Issuu on Google+

La rivista upi per i partner della prevenzione

1/2012

ISTRUTTORI DEL TRAFFICO A CONVEGNO Da 20 anni l’upi promuove gli scambi

FORUM upi Occhio alla Svezia: Vision Zero nella circolazione stradale

CULTURA DELLA SICUREZZA IN AZIENDA «Drive Safely Week» da Coca-Cola


Sommario

EDITORIALE

ABACO Un salto nell’ignoto

3

DOSSIER EDUCAZIONE STRADALE Scambio di esperienze da 20 anni

4

Educazione stradale alla scuola dell’infanzia: Attendere pazientemente che la strada sia libera

6

L’opinione di Isabelle Chassot, presidente della CDPE: «Il risultato di una stretta collaborazione»

7

Educazione stradale alle scuole medie e professionali: La sicurezza concerne anche i giovani

8

PARTNER Collaborazioni Forum upi 2011: un sistema stradale sicuro ridurrebbe gli incidenti con pedoni

10

Aziende «Drive Safely Week» da Coca Cola

12

Polizia Non solo repressione, ma sempre più prevenzione

14

CAMPAGNA Dichiarazione d’amore alla bicicletta – e al casco!

COLOPHON Editore: upi – Ufficio prevenzione infortuni, Hodlerstrasse 5a, CH-3011 Berna, info@upi.ch, www.upi.ch, telefono + 41 31 390 22 22 Cambiamenti d’indirizzo: abo@upi.ch Redazione: Ursula Marti (wortreich gmbh) , Magali Dubois (upi) , Rolf Moning (upi), Tom Glanzmann (upi) Indirizzo di redazione: Ursula Marti, wortreich gmbh, Maulbeerstrasse 14, 3011 Berna, ursula.marti@wortreich-gmbh.ch, telefono + 41 31 305 55 66 Traduzione: Francesca Grandi, Riva San Vitale Correzione: Antonio Cifelli (upi) Foto: pagine 1, 2, 4, 5, 16: upi; pagine 6, 8, 11: Iris Andermatt; pagine 7, 12, 13, 15: messe a disposizione Layout: SRT Kurth & Partner AG, Ittigen Stampa: UD Print AG, Lucerna, stampa ecosostenibile Tiratura: italiano: 1100, francese: 3300, tedesco 9200 esemplari. Rivista trimestrale. © Riproduzione degli articoli solamente con l’autorizzazione della redazione e con indicazione completa della fonte

2

area sicurezza 1 / 2012

16

Educazione stradale mano nella mano

Gi incidenti stradali che coinvolgono bambini lo evidenziano: nell’educazione stradale i più giovani hanno bisogno di qualcuno che li prenda per mano – un ruolo molto importante assunto dagli istruttori del traffico. Sono 270 a prodigarsi in tutta la Svizzera. A loro è dedicato il dossier di questo numero di area sicurezza. Vi tornano alla mente ricordi d’infanzia dell’asilo o delle elementari? Gli esercizi ai passaggi zebrati, i pomeriggi alla pista stradale o le ammonizioni dell’agente di polizia che ci raccomandava luci e catarifrangenti sulla bici? Ebbene, anche oggi sono questi gli argomenti principali trattati dalle istruttrici e dagli istruttori del traffico – ai quali si è aggiunto un aspetto altrettanto importante: se ieri erano cavalieri solitari, oggi sono «manager della rete» che collaborano con insegnati, direzioni scolastiche, genitori e autorità. Mano nella mano, la sicurezza stradale dei più piccini sta diventando una storia di successi. La sensibilità per le questioni inerenti alla circolazione stradale è generalmente aumentata – come lo sono le esigenze poste agli istruttori del traffico. Anche in futuro l’upi porgerà loro la mano, affinché possano sempre essere all’altezza di questo compito. E a tale proposito sta elaborando un pacchetto di misure per ancorare nelle scuole la sicurezza del futuro, dove gli istruttori del traffico giocano un ruolo essenziale. Ad esempio nella strutturazione dei percorsi casascuola o degli attraversamenti. Come sempre l’upi non mancherà di fornire agli istruttori del traffico tutti gli strumenti necessari. Tom Glanzmann


ABACO

Un salto nell’ignoto CIFRE A CONFRONTO Sette incidenti mortali di base jumping in due anni sono tanti o pochi? Un confronto mostra che praticando quest’attività il rischio di decesso risulta 2000 volte superiore allo sci o allo snowboard su pista.

Il base jumping è uno sport estremo che consiste nel lanciarsi nel vuoto da rilievi naturali od oggetti – come edifici (building), torri abbandonate o simili (antenna), ponti (span) o formazioni naturali (earth) e atterrare con un paracadute che viene aperto dopo una fase in caduta libera. I cosiddetti «wingsuit» (tute alari la cui forma ricorda quella dello scoiattolo volante) permettono ai jumper di planare. Pur adottando comportamenti prudenti, il base jumping rimane uno sport estremo ad alto rischio. Le assicurazioni lo considerano un’attività azzardata e in caso d’incidente dimezzano le prestazioni, quando non le rifiutano completamente. In un articolo pubblicato in Der Bund il 29 giugno 2011 dal titolo «Ein seltener Todessprung» («Un inconsueto

salto della morte» n. d. t.) il portavoce della Swiss Base Association Markus Wyler prende posizione su un incidente mortale avvenuto nell’eldorado dei base jumper: Lauterbrunnen. Wyler

2000 afferma che in due anni sono stati recensiti sette incidenti mortali su 15 000 salti circa ogni anno effettuati da 500 base jumper. Il base jumping sarebbe dunque «più sicuro di quanto non pensino molti», come indicato nel sottoti-

tolo dell’articolo. I base jumper non sarebbero «dei pazzi che giocano con la morte», ma persone disposte ad assumere il rischio residuo, afferma Wyler. Allora facciamo quattro conti: con 7 morti su all’incirca 30 000 salti, considerato il tempo di esposizione (i voli durano generalmente meno di un minuto), rispetto ad altre attività sportive il base jumping esce decisamente ammaccato. Anche calcolando il rischio di decesso per giornata di base jumping, supponendo due salti al giorno si giunge a un decesso su oltre 2000 giornate di base jumping. Per un confronto: praticando lo sci e lo snowboard, le due discipline insieme registrano un decesso ogni 4 000 000 di giornate in pista. Il rischio di decesso per giornata di attività è dunque circa 2000 volte inferiore rispetto al base jumping! wamo

ZOOM

Disattenzione e distrazione nella circolazione stradale La disattenzione e le distrazioni sono una possibile (con)causa nel 23 % degli incidenti della circolazione con morti. Fra i principali motivi di distrazione al volante si annoverano gli strumenti di comunicazione elettronica, soprattutto le conversazioni al cellulare o tramite dispositivo vivavoce. Ma anche la lettura e soprattutto

la scrittura di messaggi di testo, come gli SMS, giocano un ruolo sempre più incisivo. Fra i giovani conducenti, anche i passeggeri sono un motivo frequente di distrazione. Il nuovo Faktenblatt upi n. 07 «Unaufmerksamkeit und Ablenkung» descrive i retroscena – fra cui dati statistici, aspetti

legali e un’osservazione dal punto di vista psicologico. Elenca inoltre possibili misure di sicurezza. Il Faktenblatt dell’upi è disponibile in lingua tedesca nel formato PDF su www.upi.ch/ordinazioni (art. n. 2.085). um

area sicurezza 1 / 2012

3


DOSSIER EDUCAZIONE STRADALE

Scambio di esperienze da 20 anni ISTRUTTORI DEL TRAFFICO A CONVEGNO Per la ventesima volta l’upi ha invitato a convegno le istruttrici e gli istruttori del traffico – quest’anno all’insegna di «Al passo con i tempi». L’incontro ruotava infatti attorno a misure moderne per la sicurezza dei bambini e dei giovani nella circolazione stradale.

Con orgoglio la direttrice dell’upi Brigitte Buhmann ha dato il via ai lavori della XXa edizione del Convegno per istruttrici e istruttori del traffico tenutosi a Berna lo scorso 16 novembre. Nel 1992 l’upi aveva organizzato la prima edizione a Lucerna, e ancora oggi l’evento annuale è la sola piattaforma di partecipazione per istruttori del traffico dei corpi di polizia di tutta la Svizzera. Con altrettanta soddisfazione Brigitte Buhmann ha evocato i successi delle politiche di sicurezza dei bambini nella circolazione stradale. Dal 1990 al 2010 il numero dei giovani fino ai 14 anni feriti gravemente sulle nostre strade è calato da 980 a 262, quello dei morti da 48 a 8. Le cifre relative agli incidenti con bambini sono dunque calate in maniera superiore alla media – non da ultimo grazie

all’impegno degli istruttori del traffico. Questi agenti particolari si recano nelle classi scolastiche e sensibilizzano i bambini sui pericoli e sui comportamenti corretti nella circolazione stradale. Ma c’è di più: consigliano autorità, direzioni scolastiche, insegnanti e genitori. Ciononostante, nella fascia d’età tra i 5 e i 14 anni gli incidenti della circolazione continuano ad essere la prima causa di decesso accidentale. Quali provvedimenti sono necessari oggi – e in futuro? Misure al passo con i tempi

Oltre 250 istruttrici e istruttori del traffico si sono dati appuntamento il 16 novembre 2011 alla Bernexpo – un’affluenza record! Già alle 9.00 il programma prevedeva uno dei momenti salienti della giornata: lo scambio di

Per gli istruttori del traffico l’annuale convegno rappresenta un’importante occasione di networking.

4

area sicurezza 1 / 2012

esperienze. Davanti a caffè e cornetto si è parlato dei problemi attuali e si sono curati i contatti. Anche il capo istruttore del traffico Marcel Abplanalp della polizia comunale di Winterthur apprezza particolarmente questi momenti di scambio: «Un giorno all’anno ci incontriamo nello stesso luogo. È un’opportunità unica che non mi lascio più sfuggire!» Abplanalp partecipa da 14 ani. Se allora il gruppo era ristretto, oggi il tempo non basta più per parlare con tutti. Anno dopo anno l’evento ospita un numero crescente di istruttori – e istruttrici! Al 20° anniversario le donne erano 45. Fra di esse anche Lilian Kempf della polizia cantonale urana. L’agente apprezza molto lo scambio: «Partecipo da tre anni, e ogni volta imparo a conoscere nuovi approcci alla tematica dell’educazione stradale». Il «come» era l’argomento successivo trattato dalle 10.00 alle 12.30: all’insegna di un’«educazione stradale al passo con i tempi» le relatrici e i relatori hanno illustrato vari provvedimenti moderni di prevenzione delle condizioni e del comportamento. Entrambi gli aspetti sono essenziali per un’educazione stradale efficace. Infatti, migliori sono le condizioni nello spazio stradale, più è semplice per gli allievi assumere comportamenti sicuri. Un esempio: i bambini riescono ad attraversare più facilmente un passaggio pedonale dotato di isola che uno senza


isola. Infatti, grazie all’isola spartitraffico i bambini devono valutare il traffico solamente una direzione alla volta. Anche il modello upi 50/30 si è rivelato una misura efficace di prevenzione a livello di condizioni. «Soprattutto nei quartieri con edifici scolastici, la velocità 30 riduce il numero e la gravità degli incidenti», spiega Claude Morzier, ingegnere del traffico presso l’upi. L’educazione stradale non è mai un’evidenza

«Per i bambini quello che accade in strada è diventato viepiù complesso: il traffico è aumentato, ed anche la segnaletica», constata Abplanalp. Di riflesso, sono aumentate anche le sfide poste agli istruttori del traffico. Veicolare comportamenti che promuovono la sicurezza non è semplice. «A causa, fra le altre cose, del cervello e più precisamente del suo grado di sviluppo», spiega Lutz Jäncke, professore all’Università di Zurigo. Il messaggio più importante dal profilo della ricerca cerebrale è: «ripetere, ripetere, ripetere! E: dare il buon esempio». A questo aspetto possono contribuire ovviamente anche i genitori, parti direttamente in causa nell’educazione – come ha sottolineato Rita Dünki-Arnold. Par-

Con uno spettacolo di burattini interattivo i bambini interiorizzano più facilmente i messaggi di prevenzione.

Educazione stradale particolare «Un’opportunità che non mi lascio sfuggire.»

lando dei bambini più agitati, agli istruttori Rita Dünki-Arnold ha mostrato come semplici misure trasformino l’educazione stradale in un’esperienza di successo. Infine, per l’educazione stradale occorrono anche idee nuove. Il teatro di marionette tiramisü segue un percorso molto particolare. Nella loro presentazione i burattinai hanno illustrato il loro lavoro invogliando a frequentare il loro seminario di scambio (vedi riquadro), uno dei sei seminari che gli istruttori potevano frequentare nel pomeriggio. Ma dapprima in programma c’era il pranzo – un altro momento per nuovi scambi d’esperienze! Tom Glanzmann

«Buon pomeriggio a tutti! È bello vedervi qui! Io sono Kari Odermatt e oggi parleremo della strada…» Con queste parole il poliziotto-burattino nelle mani di Regina Bosshard ha dato il benvenuto ad una quarantina di bambini. Bosshard è membro della troupe teatrale tiramisü, che da oltre 12 anni collabora con gli istruttori del traffico. Al convegno i burattinai hanno illustrato lo svolgimento della loro lezione di educazione al traffico, che comprende tre parti. Nella prima parte i bambini devono mostrare come attraversano un passaggio pedonale srotolato sul pavimento – un’attività precedentemente esercitata con un istruttore del traffico. Tutti i bambini sono giunti sani e salvi alla meta, prendendo posto sulle sedie collocate davanti al palco dove, successivamente, la troupe di burattinai ha illustrato nuovamente gli

aspetti importanti da osservare quando si vuole attraversare la strada. Il comportamento corretto è stato consolidato ripetendo la frase: «Io so farlo!» Nella seconda parte della lezione i bambini si sono tuffati in un magico mondo delle emozioni che, di primo acchito, non sembrava direttamente correlato alla circolazione stradale: una fiaba in cui un eroe sconfigge i male. Qui la particolarità sta nella forma didattica: infatti, la partecipazione attiva alla vicenda affina i sensi e consolida le possibilità d’influsso dei bambini. Attraverso la fiaba si crea un’emozione positiva che il bambino trasferisce alla vita di tutti i giorni, ad esempio la circolazione stradale. È quanto confluisce nella terza parte, dove l’agente di polizia assume nuovamente la conduzione, ripete la frase fatta e ringrazia i bambini per la collaborazione. tg area sicurezza 1 / 2012

5


DOSSIER EDUCAZIONE STRADALE

Attendere pazientemente che la strada sia libera PRIMA INFANZIA Grazie agli istruttori del traffico i bambini vengono sensibilizzati alla sicurezza nella circolazione stradale fin dalla più tenera età. Alla scuola dell’infanzia di Staufen, nel comune argoviese di Lenzburg, l’agente di polizia Stephan Roth è un ospite sempre gradito. area sicurezza lo ha accompagnato in classe.

La prima parte di educazione stradale avviene alla scuola dell’infanzia. Con Stoppli, la bambola di stoffa dell’upi, i bambini esercitano in coro i gesti fondamentali: «aspetta, guarda, ascolta – e poi attraversa». Davanti a loro un tappeto stradale. I bambini suggeriscono a Stoppli dove attraversare la strada. Una valigia a rotelle con delle luci simula l’automobile in avvicinamento. I bambini raccomandano a Stoppli di aspettare, nonostante i segnali con i fari e un gesto della mano del conducente. Stoppli può attraversare soltanto quando il veicolo è completamente fermo. Poi l’istruttore del traffico Stephan Roth discute con i bambini come rendersi ben visibili nel traffico. I bambini più grandicelli conoscono Stephan Roth, docente di educazione stradale e istruttore del traffico del corpo di polizia regionale di Lenzburg, già dalle precedenti visite. Per i più piccini è il primo contatto. «Sono settimane che i 21 bambini della classe attendono frementi la visita del poliziotto!» racconta l’insegnante. «Apprezzo molto queste visite regolari dell’istruttore del traffico. L’agente che fa esercizi pratici con i bambini è diverso dall’insegnante che spiega la sicurezza nella circolazione stradale». Dopo la merenda di metà mattina, la classe si incammina nel villaggio. Al primo passaggio pedonale si ripassa la teoria. Dapprima in coppie, poi da soli i bambini si esercitano ad attraversare 6

area sicurezza 1 / 2012

in tutta sicurezza. Pazientemente attendono fino a quando la carreggiata è libera o un veicolo si ferma. «Da oggi sarete voi a dire a papà e mamma quando è il momento giusto per attraversare – anche se hanno fretta!» suggerisce l’istruttore ai bambini raggianti. La seconda lezione si conclude così. Rientrati in classe la teoria viene ripetuta un’ultima volta. E prima di congedarsi l’agente distribuisce a tutti i bambini un album da colorare di Stoppli raffigurante diverse situazioni nella circolazione. Già prima dell’inizio dell’anno scolastico, in occasione della serata per i genitori dei nuovi bambini di scuola

dell’infanzia Stephan Roth ha evocato i pericoli della circolazione stradale, esortandoli a trovare con i loro figli il percorso casa-scuola più sicuro e a fare in modo che indossino sempre il triangolo catarifrangente. A Staufen vige ovunque il regime 30, ma vi sono alcune tratte strette con sbocchi poco visibili. Per l’istruttore del traffico è importante evitare nel limite del possibile il fenomeno delle mamme taxi, insegnando ai bambini a percorrere autonomamente la tratta tra casa e scuola – che insieme a compagni ed amici si trasforma in un’avventura sempre nuova! Beatrice Suter

I bambini attendono sempre con gioia di potersi esercitare con l’istruttore del traffico Stephan Roth.


DOSSIER EDUCAZIONE STRADALE

Il risultato di una stretta collaborazione IL PUNTO DI VISTA di Isabelle Chassot, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica istruzione CDPE, sull’educazione stradale a scuola.

L

’educazione stradale è un pilastro fondamentale della sicurezza nel traffico. È indiscusso che una prevenzione precoce e ripetuta nel tempo non solo sensibilizza i bambini ai pericoli della circolazione, ma è anche una preziosa opportunità per infondere loro comportamenti responsabili fin dalla più tenera età – un’importante base per un utilizzo rispettoso e sicuro dello spazio pubblico. In tutti i cantoni le lezioni di educazione stradale iniziano già alla scuola dell’infanzia, alternando momenti teorici ad esercizi pratici. Infatti, l’educazione stradale è efficace soltanto se il bambino ha la possibilità di confrontarsi con situazioni reali che potrebbe incontrare lungo il percorso casa-scuola. Ai bambini si offre l’opportunità di familiarizzarsi con la circolazione stradale in un quadro sicuro, sorvegliato da istruttori di polizia appositamente formati per interagire con un pubblico così giovane. L’educazione stradale a scuola è il frutto di una stretta collaborazione tra insegnanti, polizia e altri partner che contribuiscono offrendo sostegno pedagogico. Occorre però ricordare che l’educazione stradale non avviene soltanto a scuola: anche la famiglia riveste un ruolo molto importante – probabilmente quello principale! Accolgo con favore iniziative come il pedibus, ossia i progetti di genitori responsabili desiderosi di insegnare ai propri figli a percorrere in tutta sicurezza il tragitto tra casa e scuola. In questo modo i bambini imparano per gradi

Isabelle Chassot: «L’educazione stradale è efficace soltanto se i bambini vengono confrontati con situazioni reali».

a muoversi autonomamente nella circolazione stradale. Ma affinché il cammino di scuola sia sicuro e piacevole, è anche importante adottare misure di pianificazione e di gestione del traffico. Attualmente le infrastrutture stradali non sono ancora sufficientemente improntate al traffico pedonale e ciclistico. Se per la circolazione motorizzata le strade formano una rete continua, le piste pedonali sono continuamente interrotte dal passaggio di veicoli.

Le misure di moderazione del traffico e le isole pedonali rientrano nei provvedimenti in grado di facilitare notevolmente la coabitazione di tutti gli utenti. Per concludere, desidero insistere sul fatto che tutte queste misure e questi sforzi sarebbero perfettamente inutili senza il coinvolgimento attivo di tutti gli utenti, poiché per garantire la sicurezza sulle strade ognuno di noi deve assumere comportamenti appropriati e responsabili. s

area sicurezza 1 / 2012

7


DOSSIER EDUCAZIONE STRADALE

La sicurezza concerne anche i giovani SCUOLE SUPERIORI E PROFESSIONALI Con la sua ottantina di collaboratori, l’Ufficio della circolazione e della navigazione (OCN) del cantone Friburgo è responsabile della sensibilizzazione degli adolescenti e dei giovani adulti in materia di incidenti stradali. È difficile far passare messaggi di sicurezza a questa fascia d’età? Il parere di Pierre-André Singer, responsabile del settore prevenzione dell’OCN.

Pierre-André Singer con una classe commerciale di Friburgo.

area sicurezza: Pierre-André Singer, in alcuni cantoni gli scolari terminano molto presto le lezioni di educazione stradale, talvolta già con il passaggio alla scuola media. Ovviamente nel canton Friburgo non è così… Pierre-André Singer: Effettivamente, conformemente a un decreto cantonale sull’educazione stradale a scuola, nel canton Friburgo tutti gli allievi del ci8

area sicurezza 1 / 2012

clo obbligatorio beneficiano di corsi di sensibilizzazione, dunque fino al termine della scolarità media inferiore. I corsi sono gestiti e dispensati dalla polizia. Per quanto riguarda la scolarità media superiore, il Consiglio di Stato ha esteso il mandato all’OCN, che dispone di una gamma di formazioni a misura dei destinatari – che possono essere molto diversi, secondo che ci si

trovi di fronte apprendisti di una professione del ramo automobilistico, futuri assistenti di farmacia o studenti liceali. Questa diversità dell’offerta ci sta molto a cuore, poiché le scuole superiori e professionali sono molto ricettive per argomenti di vario genere. Nel 2010 il nostro ufficio ha istruito alla sicurezza stradale 2000 giovani apprendisti o studenti.


Quali messaggi di fondo veicolate ai giovani di questa fascia d’età? Desideriamo in primo luogo renderli consapevoli che dalla sicurezza non devono solo trarre benefici, ma che devono anche contribuirvi attivamente. Il nostro obiettivo è fornire le necessarie informazioni affinché siano in grado di prendere le decisioni giuste e soprattutto proteggere se stessi per evitare di morire sulla strada… Guidare non è un diritto fondamentale, ma un’attività complessa delimitata da molte frontiere. Per illustrare questo concetto mostriamo le possibili conseguenze di un incidente sul piano non solo penale e amministrativo, ma anche umano. Tutto ciò non è troppo teorico? Il messaggio passa? Le conseguenze degli incidenti, in particolare quelle fisiche e finanziarie, fanno sempre molta impressione. I ragazzi realizzano, ad esempio, che una sera passata a bere con gli amici può compromettere pesantemente la vita sociale per il resto dei tuoi giorni. È d’altronde il tema del video «Raser Bänz» («Bänz dal piede pesante», n. d. t.) che presentiamo regolarmente e che racconta la storia vera di un giovane zurighese, Martin Bänz, appassionato del volante – e della velocità. In un pomeriggio d’estate Martin esce di strada mentre corre a 140 km/h su una tratta limitata a 80 km/h. Rimane due mesi in coma, riporta 37 fratture, perde il lavoro e l’uso della gamba destra, si riempie di debiti, deve aspettare tre anni prima di ottenere una rendita d’invalidità – senza parlare della sofferenza dei genitori, che testimoniano nel video. Il video mostra in maniera impressionante la drammatica svolta che può prendere una vita – o più vite – dopo un incidente, in questo caso causato dallo stesso conducente. Ci auguriamo che i giovani tengano sempre ben presente questo messaggio. Pensate dunque che si debba lavorare con immagini scioccanti?

No, e non presentiamo nemmeno immagini particolarmente violente, né sangue che scorre. Anzi: per incoraggiare i ragazzi diciamo loro che nel nostro cantone, ad esempio, nel 2010 è stato annullato solo l’1% delle licenze di condurre in prova, e che pertanto la maggior parte dei giovani conducenti adotta comportamenti corretti. Cerchiamo piuttosto di essere realistici e di fare appello alla responsabilità individuale. L’OCN offre questi corsi dal 1995. Avete notato un’evoluzione del vostro pubblico? I ragazzi sono più o meno ricettivi che in passato? I giovani mi sembrano oggi più esigenti, ma non meno ricettivi. Oserei dire che in materia di sicurezza stradale le mentalità evolvono positivamente. I giovani hanno una visione molto chiara dell’argomento e osservano il loro ambiente in maniera critica. Molti sono consapevoli che l’«auto a tutti i costi» è oramai superata; sanno che il rispetto delle norme della circolazione è una condizione indispensabile per la mobilità individuale. Ovviamente ci sono sempre dei giovani che amano il rischio, il che spiega perché non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Avete a che fare con grandi consumatori di tecnologie e di nuovi mass media. Il vostro ufficio ne tiene conto? Effettivamente, le aspettative in questo senso sono sempre maggiori e non è sempre facile soddisfarle. Nel limite del possibile supportiamo il nostro messaggio con sperimentazioni su un simulatore di guida dell’ultima generazione, che ci permette di lavorare su situazioni a rischio in tempo reale. Ci sono molti modi diversi per far passare il nostro messaggio. Tuttavia, il contatto e il dialogo diretto sono essenziali e non vanno assolutamente sottovalutati. Intervista: Magali Dubois

Un ufficio attivo L’Ufficio della circolazione e della navigazione del cantone Friburgo (OCN) è un ente autonomo di diritto pubblico che finanzia e realizza diverse attività di prevenzione: sensibilizzazione a livello secondario II, corsi di «ripetizione» per conducenti maturi, corsi per conducenti che hanno commesso infrazioni legate al consumo di alcol e corsi di educazione stradale per conducenti recidivi o in attesa di riottenere la licenza di condurre. L’OCN si distingue anche per le iniziative specifiche condotte con diversi partner. Nel 2010, ad esempio, la campagna «Slow Down. Take it easy.» ha avuto un’eco considerevole grazie a un angelo friburghese che solcava le strade del cantone… Nel 2011 l’OCN ha organizzato una giornata di prevenzione degli incidenti stradali in collaborazione con le comunità albanese e portoghese. www.ocn.ch

COLPO D’OCCHIO

Ausili didattici per lezioni di educazione stradale Su www.educazione-stradale.ch genitori, docenti e istruttori del traffico trovano un’ampia scelta di sussidi didattici per l’educazione stradale ad ogni età. Il vantaggio: la piattaforma contiene, oltre ai sussidi didattici dell’upi, anche quelli di altre organizzazioni come p. es. TCS, Pro Velo o AXA Winterthur. La piattaforma permette di ordinare le pubblicazioni direttamente presso le singole organizzazioni.

area sicurezza 1 / 2012

9


PARTNER COLLABORAZIONI

Meno incidenti con pedoni grazie a Vision Zero OCCHIO ALLA SVEZIA La sicurezza dei pedoni è stato il tema all’ordine del giorno del XIII Forum upi. area sicurezza ha chiesto alla relatrice principale, la direttrice di ricerca svedese Astrid Linder, di parlare della sua esperienza con l’approccio di prevenzione «Vision Zero».

area sicurezza: Quando, nel 1997, la Svezia annunciò il suo ambizioso programma di sicurezza stradale «Vision Zero», la notizia rappresentò un’autentica svolta: i sistemi di sicurezza sarebbero stati concepiti in modo tale che non fossero più possibili incidenti della circolazione gravi. Come ha vissuto, allora, questa fase di lancio? Astrid Linder: Quando fu lanciato il programma Vsion Zero, molti attori erano scettici, addirittura increduli. Reazioni come «con Vision Zero la società si fermerà!» erano all’ordine del giorno. Altri, invece, si sono lasciati ispirare riconoscendo i parallelismi con le conquiste, ad esempio, nel campo della sicurezza sul lavoro. Erano fermamente convinti che una svolta di questo genere fosse possibile anche nel sistema della circolazione stradale. Vision Zero si fonda sul presupposto che non essendo perfetto l’essere umano può commettere degli errori, e che il sistema deve compensarli. Fino a dove si spinge questa sorta di «prevenzione», e dove ha inizio la responsabilità individuale? Vision Zero si basa sul principio della responsabilità condivisa. Gli utenti del sistema stradale sono sempre responsabili dei loro atti. Tuttavia, nell’architettura del sistema occorre pianificare anche i comportamenti scorretti, e le violazioni intenzionali alle disposizioni di legge devono essere punite. L’opera10

area sicurezza 1 / 2012

tore del sistema (nota della redazione: ad es. il proprietario delle strade, il legislatore ecc.) e gli sviluppatori – ad esempio di veicoli – sono altrettanto responsabili: devono creare un sistema che pari alle conseguenze degli errori umani impedendo ferite gravi o addirittura mortali.

cità. La società svedese li accetta – fin tanto che qualcosa non va storto. Questo consenso è dovuto alla mancanza d’informazione sulla correlazione tra velocità eccessiva e incidenti della circolazione. Stiamo cercando di contrastare questa tendenza con misure di vario genere.

Come procedete, in Svezia, per riuscire a raggiungere entro il 2020 gli obiettivi di Vision Zero? Ci eravamo già posti degli obiettivi per il 2007, senza riuscire a raggiungerli. E così abbiamo imparato sulla nostra pelle quanto sia importante sorvegliare costantemente i progressi. A tale scopo

Quali sono le misure più importanti attualmente realizzate in Svezia nel quadro di «Vision Zero» per colmare questa lacuna nella sicurezza? Affrontiamo il tema degli eccessi di velocità con differenti misure e approcci. Abbiamo introdotto i tutor – progressivamente, con test pilota e successive valutazioni. Abbiamo sottoposto i limiti di velocità a un esame completo e tracciato evidenti correlazioni tra il livello di sicurezza delle strade e i limiti di velocità vigenti. Fra le molteplici misure di sensibilizzazione abbiamo anche adottato provvedimenti che mettono la società davanti all’evidenza di quanto il tema sia sentito, ad esempio con pene più severe per i conducenti con il piede pesante e controlli di polizia più frequenti.

«Vision Zero si basa sul principio della responsabilità condivisa.»

abbiamo introdotto 15 indicatori per la sicurezza stradale che misuriamo e che ci consentono di valutare i progressi annuali. Lo facciamo in un forum pubblico al quale partecipano tutti gli attori. Nella circolazione stradale avete già constatato delle «lacune di sicurezza» del sistema? Ogni paese deve affrontare sfide particolari. In Svezia abbiamo ancora parecchi problemi con gli eccessi di velo-

Quali provvedimenti consentono, in particolare, di accrescere la sicurezza dei pedoni? Quando si tratta di sicurezza dei pedoni, le regole del gioco sono le stesse in qualsiasi angolo del pianeta: le premesse biomeccaniche fanno sì che una


La direttrice di ricerca per la sicurezza nella circolazione stradale presso il centro svedese di ricerca stradale VTI e dottoressa Astrid Linder durante il suo intervento del 29 novembre 2011 al Forum upi di Berna.

collisione a 30 km/h uccide il 10 % circa dei pedoni, secondo il tipo di collisione e la vulnerabilità della vittima, ma che a 50 km/h le vittime salgano già all’80 %. Significa che dove vige il li-

«Nei punti d’incontro tra veicoli e pedoni il limite di velocità deve essere di 30 km/h.»

mite di 50 km/h non devono esserci interazioni tra circolazione stradale e pedoni. Nei punti d’incontro tra veicoli e pedoni il limite di velocità deve essere di 30 km/h. Nella sua presentazione ha citato Göteborg come esempio efficace di riduzione massiccia degli infortuni grazie allo scambio di dati tra polizia e ospedali. Che cosa è stato fatto di così particolare? A Göteborg molte cose sono state fatte bene. Sono state investite molte energie per individuare gli incidenti che causano ferite gravi o mortali e quali fattori vi contribuiscono. E in maniera molto coerente sono stati avviati prov-

vedimenti, si informa la popolazione e si monitorano le misure realizzate. Per ridurre durevolmente il numero di morti e feriti sulle nostre strade, ci vuole questo e molto altro. Qual è il bilancio intermedio di undici anni di Vision Zero? Stiamo traendo enormi benefici dal fatto che tutti gli attori perseguono un obiettivo comune. Fa bene sapere che non solo dovremmo, ma che possiamo anche migliorare la sicurezza! Intervista: Ursula Marti

AGENDA

L’upi alla fiera svizzera per la sicurezza sul lavoro Dal 6 all’8 giugno 2012 Berna ospiterà la quarta edizione del Salone professionale svizzero per la sicurezza e la protezione della salute sul lavoro ArbeitsSicherheit Schweiz. In uno stand comune con ArbeitsSicherheit Schweiz e in forum pratici l’upi spiegherà in che modo le aziende possono promuovere efficacemente fra il personale la prevenzione degli infortuni non professionali. Per informazioni: www.arbeits-sicherheit-schweiz.ch

area sicurezza 1 / 2012

11


PARTNER AZIENDE

«Drive Safely Week» da Coca-Cola CULTURA AZIENDALE La sicurezza è parte integrante della cultura aziendale di Coca-Cola HBC Svizzera SA. Durante una settimana d’azione, il «Drive Safely Week», i collaboratori erano invitati ad assumere comportamenti sicuri nella circolazione stradale – con il pieno appoggio dei membri della direzione.

Nel quadro del «Drive Safely Week» Franky Slow Down incoraggia i collaboratori di Coca-Cola HBC Svizzera SA a riflettere sul proprio comportamento nella circolazione stradale.

12

area sicurezza 1 / 2012

«Bip, bip!» squillano i 600 cellulari del personale di vendita, dei conducenti di elevatori e degli autisti di autocarro. Hanno ricevuto un SMS che ricorda loro l’inizio del «Drive Safely Week» di Coca-Cola HBC Svizzera SA. Durante questa settimana d’azione l’azienda motiva i 1200 collaboratori in tutta la Svizzera ad adottare comportamenti sicuri sulle strade. Ogni anno il personale percorre 16 milioni di chilometri di servizio. Ai conducenti più assidui si presta pertanto particolare attenzione. In collaborazione con l’upi i responsabili di Coca-Cola HBC Svizzera SA hanno organizzato un programma molto variegato. Ogni giorno tutti i collaboratori ricevono suggerimenti via e-mail o SMS e trovano all’albo aziendale informazioni sul tema di sicurezza attuale. Varie ubicazioni ospitano moduli informativi che esortano il personale a riflettere sui propri comportamenti nella circolazione stradale. Si sollevano argomenti come l’assunzione di alcol e droghe, la stanchezza o l’uso del cellulare al volante, le cinture di sicurezza e la velocità. Nelle zone relax si trovano opuscoli dell’upi, schede allestite appositamente per l’azione e apprezzatissimi give-away: adesivi della campagna «Slow Down. Take it easy», fasce riflettenti per essere visti meglio, le targhe per maniglia della campagna turbosiesta e caramelle a forma di bottiglia di CocaCola della campagna alcol. Un’attrazione particolare è collocata


presso la mensa dello stabilimento di Bolligen (BE): un simulatore di guida in stato di ebbrezza. Un ex conducente di camion si appresta a sperimentare questo particolare abitacolo equipaggiato con tre schermi. Dopo la breve istruzione impartita da Iwan Fuchs del servizio AVM, accelera fino a 80 km/h. Improvvisamente sullo schermo appare un ostacolo, il conducente frena bruscamente. 0,72 secondi: è il suo tempo di reazione – un buon valore. Che tradotto in cifre dà comunque uno spazio di frenata di 23 metri, sufficienti per urtare leggermente l’ostacolo. Poi l’istruttore mostra a video come verrebbe limitata la sicurezza con un’alcolemia dello 0,5 per mille. E simula sullo schermo quanti metri oltre il muro il veicolo avrebbe finito la corsa a causa della capacità di reazione ridotta. Iwan Fuchs è molto soddisfatto dell’azione: «Le persone sono ben informate e vengono a trovarci di loro spontanea volontà per testare la loro reattività. E rimangono molto colpite dall’influsso che l’alcol esercita sulle capacità di reazione e sullo spazio di frenata». E già si presenta un altro collaboratore desideroso di sedersi al simulatore. L’azione ha preso avvio con un kickoff organizzato a novembre 2011. Di fronte a 200 manager accompagnati da Franky Slow Down, i sei membri della direzione presenti si sono impegnati per iscritto ad assumere comportamenti responsabili nella circolazione stradale. Il poster con le loro firme è poi stato collocato in un luogo ben visibile per consentire anche ai collaboratori di aderire all’iniziativa con la loro firma. In questo modo l’azienda assume un ruolo precursore nella cultura della sicurezza.

«La sicurezza al volante era sulla bocca di tutti» Patrick Wittweiler, Country Operational Sustainability Manager di Coca-Cola HBC Svizzera SA, sul «Drive Safely Week».

area sicurezza: Signor Wittweiler, in seno a Coca-Cola HBC Svizzera SA lei è anche responsabile della sicurezza e avendo sottoscritto un impegno specifico contribuisce attivamente alla campagna di prevenzione. Che cosa vi ha indotti a realizzare un «Drive Safely Week» in varie sedi della Svizzera? Patrick Wittweiler: Abbiamo realizzato la campagna nell’ambito di un’iniziativa internazionale di sicurezza al volante del gruppo Coca-Cola Hellenic, al quale appartiene la nostra impresa. L’obiettivo era quello di migliorare la consapevolezza dei nostri collaboratori sulla sicurezza nella circolazione stradale. In fondo, molti di loro siedono quotidianamente al volante – ad esempio i collaboratori del servizio esterno o i conducenti di autocarro. Ma a prescindere che a guidare siamo noi, che siamo semplici passeggeri o anche solo pedoni, tutti noi possiamo dare il nostro contributo alla prevenzione degli incidenti. Il messaggio è estremamente semplice: guidare con prudenza, essere prudenti anche come pedoni, riflettere sul modo per migliorare la propria sicurezza e assumere comportamenti più responsabili.

presa, che perciò organizza numerosi programmi mirati inerenti alla sicurezza sul lavoro. Si tratta, ad esempio, di corsi di guida regolari per i conducenti di mezzi pesanti. Alla luce dell’enorme successo del «Drive Safely Week» stiamo valutando di ripetere l’azione anche l’anno venturo e di estendere il concetto ad altri temi riguardanti la sicurezza sul lavoro. bs

Come ha vissuto l’esperienza? Ottimamente, direi: la partecipazione molto attiva alle azioni organizzate con l’upi e l’impegno assunto progressivamente da molti collaboratori dimostrano l’ampio consenso e la disponibilità ad affrontare questo argomento. Durante il «Drive Safely Week» la sicurezza al volante era sulla bocca di tutti.

Beatrice Suter

La vostra azienda darà un seguito all’azione? La sicurezza del personale è uno dei temi più importanti della nostra im-

Patrick Wittweiler davanti al poster firmato dai membri della direzione e Franky.

area sicurezza 1 / 2012

13


PARTNER POLIZIA

Non solo repressione, ma sempre più prevenzione CAMPAGNE DI POLIZIA Molte polizie cantonali sono estremamente attive nella prevenzione. Oltre all’educazione stradale realizzano giornate d’azione e campagne di sensibilizzazione. E l’ottima collaborazione reciproca e con l’upi produce efficaci sinergie.

Giornata d’azione a Sedrun: i motociclisti fanno una pausa e si informano su argomenti di sicurezza.

Da tempo ormai la polizia non si limita a far rispettare la legge, ma gioca un ruolo preventivo sempre più importante. Per coordinare a livello nazionale le attività di prevenzione i responsabili regionali si riuniscono regolarmente nel gruppo di lavoro Prevenzione nella cir14

area sicurezza 1 / 2012

colazione stradale, presieduto da FranzXaver Zemp della polizia lucernese, che ne descrive i compiti: «Osserviamo e analizziamo ciò che accade sulle nostre strade e ne traiamo le dovute conclusioni per le attività di prevenzione». Dove occorre intervenire si sottopon-

gono possibili soluzioni. Spesso le polizie cantonali e i concordati regionali si accordano nel fissare strategie comuni con controlli e attività di prevenzione appropriate su argomenti come l’alcol al volante o la velocità. Ma secondo Zemp ci sono anche delle differenze: «Non


tutti hanno le stesse risorse, e secondo la situazione le sfide non sono sempre uguali». I cantoni di montagna, per esempio, devono confrontarsi con incidenti che coinvolgono motociclette sulle strade dei passi, soprattutto all’inizio e alla fine della bella stagione, come spiega Damian Meier della polizia cantonale urana: «Quando iniziano le belle giornate i centauri sono ancora un po’ ‹arrugginiti› dalla pausa invernale, mentre a fine stagione vogliono trarre il massimo dagli ultimi raggi di sole prima dell’inverno». Per la polizia è importante affrontare il problema non soltanto con la repressione, ma anche facendo prevenzione. Per tale motivo realizza regolarmente campagne ed eventi d’informazione. Come le giornate d’azione di Sedrun, ai piedi del passo dell’Oberalp (nella foto), organizzate congiuntamente dalle polizie cantonali di Uri e Grigioni. I motociclisti vengono invitati a fare una pausa sul grande parcheggio in vetta al passo consumando drink analcolici, informandosi su guida sicura, equipaggia-

«Abbiamo un obiettivo comune: prevenire gli incidenti.»

mento ecc. e scambiando quattro chiacchiere con gli agenti di polizia – spesso loro stessi centauri. La polizia cantonale grigionese fa ancora di più: nel 2011 ha conferito per la prima volta il titolo di motociclista dell’anno. Per vincere il premio bisognava affrontare un percorso. Il concorso è stato organizzato in occasione dei «Biker-Prävi-Days» presso il centro per la guida sicura «Driving Graubünden» di Cazis. L’evento sarà riproposto anche quest’anno, più esattamente il 3 giugno (vedi www.biker-praevi-days. ch). «Con questo tipo di manifestazione desideriamo rendere la polizia più tangibile per la gente», spiega Roger Pa-

drun della polizia cantonale grigionese, «poiché abbiamo un obiettivo comune: prevenire gli incidenti». Nel canton Zurigo l’accento è posto in altri ambiti. L’educazione stradale nelle scuole è particolarmente curata, con lezioni PowerPoint, schede di lavoro proprie e altri sussidi didattici. «Il

EUREKA

«Grazie a questi eventi, per la gente la polizia è molto più tangibile.»

budget ci permette di girare ogni tanto dei video didattici», spiega Jakob Müntener della polizia cantonale zurighese. I 16 istruttori del traffico a tempo pieno fanno visita annualmente in tutte le classi scolastiche ed insegnano anche nelle scuole professionali, realizzano serate con i genitori e presentazioni per la terza età o altri eventi. La distribuzione di materiale informativo per strada? Secondo Müntener azioni di questo tipo sono meno frequenti per la polizia cantonale di Zurigo. Per contro si realizzano regolarmente campagne con manifesti e spot televisivi e radiofonici su temi come l’alcol, l’inizio delle scuole, la distanza di sicurezza, la giornata della luce eccetera. Al di là della circolazione stradale, la polizia cantonale di Zurigo è impegnata anche sul fronte delle collisioni tra bagnanti e imbarcazioni che solcano le acque dei laghi zurighesi. Il responsabile campagne upi Peter Matthys è felice che i corpi di polizia siano così attivi: «L’upi mette a disposizione un piano per l’attuazione della campagna e il relativo materiale – manifesti, give-away e altro. Siamo sempre molto contenti quando i corpi di polizia ne fanno uso o ci chiedono consigli per realizzare una propria azione!» Per informazioni sugli ausili dell’upi: www.upi.ch (Circolazione stradale / Campagne). Ursula Marti

Controllo delle luci fra compagni Il delegato upi alla sicurezza di Sursee Marcel Büeler ha escogitato una formula particolarmente efficace per sensibilizzare gli alunni alla sicurezza in bicicletta, garantendo nel contempo che ogni ragazzo circoli su una bicicletta con l’impianto d’illuminazione funzionante. In collaborazione con docenti e agenti di polizia ha organizzato l’azione «Allievi controllano allievi»: una classe di scuola media è stata istruita su come ispezionare una bicicletta indicando i risultati su una scheda di controllo. Successivamente, in palestra sono state allestite postazioni di controllo, e durante un’intera mattina tutte e 33 le classi hanno sottoposto le loro bici a un controllo dell’impianto d’illuminazione, per un totale di 700 biciclette. Chi non otteneva l’ok per le luci anteriori e posteriori, ma un «difettoso» o un «mancante» veniva esortato a colmare la lacuna con i genitori. La scheda di controllo firmata dai genitori andava poi riconsegnata al docente di classe. L’azione ha potuto essere realizzata con una spesa molto contenuta, coinvolgendo abilmente i ragazzi nell’attività. Eureka! um

area sicurezza 1 / 2012

15


CAMPAGNA

Dichiarazione d’amore alla bicicletta – e al casco! Gli appassionati della bicicletta amano la loro compagna di viaggio – e questo amore va esteso anche al casco! È il messaggio veicolato dalla nuova campagna dell’upi realizzata in collaborazione con ATA e Swiss Cycling che prenderà il via il 19 marzo prossimo con il nuovo manifesto LOVE BICI. Oltre alla dichiarazione d’amore alla bicicletta e al casco, verrà comunicato un altro importante messaggio: come indossare correttamente il casco – due dita sopra il naso, cinturini ben tesi, l’unico modo affinché il copricapo possa esplicare appieno la sua funzione protettiva. Quale ambasciatore della campagna gli organizzatori sono riusciti a coinvolgere niente poco di meno che il professionista bernese Fabian Cancellara. Il pluricampione del mondo e

www.lovebici.ch

16

area sicurezza 1 / 2012

medaglia olimpica di ciclismo è un fervente sostenitore del casco, anche al di fuori degli allenamenti e delle gare. Su www.lovebici.ch (dal 19 marzo 2012) Fabian elargirà i suoi consigli per viaggiare in bici in tutta sicurezza. Sul nuovo sito gli internauti potranno anche partecipare a un allettante concorso, postando una loro foto mentre indossano il casco da bicicletta. Un sorteggio elettronico determinerà Miss o Mister casco! Parallelamente alla campagna avrà luogo l’annuale azione di sconto sull’acquisto di un casco da bicicletta. Grazie al sostegno finanziario del Fondo di sicurezza stradale, anche quest’anno fino a 30 000 nuovi caschi potranno essere acquistati con uno sconto di 20 franchi. La lista dei rivenditori di caschi per ciclisti è pubblicata alla pagina www.cascobici.ch. um

Il nuovo manifesto sarà presente in tutta la Svizzera.


area sicurezza 1/2012