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M A G A Z I N

MENSILE DI SETTEMBRE 2021 - NUMERO 146 - € 3,00

COVER STORY Security Center una storia iniziata nel 1981

Rivista mensile - In edicola al prezzo di 2.00 euro. Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% DCB Bergamo. In caso di mancato recapito restituire al mittente.

LE INTERVISTE Giulio Terzi di Sant’Agata Andrea Crisanti Agostino Ghiglia

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L’EDITORIALE

S E T T E M B R E

GREEN PASS

BENE MA NON BENISSIMO dei lavoratori ma anche per la salute delle aziende. Facciamo un passo indietro. Al momento in Italia abbiamo circa il 15-20% della popolazione che non è vaccinata: perché è contraria, perché è dubbiosa, perché ha paura degli aghi e così via. Quelle stesse percentuali si ripropongono potenzialmente anche in azienda. Io impresa che faccio rinuncio al 20% della forza lavoro? E come faccio a portare avanti la produzione o l’attività se mi manca 1 dipendente su 5? Penso a un’acciaieria che, come minimo, ha 500 dipendenti, come fa a portare avanti il lavoro se gli vengono meno 100 collaboratori? È impensabile. Una normativa pensata a grandi linee ma che non tiene (ancora) conto della specificità. Il monitoraggio - inutile nasconderlo - comporterà per le imprese ulteriori spese.

Green pass per tutti i lavoratori. Bene, diciamo. Ma ora veniamo al dunque. Perché sì, decretarlo è senza dubbio una chiara indicazione ma poi tocca alle imprese metterlo in pratica. Gli industriali hanno chiesto da subito regole certe: non solo per la tutela della salute

Squadre di controllo preposte per verificare il green pass a disposizione per ciascun turno? Verifiche a campione? Come imprenditore posso segnarmi il tempo di validità del green pass di quei dipendenti che lo hanno ottenuto mediante vaccinazione verificandolo quindi solo la prima volta e non ogni giorno fino a scadenza? La sospensione dal lavoro di chi è senza green pass rischia

di fatto di bloccare l’attività. Non possiamo rinunciare ai nostri dipendenti. Abbiamo già difficoltà nel reperire personale impiegandolo a tempo indeterminato, anche di personale non specializzato, figuriamoci se riusciremmo a trovare delle sostituzioni temporanee. E oggi, con la consegna degli ordinativi a primavera 2022, garantire l’operatività diventa parola d’ordine. Vista la robusta ripartenza, per non fermare gli impianti e far sentire tutti i nostri dipendenti più sicuri, si autorizzino gli imprenditori ad effettuare i tamponi salivari al momento dell’ingresso in azienda a tutti coloro che non possono o non vogliono vaccinarsi. Il costo è irrisorio e il parlamento si è finalmente espresso a favore dell’equiparazione dei test salivari ai tamponi antigenici. Superare la pandemia è un dovere collettivo. Un impegno di tutti. Proprio per questo non è il momento di lasciare da sole le aziende. Del resto, le misure per il contenimento del virus condivise tra Governo, Parti Sociali, ASL e istituti preposti e sottoscritte 18 mesi fa e da allora applicate hanno funzionato benissimo: non si è mai parlato di un solo focolaio in fabbrica.

Paolo Agnelli 3


CONTENUTI

S E T T E M B R E

CONTENUTI

SETTEMBRE

08 GEOPOLITIC A Giulio Terzi di Sant’Agata: «Garantire il rispetto dei diritti umani e lottare contro il terrorismo è la stessa cosa» 14 C AOS AFGHANO Il generale Sebastiano Comitini ha guidato l’addestramento della polizia afghana. «Difficile ricostruire mentre ancora si combatteva» 20 MEDICINA Crisanti: «Obbligo vaccinale? Con la variante Delta fatto necessario e probabile oltre che atto di trasparenza» 26 L’ANALISI MMT Neon paradigm 32 COMPONENTE DEL GARANTE «Lavoriamo affinché l’Autorità sia più vicina alle PMI per sensibilizzare una nuova cultura della protezione dei dati» 36 L’ESPERTO Codice della Crisi d’impresa 38 TOP BUSINESS Erhardt Leimer, «Flessibilità dinamismo resilienza: così vinciamo le sfide ed evolviamo» 44 BUSINESS & TECNOLOGIA GMDE: «Innovazione e autonomia nella gestione dei dati? Una priorità per le pmi» 50 COVER STORY Security Center, una storia iniziata nel 1981 56 SCIENZA Il ruolo vitale del geologo 58 DESIGN Taramelli ci apre le porte di un luogo segreto: il camerino n°13 del Teatro Arcimboldi di Milano 64 LA RICETTA Girasoli al pistacchio 68 MOTORI • Porsche Taycan 4 Cross Turismo • Hyundai IONIQ 5 • Maserati Levante Hybrid 4

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BERGAMO ECONOMIA MAGAZINE® Rivista mensile di economia attualità costume e stile (Registrazione al Tribunale di Bergamo nr. 5 del 21/02/2013)

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Società editrice: Giornale di Bergamo® S.r.l. Via San Giorgio 6/n 24122 Bergamo Direttore responsabile PAOLO AGNELLI Direttore editoriale FRANCESCO LEGRAMANTI Concessionaria pubblicità locale: Giornale di Bergamo® S.r.l. Via San Giorgio 6/n - 24122 Bergamo Tel. 035 678811 - Fax 035 678895 info@bergamoeconomia.it www.bergamoeconomia.it

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IN BREVE

RYANAIR

OLTRE 600 VOLI SETTIMANALI Ryanair ha annunciato un programma operativo invernale che conferma i segnali di ripresa del traffico aereo e assegna all’Aeroporto di Milano Bergamo il ruolo centrale come propria base principale del sud Europa. Per il periodo che va da fine ottobre 2021 a fine marzo 2022, infatti, Ryanair ha varato il più importante piano di voli da quando ha iniziato le operazioni a Milano Bergamo, che prevede un totale di 95 rotte, di cui 83 internazionali e 12 tratte domestiche nazionali, che corrispondono a oltre 600 voli settimanali verso 33 Paesi dell’area europea e mediterranea. Ryanair ha introdotto cinque nuove destinazioni: Birmingham, Helsinki, Liverpool, Stoccolma e Tolosa. Novità che permettono di allargare il network dei voli offerti dall’Aeroporto cittadino grazie alla partnership con Ryanair. 6

Sopra Michael O’Leary A lato uno schieramento aerei Ryanair allo scalo orobico

Michael O’Leary ha dichiarato: «In qualità di compagnia aerea più grande d’Italia, Ryanair è impegnata nella ripresa del settore del turismo, dell’occupazione e della connettività di Milano mentre cresce in tutta Europa e riporta i viaggi aerei ai livelli pre-Covid».


GEOPOLITICA

Giulio Terzi di Sant’A gata «GARANTIRE IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI E LOTTARE CONTRO IL TERRORISMO È LA STESSA COSA»

Giulio Terzi di Sant’Agata, bergamasco d’origine, è stato Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana dal novembre 2011 al marzo 2013. Oltre ad aver conseguito l’incarico di Direttore Politico alla Farnesina, è stato anche Ambasciatore d’Italia a Washington ed in Israele e Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York, dove ha guidato la delegazione italiana al Consiglio di Sicurezza nella fase conclusiva del biennio 2007-2008. La sicurezza internazionale e la tutela dei diritti umani sono le tematiche che più gli stanno a cuore. Ambasciatore Terzi abbiamo sempre pensato che, dopo i primi sanguinosi anni della missione in Afghanistan, i nostri soldati fossero rimasti in quel Paese per scopi umanitari: per garantire sicurezza e protezione ad una popolazione impaurita e soggiogata dai talebani, dediti alla costruzione di infrastrutture, impegnati ad addestrare uomini per la tutela della sicurezza ma, soprattutto, che fossero lì per far sì che quella civiltà di tipo medioevale transitasse in una società più moderna capace di garantire a tutti i cittadini i diritti più elementari. Ora scopriamo dal Presidente americano Biden che lo scopo principale era quello di debellare il terrorismo che aveva raggiunto il suo apice l’11/9/2001 con la distruzione delle Torri Gemelle di New York. Ci può spiegare quali erano i veri obiettivi della 8


ph. Antonio Milesi

«Le discriminazioni la persecuzione delle minoranze ed i genocidi sono minacce gravi alla sicurezza internazionale»

Giulio Terzi di Sant’Agata DIPLOMATICO E POLITICO ITALIANO. MINISTRO DEGLI ESTERI NEL GOVERNO MONTI

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«La nuova realtà che si è insediata purtroppo segnerà un arretramento fatto di abusi, sofferenze e una grande perdita di vite umane»

missione? Questa è una questione interessante. Cinque giorni dopo la caduta delle Torri Gemelle, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU votò all’unanimità per una risoluzione antiterroristica a tutto campo. Inoltre, il Consiglio Atlantico Bruxelles-Nato ha stabilito che l’attacco contro l’America facesse scattare l’art. 5 dell’Alleanza (cosa mai successa fino ad allora). Da lì è partito questo impegno, il Consiglio di Sicurezza, infatti, incaricò di mandare in Afghanistan una forza multinazionale per contrastare il terrorismo. Garantire il rispetto dei diritti umani e lottare contro il terrorismo è la stessa cosa: le discriminazioni, la persecuzione delle minoranze ed i genocidi sono minacce gravi alla sicurezza internazionale. Dopo l’abbandono dell’Afghanistan da parte della coalizione internazionale, quale ruolo potrebbero svolgere l’Unione europea, la Nato e l’Italia 10

in un tentativo di mediazione e democratizzazione del Paese asiatico? L’ONU potrebbe anche decidere come risoluzione l’invio di truppe con funzione di vigilanza nel mantenimento della legalità ed il rispetto delle regole civili per la popolazione afghana, indicendo anche delle elezioni costituzionali in quel Paese? L’Unione Europea fa grandi dichiarazioni e cerca di mettere in atto azioni diplomatiche però, è sempre più chiaro, ormai da dieci anni a questa parte, che una diplomazia senza forza non serve a niente. Basti pensare alla sostanziale differenza riguardo al PIL speso per la difesa che, in Europa, ha una media ben al di sotto del 2%, in Italia e Germania, per esempio, si aggira intorno al 1%, a confronto di quello americano che è circa il 4,5%. Per quanto riguarda l’ONU, si può dire che tuteli prevalentemente gli interessi dei 5 membri permanenti: Cina, Francia,


Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica.

A sinistra Giulio Terzi di Sant’Agata posa per uno scatto durante l’intervista nella sua residenza di Bergamo. Nelle altre foto i tragici momenti all’aeroporto di Kabul

Dopo i russi, gli americani, la Nato, all’orizzonte del Afghanistan appare la Cina. I recenti contatti dei Talebani con il Governo cinese danno il via libera a nuovi trattati commerciali con il gigante asiatico che, senza sparare una pallottola, è pronto a sfruttare le immense ricchezze naturali dell’Afghanistan. Secondo la Sua esperienza diplomatica, questa collaborazione con i cinesi garantirà benessere al paese? La Cina non è proprio uno degli Stati più evoluti per quanto riguarda la tutela dei diritti umani a livello mondiale. Quanto sta accadendo in Afghanistan può segnare l’inizio di una nuova situazione a livello mondiale, grazie ad una nuova intesa tra Cina e mondo musulmano, dettata da nuovi business in cui sono coinvolti anche i talebani e l’Iran. Non dimentichiamo che gli interessi cinesi in

Afghanistan sono molteplici, tra questi si pensi alla ferrovia che collega la Cina alla Turchia e che attraversa gran parte dell’Asia. L’accordo di Doha del 2020 siglato dall’Amministrazione americana Trump e dai Talebani prevedeva, in cambio del ritiro dei soldati americani, che i Talebani accettassero tre condizioni: 1. Dichiarazione di cessate il fuoco; 2. Impegno a combattere il terrorismo sul territorio afghano; 3. L’avvio di una trattativa con il governo di Kabul. Al momento sembra che nessuna di queste condizioni siano state garantite. Ci descriva a breve linee come è possibile che la situazione afghana sia precipitata in così breve tempo e perché le nazioni lì presenti da 20 anni non hanno saputo gestire al meglio il ritiro delle truppe e la messa in sicurezza di tutti i collaboratori afghani. Quando è iniziata la presidenza Biden il futuro dell’accordo di Doha era molto incerto, è anche avvenuto un intenso dibattito tra Pentagono e Casa Bianca a riguardo. Fin quando il 1° maggio il Presidente ha annunciato pubblicamente che gli Americani si sarebbero ritirati entro l’11 settembre e questo è stato l’inizio della fine. La cosa che sorprende è che tutto l’apparato militare non sia riuscito a fare da contrappeso all’ansia politica di portare avanti quest’operazione per motivi di politica interna, tenendo anche in considerazione il fatto che Biden ha sempre affermato che gli interventi militari dovessero esser fatti il meno possibile e di seguito a comprovati rischi diretti. Il ritiro delle forze 11


«Spero che l’Unione Europea ponga al centro la mediazione con i talebani per garantire i diritti delle donne che hanno finalmente vissuto anni di relativo progresso verso l’inclusione»

armate statunitensi dall’Afghanistan ha provocato un calo della difesa del territorio afghano e la perdita di uno spazio di diritti e di libertà faticosamente conquistate. Al Nuovo Emirato Islamico servirà tempo per organizzare il Paese. Sarà in grado di garantire quanto promesso, ad esempio sul controllo del terrorismo, visti i recenti attacchi terroristici del 26 agosto che è costata la vita a diversi cittadini afghani e a decine di soldati americani? I talebani hanno garantito che non ci sarebbero stati attacchi terroristici, ma la promessa è durata ben poco visto ciò che è capitato l’altro giorno (26 agostro, ndr.). Quello dei talebani è un Islam oscuro che distrugge le possibilità di sviluppo socio-economico. La nuova realtà che si è insediata purtroppo segnerà un arretramento fatto di abusi, sofferenze e un’incalcolabile perdita di vite umane, a cui l’Occidente, che si è profondamente impegnato per venti anni nella tutela di quel territorio, non può e non deve rimanere indifferente. Lei ha sempre detto che i diritti umani sono universali, indivisibili e non negoziabili. Ci si augura quindi

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che l’Emirato Islamico abbia come obiettivo primario quello di garantire ad ogni cittadino la salvaguardia di quei dritti che per noi occidentali sembrano scontati. Parlo ad esempio dell’istruzione scolastica estesa a tutti, senza distinzione di genere, della libertà di opinione e della libertà in generale. In modo particolare mi riferisco alla tutela dei diritti delle donne che dopo vent’anni di speranza rischiano di ritornare ai tempi bui del passato. In che modo gli Stati che hanno partecipato alla missione, Italia compresa, possono incidere diplomaticamente al raggiungimento di questo obiettivo? Questo è il momento in cui l’Unione Europea può e deve esercitare la sua massima influenza politicodiplomatica per garantire i risultati in materia di diritti umani, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne che hanno finalmente vissuto anni di relativo progresso verso l’inclusione e la pace. Spero che la Presidente Ursula Von Der Leyen ed il Presidente Charles Michel pongano al centro l’intermediazione con i talebani e con i nuovi attori emergenti (Russia e Cina) per la tutela dei diritti fondamentali. Ilaria De Luca


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CAOS AFGHANO

È C RO L L ATO T U T TO

IL GENERALE SEBASTIANO COMITINI HA GUIDATO L’ADDESTRAMENTO DELLA POLIZIA AFGHANA. «DIFFICILE RICOSTRUIRE MENTRE ANCORA SI COMBATTEVA» 14


Sopra Kabul vista dal Mausoleo di Nadir Shah; nella foto accanto soldati afghani ad un posto di blocco vicino a Bagram

Il tono è quello amareggiato di chi, dall’interno, sa di averci messo tutto l’impegno e la professionalità necessari, e di aver raggiunto anche dei risultati. Ma contemporaneamente quello disincantato, diffuso nell’opinione pubblica mondiale, di chi a distanza di tempo ha visto sfumare tutto in pochi giorni. Il Generale dei Carabinieri Sebastiano Comitini, 63 anni, da qualche mese in congedo a Livorno, ha lasciato l’Afghanistan dieci anni fa. Vi era arrivato nove anni dopo l’invasione americana seguita al crollo delle Torri Gemelle: era l’ottobre 2010, dunque esattamente la parte centrale della missione che portò l’occidente nel paese controllato dai talebani, coloro i quali avevano avuto un ruolo attivo nel fornire protezione ai terroristi di Al Qaeda responsabili degli attacchi di New York dell’11 settembre e, tra di loro, Osama Bin Laden. «Una missione difficile - esordisce Comitini -, che aveva un problema di fondo mai risolto: fino a quel

momento l’occidente era abituato a missioni costituite da una fase di implementazione, in cui arrivano i militari e ristabiliscono l’ordine, seguita da una di stabilizzazione, dove si mettono in piedi le forze di sicurezza e le istituzioni, e infine da un’ultima fase chiamata di “Nation Building”, dove si costruiscono le diverse infrastrutture del paese. Il problema in Afghanistan era che eravamo costretti a portare avanti le tre fasi in contemporanea. I talebani nelle loro diverse componenti erano impegnati in una guerriglia continua contro la coalizione internazionale, che solo a tratti sospendevano. Se non erano loro a causare problemi alla sicurezza erano i membri di Al-Qaeda, oppure i gruppi armati di quelli che vengono chiamati “I signori della guerra”. È difficile arrivare ad una situazione di stabilità se mentre si addestrano le forze di sicurezza locali si è impegnati nella controguerriglia, e nel frattempo si devono costruire scuole o altre strutture». Comitini, oggi Generale di Divisione della Riserva, è stato in Afghanistan fino al settembre 2011. Alle spalle e in seguito una lunga carriera nell’Arma, dal comando del Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania a quello della II Brigata Mobile, passando dal Gruppo intervento Speciale e dai Comandi territoriali di Compagnia e Provinciale. Tante le missioni all’estero: in Somalia, in Bosnia, in Kosovo, in Iraq a Nassiriya, in Palestina ad Hebron. Infine, anche un’esperienza come professore e analista al centro studi “Marshall European Center For Security Studies” di Garmisch, in Germania. In Afghanistan è stato il comandante del “Combined Training Advisory GroupPolice”, ovvero il responsabile dell’addestramento, gestito dalla NATO, delle forze di polizia afghana dell’intero paese (due programmi a parte erano dedicati all’addestramento

«Gli afghani fanno fatica a percepire il loro come un unico paese: a contare è la divisione etnica e i clan» 15


CAOS AFGHANO

38 milioni

Il Paese è un mosaico di etnie e lingue

652.860 Superficie (km2)

Popolazione

Uzbekistan

Cina TaJikistan

Turkmenistan

Mazar-i-Sharif

LE ETNIE PRESENTI Pashtun Turkmeni Tagiki

Hérat

Uzbeki

Jalalabad

KABUL

Hazara

India

Altri gruppi

42%

Pakistan

Iran

27%

Kandahar

9% 9% 3% LE 34 PROVINCE Formate da 398 distretti 1 2 3 4 5 6 7 8

Badakhshan Badghis Baghlan Balkh Provincia di Bamiyan Daikondi Provincia di Farah Faryab

29,8%

TASSO DI ALFABETIZZAZIONE

55,5%

Donne

Uomini

100 km

9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20

Provincia di Ghazni Ghowr Helmand Provincia di Herat Jowzjan Provincia di Kabul Provincia di Kandahar Kapisa Provincia di Khowst Konar Provincia di Konduz Laghman

21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32

Lowgar Nangarhar Nimruz Nurestan Oruzgan Paktia Paktika Panjshir Parvan Samangan Provincia di Sar-e Pol Takhar

33 Vardak 34 Zabol

13 8

2 10

6 25

7

23

30

31 5

12

34 11

15

19

4

3

32

1

28 24 29 16 18 14 20 33 22 21 26 17 9 27

Popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà

72% stime attuali

Fonti: Elaborazione su dati Afp-La Stampa, Brown University, Universite Laval, Al Jazeera, Orizzonti Politici

dell’esercito e dell’aviazione afghani, un’organizzazione che sarebbe poi mutata negli anni seguenti). «L’obiettivo fissato - spiega Comitini - era quello di raggiungere una forza di polizia addestrata di 157 mila unità entro il 2014. Poi si sarebbe dovuto verificare il passaggio agli afghani della gestione della sicurezza. Incrementammo per questo il numero dei centri di addestramento che arrivarono a 36, distribuiti su tutto il paese, con una capienza complessiva di 55 mila allievi. Uno sforzo, anche economico, grandissimo da parte degli Stati Uniti e di tutta la coalizione». «Tuttavia - continua Comitini - la situazione era quella ben racchiusa 16

in una metafora che ripeteva spesso l’allora comandante delle forze americane in Afghanistan, il Generale Petraeus: “stiamo costruendo un aereo - diceva Petraeus - mentre sta volando ed è pure brutto tempo”. Mentre si addestrava si combatteva, mentre si combatteva si cercava di costruire. E questo rallentava tutto. Eppure ci sono stati dei buoni risultati sul fronte della formazione - evidenzia il Generale Quando ho lasciato il paese c’erano 120 mila uomini addestrati, la fase di transizione verso la gestione afghana era cominciata, eravamo al punto che l’addestramento era già portato avanti da istruttori afghani. Eravamo insomma passati dal sedile di guida

a quello del passeggero: fornivamo suggerimenti e coordinavamo il supporto logistico». Certo Comitini ha ben presenti alcune delle difficoltà costitutive dello scenario afghano sottolineate nelle ultime settimane da tutti gli analisti. «L’Afghanistan è un paese immenso - spiega -, frammentato e impraticabile anche dal punto di vista geografico. Sono numerosissime le province e i distretti, è un mosaico di etnie e lingue che dividono in modo netto la popolazione. Gli afghani fanno fatica a percepire il loro come un unico paese: a contare è la divisione etnica, sono fortemente condizionati dall’appartenenza al proprio clan. Anche per questo, CONTINUA A PAGINA 18


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Qui sopra il Generale dei Carabinieri Sebastiano Comitini (al centro) durante una visita al centro di formazione regionale Center-Kandahar

diversamente da quanto accade in uno stato occidentale, nessuno voleva andare a prestare servizio in una zona del paese che non fosse la propria, e che magari era molto più pericolosa. D’altronde le forze di polizia, sparse in piccoli gruppi nei paesi o ai check point, sono per natura più esposte al pericolo rispetto all’esercito. Tra le difficoltà ricordo che ci eravamo trovati di fronte ad un 86 per centro degli allievi analfabeta: non puoi fare il poliziotto se non sai leggere nemmeno una targa, per cui avevamo attivato anche corsi di alfabetizzazione all’interno del percorso di addestramento». Dieci anni dopo l’intero apparato statale, compreso l’esercito e la polizia, si è disgregato in pochi giorni di fronte all’avanzata talebana, che ha ripreso il controllo completo del paese. “Nonostante tutte le criticità mi sento di dire che la coalizione internazionale aveva fatto un buon lavoro - commenta il Generale Comitini - certo, i fatti accaduti tra l’agosto e il settembre 2021 raccontano di una fine drammatica della missione. Allora quello che vedevamo noi era che le forze di polizia stavano andando avanti bene da sole, avevamo costruito 18

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Centri d’addestramento

55.000

Capienza complessiva

157.000

L’obiettivo entro il 2014

Dati 2011

qualcosa, una risposta al nostro lavoro c’era stata. Ma è chiaro che se nel momento del bisogno questi uomini non trovano nessuno sopra di loro che dà ordini, se l’intera struttura statale nei suoi vertici militari e politici sparisce tutto d’un tratto, l’intero impianto crolla. Probabilmente, come

sta emergendo, a causa soprattutto della corruzione dilagante della leadership del paese, ma anche come effetto chiaro e non certo nascosto della scelta, nata durante la presidenza Trump, di trattare il ritiro degli americani - che tutti i presidenti USA si prefiggevano - direttamente con i talebani, escludendo il governo afghano». «Resta l’amarezza conclude Comitini - tuttavia conservo una speranza, perché in questi due decenni è cresciuta una generazione che ha una mentalità diversa da quella delle generazioni precedenti e che non tornerà indietro rinunciando a molte delle conquiste fatte. Di certo l’Afghanistan di oggi non è più quello di vent’anni fa, e questo mi fa sperare che non tutto è andato perduto». Daniele Cavalli


MEDICINA

Andrea Crisanti

«OBBLIGO VACCINALE? CON LA VARIANTE DELTA FATTO NECESSARIO E PROBABILE, OLTRE CHE ATTO DI TRASPARENZA» Abbiamo intervistato nuovamente il virologo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, per chiedere la sua opinione circa le novità della pandemia. Rispetto alla scorsa intervista la situazione è cambiata completamente: è avvenuta l’approvazione dei vaccini anti-Covid, abbiamo assistito ad una campagna vaccinale nazionale, si è manifestata la temuta variante Delta ed è stato introdotto il discusso Green Pass. L’introduzione del Green Pass è stata una scelta politica molto discussa, dall’altra parte però si tratta anche di un modo per poter tornare alla normalità. Come mai si è espresso così negativamente a riguardo? Cosa ne pensa invece della sua estensione da 9 a 12 mesi? Io sono completamente a favore del Green Pass come strumento per indurre le persone a vaccinarsi, però non lo considero una misura di sanità pubblica poiché non crea ambienti sicuri. Può essere anche lesivo nel momento in cui si fa credere che chi ha il pass può permettersi di fare ciò che vuole perché è essenziale rispettare ancora le regole sul distanziamento ed utilizzare la mascherina. Inoltre, sono molto scettico sulla sua estensione a 12 mesi, è una decisione politica abbastanza discutibile che non ha nulla a che fare con gli elementi scientifici a nostra disposizione. Che senso ha prolungare il Green Pass a un anno se i dati di Israele ci dicono che dopo 6 mesi l’immunità che blocca la trasmissione cala drasticamente? Si sta facendo sempre più concreta l’idea dell’obbligo vaccinale. Cosa ne pensa? Siamo in una situazione diversa da quella di sette mesi fa, quando per bloccare la trasmissione del virus pandemico c’era bisogno di un’adesione al vaccino anti-Covid al 70% e l’obbligo vaccinale era superfluo. Con la variante Delta lo considero un fatto necessario e probabile, oltre 20


«Il vaccino ha una capacità di protezione elevatissima e su grandi numeri ha un notevole impatto sulla trasmissione»

Andrea Crisanti MICROBIOLOGO, ACCADEMICO E DIVULGATORE SCIENTIFICO ITALIANO. PROFESSORE ORDINARIO DI MICROBIOLOGIA ALL’UNIVERSITA DI PADOVA ph. Matteo Zanardi

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Nella foto accanto una donna a cui viene inoculata una dose di vaccino anti-Covid. Sotto il famoso Green Pass in formato digitale

che un atto di trasparenza. La politica si dovrebbe prendere la responsabilità di fare questa cosa. Com’è la situazione in Italia grazie ai vaccini? Siamo prossimi al raggiungimento della famosa immunità di gregge? È stato dimostrato che il vaccino ha una capacità di protezione elevatissima e su grandi numeri ha un notevole impatto sulla trasmissione. Verosimilmente chi non si vaccinerà si infetterà nel giro di un paio d’anni, quindi è urgente che la maggior parte delle persone si vaccinino. Purtroppo, nella situazione in cui ci troviamo adesso è impossibile raggiungere l’immunità di gregge, con una variante che ha una mutazione in R0 di 6 ci vorrebbe più del 90% della popolazione immunizzata ma, a causa della scarsa durata degli anticorpi indotti dal vaccino, è una cosa alquanto difficile. Abbiamo a disposizione lo studio di Israele che afferma che la protezione dura al massimo 9 mesi, e dopo i 6 cala già del 30%, bisognerà quindi pensare a come proteggere tutte le persone vulnerabili e quelle che si sono vaccinate a gennaio 2021. A suo parere, sarebbe opportuno introdurre la terza dose? Molti sono contrari per il fatto che in molti Stati del Mondo non hanno neanche iniziato a somministrare la prima. Una volta introdotto il Green Pass, la terza dose di vaccino anti-Covid 22

«Io sono favorevole al Green Pass come strumento per indurre le persone a vaccinarsi, però non va considerato come misura di sanità pubblica»

diventa una conseguenza logica. Se infatti dopo un certo lasso di tempo con la doppia dose non sei più protetto, come emerge dai dati, le due cose dovrebbero andare di pari passo: se fai il Green Pass devi fare anche la terza dose. Inoltre, coloro che hanno ricevuto due dosi oltre 7-8 mesi fa e sono persone fragili o anziane, possono manifestare ugualmente una malattia grave e, con la terza dose, si potrebbe risolvere il problema della diminuzione della protezione. È chiaro che non si possono vaccinare 50 milioni di persone ogni sei mesi, si dovranno prendere delle misure nazionali per bloccare i contagi in maniera più efficace, ci dobbiamo porre il problema in maniera complessiva. Il Green Pass sugli ambienti di lavoro ha destato parecchi malumori. Lei è d’accordo con questo provvedimento? In molti inoltre hanno richiesto CONTINUA A PAGINA 24


il tampone gratuito, che ne pensa? Riguardo al Green Pass negli ambienti di lavoro penso quello che ho già detto in precedenza, cioè che è uno strumento intelligente per indurre le persone a vaccinarsi, ma bisogna stare attenti perché, seppur in percentuale minore, anche un vaccinato può infettarsi. Non sono d’accordo con coloro che dicono che non si può pagare per lavorare poiché anche il biglietto dell’autobus o del treno che si compra per andare al lavoro è a carico del lavoratore. Per quanto riguarda i tamponi gratuiti sono totalmente contrario, credo che, se accettassimo questa condizione, neutralizzeremmo l’effetto del Green Pass: il tampone è una misura provvisoria: ci si può infettare il giorno dopo o ci si può infettare il giorno prima con una carica virale che il tampone, dopo 24 ore, non rileva. La gente che decide di non vaccinarsi è libera di non farlo, ma la loro libertà non deve essere un costo sociale. Come possiamo giustificare il fatto che in Israele, Stato più vaccinato al Mondo, ci sia stato un aumento così considerevole dei casi? Come ho già anticipato prima, l’incremento dei casi in Israele non è stato dettato da un malfunzionamento dei vaccini, bensì da una breve durata degli anticorpi indotti da essi. Avrei preferito una limpidezza maggiore da parte delle cause farmaceutiche che, già quando hanno messo in commercio le prime dosi, molto probabilmente sapevano che l’immunizzazione sarebbe calata dopo soli 6 mesi. Per quanto riguarda le varianti è stato spesso detto che vengono causate da una resistenza ai vaccini. Cosa ci può dire a riguardo. Il vaccino non c’entra nulla, le varianti si creano a causa di mutazioni replicative del virus, possibili a causa della circolazione del virus che avviene sia tra le persone non vaccinate sia tra quelle vaccinate, sebbene in minor percentuale su larga scala. Bisogna stare molto attenti a ciò che si dice e basarsi sulle evidenze scientifiche e non sulla propaganda politica. 24

«Terza dose: è chiaro che non si possono vaccinare 50 milioni di persone ogni 6 mesi, si dovranno prendere delle misure anti-contagio più efficaci»

Cosa direbbe per spronare chi non vuole vaccinarsi a ripensarci? Io ho sempre consigliato di vaccinarsi poiché, come ho già detto prima, il vaccino ha una capacità di protezione elevatissima e su grandi numeri ha un notevole impatto sulla trasmissione, inoltre i benefici sono molto maggiori rispetto ai rischi. Per quanto riguarda chi non si vuole vaccinare non ci si può fare nulla poiché non c’è nessuna disposizione che li obbliga, di conseguenza vanno tenute in considerazione le paure delle persone, comprensibili a causa di una comunicazione nulla o fatta male. L’obiezione più valida tra le persone riluttanti a vaccinarsi è che hanno paura, io però rimango stupito davanti a queste parole: Come è possibile avere più paura del vaccino che delle conseguenze del virus? Il virus ha provocato 150 mila morti in Italia. Ilaria De Luca

Andrea Crisanti durante l’intervista alla scrivania del suo ufficio di Padova. Sotto un’immagine dell’Ospedale da Campo della Fiera di Bergamo in piena emergenza


Lo staff e i che lavoranmedici nostre struo nelle t sono vaccinture a anti Covid 19 ti

La salute della bocca parte dalla prevenzione Veradent Clinic vuole dare a tutti la possibilità di verificare lo stato di salute del proprio cavo orale e attivare un percorso di prevenzione che parta da una corretta igiene dentale. Noi crediamo fortemente che “prevenire è meglio che curare”. La buona abitudine a una corretta igiene orale domiciliare insieme a controlli periodici e trattamenti di igiene professionale, possono aiutare a mantenere un’ottimale stato di salute della bocca, prevenire patologie e interventi invasivi.

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Veradent Clinic ha 3 Centri Dentali in provincia di Bergamo: Cene, a Bonate Sotto a Cene e a Zogno I nostri trattamenti abbracciano tutte le necessità dei nostri Pazienti: igiene professionale, sbiancamento dentale, conservativa, endodonzia, chirurgia orale e implantologica, implantologia iuxtaossea e zigomatica, protesi fissa e mobile tradizionale o su impianti, trattamenti di ortodonzia mobile/funzionale, fissa e invisibile.

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Veradent Clinic S.r.l. a socio unico - Direttore Sanitario: Dr. Dino Chiarini (Bonate), Dr. Luca Ferrario (Cene), Dr. Antonino Mandracchia (Zogno) Informazione sanitaria ai sensi della legge 248 (legge Bersani) del 04/08/2006.


L’ANALISI MMT

NEON PARADIGM La pandemia è stato uno tsunami che si è abbattuto sulla narrazione del deficit. Per far fronte all’emergenza sanitaria e a quella economica gli Stati hanno dovuto ampliare il deficit. Eppure, dal punto di vista della stabilità finanziaria, non si è abbattuto nessuno dei cataclismi prospettati dagli economisti pro austerità: lo spread non è aumentato, i mercati finanziari non ne hanno risentito, nessun ministero delle finanze ha finito i soldi. Questo è valso chiaramente per gli Stati monopolisti della 26

valuta come gli Stati Uniti, dove Biden ha implementato il più grande pacchetto di stimoli del dopoguerra (2.000 miliardi di dollari), ma anche per i paesi che non lo sono, come quelli dell’Eurozona dove la BCE ha iniziato ad agire come una vera e propria Banca Centrale. Nell’Eurozona però la temporanea sospensione del Patto di Stabilità convive con le pressioni dei frugali per il suo ripristino e questo ci porta a non condividere l’ottimismo del premio Nobel Joseph Stiglitz quando dice: «l’Europa oggi sembra avere CONTINUA A PAGINA 28


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imparato la lezione di ciò che non ha saputo fare 10 anni fa». Pochi giorni fa i ministri delle Finanze di Finlandia, Paesi Bassi, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Svezia e Repubblica Ceca hanno presentato il documento “Una visione comune sul futuro del Patto di Stabilità e Crescita” in cui dicono che «Misure di bilancio senza precedenti hanno aiutato a combattere i notevoli effetti economici negativi della crisi, ma al tempo stesso hanno danneggiato la sostenibilità delle finanze pubbliche in molti Paesi. In particolare quelli in cui tali misure hanno creato un onere permanente sui bilanci e dove il livello del debito pubblico era già alto prima». Siamo di fronte ad un cambiamento di paradigma ad intermittenza. Tutti parlano della necessità di politiche espansive, ma tanti restano ancora intrappolati all’interno dei dogmi che la pandemia ha smentito: esiste un reale pericolo iperinflazionistico di fronte alla spesa in deficit tanto da non poter essere gestito con un’adeguata politica economica?

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Nel 2020 l’inflazione non ha neppure sfiorato il 2% con spese in deficit del 10%. È possibile nell’Eurozona coniugare ripresa e ripristino delle regole fiscali? Solo una profonda revisione delle regole dell’Eurozona consentirà all’Europa di non restare indietro rispetto alle altre potenze. È tempo di analisi e di apprendimenti se non vogliamo che questo ultimo anno sia passato invano. Deanna Pala, Rete MMT Italia

«Non c’è crisi finanziaria così profonda che un sufficiente taglio delle tasse o aumento della spesa pubblica non possa risolvere» Warren Mosler


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IN BREVE

Alcuni attimi degli appuntamenti dell’estate bergamasca Art2night

ART2NIGHT 2021

Cultura, arte e impresa Tra gli appuntamenti più partecipati dell’estate bergamasca, Art2night è creatività, energia ed entusiasmo. Un’atmosfera viva nella quale immergersi, una festa aperta a tutti, appassionati d’arte e semplici curiosi, in un orario extra ordinario. Giunta alla sua VIII Edizione con 40 eventi in città e provincia, acquista sempre più significato se osservata

nella complessa situazione attuale. L’importanza di favorire uno stile di vita più consapevole e partecipato diventa un valore che sempre più imprenditori decidono di fare proprio. A sostenere l’iniziativa Piazzalunga Srl, Planetel Spa e Prometti Srl che condividono con Art2night l’impegno e la responsabilità verso la cultura e il sociale. www.art2night.it

LECCE

Dior Cruise Collection 2021 Lecce, 22 luglio. Da Parigi al Salento, questa è stata l’idea di Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior dalle origini pugliesi. Le luci delle affascinanti luminarie salentine di Piazza del Duomo sono diventate, per il secondo anno di fila, l’emblema di Dior in tutto il mondo, atte ad esaltare l’emancipazione femminile con frasi iconiche del tipo: “Time for equality is now”. La Dior Cruise Collection aveva come obiettivo l’approfondimento delle lavorazioni dell’artigianato del territorio, integrate con i suoi capi attraverso un processo creativo in cui l’appropriazione culturale diventa azione positiva. Hanno contribuito all’elegante e suggestiva serata: la “Fondazione Le Costantine”, dove ogni errore diventa un nuovo punto da sperimentare, che ha fornito la materia per una serie di 30

Alcuni attimi della Dior Cruise Collection 2021 a Lecce

giacche presenti in passerella, tra cui la Bar Jacket, e la Tessitura Calabrese che ha una storia tutta al femminile, raccontata da Dior in un breve video e attraverso una borsa di tela raffigurante un simbolo salentino.


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COMPONENTE DEL GARANTE

AGOSTINO GHIGLIA

«LE MICROIMPRESE IN ITALIA RAPPRESENTANO IL 95,4% DELLE IMPRESE, LE PMI IL 4,6. LAVORIAMO AFFINCHÉ L’AUTORITÀ SIA PIÙ VICINA A LORO PER SENSIBILIZZARE UNA NUOVA CULTURA DELLA PROTEZIONE DEI DATI»

Abbiamo intervistato Agostino Ghiglia, Componente del Garante per la protezione dei dati personali. Ci ha raccontato quali sono i rischi per i nostri dati sensibili e come tutelarci. Da pochi anni c’è stata una rivoluzione in fatto di 32

privacy con l’introduzione del Gdpr, spieghiamo di cosa si tratta. Il Regolamento Generale sulla protezione dei dati 679/2016 ha il merito di aver eliminato l’estrema frammentarietà che caratterizzava la legislazione dei singoli Stati membri in materia

di privacy introducendo importanti punti fermi che hanno reso la legislazione europea omogenea: responsabilizzazione del titolare del trattamento, modalità specifiche per la tutela dei diritti degli interessati, introduzione di un apparato sanzionatorio comune europeo.

Quali sono i compiti del collegio del Garante? Il compito principale del Garante è controllare che i trattamenti di dati personali siano conformi al Regolamento nonché a leggi e regolamenti nazionali. Esso può prescrivere ai titolari dei trattamenti le misure da adottare per


«Il compito principale del Garante è controllare che i trattamenti di dati personali siano conformi al Regolamento» trattamento, tiene registri interni delle violazioni più rilevanti e impone sanzioni pecuniarie ove previsto dal Regolamento e dalla normativa nazionale.

svolgere correttamente il trattamento nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui. Il Garante collabora con le altre autorità di controllo al fine di garantire l’applicazione l’attuazione del Regolamento; esamina reclami e, nel caso di trattamenti illeciti, rivolge

ammonimenti al titolare, ingiunge di conformare i trattamenti alle disposizioni del Regolamento; può imporre una limitazione provvisoria o definitiva del trattamento, incluso il divieto di trattamento; ordinare la rettifica, la cancellazione di dati personali o la limitazione del

Quali comportamenti oggi per noi abituali si possono considerare a rischio per i nostri dati sensibili? L’utilizzo quotidiano e crescente della tecnologia, ci immerge nella società digitale spesso senza la dovuta consapevolezza, esponendoci a forme di raccolta e monitoraggio minuzioso dei nostri dati. L’utilizzo sbagliato di un social network, ad esempio, può ledere i diritti di taluni ed esporre a rischi non solo l’utilizzatore ma anche coloro che, inconsapevolmente, appaiono nei contenuti diffusi. Precauzione utile da adottare, ad esempio, nell’utilizzo dei social network è selezionare attentamente i contatti aggiunti, accettando in prevalenza persone che conosciamo nella vita reale. Inserendo i propri dati personali su un social se ne perde molto spesso il controllo, concedendo al fornitore del servizio la licenza di utilizzo del materiale inserito. I dati diventano così merce, inconsapevole, di scambio. Spesso con l’installazione sul proprio cellulare delle applicazioni dei social network si autorizza l’accesso alla propria rubrica, ai contenuti

multimediali (foto, video) non indispensabili al funzionamento dell’app stessa. Altra insidia, navigando su Internet, potrebbe nascondersi dietro ad un click di consenso ad un cookie quando, in realtà, è solo un pop-up trappola che avvia il download di malware o spyware. Per quanto riguarda le aziende invece cosa è cambiato? Con l’entrata in vigore del GDPR è cambiata completamente la prospettiva: viene lasciato più spazio all’accountability, al titolare del trattamento che è il primo controllore di se stesso, il primo tutore della riservatezza dei dati personali all’interno dell’ente o dell’azienda in cui si trova ad operare. Sarà proprio il titolare a dover valutare per primo le conseguenze delle attività aziendali che possono coinvolgere dati personali e per farlo dovrà innanzitutto avere piena consapevolezza di tutto ciò che avviene nella sua struttura. Focalizziamoci sulle piccole e medie imprese, quali misure sono attive e allo studio per la semplificazione delle procedure da affrontare per proteggere i dati di clienti e fornitori? Il processo di “adeguamento” del GDPR alla realtà delle PMI non è un’operazione facile 33


perché se da un lato occorre naturalmente tener conto della limitatezza delle risorse di una PMI e dell’esigenza di rendere per essa accessibili gli obblighi previsti dalla disciplina europea, dall’altra occorre considerare che i diritti della persona che un trattamento di dati può violare sono sostanzialmente gli stessi sia che la condotta provenga da una PMI o dalla più grande delle società. Le PMI sono trattate, nel Regolamento, come eccezioni alla regola prevedendo per esse talune deroghe e lasciandone altre ai singoli Paesi membri. L’impalcatura del GDPR, è pensata per assetti societari di grandi dimensioni e non congruenti con la realtà del nostro sistema di impresa, fatto appunto di piccole, piccolissime imprese spesso a carattere familiare.

Agostino Ghiglia COMPONENTE DEL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

vocali che imparano dai nostri gesti quotidiani, ci “studiano”. Porre un freno a tutte queste nuove tecnologie non è pensabile e non opportuno perché i vantaggi sembrano superare i rischi, ma bisogna essere consapevoli dei rischi per riconoscerli ed evitarli.

Le microimprese, in Italia, rappresentano il 95,4% delle imprese, le PMI il 4,6. Sono il tessuto essenziale del settore produttivo della nostra Nazione e lavoriamo affinché l’Autorità negli anni che verranno sia il più possibile aperta e dialogante con loro per sensibilizzare una nuova cultura della protezione dei dati. Fermo restando che la situazione è fluida e in evoluzione, come conciliare l’utilizzo del green pass con la protezione dei dati dei clienti delle varie attività e dei servizi pubblici? La situazione cambia di giorno in giorno. La conciliazione di diritti costituzionalmente garantiti avviene sempre nell’ottica del bilanciamento. La norma primaria prevede 34

che le certificazioni possano essere emesse e rilasciate solo attraverso la Piattaforma nazionale-DGC e verificate esclusivamente attraverso l’App VerificaC19. Tale app infatti è l’unico strumento in grado di garantire l’attualità della validità della certificazione verde, in conformità ai principi protezione dei dati personali, garantendo inoltre che i verificatori possano conoscere solo le generalità dell’interessato, senza visualizzare le altre informazioni presenti nella certificazione (guarigione, vaccinazione, esito negativo del tampone). Altra misura, chiesta e ottenuta dal Garante nel corso delle interlocuzioni con il Ministero della salute, è che i soggetti deputati ai controlli delle certificazioni verdi siano chiaramente

individuati e istruiti. Quali altre sfide pongono le nuove tecnologie? Leggo ad esempio che un ambito particolarmente rischioso per la privacy degli utenti è quello delle cosiddette smart house e dispositivi collegati. Negli ultimi anni in tutto il mondo, i ricercatori hanno evidenziato vulnerabilità negli oggetti di uso comune, vere porte di ingresso per i virus, dalla bambola interattiva in cui il suo Bluetooth riusciva a prendere il controllo del microfono e della videocamera, ai sistemi di antifurto e di videosorveglianza, alle smart tv, utilizzati come sistemi di intercettazione ambientale per spiare le case di ignari cittadini per finire con gli assistenti

Il ricorso massiccio allo smart working può porre problemi in questo senso? La diffusione su larga scala dello smartworking ha riportato l’attenzione sul tema del controllo a distanza dei lavoratori, che accompagna l’evoluzione della legislazione e della giurisprudenza fin dai tempi dell’entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori. Fino al 31 dicembre 2021 è previsto un regime semplificato dello smartworking, cioè senza accordi individuali. Alla scadenza di tale data, il ricorso a questa modalità di lavoro per essere efficace richiederà, oltre all’accordo sindacale, una revisione dell’organizzazione e dei processi di valutazione. L’esercizio del potere di controllo dovrà essere subordinato ad una informativa, al rispetto delle norme giuslavoristiche (in particolare l’art.4 S.L.) e quelle sulla protezione dei dati personali; tutto questo, ovviamente, in attesa di provvedimenti governativi dedicati.


L’ESPERTO

ed economici, ma vada a monitorare tutte le azioni da svolgere nelle aree strategiche dell’azienda (processi interni, innovazione, clima aziendale) e permetta in real time all’amministratore di dirigerla nel migliore dei modi. Ora che hai finito di leggere, chiama il tuo commercialista.

D.LGS 14/2019

Codice della Crisi d’impresa Nel 2019 è stato approvato il D.Lgs 14/2019 denominato “Codice della Crisi d’impresa” che contiene due articoli di impatto estremamente rilevante nella gestione di un’azienda, facendo sorgere nuovi obblighi e responsabilità in capo agli amministratori. L’art. 2086 comma II ha imposto alle imprese l’obbligo di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile ai fini del mantenimento della continuità aziendale e di intercettare indizi di crisi. L’art. 2476 comma IV, ha fatto sorgere in capo agli amministratori, che non proteggono adeguatamente l’azienda e quindi non adottato le predette disposizioni, la responsabilità diretta e solidale (rispondendo con il proprio patrimonio personale dei debiti aziendali). Attenzione: le proroghe all’efficacia del Codice della Crisi non hanno 36

toccato questi due articoli e pertanto dal 16 marzo 2019 tutti gli amministratori di società devono ottemperare a quanto sopra. Come? Con un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, come dice la legge. Ma cosa vuol dire? Basta avere una contabilità in ordine? No, non basta. Gli amministratori sono obbligati a dotarsi di strumenti che possano misurare le previsioni di performance per il futuro e permettere di intervenire prontamente in caso di indizi negativi. Allora basta analizzare il bilancio? No, non basta. Il bilancio racchiude dati ormai passati. Il bilancio può essere oggetto di analisi e di valutazioni, ma non può certamente essere lo strumento della previsione. E allora quale è lo strumento più idoneo? Un vero e proprio cruscotto di controllo, che non misuri (solo) i dati finanziari

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E R H A R DT +LEIMER «FLESSIBILITÀ, DINAMISMO, RESILIENZA: COSÌ VINCIAMO LE SFIDE ED EVOLVIAMO» Una lunga chiacchierata con Simonetta Cariati, AD di Erhardt+Leimer Srl, centro di competenza per la divisione macchine dell’omonimo gruppo tedesco, ci porta a guardare al fare impresa oggi con una nuova mentalità: dinamismo, flessibilità, capacità di adattamento e una certa dose di intuito femminile. Partiamo col chiedervi come avete navigato durante la crisi Covid. Il vostro settore non è stato tra quelli particolarmente colpiti forse ma certamente avrete avuto delle sfide da affrontare. La nostra azienda lavora per diversi settori merceologici, molti dei quali non sono stati colpiti direttamente dalla crisi e questa differenziazione è stata una fortuna, ma il colpo indiretto si è sentito, eccome. D’altronde quali sono le realtà che non hanno subito gli effetti di questa pandemia? Credo poche, se non nessuna; soprattutto a Bergamo, dove ci siamo confrontati con una tragedia che ci ha destabilizzato e ha lasciato segni indelebili nei nostri cuori e nelle nostre famiglie. Abbiamo chiuso anche prima dell’ordinanza perché le notizie che arrivavano dalla nostra sede cinese lasciavano intendere che la situazione fosse ben diversa da quella di una semplice influenza. I nostri clienti hanno capito la situazione e ci hanno supportato. La pandemia ci ha posto di fronte al fatto di dover prendere decisioni mai prese prima, per poter proteggere le persone con cui lavoriamo. Come sempre, però, per sopravvivere ed andare avanti bisogna pensare al problema come un momento di sfida da cui si può imparare qualcosa di nuovo, e così abbiamo fatto noi. Il 50% del nostro fatturato è dovuto alla progettazione e costruzione di macchinari e linee custom, ciò significa che vendiamo e spediamo in tutto il mondo delle soluzioni tecnologiche complesse che richiedono diverse ore di montaggio e di start up. Per svolgere quest’attività il personale deve viaggiare e stare nello stabilimento del cliente per diverse settimane, ma ancor prima il cliente deve recarsi nella nostra sede di Stezzano per visionare la linea costruita 38

ed approvarla prima della spedizione: è proprio qui che abbiamo dovuto reinventarci. I clienti non potevano più viaggiare, così come noi, ma le macchine già ordinate dovevano essere spedite ed installate. Abbiamo dovuto trovare una soluzione di fronte all’impossibilità di muoverci e devo dire che la tecnologia è davvero stata una chiave di svolta, senza di essa non so come avremmo fatto: abbiamo usato le videoconferenze in sostituzione alle visite in presenza e gli smart glasses che producono una sorta di realtà virtuale per le fasi di accettazione degli impianti e per supportare i nostri clienti nella fase di installazione. È stato un cambiamento repentino, senza alcuna certezza a priori sul risultato, ma posso certamente dire che ci abbiamo provato ed abbiamo dato il massimo per non lasciare mai soli i nostri clienti. Cosa c’è dietro a questo successo? Dinamismo, idee innovative, una specifica mentalità aziendale? Dietro questo successo c’è sicuramente la nostra mentalità aziendale che per definizione è flessibile e dinamica: come dicevo prima, il nostro core business è la costruzione di macchinari custom che sono tutti personalizzati sulle specifiche esigenze del cliente: ecco, il nostro sguardo è sempre rivolto verso il cliente, la nostra mente sempre in movimento per trovare la soluzione più idonea e performante. Siamo camaleontici, e questo nostro essere ci fa adattare abbastanza facilmente alle situazioni scomode. Resilienza e capacità di darsi degli obiettivi sono altre due parole chiave. Troppo spesso, in azienda, le quote rosa scarseggiano; voi invece vantate di importanti figure chiave femminili, ce ne parla? Io in prima persona so cosa vuol dire essere una donna, mamma e lavoratrice al tempo stesso: avrei diverse storie da raccontare sulle difficoltà che ho affrontato in ambito lavorativo per il solo fatto di essere donna, ma me la sono sempre cavata bene. Nella mia azienda


ph. Antonio Milesi

Simonetta Cariati MANAGING DIRECTOR DI ERHARDT+LEIMER SRL

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Alessandro Pezzotta SALES MANAGER DI ERHARDT +LEIMER SRL

cerco di avere un approccio pragmatico e di scegliere i miei collaboratori sulla base delle loro capacità, in questo senso non credo che la questione sia essere donna o uomo, così come non si fanno distinzioni di religione e nemmeno di provenienza geografica: come ha visto, la nostra azienda è formata da persone di diverse nazionalità, sesso e religione e per me la multiculturalità è un vanto, non un limite. Il problema delle quote rosa è un problema di attenzione a livello mondiale, ed è un peccato, perché le donne sono una grande risorsa: quelle con cui lavoro io sono competenti, capaci, determinate e molto affidabili. Nel mio piccolo, nella mia realtà aziendale, mi ritengo fiera delle mie collaboratrici donne e soprattutto dei ruoli importanti e di responsabilità acquisiti all’interno della nostra realtà produttiva (Responsabile Acquisti, Responsabile Risorse Umane, Marketing & Comunicazione, Ufficio Amministrativo con sole donne, Back office etc). Credo fermamente che lo Stato dovrebbe incentivare le assunzioni femminili e dare qualche contributo in più alle mamme lavoratrici per non far perdere alle aziende la possibilità di avere nei propri team delle figure attente e disponibili come lo sono le donne che lavorano con me. Tra i giovani e le nuove figure professionali invece che caratteristiche ricercate? La nostra azienda è costituita da un giusto mix di figure storiche e figure giovani: i dipendenti che sono con noi da diversi anni riescono ad affrontare le diverse situazioni della quotidianità con una saggezza e pazienza da ammirare, e dall’altro canto le figure giovani o alle prime armi portano con 40

sé dinamismo, novità ed inventiva che va accolta. Siamo una realtà dinamica e questa caratteristica si nota anche nelle nostre posizioni aperte: ora ad esempio negli acquisti siamo alla ricerca di un/una Buyer, quindi una persona ben formata e con diversi anni di esperienza alle spalle, ma anche di una figura giovane da affiancargli che possa apprendere dall’esperienza del Manager ed al contempo portare nuove idee. Abbiamo posizioni aperte nel reparto produttivo, dove le figure dei montatori meccanici senior scarseggiano, e siamo comunque anche pronti ad investire tempo per far crescere dei giovani montatori: qui possiamo offrire loro un ampio range di esperienze in diversi settori merceologici in tutto il mondo, esperienze

non solo lavorative ma di crescita personale. Purtroppo è molto difficile trovare questo tipo di figure, abbiamo tentato con diversi canali, dai social ai contatti con le scuole professionali, bisognerebbe far capire ai ragazzi quanto sia necessaria ed importante questo tipo di figura all’interno di un’azienda. I montatori meccanici senior sono alcune delle risorse chiave della nostra azienda, inquanto insieme ai Project Managers, responsabili delle commesse, sono gli ultimi che lasciano l’impianto del cliente dopo l’installazione ed hanno un ruolo chiave dell’interpretazione della soddisfazione del cliente. Per quanto riguarda i vostri prodotti quali applicazioni hanno conosciuto una crescita con il covid e quali invece


«Il nostro core business è la costruzione di macchinari custom che per definizione sono personalizzati sulle esigenze del cliente»

si sono contratte? Sicuramente le applicazioni per la carta, il cartone e la plastica non hanno subito una forte contrazione, probabilmente grazie all’aumento dei prodotti monouso, il tessile e la gomma inizialmente invece si sono contratti: il vestiario ha sicuramente subito un decremento, perché le persone, non potendo uscire, acquistavano meno indumenti, usavano meno le automobili e di conseguenza c’era minor richiesta di pneumatici. In generale i nostri

macchinari custom hanno acquisito più valore durante questo periodo epidemiologico: in primis il cliente ha apprezzato la nostra vicinanza seppur non fisica, il fatto di non averlo mai fatto sentire solo indirettamente ha portato alla rivalutazione in meglio del prodotto. Una rivalutazione del prodotto in sé, ma anche del suo prezzo, infatti abbiamo notato come i clienti sono stati disposti a pagare un prezzo magari superiore perché hanno riconosciuto in noi una grande

Nella fotografia grande Simonetta Cariati con il team di produzione, a destra l’esterno della filiale di Stezzano ed in basso i montatori meccanici al lavoro

capacità di adattamento ed abilità nella ricerca di soluzioni tecnologiche sempre nuove. Vedo dal vostro sito che vantate un know how tecnologico importante di quali soluzioni andate particolarmente fieri? Posso dire, a nome di tutti, che andiamo fieri di tutte le nostre soluzioni: sia sui prodotti standard prodotti in Germania e rivenduti in Italia, sia sulle macchine e linee realizzate in Italia e vendute in tutto il mondo. Tra le macchine speciali ora siamo particolarmente entusiasti del nostro EL.TAG, una nuova soluzione per assemblare velocemente e con precisione un chip RFID all’interno di due strips di gomma; sono molto fiera di questa tecnologia sempre più rivolta al futuro e del nostro sistema studiato 41


per il tracciamento dei dati tramite l’identificazione a radiofrequenza. Sono altrettanto fiera del nostro comparto di Ricerca & Sviluppo, dove studiamo e sviluppiamo tecnologie di ispezione sempre più precise: il bar code reader, il sistema di controllo dei microfori delle sigarette e sistemi all’avanguardia per la misurazione della densità del materiale, sono tutti esempi di soluzioni ideate dall’ Ing. Crotti e dal suo team, che stanno riscontrando grande successo tra i nostri clienti italiani e nel mondo. Riesce a immaginare un trend economico generale per i prossimi mesi? Il trend economico generale che mi immagino è quello che già ci si sta prospettando: sarà sicuramente caratterizzato

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da un aumento di prezzi delle materie prime, come la carpenteria, essenziale per i costruttori di macchine come noi. Il fornitore ha un ruolo essenziale nel nostro settore e negli anni siamo riusciti a circondarci di fornitori responsabili e puntuali, prediligendo i fornitori a km 0 per creare opportunità di lavoro nella città di Bergamo ed in Lombardia in generale. La nostra rete di fornitori è ben costruita, ma siamo sempre alla ricerca di nuove collaborazioni per poterla arricchire. Collegandomi alla ricerca del personale per il nostro ufficio acquisti, è proprio qui che vorrei arrivare nel breve periodo: vorrei costruire un team coeso internamente, che possa ricercare fornitori esterni sempre più dinamici con i quali costruire relazioni professionali di lungo corso

da affiancare a quelle esistenti, per poter far crescere significativamente il nostro fatturato. Quali misure vorrebbe vedere attuate a sostegno delle imprese? Come Manager, e la mia situazione è comune a chiunque guidi un’azienda in Italia, negli ultimi due anni ho sofferto il fatto di non sentirmi sufficientemente sostenuta e supportata nel ricercare soluzioni, per reinventarmi ma soprattutto per tutelare i miei lavoratori. Vorrei che l’atteggiamento del nostro governo nei confronti delle aziende private e le direttive ad esse rivolte fosse più chiaro e lineare. Il mio focus durante questa pandemia è stata la tutela del lavoratore e della sua famiglia: abbiamo adottato tutte le precauzioni

possibili ed immaginabili, ancora maggiori rispetto a quelle imposte dai DPCM; abbiamo sanificato i locali, organizzato tamponi in azienda con il medico del lavoro, istituito un’assicurazione Covid per tutelare un dipendente qualora avesse contratto il virus. Il nostro medico del lavoro, la dottoressa Pavesi, è sempre stata ed è tutt’ora disponibile per chiarire qualsiasi dubbio ai dipendenti e supportarli dal punto di vista medico. Sono fiduciosa che la mia e tutte le altre aziende che lottano ogni giorno in Italia per conservare posti di lavoro e contribuire alla crescita economica del paese, vengano sostenute con strumenti concreti da parte delle istituzioni. Arianna Mossali


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GMDE

ph. Light&Magic Productions

«INNOVAZIONE E AUTONOMIA NELLA GESTIONE DEI DATI? UNA PRIORITÀ PER LE PMI»

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Carlo Caporizzi AD


Carlo Caporizzi, amministratore delegato di GMDE, realtà sita in Agrate Brianza attiva nella fornitura di servizi e soluzioni di gestione dei contenuti, sia nel mondo editoriale che dell’industria, ci offre una panoramica non solo della sua attività, ma anche delle opportunità e rischi nei processi di digitalizzazione delle aziende: un tema attuale, su cui molte delle nostre PMI hanno un gap tecnologico da colmare in breve tempo per poter competere a livello nazionale e internazionale ad armi pari con i propri concorrenti. Punti principali della vostra storia aziendale? Ovviamente, come si percepisce anche entrando, siamo un’azienda dal forte potenziale tecnologico, nata nel 1993 per fornire servizi e assistenza a clienti nel mondo dell’editoria quotidiana su un parco installato preesistente. Parco via via ampliato con l’inserimento di molte altre testate quotidiane in tutto il territorio nazionale e successivamente allargato, per fasi successive, anche al mondo dell’editoria prima periodica e poi libraria e scolastica. Di fatto, oggi rappresentiamo un punto di riferimento di eccellenza per gli editori italiani e uno delle pochissime realtà riconosciute a livello internazionale per la capacità di creare soluzioni e innovazione in questo settore. Agli editori italiani offriamo soluzioni a 360° gradi che vanno dalla gestione della ricezione dei contenuti alla loro pubblicazione sui diversi canali oggi a disposizione, canali che continuano ad aumentare e che necessitano sempre più di strumenti flessibili ma potenti per poterli gestire in modo fluido e armonico. Durante la nostra costante ricerca di sfide da raccogliere , alcuni anni fa ci venne l’idea che le soluzioni inizialmente pensate per gli editori potessero essere di grande aiuto anche per le imprese, partendo dall’ assunto che con il proliferare di sempre

maggiori canali di comunicazione, alla fine le imprese sarebbero diventate sempre più editori di se stessi, vista la necessità sempre crescente di comunicare su tutti i media a disposizione per farsi conoscere e far conoscere i proprio prodotti a sempre più persone, sia all’interno del nostro Paese che a livello internazionale. Da qui una soluzione scalabile e modulabile che mutuando il concetto di redazione e di lavoro organizzato a diversi livelli, creasse un ambiente unico, sinergico e sicuro in cui raccogliere, strutturare e gestire tutte le informazioni aziendali e di prodotto. Uno strumento che rendesse semplice la raccolta e l’organizzazione di tali informazioni per poi utilizzarle con pochi click nel web, sui social, nell’ archivio digitale condiviso o accessibili in modo controllato a agenti e distributori, su cataloghi, sui listini, sulle brochure o anche sui monitor della propria catena di negozi o perché no, per la creazione di manuali tecnici e per alimentare sia il proprio canale e-commerce o come sempre più spesso avviene, alimentare i market place quali Amazon, Alibaba ma anche verticali di settore. Proponete delle soluzioni per la prestampa e per l’editoria, ci può spiegare meglio? Una volta riorganizzati i dati e i materiali in possesso dell’azienda, queste informazioni devono poter essere accessibili e riutilizzabili con facilità dai dipendenti, che ad esempio possono servirsene per creare dei cataloghi auto impaginati, con un investimento di tempo e di energie o un intervento in remoto da parte del grafico davvero minimo. Il database condiviso è facilmente aggiornabile e contribuisce a diminuire la possibilità di errore di contenuto. Se utilizzo una tecnologia Web-to-print, e i dati contenuti nel database sono aggiornati all’ultima release, viene azzerata la possibilità di errori intervenuti durante

l’impaginazione, mentre, se uso un sistema che richiede comunque un successivo intervento umano per sistemare la grafica, il sistema segnala refusi o dati non coerenti con le informazioni di cui è in possesso dal cloud aziendale ed effettua una reimportazione massiva dei dati aggiornati. Queste tecnologie evitano gli innumerevoli passaggi da una revisione all’altra del prodotto. Di quali tecnologie andate più fieri, per innovazione o utilità? Le tecnologie cambiano, ma è anche una questione di approccio al problema, non solo di hardware. Oggi noi possiamo dire di non avere concorrenza quando ci presentiamo alle aziende proprio perché ci presentiamo con un servizio completo rispetto ad agenzie esterne molto specializzate. Il nostro cliente apprezza il know-now che gli consente di avere il controllo delle informazioni che circolano all’interno della propria azienda. Ciò non significa che con alcune agenzie non esista un ottimo rapporto di collaborazione, secondo le rispettive competenze. Le aziende si sono trovate sopraffatte dal numero di canali comunicativi che devono gestire, per questo è necessario questo approccio integrato. Sembrerebbe un’attività dinamica e attrattiva per i giovani, qual è la vostra politica a riguardo? Siamo molto orientati ai giovani e al loro ingresso nel mondo del lavoro. Anni fa ho avuto la fortuna di trovare un’azienda che ha creduto in me quando avevo la loro età, e voglio fare altrettanto, pur con tutte le difficoltà del caso. Non è facile incontrare giovani motivati perché i più sono spinti dalla società e dall’informazione ad andare all’estero per provare a realizzarsi, mentre dovremmo fare molto di più per trattenerli nel nostro Paese ed utilizzare il loro desiderio di realizzarsi così come è avvenuto per noi in un periodo, epoca mi verrebbe 45


Nelle foto gli uffici della sede GMDE ad Agrate Brianza

da dire, diverso. I giovani possono e devono aiutarci a modernizzare un Paese dalle enormi potenzialità troppo spesso inespresse perché ancora forte è la presenza di intere categorie di persone che non vogliono rischiare e preferiscono accontentarsi anziché spingersi nell’inventare o semplicemente provare cose nuove. Proprio per agevolare l’introduzione al mondo del lavoro e nella nostra azienda a forte valenza tecnologica per cui sicuramente non “fruibile” immediatamente una volta usciti dai banchi di scuola, abbiamo istituito una nostra Academy, per dare a loro la possibilità di capire se questo può essere il loro futuro, e a noi di valutare se c’è del potenziale e la capacità di lavorare armonicamente in team su progetti così importanti e vitali per i nostri clienti. Ci parli di progetti e obiettivi futuri? Cosa vorreste che cambiasse per le imprese in Italia? Le aziende, soprattutto le PMI che sono la nostra 46

spina dorsale, devono aprirsi maggiormente alla tecnologia. Il made in Italy è una grandissima opportunità, soprattutto all’estero e le possibilità offerte da questa nuova era digitale sono enormi soprattutto per le piccole e medie imprese che non hanno mai potuto permettersi di aprire filiali all’estero o semplicemente siglare accordi commerciali di rivendita o distribuzione. Ma le aziende vanno supportate nel modo adeguato, perché il cambiamento è radicale e spesso la confusione sulle

procedure e soluzioni da adottare è grande, così come il rischio di scegliere soluzioni non adatte che, oltre a vanificare l’investimento, potrebbero far perdere tempo prezioso in un mondo che gira sempre più velocemente e perdona sempre meno. In effetti notiamo tutti che la pandemia e le limitazioni di movimento ad essa connesse hanno sdoganato l’uso massivo della tecnologia anche per aziende e titolari estremamente tradizionalisti, sia per quanto riguarda le nuove

opportunità di cui parlavo, sia per quanto riguarda la protezione dei dati, che è un argomento sempre più delicato, troppo spesso sottostimato che invece meriterebbe molto più tempo di una semplice menzione a fine lettura. Posso solo concludere che il momento di prendere il treno è ora, è un momento storico unico e la corsa è già iniziata: per molti potrebbe rappresentare l’ultima chiamata o un’enorme opportunità di crescita assolutamente inattesa e impensabile solo pochi mesi fa.


IN BREVE

A sinistra un motore smontato, in basso un boeing 737 Ryanair nel parcheggio dell’aeroporto BGY

TECNICI MANUTENTORI AERONAUTICI

SEAS RECLUTA SEAS, società specializzata nella manutenzione di aeromobili e in esclusiva della flotta del Gruppo Ryanair sul territorio italiano, ha annunciato l’avvio della più rilevante campagna di reclutamento di nuovi tecnici manutentori aeronautici certificati, da impiegare nelle proprie basi operative. «La nuova ricerca di personale da inserire nei nostri programmi

di manutenzione non è solo la più rilevante negli ultimi due decenni, con oltre cento assunzioni previste nei prossimi mesi, ma anche la più articolata dal punto di vista delle qualifiche professionali richieste» - sottolinea Alessandro Cianciaruso, CEO di SEAS. Il bando per la presentazione delle candidature sarà disponibile sul sito www.seas-italy.it.

LA SUPERSPORTIVA DI WOKING

McLaren 720S Spider Luxury Solo pochissime auto generano sensazioni e suscitano reazioni così profonde. Guidare la nuova 720S Spider da 720 cavalli e 300 mila euro (escluse le opzioni) per Bergamo, dal centro alle Mura o lungo le Valli, è un piacere, come mostrare una scultura in movimento dalle forme sinuose e decise, sullo sfondo di paesaggi altrettanto da ammirare. Questa McLaren è (anche) un oggetto tecnologico per la meccanica (motore V8 di 4 litri biturbo) e l’aerodinamica evolutissime, necessarie alla prestazioni. Possenti: 0-100 in 2”9, 0-200 in 7”8 e 0-300 in 21”4, raggiungendo i 325 km/h con tetto aperto e i 341 chiuso (c’è voluto un aeroporto). Un modello che non si vede in giro e fa voltar la testa a tutti: ci si abitua a essere filmati continuamente. Elegante e anche silenziosa, sa scorrere 48

Alcuni scatti della McLaren 720S durante la prova all’aeroporto “Sergio Aldo Capoferri” Valbrembo

a mille giri in settima marcia e, in pochi istanti, catapultarsi in avanti con un ululato lacerante, per emozioni intense. Con il piacere dello sterzo tra i più precisi in assoluto e la frenata da primato. Nicola D. Bonetti


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COVER STORY

ph. Antonio Milesi

Security Center una storia iniziata nel 1981

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Elisa Facchinetti CEO

La S.C. Security Center nasce nel 1981 e da ormai 40 anni si definisce “sinonimo di sicurezza”. L’azienda bergamasca, attiva nella progettazione ed installazione di avanzati ed elaborati sistemi di sicurezza, offre ai suoi clienti davvero un servizio a tutto campo, valorizzato anche dalla partnership con marchi di assoluto prestigio. Uno di essi è FAAC, tra i più noti marchi nel settore delle automazioni. L’altro gioiello di cui Security Center è distributore esclusivo, è SAET, prima azienda in Italia a produrre soluzioni antifurto, che ad oggi si avvale della più avanzata, ma semplice e intuitiva tecnologia a disposizione. Tra le specialità della Security Center figurano sistemi antintrusione, antirapina, rilevazione fumi e gas, controllo degli accessi, videosorveglianza a circuito chiuso, antitaccheggio, centrali telefoniche e cablaggi dotati di software altamente personalizzabile in base alle esigenze dei clienti. Un parco clienti in cui figurano nomi importanti nel settore bancario, ma anche nella pubblica amministrazione, senza dimenticare ovviamente privati, aziende e negozi. Seguire un cliente, dall’analisi dei rischi all’assistenza post vendita, passando ovviamente per studio di fattibilità e installazione a regola d’arte, è una missione


«L’azienda bergamasca è attiva nella progettazione ed installazione di avanzati ed elaborati sistemi di sicurezza»

Riccardo Bessone CEO

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per i titolari, coniugi Riccardo Bessone ed Elisa Facchinetti, che identificano il loro punto di forza nella rete di reciproca fiducia che li lega ai loro clienti, ai partner, ai fornitori, e ovviamente ai propri dipendenti e collaboratori esterni: dai tecnici, ai periti, agli elettricisti. Il 40° compleanno di questa squadra è stato celebrato con un pranzo da Vittorio, al quale ha partecipato, tra gli altri, Roby Facchinetti, storico membro dei Pooh, nonché fratello della signora Elisa e naturalmente loro prestigioso cliente. Come nasce la Security Center ? (E) Security Center nasce nel 1981. All’epoca fare della sicurezza un mestiere ad alti livelli era un concetto quasi sconosciuto, ma insieme a mio marito abbiamo fatto in modo che questa realtà crescesse ed arrivasse a conquistare più certificazioni di chiunque altro in Bergamo e Provincia, offrendo sempre una grandissima professionalità. (R) Tra i passaggi salienti della nostra storia, citerei anche il 1995, quando abbiamo ottenuto la certificazione del Marchio di Qualità IMQ A, e il 52

Nella foto grande la squadra Security Center, il logo dei 40 anni, a sinistra Roby Facchinetti storico membro dei Pooh, nonché fratello della signora Elisa


«Uno dei gioielli di cui Security Center è distributore esclusivo, è SAET, prima azienda in Italia a produrre soluzioni antifurto automatizzate»

1999 quando abbiamo conseguito la certificazione ISO 9000, ad oggi necessaria per qualsiasi azienda. Quali sono stati i punti cardine della crescita aziendale? (R) Penso che la tenacia e la tanta caparbietà siano stati due argomenti importanti della nostra crescita, aiutati anche dalla garanzia che ci offriva essere concessionari di un prodotto all’avanguardia, il prodotto SAET. SAET è stato il primo produttore di impianti d’allarme in Italia, ha quindi un valore sia storico che di qualità. Per quanto ci riguarda, siamo stati tra i primi in Bergamo a operare nel campo della sicurezza, e oggi operiamo in tutta Italia e anche al di fuori dei confini nazionali. Cosa significa essere concessionari SAET per la vostra azienda? Si direbbe un traguardo assai importante (R) SAET è nata nel 1968, ed è stata da subito una realtà italiana d’eccellenza nelle tecnologie per la sicurezza e dei sistemi integrati. Si tratta di un gruppo che fa della sinergia tra lo stabilimento di Torino e la rete di concessionari il proprio punto di forza. Tutti i concessionari sparsi in tutta Italia creano una gruppo omogeneo e collaborativo, la grande famiglia SAET, di cui siamo ovviamente fieri di far parte. Abbiamo, in questi 40 anni, selezionato accuratamente le aziende con cui collaboriamo tra le eccellenze. Siamo concessionari e installatori esclusivi di aziende leader nel settore come appunto SAET e, per quanto riguarda l’automazione, FAAC. Abbiamo scelto marchi importanti per essere presenti sul mercato con il massimo prestigio. La nostra prerogativa è quella di attenerci a rigorosi protocolli, siamo specialisti nell’installazione di queste marche e ci manteniamo fedeli al meglio. Noi non vendiamo il nostro prodotto al cliente: acquisiamo il cliente. Stiamo seguendo la terza generazione di alcuni clienti, e questo implica un rapporto di fiducia che nasce nel momento in cui ci presentiamo e si consolida man mano che il lavoro viene svolto e seguito. Dirò di più: il grosso del nostro giro di clienti arriva da altri clienti che sono soddisfatti del nostro operato. Quale è la tipologia del vostro cliente? (E) Negli anni abbiamo servito il privato, l’industria, il bancario, senza trascurare il settore pubblico, infatti nelle nostre referenze sono citati tantissimi Comuni e tanti enti ospedalieri. Quanto sono importanti per voi le certificazioni? (R) Certamente molto importanti; le certificazioni che negli anni abbiamo ottenuto sono sempre una garanzia reale ed affidabile 53


per il cliente finale, in quanto garantiscono la qualità controllata e gestita da enti esterni. Abbiamo una vasta serie di certificazioni che attestano la nostra professionalità, tra cui la ISO 9000:2015, il cui iter garantisce la qualità della struttura aziendale. La Norma a cui ci atteniamo per la realizzazione dei nostri impianti è la CEI 79-3. Come artigiani siamo identificati tramite la lettera G, che ci consente di creare anche impianti antincendio. Ai tempi in cui era necessaria, avevamo anche la certificazione per gli impianti di telecomunicazioni. Insomma: poche chiacchiere e tanti fatti.

Nella foto grande la location della conviviale “Da Vittorio“. In basso Elisa e Riccardo al momento del taglio della torta

è immediato. La sicurezza non è un lavoro in cui alle 17 si stacca il telefono abbandonando il cliente a se stesso. All’atto dell’installazione dell’impianto, diamo la possibilità di mettersi in contatto diretto sia con le forze dell’ordine, tramite uno strumento chiamato combinatore telefonico, che si trova all’interno della centrale, oppure, se si preferisce, con varie agenzie di vigilanza privata, ovviamente della massima fiducia, di cui forniamo i contatti affinché il cliente possa scegliere. Fa tutto parte di un lavoro complesso, in cui essere disponibili nel momento del bisogno è fondamentale.

Avete parlato del vostro staff, dei collaboratori, delle persone con cui lavorate; quanto è importante, in un lavoro come il vostro in cui è fondamentale il rapporto di fiducia con il cliente, avere altrettanta fiducia nella propria rete? (R) Della massima importanza: ci tengo a conoscere bene le persone con cui lavoro, e una volta che troviamo le persone giuste con cui lavorare difficilmente le cambiamo, infatti abbiamo un turnover veramente scarsissimo. Il fatto che il cliente si fidi di noi implica la massima riservatezza riguardo al lavoro da noi eseguito. Il cliente viene quindi seguito anche dopo il vostro intervento? Assistenza e post vendita sono importantissime. Il cliente può trovare a disposizione qualcuno 24 ore su 24 e l’intervento 54

Come avete affrontato questo periodo di pandemia? È stato, come per tutti, un momento molto difficile, abbiamo tenuto chiuso vari giorni, e quei giorni ci sono serviti per creare un nostro “protocollo sicurezza”, molto più rigido di quelli che poi sono stati ufficializzati; tutto questo per poter come sempre dare la massima sicurezza e garanzia al nostro cliente finale. In conclusione, i vostri progetti per il futuro? Progetti ne abbiamo tanti e il cantiere è sempre in movimento. Uno degli obiettivi è quello di adottare per i nostri tecnici sempre di più automezzi non inquinanti, oltre a sviluppare il nostro know how aziendale e, naturalmente, festeggiare i prossimi 50 anni di attività. Arianna Mossali


SCIENZA ambito minerario, energetico, ecologico-ambientale, infrastrutturale e di protezione del pianeta delle calamità. I geologi, in collaborazione con altre figure professionali, dovranno sempre più contribuire allo sviluppo sostenibile, all’uso responsabile delle risorse naturali, alla mitigazione dei rischi naturali ed alla geoeducazione e geoconservazione dei siti fragili. Anche per questo, la Federazione Europea dei Geologi ha istituito l’”EuroGeologo”, un titolo di alta qualificazione professionale che riconosce il contributo dato allo sviluppo della professione attraverso servizi di alta qualità e opportunità di lavoro in ambito internazionale.

PROFESSIONISTI PER LA SICUREZZA

Il ruolo vitale del geologo Negli ultimi anni sentiamo sempre più spesso parlare di pianificazione territoriale, prevenzione, rischi idrogeologici, dissesti ed altro ancora. Quella del geologo è una figura professionale che ha conosciuto, negli ultimi 40 anni circa, una notevole crescita di popolarità, proprio in virtù della sua competenza specifica su queste tematiche. Ben lungi dall’essere una figura “di nicchia” o uno studioso da laboratorio, infatti, il geologo lavora in team con altri professionisti per la sicurezza pubblica e la prevenzione del rischio idrogeologico. Le cronache degli ultimi anni sono state, come sappiamo, stracolme di eventi naturali e meteorologici assai violenti e, ahimè, talvolta mortali: dissesti idrogeologici, bombe d’acqua, inondazioni. Beninteso, non che “prima” non esistessero questi fenomeni, ma certo l’aumento della loro frequenza, unito ai 56

ripetuti avvertimenti sul cambiamento climatico determinato dalle nostre attività, ha fatto scattare più di un campanello di allarme. L’urbanizzazione dissennata, la scelta di costruire fuori controllo su aree storicamente fragili, a rischio idrogeologico, sugli argini dei fiumi, trascurando una vera pianificazione e prevenzione, ci è già costata cara e rischia di costarci sempre più. Ecco dove entra in gioco il geologo con la sua conoscenza del territorio. Gli interventi preventivi e gli studi di fattibilità che egli ritiene di effettuare prima di dare il via a un progetto, sono il solo modo per conciliare le esigenze dell’economia e del progresso con quelle del pianeta su cui viviamo. I cambiamenti climatici, la transizione energetica-ecologica, il consumo delle risorse naturali, la sostenibilità degli interventi, sono solo alcuni esempi delle tematiche su cui un geologo può lavorare in

A CURA DI

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Fare ripieno ravioli Dottor Diego Marsetti ECOGEO S.R.L.

CHI?

DOVE? PERCHÈ?

SEDE BERGAMO Via F.ll Calvi 2 - 24122 Bergamo La competenza, la lunga esperienza, ma soprattutto l’innata passione di Diego per il suo lavoro, ne fanno la persona giusta per affrontare un argomento complesso ma fondamentale per la sicurezza di tutti


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DESIGN

V I E TATO L’ I N G R E S S O TARAMELLI CI APRE LE PORTE DI UN LUOGO SEGRETO: JEWEL BOX; IL CAMERINO N°13 DEL TEATRO ARCIMBOLDI DI MILANO «Accade che il mondo, per un periodo, sia costretto a fermarsi. E con esso aziende, negozi, scuole, musei e anche teatri. Ma accade anche che qualcuno non si lasci sopraffare da un anno di chiusura forzata, e faccia di tutto per non fermare le menti, il pensiero, la visione». È così che Giuseppe Taramelli, general manager alla guida della Taramelli srl, ci presenta “Vietato l’ingresso”: un progetto inedito curato da Giulia Pellegrino, che ha permesso al Teatro Arcimboldi di Milano di riaprire al pubblico in modo non convenzionale e inclusivo. Non convenzionale perché punta i riflettori non sul palco, ma sul dietro le quinte di questa imponente architettura teatrale firmata da Vittorio Gregotti. Si parte dai suoi 17 camerini, trasformati attraverso la collaborazione con alcune delle più rilevanti voci creative di design, architettura e interior, e con aziende leader del settore, tra cui la stessa Taramelli. Inclusivo perché “Vietato l’ingresso” abbatte il confine di uno spazio inaccessibile al pubblico in sala, dandogli la possibilità, durante il Fuorisalone 2021, di visitare i camerini d’autore e di votare il più apprezzato. Non un semplice riconoscimento, ma l’opportunità, per il vincitore, di curare la riprogettazione del «Camerino Muti», dedicato a colui che per primo lo inaugurò all’apertura del teatro nel 2002 e che nel tempo ha ospitato premi Nobel come il Dalai Lama, o i grandi nomi della danza e della musica italiana e internazionale. «Siamo stati coinvolti in questa avventura dallo studio 58


«Jewel box è il concept di questo camerino, rappresenta un luogo che custodisce preziosi elementi di valore» Francesco Rota Architettura

A sinistra Giuseppe Taramelli general manager di Taramelli srl fotografato da Maurizio Beucci

Francesco Rota Francesco Rota Architettura - spiega Giuseppe Taramelli - a cui è stato assegnato il camerino n° 13. Ognuno ha potuto dare sfoggio del proprio estro, sperimentando con colori, materiali e soluzioni che solitamente non possono essere percorse con la committenza privata. Gli Arcimboldi ci hanno solo comunicato gli elementi vincolanti: uno specchio per il trucco, uno spazio per rilassarsi, un vaso per i fiori e l’uso di materiali efficienti in termini di igienizzazione». 59


Un approccio all’insegna della creatività, che aderisce perfettamente alla vocazione artistica del teatro. Ma che non ha compromesso l’efficienza: le ristrutturazioni hanno preso forma in soli due mesi, grazie alla collaborazione tra oltre 100 aziende, che hanno operato su 17 cantieri attivi in contemporanea. «Un’impresa quasi impossibile a pensarci - confida Giuseppe Taramelli -. Ma dopo una prima fase di studio reciproco, si sono create situazioni quasi “da pianerottolo”, in cui è prevalso lo spirito di collaborazione». Ciascuno studio ha adottato un camerino, accudendolo dalla A alla Z: dallo smontaggio alle rifiniture, passando per la scelta dei prodotti. «Noi siamo general contractor - chiarisce Giuseppe Taramelli - e anche in questa occasione ci siamo occupati del coordinamento delle varie aziende impegnate sul cantiere. Il nostro team, abituato a operare nella complessità, ha preso in capo demolizioni, controsoffitti e assistenze, la realizzazione

Dettagli del camerino Progettista: Francesco Rota Fotografie: Giacomo Albo

degli impianti elettrico e idraulico, oltre alla supervisione generale dei professionisti coinvolti. Un impegno consistente anche in termini economici (ogni azienda ha collaborato a titolo gratuito, materiali compresi, ndr), ma che ho voluto assumermi con gioia. Essere uno dei protagonisti di “Vietato l’ingresso” è stato come fare un regalo: a tutti gli appassionati di teatro, di musica, di balletto, ma anche alla mia azienda, che quest’anno taglia con orgoglio il traguardo dei trent’anni di attività». www.taramelli.org 60


IN BREVE

Il Glamour Café di via Don Luigi Palazzolo 74, dopo il restyling

BERGAMO

Nuovo look al Glamour Café Una volta, per gli amici che non lo conoscevano, il punto di riferimento per raggiungere il Glamour Café era il “famoso“ distributore a “isola”, ormai un solo ricordo. Sono trascorsi già 11 anni da quando Sabrina e Willi hanno ridato vita al civico 74 (che, in precedenza, ospitava un ufficio postale) e a quel tratto di via dove una volta c’erano solo “Cler abbassate”,

con una nota di colore in più regalata da “Zenzero Fiori“. Ne hanno passate tante, pandemia mondiale inclusa, ma ora, più carichi che mai, si preparano ad una re-inaugurazione dopo un restyling completo del locale. Per tutti i curiosi, non vi resta altro che scoprire la nuova essenza del café più Glamour della città.

STAI PENSANDO DI DIVENTARE PILOTA?

Scuola Volo Caravaggio Il presidente Alessio Pengue gestisce la “Scuola Volo Caravaggio” insieme ad un gruppo di collaboratori oltre che grandi amici: Morgan Algeri, Diego Ravelli, Giancarlo Stretti, Davide Albertini e il padre Domenico Pengue che si occupa principalmente della manutenzione degli aerei, modelli Bristell una tipologia di ultimissima generazione di cui sono anche gli unici rivenditori in Italia. «In questi anni siamo cresciuti moltissimo attualmente siamo tra le prime scuole in Italia per numero di allievi e corsi svolti nel corso dell’anno, a breve arriverà un terzo aereo che ci permetterà di ampliarci ulteriormente, il club vanta circa cinquanta soci ed ogni settimana riceviamo continue richieste di aggregazione» ci spiega il presidente. «Moltissime persone che si iscrivono da noi hanno tenuto la voglia di volare come sogno nel cassetto e quando 62

A lato, un Bristell Classic in volo. Sopra, il presidente Alessio Pengue durante un briefing pre-volo con un’allieva

riusciamo a farli venire e provare un aereo, in loro scatta la voglia di aprire questo cassetto ed in pochissimo tempo ad innamorarsi di questa disciplina. Non vi resta che provare per credere». www.scuolavolocaravaggio.it


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LA RICETTA

PREPARAZIONE 15 min

COTTURA 5 min

DOSI 4 PERSONE

DIFFICOLTÀ

●●●●○

BOLLE RESTAURANT

GIRASOLI AL PISTACCHIO Il raffinato Bolle Restaurant di Lallio, simbolo di qualità delle materie prime e di maestria nell’abbinamento degli ingredienti, ci apre le porte per una rubrica dedicata alla cucina. Lo chef Marco Stagi è originario di Bergamo e ha 30 anni ma, nonostante la giovane età, vanta di grande esperienza ai fornelli, sia in Italia che all’estero, e di un curriculum di prim’ordine nel settore 64

gastronomico. Si è diplomato alla scuola alberghiera di San Pellegrino, iniziò a lavorare all’Osteria della Brughiera dove rimase per 3 anni imparando le basi della cucina, si trasferì poi al ristornate Piazza Duomo di Alba per 5 anni dove crebbe tantissimo diventando il cuoco che è ora. Gli anni decisivi per la sua carriera furono quelli trascorsi in Belgio, all’Hof Van Cleve, uno dei ristoranti a tre stelle Michelin più prestigiosi

al mondo. Tornò successivamente in Italia e lavorò per qualche tempo come souschef a Casa Perbellini a Verona, l’ultima tappa del suo attuale percorso l’ha riportato a Bergamo per esibire il suo talento nel ristorante firmato Agnelli. Il capo della brigata di cucina Bolle ha deciso di condividere con noi le sue esclusive ed equilibrate ricette, portando sulle nostre tavole la sua arte culinaria, ricca di colori, profumi e sapori.


PREPARAZIONE

01. 02. 03. 04.

Fare ripieno ravioli Quando l’acqua sta per bollire, mettere i ravioli a cuocere e nel frattempo preparare il brodo Scolare i ravioli e tagliare finemente le zucchine Porre alla base del piatto la pasta di pistacchio in purezza, i ravioli, il verde del cipollotto, abbellire il piatto con fiordaliso e due gocce di pasta di pistacchio. Versare sul piatto il brodo

GLI INGREDIENTI ● ● ● ● ●

Ravioli Zucchine pasticcine Verde del cipollotto Fiordaliso Ingredienti ripieno ravioli: 1 litro di panna, 30 g di pistacchio, 200 g di mascarpone, sale e pepe q.b.

Marco Stagi CHEF

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QUALE PROFILO AVRà IL VOSTRO FUTURO?

Ogni giorno le Trafilerie Alluminio Alexia, nel più moderno stabilimento d’Europa, estrudono più di 100 tonnellate di billette di alluminio trasformandole in profilati e semilavorati perfetti in leghe di alluminio leggere, normali o speciali. I nostri profilati di alluminio sono destinati a diversi campi di utilizzo, dall’uso meccanico, a quello automobilistico e trasporto pesante. Nel campo serramentistico e nel campo dell’arredamento con profilato a disegno e al componente tecnologico di mille applicazioni industriali. È il nostro alluminio. È la nostra passione. Fatela vostra, adesso.

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ph. Antonio Milesi

MOTORI

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TAYCAN CROSS TURISMO L’aveva già fatto con Taycan, la prima Porsche elettrica con prestazioni da vera sportiva. E ora la Casa di Zuffenhausen alza il tiro nell’ambito del mondo luxury ad emissioni zero con un modello, strettamente

La Taycan 4 Cross Turismo messa a disposizione per il test drive dal Centro Porsche Bergamo. Location dello shooting Monte Farno (Bg)

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imparentato con la prima Taycan. Con Taycan Cross Turismo, Porsche strizza inoltre l’occhiolino anche al segmento delle Shooting Brake e soprattutto propone una interessante alternativa 100% elettrica ai tradizionali suv di fascia alta. Abbiamo provato la nuova vettura della casa automobilistica tedesca, messa gentilmente a disposizione per l’occasione dal Centro Porsche Bergamo, nella splendida cornice del Monte Farno situato lungo il crinale che separa la val Gandino dalla valle Seriana. Grazie alla trazione integrale presente in tutte le quattro varianti e a soluzioni davvero interessanti perché “ingegnose” ma anche high tech, nuova Taycan Cross Turismo entra con largo anticipo in una nicchia - quello dei modelli “versatili” di lusso - che assicura prestazioni impeccabili anche in condizioni off-road. Un’auto, dunque, che si dimostra 70

soprattutto una instancabile viaggiatrice, proponendo tutti i punti di forza della Taycan, come le elevate prestazioni e l’autonomia di riferimento, ma aggiungendo i vantaggi di una carrozzeria con portellone e una linea del tetto che garantisce molto più spazio per la testa dei passeggeri che siedono dietro, il tutto con un volume di carico che può arrivare ad oltre 1.200 litri. La nuova Taycan 4 Cross Turismo oggetto del nostro test-drive mostra già a vettura ferma che la sua versatilità si estende oltre la quotidianità grazie anche al pacchetto Offroad Design. Il suo design abbina stile ed efficienza e si caratterizza per la linea sportiva del tetto che degrada dolcemente verso la parte posteriore: la Porsche Taycan 4 Cross Turismo ha infatti uno stile del tutto originale. Una linea che dai designer Porsche è chiamata flyline, il Cx (coefficiente di penetrazione aerodinamica) infatti misura 0,26


Nella foto qui a destra la plancia della nuova Taycan 4 Cross Turismo. Sotto, la Porsche durante un passaggio sterrato

e si raggiunge senza nessun alettone posteriore ma solo con un semplice spoiler fisso. Il caratteristico design da fuoristrada è dato dai rivestimenti dei passaruota, dalle protezioni inferiori nella parte anteriore e posteriore e dalle alette speciali agli estremi dei paraurti, ottenibili con il pacchetto Off-Road Design che può aumentare l’altezza della vettura da terra fino a 30 mm. Un valore, quest’ultimo, che di fatto rende la vettura utilizzabile per un off-road leggero. Sempre nella parte posteriore anche la nuova Cross Turismo presenta la barra luminosa effetto vetro, che unisce i gruppi ottici. Cross Turismo propone anche speciali flap agli angoli dei paraurti e anche alle estremità delle minigonne che proteggono da danni causati dal pietrisco sollevato dalle ruote. Come nella berlina sportiva Taycan, il quadro strumenti si estende per l’intera larghezza della vettura e comprende - oltre al display davanti al pilota - un elemento per l’infotainment centrale da 10,9 pollici e un altro display opzionale davanti al passeggero. A richiesta, in alto sulla plancia è disponibile una bussola, che sottolinea il carattere avventuroso di questo modello. Ma la vera differenza, come abbiamo potuto valutare durante il test, sta nell’evoluzione del telaio. Porsche, per Taycan Cross Turismo impiega un sistema di comando interconnesso a livello centrale e la presenza di serie delle sospensioni pneumatiche adattive con tecnologia a tre camere con ammortizzatori PASM (Porsche Active Suspension Management). 71


In alto sulla plancia è disponibile una bussola che sottolinea il carattere avventuroso di questo modello. Nella foto in basso la schermata degli assetti

Per quanto riguarda le dimensioni Taycan può contare su 4,974 mt di lunghezza, 1,967 mt di larghezza e 1,412 mt di altezza e con un bagagliaio di 446 litri di capienza in conformazione standard e 1.212 litri con i sedili reclinati. La versione dotata di Performance Battery Plus da 93,4 kWh, sviluppa 380 CV, che diventano 476 CV in overboost, e raggiunge una velocità massima di 220 km/h, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 5,1 secondi. Le sospensioni pneumatiche includono di serie una funzione Smart-Lift che consente di sollevare l’auto con la semplice pressione sul tasto dell’assetto. Oltre a questo, se la situazione diventa più impegnativa, si può ricorrere al programma di guida aggiuntivo Gravel Mode per strade sterrate, sabbiose o fangose. Alessandro Belotti

DOVE?

Via 5° Alpini, 8 - 24124 Bergamo Tel. 035 4532911 www.bergamo.porsche.it 72


damiano.tozzo@gmail.com

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MOTORI

NUOVA HYUNDAI

IONIQ 5 ph. Antonio Milesi

Hyundai IONIQ 5 non è un’auto elettrica qualsiasi, ma rappresenta una piccola, grande rivoluzione: è infatti un crossover 100% elettrico in grado di offrire prestazioni sensazionali, grazie allo sviluppo su una piattaforma all’avanguardia che segna un nuovo inizio nell’era dei veicoli elettrici. Abbiamo provato l’avveniristica vettura della casa automobilistica coreana, messa gentilmente a disposizione per l’occasione dalla concessionaria Autotorino, nella splendida cornice di Città Alta,

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La IONIQ 5 messa a disposizione per il test drive dalla concessionaria Autotorino. Location dello shooting San Vigilio (Bg)

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5.2

s

481km

18

m

Accelerazione sportiva da 0 a 100 Km/h in soli 5,2 secondi con la verisone integrale Autonomia di guida fino a 481 km IONIQ 5 si ricarica dal 10% all’80% in soli 18 minuti, se collegata ad un caricatore ultra veloce

per l’esattezza nella zona di via Torni e di San Vigilio. La chiave di tutto è la tecnologia a 800 volt, un tecnicismo che si traduce con la velocità di ricarica: 18 minuti per portare la batteria dal 10 all’80% significa poter ottenere un’autonomia di circa 320 chilometri in meno di 20 minuti con una stazione di ricarica ad alta potenza come Ionity. Il design della vettura apre un nuovo capitolo nello stile dei veicoli elettrici, eliminando la complessità a favore di tratti lineari e strutture essenziali. Un unico ampio cofano a conchiglia copre il veicolo in tutta la sua larghezza, riducendo al minimo gli spazi tra i pannelli della carrozzeria e garantendo un’aerodinamica ottimale ed un look hi-tech. IONIQ 5 si distingue inoltre per la firma luminosa e la presenza di un impianto Full LED, con LED nascosti anche dietro allo sportello della presa di ricarica per un’indicazione visiva immediata del livello raggiunto dalla batteria. I cerchi da 19” e 20” risultano 76

ben dimensionati in relazione alle proporzioni generali dell’auto, non proprio compatta visto che si tratta di un crossover con 16 cm di luce da terra e una lunghezza di 4,63 metri. Gli sbalzi cortissimi testimoniano l’attenzione agli interni, dove il passo da 3 metri diventerà fondamentale nell’interpretare il comfort per chi siede dietro. Per quanto riguarda gli interni, pur restando classica nella disposizione, IONIQ 5 crea un’interessante effetto lounge con i sedili: davanti è possibile contare su due poltrone con poggia-piedi integrati ed estraibili come se si trattasse della poltrona di casa, reclinabili fino a diventare un letto, con la console centrale che può essere regolata (140 mm). Immancabile la tecnologia: tasti ridotti all’osso, climatizzatore completamente touch ma con un display dedicato, due schermi da 12” per strumentazione e infotainment, Apple CarPlay e Android


La nuova Hyundai IONIQ 5 sui tornanti di San Vigilio. Sotto la plancia con due schermi da 12” per strumentazione e infotainment Apple CarPlay e Android Auto wireless

Auto wireless, un HUD in realtà aumentata, servizi connessi, app di gestione remota della vettura e navigazione basata sul cloud. L’architettura a 800 V della piattaforma e-GMP permette di sfruttare al massimo le stazioni HPC, acronimo che sta per ricarica ad alta potenza. Con un picco superiore a 200 kW e una curva di ricarica molto stabile in quanto la media si attesta, dai test, intorno ai 150 kW, IONIQ 5 ricarica circa 40 kWh in poco più di 15 minuti. Per poter caricare ovunque, sfrutta l’inverter di bordo che va effettivamente ad agire sulla tensione come la scuola insegna, trasformando i 400 V negli 800 V dell’elettronica di potenza senza ricorrere ad ulteriori componenti. Per quanto riguarda le motorizzazioni, la prima configurazione ha un motore sull’asse posteriore, con potenza di 170 Cv e batteria da 58 kWh per un’autonomia di 384 km. Nella versione intermedia la potenza sale a 217 Cv e con essa la capacità della batteria: 72,6 kWh per

481 km di autonomia con cerchi da 19”. Entrambe hanno trazione posteriore e coppia di 350 Nm. Al top di gamma invece i motori sono due, uno per asse. Potenza massima combinata di 305 Cv e coppia massima altrettanto elevata, ben 605 Nm. La trazione è integrale, senza albero di trasmissione, poiché ciascun motore agisce direttamente sul proprio asse. La batteria, sempre da 72,6 kWh, in questo caso permette un’autonomia di 430 km. Velocità massima sempre limitata elettronicamente a 185 km/h, accelerazione 0-100 rispettivamente in 8,5, 7,4 e 5,2 secondi. (ab)

DOVE?

Concessionaria Ufficiale di Vendita e Assistenza Hyundai Via Bergamo, 66 24035 Curno Tel. 035 6228711 www.autotorino.it 77


ph. Antonio Milesi

MOTORI

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La Maserati Levante messa a dispoizione per il test drive dalla concessionaria Scuderia Blu. Location dello shooting il colle della Maresana


MASERATI LEVANTE HYBRID PERFORMANCE CHARGED

Il grande SUV, bestseller Maserati, mantiene l’aurea esclusiva, per forme e comportamento dinamico da granturismo a ruote alte, aggiungendo la spinta del 4 cilindri turbo benzina abbinato al sistema a 48 Volt. Abbiamo provato la versione GT della nuova vettura della casa automobilistica 79


«l’inedita powertrain che trova posto sotto il suo cofano è composta da un quattro cilindri in linea da 2.0 litri abbinato a un sistema mild-hybrid a 48 Volt»

del Tridente, messa gentilmente a disposizione per l’occasione dalla concessionaria Scuderia Blu, nella splendida cornice del Parco dei Colli di Bergamo alla Maresana. Ciò che la caratterizza è ovviamente l’inedita powertrain che trova posto sotto il suo cofano, composta da un quattro cilindri in linea da 2.0 litri abbinato a un sistema mild-hybrid a 48 Volt che, come anticipato, aiuta nel rendere più fluida e allo stesso tempo più corposa l’erogazione ma anche nel contenere al massimo i consumi in ordine di marcia. Il risultato? Le prestazioni parlano di una potenza di 330 cavalli e di una coppia massima di 450 Nm già disponibile a 2.250 giri al minuto, sufficienti a raggiungere la velocità massima di 240 km/h e a staccare lo 0-100 in sei secondi netti. Complice poi una migliore distribuzione dei pesi dovuta al posizionamento della batteria al posteriore che ha donato una maggiore maneggevolezza in 80

ogni condizione di guida, rispetto alla motorizzazione diesel la riduzione e di circa 130kg per un peso a vuoto di 2090kg, la nuova Levante Hybrid promette anche una diminuzione delle emissioni di CO2 rispettivamente del 18 e del 3% nei confronti delle alimentazioni a benzina e diesel con frazionamento V6. Due cilindri in meno hanno quindi portato notevoli benefici al SUV del Tridente, gestito ora da una centralina Bosch di ultima generazione e in grado di sfruttare la funzione “sailing” per il veleggiamento durante le fasi di decelerazione e frenata, dove l’accumulatore da 800 Wh interviene recuperando energia poi trasmessa in aiuto al motore endotermico. Confermata, ovviamente, la trazione integrale sulle quattro ruote motrici con differenziale posteriore autobloccante e ripartizione della coppia variabile con tecnologia Torque Vectoring, solitamente indirizzata verso il retrotreno ma in grado di


La Maserati Levante nella splendida cornice del Parco dei Colli di Bergamo alla Maresana. Grazie al signor Italo che ci ha aperto le porte della sua casa per realizzare lo shooting

arrivare all’avantreno in caso di scarsa aderenza con il fondo stradale. Anche il comparto sospensioni non tradisce le aspettative: derivato dalla Ghibli, è stato studiato appositamente per l’impostazione da SUV a ruote alte con un sistema elettronico dell’assetto a sei livelli che, di serie, abbassa l’altezza da terra del veicolo alle alte velocità per una migliore efficienza aerodinamica e una stabilità superiore per via del baricentro più basso. Il pilota, in ogni caso, può decidere autonomamente su quale livello impostare gli ammortizzatori, dall’Aero 1 fino all’Off-Road 2 per il fuoristrada più impegnativo. Levante Hybrid è disponibile nell’allestimento “GT” (oggetto del nostro test-drive) e può essere impreziosita a richiesta con lo Sport Pack. L’allestimento GT include finiture cromate, la scritta GT posizionata vicino alle prese d’aria laterali, interni in pelle Standard Grain e inserti in Piano Black. Proseguendo sul lato estetico, la nuova Maserati Levante Hybrid enfatizza le peculiarità del Model Year 2021 già presente in gamma con un’inedita vernice a tre strati metallizzata dal nome “Azzurro Astro” (disponibile nello specifico programma di personalizzazione Maserati Fuoriserie), affiancata da tanti altri dettagli in blu cobalto come le tre prese d’aria sul parafango anteriore, le pinze dei freni, il logo del Tridente sul montante posteriore e le cuciture dei sedili nell’abitacolo. Dal punto di vista tecnologico e dell’intrattenimento spicca la presenza dell’impianto audio da 180 W e 8 altoparlanti (optional l’Harman Kardon da 14 altoparlanti e amplificatore da 900 W e l’Ultra-Premium Surround 81


Tanti dettagli in blu cobalto come le tre prese d’aria sul parafango anteriore le pinze dei freni il logo del Tridente sul montante posteriore e le cuciture dei sedili nell’abitacolo

Sound Bowers & Wilkins da 17 altoparlanti e 1280 W). Al centro della plancia troviamo il display da 8 Pollici dedicato all’infotainment Maserati Intelligent Assistant che sfrutta il sistema operativo Android per una maggiore fruibilità del sistema. A disposizione del pilota, inoltre, c’è sempre l’infotainment dedicato MIA (Maserati Intelligent Assistant) con schermo da 8,4” richiamabile dal comando vocale “Hey Maserati”, insieme al programma Maserati Connect grazie al quale si può controllare in ogni momento lo stato di salute della vettura - anche da remoto tramite app. Lato ADAS, la Levante Hybrid eccelle grazie alla presenza dell’Active Drive Assist, ora attivo anche al di fuori delle autostrade fino a una velocità massima di 145 km/h: questo sistema, aiutato dal cruise control adattivo, mantiene il veicolo in corsia rispettando la distanza di sicurezza dai veicoli che lo precedono. (ab)

DOVE?

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Via Stezzano, 51 - Bergamo Tel. 035 320358 www.iperauto.it

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Bergamo Economia settembre  

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