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Biblioteca di Buscate N. 12 Giugno 2012 I 7 Vizi Capitali

SEGNI PARTICOLARI: VIZIOSI

I sette vizi capitali? Elencarli tutti è sempre un tormento come cerGabriele Cardini Manuel Fossati care di ricordare tutti e Erica Puricelli Silvia Quaglia Federica Crespi Stefania Povia sette i nani o i sette re Federica Ottolini di Roma…comunque Giulia Prada con un po’ di impegno possiamo riuscirci...dunque iniziamo: SOMMARIO superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, Tematicando accidia...sì ci sono tutti. Arcipelaghi L'intera famiglia del librari 2-3 male si presenta all' Notizie dai f.lli appello, col padre dei Lumière 4 vizi in testa. Diapason 5 I vizi capitali hanno quasi duemila anni di storia. Chi fu a definirli Chiaroscuro 6 per primo così fu un monaco orientale del Il Brucaliffo 7 IV secolo d.C. tal Evagrio Pontico; un asceta Percorsi che nei suoi scritti sotBiblioteca di tolineava la necessità Aby Warburg 8 di lottare con determinazione contro 'otto Serendipity 9 spiriti malvagi', superbia, lussuria, vanagloHic Sunt Leones 10 -11 ria, ira, gola, accidia, avarizia e tristezza, Doni dalle muse 12 quest’ultima intesa come abbattimento dell'anima, tale da imExtralibro pedire l'avvicinamento La Bussola a Dio. internautica 13 Tuttavia, il sistema dei Bazar 14 sette vizi o peccati capitali venne messo a 45°32’31”N 8°48’44”E 15 punto un secolo più tardi da papa Gregorio Magno, che si basò sul Girovagando 16 numero 7, utilizzato dalle Sacre Scritture per indicare la perfe-

zione dell’eternità. Il sistema da lui creato non solo legava i vizi gli uni agli altri, ma stabiliva tra loro anche una gerarchia. Gregorio vide, infatti, l’origine di tutti i vizi nella Superbia, il primo peccato di Lucifero e di Adamo, che si erano ribellati e paragonati a Dio. Da questo poi derivavano tutti gli altri.

Ma oggi questi 'peccati' non hanno più nulla a che vedere con i significati antichi a loro dati, anzi si sono 'trasformati', hanno perso il loro valore religioso e morale e sono diventati comportamenti collettivi da condannare, o peggio, disturbi psicologici di grave entità. Il vizio infatti, è una passione per un qualche cosa che, se portato all'eccesso, diventa una dipendenza grave o una patologia; tutto ciò succede quando quel vizio diventa totalmente incontrollabile e arriva a ledere non solo

la persona interessata ma anche chi gli sta intorno. In questo numero, approfondiremo ogni vizio attraverso diversi punti di vista. Partiremo con l’associare un libro simbolo ad ogni peccato (come farà ad esempio Silvia) per poi proseguire, di rubrica in rubrica, a trattare un singolo vizio: così Erica si occuperà dell’accidia nel cinema, Gabriele dell’ira nella musica, Manuel la lussuria nell’arte e una versione dell’avarizia in una sua poesia; l’invidia sarà il tema dei libri per ragazzi da parte di Giulia mentre Stefania si occuperà di una variazione del peccato di gola e Federica Ottolini della superbia. Sfida difficile per Federica Crespi, che affronterà niente meno che Dante nella sua rivisitazione dei peccati nella Commedia. Sia che rappresentino per voi le più comuni debolezze della natura umana o i limiti spirituali più profondi, essi stimolano l’immaginazione e sollevano l’inevitabile quesito: qual è il vostro vizio capitale? Stefania Povia

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LIBRI D’OGNI...VIZIO Tutta la letteratura, di per sé, è un unico e immenso vizio: immorale e cinica, come ebbe a scrivere Manganelli, essa trasforma in sequenze fascinose di parole gli accadimenti della vita umana e pare avere un commercio particolarmente intimo (e perciò sospetto) proprio con ciò che, enfaticamente, vengono definiti vizi capitali. E’ vizio di vizi, quindi, attendere alla letteratura, da entrambi i lati, scrittura e lettura. E se l’ozio è, proverbialmente, il padre dei vizi, la letteratura ne è la sua più scelleratamente magnifica figlia. I libri proposti affrontano e propongono un vizio per libro: non per ammonirvi ma, piuttosto, per farvi cadere nella trappola viziosa del leggere. Superbia John Milton Paradiso perduto Sconfitto nel suo ambizioso disegno contro Dio, Lucifero viene scaraventato in un inferno che è sorta di lago bruciante dove, ancora confuso, inizia lentamente a riflettere assieme a Belzebù e gli altri angeli caduti. Risolvono così di verificare quella profezia che circolava in cielo, ovvero la futura creazione di un’altra creatura non molto dissimile da loro e che sarà l’uomo. E sarà naturalmente lui, Lucifero, a intraprendere questo viaggio, a trovare Adamo ed Eva, a indurli in tentazione. Invidia, vendetta, ira: tutto ribolle in lui nei confronti di Dio, ma su tutto la superbia e l’orgoglio di chi, pur vinto, non si sente inferiore a nessuno e viene spinto continuamente a sfidare, a lottare, a combattere: perché è “meglio regnare all’inferno che servire in cielo.” Ivan Goncarov Accidia Oblomov Destino riservato a pochi, ma se cercaste su alcuni dizionari italiani potreste anche trovare la parola oblomovismo come sinonimo di atteggiamento indolente e apatico. Oblomov, giunto senza scosse alla trentina, è un proprietario terriero che vive costantemente sdraiato sul divano, immerso nella polvere che si posa pigramente, con un solo servo d’aiuto e un amico, Stoltz, che è il suo opposto, frenetico e curioso di tutto. Nemmeno l’amore, pur ricambiato, per Olga riuscirà a fargli modificare il suo modo di vivere: Oblomov, dopo un iniziale cambiamento, tornerà alla sua abulia accidiosa, finendo comunque per sposarsi con un’altra donna, conservando così il suo sempre identico trascorrere dei giorni. L’accidia di Oblomov è, però, più di una semplice indolenza o ignavia: è fermo in quel vuoto del passo tra uno scalino e un altro, esemplificazione del nulla del vivere e del nostro continuo, inutile voler fare. Invidia Fëdor Sologub Il demone meschino Forse Peredònov non è solo invidioso, ma certo se si volesse attribuire una qualità intrinseca all’invidia sarebbe forse quella meschinità senza gioia, eternamente scontenta di sé e degli altri che anima incessantemente il professore provinciale del romanzo di Sologub. Di Peredònov assistiamo al lento inabissarsi in una condizione che lo aliena dagli altri di cui disconosce ogni verità e bontà; ambizioso, vuole diventare ispettore di V grado e per farlo è disposto a tutto. Vede malizia e volgarità negli altri, mai in se stesso; altri che hanno sempre troppo e che, a suo parere, non si meritano. Scrive lamentele e denunce contro chiunque; e poi quella figura del Nedotykomka, inafferrabile demone che solo lui vede e lo precipita in una invidia paranoica.

2 Gabriele Cardini


Melissa Panarello Lussuria 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire Catania, Melissa, una quindicenne alla ricerca di amore, come tutte. Un diario su cui annotare le proprie esperienze, per ricordare, crescere, esorcizzare... E imparare a conoscersi. Purtroppo non sempre la realtà rispecchia le aspettative: a seguito di una profonda delusione sessuale, la prima, Melissa crede che amare significhi concedere il proprio corpo, umiliarsi, sottomettersi, si abbandona così completamente alla lussuria, una lussuria senza passione, perché priva di significato, svuotata dai tanti letti che non hanno saputo concederle serenità. Fortunatamente però, come dopo un brutto sogno, arriva sempre il mattino.

Alla fine, Charlie Bucket ave-

va ottenuto una fabbrica di cioccolato. Ma Willy Wonka aveva ottenuto una cosa anche migliore: una famiglia. E una cosa era assolutamente certa: la vita non era mai stata più dolce.

Gola Roal Dahl La fabbrica di cioccolato Un uomo stravagante, Willy Wonka, e una bizzarra fabbrica che produce ogni genere di tentazione per la gola... A seguito di un furto di ricette, Willy interrompe la produzione di dolciumi, per riprenderla misteriosamente poco dopo. Il fabbricante di cioccolato decide poi di nascondere dei biglietti d'oro nelle cioccolate destinate a cinque fortunati bambini che potranno trascorrere una giornata visitando ed esplorando le stanze segrete della fabbrica... La gola sarà però cattiva consigliera per alcuni...

Alexandre Dumas Ira Il conte di Montecristo Edmond Dantes, imprigionato nei sotterranei del Castello D’If perché accusato ingiustamente di bonapartismo, dopo quattordici anni riesce ad evadere, costruendosi una nuova identità. La sua parola d'ordine sarà d'ora in poi vendetta: l'ira che attraversa il suo animo, la sete di rivalsa nei confronti dei suoi antagonisti, finiranno per condurlo a Parigi sotto il titolo di Conte Di Montecristo. Grazie alla sua astuzia, riuscirà ad insinuarsi nelle vite dei suoi nemici per annientarle dall’interno. La consapevolezza che la vendetta non potrà restituire gli anni rubati non tarderà però ad arrivare...

Mercedes, bisogna che mi ven-

dichi perché ho sofferto per quattordici anni, ho pianto, ho maledetto. Ve lo ripeto Mercedes, bisogna che mi vendichi! E il conte di Montecristo, temendo di cedere alle lacrime di colei che aveva amato tanto, chiamava in aiuto

del suo odio il passato.

Charles Dickens Avarizia Canto di Natale Ebenezer Scrooge è un anziano uomo d'affari, avaro, egoista e avido di denaro. Incapace di apprezzare le piccole cose e i momenti belli della vita, costringe persino il suo povero contabile a lavorare nel giorno stesso del Natale. Scrooge inoltre trascura la famiglia e si irrita particolarmente per la gioia che porta con sé l'imminenza delle festività natalizie. Alla Vigilia viene visitato da tre spiriti del Natale: quello del passato, del presente e del futuro, che passano a setaccio tutti gli atti egoistici dell'uomo, cercando di portarlo ad una riflessione interiore. Riusciranno i tre fantasmi a scalfire il freddo cuore del signor Scrooge e a infondere in lui un po' dello spirito del Natale?

3 Silvia Quaglia


SCEGLIERE O NON SCEGLIERE...IL TARLO DELL’ACCIDIA Non starò qui a farvi la morale dalla rubrica di cinema di una rivista della biblioteca, ma l’accidia è sicuramente il peccato più cool di tutti (e probabilmente tra i più diffusi?). Andando oltre al nome criptico, l’accidia è praticamente il fare nulla, nell’accezione negativa di indolenza e torpore, anche quindi nel senso tipicamente dantesco del non prendere decisioni. Per chi non riesce a leggere un mondo complesso, la non-azione può essere la via più facile. Questa piccola selezione cinematografica vi farà forse capire che non fare nulla non è poi tanto dolce, ma comporta anzi delle conseguenze potenzialmente catastrofiche... Oh no, vi sto facendo la morale! Joel Coen Il Grande Lebowski Il personaggio più accidioso della storia del cinema? Mai sentito parlare del Drugo? Protagonista del film dei fratelli Coen e impersonato dal (bravissimo) Jeff Bridges, Jeffrey Lebowski non fa niente dalla mattina alla sera se non: giocare a bowling, fumare sostanze illegali, bere White Russian. Non proprio un modello di vita. Per un caso di omonimia, il Drugo riceverà la visita di due sicari, scatenando una serie di eventi che sconvolgeranno la sua fittissima agenda di impegni quotidiani. Zach Braff La mia vita a Garden State Caso cinematografico del circuito indipendente, questo film segna il debutto come regista di Zach Braff, più conosciuto come protagonista della serie televisiva Scrubs. Braff è Andrew: quasi-trentenne, aspirante attore e schiavo degli psicofarmaci, torna nel piccolo paese natale in occasione del funerale della madre. Qui il tempo si è fermato ed è come tornare al liceo – che sia l’occasione giusta per affrontare i suoi problemi ed uscire finalmente dal torpore di una vita mediocre? Antonello Grimaldi Caos Calmo Tratto dall’omonimo libro di Sandro Veronesi, racconta di un uomo che “congela” la propria vita. Pietro Paladini, interpretato da Nanni Moretti, perde la moglie proprio mentre sta salvando la vita ad una sconosciuta. L’inconcepibilità del suo dolore lo porta a vivere in un costante stato di “caos calmo”, usando la panchina del parco davanti alla scuola della figlia come occhio del ciclone da cui osservare il mondo. Qui riceverà la visita delle altre persone della sua vita, stupite dalla sua apparente assenza di dolore, che l’aiuteranno a prendere una difficile decisione: andare avanti. Gore Verbinski The Weather Man - L’uomo delle previsioni Nicholas Cage è David Spritz, uno dei mezzibusti che leggono le previsioni del tempo dopo il telegiornale. Ha apparentemente il lavoro perfetto: ben pagato e ammirato dalle donne, in superficie David vive il sogno americano. Basta guardare appena sotto per sollevare gli strati di polvere spazzati sotto il tappeto: un matrimonio fallito, due figli problematici con cui non riesce a comunicare, un padre che gli vuole bene ma non sa perdonargli il peccato più grande: aver preso sempre la strada più facile.

4 Erica Puricelli


IRA: VIZIO COMUNE DI DÈI E UOMINI Quando Lyssa, la personificazione della furia e dell’ira per i Greci, pur controvoglia, accetta l’imposizione vendicativa di Era e interviene, nella tragedia euripidea Eracle, contro l’omonimo eroe, descrive i suoi effetti come superiori all’impeto di un terremoto: ed Eracle parrà come un toro inferocito mentre ucciderà, accecato dall’ira, i figli e la moglie. Tratto che curiosamente gli umani hanno voluto attribuire anche ai loro dèi (non solo quelli greci, ma anche il dio degli ebrei, dei cristiani e anche Allah ne soffrirebbero), l’ira ha come peculiarità quello di una cecità che azzera la razionalità e una distruzione che è spesso fonte di dolore non solo per chi ne è colpito ma anche per se stessi. Se, come ogni arte, la musica tratta di sentimenti e vizi umani, per quanto appaia aerea e delicata, non poteva esimersi dal cercare di rappresentare anche il vizio più violento. La prima ira, però, è arguta e persino in rima: è figlia dell’indignazione, della rabbia contro le ipocrisie, le signore imbellettate, i preti, i materialisti, i politici arrivisti: è il Cirano di Guccini che appare per la prima volta nel 1996 nell’album D’amore, di morte e altre sciocchezze: ha come origine il Cirano di Rostand del celebre monologo “Grazie no!” con cui rifiutava ogni compromesso con il potere e

che in Guccini finisce per scaricare la sua rabbia enorme contro tutti i dogmi e i pregiudizi. Ma è pur sempre un’ira venata di malinconia, come attestano le strofe dedicate a Rossana, il suo sogno di un amore impossibile. Ed è un’ira carica di sdegno anche quella che Enrico Ruggeri manifesta nella canzone Ira, che compone nella suite Le sette sorelle entro l’album L’uomo che vola. Come per Guccini, Ruggeri riferisce di un’ira che monta di fronte allo sciocchezzaio infinito del mondo, delle banalità delle chiacchiere, all’intelligenza sempre più derelitta e infangata. Ma pone in luce anche un aspetto tipico dell’ira: quel gettarti fuori di sé, un trasformarti in altro, un liberarti dalle catene della socialità. E’ ira giustiziera anche quella dei Dies irae dei Requiem: ma qui tocchiamo corde più profonde. Il Dies irae, testo del XIII secolo attribuito a Tommaso da Celano, è il giorno del giudizio quando Dio giudicherà severamente ogni anima, distruggendo il mondo nel fuoco. Il testo è sovente momento centrale in ogni Messa da Requiem; ed è inevitabile, per ogni compositore, finire per pensare alla propria

morte nell’attendere alla sua composizione: e così fu per Mozart, che compose il Requiem in limine mortis e fu poi terminata da suoi allievi. La sequenza in sei parti del Dies irae si apre con il coro potente, drammatico e perentorio in cui si manifesta quello stile contrappuntistico che informa tutta l’opera. La violenza dell’attacco, che esprime lo sbigottimento di fronte alla morte, viene poi in alcuni casi a stemperarsi nei passi successivi, in particolare nella dolcezza del Lacrimosa, ultima parte della sequenza. E’ tutto basato sulla forza, invece, il Dies irae di Verdi nella sua messa da Requiem. Un attacco di potenza devastante, dove anche il silenzio che segue ognuno dei quattro violentissimi accordi di sol minore spaventa e terrorizza forse più del suono: un’ira divina che sembra davvero essere prossima a calare sugli ascoltatori. Una minaccia che vuole spaventare e incutere timore ma che, all’ascolto, si tramuta nel grido di dolore di chi perde qualcuno: ma la musica d’ira riesce a conservare un senso che invece sfugge e che non trova consolazione nemmeno nella sempre inutile ira che si scontra con il vuoto della morte.

5 Gabriele Cardini


VEDO NON VEDO. IL CAMMINO DI LUSSURIA Il culto del corpo e la sua esaltazione meramente carnale e votata al creare figure che ridestassero nello spettatore l'ardimento e la compiacenza, hanno portato svariati artisti della storia a riversare le loro fantasie più segrete sulla tela, anche sotto commissione di alcuni signorotti non proprio votati totalmente alla privazione. Nasce a questo modo nel 1538 la Venere di Urbino, manifesto capolavoro di Tiziano Vecellio, opera richiesta in occasione di un matrimonio come dono di auspicio per la giovane sposa oltre che come sorta di vademecum da alcova nuziale. Infatti la donna senza veli rappresentata nel quadro non si lascia solo ammirare nelle sue morbide forme ma cerca lo sguardo dello spettatore con il proprio, coprendo appena le sue nudità con una mano e mantenendo una posa decisamente provocante. La pelle chiara e immacolata, sintomo di purezza, si accorda con la figura allegorica del cane posto ai suoi piedi, simbolo di vera fedeltà. Con la Danae del 1612 attribuita ai Gentileschi, per alcuni al padre e per altri alla figlia Artemisia, ecco riapparire una figura femminile, anche essa nuda ma in attesa del giungere del dio Zeus, che nella leggenda si narra decise di tramutarsi in una pioggia di puro oro per legarsi carnal-

mente alla ninfa. La donna è distesa, ad occhi chiusi sotto la pioggia dorata ferma in una sorta di attesa bramosa e piacevole mentre la giovane serva sullo sfondo decide di non farsi sfuggire alcuni pezzetti del dorato metallo che piove dal cielo coniugando lussuria ad avarizia. Gli anni passano e gli artisti tentano sempre più spesso di distruggere le limitazioni imposte loro dalla morale e dalla critica degli spettatori consentendosi così una libertà di espressione maggiore, oltre alla possibilità di creare nuovi metodi di rappresentazione. Olympia di Manet è l'araldo di tutto questo. Il pittore, rifacendosi proprio alla prima opera trattata in questo articolo, oltre a mantenere alcuni particolari quali la posizione nella quale si trova la donna e la presenza della serva, carica lo sguardo della donna, anche esso puntato dritto verso l'occhio sbarazzino di chi la osserva, di nuovi liberatori significati. Infatti se ai tempi di Tiziano guardare direttamente un uomo era giudicato sconveniente e maleducato, in questo caso tutto risulta normale in quanto la donna rappresentata nel quadro è una prostituta parigina realmente esistita e conosciuta probabilmente da quasi tutto il pubblico maschile del Salon dove l'opera venne esposta. Per il 1865, anno nel quale l'opera è stata realizzata, il pensiero di ritrarre dal vivo un nudo era ancor più osteggiato

dalla critica dell’opera stessa. L'unica a cui tutto questo non interessa resta Olympia, le cui linee curate e i tenui colori utilizzati per la sua pelle la mettono ulteriormente in risalto al centro dell'opera. Gli anni hanno continuato a trascorrere e la morale comune ha subito ulteriori attacchi da parte di altre correnti espressive che sono riuscite a portare il nudo e il sentimento che ridesta nella persona anche ad essere accettato, apprezzato in alcuni casi e non soltanto osteggiato. Il nudo sdraiato di Modigliani parla ai nostri occhi in altro modo e non facendo del tutto storcere la bocca ai moralisti come nei secoli scorsi. Linee curve ma pulite e colori omogenei creano tuttavia davanti ai nostri occhi una figura di donna sognante e sorridente, contemporanea e apparentemente sicura del suo corpo. Essa si mostra a noi completamente senza veli di alcun tipo scontrando la sua carne chiara con il rosso intenso del letto, colore di perdizione e sensualità oltre che probabilmente del bollino rotondo che verrà apposto alla fine di questo articolo. Tuttavia, limitare nuovamente un vizio che ha dovuto combattere tutti questi anni per trovare nell'arte la sua espressione più libera sembrava quasi volere coprire le provocanti forme di sorella Lussuria con un pacchiano cappotto invernale. Credete che la avremmo apprezzata lo stesso?

6 Manuel Fossati


ACCIDENTI, CHE INVIDIA! Sara Agostini Verde d’invidia Che fifa blu! Sei tutta rossa dalla vergogna! Si possono spiegare con i colori i grandi sentimenti del piccolo cuore dei bambini? Sara è una bambina verde. Verde d’invidia. Perché tutte le bambine hanno una bambola più bella della mia? E quella cucina tuttofare? La voglio anch’io! Una storia davvero speciale da leggere ai vostri bambini, per condividere con loro ciò che provano scoprendo attraverso i colori le loro emozioni.

0-5 anni

0-5 anni

Ilaria Pigaglio Avevo detto cane! E’ difficile accettare quando sei la prima ed unica bambina dei tuoi genitori arrivi una nuova competitrice in famiglia. Soprattutto quando al posto di una sorellina avevi chiesto un affettuosissimo cucciolo di cagnolino! Ed oltre a non averla nemmeno richiesta, quella sembra proprio arrivata apposta per stravolgerti la vita e rubarti le bambole. Sbava, puzza e non riporta neanche indietro i giocattoli se glieli lanci. Un racconto fresco e divertente, ironico e spontaneo che parla dell’inevitabile “conflitto d’interessi” e sulla gelosia che porta il nuovo arrivo in famiglia. Ma basta avere pazienza. Giorno dopo giorno, quel piccolo mostriciattolo si trasforma in un’inseparabile alleata con cui condividere giochi, segreti e complicità, fino ad arrivare ad ammettere: “Lo giuro, io il cane lo volevo davvero…ma una sorella va bene lo stesso!”

Leo Lionni Alessandro e il topo meccanico Nella comunità degli uomini non c’è pace per i topi. Alessandro, un tenero topolino d’appartamento, è molto rattristato da questa continua ostilità. Non riesce a farsene una ragione, roso com’è dall’invidia per Pippo, un singolare roditore a cui nessuno dà la caccia ma anzi è amato e coccolato da tutti: il topolino meccanico di Gisella, la bambina padrona di casa. E’ un sentimento che fa parte dell’esperienza quotidiana di tutti i bambini del mondo: l’invidia. L’invidia per il giocattolo nuovo dell’amico, per la mamma del compagno di scuola, per chi è più bravo nei compiti o nello sport. Esiste, ma non offusca con la sua ombra negativa l’intensità degli altri sentimenti; e così, nel momento del bisogno, Alessandro saprà aiutare Pippo senza la minima esitazione, come si conviene a un amico vero.

6-7 anni

Andy Tennant La leggenda di un amore Un classico dei classici, sempre presente nelle nostre memorie di tutti noi, piccoli grandi avventori della vita di tutti i giorni. Dai colori vivaci della pellicola firmata Walt Disney, ai fotogrammi di Andy Tennant, che ha riletto in chiave cinematografica la storia di Danielle De Barbarac. Una poco principesca ragazza alle prese con l’invidia più profonda di una matrigna, che non riesce a perdonarle di non aver mai potuto ricevere tanto amore dal suo sposo quanto la figlia, tragicamente scomparsa. Una voce che arriva alle orecchie dei non meno noti fratelli Grimm. E la fiaba d’amore diventa leggenda. Un film per tutti, grandi e piccini che hanno voglia di sognare quelle atmosfere fantastiche, tra castelli e principi azzurri.

7 Giulia Prada


DISTURBI ALIMENTARI: I VERI PECCATI DI GOLA Il peccato di gola nei secoli è stato definito come un desiderio d'appagamento immediato del corpo per mezzo di qualche cosa di materiale che provoca compiacimento. É un'irrefrenabilità, un'incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo o, più in generale, nell'oralità. Se banalmente si pensa a questo vizio calato nella nostra realtà verrebbe da ridere solo al pensiero di essere condannati al terzo girone dell’inferno dopo aver festeggiato con le nostre abbondanti “abbuffate” un matrimonio, un compleanno o più semplicemente dopo una domenica in famiglia. Ma purtroppo oggi non abbiamo solo a che fare con baldorie un po’ troppo sopra le righe: negli ultimi decenni il peccato di gola si è trasformato in un altro tipo di minaccia, un vero e proprio rapporto errato e spesso stravolto con il cibo. I mutevoli canoni di bellezza e di fascino hanno fatto sì che l'atto del mangiare si sia annodato indissolubilmente al problema dell'immagine fisica e psicologica di sé trasformando la gola da peccato che conduce ad altri peccati in malattia che conduce ad altre malattie. Oggi parleremo di questo: di disturbi alimentari; di chi ha finito per rendere il cibo il proprio nemico. Le forme in cui si manifestano queste patologie sono diverse: dal cibo come puro oggetto di

consumo al cibo come realtà da combattere in quanto minaccia per il proprio corpo; al cibo, infine, come mezzo di distruzione. Tutte queste forme evidenziano una difficoltà a relazionarsi con il proprio corpo e soprattutto con l'interiorità del proprio essere. Innanzitutto vorrei presentare il saggio Anoressie e Bulimie di Massimo Cuzzolaro, un volume che analizza i disturbi alimentari sotto il profilo emozionale e psicologico. Nel nostro scaffale, affiancato a questo saggio, troviamo un romanzo intitolato Briciole di Alessandra Arachi dal quale ne è stato tratto un film omonimo. Questo romanzo, in parte autobiografico, ci presenta senza troppi fronzoli una malattia chiamata "Anoressia mentale" e racconta di un’esistenza che si frantuma: ogni pagina descrive il percorso psicologico di una mente imprigionata nei riti spasmodici e negli atteggiamenti compulsivi dell’anoressia. Solo una forte emozione riuscirà a scuotere l’animo di Elena, facendole prender coscienza di quanto è speciale la vita e di quanto essa non vada sprecata. Ci riavviciniamo allo scaffale, riponiamo Briciole ed estraia-

mo Certi giorni sono felice di Lucrezia Lerro. In queste pagine si legge il dramma del disagio esistenziale e, soprattutto, di un grave disturbo alimentare: la bulimia. "Certi giorni sono felice, altri vorrei uccidermi" scrive; tuttavia è il sentimento negativo che prevale. Un dramma al femminile dove la novità è la voce narrante della madre costretta persino a vendersi al macellaio pur di pagare l'analista della figlia ma senza ottenere il risultato sperato: lo scopriremo insieme alla madre leggendo alcune pagine del diario della ragazza. Altro libro, altro disturbo, l’obesità. Fame. Cose che ho imparato nel viaggio da grasso a magro di Allen Zadoff non è un manuale di auto aiuto né una guida per dimagrire ma esplica in modo semplice, diretto, persino scontato, tutto ciò che vive, prova, sente, una persona gravemente obesa e mangiatrice compulsiva. Il protagonista parla semplicemente di quello che ha vissuto e di quello che ha capito sulla propria pelle. Ecco quattro libri, uno differente dall’altro, che però racchiudono al loro interno realtà vive, difficili, fragili e speranzose nell’affrontare il vero peccato di gola: la malattia.

8 Stefania Povia


IL FOLLE VOLO DELLA SUPERBIA “C’è un solo vizio del quale nessuno al mondo può considerarsene libero e che tutti aborriscono quando lo vedono negli altri… Non c’è difetto che maggiormente renda impopolare chi lo possiede, e del quale meno noi siamo consapevoli esservi in noi stessi. Più lo abbiamo noi stessi, più lo troviamo negli altri”. Le parole di C.S. Lewis inquadrano perfettamente il vizio che più di tutti avvelena l’animo umano: la superbia. Più del semplice egoismo e dell’orgoglio, la superbia è l’espressione della propria presunta superiorità sugli altri; è un‘eccessiva e insana sicurezza nelle proprie capacità, una brezza sferzante che ci spinge sull’orlo del baratro, sospinti da un senso di falsa onnipotenza. Molto spesso la superbia è il primo passo per l’autodistruzione: l’ebbrezza del “folle volo” di Icaro lo spinse ad avvicinarsi troppo al sole, ignorando i consigli del padre; il calore sciolse la cera e il giovane incauto precipitò in mare. mitologia greca Nella l’intelligenza e l’ingegno umani non possono vincere sulla sapienza degli Dei: chiunque osi sfidare le leggi della natura e l’incontrastato potere divino è condannato a punizioni esemplari. Il Titano Prometeo, per aver sve-

lato all’umanità il segreto del fuoco, era stato incatenato da Zeus a una rupe; ogni notte un’aquila divorava il suo fegato, che durante il giorno ricresceva. Victor Frankenstein, il moderno Prometeo, sulle ali del fanatismo scientifico e degli esperimenti di Galvani, è ossessionato dall’idea di ricreare la vita servendosi di corpi ormai freddi e inerti. Ma per quanto l’uomo si sforzi di superare il naturale limite imposto dalla morte, non può in alcun modo plasmare la vita: la sua stessa creatura si rivela un mostruoso e crudele tentativo di onnipotenza e di sfrontata superbia, punendo così il suo stesso artefice. La superbia è un vizio curioso e subdolo, s’insinua nelle pieghe dell’animo, sfruttando le debolezze umane e gonfiando le vele dell’arroganza e dell’arrivismo. Come Aracne osò sfidare la dea Atena nell’arte della tessitura e venne trasformata in ragno, costretta in eterno a essere il simbolo della sua stessa rovina, così anche il giovane e promettente avvocato Kevin Lomax è annebbiato dal successo e dal suo grande talento. Dopo un trionfo

in aula, come difensore di un insegnante accusato di pedofilia, si lascia sedurre dal fascinoso e mefistofelico capo di un importante studio legale di New York. La superbia diventa la carta vincente per diventare l’avvocato del diavolo, disposto persino a vendere la sua anima per una vittoria in aula. Come potrebbe non essere superbo un investigatore che non sbaglia mai? Le sue cellule grigie, la sua testa a forma di uovo, i suoi baffi impomatati e la sua fissazione per l’ordine e la pulizia sono solo alcuni dei suoi tratti distintivi, uniti a un’irritabile superbia, nata dalla consapevolezza delle sue grandi capacità intuitive e dell’acume con cui risolve anche il caso più intricato. Nemmeno la morte del suo dentista, il dott. Morley, riesce a confondergli le idee e a disorientarlo: la soluzione del caso stupirà tutti i presenti, compreso il povero Hastings. La superbia è un velo che altera i profili del mondo che ci circonda: ogni cosa esterna appare sfocata e confusa, quasi irritante nella sua imperfezione; mentre l’unica immagine non distorta dal velo è il nostro stesso volto, nitido, perfetto e immancabilmente superbo.

9 Federica Ottolini


I SETTE VIZI CAPITALI NELL’INFERNO DANTESCO È parere unanime della critica che, narrando il proprio viaggio nei tre regni ultramondani, Dante volle rappresentare il personale percorso di redenzione, modello e metafora del tragitto che ogni essere umano può compiere per uscire dalla “selva oscura” del peccato e conquistare la salvezza. Nell’ordinamento delle pene di Purgatorio e Inferno, cardine importante (ma non esclusivo) è la dottrina dei sette Vizi Capitali definiti dalla Chiesa: essi sono le principali inclinazioni che distolgono l’anima da Dio, il Bene sommo, e ai quali tutti gli altri peccati si riconducono. Vizi capitali non significa “mortali”: sono destinate all’Inferno le anime che per tali peccati non si pentirono mai, neanche in punto di morte. Coloro che invece in vita si pentirono sinceramente delle proprie colpe, sono salvi e li attende un tempo di sosta più o meno lungo nel Purgatorio, per poi accedere al Paradiso. Ma concentriamoci sull’Inferno, che colpisce per la forza delle sue descrizioni e per la tragicità dei ritratti umani qui delineati, ben diversa dalla serena rassegnazione dei peccatori del Purgatorio, la cui sofferenza è l’anticamera della salvezza. L'Inferno cristiano è un luogo di eterni tormenti, voluto da Dio per l’applicazione della sua Giustizia. È un’immane

voragine che sprofonda verso il centro della terra, che Dante e Virgilio percorrono scendendo a spirale attraverso i nove cerchi in cui è suddiviso. Più si scende, più si è lontani da Dio e maggiore è la gravità del peccato compiuto dai dannati ivi puniti; a ogni colpa viene attribuita una pena secondo la legge del contrappasso: ogni dannato subisce una punizione che richiama la colpa commessa, per analogia o per contrasto. Il mondo infernale dantesco è complesso e denso di riferimenti mitologici, teologici e giuridici. L’ordinamento delle pene fa esplicito riferimento all’Etica aristotelica, mediata dalla dottrina scolasticotomistica, unita a principi della filosofia romana del diritto. Come afferma Virgilio stesso nel poema: “Non ricordi come nella tua Etica di Aristotele i peccati siano divisi in tre disposizioni che il cielo non vuole cioè incontinenza, malizia e matta bestialità? e non ricordi come l'incontinenza sia giudicata meno grave delle altre?”. (Canto XI, vv.76-90): questa affermazione contiene in sintesi il criterio di suddivisione delle pene nell’Inferno dantesco: nella parte meno profonda, l’Alto Inferno, si trovano i peccatori di “incontinenza”, mentre “malizia “ e “bestialità”, colpe più gravi, sono punite nella parte più profonda e buia dell’Inferno. In questa suddivisione il discriminante fonda-

mentale tra virtù e vizio è la ragione: come insegna Aristotele, la ragione, massima facoltà umana, permette di riconoscere e perseguire il “giusto mezzo”, principio di virtù, evitando ogni comportamento eccessivo, la cui costanza crea il vizio, definito “abito del male”; l’incontinenza è considerata meno grave poiché non comporta intenzionalità dell’azione malvagia: coloro che peccarono di incontinenza inseguirono smodatamente i propri interessi o piaceri, lasciando che la ragione ne fosse sopraffatta; i peccati di incontinenza corrispondono, in accordo con la dottrina della Chiesa, ai sette Vizi Capitali, e ad essi sono dedicati i primi cerchi infernali, II, III, IV e V, anche se l'invidia e la superbia (di essa parleremo più avanti) non hanno collocazione ben definita. La dottrina cristiana definì anche una gerarchia dei vizi: dal più grave al più lieve troviamo superbia, invidia, iracundia, acedia, avaritia, gula, luxuria (la sigla SIIAAGL veniva insegnata al popolo incolto, perché se ne ricordasse sempre): e questo è l’ordine che si ritrova, a ritroso, discendendo nei cerchi dell’Inferno. Nel secondo cerchio (V canto) si trovano “i peccator carnali/che la ragion sommettono al talento”, cioè i lussuriosi. Come in vita furono travolti dalla passione, così dopo la morte sono trascinati da un’eterna tempesta. Qui troviamo Paolo e Francesca, la cui storia ha tan-

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to toccato l’animo di Dante. Non è la passione in sé che porta i due amanti alla dannazione, ma piuttosto il fatto che i due, cedendo alla passione, compiono adulterio, contravvenendo al settimo comandamento biblico, che proibisce i rapporti al di fuori del matrimonio. Nel terzo cerchio (canto VI) troviamo i golosi: come in vita furono schiavi del ventre, così ora stanno sdraiati a bocconi nel fango maleodorante, sotto una pioggia di “grandine grossa, acqua tinta e neve”, e sono dilaniati da Cerbero, il mitico cane a tre teste che nella mitologia greca sorvegliava l’ingresso agli Inferi. Seguono gli avari, nel quarto cerchio (canto VII), puniti insieme ai prodighi. Essi compongono due schiere opposte, e spingono grossi massi in cerchio, scontrandosi tra gli insulti e rinfacciandosi a vicenda le colpe commesse: così come in vita la loro vana ossessione furono i beni terreni, ora rotolano inutilmente dei pesanti massi. Nel quinto cerchio (canto VII-VIII), immersi nella palude Stigia, sono puniti gli iracondi e un altro gruppo di dannati che parte della critica (questo passo ha alcuni aspetti di difficile esegesi) identifica con gli accidiosi. Gli irosi stanno in superficie, percuotendosi e mordendosi fra loro; il secondo gruppo invece sta immerso sotto il fango della palude: così come in vita restarono intorpiditi (l’accidia in senso cristiano è la pigrizia nel compiere opere di bene) ora stanno sommersi nella palude, e solo il gorgoglio della superficie ne rivela la presenza. L’invidia infine, dicevamo, non ha una collocazione ben definita, ma viene cita-

ta più volte nel poema, insieme a superbia e avarizia, come una delle tre sventure che porteranno Firenze, tanto amata da Dante e tanto ingrata, alla perdizione. L’invidia porta a godere più per il male altrui che per le proprie fortune, male disastroso per una città quando affligge i concittadini tra di loro. Nel Purgatorio gli invidiosi hanno gli occhi cuciti con il filo di ferro. Tra il quinto e il sesto cerchio si trovano le mura della Città di Dite (Dite era uno dei nomi di Ade, signore dell’Oltretomba), all’interno della quale sono puniti i peccatori che hanno commesso le colpe più gravi, “malizia” e “bestialità”. “Malizia” in particolare è un termine giuridico romano che insieme all’“ingiuria” fa riferimento a una deliberata volontà di infrangere le leggi umane o divine. Questa colpa è più grave perché implica una consapevole azione volta al male e all’offesa; i colpevoli di malizia hanno volontariamente usato la Ragione per commettere il male, e fra questi i peggiori sono i traditori: ed è tra i traditori che troviamo anche il massimo esempio di superbia punita: Lucifero, conficcato fino al busto nel lago ghiacciato del Cocito, sul fondo della voragine infernale. Lucifero fu l’angelo più potente delle schiere angeliche, ma osò ribellarsi al suo Creatore, che lo punì precipitandolo dal

cielo: da quell’atto di superbia è nato l’Inferno stesso: lo schianto di Lucifero sulla Terra creò la voragine infernale, ed egli rimarrà per sempre nelle viscere della Terra, immobilizzato e privato della sua bellezza. Già Gregorio Magno e Tommaso d’Aquino identificavano la superbia come il primo e peggiore dei vizi, origine di tutti gli altri. La superbia è un desiderio irrefrenabile di superiorità, fino al disprezzo di ordini e leggi (pensiamo all’hybris greca, la tracotanza dell’uomo che si crede simile alla divinità, causa di immense sventure); è il primo peccato di Adamo e poi di Lucifero, creature superbe che osarono disubbidire al Creatore. Questo mondo infernale è retto da principi razionali e giuridici, a significare la perfezione del disegno divino, ed è reso materiale dall’abilità immaginifica del Poeta ed è permeato dalla sua forte personalità; nel suo cammino Dante incontra personaggi mitici, storici o suoi contemporanei, talvolta amici o parenti, e ascolta da essi i drammi della loro esistenza, le colpe che li hanno portati alla dannazione e il loro rimpianto per “lo dolce mondo”, la vita terrena. Dante lascia trapelare le sue vicende, le sue emozioni, i suoi affetti; davanti ai personaggi e ai loro racconti reagisce emotivamente, con pietà, orrore, sdegno, violenza. È un racconto profondamente e drammaticamente umano, come del resto lo è il peccato; la presenza dell’umanità con le sue sofferenze e le sue contraddizioni, in un poema potentemente allegorico, affascina da sempre i lettori di ogni epoca.

11 Federica Crespi


LA MONETA SMUSSATA Lo cerco da sempre. Cerco la sua voce, oltre il rombante ringhiare del ferro smaltato. Cerco il suo viso in ogni dorato, piccolo specchio che conservo ed accumulo. Mi chiedono talvolta Aiutami. Io li aggredisco. Sono loro che dovrebbero. Continuo a cercare, nelle stanze pi첫 anguste e lontane dei mille palazzi che posseggo nel mondo. Rabbiosamente corrodo i miei ideali, le mie paure opachi e ammuffiti come i gioielli che conservo. La droga e la bottiglia fredde come quei piccoli dorati e scintillanti amici, gli unici ormai, compagni delle lacrime che verso. La stanchezza insulso passatempo. La gioia di un attimo vacua iniezione di vita tanto dirompente quanto dolorosa. Ma la solitudine... A cosa serve avere il mondo se non hai occhi a cui mostrarlo? A cosa riscaldare il proprio cuore se l'inverno siede al tuo fianco? A cosa accumulare se non per poter condividere senza temere che tutto decada e ti venga strappato via. Come accadde con te, Padre Mio.

12 Manuel Fossati


IN RETE www.booktrailers.eu Il portale sui book trailers vuole essere il punto d’incontro tra il lettore e l’editore del terzo millennio. Un nuovo modo di conoscere e scegliere i libri attraverso il linguaggio accattivante dei trailers cinematografici. Al momento presenta solo la sezione italiana e le opere sono suddivise per genere nelle seguenti categorie: Musica & Spettacolo, Gialli & Fantasy, Ragazzi, Romanzi Italiani, Romanzi Stranieri, Viaggi & Turismo, Donne, Politica & Società. www.finzionimagazine.it Finzioni magazine nasce con l’obiettivo di creare un servizio letterario di qualità, divertente, leggero e interessante per tutti. Nato nel 2008, intendono parlare di libri attraverso le loro idee entrando in nessun libro ma circolando in tutti. Considerano i libri come oggetti culturali costantemente in relazione tra loro in un sistema interdefinito di libri e di discorsi attorno a essi, da cui acquistano valore e identità. Per questo vogliono essere lettori, non scrittori, credendo che la lettura sia un atto creativo. www.parodos.it Parodos é un magazine elettronico dedicato al mondo del libro. Un circolo letterario virtuale nel quale reperire informazioni editoriali, interviste, eventi, recensioni letterarie. Il sito é ricco di spunti alla navigazione, recensioni letterarie, notizie, curiosità, dossier, dibattiti e approfondimenti su temi come letteratura e nuove tecnologie, libri elettronici e editoria digitale, scuola, storia, linguistica, filosofia, scienza e critica. www.dienneti.it Dienneti si definisce come il meglio in rete per l'educazione e la didattica: materiali e strumenti di qualità selezionati e organizzati in una rassegna vasta, aggiornata e di libero accesso al servizio dell'educazione e della scuola, per la didattica, la ricerca, l'informazione, lo studio, lo svago e l'intrattenimento educativo. Si trovano risorse e materiali su Arte, Dizionari/enciclopedie, filosofia, geografia, musica, scienze nonché percorsi tematici e recensioni, utili specialmente agli insegnanti, di software didattici su varie aree scolastiche. www.analisigrafologica.it La Grafologia è una materia che studia la scrittura e da questa trae le indicazioni per conoscere e tracciare il profilo di personalità dello scrivente. In questo sito, seguendo alcuni semplici test, puoi scoprire, analizzando la tua scrittura, a quale dei sette peccati capitali sei incline. Al momento, in realtà, il sito ne riporta solo cinque (sono ancora in lavorazione invidia e avarizia) ma può essere un modo interessante di scoprire un proprio lato della personalità. www.raccontareancora.org Raccontareancora è un sito che intende promuovere la Letteratura per l'infanzia e la "cultura del libro" tra i bambini, i ragazzi e i giovani, al fine di "costruire lettori" maturi e consapevoli per l’oggi ed il domani. Lettori che scelgono i loro libri, che leggono abitualmente, che cercano i significati profondi delle loro letture, che gettano ponti di senso verso l'illustrazione e i media. E’ rivolto a tutti coloro che leggono con e per i figli, nipoti, piccoli e giovani amici.

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CURIOSITA’: L’INVINCIBILE VOGLIA DI CLASSIFICARE Louvre il museo più visitato italiani fuori top 10 Il Louvre si conferma il museo più visitato del mondo: quasi 8,9 milioni di persone sono transitate l'anno scorso nelle sale del palazzo sulla Senna che ospita alcune delle più celebri opere d'arte secondo la nuova classifica di Art Newspaper nella cui top 10 non entra nessun italiano. Secondo in classifica con oltre 6 milioni di visitatori è risultato il Metropolitan di New York, con il British Museum al terzo posto (5,8 milioni). Altri due musei londinesi, la National Gallery e la Tate, si sono piazzati rispettivamente al quarto e al quinto posto. Fonte: www.ansa.it

I dieci libri più letti al mondo Quali sono i dieci libri più letti al mondo? Una grafica aggiorna la situazione basandosi sui libri stampati e venduti negli ultimi cinquant’anni. 1.Bibbia 2.Citazioni dalle Opere del presidente Mao Tse-Tung (=Libretto rosso di Mao) 3.J.K. Rowling, Harry Potter 4.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli 5.Paulo Coelho, L’alchimista 6.Dan Brown, Il codice Da Vinci 7.Stephenie Meyer, Saga di Twilight 8.Margaret Mitchell, Via col vento 9.Napoleon Hill, Pensa e arricchisci te stesso 10.Anna Frank, Il diario Fonte: www.booksblog.it

Parigi è la quarta città più letteraria al mondo Che la ville lumière avesse un “tasso di letterarietà estremamente elevato” non stupisce di certo, basta dedicare qualche ora della giornata in qualsiasi stagione al dolce perdersi nelle stradine che vanno dalla Senna verso Saint -Germain-des-Prés, per averne una conferma ulteriore. Ma se non vi bastasse ecco che anche l’autorevole avallo del National Geographic Traveler, che di atmosfere all around the world se ne intende. Secondo una classifica top 10 pubblicata dalla famosa rivista statunitense, Parigi è la quarta città più letteraria al mondo, dopo Edimburgo, Dublino e Londra. Fonte: www.booksblog.it

L’autore più tradotto al mondo? Agatha Christie Quanti libri leggete in un anno? Di questi, quanti sono tradotti? Romanzi, saggi e poesie originariamente scritti in inglese, francese, bulgaro, cinese, in una qualunque lingua del mondo, e da qui tradotti in italiano. Ma quali sono gli autori più tradotti al mondo? La classifica arriva dall'Index Translationum, un database a cura dell'UNESCO che racchiude tutti i testi pubblicati e tradotti in tutto il mondo a umana memoria. Ecco la classifica: al primo posto Agatha Christie, seguono Jules Verne, Shakespeare, Lenin, Enid Blyton, Barbara Cartland, Danielle Steel. Hans Christian Andersen, Stephen King e decimo è Jacob Grimm. Fonte: www.finzionimagazine.it

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EVENTI IN BUSCATE GIUGNO Dal 23 al 1

Mostra degli allievi del corso di orientamento artistico a cura del Maestro Filippo Villa Sala Angelo Lodi | ore 17:00 | La mostra sarà visitabile negli orari della biblioteca e nei festivi dalle ore 10:00 alle ore 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00

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Club del Libro - 5° incontro Libro tema “L’ultima riga della favole” di Massimo Gramellini Biblioteca | ore 21:00 | Partecipazione libera

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Il Rococò nella pittura di Watteau, Boucher, Fragonard, Chardin” Conferenza a cura di Felice Monolo Sala Angelo Lodi | ore 21:00

LUGLIO 5 e 19

La biblioteca sotto le stelle Apertura serale della biblioteca

Dalle 20:30 alle 22:30

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“La Ligera” storie e canzoni della mala “passeggiando” sui bastioni di Milano con GIANNA COLETTI voce recitata e canto e ALESSANDRO GRAZIAN chitarra, evento organizzato dal Polo culturale del Castanese Cortile di casa Bossi | ore 21:00 | Ingresso Libero. Dal 1 al 31 Agosto presso la libreria “Giunti al punto” presente presso il centro commerciale “Il Parco shopping Center” di Vanzaghello sarà possibile acquistare libri da donare alla biblioteca di Buscate. Per informazioni rivolgersi presso la libreria.

SETTEMBRE 8

Suoni e Voci dal mondo Chitarra e Voce a cura di Giua e Armando Corsi, evento organizzato dal Polo culturale del Castanese Piazza San Mauro | ore 21:00

6 e 20

La biblioteca sotto le stelle Apertura Serale della biblioteca Apertura serale della biblioteca

Dalle 20:30 alle 22:30

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ESTATE CULTURALE OLGIATE OLONA

FESTIVAL DEL SOLSTIZIO D’ESTATE 22-23-24 Giugno Cuggiono - Villa Annoni

Al Giappone. Mostra collettiva a Natsume Soseki Fino al 29 Giugno | Spazio Danseei

www.ecoistitutoticino.org

www.respiralacultura.it

GALLARATE

PAVIA Rembrandt: Incidere la luce

FilosofArti: mostra "Long play"

I capolavori della grafica del Maestro olandese

arte contemporanea

Fino al 1 Luglio | Scuderie del Castello Visconteo

Fino all’8 Luglio | Museo MAGA

www.scuderiepavia.com

www.museomaga.it

VERNATE

COMO

Storie sui muri

ELEONORA ABBAGNATO

A cura della compagnia I Ciclopi Officine Culturali

12 Luglio| Biblioteca

danza per Luchino Visconti, Gala internazionale di danza a cura di Daniele Cipriani

fondazioneperleggere.files.wordpress.com

7 Luglio | ore 21:30 | Parco di Villa Olmo www.comofestival.org

MILANO

Kataklò Athletic Dance Theatre: PUZZLE Amazing Spider Man. Il mito dell’Uomo Ragno

Physical theatre

Tavole, memorabilia, proiezione di film

www.comofestival.org

12 Luglio | ore 21:30 | Parco di Villa Olmo

Fino al 29 Luglio | Wow - Spazio Fumetto

CORBETTA

spidermanlamostra.blogspot.it

Tecnica mista: com’è fatta l’arte del Novecento Fino al 9 Settembre | Museo del Novecento

Recital chitarristico

www.museodelnovecento.org

www.bibliocorbetta.it

All’interno del BLOG della FONDAZIONE PER LEGGERE potrai trovare tanti altri eventi presenti sul territorio circostante fondazioneperleggere.wordpress.com

di Fabio Montomoli

1 Settembre | Chiesa di S. Ambrogio

VARESE Reflections - Bill Viola 11 installazioni di video arte

Fino al 28 Ottobre | Villa Panza www.fondoambiente.it

ULTIMA THULE E’ il posto più lontano da ricercare, una sorta di miraggio o orizzonte irraggiungibile: ma lì bisogna giungere prima di poter intraprendere il viaggio di ritorno. E’ dove speriamo vi abbiamo condotti con questi scritti: per accompagnarvi indietro, vi lasciamo una storia.

"Essere degni di ciò che perdiamo è la nostra meta suprema." Emily Dickinson, Lettere

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Tusitala n.12 - I 7 Vizi Capitali  

Numero 12 della rivista Tusitala della biblioteca di Buscate

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