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ORA ET LABORA mente assicurando foraggio per gli animali durante tutto l’arco dell’anno. Conservato ancora oggi all’Archivio di Stato troviamo il Libro de li Prati del Monastero di Chiaravalle, che risale al 1578 e documenta le operazioni di verifica, ricognizione e misurazione di terre e diritti, che da quell’anno vennero affidate a personale interno dell’Abbazia, che corredò lo studio di schizzi esplicativi e disegni: oggetto dello studio erano i terreni degli immediati dintorni di Chiaravalle, che alimentavano la ‘mensa’ monastica, e soprattutto il sistema di irrigazione degli stessi. Questo prezioso lavoro era comunque regolato dalla coscienza religiosa che imponeva loro di accettare solo il possesso dei fondi che potevano lavorare senza il ricorso di manodopera esterna e che fornissero le giuste quantità per il fabbisogno della comunità e mai per ricavarne profitto dalle vendite. Così, contemporaneamente all’Abbazia venne costruito anche un mulino, dove si macinava e si stoccava il frumento dei campi. Riaperto nel 2009, dopo dieci anni di restauro conservativo a cura della Provin-

cia di Milano quale Ente gestore del Parco Agricolo Sud Milano, il mulino è oggi gestito in coordinamento tra la Comunità Monastica, il Parco e la Cooperativa sociale Koinè. Vengono organizzate iniziative didattiche nei laboratori di erboristeria e di panificazione. Un modo interessante per raccontare ai bambini la vita dei monaci e avvicinarli alle tradizioni, valorizzando anche il lavoro di quest’ordine che tanto ha fatto per questo territorio. Oggi i monaci, rientrati nell’Abbazia negli anni ‘50 dopo essere stati cacciati dalla Riforma Napoleonica, non hanno più campi da coltivare e oggi proprietari dell’Abbazia sono il Demanio e il Comune di Milano, ma hanno mantenuto le caratteristiche principali del loro ordine: poche gerarchie

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e molta operosità. È proprio per questo che Manaf e Ikomonu hanno deciso in questo lavoro di immortalarli sempre con dei tempi di scatto lunghi, evidenziando così il loro movimento continuo, durante la preghiera, nel refettorio (dove tutti servono a turno ) e nelle attività quotidiane: padre Giuseppe - ottant’anni suonati- che ripara il trattorino, fra Michel che sparge l’incenso prima della preghiera e il padre Priore Stefano che controlla ogni movimento all’interno dell’Abbazia, senza autorità ma con grande autorevolezza, che con una frase ci riassume perfettamente lo spirito di quest’ordine, sopravvissuto nei secoli: “ crediamo che chi ha nell’animo il bene, non possa che tradurlo in buone azioni, per questo il nostro ordine crede nella forza delle opere”.

The Lifestyle Journal #25  

Stella Mc Cartney - Essere "green" fa parte del mio DNA

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