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Paesaggi visti dal Treno

Oltre i segni architettonici, anche i metodi di coltivazione-conduzione dei terreni possono diventare elementi che caratterizzano il paesaggio, quindi dei segni. Primo fra tutti la piantata, presente nelle nostre campagne come elemento distintivo del paesaggio agricolo, dalla colonizzazione greca fino agli anni 60-70 del 1900. Oggi i pochi filari presenti sono da considerarsi veri e propri relitti per i quali sarebbe da valutare la possibilità di una tutela. Altro elemento paesaggistico presente da sempre nelle campagne è il bosco. Come riporta Filippo Re, al tempo dei romani il bosco faceva parte del sistema agrario: Polibio sullo squarcio riportato sulla fine del secondo capo, ci mostra quale veramente fosse il sistema agrario, almeno della pianura nostra. Pare che il campo il prato ed il bosco vi fossero in una certa uguale proporzione, e sembra potersi dedurre che non erravi a què dì di tante campagne lavorate come sono oggi, altrimenti non avrebbero potuto esservi tanti querceti a nutrire la quasi incredibile quantità di porcine gregge di cui parla lo storico greco. Oltre ciò non erano veramente allora le boscose pianure nostre le più opportune al allevare copiosi bovi, che meglio assai dovevano prosperare nell’antica Italia, cioè nella parte meridionale della nostra penisola.13 Nel Medioevo il bosco è un luogo che assume nelle narrazioni diversi aspetti: è un luogo per nascondersi, oppure dove risiedono figure misteriose malvagie o buone, oppure di conquista, le espansioni di terreno agricolo avvengono a discapito della superficie boschiva, non a caso nasce il termine runcare che significa appunto colonizzare-disboscare. Nel tardo Medioevo diventa parte fondamentale delle proprietà e come tale viene lavorato. L’uomo vi raccoglie i frutti, castagne, ghiande, faggiuole, funghi e frutti minori, vi preleva la legna e le foglie come cibo per l’alimentazione degli animali in inverno quando c’era carestia, vi fa pascolare i maiali. Nei secoli successivi il bosco assume sempre più importanza economica, con lo sviluppo dei commerci mercantili e delle esplorazioni si costruiscono sempre più navi, successivamente con la rivoluzione industriale il legname, oltre ad essere utilizzato per costruire manufatti, viene impiegato in alternativa al carbone per produrre energia utile ad azionare le macchine. Oggi, dopo che per decenni il bosco è stato luogo di razzia (per prelevare materiale da opera e per il riscaldamento), è stato abbandonato come gran parte dei terreni di montagna: il bosco appare ai più come una presenza marginale, lontana, slegata da qualsiasi attività caratterizzata dalla realtà complessiva in cui solitamente vive ed opera: per questo viene spesso invocato come elemento costitutivo del passato, bene semmai da tutelare, da conservare, da avvicinare di tanto in tanto, ma il bosco rimane sempre profondamente estraneo alla vita quotidiana del nostro tempo sta scomparendo perfino dalle fiabe dei bambini. 14 In realtà i nostri boschi raramente sono foreste naturali che non hanno mai visto la presenza dell’uomo coltivatore, soprattutto quelli collinari, per cui una loro conservazione deve passare gioco forza per una corretta coltivazione.

13  Conte Filippo Re, Saggio Storico sullo stato e sulle vicende Dell’Agricoltura Antica dei paesi posti fra l’Adriatico, l’Alpe e l’Appennino, Milano Giovanni Silvestri 1817, pagg. 175-176 14  Bruno Andreolli e Massimo Montanari, Il Bosco nel Medioevo, Clueb Milano 1988 pag.1

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PAESAGGI VISTI DAL TRENO. Un viaggio sulla Reggio-Ciano  

Una pubblicazione edita dall'Istituto Alcide Cervi in collaborazione con il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e T.I.L. - Trasporti...

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