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S I N T ES I compendio di

Cultura Economica

n . 2 M a r z o

A p r i l e

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SINTESI CE managemet

FORMAZIONE SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALE

Nell’era della globalizzazione, imprese e giovani

tariato. Secondo le rilevazioni EF relativi

talenti italiani sono sempre più consapevoli

all’anno 2016/17, in riferimento ai propri

dell’importanza

percorsi formativi di tipo “gap year”:

dell’acquisizione

della di

formazione

competenze

e

finalizzate

le partenze sono aumentate dell”80% rispet-

ll’internazionalizzazione. A confermarlo è la cre-

to all’anno precedente;

scente tendenza ad integrare il percorso universi-

i paesi di preferenza restano regno Unito,

tario con un anno all’estero, frequentando stage e

USA e Irlanda;

corsi, con l’obiettivo di porre le basi per u-

le città preferite Londra, Oxford e Cambri-

na carriera dal respiro internazionale e di accresce-

dge. Mentre calano i percorsi formativi

re le proprie conoscenze linguistiche, nonché la

in Australia (-20%), aumentano i Gap Year in

propria flessibilità, dinamicità e capacità di lavora-

Germania (+75%) ed in California (Santa Bar-

re in team.

bara +64%) e San Francisco + 77%).

Si tratta del cosiddetto gap year, già molto diffuso nel resto d’Europa e negli USA. Un anno di formazione ulteriore, successivo alla laurea, che consente di acquisire un insieme di soft-skill e di abilità sociali, interpersonali, comunicative e gestionali a cui i Responsabili delle Risorse Umane tendono a dare particolarmente peso nel corso di una selezione. Organizzazioni come EF Education First – specializzata nel settore dei corsi di lingue all’estero, vacanze studio, percorsi accademici e programmi di scambio culturale – sostengono l’importanza del gap year: crescere ed allargare i propri orizzonti, immergesi in una nuova cultura, possedere una buona conoscenza delle lingue e dell’inglese in particolare è fondamentale per avere successo. Percorsi formativi che vanno dai 6 agli 11 mesi, con diversi piani di studio che rispondono alle proprie specifiche esigenze, stage in azienda e volon-


SINTESI CE management

I L FA I L LU R E M A N AG E M E N T

Imparare dai fallimenti invece di perseguire obiet-

Fail, forward e fast (fallisci, vai avanti e vai

tivi mediocri: il modo migliore per arrivare al suc-

veloce) sono le tre F che esplicano il failure

cesso.

management, che sintetizzano un modo di

Se non sbagli non cresci: può essere sintetizzata in

pensare e di agire che va in una direzione

questo modo la teoria del fallimento elaborata da

diversa dal solito.

Tom Peters. Come failure management infatti lo

Secondo Tom Peters solo non temendo il fal-

scrittore intende la capacità di rischiare, di avere il

limento si possono raggiungere risultati di

coraggio di sbagliare, pur di provare cose nuove.

alto livello, e se è il manager a dover impron-

Non sono tanto da lodare gli obiettivi raggiunti, se

tare la propria carriera in questo modo egli

essi non hanno avuto una parte di rischio, ma i

deve anche essere d’esempio per i suoi di-

grossi fallimenti, se essi derivano da un’idea inno-

pendenti. Avendo a che fare con chi è pronto

vativa o, se non altro, dalla voglia di sperimentare.

a perdere tutto i lavoratori si sentiranno stimolati ad agire. Mettere ogni giorno in discussione tutto quanto può portare a creare prodotti o servizi innovativi o anche un nuovo modo di risparmiare o di impiegare le risorse. Non tutti hanno il coraggio di farlo, ma è proprio in questo che puoi distinguere le persone di successo da chi continua a vivere nella mediocrità. Le idee geniali non vengono tutti i giorni, ma imparando a vedere le cose da diversi punti di vista prima o poi si troverà la strada del successo, quella che nessuno ha mai percorso prima di noi. Per farlo però bisogna essere circondati dalle persone giuste, capaci di condividere la nostra stessa visione e di aggiungere quel coraggio che serve per buttarsi in nuove avventure senza temere il fallimento.


SINTESI CE impresa

L A C R E AT I V I TA’ S E C O N D O J O N A H L E H E R

Tutti possono essere creativi spiega Jonah Lehrer, scrittore e giornalista, sul Wall Street Journal. La creatività non è una qualità che dipende dal patrimonio genetico o un potere trasferito magicamente nell'individuo da un qualche genio della lampada. E' piuttosto un'abilità che si sviluppa. Ciascuno di noi può imparare ad essere creativo. E' il credo di Jonah Lehrer, scrittore e giornalista, autore del libro "Proust era un neuroscienziato", che sul sito del Wall Street Journal espone i suoi convincimenti e illustra la sua formula in dieci passi per sprigionare la creatività, sintesi delle tesi contenute nella sua ultima fatica letteraria "Imagine: how creativity works". "Tutti i grandi artisti e pensatori erano grandi lavoratori" - diceva Nietzsche. Milton Glaser, uno dei maggiori designer e illustratori contemporanei, sulla porta del suo ufficio ha inciso le parole "L'Arte è lavoro". Ma oltre ad essere il frutto di dura e costante attività il processo creativo deriva anche dalla capacità di spaziare in vari campi senza fossilizzarsi in un ristretto ambito di specializzazione. Steve Jobs era solito sottolineare questo aspetto che viene confermato dalla ricerca del sociologo Martin Ruef il quale analizzando le relazioni sociali e commerciali di 766 laureati della Stanford Business School diventati imprenditori ha scoperto che la maggiore capacità d innovazione appartiene agli individui in grado di coltivare esperienze e conoscenze differenti oltre confini limitati. Molte delle aziende più innovative come Google infatti incoraggiano i loro dipendenti a sviluppare questo tipo di attitudine in modo da creare una interazione tra colleghi in campi estranei al lavoro. Se questo è il retroterra che bisogna fare per diventare più creativi? E' bene, sostiene Lehrer, se-

guire una serie di indicazioni e accorgimenti, dieci per l'esattezza, che possono aiutare a raggiungere l'obiettivo. Qualche esempio? - Alzarsi all'alba perché quello è il momento più propizio del giorno - Sognare ad occhi aperti - Pensare come un bambino - Lavorare fuori dalla solita postazione, cioè fuori dallo schema abituale - Vivere all'estero per qualche tempo - Lavorare circondati di blu, perché questo colore aiuta a lavorare più rilassati e a mettere in relazione i concetti - I meeting sono una pessima idea.


SINTESI CE human resorces

O F F R I R E F L E S S I B I L I TA’ S U L L AV O R O . I VA N TA G G I .

Offrire flessibilità sul lavoro non è vantaggioso solo

di tutte le età. Il motivo numero uno è che la

per i dipendenti, ma anche per le aziende: ecco

flessibilità sul lavoro permette di avere un

consigli per dirigenti.

miglior equilibrio tra vita professionale e per-

Per la maggior parte delle imprese, le opzioni di

sonale, ma anche di condurre uno stile di

lavoro flessibile rappresentano un grande vantag-

vita più sano (come ad esempio la possibilità

gio rispetto a una procedura operativa "standard".

di fare un po' di attività fisica durante la pau-

Gli imprenditori lungimiranti si stanno muovendo

se), di risparmiare tempo e di ridurre lo

per abbracciare tale possibilità come un modo di

stress dovuto al pendolarismo.

fare impresa.

I dipendenti vorrebbero lavorare da casa

Lavorare da casa, avere un orario flessibile o esse-

perché, secondo le ricerche, migliora la pro-

re un freelance sono dunque tutte opzioni interes-

duttività. La casa piuttosto che l'ufficio viene

santi per le aziende e sono valide per i dipendentI

considerata infatti come la posizione ideale per eseguire incarichi importanti relativi al lavoro. Ma quali sono le motivazioni? Secondo una recente indagine, il motivo principale per cui i dipendenti desiderano un lavoro flessibile è perché permette meno interruzioni e distrazioni (come le chiacchiere con i colleghi, ad esempio). Ciò non significa che non si ritiene necessaria la collaborazione tra i team, ma vi sono mmodi per comunicare in modo efficace e il Web è indubbiamente quello favorito. Per le aziende, invece, offrire flessibilità sul lavoro può portare ai seguenti benefici: 

riduzione dei costi;

aumento della produttività;

più fedeltà da parte dei dipendenti;

migliore concentrazione.


SINTESI CE

per una lettura

INCERTEZZA E ORGANIZZAZIONE.

Scienze cognitive e crisi della retorica manageriale

La capacità di indirizzare le idee verso usi imprevisti è una delle caratteristiche specifiche di noi esseri umani. L’incertezza della prossima mossa è ciò che consente al gioco di essere tale ma anche alle relazioni di avere un senso e un significato. Nonostante sia preceduta da un “in” privativo la parola incertezza è condizione della nostra esistenza, delle forme di vita organizzativa che ci diamo e della nostra possibilità di creare il nuovo e l’inedito. È perché esiste l’incertezza che creiamo le organizzazioni, eppure sin dalla loro origine gli studi organizzativi e le discipline manageriali hanno assecondato principalmente l’angoscia di certezza delle organizzazioni e la loro tendenza a costruire forme sistematiche di gestione e controllo dei comportamenti .

Ugo Morelli Editore Cortina Raffaello

“Il mondo moderno ha chiuso l’uomo negli uffici e nelle fabbriche, tra l’asfalto delle strade e il disordinato intrecciarsi delle macchine, come in una prigione ostile e assordante dalla quale bisogna, presto o tardi, evadere.” Le radici dell’uomo sono nella natura e nel paesaggio. Vale quindi la pena affrontare un’apparente perdita di rendimento economico per evitare un opprimente e inesorabile distacco e per aumentare gli spazi destinati ai servizi sociali e culturali, sia nella progettazione urbanistica sia nei bilanci dello Stato e dei privati. Gli architetti, gli ingegneri, gli amministratori devono perciò persuadersi a essere al servizio della civiltà, che si riconosce dall’adeguatezza dei suoi spazi.

NOI SOGNIAMO IL SILENZIO Adriano Olivetti Editore di Comunità


SINTESI CE

l ’a p p u n t o ALLA RICERCA DEL CAPITALE SOCIALE C’è un capitale che fa ricco un Paese ma non compare nelle classifiche di «Forbes». È il capitale sociale e l’Italia ne è parecchio priva. E quella lacuna diventa l’origine mefistofelica dei sette peccati capitali della sua economia, principali responsabili di una crescita sempre monca, di un riscatto mai compiuto. Di un’Italia insomma in perenne deficit di credibilità anche quando sembra che tutto vada per il meglio. All’analisi delle cause profonde dell’arretramento italiano: l’eccesso di burocrazia, l’evasione fiscale endemica, la corruzione, il debito pubblico monstre, la cattiva amministrazione della giustizia, il divario crescente tra Nord e Sud, il calo demografico inarrestabile e, fenomeno più recente, la difficile convivenza con l’euro. L’euro, con ogni probabilità, ci ha salvati e non è una condanna. Bisogna imparare a sentirsi parte comune di un progetto ambizioso e ancora in divenire e accompagnarlo con le riforme economiche che l’Italia non ha ancora fatto. E la politica dei rinvii è un’altra delle tante madri di quei sette peccati capitali. È evidente che se un Paese moltiplica i livelli della burocrazia moltiplica anche le occasioni per esercitare la corruzione(60 sono i miliardi della corruzione nazionale) fenomeno incoraggiato, tra l’altro, se la risposta della giustizia tende a non arrivare mai o a risultare sfuocata perché inefficiente. Quanto alla burocrazia, gustoso il passaggio sull’amarcord del primo rapporto con le alte dirigenze dei ministeri, alcune delle quali palesemente ostili («si erano montati la testa»). Il debito pubblico è stato il bancomat del consenso pagato dalle generazioni future ad uso delle mediazioni contingenti (per alcuni decenni) dell’Italia iper-proporzionale e il nuovo corso imposto dalla legge elettorale non fa sperare niente di buono. È e resta il problema numero uno. L’evasione fiscale, invece, è stato il premio di un consenso cinico ed effimero, diventato ormai cultura diffusa, ammantata di presentabilità. Ed è forse il problema numero due. È soprattutto in questa doppia anomalia la lacuna profonda dell’Italia senza capitale sociale: è un Paese contradaiolo, accartocciato sul proprio egoismo di territorio, di ceto, di casta cui sfugge il senso del bene comune, il vantaggio di lunga lena di essere e sentirsi comunità. Un’Italia ancora così poco Stato, ancora così poco nazione; «un Paese di individualisti dove regna la mancanza di fiducia nel comportamento civile del prossimo». Una paziente strategia dell’educazione delle nuove generazioni forse potrà porre rimedio alla controcultura della furbizia e della scorciatoia, sedimentata, decennio dopo decennio, in un’Italia sempre ferma agli amari aforismi di Flaiano. «Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori». Ennio Flaiano - 1910-1972


Il Genio Italiano libera associazione fondata nel 2014 per promuovere la cultura nell’ambito dell’arte, dei beni culturali, architettonici, storici e artistici, dell’economia, dell’impresa, della finanza, del management, delle scienze cognitive e psicologiche, della creatività individuale e collettiva, con lo scopo di valorizzare il libero pensiero, tutelare le identità culturali, il territorio e le sue risorse, e favorire l’internazionalizzazione delle imprese.

“Non ci è permesso scegliere la cornice del nostro destino. ma ciò che vi mettiamo dentro è nostro” Dag Hammarskjöld

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Sintesi n 2 marzo aprile 2018  

Sintesi n 2 marzo aprile 2018  

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