogo di dieci anni di storia. Non dieci anni qualsiasi, ma i primi di un 2000 che sembrava promettere bene ma che forse non ha mantenuto le aspettative autore > anna francavilla luogo > l’aquila categoria > attualità, mondo

tags > stati uniti, afghanistan, euro, europa, saddam hussein, george w. bush, barack obama, terremoto, tsunami, asia, terri schiavo, strokes, torri gemelle, danimarca, crisi, economia, gaza, israele, palestina

Si tiene la più grande conferenza dei Capi di Stato di sempre: il Millennium Summit

Gaber esprimendo la propria opinione polemica sul mondo dell’informazione. Nonstante questa posizione sia stata condivisa da molti, giungiamo alla conclusione della prima decade del terzo millennio assuefatti all’odore dei quotidiani, con patacche indelebili sui vestiti (sistematiche quando si guarda il tg dell’ora della cena cena) ed equipaggiati per avere in tempo reale contatto con il resto del mondo. Evoluzione e progresso sono costanti e con essi lo sviluppo di una sempre meno ottusa sensibilità comune, che ci rende consapevoli del fatto che, ogni anno, eventi di grande portata segnano profondamente il corso della storia.

11.09.2001

2002

… e fateci pregustare l’insolita letizia di stare per almeno dieci anni senza una notizia…” cantava Giorgio una

2000

Oltre 3000 morti nell’attacco alle torri gemelle. Sarà l’attentato terroristico più grande di tutti i tempi. BLOGmag 22

In Europa è introdotto l’Euro, la moneta unica di 12 paesi dell’Unione: una svolta storica nella storia del vecchio continente.

2000

Il millennio sembra promettere bene. Il Decennio Internazionale per la Cultura della Pace e della Non-Violenza, si apre con il più grande (e roboante) incontro fra capi di stato e di governo mai realizzato: il Millennium Summit. Lì viene ratificata la Dichiarazione del Millennio i cui punti mirano alla ricerca di nuove strategie per le missioni di pace e ad un miglior coordinamento nella lotta alla povertà e alle malattie.

2001

“Soma is what they would take when hard times opened their eyes / Saw pain in a new way”. Is This It, l’LP di debutto degli Strokes, sarebbe dovuto uscire in America l’11 Settembre. Quel giorno terroristi islamici deviano aerei civili contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York (provocandone l’implosione) e contro il Pentagono. Un quarto

14.12.2003

Saddam Hussein, ex dittatore dell’Iraq viene catturato dalle truppe americane in un bunker vicino Tikrit.


non raggiunge il suo obiettivo ma precipita in un prato della Pennsylvania. Più di 3.000 morti. Il più grande attentato terroristico di tutti i tempi lascia tutto l’Occidente sotto shock, mentre la paura del terrorismo si diffonde in tutto il mondo. Dopo la proclamazione dello stato d’emergenza da parte del governo USA, immediato e tragicamente ovvio è l’attacco al regime talebano dell’Afghanistan, a cui fa capo il gruppo terroristico Al Qaeda, il responsabile degli attacchi. Bin Laden, mente e finanziatore del gruppo, diviene il nemico numero uno.

2002

2000

09/03: Nasce Nupedia, che diventerà famosa in tutto il mondo dal 2003 col nome Wikipedia. 30/06: Durante il live dei Pearl Jam, al festival di Roskilde, muoiono 9 persone.

2001

20/01: G. W. Bush diventa il 43esimo presidente Usa. 11/09: Attacchi terroristici negli USA. 07/10: Gli Usa attaccano l’Afghanistan.

2002

27/09: Timor Est diventa uno stato indipendente e entra nelle Nazioni Unite. 12/10: Attacchi terroristici a Bali, Indonesia.

Un evento in particolare viene ricordato nel Vecchio Continente: il 1º gennaio viene introdotto in 12 paesi dell’Unione europea (Italia, Francia, Austria, Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Grecia, Lussemburgo) l’Euro, la moneta unica. In uno degli anni cruciali nella storia della (relativamente) giovane Europa.

2003

2003

11/03: Attacco terroristico alla stazione di Atocha, Madrid. 17/04: José Zapatero diventa il Primo Ministro spagnolo.

Il presidente Usa Bush rivela che alcuni documenti proverebbero il tentato acquisto da parte del dittatore iracheno Saddam Hussein di uranio impoverito per costruire una bomba atomica. atomica. Questo basta a giustificare l’inizio della Seconda Guerra del Golfo, Golfo, che si conclude velocemente, con l’abolizione del regime di Saddam. Successivamente una violenta guerra civile provocherà la morte di 1.200.000 iracheni e di oltre 3.000 soldati americani. Tragico per gli italiani l’attacco suicida

2004

Lo ‘tsunami’, l’onda anomala, si abbatte sulle coste del sud-est asiatico: 400.000 vittime formano il bilancio più devastante tra tutte le tragedie naturali di cui abbiamo memoria.

01/01: Lula diventa presidente del Brasile. Verrà rieletto anche nel 2006. Febbraio: Inizia la guerra in Darfur. Durerà 6 anni. 12/03: Il primo ministro serbo Zoran Dindic viene ucciso a Belgrado. 20/03: Gli Usa attaccano l’Iraq. 26/12: Un devastante terremoto distrugge il sud est dell’Iran.

2004

2005

07/05: Attacchi terroristici a Londra, Uk. 08/10: Un terremoto nel Kashmir uccide circa 80,000 persone. 22/11: Angela Merkel viene eletta Cancelliere della Germania.

2006

03/06: Il Montenegro diventa indipendente dalla Serbia.

2005

La Corte Suprema degli Stati Uniti autorizza l’interruzione dell’alimentazione artificiale di Terri Schiavo, in coma vegetativo da 15 anni. Il Paese si divide in pro e contro l’eutanasia.

2000’s story 09/07: L’Italia diventa Campione del Mondo di Calcio. 12/07: In Libano, inizia un mese di guerra tra Hezbollah ed militari isrealiani. 11/12: Forze governative e cartelli della droga, in Messico, danno vita a un conflitto armato, non ancora terminato.

2007

16/05: Nicolas Sarkozy è il 23esimo presidente francese. 27/06: Gordon Brown succede a Tony Blair e diventa Primo Ministro del Regno Unito. 27/12: Benazir Bhutto, candidata come primo ministro alle elezioni politiche pakistane, viene uccisa.

2008

17/02: Il Kosovo dichiara l’indipendenza dalla Serbia. 24/02: Fidel Castro lascia la presidenza di Cuba al fratello Raul dopo quasi 50 anni di potere. 03/05: Il ciclone Nargis uccide circa 146,000 persone in Myanmar. 12/05: Un terremoto di magnitudo 7,9 uccide circa 69,000 nel sud ovest della Cina. 07/08: Una settimana di guerra in Ossezia del Sud, tra i militari georgiani e quelli locali (appoggiati dai russi). 26-29/11: Attacchi terroristici a Mumbai, India.

2009

25/05: Test nucleare completato con successo in Corea del Nord. 25/06: Muore Michael Jackson. 13/06: Iniziano le proteste antigovernative in Iran. 25/10: L’influenza H1N1 spinge Obama a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.

2006

Kurt Westergaard disegna alcune vignette contro Maometto scatenando l’ira del popolo islamico. L’autore subirà anche un paio di attentati. BLOGmag 23


contro la base dei carabinieri di Nassiriya. E le fantomatiche armi? Gli ispettori dell’ONU non hanno finora trovato prove che il regime di Baghdad possedesse armi di distruzione di massa e nel 2005 i documenti si riveleranno dei falsi. Ci si chiede ancora per cosa sono morte tutte queste persone. La cattura e conseguente uccisione di Saddam Hussein non valgono come attenuante.

2004

Anche quest’anno rimane nella storia a causa di una tragedia, una delle catastrofi naturali più devastanti della storia. Un terremoto con epicentro a largo dell’Oceano Indiano genera un’onda anomala che si abbatte su una vastissima area del Sud-Est Asiatico e che copre anche parte delle coste africane, causando oltre 400000 vittime e miliardi di danni. Immediate saranno le campagne di solidarietà da parte di tutto il mondo verso i paesi maggiormente colpiti (India, Sri Lanka, Indonesia, Thailandia).

2005

in occasioni del genere creano caos e colpevoli.

2006

Libertà di espressione. Ad essa si appella la Danimarca mentre in molti paesi arabi le sue ambasciate vengono incendiate. A generare questa delicata ed esplosiva situazione è la pubblicazione da parte di un giornale danese di alcune vignette satiriche su Maometto. La reazione del mondo islamico è inaspettatamente violenta, vengono annunciate ritorsioni contro i paesi europei che appoggiano la Danimarca e molti cittadini europei residenti in Libano rientrano. I già molto instabili rapporti internazionali hanno rischiato di infrangersi irrimediabilmente.

immobiliare”. Il valore dei mutui americani crolla e ciò trascinerà l’economia mondiale nella peggiore crisi finanziaria dopo quella del ’29.

2008

Yes We Can. Barack Obama è eletto 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Il suo slogan sancisce un impegno imprescindibile con tutti coloro di cui si è conquistato la fiducia. Una grande porzione di popolazione occidentale ha la convinzione che egli farà storia ed essere stato il primo afro-americano eletto presidente degli USA è solo un primo accenno del potenziale che egli rappresenta.

Terri Schiavo diventa tristemente famosa per le controversie scatenate dalla sua morte. Il marito aveva ottenuto dal Tribunale l’autorizzazione per interrompere l’alimentazione artificiale di Terri, in coma vegetativo da 15 anni, malgrado i genitori della donna fossero decisamente contrari. La sua lenta morte diventa un grande caso mediatico sia negli USA che nel resto del mondo e mette in luce le lacune nel sistema legislativo a proposito di delicatissime questioni etiche che

“You built a house of cards and got shocked when you saw them fall” (White Stripes). A fine estate l’inadeguatezza del sistema su cui si basava parte del mercato finanziario americano si rivela con l’esplosione della “bolla

Una conferenza di pace a Sharm elSheikh sancisce la fine della Guerra di Gaza. A scatenarla Israele che, in conseguenza dei ripetuti attacchi missilistici di Hamas, programma l’Operazione Piombo Fuso contro quel territorio già centro di contese e rivendicazioni. Durante i raid aerei viene anche colpita una scuola dell’ONU. ■

2007

2008

2009

L’esplosione della “bolla immobiliare” provoca la crisi peggiore della storia dopo quella del ‘29, che partendo dagli USA si propaga in tutto il mondo. BLOGmag 24

2007

Gli Stati Uniti eleggono il primo Presidente nero della loro storia. Il programma elettorale ed il Nobel per la pace faranno entrare Obama nella storia?

2009

La conferenza di pace tenuta a Sharm elSheikh dovrebbe sancire la fine della guerra nella striscia di Gaza.


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disastro ad haiti

Il terremoto che ha sconvolto il Paese più povero delle Americhe: l’ultima sfortuna per un popolo che da sempre ha a che fare con l’emergenza autore > nico scagliarini luogo > bologna categoria > mondo

E

tags > dittatura, terremoto, stati uniti, aiuti, povertà democrazia, sicurezza

cco il tipico esempio di luogo del quale nessuno si preoccupa finché non succede qualcosa. Molti non sapevano nemmeno dove si trovasse Haiti, fino allo scorso 12 gennaio. Ovviamente i danni provocati dal terremoto sono balzati immediatamente in cima alla lista delle emergenze, ma questo è solo l’ultimo in ordine di tempo dei drammi di questa piccola nazione. Con un indice di sviluppo umano di 0,532 e una missione permanente del UNDP sul suo territorio, Haiti è la nazione più povera delle Americhe.

Pirati dei Caraibi

L’isola di Hispaniola fu scoperta nientemeno che da Cristoforo Colombo, e oltre agli spagnoli vi si stabilirono molti francesi provenienti dalle isole vicine, ma anche ex bucanieri divenuti coltivatori di tabacco e canna da zucchero. Nel 1687 l’isola venne formalmente divisa tra spagnoli e francesi, che mantennero il potere sulla loro parte dell’isola fino al 1804, quando una rivolta da parte degli schiavi di origine africana, deportati in massa come manodopera, proclamò l’indipendenza di Haiti. Tuttavia

9,035,536

Il numero di abitanti di Haiti prima del terremoto, circa la metà è analfabeta.

1995

Anno in cui l’esercito è stato sciolto per opera dell’allora presidente Aristide, per evitare nuovi interventi delle forze armate in politica.

Tahiti

Luogo dove sono stati spediti, a causa di una confusione sul nome, gli aiuti per Haiti dalla Romania.

a r t x The Agronomist

Diretto da Johnatan Demme, il documentario del 2004 racconta la storia di Jean Dominique, che con la sua emittente radiofonica, l’unica in lingua creola, ha mantenuto viva la voce del popolo contro i soprusi dei governi autoritari fino al suo assassinio, avvenuto nel 2000 e per il quale nessuno è stato perseguito. Una istruttiva carrellata sulla storia di Haiti dagli anni ’60 ad oggi, con la colonna sonora di Wyclef Jean.

© American Red Cross

BLOGmag 26


© American Red Cross

world

news

Residui del regime

i numerosi e contrastanti interessi trasformarono presto il nuovo e instabile sistema presidenziale in un subbuglio di colpi di stato.

Una dittatura intergenerazionale

Nel 1957 venne eletto François Duvalier, meglio conosciuto come “Papa Doc”. Questi non ci mise molto a proclamarsi presidente a vita, circondandosi di una guardia militare a lui fedele e di un’elite corrotta in grado di fagocitare tutti gli aiuti finanziari provenienti dall’estero. Dopo la sua morte il potere passò al figlio Jean-Claude, e l’allora giovanissimo “Baby Doc” si dimostrò meno sanguinario del padre, tanto che nel 1971 gli Stati Uniti ripresero ad inviare aiuti ad Haiti. Tuttavia il suo totale disinteresse nei confronti dei problemi del paese e il suo sistema cleptocratico non fecero altro che alimentare gli scontenti, i quali riuscirono ad unirsi in un fronte di opposizione che nel 1986 costrinse i Duvalier all’esilio.

La più giovane democrazia del mondo

Nel 1990 si tennero le prime elezioni democratiche dall’indipendenza, e salì al potere Jean-Bertrand Aristide, leader carismatico deposto da un colpo di stato militare appena 8 mesi dopo. Il nuovo periodo di autoritarismo fu interrotto dall’intervento armato statunitense, che riportò ad elezioni

democratiche. Tuttavia nel 2004 nuove ostilità costrinsero alla fuga il presidente e gli Stati Uniti ad intervenire nuovamente per riportare l’ordine istituzionale.

L’emergenza

Haiti e la Repubblica Dominicana si trovano su una microplacca tettonica instabile, schiacciata fra quella caraibica e quella nordamericana, il che rende l’isola intera soggetta a terremoti poco frequenti ma molto violenti. Sono bastati 45 secondi di scossa, con epicentro 24km a sud della capitale Port-au-Prince, a radere al suolo praticamente l’intera città. E’ ancora presto per parlare di cifre esatte, ma si contano più di 200.000 morti, 250.000 feriti e oltre 3 milioni di bisognosi di cibo, acqua e sicurezza: tutte cose che il governo haitiano non può fornire autonomamente. Oltre alla devastazione materiale si è creato caos istituzionale e vuoto di potere, che gli Stati Uniti, nell’ambito dell’Onu, sono nuovamente pronti a riempire. La ricostruzione si prospetta lunga e travagliata, anche perché i problemi sono così tanti che é difficile capire da dove incominciare. Come sempre in queste situazioni, si staglia lo spettro dell’imperialismo e degli aiuti vincolati, ma si presenta anche la possibilità di un nuovo inizio, che metta le basi per un nuovo processo di sviluppo dove il vecchio non ha funzionato. ■

La stampa irachena ha comunicato che il 25 gennaio è stato giustiziato Alí Hasan Al Majid (nella foto), detto Alì il chimico, cugino nonché uomo chiave nel regime di Saddam Hussein. Quella che è stata eseguita è solo l’ultima delle quattro condanne a morte ricevute da Alì per crimini contro l’umanità. Nel suo curriculum vantava l’assassinio di decine di sciiti nel 1991 prima, e nel 1999 a seguito di una rivolta del sud dell’Iraq. Le condanne più pesanti riguardavano le due stragi di curdi di Anfal di Al Halbja (nel quale morirono oltre 5.000 persone) entrambe del 1988, avvenute attraverso l’utilizzo di armi chimiche.

Una votazione combattuta

E’ quella che ha portato ad approvare, a 34 anni dall’indipendenza dal Portogallo, la prima Costituzione dell’Angola. Il testo è stato approvato nonostante il boicottaggio da parte dell’União Nacional pela Independência Total de Angola. L’UNITA è il principale partito di opposizione, originariamente nato per contrastare il dominante partito di ispirazione marxista e sostenuto dagli Stati Uniti e dal Sudafrica dell’apartheid, fu riammesso in politica solo dopo che i guerriglieri accettarono di cessare le ostilità ed essere integrati nell’esercito regolare, nel 2002. BLOGmag 27


e p o r u E

ente n i t n o c chio c e v l a d parseno s e i z i t o n o Pisa i Robert a cura d

London fox, abitanti dalla folta coda

INGHILTERRA

Per i più nuovi a Londra non è certo comune imbattersi in fugaci sagome dalla forma slanciata, la folta coda ed un pessimo odore. Uno strano cane? Un enorme gatto? Niente di tutto questo: si tratta della volpe rossa, red fox, ormai diventata a pieno titolo una residente dell’ambiente urbano londinese. La nuova rifugiata è perfettamente riuscita ad adattarsi all’ambiente urbano, tanto che si stima al giorno d’oggi una presenza di circa 10.000 volpi: 16 volpi ogni 2.5 metri quadrati della città. Se in passato l’animale si è dedicato a devastare pollami e uccidere conigli, adesso si deve accontentare di rufolare nella spazzatura ed nutrirsi di resti di cibo. Un’indagine rivela che all’80% dei londinesi non dispiace avere l’animale vicino, tanto che c’è perfino chi le attira volutamente nei propri giardini dandogli cibo e fornendo rifugio per i suoi cuccioli. Ma potrà mai la volpe rossa diventare un nuovo tipo di animale domestico? Per quanto possa condividere il marciapiede con voi mentre aspettate l’autobus o intenerirvi con i suoi cuccioli, la volpe rimane un animale selvatico, difficile da avvicinare ed addomesticare. E ciò non fa che rendere più speciali i casuali incontri notturni. Elena Biagi (Londra)

OLANDA Mi casa es tu casa Olanda terra di libertà, diceva qualcuno. Mi casa es tu casa, aggiungevano ad Amsterdam. Prendi una sedia, sposta i vestiti e mangia con noi; hai qualcosa da raccontare, di che colore era la tua strada? Non chiudere la porta a chiave quando vai al piano terra e lava i piatti per stasera, domani ti troveremo una sistemazione. Si chiama squatting, è l’arte di occupare un edificio abbandonato, il bisogno di avere uno spazio e il gesto illegale di prendere ciò che non è tuo. Illegale? In Olanda, fino a pochi mesi fa si trattava di una pratica tollerata e regolata da specifiche norme: edificio vuoto da un anno, polizia che viene a controllare e ti trova abitante effettivo con una sedia, un tavolo e un letto. Così si diceva e così era la pratica. La logica? Il problema abitazione è una delle croci della nostra società e al giorno d’oggi si costruiscono più palazzi di quanti se ne distruggano. Le cose però stanno per cambiare: la maggioranza cristiano conservatrice in parlamento lavora da mesi a una legge che renda definitivamente illegale lo squatting, una stretta di ferro che metta la parola fine a questo liberismo di cui in Olanda ci si è proprio stancati. Gli squatters sono identificati prima di tutto come giovani anarchici e spesso violenti, ma il popolo degli squat è molto variegato e il pericolo è fare di un’erba un fascio. Anna studia all’Università di Maastricht: non ha i soldi per l’affitto e così vive in uno squat. E così può permettersi di studiare. Ha pile di documenti che dicono che può stare dove sta, ma presto saranno carta straccia. Martina Castigliani (Maastricht)

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La Finlandia è cara. Helsinki è cara. È un dato di fatto, un elemento ricorrente nelle conversazioni Erasmus e non: d’altro canto non può essere che così, quando una birra costa sette euro e quattrocento grammi di pane due euro e cinquanta. Tuttavia, ogni Sabato e Domenica, nei pressi del quartiere Pasila, addentrandosi nella zona industriale, combattendo con fango, neve e renne, si può passare una piacevole giornata al Kirpputori. Il mercato dell’usato. Cataste di libri si affiancano a macchine fotografiche, gioielli, giubbotti in pelle, pile di scarpe. E poi cappelli, pattini, borse, soprammobili, fiori. Una sorta di grande magazzino in cui entri per comprare una tovaglia ed esci con occhiali da sole, guanti, un giubbotto nuovo, pantofole, orecchini e dei copri-orecchie, pagando, in totale, approssimativamente cinque euro. Tralasciando l’anima romantica di chi scrive, che vede del fascino negli oggetti che hanno un trascorso; tralasciando il fatto che tutto costa in media un euro - anche un maglione Sisley -, quello che non possiamo fare a meno di domandarci è: dove vanno a finire in Italia gli oggetti di cui ci si stanca? Perché non abbiamo una simile istituzione collaudata? C’è crisi, c’è crisi. Ma le statuine del presepe dell’anno precedente, così come maschere di Carnevale o i cappelli che non usiamo più, vengono inghiottiti da Madre Spazzatura e Padre Inceneritore. È triste, ed anche, in un certo qual modo, offensivo. Valentina Schiavone (Helsinki)

FINLANDIA

L’usato no, non l’avevo considerato

SPAGNA

Giù i pantaloni, su il morale! Domenica 10 Gennaio alle ore 16.00 presso la fermata della metro Marina, il popolo degli after barcellonesi che si aggirava nei dintorni di Poble Nou è rimasto allucinato... perchè? Non si tratta dei postumi della sbornia del sabato sera: donne e uomini si calavano con grande naturalezza i pantaloni in metro! ImprovEverywhere e Barnamob hanno organizzato questo flash-mob (breve esperienza di massa) per evadere dalla quotidianità in maniera divertente. Una scusa come un’altra per passare in compagnia una domenica pomeriggio in città. Barcellona, ancora una volta dà prova di elevato senso del pudore, neppure d’inverno chiappe al vento fanno scandalo. Tra i passeggeri se ne sono contati 200 che viaggiavano con biglietto timbrato, in tutta tranquillità, leggendo libri, chiacchierando, ascoltando musica, conversando, in mutande. Stesso evento in altre 42 città di 15 paesi differenti. Se volete saperne di più basta cercare i video sul web, e se la faccenda vi ha incuriosito, tutti invitati al prossimo flashmob! Annalisa D’Urbano (Barcellona)

BLOGmag 29


Tre Urla

Ecco un’altra prelibatezza del Guangdong. La traduzione letterale è “tre urla”: si tratta di un particolare tipo di criceti nutriti con miele. I ristoranti che preparano questo piatto hanno cura di servirli appena nati, quando sono ancora rosa, senza peli, e ciechi. Il nome del piatto deriva dal fatto che, ancora vivi, i criceti vengono presi uno alla volta con i tipici bastoncini cinesi. A questo punto il criceto fa il primo urletto. Il secondo quando viene immerso e insaporito nella salsa di soia. Il terzo quando arriva alla bocca.

non

solo

riso

autore > michele maisto luogo > kunming, cina categoria > mondo

I

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A chi parte per la Cina spesso viene detto: “Attento a non mangiare carne di cane!” cane!”, come se potesse avvenire a causa di un inganno. In realtà si trattta di un piatto prelibato che si assaggia solo in specifici ristoranti, come succede da noi quando si vuole mangiare cacciagione o pesce. Il modo in cui viene servito il cane è in una zuppa, bollito. Lo stesso avviene per il gatto. Ma mentre il cane è una pietanza abbastanza diffusa, il gatto viene mangiato solo in alcuni ristoranti del Guangdong, la regione nel sud della Cina in cui si trova Canton, vicino ad Hong Kong. Gli abitanti del Guangdong, però, hanno fama di essere mangiatori di piatti disgustosi anche agli occhi del resto dei cinesi. Per evitare spiacevoli assaggi bisogna anche fare attenzione ai nomi. Per esempio, la zuppa di drago, tigre e fenice in realtà è composta da serpenti, gatti e polli! Un’altra famosa zuppa del Guangdong è la zuppa di drago e fenice. Ora, però, illegale, ma mangiare serpenti è illegale potrete ancora assaggiare, anche se a carissimo prezzo, la zuppa di tartaruga e fenice, dove la maestosa fenice è sempre un umile pollo.

La cavalletta tira

Se siete facilmente impressionabili, non leggete questo articolo: vi portiamo nei ristoranti più “esclusivi” della Cina!

tags > cavallette, mangiare, serpenti, guangdong, est, drago, fenice, tigre, gatto, cane, api fritte, vermi, grilli, canton, pechino

n quasi ogni città del mondo è possibile mangiare pizza e spaghetti. La nostra cucina si è diffusa soprattutto grazie agli italiani partiti in cerca di un futuro migliore. Allo stesso modo è possibile trovare persone di origine cinese che hanno compiuto lo stesso viaggio ed hanno ritrovato nel loro patrimonio culinario anche un buon modo di fare affari. Ma come nessuno di noi mangerebbe

Attenti al cane

una pizza in India, anche un involtino primavera non ha lo stesso sapore mangiato a Milano o a Pechino. Data la vastità della Cina esistono tanti tipi di cucina cinese e in generale si dice che quella del nord sia salata, quella del sud dolce, quella dell’est agrodolce e quella dell’ovest piccante. Quasi tutti i ristoratori cinesi in Italia vengono dall’est e si caratterizzano per il piacere che provano nel friggere tutto.

Per i pasti più leggeri, la colazione e la merenda, a volte è possibile trovare vere leccornie se solo si ha il coraggio di assaggiarle. Infatti, una colazione decisamente proteica potrebbe essere composta da un piatto di api fritte accompagnato da un buon miele. Nel pomeriggio, invece, insieme ad un buon tè verde, altra specialità cinese, si possono mangiare, come fossero patatine, grilli e cavallette o altri insetti fritti. Per esperienza, possiamo confermare che l’effetto è lo stesso della chips, mentre insetti un po’ più grossi e carnosi come le cicale danno l’impressione di assaggiare un piatto di tortellini solo molto più salato. Un particolare tipo di verme è inoltre utilizzato nella medicina tradizionale cinese per curare l’asma, la tosse e l’impotenza. Trovare piatti succulenti e gustosi in Cina, però, non è così impossibile come sembra, solo che adesso non ce viene in mente nessuno. ■


1919

L’anno in cui venne inaugurata la metro di Madrid.

1994

L’anno di chiusura della stazione londinese di Aldwich.

17 minuti

La durata del video che, al museo di Chamberì, racconta la metro della capitale spagnola.

salvate una cabina (o una stazione) Luoghi che vengono dimenticati: le cabine telefoniche (presto demolite dalla principale compagnia telefonica italiana) e le stazioni della metropolitana, che riescono a prendere nuova vita grazie a progetti e lavori culturali autore > marco cantelli luogo > bologna

categoria > attualità, cultura

tags > cabine, telefono, monetine, schede, demolire, telefonare, autobus, metro, fermate, museo, spagna, inghilterra

O

ggetti, luoghi, storie: col tempo, molte delle cose che ci portiamo nel cuore, e che spesso sanno raccontare la nostra vita meglio di qualsiasi persona che ci circonda, rischiano

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di essere trangugiate dall’avanzare del tempo e dall’incombere delle nuove tecnologie. Inutile fare i nostalgici: a noi altri lo “si stava meglio quando si stava peggio” annoia un sacco e ben sappiamo che tutti i miglioramenti tecnici di cui la

nostra società sta beneficiando negli ultimi anni ci fanno vivere meglio, e anche un bel po’. Senza dubbio, però, certe creazioni dell’uomo, anche se superate, mantengono il loro fascino e qualcuno sta facendo il possibile per non lasciarle finire nel dimenticatoio.

Cabine telefoniche bye bye

L’esempio tutto italiano di questa tendenza è attaccato alle nostre orecchie. Aprendo la finestra, oggi come oggi, chi di noi riesce ancora a scorgere la struttura rossa delle vecchie cabine telefoniche? Probabilmente, quasi nessuno. Un filo più diffuse sono le cabine più moderne, quelle trasparenti e col design un po’ Novanta ma, in fin dei conti, accattivante. Rare anche quest’ultime ma, di certo, non introvabili come le altre.


Un muro anche nel sottosuolo

La metropolitana di Berlino, nata nel 1902, ha vissuto una situazione molto particolare: già molto sviluppata ai tempi della guerra fredda post seconda guerra mondiale, è stata “perfezionata” con delle frontiere sotterranee, in modo da non consentire, neanche nel sottosuolo, l’attraversamento del Muro ai cittadini delle diverse parti di Berlino.

verrà segnalato un’indirizzo e-mail al quale scrivere se si pensa che quel mini-edificio non debba essere raso al suolo. In seguito alle segnalazioni, sarà il Garante delle Comunicazioni a giudicare se salvare o meno una cabina. In pensione anche le un tempo collezionatissime schede telefoniche: i telefoni pubblici torneranno alla vecchia e cara monetina, almeno per il 50% delle strutture esistenti.

Stazioni fuori servizio

Presto, invece, potrebbero proprio sparire. Telecom Italia, infatti, sta per mandare in pensione le cabine, ormai soppiantate dai telefoni cellulari. Nei primi tempi di diffusione della rete mobile, anche in presenza dei telefonini, le storiche “gabbie” (la prima a Milano in S. Babila nel 1952) erano comunque comode: se finivi il credito e avevi due spiccetti ti attaccavi allo storico telefono rosso e potevi evitare l’ennesimo massacrante rimprovero dei tuoi (“Dove ti eri cacciato?”). Ora, invece, persino i genitori meno hi-tech sanno che se gli arriva una vostra telefonata ma gli risponde una vocina metallica significa che state per addebitargli la chiamata. Per questo ed altri motivi, 30 mila cabine (circa un quarto delle presenti sul territorio italiano) verranno demolite senza pietà. Telecom dovrà comunque avvisare con appositi adesivi quali cabine verranno demolite. Su questi stickers

Sopprimere una fermata dell’autobus può sembrare molto semplice: via il cartello, via la tettoia e il gioco è fatto. Ci sarà magari qualche lamentela di utenti che abitavano nel palazzo di fronte ma, per il resto, non appena ci si abitua al nuovo tragitto della linea modificata, ci si dimentica in fretta

del vecchio stop. Eliminare e nascondere una fermata soppressa della metro, invece, è un tantino meno semplice. Per questo, in alcune parti del mondo si è deciso di dare altra vita a questi luoghi, riutilizzandoli in un qualche modo oppure facendo circolare pittoreschi aneddoti su questi posti. A Madrid, per esempio, la stazione di Chamberì era nel primo tratto della metropolitana quando fu inaugurata nel 1919. Dopo l’ampliamento della linea, negli anni Sessanta, è stata però chiusa e trasformata in museo. Andén 0, questo il nome, racconta la storia della metropolitana e dei cambiamenti relativi alla stazione stessa con video e con i cartelli ed i tornelli originali. Si può anche sbirciarla a bordo della metro, tra le stazioni Bilbao e Iglesia. Passando alla storica Underground londinese, invece, molte stazioni chiuse raccontano di pittoreschi avvistamenti di fantasmi. Alla fermata British Museum, ora soppressa, leggenda vuole che di notte appaia la visione di un antico egizio. Ad Aldwich, invece, un tempo tra le stazioni Covent Garden e Holborn, grazie al suo arredamento Art Nouveau, sono stati girati parecchi film, tra cui V per Vendetta. Lo stop è stato utilizzato anche per l’ambientazione del videogioco Tomb Raider III. ■

BLOGmag 33


notizie sul web a pagamento Questa è la “sconcertante” proposta del New York Times, che intanto fa da spalla ad Apple nel lancio dell’iPad. Ma la qualità a pagamento potrebbe mai sconfiggere il mondo delle news free e dei blog indipendenti? autore > tommaso tani luogo > bologna categoria > hi-tech

S

tags > comunicazione, new york times, rupert murdoch, news, blog, google, myspace, apple, gratis, stampa, giornali, pagare

e l’utilizzo massiccio della rete ha significato un dramma per le etichette discografiche a causa dello scambio illegale della musica, un’altro settore, quello dell’informazione, ha subito un brutto colpo: oltre alle edizioni online delle maggiori testate mondiali, migliaia di blog, di webtv e webradio, quotidiani telematici e quant’altro hanno sancito il de profundis per la

ti a a n o Abb GmagLO!Gmag iB re BLsO umer la e semp imi n i! o

nat ros scu Dai p sempre a me. Abbo no rà it arrive , ma a tuo logmag. b . s s i t gra www gli sm Vai su i le info su na i g o leg ltima pag ertina). p o all’u c ella etro d (sul r

BLOGmag 34

carta stampata. E se c’è un posto dove va peggio, è il caso di dirlo, come al solito è l’Italia: su una popolazione di 60 milioni di persone, vengono acquistati in edicola 5 milioni scarsi di copie di quotidiani, un nulla in confronto ai 20 della Germania, a fronte di 80 milioni di abitanti. L’aumento dei prezzi dei maggiori quotidiani nazionali non ha di certo poi aiutato la diffusione della carta stampata. >>

5 milioni

Le copie di quotidiani vendute ogni giorno nelle edicole italiane.

20 milioni

I giornali che vengono comprati dai tedeschi, tutti i giorni.

Rupert Murdoch

Possiede, oltre al New York Times, Sky (anche nella versione italiana) e Myspace.

iPad

a r t x Il nome del tablet presentato nei giorni scorsi dalla Apple di Steve Jobs.


>> Sul web, a pagamento

La soluzione migliore che gli editori americani hanno trovato per questa crisi, è stata quella di iniziare a far pagare le notizie pubblicate su internet, fino ad ora di libera consultazione. Il primo a lanciare il sasso nello stagno è stato il super magnate australiano Rupert Murdoch, padrone di un po’ tutto quello che ci circonda (The Times, Sky, MySpace e qualche altra testata) che, litigando con il colosso Google, ha minacciato di far scomparire ogni news proveniente dai suoi media dai risultati del più grande motore di ricerca e proporre invece i suoi contenuti a fronte di pagamenti irrisori – pochi centesimi ad articolo – che, secondo lui, i lettori non avranno problemi a sborsare. Da allora tutto è rimasto come una sorta di minaccia mai attuata – in molti sostengono si trattasse solamente di una provocazione contro Mr. G, ennesima mossa nella guerra tra YouTube (Google) e MySpace (Murdoch) – ma da Gennaio 2011 il New York Times inizierà a somministrare i suoi contenuti a pagamento. Per ora si vocifera di 10 articoli gratuiti al mese e poi un piccolo canone per continuare a leggere le notizie sul sito. Sarebbe comunque il primo esempio di notiziario a pagamento nell’era digitale e, data l’importanza della testata, segnerebbe una svolta nel settore dell’informazione.

Nuove forme di comunicazione Ma forse l’errore che stanno commettendo gli editori è quello di far pagare online gli stessi contenuti che vengono stampati, senza aver riflettuto che forse è necessario ripensare il modo di fare

giornalismo, orientato alla rete ed alle nuove forme di comunicazione: allestire una redazione esclusivamente per il web, organizzare il lavoro diversamente, attingendo anche alle nuove forme dell’informazione quali i blog indipendenti: queste forse sono le problematiche da analizzare e su cui lavorare per prima. Solo quando i contenuti saranno veramente nati e progettati per il web si potrà pensare a chiedere dei contributi monetari agli utenti.

tech

news

Stiamo scherzando?!

Una svolta che lascia dubbi

Anche il quotidiano statunitense si mantiene molto sul vago: i proprietari confermano senza ombra di dubbio l’abbandono del free online ma non si sbilanciano eccessivamente sulle modalità di pagamento. Non è affatto sicuro infatti come il grande pubblico reagirà alla svolta commerciale: se da un lato basta un click per migrare verso un altro quotidiano gratuito, chi fa un uso massiccio delle news digitali potrebbe pensare a sacrificare pochi dollari al mese per poter avere dei contenuti completi e ben realizzati. Azzeccata perciò la mossa del NY Times di allearsi con Apple in occasione del lancio del suo nuovo supporto multimediale, l’iPad, per il quale è stata sviluppata, in anticipo sui tempi, l’applicazione per consultare il quotidiano in digitale, arricchito di contenuti multimediali come video all’interno degli articoli. Probabilmente a fare la differenza sarà proprio il supporto: quando la stessa Apple lanciò l’iPod insieme alla possibilità di acquistare musica da internet in modo facile ed economico, gli utenti tornarono a pagare per ascoltare il loro gruppo preferito. ■

Sicuramente parlare in chat aiuta a nascondere le emozioni che magari a volte preferiremmo tenere nascoste. Ma il problema è anche opposto: come far capire all’interlocutore che stiamo scherzando o prendendo in giro, oppure che è una battuta a cui non credere? In principio erano le emoticons :) :( poi sempre più complesse fino a divenire segni indecifrabili. Ora invece c’è il Sarcmark, ossia il segno di punteggiatura che esprime sarcasmo. Uno strano punto esclamativo dalla forma di chiocciola alla fine della frase utilizzabile premendo “Ctrl+.”. Ah, bisogna anche pagare un paio di euro per comprarlo sul sito dell’azienda produttrice. E non è uno scherzo.

Una navetta in cortile

Se avete per le mani 28,2 milioni di sonanti dollaroni, potreste fare l’acquisto del secolo acquistando “Atlantis” e “Endeavour”, due shuttle della NASA. Infatti si sta liberando delle vecchie carcasse aerospaziali e, ancora più importante, lo sta facendo a prezzi da urlo. Cosa volete che siano $ 30.000.000 - che poi il cambio è anche favorevole - per avere nel giardino un simpatico rottame? Purtroppo il “Discovery” è già stato donato ad un museo ma, secondo le voci che girano in rete, l’Ente spaziale sarebbe disposta addirittura a regalare i motori rimossi delle navicelle (dato che comunque nei musei non se ne farebbero nulla) a chi riesca, oltre che a trattarli accuratamente evitando di inquinare ulteriormente il pianeta, a portarli a casa! BLOGmag 35


T

00 ILOVEYOU

Il padre di tutto lo spam e i virus che le nostre mail sono costrette a subirsi al giorno d’oggi. Aprendo l’allegato dall’innocente nome “I love you” il pc veniva infettato e contagiava quello degli amici. Le perdite? Solo 50 milioni di computer in tutto il mondo.

la chart del decennio Per ogni anno, una cosa da tenere o da buttare: signori e signore, benvenuti alla fiera degli anni zero! autore > lorenzo bovini luogo > bologna categoria > top10

T

tags > bilancio, internet, duemila, novantanove, twitter, giornali, pc, wireless, portatili, pirateria, futuro

anto per cambiare, alla fine di un decennio si fa il bilancio di quello che è successo nei dieci anni prima. Cosa è successo negli anni 2000? È realmente cambiato qualcosa o semplicemente è tutto più piccolo, più potente e più bello da vedere? Siamo diventati dipendenti da internet. L’italiano medio passa almeno un’ora al giorno su internet e gli utenti, rispetto al 1999, sono quintuplicati. Anche internet è molto cambiato: ora i contenuti più interessanti sono quelli messi dagli utenti. Ma cosa significa tutto ciò? Le notizie arrivano prima su twitter che

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sui giornali e i video non hanno più bisogno della tv per essere guardati; ma, sopratutto, non c’è più bisogno delle portinaie per gli ultimi gossip. Internet e il pc ormai non sono più confinati in casa come lo erano una volta. In quest’inizio di secolo c’è stato il boom dei dispositivi wireless. I portatili hanno iniziato a essere veramente funzionali e gli smartphone di ultima generazione hanno capacità di poco inferiore (ma molto poco) dei loro cugini più grandi. Negli ultimi anni la pirateria è diventata più aggressiva e diffusa. Non solo sui mari della Somalia ma anche sul pc.

Una volta bisognava fare attenzione che il floppy non fosse portatore di virus. Ora fra virus e tentativi di truffa bisogna fare attenzione sempre, tenendo un buon antivirus attivo. Sempre per colpa di internet le major del cinema e della musica hanno iniziato a temere per i loro guadagni. Iniziando le battaglie legali contro i siti che forniscono contenuti protetti da copyright. Nonostante quello che uno possa normalmente pensare, si dice che chi scarica è in media anche quello che spende di più per dischi, film e concerti. Finora abbiamo detto cose che sapevamo già; ma quali progetti ci sono per il futuro? Fare sempre di più consumando il meno possibile: non a caso, oggi, l’attenzione dei nerd è rivolta a ogni utilizzo immaginabile dei dispositivi mobili (come smartphone e compagnia bella). Quindi? Quindi niente, queste cose, come la vita, sono imprevedibili perciò fare previsioni è completamente inutile, sopratutto col 2012 alle porte! ■


1 P o T Myspace

Nokia 7650

iPod

Un nuovo modo di ascoltare la musica. Solo così si può definire il gadget che ha rivoluzionato il mercato e salvato la Apple da un bruttissimo periodo. Sotto tutti i punti di vista è l’oggetto del decennio.

01

Probabilmente non se ne ricorda nessuno ma nel 2002 la Nokia ha introdotto lo strumento che ha dato ai poser di tutto il mondo una nuova ragione di vita: la fotocamera nel cellulare. Ci auguriamo che non sapessero a cosa stavano andando in contro.

02

Cinema 3D

Nintendo DS

Il primo oggetto touchscreen veramente di successo. Il DS ha rinnovato il mercato delle console portatili e ha doppiato la PSP vendendo una quantità spropositata di esemplari: nel mondo ce ne sono di più degli abitanti del Messico.

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Il cinema 3D esisteva da tempo ma è con Chicken Little che diventa mainstream. La versione tridimensionale però fu solo un esperimento della Disney che lo diffuse in soli 80 cinema negli States.

05 Facebook

iPhone

La Apple cambia anche il mercato della telefonia creando quello che sarà la base dell’attuale genrazione di cellulari o smartphone che dir si voglia.

07

A settembre 2008 i profili Facebook italiani erano aumentati del 135% dall’inizio dell’anno. Una vero e proprio colpo di fulmine che ha spazzato via la concorrenza. Unico effetto collaterale: quando i media vogliono fare sondaggi ora guardano le fan page e non fanno più domande.

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Social Network. Prima di Myspace era un concetto vago e quasi inesistente. Nato per la musica poi esteso alle pagine glitterate e flashose dei teen. Il primo utente è stato Tom non era amico di nessuno, sicuramente si sarà sentito depressissimo. depressissimo.

03

Crocs

Il 2006 verrà ricordato per il successo di queste scarpe, o meglio ciabatte. Portate dagli ambasciatori sulla terra del brutto (con la scusa: “sono comode”) hanno funestato o continuano a distruggere il nostro senso estetico.

06 Pirati Vs Avvocati

Nel 2009 la major decidono di attaccare i principali siti di torrent: Mininova e Pirate Bay. Il primo condivide solo file legali, il secondo ha perso la causa ma continua ad esistere come una volta. Una degna celebrazione dei dieci anni dell’attacco a Napster.

09

0 1 ToP BLOGmag 37


read m Su w w ore! trovi w.BLOG m le

comp inte a rvisteg.it e agl lete a M i Afte r. Ro rcras h!

walkin’ round London town Mini-guida a Londra: perchè è tornata improvvisamente ad essere una delle mete più cool per turismo o per cambiare vita. E i racconti di chi si è spostato nella capitale inglese autore > carlotta marchioni luogo > bologna categoria > attualità, style

F

tags > londra, brick lane, punk, tate, london bridge, british museum, sushi, entico, electric ballroom, koko, musica, rough trade, trasporti

in dalla nascita del punk negli anni ‘70, Londra è stata un’incubatrice di nuove tendenze musicali e artistiche. Negli ultimi tempi poi, vista la stagnante aria che tira in Italia, è diventata una delle mete preferite dei neo-maturati per BLOGmag 38

proseguire gli studi, soprattutto in ambito artistico.

Occhio alla spesa

Innanzitutto bisogna sfatare un mito: Londra non è così cara come viene descritta. Può darsi che lo sia stata in passato,


ma ora che la sterlina è crollata i prezzi sono quasi equivalenti a quelli in euro (occhio al quasi: 1 sterlina equivale a 1,15 €, quindi quando si inizia a parlare di cifre consistenti la differenza c’è e pure di parecchi euro). I trasporti possono sembrare costosi, ma se si pensa allo sviluppo della rete metropolitana e a al fatto che anche alle 5 di mattina non ti lasciano a piedi, il prezzo sembra già più ragionevole. Ovviamente, trattandosi di una capitale, è facile incappare in trappole per turisti, come le trattorie italiane gestite da cubani dove una pizza margherita guarnita di mozzarella di plastica te la

fanno pagare 10 sterline e l’acqua altrettanto. Per sopravvivere, se volete evitare i fast food, buttatevi sulle tante catene che offrono panini freschi a prezzi umani (EAT, Pret a Manger), bento sushi (sushi che vi componete da soli, anche vegetariano) o cibo etnico in generale: per esempio a Brick Lane dovrete fare lo slalom tra i camerieri dei mille ristoranti indiani che vi invitano ad entrare millantando prezzi ridicolmente bassi e offrendovi alcolici. Se invece vi trovate a Camden evitate i chioschi cinesi dove per l’allettante prezzo di 3 sterline ti riempono una vaschetta con cibarie assortite: fatelo per il vostro stomaco. >>

Roma – LDN: solo andata

fuori “mr.ro”. Volevo una cosa nuova, un brand che non andasse a contrastare le idee di altri brand come succede di solito. Avrei potuto prendere spunto da qualche brand già affermato, cosa che in teoria mi avrebbe dato molte più possibilità di avere successo, ma mi sono detto che darebbe stato meglio iniziare da zero e creare qualcosa di nuovo. Che rapporto hai con la città? Londra è la città che non dorme mai: vivo qui da quasi due anni e non mi fermerei mai, è attiva 24 ore su 24. Odio soltanto aspettare il bus e odio il caos nell’underground, ma le feste no...! Appunto per questo mi sono creato il mio piccolo “paesino creativo” dove ci siamo io, le mie idee e tanti giovani artisti che sviluppano nuove realtà. Pensi che a Londra ci siano più possibilità di successo per un giovane creativo rispetto all’Italia? Londra è la città delle mille opportunità. Ad esempio in posti come Camden Town, Brick Lane o Greenwich Market, anche se non sei Zio Paperone, hai la possibilità, in due metri quadri di stand, di realizzare i tuoi sogni e farti conoscere e apprezzare artisticamente... ma dove esistono dei posti cosi in Italia?

Trasferirsi da Roma a Londra e diventare un’artista della t-shirt: si può, se ne hai voglia. L’esempio è Mr. Ro (http://mrro. yokaboo.com), che abbiamo conosciuto a settembre un po’ per caso e che ora presentiamo anche a voi. Quando hai deciso di trasferirti a Londra e perché? Il primo biglietto per Londra l’ho comprato quando avevo 17 anni, ovviamente andata e ritorno... sapevo che solamente lì avrei potuto trovare gli skinny jeans, e visto che non potevo andare ogni mese a Londra per comprarmi nuovi skinny ho deciso di trasferirmi... scherzo, ovviamente! Ho deciso di vivere qui perché non potrei mai vivere in una città dove la gente non ha la mia stessa mentalità creativa e aperta a nuove forme di arte. Com’è stato il passaggio da Roma a Londra? Non vedevo l’ora di vedere quello di cui avevo solo sentito parlare! Quindi bye bye Roma, bye bye pastasciutta della mamma, avevo deciso: biglietto prenotato, solo andata. All’inizio è stato difficile ricominciare da zero ma sapevo che qui ce l’avrei fatta. Hai iniziato a stampare magliette a Londra o già lo facevi in Italia? Il progetto delle t-shirts è nato Italia e poi è cresciuto a Londra: dopo una lunga ricerca ho deciso di creare secondo uno stile preciso: ho messo nel mio “frullatore creativo” tutto quello che mi piaceva, ho spinto on ed è uscito

BLOGmag 39


>> Arte e cultura

I musei di Londra sono, per la maggior parte, a ingresso gratuito, salvo per le esposizioni temporanee. Uno dei più spettacolari è la Tate Modern Gallery: vi si accede attraversando il Millennium Bridge, ponte pedonale che vi offre una splendida prospettiva sul fiume Tamigi fino al Tower Bridge. Si trova in un edificio di 5 piani, di cui almeno 3 sono dedicati a esposizioni permanenti gratuite, mentre nella hall al piano terra si alternano gigantesche installazioni. Non perdetevi il bar all’ultimo piano, con tanto di vetrata da cui godere di una vista dall’alto sulla City. Altri musei gratuiti sono il British Museum, il Victoria and Albert e, per gli appassionati di arte contemporanea, la Saatchi Gallery.

Studiare in inglese

Londra vanta una delle più alte concentrazioni di università nel BLOGmag 40

mondo, quindi ognuno può trovare il corso più adatto alle proprie ambizioni. Le università più famose sono la City University, la più grande della città, il Central-St. Martins college, con corsi che spaziano dalla moda all’arte e al design, e la Kingston University.

Nightlife e musica

Per quanto riguarda la nightlife, un luogo cult è l’Electric Ballroom, accanto alla stazione di Camden Town, dove hanno suonato più o meno TUTTI prima di diventare famosi: partendo da Sid Vicious, Madness, The Clash, the Smiths per arrivare ai giorni nostri con Klaxons, Hard-Fi, The Killers, The Raconteurs, AFI e Gogol Bordello. Sempre a Camden si trova il Koko, discoteca realizzata in un vecchio teatro, con tanto di gallerie, palchi e tende di velluto rosso, dove spesso si tengono anche concerti di band emergenti. >>


>> Brick Lane: la zona più cool

Altra zona che si sta facendo notare è, ristoranti indiani a parte, Brick Lane, dove ogni domenica si tiene un mercatino che concentra tutti i giovani artisti della zona e dove si trova il negozio di dischi più hype del momento, Rough Trade: prezzi medio-alti ma un folto calendario di concerti gratuiti e, con un po’ di pazienza, qualche perla quasi regalata (“Paranoia”: 1 pound, 1 ora e mezza di urla e rumori fastidiosi). Insomma, che sia per un week end o per qualche anno non esitate, Londra si può fare! ■

Fare musica a Londra Se essere musicista in Italia non ti soddisfa, basta fare come gli After Crash, gruppo bolognese che si è trasferito nella capitale inglese. Abbiamo intervistato Francesco Cassino, un componente della band (myspace.com/aftercrashsession). Come siete arrivati alla decisione di andare a studiare a Londra? In che università studiate? Dopo la maturità ci siamo presi un anno sabbatico e ci siamo trasferiti a Londra e dopo un anno e dopo aver passato in rassegna tutte le possibilità, abbiamo deciso di rimanere a studiare in Inghilterra, nella Hertfordshire University, dove frequentiamo il corso di composizione commerciale e produzioni musicali. In ogni pubblicità, programma televisivo, sigla di serie TV o cartoni animati è sempre presente un sottofondo musicale. Ecco, c’è gente come noi che studia per vivere di questo. L’inglese è stato un problema i primi tempi? Essendo entrambi appassionati di musica ci siamo trovati spesso a contatto con la lingua inglese, anche prima di venire a vivere qui (magari anche solo per leggere i testi delle canzoni che ci piacevano), quindi diciamo che siamo arrivati qui con un livello medio di padronanza della lingua. Che consigli potete dare a chi vuole trasferirsi a Londra per studiare o lavorare? Questa è una nazione che offre innumerevoli opportunità dal punto di vista degli studi e dal punto di vista degli sbocchi lavorativi, che crede molto nei più giovani e, soprattutto, fa leva sulla creatività. Non vorrei ricadere nei soliti discorsi, ma penso che oggigiorno

nel nostro paese non si dia molto spazio all’industria creativa, perché non ci sono soldi e quindi nessuno vuole investire su queste cose. Sono fiero di essere italiano, soprattutto quando sono all’estero, ma di fatto non stiamo passando un bel periodo. Perché avete deciso di trasferire il vostro progetto musicale dall’Italia all’Inghilterra? Com’è nata l’idea dell’ep “The Westbourn Terrace”? L’anno scorso è stato un periodo molto prolifico, sia dal punto di vista delle decisioni sul futuro che da quello riguardante la nostra attività musicale. Io e Nicola facciamo parte assieme di questo progetto musicale, After Crash che, vista la nostra attitudine onnivora nell’ascolto della musica, risente di molte influenze ed è difficilmente classificabile: spazia dal pop all’elettronica. Questo EP è frutto della nostra esperienza, dei pensieri, dei timori e delle speranze che hanno caratterizzato il nostro primo hanno fuori di casa. È un concept album sull’andare via di casa, e su tutto ciò che questo gesto comporta: c’è una parte positiva e giocosa, dedita al divertimento e alla spensieratezza, ma anche una parte dedicata all’angoscia e al senso di solitudine che possonoemergere in certi momenti. Abbiamo cercato di analizzare, metabolizzare ed esprimere al meglio tutto ciò che ci è passato per la testa durante un anno intero.

BLOGmag 41


che conti la relazione attiva della creatività con il pubblico, il fare società prima che arte. Certo una banale tela di un paio di kilometri stuzzica non poco la mia fantasia...

All’interno de “la pagina bianca” tutti i passanti hanno potuto prendere parte alla realizzazione dell’opera. Vuoi far capire in questo modo che l’arte è aperta a tutti? Vorrei riportare la poesia nel suo luogo naturale, la società e il discorso pubblico. In Art Kitchen crediamo che l’arte debba essere aperta a tutti e sopratutto che tutti ne possano esser protagonisti e partecipi: più che prender parte all’opera stessa, la gente era propriamente l’opera; il tentativo è trovare il “poeta che legge”.

Com’è vista dai critici e dagli esperti del settore questa tua ‘forma d’arte’ così innovativa?

oggi dipingo la piazza! Anche BLOGmag ha partecipato alla performance creativa “da record” di Art Kitchen! autore > tommaso tani luogo > l’aquila categoria > art

U

tags >bologna, piazza, maggiore, firenze, fabriano, poesia, arte, creatività, fantasia, ivan il poeta, art kitchen

n sabato pomeriggio come tanti, a Bologna, succede qualcosa di diverso: dei ragazzi vestiti con tute bianche di carta – a metà tra teletubbies e acchiappafantasmi – stendono un immenso foglio di carta in Piazza Maggiore e mettono a disposizione colori e pennelli per realizzare la Pagina bianca, un’installazione di arte pubblica di ivan il poeta e Art Kitchen. Fino alla sera persone di ogni età si danno il cambio per esprimere il proprio pensiero,

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per realizzare il proprio dipinto o semplicemente per lasciare il segno su questa estemporanea semplice quanto innovativa e di successo.

Ivan, la prima cosa che colpisce delle tue opere è sicuramente la dimensione. Non ti basta una banale tela?

Ovviamente non solo. La poesia di strada nasce su scala urbana e certamente sta stretta tra le pagine dei libri. Quel che dell’assalto poesia viene precipitato in “arte” altrettanto sta scomodo su una tela: credo

Noi si cerca di fare società prima che arte; il pensiero delle elite del mondo dell’arte non è tra le nostre prime priorità. Rispettiamo gli addetti del settore e con alcuni tra l’altro ci divertiamo molto ma resta il fatto che il nostro fare poesia è definito molto più dalla casalinga di Voghera che dal presidente del tal museo di arte contemporanea; credo che un modello come il nostro - Art Kitchen e l’arte pubblica - sia visto con particolare sospetto e,


d’altro canto particolare attenzione, diciamo un poco come fossimo i pazzi che prendon controllo del manicomio.

A proposito dei materiali per la realizzazione: quali utilizzate? E dopo la realizzazione, tutto ciò che avete utilizzato che fine fa?

Per la pagina bianca, le Cartiere Fabriano hanno felicemente offerto la carta occorrente, realizzata ad impatto zero e successivamente riciclata dopo l’evento. Le vernici invece sono fornite da Impa, ditta all’avanguardia nella produzioni di vernice, per il suo incredibile rispetto dell’ambiente e dei suoi lavoratori. Pensate che nelle loro vasche di riflusso nasce una specie di rane estinta nel resto del paese.. Hai intenzione di riproporre in futuro queste esperienze? Certo... dopo sette anni d’assalto poesia onestamente la fame è più che prima! ■

BilBOlBul 2010

Intervista a Vanna Vinci, una delle fumettiste protagoniste del festival Tra qualche giorno inaugura a Bologna la IV edizione di BilBOlbul, festival internazionale di fumetto a cura di Hamelin. Dal 4 al 7 marzo la città emiliana sarà piena di artisti, mostre, conferenze e workshop a tema, il tutto a ingresso gratuito. Tra i protagonisti del festival ci saranno: Emmanuel Guibert e David B., Chapatte, Igort, Marina Girardi, Paolo Bacilieri, Giacomo Monti, Gipi, Andrea Bruno, Alessio Spataro, Marco Ficarra, Giovanni Masi, Yoshiko Watanabe, Hannes Pasqualini e Vanna Vinci. Proprio a Vanna Vinci, autrice di origine sarda, abbiamo fatto qualche domanda riguardo il suo lavoro e il mondo dei fumetti in generale. Innanzitutto come ti sei avvicinata al mondo del fumetto? Perché lo hai scelto come mezzo espressivo? In realtà non sono una grande lettrice di fumetti né una grande appassionata. Non saprei come giustificare questa cosa, se non che da adolescente mia madre mi aveva regalato un libro con le storie brevi di Corto Maltese. Credo che quella sia stata l’unica molla che ha fatto scattare in me l’idea di fare fumetti. Per quanto riguarda le storie, si trattava di personaggi e di avventure che avevo in testa da molto. Non posso dire di avere fatto delle scelte vere e proprie, è venuto tutto così... Un po’ selvaggiamente. Credo che volessi raccontare delle storie e che il fumetto, in effetti, fosse il mezzo più consono. Nelle tue storie spesso sono presenti elementi soprannaturali o esoterici, c’è dietro una tua passione personale? Premetto che sono totalmente scettica, ma le storie e il soprannaturale mi interessano, come forma di racconto. Nel caso delle mie storie, diciamo che il fantasma e il vampiro non sono altro che personaggi come gli altri, che hanno un loro vissuto magari po’ diverso. Ecco, sono personaggi che hanno qualcosa di difficile comprensione. Quello che si direbbe di qualcuno un po’ complicato. Cosa accomuna le città che scegli come ambientazioni? Non lo so. Mi piacciono le città in generale, soprattutto quelle un po’ scassate. Mi piace il paesaggio urbano, fatto dall’uomo e popolato dall’uomo. Mi piacciono molto i vicoli, le finestre e le porte. Certo ci sono città che mi piacciono molto e altre che sono più semplici da disegnare. Che consigli puoi dare a un ragazzo che volesse iniziare a disegnare fumetti? Di crearsi un mondo interiore, di lavoraci sopra e di disegnare e scrivere molto. Vorrei precisare che fare fumetti è laborioso e non sempre divertente. È un lavoro, come fare il medico o il falegname. È un qualcosa anche di molto materiale, artigianale oltre che creativo, ed è il suo bello... (c.m.)

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Ivan & Art Kitchen

Gli autori delle performance di ‘arte pubblica’.

Firenze

La sede di ‘prova’ della pagina bianca prima di essere realizzata a Bologna.

5000 mq

Le dimensioni approssimative della pagina bianca dipinta da Art Kitchen ed i cittadini bolognesi.


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x o b t n Pri a cura di Erica Scigliuolo

Watchmen AUTORE: A. Moore, D. Gibbons EDIZIONE: De Agostini PAGINE: 464 pp. PREZZO: 31.50 € VOTO:

****

Watchmen, uscito l’anno scorso, era un gran bel film. Ma l’autore del graphic novel omonimo da cui è tratto, Alan Moore, se ne dissociò comunque. Una scelta arrogante, ma molto comprensibile. Perché Watchmen, il fumetto, è un’opera grandiosa, profonda e sfaccettata, l’unico ad apparire su Time Magazine tra i 100 migliori romanzi in lingua inglese degli ultimi 100 anni. Pubblicato tra l’86 e l’87 con i disegni di D. Gibbons, Watchmen racconta per la prima volta i supereroi nei loro aspetti quotidiani, approfondendone la psicologia e rendendoli finalmente persone e non più solo dei personaggi - senza mettere da parte l’azione. Pieno di simboli, connotazioni politiche e sociali, è una lettura obbligata non solo per gli appassionati ma per chiunque voglia leggere una grande storia, densa di spunti e riflessioni sulla società in cui viviamo. Attraverso gli occhi di un gruppo di supereroi.

Spavento

I sei sospetti

AUTORE: Domenico Starnone EDIZIONE: Einaudi PAGINE: 290 pp. PREZZO: 18 €

AUTORE: Vikas Swarup EDIZIONE: Guanda PAGINE: 533 pp. PREZZO: 16.65

VOTO:

VOTO:

***

Quando si parla di morte a risaltare è inevitabilmente la vita. Lui è Pietro Tosca, sessantanove anni, sceneggiatore, protagonista della storia dentro la storia. Lei è la paura della morte o almeno la sensazione che la morte stia per arrivare contagiando tutti. Poi c’è il libro che non stiamo leggendo, che è quello di uno scrittore che parla degli ultimi anni di un uomo e che finisce per ammalarsi anche lui. Da un letto d’ospedale possiamo leggere le pagine sulla vita di Pietro Tosca e vedere come chi le scrive sposta pian piano la sua attenzione dalla morte a quello che rimane della vita che ha intorno. Tutto molto cupo, realistico e onesto.

***

Lo scrittore è quello di The Millionaire, per intenderci. Un omicidio e sei sospetti tutti con le stesse possibilità di essere assassini. I sei protagonisti ci offrono uno spaccato dell’India oggi e della sua società sotto l’occhio vigile di un giornalista che indaga su questa morte ambigua. Capitoli come identikit quasi fossero racconti di vite indipendenti che pagina dopo pagina si legano tra loro fino a condurre alla soluzione del caso. Nonostante le 533 pagine scorre veloce ed appassiona, quindi non lasciatevi condizionare.

Il tempo che vorrei

Le ore

AUTORE: Fabio Volo EDIZIONE: Mondadori PAGINE: 294 pp. PREZZO: 12.60 €

AUTORE: Michael Cunningham EDIZIONE: Bompiani PAGINE: 169 pp. PREZZO: 7.20 €

VOTO:

VOTO:

**

Lorenzo deve imparare a vivere i sentimenti e a conoscere se stesso affrontando il rapporto con il padre e l’amore. Non tutti i libri sono letteratura e questo di certo non lo è, la trama è quella classica del: lui-lei-famiglia-problemiintrospezione ma non pretende di essere nulla di diverso. Le crisi dei 30/40 anni, la paura delle emozioni e gli amori rimpianti forse dovrebbero lasciare spazio ad altro o trovare un modo diverso per essere descritte. Questo libro non fa male a nessuno. Leggerlo non comporta alcun tipo di rischio.

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Tre donne in un romanzo che si alternano nel tempo e nelle vite. Virginia Wolf dalla morte alla vita, Clarissa Vaughan editor di New York e Laura Brown, casalinga del dopoguerra lettrice di Mrs. Dalloway. Forse avrete visto il film ma questo non impedisce di leggere il libro, anzi avrebbe dovuto farvi venire già voglia di capire cosa ci fosse dietro. Gli intrecci sono delicati e quasi impercettibili, nessuna forzatura. Parla di donne ma non è diretto solo a loro, ricordiamoci che è scritto da un uomo. Leggetelo, ruberà poco tempo e senza disturbare lascerà qualcosa. BLOGmag 45


Brani gratuiti

Andando sul sito ufficiale dei Delphic (www.delphic.cc) è possibile, iscrivendosi alla newsletter del gruppo, ricevere quattro tracce (tra le quali due live ed un remix) del gruppo di Manchester.

Delphic R

obe belle. Non avevamo proprio capito niente quando, un venerdì sera dei primi giorni di settembre, abbiamo visto per la prima volta i Delphic al Club NME al Koko Club di Londra. In una serata relativamente poco costosa, subito dopo un gruppoclone dei Gossip (così uguali da sembrar macchietta, con addirittura la cantante sovrappeso che faceva la belloccia), si sono presentati loro: ricorderanno mica un po’ i Killers, ci siamo detti, presi ormai – per colpa di chi li aveva preceduti – dalla smania BLOGmag 46

furente di catalogare, paragonare, definire.

Attitudine live

Pochi mesi dopo, abbiamo avuto modo di smentirci e di ammettere che non c’avevamo capito assolutamente (quasi) nulla. Di nuovo Londra, la stessa serata, li becchiamo casualmente di nuovo sullo stesso palco. Una crescita esponenziale per quel gruppo che sì ci aveva colpito ma era forse troppo acerbo o probabilmente soltanto timido per mostrare quella personalità che abbiamo notato lo scorso dicembre.

Quella tecnica e quella seriosa precisione che si percepisce non solo dalla musica dei Delphic, ma che si intuisce anche dalla loro attitudine live e dal loro modo di curare aspetti che altri si guardano bene dal prendere in considerazione (l’abbigliamento, la disposizione, le luci). Lo scorso dicembre, insomma, nella splendida e regale cornice del Koko, ci siamo davvero divertiti, tanto da uscirne stupiti e commossi allo stesso tempo, consepevoli del fatto che di gruppi pop che erano riusciti a farci ballare così finora ne avevamo visti davvero pochi (segnatevi il nome Hot Chip). >>


>> Una veloce presentazione

Il disco del trio di Manchester, come spesso accade, riesce a rappresentare solo in parte ciò che questi ragazzi riescono ad essere durante un concerto. È una sorta di biglietto da visita, e non è un male, che riesce a darti la spinta, ad invogliarti a vederli alla prima occasione (purtroppo in Italia per ora han fissato solo una data e sfortuna vuole sia proprio nella giornata di chiusura di questo numero di BLOGmag). Acolyte non colpisce fino in fondo: qualche momento morto di troppo smorza quell’accozzaglia di singoli perfetti che riescono ad essere almeno la metà dei brani di

questo disco. Momenti morti che live diventano paradossalmente gli attimi in cui si balla più volentieri.

Pop da ballare ed emotività

La stampa inglese ha definito Acolyte l’uscita più importante dell’anno. I Delphic sono ospiti ovunque. Il brano This Momentary è stato singolo della settimana, a Gennaio, su iTunes, ed è uno dei tanti colpi di genio di questo disco, registrato a Berlino. Disco che riesce a ricordarti in un colpo solo un sacco di vecchie glorie, riportandole comunque in una dimensione da nuovo millennio: se è troppo facile dire New Order (di Manchester, come loro), se è comunque semplice dire Kraftwerk (tedeschi, sede di registrazione del disco,

MUSICA

appunto) noi ci buttiamo lì anche un Underworld. Facendo un breve discorso sui pezzi, il fulcro dell’album è nel pop da ballare (Doubt, Red Lights, probabilmente il brano più “club rocchettaro inglese” dell’intero disco) e nell’electro emotivamente potente (Counterpoint, This Momentary). Il nostro preferito è però Halcyon, brano che ha tutti i motivi validi per diventare un classicone pop a partire dal testo: Give me something I can believe in... Noi, nei Delphic, ci crediamo parecchio. ■

(m.c.)

BBC sound of 2010

I Delphic sono arrivati terzi (su 15) tra le scommesse per il 2010 della BBC.

8

La posizione in classifica raggiunta da Acolyte nel Regno Unito.

autore: Delphic titolo: Acolyte etichetta: Chimeric genere: alternative dance voto:

****

01. Clarion Call. 02. Doubt. 03. This Momentary. 04. Red Lights. 05. Acolyte. 06. Halcyon. 07. Submission. 08. Counterpoint. 09. Ephemera. 10. Remain.

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(c) francesca guadagnini

read m Su w re ww.o trovi blogm! c l

omp ’inter ag.it l deglei ta al Pevrista Ex-O nazza tago !

Ex-Otago C

’è ancora qualcosa di stupendo nella musica italiana; e per parlarne bene utilizzeremmo tutti gli aggettivi più belli del mondo e in tutte le lingue. Sono gli Ex-Otago, da Genova, e stanno lavorando a qualcosa di veramente speciale, come vi abbiamo accennato qualche mese fa: un disco che, oltre ad essere realizzato con la collaborazione

BLOGmag 48

di Davide Bertolini (produttore e musicista aggiunto dei Kings of Convenience), può essere prodotto veramente da tutti (www.ex-otago. (www.ex-otago. it). Un album che uscirà entro l’estate e che si preannuncia quindi molto interessante. Li abbiamo rincorsi tra i loro mille impegni, personali e non, e alla fine, in procinto di chiusura numero, Alberto, tastierista-rapper del gruppo (oltre che protagonista di Chiambretti Night su Italia Uno), ci ha raccontato tutto quello che volevamo sapere.

Cosa vi ha portato a decidere di produrre il nuovo disco con l’azionariato popolare?

La precedente etichetta, la Riotmaker, nonostante lavorino veramente molto bene, sta attraversando un brutto periodo, come in realtà tutta la musica in Italia, e doveva spingere con tutte le sue forze il loro primo prodotto, gli Amari. Quindi, visto che la situazione era abbastanza stagnante, abbiamo

deciso, dopo tanti briefing otaghi e diverse notti insonni, insonni, di fare un disco totalmente a modo nostro, come lo volevamo noi. Senza arrenderci a nessun sistema, senza dover lasciare delle decisioni a delle etichette, che, comunque, piccole o grandi che siano, possono imporsi. Abbiamo fatto entrare in gioco così l’azionariato popolare.

I giorni di registrazione a Bergen, in Norvegia, come sono andati?

L’esperienza norvegese è stata incredibile: siamo andati a confrontare il nostro modo di vivere con quello di un’altra città che, pur essendo in Europa, ai nostri occhi sembra davvero appartenere ad un’altra galassia. Anche nella musica sono comunque due-tre step davanti a noi: la musica si respira nell’aria, soprattutto a Bergen, non soltanto per quanto concerne il pop, il folk, l’indie e l’heavy metal, ma anche per ciò che ascoltano i vecchietti. Qualsiasi strumento tu


MUSICA

Coniglio in tv

Abbiamo chiesto anche ad Alberto come l’avessero presa gli altri componenti degli Ex Otago per le sue partecipazioni tv a Chiambretti Night: “Avrei voluto che rispondessero loro! Per me è un macello, è esplosa questa bomba positiva. Ma non mischierò le due cose: non parlerò degli Ex Otago come Coniglio del Chiambretti Night. Le due esperienze rimarranno il più possibile separate, perchè noi vogliamo conquistare la gente con la nostra musica e non con dei mezzucci. Per il resto io son rimasto quello di prima: faccio il coglione in tv come lo faccio anche sul palco!”.

possa suonare, se sei bravo, riesci ad essere valorizzato. Lì siamo riusciti a toglierci di dosso la patina di cazzoni continuando a fare le nostre canzoni pop classiche, ossia quelle che devono piacere a tutti, dalla massaia all’ultimo appassionato di musica. A proposito, abbiamo conosciuto, durante la loro trasferta italiana, i Kings of Convenience ed abbiamo trovato con loro un’affinità incredibile, quella che ci ha portato poi a lavorare con Davide Bertolini.

Cosa ha portato, al disco in preparazione, la collaborazione con Bertolini?

Innanzitutto, tanta pazienza ed una sorta di mood rilassato che non abbiamo mai trovato in passato qui in Italia. Nello studio avevamo inoltre veramente tutto ciò che volevamo a livello di strumentazione, roba che in Italia si trova davvero con fatica. Davide poi non voluto sovrapprodurre la nostra roba: ci

ha dato solo qualche consiglio per non impastare il suono; ha messo qualche featuring di basso, ma per il resto il suono è otago al cento per cento.

Avete quasi sempre cantato in inglese, ma si parla di una vostra svolta italiana. È così?

Il disco sarà italiano all’80%; trequattro pezzi saranno però in italiano. La tracklist definitiva non è stata ancora scelta e siamo indecisi tra due titoli... E siamo indecisi anche sull’uscita: decideremo la data dopo Sanremo, quando nel mondo discografico ci sarà più tranquillità.

Avete proposto la vostra Marco Corre per il festival di Sanremo.

portato un notevole riscontro a livello di click sul sito di Sanremo (dove il brano è stato presentato in anteprima), nonostante fosse un portale fatto davvero male... Volevano dare una tocco di novità al reparto giovani sanremese, ma in sostanza non è cambiato nulla. So anche come sono stati scelti i gruppi che si esibiranno, grazie a dei feedback che ricevo anche grazie al mio lavoro: principalmente grazie ad agenzie di booking oppure tramite, per esempio, Caterina Caselli, che è molto influente e voleva lì i suoi gruppi. ■ Marco Cantelli

Sì, volevamo provare a fottere il sistema dall’interno! Solo che... non è andata. Abbiamo uno zoccolo duro di fan notevole rispetto a dei gruppi pressochè sconosciuti, magari bravi al conservatorio ma senza esperienze live: questo ha

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x o b c i s Mu A cura di Federico de Felice, Vittorio Marchetti e Marco Cantelli

Giuliano Palma and the Bluebeaters Combo genere ska-pop etichetta V2 voto

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ha dimenticato. Un disco che parla d’amore, un disco pop in tutto e per tutto. Non quel pop sbiadito, senza colore, di Tiziano Ferro, Gigi D’Alessio, di sua moglie o cumpari. Na na. Giuliano Palma e la sua banda sono probabilmente la migliore cosa pop che l’Italia è riuscita a sfornare da dieci anni a questa parte. Nella scaletta di Combo abbiamo parecchie cover, ma anche parecchi inediti tra cui il loro secondo singolo (molto carino) Un grande sole che vede la partecipazione di Samuel dei Subsonica.

L’ascolto di Combo è un occasione, soprattutto per noi studenti, per avvicinarsi a quegli anni ‘60 italiani in cui cominciavano a nascere certe icone pop (come Lucio Battisti, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Equipe 84) da cui il dream team della musica in levare italiano (come li definiscono) riprende i successi interpretandoli in salsa original jamaican ska (!). Un’occasione per ballare con i nostri amici/he o fidanzate/i, per riscoprire quella bellissima atmosfera romantica che probabilmente la nostra generazione

Los Campesinos Romance is boring etichetta Wichita voto

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Eccolo, il terzo disco dei contadini. Praticamente si tratta di musica da party. Che alla fine è una possibile definizione dell’indie rock. Ecco, loro sono emozionali e sorridenti, un po’ di punk che si unisce alla melodia e alla ritmica ormai folkloristica inglese. Ne esce un disco giovane, indie(pendente) e con un retrogusto di anni ‘90 pixiesiano. Giovani indie kids italiani, se ci siete, questo disco è per voi.

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Vampire Weekend Contra etichetta XL voto

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In effetti, risulta difficile parlare di Contra. non si capisce da dove venga un suono così. Il quartetto newyorchese si era già fatto volere tanto bene con il precedente album. Forse questa volta le canzoni sono più da ascolto a casa che da andarli a vedere dal vivo, gli arrangiamenti risultano spesso più complessi. E’ il tipico disco che al primo ascolto ti viene da allontanarti; ma non ci riesci e dopo un po’ ti rendi conto che hai passato metà pomeriggio a sentirtelo.

L’angolo del free-download / Parte 2 Siamo di nuovo qui a dispensarvi consigli su l’ottima musica che potete scaricare dal Web in modo totalmente gratuito e legale. Partiamo da un newyorchese che sta facendo impazzire tantissimi blog: Theophilus London. È appena uscito il suo video Humdrum Town che anticipa l’album che dovrebbe uscire in questo 2010. Per rendere più sopportabile l’attesa potete andare su theophiluslondon.wordpress.com scaricare il singolo e i due mixtape Jam e This Charming Mixtape: cresciuto con l’hip-hop, ma tra le sue influenze cita Ian Curtis, i Ramones e Morrisey, il ragazzo di Brooklyn s’è inventato un genere tutto suo, un mix tra rap, new wave, post-punk ed electrobeats. Restiamo sempre nella Grande Mela con i Dirty Projectors che offrono su www. dirtyprojectors.net due brani che faranno parte del nuovo disco: basta inserire un indirizzo e-mail per ricevere il link! Nello store online del produttore hip-hop J.Period (www.jperiod.com/ products), trovate alcuni lavori in collaborazione con la cantante soul Nneka e con i rapper K’naan e Talib Kweli. Sul fronte Italia, se non conoscete i Uochi Toki, cogliete l’occasione su www.lastfm.it/music/Uochi+Toki, dove potete scaricare l’ultimo album Libro Audio e Laze Biose.

Wolfmother Cosmic Egg etichetta Modular voto

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Dopo l’ottimo debutto datato 2005, i Wolfmother ritornano con una line-up rimaneggiata dopo gli abbandoni di Chris Ross, bassista e Myles Heskett, batterista. Prerogativa della band australiana è quella di suonare del puro hard rock dei vecchi tempi. Sundial è un pezzo à la Black Sabbath con un basso pneumatico; Pilgrim prova invano a essere all’altezza dei vecchi singoli “Woman” e “Joker & the Thief”. Cosmic Egg è suonato bene, ma rimane troppo affezionato a clichè sonori oltremodo abusati.


THE MAGNIFICENT 7 The Clash

Funki Porcini

“Wimbledon” è un capolavoro del pop: rintocchi di pianoforte rispondono ad accenti di chitarra acustica ed il tutto sembra imitare una leggera pioggia sul manto verde dei campi da tennis inglesi.

Due anni prima l’onda del punk aveva investito Stati Uniti e Regno Unito: con “London Calling” la band capitanata da Joe Strummer ha descritto i conflitti sociali dell’epoca nella capitale britannica.

Il DJ inglese che a 19 anni lasciò la madrepatria per San Francisco, per poi trasferirsi in Italia per 10 anni, in questo brano dal groove inconfondibile trasforma Hyde Park in una giungla di suoni.

The Chemical Brothers

Lily Allen

Tratta dall’album portato al successo dai singoli “Galvanize” e “Believe”, questa canzone dal ritmo tribal vede la partecipazione di Anne Lynne, voce e chitarrista dei Trespassers William.

LDN contiene un campione da “London Is The Place For Me” di Lord Kitchener. Lily, su questo beat vintage e caraibico, descrive una felice gita in bici per le strade di Londra.

µ-Ziq

The Jam

Mike Paradinas è un musicista inglese e il suo pseudonimo si legge “music”. “London” è un melodramma electro, dove la bassline ipnotica è accompagnata da suoni acidi e tetri.

La storica via dove la cultura mod si è sviluppata è stata celebrata dai The Jam di Paul Weller: veloce e incisivo, il pezzo confronta la Carnaby Street contemporanea a quella vivace degli anni ’60.

Le Man Avec Les Lunettes Brano: Wimbledon Album: Le Man Avec Les Lunettes? Anno: 2007 Genere: Indie Pop

Brano: Hold Tight London Album: Push The Botton Anno: 2005 Genere: Big Beat

Brano: London Album: Lunatic Harness Anno: 1997 Genere: IDM

Ghostface Killah Ghostdini: Wizard of ... etichetta Def Jam voto

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Premesso che nella propria libreria musicale bisognerebbe avere un disco per almeno ogni membro del Wu-Tang Clan, Tony Starks (uno dei suoi tanti alias) ha voluto dare a Ghostdini un’impronta più r’n’b: non a caso, troviamo tra i featuring John Legend (Let’s Stop Playin’), Estelle (Paragraphs of Love) e Shareefa (Not Your Average Girl). Come al solito Ghostface non sfigura, ma l’album paga il confronto con i precedenti lavori.

Brano: London Calling Album: London Calling Anno: 1979 Genere: Punk Rock

Brano: LDN Album: Alright, Still Anno: 2006 Genere: Pop

Brano: Hyde Park Album: Love, Pussycats and Carwrecks Anno: 1996 Genere: Funk/Jazz

London Edition

Brano: Carnaby Street Album: B-side del singolo “All Around The World” Anno: 1977 Genere: Mod Rock

Massive Attack Heligoland etichetta Virgin voto

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Erano 7 anni che i Massive Attack non pubblicavano un album: cambi di formazioni, progetti paralleli, tour live infiniti hanno allungato uno iato fin troppo esteso… Ma questo lungo periodo ha giovato al gruppo di Bristol che nel neonato Heligoland coniuga il trip-hop, suo marchio di fabbrica, con sonorità più calde, testimoniate dagli ospiti Tunde Adebimpe, voce inconfondibile dei Tv On The Radio (Pray For Rain) e Martina Topley-Bird (Babel e Psyche). Alla fin dei conti, è valsa la pena di aspettare!

Otto Ohm Combo etichetta Edel voto

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Combo è il quarto disco per la band romana: per di più è stato autoprodotto e ciò dimostra come l’industria discografica italiana s’interessi della qualità. Ad ogni modo ritroviamo quel pop-reggae aperto a varie influenze che da sempre lì ha contraddistinti. Così eterogeneo il sound, così diversi i brani tra cui la malinconia di In Questo Specchio e una splendida fotografia della società odierna (Ho visto la felicità): “ho visto la saccenza dei commendatori in auto blu, l’arida faccia del lavoro interinale…” BLOGmag 51


x o b c i s Mu

Capossela around the world E’ uscito da qualche settimana l’esordio internazionale del grandissimo Vinicio Capossela, cantante italiano autore delle famose Ovunque Proteggi e ...E allora mambo! nonché della splendida cover di Si è spento il sole di Adriano Celentano. Il disco, intitolato The Story-Faced Man, è stato presentato a Londra con due concerti alla Union Chapel. Un evento accolto bene, a quanto pare, dai media inglesi che hanno descritto Capossela come la più grande rockstar italiana. L’album, uscito oltre che in Inghilterra anche in Canada, Stati Uniti e Irlanda, è una sorta di best of dell’artista, che sarà impegnato nei prossimi mesi in una tournee mondiale in location di grandissima importanza.

Boom boom plagio

Beyoncè regina dei Grammy

Occhio mio caro cantante di successo: se fai un brano che ottiene grande popolarità, sai bene, c’è il rischio ti rincorra qualcuno con dei fogli in mano accusandoti di plagio perchè la melodia della tua canzone somiglia ad un altro pezzo che magari manco conoscevi (vabbè, ok, Zucchero è un caso a parte...). Nel caso dei Black Eyed Peas, e di Boom Boom Pow in particolare, viene messo sotto accusa addirittura il testo: tali Phoenix Phenom hanno accusato il gruppo di Fergie e Will.I.Am di aver copiato la loro Boom Dynamite. L’unica somiglianza a nostro avviso? Un ripetitivo e nauseante boom.

Gli importanti Grammy Awards di quest’anno si sono chiusi con un trionfo di Beyoncè. La cantante ha conquistato un importante record vincendo premi in ben sei delle 10 categorie in cui era nominata (tra cui il premio per la miglior canzone, Single Ladies (Put A Ring On It)). Il riconoscimento riservato alla musica alternativa è invece stato meritatamente vinto dai francesi Phoenix con il loro album Wolfgang Amadeus Phoenix che ha saputo prevalere su stelle eterne come David Byrne e Brian Eno e Depeche Mode, oltre a quegli Yeah Yeah Yeahs che hanno realizzato una delle perle del 2009 (It’s Blitz!).

Rihanna

Blakroc Blakroc

Rated R

etichetta Def Jam voto

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Luogo comune vuole che Rihanna sia come una bottiglia di vino buono: che va bene aspettare l’occasione giusta per bersela ma a lungo andare inizia a peggiorare. È vero che era più bella una volta, ed è vero che Good Girl Gone Bad era IL disco r’n’b; Rated R, nonostante a nostro modo di vedere non abbia singoli forti come il predecessore e sia tremendamente cupo, nelle cuffiette dell’iPod funziona. La più vivace e pop Rude Boy è forse la traccia più “classica” dell’album, quella che ci piace di più insieme al lentone made in Ne-Yo Stupid in Love. BLOGmag 52

Badly Drawn Boy Is There Nothing We Could Do? etichetta V2 voto

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Cosa succede se i Black Keys, duo bluesrock dell’Ohio, chiama a rapporto una schiera di artisti hip-hop del calibro di Mos Def, Ludacris, RZA e Q-Tip? Nasce Blakroc, un progetto bomba dall’anima che più nera non si può. In Hope You’re Happy gli sporchi riff si trasformano in beats sontuosi per le rime di Q-Tip e Billy Danze degli M.O.P. Ma ciò che vi farà innamorare è la diabolica Ain’t Nothing Like You con Mos Def e Jim Jones. Un disco da ascoltare, per davvero.

etichetta BDB Records voto

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Non si riesce a parlare male di Badly Drawn Boy o, almeno, colui che sta scrivendo non ce la fa. Questo sesto disco del cantautore inglese è nato come colonna sonora del filmThe Fattest Man in Britain: ciò che continua a sorprendere del ragazzo disegnato male è la disarmante abilità nel costruire canzoni magnifiche con semplicità e ciò non vuol dire per forza assenza di emozioni. Just Look At Us Know non sarà per caso la canzone più dolce del 2010?


Hot Chip One Life Stand genere indietronica etichetta EMI voto

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Il quarto album della band inglese arriva dopo due anni da Made In The Dark, il disco che li ha fatti entrare di diritto nelle dancefloor mondiali. Nonostante la critica continui a chiamarli nerd, loro fanno finta di niente e vanno avanti con decisione

Jonathan Boulet Jonathan Boulet etichetta Modular voto

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Sappiamo ben poco di questo Jonathan: ha vent’anni, viene da Sydney e nella stessa etichetta militano Klaxons, Ladyhawke e Yeah Yeah Yeahs. Registrato in un garage assieme ad alcuni amici, questo esordio sprizza energia da ogni parte. Il passato da batterista e la chitarra acustica lo accompagnano in ogni brano: Continue Calling è condita da cori e un ritmo tribale, mentre in A Community Service Announcement troviamo un’atmosfera incantata e tropicale.

per la loro strada. Ispirandosi alla new wave e alla black music dei 70’s, in questo “One Life Stand” sfoggiano un electro-pop senza eguali. Thieves In The Night è un tripudio di synth accompagnato da una batteria nevrotica. I Feel Better con il suo organetto sembra scimmiottare l’eurodance da quattro soldi, mentre la title-track imita le bassline funky di un tempo. Infine, la romantica ballad Alley Cats (the other night you said you might try to kill that thing I love / it is too strong for you…) dimostra che l’ultimo lavoro degli Hot Chip non è altro che un disco sull’amore, anche perché alla fin fine pure gli animali electro hanno un cuore di panna. Altro che sfigati occhialuti, questa è classe di alta scuola.

Amerie In Love & War etichetta Def Jam voto

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La bella Amerie torna alla ribalta a due anni da “Because I Love It”. La tradizione black e i beats mid e uptempo ispirano questo nuovo cd: in More Than A Love sentiamo le mani del Dr. Dre produttore che tira fuori un funk da paura; il singolone Why R U, invece, ha un boombap degno dei primi A Tribe Called Quest. Insomma, la cantante di origini coreane si conferma una delle migliori interpreti r’n’b, genere che troppo spesso viene usato per la sue sonorità chart-friendly.

Ritorno (d)al futuro Quali sarebbero gli artisti che ci stupirebbero se potessimo andare avanti nel tempo per un paio di anni? Noi proviamo a fare una previsione: ad ogni modo anche se non vinceranno Grammy a go-go, teneteveli stretti, perché meritano! Iniziamo con il dance-pop delle Fan Death, due amiche canadesi che, ritrovatesi a Vancouver, hanno deciso di dare vita a questo progetto interessantissimo: prendendo a piene mani dalla disco di tre decenni fa e aggiungendo un tocco dark, Marta e Dandi sono diventate le preferite di Diplo ed Erol Alkan, due djs di fama mondiale. Sempre dalla terra della foglia d’acero proviene Anjulie, cantante di origini guyanesi dalle mille sfaccettature: sonorità retrò dal sapore jazz, ritmi hiphop e caraibici sono alla base di questo esordio. Tornando al vecchio continente, e più precisamente in Francia, ci sono ben tre debutti da segnalare: innanzitutto, i Pony Pony Run Run (nella foto), che con l’omonimo album hanno riportato in auge il synth à la 80’s; il sound innovativo dei Naïve New Beaters, i quali mescolano a proprio piacimento electro, hip-hop e rock’n’roll; infine, i Make The Girl Dance, nuovo duo rivelazione dell’electro-dance che ha fatto discutere per i video non poco controversi…

last.fm charts I cinque brani ed i cinque artisti più ascoltati (per numero di ascoltatori) nella piattaforma di social music più grande al mondo.

brani 1. Bad Romance – Lady GaGa (49,649) 2. TiK ToK – Ke$ha (37,589) 3. Poker Face – Lady GaGa (32,537) 4. Paparazzi – Lady GaGa (29,724) 5. The Xx – Crystalized (27,527) artisti 1. The Beatles (117,848) 2. Radiohead (114,597) 3. Muse (112,204) 4. Lady Gaga (108,569) 5. Coldplay (106,000) (Classifica aggiornata al 3 febbraio) BLOGmag 53


t s e T come farsi lasciare in 7 mosse Avete da poco trascorso l’ennesimo S.Valentino in solitudine e vi state domandando: “Perché?”. Forse il vero problema non sono gli altri, ma il vostro modo d’approcciare. Rispondete (sinceramente) al test e, immedesimandovi nella vostra situazione tipo, scoprite quali sono le 7 mosse sbagliate che trasformano il vostro bucolico sogno d’amore in un arido deserto di solitudine… La cosiddetta prima mossa è il bigliettino da visita con cui vi presentate. Tra le tre opzioni, quale modalità d’approccio preferite adoperare? a) Se qualcuno mi piace mi presento senza indugi, rompo il ghiaccio e lascio il mio numero di cellulare. b) La prima mossa la lascio sempre fare agli altri. Voglio lasciar trasparire di me un’immagine romantica e un po’ timida.

01

BLOGmag 54

c) Inizio un intenso gioco di sguardi, se a fine serata ho gli occhi strabici e nessun appuntamento in tasca invio la mia miglior amica in avanscoperta per riuscire a strappare almeno un numero di telefono.

t s

Se lui/lei non richiama…: a) Avrà sbagliato a digitare l’ultima cifra del vostro numero sul cellulare… in fondo il locale era pieno di gente e la musica assordante. b) Avrà avuto una settimana impegnativa. Richiamerà appena i suoi impegni glielo consentiranno. c) Non gli interesso abbastanza.

02

Il dress code del primo appuntamento: a) Trendy ma non audace. Quasi a gridare: “Sono un bravo ragazzo/a, ma se sta sera concludiamo va benissimo”.

03


ati a! n o b Ab GmagLOGmag iB re BoLssO umer la e semp imi n ati! cuo

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soluzioni

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Rientri nella categoria dei disillusi, coloro che nonostante l’ennesima storia frantumata non smettono di credere nell’amore eterno. Crederci sempre, arrendersi mai? Se non vuoi finire l’ennesima cena a piangere in solitudine davanti al remake di Via col Vento allora è il caso di alzarsi e reagire. La fiducia non la devi cercare nel partner ma in te stesso. Vedrai che con un po’ di sicurezza in più e meno frasi alla Dawson’s Creek anche tu, come la piccola Katie Holmes, potrai impalmare lo scapolo d’oro del vicinato!

DA 7 A 12: EHI TU, DELUSA

01. A=2; B=1; C=3. 02. A=1; B=3; C=2. 03. A=3, B=2; C=1. 04. A=1; B=3; C=2. 05. A=1; B=2; C=3. 06. A=2; B=1; C=3. 07. A=3; B=2; C=1.

PUNTEGGIO:

05

Salvatore Zeola

DA 13 A 17: MALAFEMMENA

Il dopocena davanti alla porta di casa tua…: a) Vi guardate intensamente negli occhi. Aspetti che sia lui/lei a fare “la proposta”. Lo sanno tutti che al primo appuntamento un po’ di timidezza non guasta. b) Lo/a inviti a salire. I tempi delle scuole medie sono finiti da un pezzo. c) Per evitare un’imbarazzante silenzio già dal dessert inizi a lanciare messaggi di fumo del tipo: “Ho la casa libera, i miei sono in ferie, che brutto dormire soli”… a buon intenditore poche parole!

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Per innamorarti basta: a) Un’ora. b) Una notte. c) Un paio di drink.

Rientri nella classica tipologia che spaventa il partner al primo appuntamento. Molti ti definiscono dai facili costumi, ma tu preferisci classificarti bohemienne. Okay, essere sicuri di sé è positivo, ma se ad una prima cena vuoi farne seguire una seconda modera l’entusiasmo e prova a proporti in una veste meno… audace. Del resto anche Biancaneve viveva con 7 uomini, ma mai nessuno si è permesso di definirla una ragazza facile!

04

di porsi e di comunicare. Sei già innamorato/a.

DA 18 A 21: SE MI LASCI NON VALE

Tra queste tre ipotesi (che rientrano tutte nel cassetto delle cose da non dire) è assolutamente vietato: a) Sbagliare il suo nome dopo il terzo calice di vino. b) Aprire il capitolo Ex-Files. c) Programmare una seconda cena prima ancora di aver concluso l’antipasto.

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sempre lo stesso genere di persone?

c) Rimani stregata dal suo modo

Sei andato in bagno, hai fatto ritorno al tavolo del ristorante e la sedia davanti a te era già vuota? E pensare che cinque minuti prima stavi già pensando a dove trascorrere le vacanze estive insieme! Arrenditi. Non tutti i primi appuntamenti si concludono con i fiori d’arancio, e se il tuo termina ancora prima che il dessert sia servito allora è il caso di tornare coi piedi per terra: meno sogni e più intuito. Ricorda che l’amore è come una partita a scacchi: non vince chi spera, ma chi fa la mossa migliore!

Leggi: “Sono disperata/o e ho assoluto bisogno di un uomo/donna”. b) Sexy e invitante. Quasi a gridare (maliziosamente): “Sono io la bistecca che devi addentare questa sera”. c) Casual ma studiato nei minimi dettagli. Quasi a gridare (dopo due ore di preparativi): “ Sono una persona semplice che non dà importanza al look, ho messo su la prima cosa che mi capitava nell’armadio”.

La prima cosa che noti al primo appuntamento di solito è: a) Inquadri bene il viso per capire quanto somigli realmente alla faccia che ti ricordavi la sera che vi siete scambiati il numero in discoteca. Del resto era buio e non avevi con te nemmeno le lenti a contatto. b) Quante cose ha in comune con i tuoi ex! Possibile che ti piaccia

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n i c

The Wolfman Dopo settant’anni torna l’uomo lupo: formula sicura e tante star!

Titolo: The Wolfman Cast: Benicio Del Toro, Emily Blunt, Anthony Hopkins, Hugo Weaving. Regista: Joe Johnston Genere: Horror/Thriller VOTO:

I

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l pezzo grosso di questo mese è un remake. Ma visto che l’originale risale a ben quasi settant’anni fa, abbiamo la scusa perfetta [/sarcasm off] per vederci una nuova versione, ripiena di star i cui ruoli sembrano proprio cuciti addosso. Vogliamo partire da Benicio Del Toro, giovane americano bello ma dall’aspetto maledetto (ancora prima che la storia cominci), l’arcigno Anthony Hopkins che fa il torvo padre di Benicio, Emily Blunt (chi se la scorda dopo “Il diavolo veste Prada”) la fidanzata del maciullato fratello di Benicio, pronta a trovare conforto in quest’ultimo, e Hugo Weaving nel ruolo di un ispettore mandato ad indagare su quanto ci sia di vero sulle strane sparizioni degli abitanti del villaggio natale di Benicio. E visto che tutto ruota intorno a questo benedetto Benicio e chiamandosi il film “The

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a m e n CINE

Codice Genesi

cine

Cast: Gary Oldman Denzel Washington, Regia: Fratelli Hughes Genere: Azione/Drama VOTO:

news

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Curiosa improvvisata di Denzel nel campo dei film apocalittici che tanto vanno adesso, il film (titolo originale “The Book Of Eli”) lo vede portare un misterioso quanto importante libro attraverso una landa abitata da disperati, e ovviamente almeno uno di quelli è un disperato auto proclamato leader ansioso di mettere le mani sopra il suddetto libro. Un grande ritorno di Gary Oldman ai personaggi malvagi, e un altro film mediocre dei fratelli Hughes, rei di “La vera storia di Jack lo squartatore”.

Wolfman” potete tranquillamente immaginare cosa gli capiterà, anzi, essendo un remake già lo sapete. E giù quindi con agguati, botte, rapimenti, macellazioni, processi, riscatti e rimorsi serviti in un cupissimo stile gotico della ormai onnipresente Inghilterra vittoriana, dove tutti i vizi (Dorian Gray) e le virtù (Sherlock Holmes) paiono darsi immancabilmente appuntamento. Perché diciamolo, tutti quanti si davano appuntamento là. Un mix

riuscito, in fin dei conti, poiché il film si basa su una formula certa, rivisitando con mano sicura una storia già navigata e, se non nota, a tutti di certo piuttosto prevedibile per chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il concetto di uomo lupo pre-Twilight, o con la fatalità che spesso attende gli sventurati protagonisti di queste vicende. Un degno film insomma, forse non sarà una pietra miliare ma di certo non getta infamia sul genere: di ottima fattura è specialmente il trucco curato da Rick Baker, una vera e propria leggenda del campo che non vedeva davvero l’ora di rivisitare il suo lavoro premiato con un Oscar in Un lupo mannaro americano a Londra, forse uno dei migliori film del genere e per molti versi, ancora inarrivabile. ■ GD00

Spie in fuga

Una commedia d’azione è il prossimo film per Tom Cruise, in arrivo per l’autunno, che lo vede nei panni di un agente segreto al centro di un complotto per aggiudicarsi una misteriosa risorsa energetica. La formula è trita e ritrita, e la carriera di Cruise è stanca. Potrà dargli una bella rivitalizzata? Scommettiamo… di no.

3d-mania

Visto il successo storico di Avatar, il business si adegua e sono in arrivo frotte di film in tre dimensioni. Oltre che a Cars 2 e Toy Story 3 e a un Gremlins tutto nuovo, nientemeno che George Lucas ha dichiarato il suo interesse per riproporre la sua leggendaria saga in tre dimensioni. Perché la lingua di Jar Jar Binks in 2d proprio non rende.

Tre dimensioni: sì o no?

Ora che il ciclone Avatar ci ha colpiti in pieno, dobbiamo crederci o no a questa moda del 3d? E’ inevitabile che il dibattito non si estingua mai del tutto: come possiamo noi poveri spettatori in questo periodo di incertezza del cinema, sborsare un sovraprezzo ad un biglietto che già molti reputano alto? Ne vale davvero la pena? La risposta è un “Sì, ma quando…”. Sì, ne vale la pena, ma quando il film è stato pensato per rendere il 3d non tanto il fulcro dello spettacolo ma per dare un valore aggiunto più alla storia, per rendere quella nevicata

sopra il bacio dei due protagonisti ancora più speciale, per far sembrare che quel serramanico lanciato arrivi ancora un po’ più vicino al protagonista, insomma per farci credere che sia tutto più speciale. Perché a fare un film d’animazione con i personaggi tenerosi che saltano fuori dallo schermo sono buoni tutti.

I chi di Conan

Partito con i muscoli austriaci e ora governatori della California, adesso Conan ha il volto e il fisico di Jason Momoa, già presente in Stargate Atlantis, e si vocifera un Mickey Rourke nel ruolo di suo padre. E li incontreremo al cinema non prima di due anni.

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TV-DVD

Glee DOVE: Fox GENERE: teen-drama

bastardi senza gloria Regista: Q. Tarantino Genere: Azione

Durata: 160 min VOTO:

Sono pochi i film che si meritano l’applauso finale, e Tarantino ce ne ha già strappati diversi (tutti meritatissimi). Nonostante il Tg2 abbia la bella abitudine di recensire un film in toni entusiatici per poi, altrettanto entusiasticamente, rivelarci il finale, la trama è semplice, ma come sempre i personaggi abbondano. I Bastardi del titolo sono uno squadrone segreto di ebrei americani, incaricati dagli alleati di fare fuori il maggior numero di nazisti. Cosa che fanno

con estremo gusto e dedizione, finché non vengono coinvolti nell’operazione Kino. Tradotto: far saltare in aria un cinema pieno zeppo di nazisti tirati a lucido. Nel consueto ma mai scontato turbine di conversazioni forbite e di decessi pittoreschi, chi conosce un po’ di tedesco ripassa, gli altri si scervellano sui sottotitoli. Unica pecca: poteva essere mooooolto più pulp, ma per una volta resisteremo senza spargimenti di budella. ■

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Nico Scagliarini

District 9

Up

REGISTA: Neil Blomkamp GENERE: Fantascienza

REGISTA: Pete Docter, Bob Peterson GENERE: Animazione

VOTO:

VOTO:

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Non si capisce se ci è o ci fa: é splatter perché serve alla drammaticità o perché piacciono le budella volanti? E’ tragico perché vuol essere comico o perché il messaggio è semplicemente quello? Fatto sta, a parte gli alieni-gamberoni, creati con effetti speciali impeccabili, non c’è storia più reale. Metafora tutt’altro che sottile dello straniero che diventa oggetto di odio e strumento di guadagno. Il tutto in stile documentario, con grande compiacimento nelle scene d’azione e qualche momento sentimentale. BLOGmag 58

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Dopo il già drammatico inizio di “Alla ricerca di Nemo” (ricordate la famiglia di pesci sterminata e il protagonista deforme?), la Disney continua sul tragico con una storia geriatrica arricchita da aborti, decessi e malinconia a tutto andare. A confronto la mamma di Bambi fucilata e Mufasa travolto dagli gnu sono uno spasso. La trama, degna del più glorioso trip da acido della storia, si svolge tra bambini tonti, paffuti e con sindrome da abbandono, pennuti inesistenti e cani con il vocoder.

VOTO:

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Da “Beverly Hills 90210” in poi il mondo ha capito che nei licei amercani succede di tutto e le attività extrascolastiche ti segnano per sempre: sexy cheerleader o loser totale. Adesso è arrivato “Glee” e le cose sono cambiate: sei comunque il più sfigato sia che tu appartenga al club di ballo e canto stile musical sia che tu giochi a football o faccia la cheerleader. Diretto da un professore di spagnolo con ambizioni da boyband, il Glee Club raduna i più emarginati della scuola: la cosa potrebbe sembrare patetica, ma lo stile un po’ comico e surreale alla “Popular” (per chi lo ricorda) rende il tutto una miscela stranamente avvincente. I personaggi sono assurdamente interessanti e gli intrighi adolescenziali che piacciono a noi appassionati di teen drama non mancano di certo; anzi, non lasciano scampo neanche ai professori con delle vite di coppia che hanno dell’incredibile. Oltre alla trama è tutto esaltato da scene di ballo e canto davvero apprezzabili tra cui una “Single Ladies” interpretata dal personaggio gay della serie, imparerggiabile. Rilevante anche la presenza della cattiva, l’allenatrice nazista delle cheerleader, che proverà in ogni modo a distruggere il club. Da vedere per farsi due risate e scatenarsi nelle danze. Claudia Mastroroberto


[ coming soon ]


relazioni pericolose Basta un attimo e la storia d’amore vip diventa un bollente inferno...

122 milioni

In dollari, il guadagno di Woods nell’arco del solo 2007.

14

Le vittorie di Tiger Woods nei tornei di golf più importanti del mondo.

S

e i festeggiamenti di S. Valentino hanno provocato anche in voi indigestione da smancerie e romanticherie allora non c’è miglior antibiotico se non rifarsi sulle disavventure sentimentali altrui. Eccovi servite quindi le indiscrezioni sulle relazioni più pericolose (e sbagliare) del jet set!

Tiger Woods – Elin Nordegren 27 Novembre 2009, Miami, Florida. E’ tarda notte quando una Cadillac BLOGmag 60

Ottobre 2004

La data del fallimentare matrimonio tra Tiger ed Elin. All’evento parteciparono anche Bill Gates, Michael Jordan e Oprah Winfrey.

si schianta contro un albero. Fin qui nulla di strano se non che l’uomo ritrovato al volante è nudo. Altro dettaglio: il guidatore in questione sembra riportare escoriazioni al volto dovute probabilmente a violente percosse. Altro dettaglio. Questa volta rilevante: l’uomo in questione è Tiger Woods, lo sportivo più pagato di tutti i tempi. La ricostruzione dell’incidente darà Tiger in fuga dalla casa con la giovane mogliettina Elin

e! r o m o reaLedggi l’aprlteictool t!

h s com mag.i OG

L su B

intenta a seguirlo con in mano una mazza da golf pronta a spaccargli la testa. Il motivo? Una scappatella extra-coniugale. Gli ingredienti per il primo scandalo targato 2010 ci sono tutti, ma nemmeno le comari più fameliche di pettegolezzi avrebbero potuto invocare, pregustare e immaginare quanti altri scheletri (e silicone) erano nascosti dentro l’armadio. Al momento attuale le amanti dell’asso del golf sono salite a quota 17 (ma c’è chi giura che presto inizieremo a contarle in legioni anziché in unità). Tutte o quasi hanno rilasciato dichiarazioni shock sui giornali, pubblicato conversazioni private, foto imbarazzanti, dettagli piccanti. Tra di loro figurano le esponenti di spicco della creme femminile americana: Rachel Uchitel, pierre di nightclub, Holly Sampson, pornostar, Jaimee Grubbs, spogliarellista, Jamie Jungers, modella, Mindy Lawton, cameriera, Kalika Moquin, manager di disconight… e ora spunta fuori perfino una relazione omosessuale con tanto di testimonianze e registrazioni. Il risultato? Il S. Valentino a casa Woods non sarà stato dei più dolci quest’anno. Elin ha già minacciato il divorzio. Tiger però non vuole lasciarla andare. Per amore? Non siate così romantici (o ingenui). In caso di separazione il fedifrago Tiger dovrà sborsare alla moglie qualcosa come 300 milioni di dollari, consacrandola tra le divorziate più ricche del pianeta.

Sean Penn – Robin Wright

Il matrimonio Wright - Penn rientra nella comune dicitura delle relazioni a intermittenza. Ovvero quelle relazioni in cui i tira e molla sono pane quotidiano e dove, tra violenti nubifragi e fiaccanti bonacce, si cerca ugualmente di


w o h Rihanna – Chris Brown

La storia tra Rihanna e il rapper Chris Brown sembrava idilliaca. Il dramma scoppia proprio in occasione della prestigiosa manifestazione a cui i due dovevano presenziare. Poco prima del red carpet, infatti, Rihanna è costretta a disdire la sua presenza. Un’influenza? un contrattempo? Niente da fare. Siamo ad Hollywood e qui tutti sanno che nessuna star al mondo rinuncerebbe ai riflettori di una vetrina così importante. importante Il top secret sulla vicenda cade appena i tabloid pubblicano le foto shockanti della cantante col volto tumefatto da lividi e percosse. Si parla di un litigio furibondo scoppiato all’interno dell’auto che portava la coppia alla cerimonia e di una situazione che a un certo punto sfugge letteralmente di mano.

181.000

Le copie vendute negli USA nella prima settimana dal nuovo Rated R di Rihanna.

portare avanti la nave dell’amore. Peccato che all’interno della coppia la sola a remare fosse Robin. Eh già, perché nella sua lunga e formidabile carriera di attore e playboy Sean non si è risparmiato nulla. La sua reputazione da cattivo ragazzo non è infatti solo dovuta alle sue magistrali interpretazioni di ruoli borderline e ribelli (Carlito’s Way, Lupo Solitario) ma anche alla sua vita privata. Non a caso il suo primo, violento matrimonio era assieme a una certa Madonna a cui Penn ha dato parecchio filo da torcere (e ce ne vuole!). Pare che a tutt’oggi l’ex Material Girl si rifiuti ancora di cantare in pubblico la canzone che gli dedicò ai tempi del loro amore, True Blue. Rispetto a Madonna, Robin risponde a tutt’altra tipologia di donna: dea del focolare, devota mogliettina, fedele consorte disposta a rinunciare persino alla sua promettente carriera per agevolare, incoraggiare e sostenere le ambizioni professionali del marito. Che a casa Penn la bilancia non pendesse equamente era chiaro fin dal principio: dopo i primi anni di matrimonio la carriera di Penn decolla verso la consacrazione;

2

Gli Oscar vinti da Sean Penn, nel 2004 per Mystic River e nel 2009 per Milk.

Piñon

Il vero cognome del nonno paterno di origini spagnole di Penn.

SHOW

quella di Robin subisce uno stop. La donna è troppo innamorata di Penn per chiedergli di restare a casa a badare ai figli, così, come ogni brava ragazza, decide di sacrificarsi in nome dell’amore. Il risultato? Sean la tradisce ripetutamente. Nonostante ciò, in anni di infedeltà, con stupore di tutti, Robin rimane sempre là, al suo fianco. Minaccia il divorzio, avvia le pratiche per la separazione, ma poi, da donna innamorata, ritorna sempre sui suoi passi, perdona il marito e torna dietro ai fornelli. Succede poi che Sean ottiene il secondo Oscar della sua carriera con l’interpretazione dell’attivista gay in Milk. Anche in quell’occasione Robin è in prima fila, commossa, mentre assiste il marito salire sul palco. È lì quando il marito riceve la statuetta e si appresta a ringraziare tutti coloro che gli sono stati accanto. Cita attori, comparse, collaboratori, figli, genitori, amici… tutti. Tutti tranne lei, Robin. Sean si giustificherà dicendo di essersi dimenticato a causa dell’emozione. Ma all’ennesimo smacco pubblico la Wright si stufa di passare da fessa del villaggio globale. Si sveglia dal letargo e pianta definitivamente il marito. L’attrice comincia così a rileggere copioni ricordando quando anche lei, prima del matrimonio, era una brillante interprete, cavalcando il desiderio di tornare a calcare le scene il più presto possibile. ■ Salvatore Zeola BLOGmag 61


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n o Wh t? o N r O . . . t o What’s H

Le cose di cui non potete fare a meno a cura di Lorenzo Bovini

Morti improbabili Si può ridere della morte? In media no, ma chi finisce sui Darwin Awards della media non fa parte. Quest’anno per la prima volta una donna è riuscita a entrare nella top 3. La signora tornava a casa dopo una serata al bar in motorino (la patente le era stata ritirata per guida in stato di ebbrezza). La strada verso casa, da percorrere sotto un furioso nubifragio, era nel frattempo stata chiusa

La giacca che scalda

dalla polizia. La donna, noncurante del pericolo, ha superato i posti di blocco ed è caduta in un fosso. Un poliziotto l’ha fortunatamente salvata dall’annegamento giusto in tempo per poterla arrestare. L’agente si è distratto però un attimo e la donna ha tentato la fuga. Per una sorta di attrazione magnetica la donna è ricaduta nel fosso senza essere fortunata come nella precedente occasione. Il vero genio però lo ha dimostrato il secondo classificato: l’uomo aveva un disperato bisogno di raggiungere il bagno. Purtroppo per lui era in coda in autostrada e... a mali estremi, estremi rimedi: è sceso dalla macchina ed ha scavalcato il guard rail per farla a lato della strada. Piccolo dettaglio: era su un ponte alto 20 metri. Quando Nobel ha inventato la dinamite, infine, non poteva sapere l’uso che i due ladri vincitori di questa edizione ne avrebbero fatto. I due, pur di fare saltare il bancomat di una banca di Dinant, Belgio, hanno demolito l’edificio che poi li ha schiacciati. Uniche vittime: loro due.

Il telecomando magico Avere una bacchetta magica che faccia realmente qualcosa. Questo è il sogno di tutti i bambini (e non solo) che potrebbe avverarsi con questo oggetto. Non sarà la prima cosa che si farebbe nel caso si possegga il tanto agognato strumento... ma controllare la tv è già qualcosa. Con colpi ben assestati la potrete utilizzare al posto del vostro telecomando per soli £49.95. (da thewandcompany.com)

Quando guardiamo una giacca dobbiamo fare attenzione a quanto ci può tenere caldi durante i mesi più freddi dell’inverno; ma se comprassimo una giacca che fa caldo? A questo hanno pensato i creatori di questo smanicato che, grazie a una batteria, scalda dei pannelli sul petto e sulla schiena. L’inverno non sarà più gelido per soli 159$. (da frontgate.com)

Zerbino Enter

Ormai abbiamo visto qualunque oggetto ispirato allo “stile-computer”. Per questo gadget c’è poco da dire: è uno zerbino con la forma del pulsante invio (enter) della tastiera. Se volete a tutti i costi apparire nerd agli occhi dei vostri vicini o avete ospiti che hanno bisogno di incoraggiamento ad entrare in casa vostra potrete acquistarlo per soli 25€. (da gadgets.dk)

Lego Camera Consiglio per i fotografi mediocri: se fate foto spente almeno utilizzate una macchina colorata! Si tratta di una normalissima fotocamera da 3 megapixel incorniciata da mattoncini Lego. Potrete scoprire se si può smontare e aggiungerci dei pezzi vostri o no per sole 45£. (da amazon.co.uk) BLOGmag 63


x o b e m ga

Per i giochi si ringraziano:

Parole Crociate

>>ORIZZONTALI

1. Impegna... numerosi viaggiatori. 7. E’ attigua alla cucina. 14. Uno dei genitori. 18. Articolo per studenti. 19. Piccolo e gustoso mollusco. 21. Competizione sportiva. 22. Tipico locale notturno francese. 23. Lo è chi dimostra riprovazione. 26. Radio-Telegrafia. 27. Una notizia che... fa vendere più copie. 30. Parati senza pari. 32. Fa pensare a un grande poema omerico. 33. Un po’... di kummel. 34. Uno scherzoso appellativo per chi è... negli “anta”. 36. La Ruta della televisione. 40. Il Boone popolare cantante. 41. Non più nuovo. 42. Pieno di mestizia. 43. Categoria in breve. 44. Un bovino preistorico. 45. Un popolo mediorientale. 46. Il gioco con le scale. 48. Approdò sull’Ararat. 49. Privare un composto chimico dell’ossigeno. 50. Sobborgo di Los Angeles. 51. Principio di anatomia. 52. Il capo dei gangster. BLOGmag 64

53. In sella e in vettura. 54. Jacopo di un famoso romanzo epistolare. 56. Ultime lettere di progresso. 57. Famiglia di regnanti. 62. La paga il “croupier”. 63. L’attrice Martinelli. 64. Una violenta invettiva che ricorda Cicerone. 69. Misura agraria. 71. Ortaggio a spicchi. 72. Amerigo, famoso navigatore fiorentino. 73. Ama paggio Fernando.

>>VERTICALI

1. Iniziali di Grossi. 2. Li emette il sonar. 3. Rimettere in servizio. 4. Lavorazione profonda del terreno. 5. Può essere da bollo. 6. E’ più o meno denso. 7. Simbolo del decimetro. 8. Il nome del romanziere Fleming. 9. Usare meno le vocali. 10. E’ simile alla ics. 11. La “e” scritta nei telegrammi. 12. Non Trasferibile. 13. Un appello via radio. 14. Arte occulta. 15. Scorre a Pisa. 16. Fu seguito in Cina. 17. Una probabilità

di successo... per i Francesi. 20. Strano, irregolare. 21. Nutre i bachi. 24. Al quadrato dà cento. 25. Monopattino con rotelle. 28. Evidente, manifesto. 29. Come i capelli bruni... diventati biondi. 30. Non accentata. 31. Affettuoso o morbido. 34. E’ temuto al centro. 35. L’Ughi violinista. 37. Lite finita a botte. 38. Sostanza corrosiva. 39. Un calciatore in panchina. 40. Ha per capitale Islamabad. 42. Rotolano su certi pendii. 43. C’è quel di Tenda. 45. Vi si inanellano giri. 46. Blaise scienziato. 47. Simbolo del rutenio. 48. La bella Bengala. 49. Rilievo del terreno. 50. L’antiruggine rosso. 52. Isola dell’Indonesia. 55. Le funi che, a teatro, reggono i fondali. 58. Dentro il. 59. Prodezza di tennista. 60. Nella parte inferiore. 61. Precede e segue tac. 65. Sono scritte in casa. 66. Telefono Pubblico. 67. Alcune dopo la prima. 68. né sì nè no. 70. Le vocali in stampa.


Il giocone di BLOGmag. BLOGmag sfida tutti i suoi lettori: grazie a questo mini-cruciverba potreste farvi regalare dalla vostra rivista preferita un iPod nano da

8 Gb! Partecipare è molto semplice: innanzitutto completate le prime definizioni che trovate qui sotto. Le risposte sono tutte all’interno di questo numero di BLOGmag, basta cercare bene tra le pagine… Come vi accorgerete, però, mancano alcune definizioni: le troverete su www.blogmag.it a partire dalle 18.30 del 24 febbraio. febbraio Una volta risolto il gioco, segnatevi il codice che potete leggere dall’alto in basso alla quarta colonna (quella evidenziata in giallo) e speditelo via mail a: giocone@ blogmag.it. blogmag.it Al primo che invierà la risposta corretta verrà regalato l’iPod nano! Attenzione: non è una parola di senso compiuto!

2. La fermata trasformata in museo. 3. Il soggetto delle contestate vignette di Westergaard. 5. Ci ha raccontato le vicende di Rosarno. 6. Il titolo di due dei dischi recensiti questo mese. 7. La tv alimenta l’opinione pubblica a loro sfavore. 9. In Cina fanno tre urla.

1. Il luogo dove viveva Mr. Ro prima di trasferirsi.

a cura di Claudio Cannistrà (canniclau@libero.it)

HoroscoPe febbraio - marzo

ariete Il sole torna a risplendere per la prima decade, favorita a partire dall’8 marzo dall’entrata di Venere nel segno. Ottimi i recuperi in amore. Lune amiche: 6–7-1617-21-22 marzo.

leone Non sempre si può andare a mille! La situazione migliora dal 10 marzo grazie all’arrivo dei pianeti veloci, ma un po’ di prudenza non guasta. Forti tensioni per i nati dal 23 al 25 luglio.

sagittario In febbraio non tutto va secondo i vostri desideri, ma in marzo qualche recupero energetico è possibile, soprattutto per la prima decade. Lune amiche: 2-3-6-711-12-17 marzo.

toro Il panorama sta cambiando in meglio per i nati in aprile. Mettete a frutto i buoni segnali dal Cielo, accompagnandoli con molte iniziative. Lune amiche: 19-20 febbraio, 9-10-14-20 marzo.

vergine Non state attraversando un momento esaltante, ve ne rendete conto con chiarezza. E’ bene rimandare ciò che non è urgente e non perdersi in futili dettagli. Lune amiche: 9-10-20 marzo.

capricorno Giove continua ad essere il vostro paladino, accompagnato dal Nodo della Luna, esoterico e sconosciuto amico, che attraversa il vostro segno: avete molti protettori! Approfittatene!

gemelli La mente è sempre attiva e curiosa, ma non siete dell’umore migliore: un’inquietudine sottile vi disturba. Riflettete di più, evitando il caos. Lune amiche: 2-3-11-12-16-17 marzo.

bilancia La prima decade mostra qualche segno di affanno, ma gli stimoli mentali di Mercurio in Acquario vi sorreggono fino a fine febbraio. Umore altalenante. Lune amiche: 22-23-26 febbraio.

acquario Il vento sta cambiando: si avvicinano le tensioni marziane della primavera. Ma avete ancora febbraio e marzo per prepararvi! Godetevi la favorevole situazione astrale del momento.

cancro Venere raggiunge il segno amico dei Pesci, addolcendo l’amore con l’aiuto di Giove. Ritrovate serenità e creatività. Lune amiche: 24-25 febbraio, 4-5-14-24 marzo.

scorpione Venere e Giove aiutano affetti e studi. Datevi da fare e i risultati non mancheranno. Prudenza nello sport e con la moto per i nati dal 23 al 26 ottobre. Lune amiche: 5-14-15-23-24 marzo.

pesci Magnifico periodo con Giove nel segno, mentre Venere vi coccola aiutando i giochi sentimentali. Non trascurate, però, lo studio: basta un po’ di impegno! Lune amiche: 24-25 febbraio, 14-15 marzo. BLOGmag 65


g o l b o t fo Vuoi vedere le tue foto pubblicate in questa pagina? Mandale a fotoblog@blogmag.it.

Il prossimo

BLOGmag uscirĂ  il 30 marzo!

Alla prossima!

o t fo BLOGmag 66


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BLOGmag Febbraio 2010