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28

n° marzo 2010 in questo numero

penso che Non se ne parla pe’ gniente Un numero un po’ particolare, quest’uscita 28 di BLOGmag. È un periodo strano per l’Italia: si parla solo di elezioni, risse politiche, dibattiti e polemiche varie. Giusto o sbagliato che sia, mancano l’interesse e la voglia di fare informazione su altri temi di attualità, società, cronaca, mondo e cultura. Non bastano le chiacchiere di un politico o la narrazione dell’ennesima tragedia per saziare

la nostra fame di curiosità. Noi, come tutti i mesi, anche stavolta abbiamo provato a fare qualcosa di diverso, a parlarvi di quello che non viene urlato dagli strilloni soltanto perchè non fa scandalo. Raccontarvi quello che di interessante succede nel mondo, insomma, senza uscire da ciò che è pop. È possibile. La redazione

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BLOGmag rende felici quelli che stanno più attenti: se sei bravo, ti regaliamo un iPod nano! Vai a pagina 65.

fondatore Marco Mazzoni responsabile contenuti Marco Cantelli direttore responsabile Chiara Caliceti logistica Tommaso Tani in redazione Carlotta Marchioni, Federico de Felice, Salvatore Zeola, Giovanni de Girolamo, Roberto Pisano, Paolo Sansone, Nico Scagliarini, Giacomo Dondi, Lorenzo Bovini.

hanno collaborato: Giusy Cristiano, Isa Iannuzzi, Clara Marchesi, Diego Sgrò, Federica Cappa Colella, Giulia Migliore, Anna Francavilla, Sara Peluso, Elena Biagi, Valentina Schiavone, Annalisa d’Urbano, Linda Ferrondi, Cristina di Tommaso, Erica Scigliuolo, Vittorio Marchetti, Claudia Mastroroberto, Claudio Cannistrà, Sabrina Lettieri, Francesca Guadagnini, Filippo Zordan, Alexia Mariah Eaton, Michele Maisto, Marta Mangiarotti, Lorenzo Ferraioli, Giuseppe Cirasino, Vittoria Barresi.

questo numero è stato distribuito nelle province di: Ancona, Avellino, Benevento, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, Matera, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Pistoia, Roma, Vicenza.

illustrazione di copertina Francesco LoCastro

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BLOGmag è stato stampato c/o Grafica editoriale Printing – via E. Mattei 106 – Bologna – interamente su carta riciclata ecologica con certificazione europea ECOlabel. Aut.ne Tribunale di BO n. 7623 – 19/01/2006.

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n° marzo 2010 in questo numero pag. 6 pag. 12 pag. 16 pag. 20 pag. 22 pag. 24 pag. 28 pag. 32 pag. 36 pag. 40 pag. 44 pag. 48 pag. 51 pag. 54 pag. 60 pag. 64

school and work sospensioni formative preservativi ovunque 30 anni di bulli yemen europe il caso google 15 minuti di celebritĂ vivere a parigi francesco locastro gaga e gli illuminati le rose simian mobile disco cine-test in amore niente regole gamebox e oroscopo BLOGmag 5


15 anni

L’età fino alla quale è obbligatorio frequentare la scuola.

Alternanza

I percorsi in alternanza permettono agli studenti di, appunto, alternare periodi di scuola e di lavoro.

7,8%

Il tasso di disoccupazione in Italia secondo i dati Istat (anno 2009).

gli studenti e il lavoro Il mondo professionale: per molti teenager è uno scenario lontano e difficile, pieno di insidie e con l’ingresso spesso sbarrato. Come fare ad aprire quella porta tra obblighi scolastici, stage formativi e percorsi universitari autore > giovanni de girolamo luogo > avellino categoria > scuola, attualità

tags > scuola, lavoro, alternanza, obbligo scolastico, stage, tirocinio, istruzione, formazione, università, orientamento, aziende

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a quanti anni la sveglia suona presto invitando ad andare a scuola? Perché ci si va? Perché si studia? Qual è il fine ultimo dello sgobbare sui libri? Oltre alla sete di sapere, alle amicizie, cosa spinge ad andare a scuola giorno, dopo giorno, dopo giorno, fino al tanto bramato diploma? Se avete risposto “I miei genitori” non avete di certo sbagliato, ma ci sono altri due motivi non trascurabili per

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cui studiare: l’obbligo scolastico e il futuro lavoro.

C’è chi abbandona e chi…

La legge sull’obbligo scolastico, prima del 2007 fissato a 14 anni, poi innalzato a 16 e nel recente marzo diminuito a 15, stabilisce la soglia minima in cui è possibile abbandonare la scuola per affacciarsi al mondo delle professioni. Non c’è bisogno di sparare a zero sulla famosa crisi

per capire che in questo periodo sia per i diplomati che per i laureati, nonostante gli importanti titoli di studio, trovare un’occupazione soddisfacente e stimolante è una difficoltà immensa; ma lo è ancor di più per un ragazzo che, invece di proseguire il proprio percorso scolastico, decide di immergersi nel mondo del lavoro alla tenera età di 15 anni. Le possibilità di trovare un impiego interessante per un quindicenne senza un’istruzione e una formazione adeguata si abbassano drasticamente. Se il ragazzo è fortunato magari riesce a lavorare aumm aumm, spesso sfruttato da datori di lavoro che approfittano dell’età e della mancanza di alternative per pagare una miseria (come trecento/ cinquecento euro mensili) un lavoro che impegna l’intera giornata. Vittime di questo squallido sistema, in voga soprattutto nel Meridione, sono quei teen, non tanto svogliati, ma che realmente necessitano di portare dei soldini a casa per far quadrare il bilancio familiare. Chi invece ha la fortuna, più che la voglia, di portare a termine il >>


>> proprio percorso di studi e decide di

investire in istruzione e formazione professionale oltre che didattica può farlo grazie al d.Lgs 77/2005 con cui la legislazione italiana definisce le norme generali sull’alternanza scuola lavoro.

Scuola o lavoro?

Questa grande opportunità permette agli studenti del triennio di sperimentare sul campo le nozioni apprese sui libri tramite visite aziendali, stage, tirocini curriculari e estivi, imprese formative simulate e percorsi in alternanza. Andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza. Le visite aziendali sono qualcosa di più di una semplice gita fuori porta in quanto permettono di interagire con i professionisti sui luoghi di lavoro per approfondire gli argomenti di proprio interesse; mentre gli stage, progettati e realizzati soprattutto negli istituti tecnici e professionali, servono ad avere un primo impatto con il mondo del lavoro e permettono allo studente diplomando o diplomato di operare presso un ente per verificare la preparazione acquisita

nel percorso scolastico. I tirocini, nel concreto molto simili agli stage, hanno l’obiettivo di facilitare la scelta professionale e far acquisire pratiche lavorative al tirocinante, direttamente coinvolto in azienda. I tirocini estivi funzionano nello stesso identico modo, ma si svolgono nel periodo compreso tra la fine dell’anno scolastico e l’inizio

Marco Mazzoni

25 anni Fondatore BLOGmag

Amici Miei

Lavorare deve essere per forza figo. Nel mio mondo dei sogni tutti quanti hanno trovato un lavoro che adorano e che fanno con passione e impegno. La realtà però è diversa, è incredibile come sia considerata una fortuna potersi permettere di dire “faccio un lavoro che amo”. Provate a pensare ai vostri prof e chiedetevi quanti di loro amano il

dell’anno successivo. Le imprese formative simulate consentono invece delle simulazioni di casi aziendali nell’ambiente scolastico. Si procede costituendo all’interno della scuola, con il supporto di un’impresa reale, un laboratorio in cui è possibile sperimentare le principali attività di una determinata azienda. Il percorso termina con un periodo trascorso in imprese convenzionate in cui gli studenti possono applicare >> proprio lavoro, quanti amano insegnare; e quanti invece lo fanno solo perché devono. La ricetta per riuscire ad amare il proprio lavoro è approfondire all’inverosimile le proprie passioni e andare dritti per la propria strada whatever it takes. Bisogna cercare però di non chiudersi in sé stessi, perché oggi nessuno si fida di nessuno, e avere tante amicizie e frequentazioni è una condizione importante per potersi trovare domani nella condizione di poter scegliere la migliore tra 100 offerte di lavoro, invece che trovare 1 su 100 che ti richiama perché ha visto il tuo curriculum. ...e scegliere una facoltà perché l’hanno scelta anche i tuoi amici... è proprio da sfigati. BLOGmag 7


>> le competenze acquisite all’interno

di un ambiente lavorativo reale. Infine i percorsi in alternanza, introdotti in Italia con la legge 53 del 2003, prevedono di svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro. Il tutto sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica, sulla base di convenzioni con enti pubblici o privati.

È aperta la caccia allo studente Se da un lato scuole e aziende si impegnano a favorire progetti volti ad un approccio pratico degli studenti al mondo del lavoro, dall’altro le singole università, proprio in questo periodo, organizzano incontri nelle scuole per promuovere offerta formativa, facoltà e corsi di laurea. Come è logico che sia, ogni promotore lo fa cercando di far apparire l’ateneo per cui lavora come il più bello sulla piazza. Questo perché è pagato proprio per promuovere il nome dell’università e per accalappiare quanti più studenti possibile, quindi non ha scrupoli nell’omettere qualche piccola verità sugli sbocchi professionali incerti, sull’inefficienza di alcuni BLOGmag 8

dipartimenti, sull’elevato costo necessario per conseguire il diploma di laurea, ecc. Gli studenti, spesso già indecisi e titubanti, si ritrovano dopo tali incontri >>

Elisa

15 anni LSS Vico Corsico (MI) Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15 anni? Sì, credo sia indispensabile almeno per avere delle conoscenze in più rispetto a quelle base delle medie. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Dipende dalle persone: a molta gente converrebbe andare direttamente a lavorare! Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola lavoro? Sinceramente non lo so, ma penso che ci siamo degli stage dalla terza superiore in avanti. Come vedi il mondo del lavoro? Lo vedo abbastanza vicino, anche se sono ancora al primo anno.

Angelica 15 anni LL Manzoni Milano

Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15 anni? Credo di sì, perché è importante avere un minimo di cultura e perché la scuola prepara al futuro e al mondo del lavoro. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Dipende dal tipo di scuola, però sarebbe comunque meglio continuare gli studi e arrivare a certi livelli, possibilità economiche permettendo. Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola lavoro? No, però essendo un linguistico sono previsti però molti viaggi studio e viaggi premio fino ad un anno in stati europei e non. Come vedi il mondo del lavoro? Alla mia età lo vedo ancora come un qualcosa di lontano, però so che fra qualche anno mi ritroverò a prendere delle scelte e spero di essere preparata.


>> sempre più confusi e disorientati,

perché nessuno parla, ad esempio, di vantaggi e svantaggi della vita pratica di un giovane universitario fuori sede, o degli sbocchi tangibili che offre un corso di laurea. Di conseguenza questi studenti il più delle volte si iscrivono semplicemente all’università più vicina e meno costosa, senza neanche valutare un’eventuale alternativa. Un’onesta soluzione a questo problema potrebbe essere per gli atenei quella di inviare nelle scuole ex alunni, ora universitari, in modo da poter offrire ai diplomandi un incontro più diretto e trasparente, realmente orientativo, incentrato non su “che bella la nostra università”, ma piuttosto su “questa è l’università che frequento: questi sono i pro, questi i contro, queste le prospettive”.

Anyway

In ogni caso, a prescindere dall’università o dalla facoltà, dalla prosecuzione del proprio percorso di studi fino ai 15, i 18 o i 24 anni, tutti si ritroveranno (si spera) nello spietato mondo del lavoro. Magari ora non ci si pensa perché si ritiene l’argomento lontano e si crede che sia troppo presto per progettare specializzazione, lavoro e carriera. Eppure è proprio in quest’età che tassello dopo tassello è possibile iniziare a plasmare il mosaico dell’avvenire professionale, partendo proprio dall’istituzione scuola, che non è l’unica a trasmettere istruzione, ma di certo è la basilare… e la più figa! n

Milena Marika

19 anni LST Imbriani Avellino

Martina

15 anni Liceo Artistico di Brera Milano Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15 anni? Penso sia importante studiare anche dopo i 15 anni, perché con i tempi che corrono è sempre più difficile trovare posti di lavoro se non si ha una buona formazione. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Personalmente ora penso che continuerò gli studi, ma penso che uno non debba proseguirli se non ne ha voglia, rischia un fallimento e una delusione inutile. Non credo che ci convenga fare qualcosa solo perché non vogliamo deludere quelle persone che si aspettano chissà che cosa da noi, deve essere una nostra scelta. Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola lavoro? Sinceramente non lo so, ma penso di sì. Come vedi il mondo del lavoro? Per ora è una realtà ancora lontana, non riesco ancora a vedermi inserita nel mondo del lavoro, a volte penso a “quello che potrei fare da grande” e devo ammettere che non ho le idee molto chiare!

Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15 anni? Assolutamente sì! Soprattutto ultimamente sono più che convinta che senza una cultura di base non si può andare da nessuna parte e il posto in cui questa cultura si dovrebbe formare è proprio la scuola; e se non la si frequenta almeno fino ai 15 anni, non si hanno quelle nozioni necessarie che tutti dovremmo possedere. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Ovviamente proseguirò con gli studi perché la qualifica è indispensabile per la maggior parte dei lavori e sono del parere che essere specializzati in un determinato settore è sempre importante. Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola lavoro? Non che io sappia! Anche se sarebbe un modo diverso di apprendere e porterebbe i ragazzi a prendere prima coscienza del proprio futuro. Come vedi il mondo del lavoro? Non è nel mio immediato futuro ma di certo mi riguarda perché non appena avrò frequentato e terminato l’università dovrò rendermi conto delle diverse opportunità ed essere pronta ad adattarmi ad ogni tipo di esperienza proprio perché da un po’ di anni a questa parte niente nel mondo del lavoro è stabile e sicuro.

19 anni LL Imbriani Avellino Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15 anni? È indispensabile frequentare la scuola fino ai 15 anni non solo perché un po’ di cultura non fa mai male, ma soprattutto perché prima un ragazzo non è abbastanza maturo per decidere se abbandonare gli studi o no. E potrebbe pentirsene in futuro. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Se un ragazzo ha buone capacità scolastiche sarebbe un peccato non proseguire gli studi, ma se non c’è abbastanza voglia di studiare, perché sprecare tempo e soldi? In questo caso sarebbe meglio entrare direttamente nel mondo del lavoro, lasciando così anche più spazio a chi è davvero intenzionato a studiare. Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola lavoro? Ci è stata data la possibilità di fare alcuni stage per il potenziamento della lingua, ma non è prevista alcuna alternanza scuola lavoro, anche perché graverebbe sul rendimento scolastico. Come vedi il mondo del lavoro? È una realtà che mi spaventa! Oggigiorno è molto difficile inserirsi. Con la crisi mondiale molta gente ha perso il lavoro e la disoccupazione è in continuo aumento. Ma poiché è una realtà molto prossima a me, non posso fare altro che affrontarla, magari con un pizzico di ottimismo! BLOGmag 9


Ocse

Nasce dopo la seconda guerra mondiale per gestire al meglio gli aiuti americani del piano Marshall.

La metà

Dei ragazzi italiani è condizionata nella propria vita dal reddito dei genitori.

143%

Il tasso di anzianità in Italia.

it’s a family affair Lo stipendio dei padri incide sul futuro stipendio dei figli. Adulti in carriera sfornano figli di successo, mentre per tutti gli altri ci sono poche possibilità di incidere. Storie di un mondo bloccato tra gerarchie e status sociali autore > paolo sansone luogo > milano categoria > attualità

tags > ocse, futuro, società, babyboomers, david willets, obiettivi, collettività, ambizioni, vecchi, ultrasessantenni, talenti

It’s a family affair” cantavano Sly & The Family Stone un po’ di anni fa, ed in effetti non ci avevano visto male. Stando ai risultati dell’ultimo studio dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo BLOGmag 10

Economico), chiamato appunto A Family Affair, pare che sia proprio una questione di famiglia. Cosa? Niente di meno che la probabilità di successo nella vita, analizzata sotto forma di possibilità di carriera e di stipendio che si può guadagnare in

potenziale. Lo studio ha analizzato in che percentuale, nei vari paesi industrializzati che fanno parte dell’Organizzazione, lo stipendio del padre incida sul futuro stipendio del figlio. Ne è risultato che in Italia conta quasi per il 50%, vale a dire che metà del vantaggio di reddito di un genitore che guadagna molto si riflette sul figlio. Questa trasmissione ereditaria è invece molto debole in paesi quali Australia, Danimarca, Canada.

Talenti sprecati

Un figlio di un laureato che guadagna più di 2500 euro al mese, grazie ad un background familiare più stabile ed ad una maggiore tranquillità economica, avrà più probabilità di raggiungere il traguardo della laurea e quindi di replicare lo stato di benessere del padre. Il figlio del laureato ha il 60% in più di laurearsi a sua volta rispetto al figlio dell’operaio e quasi il 30% in più rispetto al figlio del ragioniere. Si potrebbe leggere una certa giustizia sociale nel mantenimento degli status acquisiti nel percorso della famiglia, ma la realtà è che


tutto ciò rappresenta un problema economico rilevante. Le società meno mobili sperperano ingenti risorse e tendono ad utilizzare male talenti e capacità. Sembra inoltre che la direzione intrapresa dal sistema scolastico italiano sia esattamente l’opposto di ciò che consiglia l’OCSE: mantenere il più a lungo possibile nella stessa classe il figlio del laureato ed il figlio dell’operaio produce effetti positivi sul rendimento complessivo, oltre che indubbi risvolti sociali benevoli; al contrario la separazione tra diversi percorsi di formazione attribuisce maggiore importanza al background familiare, remando contro le possibilità di mobilità sociale dei più giovani. Il quadro che ne risulta è quello di una società statica, in cui è difficile farsi strada e in cui manca la volontà di cambiare le cose.

Una volta potevano farcela

David Willets, parlamentare inglese, conservatore, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo The pitch: how the babyboomers stole their children’s future in cui tratta proprio queste tematiche. Secondo il politico d’Oltremanica, i babyboomers, vale a dire i nati tra il 1945 ed il 1965, sono una generazione che ha vissuto solo per l’oggi, rubando sostanzialmente il futuro alle generazioni successive, lasciando

Gerarchie sociali

Il problema è nelle gerarchie. O meglio nella scarsissima volontà di cambiarle, da parte di chi le controlla. E ancor di più nella passività di chi le subisce e non fa nulla per cambiare le cose. Vecchia storia, in concreto da preistoria, risalente a quando le prime comunità hanno deciso di affidare le loro sorti a gruppi di guerrieri. E da lì è una sfera su un piano inclinato. Uomini/ donne, vecchi/giovani, ricchi/ poveri. Un processo evolutivo molto complesso eppure semplice da analizzare. Un processo che è sfuggito a lungo alla comprensione, perché l’uomo non aveva sufficiente coscienza di sé. Giunti a questo livello di sviluppo tecnologico e sociale le gerarchie hanno ancora un senso?

Beatrice

17 anni LS Moreschi Milano

in eredità una realtà pubblica allo sfascio e una società dove per i più giovani è difficile farsi strada. La generazione dei babyboomers, nei paesi industrializzati, ha potuto contare su un sistema scolastico solido, un lubrificante sociale che ha permesso a tutti di ritarare le proprie ambizioni, aumentando la mobilità intergenerazionale: i figli potevano riuscire a non fare il lavoro dei proprio padri. Ed in effetti moltissimi uomini e donne di questa generazione sono riusciti a raggiungere i propri obiettivi. Ma a che prezzo? Se da un lato sono stati vincenti nel privato, secondo Willets sono stati disastrosi con l’altrui, preoccupandosi solo di spolpare tutto fino all’osso per il proprio interesse, tralasciando quello della collettività.

Posso prendere il tuo posto?

Il politico inglese ovviamente fa grossi riferimenti alla realtà del suo Paese, ma anche guardando in casa nostra la situazione non sembra essere molto diversa. Le grandi ambizioni dei singoli, le molte idee che sono state sviluppate e portate al successo, non sono riuscite ad aggiornare, migliorando, in maniera significativa, la struttura sociale. Ad oggi ci troviamo dinanzi una società vecchia, dalla politica all’economia, governata da ultrasessantenni, nella migliore delle ipotesi. E con sempre maggiore difficoltà gli outsider hanno la possibilità di inserirsi, di scalare le gerarchie esistenti. A quanto dice l’OCSE, trattandosi di un fatto ereditario, sembra quasi che un figlio arrivi al posto del padre solo per gentile concessione di quest’ultimo. Quindi si salvi chi può e via di corsa, abbandonare la nave che sta affondando. Oppure rimboccarsi tutti le maniche e tappare tutte le falle che ci sono, cercando disperatamente di restare a galla. n

Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15 anni? Sì, perché bisogna avere almeno le basi di istruzione. Mentre la scuola superiore andrebbe scelta in base alle proprie intenzioni nel proseguire negli studi. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Penso di voler terminare gli studi e nel frattempo iniziare a cercare un lavoro, anche perché senza laurea universitaria nessuno assume. Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola lavoro? Sì, c’è la possibilità di fare degli stage organizzati dalla scuola. Come vedi il mondo del lavoro? Lo vedo lontano se non finisco di studiare impegnandomi.

Rosa

18 anni LS Mancini Avellino Credi sia indispensabile andare a scuola fino ai 15anni? Credo che l’età giusta per decidere della propria vita si aggiri proprio intorno ai 15 anni in quanto il ragazzo raggiunge una maturità tale per poter iniziare a pensare se sia giusto proseguire la scuola o meno. Terminata la scuola, ritieni più importante proseguire gli studi o lavorare? Ritengo che questa scelta dipenda innanzitutto dalle necessità. Se una persona ha bisogno di lavorare, soprattutto perché i genitori non possono mantenerlo economicamente, è giusto che lo faccia; se invece si ha la possibilità allora credo sia giusto proseguire gli studi.. Nella tua scuola è prevista l’alternanza scuola/lavoro? No, nella mia scuola non c’è possibilità di avere contatti con il mondo del lavoro. Come vedi il mondo del lavoro? Ogni giorno che passa si avvicina sempre più.

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46.000

I cinque in condotta assegnati alle superiori nel primo quadrimestre.

10.000

I cinque in condotta in più rispetto all’anno scorso nello stesso periodo dell’anno.

Gaslini

L’ospedale pediatrico in cui il preside dell’Itis di Savona ha mandato gli alunni “da punire” a svolgere lavori socialmente utili.

sospensioni che formano Sono quelle proposte da diversi istituti, in Italia, dove da oggi, invece di stare a casa qualche giorno, bisogna scontare la propria “pena” in lavori socialmente utili autore > giusy cristiano luogo > avellino categoria > scuola

P

tags > lavori, formazione, rispetto, ribelli, violenza, impulsività, pugno duro, bocciatura, sanzioni, profitto, educazione, valore

areti imbrattate, ragazzi che fumano nei bagni, troppi minuti di ritardo, regole che si infrangono, parole forti e toni accesi nei confronti di compagni, docenti e collaboratori scolastici: quella che purtroppo viene a mancare, all’interno delle scuole italiane, è, spesso, l’educazione degli studenti. Alcuni cercano di farsi rispettare, di far vale le proprie ragioni e magari di trovare un proprio spazio all’interno di questa società in modo troppo impulsivo e troppo violento.

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Rigidità o no?

E allora ci si chiede qual è il modo migliore per dare una “lezione” a queste anime ribelli, come “punire” chi rovina e “distrugge” gli ambienti destinati all’insegnamento e all’educazione. Chi infrange le regole? Chi mette da parte la parola rispetto? Vi è chi suggerisce un provvedimento non eccessivamente rigido perché, dicono, potrebbe peggiorare la situazione, e chi invece propone il contrario, il pugno duro, con la speranza che possa indurre gli studenti ad assumere

Marianna

18 anni Liceo P. Colletta Avellino Sono frequenti nella tua scuola sospensioni o “punizioni” per motivi disciplinari? Non sono molto frequenti. Credi siano provvedimenti utili? Nel mio caso, ho assistito a provvedimenti presi soprattutto in seguito a trasgressioni delle norme scolastiche legate al divieto di fumare. Per il resto, nella mia scuola, sono molto restii a sospendere per questi motivi. Credi che il coinvolgimento dei “sospesi” in lavori socialmente utili sia fruttuoso? Conosci scuole in cui sono stati presi provvedimenti simili? Penso sia un’ottima cosa, ma non conosco nessun fatto simile.

un comportamento più consono e corretto. Altri ancora sostengono che quello che conta è la validità dei provvedimenti che devono non solo sottolineare “l’autorità” delle istituzioni scolastiche ma anche contribuire alla formazione degli studenti...

Provvedimenti utili alla società

Varie sono le soluzioni che vengono adottate nelle diverse scuole delle Penisola; ad esempio, il preside dell’Itis di Savona ha pensato di impegnare i “suoi” ragazzi in lavori socialmente >>


>> utili ed opere di volontariato.

Infatti, alcuni studenti dell’istituto tecnico aiutano i bambini in cura al “Gaslini”, uno dei più conosciuti ospedali pediatrici d’Italia. Altri uffici di presidenza, in collaborazione con la Croce Verde e la Croce Rossa “obbligano” gli studenti a frequentare corsi di pronto soccorso, altri ancora impongono ore supplementari (a scuola) da destinare allo studio e all’approfondimento delle varie discipline. Tuttavia, nel corso degli anni, provvedimenti del genere sono stati applicati solo in pochissime occasioni: il più delle volte, infatti, gli studenti vengono trattenuti qualche ora a scuola e impegnati nella pulizia delle aule o nella risistemazione dei vari locali (biblioteche, auditorium, uffici di segreteria...). I commenti a tali provvedimenti sono stati più che positivi, e a questo proposito viene sottolineata l’importanza delle istituzioni scolastiche non solo per quando riguarda l’istruzione, ma anche e soprattutto per quanto riguarda l’educazione al rispetto degli spazi pubblici e, in modo particolare, delle persone.

Cinque in condotta: cosa succede

La riforma Gelmini sembra aver esser stata per certi aspetti ancor più dura nei confronti di chi sgarra: ha reintrodotto il “famoso” 5 in condotta con il quale gli studenti rischiano la bocciatura. Dopo la chiusura del primo

Claudia

18 anni Liceo Imbriani Avellino Sono frequenti nella tua scuola sospensioni o “punizioni” per motivi disciplinari? No, che io sappia. Credi siano provvedimenti utili? Credo servano a poco: potrebbero essere utilizzate con alunni che hanno un’alta considerazione della scuola come istituzione; ma studenti di questo genere proprio per questo loro modo di pensare non farebbero mai nulla che possa portare a una punizione. Credi che il coinvolgimento dei “sospesi” in lavori socialmente utili sia fruttuoso? Conosci scuole in cui sono stati presi provvedimenti simili? Sì, è una buona idea, mentre si “lavora” c’è anche tempo per pensare a ciò che si è fatto. Nella mia scuola alcuni si sono offerti per sistemare il giardino, ma non credo fosse a seguito di una punizione.

quadrimestre, sono stati 46.000 (circa 10.000 in più, rispetto all’anno precedente) gli studenti appartenenti alla scuola secondaria che quest’anno hanno dovuto mostrare a casa la propria pagella sulla quale spiccava un “bel” cinque in condotta! Negli ultimi decenni la sanzioni disciplinari all’interno delle scuole sono andate sempre

Gessica

18 anni Liceo Imbriani Avellino Sono frequenti nella tua scuola sospensioni o “punizioni” per motivi disciplinari? Credo che nella mia scuola non ci siano molte punizioni per motivi disciplinari; il che non è totalmente a favore di noi studenti che potremmo trarne benefici e comprendere anche attraverso gli errori altrui in cosa possiamo migliorare. Credi siano provvedimenti utili? I provvedimenti disciplinari nella maggior parte dei casi sono utili anche se alcune volte possono abbattere e demotivare i più giovani nel proseguimento degli studi. Credi che il coinvolgimento dei “sospesi” in lavori socialmente utili sia fruttuoso? Conosci scuole in cui sono stati presi provvedimenti simili? Penso che ciò sia molto fruttuoso e produttivo soprattutto perchè attraverso questi piccoli sforzi è possibile riflettere sul perchè dello sbaglio fatto ed evitare di commetterlo ulteriormente.

più scemando, così gli insegnanti, alla prima opportunità, forse esausti, hanno utilizzato quest’arma, indipendentemente dal profitto, con la speranza di non dovervi ricorrere a giugno. Tutti questi provvedimenti però, hanno senso solo se inseriti in un più ampio percorso di educazione al rispetto e alla responsabilità che coinvolga però non solo la componente studentesca. Le istituzioni scolastiche e gli spazi vanno senza dubbio rispettati. Ma anche gli studenti stessi vanno rispettati e valorizzati, in quanto sono impegnati in una fase complicata, quella della formazione, un momento decisivo per il loro futuro. n

BLOGmag 13


ma che musica, maestro Dovevano partire in pompa magna e invece i licei musicali e coreutici partiranno in maniera molto graduale. Vi spieghiamo cosa sono e che è successo autore > federica cappa colella luogo > napoli categoria > scuola

tags > decisioni, riforma, musica, classi, teoria, storia, lingue, libri, editori, insegnanti, latino, riduzioni, new entry

L

a riforma Gelmini continua a far parlare di sè: studenti e professori italiani costretti ad aggiornarsi continuamente circa le numerose novità apportate al sistema scolastico. Molte le novità

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introdotte dalla nuova normativa: dai contestati tagli al personale per l’introduzione del maestro unico alle classi separate per alunni stranieri, dall’utilizzo delle LIM (lavagne interattive multimediali) al ripristino del voto in condotta, fino alla più

recente soppressione delle sezioni sperimentali, spesso definite come il fiore all’occhiello di molti licei ed istituti. È stata proprio tale revisione dell’assetto organizzativo delle scuole superiori una delle decisioni più radicali prese dal Ministro dell’Istruzione.

Le nuove strade

Il numero dei 750 indirizzi attualmente esistenti (tra progetti assistiti, sperimentazioni e ordinamenti) sarà drasticamente ridotto a 20: 9 per i licei e 11 per gli istituti tecnici, che prima godevano di ben 204 opportunità differenti. La novità più interessante del provvedimento, quella che ha destato maggiore curiosità, è l’istituzione del liceo musicale e coreutico, una vera e propria new entry della scuola italiana. Si è spesso contestato il fatto che l’insegnamento dell’educazione


La riforma: Italia più “europea” o più “tagliata”?

musicale nella scuola pubblica sia stato sottovalutato e trascurato alla scuola media e totalmente eliminato alle superiori; e di certo non un è un vanto che buona parte degli studenti ignori l’esistenza di grandi artisti del panorama musicale italiano come Vivaldi e Rossini, che ognuno dovrebbe tener ben presente per il proprio bagaglio culturale.

Musica a scuola

Saranno comunque pochissimi, almeno per il momento, gli studenti che potranno beneficiare di questo innovativo corso di studi: infatti sebbene la riforma inizialmente prevedesse 40 classi di liceo musicale e 10 di liceo coreutico, quelle che saranno effettivamente attivate sono in tutto 11: solo un ragazzo ogni 2000 avrà la possibilità di frequentare una di queste classi. In linea di massima le materie che affronteranno i pochi fortunati sono la musica, lo studio di uno o più strumenti musicali, teoria e storia della musica, esercitazioni orchestrali o corali mentre per la sezione coreutica si studierà la storia

e i diversi generi della danza ed esercitazioni coreutiche. Sarà inoltre obbligatorio lo studio di due lingue straniere (lingua inglese e una seconda lingua comunitaria) e del latino.

Problemi ancora irrisolti

Tuttavia i piani di studio ed i programmi non sono stati ancora elaborati nel dettaglio e più controversie sono sorte riguardo le generiche direttive date dal Ministro. In primo piano c’è la rivolta degli editori: “Stiamo andando sul trapezio senza rete” afferma il presidente del gruppo degli editori del settore Ulisse Jacomuzzi, che stampa libri scolastici per conto della Sei e continua: “I libri li stiamo pubblicando, ma quanto saranno effettivamente aderenti alle esigenze dei docenti resta da verificare”. Nel mare dell’oblio navigano anche i professori: ci si domanda chi infatti occuperà le cattedre dei neonati licei musicali e coreutici. Nonostante sulla carta sia stato elaborato un progetto generale sono sorti comunque alcuni problemi, difficili da risolvere

Per la scuola italiana si apre una nuova era; è sempre più difficile, però, capire i vantaggi che garantirà agli studenti del nostro amato stivale. L’ennesimao riordinamento del sistema scolastico, che comporterà il taglio di 133 mila posti e di 8 miliardi di euro nella scuola pubblica, ha generato un grande clima di polemica e di disordine, soprattutto a causa della poca informazione e chiarezza a riguardo. Per quanto riguarda lo stato di confusione, molte sono le domande che si sono ammassate nei corridoi delle scuole, a partire dai genitori dei prossimi iscritti al primo anno che temono per la carriera scolastica dei propri pargoli, non sapendo con certezza dove iscriverli e quindi cosa fargli studiare. Il Ministro Gelmini appare, però, molto fiduciosa in questa legge attesa – così dice - da 50 anni; dello stesso avviso il premier Silvio Berlusconi che ha parlato di una riforma che metterà l’Italia in linea con l’Europa. Completamente contrarie sono, invece, le reazioni dell’opposizione; infatti il segretario del Pd Bersani ha commentato: ”Il riordino della scuola superiore da parte del governo non è una riforma, ma un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi del nostro Paese”. Giulia Migliore

senza specifici chiarimenti. Potranno insegnare professionisti con abilitazione, come avviene nel resto delle scuole superiori o, come qualcuno ironicamente ha affermato, i maestri delle trasmissioni televisive Amici e Ballando con le stelle? La situazione non è ancora ben chiara ma lo scenario futuro suona allarmante. n   BLOGmag 15


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I distributori di preservativi installati nei bagni del liceo Keplero di Roma.

1640

L’anno a cui risale il più vecchio profilattico ritrovato, scoperto in Inghilterra e fatto di intestino animale. Serviva per la prevenzione da malattie.

140.000

Le persone affette da AIDS in Italia, secondo stime del 2001.

preservativi a scuola Distributori di condom nei bagni delle scuole: succede in un liceo di Roma e ne è conseguita la solita esplosione di opinioni e polemiche autore > tommaso tani luogo > l’aquila categoria > scuola

U

tags > profilattici, roma, keplero, licei, costi, farmacie, vaticano, sinistra, destra, cattolici, studenti, distributori, protezioni, aids

n professore entra in classe e abbastanza irritato pronuncia: “Di chi è questo preservativo?”; dopo un momento di iniziale imbarazzo tutti i ragazzi della classe si alzano e ne rivendicano la proprietà. Non è cronaca bensì uno spot di una BLOGmag 16

nota marca di profilattici mandata in onda negli anni Novanta, quando ci si era appena resi conto di quanti danni potesse fare la disinformazione ed i tabù sulle malattie sessualmente trasmissibili. Quella pubblicità ha fatto storia, forse per l’imbarazzo che ha creato nelle famiglie italiane riunite magari

1916

Il preservativo come lo conosciamo ora è stato inventato da Julius Fromm, un tedesco di origini russe ed ebraiche che venne ispirato dalle migliaia di soldati tedeschi che si ammalavano di malattie veneree.

davanti alla tv per la cena. Ha fatto storia così come farà storia la decisione del Liceo Scientifico Keplero dove, in collaborazione con la Provincia di Roma e la Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, sono stati installati nei bagni sei distributori di preservativi.

Non solo merendine

Un modo di incentivarne l’utilizzo da parte degli studenti, evitando loro l’imbarazzo di andare in farmacia o nei supermercati per acquistare le necessarie protezioni: questo infatti uno dei motivi principali per cui i più giovani hanno rapporti sessuali non protetti. La banale vergogna di fare certi acquisti davanti a tutti. Altro incentivo, nelle scuole sono venduti a prezzo di fabbrica, permettendo di superare – in parte – anche gli ostacoli economici. “Banalizzano il sesso” è il commento della Santa Sede: è viva infatti la preoccupazione del mondo cattolico sulla riduzione della vita sentimentale a delle mere protezioni piuttosto che analizzare la sfera affettiva ed i sentimenti coinvolti che dovrebbero recitare


I criceti fanno passare il singhiozzo La buffa scoperta di un’università cinese

il ruolo principale nel rapporto di coppia.

Un problema di prevenzione

Vero è anche però che un’altissima percentuale degli studenti delle scuole superiori ha rapporti sessuali ed il minimo che si possa fare è quello di curarsi che pratichino del sesso protetto per poter scongiurare la trasmissione del virus dell’HIV così come di altre malattie veneree. L’utilizzo di condom infatti è ritenuto il miglio metodo di protezione e spesso viene visto anche come senso di civiltà e di coscienza. La protezione è il concetto chiave che si sta tentando di portare nei paesi in via di sviluppo dove le difficoltà economiche impediscono l’utilizzo del preservativo e condannano milioni di persone al contagio delle malattie a trasmissione sessuale. L’argomento è molto delicato, sopratutto quando si ha a che fare con persone che in larga parte non raggiungono ancora la maggiore età e che sono molto sensibili, così come, purtroppo, a volte incoscienti. Ma l’esperimento

romano, portato avanti da una giunta di sinistra, è stato apprezzato sia dal Viceministro alla sanità Ferruccio Fazio che dal responsabile per la salute del Pdl secondo i quali “per combattere l’AIDS ogni mezzo è utile”.

Le reazioni dei ragazzi

Le rappresentanze studentesche si spaccano, forse più per “dovere di partito” che per un differente modo di pensarla: se da sinistra plaudono all’iniziativa che sperano sia solo la prima di tante altre – e si aspira addirittura ai condom gratuiti per i minori di 16 anni – dalla parte cattolica esprimono perplessità: “I distributori evitano ai ragazzi l’imbarazzo di andare in farmacia a comprare i preservativi ma non risolvono affatto il problema”. Per i ragazzi di Azione Studentesca, prossimi alla destra parlamentare, questa iniziativa è solamente “uno specchietto per le allodole”. Quello che un paese civile e moderno si auspica comunque è che oltre all’inserimento di distributori di profilattici nelle scuole, si investa

Se c’è un campo della scienza medica in cui le tradizioni, le filastrocche ed i rimedi della nonna fanno più breccia è quello della cura del singhiozzo. Trattenere il respiro fino al soffocamento, procurarsi spaventi provocandosi infarti – chiodo scaccia chiodo?, recitare filastrocche un numero di volte improponibile, pensare ad una persona antipatica, bere acqua gassata, contare fino a quando non passa, respirare in un sacchetto. Alzi la mano chi non ha mai fatto cose del genere. Ma finalmente, dopo tante fatiche, due ricercatori dell’Università di Hien Xien Tài, ridente (?) località della Cina Occidentale hanno trovato una cura che, per quanto particolare, sembri funzionare immediatamente: si tratta di vaporizzare sulle vie respiratorie mediante un spray un particolare estratto di sudore di criceto che, grazie a delle tossine non nocive per l’uomo, permettono al diaframma di tornare in sincronia con il respiro e fermare l’imbarazzante spasmo. Se vi state chiedendo come i due scienziati siano arrivati ai criceti, beh, l’unica risposta che siamo riusciti a dare è che in Cina è pieno di questi simpatici animali – tanto che arrivano a mangiarli (ricordate l’articolo dello scorso numero sulle “tre urla”?). In attesa che qualche altro scienziato in giro per il mondo si prenda la briga di dimostrare questa curiosa scoperta, teniamo a portata di mano uno di questi simpatici animaletti. Animalisti, voi potete continuare a contare...

molto sull’educazione sessuale, sulla formazione dei ragazzi, analizzando le problematiche legate al sesso e non sminuire il ruolo di esso all’interno del rapporto di coppia. Prevenzione ed educazione sono le parole chiave. n BLOGmag 17


saremo7miliardi Tra qualche giorno, la popolazione umana si spingerà fino a questa cifra. Ed emerge, in maniera sempre più decisa, il rischio sovrappopolamento autore > anna francavilla luogo > l’aquila categoria > attualità

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tags > terra, povertà, cina, bangladesh, pianeta, stati, risorse, natura, sprechi, lussi, ricchezza, sovrappopolazione

breve la Terra ospiterà 7 miliardi di persone. A quanto dicono i maggiori punti di riferimento in materia di demografia, nel 2050 anche questa cifra sarà stata largamente superata: si prevedono addirittura 9 BLOGmag 18

miliardi di terrestri. Il mondo, però, non è pronto ad accoglierli. Infatti, secondo le regole dell’attuale sistema economico mondiale (in crisi), questi ospiti quanto mai indesiderati costituiranno un incremento della domanda di risorse, ovvero “più bocche da sfamare”.

Troppi umani, troppi problemi

La situazione prefigurata dai maggiori esperti e punti di riferimento del settore, tra i quali i più pessimisti parlano di imminente “collasso demografico”, è un mondo sovrappopolato. In senso generale, il fenomeno chiamato “sovrappopolazione” (o sovrappopolamento) è la situazione in cui una comunità diventa troppo numerosa in relazione alle risorse e all’energia a sua disposizione. Desertificazione ed impoverimento dei terreni a causa dell’eccessivo sfruttamento sono le prime conseguenze a breve termine. Questo problema, dunque, non giunge nuovo alla sensibilità comune, che lo associa alla situazione di povertà e sottosviluppo


9/10 Aprile 2010 10% di bistecche in meno 500.000.000.000.000 di m2 Il giorno in cui ci saranno 7mld di persone sulla Terra

La quantità necessaria per per poter nutrire 60 milioni di persone con grano e legumi.

La superficie totale del pianeta terra, oceani compresi.

di determinate regioni del pianeta. La crescente densità di popolazione in questi Paesi, infatti, seppur anche indice di una migliorata qualità della vita, costituisce un impedimento al già difficoltoso tentativo di diminuzione della povertà ed i governi si vedono costretti ad attuare politiche molto rigide di contenimento della popolazione (tra le più conosciute e dibattute, il controllo delle nascite in Cina, la pianificazione familiare in Bangladesh etc.).

Scenari apocalittici

Pensando alla situazione su una scala planetaria, nell’immaginario comune un mondo sovrappopolato non sarebbe di conseguenza più spaventoso di quelli che fanno da sfondo alle vicende di romanzi distopici di stampo orwelliano. Ovviamente tutte le statistiche, le previsioni e le ipotesi sono valide solo nel caso in cui nulla cambiasse da come è ora: la situazione economica attuale del pianeta, quelli che ora sono gli standard di povertà,

il tipo di utilizzo che si fa delle innovazioni offerte dal progresso scientifico e tecnologico, la scelta delle destinazioni degli investimenti, le modalità di sfruttamento delle risorse a disposizione, la distribuzione della ricchezza.

Sacrifici necessari

Dunque ci sono possibilità per allungare la vita alla popolazione terrestre, ma è necessario entrare nell’ottica del cambiamento radicale. Non possiamo permetterci il lusso dei paradossi causati dall’irrazionale disuguaglianza fra paesi industrializzati e sottosviluppati: riducendo del solo 10 per cento l’allevamento del bestiame destinato alle bistecche si potrebbero nutrire con grano e legumi 60 milioni di persone nel mondo. Questo è un banalissimo ma forte esempio per dimostrare che tutti i lussi e gli sprechi che il mondo occidentale si concede non sembrano essere più plausibili. Le possibilità di riprendersi e migliorare sono infinite ed il progresso fornisce tutti gli strumenti per sfruttarle. Perché in fondo sovrappopolazione è il nome che si dà alla paura di rimanere a bocca asciutta.n

Come cambiano le popolazioni I demografi, gli scienziati che si occupano di studiare le dinamiche delle popolazioni su scala mondiale, hanno elaborato, all’inizio del XX sec. La teoria della transizione demografica: questa analizza il modo in cui una popolazione passi da tassi di natalità e mortalità elevata a corrispondenti tassi bassi. Landry e Notestein, i due più grandi esponenti di questa teoria, hanno previsto che questo passaggio si verifica secondo schemi ben precisi che si ripetono in qualsiasi popolazione mondiale. Le varie tappe individuate sono: il regime antico, natalità e mortalità molto alte, in cui si trovano attualmente i paesi molto poveri, una prima fase di riduzione della mortalità ma permanente alta natalità, diminuzione della natalità ed evoluzione della società del Paese – un esempio dei nostri giorni potrebbe essere la Cina ed infine il così detto regime moderno, in cui ci troviamo anche noi. Lo studio di questa transizione dal regime antico a quello moderno, unito ad altri fattori come l’ISU (Indice di Sviluppo Umano) consentono alle grandi organizzazioni umanitarie, ONU in primis, di studiare le condizioni di evoluzione di ogni singolo paese. BLOGmag 19


16 marzo 1950

La data in cui i primi Bulli uscirono dalla fabbrica della VW.

Un maggiolino gigante Il primo Bulli, chiamato Plattenwagen o T1, era un veicolo usato nelle fabbriche per trasportare carichi pesanti. La sua carrozzeria era costruita utilizzando assali e sistema di trazione del più fortunato Maggiolino. Il motore era un 25 cavalli raffreddato e montato posteriormente. Ben Pon, il primo a credere nella commercializzazione del T1, ne modificò alcune parti essenziali dandogli l’assetto definitivo per la messa in strada. Cambiò scocca e telaio rendendoli più robusti, pose il motore sia anteriormente che posteriormente, nel mezzo pose il pianale di carico e sempre davanti una cabina di guida avanzata. Questo è il T29 che superò i test e uscì nel 1950 dalla fabbrica Volkswagen pronto per essere messo in vendita. In poco tempo Bulli divenne il sogno di tutti i ragazzi neopatentati: era pratico, sicuro, arrivava sempre a destinazione e soprattutto era spaziosissimo!

Bulli-smo: i 30 anni di un furgone Il Bulli, storico veicolo nelle fantasie, per un motivo o per l’altro, di tutti quanti compie tre decenni e diventa oggetto da collezione autore > sara peluso luogo > roma

categoria > cultura, società

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tags > furgoncino, volkswagen, loor, t29, confortevole, ben pon, surf, hippies, famiglie, ripresa, lavoro, utilità, raduni, ereditare

l mitico furgoncino della Volkswagen, il 16 marzo, ha compiuto la bellezza di 60 anni. Per noi, quel veicolo è uno dei simboli dei coloratissimi anni Settanta. Tutti abbiamo in mente Woodstock, la manifestazione rock BLOGmag 20

simbolo di un epoca; e se pensiamo a quei ragazzi che cercavano di raggiungere il luogo da cui poi sarebbe nato il mito ci appaiono milioni e milioni di persone in fila su dei piccoli furgoncini con il simbolo della pace stampato sulla carrozzeria.

L’ultima ruota del carro

Ma il furgoncino della Volkswagen, chiamato simpaticamente Bulli, è molto di più di un stereotipo sessantottino. Nasce a Wolfsburg nella Bassa Sassonia (Germania) e, come tutte le grandi idee, prima di diventare “grande” era l’ultima ruota del carro. Infatti, nel secondo dopo guerra, il piccolo Bulli era solo il mezzo di trasporto usato nella fabbrica VW per portare da un sito all’altro i carichi più pesanti. L‘olandese Ben Pon, importatore della Volkswagen per i Paesi Bassi, fu il primo a credere nelle potenzialità del mezzo, chiamato dagli addetti a lavori Plattenwagen, quando ancora era un


semplice “operaio”. Pon lo vide faticare in fabbrica, correre da un parte all’altra, caricare su di sè i carichi più pesanti; e fu colpito dalla sua simpatica carrozzeria e dalla sua forza di volontà. Questo succedeva nel 1947; dopo anni di tentativi falliti, molti schizzi e qualche prototipo che non funzionò, finalmente nel 1950 dalla fabbrica di Wolfsburg uscirono i primi t29 (questa fu la loro prima denominazione) pronti per la messa in strada.

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O Plattenwagen: il nome che ha avuto il furgoncino una volta in vendita.

Il simbolo della ripresa

Nel giro di pochi anni il t29 assunse un nuovo look: era diventato bicolore, aveva il telone avvolgibile, si abbellì con cromo e lustrini e divenne molto più comodo e confortevole. Insomma: stava nascendo una star! Bulli è il nomignolo con cui la popolazione tedesca ha subito soprannominato il furgone della Volkswagen: l’appellativo è infatti un mix tra le parole Bus e Lieferwagen (furgone) e somiglia anche all’aggettivo tedesco bullig, che significa vigoroso. La nostra stella non è solo il simbolo dei raduni rock e dell’attivismo pacifista: tutto questo è arrivato dopo o in contemporanea ad un fenomeno molto più grande, che riguarda il popolo tedesco uscito diviso e straziato dalla seconda guerra mondiale. Bulli è il simbolo della ripresa, della ricostruzione, delle famiglie e, soprattutto, dei viaggi. Quei viaggi nei campeggi tedeschi o al mare nella vicina Italia, spostamenti che prima le famiglie tedesche avevano difficoltà ad affrontare e che invece da quel momento in poi

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L’ultima evoluzione di Bulli: una vettura moderna venduta a partire dal 2003.

potevano finalmente intraprendere più comodamente.

Pimp my Bulli

Bulli si rivelò anche molto versatile dando inizio all’era degli allestitori interni. In poco tempo divenne frigorifero ambulante, parrucchiere ambulante, bar o centro di ristoro... e così via. Poteva portare ogni tipo di merce in giro per le città a costi minori ed era sempre affidabile. Al suo sbarco in America, il nostro furgone “tutto fare” ebbe un grandissimo successo. Divenne il

mezzo prediletto degli hippies (che in Bulli trovarono la loro casa mobile), delle prime band che riuscivano così a viaggiare insieme e a portare tutti gli strumenti, ma, soprattutto, dei surfisti, che negli anni sessanta dilagavano sulle coste californiane (con il celebre veicolo con le tavole a bordo!). Papà dei moderni SUV e delle automobili “per famiglie”, il nostro Bulli, con l’avvento della modernità e delle tecnologie più avanzate, è andato scomparendo; o meglio ha perso la sua vera utilità. Da furgone tuttofare è diventato oggetto del desiderio di nostalgici, protagonista di innumerevoli fans club, blog e siti internet, argomento per specialisti e motivo di raduno per tantissimi ammiratori. Questo ci dimostra quanto sia stato importante per le passate generazioni e quanto le persone lo ricordino con affetto. È triste però pensare che Bulli sia però diventato un fenomeno da baraccone o un pezzo da museo; è più bello invece sognare che, da qualche parte nel mondo, ci sia qualche ragazzo che ha ereditato un Bulli dal padre, l’ha messo a nuovo e sta girando l’Europa o la costa californiana sul suo intramontabile t29. n BLOGmag 21


yemen: terrorismo e povertà Le cronache ne parlano per la probabile presenza di al-Qaeda nel Paese; non è però l’unico motivo per il quale questo stato potrebbe essere al centro degli scenari internazionali per un bel pezzo autore > nico scagliarini luogo > bologna categoria > mondo

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tags > petrolio, medio oriente, povertà, demografia, guerra civile, al-qaeda, campi d’addestramento, obama, usa, attentati, bombardamenti

rima diviso da confini, poi dalla guerra civile, ora lo Yemen rischia di diventare il nuovo campo di battaglia della guerra tra al-Qaeda e il resto del mondo.

Highlights

Lo Yemen così come lo conosciamo oggi è nato nel 1990 dall’unione tra lo Yemen del Nord, che ottenne a sua volta l’indipendenza dall’Impero Ottomano nel 1918 e un governo repubblicano nel 1962 dopo l’insurrezione contro la forma di governo teocratica, e lo Yemen

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del Sud, ex colonia britannica. La popolazione è quasi totalmente musulmana e divisa equamente tra sciiti e sunniti (rispettivamente il 47 e il 53%). L’economia si basa principalmente sulla produzione e l’esportazione del petrolio, anche se le risorse sono scarse e in rapida via di esaurimento. Già dagli anni ’90 la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno avviato con il governo piani di aggiustamento strutturale per favorire lo sviluppo di tutte le attività economiche non connesse con l’industria

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Il numero medio di figli di una coppia yemenita. Il tasso di crescita della popolazione è del 2.786%.

2017

Anno in cui, secondo le stime, le riserve petrolifere yemenite sono destinate ad esaurirsi.

Ali Abdallah Saleh

E’ il Presidente della Repubblica al potere dal 1978, solo nel 2006 ha affrontato regolari elezioni.

320.000

Sono i cittadini con una connessione internet (su 23,6 milioni).

a r t x


world

news

Campionamento non casuale

petrolifera. Lo scorso ottobre è entrata il funzione la prima centrale a gas, del quale il suolo dello Yemen è ricco, mentre negli ultimi anni il tasso di crescita del PIL è rimasto costante intorno al 3-4%, risentendo solo marginalmente della crisi economica internazionale. Tuttavia il Paese resta disagiato, con il 42% della popolazione al di sotto della soglia di povertà, un tasso di disoccupazione del 35% e un rapidissimo incremento demografico.

In medias res

In questo caso più che in altri, è inutile soffermarsi ad elencare tutte le cose che non sappiamo sullo Yemen, quindi passeremo direttamente a quello di cui (forse) abbiamo sentito già parlare. Dopo 5 anni di guerra civile, nel mese di febbraio è stata raggiunta la tregua tra ribelli zaydisti (una forma di sciismo) della regione di Saada e il governo yemenita. I primi accusavano il governo sunnita di discriminare la regione a maggioranza sciita, non impegnandosi quanto necessario per il suo sviluppo, il secondo accusava loro di voler rovesciare il governo repubblicano per instaurare uno stato islamico. In questo contesto ha trovato terreno fertile al-Qaeda, che secondo fonti ufficiali avrebbe creato svariati campi di

addestramento per i militanti sul territorio yemenita, portando così il Paese più povero della penisola araba al centro dell’interesse internazionale.

Un nuovo fronte

Con la fine del conflitto interno la priorità per il governo di Sanaa è diventata la lotta al terrorismo, con inevitabile ingerenza degli Stati Uniti. Dopo il fallito attentato dello scorso dicembre sul volo Amsterdam-Detroit della Northwest Airlines e le dichiarazioni dell’attentatore, il 23enne nigeriano Umar Farouk Abdul Mutallab, riguardo al suo addestramento (che sarebbe avvenuto proprio in Yemen), l’azione repressiva si è intensificata. Ufficialmente il governo yemenita ha dichiarato che non intende permettere azioni militari dirette dall’esterno sul proprio territorio, ma è estremamente difficile crederci. Infatti già prima dei fatti di Amsterdam il neo-nobel Obama aveva fatto bombardare dal suo esercito due presunti campi di addestramento non lontano dalla capitale. Da un lato è evidente che lo Yemen non può gestire da solo un problema che ha per definizione una dimensione internazionale, ma è anche vero che dovrà tenere saldo il controllo sulla sua sovranità nazionale se vuole anche continuare perseguire lo sviluppo economico. n

Un articolo pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine ha messo in evidenza come molto spesso gli omosessuali vengano esclusi dagli studi medici sperimentali, senza nessuna motivazione ai fini della ricerca. Gli autori si dicono allarmati in quanto questo atteggiamento, oltre a precludere ai gay la possibilità di usufruire di cure sperimentali per malattie gravi, rischia di escludere una fetta di popolazione rilevante e, come dimostrano altri studi, soggetta anche a problemi clinici specifici (depressione, ansia, percentuale di suicidi più elevata rispetto agli etero).

Un investimento rischioso

Il governo marocchino ha deciso di investire nel fotovoltaico: cinque centrali entro il 2020, per un costo di 9 milioni di dollari. La stessa cifra spesa nel solo 2008 per il fabbisogno energetico nazionale (le nuove centrali dovrebbero coprirne circa il 40%), e di certo da quelle parti il sole non manca. Ciò che invece scarseggia, ed è fondamentale, è la fiducia del mondo finanziario internazionale, ancora restio ad investire sulle energie rinnovabili. Favorevoli invece la Banca Mondiale e Re Muhammad, che pare essere disposto a finanziare parte del progetto con le sue ricchezze personali. BLOGmag 23


e p o r u E

ente n i t n o c chio c e v l a d parseno s e i z i t o n o Pisa i Robert a cura d

INGHILTERRA

Banksy: dal muro al grande schermo, senza perdere l’anonimato Dopo aver debuttato a sorpresa al Sudance Film Festival 2010, arriva finalmente anche sugli schermi inglesi l’attesissimo Exit Through The Gift Shop, divertente e ironico documentario sulla street art, particolarmente incentrato sulla figura di Banksy. Nonostante la presenza massiccia dell’artista nel documentario, il suo volto non è mai mostrato e la sua voce è distorta per conservare l’anonimato. Banksy, nonostante la sua inafferrabilità, è ormai diventato un vero e proprio tesoro nazionale: nel giugno scorso gli è stato interamente dedicato il Bristol City Museum e ha potuto decorare la sua città natale con più di 100 creazioni. E nonostante aspre polemiche non abbiano tardato ad arrivare, sembra che niente possa fermare la diffusione di questa forma d’arte accessibile a tutti, che sorprende all’improvviso, ci fa sorridere, e allo stesso tempo ci spinge a riflettere. Elena Biagi (Londra)

Un carnevale etilico

OLANDA

Nonostante sia un po’ fuori stagione, a Maastricht si sente ancora parlare del carnevale. Ritenuto l’evento dell’anno, non ha niente a che fare con il pomeriggio fra nonni e nipoti mascherati da Zorro che si sparano stelle filanti, ma si presenta piuttosto come una settimana all’insegna dell’alcol per le piazze della città. Un mese prima della settimana preferita dagli olandesi i negozi di souvenir si trasformano in fabbriche di costumi e tutte le radio, comprese quelle dei taxi, si sintonizzano sul canale carnevalesco dove vengono trasmesse solo canzoni goliardiche. Dulcis in fundo, per dimostrare che ci tengono davvero, la bandiera ufficiale del carnevale viene spiattellata dappertutto, supermercati compresi. Ogni quartiere elegge un principe e una principessa del carnevale, che si vanteranno del titolo per i dieci anni successivi, e finalmente il martedì grasso si riversano tutti nelle piazze con boccaloni di birra e patatine fritte: un’enorme festa in maschera dove le temperature sotto zero si annullano e la gente balla, canta e si ubriaca come se fosse agosto! Francesca Guadagnini (Maastricht) BLOGmag 24


FINLANDIA

SPQF: Sono puri questi finlandesi!

Una delle prime cose di cui si prende mentalmente nota vivendo in Finlandia è la propensione al gioco. Non parlo né di ludismo in termini caratteriali, per così dire, e neppure di poker. No, quello che si nota in ogni supermercato, in stazione, in albergo, nei bar, nelle bettole e non ci stupiremmo di vederli nemmeno nei luoghi sacri, sono le cosiddette slot machines. Quello che in Italia sarebbe considerato deplorevole e vizioso, qui è un’abitudine quotidiana: file di gente di ogni età, dal nipotino di dodici fino alla signora anziana di ottanta, aspettano pazientemente il proprio turno. Tuttavia c’é qualcosa di squisitamente finlandese: buona parte dei soldi guadagnati vengono devoluti ad organizzazioni umanitarie e sanitarie. Quest’anno sono già stati assegnati a tale scopo più di trecento milioni. Valentina Schiavone (Helsinki)

Readymade&ReciclArte

SPAGNA

L’evoluzione di una società si può cogliere dalla sua relazione con i rifiuti. A Barcellona non c’è timidezza nell’affermare che il trash di qualcuno può trasformarsi nel tesoro di qualcun altro. Riciclaggio non solo come: azzecca dove devi gettare la tua monnezza tra il bidone giallo, blu o verde, ma: fai sì che oggetti, vestiti, mobili, libri che non ti servono più possano continuare a vivere tra le mani di altri. Questa la filosofia che si respira tra le vie della capitale catalana, dove ogni barrio vanta un dia de la basura a settimana, nel quale si scendono le inutilità casalinghe e si accostano ai cassonetti. Altro che Ikea! Se siete troppo chicchettosi per avvicinarvi ai secchi, vi consigliamo i mercatini dell’intercambio o gli swap party, o di appuntarvi a un Taller di caravana creativa reciclArte alla sua 8°edizione, dove vi insegnano a trasformare le carte delle gomme da masticare in borsette che fanno invidia a quelle di Agatha Ruiz de la Prada. Annalisa D’Urbano (Barcellona)

BLOGmag 25


il pc in classe distrae Tutti vogliono la tecnologia in aula: ora, però, che un’università americana ha fatto notare tutte le distrazioni che porta (nessuno se ne era accorto?), qualcuno sta cambiando idea... autore > diego sgrò luogo > bologna

categoria > scuola, hi-tech

tags > google, youtube, wikipedia, social network, georgetown university, chat, classi, aule, professori, studenti, voti, palmari

Vi piacerebbe usare il computer in classe?” La maggior parte degli studenti superiori italiani risponde di sì, ma ammette anche che lo non lo userebbe solo per prendere appunti. È proprio questo il problema che si sono posti gli insegnanti di alcune università americane: “La tecnologia in classe è una distrazione”. Come dargli torto, se il 95% degli studenti statunitensi dichiara di aver fatto uso del pc in classe anche senza seguire la lezione: chattare

BLOGmag 26

con gli amici, controllare risultati sportivi, cazzeggiare su Facebook e guardare centinaia di video su Youtube. Tutto, meno che seguire le spiegazioni dei professori. I più svegli di loro si sono subito allarmati e hanno fatto qualcosa: ad esempio il prof. David Cole, insegnante di Legge alla Georgetown University ha vietato l’uso dei laptop nelle sue lezioni già dal 2006. Molti docenti, anche di altre università, lo hanno seguito e il risultato è stato avere studenti più attivi e partecipi.

Una rete più vasta

La decisione ha fatto comunque molto discutere: perché il laptop, oggetto venerato dalla maggior parte degli accademici, dopo un solo decennio di utilizzo intensivo, non va più bene? La risposta a nostro parere è semplice se pensiamo a 10 anni fa. Com’era strutturata la rete? Una landa quasi desolata in confronto ad adesso, Google cominciava a muovere i primi passi, Youtube non esisteva ed i social network erano un sogno lontano di qualche nerd americano. Una decade fa internet non era uno strumento così utile per perdere il tempo, quanto piuttosto una fonte inesauribile di informazioni, anche senza Wikipedia. Probabilmente è questo il motivo per cui tempo fa molti insegnanti americani incentivavano l’uso del pc >>


>> per prendere appunti in classe e ora si ricredono sulla decisione.

Battaglie scolastiche

In Italia, le università hanno adottato in parte il modello americano e da molti insegnanti non molto aggiornati sull’uso degli strumenti tecnologici è ancora considerato una novità interessante. È anche probabile che altri ne ignorino persino l’esistenza. Esportare lo stesso modello alle superiori potrebbe essere un problema. Possiamo solo immaginare a che livello di istruzione arriverebbe la scuola italiana, che ha già i suoi problemi: le classi diventerebbero ingestibili, con battaglie continue tra il prof che cerca di farsi ascoltare e lo studente medio che chatta su Facebook.

La tecnologia è inarrestabile

I docenti americani sollevano però un ulteriore problema. Con l’aumento dell’utilizzo dei palmari, sempre più comuni, basterà davvero vietare l’uso dei laptop nei luoghi di studio? Oppure l’ondata di tecnologia attuale è qualcosa che non si può fermare? D’altronde è ridicolo anche solo pensare che un prof che lavora in un’aula universitaria possa controllare se gli studenti usino o meno un dispositivo come l’iPhone. In conclusione, crediamo che dovrebbero essere gli studenti a decidere che uso fare del proprio computer in classe, perché comunque la poca partecipazione e lo scarso interesse alla lezione

Johnnidel

19 anni LS Copernico Bologna

Francesco

14 anni LSS F. Bisazza Messina Pensi sia meglio prendere appunti a mano o utilizzare un computer? Per me usare il pc è importante e credo sia molto meglio prendere appunti sul computer invece di spendere soldi per quaderni che si butteranno. Spero che tutte le scuole superiori un giorno accettino l’uso del computer nelle classi. Se potessi useresti il computer in classe? Certo, lo userei volentieri anche perché si impiegherebbe meno tempo a scrivere. Ormai avere un computer è una cosa normale e tutti sanno usarlo. Credi che oltre a prendere appunti lo utilizzeresti anche per altro? Credo che cederei alla tentazione e qualche volta lo userei per altro, ma comunque senza perdere troppo della spiegazione del prof. Anche perché altrimenti si insospettirebbe. Credi sia possibile utilizzare il pc senza però dare accesso alla connessione internet? Sì sarebbe possibile, credo che togliendo la connessione gli studenti seguirebbero la lezione, avrebbero meno svaghi e starebbero più attenti.

Pensi sia meglio prendere appunti a mano o utilizzare un computer? Penso sia indifferente, basta che l’alunno riesca a prenderli bene in modo che siano utili per lo studio dal libro e nella comprensione degli argomenti. Se potessi useresti il computer in classe? Lo utilizzo già spesso. Molte volte mi capita di non riuscire a stampare i testi da leggere in classe che i prof ci mandano via posta elettronica, e quindi mi porto dietro il portatile. Credi che oltre a prendere appunti lo utilizzeresti anche per altro? Ad essere sincero non ho mai preso appunti col computer, l’ho sempre utilizzato per altro, ad esempio le interrogazioni con presentazioni in Power Point e gli esercizi di informatica con con Java e Pascal. Credi sia possibile utilizzare i pc senza però dare accesso alla connessione internet? Se bisogna utilizzarlo in classe solo con lo scopo di prendere appunti credo sia meglio non dare accesso alla connessione internet, distrarrebbe solo gli alunni. Mentre in scuole come la mia internet potrebbe servire perché agli studenti capita spesso di dover cercare via web istruzioni su come svolgere certi esercizi con le programmazioni informatiche.

va a discapito loro; senza contare peraltro che i prof hanno già lo strumento del voto con il quale danno un giudizio all’operato dello studente. Se anche usando il computer per tutta la lezione riesce a fare una buona prova, perchè vietargliene l’uso? n

Laura

15 anni I.I.S. Mattei Bologna Pensi sia meglio prendere appunti a mano o utilizzare un computer? Secondo me il pc è più chiaro. Scrivendo a mano magari si deve cancellare e si fa casino, quando li devi riguardare sono tutti disordinati e non si capisce niente. Invece con un computer anche rimettendoli a posto per studiare si fa più veloce e non si perde tempo inutilmente. Inoltre, in termini di materiale, un foglio si potrebbe perdere, credo che un file per pc sia più sicuro. Per non parlare della praticità, preferirei avere un computer nello zaino che chili di quaderni e raccoglitori. Se potessi useresti il computer in classe? Certo, credo che starei più attenta e sarebbe molto più divertente seguire la lezione. Credi che oltre a prendere appunti lo utilizzeresti anche per altro? Magari nelle ore buche o cambi d’ora farei un salto su Facebook. Comunque secondo gli studenti che non vogliono seguire la lezione hanno molti modi per farlo, ad esempio il cellulare. Molti cellulari vanno anche su internet per cui alla fine è lo stesso. Credi sia possibile utilizzare il pc senza però dare accesso alla connessione internet? Togliere la connessione ad internet non servirebbe. BLOGmag 27


412 anni

il tempo che ci vorrebbe per visualizzare tutti i contenuti inseriti su YouTube.

Davide Carl Drummond Ex CDA di Google Italy, la società di riferimento del motore di ricerca in Italia.

google condannato Tre dirigenti del motore di ricerca sono finiti nei guai per la vicenda del video del disabile picchiato a Torino autore > filippo zordan luogo > milano

categoria > attualità, hi-tech

A

tags > google, disabili, vividown, milano, torino, video, violenza, processo, dignità, david thorne, blog, rimozione, critiche, posizioni

nche Google ha passato dei guai. Ebbene sì, per la prima volta nella sua storia il più noto motore di ricerca al mondo è finita al banco degli imputati per la pubblicazione di contenuti non appropriati sul web. Ma andiamo con ordine. BLOGmag 28

Il caso

Nel maggio 2006 un gruppo di ragazzi di Torino ha filmato un video in cui si vedeva un disabile che veniva deriso e insultato in ambiente scolastico. Dopo qualche mese di silenzio questi ragazzi hanno deciso di pubblicare questo video online, esattamente l’8 settembre

2006; il video è rimasto on-line fino al 7 di novembre dello stesso anno. Questo filmato era facilmente rintracciabile (categorizzato tra i “video divertenti”), specie perchè nel giro di poco tempo si è ritrovato alla ventinovesima posizione dei video più cliccati con un numero spropositato di visualizzazioni e guadagnando, quindi, ancor più visibilità. Ovviamente le critiche non mancarono e le richieste di rimozione del video nemmeno. A quel punto i legali del ragazzo accusarono Google di non aver impedito la diffusione del video (caricato su YouTube) tramite l’aggregatore Google Video. Gli avvocati si sono avvalsi inoltre dell’appoggio dell’associazione Vividown e del Comune di Milano. “La tutela dei diritti fondamentali non può essere calpestata sulla


Vividown

L’associazione che ha aiutato insieme al Comune di Milano i familiari della vittima durante l’azione legale.

David Thorne L’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia.

base soltanto del diritto d’impresa”, hanno detto i pm nel corso della loro requisitoria. Non si tratta, hanno spiegato, “di un problema di libertà, ma di responsabilità”. Secondo i pm, Google avrebbe avuto il dovere di “lanciare un sevizio responsabile,

che non può calpestare i diritti fondamentali”.

La sentenza

Tutta questa vicenda si è conclusa con una sentenza che ha riconosciuto la colpevolezza di tre persone: Davide Carl Drummond, ex presidente del CDA e legale di Google Italy e oggi vicepresidente e dirigente del servizio legale, George De Los Reyes, ex membro del CDA di Google Italy, oggi in pensione, e Peter Fleischer, responsabile policy sulla privacy per l’Europa di Google. Decisione presa non proprio alla leggera da importanti personaggi e dall’opinione pubblica in generale: si vanno infatti a scontrare due diverse correnti di pensiero. Una prima che afferma il diritto inviolabile alla privacy delle persone (violato rendendo pubblici i maltrattamenti subiti dal disabile), e una seconda che, pur criticando ovviamente gli atti di violenza, afferma che con questa condanna si sta creando una minaccia alla libertà di espressione nel web mediante questi “imbavagliamenti”, una posizione peraltro presa in maniera molto forte da Google stessa sul suo blog e dall’ambasciatore americano David Thorne. L’associazione Vividown ha comunque chiarito specificando che “il fine (dell’azione legale, ndr) non era quello di censurare la libertà di espressione su internet, ma quello di ottenere una pronuncia che riconoscesse la tutela ai diritti fondamentali delle persone”. Prendere una posizione appare, in questo caso, particolarmente difficoltoso. Può essere corretto pensare che bloccando certi video si ostacola la libertà di stampa, ma può sembrare altrettanto giusto il fatto che, mantenendo pubblici certi documenti, si vadano a creare stimoli e spunti perchè azioni violente possano ripetersi in maniera sconsiderata. Come in tutte le cose è necessaria, probabilmente, un po’ di responsabilità civica: se i ragazzi che hanno girato il video avessero avuto l’intelligenza per vedere i disabili come le persone speciali che sono e se avessero rispettato la loro dignità (come andrebbe fatto con quella di tutti gli esseri umani), non saremmo qui a leggere questi atti processuali. n

tech

news

Vieni a rubare da me

Traduzione di pleaserobme.com, il sito internet messo su da Frank Groeneveld, studente di informatica che si è posto il quesito di quanto fossero pericolosi gli innocenti messaggini postati su Twitter o su Facebook a proposito dell’essere o meno a casa: “Esco ora per quell’appuntamento...” e simili in realtà possono fornire una precisa indicazione sul quando trovare la vostra casa libera e sul poter rubare senza problemi. Un preciso algoritmo infatti ricerca per delle parole chiave nei post degli utenti, li incrocia con i loro indirizzi ed altre informazioni geografiche e stila una lista costantemente aggiornata sul suo sito degli appartamenti “sicuri” in cui rubare.

Dominio d’argento

Lo scorso 15 marzo il dominio .com ha festeggiato i 25 dal primo nome registrato. Era il 1985 quando venne assegnato Symbolics.com, associato all’omonima azienda: inizialmente, almeno fino al 1997, l’utilizzo del puntocom non entusiasmò la comunità del web – a dire il vero molto poco sviluppata all’epoca. Sul sito www.25yearsof.com oltre ad bellissimo banner che fa una carrellata sugli eventi – tecnologici – più importanti degli ultimi 25 anni, c’è una lista di eventi dedicati alle nozze d’argento del dominio, perchè sembra proprio che gli utenti della rete faranno delle gran feste. Nel frattempo a festeggiare è sicuramente Symbolics che ha venduto il suo storico dominio lo scorso agosto in cambio di una cifra rilevante. Tommaso Tani BLOGmag 29


muscle cars nel cinema Piccolo corso di storia del grande schermo: quando macchine potenti incontrano alcune tra le scene d’azione più toste di sempre autore > giacomo dondi luogo > bologna categoria > cinema

tags > macchine, cinema, dominic toretto, quentin tarantino, dodge charger, ford mustang, stuntman mike, starsky e hutch

Il rumore più bello del mondo è quello di un motore V8”: queste le parole del grande Paul Newman, un uomo guidato da due passioni: macchine e cinema. E proprio di questo parliamo oggi, di quei film che fanno delle auto oggetti di mito e di quelle cosiddette “muscle car” che sono diventate ancora più

BLOGmag 30

classiche grazie al cinema. Ormai la passione per l’automobilismo, tra i più giovani, è venuta a mancare: vuoi per motivi di soldi, vuoi perché le case automobilistiche hanno cambiato il focus dei loro prodotti. Ma da sempre queste potenti auto sono oggetto di culto e il cinema non ha mai esitato a sfruttare questo fatto. I più attenti (ed appassionati) >>

1966-1978

Il periodo di produzione della Dodge Charger (B-body).

1968

L’anno in cui uscì lo storico film Bullitt, con protagonista Steve McQueen.

53.000.000 $ Il budget a disposizione di Quentin Tarantino per le riprese di Death Proof.

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Cosa sono le muscle cars

Che cosa si intende per muscle car? Letteralmente, il termine “auto muscolose” si applica a tutte quelle vetture ad alte prestazioni rigorosamente a due porte e con un massimo di quattro posti originate principalmente tra gli anni ’60 e ’70 in America. Le caratteristiche estetiche includono una carrozzeria affusolata ma con lineamenti tipicamente squadrati e non troppo aerodinamici (come se appunto vi fosse un accenno di muscolatura sotto il metallo) e le ruote posteriori leggermente rialzate rispetto a quelle anteriori, fattori che contribuiscono a fornire alla macchina un look inconfondibilmente aggressivo e scattante. Il motore, a trazione posteriore, era preferibilmente montato dentro quegli enormi cofani secondo un assetto chiamato “V8” per la peculiare inclinazione che gli otto cilindri assumono rispetto alla linea dell’albero motore, e il rombo inequivocabile che genera è diventato la firma sonora per questo tipo di veicolo molto apprezzato tra i giovani dell’epoca e gelosamente custodito da chiunque lo possieda.

>> di voi avranno notato che perfino

Dominic Toretto era intimorito dal guidare una Dodge Charger nera riposta nel suo garage in The Fast and the Furious.

Le citazioni di Tarantino

Per avere un’idea di come queste vere e proprie sculture semoventi possano venire corteggiate da una macchina da presa, possiamo affidarci all’impareggiabile Quentin Tarantino che nel recentissimo A

prova di morte compone un inno al cinema fondato sulle automobili, creando una miniera di riferimenti a vere perle del genere muscle cars. Ma, soprattutto, mostrandoci tre macchine davvero da leggenda: la prima macchina di Stuntman Mike è una Chevrolet Nova truccata con telaio rinforzato, con la quale uccide le sue vittime come un vero e proprio serial killer... Dopo uno spaventoso incidente lo vediamo al volante di una mostruosa Dodge Charger elaborata (con l’immancabile Rubber Duck sul cofano, citazione di Convoy) che insegue una magnifica Dodge Challenger bianca che, come menzionano le ragazze nel film, già aveva fatto la sua comparsa in film come Punto zero, un altro classico del cinema a quattro ruote.

L’inseguimento più famoso del grande schermo Ma dopo il citazionismo tarantiniano non si può non fare riferimento ad un titano e forse al capostipite del genere… Torniamo indietro nel lontanissimo 1968, più precisamente a San Francisco. Sulle leggendarie salite e discese della città californiana, un’auto verde scuro sfreccia inseguita a ruota da un altro bolide nero.

Il film è Bullitt e le auto sono rispettivamente una Ford Mustang, guidata dal protagonista Steve McQueen e un’onnipresente Dodge Charger guidata da dei sicari. Questi due modelli, nello specifico, sono probabilmente le muscle car per antonomasia e incarnano al meglio ciò che quelle automobili rappresentano: velocità e impareggiabile potenza su quattro ruote. Forse questo è effettivamente l’inseguimento automobilistico più celebre della storia del cinema, non solo per l’alto livello di spettacolarità dell’epoca (è da tenere presente che l’unico modo per realizzarlo era effettivamente girare tutte queste scene dal vivo, con stuntmen in carne ed ossa - e ciò nonostante McQueen stesso ha girato gran parte della scena di persona) ma per anche per quanto le automobili fossero esaltate dalle inquadrature per tutta la durata della scena. Fu un momento così importante che da lì in poi il business prese sempre in considerazione le automobili come parte integrante dell’immagine di un personaggio: infatti, è grazie a Bullitt se Starsky e Hutch guidano la loro mitica Gran Torino e sia in Miami Vice che in Magnun P.I. le Ferrari la fanno da padrone. n BLOGmag 31


T

1° Muntazar al Zaidi

Il reporter iracheno che ha lanciato una scarpa a George W Bush. Nient’altro da dire, se non che dopo i tre mesi scontati in una prigione irachena è diventato il giornalista più pagato e desiderato del paese. Vittoria su tutti i fronti.

famosi, un quarto d’ora Nell’era dove tutto fa comunicazione è facile diventare celebri: meno facile, sicuramente, è continuare ad esserlo esauritasi la spinta iniziale autore > lorenzo bovini luogo > bologna categoria > top10

U

tags > andy warhol, celebrità, eroi, stupidi, youtube, show, tv, tay zonday, chocolate rain

na trentina di anni fa Andy Warhol profetizzò che, nel futuro, ognuno avrebbe avuto 15 minuti di celebrità. Nei successivi decenni ognuno si è fermato almeno una volta a pensare a cosa fare con i propri attimi di popolarità: nessuno (o quasi) è riuscito però a sfruttarli. Questa chart vuole essere un tributo a chi quel quarto d’ora se l’è più o meno meritato e l’ha usato in ogni modo possibile. Se vi capita di essere famosi per 15 minuti soltanto c’è un motivo: avete fatto qualcosa di incredibilmente eroico o di incredibilmente BLOGmag 32

stupido. Pensate a chi fra i vostri compagni di scuola è famoso per uno di questi due motivi... Se fate uno scherzo idiota alla prof di latino, entro due secondi lo sapranno anche in Burkina Faso! Più va avanti la tecnologia più è facile scoprire queste instant celebrities. Internet ha dato una spinta incredibile a questi personaggi, sopratutto YouTube. Oltre ai vip mainstream ci sono una vera e propria schiera di celebrità del tubo che ricevono migliaia e a volte milioni di visite per ogni video che pubblicano. Alcuni riescono anche a farsi conoscere al

grande pubblico. Come? Basta una canzone trashissima. Tay Zonday mise su youtube la sua “hit” Chocolate Rain tre anni fa. Oggi ha 48 milioni di visite e almeno una cinquantina di cover. Tutta questa popolarità virtuale si è poi convertita in reale garantendo a Tay apparizioni in show televisivi e pubblicità sui maggiori network americani. Rimanere famosi è la vera sfida di questi nuovi vip. Bisogna saper cogliere l’attimo giusto per iniziare a pensare in grande e diventare popolari per davvero. Molto spesso la ricerca smodata di questa fama finisce per terminare in comparsate in programmi pomeridiani che non guardano nemmeno gli amici del conduttore. Come contorno possiamo aggiungere linee d’abbigliamento o profumi improbabili che le nuove celebrities faranno per pagarsi i debiti. Il talento che vi è servito a diventare famosi è nulla in confronto a quello necessario per mantenere la fama. n


1 P o T Balloon boy

C’era una volta una famiglia americana che voleva diventare famosa e allora pensò: fingiamo che nostro figlio sia da solo e sospeso in balia dei venti a bordo di un pallone aerostatico. Ovviamente sono stati scoperti e hanno dovuto risarcire lo Stato del costo dei soccorsi.

Elin Nordgren

Chi è? La moglie di Tiger Woods, ex modella svedese ormai ritirata dalla passerella e che si dedica ormai completamente alla famiglia dell’ormai ex marito. Verrà ricordata agli onori delle cronache per essere l’unica donna ad avere usato il suo ferro 3 meglio di lui.

Mangiare un panino, che male c’è? C’è che se dovete consegnare le liste del vostro partito e ve ne andate al bar e scatenate un casino la dirigenza non è che ne rimarrà poi troppo entusiasta.

Paul Julian

Luca Canonici

Rick Astley

Un cantante pop anni ‘80 famoso per aver prodotto un solo singolo di successo. La sua Never gonna get you up sta vivendo una seconda giovinezza su YouTube dove viene messa al posto di video di trailer e recensioni.

Il tenore che ha cantato con Pupo ed Emanuele Filiberto di Savoia sul palco di San Remo. Che fine farà? Nel dimenticatoio hanno aggiunto una sedia apposta per lui.

Fei belliffima

Un uomo che pensava di sfondare grazie a una finta zeppola e uno sguardo da piacione. Il suo errore? Pensare di ottenere il successo così. Se qualcuno ha sue notizie se le tenga per se, vogliamo ricordarcene così.

6° È diventata famosa da bambina per essere stata adottata dal cantante soul Lionel Richie. Per mantenersi sul treno della celebrità è diventata la bff di Paris Hilton, evidentemente solo in apparenza visto che per anni non si sono più parlate.

Se non sapete chi sia siete pienamente giustificati. Si tratta del doppiatore che ha registrato per la prima volta il verso del Roadrunner l’eterno rivale di Willy E. Coyote. La cosa incredibile è che non è stato il solo.

7° Nicole Richie

Alfredo Milioni

L’ammiraglio Ackbar

Uno tra i personaggi più marginali di Star Wars: un calamaro gigante che guida i ribelli. Ha meno di una decina di battute eppure il momento in cui dice “it’s a trap!” è celeberrimo.

10°

0 1 ToP BLOGmag 33


diventare una web fashion icon Fare notare sé stessi e spiccare grazie al proprio stile: attraverso alcuni blog e siti è diventata una cosa più facile di quanto si possa pensare autore > carlotta marchioni luogo > bologna categoria > style

I

tags > fotografie, lookbook, american apparel, blog, modelle, shop, concorsi, stile, street, hipster

l web è uno dei mezzi più semplici per mettersi “in mostra”. Bastano una digitale, qualche amico o parente compiacente (ma anche l’autoscatto va bene) e un blog su cui caricare i migliori outfit. Viso il diffondersi del fenomeno qualcuno ha pensato di cavalcare

BLOGmag 34

l’onda e creare dei siti per raggruppare questo genere di foto, siti che ovviamente non hanno tardato a riscuotere successo e a riunire hipster di mezzo mondo.

Tutti modelli

Il più gettonato in questo periodo

è lookbook.nu: si inserisce la foto, si taggano i vestiti con brand e prezzo in modo che anche altri possano rintracciarli e si aspetta che gli utenti votino con i cuoricini. Più cuori si ottengono, più in alto si sale in homepage. Lookbook ha talmente tanto seguito che anche American Apparel, quando assume commessi, controlla il loro Lookbook per giudicare se lo stile è adeguato a quello del negozio. Chictopia.com è un altro contenitore di outfits che sta riscuotendo successo, al punto da avere creato svariate fashion icons come Karla di Karlascloset.com e Gala Gonzales di amlul.com. La prima è una ragazza americana con la passione per le scarpe, il cui blog è uno tra i più seguiti del genere; la seconda è una ventitreenne spagnola che studia alla Central St. Martin’s di Londra. E’ fashionista, modella e direttrice creativa di una linea di abbigliamento di un suo amico. Entrambe sono giovanissime e >>


>>assidue frequentatrici delle settimane della moda in giro per il mondo.

Farsi notare con i concorsi

Si differenzia leggermente come mezzo espressivo Polyvore.com, che consiste in un blog costantemente aggiornato, uno shop online e una sezione per creare “set”, unendo oggetti pescati in giro per il web, che si tratti di vestiti, fotografie, scarpe, trucchi o elementi di arredamento. Non si tratta di mettere sé stessi in mostra, ma comunque è uno

sfoggio di stile che può anche essere remunerativo, visto che molte aziende sfruttano la piattaforma per indire concorsi di vario genere (dalla creazione di pubblicità per aziende a “come vestiresti la tua migliore amica oggi?”).

In Italia

A livello italiano la prima piattaforma di questo genere è apparsa qualche anno fa sul sito della rivista Glamour, ora unito a Vanity Fair e Vogue su style.it. Si chiama “street memo” ed

era nato con l’intento di raccogliere i migliori looks incrociati per la strada, ma le utenti l’hanno pian piano trasformato in un sito per mostrare sé stesse e i loro acquisti, spesso neanche outdoor. Con gli anni lo “street memo” ha acquisito sempre più utenti e da poco è nata anche la sezione dedicata agli accessori, “details memo”. Ultimo arrivato è “Make my style”, sezione del magazine online MakeMyDay.com, dedicato a come vivere con stile ma low budget. La sezione “Make my style” è dedicata alla moda low cost, con immagini spesso anche di alta qualità e più street (paradossalmente) dello “street memo” di Glamour; esiste anche la sezione underwear, sempre rigorosamente cheap, chiamata “Make my panties”! n

In breve

I fashion blogs sono siti su cui ogni utente può postare i suoi outfit migliori e scambiare consigli e commenti con gli altri utenti. Le due community più importanti in questo momento sono lookbook. nu e chictopia.com, che hanno anche creato numerose fashion icons. Un altro sito che si occupa di stile è polyvore.com, piattaforma attraverso la quale si possono creare “sets” unendo immagini, vestiti, accessori e trucchi e che viene utilizzata da molte aziende per indire concorsi di creatività. A livello italiano il sito più conosciuto è style.it, con la sezione “streetmemo”, mentre si sta facendo strada makemyday.it, e la sua sezione di street-style “make my style”. BLOGmag 35


one day, we’re gonna live in Paris

La magia e le emozioni, lo stile e le tendenze, il rumore: la capitale francese, una volta che ci hai vissuto anche solo per un istante, non la vedi più con gli stessi occhi autore > linda ferrondi luogo > ravenna

categoria > attualità, style

P

tags > parigi, moda, innamorati, perrier, cielo, turisti, metropolitana, ile de france, noctilien, crepes, sacre coeur, louvre, orsay, colette, fripes, ed banger, justice

arigi, la Ville Lumière, la capitale della Moda, il fulcro della Haute Couture, la città degli innamorati, baguette, escargots e pain au chocolat (decisamente non in quest’ordine). Parigi, con i suoi boulevards e gli edifici haussmaniani che confondono il senso dell’orientamento e al contempo BLOGmag 36

donano rigore urbano, le brasseries ai bordi delle strade, dove fermarsi e sorseggiare un kir o una Perrier ghiacciata perdendo lo sguardo tra la folla, le boulangeries e il profumo di pane appena sfornato, la scritta della Metro che rimanda alla Belle Epoque, artisti di ogni sorta in ogni angolo della città e un cielo sempre diverso.

Spostarsi

Arrivati a Parigi é facile trovare nugoli di turisti che si guardano sperduti alla ricerca di una faccia sorridente a cui chiedere per la metro. La faccia sorridente non sempre la si trova, i francesi sono piuttosto particolari quando si tratta di relazioni interpersonali. Ad ogni modo, non perdersi d’animo! Una volta scesi all’entrata della metropolitana (segnalate per strada da un’enorme M gialla), si possono trovare le macchinette apposite per creare il proprio titolo di viaggio. La Paris Visite é la più comoda, é valida da 1 a un massimo di 5 giorni, e permette di viaggiare su tutta la rete di trasporti (Metro, autobus, RER) dell’Ile de France. Nota fondamentale: la Metro apre alle 5 del mattino, ma chiude intorno alla mezzanotte, in settimana, e all’01:00 nei week-end, anche se ultime corse sono garantite fino circa >>


read m Tutto ore qu in qu ello che c ! e ’

è ste In ver sione pagine. Su BL raddopp ia OGm ag.it! ta.

>>un’ora dopo. In caso di girovagare

notturno, si può comunque ricorrere al Noctilien, servizio di autobus comodissimi che seguono il percorso delle principali linee della metro.

Spendi Spandi

Parigi é tra le capitali europee più costose. Da evitare i ristoranti tipicamente turistici, con proposte di orridi menu in finto italianese, tedeschiano, o spagnoleggio. Sugli Champs Elysées il salasso é ovviamente assicurato, così come nelle aree prettamente turistiche. Si può invece addocchiare una brasserie, con le sedie esposte alle intemperie o al gelido sole, e godersi in tal modo il passeggio quotidiano, il chiacchericcio dei vicini, o la frenesia metropolitana. Oppure si può entrare in boulangerie, ordinare una baguette farcita e addentarla tranquillamente seduti in Place de Vosges nel Marais, o sulle scalinate del Sacre Coeur. Ovviamente, non fatevi scappare le crêpes, i chioschi che le producono sono in ogni dove. Sarebbe un vero peccato non assaggiarle, e scattare magari una bella foto con annesso baffo di nutella.

How to: musei e dintorni

Nel 2009, Sarkozy ha promosso la legge per l’ingresso gratuito degli under 25 in alcuni musei e monumenti. Dunque, dedichiamoci alla cultura! Louvre, Orsay e Pompidou non possono non essere visitati, sono pietre miliari dei viaggi a Parigi. Per chi vuole uscire un po’ dal classico giro dei musei da fare, può avventurarsi al Palais de Tokyo, con esposizioni d’arte moderna, oppure al Musée del quai Branly, incentrato sulle scienze antropologiche e sulla diversità delle culture, oppure al Musée Galliera, dedicato al mondo della moda. Se

avete tempo, e volete sentirvi reali per un giorno, non dimenticate Versailles: una quarantina di minuti sulla RER C, ma ne vale la pena. Lo sfarzo e la magnificenza del regno di Luigi XIV stordiscono anche i più intransigenti. E non tralasciate di elogiare vanità ed egocentrismo nella Galleria degli Specchi.

Shopping! Shopping! Shopping!

Si parte per Parigi con una mezza valigia vuota: lo spazio restante é appositamente lasciato libero per... lo shopping! Oltre alle intramontabili catene Zara, H&M,

>>

BLOGmag 37


Lezioni d’italiano. A Parigi Italiani all’estero, seconda puntata. Cristina ci racconta come ce la sta facendo nella capitale francese

>>Bershka e Mango, ci sono migliaia

di negozi per ogni tipologia di spesa e gusto! Aree di culto per gli shopaholics: Colette, il negozio più all’avanguardia all’interno del panorama del fashion, una vera pietra miliare dello shopping parigino e non solo; American Apparel, ormai tappa obbligatoria; il quartiere di Chatelet - Les Halles per i più streetstyle; il Marais, vera e propria culla di tutte le tendenze, con negozi e boutique dalle più svariate proposte. Non dimenticate i Fripes, i negozi vintage. Vere cataste in cui immergersi, perdere le mani e iniziare a cercare e a scavare tra camicie a quadretti, giubbini paninaro-style, o borse dal sapore fifties. Una scarpa a mezzo tacco, una pelliccia talmente morbida da dimostrare la metà degli anni che probabilmente ha, una All Star proveniente direttamente dagli spogliatoi di qualche atleta degli anni Ottanta, una t-shirt stripes bianca e blu, o un vestito animalier che nemmeno la Cher degli anni d’oro poteva indossare. Non se ne può uscire a mani vuote, sicuramente non pulite.

Shake your booty!

Si può ballare house al Regine o al Queen, entrambi sugli Champs Elysées, oppure imbucarsi alle feste Erasmus al Mix, in cui il caos regna sovrano. Oppure, scatenarsi su un po’ di sana elettronica al Social Club, in 52 rue Montmartre. Qui ci suonano tutti i djs della fams Ed Banger, anzi, i Justice e Busy P alloggiano praticamente al suo interno, infiammando il dancefloor e facendo seriamente gocciolare il soffitto. Completamente dipinto di nero, ha tubi di neon colorato che ne percorrono le linee e creano quell’atmosfera da club tipicamente francese. Alzate i bassi, indossate le Reebok zebrate, e scendete in pista. Parigi vi aspetta! n BLOGmag 38

C’era una volta: una vita da Erasmus, con festini sul Pont des Arts, libertinaggio da vero francese del XVII secolo, e una vita mondana da far invidia alla peggiore delle Party Girls. C’é ora: una vita da lavoratore, con oneri e onori completamente agli antipodi della vita precedente. Cristina ha vissuto la prima fase l’anno scorso, e si ritrova ora nella stessa città, il taglio di capelli un po’ cambiato e un coraggio da vera leonessa metropolitana. Si chiama Cristina Di Tommaso e ci racconta tutto così, a ruota libera. Perché non é facile partire e ricominciare da zero, di nuovo. “C’è una lettera per te, credo sia la risposta che aspettavi”, ha esordito mia madre quel giorno entrando in casa, le buste della spesa in mano e l’aria trafelata di chi non vede l’ora di trovare un po’ di refrigerio dalla canicola spietata. Il Ministero della Pubblica Istruzione mi comunicava in quali scuole francesi avrei lavorato come assistente di lingua straniera. L’Académie de Versailles era lieta di darmi il benvenuto nei licei di Vanves, Rueil Malmaison e Neuilly. E dove diavolo erano? Non si trattava di grigie banlieues di casermoni di cemento, né di minuscoli agglomerati urbani dispersi nelle campagne d’Oltralpe, bensì di ridenti ed eleganti periferie ben servite dai mezzi di trasporto della città di Parigi. Parigi?! Prima della mia partenza il mio ex-coinquilino ha pensato bene di rallegrarmi con una delle sue gioviali bravate, regalandomi “Entre les murs” (“La classe”, per chi avesse visto la versione doppiata), la cui visione ha fomentato i già considerevoli timori relativi al mio secondo debutto parigino. Avrei saputo tener testa ad una manica di ragazzetti? Dove sarei andata a vivere e con chi? Alla prima fase “Vi prego, qualcuno mi dia una casa” si è logicamente accavallata quella dell’ambientamento a scuola, ovvero la fase “Vi prego, qualcuno mi aiuti”. Dopo aver speso ore e ore in raffinate masturbazioni mentali che raggiungevano il culmine nell’immagine della supereroina in grado di sbrogliare la matassa dei conflitti adolescenziali dei suoi alunni grazie al sacro fuoco del mestiere dell’insegnante, ecco che ti ritrovi il

primo giorno di scuola a fare l’appello balbettando in maniera pessima qualche strano cognome, mentre tutta la classe esplode in una fragorosa risata. Così, tra un appuntamento per visitare l’ennesima catapecchia e qualche ora di fucilazione del mio ego al lavoro, in giornate in cui una chiacchierata virtuale con un amico in un internet point pakistano mi sembrava un miraggio di gioia d’inestimabile valore, mi ritrovavo seduta su un autobus a guardare la pioggia sui finestrini, pensando che alla conclusione della storia mancasse solo una simpatica comitiva di assassini e stupratori desiderosi di fare amicizia con me. E invece eccomi qui, sana e salva e felice di poter parlare di questa strana specie di avventura. Com’è andata? Diciamo che il cambio di prospettiva, così traumatico in un primo momento, sta iniziando a piacermi. Da qualche tempo ho iniziato a lavorare anche all’università con una professoressa d’italiano. Ho conosciuto persone nuove, ho imparato cose che non conoscevo e tutto sembra prendere una forma diversa. L’avvicendarsi delle feste e delle bevute sulla Senna ha lasciato il posto a un’energia nuova, più consapevole, ma bella. Quella che deriva dall’idea di aver iniziato a camminare da sola. Quella che straripa da tutte le parti quando entro in classe e Mathieu, Mégane, Aïssatou, Camille, Rémy, Arthur, Eva, Sihame, Alex... mi raccontano qualcosa della loro vita. C’è chi mi parla del suo paese e mi dice che tornarci è la cosa più bella del mondo. C’è chi mi chiede: “Ma lei, nel sud dell’Italia, vive nel mare?”. C’è chi vuole sapere se accetterei la sua amicizia su Facebook o chi mi domanda dove vado quando, la sera, esco. C’è anche chi non parla mai e resta imbronciato all’ultimo banco, e, quando riesci a strappargli un sorriso, ti cambia letteralmente la giornata. E poi, tutt’intorno, c’è Parigi, che se ne sta lì, splendida come sempre.


Nome: Francesco LoCastro Data di nascita: 2 Luglio 1976 Peso: 71kg Definisci la tua arte con 3 aggettivi: Incantata, luminosa e profetica. La tua canzone preferita: “Under pressure”, dei Queen con David Bowie. La tua canzone del momento: “Digital Versicolor” dei Glass Candy. Il tuo film preferito: “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky. L’ultimo libro che hai letto: “Gomorra” di Roberto Saviano. La città dove vorresti vivere: Miami! Una cosa/persona che ti irrita: Le groupies.

Francesco LoCastro

Breve intervista all’artista che ha curato la cover di questo numero!

F

rancesco LoCastro è l’ONU raggruppata in una sola persona: è nato a Catania, cresciuto in Germania e si è trasferito in Florida alle superiori. Negli USA ha scoperto la scena punk-hardcore e la filosofia DYI (Do It Yourself), creandosi presto un nome come pittore, attraverso l’uso di diverse tecniche e un forte messaggio sociale. Le sue opere sono state mostrate sia in America che in Europa, inoltre ha lavorato per clienti come VICE, La Stampa, NY Arts, The Miami Herald ed Ecko. In questa breve intervista, l’autore della cover di questo mese ci spiega la sua filosofia. Quando hai scoperto di essere un bravo illustratore? Quando lavoravo come fumettista per il giornale della scuola.

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Era il tuo sogno lavorare con i “disegni”? Mi sono sempre divertito a disegnare e trovo che sia un bel modo per evadere dalla realtà, semplicemente non avrei mai voluto smettere. Che tipo di strumenti usi per il tuo lavoro? Tantissimi... pennelli, matite, pennarelli, bombolette, nastro adesivo, e stencil. Qual è il tuo preferito? Tutto comincia da uno schizzo, quindi devo dire la matita! Dove trovi l’ispirazione per i tuoi lavori? Tutto intorno a me: persone, posti, momenti belli, momenti brutti, nuove esperienze e vecchi ricordi. Tutto si trasforma in emozioni che cerco di incanalare nel mio lavoro! Quale dei tuoi lavori consideri il più importante?

Il mio ultimo progetto è sempre il più importante. Quali dei tuoi colleghi stimi di più? Ce ne sono troppi e non voglio escludere nessuno, quindi dirò che tutti quegli artisti che sanno ancora stupirsi e che riescono a andare oltre i loro limiti sono in cima alla mia lista. Che tipo di obiettivi si può dare un artista come te per il futuro? Il futuro è un’entità astratta, una scusa per rimandare le cose a domani. Apprezzate e vivete il momento. Qualsiasi cosa vogliate fare, fatela ORA! Un suggerimento per i lettori di BLOGmag che vorrebbero iniziare una carriera come la tua? Dite sempre la verità, la vostra verità. Siate unici. Esplorate i tratti che vi rendono diversi e accettateli. Quando create, immergetevi completamente e dedicatevi ad ogni progetto come se fosse l’ultimo. n


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LINK. Idee per la televisione DIRETTORE: Marco Paolini PREZZO: 15.00 € VOTO:

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Non lasciatevi spaventare dal prezzo molto alto perché questa rivista esce saltuariamente e per cercarla dovete andare in libreria. Se vi interessano la televisione e le sue dinamiche avete trovato quello che fa per voi. Esteticamente molto bella, completa e con uscite monografiche di approfondimento e contenuti extra. Nata una decina di anni fa come newsletter interna di Mediaset - ebbene sì, è curata da Mediaset - cresce e si sviluppa fino ad arrivare nelle librerie nel 2002. L’ultimo numero si chiama Che fare? La TV dopo la crisi ed è uscito a novembre. Trovare riviste che parlino di televisione nel suo complesso e ne analizzino le componenti già è raro di per sé, figuriamoci se poi è anche fatta bene. Se volete saperne di più perché ancora non vi fidate, consigliamo di cercare su internet il sito ed il blog di LINK (www.link. mediaset.it), così tanto per farvi un’idea.

Il peso della farfalla

Quello che vi ispira di più

AUTORE: Erri De Luca EDITORE: Feltrinelli PAGINE: 70 PREZZO: 7.50 €

AUTORE: Bruno Munari EDITORE: spesso Corraini PAGINE: mai troppe PREZZO: variabile

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Ci sono un camoscio, il re dei camosci, e un cacciatore, anche lui re dei camosci a suo modo. Entrambi silenziosi e stanchi. Questa favola descrive il loro incontro. Frasi brevi e intense, costanti simbolismi e il contatto diretto tra il mondo degli uomini e quello degli animali: l’uomo e l’animale sono l’uno lo specchio dell’altro in quello che sarà il loro ultimo scontro. C’è anche un secondo racconto breve, dove è ancora la natura ad essere protagonista personificata da un albero. Due sono le opzioni: leggerlo velocemente - sono solo settanta pagine - oppure si può scegliere di soffermarsi sulle parole e sullo stile dell’autore che, forse, ad alcuni può anche infastidire nel suo essere così poetico in prosa.

L’umiliazione

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Bruno Munari è stato un punto di svolta per il design, la grafica e l’arte. Milanese, geniale, simpatico, adatto ad un pubblico di adulti e capace di comunicare con i bambini. Se ancora non sapete chi è, il nostro consiglio è di andare in libreria, chiedere di lui e sfogliare quello che trovate. Il libro che vi ispira di più, compratelo. Dopo tanto li vorrete tutti. Ogni libro è capace di stupire soprattutto per la sua semplicità. Chiudiamo con una sua frase, presente in Verbale scritto che ci ricorda alcuni compagni di scuola davanti a certe opere d’arte: Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima.

La ragazza dai capelli strani

AUTORE: Philip Roth EDITORE: Einaudi PAGINE: 12.25 PREZZO: 17.50 €

AUTORE: David Foster Wallace EDITORE: Minimum Fax PAGINE: 285 PREZZO: 15.00 €

VOTO:

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Simon è un grande attore che non riesce più nel suo mestiere. Si ritira dalle scene, il suo matrimonio una volta solido finisce e crede ormai che sarà la solitudine la sua nuova compagna di vita. A questo punto però ri-incontra una donna che conosce da sempre con la quale nasce un’intesa inaspettata essendo lei tormentata e lesbica. Queste due cose però non impediscono loro di avvicinarsi sempre di più. Pare vogliano già farne un film, con Al Pacino protagonista. Staremo a vedere.

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David Foster Wallace ha scritto il suo primo romanzo a 24 anni. Quello di cui parliamo, invece, quando ne aveva 27. Nel 2008, in settembre, si impicca nella sua casa in California. Ha scritto racconti, saggi e romanzi lunghissimi: questo è il suo primo libro di storie brevi. Ce ne sono dentro nove, una delle quali dà il titolo al volume. Sono scritti benissimo, privi di qualunque abbellimento stilistico e diretti come pochi autori sanno essere. E i suoi fan più accaniti dicono che nemmeno sia il migliore. BLOGmag 43


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Lady Gaga e gli illuminati La regina del pop è un fantoccio nelle mani di spietati personaggi che vogliono controllare le menti dei suoi fan?

L

ady Gaga ormai è qualcosa di più di una cantante: è diventata un fenomeno di costume e qualsiasi cosa lei dica-faccia-indossi diventa oggetto di furiose discussioni sui media di tutto il mondo. Dal canto suo GaGa sembra mettercisi di impegno per indossare abiti sempre più stravaganti e accessori provocatori che non possono passare inosservati, tanto che alla viglia di ogni sua esibizione la curiosità sull’outfit che sfoggerà è palpabile. Insomma, che la si ami o la si odi, non si può fare a meno di parlare di Lady Gaga.

Un successo sospetto

Tutta questa attenzione riguardo al suo personaggio è però BLOGmag 44

quantomeno inaspettata, visto che prima dello strabordante successo del singolo Just Dance, Stefani Joanne Angelina Germanotta era un’emerita sconosciuta. Il suo improvviso successo ha scatenato la fantasia di molti blogger che, analizzando i suoi video e le sue esibizioni, sono arrivati alla conclusione che Lady Gaga sarebbe un fantoccio nelle mani degli Illuminati, i quali la starebbero usando per assumere il controllo delle menti dei suoi fan.

La CIA e il progetto MK-ULTRA

Si dice che negli anni ‘70 la CIA stesse lavorando a un segretissimo progetto sul controllo della mente, chiamato MK-ULTRA. Numerosi psicologi e scienziati hanno contribuito a studiare metodi per il controllo della

mente attraverso l’uso di droghe e la manipolazione degli stati mentali per alterare la percezione. In particolare, la leggenda parla di un ulteriore sviluppo del progetto, chiamato progetto Monarch, che si proponeva di riprogrammare il cervello umano attraverso tre fasi comparabili con i tre momenti della vita della farfalla. Prima il bruco, ovvero il cervello alla stato normale, poi baco, ovvero il cervello svuotato e pronto per essere riprogrammato, e infine la farfalla, come nuova vita del cervello dopo che è stato riprogrammato.

Ma Lady Gaga cosa c’entra?

Analizziamo innanzitutto lo pseudonimo scelto dalla Germanotta: “gaga” vuol dire “sensazione di leggerezza mentale, testa vuota, confusione”, inoltre è la parola più semplice della lingua inglese, di solito è il primo suono che emettono i bambini quando iniziano a parlare. Questo si ricollega alla manipolazione ed alla “rinascita” della mente dopo essere stata svuotata e riprogrammata. Un’altra cifra di stile di Lady Gaga è l’occhio coperto, che al di la dell’effetto misterioso o del mero vezzo,


potrebbe essere un riferimento all’occhio omnivedente, uno dei simboli più riconoscibili degli Illuminati, rappresentante la magia e la rinascita.

Il demone Baphomet e le piramidi

Per di più, in molti outfit scelti dalla cantante si possono ritrovare riferimenti all’iconografia riguardante il demone Baphomet, dalle corna che spesso sfoggia in scena, agli abiti con le ali da demone. Molti costumi inoltre sono costruiti utilizzando la piramide come elemento costitutivo, altro noto simbolo massonico, e spesso in scena, neanche troppo nascosto, è facile rintracciare qualche occhio omnivedente indossato dai ballerini.

Telephone

Il secondo singolo che vede Gaga e Beyonce duettare. Precedentemente Gaga aveva fatto un cameo nel singolo di Beyonce “Video phone”. Si direbbe che alle ragazze piaccia chiacchierare per telefono...

Videography

Anche analizzando i suoi video si può notare un’escalation di simbologia, che ha il suo culmine nel video di Paparazzi. Gaga prima viene scaraventata dal balcone da uno spasimante in cerca di fama (cervello svuotato) poi però si riprende e, dapprima quasi interamente vestita e aiutata da stampelle (cervello che viene rieducato) ritorna alla vita, liberandosi man mano di vestiti e stampelle (cervello rieducato, rinascita della farfalla). Nelle ultime scene addirittura la si vede seduta bella tranquilla con sguardo assente insieme allo stesso figuro che all’inizio del video ha cercato di ucciderla. Poi lo uccide. Se non è manipolazione della mente questa! L’ultimo video di Lady Gaga, Telephone, è uscito da poco ma ha già scatenato numerose polemiche. Si tratta di un vero e proprio cortometraggio che la vede prigioniera in un carcere per “sgualdrine”, per poi essere liberata da Beyoncé in stile Thelma e Louise. Successivamente le due fanno una rapina a una tavola calda, uccidendo tutti i clienti con delle pietanze avvelenate. Nel video, tra le varie acconciature sfoggiate dalla cantante, ce n’è una in cui una cornetta fatta di capelli le copre proprio l’occhio sinistro... simbolo del suo cervello che chiama ma non riceve più risposta?! n Carlotta Marchioni

Mc Queen

Nel video “Bad Romance” Lady Gaga indossa abiti firmati da Alexander Mc Queen, stilista morto suicida poco dopo la morte della madre. Inoltre nel video la si vede prigioniera in un manicomio (Haus of Gaga) dove viene rieducata attraverso torture e sevizie, per poi venire “venduta” come squillo di lusso. BLOGmag 45


Avvistamenti

Ellie Goulding è stata l’artista di supporto di tutta la tournée inglese della cantante pop Little Boots ed è stata la prima (e finora unica) a vincere nello stesso anno il BBC Sound of... e il premio della critica ai Brit Awards.

Ellie Goulding

L

’unico rischio che corre veramente Ellie Goulding è quello di essere stritolata in tutta l’abbondanza pop che è arrivata dall’Inghilterra nel corso di quest’ultimo biennio, nel quale belle voci e cantautori di un certo talento non sono mancate affatto. Facile esplodere a 23 anni se alle spalle hai dei produttori tostissimi (Starsmith ha fatto dei remix perfetti per Katy Perry, Little Boots, Passion Pit e Frankmusik; Fraser T. Smith ha lavorato con gente come Nelly Furtado, Craig David, Natasha Bedingfield e Adele);

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ma ci devi mettere anche del tuo, e la rotonda voce di Ellie sembra fatta apposta più per i brani pop di Lights che per avere una carriera nella musica folk (ovvero i suoi inizi).

Chiave elettropop

Il progetto Ellie Goulding nasce molto prima del trionfo al BBC’s Sound of 2010 e del premio della critica ai Brits. Il primo successo web della cantante inglese arriva infatti grazie a Frankmusik (artista emergente che vi abbiamo recensito qualche tempo fa), il quale, ricevuta una demo di Wish

I Stayed, ha deciso di rivederla in chiave elettronica invitando a casa sua la stessa Ellie. Dopo un primo periodo di smarrimento dei fan della prima ora, tante altre persone hanno ammirato sul web il talento di Ellie, che nel frattempo è riuscita ad entrare in un buon giro, tra i quali Guy Sigsworth (ricordate i Frou Frou?) e la stellina dell’X Factor inglese Diana Vickers, per la quale la cantautrice ha scritto alcuni brani. Poi Starsmith, già citato in precedenza, conosciuto grazie ad amici in comune, che ha fatto sì che Lights potesse nascere. >>


>> Folk e paragoni

Per quanto la stessa Goulding dica che l’intento base di Lights sia rendere pop, accessibili e più sbrilluccicose canzoni nate folk (le sue canzoni nascono infatti in perfetto stile cantautrice, col solo ausilio di una fidata chitarra acustica), il lavoro dei produttori si è spinto molto oltre. Il risultato: da pezzi già molto affascinanti nella loro acoustic version (potete trovarne diverse su YouTube) sono nati brani molto efficaci che hanno anche la possibilità di avere un notevole riscontro club. È questo che forse manca a molti altri artisti a cui Ellie è stata paragonata (nonostante lei non ami particolarmente questa mania del “Ti piace? Ascolta anche...” comune a tante riviste specializzate): una chitarra

MUSICA

non basta a rendere un’artista identica a Kate Nash e Cerys Matthews. Mentre le similitudini con Florence Welch dei Machine sono giustificate solo dal periodo storicomusicale che stiamo vivendo, dai generi che vanno per la maggiore: l’impronta nera di Lungs, in Lights non c’è per nulla; ci sono invece colori più leggeri e sfumati, tendenti al rosa e all’azzurro, che vanno a creare testi ed ambientazioni più leggeri ma non per questo meno definiti e forti. Qualcosa di meno giocoso e variabile rispetto ai Florence + The Machine che ha però una maggior forza cantautoriale.

esempio, è diventata molto più intima, dove la voce di Ellie diventa soffice e prudente grazie anche a una melodia fredda e ipnotica come una gelata invernale. Anche Starry Eyed risulta molto meno incompleta rispetto a quello che già si era sentita, mentre va comunque menzionato quello che è un singolo da classifica perfetto, Under The Sheets. Tra i pezzi “nuovi”, uscendo probabilmente un po’ dalla figura Ellie-diva che emana dai brani di cui abbiamo appena parlato, è ammirevole l’elasticità vocale della cantante in This Love, una canzone che parte e finisce lenta ma che esplode ed affascina nella parte centrale, mentre il folk di cui parlavamo prima riesce forse solo ad emergere nei pezzi centrali e francamente più banali di Lights: The Writer e Every Time You Go sono forse più per un pubblico femminile e non per quello di una popstar a tutto tondo. n

Luci splendono

Il risultato finale è decisamente buono per essere un esordio assoluto. Ciò che colpisce è come siano stati perfezionati alcuni pezzi che già circolavano in rete. Wish I Stayed, per

Marco Cantelli

Sleepyhead

Ellie ha cantato nel remix di Starsmith del brano dei Passion Pit.

4

La posizione in classifica raggiunta da Starry Eyed nel Regno Unito.

autore: Ellie Goulding titolo: Lights etichetta: Polydor genere: electropop voto:

***

01. Guns and Horses. 02. Starry Eyed. 03. This Love (Will Be Your Downfall). 04. Under the Sheets. 05. The Writer. 06. Every Time You Go. 07. Wish I Stayed. 08. Your Biggest Mistake. 09. I’ll Hold My Breath. 10. Salt Skin. BLOGmag 47


read m Cont ore! i n u a le Ro se a scop

di o : un s rire a m spled ndidande (ecco e ri di wwwin più ssuposte) .blog mag. it.

le Rose A

ndrea e Flavio, da Roma, sono Le Rose, il synthpop all’italiana fatto con stile e talento. Colori, fascino, ironia e cultura si mescolano nel loro positivissimo e sorprendente album di debutto (Monica Vitti e Mi dice sì rimangono in testa, tenetele d’occhio!). Gli abbiamo chiesto di raccontarcelo...

Prima di tutto: come, dove e perchè nascono le Rose? Andrea Prima di diventare una band ci incontravamo spesso qui a Roma ai concerti, avevamo degli amici in comune e con loro avevamo intrapreso vari progetti musicali. C’era una saletta che frequentavamo nei pressi del Colosseo e una sera ci BLOGmag 48

ritrovammo per caso a improvvisare in una jam. Suonavamo le tastiere e ci piaceva quello che veniva fuori. Flavio propose di mettere su un duo di musica da cameretta, musica intimista per momenti di solitudine interiore. Le prime prove si susseguirono cercando la formula giusta. Scoprimmo di avere aspirazioni pop e così componemmo la prima canzone, Mr Blue, un pezzo che solo in pochi si ricordano. Invitammo gli amici alle prove, poi organizzammo il primo live e la gente sembrava apprezzare. Il nome l’abbiamo scelto seguendo suggestioni sinestetiche e un certo Romanticismo a noi innato.

Il vostro disco è uscito in un momento in cui il synth-pop è decisamente esploso. Vi siete semplicemente accodati alla moda o c’è di più rispetto all’80s revival? Flavio Quando abbiamo iniziato a suonare insieme questo revival non c’era ancora. Soprattutto io sono un estimatore dell’Italo Disco e

della dance prodotta negli anni ‘80, ma soprattutto ‘90. Più che revival, considererei il fenomeno come continuità evolutiva della musica elettronica. Più che moda credo sia modo, stato comunicativo che si vuole esprimere. In questo ultimo periodo chi era appassionato di quel genere ha voluto riprendere in un certo senso l’atmosfera di quegli anni, ma non la trovo veramente identica, soprattutto perché la musica è diversa; ciò che maggiormente si può associare a quegli anni è la cura del look, dell’immagine. Noi amiamo il pop e ricercare sonorità personali, la musica elettronica è stata una conseguenza. Quello che piaceva a noi è piaciuto al resto del mondo.

Citate, nelle vostre influenze, un sacco di artisti italiani del presente ma soprattutto del passato. Quali sono invece i gruppi progetti a cui vi siete ispirati di più dall’estero? Flavio Ascoltiamo sempre tanta musica del passato e del presente, è difficile fare dei riferimenti precisi,


MUSICA

autore: le Rose titolo: le Rose etichetta: Pippola Music genere: synth-pop voto:

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dovrei fare un elenco infinito, perché ogni ascolto, ogni canzone che ci ha emozionato ha avuto a suo modo lo stesso spazio delle altre. Credo che le nostre canzoni non siano mai ispirate esplicitamente ad altri gruppi ma più che altro seguono suggestioni, e in effetti ci concentriamo molto di più sui rumori e i suoni della natura, anche della città. Inoltre ci ispiriamo non soltanto alla musica, ma anche ad altre arti e non solo. Quando cominciamo a scrivere una canzone partiamo da un’idea e la sviluppiamo nel nostro modo. Molte band cercano di fare proprio lo stile di artisti che amano, noi cerchiamo la nostra strada cercando di essere originali.

Dove nascono i vostri testi e cosa serve per comprenderli nella loro totalità? Oltre che a una grossa componente narrativa, sembra esserci anche parecchia ironia... Andrea Scriviamo le canzoni in ogni momento, soprattutto in viaggio. Ci portiamo sempre dei piccoli

strumenti musicali per non perdere i momenti di ispirazione che nascono quando ci muoviamo. Molte canzoni sono nate nei nostri luoghi natali, in prossimità dei paesaggi a noi familiari, ma riflettono molto il nostro rapporto con la città. Per comprendere meglio i nostri testi, forse serve amare la poesia ed essere struggenti. Più che ironia c’è sarcasmo, un dissenso strisciante... chi ha orecchie per intendere...

Accettereste di “esplodere” quanto a popolarità grazie ad un remix importante? Avete progetti/contatti in questo senso? Flavio Ci sono già tre remix in streaming e altri in lavorazione, dei dj s’interessano alla nostra musica, ci hanno proposto di stampare un vinile di remix. Ci piacerebbe che uno di questi ci giovasse di popolarità. La danza è legata alle tradizioni popolari da sempre, la musica pop deve essere anche popolare per avere una sua completezza, deve essere ballabile

01. Monica Vitti. 02. Meteo. 03. Mi Dice Sì. 04. Schumann. 05. Automobilista. 06. Hotel Como. 07. Non Urlare. 08. Entusiasmo. 09. Storia di Ragazzi. perché la gente possa goderne con il corpo. La musica dance si propaga omnidirezionalmente e le novità arrivano in ogni parte del mondo quasi contemporaneamente, dalla grande città ai centri della moda e alla provincia. Un remix diventa importante quando questo avviene.

Di rose si parla ovunque: col nome che vi siete scelti entro quando e come credete di poter spodestare, su Google, film, hotel e fiorai? Andrea Facendoci sponsorizzare da film hotel e fiorai, o al contrario diventando sponsor ufficiale di tutte le rose telematiche. Ma tutto sommato le uniche rose che ci fanno concorrenza sono quelle dei giardini perché sono autentiche: è bello poter essere qualcosa di unico e allo stesso tempo comune. n

Marco Cantelli BLOGmag 49


x o b c i s Mu A cura di Federico de Felice, Vittorio Marchetti e Marco Cantelli

Gorillaz

Plastic Beach genere trip-pop etichetta Parlophone voto

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Dateci il nome di quello che non stava aspettando quest’uscita. A rompere il ghiaccio è stato il primo singolo pubblicato alla fine di gennaio Stylo, poi è stata pubblicata la tracklist del disco sul loro sito ed è saltato subito agli occhi il grande numero di featuring e, soprattutto, i nomi degli artisti che hanno collaborato: Lou Reed, Mos Def, Paul Simonon, Mick Jones, De La Soul e altri. Il membro fondatore dei Gorillaz, Damon Albarn, ha definito Plastic Beach come l’album più pop a cui abbia mai lavorato. Ma il suo primo ascolto è spiazzante: un’ora di musica, sedici canzoni, ognuna un mondo a parte, mille generi mischiati

Tre Allegri Ragazzi Morti Primitivi del futuro etichetta La Tempesta voto

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A sentire i pareri di molti ragazzi che hanno seguito i TARM lungo i loro album si nota un senso di perplessità: molti si sono chiesti “Ma sono loro?!”. Sì, sono loro e, una volta sintonizzati su questo nuovo sound più reggae, più rilassante del trio di Pordenone, si riconoscono benissimo. I testi rimangono incentrati su temi che toccano problemi sociali, con quello stile che li contraddistingue.

BLOGmag 50

ad arte. In Welcome to the World of the Plastic Beach hai Snoop Dogg che ti dà il benvenuto, in White Flag hai due rapper e l’orchestra libanese. In pratica ogni ospite che ha lavorato al disco ha un ruolo che difficilmente gli si sarebbe attribuito, una parte che non sarebbe stata pensabile prima. Le sedici tracce ruotano tutte intorno al tema della plastica e sono “ambientate” in quest’isola di rifiuti che è ritratta nell’artwork, un’isola che ha tutta l’aria di fungere da allegoria per rappresentare il quadro dell’umanità.

Yeasayer Odd Blood

L’angolo del free-download / Parte 3 Una delle cose più interessanti che ultimamente abbiamo scoperto è il mixtape dei The Years (www.theyears. fm/mixtape), un progetto della label losangelina Vosotros che, partendo dalle sonorità black, crea un viaggio ideale nella storia della musica dagli anni ’60 ad oggi. Se invece preferite qualcosa di più chillout ed ambient, quelli che fanno per voi sono i Macadamia, DoF e Maus. I primi sono inglesi ed hanno fondato assieme ad un amico l’etichetta The Fruit Soup (fs.wblinks. com): nella sezione musica del loro sito potete scaricare l’album “Soundspill”. Maus (www.mausworld.com) e DoF (www.iamdof.com) sono, invece, due americani, i quali hanno regalato le proprie discografie nei rispettivi siti web: la loro musica è caratterizzata da suoni elettronici e atmosfere malinconiche. Back to electro-funk, i newyorchesi Chin Chin, hanno reso disponibile il Go There With You EP, pure Kanye West ha linkato questi whiteboys sul suo blog (www.sendspace.com/file/joi7ki). Ultimo, ma non meno importante AmpLive, membro del duo hip-hop Zion I, ha campionato e remixato l’album “In Rainbows” dei Radiohead. Il risultato è “Rainydayz Remixes” ed è scaricabile su www.onesevensevensix.com/amplive/ index.html.

Lightspeed Champion Life is sweet, nice to... etichetta Sec. Canadian voto

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Da sempre scegliamo gruppi che cercano di aggiungere nuovi attributi alla musica contemporanea rimanendo pur sempre in ambito pop. In Odd Blood sentiamo una nuova sintesi di sonorità rock e elettronica: è quindi un ascolto interessante a prescindere. Quello che ne esce fuori, però, è abbastanza inquietante. A parte i due bei singoli melodici e “terapeutici”, il resto suona disperatamente psichedelico senza un fine concreto. Non un disco irresistibile.

etichetta Domino voto

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Quello che risalta di più dal nuovo disco di Dev Hynes sono le sonorità americane del passato un po’ soul e country. Ma questo non è assolutamente un album country, bensì un lavoro di musica cantautorale. Ora, solitamente, nel cantautorato si sente spesso il legame dell’autore alla propria terra, nei testi o nella musica, ma Dev è sempre stato vicino sia all’Europa che agli Usa, e si nota. Ne risulta quindi un perfetto album pop internazionale. Consigliato agli innamorati.


Simian Mobile Disco Intervista ai re dell’elettro-house londinese

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n una gelida serata invernale, abbiamo deciso di andarci a scaldare nel backstage del Pump This, a Bologna, dove era impegnato nel djset Jas Shaw, metà dei Simian Mobile Disco, uno dei progetti electro che, come forse vi siete accorti, amiamo maggiormente. Abbiamo fatto un’oretta di chiacchiere con questo disponibilissimo ragazzo (il resto è su blogmag.it). Nonostante la vostra musica sia elettronica, i vostri pezzi hanno un’attitudine molto pop, funzionano anche in radio e non solo nei club. È una cosa voluta? Non ci siamo mai focalizzati sulla radio, neanche quando eravamo solo Simian. Quello che ci ha sempre affascinati era l’idea di fondere canzoni diverse; se poi arriva il successo mentre facciamo quello che ci piace fare, male non fa. Per il primo disco abbiamo preso le parti vocali e le abbiamo letteralmente “tagliate” per inserirle nell’elettronica, mentre in questo disco i cantati sono così forti che è successo il contrario: la musica segue la voce invece che scontrarsi con essa. Del vostro nuovo album, Temporary Pleasure, si nota il suono molto più anni ‘80 rispetto

RJD2 The Colossus etichetta RJ’s E. C. voto

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RJD2 è un produttore hip-hop americano conosciuto per la celebre Ghostwriter (brano trito e ritrito in colonne sonore e spot). “The Colossus” è il suo quarto album, una sorta di passo indietro rispetto al precedente “The Third Hand”, che esplorava i campi del songwriting e delle sonorità pop, senza però abbandonarli del tutto (Crumbs Off The Table). In questo nuovo lavoro non dimentica come fare beat geniali (A Son’s Cycle), aggiungendo agli ingredienti base un po’ di sonorità rock ed elettroniche.

al precedente lavoro; come mai questa scelta stilistica? Non è stato assolutamente intenzionale, ma è una delle cose che ci piace di più di quest’album. Succede che il pezzo prenda il controllo di sé stesso e il cantato assuma un’importanza maggiore di quella che pensavamo di dargli all’inizio... Quest’album è stato pensato per i club, ma con l’aggiunta delle parti cantate ha cambiato decisamente impostazione ed è migliorato! Parlateci dei featuring contenuti nel nuovo album, avete cercato gli artisti o sono “capitati”? In realtà è stato tutto molto informale e casuale, abbiamo fatto due dozzine di canzoni e riascoltandole

ci siamo resi conto che alcune tracce avevano “posto” per il cantato, quindi abbiamo iniziato a chiederci chi avrebbe potuto cantarci sopra... In base a questo abbiamo iniziato a contattare artisti e sono stati tutti meravigliosamente disponibili. Riguardo al feauturing con Jamie Lidell, canta con uno stile molto lontano dal suo tipico modo di cantare... In realtà se si riascoltano i suoi vecchi pezzi si sente che questo stile è molto vicino alla sua sensibilità musicale. Quando ne abbiamo parlato con lui l’unica cosa che ci ha chiesto è che non si riconoscesse la sua voce, voleva che venisse completamente modificata attraverso distorsioni e si è creato una specie di rapporto tra lui e la macchina che prendeva il suo cantato e lo trasformava in qualcosa di diverso, “strano”. Come avete incontrato Beth Ditto dei Gossip? E’ successo a Glastonbury, ma anche prima li seguivamo perché ci piacciono molto, abbiamo visto parecchi loro concerti. (mc2)

Crookers Tons of friends etichetta Southern Fried voto

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Abbiamo l’house del 3000 unita al rap del 3000 anche nel disco d’esordio di questi due favolosi djs e producer italiani che stanno riportando le produzioni del nostro Paese in tutto il mondo. Siatene orgogliosi, amateli e amate il loro stile, fatto di elettronica, hip-hop e ironica tamarraggine. Nell’edizione internazionale ci sono Kelis, Roisin Murphy, Kid Kudi, The Very Best, Will.I.Am., Marina, Rye Rye, Yelle, Spank Rock, Pitbull e... Dargen D’Amico. Noi altri in più c’abbiamo la hit Festa Festa con Fibra e Luce con Samuel.

Groove Armada Black Light etichetta Cooking Vinyl voto

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Vanno tanto di moda gli anni Ottanta che non se ne può più della gente che li cita in continuazione. Citare, però, è diverso da fare: il duo inglese è geniale come sempre e sforna un disco completamente diverso dalle loro ultime opere, sicuramente meno mainstream ma egualmente apprezzabile. Citare i singoloni fa triste, ma Paper Romance e I won’t kneel sono due cose meravigliose, delle perline synthpop da ballare senza agitarsi troppo, sotto le strobo, ricoperti da quintali di trucco. BLOGmag 51


x o b c i s Mu

Chi guadagna di più Billboard ha pubblicato di recente la classifica dei 40 Money Makers del 2009: coloro che hanno guadagnato più denaro durante tutto lo scorso anno. Al comando, gli U2 che hanno guadagnato 109 milioni di dollari da dividersi tra loro. Bruce Springsteen, invece, al secondo posto, ha preso più o meno la metà (57,6 mln di dollari) ma è anche vero che può tenersi tutto per lui. Vale lo stesso per Madonna, terza con 47,2 milioni. Seguono AC/DC (43,6 milioni di dollari) e Britney Spears (38,8 mln). Non è presente, stranamente, la star dell’anno (Lady Gaga: forse mancavano i dati?), ma c’è un italiano: Andrea Bocelli è 36esimo con quasi 11 milioni guadagnati.

Two Door Cinema Club Tourist History etichetta Kitsune voto

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Non vogliatecene se abbondiamo con le stelline, ma quello di questo gruppo nord-irlandese è il disco pop-rock che aspettavamo veramente da un pezzo. Dai tempi dei Kooks non sentivamo un esordio così convincente e soddisfacente nonché divertente fin dal primo ascolto, capace di farti ascoltare, ballare e commuovere muovendo le gambette sul dancefloor. Non serve fare paragoni, c’è un po’ di tutto quello che di buono è stato fatto negli ultimi anni quanto a indie. BLOGmag 52

HJF in grandissimo Le edizioni veneziane dell’Heineken Jammin’ Festival, forse il più grosso festival italiano (tutti gli altri sono registrabili sotto la voce: non pervenuti), non sono mai state fortunatissime: a volte per ospiti non proprio di primissimo livello, a volte per cause di forza maggiore. E poi diciamocelo: la vaschite che affligge la manifestazione (il cantante emiliano è ospite più o meno un anno sì un anno no) è abbastanza fastidiosa. Al Parco San Giuliano di Mestre, dal 3 al 6 luglio, si alterneranno: Aerosmith, Green Day, Black Eyed Peas, Pearl Jam, Massive Attack, Cranberries, 30 Seconds to Mars. Banalotto, forse, ma che nomi!

Ke$ha Animal

Estelle Freak version Grandissima attesa, anche qui in redazione, per il ritorno di una delle regine del 2008 musicale: parliamo della magnificent Estelle, che col suo secondo disco distrusse in un colpo solo l’hip-hop/r’n’b facendo uscire uno dei must-have del genere con brani bestseller del calibro di American Boy, che venne pure tradotta in più lingue. Bene, il nuovo disco si chiamerà All of me, non si sa quando uscirà ma si sa chi lo sta producendo: il dj francese David Guetta, che ha lavorato coi Black Eyed Peas lo scorso anno. Il nuovo singolo lo possiamo sentire già tutti: si intitola Freak ed è decisamente più danzereccio, rispetto alle sue vecchie produzioni.

Beach House Teen Dream etichetta RCA voto

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“Ma perchè quando canta sembra sempre che sia ubriaca?” Eppure funziona. Perchè per la prima volta una cantante dance-pop sembra non crederci troppo, stravolgendo tutte le regole di un pop banale che va in classifica ma che quando vai a ballare e senti il pezzo non pensi ad altro che a quanto quella canzone t’ha stressato l’anima. Tik Tok invece la cantano tutti, si prendono un momento di libertà da tutto ciò che è dignitoso e si sfogano. Poi via, di nuovo a fare i fighetti.

etichetta Sub Pop voto

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Una delle uscite più attese d’inizio anno non ce la fa a deludere, anche se il lavoro è peggiore di ciò che ci aspettavamo dopo l’uscita della bellissima Norway, una delle canzoni più belle degli ultimi tempi, una canzone forte, visiva, sognante, un’onda che arriva nel soleggiato tardo pomeriggio estivo scandinavo. Teen Dream non è niente di più dell’ennesimo disco di battiti indie-pop melodici e sognanti, che però scorrono bene e senza lagne (Walk In The Park deborda di belle immagini).


THE MAGNIFICENT 7 Skee-Lo

MARRS

Addis Black Widow

“I wish I was a little bit taller, I wish I was a baller, I wish I had a girl who looked good I would call her” rappava Skee-Lo sulla base che campionava “Spinnin’” del tastierista funk Bernard Wright.

“Pump Up The Volume” è il risultato di una collaborazione (presto finita per disaccordi interni) tra gli A.R. Kane e i Colourbox: simbolo del music sampling, la canzone arrivò prima nella singles chart britannica.

Il duo americanosvedese dalla vita nomade (spulciatela sul web!) salì alla ribalta all’inizio del nuovo millennio con “Wait In Summer” singolo accompagnato da un video tostissimo e coloratissimo.

Buggles

Panjabi MC

“Video Killed The Radio Star” fu la prima canzone trasmessa da MTV il 1 agosto 1981: quasi una premonizione per i creatori, che non produssero nient’altro degno di nota.

Le note di “Mundian To Bach Ke” fecero impazzire metà pianeta e la canzone raggiunse in diversi paesi tra cui Italia, Belgio e Stati Uniti le prime posizioni nei singoli venduti.

Millie Small

Nena

Coverizzata come “My Girl Lollipop” dai Bad Manners nel 1982, già nei ‘60s la canzone divenne una hit in Inghilterra e negli Stati Uniti ed ha venduto 7 milioni di copie fino ad oggi.

Nata come canzone contro la Guerra Fredda, negli Stati Uniti, nonostante fosse stata incisa una versione inglese, fu quella in lingua tedesca a raggiungere la posizione numero #2 della singles chart.

Brano: I Wish Album: I Wish Anno: 1995 Genere: Hip-Hop

Brano: Video Killed The Radio Star Album: The Age Of Plastic Anno: 1979 Genere: New Wave

Brano: My Boy Lollipop Album: (singolo unico) Anno: 1964 Genere: Ska

Toro Y Moi Causers Of This etichetta Carpark voto

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Non inganni il nome: Toro Y Moi è il progetto solista di Chazwick Bundick, un tipo che a prima vista sembrerebbe essere il solito nerd che ci si fa amico quando ti s’impalla il computer. Ma dietro quegli occhiali spessi c’è una mente capace di assemblare un puzzle di synth 80’s, funk ed elettronica sopra un tappeto polveroso che odora di jazz-hop à la DJ Cam. “Causers Of This” è il disco perfetto per la mattina quando si esce di casa ed il sole è ancora nascosto dietro le nuvole: da ascoltare assolutamente.

Brano: Pump Up The Volume Album: (singolo unico) Anno: 1987 Genere: House

Brano: Mundian To Bach Ke Album: The Album Anno: 2002 Genere: Bhangra Hip-Hop

Brano: Wait In Summer Album: ABW Anno: 2001 Genere: Pop/Hip-Hop

One Hit Wonder

Edition

Brano: 99 Luftballons Album: Nena Anno: 1983 Genere: Synthpop

Corinne Bailey Rae The Sea etichetta EMI voto

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Quattro anni sono passati dal debutto della soul-singer inglese, gli ultimi due particolarmente difficili per la scomparsa prematura del marito. Se però c’è una cosa che può aiutare nei momenti delicati, quella è la musica: come una moderna Billie Holiday, Corinne fa scivolare la voce sul soffice fondale musicale creato dalla live band che l’ha accompagnata in studio. Nonostante qualche pennellata fosca, canzoni come Paris Nights/New York Mornings mostrano la volontà di continuare a lottare, alla ricerca della bellezza.

last.fm charts I cinque brani ed i cinque artisti più ascoltati (per numero di ascoltatori) nella piattaforma di social music più grande al mondo.

brani 1. Bad Romance – Lady GaGa (45,482) 2. Rhinestone Eyes – Gorillaz (43,320) 3. On Melancholy Hill – Gorillaz (38,374) 4. Broken – Gorillaz (34,973) 5. TiK ToK – Ke$ha (32,502) artisti 1. The Beatles (115,317) 2. Radiohead (110,407) 3. Muse (109,607) 4. Lady Gaga (107,277) 5. Gorillaz (104,603) (Classifica aggiornata al 17 marzo) BLOGmag 53


t s e T

il film della tua vita Spesso realtà e finzione si mescolano e in alcuni momenti la vita vera supera la fantasia. A tutti è capitato di andare al cinema e riconoscersi in una storia o in uno dei personaggi… vi siete mai chiesti se la vostra vita fosse un film a che pellicola cinematografica assomigliereste?

Quale film ti sarebbe piaciuto interperetare? a) Via col vento: per i costumi d’epoca e per dare vita alla storia d’amore più struggente di tutti i tempi. b) Avatar: per poter carpire tutti i meccanismi e le meraviglie della nuova era del cinema. c) Quattro Matrimoni e un funerale: per provare l’ebbrezza di salire quattro volte sull’altare senza perdere la giusta dose di cinismo e humor.

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t s

In Twilight la protagonista Kristen Stewart è profondamente innamorata del vampiro Edward Pattinson Cullen, ma non può consumare il suo amore senza perdere la vita. Tu come ti comporteresti davanti a una tentazione così forte che potrebbe costarti cara? a) Si può resistere a tutto ma non alle tentazioni. Sacrificherei la vita in nome dell’amore. b) La ragione deve prevalere sui sentimenti, è ciò che ci distingue dagli animali; ergo: stroncherei la relazione e mi butterei su amori meno rischiosi! c) Come nel film accetterei il compromesso di un amore senza sesso per appagare l’anima e non l’istinto!

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Nella saga di X-Man i protagonisti mutanti possiedono straordinarie doti sovraumane. Se fossi un supereroe quale potere ti piacerebbe possedere? a) Guarire i malati. b) Poter parlare con i morti. c) Poter far innamorare chiunque di te. In Una notte da Leoni i protagonisti si svegliano dopo una devastante notte di sballo a Las Vegas. Ognuno di loro ha combinato un guaio. Tra questi in quale potresti più facilmente cadere? a) Sposare una spogliarellista in una cappella cittadina sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. b) Giocarti tutto quello che possiedi in banca preso dall’ebbrezza del gioco d’azzardo ai casinò.

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PUNTEGGIO:

1. A=1; B=2; C=3. 2. A=3; B=2; C=1. 3. A=1; B=2; C=3. 4. A=1; B=2; C=3. 5. A=3; B=1; C=2. 6. A=3; B=1; C=2. 7. A=3; B=2, C=1.

DA 7 A 10: DRAMMATICO/INTROSPETTIVO

Se un regista dovesse scegliere di raccontare la tua vita lo farebbe sicuramente con una pellicola drammatica, magari di nicchia e dai risvolti struggenti e sentimentali ma mai scontati. Il regista giusto potrebbe essere un sempre toccante Ferzan Ozpetek o un ritrovato Clint Eastwood; gli interpreti principali invece: una drammatica Maryl Streep o un magistrale Morgan Freeman. Colonna sonora: Cranberries.

DA 11 A 16 HORROR/AZIONE

L’oscurità vi affascina e ogni mistero è per voi motivo di interesse. La pellicola che meglio descriverebbe la vostra indole è sicuramente un thriller capace di mescolare l’azione a raccapriccianti dettagli horror. Il regista ideale potrebbe sicuramente essere Dario Argento e i protagonisti principali Sigourney Weaver o un intrepido Tom Cruise. Colonna sonora: Carmina Burana.

DA 17 A 21 COMMEDIA/ROMANTICO

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Un film dai colori sgargianti e i toni leggeri è sicuramente la pellicola che meglio vi descrive: una brillante trama in pieno stile commedia romantica con protagonisti Ben Stiller e Julia Roberts il tutto diretto da un brillante Gary Marshall o perché no, per chi lo capisce, anche da un sempre ironico Woody Allen. Colonna sonora? Gloria Gaynor.

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Salvatore Zeola

c) Devastare l’auto che tuo padre ti ha prestato perché ubriaco al volante. In Kill Bill la protagonista Uma Thurman scrive una lista di tutti i suoi nemici per farsi giustizia da sola ed eliminarli uno ad uno. Tu come reagisci ai torti subiti? a) Giochi di indifferenza, è l’arma migliore contro i detrattori. b) Gridi vendetta stile occhio per occhio dente per dente. c) Non solo li ripago con la stessa moneta ma gli restituisco pure gli interessi! In Baciami ancora i 30enni ora 40enni dell’Ultimo Bacio sono ancora alle prese con i problemi e le ansie della vita. Qual è la tua più grande insicurezza? a) Non trovare la mia anima gemella e fare la fine di quei ragazzi che passano la vita a casa con i genitori. b) L’incertezza del domani e la paura di una malattia improvvisa che stronchi le tue belle speranze. c) Essere invitato alla cena delle medie e scoprire di essere il fallito di turno. In Avatar l’affascinante Sam Worthington scopre una vita parallela in un mondo perfetto dove è in grado addirittura di poter camminare sulle sue gambe nonostante la paralisi che lo affligge nella vita reale. Se anche tu potessi cambiare un aspetto della tua vita odierna cosa cambieresti? a) La tua fidanzata/o. b) Il tuo aspetto estetico. c) La tua pagella.

soluzioni

06 05


n i c

Scontro tra titani Una storia epica arricchita da super effetti speciali

Titolo: Scontro tra Titani Cast: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton. Regista: Louis Leterrier Genere: Avventura epica VOTO:

D

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opo un ciclo dedicato al periodo vittoriano voltiamo pagina e ci tuffiamo in un passato remoto, sino ai tempi di dei e chimere dove mito e leggenda si intrecciavano, e dove i titani si scontravano. Ingannando l’attesa per Prince of Persia, il quale si preannuncia un discreto blockbuster, e dimenticando la mediocrità di Percy Jackson, vediamo magicamente spuntare al cinema un altro film incentrato sull’epicità di quella Grecia che si legge nei racconti antichi. Questa storia tutta “nuova” parte dal classico del 1981 e porta sullo schermo una mitologia sostanzialmente invariata ma con toni horror, che non solo non guastano mai ma non passano mai di moda (basti pensare ad uno dei videogiochi punta di diamante della Playstation: God Of War. Che questo film ne sia il precursore

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a m e n CINE

Fantastic Mister Fox

Regia: Wes Anderson Genere: Animazione pellicciosa VOTO:

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Uno dei più amati racconti di Roald Dahl prende vita, ma anziché personaggi in carne ed ossa ci si affida alla stop-motion, il processo di animazione più estenuante che ci sia nel realizzarlo ma che offre in cambio una sensibilità che nemmeno la computer grafica più avanzata riesce ad eguagliare. Dite la verità, non vorreste accarezzare il signor Volpe mentre inventa un altro stratagemma per farla in barba i tre crudeli fattori? Un filmino pieno di buon umore cartoonesco e di tepore casalingo che vi accompagnerà anche fuori dalla sala.

Iron Man 2

Cast: Robert Downey Jr. Gwyneth Paltrow, Mickey Rourke, Don Cheadle Regia: Jon Favreau Genere: Azione supereroistica VOTO:

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Il rombante ritorno di Tony Stark. Dopo il successo planetario ottenuto con il primo Iron Man, viene rincarata la dose: due eroi, due cattivi e due donne… Se non vi basta, metteteci una manciata di armature high tech, corse in formula uno, fruste elettriche e Samuel L. Jackson. Questa è la ricetta per un altro successo, per un blockbuster della migliore razza e per un divertimento assicurato. Non perdetevelo finché è caldo!

cine

news

Colpito…e affondato? È in preparazione un film sul celeberrimo gioco da tavolo “Battaglia navale”, e ovviamente si spera che la storia vada quel tantino oltre a livelli tipo “Hai distrutto la mia corazzata”. Gli sceneggiatori infatti assicurano che la trama sarà complessa e che saranno coinvolti persino gli alieni. Ma nello spazio dove si può affondare?

Zombie e vampiri?

In arrivo nuovi film su zombie e vampiri, ma con un che di diverso… Il primo si intitolerà “Orgoglio e pregiudizio e zombie” mentre il secondo “Abraham Licoln – cacciatore di vampiri”, ed entrambi rispondono alla pressante domande “Le cose sarebbero andate diversamente se ci fosse stato maggior spargimento di sangue?”

Le fuggitive cinematografico?). Il protagonista è Perseo interpretato dal fresco di Pandora Sam Wothington, semidio cresciuto da umano alle prese con le sue origini olimpiche e con il malvagio piano di Ade (Ralph Fiennes, mai stanco di interpretare incarnazioni del male) per seminare discordia tra gli dei e conquistare il regno dei mortali. Nessun colpo verrà risparmiato in questo chiassoso turbinio di effetti speciali tra scorpioni giganti, meduse e streghe con un occhio solo,fino ad arrivare al mostro che fu reso celebre nel film originale e che fu recentemente rivisitato da una celebra saga piratesca: il Kraken. Un film

pregevole per passare un paio d’ore al cinema per assistere ad uno smodato sfoggio di effetti speciali, ma questi eventi, per quanto epici e affascinanti, difficilmente passeranno alla storia in maniera diversa da intrattenimento. La regia è di Louis Leterrier, il quale precedentemente ha girato due pregevolissimi film d’azione francesi con Jason Statham, l’ultimo film di Hulk e ora questa altisonante pellicola epica. Notiamo una certa escalation nel suo curriculum e non possiamo fare a meno di domandarci quale sarà il suo prossimo progetto. I nostri soldi li puntiamo sulla biografia su Chuck Norris. n GD00

Un biopic sulle Runaways, famoso gruppo di cantanti rock tutto al femminile in un ambito e un tempo dominato da uomini è alle porte: tra il cast Dakota Fanning e Kristen Stewart nei panni rispettivamente di Cherie Currie e Joan Jett. Rock on… or not?

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TV-DVD

Spartacus: blood and sand

DOVE: da decidere GENERE: azione-storico

The Twilight Saga: New Moon Regista: Chris Weitz Genere: Fantastico

Durata: 130 min VOTO:

Non faremo gli snob classificando a priori Cullen&Co. come un fenomeno di massa per cerebrolesi: ci limiteremo a parlare di quanto sia clamorosamente brutto il film. Sono due ore e passa di sguardi contemplativi, interpretati con la stessa intensità drammatica di un baco da pesca, intervallati da dialoghi idioti. Che poi una trama ci sarebbe anche ma, poiché a forza di occhioni non rimane tempo, la narrazione è piena di buchi. E proprio quando pensi che qualcuno finalmente

stia per essere sbranato tutta l’attenzione si sposta sulla psicolabile protagonista. Perché una lucida che è attorniata da supermanzi-mannari tatuati e perennemente seminudi non può schifarli per un fighettino luccicante. Tocco di classe finale, la trasferta in Italia: perché si sa che il Paese del sole è il posto ideale per dei vampiri. Non si salvano nemmeno gli effetti speciali (mediocri) e la colonna sonora (lagnosa). n

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Nico Scagliarini

2012

Il mondo dei replicanti

REGISTA: Roland Emmerich GENERE: Catastrofico

REGISTA: Johnatan Mostow GENERE: Azione

VOTO:

VOTO:

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Passata la paura di alieni, asteoridi e global warming, arriva al cinema la psicosi del calendario Maya. La trama è così scarsa che la citazione migliore è: “Dai baby, alza il culone per Sasha!“ ed riferita ad un aereo pieno di macchinoni da miliardari. Perché (Doomsday insegna) non c’è mezzo migliore di una Bentley full-optional per le fughe in scenari apocalittici. E l’unica via di salvezza sono quattro barconi stile arca di Noè ancorati del cuore dell’Himalaya. Però fa ridere.

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Il titolo richiama volutamente a Bladerunner, ma non c’è nemmeno bisogno di dire che non c’è nessuna somiglianza. Anche perché nel film li chiamano surrogati, e sono fantocci che vivono la vita al posto dei loro proprietari, che li controllano da tecno poltrone al sicuro nelle loro case. E nemmeno Bruce Willis, alle prese con un macchinario che frigge surrogati e originali in un colpo solo, riesce a risollevare le sorti di questa clamorosa vaccata: ma forse è perché per metà del film indossa un parrucchino.

VOTO:

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Sano testosterone, sangue e abbondanza di scene di sesso del tutto immotivate ma che non guastano l’appetito. Si parla di “Spartacus”, tentativo di telefilm storico sullo stile di 300 ma con molto meno da dire. La storia è quella di Spartaco, per l’appunto, l’uomo che organizzò la rivolta nella scuola di gladiatori di Capua. L’unica cosa che ci assicura che la vicenda si svolga nell’antichità è la presenza dell’attrice di Xena, che, evidentemente, è diventata matrona romana (anche se tutti credevamo fosse lesbica). Per il resto le bestialità storiche sono talmente eclatanti che si fa fatica ad affrontare la sceneggiatura. Anche per chi va molto meno per il sottile comunque il ritmo è lento e la retorica dell’uomo di ferro che lotta per il suo amore contro le avversità annoia. Per svegliare dal torpore lo spettatore vengono infilate a caso scene sconcertanti che non hanno alcuna ragion d’essere e sono per la maggior parte a sfondo sessuale. Non sarebbe un male se questi momenti venissero contestualizzati. Anche l’intento di inscenare le spacconate da veri duri fallisce miseramente perché è una parte che già ci si aspetta. La fiera del trash, ma di quello brutto: decisamente sconsigliato. Claudia Mastroroberto


in amore, niente regole! Hollywood in love… le regole sentimentali sono fatte per essere infrante?

Eden’s Crush Il gruppo musicale formatosi durante il talent show Popstars, mandato in onda negli States nel 2001, che vedeva tra le proprie fila Nicole Scherzinger.

Honolulu

Il cognome tedesco di Nicole trae in inganno: è nata ad Honolulu. Da padre birmano e madre russa-hawaiiana. Il padre adottivo, invece, ha origini polacche.

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h s g c Gma O L B su

fulminee, la relazione è stata un vero e proprio circuito percorso a tutto gas tra curve pericolose e soste ai box. L’ultimo pit stop, però, sembrava aver decretato la fine della corsa per i due. Questo prima che Nicole presentasse a Lewis l’ultima chance per tornare in pista con lei: un famigerato decalogo di regole da seguire scrupolosamente. Regola numero 1: niente telefono (o blackberry) durante le cenette romantiche. Regola numero 2: basta dichiarazioni pubbliche sui giornali. Regola numero 3: più telefonate romantiche durante il giorno. Insomma, impossibile lasciare spazio a fraintendimenti ed equivoci. Chissà se Hamilton, abituato a correre a tutto gas, riuscirà a rallentare il passo e adeguarsi alle nuove rigide regole di Nicole. Del resto una pussycat doll dovrebbe saperlo che quando il gioco comincia ad avere troppe regole la corsa può diventare troppo noiosa!

L’amore ai tempi della chirurgia plastica

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Gli episodi di serie tv in cui è comparsa Nicole Scherzinger.

È

vero, le regole sono fatte per essere infrante. Ma nel labirinto dei sentimenti, a volte, infrangere le regole significa infrangere l’amore. E allora? Come comportarsi? A Hollywood amore e regole non sono mai andati di pari passo…

L’amore ai tempi della Formula Uno

Nicole Scherzinger, leader delle Pussycat Dolls, è una di quelle rare BLOGmag 60

creature che sin dalla nascita hanno fatto bingo vincendo la lotteria genetica: bella, sexy e pure brava a cantare e ballare. Un mix esplosivo che non ha lasciato indifferente il campione di Formula 1 Lewis Hamilton. Così, da quando i due hanno iniziato a fare coppia fissa, il gossip ha tinto di rosa le grigie piste della Formula 1. Ai giornali e alla coppia i motivi per far parlare di sé non sono mai mancati: tra tira e molla e riappacificazioni

Se c’è una rappresentante della vita senza regole quella non può che essere la reginetta del gossip Paris Hilton che tra un party e l’altro non ha mai disdegnato di mostrare al pubblico quanto fosse più adatta alla pista da ballo che ai salotti. Prima dell’arrivo di Doug Reinhardt erano stati in molti a tentare la scalata sociale verso l’altare con la bella ereditiera attirati dalle doti (e dalla dote) di Paris ma nessuno aveva mai avuto la meglio sul suo spirito bohemienne. Nessuno prima di Doug, per il quale la Hilton sarebbe disposta a convolare a nozze. Ma la regola numero uno quando si frequenta Paris Hilton è: mai fidarsi di Paris Hilton. Così pare che per convincere Doug a prenderla in


w o h L’amore ai tempi della fama

Fino a pochi anni fa erano dei piccoli attori sconosciuti. Dopo il fenomeno Twilight Kristen Stewart e Robert Pattinson sono il materiale più succulento che i tabloid possano sbattere in prima pagina. Pare che tra i due ci sia più di un’amicizia, ma i rumors non sono mai stati ufficializzati. Sembra infatti che Robert, che sta facendo qualsiasi cosa per non rimanere ingabbiato nei panni di teen-idol, abbia imposto a Kristen un religioso silenzio nei confronti della relazione. Pattinson proprio non ci tiene a ripetere la veloce parabola di tutte le baby star che al termine della saga che li ha resi famosi restano imprigionati in quel personaggio per sempre. E una relazione da prima pagina con la bella co-protagonista certamente non lo aiuterebbe.

sposa Paris si sia autoimposta la più difficile delle rinunce: non sarà più una party girl tutta sesso e rock and roll. Ma si sa, le promesse di un’ereditiera durano fino alla sera della prossima festa, così, per elevare la sua posizione, Paris sarebbe in procinto di ricorrere alla chirurgia estetica. Vuole impiantarsi un cervello nuovo? Niente affatto. L’intervento estetico riguarda la ricostruzione di un’altra parte corporea che la stessa Paris ha usato molto più frequentemente del cranio. L’ereditiera vorrebbe ricorrere alla vaginoplastica ricostruendo l’imene e dando nuova linfa alla sua moralità. L’intervento, praticato in molti Paesi, soprattutto islamici, sarebbe in grado di restituire una Paris nuovamente vergine. Vergine fino a quando? Auguriamo a Doug che la data delle nozze sia vicino a quella dell’intervento.

SHOW

L’amore ai tempi dei baby fidanzati

I toy boy a Hollywood vanno di moda: sono giovani, belli, virili e obbediscono in silenzio ad ogni richiesta. Le ricche Le nomination ricevute signore del jet set sanno

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da Robert Pattinson ai Golden Raspberry, gli Oscar in negativo: come peggiore attore non protagonista e come parte della peggior coppia da maxischermo.

Soapoperas Jesus Luz ha studiato recitazione alla Casa de Artes de Laranjeiras, scuola di formazione per attori di telenovelas.

Deejay

L’ultima passione di Jesus Luz: quella per il djing. Non si sa, però, a che livelli di bravura sia arrivato.

bene che la prima regola per tenere al guinzaglio un baby fidanzato è soltanto una: niente matrimonio onde evitare che il fido segugio si possa trasformare in un assetato cacciatore di eredità. Così quando Jesus Luz, giovane portatore sano di testosterone brasiliano, incontrò per la sua strada la rediviva Madonna capì che non poteva cogliere momento migliore per tentare la propria chance. L’ex material girl, infatti, dopo la rottura col secondo marito Guy Ritchie, era più fragile e docile che mai. I 29 anni di differenza non hanno intimidito Jesus a fronte dei tanti zeri che differenziavano i rispettivi conti in banca. Nonostante il nome profetico, però, il baby boy non è riuscito a impalmare l’ex Material Girl che dopo le insistenti voci di imminenti terze nozze ha così glissato la questione: “Non salirò sull’altare una terza volta, piuttosto che risposarmi preferirei finire sotto un treno!”. Caro Jesus, questo matrimonio proprio non s’ha da fare! Salvatore Zeola BLOGmag 61


[ coming soon ]


n o Wh t? o N r O . . . t o What’s H

Le cose di cui non potete fare a meno a cura di Lorenzo Bovini

Se mi banni ti cancello I gamer non sono la specie più tranquilla fra gli utenti di internet. Basta ascoltare i discorsi che si fanno durante una partita di Call Of Duty e scoprirete quante cose fanno le madri di chi ha appena ucciso tizio o di chi non ha salvato caio da una morte sicura.

La teiera terrorista

Ma cosa succede quando a un videogiocatore viene tolto il suo piacere quotidiano? La Sony ha scoperto di recente che se a un lupo togli il pasto quotidiano questo ti morde. Un anno fa un ragazzo della Pennsylvania venne bannato dai server di SOCOM (uno fra i tanti game sparatutto) per avere usato dei trucchi. Un anno dopo, come nei migliori film di kung fu, la “vittima” è diventata carnefice. Dopo ore e ore di studi di informatica il ragazzo è riuscito a mandare offline il sito della Sony. L’azienda in questione ha minimizzato dicendo che il metodo usato dall’hacker era semplice e grezzo. Queste dichiarazioni, invece di tranquillizzare i clienti, hanno destato preoccupazioni riguardanti l’affidabilità e la sicurezza dei server. Usando il gergo dei gamer potremmo dire al giocatore solamente una cosa: loser! Primo: per aver usato dei trucchi on line; secondo: perchè se ti beccano mentre li usi puoi risparmiarti la figuraccia standotene zitto.

Rollerball Si tratta di un’enorme sfera di plastica trasparente e gommosissima, con un buco per entrarci dentro. Lo scopo è uno solo lanciarsi giù per una collinetta il più velocemente possibile. La vostra sicurezza passerà in secondo piano ma potrete godervi il minuto di pura follia che avete sempre desiderato. Il tutto per la modicissima cifra di 999 sterline! (da iwantoneofthose.com)

Dedicato a voi cattivi dei cartoni anni ‘80. Se desiderate servire il tè, ovviamente nero e extra strong, minacciando i vostri ospiti, ora potrete buttare via la vecchia teiera in porcellana di zia Petunia. Il tutto direttamente nella vostra grotta super segreta a soli 38€. (da www.coolbazaar.ro)

Snuggie

Semplicemente, una coperta con le maniche. Probabilmente inventata da un nerd a cui da bambino, per carnevale, non è stato permesso vestirsi da mago; è un must have (sopratutto adesso che arriva il caldo e la userete tantissimo). Inutilità pura per soli 19.95$. (da https://www.getsnuggie.com)

Cheap Rockstar Chi non ha mai sognato di fare il gesto da rockstar per eccellenza, ossia spaccare una chitarra sul palco? C’è chi ha fatto una chitarra ad hoc per questo. Direttamente dal Giappone arriva la smash guitar! I suoi materiali sono riciclabili al 100% per cui l’ambiente non risentirà del danno. Non avrà la qualità di una Les Paul ma potrete far urlare i vostri fan per soli 60$! (da smash-guitar.com) BLOGmag 63


x o b e m ga

Per i giochi si ringraziano:

Parole Crociate

>>ORIZZONTALI

11. Un ferro utilizzato dai rosticcieri.

6. Monosillabo che esprime perplessità. 7. Chi lo dà, suggerisce il modo di fare. 8. Davanti ad un aggettivo, ne capovolge il significato. 11. Preposizione semplice che vale tra. 13. Un ottimo conduttore di calore e di elettricità. 14. Il simbolo del bario. 15. Veduto...a Marsiglia. 17. Il nome dell’attrice Occhini. 20. Le prime in società. 21. E’ tipico della nostra maggiore isola. 26. Ha il nome in bella evidenza nella rivista. 28. Un celebre dramma di Cocteau. 30. Preposizione che indica provenienza. 32. L’attrice di “Effetto notte” e “Giulietta degli spiriti”. 34. Congiunzione eufonica. 35. Un’isola situata nell’arcipelago delle Pelagie. 36. Uno dei pupi di Danjuro nell’“Iris”di Mascagni. 37. La BLOGmag 64

zona con il Polo Nord. 40. La figlia maggiore di Labano, andata sposa a Giacobbe. 42. In tempo precedente. 45. Il mostro a sette teste che fu ucciso da Ercole. 47. Una squadra di Genova. 49. Il campo d’attività. 51. Una misura itineraria inglese. 52. Lo scoiattolo in coppia con Cip. 53. Secondo Machiavelli, giustifica i mezzi. 54. Le hanno... adulti e bambini.

>>VERTICALI

2. Contrasta il contro. 3. Fondo di agenzia. 4. Degni del cielo. 5. Tra Samantha e Grenet. 6. Il nome dell’ex tennista Navratilova. 7. Il Martin riformatore protestante. 9. L’attrice Kidman. 10. Si facevano annusare a chi sveniva. 11. Contenitore in vetro per medicinali. 12. Hanno la pelle verde. 14. Uno dei san Giovanni. 15. Che ha

timore e vergogna di ciò che è sconveniente. 16. Lo sono lepri e scoiattoli. 18. Si unisce al Gari. 19. La capitale dell’Arabia Saudita. 20. Li calzano i fantini. 21. Numero con due zeri. 22. Nino, il musicista di tante colonne sonore. 23. Razza di cani. 24. L’immensa regione attraversata dal fiume Ob. 25. Istituto Tecnico Industriale Statale. 26. Tony della musica leggera. 27. Si nutre di licheni. 29. Sono prime in parte. 31. Poesia come la manzoniana “Il cinque maggio”. 33. Ministro del culto. 34. Si abbarbica ai muri. 37. Così sia in ebraico. 38. Sigla del tritolo. 39. Andato in poesia. 41. Erano sacre a Giove. 42. S’involano dall’arnia. 43. Il grado più elevato. 44. Sigla dell’ex Repubblica sociale italiana. 46. Simbolo dell’argon. 47. In testa al sacerdote. 48. Iniziali della Callas. 50. Poetico egli.


Il giocone di BLOGmag. BLOGmag sfida tutti i suoi lettori: grazie a questo mini-cruciverba potreste farvi regalare dalla vostra rivista preferita un iPod nano da

8 Gb! Partecipare è molto semplice: innanzitutto completate le prime definizioni che trovate qui sotto. Le risposte sono tutte all’interno di questo numero di BLOGmag, basta cercare bene tra le pagine… Come vi accorgerete, però, mancano alcune definizioni: le troverete su www.blogmag.it a partire dalle 18.30 del 24 febbraio. Una volta risolto il gioco, segnatevi il codice che potete leggere dall’alto in basso alla quarta colonna (quella evidenziata in giallo) e speditelo via mail a: giocone@ blogmag.it. Al primo che invierà la risposta corretta verrà regalato l’iPod nano! Attenzione: non è una parola di senso compiuto!

2. La fermata trasformata in museo. 3. Il soggetto delle contestate vignette di Westergaard. 5. Ci ha raccontato le vicende di Rosarno. 6. Il titolo di due dei dischi recensiti questo mese. 7. La tv alimenta l’opinione pubblica a loro sfavore. 9. In Cina fanno tre urla.

1. Il luogo dove viveva Mr. Ro prima di trasferirsi.

a cura di Claudio Cannistrà (canniclau@libero.it)

HoroscoPe aprile

ariete Entusiasmo ed energia non vi mancano! In leggera ripresa anche i nati in marzo fino ad ora sotto pressione per l’opposizione di Saturno. Lune amiche: 8-9-13-14-22-2330 aprile.

leone Difficile da ammortizzare il passaggio di Marte per i nati in luglio. Il periodo appare confuso: meglio muoversi con prudenza e circospezione! Lune amiche: 13-14-17-30 aprile.

sagittario La forte spinta marziana galvanizza i nati in novembre. Gli altri devono evitare sprechi e leggerezze, concentrandosi sugli obiettivi scolastici. Lune amiche: 8-9-1314-22-23 aprile.

toro Il bel passaggio di Venere nel segno è gratificante per gli affetti, mentre Mercurio stimola la nervosa e impulsiva prima decade ad impegnarsi nello studio. Lune amiche: 5-6-15-16-24 aprile.

vergine La situazione è in miglioramento rispetto alle ultime settimane, ma non fidatevi più di tanto. Sfruttate al meglio ciò che ora i pianeti vi offrono. Lune amiche: 6-15-1619-20 aprile.

capricorno Mercurio e Venere in Toro alimentano le vostre iniziative nello studio e in campo sentimentale. Giove dal segno dei Pesci fa il resto. Che volete di più? Lune amiche: 5-6-24 aprile.

gemelli Buon momento per i nati a inizio segno, cui spettano iniziative di ottimo esito. Per tutti gli altri, meglio moderare gli entusiasmi e non strafare. Lune amiche:13-14-22-2326-27 aprile.

bilancia L’intraprendenza e l’energia vi derivano da Marte, mentre Saturno in questo mese abbandona il vostro segno, semplificandovi le situazioni. Lune amiche: 8-9-17-22-26 aprile.

acquario Non vi trovate tanto nella nuova atmosfera celeste che è venuta a crearsi: i pianeti in Toro ed in Leone vi penalizzano. Vi sentite un po’ a disagio. Lune amiche: 13-14-1722-23 aprile.

cancro Cacciati certi brutti fantasmi, le situazioni migliorano sensibilmente e di conseguenza anche gli stati d’animo, per voi sempre così importanti. Lune amiche: 10-15-16-19-20 aprile.

scorpione Alti e bassi e un po’ di nervosismo per i nati in ottobre, poco brillanti anche mentalmente. I nati dall’8 al 16 novembre viaggiano a mille. Lune amiche: 6-10-2024 aprile.

pesci Navigate a gonfie vele in un oceano tranquillo. Solo i nati il 18, 19, 20 marzo devono prestare attenzione: dal 7 aprile Saturno torna in opposizione! Lune amiche: 5-6-10-15-20 aprile. BLOGmag 65


g o l b o t fo Vuoi vedere le tue foto pubblicate in questa pagina? Mandale a fotoblog@blogmag.it.

Il prossimo

BLOGmag uscirĂ il 18 maggio!

Alla prossima!

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