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Paesaggi visti dal Treno

Il territorio che si sviluppa ai lati dalla ferrovia Reggio-Ciano può essere in gran parte definito un paesaggio agrario-rurale interessato nel tempo da uno sviluppo urbano (più o meno disordinato) che in parte è conseguenza del naturale aumento demografico avvenuto tra i primi anni del 1900 ed oggi, in parte ad una certa volontà speculativa dovuta all’aumento di ricchezza di coloro che hanno trovato più semplice investire su quello che una volta veniva chiamato il mattone. Quindi identificare il paesaggio umanizzato con il paesaggio rurale diventa cosa facile ed immediata, sia per la situazione territoriale vera e propria, dove l’urbanizzazione smisurata, disordinata, in alcuni casi scellerata, non ha ancora avuto il sopravvento su un territorio rurale tuttora attivo, sia per l’alta qualità produttiva, sia per una tradizione cultural-rurale, ancora ben radicata nelle persone che vi risiedono e lavorano i terreni. Emilio Sereni, uno dei più importanti studiosi italiani di paesaggio agrario, nella sua opera più famosa lo definisce … quella forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente sistematicamente imprime al paesaggio naturale.12 Questa frase storica, scritta da Sereni intorno agli anni 50 del 1900, sotto un certo senso, è piena di suggestività. Nella parola coscientemente c’è tutta la passione e la forza che Sereni vedeva nella classe contadina. L’opera di Sereni di grande utilità per gli studiosi di paesaggio, diventa documentazione di riferimento soprattutto quando descrive quel periodo storico che va dai primi del 1900 al 1950, dove Sereni traccia una descrizione dettagliata (dei territori studiati), basandosi anche su un osservazione diretta, sia del territorio e della popolazione rurale. Sarebbe interessante avere un commento di Sereni sullo stato dell’uso del territorio agricolo oggi, e dello sfruttamento commerciale delle campagne. Coscientemente nella frase di Sereni non è solo consapevolezza è una parola ricca di significati, di contenuti, soprattutto di tradizioni. L’agricoltura oggi ha subito trasformazioni industriali che hanno portato nella maggior parte dei casi alla disgregazione del tessuto rurale tradizionale, sostituito da una conduzione agricola dei terreni che è preferibile definire industria agricola, nella quale di agricolo non c’è più niente, ma solo uno sfruttamento indiscriminato della terra per la produzione di finti profitti, che spesso mascherano copiosi finanziamenti comunitari. In questo contesto il paesaggio rurale tradizionale come lo hanno costruito i nostri vecchi è stato perso in favore di una meccanizzazione estrema, che ha portato ad una forte crescita della quantità prodotta per ettaro, alla tanto desiderata riduzione dei costi,(questa voluta da chi gestisce il mercato) a discapito della qualità del prodotto finale. Significati e contenuti che possiamo ancora trovare in paesaggi rurali articolati, spesso posti ai margini delle grandi pianure dove nella conduzione agricola si rispettano e sono presenti le tracce delle tradizioni culturali tramandate nel tempo da padre in figlio, dove la biodiversità è alla base delle rotazioni colturali, e le sistemazioni territoriali vengono eseguite ricordando gli insegnamenti del passato.

12  Emilio Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Editori Laterza, 1961, pag. 29

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PAESAGGI VISTI DAL TRENO. Un viaggio sulla Reggio-Ciano  

Una pubblicazione edita dall'Istituto Alcide Cervi in collaborazione con il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e T.I.L. - Trasporti...

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