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17 - 28 FEBBRAIO 2010

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CONVEGNO SUI MUSEI DI PUGLIA

IL MUSEO DIOCESANO DI BISCEGLIE MIGLIORE REALIZZAZIONE

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a tavola rotonda, tenutasi a Bari il 18 febbraio 2010, a latere della Mostra fotografica sugli interventi della Regione Puglia per la tutela e valorizzazione dei Beni Culturali ha evidenziato luci ed ombre che caratterizzano il settore. Dopo una fase di realizzazione di interventi “a pioggia”, anche di notevole rilievo, su Castelli, Cattedrali; Teatri e Musei presenti su tutto il territorio regionale, dovrà necessariamente seguire una fase di finanziamenti mirati per premiare quelle realizzazioni che presentano maggiori garanzie di funzionamento e che sono suscettibili di sviluppo come fattore attrattivo del turismo destagionalizzato. A questo proposito è stata sottolineata la necessità di un coordinamento degli interventi pubblici che interessano anche settori diversi dai Beni Culturali. Il Museo, la Cattedrale, il Castello, il Teatro, sono come quadri bellissimi ma occorre che si sistemi anche la “cornice” che li contiene e che è costituita dai nostri “Centri Storici”, dove permangono troppo spesso problemi di carattere urbanistico, sociale, igienico-sanitario e di pubblica sicurezza, che incidono negativamente sulle possibilità di valorizzazione delle risorse culturali. Il dott. Giacinto La Notte, direttore del Museo Diocesano – Sede di Bisceglie, ha relazionato sul “Sistema Musei” che l’Arcidiocesi di Trani ha realizzato per mantenere in ciascuna delle maggiori città della diocesi il proprio patrimonio culturale. Una scelta impegnativa che punta alla formazione socio-culturale ed al coinvolgimento della collettività nella tutela e valorizzazione del proprio patrimonio e che trova corrispondenza nella Convenzione stipulata tra il Comune di Bisceglie e l’Arcidiocesi di Trani per la destinazione museale dell’intero Palazzo Vescovile. Il Museo diocesano di Bisceglie, per il suo

dimensionamento, per l’organizzazione logistica e per il coinvolgimento attuato con le varie realtà associative locali si è dimostrato una delle migliori realizzazioni degli interventi regionali. La convenzione con Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, promossa dall’Assessorato al Centro Storico, che prevede un’attività di supporto logistico ed organizzativo offerta dal museo agli studenti, ha portato alla creazione di una straordinaria banca dati presso la sede del museo. Notevole interesse ha suscitato nel pubblico anche la creazione del laboratorio di diagnostica e restauro che è gestito dal Dipartimento Interateneo di Fisica dell’Università degli Studi di Bari per la ricerca e sperimentazione della tecnologia laser applicata al restauro delle opere d’arte.

S G UA R D O D ’ I N S I E M E D E L T E M P O C H E F U via Colombo e almeno per ora quello su via Trento. Ora la cava Fontana è stata riempita di pietre e terriccio dai suoi eredi e trasformato in frutteto. Le grosse cave del Calcarone continuano nonostante la crisi a fornire le pietre estratte alle segherie, che ben levigate si trasformano in pietra-marmo. È da ricordare che i palazzi monumentali di Bari sono stati costruiti con pietre di queste cave. Sento ancora le grida dei carrettieri incitare i cavalli a tirare il carro alla salita ripida del Ponte Lama, i muli e i carrettieri e le loro invettive erano la forza lavoro che portava il carro sulla fine della salita, vicino alla “villa dei benzi” di fronte alla strada del complesso di mastro giacomo. A proposito di questa infame salita si narra una barzelletta. Un arcivescovo era stato invitato a recarsi da Trani a Bisceglie per presiedere una solenne cerimonia. Il vescovo preferì il trasporto in carrozza insieme alla sua servitù. Quando si giunse alla salita del Ponte Lama il cavallo non volle più proseguire. Il carrettiere mortificato scese dalla carrozza e prendendo le briglie invitava il cavallo a riprendere il cammino. Niente da fare! Il poverino supplicò il vescovo e il suo seguito di scendere dalla carrozza e fare a piedi quel piccolo tratto di strada. Il vescovo si scusò di non poterlo fare e alzando gli occhi al cielo disse: “ti benedico figlio mio e il Signore ti aiuterà.”. Il cavallo non si mosse e il carrettiere chiese al vescovo di bestemmiare; “non troppo” rispose il vescovo. “No eccellenza! Sarà una piccola bestemmia!”. Avvicinatosi al cavallo con una mano presa la briglia, con l’altra la frusta e gridando il vescovo disse: “maledetti tutti i Santi del primo e due novembre!”, e il cavallo si mosse giungendo finalmente sulla vetta. Il carrettiere non aveva pronunciato un nome di santo, ma aveva stramaledetto tutti i Santi del paradiso e tutte le anime del purgatorio! La cava di pietra ha in mezzo una lunga trave, fissata da cavi d’acciaio, ad essa collegata un’altra trave mobile, con sulla punta una gru per il sollevamento dei blocchi di pietra e depositarli in un angolo della cava. Gli operai hanno diverse

mansioni ma il più responsabile è quello addetto a minare il blocco di pietra da estrarre. Spetta a lui forare la pietra e in diversi punti inserire le cariche esplosive (dinamite) con le micce a lenta combustione, se devono essere accese oppure collegate tra loro ad un apparecchio elettrico dotato di una leva. Terminata l’operazione invita il trombettiere a suonare l’allarme e gli operai devono entrare nei rifugi, frattanto sono avvertiti i contadini delle vicinanze a rifugiarsi nei trulli. Solo il minatore resta nelle vicinanze del campo esplosivo ben protetto in una trincea di pietre. La vicinanza è cosa prudente per contare il numero delle cariche esplodenti e Dio non voglia, che una di esse non esploda o tardi ad esplodere. Il minatore nel nome di Dio si segna con la croce e bisbigliando qualche preghiera fa esplodere le mine. L’esplosione riempie la zona di fumo e lancia sassi per aria, molti di essi cadranno nei fondi vicini procurando danni senza alcun riconoscimento. La cava di pietra del Calcarone ha un solo nemico: l’acqua, che ad una certa profondità si presenta e che con l’alta marea cresce a dismisura. Si cerca di rimediare con le pompe ma spesso sono inutili, eppure sotto quell’acqua salmastra ci sono pietre di valore, specie quelle del bianchetto di Trani, che levigato da meravigliose sorprese da non invidiare ai marmi di Massa Carrara. Gli attrezzi usati per l’estrazione hanno bisogno del fabbro che le renda idonee al servizio. Saranno i ragazzi della cava di pietra a raccogliere i ferri e a portarli (ai miei tempi) a Bisceglie dal fabbro sig. Ventura “meste Cellaune”, avente l’officina vicino alla Misericordia. Era un gigante, e conscio della necessità della cava di pietra, lavorava sino a notte mettendo l’acciaio e se qualcosa gli mancava a Coppi e Bartali, inforcava la sua scassata bicicletta da corsa e raggiungeva la ferriera di Giovinazzo. Una notte, chiamato ad amministrare i sacramenti, vice parroco della Misericordia, erano le tre del mattino me lo vidi arrivare in bicicletta carico di ferri, aprire la sua “officina” e mettersi a lavoro. Mi disse: “Don Marino, o Petrole, stamattina devono lavorare, sono prima loro e poi io a riposare!”.

Bisceglie 15 Giorni n. 264 del 28 febbraio 2010_n_4  
Bisceglie 15 Giorni n. 264 del 28 febbraio 2010_n_4  

Il quindicinale della Città di Bisceglie

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