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in pianura. Questo fa si che lo spazio naturale percepito è molto maggiore. In effetti lo spazio urbano non si è sviluppato a macchia di leopardo come è successo per altri comuni con frazioni molto distanti dal centro. San Polo d’Enza, compreso il suo nucleo storico è sempre stato costituito da borghi, che in parecchi casi prendevano il nome di villa, come Villa S. Matteo, Villa Grisendi, ecc. Nel tempo queste ville con il caratteristico fenomeno della conurbazione, sono diventate un tutt’uno molto compatto. Questo ha fatto si che la ferrovia costruita quando l’abitato era ancora frazionato in Ville è venuta a trovarsi inglobata nell’ambito urbano. Questa tipologia di espansione urbana ha, da un lato, avuto l’effetto positivo di avere concentrato le urbanizzazioni intorno ad un luogo ben preciso e conseguentemente avere mantenuto con una buona espansione territoriale una parte della trama rurale esistente; dall’altro ha avuto l’effetto negativo di avere perso per sempre quella trama storico culturale, sociale che era presente con la suddivisione in Ville. Purtroppo questa tendenza a seguito delle nuove programmazioni urbanistica è stata spostata, anche verso quelle Ville poste sulle prime pendici collinari, dove sono state autorizzate espansioni edilizie che stanno pian piano unendo i diversi borghi, da sempre corpi separati con una propria e ben precisa identità, spesso legata a famiglie locali. Dopo Piazzola si arriva al Predele, dove è ben visibile Villa Magnavacchi precedentemente Casa Sartori che risale al XVIII°, caratterizzata da un muro di cinta con due torrette a base ottagonale poste sul lato Sud e sul lato Ovest è difesa dal canale Ducale. Questo complesso estremamente interessante, composto da villa padronale, fabbricato del conduttore, bassi servizi per gli animali e le attrezzature, più recentemente è stata aggiunta anche una porcilaia, evidenzia una conduzione del fondo prima a mezzadria poi, probabilmente in tempi più recenti, in affitto. Nei primi del 1900 come si può osservare nella foto n° 130, la villa era priva di vegetazione, al contrario di oggi immersa in un giardino rigoglioso, che ne oscura la bellezza architettonica. Molto suggestivo è il lungo viale alberato di pioppi, oggi sostituiti con delle tuje (cipressi), che vogliono ricordare un paesaggio toscaneggiante, che nulla ha a che vedere con il nostro paesaggio, dove la signorilità e la grandezza dei viali è sempre stata accompagnata negli ultimi 100-200 anni dal pioppo o dal gelso. Dalla campagna circostante è scomparsa la piantata, lasciando il posto al prato stabile. Questo edificio è un segno di grande valore che rappresenta la trasformazione territoriale avvenuta nel XVIII°, pertanto sarebbe importante riuscire a mantenere intatta la contestualizzazione territoriale nel quale è inserito, interessando tutti gli enti competenti (che in Italia sono tanti), con una manutenzione mirata opportuna in quanto parte del muro di cinta sul canale è crollato.

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PAESAGGI VISTI DAL TRENO. Un viaggio sulla Reggio-Ciano  

Una pubblicazione edita dall'Istituto Alcide Cervi in collaborazione con il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e T.I.L. - Trasporti...

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