Page 1

BANCHE&IMPRESE Governo e PMI esigono certezze Fronte comune contro il Credit Crunch

REPORTAGE IMMOBILIARE Il termometro bergamasco: aumento dei volumi, caduta delle vendite e prezzi stazionari

Rivista mensile - Ogni primo venerdì del mese in edicola al prezzo di 4,00 euro. Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% DCB Bergamo. In caso di mancato recapito restituire al mittente.

L'INTERVISTA ESCLUSIVA Roberto Bruni e Franco Tentorio, faccia a faccia Venticinque domande per guidare Bergamo

Il futuro dell’ecotecnologia Luca Pavoni, presidente di Com.Italf., scommette sul verde per rilanciare l'economia Il gruppo, da cinquant'anni leader nella progettazione di strutture e costruzioni in acciaio, sbarca nel comparto delle energie rinnovabili e del riciclaggio di rifiuti industriali

Aprile 2009 - anno 3 - numero Economia, attualità, costume e stile

19


L’editoriale Banche e aziende in rosso, sono necessarie vere risposte anticrisi risi economica, uguale mancanza di liquidità. Tradotto, zero euro alle aziende dalle banche. Zero soldi per gli stipendi degli operai, uguale cassa integrazione a raffica e senza risparmi. La matematica non è un'opinione, stessa sorte per il bilancio attuale dell'economia e dell'industria italiana. Già lo scorso mese avevamo accennato a quanto potesse essere drammatica la stretta del credito per le aziende tricolori. Ma in questo numero di Bergamo Economia siamo rimasti veramente sconcertati, osservando con attenzione uno studio della CGIA Mestre su dati BCEBank Lending Survey. Dall'analisi, infatti, emerge che le banche italiane, a differenza degli altri istituti di credito dell'area euro, sono quelle che in modo più deciso hanno chiuso i rubinetti nei confronti del sistema produttivo nazionale. Scelta legata a tanti fattori, giusti o meno che siano. E' paradossale però, se vogliamo essere pignoli, che si penalizzino soprattutto le piccole e medie imprese: ovvero quelle tacciate da tutti come vera linfa per la ripresa. Incredibile, infine, un ultimo aspetto dell'analisi: il credit crunch stringe non solo nei confronti delle imprese "cattive", ma è generalizzata a tutte. Con la conseguenza di penalizzare anche le società in condizioni economiche più che onorevoli, o che hanno investito in questi anni in ricerca ed innovazione. Le stesse che, fino a ieri, erano viste come fiori all'occhiello dell'Italia nel mondo.

C

al comune, mezzo gaudio" recitavano i nostri nonni: concetto non applicabile per quanto osservato. Soprattutto a Bergamo, dove si sprecano - come leggerete nelle nostre pagine - esempi tali da essere definiti paradossali. La sensazione è che, qualcuno, cerchi di fregare per l'ennesima volta noi poveri sfigati. Passateci il termine, ma non ve ne sono altri di così azzeccati. Imprenditori od operai, piccoli pesci in un mare pieno d'insidie e squali. Una sensazione che diviene sempre più certezza con il passare dei giorni. Mentre Giulio Tremonti cerca di fare il possibile per non affondare, molte realtà produttive chiudono i battenti per mancanza di risorse economiche. Liquidità necessaria per mantenere viva la speranza di ripresa, cash utile per far navigare la propria nave nel mercato. C'è chi richiede un finanziamento di 30 mila euro (avete capito bene) e, per riceverlo, deve aspettare oltre due mesi. Oppure aziende che temporeggiano, in attesa di pagamenti che finora restano all'orizzonte. Addirittura ci sono realtà produttive già con ordini per l'intero 2009, che non possono produrre per mancanza di materie prime. Che, logicamente, senza soldi non possono acquistare. Strana la vita. Soprattutto considerando che, stando ai dati emersi qualche settimana fa, gli istituti di credito italiani non erano poi in così cattive acque. Allora sorge una domanda: "Ci sono o ci fanno?".

"M

ura schizofrenia di un sistema bancario collassato sulle proprie certezze, in balia della paura di restare senza euro. Per fortuna ci sono esempi virtuosi, come alcune piccole banche del nostro territorio. Mentre le altre realtà bancarie giocavano in Borsa, c'era chi restava al palo occupandosi delle più basilari - e oneste - questioni. La nostra è pura provocazione. Molti dirigenti d'istituti di credito italiani storceranno il naso e diranno: "Ma noi non abbiamo mai speculato o giocato con i soldi degli altri". E proprio qui vi volevo: se veramente fosse così, perché avete chiuso in

P

modo repentino i rubinetti? Non avete veramente più soldi? O siete legati da vincoli di liquidità fissati dalla Banca d'Italia, a cui non potete sottrarvi? Urgono risposte, che per ora non arrivano. a risposta più gettonata, intanto, è "colpa di Basilea 2". Parola d'ordine che spiega e giustifica ogni cosa, dalla mancata concessione di un mutuo fino all'ordine di rientro nei fidi concessi ad aziende in attività da molti anni. Per chi non lo sapesse, con Basilea 2 si indica l'accordo dei governatori dei più importanti Paesi industrializzati, che ha fissato per le banche requisiti patrimoniali in relazione al rischio sul credito. In pratica, nei Paesi che hanno aderito all'intesa, ogni istituto è tenuto a classificare i clienti in base alla rischiosità e al livello d'azzardo. E ogni volta, la banca è tenuta ad accantonare quote di capitale per salvaguardare sé e i propri clienti. In pratica più un banchiere rischia, più deve avere un patrimonio solido per fare fronte alle eventuali perdite. Paradossalmente, però, questo giustissimo principio sembra essere la prima scusa per non aprire i famosi rubinetti. A sentire certi operatori, infatti, le banche sembrano celarsi dietro ad un computer, in cui s'immetterebbero i dati dell'azienda che batte cassa, che assegna o meno il finanziamento. Gli istituti di credito in balia di un computer? Impossibile, altrimenti come si spiegherebbero i comportamenti poco ortodossi tenuti finora? L'idea delle banche a sovranità limitata, insomma, non regge.

L

l problema di fondo, però, è un altro. Basilea 2, infatti, è entrato in vigore proprio nel momento più inopportuno. I governatori ne hanno discusso per anni, l'hanno varato nel 2004, i Paesi se la sono presa comoda prima di approvarlo e l'accordo è entrato in funzione quando il danno era oramai fatto. Ora, non sarebbe il caso di fermarsi e sospendere tutto fino a tempi migliori? Forse sì. Certamente è doveroso dare delle spiegazioni reali a chi, in questo momento, si trova in difficoltà. Il Governo non può caricarsi di tutti gli oneri, anche il varo del Piano Casa potrebbe risultare poco efficace se le famiglie e le aziende non avranno liquidità necessaria a prenderne parte. Pure i Tremonti-bond rischiano d'essere l'ennesimo aiuto agli istituti di credito che - attualmente - restano muti dinanzi alla richieste di molte realtà produttive italiane.

I

vere paura di finanziare in un momento simile è lecito. Com'è naturale guardare il mondo con diffidenza. Ma accampare scuse per non aiutare le aziende italiane appare alquanto controproducente. Di questo passo le banche rischiano di garrotare le imprese e, dunque, indirettamente se stesse, perché è prestando soldi alle imprese che gli istituti di credito si fanno ricchi. In questo mare d'incertezza l'unica consolazione è che - la crisi - è davvero uguale per tutti. Da Confindustria a Imprese&Territorio, almeno per quanto riguarda Bergamo, il grido d'allarme è identico. Stesso messaggio, con soluzioni proposte differenti. Magra consolazione per noi poveri sfigati - imprenditori od operai non conta -, che continuiamo ad arrabattarci per tirare avanti la barca a fine mese. Sì, per ora senza remi. Almeno fino a quando dall'alto degli istituti di credito non ci lanceranno un salvagente.

A

di Luca Bilotta, redattore responsabile

3


IL PRIMO MENSILE ECONOMICO DI BERGAMO

S

O

M

M

www.bergamoeconomia.it ORGANIGRAMMA:

A

IN COPERTINA

68

Presidente: Paolo Agnelli Curatori del progetto: Cristiano Agnelli e Luigi Berlusconi Direttore: Paolo Provenzi

Com.Italf., l'impresa anticrisi è nell'ambiente

REDAZIONE: Redattore Responsabile: Luca Bilotta Mail: bilotta@bergamoeconomia.it Collaboratori: Livio Casanova, Giorgio Chiesa, Marco Amorese, Roberto Amaglio, Massimo Pighizzini e Alice Perico Grafica: Francesco Legramanti Mail: grafici@bergamoeconomia.it Fotografi: Giorgio Chiesa, Laura Pietra e Franco Pasinetti Website: Stefano Morleo

PUBBLICITA’: Concessionaria pubblicità locale: Speb S.r.l., Via San Giorgio, 6/n - 24122 Bergamo Tel. 035 678812 Mail: info@bergamoeconomia.it Antonio Milanesi: milanesi@bergamoeconomia.it

IL CONFRONTO

10

Concessionaria pubblicità nazionale: A. Manzoni & C. S.p.A., via Nervesa, 21 Milano. Tel. 02 57494211

Tremonti richiama al "Belvedere" il gotha dell'economia lombarda

INFO: Società Editrice Giornale di Bergamo S.p.a. Via San Giorgio 6/n 24122 Bergamo Capitale sociale 500.000,00 Euro

L’ASSOCIAZIONE

26

Franco Nicefori, presidente della CNA “Serve coesione per il rilancio”

Stampatore: Castelli Bolis Poligrafiche S.r.l. 24069 Cenate Sotto (Bg) - Via Alessandro Volta, 4 Tel. 035 4258528

Abbonamenti: 035 678838 Costo abbonamento 40 euro per 11 mesi

REPORTAGE

34 6

Expo Real Estate&Tourism Il mercato immobiliare bergamasco


OGNI PRIMO VENERDI’ DEL MESE IN EDICOLA

R

I

O Aprile 2009

TOP BRAND

LEGGERE LA LEGGE

40

La rivalutazione degli immobili e il finanziamento d'impresa

64

IL RENDICONTO

48

NUOVE REALTA’

76

Bettoni, il Braveheart della politica bergamasca

IL CONFRONTO DIRETTO

52

Gruppo Piazzalunga, dall'idea al mercato globale

Chi sarà il prossimo sindaco? Roberto Bruni vs Franco Tentorio

Consorzio Cidieffe L'unione della concretezza

TECNOLOGIA&INNOVAZIONE

84

Vito Di Bari: vi presento il futuro presente

RUBRICHE

92

VIAGGIO NEL TEMPO Gusto e tradizione In una parola, Giuliana MODA UOMO Cerdelli: british style e glicine, la moda segue l'economia MARKETING&CO Foppapedretti e iQ, "l'unione delle idee" MOTORI Opel Insignia, la "media" da dieci e lode MINI cabrio Frizzante en plein air

CHI, DOVE E PERCHE’

116

Foto e curiosità 7


Notizie in breve

Arcucci e la lista Change: pronti per la Banca Popolare di Milano

rancesco Arcucci ha presentato la lista "Change" che si candida alla guida della Banca Popolare di Milano. La banca attualmente guidata da Roberto Mazzotta si riunirà in assemblea il prossimo 25 aprile per decidere il presidente, i vice presidenti e i membri del consiglio di amministrazione. La lista di Arcucci, professore ordinario di Economia degli scambi internazionali all'Università di Bergamo è stata la prima ad essere ufficialmente presentata in vista del rinnovo dei vertici della Bpm. Il programma della lista Change, che ha come slogan "Insieme per cambiare la tua banca", prevede la focalizzazione su una forma di banca cooperativa che si concentri sull'attività bancaria tradizionale, e nella nota si legge "con una forte attenzione alla clientela, ed evitando la dispersione di risorse in operazioni che indeboliscono la struttura patrimoniale della banca, con conseguente danno per tutti i soci, dipendenti, non dipendenti e pensionati". Al centro dell'impegno della lista Change, si legge ancora nella nota, "ci

F

8

sono anche la valorizzazione della persona nel suo complesso, l'impegno per evitare di far pagare ai dipendenti le perdite derivanti da operazioni che hanno causato pesanti minusvalenze". Ma priorità sono anche "la salvaguardia dell'occupazione, la formazione e la qualificazione del personale, anche con l'impegno di formulare una governance che riporti al centro dell'attenzione la figura chiave dei direttori di filiale che hanno il contatto diretto con i clienti, i soci dipendenti e i soci pensionati". "Ultimamente - ha dichiarato Francesco Arcucci, - lo spirito cooperativo non è stato interpretato nel modo corretto. Bpm deve essere una banca la cui attività si basa sulla raccolta del risparmio sul territorio e sulla concessione di prestiti, non sulla cartolarizzazione di prodotti rischiosi. Vogliamo tornare ai valori di banca del territorio cooperativa, valori che negli ultimi tempi si sono perduti". La lista vede anche la partecipazione dell'ex Ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, ordinario di Contabilità di stato all'Università di Siena e docente di Economia della finanza pubblica presso la facoltà di Economia della Luiss.

Gli imprenditori lombardi e la crisi: mano al proprio portafoglio uasi il 60% degli imprenditori lombardi sta facendo ricorso al proprio patrimonio per sostenere la propria impresa. In particolar modo ciò avviene a Bergamo (67,3%), Monza e

Q

Brianza (64,4%) Pavia (64,4%) e Como (63,3%). È quanto emerge dall'indagine "Crisi e impresa", realizzata dall'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 1100 imprese lombarde. In periodo di crisi gli imprenditori tirano la cinghia sul loro tempo libero, rinunciano soprattutto ad acquistare beni superflui (63,8%), riducono i viaggi (10,4%) e rimandano pranzi e cene al ristorante (9,3%). In particolare, fra i lombardi, ad aver ridimensionato nel complesso il budget destinato agli "extra" sono i pavesi (93,3%), seguiti dai varesini (89,4%) e bresciani (88,6%). Ad essere stato ridimensionato è stato soprattutto l'acquisto dei beni superflui, in particolare fanno più rinunce gli imprenditori di Como (70,4%), Brescia (69,6%), Bergamo (68,2%). Rispetto ai beni, si rinuncia meno ai piaceri del tempo libero: il 22% degli imprenditori lombardi ha ridotto viaggi, cene e pranzi fuori casa e uscite. Brianzoli e pavesi sono quelli che rinunciano di più ai "peccati di gola" (13,3%) seguono i comaschi (10,2%) e i milanesi (9,6%). Si viaggia anche meno: in Lombardia il 10,4% degli imprenditori dichiara di aver ridotto i viaggi, ancor più i pavesi (15,6%), i varesini (14,9%) e i milanesi (11,5%). In pochi sono disposti a rinunciare ai momenti di evasione: solo il 2,3% degli imprenditori lombardi ha ridotto, infatti, le uscite a teatro e ha smesso di seguire spettacoli, mostre e concerti.


Il confronto Articolo di Livio Casanova Foto di Franco Pasinetti

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti

La colazione di lavoro voluta da Formigoni, insieme al ministro dell'Economia, e' stata l'occasione per discutere e approfondire le dinamiche della crisi in atto e mettere a punto idee, iniziative e strumenti per contrastarla 10

a crisi finanziaria, diventata crisi economica, non deve diventare crisi sociale. E' volontà di tutti e abbiamo gli strumenti per centrare questo obiettivo. Nessuno sarà lasciato solo". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, al termine della colazione di lavoro di lunedì 23 marzo scorso al Pirellone, al 31mo piano del Belvedere, con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti e quaranta leader dell'economia lombarda, membri del Patto per lo Sviluppo o protagonisti del Comitato strategico per la competitività. E’ stato Paolo Agnelli ad aprire l’incontro, che al termine dell’evento ha commentato: "Ho accolto con estremo piacere l'invito della Regione Lombardia a questo tavolo di lavoro - ha affermato il presidente di Apilombarda e Apindustria all’uscita -. Ringrazio il presidente Roberto Formigoni, promo-

"L


Tremonti richiama al Pirellone il gotha dell'economia lombarda tore di questo faccia a faccia con Giulio Tremonti. Nel dibattito il ministro dell'Economia si è dimostrato particolarmente attento al tema della liquidità e del credito, i più urgenti nodi da sciogliere per salvaguardare il nostro sistema produttivo. E' questo il punto di partenza per ridare competitività al paese". Dello stesso parere Paolo Galassi, presidente di Confapi: "Non chiediamo soldi veri, ma chiediamo i nostri soldi. Altrimenti arriveremo a una rivolta sociale delle imprese che tengono in piedi il Paese. Per fortuna che l'incontro con Tremonti è stato propositivo da questo punto di vista, anche perché se non si trova una soluzione al più presto interi settori dell'economia potrebbero sprofondare e sparire divorati dalla crisi". Presenti anche Alberto Bombassei per la Brembo, Beatrice Trussardi alla guida dell'omonima maison, l'immobiliarista Antonio Percassi, Carlo Pesenti per l'Italcementi e Gigi Petteni della Cisl Lombardia. "Occorre al più presto operare sugli ammortizzatori sociali - ha sottolineato il segretario generale del sindacato - la nostra preoccupazione e la nostra volontà è quella di "tenere" la coesione sociale". Sul fronte milanese presenti, tra gli altri, Emma Marcegaglia (Confindustria), Diana Bracco, e Marco Tronchetti Provera che ha detto: "è stato estremamente interessante lo scambio tra il mondo dell'economia reale e il ministro. Mi pare che ci sia un largo consenso sulla capacità dell'Italia di uscire dalla crisi meglio di altri Paesi". Sempre per la sponda meneghina presenti anche Giuseppe Fontana, Salvatore Ligresti, Massimo Ponzellini, Giuseppe Guzzetti, Roberto Mazzotta, Carlo Sangalli, Francesco Bettoni, Giorgio Squinzi e Ennio Doris. "Sono molto positivo, si sta andando nella direzione giusta", è stato il commento del numero uno di Banca Mediolanum. Un incontro che Formigoni ha voluto per discutere e approfondire le dinamiche della crisi in atto e mettere a punto idee, iniziative e strumenti per contrastarla. Il presidente era affiancato dal vicepresidente e assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro, Gianni Rossoni, e dagli assessori Davide Boni (Territorio e Urbanistica), Massimo Buscemi (Reti, Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo sostenibile), Raffaele Cattaneo (Infrastrutture e Mobilità), Romano Colozzi (Risor-

se e Finanze), Romano La Russa (Industria, PMI e Cooperazione) e Mario Scotti (Casa e Opere pubbliche), oltre al sottosegretario Marcello Raimondi. Formigoni ha anche chiesto e ottenuto dal ministro Tremonti l'assicurazione che nel giro di una settimana (entro fine marzo), saranno chiusi gli accordi operativi tra Stato e Regioni sugli ammortizzatori sociali (2/3 dal Governo e 1/3 dalle Regioni)..."Sarà quindi effettivo - ha precisato il presidente - il trasferimento di 1,5 miliardi alla Regione Lombardia per la cassa integrazione, prevista per circa 85/90mila lavoratori. Si prevede infatti un aumento del 2% di disoccupati: ma appunto abbiamo risorse per garantire a tutti un reddito". Formigoni ha ricordato anche le misure già messe in campo dalla Regione Lombardia: "Le garanzie per 3 miliardi di crediti alle piccole imprese, oltre ai finanziamenti diretti all'innovazione e all'internazionalizzazione; gli 11 miliardi di investimenti programmati per le grandi infrastrutture, strade e ospedali, da qui al 2015, data dell'Expo, per le quali non un giorno è stato perso dal Tavolo Lombardia". A questo Tavolo, presieduto dallo stesso Formigoni, competono appunto le opere infrastrutturali per Expo. Così come importanti per concorrere a contrastare la crisi e ad agevolare le imprese soA SINISTRA Roberto Formigoni presidente della Regione Lombardia

11


no le misure di semplificazione burocratica (che fanno risparmiare tempo) e l'ulteriore velocità nei pagamenti: "Il nostro sistema sanitario - ha spiegato Formigoni - paga i fornitori mediamente a 90 giorni, contro una media nazionale di 300 giorni. Si tratta di una performance rilevantissima, tanto più se si considera che siamo all'interno di un sistema sanitario che ha un bilancio di oltre 22 miliardi di euro. Si è parlato anche del Piano casa del Governo - ha confermato poi il presidente lombardo - in termini positivi, sia da parte del Governo stesso che lo ha proposto, sia da parte di molti intervenuti. Anche di questo parleremo mercoledì in un incontro con il Presidente del Consiglio. Si tratta di una possibilità positiva per la nostra economia; sappiamo che occorre un accordo Stato-Regioni perché siano rispettate le competenze dell'uno e delle altre".

Formigoni si è detto infine "molto soddisfatto di questo incontro che ha mostrato una grande compattezza del nostro sistema, la consapevolezza che si è più forti se si è uniti, la decisione effettiva di remare tutti nella stessa direzione". Il presidente ha parlato con favore di "imprenditori che reagiscono bene anche con risorse personali", di "diffuso senso di responsabilità e volontà di cooperare". Quanto alle banche, "dall'incontro mi sono sembrate consapevoli che da loro ci aspettiamo molto, ci aspettiamo che diano fiducia e liquidità alle imprese serie che se lo meritano". E ha citato ancora una volta l'esempio di un'acciaieria di Brescia che, con l'accordo dei lavoratori, ha trasferito la produzione dal giorno alle ore notturne, quando l'energia (che si usa in gran quantità per questi impianti) costa meno, salvando così i posti di lavoro.

Agnelli chiede chiarezza alle banche Il presidente di Apilombarda e Apindustria Bergamo: "Perché non finanziano le imprese? Abbiamo fatto presente al ministro Tremonti la necessità che l’ABI esca da suoi caveaux per un presa di posizione chiarificatrice. In questo momento così delicato abbiamo bisogno di certezze"

12


"Tremonti ha ribadito la necessità del controllo prefettizio, definendolo fondamentale: il concetto è semplice, se la Repubblica fornisce liquidità, è giusto che si vigili sull'impiego del denaro pubblico e che i prefetti denuncino le situazioni di irregolarità"

l Pirellone, a fianco di Tremonti hanno preso posto tutte le 8 mila aziende di Apilombarda con i suoi 160 mila addetti. Non solo in senso figurato perché al tavolo sulla crisi organizzato dalla Regione Lombardia, accanto a Tremonti si è seduto Paolo Agnelli - presidente di Apindustria Bergamo e, appunto, Apilombarda - che ha dato voce a tutte le istanze della piccola e media impresa, vera protagonista di questo confronto di lavoro. Il ministro dell'Economia e delle Finanze è stato pungolato sul tema del credito: l'attenzione è stata focalizzata sulla questione della liquidità e sull'attuale politica creditizia messa in campo dagli istituti di credito che sta paralizzando il motore dell'economia italiana. E' stata ribadita la necessità d'interventi immediati che permettano alle imprese lombarde di uscire dall'empasse creditizia in cui da alcuni mesi sono strette e co-strette a convivere, ma sarebbe meglio dire, subire. "Non vengono più accolte - ci spiega Paolo Agnelli, a Milano, uscendo dall'incontro con Tremonti - le richieste per il finanziamento di nuovi investimenti e nell'eventualità che vengano accolti, si sono allungati i tempi d'erogazione. A questo si aggiunge la richiesta di ulteriori garanzie a copertura del credito, senza dimenticare la crescita del costo delle operazioni. Ultimo, ma non per importanza, sono le richieste sempre più martellanti, da parte degli istituti di credito, di rientro o di contenimento degli affidamenti già concessi. Questi sono alcuni dei problemi che, quotidianamente dobbiamo affrontare e ci auspichiamo che tutto il mondo politico si faccia carico delle nostre sollecitazioni. La giornata di oggi è stata importante, perché segna la volontà del Governo di incontrare e ascoltare le imprese e le parti sociali".

A

Quali sono state le richieste che ha avanzato a Tremonti? "Come ho già anticipato, il problema prioritario è superare la crisi di liquidità. Tutti i giorni leggiamo e sentiamo dai media dichiarazioni di esponenti dell'economia e della finanza, che sostengono come le nostre banche godano di una salute di ferro rispetto a tutte le altre banche mondiali. Rimane da capire se le aziende non ricevono credito perché le banche non hanno soldi? O perché sono legate dai vincoli di liquidità fissati dalla Banca d'Italia? Questo è il nodo da sciogliere al più presto. Abbiamo fatto presente al ministro Tremonti la necessità che l'Abi (Associazione Bancaria Italiana, n.d.r.) esca da suoi caveaux per una presa di posizione chiarificatrice. In questo momento così delicato abbiamo bisogno di certezze. Servono risposte, anche negative, ma chiare che non lascino spazio a possibili e fuorvianti interpretazioni". A questo punto, cosa si aspetta dalle banche? "Il paradosso è che, in questo momento, le aziende che si trovano in maggiore difficoltà con le banche sono quelle che, in linea teorica dovrebbero essere all'avanguardia, avendo accolto e perseguito programmi di innovazione, investimento, internazionalizzazione e crescita. Adesso si trovano, però, fortemente esposte sul fronte del credito, in grandi difficoltà nel reperire

risorse. Nessun piano industriale, nemmeno il più prudente, poteva prevedere un calo di volumi del 30-40%, come sta accadendo all'industria manifatturiera. Queste medie imprese - e mi riferisco ad aziende che vanno dai 20 ai 50 milioni di fatturato - hanno bisogno immediato di ossigeno: oggi, non domani. Le banche non finanziano più nemmeno quelle imprese garantite fino al 70%, per quasi tre quarti dal Governo, dalla Regione, dal sistema camerale e dai Confidi". Come giudica le risposte del ministro? "Tremonti ha ricordato che il sistema-Italia è il meno esposto alla bufera rispetto a tante altre economie nazionali. E' stato aperto al confronto, offrendo piena disponibilità al dialogo e una totale convergenza su problemi che sta vivendo la piccola media impresa. A giorni, ha ricordato, si firmerà l'accordo tra Abi e Tesoro sui Tremonti-bond, con un impegno da parte delle banche sulle quantità di risorse finanziarie disponibili per il prossimo triennio verso le piccole e medie imprese. Spero vivamente che questo impegno venga onorato dagli istituti di credito e non venga disatteso, in caso contrario porterebbe ad un vero e proprio tracollo economico. Dall'altro, ha ribadito la necessità del controllo prefettizio, definendolo fondamentale: il concetto è semplice, se la Repubblica fornisce liquidità, è giusto che si vigili sull'impiego del denaro pubblico e che i prefetti denuncino le situazioni di irregolarità coadiuvati dalle associazioni di categoria". La visita di Tremonti in Lombardia, indirettamente, è anche un attestato di riconoscenza verso una Regione che si sforza di essere al fianco delle sue imprese. "Un plauso va fatto alla (Regione) Lombardia che, attraverso la riformulazione sostanziale del sistema regionale dei Confidi in maniera organica, si è fatta artefice e regista di un'operazione ambiziosa. Un'iniziativa organica e quanto mai doverosa e necessaria. Con l'iscrizione nell'elenco speciale degli operatori creditizi e rientrando sotto la vigilanza della Banca d'Italia, verrà premiato il ruolo dei Confidi che sono riusciti ad andare oltre il provincialismo e il localismo. Per questo motivo sarebbe auspicabile che ciò si replicasse per i Confidi delle associazioni datoriali industriali lo strumento della patrimonializzazione dei consorzi Fidi". Il ministro ha fatto qualche accenno anche alle prossime iniziative del Governo? "A breve dovrebbe delinearsi il piano casa, passando prima per un consulto con le regioni. Io credo che tra le ultime misure varate, questa sia una delle più positive. Sbloccando le ristrutturazioni, si coinvolge una filiera lunga che va al di là dell'edilizia-immobiliare e coinvolge una ventina di settori, dall'impiantistica fino alla carpenteria. In questo modo, si dà alle famiglie l'opportunità di investire sul bene più sicuro, il mattone e la propria casa, nel contempo si rimettono in circolazione risorse che altrimenti rischierebbero di rimanere, permettetemi il gioco di parole, sotto il mattone". 13


Banche&Crisi Articolo di Livio Casanova

Le PMI pagano lo shock finanziario Le banche italiane, a differenza degli altri istituti di credito dell'area dell'euro, sono quelle che in modo più deciso hanno aumentato la stretta creditizia nei confronti del sistema produttivo penalizzando soprattutto le piccole e medie imprese

redit crunch, Tremonti Bond, Credit e Liquidity day: termini inglesi che, in poco tempo, sono diventati veri e propri tormentoni per le imprese italiane. E' impossibile dar conto delle innumerevoli dichiarazioni sulla stretta del credito che stanno vivendo, o meglio subendo, le piccole realtà produttive che in Italia sono ancora il maggior numero. A questo si aggiunge il fatto che il Credit Crunch stringe il credito non solo nei confronti delle imprese "cattive", ma è generalizzata con la conseguenza di penalizzare anche "quelle" buone. Molte ora, doppiamente strette nella morsa, rischiano il fallimento: da una parte soffrono la drastica riduzione dei consumi e dall'altro si assiste alla crescente difficoltà ad ottenere finanziamenti. Così, mentre qualcuno attende i soldi

C 14


veri e altri si "accontentano" di quelli promessi, proviamo a dare un quadro della situazione. In casi come questi è meglio affidarsi all'evidenza dei numeri e lo facciamo prendendo spunto da tre esempi eclatanti vissuti da imprese del nostro territorio.

L'imprenditoria rimane affidabile In Italia tra la fine del 2007 e il dicembre 2008 sia le piccole e medie imprese sia le società non finanziarie, hanno registrato un calo d'insolvenza nei confronti delle banche

Bergamo - Un'azienda che opera nel settore della gomma e della plastica, con 24 dipendenti e in bonis con fatturato in aumento a metà dello scorso anno, ha fatto richiesta di 200 mila euro di finanziamenti. La stessa banca lo scorso giugno concedeva il finanziamento con uno spread (il ricarico che ogni istituto decide di aggiungere al tasso di base, quale proprio ricavo n.d.r.) del 0.80%, mentre al 30 novembre 2008 veniva offerto con uno spread al 1.75% con le garanzie a supporto. E' raddoppiato in meno di sei mesi. E' bene ricordare, inoltre, che la scelta di applicare uno spread più o meno alto dipende esclusivamente dalla volontà della banca. Altro esempio: ad un'azienda del settore chimico con 38 dipendenti, in bonis e con un fatturato stabile rispetto all'anno precedente, è stato revocato un fido di cassa per

Inasprimento dei criteri di concessione del credito alle imprese (indagine realizzata su un campione di 105 direttori di banca. % di risposte positive rispetto al trimestre precedente)

ITALIA 2008 2009

FRANCIA 2008 2009

GERMANIA 2008 2009

AREA EURO 2008 2009

Intero sistema

Prestiti alle Pmi

Prestiti alle grandi imprese

Luglio Ottobre Gennaio

37,5 87,5 100,0

37,5 62,5 87,5

62,5 87,5 100,0

Luglio Ottobre Gennaio

77,5 41,5 20,8

82,6 44,2 16,9

52,2 29,2 2,6

Luglio Ottobre Gennaio

4,0 33,0 37,0

0,0 19,0 37,0

12,0 52,0 44,0

Luglio Ottobre Gennaio

43,0 65,0 64,0

34,0 56,0 63,0

44,0 68,0 63,0

Nota: valori crescenti della % evidenziano criteri maggiormente restrittivi nella concessione del credito Elaborazione Ufficio studi CGIA Mestre su dati BCE-Bank Lending Survey

15


Prestiti ale imprese (*) - Principali attività economiche (consistenze di fine periodo in milioni di euro)

Principali branche di attività economica

Dicembre 2008

Gennaio 2009

Var. % ultimo mese

Prodotti energetici

54.302

54.813

+0,9

Prodotti chimici

13.110

13.283

+1,3

Prodotti in metallo escluse le macchine e i mezzi di trasporto

32.911

32.830

-0,2

Macchine agricole e industriali

25.641

26.181

+2,1

Materiali e forniture elettriche

16.715

16.648

-0,4

Mezzi di trasporto

14.352

14.464

+0,8

Prodotti alimentari, bevande e prodotti a base di tabacco

31.387

31.172

-0,7

Prodotti tessili, cuoio e calzature, abbigliamento

29.228

28.936

-1,0

Prodotti in gomma e plastica

12.106

12.043

-0,5

Edilizia e opere pubbliche

130.822

131.278

+0,3

Commercio

140.593

139.336

-0,9

Alberghi e pubblici esercizi

36.323

36.352

+0,1

(*) Famiglie produttrici e società non finanziarie Elaborazione Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Banca d'Italia

I settori che hanno risentito maggiormente della stretta creditizia sono stati il Tac (tessile, abbigliamento e calzature), e il commercio, male anche gli alimentari Macchine agricole ed industriali e le aziende chimiche hanno registrato le performance migliori

16

500 mila euro. La banca non ha avvertito il cliente e ha "coperto" il fido utilizzando le risorse, transitate nell'istituto bancario, disponibili grazie alla vendita di un immobile. Chiudiamo questo elenco, che potrebbe essere molto più lungo, citando il caso di un'azienda metalmeccanica con 17 dipendenti, in bonis e con un fatturato in aumento del 10% rispetto alla chiusura del 2007. Di fronte ad una richiesta di 30 mila euro come fido di cassa con garanzie a supporto, registriamo che la pratica è stata approvata da Confapi Lombarda Fidi all' inizio di ottobre mentre la risposta (positiva) della banca si è "fatta attendere" fino alla fine di dicembre. Tre mesi, solamente! Italia - Dai dati della CGIA di Mestre si registra che in Italia tra la fine del 2007 e il dicembre 2008 sia le piccole e medie imprese (vale a dire le famiglie produttrici) sia le società non finanziarie (ovvero le grandi imprese) hanno registrato una diminuzione delle


sofferenze bancarie (ovvero un calo dello stato di insolvenza). Infatti, se per le famiglie produttrici a fine 2007 l'incidenza delle sofferenze (pari a circa 6,6 mld di euro in valore assoluto) sui prestiti ricevuti (90,3 mld di euro) era pari al 7,4%, a fine 2008 si è attestata al 6% a fronte di una riduzione a 5,6 mld di delle sofferenze su un valore complessivo dei prestiti aumentati a 93,7 mld di euro circa. Per le società non finanziarie, invece, l'incidenza delle sofferenze sui prestiti è scesa dal 3,8% (novembre 2007) al 3% di fine 2008. Nonostante questa affidabilità di tutto il sistema imprenditoriale, sottolineano dalla CGIA, il comportamento delle banche italiane è stato quanto meno sorprendente. La conferma viene da una recente indagine condotta dalla Bank Lending Survey su un campione di 105 direttori di banca di tutti i Paesi appartenenti all'area dell'euro. Ebbene, alla domanda se in questi ultimi mesi vi sia stato un inasprimento dei criteri di concessione del credito nei confronti delle imprese, ad ottobre 2008 l'87,5% dei dirigenti italiani ha risposto affermativamente. E a gennaio 2009 la percentuale ha toccato, addirittura, il 100%. Se analizziamo poi le risposte nei confronti del livello dimensionale delle imprese, nei confronti delle PMI a gennaio di quest'anno la stretta creditizia è stata denunciata dall'87,5% degli intervistati (+ 25 punti rispetto ad ottobre 2008) e nei confronti delle grandi imprese addirittura al 100% (+ 12,5% rispetto ad ottobre 2008). Percentuali che non hanno eguali in tutta Europa e che sottolineano come a partire dall'autunno scorso la stretta creditizia abbia interessato soprattutto le PMI. Settori - Nel gennaio scorso (ultimo dato disponibile) i prestiti bancari erogati dal sistema bancario italiano alle imprese hanno toccato la soglia dei 962 mi-

liardi di euro. Sono rimasti pressoché stabili rispetto al mese prima (+ 0,4% pari a + 3,7 miliardi di euro) e i settori che hanno risentito maggiormente della stretta creditizia sono stati il Tac (Tessile, Abbigliamento e Calzature con una contrazione dell'1%, pari a 292 milioni di euro), e il commercio (-0,9% pari ad una riduzione di 1,25 mld di euro). Male anche gli alimentari (-0,7% pari ad un restringimento in termini assoluti di 215 milioni di euro). Macchine agricole ed industriali (+2,1%) e le aziende chimiche (+1,3%) i comparti che hanno registrato, invece, le performance migliori. Questa la fotografia scattata dall'Ufficio studi della CGIA di Mestre che da qualche settimana sta seguendo con grande attenzione i rapporti tra banche ed imprese. "Il dato più sorprendete - commenta Giuseppe Bortolussi direttore dell'Ufficio studi - è che le sofferenze del sistema imprenditoriale, nonostante l'intensificarsi della crisi economica, è rimasto stabile. Infatti, se nel dicembre scorso l'incidenza percentuale delle sofferenze delle grandi imprese sui prestiti erogati dalle banche era pari al 3%, un mese dopo sono aumentate solo dello 0,1%. Per le piccole imprese familiari, invece, la situazione è rimasta invariata. L'incidenza era del 6,3% a dicembre e tale risultato si è ripresentato a gennaio. Dimostrazione che nonostante l'aggravarsi del quadro economico e il conseguente calo dei consumi le imprese italiane hanno mantenuto fede ai loro impegni". Ritornando all'analisi condotta dalla CGIA sui principali settori economici del paese, anche per i settori della gomma e della plastica le cose non sono andate benissimo. Infatti, la stretta creditizia ha ridotto i prestiti bancari, tra gennaio 2009 e dicembre 2008, dello 0,5% (pari a -63 milioni di euro). Anche il settore delle produzione materiali e forniture elettriche ha registrato un calo dello 0,4% (- 67 milioni di euro).

A SINISTRA Giuseppe Bortolussi direttore dell'Ufficio studi CGIA di Mestre

17


Imprese&Banche Articolo di Livio Casanova Foto di Laura Pietra

Le solide PMI chiedono liquidità Accesso al credito, sostegno al reddito delle famiglie ed individuazione e distribuzione delle risorse disponibili su territorio: queste le proposte di Imprese&Territorio per affrontare la crisi e tutti coloro che, in questi ultimi mesi, hanno garantito più liquidità alle imprese avessero mantenuto le loro promesse oggi le nostre PMI non si troverebbero con l'acqua alla gola. "In questa fase - ha sentenziato solo pochi giorni fa, Tremonti - è strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di

S 18

Cambio al vertice del comitato unitario che raggruppa dieci associazioni imprenditoriali, Giorgio Ambrosioni (Confesercenti) passa il testimone a Sergio Bonetti (Confcooperative)


superare la crisi". "Parole, parole, parole soltanto parole" gli risponderebbe Mina perchè la stretta del credito si sta rivelando una vera e propria mina per molte piccole e medie imprese, e per alcune di esse è già esplosa. Servono contromisure reali e non solo annunci mediatici: un tavolo permanente di confronto tra ABI e imprese per un concreto sostegno al credito; l'immediata attivazione di tutte le risorse sbandierate e non ancora erogate; una vera mappatura dei fondi disponibili per concentrarli con interventi chiave. Queste sono alcune delle misure proposte da Imprese&Territorio per rispondere ad una crisi che più che essere "tragica", è vera. Inizia così Sergio Bonetti, numero di uno di Confcooperative, il suo semestre alla guida di Imprese&Territorio che raggruppa dieci associazioni imprenditoriali alleate e succede a Giorgio Ambrosioni (Confesercenti). Il suo insediamento è stata l'occasione per dare una risposta unitaria e gestire questa criticità. "Più che di una crisi - sottolinea Paolo Agnelli (Apindustria) nel suo intervento - sarebbe meglio parlare della fine di un'epoca e di un'economia. La situazione attuale è asfittica, priva di vitalità e di qualsiasi forza". I politici si fermano alle parole e discutono se questa crisi sia "terribile" o "orribile" e conclude dicendo che questa è sì, una "crisi

pesante, ma non tragica". "Si discute sui termini mentre la necessità primaria per le imprese è immettere liquidità nel sistema economico. Sono necessarie risorse certe ed immediatamente spendibili. La classe politica non si è accorta del peso e della gravità di questa crisi". Anche le proposte seguono una logica sociale e produttiva sui generis, perchè "si discute sull'assegno sociale - continua Agnelli - da erogare ai disoccupati, ma sono più urgenti misure per sostenere le imprese. Solo così non ci saranno disoccupati". E' il momento di mettere mano a nuove regole economiche e finanziarie. "E' necessaria una politica che riduca ed elimini gli oneri impropri che incidono sul costo del lavoro delle piccole imprese". Ambrosioni e il bilancio semestrale - Prima di lasciar spazio a Bonetti, Ambrosioni, al termine del mandato semestrale ha fatto un bilancio dei tratti salienti delle attività di Imprese&Territorio del semestre scorso. Prima di tutto il rapporto con le organizzazioni sindacali che ha portato ad traguardi importanti. "L'accordo sull'apprendistato firmato con Cisl e Uil dichiara Ambrosioni - che si sta avviando a dispiegare i suoi effetti concreti e pratici e che nel panorama delle relazioni sindacali, non soltanto in provincia di

"Esprimiamo preoccupazione per l'atteggiamento di chiusura del sistema bancario, rimarca Bonetti, a questo proposito è indispensabile un tavolo permanente tra ABI e imprese per monitorare il flusso del credito" 19


Bergamo, possa rappresentare un modello e una esperienza da applicare su scala nazionale". Poi c'è in corso un lavoro di ricerca e di indagine sulla Valle Seriana con le organizzazioni sindacali e con Confindustria "Si sta completando - continua Ambrosioni - uno studio sulla ricerca di prospettive occupazionali e produttive per la Valle Seriana. L'importanza non riguarda solo i risultati che si otterranno perché questo rappresenta un modello di approccio a problematiche legate al territorio che potrebbe essere riproducibile all'interno di altre realtà della provincia". Non si può tralasciare l'enorme lavoro di ricerca sulla famiglia. "La relazione tra impresa e famiglia ha evidenziato - sottolinea il presidente di Confesercenti - stile, modalità e riflessi delle nostre imprese locali. E infine l'iniziativa sul credito, con la Camera di Commercio e il sistema delle banche "Affrontare la crisi significa fare sistema - conclude Ambrosioni - anche con il mondo bancario". Bonetti e le prospettive future - L'obiettivo primario dei prossimi mesi sarà quello di individuare strategie per affrontare insieme la crisi che non risparmia neppure le piccole e medie imprese. "La crisi c'è, non va blandita, nascosta o raccontata, va affrontata con realismo e determinazione. La capacità di tenuta del-

le imprese - sottolinea Bonetti - è messa a dura prova dalla scarsità di liquidità causata dalla stretta creditizia e dalla difficoltà ad incassare i crediti commerciali. Esprimiamo preoccupazione per l'atteggiamento di chiusura del sistema bancario. Tranne qualche lodevole eccezione. A questo proposito è indispensabile un tavolo permanente tra ABI e imprese per monitorare il flusso del credito". Non è il costo del denaro a "soffocare" le imprese, ma sono le condizioni per ottenerlo: decisamente peggiorate. Le difficoltà si manifestano nelle richieste ingiustificate di rientro anticipato degli affidamenti, dall'aumento dello spread sui tassi di interesse, dalle richieste di maggiori garanzie e dall'allungamento dei tempi per le procedure burocratiche. "Serve uno sforzo collettivo - prosegue Bonetti - tra Camera di Commercio, Provincia, associazioni imprenditoriali e sindacali per definire un vero e proprio piano territoriale in grado di individuare le risorse disponibili, orientandole verso iniziative mirate: ammortizzatori, sostegno alla domanda, politiche di accompagnamento all'innovazione, all'aggregazione, alla ricostruzione delle filiere". La politica nazionale è ancora insufficiente e frammentaria perchè presenta un quadro poco chiaro e organico. Procede di urgenza in urgenza, puntando su annunci ad effetto ma quello che

“Nel panorama delle relazioni sindacali, dichiara Ambrosioni, l'accordo sull'apprendistato firmato con Cisl e Uil può rappresentare un modello e un’esperienza da applicare su scala nazionale” 20


serve è una politica "robusta, efficace e veloce". "Occorre un sostegno ai redditi e ai consumi delle famiglie - sottolinea il presidente di Confcooperative - riducendo il fisco e rendendo efficaci gli ammortizzatori sociali; sostenendo le imprese per l'accesso al credito e facilitando le aziende che hanno investito in nuove linee produttive, nuove tecnologie e nuovi mercati; sostenere la spesa e il rilancio dei consumi privati con il via libera a tutte le opere pubbliche cantierabili, anche di piccole dimensioni". Anche la Regione Lombardia è chiamata a fare la sua parte perché "serve un cambio di passo - prosegue Bonetti - occorre dare operatività all'intervento per accesso al credito di "Confiducia", modulare i bandi regionali sulle specificità delle PMI per favorirne la domanda, utilizzare la fiscalità regionale e favorire aggregazioni consortili tra piccole imprese". L'ultimo richiamo è per le istituzioni locali "E' necessario - conclude il presidente di Confcooperative - definire un vero e proprio piano territoriale in grado di invidiare e distribuire le risorse disponibili orientandole in modo razionale verso iniziative mirate che aiutino le imprese. Promuovere uno sforzo condiviso per mantenere alto il valore della dignità del lavoro con uno sforzo condiviso di coesione sociale".

Servono contromisure reali e non solo annunci mediatici: un tavolo permanente di confronto tra banche e imprese per un concreto sostegno al credito; l'immediata attivazione di tutte le risorse sbandierate e non ancora erogate e una vera mappatura dei fondi disponibili per concentrarli con interventi chiave

"Si discute sulle parole, sottolinea Agnelli (Apindustria), mentre la necessità primaria per le imprese è immettere liquidità nel sistema economico Sono necessarie risorse certe ed immediatamente spendibili La classe politica non si è accorta del peso e della gravità di questa crisi" 21


Industrie&Banche

"La caduta del Pil dimostra tutta la criticitĂ di questo periodo. Servono subito gli 8 miliardi a copertura degli ammortizzatori sociali" 22


Crisi e Confidustria una tappa obbligata La visita a Bergamo di Emma Marcegaglia - leader nazionale ospite della giunta territoriale, attesta come l'empasse stia mordendo le grandi industrie di Bergamo

alario sociale, "Liquidity-day" e pianificazione delle risorse: questa è la ricetta di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria in visita a Bergamo, lo scorso 2 marzo, in occasione della giunta esecutiva organizzata sul tema "Ascoltare la crisi". Non serve un salario sociale senza una riforma complessiva della previdenza, perché "così com' è - ha motivato Emma Marcegaglia - la proposta è monca e non siamo d'accordo, saremo i primi a sostenerlo se fosse accompagnato da una riforma delle pensioni, cioè un ridisegno complessivo degli ammortizzatori". Il "Liquidity-day" deve servire a dare un sostegno vero alle imprese,"è stata avanzata la richiesta - continua il numero uno di Confindustria - di un fondo di garanzie statale affinché i credi-

S

ti alle imprese abbiano una durata maggiore, così da permettere alle stesse imprese di sopravvivere. Ci stiamo lavorando con il Tesoro e la Cdp". Bisogna concentrare, inoltre, le risorse sui grandi temi evitando che si disperdano in mille rivoli, "meglio canalizzarli su pochi dossier, - osserva sempre la numero uno di Confindustria - infrastrutture, ammortizzatori sociali e credito d'imposta sugli interventi delle imprese". Dello stesso avviso è il suo vice Alberto Bombassei,

"Credo si possa sopravvivere anche senza la Cgil, - sentenzia Alberto Bombassei, riferendosi all'accordo siglato le scorse settimane e di cui non ha aderito il sindacato - Ci dispiace ma in coscienza abbiamo fatto di tutto per concludere anche con loro" 23


presidente della Brembo che ha rinviato di almeno 12 mesi la ripresa dell'automotive, criticando l'intervento in ordine sparso dei paesi europei. "Speriamo che nell'arco di un anno - sostiene - si possa invertire la tendenza e riprendere i consumi, anche se sarà difficile tornare sui livelli degli anni precedenti. A livello mondiale, è il settore più colpito dalla recessione, tenendo conto anche degli Stati Uniti", spegnendo sul nascere tutti i sogni e le speranze di chi vedeva nell'export la panacea a questa situazione di stallo. "Questa è una crisi omogenea - continua Bombassei - che le nostre aziende subiscono come quelle degli altri paesi. Il Governo si sta muovendo e ha fatto quello che doveva fare, anche se è ancora insufficiente. Ritengo sia un fatto negativo che non si prendano misure omogenee a livello europeo. Il nostro paese ha l'handicap del debito pubblico più alto d'Europa e non possiamo pensare di fare grandi cose come la Francia, avendo mezzi modesti". Pronta e tagliente è stata la replica sui rapporti sindacali, riferendosi alle riforme contrattuali e all'accordo siglato le scorse settimane al quale non ha aderito la Cgil "Credo si possa sopravvivere anche senza la Cgil, - conclude il patron della Brem-

bo - ci dispiace, ma in coscienza abbiamo fatto di tutto per concludere anche con loro". In concomitanza con il dato sulla diminuzione del Pil registrato dall'Istat, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ricorda di essere passati dal -0,6% poi a -0,8% per toccare oggi quota -1%. Questa è la più chiara dimostrazione "che è crisi vera e profonda, tuttavia siamo convinti che si possa uscirne a patto che si prendano delle decisioni rapide. Ci aspettiamo che gli 8 miliardi stanziati per gli ammortizzatori sociali siano spendibili, concreti e disponibili in breve tempo". In particolare sul fronte delle imprese "il tema del credito è essenziale, - ha sottolineato la leader di Viale dell'Astronomia - c'è il dovere morale e sociale per ridurre al minimo il numero delle aziende italiane che rischiano di fallire". Sul fronte del lavoro, invece, la proposta del leader del Pd Dario Franceschini per un assegno ai disoccupati "non ci trova d'accordo - chiarisce la Marcegaglia -. Da sola non sta in piedi, perché non possiamo permetterci di sforare dell'1% il Pil". In tutti i casi "noi accogliamo la richiesta di Papa Benedetto XVI affinché le imprese si facciano carico delle sorti dei lavoratori. E' nostro dovere sostenerli".

L'imperativo è "ascoltare la crisi" Alberto Barcella

Dall'indagine interna di Confindustria Bergamo, risulta che solo 23 aziende sul campione delle 167 interessate, registra un andamento delle vendite aziendali in crescendo Per il restante 84% stabilità e crisi si equivalgono

L

a ricerca di Confindustria svolta su 167 aziende di Bergamo non lascia spazio ad interpretazioni: quasi due terzi del campione registra forti difficoltà nei mercati di riferimento, contro 42 imprese che non riscontrano cambiamenti significativi. Solo il 4% è in espansione. Sono 23 le aziende che sul totale delle 167 registrano un andamento delle vendite aziendali in crescendo, per il restante 84% stabilità e crisi si equi-

24

L'andamento del fatturato 2008 sul 2007, segnala che per 4 aziende su 10 il saldo è negativo, con il 12% delle imprese contattate che non ha nemmeno risposto alla domanda


L’evolversi della congiuntura

Gennaio

Febbraio

Sul mercato di riferimento

Sull’azienda

80%

80%

60%

60%

40%

40%

20%

20%

0%

0% Crisi

Stabilità

Espansione

valgono con la freccia che pende leggermente dalla parte delle aziende in difficoltà. Una rapida occhiata all'andamento del fatturato 2008 sul 2007 segnala che per 4 aziende su 10 il saldo è negativo con il 12% delle imprese contattate che non ha nemmeno risposto alla domanda. Sconcertante, a dir poco l'export: 13 aziende su 100 dichiarano che la clientela è "assente o dispersa", mentre il 10% ha preferito non rispondere. Nessuna meraviglia se il portafoglio ordini è in calo per quasi tre quarti delle aziende e in aumento solo per il 6%. In tema di liquidità è un crescendo, ma in negativo. Continua anche l'andamento negativo dei pagamenti: circa il 30% del campione segnala un aumento nell'insolvenza dei clienti. Nei rapporti con le banche la disponibilità di linee di credito è stabile ma quasi un terzo del campione segnala il rincaro dei costi di provvista; meno del 40% ritiene di non avere problemi di sostenibilità finanziaria mentre quasi il 10% prevede di ricapitalizzare. Oltre agli insoluti, la carenza di liquidità ha alla base la scarsa disponibilità delle agenzie di assicurazione crediti, la riduzione degli sconti o anticipi di pari passo con gli ordini e una generale restri-

Crisi

Stabilità

Espansione

zione del credito. Eppure, in un quadro tutt'altro che propizio, il grado di tensione nelle relazioni sindacali è in genere basso, nonostante il 33.1% delle aziende abbia in atto (o abbia presentato domanda) procedure di riduzione dell'orario di lavoro, comprese mobilità e cassa integrazione: proprio per la cig ordinaria, tra le richieste c'è una nuova regolamentazione che ne sposti l'operatività, misurandola in ore e giorni e non più in settimane. Due notizie finali sulla rappresentatività del campione oggetto della ricerca: le 167 aziende in questione rappresentano il 10% circa delle 1637 associate (282 fanno parte del collegio Fiaip) ; 82 meccaniche, 25 tessili, 21 attive nella gomma e nella plastica, 10 chimiche e così via. In termini addetti, si tratta di 19.416 dipendenti sui 96.240 dichiarati dall'associazione. "L'ampia fascia merceologica - ha commentato Alberto Barcella - delle imprese bergamasche offre maggiori possibilità di rilancio rispetto ad altre province concentrate su un unico settore. Inoltre possiamo contare sulla forte vocazione all'export e su una base imprenditoriale strutturata in maniera tale (la media è di circa 60 addetti) da poter affrontare situazioni difficili"

L’indagine 36 funzionari coinvolti 167 aziende visitate, con 19.416 dipendenti inquadrati (il 19,74% base associativa); il 25,9% ha unità produttive all’estero

Metalmeccanico Tessile/abbigliamento Materie plastiche Chimico Legno Industrie varie Cartotecnico, grafico Cemento, marmo Alimentare Terziario avanzato

82 25 21 10 6 6 6 4 4 3

Fonte: Confindustria Bergamo, unione degli industriali della Provincia

25


L'associazione Articolo di Roberto Amaglio Foto di Laura Pietra

26


Serve coesione per il rilancio Franco Nicefori, presidente della CNA Bergamo: "Governo e banche devono coordinarsi, per migliorare i rapporti con le imprese. Non basta foraggiare gli istituti di credito con nuovi liquidi, ma invitarli ad avere un dialogo più propositivo con le associazioni di categoria"

u una cosa la crisi ha messo tutti d'accordo: quando si uscirà da questo periodo di recessione, il sistema produttivo e il mondo dell'economia non saranno più gli stessi. Lo hanno affermato esponenti sindacali di ogni colore politico, referenti di Confindustria e Confapi, persino il ministro Giulio Tremonti. Una valutazione che, se da un lato sottolinea il momento delicatissimo degli equilibri economici mondiali, dall'altro pone il problema di come affrontare l'uscita dalla crisi, ossia come munire le imprese italiane di quegli strumenti che si riveleranno fondamentali in un prossimo futuro. Due fronti aperti, quindi, uno difensivo (mettere un freno al crollo finanziario e industriale di questo primo trimestre del 2009) e l'altro offensivo (porre le basi per una ripartenza solida e duratura). Ma entrambi di vitale importanza per il futuro dell'economia e su cui il quarto esecutivo Berlusconi dovrà confrontarsi con tempismo, velocità e coraggio. Da tutelare ci sono, infatti, gli interessi d'aziende che rappresentano il motore stesso del sistema Paese, come ricorda il presidente della CNA Bergamo, Franco Nicefori. "Questa non è una flessione ciclica dell'economia mondiale. Si tratta, invece, di una crisi epocale da cui dovranno scaturire manovre e soluzioni di carattere internazionale, per cambiare le regole del gioco. Per quanto, al momento, si stia ancora giocando a chi trova il termine più giusto per definire la crisi, le nostre aziende hanno bisogno di scelte forti e immediate in quanto, se è vero che il tracollo viene da Oltreoceano e dai mercati finanziari statunitensi, è ormai certo che le ripercussioni negative hanno contagiato anche le famiglie e le piccole e medie imprese italiane".

S

Quali sono le soluzioni possibili? "Ci sono molte ricette per cercare d'arginare i problemi che abbiamo. Tuttavia credo che le risposte debbano essere di due tipi: in primo luogo bisogna impedire che il sistema economico collassi su se stesso. In quest'ottica garantire l'accesso al credito è la cosa fondamentale. Per far questo crediamo che l'unica soluzione sia non solo foraggiare le banche, ma anche invitarle ad avere un dialogo più propositivo con le associazioni di categoria e gli stessi imprenditori. Attualmente, infatti, gli istituti di credito accettano investimenti a tasso di rischio più basso, oppure si muovono dietro garanzie enormi che le piccole imprese a conduzione familiare difficilmente possono dare. Oltre all'accesso al credito, è naturale che anche il miglioramento degli ammortizzatori sociali e la facilitazione dell'accesso alla cassa integrazione in deroga siano altre manovre da attuare al più presto, magari insieme a un passo indietro sul patto di stabilità posto agli enti pubblici. Le amministrazioni pubbliche, infatti, possono essere un valido volano per far ripartire dal basso l'economia; al contrario bloccare le spese e i cantieri, comporterebbe per le imprese una riduzione non indifferente del lavoro". Parlava di manovre per attaccare la crisi: più precisamente a cosa si riferisce? "Sono tutte quelle trasformazioni che permetteranno alle nostre aziende di uscire più forti e strutturate dalla crisi. Manovre efficaci e veloci che devono risolvere quei problemi che già prima dell'arrivo della crisi rallentavano lo sviluppo delle nostre PMI: non mi rife27


risco solo all'alto costo del lavoro e dell'energia, bensì alla difficoltà che le nostre realtà imprenditoriali hanno trovato nel riposizionarsi in maniera manageriale sui mercati internazionali, un passaggio diventato obbligato con la globalizzazione. In questo momento è, infatti, fondamentale ricordarsi che anche prima dell'ottobre 2007 la nostra economia non viaggiava a gonfie vele, ma cresceva con un tasso ben al di sotto di altri colossi europei come la Germania, la Francia o la stessa Spagna. Insomma c'erano problemi da risolvere anche allora e questa fase di rallentamento generale può essere l'occasione giusta per rendere altamente competitivo il nostro sistema Paese". E come possiamo crescere? O meglio, per lei quali sono le risposte giuste per rendere competitive le PMI in un mercato globalizzato e in crisi? "Il nostro obiettivo non deve essere quello di far diventare dimensionalmente grandi le nostre piccole e medie imprese, ma farle diventare grandi da un punto di vista manageriale. Far crescere, insomma, un sistema imprenditoriale capace di affrontare un mercato internazionale altamente complesso e sfaccettato. Sono queste le sfide da vincere per rilanciare l'Italia che lavora. In questo senso associazioni imprenditoriali e Camera di commercio si muovono da tempo, con il ricorso ad alcuni progetti in grado di aiutare le imprese di piccola dimensione ad affrontare il futuro con strutture aziendali adeguate. A questo proposito sono sorti progetti formativi e di temporary manager rivolti sia al miglioramento delle competenze professionali degli imprenditori sia al miglioramento dei modelli organizzativi d'impresa. Progetti, quest'ultimi, che approfondiscono le modalità in cui agire sulla filiera e muoversi sul mercato globale e che stanno avendo un'elevata partecipazione. Risultati che dimostrano quanto il momento difficile non abbia tolto dinamicità e intraprendenza agli

imprenditori, bensì li abbia resi più forti e vogliosi di crescere. Occorre intensificare gli sforzi, razionalizzando l'uso delle risorse e orientandole verso azioni e settori di attività altamente innovativi e capaci, in un tempo ragionevole, di riportare il nostro sistema manifatturiero ad un livello adeguato di capacità competitiva". Pensare di uscire dalla crisi con dei corsi di formazione non sembra troppo ottimistico? "Non solo corsi di formazione. Lo ribadisco: abbiamo bisogno di politiche difensive che operino sulla domanda (diminuzione del carico fiscale su famiglie e imprese, ammortizzatori sociali adeguati) e di politiche in grado di favorire il rilancio dello sviluppo economico mediante una radicale riqualificazione del già performante sistema piccolo - imprenditoriale locale (accesso al credito, infrastrutture e avvio delle opere immediatamente cantierabili, politiche di accompagnamento sulle filiere produttive anche internazionale ecc...). I processi formativi debbono sapersi inserire in modo sintonico in questo quadro di scelte politiche generali. Se analizziamo la nati-mortalità delle nostre imprese artigiane ci rendiamo conto che, anche prima della crisi, il numero delle aziende che aprivano era pressoché identico a quelle che chiudevano. Inoltre il tasso di quegli esercizi che non superavano i due anni di vita era elevato. Questo dimostra che soprattutto in momenti difficili - per riprendere a crescere quantitativamente si deve puntare forte sulla qualità e professionalità. In pratica la formazione continua è un tassello chiave per la ripresa, ovviamente in un rapporto sinergico con gli atenei e più in generale con tutto il mondo scolastico. Questi progetti hanno bisogno di una regia abile, coordinata e veloce perché, esattamente come le casse non possono aspettare, anche la professionalità e le competenze delle nostre aziende non possono permettersi di perdere ulteriormente tempo".

"Formazione? Utilissima: il nostro obiettivo, infatti, non deve essere quello di far diventare dimensionalmente grandi le nostre piccole e medie imprese Ma potenziarle da un punto di vista manageriale"

28


Crisi&Lavoro Foto Franco Pasinetti

Tutta San Pellegrino con l'acqua alla gola cqua e lacrime si sono mischiate per tutto il mese di marzo, a San Pellegrino. Annuncio shock del 5 marzo: la multinazionale svizzera NestlĂŠ (proprietaria del marchio SanPellegrino Spa) comunica alle organizzazioni sindacali un piano "revisione organizzativa", che prevede la riduzione della capacitĂ produttiva e il taglio di 282 lavoratori su 1.850 addetti del comparto. Annuncia licenziamenti per le sedi di Recoaro Terme, San Giorgio in Bosco e Scarperia e per la dire-

A

30

Le motivazioni avanzate risiedono nella flessione del mercato (-4,4% nel 2008) e l'introduzione di forti dazi doganali negli Usa sulle acque minerali italiane


La San Pellegrino Spa ha annunciato il taglio di 282 persone nei vari stabilimenti del gruppo, pari al 16% dell'intera forza lavoro. La più colpita è Bergamo con 120 esuberi nel centro di Ruspino, 40 a Milano, 25 a Recoaro, 85 a San Giorgio in Bosco in provincia di Treviso zione di Milano. A pagare il prezzo più alto, però, è lo stabilimento bergamasco di Ruspino con il taglio di 120 addetti sui 360 occupati, pronta la risposte di tutto il paese di San Pellegrino che fa quadrato attorno ai lavoratori coinvolti. Entriamo nei dettagli. Giovedì 5 Marzo - La SanPellegrino Spa presenta un piano con 282 esuberi. Con nove stabilimenti distribuiti nel Nord Italia e oltre duemila dipendenti il taglio colpirebbe il 15% dell'intera forza lavoro. I motivi sono da ricercare nella flessione del mercato (-4,4% nel 2008) e i forti dazi doganali, annunciati dagli Usa sulle acque minerali italiane. Un provvedimento che colpirebbe soprattutto la San Pellegrino, la più esposta a livello di immagine, proprio negli Usa. Quaranta licenziamenti ricadrebbero sul quartiere generale di Milano, 25 alla Recoaro, 85 alla San Giorgio e all'Acqua Vera, 12 alla Panna. Il più penalizzato è lo stabilimento di Ruspino con 120 esuberi. Tagli, licenziamenti, riduzioni ma nessuna ipotesi di cassa integrazione o riduzione dell'orario di lavoro o patti di solidarietà vengono avanzati dalla società che ha una quota di mercato, stando alle cifre ufficiali, del 26,7% nel 2007 "ridotta" al 24,9 nel 2008. Praticamente un quarto del mercato. Dai 3,4 miliardi di bottiglie si è passati ai 2,9 miliardi dello scorso anno: si tratta di una perdita secca pari a mezzo miliardo di bottiglie. Subito acque agitate, perché come risposta i sindacati hanno lasciato, senza troppi convenevoli, il tavolo all'Assolombarda di Milano, annunciando due scioperi, la sospensione degli straordinari, e il blocco della flessibilità. Mercoledì 11 Marzo - E' il giorno dell'assemblea: i lavoratori appoggiano la piattaforma sindacale, confermando un secondo giorno di sciopero per venerdì 20, durante il quale ci sarà l'incontro con il sindaco Gianluigi Scanzi, a sua volta dipendente (in aspettativa) della San Pellegrino ed ex membro della Rsu per un decennio a cavallo degli anni novanta. "Un fatto simile accadde nel 1993 - ricorda Scanzi - quando vennero dichiarati 250 esuberi dalla vecchia proprietà Mentasti. Anche adesso la crisi è molto grave, aspettavo qualche intervento di riduzione, ma sugli stagionali, non sulla componente fissa. Ovviamente sono preoccupato due volte, come sindaco e come dipendente - ha aggiunto - posso solo sperare che, come accadde in passato, questi numeri si ridimensionino nel corso di una trattativa serrata" Giovedì 12 Marzo - Comunicazione (diplomatica), della SanPellegrino Spa che ha "richiesto l'avvio immediato del confronto con le organizzazione sindacali in merito al piano di riorganizzazione aziendale" rassicurando che "intende esplorare tutte le possibili soluzio-

ni in grado di ridurre l'impatto sociale di un piano che è urgente e indispensabile per recuperare i livelli di efficienza essenziali per competere in un mercato in contrazione dei consumi". In riferimento allo stabilimento di San Pellegrino Terme, si legge che la riorganizzazione "si è resa necessaria per far fronte ad uno scenario di comparto sfavorevole, sul quale pesa l'ulteriore minaccia della decisione statunitense d'imporre dazi all'importazione sulle acque minerali italiane pari al 100% del valore del prodotto. Tale ingiustificato provvedimento potrebbe determinare gravi ripercussioni sull'export negli Usa, mercato di riferimento del brand SanPellegrino, provocando una drastica diminuzione delle vendite derivante dall'aumento dei prezzi al consumo". Venerdì 13 Marzo - "Il gruppo SanPellegrino Spa questa mattina - annuncia Pietro Pellegrini, segretario nazionale della UilaUil - ha aperto le procedure di mobilità per 282 lavoratori nonostante le nostre osservazioni fatte in sede di coordinamento nazionale. I dazi doganali previsti dal piano economico americano, la crisi del mercato globale che hanno portato ad una riduzione delle produzioni di circa 300 milioni di bottiglie, non possono essere prese dalla SanPellegrino Spa a pretesto per il licenziamento di 282 lavoratori su 1850 totali" . Di seguito "è bene precisare che la crisi - continua il segretario nazionale - che l'azienda sta attraversando non è strutturale, ma è dovuta solo da questo momento di difficoltà e può essere gestita ricorrendo da un lato a processi di solidarietà da attivarsi nel gruppo, dall'altro utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali previsti, anche quelli in deroga. Nei prossimi giorni incontreremo l'azienda - ha concluso Pellegrini - e ci impegneremo affinché venga fatto un passo indietro e si trovino con il sindacato le soluzioni meno traumatiche per i lavoratori". Nel primo pomeriggio i lavoratori di Ruspino si vedono recapitare l'apertura di una procedura di mobilità per 120 lavoratori su un totale di 366 unità presenti in organico. La prima contromossa annunciata dalle Rsu aziendali è prevista per lunedì 16 marzo con uno sciopero generale di tutti i lavoratori. "Ora l'azienda è tenuta a presentarsi - ha detto Stefano Previtali, segretario generale della Flai-Cgil di Bergamo - ad un incontro con i rappresentanti delle segreterie nazionali di Flai-Cgil, Fai-Cisl e UilaUil, che si svolgerà a Milano presso la sede di Assolombarda, durante il quale chiederemo che vengano valutate misure alternative, come la cassa integrazione. Sembra che il gruppo Nestlè Waters e in particolare la SanPellegrino Spa facciano pagare la crisi ai lavoratori". 31


"Il prezzo da pagare - afferma il consigliere Carlo Saffioti - tenuto conto degli investimenti fatti e che la materia prima è l'acqua, non può essere il licenziamento di 120 operai in una Valle in difficoltà" Lunedì 16 Marzo - Si ferma tutto lo stabilimento. Sul piazzale antistante, davanti ai cancelli di Ruspino, si organizza un'assemblea alla quale partecipano circa 200 dipendenti e la prossima mossa è un nuovo stop alle produzioni per venerdì. La volontà è spingere l'azienda a tornare sui suoi passi. Sempre venerdì, in concomitanza, alle 10 dallo stabilimento partirà un corteo verso il Comune di S. Pellegrino e alle 11 ci sarà un'assemblea per un confronto tra i lavoratori, i rappresentanti dell'Amministrazione comunale e la Comunità Montana. Le buone notizie, intanto, arrivano da Oltreoceano con il rinvio dell'applicazione dei dazi americani. La proroga di questo provvedimento, considerato fortemente penalizzante sul piano della concorrenza con i competitor americani "è il primo segnale positivo, conforta l'azienda e permette l'immediata ripresa della produzione per gli Usa, necessaria per garantire la continuità della presenza dell'acqua SanPellegrino sul mercato americano, sino all'auspicata rimozione definitiva della tassa". Una buona notizia per i lavoratori bergamaschi per una ridefinizione del numero degli esuberi. "La rimozione definitiva - precisa la SanPellegrino Spa - dei dazi Usa sulle acque minerali è essenziale per la salvaguardia dell'export e di un numero significativo di posti di lavoro, oggi a rischio, nello stabilimento di San Pellegrino Terme, sia nell'immediato sia considerando le prospettive di sviluppo futuro dello stabilimento". Giovedì 19 marzo - La buona notizia, per ora, non ha portato a nessuna retromarcia della SanPellegrino. Tra i lavoratori si diffonde l'idea che si tratti di un pretesto per eliminare posti di lavoro. Entra in scena la Regione Lombardia. Carlo Saffioti (Pdl) presidente della commissione Attività produttive del Consiglio Regionale si incontra con il sindaco di San Pellegrino, la SanPellegrino Spa e le Rsu. Si tratta di un'audizione "in merito all'attuale situazione aziendale". "San Pellegrino - afferma Carlo Saffioti, - è da sempre una delle aziende italiane che meglio veicola e valorizza l'immagine italiana nel mondo, al punto da esserne diventata anche uno dei simboli. Purtroppo l'incredibile introduzione dei dazi negli Usa unitamente alla crisi dei consumi sta condizionando l'azienda che cerca di tutelare la propria competitività. Il prezzo da pagare, tenuto conto degli investimenti fatti e che la materia prima e' l'acqua, presente abbondante nel sottosuolo, non può certo essere il licenziamento di 120 operai in una Valle già penalizzata e in difficoltà. Sicuramente nella sua opera di mediazione Regione Lombardia si adopererà anche per una più incisiva azione contro i dazi doganali degli Usa". Venerdì 20 marzo - Tutti i lavoratori aderiscono allo sciopero di otto ore. 32

Con questo giorno di fermo produttivo sale a 30 il conto delle ore scioperate nello stabilimento di Ruspino, da venerdì scorso, giorno dell'apertura ufficiale della mobilità. Dopo il corteo per le vie della cittadina termale, i sindacati e le istituzioni (Regione, Provincia, Comune e Comunità montana) fanno quadrato attorno ai lavoratori. Altra decisione - oltre alla linea di fermezza contro la prospettiva della mobilità - è l'istituzione di un tavolo di monitoraggio permanente per tenere la situazione sotto continuo controllo. I lavoratori, quindi, non vanno lasciati a se stessi. "Con questo comportamento - commenta Luigi Bresciani segretario generale della Cgil di Bergamo- la SanPellegrino Spa, non solo ha dato uno schiaffo ai lavoratori, ma va a colpire anche le istituzioni territoriali che si sono sempre dimostrate disponibili a rispondere ad eventuali richieste avanzate dall'azienda". Nessuno vuole lasciare soli i lavoratori. "Mi rifiuto di parlare di 120 esuberi- ha dichiarato il sindaco Scanzi -. Io voglio difendere l'occupazione della Valle in ogni modo. Siamo già in una situazione di difficoltà e non possiamo permetterci di perdere un solo posto di lavoro. Credo che vadano studiati tutti gli strumenti possibili e immaginabili per far rientrare questa situazione, questa fase di difficoltà. Ragioniamo tutti per uscirne"."Ci siamo dichiarati tutti d'accordo sul fatto che occorra ritirare la procedura di mobilità per favorire una trattativa che preveda come minimo l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, ovvero la cassa integrazione, in attesa che rientri la crisi economica - ha aggiunto Giuliano Capetti, assessore provinciale al lavoro -. Partiamo dalla premessa fondamentale che l'acqua minerale resta un bene di consumo imprescindibile e nel giro di pochi mesi potrebbe esserci una ripresa e quindi anche un aumento di vendite, senza una riduzione del personale. Ci siamo aggiornati al 26 marzo per valutare l'esito del primo incontro con l'azienda". "Emerge chiaramente una posizione degli enti locali e dei sindacati - secondo Danilo Mazzola, della Fai Cisl -: l'avvio della procedura di mobilità è stato un errore e questa convinzione ci dà la forza per poter affrontare, nei prossimi giorni, una discussione a 360 gradi e vagliare ogni tipo di soluzione alternativa ai licenziamenti. Il 26 marzo ci sarà il primo incontro in Assolombarda tra l'azienda e i rappresentanti sindacali". Giovedì 26 marzo - E' il giorno del primo incontro in Assolombarda tra l'azienda e i rappresentanti sindacali. Qui si chiude un marzo travagliato, ma non la vertenza della SanPellegrino Spa con lo stabilimento di Ruspino. La stella rossa, simbolo storico della San Pellegrino oggi, è sicuramente meno stella e più rossa. Non brilla più, soprattutto per i suoi lavoratori ed è sempre più rossa per la rabbia degli stessi.


Reportage Articolo di Livio Casanova Foto di Laura Pietra

Qualche crepa ma nessun crollo per il prezzo del mattone Nel settore immobiliare, il calo delle vendite non porterà ad un abbassamento dei prezzi. Questo è quanto emerso nel corso di un convegno all'Expo Real Estate&Tourism, il primo salone degli immobili residenziali e turistici alla Fiera di Bergamo

34


ettiamoci il cuore in pace, perché i prezzi degli immobili non scenderanno. Questa è la notizia più importante (che molti non si attendevano), emersa sabato 14 marzo, durante un convegno all'Expo Real Estate&Tourism, il salone degli immobili residenziali e turistici. Il primo salone immobiliare realizzato alla Fiera di Bergamo, che ha proposto importanti iniziative immobiliari e ha messo in mostra le località di maggior pregio turistico, è stato anche l'occasione per fare il punto sul mercato immobiliare residenziale in Italia e in Lombardia. L'intervento ha permesso di fotografare la situazione attuale ed ipotizzare quella futura, letta attraverso le aspettative sui prezzi delle materie prime, sulla crescita economica, sui consumi e sull'andamento dei tassi di interesse. Uno sguardo sul futuro per capire quando si uscirà dalla crisi economica.

M

Il quadro generale del mercato immobiliare - Per comprendere quale sarà il futuro immobiliare è doveroso partire dai rendiconti macroeconomici e dalle previsioni avanzante dai principali istituti di ricerca. Leggendo i dati che misurano

35


"Da 20 anni - spiega Andrea Farinet, docente di Marketing Università Bocconi se guardiamo ai fondamentali della nostra economia dovremmo già essere falliti per il costo del lavoro, il costo del denaro, la pressione fiscale e il costo dell'energia Eppure prima Chirac e adesso Sarkozy mandano osservatori in Italia per capire come faccia la provincia di Treviso ad esportare più di tutta la Grecia" 36

la crescita in Europa e in Italia c'è subito da segnalare che le stime fatte qualche mese fa, sono già state riviste tutte al ribasso. "Dal canto suo - commenta i dati Stefano Stanzani, responsabile scientifico dell'Ufficio Studi della F.I.M.A.A. - Eurostat ha annunciato che nel quarto trimestre del 2008 il Pil dei Paesi della zona dell'euro, così come quello dell'Unione europea, ha fatto registrare un calo dell'1,5% in rapporto al trimestre precedente, una caduta mai registrata da quando è stata creata l'unione monetaria. Nel terzo trimestre la diminuzione era stata dello 0,2% in entrambe le zone, così come nel secondo trimestre". Ad affossare la crescita nella zona dell'euro sono i risultati dei principali Paesi: Germania (-2,1%), Portogallo (-2,0%), Italia (-1,8%), Francia (-1,2%), Spagna (1,0%). Dati preoccupanti arrivano dall'I-


talia: il Pil nel 2008 cala dello 0,9%. Inoltre è diminuito dell'1,8% nel quarto trimestre 2008 rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al quarto trimestre del 2007."In questo panorama - continua il responsabile scientifico di F.I.M.A.A - si segnalano, da una parte, le forti riduzioni degli investimenti per le costruzioni, quale componente della domanda aggregata che nel 2009 dovrebbe segnare un -2.5 % e, dall'altra, l'inflazione che si era impennata nel corso del 2008 si è progressivamente abbassata grazie al calo delle materie prime". L'Italia cresce meno nel 2008 con - 1% del Pil, - 2% nel 2009, mentre il dato per il 2010 è leggermente superiore alla media dell'Europa dei 15. Sul primo punto c'è da segnalare che, i dati, per quanto riguarda gli investimenti in costruzioni rispetto al resto d'Europa, per l'Italia sono più positivi ma anche il nostro mercato risente della situazione economica. Lo dimostra il 3° trimestre 2008 dove la componente ha segnato -14.9% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente e le prime stime su tutto l'anno, effettuate dall'agenzia del territorio, danno, come numero di scambi, una variazione negativa del 17/18 % rispetto al 2007. Questi numeri mettono in evidenza un chiaro allontanamento dei compratori dal mercato. I motivi? "Sicuramente la crisi di liquidità - sostiene Stanzani - perché le intenzioni di acquistare casa nei prossimi 12 mesi determinano un trend negativo con una linea discendente per Italia, Spagna, Germania e gli altri paesi dell'area euro". Ci sono altre variabili chiave per cui molte famiglie scoraggiate dal minor tenore di vita posticipano il debito per la casa, chiedendo un incremento del credito. L'erogazione bancaria ha segnato già un calo del 5% con un quarto dei debitori per mutui di prima casa che ha in corso un processo di rifinanziamento del debito. "A questo - aggiunge il responsabile scientifico di F.I.M.A.A - si accompagna un atteggiamento razionale del consumatore che si aspetta un crollo delle quotazioni, ma i prezzi dal punto di vista nominale mostrano una sostanziale tenuta". Da questo si possono trarre alcune conclusioni, una su tutte: il

crollo delle quotazioni immobiliari non ci sarà e lo possiamo già anticipare, perché l'Italia presenta una situazione sui generis. In primo luogo, l'indebitamento delle famiglie italiane con la loro disponibilità di reddito, paragonato a quello di altri paesi, mostra che l'indebitamento è molto più basso rispetto a tutte le altre economie europee ed è la più bassa al mondo. In secondo luogo e sempre legato a questo, c'è una capacità di risparmio intrinseca pari ad un terzo del nazionale. Infine ci sono i prezzi degli immobili che nel periodo dal 1997 al 2008 sono cresciuti del 104%, molto meno rispetto agli Usa cresciuti del 138%, la Francia del 151% e la Spagna del 280%. "Gli interventi messi in campo dagli stati - conclude Stanzani - non hanno ancora prodotto inversioni di tendenza significativi perché il mercato non ha ancora reagito". Il mercato delle nuove costruzioni - Per la prima volta, dopo nove anni consecutivi di crescita per il settore delle costruzioni si è aperto un periodo difficile. Fase iniziata nel secondo semestre del 2008 che, secondo le stime Ance, tenderà a peggiorare nel corso del 2009. "Ci si aspettava un calo del mercato ma non in modo così repentino e drastico. - esordisce Simona Leggeri, presidente del Comitato Nazionale dei Giovani imprenditori edili dell'Ance - Adesso bisogna ripartire e per farlo è necessario passare per il credito che sta facendo danni soprattutto nella filiera edilizia. Le operazioni immobiliari impegnano cifre considerevoli e le banche, attualmente, non finanziano nemmeno gli acquisti del terreno". Tutto questo per dire che se le regole del mercato stanno cambiando per tutti è giusto che cambino anche per le banche, che non possono chiamarsi fuori da una situazione che hanno concorso a creare."Siamo noi, adesso, a dover garantire loro - provoca il presidente dei giovani imprenditori - a dover chiedere a loro le garanzie e non viceversa". Prove di rilancio vengono fatte con il piano casa di Berlusconi, che a breve vedrà la luce. "Viene tratteggiata - com-

"I prezzi delle case non scenderanno - spiega Simona Leggeri, presidente del Comitato Nazionale dei Giovani imprenditori edili dell'Ance -, perché il costo del terreno è altissimo e gli oneri di urbanizzazione dei comuni non caleranno. A questo si aggiunge il valore del denaro e l'alto costo della manodopera" 37


menta il presidente del Comitato Nazionale dei Giovani imprenditori edili dell'Ance - l'immagine del costruttore come quella di un delinquente pronto a cementificare qualsiasi cosa, ma non è così. L'aspetto negativo di questa manovra è, piuttosto, che non si finanziano e non si erogano soldi agli acquirenti. Mentre l'aspetto positivo, poco pubblicizzato dal premier, è che non tocca il verde. Si risparmia terreno perché si sale in altezza". Non è corretto sostenere che il mercato immobiliare è fermo, perché si continua a vendere, sarebbe più esatto dire che non si vende più qualsiasi cosa che si piazza sul mercato. "Si vende il bello - precisa Leggeri - la qualità e il ristrutturato fatto bene. Il mercato immobiliare e il turismo sono debitori alla qualità architettonica italiana. E' per questo che vengono a vederci". Secondo l'analisi effettuata da Nomisma nel suo primo "Rapporto sul Mercato Immobiliare 2009", i prezzi degli immobili nel 2009 potrebbero scendere fino all'8,5%, proseguendo l'andamento negativo iniziato nel 2008, dove la discesa era stata contenuta (- 2,2% per abitazioni nuove, - 2,4% per quelle usate). "Ma i prezzi delle case non scenderanno. - spiega il presidente del Comitato Nazionale dei Giovani imprenditori edili dell'Ance - Si abbasseranno solo quelli che si rivolgeranno a privati, che non possono permettersi di autofinanziarsi e saranno obbligati a svendere. I prezzi del costruttore non scenderanno perché il costo del terreno è altissimo e gli oneri di urbanizzazione dei comuni non caleranno, soprattutto dopo la cancellazione dell'Ici. A questo si aggiunge il costo del denaro e l'alto costo della manodopera. Rispetto agli altri settori industriali l'edilizia ha un 10% in più. Un bravo operatore immobiliare che ha fatto le cose bene non potrà mai svendere la casa da lui costruita". Nessuno mette in dubbio che si continuerà a costruire, ma quello che serve ora è ripensare agli spazi e non fermarsi alla sua destinazione d'uso. Ne è un esempio il Colosseo che durante i secoli è stato prima fortezza, poi ospedale e poi carcere. " Serve una mappattura territoriale - conclude Leggeri - e non generica per stimare il numero e la consistenza degli appartamenti vuoti. Su questa deve essere realizzata una normativa nazionale che fa-

vorisca l'affitto grazie a prezzi adeguati e vantaggiosi sia per l'acquirente che per il proprietario". Il mercato residenziale - Per fare il quadro del mercato residenziale (negativo), è fondamentale tratteggiare la sua cornice e individuare le concause di questa situazione. Prima di tutto c'è un bombardamento mediatico che crea paura e psicosi collettiva. A questo si affianca il timore per la perdita del posto di lavoro. Solo in Valle Seriana si contano 4.500 persone in cig, senza contare i licenziamenti e la mobilità. Nel 2008 c'è stata una vera e propria impennata dei pignoramenti immobiliari saliti del 17%, e in terra bergamasca il 50% dei fallimenti coinvolge il settore edile e il suo indotto. La stretta creditizia in corso, nello sforzo di riscrivere le regole del credito, sta erogando mutui altamente selettivi con una dose eccessiva di autotutela, inoltre vengono sempre più spesso chieste fideiussioni a garanzia. "Questa è la situazione italiana - commenta Gianfederico Belotti, presidente del Centro studi immobiliare Europeo, tra i curatori del volume "Case & Terreni 2008" - e Bergamo non si discosta. Nel comparto immobiliare si è assistito alla rottura del meccanismo basato su un rapporto equilibrato tra domanda e offerta. La prima modulava la seconda. La domanda era sostenuta e stimolata sempre più verso nuovi acquisti, mossi da continui accresciuti bisogni e da una pubblicità di offerte adeguate ben supportate e rese appetibili da un credito così largamente favorevole. Questo meccanismo ora è saltato: oggi è rimasta solo una capacità costruttiva spropositata". Lo testimonia la lista dell'invenduto. Le transazioni nel 2006 sono state 845.000, nel 2007 sono calate a 806.000 e nel 2008 si sono attestate a 685.000. Per quanto riguarda il calo dei prezzi si assiste ad un valzer di cifre, il "Sole24ore" stima addirittura che a Bergamo ci sia una discesa dei prezzi fino al 14%. "Ogni realtà ha il suo prezzo - continua il presidente del Centro studi immobiliare Europeo -, non si può fare una media. A Bergamo ci sono quartieri periferici con minor appeal come la Malpensata, la Celadina, Boccalone, Campagnola

"Ci sono zone come il centro, Città Alta e Viale Vittorio Emanuele - ricorda Gianfederico Belotti, presidente del Centro studi immobiliare Europeo dove non è la domanda che condiziona il mercato, ma è ancora l'offerta. Chi vende detta il prezzo". Qualche settimana fa, sul Viale delle Mura, è stato venduto un appartamento di 600 mq con giardino e 3 box doppi a 12.000 euro al mq" 38


"Gli interventi messi in campo dagli Stati - sostiene Stefano Stanzani, responsabile scientifico dell'Ufficio Studi della F.I.M.A.A. - non hanno ancora prodotto inversioni di tendenza significativi perché il mercato immobiliare non ha ancora reagito"

e una parte di Redona che hanno un patrimonio edilizio vetusto. Queste case per tornare sul mercato dovranno scendere di prezzo e si stima con un calo che supera il 15%. Hanno più di 50 anni e la loro manutenzione è scarsa. Ci sono altri quartieri come Valtesse, Loreto, Longuelo e la Conca Fiorita che vivono di luce propria, con una buona residenzialità. I prezzi potrebbero scendere dal 3 al 5%. Infine rimangono zone come il centro, Città Alta e Viale Vittorio Emanuele dove non è la domanda che condiziona il mercato, ma è ancora l'offerta. Chi vende detta il prezzo". E' il caso di qualche settimana fa, quando sul Viale delle Mura è stato venduto un appartamento di 600 mq con giardino e 3 box doppi a 12.000 euro al mq. "Il mercato locale è costituito da immobili brutti - precisa Gianfederico Belotti -, l'80% delle persone abita in case di proprietà, il 10% in situazioni disagiate e il restante 10% è un potenziale acquirente, costituito da extracomunitari, giovani coppie e single di ritorno che hanno una disponibilità economica tra i 170.000 e i 200.000 euro". Spazio alle conclusioni: come e quando si uscirà dalla crisi? "Ragionevolmente - conclude Belotti - nessuno può azzardare previsioni. Sicuramente si deve assumere un atteggiamento molto realistico nei confronti di quanto sta accadendo. E' necessario rassicurare i mercati restituendo la reciproca fiducia tra imprese e famiglie. E' quanto mai indispensabile una normalizzazione delle erogazioni dei mutui unitamente ad una ridefinizione dei valori immobiliari compatibili con il mercato 2009. I bassi tassi di questi giorni non sono sufficienti a far ripartire il mercato, che oscilla tra la stretta creditizia e le aspettative del calo dei valori". Il mercato della seconda casa - Non si può capire l'economia italiana a partire dai numeri, perché come qualcuno ha detto: "l'Italia è il calabrone dell'economia mondiale". Il calabrone è un animale che, scientificamente, non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. "Ma - come dice Igor Sikorsky - il calabrone non lo sa e perciò continua a volare". Tradotto: "da 20 anni - spiega Andrea Farinet , docente di Marketing Università Bocconi - se noi guar-

diamo i fondamentali della nostra economia, dovremmo essere già falliti per il costo del lavoro, il costo del denaro, la pressione fiscale e il costo dell'energia. Eppure prima Chirac e adesso Sarkozy mandano osservatori in Italia per capire come faccia la provincia di Treviso ad esportare più di tutta la Grecia". Nessuno si spiega come la Lombardia possa essere la zona più ricca al mondo e come 1/4 di tutta la ricchezza italiana sia prodotta proprio dalla Lombardia, con nove milioni di persone che hanno un reddito pro-capite che sfiora i 24.000 euro l'anno. "Inoltre - continua il docente di Marketing - le famiglie italiane sono le più patrimonializzate al mondo, tra attività finanziarie e immobiliari. Significa che un milione di nuclei familiari vivono di rendita con una ricchezza che è 8 volte il Pil, seguite dalle famiglie francesi che misurano 7 volte il Pil della Francia. Il sommerso in Italia è pari al 30%, sommato al Pil di 1.400 miliardi di euro si ha 1.750 miliardi di euro e considerando che l'0.7% dei contribuenti dichiara di aver un reddito superiore a 100 mila euro. Si capisce, quindi, che il sistema economico italiano non avrebbe nessun problema nel momento in cui tutti gli italiani decidessero di pagare le tasse che devono". Il turismo non va molto bene, ci sono 18-20 milioni di italiani a reddito di lavoro dipendente che pagano il 100% delle tasse e adesso sono in difficoltà. Qualcuno l'ha definito "il ventre molle". Il mercato delle seconde case è particolare, si sta alla finestra per capire come evolve la piazza prima di vendere. E' un comparto per lo più stazionario che non ha bisogno di vendere e aspetta il picco più basso di questa crisi per affacciarsi sul mercato. "C'è da segnalare un' aspetto negativo, - conclude Farinet - che pochi tengono in considerazione. Nessuno è informato sul reale stato del sistema bancario internazionale e la paura è che questa crisi da economica diventi sociale e nel 2009 si trasformi in tragedia sociale. Tutti stanno attendendo la chiusura dei bilanci delle banche, ma già dallo scorso anno il loro diktat è stato quello di bloccare e non utilizzare le loro linee di credito. Se qualcuno ha ancora dei soldi da investire non rimane altro che il caro, vecchio e "solido" mattone". 39


eggere la legge

L

Rubrica a cura dell'avv. Marco Amorese

La scheda Marco Amorese ha conseguito un LL.M. presso la Harvard Law School ed un Dottorato di ricerca in diritto commerciale presso l'Università degli Studi di Brescia. È ammesso all'esercizio della professione forense in Italia e a New York.

Immobili e finanziamento d'impresa La rivalutazione degli stabili di proprietà delle aziende: tra programmazione fiscale, responsabilità degli amministratori e rapporti tra i soci

no dei motivi per cui molte imprese hanno difficoltà ad attingere a finanziamenti che servono per supportare l'attività industriale in un periodo di forte crisi di liquidità è l'incapacità di veicolare al sistema bancario un quadro fedele della propria patrimonializzazione. Ciò deriva anche dalla necessità di redigere il bilancio sulla base di principi conservativi che finiscono per sottostimare il patrimonio - specialmente immobiliare - dell'impresa. Per ovviare a questa situazione, con l'approvazione del decreto legge "anticrisi" (d.l. 29 novembre 2008, n.185), il Governo ha reintrodotto la possibilità, per le imprese che non adottano i principi contabili internazionali, di rivalutare gli immobili. Continuiamo, quindi, la nostra rubrica analizzando quali sono le caratteristiche ed i presupposti della riforma che è stata ulteriormente modificata, in termini ancora più favorevoli, dal d.l. 10 febbraio 2009 n.5 (in attesa di conversione), alla luce dei chiarimenti forniti dall'Agenzia delle Entrate con la circolare 11/E del 19 marzo 2009. Ancor più degli effetti fiscali, la disposizione di cui si discute ha effetti importanti nella determinazione della responsabilità degli amministratori per il caso di erosione del capitale sociale.

U

40

Portata applicativa della norma - Val la pena di soffermarsi sul fatto che la rivalutazione potrà avere solo effetti civilistici o, a scelta del contribuente, effetti civilistici e fiscali mediante il pagamento di un'imposta sostitutiva. I soggetti coinvolti dalla normativa e che possono optare per la rivalutazione sono: società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee, società in nome collettivo, società in accomandita semplice e le persone fisiche che svolgono attività di impresa con riferimento ai beni relativi all'attività commerciale. Questi soggetti potranno rivalutare gli immobili iscritti nel bilancio relativo all'esercizio in corso al 31 dicembre 2007. Non potranno essere rivalutate le aree fabbricabili e quegli immobili la cui compravendita costituisce oggetto dell'attività di impresa. Per le società che detengono immobili in leasing, la possibilità di rivalutare gli immobili è subordinata all'avere esercitato il diritto di riscatto entro la data del 31 dicembre 2007. Inoltre, possono essere rivalutati sia gli immobili il cui ammortamento sia in corso sia i beni completamente ammortiz-


zati. La rivalutazione potrà essere effettuata contabilmente attraverso tre diverse modalità: (1) rivalutando il costo storico del bene ed il relativo fondo di ammortamento; (2) rivalutando il solo costo storico; (3) riducendo il fondo di ammortamento. In ogni caso, i beni rivalutati non potranno essere iscritti in bilancio per un importo superiore al valore economico. Il saldo attivo derivante dalla rivalutazione deve essere imputato ad incremento del capitale sociale o accantonato in una riserva speciale che, ai fini tributari, costituisce una riserva in sospensione di imposta (cioè una posta per la quale l'imposizione è rinviata al momento in cui ne avviene la distribuzione, ovvero a quello in cui si verifica uno dei presupposti che fa venir meno il regime di sospensione). Tuttavia, mediante il pagamento di un'imposta sostitutiva di IRPEF, IRES e IRAP del 10%, detta riserva può essere affrancata per divenire liberamente distribuibile. Infine, la normativa rende possibile la rivalutazione anche agli effetti fiscali mediante il pagamento di una imposta sostitutiva ulteriormente abbassata dal d.l. 5/2009, del 3% per i beni ammortizzabili e dell'1,5% per quelli già ammortizzati. In ogni caso, gli effetti fiscali della rivalutazione saranno posticipati al quinto esercizio successivo a quello in cui è stata effettuata la rivalutazione. Pertanto, le maggiori quote di ammortamento e il plafond per le spese di manutenzione avranno riconoscimento fiscale

dal 2013. Ove il bene rivalutato esca dal patrimonio aziendale prima dell'inizio del sesto esercizio successivo a quello nel cui bilancio il bene è stato rivalutato, la plusvalenza o la minusvalenza andrà calcolata riferendosi al costo del bene prima della rivalutazione. Seppure gli effetti fiscali siano stati posticipati in modo significativo, gli imprenditori che possiedano immobili che utilizzano nell'esercizio dell'impresa sono chiamati ad un'attenta valutazione circa l'opportunità di cogliere l'opzione offerta. Infatti, ove l'imprenditore abbia in programma, nel medio periodo (cioè successivamente al 2014), la necessità di una operazione di smobilizzo degli immobili di impresa per finanziare la propria attività industriale, potrebbe utilizzare l'opportunità offerta dal legislatore per ottimizzare gli effetti fiscali di detta operazione. Gli effetti civilistici della norma - La riforma tuttavia ha effetti pratici immediati anche per gli imprenditori che decidano di procedere alla sola rivalutazione con effetti civilistici (e perciò senza pagare alcuna imposta sostitutiva). Infatti, alla rivalutazione conseguirà un aumento del patrimonio netto dovuto alla rivalutazione dell'attivo di bilancio. Pertanto, le imprese con risultati relativi all'esercizio 2008 fortemente negativi potranno evitare di intervenire sul capitale sociale per effetto dell'adeguamento dei valori patrimoniali alla reale situazio-

Zoom Soggetti coinvolti

Beni rivalutabili

Società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee, società in nome collettivo, società in accomandita semplice e le persone fisiche che svolgono attività di impresa con riferimento ai beni relativi all'attività commerciale

Gli immobili utilizzati nell'esercizio dell'impresa ad esclusione delle aree fabbricabili e degli immobili la cui compravendita costituisce oggetto dell'attività imprenditoriale. I beni in leasing sono rivalutabili se riscattati prima del 31 dicembre 2007

Imposta sostitutiva per gli effetti fiscali

Imposta sostitutiva per l'affrancamento

Tre per cento per gli immobili ammortizzabili e 1,5 per cento per gli immobili non ammortizzabili (gli effetti fiscali sono posticipati in parte al 2013 ed in parte al 2014)

Dieci percento

41


ne. Ciò, ovviamente, comporta un alleggerimento sostanziale delle responsabilità degli amministratori, i quali, in caso di erosione del capitale sociale, devono procedere alla convocazione dell'assemblea affinché la stessa assuma tutti i più necessari provvedimenti di azzeramento delle perdite e ricostituzione del capitale sociale. La rivalutazione civilistica degli immobili può ovviare alle conseguenze più negative dell'attività di direzione di impresa consentendo un sostanziale abbassamento di responsabilità dell'amministratore. Ci si deve poi domandare se la rivalutazione degli immobili sia obbligatoria o discrezionale. La normativa in esame sembra offrire una scelta, esercitabile discrezionalmente, di derogare ai principi di continuità dei valori di bilancio. Tuttavia, sembra potersi profilare almeno un'ipotesi in cui la rivalutazione debba ritenersi obbligatoria: è l'ipotesi in cui sia necessario procedere ad una ricapitalizzazione della società alla quale non tutti i soci possono partecipare a causa di carenza di risorse. Infatti, l'emersione degli effettivi valori economici dei beni in bilancio sembra un passo logico necessario che costituisce un prius alla scelta di chiedere ai soci ulteriori apporti per ricostituire il capitale sociale. In questo modo, si riesce ad evitare che alcuni soci, i quali non abbia42

no la capacità economica di contribuire con nuove risorse al capitale della società, siano esclusi dalla società nella quale vi sono, viceversa, immobili sottovalutati. Ove la maggioranza assembleare opti per il nuovo conferimento senza procedere prima alla rivalutazione del patrimonio immobiliare della società con il fine di escludere i soci di minoranza impossibilitati ad effettuare il conferimento, sembrerebbe ravvisabile un'ipotesi vietata di atto emulativo (cioè uno di quegli atti compiuti al solo fine di nuocere gli altri soci). Questa lettura sembrerebbe avallata anche dalla giurisprudenza che la Cassazione ha emesso sciogliendo i dubbi in tema di utilizzabilità degli utili infrannuali per ripianare il capitale sociale eroso (Cass. n.5740 del 23 marzo 2004): pertanto, i soci esclusi in ottemperanza di una delibera che decidesse di ricapitalizzare in assenza di rivalutazione potrebbero impugnare la relativa decisione. Studio Legale Amorese ha sede a Bergamo - Via Zelasco, 18; Tel. +39 035 212175 - Fax +39 035 271110 e a Londra - 10 Ironmonger Lane United Kingdom Tel +44 207 778 0710 - Fax +44 871 221 4574. Per maggiori informazioni (www.amorese.eu)


La proposta Articolo di Livio Casanova Foto di Giorgio Chiesa

44


Cimadoro guarda ai Valori con un fondo di solidarietà Tutta bergamasca la proposta di legge, in esame alla Camera dei Deputati, che prevede l'istituzione del fondo di solidarietà per i precari garantito dal taglio del 10% dei costi della politica

"Solo lo stipendio di ogni parlamentare è di 6.000 euro circa, quindi ognuno metterebbe a disposizione 600 euro al mese e qualcosa di più i senatori. I tagli riguarderebbero tutto il mondo politico"

politici mettono mano ai loro portafogli per istituire un Fondo di solidarietà per i precari: questo è il senso della proposta di legge n°2076 depositata alla Camera dei Deputati lo scorso 20 gennaio. La notizia, più che nell'istituzione di un fondo, sta nella sua copertura finanziaria, garantita con la riduzione del 10 per cento dei costi della politica. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo direbbero della "casta". In parole povere si taglierebbe qualcosa ai parlamentari e a tutto il mondo della politica, per sostenere concretamente quei lavoratori atipici che non godono di nessun ammortizzatore sociale e che pagano il prezzo più alto della crisi economica. Da sottolineare è la sensibilità tutta bergamasca di quest'iniziativa che porta la firma di Gabriele Cimadoro e di Sergio Piffari, parlamentari entrambi nelle fila dell'Italia dei Valori. "La proposta di legge - ci spiega Gabriele Cimadoro, nel suo studio di Bergamo - nasce dalla drammatica situazione economica. Quello che è stato messo in campo dal governo, fino ad ora, non è sufficiente a salvaguardare una fascia particolare di lavoratori, i cosiddetti atipici, per i quali il Welfare italiano non prevede ammortizzatori sociali come la cassa integrazione ordinaria, straordinaria o qualsiasi altra forma di assistenza".

I

Alcuni hanno bollato questa iniziativa come "populista". "Non è una proposta né populista né propagandista, e nemmeno elettorale. A distanza di qualche mese stiamo registrando consensi da entrambi gli schieramenti. Il problema di qualsiasi proposta di legge è individuare la copertura finanziaria, se non si trovano i fondi necessari a garantirla, rimane ferma nella commissione dove è stata depositata". 45


"Sul piano casa di Berlusconi, - continua Cimadoro - prima di costruire sarebbe stato meglio un piano di recupero dell'esistente, raccogliendo le informazioni sulla disponibilità degli immobili vuoti e in vendita in tutte le città d'Italia, consultando gli operatori di settore"

46

Dove si pescano i soldi per coprire il fondo di solidarietà dai voi proposto? "Con l'ufficio legislativo dell'Italia dei Valori abbiamo già individuato la copertura economica: riduciamo del 10% i compensi a tutto il mondo politico da adesso fino a quando insiste la crisi, per dare la possibilità ai lavoratori atipici di avere un minimo di assistenza. Bisogna evitare che questa crisi da economica si trasformi in sociale".

Quante sono queste società? "A livello nazionale, regionale, provinciale e comunale, tra pubblico e privato sono più di cinquemila. Un esempio lombardo per citare una delle regioni più virtuose è il consiglio di amministrazione della fiera di Milano, sommando i compensi degli amministratori si arriva ad una cifra di follia, Per cui, se prendiamo l'insieme di questi consigli d'amministrazione e si togliesse il 10%, si raccoglierebbe una cifra immensa".

Siamo in grado di quantificare a quanto ammonterebbe questo 10%? "Solo la Ragioneria dello Stato può stabilire la cifra esatta, ma considerando che lo stipendio di ogni parlamentare è di 6.000 euro circa, ognuno di noi metterebbe a disposizione 600 euro al mese e qualcosa di più i senatori. Verrebbe applicato a tutto il mondo politico, dal parlamentare fino al sindaco del paese e su tutto il territorio nazionale. Lo stesso valga per i manager delle società partecipate dallo Stato, dalle province e dalle regioni Ma la cosa più importante è che questi soldi sono già nelle mani del Tesoro e non deve reperirli altrove, per cui la disponibilità è immediata".

Quante speranze ci sono per un buon esito dell'iter legislativo? "Adesso è la proposta depositata nella Commissione Finanze e poi passerà al Bilancio. I tempi sono lunghi ma se c'è la volontà politica certe leggi possono essere messe in pista in quindici giorni. Non credo che la nostra proposta così com'è, venga accettata, ma se la sintesi venisse raccolta dalla maggioranza e alla fine si dovesse produrre una legge con la firma Berlusconi, va bene lo stesso. Il nostro obiettivo sarebbe comunque raggiunto". A proposito di Berlusconi, lei è amministratore delegato


dell'agenzia immobiliare "Helvetia" e membro storico della Fiaip. Cosa pensa del piano casa del presidente del Consiglio? "Anche a Bergamo si sente la crisi del settore, ma il mattone è ancora uno degli ultimi rifugi sicuri per le famiglie bergamasche. Come agente del settore e non come politico, sul piano casa di Berlusconi ho qualche perplessità. La proposta dell'aumento del volume mi pare intellettualmente disordinata. Penso allo sfascio delle coste italiane, sfuggite a qualsiasi tipo di sanatoria e di piano regolatore e questo dimostra la gravità di un'edilizia fuori controllo. Sarebbe meglio prima un recupero dell'esistente, raccogliendo la disponibilità degli immobili vuoti e in vendita in tutte le città d'Italia. Lo stato ha le strutture per poterlo fare. E' urgente avvicinare tutti gli operatori, incontrare l'imprenditore che ha degli edifici vuoti e invenduti e tramite l'intermediazione di un fondo gestire l'acquisto con i privati, per i giovani, per le famiglie, mettendo in campo finanziamenti mirati e sotto controllo stretto". Rimaniamo sempre in tema nazionale. Tra le sue passioni c'è la caccia, cosa ne pensa della riforma proposta da Orsi del Pdl? Un patentino per sparare a 16 anni con fucile reso in comodato sotto la supervisione di un adulto cacciatore e l'esclusione di alcuni animali? "All'opinione pubblica, la proposta di Orsi, ci disegna come bracconieri. Probabilmente Orsi ha in casa un figlio di sedici anni che vuole andare a caccia, ma oltre a lui nessun altro ha sentito l'esigenza di una modifica della legge in questi termini. La proposta di modifica della Legge157 deve essere in accordo con gli ambientalisti e il mondo agricolo e deve riguardare la depenalizzazione dei reati venatori. Dieci anni fa, gli unici reati minori non depenalizzati sono stati quelli legati alla caccia. Attualmente, al cacciatore che incorre in un incidente venatorio capita che gli ritirino tutto quello che è nella disponibilità dello Stato, venga segnata la fedina penale, revocata la licenza se è titolare di una licenza e ritirato il passaporto. E' giusto l'inasprimento amministrativo, ma un cacciatore non può rischiare di finire in galera".

chiarimenti circa il monte Linzone. "E' un tema che mi sta particolarmente a cuore. Gia quando avevo vent'anni, durante l'amministrazione di mio zio a Palazzago, ero stato critico sulla vicenda del monte Linzone. Mi sono sempre speso per sensibilizzare l'opinione pubblica circa i necessari interventi di recupero, necessari per il ripristino degli abbandoni che si sono susseguiti negli anni. Prima la frazione di Pratomarone poi Collepedrino e adesso l'attività estrattiva si è portata alla sommità del Linzone. Il comune di Palazzago ha rinunciato alla sua vocazione turistica e la legge che obbliga le società operanti nelle cave a corrispondere al comune un corrispettivo rispetto ai metri cubi del raccolto, è recente". Qual è la situazione attuale? "Un'estremità del monte Linzone è scomparsa e adesso si sta aggredendo la seconda. Non voglio dire che non si debba più estrarre perché quella di Palazzago, a livello nazionale, è sicuramente una cava importante, ma noi dobbiamo attrezzarci rispetto a quest'iniziativa imprenditoriale che cambiando lo sky line di tutto il territorio interessato. La sensibilità imprenditoriale di tutti coloro che operano nel settore deve essere supportata dai fatti. Credo che sia necessario un confronto pubblico che dia modo ad ognuno d'illustrare le rispettive posizioni". Concludiamo con qualcosa di leggero. Lei è conosciuto alla camera anche per i suoi sigari? "E' una passione nata trent'anni fa quando andavo a caccia di pernici rosse in Spagna. Con il tempo ho apprezzato il profumo dei sigari grazie al mio accompagnatore che li fumava. I migliori sono quelli cubani e caraibici. Oggi ho un armadio umidificato con una collezione di 4.000 sigari. Ultimamente sto apprezzando molto i toscani morbidi, invecchiati e fatti a mano della Manifattura di Lucca".

Veniamo alla politica locale. Cosa ne pensa della sfida fra Bruni e Tentorio? "E' una bella bagarre, perché entrambi sono candidati di livello. Dopo un inizio traballante, Bruni ha corretto il tiro e negli ultimi anni ha dimostrato di essere un sindaco capace, operoso e questo lo porterà a spuntarla. Certo Tentorio è un candidato di peso, conosce la città, e ha quarant'anni di esperienza all'interno di Palazzo Frizzoni. Sarà una bella battaglia". Conosciamo da anni la sua sensibilità e la sua attenzione al piano cave. Lei è consigliere di Palazzago e più volte ha chiesto 47


Il rendiconto Articolo di Livio Casanova Foto di Laura Pietra

"Abbiamo difeso l'economia reale e il legame delle imprese con il territorio Abbiamo difeso la piccola e media impresa diversamente da chi la giudicava nanismo imprenditoriale" 48


Bettoni, il Braveheart della politica bergamasca Con "La forza dei fatti e dei valori", il Presidente della Provincia ha fatto il rendiconto del suo mandato ai bergamaschi che i "gà mia i fète de salam so gli òc" a bergamaschità" di Valerio Bettoni. Dal rendiconto del suo mandato, tenutosi lo scorso 14 marzo alla Fiera di Bergamo, questo è emerso e da qui dovranno partire Ettore Pirovano, Marco Pagnoncelli e tutti coloro che, nelle prossime elezioni si candideranno alla guida della Provincia di Bergamo. Prima di entrare nel merito del rendiconto è doveroso fare qualche considerazione sul presidente della Provincia, per capirci sul "Betù" e sul suo lungo operato (1999 - 2009). Possiamo farlo perché, per legge, non potrà più candidarsi avendo ultimato il secondo mandato consecutivo. Su di lui si possono esprimere tutti i tipi di giudizio perché come ogni amministratore, è soggetto a luci ed ombre, ma su una cosa tutti possiamo trovarci d'accordo: Bettoni ha amato e ama Bergamo. Visto il ruolo che ha ricoperto, la considerazione può essere ovvia, ma non è così scontata. Diverse persone - vedendolo o sentendolo parlare in questi dieci anni - non si sono sentite rappresentate da lui. I motivi sono legati ad un carattere un po' ruvido, al fatto che non ama troppi fronzoli e non utilizza troppi giri di parole e le sue inflessioni tipicamente bergamasche stridono con il cliché di uomini che ricoprono incarichi pubblici. Questa è la bergamaschità del "Betù", il suo segreto sta tutto qui. Perché il carattere un po' "rustico" e le sue inflessioni non sono dettagli di una persona e nemmeno folklore di un popolo, ma esprimono l'essenza di una terra, la nostra. Quante volte, con un sorriso

"L

amaro, abbiamo visto sottolineare (da altri) le nostre inflessioni linguistiche e una forma italiana un po' sgrammaticata. Ma Bettoni ha trasformato queste caratteristiche nei punti di forza del suo mandato. La gente lo ha sentito (realmente) vicino per le sue inflessioni dialettali, per il suo fare pragmatico (ma non affrettato), per le ore (innumerevoli) passate nei comuni della provincia, per aver raccolto i sentimenti e i problemi delle persone, per le sue lotte a favore del territorio, per le sue intuizioni. Molti sono stati i riconoscimenti e gli attestati di stima che sabato 14 marzo il presidente della Provincia ha raccolto da tutte le persone presenti in sala, perché "in questi anni abbiamo lavorato con tutti coloro che hanno voluto lavorare con la provincia - esordisce Bettoni - non abbiamo discriminato mai nessuno per colori politici. Non ci sono state barriere ideologiche rispetto ai problemi, perché quando si amministra, si amministra sempre per tutti. Abbiamo costruito un disegno che fosse coinvolgente per l'intera comunità, se non avessimo fatto questo saremmo ancora al tempo del Carlo Codega". Una giornata emblematica già dal titolo: "La forza dei fatti e dei valori", perché la gente "l à gà mia i fete de salam so gli òc", nella quale il Presidente della Provincia ha colto l'occasione anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpe. Prima di tutto con i parlamentari "Io sono abituato, come i bergamaschi, a lavorare sette giorni su sette anche il sabato e la domenica e in questi anni mi ha meravigliato una cosa in particolare. Vedere pochissimi parlamentari sul territorio bergamasco. Questo vuol dire che non esiste più un rapporto diretto tra i cittadini

49


e chi li rappresenta nelle varie istituzioni. Per avere sempre il polso della situazione bisogna ascoltare "i rogne". Ricordiamo quello che è successo dieci anni fa in Provincia quando tutti abbiamo dovuto attendere il risultato delle ultimissime sezioni per stabilire il vincitore. Solo 1513 voti separarono Valerio Bettoni (Scudo Crociato) da Giovanni Cappelluzzo (Lega Nord), che incrementò il 33,5 per cento del primo turno elettorale, portandolo fino al 50,2 per cento. Vinse nonostante perse 40.000 voti del primo turno, mentre il suo rivale battuto ne perse soltanto 20.000: paradossi dell' astensionismo. A quelle elezioni si presentò come indipendente, spinto "dalla convinzione che occorre far uscire la Provincia di Bergamo dall' isolamento nella quale l'ha chiusa l' amministrazione leghista, che si è negata a ogni altro confronto con le altre istituzioni e organismi, dal Comune alla Camera di Commercio, ai sindacati". Subito dopo la vittoria si è chiesto: Ades cosa fò?. Oggi si può dare una risposta, "abbiamo difeso l'economia reale - ha sottolineato Bettoni - e il legame delle imprese con il territorio. Abbiamo difeso la piccola e media impresa diversamente da chi la giudicava "nanismo imprenditoriale". Abbiamo difeso il localismo e la famiglia come fondamento di crescita. Abbiamo difeso l'integrazione tra pubblico e privato nella riqualificazione dei servizi di pubblica utilità". Oggi sembrano che tutti sposano la causa di Obama "ma il disegno di riconversione energetica e autostradale, la banda larga in ogni contea , il nuovo new deal sostenuto dall'intervento pubblico sono cose che a Bergamo - prosegue Bettoni - perseguiamo da 10 anni". Come a dire che non "abbiamo fatto buche per poi riempirle": nuove strade provinciali per 750 milioni di investimenti realizzati, nuove scuole per 120 milioni con interventi in 77 sedi per 43 istituti superiori, una popolazione di 50 mila persone di utenti, con 35 milioni destinati alla sicurezza di 500 mila metri di superfici scolastiche, la nuova Fiera, l'aeroporto di Orio al Serio che ha superato i 6.5 milioni di passeggeri, la Cittadella dello Sport, i 120 nuovi bus ecologici e in arrivo c'è ne sono altri 100. "Entro il 2015 dovremmo poter viaggiare sulle nuove autostrade - continua il presidente della provincia - la Pedemontana, la Brebemi, la Berga-

mo -Treviglio e sull'Alta Velocità Ferroviaria, avendo completato l'intero quadro del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). Per rompere l'isolamento della mobilità tra aeroporto, ferrovie, autostrade e strade si stanno riversando sul territorio risorse fondamentali". Tutto questo mentre siamo alla soglia di quel federalismo fiscale che dovrebbe cambiare l'Italia. "La nostra è una provincia efficiente - sottolinea Bettoni - autorevole che indirizza, programma e guarda al futuro. Pronta ad applicare quel federalismo fiscale tanto atteso quanto necessario. Mesi fa ho proposto che gli investimenti della provincia non rientrino nel patto di stabilità, ma la Lega, dopo il silenzio iniziale si è mossa tardivamente per smarcarsi dalle proprie responsabilità. E' la dimostrazione che quando si arriva a Roma ci si dimentica delle motivazioni d'origine. Non ci può essere partito di lotta e di governo se non si comprende l'originalità di un progetto di sviluppo locale". Un altro sassolino tolto. E mentre a Roma avanza addirittura l'ipotesi di un taglio dei costi attraverso l'abolizione delle province, nessuno dice niente dei "sette anni di cassa integrazione per gli ex-dipendenti Alitalia di Roma - e qui si scalda il presidente della provincia - al cento per cento degli attuali stipendi. Non si sta facendo niente per le politiche attive del lavoro a favore delle piccole imprese bergamasche". Questo è Bettoni, prendere o lasciare. Adesso spazio al futuro. Quello della provincia "con un progetto - auspica Bettoni - che deve continuare anche nella prossima legislatura, nel primato della politica e della autonomia per non disperdere tutto quello che si è fatto fino a qui". Quello di Bettoni, che i beninformati dicono dovrebbe sostituire il suo amico Roberto Sestini, alla guida della Camera di Commercio di Bergamo. Un uomo (non solo) al comando, per la tenuta della sua maggioranza, "in dieci anni di amministrazione - conclude "Ol Betù" - non abbiamo mai avuto una crisi, un rimpasto, uno scandalo, dimissioni o casi critici". (Non solo) al comando, perché Bettoni ha ritagliato e ridisegnato la figura di presidente della Provincia secondo il suo spirito di bergamasco (vero).

A SINISTRA La platea presente all’incontro con Bettoni

50


Il confronto diretto Foto di Laura Pietra Articolo di Anna Saurgnani

Roberto Bruni vs Franco Tentorio Chi sarĂ il nostro prossimo sindaco? In vista delle elezioni a Bergamo, abbiamo rivolto venticinque identiche domande ai due principali candidati. Il verdetto a voi lettori, giudici e futuri votanti: ecco le risposte sulle tematiche principali che coinvolgono presente e futuro della nostra cittĂ  52


FacciA a

Le elezioni amministrative cadono nell'anno più nero dell'economia italiana e mondiale. Le aziende bergamasche sono in crisi, tanti lavoratori vengono lasciati a casa. Cosa può fare un'Amministrazione comunale in un momento come questo? Bruni: "Può cercare d'incentivare gli investimenti. Noi abbiamo operato in due direzioni. La prima è rappresentata dal Piano di Governo del Territorio che offre occasioni di rilancio e di sviluppo. Chi ha detto il contrario ha raccontato sciocchezze, perché occorre predisporre e programmare tutto in vista della fine della crisi affinché ci sia uno strumento adeguato, altrimenti correremmo il rischio di trovarci impreparati. La seconda è stata la conferma ed, anzi, il rilancio degli investimenti, una politica necessaria che ci ha portato a sforare il Patto di stabilità".

1.

Tentorio: "L'Amministrazione Comunale può favorire il lavoro nelle imprese e i loro lavoratori, tenendo alto il livello delle opere pubbliche da realizzare. Purtroppo l'ultimo esercizio, il 2008, ha visto il netto calo degli investimenti, passati da 75 milioni di euro degli anni migliori della precedente Amministrazione a soli 30 milioni circa. Altri interventi positivi dovrebbero essere volti a incrementare il turismo, che può essere importante volàno per il commercio, la ristorazione, l'attività alberghiera e le iniziative culturali". Come fronteggiare, in particolare, il problema della casa? B: "Abbiamo predisposto un Piano di edilizia economica popolare, recuperando un gap di un decennio, che consente di offrire sia case a canone sociale sia edilizia convenzionata: sono 160 gli appar-

2.

53


tamenti che andranno in affitto convenzionato con i Piani Integrati d'Intervento e saranno 1.600 gli appartamenti disponibili in 15 anni grazie al Piano di Zona". T: "Anche le minoranze hanno condiviso il Piano decennale della casa, che è stato approvato solo pochi mesi fa, dopo che il precedente piano era terminato nel 2002. Bisogna riconoscere che sia la precedente che questa Amministrazione, sono state abbastanza lente nel rilancio del settore". Quali altre iniziative, anche d'emergenza, può mettere in atto il Comune? B: "Per le emergenze abbiamo trovato un accordo con la Mia e la Caritas, con cui abbiamo costituito un fondo di 850 mila euro. Il Comune ha stanziato 500 mila euro, la Mia 300mila e la Caritas 50mila". T: "Una proposta bipartisan approvata all'unanimità dal Consiglio Comunale prevede un intervento straordinario a favore della famiglie e delle persone per l'anno 2009, d'intesa con Mia e Caritas. Sia una raccomandazione a firma Bonassi-Tentorio, sia il progetto di bilancio 2009 dell'Amministrazione hanno concordato nel mettere a disposizione un importo di 500 mila euro".

3.

L'Expo di Milano del 2015 è vista come una grande occasione di rilancio per l'economia lombarda. Lo sarà anche per Bergamo? B: "Può esserlo, c'è un po' di enfasi intorno a questo evento, ma resta un'opportunità da cogliere per la città e il territorio bergamasco". T: "Credo e voglio proprio che sia così. Importante è però che Bergamo riesca a sedersi ai tavoli che decidono. Cosa che fino a questo momento non è avvenuta".

4.

5.

In quale misura? B: "Sarà una grande occasione per l'aeroporto di Orio al Serio che consoliderà Bergamo come meta turistica nei circuiti internazionali. Agli enti pubblici può dare la possibilità di accedere ai fondi per realizzare il collegamento ferroviario tra Bergamo e l'aeroporto". T: "Expo 2015 deve consentire la realizzazione di una o più infra-

54

strutture d'interesse regionale, ma collocate nella Bergamasca. La prima potrebbe essere il collegamento tramviario Bergamo- Orio".

6.

Con quali rischi? B: "Rischi non ce ne sono, ma sono un po' preoccupato per i ritardi accumulati a livello organizzativo per problemi di ordine spartitorio". T: "L'unico rischio è quello di restare lontani dalle scelte". Il nuovo Piano di Governo del Territorio ha disegnato la Bergamo del futuro. Lei come immagina la sua città tra 15 anni? B: "La immagino come una città che ha saputo conservare e valorizzare le proprie bellezze rilanciando la propria immagine nel mondo, anche attraverso nuovi poli d'attrazione come Porta Sud che dovrà essere d'altissima qualità nel campo dell'innovazione e della ricerca". T: "Il PGT prevede 21 mila nuovi abitanti e 15 mila nuovi addetti. Non vorrei che Bergamo diventasse "grossa" invece che "grande". È assolutamente necessario uno sviluppo prudente, in cui le infrastrutture e i servizi devono precedere - e non seguire - l'edilizia residenziale e commerciale".

7.

Opere pubbliche: tangenziale Est, parcheggio di via Fara, ascensore in città Alta. Quali errori e quale utilità? B: "L'avevo detto in campagna elettorale e gli elettori che ci hanno votato sapevano benissimo che la tangenziale Est non l'avremmo fatta, perché era un'opera di dubbia utilità. Ne abbiamo invece progettato un pezzo (il collegamento tra Borgo Palazzo e l'asse interurbano, n.d.r.) e la Nembro-Seriate che hanno alleviato il problema. L'intera tangenziale sarebbe stata un peso insostenibile per le casse comunali, avrebbe voluto dire fare solo quella e, invece, con quei soldi abbiamo finanziato un intero anno di opere pubbliche. Quanto al parcheggio della Fara lo abbiamo ereditato: c'era già una convenzione firmata. E' un'opera che ha avuto tutta una serie di problemi di carattere economico e finanziario, poi c'è stato l'inconveniente tecnico grave (la frana all'interno del cantiere n.d.r.) imputabile in parte ad imprevisti e in parte ad errori della società realizzatrice. Ora è stato posto in sicurezza, ma dovrà essere fatta una modifica progettuale da chi lo sta costruendo. Noi rifletteremo con calma e una volta visto il progetto decideremo se autorizzarlo o meno. Quello che trovo stupefacente, però, è che di questo parcheggio se ne sta parlando da 7 anni. I lavori sono iniziati, nessuno ha detto nulla fino alla frana. Capisco le preoccupazioni dei residenti, ma non coloro che oggi si stracciano le vesti: mi chiedo, nel 2002 dove erano?" T: "La tangenziale Est è stata un grande fallimento di quest'Amministrazione. Ha rinunciato a una strada che poteva portare fuori Bergamo il 30% del traffico proveniente dalle Valli e destinato a sud e viceversa. Ha buttato al vento 21 milioni di euro di contributi regionali a fondo perduto e ha pagato 1 milione di danni. E pensare che tutte le categorie professionali, i sindacati e persino alcuni partiti della sinistra ne erano convinti. Ma ha prevalso il divieto dell'ala rosso-verde della coalizione. Per quanto riguarda il parcheggio di via Fara è stato un grosso errore tecnico-costruttivo per un progetto delicato, ma voluto dall'unanimità anche della circoscrizione. Ora, prima la sicurezza degli abitanti e poi una ripresa dei lavori con criteri mi-

8.


gliori. Come per l'ascensore in città alta: o si fa all'interno delle mura o non si fa. Ormai anche la Sovrintendenza la pensa così". Cosa è stato fatto per il traffico? Quali soluzioni per il prossimo quinquennio? B: "In questi 5 anni si è puntato sulla mobilità sostenibile come le zone 30 prima assenti, e le Ztl. Abbiamo incrementato la ciclopedonalità e si è immaginato lo scenario strategico dei prossimi 5 anni che prevede queste soluzioni: il completamento del sistema delle tangenziali (tratto Gorle-Pontesecco), il collegamento tra la stazione di Bergamo e l'aeroporto di Orio al Serio e il sistema ferroviario di tipo metropolitano che colleghi Ponte San Pietro a Seriate". T: "E' uno dei settori peggiori. Le zone a traffico limitato sono un errore, perché spostano le auto sulle altre vie; le zone 30, di per sé talvolta utili, vanno fatte solo quando servono e con percorsi meno tribulati. Le soluzioni del traffico per il futuro stanno ancora nel portare fuori Bergamo gli autoveicoli non destinati alla città. Con la tangenziale Est o con altre opere".

9.

10.

Il turismo in città come può essere potenziato? B: "Il turismo deve essere potenziato perché Bergamo è una città bellissima e ha grandi possibilità. L'Amministrazione ha fatto la sua parte in questi 5 anni, dando vita alla grande stagione dei restauri del patrimonio artistico cittadino. E' necessaria sicuramente un'agenzia che sappia proporre e vendere eventi, a Bergamo ce ne sono di rilevanti ogni mese, ma occorre presentarli in maniera coordinata". T: "Il turismo deve essere la grande novità del futuro quinquennio. Abbiamo Orio, quarto aeroporto italiano, abbiamo Valli e laghi splendidi, abbiamo una città meravigliosa dove possono essere aumentate le manifestazioni culturali e sportive. In un momento difficile per l'economia, l'attività turistica può rappresentare davvero un complemento importantissimo, in sinergia con le attività commerciali, alberghiere e culturali".

Brescia, con le sue mostre che attirano migliaia di visitatori, può essere un modello da seguire? B: "Non ritengo che il modello Brescia vada seguito; dobbiamo creare un modello autonomo che nasca dalle nostre istituzioni. Bergamo non può puntare su un turismo di massa come Brescia, ma deve crearsi una sua nicchia di turismo di qualità. C'è poi un modello gestionale che oggi s'affida troppo all'ente pubblico; penso che ci vorrebbe un intervento maggiore dei privati". T: "Anche Brescia può fornire esempi utili. Ricordo che in questi cinque anni sono praticamente scomparse dalla programmazione culturale della città le grandi mostre. Caravaggio e Lotto sono solo un lontano e rimpianto ricordo".

11.

doverosa attenzione ai problemi d'inquinamento di alcune parti della città, che chiedono di essere attenuati con opportuni interventi economici".

13.

Lo stadio nuovo si farà? B: "Lo vorrei; se all'Italia venissero assegnati gli Europei del 2016 allora potrebbe partire un piano nazionale per favorire le società nel costruirsi un proprio impianto. Noi siamo sempre pronti a mettere in gioco il vecchio Comunale". T: "Si sarebbe già fatto, se questa Amministrazione non avesse bloccato per le solite imposizioni delle ali rosso-verdi il Parco dello sport alla Grumellina, con tutti gli impianti sportivi e con 200 mila metri quadri di verde pubblico. C'è chi spera che l'Atalanta non vada in Uefa, perché i tifosi non si accorgano che dovrebbero andare a Modena".

14.

In città o fuori? B: "Lo stadio nuovo fuori città, a Bergamo solo nel caso di ristrutturazione di quello esistente". T: "Dove è possibile. Resta a mio parere ancora aperta la possibilità della Grumellina, in sinergia con gli impianti sportivi dell'Accademia della Guardia di Finanza". La sicurezza è davvero un problema per Bergamo? C'è un'emergenza? B: "La sicurezza è un problema per tutte le città, ma non parliamo di emergenza. E' giusto tenere alta la guardia e bonificare le zone degradate attraverso interventi urbanistici e l'intervento della Polizia locale. Il vero problema di Bergamo ritengo che sia la sottodotazione delle forze dell'ordine". T: "Non è un Bronx, ma il problema è serio e soprattutto molto sentito. La statistica del "Sole 24 Ore" che pone la bergamasca al 59° posto su 103 province esaminate, non lascia dormire sonni tranquilli. Ripristino dei vigili di quartiere, ordinanze secondo la legge Maroni, sblocco del numero delle telecamere, accordi per forme di

15.

Come sfruttare al massimo la vicinanza dell'aeroporto di Orio al Serio? B: "Come ho detto prima, con il collegamento tra lo scalo e la stazione di Bergamo". T: "Con una politica turistica finalmente rilanciata e opportunamente sostenuta, anche da un punto di vista economico. Resta la

12.

55


volontariato di controllo, disponibilità di militari, aumento del numero delle forze dell'ordine. In sintesi un progetto articolato, equilibrato e senza veti da parte dell'estrema sinistra". Servizi alla persona: cosa ha fatto la passata Amministrazione e cosa c'è da fare per i prossimi cinque anni? B: "Noi abbiamo fatto tantissimo, abbiamo aumentato la spesa del 25 per cento in un quadro di grandi ristrettezze economiche. Abbiamo rinnovato tanto anche per quanto riguarda le opere pubbliche, costruendo nuovi centri anziani e abbiamo affrontato la questione del Gleno, risolvendo una situazione economica critica, solo per fare alcuni esempi". T: "Da sempre le Amministrazioni Comunali di Bergamo si sono positivamente impegnate. Gli Assessori Cagnoni, Sorti, Bonassi e Carnevali hanno positivamente operato. Noto una forte continuità dell'attuale Amministrazione rispetto al passato (l'incremento di spesa c'è stato, ma sostanzialmente nei limiti dell'inflazione). Bisogna continuare così, con qualche intervento straordinario in questo anno di crisi a favore di persone e famiglie".

16.

Integrazione e immigrazione: a che punto è Bergamo? B: "La situazione è in miglioramento, la svolta è stata considerare l'immigrazione non come tema legato all'emergenza, ma come strutturale e la nostra città da questo punto di vista è sempre più inclusiva. E' diminuita la tensione, pensiamo a come siamo intervenuti su via Quarenghi e ai risultati raggiunti. La domanda da porsi ora, è cosa accadrà in futuro con gli immigrati di seconda generazione e con il possibile rientro degli stessi immigrati per gli effetti della crisi che sta colpendo il nostro Paese". T: "La premessa è che l'immigrato regolare ha gli stessi diritti e doveri degli altri residenti, con un doveroso impegno alla sua integrazione. L'immigrato irregolare viola la legge e lo Stato deve provvedere al suo rimpatrio".

17.

18.

Come imposterà la sua campagna elettorale? B: "Perché interrompere un lavoro che ha prodotto risultati? Alle amministrative bisogna guardare alla bontà del programma e alla concretezza dell'azione più che a questioni di politica nazionale". T: "In mezzo alla gente, cercando di far conoscere le idee, i programmi, la squadra e la mia persona".

19.

E le sue alleanze? B: "Le farò con chi si riconosce in questo programma e lo vuole innovare. I problemi politici che si sono presentati in questi anni all'interno della coalizione hanno riguardato casi personali". T: "Essenziale l'intesa fin dall'inizio con Pdl e Lega. Auspicata un'immediata disponibilità dell'Udc, in posizione di pari dignità. Indispensabile una lista civica di bergamaschi non legati ai partiti che vogliono operare per la comunità".

56

20.

Come vede quelle della coalizione opposta? B: "E' una coalizione, ammesso che ci sia, che non so come risolverà le questioni programmatiche, visto che si costituisce come conseguenza delle alleanze nazionali. In sede locale abbiamo visto che la pensano diversamente su tante cose e in Consiglio ci sono stati tanti atteggiamenti diversi". T: "Una coalizione estremamente eterogenea, che va dal centro all'estrema sinistra di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, non può che avere contrasti e differenze, che alla fine impediscono tante scelte importanti per la città".

21.

Come convincerà i cattolici moderati a sostenerla? B: "Se il problema è che io non sono credente, posso dire che non sono nemmeno un mangia preti. Ho un ottimo rapporto con tanti parroci, l'ho avuto con il vescovo Amadei e conto di averlo con il vescovo attuale. Per quanto riguarda la politica amministrativa, la Giunta ha sempre sostenuto i temi della famiglia, abbiamo portato parità tra pubblico e privato nelle scuole materne e abbiamo predisposto un bando per dare un contributo a coloro che realizzano impianti sportivi e quindi anche agli oratori". T: "La gente politicamente moderata può trovare in me e nei candidati che si presenteranno con me - e soprattutto nei programmi , una risposta positiva alla loro visione di città".

22.

Un pregio e un difetto del suo avversario. B: "Il pregio: un intelligente equilibrio. Il difetto è una critica politica: in questi 5 anni di opposizione ha lasciato troppo spazio ad altri che facevano un'opposizione rumorosa, lasciando che fossero loro i leader". T: "Il pregio è la correttezza, che appartiene alla storia di tutti i sindaci della città. Il difetto è la coalizione che lo sostiene in modo determinante". Crede che la crisi del Pd possa influire sulle scelte dell'elettorato di sinistra? B: "Spero di no... Con il nuovo segretario nazionale mi auguro che s'inverta la tendenza. Comunque, trattandosi di amministrative, credo che l'elettorato consideri maggiormente la persona , i programmi e le cose fatte". T: "Il Pd attraversa sicuramente il suo peggior momento di crisi. Ma mi sembra inelegante andare a fare previsioni negative in casa d'altri".

23.

24.

Chi vincerà? B: "Io, pur essendo una sfida difficile". T: "Il migliore".

25.

Se dovesse perdere cosa farà? B: "Tornerò serenamente a fare l'avvocato a tempo pieno, ma resterò probabilmente in Consiglio comunale". T: "Cercherei d'aiutare a costruire una squadra nel consiglio comunale, nei partiti e in città per vincere la prossima volta".


Bergamo&Territorio Articolo di Livio Casanova Foto di Laura Pietra

Nessuno è sceso in "campus" per la cittadella universitaria "Nella crisi economica in atto la nostra realtà deve assumersi, volente o nolente, il ruolo di coscienza collettiva", con questa esortazione il rettore Alberto Castoldi ha aperto l'anno accademico dell'Università degli Studi di Bergamo

l principio della sapienza è il desiderio d'istruzione, la cura dell'istruzione è amore…", questa è l'esortazione che campeggia sopra la sala Oggioni del Centro Congressi Giovanni XXIII. Il versetto della "Sapienza" è stata la voce silenziosa che lo scorso lunedì 2 marzo ha accompagnato l'inaugurazione dell'anno accademico 2008-2009 dell'Università degli Studi di Bergamo. Sempre silenziosa (ma non in senso figurato) è stata la replica della Mariastella Gelmini alle molte critiche mosse dal rettore Castoldi che nel suo intervento ha toccato, tra l'altro, il tema della riforma universitaria. Riprendendo il versetto dell'inizio, verrebbe da pensare che l'amore del ministro dell'istruzione si fermi alle porte della nostra città e al suo fidanzato bergamasco, ma non valichi i cancelli della nostra sede universitaria. "L' università evidenzia il rettore Alberto Castoldi - sempre più abbandonata a se stessa, è costretta a svolgere un'impossibile compito di supplenza rispetto al declino complessivo del paese, in mezzo ad infinite carenze di ogni tipo. I finanziamenti sono sempre più modesti, a se-

"I

58


Il rettore Alberto Castoldi

"Non siamo stati contrari, a priori, al progetto del Campus da realizzarsi nell'area degli Ospedali Riuniti, ma siamo contrari al fatto che lo debba finanziare l'UniversitĂ di Bergamo con mezzi propri"

59


gnalare che l'università non costituisce assolutamente un problema per il paese". Le responsabilità non sono tutte da attribuire all'attuale ministro ma sono da spartire, in parti uguali, tra Giuseppe Fioroni, Letizia Moratti, Tullio De Mauro, Luigi Berlinguer, Giancarlo Lombardi, Francesco D'onofrio e via di seguito, tutti i ministri dell'istruzione (n.d.r. oggi si chiama Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) delle precedenti legislature. "L'attuale disagio - continua il rettore - risiede nell'anacronismo dell'istituzione stessa. L'università italiana costituisce un caso eclatante; realtà obsoleta che continua a far sopravvivere nel ventesimo secolo un modello di promozione e gestione dei saperi elaborato nel corso dell'Ottocento. Assomma in sé una pluralità di competenze, ricerca, formazione, didattica, altrove ben diversamente ripartite e qualificate. Come se non bastasse negli ultimi vent'anni l'università si è andata configurando come un cantiere incessantemente aperto, con continui aggiustamenti improvvisati, senza mai avere il tempo necessario per sperimentare le innovazioni stesse. Gli atenei sono stati chiamati ad inventarsi soluzioni e a competere esclusivamente sul numero degli iscritti, fino a poco tempo fa, l'unico parametro per ottenere i finanziamenti statali. E' ciò che è puntualmente avvenuto, è il risultato perseguito dal

60

succedersi dei vari governi". Nessuno nasconde che da più parti e in diverse sedi si spinge per la ricerca, ma forse c'è un fraintendimento di fondo. Quello che le università intendo per "ricerca" è promuovere e allevare i migliori intelletti, favorire la loro libera attività per offrire alle persone una concreta possibilità di esprimere il loro talento, contribuendo così alla crescita economica e culturale dell'intero paese. Quando il governo parla di "ricerca", molto probabilmente intende, prima di tutto se non esclusivamente, la ricerca di finanziamenti che le varie sedi universitarie devono sobbarcarsi per evitare che alla fuga dei nostri cervelli migliori si accompagni, puntuale, la fuga delle loro idee. La riduzione dei fondi pubblici destinati all'università ha obbligato quest'ultima ad andare alla ricerca di finanziamenti privati giunti, in particolare, dal mondo imprenditoriale. "Ultimamente sono nati - prosegue Castoldi - un Centro per l'innovazione e la gestione della conoscenza (COGES) orientato alla bioingegneria, con finanziamenti della Fondazione Cariplo ed un importante dottorato internazionale promosso dalla Fondazione Italcementi, dedicato alla Logistica". Rimane sempre l'affermazione del "primato della ricerca universitaria", così scontata da rimanere solo una petizione di principio. "Ma per competere con le altre nazioni - continua


il rettore nel suo intervento - occorrerebbe raddoppiare il finanziamento, per investire sul futuro, invece si prendono a pretesto delle disfunzioni nel tentativo di giustificare la drastica riduzione di fondi, come se per migliorare le condizioni fisiche di un malato si dovesse risparmiare sulle cure, invece di renderle più adeguate". A proposito di malati e strutture sanitarie, quella del 2 marzo è stata anche l'occasione per tornare e (consegnare agli archivi della città) la vicenda degli Ospedali Riuniti e del campus universitario da realizzare su quest'area. "Ci siamo imbattuti e ci imbattiamo, tutt'ora - sottolinea Castoldi - in infiniti ostacoli e difficoltà di ogni tipo. Il più rilevante è stato senz'altro il coro di interventi perché l'università si stabilisse nella sede degli Ospedali Riuniti. Fortunatamente abbiamo saputo resistere perché nessuno si è presentato ad offrire un aiuto economico, e se l'Ateneo si fosse avventurato in quella direzione ora, con tutte le restrizioni e le penalizzazioni imposte dal Ministero, verosimilmente saremmo già costretti a chiudere. Non siamo contrari al Campus, siamo contrari a che lo debba finanziare l'università di Bergamo con mezzi propri". E così rimane solo il tempo per appendere il cartello "Vendesi" sui cancelli degli Ospedali Riuniti e per le considerazioni finali. Una rivolta ai mass media perché "Le informazioni

reperibili sulla stampa sono assai spesso surreali… Tutti i dati sull'Università di Bergamo, o la loro interpretazione, sono gravemente errati". E l'altra rivolta agli amministratori locali "Avremmo voluto che il cammino fin qui compiuto potesse avvalersi delle varie realtà del territorio come compagni di strada, ciò è avvenuto purtroppo solo raramente in modo significativo". Quest'anno si chiudono i dieci anni di rettorato di Alberto Castoldi con un'espansione numerica dell'Univeristà di Bergamo che ha conosciuto una crescita costante. Gli iscritti hanno toccato e superato la soglia dei 15.000, distribuiti in sei facoltà, per le lauree triennali. Sono stati attivati sedici corsi di laurea, mentre sono diciotto per la laurea specialistica. I docenti di ruolo sono 330 mentre sono 221 gli operatori del settore tecnico amministrativo che, tra Bergamo e Dalmine, lavorano ed operano su 52.000 mq. di spazi disponibili. Numeri che collocano Bergamo tra le Università "virtuose". "L'essere inseriti fra le università virtuose - conclude il rettore - vuol dire avere il bilancio in ordine, sebbene l'ateneo bergamasco vanti un credito di 11 milioni di euro come fondo ordinario nei confronti del Ministero". L'appuntamento per tutti è per il prossimo mese di maggio quando l'Università di Bergamo festeggerà i 40 anni dalla sua fondazione.

61


La lezione "magistrale" di Gianfranco Bonacina Il presidente della Banca di credito cooperativo - Cassa Rurale di Treviglio è stato insignito della laurea ad Honoris Causa in "Economia aziendale e direzione delle aziende"

DA SINISTRA Il rettore Alberto Castoldi con Gianfranco Bonacina

'azione di Bonacina ha consentito alla banca trevigliese di raggiungere il terzo posto assoluto in Lombardia, guadagnandosi uno dei primi dieci posti in Italia", con questa motivazione Antonio Amaduzzi - il decano dell'Università di Bergamo ha motivato la laurea ad Honoris Causa a Gianfranco Bonacina, presidente, dal 2004, della Banca di credito cooperativo - Cassa rurale di Treviglio. "Durante la sua direzione prima e la presidenza poi - prosegue Amaduzzi - la Banca ha avuto un costante ed equilibrato sviluppo. Dal 1° gennaio 1990 al 1° gennaio 2009 ricordiamo che la raccolta diretta e indiretta è passata da 435 milioni di euro a 2 miliardi e gli impieghi sono passati da 117 milioni a 1.4 miliardi di euro. Inoltre il numero dei soci è passato da 1.427 a 16.300, il numero dei dipendenti da 90 a 320 e il numero di filiali da 7 a 40". Una banca che ha i suoi punti di forza nell'identità e legame con il territorio, nelle sue radici cristiane e solidaristiche, nella ridistribuzione degli utili per il bene comune del territorio. "Certo - spiega Gianfranco Bonacina - dai ricavi e dagli utili non si può prescindere, ma per la Cassa Rurale è fondamentale il modo in cui li consegue e, soprattutto chi deve beneficiarne". Così davanti alle più alte cariche dell'università, agli amministratori locali, al personale tecnico e agli studenti, ha illustra-

"L

62

to, in modo "magistrale" come nel rapporto tra etica ed affari, il mondo cooperativo e la cooperazione del credito in particolare sono interpreti speciali. "Vogliamo individuare nella prospettiva dell'etica - sottolinea Bonacina - il valore portante della nuova economia, la via d'uscita dal tunnel nel quale l'occidente, il Paese, la provincia bergamasca e il suo capoluogo si sono venuti a trovare". Un forte legame con il territorio a cui appartiene "perché abbiamo voluto investire nella BreBeMi, IPB, Big-TCL (Banda Larga) Pedemontana, Servitec, persuasi che ottimizzare il sistema di viabilità in un moderno contesto si traduca in benefici per tutti" e il sodalizio con l'università di Bergamo "che ha accettato di operare in sinergia con noi per l'apertura della sede universitaria di Treviglio". Due parole anche sul "Distretto del Bene Comune" "il laboratorio - conclude il presidente - ove abbiamo iniziato a trasformare in fatti concreti i progetti del territorio" E poi spazio ai sentimenti. Prima di ricevere la laurea ad Honoris Causa da Alberto Castoldi, il presidente Bonacina si è commosso nel ricordare e nel ringraziare i suoi genitori di origine contadina che gli hanno trasmesso l'onestà, la laboriosità, la solidarietà: valori al primo posto della sua esperienza vitale e professionale, e la sua famiglia presente in sala. Un lungo applauso, finale, di stima e di affetto prima di complimentarsi con una calorosa stretta di mano.


Top Brand Articolo di Giorgio Chiesa

Gruppo Piazzalunga, dall'idea al mercato globale Costituita da sette aziende fortemente radicate sul territorio del Nord Italia, la poliedrica holding trasforma i progetti - ancora sulla carta - in prodotti vincenti

vrei davvero un'ottima idea. Il problema è che non so come realizzarla". Una frase molto comune, che tutti abbiamo pronunciato almeno una volta nella vita. La classica lampadina che s'accende però, troppo spesso si scontra con numerose domande che non trovano risposta. D'altronde si sa, oltre al genio serve anche la fortuna di poter disporre di un partner vincente che ti aiuti a realizzare il tuo progetto in modo efficace. Proprio in questa distanza - quella tra fase creativa e di produzione - si colloca il know-how di una delle più poliedriche aziende della bergamasca: Gruppo Piazzalunga. Costituita da sette realtà, ognuna specializzata in un settore diverso, la holding riesce ad occuparsi di tutta la catena produttiva che va dall'ideazione di un determinato prodotto fino alla sua commercializzazione. Una realtà che è andata crescendo negli ultimi dieci anni, ed è riuscita a coniugare le capacità manageriali dei quattro fratelli che gestiscono il Gruppo con tutta quella serie di competenze e specializzazioni indispensabili ai fini della qualità del prodotto fi-

"A

64

nale. "In Italia - afferma Luca Piazzalunga, responsabile commerciale del Gruppo - non esistono realtà come la nostra. E' importante sottolineare il fatto che la maggior parte delle imprese che decidono di realizzare una nuova linea di prodotti, deve necessariamente rivolgersi a una moltitudine d'aziende, ognuna delle quali con competenze diversificate. La nostra forza risiede proprio nella mancanza di frazionamento, cioè nel fatto che riusciamo ad essere un'unica holding fortemente coesa. Questo grazie a mio fratello Angelo - che si occupa degli acquisti sul territorio nazionale - e alle mie due sorelle, Silvia - responsabile estero - e Mara, responsabile amministrativo/finanziario nonché presidente del gruppo Di cosa vi occupate principalmente? "Facciamo circuiti elettronici assemblati. Quindi qualsiasi oggetto tecnologico, dal più semplice come può essere il microfono con cui state registrando questa intervista ai più complessi nei settori militari, elettromedicali, industriali. Ci occupiamo di tutto quello che ha, come sue componenti principali, plastica ed elet-


DA SINISTRA Luca Piazzalunga, il fratello Angelo e le sorelle Mara e Silvia

Il segreto lo svela Luca Piazzalunga, responsabile commerciale: "La nostra forza risiede proprio nella mancanza di frazionamento, grazie alla specializzazione delle nostre aziende riusciamo ad essere un'unica realtĂ fortemente coesa" 65


tronica. Non ci si fa molto caso, ma ogni accessorio quotidianamente utilizzato, ha alle spalle una notevole lavorazione che va dal reperimento dei materiali, fino al loro imballo e montaggio. Questo lavoro, per così dire "dietro le quinte", viene effettuato unendo capacità settoriali profondamente diverse". Quali sono le fasi di una così particolare unione d'intenti? "In poche parole, quando un cliente arriva da noi, ci propone soltanto una prima bozza di progetto. Potremmo chiamarlo uno schizzo "grezzo" di una possibile futura produzione. A quel punto interviene la nostra competenza reticolare che si dirama in tutte le fasi della progettazione, andando dallo stampo allo stampaggio vero e proprio, dalla masterizzazione alla progettazione che culmina con la produzione del primo esemplare finito. Ci possiamo definire il braccio dell'idea, che plasma, costruisce, dà una forma finale e adeguata alle esigenze della committenza".

Da dopo l'idea a prima dello scaffale? "Riusciamo a trasformare in realtà il desiderio del nostro cliente, che sia una multinazionale o un privato cittadino deciso ad investire in una nuova avventura imprenditoriale. Da questo punto di vista sono fondamentali tutte e sette le aziende che costituiscono la nostra holding, che contano complessivamente un totale di quattrocento dipendenti. Quel'è il vostro nucleo principale? "Sicuramente tutta la parte legata al design tecnico - quindi il settore degli stampi - e quella inerente alla ricerca e sviluppo dell'elettronica. Il problema è che, nonostante queste ultime siano fondamentali, non esiste un vero e proprio nucleo portante. Deve procedere tutto in perfetta simbiosi, solo così riusciamo ad andare incontro a quei clienti che decidono di dare esternamente la loro produzione reale, magari costituita da migliaia di pezzi. In questo senso funzioniamo anche da magazzino logistico, occupandoci - in alcuni casi persino della spedizione vera e propria del prodotto".

"Realizziamo circuiti elettronici assemblati Ci occupiamo di tutto quello che ha, come sue componenti principali, plastica ed elettronica"

66


"Quando un cliente arriva da noi che sia una multinazionale o un privato -, ci propone soltanto una prima bozza di progetto A quel punto interviene la nostra competenza reticolare che si dirama in tutte le fasi della progettazione, dallo stampo alla produzione"

Parliamo più nello specifico delle sette aziende. "Le nostre imprese sono dislocate in varie parti dell'Italia. Non solo Bergamo, ma anche Bologna, Brescia e Vicenza. Facendo un rapido elenco, possiamo dire che il "front office" è costituito da "Systema Electronics", il montaggio elettronico è affidato a "El.Se.", gli stampi e lo stampaggio della plastica è competenza della "B.B. Plast". "Im-Ex" si occupa invece dell'importazione di materiale - dal fotovoltaico ai circuiti stampati - mentre "ECS" è specializzata nella produzione vera e propria dei circuiti elettronici. Poi c'è "I.C.A." che produce cablaggi ed infine "Nortech", specializzata nell'acquisto e assemblaggio di schede elettroniche". Una struttura impressionante che ha un grande pregio: essere fortemente radicata nel Nord Italia. "Nel mondo esistono massimo quattro o cinque aziende che fanno un lavoro simile al nostro. Sono dei colossi che contano migliaia di dipendenti, spesso dislocati in zone molto lontane dalla produzione effettiva. Il nostro vantaggio diventa, dunque, quello di essere una piccola realtà, agile, veloce e puntuale. Il fatto di non aver affidato la manodopera a terzi - specialmente a zone del globo in cui c'è povertà e sfruttamento - è una scelta imprenditoriale e di vita. Riteniamo che prima del guadagno venga la qualità, e prima ancora della qualità, il radicamento sul territorio nazionale. Questo permette di far lavorare non solo il

nostro Gruppo, ma anche di dare occupazione a centinaia di operai, portando benefici concreti alla nostra economia". Scelte coraggiose. Immaginiamo che la competizione sia spietata. "Il primo anno siamo in co-design con il nostro cliente, quindi non sentiamo il peso della concorrenza. Dal secondo in poi, tutta la produzione può spostarsi nel mondo intero, in quanto non è più possibile avere l'esclusiva. A quel punto siamo noi a dover trovare qualche nuova idea per cercare d'ottimizzare il processo produttivo, altrimenti correremmo il rischio di vanificare il buon lavoro svolto nel primo periodo. E' una fase molto delicata in cui bisogna cercare - con le nostre sole forze - la soluzione più performante sia per noi che per la committenza, facendo al contempo attenzione al prodotto". Nonostante le difficoltà e la concorrenza globale, continuate a investire? "Riteniamo che andare in controtendenza sia uno dei modi per uscire dalla crisi. A questo proposito, stiamo costruendo un capannone di diecimila metri quadri che ospiterà parte delle nostre competenze, in particolare nel settore della plastica. Ci piace scommettere su noi stessi mantenendo uno spirito propositivo. Solo con queste nuove idee è possibile affrontare il futuro". 67


In copertina Articolo di Luca Bilotta Foto di Laura Pietra

Il presidente Luca Pavoni

Com.Italf., l'impresa anticrisi è nell'ambiente 68


L'esperienza del gruppo di Telgate, da cinquant'anni leader nella progettazione di strutture e costruzioni in acciaio per il settore civile ed industriale, sbarca nel comparto delle energie rinnovabili e dell'ecotecnologia con ComItalf Energy e ComItalf Machinery

bbiamo investito non pensando alla crisi, credendo che la diversificazione settoriale possa essere la giusta chiave di volta per superare questa empasse congiunturale. Adesso siamo pronti, cercheremo di trainare il mercato anche grazie alla nostra cinquantennale esperienza". E' raro sentire pronunciare simili parole in un momento non facile per l'industria italiana. Eppure, in un periodo in cui i mass media e gli addetti ai lavori lanciano allarmi e soluzioni di ogni genere, c'è chi ha deciso di rimboccarsi le maniche e lanciarsi in nuovi scenari di mercato. E' il caso della Com.Italf. di Telgate, azienda ber-

"A

69


ComItalf Energy: "Due anni fa abbiamo iniziato realizzando strutture in acciaio per il supporto di pannelli solari. Da qui l'idea di creare una società ad hoc capace di occuparsi in toto di tutti gli aspetti necessari: dall'impianto alla fornitura e installazione dei materiali in loco, sino agli aspetti burocratici" gamasca da cinquant'anni leader nella progettazione di strutture e costruzioni in acciaio per il settore civile ed industriale. Nata nel 1958 come impresa artigiana caratterizzata dalla tenacia di Giambattista Pavoni, nel tempo si è strutturata come una società moderna, allargando gli orizzonti lavorativi con impegni nazionali ed esteri grazie alla dedizione di Luca Pavoni, figlio del fondatore. E proprio in questi ultimi anni Com.Italf. ha deciso di compiere il definitivo salto di qualità. Non solo nel mondo dell'acciaio, vero core business - dove ha acquisito fette di mercato significative -, ma anche in un campo innovativo come le energie rinnovabili. Una mossa che nasce da una strutturata ascesa ecotecnologica nel campo dei pannelli fotovoltaici e degli impianti di triturazione dei rifiuti industriali. "Due anni fa afferma Luca Pavoni - abbiamo mosso i primi passi in questo affascinante mondo, iniziando a realizzare strutture in acciaio per pannelli solari. Un settore che, riteniamo, possa 70

avere un grande sviluppo nel prossimo decennio. Abbiamo così deciso di diversificare la nostra produzione, creando una società ad hoc capace di occuparsi in toto di tutti gli aspetti necessari: dall'impianto alla fornitura e installazione dei materiali in loco, sino agli aspetti burocratici". Non solo, la salvaguardia dell'ambiente diventa uno degli obiettivi primari dell'azienda. "In questi due anni la diversificazione industriale ha avuto un'ulteriore svolta, abbiamo voluto specializzarci anche nella produzione di macchinari per il riciclaggio di rifiuti industriali". Una duplice escalation, quindi, iniziata ufficialmente nel 2009, con l'avvento di ComItalf Energy società nata per offrire la possibilità di avere un solo referente capace di portare a termine il progetto di installazione "chiavi in mano" di impianti fotovoltaici; e ComItalf Machinery, realtà figlia di un deciso investimento nello sviluppo e nella ricerca dell'ecosostenibilità, riferita alla gestione razionale ed intelligente dei rifiuti industriali.


Andiamo con ordine: partiamo dalla nascita della vostra realtà imprenditoriale. Siamo nel 1958, un piccolo capannone e tanta voglia di creare un'attività propria. "Erano anni pionieristici - afferma Giambattista Pavoni - ci chiamavamo Italforme e l'attività era prettamente a carattere artigianale. In azienda avevamo circa dieci operai. Ci dedicavamo alla produzione per l'edilizia privata, strutture metalliche in genere e, soprattutto, alla produzione di serbatoi per il contenimento del gasolio. Non c'era alcun tipo di marketing, anzi i clienti cercavano l'azienda al bisogno. C'era una sola impiegata e la struttura - così come le metodologie aziendali - rientravano nella media del contesto storico". Negli anni Novanta ecco la svolta, complice l'avvento in azienda della seconda generazione di famiglia: Luca Pavoni. "Per una decina d'anni ho lavorato anch'io in produzione afferma il figlio del fondatore, attualmente alla guida del Gruppo -, per conoscere e studiare le dinamiche dell'attività. Poi ho capito che non bastava, bisognava dare una svolta manageriale alla società: così nel 1990 abbiamo fondato Com.Italf., ovvero Commerciale Italforme, una società di capitale che proponesse al mercato contemporaneo i prodotti di Italforme, rispondendo così al cambiamento del contesto commerciale e inserendosi nel mercato con interventi adeguati alle esigenze del periodo". Cambio di filosofia imprenditoriale? "Esattamente. Mio padre aveva cercato d'allargare il bacino d'utenza, ma la conformazione societaria era troppo ridotta per il mercato contemporaneo. Così abbiamo iniziato a strutturare la nostra realtà come un'industria vera e propria. Il vero salto di qualità è avvenuto nel 1994, complice una partnership commerciale con uno dei principali gruppi italiani nel settore delle costruzioni. Costretti a cambiare radicalmente struttura per poter rispondere con efficacia alla richiesta di razionalizzazione e controllo del processo produttivo, la società ha cominciato a crescere, creando un ufficio tecnico, uno contabile, un ufficio qualità ed un ufficio acquisti, allargando, quindi, gli orizzonti lavorativi con impegni nazionali ed esteri".

Il presidente Luca Pavoni: "Abbiamo investito non pensando alla crisi, credendo che la diversificazione settoriale possa essere la giusta chiave di volta per superare questa empasse congiunturale"

71


Una crescita esponenziale, sia qualitativa sia di fatturato, ma bisognosa di spazio: non a caso avete inaugurato pochi mesi fa una sede avveniristica a Telgate. "Crescendo sia dal punto di vista commerciale sia di personale addetto, avevamo bisogno di spazi più ampi. Così abbiamo abbandonato la storica sede di Gorle e ci siamo trasferiti a Telgate, in un'unica struttura in cui l'area gestionale e la produzione potessero convergere per ottenere maggiore qualità nella produzione e minor dispendio di energie. Macchinari tecnologicamente avanzati e maggiore dinamicità, unito a personale specializzato e di fiducia".

Vi riferite al mercato italiano ed internazionale, ma il cuore dell'attività è e rimane la famiglia Pavoni. Essere una PMI è un vantaggio o uno svantaggio in un periodo di crisi come l'attuale? "Non è certo un difetto essere una PMI. Anzi, lo si può definire un pregio considerando che ti permette di avere più flessibilità e un minor costo gestionale. Sul mercato abbiamo un vantaggio non indifferente, perché coniughiamo qualità e competitività commerciale. Non abbiamo troppi schemi come le grandi imprese, anche se acquisiamo commesse sempre più grosse, con rischi d'impresa maggiori. E proprio in questo risiede uno degli svantaggi delle PMI: l'accesso ai finanziamen-

"Per i pannelli solari vogliamo affermarci sul mercato del Nord Italia, a differenza dell'altro comparto dove il contesto in cui lavoriamo ha un riscontro mondiale, con un occhio di riguardo ai mercati emergenti e ai mercati in via di sviluppo" 72


ti, motore principale delle aziende, è caratterizzato dalle garanzie che una PMI può offrire a livello di capitali personali, a differenza delle grandi industrie per le quali è più facile e diretto". Qualità, spesso, è sinonimo di prezzi finali elevati. "Nel nostro caso abbiamo certificazioni di qualità per ogni ambito di produzione e questo, molte volte, non ci permette di essere competitivi rispetto a prezzi fin troppo bassi proposti dalla concorrenza. Ma la produzione di Com.Italf. non ha mai scontentato nessuno e, alla fine, si può dire che la qualità ha sempre vinto. Con questo, però, si devono comunque ricercare ulteriori sbocchi di mercato. Proprio da qui nasce l'idea di creare due nuove società: ComItalf Energy e ComItalf Machinery. Speriamo che queste siano le nostre carte vincenti". Perché proprio adesso, periodo forse meno indicato per effettuare ingenti investimenti? "La risposta è semplice: finora abbiamo sempre lavorato su commessa, realizzando qualunque cosa nel comparto dell'acciaio, sia in campo industriale che civile. Volevamo realizzare qualcosa di nostro, produrre un prodotto che ci potesse identificare. Sebbene gli scenari siano cambiati in questi ultimi mesi, questa trasformazione ha origini lontane e non potevamo prevedere l'attuale em-

passe congiunturale. Entriamo nel mercato quando la crisi è profonda, ma siamo fiduciosi. Non abbiamo investito pensando a dei ritorni immediati, bensì ritenendo che questi due nuovi settori industriali siano l'ideale per crescere nel futuro". Parliamo di ComItalf Energy. Com'è nata e le sue finalità. "L'idea è nata da un semplice concetto, tutti - prima o poi - hanno bisogno di sottostrutture. Avendo avuto già delle esperienze nel settore con la fornitura di sottostrutture portanti per parchi fotovoltaici, abbiamo creduto di poter diventare protagonisti nel comparto delle energie rinnovabili. Il primo passo è stato pensare e progettare un impianto fotovoltaico per la nostra sede con una produzione annua di circa 400.000 Kw, pari ad un investimento di circa 2.000.000 di euro. Si tratta di una realizzazione che valorizza gli obiettivi di ComItalf Energy e ne diventa referente. Vogliamo, quindi, proporci al mercato con realizzazioni di impianti di medio-grande portata per centri commerciali, centri abitativi d'ultima generazione e industrie, in particolare per tutte quelle aziende che vogliono avere un risparmio certo nel campo dell'energia e garantirsi un investimento finanziario costante a lungo termine. E proprio in un periodo non facile, in cui investire deve quantomeno portare ad un risparmio economico in prospettiva, questa si può definire una soluzione ottimale".

ComItalf Machinery: "Già da qualche anno avevamo in mente di proporci sul mercato con una linea propria, avendo avuto varie esperienze per conto terzi. Così abbiamo creato un centro di ricerca tecnica capace di progettare e realizzare macchinari per il riciclaggio di rifiuti industriali d'alta qualità"

73


"Non è certo un difetto essere una PMI Anzi, lo si può definire un pregio considerando che ti permette di avere più flessibilità e un minor costo gestionale. Sul mercato abbiamo un vantaggio non indifferente, perché coniughiamo qualità e competitività commerciale" IN ALTO DA SINISTRA Luca assieme al padre Giambattista Pavoni

Oltre alla realizzazione e messa in opera, vi occupate anche di tutti gli aspetti burocratici e legislativi? "Seguiamo il cliente in tutto l'iter burocratico, dalle necessarie autorizzazioni per l'installazione all'accesso agli incentivi fiscali previsti a livello regionale e nazionale. Bisogna, infatti, diffidare da chi sostiene che siano operazioni facili e veloci: meglio avere alle spalle un team esperto e qualificato, capace di trovare la soluzione più adatta per ogni realtà e seguire anche la manutenzione nel lungo periodo". Paura della concorrenza? "E' vero che ci sono tanti competitors sul mercato, ma bisogna capirne le priorità. Noi puntiamo tutto su qualità e affidabilità: avendo scelto come partner per le forniture le migliori società sul mercato mondiale, il prodotto che andiamo a proporre è di grandissimo livello". Prospettive di mercato? "A differenza di ComItalf Machinery, ci rivolgiamo principalmente al Nord Italia. L'intenzione è quella di espanderci successivamente in tutta la Penisola, ma vogliamo procedere per gradi. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda gli impianti di riciclaggio dei rifiuti industriali. In questo caso parliamo di macchine e impianti di grandezza elevata e dai costi ingenti: qui il contesto in cui lavoriamo ha un riscontro mondiale, con un occhio di riguardo ai mercati emergenti - il medio oriente, per esempio, dove abbiamo una sede commerciale di rappresentanza - e ai mercati in via di sviluppo". A proposito, parliamo dell'ultima nata in casa Com.Italf. "E' stata una scelta naturale, ma forse la più difficile ed economicamente dispendiosa. Già da qualche anno avevamo in mente di proporci sul mercato con una linea propria, avendo avuto varie esperienze di realizzazioni simili per conto terzi. Così abbiamo creato un centro di ricerca tecni74

ca capace di progettare macchinari d'alta qualità e abbiamo fondato la ComItalf Machinery. Ci proponiamo in un mercato tecnologicamente avanzato, con uno staff composto da giovani professionisti aperti alle più ambiziose prospettive di sviluppo sostenibile. L'ingresso sul mercato sarà proprio il 2009. Diciamo che siamo già pronti, stiamo solo decidendo i vari partner commerciali e ultimando le questioni burocratiche. A breve saremo ufficialmente operativi". Un'azienda storica, ma dalla connotazione dinamica e giovanile. "E' stata una mia scelta. Quando abbiamo iniziato ad allargarci ho preferito assumere giovani laureati per una questione di mentalità. A discapito di quanto si possa immaginare - molti sostengono che sia solo una questione di costi -, punto sui giovani perché hanno una mente più aperta alle novità e sono più motivati. Crescono con noi e noi siamo lieti di crescere con loro. Con questo, però, non significa che non ci siano in azienda tecnici d'esperienza: molti di questi mi hanno visto crescere. Grandi lavoratori e professionisti, con cui c'è ovviamente un profondo rapporto di stima e fiducia. Sono proprio loro il cuore del Gruppo Com.Italf., da cui si sviluppa un approccio lavorativo che tutela la nostra generazione guardando sempre a quelle future". Ultima domanda: se avesse potuto immaginare la crisi congiunturale attuale, avrebbe fatto le stesse scelte? "Gli investimenti fatti pesano sul bilancio dell'azienda, soprattutto perché stiamo attraversando un periodo d'empasse in cui la richiesta non è più elevata. Ma li ritengo comunque necessari per dare futuro alla Com.Italf. e soprattutto per guardare l'orizzonte con uno spirito ottimistico. Li rifarei magari in tempi diversi, allungando l'investimento nel tempo. Ma sono certo che, quanto di buono abbiamo fatto nel mondo dell'acciaio, sarà replicato anche nei due nuovi comparti. Del resto, come detto, la qualità alla fine vince sempre".


Nuove realtĂ Articolo di Giorgio Chiesa Foto di Laura Pietra

L'unione della concretezza Il Consorzio Cidieffe - Costruttori di fatti - nasce a settembre 2008 da un incontro tra cinque imprenditori, che rappresentano alcune tra le piĂš storiche aziende bergamasche nel settore edile e impiantistico

76


volte alcune tra le più grandi realtà imprenditoriali bergamasche nascono da una reazione. Da una voglia, una "fame" di lavoro che rappresenta le fondamenta della nostra mentalità professionale e di vita. Ci riferiamo alla volontà di costruire, di aiutare, di poter dare una mano alla società anche in un momento di difficile condizione congiunturale. Ecco dunque che arriva la "solida" proposta del Consorzio Cidieffe - Costruttori di fatti -, un nome che appare come vera e propria provocazione per il settore edilizio, troppo spesso in mano a speculatori e venditori di fumoso mattone. Ancora una volta ci si ribella alla crisi, ma la novità risiede in un'inedita unione d'intenti. Una scelta che farà proseliti, considerando gli inizi incoraggianti di questa nuova ed importante realtà dal volume d'affari di circa venticinque milioni di euro.

A

Stiamo parlando di Claudio Perego presidente di Gabriele Belotti S.r.l. -, Ivan Capoferri - consigliere delegato di Apag S.p.a. -, Alessandro Benedetti, Massimo Bacis e Giuseppe Dalfino, rispettivamente amministratori unici di AB S.r.l., Grandi Impianti S.r.l. e Tecnosystem S.r.l.

COSTITUZIONE - Tutto ha inizio nel settembre 2008, quando cinque imprenditori che rappresentano alcune tra le più storiche azien-

77


de bergamasche nel settore, si siedono ad un tavolo. Ognuno con le sue competenze e peculiarità, uniti dalla professionalità e dalla conoscenza reciproca grazie al lavoro fianco a fianco svolto già in altri cantieri in provincia ed in Italia. Nasce da subito la volontà di creare una speciale unione d'intenti, per riuscire a coprire tutte le fasi della costruzione edile, garantendo così al cliente finale un'accurata assistenza anche dopo la conclusione dei lavori. "Una relazione - afferma il presidente del Consorzio, Claudio Perego (a capo della Gabriele Belotti S.r.l., azienda leader da cinquant'anni nel settore degli impianti elettrici) -, costituita dalla passione per questo lavoro. Unendo i diversi know-how possiamo offrire pacchetti "chiavi in mano" senza possibili sorprese per il cliente finale. Con una squadra come la nostra, siamo infatti sicuri di poter fronteggiare qualsiasi richiesta della committenza e del mercato in generale, infatti il nostro volume d'affari è di circa venticinque milioni di euro - che puntiamo ad aumentare nonostante l'anno critico - e complessivamente i nostri dipendenti superano il centinaio. Ci rivolgiamo ad un pubblico di aziende, di enti e di semplici professionisti, a tal proposito solo qualche settimana fa abbiamo chiuso l'impianto elettrico e meccanico - con tutti i relativi sistemi di sicurezza - della nuova sede della Rossini Trading. I nostri lavori - nati anche da collaborazioni già avvenute nel passato, prima an78

cora che il Consorzio fosse istituito - si rivolgono a tutto il territorio lombardo, strizzando l'occhio anche al nazionale. Oggi abbiamo già richieste da aziende di rilievo che vogliono entrare nel consorzio, presto saremo ancora più grandi e sempre più specialistici". TRASPARENZA - Un pacchetto inedito nelle intenzioni, ma riconosciuto e apprezzato nella storia e nelle tradizioni. Risiede proprio in questo connubio uno degli aspetti più interessanti della nuova collaborazione imprenditoriale. "Affidando al nostro Consorzio la costruzione di un edificio - continua Ivan Capoferri, consigliere delegato della Apag S.p.a., azienda di costruzioni che rappresenta i mattoni veri e propri del gruppo -, tutti gli interlocutori e i protagonisti che si alterneranno e collaboreranno nel cantiere, saranno subito noti. Avere la possibilità di sapere nome e cognome degli attori protagonisti del lavoro è sicuramente una qualità aggiunta di chiarezza e rispetto verso il committente. Inoltre vorrei aggiungere che tutte le aziende del Consorzio s'impegnano ad avere un personale tecnico sempre qualificato e aggiornato, dotato di tutti gli strumenti tecnologicamente all'avanguardia disponibili sul mercato. Non dimentichiamoci anche del fatto che tutti gli operai, risultano regolarmente assunti da una delle aziende facenti parte del Consorzio. Insomma, tutela del cliente, ma anche del lavoratore".


SERVIZI - Associando una profonda esperienza in campi e settori così diversificati, Cidieffe si propone come un poliedrico ed innovativo sistema di collaborazioni. "Non ci occupiamo - afferma Giuseppe Dalfino, amministratore unico di Tecnosystem S.r.l., azienda leader nelle tecnologie di rilevazione del fumo, nei servizi antintrusione e in quelli con telecamere a circuito chiuso - solamente della costruzione ex novo di ogni tipo di edificio civile, commerciale e industriale, ma anche della ristrutturazione di qualsiasi complesso edilizio. In questo senso è la flessibilità a farla da padrona, grazie soprattutto alla nostra capacità d'adattarci alle diverse situazioni, dalla realizzazione di ogni opera interna ed esterna - compresi anche gli impianti -, fino all'offerta di consulenza tecnica specialistica. Inoltre, per garantire un alto livello manutentivo e di assistenza integrata, abbiamo attivato un servizio di reperibilità 24 ore su 24. I clienti saranno così sostenuti dalla fase di progettazione iniziale sino all'assistenza post-costruzione, passando per il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche e i relativi permessi. Un servizio così capillare è possibile solo grazie ai vari collaboratori come Sara (responsabile dell'ufficio del Consorzio, n.d.r.) - dal personale interno alle aziende, fino ai subappaltatori - che sottoscrivono assieme a noi accordi per la tutela delle regole del Consorzio". GARANZIE - Dunque un'organizzazione che - necessariamente - deve rispettare sinergie a 360 gradi. Sono queste le ragioni di una "joint venture" fra imprese dal grande passato imprenditoriale, che infondono fiducia e massima professionalità. "Siamo impegnati - continua Massimo Bacis, amministratore unico di Grandi Impianti S.r.l., società che si occupa di tutta la parte inerente agli impianti meccanici, andando dal condizionamento al fotovoltaico - nell'offrire al cliente una serie d'importanti tutele, oltre che alle ovvie garanzie di qualità. Mi riferisco, in

particolare allo sforzo che le nostre realtà sostengono per restare costantenente aggiornate nelle nuove tecnologie come la domotica; e nelle fonti di energia rinnovabili come la geotermia, il solare termico e fotovoltaico. Oppure nel controllo assoluto del rispetto delle tempistiche, per non parlare della redazione di tutta la documentazione tecnica e delle relative certificazioni". SICUREZZA - A questo punto la domanda sorge spontanea: è davvero possibile mantenere al top la qualità e la garanzia, in ogni aspetto del lavoro di cantiere? "Per farlo - risponde Alessandro Benedetti, amministratore unico di AB S.r.l., azienda che si occupa della trasformazione del ferro da semplici manufatti a oggetti per l'industria e l'arredamento - bisogna prima rispettare il volano di tutto il motore edile: la sicurezza. Applichiamo tutte le leggi nel rispetto di qualsiasi direttiva vigente, oltre a rispettare l'ambiente grazie ad un sistema di smaltimento dei materiali affidato a centri autorizzati. Tutto quello che concerne l'etica professionale e ambientale, è stato il primo tassello che ci ha uniti". ETICA - Per concludere torniamo alle parole di Claudio Perego, presidente del Consorzio Cidieffe, che rimarca il fondamentale ruolo dell'esperienza condivisa con i suoi "nuovi" colleghi. "Tutto quello che faremo sarà eseguito secondo "la cultura delle cose ben fatte". La salute e la sicurezza prima di tutto, ma anche estrema professionalità e flessibilità a tutela del cliente. Crediamo che l'unione di forze così radicate nel territorio bergamasco possa essere un toccasana per tutta l'economia locale e non solo. Forse quella che veniva definita la "patria dei costruttori" con delle nuove realtà come il nostro consorzio, mosse dalla passione per il lavoro, può ancora tornare ad essere l'esempio giusto da seguire".

A SINISTRA L’entrata della sede del Consorzio

79


Imprenditoria&Sport

La limpida forza delle sfide Pier Paolo Piastra, direttore generale di J.Dap - dinamica azienda nel campo delle pulizie industriali, con 4 sedi in Italia e 200 dipendenti assunti - da febbraio è presidente del Madone Calcio: "Nella vita si deve sempre sfidare se stessi, per esprimere al top le proprie potenzialità"

l gusto della sfida, nella vita imprenditoriale e nello sport, ma anche nella politica. Una sottile linea che unisce caparbietà, lungimiranza e capacità personali. E' la storia di Pier Paolo Piastra, direttore generale della J.Dap e da pochi mesi presidente della A.s.d. Madone Calcio. E' la vita di chi, attualmente, può contare su una florida azienda specializzata nelle pulizie civili e industriali con 4 sedi in Italia e 200 dipendenti assunti, e un excursus politico iniziato a Bergamo nel lontano 1998 e culminato nel 2006 con la candidatura al Parlamento italiano per l'UDC. "Credo che nella vita si debba sempre sfidare se stessi, per esprimere al top le proprie potenzialità", ma sempre con "massima attenzione a non allontanarsi dai sani principi morali che ogni uomo deve avere nella propria vita". Sono state proprio queste le basi che, all'età di 18 anni, hanno spinto il nostro protagonista a lanciarsi nel mondo imprenditoriale. Era il 1985 e Pier Paolo Piastra, milanese d’origine ma bergamasco d’adozione dal 1992, aveva da poco concluso gli studi superiori per buttarsi nella nuova realtà universitaria. "Ho iniziato nel campo delle pu-

I 80

Sfide&Lavoro - "Vorrei lanciare un appello ai tanti imprenditori lombardi. Anziché tagliare i costi delle pulizie nelle vostre aziende per colpa della crisi, contattatemi Provate a telefonare alla J.Dap e, sono sicuro, a costi più bassi avrete lo stesso ottimo servizio"


lizie industriali giovanissimo, complice l'attività di famiglia. Ho continuato a studiare, ma volevo iniziare ad essere indipendente. Non per lasciare la mia famiglia, che ha sempre avuto un ruolo importante nella mia vita. Ma per costruirmi un futuro. E così, sono stato nominato seppur giovanissimo - direttore generale dell'azienda ed ho lanciato la mia sfida personale". Un'escalation iniziata con "alcuni negozi di famosi stilisti a Milano, in via Montenapoleone" e proseguita in tutta Italia. Partiamo dalla J.Dap, realtà imprenditoriale nata nel 2004, ma figlia dell'esperienza maturata in tanti anni nel settore. "La mia carriera professionale è nata e si è sviluppata sempre in questo comparto, prima nell'azienda di famiglia e poi con ruoli dirigenziali di rilievo in altre società nazionali. Nel 2004, infine, mi sono lanciato in questa nuova sfida: la J.Dap. E' stata una crescita continua, fino ad arrivare alle attuali quattro realtà presenti in tutta Italia: a Milano la sede legale, il cuore a Sotto il Monte, più le due filiali a Rovato e Roma".

Una bella crescita, a fronte di un settore competitivo e il momento non facile per l'economia nazionale. "E' vero, nel nostro campo c'è molta concorrenza e competizione. Ma siamo riusciti comunque a creare una bella realtà. Merito soprattutto di uno staff preparato, di una continua ricerca e formazione nel settore. Ma soprattutto di chi mi sta accanto: la mia compagna Cinzia Corti (attuale vice direttore generale del gruppo, n.d.r.), i miei figli Andrea e Jaqueline, la figlia della mia compagna Alice e i miei genitori. Senza dimenticare le mie sorelle e i miei più cari amici Stefano, Luigi e Arnaldo che hanno sempre creduto in me". Torniamo all'azienda: qual è il vostro core business? "Pulizie civili ed industriali. Lavoriamo per molte aziende italiane, ma principalmente il nostro lavoro è dedicato ai centri commerciali. Se dovessimo fare una suddivisione, diciamo 20% aziende e 80% aree commerciali. Inoltre, proprio a gennaio, abbiamo concluso un accordo molto importante con alcuni aeroporti del Nord Italia". 81


L’esterno della sede di Sotto il Monte

Sfide&Politica - "Dopo la candidatura al Parlamento nel 2006, a breve mi confronterò con la segreteria del partito a Roma. Incontrerò Pier Ferdinando Casini per capire quali scenari futuri si prospettano per me all'orizzonte dell'UDC" Parlavamo, prima, di tecnologia. Quanto conta nel vostro settore? "Tantissimo, come la formazione continua dei nostri 200 dipendenti. Del resto è inutile avere macchinari d'ultima generazione se poi i nostri addetti non hanno le conoscenze adeguate per utilizzarli al meglio. Quanto al nostro staff, possono lavorare con l'ausilio di sofisticate attrezzature sia per la pulizia di scale mobili, di marmi, moquettes e pavimenti in pietra, sia di vetri ad altezze pari a 250 metri e cerature di tutti i tipi. Non a caso siamo certificati UNI En ISO 9001 e a norma di legge 626". Non avete limiti. "Non è una questione di limiti, è che in un settore - come dicevamo - molto competitivo, si deve sempre offrire il meglio ai propri clienti. Ad esempio, ci occupiamo anche del riassortimento notturno dei prodotti su scaffali per supermercati ed ipermercati, settore che non ha nulla a che vedere con le pulizie. Oppure, quando si deve incontrare un nuovo cliente, sono sempre io a presentarmi di persona. Che sia un grande imprenditore o un piccolo negozio, un centro com82

merciale o un aeroporto non conta: voglio essere sempre in prima linea, adoro il confronto diretto. Del resto, considerando il delicato ruolo di un'azienda di pulizie, è meglio essere sempre chiari e trasparenti: spesso il lavoro avviene di notte, o quando l'attività committente è chiusa. E' logico che il cliente diffidi al primo impatto, in questo modo si può rendere conto fin dall'inizio di chi ha dinanzi". In un momento simile di recessione, per molte aziende i primi tagli alle spese sono anche nel settore della pulizia. Una soluzione poco adatta ai lavoratori. "E' verissimo. Ma da queste pagine, se me lo permettete, vorrei lanciare un'altra sfida rivolta ai tanti imprenditori lombardi. Anziché tagliare i costi delle pulizie nelle vostre aziende, contattateci (035 798880 - numero verde: 800 888079). Provate a telefonare alla J.Dap e, sono sicuro, a costi più bassi avrete lo stesso servizio globale con la massima qualità". Si rende conto di quanto detto? "Ovviamente sì. Voglio lanciare questa provocazione, ovvero realiz-


zare a tutti un preventivo gratuito. E non mi tirerò indietro, come sempre vado avanti per la mia strada. Credo che in un periodo duro come questo, si debbano dare segnali propositivi. Mosse utili a spronare realmente l'imprenditoria a reagire alla negativa fase congiunturale". Cambiamo argomento: la sua carriera politica è andata sempre di pari passo ai suoi ideali e valori morali. "Vero, ho iniziato a dedicarmi alla politica proprio per essere utile a chi più aveva bisogno. Non a caso nel 2000 Gianantonio Arnoldi, coordinatore provinciale di Forza Italia, mi ha nominato responsabile alla "tutela del cittadino" per la provincia di Bergamo. Ho sempre avuto questo spirito umanitario, ho fatto molta beneficenza e continuerò a farla. Anche in azienda ho sempre tenuto un comportamento adeguato ai miei valori e principi morali: ogni mio dipendente sa che può sempre contare su di me, anche in chiave economica".

Sfide&Calcio - "Nella vita come nello sport, grazie all'unione e alla forza di volontà si possono ottenere importanti risultati. Io ho grandi progetti per questo club, ma iniziamo il cammino con la salvezza: il primo vero passo"

Un cammino iniziato in Forza Italia, poi CCD ed, infine, UDC. "Ho mosso i primi passi nel 1998 a Ponte San Pietro, come presidente del Club di Forza Italia. Nel 2000 la nomina alla "tutela del cittadino" di Gianantonio Arnoldi, poi nel 2001 sono stato contattato dal Segretario Regionale del CCD dell'epoca, l’onorevole Luigi Maninetti, che mi ha nominato Consigliere Nazionale del CCD. Ora sono al secondo mandato da Consigliere Nazionale dell'UDC. Onestamente sono stato scottato dalla mentalità politica dei bergamaschi, per questo ho deciso di proseguire la carriera a Milano e a livello nazionale". Non a caso, nel 2006, si è candidato al Parlamento italiano. "Esatto. Ora sono pronto per la terza sfida della mia vita, dopo l'imprenditoria e il calcio. A breve mi confronterò con la segreteria del partito a Roma. Incontrerò Pier Ferdinando Casini per capire quali scenari futuri si prospettano per me all'orizzonte dell'UDC". A proposito di calcio, a febbraio è diventato presidente del Madone. Questa sfida è forse la più dura. "Ma anche la più avvincente. Sono stato contattato a Natale dal presidente della polisportiva, più tutto il consiglio della sezione calcio, e ho colto al volo quest'opportunità. Non potevo tirarmi indietro, così mi sono immediatamente rimboccato le maniche. L'unica sfortuna è che non ho potuto usufruire del mercato invernale, sono subentrato troppo tardi. La classifica è delicatissima, ma con la giusta mentalità riusciremo a salvarci. Intanto ho cercato d'infondere alla squadra massima serenità: tutte le domeniche i ragazzi sono in ritiro pre-partita a Coccaglio, dove si allena il Brescia Calcio. Ogni spostamento avviene in pullman, ho rifatto totalmente il look delle maglie. Insomma, un tipico approccio da team professionistico". Il rischio di scendere in Terza categoria, comunque, è molto alto. "Lo so. Abbiamo chiamato un nuovo tecnico, ho parlato chiaro alla squadra: nella vita, come nello sport, con l'unione e la forza di volontà si possono ottenere importanti risultati. Io ho grandi progetti per questo club, ma iniziamo il cammino con la salvezza: il primo passo di un'altra grande sfida".

Pier Paolo Piastra con la compagna Cinzia Corti

83


Tecnologia&Innovazione Articolo di Giorgio Chiesa Foto di Laura Pietra

Vito Di Bari: vi presento il futuro presente Parola all'Innovation Designer dell'Expo 2015, docente al Politecnico di Milano e all'Università Bocconi, ospite della concessionaria BMW Lario Bergauto, complice l'"Innovation C@fè", incontro realizzato per la presentazione della nuova ammiraglia Serie 7

Complice l'avveniristico evento, abbiamo viaggiato nel tempo: dal 2010 al 2020, raccontando l'innovazione e la tecnologia che cambieranno la nostra vita

84

o hanno immaginato in tanti: artisti, poeti, filosofi e registi. Bergamo Economia questo mese vuole viaggiare nel tempo, parlando di come cambierà il nostro modo di vivere e di concepire il futuro. Lo faremo grazie a Vito Di Bari - Innovation Designer di Milano Expo 2015, docente di Progettazione, Gestione e Innovazione dei Sistemi al Politecnico di Milano e di Corporate Image all'Università Bocconi -, ospite della concessionaria BMW Lario Bergauto, complice l'"Innovation C@fè", evento destinato all'elitario pubblico di (futuri) possessori della nuova Serie 7. Proprio il luminare ha condiviso con i presenti all'incontro - realizzato nello splendido show-room di Via Campagnola, grazie a BMW Financial Service e BMW Italia - le sue previsioni prossime e remote. E così abbiamo deciso in sua compagnia di delineare lo scenario che ci contraddistinguerà nei prossimi anni: dal 2010 al 2020, senza dimenticare l'Expo 2015. "Pensate che oggi - interviene il professore mentre parliamo, al mondo lavorano il doppio degli scienziati e dei ricercatori che sono esistiti in tutta la storia dell'umanità, dall'uomo di Neanderthal fino al '900. Esistono inno-

L


vazioni che sono già realizzabili nel presente sotto forma di prototipo - che sono state testate e riprovate - e che tuttavia non sono ancora commercializzabili per via dei loro elevati costi di produzione o per la mancanza di una capacità di lavorazione in serie. Il futuro è già pronto, ma è conosciuto solo da una ristretta cerchia di esperti". Andando per gradi e settori, come cambierà il nostro modo di andare in auto nell'immediato futuro? "Il settore dell'automobile è uno di quelli che riserva le maggiori novità a più breve termine. Voglio partire da un semplice esempio quotidiano. Ogni volta che distogliamo lo sguardo dalla strada per concentrarci - anche solo un istante - sul cruscotto, la nostra vista deve commutare, cioè passare da sguardo a fuoco lontano in condizione di luce a sguardo a fuoco vicino in condizioni d'ombra. Anche se sembra soltanto un brevissimo lasso di tempo, in realtà - andando in autostrada - è come se perdessimo la vista per una media di 55 metri, che non sono pochi. Per ovviare a questo "fatto naturale", BMW è

stata la pioniera della ricerca complice l'adattamento per automobili dell'head up display". Ovvero? "E' una tecnologia inizialmente sviluppata per piloti di aerei da caccia e poi adottato anche dai piloti dell'aviazione civile. In poche parole permette di acquisire informazioni importanti con velocità doppia rispetto agli altri strumenti normalmente in dotazione, visualizzando i dati sensibili attraverso uno schermo trasparente posto sul vetro della vettura. Non parliamo poi delle grandi innovazioni già introdotte da BMW come, ad esempio, la possibilità di evitare le code visualizzando sul display LCD le immagini delle webcam poste sulle autostrade, o l'incredibile interfaccia BMW Assist, che segnala in automatico una macchina in panne al centro d'assistenza più vicino". Spostiamoci più in la di cinque anni, nel futuro, e parliamo di Milano Expo 2015. "Ho già preparato diversi progetti per questa incredibile oc85


casione che l'Italia avrà fra qualche anno. Per guardare al futuro c'è bisogno di basarsi su una solida memoria, e fortunatamente la nostra cultura e tradizione è incomparabile da questo punto di vista. Abbiamo pensato di realizzare delle statue di alcuni personaggi che hanno reso grande Milano - da Verdi a Leonardo da Vinci -, costruite solo ed esclusivamente di aria. Saranno dei grandi ologrammi alti circa trenta metri, visibili da tutte le prospettive in quanto tridimensionali, e soprattutto parlanti, grazie ad auricolari collegati con una rete virtuale che coprirà tutta Milano". Si è divertito ad immaginare tutto ex-novo? "Come amo sovente dire: proprio come un birillo. Ho passato diversi mesi in trans pensando a quello che potevo ideare. Per esempio gli occhiali a "realtà aumentata", che

permetteranno di vedere non solo il semplice reale, ma volendo anche la sovrapposizione d'immagini diverse da quelle che esistono davvero. Abbiamo creato una grande rappresentazione nella quale - in alcuni luoghi di Milano - ai visitatori saranno mostrati alcuni stralci di quello che accadeva nell'Expo del 1906. Quindi, il passaggio di carrozze a cavallo e persone vestite come ai tempi, solo per fare due esempi. Si potranno così rivivere le atmosfere e le emozioni dell'epoca passeggiando per la città. Inoltre, con gli stessi occhiali, si sarà connessi - grazie alla rete sia con i propri desideri più utilitaristici (si potrà richiedere la presenza olografica di un traduttore, ad esempio), che con i propri desideri di socializzazione, dato che saranno realmente presenti all'Expo oltre trenta milioni di persone virtualmente connesse".

"Il futuro sarà la rete. Fra vent'anni il mondo sarà completamente cambiato non perché passeremo ore e ore davanti al computer, ma per la ragione che tutto quello che faremo sarà on-line"

86


Proprio questo concetto di connessione sembra il più rilevante tassello del futuro. "Purtroppo quando oggi si parla di "vivere in rete" sembra ancora un disvalore, un modo per isolarsi dal mondo reale. Facendo un balzo in avanti di altri cinque anni - nel 2020 -, posso tranquillamente affermare che il futuro sarà proprio questo. Il mondo sarà completamente cambiato non perché passeremo ore e ore davanti al computer, quanto piuttosto per la ragione che tutto quello che faremo sarà "online". A partire dall'informazione, fino ad arrivare all'economia e al consumo più in genere. Il tempo e lo spazio saranno completamente annullati, molto più di quanto i media abbiano fatto nel corso dell'ultimo ventennio".

Iniziamo ad avere le vertigini. "E' normale. Pensi se negli anni '60 - quando ancora c'era un solo tipo di telefono a rotore per i numeri , tra l'altro non in tutte le case - avessi raccontato che nel futuro proprio i telefoni non sarebbero stati più legati con un filo. E che ne avremmo avuto uno o più d'uno a testa, che lo avremmo portato in tasca, che avremmo parlato da soli in strada come gli stolti del villaggio con un tubetto appoggiato all'orecchio. Sarei stato preso come un pazzo, eppure negli anni '60 gli scienziati dei laboratori Bell e Motorola sapevano già tutto. E' solo una questione di tempo, perché il futuro è già pronto ("Il futuro che già c'è" è il libro del professore pubblicato nel 2006, n.d.r.), dobbiamo solo essere pronti ad accoglierlo".

87


Tecnologia&Filosofia Articolo di Giorgio Chiesa

"Possiamo chiedere all'economia di essere etica, tuttavia non potremmo mai domandarle di rinunciare alla pubblicitĂ e alla tecnologia" 88


La nuova "interpretazione" del futuro Claudio Sottocornola, ordinario di filosofia e storia, scrittore e interprete musicale: "La nostra età è quella del pop, un periodo in cui l'arte incontra il mercato e le masse, come già aveva profetizzato il grande Andy Warhol"

sistono diverse aree, anche culturali, che hanno beneficiato della modernizzazione delle tecnologie e delle competenze in generale, verso una riscoperta dell'interdisciplinarietà applicata alla ricerca e alla didattica. Sono proprio questi (tecnologia e competenza) i due fattori che sono andati cambiando negl'ultimi tre decenni, caratterizzando l'evoluzione delle arti visive, musicali e compositive dei nostri tempi. Lo sa bene Claudio Sottocornola - ordinario di filosofia, giornalista, scrittore e interprete vocale -, che nel corso degl'anni ha espanso la sua creatività di pari passo al diffondersi della cosiddetta postmodernità. "Sicuramente l'avanzare dell'informatica - afferma - ha contribuito al fenomeno della globalizzazione. Proprio questa nozione di "villaggio globale", coniata da McLuhan, è una delle più utilizzate e abusate, spesso con connotazioni negative e squisitamente economiche, con riferimenti alla crisi. Essa ha però il merito di evidenziare una nuova condizione in cui, per esempio, è stata data la possibilità a molte persone di esprimersi attraverso la tecnologia. Da questo punto di vista il pubblico tornerà ad essere protagonista assoluto, grazie ad un tipo di comunicazione che non sarà più da uno a molti, ma da molti a molti".

E

In una parola, come definirebbe i nostri tempi? "La nostra età è quella del pop, un periodo in cui l'arte incontra il mercato e le masse, come già aveva profetizzato il

grande Andy Warhol. Viviamo in un'iconocrazia, un impero nel quale l'immagine è l'unica vera regina incontrastata, il valore che arriva prima di ogni altro. Non bisogna vergognarsi ad ammetterlo, né tantomeno cercare di negare l'evidenza. Al contrario, ritengo che i nostri tempi ci stiano donando creazioni artistiche davvero notevoli, che passano anche attraverso la pubblicità, uno dei tanti canali espressivi attualmente disponibili". Quindi forza creativa utilizzata per "far girare" l'economia? "Oggi una cospicua parte dell'arte è investita proprio nel commercio e negli spot pubblicitari. La chiamo appositamente "arte" in quanto la ritengo tale sia da un punto di vista creativo che comunicativo. Ricordo, infatti, che alcuni grandissimi registi italiani - da Antonioni a Fellini -, hanno girato bellissimi spots pubblicitari e video-clip. Certo, potremmo restare ore a parlare dei vari risvolti etici del mercato e del consumismo in generale, ma non è questo che al momento c'interessa discutere. Quello che voglio comunicare con il mio lavoro è come il concetto di arte, d'interpretazione e - più in generale - di comunicazione sia andato evolvendo nel corso dei decenni e come occorra focalizzare l'attenzione sulla contemporaneità''. Alcuni potrebbero parlare di compromesso. 89


"Non credo sia la parola esatta. Le committenze sono sempre state accettate, anche nei secoli passati. Vi sono analogie, per esempio, fra l'età del pop e il Barocco, un secolo che è stato rivisitato spesso artisticamente e ritenuto erroneamente come "brutto". In realtà stiamo parlando dell'espressione umana pura e semplice, che ha sempre visto nell'incontro tra mercato e creazione uno dei metodi più adatti per sopravvivere. Possiamo chiedere all'economia di essere etica, tuttavia non potremmo mai domandarle di rinunciare alla pubblicità e alla tecnologia". In che misura la tecnologia sta modificando la comunicazione e l'arte in genere? "Si tenderà a riscoprire una globalità interdisciplinare garantita dagli avanzati strumenti che avremo a disposizione nel futuro. In questa direzione va anche la mia produzione artistica, iniziata con la scrittura di poesie e continuata, sul finire degli anni '80, con l'attività giornalistica e la creazione di lezioni multimediali sulla storia delle canzoni e dello spettacolo. Solo in seguito mi sono dedicato alla pura interpretazione di alcuni classici della musica italiana e internazionale, studiando un nuovo tipo di lezioni-concerto rivolte ad un pubblico vario, da quello giovanile delle scuole a quello adulto dei centri culturali e dei locali che propongono buona musica". Dunque interdisciplinarietà applicata. "L'evento musicale e artistico diverrà, col tempo, sempre più virtuale e slegato dalla fisicità. Con i nuovi sistemi della comunicazione di massa andremo sempre più al di là dei limiti spazio-temporali. Ecco dunque che l'arte del futuro diventerà integrata e globale, con effetti sempre più suggestivi da un lato, ma dall'altro con il rischio di identificarsi totalmente con la tecnologica. Questo è anche il terreno su cui

dovrà confrontarsi il sistema scolastico, ancora troppo parcellizzato e legato ai metodi del passato, anche a causa di parziali occasioni di formazione rispetto al nuovo. Le mie lezioni-concerto sono ancora concepite come evento, ma aiuterebbero lo sviluppo di diverse competenze anche integrandole in un piano di studi moderno". Cosa lega la musica alle altre arti, moderne e antiche? "Credo che la filosofia, materia che insegno insieme alla storia, sarebbe da me interpretata in altro modo se non mi fossi occupato di musica. Quest'ultima, infatti, implica una serie di mediazioni che obbligano alla sintesi, esattamente come accade nella poesia ermetica. Musica, poesia, arti figurative aiutano a interpretare la realtà in modo sintetico e creativo, secondo una sensibilità che è ormai quella postmoderna, e trasformano il pensiero''. Per concludere, possiamo dire che questo modo d'intendere la comunicazione ha contribuito a farle cambiare prospettiva, anche di vita? "Parlerei di sinergie tra vita, ricerca e didattica. E poi di fasi di creatività diverse,in relazione all'ambiente, alla società e al suo divenire. La crisi economica che stiamo attraversando, ad esempio, ci impone di dover cambiare qualcosa, magari limitando il consumismo sfrenato dell'ultimo decennio. In questo senso dobbiamo recuperare un rapporto più affettivo con le "cose", che sono, anch'esse, massa ed energia, hanno quindi una dignità ed un valore. Per questo ho creato dei collages, che celebrano i vari oggetti feticcio che hanno caratterizzato gli ultimi trent'anni. Amo esprimermi artisticamente - e lo faccio anche con le mie lezioni-concerto - in rapporto a ciò che l'uomo contemporaneo vive, crea, o semplicemente produce nel corso della sua esistenza''.

La scheda

Un decennio tra didattica e ricerca laudio Sottocornola è ordinario di Filosofia e Storia al Liceo Scientifico Mascheroni di Bergamo. Oltre alla didattica, la sua passione per la comunicazione lo ha reso famoso come interprete vocale e giornalista pubblicista. Negl'ultimi quindici anni si è impegnato in una ricerca estetica e creativa che lo ha portato in studio di registrazione, per indagare origini e nuove modalità interpretative dei classici della canzone italiana, con incursioni anche nell'ambito anglosassone. Ha pubblicato 3CD: "L'appunta-

C

90

mento" (2004), "L'appuntamento 2 (i classici...)" (2005), "L'appuntamento 3 (Ma l'amore no: quaderno delle origini)" (2005), che raccolgono una selezione dei suoi "studi", realizzati fra il 1994 e il 2001. Nel 2006 si aggiunge il DVD "L'Appuntamento/the video", che contiene riprese in studio di 15 brani selezionati fra quelli proposti nella trilogia. Nel 2007 esce il DVD multimediale "80's/eighties (laudes creaturarum '81)", testimonianza degli anni '80 attraverso 40 collages giovanili dal sottotitolo "avere 22 anni nel 1981...". Una sor-

ta di "lauda pop" nella quale pubblicità, moda, divi, personaggi degli anni '80 e opere d'arte di sempre si articolano come un inno alla sacralità del profano. Anche questa esperienza documenta la straordinaria passione interdisciplinare che anima la ricerca dell'autore. Infine, con "Giovinezza… Addio, diario di fine '900", ha voluto proporre una sorta di romanzo di formazione, che raccoglie poesie scritte dal 1974 al 1994. "E' un viaggio verso la maturità, sullo scenario di un fine millennio turbolento e in continuo divenire".


Viaggio nel tempo Articolo di Giorgio Chiesa

La trattoria ai giorni nostri

Gusto e tradizione In una parola, Giuliana a trattoria D'Ambrosio è la mia casa, aperta a tutti". Forse è proprio il caso di dirlo, una semplice frase esprime più di mille altre parole. Verrebbe da chiedersi cosa sia possibile aggiungere all'inciso di Giuliana, guida della mitica trattoria di Via Broseta da più di tre decenni. Timidamente iniziamo dalla sua storia, costituita da oltre mezzo secolo di curiosità e tradizioni, un periodo lunghissimo in cui il tempo non è riuscito ad intaccare quella che è diventata una della più autorevoli istituzioni di Bergamo nel settore della ristorazione.

"L

92

"Negli anni '60 non eravamo ancora una vera e propria trattoria Si faceva da mangiare solo per i pochi clienti che passavano con noi tutta la giornata. Cucinavamo la trippa, pane con stracchino e polenta solo nei giorni di festa"


Nuovo appuntamento con le attività commerciali ed i negozi che hanno segnato la storia economica di Bergamo E' l'occasione per parlare di una delle istituzioni gastronomiche della nostra città. La Trattoria A. D'Ambrosio: il ritrovo "per antonomasia" di Via Broseta 1920 - Gli anni del primo dopoguerra vedono nascere l'ambiente che ospita la trattoria. Si unirono diversi spazi che la palazzina, risalente addirittura al '600, lasciava ancora incustoditi. Inizialmente la via era un continuo passaggio di viandanti diretti verso il mercato, pronti a commerciare paglia e fieno. "Prima che arrivasse mio padre - afferma Giuliana -, fu necessario aprire un luogo per far riposare i vari "economisti" dell'epoca. E' così che nacque l'idea di un'osteria pronta ad accogliere tutti. Una volta non c'era alcun mezzo per trainare i propri carretti se non la sola forza dell'uomo, quindi la strada per arrivare al mercato diventava davvero molto lunga".

1943 - Erano gli anni della Seconda grande Guerra il periodo in cui Antonio D'Ambrosio - padre di Giuliana - decise di prendere in gestione l'antica osteria. S'iniziò ad avere più libertà ed i locali potevano rimanere aperti fino alle due di notte, cominciavano così a nascere i primi veri grandi ritrovi sociali di Bergamo. "Il 1943 non era un bel periodo - continua Giuliana -, la guerra si faceva ancora sentire e le sue conseguenze erano reali e tangibili. Nonostante questo c'era una grande voglia di stare insieme per ricostruire una vera e propria comunità, fatta di forti amicizie e grandi legami affettivi. Fu così che diventammo famosi per i tornei di carte che si tenevano nella mensa dello Zonfi - limitrofa alla trattoria stessa - dove un tempo c'era la stal-

IL PRIMO A DESTRA Con la camicia bianca, Antonio D’Ambrosio L’ultima corsa del tram passa davanti alla trattoria

93


DA SINISTRA Giuliana con la madre Anna

la. Mio padre era presidente del circolo di carte Masenghini, e il trofeo in palio diventò in breve tempo molto famoso per tutti i giocatori dell'epoca. Naturalmente c'erano anche molti altri modi per restare in compagnia, ricordo nitidamente le gare a bocce, boccette, biliardo e biliardino. Pur essendo solo una bambina - continua Giuliana - ero molto allenata e quasi imbattibile. Infatti, dato che ancora non esistevano le carte d'identità, dovevo portare la pagella a dimostrazione della mia tenera età, altrimenti nessuno mi credeva". E' così che i pensieri giovanili di Giuliana incontrano il primo vero grande scoglio della sua vita, la scomparsa del padre a soli undici anni. Da allora decise di affiancare Anna, sua madre, per poterla aiutare nel mantenimento di quello che era già diventato uno storico ritrovo bergamasco.

94

"Non eravamo ancora una vera e propria trattoria neanche quando arrivarono i mitici anni '60. Si faceva da mangiare solo per i pochi clienti che passavano con noi tutta la giornata. Cucinavamo la trippa, pane con stracchino e polenta solo nei giorni di festa. Uno dei ricordi più cari risale al 1963, il periodo dell'austerità, nel quale c'era l'obbligo di chiusura a mezzanotte. Nonostante questo, si prendeva - assieme ai nostri più cari affezionati - qualche bottiglia di vino e ci si andava a divertire sulle mura fino a notte inoltrata, giocando a carte e raccontando barzellette. Forse è una frase fatta, ma un tempo bastava veramente poco per divertirsi. Nel frattempo ho frequentato tantissime scuole e altrettanti corsi d'aggiornamento, vigeva l'imperativo categorico "impara l'arte e mettila da parte". E


così, dopo aver appreso il mestiere d'estetista, sarta e lavoratrice di ceramica, conobbi la mia grande passione per l'arte gastronomica". 1980 - Le partite dell'Atalanta erano il "dictat" della domenica, a cui Giuliana non rinunciava mai. L'osteria diventava un vero e proprio ritrovo di sportivi che - guardando le partite - trascorrevano le giornate in compagnia della mitica "Dea". Tra una gara di calcio, una a carte e un torneo di bocce, iniziavano a crescere le richieste per la cucina. D'altronde si sa, lo sport e il tifo comportano sempre una certa fatica. La vecchia osteria, grazie alla piacevolezza dello scorrere del tempo che riusciva ad offrire, cominciava ad essere una trattoria a tutti gli effetti. Siamo negli anni '80 quando - insieme a sua madre Anna -, Giuliana iniziò ad essere famosa anche per la sua grande capacità culinaria, che passava - e passa tutt'ora - per tutti i piatti tipici della nostra cucina. "L'attività come oggi la conosciamo è iniziata proprio in quegli anni, il segreto è stato mantenere tutto com'era un tempo. La stessa dimensione dei locali, lo stesso spirito, gli stessi tavoli, le stesse sedie e la stessa insegna che porta ancora il nome di mio padre (A. D'Ambrosio sta ad indicare Antonio D'ambrosio, n.d.r.). L'unico momento di chiusura è stato il periodo tra la fine del 1991 e l'inizio del 1996, in cui furono necessari dei lavori di ristrutturazione per le normative vigenti. Hanno alzato il soffitto ricavando lo spazio dal solaio che sono stata costretta ad eliminare. Anche l'ambiente per le bocce si è ridotto, ricordo che una volta in parte ad esso c'era il parcheggio delle biciclette con annesso il locale per il guardiano. Sono cambiate molte cose tutt'intorno a noi". 1996 - Arriviamo così ai giorni nostri, dopo un affascinante viaggio nella storia di uno dei "locali" più storici di tutta Bergamo. Rimangono ancora delle curiosità, delle chicche personali di una delle personalità più rappresentative della nostra città. Per alcuni "la Giuliana" è una vera e propria istituzione e non neghiamo che anche noi, parlandoci, ne siamo rimasti affascinati. Il suo carisma e la sua spontaneità sono rappresentati da ogni centimetro delle pareti della trattoria, che vedono affisse una collezione di cappelli vintage e di piatti storici. Non manca l'autoironia grazie all'esposizione delle numerose "pòie" - come ama chiamarle in dialetto -, iniziata solo dopo che l'architetto (nel periodo della ristrutturazione, n.d.r.) affibbiò l'appellativo a lei e alle sue amiche. Il periodo successivo alla riapertura è così stato un trionfo, dimostrato anche da alcune poesie affisse alle pareti. Recitano in versi bergamaschi tutto lo spirito del tempo, quel calore della tradizione che solo pochi ambienti e persone riescono ancora ad emanare. Per finire vogliamo lasciarvi con un aneddoto, un fatto realmente accaduto passato ormai alla storia, che esprime una volta in più il vero significato dell'inciso iniziale. "Il Premio Stella conclude Giuliana - era il concorso attraverso cui la San Pellegrino donava, al fortunato che trovava sotto il tappo la scritta "hai vinto", un buono di trecentomila lire da poter spendere in qualsiasi ristorante bergamasco, così da poter passare una bella serata in un ambiente di lusso. Ricordo bene che il vincitore arrivò qui da me, voleva una serata romantica accompagnata dalla mia cucina. Per poter spendere quella cifra però, avrebbe dovuto invitare almeno altre trenta persone, così decisi di preparargli una tavola specialissima con tanto di violinista al seguito. Fu un momento indimenticabile".

"L'attività come oggi la conosciamo è iniziata negli anni '80 Il segreto è stato mantenere tutto com'era un tempo La stessa dimensione dei locali, lo stesso spirito, gli stessi tavoli, le stesse sedie e la stessa insegna che porta ancora il nome di mio padre"

Il Trofeo Masenghini Una fase di gioco

Un ritratto di Antonio e Anna D’Ambrosio

95


Marketing&Co Articolo di Giorgio Chiesa

96


Foppapedretti e Sarco "l'unione delle idee" Un'innovativa operazione di co-marketing ha coinvolto l'azienda bergamasca e la concessionaria Toyota: la piccola citycar iQ è stata esposta all'interno dello show-room di Viale Papa Giovanni, al San Marco, per tutto il mese di marzo

97


Enrica Foppa Pedretti - Consigliere del Gruppo - ci spiega i motivi di questo legame: "L'auto possiede un mix tra ergonomia, design e sicurezza. Valori che abbiamo sempre ricercato nel corso della nostra storia imprenditoriale" n un mondo in cui tutto diventa obsoleto in pochissimo tempo, in cui i cicli di vita della modernità sono sempre più ristretti, esistono ancora realtà imprenditoriali - proprio nella Bergamasca - capaci di coniugare la spinta del rinnovamento "a tutti i costi" con la qualità di un prodotto durevole nel tempo. Scusateci per questo inizio quasi fiabesco, ma non esistono parole migliori per esprimere la qualità e la garanzia di un'azienda come Foppapedretti, presente e leader sul territorio nazionale e internazionale da oltre sessant'anni. Nonostante questa "entrée", non vogliamo raccontarvi una storia imprenditoriale, né tantomeno celebrare una delle imprese più storiche della nostra città. Del resto i suoi numeri parlano da soli. Questa volta mettiamo in risalto un'iniziativa nuova, una lodevole operazione di co-marketing che ha visto proprio "L'albero delle Idee" affiancarsi alla concessionaria Toyota Sarco. Per l'occasione abbiamo parlato con Enrica Foppa Pedretti - Consigliere del Gruppo - che, con la freschezza che le è tipica, ci ha elencato le numerose ragioni per le quali la sua realtà imprenditoriale si è perfettamente sposata con un settore apparentemente così lontano, come quello delle automobili. "Devo sicuramente riconoscere che Giorgio Arrigoni - responsabile della concessionaria Sarco - ha avuto una bella idea. La Toyota iQ, esposta all'interno del nostro show-room di Viale Papa Giovanni - al San Marco - per tutto il mese di marzo e l'allestimento

I

98

contemporaneo dei nostri Mobili da Giardino nel loro show room di Curno, ha coniugato le peculiarità di entrambi i prodotti offerti e cioè la modernità, la funzionalità e la durevolezza nel tempo. Valori che siamo andati ricercando nel corso della nostra storia imprenditoriale. Per di più aggiunge scherzosamente - è entrata a pennello nella hall del nostro negozio". Complici le ridottissime dimensioni, lo studio intelligente degli spazi e l'attenzione per la sicurezza del passeggero, la neonata di casa Toyota non può passare inosservata. In un periodo congiunturale particolare come quello che tutti stiamo attraversando, la salvezza delle nostre idee risiede proprio nella capacità di creare soluzioni intelligenti. Da questo punto di vista sono ancora più incisive le parole dell'imprenditrice bergamasca che - con grande chiarezza - non risparmia elogi verso l'iniziativa del gruppo Sarco. "Trovo molto positivo che di questi tempi ci siano giovani capaci e propositivi come Giorgio e Veronica Arrigoni, che riescono a proporre idee coinvolgenti e gradevoli. Il tipo di clientela che colpiscono è fondamentalmente simile alla nostra, parliamo quindi di persone che ricercano il giusto compromesso tra utilità, qualità e sicurezza: in una parola la funzionalità. La Toyota è una delle marche più storiche nel settore dell'automobilismo, il suo logo è sempre stato sinonimo di massima affidabilità già negli anni '80. In questo senso ci affianchiamo anche noi che esistiamo da sessant'anni e che col tempo siamo ri-


usciti ad imporci sul mercato internazionale e diventare sul territorio italiano terzo Gruppo nel comparto mobili, per la "forza del suo marchio". Come? Grazie alle caratteristiche intrinseche del nostro prodotto, le stesse con cui abbiamo fidelizzato i consumatori: cioè standard di sicurezza alti, massimizzazione degli spazi e durata nel tempo". A questo punto è giusto spiegare anche le tre speciali caratteristiche. Continua così il racconto di Enrica Foppa Pedretti, che mostra i parallelismi tra la sua affermata realtà e la piccola iQ, presentata da Toyota Sarco. "Credo che in merito agli standard di sicurezza elevati non ci sia molto da aggiungere, né per quanto riguarda il nostro marchio né per la nuova nata di casa Toyota. Pur non essendo una grande intenditrice, la iQ mi sembra un passo avanti per quanto riguarda la salvaguardia dei passeggeri. Passando poi alle dimensioni, tutti i nostri prodotti hanno sempre avuto un "plus" in termini di maneggevolezza e riduzione degli spazi occupati. Allo stesso modo, all'interno di un'automobile lunga meno di tre metri, mi sembra che l'abitabilità sia ottima e superiore al primo colpo d'occhio". Non a caso possono essere comodamente alloggiati tre passeggeri più un bambino o il bagaglio. Sicuramente una tipologia d'automobile innovativa e figlia di uno studio di progettazione evoluto. Il suo mix tra ergonomia, design e sicurezza rappresenta lo stato dell'arte, senza dimenticare l'impatto ambientale: un'auto ecocompatibile al cento per cento. Infine la qualità più importante, la durata nel tempo.

Una sorta di ribellione alla velocità con cui la modernità reputa un prodotto già vecchio. "Nonostante le nostre linee di prodotti (Casa, Bambino e Giardino) siano in continua espansione ed aggiornamento, le nostre passate creazioni sono fruibili esattamente come al periodo della loro progettazione. Il tempo porta innovazione e ammodernamento, ma non decreta la fine del prodotto ancor prima che il suo ciclo di vita sia compiuto". Stessa filosofia di Toyota, costruttore di macchine incredibilmente affidabili anche nel lungo periodo. Probabilmente è una questione d'investimenti e mentalità, ma pur essendo l'azienda bergamasca, poco incline ad operazioni similari, la spiegazione è proprio da ricercarsi in queste semplici parole conclusive. "Di questi tempi è bene puntare sulla fiducia e sulla ricerca della qualità vera, quella che dura nel corso delle stagioni e che convince il consumatore all'acquisto perchè si accorge che gli facilita la vita quotidiana". E così s'affacciano alle finestre i primi raggi della primavera, che oltre ad aver illuminato alcuni mobili da giardino Foppapedretti esposti nella concessionaria Sarco sempre fino a fine marzo, ci ricordano che le nuove e "affidabili" proposte sono pronte a fare capolino nello show-room di Viale Papa Giovanni, già da questo mese di aprile. Proprio al posto della vettura Toyota arriverà la nuova collezione Foppapedretti da giardino. Ma la giovane iQ non ne avrà comunque a male, con la bella stagione anche lei avrà voglia di mettersi in mostra in giro per la città.

"Trovo molto positivo che, di questi tempi, ci siano giovani capaci e propositivi come Giorgio Arrigoni. Il tipo di clientela che riescono a coinvolgere è fondamentalmente simile alla nostra. Parliamo di persone che seguono il giusto connubio tra utilità, qualità e sicurezza"

99


Sport&Tempo Libero

Un evento capace di richiamare migliaia di appassionati per l'intero week-end, organizzato da L'Azzurro Comunicazione, in collaborazione con Cisalfa e SportPi첫 Health & Sport Club 100


Foppolo capitale dello slalom La località sciistica bergamasca ha avuto l'onore di accogliere gli undici più importanti produttori di sci al mondo per presentare in anteprima nazionale le novità della stagione sciistica 2010

rano moltissimi gli sciatori che, sin dalle prime ore del 14 e 15 febbraio, hanno affollato gli stand allestiti per lo Ski&Test Drive nel piazzale antistante la partenza della seggiovia di Foppolo. D'altronde, le migliori case produttrici e le loro proposte per il 2010 erano lì a portata di mano, anzi di piede, per una serie di emozionanti discese. Come lasciarsi scappare un'occasione del genere? Avranno pensato i presenti. La rinomata località sciistica bergamasca, infatti, per un week-end si è trasformata nel villaggio dello sci e dei motori per una "due giorni" all'insegna dello sport, dell'adrenalina e del divertimento. Cielo terso e caldo sole sono stati la cornice di questo evento destinato a diventare un appuntamento fisso della stagione sciistica bergamasca. Il tutto, organizzato da L'Azzurro Comunicazione, grazie a Cisalfa, alla concessionaria Mercedes Lodauto e a SportPiù Health & Sport Club. Ma quali sono stati gli ingredienti che hanno attratto così tanta gente a Foppolo lo scorso week-end? Sicuramente, la possibilità di provare gratuitamente tutte le novità 2010 delle migliori case produttrici compresi gli sci di alta gamma che riprendono le stesse tecnologie ed i contenuti di quelli da competizione. Inoltre, la disponibilità di alcuni esemplari della nuovissima Mercedes GLK per un test drive del tutto speciale su terreni innevati. E poi, tanta musica e diverti-

E

Compilando un semplice modulo, è stato possibile provare i nuovi modelli dei marchi Atomic, Carbontech, Dynastar-Lange, Elan, Fischer, Head, K2, Nordica, Rossignol, Salomon, Marker e Völkl

101


Protagonista anche la nuovissima Mercedes GLK, grazie ad un test drive del tutto speciale su terreni innevati realizzato dalla concessionaria Lodauto

102

mento che hanno reso questa iniziativa imperdibile. Anche le modalità di prova degli sci erano semplicissime ed hanno impedito il formarsi di noiose code presso gli stand. Compilando un semplice modulo, infatti, tutti hanno potuto provare i nuovi modelli 2010 di Atomic, Carbontech, Dynastar-Lange, Elan, Fischer, Head, K2, Nordica, Rossignol, Salomon, Marker e Völkl. Un sogno per gli appassionati di sci. Non da ultime, le perfette condizioni meteo che hanno offerto due splendide giornate di sole abbinate ad una temperatura rigida.La situazione perfetta per testare le attrezzature più avanzate e divertenti in commercio dall'anno prossimo sfruttando a pieno le bellissime piste del comprensorio Brembo Ski. Un'anteprima assoluta per Foppolo che è stata quest'anno l'unica località italiana che ha ospitato gli 11 più importanti produttori di sci al mondo. Tutto questo, a breve distanza dal Salone Internazionale dell'Articolo e Abbigliamento Sportivo tenutosi nei primi giorni di febbraio a Monaco di Baviera. Un riconoscimento alla grande passione di tutti gli sciatori bergamaschi che da sempre affollano le piste innevate. "Siamo onorati che gli undici produttori più importanti del mondo abbiano scelto Foppolo e quindi Bergamo, per questo evento speciale - ha commentato Eugenio Arioli, direttore marketing del Comprensorio Brembo Ski -. Eravamo convinti che se il sole ci avesse onorato della sua presenza l'iniziativa sarebbe stata un grande successo, anche grazie alla splendida cornice naturale del comprensorio". Anche gli appassionati di motori hanno vissuto emozioni particolari. Moltissimi hanno, infatti, visitato lo stand della concessionaria Mercedes Lodauto dove, hanno potuto scoprire tutte le caratteristiche della nuovissima Mercedes GLK. In tanti hanno approfittato di alcuni esemplari del nuovo Suv compatto della stella argentata cimentandosi in adrenalinici test drive su di un percorso innevato. Un'esperienza particolare che ha permesso loro di scoprire le peculiarità e lo spirito off-road di questo nuovo modello Mercedes. Ma, non è stato solo un week-end di sci e motori. L'Azzurro Comunicazione ha allestito un vero e proprio villaggio dello sci. Nella zona ristoro tutti gli sciatori o i semplici curiosi si sono deliziati, tra una discesa e l'altra, con i fantastici panini e bevande che offrivano gli stand gastronomici del salumificio Vismara. Il tutto condito da una colonna sonora ad hoc. Non poteva mancare, infatti, la musica e l'animazione ad allietare i presenti con un fantastico dj set che ha fatto sgranchire anche le gambe più indurite da ore di discese sulle piste innevate. "Da sempre cerchiamo di creare eventi che rispondano sia alle esigenze dei nostri clienti sia a quelle del nostro territorio, da questo modo di operare nasce anche il format dello Ski&Test Drive una novità assoluta per Bergamo e provincia - ha commentato Massimiliano Pezzoni, titolare dell'Azzurro Comunicazione -. Crediamo fortemente che il segreto del successo degli eventi destinati al grande pubblico stia nel rispondere ad una esigenza, nel colmare un vuoto nell'offerta di iniziative disponibile". Molto soddisfatti tutti i promotori che hanno permesso all'organizzazione di portare questa anteprima assoluta in provincia di Bergamo. "Crediamo fortemente che sia fondamentale essere sempre in stretto contatto con il territorio e dato che la nostra sede è a Osio Sopra abbiamo scelto Foppolo come sede dello Ski&Test Drive 2009 - ha commentato Vittorino Mandelli, responsabile marketing Cisalfa -. Il grande successo di pubblico e la partecipazione degli appassionati ci hanno premiato e ci spingono a ripetere l'iniziativa anche per la prossima stagione sciistica". Un successo senza precedenti per un'iniziativa che è solo alla sua prima edizione e che diventerà sicuramente un appuntamento fisso dei prossimi inverni bergamaschi.


Moda Uomo Articolo di Alice Perico Foto di Giorgio Chiesa

ra gli stretti e caratteristici vicoli di Sarnico fanno capolino le luminose vetrine di un negozio che ormai da anni è il punto di riferimento degli appassionati di moda d'alta gamma. Stiamo parlando di Cerdelli, firma prestigiosa del territorio bergamasco e bresciano, dalla trentennale esperienza nel settore dell'abbigliamento uomo-donna. Una realtà consolidata, di cui cade proprio quest'anno il trentesimo compleanno d'attività, complice l'intuizione di Sandro e Ruggero Cerdelli nel 1979. Proprio loro, in quell'anno, seguirono le orme del padre e si dedicarono anima e corpo in un'avventura imprenditoriale che li vede ora presenti a Lumezzane e a Bergamo - in via XX Settembre -, oltre che ovviamente in riva al lago. E proprio in questo splendido show-room abbiamo voluto addentrarci nei meandri della moda uomo primavera-estate 2009. Complice la disponibilità di Sandro Cerdelli, abbiamo

T

104


British style e glicine, la moda segue l'economia Sandro Cerdelli, nell'anno del trentennale, presenta tutte le novitĂ primavera-estate 2009 all'interno dello show-room di Sarnico: "E' finito il periodo del lusso sfrenato e dell'osare. Anche i colori sono piĂš tenui, con abbinamenti cromatici classici e con minime fantasie"

105


Fondato da Sandro e Ruggero Cerdelli, dal 1979 il cognome è sinonimo d'eleganza e marchi prestigiosi nel campo dell'abbigliamento uomo-donna Un'avventura imprenditoriale che spazia da Lumezzane a Bergamo, in via XX Settembre

voluto evidenziare le nuove tendenze e l'attuale mercato delle grandi firme internazionali. Le migliori, ovviamente, osservando questo lungo elenco: Dolce&Gabbana, Ralph Lauren, Burberry, Bikkembergs, Blumarine, Moncler, Fay, Peuterey, Refrigiwear, Moschino, Paciotti, Max Mara, La Martina, Frankie Morello e molti altri. "Non bisogna mai smettere di fare ricerche per offrire il meglio - afferma Sandro Cerdelli -. Per fortuna ho ereditato la passione per la moda, i tessuti e i processi di produzione. Solo grazie a questo mio modus operandi possiamo offrire il top di gamma. Del resto i tempi sono cambiati, oggi il cliente è molto diverso: è più informato, ad ogni oggetto sa dare una valenza e pretende che la qualità che acquista sia pari al prezzo che paga per averla". Una vasta gamma di prodotti per riuscire a soddisfare qualsiasi tipo di clientela. "Esatto, molto spesso ci capita di servire al contempo genitori e figli, che logicamente hanno esigenze molto diverse tra di loro. Per questo racchiudiamo in ogni negozio Cerdelli sia brand giovanili sia classici. Senza dimenticare i capi sartoriali, come quelli di Isaia, famosissima

Elegante - "Per quanto riguarda lo stile formale, il gessato mantiene ancora il suo appeal Ma la novità dell'anno sono i micromotivi "jacquard" vecchio stile come l'occhio di pernice, quadri Galles, finestrati e madras" 106

firma napoletana con cui collaboriamo oramai da diversi anni. Il massimo della tradizione italiana con una vastissima offerta, dai completi formali su misura a camicie. Il tutto con tempi di consegna molto brevi considerando la lavorazione a mano: circa 20 giorni lavorativi". Parlavamo anche di giovani. "Chi conosce Cerdelli, apprezza soprattutto la struttura del nostro negozio diviso in aree tematiche. Troviamo la parte più elegante con completi, camicie, scarpe rifinite a mano, cravatte, borse ed accessori. E l'area giovanile nella quale sono presenti le marche più di moda e alternative come Bikkembergs, Frankie Morello, D&G. Infine la zona sportiva "classica" dove vi sono marchi che vendiamo ormai da moltissimi anni e che vantano un'ampia e selezionata clientela. Il segreto, in un mercato agguerrito come il nostro, sta nella continua ricerca sul mercato. Anticipare la moda e stuzzicare il cliente con tessuti e forme nuove, oltre giustamente al classico". Entriamo nel dettaglio: le novità 2009 per un imprenditore o libero professionista?


"Per quanto riguarda lo stile formale, e in particolare ponendo attenzione ai completi da uomo, il gessato mantiene ancora il suo appeal. Ma la novità dell'anno sono i micromotivi jacquard vecchio stile come l'occhio di pernice, quadri Galles, finestrati e madras, insomma tutti i tessuti che rimandano al vecchio british-style. Gli uniti fanno la parte del leone in fatto di camicie, stiamo assistendo anche ad un ritorno dei picchi e dei quadri. Inoltre i pantaloni tornano ad avere le pinces, oppure piatti ma ampi e comodi, a differenza di quelli più informali che riprendono i modelli da lavoro, con un pizzico di snobismo. Le cravatte, invece, si stanno restringendo, la moda ora le vuole di 5 centimetri in meno come larghezza. Per completare lo style parliamo di scarpe: è passato il boom della punta, ora le nuove tendenze riguardano la linea arrotondata, si sta seguendo lo stesso trend femminile, che vuole anch'esso le punte più smussate".

Casual - “I colori di questa stagione sono il glicine e il lavanda Dalla camicia al jeans, dalle calze alle scarpe: qui i mocassini sono i più richiesti, dal più classico in camoscio beige al color porpora"

Rivolgendoci ai giovani, invece, verso cosa li indirizza la nuova moda? "Come ogni anno i colori cambiano, le star di questa stagione sono il glicine e il lavanda. Dalla camicia alla scarpa, dal jeans alle calze questa è la moda 2009 primavera-estate. Ancora di più dell'anno scorso, inoltre, sono gettonati i mocassini: ne vedremo indossati di ogni foggia e colore, dal più classico in camoscio beige al più sgargiante color porpora. Di gran moda sono anche le borse da uomo: tracolle da lavoro o studio, senza dimenticare gli hobbies. Borse comode ma funzionali, insomma, da utilizzare sia nel tempo libero che nella vita di tutti i giorni con computer al seguito". Ne traspare uno stile più sobrio, a dispetto delle precedenti collezioni. "Complice la crisi economica, è finito il periodo del lusso sfrenato e dell'osare: si ricerca più uno stile classico e - appunto - sobrio nelle tinte. Proprio i colori dell'estate sono più tenui, con abbinamenti cromatici classici e con minime fantasie". Eppure i prezzi delle grandi firme, volendo guardare, sono sempre alti. "E' un fenomeno generale, ma capibile. Tutta la produzione sta tornando in Italia: produrre all'estero ha si dei vantaggi, ma fino ad un certo punto. Il termine qualità spesso contrasta con il significato di risparmio nel breve periodo. Ma volendo guardare, chi più spende a volte ci guadagna nel tempo: i nostri capi, dopo anni, sembrano immortali. Una caratteristica fondamentale. Mai come adesso - infatti il cliente è attento ai più piccoli particolari e all'essenza del capo. Comunque sia, per evitare facili allarmismi, tutti i prezzi sono bloccati e identici alla precedente stagione per ovvie ragioni di marketing". Un'ultima domanda: il valore aggiunto di un negozio come il vostro? "Il servizio e soprattutto l'offerta. Oramai è superata la politica della "vendita forzata", i clienti che entrano in un negozio come il nostro devono sentirsi coccolati e al centro dell'attenzione. Sta proprio nell'abilità del venditore riuscire a carpire l'essenza della persona che ha davanti, in modo da potergli offrire i prodotti che più gli si addicono. Insomma, bisogna essere in primis veri psicologi più che abili commercianti". 107


In anteprima Articolo di Luca Bilotta Foto di Laura Pietra

Design: filante ed elegante Il cambio di stile rispetto alla Vectra è notevole, con un frontale e una coda affilati, fianchi muscolosi e un tetto arcuato che ricorda quello di una coupé 108

na nuova stella brilla nel firmamento Opel. Parliamo dell'erede della Vectra, una vettura che prima ancora di essere disponibile sul mercato ha già ottenuto due importanti riconoscimenti: quello di Auto dell'anno 2009 e le 5 stelle nei test dell'Euro NCAP. Anche questa volta "Bergamo Economia" ha voluto regalarvi un'anteprima, svelandovi la linea flessuosa dell'Insignia complice la tiepida e soleggiata atmosfera di una giornata di marzo in Borgo Canale. E proprio in via San Martino della Pigrizia a Bergamo, la nuova Insignia si è mostrata grazie alla gentile collaborazione della concessionaria Opel Gustavo Longhi. Il test ha visto prota-

U

gonista il top di gamma: la versione 2.0 CDTI da 160 Cv, allestimento Cosmo. Una berlina di classe media per il prezzo di vendita (segmento D), ma con caratteristiche, stile, eleganza e portamento da Premium. E' un'ammiraglia sportiva, molto coupé, che la differenzia da tutte le concorrenti proprio per il posteriore che scende, quel tetto spiovente che aumenta l'aerodinamica e le conferisce un aspetto nuovo e particolare. DESIGN - Definirla in due parole è difficile, al massimo filante ed elegante. Il frontale spiovente su cui spicca la mascherina con il nuovo logo Opel, le luci posteriori ad "ala" e la forma a profilo di "lama" sul-


Insignia, la "media" da dieci e lode Una nuova stella brilla nel firmamento Opel, provata per voi in Borgo Canale Un'auto tecnologicamente avanzata con allestimento da classe superiore, non a caso è già Auto dell'anno 2009 con 5 stelle nei test dell'Euro NCAP

le fiancate, che inizia subito dopo le ruote anteriori per proseguire lungo l'intera fiancata, conferiscono a questa berlina 4 porte il look di un coupé. Un aspetto che camuffa le dimensioni da berlina imponente, lunga 4,83 metri, larga 1,87 e alta 1,50 con un passo di 2,74 metri. La novità non è tanto l'aumento delle dimensioni, quanto il cambio di stile con un frontale e una coda affilati, fianchi muscolosi e un tetto arcuato che ricorda quello di una coupé con un cx di 0,27, tra i migliori in assoluto. INTERNI - Totalmente nuovo, anche rispetto agli altri modelli in gamma, è lo stile della

plancia, che abbandona le forme spigolose Motori: per assumere curve avvolgenti e dinamiche. da segnalare Molto curato il bagagliaio, non tanto nella il nuovo diesel volumetria comunque ampia (da 540 a 1530 litri), quanto nella qualità grazie al doppio da 2 litri common rail piano, al portellone avvolgente (elettrico a da 130 CV e 160 CV richiesta) che consente di avere una luce di Nel primo caso carico ampia e con una soglia bassa. Sono disponibili inoltre sistemi di carico con gan- la coppia è di 300 Nm, ci che scorrono su binari mentre di serie c'è nel secondo di 350 Nm, un rivestimento in speciale tessuto Top Tec, in entrambi i casi frutto della nano tecnologia, che oltre a esespressa tra 1.750 sere più resistente, si sporca anche meno ed è persino traspirante. e 2.500 giri/min 109


SICUREZZA - Anche la dotazione di sicurezza della Insignia costituisce un punto di riferimento. Oltre ai 6 airbag e ai poggiatesta anteriori attivi, tutte le cinture di sicurezza sono regolabili in altezza e l'ESP ha funzioni avanzate. Disponibile anche il sistema di trazione integrale Adaptive 4x4, vera novitĂ per una media Opel. Parliamo dell'Haldex di quarta generazione che interagisce con l'ESP e ne sfrutta i sensori per anticipare le situazioni e non semplicemente reagirvi. Ăˆ quindi un sistema attivo che, oltre a poter spostare a piacimento la coppia dall'avantreno al retrotreno in

110


meno di 80 millesimi di secondo, può gestire anche i trasferimenti di coppia tra le due ruote posteriori come se fosse un differenziale autobloccante utilizzando la spinta delle ruote per dare direzionalità e stabilità alla vettura senza ricorrere all'ESP, se non in situazioni estreme.

Opel Insignia

TECNOLOGIA - Anche le dotazioni sono davvero Premium. Come il sistema "FlexRide" che permette al guidatore di modificare la taratura dell'assetto e delle sospensioni premendo semplicemente un pulsante. In questo modo è possibile passare dalla confortevole regolazione Standard, ad un assetto sportivo e dinamico (Sport) oppure alla più soft modalità Tour. Da segnalare anche il sistema "Opel Eye" che sfrutta una piccola telecamera posta tra il parabrezza e lo specchietto retrovisore interno con la funzione di riconoscimento dei cartelli stradali riproponendoli sulla strumentazione. Inoltre la spia del cambio di corsia avvisa il guidatore se esce involontariamente dalla propria corsia di marcia. Sulla Insignia è disponibile anche la nuova generazione del sistema "Adaptive Forward Lighting" che offre la regolazione automatica del fascio di luce bi-xeno, a seconda dell'andamento della strada e delle condizioni generali di visibilità. MOTORI - Quando ai motori, Insignia è disponibile con 4 motorizzazioni tutte omologate Euro 5. Le unità benzina vedono un 1,6 litri turbo da 180 CV e 230 Nm tra 2.200 e 5.500 giri/min e un 2 litri a iniezione diretta con turbo "twin scroll" e controalberi di bilanciamento da 220 CV a 5300 giri/min e 350 Nm di coppia tra 2.000 e 4.000 giri min. Il primo assicura alla berlina una velocità massima di 225 km/h e un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 8,9 secondi con consumi di 7,7 litri/100 km ed emissioni di 181 g/km di CO2. Con il suo motore più potente invece la Insignia raggiunge 242 km/h e accelera in 7,6 secondi consumando 8,8 litri/100 km con emissioni di 207 g/km. Il diesel sarà il nuovo 2 litri common rail con iniettori piezoelettrici a 1.800 bar in versione da 130 CV e 160 CV (quest'ultimo utilizzato nella prova su strada). Nel primo caso la coppia è di 300 Nm (320 con l'overboost), nel secondo di 350 Nm (380 con l'overboost), in entrambi i casi espressa tra 1.750 e 2.500 giri/min. Con il diesel meno potente la Insignia raggiunge 205 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in 11,1 secondi, con quella più potente invece tocca i 218 km/h e accorcia il tempo a 9.5 secondi con gli stessi consumi (5,8 litri/100 km) e le stesse emissioni (154 g/km). Tutti i motori sono accoppiati con cambi manuali a 6 rapporti e a richiesta si può avere l'automatico come in questa prova su strada, sempre a 6 rapporti, tranne che sulla 1.6 Turbo. IN STRADA - Bastano pochi chilometri per rendersi conto che la vettura ha un'agilità sorprendente per una berlina di queste dimensioni. Il turbodiesel da 160 Cv, mostra subito tutta la sua dinamicità appena s'inizia a schiacciare l'acceleratore. Bellissimi cavalli al galoppo che tirano la media tedesca a un ritmo veramente inaspettato. Pronta, elastica, decisa, l'Insigna corre veloce e silenziosa al punto che devi ben presto diminuire il gas per rientrare nei limiti di velocità imposti dal Codice della strada. Una vettura ben equilibrata, comoda e confortevole, proprio da segmento superiore. Molto buone pure le "cambiate" del cambio automatico, che permettono all'Insigna di filare liscia come l'olio sulle trafficate strade cittadine senza scossoni, figuriamoci in autostrada. Anche nei sorpassi l'erede della Vectra non ha alcun tintinnio. A farla da padrona una turbina sostanziosa che fa molto bene il suo dovere, imprimendo alla vettura tedesca una spinta notevole. Insomma, 160 cavalli adeguati al massimo per un'ammiraglia-coupè che vedrà gli automobilisti bergamaschi sceglierla più numerosi che mai in questo tipo di motorizzazione. All'interno è molto piacevole, confortevole e con ottima visibilità. Infine la dinamicità con cui si muove negli stretti vicoli del centro storico lascia esterrefatti: il volante è leggero ma al punto giusto. Seppur non piccola, a guidarla in città Alta o in Borgo Canale non ci sono assolutamente problemi. Provare per credere.

Tecnologia: presente il sistema "FlexRide" che permette al guidatore di modificare la taratura dell'assetto e delle sospensioni. C’è anche l' "Opel Eye" che sfrutta una piccola telecamera posta tra il parabrezza e lo specchietto retrovisore interno con la funzione di riconoscimento dei cartelli stradali riproponendoli sulla strumentazione

Longhi 24125 Bergamo (BG) 79/81, v. Ghislandi tel: 035 210315 www.longhiopel.it

111


In vetrina Articolo di Luca Bilotta Foto di Laura Pietra

Novità: presenti diversi miglioramenti che la rendono più "matura" in termini di design, qualità, maneggevolezza, prestazioni, efficienza e funzionalità Non solo nuovo look, ma tanta sostanza con prezzi davvero competitivi 112

rriva la primavera, tempo di sole e di programmare le proprie vacanze. E anche in chiave automobilistica, i progetti si fanno solo a cielo aperto. Ecco perché, proprio a marzo, MINI ha presentato la sua seconda generazione Cabrio. Dal 2004, anno del suo debutto, oltre 164.000 automobilisti di tutto il mondo non hanno saputo resistere al suo fascino. E immaginiamo che, anche per questa nuova versione, si registri lo stesso - se non maggiore - successo. Allegra, colorata, divertente, anticonformista: co-

A

sì possiamo definirla nella sua totalità. La reginetta dell'en plein air, debutta nella sua nuova veste da MINI Lario Bergauto. E proprio grazie alla concessionaria ufficiale di Bergamo, abbiamo voluto svelarla in tutta la sua bellezza. La location, ennesima e suggestiva, è Villa Acquaroli a Carvico, dove siamo stati gentilmente accolti dal proprietario Fabio Acquaroli. Proprio la splendida dimora nobiliare settecentesca, caratterizzata da un immenso parco con alberi secolari, ha visto protagonista la nostra Cooper, versione superaccessoriata con interni in pelle marrone e "livrea" blu.


Frizzante en plein air Grazie alla suggestiva location di villa Acquaroli, vi sveliamo in anteprima la seconda generazione della MINI Cabrio Provata per voi in versione Cooper, dotata di un quattro cilindri da 1,6 litri da 120 Cv, che accelera da 0 a 100 km/h in 9,8 secondi e raggiunge una velocità di punta di 198 km/h

NOVITA' - Parlando delle novità che caratterizzano la nuova compatta Cabrio, troviamo dei miglioramenti sotto diversi aspetti che la rendono più "matura", in termini di design, qualità, maneggevolezza, prestazioni, efficienza e funzionalità. Non solo nuovo look, ma tanta sostanza con prezzi davvero competitivi. Da segnalare, inoltre, che è stata ampliata la disponibilità dei colori della carrozzeria e della capote, di varianti dei cerchi, di rivestimenti dei sedili e di modanature interne per aumentare al massimo la possibilità di personalizzazione

attingendo anche nella vasta gamma di optional realizzati appositamente per la Cabrio, poiché il cliente di questa MINI, è ovvio, ama distinguersi. DESIGN - Rispetto alla prima serie, dicevamo, i cambiamenti sono importanti e derivano dalla riprogettazione del pianale. Ma sono ritocchi che non danno nell'occhio: l'auto è ancora tutta se stessa. Con la sua linea inconfondibile e radicata nella storia dell'automobile - solo un po' più tonica nelle forme -, la sua capote in tessuto e i suoi quattro posti ricavati in

Tecnologia: per abbassare la capote della nuova MINI Cabrio servono non più di 15 secondi e il dispositivo di apertura e chiusura può essere azionato anche in movimento, purché non si superino i 30 km/h 113


un abitacolo curato e vivace. I vetri laterali posteriori sono leggermente più grandi e dietro il divanetto è stato montato un nuovo roll-bar, in un pezzo unico che al bisogno fuoriesce in 150 millisecondi. Due ritocchi che migliorano la visibilità su tutti i lati. Qualcosa è stato aggiunto anche nel bagaglio: 55 litri in più di capacità, per un totale di 660 litri. Per abbassare la capote della nuova MINI Cabrio servono non più di 15 secondi e il dispositivo di apertura e chiusura può essere azionato anche in movimento, purché non si superino i 30 km/h. Siete esigenti e volete sapere per quanto tempo scorrazzate per le strade a capote aperta? Mini ha pensato anche a questo con l'Alwaysopen-timer, un equipaggiamento esclusivo di serie che calcola il tempo di guida open air. IN STRADA - Ma il vero pezzo forte è la guidabilità in strada. Non appena si avvia il motore e inserita la prima, ecco sprizzare il divertimento massimo nelle vene del pilota. Il tipico feeling MINI, quella sensa114

zione che rimanda all'essenzialità sportiva dei go-kart per la prontezza delle risposte, la rigidità dell'assetto e la tenuta di strada esaltata, nella nostra prova, dal contributo di eccellenti angoli del parco di Villa Acquaroli. Puro piacere di guida, in qualsiasi condizione. Il volante è quasi verticale e ben allineato ai pedali; la leva del cambio è corta e ha un'escursione breve contrastata il giusto. Il sedile avvolge e sostiene a dovere, senza risultare troppo costrittivo e rilassando la schiena nei lunghi percorsi. MOTORI - Con la sua spinta robusta e lineare, e un sound coinvolgente, il motore asseconda il divertimento. Nel nostro caso, il "millesei" medio a disposizione, quello della Cooper da 120 cavalli, messi al servizio di un potenziale che - in termini di assetto - è solo di poco inferiore al livello della S (leggermente più rigida di sospensioni). La nuova MINI Cabrio debutterà, comunque, in due varianti di modello: Cooper Cabrio e Cooper S Cabrio. La prima, come detto, ali-


Motori: ancora più agguerrita la nuova Cooper S Cabrio il cui quattro cilindri eroga, grazie al turbocompressore Twin-Scroll e all'iniezione diretta di benzina, una potenza di 175 Cv, per una accelerazione da 0 a 100 km/h in solo 7,4 secondi e una velocità massima di 222 km/h

Mini Cooper

mentata da un motore quattro cilindri da 1,6 litri da 120 Cv, accelera da 0 a 100 km/h in 9,8 secondi e raggiunge una velocità di punta di 198 km/h. Nel ciclo di prova UE il consumo di carburante è di 5,7 litri per 100 chilometri, il valore di CO2 di 137 grammi per chilometro. Ancora più agguerrita la nuova Cooper S Cabrio il cui quattro cilindri eroga, grazie al turbocompressore Twin-Scroll e all'iniezione diretta di benzina, una potenza di 175 Cv, per una accelerazione da 0 a 100 km/h che richiede solo 7,4 secondi, per una velocità massima di 222 km/h. Nel ciclo di prova UE il consumo medio di carburante è di 6,4 litri per 100 chilometri, il valore di CO2 di 153 grammi per chilometro. Il cambio di serie è manuale a sei marce; come optional, può essere richiesto, invece, l'automatico sequenziale sempre a sei rapporti. SICUREZZA - Infine, ma non meno importante, il discorso sicurezza. E anche in questo caso MINI non lascia nulla al caso. Presenti i migliori sistemi in dotazione, come il controllo di stabilità (DSC), che integra la funzione di assistenza nelle partenze in salita, e il ripartitore di frenata (EBD) di serie. Optional a pagamento, invece, il controllo di trazione (DTC), dotato della funzione di blocco elettronico del differenziale dell'asse anteriore, utile nelle curve veloci affrontate con il controllo della stabilità disinserito. Oltre al roll-bar, di cui si è già detto, il "pacchetto" di sicurezza comprende anche quattro airbag.

Il proprietario della location, Fabio Acquaroli

Personalizzazione: è stata ampliata la disponibilità dei colori della carrozzeria e della capote, di varianti dei cerchi, di rivestimenti dei sedili e di modanature interne. Inoltre è prevista una serie di accessori tecnologici come l'Always-open-timer, un equipaggiamento esclusivo che calcola il tempo di guida open air

MINI LARIO BERGAUTO Via Campagnola, 50 Tel. 0354212211 - Bergamo www.lariobergauto.mini.it

115


Chi, dove e perchè Foto di Giorgio Chiesa

MINI cabrio, da Lario Bergauto un pre-dinner "cool and exciting" Frizzante allegria nello show-room MINI Lario Bergauto, trasformatosi per l'occasione in lounge pre-dinner, giovedì 26 marzo scorso, nel corso del lancio di tre nuovi modelli della marca british "tutto pepe". In primis la Mini cabrio e soprattutto la nuovissima MINI Ray, che ha sfoggiato un look sorprendente e talmente "charmant" da suscitare l'attenzione e l'entusiasmo di tantissimi giovani presenti. La nuova nata è, infatti, proposta in tre diversi colori di carrozzeria: Dark Silver, Midnight Black e Pepper White, mentre le calotte degli specchietti retrovisori esterni e le placche delle

116

frecce laterali (side scuttle) si presentano accoppiati in sei diversi colori fluorescenti estremamente 'cool and exciting': Alien Green, Lemon Yellow, Flash White, Energy Pink, Vitamin Orange, Shocking Blue. Dettagli che permettono di colpire una fascia molto giovane, considerando anche il propulsore 1,4 a benzina quattro cilindri da 55 kW/75 CV. L'altra protagonista, sempre per un target cool, è stata la MINI Clubman One: pure lei dedicata a chi vuole assaporarsi il fascino e lo stile inglese, con un cuore ecologico che da ossigeno al portafoglio e salvaguarda l’ambiente.


117


Chi, dove e perchè

Avis Bergamo al Fluid, per chi il divertimento ce l'ha nel sangue Si è conclusa con una festa alla discoteca Fluid di Orio al Serio, venerdì 27 febbraio scorso, il quadriennio del gruppo giovani di Avis Bergamo.Una serata speciale a cui sono stati invitati quasi 9.000 giovani avisini della provincia, dai 18 ai 35 anni, che hanno potuto portarsi un amico durante l'evento. Nel corso dell'appuntamento, organizzato in collaborazione con Radio Number One, erano presenti Grant Benson e Luca Viscardi. Special Guest della serata è stato Paolo Casiraghi (Suor Nausicaa), direttamente da Colorado Cafè. "Il momento di spettacolo e divertimento segna la chiusura di un ciclo e l'apertura di un altro - spiega Fabio Vanoli, coordinatore del

118

gruppo giovani donatori della provincia di Bergamo - perché, in vista del rinnovo della cariche dirigenziali di Avis, molti tra noi sono pronti a spiccare il volo partecipando attivamente alla vita associativa. Sempre più Presidenti delle nostre AVIS Comunali chiedevano maggior partecipazione ai giovani, adesso ci siamo. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere a fondo i meccanismi della nostra associazione e la stessa Avis, in questi ultimi quattro anni, ha investito molto su di noi sponsorizzando la nostra partecipazione a corsi di formazione e dandoci l'opportunità di organizzare direttamente gli eventi. Ora siamo pronti per contribuire con il nostro entusiasmo".


La tagliata pi첫 buona del mondo Alle porte di Bergamo, ispirato ai pi첫 famosi locali di Londra e Parigi, in stile minimalista, con griglia a vista. Un ambiente caldo e riservato, la cucina ricercata fanno di Steak un locale esclusivo

Via Enrico Fermi, 10 - Curno - Tel. 035 462504


Chi, dove e perchè Foto di Giorgio Chiesa Articolo di Alice Perico

Jaguar Test & Taste, Iperauto sposa il gusto della guida Ha fatto capolino a Bergamo, sabato 14 marzo alla concessionaria Iperauto, il "Jaguar Test & Taste Tour", ovvero come coniugare insieme il gusto della guida con i piaceri del gusto. Un'occasione per provare la nuova Jaguar XF, la XKR e l'edizione limitata XK60, in un contesto particolarmente stimolante ed esclusivo come lo show-room di Jaguar Bergamo (in via Borgo Palazzo 205), ma anche per lasciarsi andare alle tentazioni di un'insolita quanto unica combinazione tra vino, cioccolato e tartufo

120

bianco di Alba. La manifestazione, che ha toccato altre cittĂ italiane, fin dall'inizio ha avuto il patrocinio del Centro Nazionale Studio del Tartufo che ha garantito la provenienza e la qualitĂ  del prezioso tubero. Il programma della giornata - iniziata alle 11 - ha previsto un intrigante "percorso olfattivo" con gli esperti, il test drive delle vetture Jaguar e, a seguire, la degustazione guidata a base di tartufo bianco d'Alba, di cioccolato dei maestri cioccolatai Venchi e di vino della "Strada del Barolo".


121


Bergamo Economia  
Bergamo Economia  

Bergamo Economia

Advertisement