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Po s t e I t a l i a n e s . p . a . s p e d . i n A . P. - D. L . 3 5 3 / 0 3 ( c o nv. i n l e g ge 2 7 / 0 2 / 0 4 n . 4 6 ) a r t . 1 c o m m a 1 - D C B R o m a - A u s t r i a - B e l g i o - F r a n c i a - G e r m a n i a - G r e c i a - L u s s e m b u r go - O l a n d a - Po r t o g a l l o - P r i n c i p a t o d i M o n a c o - S l o v e n i a - S p a g n a € 5 , 1 0 - C . T. S f r. 6 , 2 0 - S v i z z e r a S f r. 6 , 5 0 - I n g h i l t e r r a £ 3, 8 0

Settimanale di politica cultura economia - www.espressonline.it

N.24 anno LVIII 14 giugno 2012

CHI HA PAURA DI SAVIANO

LO ACCUSANO DI SFRUTTARE LA SUA FAMA PER ENTRARE IN POLITICA. IN REALTÀ SOGNANO DI DELEGITTIMARMI, SPIEGA LUI. E INSISTE: VOGLIO SOLO SCRIVERE. PER ESEMPIO CHE “PARTITO” È UNA PAROLA PERDENTE CORSA ALL’ORO SONO SEMPRE PIÙ GLI ITALIANI CHE INVESTONO IN LINGOTTI p.144

TERREMOTO INFINITO TUTTE LE INEFFICIENZE E I RITARDI NEI SOCCORSI p. 46

CARTELLONE ESTATE DALLE ARTI AGLI SPETTACOLI: IL MEGLIO DELLA STAGIONE p.97


Altan

il sommario di questo numero è a pagina 32 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 9


Michele Ainis Legge e libertà

Viva la politica del tam tam i avete fatto caso? Da un giorno all’altro la politica è sparita dalla scena. La discussione è tutta sui politici: quanto siano onesti, come possiamo dimezzarne il numero, e perché poi guadagnano come Paperone, perché i più giovani restano sempre fuori dalla porta. Loro, i vecchi, reagiscono con l’istinto del camaleonte, promettendo tagli, e ovviamente primarie a tutto spiano. Sui contenuti, sui programmi, nemmeno una parola; o altrimenti parole vuote, logore come un vestito troppo usato. Ma invece è questa la novità che si staglia all’orizzonte: nei prossimi anni il programma di governo lo scriveranno i cittadini. Su un’agenda elettronica, anziché su un foglio di quaderno. E vincerà chi saprà utilizzare al meglio la potenza della Rete. Il successo elettorale del MoVimento 5 Stelle è tutto in questi termini. Non solo facce fresche: soprattutto un link aperto sulle istanze delle comunità locali, fino ad annullare la separazione fra società politica e società civile. Si chiama democrazia digitale, definizione coniata fin dagli anni Ottanta. Ma negli ultimi tempi le esperienze si moltiplicano, insieme ai suoi protagonisti. Per esempio “Se non ora quando?”, la manifestazione delle donne convocata con un tam tam su Internet, che il 13 febbraio 2011 ha riempito le piazze con un milione di persone. E all’estero, la primavera araba. Il movimento Occupy Wall Street. Gli Indignados in Spagna. La rete dei dissidenti in Russia. La campagna elettorale di Obama, che dal Web attinge a piene mani. O i Piraten in Germania: a maggio hanno toccato l’8 per cento alle elezioni, con un manifesto che propone di attivare il sistema politico in open source. I NOSTRI LEADER POLITICI si tengono alla larga dai fermenti della Rete. Pensano che basti esporre la fronte corrucciata del Gran Capo sul sito del partito. O magari credono d’essere à la page postando una fotografia su Twitter, come ha fatto Casini durante il vertice di marzo con Monti, Alfano e Bersani. Probabilmente nessuno gli ha spiegato che i primi esperimenti di de-

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Foto: M. Sestini

Dalla mobilitazione delle donne al successo di 5 Stelle. Sempre più spesso sono i cittadini a dettare l’agenda tramite la Rete. È la democrazia digitale. Praticata all’estero da anni. Ma ignorata dai nostri partiti

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mocrazia digitale si consumarono a Santa Monica nel lontano 1989. Che nel ’94, ad Amsterdam, è nata la prima città digitale, con una rete civica consultata 130 mila volte in occasione delle amministrative. Che da allora in poi le applicazioni sono state innumerevoli, come d’altronde le esperienze di democrazia diretta, figlia legittima di quella digitale: le consensus conference, i town meeting del New England, le assemblee pubbliche che governano l’85 per cento delle municipalità svizzere, il Dialogo con la Città di Perth (Australia), le giurie civiche a Berlino. Non sanno che il voto elettronico si va diffondendo in tutto il mondo, come ha documentato “l’Espresso” la scorsa settimana: in Estonia, per esempio, un cittadino su quattro vota su Internet. Infine non conoscono strumenti come il voto cumulativo, in uso nella municipalità di Amburgo, e rilanciato per l’appunto dai Piraten: un sistema elettorale in cui ciascuno ha una pluralità di voti che può concentrare su un unico cognome oppure distribuire fra vari candidati. Scegliendo, insieme al partito, l’alleanza di governo. MA L’ARMA TOTALE della nuova democrazia che avanza in Rete è il referendum: rapido, continuo, senza formalità procedurali né limiti d’oggetto. Se n’è accorto perfino un governo algido come quello in carica, con la consultazione on line sul valore legale della laurea o con l’impegno a sottoporre ai cittadini i nuovi progetti d’infrastrutture nazionali, dopo gli scontri in Val di Susa sulla Tav. Il modello è la legge Barnier, vigente in Francia dal 1995. Tuttavia i modelli in circolo sono almeno tre: la teledemocrazia, caldeggiata già da Clinton; le comunità virtuali, che s’aggregano in Rete; la democrazia elettronica deliberativa, dove ogni decisione è preceduta da un’ampia discussione. Hanno in comune l’ambizione di sfatare la celebre sentenza di Rousseau: lui diceva che ogni elettore è libero durante le elezioni e per il resto della vita torna schiavo. E in conclusione negano il ruolo dei partiti, o meglio li trasformano in luoghi di raccolta delle proposte soggette a referendum. Un terremoto. michele.ainis@uniroma3.it 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 11


Michele Serra Satira preventiva

Gnocco fritto sulle macerie hi sono i curiosi che vanno a farsi fotografare tra le macerie del terremoto? Una massa di spregevoli imbecilli o una grande opportunità per l’industria del turismo? «Una cosa non esclude l’altra», spiegano i tour-operator, «anzi, gli spregevoli imbecilli sono una parte determinante del nostro target». Sisma-tour Perché lasciare al caso la possibilità di immortalare le disgrazie altrui? Il rischio è sprecare tempo prezioso davanti a una casa semidiroccata, o appena lesionata, mentre due isolati più in là c’è un condominio raso al suolo. Pacchetti per tutte le tasche mettono a disposizione una guida che vi condurrà nel cuore del disastro, mostrandovi gli scorci più suggestivi offerti dalla spettacolare distruzione. Compresa nel prezzo una simpatica merenda seduti sulle macerie, gnocco fritto e lambrusco in omaggio alla cucina locale. Con un piccolo sovrapprezzo si può anche essere portati a rompere le balle ai pompieri mentre stanno lavorando. Impossibile, nonostante le numerose richieste, la visita alle tendopoli per filmare i senzatetto che piangono sdraiati sulle brandine: i diritti sono già stati acquistati da alcune tivù. Precedenti Il turismo catastrofista è alle prime armi, ma non è una novità assoluta. Da tempo alcune piccole agenzie segnalano gli incidenti stradali più cruenti a capannelli di curiosi altrimenti destinati a vagare senza costrutto. La speranza di assistere a un incidente mortale durante un weekend, quando si è in gita con la famiglia in cerca di divertenti sciagure da osservare tutti insieme, è dello 0,01 per cento. Con l’assistenza di un bravo crunch-operator, può salire fino al 3 per cento, e fino al 10 se ci si accontenta di fotografare cani e gatti investiti. Per chi vuole spendere poco senza però rinunciare a un’emozione, ecco una gita tra le risaie lombarde per vedere le nutrie spiaccicate sull’asfalto. Fascia alta Agenzie di fascia alta, ovviamente a prezzi non economici, sono

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Foto: P. Bossi / AGF

Foto e picnic nei luoghi del terremoto. Gite in autostrada per ammirare gli incidenti. Trasferte all’estero tra alluvionati e profughi. Le catastrofi sono la nuova frontiera del turismo

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in grado di organizzare eccitanti esperienze esclusive in ogni parte del mondo. In poche ore è possibile raggiungere le principali catastrofi (incidenti aerei, terremoti, alluvioni, bombardamenti, esodi di massa) ed essere ammessi in capannelli recintati e a numero chiuso (massimo otto-dieci persone), molto vicini al luogo della tragedia. Si potranno così evitare le gomitate del vicino e i commenti più corrivi della folla (tipo «ma guarda che roba», oppure «e adesso i danni chi li paga?»), e assistere alla disgrazia fianco a fianco con i catastrophe watchers più selezionati e competenti, i cui commenti sono all’altezza: «Vede, amico mio, quelle caratteristiche crepe longitudinali? Ne ho viste di simili in Messico, sono la conseguenza tipica di un sisma ad andamento sussultorio». Costa Crociere Il mondo del turismo catastrofista è molto preoccupato dall’eventuale rimozione del relitto della Costa Concordia, che priverebbe migliaia di appassionati di uno scenario impagabile davanti al quale farsi fotografare. È stata presentata alle autorità del Giglio una petizione popolare che chiede, subito dopo la rimozione dell’attuale relitto, di richiamare in servizio il comandante Schettino nella speranza di un nuovo naufragio, possibilmente sulla stessa rotta. In alternativa, si chiede di porre nello stesso luogo, e con la stessa inclinazione, una sagoma di cartone identica alla Concordia. Imbroglioni Come ogni comparto in ascesa, anche il catastrophe watching è soggetto alle incursioni di persone senza scrupoli. Non vi fidate di chi, negli autogrill, tenta di vendervi “vere macerie emiliane” da regalare agli amici. Quando aprite il pacco, al posto del laterizio promesso c’è un forno a microonde o un televisore, e il truffatore si è già dileguato. Non vi sta imbrogliando, invece, chi vi propone di andare ad ammirare gli effetti di terremoti del passato, come quello del Belice o quello di Messina: le macerie non sono state ancora rimosse. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 13


Luigi Zingales Libero mercato

Non si cresce perché si ruba ra il 1981 e in un’intervista su “la Repubblica” Enrico Berlinguer, capo dell’allora Partito comunista, sollevava la “questione morale” contro il sistema di potere democristiano. «I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela - diceva Berlinguer - gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi». Sono passati più di trent’anni. La Democrazia cristiana non c’è più, il Partito comunista nemmeno. Ma la questione morale resta, anzi si è metastatizzata nel settore privato. Non si tratta più solo di politici che prendono soldi per finanziare illecitamente i loro partiti. Non ci si limita neanche ai politici che favoriscono gli amici, ricevendone in cambio vacanze, denaro, perfino case. Il cancro ha raggiunto ogni aspetto della società civile. I banchieri sono accusati di prendere mazzette per concedere credito, perfino i calciatori sono accusati di percepire tangenti per perdere le partite. Da tema solamente politico, la questione morale è diventata una questione economica: la causa ultima del mancato sviluppo dell’ultimo decennio. Se le nostre imprese non crescono, non è tanto per il famigerato articolo 18, ma per l’amoralità economica diffusa nel nostro paese. NON È SOLO LA MIA OPINIONE: sono i dati a dirlo. Nei paesi in cui c’è maggiore fiducia nell’onestà dei propri concittadini le imprese sono più grandi. Il motivo è che un proprietario delega i suoi poteri solo quando si fida del dipendente, perché tanto più delega, quanto più è il rischio che un dipendente infedele ne approfitti: rubando o arricchendosi alle sue spalle. L’impossibilità di delegare dovuta alla mancanza di fiducia forza le imprese a rimanere piccole. Per questo non si espandono, per questo non vogliono cedere il controllo, che vale nel nostro paese molto di più che negli altri. La mancanza di fiducia diffusa impedisce anche i meccanismi di selezione meritocratica. Se temo che il manager sia infedele, scelgo il nipote, il parente, l’amico

E La questione morale non riguarda più solo la politica: è la causa ultima del mancato sviluppo degli ultimi dieci anni. Altro che art.18: l’amoralità diffusa a tutti i livelli ha distrutto la fiducia e la meritocrazia

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anche quando costoro sono meno competenti. Per questo la qualità dei manager non è sempre delle migliori: in Italia la fedeltà fa premio sulla competenza. Perché in Italia non ci si può fidare? Perché un sondaggio tra i manager dei principali paesi europei colloca quelli italiani all’ultimo posto nella classifica dei colleghi di cui ci si può fidare? Perché in Italia prevale la cultura della furbizia invece che quella dell’onestà. In Italia il conflitto di interessi è così diffuso da non essere neppure percepito come un problema, se non per motivi politici contro Berlusconi. UN EX MANAGER di una grande azienda italiana mi raccontava fiero come grazie al suo ingegno fosse nato uno dei fornitori dell’azienda stessa. Ma come, lavorando per un’azienda regalava opportunità di investimento a dei fornitori? E cosa riceveva in cambio? È solo un caso che, licenziato dall’impresa per cui lavorava, quel manager sia finito a dirigere l’azienda fornitrice? La cosa più sorprendente era l’assenza di qualsiasi forma di rimorso nel suo racconto. Anzi c’era la fierezza di chi è stato più furbo. Nel lanciare la questione morale Berlinguer rivendicava la diversità del Partito comunista. La sua speranza era di cambiare l’Italia. Invece fu l’Italia a cambiare la diversità comunista. Lo stesso accadde dieci anni dopo con la Lega. Oggi ci riprova il MoVimento 5 Stelle. Fintantoché la questione morale rimane un pretesto per affermare la superiorità della propria parte politica, ogni riforma è destinata a fallire. Marce non sono solo le persone al potere, marcio è il sistema di valori. Ma è possibile cambiare un sistema di valori? Sì, se esiste una consapevolezza diffusa che questa amoralità non può più essere tollerata. In America le tensioni razziali degli anni Sessanta crearono la consapevolezza che il razzismo non poteva essere più tollerato. Ne seguì uno sforzo collettivo per sradicare questa malapianta. Oggi gli Stati Uniti hanno un presidente nero. Se la crisi economica che stiamo vivendo desse a tutti la consapevolezza che dobbiamo cambiare, questa crisi non sarebbe venuta invano. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 15


a cura di Gianluca Di Feo / Primo Di Nicola

Riservato

GOTTI TEDESCHI ARCHIVIATO | NUOVO STAFF PER BERLUSCONI | I CONFLITTI DI PASSERA | GIORGINO NEI GUAI | STOP A RENZI

Governo al lavoro

Monti lo stakanovista

A una delle sue prime conferenze stampa, Mario Monti, rivolgendosi ai giornalisti accreditati a Palazzo Chigi, aveva dato un’informazione alla quale non venne dato troppo peso. «Abituatevi a lunghe sedute del Consiglio dei ministri», aveva detto, spiegando che ogni provvedimento sarebbe stato sviscerato da tutti i componenti dell’esecutivo. Dati alla mano, il risultato è andato oltre le più cupe aspettative dei cronisti i quali, dopo 31 Consigli dei ministri dell’era montiana, si sono rassegnati a IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MARIO MONTI seguire maratone che raramente si chiudono entro la terza ora. Anzi, che più di il Cavaliere ha sfondato il muro delle tre ore si una volta hanno sfondato persino il muro della contano sulle dita di una mano, ma scarseggiamezza giornata, come nel caso dell’esame del Dl no anche le volte in cui si è andati oltre le due “crescitalia”, che ha richiesto ben otto ore di se- ore. A rendere chiara la differenza, il crudo daduta. Numeri ai quali il precedente governo Ber- to numerico: la durata media dei Cdm di Monlusconi non si era nemmeno vagamente avvici- ti è, finora, pari a tre ore e due minuti; quelli di nato. In 161 Consigli dei ministri, le volte in cui Berlusconi, un’ora e quattro minuti. M. B.

Foto: A. Benedetti - Corbis

Cherchez la blonde

Rimaneggiamenti nello staff di Silvio Berlusconi: dal maggiordomo alla badante, dalla segretaria alla dama bianca. Per la sostituzione di Marinella, la fidata segretaria che a breve partorirà, la candidata numero uno è Federica Gagliardi. La “dama bianca”, che nel 2010 fu immortalata nel candore del suo completo mentre scendeva dall’aereo di Stato in qualità di accompagnatrice nel chiacchierato viaggio in Canada per i vertici G8 e G20 e poi in Brasile e Panama insieme a Valter Lavitola, rimarca la sua professionalità e le tre lingue parlate. Chissà se questa volta riuscirà nell’impresa di farsi arruolare. Era già stata in corsa per il ruolo di assistente, ma nulla ha potuto davanti alla gettonata Maria Rosaria Rossi. La bionda deputato è più di una badante: prende appuntamenti, gestisce telefonate, porta documenti, ascolta le dichiarazioni ai giornalisti. Insomma, non ha rivali. Persino il parlamentare Sestino Giacomoni, che seguiva Berlusconi in ogni trasferta, tenendogli il cappotto e portandogli l’acqua, ormai è stato scalzato. S. Cer.

ETTORE FINISCE IN ARCHIVIO

È destinata a finire presto in archivio la posizione di Ettore Gotti Tedeschi nell’inchiesta sullo Ior (l’Istituto per le Opere di Religione) che lo vede indagato per omesse comunicazioni in violazione della normativa antiriciclaggio. I pm di Roma sono convinti che durante la sua presidenza l’ex numero uno della banca vaticana, cacciato lo scorso 24 maggio con l’accusa di non avere esercitato le sue funzioni e di avere fatto uscire carte riservate, si sia limitato a svolgere un mero ruolo di rappresentanza. Il reale controllo sulla gestione dell’Istituto avrebbe invece continuato a detenerlo l’altro indagato eccellente, il direttore generale Paolo Cipriani. Per questo motivo le indagini su Cipriani, condotte dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Fava, andranno avanti. D. L.

Italiani, alle armi

Quattordicimila colpi per carri armati venduti all’Egitto nel pieno delle rivolte che hanno scardinato il regime del rais Hosni Mubarak; 127 milioni di euro per fucili d’assalto e lanciagranate alla dittatura del Turkmenistan. Ancora: 30 milioni di forniture all’autoritario Gabon e l’Algeria, con oltre 477 milioni di euro, eletta a primo acquirente di armi italiane. Sono solo alcune delle nostre esportazioni del 2011 verso zone di conflitto, posti dove si verificano reiterate violazioni dei diritti umani. Il business degli armamenti non conosce crisi e le operazioni più consistenti riguardano le aree al di fuori delle nostre tradizionali alleanze: solo il 36 per cento delle autorizzazioni all’esportazione è verso i Paesi della Nato-Ue, per un valore di 1,1 miliardi di euro, mentre oltre il 64 per cento, pari a 1,959 miliardi di euro, è diretto verso altre destinazioni. Un rapporto che, secondo una ricerca svolta da Giorgio Beretta di Rete Italiana per il Disarmo, si è invertito nell’ultimo triennio. S. Cer. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 17


Riservato Campagne civiche

LA CONVIVENZA SECONDO FLAVIA La star è lei, Flavia Franzoni. La moglie di Romano Prodi ha accettato l’invito dell’associazione culturale bolognese Antartide a prestare nome e idee a una campagna cittadina di sensibilizzazione sul senso civico. E per farlo ha scelto di raccontare cosa significa per lei la convivenza su una locandina che sarà diffusa in 12 mila copie nel capoluogo emiliano. Tutto a titolo gratuito, sulle orme dell’ex premier, che da pensionato si è messo a

FLAVIA FRANZONI, MOGLIE DI ROMANO PRODI

disposizione dell’Alma Mater per farle da testimonial. Franzoni non è sola in questa nuova avventura. Insieme a lei, hanno raccolto l’invito pure l’economista Stefano Zamagni, lo scrittore e priore di Bose Enzo Bianchi, i docenti univer-

CON CHI STANNO I SINDACI

PARLAMENTO IN CIFRE

Ecco gli schieramenti di appartenenza dei primi cittadini italiani. E la consistenza della popolazione dagli stessi amministrata NORD

CENTRO

SUD

TOTALE

POPOLAZIONE

242

240

194

676

22.136.786

Liste Civiche

3.587

1.059

1.675

6.321

19.845.043

Centrodestra

565

48

151

764

15.654.898

10

2

47

59

1.100.947

Indipendenti

4

1

6

11

433.491

Autonomisti

103

-

-

103

330.289

1

3

6

10

194.106

Centrosinistra

Centro

Sinistra

Nomine

Conflitti elettrici La missione è di quelle delicate: il rinnovo dei vertici di Gse Spa (Gestore dei servizi energetici, interamente controllata dal ministero dell’Economia), Gme (Gestore dei mercati energetici, partecipata al 100 per cento da Gse) e di Acquirente unico (spa del gruppo Gse). I tre soggetti svolgono un ruolo chiave nell’assegnazione degli incentivi per le energie rinnovabili, in totale oltre 14 miliardi. Per dirimere la questione, il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera ha insediato un apposito organismo guidato dal sottosegretario Claudio De Vincenti. Alle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, però, c’è già chi mugugna sul rischio di conflitti di interessi per alcuni nomi che sarebbero al vaglio del comitato. Tra gli altri, quelli di Roberto Potì (direzione centrale internazionale rinnovabili e progetti speciali di Edison) e Andrea Mangoni (ex amministratore delegato di Acea). Tutti manager di aziende che beneficiano di incentivi per le rinnovabili e che, se la scelta ricadesse su di loro, sarebbero chiamati ad assegnare quelle stesse risorse, tra le altre, anche alle aziende per le quali lavorano o hanno lavorato. S.A. 18 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

572 sono le interrogazioni presentate alle Camere dal 2008 ad oggi per denunciare disservizi postali. Uno dei temi che ha visto più impegnati deputati e senatori dall’inizio della legislatura. Non si tratta solo di segnalare come le Poste funzionino male praticamente dappertutto: dal Nord al Sud, dalle grandi città alle piccole frazioni; ad essere al centro delle critiche è il contratto di programma fra Stato e Poste Spa. Contratto che scade e andrà rivisto il prossimo anno. a cura dell’associazione Openpolis

Consumatori

Ci pensa Calabrò È un cortese pensiero per le casse delle associazioni dei consumatori uno degli ultimi atti di Corrado Calabrò, presidente in scadenza dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Calabrò ha chiesto a Monti di destinare parte delle sanzioni comminate alle aziende dall’Agcom alle associazioni che difendono gli utenti. La proposta ha un obiettivo: remunerare l’attività dei movimenti per le conciliazioni che hanno il compito di dirimere le controversie tra consumatori e aziende nelle comunicazioni elettroniche. «L’attività di conciliazione paritetica», ha scritto Calabrò a Monti, «è adesso svolta volontariamente dalle associazioni dei consumatori ed è dunque completamente a loro carico». M.A.

Chi tradisce don Puglisi

Mentre in Vaticano si discute della beatificazione di don Puglisi, a Palermo è scontro sull’eredità del sacerdote ucciso dalla mafia a Brancaccio nel 1993. La Curia arcivescovile guidata dal cardinale Paolo Romeo ha chiesto la restituzione dei locali che ospitano il centro “Padre nostro” fondato dal sacerdote, che acquistandoli li aveva intestati alla sua parrocchia. Il centro dovrà dunque traslocare per lasciare spazio ad attività pastorali, ma chi ci lavora non ci sta: «Sarebbe un tradimento», dice il presidente Maurizio Artale: «La verità è che non si è mai proseguita l’opera del sacerdote ucciso dai boss». B. C.

Foto: A. Scattolon - A3

SCHIERAMENTO

sitari Gregorio Arena (ateneo di Trento) e Daniele Donati, che insegna diritto dell’informazione a Bologna. Gli altri temi trattati nella campagna sono la gentilezza, la responsabilità, la solidarietà, la cittadinanza, la trasparenza. N. R.


Riservato

GIORGINO PUGNO DI FERRO

Tempi duri per Francesco Giorgino. È, infatti, all’esame dell’ufficio del personale Rai la posizione del caporedattore del politico del Tg1, dopo che il Comitato di redazione ha denunciato comportamenti al limite della deontologia professionale. In privato, senza la paura di possibili ritorsioni, alcuni giornalisti della sua redazione raccontano di una gestione IL GIORNALISTA DEL TG1 FRANCESCO GIORGINO a dir poco disinvolta con fa, con urla minacciose di Giorgino intimidazioni continue, orari punitivi, all’ultima arrivata Cecilia Primerano, redattori di prima nomina usati per sbarcata al tg della rete ammiraglia demansionare graduati e altro ancora. direttamente da “Porta a Porta”. L. R. L’ultimo episodio un paio di domeniche

Marano torna a scuola Colleziona primati Manlio Marano, consigliere provinciale napoletano e figlio d’arte: il padre è l’ex senatore di Fi, Salvatore Marano. Eletto a soli 19 anni con la maggioranza di Luigi Cesaro, dallo scorso ottobre Manlio è diventato il primo consigliere provinciale d’Italia in Erasmus. Iscritto a Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, Marano ha infatti aderito al programma di scambi internazionali e si è trasferito con tanto di borsa di studio a Barcellona. Studente a tempo pieno all’Università Pompeu Fabra della Catalogna e rappresentante del popolo a Napoli, Palazzo Matteotti, a 1.560 km di distanza. Dove, a dire il vero, contano di rivederlo a partire da luglio, quando anche l’ultimo trimestre universitario in Spagna sarà concluso. Dall’anno scorso, la domanda «dov’è Marano?» provoca effetti contrastanti in Provincia. Moti di ilarità o silenzi imbarazzanti, a seconda delle appartenenze politiche. Un frequentatore di lungo corso del palazzo racconta: «La storia è vecchia, il padre senatore nel 2009 aveva appena ricevuto un ordine di arresto e non si poteva candidare col Pdl. Così prepararono dei manifesti col solo cognome Marano, non sapendo fino all’ultimo se avrebbero dovuto candidare il figlio o la figlia». Inutile dire che la scelta, con una dote di 8 mila voti, ricadde su Manlio. Adesso consigliere in Erasmus. S.D.D.

ROTTAMATO RENZI Renzi sotto tiro. Ormai nel Pd fiorentino vive da separato in casa. L’ultimo colpo glielo ha tirato l’assessore al bilancio Claudio Fantoni, Pd, corista del Maggio musicale. Sabato 2 giugno si è dimesso dalla giunta di Palazzo Vecchio accusando il sindaco rottamatore di utilizzare Firenze “come strumento per il perseguimento delle sue ambizioni personali”. E mentre, lunedi mattina, il segretario Andrea Manciulli consultava sul da farsi i dirigenti fiorentini del Pd, Renzi all’assemblea degli industriali, presente il neo presidente Giorgio Squinzi (“Sindaco, se abitassi a Firenze voterei per lei”), annunciava due nuovi assessori: alla cultura Il filosofo Sergio Givone, uno dei 20 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

massimi esperti di Dostoevskij, frequentatore assiduo dei cenacoli della sinistra fiorentina, a cominciare da quella di Sergio Staino; al bilancio Alessandro Petretto, area socialista, docente di Economia pubblica e notista del “Corriere fiorentino”. Due nomi a effetto che hanno fatto ancora di più imbestialire il Pd. L’altro dispetto da separati in casa, è venuto da Pier Luigi Bersani che ha convocato i segretari dei circoli del Pd proprio il 21 e 22 giugno, giorni in cui Renzi e il fido scudiero Giorgio Gori avevano deciso di riunire a Firenze il popolo di sindaci e amministratori locali in vista della campagna elettorale di settembre. Riunione rinviata. M. La.

Marco Damilano

TOP e FLOP

TOP LORENZO DELLAI C’è un sisma, un’alluvione? Niente paura, arriva il Trentino. Fu la provincia di Trento, e non Berlusconi, a consegnare a tempo di record le case agli abitanti di Onna. Ed è la protezione civile trentina a intervenire in Emilia. Un Nord concreto, solidale e allergico ai riflettori, com’è nel carattere del presidente, che intanto ha mollato l’Api di Rutelli. Per quel disastro non c’è nulla da fare. FLOP RENATO SCHIFANI Come un capocorrente qualsiasi il presidente del Senato briga per piazzare alla presidenza della commissione Difesa Giuseppe Esposito, per anni suo segretario nel gruppo di Forza Italia. Da segretario a presidente in una sola legislatura, una carrierona! Quasi come quella di Schifani: da autista a statista. TOP ENZO BIANCHI Il primo confronto di un grillino con i politici nazionali si farà a casa sua, nella Comunità di Bose. Vittorio Bertola, consigliere comunale di 5 Stelle a Torino, parlerà il 17 giugno al convegno dell’associazione Argomenti 2000 con Castagnetti e Bindi, ospitato dal monastero. Per ammansire il lupo grillino hanno fallito i sacerdoti del talk-show, i Santoro e i Floris. Ci voleva il Priore. FLOP GIORGIO VAN STRATEN «Il Pd deve fare gesti per rinnovare radicalmente la politica», scrive sull’“Unità” Walter Verini, braccio destro di Veltroni. «Per esempio: perché non uscire dai Cda nominati con criteri politici?». Giusto! Per esempio: perché non comincia a farlo il consigliere Rai in quota Pd che ha votato con tutti gli altri per il nuovo incarico di Minzolini?

Foto: P. Cerroni - Imagoeconomica, Agf (5)

Telegiornalisti


Riservato

BAGNI IN FUMO Alla Camera i bagni per i disabili sono stati realizzati anche con un impegno di spesa notevole; peccato però che i disabili non riescano a servirsene, visto che sono utilizzati da deputati e dipendenti di Montecitorio per andarci a fumare. E ciò malgrado che, anche in questo caso spendendo parecchio, da molti mesi vicino all’Aula sia stata allestita una vasta area fumatori. A sollevare il problema è Ileana Argentin, Pd, disabile e fumatrice. «Non è possibile che i bagni dei disabili alla Camera siano usati per andarci a fumare», si è lamentata in aula chiedendo l’intervento del presidente Fini: «Adesso basta, non possiamo aspettare fuori che il fumatore di turno finisca la sigaretta». B. C.

ILEANA ARGENTIN , DEPUTATO DEL PD

Gnudi alla meta

Prime nomine, multipartisan e confindustriali, per il ministro del Turismo, Piero Gnudi, vicino all’Udc. L’ex presidente dell’Enel ha deciso una svolta per il vertice di Promuovi Italia, società statale che l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla voleva far diventare il braccio operativo dell’Enit. Anche per archiviare la controversa presidenza di Maria Concetta Patti, Gnudi, dopo aver sondato Pdl, Pd e Terzo Polo ha nominato alla presidenza un imprenditore turistico ed esponente confindustriale di esperienza come Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme: ritenuto vicino ad Antonio D’Amato, Jannotti è stato in ballo per una vicepresidenza nella squadra di Giorgio Squinzi. Gnudi punterebbe a far svolgere a Promuovi Italia alcune funzioni ora appannaggio della società del Tesoro, Invitalia. M.A.

SISMA SENZA FOLLINI VOTA PRESTIGIACOMO SHAKESPEARE Neanche il terremoto riesce a far essere puntuale Stefania Prestigiacomo. L’ex ministro doveva tenere a Montecitorio il primo intervento, a nome del Pdl, dopo l’informativa del ministro Giarda sul sisma in Emilia. Così, dopo il discorso di Giarda, Gianfranco Fini le ha dato la parola. Ma la Prestigiacomo non era in aula. Al presidente della Camera non è restato altro da fare che autorizzare l’intervento di Dario Franceschini. Non senza però manifestare tutto il suo disappunto. B. C. 22 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Le richieste d’arresto per i senatori Nicola Di Girolamo, Alberto Tedesco e Sergio De Gregorio. Adesso, il caso Lusi. Mai come in questa legislatura la Giunta delle immunità di Palazzo Madama ha avuto tanto lavoro. Eppure il suo presidente, Marco Follini (Pd), ha trovato il tempo di scrivere un pamphlet: “Io voto Shakespeare. La coscienza perduta della politica” (Marsilio). È il secondo libro della legislatura per Follini. Nel 2010 aveva pubblicato “Elogio della pazienza”, ma allora aveva scelto la Mondadori. P. Fa.

CHI SALE E CHI SCENDE IN TV Maggio 2012: share (in %) delle reti e confronto (indicato dalla freccia) con il mese precedente. Gli ascolti includono il dato in diretta e in differita GIORNO MEDIO (02:00-02:00) TOP GENERALISTE

PRIMA SERATA (20:30-22:30)

Rai 1

18,45

=

Rai 1

18,45

=

Canale 5

15,85

Canale 5

17,36

=

Rai 3

7,99

Rai 3

8,16

Italia 1

7,81

=

Italia 1

7,69

Rai 2

6,98

Rai 2

7,40

Rete 4

6,68

=

Rete 4

6,64

=

La7

3,99

La7

5,14

TOP CANALI NATIVI DIGITALI Real Time

1,13

=

Iris

1,22

Rai Premium

1,10

=

Rai Premium

1,09

Iris

1,03

Rai 4

0,95

Rai 4

0,96

=

Rai Movie

0,87

Boing

0,91

Boing

0,85

=

Rai Movie

0,79

La5

0,79

La5

0,77

Real Time

0,71

Elaborazioni Studio Frasi su dati Auditel, Nielsen TAM

Il campionato di Calcio va a terminare e i canali pay retrocedono fuori dalla Top dei nativi digitali. Top che riserva la sorpresa di Iris in prima posizione nel prime time. Real Time tiene il primato nel giorno medio e conquista l’ingresso nella top di prima serata. Il duo Fazio Saviano di “Quello che (non) ho” spinge La7 oltre il 5% nella media mensile della fascia più popolosa. La7 è l’unica rete generalista ad incrementare ascolti, a conferma di una anomalia, il fatto di essere più la prima delle semigeneraliste che l’ultima delle generaliste.

Riforma Fornero

Eni esodato

Nodo esodati anche all’Eni per effetto della riforma Fornero della previdenza. Gli esperti di lavoro del gruppo presieduto da Giuseppe Recchi e capitanato dall’ad, Paolo Scaroni, in un seminario a porte chiuse hanno svelato «tre criticità». Prima criticità: «Lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro e che rischiano di trovarsi senza pensione e senza lavoro». All’Eni, il numero di questi dipendenti è di circa 1.150, hanno spiegato i tecnici del colosso energetico. Seconda criticità: rischio di una riduzione significativa di posti di lavoro per i giovani, rispetto a quanto stabilito dall’accordo di mobilità firmato due anni fa nell’azienda. Terza criticità: «Nuove modalità di impiego di lavoratori anziani che permangono in azienda». Ovvero: i lavoratori che rientrano possono anche non accettare mansioni diverse, trasferimenti o part time, hanno rivelato i giuslavoristi dell’Eni. M. A.

Foto: P. Tre - A3

Montecitorio


Riservato PERUGIA IN CACHEMIRE Imprenditoria, arte e territorio. È il connubio che sembra aver ispirato il re del cachemire Brunello Cucinelli. L’imprenditore umbro sta finanziando, per 1 milione e 300 mila euro, il maxiprogetto di restauro dell’Arco Etrusco di Perugia, uno dei monumenti cittadini più prestigiosi, antichissimo accesso all’acropoli, risalente al III sec. a. C. Più che positive le reazioni di istituzioni e cittadinanza e lontane anni luce le polemiche che hanno invece accompagnato l’analoga operazione condotta sul Colosseo di Roma dal patron di Tod’s, Diego Della Valle. E mentre facciata e bastioni torneranno a un rinnovato splendore, la Cucinelli Spa riceverà in cambio la promozione del marchio, come previsto dall’accordo di sponsorizzazione firmato con il Comune perugino. E proprio la Porta Bella, assieme alle altre mura etrusche che racchiudono il capoluogo umbro, otterrà, entro il mese di giugno, formale candidatura a Patrimonio mondiale dell’Unesco. D. Pao.

VELTRONI CHE GAFFE Sarebbe bastata una telefonata per evitare l’errore. Invece, Walter Veltroni e Jean Leonard Touadì non l’hanno fatta e sono incorsi un una gaffe. Con una interrogazione parlamentare i due deputati del Pd hanno chiesto al governo se sapesse che l’agenzia Sipro, che si occupa di vigilanza per gran parte dei ministeri, non avesse mai ottenuto il certificato antimafia, come riportato anche da vari siti Internet. Peccato che le cose siano cambiate. «Ce l’abbiamo eccome, la Prefettura ce l’aveva negato ma poi è tornata sui suoi passi» raccontano dalla società. E non è una notizia fresca. «È successo nel settembre 2009». Secondo i due onorevoli, però, la ditta sarebbe vicina a Vittorio di Gangi, boss della mala romana, legato alla Banda della Magliana. «È zio di due consiglieri del cda, è vero, ma non lo vedono da dieci anni», ribattono alla Sipro. R. Bi. 24 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Denise Pardo Pantheon

Oh mia bela mantellina IL ROSSO E IL BIANCO. Alla fine è stato come aveva detto il pontefice il vento. A suggellare nella foto - almeno a proposito degli scandali - possa plasticamente - un po’ di partite terrene scompigliare l’immagine e il messaggio aperte: ha restituito al papa quello di Sua Santità. Che peraltro, e da par che stava perdendo di giorno in giorno. suo, non batte ciglio per la ribellione A Milano, quello che aveva perduto della mantellina e per l’attenzione da da anni. A padre Federico Lombardi, suor Pasqualina del sindaco mantenendo esausto direttore della sala stampa l’aplomb di una queen Elizabeth sotto vaticana allo sbando, persino il sorriso Jubilee. MIRACOLO MIRACOLO. Santi numi! Un IL GANGE NON IL PO. Ma la foto, storica, prodigio, un miracolo a Milano. Dove un politica, simbolica come nessuna nel vento (di sicuro sovrannaturale) ha spinto descrivere il rapporto quasi affettuoso, il sindaco Giuliano Pisapia, un gran quasi cinquecentesco tra il potere borghese comunista a slanciarsi in temporale (eretico) e quello spirituale, posizione da Ola, e nemmeno fosse è anche altro. Trasforma lo scatto il sarto Valentino, per rimettere al suo impulsivo di Pisapia in un riscatto santo posto la mantellina di Benedetto mediatico. Dopo anni di baccanali XVI sollevata dalla refola meneghina nel berlusconiani, di epicureismo mezzo del discorso davanti al Duomo di Arcore, di bunga bunga, di mala lingua, (per inciso il papa se ne fregava mala education e malaffare leghista, di e lasciava svolazzare). Il sigillo temporale imbrogli, prebende e mazzette lombarde, del sommo rispetto di un sindaco rosso: il gesto del sindaco diventa uno squarcio, impossibile immaginare di questi tempi una buona novella, la rappresentazione grami, una miglior photo opportunity. di un gesto purificante. Sarà stato lo zampino CORVI & COLOMBE. Il segno del ritorno della Provvidenza. Se non lei, chi? a un modello etico ambrosiano e perduto APLOMB PAPALE. Così, se la Roma dei perché da molto tempo si è dimenticato palazzi sacri e profani inciucia - e quanto! che Milano era capitale morale e ben - Milano riscatta e rilascia la foto più prima del Vaticano. Se i corvi si annidano consolatoria della settimana horribilis sotto il colonnato di San Pietro, davanti del pontificato: la settimana in cui al Duomo di Milano una colomba laica il Vaticano ha celebrato il funerale si preoccupa dell’immagine del papa. della sua secolare segretezza, Pisapia restituisce l’estetica a Dio, i corvi di San Pietro sono stati più sperando che venga restituita l’etica che mai indaffarati e i cardinali alla Madunina. più potenti hanno gettato palate di fango sull’amministrazione IL SINDACO DI MILANO PISAPIA SISTEMA LA MANTELLINA A BENEDETTO XVI. A LATO: BRUNELLO CUCINELLI papalina. Un periodaccio: Benedetto XVI lambito dallo scandalo e indebolito e i corridoi del Vaticano più chiassosi di uno struscio di Belen. NO, IL VENTO NO. Mentre succede tutto questo, a ridare peso alla sacralità della figura papale con un gesto semplice ma potentissimo (nel Web ci sono state proteste, «Pisapia maggiordomo del pontefice», si è scritto) è un mangiapreti comunista. Uno però incapace di sopportare che il vento - «il vento che scuote la casa di Dio»,

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Foto: S. Oliverio - Imagoeconomica, S. Del Puppo - Fotogramma

ARTE&AFFARI


Marco Travaglio Carta canta

l 22 giugno 2004, allo stadio di Oporto, Danimarca e Svezia disputano il quarto di finale degli europei di calcio in Portogallo. Se una delle due vince, passa il turno con l’Italia di Trapattoni. Se invece pareggiano, si qualificano entrambe e l’Italia torna a casa. Alla vigilia il portiere della Nazionale azzurra avverte: «Se fanno davvero 2-2, altro che Ufficio inchieste: direttamente le teste di cuoio in campo ci vogliono!». Quella sera, sugli spalti di Oporto, le due tifoserie srotolano striscioni beffardi: “2-2 e ciao Italia”. In campo i calciatori scherzano sul pareggio annunciato e sugli italiani che sospettano il “biscotto”. Finisce puntualmente 2-2, dopo una partita molto combattuta, risolta però all’ultimo minuto con il gol dello svedese Jonson favorito da una mezza papera del portiere danese Sorensen. Seguono quattro minuti di melina, prima del fischio finale dell’arbitro. Le due squadre vanno in semifinale, gli azzurri sono eliminati. Del Piero alla fine non vuol fare polemiche: «Non cerchiamo scuse». Anche Trapattoni, subito esonerato, dice: «Non voglio credere a una combine». Ma gli altri azzurri, da Panucci a Zambrotta, da Pirlo a Cannavaro, fremono di sdegno e sparano a zero sui colleghi scandinavi e il loro “biscotto” ammazza-Italia. Il più indignato è sempre il portiere: «Il 2-2 è uno schifo, uno scandalo a livello mondiale. Ha perso soprattutto lo sport. Provo vergogna, ma non per noi: per gli svedesi e i danesi. L’hanno fatta proprio sporca. E pensare che il calcio, non essendo solo soldi e business, dovrebbe dare insegnamenti ed esempi. Ma dopo questo pareggio che cosa penseranno i giovani? Che è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia». E CHI È QUESTO PORTIERE, autentica reincarnazione di Catone il Censore? Gianluigi Buffon: toh, lo stesso che l’altro giorno se l’è presa con i pm che indagano sul calcio scommesse e con i giornalisti che lo raccontano denunciando la

I Quando l’Italia fu buttata fuori dagli Europei con un pareggio sospetto i nostri gridarono allo scandalo. Compreso Buffon. Che ora s’indigna per le indagini sul calcio e perdona chi “fa i conti” sui risultati

26 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

«vergogna» della presunta giustizia a orologeria. Poi ha giustificato i pareggi in saldo da fine stagione: «Se a due squadre va bene il pareggio, possono anche pareggiare. Sono affari loro. Alcune volte, se uno ci pensa bene, che cosa devi fare? Meglio due feriti che un morto. E chiaro che le squadre le partite se le giocano. Ma ogni tanto anche qualche conto è giustificato farlo». OHIBÒ: PAREGGIARE per convenienza non è più uno schifo? E, dopo queste dichiarazioni, che cosa penseranno i giovani? Che allora è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia? Anziché convocare Buffon e dargli qualche ripetizione di lealtà sportiva, il presidente della Figc Abete s’è affrettato a giustificarlo: «Buffon ha sempre adottato una linea di trasparenza: un conto è la necessità di vincere o pareggiare, altro l’accordo che non è accettabile». Sarà, ma in un paese meno smemorato, Buffon dovrebbe spiegare a cosa si deve e a quando risale la sua improvvisa conversione al cinismo machiavellico. O aggiungere: «Il pareggio di convenienza va bene solo se conviene a me». In attesa delle prove sulla giustizia a orologeria, ecco una bella prova di moralismo a orologeria. P. S. Nell’ultima giornata del campionato 2004-2005, il Parma pareggiò a Lecce 3-3: la Fiorentina si salvò e, dopo lo spareggio, il Bologna retrocesse. Molti giocatori leccesi, tra i fischi dei tifosi e gli urli dell’allenatore Zeman, s’impegnarono ben poco. Nel processo di Calciopoli, per quel biscotto, il tribunale di Napoli ha condannato i fratelli Della Valle, il designatore Bergamo e l’arbitro De Santis. Sentito come teste, Zeman ha spiegato: «Secondo me qualcuno del Parma ha pregato i miei giocatori di desistere, questo capita spesso. Ma salvare qualcuno per condannare un altro non è nella mia mentalità e quindi volevo che la mia squadra, che aveva giocato bene per un’ora, continuasse a giocare». Sarà mica per questa mentalità deviata che Zeman non allena in serie A da dieci anni?

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Foto: Maki Galimberti

I biscotti non sono tutti uguali


Sandro Magister Settimo cielo

a Chiesa cattolica è come la Fiat-Chrysler. Langue in Italia e in Europa, rivà forte negli Stati Uniti, ha il più promettente mercato nel resto del mondo. Con un pensierino a chi sarà il futuro papa. La nazione che oggi ha il più alto numero di cattolici è il Brasile, con 134 milioni, più che l’Italia, la Francia e la Spagna messe assieme. Lì il cattolicesimo è riuscito a far fronte a una concorrenza agguerrita, che nei decenni passati gli ha inferto seri colpi. Perché quando tra le élite cattoliche neomarxiste era in voga la teologia della liberazione i fedeli non si convertirono in massa al suo verbo. Passarono a milioni alle nuove Chiese pentecostali, con le loro celebrazioni festose, la musica, il canto, le guarigioni, il linguaggio ispirato. Ma oggi questo esodo si è arrestato. Anche nella Chiesa cattolica i fedeli trovano quel calore di partecipazione e quella fermezza di dottrina che tre, quattro secoli fa fecero il successo delle Riduzioni, le missioni dei gesuiti tra gli indios. L’anno prossimo la giornata mondiale della gioventù sarà in Brasile. Papa Joseph Ratzinger ha promesso che ci sarà. POI CI SONO LE TIGRI ASIATICHE. La Corea del Sud ne è l’emblema. Lì i cattolici aumentano con ritmi stupefacenti, con ogni anno decine di migliaia di nuovi battezzati adulti. Sono stati l’anima del movimento popolare che pacificamente rovesciò le dittature militari. E sono parte attiva dei ceti produttivi che hanno fatto il miracolo economico coreano. Nella capitale Seul i cattolici sono oggi il 15 per cento, quando solo mezzo secolo fa neppure esistevano. E come in una grande azienda, la Chiesa cattolica coreana si è data l’obiettivo di convertire entro il 2020 il 20 per cento della popolazione: “Evangelizzazione Venti Venti” è il titolo del programma. In Asia, le Filippine sono l’unica nazione nella quale i cattolici sono maggioranza, con 76 milioni di fedeli. Ma oltre che in Corea, il cattolicesimo è in crescita in vari altri paesi. Anche e più dove è perse-

L Si chiama Marc Ouellet. Ha 68 anni. Ed è il più adatto a governare una Chiesa cattolica che ha il suo “mercato” più promettente non in Europa ma in America latina, Asia, Africa e persino Stati Uniti

28 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

guitato, come in Cina. Lì le stime sul numero dei cristiani, cattolici e non, oscillano da un minimo di 16 milioni a un massimo di 200. Rodney Stark, studioso tra i più accreditati, individua in 70 milioni la cifra più realistica. Le donne si convertono in misura doppia degli uomini. E le conversioni sono più frequenti nelle città, soprattutto tra i ceti emergenti e più agiati. Chi visita le università cinesi resta sorpreso dal clima che vi si respira, più palpabilmente “cristiano” che in tante università occidentali. PER NON DIRE DELL’AFRICA. Sotto il Sahara, nell’ultimo secolo, i cattolici sono passati da meno di 2 milioni a 130 milioni, con un impeto missionario che non ha precedenti nei 2 mila anni di vita della Chiesa. Il carattere più sorprendente di questa espansione è che essa è partita dall’Europa proprio mentre la Chiesa lì ansimava, sotto l’incalzare di una cultura e di poteri ostili al cristianesimo. Ma le sorprese non sono finite. Negli Stati Uniti, la Chiesa cattolica ha resistito meglio delle Chiese protestanti storiche all’avanzata della secolarizzazione proprio dove ha rifiutato di allinearsi alle culture e ai modi di vita dominanti. E oggi appare molto più attiva sulla scena pubblica non solo per i nuovi vescovi “affermativi” che la guidano, ma anche per la presenza tra i suoi fedeli di schiere sempre più numerose di immigrati dall’America latina. Per Benedetto XVI la Chiesa degli Stati Uniti è la prova che lo spegnimento della fede non è il destino ineluttabile dell’Occidente. Insomma, la metamorfosi in atto nel cattolicesimo mondiale è tale che, a voler produrre un esercizio di scuola, il candidato a papa che più vi corrisponde è oggi senza ombra di dubbio il cardinale Marc Ouellet, 68 anni, plurilingue, canadese, già arcivescovo del Québec, cioè di una regione delle più secolarizzate del pianeta, valente teologo di scuola ratzingeriana, oggi prefetto della congregazione vaticana che sceglie i nuovi vescovi, soprattutto per molti anni missionario in America latina.

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Foto: E. Paoni / Massimo Sestini Agency

Il prossimo papa sarà canadese


14 giugno 2012

L’altra copertina

Foto: Getty Images / Alamy - Milestone

L’ALTRA COPERTINA È DEDICATA QUESTA SETTIMANA AL CRESCENTE INTERESSE DI MOLTI RISPARMIATORI ITALIANI VERSO IL PIÙ CLASSICO DEI BENI RIFUGIO: L’ORO (SERVIZIO A PAG. 144). SI INVESTE IN LINGOTTI, MA ANCHE IN STERLINE E MARENGHI. NELL’INCHIESTA SI RACCONTA DOVE E COME È POSSIBILE FARLO, A CHE PREZZO E CHI LO FA. LA COPERTINA L���HA CONQUISTATA INVECE LO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO INTERVISTATO DA L’ESPRESSO DOPO CHE SI È FANTASTICATO DI UNA SUA CANDIDATURA ALLE PROSSIME ELEZIONI (PAG. 36). SAVIANO SMENTISCE OGNI SUO INTERESSE A ESSERE COINVOLTO E RIBADISCE CHE IL SUO RUOLO È QUELLO DI SCRIVERE. E DI RACCONTARE. ANCHE LA POLITICA

Settimanale di politica cultura economia - www.espressonline.it

N. 24 anno LVIII 14 giugno 2012

CACCIA ALL’ORO

LA CRISI FA PAURA. E MOLTI ITALIANI ACQUISTANO LINGOTTI. ECCO I RETROSCENA DELLA CACCIA AL PIÙ CLASSICO DEI BENI RIFUGIO INTERVISTA A SAVIANO LO SCRITTORE SPIEGA PERCHÉ NON ENTRERÀ IN POLITICA p.36

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TERREMOTO INFINITO TUTTE LE INEFFICENZE E I RITARDI NEI SOCCORSI p.46

CARTELLONE DELL’ESTATE DALLE ARTI AGLI SPETTACOLI: IL MEGLIO DELLA STAGIONE p.97

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Sommario 68

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n. 24 - 14 giugno 2012

Questa settimana su www.espressonline.it

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Questa settimana

Attualità

Mondo

35 / LO CHIAMAVANO MANUALE CENCELLI di Bruno Manfellotto

46 / L’EMERGENZA PUÒ ATTENDERE Assenza di coordinamento. Mezzi insufficienti. Pochi tecnici. Così la macchina dei soccorsi è partita in ritardo di Fabrizio Gatti

76 / CAMERON FLOP Le ricette sbagliate in economia. La caduta nei sondaggi. Lo scandalo intercettazioni. Il triste bilancio del premier a metà mandato di Leonardo Clausi

50 / DUE UOMINI UNA CASSA Formigoni e Perego. In gita sulla barca di Daccò. Conviventi nella comune di Cl. E insieme nell’acquisto della villa sarda di Michele Sasso

80 / IO TORTURATO IN SIRIA La testimonianza del professore belga finito nelle carceri dei servizi segreti di Damasco di Pierre Piccinin

Primo Piano 36 / CHI HA PAURA DI SAVIANO Le voci su una sua candidatura. Le smentite ignorate. Il malaffare dilagante. Le domande inevase dei trentenni. Lo scrittore racconta il rapporto con la politica colloquio con Roberto Saviano di Gianluca Di Feo 42 / SALTIAMO SU QUELLA BARCA Preparato. Determinato. Gran lavoratore. Stimato da Napolitano. Il ministro guadagna fan e consensi. E a sinistra spunta una tentazione: sceglierlo per la leadership di Denise Pardo 44 / GIOVANI LEONI Neo-bolscevichi, rottamatori, bersaniani... Ecco i 30-40enni d’assalto del Pd di Marco Damilano

Rubriche 9 / Per esempio di Altan 11 / Legge e libertà di Michele Ainis 13 / Satira preventiva di Michele Serra 15 / Libero mercato di Luigi Zingales 17 / Riservato a cura di G. Di Feo e P. Di Nicola 20 / Top e flop di Marco Damilano 24 / Pantheon di Denise Pardo 26 / Carta canta di Marco Travaglio 28 / Settimo cielo di Sandro Magister 83 / Senza frontiere di Fareed Zakaria 150 / Avviso ai naviganti di Massimo Riva 182 / La bustina di Minerva di Umberto Eco

32 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

54 / QUELLA NOTTE CON RUBY Cena e danze. Poi la minorenne nella stanza di Berlusconi. Parla la testimone colloquio con Michelle Conceicao di P. Biondani 59 / EN ATTENDANT ABU OMAR Per il procuratore il segreto di Stato è esagerato. E il caso potrebbe riaprirsi di Leo Sisti 60 / ANCHE L’ITALIA È IN EMERGENCY Meno donazioni e più richieste di aiuto. Cecilia Strada racconta i piani della Ong di Federica Bianchi 62 / CHE TESORO DI BUFFON Dai milioni alla ricevitoria al patrimonio immobiliare. Ecco il Paperone del calcio di Gianfrancesco Turano 64 / MARADONA SOGNA NAPOLI La lotta col fisco. L’appello a Napolitano. La speranza di allenare l’ex squadra. Calcio scommesse e Europei. Parla el Pibe de Oro colloquio con Diego Maradona di Tommaso Cerno 68 / INTRIGO VATICANO I corvi. Le carte trafugate. Gli scandali. La feroce lotta di potere nella Santa Sede. Raccontata dal biografo dei papi di John Cornwell

Reportage 84 / LE OLIMPIADI DEI COMMANDOS Gli uomini delle forze speciali di diversi eserciti del mondo si sono sfidati in un’incredibile gara nel deserto giordano di Gianluca Di Feo

Cartellone 98 / MARILYN PER SEMPRE È stata la più bella, la più fragile, la più moderna. A 50 anni dalla morte il mito della Monroe è più vivo che mai di Valeria Palermi 105 / SEMPLICEMENTE THERON Bella e brava. Con scelte di vita giuste. Ritratto di un diva contemporanea di Angiola Codacci-Pisanelli 108 / MANSON PUNK E A CAPO Il ritorno della regina ribelle del rock di Simone Porrovecchio 112 / VALCHIRIA KATHARINA La donna più potente della lirica di Riccardo Lenzi 114 / A CORPO LIBERO Silvia Calderoni, la musa dei Motus di Sabina Minardi

84 118 / SYLVIE DEA IN TUTÙ Irrequieta. Indipendente. Sylvie Guilleme di Daniela Giammusso 120 / UNA POLTRONA PER MARZIA L’arte politica di Marzia Migliora di Alessandra Mammì 122 / SUCCESSO DI FAMIGLIA Un inedito della celebre scrittrice di Vanessa Diffenbaugh

Scienze

Società 160 / CAGLIARI A PICCOLI PASSI Mare, maestrale e falesie. Tracce puniche, palazzi sabaudi, necropoli nel calcare. Da scoprire zaino in spalla di Enrico Arosio 165 / CIAK, SI INVESTE Non solo belli: anche ottimi businessmen. Gli attori alla conquista della Silicon Valley di Lorenzo Soria

128 / SALVIAMOCI LA TESTA Contro l’emicrania si può giocare d’anticipo. Con una terapia preventiva di Federico Mereta 133 / BARATTOLO DI BISFENOLO A rischio tappi, contenitori e lattine di Agnese Codignola 135 / SALUTE

Passioni

Tecnologia

COPERTINA: foto di Maki Galimberti / LUZphoto

138 / TU PARLI, IL PC ESEGUE I sistemi di riconoscimento vocale presto sostituiranno non solo tastiere e mouse, ma anche il “touch” e i telecomandi di Federico Guerrini

Economia 144 / CORSA ALL’ORO Chi sceglie i lingotti. E chi le monete. Con la crisi il metallo prezioso va forte di Maurizio Maggi 152 / PICCOLO ROBESPIERRE Un anno fa ha silurato Geronzi. Ora Perissinotto. Chi è e a cosa punta Pellicioli di Luca Piana 156 / VOGLIO IL CALO DEGLI ZUCCHERI Il ministro punta a tassare le bibite di Camilla Conti

168 / Libri 171 / Moda 174 / La tavola 175 / Viaggi 176 / Motori 178 / Per posta, per email

Sondaggio: votare a ottobre o aspettare la fine della legislatura? È giusto andare alle urne subito dopo l’estate, visto che il Parlamento attuale ormai è molto lontano dalla reale rappresentanza dei cittadini? O è meglio aspettare il 2013, per lasciare che i tecnici finiscano il loro lavoro e nella speranza di una nuova legge elettorale? Votate sul nostro sondaggio on line. Ragù di Europei, un pallone di cattiverie Il blog del nostro Gianfrancesco Turano, “Ragù di capra”, si dedica da questa settimana agli Europei di calcio in Polonia e in Ucraina. Con commenti, cronache e soprattutto cattiverie, in campo e non. Tutti i giorni fino al gran finale del 1 luglio. E con una speciale sezione dedicata ai commenti - quelli più cattivi - dei lettori. Ritts, il fotografo della bellezza Ha rivoluzionato la fotografia di moda, modernizzato il nudo e trasformato le celebrità in icone. A Herb Ritts il Getty Museum di Los Angeles dedica una mostra antologica con centinaia di scatti in bianco e nero intitolata “L.A. Style”. La fotogalleria è nella sezione Style & Design del nostro sito Com’è bollente la vita del caffè Il Paese dove si beve più caffè al mondo? No, non è l’Italia: è la Finlandia, con un consumo di circa 10 chili e mezzo a persona. Questa e mille altre curiosità sono emerse a “Pausa Caffè”, il festival dedicato alla cultura della tazzina bollente che si è appena svolto a Firenze. Dove si è parlato di tutto quello che avreste voluto sapere sul caffè e non avete mai osato chiedere. Lo speciale nella sezione Food&Wine del nostro sito.

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* Il costo massimo della telefonata da rete fissa è di € 0,1426 al minuto + 6,19 cent di euro alla risposta (IVA inclusa) 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 33


Bruno Manfellotto Questa settimana

Lo chiamavano manuale Cencelli tefano Fassina, acuto dirigente e parlamentare del Pd con studi e laurea alla Bocconi, insomma un tecnico mancato, s’è assunto nel suo partito il ruolo ingrato del bastian contrario. Specie nei confronti del leader, il segretario Pier Luigi Bersani. E quasi sempre su questioni spinose. Lo ha fatto mesi fa a proposito di liberalizzazioni e di articolo 18 criticando le aperture del suo capo; e l’ha rifatto qualche giorno fa chiedendo di anticipare le elezioni a ottobre. La spiegazione, dice, è che il governo fa poco e niente, e se resta ancora al suo posto fa più danno che bene, e dunque tanto vale mandarlo a casa e riportare al più presto la politica vera a Palazzo Chigi, magari di nuovo sotto forma di centrosinistra; la miopia è non vedere che disfarsene adesso significherebbe non fare nemmeno quel poco che è possibile fare, decapitare l’Italietta e attirare sulla povera Piazza Affari e sui martoriati btp gli strali acuminati della speculazione. Che non aspetta di meglio. MA LA RAGIONE VERA di questa sortita - rapidamente smentita dai big, pur se accolta con gioia a sinistra e pure a destra dove i malumori per il governo Monti certo circolano impetuosi - non è nota. E forse nemmeno la più fantasiosa delle menti saprebbe trovare una risposta convincente: non dare tempo al dilagante grillismo di tracimare dal leader delle piazze verso liste civiche, movimenti e protestatari vari? Impedire che dopo le elezioni Monti succeda a Monti, ragazzo spazzola, lasci fare di nuovo ai vecchi cari partiti? Più semplicemente mettere in difficoltà Bersani che più di ogni altro ha coraggiosamente appoggiato e difeso l’esperimento Monti? Ricordargli che dietro di lui s’agita una pattuglia di trenta-quarantenni arrembanti? Quale che sia la risposta, colpisce che la sortita arrivi pochi giorni prima che l’Europa assuma decisioni chiave per non affondare, e che in questa partita l’unico che possa giocare un qualche ruolo sia proprio Monti. Come se noi vi-

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Foto: Massimo Sestini

C’è chi vorrebbe andare a votare subito. Chi discetta di liste che non ci sono. E chi lottizza ogni sedia delle autorità di garanzia. Come se vivesse su un altro pianeta. Mentre l’Europa affonda

Se ne parla su www.espressonline.it

vessimo su un pianeta e altri su un altro. Nelle stesse ore, mentre il ministro Profumo lanciava l’ennesima riforma della scuola e dell’università innalzando la bandiera del merito, i partiti lottizzavano le authority, che per definizione dovrebbero essere autonome e sopra le parti. COSÌ, PER ESEMPIO, le agenzie di stampa allegramente battevano la notizia che a garanzia della privacy il Pdl aveva scelto Augusta Iannini, «magistrato e moglie di Bruno Vespa», informavano con involontaria ironia sciorinandone la biografia; il Pd indicava un parlamentare, Antonello Soro, scelto addirittura con il metodo delle primarie interne; la Lega riciclava Giovanna Bianchi Clerici dal cda della Rai, come si faceva nella Prima Repubblica con i vicepresidenti in quota Psi. E tutto questo presentato come se fosse una prassi normale da sancire con l’ufficialità delle agenzie di stampa. Alla faccia dei curriculum pomposamente richiesti, e poi ignorati, dal Parlamento. Come ti adeguo il manuale Cencelli al tempo dei tecnici. Non basta. Per giorni e giorni si è fantasticato di una lista civica collegata al Pd e patrocinata da Roberto Saviano senza che il presunto patrocinatore ne sapesse alcunché: né una telefonata né una mail né una richiesta di disponibilità. Che non c’è, come spiega lo stesso Saviano che questa settimana ha trasformato “L’Antitaliano” in un’intervista in cui racconta a Gianluca Di Feo come veramente stanno le cose (pag. 36). Tutto questo chiacchiericcio non fa bene alla politica e ai partiti - «parola perdente», come dice Roberto - che così facendo danno l’idea di occuparsi troppo e solo di questioni di famiglia lontane sideralmente dal dramma sociale ed economico che avvolge il Paese, e confermano nell’opinione pubblica di non aver capito la lezione, di pensare ancora di potersi comportare come sempre hanno fatto. Invece di approfittare della straordinaria parentesi Monti per ripensare facce, programmi, parole. Twitter@bmanfellotto 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 35


Primo Piano CENTROSINISTRA / LA LISTA CHE NON C’È

CHI HA PAURA DI SAVIANO Le voci su una sua candidatura. Le smentite ignorate. Il malaffare dilagante. Le domande inevase dei trentenni. Lo scrittore racconta il suo rapporto con la politica. E fa alcune rivelazioni COLLOQUIO CON ROBERTO SAVIANO DI GIANLUCA DI FEO

Lo scrittore Roberto Saviano

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on ho mai voluto candidarmi a parlamentare, mai ambito a nessuna carica politica, né di sindaco, né di ministro, nonostante abbia avuto molte proposte. Non intendo in nessun modo costruire liste, non intendo dare appoggi esterni, non intendo costruire consenso in modo da dirottare voti. Il mio ruolo e il mio lavoro li ho sempre visti da una prospettiva diversa: sono un narratore. Ragionerò, discuterò, farò il mio lavoro di raccontatore, reporter, scrittore, ma nulla che abbia a che fare con campagne elettorali». Ancora una volta si trova protagonista, nella veste meno gradita: alfiere di un partito, schierato a sostegno del centrosinistra. Una discesa in campo proclamata da ripetuti articoli, da intere prime pagine, con tanto di vignetta che lo raffigura come un novello Lenin alla guida dell’assalto al Palazzo d’Inverno. E ancora una volta Roberto Saviano si scopre icona ignara: leader a sua insaputa di una formazione elettorale. La storia napoletana ha un esempio leggendario di leader popolare sedotto dalla lusinga del potere o comunque delegittimato dall’essere bollato come un candidato al trono. Masaniello, il pescatore, il leone che guida la sommossa contro le tasse ingiuste e poi, a “lu tiempo de li ’ntrallazze” indossa gli abiti d’argento donati dal viceré spagnolo. Un po’ come fece Silvio Berlusconi quando nel primo incontro con Saviano rimase stupito per il look sgarrupato e ordinò al suo assistente di comprargli un paio di scarpe nuove. Ma nei sei anni trascorsi dal successo di “Gomorra” gli approcci dei partiti nei suoi confronti sono stati tanti. Alcuni hanno fatto leva sulla sintonia nella lotta antimafia. Come quando nel 2006 Fausto Bertinotti, presidente nella Camera, lo accompagnò sul palco di Casal di Principe per il discorso che provocò la prima bordata di minacce e l’inizio della vita blindata. O come quando una sua intervista in cui parlava dell’impegno anticamorra del vecchio Movimento Sociale, ricordando che Paolo Borsellino si riconosceva nella sua area, lo rese improvvisamente simpatico ad An: da Gianfranco Fini a Giorgia Meloni corsero a offrire una casacca. Persino la Lega, con il sin-

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Primo Piano

Di tante proposte avanzate negli scorsi anni nessuna l’ha mai tentata?

«In realtà non le ho avvertite come vere e proprie proposte, più come un modo per capire quali fossero le mie intenzioni. Per potersi tranquillizzare o eventualmente correre ai ripari». Ma prima di questa campagna sulla “Lista Saviano” qualcuno l’avrà contattata per chiederle conferma...

«Mai nessuno. Non mi hanno cercato né i politici con cui sarei schierato, né i giornalisti che ne hanno scritto. Sarebbe bastato mandarmi una mail e aspettare la mia risposta. Ma nessuno l’ha fatto, perché una mia risposta avrebbe obbligato a essere netti, chiari, a non avanzare ipotesi. E hanno naturalmente ignorato le mie smentite, mandate alle agenzie di stampa e pubblicate anche su “l’Espresso”». Eppure la questione sembra avere fatto presa anche tra i social network, dove ha un milione mezzo di fan su Facebook e 200 mila follower su Twitter. Persino in questa colossale arena virtuale di persone reali le sue smentite sono state accolte con perplessità.

«Lì la campagna sulla fantomatica “Lista Saviano” ha rafforzato una visione perversa che considera la politica sinonimo di schifezza: un coacervo indistinto di corruzione e faccendieri. Sono proprio i social network a dare il metro di quanto siano screditati non solo i partiti ma tutta la sfera della politica. Annunciare la mia presunta candidatura diventa strumento di diffamazione: una carica pubblica che dovrebbe essere ambita, voluta e autorevole, viene invece percepita come diffamante». Anche il non volere prendere posizione può però apparire come una scelta di comodo...

«Ma la mia è una scelta di libertà. Credo 38 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

che le mie storie siano ascoltate e possano arrivare a tante persone proprio perché non mi sono mai schierato in un gruppo, in un partito. Il che non significa aver mantenuto una posizione di equidistanza, di convenienza. Anzi, ho sempre partecipato attivamente al dibattito, di volta in volta prendendo delle posizioni, criticando ma non schierandomi in un progetto politico. La mia sensazione è che le proposte politiche che mi sono state fatte fossero solo un modo per raccogliere voti, per appropriarsi del potenziale di consenso che ricevo dalle trasmissioni, dai teatri, dalle persone che mi ascoltano. Ma quelle persone mi ascoltano proprio perché sanno che non ho opinioni determinate da qualcuno o condizionate se non del mio pensiero e dalle mie valutazioni. Dal mio stare nelle cose». Quindi presentandola come leader di uno schieramento vogliono colpire la sua credibilità?

«È il teorema dei soliti organismi dell’area berlusconiana e delle testate che tentano, non riuscendoci, di accreditarsi con i lettori di “Repubblica” e de “l’Espresso”. Cercano di dire continuamente al loro pubblico “Non ascoltatelo”. Ogni giorno (e scandisce “ogni giorno!”) su questi giornali escono articoli il più delle volte balle, raramente legittime critiche - per inculcare un messaggio: “Attenti! Questa persona non vi appartiene”. Potrà sembrare strano, ma tutto questo mi fa sentire sulla strada giusta, perché significa che quando vengo ascoltato - da sinistra, da destra, da centro - indipendentemente da come la si pensi, ciò che si ascolta non è un messaggio politico, non sono io e ciò che rappresento: si

«No, non è questo che vedo dietro il Movimento 5 Stelle. Del resto, forse, Grillo ha coperto quel segmento che in Grecia è di Alba Dorata e in Francia dal nazionalismo di Marine Le Pen. E questo la dice lunga sulla coscienza politica del nostro Paese, nonostante tutto in ottimo stato: il massimo del “populismo” che incredibilmente spaventa tutti, è un movimento moderato, che coinvolge migliaia di persone che vogliono far sentire la propria voce nella cosa pubblica e che hanno trovato un canale. Ma la critica che più spesso viene mossa a Grillo è che sarebbe troppo facile, oggi, gridare, attaccare tutto e tutti, non vedere le differenze e sparare nel mucchio per ottenere consensi sulle macerie. Eppure a fronte di tutto ciò, estremisti della conservazione spesso finiscono per essere proprio i partiti che sono riusciti nell’incredibile intento di marginalizzare il ceto medio produttivo. Che oggi è il più esasperato e vessato.».

TANTE LE AVANCES DEI POLITICI NEGLI ANNI: DA FINI A D’ALEMA FINO AL LEGHISTA GOBBO

DA SINISTRA: FAUSTO BERTINOTTI E ROBERTO SAVIANO; GIANFRANCO FINI; SILVIO BERLUSCONI; MASSIMO D’ALEMA. SOTTO: BEPPE GRILLO

ascolta il mio racconto». Candidatura come sinonimo di corruzione. Questa equazione non rischia di radere al suolo ogni speranza di rinascita della politica nel Paese?

«Ragionare su di me può essere utile proprio a comprendere questo. Si prende un personaggio pubblico, lo si brucia facendo circolare la voce che voglia candidarsi, si raccolgono umori, nella maggior pare dei casi negativi - chi ti apprezza non vorrebbe vederti mai in politica, chi ti disprezza ritiene che la politica per te furbetto sia il naturale sbocco del tuo aver brigato sino a questo momento - tutto questo per dare il definitivo colpo di grazia alla politica. Il dubbio che spesso mi viene è questo: ma siamo sicuri che la stampa di “destra” ami la destra e che la stampa di “sinistra” ami la sinistra? La mia opinione è che il lavorio costante da

Foto: pag. 036-037 M. Galimberti - LuzPhoto pag. 038-039 Olycom (2), P. Scavuzzo - Agf, D. Scudieri - Imagoeconomica, M. Chianura - Agf

daco di Treviso Gianpaolo Gobbo, ipotizzò di candidarlo alle Europee. Più altalenante il corteggiamento del Pd. Massimo D’Alema gli prospettò un’investitura e un avvertimento: «Diventa sindaco di Napoli, ma se entri nella scena nazionale ti farai male...». Nella sfortunata campagna del 2008, Walter Veltroni a pochi giorni dal voto affrontò la terra dei casalesi. Ma lo scrittore disertò il palco e rispose con una lettera aperta chiedendo «più coraggio e più fatti».

una parte e dall’altra sia di erosione di ogni seppur minima certezza. La stampa di “destra” è stata troppo supina al potere berlusconiano per essere ora credibile e si lancia in campagne oltranziste che non riescono a creare consenso. La stampa di “sinistra”, elitaria, sembra irridere i partiti di quell’area, sembra guardarli con sufficienza, lasciandoli in balia della propria incapacità di costruire una comunicazione politica efficace». Qual è la sua idea di politica? Crede nel ruolo dei partiti?

«Non credo nella partitocrazia. Credo ovviamente in quello che i partiti significano, ovvero cittadini che si uniscono e si organizzano per dare il loro contributo alla costruzione democratica di un Paese. In questo momento la parola “partito” è una parola perdente. Nessun gruppo politico può più pensare che con il termine

“partito” - inteso come brand - possa oggi parlare alle persone: “partito” ormai coincide con corruzione. Su Facebook tutto è istinto, tutto è immediato, spesso si legge un post e la risposta arriva fulminea: “Non fare politica perché è una schifezza”, “Sono tutti sporchi”. Ormai non si riesce più a distinguere tra politici, e anche se è ingiusto e demagogico generalizzare, la politica ha davanti a sé un’unica strada: deve repentinamente, imperativamente, immediatamente cambiare rotta. Anche chi non si ritiene colpevole, deve capire che è il momento di spalancare le porte alle nuove generazioni. È necessario che nuove persone abbiano la possibilità di mettersi in gioco. Ci vorrà tempo per imparare le regole, si potrà sbagliare, ma almeno avranno sbagliato persone e storie diverse. Inizierà una sperimentazione e la credibilità dei partiti, ora in caduta libera, potrebbe risollevarsi. Benjamin Franklin diceva che quando le persone, gli elettori, percepiscono chiaramente una mancanza di etica nella classe politica e un’eccessiva presenza di moralismo vuoto e di facciata, si convincono di potersi sostituire a essa. Franklin temeva l’oclocrazia, il governo delle masse, senza selezione, senza riflessione e senza merito, ponte naturale tra degenerazione della democrazia e oligarchia. È una riflessione che vedo attualissima perché scorgo il pericolo, di fronte allo smarrimento politico che stiamo vivendo, che il luogo comune diventi un punto di riferimento». Questo è quello che vede avanzare dietro il movimento di Beppe Grillo? In passato anche Grillo l’ha sostenuta, forse tentando di agganciarla: fece un comizio a Napoli con lei in diretta telefonica.

Ha scritto nell’Antitaliano sull’“Espresso” che vuole fare politica con le parole. Cosa significa?

«Non esattamente. Ho scritto che il mio modo di partecipare alla società è scrivere, raccontare. Ho scritto che le parole sono azione. Sogno la possibilità di una politica che sia libera dai giochi ideologici. Spero che si rifletta davvero su una forma politica che recuperi quelli che io ritengo da sempre i miei riferimenti. Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Rocco Scotellaro, Danilo Dolci, il socialismo liberale di Carlo Rosselli. Ovviamente declinati nella società del Web, continuano secondo me a essere un patrimonio incredibile. Una sperimentazione sociale continua, qualcosa che abbia a che fare non solo con il mercato e con un welfare forte che controbilanci il mercato, ma anche con lo sviluppo dei talenti, una società dove i migliori possano emergere e non vengano visti con la solita diffidenza». Lei pone al centro del suo intervento la difesa della legalità: la crisi della politica in un periodo di recessione economica renderà le mafie più forti?

«Alla fine della crisi saranno fortissime: è fondamentale che questo governo intervenga immediatamente. I social net14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 39


Primo Piano I suoi gioielli 2

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Ecco chi sono i cinque intellettuali citati da Roberto Saviano. 1. GAETANO SALVEMINI 1873-1957 Esponente meridionalista del Psi e difensore di una visione federalista. 2. CARLO ROSSELLI 1899-1937 Sviluppò una teoria di riformismo socialista, ispirata al laburismo. Fu ucciso in Francia dai fascisti. 3. DANILO DOLCI 1924-1997 Sociologo ed educatore, reso famoso dalle sue

campagne di resistenza civile in Sicilia negli anni Cinquanta. 4. ROCCO SCOTELLARO 1923-1953 Scrittore impegnato con il Psi nella lotta per il miglioramento delle condizioni dei contadini nel Sud. 5. ERNESTO ROSSI 1897-1967 Attivo nel Partito d’Azione e nel Partito radicale, tra gli ideatori del Manifesto di Ventotene sul federalismo europeo.

work raccontano un Paese spesso deluso da questo esecutivo perché si aspetta delle decisioni. Il governo tecnico fatto di disciplina e prudenza sembra aver paura di prendere decisioni politiche. Ebbene, in questo momento, la questione tecnica principale è proprio la questione politica. Il governo Monti deve fare in modo che accanto al lavoro di magistrati e forze dell’ordine, che ha necessariamente tempi più lenti perché è fatto di prove, processi e arresti, ci sia quello degli analisti che facciano previsioni e possano individuare ambiti di fragilità. In Italia i sequestri di cocaina sono in aumento, ciò vuol dire che aumentano i consumi e i guadagni delle organizzazioni, eppure su questo non esiste dibattito politico. Parlare di legalizzazione - non dico attuarla, quantomeno parlarne e cercare alternative - sembra essere rimasto un tabù tutto italiano».

diventata essenzialmente gossip».

Oggi i campioni dell’astensionismo sono i giovani. E lei è forse l’unica figura che riesce a dialogare con loro. Anche per questo Saviano fa paura?

«L’astensionismo è dovuto al fatto che molti della mia generazione - ma credo che si astengano elettori di tutte le fasce d’età - credano che il loro impegno non faccia la differenza. Oltre a un sistema elettorale iniquo voluto dal governo Berlusconi, ma che fa comodo a quasi tutti i partiti, ciò che ha contribuito ad allontanare gli elettori dalla politica è la constatazione che la comunicazione politica sia 40 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Perché nell’intero panorama dei partiti non c'è un solo trentenne con un ruolo da protagonista?

«È il sistema paese che non dà spazio ai giovani, che non vengono visti come risorse ma come concorrenti cui tagliare le gambe. Anche il “fare gavetta” si è trasformato in qualcosa che può risultare intollerabile. Gavetta non è impegno maggiore nello studio o nel lavoro, ma significa “servire”, “stare dietro qualcuno”. L’anzianità è considerata una dote a prescindere. Il Paese è vecchio, nelle redazioni dei media i trentenni fanno una fatica immensa a farsi ascoltare e spesso sono proprio loro ad aver più cose da dire. La mia è una generazione di emigranti che non viene a patti. Ciò significa andare in Olanda, in Francia, in Belgio, in Gran Bretagna, negli Usa, ovunque, piuttosto che stare qui a mal sopportare. Quello che in Italia bisognerebbe comprendere è che lo spazio che si può e si

LA MIA È UNA SCELTA DI LIBERTÀ. LE MIE STORIE ARRIVANO A TANTE PERSONE PERCHÉ NON MI SONO MAI SCHIERATO

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deve dare ai giovani è lo spazio che si può e si deve dare al talento». Il premier Monti la scorsa settimana ha chiesto sacrifici per fare spazio ai giovani, registrando l’egoismo generazionale di altre categorie. Cosa serve alla sua generazione per potersi imporre?

«Forse un po’ di fiducia in più in se stessi: prendersela anziché aspettare ci venga data e forse più coesione. Sta accadendo che in una situazione di incertezza e precariato si è in guerra, la guerra di tutti contro tutti. Piuttosto che supportarci e sostenerci, spesso ci si disprezza e i toni finiscono per essere violenti. Invece la dote dei trentenni è di essere meno ideologizzati rispetto ad altre generazioni e saper pensare l’Italia all’interno di uno scacchiere internazionale. La mia è la generazione di quella formidabile rivoluzione che è stato il Progetto Erasmus: è stata la prima ad aver potuto studiare in Europa, leggere quotidiani stranieri e rendersi conto che quasi ovunque le prime pagine sono di politica estera e non sempre soltanto di politica interna. La dote dei trentenni di oggi è sentire di avere cittadinanza europea e mondiale di pensare la propria vita e la vita italiana come un capitolo del mondo». Ma lei crede che in Italia le cose possano cambiare?

«Con tutto me stesso credo si possa cambiare. Un cambiamento inatteso e forte. A volte mi sveglio scettico, ma mi ostino a credere che si può». ■

Foto: Olycom (2), A3 (2)

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Primo Piano CENTROSINISTRA / IL LEADER CHE NON C’È

nche se lui non ci ha pensato prima - e sarà pure strano, ma così dicono quelli che lo amano e lo seguono - ora la pulce gli sarà entrata nell’orecchio. La pulce è questa: il leader, lato democratico o lato quel che sarà la futura sinistra, non c’è (o è incerto). Ma c’è Fabrizio Barca che potrebbe essere il leader. Lui non apprezza e si preoccupa: «Queste voci sono un attacco alla funzione che svolgo». Che sia un tipo sincero l’ha dimostrato. Alla trasmissione radio, non sobria, non tecnica ma molto popolare “Un giorno da pecora”, a domanda ha risposto pari pari: «Ho votato a sinistra del Pd», e che problema c’è? Alla festa della Repubblica al Quirinale dove si è intrattenuto con il capo dello Stato mandando in delirio le iene pennivendole (conversazione sulla candidatura?) ha dichiarato che bisognava mandare i militari nelle zone del terremoto, non a sfilare alla parata del 2 giugno. «Io non vado. Porto mio padre Luciano che ha 91 anni al mare a mangiare uno spaghetto come si deve», ha raccontato dopo essersi presentato a un gruppo di perfidi cronisti sui quali ha riversato secchiate di charme consapevole: «Vi conosco, vi leggo» e poi subito il tu ricambiato a tutti. Quando, nel 1988 lasciata Banca d’Italia e chiamato da Carlo Azeglio Ciampi, era a capo del Dipartimento delle Politiche di sviluppo al ministero del Tesoro, alfiere della Npr, la Nuova politica regionale, contratti d’area, patti territoriali (famosa

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Saltiamo su quella BARCA

Preparato. Determinato. Lavoratore instancabile. Stimato da Napolitano. Il ministro della Coesione guadagna fan e consensi. E a sinistra spunta una tentazione: sceglierlo per la premiership. Possibile? DI DENISE PARDO la polemica-critica del dalemiano Nicola Rossi e poi l’ammissione da parte sua di un obiettivo mancato) telefonava personalmente ai giovani economisti per annunciare che erano stati scelti e davvero sulla base dei loro curriculum (non faceva lui la selezione). Uno di loro chiese: « Scusi, dottor Barca, ma prima non vuole vedermi in faccia?». « Dice che è il caso?», domandò Barca. « Beh, se io fossi lei, lo farei». Risposta: «Ha ragione, venga». Quattordici anni dopo, da neo ministro ha postato su Twitter, su cui è attivissimo, il bando per la selezione di personale per il suo staff. Barca non è un elefante di partito. Non è un rottamatore, un unto del signore, un figlio di un dio minore e nemmeno una creatura del Web. È uno che crede nella mi-

FABRIZIO BARCA. SOTTO: GIORGIO NAPOLITANO E CARLO AZEGLIO CIAMPI

litanza nello Stato, nel valore della competenza. Oltre che nell’orgoglio di essere cresciuto con lo stile di vita dell’aristocrazia rossa e con la sensazione di avere un destino - importante - segnato. «E se fosse Barca l’uomo nuovo del Pd?», ha sibilato con aria insinuante Bruno Vespa al segretario Pd Pier Luigi Bersani. Il leader in pectore è stato generoso ma ha sviato: «Io Fabrizio lo stimo tantissimo, gli voglio anche bene, è persona seria». Un’ottima pagella. Certo non un endorsement. Primo ministro della Coesione territoriale della storia della Repubblica, nato a Torino il giorno della festa della donna e nell’anno, il 1954, in cui ha visto la luce la Rai, Barca è un economista di fama internazionale, ex Fgci, un alto burocrate molto determinato dotato di un carisma ben allenato, il passo di un gran camminatore di montagna, uno fuori dalla politica in senso stretto ma che sostiene «si è politici sempre, anche in casa». Laurea in Scienze Statistiche all’università di Roma, master in Philosophy in economia a Cambridge, sposato con Clarissa Botsford, padre di tre figli (due all’estero, in Sud America e in Inghilterra: «Se l’Italia non migliora stanno bene lì», ha proclamato sollevando un putiferio) direttore generale del ministero dell’Economia, presidente del Comitato delle politiche territoriali dell’Ocse, approda al governo di Mario Monti dopo

“POTREBBE ESSERE UN ROMANO PRODI NUMERO DUE”. MA BERSANI RESTA SUL VAGO: “LO STIMO, È UNA PERSONA SERIA” 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 43


aver superato come una salamandra il fuoco della convivenza con cinque ministri, a dir poco delle primedonne (oltre a Ciampi, Amato, Visco, Siniscalco e PadoaSchioppa). E soprattutto dopo aver stretto i denti nelle tre stagioni di Giulio Tremonti (in cui cresce invece Vittorio Grilli) che prima lo esilia in una stanzetta, poi ne fa una sorta di capo segreteria tecnica - per controllarlo meglio da vicino si diceva senza affidargli nessun compito preciso, salvo chiedergli ogni tanto di reperire quattrini dei fondi strutturali inutilizzati, materia diventata per lui più che un abito su misura una seconda pelle. Al tempo del confino, lega molto con il siciliano Gianfranco Miccichè (feroce critico di Tremonti) che poi lo presenta a Berlusconi, subito dopo la nomina di Barca a direttore generale, nomina respinta per ben tre volte dal Consiglio dei ministri. Motivazione: alto comunismo. Di Barca Miccichè urla «È bravissimo». Ma il rapporto non piacque all’ortodossia di ambedue le parti. Non si sa se Barca abbia le stimmate per

Giovani leoni

un’ascensione così altolocata come quella di una premiership (di certo corre per la poltrona di prossimo ministro dell’Economia, lo profetizzò per lui Bersani) ma a volte quando il karma politico s’incarica di fare quello che gli uomini politici non vogliono fare, spunta il nome di uno con le sue caratteristiche, vedi il Professore di Bologna. E in effetti nel mezzo del grillismo, del montezemolismo, delle liste civiche e civetta, dell’anti-politica e della vetero politica, Barca potrebbe essere un «Romano Prodi numero due», secondo Angelo Rovati, miglior amico dell’ex premier (così ha detto al “Foglio” in un pezzo di Claudio Cerasa) con il sostegno di Mario Monti, la stima di Carlo Azeglio Ciampi, la considerazione di Giorgio Napolitano, suo grande fan e vecchio amico del padre Luciano, partigiano, ex senatore Pci, direttore dell’“Unità” e di “Rinascita” molto vicino a Enrico Berlinguer. Sullo sfondo di una politica spettrale e spesso tremebonda, chi ha lavorato con Barca gli riconosce la capacità di prendersi le responsabilità («Prima sbrigavo pratiTURCHI YOUNG

che e dicevo “si dovrebbe.., sarebbe consigliabile..”, ora decido») e di esercitare la leadership: a un economista saccente che gli contestava la linea ricordò che lui era il capo e dunque si faceva come diceva lui. Fu proprio Barca la mattina dopo la conferenza stampa di Monti e Fornero per il varo della riforma del lavoro e dell’articolo 18, a sollevare in diretta tv il problema dei problemi, ovvero il confine tra licenziamento per motivi economici e licenziamento discriminatorio. Proseguì dopo in Consiglio dei ministri: «In genere parliamo due minuti, oggi parlerò venti», esordì e giù a srotolare tutto quello che non andava e a fare lui la lezione da vero comunista alla professoressa Fornero. Che da allora non lo considera il suo amico del cuore. In un momento in cui la sinistra è così incerta ed errante da non voler nemmeno riassumersi in una definizione, il ministro ha provato a rispondere a Claudio Sabelli Fioretti sulla questione: «Essere di sinistra vuol dire dare peso tra crescita e inclusione sociale, all’inclusione sociale cioè garantiBERSANIANI

Foto pagine 42 - 43: P. Scavuzzo - AGF, C. Minichiello - AGF, A. Rotoletti - Luzphoto. Foto pagine 44 - 45: Agf (6), A3 (4)

Primo Piano

re a tutti di avere accesso ai servizi fondamentali». In un certo senso il suo ministero è anche questo. «La coesione territoriale è un metodo», ha spiegato, «un modo di produrre e incrementare servizi e sviluppo sul territorio». Appena nominato, Roberto Calderoli ha deplorato la scelta a causa del suo notorio meridionalismo. «Sarà il ministro del Mezzogiorno?», gli ha chiesto Emilio Carelli. «Ma no, sarò anche il ministro della Valle d’Aosta», ha ironizzato Barca che ama citare una frase di Nenni sul potere: «Sono entrato nella stanza dei bottoni, ma i bottoni non ci sono, raccontava Pietro. Invece, no, i bottoni ci sono». Lui li sta pigiando tutti e fino in fondo. Al ministero lo guardano indecisi se sia un civil servant indefesso o semplicemente un ossesso con l’obiettivo di usare al massimo il trampolino caduto dal cielo. È riuscito a ridurre i tempi di disbrigo delle pratiche: prima ci volevano nove mesi di attesa e 14 passaggi Cipe, oggi ne bastano sei. Ha varato in pochissimo tempo un Piano di azione coesione, cioè la riprogrammazione delAMMINISTRATORI

GIRA IN LUNGO E LARGO L’ITALIA. NON PERDE UN TALK SHOW. NON NASCONDE I SUOI DISSENSI CON LA FORNERO SULL’ARTICOLO 18 la spesa dei fondi strutturali: 3,7 miliardi che ha destinato nella fase uno all’istruzione, all’occupazione, alla formazione. Nella fase due, ha scovato altri 2, 3 miliardi per l’edilizia scolastica, l’assistenza agli anziani, l’imprenditoria giovanile, la rete ferroviaria. Per Mario Monti è l’unico fronte da proporre per la crescita. Barca non solo non chiede. Può dare. Intanto il ministro non perde un talk show, “L’infedele” o “Agorà”, non rifiuta un invito: giorni fa ha passato più di tre ore alla Fondazione Brodolini (che si occupa di lavoro) senza mai guardare il telefonino. Chi c’era ha notato la passione, l’attenzione, il prendere appunti, «sì lei mi ha conROTTAMATORI

vinto», «ora ricordo ci siamo già incontrati…». Permettendosi persino una battuta: «Di grilli ne abbiamo già troppi». E tutti a domandarsi: si riferiva al Movimento o al vice ministro? Da febbraio gira in lungo e in largo il Sud per conoscere il territorio, confrontarsi con i rappresentanti locali e con la società civile e controllare l’effettivo impiego dei finanziamenti. Sarà anche il preludio a una campagna elettorale? Ora è alla quinta tappa, la Sardegna: Cagliari, Porto Torres, Sassari. Spesso al fianco, ha il suo vero alter ego. È Paolo Caputo, il vice capo di gabinetto: un esperto di programmi di assistenza e sviluppo, tsunami, Darfur, Sudan (si racconta che abbia contribuito a costruire letteralmente con le sue mani una scuola a Kabul). Se davvero Barca sarà chiamato alla sfida con la esse maiuscola, nella tempesta del centrosinistra uno come Caputo che ha coordinato l’emergenza tsunami potrà essergli più che utile, sarà fondamentale. E non si potrà dire che Barca non ci aveva pensato. ■

RINNOVATORI

VIVA IL PARTITO

DI MARCO DAMILANO

Rottamatori, rinnovatori, giovani turchi, amministratori, neo-partitisti... I trentenniquarantenni del Pd sopravvissuti in questa legislatura al deserto dell’opposizione, al gelo del governo Monti, al cambio di tre segretari (Veltroni, Franceschini, Bersani), sentono avvicinarsi l’ora della verità, perché, come scrive Pippo Civati, «le elezioni, come l’amore, prima o poi arrivano»: scelta dei candidati deputati e senatori e, in caso di vittoria, posti di governo e nel partito. La generazione precedente, quella dei D’Alema e dei Veltroni, l’ultima ad aver conquistato il potere a fine anni Ottanta, fu scomunicata dal coetaneo Nanni Moretti: «Passavano i pomeriggi davanti alla tv a vedere “Happy Days”: questa è la loro formazione politica, culturale e morale». Loro, i ragazzi del Duemila, sono cresciuti nel ventennio berlusconiano (l’esordio televisivo di Renzi è alla “Ruota della Fortuna” di Mike Bongiorno), guardando “West Wing”. E dunque, al di là dI differenze politiche e rivalità personali, c’è un impulso che li unisce tutti. Dire qualcosa di sinistra. O, almeno, dire qualcosa.

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MATTEO ORFINI E STEFANO FASSINA

ANDREA ORLANDO E DAVIDE ZOGGIA

NICOLA ZINGARETTI E ALESSANDRA MORETTI

MATTEO RENZI

GIUSEPPE CIVATI E SANDRO GOZI

DEBORAH SERRACCHIANI

Hanno deciso di attaccare Monti evocando elezioni anticipate davanti a un gelato, senza il permesso di Bersani. Un rischio calcolato: il responsabile Economia Fassina e l’ormai ex dalemiano Orfini, invisi all’ala liberal del Pd e, si dice, al Quirinale, puntano a rompere il patto tra i notabili del Pd, la «meglio classe dirigente» che ha

Quelli che il bicchiere lo vedono sempre mezzo pieno, come la mitica birra del loro leader rimbalzata via Twitter. Orlando, responsabile Giustizia, chiamato a riportare ordine nel caos del Pd napoletano. Zoggia, l’uomo degli enti locali che accorre sulle agenzie per difendere il segretario dagli

A Roma la corsa per il Campidoglio è già partita. Il sindaco Alemanno si traveste da grillino e diserta la festa del 2 giugno, il presidente della Provincia reagisce sfoggiando forza tranquilla. «Fin troppo tranquilla, speriamo che sia anche forza», obietta chi vorrebbe Zingaretti più pugnace. L’ultimo dei figli prediletti di Botteghe Oscure

A Firenze un assessore della sua giunta se ne va accusandolo di pensare alla carriera nazionale. E il brand risulta un po’ usurato, tra le liste civiche e i vaffa dei grillini, il sindaco-rottamatore rischia di apparire passato di moda. Eppure è questo il suo momento: ha chiesto le primarie, ora che arrivano il dolce stil novo non basta più.

Primarie subito, primarie ovunque. Per la scelta dei futuri parlamentari, contro l’odiato Porcellum. E per la presidenza della regione Lombardia, per cui Pippo Civati si è già candidato, con un libromanifesto (“Dieci cose che la sinistra deve fare subito”), aperto con modestia da una citazione di Galileo: «Chi mira più in alto, si differenzia

Sorpresa: l’europarlamentare che esordì nel 2009 a un’assemblea del Pd sparando sul quartier generale, oggi è tra i quarantenni la più accesa vestale del partito. Fino a dire di no alle primarie: «Non parlano al Paese, ci chiudono alla società». D’Alema apprezza: piccole politiche crescono, anche il nuovo può essere rieducato.

già governato due volte, bersaglio del libro in uscita di Orfini, “Con le nostre parole”: «Il rischio per Bersani è di fare il terzo governo Prodi». In arrivo una rivista ideologica, di carta e molto left. E poi l’assalto al governo e al partito: il Palazzo d’Inverno di Fassina e Orfini, avanguardie di maggioranza, bolscevichi immaginari.

attacchi esterni e soprattutto interni. A loro vanno aggiunti il capo dell’organizzazione, il calabrese Nico Stumpo, e il salernitano Alfredo D’Attorre. Insieme stanno riscrivendo la mappa del potere nel partito, la rete dei giovani segretari regionali e di federazione, tutti con Pier Luigi. Al Nazareno li chiamano il Tortellino magico.

non ama la competition. Meglio coltivare la fama del bravo amministratore, razza in via di estinzione fuori da Emilia e Toscana. La strada scelta anche dalla vicesindaco di Vicenza Moretti, buona presenza in tv, poco partito e molto spirito civico: la stessa formula vincente dei 5 Stelle, ma prodotta in casa Pd.

più altamente». «Metà Bob Kennedy, metà Stefano Accorsi», come lo ritrae il regista Paolo Virzì, l’ex rottamatore Civati va alla guerra con il prodiano Gozi su primarie e limite di tre mandati parlamentari, appoggiato dal padre nobile dell’Ulivo Arturo Parisi. Con un imperativo ormai categorico: «Diventare grandi».

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Attualità TERREMOTO / COSA NON HA FUNZIONATO

L’EMERGENZA PUO ATTENDERE

Assenza di coordinamento. Mezzi insufficienti. Pochi tecnici. Così la macchina dei soccorsi è partita in ritardo

iù dal ponte del Po ti accoglie il silenzio. A sinistra Moglia, l’epicentro lombardo delle scosse che vagano fino a Milano. A destra Gonzaga. Il confine della provincia di Mantova. E là davanti, l’Emilia ferita. Novi. Concordia sul Secchia. Mirandola. San Felice sul Panaro. Carpi. La geografia del risveglio sismico sotto la pianura Padana è un mosaico di campagne, capannoni, campanili. I simboli della distruzione umana ed economica che dal 20 maggio ha ucciso 26 persone. E bombardato, tra

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Modena e Ferrara, l’uno per cento del prodotto interno lordo. Proprio qui, sulle tende dei 17 mila sfollati, si sta addensando il loro e il nostro futuro. Quaranta chilometri di faglie, attive dopo quasi 500 anni. Il motore agricolo e industriale del profondo Nord a rischio crolli. E l’emergenza affrontata con 13 giorni di ritardo. Così come il Friuli e poi l’Irpinia segnarono l’Italia della prima Repubblica, questi ultimi terremoti potrebbero spingerci ancora più giù nella crisi. Il nostro futuro dovrebbe cominciare da un giorno preciso: 31 ottobre 2012. Dieci anni esatti dalla strage di San Giuliano di Puglia, in Mo-

lise. La commemorazione di uno scossone, 27 bambini e la maestra schiacciati dalla loro scuola costruita male e ristrutturata peggio. Sulle lacrime di quei genitori, si disse che non sarebbe più successo. Su quel dolore immenso venne modificata la classificazione del rischio sismico nazionale. Da allora la scienza ha consegnato alla politica mappe e scenari aggiornati. E la politica, le Regioni, i Comuni ammettono adesso di non averli studiati. Così, ancora una volta, piangiamo morti non per un super terremoto, ma per onde da 5.9 gradi della scala Richter: un’intensità che gli standard definiscono “moderata”.

Foto: Contrasto

DI FABRIZIO GATTI - FOTO DI FRANCESCO COCCO Ancora una volta tolleriamo che a cadere siano non solo le fabbriche, ma le pareti e i soffitti di 121 scuole totalmente inagibili su 219 e 17 asili su 50 danneggiati. Soltanto l’ora notturna della prima scossa ha probabilmente evitato altre stragi. Ventisette bambini traditi. Dieci anni buttati via. Storie del terremoto che la retorica televisiva e on line non ha raccontato. Il silenzio della campagna padana, in queste notti calde, dovrebbe essere punteggiato di lucciole. Sull’orizzonte nero brillano invece i lampeggianti blu di una colonna di soccorso. Arrivano. È stata un’emergenza a scoppio ritardato. Dal 20

maggio al 2 giugno. Tredici giorni, quattro scosse sopra i 5 gradi e quasi 30 morti. Soltanto sabato scorso, festa della Repubblica, il capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, firma finalmente l’ordinanza che istituisce la Dicomac a Bologna, la direzione di comando e controllo. Pronti a partire? Non tutti. La sera prima, le 18,45 di venerdì primo giugno, l’Ufficio coordinamento di Roma spedisce al personale l’e-mail intitolata: “Terem-procedura richiesta missioni”. È scritta in burocratese, ma vale la pena leggerla: “Per il personale inviato nelle zone colpite dal sisma, si ritiene uti-

DUE IMMAGINI DI FINALE EMILIA: LA TENDOPOLI ALLESTITA DALLA PROTEZIONE CIVILE E, SOPRA, UNA STRADA DEL PAESE

le inviare le seguenti informazioni: 1) La funzione di supporto o la segreteria dell’ufficio di appartenenza deve inviare alla segreteria di coordinamento la richiesta di autorizzazione alla missione per il proprio personale, indicando destinazione e data di partenza e rientro; 2) La segreteria di coordinamento provvede all’inoltro della richiesta alla funzione personale dandone contestuale informazione al dipendente e all’ufficio di appartenenza; 3) La fun14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 47


Attualità

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LA PROTEZIONE CIVILE HA STABILITO LA REGIA A BOLOGNA SOLO 13 GIORNI DOPO LA SCOSSA. MOLTI COMUNI CRITICANO LA GESTIONE DEI SOCCORSI

no di affitto. Oltre ai 4 milioni e 400 mila euro di canone spesi per l’altra base romana, in via Vitorchiano 4, a sua volta a rischio alluvione in caso di piena del Tevere. Il personale alla Protezione civile non mancherebbe, secondo le cifre rivelate dall’ex capo Guido Bertolaso: 579 dipendenti e 39 dirigenti, più i consulenti. Eppure l’istituzione che dovrebbe studiare e prevenire gli effetti dei terremoti in Italia deve rivolgersi all’esterno. Così nel giro di pochi giorni ecco il bando per le verifiche antisismiche sui propri uffici a Roma. I sopralluoghi affrettati, affidati invece a professionisti privati in Emilia. Le odiose liberatorie chieste ai lavoratori per manlevare gli imprenditori in caso di nuovi crolli. E il record singolare di questa tragedia: fa più morti il secondo terremoto, nonostante sprigioni meno energia del primo. La mancanza di una mente nel coordinamento dei soccorsi la si vede a San Possidonio: l’arrivo della colonna della Protezione civile inviata dalla Regione Lazio.

Ottanta mezzi, gli adesivi della Regione bene in vista sulle portiere. Alla fine sono gli sfollati a rifocillare i 300 volontari sfiniti da una notte di viaggio. Prima colazione e bottiglie d’acqua. Mancano i gruppi elettrogeni. La mensa è insufficiente. Le tende sono troppe. I 300 montano quello che serve e tornano a Roma. Per loro non c’è posto. Era necessario far partire due chilometri di colonna? Chi ha deciso? Chi paga? «Una gestione scarsamente preparata», spiega un tecnico che lavora al censimento dei danni per il Comune di Finale Emilia e chiede l’anonimato, «ha fatto sì che il sistema andasse in tilt. In tutti i paesi si sta purtroppo navigando a vista. Mandano le squadre a disposizione nei luoghi dove i riflettori dei media sono perennemente accesi. Dimenticandosi però delle altre località«. La soluzione sarebbe forse il gemellaggio. Lo ripete da anni Piero Moscardini, un operativo del dipartimento della Protezione civile che di emergenze ne ha affrontate tante. Dal

Foto: D. Scudieri - Imagoeconomica, E. Grosso - Fotogramma

zione personale predispone il foglio di missione, sottoponendolo alla firma e alla protocollazione, curando la sua conservazione sino al ritiro da parte di ciascun dipendente”. Questa non è la trafila ordinaria. È la procedura d’emergenza. Martedì 5 giugno, 17 giorni dopo la prima scossa, a Mirandola il medico del paese, Alessandro Ghedini, visita i pazienti in mezzo ai passanti. Senza riservatezza, sotto un ombrellone. La mattina il dottor Ghedini protesta davanti alla telecamera di SkyTg24. Dice che a lui e ad altri medici della zona servirebbero container. Dentro cui ricevere civilmente i malati con rispetto della privacy. Se ci fosse un camion a disposizione, si potrebbe dar loro una mano. E andare all’ex deposito dell’Esercito a Capua, provincia di Caserta. Lì migliaia di moduli abitativi della Protezione civile, cioè di ciascun contribuente, da anni stanno marcendo abbandonati. La mattina di martedì 29 maggio, un’ora dopo la strage della seconda scossa, sempre a Mirandola il Comune cerca via Internet ingegneri e geometri per mandarli a verificare l’agibilità di case e capannoni. Nove giorni dopo il primo terremoto sindaci e imprenditori devono ancora arrangiarsi. Ma non tutti gli ingegneri, gli architetti, i geometri della zona, anche se iscritti all’albo, sono esperti strutturisti. Cioè preparati a valutare la resistenza del cemento armato. Soprattutto sopra questo sottosuolo ricco di argille, sabbia e acqua dove l’amplificazione locale delle onde sismiche e la liquefazione ha provocato qua e là effetti da super terremoto. La ricerca di specialisti in strutture anti sismiche non è comunque un problema soltanto nei paesi colpiti dai crolli. Lo è anche a Roma. Il 7 maggio, due settimane prima delle scosse in Emilia, la presidenza del Consiglio pubblica un bando con relativa base d’asta da 45 mila euro: per “l’affidamento dell’incarico professionale finalizzato alla verifica del livello di adeguatezza sismica della sede dipartimentale di via Ulpiano 11 a Roma”. Gli uffici di via Ulpiano sono da anni il cuore della Protezione civile italiana. Ma solo adesso si scopre che nessuno ha mai controllato se la sede del dipartimento nazionale sia in grado o no di sopravvivere a un terremoto. Un paradosso da colmo dei colmi per un ufficio pubblico e strategico che costa agli italiani 648 mila euro l’an-

Friuli all’Abruzzo. Dalla Turchia allo Sri Lanka. Dall’anno scorso Moscardini è in pensione. «Ogni provincia», spiega, «verrebbe assistita da una serie di altre province e viceversa. Così in caso di calamità, le province gemellate aiuterebbero automaticamente quella colpita. Ai Comuni vanno affiancate figure esterne. Il funzionario che ha subito un lutto o ha la casa disastrata, non ha la lucidità per gestire i soccorsi. Il gemellaggio va preparato. Funzionerebbe. Ma non si fa». Il 29 maggio Moscardini è in Emilia a salutare un amico imprenditore. Sono nell’azienda quando arriva la scossa delle 9. Nella zona ci sono feriti. Chiamano i soccorsi. Le linee sono bloccate. Nove giorni dopo la prima forte scossa, i collegamenti dei cellulari non sono stati potenziati. Secondo i testimoni, né con antenne mobili né con impianti supplementari che avrebbero dovuto sostituire i tralicci danneggiati sui tetti. Come invece è stato fatto a Milano durante la visita del papa. Un milione di fedeli ha potuto così comunicare e inviare foto via mms agli amici. Non è solo una questione di mancato coordinamento da parte del dipartimento centrale. C’è un altro terremoto che la Protezione civile sta affrontando. Risale al

15 maggio quando il presidente Giorgio Napolitano, firma il decreto legge con le disposizioni urgenti per il riordino del settore. Il 17 maggio il decreto è in vigore. Tre giorni dopo con la prima scossa, si scopre che porta l’Italia dove altri Paesi come gli Stati Uniti hanno fallito. L’emergenza adesso dura cento giorni. Con o senza repliche, al centesimo giorno si smobilita. Ma la novità è soprattutto un’altra: con il nuovo decreto, lo Stato non risarcisce più i cittadini colpiti da calamità naturali. Ci sono le polizze. Un colossale affare per le compagnie assicurative. Almeno fino al primo risarcimento da super terremoto. Chi vuole comunque paga. Tra 90 giorni forse diranno quanto e come. Chi non partecipa, rischia di ritrovarsi senza tetto

per sempre. Come cinicamente accade dopo ogni uragano negli Usa. Dalle spese sui Grandi eventi con Guido Bertolaso e Angelo Balducci, allo smantellamento di trent’anni di esperienza che dipendenti e volontari hanno costruito. In Emilia non c’è nemmeno l’alibi della retorica sul Mezzogiorno. Questa adesso è l’Italia. «Si rischia addirittura di gettare scompiglio nel meccanismo che con decenni di faticoso rodaggio si era costituito», sostiene in una memoria alla commissione Ambiente della Camera il 28 maggio, il padre fondatore della Protezione civile italiana, Giuseppe Zamberletti. Previsione subito confermata. La confusione è già da anni nei documenti. Basta tornare oltre il Po, verso Brescia. Classificazione sismica identica a quella dei paesi emiliani distrutti. Zona 3, in una scala che ha 1 come massimo. Come Verona, Bergamo, Parma. E chilometri di capannoni simili a quelli crollati. Supermercati, centri commerciali, fabbriche. Pilastri prefabbricati. Stesse travi appoggiate. Stesso pericolo. Proprio all’università di Brescia nel 2006 viene presentato uno studio che rivaluta le faglie attive al confine tra Lombardia e Veneto. Ma il piano di protezione civile del Comune è molto più tranquillizzante. Avverte che la città è stata individuata da un’ordinanza del 1998 del ministero dell’Interno tra i comuni d’Italia ad elevato rischio sismico. Però afferma che “tale individuazione non costituisce dichiarazione di sismicità”. Perché, stabilisce il piano comunale, Brescia nel 1984 è stata esclusa “dalla perimetrazione delle aree soggette a tale rischio”. Ecco come si fa. Non serve cemento armato per costruire rifugi di carta. ■

FRANCO GABRIELLI. A DESTRA: DIPENDENTI DELLA REGIONE LOMBARDIA EVACUATI DOPO UNA SCOSSA. IN ALTO: DISTRUZIONE A SAN FELICE SUL PANARO (MODENA)

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Esclusivo Scandalo Lombardia

DUE UOMINI

UNA CASSA

embra una variante del “Gioco delle coppie”. Ricordate? Un corteggiato e tre pretendenti, che gareggiano per individuare il prescelto. Solo che questa versione intreccia affari, amicizia, politica e persino religione lungo l’arco di oltre vent’anni. Al centro lui, Roberto Formigoni. E intorno i tre protagonisti del grande scandalo lombardo: Piero Daccò, Antonio Simone e Alberto Perego. Solo che adesso la competizione pare essersi trasformata nel Gioco della Torre: i primi due sono già in carcere e ora bisogna capire chi sarà il prossimo a cadere giù. Di sicuro, Perego è sempre stato il più vicino al celeste governatore: vivono nella stessa comune ciellina, hanno condiviso i rischi delle vecchie indagini e le gioie delle vacanze a spese altrui. Eccoli per la prima volta fotografati insieme sul panfilo gentilmente concesso da Daccò per le lunghe escursioni nel Tirreno, tra Costa Smeralda e Portofino. La barca è un 24 metri, veramente lussuoso: c’è persino un ponte levatoio che si trasforma in trampolino, per passare di slancio dalle camere con interni in radica ai tuffi nel blu. Un vero spasso per la coppia in bermuda, rigato alla Obelix per Roberto mentre Alberto preferisce i fenicotteri rosa, che lasciano tracimare un fisico sovrappeso e impiegatizio. Ai comuni mortali noleggiare per una settimana questa suite d’alto bordo costa dai 30 mila euro in su, ma per loro non era

S Formigoni e Perego. In gita sulla barca di Daccò. Conviventi nella comune di Cl. E insieme nell’acquisto della villa sarda, che ora rischia di inguaiarli DI MICHELE SASSO

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TRE FOTO DI ROBERTO FORMIGONI, SEMPRE A SINISTRA, CON ALBERTO PEREGO SUL PANFILO MESSO A DISPOSIZIONE DAL MEDIATORE DACCÒ

un problema: ogni estate scafo ed equipaggio venivano messi a disposizione senza bisogno di sborsare un quattrino. Le immagini esclusive de “l’Espresso” li ritraggono sullo yacht Ad Maiora nel luglio 2009, una splendida annata chiusa brindando alle Antille, sempre senza mettere mano al portafoglio. Uno dei doni pregiati (vedi elenco nel box alla pagina successiva) concessi dal munifico Daccò. Ma di tante attenzioni ce n’è una più preziosa delle altre, che adesso rischia di trascinare il duo Formigoni-Perego verso il fondo. In queste ore infatti la procura di Milano sta decidendo se alzare o meno il tiro nei confronti del presidente lombardo. E più delle parziali ammissioni di Daccò, che nell’ultimo interrogatorio dalla cella ha demolito la storia delle «vacanze di gruppo dove ognuno poi contribuiva con la sua quota» sbandierata da Formigoni, molto dipenderà da una meravigliosa villa sarda. Si affaccia sul golfo del Pevero, l’angolo più chic di Porto Cervo: un soggiorno da nababbi e goleador, che poco si addice al voto di povertà dei Memores Domini. Conta cinque camere, altrettanti bagni, quattro verande, salone da pranzo, terrazza panoramica, patio, giardino, piscina e un paio di garage. L’ha venduta una società del solito Daccò a Perego. Il prezzo è rilevante: 3 milioni di euro. Ma sono in molti a sostenere che il valore immobiliare, in quel territorio pregiatissimo dove da tempo non si costruisce più, sia parecchio più alto. La procura adesso sta cercando di capire se il prezzo è giusto 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 51


Esclusivo

o meno. E vuole farsi un’idea anche sul proprietario effettivo della dimora. Perego infatti avrebbe tirato fuori circa 400 mila euro, accollandosi un mutuo da un milione e mezzo. La differenza l’avrebbe messa Formigoni, con ben un milione e 100 mila euro. Pronta la precisazione del governatore: «In questi decenni ho potuto accumulare risparmi per un milione di euro, che ho prestato a un amico per acquistare una casetta, non una villa faraonica. Un amico caro e con problemi di salute». Più che amici. I due vivono in quella che Daccò, confermando le prime rivelazioni de “l’Espresso”, ha indicato come «una casa di Ligresti». Insieme a loro - secondo la stessa fonte - abitano altri tre Memores: un cardiologo brianzolo, un professore dell’università di Milano Bicocca e - cosa forse più sorprendente - un dirigente di livello del ministero del Tesoro. In queste piccole comunità cielline vige anche una regola chiara: gli stipendi vengono consegnati all’economo del gruppo, che restituisce ai singoli solo la cifra indispensabile per la propria attività. In un libro intervista del 1988 Formigoni disse: «Di fatto non posseggo nulla. Tutto ciò che ho e utilizzo, mi viene dato per lo svolgimento della mia vita, del mio lavoro, dei miei compiti, ma non è mio... In altre parole, io non ho nulla; non possiedo neanche i vestiti che metto. Possedere non mi interessa, mi interessa usare tutto ciò che mi è dato per costruire qualcosa di significativo». E aggiunse: «Ringrazio il Signore perché questa povertà fa crescere e sviluppare una grande esperienza di libertà». Forse le consuetudini sono 52 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

cambiate, perché questa storia della villa a Porto Cervo incenerisce qualunque voto di povertà. E i due Memores sembrano avere dimenticato di devolvere una fetta consistente dei loro introiti: il milione e rotti di risparmi equivale a dieci anni della paga del celeste governatore. Pure Perego - che si è accollato un mutuo da oltre 5 mila euro al mese - ha macinato buoni affari, grazie anche alla Regione guidata dal suo convivente. È azionista e presidente del board della Soges Spa, che vende consulenze alla pubblica amministrazione. Il primo contratto con il Pirellone risale al 1996, un anno dopo l’insediamento del Celeste coinquilino: 105 milioni di lire per fornire assistenza nelle nuove concessioni del trasporto pubblico. Ossia per aiutare l’assessorato dei Trasporti a svolgere la sua missione base. Nel 2004 scoppia lo scandalo Oil for Food, una partita internazionale di petrolio

ALTRE IMMAGINI DI FORMIGONI CON BERMUDA ALLA OBELIX SULLO YACHT DI DACCÒ. NELLE DUE FOTO DELLA PAGINA ACCANTO, PEREGO È ALLA SINISTRA DEL GOVERNATORE

a prezzo di favore concesso da Saddam Hussein ai politici considerati vicini. Stando ai dossier dell’Onu, un fiume di greggio è stato riservato a Formigoni, tramutato in denaro finito in società estere. Tra i beneficiari finali c’è un conto svizzero intestato a Perego, che però nega davanti ai pm e si becca una condanna in primo grado per falsa testimonianza mentre il governatore non viene colpito da accuse. In quello stesso 2004 - come “l’Espresso” può rivelare - il Pirellone affida alla società di Perego il compito di scrivere il codice etico delle aziende sanitarie lombarde: un manuale di trasparenza, con le procedure per la buona amministrazione e soprattutto per tenere lontana la corruzione. Il “Codice Perego” viene consigliato a

tutti i 45 tra ospedali e Asl lombardi, che lo adottano in massa. Si stima che ciascuno paghi alla Soges tra i 15 e i 20 mila euro: uno scudo anti-illeciti che frutta circa un milione di euro al compagno di casa e di vacanze del governatore. Per carità, grazie alle mediazioni tra Pirellone e sanità privata la coppia Daccò & Simone ha incassato cifre molto più ricche: almeno 90 milioni di euro. Entrambi però si facevano saldare dai privati. E anche in cella hanno ribadito di non avere mai chiesto l’intercessione del Celeste. Per trent’anni Antonio Simone oltre che nella militanza ciellina è stato un mentore politico di Formigoni: assessore prima di lui, si dimise per le accuse di corruzione ai tempi di Mani Pulite, uscendone

con due assoluzioni e una prescrizione. È stato arrestato lo scorso aprile e la moglie non ha risparmiato critiche a Formigoni descrivendo proprio le gite sulla barca di Daccò in compagnia di belle figliole e «i locali à la page sardi dove era possibilissimo ammirare il nostro governatore seguire Daccò come un cagnolino al guinzaglio». Tutto questo «mentre il suo migliore amico deve discutere su chi avrà il dirit-

Quanti regali alla faccia del voto di povertà L’amicizia tra Daccò e Formigoni non ha prezzo. E persino gli investigatori faticano a orientarsi nell’elenco pantagruelico di cene a cinque stelle, di ville da sceicco, alla flotta di panfili che il superconsulente del San Raffaele e delle grandi fondazioni sanitarie schierava per deliziare i suoi ospiti. Ma, stando alle indagini, le attenzioni migliori e i momenti clou erano sempre riservati all’amico governatore. Anzitutto il Capodanno. Il gruppo vacanze Formigoni & Company sceglie per tre anni di fila (dal 2008 al 2010) di festeggiarlo nell’esclusivo Altamer Resort di Anguilla,

paradiso delle Antille. Normalmente la dimora - inserita nella lista delle più costose al mondo dalla rivista “Forbes” viene più di 45 mila euro a settimana. Ma per aggiudicarsi le tre ville con servitù e chef inclusi, spiaggia privata e piscine multiple nel periodo natalizio si fa un’asta. Quale è il prezzo finale? A Daccò i magistrati mostrano fatture che per il solo festeggiamento del 2010/11 ammontano a 152 mila euro, in due tranche. Poi c’è il capitolo yacht con un dettaglio inedito: accanto all’uso quasi esclusivo per varie estati del 24 metri Ad Maiora,

ci sarebbero anche contratti fittizi di noleggio tra Alberto Perego e la Mtb, la società austriaca gestita dal convivente del governatore, per l’utilizzo, nel 2007, di un’altra barca, l’Ojalà. E questo per consentire a Formigoni e a Perego di solcare senza problemi il Mar Mediterraneo in una crociera ripetuta per cinque anni di fila. Infine i jet privati, con un paio di voli che spiccano su tutti. Quello ai Caraibi con la solita allegra brigata imbarcata su un lussuoso aereo noleggiato dal San Raffaele al prezzo di ben 100 mila euro, per un’andata e ritorno molto esclusiva.

E poi un’altra trasferta alata in Costa Azzurra, che così diventa vicinissima a Milano grazie a pochi minuti tra le nuvole. Tutto questo sempre e solo a carico di Daccò, prodigo verso i suoi amici. Sempre loro, sempre Roby e Alberto, uniti nella convivenza dei Memores Domini ciellini che prevede il voto di povertà. Forse per questo non pagano mai. L’unica spesa che Formigoni avrebbe insistito per rimborsare sono i biglietti aerei di altri due viaggi tropicali a bordo di Air France con denaro - stando ai verbali riconsegnato da Perego. Per tutto il resto, c’è Daccò. M. S.

to di allungare le gambe all’interno di una cella che ospita altri cinque detenuti». Daccò invece è finito nel penitenziario di Opera a metà novembre. Dopo due mesi, dalla cella ha scritto proprio a Perego, lamentando le condizioni della sua famiglia che ha «grossi problemi con la gestione del quotidiano, perché non abbiamo il denaro per fare fronte agli impegni che ci sono, in quanto hanno posto sotto sequestro tutto quello che abbiamo». E concludendo: «Ti prego di salutarmi tutti gli amici, in particolare Roby. Voglio dirti che prego sempre il Gius (il fondatore di Cl don Giussani, ndr.), questo mi aiuta a sopportare qualsiasi cosa». Il superconsulente è ancora in carcere. Mentre Roby Formigoni prende sempre più le distanze da lui. E Daccò ricambia, anche perché incastrato dalle fatture scoperte dai pm, e rischia di far finire nei guai tutta la comitiva. Ammette che i contratti di affitto della barca, intestati pure a Simone, erano falsi: servivano solo a coprire gli “utilizzatori finali” Formigoni e Perego. Dice di avergli pagato tutti i soggiorni. Salvo i biglietti aerei, che il Celeste faceva però rimborsare dal convivente. Come se fossero una sola persone, tutto in comune. Anche i soldi impegnati in quella villa delle meraviglie. Su cui adesso si concentra l’attenzione degli inquirenti. E che rischia di far materializzare il convitato di pietra evocato negli interrogatori dall’avvocato Giampiero Biancolella, difensore di Daccò: l’accusa di corruzione. ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 53


Attualità ESCLUSIVO / IL PROCESSO DI MILANO

he notte, quella notte. Il 25 aprile 2010 è iniziato da poche ore. Silvio Berlusconi è ancora il capo del governo, forte di una maggioranza che sembra incrollabile. L’Italia democratica si prepara alla storica festa della Liberazione. Il premier è ad Arcore e festeggia a modo suo. Con un gruppo di ragazze molto disinibite. La cosiddetta cena elegante è finita, il dopocena burlesco pure. Berlusconi è in camera da letto. Quella notte ha scelto di passarla con una giovane italiana. Nella stanza accanto ci sono altre ragazze. La più irrequieta è una minorenne marocchina, Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori. La porta si apre, la bella italiana esce: Berlusconi si è addormentato. Le altre ragazze scoppiano a ridere. E proprio allora Ruby s’infila nella stanza del premier appisolato. Lei vuole risvegliarlo. E vuole meritarsi un bel dono: 5 mila euro in contanti. Consegnati a Karima personalmente dal Cavaliere. Quando lei ha 17 anni e lui 73. Eccolo qui il racconto della prima testimone oculare dello scandalo Ruby. È una persona molto informata dei fatti («Anche troppo», si lamenta), che finora ha svelato ai magistrati solo una piccola parte di ciò che sa. Il suo nome è Michelle Conceicao, per gli amici “Misci”. È brasiliana, vive da anni in Italia. Conosce tutte le «ragazze storiche», come le chiama lei, della cerchia del bunga bunga. E il famoso 27 maggio 2010 tocca a lei risolvere l’emergenza Ruby. Quando quella minorenne senza documenti viene fermata per furto, è proprio Misci a precipitarsi in questura e lanciare l’allarme al capo del governo. Che a mezzanotte

IL PRESIDENTE NON VUOLE CHE IO DICA LA VERITÀ. MI HA TELEFONATO E MI HA CHIESTO DI “FARE LA BRAVA” IN TRIBUNALE

CON RUBY

La cena. Le danze. Poi la minorenne entra nella stanza di Berlusconi. E lui dopo le dà 5 mila euro. Parla la testimone brasiliana COLLOQUIO CON MICHELLE CONCEICAO DI PAOLO BIONDANI

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Foto: A. Frazzetta - LuzPhoto, Olycom (2)

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QUELLA NOTTE

telefona da Parigi per raccontare alla po- scorretto ma efficace. mare è in tempesta, non si butta nessuno lizia l’ormai famosa balla: quella maroc- Prima di tutto: ha ricevuto pressioni, dena- giù dalla nave». china sarebbe la «nipote di Mubarak» ro o altro per parlare di Ruby? Da quel discorso lei cosa ha capito? (egiziano), dunque è meglio rilasciarla. «No. Al contrario». «Berlusconi non vuole che io dica la veAffidata sulla carta a Nicole Minetti, Pressioni contrarie? rità. Mi ha detto chiaramente di “fare la consigliere regionale della lista Formigo- «Mentre ero in Brasile mi ha chiamato il brava” in tribunale». ni, in realtà Ruby torna a vivere a casa di presidente». Le ha promesso soldi? Misci. Che diventa così la sua custode, Quale presidente? «No. Al telefono no». quando i pm non sanno ancora nulla del «Silvio Berlusconi. Ero stata chiamata a E prima di questa telefonata? traffico di escort sulla via di Arcore. La testimoniare in tribunale per venerdì 25 «Beh... L’avevo chiamato io, alcuni mesi custode di una mina vagante. maggio, ma io non lo sapevo ancora. Lui fa. I giornali mi umiliavano, nessuno mi Tra giugno e luglio 2010 Ruby rompe sì. Mi ha fatto un discorso. Mi ha ripetu- difendeva. Non mi ero mai sentita così con Misci, rientra nell’orbita dell’indebi- to una frase che usa spesso: quando il disperata. Lui mi ha detto che in quel tato Lele Mora e intanto fa partire l’inmomento non poteva aiutarmi perché chiesta su Berlusconi. I pm Antonio Sanc’è il processo. Però ha aggiunto che non germano e Ilda Boccassini capiscono che si dimentica mai di nessuno. Non ha parMisci è cruciale e la interrogano per ore, lato di soldi. Ma io ho capito che doveammonendola che rischia la falsa testivo solo aspettare». monianza. Lei non molla. Crede ciecaPerché adesso ha deciso di parlare? mente in Berlusconi. E si aspetta molto «Perché ho paura che mi succeda qualda lui. Invece l’inchiesta le fa scoprire che cosa. Mia madre è molto spaventata». il sultano di Arcore versa da anni somme Cosa vi ha spaventato? esorbitanti a tutte le ragazze del suo ha«Tante cose strane. L’ultima è questa: rem. Mentre Ruby scrive di attendersi alavevo già il biglietto per l’Italia, non avetri «quattro milioni e mezzo di euvo mai avuto problemi alla frontiero». Misci si sente tradita, emargira, invece una compagnia aerea prinata, usata e gettata. vata mi ha bloccato in Brasile. Per Quando comincia a parlare con rientrare in Italia ho dovuto avver“l’Espresso”, mesi fa, è una donna tire la polizia. Dovevo testimoniare sola, relegata in un appartamento il primo giugno. Mi sembrava una di periferia. All’inizio è diffidente. liberazione. Invece gli avvocati del Dice e non dice. Il muro del silenpresidente sono riusciti ad annullazio crolla solo negli ultimi giorni. re l’udienza. Mi hanno rinviato al Lo scorso aprile Misci torna in Bra25 giugno». sile, dove mantiene un figlio di dieE intanto i pm non possono interroci anni «intelligentissimo», che vigarla, perché è anche testimone delve con la nonna materna. A fine la difesa. maggio rientra a Milano per testi«Infatti. Ma io non posso restare fimoniare. Ed è un’altra Misci: «Sono al 25 giugno l’unica persona che no stanca di vivere in un mondo di è disposta a dire al tribunale tutta la bugie. Mentre ero a Rio tutti rideverità. Così rischio troppo». vano di Berlusconi perché ha detto E allora sentiamola subito, la sua veche mantiene tutte le sue ragazze. rità su Ruby: è vero o no che BerluscoTrattavano anche me da mantenuni ha pagato per andare a letto con la ta. Che vergogna. Sono l’unica che ragazza allora minorenne? non ha preso soldi, eppure solo io «Certo che è vero». ho questo marchio. La Nicole è Come fa a dirlo? “consigliere regionale”, le altre so«Io ero lì. Ad Arcore ci andavo anno “ballerine”: nessuno le chiama ch’io. E da molto prima di Ruby». prostitute. Adesso basta. Ho deciTestimone oculare, si dice in Italia. Ci so: voglio andare in tribunale a diracconta la scena che ha visto? re tutta la verità». «Quella notte, come sempre, BerluCapelli e occhi neri, pelle ambrasconi ha scelto con chi andare in cata, Misci ora vive in una bella casa mera. Tra le ragazze in quei momensui Navigli affittata da Luca, un ti c’è molta competizione. Anche RUBY RUBACUORI. A SINISTRA: MICHELLE CONCEICAO. SOPRA: imprenditore milanese che già par- SILVIO BERLUSCONI CON LA FIGLIA BARBARA E EMILIO FEDE perché quelle che si fermano per la la di matrimonio. Il suo italiano è notte prendono cinquemila euro 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 55


Attualità

Cioè l’inquilina di via Olgettina che continua a ricevere bonifici anche adesso, a processo in corso?

«La Barbara è una delle ragazze storiche del bunga bunga. Quella notte però esagerava. La porta della camera era socchiusa. Io ero nella stanza vicina, con altre ragazze. C’era anche Ruby, era riuscita a inserirsi anche lei. Sbirciavamo di nascosto. E ridevamo tra di noi: guarda lei come finge... A un certo punto non si sente più niente. La Barbara esce: “Si è addormentato”. Io scoppio a ridere. E intanto Ruby, più veloce delle altre, s’infila dentro e chiude la porta».

Quanto è durato il tutto?

«Non lo so, dopo un po’ io sono andata a dormire».

nata al presidente. Ma di me alla fine se n’è fregata».

Ricorda quale notte era?

E com’è finita la nottata con Ruby?

«Era un giorno festivo, tra aprile e maggio. Mi pare proprio il 25 aprile. Ricordo che all’inizio c’era anche una showgirl bellissima, che però è andata via dopo cena: non è rimasta per la notte».

«Come sempre. Il presidente Berlusconi ha dato i soldi alle ragazze. Ruby ha avuto una busta con cinquemila euro».

Ci sono altre ragazze mantenute da Berlusconi e mai scoperte dalle indagini?

Ricorda qualche altro particolare sulla consegna dei soldi?

«Ce ne sono due molto famose. Una volta erano le sue favorite. Poi hanno cambiato vita. Quindi farò i nomi solo se i giudici me li chiederanno».

«Alcune ragazze dicevano a Berlusconi che avevano bisogno di soldi per pagarsi il chirurgo plastico. Ruby gli ha detto che voleva rifarsi il seno. Ma il presidente le ha risposto: “No, tu sei bella così”. Per lui era come una bambola. Ruby era veramente una ragazzina. E a lui piaceva per quello».

«Sì, era rimasta anche lei. Ricordo che era arrabbiatissima». Per via di Silvio e Ruby?

«No, la Nicole ce l’aveva con la Miriam Lodolo». Vuol dire Miriam Loddo?

«Sì, quella lì. È la stessa ragazza che poi io e Nicole ci siamo viste arrivare in questura, la notte del 27 maggio. Nicole diceva che era una sbandata, che una così non bisognava invitarla ad Arcore. Nicole era veramente affezio56 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Nel 2009, è sicura?

«Sì. Io ero lì». E già allora aveva rapporti sessuali con lui?

«Naturalmente. Tutte le ragazze che prendono i soldi devono andare con lui». Se è vero che Iris ha anticipato Ruby, perché non ha provato a sfruttare la sua minore età per chiedere soldi a Berlusconi, minacciando uno scandalo?

E Noemi Letizia? Risulta che mamma un bonifico l’ha avuto.

IRIS BERARDI

Mentre Berlusconi era in camera con Ruby, anche la Minetti era ad Arcore?

«Sì, la Iris frequentava la villa di Arcore già nel 2009».

«Perché è brasiliana. E non farebbe mai del male a uno che la aiuta».

E riesce a risvegliare il Cavaliere stanco?

«Sì. Ha fatto tutto lei. Lui ormai ha la sua età».

di Berlusconi prima di Ruby?

«Noemi io non l’ho mai vista. Devo dire però che anche lei, secondo le confidenze che mi hanno fatto le ragazze storiche, è stata con Berlusconi in Sardegna, nel Capodanno 20082009, quello con le ballerine che uscivano dal sacco dei regali con i berretti da Babbo Natale». Noemi è la goccia che spinse Veronica al divorzio. Quali ragazze le hanno detto di sapere della diciassettenne di Casoria?

«Sicuramente Barbara Guerra, Maristel Polanco... E Nicole Minetti».

Glielo ha detto lei?

E si faceva davvero chiamare Papi?

«L’ho visto io».

«All’inizio presidente. Papi è per le intime. Con Giampaolo Tarantini, a cena, Berlusconi diceva di avere 34 “figlie”».

Prima di quella notte, Ruby si era mai tolta i vestiti ad Arcore?

«Faceva gli spettacolini nella sala del bunga bunga, come tutte le altre. Però a letto, per quanto ne so, c’è andata solo quella volta». Secondo le indagini, anche l’italo-brasiliana Iris Berardi ha passato ad Arcore la notte del 13 dicembre 2009, quando era ancora minorenne. Lei l’aveva mai vista a casa

Come mai tutte queste ragazze non la consideravano un’intrusa? E perché Berlusconi si fidava tanto di lei?

«Deve capire che io ero invitata ad Arcore da quando ero la fidanzata di un suo grande amico, che è figlio di un imprenditore che ha aiutato Berlusconi tanti anni fa, all’inizio della sua carriera di costruttore. E prima che arrivasse questa Ruby avevo sempre creduto in lui». In tribunale dirà davvero tutto?

«Tutta la verità. So che me la faranno pagare, ma lo devo a mio figlio: voglio che cresca in un mondo più giusto. Voglio che sia orgoglioso di sua madre che ha il coraggio di dire la verità anche se in Italia solo chi dice le bugie diventa ricco». ■

Foto: A. Fotogramma

o anche di più, le altre mille o duemila al massimo. Ruby era già stata ad Arcore e ci sperava molto. Invece quella notte il presidente ha voluto solo Barbara Guerra».

HO VISTO BERLUSCONI DARE A RUBY LA BUSTA CON IL DENARO. TUTTE LE RAGAZZE CHE PRENDONO SOLDI DEVONO ANDARE CON LUI


MISTERI

Attualità

En attendant Abu Omar Esagerato il segreto di Stato imposto sul sequestro. È la tesi del procuratore. Se la Cassazione gli darà ragione, il caso potrebbe riaprirsi DI LEO SISTI bu Omar, atto finale. Lo scrive, il 12 giugno, la Corte di Cassazione: a distanza di 9 anni da quando, il 17 febbraio 2003, l’imam egiziano è stato prelevato in una via di Milano, trasferito con un raid aereo, prima al Cairo e poi ad Alessandria d’Egitto, carcere di sevizie e torture; a distanza, ancora, di 4 anni da quando gli autori del blitz, 22 agenti della Cia impegnati in un’azione di “rendition” (consegna), sono stati tutti condannati in contumacia dal Tribunale, ad eccezione di chi era protetto dall’immunità diplomatica, mentre gli uomini del Sismi, sospettati di aver preso parte a quel rapimento, sono stati salvati dal segreto di Stato apposto da due presidenti del Consiglio su quell’episodio e riconosciuto dalla Corte costituzionale; e a distanza, infine, di 2 anni da quando la Corte d’Appello milanese ha inasprito le pene per gli americani, rinviando però 3 di loro a un nuovo giudizio d’appello, e graziando ancora, per lo stesso motivo di prima, tra gli altri, il generale Niccolò Pollari, già direttore dell’intelligence militare esterna, e il suo braccio destro Marco Mancini. Quel giorno, martedì, i supremi giudici devono stabilire se confermare o annullare l’ultimo verdetto. Il sostituto procuratore generale, Piero De Petris, rappresentante dell’accusa in secondo grado, ha scrutinato le due sentenze emesse dai colleghi che si sono occupati del caso Abu Omar. E nel suo ricorso di 41 pagine li bacchetta: avete esteso troppo l’area del segreto di Stato. Troppo rispetto a quanto fissato dalla Corte costituzionale, intervenuta, nel 2009, con un suo provvedimento sui

Foto: Ansa

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conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato suscitati dal governo Prodi nel 2007 e dal governo Berlusconi nel 2008. Ecco quindi la nuova strategia di De Petris: cercare di “ricomprendere” certe prove prima escluse. Ma quali? Ad esempio, le dichiarazioni di Luciano Pironi, maresciallo dei Ros, sulla sua liaison con Robert “Bob” Lady, responsabile della stazione Cia di Milano. I due erano in stretto contatto. E proprio Bob aveva chiesto a ”Ludwig” di partecipare al raid, sia nei preparativi sia nella sua esecuzione materiale, diffondendosi anche sui compiti di singoli appartenenti al Sismi. Ma dovrebbe anche valere la deposizione del colonnello Stefano D’Ambrosio, allora capo centro del Sismi a Milano, in posizione subordinata rispetto a Mancini. Era stato lui a ricevere delle confidenze proprio da Bob Lady, leader delle spie Usa a Milano, sui “sopralluoghi e altre attività di supporto compiute dal Sismi per conto della Cia”. Fin qui l’aspetto “italiano” di questa vicenda. Ma ce n’è un altro, il destino degli agenti Usa, guai a uscire dal loro Paese, rischierebbero di essere arrestati in qualunque parte del pianeta. Una di loro ha accettato di rispondere alle domande dell’“Espresso”, Sabrina De Sousa, cittadina americana di origine indiana, che si

è vista infliggere una pena di sette anni: «Non ho preso parte al sequestro di Abu Omar. Quel giorno stavo sciando a Madonna di Campiglio. Se la Corte Suprema dovesse sostenere la decisione dell’appello, mi troverò in una brutta situazione. Non potrò più vedere mia madre, anziana, e le mie sorelle, che vivono da un’altra parte del mondo. Io e la mia famiglia subiamo il peso maggiore di questa storia. Nessuno dei dirigenti che hanno approvato e finanziato quell’operazione paga lo scotto, qui nessuno ne rende conto. Per questo, negli Stati Uniti, il caso non ha avuto nessun impatto sulla questione delle renditions. Per parte mia ho dovuto dare le dimissioni dal Dipartimento di Stato e rinunciare alla pensione». Così De Sousa è passata all’attacco, con l’aiuto del suo legale Mark Zaid: «Abbiamo chiesto al Congresso di spiegare perché questa rendition è stata effettuata, se si considera che Abu Omar era già sotto inchiesta in Italia. Richiesta ignorata». Allora è stata studiata una mossa successiva: fare causa a Dipartimento di Stato, ministero di Giustizia e Cia. Ma il giudice di Washington Beryl A. Howell ha rigettato la querela. Ora non rimane che l’appello. L’avvocato Zaid presenterà le sue memorie ai primi di luglio. ■

ABU OMAR 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 59


Attualità CRISI E SOLIDARIETÀ

Anche l’Italia è in

EMERGENCY Calano le donazioni. Salgono le richieste di aiuto di connazionali. La presidente Cecilia Strada racconta i progetti della Ong DI FEDERICA BIANCHI

proprio su questo tavolo che è stata fondata Emergency: tutte le idee migliori nascono intorno a un tavolo della cucina...». Cecilia Strada, la figlia trentenne di Gino, il fondatore di quella che è la più conosciuta Ong in salsa italiana, lo dice con lo stesso entusiasmo con cui apre la porta, spiega al bimbo di due anni che cartone guardare e cerca nuovi donatori. È una donna pragmatica ma entusiasta lei. E di entusiasmo Emergency ha grande bisogno adesso che la crisi economica ha iniziato a erodere i bilanci dell’organizzazione (meno 20 per cento dal 2010 al 2011) e ad aumentare i bisogni degli ex benestanti del mondo. «Il numero delle donazioni è in crescita, segno che gli italiani non vogliono rinunciare alla solidarietà nemmeno in tempi duri, ma l’importo medio è in discesa», racconta Cecilia, il nuovo volto di questa organizzazione nata per curare le vittime di guerra: si aggira intorno ai 40 euro per donatore e include anche i 5 euro di chi ha la pensione minima ed «è tutto quello che posso dare», come qualcuno ha scritto sulla causale di un bollettino postale che Cecilia tiene incorniciato nel suo studio. I grandi finanziatori, dai Moratti a Nico Colonna della Fondazione Smemoranda, sono pochi: «La forza del movimento sono pensionati e studenti». Ma in questi ultimi due anni molti tra loro hanno iniziato ad avere bisogno di assistenza sanitaria. Nel poliambulatorio di Marghera, che Emergency aveva aperto per portare aiuto agli immigrati illegali, il 20 per cento dei pazienti è ormai italiano. «Vengono soprattutto per le cure odontoiatriche o per le ecografie in gravidanza perché i tempi 60 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

CECILIA STRADA. A DESTRA: DUE IMMAGINI DELL’OSPEDALE DI EMERGENCY A KABUL

della sanità italiana si sono allungati oltre misura», spiega accendendosi una sigaretta nel grande appartamento milanese dei suoi genitori dove si è trasferita, dopo la morte della madre quattro anni fa, con il marito Maso, corresponsabile di “E”, il mensile di Emergency: «Il sistema sanitario italiano rimane tra i migliori al mondo, ma la crescente povertà ha fatto lievitare il numero degli italiani che ne fanno ricorso non potendosi più permettere cure private». Per fortuna che il volontariato è nella nostra Penisola ancora un valore: «Non paghiamo i medici che ci regalano una mezza giornata alla settimana: anzi, molte volte sono loro a ringraziare noi per avergli offerto un’opportunità di svolgere il loro lavoro lontano da lotte politiche e pastoie burocratiche». Così dopo avere lanciato il “progetto Italia” aprendo i polimambulatori di Palermo (2006) e Marghera (fine 2010) e portando due poliambulatori mobili tra

le campagne del Sud in soccorso delle migliaia di migranti legali e illegali, ora Emergency sta pensando a come potenziarlo. «Le regioni non vogliono che i nostri poliambulatori su sei ruote lascino i loro confini», spiega: «E poi da parte di cittadini disperati ci arrivano centinaia di e-mail con richieste di aiuto e con segnalazione di ospedali equipaggiati di tutto punto ma chiusi. Ci chiedono: “Perché non li prendete voi in gestione?” Una situazione del genere non era mai successa prima». Fa una pausa, poi, pensandoci su, sottolinea: «Inizialmente ero contraria all’apertura delle nostre attività in Italia perché credo che a farsene carico dovrebbe essere lo Stato, ma Gino (così chiama il padre quando pensa a lui in termini professionali, ndr.) mi ha detto: “Se c’è bisogno dobbiamo esserci. Intanto curiamo la gente, poi si vedrà”», spiega questa donna pacifista fino alla punta dei capelli, esattamente come il padre: «Ma lo sapete che con l’equivalente di tre ore di guerra ci possiamo mantenere l’ambulatorio di Palermo per un anno?», esclama, cercando sul volto dell’interlocutore la reazione alle sue parole: «Noi cerchiamo di non gettare nemmeno un centesimo, tutto serve», continua lei che da quando è diventata presidente di Emergency nel di-

Foto: C. Bendinelli - LUZphoto (2), A. Stella - AGF

È

cembre 2009 ha visto lo stipendio salire da 800 a 1.400 euro al mese. I costi di gestione di Emergency - salari inclusi - nel 2011 hanno rappresentato il 6,19 per cento degli introiti complessivi (26 milioni di euro, di cui un terzo in provenienza dal contributo del 5 per mille). Una percentuale bassissima se si considera che nelle agenzie delle Nazioni Unite ammontano a circa il 70 per cento dei budget totali: «Vorremmo rimanesse sempre al di sotto del 10 per cento anche se quest’anno aumenterà un po’ a causa della diminuzione delle entrate: nei paesi in cui operiamo se chiudi un ospedale poi non lo riapri più. I costi operativi sono necessariamente fissi». Per questo, «ora che gli italiani sono conciati», ha deciso di guardare oltreoceano e cercare finanziatori in paesi come la vicina Svizzera e negli Usa, dove il settimanale del “New York Times” ha recentemente dedicato al lavoro in Afghanistan di Emergency un’intera copertina, e dove i volontari sono uno sparuto avamposto chiamato a crescere in fretta. Tanto dinamismo sul fronte della raccolta è controbilanciato soltanto da un eguale fermento sul fronte della spesa. «I costi bassi non servono a niente se poi l’attività è scadente o irrilevante», sottolinea Cecilia: «Ormai è evidente che le cliniche

arrangiate sotto un tetto di canniccio non funzionano e, soprattutto, non cambiano la struttura sanitaria di un paese. Anche gli afghani o i sudanesi hanno diritto a cure mediche serie». Si ferma un momento per cambiare il pannolino al piccolo Leone, rimasto a casa dall’asilo a causa della varicella. «Mio padre dice sempre che un ospedale va bene se ci faresti curare i tuoi figli. Se non è adatto per i tuoi bambini allora non va bene nemmeno per quelli degli altri». Sembra un concetto ovvio, ma non lo è. «Quante volte ci hanno detto che in Africa l’unica cosa importante è la medicina di base: non è vero. Abbiamo tutti in testa la cartolina dell’Unicef con il bambino dalla pancia gonfia e gli occhi ricoperti di mosche. Si pensa che da quelle parti basti curare la diarrea o la malnutrizione. Ma non è così. Le mamme del Sudan non dovrebbero accettare la mancanza di chirurgia

RICEVIAMO CENTINAIA DI E-MAIL CHE CI CHIEDONO DI GESTIRE GLI OSPEDALI ABBANDONATI DEL NOSTRO PAESE

cardiovascolare: i loro figli dovrebbero avere le stesse cure che hanno i bambini italiani». Parla a ruota libera, sottolineando le frasi con enfasi, ed è chiaro che in lei l’organizzazione ha trovato una portavoce agguerrita:«Noi con il centro cardiovascolare di Khartoum e la clinica di ostetricia nel nord dell’Afghanistan abbiamo dimostrato che la buona sanità si può fare anche in zone difficili». La qualità del lavoro svolto sta diventando il cardine sul quale incentrare il futuro di Emergency: «Vorrei che i nostri ospedali diventassero veri centri d’eccellenza mondiale. Per questo è sempre più importante pubblicare i nostri dati clinici. Al tempo di mio padre si doveva scegliere tra curare i malati e raccogliere i dati scientifici. Adesso possiamo e dobbiamo fare entrambe le cose, anche perché i risultati clinici del Sudan sono gli stessi di quelli del Nord America». Dunque esiste una vostra agenda politica. «È inevitabile finire per fare politica: noi vogliamo che gli Stati si facciano carico delle responsabilità verso i propri cittadini». In quest’ottica Emergency non accetta i civili afghani curati frettolosamente e poi dismessi negli ospedali americani di guerra; a differenza di Medici senza frontiere non invia team di supporto negli ospedali pubblici; e chiede agli Stati in cui opera di assumersi una parte dei costi e delle responsabilità degli ospedali. Così avverrà in Uganda, dove, nuovi donatori permettendo, è in cantiere un centro pediatrico regionale, finanziato al 20 per cento dal governo nazionale. «Non è facile, ma il mio è il lavoro più bello del mondo», sorride lei guardando l’enorme sasso legato a un filo di lana che dal soffitto oscilla minaccioso sul tavolo di cristallo. «È lì da sempre. Secondo mio padre è un salmone». Per deporre le uova deve nuotare controcorrente. A quelli di Emergency capita tutti i giorni. ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 61


Attualità CAMPIONI DI OGGI / IL CAPITANO

Che tesoro di

NELLA FOTO GRANDE: GIGI BUFFON. A FIANCO, DALL’ALTO: ANDREA AGNELLI; IL PORTIERE DELLA JUVE E DELLA NAZIONALE IN CAMPO; NEGOZIO ZUCCHI A MILANO

BUFFON

Il gruzzolo milionario al titolare di una ricevitoria. Il patrimonio immobiliare. Gli investimenti in Borsa. Ecco il Paperone del pallone

alvo imprevisti giocabili a quote molto alte, domenica 10 giugno nello stadio di Danzica due portieri si presenteranno a centrocampo per scambiarsi i gagliardetti. Iker Casillas consegnerà la bandiera spagnola e riceverà il tricolore da Gianluigi Buffon, detto Gigi. Due campioni, due simboli che cercheranno di alleviare la depressione psicoeconomica dei loro Paesi con il metodo più rodato: un pallone da football. L’italiano ha un compito ancora più ingrato. Fare dimenticare lo scandalo del calcioscommesse. Non facile, soprattutto per chi ha consegnato 1,6 milioni di euro al tabaccaio parmense Massimo Alfieri, titolare di una ricevitoria. Secondo il legale del campione, il denaro era destinato all’acquisto di Rolex (forse dieci, forse venti), a imprecisate attività finanziarie e immobiliari o, chi sa, a scommesse su basket e curling islandese. A un tesserato della Federcalcio come Buffon è vietato soltanto scommettere sul suo pane quotidiano. Ma se il Capitano voleva giocarsi l’over su un match di polo in Argentina, allora non è chiaro perché ci sia stata l’interposizione di Alfieri e della sua miracolosa ricevitoria in Strada Garibaldi. Lì, secondo le prime analisi della Guardia di Finanza che ha sequestrato tre anni di puntate da Alfieri, la proporzione delle giocate vincenti era dell’83 per cento. È una proporzione sufficiente a dichiarare il fallimento della scienza statistica e del calcolo delle probabilità.

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Né è chiaro perché Alfieri, in viaggio negli Usa in questi giorni, abbia agito da intermediario su investimenti di altro genere. Il tabaccaio di Parma, città dove Buffon è cresciuto difendendo la porta del club emiliano ai tempi di Calisto Tanzi, ha un breve passato di agente finanziario. Otto mesi nel 2009, poi è stato cancellato dagli elenchi della Banca d’Italia. In attesa di approfondimenti sulle matrici delle giocate, Buffon guiderà i compagni nella spedizione agli Europei di Polonia e Ucraina. Alle controversie è abituato e quella della tabaccheria di Parma è soltanto l’ultima in carriera. Poco prima degli assegni ad Alfieri c’è stata la frase «meglio due feriti che un morto» riferita alla consuetudine del calcio italiano per cui, a fine campionato, si evita di inguaiare colleghi di altre squadre e si regalano pareggi e vittorie. Prima ancora, la storia del falso diploma per iscriversi a Giurisprudenza. E un’archiviazione della giustizia sportiva per avere scommesso su cinque partite nel 2004-2005. Infine, una passione dichiarata per il gioco che, a detta dell’interessato, gli è costata oltre 2 milioni di euro fino al 2006. Poi c’è il ramo politicamente scorretto: la scritta “Boia chi molla” sulla maglietta, la scelta del numero 88 che i neonazisti usano come simbolo di Heil Hi-

tler, lo striscione guarnito di croce celtica e scritta “Fieri di essere italiani” esposto al Circo Massimo dove l���Italia governata da Romano Prodi festeggiava il quarto titolo mondiale. Troppa ideologia per nulla. Gigi non è di sinistra, questo è sicuro. Ma, all’atto pratico, è più sul me ne frego che sul tireremo dritto. Quando è capitato di fare affari bipartisan, come per un investimento in terreni nella sua Carrara, ha versato 400 mila euro su invito del socio Giuliano Lucetti, un immobiliarista targato Pd. Se c’è una cosa che Buffon sa fare, oltre a parare, è investire. Sotto il profilo patrimoniale, non c’è dubbio che il numero uno della Nazionale e della Juven-

Foto: S. Pavesi - Contrasto, Oliverio - Imagoeconomica, Olycom, Fotogramma

DI GIANFRANCESCO TURANO

tus sia il calciatore italiano più ricco della storia. Altri fuoriclasse come Totti, Del Piero, Cannavaro, al confronto, si arrabattano. A differenza dei colleghi, Buffon non ha perso troppo tempo a vendere magliette o altri gadget effimeri. La sua unica avventura, in società con Simone Sidoti del marchio A-style, è stata chiusa un paio di anni fa con la liquidazione della società. Mattoni, altro che jeans. Ettari, non felpe. Messe da parte le scommesse perdenti, Gigi ha costruito un impero immobiliare, con proprietà stimabili oggi in oltre 20 milioni di euro. Erano 6 milioni del 2005. Sono tutte cifre a valore di libro, registrate per difetto. In termini di prezzi di mercato, bisogna

calcolare più del doppio, oltre i 40 milioni. Il catalogo è impressionante. La holding del capitano, un’azienda a conduzione familiare gestita insieme ai genitori e alle sorelle ex pallavoliste Veronica e Guendalina, possiede cinque villette nella stazione sciistica di Limone Piemonte, cinque appartamenti a Parma, una villa di 14 vani a Forte dei Marmi, altri 20 appartamenti sparsi nelle aree più pregiate della Sardegna settentrionale (Cannigione, Palau, Porto Rotondo, Santa Teresa di Gallura, Liscia di Vacca) per un totale di 63 vani, due case a Rivoli e una a Torino. A questo bisogna aggiungere parcheggi, esercizi commerciali, un ristorante in centro a Pistoia (Zerosei), terreni a non finire in Toscana, lo stabilimento balneare della Romanina a Ronchi in Versilia e, sempre a Ronchi, un hotel a quattro stelle (Stella della Versilia) inaugurato a luglio dell’anno scorso e affidato, anche questo, a un familiare. È Stefano Turi, marito di Veronica Buffon, testimone di Gigi alle nozze con Alena Seredova ed ex calciatore della Carrarese, il club del cuore che gioca nell’ex C1 e che ha tra i suoi azionisti il campione del Mondo di Germania 2006 con una partecipazione del 20 per cento. Questo è il tesoro della Buffon & Co srl. A livello personale, Gigi è proprietario di due case a Parma e di una villa di 20 vani in strada Val San Martino a Torino, sulla collina torinese, a breve distanza dalla residenza dell’ex amministratore delegato della Juve Antonio Giraudo, gestore immobiliare del presidente juventino Andrea Agnelli, e

non molto lontano da villa Frescot, la residenza dell’Avvocato e di donna Marella Agnelli. A parte l’hotel e il lido in Versilia, è roba che rende poco. Poco in senso relativo, si capisce. I ricavi complessivi della holding sono di circa un milione di euro all’anno. Quanto serve per coprire le spese senza rimetterci. Il resto lo fanno i contratti pubblicitari e, soprattutto, l’ingaggio. L’ultimo stipendio annuale del capitano juventino raggiunge i 6 milioni di euro netti, anche grazie al premio scudetto. Se, come appare certo, Buffon rimarrà alla Juve oltre la scadenza del contratto nel giugno del 2013, dovrà accettare una riduzione salariale drastica. Il suo agente, l’ex portiere genoano Silvano Martina, si è accordato con il club per prolungare fino al 2015 con un salario annuale netto di 3,5 milioni di euro. L’annuncio ufficiale sembrava imminente a fine maggio. Poi il caos degli arresti per le partite truccate ha fatto passare tutto in secondo piano. Nonostante la buriana, il giocatore non sarà abbandonato dal suo datore di lavoro, come non sono stati abbandonati l’allenatore Antonio Conte e il difensore della Nazionale Leonardo Bonucci, indagati per associazione a delinquere per la stagione 2010-2011, quando non erano tesserati della Juve. Sul passaggio di denaro tra Buffon e Alfieri, che risale al 2010, Agnelli si è ispirato al collega Silvio Berlusconi e ha citato la giustizia a orologeria che colpisce proprio prima degli Europei e dopo lo scudetto della Juve. Il settore orologeria, inclusi i Rolex che Buffon dice di avere acquistato, non c’entra niente. Se il portiere ha giocato per interposto tabaccaio, niente può salvarlo da una squalifica sportiva in base a una norma introdotta dalla Federcalcio nel 2005. Ma nei momenti difficili la solidarietà è gradita. Buffon ha un rapporto profondo con la proprietà della Juventus dai tempi bui di Calciopoli, quando la Juventus ha dovuto affrontare il primo campionato in B della sua storia. Quell’anno c’è chi ha cambiato squadra per non retrocede14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 63


Attualità

64 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

CAMPIONI DI IERI / L’ULTIMA SFIDA

Match con le tasse alla moviola

MARADONA

Ecco le tappe del contenzioso fra Maradona e il fisco.

sogna Napoli

1984-88 L’Agenzia delle entrate sospetta un’interposizione fittizia nel pagamento degli stranieri del Napoli Maradona, Careca e Alemao per circa 13 miliardi di lire. 1989 Viene notificato al Calcio Napoli e ai giocatori l’accertamento fiscale. NELLA FOTO GRANDE: DIEGO ARMANDO MARADONA; QUI SOPRA CON L’AVVOCATO Maradona ha lasciato Napoli ANGELO PISANI. IN ALTO: MARADONA E e non riceve la notifica. MESSI. A SINISTRA: IL NAPOLI DI OGGI 1990 Ferlaino, Careca e Alemao contestano gli accertamenti e fanno ricorso. Partono due processi. 1992-1994 Il tribunale penale e la commissione tributaria di Napoli annullano gli accertamenti di Ferlaino, Careca e Alemao. Nella sentenza si parla anche dell’estraneità di Maradona. 1998 Il “debito” di Maradona resta nei computer della società di riscossione, in quanto il giocatore non aveva opposto il ricorso. 2001 A Maradona viene notificato un avviso di mora all’aeroporto di Fiumicino. Gli vengono sequestrati due orologi e, in un secondo viaggio, l’orecchino. Nel 2005 viene sequestrato anche il cachet di “Ballando con le stelle” 2010 L’avvocato Angelo Pisani, docente di processo tributario alla Parthenope di Napoli, assume la difesa di Maradona e riapre il caso.

La lotta col fisco. L’appello a Napolitano. Il sogno di allenare l’ex squadra. Lo scandalo scommesse. Gli Europei. Parla el Pibe de oro COLLOQUIO CON DIEGO ARMANDO MARADONA DI TOMMASO CERNO

Allenerebbe anche altre squadre in Italia? Come Juve, Inter o Milan?

«Nel mio cuore c’è l’azzurro del Napoli. E il Napoli vinceva e, ancora oggi, batte la Juve. E poi i tifosi napoletani sono una forza della natura». come una finalissima il match Maradona-Fisco. Perché in palio c’è una coppa speciale. Il sogno del Pibe de oro di tornare in Italia e allenare il suo Napoli: «Il tempo risponderà», dice Diego Armando Maradona, 51 anni, dal 2011 alla guida dell’Al Wasl di Dubai. Non punta ad altre panchine, Juve, Inter o Milan, ma solo a quella del San Paolo. E sceglie la vigilia degli Europei per lanciare l’ultima sfida a Equitalia, un appello (e una lettera) a Giorgio Napolitano: «Tutte le sentenze dal 1992 dimostrano che non ho

È

Per riuscirci deve superare uno scoglio non facile: il fisco contesta una vecchia evasione. Lei dice che non c’è. Come andò?

mai evaso un euro, eppure sono stato umiliato in tutto il mondo. Solo perché mi chiamo Maradona e perché, evidentemente, mi considerano un po’ napoletano», si sfoga con “l’Espresso”. Lo scontro con Equitalia proprio adesso. E c’è pure uno sponsor pronto a sostenerla. Che succede, Maradona torna in Italia?

«Io amo l’Italia e desidero con tutto il mio cuore tornare in Italia, anche per aiutare i bambini più bisognosi a giocare al calcio vero». E un progetto più agonistico, invece: la panchina del Napoli?

Foto: GettyImages (3), Olycom

re e c’è chi è rimasto. Buffon è rimasto, si è fatto la serie B e a Torino non se lo sono dimenticato. La fedeltà alla Zebra ha aperto a Gigi porte che non tutti i campioni bianconeri riescono ad aprire. Lo dimostra l’unico investimento finora sbagliato di Buffon, quello nella Zucchi. La storica società di biancheria per la casa, che è anche uno dei partner ufficiali della Nazionale di calcio, è stata praticamente salvata dall’intervento in uscita spericolata del capitano italiano. Buffon ha investito oltre 6 milioni di euro nel capitale dell’azienda quotata in Borsa. Insieme a Gigi, che ha comprato il 19,6 per cento della Zucchi, un altro socio di area bianconera è Riccardo Sebastiano Grande Stevens, figlio di Franzo, cioè “l’avvocato dell’Avvocato”, come lui stesso si definiva con tipico senso dell’umorismo. Grande Stevens junior ha comprato una quota oltre il 2 per cento della Zucchi, non è chiaro se a titolo di investimento personale. Più probabilmente è un acquisto per conto terzi dato che Riccardo Grande Stevens fa il promotore finanziario per la Pictet & compagnie, la banca svizzera utilizzata dalla famiglia Agnelli per i suoi investimenti all’estero attraverso la Simon fiduciaria della famiglia Grande Stevens. L’esordio di Buffon in Borsa ha comportato, una volta di più, qualche incidente di percorso sotto forma di alcune multe della Consob per 70 mila euro complessivi tra giugno e settembre del 2011. L’infrazione è chiamata “market abuse”. In parole povere, ogni volta che Gigi superava le soglie di partecipazione fissate dall’organo di vigilanza si dimenticava di dichiararle. Quisquilie. Non sono i verbali della Consob a fare male. Il titolo Zucchi è stato acquistato a più del doppio di quanto vale adesso e la capitalizzazione di Borsa della società è di 15 milioni di euro. Insomma, Gigi ha perso oltre la metà di quello che ha investito in un’azienda che vale quanto un anno e tre mesi del suo stipendio lordo corrente. Cose che possono capitare quando si scommette sul capitale di rischio. Altrimenti, uno va a giocare alla tabaccheria di Massimo Alfieri. Sul curling islandese, a quanto pare, non c’è modo di perdere. ■

«È un bellissimo sogno. E il tempo risponderà». Cosa le manca più di Napoli?

«I napoletani, l’energia dei tifosi, il sole e l’amore della gente a cui io ho dato tanto naturalmente».

«Semplice. Io ero solo un dipendente di Ferlaino e della società sportiva Calcio Napoli: se il mio presidente, come dice anche la giustizia italiana, ha sempre pagato bene le tasse per i giocatori e non ha mai imbrogliato, come potrei averlo fatto io da solo che all’epoca avevo appena 25 anni? Questo dicono tutte le sentenze. Ora che ho

potuto dire anche alle mie figlie e miei familiari la verità e gridare la mia innocenza sono contento, vorrei dare un calcio a questa storiaccia». Torniamo allo sponsor: offre 3,5 milioni per chiudere la vicenda. Perché se è innocente?

«Io non chiedo sconti, né privilegi. Ho cercato la pace sociale, ma inutilmente: è come parlare con un robot. Il capo del fisco non mi vuole incontrare, ovvio che non abbia il coraggio di guardarmi negli occhi. Lui sa che non esiste nessuna violazione. Si persevera solo perché mi chiamo Maradona, se mi chiamavo Esposito era diverso. C’erano degli sponsor, sì, che volevano chiudere in bellezza questa operazione, ma mi hanno riferito che il fisco - dimostrandosi ancora cieco e sordo - non si è presentato alle trattative. Non vuole ascoltare i contribuenti, a differenza di quello che dichiara il dottor Befera». Careca e Alemao fecero ricorso e risolsero tutto. Perché lei non fece come loro?

«Io non ero più a Napoli e ho saputo di questa vicenda solo anni dopo. E cioè dopo che mi hanno strappato orologi e 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 65


Attualità

orecchino all’aeroporto, solo per umiliarmi davanti al mondo. Ho cercato di difendermi, ma mi dicevano che non c’era modo perché si trattava di tasse vecchie. Purtroppo la giustizia in Italia non funziona e le conseguenze si vedono: sono innocente non solo perché non ci fu la notifica, ma perché il tribunale ha dichiarato nulle le pretese del fisco riferite a quel 1989». Crede ce l’abbiano con lei?

«Mi perseguitano ancora, anche dopo aver chiarito tutto. Qualcuno del fisco, che già aveva partecipato alle cause perse contro di me, pur sapendo bene che non era mai esistita nessuna violazione fiscale e che ero estraneo a tutto, mi ha fatto passare agli occhi del mondo, che invece non conosceva le vere carte, per evasore. E mi ha calunniato, forse solo perché ero un po’ napoletano e davo fastidio non essendo gestibile. Poi per mia fortuna, e perché Dio mi segue sempre, è arrivato il mio avvocato, Angelo Pisani, un ragazzo napoletano come tutti quelli che mi vogliono bene,

che ha avuto il coraggio di smascherare questa cattiveria e di mettersi contro il sistema anche in tv: ora tutti possono leggere le sentenze, anche su Internet, che mi hanno sempre dato ragione».

taccare chi sembra ricco. Io non ho mai rubato nulla, ho sempre giocato e lavorato ogni giorno da quando avevo 13 anni».

piangono per te. E poi questo scandalo fa male troppo ai bambini, che sognano i campioni».

Il calcio italiano che trova oggi è sconvolto dalle scommesse. Ai suoi tempi com’era?

Quanti giocatori devono essere d’accordo per vendere una partita?

Che farà adesso per farsi sentire?

«Nei miei anni c’era un altro calcio. Si giocava con i piedi e la testa, collegati al cuore. Si rideva, si esultava e si piangeva. Ora troppi giocano con le carte e con il denaro, inquinando lo sport».

«Non me ne intendo proprio, io giocavo col cuore e pensando a Dio, ma ora spetta ai dirigenti controllare. Ai miei tempi c’era solo il Totocalcio, oggi invece ci sono troppi giochi e scommesse di tutti i tipi. Quanta confusione. Ci sono tanti campioni, bisogna far rispettare le regole e liberare il calcio da altri interessi».

«Andrò personalmente dai ministri della Giustizia e delle Finanze e chiederò udienza al presidente della Repubblica. Poi tornerò anche dal papa, per far perdonare chi ha fatto tante cattiverie, che però dovrà pagare di tasca sua i danni provocatimi in questi 25 anni di insulti e pignoramenti». Lei simbolo delle “vittime di Equitalia”. Ricco, famoso... non è un po’ troppo?

«Era mio dovere morale dare la solidarietà a chi non ha avuto la stessa mia forza nel difendersi. Tutti subiscono i pignoramenti e interessi scandalosi: da me vogliono ogni giorno 3.500 euro d’interessi per una violazione che non esiste. E che prima era 12 miliardi di lire, oggi oltre 40 milioni di euro. La legge è uguale per tutti, anche in Italia c’è scritto così, non si deve at-

Dopo il primo scudetto il Napoli era lanciato verso il bis. Poi crollò con la Fiorentina. Si parlò di combine: il Napoli di Maradona non poteva perdere così. Che risponde?

«Maradona scendeva in campo solo per la gioia di giocare e per fare festa con i tifosi. Il pallone è tondo si può vincere o perdere, ma non va mai toccato con i soldi. Solo con i piedi, con la testa e con una mossa alla Maradona».

Agli Europei l’Italia arriva travolta dalle polemiche. Quante chance dà agli Azzurri?

«Certo la Spagna gioca forte e l’Italia parte sfavorita. Ma quando è ferita come nel ’90, l’Italia poi può vincere... il calcio è sempre una sorpresa ed è per questo che è bello».

A lei qualcuno chiese mai di vendere una partita del Napoli?

Alla sua “nemica” Juve darebbe le tre stelle sulla maglia per i trenta scudetti?

«Mai. Li avrei presi a calci. Non si possono deludere i tifosi, che si sacrificano e

«Conta quanto cuore e passione si mette in campo e lo sforzo dei tifosi, non punti

“AGLI EUROPEI LA SPAGNA È PIÙ FORTE, MA L’ITALIA FERITA RISERVERÀ SORPRESE. MESSI GRANDE COME ME? MA IO GIOCAVO SOLO CONTRO TUTTI”

Qual è il suo gol più bello? E si è pentito del gol di mano ai Mondiali?

o medaglie sulla maglietta per fare bel calcio e vincere le partite».

«Non ho mai segnato con le mani e non lo farei mai. Quella fu la mano di Dio e vinse il migliore, con l’altro gol fantastico».

Maradona è un mito del calcio,ma controverso. Vita notturna,droga,amicizie pericolose. Se torna in Italia, sarà lo stesso?

«Sbagliando si impara. Maradona è cresciuto. Ed ora spero di fare tante altre cose buone anche nel sociale, per i bambini più bisognosi. Così come spero di fare sempre buon calcio, lo sport vero è vita: ti insegna anche a resistere alle tentazioni e ti trasmette tanti valori».

«Il gol più bello è quello contro l’Inghilterra ai Mondiali, dove scartai tutti fino ad arrivare in porta, ma anche i gol alla Juve piacevano tanto ai napoletani». E quello di mano?

La sfida Maradona-Pelè ha un terzo incomodo: Leo Messi. Argentino come lei. È più grande di Maradona?

«Io e Messi abbiamo anche la “M” in comune, ma quelli di oggi sono altri tempi e quelle in campo altre squadre. Oggi si gioca un altro calcio: io giocavo anche solo contro tutti e ho fatto vincere il Mondiale all’Argentina».

È lei il più grande di tutti i tempi?

E Pelè?

«Questo lo deve stabilire il tempo che è il miglior giudice, ma posso sempre sfidare chi vuole sul campo».

«A Napoli una delle canzoni più cantate ricordo era “Maradona è megl’e Pelè”...». ■


LA LETTURA

CHIESA E VELENI

INTRIGO

VATICANO

I corvi. Le carte trafugate. Gli scontri in Curia. Gli ultimi Storico dei potenti scandali confermano che nella Santa Sede si consumano feroci John Cornwell è scrittore, storico, giornalista; ed è il fratello di John Le lotte di potere. La ricostruzione Carré, autore di thriller a sfondo politico. Fellow al Jesus College di del biografo dei papi Cambridge, con il fratello condivide il

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DI JOHN CORNWELL

el 1987 ho parlato per 17 ore con il capo della banca vaticana, l’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus. Stavo cercando di verificare l’attendibilità delle voci secondo cui Giovanni Paolo I, il papa sorridente che morì dopo appena tre settimane dalla sua elezione, era stato ucciso con l’aiuto di alti prelati della Curia. Con la benedizione di Giovanni Paolo II, ho interrogato decine di altri membri di questo organismo, e con mia grande sorpresa ho scoperto che alcuni di essi credevano veramente alla teoria dell’omicidio. Persino il capo dell’ufficio comunicazioni dei gesuiti, padre Farusi, riteneva che i sospetti fossero fondati. Stavo cercando inoltre di andare a fondo sul ruolo svolto dal Vaticano nel crollo del Banco Ambrosiano, e nella morte del “cassiere della mafia”, Roberto Calvi, soprannominato anche “il banchiere di Dio”. Marcinkus riassunse in poche parole l’idea che già mi ero fatta della burocrazia vaticana: «Questo è un villaggio, mi scusi se parlo così, di lavandaie, che vanno al fiume, sciacquano i panni, li sbattono, li pestano coi piedi e strizzano fuori tutta la sporcizia». Poi, per usare un linguaggio più alto, ho scoperto che la burocrazia vaticana non è soltanto un sistema di cricche in perenne inimicizia fra di loro, ma un’organizzazione caotica senza regole morali che disciplinino le sue attività economiche e amministrative. Marcinkus ha ammesso senza scrupoli di aver depredato il fondo pensioni della Santa Sede per pagare la multa di 250 milioni di dollari inflitta dal governo italiano alla banca vaticana per le sue responsabilità nel falli-

N LO STORICO E SCRITTORE JOHN CORNWELL

Elaborazione fotografica di Daniele Zendroni Foto: J. Bauer - Opale / Luzphoto

gusto di indagare i misteri dei potenti. È diventato celebre con “Un ladro nella notte. La morte di papa Giovanni Paolo I” (1989), in cui esaminava le teorie cospirative, secondo cui papa Luciani sarebbe stato avvelenato, vittima di un complotto dei prelati. Il lavoro sul libro lo condusse a incontrare Paul Marcinkus e a conoscere il mondo segreto all’interno delle Mura Leonine. Nel 1999 pubblica “Il Papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII”. È un volume che suscita polemiche, anche nel nostro Paese; tanto che per Garzanti (nel 2002) non era facile darlo alle stampe. La tesi di Cornwell: non solo papa Pacelli non ha fatto niente per salvare gli ebrei dalla Shoah, ma quando era nunzio apostolico in Germania ha favorito l’ascesa di Hitler. Cornwell è critico anche con gli atei radicali. In “L’angelo di Darwin. Una risposta angelica ai fondamentalisti atei” se la prende con le teorie di Richards Dawkins e spiega che non c’è bellezza né vita degna di questo nome senza la trascendenza.

mento del Banco Ambrosiano. Era stato molto franco, perché non ci vedeva nulla di male in questo. Il mondo degli affari, secondo lui, era come un mare pieno di pescecani, e se vuoi starci dentro devi essere uno squalo. Per me, quindi, non c’è nulla di sorprendente in questo nuovo vespaio di scandali, maldicenze e lotte intestine, in cui si è arrivati fino al punto di sfilare documenti riservati sotto il naso del papa. Capisco adesso perché le carte di Marcinkus sono state trasferite dal Vaticano in un archivio di Chicago. Quei documenti, un giorno, potrebbero essere interessanti da leggere. Resta tuttavia da chiedersi se questa nuova esibizione di panni sporchi sia un sintomo della decadenza del potere assoluto del papato stesso. In generale la burocrazia vaticana, che è molto antica e surreale (quando si entra nei suoi uffici si ha l’impressione di trovarsi in un mondo lontano dalla realtà, fra

prelati in abiti di rito che si rivolgono la parola chiamandosi mio Signore, Vostra Eminenza) non ha una grande influenza diretta sull’esercizio del potere papale sulla Chiesa. Spesso, anzi, il papa ignora ciò che accade all’interno della Curia, come fece Giovanni Paolo II, deludendo tutti quelli che speravano che avrebbe riformato la burocrazia. La decisione di Benedetto XVI di ingraziarsi la fazione lefevrista è un esempio di questa debolezza. E in ogni caso, le dichiarazioni che portano la sua firma sono dirette ai vescovi di tutto il mondo e, attraverso di essi, all’intera comunità dei fedeli che conta oggi un miliardo e 700 milioni di persone. Il potere papale si è rivelato una fonte di profonda inquietudine tra i liberali all’interno della Chiesa fin dall’epoca di Pio IX, il pontefice che ha regnato più a lungo nella storia della cristianità (1846-1878) e ha sancito il dogma dell’infallibilità del papa nel 1870. Il cardinale Newman, un critico feroce del potere papale nell’ultimo scorcio del XIX secolo, definì il regno di Pio IX il «culmine della tirannia» e scrisse che quest’idea antiquata del papato era «un’anomalia che non portava buoni frutti». Il sommo pontefice «diventa un dio, non c’è nessuno che lo contraddica, non conosce i fatti e commette atti crudeli senza volerlo». Ma in realtà fu Pio X, il papa che regnò nel primo decennio del secolo scorso, a gettare le basi del moderno potere della Santa Sede fondato su una struttura giuridica e amministrativa altamente centralizzata nella nuova epoca delle comunicazioni elettroniche. E non è un caso se Benedetto XVI è così desideroso di stringere amicizie con gli esponenti della Società di San Pio X, che tiene vivo il ricordo di questo pontefice e delle sue politiche. Il supremo strumento di potere di Pio X fu il nuovo Codice di Diritto Canoni14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 69


LA LETTURA

MARCINKUS DICEVA: “QUESTO È UN VILLAGGIO DI LAVANDAIE CHE PESTANO I PANNI PER FAR USCIRE LA SPORCIZIA”

PAUL CASIMIR MARCINKUS 70 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Santa Sede e l’esperienza dei laici nella sfera della sessualità. I rapporti sessuali prima del matrimonio, la contraccezione, le pratiche omosessuali, le seconde nozze senza annullamenti, rientrano ormai nella normalità della vita dei cattolici contemporanei. Ciò nonostante, tutti questi comportamenti, secondo il magistero papale, costituiscono gravi peccati. Ma oltre a non rispettare questi precetti, i cattolici partecipano felicemente all’eucarestia anche senza aver ricevuto l’assoluzione. L’insistente esortazione di Giovanni Paolo II a confessare i peccati gravi prima di fare la comunione, è stata semplicemente ignorata. Le statistiche negli Stati Uniti rivelano che solo il 2 per cento dei cattolici si confessa regolarmente, come avviene forse più o meno anche nel resto del mondo. Ma ancor più grave del divario fra la pratica e la dottrina ufficiale è la perdita di autorità morale a causa degli scandali sugli abusi sessuali dei preti. I tentativi di insabbiarli hanno oscurato l’immagine della Chiesa gettando un’ombra anche sul Vaticano, compreso Joseph Ratzinger quand’era cardinale. Il mondo ha un gran bisogno di sentire la voce del vicario di Cristo sulla terra, e il papa, ci piaccia o no, resta un’incarnazione essenziale dell’unità dei cattolici. Ma chi presta ascolto al papa sulle grandi questioni politiche, economiche e morali dei giorni nostri? Benedetto XVI parla molto, ma le sue parole pesano poco o niente. “L’Osservatore Romano” ha sostenuto recentemente che la sottrazione di alcune lettere ricevute dal papa è «un atto immorale di inaudita gravità». Ma alla luce della ben più grave pandemìa di abusi sessuali sui minori da parte del clero e dei tentativi di copertura dei vescovi, questa frase roboante non fa più effetto di una vuota risata. E questo ci dice quale sarà il destino dell’autorità papale se un nuovo pontefice o una nuova grande assise ecumenica non riaccenderanno le speranze deluse del Concilio Vaticano II, e non faranno atto di contrizione per i comportamenti depravati dei preti a danno di migliaia di giovani. Quando la gente comincia a ridere la fine è vicina per qualsiasi regime. La piaga degli abusi sessuali ha potuto estendersi indisturbata proprio a causa dei vescovi condiscendenti e della centralizzazione del potere papale. Ciò nonostante, il pontefice ancora insiste nel voler nominare nuovi vescovi anziché lasciare margini di autonomia alle comunità ecclesiastiche locali.

Intervento

A RISCHIO IL FUTURO DEL GEMELLI DI ROCCO BELLANTONE Letto l’articolo “Sua Sanità è in rosso” (“l’Espresso n. 23), il preside della facoltà di Medicina dell’Università Cattolica, Rocco Bellantone, ci ha mandato questo intervento. Il Policlinico Gemelli è una grande casa della salute che costa circa 590 milioni l’anno; cura circa 100 mila ricoverati (e più del 20 per cento dei suoi pazienti vengono da altre regioni), esegue 2,5 milioni di prestazioni (visite ambulatoriali, day service, esami ematochimici), assiste il più alto numero di malati oncologici del Paese. Tutto questo grazie a un eliporto in funzione 24 ore su 24 a disposizione anche di altri ospedali; quasi cento posti di rianimazione e terapia intensiva; attrezzature d’avanguardia e personale che copre ogni esigenza medica e chirurgica a livelli ultraspecialistici: non esiste patologia - da quelle prenatali a quelle dei bambini, degli adulti e dell’anziano - che venga rifiutata perché troppo complessa o troppo costosa o che non trovi nell’ambito del Gemelli almeno uno specialista di riferimento internazionale. È stato costruito in 50 anni un Policlinico che copre e risolve per la sua completezza un pezzo di sanità cittadina, regionale e nazionale. Proprio per questi 50 anni di storia è una realtà

Foto: A3, P. Onofri - Imagoeconomica

co, un classico documento ideologico che ha dato impulso al papato centralista degli ultimi cent’anni. Esso aboliva i margini discrezionali delle autorità ecclesiastiche locali favorendo la nascita di un episcopato condiscendente. Imposto solo a partire dal 1917, era già stato elaborato e redatto in realtà durante il pontificato di Pio X (1903-1914). Uno dei canoni più importanti stabiliva che il papa, e lui soltanto, ha il diritto di nominare nuovi vescovi: un fatto senza precedenti nella storia bimillenaria della Chiesa. Oltre a creare una rete di spionaggio per estirpare i “modernisti” dal clero, Pio X ordinò che ogni sacerdote appena consacrato doveva pronunciare il giuramento antimodernista, di cui si conserva ancor oggi una traccia. Il religioso giura che si atterrà al magistero della Chiesa, ovvero all’insegnamento del pontefice, anche a costo di accettare l’interpretazione papale di una dottrina che potrebbe entrare in conflitto con la sua coscienza individuale. Questo giuramento ha creato le premesse di quella che alcuni teologi hanno definito “infallibilità strisciante”: l’idea che le encicliche e altri documenti papali di minore importanza assumono il valore di dogmi. Com’è avvenuto, per citare un precedente importante, quando Paolo VI, nel 1968, ha ignorato il parere di vari comitati e gruppi di vescovi favorevoli a un nuovo orientamento in materia di contraccezione. La sua enciclica “Humanae Vitae” è considerata l’ultima parola su quest’argomento, anche se tendeva più a proteggere l’autorità dei suoi predecessori (Pio XI e Pio XII) che a rispettare il “sensus fidelium”, il senso cristiano della fede che proviene dall’autorità collegiale dei vescovi (un principio raccomandato dal Concilio Vaticano II), dal clero e dal laicato nel suo complesso. Da allora, abbiamo assistito a una crisi evidente, ma sottaciuta, dell’autorità papale in tutta la Chiesa, che ha creato un abisso fra la dottrina ufficiale della

anomala, perché nasce anomala un policlinico universitario “privato” ma che ha fornito sempre e solo un servizio totalmente “pubblico” e gratuito ed è stato normato da accordi presi volta per volta, anno dopo anno. E tutto questo su base rigorosamente “no profit”, reinvestendo i ricavi per il miglioramento e l’ampliamento della struttura. Niente di analogo per status e dimensioni - 1700 posti letto - esiste nel paese. Questo policlinico si trova oggi a continuare a fornire un servizio “gigantesco”, sempre “pubblico” e gratuito, ma viene considerato come un ospedale “privato”. Hanno tutti ragione, il Gemelli è “privato” perché non di proprietà della Regione ma fa tutto quello che fa il “pubblico”. E qui l’anomalia definitiva e il problema: se è intanto “privato” dovrebbe costare assai meno con un rimborso contenuto pari a quello che si dà di norma alle tante strutture private in convenzione. Ed è stato infatti rimborsato negli ultimi anni con meno soldi di quelli che ha speso mentre i suoi responsabili - a ragione anche loro - non potevano nel frattempo smettere di essere “pubblici”, perché questo chiedevano i pazienti, e quindi dismettere quello che nessun privato convenzionato ha o può avere come l’eliporto delle emergenze o i letti di

Ma già dal 1968 è iniziata una rivoluzione, lenta quanto inesorabile, all’interno della Chiesa. Mentre i media cattolici esaltano continuamente le azioni e i discorsi del papa, e la sua conclamata santità, la maggior parte dei cattolici distoglie lo sguardo da Roma rivolgendolo verso le loro comunità parrocchiali. Il prossimo papa dovrebbe quindi revocare il diritto canonico, che permette a lui solo di nominare nuovi vescovi; consentire ai preti della parrocchie di impartire assoluzioni pubbliche generali anziché limitarsi ad ascoltare confessioni individuali secondo una vecchia pratica che ha allontanato milioni di persone dalla Chiesa; e favorire lo sviluppo di una Chiesa più collegiale. Il ruolo del papato dovrebbe tornare a essere quello di un tempo, quando svolgeva la funzione di giudice di ultima istanza presiedendo con spirito caritatevole alle dispute in seno alla Chiesa. Un papa più vigorosa-

rianimazione o una Pet. Gratuito e per tutti. Con professionisti selezionati da concorsi pubblici come tutti i medici universitari che vi lavorano. I costi del Gemelli non sono dissimili da quelli di altri ospedali, anzi inferiori. Possono certo essere razionalizzati e diminuiti. Ma la quantità e la complessità dei servizi e delle soluzioni mediche che il policlinico offre non possono essere ridimensionati senza un pesante impatto sulla sanità del Lazio e del centro-sud, sanità che non vive notoriamente un momento brillante. Nell’interesse di tutti, ricchi e poveri. Se quelli che giustamente - considerano il Gemelli “privato” non riconoscono i crediti pregressi, spesi per assistere gratuitamente centinaia di migliaia di italiani, e finanziano per questo triennio 2011-13 con la stessa logica di contenimento, i responsabili dell’ospedale non potranno - giustamente - gestirlo come servizio “pubblico”. E il Gemelli conosciuto e apprezzato e il servizio che rende a Roma, al Lazio all’Italia verrà intaccato. Al di là dei possibili provvedimenti su lavoratori incolpevoli e dell’impoverimento generale, dobbiamo per la prima volta dal dopoguerra dirci se la salute non valga un imponderabile. Non si tratta di buttare soldi ma di non considerare il pianeta salute solo in modo economicistico, rammentando il banale vecchio detto: se c’è la salute… E quindi conservarci questo Gemelli. Che ognuna delle parti in causa ci pensi bene anche se hanno tutti ragione, ha ragione di più il prossimo paziente che arriva in Pronto Soccorso.

mente tradizionalista, dello stampo di Benedetto XVI, tenterebbe invece di escludere chi non si allinea, imponendo una versione più ristretta dell’identità cattolica, col rischio di provocare scismi e dar vita a una Chiesa più piccola descritta da Ratzinger come «il sale della terra». Il modo in cui l’attuale pontefice e i suoi collaboratori hanno reagito allo scandalo Vatileaks è sintomatico di un papato e di una Curia in forte declino. Le loro dichiarazioni rivelano un terrore delle critiche e un ripiegamento nel narcisismo autoassolutorio, con tutti i soliti epiteti rivolti ai media: «Distorsione», «provocazione», «tradimento», «Giuda», «sensazionalismo», «menzogne». Marcinkus aveva una parola per riassumere l’ethos del Vaticano, sordo alle critiche e gonfio d’ipocrisia: lo chiamava «autoincensamento». traduzione di Mario Baccianini 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 71


n. 24 - 14 giugno 2012

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Brasile

Foto: F. Bizzerra - Corbis

Battisti e 300 dei suoi cari

In un campo di rodeo di Progresso, cittadina dello Stato del Rio Grande do Sul, sabato 16 giugno 300 persone che di cognome fanno Battisti si ritroveranno per incontrare l’ultimo arrivato con quel patronimico. Sì, proprio lui, Cesare Battisti, 57 anni, l’ex terrorista leader dei Pac (Proletari armati per il comunismo) originario di Cisterna di Latina, condannato in contumacia all’ergastolo in Italia con sentenze passate in giudicato, perché responsabile, in concorso, di quattro omicidi durante gli anni di piombo. Latitante dal 1981, si rifugiò in Francia dove ha goduto a lungo della dottrina Mitterrand e si è affermato come scrittore di gialli prima di lasciare Parigi quando l’aria era cambiata e rifugiarsi in Brasile. Al termine di una controversa vicenda giudiziaria il presidente Lula ha respinto la richiesta di estradizione presentata dall’Italia e gli ha concesso di rimanere, da uomo libero, nel Paese sudamericano. I Battisti in Brasile sono un migliaio. Alcuni di loro hanno raggiunto prestigiose

posizioni sociali e fanno i direttori di banca, i magistrati e c’è persino un vescovo. Ogni anno a gennaio si ritrovano per un happening “familiare”. Quest’anno hanno deciso di raddoppiare l’appuntamento e di creare un evento speciale in cui il protagonista sarà appunto Cesare, incontrato da un gruppo di loro al Forum sociale di Porto Alegre dove erano andati di proposito per conoscerlo. Da qui l’idea di un raduno per introdurlo a tutti i Battisti e durante il quale sarà presentato anche il suo ultimo libro “Ai piedi del muro” (editore Martins Fontes) di prossima uscita anche in Italia e centrato su storie raccolte durante la sua prigionia in Brasile. Ogni sortita pubblica dell’ex terrorista è ovviamente accompagnata da roventi polemiche. Compresa quest’ultima che riapre una ferita mai sanata. Alcuni esponenti della destra, in particolare, hanno criticato l’iniziativa perché l’ennesimo pulpito concesso a un uomo condannato per omicidio.

Giappone

Vincono i pannoloni In un mondo in cui, soprattutto nei Paesi più ricchi, aumenta l’età media e la popolazione invecchia prima o poi doveva succedere. È toccato al Giappone segnare il poco invidiabile record del primo Stato in cui, nelle vendite, i pannoloni hanno superato i pannolini. A dare la notizia è stata la “Unicharm” l’azienda leader del mercato nel Sol Levante che, alla chiusura dell’anno contabile, tirate le somme ha dovuto constatare il sorpasso. Natalità bassa e aumento delle aspettative di vita sono naturalmente alla base del dato. In Giappone gli over 65 sono ormai il 23 per cento della popolazione. E uno studio pubblicato a gennaio indica che nel 2060 4 giapponesi su 10 saranno anziani con un ulteriore allungamento della vita media - ora di 86 anni per le donne e di 79 per gli uomini - fino, rispettivamente, a quasi 91 anni e 84. Una dinamica che sommata alla bassissima natalità porta a grossi problemi di sostenibilità dei conti pubblici. E al successo dei pannoloni.

Ungheria

Niente soldi ai partiti Niente finanziamento pubblico ai partiti per i due anni che mancano alla fine della legislatura. La proposta è del primo ministro ultraconservatore dell’Ungheria Viktor Orbàn, ma non nasconde il desiderio di moralizzare la politica. Presentata come misura per contenere il deficit e dunque in linea col piano di austerità del governo che deve fronteggiare la grave crisi economica, è in realtà un modo per rendere ancora più debole l’opposizione. I bilanci dei partiti dipendono per l’80 per cento dai sussidi di Stato.

Gigi Riva CESARE BATTISTI, CONDANNATO ALL’ERGASTOLO lE ’ spresso | 75


Mondo INGHILTERRA Ricette sbagliate in economia. Povertà dilagante. Caduta nei sondaggi. Scandalo delle intercettazioni. Il triste bilancio del premier a metà del suo mandato

CAMERON FLOP

DI LEONARDO CLAUSI DA LONDRA

a Gran Bretagna è in festa per il Giubileo della regina Elisabetta II, con le barche sul Tamigi e i milioni di sudditi festanti. Londra è in frenetica attesa dell’evento-Olimpiadi che per 15 giorni, tra luglio e agosto le darà visibilità planetaria. Arriva la bella stagione col consueto corollario delle notti corte, il torneo di Wimbledon e le centinaia di migliaia di ragazzi che arrivano a studiare la lingua. Ma è tutta superficie, sotto i lustrini: niente. E se sono tanti quelli che guardano lo spettacolo pensando che in fondo non è roba loro, c’è almeno un inglese che non riesce a godersi quello che, in altre circostanze, sarebbe stato (anche) il suo trionfo. Si chiama David Cameron, ha 45 anni, ed è il premier conservatore del Paese. Anche per lui è tempo di bilanci, trovandosi esattamente a metà mandato. E il suo è in profondo rosso: il disastro dell’economia, la povertà dilagante, una Finanziaria lacrime e sangue non digerita, lo scandalo delle intercettazioni per l’affare Murdoch in cui è coinvolto suo malgrado, l’isolamento crescente in Europa. Tanto che per la prima volta dall’insediamento a Downing Street il suo partito precipita nei consensi. Le recenti elezioni amministrative hanno falcidiato i tory con 405 seggi persi. E sono dati al 31 per cento, mai così bassi dal 2004 e ben 14 punti sotto i laburisti di Ed Miliband. Secondo un sondaggio YouGov, uno degli istituti più prestigiosi d’Inghilterra, il 50, il 58 e il 68 per cento dei cit76 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

tadini rispettivamente lo considerano debole, non in grado di controllare il governo e out of touch, incapace cioè di cogliere l’umore del Paese.

Colpa soprattutto della recessione. La cura di tagli della coppia CameronOsborne, sempre più isolata, sembra ormai frustare un cavallo morto. Né la fiac-

Foto: Corbis

L

cola olimpica, che zigzaga per il Paese grazie a illustri tedofori, né gli street parties per il Giubileo di diamante della regina hanno alleggerito gli animi. L’eco-

nomia britannica si è contratta del 2 per cento nei primi tre mesi del 2012, con un deficit lo scorso aprile pari a 12.4 miliardi di sterline (oltre 15 miliardi di euro);

CAMERON ESULTA AL GOL DEL CHELSEA NELLA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE VISTA CON GLI ALTRI CAPI DI STATO E DI GOVERNO AL G8 DI CAMP DAVID

il debito pubblico ammonta a oltre un trilione di sterline (1.006,3 miliardi, cioè 1.240 miliardi di euro, pari a circa il 65 per cento del Pil); i senza lavoro sono oltre 2,5 milioni, l’8,2 per cento della popolazione economicamente attiva (fonte: Office for National Statistics). Il debito privato ammonta a circa un trilione e mezzo di sterline (1.458 miliardi): ogni giorno vanno in bancarotta in media 314 persone, secondo una stima dell’organizzazione Credit Action. No, non sono dati da festeggiare con una caraffa di Pimm’s, il long drink estivo posh per eccellenza di cui Cameron è un consumatore. E inoltre c’è anche lo scandalo delle intercettazioni telefoniche, per il quale sarà interrogato il prossimo 14 giugno in diretta televisiva da Lord Justice Leveson - il giudice dell’estenuante inchiesta sull’etica del giornalismo - per difendere il compromesso ministro della Cultura Jeremy Hunt. Mentre, come sempre succede con le stelle in declino, affiorano dettagli sulla sua vita privata non esattamente in linea con la gravità del momento. Lo si vuole, se non proprio scansafatiche, troppo incline al riposo e a distrarsi con l’Ipad, i film (lo hanno ribattezzato Dvd Dave), il tennis e generose libagioni nel weekend. Sembrano già lontanissimi i tempi (ed era ieri) in cui veniva celebrato come il più giovane premier conservatore della storia, con guizzi liberal (coscienza ecologista, larghe vedute sui diritti gay) perfetti per attrarre le giovani generazioni. Si lodava la sua abilità come comunicatore, il passato dorato da vecchia guardia tory (studi a Eton, famiglia di banchieri) sufficiente a rassicurare l’ortodossia del partito: un leader dinamico, capace di liberarli una volta per tutte dall’immagine di arroganti spregiatori del volgo e di traghettarli finalmente nel14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 77


l’universo videocratico del Ventunesimo secolo. Cameron va in bici, gioca a tennis, ama la musica pop: ai tempi della candidatura disse che il suo album preferito era addirittura “The Queen is dead” degli Smiths, ora opportunamente sostituito con il più innocuo “The dark side of the moon” dei Pink Floyd. Ama il calcio, tanto che allo scorso G8 a Camp David, si è abbandonato a un’esultanza quasi sfacciata accanto a una terrea Angela Merkel mentre il Chelsea diventava campione d’Europa sconfiggendo ai rigori il Bayern (anche se tifa Aston Villa). A volte tanta sbandierata familiarità con la cultura pop lo tradisce. Come nel caso degli sms scambiati con l’ex zarina di News Corporation Rebekah Brooks: una corrispondenza di telematici sensi che firmava Lol, convinto di scrivere “lots of love”. Peccato significasse “lots of laughter” (un sacco di risate), quasi uno sghignazzo. Senza contare che nel clima economico attuale il flirt con il progressismo è un lusso insostenibile per un premier conservatore. I contestatori interni, che vogliono abbandoni le “bislacche” politiche liberal, come il matrimonio gay e la riforma della Camera dei Lords, alzano la voce. Nota Tom Slater, sociologo dell’Università di Edimburgo: «Cameron è sotto la pressione della destra, che non ne vuole sapere dell’Europa; è attento con la Merkel, che considera un alleato, ma era pubblicamente schierato contro Hollande, col quale ora cerca di cucire un rapporto amichevole, nonostante siano politicamente agli antipodi». Eppure fino a qualche mese fa l’ex Etonian sembrava invincibile. Rodney Barker, politologo della London School of Economics, spiega così il declino dell’«erede di Tony Blair», un appellativo affibbiatosi dallo stesso Cameron: «La prima impressione era di un leader giovane piacevole ed eloquente: ma da quando è al potere va sbiadendo. Emerge sempre più come una persona suscettibile, dal brutto carattere: cosa che per un uomo politico in una democrazia proprio non va». Tutta acqua al mulino di un avversario «ancora al lavoro per conquistare appieno il ruolo di leader dell’opposizione. Ed Miliband sta costruendo un rapporto con Cameron che somiglia molto a quello che aveva lo stesso 78 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

IL CANCELLIERE DELLO SCACCHIERE GEORGE OSBORNE. A DESTRA: IL SINDACO DI LONDRA BORIS JOHNSON FRESCO DI RIELEZIONE

Cameron con Gordon Brown: il Labour ha trovato finalmente il modo di provocare e dar fastidio ai conservatori». Complice la crisi naturalmente, nella quale la Gran Bretagna è ripiombata dopo aver dato segni di ripresa nel 2010, nonostante l’austerity applicata con ferrea determinazione dal cancelliere

Osborne, amico (a Oxford frequentavano assieme al neo rieletto sindaco di Londra Boris Johnson il famigerato Bullingdon Club, fraternità goliardica dal cospicuo tasso etilico) e grande alleato politico nel partito. Continua il professore: «Sta succedendo quello che molti avevano previsto all’inizio della politica economica dei Tories. Non è possibile creare crescita economica soltanto tagliando la spesa pubblica. Minando le risorse delle tue entrate aumenti il debito». E più

Foto: P. Dench - Corbis, J. Edgington - Camera Press / Contrasto

Mondo

che di tagli, si tratta di amputazioni: 490 mila posti di lavoro eliminati nel settore pubblico, via 7 miliardi di sterline dal welfare, tasse universitarie siderali (da 3.375 sterline annue a 9 mila), una riforma pasticciata della sanità pubblica (in cui i medici condotti dovrebbero trasformarsi in “amministratori” del proprio ambulatorio). Il tutto a fronte di una serie di sgravi fiscali per chi guadagna di più, per scongiurare l’esodo dalla City e l’evasione fiscale: questa finanziaria di Osborne somiglia parecchio a un manifesto per la difesa dei privilegiati in tempo di crisi. Nonostante questo, pur nel montare delle tensioni reciproche, lui e Cameron non recedono di un millimetro, ripeten-

IL 14 GIUGNO IN DIRETTA TV SARÀ INTERROGATO PER L’INCHIESTA SUL GIORNALISMO do come dischi rotti il mantra della riduzione del deficit. Una condotta assolutamente in linea con il Dna dei Tories.Ancora Barker: «Proprio all’inizio del premierato, in un momento di disattenzione, Cameron si lasciò sfuggire che i tagli erano una cosa che avrebbe voluto fare anche senza una crisi economica. Il suo è un programma ideologico neoliberista. La destra, soprattutto in questo Paese, ha sempre cercato di far credere che l’ideologia è cosa altrui, mentre loro sa-

Il cibo dei minatori non si tocca E un autentico pasticcio, una commedia degli errori che si protrae fin dal varo dell’ultima Finanziaria, lo scorso marzo. La “Cornish Pasty”, fagotto di sfoglia salata ripieno di carne e verdura, è una colonna portante della dieta della Cornovaglia e serviva a sostentare i minatori della regione nel loro durissimo mestiere. Street food assai popolare, in tutti i sensi, è venduto ovunque come take-away. Nella finanziaria lacrime e sangue di George Osborne era previsto gli venisse applicato il Vat, l’equivalente dell’Iva, per il 20 per cento del prezzo. Una misura che allineava

la gran Bretagna alla maggior parte degli altri Paesi europei, ovviamente intesa a incrementare il gettito. Ma il provvedimento ha provocato la levata di scudi dell’industria alimentare del SudOvest, oltre che dell’uomo della strada. La stampa di centrosinistra ha ferocemente ironizzato su un cancelliere avvezzo alle ostriche che spietatamente tassava il cibo dei poveri. Interrogato da un deputato Labour in parlamento, Osborne ha ammesso di non ricordarsi nemmeno di averne mai mangiata una, di “Cornish Pasty”. Roba da Maria Antonietta e

brioche. A poco è servito il soccorso di Cameron, che ha coraggiosamente dichiarato di averne mangiate, lui sì, qualche volta. Serviva un dietrofront. Che il cancelliere ha compiuto mestamente, non senza complicare in modo surreale le cose. La “Cornish pasty” infatti, torna ora a essere immune dall’odioso balzello (50 pence) ma solo se mangiata appena uscita dal forno, oppure fredda: se riscaldata, torna a costare mezza sterlina in più. Queste linee guida ne contengono altre, di complessità non-anglosassoni:

rebbero il partito del buon senso, che fa quello che si deve in modo pragmatico. Mentre è proprio a un credo ben preciso che si ispira». Tom Slater giura aggiunge: «Cameron è una Thatcher del XXI Secolo. Sta cambiando il Regno Unito in un modo che la Lady di Ferro poteva solo sognarsi». Ma ora l’austerità assoluta comincia a spaventare anche nel centro-destra. Perfino il Fondo monetario internazionale di Christine Lagarde, in precedenza entusiasta della condotta britannica (carica ottenuta anche grazie a Osborne), pur lodando la fermezza, ha rilevato la staticità generata dall’attuale politica economica, invitando a formulare un “piano B” nel caso l’austerity non rilanci l’economia. Un piano che, soprattutto, non provochi un malcontento sociale simile ha quello che l’estate scorsa ha provocato i “riots” nelle periferie di molte grandi città e della capitale e a cui lo Stato ha risposto con oltre 2 mila arresti. Mentre, è l’accusa che si alza da più parti, non ha usato lo stesso zelo per punire i responsabili della crisi finanziaria. E poi c’è la schizofrenia controllata nei confronti dell’Eurozona. Cameron deve continuare a dare l’impressione di avere ancora un ruolo di primo piano in Europa, pur essendosene allontanato. Ma questo non placa l’insofferenza della destra euroscettica del partito. Secondo un altro recente sondaggio citato dall’“Independent”, almeno un elettore su tre che ha scelto i conservatori alle ultime elezioni sarebbe pronto a dare il proprio voto agli arci-isolazionisti dell’Uk Independence Party (Ukip) di Neil Farage, un partito anti-Europa solo qualche anno fa praticamente invisibile. Tutto il Paese è investito da un’ondata di euro-diffidenza, sulla quale soffiano come mantici i tabloid, al punto che indire un futuro referendum sulla partecipazione all’Unione europea sembra una scelta ormai obbligata per tutte le formazioni, compreso il Labour. Ora c’è da pensare alla regina. Poi alle Olimpiadi e alle immagini che si dovrà dare al mondo. Ma i problemi, al momento nascosti sotto il tappeto, torneranno. Sarà un’estate torrida, nonostante il Pimm’s. ■

il concetto di temperatura ambiente per esempio, assurto a discriminante tra quelli soggettivi di caldo e freddo, è a sua volta un bel po’ soggettivo. A completare il mesto voltafaccia, il governo ha poi frettolosamente ritirato altri due aumenti di Vat: su caravan stanziali e su enti di beneficenza. Un’inversione a “u” rovinosa per Osborne e naturalmente per Cameron, entrambi incistati su un’austerity che ha incagliato l’economia. Il primo è scomparso dai media, chiuso in uno sdegnoso silenzio. Non si scherza sul cibo popolare.

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Mondo LA TESTIMONIANZA

IO TORTURATO in Siria

L’arresto con l’accusa di essere una spia. Le sevizie nella prigione dei servizi segreti. Infine la liberazione. L’odissea di un professore belga DI PIERRE PICCININ

l 15 maggio 2012 sono entrato in Siria per un terzo soggiorno di osservazione. Sono stato a Homs; a TalBiseh, dove ho potuto parlare con dei miliziani dell’Asl (Armata siriana di liberazione); poi a Rastan, dove ho assistito ai combattimenti; poi sono stato ad Hama. Il 17 maggio mi sono presentato al check-point davanti a Tal-Kalakh. Mi hanno arrestato e trasferito al centro dei servizi segreti di Homs, dove mi hanno privato di tutti gli effetti personali, mentre sentivo già attorno a me delle grida spaventose; e immaginavo benissimo quello che stava succedendo in quell’edificio. Ho risposto a tutte le domande e mi hanno proposto di riposarmi, non in una cella ma nel dormitorio degli agenti di sicurezza. Molto presto però, due agenti sono venuti a cercarmi e mi hanno condotto in una sala dove c’era un altro ufficiale. Quest’ultimo mi ha fatto cenno di togliermi la camicia e le scarpe. I suoi due accoliti mi hanno legato con una cinghia ad un tubo che pendeva dal soffitto. Un quarto uomo ha

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presidente Bashar Assad e del suo clan. Per questo aveva subito forti critiche. Durante il terzo soggiorno, a maggio, accusato di essere una spia dopo aver scattato alcune foto nei luoghi della rivolta, è stato catturato dal servizi segreti siriani e torturato in carcere. L’esperienza gli ha fatto cambiare completamente opinione. Tanto da voler divulgare un appello degli insorti che ha incontrato per un «appoggio militare concreto da parte delle democrazie militari». Il solo modo per battere un esercito «forte e che sta vicendo perché consapevole che nessuno interverrà a fermarlo».

portato due secchi d’acqua e degli stracci, mentre mi ammanettavano le caviglie. Uno dei subordinati mi ha tolto i calzini, infilandomeli in bocca. Poi sono stato colpito, sulla schiena, sulle reni, sull’addome e sul torso: si potrebbe credere che non sia gran cosa, ma dopo qualche colpo solamente il dolore diventa così forte che ho creduto di soffocare e perdere conoscenza più volte. Mentre i suoi uomini colpivano, l’ufficiale mi faceva delle domande, ordinandomi nello stesso tempo di stare zitto. Ma, imbavagliato, come avrei potuto rispondergli? Soprattutto non lo sentivo ormai più. Sono stato staccato dal tubo, riammanettato e messo a sedere su una sedia, di fronte ad un tavolo sul quale l’ufficiale ha rovesciato una scatola di aghi di metallo. I due subordinati mi hanno preso ciascuno per un avambraccio e un polso, tenendomi strettamente sul tavolo. L’ufficiale ha preso il mio indice sinistro tra le sue dita ed ha introdotto l’ago sotto la mia unghia, senza piantarlo, muovendolo lentamente. Mi ha parlato delle mie relazioni con i «ter-

UNA MANIFESTAZIONE DEGLI INSORTI IN SIRIA. SOTTO: PIERRE PICCININ, IL PROFESSORE BELGA TORTURATO IN PRIGIONE

roristi» e mi ha chiesto perché mi muovevo da solo in Siria, facendo fotografie; se io lavorassi per un servizio segreto straniero, per i francesi; perché mi muovevo da un posto all’altro, occupandomi dei «terroristi». Io ho ripetuto tutto quello che avevo già detto, cosa che sembrava accontentarlo. Ma lui ha ordinato che mi attaccassero di nuovo al tubo e che mi imbavagliassero. Un quarto uomo è entrato nella stanza con una scatola munita di un grosso interruttore e di schermi ad aghi. Mi ha applicato sul petto due pinze metalliche collegate alla scatola. Ha fatto girare lentamente l’interruttore; all’inizio non ho sentito che un pizzicore, ma dopo qualche secondo il dolore è divenuto più forte; più girava l’interruttore e più la sensazione di bruciatura diventava forte. L’ufficiale si è avvicinato e mi ha sputato sul petto; con le dita ha bagnato di saliva la pelle a contatto con le pinze, cosa

Foto: T. Munita - Nyt / Redux / Contrasto

Pierre Piccinin, 39 anni, l’autore di questa testimonianza, è uno storico e politologo belga. Insegna alla Scuola europea di Bruxelles I. Tiene un corso all’università di Louvain (Lovanio) ed è membro dell’American institute for Yemeni studies. Specializzato nel mondo arabo, da un anno viaggiava nei Paesi della “Primavera” per scrivere un libro la cui uscita è prevista per l’autunno. In Siria c’era già stato altre due volte e si era convinto che in Occidente si mostrasse un volto del regime che non corrisponde a verità. Che la repressione non fosse così feroce e che si esagerasse nel descrivere le malefatte del

che ha provocato un’accelerazione improvvisa del flusso elettrico, e un dolore violento. Poi mi hanno liberato e sdraiato sul tavolo, ancora imbavagliato, senza farmi alcuna domanda. L’ufficiale mi ha detto di calmarmi, che tutto era in ordine, che rimaneva solamente una formalità: allora ha preso una bacchetta di plastica bianca che penzolava alla valvola del termosifone e mi ha dato 23 colpi sulla pianta dei piedi. Alla fine i suoi sottoposti mi hanno riportato sulla mia brandina. Poco dopo il rumore dei colpi è ricominciato; i colpi e le urla; molto forti all’inizio, poi sordi, soffocati dai bavagli. Qualcuno implorava «Halas, sidi. Halas, sidi!»(«Basta signore. Basta signore!»). Gli agenti andavano e venivano nel dormitorio; e la porta è rimasta aperta a più riprese. Ho visto l’orrore allo stato puro; senza veli, nudo, semplice. I detenuti giacevano in quel corridoio, in mezzo al loro sangue, alla loro urina, al loro vomito. Io ero là; io ho visto; io non ho fatto nulla, terrorizzato, non ho detto nulla, mentre una immensa disperazione mi invadeva. Le luci delle lampadine che illuminavano la stanza sono diminuite e delle grida hanno rotto il silenzio. La porta si è riaperta e ho visto: le bruciature sono profonde, l’elettricità entra nel-

la carne e la carbonizza dove passa. Ho girato il viso verso il muro di fronte alla porta e con l’unghia del pollice ho inciso una piccola croce sull’intonaco; cattolico, mi sono confessato a Dio; gli ho promesso che, se ne fossi uscito vivo, avrei raccontato a tutti quello che avevo visto quella notte; e l’ho promesso anche a quelli che giacevano nel corridoio. Verso le nove sono venuti a prendermi. Quando la porta si è aperta sono sbiancato alla vista dei corpi senza vita distesi lungo il corridoio; l’agente mi ha guardato, come stupito dalla mia reazione, e mi ha spinto verso le scale, verso l’uscita, in un autobus della polizia, che ci ha portato, quattro detenuti oltre a me, nel centro di Palestine Branch, a Damasco. Lì non ho subito che

MI HANNO APPESO A UN TUBO E IMBAVAGLIATO. POI MI HANNO ATTACCATO SUL PETTO DUE PINZE COLLEGATE A UN INTERRUTTORE...

delle intimidazioni indirette: mentre mi facevano le domande un uomo colpiva, proprio al mio fianco, un armadio di ferro con un lungo pezzo di legno; e molti agenti torturavano di fronte a me un vecchio a cui avevano bendato gli occhi; lo spingevano per farlo cadere, lo colpivano al suolo, lo sollevavano e ricominciavano. Più tardi, sono stato rinchiuso in una cella sotterranea, nella prigione civile di Bab al-Musalla, per essere espulso dal Paese. Sono stato trasferito con una camionetta senza finestre. Di fronte a me un ragazzo di quattordici o sedici anni, ammanettato sulla schiena e con gli occhi bendati. Le sue gambe nude erano bruciate dall’elettricità. Mi hanno rinchiuso in una cella con dei prigionieri politici la cui solidarietà è stata eccezionale; mi hanno curato, mi hanno dato da mangiare, mi hanno aiutato a lavarmi, mi hanno prestato una coperta. Alcuni di loro si trovavano in quel sotterraneo da più di due anni, senza respirare l’aria pura, senza vedere il sole né sapere se fuori era giorno o notte. La maggior parte di loro era stata torturata prima di finire lì. Ahmed mi ha raccontato dei suoi 28 giorni nelle mani dei servizi, di come lo colpivano a bastonate più volte al giorno. La storia più triste è quella di Muhammad, kashmiro, chiuso là dentro da più di sei mesi; per l’ambasciata indiana è pakistano, per quella del Pakistan è indiano. Tutti i suoi familiari sono morti, è solo al mondo. Chi non ha parenti fuori, per pagare, non riceve che un pasto al giorno, sempre lo stesso, e nemmeno tutti i giorni: delle gallette, delle cipolle; una scodella di riso viene lasciata al centro della cella e i detenuti le si gettano sopra. Con la complicità dei miei compagni di cella ho potuto fare passare un messaggio all’esterno, pagando un guardiano. Il ministero degli Esteri belga ha immediatamente messo tutto in opera per farmi uscire dalla Siria. Sono stato liberato il 23 maggio. Ho sempre difeso i principi del diritto westfaliano e quelli della sovranità nazionale e della non ingerenza. Ho denunciato le guerre neo colonialiste in Afganistan, in Iraq o in Libia, motivate dagli appetiti economici e dalle considerazioni geostrategiche, i cui “scopi umanitari” non erano altro che dei pretesti e dei paraventi. Ma, mi unisco oggi agli appelli per un intervento militare in Siria, che possa far cessare l’abominio del regime. traduzione di Michele Pisciteli 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 81


Mondo Fareed Zakaria Senza frontiere

Affamare il regime per battere Assad

I

n Siria il feroce regime di Bashar As- sé l’opposizione organizzata - sembra incasad sta mettendo alla prova l’affer- pace di compattarsi dietro a un leader, mazione “la repressione serve”. Il un’agenda o obiettivi precisi. Rima Fleimassacro di civili a Houla è soltan- han, un’attivista della base scappata dalla to l’ultimo esempio in ordine di tem- Siria per organizzare l’opposizione, ha lapo di quella che pare essere la strategia del sciato il Consiglio riferendo al “New York non fare concessioni e ricorrere invece al- Times” che «più che lavorare, lì si litiga». l’uso della forza. Dal punto di vista del reAnche dal punto di vista geopolitico l’ingime di Assad, l’egiziano Hosni Mubarak tervento militare è poco promettente. Se e il libico Muammar Gheddafi hanno sba- nel caso dell’Egitto e perfino della Libia tutgliato perché hanno esitato, rafforzando di te le potenze più importanti e quelle della conseguenza l’opposizione e seminando il regione si erano espresse favorevolmente dubbio tra i loro sostenitori. Fino a questo nei confronti dell’intervento - o quanto memomento la strategia di Assad ha funzio- no l’hanno accettato in modo passivo - in nato. La missione di Kofi Annan, che sem- Siria non è così. Iran e Russia hanno manbra basarsi sull’idea che Assad finirà col ne- tenuto solidi rapporti con il regime di Asgoziare i termini del proprio allontana- sad. Qualora le potenze occidentali agissemento, pare davvero preludere al peggio. ro, l’intervento si trasformerebbe subito in Gli Stati Uniti, il mondo occidentale, il una battaglia per interposta persona, e su mondo civile tutto dovrebentrambi i fronti si schiereDalle pagine di bero piuttosto cercare di rirebbero milizie armate e fimuovere il regime di Assad. nanziate dalle grandi potenMa esiste un sistema intellize. È molto plausibile che gente per farlo? una situazione del genere È inverosimile che in Siria un intervento porti a una guerra civile prolungata, con un militare possa avere successo, per moltepli- numero di vittime tra i civili tale da rendeci ragioni a cominciare dalla geografia: a re trascurabile quello raggiunto finora. In differenza della Libia, la Siria non è un sostanza, per molti osservatori la situaziogrande paese con ampi tratti di territorio ne in Siria al momento appare simile a queldove i ribelli possano ritirarsi, nascondersi la del Libano, dove una guerra civile duraed essere riforniti. La Siria copre appena un ta dieci anni ha provocato oltre 150 mila decimo della superficie della Libia, ma ha morti e un milione di sfollati. il triplo degli abitanti. Per questo motivo, Oltretutto, in Siria sono assenti segnali di almeno in parte, l’insurrezione siriana non dissenso nelle alte sfere: per il momento deè stata in grado di assumere il controllo di fezioni dall’esercito, dai servizi d’intellialcuna significativa parte del Paese. Quasi gence e dalla comunità imprenditoriale la metà dell’intera popolazione siriana ri- non ce ne sono quasi state. Il regime è stasiede dentro o nei pressi di due sole città, to fondato dal padre di Bashar Assad, HaDamasco e Aleppo, entrambe a quanto pa- fez: la loro famiglia è alawita, una setta sciire ancora nella morsa del regime. Altrove ta che rappresenta soltanto il 12 per cento si verificano sporadici attentati notturni. dei siriani, ma alawiti sono tutti coloro che Del resto, non è neppure chiaro se l’op- occupano i posti chiave delle forze armate posizione siriana abbia effettivamente la e dell’intelligence siriana. Questi fedelissicapacità di essere coesa. L’opposizione po- mi restano tali nei confronti del regime perpolare ad Assad non ha un’ampia base e ché sanno che in una Siria post-Assad non non è ben organizzata. Il Consiglio nazio- ci sarebbe più posto per loro, e quasi certanale siriano - il gruppo che raduna sotto di mente sarebbero ammazzati. Assad, in Se ne parla su www.espressonline.it

ogni caso, finora è stato in grado di arginare anche le defezioni dei membri sunniti e cristiani facenti parte dell’élite al governo, e molto probabilmente lo ha fatto con un mix ben dosato di minacce e tangenti. Ed è proprio qui che il regime potrebbe rivelarsi maggiormente vulnerabile: la Siria non è un paese petrolifero e il regime non ha risorse illimitate con le quali continuare a corrompere le élite. Qualora si applicassero sanzioni davvero mirate e molto rigide - compreso un embargo sulle risorse energetiche - quasi certamente il regime inizierebbe a incrinarsi. Questa eventualità potrebbe condurre a un allontanamento concertato per la famiglia di Assad, oppure a un collasso completo del regime. Senza l’afflusso di capitali, insomma, è poco probabile che il regime duri a lungo. L’Amministrazione Obama sta giustamente cercando di affrontare questo problema insieme al maggior numero possibile di alleati, ed è altrettanto giusto che cerchi di persuadere Mosca - se non proprio a unirsi alla coalizione - quanto meno ad allentare le proprie obiezioni sulle sanzioni. Tuttavia, è inverosimile che questo avvenga, quanto meno finché il Cremlino non riterrà che il regime di Assad è spacciato e che farebbe pertanto meglio a mettersi in buona luce agli occhi di quello che subentrerà. Anche senza Russia e Iran, però, severe sanzioni e un embargo inflessibile poco alla volta manderebbero in bancarotta il regime siriano, accelerandone la fine. Da un punto di vista morale sarebbe meglio e più gratificante agire, fare qualcosa di risolutivo che porti a rovesciare il regime di Assad già domani. In ogni caso, togliergli finanziamenti e affamarlo potrebbe rivelarsi la strategia più efficace. traduzione di Anna Bissanti TIME e il logo di TIME sono marchi registrati da Time, Inc. utilizzati su licenza. © 2012. Time, Inc. Tutti i diritti riservati. Tradotto da TIME Magazine e pubblicato con il permesso di Time, Inc. È proibita la riproduzione, anche parziale, in ogni forma o mezzo, senza espresso permesso scritto 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 83


Reportage

LE OLIMPIADI DEI COMMANDOS

Gli uomini delle forze speciali sono i nuovi signori della guerra moderna. Corpi d’élite di paesi diversi uniti dagli stessi valori. Americani, arabi, cinesi, europei e africani che si sono sfidati in un’incredibile gara nel deserto giordano DI GIANLUCA DI FEO - FOTO DI LUCA LOCATELLI PER L’ESPRESSO

Una squadra dei Recon dei Marines passa sotto i reticolati davanti agli arbitri della competizione 84 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

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Reportage

Tifo e record Sauditi e iracheni esultano in tribuna per le loro squadre. Da destra, in senso orario: due commandos americani; la preparazione atletica dei cecchini; la corsa verso il jet dirottato; discussioni tra incursori sauditi; gli arbitri cronometrano una sfida; teste di cuoio ugandesi; le sagome degli ostaggi; palestinesi e marines condividono il pasto; uno dei poligoni

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Reportage

Prima del blitz Teste di cuoio saudite riesaminano la posizione di tiro prima della prova in cui dovranno espugnare la prigione dove i terroristi custodiscono gli ostaggi

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Reportage

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dalla riservatezza totale, uno dei segreti di Stato meglio custoditi. C’è un solo momento in cui la “Comunità” si riunisce per una sfida che raduna gli incursori di tutti i continenti: è la Warrior Competition, un torneo nelle gole della Giordania dove gareggiano 35 squadre d’assalto. Sono le Olimpiadi dei commandos, un evento ripreso per la prima volta da Luca Locatelli nelle foto esclusive di queste pagine. Lì a inizio maggio si sono ritrovati cinesi, sauditi, palestinesi, americani, afghani, spagnoli, italiani, austriaci, libanesi, algerini, malesi del Brunei, kazaki, francesi, iracheni e ugandesi. Lo scenario è surreale: un poligono tra rocce e dune che riproduce il territorio delle guerre recenti. È un luna park bellico: un intero villaggio per simulare gli scontri urbani, campi minati e reticolati, persino un jet Boeing 767 per abituarsi a fronteggiare i dirottatori. Lì per tre giorni devono dimostrare di potere irrompere in una palazzina presidiata dai guerriglieri o di sapere neutralizzare gli avversari senza sparare; i cecchini mirano a bersagli distanti oltre mille metri, gli artificieri disinnescano ordigni diabolici. Sulle tribune generali esultano per i successi della loro squadra, mentre ufficiali commentano le azioni migliori: come

se fosse una qualunque partita di calcio. È nelle pause, però, che la “Comunità” si mostra nella sua intimità senza frontiere: marines statunitensi e Tigri palestinesi prendono con le mani il cuscus dallo stesso piatto; tiratori cinesi e austriaci confrontano i loro fucili; assaltatori sauditi e spagnoli si scambiano i pugnali, parà francesi offrono l’acqua ai loro vecchi nemici algerini. Alla fine, il trofeo è andato ai tedeschi del GSG9, le teste di cuoio per antonomasia. Con un altro paradosso della storia: l’unità fu creata dopo lo choc delle Olimpiadi di Monaco quando nel 1972 i palestinesi sequestrarono la delegazione israeliana ma ad applaudirla nella Warrior Competion c’erano pure i veterani della guardia di Arafat. Dall’esterno tutti i commandos del mondo sono simili, anonimi e mimetici. Divise, elmetti, mitra, scarponi, mirini si distinguono solo dai dettagli. Non hanno stemmi visibili, nulla che possa identificarne nazionalità o grado: al massimo portano al collo sciarpe che rivelano le esperienze al fronte, kefieh irachene o shamag afghani. Nella “Comunità” però esistono la Serie A e la Serie B: ad esempio i Berretti Verdi di John Wayne, figure mitiche in Vietnam, oggi sono stati retrocessi

Sono guerrieri, non soldati, addestrati a combattere in situazioni estreme. Tra di loro si chiamano “la Comunità”, una fratellanza in armi che li unisce in tutto il mondo

Foto: MoST

ono guerrieri, non soldati. Vivono per combattere, animati da codici che vengono dal passato e li rendono diversi: credono nell’onore, non temono la morte. Li definiscono “Forze speciali” ma in realtà sono i cavalieri delle guerre moderne: l’arma decisiva dei conflitti scoppiati dopo l’11 settembre. Piccole squadre che possono cambiare la storia, come il pugno di uomini che ha ucciso Osama Bin Laden o il team israeliano che liberò gli ostaggi di Entebbe. Delta Force, Seal, Sas, Comsubin, Snow Leopard, Jagerkorp, Spetsnaz, Kobra, Egoz: le sigle di questi reparti sono tante, ma oltre le bandiere tutti si sentono parte di una grande famiglia. Nemici uniti da valori comuni, come i paladini crociati e arabi del Medioevo pronti a farsi a pezzi ma anche a rispettarsi. La chiamano la “Comunità”, testimoniando la sintonia verso chi condivide gli stessi ideali e ha dimostrato sul campo di saper realizzare compiti impossibili. Per loro la testa conta più del corpo, la volontà più dei muscoli: non assomigliano a Rambo, non hanno bicipiti pompati, non sono tatuati. Diceva Sydney Jary, il sabotatore inglese che ha espugnato i bunker della Normandia: «Se dovessi scegliere tra un campione sportivo e un poeta, arruolerei di sicuro il secondo». Anche oggi potreste viaggiargli davanti in treno senza immaginarne la professione. Fisici solo in apparenza normali, perché vengono addestrati per anni alle situazioni estreme, oltre il limite della resistenza umana. Mesi e mesi di corse nel deserto, nel ghiaccio, nelle paludi, settimane di digiuni e mortificazioni per abituarsi ad andare avanti sempre e comunque. E mantenere il controllo quando chiunque crollerebbe. L’attività di questi manipoli è coperta

LA PALESTRA DI ARRAMPICATA NEL DESERTO GIORDANO. A SINISTRA: LA SQUADRA D’ASSALTO SPAGNOLA IN ATTESA DI PARTECIPARE ALLA GARA: HANNO COMBATTUTO IN IRAQ E AFGHANISTAN

nel “secondo circolo” delle forze un po’ meno speciali. Mentre i film che testimoniano la popolarità dei nuovi opliti si moltiplicano. Ne sono da poco arrivati due nelle sale, uno americano e uno francese: action movie con un taglio documentaristico, interpretati da veri incursori. Negli Usa “Act of Valor” ha sbancato il botteghino: più delle sparatorie, mette in primo piano un modello alternativo di vita, che impasta famiglia e morte, amicizia e tecnologia. È uno spot per gli spartani del Terzo millennio. Eppure fino alle Torri Gemelle i commandos sembravano una specie in via d’estinzione. In tutte le capitali prosperava l’illusione del conflitto hi-tech, senza bisogno di sporcarsi le mani: la Serbia di Milosevic era stata piegata da una pioggia di bombe “intelligenti”. In quel 1999

i sociologi teorizzavano la fine dei guerrieri: «I militari stanno diventando manager, lavoratori uguali agli altri». Tutto è cambiato quando Al Qaeda ha scatenato l’offensiva asimmetrica e i missili cruise si sono rivelati inutili contro i miliziani iracheni confusi tra le case, contro i contadini talebani o i pirati somali. «Nel 2002 gli Stati Uniti sono scesi in guerra con due differenti eserciti. Uno di soldati, preparati per i conflitti convenzionali su larga scala. L’altro invece era addestrato per imporsi negli scontri senza regole: le forze speciali», ha riconosciuto il generale Peter Bayer, responsabile della pianificazione del Pentagono. Da allora i warrior hanno preso il controllo del campo di battaglia: vivono sul posto, imparano i dialetti, conquistano la fiducia dei villaggi afghani o ugandesi. Adattano gli schemi alle situazioni estreme, con fantasia e spirito d’iniziativa. E l’élite si è allargata. In Italia un tempo c’era una sparuta pattuglia di incursori di marina, baschi amaranto del Col Moschin e carabinieri del Gis. In un decennio si sono aggiunti gli alpini paracadutisti del Monte Cervino, il Rao della Folgore, gli assaltatori dell’Aeronautica: almeno 500 specialisti sotto un unico comando, che si alternano nella Task Force 45 per mettere a segno raid quotidiani in Afghanistan. Anche la loro importanza è cresciuta a dismisura. Sono un’arma strategica, che prende ordini direttamente dai capi di Stato: obbediscono solo a Obama o Putin, scavalcando le gerarchie.Ormai non fanno solo la guerra, ma anche la politica estera. Dall’Africa all’Oceania,

ci sono parà in trasferta che formano e consigliano i commilitoni di altri paesi, mettono in comune le informazioni e concordano le azioni. È il trionfo della “Comunità”, che sta rimpiazzando la diplomazia. «Diamo una prospettiva globale alla nostra missione», ha minimizzato il grande capo dei commandos statunitensi, l’ammiraglio William McRaven, un incursore subacqueo che ha fatto carriera. E mentre parlava, accanto a lui c’erano i colleghi-fratelli che guidano le special force colombiane e australiane, ambasciatori della consorteria guerriera in Sudamerica e Asia. Pochi giorni fa il segretario di Stato Hillary Clinton si è presentata nel loro quartiere generale a offrire un patto. La proposta di forgiare insieme un “potere intelligente”: «Soldati e diplomatici che dormono negli stessi accampamenti e mangiano le stesse razioni: questo è smart power». Ma ai generali in tuta mimetica la visita non è piaciuta: la Clinton si è messa a chiacchierare davanti alle telecamere delle loro operazioni top secret, come il sabotaggio delle reti di propaganda Internet islamica. Perché adesso i commandos sono anche cyber: si infiltrano nel Web come se penetrassero nelle linee nemiche. Ma lo fanno in silenzio: quando li scopri è troppo tardi, hanno già colpito. Questa è la loro forza letale; decisiva in guerra, pericolosissima in tempo di pace. Secondo Machiavelli un uomo che diventa soldato non cambia solo i vestiti, ma adotta comportamenti, valori, linguaggi che lo portano spesso in contrasto con la vita civile. Una lezione che le democrazie non devono dimenticare. ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 91


Cultura

n. 24 - 14 giugno 2012

CARTELLONE

Foto: P. Halsman - Magnum Photos / Contrasto

CINEMA,TEATRO, DANZA, MUSICA,ARTE, LETTERATURA. È UN’ESTATE SOTTO IL SEGNO DELLE DONNE.A PARTIRE DALLA DIVA SIMBOLO DELLA FEMMINILITÀ MODERNA

MARILYN E LE ALTRE

A CURA DI ANGIOLA CODACCI-PISANELLI, WLODEK GOLDKORN, SABINA MINARDI E VALERIA PALERMI lE ’ spresso | 97


Cartellone L’estate delle donne

MARILYN PER SEMPRE MITI

È stata la più bella, la più fragile, la più moderna. A 50 anni dalla morte non è mai stata così viva. Perché ha incarnato come nessuno le ansie del nostro tempo. Le sue contraddizioni. Ma la sua grazia continua a consolarci DI VALERIA PALERMI

giocare col fuoco ci si brucia, e nessuno rimprovererà mai abbastanza a Michelle Williams di aver osato fingersi Marilyn. Come fosse solo questione di biondo, da riprodurre con sufficiente ossigeno. O di curve tenere e insieme esplosive, da simulare con corsetti imbottiti. Ma non c’è modo di avvicinare la divinità mettendosi d’impegno: non si può diventare Marilyn. Nemmeno a Norma Jean riusciva tutte le volte. Però ci proveremo, quest’estate, a risolvere il suo enigma. A capire perché solo lei, tra tutte, ci ossessiona così. A 50 anni dalla sua scomparsa - era il 5 agosto del 1962 quando la trovarono morta con 8 milligrammi d’idrato di cloralio e altri 4,5 di Nembutal nel sangue - è viva come nessuna, nel nostro immaginario. Le vengono dedicati film, mostre, libri, omaggi, rievocazioni. Dal Festival del cinema di Cannes da poco terminato fino alla mo-

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La vulnerabilità e la grazia: uno splendido ritratto di Marilyn Monroe

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stra “Marilyn”, che si apre al Museo Salvatore Ferragamo a Firenze il 20 giugno, il suo fantasma biondo attraversa le nostre fantasie. Ben lungi dall’essere una polverosa icona per cinéphiles, Marilyn Monroe è creatura dell’oggi. Moderna e contemporanea come non lo è alcun altro mito del cinema: né Brigitte Bardot né Elizabeth Taylor, né Sophia Loren né Rita Hayworth. Come lei nessuna mai. «È stata una sorpresa. Ne avevo un’immagine distorta: la trovavo sexy, certo, meravigliosa, ma datata», racconta Stefania Ricci, curatrice con Sergio Risaliti della grande mostra fiorentina: «E invece lavorandoci, entrando

dentro la sua storia, ho scoperto quanto sia moderna. Ho scoperto la sua contemporaneità, la sua complessità. Marilyn Monroe non era affatto una sciocca. Per esempio gestiva il suo successo - quando era necessario - con spietatezza: addirittura, certi maltrattamenti che fanno parte storicamente della sua biografia pare fossero, almeno in parte, inventati. Le servivano a costruire il suo personaggio. I suoi scritti, le lettere, le stesse poesie, ci raccontano di una donna che in comune con quelle di oggi ha la complessità della vita. A Lee Strasberg scriveva che il lavoro era l’unica cosa che contasse davvero per lei; che grazie al lavoro riusciva sempre a risorgere». Dai tanti fallimenti sentimentali, per esempio. «Le donne si ritrovano profondamente nel suo rapporto con l’amore», prosegue Stefania Ricci: «Il suo fascino e il sex appeal ipnotizzavano gli uomini, ma la condannarono a essere percepita come pura esteriorità: una creatura a una sola dimensione, quella erotica. Per contrappasso, probabilmente, Marilyn aveva il mito della cultura e degli intellet-

DALL’ALTO, IN SENSO ORARIO: MARILYN TRA LE LETTERE DEI SUOI FAN; IN UNO SCATTO DI DOUGLAS KIRKLAND DEL 1961; MICHELLE WILLIAMS IN “MARILYN”. A DESTRA: NEL 1960 DURANTE LE RIPRESE DE “GLI SPOSTATI”, IN UN CASINÒ DI RENO

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tuali. E uno riuscì infatti a sposarlo, Arthur Miller». Ma lei, pur bionda, pur morbida, era già così “misfit”, spostata, nevrotica, che fece di tutto per farsi lasciare. «Le sembrava impossibile che Miller l’avrebbe amata per sempre. Era sicura che prima o poi l’avrebbe abbandonata, così lo sottopose a prove continue per sfinirlo e costringerlo davvero a lasciarla. Era incapace lei stessa di accettarsi». Wystan Hugh Auden aveva da poco scritto “L’età dell’ansia”. La mostra, e il suo catalogo, provano a raccontare la complessità di Marilyn Monroe attraverso più filoni. Le danno corpo recuperando 30 paia delle sue scarpe (amava quelle di Ferragamo, sempre décolleté a tacco 11) e 50 dei suoi abiti, ormai oggetto di culto e acquistati dai collezionisti alle aste a prezzi da capogiro. Presentano filmati e documenti originali, che svelano la sua perenne ambivalenza: quel dibattersi tra forza e fragilità, sensualità e innocenza, sesso e cervello. Il corpo è la sua trappola, e ambivalenti sono anche le reazioni che provoca negli uomini, divisi tra il desiderio e la rabbia di non poterla mai definitivamente possedere. «Ha elevato la vulnerabilità a livello della grazia», ha scritto di lei Gérald Hustache-Mathieu, autore del film a lei dedicato “Poupoupidou”. L’inferno delle donne, avrebbe detto Arthur Rimbaud. Quella femminilità sorridente e segretamente ferita suggeriva ai fotografi - da Cecil Beaton a Bert Stern, da Milton Green a George Barris - richiami mitologici. Archetipo della bellezza, Marilyn è Venere contemporanea e bomba sexy, ingenuità e provocazione, angelo biondo e icona pop. Da icona pop appare perfino la sua morte. Una fine che la apparenta ad altre dee fragili di oggi, incapaci di reggere al proprio

Foto: 98-99 Michael Ochs Archives - Corbis, 100-101 E. Arnold - Magnum / Contrasto, L. Cendrowicz - The Weinstein Company - courtesy Everett Collection / Contrasto, D. Kirkland Corbis, S. Aarons - Getty Images,

Cartellone L’estate delle donne

talento, al loro essere fuori misura: Whitney Houston e Amy Winehouse. «Whitney Houston muore nell’acqua come l’Ofelia di Shakespeare, personaggio che Marilyn amava molto», commenta la curatrice: «Nel ’56 scrisse: “Mi troveranno morta in una stanza di un motel”. Era una donna di grandissima sensibilità, e la sua storia è quella della difficoltà estrema, per una persona come lei, di gestire il successo senza farsene stritolare. Difficoltà che non sfuggì a Pier Paolo Pasolini. Lui l’aveva capita perfettamente. E la trasformò in Astrea». Astrea: in Ovidio è la vergine dea della giustizia, che per ultima abbandona per l’Olimpo la terra devastata dalla crudeltà e dalla stupidità degli uomini. È a lei che un Pasolini turbato

Le sembrava impossibile che Arthur Miller l’avrebbe davvero amata per sempre. Era incapace lei stessa di accettarsi dalla morte dell’attrice accosta Marilyn Monroe. La “Poesia a Marilyn” fu scritta poco dopo la scomparsa, e più tardi venne inserita in un “cinepoema”, grande composizione fatta di immagini, versi e musica dentro un film di montaggio del 1963, “La Rabbia”. «Pasolini conosceva bene la mitologia

e la applicava all’interpretazione della realtà», interviene il professor Sandro Bernardi dell’Università di Firenze, autore del testo sul rapporto tra il poeta e l’attrice per il catalogo della mostra di Palazzo Spini Feroni. «Per lui il mito era affabulazione secolare in cui si era sedimentata l’esperienza di migliaia di anni, così di Marilyn diede una lettura mitica. Ne era affascinato, e vide nella tragedia della sua morte l’occasione per riprendere i miti della fine del mondo, riversandovi angosce contemporanee: le paure degli anni Cinquanta per le armi sempre più potenti e spietate, per la bomba atomica. Pasolini aveva il gusto della contraddizione umana. Nella “Supplica a mia madre” aveva scritto: «È dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia». 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 101


Cartellone L’estate delle donne Una stagione insieme a lei Nell’estate di Marilyn Monroe, inaugurata dall’omaggio reso alla divina dal Festival di Cannes, sarà difficile non imbattersi in un ricordo, un libro, una mostra, a lei dedicati. A partire, naturalmente, dal film “Marilyn”, appena arrivato nelle sale italiane, diretto da Simon Curtis e interpretato da Michelle Williams, che le ha valso una nomination agli Oscar come migliore attrice. Nel frattempo, con un cast stellare che comprenderebbe tra gli altri Uma Thurman, Glenn Close e Paul Giamatti, Liz Garbus sta girando il docufiction “Fragments: Marilyn Monroe”, previsto in uscita per settembre e ispirato ai suoi diari, alle sue lettere e poesie. «Andrò al cuore di Marilyn», ha dichiarato la Garbus: «Gli attori incarneranno le sue paure e le sue ansie, gli uomini della sua vita, il mondo in cui viveva. E scopriremo com’era capace di lavorare». Nel 2010 era stato annunciato un altro film sulla Monroe, “Blonde”, per la regia di Andrew Dominik. Che ne scrisse la sceneggiatura nel 2009, prima ancora di assicurarsi i diritti cinematografici del libro omonimo di Joyce Carol Oates

sull’immaginaria vita interiore di Marilyn Monroe. Si parlò di Naomi Watts come possibile protagonista, ma il progetto è rimasto a lungo bloccato. Sembra ora certo che sarà la Plan B di Brad Pitt a produrre il film, ma sviluppandolo in una diversa direzione. Budget di 15-20 milioni di dollari, l’inizio delle riprese è previsto per i primi mesi del 2013. Dal 26 giugno sarà in libreria “Marilyn”, di Norman Mailer (B.C.Dalai editore): la sua storia raccontata dal grande scrittore e corredata da foto

UNO SCATTO DI ANDRÉ DE DIENES SULLA SPIAGGIA DI TOBAY BEACH, 1949

Nella morte di Marilyn, il poeta vede la fine della bellezza, la sua fragilità, e l’angoscia subentra. Perché per lui bellezza è giustizia, bello e buono coincidono, kalòs kai agathòs. La morte di Marilyn è ingiusta, è smarrimento, è confusione, è perdita di senso. È il prodotto tragico del consumismo: l’amore del pubblico è avido, e la brucia. «Il successo comporta troppe lacrime ingoiate», scrive: «Darsi al pubblico è darsi in pasto». Mitologica, dunque, la Marilyn di Pasolini, ma allo stesso tempo pienamente e tragicamente figlia del suo tempo: donna di origini povere, che a 102 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

scattate dai più grandi fotografi del mondo. Nel libro Mailer indaga i segreti della psiche tormentata di un’attrice che sovrapponeva di continuo professione e vita privata: dall’incontro con Joe Di Maggio a quello con Arthur Miller, fino agli amori fugaci e impossibili che le tormenteranno l’esistenza. “Marilyn & Magnum” (Gerry Badger, Contrasto) è invece una raccolta di foto scattate all’attrice dai più celebri fotografi dell’agenzia americana, da Eve Arnold

lui piaceva moltissimo perché si era conquistata con ironia e grazia la propria autonomia. Ma non le era stato perdonato. «È questo che nella sua vicenda umana commuove così profondamente Pasolini», conclude Bernardi: «L’impossibilità della donna di affer-

a Henri Cartier-Bresson. Straordinari e commoventi sono anche gli scatti di “Marilyn L’ultima seduta”, pubblicato da Frassinelli: i suoi ultimi ritratti, scattati da un abbacinato Bert Stern nel corso di tre giornate, su incarico di “Vogue”. L’attrice sarebbe morta solo sei settimane dopo. Una raccolta unica, proveniente da una collezione privata, che sarà protagonista della mostra “Marilyn, the last sitting” a Forte di Bard (Valle d’Aosta) dal 10 giugno al 4 novembre. A Firenze, al Museo Ferragamo, la mostra “Marilyn”, a cura di Stefania Ricci e di Sergio Risaliti, resterà aperta dal 20 giugno al 28 gennaio 2013 (www.museoferragamo.it). Anche Fratelli Rossetti infine celebra Marilyn Monroe: con una décolletté limited edition a lei dedicata, Lady Brera, e la partecipazione a “Tribute to Marilyn”, progetto dell’artista Alessandro Gedda, composto da 50 dipinti con protagonista l’attrice, e cinque sculture. Le opere saranno esposte all’Umanitaria di Milano dal 19 giugno al 10 luglio, successivamente a Cannes, Lugano e Mosca.

marsi. La sua storia gli dice che la donna che prova a farlo finisce in ogni caso tragicamente». “Goodbye Norma Jean”, canterà anni più tardi Elton John, nella sua canzone forse più bella di sempre. Che oggi accostiamo con la memoria ad un’altra donna bionda molto amata, fragile eppure forte, Lady Diana, simbolo anche lei di ogni ambivalenza dell’oggi. Ma “Candle in the Wind” era nata come, e resta, dolente ballata per Marilyn, e la ragazza che era stata prima di diventare patrimonio di tutti: “Your candle burned out long before, Your legend ever did”. ■


L’estate delle donne Cartellone

Charlize Theron

Cinema

Theron

Foto: R. Slavin - August / Contrasto

SEMPLICEMENTE

Sexy, bella, brava. L’attrice sudafricana, adorata da grandi registi, ha fatto scelte di vita all’insegna di qualità e coerenza DI ANGIOLA CODACCI-PISANELLI

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ella, è bella: da una quindicina d’anni non c’è classifica delle donne più sexy del mondo che possa permettersi di ignorare Charlize Theron. Brava, è brava: la prima volta che ha deciso di fare sul serio dopo decine di film d’azione, e si è ingoffata e imbruttita per interpretare la serial killer di “Monster”, è stato subito Oscar. Ma non è solo questo a fare dell’attrice sudafricana una delle poche star a tutto tondo dei nostri giorni. L’unica, o quasi, che in quest’epoca di “stelle cadenti”, con uno star system che non riesce più a produrre le seduttrici di un tempo, resiste agli anni e ai passaggi di ruolo. Conquista uomini e donne, funziona tanto sullo schermo quanto fuori. E resta perfetta sul red carpet come con un figlio in braccio, sulle pagine di “Playboy” come su quelle di un femminile, a una sfilata di Dior come 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 105


Cartellone L’estate delle donne Animali e altri super eroi DI OSCAR COSULICH 7 DAYS IN HAVANA (giugno). Accolto con successo al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, il film racconta la Cuba contemporanea in un’opera collettiva, affidata a sette registi stranieri, ognuno dei quali ha documentato un giorno della sua permanenza a l’Avana. Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlo Tabio e Laurent Cantet, si alternano nel ritrarre la realtà, in alcuni casi sostenuti da “attori” d’eccezione, come quando l’argentino Trapero filma il collega Emir Kusturica nella jam session che dà il titolo al suo episodio. LA MIA VITA È UNO ZOO (giugno). Cameron Crowe affronta il romanzo autobiografico di Benjamin Mee “We Bought a Zoo”. Matt Damon recita proprio Mee, che va a vivere con la famiglia nella campagna inglese, in uno zoo decrepito ma completo di 200 animali esotici, con la speranza di farlo rifiorire gestendolo come un’impresa familiare. Il fatto che alla moglie sia diagnosticato un male incurabile non lo ferma. Nel cast Scarlett Johansson, Elle Fanning. La passione rock del regista

si ritrova nella colonna sonora dell’islandese Jónsi, cantante e chitarrista dei Sigur Rós. LA BELLA E LA BESTIA 3D (giugno). Dopo il positivo risultato della riedizione in 3D stereoscopico del “Re Leone” (1994), che ha incassato quasi 180 milioni di dollari lo scorso inverno, la Disney ci riprova con “La Bella e la Bestia” (1991), che è stato il primo cartoon nominato agli Oscar nella categoria miglior film. Il fascino dell’animazione diretta da Gary Trousdale e Kirk Wise è rimasto inalterato nel corso degli anni e le scene madri, come quella del ballo tra i protagonisti, assumono inedite profondità grazie alla conversione stereoscopica. IL DITTATORE (giugno). Dopo le trasgressioni di “Ali G”, “Borat” e “Brüno” e la dimostrazione di un talento più sottile nei panni dell’ispettore ferroviario in “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, Sasha Baron Cohen torna protagonista nel film di Larry Charles, ironicamente ispirato al bizzarro romanzo “Zabibah and the King”, scritto nel 2000 da Saddam Hussein. La storia è

quella di un dittatore che rischia la vita per assicurarsi che la democrazia non possa mai arrivare nel Paese che ha così amorevolmente oppresso. Le risate sono, come d’obbligo, politicamente scorrette. LE PALUDI DELLA MORTE (giugno). Ami Canaan Mann, figlia del celebre Michael, aveva esordito con “Morning” (2001), torna con un thriller ispirato a fatti reali. Il film racconta la storia del detective Mike Souder (Sam Worthington), in una cittadina texana e del suo partner Brian Heigh (Jeffrey Dean Morgan), poliziotto arrivato da New York. I due sono alle prese con un serial killer che getta i corpi delle vittime nell’area paludosa detta “Killing Fields”. Quando scompare la piccola Ann Sliger (Chloë Grace Moretz) l’inchiesta diviene una corsa contro il tempo per salvarla. PAURA (giugno). Nel fantascientifico “L’arrivo di Wang” i Manetti Bros. hanno dato vita al primo personaggio in computer grafica del cinema italiano, ottenendo riconoscimenti nei festival internazionali. Ora, nella continua esplorazione dei “generi”, affrontano l’horror classico,

con tanto di 3D. Con un cast capitanato da Peppe Servillo, nei panni del Marchese Lanzi, il film presenta l’archetipo della casa da cui è difficile uscire vivi. Tutto comincia quando Marco, Simone e Ale, tre amici in una periferia di Roma, entrano in possesso delle chiavi di una bellissima villa. ROCK OF AGES (giugno). Tom Cruise nella Los Angeles del 1987 è Stacee Jaxx, immaginaria rockstar che, con la fascetta in testa a tenere i lunghi capelli, e con i suoi vistosi tatuaggi, sembra un clone di Axl Rose. Diretto da Adam Shankman, è il film dell’omonimo musical di Broadway su una ragazza originaria del Kansas, che arriva in città in cerca di fortuna e incontra l’amore di un’aspirante rockstar. I mattatori però sono Alec Baldwin, Paul Giamatti e Cruise, che si è preparato per settimane con il vocal coach del cantante dei Guns n’ Roses dimostrando, dice il regista, di «avere una voce molto potente sui toni più alti». THE AMAZING SPIDER-MAN (luglio). Dopo i 2,5 miliardi di dollari incassati dalla trilogia sull’Uomo Ragno diretta da Sam Raimi interpretata da Tobey Maguire, si

ricomincia daccapo, con nuovi protagonisti e nuovo regista. Ora tocca a Marc Webb, già responsabile di “(500) giorni insieme”, dirigere Andrew Garfield nei panni di Peter Parker. L’adolescente coi sensi di ragno si innamora di Gwen Stacy (Emma Stone) e combatte contro il temibile Lizard, alter ego mutante del dottor. Curt Connors (Rhys Ifans). L’attesa maggiore è per le sue evoluzioni tra i grattacieli cittadini appeso alla ragnatela, girate in 3D stereoscopico. MADAGASCAR 3. EUROPE’S MOST WANTED (agosto). Dopo essere approdati in Africa nel precedente film, il leone Alex, Marty la zebra, Melman la giraffa e l’ippopotamo Gloria si uniscono a un circo viaggiante, nel tentativo di tornare a New York. Il film, diretto da Eric Darnell e Conrad Vernon, è stato presentato al Festival di Cannes nella sontuosa versione in 3D che, come sempre, dà il suo meglio proprio nei film d’animazione. Il cartoon è lo spunto per una serie di gag sparse in tutta Europa e, naturalmente, per il ritorno degli irresistibili pinguini psicopatici, punto di forza di questa fortunata franchise.

IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO (agosto). Nel 2008 “The Dark Knight”, precedente capitolo della trilogia dedicata a Batman da Christopher Nolan, ha superato il muro del miliardo di dollari d’incassi. Dopo l’indimenticabile Joker di Heath Ledger, questa volta il regista di “Inception” ha scelto come cattivo Bane (Tom Hardy) il che, visto che nei fumetti Bane ha spezzato la schiena dell’eroe, fa prevedere tempi durissimi per il miliardario Bruce Wayne (Christian Bale). Il film, scritto da Nolan col fratello, è ambientato otto anni dopo il precedente. Gotham City è nel caos, l’unica speranza è Batman: ce la farà? RIBELLE - THE BRAVE (5 settembre). Dopo giocattoli, insetti, pesci, topi, super eroi, vecchietti e automobili, la Pixar presenta la sua prima protagonista femminile: l’impetuosa Merida dalla chioma selvaggia. Diretto da Mark Andrews e Brenda Chapman il cartoon, in 3D, è ambientato nelle highland scozzesi e ha per protagonista Merida appunto (voce originale Kelly Macdonald), figlia di re Fergus (Billy Connolly) e della regina Elinor (Emma Thompson).

a un ricevimento con Nelson Mandela. Trentasei anni, nessun marito ma un solo fidanzato per dieci anni, un figlio adottato pochi mesi fa, Charlize Theron coltiva con cura un’immagine da diva “a lungo termine”: pochi film, pochi contratti pubblicitari, nessun ritocco estetico, nessun vizio conosciuto. Il segreto del suo successo è la vita privata: dai drammi dell’infanzia alla tranquillità di oggi, dalla tenuta di Benoni, dalle parti di Johannesburg, dov’è cresciuta in solitudine, alla villa di Malibu dove fa, assicura, «una vita semplice e poco costosa». Del106 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

la sua infanzia Charlize racconta volentieri le ore passate in macchina con la madre per raggiungere il cinema più vicino. Devono essere state ore di evasione preziose, lontano da un padre alcolizzato che diventava sempre più violento. Charlize aveva 15 anni quando la madre lo uccise sotto i suoi occhi. Legittima difesa: niente carcere, per la donna, e la gratitudine eterna di quella ragazzina che aveva già cominciato a fare la modella, e a sognare di girare il mondo. A 18 anni Charlize è a Milano per sfilare, a 20 a New York per perfezionarsi

nella danza classica, la sua prima passione. Le ginocchia però cedono e la madre - sempre lei - le compra un biglietto di sola andata per Los Angeles. Qui la ragazza viene notata da un agente: sì, è successo tante volte, ma questa volta è diverso. Perché Charlize si fa notare mentre fa una scenata in banca perché rifiutano di cambiare un assegno. Un modo originale per iniziare una carriera che dell’originalità fa il suo segno distintivo. Da un film con Charlize Theron non sai mai cosa aspettarti. Alterna film di cassetta e d’autore, maestri degli effetti speciali a

Foto: Webphoto (4)

DA SINISTRA: “IL DITTATORE”, “MADAGASCAR 3”, “ROCK OG AGES” E “LA MIA VITA È UNO ZOO”

registi di culto come Woody Allen e Guillermo Arriaga. L’abbiamo appena vista nei panni della trentenne fallita di “Young Adult”, scritto da una sceneggiatrice con le mani d’oro come Diablo Cody (“Juno”, “Jennifer’s body”). A luglio la ritroveremo elegantissima e irresistibile come strega cattiva in “Biancaneve e il cacciatore”, mentre in ottobre la rivedremo nell’attesissimo “Prometheus”, il ritorno alla fantascienza di Ridley Scott. Nel futuro, tutta evasione: la nuova puntata di “Mad Max”, con Tom Hardy nel ruolo che fu di Mel Gibson e

quindi lei al posto di Tina Turner. Poi un secondo “Hancock” accanto a Will Smith super eroe in crisi, e infine un personaggio che nel curriculum di una vera attrice non può mancare: in “Two Eyes Staring”, per la prima volta Charlize è un fantasma. Tra film da far vedere a un bambino che cresce, tre film che sembrano programmati pensando a Jackson, un neonato nero che Charlize ha adottato negli Usa. Un piccolo afroamericano preso in carico da un’africana bianca e single: roba da far impazzire riviste, tabloid e siti di gossip. E invece niente presentazioni

ufficiali, niente copertine, niente servizi fotografici: solo uno scatto rubato in aeroporto. Alla maternità l’attrice dedica poche frasi nelle interviste per il lancio dei nuovi film. E dice cose da mamma normale, tipo: «Non credevo che si potesse vivere dormendo solo quattro ore a notte». Ma soprattutto, a differenza di quello che è successo quando Madonna o Angelina Jolie sono andate a collezionare figli in giro per il mondo, nella scelta di Charlize nessuno ha trovato niente di artificioso. Ma del resto, non per niente lei è Charlize. ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 107


Cartellone L’estate delle donne

MANSON PUNK E A CAPO JazzPopRock

DI SIMONE PORROVECCHIO

S

hirley Manson a 46 anni (e non li dimostra) è più sensuale, provocatoria, indipendente di sempre. Un po’ punk e molto regina di quel rock alternativo cui negli anni Novanta ha dato anima e voce. Con “Only Happy When It Rains”, “Stupid Girl” o “Milk” la cantante scozzese ha regalato la colonna sonora a una generazione. Dopo dieci anni di silenzio, uno scioglimento sempre annunciato, problemi economici e personali, Shirley Manson ha trovato la forza di rimettere insieme la band (con i colleghi Duke Erikson e Butch Vig) e i pezzi di una vita artistica e privata. Lo ha fatto con l’album appena uscito “Not Your Kind Of People” (con l’etichetta indipendente Stunvolume Records) e una serie di concerti in tutto il mondo che in Europa partono da Madrid per arrivare in Italia (l’11 luglio a Castello Sforzesco di Vigevano e il 12 a Roma all’Ippodromo delle Capannelle). Il titolo è un omaggio all’attitudine di sempre: per Manson un impegno così grande è il minimo che un’artista alla sua età possa fare. «I tempi nella musica sono molto veloci. La velocità può distruggere vite. E non ha nulla a che fare IN ALTO: SHIRLEY MANSON. A FIANCO, DA DESTRA: BRUCE SPRINGSTEEN, MADONNA, STING E RED HOT CHILI PEPPERS 108 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

con l’arte. Ma se alla mia età hai ancora voglia di lavorare, non puoi farlo se non dando il massimo, ma proprio tutto quello che hai e che sai», dice. E, infatti, dopo i milioni di album venduti, i Grammy Award, il silenzio, Manson ce l’ha fatta a tornare grande. Sul volto solo un po’ più morbido porta i segni della rabbia passata ma anche dell’armonia presente. Il suo volto poi, è un po’ la chiave per capire quest’artista singolare ma, in definitiva, così poco conosciuta. «Ho passato negli ultimi anni molto tem-

po in Scozia, dopo Los Angeles, dove abitavo prima, uno choc. Ma avevo bisogno di questa cura per ritrovare il senso delle cose. Anche della musica. La mia». Sono poche le biografie di musicisti dove la musica c’è da sempre. E dove è parte così essenziale di una salvezza. Il padre jazzista e la madre corista in una big band la portano nei music club di Edimburgo. A sette anni recita e canta nel “Mago di Oz” e “American Dream”. La scuola non può essere che di musica, la City of Edinburgh Music School. Là, Manson mette su

Dal Boss ai Beach Boys DI ROBERTO CALABRÒ BRUCE SPRINGSTEEN 10 giugno Stadio Artemio Franchi - Firenze Il Boss è tornato: un album straordinario, “Wrecking Ball”, con E-Street Band, e un tour. Sul palco mancherà il sassofonista Clarence Clemons, scomparso un anno fa. Non mancheranno invece le grandi canzoni, l’energia e il calore. MADONNA 12 giugno Stadio Olimpico - Roma Croci con la scritta MDNA, pistole e travestimenti ninja: è spettacolare il tour dell’ex material girl. Madonna ha attraversato come un camaleonte la storia

del pop nell’ultimo quarto di secolo e non teme confronti neanche oggi. Il tour continua a Milano (14 giugno) e Firenze (16 giugno). SPIRITUALIZED 21 giugno Roma Vintage - Parco di San Sebastiano Unica data italiana per la formazione inglese guidata dal geniale Jason Pierce. Il nuovo album “Sweet Heart Sweet Light” è un brillante caleidoscopio di melodie pop, arrangiamenti sinfonici e dolcezze psichedeliche. Gli Spiritualized lo riproporranno dal vivo, assieme ad altri classici, al loro primo appuntamento italiano da dieci anni.

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Dopo anni di silenzio, torna la cantante con i Garbage. Sempre ribelle, ma oggi con giudizio

GUNS N’ ROSES 22 giugno Gods of Metal - Fiera di Milano-Rho Per gli amanti dei suoni hard, il Gods of Metal è l’appuntamento da non perdere. Quest’anno si segnala per il ritorno degli americani Guns’n’ Roses. CHARLOTTE GAINSBOURG 25 giugno - Ferrara Sotto Le Stelle Cortile del Castello Estense Al festival Ferrara Sotto le Stelle, l’affascinante figlia di Serge Gainsbourg e Jane Birkin abbandonerà i panni dell’attrice per indossare quelli di cantautrice. Ad accompagnarla

nelle atmosfere eteree e seducenti la band del neozelandese Connan Mockasin. RADIOHEAD 30 giugno - Postepay/Rock In Roma - Ippodromo delle Capannelle Il tour italiano dei Radiohead è uno degli eventi più attesi dell’estate. La formazione guidata da Thom Yorke salirà sul palco con una scaletta che alternerà i classici di una carriera ventennale ai brani dell’ultimo lavoro in studio “The King of Limbs”. Il tour prosegue il 1° luglio a Firenze, il 3 luglio a Bologna, il 4 luglio a Codroipo (Udine). RED HOT CHILI PEPPERS 5 luglio Heineken Jammin’ Festival - Fiera di Milano-Rho Ad aprile sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame. Per l’occasione hanno pubblicato un disco in cui rendono omaggio ai loro miti: i Ramones, David Bowie, gli Stooges. Le canzoni di questo cd le suoneranno dal vivo, assieme ai brani dell’ultimo album “I’m With You” e ai grandi successi che li hanno resi protagonisti della scena rock mondiale. UMBRIA JAZZ 6-15 luglio Perugia In cartellone: Chick Corea e Stefano Bollani, John Scofield, il Spectrum Road

(con Jack Bruce dei Cream, Vernon Reid dei Living Colour, Santana, John Medeski, Cindy Blackman), Erykah Baduy. A chiudere il Festival: Sting. L’ex leader dei Police, sul palco dell’Arena Santa Giuliana farà tappa con il suo “Back to Bass Tour” con cui celebra i 25 anni di carriera da solista. MORRISSEY 8 luglio - Goa Boa Festival Arena del mare Genova Nel tour italiano (oltre a Genova, il 7 luglio a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 10 a Milano, Teatro degli Arcimboldi, l’11, a Firenze, Nuovo Teatro Dell’Opera, il 13, a Grado, Diga Nazario Sauro), l’ex cantante degli Smiths porterà in scena un viaggio musicale attraverso la sua lunga carriera da solista. Come al solito: intimismo, elicatezze pop e stile british. PAUL WELLER 10 luglio Atlantico Live - Roma Elegantissimo, il “Modfather” torna in Italia per presentare i brani del nuovo “Sonik Kicks”, un disco con cui l’ex leader di Jam e Style Council si è rimesso in gioco flirtando con atmosfere elettroniche, toccando territori psichedelici, senza i suoi brani dall’anima profondamente soul. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 109


una compagnia teatrale, poi una band. I docenti la notano e i compagni la odiano: «A causa dei miei problemi con il peso, dei miei occhi sporgenti e dei capelli rossi sono stata vittima per anni di vessazioni. Negli anni Settanta la scuola in Gran Bretagna era terra di nessuno. Tornando in quei luoghi, e lavorandoci sul passato, so finalmente quello che probabilmente suona banale, ossia: la rabbia che cantavo nelle canzoni dei Garbage, viene dal dolore». A sedici anni interrompe gli studi e va a lavorare da una costumista. Nel 1980 le prime esibizioni con la band punk Goodbye Mr. Mackenzie al Church Hill Theater della sua città. La nota Guy Kurfrist, il manager di Talking Heads . È sorpresa og-

“La nostra nuova musica è sempre rock, ma più leggera, essenziale. Perché il futuro è un dono prezioso” SHARON JONES & THE DAP-KINGS 13 luglio - Supersanto’s San Lorenzo Estate - Piazzale del Verano, Roma La nuova regina del soul Sharon Jones e i suoi formidabili Dap-Kings (backing band di Amy Winhouse nel bestseller “Back To Black”) saranno protagonisti della rassegna Supersanto’s al piazzale del Verano con un sound che affonda a piene mani nella migliore tradizione soul. STONE ROSES 17 luglio Arena Civica - Milano Un ritorno in pista dopo 15 anni per i precursori del brit-pop. Attesissimi, gli Stone Roses proporranno il loro accattivante indie-pop. Ad aprire il concerto ci sarà Mick Jones dei Clash con la sua nuova band. PATTI SMITH 19 luglio, Neapolis/Giffoni Film Festival - Giffoni Valle Piana (Sa) L’artista americana sarà la protagonista della sedicesima edizione del festival Neapolis che quest’anno, si svolge assieme al Giffoni Film Festival. Patti Smith, oltre a suonare e cantare, incontrerà il pubblico per raccontarsi e svelare le sue passioni. 110 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

gi Shirley Manson se ripensa a quegli anni. Al fatto di essere sopravvissuta. «A vent’anni lottavo ogni giorno contro l’odio nei confronti di me stessa. So bene di non essere l’unica persona ad aver avuto un’ adolescenza traumatica. Ma sono una delle poche privilegiate ad aver trovato una passione che mi ha salvato la vita». Intanto “Not Your Kind Of People” è volato nelle Top 10 di Usa, Gran Bretagna e Germania. E se smarrimento, paura e ribellione si trovano in tanto rock di quegli anni, ascoltando i nuovi brani “Automatic Systematic Habit”, “Big Bright World” o “Control” con cui Manson si esibirà quest’estate, si capisce soprattutto che il rock, oggi, non trova più ragione d’essere negli eccessi. «La nostra nuova musica è sempre rock, ma più leggera, essenziale», dice. E poi: «Il futuro è il dono più prezioso. A lui dedico le mie fatiche. E il nostro nuovo tour». ■

CHARLOTTE GAINSBOURG

BEACH BOYS 26 luglio Arena Civica - Milano È uno degli eventi più attesi dell’estate, e non soltanto in Italia: il tour del cinquantennale per i Beach Boys, il primo con il compositore Brian Wilson dal 1966. Accanto ai suoi più grandi successi, la formazione californiana presenterà le canzoni di “That’s Why God Made The Radio”, l’album pubblicato pochi giorni fa.

OCCHIO ALL’EUROPA NOEL GALLAGHER’S HIGH FLYING BIRDS 14 Luglio, FIB Benicàssin (Spagna) Tra i protagonisti del Festival Internacional de Benicàssim, uno degli appuntamenti da non perdere in Europa, c’è Noel Gallagher con il suo nuovo progetto High Flying Birds. L’ex chitarrista degli Oasis presenterà le canzoni dell’omonimo album in un ideale duello a distanza con i Beady Eye di suo fratello Liam. ANNA CALVI 8 agosto, Sziget Budapest (Ungheria) L’affascinante cantautrice inglese, di origini italiane, è tra le stelle di prima grandezza che si esibiranno al Sziget festival, un altro appuntamento fondamentale dell’estate europea. Impossibile resistere alla sua voce sinuosa e alle sue canzoni dal fascino oscuro. THE CURE 24 agosto, Festival di Reading (Regno Unito) Saranno i Cure i protagonisti assoluti della prima serata del leggendario Festival di Reading, in Inghilterra. Un viaggio musicale lungo una carriera che ha visto la formazione guidata da Robert Smith artefice della new wave inglese, quindi gruppo di punta del gothic rock, infine virare verso più morbide e accattivanti tentazioni pop.

PLACEBO 2 agosto, Postepay/Rock In Roma - Ippodromo delle Capannelle Una delle band inglesi contemporanee di maggior successo: sei album e 11 milioni di copie vendute. Una formula musicale che ha fatto fortuna grazie all’inconsueto mix di sonorità brit-pop, post-grunge ed elettronica. PRIMAL SCREAM 12 agosto, Ypsigrock - Castelbuono (Pa) Al festival più a Sud che c’è in Italia si segnalano i Primal Scream, una delle formazioni britanniche più influenti e amate degli ultimi vent’anni. La band di Bobby Gillespie, che già l’anno scorso ha portato in tour l’epocale “Screamadelica”, il disco che fece crollare le barriere tra rock e dance, replica quest’estate con un’unica data italiana. SIGUR ROS 2 settembre - A Perfect Day Villafranca di Verona L’asso nella manica di A Perfect Day, evento musicale che chiude la stagione dei grandi concerti, sono gli islandesi Sigur Ros. La band amatissima per la formula musicale rarefatta ed evocativa, presenterà nella sua unica data italiana il nuovo album “Valtari”, uscito lo scorso 28 maggio.

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Cartellone L’estate delle donne


Cartellone L’estate delle donne Musica classica

VALCHIRIA

Il violoncello di Nina La quarantenne violoncellista russa Nina Kotova si potrebbe permettere di far a meno di suonare il suo strumento per essere ammirata. È la direttrice artistica del Tuscan Sun Festival che si svolgerà a Firenze dall’11 al 18 giugno con artisti del calibro di Vengerov, Galway, Pogorelich e Gheorghiu. «Il violoncello è lo strumento che più ricorda la voce umana. Stradivari e Guarneri ne furono del tutto consapevoli quando perfezionarono la loro arte di costruttori», sostiene. Essere bella l’ha aiutata a raggiungere il successo? «Credo che del mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento, faccia parte anche la bellezza. Ma la fotogenia da sola non basta a creare una grande artista».

KATHARINA

Erede di Wagner, è la donna più potente della lirica. Ha reso moderna la rassegna di Bayreuth. Tra polemiche e applausi

A

lta più d’un metro e ottanta, lunghi capelli biondi, movenze da animale predatore, la voce aspra da accanita fumatrice, è definita dalla stampa tedesca di sinistra, con un misto di ironia e di superiorità intellettuale, “la Barbie di Bayreuth”, ma soprattutto “la Valchiria”. Katharina Wagner, 34 anni, regista teatrale dalle alterne fortune, pronipote del grande Richard, è, dopo feroce lotta familiare, la vestale, la direttrice artistica, assieme alla sorellastra Eva Wagner-Pasquier, del sacro tempio wagneriano che dal 1876 rappresenta uno dei luoghi simbolici dell’anima e dell’identità tedesca, frequentato fin da

NINA KOTOVA. NELLA FOTO GRANDE: KATHARINA WAGNER. SOTTO: ANNA NETREBKO

DI RICCARDO LENZI allora dai massimi esponenti del potere politico, in maniera assidua dall’attuale Cancelliera Angela Merkel ma precedentemente, imbarazzante memoria, dal Führer Adolf Hitler che fino all’inizio della guerra non mancò a ogni nuova edizione di trascorrere qualche giorno sulla “Verde collina”, fonte d’ispirazione per le sue grottesche teorie razziali (e dai membri della famiglia Wagner affettuosamente chiamato “Onkel Wolf”, ovvero Zio Lupo). Decisa, orgogliosa e coraggiosa Katharina, all’inizio della sua esperienza dichiarò che «non bisogna pensare a quello che potrebbe piacere agli spettatori», ma in realtà ha aperto l’evento a un pub-

blico più giovane, soprattutto attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie. Per valorizzare il marchio Bayreuth, in qualche modo anche attualizzando l’idea del-

l’avo di un’arte popolare, le rappresentazioni del festival ormai vanno in onda in diretta su grande schermo e da qualche tempo on line sono state rese disponibili alcune delle opere più importanti della manifestazione operistica. Inoltre l’11 agosto il canale televisivo “Arte” trasmetterà il “Parsifal” in diretta. In una rara intervista a “Die Welt”, le sono state poste critiche sulla qualità artistica di alcune produzioni e sull’abbandono dello

agosto. Il Siegfried della situazione sarà il conduttore Christian Thielemann, prima dirigendo “L’Olandese volante”, poi “Tannhäuser”. Per “Lohengrin” vedremo all’opera il giovane e promettente lettone Andris Nelsons; un’altra bacchetta “in crescendo” è quella di Philippe Jordan, per “Parsifal”. Dulcis in fundo, ma mica tanto considerato il finale dell’opera, Robert Dean Smith e Iréne Theorin protagonisti vocali di “Tristano e Isotta”. Un tempio per i melomani è pure Pesaro, dal 10 al 23 agosto nella patria di Rossini si svolge l’omonimo festival. Appuntamenti da non perdere: il “Ciro in Babilonia” con l’accoppiata direzione musicale-regia composta da Will Crutchfield e Davide Livermore, “Matilde di Shabran” con Michele Mariotti e Mario Martone (star vocale Juan Diego Florez), “Il Signor

Bruschino” con Daniele Rustioni e “Il Teatro Sotterraneo”. Lo Sferisterio di Macerata è, secondo gli esperti, il teatro all’aperto con la miglior acustica d’Italia. Il festival, dal 20 luglio al 14 agosto, si apre con la “Traviata” di Verdi nell’allestimento di Henning Brockhaus. Poi “Bohème” di Puccini con Francesco Meli e Carmen Giannattasio. Infine “Carmen” di Bizet con una giovane regista donna, Serena Sinigaglia. Debutta nel ruolo principale la georgiana Ketevan Kemoklidze. Anche quest’anno il Festival della Valle dell’Itria, dal 14 luglio al 2 agosto, presenta interessanti rarità. Apertura con l’“Artaserse” di Johann Adolf Hasse nell’atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca e chiusura con una versione moderna dell’“Orfeo” di Luigi Rossi,

sponsor principale, la Siemens. Ma per l’edizione di quest’estate è tranquilla: «Quando penso alla preparazione dell’“Olandese volante” sono decisamente soddisfatta: abbiamo un team di regia giovane, motivato ed entusiasta. Se si aggiungono interpreti eccellenti, il meglio disponibile sul mercato wagneriano, e Christian Thielemann come direttore d’orchestra, posso dormire sicura».

Lo scorso anno si sono pure registrati posti vuoti, in teatro. Lei tira dritto: «Il nostro nuovo sistema di prenotazione on line segna un passo verso la giusta direzione. Ci rendiamo accessibili anche a un pubblico più giovane. Persino io, prima, non avrei prenotato biglietti per Bayreuth. Sarebbe stato troppo complicato». Nel frattempo Frank Castorf ha firmato il contratto per la regia nel 2013 del “Ring”. Un regista che ama la provocazione. Recentemente, a Monaco, ha fatto orinare un attore su una croce di legno. Glielo permetterebbe nel “sacro tempio”? Lei è imperturbabile: «Non poniamo per principio alcun divieto. Io stessa, quando svolgo la mia professione di regista, non amo che il sovrintendente venga a dirmi quello che devo o non devo fare. La libertà artistica è il bene più prezioso». ■

Nella città natale di Mozart, Salisburgo, dal 20 luglio al 2 settembre, si svolge il festival per eccellenza della musica classica. Nel nome dell’illustre concittadino, molta attesa per il “Flauto magico” interpretato dal Concentus Musicus Wien e da Nikolaus Harnoncourt. C’è poi la meno conosciuta e giovanile opera “Il Re pastore”, che avrà per protagonista vocale Rolando Villazon diretto da un altro specialista delle letture storiche, William Christie. Inoltre Riccardo Chailly torna con la visionaria “Ariadne auf Naxos” di Richard Strauss. Un altro italiano, Daniele Gatti, accompagna Anna Netrebko nella “Bohème” di Puccini, mentre Simon Rattle farà altrettanto con Magdalena Kozena e Jonas Kaufmann nella “Carmen” di Bizet. Fra i concerti da segnalare il debutto della “nostra” 112 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Orchestra Mozart di Bologna diretta da Abbado, il 28 luglio nel nome di Mozart e Schubert. Ma il vero regno estivo di Abbado è il prestigioso Festival di Lucerna, dall’8 agosto al 15 settembre. Il tema conduttore quest’anno è “il rapporto tra musica e fede”, dalla sinfonia “La Riforma” di Mendelssohn all’opera di Schoenberg “Moses und Aron”. Abbado condurrà una molto attesa “Sinfonia dei Mille” di Gustav Mahler e ci saranno performance dei Berliner e Wiener Philharmoniker, nonché della Royal Concertgebouw di Amsterdam. Il “composer in residence” di quest’anno è la grande Sofia Gubaidulina. Altro luogo, altro nume tutelare: il Festival di Bayreuth guidato dalla Valchiria Katharina Wagner (vedi sopra) ultima erede del grande compositore, dal 25 luglio al 28

Foto: E. Nawrath - epa / Corbis, C. Kolk - Corbis, Itar - Tass / Corbis

Ascolta, si fa festival DI RICCARDO LENZI

compositore del Seicento, all’auditorium Paolo Grassi di Cisternino. A Palazzo Ducale va in scena anche la “Zaira” di Donizetti, mentre nel chiuso del Verdi viene proposta l’inedita opera da camera “Nûr” di Marco Taralli. Cornice meravigliosa per la classica, quella del lago Maggiore per il Festival di Stresa. “Meditazioni in musica” è il bel titolo dedicato alla rassegna che inizia il 27 luglio con il violoncellista Miklós Perényi per le Suites di Bach. Il primo agosto il “Quartetto per la fine dei tempi” di

Messiaen con Roberto Prosseda al pianoforte. Il 25 agosto Iván Fischer e la Budapest Festival Orchestra. Il 27 Gianandrea Noseda guida la European Union Youth Orchestra con Garrick Ohlsson. E poi Jordi Savall, la Gustav Mahler Jugendorchester e Daniele Gatti, Misha Maisky, Daniele Rustioni, Viktoria Mullova, Ottavio Dantone, la Frankfurt Radio-Sinfonie-Orchester condotta da Paavo Järvi. Un’ultima sciccheria viene dal Festival Pergolesi-Spontini di Jesi (31 agosto - 16 settembre): la prima esecuzione in epoca moderna de “La fuga in maschera” di Gaspare Spontini, commedia per musica su libretto di Giuseppe Palomba, ritenuta perduta e il cui manoscritto autografo è riapparso presso una casa d’aste londinese. Dirige Corrado Rovaris. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 113


Cartellone L’estate delle donne Casa Shakespeare Voicing Resistance Festival (Berlino dal 9 al 19 giugno, www.ballhausnaunynstrasse.de) un nuovo festival, organizzato dalla Ballhaus Naunystrasse, che dà voce a giovani artisti che hanno partecipato alla primavera araba. In programma non solo teatro ma anche film, documentari, danza e tavole rotonde. All’interno, e in cooperazione con l’Unione dei Teatri d’Europa, il 17 giugno si svolgerà Wake Up, serata dedicata alla lettura di testi di resistenza israeliani, greci, austriaci, italiani. Festival d’Avignone (dal 7 al 28 luglio www.festival-avignon.com) si inaugura con “Il Maestro e Margherita” adattato per la Corte d’Onore del Palazzo dei Papi dall’attore e regista con fama di iconoclasta Simon McBurney, artista associato di questa 66ma edizione. Accanto a registi come William Kentridge con “Refuse the Hour”, Thomas Ostermeier con “Un nemico del popolo”, il nostro Romeo Castellucci con “The Four Season Restaurant”, parte del ciclo sul “Velo Nero”, ci saranno Steven Cohen, Sidi Larbi Cherkaoui e altri, legati dalla complicità, fil rouge di questa edizione. London 2012 Festival (dal 21 giugno al 9 settembre www. ) fa parte delle Olimpiadi Culturali. In programma in pool position tanto, tantissimo Shakespeare interpretato da una miriade di compagnie, dalle israeliane alle palestinesi. Da non perdere il 19 e 20 luglio al Barbican una Desdemona di Toni Morrison, Rokia Traoré e Peter Sellar. Da segnalare anche due settimane di commedie tra luglio e agosto, al Teatro Criterion curate da Stephen Fry, ma anche Robert Wilson con “L’ultimo nastro di Krapp” e molto di più.

ALIBERO CORPO Teatro

Silvia Calderoni dei Motus è la testimonial più famosa del lavoro di ricerca. Emblema di un’androginia che attraversa il presente

P

uò un corpo androgino, sottilissimo, fisicità astratta senza indugi scontati di femminilità, riempire di presenza il palcoscenico? Sì. Silvia Calderoni, 31 anni, premio Ubu 2009 come migliore interprete teatrale under 30, volto e totem dei Motus, la compagnia riminese di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, esaltata dalla critica dell’universo mondo, lo fa da anni. A corpo nudo,

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DI SABINA MINARDI specialmente. Anfibi ai piedi e niente più. Al massimo, rivestita di scritte. Judith Malina, la mitica fondatrice del Living Theatre, l’ha indicata come una delle attrici più brave che abbia mai incontrato. “Musa” nel video della canzone dei Marlene Kuntz, dove bacia con la stessa sensualità uomini e donne, Calderoni è a teatro acrobata e trapezista. Materia prima, esattamente come le donnestatue di Vanessa Beecroft: carne viva che

inonda la scena. E che esplode con voce di ragazza, striata di allegria. «Sono un animale esotico. Sono colei che porta in sé il grande dubbio. Saldo in me le due parti». Identità che di continuo cambia. Fino a trovare quella in cui riconoscersi. «Sono possibilità allo stato puro. Entro ed esco dai personaggi che interpreto. Ma resto sempre me stessa», racconta da un albergo di Montreal, dov’è in tournée in occasione del Festival TransAmériques: «Come quando incarno Antigone». Il riferimento è ad “Alexis. Una tragedia greca”, e alle altre due pièces -”Too Late” e “Let the Sunshine In” - che compongono la trilogia con l’eroina di Sofocle per protagonista, che l’attrice porterà in giro per tutta l’estate (motusonline.com), dalle Orestiadi di Gibellina (il 6 luglio) al Grec Festival di Barcellona (28-30 luglio). Antigone, ovvero il senso della femminilità. «Antigone è l’espressione di femminilità più contemporanea che possa esistere: avere in sé due parti, contenere il femminile e il maschile. E non fare nulla per nasconderlo. Non amo le arrabbiate rivendicazioni del femminismo. Penso che conti di più battersi perché le due parti possano convivere in una persona sola. E venire allo scoperto». Antigone che rivendica la legge dell’etica, prima che quella della città degli uomini: «In lei la giustizia è collegata al cuore, non conosce ragioni. È quello che sta accadendo oggi, con i gio-

vani che chiedono più equità sociale». Tragedia del mito che si intreccia con l’attualità. E diventa denuncia: come la storia di Alexis, lo studente morto nel 2008 negli scontri di piazza, ad Atene. «Ci sono priorità nuove», dice l’attrice che, da

Vicenza a Macao, il grattacielo occupato di Milano, ha sposato la causa di Occupy: «In giro per il mondo si sta risvegliando un senso di appartenenza e di collettività. Questa notte ho sentito cinguettii nell’aria. Mi sono alzata, sono corsa alla fi-

Palcoscenico in cerca di identità In questa estate di festival, il teatro cerca la sua salvezza negli spettatori resi attori, nella quotidianità di un paese simbolo della sperimentazione, una Santarcangelo che vuole riprendere controllo delle sue emozioni e del suo paesaggio. Un teatro che con “L’invasione degli ultracorpi” della compagnia I Sacchi di Sabbia esprime un’ansia fantascientifica. O che, almeno programmaticamente, fa appello alla leggerezza: come il Napoli Teatro Festival Italia; che poi ci riesca è un altro discorso. Anche l’Europa non è da meno, e riflette lo stato delle cose e delle nazioni. La Gran Bretagna, con le Cultural Olympiad, propone il piu grande festival mai organizzato nel Regno Unito con budget multimilionario e parterre invidiabile. In Francia, il festival di Avignone presenta un raffinato programma basato sulla scrittura e riscrittura senza frontiere di generi e culture. Berlino con Voicing Resistance

nestra: erano fischietti. Un corteo di ragazzi che protestavano. È bellissimo sentirsi così vicino a chi la pensa come te». Sollievo dall’insidia della solitudine? «In passato avrei detto di sì. Oggi non mi sento più sola. Non vuol dire far parte del-

DI ANNA ABATE

si schiera militante dalla parte degli oppressi contro ogni repressione: dall’Arabia alla Grecia. Il Festival delle Colline Torinesi, Torino Creazione Contemporanea (fino al 26 giugno, www.festival dellecolline.it), riflette sul rapporto tra vecchie e nuove generazioni. «Non devo più pensare al mio futuro. Perché un futuro qui ce l’ho! Un futuro nel cesso»: questo l’incipit di “Giù” della Compagnia Scimoni Sframeli in prima assoluta. Più propositivi i Motus in “The Plot IN ALTO: SILVIA CALDERONI. A SINISTRA: “THE MAKROPULOS CASE”. SOTTO: “KOLIK”

is the Revolution” con Silvia Calderoni e Judith Malina, confronto sulla responsabilità dell’essere attori e sulla possibilità di esserlo da rivoluzionari. Intimo e spiazzante “Roberta torna a casa” dell’IRAA Theatre dove il palcoscenico coincide con la casa d’infanzia di Roberta Cuocolo, in prima nazionale a Vercelli. Da segnalare “Happy Meals”, azione gastro-performativa, la Raffaello Sanzio con “La Seconda Neanderthal”, e poi Muta Imago, Fibre Parallele e gli ancora rampanti, televisivi e molto trasgressivi Ricci Forte con “Pinter’s Anatomy”. Per la scena internazionale: “Kolik” del tedesco Rainald Goetz, per la regia di Hubert Colas con la Diphtong Compagnie (sottotitoli in italiano). In scena: un’infinita serie di bicchieri bevuti alla disperata ricerca di se stessi e con una fine annunciata. E ancora; arrivano dal Festival di Avignone, il 21 giugno, i fantasmatici incontri tra passato e presente di “La nuit tombe”, macchina teatrale di Guillarme Vincent, mentre gli allievi del Centre National des Arts du 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 115


la massa. Ma sapere che c’è altra gente che non è disposta a considerare tutto impossibile. Ci stanno educando ad abbassare la soglia dell’impossibile. Molte cose sembrano irraggiungibili solo perché così ci è stato detto. E vi rinunciamo - tanto è tutto inutile - senza neppure provarci» dice, allungando le sue braccia elastiche. E tradendo l’incapacità di stare ferma a lungo. Corpo disponibile a piegarsi in angoli impossibili. Ma non a restare immobile. «Che rapporto ho col pudore? Strettissimo. Penso che a farmi vibrare, in scena, sia proprio il mio forte senso del pudore. Ma quando comincio a recitare passa. Nella vita, mi basta andare in altalena per vomitare, ho tante paure. Ma sul palcoscenico svanisce tutto. Se mi piaccio? Ho 31 anni. Ho lavorato tantissimo sul mio corpo per renderlo com’è. E per tenerlo “oliato” corro, nuoto, faccio yoga. Ma sento di non voler puntare più solo su di lui, avverto la necessità di avere più strumenti da miscelare». La parola? «La pa-

rola. Ma anche l’intelligenza compositiva. L’improvvisazione in scena. Ho scoperto il cinema, il video, e quel linguaggio diverso mi incuriosisce: col corpo, ad esempio, devo lavorare col freno a mano, per contenere la gestualità». Segnali di trasformazione. «Viaggiare mi piace molto. Credo che vivrei benissimo in una città come New York. Ma non ho mai avuto la tentazione di trasferirmi altrove. Penso che per cambiare le cose sia più uti-

le restare che andarsene». Del resto, questo, in Italia, è il suo momento: «Il premio Ubu mi ha fatto fare un salto professionale. E ha definitivamente chiarito ai miei genitori il livello di quello che facevo», scherza: «Lavoro con Motus da sei anni. Anche se ricevo altre proposte io mi trovo bene con loro». E Lugo di Romagna,dov’è nata, resta il suo angolo di solidità. «Cosa avrei fatto se non avessi fatto teatro? La storica. Da romagnola, i fatti della seconda guerra mondiale appartengono alla mia cultura e alla quotidianità». Invece? «A 15 anni la fortuna di avere per insegnante, al liceo, Pietro Babina del Teatro Clandestino. E ho cominciato a recitare». A riempire di magnetismo il palcoscenico. Grazie a quel suo andirivieni continuo tra maschile e femminile, antico e postmoderno. Materia che si lascia plasmare. Come i capelli: sono i registi a tagliarglieli. «Ma io ho trovato la tinta perfetta: sabbia bagnata. Non è un colore: è una decolorazione. Una base. Io sono così». ■

Cirque si chiederanno in “This is the End” cosa fare negli ultimi cinque minuti di vita. Il Napoli Teatro Festival Italia (fino al 24 giugno e dal 25 al 30 settembre www.napoliteatrofestival.it) inaugurato con la prima nazionale della regia di Robert Wilson del testo di Karol Capek “The Makropulus Case”, propone, oltre a un focus sull’Argentina, una maratona di tre spettacoli di Claudio Tolcachir, ospiti come il maestro Peter Brook con “Le Costume” e il visionario Matthew Lenton. Il Festival sarà centrato su Napoli alla scoperta di vicoli, siti archeologici e sartù teatralizzati. Privilegiando il terroir, la rassegna presenta il “Settimo movimento” di Arrevuoto, spettacolo curato da Maurizio Braucci e Roberta Carlotto. E poi, Arturo Cirillo nel “Vantone” di Plauto tradotto da Pasolini, Antonio Latella con “C’è del pianto in queste lacrime” ispirato alla canzone “Lacreme Napuletane” e “Tai-kata” omaggio a Eduardo De Filippo di Enzo Moscato. Da segnalare: Babilonia Teatri nel “De Rerum Natura” e l’Accademia

degli Artefatti in “Taking care of baby”. Inequilibrio (dal 29 giugno all’8 luglio, www.armunia.eu) ancorato alla realtà e devoto alla produzione e alla nuova scena teatrale, presenta a Castiglioncello con escursioni a Livorno e a Rosignano una serie di spettacoli imperdibili come “L’invasione degli ultracorpi”, viaggio nella fantascienza sotto il segno dell’ansia proposto, appunto dai Sacchi di sabbia. Sempre tra le nuove produzioni da segnalare l’operina musicale per uomini ombra di poche parole, “Ombre-Wozzeck” di Claudio Morganti, Punta Corsara in “PetitoBlok”, Kinkaleri in “All! The last wow! Weekend bomb alarm” tratto da William Burroughs e la nuova danza da ascoltare di Virgilio Sieni. Tra gli ospiti da non perdere EgumTeatro in “E chi siete voi?”, graffiante e musicale monologo di Dario de Luca di Scena Verticale dove l’ansia è quella molto reale dell’incertezza sul lavoro dei trenta-quarantenni. Da non dimenticare la sezione dedicata ai bambini. Santarcangelo 12, Festival Internazionale

del Teatro in Piazza (dal 13 al 22 luglio www.santarcangelofestival.com) con una nuova direzione artistica per guardare alle vite comuni, al quotidiano attraverso la lente dell’arte, a sottolineare lo strettissimo rapporto con il paese e i suoi cittadini. Un festival da non perdere che ricerca la rappresentazione della vita quotidiana, il viver comune e indaga il rapporto tra realtà e finzione. Diverse le produzioni “site specific” che per dieci giorni trasformeranno il paese rendendo gli spettatori attori e contribuendo a realizzare nuove visioni. Difficile spiegare esperienze come “Ads” di Richard Maxwell dei New York City Players che mette al servizio delle teorie di Naomi Klein sulla riappropriazione degli spazi personali, trucchi teatrali ottocenteschi e nastri registrati oppure rendere le esperienze di “Drive In” del collettivo milanese Strasse dove un viaggio in macchina, vissuto da protagonisti, cambia la prospettiva paesaggistica. L’unica è andare a Santarcangelo per vivere queste esperienze in prima persona.

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“THE PLOT 2” CON SILVIA CALDERONI E JUDITH MALINA

Foto: Camilla Pin

Cartellone L’estate delle donne


Cartellone L’estate delle donne Innovativa. Irrequieta. Indipendente. Ecco dove vedere, in Italia, la grande Sylvie Guillem DI DANIELA GIAMMUSSO

eggenda racconta che Rudolf Nureyev, il più grande ballerino di tutti i tempi, tenesse una sua foto sul comodino. «È la sola donna che abbia mai incontrato che potrei sposare», diceva. Non per la bellezza mozzafiato, con quegli occhi verdi e magnetici. Non per quel carattere che le fece abbandonare su due piedi Parigi e l’Opera (con tanto interrogazione parlamentare e “Le Monde” che titolava “Catastrofe nazionale”) e che poi al Royal Ballet di Londra le valse il soprannome di “Mademoiselle Non”. E neanche per quelle gambe incredibili, lunghissime, che sembrano aprirsi fino al cielo. No, semplicemente perché Sylvie Guillem, allora come oggi a 47 anni, è la danza. E Nureyev lo aveva capito subito, promuovendola étoile a 19, la più giovane di tutta l’Opera, dopo averla vista nel suo primo “Lago dei cigni”. Ex ginnasta figlia d’arte, arrivata alla danza per uno stage, moglie del grande fotografo Gilles Tapie cui ha “rubato” il mestiere ritraendosi nuda in una serie di autoscatti che hanno fatto il giro del mondo, Sylvie Guillem è la donna che ha cambiato il modo di essere ballerina. «Da ragazzina», ha raccontato più volte nelle sue rare interviste, «in realtà odiavo il balletto, soprattutto dopo una Coppelia ridicola e noiosa che vidi». Allergica a ogni imposizione o gabbia dorata, che sia un passo, un costume o un servizio fotografico per “Vogue” («Mi interessa più essere rispettata che riconosciuta dal panettiere sotto casa»), come nessuna ha ridato vita e corpo alle grandi eroine del balletto classico. Corteggiata da tutti i più grandi teatri del mondo, ha restituito “Giselle” a Giselle (firmandone anche una coreografia nel 1998 per il balletto nazionale finlandese), è stata un cigno da togliere il fiato, una Sissi trionfante nel ritratto dell’imperatrice d’Austria che Bejart cucì su di lei e poi an118 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

SYLVIE DEA IN TUTÙ Danza

cora una Giulietta degna di Shakespeare, una Manon di cui il pubblico della Scala lo scorso anno, estasiato sembrava non avere mai abbastanza. Per poi togliere le punte e con quella superba presenza passare al contemporaneo, tra i giochi teatrali di Bob Wilson e Robert Lepage e l’ironia del bengalese Akram Khan. «Ho bisogno di diverse visioni della

danza, di aver un po’ di paura di andare in palcoscenico», confessava qualche tempo fa, «quando fai l’ennesima Cenerentola cos’altro hai da imparare? Ogni balletto ha una parte buona e una meno, ma più volte lo interpreterai, più spesso uscirà la parte peggiore. Se vuoi dare vita alla danza devi darle cibo fresco». Chi ancora non avesse avuto occasione

Foto: Snowdon - Camera Press / Contrasto

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di vederla dal vivo, può recuperare quest’estate. Il prossimo 20 giugno alla Ca’ Giustinan a Venezia, Sylvie Guillem riceverà il Leone d’oro alla carriera nell’ottava edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Un riconoscimento che in passato è andato a guru come Merce Cunningham, Carolyn Carlson, Pina Bausch, Jiri Kylian e William Forsythe e per il quale l’étoile arriverà sulla Laguna, dopo una lunga tournée tra Europa e America, con il suo ultimo spettacolo “6000 Miles Away” (22 giugno, Teatro Malibran). È un trittico di pezzi che schiera le grandi firme della coreografia contemporanea, mettendo insieme il pas de deux “Rearray” di Forsythe su musiche di David Murrow e l’assolo “Bye” di Mats Ek sulle note dell’ultima sonata di Beethoven (entrambi per lei composti), e che racconta anche il suo amore per il Giappone, cui Guillem, già battagliera animalista in difesa di balene e oceani con “Gardiens de la mer”, ha dedicato l’incasso del debutto a Londra dopo la tragedia dello tsunami del 2011. Il 3 agosto, in esclusiva nazionale, porterà invece al Festival La Versiliana di Pietrasanta “Push”, dittico firmato con un coreografo di grande talento come Russell Maliphant, il cui stile sconfina spesso fino alle arti marziali e alla capoeira brasiliana. Insieme i due danzeranno su partitura di Andy Cowton. Più il “Solo” della Guillem sulle note di Carlos Montoya che, ancora una volta - c’è da scommetterci - lascerà il pubblico senza fiato. ■

Ballando sotto le stelle NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA fino al 24 giugno Focus sulla danza israeliana con i lavori della Kibbutz Contemporary Dance Company e della Vertigo Dance di Gerusalemme. Prima per “Higher Expectation” che la coreografa, danzatrice e musicista Dafi Altabeb ha costruito sulle arie delle più importanti opere italiane. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI DANZA CONTEMPORANEA fino al 24 giugno Cinque prime mondiali, cinque novità per l’Italia e il Marathon of unespected per la sezione danza della Biennale di Venezia, dedicato agli “Awakenings”, i risvegli. Tra i più attesi, la “Biblioteca del corpo” firmata da Ismael Ivo, il “De anima” di Virgilio Sieni. RAVENNA FESTIVAL 9 giugno - 15 luglio Shen Wei, il coreografo cinese con il dittico “Near the Terrace” e “Rite of Spring” (sulla partitura di Stravinskij). E poi il “Grand Pas Classique” dei giovani solisti dell’Opera di Parigi, il Cedar Lake Contemporary Ballet, e la prima di “Käfig Brasil” con gli 11 danzatori del coreografo francese che ha trasformato l’hip hop, Mourad Merzouki. SPOLETO FESTIVAL DEI DUE MONDI 29 giugno - 15 luglio Tre i programmi creati per Spoleto: il Wiener Staatsballett presenta la “Marie Antoniette” di Patrick de Bana; il Pacific Northwest Ballet rende omaggio alla coreografa Twyla Tharp, tra canzoni di Frank Sinatra e atmosfere folk di “Opus 111”; il Dresden Semperoper chiude tra l’omaggio a Balanchine in “Apollo” e i duetti di Forsythe della “New Suite”. TERME DI CARACALLA ROMA 30 giugno - 8 agosto La star è Roberto Bolle con “Trittico Novecento”, nuovo spettacolo con un pezzo inedito di Nacho Duato. Ad aprire il programma è però la tragedia d’amore della Giselle interpretata da Svetlana Zakharova su coreografie di Patrice Bart, con l’Orchestra e il Corpo di Ballo

DI DANIELA GIAMMUSSO

del Teatro dell’Opera. MILANO FLAMENCO FESTIVAL 2 - 8 luglio Passione, vita, seduzione e ritmo al Teatro Studio con la prima di “Rew” di Liñan & Doña, il premiatisismo “Estremo Jondo” con Fuensanta La Moneta e con l’inno alla femminilità di “Flamenca”, interpretato da Belén Maya, già protagonista del film di Carlos Saura. CUORE DI GRECIA BOLOGNA 12 - 29 luglio Cinque prime nazionali, dall’attualità della Grecia raccontata su un materasso in “To stroma” dell’Amalgama Dance Company al fisicissimo “Dressed? Undressed” di Konstantinos Rigos, uno dei più folgoranti e importanti coreografi greci. LA VERSILIANA FESTIVAL 14 luglio - 25 agosto Oltre a Sylvie Guillem, in cartellone le parodie de Les ballets Trockadero, il “Certe notti” dell’Aterballetto su musiche di Ligabue, la prima del flamenco di Rojas y Rodriguez in “El amor brujo”, la “Coppelia” di Fabrizio Monteverde con Cristina Bozzolini e “La traviata”, primo capitolo della trilogia che il Progetto Corpo a Corpo dedica a Giuseppe Verdi. CIVITANOVA DANZA 7 luglio - 19 agosto L’anteprima di “Lost for words” con lo Spellbound Contemporary Ballet, “Trittico Novecento” di Bolle allo Sferisterio, e chiusura con l’esplosivo “Révolution”, marcia delle 12 danzatrici della Compagnie Olivier Dubois sul “Boléro” di Ravel. TORINO DANZA 12 settembre - 24 novembre Si apre con la seconda tappa del progetto pluriennale di Philippe Decouflé, “Panorama”. Grande confronto tra anime diverse come il marocchino Sidi Larbi Cherkaoui e l’israeliano Hofesh Shechter e ampio focus sull’hip hop con, tra i molti, Angelin Preljocaj, gli inglesi Champloo e gli israeliani Batsheva di Ohad Naharin.

NELLA FOTO GRANDE: SYLIVIE GUILLEM. A FIANCO E ALL’ESTREMA DESTRA: CEDAR LAKE COMPANY. SOPRA: VETIGO DANCE. A DESTRA: BELEN MAYA IN “FLAMENCA” 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 119


Cartellone L’estate delle donne Arte

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UNA POLTRONA PER

MARZIA

o ha chiesto tramite Facebook. Lo ha chiesto tramite il Museo di Rivoli. Le ha chieste e fatte chiedere una trentina di poltrone, Marzia Migliora. Necessarie a far vivere un progetto speciale dal titolo “Viaggio intorno alla mia camera”. E giù mail e messaggi, imploranti: «Due fotografie scattate anche con cellulare, di una poltrona del proprio salotto corredate di nome cognome indirizzo e numero del prestatore». Ora, trovate e prestate, sono lì a Rivoli. Tutte diverse: alcune più usate, altre meno; le une belle, le altre bruttine; firmate o sfondate, comunque sparse per le sale, come tangibile segno della presenza del prestatore, per una volta non ricco collezionista, ma normale cittadino che ha accettato di condividere un gesto. È uno dei progetti di questa giovane donna (classe 1972), nata fotografa, ma che unisce uno spirito da entomologa a quello di poeta e - di progetto in progetto - indaga con occhi nuovi le infinite possibilità del “fare arte”. Ed ecco, neanche concluso il domestico “Viaggio” a Rivoli, che già parte un altro appello questa volta da Roma. «Open call! L’artista DI ALESSANDRA MAMMÌ Marzia Migliora cerca 1.000 partecipanti per realizzare la sua nuova performance al MaXXI 19 giu- MARZIA MIGLIORA: “GINNASTICA PER I CIECHI. CORSA gno». Sembra uno scherzo, invece AL CERCHIO” (2012). NELL’ALTRA PAGINA: GERHARD “EIGHT STUDENT NURSES MURDERED”, LUCA è un’opera. Sembra impossibile, RICHTER, SIGNORELLI “L'ANNUNCIAZIONE”, HIERONYMUS BOSCH, ma ci riuscirà. Ci sarà una barriera “I SETTE PECCATI CAPITALI” umana che diventa muro, a dare senso fisico alla parola “Occupare” e veri- costringe a confronti fisici con lo spazio e tà al titolo della sua performance “Capien- con le cose. Come nella capitale, dove il geza Massima meno Uno”. E così dalla me- sto di solidarietà con il Valle occupato, satà di giugno, Marzia sarà ubiquamente rà impersonato da mille corpi, almeno presente nei due musei contemporanei più quattro per metro quadro. O là dove poeimportanti d’Italia, come rappresentante ticamente le poltrone prese dai salotti pordi un nuovo linguaggio che dal linguaggio tano calore e polvere delle esistenze quoticoncettualmente parte, ma poi esplode, diane nella rarefatta atmosfera del museo, racconta storie, porta alla luce memorie, ora sì che diventa Casa di tutti.

Profezie nefaste Chi non si sentisse ancora tranquillo dopo i fiumi di inchiostro versati per contraddire la profezia catastrofista dei Maya (la fine del mondo programmata per il 21 dicembre prossimo) potrà tirare un sospiro di sollievo a Philadelphia, al Penn Museum. “Maya 2012: The Lords of the Time” (fino al 13 gennaio 2013) dimostra che gli astronomi maya avevano solo previsto la conclusione di un ciclo e l'inizio di un altro.

Giardini per l’ozio La Soprintendenza speciale per i beni archeologici ha ricreato, nel cuore di Roma antica, il fascino dei giardini del Palatino. Tra rose, pervinche, petunie e verbene, fino al 14 ottobre, si potrà fare una passeggiata per scoprire i profumi dei fiori e delle piante amate dall’imperatore Augusto fino ai Farnese.

Le corti fiabesche Dal 19 giugno al 4 novembre, presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, andrà in scena la raffinatezza del Gotico internazionale con una esposizione “Bagliori dorati”. La mostra propone opere sacre e profane di artisti come Gaddi, Aretino, Veneziano, Starnina e Monaco. Per rimanere nel campo dei luccichii, si può approdare a Venezia e perdersi nel mondo della Secessione viennese insieme a Gustav Klimt (al Museo Correr, fino all’8 luglio).

Fiamminghi in famiglia La dinastia dei Bruegel è al centro della rassegna a Villa Olmo di Como (fino al 29 luglio). Il capostipite Pieter Bruegel il Vecchio apre la carrellata di oltre cento opere: con lui entrano nel campo dell’arte i mondi oscuri della follia e dei vizi degli umani, gli stessi indagati da Hieronymus Bosch, di cui viene presentato il capolavoro “I sette peccati capitali”.

L’Umbria di Signorelli

Vecchi mobili. Muri di corpi umani. Fotografie del Ventennio. E citazioni di Beckett. L’arte politica di Marzia Migliora

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Catastrofi e altre meraviglie DI ARIANNA DI GENOVA

«La sensazione comincia dove cambia la percezione», scrisse nei “Nutrimenti terrestri” André Gide. E Marzia mette in opera il principio per costruire materialmente un’emozione con un duro lavoro istruttorio. Ecco come lo spiega: «A volte si parte da un luogo. Altre da un tema. E poi si comincia: prima si accumula tanto materiale, si fa ricerca, ci si tuffa nell’indistinto delle Rete e nella polvere dei vecchi archivi, si pescano i quaderni dove erano appuntate tante idee rimaste sospese, poi pian piano tutto si dipana e si azzera e l’idea s’impone in modo quasi naturale».

Un itinerario che si ramifica in tre città umbre dedicato a un genio del Rinascimento amato da Michelangelo: Luca Signorelli. Fino al 26 agosto, un tour fra Orvieto, Città di Castello e Perugia alla scoperta di uno degli artisti più

Fu così quando gli fu chiesto un intervento per il romano giardino del convento di Sant’Alessio all’Aventino, rimasto nella storia perché in epoca romana rifugio dei plebei in lotta con i patrizi e poi, in epoca fascista, simbolo della secessione dei parlamentari socialisti dopo l’assassinio Matteotti. E lei andando, vivendo e rovi-

dinamici di quel tempo (fu attivo dal 1472 al 1519 circa) come dimostrano le anatomie e le ardite torsioni dei dannati all’inferno nella Cappella di san Brizio del Duomo di Orvieto.

Parigi selvaggia A Parigi, un curioso zoo d’autore. Al Grand Palais: “Beauté Animale” (fino al 16 luglio) che indaga il rapporto di seduzione degli artisti con belve, insetti, rettili e uccelli. Si va dai sublimi studi di Dürer ai bestiari rinascimentali fino ai confronti tra gatti lottatori di Goya con quelli esili di Giacometti. Al Louvre, il belga Wim Delvoye ha piazzato i suoi maiali in fiberglass decorati come fossero tappeti nelle stanze di Napoleone III e poco oltre due cervi impegnati in un amplesso acrobatico. Ci sono poi i mostri dark di Tim Burton alla Cinématèque Française (fino al 5 agosto). In mostra, centinaia di eccentriche figure metà animali e metà umani che prendono il posto degli americani normali.

L’arte engagé È la Germania il Paese star del contemporaneo, con risvolti politici più che estetici: a Berlino si analizzano i rapporti fra gli artisti e la stampa al Martin Gropius Bau in una titanica rassegna (fino al 24 giugno). La Biennale di Berlino, a cura di Artur Zmijewski, si è aperta affiancando i movimenti di Occupy (visitabile fino al 1 luglio). A Kassel la nuova edizione di Documenta, guidata da Carolyn Christov-Bakagiev (fino al 16 settembre) si interroga sulla società presente e sul suo futuro, attraverso una parola chiave come precarietà. Per discutere Documenta sceglie filosofi, antropologi, scienziati, ma per fortuna anche 150 artisti. Chi rimane in Italia, invece potrà beneficiare di due proposte: a Polignano (Bari) l’apertura del nuovo museo Pino Pascali; a Capalbio al Frantoio una “reunion” di maestri di diverse generazioni. Fino al 5 agosto “Looking back towards the present”, a cura di Davide Sarchioni, propone opere di Accardi, Beuys, Boetti, Ceccobelli, Levini, Kounellis, Mauri, Mochetti, Nunzio, Paladino, Pirri, Pisani, Tirelli, tutte accompagnate e “narrate” dalle fotografie di Elisabetta Catalano.

stando nei cassetti della sacrestia trovò una foto del Ventennio con bimbi ciechi in uniforme che giocano con asta e cerchi. “Ginnastica per ciechi” era scritto in calce. “Ginnastica per ciechi” è il progetto fir-

mato Marzia Migliora (in sede fino al 30 luglio). Cerchi, sghembi come in corsa, di notte si illuminano mentre una sirena segna inizio e fino di una ricreazione fantasma e i caratteri in stile fascista lungo una rete di cinta recitano con la luce la frase di Samuel Beckett: «Posso solo evadere con le palpebre serrate». ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 121


Cartellone L’estate delle donne

SUCCESSO DI FAMIGLIA Letteratura

Due padri. Due madri. Due sorelle bianche e una nera. Una prozia e una marea di cugini. Uniti dall’amore per un ragazzo difficile. Una scrittrice racconta un affidamento riuscito DI VANESSA DIFFENBAUGH

NELLA PAGINA A DESTRA: VANESSA DIFFENBAUGH. SOTTO, DA SINISTRA: NICCOLÒ AMMANITI, JAMAICA KINCAID E KENNETH WHITE

Anticipiamo parte dell’inedito che l’autrice del bestseller “Il linguaggio segreto dei fiori” (Garzanti) leggerà il 14 giugno alla Basilica di Massenzio a Roma, per il Festival Letterature.

M

io figlio adottivo arrivò in ritardo alla sua festa di diploma. Mentre lo aspettavamo, sua madre e io ci sedemmo insieme a un tavolo da picnic del parco pubblico e restammo a guardare la famiglia che si riuniva. Era la prima volta che le due parti - quella biologica e quella adottiva - si ritrovavano in un luogo diverso dall’aula di un tribunale. E mentre disponevo il cibo sul tavolo prima dell’inizio - grigliata di carne in stile texano da una parte e alimenti vegetariani dall’altra - avevo temuto che gli ospiti, al loro arrivo, avrebbero gironzolato a disagio,

separati gli uni dagli altri come il cibo. Tuttavia, se anche qualche altro membro della famiglia condivideva le mie preoccupazioni, tutti si misero d’impegno per non darlo a vedere. Quando finalmente arrivò Tre’von, eravamo in sessanta e ci eravamo mescolati come, per amor suo, avevo sperato che succedesse. Lui parcheggiò, uscì dall’automobile e sorrise timidamente. Scoppiò un applauso spontaneo da parte di tutti: Tre’von ce l’aveva fatta. A metà della festa mi si avvicinò la prozia di Tre’von. «Voglio scusarmi con lei», esordì. «Voglio chiederle scusa personalmente da parte di tutta la nostra famiglia, per il fatto che nessuno di noi è riuscito a prendersi cura di questo ragazzo. E voglio ringraziarla per tutto ciò che ha fatto per lui». Mi sentii sopraffatta dall’emozione: non era orgoglio o gratitudine, bensì ver-

gogna, una vergogna bruciante e ineludibile. Avrei voluto piangere con lei, sedermi, andarmene. Ma più di ogni altra cosa sentivo il bisogno di scusarmi. «No», avrei voluto dirle, «sono io che mi scuso». Tre’von arrivò nella nostra famiglia al suo primo anno di scuola superiore in base a un’ordinanza temporanea del tribunale, mentre si aspettava che qualcuno della sua famiglia fosse in grado di prenderlo con sé. Da parte di madre, aveva una grande famiglia: la nonna, le zie e così tanti cugini che in quattro anni non sono riuscita a memorizzare tutti i loro nomi. La madre lo aveva cresciuto per i primi undici anni della sua vita. Malei lottava fra alti e bassi contro la dipendenza dall’alcol e Tre’von aveva cominciato a frequentare cattive compagnie. Il padre aveva trascinato la moglie in tribunale per ottenere la custodia di Tre’von. Gli anni a casa del padre erano stati difficili. E, un giorno, dopo essere stato svegliato nel cuore della notte e punito per una colpa non commessa, era fuggito. Sia il padre che la madre si presentarono in tribunale il giorno in cui chiedemmo al giudice la custodia di Tre’von. La madre, a patto di poterlo vedere spesso, era favorevole alla scelta di affidarlo a noi. Il padre, invece, fece una dura battaglia per ottenere di riaverlo in custodia, ma alla fine ne uscì sconfitto. Così, Tre’von fu affidato a noi. Le neomamme mi chiedono spesso come sono state le prime settimane con

“Mal Tiempo” (Keller). In mostra, “La strana guerra del tenente Musil” e “Pasolini Poeta delle ceneri”. TRAME. FESTIVAL DEI LIBRI SULLE MAFIE 20 - 24 giugno Ideato da Tano Grasso e diretto da Lirio Abbate, Il festival riunisce a Lamezia Terme più di cento ospiti tra autori, giornalisti, uomini dello Stato e artisti, una vera e propria comunità unita dall’impegno nella lotta alla mafia. Tra gli altri, Attilio Bolzoni, Bianca Stancanelli, Angela Bubba, Giovanni Impastato, Oliviero Beha, Roberta Serdoz e Pietro Grasso. In programma, un omaggio a Giuseppe D’Avanzo e un reading teatrale di Davide Enia. LETTERALTURA 28 giugno - 22 luglio Per tre settimane sul lago Maggiore cinquantacinque eventi, tra incontri con gli autori, spettacoli, laboratori creativi,

e più di sessanta ospiti nazionali e internazionali. Fra gli ospiti di questa sesta edizione ricordiamo Pino Cacucci e Cristiano Cavina,Pap Khouma e Marco Paolini, e Margherita Hack qui in veste di appassionata ciclista per un dialogo sulle due ruote con Claudio Gregori, storica firma de “La Gazzetta dello Sport”. L’ISOLA DELLE STORIE 29 giugno - 1 luglio Tra le novità della nona edizione, il progetto di “residenza d’autore”, realizzato in collaborazione con il Goethe Institut di Roma, che vede protagonista e ospite del paese barbaricino lo scrittore e sceneggiatore tedesco Peter Probst. Tra gli ospiti, David Riondino, Tess Gerritsen, Alessandro D'Avenia e Concita De Gregorio.

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA Genova, fino al 17 giugno Oltre 90 eventi gratuiti tra letture, concerti, performance, conferenze. Numerose e prestigiose le presenze di poeti da tutto il mondo: l’argentino Juan Gelman, il cinese Yang Lian, recente Premio Nonino, e per la prima volta in

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Italia il sudafricano Mak Manaka, e infine la conferenza sulla geopoetica dell’inglese Kenneth White. TRENTINO BOOK FESTIVAL 15 - 17 giugno Tre giorni sui pendii della valle Valsugana, a Caldonazzo, con Dacia Maraini, Maria Pia Veladiano, Antonia Arslan, Erri de Luca e David Fauquemberg, autore del fortunato

Foto: L. Cendamo - Blackarchives, M. Toniolo - Agf, U. Montan - Blackarchives, U. Andersen - Blackarchives

Narrativa in piazza DI ENRICA MURRU PICCOLO FESTIVAL DELLA LETTERATURA 29 giugno - 1 luglio Questa manifestazione di Bassano del Grappa vuole riportare il rapporto con gli scrittori a una dimensione familiare e informale. Tra gli ospiti di questa edizione, Giorgio Fontana (“Per legge superiore”, Sellerio), Marta Baiocchi (“Cento micron”, Minimum Fax) e Simone Lenzi (“La generazione”, Dalai). LE CONVERSAZIONI 29 giugno - 8 luglio A Capri, nella piazza antistante l’Hotel Punta Tragara, Antonio Monda e Davide Azzolini chiamano a parlare sul tema del politically correct personaggi come Larissa MacFarquhar, firma del “New Yorker”, il premio nobel Wole Soyinka, e la grande scrittrice caraibica Jamaica Kincaid. GITA AL FARO 29 giugno - 1 luglio Scrittori italiani al confino: invitati

dalla direttrice artistica Lidia Ravera, Marco Baliani e Caterina Bonvicini, Marco Lodoli e Laura Pariani, Sandra Petrignani e Sandro Veronesi si raccontano sull’isola di Ventotene, isola del confino fascista diventata meta di vacanze premiata proprio quest’anno con la Bandiera Blu. CAFFEINA CULTURA 29 giugno - 14 luglio Oltre due settimane dense di incontri, dibattiti, reading teatrali, anteprime nazionali, concerti, spettacoli. Il cuore medievale di Viterbo si trasforma in una cittadella della cultura. In programma anche due cicli di incontri: “Il giallo al tempo della crisi” a cura di Giancarlo De Cataldo e “Conversazioni sulla fine del mondo” di Antonio Scurati. L’edizione ospiterà inoltre il Tuscia Film Fest, un’arena dedicata al cinema con ospiti d’eccezione tra cui 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 123


Cartellone L’estate delle donne

marito e io non ci fossimo fatti avanti, e il giudice accusava me? Parlava come se stessi cercando di portare via un ragazzo alla sua famiglia? Quando la mia rabbia si plac˜, provai un senso di vergogna. E dopo l’udienza, nell’atrio, quasi ad avvalorare le mie emozioni, Tre’von si abbandon˜ fra le braccia della madre, fondendosi con lei, completamente al sicuro da ogni punto di vista. Fino a quel momento non mi ero mai resa conto del tutto che mio marito e io, da soli, non potevamo bastare. Cos“, la sera della festa di diploma di Tre’von, mentre la sua prozia mi stringeva le mani, fu quel ricordo che mi balen˜ nella mente. Mi dispiace di avervi portato via il vostro bel ragazzo, avrei voluto dire. Mi dispiace che sia io ad avere le possibilitˆ economiche per vestirlo e nutrirlo e che la vostra famiglia abbia vissuto in povertˆ per generazioni nel paese pi• ricco del mondo. Mi dispiace che il nostro sistema scolastico sia cos“ disastroso che Tre’von • solo il terzo della sua linea materna a prendere un diploma di scuola superiore. Ma non dissi niente di tutto questo perchŽ, quando alzai gli occhi su di lei, vidi che il suo sguardo, a differenza di quello

Era accaduto quello che il giudice temeva: Tre’von aveva trovato una famiglia migliore, grazie a tutti noi

YOUNG LIAN. A DESTRA DAVID FAUQUEMBERG

Daniele Vicari con “Diaz” e Ivan Cotroneo con “La kryptonite nella borsa”. IL LIBRO POSSIBILE 11-14 luglio A Polignano a Mare, tavole rotonde dedicate a temi che variano dall’attualità all’economia, “interviste impossibili” del comico Dario Vergassola e un incontro con i cinque finalisti del premio Strega, all’indomani della designazione del vincitore. Ma la vera star del festival sarà Eduard Punset, divulgatore scientifico spagnolo che presenterà in anteprima il libro “Viaggio nell’ottimismo” (Tropea), dal cui titolo ha preso spunto il tema dell’edizione 2012 de Il Libro Possibile. 124 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

del giudice, non era accusatore: era pieno d’affetto, di gratitudine e di perdono. Cos“ le dissi semplicemente grazie e, quando lasci˜ andare le mie mani, ci abbracciammo. Io e la prozia di Tre’von eravamo diventate una famiglia nello stesso modo in cui lui era entrato a far parte della nostra: attraverso l’amore, l’impegno e il rispetto reciproco. Guardando quella grande, variegata, orgogliosa famiglia - biologica e affidataria - che si mescolava, capii che Tre’von aveva bisogno di tutti noi. Aveva bisogno dell’attenzione rigorosa di mio marito per la sua istruzione, della dedizione alla famiglia della nonna materna, della profonda spiritualitˆ del nonno adottivo, dell’amicizia dei cugini e dell’amore incondizionato della madre. Aveva bisogno della fiducia incrollabile del padre, dei consigli della sorella maggiore e delle coccole dei nostri bambini piccoli. E aveva bisogno di me. Mentre stringevo la sua prozia, mi colp“ il pensiero che, in quel momento, stava accadendo esattamente quello che il giudice aveva temuto: tutti insieme formavamo, per la prima volta, una famiglia migliore. ■

LEGGERE GUSTANDO 13-15 luglio Il festival di Castelnuovo di Garfagnana punta ad unire lettura ed enogastronomia in collaborazione con Slow Food. Tra i temi di quest’anno, la guerra, ricordando i sette mesi tra il 1944 e il ’45 in cui proprio qui passò la Linea Gotica, e la Scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani. COLLISIONI 13-16 luglio

Una grande festa popolare nelle terre di Barolo. Tra gli ospiti attesi Patti Smith e Don DeLillo, Luis Sepulveda e Niccolò Ammaniti. Ma anche David Sedarsi in reading con Luciana Litizzetto, Ezio Maurio con Mario Calabresi, e Richard Mason con Lella Costa. TRA LE RIGHE DI BARGA 19-22 luglio A Palazzo Pancrazi, nel borgo antico della città della valle del Serchio, giovedì 19 è atteso Beppino Englaro per un incontro dedicato al libro “La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto” (Rizzoli). Nei giorni seguenti, tocca a Rosario Priore, Antonello Caporale e Alvaro Ranzoni.

Foto: L. Cendamo - Blackarchives, U. Andersen - Blackarchives

Tre’von a casa nostra; sono curiose di sapere se sia stato difficile creare un legame con un adolescente, se tutte le differenze fra noi - razziale, socioeconomica, di esperienze di vita - abbiano reso impacciato o distante il nostro rapporto. In realtˆ l’esperienza con lui • stata sorprendentemente simile a quella vissuta con la mia bambina, che aveva sei mesi quando Tre’von venne da noi, o con mio figlio, nato otto mesi dopo. Naturalmente, c’erano delle differenze. Dovevamo incontrare gli assistenti sociali. E a intervalli di pochi mesi andavamo in tribunale. Fu a una di queste udienze , quando Tre’von era con noi da sei mesi e io gli volevo giˆ un bene assoluto, nel modo in cui solo una madre pu˜ amare un bambino, che mi fu ricordato senza mezzi termini che non era mio figlio. ÇVoglio che sia ben chiara una cosaÈ, disse il giudice guardandomi dritto negli occhi. ÇE voglio essere certo che tutti i presenti la ascoltino attentamente. Non stiamo cercando una famiglia migliore per questo ragazzo. Il nostro obiettivo • restituirlo alla sua famiglia.È Ero sbalordita. Dalle sue parole, dal suo tono, dal suo sguardo diretto e risoluto. Mi sentivo sotto accusa in modo totale. Ero l“, madre di una bambina di un anno e incinta di sei mesi del mio secondo figlio, a offrirmi di crescere un adolescente afroamericano che, statisticamente, sarebbe finito in una comunitˆ per minori se mio


Scienze CURA DELL’EMICRANIA

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CHIMICA NEL PIATTO 4

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n. 24 - 14 giugno 2012

SEGNALI DELL’INFARTO

Vaccinazioni

COSÌ SCOMPAIONO LE MALATTIE DI SILVIO GARATTINI

Ecologia marina

Robot con le pinne C’è chi li studia per interesse etologico, chi per allevarli con più profitto, chi per salvarli dalle catastrofi naturali, e chi addirittura come modello delle decisioni di gruppo umane, com’è accaduto a dicembre su “Science”. Ma indagare il comportamento sociale dei pesci sociali è un grattacapo: se dovete sperimentare come reagisce l’uno a precise azioni dell’altro, come convincete quest’ultimo a fare esattamente ciò che volete? Per ovviare a questa inevitabile difficoltà, i ricercatori ricorrono a robot così simili a quelli veri da farsi passare per pesce anche con i pesci stessi. Lo hanno

dimostrato due italiani con un esperimento condotto al Polytechnic Institute of New York, Stefano Marras e Maurizio Porfiri: un pesce nordamericano (Notemigonus crysoleucas) risponde a un robot come fosse un consimile, ma solo se il robot batte la coda come un vero pesce. In tal caso l’animale vero reagisce al robot natante con una gamma di comportamenti naturali. Molti si collocano dietro, come gregari, nelle posizioni in cui approfittano della minore resistenza dell’acqua. Altri si mettono davanti dove raccolgono più cibo. Giovanni Sabato

I vaccini sono i migliori farmaci disponibili. Si iniettano solo poche volte, costano relativamente poco e il loro effetto dura per moltissimi anni. Possono avere effetti collaterali, ma sono molto rari. Inoltre una vaccinazione diffusa a tutta la popolazione comporta la scomparsa dell’agente infettivo e nel lungo termine determina la scomparsa della malattia. Ad esempio, i giovani non sanno che esisteva il vaiolo e che la disponibilità del vaccino antivaiolo ha fatto in modo che oggi non sia più necessaria la vaccinazione. Oggi grazie alle vaccinazioni i casi di poliomielite sono eccezionali e fra qualche anno è possibile che non si debba più effettuare la vaccinazione anti-polio. In un mondo ideale i genitori dovrebbero fare la coda per essere sicuri che i loro piccoli siano vaccinati al tempo giusto. Nel mondo reale purtroppo molti genitori privano i loro figli di questi rimedi preventivi. Perché? In alcuni casi si tratta di pregiudizi, frutto di una mentalità antiscientifica che si dedica ai rimedi naturali, privi di fondamento. In altri casi si tratta di genitori che hanno paura delle vaccinazioni perché hanno sentito parlare di danni alla salute. Tutte informazioni false che non trovano riscontro in evidenze scientifiche.

Vulcani

Foto: M. Maule - Fotogramma

IL RISVEGLIO DI SANTORINI

Il sonno lungo 60 anni della caldera del vulcano di Santorini sembra essersi interrotto. Secondo uno studio del Georgia Institute of Technology, pubblicato su “Geophysical Reserach Letters”, infatti, è dall’inizio del 2011 che il vulcano mostra piccoli segnali di attività. A dirlo i dati provenienti da un network di 24 postazioni Gps, posizionate sull’isola greca dal 2006, secondo i quali il diametro della caldera del vulcano è aumentato di quasi 14 centimetri. A causare l’allargamento sarebbe stato l’influsso di 14,1 milioni di metri cubi di magma nella camera del vulcano, 5 mila metri sotto la superficie del mare. Non è detto che questi siano i segnali di una SILVIO GARATTINI. IN ALTO; UNO DEI PESCI ROBOT prossima eruzione esplosiva: altri vulcani hanno mostrato attività simile e poi sono USATI PER STUDIARE LA FAUNA ITTICA tornati in uno stato di riposo. Caterina Visco lE ’ spresso | 127


Scienze CEFALEA / COME CURARLA Identikit

IL DOLORE È intensissimo, pulsante e si accompagna spesso a nausea, lacrimazione e fotofobia, cioè impossibilità di sopportare la luce. Gli attacchi possono durare da poche ore a tre giorni. In genere interessa una metà del cranio, ma non sempre la stessa. CHI COLPISCE È una malattia dei giovani. Tanto che compare in un quarto dei casi entro i dieci anni e solo raramente le prime crisi si manifestano dopo i 45 anni. In genere interessa soprattutto le donne, tre volte più degli uomini. In Italia colpisce circa il 12 per cento della popolazione, quasi 7 milioni di persone. E il 30-40 per cento della popolazione femminile, in forma più o meno grave. QUANDO COMPARE Esistono a volte motivi scatenanti, come l’ansia, lo stress, alimenti come il vino bianco, mutamenti atmosferici (vento e perturbazioni). Nelle donne un ruolo importante viene giocato dalle variazioni ormonali tipiche della vita fertile. LA FREQUENZA È molto varia. Ci sono persone che hanno un unico attacco e altre che hanno tre o quattro crisi al mese.

SALVIAMOCI LA TESTA Contro l’emicrania si può giocare d’anticipo. Con una terapia preventiva di farmaci o prodotti naturali. A patto di evitare i rimedi fai-da-te

eglio giocare d’anticipo. È la regola aurea per chi soffre di emicrania: quando le crisi sono molto frequenti, mediamente più di quattro al mese, conviene sottoporsi ad un trattamento profilattico. A dirlo sono gli esperti dell’American Academy of Neurology, che hanno addirittura messo nero su bianco i farmaci e

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i rimedi naturali in grado di evitare o almeno ridurre numero e intensità degli attacchi, perché è un fatto che la medicazione preventiva può ridurre anche più del 50 per cento severità e durata delle crisi. Così i neurologi Usa insieme all’American Headache Society hanno redatto per la prima volta delle linee guida per una corretta medicazione preventiva. E lo hanno fatto sulla base di 29 studi clinici condotti tra il 1999 e il 2009. Che confer-

mano il valore preventivo di molti farmaci. Anche se, com’è ovvio, la scelta del trattamento deve essere fatta dallo specialista insieme al paziente, valutando con attenzione eventuali effetti collaterali, anche positivi, dei farmaci. «La profilassi farmacologica per l’emicrania è un’arma importante e può essere studiata sulla base delle condizioni generali del paziente», conferma Gennaro Bussone, responsabile dell’Unità Operati-

Foto: R. Ross - Anzenberger / Contrasto, Gallerystock. com

DI FEDERICO MERETA va Cefalee dell’Istituto Neurologico Besta di Milano: «La prescrizione va sempre valutata caso per caso senza pensare che la regola delle quattro crisi al mese possa essere la linea di demarcazione tra il trattare o non trattare il malato. Ci sono persone che hanno un minor numero di attacchi mensili, ma lunghissimi, che possono durare anche tre giorni. È necessario prendere in considerazione tutti i parametri». E questo è il difficile lavoro del clinico.

Perché i farmaci “approvati” nelle linee guida sono diversi e ognuno con caratteristiche ed effetti collaterali possibili diversi: il topiramato e il valproato di sodio, oltre che beta-bloccanti come metoprololo, propanololo e timololo. E un antidepressivo, la venlafaxina. Poi ci sono i comuni triptani: alcuni appaiono utili in casi specifici, come ad esempio l’emicrania legata al ciclo mestruale. Nella donna infatti allo sviluppo di questa condizione contribui-

scono le variazioni ormonali e ciò spiegherebbe perché tre emicranici su quattro sono donne. Secondo alcuni studi addirittura il 60 per cento degli attacchi di emicrania sarebbe legato a fattori ormonali e ad ulteriore riprova di questo sta il fatto che nella popolazione femminile la malattia si manifesta quasi esclusivamente nel periodo fertile per poi calare durante la gravidanza e dopo la menopausa. Addirittura, come ha mostrato una recente indagine 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 129


Scienze INTERVENIRE PRIMA CHE IL DOLORE SI MANIFESTI. ECCO LE NUOVE LINEE GUIDA PER CHI HA ALMENO QUATTRO ATTACCHI AL MESE

Da qualche anno la tossina botulinica viene utilizzata anche per trattare cefalee ed emicranie: una terapia nata quasi per caso, quando si è visto che i pazienti che si sottoponevano a iniezioni di botox per ragioni estetiche erano meno soggetti a mal di testa. A conti fatti però si tratta di un vantaggio molto limitato: a gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi di quanti speravano di guarire con questo sistema arriva una ampia review pubblicata sul “Journal of the American Medical Association”. I ricercatori hanno analizzato oltre 40 anni di studi, con risultati poco incoraggianti. La tossina botulinica ha un minimo effetto su cefalee ed emicranie croniche, in quanto permette di evitare in media due attacchi mensili, che passano da 19 a 17 per l’emicrania e da 17 a 15 per la cefalea. Il vantaggio per chi soffre di cefalea episodica o di mal di testa da tensione, poi, è ancor più ridotto, e comunque inferiore rispetto a quello assicurato da farmaci specifici come topiramato o amitriptillina. Senza dimenticare che il botox può avere effetti collaterali anche pesanti come parestesie torcicollo, debolezza muscolare o caduta temporanea della palpebra. Paola Emilia Cicerone 130 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Non sempre è necessario ricorrere a una terapia farmacologica per prevenire gli attacchi di emicrania. È utile sempre evitare l’esposizione a fonti di luce, non leggere né lavorare al computer. Senza dimenticare che qualche risposta positiva può venire anche da trattamenti non convenzionali. YOGA Secondo una ricerca condotta in India, un trattamento di tre mesi con un’ora di esercizi al giorno potrebbe avere effetti positivi per chi soffre di emicrania. Rispetto al gruppo di controllo, infatti, nelle persone sottoposte a trattamento sarebbero diminuiti numero e gravità delle crisi. Per quanto riguarda

condotta da Steve Martin dell’Università di Cincinnati su 21 donne con diagnosi di emicrania e cicli mestruali regolari, la malattia sembra seguire i mutamenti ormonali del ciclo. Le crisi delle pazienti di Martin sono risultate concentrate nella fase del ciclo durante la quale è più elevato il livello di estrogeni e progesterone. Quando invece i picchi ormonali tendono a calare, anche le crisi di emicrania si placano. I farmaci indicati sin qui sono molecole impegnative che, come detto, vanno assolutamente gestite da uno specialista e hanno bisogno di prescrizione. Ci sono però dei prodotti che non necessitano di per sé di prescrizione: tra questi gli studiosi americani confermano l’efficacia di diversi antiinfiammatori non steroidei, come ibu-

Foto: H. Sorensen - Gallerystock. com, J. Nikitina - Gettyimages

L’ILLUSIONE DEL BOTOX

A qualcuno piace dolce

profene e naprossne, oltre che della vitamina B 12. E di alcuni vegetali, come l’estratto di farfaraccio: un fiorellino da sempre apprezzato per le sue proprietà sedative. Anche la società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) segnala le proprietà antiemicraniche di due prodotti botanici l’estratto delle radici dello stesso farfaraccio e del Tanacetum parthenium (partenio), testati con successo nella profilassi degli attacchi in studi controllati. Entrambi hanno proprietà anti-infiammatorie ed interferiscono sul calibro dei vasi. A fronte di una efficacia modesta non hanno dimostrato effetti collaterali di rilievo. Anche se queste sono molecole ampiamente disponibili, il consiglio è però quello di non fare mai una prevenzione farma-

i possibili meccanismi, si ipotizza un’azione legata al trattamento yoga su specifici neurotrasmettitori cerebrali, che potrebbero entrare in gioco nella genesi dell’attacco. RILASSAMENTO Con una serie di semplici esercizi si potrebbe tentare di controllare meglio lo stress e il dolore. Particolarmente indicate appaiono le tecniche di respirazione, con inspirazioni lente e complete ed espirazioni altrettanto lente attraverso la bocca. Alcuni specialisti consigliano anche il rilassamento dei muscoli, in particolare delle spalle, sempre accompagnato da una particolare attenzione al ritmo del respiro.

AGOPUNTURA Esistono alcuni studi che sembrano dimostrare un’efficacia di questo approccio nel trattamento dell’emicrania, ma una ricerca condotta all’Università di Monaco e pubblicata su “Journal of American Medical Association” sembra correlare gli effetti positivi alla presenza degli aghi impiegati. Dallo studio emerge infatti che gli effetti non sarebbero legati alla posizione degli aghi secondo il metodo della medicina cinese, perché anche nel gruppo di controllo in cui gli aghi sono stati inseriti in zone casuali nella pelle gli effetti sull’emicrania sarebbero pressoché sovrapponibili.

cologica senza una guida clinica. «Questa terapia va assunta quotidianamente, indipendentemente dalla presenza del sintomo: solitamente si tratta di farmaci meglio tollerati specie nei lunghi periodi», precisa Vincenzo Di Lazzaro, docente di neurologia all’Università Cattolica di Roma: «La terapia di profilassi non va fatta a tempo indeterminato, ma può essere prescritta a cicli di 3-6 mesi e non impedisce il ricorso a medicinali sintomatici in caso di crisi. Attualmente si calcola che a circa il 10 per cento degli emicranici venga prescritta una terapia di profilassi, quindi probabilmente questo approccio è sottoutilizzato. Nei centri specialistici la percentuale è molto maggiore anche perché in genere si rivolgono a queste strutture i pazienti più gravi».

Perché, invece, la tendenza di chi soffre di mal di testa è il dannosissimo faida-te. Che genera un business portentoso: per antiinfiammatori e analgesici impiegati per la cura dell’emicrania si spendono nel nostro Paese più di 57 milioni di euro l’anno. Anche se assumere in autonomia farmaci può aprire la strada ad un progressivo peggioramento della situazione. «L’emicrania spesso non viene diagnosticata ed il dolore alla testa viene imputato a sinusite o a condizioni di stress psicologico», commenta Di Lazzaro: «Invece è fondamentale riconoscere per tempo il quadro, anche perché ci sono alcuni casi in cui la cefalea è presente ogni giorno. Il paziente non è perciò in grado di svolgere le sue normali attività e cerca di placare il dolore con farmaci sintomatici o analgesici. Che però, col passare del tempo, non hanno più effetto». Insomma, il messaggio è chiaro: per questo dolore scatenato da una vera e propria tempesta elettrica cerebrale, che porta ad una serie di eventi elettrici e biochimici capaci di alterare l’eccitabilità della corteccia cerebrale, attivare i neuroni del trigemino e modificare il calibro dei vasi sanguigni delle meningi, servono degli esperti. Capaci di disegnare una terapia preventiva quando è il caso, ma anche capaci di scegliere il farmaco giusto da prendere quando, prevenzione o no, arrivano i dolori. «Ci sono medicinali che possono ridurre l’intensità degli attacchi e vanno presi quando compaiono i primi segni della crisi», conclude Bussone. Quali? Chiedete a un medico. ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 131


ALIMENTAZIONE A RISCHIO

Scienze

Barattolo di bisfenolo Tappi, contenitori, lattine: possono contenere la sostanza. Responsabile di danni ormonali DI AGNESE CODIGNOLA

Foto: Meyer - Luzphoto, SPL - Contrasto

Cinque rimedi per salvare i bambini In attesa che ftalati e bisfenolo spariscano del tutto, le autorità scientifiche non smettono di lanciare appelli e consigli. Di recente lo ha fatto la Canadian Partnership for Children’s Health and Environment. 1. CACCIA ALLA POLVERE. Pulire spesso la casa con uno straccio umido: misura importante per ridurre l’esposizione. 2. SAPONI NON SAPONI. Utilizzare saponi e detersivi non tossici. 3. MATERIALI PLASTICI ADDIO. I genitori possono fare molto, scegliendo le plastiche più sicure. Inoltre, non mettere mai la plastica nel microonde, neppure quando è indicato che si può fare, perché le particelle di plastica migrano sempre nel cibo e nelle bevande. Meglio preferire alimenti freschi o surgelati, dove è meno probabile trovare il fisfenolo, usato soprattutto in lattine e confezioni. 4. OCCHIO ALLE RISTRUTTURAZIONI. Se la casa subisce una ristrutturazione, donne incinte e bambini devono vivere altrove, se possibile. La zona in cui si fanno i lavori deve essere isolata con teli di plastica; dopo, è necessario rimuovere al meglio la polvere e arieggiare i locali. 5. CAUTELE NEL PESCE. Il quinto consiglio è quello di fare molta attenzione al pesce che si mangia, non per i distruttori endocrini ma per il mercurio. Ma questa è un’altra voce della chimica nel piatto. E ne parleremo.

i chiamano, a seconda di una visione più o meno ottimista, interferenti o distruttori endocrini, e il loro (nostro) problema è che sono ovunque. I più famosi sono il bisfenolo A (o Bpa), presente nei contenitori di plastica rigida, nella patina che ricopre i tappi delle bottiglie, le lattine e i barattoli e così via, e gli ftalati, famiglia di prodotti utilizzati nei cosmetici, nelle pellicole, nei pavimenti, e in molte altre cose ancora. Dopo decenni di impiego, però, ci si è accorti che qualcosa non andava, perché la loro struttura era troppo simile a quella di alcuni ormoni sessuali, e per questo potevano causare squilibri ormonali a partire dal feto e poi nel neonato, nei ragazzi e persino nell’adulto, e una serie di altri danni alla salute. Per questo sono iniziati studi più specifici e approfonditi, che hanno portato, nel 2005 e nel 2011 al bando europeo di alcuni ftalati presenti nei giocattoli e in generale negli oggetti in uso ai bambini. Oggi tocca al bisfenolo: l’Unione europea ne ha vietato l’impiego nei biberon, la Francia e il Canada in tutto ciò che entra a contatto con gli alimenti, mentre la Food and Drug Administration americana ha appena rifiutato la richiesta di bando totale avanzata dal Natural Resources Defence Council, ribadendo che non vi sono prove sufficienti per l’eliminazione totale. L’autorità europea (l’Efsa) ha approfondito la questione nel 2006 e poi di nuovo nel 2008 e nel 2010. Ha fissato una dose giornaliera tollerabile (che stabilisce la quantità di una sostanza che può essere ingerita per tutta la vita senza

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rischi apprezzabili) di 0,05 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno e ha riscontrato che l’assunzione di questa sostanza da cibi e bevande per adulti, per neonati e per bambini è ben al di sotto della dose consentita. Nel 2012 è iniziata una rivalutazione tuttora in corso, che prenderà in esame anche studi effettuati negli ultimi mesi. Nel frattempo, però, sono stati pubblicati altri studi importanti. Per citare solo alcuni dei più significativi: una ricerca condotta su quasi 2 mila persone di tutte le età ha mostrato l’esistenza di un’associazione tra alte concentrazioni di ftalati e bisfenolo nell’organismo e disfunzioni tiroidee; una ricerca francese ha dimostrato, su testicoli animali, che il bisfenolo fa diminuire la produzione di spermatozoi del 30 per cento, mentre un altro studio svedese appena uscito e condotto su circa mille donne ultrasettantenni ha fatto emergere il nesso tra alti livelli di bisfenolo e diabete di tipo 2. In passato sia gli ftalati che il bisfenolo sono stati associati a femminilizzazione dei feti, basso peso alla nascita, difficoltà nello sviluppo e nell’apprendimento dei bambini, malattie cardiovascolari. L’attenzione è dunque alta ovunque, ed è probabile che presto saranno introdotte nuove restrizioni. ■

LA CHIMICA NEL PIATTO Questa è la quarta delle nostre inchieste sulla chimica nel piatto. Potete trovarle sul sito www.espressonline.it. Già pubblicate: frutta e verdura, pesticidi e soft drink e succhi di frutta. la prossima indagherà carne e salumi 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 133


Salute Scienze Infarto e ictus

SE IL CUORE PALPITA Il ripetersi delle palpitazioni, con il cuore che batte forte in gola e nel petto, potrebbe aumentare il rischio di andare incontro a fibrillazione atriale, l’aritmia più comune che triplica il pericolo di scompenso cardiaco e addirittura aumenta fino a cinque volte il rischio di andare incontro ad un ictus cerebrale. A lanciare un richiamo sull’importanza di questo segnale, peraltro molto comune soprattutto nelle persone particolarmente ansiose, è uno studio condotto in Norvegia, apparso sullo “European Journal of Preventive Cardiology”. La ricerca ha preso in esame gli abitanti di un’area di Tromsoe, cominciando a seguire nel tempo dal 1995 tutte le persone con più di 25 anni: in tutto quasi 23 mila individui, giovani e anziani, di cui si

è voluto sapere quasi tutto in termini di salute del cuore. Dal colesterolo al peso, dalla pressione arteriosa al numero dei battiti, fino appunto alla presenza di palpitazioni. Negli oltre 11 anni di monitoraggio, gli studiosi hanno valutato i casi di fibrillazione atriale comparsi rispettivamente nel 3 per cento delle donne e nel 4,2 per cento dei maschi. Oltre a confermare i fattori di rischio già noti per l’aritmia, che colpisce circa 600 mila italiani (più o meno l’1 per cento della popolazione) concentrandosi soprattutto nell’età più avanzata, come ad esempio ipertensione ed età, la ricerca ha dimostrato che le frequenti palpitazioni possono innalzare il rischio fino al 62 per cento nelle donne e al 91 per cento negli uomini. Federico Mereta

Amfetamine

PILLOLE DI ANFETAMINE, SOTTO ACCUSA PER IL LEGAME CON IL PARKINSON. IN ALTO A SINISTRA: IL CUORE VISTO IN UN ESAME RADIOLOGICO

RISCHIO PARKINSON Alcune sono state ritirate, altre sono tornate in versione aggiornata, altre ancora non sono mai uscite dal mercato illegale. Tutte le amfetamine, però, sono da tempo sospettate di causare danni permanenti al sistema nervoso. Ora uno studio presentato all’American Academy of Neurology dà forma a questo dubbio: l’assunzione di amfetamine aumenta il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson del 60 per cento. Gli autori, neurologi californiani, hanno analizzato i dati di oltre 66 mila persone e dimostrato che chi aveva assunto amfetamine si era ammalato molto più facilmente in seguito. Agnese Codignola

Sovrappeso

ECCO PERCHÉ CI FA AMMALARE

Foto: Corbis (2)

DI ALBERTO MANTOVANI

La costante crescita del numero di persone in sovrappeso è uno dei problemi di salute pubblica del nuovo millennio. Il sovrappeso, infatti, costituisce un fattore di rischio per l’insorgenza di numerose malattie, da quelle cardiovascolari al cancro. Recenti studi contribuiscono a chiarire sempre più le ragioni della pericolosità del sovrappeso. L’accumulo di grasso è una delle espressioni della nostra attività metabolica, ossia quel complesso di chimiche che trasformano le proteine, li zuccheri e i grassi contenuti nel cibo in energia e “mattoni” per le nostre

cellule. Oggi sappiamo che nel nostro organismo sono presenti due differenti tipi di grasso (bianco e bruno) che svolgono compiti diversi, rispettivamente fornendo e bruciando il “combustibile” che fa funzionare il nostro organismo. Ma il tessuto adiposo è molto più di un semplice deposito di grasso: è sorgente di ormoni, dai quali alcuni tumori, ad esempio quello della mammella, sono fortemente influenzati. Inoltre, nel tessuto adiposo sono presenti numerose cellule del sistema immunitario, in particolare i macrofagi, che hanno un ruolo importante nello sviluppo di malattie

legate all’eccesso di cibo, fra cui quelle cardiovascolari, il diabete adulto e il cancro. La riscoperta dell’influenza del metabolismo su queste malattie e sul funzionamento del sistema immunitario è una delle frontiere della ricerca. Due recenti studi dell’autorevole “Nature Cell Metabolism” offrono una visione nuova e più complessa del rapporto tra cellule dell’immunità, metabolismo e tessuto adiposo. Ci mostrano come questi tre sistemi sono fra loro integrati e comunicanti, e ci fanno capire meglio perché il sovrappeso aumenta il rischio di malattie. Infatti, svelano che i macrofagi non solo sono a valle del metabolismo ma lo orchestrano, ossia dicono alle cellule del metabolismo come funzionare, e influenzano così le azioni dei diversi tipi di grasso, quello chiaro e quello bruno. direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas e docente all’ Università di Milano

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n. 24 - 14 giugno 2012

Tecnologia RICONOSCIMENTO VOCALE

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COPPIE DIGITALI

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WEB TYCOON

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NON SOLO CYBER

Non solo cyber

Dipendenze

HO LO STRESS DA MAIL Il primo avvertimento era arrivato dal BlackBerry. Ricordate che all’inizio lo chiamavano CrackBerry, alludendo alla dipendenza? Ma qualche anno fa poter controllare continuamente l’e-mail dal telefonino era ancora molto trendy. Ora che i cellulari connessi sono diventati la norma, arriva invece il contrordine. Innanzitutto perché guardare la mail in continuazione, come ha rilevato una ricerca condotta dallo psicologo britannico Richard Balding, fa aumentare i livelli di stress. E in secondo luogo perché diminuisce la resa del lavoratore. A sostenerlo è uno studio della University of California Irvine e dell’esercito Usa, secondo il quale interrompere per qualche giorno la consultazione della posta migliorerebbe la produttività, perché da un lato le persone si stressano meno e dall’altro riducono il ricorso al multitasking. I

DI MASSIMO MANTELLINI

partecipanti allo studio americano sono stati privati della mail per cinque giorni, pur continuando a lavorare al computer. Oltre al livello di stress è sceso il numero di passaggi da una finestra all’altra dei programmi, da una media di 37 a 18 all’ora. Ed è aumentata la capacità di concentrarsi. Carola Frediani

Applicazioni

Foto: L. Doss - Corbis

Social network per due Qualche tempo fa era nato il social network per 50 amici al massimo, Path. Ma ora è arrivata Pair, la app per coppie. Si scarica sull’iPhone e si invita il partner: dopodiché si inizia una conversazione fatta di messaggi, chat, video, foto, lista di cose da fare. Un tête-à-tête digitale e privato. Ma perché usare un programma apposito quando per comunicare col partner si possono usare mille diversi canali? Forse perché Pair ha il pregio di tenere tutto assieme, su un’unica piattaforma dedi-

ZUCKERBERG SENZA FACEBOOK

cata. O forse perché si è inventata anche qualche idea divertente, come la possibilità di fare un disegno in due, a distanza, sullo schermo dell’iPhone. O come la funzione Thumbkiss, che mostra al partner un’impronta digitale quando si preme sullo schermo con il dito, e se lui schiaccia lo stesso punto entrambi i telefonini si mettono a vibrare. Follie? Può darsi. Ma nei primi quattro giorni dal suo lancio Pair aveva raccolto già 50 mila utenti, per un milione di messaggi scambiati. C. F.

Per diversi giorni i rotocalchi italiani sono pieni di foto rubate di Mark Zuckerberg e di sua moglie Priscilla Chan, che erano in viaggio di nozze in Italia. Qualcuno li ha fotografati mentre osservano il Giudizio Universale di Michelangelo alla Cappella Sistina, su Twitter raccontano di averli incrociati al Colosseo o a piazza di Spagna, qualche paparazzo ha fotografato la giovane coppia al tavolo di un ristorante. Poi, nei giorni successivi, il creatore del più utilizzato social network mondiale è stato ripreso a Ravello e poi a Capri. Zuckerberg, famoso per il suo abbigliamento casual e per le poche parole, ha dichiarato più volte che la privacy oggi è diversa rispetto a qualche anno fa e non è più percepita come un valore. Forse è per questo che il giovane fondatore di Facebook non si è infastidito più di tanto per le vistose incursioni italiane nella sua luna di miele. Quanto all’altra metà del Zuckerberg pensiero, quella secondo la quale oggi le persone invece che proteggere preferiscono condividere, varrà la pena notare che la pagina facebook di Zuck, che vanta oltre 14 milioni di iscritti desiderosi di ricevere gli aggiornamenti sulle cose della sua vita, dal 19 maggio scorso, giorno del suo matrimonio, non è stata più aggiornata. Non un pensiero, né una foto né altro. Il viaggio di nozze del fondatore sembrerebbe quindi esentato dal naturale istinto alla condivisione che ha reso Facebook una creatura da 900 milioni di iscritti. Novecento milioni meno uno, il più importante, l’unico forse per il quale la privacy è forse un optional ma la condivisione certamente un lavoro. www.mantellini.it lE ’ spresso | 137


Tecnologia INTERAZIONE / GLI SCENARI

TU PARLI il pc esegue I sistemi di riconoscimento vocale sono sempre più evoluti e precisi. E presto potrebbero sostituire mouse e tastiera, ma anche il telecomando tv esempio più evidente è Siri, l’assistente vocale di Apple. Tu parli allo smart phone, chiedendo indicazioni sulle condizioni meteorologiche o sui film in programmazione, e lui ti risponde, azzeccando in molti casi anche le sfumature e il contesto. È una delle funzioni più apprezzate dell’iPhone 4S, quella che ha mandato in visibilio all’inizio di quest’anno i fan della Mela nel corso della presentazione al Ces, la fiera dell’elettronica di Las Vegas. Ma Siri, che ha avuto il merito di sdoganare e rendere familiare al vasto pubblico la tecnologia del riconoscimento vocale, non è che la punta dell’iceberg di una rivoluzione, quella del riconoscimento vocale, destinata a modificare a breve termine il modo con cui interagiamo con gli oggetti. «Siri ha avuto un impatto enorme per il cognome che si portava dietro, quello di Apple», dice Giuseppe Riccardi, a capo del Signals and Interactive Systems Lab dell’Università di Trento, «ma in realtà non è un’invenzione nuova. Molti non sanno che già da cinque o sei anni è possibile parlare col proprio telefonino e chiedere ad esempio le indicazioni per raggiungere un certo locale o negozio».

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Non solo Apple, ma anche Google che integra la ricerca vocale e le cosiddette “azioni vocali” negli smartphone con sistema operativo Android e Microsoft che include la propria tecnologia Tell Me nei Windows Phones, effettuano da tempo ricerche in questo campo. E in realtà il mondo delle tecnologie di interazione verbale ha radici antiche: già nel 1962, alla fiera mondiale di Seattle gli ingegneri di Ibm mostrarono al pubblico Shoebox, un rudimentale elaboratore in grado di effettuare calcoli matematici sulla base di input vocali. Negli anni Novanta furono sviluppati diversi sistemi per aiutare persone con difficoltà motorie a comandare un Pc attraverso un microfono. Le prime applicazioni commerciali di questo tipo di tecnologia iniziarono verso la metà di quel decennio, con alcuni esperimenti nei call center. Oggi la compagnia aerea American Airlines adopera Wally, un assi-

I risponditori automatici non ci chiederanno più di premere un tasto, ma di spiegargli il problema

stente vocale per gestire le chiamate dei clienti. Lanciato a luglio 2011, Wally nei primi cinque mesi di utilizzo ha ridotto i tempi di risposta ed è apprezzato dai clienti per la capacità di fornire sua sponte informazioni aggiuntive, sulla base dei dati custoditi nel proprio database. Di avvisare, per esempio, il cliente se sta raggiungendo un certo saldo punti sulla tessera di “frequent flyer” o di proporre una migliore combinazione di voli, se chi chiama percorre spesso lo stesso tragitto. Ed è solo l’inizio. Uno dei settori su cui stanno lavorando i ricercatori è quello dell’utilizzo della tecnologia di riconoscimento del parlato per analizzare le relazioni fra le persone. «Le macchine», spiega Riccardi, «non dovranno per forza giocare un ruolo attivo; potranno restare in secondo piano, osservare l’interazione in corso e se necessario prendere provvedimenti sulla base delle sfumature emozionali captate». Nel caso di un incendio, mettiamo, comprendere il grado di panico o sicurezza delle persone coinvolte ed emettere messaggi rassicuranti oppure, tornando ai call center, individuare sfumature di irritazione o rabbia nella voce di un cliente e allertare un responsabile in carne e ossa affinché prenda in mano la situazione.

Foto: L. Psihoyos - Corbis

DI FEDERICO GUERRINI

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Tecnologia

Per il mondo a caccia di accenti

Wally e Siri hanno qualcosa in comune: la tecnologia che li rende così efficienti è opera di Nuance, l’azienda del Massachusetts leader mondiale nel campo del riconoscimento vocale, nota principalmente per il software di dettatura Dragon Naturally Speaking, ma le cui ricerche spaziano nei campi più svariati, dalla sanità all’intrattenimento. In collaborazione con Ibm, ad esempio, Nuance

sta lavorando a un progetto per sfruttare il supercomputer Watson per fornire diagnosi mediche accurate per i pazienti sulla base dei dati forniti a voce dai medici. Il progetto, per cui sono stati stanziati 25 milioni di dollari, è ancora agli inizi, ma già oggi l’azienda commercializza un’applicazione in grado di trascrivere le note dettate a voce da specialisti e quindi interfacciarsi con le cartel-

le cliniche elettroniche dei pazienti e individuare eventuali criticità: per esempio dei farmaci che, combinati insieme, possono provocare effetti collaterali indesiderati. Nuance inoltre commercializza prodotti come Dragon Tv, una tivù interattiva in cui i canali si cambiano a voce e Dragon Go!, un’app per iPhone e Android che consente di effettuare operazioni di vario tipo: da prenotare un ta-

Foto: G. Hall - Corbis

Il lavoro di Linne Ha - percorrere il mondo alla ricerca di campioni esotici da portare a casa e catalogare - ricorda un po’ quello di un entomologo. Solo che invece di farfalle, Linne (che lavora per Google) raccoglie voci. Destinazione dei reperti: il programma Voice Search dell’azienda di Mountain View, con cui è possibile interrogare il motore di ricerca senza bisogno di tastiera. La tecnologia di riconoscimento vocale infatti si basa su un sistema statistico e, per capire le parole, il sistema mette a confronto l’input parlato con un modello statistico specifico per la lingua selezionata. Di solito per costruire il modello si usano campioni sonori presi da aziende specializzate, che però sono privi di accenti. Di qui l’idea di registrare le voci di gruppi di utenti locali. Loro parlano, poi Ha e il suo team raccolgono gli audio. Per questo li chiamano “voice hunters”, cacciatori di voci.

volo a un ristorante o un biglietto per un concerto, solo col pronunciare un semplice comando. Non c’è settore o quasi in cui le tecnologie sviluppate dall’azienda americana o dai suoi concorrenti non abbiano ipotizzato di sostituire, almeno parzialmente, i dispositivi di input manuale con il parlato: dalle macchine per caffè alle Smart Tv (produttori come Lg, Samsung e Panasonic hanno già presentato i loro “schermi intelligenti”), dalle auto, dove la voce serve ad attivare funzioni di infotainment (accendere lo stereo, controllare il navigatore) ai frigoriferi con cui dialogare per regolare la temperatura o ordinare la spesa via Internet, alla casa in cui basta pronunciare un comando per alzare o abbassare le tapparelle, accendere la luce e far scorrere l’acqua del rubinetto. Tuttavia, anche il riconoscimento vocale ha i suoi limiti. «Ci sono molte situazioni», dice a “l’Espresso” il pro-

fessor Jim Glass, direttore del Spoken Language System Groups del Massachusetts Institute of Technology, «in cui il parlato può essere la modalità adeguata, quella più naturale, che ti consente di UN APPARECCHIO DELLA AMERICAN AIRLINES. NELL’ALTRA compiere determinate PAGINA: IL SUPERCOMPUTER WATSON azioni lasciando liberi gli occhi e le mani, ma anche molte in cui gono immagazzinati in locale», continon è ottimale: non inserirei la mia nua il professor Glass del Mit, «i potenpassword dicendola a voce alta, né fa- ziali rischi sono minori. Altrimenti direi uso del parlato per comandare il pc pende dalla consapevolezza e dall’atnel corso di lezioni in una classe affol- teggiamento dell’utente. Già oggi, con lata; quella vocale dovrà rimanere Siri molti non sono consapevoli del fatsempre una modalità opzionale, da as- to che ogni parola pronunciata viene sociare a quella manuale». trasferita e conservata nella nuvola. O Ad ogni modo, si va verso un’epoca po- se se ne accorgono, ciò non gli impedipolata da “badanti” robotici in grado sce di continuare a usare il dispositivo. di ascoltare e comprendere qualunque Ma, a mano a mano che crescerà attornostra conversazione e agire di conse- no a noi il numero di dispositivi in guenza per soddisfare le nostre esigen- ascolto, è un problema di cui la società ze. Ma, la privacy? «Finché i dati ven- dovrà di certo tenere conto». ■


Economia CORSA ALL’ORO

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LA MERKEL E L’EURO

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CASO GENERALI

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UNA TASSA SUL CIBO

Operazione Lactalis Usa

Bufala Parmalat

Clan Ligresti

A maggio la Parmalat ha rilevato tutte le attività americane del gruppo francese Lactalis, a sua volta azionista di controllo della società di Collecchio, scalata nell’estate del 2011. Costo dell’acquisizione: poco meno di un miliardo. «Per il gruppo», veniva sottolineato nell’annuncio , «si presentano importanti opportunità di sviluppo», compreso «l’ingresso in uno dei più importanti mercati mondiali del dairy (ovvero del “fresco”), come quello americano». Mercato dove Lactalis American Group produce e distribuisce marchi locali, di proprietà e in licenza, quali Sorrento, Precious e Mozzarella fresca. Prodotti che di italiano hanno solo il nome, classico esempio di italian sounding (si sfrutta il nome per indurre i consumatori ad acquistare un prodotto pensando si tratti di “made in”). Di recente il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha obbligato la finanziaria pubblica Simest a uscire dal capitale di Lactitalia, che in Romania produce un improbabile Pecorino, ma contro la Parmalat francese ha le armi spuntate. Per il gruppo di Collecchio, un tempo colonna dell’industria italiana, la beffa è doppia: colonizzato dall’impero del lat-

«Le banche hanno una pazienza limitata. È tempo di deliberare quanto promesso da parte della famiglia Ligresti», ha tuonato a fine maggio l’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, parlando dell’operazione Unipol-Fonsai. Ma, mentre i banchieri perdevano la pazienza, la primogenita dei Ligresti, Jonella, saltava gli ostacoli al concorso ippico Global Champions Tour di Montecarlo, in sella al suo Quick Nick. Un purosangue, come Toulon, Nanta, Caruso e Contact BZ, i quattro cavalli acquistati da una società di famiglia per 6,1 milioni. L’operazione era stata finanziata nel 2008 da un leasing di UniCredit ripagato con un contratto di immagine stipulato da Fondiaria Sai: per 1,4 milioni Toulon ha vestito la casacca del gruppo assicurativo. All’amazzone Jonella restano gli oltre 12 mila euro di premi conquistati in sei anni di gare. Agli azionisti della compagnia rimane il rispetto per Toulon e Quick Nick, che gli ostacoli riescono a saltarli di slancio. Un po’ meno per i ronzini della finanza. Che quasi sempre preferiscono abbassarsi per passarci sotto. C.C.

EMMANUEL BESNIER

te di Emmanuel Besnier, che gli ha dimezzato la liquidità in cassa per saldare i conti di famiglia, ora si ritrova pure sugli scaffali americani con i “derivati” del made in Italy. Camilla Conti

Multa per 3 Italia

Caro call center Foto: Sklendar - Sipa / Olycom

n. 24 - 14 giugno 2012

Il call center di 3 Italia deve essere gratuito: lo ha stabilito l’Agcom con una delibera della fine di maggio. L'Autorità garante delle comunicazioni ha multato la società per 240 mila euro e l'ha diffidata: dovrà rendere gratuito il call center (il 133), che ora fattura 33 centesimi al minuto a chi vuole parlare con un operatore. La diatriba viene da lontano. Già una delibera del 2009 stabiliva la gratuità per i call center dei gestori telefonici. Adesso l’Agcom alza i toni per farla rispettare. Secondo la tesi difensiva di 3 Italia, la normativa non impone di rendere gratis tutti i servizi. La società si riteneva dunque libera di esigere un pagamento da chi vuole parlare con un operatore (il risponditore automatico era già gratis). Per l’Agcom, però, non basta. Di qui la multa e la diffida. 3 Italia fa sapere che sta valutando le prossime mosse. A.L.

Jonella in sella a Quick Nick

La cifra della settimana

39,5 per cento è la quota (in valore) delle fatture emesse da aziende italiane e pagate dopo la scadenza. Secondo uno studio della Atradius (società tra i leader nell’assicurazione del credito), a livello europeo solo in Grecia si registrano ritardi maggiori (41,1 per cento del valore delle fatture emesse). lE ’ spresso | 143


Economia RISPARMIO / COME DIFENDERSI C’è chi sceglie i lingotti. Chi i marenghi. E chi le sterline. Complice la crisi, si è aperta la caccia al più classico dei beni rifugio. Così le banche si organizzano. Per far fronte a una richiesta che cresce fino al 50 per cento DI MAURIZIO MAGGI

iamo indietro, ma recuperiamo, anche perché il metallo giallo sta per sbarcare in grande stile allo sportello. Maglia nera europea nei depositi di lingotti d’oro, l’Italia sta cambiando atteggiamento. Le cattive notizie che fioccano abbondanti dal fronte dell’economia domestica e mondiale, spiegano i venditori di lingotti e monete da investimento, alimentano la corsa. Trasformare in oro fisico - vero, da toccare - una quota del proprio patrimonio, talvolta anche consistente, a tanta gente non appare più una scelta antica, che ricorda l’impolverato rito della sterlina con sopra l’immagine della regina d’Inghilterra. Lo fanno perché ritengono gli investimenti cartacei - azioni, obbligazioni, fondi e via di seguito - effettivamente più rischiosi dei lingotti con la punzonatura di una fonderia svizzera o italiana, di cui ignoravano l’esistenza sino a poco tempo fa, o della sterlina inglese o ancora del krugerrand sudafricano. I clienti aumentano per tutti gli operatori, con una forbice di crescita che va dal 10 al 50 per cento. L’anno scorso in Italia sono state comprate circa 3 tonnellate di oro fisico (una bazzecola rispetto alle 160 della Germania). «E nel 2012 e negli anni a seguire gli acquisti saranno ancora più massicci», vaticina Ivana Ciabatti, titolare della Italpreziosi di Arezzo. Mentre una bella fetta di popolazione va dai “compro oro” a vendere collanine e spille perché ha bisogno di contanti, sale il numero di coloro che, avendo dei quattrini da parte, scoprono il fascino del bene rifugio più famoso di sempre. Infischiandosene del fatto che, dall’inizio dell’anno, le quotazioni del metallo prezioso per eccellenza abbiano smesso

S

ALL’ORO

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Illustrazione: Mauro Biani

Corsa

di correre come negli anni precedenti. «Chi compra sterline d’oro in quantità e le seppellisce in giardino o le nasconde all’interno delle pareti in cartongesso, come hanno fatto dei nostri clienti nelle scorse settimane, nell’oro cerca sicurezza per il futuro, non pensa a rivenderlo tra un mese o tra un anno», assicura Roberto Binetti di Confinvest, specializzata nelle monete d’oro. Sulla nuova “corsa all’oro” abbondano gli aneddoti. Carlo Malavolta, titolare della romana Oro Investimenti, racconta del quarantenne che esce dal suo banco metalli in via dei Granatieri con sei lingotti da un chilo, se ne mette tre in una tasca del giaccone e tre in un’ altra e se ne va in motorino. Mezzo chilo in meno la “spesa” di un signore e del genero da Cordusio Metalli, a due passi da Piazza degli Affari: «Avevano venduto una proprietà e volevano star tranquilli», spiega il gestore Lorenzo Bellatti. Secondo il quale l’oro fisico piace molto ai risparmiatori dell’Est europeo che lavorano in Italia: «Perché da quelle parti hanno vis-

suto di recente tragedie vere, guerra e tracolli economici, e hanno potuto constatare come il valore di una valuta possa sprofondare in un attimo, mentre quello dell’oro resiste e, alla lunga, cresce». Ora la Grecia e la Spagna che fanno tremare l’euro, l’allargamento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi e le tristi prospettive dell’economia sono tutti spot promozionali per la caccia al lingotto anche per chi la guerra l’ha vista solo al cinema. Finora comprare il metallo giallo da tenere in casa o in una cassetta di sicurezza è stato abbastanza complicato: i grandi istituti di credito non se ne vogliono occupare per la clientela al dettaglio e i banchi metalli iscritti all’elenco degli operatori autorizzati dalla Banca d’Italia hanno lavorato in maniera artigianale. Oggi però, mentre anche nei bar si inizia a discutere se sia meglio un lingotto o un marengo, le banche si stanno muovendo. Chi nell’oro crede da un po’, anche perché basata ad Arezzo, capitale dell’oreficeria tricolore, è la Banca Etruria: ha

Quotazioni in altalena 1.950 Il prezzo dell’oro negli ultimi 12 mesi (dollari per oncia) 1.850 1.750 1.650 1.550 1.450 Giu 2011

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Gen 2012

Feb

Mar

Apr

Mag

14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 145


Economia Termometro Etruria Saldo depositi “Oro vero” di Banca Etruria (in Kg) 1.074

1.054

1.586

Oro vero

1.155

Se salta la Grecia, cordone di sicurezza per l’euro

Vendite spot (in Kg)

DI ORAZIO CARABINI

1.345

572 333

Dic. ’10

130 Mar. ’11

0 Giu. ’11

Set.’11

Dic.’11

lanciato il conto deposito Oro Vero (che ha 536 clienti con giacenza media di 86 mila euro, pari a circa 2 chili d’oro), ha oltre mille sottoscrittori che ne accumulano per 150 euro ogni mese, e a inizio luglio allargherà l’offerta ai lingottini da da 10 grammi (poco più di 400 euro). Pochi giorni prima partirà il Servizio oro della Cassa di Risparmio di Bra (Cuneo). «Abbiamo parecchie richieste di oro fisico, 50 o 60 clienti aderiranno già nel primo mese, senza alcuna promozione. Poi faremo pubblicità e i numeri saliranno», dice il direttore finanziario Gianluca Beccaria. Il servizio è stato ideato in collaborazione con Directa, società specializzata nel trading online che ha accordi con circa 180 piccole e medie banche. Molte di esse sono pronte a imitare la Cassa di Bra, allargando l’offerta a oltre un milione di potenziali correntisti. I lingotti sono forniti dalla Italpreziosi di Arezzo, una delle tre aziende italiane (le altre due sono Chimet e Tca, sempre di

La volata del marengo ANNO 2002 Sterlina Marengo Krugerrand

140 euro 95 euro 650 euro

ANNO 2012 (quotazioni a fine Maggio) Sterlina Marengo Krugerrand

330 euro 250 euro 1300 euro

(Dati di mercato rilevati da Confinvest FL) 146 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Mar. ’12

Oggi

91 91 2009

136 2010

241 2011

UNA CASSA AUTOMATICA PER L’ACQUISTO DI ORO. SOTTO, A SINISTRA: UNA PILA DI STERLINE

Nelle casseforti delle banche centrali C’è una classifica in cui l’Italia non sfigura al cospetto della Germania: quella delle riserve auree delle banche centrali. Bankitalia è al terzo posto assoluto, con 2.452 tonnellate, alle spalle della banca tedesca (3.396) e americana (8.134). Ciclicamente i governi - di centrosinistra e di centrodestra - hanno provato ad aprire i forzieri di via Nazionale, per mettere l’oro, dicevano, al servizio del Paese. Sono stati sempre respinti con perdite. «E per fortuna, perché l’oro è l’unico, vero grande asset reale posseduto dalla Banca d’Italia, mentre tutti gli altri sono cartacei e dunque a potenziale rischio di insolvenza», sottolineano molti economisti. Negli anni Settanta, l’oro di Bankitalia servì come garanzia per un prestito da parte della Germania. Nel 2002, l’insieme delle banche centrali mondiali e il Fondo monetario internazionale detenevano 32.413 tonnellate d’oro. Alla fine dell’anno scorso il tesoro risultava in calo di mezzo punto percentuale. Tra i big hanno venduto soprattutto Svizzera e Francia. Mentre sono cresciuti i pacchetti detenuti dalle banche centrali degli ex Paesi in via di sviluppo: la Cina è passata da 600 a 1.052 tonnellate, scavalcando la Svizzera al quinto posto e, solo nel 2011, la Turchia ha aumentato la propria riserva aurea del 68 per cento e la Russia dell’11 per cento. I ricchi dei paesi emergenti comprano le Ferrari, le banche centrali i lingotti.

Arezzo) aderenti alla London bullion market association, di cui fanno parte le più importanti fonderie d’oro certificate al mondo. «Tu che lingotti hai? Io delle svizzere Argor e Valcambi; voglio stare tranquillo»: discorsi del genere, impensabili solo pochi mesi fa, tra non molto potrebbero essere frequenti, nel giro, in esponenziale crescita, degli investitori in oro fisico. «Perchè l’oro deve trasmette-

re sicurezza e affidabilità, quindi è meglio assicurarsi che i lingotti provengano da fonderie certificate e rechino la punzonatura del produtore», sottolinea Angelo Mallardi, amministratore delegato di Simply Gold, società bergamasca che per ottimizzare il business (raccoglie il metallo con un network di “compro oro” e lo fa fondere in Canton Ticino) sta per avviare una fonderia di proprietà. È necessario avere le idee chiare, quando si compra oro fisico. Bisogna accertarsi che l’operatore faccia parte dell’elenco degli autorizzati (informandosi sul sito internet o presso gli uffici della Banca d’Italia). Perché è vero che puntare sul-

Foto: Bloomberg -Gettyimage

50

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l’oro reale, di solito, significa prevederne il possesso per un periodo lungo e dunque considerare non così rilevanti le condizioni di acquisto. Ma il mercato del metallo giallo non è come quello di azioni e obbligazioni, dove è semplice sapere quanto si paga per compravendere e per tenere un dossier titoli: con l’oro, soprattutto se gli importi sono contenuti, c’è il rischio di sopportare costi percentualmente alti. E, visto che le offerte non si trovano elencate in ordine sulle pagine di un giornale, prima di passare ai fatti è il caso di armarsi di computer e telefono. Ogni operatore, infatti, pratica commissioni diverse. Il punto di partenza è la quotazione dell’oro, attualmente intorno ai 1.600 dollari per oncia (pari a 42 euro al grammo). Su questa base, vengono applicate le commissioni percentuali (che si aggiungono, talvolta, a dei costi fissi). La Popolare di Vicenza (che sta al centro di un altro distretto orafo), per esempio, applica una commissione minima, compresa tra l’uno e il due per mille. Però vende solo lingotti dal chilo in su e non riacquista l’oro che vende. Come fanno altri produttori di lingotti, come la Intercoins di Assago (Milano). Alla Cimi di Milano i propri lingotti li ricomprano, ma con uno spread del 6 per cento sul prezzo. Cordusio Metalli chiede il 3 per cento sia per vendere che per acquistare, più 35 euro se il cliente compra un lingotto nuo-

Il messaggio è arrivato a Berlino in via informale: se e quando si dovesse decidere che la Grecia va abbandonata al suo destino, dovrebbe scattare subito una dichiarazione di sostegno illimitato agli altri Paesi “deboli”, Spagna e Italia soprattutto. Altrimenti partirebbe l’effetto domino e per l’euro non ci sarebbero più speranze. Dunque, la scelta di abbandonare Atene ha implicazioni complesse per Angela Merkel. Non significa solo sganciare dall’eurozona una piccola propaggine che vale il 3 per cento del Pil totale. Significa molto di più. Ovvero impegnarsi di fronte al mondo sulla sopravvivenza dell’euro. Perché è proprio questo che i mercati non capiscono: quanto la Germania, e con essa l’Unione europea, è disposta a fare per garantire un futuro alla valuta introdotta poco più di dieci anni fa. Lo ha fatto capire anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue Considerazioni finali: gli investitori sono scettici sulla capacità dei governi europei di assicurare la tenuta stessa dell’unione monetaria. Questo non vuol dire che i Paesi deboli, e in particolare l’Italia, hanno finito i loro “compiti a casa”. Il governo di Mario Monti deve ancora lavorare sulla composizione del bilancio pubblico, più che sull’entità della manovra. E continuare sulla strada delle riforme anche se la crescita al 3 per cento non è un obiettivo che si raggiunge in pochi mesi. Ma un Paese da solo non se la cava. E i governi dell’Europa intera devono esserne consapevoli. La Banca centrale europea ha strumenti limitati, e non può tenere in piedi il sistema: quanto ha fatto finora, soprattutto con i prestiti alle banche, è il massimo. Ora però il quadro globale sta peggiorando: gli Stati Uniti e la Cina rallentano, la recessione si aggrava in molti Paesi europei, gli spread sono alti, le banche stanno soffrendo e hanno bisogno di capitali, il rischio di una corsa a ritirare i depositi si fa giorno dopo giorno più minaccioso. E allora serve una decisione politica: annunciare al mondo che la sopravvivenza dell’euro non è in discussione, costi quel che costi, e presentare una serie di strumenti in grado di tradurre quell’impegno in fatti (dal fondo per la garanzia dei depositi bancari all’utilizzo dell’Esm, European stability mechanism, per rafforzare il capitale delle banche). Quanto alla Grecia il suo destino sembra segnato. Anche se i tedeschi per primi sanno bene che, al di là dello sconquasso provocato dall’uscita dall’euro, i greci hanno già ricevuto quasi 150 miliardi di prestiti: quasi metà del Quanto abbiamo loro Pil. Se escono dall’euro quali prestato ad Atene ragionevoli probabilità ci sono che li restituiscano? E comunque, arrivati (miliardi di euro) a questo punto, la vera decisione fino a maggio 2012 totale non è più sui greci ma sugli altri Paesi deboli. E la posta in gioco è Primo piano di sostegno alta anche per la Germania. Perché Prestiti bilaterali 52,9 52,9 una corsa ai depositi e il blocco del Fmi 20,1 20,1 sistema dei pagamenti in Europa Totale 73,0 73,0 innescherebbero una recessione di proporzioni colossali. Da cui nemmeno Berlino uscirebbe immune. La scelta per Angela si profila terribile: o dire “sosterremo l’Italia fino in fondo” o provocare una catastrofe paragonabile, in termini economici, a una guerra mondiale.

Secondo piano di sostegno Efsf Fmi Totale

72,9 1,7 74,6

144,6 28,0 172,6

Fonte: Banca d’Italia

Gli operatori praticano commissioni diverse. E non tutti sono disposti a ricomprare il metallo venduto 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 147


Economia

Foto: O. Volgelsang - Rea / Contrasto

MAURIZIO SACCHI. A DESTRA: DIAMANTI

vo. Paiono differenze da poco, ma mettendo a confronto le proposte in tempo reale, basandosi sulla quotazione in quel momento dell’oro, per comprare un lingottino da 50 grammi, che vale poco più di 2 mila euro, si riscontrano divari anche superiori ai cento euro. Gold Direct, operatore solo online fondato da un ex boss della Merrill Lynch, riacquista con una commissione del 2 per cento. Banca Etruria, su un chilo applica lo 0,4 per cento. Altri richiedono una fiche di 0,50 euro al grammo, quando l’oro lo piazzano, e di un euro quando lo ricomprano (è il caso della toscana Arfor). Se in banca sono richiesti i lingotti dai 250 grammi in su e nei banchi metalli vanno soprattutto quelli tra i 50 e i 250 grammi, nei primi due “bancomat dell’oro” piazzati negli aeroporti lombardi di Orio al Serio (Bergamo) e Linate (Milano) a tirare maggiormente è il lingottino da 5 grammi, tipico oggetto da regalo, più che da investimento. Però piace pure quello da 20 grammi. «Perché sta sotto i mille euro», sostiene Patrizio Locatelli, presidente di Se6, la società promotrice dei distributori automatici. I mille euro sono anche la soglia massima per comprare oro in contanti. Altrimenti ci vogliono assegno o bonifico, e i dati anagrafici e i documenti dell’acquirente sono registrati dal venditore, che li deve tenere a disposizione di Questura e Bankitalia. Sull’oro da investimento non c’è l’Iva. Però ciò non significa che sia al riparo dal fisco: vendendolo, si paga il 20 per cento dell’eventuale plusvalenza calcolata scalando i costi legati alla transazione, se si è grado di esibire il certificato d’acquisto. Senza documentazione, la tassa del 20 per cento è calcolata su una plusvalenza forfettaria pari al 25 per cento del prezzo di vendita. Alla vista, i lingotti piccolini deludono un po’. Quello da 50 grammi, che vale quanto uno scooter, anche nella confezione della fonderia sembra più una sorpresa da uovo di Pasqua che un “bene rifugio”. E il lingotto da un chilo ha le dimensioni di uno smartphone. Forse è anche per questioni tattili che in tanti fanno rotta sulle monete. Le consigliano caldamente alla Gold Invest di Milano, per esempio: «Anche

Un diamante per battere l’inflazione I signori dei beni rifugio più “glam” che ci siano si guardano in cagnesco. Chiedete a chi vende oro cosa pensa dei diamanti: dirà che le preziose pietre sono poco liquide e che il metallo giallo è una certezza, rivendibile al volo in ogni angolo del pianeta. Domandate a un operatore in diamanti che opinione ha dell’oro e scuoterà la testa. «Macché bene rifugio, le sue quotazioni sono più ondivaghe di quelle della Borsa. L’oro è altamente speculativo, mentre i diamanti crescono con costanza e negli ultimi anni hanno sempre battuto di un punto o un punto e mezzo l’inflazione», sostiene Claudio Giacobazzi della Intermarket Diamond Business che da anni, come la Diamond Private Investment, colloca diamanti da investimento attraverso le banche. Un cliente che chiede alla propria agenzia di Unicredit di comprare dell’oro fisico, per esempio, si sentirà rispondere che il servizio non è previsto e, probabilmente, vedrà proporsi, in alternativa, un investimento in diamanti. Per il quale, però, ci vogliono dai 6 mila euro in su. Il diamante da investimento non ha niente a che vedere con la pietra preziosa da incastonare in bracciali e collier, per i quali si impiegano prodotti assai meno puri. Il Cinque anni al galoppo valore da parecchio tempo cresce ma non sempre tutto è filato liscio. Negli anni Settanta, infatti, in seguito alla Quotazione in euro del diamante puro da 0,50 carati (pari a 0,10 grammi) prima crisi petrolifera, ci fu un vero boom di acquisti da parte dei Paesi 6.500 arabi e le quotazioni si impennarono. 6.283 Poi la bolla scoppiò e ci vollero 4-5 6.227 anni per recuperare. Per i diamanti 6.125 da investimento, identificati da sigle 5.914 legate alla colorazione e valutati a 5.733 peso, si usa solo la parte migliore 5.750 5.618 della produzione (l’1-2 per cento). Spiega Maurizio Sacchi della Diamond Private Investment: 5.375 «Il cliente chiede 15 mila euro in diamanti e può riceverne uno da 0,5 carati di categoria E, che vale 5.000 più di 8 mila euro e un’altro, sempre Dic Dic Dic Gen Giu da 0,5 carati, che quota intorno ai 2008 2009 2010 2012 2012 6.300 euro. E quando vuol vendere l prezzo è quello praticato da Dpi (Diamond Private Investment) garantiamo il riacquisto in un mese, e si riferisce a diamanti che hanno taglio, simmetria e proporzioni considerate "Excellent" o "Very Good" con una commissione del 10 per cento».

Le tasse sulle plusvalenze variano tra il 20 e il 25 per cento 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 149


Economia

perché se compri dieci sterline spendi circa 3 mila euro e quando hai bisogno di soldi ne puoi vendere due o tre». È un derby infinito, quello tra i tifosi delle placchette e i fan delle monete, dove la star indiscussa è la sterlina d’oro britannica, seguita dal krugerrand del Sud Africa e, a maggiore distanza, dal Marengo italiano. Sono facili da vendere, le monete, però hanno un contenuto d’oro leggermente inferiore ai lingotti e, soprattutto, c’è sempre un consistente differenziale, di regola intorno al 10 per cento, tra il valore d’acquisto e di vendita. La sensazione è che se ci sarà davvero la corsa all’oro in grande stile, saranno i lingotti a tirare il gruppo. Intanto, gli analisti si dividono sul futuro delle quotazioni. Qualcuno considera l’oro capace di riprendere la marcia trionfale interrotta alcuni mesi fa; altri immaginano ulteriori scivoloni. Il popolo dell’oro non sembra badare troppo al fixing di Londra. Il metallo giallo ha dormicchiato per un decennio intorno ai 500 dollari per oncia e poi tra l’inizio del secolo e l’anno scorso s’è impennato fino a sfiorare quota 2 mila. Chissà quanto varrà quando deciderà di venderlo quel signore che la settimana scorsa è andato alla Italpreziosi e ne ha comprati 26 chili, preceduto da un nonno orgoglioso dei suoi 10 grammi da lasciare al nipotino appena nato. hanno collaborato Fabio Lepore e Stefano Vergine IVANA CIABATTI DI ITALPREZIOSI

Per gli acquisti sopra i mille euro è necessario pagare con un assegno o con un bonifico 150 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

Massimo Riva Avviso ai naviganti

Merkel fa rima con protezionismo NELLA SPERANZA CHE NON SIA TROPPO

tardi, è venuto il momento che nel dibattito sulla crisi economica e politica dell’Europa si comincino a chiamare le cose con il loro nome. È ora, per esempio, di smetterla con la generica accusa di egoismo nei confronti delle rigide posizioni assunte dal governo tedesco e di lasciar perdere le petulanti invocazioni a una maggiore solidarietà dei Paesi forti verso quelli più deboli. Quella che sta praticando la cancelleria di Angela Merkel, infatti, è una strategia che si sostanzia in una definizione ben più pericolosa per le sorti dell’Unione monetaria e anche politica. Il suo nome appropriato è “protezionismo economico” in violazione clamorosa dello spirito fondamentale che ha animato finora la costruzione di un mercato unico come premessa all’unità politica del vecchio continente. Un primo segno di questa deviazione tedesca lo si è visto già nella gestione della crisi greca, caratterizzata da una serie di defatiganti rinvii il cui effetto pratico è stato quello di aggravare i termini del problema fino a dover imporre al governo di Atene una terapia così pesante da risultare socialmente insostenibile. Al punto di vedere ora materializzarsi il fantasma di una fuoriuscita di Atene dall’euro, con il rischio di aprire a cascata la strada della dissoluzione della stessa unione monetaria. Se oggi si riavvolge il nastro di questo film si fa sempre più fatica a credere che la lungaggine dei negoziati dovuta alle indecisioni tedesche sia spiegabile con la più benevola delle interpretazioni. Insomma, non è che la Merkel abbia tirato per le lunghe perché non sapeva bene che cosa fare. Al contrario, la cancelliera sapeva benissimo quel che voleva: garan-

tire alle banche del proprio Paese i margini di tempo utili per disfarsi dei propri impegni in Grecia o comunque per ridimensionarli a livelli più sopportabili. La storia si sta ripetendo in queste ultime settimane quanto a gestione dei debiti sovrani e degli eurobond. Tenendo l’intera Europa per il collo con la corda del “fiscal compact”, Frau Merkel non fa soltanto la bella statuina dei conti in ordine. Sul terreno degli spread garantisce alle sue finanze pubbliche nonché alle imprese tedesche uno straordinario vantaggio competitivo in termini di minor costo del denaro a beneficio delle proprie esportazioni e a danno correlato di quelle degli altri soci europei. La cui fragilità fa comodo a Berlino perché serve a tenere basso il cambio internazionale dell’euro a ulteriore e maggior gloria del made in Germany. Come tutte le forme di protezionismo o di dumping valutario – la storia su questo non lascia dubbi – anche quella ben dissimulata dalla Merkel è destinata a sorte infausta per la contraddizione intrinseca tra nazionalismo politico-economico e necessità degli scambi commerciali. Il punto grave è che, nel frattempo, questa tenace ottusità tedesca sta seminando rovine nel vecchio continente, creando così le premesse di un disfacimento che va oltre l’unione monetaria fino a mettere in pericolo anche il mercato unico europeo. Altro che cautele diplomatiche e politica dei piccoli passi, il nuovo “Lebensraum” in versione Merkel significa Germania contro Europa. Ai partecipanti al prossimo vertice europeo va ricordato che di pace di Monaco nella storia ce n’è già stata una e s’è visto com’è finita.


Economia RIBALTONE GENERALI / IL REGISTA

Piccolo ROBESPIERRE

Un anno fa aveva infilzato Geronzi. E ora Perissinotto. Ecco chi è e a cosa punta davvero Lorenzo Pellicioli DI LUCA PIANA

l nome dell’azienda per cui lavora, la De Agostini di Novara, evoca il ricordo degli atlanti d’un tempo, quando le mappe geografiche si sfogliavano senza bisogno di Google. Nel mondo della finanza italiana, però, Lorenzo Pellicioli si sta facendo la fama di piccolo Robespierre. Anche se, a differenza del rivoluzionario francese famoso per l’uso della ghigliottina durante il periodo del terrore, le teste le fa cadere metaforicamente. La prima risale a un anno fa quando, assieme al numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, Pellicioli si recò nell’ufficio romano dell’allora potentissimo Cesare Geronzi, di fronte a Palazzo Venezia, per comunicargli che non aveva più la fiducia dei soci e che doveva lasciare la presidenza delle Assicurazioni Generali. Geronzi abbozzò, incassò un assegno milionario e mollò prima di vedersi sconfitto nella conta dei voti in consiglio di amministrazione. Esattamente un anno più tardi, lo scorso mercoledì 30 maggio, la scena si è ripetuta a Milano, nella sede di Mediobanca. Questa volta è la vittima predestinata, Giovanni Perissinotto, amministratore delegato delle Generali, a entrare nella sede di Mediobanca, a Milano. Viene ricevuto da Nagel e dal presidente della banca, Renato Pagliaro, che gli ripetono il verdetto: la fiducia degli azionisti non c’è più. Non ci credo, siete voi a volermi cacciare, si racconta

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abbia risposto Perissinotto. Non è vero, ribattono i due banchieri, se vuoi nell’altra stanza c’è Pellicioli che te lo può confermare. Non lo voglio vedere, rifiuta il manager. Che, a differenza di Geronzi, non si dimette. Aspetta la riunione del consiglio, che però premia i calcoli dei ghigliottinatori. Per destituire Perissinotto c’è «un’ampia convergenza», come si dice: dieci voti a favore, cinque contrari, un astenuto, un assente. Sul ponte di comando arriva Mario Greco, che lascia il colosso svizzero Zurich. Un anno fa Geronzi, oggi Perissinotto: Pellicioli, classe 1951, nato ad Alzano Lombardo, nella bergamasca, autore della diversificazione del gruppo De Agostini e ormai ricchissimo anche di persona, la fama di Robespierre del più importante gruppo finanziario italiano almeno un po’ sembra essersela meritata. C’è chi insinua il dubbio, in verità, che il suo ruolo sia stato più quello del killer prezzolato che dello stratega della rivoluzione. Lo ha detto lo stesso Perissinotto in una lettera di fuoco, spedita ai consiglieri poco prima del voto decisivo. È Mediobanca, ha scritto, a volermi cacciare perché sono troppo indipendente; e a volermi sfiduciare sono quegli amministratori sui quali la banca può esercitare «una speciale influenza». Sul punto in consiglio ci sono state risposte piccate da parte di diversi consiglieri che hanno, ovviamente, respin-

LORENZO PELLICIOLI, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA DE AGOSTINI. A SINISTRA: FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

to l’accusa. Nei colloqui informali che hanno preceduto la resa dei conti, invece, è stato Pellicioli a sostenere di essere stato lui in prima persona il promotore del blitz, avendo maturato fin dallo scorso inverno la convinzione che un cambio al vertice fosse da accelerare. A raccontare di aver raccolto prima l’adesione di quelli più decisi a cambiare, ognuno con i propri motivi, poi dei voti considerati “swinging”, oscillanti: propensi a cambiare ma restii a farlo fino al 2013, quando il mandato di Perissinotto sarebbe scaduto naturalmente. A spiegare di aver lasciato all’oscuro - fino all’ultimo - chi certamente avrebbero ostacolato la manovra. È vera questa ricostruzione? O, al contrario, è stato per nascondere il mandante Mediobanca che Pellicioli si è esposto così esplicitamente? Impossibile dire. Un fatto, però, pare indiscutibile: l’attacco non avrebbe avuto alcuna speranza di successo se con Pellicioli non si fossero schierati altri soci delle Generali, a cominciare dal patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, e dal costruttore Francesco Gaetano Caltagirone. E se, alla fine, non aves-

sero votato a favore del ribaltone anche due dei consiglieri nominati dai fondi d’investimento, Paola Sapienza e Cesare Calari. Senza il loro via libera, si dice, Pellicioli avrebbe fatto marcia indietro. La strada del gruppo De Agostini incrocia quella delle Generali nel 2006, quando Pellicioli vende a Perissinotto la Toro Assicurazioni per la favolosa cifra di 2,5 miliardi di euro. Questi i retroscena dell’operazione: il manager bergamasco riceve un’offerta d’acquisto per la Toro da parte di un compratore sconosciuto, che si fa avanti tramite la banca d’affari Citibank; chiede a Perissinotto se la compagnia gli interessa e questi risponde di sì. La famiglia Drago-Boroli, che possiede la De Agostini, non vuole però uscire dal mercato delle assicurazioni e Pellicioli accetta un invito di Nagel: Mediobanca vuole accogliere dei soci industriali nel capitale delle Generali, dove possiede il 13,4 per cento. In cambio chiede che i nuovi soci entrino nel consiglio della compagnia, da sempre riservato a persone vicine a Trieste, per pungolare il management. Si fanno avanti Caltagirone, Del Vecchio e il gruppo De Agostini, che compra il 2,26 per cento delle Generali (un altro 0,17 per cento fa capo direttamente alla famiglia Boroli-Drago). E nel 2007 Pellicioli entra in

Delusione stock option Questa volta sembra che, per i manager del gruppo De Agostini, non ci siano stati particolari guadagni. Lorenzo Pellicioli e il direttore generale Paolo Ceretti erano fra i soci della holding Investendo srl, che aveva fatto la propria comparsa nel capitale della De Agostini nel 2008, arrivando a possederne l’8,7 per cento. La società era concepita come uno strumento per consentire a Pellicioli, Ceretti e ad alcuni componenti della famiglia Drago-Boroli di condividere l’andamento dei risultati del gruppo (una specie di stock option). L’ultimo bilancio (al 2010) dice che Investendo aveva acquistato le azioni De Agostini per 11,9 milioni, risorse messe a disposizione in parte dai soci e in parte dalle banche. Di recente la holding dei Drago-Boroli (l’accomandita B&D) ha però rilevato il piccolo pacchetto di azioni De Agostini. Quanto hanno incassato Pellicioli & C. si saprà solo quando saranno approvati i bilanci 2011. Fonti vicine al gruppo dicono che «dato l’andamento dei mercati l’operazione si è chiusa con una situazione di neutralità». Par di capire che i soci abbiano avuto indietro i quattrini, senza appunto grandi guadagni. La De Agostini, va ricordato, in questi anni si è sviluppata molto: i ricavi maggiori vengono da Lotto e scommesse (2,3 miliardi), seguiti dall’editoria (1,3 miliardi) e da tivù e cinema (642 milioni). Gli investimenti più recenti sono nelle cliniche private e nell’immobiliare. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 153


Foto: Oliverio - Imagoeconomica. Foto pag 152-153: P. Cerroni - Imagoeconomica, P.Tre - FotoA3

Economia

consiglio. Raccontano che già allora diversi soci volessero un manager esterno, e considerassero quella di Greco «la miglior candidatura naturale». Per ben due volte, però, l’idea fallisce, anche per i veti interni a Mediobanca. E Perissinotto resta. Tutto si sblocca nel 2011: Geronzi, da poco arrivato alla presidenza, mette nel mirino la gestione del suo amministra- LEONARDO DEL VECCHIO, PATRON DELLA LUXOTTICA tore delegato, ma Mediobanca e Pellicioli raccolgono i voti per bilizzato perdite per 404 milioni e ha i cacciare l’anziano banchiere. Per il titoli in bilancio a 14,2 euro l’uno, manager triestino sembra una vittoria contro gli 8,6 attuali. La critica più ma, in realtà, un anno dopo è lui stes- forte che Pellicioli illustra agli altri so a cadere. consiglieri punta però su altri aspetti: Che cosa gli rimproverano? I grandi le Generali hanno fatto molti investisoci soffrono la perdita di valore dei ti- menti inseguendo concorrenti inarritoli: per il suo pacchetto De Agostini vabili come Axa e Allianz, senza moha investito 1,1 miliardi, ha già conta- strare capacità strategica nella desti-

nazione delle risorse disponibili. La crisi ha costretto il gruppo a mettere in vendita attività in Israele e negli Stati Uniti, nonché la società svizzera di gestione dei patrimoni Bsi. Toccherà a Greco portare avanti queste cessioni, disegnando un futuro sostenibile, è stata la posizione di Pellicioli. Nella sua lettera, Perissinotto sostiene che la sua defenestrazione ha, invece, motivi meno limpidi. Mediobanca avrebbe voluto che impedissi alla Palladio Finanziaria (di cui le Generali sono partner) di ostacolare la fusione fra due clienti della banca d’affari, Fonsai e Unipol, ha scritto. E mi ha vietato gli aumenti di capitale che sarebbero serviti, per paura di perdere peso nell’azionariato. Un’accusa che non ha smosso Pellicioli e gli altri grandi soci. Che ora, però, non avranno più alibi. Hanno scelto loro il manager ritenuto più adatto. E non potranno più sbagliare. ■


Economia GUERRE COMMERCIALI IL MINISTRO RENATO BALDUZZI

ZUCCHERI

Il ministro propone di tassare bevande gassate e superalcolici. Ma non le merendine. E le lobby si scatenano: o tutti o nessuno DI CAMILLA CONTI

rima ha cercato un accordo con le associazioni imprenditoriali per ridurre il contenuto di zuccheri, sodio e grassi idrogenati nei cibi e adottare l’etichettatura nutrizionale obbligatoria entro il 2016. Poi ha fatto saltare il banco, rispolverando l’idea di una tassa sul junk food. O meglio, sul junk drink. Perché il ministro della Salute, Renato Balduzzi, non vuole stangare merendine e patatine, ma pensa a un “prelievo di scopo” sulle bibite zuccherate e gassate e sui superalcolici, che diventi «un monito per genitori e figli ad adottare stili di vita più sani»: per «combattere l’obesità», perché «prima viene la salute». Anche quella delle casse statali. Tradotto in euro: 5 centesimi al litro in più per i superalcolici e 25 centesimi a lattina per le bibite. Ovve-

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ro una cura ricostituente dell’ordine dei 270 milioni per l’anemico sistema sanitario nazionale, sempre più in affanno. Per adesso la tassa sulle bollicine è rimasta nel cassetto di Balduzzi, che deve fare i conti anche con i compagni di governo. «Sarebbe un errore un’imposta di questo tipo; dobbiamo lavorare sull’educazione alimentare», ha detto il ministro delle Politiche agricole e alimentari, Mario Catania. Il collega dello Sviluppo economico, Corrado Passera, gli ha fatto eco sottolineando che «almeno due ministeri sono contrari e non sono gli unici». Mentre il presidente della commissione Agricoltura del parlamento europeo, Paolo De Castro, l’ha definita una “tassa Tafazzi” sulle nostre industrie alimentari. Balduzzi aveva aperto il suo mandato annunciando un “Patto per la salute” con

non far pesare questi aumenti sulle spalle dei consumatori». Una beffa anche per chi continua a investire. Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato dell’Acqua Sant’Anna, ha da poco lanciato un nuovo the freddo in bicchierino monoporzione che viene prodotto per infusione senza polveri solubili: «I nostri controlli interni sono continui, così come siamo costantemente monitorati dalla Asl. Sono proprietario del marchio e lo difendo. Ho quindi tutto l’interesse a fare le analisi necessarie e a investire sulla qualità. Così rischiano di far chiudere l’azienda Italia». La tassa è bocciata dalle imprese industriali. In compenso, raccoglie consensi nel mondo agricolo. Anche i sondaggi danno risultati opposti. Secondo quello promosso on line da Coldiretti, 8 italiani su 10 sono d’accordo a patto che le risorse siano destinate al sostegno di frutta, verdura e ortaggi, core business dell’agricoltura nazionale. Per un’indagine Ipsos cavalcata da Federalimentare, invece, l’85 per cento è contrario. E l’81,5 per cento ritiene che si tratti dell’ennesima trovata estemporanea per cercare di fare cassa. ■

Calorie a go-go Consumo giornaliero di alimenti (per apporto calorico) 0 10 20 30 40 50 60 70

Foto: D. Stefanini - Imagoeconomica

Voglio il calo degli

le Regioni, nel quale far rientrare appunto la tassa sul junk food, e aveva fissato a sei mesi la firma del nuovo accordo. Ma dal 30 aprile il Patto per la salute è stato spostato a ottobre. E nel frattempo le associazioni di categoria hanno alzato le barricate, creando un fronte che però non si presenta compatto. Anzi. Gli industriali delle acque e delle bevande analcoliche si chiedono perché le bibite gassate e zuccherate dovrebbero essere tassate mentre per merendine, patatine e cioccolato il ministro sta preferendo la mediazione alla leva fiscale. Insomma, se tassa deve essere, lo sia per tutti, senza escludere i colossi dell’industria nazionale come la Barilla o la Ferrero. In realtà, un tavolo è già insediato da tempo e ha prodotto, proprio a cura del ministero, un documento in cui i vari settori dichiarano gli impegni che intendono assumere nei prossimi anni. «Nelle stesse pagine», attacca il presidente di Mineracqua, Ettore Fortuna, «il ministero della Salute pubblica una tabella che dimostra come le bibite analcoliche abbiano un apporto calorico inferiore agli altri prodotti». Perché dunque non tassare anche il cotechino o la Nutella (una spalmata contiene 200 calorie, con 11 grammi di grassi e 21 di zucchero)? Non si possono toccare i fiori all’occhiello del made in Italy, ha risposto in buona sostanza lo stesso Balduzzi. Che si è così ispirato alla Francia, dove da gennaio è scattata la “taxe soda” sulle bibite zuccherate. «Ma per i francesi l’Iva sulle bevande è del 5,5 per cento, mentre in Italia sta al 21 e rischia di arrivare al 23 per cento», ribatte Fortuna. Peraltro, come sottolinea Assobibe (l’associazione dei produttori di analcolici), l’Italia è penultima in Europa nel consumo di bevande gassate. Il presidente Aurelio Ceresoli teme quindi che ci sia da parte del ministero «un deficit di conoscenza sui reali consumi e sulle abitudini alimentari degli italiani». Aggiunge Ceresoli:«Il mercato soffre per il forte aumento dei prezzi delle materie prime come lo zucchero e il petrolio e sta già facendo grossi sforzi per

Zucchero Biscotti Gelati 21 Pizza 21 Cornetti 19 Torte 16 15 Succhi di frutta Merendine 11 Cole e aranciate 10 Cioccolata 9 Dolci lievitati 6 Marmellate zuccherate 6 Crema* 5 Paste e pasticcini 5 Miele 3 Spremuta di arancia 3 Altre bevande** 1

61 57

*spalmabile nocciola e cacao **analcoliche. Fonte: Indagine nazionale sui consumi alimentari in Italia: Inran-Scai 2005-2006


Società IDEE

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STILI DI VITA

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PERSONAGGI

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MODE

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TALENTI

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TEMPO LIBERO

Provocazioni

AUTORITRATTO IN ROSA Arte, (auto)ironia e sensibilità: questi gli ingredienti di “The Tutu Project” (http://thetutuproject.com/), il lavoro di Bob Carey, fotografo newyorkese. Al colpo d’occhio un lavoro frivolo, o dal semplice impatto visivo divertente. Invece, è molto di più: una campagna sociale per la lotta al tumore al seno, nata dalla voglia di regalare un sorriso alla moglie affetta dallo stesso male. Così Bob inizia a scattarsi autoritratti in giro per il mondo. Gli scatti lo immortalano coperto solo da uno svolazzante tutù rosa, e lasciano in mostra le sue morbide virilità tutt’altro che da calendario. Lontano da qualunque mira edonistica il suo ambizioso progetto ha come fine ultimo quello di raccogliere 75 mila dollari da devolvere alle organizzazioni che si occupano di tu-

more al seno, attraverso la vendita delle singole immagini, e con i futuri ricavi del libro “Ballerina” di prossima pubblicazione, che raccoglie le immagini. Come aggiudicarsi una posa? Dal sito ufficiale dell’iniziativa si sceglie uno scatto, si donano 500 dollari, e in cambio si riceverà la foto scelta firmata del valore di 1.200 dollari, e la prima edizione del libro, con la menzione dei donatori. Nicola Perilli

Chef d’alta quota

Foto: I. Kuerschner - Laif / Contrasto

n. 24 - 14 giugno 2012

LETTO SU TWITTER

Benvenuti nel club degli #insonnicronici L’ora X è mezzogiorno. Il momento in cui l’hashtag “insonnicronici” balza tra i top tweet. La stanchezza si fa sentire a fine mattinata. E il popolo di Tweet si ritrova a rincorrere le ore perse la notte prima: c’è chi ha lavorato fino a tardi; chi è rimasto sveglio per paura del terremoto; chi si è svegliato per un finto squillo di cellulare. E non si è addormentato più. Elogi del caffè. Accuse al materasso. Ipotesi sulla playlist giusta per dormire. Nella settimana in cui il noal2giugno è stata la discussione che ha più infiammato Twitter, insieme agli appelli per aiutare le popolazioni terremotate, il social network prova a ritrovare leggerezza. C’è #ideapazzapersilvio che va alla grande: con suggerimenti che vanno dal far selezionare le ministre alla trasmissione Veline, al sostituire il papa col papi. C’è la gravidanza di Martina Stella a tenere banco. E un popolo di fan che fa gli auguri a Marilyn Monroe. Ma l’insonnia galoppa. E il mal comune, alla fine, la spunta. Twitter accoglie, registra e, come un barometro di tutti gli umori, rispedisce indietro la foto di gruppo di questo club delle notti in bianco, italiani con le occhiaie, stressati e solidali: «Comunque se stanotte non ha dormito quasi nessuno, e chi c’è riuscito ha dormito male, c’è qualcosa di strano», insinua uno. E la compagnia degli insonni cronici esce allo scoperto: padri ipocondriaci, nottambuli che hanno stemperato per locali la loro ansia, madri preoccupate dalla quotidianità. Patiti della radio: “Insonni Cronici” è una trasmissione sul Web. Di ragioni per perdere il sonno c’è l’imbarazzo della scelta. Sabina Minardi

Il tempo peggiorerà? La spesa basterà? Se lo chiede ogni giorno chi cucina oltre i mille metri di altezza. Come Eleonora Saggioro, che da 13 anni gestisce il rifugio Vincenzo Sebastiani in provincia dell’Aquila. Tra uno sguardo al sugo e uno alla parete del costone, ha raccontato la sua esperienza in “50 Ricette/50 Rifugi. Pensieri mentre l’acqua non bolle” (il Lupo edizioni). Un ricettario che porta alla scoperta della tradizione montana, con i suoi sapori, le storie, i cuochi con gli scarponi. Ognuno ha consigliato un piatto. A chilometro zero: dolci fatti in casa, verdure spontanee, formaggio del pastore. «Un modo naturale di avvicinarsi alle risorse di un luogo», dice l’autrice. «Bisogna sfidare le intemperie, la difficoltà degli SOPRA: UNO SCATTO DI BOB CAREY. A SINISTRA: approvvigionamenti, ma alla fine è una gran soddisfazione», nota LA COPERTINA DEL LIBRO DI ELEONORA SAGGIORO nell’introduzione Laura Mantovano del Gambero Rosso. M. P. “50 RICETTE/50 RIFUGI” lE ’ spresso | 159


Società Slow City

TUVIXEDDU, A CAGLIARI, LA PIÙ GRANDE NECROPOLI FENICIO-PUNICA DEL BACINO DEL MEDITERRANEO. SOTTO: LA MAPPA DELL’ITINERARIO

1

Necropoli di Tuvixeddu

Anfiteatro Romano

2

13 KM

1 3

Via Roma

CAGLIARI Totale percorso:

Viale Buon Cammino

9

Bastione S. Remy

Santuario di Bonaria

Via Dante

4

Parco di Bonaria Ex saline

Porto

5

Stadio Amsicora

Viale Armando Diaz Spiaggia del Poetto

Via San Bartolomeo Golfo degli Angeli

Borgo Sant’Elia

6

Sant’Ignazio 7 Cala Mosca

Torre S. Elia Promontorio di Sant’Elia

9

8 Cala Fighera

Necropoli nel calcare. Mare, maestrale e falesie. Tracce puniche, palazzi sabaudi, zone militari. Poche città offrono tante mete. Da scoprire zaino in spalla

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P Foto: OnOff Picture

CAGLIARI A PICCOLI PASSI

DI ENRICO AROSIO - FOTO DI ALESSANDRO TOSCANO PER L’ESPRESSO

ericolose, queste tombe intagliate nel calcare. Si susseguono come coltellate, una appresso all’altra, ci si affaccia su cavità profonde fino a sette metri. Intorno è un tripudio di fiori ed erba alta: bocca di leone, ferula, papavero, finocchietto. Per un bambino che corresse in giro sarebbe un rischio altissimo. Ma non è solo per questo che sul colle di Tuvixeddu la necropoli fenicio-punica è inaccessibile, il cantiere di restauro chiuso al pubblico dalla Procura. Dopo anni di controversie giudiziarie tra costruttori avidi di business, la Regione e le Sovrintendenze, finalmente, con l’ampio vinco-

lo imposto dal Piano paesistico regionale dell’era Soru e confermato dal Consiglio di Stato, si comincia a vedere la luce: qui a Tuvixeddu, angolo sacro dell’antica Kàralis, dove dopo il 1945 vi furono famiglie disgraziate, vittime dei bombardamenti, che nelle tombe persino vi abitarono, può nascere un parco archeologico tra i più originali d’Italia. Sopra la necropoli vi è la cipressaia, terrazza naturale da dove l’occhio spazia fino alle foreste sotto monte Arcosu, alle raffinerie di Sarroch, allo stagno di santa Gilla che ospita gli svassi reali e i fenicotteri. E da qui partiamo, nell’aria fresca, per un trekking nel disordine storico di Cagliari. Poche città italiane offrono tante compre-

senze, e a tenerle unite c’è forse solo lo spirito arcigno degli ingegneri militari piemontesi. Saliamo zaino in spalla lungo viale Merello sotto ficus magnolioidi così fitti che par di essere in Indonesia (al porto, in piazza Amendola, ce ne sono due pluricentenari). Finché a sinistra si erge il carcere di Buoncammino, che prima o poi si traferirà fuori città. Fu costruito a fine Ottocento secondo l’ordine sabaudo, per rendere più umana la vita grama nella struttura precedente, il cui direttore era stato il nonno di Vittorio De Sica. E ancora oggi, sul colletto che lo divide dalla caserma bianca e rosa della polizia, la sera si riuniscono parenti, come in un coro greco, a gridare litanie ai loro cari dietro le sbarre. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 161


Società Cala Mosca è la spiaggia segreta dei cagliaritani. Il contrario della lingua affollata del Poetto, che sale verso Quartu VEDUTA DA VIALE BUONCAMMINO. SOTTO, DA SINISTRA: IL PROMONTORIO DI CAPO SANT’ELIA; LA TORRE DI SU PERDUSEMINI. NELL’ALTRA PAGINA, DA SINISTRA: LO STADIO SANT’ELIA E IL CANALE DI SAN BARTOLOMEO; LA TERRAZZA DEL BASTIONE SAINT RÉMY, SULLO SFONDO IL GOLFO DEGLI ANGELI E IL PORTO

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del Bastione Saint Rémy. Anni fa, la sera, era buia, annerita, percorsa da tossici. Oggi è il salotto estivo della città, dove si invitano gli ospiti del continente per un drink. Magari sui divani da lounge bar del Caffè degli Spiriti. Nome non improprio, perché un’aura di dramma aleggia su Saint Rémy. Ogni tanto da qui si lancia un suicida, schiantandosi sul tetto di un’auto, e se ne bisbiglia perché stona con i riti romantici di oggi, le coppiette che pennellano sulle pietre “Jordy 6 la mia vita” o “Jesus of Suburbia”, le stesse fantasie che si leggono a Brooklyn. Scesi dal Bastione, un pensiero grato all’Antico Caffè, locale chic che non tradisce mai, e si scende in direzione porto. Il vecchio Mattatoio ormai si chiama Exmà, è un centro d’arte e cultura gestito dal Comune. Poco oltre, in una piazza ordinata (i cagliaritani non gettano facilmente carte e spazzatura), ecco San Saturno, una di quelle sorprese italiane che appaiono dove non te le aspetti. L’origine era una basilica del sesto secolo, ha pianta cruciforme, tre navate, cupolina (un vero peccato i vetri nuovi a specchio), e Saturno era un martire cristiano che era finito decapitato. Basta cupezze. Sotto il Santuario di Bonaria, ecco la casa razionalista di Renato Soru, un unicum a Cagliari. Ora puntiamo a est. Per due chilometri, viali rettilinei sotto oleandri e palmizi. Dopo la Fiera, a sinistra il vecchio stadio Amsicora, dove il glorioso Cagliari di Gigi Riva vinse lo scudetto del 1970. A destra, dal pon-

te Vittorio, il profilo del nuovo stadio Sant’Elia, che è ormai invecchiato pure lui: con due settori inagibili per motivi di sicurezza, e quel discusso presidente Cellino che ha costretto la squadra a emigrare a Trieste per le ultime partite di campionato. Ora riappare ciò che in Sardegna è più classico del mirto: il filo spinato. Le zone militari, che sia Esercito, Marina o Guardia di finanza, espongono cartelli “vietato l’accesso” ovunque nell’isola, da nord a sud, dall’Asinara a capo Teulada, dalla Maddalena al Salto di Quirra dei test missilistici e delle scorie misteriose. Sulla sinistra la collina di Sant’Ignazio è tutta cosa loro, spazi sproporzionati per giochi di guerra sempre più rari e decentrati. E così riflettendo si giunge al mare, al vecchio borgo Sant’Elia, villaggio di pescatori e casette pastello dove la domenica si tiene un vivace mercato. Si affaccia al mare anche l’ex Lazzaretto. È un centro culturale, un po’ come il Mattatoio. C’è una mostra fotografica sotto le volte bianche a crociera, a mezzogiorno siamo gli unici visitatori, e il ragazzo barbuto in t-shirt nera, seduto tra cataloghi e computer, pare il guardiano dell’ultimo avamposto, il tenente Drogo del “Deserto dei Sardi”... Un senso di vuoto, dove la città fisica finisce. Ma siamo sempre, e ampiamente, in territorio comunale. Il mare è mosso, sferza un vento teso di levante, due barche bolinano che è un piacere. Inevitabilmente, in quest’isola montuosa, di pastori e cacciatori, si finisce al mare. La

scritta “Furiosi” (sono gli ultras del Cagliari) sul muro dei militari ci riporta alla prosa di oggi. Ma subito ogni furia si acquieta. Si lascia l’asfalto, e si procede su pista di cemento, che in Sardegna è già un segnale di distacco. Puntiamo verso il faro Sant’Elia, a strisce bianche e nere sopra il mare azzurro cupo. E presto si lascia anche il cemento e si prende il sentiero nella macchia bassa di lentisco illuminata dalle chiazze gialle e rosse dell’euforbia, che i sardi chiamano lua, e nell’interno, dove si pesca in acqua dolce, usano come esca tossica per stordire i pesci. Al faro due inglesine scattano foto. In 20 minuti di cammino si arriva a Cala Mosca, i bagnanti sono figurine abbronzate stampate sulla sabbia. È la spiaggia segreta dei cagliaritani, il contrario della

lunga lingua del Poetto, spesso affollata, che sale verso Quartu. Qui a Cala Mosca sopravvive un albergo bianco e azzurro anni Cinquanta un po’ fané: fa pensare a quel film di Wim Wenders sulla costa portoghese deserta, “Lo stato delle cose”, in cui Patrick Bauchau meditava sul Finis Terrae. Si cammina ancora, fin sopra Cala Fighera, celata tra due piccoli promontori. E ora si sale proprio, su sentiero di montagna, e si lascia tutto indietro. In pochi minuti siamo già in quota, in basso sulle rocce prendono il sole i primi nudisti, più sopra due ragazzi fanno arrampicata. E la Cagliari punica, e pisana, e piemontese, e militare è ormai lontana. Si procede su calcare aspro. Il vento è molto forte, qui non si scappa, soffia sempre, o di levante o di maestrale, e la mac-

chia è bassa anche per questo. E tra lentisco, ginepro e lua, che rosseggia dando al tutto un’idea nordica d’Irlanda, ci inerpichiamo verso la Sella del Diavolo, il crinale che divide i due mari di Cagliari, Sant’Elia e il Poetto. Alle spalle lasciamo la ripida falesia. Immensi fiori di agave ci vengono incontro scultorei, sparano fuori dal terreno con foga disneyana. E con l’ultimo fiatone, dopo cinque ore e mezzo, ci fermiano alla torre Sant’Elia. Sono due ruderi morsicati dalle intemperie, tra la macchia millenaria. Trovassimo un bronzetto dell’era nuragica, l’illusione arcaica sarebbe perfetta. Ma siamo hic et nunc, ancora in pieno comune di Cagliari, e poco più avanti eccolo lì, il vecchio amico di sempre: il filo spinato. 2 - CONTINUA

Foto: OnOff Picture

Si entra in Castello, su Casteddu, da Porta Cristina. Qui siamo prima dell’Unità, ma sempre tira aria di Savoia: la disegnò nel 1825 il nobile Carlo Boyl, è dedicata a Maria Cristina di Borbone, sposa di Carlo Felice re di Sardegna. Appena entrati, piazza Arsenale è quel collage di epoche diverse che dà a Cagliari una grazia che in tanti sottovalutano. Si percorre il Casteddu da nord a sud, su ampio selciato in pietra, e chissà che le auto non saranno, presto o tardi, bandite come il luogo merita, e il sindaco Zedda desidera. Strane ironie della storia: in piazzetta Mafalda di Savoia (sposa di Filippo d’Assia, arrestata dai nazisti, morta a Buchenwald nel 1944) campeggia una frase sbiadita di Mussolini su Impero, sangue e lavoro. Il Duce, in Italia, non sbiadisce mai del tutto. Si lascia a sinistra l’ascensore che scende a Villanova, ed ecco il Palazzo della Provincia nella sua enormità, emblema dello spreco di denaro pubblico: la sola facciata ha 55 finestre, umilia il Campidoglio a Roma, e pensare che i sardi, di province, ne hanno appena abolite quattro su otto per referendum; che sia un segnale di saggezza? Subito oltre, la Cattedrale, restaurata da poco. Qui il denaro è stato speso meglio. Costruita dai pisani nel 1300, rifatta barocca nel Settecento, fu riportata a stile romanico-pisano intorno al 1930, e però il falso, alla luce degli ultimi lavori, funziona. Salgono cinguettando giovani invitate a un matrimonio, e noi scendiamo sull’ampia terrazza

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Star & affari Società

CIAK, SI INVESTE Non solo belli: sono anche businessmen. Gli attori alla conquista di Silicon Valley DI LORENZO SORIA DA LOS ANGELES

ASHTON KUTCHER. A SINISTRA: JESSICA ALBA

Foto: Y. Chiba - AFP / Getty Images, R. Drew -Ap / Lapresse

Q

uando ai primi di aprile fu annunciato che a interpretare la parte di Steve Jobs in un film sarebbe stato Ashton Kutcher, la scelta è apparsa scontata. Intanto, tra i due c’è una vaga somiglianza fisica. Ma soprattutto, mentre i giornali di gossip si occupavano delle sue vicissitudini con Demi Moore, l’attore è diventato presenza nota e rispettata nel mondo della Silicon Valley. Come sanno bene i 10 di milioni di persone che lo seguono su Twitter e le centinaia di aspiranti imprenditori che ambiscono ad avere 5 minuti con lui, Ashton Kutcher è uno dei tre partner (gli altri sono Guy Osiery, manager di Madonna, e il magnate dei supermercati Ron Burkle) di A-Grade, fondo di investimento che ha contribuito al lancio di una dozzina di società tra cui Airbnb (mette assieme viaggiatori che cercano una stanza e padroni di casa che le affittano), e Chegg, per affittare libri di testo. «Associarsi con una celebrity non aiuta di per sé

la crescita di una società», sostiene infatti l’amministratore delegato della Chegg, Dan Rosensweig. «Deve essere una cosa autentica e Ahton lo è, lui ne ha fatto un vero business. Ha un fondo, investe in start-up, ha una visione molto specifica per ogni società». Kutcher, che ha investito anche in tre società berlinesi, non è l’unico. Come volessero provare al mondo che non sono solo volti interessanti, la lista di stelle del cinema e della musica che decidono di buttarsi nell’high-tech continua a crescere. Contiene nomi che vanno da Justin Timberlake a Lady Gaga, da Jessica Alba a LL Cool J e 50 Cent. E non sono semplicemente investitori passivi, come Leonardo DiCaprio che ha puntato su una società israeliana chiamata Mobli, che produce un’applicazione che mette assieme ogni foto con la location dov’è stata scattata. O Bono, che tre anni fa ha investito 200 milioni di dollari in Facebook che adesso valgono oltre un miliardo. Justin Timberlake, che in

“The Social Network” aveva recitato la parte del fondatore di Napster Sean Parker, e il cui fondo, Tenman Digital, ha contribuito a co-fondare altre società come la Dekko e la Stipple che si occupano di catalogare e scambiare foto, l’anno scorso è diventato parte di una cordata di investitori che ha rilevato MySpace dall’impero di Rupert Murdoch per 35 milioni di dollari. «Non l’ho fatto tanto per metterci il mio nome», spiega a “l’Espresso”. «Ci credo perché faccio parte di una generazione che pensa possiamo fare qualunque cosa. E perché amo le idee e l’opportunità di creare». Come Jessica Alba, che diventata mamma ha pensato invece di fondare Honest, sito che vende pannolini, shampoo e detersivi naturali per bambini. Lady Gaga ha invece il titolo di “creative director” alla Polaroid. Ma non le basta e assieme con Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, ha lanciato un fondo di investimento, Tomorrow Ventures, col quale hanno investito in Backplane, sito per fan di musica e sport. LL Cool J ha creato uno studio virtuale che consente agli utenti di registrare canzoni via Internet. Dr. Dre e Ludacris hanno le loro linee di cuffie musicali di alta qualità, mentre 50 Cent, con la sua Sms Audio, oltre a vendere cuffie mira a espandere l’offerta con sistemi audio e speakers. Poi c’e Kanye West, la cui Donda, dal nome della mamma, investe in musica, architettura e tecnologia. Lui non si accontenterebbe di interpretare Steve Jobs, mira più in alto: «Vorrei partire da dove lui ha lasciato». ■ 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 165


Passioni LIBRI

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MODA

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DESIGN

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TAVOLA

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VIAGGI

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n. 24 - 14 giugno 2012

MOTORI

Pop star

Foto: T. Kerr

Vedi alla voce Kimbra Per ora il suo nome dice poco o niente. Il suo primo disco, “Vows”, è uscito a fine maggio in Usa, da noi ancora non si sa. Eppure tutti conoscono benissimo la sua voce. Kimbra, 22 anni: da quando ha duettato con il cantante belga-australiano Gotye nel brano “Somebody that I used to know”, tormentone dell’anno in area Grammy, è diventata un fenomeno dell’etere e del Web. E il mondo ora è curioso di scoprire a quale volto e corpo appartenga quella voce così soave. La cantautrice è di origine neozelandese. A 10 anni scriveva già canzoni; a 14 era una vedette dei contest musicali scolastici e a 17, scoperta dal produttore australiano Mark Richardson, aveva già il primo contratto discografico. Il debutto con “Vows” (Warner) è avvenuto due anni fa, schizzando in testa alle classifiche in Nuova Zelanda e in Australia, ma solo ora arriva dalle nostre parti anticipato dal singolo “Settle down”, che ha già fruttato a Kimbra paragoni da Amy Winehouse a Björk, a Florence & The Machine, e oltre 12 milioni di visualizzazioni su YouTube. Una sua canzone, “Good intent”, è finita nella colonna sonora di “Grey’s anatomy”. «Sono felice di avere legato il mio nome a Gotye, è stato lo stesso per gli svedesi Little Dragon con i Gorillaz», dice l’artista, cresciuta con Prince e Michael Jackson: «Ma ora è tempo di cantare da sola. Il disco appena uscito contiene brani inediti rispetto alla prima edizione. Somiglia a un viaggio che va dagli esordi fino a oggi. Una sfida molto eccitante». Stefania Cubello lE ’ spresso | 167


Passioni Libri

Libri Passioni Il libro di Mario Fortunato

Il romanzo di Nello Ajello

ELEGIA NAPOLETANA Non capita spesso di leggere un’elegia in prosa così genuina come quella che ci offre Ermanno Rea nel libro “La comunista” (Giunti, pp. 140, € 12). È assoluta la vicinanza sentimentale dell’autore con la sua eroina, Francesca, la giovane che animò la sua gioventù nel dopoguerra napoletano. Li univa, avverte Rea, «un’amicizia «di granito». E soggiunge: «Non «un’altra cosa». Già a suo tempo lo scrittore narrò questo tratto della propria vita in un suggestivo romanzo dal vero, “Mistero napoletano”. Un po’ misteriosa, appunto, nella sua «franchezza ruvida», è ancora Francesca a riempire le pagine del racconto che dà il titolo all’attuale volume. Morta suicida, gio-

ll romanzo “Noi gli animali” (Bompiani, traduzione di Sergio Claudio Perroni, pp. 136, € 16), opera prima dello statunitense portoricano Justin Torres si potrebbe definire un’educazione sentimentale posttutto. Famiglia disgregata ma a suo modo felice, padre e madre endemicamente senza lavoro e inclini all’alcol e alle droghe, tre figli bambini il cui unico linguaggio è quello della strada: il tutto proiettato in una sorta di azzeramento dei rapporti sociali e in un mondo che è sempre la periferia di qualcos’altro. In tale dimensione da grado zero dell’umanità, la favola che Torres ci racconta possiede una sua grazia scura e forse un po’ indecifrabile, in cui l’unica realtà a significare

Ecuba salvami tu

La lettura di Maria Simonetti

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ancora qualcosa è la realtà corporea. Il libro stesso procede come un romanzo in formazione, ogni capitolo essendone una tappa o un nuovo tassello, da leggere quasi come un breve racconto a se stante. Quello che infine fa deflagrare il racconto, strappando i protagonisti alla loro primigenia animalità, paradossalmente è il sesso, o meglio l’identità che da esso ne discende. Il più piccolo dei fratelli (che è anche la voce narrante) comincia infatti a isolarsi dagli altri nel momento in cui scopre la propria omosessualità. Omosessualità che racconta con dovizia di particolari inventati nel proprio diario: e i diari, si sa, sono classicamente scritti per coloro i quali non dovrebbero leggerli. Così la tragedia scoppia (la cultura portoricana è molto machista e ama poco i gay), ma nella tragedia ha luogo, come Nietzsche insegnava, il cosiddetto “principium individuationis”, e insomma ognuno trova la propria, fragilissima umanità.

La biblioteca di Enzo Golino

Tra Laura e Pier Paolo

Foto: S. Pfriender - Corbis Outline

FURIA KEITH

KEITH RICHARDS

Corvi e Ricorvi

IL SESSO DEI GAY

vane e al culmine dell’impegno politico, questa donna si muove qui con Céline lavora nel ristorante preferito da travestiti in l’energia d’un ricordo che cerca di riparo dal freddo di Montréal. Quando una non ha voglia di dileguar- collega si ammala e le tocca lavorare di giorno, Céline si. Lei come Napoli. È incontra un’aspirante attrice, poi l’Ecuba delle Troiane un’antica ragazza rievoca- di Euripide e infine un regista deciso a farla lavorare in ta al centro d’una metro- teatro. Ben scritto e costruito ancora meglio, con colpi poli che a tratti pare irrecu- di scena ben pensati, “Il quaderno nero” di Michel perabile. Chi sospetta che Tremblay (Playground) fa affezionare il lettore a una l’elegia sia un genere ormai trama improbabile, da favola noir: dove la “fatina” si scaduto, scelga “La comu- chiama Jean il Decapitato, e la strega è mammà. A.C.P. nista” per ricredersi. Il secondo racconto, “L’occhio del Vesuvio, è deusz, sotto «l’occhio del Vesuvio». Da invece un apologo. Vi si immagina che un solo, s’impegna a costruire una biblioteca anziano bibliofilo viva a Torre del Greco, su disegno del padrone di casa, che ne è a valle del vulcano. Invadono la sua casa entusiasta. Ma poi, richiamato in patria pile di volumi polverosi. Ma ecco intervie- dalla gelosia per sua moglie, lascia il lavone un immigrato polacco, Tadeusz, che ro a metà. L’anziano signore è disperato. per il collezionista rappresenta un colla- E si avvia alla morte. La montagna, calma boratore «dalle mani d’oro», quasi un’es- in apparenza, forse infiammata in segresenza fatata. Si dà da fare, il buon Ta- to, accompagna la trama come un incubo.

La domanda che corre lungo le oltre succosissime 400 pagine di “Keith Richards” (traduzione di Stefano Focacci, Odoya, € 22) di Victor Bockris, già autore di strepitose biografie di Lou Reed, Patti Smith e Andy Warhol, è una sola: come sia riuscito il chitarrista dei Rolling Stones a sopravvivere a 69 anni, i suoi, trascorsi così pericolosamente. Avendone passati dieci, fino ai 34, a iniettarsi dosi di eroina che avrebbero stramazzato un cavallo, e poi altri 30 a imbottirsi quotidianamente di una micidiale alternanza di oppio, cocaina, Lsd, hashish e alcol. Eppure fu proprio lui, il bambino introverso figlio di operai nato nell’hinterland londinese a dicembre del 1943 - e non, come i più credono, l’amico e coetaneo Mick Jagger, più borghese e ambizioso - il vero leader e l’anima creativa dei Rolling Stones: un genio della musica, capace di trasformare gli accordi di John Lee Hooker, Chuck Berry e degli altri bluesmen di Chicago in quel sound potente e inedito che ha fatto degli Stones la band più ricca del pianeta. Grazie ai ricordi della madre di Keith, dei suoi grandi amori Marianne Faithfull, Anita Pallenberg e Patti Hansen, di critici e divi del rock, l’autore indaga la relazione tra Keith e Mick, i “glimmer twins”, gemelli scintillanti ma diversissimi in conflitto per la leadership del gruppo. Un «lupesco Lord Brummel» con gli occhi bistrati, tossico e fuorilegge, solitario compositore, il primo; performer e icona sexy con boccoloni e labbroni (Keith lo chiamava Brenda) più proiettato verso il jet set e il business, il secondo. Un conflitto che ha però acceso la scintilla creativa.

Come dire

Il fascino della dismisura caratteriale e letteraria è il motore che anima “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie, pp. 246, sedici illustrazioni a colori, € 16,80), dove Emanuele Trevi - romano, 1964, autore di narrazioni ibride di spiccata personalità - ha raccontato due straordinari esemplari di quella condizione: Laura Betti, l’«obesa erinni» che governa il Fondo Pier Paolo Pasolini strenuamente voluto per radicare culturalmente e amorosamente la memoria del poeta; l’incompiuto iperromanzo “Petrolio”, sua massima creazione sperimentale pubblicata postuma nel 1992. Assunto al Fondo per raccogliere in volume le interviste dell’intellettuale «corsaro», il non ancora trentenne Emanuele subisce insulti e sfuriate della Betti: attrice dotata, elaborava con oltranza linguistica rabbie micidiali e ilarità liberatorie, picchi espressivi ricorrenti in questo ritratto fe-

roce, grottesco, anche tenero, di una donna - «la Pazza» - che talvolta si annodava i capelli in un ciuffo simile «al pennacchio di un ananas psicotico». Dettagli ridicoli a parte, commuove la tragicità della decisione di Laura che sceglie di annullarsi nella missione pasoliniana. Un segno di generoso nichilismo. Quanto a “Petrolio”, l’altro smisurato mostro del libro, Trevi l’affronta rinunciando a pretese di realismo, al mito di una presunta verità: dimensione affaristica, sottofondi politici, complotti contro l’Eni di Enrico Mattei morto in un incidente aereo. Azzardo geniale, si mette sulla via di suggestioni mitologiche e dei misteri eleusini che lo spingono fino in Grecia sulla scia di una scrittura dal moto ondoso, ricca di risonanze; e che allontana cattivi pensieri del lettore infastidito da qualche scatto di presunzione, da qualche inciampo contraddittorio.

DI STEFANO BARTEZZAGHI Il ventesimo anniversario delle due stragi che eliminarono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, le rispettive scorte e la moglie di Falcone ha riportato alla memoria le vicende dei depistaggi, dei falsi pentimenti, dei processi fasulli e del “Corvo” di Palermo (l’anonimo e mai identificato estensore di lettere contro Falcone e la sua strategia antimafia nel 1989). Proprio mentre erano in corso le rievocazioni un nuovo Corvo ha turbato addirittura la Santa Sede, trafugando documenti riservati detenuti direttamente dal papa. In un Vaticano sin troppo italianizzato, allo sconcerto si è immediatamente aggiunto il grottesco, con la responsabilità attribuita all’“assistente di camera”, cioè il maggiordomo, un signore dalle generalità santissime: nome apostolico, Paolo; cognome arcangelico, Gabriele. Nella voliera dei misteri italiani e limitrofi tornava così una cara conoscenza: il Corvo, a fare compagnia ai Falchi e alle Colombe, oltre che alle Aquile, agli Avvoltoi, ai Polli (da quelli di Renzo a «io conosco i miei polli»), alle Oche (del Campidoglio) e alle Anatre (zoppe), a Gufi e Cornacchie (malauguranti), Civette, Allodole (con Specchietti), Struzzi (con la loro insabbiante Politica), Piccioni (a cui tirare), e varie Gazze, Pappagalli e Pavoni assortiti. Nelle gabbie vicine, Talpe, Delfini e Serpi in Seno. Un utile esercizio di Semiotica dell’enigma italiano dovrebbe aiutarci a distinguere la denominazione “il Corvo” (in quanto stereotipo giornalistico) dal Corvo inteso come cosa-in-sé, quindi stereotipo della Storia, dei suoi Corsi e Ricorsi, dei suoi Corvi e Ricorvi. A tornare sempre uguale è la storia o il suo racconto? È il modus operandi degli attori in gioco o il modus narrandi di chi cerca di ricostruirne le gesta? Italo Calvino aveva scritto: «Ultimo venne il corvo». Ma se dalla letteratura passiamo alla storia in Italia né il passato né, nella fattispecie, il corvo, se ne sono andati mai. Anagramma: Paolo Gabriele = bolge

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Moda Passioni Stile ed ecologia

VERDE NELL’ANIMA

U

n’azienda con un cuore “verde”, attenta ai valori ecosostenibili, che piace molto ai consumatori italiani visto che, al di fuori degli Stati Uniti, l’Italia rappresenta il primo mercato al mondo per fatturato con oltre 130 milioni di euro e 140 punti vendita, che saliranno a 160 entro il 2012. Timberland produce e distribuisce scarpe, abbigliamento e accessori secondo criteri “green”: perfino gli arredi degli store sono realizzati con legno derivante da deforestazione controllata. Come ci racconta Luca Ghidini, Country Manager Italia e Grecia. A livello internazionale, Timberland è da sempre impegnata in attività a favore dell’ambiente. Quali sono le principali iniziative?

re a disposizione 40 ore l’anno retribuite da dedicare ad attività di volontariato nel settore ambientale e si impegna a ridurre le emissioni di carbonio del 50 per cento entro il 2015. Da poco è stata lanciata in tutti i punti vendita monomarca l’iniziativa di raccolta fondi Project for Africa per la costruzione di un ospedale nello Zambia, rivolta sia ai consumatori, sia ai partner commerciali».

«A settembre festeggeremo il ventennale del programma Path of Service che permette a ogni dipendente di ave-

Avete lanciato la collezione Formentor, legata alla vela: quali sono le caratteristiche ecologiche dei vostri prodotti?

Gioielli su misura Nasce dalla collaborazione fra Swarovski, principale produttore al mondo di cristallo tagliato per la moda, la gioielleria e il design, e Chamilia, azienda americana specializzata in bijoux personalizzabili, la collezione di oltre 200 “perline” in un’ampia varietà di forme e di colori. La brillantezza dei cristalli sfaccettati si abbina all’argento Sterling per dare vita a monili unici, con prezzi compresi fra i 30 e i 95 euro. La collezione è in vendita in circa 400 boutique Swarovski nel mondo, dagli Stati Uniti all’Italia. A. Mat.

«Nel 2007 nasceva Earthkeepers, che punta a ridurre l’impatto ambientale grazie a tessuti naturali, riciclati, organici, di pellami provenienti da concerie selezionate, di fonti di energia rinnovabili in fase di produzione. Per la primavera-estate 2012, puntiamo sulla linea Earthkeepers Hookset, calzature che mettono insieme cotone biologico, lattice rinnovabile, alluminio anti-corrosione, e sulla collezione Formentor da uomo dove la Race Jacket, waterproof e traspirante, è fatta con fondi di caffè e filati ricavati da PET riciclati. Resistenza a prova di salsedine». Antonia Matarrese SOTTO: OROLOGIO CUERVO Y SOBRINOS E GIOIELLI SWAROVSKI-CHAMILIA. IN ALTO: LUCA GHIDINI COUNTRY MANAGER DI TIMBERLAND

L’arte della precisione È la prima gara automobilistica di regolarità per auto storiche e si svolgerà dal 14 al 17 giugno a Bormio, in Valtellina. A promuoverla è Cuervo y Sobrinos, marchio di orologi fondato nel 1882 da Armando Rio y Cuervo a L’Avana. La Summer Marathon si snoderà attraverso cinque passi alpini: Stelvio, Tonale, Gavia, Forcola e Foscagno, raggiungendo un totale di 150 km. nelle 70 prove cronometrate. Centosessanta gli equipaggi partecipanti, provenienti da tutto il mondo, con vetture costruite e immatricolate prima del 1971. Ogni automobile sarà dotata di Racelink, un computer di bordo satellitare che garantisce sicurezza e monitoraggio costanti. A. Mat. 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 171


Moda Passioni Ore luminose Movimento al quarzo, cassa in alluminio, quadrante con indici e lancette luminescenti, cinturino in silicone disponibile in vari colori, dal verde al giallo, dal marrone al nero. Sono le principali caratteristiche dell’orologio K&Bros (tel. 800 150300, www.kebros.it). Costa 79 euro.

Giornate a colori Giacche colorate in gabardine tinto capo (334 euro) e pantaloni con impunture a contrasto e cintura a nastro (197 euro) della collezione p/e Harmont&Blaine (tel. 081 8881111, www.harmontblaine.it).

BLU CHIC

Fa parte della collezione Cruise Louis Vuitton (tel. 800 308980, www.louisvuitton.com) il look composto da maglioncino traforato di cotone e seta, gonna con oblò decorati da pietre geometriche, borsa Saumur in vitello e sandali con zeppa di pitone. Prezzi su richiesta.

Ispirazione vacanze

Partenze leggere

Gucci (tel. 02 771271, www.gucci.com) lancia una Collezione Resort in edizione limitata dedicata a Capri e a Saint Tropez: di quest’ultima fanno parte la tote bag e il portafoglio da polso in lino con profili di pelle e stampa Gucci Vintage. Prezzi su richiesta.

Fa parte della nuova linea rigida S’Cure di Samsonite (www.samsonite.it) la valigia spinner in polipropilene leggerissimo con sistema di chiusura ermetica a tre punti e carrello di traino in alluminio. Disponibile in una vasta gamma di tonalità, dal lemon all’aqua blue, e in due dimensioni, da 139 euro con telo mare in omaggio.

Denim rivisitato

Occhio al dettaglio

Per lei, camicia realizzata in denim délavé con applicazioni tartan della collezione Webb&Scott (tel. 059 6258311, info@migor.it). In vendita a 79 euro.

Aste importanti per gli occhiali da sole femminili della collezione Tod’s (tel. 02 772251, www.tods.com). Realizzati in PVC, hanno lenti fumé e costano 250 euro.

a cura di Antonia Matarrese

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Viaggi Passioni La Tavola di Enzo Vizzari

A scuola di pizza

C’È IL MARE A FIRENZE

Con un libro uscito di recente, “Il Gioco della Pizza” (Rizzoli), Gabriele Bonci, celebre artigiano romano, che ha trasformato il suo negozio di via della Meloria, Pizzarium, in un luogo di culto per adepti del “Bonci’s way”, insegna a fare la pizza, dalla scelta degli ingredienti fino alla cottura. In modo colloquiale Bonci descrive tutte le fasi della lavorazione, fornendo consigli utili e dritte sperimentate in anni di lavoro. Segue un catalogo di ricette, raccolte in base alla stagione, e fotografate da Elisia Menduni. Dalla Margherita a vere creazioni: la pizza con rape bianche, stracotto di vitello e tartufo di castagne, quella con zucca, anguilla e tarassaco, la pizza con anatra all’arancia o con agnello e taccole al caffè. Fabrizia Fedele

UNA PASTICCERIA. UN LOCALE PER L’ORA DEL THE E DELL’APERITIVO. MA NON SOLO. UN INDIRIZZO IN GRADO DI MERAVIGLIARE PER LA SUA CUCINA DI PESCE

Italia da pub the è una festa come anche gli inglesi più viziati possono sognarsela, la vetrina dei piatti cucinati per la pausa pranzo dovrebbe far vergognare l’esercito dei bar al microonde, l’aperitivo farebbe piangere d’invidia i frequentatori degli happy hour metropolitani. Alle 21 si chiude. “Chi sa”, però, all’ora di pranzo sfila tetragono, senza cedere alle lusinghe, davanti allo schieramento dei dolci e dei salati, e s’infila in fondo al banco bar in quello che era un retrobottega e ora è una sofisticata saletta da pranzo, con panchette e poltroncine capitonné rive-

Altre tavole OSTERIA DEL SEMINARIO Bisceglie (Ba) - Corso Umberto 165 Tel. 080 3991519 Chiuso: martedì, domenica sera A pochi passi dal centro storico, la cucina semplice, familiare e immediata segue i ritmi della stagione, nel mare come nell’orto. Dal menu emergono polpo laccato, risotti e paste fresche con vari intingoli marinari; tipica è la zuppa di pesce con spaghetti spezzati. Servizio cordiale, buona la lista dei vini regionali e degli oli extravergine. Sui 30 euro.

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Quanti volti ha la Maremma

EXPORT

AL PONTE Lusia (Ro) - via Bertolda 1, loc. Bornio Tel. 0452 669890 Chiuso: lunedì Da due secoli la trattoria dei “ranari” (il soprannome dei titolari) custodisce i valori della cucina polesana. Vicino al ponte di Bornio si gustano il risotto alle verdure (Lusia è patria degli ortaggi), l’anguilla fritta, la carne al sale e la pinza “onta”. La cucina è condotta dal figlio del titolare e la buona formazione si nota. Conto sui 35 euro.

stite di pelle verde scuro, lampadari veneziani, tovaglie di lino, con un maître garbato e informato che conosce i vini e sa misurare i clienti… e con una vera, completa cucina di pesce. Old style sia chiaro: dopo l’imponente degustazione di crudi, il copione non prevede tocchi di creatività ma si attiene al sano e nostalgico repertorio della “vaporata di mare”, del guazzetto di moscardini al Chianti, degli spaghetti con vongole e bottarga o con le arselle, della catalana mista, addirittura dell’aragosta e degli scampi alla Thermidor, quasi un reperto archeologico ma tanto ghiotti. Altrettanto classici e opulenti i dolci, con il millefoglie espresso alla Chantilly, il cheese-cake con crema di yogurt e la sfoglia - soave, caramellata - ai frutti di bosco. Insomma, una rimpatriata di buone maniere e di accattivante “vecchia” cucina. Per un conto equo ma non leggero: almeno 60-70 euro. PASTICCERIA GIORGIO Via Duccio da Boninsegna 36 Firenze tel. 055710849 Aperto solo a pranzo e sabato a cena, chiuso: domenica e lunedì www.pasticceriagiorgio.biz guide@espressoedit.it

Foto: E. Romanzi, Ocean - Corbis, R. Celentano - Laif / Contrasto

N

on so se sia “la migliore pasticceria di Firenze” come si legge sul solito Trip Advisor, ma sono pronto a scommettere che di pasticcerie che cucinano il pesce così bene non ne esistono al mondo. Nel quartiere residenziale e un po’ anonimo di Soffiano, lontano dal centro turistico, c’è Giorgio, pasticceria da oltre cinquant’anni ben conosciuta dai fiorentini, e da qualche tempo anche dai forestieri, non soltanto per la varietà e la qualità dei suoi dolci ma per il servizio completo che offre e, pochi lo sanno, per il confidenziale angolo gourmet tutto pesce che contiene. Le prime colazioni possono essere sontuose, è irresistibile, dopo il rutilante banco dei dolci, la sfilata delle schiacciate e dei panini con farciture d’alta gastronomia, l’ora del

Luoghi da scoprire di Giovanni Scipioni

Doppia festa per la birra italiana. Sfuggita al rischio di un aumento delle accise e premiata sui mercati esteri. CPer esempio, con il riconoscimento appena incassato in Gran Bretagna. È un po’ come se la Nazionale azzurra di rugby avesse sbancato Twickenham, lo stadio londinese dove gioca l’Inghilterra, e che della palla ovale è “culla” mondiale. A differenza del rugby, la partita che si gioca nei pub britannici tra l’Italia da malto e i team di casa fa segnare score sempre più lusinghieri. L’ultimo, diffuso a Rimini al Salone dell’Alimentazione, vede un aumento del 20 per cento nell’export 2011. Un dato cui fa da contorno l’aumento del 10 per cento delle esportazioni di birra italiana negli Usa. Che fa toccare quota 1,25 miliardi di valore al nostro export. Antonio Paolini A DESTRA: MUSICASTELLE IN BLUE AL FORTE DI BARD. SOPRA: BUTTERI IN MAREMMA. A SINISTRA: PASTICCERIA GIORGIO, A FIRENZE

Chi ha letto i romanzi di Luigi Ugolini ricorda che la Maremma del dopoguerra, quella pianura paludosa che da Populonia si apre verso il mare, era una terra dai forti colori dove solo “l'uomo naturale” era in grado di comprenderne i codici. Oggi la Maremma non ha più quella poesia con la metrica della natura incontaminata del dopoguerra, ma lo scorrere del tempo e la cattiva mano dell’uomo non hanno spezzato quel filo di bellezza che la lega alle parole dello scrittore toscano. La natura è ancora importante e la mano buona dell’uomo si è fatta sentire. Per alcune cose è anche un esempio da mostrare e proprio per questo si rivela una terra da attraversare con la famiglia, con i bambini. Ci sono le oasi Wwf dell’Argentario, dove l’osservazione degli uccelli, il birdwatching, si arricchisce di fenicotteri rosa e di farfalle dagli infiniti colori. Si può raggiungere il parco dell’Uccellina dove percorsi tematici portano i bambini sulle orme degli animali selvatici, il parco faunistico del monte Amiata per entrare in confidenza con gli animali, una visita al centro recupero animali selvatici, a pochi chilometri dall’oasi Wwf Bosco di Rocconi nei pressi di Semproniano, il parco archeologico del Tufo, a Sovana, Sorano e Vitozza, il giardino del Tarocchi vicino a Capalbio, gigantesche sculture, alte dodici, quindici metri che raffigurano i ventidue Arcani Maggiori delle carte dei Tarocchi, per poi chiudere in relax alle Terme di Saturnia. I bambini possono imparare a giocare a golf alle terme di Saturnia Golf Club; i genitori, invece, possono riposare nelle piscine di acqua termale naturale.

Grande charme in piccoli hotel Una selezione di indirizzi di charme che hanno al massimo una ventina di camere. Così si presenta SlowHoliday, nuova associazione di pêtite hôtellerie a gestione familiare per godersi la montagna valdostana (tel. 329 5933650, www.slowholiday.it). Lo Slow Walking prevede tre pernottamenti e un’escursione con i bastoncini in compagnia di una guida naturalistica alla scoperta delle Alpi, dove vivono gli stambecchi (da 180 euro). Art&Gourmet, invece, include una cena gourmand valdostana e l’ingresso al Museo dell’Artigianato di Fénis (da 187 euro), mentre il Cultura & Natura permette in due giorni di visitare un museo multimediale dedicato alla montagna e il Forte di Bard (da 120 euro). Quest’ultima location ospita, dal 13 al 21 luglio, Musicastelle in Blue, rassegna musicale in cui si esibiscono Dee Dee Bridgewater, Ludovico Einaudi, Esperanza Spalding e Paolo Fresu (www.regione.vda.it). Luisa Taliento

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Motori Passioni Auto di Maurizio Maggi

Auto

DIETA ALLA FRANCESE brava Peugeot. La marca francese dimostra di credere davvero al fatto che si debbano costruire macchine più piccole e leggere e che consumino meno. Sul fronte dei motori la tendenza (corroborata dalla normativa europea) a sfornare propulsori sempre meno avidi di carburante è ampiamente diffusa. In tema di misure, invece, i casi di modelli che sono stati rimpiccioliti si contano sulle dita di una mano. Con la nuova 208, la Peugeot torna addirittura sotto la soglia psicologica dei 4 metri. Dimagrita di oltre un quintale, è più corta di sette centimetri rispetto alla 207: per chi deve parcheggiare in città o rifugiarsi in box angusti, del resto, anche una modesta limatura è importante. Inoltre, nonostante l’accorciamento, la vettura riesce a offrire maggior spazio a bordo, specie ai passeggeri della seconda fila (per contro, si restringe un po’ il bagagliaio). Appena sistemati al posto di guida, si notano subito sostanziali cambiamenti. Il sedile ha una posizione più alta e il volante è più piccolo (per offrire miglior visibilità degli strumenti). Esternamente ha acquistato qualcosa in aggressività, soprattutto nell’allestimento a tre porte, e con il tetto panoramico in cristallo e il display touch-screen da 7 pollici sembra quasi di stare su un’auto di categoria superiore. La meglio sintonizzata con i tempi e il prezzo dei carburanti è la motorizzazione 1.4 e-Hdi, sigla che - furbamente - per la Peugeot equivale al concetto di microibrida. In realtà, il motore è un turbodiesel ma le e-Hdi consumano davvero poco e sfoggiano un puntuale sistema start and stop. Il cambio robotizzato può essere usato in tre modalità: puramente automatica (ideale in città e nel 90 per cento delle occasioni), oppure con la possibilità di cambiare le marce agendo sulla leva o sulle palette piazzate sulle razze dei comandi. Niente frizioni, comunque. La 1.400 e-Hdi non è un fulmine di guerra nelle ripartenze ma riesce davvero a fare 20 chilometri con un litro anche senza il bilancino. Ed escludendo la funzione “eco”, il carattere si fa un po’ più cattivello. Verrà sfruttato poco: troppo bello guidare in relax e consumare poco.

Delusione elettrica

E

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Peugeot 208 Active 1.4 e-HDI 3 porte

Italiane in testa

Prezzo: 16.450 euro Cilindrata: 1.398 centimetri cubi Motore: 4 cilindri turbodiesel Potenza massima: 68 cavalli Velocità massima: 165 km/ora Accelerazione da 0 a 100 km/ora: 16”2 secondi Cambio: robotizzato a 5 rapporti Consumo medio: 29,4 km/litro Emissioni di CO2: 87 grammi/km Lunghezza: 3,97 metri Bollo annuale: da 129 a 156 euro

Marca e modello Fiat Punto Lancia Ypsilon Ford Fiesta Citroën C3 Volkswagen Polo Toyota Yaris Opel Corsa Renault Clio Mini Lancia Musa

PEUGEOT 208. SOTTO: FORD B-MAX. A DESTRA, IN SENSO ORARIO: NISSAN LEAF; BMW ZAGATO COUPÉ; HARLEY-DAVIDSON SOFTAIL SLIM 1690

Vendite primi quattro mesi 2012 32.093 18.297 15.879 15.551 13.140 10.765 10.187 8.450 6.786 5.337

Il segmento B, pur in flessione netta, resta di gran lunga il più importante nel mercato italiano, con quota superiore al 38 per cento del totale. Fonte: Unrae

Monovolume satellitare

Va in onda il primo matrimonio tra l’auto e la televisione. Fino al 27 luglio, solo gli abbonati alla tivù satellitare Sky possono comprarsi una macchina che non è ancora in vendita, la nuova B-Max della Ford, la movolume compatta che ha già suscitato curiosità perché è priva del montante centrale. Siccome dare la precedenza rispetto a tutti gli altri non basta, Ford mette sul piatto un pacchetto di optional che valuta in circa 3 mila euro. Così, con 16.250 euro, il cliente Sky può avere una B-Max a benzina da 90 cavalli con tetto panoramico in vetro, sistema audio Sony e telecamera posteriore per il parcheggio.

Sono impietose le statistiche elaborate dal Data Center di “Automotive News” sule auto “verdi”. Nei primi quattro mesi del 2012, di vetture ibride ed elettriche plug-in (ovvero ricaricabili da una presa di corrente), dipinte come paladine dell’ambiente, negli Stati Uniti ne sono state immatricolate poco più di 11 mila. Una goccia nel mare dei 4,6 mlioni di auto tradizionali vendute nello stesso periodo. Mostri sacri dell’auto pulita, come la premiatissima Chevrolet Volt o la decana ibrida Toyota Prius, sono state comprate rispettivamente da 5.377 e 2.552 clienti. Neppure la Nissan Leaf, “auto dell’anno” 2011, ha sfondato. Numeri esigui, che rischiano di spingere i produttori a stelle e strisce a continuare a migliorare i “vecchi” motori a combustione, piuttosto che a spingere davvero sull’auto verde. Nonostante il prezzo della benzina sia piuttosto alto, per gli standard americani, il pubblico yankee continua ad amare (e a comprare) grandi Suv e pick-up. Una

Moto Eleganza minimalista Muscolosa e minimalista. È l’essenza della nuova Harley-Davidson Slim, ammaliante bassottona che “magra” ed “esile” in effetti non è, ma il cui nomignolo semplicemente sottolinea una sola cosa, e cioè che attorno al massiccio blocco motore c’è solo il minimo indispensabile. «Spogliate un’HarleyDavidson Softail di tutto il superfluo, e ciò che resta dà vita alla nuova Slim», chiosano i boss della Casa di Milwaukee per inquadrare la loro nuova bobber: moto con gomma anteriore cicciotta e bassa, da 16 pollici, in questo caso), ispirata alle omologhe antenate degli anni ’40 e ’50. E dalla quale il progettista avrebbe addirittura eliminato anche il parafango anteriore, comunque ridottissimo. Sfizioso

Esercizi di stile

situazione poco esaltante anche per il presidente Barack Obama, che ha concesso agevolazioni fiscali fino a 7.500 dollari (che potrebbero diventare 10 mila per alcuni modelli) sull’acquisto delle auto ecologiche e che spera di vederne almeno un milione sulle strade entro il 2015. Un ottimismo eccessivo secondo gli analisti, che fanno notare come, per ottenere un risultato del genere, potrebbero anche non bastare tre anni in più del previsto. E per arrivare all’agognato milione, i prezzi dovranno calare drasticamente e l’autonomia di queste vetture aumentare considerevolmente. Un’impresa. Marco Scafati

l’inusuale manubrio Hollywood con traversino stile motocross, che i teddy boy di Los Angeles di allora usavano per fissare fari supplementari o borsette di cuoio. Sobriamente elegante, e fascinosa nella livrea in nero opaco, la nuova Softail fa il suo bell’effetto anche in nero lucido o in rosso, a fronte di un supplemento di prezzo di 300 euro, però. Stilisticamente parlando, si fanno notare i rutilanti silenziatori Shotgun in dotazione al maestoso bicilindrico Twin Cam 103B da 1.690 cc. Propulsore fluidissimo e dalla coppia poderosa, montato in una ciclistica solida e piacevole da usare: l’ideale per accompagnare in rilassanti passeggiate un pilota comodamente seduto con i piedi poggiati su pedane ampie e lunghe, ed eventualmente anche il passeggero. A patto, ovviamente, che la sella monoposto di serie venga sostituita con una bella biposto. Maurizio Tanca

A Monaco non lo vogliono dire se la Bmw Zagato Coupé diventerà una vera macchina. Presentata come show car fatta a mano ma perfettamente funzionante al concorso di Villa d’Este, la vettura ha una linea mozzafiato: coda tronca, fianchi larghi e muso spiccatamente Bmw. Con la griglia dei due classici “reni” del radiatore composta da tante lettere zeta (come Zagato). Nata dalla collaborazione tra una casa bavarese e un carrozziere lombardo, la Bmw Zagato Coupé è stata disegnata dal giapponese Norihiko Harada (il capo del design Zagato, famoso per il basco da pittore che abbandona di rado) e dal canadese di origini libanese Karim Habib, responsabile del Centro Stile Bmw. L’auto si farà ammirare nei saloni internazionali. Poi, in Germania, decideranno se dire “ja!” e produrla.

Harley-Davidson Softail Slim 1690 Prezzo: 19.500 euro Cilindrata: 1.691 centimetri cubi Motore: 2 cilindri a V, 4 valvole Potenza massima: 79 cavalli Velocità massima: oltre 170 km/orari Consumo medio: 17,5 km/litro Capacità serbatoio: 17 litri Peso col pieno: 318 chilogrammi Altezza sella da terra: 65 centimetri Bollo annuale: da 62 a 71 euro

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Lettere

PER POSTA | PER E-MAIL | LE OPINIONI DEI NOSTRI LETTORI | N. 24 - 14 GIUGNO 2012

Risponde Stefania Rossini stefania.rossini@espressoedit.it

Buona Ghigliottina a tutti Cara Rossini, ho deciso, vinco la timidezza e mi presento come concorrente al quiz televisivo di Raiuno, “L'Eredità”, il programma condotto da Carlo Conti che fa da traino al telegiornale e che ogni tanto dispensa vincite di 15 mila, 30 mila, anche 90 mila euro. Quando mi capita di vederlo non sbaglio una risposta. Per uno come me, con laurea e specializzazioni varie, che guadagna 1.600 euro al mese sarebbe una bella boccata d’ossigeno. Certo, so già che verrò preso un po’ in giro da famigliari e colleghi, ma vuole mettere? E poi come faccio a non vincere? Ho preso qualche appunto sulle risposte dei concorrenti che le trascrivo. Alcuni credono che la Carboneria fosse il sindacato degli spazzacamini dell’Ottocento, che Churchill vinse in battaglia il generale Radetzky, che Silvio Pellico sia morto nella Resistenza contro i tedeschi, che Mata Hari fosse una famosa attrice di Hollywood e che il delitto Matteotti sia avvenuto nel 1952. Le sembro presuntuoso se le dico che in una cultura generale che gioca volutamente a questo livello (si sa, bisogna compiacere il pubblico generalista della Rai) io non avrei problemi? Camillo Sforzini Se è per questo, come ci segnalava anche il lettore Giampaolo P. in un lungo elenco che qui riassumo, ci sono stati concorrenti per i quali «ad Arezzo c’è un'accademia navale, la Costituzione italiana è nata nel 1965, il francese è la seconda lingua ufficiale del Friuli Venezia Giulia, la ruota è stata inventata nel Seicento, Einstein scappò dalla Germania nazista nel ’52, Ceausescu è stato giustiziato nel ’46, Hitler era ancora vivo e vegeto nel 1989, Alessandro Manzoni sfogliava l’elenco telefonico...». Nella guerra degli strafalcioni è facile far divertire, però ci andrei piano con le certezze di vittoria. Conosco un paio di persone che hanno fatto questa esperienza e che la raccontano con malcelata mortificazione. Entrambe molto colte e informate, sono scivolate su domande da terza elementare, tipo nome di coleotteri o lunghezza di fiumi. La memoria, l’emozione e la supponenza fanno al momento sgambetti rovinosi. Inoltre dovrà fare casting, test e provini perché non c'è solo scienza ma, come in tutti gli spettacoli, soprattutto presenza. Comunque auguri. Il programma scelto per mettersi alla prova ha un suo appeal e un bravo conduttore. Pare che Eco, Benigni e Fiorello non si perdano una puntata del gioco finale di intuito e logica chiamato, con buoni motivi, Ghigliottina.

Terremoto 1.0 Vedo che “l’Espresso” (n. 22) parla solo della ricaduta mediatica Web che il terremoto versione 2.0 ha avuto. Ma qui ci sono anche morti, centinaia di case inagibili, tendopoli affollate, attività distrutte con conseguente crisi inimmaginabile dell’economia di questa zona che porta l’1 per cento del Pil italiano. Dopo soli 5 giorni tg e giornali ci hanno dimenticato. È servita una nuova tremenda scossa, altri morti, una cittadina, Cavezzo, quasi rasa al suolo, un distretto industriale, Mirandola, devastato con decine di migliaia di posti di lavoro a rischio per ricordare ai 178 | lE ’ spresso | 14 giugno 2012

media e all’Italia che c’è una popolazione che per rialzarsi ha bisogno oltre che del proprio lavoro anche di aiuti esterni. Quelli che l’Emilia ha sempre dato e ora merita di ricevere. Perché tutti i terremoti, anche quelli 1.0, lasciano dietro di loro una scia di morte e distruzione. GIULIO MARIA POLLASTRI, Finale Emilia

Casta d’Italia Altro che liberté, égalité e lasciamo perdere fraternité. Non si finisce di scoprire situazioni di particolari, ben occultati benefici di questa o quella casta. Ci siamo appena indignati per l’incredibile interesse

L’Espresso Via C. Colombo, 90, 00147 Roma. E-mail: letterealdirettore@espressoedit.it precisoche@espressoedit.it

dei mutui ai parlamentari che veniamo a sapere di altri addirittura più privilegiati. Se i parlamentari hanno mutui all’1,57 per cento, i dipendenti, i pensionati della Banca d’Italia e persino i loro famigliari godono di interessi ancora più irrisori: l’1 per cento. Mentre i cittadini stentano a ottenere mutui, tanto che si suicidano, e quando li ottengono sono al 7 per cento. EZIO PELINO, email

Noi che viviamo sotto l’EliFormigoni Da più di un anno i residenti che vivono loro malgrado sotto l’eliporto della Regione Lombardia (“EliFormigoni”, “l’Espresso” n. 23) hanno dato vita a un comitato e presentato ricorso al Tar contro l’autorizzazione concessa dall’Enac. Il tribunale si pronuncerà il 13 giugno. La posizione di questa struttura reca grave danno e pericolo ai residenti e dimostra la protervia e la mancanza di buon senso di chi dovrebbe invece garantire sicurezza e rispetto dell’ambiente di noi cittadini, primi finanziatori dell’istituzione pubblica. La Regione e il suo presidente hanno più volte cambiato versione rispetto all’uso di questa elisuperficie gestita da Esperia, società partecipata Agusta e Finmeccanica, che si occupa di voli business, vantando, nel suo sito, le basi di Porto Rotondo, Cortina, Ponza e Milano Centro appunto. L’ultima versione parla di voli a scopo commerciale e turistico con la prospettiva di diventare un eliporto a tutti gli effetti con disastroso esito per chi vive qui. L’elisuperficie e la sua ubicazione servono

allo scopo di “ottimizzare” l’agenda del presidente Formigoni che vola se non a spese nostre a spese di qualcuno che ovviamente lo fa per scopi di business. La struttura non ha utilità di emergenza in quanto un elicottero potrebbe atterrare anche a terra o in un parcheggio e non al nono piano di un edificio dove per accedere alla piattaforma esiste una piccola scala a chiocciola contraria a qualsiasi comodo utilizzo, figurarsi se sanitario. L’assessore ai trasporti Cattaneo ha sostenuto che un elicottero fa meno rumore di un tram affermando che questo eliporto è troppo poco usato. La questione è sotto gli occhi di tutti, in primis il Comune, chiamato in causa finora inutilmente dal nostro Comitato. È possibile una piattaforma del genere dentro un quartiere? Quanto è costata la struttura e chi ne ha deciso la necessità? Intanto con le nostre tasse abbiamo inconsapevolmente contribuito a costruire un Regio-mostro. COMITATO QUARTIERE MODELLO, Milano

Football clan In merito all’articolo “Football clan” (“l’Espresso” n. 23), risulta erroneo il dato che vedrebbe il mio assistito Massimo Leopizzi autore dell’omicidio (tentato o consumato) nei confronti dell’ex moglie. Da tale reato il mio cliente è stato definitivamente assolto con l’ampia formula «perché il fatto non sussiste». In merito al fatto in sé e al connesso porto d’armi, la Corte d’Appello di Genova ha ritenuto che il Leopizzi non solo non avesse volon-

L’espresso: Via C. Colombo, 90 - 00147 Roma. E-mail: letterealdirettore@espressoedit.it

tà di ledere alcuno, ma anche che avesse portato con sé le armi al solo fine di gettarle via sotto gli occhi vigili della moglie. AVV. STEFANO SAMBUGARO

Prendiamo atto della sentenza. L’arresto che raccontiamo, e solo a quello abbiamo fatto riferimento, l’amicizia con Sculli e Criscito restano però un dato di fatto. (L. A.)

Oplà terza repubblica Berlusconi propone la terza Repubblica. Tenta con un salto di dimenticare la seconda che tale non è mai stata. La Costituzione infatti non è cambiata. Una seconda Repubblica abortita. Forse la chiamano seconda perché è stata la seconda, e più avanzata, fase di Tangentopoli. O perché non è stata seconda a nessun’altra nel mondo quanto a privilegi. Ed ecco che ora si prospetta la terza. Noi diventati adulti durante la prima vedevamo le pagliuzze nell’occhio come travi. Poi sono arrivate le vere travi della presunta seconda. E allora abbiamo capito che quelle della prima erano pagliuzze. Non la rimpiangiamo. Solo la ricordiamo con simpatia. Una Repubblica semplice: i ladri erano ladri e si sentivano tali; i giudici facevano i giudici; i politici facevano politica; i banchieri i banchieri; i vescovi i vescovi. Non come oggi dove un ladro diventa ad di una grande società, poi fa il politico, poi s’improvvisa banchiere. E poi dicono che non c’è mobilità... FRANCESCO DEGNI, email

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N. 24 - ANNO LVIII - 14 GIUGNO 2012 TIRATURA COPIE 423.200

rienza straordinaria che ha coinvolto 250 artisti, seguita la scorsa estate da 100 mila spettatori dal vivo e 40 mila su Internet. Nasce da qui questa collana, una sorta di “best of” che ne sintetizza il meglio e trasmette il riflesso di quelle serate magiche. Nel secondo Cd dieci brani tratti da altrettanti concerti: che spaziano da Gershwin alla musica etnica, che si colorano di psichedelia, che assecondano il canto. Legati da un unico filo rosso: la totale libertà espressiva e il piacere di far fluire la musica. Accanto alla leggendaria tromba di Fresu, troviamo ospiti d’eccezione: Ornella Vanoni, Roberto Gatto, Uri Caine, Antonello Salis. Roberto Calabrò

Venerdì 15 giugno secondo Cd a 8,90 euro in più con l’Espresso + Repubblica

Questa sera si recita a soggetto

PIRANDELLO

GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO SPA CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE PRESIDENTE: Carlo De Benedetti AMMINISTRATORE DELEGATO: Monica Mondardini CONSIGLIERI: Agar Brugiavini, Rodolfo De Benedetti, Giorgio Di Giorgio, Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco, Maurizio Martinetti, Elisabetta Oliveri, Tiziano Onesti, Luca Paravicini Crespi, Michael Zaoui DIRETTORI CENTRALI: Pierangelo Calegari (Produzione e Sistemi Informativi), Stefano Mignanego (Relazioni Esterne), Roberto Moro (Risorse Umane)

Venerdì 15 giugno quarto Dvd più libretto a 7 euro in più con l’Espresso + Repubblica

PAOLO FRESU

Terzo dramma della trilogia del teatro nel teatro che comprende anche “Sei personaggi in cerca d’autore” e “Ciascuno a suo modo”, “Questa sera si recita a soggetto” è una delle opere più complesse di Pirandello. Secondo Andrea Camilleri, che firma l’introduzione in video, con quest’opera il maestro prosegue la demolizione del teatro tradizionale sconvolgendo il luogo stesso della rappresentazione. Un’idea innovativa di cui poi faranno tesoro altri autori e compagnie come il Living Theatre di Beck e Malina. Nel Dvd l’adattamento televisivo andato in onda sulla Rai il 26 novembre 1968, con Tino Carraro e Lia Zoppelli per la regia di Paolo Giuranna. R. C. Venerdì 15 giugno settimo Dvd a 7,90 euro in più con l’Espresso + Repubblica Giovedì 14 giugno 18° volume a 6,90 euro in più con l’Espresso o Repubblica

Venerdì 15 giugno 19° Cd a 2 euro in più con l’Espresso + Repubblica

I grandi musei d’Europa

GALLERIA BORGHESE È nel cuore di Roma, all’interno di un grande parco cittadino, che si trova uno dei musei più affascinanti e frequentati del mondo: la Galleria Borghese. Uno scrigno che racchiude la storia dell’aristocrazia capitolina, fatta di cardinali e di principi, e magnifiche opere d’arte. Il Dvd permette di visitarla in totale tranquillità, lontano dalla ressa: la condizione ideale per ammirare statue e dipinti che, a distanza di secoli, continuano ad ammaliare per la loro dirompente bellezza. Dai capolavori del Bernini, tra cui il “David” e “Apollo e Dafne”, alla grazia di Raffaello (“Dama con liocorno”, “Deposizione di Cristo”), dalla forza espressiva di Caravaggio (“David con la testa di Golia”, “Bacchino malato”) alle forme sinuose della meravigliosa “Paolina Bonaparte come Venere vincitrice” di Antonio Canova. Una esperienza emozionante che ora è possibile in qualsiasi momento della giornata. R. C. Mercoledì 13 giugno 12° Dvd a 8,90 euro in più con l’Espresso o Repubblica

Il ritorno di Titan

La classica

Augias racconta

ZAGOR

EDVARD GRIEG

MAHLER 14 giugno 2012 | lE ’ spresso | 181


Umberto Eco La bustina di Minerva

iovanna Cosenza, nel suo recente “Spotpolitik” (Laterza), studia la perdurante incapacità della classe politica italiana a comunicare in modo persuasivo coi suoi elettori. Certamente si è quasi abbandonato il politichese burocratico, anche se ancora Cosenza ne ritrova spietatamente le tracce in un comunicatore della nuova generazione come Vendola. E non tanto da Berlusconi ma addirittura da Kennedy era iniziata l’era della comunicazione politica basata non sul simbolo o sul programma bensì sull’immagine (e il corpo) del candidato. E ancora assistiamo al passaggio, definitivo e ormai inevitabile, dal comizio allo spot pubblicitario. Ma mi pare che su un punto questo libro ritorni dall’inizio alla fine: i nostri politici non riescono a comunicare perché quando parlano non si identificano coi problemi della gente a cui si rivolgono, ma sono incentrati “autoreferenzialmente” sui loro problemi privati. Ma come, anche Berlusconi, che ha saputo parlare con parole semplici, slogan efficaci, approcci basati sul sorriso e addirittura sulla barzelletta? Anche. Forse non in quei momenti felici in cui ha saputo porsi dal punto di vista dei suoi ascoltatori e - interpretando i loro desideri più inconfessati - ha detto loro che era giusto non pagare le tasse; ma in generale, e specie negli ultimi tempi, egli parlava ossessivamente dei suoi nemici, di chi gli remava contro, dei magistrati che gli volevano male, e non del fatto che la “gente” stava avvertendo la crisi economica che poi non è più riuscito a nascondere. ORA, LASCIANDO AI LETTORI il gusto di centellinare le cattiverie che Cosenza non risparmia a nessuno (e forse il più bersagliato è Bersani), vorrei chiedermi perché i nostri uomini di governo non sanno immedesimarsi nei problemi delle persone comuni. La risposta l’aveva data tempo fa Hans Magnus Enzesberger in un articolo (non ricordo più con che titolo e dove l’avesse pubblicato) in cui rilevava che l’uomo politico contemporaneo è l’essere più separato dalla gen-

G I nostri politici non sanno comunicare perché sono tagliati fuori dal contatto con gli altri esseri umani. Proprio come i più umili tra gli indiani. Per questo devono alternare periodi di governo ad altri di vita normale

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te comune perché vive in fortini protetti, viaggia in automobili blindate, si muove contornato da gorilla, e pertanto la gente la vede ormai solo di lontano, né gli capita mai di fare la spesa in un supermercato o la coda a uno sportello comunale. La politica, minacciata dal terrorismo, ha dato vita ai membri di una casta condannata a non sapere nulla del paese che deve governare. Casta sì, ma nel senso dei paria indiani, tagliati fuori dal contatto con gli altri esseri umani. SOLUZIONI? Occorrerebbe stabilire che l’uomo politico non può stare né al governo né in parlamento se non per un periodo molto limitato (diciamo i cinque anni di una legislatura o, a essere indulgenti, due). Dopo dovrebbe tornare a vivere da persona normale, senza scorta, come prima. E se poi, dopo un determinato periodo di attesa, ritornasse al potere, avrà avuto alcuni anni di esperienze quotidiane fuori-casta. Questa idea potrebbe suggerirne un’altra: non dovrebbe esistere una categoria di politici di professione, e parlamento e governo dovrebbero essere lasciati a cittadini normali che decidono di servire il paese per un breve periodo. Ma sarebbe un errore, e dannosissimo, da grillismo deteriore. Chi si dedica al mestiere della politica, in varie organizzazioni, apprende delle tecniche di gestione della cosa pubblica e, vorrei dire, un’etica della dedizione, come accadeva ai politici professionisti della Dc o del Pci che facevano generosa gavetta nelle associazioni giovanili e poi nel partito. E, per la scelta che avevano fatto, non avevano messo insieme imprese private, studi professionali, fabbrichette o imprese edili, e quindi, entrati in parlamento o al governo, non erano tentati di salvaguardare o addirittura incrementare le proprie ricchezze - come accade invece a chi, messo in parlamento da un Capo a cui poi deve rendere quel favore e dal quale riceve l’esempio di un disinvolto conflitto d’interessi, è portato a imitarlo. Che poi, anche lavorando in un partito, si possa cedere alla corruzione, sarebbe malaugurato incidente, ma non farebbe parte di un sistema.

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Foto: G. Harari

La casta dei paria



Esperesso.08.06.2012