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FABBRICANTI DI PIOGGIA a Esther Scuotiamo i giovani faggi gravidi di gocce di pioggia: rovesci localizzati che bagnano solo me e te; gli stregoni, ne convengo, sanno fare di meglio, ma questa è prestazione personale, clima privato. Ascolta le risate mie e di mia figlia sotto i faggi goccianti.

Lough Eske Wood: La nebbia blu Mai nulla di veramente importante accade quassù tra i sassi e l'erba: un'insignificante distesa di rovi popolata di giovani noccioli e giovani frassini, potreste passarvi più volte in un anno e a stento rivolgervi l'attenzione. Se, naturalmente, il posto solo vi piacesse un po', potreste stare là tutto il giorno sedute al sole e alla pioggia, e un giovane ariete o una giovane pecora potrebbe, al canto di un uccello, danzare per voi sull'erba una giga, o potrebbe tubare un fagiano, o il vento dal mare gonfiarsi mentre solitario ode il suono della solitaria sua voce. Mai nulla di veramente importante accade quassù finché un giorno di sole e magari di ombre, guardando in alto tra gli alberi, vi ritrovate rapite ad ammirare in lontananza una nebbia blu che balugina e ondeggia al soffio della brezza e mentre velo dopo velo le campanule tremanti osano virare alla nuova sfumatura primaverile, un rovescio ha già lavato i cieli di Maggio. Impronta Mi fermo a riposare sul muretto in sassi di James: è così basso che l'erba del prato e i fiori vi si affollano e, maturi in estate, lo ricoprono invidiando solo la torreggiante digitale. Ma qualcosa è cambiato dacché mi sedetti allora riuscivo ad odorarne la dolcezza già a metà campo e quello che ieri era erba e fiori ora, sotto il sole d'Agosto, diventa fieno. E so, dalla forma che le scìe prendono tonda, sicuro come tu dell'impronta d'un pollice, che James, per la prima volta, non ha portato la falce al suo campo di Lacrum. La Donna Sorda nella Valle a Robert Bernen Nel suo silenzio nel silenzio dell'angusta valle, lei


pietra che accusa pioggia, spina ricurva al peso del vento, cumulo di ossa slavate nel letto d'un ruscello in secca. Ha capelli più bianchi di Scardan in inverno; feldspato il rosa venato nel granito delle sue guance; le nubi schermano l'insondato marrone torba dei suoi occhi e, posata sulla roccia che affiora al limitar dell'uscio, naturale nella sua posizione come il corvo sulla sua rupe, lei è attanagliata dal fiero abbraccio di questo paesaggio come il tasso la cui inappagabile morsa la morte sola allenta dalla gola del coniglio o del topo e attraversa, libera benché in catene, le stagioni inesorabili del Tempo nella sua solitaria orbita di spazi silenti sotto i fianchi dei suoi monti e la grigia mammella rigonfia del cielo.

Un Buon Venerdì di Neve Imbocco oggi l'innevato sentiero del lago e passo siepi irrigidite che al sole frusciano come cellofan; due urlatori dal collo ritto mi puntano da lontano; il freddo gonfia un pettirosso su di una pietra imbiancata e ovunque la neve svela le vite segrete degli uomini e delle bestie: chi avrebbe mai pensato che volpi e lepri visitassero entrambe questo luogo così spoglio tra rocce e basalto; che oggi John avesse già attraversato due volte questo campo,


col foraggio di quel covone sulla schiena, e stesse, come me, sotto questo strapiombo a guardare il fiato delle sue Frisone mentre mangiano la porzione di fieno che già fu erba e fiori radicati alla terra sotto i loro piedi; e chi avrebbe pensato di non essere il primo a lanciare coni di pino a scivolo sulla superficie raggelata del lago o a butterare il ghiaccio teso come un tamburo con raffiche di sassi come un qualunque vandalo tentato da una lastra di vetro? I tronchi, le pertiche e i recinti sono togati d'ermellino su un fianco e le pecore, che la scorsa settimana credevo bianche, se ne stanno intontite e smarrite tra folgoranti correnti di luce come disorientate da quel paesaggio che credevano conoscere finché non mutò in qualcosa di così strano e nuovo come l'ordinaria crosta usurata di luna diurna lassù fa notte dopo notte. Un ciuffo di anatre selvatiche svanisce in distanza come fumo al vento; i boschi brulicano di piccoli suoni misteriosi come quello della neve, che cadde silenziosa come luce e ora si scioglie in lacrime e piange per Lui la cui morte già onorò in bianco.

Benedizioni Ieri, per una ragione che non riuscivo a capire, ho sentito una voglia irrefrenabile di alberi e ho dovuto incamminarmi, per appagarla, in direzione delle betulle di Lough Eske, starmene là e adeguarmi alla fagocitante presenza di tutti quegli alberi. Era come tornare tra la gente dopo aver vissuto per anni solo, e mentre in segno di benedizione mi disponevo ad appoggiare la mano destra sul tronco di una betulla, che della pietra aveva la solidità ma non la freddezza, la riconobbi per l'essere vivente che era, sotto il palmo della mia mano, così come riconosco la viva sensualità della carne e delle ossa e la benedizione mi fu cento volte ricambiata prima che per me fosse ora di fare ritorno.

Il Peccatore e la Neve nella Valle I primi crochi sono fiammelle di candela tra gli altari inamidati di neve tarda, lo stipite del cancello è in cotta; sotto un crocifisso di ghiaccio in lacrime sorelle di neve a gocce chinano il capo, pendule e gravi come turiboli; rosso sangue e immenso, il lume del santuario pende su Carn da un pallido rosario di stelle; corsie bianche e inviolate crìcchiano ai miei passi e al peso dei miei peccati.


Sul Leahan Un altr'anno è trascorso dal giorno in cui udimmo quelle voci. L'innocenza è sempre più rara a trovarsi e la morte ha riscosso il suo solito dazio. A te sono spuntati i primi capelli grigi. Oggi, mentre risalgo la montagna, tra le folate di pioggia, il mare invia i suoi segnali di fumo tra le rocce, la stagione delle orchidee è passata da tempo e le felci sul pendìo già diventano arabeschi di filigrana arrugginita. Punti di luce al mercurio danzano all'orizzonte. Ricordo come quel giorno sulla vetta udimmo le voci di bimbi festanti rincorrersi in un linguaggio che mai nessuno di noi aveva udito prima e forse mai più udrà. Cercammo e cercammo - ma invano: nemmeno le orme di minuscoli piedini sulla nera e soffice torba battuta dalla pioggia. Le voci sfumarono. Oggi sono giunto qui solo, ad ascoltarle ancora una volta, ma nulla ho udito se non il canto del vento nel torace d'una pecora morta, il grido del chiurlo nella pioggia, e al ritorno, all'ora dei pub, un uomo mi racconta di un tale sicuro di avere udito le stesse voci di quel giorno. Ne parla serio e prosaico come di chi discute il prezzo di case o automobili. So che vi tornerò. E continuerò a tornarvi. Potrei persino imparare un pò quella lingua. Un Capanno senza tetto nei pressi di Horse Glen al Crepuscolo Non furono le mie lacrime a bagnare le malerbe del camino o a sciupare il pavimento di terra; solo le nuvole che s'addolorano per il sole piangono ancora per loro. Non fu la mia mano a radere al suolo il fumaiòlo o ad ostruire l'occhio della porta; solo il vento che s'affligge per il vuoto lamenta ancora per loro. Non è la mia voce, ne' quella del vento o della pioggia che tu senti nella stanza dove Neil raduna le sue pecore; ma le voci di fatali amanti senza nome che sospirano moine nel sonno.

I Nuovi Scolari I loro padri camminarono la lunghezza della valle diretti a scuola. Al sole a volte, ma per lo più alla pioggia. I padri di quelli la percorrevano a piedi nudi, affamati. Loro hanno un autobus che li porta in città. I loro padri e i padri dei padri impararono a contare, leggere e scrivere: questo bastava. Non avevano occhi per la luce lassù, era sufficiente la luce della valle. Ma i nuovi scolari, gli occhi lavati dal vento su un orizzonte che della valle tracima il labbro, fissano le pecore lassù, e quella luce che i padri trovarono oltremodo accecante.


Undine e la Foca per Anthony Glavin Fa capolino dall'acqua per una vista migliore di te: Testa canina nuda e bagnata riluce come alga al sole: gli occhi sono animati come di cagna, la mia ma so che è toro, quel suo collo denso e abbondante; il rigonfiarsi di quel brutale profilo che si alza ad osservare la lingua del vento plasmare il tuo corpo: fenditura di bivalve, le morbide patelle dei tuoi seni, gli antri che Amore penetrerà come la foca penetra i misteri reconditi del mare, ancora e sempre. Una Piccola Cosa Si sposò tardi: un isolano maleodorante di pesce e fumo di torba; il mare era sulle sue labbra e nei suoi baci. Le piaceva quel sapore e la notte nel letto amava ascoltare come il Gaelico gli usciva a strattoni col seme. C'era una piccola cosa che rimpiangeva: gli alberi di casa, le sere di luce rifratta, rete di ombre che s'impigliano e si districano nell'erba. Lui diceva che era matta, che altri avevano provato e fallito, ma lei continuò ed ora possiede questo ceppo di biancospino e un sicomoro rachitico, troppo modesto per arrivare ad intrecciarsi alla luce. Non se ne caverà un centimetro di più. Lei odia quel loro aspetto malato. Lui ride. Te lo dicevo, non crescono alberi qui. E la bacia per addolcire le sue parole. Lei assapora l'amaro del sale. In Memoria di Patrick Boyle, 1905-1982 Nevicava a Glenveagh il giorno in cui tu sei morto, il Moylenanav era bianco, ed il cervo rosso ci osservava da sipari fluttuanti di luce; i torrenti avvizzivano come serpi tra l'edera e le cascate pendevano dal cielo come viscere di nubi; il vento denudava i faggi delle loro cortecce e gli scalpi delle pietre della scabbia dei licheni e noi infreddoliti quel giorno a mangiare pane scuro e formaggio sotto un rododendro gocciante, ma non quanto lo eri tu, Patrick Boyle, se solo l'avessimo saputo, sul tuo letto all'altra estremità dell'isola.


I cervi rivolgevano meravigliosi fondoschiena scamosciati al vento e un maschio con corna a rami che contorcendosi dal capo uscivano come il cespuglio di rovi dal crepaccio, s'arrestò per un istante a fissarci con occhi sgranati, impenetrabili e misteriosi come la landa desolata in cui fu cresciuto. Mi ricordai di quegli occhi quando mi dissero, Patrick Boyle, che tu eri morto, e ancora di come mi guardasti quell'ultima volta che ti vidi in vita, con gli occhi del cervo cacciato verso quell'ultima landa desolata per la quale tutti noi siamo cresciuti.

Un Giorno Lieve Io e il cane. Un cespuglio che in autunno è rosso vivo di bacche ora brilla di pendule gocce a lacrima, tracce sbiadite di vento sulla superficie del lago, il mare accovacciato nella sua tana all'orizzonte ringhia, mostra i denti, e, lontano, in direzione di una collina, la pioggia della scorsa notte ha incrociato le maglie di una catena bianca spezzata, il risveglio di una lepre sollevarsi come vapore dall'umida erba alta. Applauso di piccioni che esplode dal frassino.

Wittgenstein Per anni, deciso di saperne a sufficienza, si dedicò ad arti più umili e di minor pretese finché, accorgendosi che forse era nel torto, trovò che il linguaggio determina le cose, un elemento, non uno strumento di precisione, qualcosa in cui la mente trova dimora, un uccello nell'aria, il pesce della logica in un pozzo di parole; ma, annoiando qualche studente dalla sua seggiola in legno, si è forse preoccupato che questi si chiedesse se, solo in qualche aula o in compagnia di Russell a ragionare in silenzio di logica e peccato, potesse esistere qualcuno, come Carmen o Betty, che trascendendo i limiti della logica,della ragione, dell'arte, potesse insegnargli l'intimo linguaggio del cuore?

Il Giovane Curato Viveva solo quando lei arrivò e lei è una di loro: la vedova d'un pastore senza figli, soffice e senza forme come un agnello alla tosatura, la lingua spinata come quei loro steccati. Nella cucina, di notte sente le loro voci cantare - un inglese che a stento monta l'onda gaelica spesso il basso lamento di un cane. Le vede a volte sfilare silenziose lungo il sentiero di ghiaia che porta alla cucina come pecore che seguono un sentiero di montagna. Lei lo nutre come si deve ma lo lascia a se stesso: è un mondo di soli uomini questo; donne e cani vengono se chiamati. Un richiamo malato ed eccola già fuori


prima di lui nell'ingresso a parlare con qualcuno - come se anche la morte potesse aspettare in piedi come questo uomo,il cappello nella mano, dietro l'uscio. Col tempo si abituerà pressoché a tutto - la solitudine, la penuria degli alberi, l'odore della piota sui suoi abiti - tutto, tranne il modo in cui lei, in profumi e pellicce per le compere settimanali in città, si apposta sul sedile anteriore dell'auto come la chioccia su una covata di uova.

Condy a Ottant'Anni Talvolta a letto la notte immagina di udire i gridolini delle ragazze, ma all'alba lo sveglia il belato delle pecore alla pioggia. Il vento ha risparmiato un sicomoro, ogni anno la linfa vi scorre ancora e in estate allunga i palmi verso un sole spento. Quando prega o bestemmia le parole gli escono in gaelico: le radici sono le ultime a morire. Se mai avesse fatto l'amore le parole gli sarebbero uscite allo stesso modo. Il silenzio della valle è lo stesso silenzio del fondo del mare; ha sempre continuato a sprofondarvi per quanto possa ricordare: una morte lenta. Nessuno capisce le sue grida d'aiuto: è un linguaggio intimo che divide solo coi suoi cani e con Dio. I letti dei torrenti sono lastricati di pietra spezzata dal cuore della montagna e la luce si libera dalle nubi come creatura selvaggia; di lì a poco è intrappolata nell'ombra. Otto anni sono sufficienti a questi colli di granito per spezzare un povero lavoratore. Ci è voluto più tempo per spezzare lui.

Rivelazione Lo conoscevo appena: avevo solo sei anni. Le fotografie non dicono granché: si vestono maschere in quelle occasioni, si imparano certi trucchi facciali. Ne catturai il profumo una volta, su di un vestito muffito ma l'arte di districare la verità dalle menzogne è ben più ardua dell'evocare le cose dal loro odore. Non posso dimenticare cosa accadde agli occhi di lei quando, una notte di Natale, iniziò a raccontarmi


di come fuggirono di casa, e si fermarono. Ciò bastava: nessun bisogno di presenze, di foto o odori allora: quell'uomo secco dai capelli a spazzola fu all'improvviso un eroe agli occhi del figlio e lei l'eroina; l'amore è mistero un torrente che il mare scorge in lontananza tra distese di terra.

Sprofondando Forse il vescovo credeva avesse in se' il segreto della santità. Come l'eremita, il cui capanno di aspra pietra ancora si erge nei pressi del molo. Avrebbe dovuto saperlo: ne' corpi ne' anime inaridiscono quaggiù; senza quello sarebbe impazzito. Ora, con l'isola che svelta sprofonda, e s'immerge come nave che affonda, ogni notte, spaventato oltremodo, barcollava sulla pendenza della deliquescente banchina finché, avvertendo gli ultimi tremiti convulsi, travolto dalle ebbre zolle, fece un balzo ed affiorò in qualche punto d' Europa con un solo ricordo dell'isola: una nave inclinata in una trappola di vetro.

Lo Scrittoio Così gran parte della sua vita la trascorreva in quella stanza piena di libri, obitorio per un cuore e una mente imbalsamati, tomba arredata con parsimonia, dove, sondando profondità e bassifondi, rivede i relitti dell'amore che s'insabbiarono nel matrimonio. Nulla mai accadeva in quella stanza. Se qualcosa accadeva, era altrove in un turbinìo d'amore e odio: nel grigiore della cucina a piastrelle dove il gatto s'arricciava al fuoco o un'ape intrappolata nella tela del ragno adocchiava un'altra fiamma avvampare, mentre lui e lei seguivano alla tivù come un amore era nato e morto. O nella rossa stanza al piano di sopra dove nessuno li vide conformarsi alla sorte.

Lascia che sia ... per Gerard Moriarty Oggi è venuto a ritirare le sue cose (Sono contento di non averli visti partire): camicette e vestiti, biancheria e anelli, persino quella bambola di pezza senza un dito del piede. Lo so, dobbiamo lasciare che vivano la loro vita. Nemmeno l'amore può cambiare una tale realtà. Fu 'vivi e lascia vivere' e ciò scampò ai drammi dell'amore e ai suoi copricapi.


Ma qualcosa di più profondo ci dice di lasciar che sia, una di quelle cose che mai esprimiamo a parole. Dall'oscurità crescono fiori di sole, sotto il manto di seta foderi e spade; Le vite vanno vissute: lei deve vivere la sua. Il mistero dell'amore è carne ed ossa.

Blu Qualcuno brucia sterpi giù al lago. Ne odoriamo l'intensità tra gli alberi e il crepitìo e gli scoppi ci giungono ancor prima di scorgerne il fumo blu che nella brezza s'assottiglia. Vorrei sapere come mai l'odore del legno che brucia risveglia a tal punto i tuoi sensi; vorrei sapere come mai sto sempre a perderti, come ti perdo ora, all'improvviso, contro il blu del cielo o del monte Bord Fàilte nel lago o il blu nelle mille trasparenze del fumo che nei tuoi occhi sognano sogni di blu, e neppure se io parlassi li sveglieresti.

Morte Arrampicammo per l'intera giornata tra inondazioni e inondazioni di luce finché le isole si rappresero e divennero non più grandi di sassi su di un ruscello. Ombre di nubi irrompevano stravolgendo come lepri marzoline sui pendii sdrucciolevoli; labbra carnose e tumide di torba spogliavano la pietra dei denti contro di noi; il vento segnava righe bianche come osso tra i tuoi capelli. Poi vidi il falco cadere dal cielo: arco da tenebra, arco che affetta luce incandescente; trattenni il respiro. Quella volta quasi ti prese: il tuo viso segnato, bianco com'è bianco un dente o un osso, in preda a quella fiera picchiata.

La Vacca Isolana ha la stessa andatura lenta della donna scalza che in equilibrio tiene una zucca d'acqua sulla testa. E sai che mai verserà neppure una goccia di rugiada novella dalla schiena, ne' calpesterà un nido d'allodola


tra l'erba alta. Il suo ritmo è il ritmo delle maree, lune piene in bonaccia tra cieli senza nubi, falci nel campo recinto di pietra. Attorno al piolo della sua catena, nel raggio della sua gravità, si muove al passo con le stagioni.

I Suoi Capelli per mio fratello, Michael Le avevano tagliato i capelli il giorno prima ed ora quegli occhi violati, in testa scellerata rasa a bianco che quasi non segna il cuscino, si conficcavano come succhielli nei miei. Tu avresti dovuto impedirlo, mi dicevano, e così finché si spensero - quasi coscienti, come già Sansone, di tutta la forza che dimorava nella gloria di quei capelli tanto amati che erano lunghi alla vita il giorno in cui lei, bambina, annegava nell'Erne e neri come i suoi stivali mentre la sorella li stringeva, e li teneva, benché ne vedesse strapparsi a ciocche alla radice. Ciò che rimane ora è su in soffitta, chiuso a chiave, con ninnoli e altre sue cose, in una scatola.

Il Piccolo Frassino Per anni, sepolto dalla polvere di bric-à-brac e giocattoli, se ne stava inosservato nel ripostiglio, finché una notte l'asfalto della via risuonò al tonfo degli zoccoli e ai respiri pesanti che non udiva da trent'anni. Corse fuori e trovò il bue indietreggiare di fronte alla propria ombra riflessa sul muro e ancora quattro tulipani sciabordanti nel prato; uno ruggiva e agitava il capo in preda al panico, schiacciato tra una Escort e una Mercedes. Fece segnali, si dimenò urlò e agitò contro di loro la pipa ma essi ignorarono quel derviscio nel suo completo a righe sottili, finché all'improvviso vi pensò e corse in casa , lo diseppellì e nell'affrontarli oltre la distesa di fiori calcati e muovendolo, avvertì una magìa e li osservò liquefarsi nel buio dove un bimbo scalzo si erge al fianco di un piccolo uomo fatato in pantaloni di sargia a strappi e un cappello intrecciato, un piccolo frassino come scettro nella sua mano e alle sue spalle il regno di fango e roccia che il figlio aveva svenduto a milionari tedeschi prima di freddarsi tra la sabbia e le pietre di Malin.

Dedizione


Guardalo, dicono nella valle, c'è qualcosa che non va, imbocca ancora quel vecchio sentiero che porta alla collina, mi chiedo a cosa pensi tutto il giorno. Guardalo, dicono nella torbiera, perso nell'edera, non ha niente di meglio da fare che pensare alle colline con questo tempo? Guardalo, dicono i boscaioli, è proprio lui quello lassù alle prese col fringuello oltre gli alberi, se non fa attenzione si romperà una gamba. Guardalo, dicono i pastori, osservandolo mentre lancia un'altra pietra sul cumulo della vetta, quell'uomo ha tanto cervello quanto una pecora malata. Guardatelo, dicono tutti, sapreste dirmi come mai quando rivolge il capo alle colline, vi sono ombre come nubi nel blu dei suoi occhi?

Stagioni Slieve League è una lastra di neve a Febbraio ma le allodole si riscaldano proprio qui, ai suoi piedi. Onde di luce irreale irrompono su pecore e mucche. Il mare è bianco per acri di merletto rigonfio. La montagna dal cielo si riflette e nel lago si capovolge, due sfumature diverse di blu. Una nebbia marina veste logora la pietra. Il contorno di cielo inizia a trapelare. A grandi passi entri nell'ombra di una nuvola. Il cane fiuta ossa e piume. Io lo seguo. Così come ti ho seguita per trent'anni ormai, ad ogni cambio di stagione.

John Clare per Madge Herron Sono a livello con campanule ed api su una curva rigonfia della terra. Il vento mi soffia sulla nuca. Scambio il tegumento del mio corpo per pelle d'erba; coleotteri e coccinelle abitano gli interstizi delle mie ossa, esplorano le valvole del mio cuore. Sprofondo le dita negli umidi orifizi della terra, mi graffio le labbra contro argilla e sassi. Il fruscìo di ali d'uccello struscia le mie orecchie come il passaggio di signorine in lunghi di seta. Penetro i luoghi segreti dove i vermi rivoltano il mondo alle loro spalle e distillano la terra negli alambicchi delle loro viscere. Nel labirinto del verde silvestre li ritrovo: un'orma di lepre, un ferro di cavallo, un arco di licheni. Qualcuno mi chiama. Il guardiano arriva calpestando la luce sotto i piedi,


e parla una lingua familiare che cerco di disimparare. Le sue parole cozzano col fragore degli uccelli, le campane a battacchio dei fiori.

La Barca Blu E come so io che il relitto blu, addormentato tra l'erba alta sotto l'ontano, sogna di essere intero e di nuovo a galla? Perché quando vi passai una sera la scorsa settimana ed il vento all'improvviso mosse gli alberi, udii il suono dei legni scricchiolare e il guizzo di una chiglia nel lago. da ALLA LUCE, SUI SASSI. Morte di Thady Non saprebbe dire come mai ama quel luogo a tal punto e amore è una parola che mai userebbe. Non saprebbe dire come mai non vi è altro posto ove camminare più alto di Errigal e affonda i piedi come dolmen in una landa spazzata dal vento, dove l'erba è povera e ancor più parco è il cielo. Non saprebbe dire come mai, sofferente nel reparto caldo e illuminato, le oscure valli e i solitari laghi in cielo ed il capanno in pietra freddo e nudo come una prigione gli sembravano il paradiso, così come quello era per lui l'inferno. Non saprebbe dire come mai, quando il prete se ne fu andato e la suora, con indifferenza, l'ebbe guardato morire, vide all'improvviso il vento della collina arruffare una zolla di piota sul pavimento e contò le ultime sue pecore che a lutto sfilavano dalla fessura della porta.

La Quercia nella Valle Tira l'aratro nel campo con la bruna giumenta come il padre e il padre del padre lo tirarono; e si dirige ora verso la collina del rio sotto una scìa di gabbiani come il padre e il padre del padre si diressero;


e si curva sotto un giogo d'animale come quella debole quercia si curva al vento dal mare; come si curvava al vento dal mare quando il padre e il padre del padre tiravano l'aratro su quel campo come ancora si curverà al vento dal mare quando i figli e i figli dei figli tireranno l'aratro su quel campo.

Condy Vive solo all'ombra delle montagne i suoi acri di pietra aguzza fendono le nuvole; da un cane si prende otto anni almeno e conosce le sue pecore meglio dei figli che mai ebbe. L'orizzonte è la sua staccionata, le sue pecore sfilano libere ma la sua mente è rinchiusa la sua anima in catene. S'arrampica dal buio alla luce delle vette ma non ode voce alcuna dalle nubi. Teme la morte - mucchietto di ossa slavate in luogo solitario - e nel bicchiere piange per se' per il fratello e per tutti coloro sui quali cadde l'ombra della montagna.

L'Ottantenne nella Valle E fu per questo che arricchì il suo corpo della prodiga sregolatezza che i suoi smilzi acri desideravano in calce, e la spezzò su di una pietra ritta dura e inesorabile come il Tempo? E fu per questo che inviò il raccolto dei suoi fianchi in carne ed ossa oltremare come sacchi di semenza di Banner e calcinò il campo troppo tardi,per animali di cui nessun figlio si sarebbe servito? E fu per questo che adagiò lei, sfinita come la carpa alla posa, lungo il cadavere del suo decimo figlio nato morto e indurì il suo cuore contro la lama di un vento più aguzzo delle coti di Marzo sui colli di Disert? E fu per questo che soffrì i tormentosi denti delle stagioni


che ridussero il suo spirito all'osso finché fu freddo come il masso di granito che il ghiacciaio spazzò un tempo da Gaguin? Per starsene solo sulla porta, al calare della notte ed osservare, su oltre la rugiada e la picchiata del falco, un cielo seminato di stelle aride come avrebbe voluto, in nome di Dio, fosse stato il suo seme tutte le volte che l'aveva schiusa per un ennesimo raccolto andato perso.

Fossile Ritagliano uno spazio per chi abita spazio come la stella ne occupa la solitudine. Sta ritto con se stesso discosto nell'ingresso affollato, un gran mantello lungo allacciato attorno a un mucchio di pietre. Al caldo il vapore gli esce, e una pozza umida si forma intorno a lui e al can pastore che riposa ai suoi piedi. Il cappello appuntito è un fungo che gli cresce in testa, i neri stivali in gomma sono bitte di torba erosa. Accende il fuoco a spalle inarcate, grandi mani a conca riparano il fornello della pipa, il suono del vento che arruffa ciuffi di Grey Mare's Tail sui fianchi di Suhill rigira eterno nelle sue orecchie come il mare nella conchiglia. Il fumo rannuvola il granito eroso del suo volto. Il cane rizza le orecchie all'improvviso, punta verso le sue labbra e aspetta un suo segnale per stanare quella mandria di pecore belanti buone ad essere né munte né tosate. Ma il suo padrone sogna, nei suoi occhi uno sguardo lontano e rapito come se già avesse nostalgia di quegli sconfinati acri di cielo. Sta calcolando il prezzo che dovrebbero raggiungere i suoi agnelli alla fiera di Brockagh.

L'Ultimo Mandriano Per cinquant'anni attraversò spedito ogni tipo d'oscurità e vide più albe invernali lui di quante basterebbero a qualunque uomo o bestia. Indossava la stessa divisa di sargia estate e inverno, senza distinzione, come la ginestra al vento e alla pioggia, che infine lo piegarono. Come loro dormiva sui piedi ascoltando i silenzi che lo destavano al rammollirsi dinnanzi a un passo o al raggrupparsi di fronte al terrore improvviso di un'ombra. Conosceva i sassi delle sue strade meglio dei calli dei suoi piedi. Il loro calore lo scaldava nelle notti amare. Mugghiavano a modo loro a muriccioli e fossi. Lui parlava ad alta voce a se stesso al buio. Ora piango lui che non lasciò gesta o canzoni da opporre al triste grido del chiurlo all'alba, che non lasciò gesta o canzoni.

Il Cappuccio


per Pauline Veniste a galla nella sciabica del dottore quel giorno: tu e tua sorella insieme, in una stessa rete: pesci fuor d'acqua, soffocati nell'aria, due bei salmoni guizzanti, scivolosi, bagnati. Ma tu nascesti con un cappuccio in testa, un porta fortuna contro i pericoli del mare. Ancor prima che tu toccassi coperta il dottore lo aveva promesso a Nahor, il Molo. A volte quando facciamo rotta verso le isole e il peschereccio indugia alla tempesta ti guardo e vorrei che avessimo conservato quel cappuccio: è sufficiente venire a galla una volta, pescati da una rete.

ElegĂŹa per gli Isolani Morirono altrove ma le loro tombe sono qui e questi nudi spioventi sono le loro lapidi. I cuori esitarono molto prima che le loro travi cadessero e le pietre dei camini, fredde come ossa in terra straniera, rimpiangono i fuochi in diamanti di carbone. Cammino sulle tombe ricoperte di licheni e un lembo di bandiera si strappa come i loro cuori si strapparono un tempo. Odo i loro rantoli dalla gola di quel braccio di mare e assaporo il sale delle loro lacrime al vento. Le lacrime logorano la pietra ma cosa logora un cuore se non se stesso? Consumarono i loro cuori e nulla lasciarono: solo pietre lavate dalla marea delle loro lacrime.

FABBRICANTI DI PIOGGIA  

Francis Harvey's Rainmakers

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