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STEFANO MONTEZEMOLO BOCCIA IL GOVERNO

Il direttore accademico dell'European school of economics: «Il modo con cui sta affrontando la crisi dimostra vera incapacità» INCONTRO CON I BERGAMASCHI DI TORONTO

Diario di un viaggio in Canada per conoscere le famiglie bergamasche che dagli anni '50 sono emigrate per cercare una vita migliore

Rivista mensile - Ogni primo venerdì del mese in edicola al prezzo di 4,00 euro. Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% DCB Bergamo. In caso di mancato recapito restituire al mittente.

VALERIO BETTONI: «BERGAMO TERRA DI CONQUISTA» L'ex Presidente della Provincia: «A dirigere le istituzioni locali vengono da fuori. Il motivo? Chi ci governa se ne frega di noi bergamaschi»

Somain Italia, il futuro inizia adesso L'azienda di Brembate di Sopra, leader nel settore dei sistemi anticaduta, continua a investire: pronta una nuova sede e lo sbarco al MADE Expo di Milano

SETTEMBRE 2011 - anno 5 - numero Economia, attualità, costume e stile

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SOMMARIO Settembre 2011

ECONOMIA

PAGINA 28 Pubblico&Privato

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Montezemolo boccia il Governo: «ignora la crescita»

Legge al verde La transazione ambientale

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«Tartassati - Atto 1°» La manovra di luglio: dal ticket alle pensioni fino alle agevolazioni fiscali

«Tartassati - Atto 2°» Con il crollo della Borsa di agosto il Governo ricorre al «bis»

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Il punto di vista Le scelte di Palazzo Chigi? Meritano un buon voto

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Con... tributo Finanziaria 2011: tre carte in mano alla casta

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Politica&Economia Dilaga la spesa pubblica Ecco i 10 grandi sprechi

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La congiuntura Ripresa blanda, ma il commercio e i servizi continuano a soffrire

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SOMMARIO Settembre 2011

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La classifica Forza industriale: Bergamo quarta in Italia ma in Europa è solo 64esima

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Il convegno

Banche&Territorio Duilio Baggi: «Nessuna fusione, nessuna sanzione e nessuna presidenza ad orologeria»

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Copertina Somain Italia, il futuro inizia adesso

Agnelli: «la salvezza è solo nel manifatturiero»

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L’intervista Valerio Bettoni: «Bergamo è diventata una terra di conquista»

BUSINESS 80

Eccellenze Caloni Trasporti, a Carobbio degli Angeli la filiale raddoppia

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Parola all’associazione

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LIA, il futuro dell'edilizia bergamasca

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Pillole di finanza

Italian leadership A Toronto i bergamaschi che hanno trovato l'America

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Borsa Luci e ombre sulla ricapitalizzazione di UBI

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Credito Nascita del «sindacato azionisti Ubi banca», svolta nel management dietro l'angolo?

62

Leggere la legge Tutela dell'investimento in borsa

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La «Responsabilità Sociale d'Impresa»: un test per tutti

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Green economy Il Gruppo Attiva firma il futuro dell'edilizia


SOMMARIO Settembre 2011

RUBRICHE & EVENTI 90

Letto per voi Fishman: è finito il tempo dell'acqua abbondante e gratuita

BERGAMO ECONOMIA

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Chi, dove e perchè Foto e curiosità

Rivista mensile di economia, attualità, costume e stile (Registrazione al Tribunale di Bergamo nr. 22 del 02/08/2007) Società editrice: Speb S.r.l. Via San Giorgio 6/n 24122 Bergamo Presidente: Marino Lazzarini

REDAZIONE: Direttore responsabile: Paolo Agnelli

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Esclusività&Territorio «Villa Pighèt», un sogno sui colli bergamaschi

Curatori del progetto: Cristiano Agnelli e Luigi Berlusconi Caporedattore: Luca T. Bilotta Mail: bilotta@bergamoeconomia.it Redattore: Livio Casanova Mail: casanova@bergamoeconomia.it Fotoreporter: Giorgio Chiesa Mail: chiesa@bergamoeconomia.it Consulenti: Marco Amorese, Laura Adele Feltri, Claudio Rossi e Barbara Putortì Art: Francesco Legramanti Mail: grafici@bergamoeconomia.it

PUBBLICITA’: Tel. 035 678812

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Design&Accoglienza GombitHotel, una perla nel cuore di città Alta

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Arte&Gioelli «Il Sole e la Luna» illuminano G.L.A. Antichità

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La vetrina BMW Serie 1 e «LeStagioni», un connubio di classe per Lario Bergauto

Agenti: Antonio Milanesi, Sergio Saresini e Jarno Sambinelli Mail: info@bergamoeconomia.it Concessionaria pubblicità nazionale: A. Manzoni & C. S.p.A., via Nervesa, 21 Milano. Tel. 02 57494211 Concessionaria pubblicità locale: Speb S.r.l., Via San Giorgio, 6/n 24122 Bergamo

INFO: Stampatore: Quadrifolio S.p.a. 24052 Azzano San Paolo (Bg) - Via Emilia, 17 Tel. 035 330100 Abbonamenti: 035 678808 Costo abbonamento: 40 euro per 11 mesi www.bergamoeconomia.it

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Via Bolgare, 1, 24060 Carobbio Degli Angeli (BG) Tel.035/42768 www.calonitrasporti.com


L’editoriale Settembre 2011

Manovra 2011, quando il diritto di sciopero si trasforma in un bene di lusso DI LUCA T. BILOTTA

agosto 2011 verrà ricordato non solo per il caldo afoso che ha attanagliato gli italiani negli ultimi giorni di ferie, ma anche come mese nero delle borse europee e per la manovra finanziaria (bis) che ci ricorda in modo indelebile che la crisi, a dispetto di quanto si continui a dire, è un virus con cui dovremo convivere ancora per un po' di tempo. Ma gli aspetti sconcertanti di quest'estate non sono nè borsistici nè climatici. Quali, allora, direte voi? Semplice, la serrata della serie A di

L'

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calcio. No, non sono impazzito. E' un semplice commento ironico, una "battuta". Però, osservando gli italiani in spiaggia ci si accorge di quanto siano più preoccupati di non vedere i propri calciatori in campo al rientro dalle ferie, che di capire a quali manovre economiche andremo incontro. Detto questo, passatemi un'altra cattiveria: non me ne vogliano i calciatori, ma credo che prima di scioperare ci si debba guardare intorno e capire le reali condizioni dei propri coetanei. Già, dei ragazzi che - anziché correre sul rettangolo di gioco - corrono fra un'azienda e l'altra a caccia di stage e di un posto fisso. Per carità, nulla contro l'idea di dare una mano ai giocatori fuorirosa, pure loro lavoratori. Del resto i sindacalisti del pallone hanno tentato di farci passare il blocco della massima serie come una guerra a favore dei più poveri. La vera motivazione della serrata dei nostri assi del calcio, infatti, sembrerebbe a favore di chi, meno fortunato di Totti o Del Piero, si ritrova spesso senza stipendio ai margini delle proprie società d'appartenenza. Seppur con un contratto firmato e depositato agli organi competenti, magari con un ingaggio poco più alto di un impiegato. Ovviamente nessuna menzione alla mannaia del prelievo straordinario sui redditi sopra i 90mila euro (5%) e sopra i 150mila (10%) prevista dalla manovra di Ferragosto. Questo non li preoccupa? Pare di no. La domanda però è inevitabile: è forse il punto focale di tutte le decisioni prese da Tremonti? No. Eppure in spiaggia ci dimeniamo come matti, chi a favore e chi contro la scelta di scioperare e/o di colpire al portafogli i vari De Rossi e Buffon. A mio avviso sarebbe più serio soffermarci, al rientro dalle ferie, su un punto più populista ma di certo interesse. E che riguarda migliaia di italiani dai 26 ai 35 anni, coetanei dei

più famosi calciatori. Tra le tante novità contenute nella manovra estiva del Governo, spiccano infatti le disposizioni mirate al mercato del lavoro giovanile, in particolare agli stage aziendali e al praticantato professionale. Fin qui nulla di nuovo, capita spesso di regolamentare un mondo sommerso come il lavoro degli stagisti. Se non fosse che la manovra ha introdotto due modifiche sostanziali e preoccupanti. La prima riguarda la durata massima dello stage, ridotta da dodici a sei mesi. La seconda tocca i destinatari: potranno accedere allo stage solo i neolaureati e i neodiplomati sotto i dodici mesi, abbassando il precedente limite convenzionale di diciotto. Pochi hanno realmente capito cosa possa significare questa scelta. I giovani d'oggi, infatti, per trovare un posto di lavoro spesso utilizzano gli stage per "farsi le ossa". Non è una novità, del resto, che i giovani non riescano a trovare lavoro - il tempo italiano medio dopo la laurea per un'occupazione stabile è di 5 anni e mezzo, penultimo posto europeo davanti solo alla Spagna (6 e 2 mesi) -. E le aziende reputano conveniente valutare le nuove leve attraverso gli stage, che consentono a neodiplomati e ai neolaureati di toccare con mano il mondo del lavoro, apprendere qualcosa e - come si suol dire - "fare curriculum". Pare assurdo, quindi, limitare una possibilità così utile, non rendendosi conto che l'alternativa non è tra uno stage di dodici mesi ed uno di sei mesi e poi l'assunzione. Ma semplicemente tra un tirocinio più lungo ed uno più breve o nessun tirocinio. Sarebbe troppo bello credere che, la strada del legislatore, sia stata presa per stanare gli sfruttatori di stagisti. Non possiamo pensare che colpendo gli sfruttatori appariranno magicamente i posti di lavoro. Sarebbe troppo bello, pura utopia. Altra innovazio-

ne del decreto di Ferragosto riguarda i praticanti professionisti a cui dovrà essere corrisposto un "equo compenso di natura indennitaria, commisurato al concreto apporto". Anche in questo caso si tratta della solita uscita "all'italiana". Punto primo: che significa equo? Secondo: come si può capire il concreto apporto di un neo laureato? Terzo: chi deciderà se un rimborso è equo all'apporto? Se i contendenti dovranno accordarsi per definire questi punti, ebbene la norma è completamente inutile. Se invece sarà un terzo organo a giudicare il tutto, allora meglio chiudere "baracca e burattini". Un avvocato, per fare un esempio, non si accollerà mai un giovane praticante sapendo che gli step burocratici per il suo ingresso in studio sono così pachidermici. Risultato? Sempre meno professionisti saranno interessati a prendere giovani praticanti nel proprio studio. Torniamo al punto di partenza: la serie A. Finché restiamo sotto l'ombrellone, siamo liberi di parlare di qualsiasi cosa. Ma al rientro a casa apriamo gli occhi. Mettiamoci nei panni dei nostri figli, di quei poveri ragazzi alla ricerca disperata di un posto fisso. Sono loro le spalle su cui poggiare la nostra ripresa economica, non possiamo tarpargli le ali. Libri e film ne hanno raccontato le (sfortunate) gesta, senza però diventare famosi come gli "Dei del pallone". Se veramente l'indirizzo legislativo sarà questo, aiutiamoli. Utilizziamo le loro capacità e soprattutto il loro entusiasmo per uscire da questa empasse economica, diamogli fiducia. Altrimenti non avranno più speranze in un mercato - che normalmente è fatto di domanda ed offerta - che vede l'offerta di lavoro superiore alla domanda. Di questo passo i nostri figli non avranno più chance, zero possibilità. Nemmeno quella di scioperare, a dispetto dei loro coetanei calciatori.

IL CAPOREDATTORE

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Notizie in breve 133.158

11.641

Misura la voglia d'impresa "bergamasca". Bergamo (decima a livello nazionale) spicca con 133.158 tra titolari, soci e amministratori, di cui più di 100 mila bergamaschi doc; altri 27.277 residenti in provincia sono attivi in aziende fuori provincia

Sono le imprese guidate da "under 35" bergamaschi. Su oltre 95 mila (dati Unioncamere 2010), Bergamo è tra le province italiane che ha il più alto tasso di conduzione giovanile d'impresa con una percentuale pari al 12.2% sul totale

Statistiche

Soldi e felicità: meno "infelici" le famiglie di Bergamo rispetto a Brescia e Como Le famiglie bergamasche sono tra le meno infelici della Lombardia. Lo certifica una ricerca della Camera di Commercio di Monza e Brianza secondo la quale quasi una famiglia su quattro residente in città (il 24%) è infelice contro un terzo delle famiglie bresciane I soldi non fanno la felicità eppure… In questo periodo di crisi il giudizio e la percezione del proprio benessere è influenzato principalmente dal reddito:

è di 1.400 Euro, servono 1.300 euro per la Toscana ed il Lazio, 1.200 per la Liguria. La soglia scende fino a 1.000 Euro per la Campania e bastano 900 euro in Sicilia.

in Lombardia, per esempio, solo se le entrate al mese per famiglia sono comprese tra i 1.500 euro e i 2.000 euro si può pensare di essere ottimisti. L'indice della felicità, stimato dall'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su redditi e spesa medi, varia da regione a regione: se in Lombardia occorrono, quindi, almeno 1.500 Euro per non essere infelici, come in Veneto e in Emilia Romagna, in Piemonte la soglia

L'indice della felicità in Lombardia. Complessivamente quasi 270mila famiglie, residenti nei Comuni capoluoghi lombardi, si fermano al di sotto della soglia della felicità, che vale almeno 1500 euro netti al mese. Per 1 famiglia lombarda su 4 la qualità della vita non è soddisfacente. Il reddito "pesa" soprattutto sulla "gratificazione" in campo professionale: i lavori meno pagati sono anche meno gratificanti, registrando un gradimento di 6,1 contro

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il 7,3 dei più retribuiti. E 1 lombardo su 5 è insoddisfatto della propria situazione professionale. Anche se complessivamente la qualità della vita percepita in Lombardia è superiore non solo alla media nazionale ma anche al dato registrato in Spagna e in Francia, ed in linea con la Germania. Unico rifugio per le famiglie a basso reddito resta la casa, la gratificazione per la propria abitazione va infatti al di là del proprio grado di "benessere economico", con un valore di soddisfazione superiore all'8. Stessa cosa vale per il quartiere, con gradi di soddisfazione inferiori a quelli della casa ma comunque omogenei rispetto alla situazione economica della famiglia (da 7.3 a 7.4). Monza è la città dove le famiglie risultano meno infelici: solo il 22.3% dei nuclei familiari risulta al di sotto della soglia della felicità, poi c'è Milano con il 23.8% di "infelici", quindi Bergamo (24%). A Brescia la percentuale di infelicità è pari al 28,5% delle famiglie, il più alto della Lombardia (26.500 le famiglie infelici). L'indice di felicità è stato realizzato con metodo CATI su un campione rappresentativo di famiglie lombarde, tenendo conto di 4 indici sintetici relativi a giudizi ed aspettative sulla propria casa, la propria città, il proprio lavoro e la complessiva soddisfazione rispetto alla qualità della vita.


ECONOMIA&BUSINESS

La transazione ambientale Una procedura alternativa di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia ambientale LEGGE AL VERDE - RUBRICA A CURA DELL’AVVOCATO CRISTINA PUTORTÌ

LEGGE AL VERDE - Rubrica a cura dell’avvocato Cristina Putortì sempre maggiore il numero di contenziosi che nascono in materia di risarcimento del danno ambientale, rimborso spese di bonifica e ripristino delle aree contaminate. Controversie che spesso si concludono in tempi molto lunghi con il concreto rischio di una sensibile riduzione d’efficacia della tutela ambientale. Allo scopo di garantire un pronto ed effettivo recupero delle aree contaminate, il legislatore ha, quindi, introdotto, con l’art. 2 della Legge n. 13 del 27 febbraio 2009, una procedura alternativa di risoluzione stragiudiziale delle controversie che possa evitare le inutili e pregiudizievoli lungaggini di un’azione risarcitoria. Tale nuova soluzione è però destinata unicamente alle aree considerate d’interesse nazionale individuate in base alla caratterizzazione del sito, alla qualità e pericolosità dell’inquinamento ed all’impatto sull’ambiente in termini di rischio sanitario ed ecologico. Il comma 1 dell’art. 2, della Legge n. 13/2009, definisce come oggetto della transazione “la spettanza e la qualificazione degli oneri di bonifica e di ripristino del danno ambientale nonché del danno ambientale e degli altri eventuali danni di cui lo Stato o altri enti pubblici possano richiedere il risarcimento”. Non può, quindi, considerarsi oggetto dell’accordo il “bene ambiente” che, configurando un diritto indisponibile, non può essere oggetto di diritti o atti di disposizione da parte dello Stato o degli enti pubblici. La “transazione ambientale” ha natura contrattuale e le parti coinvolte sono, da un lato, il Ministero dell’ambiente e, dall’altro, le impre-

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se interessate che, in posizione di sostanziale parità, risolvono o prevengono un conflitto, tra loro attuale o potenziale, attraverso compromessi e reciproche concessioni. Nella procedura di elaborazione dell’intesa è garantita la massima partecipazione e trasparenza grazie al coinvolgimento sia dei pubblici

poteri, che attraverso la convocazione di un’apposita Conferenza di servizi sono chiamati ad approvare lo schema di contratto predisposto dalle parti, sia delle associazioni e dei soggetti privati, che effettuano un controllo di conformità dell’accordo agli interessi sociali. Il ruolo decisorio della Conferenza di servizi è da intendersi “provvisorio” in quanto l’approvazione definitiva del contratto di transazione

compete esclusivamente al Consiglio dei Ministri. Come già accennato, le parti hanno un ruolo paritario nella stipulazione dell’accordo che viene raggiunto attraverso una composizione “bilaterale” delle volontà e degli interessi coinvolti e dove anche il responsabile dell’inquinamento partecipa attivamente non limitandosi ad un acritico recepimento delle statuizioni del Ministero dell’ambiente. Ciò ad ulteriore conferma della natura contrattuale della transazione ambientale. Il contratto stipulato ed approvato dal Consiglio dei Ministri, ha carattere “globale” in quanto definisce tutti i rapporti esistenti tra le parti riguardo all’oggetto della transazione. Pertanto, oltre a dover essere abbandonato il contenzioso pendente, sarà preclusa ogni ulteriore futura azione relativa ai fatti oggetto dell’intesa. Solo in caso d’inadempimento totale o parziale da parte del privato, il Ministero dell’ambiente, previa diffida ad adempiere nel termine di trenta giorni, ha il potere di dichiarare risolto il contratto con automatica ripresa delle obbligazioni precedenti alla sottoscrizione e conseguente trattenuta delle somme già versate dal privato, a titolo di acconto sul maggior importo dovuto. Il rischio derivante dal carattere definitivo del contratto raggiunto ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 13/2009 si sostanzia nel fatto che, limitandosi tale accordo al ripristino ed al risarcimento del danno già prodotto, rimangano totalmente impuniti quei danni verificabili nel corso del tempo, comportando, così, una sostanziale elusione del principio “chi inquina paga”.


ECONOMIA&BUSINESS

alla scure sulle agevolazioni fiscali che tocca tutti, anche le famiglie, alla reintroduzione del ticket sanitario, dalle novità sulle pensioni con le modifiche alla rivalutazione e il taglio agli assegni d'oro alla rimodulazione più graduale dell'imposta di bollo sui depositi titoli. E ancora, dalle novità su bonus e stock option a quelle sulle concessioni, il patto di stabilità dei comuni e il forfettone fiscale del 5% per le imprese dei giovani fino alla messa in moto delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Nel complesso del biennio 2013-2014 l'entità del decreto supera i 70 miliardi.Con la

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manovra votata a luglio inizia la stagione delle lacrime e sangue. Ecco le principali misure: Ticket sanitario: Scatta il superticket sanitario da 10 euro sulle visite specialistiche e le analisi mediche. Per evitarlo le regioni potranno usare fondi propri o ricorrere a altri ticket. I risparmi previsti dalla cancellazione della misura sono pari a 381 milioni. Agevolazioni fiscali: Tagli delle agevolazioni fiscali del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014, se non entrerà in vigore la delega fiscale entro il 30 settembre 2013. Sono attesi 4 miliardi nel 2013 e

20 miliardi nel 2014. Secondo quanto riferito dal relatore i tagli potranno riguardare tutte le 483 agevolazioni. Pensioni d'oro: Si allenta la stretta sulle rivalutazioni. Viene aumentato dal 45 al 70% il coefficiente di rivalutazione per i trattamenti tra 3 e 5 volte il minimo (per gli assegni tra 1.400 e 2.300 euro). Si azzera oltre tale soglia. In merito poi alel pensioni d'oro, ci sarà un contributo di solidarietà del 5% sui trattamenti da 90mila euro in su e del 10% oltre i 150mila. E poi c'è l'anticipo al 2013 dell'adeguamento triennale dell'età di pensiona-


La manovra di luglio: dal ticket alle pensioni fino alle agevolazioni fiscali "TARTASSATI - ATTO PRIMO"

Il Governo ha varato prima delle ferie, una serie di provvedimenti per raggiungere l'impresa "storica" del pareggio di bilancio e porre fine alla crescita del debito pubblico. Un intervento con tagli ed entrate per complessivi 47 miliardi di euro in un arco di tempo che va dal 2011 al 2014. Nel dettaglio: 2.108 mld nel 2011, 5.577 mld nel 2012, 24.405 mld nel 2013, 47.972 mld nel 2014

L’impatto della manovra

Forfait giovani: Novità sulla norma che interessa i giovani che aprono un'attività. Il forfettone al 5% potrà essere applicato fino a 35 anni di

Bozza 2013

Dopo il passaggio al senato

43,1 MILIARDI

2014

43,1 MILIARDI

47,9 miliardi

25,3 miliardi

17,8 miliardi

23,8 miliardi

Ansa - Centimetri

mento all'aspettativa di vita media calcolata dall'Istat. Dal 2013 ci vorranno tremesi in più per ottenere il pensionamento di vecchiaia, dal 2016 al 2030 ne serviranno quattro, dal 2030 al 2050 si scende di nuovo a tre mesi. L'età pensionabile così aumenterà: posticipo nel 2012 di un mese e poi di due nel 2013 e di tre nel 2014 dell'uscita dal lavoro per chi ha 40 anni di contributi. Arriva un contributo di solidarietà da parte delle pensioni che superano i 90.000 euro.

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età, senza il vincolo dei 4 anni di durata previsto dalla manovra. I giovani potranno quindi utilizzare l'imposizione age-

dei requisiti anagrafici per l'accesso al pensionamento all'aspettativa di vita. L'incremento dei requisiti di anzianità per le pensioni di vec-

TREMONTI HA DIFESO LE SCELTE DEL GOVERNO «Chi fa una manovra come questa ha affermato - vuole il bene del Paese ma non ci può essere una politica italiana diversa da quella europea. La soluzione è politica o non è, è comune in Europa o non è. E la politica non può più sbagliare Anche perché è come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe» volata fino a quando non avranno compiuto il trentacinquesimo anno di età. Adeguamento pensioni: Anticipo al primo gennaio 2013 del processo di adeguamento

chiaia, quelle anticipate e all'assegno sociale è stimato in 3 mesi dal primo gennaio del 2013. Per i successivi interventi triennali dal 2016 al 2030 la stima degli adeguamenti triennali è

di 4 mesi, mentre i successivi adeguamenti saranno intorno ai 3 mesi fino al 2050 circa. Ciò comporta un adeguamento cumulato, ad esempio dal 2050, pari a 3 anni e 10 mesi. Pensioni 40 anni contributi: Slittano le pensioni con 40 anni di contributi, a partire dal 2012. Il prossimo anno è previsto un posticipo di un mese, che diventa di due mesi nel 2013 e di 3 mesi a partire dal 2014. Imposta bollo: L'aumento dell'imposta di bollo viene rimodulato. Fino a 50mila euro i depositi titoli sono esenti dal superbollo e continueranno a versare 34,20 euro annui. Sui conti con giacenza compresa fra 50mila e 150mila euro il bollo salirà a 70 euro annui subito e a 230 dal 2013, su quelli fra 150mil e 500mila l'onere salirà prima a 240 e poi a 780. Oltre questo livello si pagheranno 680 euro fino alla fine del 2012 e 1.100 dopo. Dismissioni statali: Entro il 2013 arriverà il

Le misure principali - Punti della manovra finanziaria approvata a luglio Ticket Da lunedì 10 euro sulle ricette mediche e 25 euro per gli interventi del pronto soccorso in codice bianco

Pensioni Anticipato al primo gennaio 2013 anzichè sal 2014, l’aggancio delle pensioni all’aspettativa di vita

Pensioni d’oro Contributo di solidarietà del 5% o 10% per pensioni superiori ai 90.000 euro annui

Liberalizzazioni Proposte di riforma alle categorie interessate entro 8 mesi. Sè così non fosse ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero

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Agevolazioni fiscali Taglio del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014

Benzina Confermati gli aumenti delle accise sui carburanti dal primo gennaio 2012

Super-forfettone Forfait del 5% per chi, sotto i 35 anni, apre un’attività (anche cassaintegrati più anziani)

Piccoli comuni Dovranno associarsi già dal 2011 per l’espletamento di almeno 2 delle loro funzioni fondamentali 4 entro il 2012, 6 entro il 2013

Imposta di bollo Deposito (euro) Fino a 50.000 50.000 - 150.000

Imposta (euro) 34,20 70

150.000 - 500.000

240

Oltre i 500.000

680

DAL 2013 Fino a 50.000

34,20

50.000 - 150.000

70

150.000 - 500.000

240

Oltre i 500.000

680

Stock option e bonus Aliquota addizionale del 10% da applicare su tutto lo stipendio variabile


Le agevolazioni - L’intervento del Governo PERSONE

SOCIETÀ

9,1

58

21,4

0,2

TIRA DRITTO

altro

Nella manovra non è prevista alcuna riduzione fiscale ma un inasprimento di tasse e balzelli per i portafogli di tutti gli italiani

5,1

Famiglia

altre imposte dirette

56,8 Lavoro e pensioni

161,5

0,1

MILIARDI DI EURO

Erogazioni liberali e terzo settore

38,7 Iva

Il valore complessivo delle aggevolazioni famiglie-società

3,5 accise

10,1

15,9

Imposte dirette imprese

Altre agevolazioni per persone fisiche

0,2 Altro

103,5

0,4

Ansa - Centimetri

Casa

Enti non commerciali

Gli sconti fiscali censiti dal Governo sono 483 e valgono 161.5 miliardi di euro. Il taglio sarà indiscriminato su tutti, del 5 per cento per il primo anno (per un risparmio di 8 miliardi per le casse dello Stato) e addirittura del 15 per cento nel secondo anno (altri 32 miliardi). L'alternativa? Approvare prima del 2013 la riforma delle pensioni: solo questa scelta potrebbe evitare l'aumento delle tasse per le famiglie. Dunque, se entro il 30 settembre 2013 non ci sarà la riforma pensionistica, i tagli su tutte le agevolazioni fiscali sarà automatico. Un esempio? Per un contribuente sposato, con due figli e coniuge a carico e una casa di proprietà (su cui paga il mutuo), la batosta potrebbe arrivare a mille euro in due anni.

via libera a uno o più piani di privatizzazioni per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali. Liberalizzazione professioni: Il governo rinvia la liberalizzazione al confronto con le categoria, ma gli ordini professionali non verranno aboliti. Trascorso il termine di 8 mesi dalla data di entrata in vigore della manovra ''ciò che non sarà espressamente vietato sarà libero". Stock option: Aumenta l'imponibile delle stock option e bonus, su cui viene applicata un'aliquota addizionale del 10%. Attualmente l'aliquota addizionale viene applicata su dirigenti e collaboratori d'imprese finanziarie per la parte di stock option e bonus che supera il triplo della parte fissa delle retribuzioni. La misura pone invece come tetto di 'esenzionè dell'addizionale il reddito.

Patto stabilità: Cambiano i parametri del patto di stabilità interno per gli enti locali virtuosi. Tra i criteri in base ai quali raggruppare gli enti in quattro classi di merito arrivano la convergenza verso i fabbisogni standard previsti dal federalismo e la dismissione di partecipazioni in società pubbliche. Viene previsto un coefficiente di correzione che dovrà essere ''connesso alla dinamica del miglioramento conseguito dalle singole amministrazioni, rispetto alla precedenti, con riguardo ai parametri'' degli enti locali virtuosi. Accise: Restano confermati anche per il 2012 gli aumenti della aliquote, applicati sui carburanti. Il gettito atteso, considerando anche l'Iva, sarà pari a circa 1.7 miliardi per ogni anno, dal 2012 al 2015. Concessionarie: Aumento dello 0.3% dell'Irap (da 3.9% a 4.2%) sulle concessio-

narie. Fanno eccezione autostrade e trafori per cui resta confermata la riduzione dal 5% all'1% della deducibilità delle somme accantonate nel cosiddetto fondo di ripristino. Giudici tributari: Arrivano limitazioni territoriali per lo svolgimento della funzione di giudice tributario. Costi della politica: Una commissione valuterà l'adeguatezza delle retribuzioni dei nostri parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali, con quelle delle stesse cariche negli altri Paesi europei, per adeguarsi alla media, ma dalla prossima legislatura. È previsto anche un taglio del 10% dei rimborsi elettorali, ma ancora per il futuro. Nel presente, solo una stretta sull'uso delle auto blu e dei voli di Stato, consentiti soltanto alle più alte cariche o per motivi di sicurezza. 19


ECONOMIA&BUSINESS

Con il crollo della Borsa di agosto il Governo ricorre al «bis» "TARTASSATI - ATTO SECONDO"

Estate nera per gli italiani: dopo la caduta agostana di Piazza Affari, Giulio Tremonti ha deciso di varare una manovra bis da 45 miliardi di euro in due anni, che si va ad aggiungere a quella approvata a luglio Vi elenchiamo cosa potrebbe essere approvato alla Camera il 18 settembre elle ciliegie si dice che una tira l'altra e un'eventuale scorpacciata è ammessa perchè le ciliegie, oltre ad essere gustose, fanno anche molto bene. Delle manovre finanziarie non si può dire lo stesso perché se (stando agli ultimi mesi) una manovra tira l'altra, sono tutt'altro che gustose e ai cittadini non fanno per niente bene. Ma cosa è successo tra luglio è agosto? E' capitato che una manovra da 47 miliardi di euro, varata in fretta e furia, dopo solo un mese diventa insufficiente a far fronte alle difficoltà. E' capitato che un testo passato nel giro di pochi giorni dal Consiglio dei ministri alla Gazzetta ufficiale, transitando per Camera e Senato alla velocità della luce debba essere "ristruttura-

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to" (leggasi: gonfiato con ulteriori 45 miliardi in due anni). E tutto questo succede in Italia, un paese che sprofonda nella crisi con un occhio ai listini delle borse e un altro fisso sullo spread, il famigerato rapporto tra buoni del tesoro nostrani e bund tedeschi. E tutto questo succede in Italia, un paese che per giorni si è chiesto disperatamente quali sarebbero state le scelte del governo, su cosa si sarebbe effettivamente abbattuta la scure dei tagli, chi avrebbe pagato veramente l'ennesima crisi. Fin quando, tra le polemiche, alla vigilia di ferragosto, non arriva un decreto legge d'urgenza e per gli italiani sono ancora "lacrime e sangue". Per quale motivo? Perché il Belpaese spende più di quanto guadagna. Il motivo principale è che

l'Italia in passato ha deciso di farsi prestare molti soldi per finanziare la spesa pubblica con l'emissione di titoli di stato e, ora, deve pagare gli interessi. Al netto degli interessi lo Stato italiano è riuscito ad avere, tra il 1991 e il 2008, un avanzo primario: è riuscito a guadagnare più di quanto spendesse (interessi sul debito esclusi) e a diminuire così gradualmente l'enorme debito pubblico. A partire dal 2008, però, non c'è stato più avanzo primario: il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è ricominciato a salire, a causa della crisi economica, della conseguente diminuzione del PIL e, secondo gli oppositori del Governo, dell'inazione di Berlusconi. La manovra finanziaria approvata dal parlamento a fine luglio, prima che ini-


ziassero i problemi attuali, prevedeva di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014: in quell'anno, secondo le previsioni, le entrate dello Stato sarebbero state più o meno uguali alle uscite, interessi inclusi. La maggior parte dei sacrifici, però, era rinviata a dopo il 2013: dopo le prossime elezioni politiche e quindi quando un nuovo governo avrà il diritto di fare la propria politica economica, senza limitarsi ad applicare quella ereditata. Anche per questa ragione i mercati finanziari hanno dimostrato, nell'ultimo periodo, un certo pessimismo nei confronti dei conti pubblici italiani (e non solo): si è reso necessario, a detta delle istituzioni economiche italiane ed europee, un nuovo intervento sui conti dello Stato che affretti il risanamento e dia ai

mercati il segnale che il Governo è in grado di garantire stabilità ai conti pubblici. Trovando più soldi e soprattutto più in fretta rispetto a quanto programmato nell'ultima legge finanziaria. Ecco 45 miliardi del nuovo pacchetto anticrisi tutti nuovi, 20 per il 2012 e 25.5 per l'anno successivo, che così si andranno a sommare ai 47 della prima manovra per una cifra "monstre" di 92 miliardi di euro. "Non c'erano alternative, è quello che serve" per ridurre il deficit è raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013 "come chiesto dalla Banca centrale europea", ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. E (quello che non ha detto ma ha pensato il ministro) in questo modo gli investitori dovrebbero sentirsi più sicuri nell'inve-

stire in titoli di Stato italiani, di cui praticamente tutti gli stati del mondo hanno un bisogno costante, e non chiederebbero dunque interessi troppo alti. Un obiettivo che ha aperto la strada a moltissimi interventi: dai nuovi tagli ai ministeri alla liberalizzazioni delle professioni, dalle privatizzazioni di servizi pubblici locali ad una spinta maggiore per combattere l'evasione fiscale. Scelte, per molti versi, controverse e contestate: c'è chi ha detto tolgo di qui e metto di là, chi se l'è presa con chi deve andare in pensione, chi con i piccoli Comuni, chi con le Province, chi ha spiegato che ci vuole la patrimoniale ma solo un po' e una tantum, chi ha detto che bisogna tassare i soliti, chi ha sostenuto che bisogna cercare gli insoliti (anche se poi non 21


I punti della manovra in fase d’approvazione Giro di vite sugli statali. Dopo il congelamento dei rinnovi contrattuali deciso con la manovra di luglio, il decreto prevede un nuovo giro di vite per gli statali. I dipendenti pubblici che scelgono il pensionamento anticipato, riceveranno infatti il Tfr due anni dopo. Lo slittamento dovrebbe interessare circa 19.000 lavoratori nel 2012. Per i pensionamenti di vecchiaia, la cui indennità di buonuscita slitta di sei mesi, il numero degli interessati va invece da 16.500 a 35.000, "tenendo conto - si legge nella Relazione tecnica - che una parte dei soggetti in esame manifesta la propensione di accedere al pensionamento successivamente alla maturazione dei requisiti minimi". Per i dipendenti delle amministrazioni che non rispetteranno gli obiettivi di spesa è invece prevista la mancata erogazione della tredicesima. Sarà inoltre più facile trasferire gli statali. Riduzione Province e Comuni. Così come sollecitato dalla Lega di Bossi, la cancellazione di 29 Province (ma nella stesura iniziale della manovra erano 37) viene di fatto cancellata. Almeno per il momento. Il loro destino, infatti, sarà affidato a un disegno di legge costituzionale complessivo di riordino. Sui cui tempi di attuazione nessuno è ovviamente in grado di fare previsioni. Vengono salvati anche i piccoli Comuni, quelli sotto i mille abitanti. Per loro è tuttavia previsto che si consorzino per la gestione in forma associata dei servizi ai cittadini. Anche i tagli agli enti locali - contro i quali c'è stata una vera e propria rivolta di sindaci e amministratori - dovrebbero essere dimezzati di circa 3 miliardi. Secondo alcune stime il costo delle Province si aggira sui 16 miliardi di euro all'anno. Tassa sulle rendite finanziarie. La manovra armonizza la tassazione delle rendite finanziarie portandola dal 12,5 per cento al 20 per cento, con esclusione dei titoli di Stato. Questa operazione, come riporta la Relazione tecnica alla manovra, porterà nelle casse dello Stato a regime 1,9 miliardi di euro. Per i12012 e i12013 il gettito è di 1,4 e 1,7 miliardi. Poi dal 2014 la norma entra a regime. Parallelamente all'aumento della tassa sulle rendite finanziarie, scende dal 27 per cento al 20 per cento il prelievo sugli interessi sui depositi bancari. Restando in tema di tasse, la manovra introduce anche la cosiddetta Robin Hood Tax che si applica alle società che producono energia. E' un'addizionale del 4 per cento sull'Ires. Sarà applicata per i tre periodi di imposta successivi a quelli in corso al 31 dicembre. Taglio ai ministeri. Il precedente decreto di luglio prevedeva per i ministeri e le amministrazioni centrali 5 miliardi di euro di tagli a regime nel 2014. La manovra integrativa è intervenuta confermando queste riduzioni e aggiungendone ulteriori per 6 miliardi nel 2012 e 2,5 nel 2013. La necessità di anticipare i tempi ha certamente reso più difficile l'operazione originariamente immaginata, che prevedeva l'avvio di una "spending review", una revisione ragionata delle uscite con l'obiettivo di arrivare non a tagli lineari, più o meno uguali per tutti i capitoli, ma alla cancellazione delle voci improduttive e magari al potenziamento di quelle virtuose. Siccome ora l'imperativo è fare in fretta, è probabile che sia preferita la strada tradizionale delle decurtazioni lineari. Contributo straordinario. Il contributo di solidarietà dovrebbe colpire una platea più ristretta di contribuenti: dal 5% per i redditi superiori ai 90 mila euro e 10% per quelli superiori a 150 mila, si passerà- molto probabilmente - ad un prelievo unico del 5% dai 200 mila euro in su. In questo modo a pagare la supertassa sarebbero appena 72 mila contribuenti rispetto agli

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oltre 500 mila della prima versione del decreto. Un'altra ipotesi, che però sembra superata, era quella di tener conto del cosiddetto quoziente familiare in modo da attenuare l'impatto del contributo. Non ancora del tutto esclusa, in ogni caso la cancellazione totale di una tassa che - tra gli altri - è stata contestata anche dalla Confindustria e dal servizio studi del Senato. Norme sul lavoro. L'articolo 8 del decreto prevede la possibilità che i contratti aziendali o territoriali, al fine di ottenere maggiore occupazione, autorizzino deroghe alle legislazione vigente su una serie di materie incluso il licenziamento ingiustificato, che potrebbe quindi essere sanzionato con un risarcimento monetario invece che con l'obbligo di riassunzione. Ora la norma potrebbe essere corretta con l'inserimento di alcuni elementi di garanzia richiesti dai sindacati. Ad esempio la precisazione che ad autorizzare la deroga possano essere solo i sindacati maggiormente rappresentativi e non entità potenzialmente pilotabili dall'azienda. I metalmeccanici della Cisl vogliono che a scanso di equivoci l'intera tematica dei licenziamenti sia sottratta da quelle potenzialmente oggetto di accordi. Aumento dell'Iva. L'ipotesi più probabile è un aumento di un punto dell'aliquota ordinaria del 20%. Resterebbero invariate quella agevolata del 4% (generi alimentari, giornali, abitazioni non di lusso) e del 10% (bar, ristoranti, servizi turistici e via dicendo). Va comunque ricordato che un aumento dell'Iva è previsto nella delega fiscale inserita nella manovra. Un provvedimento del genere è sollecitato dalla Confindustria (in alternativa al contributo di solidarietà) ma fortemente osteggiato dai commercianti che, ovviamente, temono un calo dei consumi. Il maggior gettito derivante dall'aumento di un punto di Iva si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi di euro ma una parte potrebbe essere utilizzata per attuare quella delega fiscale che, tra le altre cose, prevede anche il passaggio a tre aliquote Irpef. Lotta all'evasione. La Lega ha proposto una patrimoniale contro l'evasione: si tratterebbe di un prelievo relativo a beni sopra una certa soglia di valore come immobili ma anche imbarcazioni o altri. Il prelievo partirebbe dal 5 per cento ma sarebbe scalabile in base alle imposte già affettivamente pagate dagli interessati. Di fatto, al di là della definizione di patrimoniale la logica è quella degli accertamenti sintetici già usata dall'amministrazione fiscale, che porta ad accertamenti in caso di incongruenza tra redditi dichiarati e tenore di vita. È quindi probabile che queste novità siano adattate e coordinate con le iniziative già in campo. Sempre in materia di lotta all'evasione è ipotizzata anche una ulteriore riduzione della soglia oltre la quale i pagamenti devono essere tracciabili, ossia in contanti. Imposta municipale. Tra le correzioni pensate per venire incontro ai Comuni, accanto alla riduzione dell'importo complessivo dei tagli, c'è anche l'anticipo dal 2014 al 2012 dell'Imu, l'imposta municipale che nello schema del federalismo dovrebbe rappresentare un'importantissima fonte di entrate per le amministrazioni comunali. L'imposta dovrebbe sostituire l'attuale Ici e l'Irpef sugli immobili, con l'eccezione di quelli affittati: resterebbe quindi fuori l'abitazione principale e sarebbero invece colpiti le seconde case e gli immobili ad uso commerciale o produttivo. L'aliquota è attualmente fissata al 7,6 per mille ma i sindaci avranno la possibilità di variarla. Una variante allo studio prevede che il tributo si allarghi fino a includere l'attuale tariffa sui rifiuti: in questo caso rientrerebbe anche la prima casa.

ci crede più di tanto) e qualcuno ha proposto di aumentare l'Iva (prima ancora di preoccuparsi che l'Iva sia pagata tutta). E' stata una vera e propria scorpacciata. Ma non di ciliegie.

Crisi, in Francia i "Paperoni" vogliono contribuire di più

Anche in Francia si è varata una manovra "lacrima e sangue". Meno che dalle nostre parti, ma qualcosa di simile. Il motivo è anche quello di proporre un'immagine più solida del Paese a livello internazionale. Ma in Francia, più che in altri posti (esclusi gli esempi di Buffet negli Stati Uniti e di Montezemolo in Italia) un gruppo di "Paperoni" ha pubblicato un manifesto sul Nouvel Observateur in cui hanno chiesto una maggiore tassazione, loro che i soldi ce li hanno davvero. Sono in 16 (sotto l'elenco) e hanno affermato: "Nel momento in cui il deficit di bilancio e le prospettive di peggioramento del debito pubblico minacciano il futuro della Francia e dell'Europa e nel momento in cui il governo chiede a tutti uno sforzo di solidarietà, ci sembra necessario contribuire. Siamo consapevoli di avere pienamente beneficiato del modello di sviluppo francese e dell'Europa, ai quali siamo fedeli. Tale contributo non è una soluzione in sé: deve far parte di un più ampio sforzo di riforma, sia sul fronte delle spese che su quello delle entrate". Tuttavia, tengono anche a precisare, il loro contributo dovrà essere calcolato sulla base di proporzioni ragionevoli al fine di evitare "effetti economici indesiderabili, come la fuga dei capitali o la crescita dell'evasione fiscale". I firmatari: Jean-Paul Agon, amministratore delegato di L'Oreal, Liliane Bettencourt, azionista di L'Oréal, Antoine Frérot, amministratore delegato di Veolia Environnement, Denis Hennequin, presidente e amministratore delegato di Accor, Marc de Ladreit Lacharriere, presidente di FIMALAC, Maurice Levy, CEO Publicis, Christophe de Margerie, amministratore delegato di Total; Oudéa Federico, amministratore delegato di Société Générale, Claude Perdriel, presidente del Consiglio di Sorveglianza del Nouvel Observateur, Jean Peyrelevade, presidente di Leonardo & Co Francia, Franck Riboud, amministratore delegato di Danone, Stéphane Richard, CEO di Orange, Louis Schweitzer, presidente di Volvo e AstraZeneca, Marc Simoncini, Presidente e fondatore di Meetic Capitale Jaina, Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-KLM, presidente del consiglio di sorveglianza di Areva, Philippe Varin, CEO di PSA Peugeot Citroën.


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Le scelte di Palazzo Chigi? Meritano un buon voto IL PUNTO DI VISTA

Le pagelle alla manovra di luglio e ai provvedimenti in arrivo a settembre di Paolo Duranti, giornalista del «Sole 24 Ore» e direttore di «Mondo Lavoro»

ARTICOLO DI PAOLO DURANTI

n queste ultime settimane molto si è letto ed ascoltato attorno alle due recenti Manovre fiscali, la prima - quella di luglio - approvata a tempo di record dal Parlamento (con il responsabile contributo delle forze di opposizione) e da subito in vigore, e la "sorpresa" ferragostiana, il cui varo è stato indotto da un (improvviso? Imprevedibile?) shock finanziario. Non si è però ricordato, a mio avviso, che una corretta chiave di lettura a questi pacchetti di misure può essere data soltanto inserendoli in Paolo Duranti. Laureato un contesto più ampio, tale da permettere una visione in giurisprudenza con obiettiva della politica economica di questa seconda parte specializzazione in diritdi legislatura. In particolare, questi ultimi provvedimenti to civile e amministrativo, già redattore delle vanno considerati congiuntamente alle altre misure varariviste economiche del te in tempi più recenti: dalla Legge di Stabilità 2011 al Sole 24 Ore, è consudecreto per lo sviluppo, con uno sguardo prospettico alla lente tributario e direttolegge delega per la riforma fiscale ed assistenziale, pub-

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blicata proprio in questi giorni. Alla luce di queste premesse si deve comunque partire da una considerazione: i conti pubblici dello Stato, ereditati da una cattiva gestione durata decenni - che ha adottato a sistema l'utilizzo della leva del debito pubblico per alimentare l'incremento del Pil - non permettono né a questo Governo, né ad altri che nel prossimo futuro ne prenderanno le veci, di rincorrere scelte economiche che altri Paesi hanno effettuato in chiave anti-crisi. Per cui ritengo che un giudizio sereno in merito ad un intervento normativo di natura economica debba risolversi

La scheda re del mensile Mondo Lavoro. Autore di numerose pubblicazioni in materia fiscale ed economica, ha pubblicato, tra le altre cose, "Agevolazioni alle imprese" per i tipi di Spirali (con Flavio Guidi)


innanzi tutto in una domanda: si è trovato un giusto equilibrio tra rigore e crescita? A mio modesto avviso, ritengo di si, tanto più se le

esse meritano un buon voto, per una serie di ragioni. Da un lato segnano l'avvio (questa volta in modo molto vigoroso) di una seria

«Il contributo di solidarietà a carico di chi, in fondo, ha sempre dichiarato quanto guadagnato? Rappresenta probabilmente il male minore» Manovre estive vengono interpretate - come accennavo poc'anzi - congiuntamente alle altre leggi economiche del Governo Berlusconi degli ultimi mesi. A parte il fatto che a livello internazionale le scelte di Palazzo Chigi hanno incassato un'approvazione praticamente unanime, a mio modesto parere

lotta contro gli sprechi, che com'è noto si annidano a macchia di leopardo in vaste sacche dell'apparato pubblico. Dall'altro, fanno la loro comparsa - finalmente - nuovi criteri di valutazione delle spese in due settori considerati da sempre nevralgici: il pubblico impiego e la sanità (soprattutto per quanto attiene alla

spesa corrente). Molti osservatori lamentano il fatto che sotto questo profilo mancherebbe una riforma "strutturale" del sistema: d'accordo. Ma se andiamo solo qualche anno indietro, quando a Palazzo Chigi sedeva Romano Prodi, non è che le cose andassero tanto meglio… Per rendersene conto, sarebbe sufficiente dare una letta al Documento di programmazione economica e finanziaria del giugno 1997 (che porta appunto la firma di un Governo di centro-sinistra) nella parte dedicata alla spesa sanitaria pubblica. Parlavamo di misure per la crescita. La nostra economia è tenuta in piedi da tantissime micro, piccole e medie imprese che nel loro insieme garantiscono circa l'80 per cento del valore aggiunto. Il futuro nostro e dei nostri figli dipende - mettiamocelo in testa - dal loro destino. Ora, se tutti gli "attori" del sistema - politici, amministratori locali, sindacalisti, accademici, professionisti - sono consapevoli di questa esigenza e lavorano, ciascuno nel proprio ruolo ed esaltando le proprie competenze - nella stessa direzione, ce la potremo fare, altrimenti temo 25


che per il sistema-Italia non vi sarà affatto un futuro roseo. Esempi di efficiente collaborazione tra pubblico e privato ve ne sono, ed è

«Incidere ulteriormente sulle pensioni? Non è possibile, soprattutto per ragioni di equità sociale» questa, a parere di chi scrive, la strada che dobbiamo percorrere: sono assolutamente da ammirare, ad esempio, gli accordi tra Pmi ed università nella direzione della ricerca ed innovazione, così come le spinte propulsive che diverse Regioni hanno attivato per creare alleanze e filiere tra imprese. E' proprio questo il punto: ricerca e concentrazione appaiono ormai due necessità delle quali non si può fare a meno. Ma le Pmi da sole non ce la possono fare: occorrono le altissime competenze delle nostre università (come anche dei centri di ricerca, sia pubblici che privati) e il supporto degli enti locali, che meglio di altri conoscono il tessuto economico di un determinato territorio e quindi approntare le misure adeguate. Onestamente, mi pare che sotto questo profilo il Legislatore della Manovra sia "sceso" sul terreno del mondo reale - cioè quello del lavoro, dell'impresa, della formazione e dell'amministrazione - e abbia cercato di dare risposte alle esigenze che i mercati post-crisi stanno manifestando. E' vero, si dice autorevolmente da più parti, che la Manovra di Ferragosto penalizza gli onesti, introducendo il contributo di solida26

rietà (del 5 per cento dai 90 i 150mila euro di reddito e del 10 per cento oltre tale soglia) a carico di chi, in fondo, ha sempre dichiarato quanto guadagnato. E' altrettanto vero che questa scelta - a patto che sia accompagnata da una seria politica di tagli agli sprechi - rappresenta probabilmente il male minore. Le alternative quali sarebbero? Incidere ulteriormente sulle pensioni? Non è possibile, soprattutto per ragioni di equità sociale. Imporre un prelievo sugli importi "scudati"? No, per due motivi: da un lato vi sono enormi difficoltà tecniche, legate all'anonimato (come d'altronde sottolineato dai tecnici del Tesoro), dall'altro - e questo a mio avviso è un ostacolo insormontabile - verrebbe meno l'affidabilità dello Stato. Provo a spiegarmi: con lo scudo fiscale (così come con gli altri condoni, perchè di questo si tratta), lo Stato ha stipulato un patto con i con-

«Imporre un prelievo sugli importi "scudati"? No, per due motivi: da un lato vi sono enormi difficoltà tecniche, legate all'anonimato, dall'altro verrebbe meno l'affidabilità dello Stato» tribuenti che vi hanno aderito. Un vero e proprio contratto. Si potrà ora discutere sulla convenienza, sull'adeguatezza dell'aliquota di tassazione, sull'opportunità di "premiare" gli eva-

sori… d'accordo, tutte motivazioni pertinenti e in parte condivisibili. Ma una volta che il contratto è stato stipulato, logica e diritto chiedono che sia rispettato, da ambo le parti. Se il Governo metterà mano nei portafogli dei soggetti che hanno aderito allo scudo, temo che dovrà accantonare per molti anni l'eventualità di proporre in futuro altre sanatorie. Si è anche ipotizzato, tra le misure alternative al contribu-

«Innalzamento di un punto dell'Iva ordinaria? Potrebbe rivelarsi una scelta negativa in quanto inciderebbe in misura eccessiva su di un'ulteriore contrazione dei consumi. Non dimentichiamo però che già la delega fiscale ne prevede l'incremento graduale» to di solidarietà, all'innalzamento di un punto dell'Iva ordinaria (non dimentichiamo però che già la delega fiscale ne prevede l'incremento graduale). A mio avviso potrebbe rivelarsi una misura negativa in quanto inciderebbe in misura eccessiva su di un'ulteriore contrazione dei consumi, della quale proprio non si avverte il bisogno.


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Montezemolo boccia il Governo: «ignora la crescita» PUBBLICO&PRIVATO

Stefano Cordero di Montezemolo, direttore accademico dell'European school of economics e presidente di Projectland, affronta i temi del debito pubblico italiano e statunitense e critica il Governo perché «le modalità con cui sta affrontando la crisi dimostrano una scarsa capacità di definire le priorità e di coinvolgere le forze economiche e sociali» A CURA DI LIVIO CASANOVA

tati e Uniti ed Europa in questi mesi sono alle prese con la difficile situazione economica. A Washington abbiamo vissuto un serrato confronto tra il presidente Obama ed il Congresso, in particolare con i repubblicani, per definire le misure comuni da adottare per far fronte al debito pubblico. Nell'Unione Europea si continua a monitorare con attenzione le situazioni dei singoli Stati: la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e le difficoltà di Italia e Spagna. Bergamo Economia ha affrontato questi temi con Stefano Cordero di Montezemolo,

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direttore accademico della European School of Economics e presidente di Projectland. Il dibattito sul debito pubblico imperversa. Dopo la Grecia e il Portogallo, è toccato all'Italia. Poi è stata la volta degli Stati Uniti e il dibattito sull'innalzamento del debt ceiling (il tetto al debito). Che cosa sta succedendo? "Quello che sta succedendo può essere interpretato secondo alcune chiavi di lettura. In primo luogo, questo dibattito è il frutto della drammatica crescita del debito pubblico negli

Stati Uniti ed in Europa a seguito della crisi finanziaria degli ultimi anni. Il livello del debito pubblico in queste aree economiche ha raggiunto livelli non più sostenibili ed è chiaro che siamo entrati in un circuito perverso dove l'elevato debito genera elevati interessi che a loro volta fanno crescere ulteriormente il debito pubblico. La seconda chiave di lettura è chiaramente quella relativa alla globalizzazione dei mercati finanziari che determina una stretta interdipendenza delle diverse economie del mondo e quindi la necessità di trovare soluzioni integrate e di ordine generale.


Un'ulteriore chiave di lettura è chiaramente data dal potere degli operatori finanziari che è in grado di condizionare le scelte del potere politico fino a creare una situazione paradossale per cui il mondo finanziario è stata la causa della crisi ed è stato salvato dal mondo politico che tuttavia è messo in grande difficoltà dagli stessi operatori finanziari". Nonostante i casi della Grecia, dell'Irlanda, del Portogallo perché Bruxelles non ha ancora trovato una soluzione convincente alla crisi del debito nell'area Euro? "In realtà in questo periodo stiamo assistendo ad un tentativo di soluzione della crisi finan-

ziaria di questi paesi. Sembrerebbe che finalmente Germania Francia siano riuscite a trovare un accordo intorno al quale far convergere anche gli altri paesi europei. Tuttavia, può rimanere il dubbio che dalla fase di ideazione e di progettazione di queste soluzioni a quella successiva di attuazione delle stesse le singole posizioni di molti paesi europei possano tornare a divergere con la conseguenza di una semplice rinvio degli stessi problemi e con il rischio che gli stessi diventino di dimensione maggiore è sempre meno gestibili". Si è parlato anche del rischio che alcuni Paesi escano fuori dall'euro ma questa sarebbe una misura che potrebbe

salvarli dalla crisi o ormai è impensabile uscire fuori dalla moneta unica? "In effetti, soprattutto in Germania negli ultimi tempi c'è stato un serrato dibattito sull'ipotesi che la soluzione ai problemi finanziari dell'Europa sia quella di creare un sistema monetario a due velocità in cui ci sia una moneta principale, l'euro, per paesi (come Germania e Francia) con una struttura di finanza pubblica migliore e un'altra moneta di riferimento per tutti gli altri paesi che debbono provvedere a processi di profondo risanamento della finanza pubblica per poter partecipare alla moneta più forte. Tuttavia, questa soluzione potrebbe comportare conseguenze perfino peggiori del mantenimento dell'attuale sistema perché prevede29


rebbe una fase di riorganizzazione del sistema monetario che non può essere fatto in condizioni di profonda crisi come quelle che stiamo vivendo attualmente. Paradossalmente, la soluzione migliore sarebbe quella di rilanciare ad un livello superiore (governo economico europeo) la sfida dei sistemi monetari creando strutture e strumenti di coordinamento e di progressiva convergenza di tutte le principali economie e monete del mondo. La globalizzazione e la relativa interdipendenza economica richiede sempre più istituzioni e assetti finanziari di livello globale". A proposito di debito pubblico, proviamo a spiegare cosa è? "Il debito pubblico è l'insieme delle obbligazioni che uno Stato e tutti gli enti che formano la sua amministrazione hanno verso terzi che possono essere soggetti residenti nello stesso stato o soggetti residenti all'estero. Il debito pubblico, al pari del debito di qualsiasi soggetto economico è formato da debiti finanziari e anche da debiti di natura operativa per l'acquisto di merci e servizi da terzi. Tuttavia, con la trasformazione dei mercati finanziari e con l'utilizzo anche da parte degli Stati e delle diverse istituzioni che lo formano di strumenti cosiddetti derivati la situazione del debito pubblico è diventata più complessa in quanto ci possono essere delle obbligazioni latenti non espresse nella contabilità ufficiale che possono determinare condizioni di esposizione finanziaria largamente superiore a quella di tipo nominale". Sempre in tema di debito: azzardare un parallelo tra quelli che vivono in America e coloro che vivono l'Italia è forzato? Le famiglie italiane sono nella stessa situazione statunitense oppure stanno messe un po' meglio? "Come sempre è difficile sintetizzare le differenze di condizione delle famiglie negli Stati Uniti ed in Italia. Tuttavia, con riferimento al problema in oggetto si può dire che in Italia c'è una situazione migliore per quanto riguarda il risparmio e anche una più equilibrata e protettiva struttura socio-economica, mentre negli Stati Uniti ci sono vantaggi in termini di flessibilità e di mobilità sociale ed economica che favoriscono una maggiore ripresa dei livelli di attività economica e di reddito". 30

Siamo a settembre e il governo procederà al taglio del 5 e del 20% se da qui a due anni (entro il 30 settembre 2013) i decreti attuativi del nuovo fisco e del nuovo welfare non produrranno effetti positivi per 4 miliardi nel 2013 e per 20 miliardi nel 2014. Cosa pensa delle manovre finanziarie? "Entrambe le manovre finanziarie hanno chiaramente indicato la necessità, nei prossimi anni, di intervenire drasticamente sui conti dello Stato per cercare di riportare la situazione di finanza

pubblica all'interno dei parametri europei e per dare al nostro paese una maggiore stabilità e sperabilmente una nuova prospettiva di crescita. Tuttavia, i limiti di entrambe sono di non intervenire in modo strutturale sui fattori che limitano la crescita del nostro paese e che possono portare nuovamente a disequilibri di finanza pubblica. E’ stata necessaria un’altra manovra perchè quella approvata a luglio spostava troppo in avanti i maggiori interventi, favorendo le interpretazioni sulla difficoltà del governo di intervenire in modo drastico e decisivo e alimentando le possibili speculazioni nei mercati finanziari così come si è regolarmente manifestato". In un articolo su Panorama lei si auspicava, in tema di manovra, interventi mirati. Il taglio ai costi della politica può essere considerato un intervento mirato? "Certamente. I costi della politica, anche se non portano a risultati immediati, possono essere un'indicazione forte di un cambio di strategia che aiutano, da un lato, a convincere i mercati finan-

ziari sull'inizio di una nuova fase e, dall'altro lato, favoriscono un nuovo è più positivo rapporto tra i cittadini che si trovano a pagare i costi della crisi e la classe politica che dimostra invece di predicare bene ma razzolare male. Tuttavia, in quell'intervento ponevo maggiormente l'attenzione su altre due questioni. La prima riguarda la questione dei trasferimenti dello Stato che sono uno dei buchi neri della nostra finanza pubblica su cui si potrebbe rapidamente intervenire e con significativi risparmi. La seconda questione riguarda tutti i costi per gli acquisti dello Stato è delle amministrazioni pubbliche che sono mal gestiti e che potrebbero essere razionalizzati con ulteriori ed importanti benefici per la finanza pubblica". L'ultima manovra sarà sufficiente per cambiare "vento" ed invertire la tendenza od occorreranno altre manovra che mirino ad aumentare il tasso di crescita? "Molto dipende da quello che succederà a due principali fattori. Il primo è il tasso di crescita dell'economia nei prossimi anni. Se l'Italia avrà, come successo nel corso degli ultimi 15 anni, tassi di crescita inferiori alla media europea e prevedibile che la struttura delle entrate sarà inferiore a quella delle uscite. Il secondo fattore riguarda l'andamento dei tassi di interesse che negli ultimi anni è stato strutturalmente molto basso ed è difficile prevedere rimarranno a tale livello anche nel prossimo futuro. Qualora i tassi di interesse dovessero spostarsi su livelli superiori certamente il nostro paese si troverebbe a pagare più elevati costi del debito con la conseguenza di ulteriori interventi di finanza pubblica". C'è ancora un barlume di speranza che il governo Berlusconi dia il là a un abbassamento delle tasse? "Nel breve medio termine non è possibile pensare ad un taglio fiscale generalizzato. Le condizioni attuali non lo consentono e, peraltro, le modalità con cui il governo sta affrontando l'attuale crisi dimostra una scarsa capacità di definire le priorità e di coinvolgere in modo più ampio le forze economiche e sociali per porre in essere una riforma strutturale del nostro sistema fiscale. Si può invece pensare a qualche intervento mirato di taglio fiscale su specifiche categorie al fine di favorire una ripresa dei consumi che stimoli la domanda interna e una ripresa degli investimenti che è del tutto necessaria per rilanciare il sistema produttivo italiano".


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Finanziaria 2011: tre carte in mano alla casta

CON... TRIBUTO - a cura della Dott.ssa Barbara Putortì gni manovra finanziaria è destinata a destare polemiche e a creare contrasti tra le varie fazioni politiche e sindacali, ma l'ultima riforma fiscale preparata dal Ministro Tremonti sta suscitando disappunto da parte di un largo fronte di soggetti (la nota sorprendente è costituita dalle proteste dei sostenitori del Pdl sul sito del partito, circa la riforma pensionistica) soprattutto per quanto riguarda la stretta sulla previdenza sociale, con tagli e blocchi delle rivalutazioni per gli assegni di importo medio alto. Più tagli alle famiglie e nessuno ai politici. E' questo il risultato della finanziaria 2011 varata nel mese di luglio. Tante le reazioni di malcontento tra la gente, c'è chi stufo e arrabbiato, decide di scendere in campo contro la manovra, come? Aprendo vari siti e blog internet e dando sfogo a tutta l'ira nei confronti di questo stato che invece di combattere la crisi aiutando i cittadini, aumenta il malcontento tra gente comune e non comune. Ma procediamo con ordine. Lo scalpore principale è stato dato dal taglio alle Pensioni. Ormai il discorso pensioni è scontato, ogni legislatura, ovvero, ogni volta che si parla di finanziaria, i nostri cari politici, parlano di riforma e aggiustamenti vari ma alla fine il discorso è sempre lo stesso: allungare l'età

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pensionabile. Una volta, tanti e tanti anni fa il governo permetteva di andare in pensione con 19 anni 6 mesi e 1 giorno di lavoro, così chi iniziava a lavorare a 18 anni poteva pensionarsi a 37 ed essere mantenuto dallo stato per il resto della vita. Ora i soldi nn bastano più, colpa anche dei troppi agi di

una volta, e le cose si stanno invertendo, così oggi si lavora per almeno 40 anni per poi andare in pensione ad una età che si

avvicina sempre più ai 70 anni (beato chi ci arriva). Pare sia troppo difficile per il nostro stato trovare un compromesso, insomma si stava meglio quando si stava peggio! Se poi volete saperne di più su qual'è il nuovo metodo deliberato dal governo per mettere le mani in tasca ai cittadini italiano leggete in che modo è aumentato il contributo unificato per le iscrizione al ruolo per le cause civile, amministrative e perfino di lavoro. Altre novità di rilievo sono: l'incremento progressivo dell'età pensionabile delle donne a partire dal 2020 e la rimodulazione delle tariffe Irpef in tre scaglioni. Ci sarà un taglio del 10% al finanziamento dei partiti politici tramite una riduzione dei rimborsi elettorali, e soltanto le cinque maggiori cariche dello stato potranno usufruire di voli di Stato. L'irap passerà al 4,65% per le Banche e al 5,90% per le assicurazioni. Le auto Blu non potranno superare i 1.600 cc di cilindrata, e sarà introdotta una tassa per le automobili di lusso. E' prevista una stangata sul deposito di titoli di Stato, che potrà arrivare fino a 380 euro annui. Saranno ridotti del 30% anche gli incentivi sull'energia elettrica, che pare coinvolgeranno anche gli incentivi sulle energie rinnovabili. Tutto questo e molto altro ancora..nella prossima puntata!


ECONOMIA&BUSINESS

Tra i dieci sprechi si parla di opere incompiute. Ossia la progettazione di opere incomplete, il mancato completamento di opere iniziate, i tempi di esecuzione molto superiori ai tempi programmati E' il caso del nuovo ospedale di Bergamo dove i costi sono lievitati: da 340 a 407 milioni, con possibile sfondamento a quota 492 Tanto paga Pantalone

Dilaga la spesa pubblica

Ecco i 10 grandi sprechi POLITICA&ECONOMIA

Spesa fuori controllo per i conti pubblici: per l'erogazione di servizi è cresciuta rispetto alla corrispondente spesa privata dello 0.5% l'anno, dal 1970 al 2010, per un totale di 90 miliardi di euro in più. Nero su bianco gli sprechi: dal personale eccessivo alle opere incompiute o sovradimensionate 34

na pubblica amministrazione che non tiene il passo con la modernità, il progresso, fondamentalmente "antica", e che può contare al suo interno almeno dieci tipi di grandi "sprechi". Uno dei quattro tavoli sulla riforma fiscale., quello incaricato dell'analisi della spesa pubblica e coordinato dal professor Piero Giarda, nel rapporto finale mette a nudo, elencandoli appunto da uno a dieci, i grandi difetti della spesa che resta "uno dei sintomi o delle cause della malattia italiana che va sotto il nome di elevato rapporto tra debito pubblico e reddito nazionale". Si va dalle opere incompiute all'utilizzazione di due persone in un lavoro che ne basterebbe una. E ancora: all'indice i prezzi non rispondenti al valore del mercato, come capita per i farmaci, ma anche "l'errata identificazione dei soggetti meritevoli di essere sostenuti" con soldi dei cittadini. La spesa pubblica complessiva -

U


si rileva nel rapporto finale firmato da Giarda - era pari a circa il 23.6% del Pil nel 1951, è salita in modo ininterrotto sino al 1993, anno nel quale ha raggiunto la quota del 56.6%, è scesa fino al 47.3% nel 2000, è poi risalita fino al 52.5% nel 2009, per scendere al 51.2% nel 2010. Compensare la costante crescita della spesa con l'aumento delle tasse può "scoraggiare la crescita".E quindi è necessario per frenare le uscite "qualche decisione radicale" e anche "manutenzione ordinaria". Ma ecco i dieci "sprechi" nei quali si disperde la spesa: Ecco i dieci sprechi elencati dal rapporto. 1) Due impiegati per uno. Utilizzo di fattori produttivi in misura eccedente la quantità necessaria. È questo il caso quando due impiegati vengono utilizzati per fare un lavoro per il quale uno sarebbe sufficiente oppure quando una macchina costosa e ad alto potenziale viene sistematicamente sotto utilizzata. 2) I prezzi più alti. Acquisti realizzati pagan-

do prezzi superiori al mercato o all'effettivo valore. E' il caso, per esempio, dei farmaci. Diverse aziende sanitarie pagano prezzi diversi per lo stesso prodotto. 3) Tecniche sbagliate. Adozione di tecniche di produzione sbagliate. Nella produzione pubblica "c'è una tendenza inarrestabile - evidenzia il Rapporto - ad utilizzare, tra le diverse tecniche di produzione disponibili, quelle che si caratterizzano per la più alta intensità di lavoro". 4) Sistemi antichi. Utilizzo di modi di produzione "antichi, chiaramente più inefficienti e quindi più costosi". 5) Fattori incompatibili. Utilizzo di modi di produzione che impiegano fattori di produzione incompatibili tra di loro, "ad esempio lavoro non specializzato applicato al funzionamento di macchine innovative ed evolute". 6) Aiuti non mirati. "Errata identificazione dei soggetti meritevoli di essere sostenuti nei programmi di sostegno del reddito disponibile" 7) Opere incompiute. La progettazione di opere incomplete, il mancato completamento

di opere iniziate, i tempi di esecuzione molto superiori ai tempi programmati. A queste tipologie si possono aggiungere la progettazione di opere di dimensione eccessiva rispetto alla capacità realisticamente sfruttabile, a volte eseguite con materiali troppo pregiati. 8) Più costi che benefici. Avvio di nuovi programmi di spesa "non preceduti o che non passano il test di benefici superiori ai costi". Il riferimento è per alcune opere pubbliche ma anche interventi nella sanità. 9) Adeguamento lento. Il mix dei programmi di spesa pubblica non si adegua (o si adegua con ritardo) ai mutamenti della domanda e dei bisogni della collettività. Per esempio vengono mantenuti in vita programmi, attività, strutture organizzative o enti per i quali non sussistono più, se mai erano esistite, le ragioni che avevano portato al loro avvio. 10) Eterne misure temporanee. Le iniziative di spesa avviate in funzione anti-ciclica e realizzate con spese di durata permanente anziché con programmi di spesa a termine.

Debito pubblico italiano 1.890.622

Il debito pubblico in Italia

1.879.900 1.875.900

1.844.814

Dati in miliardi di euro

1.868.000

1.840.636

1.843.227

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

Gen

Feb

Mar

Apr

Fonte: Bankitalia, Fmi

35


ECONOMIA&BUSINESS

a nostra indagine sulla congiuntura economica in provincia di Bergamo" ha dichiarato il presidente Paolo Malvestiti "conferma che la ripresa è proseguita, anche se a bassa velocità, tra aprile e giugno di quest'anno nelle attività manifatturiere, principalmente grazie alle esportazioni sui mercati esteri, mentre è ancora debole la domanda interna e conseguentemente resta sotto tono l'attività delle imprese che producono o vendono sul mercato interno. Gli investimenti sono ostacolati dalle incertezze del contesto finanziario globale. E le condizioni complessive del mercato del lavoro e della finanza pubblica non sostengono di certo i consumi delle famiglie che restano deboli, anche per effetto del risveglio dell'inflazione". Nel secondo trimestre dell'anno la ripresa procede quindi in provincia di Bergamo, così come in Lombardia, a ritmi blandi e con

"L

36

ampi divari tra i principali settori economici. La produzione manifatturiera, dopo la battuta d'arresto tra gennaio e marzo, torna a crescere tra aprile e giu-

Paolo Malvestiti

gno (+0,6 per cento nell'industria, +0,7 per cento nell'artigianato di produzione) e si mantiene al di sopra dei livelli di un anno fa (+3,2 per cento la variazione tendenziale nell'industria, +1,4

per gli artigiani). Sono risultati importanti, tanto più perché ad essi si accompagna un recupero occupazionale degli addetti alla produzione (+0,2 per cento l'incremento nell'industria, +0,3 per cento nell'artigianato). Ma sono traguardi conseguiti a bassa velocità e soprattutto senza la forza e lo slancio che servirebbero oggi sia per mettersi al riparo dai possibili rischi del quadro internazionale ed europeo - crisi del debito e possibile decelerazione della crescita del commercio mondiale - sia per determinare un allargamento e un consolidamento della ripresa industriale, con benefici per i settori più dipendenti dalla domanda e dai consumi interni, ancora molto deboli. Nel commercio e nei servizi non si vedono miglioramenti significativi: il volume d'affari nel commercio a Bergamo è ancora in flessione su base annua (-2,3 per cento) e nei servizi è pressoché invariato (+0,1 per cento). I livelli pro-


Ripresa blanda, ma il commercio e i servizi continuano a soffrire LA CONGIUNTURA

La produzione manifatturiera torna a crescere, anche se a bassa velocità. Il presidente Paolo Malvestiti: «E' ancora debole la domanda interna e conseguentemente resta sotto tono l'attività delle imprese che producono o vendono sul mercato locale»

Produzione industriale 2° trimestre 2011 Variazione annua corretta per i giorni lavorativi Cremona

8,6

Lecco

7,5

Monza

7,2

Brescia

7,1

Como

5,9

Varese

5,5

LOMBARDIA

4,9

Milano

4,1

BERGAMO

3,2

Sondrio

2,3

Mantova

2,1

Pavia

2,0

Lodi

-0,4

-2,0

-1,0

0,0

1,0

2,0

3,0

4,0

5,0

6,0

7,0

8,0

9,0

37


Produzione artigianato 2° trimestre 2011 Variazione annua corretta per i giorni lavorativi Lecco

4,1

Como

2,8

Pavia

2,7

Milano

1,8

Sondrio

1,7

BERGAMO

1,4

LOMBARDIA

1,3

Cremona

1,3

Lodi

0,4

Varese

0,2

Mantova

-0,6

Monza

-1,1

Brescia

-1,1

-2,0

-1,0

0,0

1,0

duttivi dell'industria distano ancora 8,5 punti percentuali dai massimi raggiunti prima della crisi dell'autunno 2008. Per l'artigianato manifatturiero il gap da recuperare è ancora più ampio, oltre i 20 punti percentuali. Il fatturato nell'industria cresce anch'esso, a ritmi conte-

38

2,0

3,0

4,0

5,0

6,0

7,0

nuti (+0,6 per cento nel trimestre, +6,4 per cento su base annua) e in un contesto in cui la sostenuta dinamica dei prezzi internazionali delle materie prime (+4 per cento nel trimestre, +14,9 per cento in termini annuali), anche se in leggero rallentamento rispetto all'i-

8,0

9,0

nizio dell'anno, viene trasferita solo in parte sui prezzi finali (che crescono del +1,6 per cento su base trimestrale e del +5,6% tendenziale). Da sottolineare che il 36,7 per cento del fatturato della nostra industria è realizzato sui mercati internazionali. Una quota in costante e progressivo aumento negli ultimi trimestri che dimostra come la ripresa del ciclo produttivo sia in larghissima, decisiva misura dovuta alla competitività delle esportazioni sui mercati esteri, europei ed extraeuropei. Le prospettive a breve termine del ciclo industriale non sono tuttavia particolarmente brillanti. Gli ordini dall'estero sono in lieve calo nel trimestre (-0,4 per cento) e gli ordinativi nazionali crescono (+0,5 per cento) in misura insufficiente a dare una scossa ad una dinamica stentata da un anno a questa parte. Le previsioni dell'industria locale restano orientate prevalentemente in senso positivo ma con un progressivo deterioramento della domanda attesa, soprattutto di quella interna. Il profilo del ciclo del-


l'industria si ritrova anche nell'artigianato manifatturiero ma con una dinamica ancora più debole e una flessione più marcata degli ordinativi. Nell'artigianato è ancora consistente la quota, una su tre, di imprese con variazioni molto negative della produzione su base annua. Nel commercio il calo su base annua del volume d'affari è marcato più nel settore alimentare (-7,7 per cento) che in quello non alimentare (-2,4 per cento). Si tratta in entrambi i casi di esercizi specializzati gestiti da piccole imprese. Nella distribuzione organizzata, cioè nel commercio al dettaglio non specializzato la flessione è meno pronunciata (-1,4 per cento) ma si conferma sugli stessi valori negativi del precedente trimestre. Nei servizi segnali di crescita sono presenti solo per informatica e telecomunicazioni (+3,2 per cento la variazione tendenziale) mentre nei restanti servizi alle persone, al turismo e alle imprese prevale il segno negativo. Spunti positivi riguarderebbero anche il volume d'affari nelle costruzioni (+5,8 per cento), un segnale da verificare nei prossimi mesi perché non trova conferma nel più robusto dato campionario regionale che dà l'edilizia ancora in affanno. Il quadro di evoluzione della congiuntura provinciale presenta anche alcuni concordanti segnali di miglioramento sul versante dell'occupazione. Nell'industria e nell'artigianato, come detto, l'incremento trimestrale degli addetti è rispettivamente del +0,2 e del +0,3 per cento. La quota della Cassa integrazione effettivamente utilizzata in percentuale sul monte ore, nonostante l'oscillazione dell'ultimo trimestre, si conferma molto al di sotto dei valori della fase più critica. Nel commercio gli addetti sono stazionari e nei servizi l'aumento è consistente anche se non generalizzato a tutti i settori. La componente stagionale, che influenza positivamente le assunzioni nel secondo trimestre dell'anno, è forse alla base di questi tenui progressi ancora insufficienti a diradare l'incertezza che grava sulle prospettive del mercato del lavoro. Bisogna

anche ricordare che alle indagini campionarie rispondono ovviamente le imprese ancora in attività e quindi non è adeguatamente colta la quota di occupazione persa a seguito della chiusura di non poche piccole aziende. Tuttavia il segnale è incoraggiante e potrebbe concretizzarsi, stando alla prima rilevazione trimestrale del Sistema Excelsior, nei programmi occupazionali delle imprese che prevedono 2.410 assunzioni nel terzo trimestre 2011 in provincia di Bergamo, senza contare le missioni dei lavoratori interi-

nali. Saranno richiesti soprattutto operai (il 59% del totale), il 70% delle assunzioni riguarderà comparti dei servizi e il 54% di esse avverrà in imprese con oltre 50 dipendenti. Fino a 19 assunzioni su 100 potranno essere destinate a personale immigrato. La provincia di Bergamo risulta 28esima in Italia per la quota di assunzioni di laureati e diplomati sul totale delle assunzioni previste, mentre si colloca in quarta posizione per la quota di assunzioni di figure di alto profilo professionale ("high skill").

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ECONOMIA&BUSINESS

La vocazione industriale dell'area di WOLFSBURG è dieci volte più alta della media europea e 46 più di Agrigento, ultima provincia italiana e inchiodata a solo un quinto della media

Forza industriale: Bergamo quarta in Italia, ma in Europa è solo 64esima LA CLASSIFICA

Ai vertici della graduatoria per vocazione manifatturiera due territori tedeschi: Wolfsburg e Ingolstadt. Lecco, con il 61° posto, rappresenta il territorio italiano meglio piazzato nella classifica delle province europee per valore aggiunto industriale pro capite. Piaccia o no, il manifatturiero è ben saldo nella sala macchine della crescita 40

ARTICOLO DI LIVIO CASANOVA

onostante a Bergamo ci sia per ogni strada uno o più capannoni, per ogni centro abitato un'azienda, a macchia d'olio, per chilometri e chilometri quadrati, senza soluzione di continuità la provincia italiana che può essere considerata una piccola Germania è Lecco. Non si tratta di una metafora giornalistica perché i numeri dicono che la provincia di Lecco, in Italia, è il territorio con il più alto valore aggiunto industriale pro capite. In una classifica guidata da Wolfsburg (il land della Volkswagen) e Ingolstadt (sinonimo di Audi) Lecco è al 61° posto in Europa e ha un valore aggiunto industriale che è 2.3 volte la media Europea. Per quanto riguarda Italia, dietro a Lecco ci sono Modena (64esima in Europa), Vicenza (67esima) e - finalmente - Bergamo (68 esima) con un valore aggiunto che è il doppio della media

N


europea. Di per sé - il valore aggiunto - è un parametro abbastanza articolato da prendere come punto di riferimento ma può essere spiegato con un esempio. Prendiamo un'azienda che produce serramenti il valore aggiunto rappresenta la differenza tra il prezzo di vendita dei serramenti realizzati e il costo di ciò che è stato utilizzato per costruirli, dalle materie prime (legname o alluminio,

aggiunto, insomma, misura la capacità di un'impresa di "arricchire", con il lavoro e il capitale, le materie prime e i componenti utilizzati. Il valore aggiunto è la cartina tornasole della forza industriale di un territorio, forza che per la provincia di Bergamo è costituito dal manifatturiero che rappresenta il motore della crescita economica di tutta la provincia perché genera i guadagni di produttività, crea

INGOLSTADT batte Agrigento 755 a 22 Per vocazione industriale. La città della Volkswagen è 34 volte la provincia nota per la Valle dei Templi

viti, vernici, colle, etc.) all'energia (corrente elettrica e combustibili per i macchinari) ai componenti preparati da fornitori esterni (per esempio, le maniglie). Nel conto non entrano

LECCO ha un tasso di industrializzazione quasi doppio rispetto a Milano: 40% contro 22%

né gli stipendi pagati al personale né gli oneri relativi all'impiego del capitale, tipicamente l'ammortamento degli impianti. Il valore

posti di lavoro qualificati e meglio remunerati, effettua la maggior parte della ricerca e fornisce la percentuale più alta delle esportazioni. Dal massimo pre-crisi la produzione industriale italiana dista - 17.5%, ancora molto, avendo recuperato l'11.8% dal marzo 2009 rispetto al picco della caduta che è stato del 26.1%. Il dato emerge dall'analisi del CSC (Centro studi Confindustria) sugli effetti della crisi. Numeri che fanno scendere l'Italia dal quinto al settimo posto nella top 20 dei paesi produttori del manifatturiero, nel periodo 2007-2010, preceduta dalla Corea del Sud e seguita dal Brasile. Inoltre, il nostro Paese è scivolato dalla seconda alla quarta posizione per produzione manifatturiera pro capite nel mondo dal 2008 al 2010 con un calo del 28%. Scandagliando i territori la forza industriale varia molto da un capo all'altro della Penisola e non può ovviamente sorprendere vedere al vertice le province del Nord, soprattutto con capoluoghi piccoli (il che implica minore terziario), e in fondo quelle del Sud. Ma non mancano le sorprese di alcune località settentrionali che stanno in zone fra il centro e la

La classifica italiana della vocazione industriale nel confronto internazionale, provincia per provincia Numero

Province

1 2 61 64 67 68 88 100 103 119 123 135 143 155 167 176 190 203 216 219 225 226 249 251 255 270 277 282 283 290 295 308 309 313 335 338 340 344 345 347 352 367 378 396 408 414 422 432 464

Wolfsburg Ingolstadt Lecco Modena Vicenza Bergamo R. Emilia Brescia Mantova Belluno Varese Treviso Cremona Parma Pn Como Bologna Milano Novara Prato Padova Forlì Biella Cuneo Vercelli Arezzo Lodi Ancona Rovigo Sondrio Verona Piacenza Pesaro Torino Pisa Chieti Pavia Ferrara Lucca Ravenna Macerata Ascoli Al Udine Firenze Gorizia Teramo Venezia Siena

V.A. industriale pro-capite (% media UE) 1026 755 229 227 224 223 210 204 203 194 191 185 182 177 171 169 165 162 158 158 156 156 149 149 147 142 142 140 140 139 138 134 134 133 129 128 128 127 127 127 126 124 122 118 117 116 114 113 108

41


Numero

Province

467 474 490 506 515 526 558 599 603 618 626 665 721 729 745 771 778 791 803 806 823 826 841 855 863 869 874 886 887 918 923 925 932 941 963 964 1008 1030 1031 1032 1043 1067 1078 1080 1081 1083 1091 1098 1112 1116 1142 1144 1150 1153 1169 1211 1223

Asti Verbano Trento Pistoia Perugia Frosinone Rimini Livorno Latina Bolzano Terni L'Aquila Savona Massa Ao Pescara Genova Cl La Spezia Cb Nuoro Avellino Potenza Isernia Trieste Carbonia Viterbo Grosseto Bari Taranto Cagliari Olbia Siracusa Roma Brindisi Matera Salerno Caserta Lecce Sassari Bn Napoli Catania Ogliastra Imperia Foggia Ragusa Messina Vibo Crotone Cosenza Catanzaro Oristano Trapani Enna Rc Agrigento

Scenari industriali

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V.A. industriale pro-capite (% media UE) 107 106 104 102 101 100 95 90 89 89 88 83 76 75 74 70 69 68 66 66 64 63 62 61 60 59 58 56 56 53 53 52 52 51 48 48 43 41 41 41 39 37 35 34 34 34 34 33 32 31 29 29 28 28 27 23 22

bassa classifica, notevolmente sotto la media europea, e di altre del Sud che sono riuscite a scalarla fino a incalzare i vertici del triangolo industriale. La classifica ricorda come l'industria bergamasca, per la sua

striale del Paese - come dimostrato dall'approfondita analisi elaborata dal Centro studi di Confindustria su dati Eurostat - è confermata dal fatto che la loro posizione è migliore nella classifica pro capite del valo-

Bergamo, 64esima in Europa, è a quota 229. Si tratta di un numero indice che pone uguale a 100 la media UE del valore aggiunto industriale (al netto dell'edilizia) per abitante. Per capirci: il valore aggiunto di Bergamo è 2.3 volte la media europea

caratteristica di fedeltà al profilo manifatturiero, per la sua qualità e per il suo livello di internazionalizzazione rappresenti ancora oggi un'area economica privilegiata anche in una fase delicata come quella attuale, in cui l'industria sta gestendo il passaggio dalla ristrutturazione alla ricerca di nuove linee di sviluppo. Molte sono le imprese che dopo essersi leccate le ferite della ristrutturazione hanno acquistato nuova convinzione in se stesse e stanno lavorando per creare un nuovo ciclo di sviluppo. La graduatoria, come detto, colloca Bergamo al 68° posto e meglio di noi, tra le province lombarde, solo Lecco. Rimanendo alla Lombardia e scorrendo la classifica europea che pone uguale a 100 la media Ue del valore aggiunto industriale (al netto dell'edilizia) per abitante c'è: al 100° posto Brescia (204% valore aggiunto pro capite), Mantova al 103° (203%), Varese al 123° (191%), Cremona al 143° (182%), Como al 176° (169%), Milano al 203° (162%), Lodi al 277° (142%) e Sondrio al 290° (139%). Chiude la rassegna delle province lombarde Pavia che occupa il 340° posto (128% valore aggiunto pro capite). Nonostante le province italiane non siano ai primissimi posti europei, la vocazione indu-

re aggiunto industriale che in quella della ricchezza prodotta. Milano, la provincia italiana con il Pil (prodotto interno lordo) pro capite più alto, è infatti solo all'88° posto nell'Unione Europea, mentre Lecco, prima in Italia sul fronte industriale, è 61esima nella graduatoria europea del valore aggiunto. Il quadro è simile a livello più aggregato: la regione più ricca per abitante, la Lombardia, è al 29° posto, mentre la stessa Lombardia è 17ma in quanto a vocazione industriale; il Nord Ovest e il Nord Est, che per il reddito pro-capite si collocano rispettivamente al 20° e al 21° posto, sono invece al 12° e al 13° nella classifica del valore aggiunto industriale per abitante. Il primato è saldamente in mano alla Germania: le province tedesche di Wolfsburg e di Ingolstadt occupano infatti i primi due gradini nella classifica del valore aggiunto dell'industria. Chiudiamo con un post-it: la posizione di avanguardia di Bergamo in tempi di crisi serve se non altro a ricordare a tutti che la provincia, per quanto bistrattata dai colpi della recessione, non ha comunque perduto i propri connotati fondamentali se la sua forza o vocazione industriale la colloca al top in Italia e in posizione di rilievo in ambito europeo.


ECONOMIA&BUSINESS

Agnelli: «la salvezza è solo nel manifatturiero» IL CONVEGNO

Le difficoltà delle Pmi, la Bre.Be.Mi. e l'Expo 2015 come volano economico Le attese per lo scalo di Orio nella relazione annuale del presidente di Apindustria Bergamo, che sottolinea la necessità di mantenere l'industria manifatturiera per salvaguardare occupazione e redditi

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e difficoltà economiche, le contraddizioni della politica e uno sguardo attento e dettagliato sulla realtà locale nella relazione annuale del presidente di Apindustria Bergamo Paolo Agnelli che non ha mancato di ricordare come "gli ostacoli, le barriere e le inefficienze a livello nazionale compromettono anche l'economia della provincia, il primis la tenuta del manifatturiero". Di fronte alla platea di associati, nella sala del Doge del Caffè Bergamo, il presidente ha aperto il suo intervento fotografando le difficoltà delle Pmi bergamasche: "quelle tradizionalmente ben posizionate nei mercati di riferimento hanno contenuto a fatica le proprie quote di mercato, quelle più deboli e a rischio di concorrenza estera hanno dovuto immettere capitale proprio nelle aziende o hanno irrimediabilmente perso ordini, fatturato e utili aziendale". A questo ha aggiunto il fatto che "l'uscita di scena di grossi gruppi multinazionali dalla nostra provincia ha compromesso il futuro di parecchie piccole e medie imprese che lavorano nell'indotto, per altre lo stretto legame con alcuni settori in cronica crisi, il tessile, il meccano-tessile e l'edilizia su tutti, hanno vanificato imprese che esistevano da decenni nella provincia di Bergamo". Il presidente ha parlato di ripresa, elencando le opere e le infrastrutture che possono offrire segnali di speranza per il territorio, "si pensi ad esempio alla Bre.Be.Mi. che potenzierà la struttura economica della Bassa bergamasca, la vicinanza con Milano per l'Expo 2015 che può costituire un ancora di salvataggio per tante nostre aziende dell'edilizia e delle forniture ad esse connesse. Le opportunità che lo scalo di Orio al Serio sta fornendo e fornirà a molte imprese dell'indotto". Sulla vicenda Orio, per la nostra provincia, si è consumato una scontro senza precedenti. Dopo che nel mese di maggio la provincia di Bergamo ha assistito ad un'autentica battaglia fra politica, banche e Confindustria, il patto di sindacato della Sabco ha deciso che il nuovo

L

presidente della società di gestione dell'aeroporto di Orio al Serio doveva essere l'imprenditore Miro Radici. Alla fine dunque si è arrivati alla sostituzione del presidente uscente Mario Ratti che era ben visto dalla parte industriale della compagine azionaria, ovvero quella che fa capo alle banche, a Confindustria e Italcementi. A prevalere sono state le scelte di Comune e Provincia di Bergamo, ampiamente condivise dalla Compagnia delle Opere che già a novembre aveva lanciato messaggi precisi sul cambio di conduzione all'aerostazione bergamasca, in ottica sinergica con Milano. Sulla vicenda ritorna il presidente Agnelli che sottolinea come "su questo argomento abbiamo a lungo combattuto insieme alle altre realtà di rappresentanza economiche della provincia affinché il futuro della società di gestione dello Scalo, la Sacbo, continuasse ad operare con strategie improntate all'efficienza tipica delle gestioni imprenditoriali. Un tentativo che purtroppo è risultato fallito dall'adozione di logiche politiche e non economiche". Per il futuro, il rischio sollevato da più parti è la svendita dello scalo di Orio al Serio, ora "la speranza è che la vincente esperienza dell'ultimo quinquennio del nostro aeroporto non venga rovina45


socio davanti a Provincia e Confindustria Bergamo e una serie di enti e organizzazioni locali), per gestire il Polo. "Della Tecnodal - ha ricordato il presidente - ci è stata affidata la presidenza. E' in atto un'intensa azione di organizzazione

ta dall'ipotesi più che probabile di una fusione con gli altri scali di Milano e Verona. Una scelta, è utile ribadire, di esclusivo interesse politico che si auspica non comprometta quanto fatto dal precedente management". Per quanto riguarda l'ente camerale Paolo Agnelli ha ribadito "il nuovo corso che ha scosso, lo scorso anno, il sistema-istituzionale locale in occasione del cambio di vertici della Camera di Commercio. L'operazione, che ha visto Apindustria Bergamo tra i protagonisti, comincia a manifestare i primi effetti positivi". La cartina tornasole sono le nomine camerali decise dalla Giunta di largo Belotti a proposito dei nuovi vertici delle partecipate Servitec e Tecnodal (alla quale fanno capo gli immobili del Point di Dalmine). Infatti, "è soprattutto nella riorganizzazione delle società camerali che si sta compiendo lo sforzo più intenso: Assist, società partecipata al 50% dalla Camera di Commercio e Confindustria Bergamo per servizi export alle imprese, che non produceva benefici diretti alle Pmi e commisurati alle risorse ricevute è stata posta in liquidazione". E poi c'è il riassetto delle due società legate al Polo tecnologico (Point) di Dalmine: la Tecnodal, che vede la Camera di Commercio al 49% (per un valore nominale di quasi 3 milioni) a fianco di Provincia e Comune di Dalmine, per gestire gli immobili, e Servitec (31.56%, primo 46

e ristrutturazione per giungere ad obiettivi di efficienza: la Servitec verrà probabilmente posta in liquidazione e assorbita nelle sue funzioni da altre strutture camerali, la Tecnodal, che gestisce tutto il Point di Dalmine, ci si augura di porla in pareggio di bilancio nel prossimo biennio". Paolo Agnelli, in chiusura, ha sintetizzato con efficacia la non facile relazione tra mondo bancario e mondo imprenditoriale quando ha ricordato che il rapporto banca - impresa resta superficiale: le banche trascurano l'analisi approfondita del fabbisogno finanziario delle imprese, concentrandosi sulla riduzione del rischio e sulle garanzie. Le imprese evitano, così, di interrogarsi sulla fattibilità e sostenibilità dei loro

progetti e sono costrette quasi ed esclusivamente a concentrarsi sulla copertura. "Un rapporto complicato dall'atteggiamento sempre più ostile che le banche assumono nei confronti delle nostre piccole e medie imprese. Le garanzie rilasciate dai consorzi fidi di emanazione delle associazioni, tra i quali in nostro Confapi Lombarda Fidi, vengono utilizzate non per allargare gli affidamenti delle aziende ma per sostituire il rischio già basso assunto dagli Istituti di crediti nei loro confronti". Sul tema sempre di grande attualità e "sulle difficoltà di accesso al credito per le Pmi e la difficoltà crescente del rapporto banca/impresa Apindustria Bergamo sarà impegnata nei prossimi mesi un'attenta indagine volta a definirne gli aspetti più critici per poter individuare soluzioni e miglioramenti a favore delle imprese associate". L'ultimo passaggio è sulla fondazione per l'impresa e l'industria manifatturiera, il nuovo soggetto costituito da 12 associazioni di Emilia - Romagna, Lombardia e Veneto, in rappresentanza di 12.000 aziende e oltre 250.000 addetti, nata per valorizzare il tessuto produttivo nazionale, per difendere la cultura e l'importanza dell'industria manifatturiera. La mission è ricordata dallo stesso presidente: "con altre Associazioni imprenditoriali del Nord Italia abbiamo fatto nascere una Fondazione che, accanto all'azione di Confapi, possa proprio preservare, assistere e sviluppare l'industria manifatturiera così poco tutelata che rappresentiamo".


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Valerio Bettoni: «Bergamo è diventata una terra di conquista» L'INTERVISTA

«Il nuovo ad di Orio è Andrea Mentasti - varesino - come Carlo Nicora, nuovo direttore generale degli Ospedali Riuniti. Siamo così bravi che a dirigere le istituzioni locali (queste ed altre) vengono da fuori provincia. Il motivo? Chi ci governa se ne frega dei bergamaschi» è la considerazione dell'ex Presidente della Provincia ARTICOLO DI LIVIO CASANOVA PHOTO: GIORGIO CHIESA

econdo Umberto Eco le parole dei politici sono "messaggi in codice destinati a collegare politico a politico, passando sulla testa dei cittadini". Può anche darsi che abbia ragione ma probabilmente il critico nonché saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale non ha ancora avuto occasione di scambiare due battute con l'ex presidente della provincia di Bergamo Valerio Bettoni. Non ci riferiamo alle inflessioni dialettali ma allo sforzo del "Betù", ogni volta che esprime un concetto, un'idea, un pensiero di non essere frainteso. Sarà anche perché lui alle parole preferisce parlare con i fatti. E se per qualcuno parziale può essere il suo pensiero o la sua ricostruzione dei fatti, imparziale è sicuramente lo sforzo di farsi capire dai cittadini (che lui preferisce chiamare gente) e il richiamo agli stessi di usare la testa. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio alla Cittadella dello Sport (in via Monte Gleno) e con lui abbiamo parlato di federalismo e infrastrutture, di Orio

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al Serio e di Porta Sud e, visto che è stato Presidente della Provincia dal 1999 al 2009, se fosse il caso o meno di abolire le Province. Con l’ultima manovra finanziaria si è riaperta la discussione per abolire le Province. Cosa ne pensa? "Io, se da un alto, sono sempre stato favorevole alle Province, dall'altro sostengo anche la cancellazione delle dieci Province italiane i cui territori coincidono con le grandi città metropolitane, penso a Roma, Milano, Torino, Napoli, Venezia, Genova, etc. In queste grandi aree metropolitane le città sono più forti delle province e funzioni e servizi come l'urbanistica, i trasporti, l'ambiente e la sicurezza sarebbero più efficacemente gestite in una dimensione metropolitana". Eppure ci sono casi eclatanti: vedi la Sardegna. "E' vero. Oggi la Sardegna ha 8 province. Il territorio della vecchia provincia di Cagliari,

ad esempio, è stato diviso in 3: oltre a Cagliari, si è aggiunta la provincia di Carbonia Iglesias e quella di Medio Campidano. Prendiamo solo Carbonia Iglesias con 131 mila abitanti, mi chiedo: che motivo c'era di farla diventare provincia, a cosa servono nuove istituzioni per governare un territorio povero di abitanti. E poi ogni provincia deve avere la sua prefettura, la sua questura, il suo provveditorato, etc che significano costi". "Se chiudessimo la Provincia di Bergamo scoppierebbe la guerra civile": con questa battuta, prendendo Bergamo come esempio, il Senatur già un anno fa si è detto contrario all'abolizione di alcune Province. E' solo una questione di poltrone? "No. La provincia per Bergamo è una realtà fondamentale per i 244 comuni bergamaschi. Prendiamo le infrastrutture, chi potrebbe gestire la strada della Valcalepio. Già


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assistiamo ai particolarismi dei comuni che sorgono lungo quella direttiva dove ognuno, più che operare di concerto con le altre amministrazioni, guarda al proprio. E

Bergamo ha 1.500 chilometri di strade da gestire. La Provincia deve essere un organismo capace di governare un territorio di una certa dimensione, in un mondo che sta cambiando continuamente. Deve incidere profondamente sulla competitività del nostro territorio e del nostro sistema produttivo, come il costo dell'energia e dei servizi pubblici, la promozione della ricerca e dell'innovazione tecnologica, la banda larga, la flessibilità del lavoro e la formazione professionale. Sono i temi su cui muoversi. Non bisogna avere paura o cincischiare. E' adesso che le istituzioni pubbliche devono dare un segno di vitalità, perchè "ol laur piö bröt, lè ìga mìa oia de laurà"". Cosa significherebbe per la nostra provincia cancellare la Provincia come istituzione? "Non si può pensare di governare una serie di problematiche sovracomunali, che hanno una dimensione provinciale come strade, istruzione e formazione professionale senza la Provincia. Pensiamo alla Pedemontana, alla Bre.Be.mi, al ruolo che ha giocato la Provincia per portare a casa queste infrastrutture fondamentali per il nostro territorio. Adesso è facile lavarsi la bocca ma dietro c'è 50

stato un lungo lavoro di concerto. A proposito di infrastrutture, nessuno parla della Tem che è in uno spaventoso ritardo. Senza la Tangenziale est esterna di Milano la Brebemi è un'opera poco utile per arrivare a Milano. Il tracciato sul fronte milanese finisce, infatti, nel bel mezzo dei campi di Melzo, ad una quindicina di chilometri dal capoluogo, senza alcun collegamento con le due strade provinciali più vicine: la Rivoltana e la Cassanese".

sostegno dell'allora segretario generale della Cisl, Mario Gualeni, che con altri soggetti ha realizzato la partecipazione consapevole di tutte le forze sociali, produttive, ambientali, portandoci a condividere ed attivare gran parte del progetto di recupero dei gap - infrastrutture civili, mobilità, ritardo culturale e formativo, tentazioni di isolamento che frenavano ogni ipotesi di nuovo sviluppo e su cui la Provincia stava lavorando".

Qual è la sua idea di federalismo? "Io sono un vecchio democristiano e sono cresciuto sul discorso delle autonomie locali che non significa secessione o altri slogan. Da sempre difendo l'autonomia ma non voglio che il centralismo romano venga sostituito da un centralismo milanese. Nei miei anni da presidente sono sempre stato autonomo e anche adesso lo sono, lo dimostra la legge regionale sui parchi su cui mi sto battendo. Ho presentato una serie di emendamenti alla nuova Legge che regolamenterà le aree protette regionali per evitare ulteriori vincoli rispetto a quelli già posti sul Parco delle Orobie con l'istituzione dei Sic e delle Zps negli anni scorsi. Bisogna delegare il più possibile con delle regole precise".

Orio al Serio e Sacbo, Ratti e Radici, Lega e Compagnia delle opere… cosa si è consumato attorno allo scalo bergamasco? "Facciamo un passo indietro: quando nel 1999-2000 sono stato eletto in Provincia l'aeroporto aveva 800 mila passeggeri. Io in aeroporto ho nominato il senatore Enzo Berlanda, già presidente Consob e uomo di grande esperienza. La scelta strategica e vincente è stata quella di fare il Patto di sindacato dei soci bergamaschi di Sacbo che ci ha permesso di non essere sotto il cappello della Sea di Milano. Certo che avrei tenuto e difeso Ratti e Ravasio, è anche grazie a loro che oggi Orio è il gioiello di maggior valore degli aeroporti lombardi e veneti: tutti gli altri viaggiano fra evidenti difficoltà (Verona perde, Montichiari perde, Linate e Malpensa perdono) Orio "vola" in alta quota e fa volare le cifre. Il patto di sindacato ha fatto crescere Bergamo e credo che solo di fronte all'ipotesi di consegnarci nelle mani della Sea i vecchi dirigenti, dal senatore Enzo Berlanda al presidente Ilario Testa si rivolterebbero nella tomba".

Lei parla del federalismo fiscale come di una questione irrisolta. Perché? "Perchè questa riforma, nei fatti, è ancora una scatola vuota I comuni e le province hanno meno risorse, sono costretti a nuove tasse perché l'unica tassa che bisognava tenere, l'Ici, è stata cancellata per motivi elettorali. Dove sono tutti i benefici sbandierati dal federalismo, i soldi dovrebbero rimanere qui ma non è così". Che ruolo deve avere la provincia di Bergamo nell'economia locale: deve essere una guida o attendere le iniziative dei privati? "Non è una questione di prima o dopo ma ci sono alcune cose che solo la provincia può fare. Un esempio: Porta Sud. E' una lavoro di concertazione, lo dimostra il "Patto per Bergamo": il tavolo di concertazione tra le istituzioni locali, il sindaco, la Camera di Commercio, la Confindustria, Imprese e Territorio, la diocesi e i sindacati. Ha avuto un ruolo propositivo grazie anche all'intelligente

Lei ha scritto: "La SEA, guidata da un altro varesotto pure leghista, Giuseppe Bonomi, in buona compagnia, mangerà la Sacbo di Bergamo, bocconcino prelibato… " E' ancora dello stesso avviso? "La mia ambizione è far crescere il mio territorio, creare posti di lavoro per la mia gente, creare ricchezza nella mia comunità. Adesso c'è il nuovo che avanza che ha ribaltato tutto con l'obiettivo di entrare in Sea. Il risultato sarà: 85% Sea e 15% Sacbo. Bisogna ricordare agli attuali amministratori che Orio è una fabbrica di lavoro, di posti, di attività sia dentro l'aeroporto che fuori. Sono ventimila


il progetto o l'avrebbe abbandonato? "Certo che avrei continuato. Nelle intenzioni della mia giunta Porta Sud (realtà partecipata da Comune, Camera di Commercio, Provincia e Rfi, Reti ferroviarie italiane) doveva diventare il simbolo dell’intelligenza e dell’operatività bergamasca. Collocato nell'area dell'ex scalo merci, tra la stazione e via Gavazzeni, in una zona accessibile in più modi: treni, autobus, il tram delle Valli, era (ma per me lo è ancora) un'operazione di grandissimo respiro, una ragione di speranza per il futuro, per aprire una strada nuova. E poi avevamo inchiodato al tavolo concretamente (e finalmente) le Ferrovie. Si obietta che non c'erano i soldi. Quaranta milioni di euro venivano ricavati mettendo all'asta le attuali sedi e risparmiando sui canoni d'affitto. Bisognava stare insieme ma adesso, con la Provincia che non ci crede più, difficile che possano crederci gli altri".

le persone che lavorano grazie ad Orio, praticamente è il più grande motore economico del territorio. Adesso che, con l'elezione di Pisapia a Milano, la situazione politica è cambiata come si comporterà Sacbo che non ha più come riferimento PdL e Lega? Essere inglobati dalla Sea significa non essere più padroni a casa nostra. Ma tanto non lo siamo già". Perchè non siamo più padroni a casa nostra? "Bergamo è terra di conquista. Prendiamo

Orio, il nuovo amministratore delegato Mentasti è un varesino in quota Lega. Io avrei confermato i bergamaschi che c’erano. Varesino è anche Carlo Nicora, il nuovo direttore generale degli Ospedali Riuniti che ha preso il posto di Carlo Bonometti. Siamo talmente bravi che coloro che dirigono le istituzioni pubbliche locali vengono da fuori provincia. Sono scelte dettate solo da logiche politiche. Questo perché chi ci governa se ne frega dei bergamaschi". Porta Sud: Lei avrebbe continuato con

Infrastrutture: Sono stati portati a casa i soldi e il cantiere dell'attesissima variante di Zogno. Un complimento a Pirovano va fatto. "Si, bravo Pirovano ma la variante di Zogno è stata finanziata il 9 dicembre del 2008. L'Eco di Bergamo di giovedì 11 dicembre, sempre del 2008, titolava: "Variante di zogno, ecco i fondi". Per chi ha la memoria corta l'articolo iniziava così: "I soldi ci sono, tutti e 60 i milioni necessari, e ce li mette la Regione. Roberto Formigoni porta buone notizie per la variante di Zogno, con l'annuncio che l'opera è completamente finanziata dal Pirellone". Invece mi chiedo, a che punto siamo con le altre infrastrutture perchè il rischio è perdere finanziamenti o mandare gambe all'aria progetti già da parecchio sul tavolo. Stiamo perdendo il collegamento con Orio, non ci sono più segnali per il tram Bergamo-Villa d'Almè. Penso alla Villa d'Almè-Dalmine, alla variante di Cisano, alla Terno-Calusco, alla variante di Treviglio e al secondo lotto della statale 42. E tutte le varianti nella bassa rispetto alla Bre.Be.Mi e all’alta velocità mi chiedo dove siano. Mi domando: la Bergamo - Treviglio ha solo cambiato nome o va avanti? I finanziamenti che con fatica in questi anni abbiamo portato a casa rischiano di andare persi, nonostante le promesse di particolari sponde su Roma per ulteriori finanziamenti". 51


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ARTICOLO DI VERONICA FRIGENI

maple trees, gli alberi di acero non ingannano: siamo in Canada, più precisamente a Woodbridge, cittadina a ridosso di Toronto. Lo sguardo coglie una tipica domenica dell'estate canadese, ingorgo di auto che strozzano la via di accesso al parco e barbecue fumanti, nuovi focolari attorno ai quali si raccolgono le generazioni, rinnovando una ritualità insieme composta e chiassosa. L'udito è però rivelatore: voci che alternano inglese e dialetto, masticando parole che si compongono in un preciso codice di apparte-

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nenza e riconoscimento; di fronte a me, i vertici del Circolo dei Bergamaschi di Toronto. L'incontro. Un'occasione unica, un onore, vista la difficoltà di mantenere oggi viva ed operativa tale realtà: se sono, infatti, un centinaio le famiglie iscritte, altrettanto numerosi si contano coloro che, pur di provenienza orobica, gravitano nel territorio della Greater Toronto Area senza aderire formalmente a questa comunità, la quale è di fatto la sola associazione di bergamaschi dell'intera America settentrionale.

Inoltre, l'età ormai avanzata di numerosi membri - ma soprattutto la dispersione geografica che le distanze canadesi approfondiscono incolmabilmente -, rendono sempre più difficoltosa la realizzazione di questi incontri. A ciò si aggiunga l'allentarsi del vincolo con Bergamo e con l'Italia in generale nelle nuove generazioni, spesso nate qui, schive verso un passato famigliare che non gli appartiene, che non crescono sognando l'America oltre l'oceano. Certo non è un raduno ufficiale, non è la tradizionale cena sociale natalizia, ma non per questo è occasio-


A Toronto i bergamaschi che hanno trovato l'America ITALIAN LEADERSHIP

Viaggio tra la storia e i ricordi della comunità bergamasca che con lavoro e dedizione ha saputo costruire, anche in terra straniera, un futuro di speranza e di benessere per sé e per le proprie famiglie, onorando le proprie origini e la propria terra

ne meno autentica. Anzi proprio l'informalità di un allegro convivio domenicale restituisce pienamente la ragione fondante di questo circolo e il modello da cui vuole trarre la propria ispirazione. Loro, i membri, la definiscono socialità dei paesi, quel conoscersi e riconoscersi tutti, quella dimensione festosa che ti porta a condividere i pasti, le danze, le emozioni, le idee. Ed è la socialità, l'aggregazione insieme evocativa ma anche di reciproco sostegno nelle sfide della quotidianità da emigrato, a sintetizzare la mission del gruppo. Ti sorprende la peculiarità

del loro immaginario e dei loro comuni riferimenti: enumerando ogni più piccolo paese della valle, citandone a memoria le frazioni, rintracciano col pensiero strade percorse nella gioventù, sedimentate nella memoria, e che paiono così stridenti, persino irreali accostate al contesto canadese. Memoria: alla domanda su cosa significhi per loro Bergamo oggi, è indubbiamente la risposta più condivisa. Le testimonianze. "Bergamo è bei ricordi" per chi è venuto qui da bambino, "Bergamo è una

bella memoria da tornare un giorno a viverci"per chi bambino lo è stato in Italia, come Cinzia, in Canada dall'età di 11 anni, che non nega però l'intenzione del ritorno, quando la situazione italiana sarà diversa, e forse, per lei inconsciamente, più simile a quanto già Toronto le offre e le ha offerto: la laurea, il matrimonio, il lavoro che, sottolinea lei stessa, è stato trovato rispondendo ad un'inserzione, perché qui se sei qualificato e determinato a ricercare il tuo posto le occasioni non mancano. Mi si fa infatti notare come il Canada abbia un'estensione 33 volte superiore 53


all'Italia, e come, viceversa, la popolazione sia esattamente la metà: semplici numeri che moltiplicano però esponenzialmente le potenzialità e le offerte professionali di questo paese. Anche perché, dagli anni '80, le motivazioni che spingono alla partenza alla volta del Canada sono profondamente mutate: non più la fuga dalla guerra, in condizioni di miseria, pronti a qualsiasi lavoro pur di avere la propria casa (irrinunciabile per un bergamasco, e soprattutto per una donna bergamasca, sottolineano) e un futuro per la propria prole; oggi piuttosto, entro la più ampia cornice della globalizzazione economico-finanziaria e dei flussi lavorativi, qui si viene per specializzarsi in università prestigiose oppure, già lavoratori qualificati, per trovare una corrispondenza tra le proprie abilità e il mercato, corrispondenza che spesso l'Italia non è in grado di offrire. Anzi, qui è molto più agevolato il reinserimento nel mondo lavorativo anche a 50 anni, mediante il programma di re-training second career, che oltre a finanziare la frequenza di un corso professionalizzante, garantisce in parallelo un sussidio di disoccupazione; le cifre non mentono, più di 100.000 lavoratori reinseriti nell'ultimo biennio grazie a questo meccanismo. Non mancano neppure le possibilità per realtà bergamasche, anche piccole, in particolare consorzi che vogliano esportare in Canada prodotti tipici; benché, afferma il presidente Egidio Cortinovis, alcuni precedenti tentativi siano falliti per la chiusura mentale e imprenditoriale dei bergamaschi coinvolti, impreparati e disinteressati rispetto ad una invece doverosa strategia di comunicativa, di presentazione e fidelizzazione, sia presso il reseller che presso i consumatori finali. La migrazione. Le diverse storie che si ricompongono nel Circolo scandiscono cronologicamente l'evolversi della migrazione verso il Canada, dei suoi perché e delle sue modalità: da chi partì negli anni'50 appena bambina con i genitori, a chi vi giunse negli anni 70, sacerdote in una missione religiosa e insieme più complessamente umana, a chi prese il volo come avventuriero, attratto dalla multiculturalità del Canada che non è il melting pot statunitense bensì ciò che i sociologi definiscono salad bowl, un incontro di provenienze plurali e che mantengono ciascuna la propria specificità, non soccombendo a quella imperante e non ghettizzandosi; e, interrogati su cosa suggerire a chi decida di avviare il proprio iter professionale in 54

ARCHIVIO STORICO: La lettera con cui Massimo Fabretti, Direttore Generale Ente "Bergamaschi nel Mondo" comunica a Maria Maddalena Morelli, per tutti Mamma Lena (bergamasca, nata ad Azzone e dal 1956 emigrata in Australia, per quarant'anni punto di riferimento per tutti gli emigranti italiani) la nascita del primo circolo dei bergamaschi in Canada, a Toronto

Canada, unanime è il consiglio di fornirsi di una solida base linguistica, primo e forse unico ostacolo all'introduzione in questo mercato; possibilmente di qualificarsi a livello universitario, e,

soprattutto fino ai 35 anni, preparare le valigie e partire, provando a restare qui almeno un paio di anni, tempo necessario per capire se si vive o si sopravvive. Un settore appare inoltre particolar-

mente vivace ed in espansione, quello dell'ICT, e nel circolo vi è chi, in tale campo, dopo anni alle dipendenze altrui, è diventato consulente in proprio. Variegate e affascinanti sono del resto le carriere dei bergamaschi a Toronto, storie di affermazione dovute alla determinazione, alla lungimiranza, alla capacità di ritagliarsi una propria nicchia di mercato; vi è chi, iniziando come ultimo dipendente, è poi arrivato a gestire una delle maggiori agenzie di viaggi, vero punto di riferimento per gli emigrati nei passati decenni che necessitavano di assistenza burocratica all'arrivo in Canada, e che volevano mantenere vivi i contatti con i parenti rimasti in Italia; e vi è chi, nel nord America, si è affermato come sublime artista, con le proprie miniature scelte addirittura a raffigurare il retro dei francobolli canadesi, segno di riconoscenza e forse di un viaggio che si è compiuto in una nuova casa. Perché se, nelle parole del presidente, "Bergamo è tutto, ancora", altre voci, più timide e più numerose, si congedano da me con il sogno romantico dell'Italia, ma con la consapevolezza che è questa la realtà in cui vivere.


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Luci e ombre sulla ricapitalizzazione di UBI BORSA

L'aumento di capitale ha colto tutti impreparati. Nonostante Basilea III sia alle porte, un miliardo pare penalizzare eccessivamente il valore delle azioni annuncio dell'aumento di capitale è giunto il 29/03/2011 nelle sale trading, di fatto come un fulmine a ciel sereno, cogliendo impreparati brokers e analisti, che si sono rincorsi in una raffica di tagli di rating, con l'effetto immediato di un -10% sin dall'apertura. Ma la banca ha fondamentali solidi come racconta il bilancio e come più volte ha sottolineato l'amministratore delegato Massiah (e la bontà delle sue parole è confermata dagli investimenti che in prima persona ha sottoscritto proprio in occasione dell'aumento di capitale), quindi ok la ricapitalizzazione in vista di Basilea III, ma l'entità di un miliardo, che va a raddoppiare la capitalizzazione di borsa penalizzando del valore dell'azione, sembra del tutto esagerata. Operatori increduli circa l'operazione, completamente inaspettata, ingiustificata anche dai coefficienti patrimoniali della società, difatti nonostante i risultati del terzo quadrimestre 2010 non siano stati buoni, con una perdita di 26 milioni contro stime di utile tra i 4 e i 16 milioni, il coefficiente patrimoniale core tier 1 è risultato pari al 6,95%, per i non esperti un livello tirato ma comunque accettabile in vista dell'entrata in vigore delle nuove normative di Basilea sulla solidità patrimoniale delle banche. Lascia perplessi soprattutto la mancanza totale di comunicazione al mercato, quasi

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come se l'operazione fosse stata decisa o magari imposta da Bankitalia all'ultimo minuto, visto che in questa raffica di ricapitalizzazioni Ubi è stata in compagnia dei principali istituti italiani, tranne Unicredit che si era già mossa in questo senso in passato. Da considerarsi anche il fatto che, in caso di necessità urgenti, il management avrebbe potuto più semplicemente convertire il prestito obbligazionario da quasi 640 milioni di euro in azioni, cosa che avrebbe evitato se non altro gli scossoni sulla quotazione attuale e futura del titolo; a proposito, fanno testo le copiose vendite effettuate sulle convertibili da parte dei vertici societari, proprio nel periodo pre-inizio dell'aumento di capitale, campanello di allarme su possibili sviluppi futuri dello strumento in scadenza nel 2013. In uno scenario in cui il settore bancario è sempre nell'occhio del ciclone della crisi, con la spada di Damocle del debito pubblico dell'area Euro che pende sopra i bilanci degli istituti di credito, possiamo concretamente ipotizzare che questi soldi, come d'altronde ammesso dalla società nell'annuncio fatto al mercato sulla destinazione dei proventi dell'aumento di capitale, saranno effettivamente impiegati per "cogliere le opportunità del mercato", magari tramite acquisizioni o fusioni importanti, volte ad avere realtà più grandi e in teoria più solide. Il gruppo Ubi è il

risultato più lampante di una passata stagione di incorporazioni sollecitate da Bankitalia che potrebbe vedere ulteriori sviluppi in questi tempi difficili, sebbene da anni all'interno del gruppo si vocifera di fusioni con il Banco Popolare, mai peraltro sostenute da qualcosa di concreto, è interessante il fatto che la società sia intervenuta prontamente non appena sono circolate sulla stampa voci di un interesse per Banca Popolare di Milano Situazione particolare quella di Bpm, che necessita quantomeno di 600 milioni per la restituzione dei tremonti bond, ed è alle prese con un aumento di capitale pesante in settembre, dell'entità massima di 2 miliardi; l'istituto ha oltretutto seri problemi di governance, con una lotta intestina tra il management che cerca di far sedere in Cda rappresentanti dei Fondi per cercare consenso e capitali tra gli investitori istituzionali, e le fondazioni, conscie della situazione fragile, che cercano di negare questa opzione temendo scalate alla società. Questa opzione mette sotto nuova luce le mosse di Ubi, che per ora sta pagando un conto salatissimo con la quotazione che sta scavando minimi storici di giorno in giorno, ma la sorpresa si spera positiva per gli azionisti, potrebbe essere dietro l'angolo. Come al solito sarà il mercato a dirci chi e in che misura avrà avuto ragione.


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ECONOMIA&BUSINESS

La discesa L’ANDAMENTO DEL TITOLO UBI BANCA NEGLI ULTIMI ANNI

IL CAPITALE Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo

20

2,278% Mercato

88,04%

15

Silchester International Investor LLP

2,292% 10

BlackRock Inc

2,854% Fondazione banca del Monte

5

2,254% 0

di Lombardia Gennaio Gennaio Gennaio 2007 2008 2009

Gennaio Gennaio 2010 2011

Carlo Tassara Spa 2,282%

Nascita del «sindacato azionisti Ubi banca», svolta nel management dietro l'angolo? CREDITO

Un patto di sindacato che raccolga almeno 10 mila soci della Popolare: è l'obiettivo del deputato bergamasco del Pdl Giorgio Jannone che, raccogliendo il malcontento degli azionisti, cerca di porre un freno al crollo del titolo azionario Ubi. Nel 2007 valeva 22.3 euro, oggi galleggia sotto i 4 58

a fatto rumore, con articoli sui quotidiani nazionali e locali, la presa di posizione dell'onorevole del Pdl Giorgio Jannone, tramite l'annuncio della creazione di un "Sindacato degli azionisti di Ubi Banca", con il nobile obiettivo di difendere il valore del titolo in borsa. Stando alle dichiarazioni ufficiali, l'iniziativa ha trovato qualcosa di più del classico terreno fertile, tant'è che le adesioni paiono essere molto numerose e, a detta del fondatore, il sindacato otterrebbe addirittura "certamente una maggioranza consistente" in assemblea, stando ai numeri dell'ultima di marzo 2011.

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Giorgio Jannone, deputato Pdl, presidente della commissione di vigilanza sugli enti previdenziali, presidente della Pigna e socio della banca ha deciso di creare in Ubi il sindacato degli azionisti. Ha costruito un sito internet, ha raccolto già centinaia e centinaia di adesioni puntando ad arrivare a diecimila con l'obiettivo di incalzare i vertici su una gestione che, complice la crisi finanziaria, ha portato il titolo ai suoi minimi storici. Lui e la sua famiglia hanno investito circa 20 milioni di euro

ne, e tanto basta a rendere più che legittima la richiesta di una "una presa di posizione dei vertici della banca a salvaguardia del titolo", grido di battaglia del neonato sindacato azionisti. La salita, difficoltà a risalire sopra i 6 euro. Questo può essere però un modo come un'altro per far breccia nel cuore già squarciato degli azionisti ed ottenerne il consenso nel momento più scuro, nessuno ha la bacchetta magica, scordiamoci il titolo sopra i 5-6 euro per i prossimi anni; difficile anche credere che Jannone devolva il suo tempo e le spese necessarie per la raccolta firme e l'organizzazione, solamente per sollecitare il management, anche se per ora il "Sindacato" è sempre rimasto più o meno tra le righe, non è difficile immaginare un futuro ammutinamento nei confronti dell'istituto.

La storia

Il precedente: "Sindacato azionisti Creberg". Ma chi è il promotore dell'iniziativa? Di professione commercialista, è parlamentare, presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza degli Enti Previdenziali e presidente da qualche tempo delle Cartiere Pigna, appassionato del settore bancario, si laurea con tesi sul "Credito Bergamasco" del quale successivamente fonda l'omonimo "Sindacato azionisti Creberg". Interessante quindi notare che Jannone non è nuovo a iniziative del genere, il che esclude possa essere una sparata ma bensì lo accredita di buone probabilità di riuscita nei suoi intenti, visto anche che all'epoca il titolo risalì i corsi dopo questa svolta. Crisi finanziaria, banche nella tempesta. Sono passati diversi anni e il settore bancario è però completamente stravolto: la profonda crisi scaturita dal crollo Lehman Brothers è lungi dall'essere superata; i margini di interesse, fulcro dell'attività bancaria, sono ai minimi storici e senza di essi sembra impossibile che le banche tornino ai fasti del passato; se poi aggiungiamo che il debito pubblico italiano non ci fa di certo dormire sogni tranquilli ne esce un contesto generale quantomai negativo per Ubi.

La fusione. Ubi (Unione di banche italiane) Scpa è nata l'1 aprile 2007 dall'unione delle competenze e delle esperienze dei Gruppi Bpu Banca e Banca Lombarda e Piemontese. Il nuovo gruppo, basato sul modello cooperativo e su una struttura federale, vanta una rete di oltre 4 milioni di clienti e 1.920 sportelli Le origini. Il 31 dicembre 1998 nasce il Gruppo Banca Lombarda dalla fusione di CAB, Credito Agrario Bresciano e Banca San Paolo, due istituti storici che hanno operato nel territorio bresciano. Il Gruppo Bpu, invece è nato il 1 luglio 2003 dalla fusione dei Gruppi Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino e Banca Popolare Commercio e Industria, realtà bancarie ultracentenarie dei territori di competenza

La discesa, performance titolo Ubi nei primi 6 mesi del 2011: -35%. In questo contesto generale, Ubi Banca non si è distinta positivamente, confrontando gli indici del settore bancario a livello europeo ed italiano, il titolo li ha sottoperformati (a inizio luglio 2011) rispettivamente del -20% e del -40%, e nonostante i continui proclama sulla solidità dell'istituto, tanto basta per spiegare la forte delusione degli azionisti che non ricordano nemmeno più i tempi in cui il quarto gruppo bancario italiano scambiava a prezzi intorno ai 23euro per azio59


UBI: la peggiore PERFORMANCE IN PERCENTUALE SUL LISTINO NEI PRIMI SEI MESI DEL 2011 Credito Bergamasco Banca Generali Banca Carige Credito Artigiano Unicredit risparmio Intesa Sanpaolo Popolare Sondrio Credem Unicredit Intesa Sanpaolo risparmio Banca Sardegna risparmio Banca Desioe Brianza risparmio Banca Desioe Brianza Credito Valtellinese Popolare Emilia Romagna Banca Finnat Banca Carige risparmio Popolare Spoleto Montepaschi Siena Popolare Etruria e Lazio Popolare Milano Banco Popolare UBI Banca

+7,53 +6,84 +2,93 +1,25 -1,19 -2,08 -2,93 -4,57 -4,62 -8,92 -10,40 -10,95 -12,07 -12,90 -13,21 -13,46 -14,09 -23,55 -24,56 -27,15 -32,90 -34,25 -35,04

INDICI FTSE MB BORSA ITALIANA DOW JONES BANCHE COMMERCIALI

+1,70 -9,30

Nel primo semestre dell’anno il settore dei bancari è stato uno dei peggiori in PIazza degli Affari. A livello europeo, invece, c’è stata una crescita media del 2,5 per cento delle quotazioni Tratto da "L'Espresso" del 14 Luglio 2011, pag. 113

Al timone: da Auletta Armenise a Massiah. Va anche considerato il fatto che alle spalle del fondatore ci sono "un gruppo di imprenditori che possiede un numero assai rilevante di azioni Ubi", che si unirebbero ai dipendenti che sono una grossa parte dell'azionariato malcontento. E' interessante ripercorrere la storia della società: nata nel 2007 dalla contestata unione tra Bpu (ex Popolare Bergamo) e la bresciana Banca Lombarda, venne guidato nei primi anni dal60

l'ex Ad bergamasco Auletta Armenise, che lasciò a fine 2008 per motivi familiari (diventò poi nel 2009 presidente non esecutivo di Rothschild) lasciando la guida del gruppo all'ex Ad bresciano Victor Massiah, che è tutt'ora alla guida del gruppo. I malumori sulla sponda della Banca Popolare di Bergamo. Importante il passaggio di consegne, con il gruppo che è tornato sotto il controllo dell'ala "Bresciana"

dell'istituto, dopo una breve parentesi che sembra proprio esser stato un contentino ai soci bergamaschi che sono stati da sempre ostili alla fusione visto che la Popolare di Bergamo non ha mai avuto problemi economici che la costringessero ad operazioni straordinaria. Tra gli azionisti ci sono proprio le grandi famiglie imprenditoriali della Bergamasca e alcune istituzioni religiose che nei titoli Ubi hanno investito un considerevole patrimonio. Abituati com'erano a discrete rendite ora sono costrette a fare i conti con il profondo rosso e, di conseguenza, con capitali bruciati. Aumento di capitale, un boccone amaro. Massiah è professionista stimato, lo testimonia la partecipazione al capitale sociale di Ubi di numerosi investitori istituzionali, lo conferma l'esito dell'aumento di capitale che, tra contestazioni e lamenti per il modo in cui è stata gestita la comunicazione al mercato, si è comunque concluso positivamente, segno che, volenti o nolenti gli azionisti hanno rinnovato coi fatti (e col portafogli) la fiducia nel management. Prossima assemblea Ubi: la resa dei conti. Folkloristicamente ci piace vedere la rivoluzione del Sindacato come un tentativo patriottico di riportare a Bergamo le redini della società, con l'obiettivo ambizioso di puntare a un cambio, quantomeno di idee, nella direzione troppo rivolta alla finanza e poco al territorio. L'intenzione è quella di intervenire concretamente sulle strategie del gruppo: sulle scelte in campo finanziario (come la partecipazione detenuta in Intesa Sanpaolo), sulla gestione delle risorse umane, sulle rettifiche di valore sui crediti e altre delicate partite. Non è detto che il patto di sindacato degli azionisti Ubi possa puntare anche più in alto e magari presentare una lista propria per il rinnovo dei vertici del gruppo, previsto per il 2013. Ad ogni modo la partita è appena cominciata e il primo braccio di ferro si vedrà già alla prossima assemblea, dove con la quotazione del titolo ai minimi storici e il contesto economico sempre più difficile, potrebbe veramente fare il pieno di consensi l'iniziativa di Jannone, che ci auguriamo non possa far altro che bene alla società.


ECONOMIA&BUSINESS

Tutela dell'investimento in borsa Tra la salvaguardia dell'investitore-attivo e i danni alla società

LEGGERE LA LEGGE - Rubrica a cura dell’avvocato Marco Amorese na recente sentenza del Tribunale di Milano ha riportato alla ribalta la questione, molto dibattuta, della possibile responsabilità della società emittente, unitamente ai suoi amministratori, per erronea informativa al mercato. La vicenda è molto nota: un'importante banca quotata non diffonde adeguate informazioni sul rischio assunto in titoli derivati. A seguito della esplosione della bolla finanziaria dei derivati e della diffusione sul mercato mobiliare delle notizie circa l'esposizione dell'istituto, il valore delle azioni dell'istituto crolla con grave danno per gli azionisti (anche professionali) che avevano fatto affidamento sulle comunicazioni diffuse al pubblico. In un procedimento promosso da un gruppo di investitori nei confronti della banca, il Tribunale ha riconosciuto il diritto dei primi a vedersi risarcire per intero l'investimento effettuato dalla società i cui amministratori avevano ingannato il mercato. La vicenda, che potrebbe sembrare banale, ha dato soluzione ad una serie di quesiti che tuttora non appaiono quietati. La richiesta di risarcimento formulata nei confronti di una società per azioni, da parte di un socio che si consideri danneggiato dall'erronea informazione data al mercato, pone infatti un serio problema di inquadramento giuridico (responsabilità contrattuale/extracontrattuale) e un altrettanto serio problema di opportunità di offrire tutela. Con riferimento al primo dei due problemi, la questione si pone in questi termini: un

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investitore che acquisti un'azione sul mercato non ha un rapporto diretto con la società, la quale pertanto non svolge un ruolo attivo nell'indurre l'investitore ad effettuare una involontaria disposizione patrimoniale.

Deve la società comunque rispondere per il danno derivante dall'affidamento tradito? Dopo tutto, l'investitore può ritenersi danneggiato solo indirettamente per avere fatto affidamento sulla veridicità delle informazioni rese dalla società, ma quest'ultima non lo ha ingannato direttamente. Si è ormai affermata da tempo la tutela extracontrattuale per il danno derivante dall'erronea informazione fornita in contesti, come quello mobiliare o bancario, dove il

requisito della trasparenza è requisito essenziale dell'ordinamento e dove si individua, pur in assenza di un rapporto contrattuale diretto, un dovere di comportarsi secondo regole di trasparenza e correttezza. Pertanto, l'emittente dovrà risarcire l'investitore tradito. Il secondo tema è più spinoso e di difficile soluzione. Ci si chiede infatti se fare rispondere la società per il comportamento negligente dei propri amministratori sia corretto. IL rischio è che, mentre gli investitori con maggiori interessi ad agire chiedano il risarcimento del proprio investimento in tribunale, quelli con partecipazioni azionarie minori preferiscano non procedere giudizialmente per ottenere il ristoro del pregiudizio subito. In questo scenario, questi ultimi saranno puniti due volte: la prima volta per avere fatto affidamento sulle erronee informazioni rese dagli amministratori; la seconda volta, per il pregiudizio riflesso sulle proprie partecipazioni dal risarcimento corrisposto dalla società. In altre parole, il piccolo investitore che compri un'azione facendo affidamento sul valore di borsa alterato dalle false informazioni si troverà con un'azione il cui valore è crollato; in aggiunta a ciò, la società sarà costretta a pagare il risarcimento a coloro che proceduto giudizialmente con un'ulteriore flessione del valore delle azioni di chi non ha agito. Appare evidente l'importanza di non esitare a tutelare le proprie prerogative ed i propri diritti per evitare di trovarsi ad esclamare il famoso adagio: cornuto e mazziato.


ECONOMIA&BUSINESS

Duilio Baggi: «Nessuna fusione, nessuna sanzione e nessuna presidenza ad orologeria» BANCHE&TERRITORIO

Il nuovo presidente della Banca di credito cooperativo di Sorisole e Lepreno sgombra il campo dalle voci su un'imminente fusione che interesserebbe l'istituto, su sanzioni comminate da Banca d'Italia e sul suo mandato ed annuncia il piano strategico: «Forte collegialità, frazionamento del rischio e riduzione costi operativi» ARTICOLO DI LIVIO CASANOVA PHOTO: GIORGIO CHIESA

alla Banca di credito cooperativo di Sorisole e Lepreno il 2010 verrà ricordato per due eventi di natura - possiamo così dire - eccezionale: la nomina a presidente di Duilio Baggi, consigliere dal 1993 in sostituzione di Andrea Agazzi in carica dal 1996 prima alla Sorisole e poi alla Sorisole e Lepreno e l'approvazione, senza voti contrari, del primo bilancio in rosso nella storia dell'istituto. In soldoni (perché di questo si tratta) rispetto all'utile di 203 mila euro del 2009, il 2010 si è chiuso in negativo per 3.96 milioni di euro a causa di procedure concorsuali che stanno interessando aziende del territorio e si sono ripercosse sulla Bcc che ha dovuto, così, registrare svalutazioni sui crediti. Per quanto riguarda il rinnovo delle cariche sociale, il consiglio di amministrazione ha nominato Duilio Baggi, 54 anni, imprenditore nel commercio e nei servizi con 18 anni di esperienza nel mondo delle Bcc dopo che Andrea Agazzi, a seguito di impegni professionali, ha deciso di rinunciare all'incarico. "Il 2010 spiega il presidente Duilio Baggi - è stato un anno difficile per tutta l'economia bergamasca e,

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soprattutto, per alcuni storici comparti che da sempre trainano il territorio. Pesanti le ripercussioni, sia sul tessuto produttivo che sulle famiglie, e negli ultimi bilanci delle Bcc orobiche, più vicine al territorio rispetto ad altri istituti bancari, si riflettono chiaramente le difficoltà che interessano le aziende. Credo che sia venuto il momento, per tutto il mondo bancario, di qualche ripensamento e aggiustamento". Lei parla di ripensamenti e aggiustamenti, in quale direzione? "Per quanto ci riguarda puntiamo ad invertire la tendenza. Stiamo perseguendo questo obiettivo rivisitando il piano strategico secondo due direttive: forte collegialità e frazionamento del rischio. Il rinnovamento non riguarda solo la presidenza ma è segnato dal nuovo corso della governance aziendale impostato sul principio della collegialità e della trasparenza nei processi decisionali. L'altro aspetto è legato ad una graduale riallocazione delle risorse e ad un frazionamento del rischio creditizio, focalizzando su alcuni comparti i nostri impieghi. In questo 2011 stiamo soste-

nendo, oltre ad artigiani e piccoli commercianti che sono il principale tessuto della nostra compagine sociale, anche alcune realtà emergenti del terzo settore". Quanto pesano casi come Bradi, e Mazzuconi per una Bcc? "Nessuno nega che siano state una componente importante ma non siamo stati gli unici, purtroppo, ad aver avuto problemi con aziende di queste dimensioni. Sostenere queste due realtà non è stata una scelta azzardata perché ai quei tempi, si parla del 2000 per Bradi e 2002 per Mazzucconi, erano aziende ampiamente meritevoli di fiducia. In quegli anni nessuno poteva ipotizzare che, nel 2008, tutto il settore dell'automotive andasse in crisi. Adesso stiamo registrando segnali di ripresa. Ci sono gruppi che hanno anticipato i tempi, penso alla Brembo, che hanno messo anni prima il fieno in cascina - mi passi il termine - e oggi ripartono prima delle altre. La Brembo sta recuperando numeri sul fatturato e la Mazzucconi sta ristrutturando il debito. E' evidente che in un periodo come quello attuale,


A sinistra Il direttore generale Roberto Baioni con il presidente Duilio Baggi

dove la raccolta è difficile e gli impieghi sono già ad un livello significativo, una scelta del genere non verrebbe più fatta. Tornando ai primi anni 2000, in quell'epoca il mercato era drogato di credito facile". Per la Bcc di Sorisole ci sono altri casi simili? "La Bradi e la stessa Mazzucconi possono essere ritenuti casi eclatanti di default industriale. Nessuno lo dice ma per la Mazzucconi, ad esempio, c'era la coda tra gli istituti di credito per collaborare con un'azienda ritenuta leader di mercato. Oggi non abbiamo più rischi e fidi di quelle dimensioni e di quella portata". Per evitare che non si ripetano situazioni difficili quali strategie sono state messe in campo dalla Bcc di Sorisole e quali vie d'uscita sono state individuate? "E' stato stabilito di non sottoscrivere operazioni che (nel gergo bancario) vengono dette di "importo rotondo", se non adeguatamente accompagnate da garanzie, cioè ipoteche. Ci 65


Una chiave di lettura che accomuna i bilanci (negativi) di alcune Bcc del territorio può essere lo sforzo di restare a fianco delle imprese nel momento di difficoltà? "Noi, come del resto tutte le altre Bcc, siamo le ultime ad abbandonare i clienti. Nonostante le difficoltà del momento e un bilancio, tutt'altro che lusinghiero, non abbiamo mai tolto l'attenzione sull'economia "reale" locale".

siamo concentrati sulla riqualificazione del portafoglio prestiti e su un maggior frazionamento del rischio. Altre situazioni debitorie, di natura chirografaria, di queste dimensioni non ne abbiamo". Hanno credito le voci che scommettono su una vostra possibile fusione? "Si è parlato di fusione, di un mio mandato ad orologeria, di sanzioni comminate da Banca d'Italia a seguito di un'ispezione. Tutte voci prive di fondamento. All'ultima assemblea sono stato confermato presidente per il triennio 2011/2013, Banca d'Italia ha promosso la banca per rischi finanziari e rischio operativo molto ridotti ed attualmente non ci sono progetti di fusione. A livello nazionale, è pur vero che da parte della federazione delle Bcc sono aperti tavoli di riflessione sulla governance e sul modello Bcc, se sia ancora vincente o debba essere rimodulato". Mi permetto di insistere. A Bergamo si parla di fusioni che interessano, oltre a voi, la Bcc della Bergamasca e la Bcc di Calcio e Covo. Sono voci assolutamente prive di fondamento? "Per ogni Bcc le possibilità sono due: da soli o ci si fonde. Scelte, tuttavia, che devono essere prese guardando al patrimonio della banca, ai soci e ai clienti. Mi spiego: se una fusione può portare dei benefici in termini di servizi a tutta la collettività si dimenticano campanilismi ed egoismi ma, se non porta a niente, il rischio sono solo grattacapi. Per quanto riguarda le altre due Bcc, penso che possano diventare poli aggreganti per altre Bcc ma non fondersi tra loro. E' giusto ricordare che fare un'aggregazione è più complesso, per una Bcc, per la compagine sociale e perchè il lato economico è solo un aspetto". 66

In merito al credito e alla scelta di erogarlo cosa cambia con Basilea 2? "I parametri di Basilea 2, che all'epoca (20022003) non erano applicati, ci avrebbero indotto a non fare certe operazioni. L'applicazione dei parametri imposti da Basilea 2 e 3 impediranno certe operazioni in funzione di certe dimensioni. Queste normative prevedono una migliore definizione delle attività di rischio, che sono ora ponderate per tenere conto della loro minore (quando sono presenti valide garanzie) o maggiore (quando invece il rimborso del credito è dubbio) rischiosità. Qualsiasi attività svolta dalla banca comporta dei rischi, per ciascuno dei quali viene " assorbita" una parte di patrimonio". E poi c'è un nuovo insieme di regole e vincoli di Basilea 3. Secondo gli esperti, l'accordo di Basilea 3 potrebbe, con le sue eccessive ricapitalizzazioni, strozzare in modo rilevante il credito

L'augurio del direttore generale Roberto Baioni (nella foto): «Nel dopoguerra la gente aveva la paura alle spalle e la speranza davanti, oggi abbiamo la speranza alle spalle e la paura davanti. Bisogna tornare ad avere fiducia».

rivolto alle imprese ed alle famiglie. "Per tale motivo è prevista una lunga fase di gestazione di Basilea 3, con una forte gradualità nell'introduzione delle novità, così da permettere ai sistemi bancari internazionali di continuare ad assicurare i necessari flussi di credito all'economia. L'entrata a regime di tutti i nuovi requisiti è prevista per il 2019". Quale tendenza: salgono gli impieghi e scendono le sofferenze? I numeri e che indicazioni avete raccolto dalla semestrale? " Per quanto concerne gli impieghi si sta crescendo in linea con le nuove strategie che prevedono incrementi percentuali moderati in considerazione della volontà di evitare, come specificato,operazioni di importo rilevante. Il credito anomalo nel suo complesso ha fatto registrare dei miglioramenti nell'ordine di un 10% complessivo di diminuzione". Vista la tendenza, come sarà la chiusura dell' esercizio 2011? " Al 30 giugno siamo in terreno positivo e riteniamo che l'esercizio chiuderà in utile". Chiudiamo con un invito ai soci ed alla clientela... "Avere fiducia. I numeri ci confortato e confidiamo in un pizzico di fortuna. Non guasta mai".


ECONOMIA&BUSINESS

LIA, il futuro dell'edilizia bergamasca PAROLA ALL’ASSOCIAZIONE

Con la presidenza di Giuseppe Vigani in Edilcassa Bergamo, LIA ottiene il riconoscimento del suo buon operare nel settore dell'edilizia bergamasca, dove è tra le associazioni più rappresentative 68


ARTICOLO DI: LIVIO CASANOVA PHOTO: GIORGIO CHIESA

ncontriamo l'intero staff dirigenziale di LIA negli ampliati uffici di via Canovine a Bergamo. Ăˆ consuetudine settimanale, che l'intero staff dirigenziale e il direttore si riuniscano per analizzare, definire e risolvere le problematiche che l'associazione e i suoi associati si trovano a dover affrontare quotidianamente. Ci spiega il presidente Marco Amigoni "Ogni decisione politica o strategica, che vede coinvolta l'associazione, viene discussa e approvata dall'intero staff dirigenziale, e questo", prosegue il presidente con una nota di vanto, "è certamente il motivo del nostro successo".

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Giuseppe Vigani, appena eletto presidente Edilcassa Bergamo, avvalora l'idea di LIA come una vera associazione sindacale per l'imprenditoria. "LIA ha al suo interno come parte attiva, imprenditori che volontariamente dedicano il loro tempo, convinti che il compito principale di una associazione sia diventare un punto di riferimento per i propri

Da sinistra Giorgio Violi con Marco Amigoni

LIA: l'organigramma PRESIDENTE: Marco Amigoni DIRETTORE: Giorgio Violi VICEPRESIDENTI: Irene Paccani Giuseppe Vigani ORGANO DIRETTIVO: Alberto Armati, Danilo Barzizza, Sonia Bonesi, Mariateresa Cometti, Angelo Marchesi e Guido Pedrini

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LIA: la rappresentatività La Presidenza in Edilcassa Bergamo N.ro 2 rappresentanti in Consiglio Camerale di Bergamo N.ro 1 rappresentante nel Cda di Promoberg e 1 nel Cda di Tecnodal N.ro 1 rappresentante nel Comitato per l'Imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Bergamo N.to 1 rappresentante nel Consiglio CPTA e 3 in EBA Bergamo N.ro 1 consigliere in CLAAI Nazionale e 1 nell'organismo territoriale Tutti questi rapporti con le istituzioni o le altre associazioni sono suddivisi tra i membri che compongono l'esecutivo, in funzione della propria disponibilità e della propria specificità professionale.

associati. Chi meglio può risolvere i problemi dell'imprenditoria se non coloro che quotidianamente si trovano ad affrontarli sul campo, sulla propria pelle e nelle proprie aziende?". Entrando nel concreto il direttore Giorgio Violi elenca con orgoglio alcuni dati. "Nel 2010, LIA ha organizzato 222 corsi di formazione in ambiti

scelti e richiesti dalla base, perché è sul territorio che bisogna passare la giornata, tra gli associati, per sentire e soddisfare le loro esigenze. Ben 4.662 corsisti hanno potuto usufruire del servizio di corsi avanzati in sicurezza sul lavoro (primo soccorso, antincendio, RLS e RSPP), di formazione (corsi di inglese, marketing aziendale, Excel, addetto ai ponteggi, carrellista, manovratore gru a torre, cambi generazionali) e di qualità (marcatura CE e certificazioni). Per le aziende l'unico costo sostenuto sono state le ore lavoro di chi ha partecipato al corso. Il trend per il 2011 è in crescita e per far fronte alla continua

richiesta di formazione sono state ampliate le sedi con nuovi spazi". LIA è stata favorevole promotrice della nascita di Impresa e Territorio, che ha portato le piccole e medie imprese ad essere più rappresentate nell'economia bergamasca. "A distanza di quattro anni dalla sua fondazione", ci dice il presidente, "riteniamo che LIA e tutte le associazioni che compongono Impresa e Territorio debbano fare una attenta riflessione, partendo dagli ideali costituenti, cercando di avere sempre ben presente il motivo fondativo fatto di collaborazione, di unione, di rappresentanza, senza prevaricazioni, nel rispetto degli impegni presi".

LIAEUROFIDI: Il consorzio fidi di LIA LIAEUROFIDI, consorzio di garanzia di LIA è coordinatore di una ATI dei Confidi CLAAI delle altre provincie lombarde e in collaborazione con la Federazione delle BCC lombarde, rende disponibile un plafond di 42 milioni di euro di finanziamenti con garanzia all'80% a valere sul "Fondo di investimento Jeremie FESR" cofinanziato dalla Regione Lombardia, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e da fondi propri dei Confidi partecipanti. Il fondo è finalizzato, in coerenza con gli orientamenti comunitari, a migliorare le condizioni di accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese operanti in Lombardia al fine di sostenere investimenti (ad elevato contenuto innovativo) nelle aree della ricerca industriale, sviluppo sperimentale, innovazione tecnologica e sviluppo organizzativo-aziendale,

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anche con riferimento alle nuove imprese in fase di primissimo avvio. LIAEUROFIDI ha attivato appositi servizi consulenziali e di supporto per le imprese interessate a: - presentazione della domanda completa di perizia di attestazione del contenuto innovativo del progetto; - supervisione dell'iter istruttorio e rendicontazione finale di progetto; - certificazione delle spese da parte di un revisore iscritto all'Albo dei revisori dei conti come richiesto dall'avviso. È possibile avere maggiori informazioni direttamente sul sito www.liabergamo.it o chiamando LIAEUROFIDI ai numeri 035 19910510 - 035 19910511.


Gli obiettivi di Vigani: maggior capitalizzazione di Edilcassa e cogliere l'opportunità di Expo 2015 Parola al nuovo presidente di Edilcassa Bergamo, già presidente del Comitato Paritetico Territoriale Artigiano di Bergamo, vicepresidente LIA, amministratore unico della LIA Servizi per l'impresa Srl e socio amministratore, con il fratello Roberto, della Edilstrade Vigani Srl di Villongo residente, come si è arrivati alla sua nomina? "Le tre associazioni che costituiscono la parte sociale imprenditoriale della Edilcassa: LIA, Associazione Artigiani e CNA, hanno avvallato la mia candidatura. In realtà, la nomina era nell'aria già da parecchio tempo

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ma per una serie di problemi solo a giugno si è giunti alla soluzione". Lei conosce già il mondo di Edilcassa? "Oltre ad essere stato presidente di CPTA, ho ricoperto anche l'incarico in Edilcassa di Consigliere e Membro del Comitato Esecutivo.

Queste esperienze mi permetteranno sicuramente di portare contributi che possano migliorare sia l'assetto interno che il servizio che Edilcassa eroga alle oltre 2.100 aziende iscritte per un totale di 8.000 lavoratori. Il mio vicepresidente, Duilio Magno, sindacalista della FENEAL UIL, è persona di sicura esperienza e assieme svolgeremo un ottimo lavoro". Essendo già imprenditore, come pensa di conciliare questa carica di Presidente con la gestione delle sue aziende? "Niente di più semplice: fare ciò che già faccio per lavoro. Circondarmi di collaboratori fidati e capaci. Sono sicuro che in Edilcassa persone con queste caratteristiche non mancano".

Giuseppe Vigani

Quali sono i suoi obiettivi? "Per prima cosa mettere sotto controllo i costi di gestione, per poter aumentare la capitalizzazione di Edilcassa e fornire maggiori garanzie e servizi agli associati. Poi, non dobbiamo dimenticare che Expo 2015 è alle porte e, per le aziende edili, è sicuramente una vitale boccata d'ossigeno. In quest'ottica, la regionalizzazione agevolerebbe notevolmente la loro mobilità sul territorio riducendo i costi. Altri progetti, sempre nell'ottica di fare il bene delle aziende edili, sono già in programma, ma i progetti prima vanno portati a termine e poi raccontati". 71


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La «Responsabilità Sociale d'Impresa»: un test per tutti Chissà quante volte ci sarà capitato di conversare sul valore della resposabilità sociale dell'impresa e, magari, di aver concluso che essa rappresenta una reale ed effettiva opportunità per il successo di un prodotto o di un'azienda

PILLOLE DI FINANZA - Rubrica a cura del Dott. claudio Rossi llora quali saranno le domande chiave da porsi per avviare un processo di autovalutazione? Parlando di test autovalutativo va premesso che per renderlo efficace ed utile la risposta alle domande dovrà essere data in modo onesto e, soprattutto, distaccato.

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Detto questo, possiamo passare a prendere in considerazione ad uno ad uno i 72

cinque punti fondamentali su cui si basa l'intero "self-assesment". La prima domanda di rito riguarda la "mission" dell'impresa: questa semplice riflessione più che focalizzarsi sul "come" stiamo operando, deve avere lo scopo di assisterci nel focalizzare le ragioni stesse dell'esistenza della nostra organizzazione oltre, ovviamente, il suo vero e reale obiettivo. La mission è l'ispirazione del business e s'identifica con "quel valore per cui ogni imprenditore vorrebbe che venga ricordata nel tempo la propria azienda". Il passo successivo dovrà concentrarsi su chi siano i clienti e, soprattutto, su come il prodotto venduto verrà percepito dagli stessi nel migliorare il tenore della loro vita e l'ambiente in cui vivono. Per "percezione" s'intende il perseguimento del reale benessere del cliente, non disgiunto, ovviamente, da altri aspetti quali il rispetto dell'ambiente, della collettività e della natura in tutte le sue forme. A partire da qui, l'esame dovrà proseguire sull'identificazione del concetto di "reale valore" per il consumatore e per l'eterogeneità degli stakeholders. Quali sono le necessità dei clienti? Cosa ci

chiedono veramente? Quali sono le loro palesi o nascoste attese? E' veramente tutto qui lo snodo fondamentale di questo processo: per dargli, quindi, una maggiore concretezza sarebbe molto utile che esso venga accompagnato da una mirata e ben condotta analisi di mercato. Le ultime fasi della ricerca sono incentrate sull'esame dell'attuale "situazione aziendale" e sulla predisposizione di un adeguato "piano d'azione". Nel valutare la situazione aziendale, per risultati non dobbiamo intendere soltanto quelli di carattere tipicamente economico ma, in particular modo, tutti quei miglioramenti che, ad oggi, siamo già riusciti ad apportare nello stile di vita, nel benessere e nel soddisfacimento delle attese dei clienti ed, in generale, nell'intera collettività. Con la predisposizione del piano d'azione, invece, vengono definite le principali linee guida da osservarsi nell'attività futura dell'organizzazione per rispettare i principi di responsabilità sociale. Da qui in avanti, sarà, poi, soltanto l'Organo Amministrativo ad essere responsabile del perseguimento o meno degli obiettivi e dell'applicazione delle regole che abbiamo deciso di darci.


ECONOMIA&BUSINESS

Somain Italia, il futuro inizia adesso IN COPERTINA

L'azienda di Brembate di Sopra, leader nel settore dei sistemi anticaduta, continua a investire: pronta una nuova sede e lo sbarco al MADE Expo di Milano

TESTO&PHOTO: GIORGIO CHIESA

asce nel cuore produttivo della provincia bergamasca, a Brembate di Sopra. Somain Italia, azienda leader nel settore dei sistemi anticaduta e dispositivi di protezione individuale, viene alla luce nel non lontano 2006, con ben dieci partner aziendali che nel corso degli anni hanno continuato a crescere, fino a raggiungere la ragguardevole cifra odierna di 33. È quest'ultimo un semplice dato, ma significativo, che sottolinea la capacità di Somain Italia di scegliere le affiliazioni più adatte e di saperle far crescere e formare nel migliore dei modi. Una filosofia che ha portato l'azienda, ad appena un anno dall'apertura, a partecipare alle principali fiere di settore. Anche quest'anno, infatti, Somain Italia sarà presente al MADE Expo Milano Architettura Design Edilizia, presso la Fiera di Milano, a Rho, dal 5 all'8 ottobre. "Per Somain Italia è certamente una questione di visibilità e di opportunità di business", hanno evidenziato Simone e Roberto Cornali, i due giovani imprenditori oggi titolari dell'azienda. "Ma è anche un vero e proprio

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Da sinistra Simone, Franco e Roberto Cornali

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Val Cava

momento di crescita aziendale e confronto con le differenti figure che operano nel ramo. Oggi - ha continuato Roberto - il nostro management avverte la necessità di un forte consolidamento aziendale, sia a livello di struttu-

Ospedale di Bergamo

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ra che a livello di comunicazione. Per questo, oltre ad avere ampliato il nostro team di lavoro, stiamo realizzando una nuova sede, più estesa e funzionale, progettando anche una nuova immagine aziendale, coordinata in tutti

i suoi aspetti, dal restyling del logo societario alla realizzazione dei nuovi cataloghi. Per coinvolgere sempre più strettamente i nostri partner, e volendo garantire loro la migliore formazione sia sul piano teorico che su quello pratico, nella nuova sede, stiamo allestendo una moderna e attrezzata aula corsi". E' un periodo di grandi investimenti per la vostra realtà. La crisi, tornata prepotentemente alla ribalta in queste settimane, non vi preoccupa? "Siamo un'azienda - ha precisato Simone Cornali - che guarda al futuro con lo stesso entusiasmo degli esordi, un'azienda che crede fortemente nelle proprie scelte e nei propri mezzi, ed è quindi pronta ad affrontare con determinazione ed entusiasmo nuove sfide imprenditoriali. Per adeguarci all'evoluzione della normativa italiana in termini di sicurezza e, allo stesso tempo, cogliere le opportunità offerte dal mercato nazionale, abbiamo indi-


ÂŤPer adeguarci all'evoluzione della normativa italiana - ha puntualizzato Simone Cornali -, abbiamo indirizzato parte dei nostri investimenti sul miglioramento dei prodottiÂť

Duomo di Milano

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immobili di nuova costruzione. Per sue caratteristiche e tradizione settoriale, Bergamo viene scelta come provincia campione, prima in Italia, dove applicare queste nuove regole".

Arco della Pace Milano

Quindi è stata la partnership con Somain Securité la chiave di volta? "Per noi - ha continuato Simone Cornali - la strada più semplice e redditizia sarebbe stata quella di realizzare noi stessi i prodotti dedicati alla sicurezza nei cantieri. L'intuito, invece, ci ha orientati verso una direzione differente. Contando sull'esperienza più che trentennale di Somain Securité e sull'alta qualità dei loro prodotti, ci siamo proposti all'azienda francese come unico partner italiano. Questa scelta - ha proseguito il fratello Roberto - per noi ha significato rinunciare a introiti più facili e successi immediati, a favore di un progetto molto più ambizioso e articolato, fatto di grande impegno, competenza e serietà. Il tutto in un contesto dove in gioco - non bisogna dimenticarselo mai - c'è la vita di quanti lavorano quotidianamente in cantiere".

rizzato parte dei nostri investimenti sul miglioramento della funzionalità e del design dei prodotti, realizzandoli internamente. Con la convinzione che, mantenendo gli stessi punti cardine dell'approccio filosofico che ci ha sostenuto fin ora, saremo in grado di competere per commesse sempre più impegnative, interfacciandoci con clienti della fascia più alta". Com'è nata l'idea di Somain Italia? "Per raccontare in breve l'avventura professionale di questa giovane azienda - continua Franco Cornali, padre di Simone e Roberto bisogna tornare a quando i miei figli lavora78

vano nell'azienda di famiglia occupandosi di attrezzature per veicoli industriali adibiti a movimento terra e per l'edilizia, compresa la fornitura di prodotti dedicati alla sicurezza nei cantieri. È proprio in quest'ultimo ambito che Simone e Roberto hanno avuto l'opportunità di conoscere approfonditamente i prodotti Somain Securité, punto di riferimento a livello europeo e mondiale nel campo della protezione dalle cadute dall'alto, verificandone l'alta qualità e la grande affidabilità. Nell'estate del 2003 vengono poi messe le basi per i successi futuri di Somain Italia. Infatti, l'ASL di Bergamo rende obbligatoria la presenza di una linea vita permanente sugli

Possiamo dire che vi siete affidati al vostro intuito imprenditoriale? "È vero che per Somain Italia si può parlare di intuito - ha ripreso Simone Cornali - ma è giusto sottolineare anche altri aspetti, come la capacità organizzativa, la dedizione assoluta e, soprattutto, l'eccellenza di una squadra unita e concentrata sugli traguardi da raggiungere. Con questi presupposti, abbiamo "colpito" velocemente il primo obiettivo che ci eravamo posti: quello di diventare partner unico, in esclusiva sul territorio italiano, di Somain Securité. Proprio da qui, si sono create le basi per la nascita di Somain Italia, come azienda facente parte del Gruppo Cornali". Cosa fa la differenza rispetto ai vostri concorrenti? "Sin dagli inizi - ha specificato Roberto Cornali - abbiamo scelto di evitare la vendita diretta in cantiere, così come di non rifornire esercizi commerciali specializzati nel settore dell'antinfortunistica. Allo stesso tempo non ci siamo limitati alla sola fornitura dei prodotti, garantendo invece una consulenza completa e approfondita secondo le particolarità di ogni progetto. Operando con queste modalità, conosciamo nei minimi dettagli la storia di


ogni impianto su cui abbiamo lavorato, dalla sua nascita alla sua conclusione. Altra scelta imprenditoriale che ci ha permesso di raggiungere in breve tempo una posizione leader nel nostro settore è stata quella di affidarci a partner debitamente istruiti e coinvolti nello spirito del progetto. Oltre ad essersi rivelata fruttuosa sul piano dei risultati e dei contatti, questa scelta ha permesso a noi e all'intero staff aziendale di crescere sia dal punto di vista personale che professionale". Cosa bisogna dunque fare per diventare vostri partner? "In termini molto concreti, per diventare nostro partner è necessario accettare poche ma precise condizioni: l'acquisto di un quantitativo minimo di prodotti per provvedere alle eventuali urgenze in cantiere e la disponibilità alla formazione di personale completamente dedicato. Da parte nostra forniamo tutti gli strumenti per operare nelle migliori condizioni, come la personalizzazione degli automezzi e dell'abbigliamento, uno specifico software gestionale e tutte le conoscenze necessarie per proporre nel modo corretto i prodotti e le attrezzature.

«Nell'estate del 2003 - ha ricordato Franco Cornali - vengono messe le basi per i successi futuri L'ASL di Bergamo rende obbligatoria la presenza di una linea vita sugli immobili di nuova costruzione» Per avere un controllo completo sulla qualità dei lavori e offrire al committente finale le più alte garanzie, sia i preventivi che le certificazioni fornite dopo la chiusura del pro-

Tenaris Dalmine

getto sono di nostra stretta competenza. "È proprio con questa consapevolezza" - ha aggiunto Simone Cornali - che con il nulla osta di UNI (Ente Nazionale Italiano di

Duomo di Pavia

Unificazione), ci siamo proposti, unica azienda italiana, per partecipare attivamente al tavolo di consultazione che intende elaborare la nuova normativa europea in materia di sicurezza nei cantieri". Concludendo, possiamo anche affermare che siete dei veri e propri "alfieri" della sicurezza sul lavoro, tema ampiamente dibattuto a livello nazionale. "E' giusto dedicare un pensiero a quanto l'impegno quotidiano di chi lavora in Somain Italia sia rivolto a sostenere e diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro. Per tutti noi, questo rappresenta un ulteriore incentivo per fare sempre meglio il nostro lavoro, nella consapevolezza di agire non solo per i risultati societari, ma anche per preservare il bene più prezioso di cui dispone l'uomo: la vita". 79


ECONOMIA&BUSINESS

Lo staff dirigenziale Da sinistra: Giovanni Rossi, Nicola Caloni e Sergio Bergamelli

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Caloni Trasporti, a Carobbio degli Angeli la filiale raddoppia ECCELLENZE

Il corriere italiano con sede a Seregno ha ultimato la sua nuova sede orobica. Nicola Caloni, amministratore delegato: «Siamo legati a Bergamo dalla mentalità e dalla voglia di scommettere sul futuro»

ARTICOLO DI CARLO DI GREGORIO PHOTO: GIORGIO CHIESA

oi crediamo nel territorio di Bergamo e nelle sue potenzialità". Ha esordito così Nicola Caloni, amministratore delegato e direttore generale dell'omonima Caloni Trasporti, storico corriere italiano con sede a Seregno operante nel mercato nazionale della distribuzione del collettame da oltre settant'anni. "Per questo motivo abbiamo continuato ad investire nella nostra filiale di Carobbio degli Angeli, ammodernandone le strutture produttive ed assumendo nuovo personale".

"N

Nonostante la crisi, non avete ridimensionato i vostri investimenti. Quale è il segreto della vostra virtuosa espansione? "La professionalità di tutti i nostri dipendenti, da coloro che guidano gli automezzi ai centralinisti, passando per i magazzinieri ed i responsabili commerciali, senza escludere la dirigenza. Il nostro valore aggiunto è nelle perso-

ne, nel nostro capitale umano; sono loro che garantiscono il buon nome dell'azienda e la crescita economica. La forte espansione commerciale realizzata in questi anni è dovuta in gran parte alla spiccata fidelizzazione della nostra clientela, che riscontra nella professionalità del nostro personale quel valore aggiunto per il quale vogliamo contraddistinguerci". Come mai avete scelto d'investire proprio a Carobbio degli Angeli? "In realtà eravamo presenti sulla piazza di Bergamo anche prima dell'apertura della nostra filiale. Da vent'anni, infatti, molti dei nostri clienti sono bergamaschi. Prima dell'apertura della filiale, però, essi venivano gestiti dal nostro centro operativo di Seregno. Quando successivamente abbiamo cercato nuovi mercati nei quali espanderci, abbiamo deciso di concentrarci proprio sul territorio orobico perché era per noi una piazza

già conosciuta e con la quale riteniamo di avere da sempre grosse affinità imprenditoriali. Per tutti questi motivi, nel 2007, abbiamo inaugurato la filiale di Carobbio, appositamente pensata e dedicata alla realtà bergamasca. Siamo così riusciti a consolidare e rafforzare il legame con il territorio bergamasco; tanto per i clienti "storici", quanto per quelli recentemente acquisiti. Per noi Bergamo non è solo di passaggio, ma è e rimarrà una piazza centrale". Come si traduce la centralità di Bergamo nei vostri piani aziendali e cosa vi differenzia dagli altri corrieri? "I corrieri multinazionali - ha continuato Lucio Gaminera, direttore vendite della Caloni Trasporti - considerano la piazza di Bergamo come satellite rispetto a quella di Milano. Questi colossi, infatti, difficilmente decidono di investire, se non marginalmente, su una piazza come quella bergamasca che appare 81


Il team commerciale

strategicamente secondaria. Per noi, invece, che abbiamo creduto nel potenziale di questa provincia, si è assolutamente reso necessario il consolidamento dell'unità di Carobbio, proprio perché vogliamo essere vicini ai nostri clienti". Come manifestate questa vicinanza? "Il nostro cliente vuole certezze. Tempi di consegna garantiti, tracciabilità delle spedizioni, tempestività e affidabilità nelle risposte. Con noi si ha sempre la certezza di trovare un interlocutore disponibile, un vero e proprio "tutor" personale, pronto a risolvere qualsiasi esigenza, a fornire le risposte di cui si ha bisogno e ad aiutare a trovare la soluzione più efficace per ogni necessità. Lo star vicini, in termini di assistenza, ai nostri clienti è il tratto distintivo della nostra realtà". 82

Quante sono state le vostre assunzioni in terra orobica? "In virtù del recente ampliamento, le nuove assunzioni sono state una decina;

Assistenza clienti

ad esse va aggiunto l'indotto generato dalla nostra presenza. Sono posti di lavoro stabili e seri perché il nostro obiettivo è valorizzare i nostri collabora-


mato fin dal nostro insediamento, raddoppiando per l'appunto le dimensioni della struttura di Carobbio". Vi ritenete dunque soddisfatti della risposta del territorio o vi aspettavate qualcosa in più? "Siamo molto soddisfatti. Ciò detto, questi risultati non sono il punto d'arrivo ma un punto di partenza. In primo luogo, per consolidarci ulteriormente e, in secondo luogo, per continuare a crescere e ad investire su Bergamo. Il ricambio della nostra clientela è, infatti, uno dei più bassi del settore: sono soddisfatti, rimangono e diffondono la voce di un buon servizio, generando altre opportunità di lavoro. In questo senso, il nostro miglior biglietto da visita sul territorio è la soddisfazione della committenza ed è anche per questo, come detto, che investiamo molto sulla professionalità delle nostre maestranze".

tori, garantendogli una crescita professionale continua e duratura. Come già detto, noi investiamo nel capitale umano perché questo è il segreto per continuare a creare valore aggiunto e perché il nostro obiettivo non è essere di passaggio ma rimanere. Per fare questo però, abbiamo bisogno di fidelizzare in egual misura, sia i clienti, sia i dipendenti".

La mole degli investimenti fatti, nonché l'alto livello di servizio che traspare dalle vostre affermazioni, non rischia di portarvi fuori mercato in questo momento di particolare attenzione all'incidenza dei costi? "Molto semplicemente - puntualizza Lucio Gaminera - rispondiamo così: siamo un corriere di qualità, ma non di lusso. Professionalità e organizzazione riducono gli sprechi ed è per questo che

i nostri prezzi sono allineati col mercato". Il legame con il territorio si è rinsaldato quest'anno anche dal punto di vista sportivo. Come sta andando la vostra avventura nella pallavolo maschile? "La volontà di radicarci ed identificarci nella Bergamasca ci ha spinti ad investire anche nello sport orobico ed in particolare nei giovani, seguendo gli

stessi dettami con i quali gestiamo la nostra azienda. Tutto ciò ci ha portato a sostenere l'Olimpia Agnelli, con l'obiettivo di dare a Bergamo un team di pallavolo vincente".

La nuova filiale di Carobbio

Qual è stata la risposta del mercato al vostro investimento? "Ottima - ha dichiarato il responsabile della filiale bergamasca, Giovanni Rossi -. A distanza di pochi anni dall'apertura della filiale di Bergamo, abbiamo fidelizzato la nostra clientela e non solo: un numero sempre maggiore di aziende ha deciso di avvalersi dei nostri servizi. Questo ci ha permesso di concludere il primo ciclo d'investimenti, già program83


ECONOMIA&BUSINESS Da sinistra, Francesco Dolce dello studio Itredi, Elisabetta Ripamonti, presidente di Attiva (e Presidente Ordine Architetti di Lecco), coordinatrice della Commissione Energia e SostenibilitĂ della Consulta Regionale Lombarda degli Ordine degli Architetti e Aurelio Gianluigi Ambrosini della societĂ  AB Project

Il Gruppo Attiva firma il futuro dell'edilizia 84


TESTO&PHOTO: GIORGIO CHIESA

arlare di energie rinnovabili per divulgare la sostenibilità è un'argomentazione incompleta. Esistono, infatti, altri vettori per tutelare l'ambiente e tra questi l'edilizia è certamente uno dei più rilevanti. Parliamo infatti di un settore che, nella sola Lombardia, si nutre del 44% totale dell'energia consumata, un dato disastroso frutto della costruzione selvaggia nel dopoguerra e dell'assenza di lungimiranza da parte di amministrazioni e politica. È per colmare queste lacune che è nata Attiva, il Gruppo (con sede a Milano) costituito da aziende e professionisti del settore, che propone edifici pensati attorno all'uomo e al suo comfort prima di qualsiasi scelta stilistica. Un gruppo pronto a stupire tutti al "MADE expo", in scena a partire dal mese prossimo a due passi dal capoluogo lombardo. "La progettazione attiva - ha affermato Elisabetta Ripamonti, presidente del Gruppo e coordinatrice della Commissione Energia e Sostenibilità della Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti - definisce un approccio strategico per la realizzazione di edifici in evoluzione continua per rispondere a bisogni dinamici e funzionali a differenti stili di vita. In uno scenario di nuove tendenze nel campo architettonico conno-

P

«Ora è l'edificio che si adegua divenendo attivo, per essere in grado di mediare anche in modo dinamico tra le esigenze dell'abitare e le sollecitazioni esterne»

GREEN ECONOMY

E' tutto pronto per far conoscere al mondo - in occasione del prossimo "MADE expo" il nuovo approccio sinergico per la costruzione di edifici energeticamente sostenibili

tate da libere e avveniristiche espressioni, sia per gli aspetti compositivi sia per i materiali utilizzati, la centralità dell'uomo stimola la professionalità del gruppo sulle tematiche energetiche e costituisce motivo di analisi e confronto. Attiva attua quindi una progettazione integrata: architettonica, strutturale e impiantistica, calibrata su specifiche necessità. Elevati livelli prestazionali in edilizia sono garantiti, oltre che da una buona progettazione e da materiali di qualità, anche da un'esecuzione a regola d'arte e da una corretta manutenzione. A tal proposito l'equipe è composta da aziende il cui operato è da sempre connotato da soluzioni vincenti e tecnologicamente avanzate nel settore energetico, da ricercatori il cui ruolo è ideare materiali capaci di fornire prestazioni elevate dal punto di vista dell'isolamento termico, da impiantisti sensibili alle richieste sempre più complesse e articolate, da progettisti il cui ruolo è operare scelte tra le diverse tecniche all'avanguardia in funzione di ben precise esigenze". Il grup85


«Attiva attua una progettazione integrata: architettonica, strutturale e impiantistica, calibrata su specifiche necessità»

po di progettazione del team di Attiva è inoltre composto da Aurelio Gianluigi Ambrosini - di AB Project -, da Francesco Dolce- dello Studio Itredì - e, come detto, Elisabetta Ripamonti. I partners sono soci del calibro di Abitasistema, Drexel & Weiss, Nordtex, Officinae, Roefix e VMC Italia. "Un Gruppo attivo nelle energie del futuro". Recita così il vostro "slogan", cosa intendete dunque per futuro dell'edilizia? "Attiva è l'evoluzione della casa passiva. L'obiettivo di costruire case attive modifica il vecchio concetto per il quale è l'uomo ad adattarsi all'edificio, spesso non confortevole, irrigidito da soluzioni statiche. Ora è l'edificio che si adegua divenendo attivo, per essere in grado di mediare anche in modo dinamico tra le esigenze dell'abitare e le sollecitazioni esterne. Le condizioni di benessere termo-igrometrico sono quelle in cui l'attività dei meccanismi di termoregolazione del corpo umano è minima, nelle quali l'individuo non ha né caldo, né freddo. La stessa ricettività sensoriale è stimolata da spazi confortevoli realizzati con determinati modelli tipologici e funzionali". 86


Che differenza esiste tra una casa passiva e una casa - come la definite voi - attiva? "Negli edifici passivi, connotati da un irrilevante utilizzo energetico, le condizioni di comfort sono raggiunte grazie a caratteristiche dell'involucro e a sistemi di trasporto del calore da e verso l'ambiente circostante senza l'utilizzo di energia fossile o altre fonti convenzionali. Per Attiva non è sufficiente porsi l'obiettivo di isolare o iper-isolare, ma fondamentale è il raggiungimento della condizione di equilibrio psicofisico dell'uomo nell'ambiente in cui trascorre la maggior parte del tempo, sia esso un'abitazione o un luogo di lavoro. La casa attiva modula involucro e impianti in funzione delle singole esigenze, mitiga tra scelte di pareti perimetrali con standard passivi e uso di tecnologie impiantistiche in grado di

soddisfare richieste diverse rispetto a quelle degli edifici del Nord Europa". Quali tecnologie utilizzate, o meglio, qual è il know-how che fa la differenza? "Negli edifici ben coibentati il fabbisogno termico da compensare con l'impianto di riscaldamento o raffreddamento è minore e, di conseguenza, gli impianti installati hanno una minore potenza rispetto a quelli inseriti in fabbricati non isolati. Nelle case attive gli impianti regolano il comfort mediante sistemi di ventilazione in grado di ridurre anche gli effetti di gas nocivi. Cambiano, cosi, funzione e potenzialità del sistema impiantistico. Con l'ausilio di nuove tecniche e materiali già sperimentati con successo dai componenti del gruppo, Attiva propone un involucro espressio-

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corsi e convegni per divulgare e far conoscere l'argomento a professionisti e imprese, cercando quindi di fornire gli strumenti per approfondire una tematica in continua evoluzione". La situazione attuale del mercato edilizio è davvero tragica? "Si inizia finalmente a parlare di edifici efficienti in risposta a una situazione economica stagnante. La voglia è quella di mettersi in gioco cambiando, come detto, il modo di progettare. Elevati livelli prestazionali dell'edificio richiedono però una progettazione integrata e sono imprescindibili da un continuo lavoro d'equipe, per questo è nata Attiva".

ne di architettura all'avanguardia e impianti che costituiscono un vero e proprio sistema arterioso: portano ossigeno, eliminano tossine e fungono da regolatore termodinamico". Esistono vantaggi in termini anche economici per gli imprenditori che decideranno di costruire seguendo il vostro metodo? "L'incremento di edifici ben isolati, iniziato nel Nord Europa, accelera anche in Italia grazie alla richiesta di qualità e basso consumo che si diffonde in controtendenza a una stagnante congiuntura economica. In momenti di naturale selezione del mercato la domanda di edifici dall'ottima qualità garantisce e stimola prospettive d'investimento. La riqualificazione di edifici esistenti o di nuova costruzione mediante il metodo Attiva sarà controbilanciata da minori costi d'esercizio e dall'incremento di valore dell'immobile. Il raggiungimento in tempi brevi del break even point rappresenta il primo indicatore del successo dell'investimento. L'esempio di edifici plurifunzionali già realizzati del Gruppo Attiva dimostra come i benefici non si limitino all'ambito residenziale". In Italia, e nella Bergamasca in particolare, c'è attenzione verso questi temi? "In un momento congiunturale così difficile i professionisti comprendono come il miglioramento energetico possa essere un veicolo per 88

aprire nuove strade. La maggior sensibilità sull'argomento e la tendenza a costruire edifici energeticamente efficienti - come chiede la nuova Direttiva Europea n° 2010/31dovrebbe connotare anche le strategie delle pubbliche amministrazioni. Il mese di luglio ha rappresentato una data importante per Attiva. L'azienda è infatti riuscita a destare l'interesse del consorzio Acli Casa e Filca. Esponenti delle due cooperative hanno fatto visita ad alcuni edifici passivi e alle realtà produttive di alcuni soci del Gruppo Attiva. Vedere due cooperative così importanti nel mercato locale scambiarsi opinioni proprio sul campo di cantieri eccellenti ha dimostrato che un nuovo modo di costruire appare l'unica prospettiva di crescita per tutti". E nel resto d'Italia che interesse c'è al tema della casa passiva? "Attiva sta avendo riscontri anche nel Sud Italia in Puglia e in Sardegna, a dimostrazione del fatto che un edifico connotato da un'ottima qualità consente di difendersi dal freddo ma anche dalle condizioni climatiche che connotano le nostre regioni più calde". Qual è la situazione attuale in relazione alla formazione di architetti e progettisti? "La consapevolezza e la preparazione sul tema energetico non caratterizza, purtroppo, tutti i progettisti. Gli ordini professionali organizzano

particolare serramento

Concludendo, se doveste lanciare un appello alle amministrazioni locali, sia bergamasche sia del resto d'Italia, cosa direste? "L'auspicio è che le amministrazioni comunali pensino i piani di governo del territorio in funzione di questa tanto inneggiata sostenibilità a parole che poi nei fatti spesso è dimenticata. E' fondamentale intervenire sulla riqualificazione dell'esistente con incentivi concreti per chi decide d'intervenire ristrutturando edifici energivori. Nessun risultato è raggiungibile senza competenza, professionalità e qualità, senza una pianificazione territoriale in continuo divenire in funzione di esigenze che cambiano nel tempo. Occorrono normative chiare, semplici ed incisive che vadano nella direzione di quelle europee già proiettate al consumo zero".


ECONOMIA&BUSINESS

Charles Fishman

na delle poche cose di cui non ci preoccupiamo è l'acqua. Apriamo il rubinetto del lavandino in cucina o del bagno, impostiamo il ciclo di lavaggio della lavatrice, senza neanche pensarci un secondo. Leggendo il libro di Charles Fishman "La grande sete, l'era della scommessa sull'acqua", oltre alla sequenza impressionante di dati, circostanze, analisi e fatti emerge il grande mercato globale dell'acqua, il commercio e contemporaneamente lo scialo che viene fatto di questa preziosissima risorsa. Sgombra il campo Fishman da ogni santino ambientalista: l'acqua non è destinata a esaurirsi e il Pianeta

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è una macchina in grado di produrre acqua potabile. L'acqua però è preziosa perché oggetto di speculazione e sperequazione: ogni giorno 4 persone su 10 usano 5 litri di acqua che noi non definiremmo esattamente potabile a fronte di un americano che usa 70 litri di acqua al giorno potabile, limpida e cristallina per 5 tiri di sciacquone dopo la pipì. L'autore concentra la sua analisi sulla ricchezza, sulla povertà, sulla sperequazione dell'acqua e sul perché rischiamo di perdere tutti, poveri e ricchi il diritto al suo accesso e lo fa attraverso un lungo viaggio iniziato dagli stabilimenti bergamaschi della San Pellegrino. Uno stralcio dell'introduzione alla edizione italiana: "…il mio viaggio ha preso avvio nel Nord Italia, a San Pellegrino Terme. La San Pellegrino è l'acqua di lusso negli Stati Uniti: Evian, Terrier e Fiji hanno perso prestigio in parte perché ormai si trovano anche in bottigliette di plastica in qualsiasi punto vendita, grande e piccolo. La San Pellegrino ha invece mantenuto un'aura di eleganza antica, con la bottiglia in vetro verde e l'etichetta dalla filigrana bianca e blu, che ricorda quella delle banconote. Oggi, ovviamente, è disponibile anche in bottiglie di plastica e in Italia è solo uno delle centinaia di marchi d'acqua minerale a distribuzione nazionale o tipici di particolari zone - Crodo, Ferrarelle, Lete, Rocchetta,

Uliveto, Vera, Sant'Anna, S. Antonio, solo per citarne alcuni. A San Pellegrino si respira l'atmosfera tipica dell'Europa di un tempo. Le vecchie terme e il casinò - oggi un po' lasciati andare ma che verranno ristrutturati a breve - hanno un'imponente facciata art nouveau e sono lì a ricordare che da centinaia di anni si ritiene che l'acqua di San Pellegrino abbia un effetto benefico. Che ci si immerga o che la si beva. Se San Pellegrino è una località storica, l'impianto di imbottigliamento - che funziona 24 ore al giorno, 6 giorni alla settimana - è altamente tecnologico. L'acqua viene imbottigliata ad altissima velocità da macchinari automatizzati in acciaio inossidabile e vetro in un ambiente più asettico di quello di una sala operatoria. Tale è la velocità a cui scorrono le classiche bottiglie verdi che quasi non si riesce a seguirle con lo sguardo: ogni linea riempie d'acqua sorgiva 50.000 bottiglie all'ora, 14 al secondo. E ve ne sono tre dedicate esclusivamente alle bottiglie di vetro: oltre un milione di bottiglie per ogni turno di lavoro. Prima di essere riempite, vengono lavate: per farlo, ci vogliono 2 litri d'acqua per ogni bottiglia da un litro, e anche per la fase preparatoria la San Pellegrino usa acqua minerale (non della stessa qualità di quella che viene imbottigliata, ma prelevata da una fonte secondaria). Ho scoperto che le bollicine hanno una storia a sé, del tutto sorpren-


Fishman: è finito il tempo

dell'acqua abbondante e gratuita

LETTO PER VOI

Nel suo libro "La grande sete" Charles Fishman accompagna i lettori in un viaggio che partendo dagli stabilimenti bergamaschi della San Pellegrino, fa tappa sulle lune di Saturno, negli hotel di Las Vegas, fino a un ipertecnologico impianto IBM in cui si produce un'acqua tanto pura da essere tossica e ne svela le contraddizioni

dente. Come molte altre minerali gassate, la San Pellegrino non ha un'effervescenza naturale. Il biossido di carbonio viene aggiunto in un secondo tempo. Nel nostro caso, proviene da una fonte in Toscana, dove viene estratto, purificato e poi spedito via camion in Lombardia per gasare l'acqua di San Pellegrino. All'interno di uno stabilimento ultramoderno di imbottigliamento è facile dimenticare che anche l'acqua minerale è un prodotto "naturale". L'unica cosa che viene prodotta è il packaging, ma l'acqua è semplicemente acqua. E nell'impianto di San Pellegrino alcuni aspetti stanno lì a ricordare, con discrezione, le caratteristiche dell'acqua stessa. Innanzitutto, la legge italiana vieta ovviamente qualsiasi modifica o trattamento delle acque messe in commercio. Al di là delle bollicine, l'acqua che viene imbottigliata è identica a quella che sgorga dalla fonte. "Il mio lavoro non è cambiato dal 1950 a oggi", racconta Daniele Giorgetti, responsabile produttivo dell'impianto di San Pellegrino. "Il nostro compito principale è evitare qualsiasi contaminazione. È la cosa più importante". Giorgetti racconta che gli studi geologici hanno dimostrato che ci vogliono 15 anni affinché l'acqua percoli attraverso il terreno ed emerga dalla fonte utilizzata dalla San Pellegrino. La temperatura è sempre la stessa, 25 °C, estate e inverno. "Non vi sono

influenze esterne", dice. Storia e fonte a parte, oggi l'acqua San Pellegrino è di proprietà del colosso mondiale Nestlé, per il quale l'acqua da sola rappresenta un business da 7 miliardi di euro all'anno, e comprende Acqua Panna, Levissima, San Bernardo, Recoaro e anche Perrier. Nel 1899, il primo anno in cui l'acqua venne imbottigliata a San Pellegrino, ne vennero vendute 35.000 bottiglie. L'equivalente di 14 minuti della produzione attuale. Sulle colline sopra lo stabilimento, e sopra le terme e il casinò, si incontra una piccola vasca in pietra, che si nota appena. Dalla parete esce un rubinetto di acciaio inossidabile da cui fluisce un potente getto d'acqua limpida. Anche questa è acqua di San Pellegrino, direttamente dalla fonte, senza bollicine e senza bottiglia. È il rubinetto pubblico a disposizione degli abitanti a sottolineare il fatto che, nonostante abbia il diritto di imbottigliare l'acqua, la San Pellegrino non è proprietaria della fonte. Il rubinetto è sempre a disposizione dei cittadini che possono andare a riempire i contenitori che vogliono, quando vogliono, quanto vogliono. L'acqua di San Pellegrino è pesante: 948 mg/l di residuo fisso, il doppio dei minerali presenti nella Perrier e il quadruplo di quelli della Fiji. Così, quando è priva di bollicine, la San Pellegrino è spessa al palato, quasi gommosa. "C'è gente tutti i giorni", racconta Antonia Savio, la brand

manager di Nestlé Waters che mi accompagna. "Molti italiani non bevono mai l'acqua del rubinetto. Mia madre persino cucina con l'acqua minerale"...".

Autore: Charles Fishman Titolo: La grande sete

Editore: Egea Prezzo: Euro 28.00 Pagine: 384

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RUBRICHE

«Villa Pighèt», un sogno sui colli bergamaschi

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ESCLUSIVITÀ&TERRITORIO

La location è capace di ospitare fino a 200 persone per pranzi nuziali, cresime, comunioni, battesimi, meeting di lavoro, feste di compleanno, feste di laurea e anniversari di matrimonio uno dei luoghi più magici dell'intera Bergamasca. In cima alla splendida via Maresana (sul Colle Zanino a Ranica) c'è infatti un gioiello incastonato tra il verde delle colline che passa molto spesso inosservato, anche se funziona in modo eccelso persino da centro polifunzionale antincendio boschivo per la Regione Lombardia. Stiamo parlando del "Villa Pighèt", una struttura ristorativa capace di organizzare pranzi nuziali, cresime, comunioni, battesimi, meeting di lavoro, feste di compleanno, feste di laurea e anniversari di matrimonio. Una location quindi magica che può ospitare fino a 200 persone in un unica sala panoramica, organizzando menu a prezzi personalizzati in base alle esigenze della clientela. "Villa Pighèt" propone inoltre agli sposi un pacchetto "all inclusive" che, oltre al pranzo, comprende numerosi altri servizi. Solo per fare alcuni esempi, citiamo il servizio auto d'epoca a scelta tra Cadillac e Jaguar (comprensivo di fiori e autista), i fiori addobbo in centrotavola, la stampa del menu, l'intera sala da pranzo a disposizione per l'intera giornata (con chiusura a mezzanotte per i balli) e il buffet serale (per le persone già presenti al pranzo). Inoltre, è possibile aggiungere altri ori-

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ginali servizi che vanno a soddisfare anche le esigenze più disparate e passateci il termine - "spericolate", ci riferiamo soprattutto al volo panoramico in elicottero, un elemento assolutamente immancabile. E, sempre per restare in tema "adrenalinico", la location è adatta anche per

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musiche da ballo e per spettacoli pirotecnici sincronizzati. Quando si parla di "Villa Pighèt", inoltre, non si può trascurare la trazione, fondata sulla genuinità. Da oltre un decennio il Ristorante Pighèt è un punto di riferimento, immerso nel verde e nella tranquillità, un luogo

che a pochi minuti dal centro di Bergamo offre la possibilità a tutti gli amanti della natura di essere accolti con un servizio discreto, in ambienti accoglienti capaci di mettere a proprio agio gli avventori, permettendo di gustare ogni istante della permanenza. Infine, la sempli-


cità e la collaborazione con la quale lo staff organizza insieme ai clienti la loro giornata più importante, la qualità e l'originalità dei servizi offerti, la location, il locale da pranzo ampio e panoramico, i piatti curati e prelibati, sono tutte caratteristiche proprie che distinguono il "Villa Pighèt" da qualsiasi altra struttura per matrimoni o eventi maggiormente reclamizzata.

I servizi del «Villa Pighèt» nel dettaglio La location si presta bene anche a ricevimenti di tipo aziendale, oltre che ai classici banchetti nuziali. Da lunedì al giovedì, in particolare, si ha uno sconto del 10%, mentre per il venerdì si risparmia fino a 5 euro a persona. Nel dettaglio, al costo del menù SONO COMPRESI I SEGUENTI SERVIZI: - Stampa del menù - Servizio auto d'epoca con addobbo floreale e autista - Fiori in centrotavola - Sala a disposizione per tutta la giornata - Buffet serale

NON COMPRESO: - Buffet serale per esterni - Spettacolo pirotecnico - Elicottero - Trasferimento invitati pullman - Intrattenimento musicale La proprietà, inoltre, per il mese di settembre fino a dicembre 2011, regalerà uno spettacolare volo turistico per ogni matrimonio prenotato.

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RUBRICHE

GombitHotel, una perla nel cuore di cittĂ Alta

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DESIGN&ACCOGLIENZA

L'esclusivo albergo, inserito nell'ambito circuito "Desing Hotels", oltre ad attrarre il turismo internazionale, propone pacchetti studiati ad hoc per le imprese bergamasche

sempre in movimento, spesso in coppia, molto attento alla qualitĂ dei servizi. Parla piĂš lingue e proviene dai nuovi paesi emergenti (Russia, Cina, India) e dall'est europeo. All'uomo d'affari del nuovo millennio, in cittĂ  rispondiamo noi". Parola di Massimo Santilli, general manager del GombitHotel, il primo albergo di Bergamo e provincia ad entrare nell'esclusivo circuito internazionale Design Hotels, il terzo in Lombardia. La ricetta? Sintonizzare l'offerta sulle diverse frequenze della domanda. "Naturalmente non trascuriamo il territorio. Abbiamo infatti studiato tariffe particolari per agevolare le aziende. Per quelle che hanno una mole di lavoro importante proponiamo pacchetti "su misura", ma anche le altre possono comunque godersi le varie "tariffe corporate", che vengono applicate per facilitare l'utilizzo della nostra struttura anche dal punto di vista business".

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IMPRESE - L'esclusiva attenzione per ogni particolare, inoltre, rende l'hotel il luogo ideale per ospitare convegni e presentazioni aziendali di ogni genere. La "Tower Lounge", infatti, si propone come un'eccellente, riservata e funzionale meeting room

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di 30 posti, con spazi curati e soprattutto efficaci, grazie in particolare alle tecnologie messe a disposizione dalla direzione, che riescono a soddisfare le più disparate esigenze imprenditoriali. Ma è anche perfetta per incontri conviviali all'insegna della massima riservatezza e dell'accoglienza di alto livello. Insomma, il soggiorno e i servizi di una struttura magica come quella del GombitHotel potrebbero di certo rivelarsi carte efficaci per la fidelizzazione dei clienti delle aziende bergamasche. LOCATION - Accostato alla magnifica Torre del Gombito, alta 52 metri e punto di riferimento nella struttura urbana della Città Alta, GombitHotel è il primo albergo della città con tutte le stanze una diversa dall'altra. Tra le mura in pietra risalenti al XIII secolo, è infatti nato un progetto di respiro internazionale, dove alle nuove esigenze del viaggiatore, fanno eco scelte precise di servizio e design dell'accoglienza. GombitHotel, disegnato su misura, offre il lusso del design sobrio e misurato, che reinterpreta gli spazi storici e ne esalta la bellezza, offrendo all'ospite una rara esperienza tra storia e contemporaneità. DESIGN - Sotto la guida dell'interior designer Gio' Pozzi e dell'imprenditrice Nadia Galeotti, gli interni delle 13 stanze, ognuna diversa dall'altra e distribuite su 4 piani, presentano una collezione minimalista di toni e materiali. Grigio nella scelta della pavimentazione a lastra grande e preziosa, corda per i lini pregiati e grigio/marrone per le pavimentazioni in legno, con toni leggeri per gli arredi di design, prodotti su misura. La riqualificazione architettonica della torre e l'intervento di design rendono inoltre il GombitHotel una meta privilegiata sul territorio e un luogo di attrazione per il turismo internazionale, grazie anche all'importante riconoscimento ottenuto dal circuito Design Hotels, che ha inserito l'albergo di città alta tra i suoi affiliati, consacrandolo tra le strutture alberghiere più esclusive e creative del mondo. "La crisi economica e la conse-

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guente caduta di fiducia dei consumatori - ha spiegato l'imprenditrice Nadia Galeotti - non possono diventare un alibi per l'inattività. Al contrario, devono rappresentare un potente stimolo per attivare le migliori risorse in ogni campo. Di fronte alla contrazione del turismo registrata negli ultimi anni, abbiamo analizzato il settore, studiato le esperienze italiane ed europee, mettendo a fuoco i punti di forza del nostro territorio. Questi sono rappresentati, ad esempio, dai nostri artisti, o dall'aver riqualificato uno stabile storico cittadino, facendo diventare ingredienti di questa nuova ricetta su misura di un mercato turistico che non si ferma mai, un mercato che cambia continuamente". FILOSOFIA - In bilico fra collezionismo e spazio officina, GombitHotel è quindi un vero e proprio laboratorio sperimentale e galleria, nel quale artisti internazionali e giovani artisti lombardi, come Steven Cavagna, lavorano insieme per mantenere vivi gli interni che, come un salotto di casa, accoglienti e curati in ogni dettaglio, cambiano, di giorno in giorno, di stanza in stanza, dando rigore e valore alla funzionalità degli oggetti che diventano nodo di relazione con la vita degli ospiti, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra funzionalità ed estetica. SERVIZI - GombitHotel offre un'accoglienza unica, non solo per la possibilità d'immergersi all'interno di uno spazio ricercato e contemporaneo custodito all'interno di mura che hanno fatto la storia, ma anche per un servizio unico, unito al comfort dell'alta tecnologia e creato su misura per l'ospite. Massima l'attenzione rivolta al cliente, alle sue esigenze più variegate: basti citare il bookcrossing, previsto in tutte le camere. Un modo semplice e divertente di diffondere buoni libri e conoscere autori e testi con cui forse non si sarebbe mai venuti in contatto.

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RUBRICHE

«Il Sole e la Luna» illuminano G.L.A. Antichità ARTE&GIOIELLI

Nell'accogliente salotto di via Sant'Orsola, l'esposizione curata dall'antiquario Gian Luca Andreotti punta sull'accostamento di pittura e arte orafa attraverso la selezione di quindici opere del pittore Augusto Sciacca

l Sole e la Luna" è il titolo della mostra curata dal noto antiquario Gian Luca Andreotti, allestita dal 15 al 30 settembre in via Sant'Orsola, 17 a Bergamo, nell'accogliente salotto dello showroom GLA. Da qualche stagione l'antiquario, specializzato in raffinati gioielli d'epo-

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ca, ci ha abituati ad insoliti appuntamenti al rientro in città dalle ferie estive. Questa volta la sorpresa settembrina punta sull'accostamento di pittura e arte orafa attraverso la selezione di quindici opere del pittore Augusto Sciacca. Le opere vengono sapientemente accostate ad altrettanti prezio-


si selezionati da Andreotti. L'originalitĂ e la carica evocativa di ciascun accoppiamento risultano forti ed evidenti: ogni quadro parla del Sole o della Luna, elementi particolarmente cari a

Sciacca nella fase piĂš recente del suo percorso artistico, e ciascun manufatto illumina l'altro con raggi e atmosfere che proiettano su di esso una nuova luce. Il vigore espressivo della tempe-

ra non stesa, la luminositĂ intensa delle pietre e dei metalli preziosi dialogano dando vita ad una poesia inedita. Materia e manualitĂ  divengono arte, al punto che tele e gioielli sus-

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surrano o affermano a gran voce inattese emozioni. Sole e Luna quindi, due diverse energie e mondi che si cercano incessantemente. Il dialogo tra Sciacca e Andreotti nasce innanzitutto dal rispetto e dalla reciproca ammirazione professionale, poi dalla comune attitudine che li ha condotti a ricercare l'intimità col mondo attraverso le opere d'arte a cui si accostano. L'artista catanese porta in dote la sua passione silenziosa per la natura, mentre l'elegante e raffinato antiquario bergamasco il dichiarato amore per il bello. Chi è Sole, e chi Luna? Ai visitatori la risposta.

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RUBRICHE

LA VETRINA

L'elegante ingresso del ristorante di Orio al Serio è diventato uno spazio espositivo per la prestigiosa creatura della casa tedesca, fornita dalla concessionaria Lario Bergauto 104


BMW Serie 1 e «Le Stagioni», un connubio di classe per Lario Bergauto

PHOTO: GIORGIO CHIESA

l ristorante "Le Stagioni", celebre locale al confine tra Bergamo e Orio al Serio, ha offerto per il mese di giugno e luglio il proprio ingresso all'esposizione della nuova BMW Serie 1 Coupé allestimento M. L'iniziativa, particolarmente apprezzata dalla clientela, nasce dallo stretto e consolidato legame con la concessionaria di Bergamo BMW Lario Bergauto e dalla volontà di ospitare un brand che rappresenta un eccellente connubio di appeal estetico, design e sicurezza.

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La Sig.ra Zanchi, la Sig.ra Carrera e le Sig.ne Carrera con le loro MINI Clubman, MINI Countryman e MINI 3 porte

IL RISTORANTE - "Le Stagioni", dal canto suo, occupa una posizione di rilievo nel panorama della ristorazione e rappresenta un riferimento per chi vuole mangiare pesce fresco e dal sapore delicato,

camerieri e dell'accurata gestione della famiglia Zanchi, un'unione che rende il locale simbolo di ristorazione e accoglienza. Senza dimenticare la tradizione di pizzeria con forno a legna, per soddisfare qualsiasi esigenza. Accanto ad una vasta scelta "alla Carta", vi sono le proposte del mese, dai deliziosi spaghetti ai frutti di mare ai carpacci di tonno e spada, pesce che, appena pescato, arriva direttamente dalla Sicilia e dalla Puglia. Ad accompagnare le prelibate portare una ricca lista vini, che include oltre 100 etichette selezionate in collaborazione alla "0,75 S.r.l." del sommelier Valentino Rossi, per ricercare l'abbinamento perfetto per ogni piatto.

CARATTERE BMW - E' qui che, all'interno di una location suggestiva e completamente rinnovata, in un ambiente raffinato e dagli arredi curati, con un dehors moderno ed accogliente, l'elegante e sportiva BMW Serie 1 Coupé allestimento M - linea giovane, grande potenza ed interni di lusso - ha trovato la sua collocazione ideale. Massima espressione della più piccola famiglia di vetture della casa bavarese, sul mercato è anche presente la BMW Serie 1 M Coupè, che coi suoi tre litri twin-turbo ad iniezione diretta da 340 cavalli fa sfoggio della sua bellezza all'interno dello showroom Lario Bergauto di via Campagnola, uno dei 13 in Italia certificato M.

in un ambiente elegante e riservato, a due passi dalla città. Nato nel 1969, ha costruito il proprio successo sull'altissima qualità delle materie prime, scelte tramite una ricercata selezione, e soprattutto sulla serietà e la professionalità di coloro che vi lavorano: parliamo di un'equipe affiatata di valenti cuochi ed attenti 107


EVENTI

CHI, DOVE E PERCHÈ PHOTO: GIORGIO CHIESA

EURO-DIES, fiducia e unione per altri 25 anni 108

elebrare 25 anni di florida attività imprenditoriale è di per sé emozionante. Ma il modo in cui Felicino Bussini ha deciso di trascorrere questa importante ricorrenza lo scorso sabato 2 luglio lascia senza fiato. Lontano dalle luci della ribalta, il "self made man" bergamasco - a capo di EURO-DIES, azienda orobica di riferimento nel settore delle matrici per l'estrusione dell'alluminio - ha voluto circondarsi delle persone a lui più care. Qualche conoscente, molti amici, gli affetti più stretti e, soprattutto, i dipendenti dell'azienda al gran completo. Non c'è che dire, la serata è stata piacevolissima e arricchita da una vera e propria estrazione di premi, che ha visto la partecipazione dei divertiti presenti. Non ci è voluto molto tempo per capire su quale forza l'impresa fondi le sue qualità più grandi: fiducia, unione del gruppo e rispetto reciproco. Valori che sono stati palesati anche dall'inaspettato regalo che le stesse maestranze hanno deciso di donare, al termine della kermesse, al proprietario Felicino Bussini e alla moglie Helene Leiner.

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EVENTI

CHI, DOVE E PERCHÈ PHOTO: GIORGIO CHIESA

L'Associazione Forense fa festa con Lario Bergauto 112

o scorso giovedì 7 luglio, dopo una gradinata rinfrescante, è stata organizzata la "XXVII Festa d'estate" della "Associazione Provinciale Forense di Bergamo". La cornice è stata a dir poco incantevole, parliamo della "Tenuta Olmetta" di Osio Sotto. L'occasione organizzata dagli avvocati Nicola Offredi Geddo e Dario Pellegrini - è stata propizia per premiare i professionisti più longevi all'attività. A ricevere i premi sono quindi stati gli avvocati Abbatiello, Ceci, De Liguoro, Gentili, Longhi, Riva e Urso (per i rispettivi 20 anni di attività) e l'avvocato Antonio Amorese, per i suoi 30 anni. Come "migliori all'esame di stato" sono state poi premiate tre donne: Sabina Ghezzi, Daniele Algeri e Ilaria Longhi. Per l'occasione, l'atmosfera gioviale e di festa è stata impreziosita da una gemma incastonata nel giardino della tenuta. La concessionaria BMW Lario Bergauto ha infatti presentato ai professionisti la nuova Serie 6 Cabrio, fiore all'occhiello delle convertibile della casa tedesca.

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One Restaurant, classe culinaria firmata Chicco Coria 114

stato inaugurato lo scorso martedì 21 giugno e si sta facendo largo grazie all'esperienza del suo patrono. Ha molte aspettative il nuovo ristorante che ha iniziato l'attività a Dalmine, ambizioso a cominciare dal nome: One Restaurant, vivo assieme al prestigioso One Hotel. Il nome del ristorante, in particolare, è completato dalla firma di Chicco Coria, docente all'università della cucina realizzata dall'Ascom a Osio Sotto, già componente della Nazionale Italiana Cuochi e docente alla SAPS di Lallio, il centro studi per gli strumenti di cottura delle Pentole Agnelli. Un passato di tutto rispetto che Chicco Coria ha avuto modo di confermare anche nella gestione dei servizi della ristorazione all'Hotel Capello d'Oro, in centro a Bergamo, dove il suo locale si chiama "Antico ristorante del Moro". Ora il suo nome compare anche in abbinamento al One Restaurant, il ristorante che, con ingresso separato, affianca l'hotel quattro stelle realizzato dalla Impresa edile Fabiani in via Fra Galgario 1 a Dalmine.

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CHI, DOVE E PERCHÈ PHOTO: LORIS SAMBINELLI

S.Apollonia, l'A.N.D.I. festeggia a «La Vacherie» 116

uando una serata estiva è capace di mantenere inalterato nel tempo il suo fascino? La ricetta è semplice: quando un mix di divertimento, eleganza, convivialità si integrano perfettamente tra loro. E’ il caso della serata svoltasi lo scorso 21 luglio, dedicata a S.Apollonia da parte di A.N.D.I. Bergamo, che da tempo organizza annualmente una delle kermesse estive imprescindibili. E proprio qui entra in gioco Stefano Almini, anima della serata e organizzatore dell’evento. Oltre 250 professionisti si sono riuniti nella splendida cornice de "La Vacherie" di Brusaporto. Oltre all’importante presenza del presidente provinciale Maurizio Rovetta, la serata ha avuto il prestigio di avere tra gli ospiti il presidente regionale Faderico Dal Cin e il presidente nazionale Gianfranco Prada. Non sono mancati gli applausi al ragioniere Bartoloni, gold sponsor dell’evento con Nordental, a seguire un plauso anche a Ultradent, Isasan, Confezioni Amelia, KaVo, Cornali Gioielleria, Douglas, Pernici Cereria e Casa Feltri. Infine, il partner storico BMW Lario Bergauto ha deciso di privilegiare i presenti esponendo la stupenda X5 M, e offrendo un orologio BMW a Giada Bartoloni (in onore della prima sponsorizzazione a un evento A.N.D.I.) e un cronografo a Stefano Almini. Caratteristica della serata: come da tradizione, per tutti i presenti un prezioso cadeaux. Appuntamento fissato all’anno prossimo.

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Nozze in casa Feltri, in attesa che Vittorio diventi nonno-bis 118

assando dal centro della città sabato 16 luglio scorgo Vittorio Feltri accompagnato dalla sua consorte, all'ombra di fronte all'ingresso del comune: faccio mente locale su quale manifestazione da lì a poco dovrà avere inizio, passo e ripasso con la tipica curiosità che noi giornalisti serbiamo. Non venendomi in mente nulla, mi avvicino alla coppia, li saluto e con la scusa di condividere il vizio di una sigaretta chiedo loro cosa stessero attendendo in modo molto discreto. Vittorio mi sorride e svela l'arcano; nessuna conferenza o presenza ufficiale, ma come altre poche decine di persone lì presenti, sta attendendo una novella sposa: di lì a poco farà la sua comparsa Federica Pilenga Feltri, la sua prima nipote figlia di Laura nostra collaboratrice nella redazione economica, che sposa Luca Reina, suo compagno e dal quale avrà presto un bimbo. Penso tra me e me che i Feltri non si smentiscono mai in quanto a discrezione nel modo di vivere, scherzo un po' con Vittorio e la moglie sul fatto che diventano nonni-bis, faccio gli auguri alla coppia e continuo per la mia strada.

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Campionato PFG, con Lario Bergauto appuntamento a «La Rossera» 120

orna l'appuntamento con il campionato italiano Promotori Finanziari Golfisti "A Squadre". Lo scorso giovedì 14 luglio, al Golf Club "La Rossera", si sono date battaglia ben 21 squadre, per un totale di 72 giocatori e otto banche presenti con i rispettivi stand. Alla fine della giornata, nella club house, si sono tenute le premiazioni che hanno visto, oltre ai classici premi, quello griffato "Provincia di Bergamo", offerto dall'assessore provinciale Alessandro Cottini. Sempre dalla provincia, poi, la medaglia d'argento di riconoscimento all'Associazione Promotori Finanziari golfisti (nella persona del presidente Patrizio Comi) è stata consegnata per aver portato a Bergamo una manifestazione di carattere nazionale. Infine, è stato premiato anche Stefano Valli (presidente del Golf Club "La Rossera"), per aver organizzato e ospitato la manifestazione. Solo per la cronaca, "Finanza e Futuro" è stata la squadra campione d'Italia. Dulcis in fundo, la presenza di BMW Lario Bergauto - con il golfista Marco Levantini - ha impreziosito la kermesse, grazie soprattutto alla presentazione al pubblico presente della splendida X1.

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Un torneo di beach per «TRIP un angelo soccorritore» 122

sistono diversi modi per fare opere di solidarietà. Tra le più divertenti, però, c'è sicuramente un torneo di beach volley. Ecco perché "Rial Events" - lo scorso giugno - ha organizzato "TRIP un angelo soccorritore", ovvero una manifestazione pallavolistica che ha avuto come fine ultimo da un lato il divertimento, dall'altro la volontà di regalare un'ambulanza in ricordo di Giuseppe Tripicchio, un uomo che per anni ha lavorato nel servizio sanitario e che, nonostante la gestione del Ristorante la Taverna di Leonardo (di Brivio), ha sempre voluto con passione continuare ad aiutare le persone, prestando servizio di volontariato presso il San Nicolò di Lecco. All'interno della splendida cornice del Volo a Vela di Valbrembo, dunque, si sono date battaglia ben tre categorie, divise in amatoriale, professionisti uomini e professioniste. Un particolare plauso va certamente ai numerosi sponsor che hanno messo a disposizione altrettanti premi: Ettore Parrucchiere, Francesca Moto, Le chic Viaggi, Laura Natali Abbigliamento, AVEDA Centro Estetico SPA, Isola Service, Le Due Torri, La Taverna di Leonardo Brivio.

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CHI, DOVE E PERCHÈ PHOTO: LORIS SAMBINELLI

Round Table Bergamo, insieme per gli «Amici della Pediatria» 124

na serata per fare delle beneficenza, stando insieme e passando delle belle ore in allegria. Con questo spirito, giovedì 7 luglio scorso, si sono riuniti i ragazzi del "Round Table Bergamo", un'associazione aperta a giovani professionisti, dirigenti, uomini d'affari e di cultura che occupano posizioni di rilievo nel campo delle rispettive attività e che si propone di favorire e promuovere l'amicizia e le intese personali ed iniziative al servizio della collettività. La nota curiosa è che il club si differenzia da altre società del genere soprattutto per il fattore dell'età: ogni membro perde infatti il diritto di appartenervi al raggiungimento del suo quarantesimo anno d'età. Grazie all'organizzazione del PR Simone Giudici, sono stati raccolti fondi importanti per aiutare gli "Amici della Pediatria" degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Al delizioso evento, svoltosi nella celeberrima cornice de "La Marianna", ha preso parte anche la concessionaria ufficiale BMW Lario Bergauto, che per l'occasione ha mostrato ai presenti la stupenda X1.

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A Lecco va in scena il BMW Golf Cup International 2011 126

o scorso sabato 2 luglio, per la prima volta, il Golf Club Lecco ha avuto l'onore e il piacere di ospitare una tappa del prestigioso "Lario Bergauto - BMW Golf Cup International 2011". Per l'occasione speciale, oltre alla concessionaria ufficiale della casa bavarese, ha figurato come co-sponsor della manifestazione l'Ente Turistico Nazionale di Antigua e Barbuda, che ha offerto un fantastico soggiorno di 15 giorni in uno degli hotel più famosi proprio di Antigua. I partecipanti sono stati a dir poco numerosi, oltre 100, tutti estremamente soddisfatti dall'eccellente buffet allestito dal ristorante interno del golf, il "Tiara", che alla fine della gara ha allietato tutti nella club house. La regina della kermesse, però, è stata niente poco di meno che la BMW 640 Cabrio, affiancata per l'occasione dalla Serie 5 Berlina. Infine, da segnalare una nota curiosa: uno dei vincitori è stato Nicolò Cauccia, che pochi giorni prima aveva presentato la sua tesi di laurea proprio sulla campagna marketing della Serie 1. Non c'è che dire, un "matrimonio" in famiglia.

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CHI, DOVE E PERCHÈ PHOTO: GIORGIO ROCCA

«Concorso Eleganza», San Pellegrino in stile Liberty 128

o scorso sabato 23 e domenica 24 Luglio si è svolta la seconda edizione del "Concorso Eleganza" che il Club Orobico Auto d'Epoca di Alzano Lombardo ha organizzato a San Pellegrino Terme. Trenta veicoli d'interesse storico sono stati esposti al pubblico sul piazzale del Casinò Municipale. Figuranti con abiti anni '50 e '60 hanno fatto da contorno alle auto. Nella serata di sabato, le luci sono state accese nelle sale del casinò per la cena di gala e le premiazioni del concorso. Domenica mattina, invece, i veicoli sono stati presentati al pubblico sul Viale Giovanni XIII della città termale e magnifiche hostess in abiti antichi hanno conferito all'evento un'ambientazione da anni ruggenti per uno spettacolo degno della cornice Liberty di San Pellegrino. Berline, trasformabili, coupé e spider di tutte le marche nazionali ed estere hanno fatto bella mostra per la due giorni dedicata all'eleganza e alla bellezza. Tra i modelli più rappresentativi possiamo elencare una Ferrari Daytona, una Maserati Ghibli, due Cisiatalia 202 spider e Voloradente, una Mercedes Ali di gabbiano e una Lamborghini Miura. Il ricavato della manifestazione è stato devoluto all’associazione Genesis di San Pellegrino Terme per il recupero dei traumatizzati.

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Bergamo Economia Settembre 2011  

Bergamo Economia Settembre 2011

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