Page 1

Un ricordo di Maria Luisa Scolari a vent’anni dalla sua scomparsa

A cura di Francesco Scolari

Prefazione di Oscar Luigi Scàlfaro Postfazione di Mario Capanna

ci vediamo martedì pagina 1

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


2

ci vediamo martedĂŹ pagina 2

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


LA MIA CARA SISA ………………………………………………….……… 5 Oscar Luigi Scàlfaro — Presidente Emerito della Repubblica

CI VEDIAMO MARTEDI’ ………………………………..………….……….… 9 Francesco Scolari

È INUTILE CHE MI TIRI IL CAPPUCCIO …………..……..………….…… 12 Marisa Scolari

SENTIMENTI PIU’ NOBILI DELLA RAGION DI STATO ………..…...…… 29 Mario Capanna — Presidente Fondazione Diritti Genetici

tutte le immagini provengono dagli archivi privati della famiglia Scolari

3

ci vediamo martedì pagina 3

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


4

ci vediamo martedĂŹ pagina 4

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


LA MIA CARA SISA Oscar Luigi Scàlfaro — Presidente Emerito della Repubblica ________________________________________________________________________

Correva I'anno 1925, il primo Anno Santo della mia vita, quello che mi è rimasto più impresso, quando per la prima volta vidi da vicino Pio XI. Nell'estate di quell'anno papà e mamma decisero, per farci fare una buona vacanza, di andare in un paese fino a quel momento per me sconosciuto, non lontano dal Lago d'Orta: Bolzano Novarese, 400 m sul livello del mare, paese di campagna non molto curata. Ogni famiglia possedeva almeno una mucca per avere il latte per le necessità familiari. Abitavamo al piano terra e rimanevamo dalla festa di SS. Pietro e Paolo all'apertura ad ottobre della scuola elementare. Vicino, con una zona pressoché comunicante con i nostri proprietari, i Signori Gattone, la famiglia Scolari. Il padre, organista, la signora, quattro figli, uno vicino a diventare geometra, Marisa, studiava per diventare un'ottima impiegata in qualche azienda. I due più giovani: Franca, della stessa età di mia sorella, fece per tutta la vita la maestra elementare, e Piero, mio coscritto, diplomatosi in una scuola industriale, svolse in quel settore un'attività di tutto rispetto. Marisa aveva qualche anno in più di mia sorella; ciò le dava il segno di una maturità vicina ad essere conquistata, si interessava in modo particolare dei giovani dell'Azione Cattolica della parrocchia dove eccelleva per una anticipata saggezza e per una semplicità sempre piacevole. Dall'età di 7 anni all'Università, Bolzano era diventato il luogo più amato per le nostre vacanze e punto di partenza per lunghe passeggiate tra5

ci vediamo martedì pagina 5

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


mite le quali raggiungevano paesi prospicienti il Lago Maggiore o luoghi sulle diverse sponde dell’incantevole e pittorico Lago d’Orta. Nacque naturalmente una semplice, profonda, simpatica amicizia con i quattro ragazzi Scolari, con una confidenza particolare con chi era più vicino a ciascuno di noi per età e con un'ammirazione intensa nei confronti di Marisa che il papà, con particolare tenerezza, chiamava "la mia Sisa".

Trascorso qualche anno, ebbi la sensazione che in Marisa si fosse verificato qualche passaggio sostanziale come chi cammina su una strada cercando ancora un orientamento definitivo e chi ha già scelto e vive nella serenità della propria certezza; Marisa si assentava perché andava agli "esercizi spirituali". Era la prima volta che sentivo questa espressione e ne chiesi spiegazione; intesi che si trattava di quasi una settimana di preghiera, di meditazioni dirette da religiosi francescani. Pur senza comprenderne la ragione profonda, mi convinsi che Marisa avesse fatto un passo importante verso il Signore e lo si notava nella delicatezza del tratto e nel raccoglimento che diventava caratteristica del suo comportamento. Un giorno Marisa partì e per qualche tempo non mi capitò di incontrarla. Seppi che era stata chiamata da Padre Gemelli come segretaria ed era quindi vicino a lui nei suoi molteplici impegni. Seppi poi che Padre Gemelli aveva fondato I'Opera della Regalità di nostro Signore Gesù Cristo con donne, uomini e sacerdoti consacrati a Dio per questa opera grandiosa nel mondo. 6

ci vediamo martedì pagina 6

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Padre Gemelli era Rettore Magnifico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore dove ero studente di Giurisprudenza, fui anche suo allievo a Psicologia Sperimentale. Ne ammiravo la statura di scienziato e mi commuoveva il pensare che questo giovane studioso, intorno al quale si erano moltiplicate le più belle speranze specie di un mondo prevalentemente laicista e socialista che non prometteva invano e dominava nell'ambiente universitario, abbandonò tutto per farsi frate francescano. Mi parve allora, e ne sono tuttavia convinto, che la chiamata di Marisa fosse sul piano di Dio qualcosa di veramente grande rilievo. E intanto, con piacevolissima sorpresa, gli incontri con lei si moltiplicavano ogni volta che avevo occasione di avvicinare il Rettore. Poi il Rettore subì due gravissimi incidenti di auto da cui uscì fortemente provato e non poté mai più abbandonare la carrozzina che lo trasportava. Marisa divenne anche assistente particolare che incontravo frequentemente a Milano e a Roma o in qualche luogo francescano dove Gemelli svolgeva anche la sua missione sacerdotale e intensamente francescana. Marisa è rimasta davanti a me come una dolce e amabile icona donatasi a Dio attraverso S. Francesco che era divenuto compagno e guida della sua vita. E la sua amicizia rimane dono, consiglio, conforto.

7

ci vediamo martedì pagina 7

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


8

ci vediamo martedĂŹ pagina 8

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


CI VEDIAMO MARTEDI’ Francesco Scolari _______________________________________________________________________

Bolzano Novarese, venerdì 2 novembre 1990. Per tutto il pomeriggio, aveva piovuto con insistenza; gocce sottili, gelide, tanto che l’abituale funzione dedicata ai defunti, con meno gente del solito, era stata accorciata per far sì che tutti potessero scappare in fretta dal minuscolo cimitero (alla spicciolata, senza dar luogo come negli anni precedenti ai soliti capannelli per le ciarle) e rintanarsi in casa vicino alle stufe. Anch’io tornai in Rimembranze con la zia, che avevo accompagnato a San Martino con la sua Panda; mi aspettavano un the caldo coi cioccolatini, le solite chiacchiere (il lavoro, la scuola, un commento agli articoli che avevo scritto qualche mese prima per Avvenire e che, secondo lei, avrei dovuto continuare nonostante l’improvvisa scomparsa del dr. Riccomini, dal quale mi erano stati commissionati) e poi il ritorno a Milano, prima che fosse buio. L’umore di zia Marisa era quello di sempre – allegro e scherzoso – anche se, quella volta, non potè non colpirmi un particolare: al momento di andarmene, volle accompagnarmi fin nell’altro cortile dove tenevo la macchina e, una volta salitovi, stringendomi forte il braccio attraverso il finestrino, mi congedò dicendo: «Allora, ci vediamo martedì». Certo, come sempre: a martedì prossimo, in Cattolica. Se non vi erano altri impegni, quello era il giorno in cui stavamo insieme a pranzo, di solito alla mensa dell’Università, più raramente nella 9

ci vediamo martedì pagina 9

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


sala-ristorante interna di via Necchi, dove sedevamo al tavolo di qualche docente amico della zia, per poi trasferirci nella stanzetta a conversare un po’. Poche ore più tardi, la notte tra sabato e domenica, Zia Marisa, una volta appartatasi nella sua stanza, si coricò nel suo letto per non svegliarsi mai più. Zia Franca, sua sorella, la trovò la mattina dopo che sembrava continuasse a dormire, sorridente e serena. Un congedo, il suo, come avrebbe poi evidenziato nell’orazione funebre il Cardinal Giovanni Colombo, arcivescovo emerito di Milano, «nell’ora che non pensiamo, nel cuore della notte, come conviene ad una Vergine prudente; un congedo senza clamori, un incontro con Sorella Morte intimo e riposante come conviene ad una esperta Francescana». Per trasferirsi anche lei, da quel momento, «tra coloro che, lassù, più amano ed amiamo, pronta a venirci incontro ».

Ormai vicino a concludersi, quel 1990 aveva assistito ad eventi di portata storica (in ordine sparso: riunificazione delle due Germanie, fine dell’apartheid in Sudafrica e conseguente liberazione di Mandela, indipendenza dall’Unione Sovietica di Lituania e Lettonia, invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, Nobel per la pace a Gorbachev per i suoi sforzi nel ridurre le tensioni della guerra fredda) e di interesse nazional-popolare (ritorno dei Mondiali di Calcio in Italia, approvazione della legge Mammì, che sanciva la legalizzazione delle televisioni private). 10

ci vediamo martedì pagina 10

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Ma per zia Marisa quell’anno aveva ben altro significato perché, entro Natale, avrebbe dovuto lasciare per sempre l’Università, dopo cinquantadue anni di ininterrotta militanza. Terminata l’estate, aveva iniziato a trasferire le sue poche cose. Negli ultimi anni di permanenza a Milano, dopo aver abbandonato definitivamente l’appartamento al primo piano del rettorato, nel quale era vissuta per decenni accanto alle stanze personali di Padre Gemelli e alla sua Cappella privata, si era trasferita in una piccola stanza affacciata su Largo Gemelli (proprio sopra il portone di accesso all’Università) nella quale, nonostante l’esiguo spazio, era riuscita a... far convivere con estrema eleganza: un lettino (di giorno parzialmente occultato da una tenda scorrevole), un divano riservato al colloquio con i visitatori e una grande scrivania con alle spalle alcuni scaffali di legno chiaro dove riponeva, accanto ai pochi libri a cui era particolarmente legata, l’immancabile scatola di cioccolatini. Infine, all’altra parte del locale, di fianco all’ingresso e prima del bagno, aveva persino trovato il posto per un etager con alcune bottiglie di liquore e pochi bicchieri (la zia non beveva mai però a volte, in presenza di ospiti, non disdegnava un dito di genepy o di cherry, del quale era particolarmente golosa). Per facilitarla nel trasloco, i nipoti “di passaggio” le prelevavano uno scatolone per portarlo a Bolzano, magari accettando in dono, come ricordo, qualche vecchia pubblicazione ormai introvabile, però dal tema (ahimé!) di solito assai poco appetibile. 11

ci vediamo martedì pagina 11

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Intanto, la data fatidica si avvicinava e la sofferenza della zia (che pur cercava di far trapelare nulla) aumentava giorno dopo giorno.

Maria Luisa Scolari (Marisa per tutti, Sisa per chi più l’aveva in confidenza) era nata a Bolzano Novarese l’11 aprile 1912 in una famiglia relativamente agiata per i tempi. Nonno Giovanni, suo padre, aveva portato avanti con successo l’attività di famiglia (costruzione e riparazione di organi da chiesa / vendita e noleggio di pianoforti), ma era stato anche valido organista (qualche volta la domenica, quand’ero piccolo, prendeva ancora la barca ad Orta e raggiungeva l’isola di San Giulio, per suonare l’imponente organo a canne durante la messa cantata) e aveva ricoperto importanti cariche pubbliche, prima come podestà e poi come sindaco. Rimasto vedovo, gli ultimi anni li aveva trascorsi a Milano; ma, ogni fine settimana, tornava sempre al paese con la corriera delle cinque e per noi nipoti era una festa corrergli incontro lungo la stradina: lo ricordo alto, elegante, il pizzo bianco sempre ben curato, con l’immancabile copia del Corriere sotto braccio, accanto alla borsa nera di pelle. Oltre a Maria Luisa, i nonni Giovanni ed Erminia avevano avuto altri quattro figli: Federico (morto piccolo), Giulio, Franca e Piero, mio padre. Zia Marisa cominciò a lavorare abbastanza presto, con mansioni commerciali, alla Bemberg di Gozzano, un’azienda tessile sorta all’inizio del Novecento, che da subito conquistò una posto dominante nella produzione delle fibre cellulosiche con il metodo del 12

ci vediamo martedì pagina 12

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


cuproammonio. Per buona parte del secolo scorso, in Italia il suo insediamento principale fu appunto a Gozzano, in provincia di Novara, a pochi passi dal lago d’Orta che, essendo un bacino con scarso ricambio delle acque, proprio a causa dei processi di lavaggio di questa ditta (basati su grandi quantità di rame e di ammoniaca) rimase per molti anni fortemente inquinato. Nel 1937, zia Marisa entrò nell’Opera della Regalità e l’anno dopo la Sorella Maggiore, Armida Barelli, la presentò a Padre Gemelli che inizialmente l’assunse come segretaria privata, per poi metterla alla direzione della segreteria del rettorato, dove rimase anche con i rettori successivi (Francesco Vito, Ezio Franceschini e Giuseppe Lazzati) fino al febbraio del 1973 quando fu costretta ad andare in pensione per raggiunti limiti di età. Ma non lasciò certo la Cattolica, perché da quel momento continuò a prestare la sua opera nell’Istituto Toniolo, l’Ente fondatore dell’Università Cattolica, trasferendo la sua base operativa in uno studio al primo piano del rettorato, proprio dove padre Gemelli, una volta paralizzato, aveva dovuto trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Zia Marisa aveva formato il suo spirito accanto a padre Gemelli. Poche, ma estremamente rigorose, le sue regole: pietà semplice e robusta, dedizione senza risparmio, lavoro intenso finché reggono le forze, libertà motivata da una personalità forte e da un’incredibile capacità di giudizio e di critica. Padre Gemelli stimava molto queste sue doti e, volendole bene come ad una figlia, ne apprezzava l’intelligenza e la prudenza. 13

ci vediamo martedì pagina 13

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Zia Marisa fu sempre al corrente di un’enorme quantità di cose – delicate, rischiose, drammatiche – tanto che qualcuno ha addirittura sostenuto che sia stata depositaria di autentici segreti legati all’Università. Indubbiamente, prestò la sua opera (tra l’altro, accanto ad una personalità “ingombrante” e di carattere difficile come padre Gemelli) in periodi difficili della nostra storia; basti pensare agli anni della guerra, alla repubblica di Salò, all’attività clandestina, al movimento di liberazione partigiano, alle conseguenti epurazioni e, qualche anno più tardi, alla contestazione studentesca. Dirigendo la segreteria del rettorato, passavano nel suo ufficio persone di ogni tipo: professori, uomini politici, studenti, professionisti, sacerdoti ed alti prelati; e lei, pur consapevole dei suoi limiti culturali e, soprattutto, sempre attenta alla riservatezza imposta dal suo ruolo, mai congedava alcuno senza prima averlo ascoltato, sostenuto o consolato, spesso anche aiutato materialmente di tasca sua. Io ho diretta testimonianza del suo modo di trattare le persone, avendo spesso assistito a qualche scampolo dei suoi colloqui; ma, soprattutto, sono tante le volte in cui, mentre aspettavo che si liberasse dagli impegni per dedicarmi qualche minuto, ho ascoltato le sue lunghe telefonate, memorizzandone i toni, apprezzando le pause, rimarcando le sue risposte sempre puntuali e argomentate.

Di zia Marisa e di padre Gemelli assieme, invece, ho solo flebili ricordi, essendo morto il Padre quando avevo appena otto anni. 14

ci vediamo martedì pagina 14

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Però non dimentico due momenti particolari: le visite in rettorato e l’arrivo dell’auto del Padre d’estate, a Bolzano. A volte, la zia ci conduceva tra le stanze del rettorato (che a me sembravano interminabili) fino al grande studio in fondo, dove ci accoglieva... un omone enorme dalla voce roca (questa è l’immagine che conservo), che mi metteva una gran paura. Ma poi, presomi sulle ginocchia, insieme alle carezze sapeva infondermi grande tranquillità. A Bolzano, invece, rettore e segretaria ogni tanto facevano sosta in estate, diretti ad altre mete (un congresso all’estero, un incontro di studio, chissà). L’auto nera, quasi sempre guidata dal fido Bricchi, eraH interminabile e tutti i bimbi del paese, una volta appreso del suo arrivo, correvano in Rimembranze per l’evento. E mentre la zia proponeva al Padre un rapido ristoro, noi sbirciavamo tra i vetri di quel mostro metallico che luccicava al sole, con la disperazione del povero Bricchi che faticava a tenerci a bada. Quella settimana, non abbiamo potuto incontrarci di martedì ma il giorno dopo, perché la zia aveva un appuntamento importante per il quale si era preparata molto bene. E’ stata anche l’unica volta, credo, in cui non ha potuto proprio darmi retta. Mercoledì 7 novembre 1990, al termine dei funerali (in una mattina di sole, bella e stranamente mite per quel mese di novembre), un importante professore della Cattolica ricordò zia Marisa in questo modo: «E’ come se fosse scomparso per sempre un pezzo dell’Università». Di certo, non esagerava. 15

ci vediamo martedì pagina 15

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


16

ci vediamo martedĂŹ pagina 16

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


17

ci vediamo martedĂŹ pagina 17

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


18

ci vediamo martedĂŹ pagina 18

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


È INUTILE CHE MI TIRI IL CAPPUCCIO Marisa Scolari ________________________________________________________________________

Padre Gemelli non era un «agnello» né per natura né per grazia; ma chi fosse riuscito a superare la sua dura scorza, che per lui era molte volte una difesa contro una timidezza innata, avrebbe trovato un cuore di padre attento e comprensivo, di una paternità sacerdotale profonda e vasta. E' stata questa la scoperta che io stessa ho fatto al mio primo incontro con lui ed è così che ho sempre potuto considerarlo e vederlo durante i lunghi anni in cui, come segretaria e un po' anche come infermiera, sono stata con lui. Io iniziai il mio impiego nella segreteria particolare di padre Gemelli nell'anno 1938, quando il Padre aveva sessant'anni e stava conseguendo il brevetto di pilota, per meglio studiare la psicologia e l'affaticamento degli aviatori, brevetto che infatti conseguì nel 1939 passando poi dal corpo sanitario dell'esercito a quello dell'aeronautica. Era allora sano e robusto e quando ritornava dall'aeroporto di Bresso, dopo le esercitazioni di volo fatte nel primo pomeriggio con il pilota Arturo Ferrarini, si sentivano i suoi passi affrettati che rimbombavano nel chiuso del corridoio, che portava alla segreteria accademica e al rettorato. Tutti si mettevano sull'attenti. Il Padre dava subito una capatina in segreteria accademica, dove allora stavo anch'io; si informava come andava il lavoro e poi di solito mi chiamava per dettare la corrispondenza. 19

ci vediamo martedì pagina 19

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Non era facile lavorare con padre Gemelli e fu difficile specie per me che provenivo da una ditta commerciale e non ero abituata al suo stile e ai suoi modi. Il Padre dettava con la velocità di un fulmine, mangiando in parte le parole e omettendo indirizzi e altre indicazioni, che pure sarebbero state utili; così che una poveretta doveva... arrangiarsi! Mi «arrangiavo» infatti, aiutata anche dai miei colleghi veramente fraterni; ma quando tornavo da padre Gemelli con la corrispondenza eseguita, moltissime volte, senza fare commenti, il Padre tracciava una grande croce sul foglio e a matita scriveva «rifare». Rifai una volta, rifai due volte, alla fine a me veniva da piangere; allora mi sentivo demoralizzata e andavo dietro alle sue spalle per non farmi vedere. Stavo lì intanto che padre Gemelli continuava a correggere e a far rigacce sulle mie povere lettere e, siccome non mi diceva nulla, ad un certo punto io gli tiravo il cappuccio del saio; allora si interrompeva ed esclamava: «E' inutile che mi tiri il cappuccio: vieni davanti, tanto lo so che piangi!». Così mi smontava.

Certo che con padre Gemelli si lavorava sodo: per dirla con le sue parole, si «sgobbava». Ma egli era uno di quei rari uomini che sanno scoprire nei propri allievi o dipendenti quanto c'è di meglio ed hanno I'arte di saperlo far affiorare. Sapeva quindi valorizzare ciascuno per quello che poteva dare. 20

ci vediamo martedì pagina 20

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Come si sa, il 26 dicembre 1940 padre Gemelli ebbe un incidente automobilistico che lo lasciò semi-infermo per il resto della sua vita. Tuttavia, nonostante le gravi conseguenze fisiche che ne derivarono, egli continuò la sua indefessa attività. E' incredibile quanto lavoro riuscisse a fare un uomo che era contemporaneamente Rettore, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, membro di Consigli del Ministero della Pubblica Istruzione, Direttore di un Istituto di Psicologia (che era uno dei più famosi in Italia e forse in Europa), Presidente di una casa Editrice, impegnato nel lavoro scientifico, ecc. ecc. Ma padre Gemelli non era solo un formidabile realizzatore di opere; era anche un ordinatissimo e fedele organizzatore del proprio lavoro. Aveva infatti diviso l'orario della sua lunga giornata in modo preciso e a questo «schema» si atteneva, oserei dire, con scrupolosità. La giornata per lui iniziava alle 5 del mattino con la preghiera, la meditazione e la celebrazione della Messa. Alla sera, costretto a coricarsi presto per le condizioni delle sue povere gambe piagate, appoggiato ad un cumulo di cuscini, faceva passare una infinità di riviste. Leggeva socchiudendo un occhio e con rapidità; sapeva però cogliere il nocciolo di ciascuna pubblicazione e segnava con matita rossa o blu (a seconda del significato che voleva dare) i passi che interessavano o che voleva segnalare ad alti. Tutto il giorno era poi rigidamente diviso fra il tempo che trascorreva in rettorato e quello dedicato al suo lavoro scientifico e didattico che 21

ci vediamo martedì pagina 21

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


svolgeva nell'Istituto di Psicologia, da lui fondato e diretto fino alla morte. Di solito, e quando non era in viaggio per i suoi altri impegni, in mattinata riceveva i collaboratori responsabili dei vari settori, affidava loro le varie pratiche da svolgere e smistava personalmente la corrispondenza e gli stampati. Quest'ultima operazione era pittoresca: in piedi, appoggiato ad un tavolo a muro nel suo ufficio, il Padre divideva le pile di «stampati» (libri e riviste), che ogni giorno venivano lì depositate: vi dava una breve scorsa e poi li gettava a terra nei quattro punti cardinali, ciascuno dei quali corrispondeva ad un particolare settore di destinazione. Era poi compito del «ragazzo» (il giovanissimo usciere del rettorato, al quale il Padre dava volentieri del «merlo», per la sua imbarazzata premura...) raccogliere i vari gruppi da terra e portarli alla ben definita destinazione.

Ogni giorno trovava anche il tempo per «ricevere», ossia per accogliere chiunque avesse chiesto di parlare con lui ed erano quasi sempre persone in cerca di consiglio o aiuto e non solo morale, o spirituale. Aveva costituito una «cassa» per aiutare i poveri, nella quale faceva confluire il denaro che, tratto tratto, gli veniva offerto e le somme a lui dovute per i «diritti d'autore» sulle sue pubblicazioni. Quanta gente ho visto bussare alla porta del rettorato! Di ogni ceto e categoria, oltre, naturalmente, a studenti, per i quali nutriva 22

ci vediamo martedì pagina 22

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


una vera paternità spirituale, e professori. Spesso il Padre borbottava: «vengono e pretendono I'impossibile». Ma poi faceva veramente I'impossibile per chiunque avesse avuto bisogno di lui. Certe categorie di persone avevano su di lui, oserei dire, una particolare attrazione: i matti, per esempio, e i carcerati, con alcuni dei quali intratteneva costante corrispondenza. Delle strane pazzie di certa gente non rideva mai: dimostrava invece una grande pazienza ed aveva per questi poveretti tratti di squisita delicatezza. Ricordo un signore svizzero che andava spesso dal Padre. Una volta, quando uscì, padre Gemelli mi chiamò e vidi che aveva sulla scrivania una fila di cassettine, piene di sabbia e legate con delle fettucce bianche. «Sai quel signore è convinto di aver fatto una scoperta di forze misteriose, racchiuse in queste cassettine ed è venuto a darmene spiegazione. E' matto». Io presi quelle cassette; ma padre Gemelli mi fermò e mi disse: «Non gettarle perché, se quel signore tornasse, gli farà piacere di vedere che ho conservato la sua importante invenzione». Quando padre Gemelli morì, le scatolette stavano ancora sullo scaffale davanti alla sua scrivania! E solo allora le gettai.

Aveva un modo molto caratteristico di trattare con i dipendenti, specie quando si trattava dei più umili; sapeva metterli a loro agio e dare ad essi importanza. C'era allora un giardiniere che non sapeva neppure parlare l’italiano. Padre Gemelli alla sera usciva 23

ci vediamo martedì pagina 23

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


in giardino, attiguo al rettorato, dove quest'uomo lavorava e chiamandolo vicino a sé si informava di tutte le coltivazioni dei fiori; parlava con lui in dialetto ascoltandone i consigli, così che il povero uomo si sentiva, in quei momenti, la persona più importante dell’Università. Questa sua semplicità nel trattare con i suoi collaboratori non gli impediva di avere con essi una estrema schiettezza, che a volte a me faceva tremare le vene e i polsi, quando gli ero vicina. Capitava, per esempio, che l'allora direttore di Vita e Pensiero, uomo buonissimo e bravissimo, ma un po' lento, fosse chiamato dal Padre «tripè » (tre piedi). Il Padre, una volta, si mise ad urlare: «Ma dov'è quel tripè?» e il povero uomo, che stava sulla porta in attesa ossequiosa, gli rispose prontamente: «Sono qui Padre»; il Padre, come se niente fosse, soggiunse: «Ah è lì, venga avanti». Diceva apertamente ciò che pensava, senza troppi riguardi. Una volta che si recarono da lui le studentesse del Marianum, alla fine di un anno accademico, stanche per la preparazione agli esami ed anche un po’ spaventate all'idea di presentarsi al Magnifico Rettore, padre Gemelli, dopo averle fissate un momento, esclamò: «Quanto siete brutte!». Ma, alla battuta, fece subito seguito l'interessamento del Padre per gli studi e la salute di ciascuna di esse.

Vorrei dare ora qualche tratto della figura complessa di padre Gemelli e di ciò che forse di lui è meno conosciuto. 24

ci vediamo martedì pagina 24

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Mi sembra di poter dire che se padre Gemelli non era un poeta nel senso vero della parola, aveva però un animo delicato e certamente poetico. Basti ricordare certi passi dei suoi volumi Il Francescanesimo, San Francesco e la sua gente poverella, ecc. Padre Gemelli doveva spesso recarsi a Roma ed era costretto ad andarci in automobile per le sue condizioni di salute ed io lo accompagnavo. Attraversavamo i valichi appenninici dato che in quel tempo non esistevano le autostrade. Erano viaggi faticosi, compiuti in qualunque stagione, con il caldo soffocante dell’estate ed il gelo e la neve dell'inverno; ma, in primavera, con i boschi e i prati che cominciavano a rinverdire, spesse volte padre Gemelli faceva fermare l'autista e mi diceva: «Vai giù; hai visto quei fiori in mezzo al prato?». Io dovevo scendere, raccoglierne uno e portarglielo. Allora lui lo guardava con commozione e compiacenza; lo teneva con delicatezza tra le sue grosse mani e mi diceva: «Che belle cose sa fare Iddio». Godeva veramente dello spettacolo della natura e ne coglieva le sfumature, anche le più recondite.

Amava moltissimo anche la pittura. Quando d'estate si prendeva una breve vacanza, soleva andare in Svizzera. Non erano vacanze divertenti perché le trascorreva passando da una clinica all'altra per apprendere le ultime scoperte in fatto di medicina e chirurgia (sempre in vista della sognata Facoltà di Medicina). Tuttavia non appena poteva, e sapeva che c'era in luogo una mostra di 25

ci vediamo martedì pagina 25

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


pittura, non mancava di andarci e la visitava con vero e competente interesse. Era stonato come una campana fessa; ma conosceva la musica e l'amava con sentimento profondo; aveva una particolare predilezione per la musica classica. Qualche volta, quando non riusciva a dormire, ascoltava dai dischi le opere di Wagner o di altri famosi compositori.

Posso attestare che padre Gemelli era francescano fin dentro al midollo e avrebbe voluto, se fosse stato in suo potere, morire in convento. Quando non stava bene mi diceva: «Mi devi promettere che mi farai trasportare in convento, io voglio morire fra i miei Confratelli». Quando padre Gemelli fu in punto di morte, io tentai veramente con tutte le mie forze di mantenere la promessa; ma mi fu risposto che la coscienza professionale impediva ai medici il trasporto, per le condizioni in cui si trovava il malato. Fu così che padre Gemelli morì in clinica. Ma il convento e i suoi frati padre Gemelli amava in modo profondo. Il suo desiderio vivo sarebbe stato di ritirarsi in un conventino di montagna a pregare e a vivere in solitudine: una nostalgia che lo accompagnò fino alla tomba.

Chi, come me, ha vissuto per molti anni accanto ad un uomo grande e buono come padre Gemelli, non può ricordarlo che così: con l'ampio sorriso che gli illuminava gli occhi e il viso, quando 26

ci vediamo martedì pagina 26

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


si incontrava con gli amici: lo sguardo penetrante e dolce al tempo stesso. Lo penso ancora in mezzo a noi a proteggere le sue opere ed a benedire, con quella grande mano, che sapeva essere forte e ferma; ma anche delicata come il velluto, quando coglieva un fiore, o maneggiava un complicato strumento scientifico.

27

ci vediamo martedĂŹ pagina 27

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


28

ci vediamo martedĂŹ pagina 28

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


SENTIMENTI PIU’ NOBILI DELLA RAGION DI STATO Mario Capanna — Presidente Fondazione Diritti Genetici ________________________________________________________________________

Minuta, discreta, instancabile, attenta a ogni particolare, e capace di cogliere, in tutte le situazioni, il quadro d’insieme: così ricordo Marisa Scolari. Era la memoria vivente della storia dell’Università Cattolica. Peccato che non abbia scritto un’autobiografia: sarebbe stata preziosa. Ombra – operosa – del Rettore Franceschini, che credo la considerasse fra i suoi consiglieri più affidabili. Sono convinto che, se l’avesse ascoltata fino in fondo, forse non avrebbe espulso dall’Ateneo Luciano Pero, Michelangelo Spada e me, nel gennaio 1968, e molti altri dopo. Entrai in qualche confidenza con la sig.na Marisa per… ragioni d’ufficio… A partire dalla prima, storica occupazione (17 novembre 1967), lei era il tramite per i colloqui (tesi, ma non burrascosi) con il prof. Ezio Franceschini. Sì, perché noi ricercavamo caparbiamente il dialogo, e lei sentiva che in questo eravamo del tutto sinceri. Mentre le vicende tendevano a diventare tumultuose, si stabilì fra noi un rapporto di simpatia umana: avvertivo in lei una comprensione vera delle ragioni della nostra lotta (che non era necessariamente condivisione) e percepivo che quella donna, che pure doveva schierarsi con il proprio “capo”, coglieva che combattevo con limpida convinzione: non per sfasciare l’Università, ma per spingerla avanti nel segno della democrazia. 29

ci vediamo martedì pagina 29

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Ho la prova che non fu felice del mio allontanamento forzato. Una manciata di settimane dopo l’espulsione – ero in condizioni difficili, perso il collegio Augustinianum non avevo più un tetto – mi raggiunse uno studente, latore di una busta “da parte della Scolari”. Dentro c’era una (significativa per i tempi) piccola somma di denaro. Superato lo stupore, le telefonai. Fu straordinariamente affettuosa e gentile. Ma dovetti sudare sette camicie per poter sapere che la somma proveniva dai suoi risparmi e da quelli del Rettore Franceschini. Una donna e un uomo così sono oggi difficili da trovare. Non potrò mai dimenticare quel gesto. Anche perché dimostra che, per fortuna, i sentimenti del cuore e della mente sono a volte molto più nobili delle ragioni di stato. Nel 2008, nel quarantennale del Sessantotto, ho scritto una lettera al Rettore, in cui chiedevo che l’Università Cattolica porgesse scuse formali e pubbliche per le ingiuste espulsioni di allora. Ma egli non mi ha degnato di un cenno di risposta. Un silenzio – mi piace pensare – che la sig.na Marisa Scolari non avrebbe condiviso.

30

ci vediamo martedì pagina 30

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


31

ci vediamo martedĂŹ pagina 31

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero


Bolzano Novarese — Borghetto (lago d’Orta) mercoledì 8 dicembre 2010

scolari@emerec.it 338.7440206

32

ci vediamo martedì pagina 32

domenica 12 dicembre 2010 15:43 Magenta Ciano Giallo Nero

Ci vediamo martedì  

ricordo di Maria Luisa Scolari a vent'anni dalla sua scomparsa

Advertisement